PROVINCIA DI BERGAMO SENTIERO DEI FIORI CLAUDIO BRISSONI FLORA ALPINA BERGAMASCA Linaria tonzigii (Endemita bergamasco scelto dal FAB come simbolo del proprio “Logo”) PROVINCIA DI BERGAMO La nuova edizione dell’opuscolo “Sentiero dei Fiori” dedicato alla memoria del suo autore Claudio Brissoni, è qualcosa di più di una semplice guida in uno dei polmoni più robusti della natura della Bergamasca. Va oltre, perché si inserisce in un quadro di attenzione che la Provincia ha sempre riservato al turismo naturalistico. Settore specifico, questo, che ha una notevole potenzialità e non sempre espressa in modo compiuto. Il turista forse non si rende conto, perché non sa, della ricchezza dell’ambiente delle nostre valli. Ecco perciò che questa pubblicazione, anche per l’autorevolezza di chi l’ha redatta, costituisce uno strumento indispensabile per meglio conoscere ed apprezzare il mondo dei fiori alpini lungo uno degli itinerari naturalistici più interessanti della montagna bergamasca. Questa guida intende così essere anche un incentivo per migliorare i livelli di attenzione e conoscenza, e quindi di tutela, verso la flora alpina e, in genere, la natura della montagna. Si ha infatti la sensazione che il turismo naturalistico non sia ancora oggi percepito come uno degli elementi essenziali dell’offerta promozionale. Un turismo che presuppone un amore reale verso la natura, un bagaglio culturale mirato e selettivo. In definitiva, occorre un approccio fatto di sensibilità e conoscenza per scongiurare assalti indiscriminati e guai irreparabili. Un lavoro, quello del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”, che si pone come obiettivo anche la difesa dell’ambiente attraverso l’opportunità di offrire specifiche nozioni di fiori di montagna. Nel proporre questa pubblicazione ci hanno guidato intenti didattici e riteniamo che il dossier dovrebbe avere una diffusione sul territorio, specie fra gli studenti e i giovani escursionisti. Quello dei fiori, nel contesto di un turismo dalle tante facce, ha una sua precisa collocazione per specialisti ed appassionati e che può essere estesa purché vi siano garanzie di equilibrio, di tutela e anche di serietà. Per rispettare la natura bisogna conoscerla, capire fin dove può arrivare la mano dell’uomo: l’equilibrio, si sa, è molto delicato e questa pubblicazione contribuisce a non spezzarlo. Tecla Rondi ASSESSORE ALLA CULTURA Valerio Bettoni PRESIDENTE 3 Quando l’Assessorato alla Cultura e al Turismo della Provincia di Bergamo, con il quale esistono solidi e fecondi rapporti di collaborazione ormai da molti anni, ha proposto di curare una riedizione aggiornata del libretto/guida sul “Sentiero dei Fiori” scritto da Claudio Brissoni, il Gruppo Flora Alpina Bergamasca (FAB) ha dato subito un’entusiastica risposta positiva. Il rifacimento parziale di quest’opera era realmente doveroso, in quanto il precedente libretto, edito nel 1989 e più volte ristampato in migliaia di copie per il grande successo ottenuto, oltre a non rispondere più alla realtà locale e all’inevitabile evoluzione della scienza botanica, non conteneva, come ovvio, la presentazione della figura e dell’opera del suo autore, purtroppo mancato nel 2003. Claudio Brissoni ha legato in modo indissolubile il suo nome ai fiori dell’Arera, di cui è stato appassionato studioso e divulgatore. Con grande lungimiranza e intelligenza naturalistica Claudio individuò lassù un sentiero di grande interesse culturale, ricco di specie rare ed endemiche, fruibile senza particolari difficoltà dagli appassionati e dagli studiosi, e, per valorizzarlo, realizzò tra l’altro lo splendido opuscolo didattico che è stato ora rielaborato dal FAB. Ogni anno il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” (questo è il suo nome esatto, essendogli stato ufficialmente intitolato dalle Autorità locali il 4 luglio 2004), viene percorso da centinaia di escursionisti interessati ad ammirare e studiare la flora veramente straordinaria lì presente, e tra essi non mancano numerosi studiosi di prestigio provenienti anche dall’estero. Molti di questi escursionisti, evidentemente arrivati lassù con interessi ben precisi di turismo naturalistico, portano con sé il libretto di Claudio e, nel percorrere l’itinerario, lo consultano con attenzione. Esso si è realmente rivelato come uno strumento di approfondimento e di arricchimento culturale, che stimola alla conoscenza e al rispetto dei fiori di montagna. 4 Stella alpina e Genziana alata Pertanto la riedizione aggiornata di quest’opera è certamente un impegno che il FAB si è assunto con piacere per onorare la memoria del carissimo Claudio, suo Fondatore, che fu poi Presidente e anima ispiratrice del Gruppo per moltissimi anni. A Claudio, che con tanta attenzione coltivava i rapporti umani e ne favoriva la crescita, il FAB dedica questo lavoro, con rinnovata riconoscenza. Viene spontaneo augurare a tutti coloro che saliranno lassù di poter godere appieno degli spettacoli naturali che l’Arera sa offrire nelle belle e soleggiate giornate estive. Ma... a quegli escursionisti poco fortunati che dovessero percorrere il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” tra la nebbia o sotto la pioggia, Claudio ripeterebbe il detto che tanto amava: “Un fiore dona sempre un sorriso, anche in mezzo alla bufera!”. Giuseppe Falgheri PRESIDENTE DEL FAB Campanula raineri 5 STORIA DEL FAB Il Gruppo Flora Alpina Bergamasca (FAB), fondato il 6 settembre 1987, è una libera associazione di promozione culturale che riunisce appassionati e studiosi con lo scopo di promuovere la conoscenza, lo studio, la protezione e la valorizzazione della flora bergamasca e dei suoi ambienti. Ogni sei mesi il FAB pubblica un notiziario che rende noto il fitto calendario di riunioni culturali, escursioni e iniziative che caratterizzano la vita del Gruppo e su cui i Soci, con contributi diversificati, affrontano i più svariati temi attinenti alla botanica bergamasca. Il Gruppo ha finora pubblicato, con il patrocinio della Provincia di Bergamo, i volumi “Orchidee Spontanee della provincia di Bergamo” (2001) e “Fiori della Bergamasca” (2003) ed ha collaborato per la parte botanica alla realizzazione del volume “Natura Bergamasca” (2004), fornendo altresì contributi ad autori singoli o istituzioni per loro importanti pubblicazioni. Ha anche allestito mostre a carattere scientifico-divulgativo di tipo itinerante, che sono messe a disposizione di Scuole, Enti culturali e sociali. Il FAB inoltre partecipa ad importanti attività scientifiche tra cui ricordiamo: • Il progetto AcoFAB (Atlante Corologico delle Piante Vascolari del Territorio bergamasco), vero e proprio censimento della nostra flora, con relativo allestimento di un erbario che verrà in seguito depositato presso l’Orto Botanico “Lorenzo Rota” di Bergamo. • La collaborazione con l’Università di Pavia e il Centro Flora Autoctona della Regione Lombardia per la raccolta e la conservazione dei semi ex situ della flora spontanea rara e minacciata della nostra regione. Il FAB, previo accordo con la Segreteria, è disponibile ad accompagnare appassionati e studiosi lungo itinerari di particolare interesse floristico (“Il Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” è certamente tra quelli privilegiati) e spesso viene invitato ad effettuare interventi culturali presso scuole, biblioteche o altre associazioni. Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito internet: www.floralpinabergamasca.net o prendere contatti con la Segreteria del FAB, tel. 035 213665. 6 CLAUDIO BRISSONI Claudio Brissoni rappresenta una delle più significative figure della botanica orobica della seconda metà del secolo ventesimo, perchè nella sua lunga vita ha dedicato numerosi studi e speso molte energie per favorire la conoscenza e la valorizzazione della flora alpina bergamasca. Egli nacque l’8 ottobre 1923 a Nembro, dove la sua famiglia allora risiedeva. Nel 1936 essa si trasferì a Zogno, ma Claudio rimase a Nembro presso lo zio Luigi per tutto il periodo degli studi elementari, medi e superiori conclusi col diploma magistrale a Bergamo nel 1943. Dopo la parentesi bellica e la prigionia, nel 1945 cominciò ad insegnare in varie scuole elementari della Val Brembana; nel 1950 conseguì la maturità scientifica e nel 1951 vinse il concorso magistrale per effetto del quale gli fu assegnata la sede di San Pellegrino, dove rimase fino all’anno scolastico 1961 - 62. Nel frattempo (1956) conseguì la laurea in farmacia presso l’università di Parma. Dal 1° settembre 1962 cominciò la sua carriera di professore di matematica e osservazioni scientifiche presso la scuola media statale di S. Pellegrino, di cui, in seguito, divenne Preside incaricato e poi titolare. Dal 1983 si trasferì alla Presidenza della scuola media statale di Olmo al Brembo, dove rimase fino al suo pensionamento avvenuto nel 1986. 