PROVINCIA
DI
BERGAMO
SENTIERO
DEI FIORI
CLAUDIO
BRISSONI
FLORA ALPINA BERGAMASCA
Linaria tonzigii
(Endemita bergamasco scelto dal FAB come simbolo del proprio “Logo”)
PROVINCIA
DI
BERGAMO
La nuova edizione dell’opuscolo “Sentiero dei Fiori” dedicato alla memoria del suo autore Claudio Brissoni, è qualcosa di
più di una semplice guida in uno dei polmoni più robusti della
natura della Bergamasca. Va oltre, perché si inserisce in un
quadro di attenzione che la Provincia ha sempre riservato al
turismo naturalistico. Settore specifico, questo, che ha una notevole potenzialità e non sempre espressa in modo compiuto.
Il turista forse non si rende conto, perché non sa, della ricchezza dell’ambiente delle nostre valli. Ecco perciò che questa
pubblicazione, anche per l’autorevolezza di chi l’ha redatta, costituisce uno strumento indispensabile per meglio conoscere
ed apprezzare il mondo dei fiori alpini lungo uno degli itinerari
naturalistici più interessanti della montagna bergamasca. Questa guida intende così essere anche un incentivo per migliorare
i livelli di attenzione e conoscenza, e quindi di tutela, verso la
flora alpina e, in genere, la natura della montagna. Si ha infatti
la sensazione che il turismo naturalistico non sia ancora oggi
percepito come uno degli elementi essenziali dell’offerta promozionale. Un turismo che presuppone un amore reale verso
la natura, un bagaglio culturale mirato e selettivo. In definitiva, occorre un approccio fatto di sensibilità e conoscenza per
scongiurare assalti indiscriminati e guai irreparabili. Un lavoro,
quello del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”, che si pone
come obiettivo anche la difesa dell’ambiente attraverso l’opportunità di offrire specifiche nozioni di fiori di montagna. Nel
proporre questa pubblicazione ci hanno guidato intenti didattici
e riteniamo che il dossier dovrebbe avere una diffusione sul
territorio, specie fra gli studenti e i giovani escursionisti. Quello
dei fiori, nel contesto di un turismo dalle tante facce, ha una sua
precisa collocazione per specialisti ed appassionati e che può
essere estesa purché vi siano garanzie di equilibrio, di tutela e
anche di serietà.
Per rispettare la natura bisogna conoscerla, capire fin dove
può arrivare la mano dell’uomo: l’equilibrio, si sa, è molto delicato e questa pubblicazione contribuisce a non spezzarlo.
Tecla Rondi
ASSESSORE ALLA CULTURA
Valerio Bettoni
PRESIDENTE
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Quando l’Assessorato alla Cultura e al Turismo della
Provincia di Bergamo, con il quale esistono solidi e fecondi
rapporti di collaborazione ormai da molti anni, ha proposto di
curare una riedizione aggiornata del libretto/guida sul “Sentiero
dei Fiori” scritto da Claudio Brissoni, il Gruppo Flora Alpina
Bergamasca (FAB) ha dato subito un’entusiastica risposta
positiva.
Il rifacimento parziale di quest’opera era realmente
doveroso, in quanto il precedente libretto, edito nel 1989 e
più volte ristampato in migliaia di copie per il grande successo
ottenuto, oltre a non rispondere più alla realtà locale e
all’inevitabile evoluzione della scienza botanica, non conteneva,
come ovvio, la presentazione della figura e dell’opera del suo
autore, purtroppo mancato nel 2003.
Claudio Brissoni ha legato in modo indissolubile il suo
nome ai fiori dell’Arera, di cui è stato appassionato studioso
e divulgatore. Con grande lungimiranza e intelligenza
naturalistica Claudio individuò lassù un sentiero di grande
interesse culturale, ricco di specie rare ed endemiche, fruibile
senza particolari difficoltà dagli appassionati e dagli studiosi,
e, per valorizzarlo, realizzò tra l’altro lo splendido opuscolo
didattico che è stato ora rielaborato dal FAB.
Ogni anno il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” (questo
è il suo nome esatto, essendogli stato ufficialmente intitolato
dalle Autorità locali il 4 luglio 2004), viene percorso da centinaia
di escursionisti interessati ad ammirare e studiare la flora
veramente straordinaria lì presente, e tra essi non mancano
numerosi studiosi di prestigio provenienti anche dall’estero.
Molti di questi escursionisti, evidentemente arrivati lassù con
interessi ben precisi di turismo naturalistico, portano con sé il
libretto di Claudio e, nel percorrere l’itinerario, lo consultano con
attenzione. Esso si è realmente rivelato come uno strumento di
approfondimento e di arricchimento culturale, che stimola alla
conoscenza e al rispetto dei fiori di montagna.
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Stella alpina e Genziana alata
Pertanto la
riedizione aggiornata
di quest’opera è certamente
un impegno che il FAB
si è assunto con piacere
per onorare la memoria
del carissimo Claudio,
suo Fondatore, che fu poi
Presidente e anima ispiratrice
del Gruppo per moltissimi
anni.
A Claudio, che con tanta
attenzione coltivava i rapporti
umani e ne favoriva la crescita,
il FAB dedica questo lavoro,
con rinnovata riconoscenza.
Viene spontaneo augurare a tutti coloro che saliranno lassù
di poter godere appieno degli spettacoli naturali che l’Arera sa
offrire nelle belle e soleggiate giornate estive.
Ma... a quegli escursionisti poco fortunati che dovessero
percorrere il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” tra la nebbia
o sotto la pioggia, Claudio ripeterebbe il detto che tanto
amava: “Un fiore dona sempre un sorriso, anche in mezzo alla
bufera!”.
Giuseppe Falgheri
PRESIDENTE DEL FAB
Campanula raineri
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STORIA DEL FAB
Il Gruppo Flora Alpina Bergamasca (FAB), fondato il 6
settembre 1987, è una libera associazione di promozione
culturale che riunisce appassionati e studiosi con lo scopo
di promuovere la conoscenza, lo studio, la protezione e la
valorizzazione della flora bergamasca e dei suoi ambienti.
Ogni sei mesi il FAB pubblica un notiziario che rende noto
il fitto calendario di riunioni culturali, escursioni e iniziative che
caratterizzano la vita del Gruppo e su cui i Soci, con contributi
diversificati, affrontano i più svariati temi attinenti alla botanica
bergamasca.
Il Gruppo ha finora pubblicato, con il patrocinio della
Provincia di Bergamo, i volumi “Orchidee Spontanee della
provincia di Bergamo” (2001) e “Fiori della Bergamasca” (2003)
ed ha collaborato per la parte botanica alla realizzazione del
volume “Natura Bergamasca” (2004), fornendo altresì contributi
ad autori singoli o istituzioni per loro importanti pubblicazioni.
Ha anche allestito mostre a carattere scientifico-divulgativo
di tipo itinerante, che sono messe a disposizione di Scuole, Enti
culturali e sociali.
Il FAB inoltre partecipa ad importanti attività scientifiche tra
cui ricordiamo:
• Il progetto AcoFAB (Atlante Corologico delle Piante
Vascolari del Territorio bergamasco), vero e proprio censimento
della nostra flora, con relativo allestimento di un erbario che
verrà in seguito depositato presso l’Orto Botanico “Lorenzo
Rota” di Bergamo.
• La collaborazione con l’Università di Pavia e il Centro
Flora Autoctona della Regione Lombardia per la raccolta e la
conservazione dei semi ex situ della flora spontanea rara e
minacciata della nostra regione.
Il FAB, previo accordo con la Segreteria, è disponibile
ad accompagnare appassionati e studiosi lungo itinerari di
particolare interesse floristico (“Il Sentiero dei Fiori Claudio
Brissoni” è certamente tra quelli privilegiati) e spesso viene
invitato ad effettuare interventi culturali presso scuole,
biblioteche o altre associazioni.
Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito internet:
www.floralpinabergamasca.net o prendere contatti con la
Segreteria del FAB, tel. 035 213665.
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CLAUDIO BRISSONI
Claudio Brissoni rappresenta una delle più significative
figure della botanica orobica della seconda metà del secolo
ventesimo, perchè nella sua lunga vita ha dedicato numerosi
studi e speso molte energie per favorire la conoscenza e la
valorizzazione della flora alpina bergamasca.
Egli nacque l’8 ottobre 1923 a Nembro, dove la sua
famiglia allora risiedeva. Nel 1936 essa si trasferì a Zogno, ma
Claudio rimase a Nembro presso lo zio Luigi per tutto il periodo
degli studi elementari, medi e superiori conclusi col diploma
magistrale a Bergamo nel 1943. Dopo la parentesi bellica e
la prigionia, nel 1945 cominciò ad insegnare in varie scuole
elementari della Val Brembana; nel 1950 conseguì la maturità
scientifica e nel 1951 vinse il concorso magistrale per effetto
del quale gli fu assegnata la sede di San Pellegrino, dove
rimase fino all’anno scolastico 1961 - 62. Nel frattempo (1956)
conseguì la laurea in farmacia presso l’università di Parma. Dal
1° settembre 1962 cominciò la sua carriera di professore di
matematica e osservazioni scientifiche presso la scuola media
statale di S. Pellegrino, di cui, in seguito, divenne Preside
incaricato e poi titolare. Dal 1983 si trasferì alla Presidenza
della scuola media statale di Olmo al Brembo, dove rimase fino
al suo pensionamento avvenuto nel 1986.
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CLAUDIO BRISSONI
Specialmente negli anni dal 1949 al ‘62 Claudio si dedicò
con passione anche alla musica strumentale con il violino, che
aveva imparato a suonare fin dalla sua adolescenza nella banda
di Nembro; iscritto dal 1961 alla Società Italiana degli Autori ed
Editori (S.I.A.E) con la qualifica di “Compositore melodista”,
partecipò con successo e premi a numerosi concorsi nazionali
e internazionali scolastici di musica corale per bambini; nello
stesso periodo svolse inoltre per alcuni anni le funzioni di
Maestro-Direttore della Corale “Fior di Monte” di Zogno, che
era stata fondata nel 1949.
Dopo una lunga serie di studi, ricerche e pubblicazioni in
campo naturalistico e botanico, anche con numerosi articoli
sulla flora bergamasca comparsi su “L’Eco di Bergamo”, il 6
settembre 1987 fondò il Gruppo Flora Alpina Bergamasca
(FAB), di cui divenne primo Presidente, carica che detenne
ininterrottamente per quattro trienni fino al 10 dicembre 1999,
data in cui gli fu conferita la carica di “Presidente onorario”.
La sua attività scientifico-divulgativa si riassume
principalmente in tre iniziative che ne testimoniano degnamente
meriti e lungimiranza previsionale per una sempre maggiore
sensibilità ecologica ed ambientale dei cittadini bergamaschi
verso la montagna e la natura e cioè:
- la scoperta e la valorizzazione del “Sentiero dei fiori”
in Arera, dal 4 luglio 2004 a lui giustamente intitolato, in
memoria;
- la già ricordata fondazione, nel 1987, del “Gruppo Flora
Alpina Bergamasca” (FAB), libera Associazione di promozione
sociale senza fine di lucro, avente la finalità di riunire
appassionati, esperti e studiosi della flora bergamasca, con
particolare attenzione a quella alpina;
- la serie dei suoi libri e dei suoi articoli su riviste e quotidiani
dedicati alla flora spontanea bergamasca.
Claudio è morto improvvisamente a Marina di Bibbona
(Livorno) il 6 settembre 2003, dopo aver consegnato proprio
la sera precedente, nella sede sociale del FAB, i testi per
la presentazione e per le ultime schede del libro “Fiori della
Bergamasca” allora in preparazione e che gli è stato poi
dedicato in riconoscenza e memoria da parte di tutti i Soci.
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PREMESSA
Nelle più recenti stagioni estive sul “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”, ormai noto a tutti coloro che per qualche verso
si interessano di flora alpina, è aumentato notevolmente il numero degli escursionisti affascinati non solo dall’imponenza del
paesaggio ma anche ammirati dalle splendide, vivacissime fioriture che s’incontrano ad ogni passo.
Raccogliendo le impressioni di questi visitatori è apparso
evidente che moltissimi tra loro, al di là di un interesse estemporaneo, manifestavano il desiderio di conoscere qualcosa in
più sul mondo dei fiori alpini.
Quasi unanime era la richiesta di uno strumento pratico,
semplice e di facile uso per riuscire ad individuare autonomamente le specie più belle o più frequenti che potevano essere
osservate lungo il percorso.
Il FAB già da tempo aveva in animo di realizzare qualcosa di
estremamente pratico e aggiornato che potesse rappresentare
un aiuto per tutti gli interessati alla flora alpina, sia pure privi di
specifiche conoscenze botaniche, nel loro accostamento all’affascinante mondo dei fiori di montagna. Per non scoraggiare
questi potenziali neofiti il FAB ha ritenuto indispensabile evitare
loro i complessi e tortuosi meandri della botanica sistematica
realizzando uno strumento di conoscenza “diverso”, facile, alla
portata di tutti, di pratica e rapida consultazione basato sulle
caratteristiche di più immediata osservazione: la forma ed il
colore dei fiori.
La Provincia di Bergamo, attenta e sensibile ai problemi
del turismo naturalistico, ha permesso la realizzazione di questa pubblicazione che riguarda uno dei più interessanti itinerari
naturalistici della montagna bergamasca: il “Sentiero dei Fiori”,
un biotopo alpino di grandissimo interesse scientifico e naturalistico, la cui eccezionale ricchezza floristica è nota anche a
livello internazionale.
S’è venuta così realizzando questa “guida” non solo per
valorizzare un particolare settore del cospicuo patrimonio floristico alpino della montagna bergamasca, ma anche per aprire
sulle nostre montagne la via a quell’intelligente turismo naturalistico che, attraverso la conoscenza di un ambiente e degli
aspetti di vita che in esso si svolgono, può portare ad una maggiore sensibilizzazione per un maggiore rispetto della Natura in
tutte le sue manifestazioni.
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PREMESSA
Questa breve e rapida “guida” può anche essere considerata
un tentativo di “iniziazione” allo studio della flora alpina e viene
proposta come incitamento e come stimolo, ma anche come
aiuto concreto, a muovere i primi passi di tutti coloro che
sentono il desiderio di dedicare i loro interessi naturalistici ad
uno dei più entusiasmanti e coinvolgenti aspetti non solo della
montagna bergamasca, ma di tutta la natura alpina.
Le splendide fioriture lungo il “Sentiero”
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CENNI GEOMORFOLOGICI E VEGETAZIONALI
Motivazioni della specificità del
“Sentiero dei Fiori
Claudio Brissoni”
Alla Regione Medioeuropea, caratterizzata da un clima
temperato e da una copertura vegetale prevalentemente costituita da conifere e latifoglie a vegetazione estiva, appartiene il
Distretto Alpino comprendente Alpi e Prealpi in generale.
Le montagne bergamasche fanno parte del Settore Alpino
Orientale nel quale si differenzia la fascia calcareo-dolomitica
delle Alpi Calcaree Meridionali (Prealpi) che, a partire dal Lago
Maggiore, si estende ininterrotta fino alla Venezia Giulia ed anche oltre in territorio sloveno. È in questo settore prealpino che
viene a collocarsi il massiccio dell’Arera insieme a tutti i gruppi
montuosi più significativi delle Prealpi Orobiche o Bergamasche (Pegherolo, Menna, Alben, Presolana, Ferrante, Camino,
Bagozza). La cronologia geologica fa risalire a circa 200 milioni
di anni fa, vale a dire al periodo Triassico dell’Era Mesozoica
o Secondaria, la formazione dei potenti banchi sedimentari del
Calcare di Esino, che costituiscono l’imponente struttura del
Pizzo Arera e di altre vette delle nostre Prealpi, ben distinguibili
nel paesaggio per il colore bianco cinereo delle loro pareti, delle loro rupi, dei loro detriti.
In merito alla collocazione geografica della nostra fascia
prealpina è importante, dal punto di vista botanico, un’ulteriore
precisazione: tutto il territorio delle Prealpi Orobiche viene a
trovarsi nella zona calcareo-dolomitica compresa tra il Lago di
Como e il Lago di Garda che i botanici, riferendosi all’”Insubria”,
antico nome della Lombardia, hanno definito Distretto insubrico. È questa una zona ben nota a studiosi e naturalisti, esempio unico di una eccezionale flora basifila che annovera specie
di notevole valore botanico il cui insieme costituisce il “contingente insubrico”, un’entità botanica unica al mondo.
Molte di queste specie fanno parte del patrimonio vegetazionale del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” la cui ricchezza floristica, qualitativa e quantitativa, è dovuta al verificarsi di
eventi favorevoli che nel corso dei millenni l’hanno determinata.
Sono di primaria importanza le particolari condizioni clima-
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CENNI GEOMORFOLOGICI E VEGETAZIONALI
tiche di cui le nostre Prealpi possono godere grazie alla loro
conformazione morfologica, gradualmente digradante da Nord
a Sud come gigantesca gradinata affacciata sugli spazi aperti
della pianura per accogliere l’afflusso dei venti meridionali grevi
di umidità, e grazie anche alla loro collocazione tra i due grandi
laghi prealpini di Como e d’Iseo che determinano un clima abbastanza mite ed uniforme e che, insieme ad una buona e prolungata insolazione dei pendii con un loro relativamente breve
innevamento, favoriscono lo sviluppo della vegetazione.
L’evento decisivo per l’attuale insediamento floristico sulle
nostre Prealpi si verificò qualche centinaia di migliaia di anni fa,
nell’Era Quaternaria, quando le grandi glaciazioni trasformarono, a più riprese, l’emisfero boreale in una immensa, desolata
calotta polare. Enormi colate di ghiaccio colmarono anche le
grandi vallate alpine per cui la flora, che vi si era insediata a
partire dall’Era Terziaria, subì drastici rimaneggiamenti con la
distruzione di molte specie alpine e dei relativi areali di diffusione.
Sfuggirono all’inesorabile massa di ghiaccio, risentendone
meno gli effetti devastanti, alcune zone delle Alpi Calcaree Meridionali tra cui vasti lembi delle nostre Prealpi.
Sulle loro pendici, mai completamente soffocate dalle immani masse di ghiaccio che scorrevano nelle vallate dell’Adda
e dell’Oglio, le condizioni climatiche rimasero ancora sopportabili per la vita vegetale per cui, sui versanti meridionali delle
Prealpi Orobiche, si crearono spazi vitali per la conservazione
di una parte della vegetazione alpina. Queste “oasi di rifugio”
si ritrovarono così ad ospitare alcune specie vegetali che qui
si rifugiarono per sfuggire alla forza distruttiva dei ghiacciai,
evento questo che permise loro di sopravvivere e di giungere
fino a noi.