7 CLAUDIO BRISSONI Specialmente negli anni dal 1949 al ‘62 Claudio si dedicò con passione anche alla musica strumentale con il violino, che aveva imparato a suonare fin dalla sua adolescenza nella banda di Nembro; iscritto dal 1961 alla Società Italiana degli Autori ed Editori (S.I.A.E) con la qualifica di “Compositore melodista”, partecipò con successo e premi a numerosi concorsi nazionali e internazionali scolastici di musica corale per bambini; nello stesso periodo svolse inoltre per alcuni anni le funzioni di Maestro-Direttore della Corale “Fior di Monte” di Zogno, che era stata fondata nel 1949. Dopo una lunga serie di studi, ricerche e pubblicazioni in campo naturalistico e botanico, anche con numerosi articoli sulla flora bergamasca comparsi su “L’Eco di Bergamo”, il 6 settembre 1987 fondò il Gruppo Flora Alpina Bergamasca (FAB), di cui divenne primo Presidente, carica che detenne ininterrottamente per quattro trienni fino al 10 dicembre 1999, data in cui gli fu conferita la carica di “Presidente onorario”. La sua attività scientifico-divulgativa si riassume principalmente in tre iniziative che ne testimoniano degnamente meriti e lungimiranza previsionale per una sempre maggiore sensibilità ecologica ed ambientale dei cittadini bergamaschi verso la montagna e la natura e cioè: - la scoperta e la valorizzazione del “Sentiero dei fiori” in Arera, dal 4 luglio 2004 a lui giustamente intitolato, in memoria; - la già ricordata fondazione, nel 1987, del “Gruppo Flora Alpina Bergamasca” (FAB), libera Associazione di promozione sociale senza fine di lucro, avente la finalità di riunire appassionati, esperti e studiosi della flora bergamasca, con particolare attenzione a quella alpina; - la serie dei suoi libri e dei suoi articoli su riviste e quotidiani dedicati alla flora spontanea bergamasca. Claudio è morto improvvisamente a Marina di Bibbona (Livorno) il 6 settembre 2003, dopo aver consegnato proprio la sera precedente, nella sede sociale del FAB, i testi per la presentazione e per le ultime schede del libro “Fiori della Bergamasca” allora in preparazione e che gli è stato poi dedicato in riconoscenza e memoria da parte di tutti i Soci. 8 PREMESSA Nelle più recenti stagioni estive sul “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”, ormai noto a tutti coloro che per qualche verso si interessano di flora alpina, è aumentato notevolmente il numero degli escursionisti affascinati non solo dall’imponenza del paesaggio ma anche ammirati dalle splendide, vivacissime fioriture che s’incontrano ad ogni passo. Raccogliendo le impressioni di questi visitatori è apparso evidente che moltissimi tra loro, al di là di un interesse estemporaneo, manifestavano il desiderio di conoscere qualcosa in più sul mondo dei fiori alpini. Quasi unanime era la richiesta di uno strumento pratico, semplice e di facile uso per riuscire ad individuare autonomamente le specie più belle o più frequenti che potevano essere osservate lungo il percorso. Il FAB già da tempo aveva in animo di realizzare qualcosa di estremamente pratico e aggiornato che potesse rappresentare un aiuto per tutti gli interessati alla flora alpina, sia pure privi di specifiche conoscenze botaniche, nel loro accostamento all’affascinante mondo dei fiori di montagna. Per non scoraggiare questi potenziali neofiti il FAB ha ritenuto indispensabile evitare loro i complessi e tortuosi meandri della botanica sistematica realizzando uno strumento di conoscenza “diverso”, facile, alla portata di tutti, di pratica e rapida consultazione basato sulle caratteristiche di più immediata osservazione: la forma ed il colore dei fiori. La Provincia di Bergamo, attenta e sensibile ai problemi del turismo naturalistico, ha permesso la realizzazione di questa pubblicazione che riguarda uno dei più interessanti itinerari naturalistici della montagna bergamasca: il “Sentiero dei Fiori”, un biotopo alpino di grandissimo interesse scientifico e naturalistico, la cui eccezionale ricchezza floristica è nota anche a livello internazionale. S’è venuta così realizzando questa “guida” non solo per valorizzare un particolare settore del cospicuo patrimonio floristico alpino della montagna bergamasca, ma anche per aprire sulle nostre montagne la via a quell’intelligente turismo naturalistico che, attraverso la conoscenza di un ambiente e degli aspetti di vita che in esso si svolgono, può portare ad una maggiore sensibilizzazione per un maggiore rispetto della Natura in tutte le sue manifestazioni. 9 PREMESSA Questa breve e rapida “guida” può anche essere considerata un tentativo di “iniziazione” allo studio della flora alpina e viene proposta come incitamento e come stimolo, ma anche come aiuto concreto, a muovere i primi passi di tutti coloro che sentono il desiderio di dedicare i loro interessi naturalistici ad uno dei più entusiasmanti e coinvolgenti aspetti non solo della montagna bergamasca, ma di tutta la natura alpina. Le splendide fioriture lungo il “Sentiero” 10 CENNI GEOMORFOLOGICI E VEGETAZIONALI Motivazioni della specificità del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” Alla Regione Medioeuropea, caratterizzata da un clima temperato e da una copertura vegetale prevalentemente costituita da conifere e latifoglie a vegetazione estiva, appartiene il Distretto Alpino comprendente Alpi e Prealpi in generale. Le montagne bergamasche fanno parte del Settore Alpino Orientale nel quale si differenzia la fascia calcareo-dolomitica delle Alpi Calcaree Meridionali (Prealpi) che, a partire dal Lago Maggiore, si estende ininterrotta fino alla Venezia Giulia ed anche oltre in territorio sloveno. È in questo settore prealpino che viene a collocarsi il massiccio dell’Arera insieme a tutti i gruppi montuosi più significativi delle Prealpi Orobiche o Bergamasche (Pegherolo, Menna, Alben, Presolana, Ferrante, Camino, Bagozza). La cronologia geologica fa risalire a circa 200 milioni di anni fa, vale a dire al periodo Triassico dell’Era Mesozoica o Secondaria, la formazione dei potenti banchi sedimentari del Calcare di Esino, che costituiscono l’imponente struttura del Pizzo Arera e di altre vette delle nostre Prealpi, ben distinguibili nel paesaggio per il colore bianco cinereo delle loro pareti, delle loro rupi, dei loro detriti. In merito alla collocazione geografica della nostra fascia prealpina è importante, dal punto di vista botanico, un’ulteriore precisazione: tutto il territorio delle Prealpi Orobiche viene a trovarsi nella zona calcareo-dolomitica compresa tra il Lago di Como e il Lago di Garda che i botanici, riferendosi all’”Insubria”, antico nome della Lombardia, hanno definito Distretto insubrico. È questa una zona ben nota a studiosi e naturalisti, esempio unico di una eccezionale flora basifila che annovera specie di notevole valore botanico il cui insieme costituisce il “contingente insubrico”, un’entità botanica unica al mondo. Molte di queste specie fanno parte del patrimonio vegetazionale del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” la cui ricchezza floristica, qualitativa e quantitativa, è dovuta al verificarsi di eventi favorevoli che nel corso dei millenni l’hanno determinata. Sono di primaria importanza le particolari condizioni clima- 11 CENNI GEOMORFOLOGICI E VEGETAZIONALI tiche di cui le nostre Prealpi possono godere grazie alla loro conformazione morfologica, gradualmente digradante da Nord a Sud come gigantesca gradinata affacciata sugli spazi aperti della pianura per accogliere l’afflusso dei venti meridionali grevi di umidità, e grazie anche alla loro collocazione tra i due grandi laghi prealpini di Como e d’Iseo che determinano un clima abbastanza mite ed uniforme e che, insieme ad una buona e prolungata insolazione dei pendii con un loro relativamente breve innevamento, favoriscono lo sviluppo della vegetazione. L’evento decisivo per l’attuale insediamento floristico sulle nostre Prealpi si verificò qualche centinaia di migliaia di anni fa, nell’Era