Queste specie, passate indenni attraverso gli effetti deleteri delle grandi glaciazioni, vengono oggi indicate come “relitti
glaciali” i quali, data la loro antichissima origine e l’attuale limitatezza delle loro aree di diffusione, prendono anche il nome di
“paleoendemiti” cioè endemiti antichi.
Molte di queste specie relitte rimasero localizzate nella
zona insubrica per cui si usa indicarle anche come “endemiti
insubrici”.
Sul “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” è possibile osser-
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CENNI GEOMORFOLOGICI E VEGETAZIONALI
vare un buon numero di questi preziosi endemiti unici al mondo come Allium insubricum (pag. 131 ■), Campanula Raineri
(pag. 104 ■), Silene elisabethae (pag. 129 ■), che donano
a questo ambiente un’impronta di notevole valore botanico
accresciuta anche dalla presenza di quattro specie esclusive
della flora alpina bergamasca: Linaria tonzigii (pagg. 2 e 85 ■),
Galium montis-arerae (pag. 62 ■), Saxifraga presolanensis
(pag. 67 ■), Moehringia concarenae (pag. 41 ■), le cui origini
hanno profonde radici nella notte dei tempi.
A ragione quindi si può ben dire che il “Sentiero dei Fiori
Claudio Brissoni” rappresenti uno fra i più interessanti itinerari
naturalistici delle Prealpi Orobiche lungo il quale alla grandiosa
varietà del paesaggio si aggiungono rare e spettacolari fioriture di inattesa e sorprendente bellezza e di insuperabile valore
botanico.
S’impongono perciò la necessità e il dovere morale di conservare e rispettare integralmente questo straordinario biotopo
alpino che la Natura ha regalato alla nostra terra, costruendolo
pazientemente lungo l’arco dei millenni con delicate interazioni
tra clima, suolo ed ambiente per preparare ad ogni creatura
lo spazio per la sua sopravvivenza. Qualsiasi intervento che
dovesse intaccare o distruggere l’equilibrio biologico di un ambiente di rilevante importanza come il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” significherebbe un’irrimediabile rinuncia ad una
ricchezza che la Natura non potrà mai più ricostruire.
Crocus albiflorus
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IL FENOMENO ENDEMISMO
Il fenomeno endemismo:
ipotesi recenti
Negli ultimi 3 milioni di anni, sulla Terra si sono verificate oltre cinquanta fluttuazioni climatiche che, sulle Alpi, hanno causato una continua oscillazione dei ghiacciai e dell’estensione
territoriale da essi occupata.
La classica spiegazione vuole che, nell’area alpina, gli
endemiti si siano originati nei periodi di massima espansione
glaciale, con l’estinzione su vasta scala delle specie meno resistenti al raffreddamento climatico e la loro sopravvivenza solo
nelle stazioni più riparate, anche a seguito della frammentazione dei primitivi areali e della successiva differenziazione delle
popolazioni.
Oggi, studi più recenti ipotizzano che l’estinzione e l’isolamento di molte specie sia avvenuto principalmente nelle fasi
interglaciali calde, quando la comparsa di una nuova flora sottrasse spazi sempre più ampi alle specie preesistenti, confinandole in territori residuali. In altri termini, grazie a specifici
adattamenti morfologici e fisiologici, molte piante alpine hanno
superato indenni i periodi freddi, ma non hanno retto la concorrenza delle specie sopraggiunte con l’innalzamento della
temperatura, che raggiunse valori medi superiori di alcuni gradi
a quella odierna.
Allium insubricum
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GLI ITINERARI
Sul “Sentiero dei Fiori Claudio
Brissoni”: gli itinerari
Il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”, alpinisticamente non
impegnativo, attraversa a quota 2000, i ghiaioni della Val d’Arera e del Mandrone sfiorando alla base le incombenti pareti rocciose dell’Arera e della Corna Piana per concludersi al Passo
Branchino. Il ritorno al punto di partenza si può effettuare più
comodamente lungo un agevole sentiero che si snoda sulle coste erbose dell’alta Val Vedra e sui gradoni rocciosi degli ultimi
contrafforti dell’Arera.
Un particolare molto importante: tutte le specie citate per
questo percorso sono osservabili, naturalmente in momenti diversi, senza scostarsi, se non minimamente, dal sentiero.
CAPANNA 2000 - VAL D’ARERA
PASSO GABBIA
Un brevissimo strappo su un costone erboso porta all’inizio
della Val d’Arera che ci accoglie con i suoi ampi ghiaioni perennemente tormentati dall’aggressività dell’erosione. Il sentiero
pianeggiante attraversa macereti che in ogni stagione offrono
interessanti e preziose fioriture tra cui primeggia la rarissima
ed esclusivamente bergamasca Linaria tonzigii (pagg. 2 e 85
■) i cui fiori gialli, simili a piccole bocche di leone e raggruppati
all’estremità dello stelo, sono avvolti da una morbida, caratteristica lanugine. Le tiene spesso compagnia un altro endemita
tipicamente bergamasco: Galium montis-arerae (pag. 62 ■) a
gruppi di fiorellini bianco giallastri. A queste s’affiancano altre
specie non meno interessanti come la candida Arabis bellidifolia (pag. 36 ■), l’elegante Viola dubyana (pag. 114 ■) a fauce
gialla, il dorato Papaver aurantiacum (pag. 63 ■), l’azzurra-violacea Campanula cochleariifolia (pag. 103 ■), il vistosissimo
Doronicum grandiflorum (pag. 79 ■).
Le meraviglie però non finiscono qui, poiché il ricco panorama vegetazionale della Val d’Arera è un continuo susseguirsi
di specie botanicamente molto interessanti quali il raro Allium
insubricum (pag. 131 ■) dai penduli fiori rosso porpora, la
violacea Aquilegia einseleana (pag. 107 ■), la curiosa e rara
Athamanta cretensis (pag. 58 ■), con numerose ombrelle di
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GLI ITINERARI
L’Arera dal Passo di Val Vedra
piccolissimi fiori biancastri, le profumatissime infiorescenze
della Gymnadenia odoratissima (pag. 139 ■), i fiorellini blu cielo della panciuta Gentiana utriculosa (pag. 97 ■ ), la deliziosa
Campanula raineri (pag. 104 ■) i cui ciuffi dipingono di un tenue viola glicine il freddo grigiore delle rupi e, mai segnalato per
le Orobie, Allium ericetorum (pag. 69 ■) dalla cui globosa infiorescenza giallastra fuoriescono stami con antere arancione.
Completano il quadro floreale della Val d’Arera bianchi
gruppi di Saxifraga hostii (pag. 46 ■) e Saxifraga caesia (pag.
45 ■), gialli cuscinetti di Saxifraga aizoides (pag. 66 ■), infiorescenze rossastre di Valeriana montana (pag. 130 ■), le
azzurre globularie, il giallo solare degli eliantemi ed ancora i
curiosi fiori porporini di Pedicularis gyroflexa (pag. 141 ■) e
quelli giallo solfini della rara Pedicularis ascendens (pag. 87
■), la non comune Primula glaucescens (pag. 126 ■) tipica
di alcune montagne lombarde, la dorata e carnosa Primula auricula (pag. 65 ■), le rosate sfumature di Gypsophila repens
(pag. 124 ■), i violacei tappeti di Acinos alpinus (pag. 109
■), le robuste fioriture di Adenostyles glabra (pag. 134 ■), i
minuti e tenaci fiorellini bianchi di Pritzelago alpina (pag. 37
■) accanto a quelli violacei di Thlaspi rotundifolium (pag. 120
■), i frequenti cespi di Rhododendron hirsutum (pag. 127 ■).
Ma per avere una visione più completa di questo primo tratto
del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” sarebbe necessario
elencare tantissime altre specie, dalle orchidee ai salici, dalla
rarissima Minuartia austriaca (pag. 39 ■) ad Achillea clavenae
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GLI ITINERARI
(pag. 55 ■), da Horminum pyrenaicum (pag. 112 ■) a Crepis
kerneri (pag. 77 ■).
Superata con una breve salita la Val d’Arera, si sfiorano
alcune roccette tappezzate da una policroma vegetazione alpina dove spiccano il bianco di Cerastium latifolium (pag. 38
■) e Dryas octopetala (pag. 53 ■), il giallo della minuscola
Viola bifora (pag. 89 ■) e dei pulvini carnosi di Saxifraga aizoides (pag. 66 ■), il rosso del prostrato Rhododendron hirsutum
(pag. 127 ■), mentre ai bordi del sentiero rispuntano i cuscinetti di Pritzelago alpina (pag. 37 ■) e, nella giusta stagione,
si aprono al sole le rosse e luminose corolle della rara Silene
elisabethae (pag. 129 ■).
Il sentiero continua pianeggiante, attraversando un breve
pascolo d’altitudine in cui trovano il loro ambiente di vita orchidee, sassifraghe, genziane e specie tipiche dei pascoli d’alta
quota. Si perviene così al Passo Gabbia (m 2050).
Davanti a noi, alla base di possenti bastioni di roccia, si
estendono i vasti ghiaioni del Mandrone e qui, oltre al bellissimo panorama, allietano il visitatore le non comuni fioriture di
Hedysarum hedysaroides (pag. 138 ■) dalla slanciata infiorescenza rosso porpora, i nivei mazzetti di Anemone narcissiflora
(pag. 52 ■), il delicato Linum alpinum (pag. 99 ■), fragile nei
suoi petali color di cielo e il sempre ammiratissimo Leontopodium alpinum (pag. 57 ■), la vellutata stella alpina che suscita
curiosità ed emozione anche negli escursionisti meno attenti
alle bellezze della natura alpina.
Bocchetta di Corna Piana
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GLI ITINERARI
MANDRONE - BOCCHETTA DI
CORNA PIANA - PASSO BRANCHINO
Il Mandrone
La morfologia del Mandrone è tipicamente dolomitica e
dalla base delle pareti rocciose prendono origine ripidi ghiaioni, ciascuno con un proprio panorama vegetazionale per cui
l’aspetto floristico di questo tratto del “Sentiero dei Fiori Claudio
Brissoni” risulta quanto mai vario ed interessante.
Su questi instabili detriti è un continuo alternarsi di colori, dal giallo oro di Papaver aurantiacum (pag. 63 ■) al rosso
intenso di Silene elisabethae (pag. 129 ■), raro endemita insubrico, dal pallido rosa di Thlaspi rotundifolium (pag. 120 ■)
al bianco di Cerastium latifolium (pag. 38 ■), dall’azzurro violaceo di Campanula cochleariifolia (pag. 103 ■) al giallo intenso
di Doronicum grandiflorum (pag. 79 ■).
Queste sono le specie più appariscenti e più spettacolari,
ma, guardando attentamente tra i detriti e gli anfratti rocciosi
si scoprono Alchemilla nitida (pag. 90 ■) a foglioline palmate
rivestite inferiormente da una peluria sericea, Salix reticulata
(pag. 94 ■) a foglie ovali fittamente innervate, l’azzurro Myosotis alpestris (pag. 100 ■), la minuscola e violacea Veronica
aphylla (pag. 102 ■), la bianca Silene pusilla (pag. 49 ■), la
piccolissima e giallastra Saxifraga sedoides (pag. 68 ■), i disordinati cuscinetti di steli filiformi della rarissima Minuartia austriaca (pag. 39 ■) a fiorellini bianchi e, di tanto in tanto, ancora
la preziosissima Linaria tonzigii (pagg. 2 e 85 ■).
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GLI ITINERARI
Le fredde ed inospitali pareti di roccia, che sembrano respingere ogni forma di vita, ospitano nelle loro cavità e nelle
loro fessure inattese meraviglie tra cui la bianca ed esile Valeriana saxatilis (pag. 51 ■), la rosea Silene acaulis (pag. 128
■) e due autentiche rarità della nostra flora alpina: Saxifraga
vandellii (pag. 48 ■) a ciuffetti di fiori bianchi emergenti da
ispidi cuscinetti di rigide foglioline tenacemente aggrappati alla
roccia e Saxifraga presolanensis (pag. 67 ■) raro ed esclusivo
endemita orobico.
Ai piedi delle rupi, dove il terreno riesce a mantenere meglio
l’umidità, crescono la frastagliatissima e violacea Soldanella alpina (pag. 108 ■), la bianca Saxifraga rotundifolia (pag. 47 ■)
a foglie dentate e il candido Ranunculus alpestris (pag. 44 ■).
Dopo aver attraversato i ghiaioni del Mandrone si percorre,
senza perdere quota, un pascolo sassoso dove abbondano,
secondo le stagioni, la bluastra Gentiana clusii (pag. 96 ■), la
rossa Primula glaucescens (pag. 126 ■), la nitida Anemone
narcissiflora (pag. 52 ■), l’azzurro Linum alpinum (pag. 99 ■),
la rossa e profumata Daphne striata (pag. 117 ■), la purpurea
Silene elisabethae (pag. 129 ■) e, nella piena estate, i singolari capolini rosa violacei della rara Armeria alpina (pag. 121 ■).
Il sentiero riprende quindi a salire seguendo la base dei
contrafforti meridionali della Corna Piana inerpicandosi fino alla
Bocchetta di Corna Piana (m 2078) dalla quale lo sguardo spazia sulla verde conca del Branchino e dell’alta Val Vedra.
Su questo breve ma ripidissimo tratto il panorama vegetazionale è del tutto simile a quello della Val d’Arera con esclusione però di alcune specie tra cui Linaria tonzigii (pagg. 2 e
85 ■). In compenso, tra le fioriture che ravvivano questo ambiente, non mancano certo specie di rara bellezza: la primaverile Pulsatilla alpina (pag. 54 ■), Bupleurum petraeum (pag.
93 ■) simile ad un ciuffo d’erba con fiorellini verde giallastro,
incredibili cespi di Gypsophila repens (pag. 124 ■) formati da
centinaia di fiori bianco-rosati, Leontopodium alpinum (pag. 57
■), la stella alpina che frequentemente occhieggia dalle fessure delle rocce ed ancora Athamanta cretensis (pag. 58 ■)ed
Allium insubricum (pag. 131 ■).
Al culmine della salita si ritrova Saxifraga vandellii (pag.
48 ■) accanto a rosei cuscinetti di Petrocallis pyrenaica (pag.
117 ■) assai rara nelle Alpi Orientali. Tra le erbe sorgono gli
20
GLI ITINERARI
steli argentati di Tephroseris integrifolia (pag. 81 ■), quelli di
Trollius europaeus (pag. 72 ■) e quelli più bassi delle stelle
alpine, di Hedysarum hedysaroides (pag. 138 ■), di Trifolium
badium (pag. 88 ■), un giallo trifoglio alpino e della profumatissima Nigritella rhellicani (pag. 140 ■).
Lungo la disagevole discesa sul ghiaione ovest della Corna
Piana sono degne di nota le fioriture di Ranunculus alpestris
(pag. 44 ■) e Saxifraga sedoides (pag. 68 ■), ancora quelle
dell’impareggiabile Linaria tonzigii (pagg. 2 e 85 ■) e, nelle cavità della roccia in ombra d’acqua, quelle della nostra Saxifraga
presolanensis (pag. 67 ■).
In prossimità del Lago Branchino, tra macchie rosse di
Hedysarum hedysaroides (pag. 138 ■) e gialle di Helianthemum alpestre (pag. 64 ■), compare Saxifraga paniculata (pag.
46 ■), con le foglie coriacee strettamente raccolte in rosetta,
accanto alla rosso vinosa Gentiana purpurea (pag. 123 ■) intercalata dai vigorosi fusti erbacei del velenosissimo Veratrum
album (pag. 92 ■) con i fiori verdastri distribuiti lungo lo stelo.
Camminando al margine di una vasta macchia di Alnus viridis,
l’ontano verde tipico arbusto alpino, si perviene al Passo Branchino in vista del lago.
Rocce scanalate presso la Bocchetta di Corna Piana
21
GLI ITINERARI
PASSO BRANCHINO
ALTA VAL VEDRA - CAPANNA 2000
Dopo una meritata sosta ci si incammina sulla via del ritorno imboccando il sentiero n° 222 che passa vicino alle malghe
del Branchino, dove i mandriani scambiano volentieri quattro
chiacchiere con gli escursionisti.
Accanto alle baite si estendono rigogliosi tappeti di grandi foglie carnose di Rumex alpinus (pag. 132 ■) tipico della
flora degli alpeggi. Il sentiero prosegue quindi con leggere
ondulazioni tagliando le coste erbose dell’alta Val Vedra dove
spiccano, tra il verde, il rosa intenso del rododendro e il giallo
luminoso del botton d’oro cui si accompagnano, talvolta, il piumoso, rosato Thalictrum aquilegifolium (pag. 133 ■), la curiosa
Astrantia major (pag. 60 ■), macchie violacee di Centaurea
nervosa (pag. 136 ■) e gruppi dorati di Arnica montana (pag.
73 ■). Tra l’erba fioriscono abbondanti le orchidee selvatiche
tra cui Nigritella rhellicani (pag. 140 ■) e qualche raro esemplare della rossa Nigritella rubra (pag. 140 ■), fiori troppo spesso
vittime della mala educazione e dell’ottusità mentale di qualche
sconsiderato.
Il lago Branchino
22
GLI ITINERARI
Quando il sentiero, in lieve salita, costeggia piccoli ammassi
rocciosi o attraversa brevi ghiaioni, la flora si fa più tipicamente
alpina e ricompaiono alcune specie interessanti come Silene
elisabethae (pag. 129 ■), Aquilegia einseleana (pag. 107 ■),
Minuartia austriaca (pag. 39 ■), Horminum pyrenaicum (pag.
112 ■), mentre rododendri e botton d’oro continuano a vestire
di colore il paesaggio floreale di questi pascoli d’alta quota.
Dopo un tratto in salita il sentiero corre alla base di paretine rocciose i cui anfratti ospitano, in agosto, splendide fioriture
di Campanula raineri (pag. 104 ■) dal colore particolarmente
intenso.
Nelle vicinanze, su un masso isolato, si può ammirare uno
spettacolo incredibile: circondato da coloratissimi ciuffetti di
Campanula raineri (pag. 104 ■) e da alcuni capolini violacei
di Erigeron alpinus (pag. 115 ■) fiorisce un “bouquet” di stelle
alpine collocate in una piccola cavità della roccia. È questa l’ultima meraviglia del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”.
Siamo ormai prossimi alla conclusione del nostro itinerario
e il sentiero corre attraverso un piccolo pianoro popolato da alcune “alte erbe” come Senecio alpinus (pag. 80 ■), le cui gialle
corolle contrastano col blu intenso dei caratteristici fiori foggiati
ad elmo di Aconitum napellus (pag. 110 ■).
Si prosegue attraversando gli estremi lembi della Val d’Arera per giungere, dopo una breve salita tra rododendri, sassifraghe e veratri, a Capanna 2000 dove il “Sentiero dei Fiori
Claudio Brissoni” inizia e si conclude.