Quaternaria, quando le grandi glaciazioni trasformarono, a più riprese, l’emisfero boreale in una immensa, desolata calotta polare. Enormi colate di ghiaccio colmarono anche le grandi vallate alpine per cui la flora, che vi si era insediata a partire dall’Era Terziaria, subì drastici rimaneggiamenti con la distruzione di molte specie alpine e dei relativi areali di diffusione. Sfuggirono all’inesorabile massa di ghiaccio, risentendone meno gli effetti devastanti, alcune zone delle Alpi Calcaree Meridionali tra cui vasti lembi delle nostre Prealpi. Sulle loro pendici, mai completamente soffocate dalle immani masse di ghiaccio che scorrevano nelle vallate dell’Adda e dell’Oglio, le condizioni climatiche rimasero ancora sopportabili per la vita vegetale per cui, sui versanti meridionali delle Prealpi Orobiche, si crearono spazi vitali per la conservazione di una parte della vegetazione alpina. Queste “oasi di rifugio” si ritrovarono così ad ospitare alcune specie vegetali che qui si rifugiarono per sfuggire alla forza distruttiva dei ghiacciai, evento questo che permise loro di sopravvivere e di giungere fino a noi. Queste specie, passate indenni attraverso gli effetti deleteri delle grandi glaciazioni, vengono oggi indicate come “relitti glaciali” i quali, data la loro antichissima origine e l’attuale limitatezza delle loro aree di diffusione, prendono anche il nome di “paleoendemiti” cioè endemiti antichi. Molte di queste specie relitte rimasero localizzate nella zona insubrica per cui si usa indicarle anche come “endemiti insubrici”. Sul “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” è possibile osser- 12 CENNI GEOMORFOLOGICI E VEGETAZIONALI vare un buon numero di questi preziosi endemiti unici al mondo come Allium insubricum (pag. 131 ■), Campanula Raineri (pag. 104 ■), Silene elisabethae (pag. 129 ■), che donano a questo ambiente un’impronta di notevole valore botanico accresciuta anche dalla presenza di quattro specie esclusive della flora alpina bergamasca: Linaria tonzigii (pagg. 2 e 85 ■), Galium montis-arerae (pag. 62 ■), Saxifraga presolanensis (pag. 67 ■), Moehringia concarenae (pag. 41 ■), le cui origini hanno profonde radici nella notte dei tempi. A ragione quindi si può ben dire che il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” rappresenti uno fra i più interessanti itinerari naturalistici delle Prealpi Orobiche lungo il quale alla grandiosa varietà del paesaggio si aggiungono rare e spettacolari fioriture di inattesa e sorprendente bellezza e di insuperabile valore botanico. S’impongono perciò la necessità e il dovere morale di conservare e rispettare integralmente questo straordinario biotopo alpino che la Natura ha regalato alla nostra terra, costruendolo pazientemente lungo l’arco dei millenni con delicate interazioni tra clima, suolo ed ambiente per preparare ad ogni creatura lo spazio per la sua sopravvivenza. Qualsiasi intervento che dovesse intaccare o distruggere l’equilibrio biologico di un ambiente di rilevante importanza come il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” significherebbe un’irrimediabile rinuncia ad una ricchezza che la Natura non potrà mai più ricostruire. Crocus albiflorus 13 IL FENOMENO ENDEMISMO Il fenomeno endemismo: ipotesi recenti Negli ultimi 3 milioni di anni, sulla Terra si sono verificate oltre cinquanta fluttuazioni climatiche che, sulle Alpi, hanno causato una continua oscillazione dei ghiacciai e dell’estensione territoriale da essi occupata. La classica spiegazione vuole che, nell’area alpina, gli endemiti si siano originati nei periodi di massima espansione glaciale, con l’estinzione su vasta scala delle specie meno resistenti al raffreddamento climatico e la loro sopravvivenza solo nelle stazioni più riparate, anche a seguito della frammentazione dei primitivi areali e della successiva differenziazione delle popolazioni. Oggi, studi più recenti ipotizzano che l’estinzione e l’isolamento di molte specie sia avvenuto principalmente nelle fasi interglaciali calde, quando la comparsa di una nuova flora sottrasse spazi sempre più ampi alle specie preesistenti, confinandole in territori residuali. In altri termini, grazie a specifici adattamenti morfologici e fisiologici, molte piante alpine hanno superato indenni i periodi freddi, ma non hanno retto la concorrenza delle specie sopraggiunte con l’innalzamento della temperatura, che raggiunse valori medi superiori di alcuni gradi a quella odierna. Allium insubricum 15 GLI ITINERARI Sul “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”: gli itinerari Il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”, alpinisticamente non impegnativo, attraversa a quota 2000, i ghiaioni della Val d’Arera e del Mandrone sfiorando alla base le incombenti pareti rocciose dell’Arera e della Corna Piana per concludersi al Passo Branchino. Il ritorno al punto di partenza si può effettuare più comodamente lungo un agevole sentiero che si snoda sulle coste erbose dell’alta Val Vedra e sui gradoni rocciosi degli ultimi contrafforti dell’Arera. Un particolare molto importante: tutte le specie citate per questo percorso sono osservabili, naturalmente in momenti diversi, senza scostarsi, se non minimamente, dal sentiero. CAPANNA 2000 - VAL D’ARERA PASSO GABBIA Un brevissimo strappo su un costone erboso porta all’inizio della Val d’Arera che ci accoglie con i suoi ampi ghiaioni perennemente tormentati dall’aggressività dell’erosione. Il sentiero pianeggiante attraversa macereti che in ogni stagione offrono interessanti e preziose fioriture tra cui primeggia la rarissima ed esclusivamente bergamasca Linaria tonzigii (pagg. 2 e 85 ■) i cui fiori gialli, simili a piccole bocche di leone e raggruppati all’estremità dello stelo, sono avvolti da una morbida, caratteristica lanugine. Le tiene spesso compagnia un altro endemita tipicamente bergamasco: Galium montis-arerae (pag. 62 ■) a gruppi di fiorellini bianco giallastri. A queste s’affiancano altre specie non meno interessanti come la candida Arabis bellidifolia (pag. 36 ■), l’elegante Viola dubyana (pag. 114 ■) a fauce gialla, il dorato Papaver aurantiacum (pag. 63 ■), l’azzurra-violacea Campanula cochleariifolia (pag. 103 ■), il vistosissimo Doronicum grandiflorum (pag. 79 ■). Le meraviglie però non finiscono qui, poiché il ricco panorama vegetazionale della Val d’Arera è un continuo susseguirsi di specie botanicamente molto interessanti quali il raro Allium insubricum (pag. 131 ■) dai penduli fiori rosso porpora, la violacea Aquilegia einseleana (pag. 107 ■), la curiosa e rara Athamanta cretensis (pag. 58 ■), con numerose ombrelle di 16 GLI ITINERARI L’Arera dal Passo di Val Vedra piccolissimi fiori biancastri, le profumatissime infiorescenze della Gymnadenia odoratissima (pag. 139 ■), i fiorellini blu cielo della panciuta Gentiana utriculosa (pag. 97 ■ ), la deliziosa Campanula raineri (pag. 104 ■) i cui ciuffi dipingono di un tenue viola glicine il freddo grigiore delle rupi e, mai segnalato per le Orobie, Allium ericetorum (pag. 69 ■) dalla cui globosa infiorescenza giallastra fuoriescono stami con antere arancione. Completano il quadro floreale della Val d’Arera bianchi gruppi di Saxifraga hostii (pag. 46 ■) e Saxifraga caesia (pag. 45 ■), gialli cuscinetti di Saxifraga aizoides (pag. 66 ■), infiorescenze rossastre di Valeriana montana (pag. 130 ■), le azzurre globularie, il giallo solare degli eliantemi ed ancora i curiosi fiori porporini di Pedicularis gyroflexa (pag. 141 ■) e quelli giallo solfini della rara Pedicularis ascendens (pag. 87 ■), la non comune Primula glaucescens (pag. 126 ■) tipica di alcune montagne lombarde, la dorata e carnosa Primula auricula (pag. 65 ■), le rosate sfumature di Gypsophila repens (pag. 124 ■), i violacei tappeti di Acinos alpinus (pag. 109 ■), le robuste fioriture di Adenostyles glabra (pag. 134 ■), i minuti e tenaci fiorellini bianchi di Pritzelago alpina (pag. 37 ■) accanto a quelli violacei di Thlaspi rotundifolium (pag. 120 ■), i frequenti cespi di Rhododendron hirsutum (pag. 127 ■). Ma per avere una visione più completa di questo primo tratto del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” sarebbe necessario elencare tantissime altre specie, dalle orchidee ai salici, dalla rarissima Minuartia austriaca (pag. 39 ■) ad Achillea clavenae 17 GLI ITINERARI (pag. 55 ■), da Horminum pyrenaicum (pag. 112 ■) a Crepis kerneri (pag. 77 ■). Superata con una