Vista presso il Passo di Val Vedra
23
L’ESPLORAZIONE BOTANICA
Un’avventura affascinante:
l’esplorazione botanica
del monte Arera
L’importanza floristica e geobotanica del monte Arera è oggi
pienamente compresa grazie all’ingente mole di conoscenze accumulate negli ultimi 150 anni da numerosi botanici, professionisti
e dilettanti, che con autentica passione e grandissimo impegno si
dedicarono alla ricerca e all’erborizzazione su questo massiccio.
Verso la metà dell’800, per la precarietà dei mezzi e delle vie
di comunicazione, l’accesso all’alta montagna era generalmente
difficoltoso e obbligava gli studiosi al compimento di vere e proprie
spedizioni, che permisero il formarsi di un quadro sufficientemente
esauriente della flora bergamasca, ma non consentirono l’approfondimento di specifiche situazioni locali.
Così, ad esempio, nel luglio 1847 il dottor Giuseppe Bergamaschi compì un lungo viaggio, dalla città fino al Passo del Tonale (la
Val Camonica apparteneva allora alla provincia di Bergamo), quindi
nelle valli Borlezza, Scalve, Seriana e Brembana; egli transitò per il
Passo Branchino, ignorando il monte Arera. Nel resoconto pubblicato a Pavia alcuni anni più tardi (Peregrinazione statistico-fitologica
nelle valli Camonica, Seriana e Brembana, 1853), egli nomina solo
quattro specie, osservate tra l’Alpe Maregiana (attualmente denominata Alpe Neel, in Val Canale) e il passo: Saxifraga caesia e Veronica
alpina, oggi ancora presenti, insieme a Polemonium coeruleum e
Pedicularis sylvatica, mai più ritrovate nella Bergamasca.
Pochi anni prima, nel 1843, Lorenzo Rota, di professione medico ma valentissimo botanico, aveva pubblicato l’Enumerazione delle
piante fanerogame rare della Provincia bergamasca, dove segnalava la presenza di Barbarea bracteosa nelle valli Vedra e Parina.
Il “principe” dei botanici bergamaschi, nel 1853 consegnava
alle stampe il suo lavoro più completo, il Prospetto della flora della
Provincia di Bergamo; per la prima volta il monte Arera veniva esplicitamente citato per Primula glaucescens, Cytisus emeriflorus, Geranium argenteum e Saxifraga oppositifolia (le ultime due non sono
state ritrovate in tempi recenti).
Nel 1894, il professor Emilio Rodegher, di origine veronese e
insegnante presso alcuni Istituti Tecnici della provincia, insieme all’ingegner Giuseppe Venanzi, pubblicava un nuovo Prospetto della
24
L’ESPLORAZIONE BOTANICA
flora della Provincia di Bergamo; per il monte Arera venivano riprese
alcune segnalazioni del Rota, con l’aggiunta di Carduus defloratus
subsp. tridentinus; tra il 1894 e il 1916 E. Rodegher lo percorse più
volte, raccogliendo vari campioni (Campanula barbata, Gnaphalium
supinum, Valeriana supina, ecc.) per il suo ricchissimo erbario (più di
7300 fogli!), attualmente depositato presso l’Orto Botanico dell’Università di Pavia.
Dobbiamo a G. B. Traverso, docente di botanica all’Università
di Padova, la prima articolata relazione floristica interamente dedicata al monte Arera (Una salita botanica al Pizzo Arera, 1908). Dopo
un sintetico inquadramento geografico, geologico e vegetazionale, il
resoconto dell’escursione richiama 55 specie, mentre 112 sono quelle raccolte per la determinazione; l’autore non le avrebbe pubblicate
“... se non mi fossi accorto che i botanici i quali si sono occupati della
flora bergamasca non ricordano quasi mai il Pizzo Arera e se fra di
esse non ve ne fosse qualcuna nuova per la provincia di Bergamo
e qualche altra notevolmente rara...”; fra queste Campanula raineri,
Silene elisabethae, Achillea clavenae, Minuartia austriaca, Papaver
aurantiacum, Petrocallis pyrenaica, Campanula carnica, Hedysarum
hedysaroides, Sanguisorba dodecandra, Viola dubyana, Aquilegia
einseleana e Leontopodium alpinum.
L’escursione ebbe luogo il 9 agosto 1907; il professor Traverso
partì da Parre con due compagni e una guida, risalì le valli Nossana
e Gorgolina e attraversato il pianoro di Camplano puntò alla cresta
orientale dell’Arera, ma in questo tratto il gruppetto incorse in un increscioso incidente, perché, assurdamente sospettato di propagare
l’afta epizootica fra il bestiame, venne ripetutamente bersagliato dai
grossi massi che alcuni pastori facevano rotolare dal pendio soprastante.
Negli anni seguenti furono due studiosi svizzeri ad occuparsi
intensamente delle montagne bergamasche e dell’Arera: Ernest
Wilczek, docente di botanica presso l’Università di Losanna, e Paul
Chenevard, ginevrino, amministratore di un importante negozio di
stoffe, accostatosi alla botanica solo verso i trent’anni.
Fu soprattutto lo Chenevard, tra il 1911 e il 1913, a condurre una
serie di meticolose campagne esplorative; in particolare, nell’estate
del 1912 egli sostò lungamente a Roncobello, compiendo numerose
escursioni nella zona del monte Arera, con passione e determinazione eccezionali, considerato che all’epoca era già ultrasettantenne,
essendo nato nel 1839.
25
L’ESPLORAZIONE BOTANICA
Nel 1912 i due studiosi pubblicarono congiuntamente un saggio intitolato Contributions à la flore des Préalpes bergamasques,
mentre al solo Chenevard dobbiamo una comunicazione alla Società
Botanica di Ginevra: Herborisations aux environs de Roncobello. Nel
1914 apparve un nuovo Contributions à la flore des Préalpes bergamasques, opera dello Chenevard, che nel 1915 approntò anche
un voluminoso manoscritto sulla flora delle Prealpi Bergamasche,
mai pubblicato, reperibile presso la Biblioteque del Conservatoire et
Jardin botanique de la Ville de Genève.
Complessivamente sono raccolte oltre 33.000 segnalazioni
relative al nostro territorio, di cui 421 riferibili al monte Arera ed ai
più prossimi rilievi; oltre a tutte le specie precedentemente descritte,
vi compaiono, tra le altre, Allium insubricum, Cerastium latifolium,
Crepis kerneri, Linum alpinum, Doronicum columnae, Doronicum
grandiflorum, Saxifraga sedoides, Saxifraga vandellii, Minuartia grignensis, Laserpitium nitidum, Laserpitium peucedanoides, Primula
auricula, ecc.
Aiutato da alcuni botanici sia professionisti che dilettanti, lo Chenevard raccolse un consistente erbario, oggi depositato a Ginevra;
inoltre egli fu in cordiale e proficua relazione col Rodegher.
Per registrare ulteriori sviluppi, occorre giungere fino al secondo
dopoguerra.
Fausto Lona, docente di botanica all’Università di Parma, nel
1947 raccolse una pianta che pubblicò come nuova specie nel 1949,
dedicandola al suo maestro Sergio Tonzig, direttore dell’Istituto
Botanico dell’Università di Milano: si tratta di Linaria tonzigii, in un
primo tempo ritenuta esclusiva del gruppo Arera-Corna Piana, ma
in seguito ritrovata in poche altre stazioni, tutte in territorio bergamasco. In verità, la pianta era già stata raccolta nel 1911 da Wilczek e
Chenevard, i quali, disponendo di reperti troppo scarsi e incompleti,
al momento preferirono evitare di proporla come nuova specie.
Tra gli anni ’50 e ’60 furono particolarmente attivi un gruppo di
botanici tedeschi e austriaci, le cui ricerche erano indirizzate principalmente a definire la genesi e gli areali delle specie endemiche delle Alpi meridionali, particolarmente degli endemiti insubrici, esclusivi
dei rilievi compresi tra il Lago Maggiore e il Lago di Garda.
Il 18 agosto del 1956, H. Merxmüller, W. Gutermann e W.
Wiedmann partirono da Valcanale e, nel corso di un’ascensione
al monte Arera, raccolsero un caglio che l’anno seguente fu pubblicato come nuova specie da Merxmüller e F. Ehrendorfer: Galium
26
L’ESPLORAZIONE BOTANICA
montis-arerae. Durante la medesima escursione rinvennero, oltre
a numerosissimi esemplari di Linaria tonzigii, anche diverse piante
di Saxifraga presolanensis, pianta scoperta nel 1894 da A. Engler
sulla Presolana e non più rivista da allora, tanto da essere definita
“specie fantasma”.
A questo punto, il valore botanico del monte Arera è universalmente riconosciuto, tanto che H. Pitschmann e H. Reisigl, in una
pubblicazione del 1959 scrivono che “... per un botanico è veramente
il gioiello più prezioso del tesoro delle Alpi Bergamasche, in quanto vi
risiede più di una dozzina di endemiti delle Alpi meridionali”.
Nei medesimi anni l’Arera è frequentemente visitata da Luigi
Fenaroli e Nino Arietti, nel corso di ricerche dedicate ad alcune
specie endemiche locali.
L’ultimo endemita ritrovato è Moehringia concarenae, specie
descritta solo nel 1991 da F. Fenaroli e F. Martini, ma già raccolta
dall’Arietti nel 1958 sotto il nome di Moehringia ciliata/polygonoides.
In anni più recenti, l’Arera è oggetto di studio da parte di numerosi ricercatori, mentre a partire dal 1989, il gruppo Flora Alpina
Bergamasca (F.A.B.) ha avviato un progetto per la revisione della
flora provinciale, in seguito finalizzato alla realizzazione di un atlante
corologico, secondo le modalità proprie della cartografia floristica
centro-europea. Le segnalazioni ad oggi raccolte relative al Pizzo
Arera ed ai più prossimi rilievi ammontano ad oltre 3100, riferibili a
più di 900 specie, per ognuna delle quali vengono registrate stazione, quota, esposizione, fenologia e ambiente di crescita.
Fioriture di Papaver aurantiacum sul ghiaione del Mandrone
27
LA GUIDA:
INDICAZIONI PER L’USO
Partendo dalla considerazione che il primo messaggio visivo proveniente da un fiore e immediatamente recepito dall’osservatore è il colore, questo è stato utilizzato come punto
di partenza dell’indagine conoscitiva seguendo l’esempio di
alcuni autori (Aichele, Stefenelli, Poletti).
Al di là delle mille sfumature sono state individuate sei
“fasce di colore” in una delle quali collocare il fiore preso in
osservazione.
Successivamente, in base alla sua “struttura” lo stesso fiore viene assegnato, nell’ambito della fascia di colore prescelta,
ad un gruppo particolare (fiori regolari, fiori in capolino, fiori in
ombrella, fiori in amento, fiori irregolari).
Queste due osservazioni iniziali, se ben condotte, portano
all’individuazione di una specie o di un gruppo di specie che
singolarmente descritte, considerando soltanto “caratteristiche”
facilmente osservabili, forniranno ulteriori indicazioni per la definitiva determinazione della specie presa in esame.
1) Scegliere la fascia di colore
in cui collocare il fiore
■ Fascia bianca - Fiori bianchi senza evidenti sfumature
d’altro colore.
■ Fascia gialla - Fiori dal bianco giallastro al giallo vivo
fino al giallo arancione.
■ Fascia verde - Fiori a dominante verde ma sempre
tendenti al giallastro.
■ Fascia azzurra - Fiori dall’azzurro tenue al blu intenso.
■ Fascia viola - Fiori dall’azzurro violaceo al viola glicine
fino al viola più intenso.
■ Fascia rossa - Fiori dal bianco rosato al rosa e al
rosso porpora.
Avvertenze: Poiché la percezione del colore è del tutto
soggettiva si possono manifestare incertezze, soprattutto se la
tinta del fiore è al limite di passaggio tra una fascia di colore
28
LA GUIDA: INDICAZIONI PER L’USO
e l’altra, per cui si consiglia di consultare le possibili fasce
di colore sulle quali si è in dubbio.
Nel caso in cui sullo stesso fiore compaiano diversi colori
considerare sempre il colore dominante.
Non sempre i fiori della stessa specie si presentano con la
medesima intensità di colore per cui è bene osservare diversi
esemplari e considerare il colore più frequente.
Nel gruppo dei fiori a struttura simile ad una margherita il
colore da considerare è quello della “corolla” esterna perché
l’interno è sempre giallo.
È infine opportuno far notare che per alcuni generi botanici
complicati, la determinazione sul campo col solo colore non è
possibile.
Campanula raineri e Aquilegia einseleana
29
LA GUIDA: INDICAZIONI PER L’USO
2) Osservare la struttura del fiore
Fiori regolari a simmetria raggiata
Simbolo R + n° petali
Le varie parti del fiore, all’incirca uguali per forma e dimensione, sono tutte disposte
regolarmente attorno al centro
del fiore stesso. Questo gruppo
viene suddiviso considerando il numero dei petali (primula, ciclamino) o il numero dei lobi se la corolla è foggiata a campana,
ad imbuto o a coppa (campanula, genziana, rododendro).
Fiori in capolino (Asteraceae già Compositae)
Simbolo CA
Fiori che, pur avendo
l’aspetto di un unico fiore, paiono “composti” da numerosissimi
fiorellini riuniti in una particolare
infiorescenza detta “capolino”
simulante appunto un unico fiore. Vi sono fiori con la parte centrale (disco) gialla e la parte periferica (raggio) bianca o colorata simulante una corolla (margherita, astro) e fiori in cui questa
distinzione non esiste (cicoria, cardo).
Fiori in ombrella (Apiaceae già Umbelliferae)
Simbolo OM
Fiori molto piccoli, spesso
con petali ricurvi verso l’interno,
sorretti da peduncoli di uguale lunghezza uscenti da uno
stesso punto dello stelo dove
solitamente, non sempre, esistono alcune piccole foglioline
(brattee) il cui insieme è detto “involucro” (astranzia). In molte
specie ciascun peduncolo si ramifica ulteriormente in altri peduncoli più brevi, tutti uscenti da uno stesso punto, alla base dei
quali possono esistere alcune piccolissime foglioline (bratteole)
il cui insieme è chiamato “involucretto” (angelica, sedano).
30
LA GUIDA: INDICAZIONI PER L’USO
Fiori in amento (Salicaceae)
Simbolo AM
Infiorescenza a forma di
spiga, pendula o eretta, con
fiori generalmente unisessuali,
molto piccoli e con petali ridottissimi o assenti.
Fiori irregolari a simmetria bilaterale (Lamiaceae,
Violaceae, Scrophulariaceae, ecc.)
Simbolo IR
Le parti del fiore non sono
uguali tra loro e sono simmetricamente disposte lungo un
asse longitudinale che divide il
fiore in due metà uguali (viola,
trifoglio, salvia, bocca di leone).
3) Descrizione delle specie
Dopo aver scelto la fascia di colore e, nell’ambito di questa,
il gruppo strutturale di appartenenza, leggere attentamente le
descrizioni delle specie comprese nel gruppo e stabilire quale
fra queste corrisponde alle caratteristiche osservabili sul fiore
che stiamo esaminando e che vogliamo riconoscere.
Papaver aurantiacum
31
GLOSSARIO
Acaule = privo di caule (fusto), cioè senza fusto.
Achenio = frutto secco, piccolo, che a maturazione
non si apre
spontaneamente, nelle Asteraceae spesso fornito di un’appendice piumosa.
Acuto / acuminato = appuntito
Afillo = privo di foglie
Alato = provvisto di espansioni laterali
Amplessicaule = organo con base allargata abbracciante lo stelo
Antesi = fioritura
Antera = ingrossamento terminale di uno stame. Contiene il polline
Ascella = punto di inserzione (angolo superiore) di una foglia o di un ramo
sul fusto
Ascendente = adagiato al suolo, poi raddrizzato.
Astata = foglia con lamina a punta di lancia, appuntita all’apice e con due
appendici divaricate in basso.
Attenuato = progressivamente ristretto
Bifido = diviso in due parti fino a metà
Bilabiato/a = calice e corolla divisi in due lobi (labbra)
Bilobo = diviso in due parti (lobi) ma non fino a metà
Brattee = foglie trasformate, diverse per forma e dimensioni rispetto a quelle
normali, situate vicino al fiore.
Bulbillo = corpicciolo sferoidale che, staccandosi dalla pianta, è in grado di
emettere radici e far crescere una nuova pianta.
Calice = involucro esterno del fiore, costituito dai sepali
Calicetto = verticillo di brattee al di sotto del calice
Capolino = infiorescenza formata da numerosi piccoli
fiori, ravvicinati e
inseriti allo stesso livello su un ricettacolo, simulante un fiore unico, come nelle
Asteraceae.
Capsula = frutto secco, formato da più divisioni, aprentesi spontaneamente
a maturità.
Caulinari, cauline = situati/e sul caule, cioè sullo stelo.
Cespitoso = formante un cespo
Cigliato = margine di un organo con peli evidenti
Cordato = a forma di cuore, con un’insenatura all’attaccatura del picciolo.
Crenato = margine fogliare leggermente intaccato
Drupa = frutto con buccia sottile, polpa carnosa e nocciolo legnoso.
Endemismo = fenomeno per cui una specie, per varie cause, cresce
spontaneamente solo in un’area circoscritta e ristretta.
Endemita = organismo endemico
Fauce = parte centrale della corolla
Follicolo = frutto secco, senza divisioni, aprentesi a maturità
Glabro = privo di qualsiasi rivestimento peloso
Glauco = di colore verde azzurrognolo
32
GLOSSARIO
Guaina = elemento basale di una foglia avvolgente il fusto
Inciso = con divisioni profonde, spesso irregolari.
Imparipennata = foglia composta, pennata, con un numero
dispari di
foglioline, per la presenza di una fogliolina apicale.
Infiorescenza = insieme di fiori portati da un asse comune
Involucro = insieme di foglioline o di squame formante una sorta di calice
attorno ad una infiorescenza
Labello = espansione di un petalo che lo rende diverso dagli altri per forma
e dimensioni
Lacinie = suddivisioni in segmenti da molto sottili a filiformi
Lasso = poco compatto, aperto.
Legume = frutto secco aprentesi a maturità secondo due linee longitudinali
Lesiniforme = molto stretto, sottile e appuntito.
Ligulati = fiori delle Asteraceae con corolla irregolare, dotati di un lungo
lembo (ligula) solitamente posizionati alla periferia del capolino, spesso
scambiati per petali.
Lineare = sottile, stretta.
Lobi = intaccature ± profonde, rotondeggianti di un organo.
Mucrone = appendice terminale di un organo, sottilissima, appuntita, ± rigida.