breve salita la Val d’Arera, si sfiorano alcune roccette tappezzate da una policroma vegetazione alpina dove spiccano il bianco di Cerastium latifolium (pag. 38 ■) e Dryas octopetala (pag. 53 ■), il giallo della minuscola Viola bifora (pag. 89 ■) e dei pulvini carnosi di Saxifraga aizoides (pag. 66 ■), il rosso del prostrato Rhododendron hirsutum (pag. 127 ■), mentre ai bordi del sentiero rispuntano i cuscinetti di Pritzelago alpina (pag. 37 ■) e, nella giusta stagione, si aprono al sole le rosse e luminose corolle della rara Silene elisabethae (pag. 129 ■). Il sentiero continua pianeggiante, attraversando un breve pascolo d’altitudine in cui trovano il loro ambiente di vita orchidee, sassifraghe, genziane e specie tipiche dei pascoli d’alta quota. Si perviene così al Passo Gabbia (m 2050). Davanti a noi, alla base di possenti bastioni di roccia, si estendono i vasti ghiaioni del Mandrone e qui, oltre al bellissimo panorama, allietano il visitatore le non comuni fioriture di Hedysarum hedysaroides (pag. 138 ■) dalla slanciata infiorescenza rosso porpora, i nivei mazzetti di Anemone narcissiflora (pag. 52 ■), il delicato Linum alpinum (pag. 99 ■), fragile nei suoi petali color di cielo e il sempre ammiratissimo Leontopodium alpinum (pag. 57 ■), la vellutata stella alpina che suscita curiosità ed emozione anche negli escursionisti meno attenti alle bellezze della natura alpina. Bocchetta di Corna Piana 18 GLI ITINERARI MANDRONE - BOCCHETTA DI CORNA PIANA - PASSO BRANCHINO Il Mandrone La morfologia del Mandrone è tipicamente dolomitica e dalla base delle pareti rocciose prendono origine ripidi ghiaioni, ciascuno con un proprio panorama vegetazionale per cui l’aspetto floristico di questo tratto del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” risulta quanto mai vario ed interessante. Su questi instabili detriti è un continuo alternarsi di colori, dal giallo oro di Papaver aurantiacum (pag. 63 ■) al rosso intenso di Silene elisabethae (pag. 129 ■), raro endemita insubrico, dal pallido rosa di Thlaspi rotundifolium (pag. 120 ■) al bianco di Cerastium latifolium (pag. 38 ■), dall’azzurro violaceo di Campanula cochleariifolia (pag. 103 ■) al giallo intenso di Doronicum grandiflorum (pag. 79 ■). Queste sono le specie più appariscenti e più spettacolari, ma, guardando attentamente tra i detriti e gli anfratti rocciosi si scoprono Alchemilla nitida (pag. 90 ■) a foglioline palmate rivestite inferiormente da una peluria sericea, Salix reticulata (pag. 94 ■) a foglie ovali fittamente innervate, l’azzurro Myosotis alpestris (pag. 100 ■), la minuscola e violacea Veronica aphylla (pag. 102 ■), la bianca Silene pusilla (pag. 49 ■), la piccolissima e giallastra Saxifraga sedoides (pag. 68 ■), i disordinati cuscinetti di steli filiformi della rarissima Minuartia austriaca (pag. 39 ■) a fiorellini bianchi e, di tanto in tanto, ancora la preziosissima Linaria tonzigii (pagg. 2 e 85 ■). 19 GLI ITINERARI Le fredde ed inospitali pareti di roccia, che sembrano respingere ogni forma di vita, ospitano nelle loro cavità e nelle loro fessure inattese meraviglie tra cui la bianca ed esile Valeriana saxatilis (pag. 51 ■), la rosea Silene acaulis (pag. 128 ■) e due autentiche rarità della nostra flora alpina: Saxifraga vandellii (pag. 48 ■) a ciuffetti di fiori bianchi emergenti da ispidi cuscinetti di rigide foglioline tenacemente aggrappati alla roccia e Saxifraga presolanensis (pag. 67 ■) raro ed esclusivo endemita orobico. Ai piedi delle rupi, dove il terreno riesce a mantenere meglio l’umidità, crescono la frastagliatissima e violacea Soldanella alpina (pag. 108 ■), la bianca Saxifraga rotundifolia (pag. 47 ■) a foglie dentate e il candido Ranunculus alpestris (pag. 44 ■). Dopo aver attraversato i ghiaioni del Mandrone si percorre, senza perdere quota, un pascolo sassoso dove abbondano, secondo le stagioni, la bluastra Gentiana clusii (pag. 96 ■), la rossa Primula glaucescens (pag. 126 ■), la nitida Anemone narcissiflora (pag. 52 ■), l’azzurro Linum alpinum (pag. 99 ■), la rossa e profumata Daphne striata (pag. 117 ■), la purpurea Silene elisabethae (pag. 129 ■) e, nella piena estate, i singolari capolini rosa violacei della rara Armeria alpina (pag. 121 ■). Il sentiero riprende quindi a salire seguendo la base dei contrafforti meridionali della Corna Piana inerpicandosi fino alla Bocchetta di Corna Piana (m 2078) dalla quale lo sguardo spazia sulla verde conca del Branchino e dell’alta Val Vedra. Su questo breve ma ripidissimo tratto il panorama vegetazionale è del tutto simile a quello della Val d’Arera con esclusione però di alcune specie tra cui Linaria tonzigii (pagg. 2 e 85 ■). In compenso, tra le fioriture che ravvivano questo ambiente, non mancano certo specie di rara bellezza: la primaverile Pulsatilla alpina (pag. 54 ■), Bupleurum petraeum (pag. 93 ■) simile ad un ciuffo d’erba con fiorellini verde giallastro, incredibili cespi di Gypsophila repens (pag. 124 ■) formati da centinaia di fiori bianco-rosati, Leontopodium alpinum (pag. 57 ■), la stella alpina che frequentemente occhieggia dalle fessure delle rocce ed ancora Athamanta cretensis (pag. 58 ■)ed Allium insubricum (pag. 131 ■). Al culmine della salita si ritrova Saxifraga vandellii (pag. 48 ■) accanto a rosei cuscinetti di Petrocallis pyrenaica (pag. 117 ■) assai rara nelle Alpi Orientali. Tra le erbe sorgono gli 20 GLI ITINERARI steli argentati di Tephroseris integrifolia (pag. 81 ■), quelli di Trollius europaeus (pag. 72 ■) e quelli più bassi delle stelle alpine, di Hedysarum hedysaroides (pag. 138 ■), di Trifolium badium (pag. 88 ■), un giallo trifoglio alpino e della profumatissima Nigritella rhellicani (pag. 140 ■). Lungo la disagevole discesa sul ghiaione ovest della Corna Piana sono degne di nota le fioriture di Ranunculus alpestris (pag. 44 ■) e Saxifraga sedoides (pag. 68 ■), ancora quelle dell’impareggiabile Linaria tonzigii (pagg. 2 e 85 ■) e, nelle cavità della roccia in ombra d’acqua, quelle della nostra Saxifraga presolanensis (pag. 67 ■). In prossimità del Lago Branchino, tra macchie rosse di Hedysarum hedysaroides (pag. 138 ■) e gialle di Helianthemum alpestre (pag. 64 ■), compare Saxifraga paniculata (pag. 46 ■), con le foglie coriacee strettamente raccolte in rosetta, accanto alla rosso vinosa Gentiana purpurea (pag. 123 ■) intercalata dai vigorosi fusti erbacei del velenosissimo Veratrum album (pag. 92 ■) con i fiori verdastri distribuiti lungo lo stelo. Camminando al margine di una vasta macchia di Alnus viridis, l’ontano verde tipico arbusto alpino, si perviene al Passo Branchino in vista del lago. Rocce scanalate presso la Bocchetta di Corna Piana 21 GLI ITINERARI PASSO BRANCHINO ALTA VAL VEDRA - CAPANNA 2000 Dopo una meritata sosta ci si incammina sulla via del ritorno imboccando il sentiero n° 222 che passa vicino alle malghe del Branchino, dove i mandriani scambiano volentieri quattro chiacchiere con gli escursionisti. Accanto alle baite si estendono rigogliosi tappeti di grandi foglie carnose di Rumex alpinus (pag. 132 ■) tipico della flora degli alpeggi. Il sentiero prosegue quindi con leggere ondulazioni tagliando le coste erbose dell’alta Val Vedra dove spiccano, tra il verde, il rosa intenso del rododendro e il giallo luminoso del botton d’oro cui si accompagnano, talvolta, il piumoso, rosato Thalictrum aquilegifolium (pag. 133 ■), la curiosa Astrantia major (pag. 60 ■), macchie violacee di Centaurea nervosa (pag. 136 ■) e gruppi dorati di Arnica montana (pag. 73 ■). Tra l’erba fioriscono abbondanti le orchidee selvatiche tra cui Nigritella rhellicani (pag. 140 ■) e qualche raro esemplare della rossa Nigritella rubra (pag. 140 ■), fiori troppo spesso vittime della mala educazione e dell’ottusità mentale di qualche sconsiderato. Il lago Branchino 22 GLI ITINERARI Quando il sentiero, in lieve salita, costeggia piccoli ammassi rocciosi o attraversa brevi ghiaioni, la flora si fa più tipicamente alpina e ricompaiono alcune specie interessanti come Silene elisabethae (pag. 129 ■), Aquilegia einseleana (pag. 107 ■), Minuartia austriaca (pag. 39 ■), Horminum pyrenaicum (pag. 112 ■), mentre rododendri e botton d’oro continuano a vestire di colore il paesaggio floreale di questi pascoli d’alta quota. Dopo un tratto in salita il sentiero corre alla base di paretine rocciose i cui anfratti ospitano, in agosto, splendide fioriture di Campanula raineri (pag. 104 ■) dal colore particolarmente intenso. Nelle vicinanze, su un masso isolato, si può ammirare uno spettacolo incredibile: circondato da coloratissimi ciuffetti di Campanula raineri (pag. 104 ■) e da alcuni capolini violacei di Erigeron alpinus (pag. 115 ■) fiorisce un “bouquet” di stelle alpine collocate in una piccola cavità della roccia. È questa l’ultima meraviglia del “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni”. Siamo ormai prossimi alla conclusione del nostro itinerario e il sentiero corre attraverso un piccolo pianoro popolato da alcune “alte erbe” come Senecio alpinus (pag. 80 ■), le cui gialle corolle contrastano col blu intenso dei caratteristici fiori foggiati ad elmo di Aconitum napellus (pag. 110 ■). Si prosegue attraversando gli estremi lembi della Val d’Arera per giungere, dopo una breve salita tra rododendri, sassifraghe e veratri, a Capanna 2000 dove il “Sentiero dei Fiori Claudio Brissoni” inizia e si conclude. Vista presso il Passo di Val Vedra 23 L’ESPLORAZIONE BOTANICA Un’avventura affascinante: l’esplorazione botanica del monte Arera L’importanza floristica e geobotanica del monte Arera è oggi pienamente compresa grazie all’ingente mole di conoscenze accumulate negli ultimi 150 anni da numerosi botanici, professionisti e dilettanti, che con autentica passione e grandissimo impegno si dedicarono alla ricerca e all’erborizzazione su questo massiccio. Verso la metà dell’800, per la precarietà dei mezzi e delle vie di comunicazione, l’accesso all’alta montagna era generalmente difficoltoso e obbligava gli studiosi al compimento di vere e proprie spedizioni, che permisero il formarsi di un quadro sufficientemente esauriente della flora bergamasca, ma non consentirono l’approfondimento di specifiche situazioni locali. Così, ad esempio, nel luglio 1847 il dottor Giuseppe Bergamaschi compì un lungo viaggio, dalla città fino al Passo del Tonale (la Val Camonica apparteneva allora alla provincia di Bergamo), quindi nelle valli Borlezza, Scalve, Seriana e Brembana; egli transitò per il Passo Branchino, ignorando il monte Arera. Nel resoconto pubblicato a Pavia alcuni anni più tardi (Peregrinazione statistico-fitologica nelle valli Camonica, Seriana e Brembana, 1853), egli nomina solo quattro specie, osservate tra l’Alpe Maregiana (attualmente denominata Alpe Neel, in Val Canale) e il passo: Saxifraga caesia e Veronica alpina, oggi ancora presenti, insieme a Polemonium coeruleum e Pedicularis sylvatica, mai più ritrovate nella Bergamasca. Pochi anni prima, nel 1843, Lorenzo Rota, di professione medico ma valentissimo botanico, aveva pubblicato l’Enumerazione delle piante fanerogame rare della Provincia bergamasca, dove segnalava la presenza di Barbarea bracteosa nelle valli Vedra e Parina. Il “principe” dei botanici bergamaschi, nel 1853 consegnava alle stampe il suo lavoro più completo, il Prospetto della flora della Provincia di Bergamo; per la prima volta il monte Arera veniva esplicitamente citato per Primula glaucescens, Cytisus emeriflorus, Geranium argenteum e Saxifraga oppositifolia (le ultime due non sono state ritrovate in tempi recenti). Nel 1894, il professor Emilio Rodegher, di origine veronese e insegnante presso alcuni Istituti Tecnici della provincia, insieme all’ingegner Giuseppe Venanzi, pubblicava un nuovo Prospetto della 24 L’ESPLORAZIONE BOTANICA flora della Provincia di Bergamo; per il monte Arera venivano riprese alcune segnalazioni del Rota, con l’aggiunta di Carduus defloratus subsp. tridentinus; tra il 1894 e il 1916 E. Rodegher lo percorse più volte, raccogliendo vari campioni (Campanula barbata, Gnaphalium supinum, Valeriana supina, ecc.) per il suo ricchissimo erbario (più di 7300 fogli!), attualmente depositato presso l’Orto Botanico dell’Università di Pavia. Dobbiamo a G. B. Traverso, docente di botanica all’Università di Padova, la prima articolata relazione floristica interamente dedicata al monte Arera (Una salita botanica al Pizzo Arera, 1908). Dopo un sintetico inquadramento geografico, geologico e vegetazionale, il resoconto dell’escursione richiama 55 specie, mentre 112 sono quelle raccolte per la determinazione; l’autore non le avrebbe pubblicate “... se non mi fossi accorto che i botanici i quali si sono occupati della flora bergamasca non ricordano quasi mai il Pizzo Arera e se fra di esse non ve ne fosse qualcuna nuova per la provincia di Bergamo e qualche altra notevolmente rara...”; fra queste Campanula raineri, Silene elisabethae, Achillea clavenae, Minuartia austriaca, Papaver aurantiacum, Petrocallis pyrenaica, Campanula carnica, Hedysarum hedysaroides, Sanguisorba dodecandra, Viola dubyana, Aquilegia einseleana e Leontopodium alpinum. L’escursione ebbe luogo il 9 agosto 1907; il professor Traverso partì da Parre con due compagni e una guida, risalì le valli Nossana e Gorgolina e attraversato il pianoro di Camplano puntò alla cresta orientale dell’Arera, ma in questo tratto il gruppetto incorse in un increscioso incidente, perché, assurdamente sospettato di propagare l’afta epizootica fra il bestiame, venne ripetutamente bersagliato dai grossi massi che alcuni pastori facevano rotolare dal pendio soprastante. Negli anni seguenti furono due studiosi svizzeri ad occuparsi intensamente delle montagne bergamasche e dell’Arera: Ernest Wilczek, docente di botanica presso l’Università di Losanna, e Paul Chenevard, ginevrino, amministratore di un importante negozio di stoffe, accostatosi alla botanica solo verso i trent’anni. Fu soprattutto lo Chenevard, tra il 1911 e il 1913, a condurre una serie di meticolose campagne esplorative; in particolare, nell’estate del 1912 egli sostò lungamente a Roncobello, compiendo numerose escursioni nella zona del monte Arera, con passione e determinazione eccezionali, considerato che all’epoca era già ultrasettantenne, essendo nato nel 1839. 25 L’ESPLORAZIONE BOTANICA Nel 1912 i due studiosi pubblicarono congiuntamente un saggio intitolato Contributions à la flore des Préalpes bergamasques, mentre al solo Chenevard dobbiamo una comunicazione alla Società Botanica di Ginevra: Herborisations aux environs de Roncobello. Nel 1914 apparve un nuovo Contributions à la flore des Préalpes bergamasques, opera dello Chenevard, che nel 1915 approntò anche un voluminoso manoscritto sulla flora delle Prealpi Bergamasche, mai pubblicato, reperibile presso la Biblioteque del Conservatoire et Jardin botanique de la Ville de Genève. Complessivamente sono raccolte oltre 33.000 segnalazioni relative al nostro territorio, di cui 421 riferibili al monte Arera ed ai più prossimi rilievi; oltre a tutte le specie precedentemente descritte, vi compaiono, tra le altre, Allium insubricum, Cerastium latifolium, Crepis kerneri, Linum alpinum, Doronicum columnae, Doronicum grandiflorum, Saxifraga sedoides, Saxifraga vandellii, Minuartia grignensis, Laserpitium nitidum, Laserpitium peucedanoides, Primula auricula, ecc. Aiutato da alcuni botanici sia professionisti che dilettanti, lo Chenevard raccolse un consistente erbario, oggi depositato a Ginevra; inoltre egli fu in cordiale e proficua relazione col Rodegher. Per registrare ulteriori sviluppi, occorre giungere fino al secondo dopoguerra. Fausto Lona, docente di botanica all’Università di Parma, nel 1947 raccolse una pianta che pubblicò come nuova specie nel 1949, dedicandola al suo maestro Sergio Tonzig, direttore dell’Istituto Botanico dell’Università di Milano: si tratta di Linaria tonzigii, in un primo tempo ritenuta esclusiva del gruppo Arera-Corna Piana, ma in seguito ritrovata in poche altre stazioni, tutte in territorio bergamasco. In verità, la pianta era già stata raccolta nel 1911 da Wilczek e Chenevard, i quali, disponendo di reperti troppo scarsi e incompleti, al momento preferirono evitare di proporla come nuova specie. Tra gli anni ’50 e ’60 furono particolarmente attivi un gruppo di botanici tedeschi e austriaci, le cui ricerche erano indirizzate principalmente a definire la genesi e gli areali delle specie endemiche delle Alpi meridionali, particolarmente degli endemiti insubrici, esclusivi dei rilievi compresi tra il Lago Maggiore e il Lago di Garda. Il 18 agosto del 1956, H. Merxmüller, W. Gutermann e W. Wiedmann partirono da Valcanale e, nel corso di un’ascensione al monte Arera, raccolsero un caglio che l’anno seguente fu pubblicato come nuova specie da Merxmüller e F. Ehrendorfer: Galium 26 L’ESPLORAZIONE BOTANICA montis-arerae. Durante la medesima