Mucronato = provvisto di mucrone
Nettarii = organi fiorali dove si produce e si raccoglie il nettare
Nitrofila = pianta che predilige i suoli ricchi di azoto, condizione frequente nei
riposi del bestiame, presso le malghe.
Nucula = piccolissima noce
Ombrella = infiorescenza in cui i peduncoli dei singoli fiori partono tutti da
uno stesso punto dello stelo
Orecchiette
= piccole espansioni fogliacee rotondeggianti alla base del
picciolo
Patente = allargato, perpendicolare rispetto all’asse (del fusto o del fiore).
Palmatopartita = foglia palmata profondamente suddivisa
Pannocchia = infiorescenza composta, con un asse principale da cui si
dipartono assi secondari progressivamente più corti.
Pennatosetta = foglia allungata e divisa in segmenti fino all’asse centrale,
tanto da sembrare pennata.
Petali = foglie trasformate, formanti la corolla del fiore.
Picciolo = organo con cui la foglia si attacca al fusto
Prostrato = fusto adagiato sul terreno senza emissione di radici
Pubescente = rivestito da leggera, morbida peluria.
Pulvino = cuscinetto compattissimo, di forma emisferica.
Racemo = infiorescenza indefinita, con asse allungato e fiori peduncolati.
Revoluto = margine fogliare ripiegato all’infuori (verso la pagina inferiore)
in senso longitudinale
33
GLOSSARIO
Rizoma
= fusto trasformato in organo di riserva, strisciante al suolo o
sotterraneo.
Rosetta = insieme di foglie adagiate sul terreno alla base del fusto
Sagittata = foglia con lamina formata a punta di freccia, acuta, con la base
incavata.
Scapo = fusto fiorale eretto, privo di foglie o con poche squame, spesso
nascente dalla rosetta basale.
Scarioso = margine fogliare di consistenza membranacea
Sepali = foglioline trasformate, costituenti il calice.
Sessile = senza picciolo o senza peduncolo
Siliqua = frutto secco aprentesi a maturità in due divisioni separate da un
diaframma membranoso, tipico delle Brassicaceae.
Smarginato = petalo o foglia intaccato all’apice
Spata = brattea membranacea che avvolge un’infiorescenza
Sperone = prolungamento a sacco, ± sviluppato, di un petalo.
Squame = foglie ridottissime, spesso di aspetto membranoso.
Stame = organo maschile del fiore composto da un peduncolo (filamento)
che sostiene l’antera contenente il polline
Stimma = parte terminale dello stilo, di forma diversa, destinata ad accogliere
il polline.
Stilo = parte superiore del pistillo, solitamente filiforme, ma spesso anche
d’altra forma.
Stipole = espansioni fogliacee o membranose alla base delle foglie
Suffrutice = piccolo arbusto semilegnoso
Tepali = foglie trasformate, sostituenti sia i sepali che i petali.
Terminale = parte estrema di un organo
Tomentoso = coperto da peli molli, cotonosi.
Trilobo = organo diviso in tre lobi
Tubo corollino = formato dalle parti inferiori dei petali saldate tra loro
Tubulosi = nei capolini delle Asteracee sono i fiori del disco centrale,
sprovvisti di ligula.
Unghia = parte inferiore di un petalo, sottile e spesso molto allungata.
Verticillo = insieme di organi disposti a cerchio, sullo stesso livello, attorno
ad un asse.
Villoso = peloso
34
SCHEDE BOTANICHE
Struttura delle schede botaniche
Tassonomia e nomi scientifici secondo: D. AESCHIMAN, K.
LAUBER, D. M. MOSER, J. P. THEURILLAT, FLORA ALPINA, 2004,
Zanichelli, Bologna.
Si informano i lettori che la maggior parte delle piante descritte sono protette dalle leggi vigenti; alcune fra loro sono
inoltre iscritte negli elenchi nazionali e regionali delle specie botaniche in via di estinzione. Si invitano pertanto gli escursionisti
al più rigoroso rispetto delle specie vegetali e dell’ambiente.
35
BRASSICACEAE
Arabis bellidifolia
subsp. stellulata (Bertol.) Greuter & Burdet
Arabis pumila Jacq.
Arabetta minore
R4 – 6/10 mm – VI/VII
H 3/20 cm - Perenne, con
peli stellati a 3-5 raggi (lente!).
Foglie basali addensate in
rosetta, coriacee, ovali, a
margine intero o con alcuni
dentelli, fittamente pelose.
Fusti eretti, pelosi, con poche
foglie sessili e ridotte. Fiori in
racemi apicali; petali bianchi,
tondeggianti, spesso eretti.
Frutto a siliqua.
BRASSICACEAE
Comune nei luoghi sassosi, nelle fessure delle rupi e nelle
vallette nivali. Alpi e Appennini.
Arabis alpina
subsp. alpina L.
Arabetta alpina
R4 – 8/11 mm – VI/VIII
H 5/30 cm - Perenne.
Forma morbidi cespi con getti
sterili provvisti di sole foglie e
fusti ramificati eretti-ascendenti.
Foglie largamente lanceolate e
con margine grossolanamente
dentato, pubescenti, le basali
attenuate in un breve picciolo,
le cauline sessili e abbraccianti
il fusto. Fiori in densi racemi
apicali. Frutto a siliqua.
36
Comune sui macereti e sulle rocce, anche in stazioni a lungo
innevate. Artico-alpina.
(L.) Kuntze
Hutchinsia alpina (L.) R. Br.
Iberidella alpina
BRASSICACEAE
Pritzelago alpina
H 5/10 cm - Perenne. Foglie tutte riunite in rosette basali,
pennatosette, con 2-4 paia di minuscoli segmenti laterali ed
uno maggiore apicale. Fusti solitamente numerosi, eretti, non
ramificati e finemente pubescenti. Racemi apicali compatti al
momento della fioritura, poi allungati. Petali ovali, bruscamente
ristretti alla base, bianchi. Frutto a piccola siliqua, conservante
all’apice lo stilo.
Comune su macereti e detriti fini.
Monti dell’Europa centrale e meridionale.
SENTIERO DEI FIORI CLAUDIO BRISSONI
R4 – 5/8 mm – VI/VII
37
CARYOPHYLLACEAE
Cerastium latifolium
Clairv.
Cerastio a foglie larghe
R5 – 18/25 mm – VII/VIII
H 5/15 cm - Perenne. Pianta con deboli fusti striscianti,
formanti cuscinetti poco compatti. Foglie ovali-lanceolate, di
norma peloso-ghiandolose, glauche, opposte, le mediane più
sviluppate. Fiori appaiati o solitari, con petali lunghi almeno
due volte i sepali, profondamente bilobi, bianchi, venati; 5 stili.
Frutto a capsula leggermente incurvata con 10 denti.
38
Relativamente comune, colonizza i macereti instabili. Monti
dell’Europa meridionale (Alpi occidentali, Appennini e Carpazi).
(Jacq.) Hayek
Minuartia austriaca
R5 – 10/15 mm – VII/VIII
CARYOPHYLLACEAE
Minuartia austriaca
H 8/20 cm - Perenne. Fusti
legnosi e fittamente intricati
solo alla base, per il resto
erbacei, esilissimi, eretti e
glabri. Foglie lineari, le cauline
gradualmente ridotte. Fiori da
singoli a 3 su lunghi peduncoli
portanti a metà una coppia
di foglioline (bratteole). Petali
stretti e ricurvi all’infuori, ben
separati fra loro, lunghi quasi il
doppio dei sepali.
Minuartia verna
subsp. verna (L.) Hiern
Minuartia primaverile
R5 – 6/10 mm – VI/VIII
CARYOPHYLLACEAE
Rara, cresce sui ghiaioni.
Alpi orientali (subendemita).
H 5/10 cm - Perenne. Piccolo
suffrutice formante un pulvino
piuttosto denso, dal quale
emergono numerosi fusti fiorali,
eretti e pelosi. Foglie linearilanceolate, trinervie e opposte.
Fiori riuniti a 2-5, con sepali
acuminati e petali ravvicinati,
larghi e rotondeggianti, ma
bruscamente ristretti alla base,
più lunghi dei sepali. Frutto a
capsula.
Comune nei pascoli sassosi, sui macereti e lungo le cenge.
Montagne europee.
39
CARYOPHYLLACEAE
Minuartia grignensis
(Rchb.) Mattf.
Minuartia delle Grigne
R5 – 5/8mm – VII/VIII
H 5/15 cm - Perenne. Pianta del tutto glabra, formante
cespuglietti lassi. Steli fioriferi eretti e foglie lineari, trinervie,
addensate alla base dei fusti, in alto più distanziate. Fiori
raggruppati a 5-12, con sepali ovato-acuti, talvolta arrossati
all’apice, eretti alla fioritura; petali più larghi e leggermente più
lunghi, ben distanziati, bianchi. Frutto a capsula.
40
Specie poco osservata, ma relativamente comune su rupi e rocce.
Endemita delle Prealpi Bergamasche, dalle Grigne alla Val Seriana.
Moehringia della Concarena
R 5 – 5/6 mm – VI/VIII
CARYOPHYLLACEAE
Moehringia concarenae F. Fen. & F. Martini
H 5/10 cm - Perenne, formante cespuglietti lassi, con
numerosi fusti striscianti. Foglie lineari-lanceolate, glabre,
carnosette, acuminate. Fiori 1 o 2 per fusto; sepali con margine
scarioso, più lunghi dei petali (carattere osservabile solo
asportandoli); petali ellittici assai distanziati. Specie rara e poco
appariscente, cresce nei macereti instabili.
Endemita esclusivo delle Prealpi Bergamasche e Bresciane,
con areale compreso tra la Val Brembana e la Val Camonica.
41
SAXIFRAGACEAE
Parnassia palustris
L.
Parnassia palustre
R5 – 20/26 mm – VIII/IX
H 5/30 cm - Perenne, rizomatosa, completamente glabra.
Fusto indiviso, eretto, angoloso. Foglie di un bel verde lucido,
ovato-cordate, con le nervature arcuate, picciolate le basali,
sessile quella caulina, inserita a circa metà del fusto. Fiore
unico su ogni stelo; sepali lanceolati e petali largamente ovali,
bianchi, venati. Stami 5, alternati da altrettanti nettarii provvisti
di numerose ghiandole.
42
Comune nei pascoli umidi.
Circumboreale (Eurosiberiana e Nord America.)
L.
Poligono viviparo
R5 – 2/4 mm – VI/VIII
POLYGONACEAE
Polygonum viviparum
H 5/30 cm - Perenne, fornita di rizomi sotterranei, con
fusti eretti e ingrossati ai nodi, indivisi. Foglie scure e lucide
superiormente, glauche e opache sulla pagina inferiore, le
basali lanceolato-lineari e picciolate, le cauline più strette, sessili
e fortemente ripiegate al margine, con una breve guaina. Fiori
bianchi, riuniti in una spiga terminale allungata, con numerosi
bulbilli rossastri alla base.
Comune negli arbusteti e nei pascoli, specie se umidi.
Artico-alpina.
43
RANUNCULACEAE
Ranunculus alpestris
L.
Ranuncolo alpestre
R5 – 20/25 mm – VI/VIII
H 3/15 cm - Perenne, cespitoso-diffusa, del tutto glabra.
Foglie esclusivamente basali, picciolate, a lamina rotonda o
reniforme, profondamente divisa in 3 lobi dentati, verdi-lucide.
Fiori di norma solitari; petali bianchi, ovali, smarginati all’apice;
stami numerosi, gialli. Frutto ad achenio, con becco breve e
diritto.
44
Comune sui detriti umidi.
Monti dell’Europa meridionale.
L.
Saxifraga verde-azzurra
R5 – 8/11 mm – VII/VIII
SAXIFRAGACEAE
Saxifraga caesia
H 5/12 cm - Perenne. Fusto legnoso, con rami densamente
fogliosi e formanti cuscinetti abbastanza compatti. Foglie
minuscole, lanceolate, ricurve, coriacee, glaucescenti e
incrostate di calcare. Steli fiorali eretti, ghiandolosi, arrossati
in basso, con poche foglie sparse. Fiori in racemi di 2-6; sepali
brevi, ovali; petali spatolati, bianchi, con venature arcuate.
Frutto a capsula.
Cresce comunemente nei pascoli sassosi, sui detriti e lungo le creste,
specie fra i cespi pionieri di Carex firma Host, dove la vegetazione è
discontinua. Montagne dell’Europa meridionale.
45
SAXIFRAGACEAE
Saxifraga hostii
subpsp. rhaetica Tausch
Sassifraga retica
R5 – 10/15 mm – VII/VIII
H 20/50 cm - Perenne. Fusti legnosi e ramificati, terminanti
in dense rosette, sovente riunite in cespi di grandi dimensioni.
Foglie lineari-lanceolate, decisamente allungate, nastriformi e
ricurve all’infuori in punta, coriacee, dentellate al margine e incrostate di calcare.
Stelo fiorale assai
elevato, con una
ricca pannocchia
terminale. Sepali
triangolari, appuntiti; petali obovati,
bianchi, punteggiati
di violetto nella parte basale. Frutto a
capsula.
SAXIFRAGACEAE
Comune sui macereti e sulle rocce.
Endemita alpino orientale (Lombardia e Trentino-Alto Adige).
Saxifraga paniculata
R5 – 8/13 mm – VII/VIII
H 5/40 cm Specie simile, ma
con foglie più corte,
ripiegate verso l’interno e pannocchia
meno ricca.
46
Rara, su rocce e macereti.
Europa e Nord America (Circumboreale).
Mill.
L.
Erba stella
R5 – 10/16 mm – VII/VIII
SAXIFRAGACEAE
Saxifraga rotundifolia
H 20/50 cm - Perenne. Fusti eretti, ramificati, pubescenti e
ghiandolosi in alto. Foglie basali raggruppate in rosetta, grandi,
con lamina rotondeggiante, dentata e tenera, inferiormente
più chiare, con lunghi piccioli pubescenti; foglie cauline
progressivamente ridotte. Fiori in rada pannocchia; petali
lanceolati, ben distanziati, bianchi e punteggiati di brunoporpora. Frutto a capsula.
Predilige i luoghi umidi, è comune negli arbusteti ed alla base
delle pareti ombrose. Monti dell’Europa meridionale.
47
SAXIFRAGACEAE
Saxifraga vandellii
Sternb.
Sassifraga di Vandelli
R5 – 14/18 mm – VI/VII
H 4/9 cm - Perenne. Fusto legnoso e breve, insinuato nella
roccia. Foglie strettamente lanceolate, rigide e acuminate,
cartilaginee al margine, riunite in rosette addensate in cuscinetti
compattissimi. Steli fiorali ghiandolosi, recanti in alto 3/7 fiori
relativamente grandi. Sepali lanceolati, ghiandolosi. Petali
ovato-spatolati. Frutto a capsula.
48
Rara sulle rupi e lungo le creste.
Endemita lombardo-trentino (montagne calcaree dal lago di Como
alle Giudicarie, con alcune stazioni disgiunte in alta Valtellina).
Waldst. & Kit.
Silene quadridentata (Murray) Pers.
Silene delle fonti
R5 – 6/9 mm – VII/VIII
CARYOPHYLLACEAE
Silene pusilla
H 8/20 cm - Perenne, formante cespi lassi. Foglie per lo più
addensate alla base dei fusti, lineari, glabre; foglie cauline più
sottili, ricurve, opposte. Fusti fiorali eretti, ramificati, pubescenti
in basso e vischiosi in alto. Fiori peduncolati, in infiorescenze
terminali lasse. Petali con 4 denti. 3 stili. Capsula uguale al
calice o appena più lunga.
Comune sui macereti umidi e sulle rupi stillicidiose.
Monti dell’Europa meridionale.
49
CARYOPHYLLACEAE
Silene vulgaris
subsp. glareosa (Jord.) Marsden-Jones & Turril
Silene dei ghiaioni
R5 – 12/22 mm – VII/IX
H 10/30cm - Perenne. Fusti prostrato-ascendenti, ramificati,
striscianti fra i detriti. Foglie lanceolate, erbacee o con un sottile
margine cartilagineo, talvolta cigliato, mucronate, glaucescenti
e opposte. Fiori solitari o appaiati all’apice dei fusti. Calice
rigonfio, ovoidale, con evidenti striature violacee longitudinali.
Petali con unghia lunga quanto il calice e lembo profondamente
bifido; stili e antere violacei. Frutto a capsula tondeggiante.
50
Caratteristica dei macereti più instabili, è poco frequente.
Monti dell’Europa meridionale.
L.
Valeriana delle rupi
R5 – 1/2 mm – VI/VIII
VALERIANACEAE
Valeriana saxatilis
H 5/30 cm - Perenne, con rizoma sottile, obliquo. Foglie
basali (di norma 4) spatolate, progressivamente attenuate in
un lungo picciolo, generalmente trinervie, lucenti e glabre, a
margine intero o debolmente dentato verso l’apice. Uno o due
paia di foglie cauline, lineari, opposte e sessili. Scapi superanti
ampiamente le foglie, recanti un’infiorescenza ramificata, più o
meno compatta. Petali piccoli, ovali, saldati alla base a formare
un breve tubo corollino. Frutto ad achenio piumoso.
Comune sulle rupi, lungo le creste e sui macereti consolidati.
Alpi orientali e Appennino settentrionale.
51
RANUNCULACEAE
Anemone narcissiflora
L.
Anemone a fior di narciso
R+ - 20/30 mm – VI/VII
H 20/50 cm - Perenne. Rizoma sotterraneo con guaine
brunastre. Scapi eretti, semplici, lanosi. Foglie basali lungamente
peduncolate, con lamina divisa in tre lobi profondamente incisi,
lanose; foglie cauline uguali ma sessili, verticillate al di sotto
dell’infiorescenza. Fiori (3-8) in densa ombrella apicale, grandi,
peduncolati; tepali ellittici, bianchi o debolmente sfumati di
roseo all’esterno; antere gialle. Frutto ad achenio.
52
Comune, talvolta copiosa, nei pascoli. Circumboreale (eurasiatica e nordamericana).
L.
Camedrio alpino
ROSACEAE
Dryas octopetala
R+ - 30/40 mm – VI/VIII
H 5/10 cm - Perenne. Basso arbusto a spalliera. Fusto
legnoso, strisciante e assai ramificato. Foglie lanceolate,
dentate, coriacee, scure e lucenti di sopra, bianco-sericee di
sotto, brevemente picciolate e con due stipole lineari. Scapi
fiorali eretti e privi di foglie, tomentosi, sovente arrossati.
Fiori relativamente grandi, solitari; di norma 8 sepali acuti e
altrettanti petali ellittici, bianchi, con al centro numerosi stami
gialli. Il frutto è un achenio piumoso.
Comune nei pascoli sassosi, sui detriti, lungo le creste e negli
arbusteti nani d’alta quota. Artico-alpina.
53
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