escursione rinvennero, oltre a numerosissimi esemplari di Linaria tonzigii, anche diverse piante di Saxifraga presolanensis, pianta scoperta nel 1894 da A. Engler sulla Presolana e non più rivista da allora, tanto da essere definita “specie fantasma”. A questo punto, il valore botanico del monte Arera è universalmente riconosciuto, tanto che H. Pitschmann e H. Reisigl, in una pubblicazione del 1959 scrivono che “... per un botanico è veramente il gioiello più prezioso del tesoro delle Alpi Bergamasche, in quanto vi risiede più di una dozzina di endemiti delle Alpi meridionali”. Nei medesimi anni l’Arera è frequentemente visitata da Luigi Fenaroli e Nino Arietti, nel corso di ricerche dedicate ad alcune specie endemiche locali. L’ultimo endemita ritrovato è Moehringia concarenae, specie descritta solo nel 1991 da F. Fenaroli e F. Martini, ma già raccolta dall’Arietti nel 1958 sotto il nome di Moehringia ciliata/polygonoides. In anni più recenti, l’Arera è oggetto di studio da parte di numerosi ricercatori, mentre a partire dal 1989, il gruppo Flora Alpina Bergamasca (F.A.B.) ha avviato un progetto per la revisione della flora provinciale, in seguito finalizzato alla realizzazione di un atlante corologico, secondo le modalità proprie della cartografia floristica centro-europea. Le segnalazioni ad oggi raccolte relative al Pizzo Arera ed ai più prossimi rilievi ammontano ad oltre 3100, riferibili a più di 900 specie, per ognuna delle quali vengono registrate stazione, quota, esposizione, fenologia e ambiente di crescita. Fioriture di Papaver aurantiacum sul ghiaione del Mandrone 27 LA GUIDA: INDICAZIONI PER L’USO Partendo dalla considerazione che il primo messaggio visivo proveniente da un fiore e immediatamente recepito dall’osservatore è il colore, questo è stato utilizzato come punto di partenza dell’indagine conoscitiva seguendo l’esempio di alcuni autori (Aichele, Stefenelli, Poletti). Al di là delle mille sfumature sono state individuate sei “fasce di colore” in una delle quali collocare il fiore preso in osservazione. Successivamente, in base alla sua “struttura” lo stesso fiore viene assegnato, nell’ambito della fascia di colore prescelta, ad un gruppo particolare (fiori regolari, fiori in capolino, fiori in ombrella, fiori in amento, fiori irregolari). Queste due osservazioni iniziali, se ben condotte, portano all’individuazione di una specie o di un gruppo di specie che singolarmente descritte, considerando soltanto “caratteristiche” facilmente osservabili, forniranno ulteriori indicazioni per la definitiva determinazione della specie presa in esame. 1) Scegliere la fascia di colore in cui collocare il fiore ■ Fascia bianca - Fiori bianchi senza evidenti sfumature d’altro colore. ■ Fascia gialla - Fiori dal bianco giallastro al giallo vivo fino al giallo arancione. ■ Fascia verde - Fiori a dominante verde ma sempre tendenti al giallastro. ■ Fascia azzurra - Fiori dall’azzurro tenue al blu intenso. ■ Fascia viola - Fiori dall’azzurro violaceo al viola glicine fino al viola più intenso. ■ Fascia rossa - Fiori dal bianco rosato al rosa e al rosso porpora. Avvertenze: Poiché la percezione del colore è del tutto soggettiva si possono manifestare incertezze, soprattutto se la tinta del fiore è al limite di passaggio tra una fascia di colore 28 LA GUIDA: INDICAZIONI PER L’USO e l’altra, per cui si consiglia di consultare le possibili fasce di colore sulle quali si è in dubbio. Nel caso in cui sullo stesso fiore compaiano diversi colori considerare sempre il colore dominante. Non sempre i fiori della stessa specie si presentano con la medesima intensità di colore per cui è bene osservare diversi esemplari e considerare il colore più frequente. Nel gruppo dei fiori a struttura simile ad una margherita il colore da considerare è quello della “corolla” esterna perché l’interno è sempre giallo. È infine opportuno far notare che per alcuni generi botanici complicati, la determinazione sul campo col solo colore non è possibile. Campanula raineri e Aquilegia einseleana 29 LA GUIDA: INDICAZIONI PER L’USO 2) Osservare la struttura del fiore Fiori regolari a simmetria raggiata Simbolo R + n° petali Le varie parti del fiore, all’incirca uguali per forma e dimensione, sono tutte disposte regolarmente attorno al centro del fiore stesso. Questo gruppo viene suddiviso considerando il numero dei petali (primula, ciclamino) o il numero dei lobi se la corolla è foggiata a campana, ad imbuto o a coppa (campanula, genziana, rododendro). Fiori in capolino (Asteraceae già Compositae) Simbolo CA Fiori che, pur avendo l’aspetto di un unico fiore, paiono “composti” da numerosissimi fiorellini riuniti in una particolare infiorescenza detta “capolino” simulante appunto un unico fiore. Vi sono fiori con la parte centrale (disco) gialla e la parte periferica (raggio) bianca o colorata simulante una corolla (margherita, astro) e fiori in cui questa distinzione non esiste (cicoria, cardo). Fiori in ombrella (Apiaceae già Umbelliferae) Simbolo OM Fiori molto piccoli, spesso con petali ricurvi verso l’interno, sorretti da peduncoli di uguale lunghezza uscenti da uno stesso punto dello stelo dove solitamente, non sempre, esistono alcune piccole foglioline (brattee) il cui insieme è detto “involucro” (astranzia). In molte specie ciascun peduncolo si ramifica ulteriormente in altri peduncoli più brevi, tutti uscenti da uno stesso punto, alla base dei quali possono esistere alcune piccolissime foglioline (bratteole) il cui insieme è chiamato “involucretto” (angelica, sedano). 30 LA GUIDA: INDICAZIONI PER L’USO Fiori in amento (Salicaceae) Simbolo AM Infiorescenza a forma di spiga, pendula o eretta, con fiori generalmente unisessuali, molto piccoli e con petali ridottissimi o assenti. Fiori irregolari a simmetria bilaterale (Lamiaceae, Violaceae, Scrophulariaceae, ecc.) Simbolo IR Le parti del fiore non sono uguali tra loro e sono simmetricamente disposte lungo un asse longitudinale che divide il fiore in due metà uguali (viola, trifoglio, salvia, bocca di leone). 3) Descrizione delle specie Dopo aver scelto la fascia di colore e, nell’ambito di questa, il gruppo strutturale di appartenenza, leggere attentamente le descrizioni delle specie comprese nel gruppo e stabilire quale fra queste corrisponde alle caratteristiche osservabili sul fiore che stiamo esaminando e che vogliamo riconoscere. Papaver aurantiacum 31 GLOSSARIO Acaule = privo di caule (fusto), cioè senza fusto. Achenio = frutto secco, piccolo, che a maturazione non si apre spontaneamente, nelle Asteraceae spesso fornito di un’appendice piumosa. Acuto / acuminato = appuntito Afillo = privo di foglie Alato = provvisto di espansioni laterali Amplessicaule = organo con base allargata abbracciante lo stelo Antesi = fioritura Antera = ingrossamento terminale di uno stame. Contiene il polline Ascella = punto di inserzione (angolo superiore) di una foglia o di un ramo sul fusto Ascendente = adagiato al suolo, poi raddrizzato. Astata = foglia con lamina a punta di lancia, appuntita all’apice e con due appendici divaricate in basso. Attenuato = progressivamente ristretto Bifido = diviso in due parti fino a metà Bilabiato/a = calice e corolla divisi in due lobi (labbra) Bilobo = diviso in due parti (lobi) ma non fino a metà Brattee = foglie trasformate, diverse per forma e dimensioni rispetto a quelle normali, situate vicino al fiore. Bulbillo = corpicciolo sferoidale che, staccandosi dalla pianta, è in grado di emettere radici e far crescere una nuova pianta. Calice = involucro esterno del fiore, costituito dai sepali Calicetto = verticillo di brattee al di sotto del calice Capolino = infiorescenza formata da numerosi piccoli fiori, ravvicinati e inseriti allo stesso livello su un ricettacolo, simulante un fiore unico, come nelle Asteraceae. Capsula = frutto secco, formato da più divisioni, aprentesi spontaneamente a maturità. Caulinari, cauline = situati/e sul caule, cioè sullo stelo. Cespitoso = formante un cespo Cigliato = margine di un organo con peli evidenti Cordato = a forma di cuore, con un’insenatura all’attaccatura del picciolo. Crenato = margine fogliare leggermente intaccato Drupa = frutto con buccia sottile, polpa carnosa e nocciolo legnoso. Endemismo = fenomeno per cui una specie, per varie cause, cresce spontaneamente solo in un’area circoscritta e ristretta. Endemita = organismo endemico Fauce = parte centrale della corolla Follicolo = frutto secco, senza divisioni, aprentesi a maturità Glabro = privo di qualsiasi rivestimento peloso Glauco = di colore verde azzurrognolo 32 GLOSSARIO Guaina = elemento basale di una foglia avvolgente il fusto Inciso = con divisioni profonde, spesso irregolari. Imparipennata = foglia composta, pennata, con un numero dispari di foglioline, per la presenza di una fogliolina apicale. Infiorescenza = insieme di fiori portati da un asse comune Involucro = insieme di foglioline o di squame formante una sorta di calice attorno ad una infiorescenza Labello = espansione di un petalo che lo rende diverso dagli altri per forma e dimensioni Lacinie = suddivisioni in segmenti da molto sottili a filiformi Lasso = poco compatto, aperto. Legume = frutto secco aprentesi a maturità secondo due linee longitudinali Lesiniforme = molto stretto, sottile e appuntito. Ligulati = fiori delle Asteraceae con corolla irregolare, dotati di un lungo lembo (ligula) solitamente posizionati alla periferia del capolino, spesso scambiati per petali. Lineare = sottile, stretta. Lobi = intaccature ± profonde, rotondeggianti di un organo. Mucrone = appendice terminale di un organo, sottilissima, appuntita, ± rigida. Mucronato = provvisto di mucrone Nettarii = organi fiorali dove si produce e si raccoglie il nettare Nitrofila = pianta che predilige i suoli ricchi di azoto, condizione frequente nei riposi del bestiame, presso le malghe. Nucula = piccolissima noce Ombrella = infiorescenza in cui i peduncoli dei singoli fiori partono tutti da uno stesso punto dello stelo Orecchiette = piccole espansioni fogliacee rotondeggianti alla base del picciolo Patente = allargato, perpendicolare rispetto all’asse (del fusto o del fiore). Palmatopartita = foglia palmata profondamente suddivisa Pannocchia = infiorescenza composta, con un asse principale da cui si dipartono assi secondari progressivamente più corti. Pennatosetta = foglia allungata e divisa in segmenti fino all’asse centrale, tanto da sembrare pennata. Petali = foglie trasformate, formanti la corolla del fiore. Picciolo = organo con cui la foglia si attacca al fusto Prostrato = fusto adagiato sul terreno senza emissione di radici Pubescente = rivestito da leggera, morbida peluria. Pulvino = cuscinetto compattissimo, di forma emisferica. Racemo = infiorescenza indefinita, con asse allungato e fiori peduncolati. Revoluto = margine fogliare ripiegato all’infuori (verso la pagina inferiore) in senso longitudinale 33 GLOSSARIO Rizoma = fusto trasformato in organo di riserva, strisciante al suolo o sotterraneo. Rosetta = insieme di foglie adagiate sul terreno alla base del fusto Sagittata = foglia con lamina formata a punta di freccia, acuta, con la base incavata. Scapo = fusto fiorale eretto, privo di foglie o con poche squame, spesso nascente dalla rosetta basale. Scarioso = margine fogliare di consistenza membranacea Sepali = foglioline trasformate, costituenti il calice. Sessile = senza picciolo o senza peduncolo Siliqua = frutto secco aprentesi a maturità in due divisioni separate da un diaframma membranoso, tipico delle Brassicaceae. Smarginato = petalo o foglia intaccato all’apice Spata = brattea membranacea che avvolge un’infiorescenza Sperone = prolungamento a sacco, ± sviluppato, di un petalo. Squame = foglie ridottissime, spesso di aspetto membranoso. Stame = organo maschile del fiore composto da un peduncolo (filamento) che sostiene l’antera contenente il polline Stimma = parte terminale dello stilo, di forma diversa, destinata ad accogliere il polline. Stilo = parte superiore del pistillo, solitamente filiforme, ma spesso anche d’altra forma. Stipole = espansioni fogliacee o membranose alla base delle foglie Suffrutice = piccolo arbusto semilegnoso Tepali = foglie trasformate, sostituenti sia i sepali che i petali. Terminale = parte estrema di un organo Tomentoso = coperto da peli molli, cotonosi. Trilobo = organo diviso in tre lobi Tubo corollino = formato dalle parti inferiori dei petali saldate tra loro Tubulosi = nei capolini delle Asteracee sono i fiori del disco centrale, sprovvisti di ligula. Unghia = parte inferiore di un petalo, sottile e spesso molto allungata. Verticillo = insieme di organi disposti a cerchio, sullo stesso livello, attorno ad un asse. Villoso = peloso 34 SCHEDE BOTANICHE Struttura delle schede botaniche Tassonomia e nomi scientifici secondo: D. AESCHIMAN, K. LAUBER, D. M. MOSER, J. P. THEURILLAT, FLORA ALPINA, 2004, Zanichelli, Bologna. Si informano i lettori che la maggior parte delle piante descritte sono protette dalle leggi vigenti; alcune fra loro sono inoltre iscritte negli elenchi nazionali e regionali delle specie botaniche in via di estinzione. Si invitano pertanto gli escursionisti al più rigoroso rispetto delle specie vegetali e dell’ambiente. 35 BRASSICACEAE Arabis bellidifolia subsp. stellulata (Bertol.) Greuter & Burdet Arabis pumila Jacq. Arabetta minore R4 – 6/10 mm – VI/VII H 3/20 cm - Perenne, con peli stellati a 3-5 raggi (lente!). Foglie basali addensate in rosetta, coriacee, ovali, a margine intero o con alcuni dentelli, fittamente pelose. Fusti eretti, pelosi, con poche foglie sessili e ridotte. Fiori in racemi apicali; petali bianchi, tondeggianti, spesso eretti. Frutto a siliqua. BRASSICACEAE Comune nei luoghi sassosi, nelle fessure delle rupi e nelle vallette nivali. Alpi e Appennini. Arabis alpina subsp. alpina L. Arabetta alpina R4 – 8/11 mm – VI/VIII H 5/30 cm - Perenne. Forma morbidi cespi con getti sterili provvisti di sole foglie e fusti ramificati eretti-ascendenti. Foglie largamente lanceolate e con margine grossolanamente dentato, pubescenti, le basali attenuate in un breve picciolo, le cauline sessili e abbraccianti il fusto. Fiori in densi racemi apicali. Frutto a siliqua. 36 Comune sui macereti e sulle rocce, anche in stazioni a lungo innevate. Artico-alpina. (L.) Kuntze Hutchinsia alpina (L.) R. Br. Iberidella alpina BRASSICACEAE Pritzelago alpina H 5/10 cm - Perenne. Foglie tutte riunite in rosette basali, pennatosette, con 2-4 paia di minuscoli segmenti laterali ed uno maggiore apicale. Fusti solitamente numerosi, eretti, non ramificati e finemente pubescenti. Racemi apicali compatti al momento della fioritura, poi allungati. Petali ovali, bruscamente ristretti alla base, bianchi. Frutto a piccola siliqua, conservante all’apice lo stilo. Comune su macereti e detriti fini. Monti dell’Europa centrale e meridionale. SENTIERO DEI FIORI CLAUDIO BRISSONI R4 – 5/8 mm – VI/VII 37 CARYOPHYLLACEAE Cerastium latifolium Clairv. Cerastio a foglie larghe R5 – 18/25 mm – VII/VIII H 5/15 cm - Perenne. Pianta con deboli fusti striscianti, formanti cuscinetti poco compatti. Foglie ovali-lanceolate, di norma peloso-ghiandolose, glauche, opposte, le mediane più sviluppate. Fiori appaiati o solitari, con petali lunghi almeno due volte i sepali, profondamente bilobi, bianchi, venati; 5 stili. Frutto a capsula leggermente incurvata con 10 denti. 38 Relativamente comune, colonizza i macereti instabili. Monti dell’Europa meridionale (Alpi occidentali, Appennini e Carpazi). (Jacq.) Hayek Minuartia austriaca R5 – 10/15 mm – VII/VIII CARYOPHYLLACEAE Minuartia austriaca H 8/20 cm - Perenne. Fusti legnosi e fittamente intricati solo alla base, per il resto erbacei, esilissimi, eretti e glabri. Foglie lineari, le cauline gradualmente ridotte. Fiori da singoli a 3 su lunghi peduncoli portanti a metà una coppia di foglioline (bratteole). Petali stretti e ricurvi all’infuori, ben separati fra loro, lunghi quasi il doppio dei sepali. Minuartia verna subsp. verna (L.) Hiern Minuartia primaverile R5 – 6/10 mm – VI/VIII CARYOPHYLLACEAE Rara, cresce sui ghiaioni. Alpi orientali (subendemita). H 5/10 cm - Perenne. Piccolo suffrutice formante un pulvino piuttosto denso, dal quale emergono numerosi fusti fiorali, eretti e pelosi. Foglie linearilanceolate, trinervie e opposte. Fiori riuniti a 2-5, con sepali acuminati e petali ravvicinati, larghi e rotondeggianti, ma bruscamente ristretti alla base, più lunghi dei sepali. Frutto a capsula. Comune nei pascoli sassosi, sui macereti e lungo le cenge. Montagne europee. 39 CARYOPHYLLACEAE Minuartia grignensis (Rchb.) Mattf. Minuartia delle Grigne R5 – 5/8mm – VII/VIII H 5/15 cm - Perenne. Pianta del tutto glabra, formante cespuglietti lassi. Steli fioriferi eretti e foglie lineari, trinervie, addensate alla base dei fusti, in alto più distanziate. Fiori raggruppati a 5-12, con sepali ovato-acuti, talvolta arrossati all’apice, eretti alla fioritura; petali più larghi e leggermente più lunghi, ben distanziati, bianchi. Frutto a capsula. 40 Specie poco osservata, ma relativamente comune su rupi e rocce. Endemita delle Prealpi Bergamasche, dalle Grigne alla Val Seriana. Moehringia della Concarena R 5 – 5/6 mm – VI/VIII CARYOPHYLLACEAE Moehringia concarenae F. Fen. & F. Martini H 5/10 cm - Perenne, formante cespuglietti lassi, con numerosi fusti striscianti. Foglie lineari-lanceolate, glabre, carnosette, acuminate. Fiori 1 o 2 per fusto; sepali con margine scarioso, più lunghi dei petali (carattere osservabile solo asportandoli); petali ellittici assai distanziati. Specie rara e poco appariscente, cresce nei macereti instabili. Endemita esclusivo delle Prealpi Bergamasche e Bresciane, con areale compreso tra la Val Brembana e la Val Camonica. 41 SAXIFRAGACEAE Parnassia palustris L. Parnassia palustre R5 – 20/26 mm – VIII/IX H 5/30 cm - Perenne, rizomatosa, completamente glabra. Fusto indiviso, eretto, angoloso. Foglie di un bel verde lucido, ovato-cordate, con le nervature arcuate, picciolate le basali, sessile quella caulina, inserita a circa metà del fusto. Fiore unico su ogni stelo; sepali lanceolati e petali largamente ovali, bianchi, venati. Stami 5, alternati da altrettanti nettarii provvisti di numerose ghiandole. 42 Comune nei pascoli umidi. Circumboreale (Eurosiberiana e Nord America.) L. Poligono viviparo R5 – 2/4 mm – VI/VIII POLYGONACEAE Polygonum viviparum H 5/30 cm - Perenne, fornita di rizomi sotterranei, con fusti eretti e ingrossati ai nodi, indivisi. Foglie scure e lucide superiormente, glauche e opache sulla pagina inferiore, le basali lanceolato-lineari e picciolate, le cauline più strette, sessili e fortemente ripiegate al margine, con una breve guaina. Fiori bianchi, riuniti in una spiga terminale allungata, con numerosi bulbilli rossastri alla base. Comune negli arbusteti e nei pascoli, specie se umidi. Artico-alpina. 43 RANUNCULACEAE Ranunculus alpestris L. Ranuncolo alpestre R5 – 20/25 mm – VI/VIII H 3/15 cm - Perenne, cespitoso-diffusa, del tutto glabra. Foglie esclusivamente basali, picciolate, a lamina rotonda o reniforme, profondamente divisa in 3 lobi dentati, verdi-lucide. Fiori di norma solitari; petali bianchi, ovali, smarginati all’apice; stami numerosi, gialli. Frutto ad achenio, con becco breve e diritto. 44 Comune sui detriti umidi. Monti dell’Europa meridionale. L. Saxifraga verde-azzurra R5 – 8/11 mm – VII/VIII SAXIFRAGACEAE Saxifraga caesia H 5/12 cm - Perenne. Fusto legnoso, con rami densamente fogliosi e formanti cuscinetti abbastanza compatti. Foglie minuscole, lanceolate, ricurve, coriacee, glaucescenti e incrostate di calcare. Steli fiorali eretti, ghiandolosi, arrossati in basso, con poche foglie sparse. Fiori in racemi di 2-6; sepali brevi, ovali; petali spatolati, bianchi, con venature arcuate. Frutto a capsula. Cresce comunemente nei pascoli sassosi, sui detriti e lungo le creste, specie fra i cespi pionieri di Carex firma Host, dove la vegetazione è discontinua. Montagne dell’Europa meridionale. 45 SAXIFRAGACEAE Saxifraga hostii subpsp. rhaetica Tausch Sassifraga retica R5 – 10/15 mm – VII/VIII H 20/50 cm - Perenne. Fusti legnosi e ramificati, terminanti in dense rosette, sovente riunite in cespi di grandi dimensioni. Foglie lineari-lanceolate, decisamente allungate, nastriformi e ricurve all’infuori in punta, coriacee, dentellate al margine e incrostate di calcare. Stelo fiorale assai elevato, con una ricca pannocchia terminale. Sepali triangolari, appuntiti; petali obovati, bianchi, punteggiati di violetto nella parte basale. Frutto a capsula. SAXIFRAGACEAE Comune sui macereti e sulle rocce. Endemita alpino orientale (Lombardia e Trentino-Alto Adige). Saxifraga paniculata R5 – 8/13 mm – VII/VIII H 5/40 cm Specie simile, ma con foglie più corte, ripiegate verso l’interno e pannocchia meno ricca. 46 Rara, su rocce e macereti. Europa e Nord America (Circumboreale). Mill. L. Erba stella R5 – 10/16 mm – VII/VIII SAXIFRAGACEAE Saxifraga rotundifolia H 20/50 cm - Perenne. Fusti eretti, ramificati, pubescenti e ghiandolosi in alto. Foglie basali raggruppate in rosetta, grandi, con lamina rotondeggiante, dentata e tenera, inferiormente più chiare, con lunghi piccioli pubescenti; foglie cauline progressivamente ridotte. Fiori in rada pannocchia; petali lanceolati, ben distanziati, bianchi e punteggiati di brunoporpora. Frutto a capsula. Predilige i luoghi umidi, è comune negli arbusteti ed alla base delle pareti ombrose. Monti dell’Europa meridionale. 47 SAXIFRAGACEAE Saxifraga vandellii Sternb. Sassifraga di Vandelli R5 – 14/18 mm – VI/VII H 4/9 cm - Perenne. Fusto legnoso e breve, insinuato nella roccia. Foglie strettamente lanceolate, rigide e acuminate, cartilaginee al margine, riunite in rosette addensate in cuscinetti compattissimi. Steli fiorali ghiandolosi, recanti in alto 3/7 fiori relativamente grandi. Sepali lanceolati, ghiandolosi. Petali ovato-spatolati. Frutto a capsula. 48 Rara sulle rupi e lungo le creste. Endemita lombardo-trentino (montagne calcaree dal lago di Como alle Giudicarie, con alcune stazioni disgiunte in alta Valtellina). Waldst. & Kit. Silene quadridentata (Murray) Pers. Silene delle fonti R5 – 6/9 mm – VII/VIII CARYOPHYLLACEAE Silene pusilla H 8/20 cm - Perenne, formante cespi lassi. Foglie per lo più addensate alla base dei fusti, lineari, glabre; foglie cauline più sottili, ricurve, opposte. Fusti fiorali eretti, ramificati, pubescenti in basso e vischiosi in alto. Fiori peduncolati, in infiorescenze terminali lasse. Petali con 4 denti. 3 stili. Capsula uguale al calice o appena più lunga. Comune sui macereti umidi e sulle rupi stillicidiose. Monti dell’Europa meridionale. 49 CARYOPHYLLACEAE Silene vulgaris subsp. glareosa (Jord.) Marsden-Jones & Turril Silene dei ghiaioni R5 – 12/22 mm – VII/IX H 10/30cm - Perenne. Fusti prostrato-ascendenti, ramificati, striscianti fra i detriti. Foglie lanceolate, erbacee o con un sottile margine cartilagineo, talvolta cigliato, mucronate, glaucescenti e opposte. Fiori solitari o appaiati all’apice dei fusti. Calice rigonfio, ovoidale, con evidenti striature violacee longitudinali. Petali con unghia lunga quanto il calice e lembo profondamente bifido; stili e antere violacei. Frutto a capsula tondeggiante. 50 Caratteristica dei macereti più instabili, è poco frequente. Monti dell’Europa meridionale. L. Valeriana delle rupi R5 – 1/2 mm – VI/VIII VALERIANACEAE Valeriana saxatilis H 5/30 cm - Perenne, con rizoma sottile, obliquo. Foglie basali (di norma 4) spatolate, progressivamente attenuate in un lungo picciolo, generalmente trinervie, lucenti e glabre, a margine intero o debolmente dentato verso l’apice. Uno o due paia di foglie cauline, lineari, opposte e sessili. Scapi superanti ampiamente le foglie, recanti un’infiorescenza ramificata, più o meno compatta. Petali piccoli, ovali, saldati alla base a formare un breve tubo corollino. Frutto ad achenio piumoso. Comune sulle rupi, lungo le creste e sui macereti consolidati. Alpi orientali e Appennino settentrionale. 51 RANUNCULACEAE Anemone narcissiflora L. Anemone a fior di narciso R+ - 20/30 mm – VI/VII H 20/50 cm - Perenne. Rizoma sotterraneo con guaine brunastre. Scapi eretti, semplici, lanosi. Foglie basali lungamente peduncolate, con lamina divisa in tre lobi profondamente incisi, lanose; foglie cauline uguali ma sessili, verticillate al di sotto dell’infiorescenza. Fiori (3-8) in densa ombrella apicale, grandi, peduncolati; tepali ellittici, bianchi o debolmente sfumati di roseo all’esterno; antere gialle. Frutto ad achenio. 52 Comune, talvolta copiosa, nei pascoli. Circumboreale (eurasiatica e nordamericana). L. Camedrio alpino ROSACEAE Dryas octopetala R+ - 30/40 mm – VI/VIII H 5/10 cm - Perenne. Basso arbusto a spalliera. Fusto legnoso, strisciante e assai ramificato. Foglie lanceolate, dentate, coriacee, scure e lucenti di sopra, bianco-sericee di sotto, brevemente picciolate e con due stipole lineari. Scapi fiorali eretti e privi di foglie, tomentosi, sovente arrossati. Fiori relativamente grandi, solitari; di norma 8 sepali acuti e altrettanti petali ellittici, bianchi, con al centro numerosi stami gialli. Il frutto è un achenio piumoso. Comune nei pascoli sassosi, sui detriti, lungo le creste e negli arbusteti nani d’alta quota. Artico-alpina. 53