SEZIONE PASTORALE: DOVE, CHI,COME… DOVE… CAP. 8 – ALCUNE PREMESSE SULL’EVANGELIZZAZIONE SCHEMA DEL CAPITOLO Introduzione 1.La Pastorale della Salute negli ultimi decenni 2.Percorsi di evangelizzazione 2.1.Conoscere 2.1.1.L’aspetto antropologico 2.1.2.L’aspetto economico 2.2.La pastorale 2.3.Dalla riflessione all’evangelizzazione 2.3.1.Sensibilizzazione 2.3.2.Coordinamento 2.3.3.Formazione Introduzione “Evangelizzare” è un dovere prioritario per il battezzato e la ragione d’essere della Chiesa. Il nucleo centrale dell’evangelizzazione è Gesù di Nazaret: la sua esistenza, il suo messaggio e la sua opera1. E’ questo un impegno che si offuscò in alcuni periodi della Storia della Chiesa ma con il Concilio Vaticano II, anche a seguito delle vistose trasformazioni in atto nella società, riprese vigore con un crescendo negli ultimi decenni, forse più a livello di documenti che di pratica. Si pensi, ad esempio, all’enciclica “Evangeli nuntiandi” del beato papa Paolo VI e ai chiari input degli ultimi papi fino a Benedetto XVI che istituì “Il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione” (21 settembre 2010) e convocò un Sinodo dei Vescovi sul tema: "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana" (7-28 ottobre 2012). Papa Francesco, nella prima omelia da pontefice chiarì che evangelizzare significa “Confessare Gesù Cristo”; se la Chiesa rinunciasse a questa missione si trasformerebbe in una “ONG assistenziale”; anzi peggio: “Quando 1 “La Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà all’uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza perché l’uomo possa rispondere alla suprema sua vocazione: né è dato in terra un altro nome agli uomini in cui possono salvarsi. Crede ugualmente di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana (CONCILIO VATICANO II, Gaudium et spes n. 10). E il beato papa Paolo VI aggiunge: “Non c’è vera evangelizzazione se il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il Regno, il mistero di Gesù, Figlio di Dio, non sono proclamati” (Evangeli nuntiandi, n. 22). 134 non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio”2. Papa Bergoglio inseguito riprese più volte l’argomento concretizzandolo organicamente nell’Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” (2013) che nelle frasi iniziali evidenzia i benefici dell’evangelizzazione: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni”3. Anche noi, come introduzione a questa sezione del Manuale denominata “Pastorale”, vogliamo riflettere sull’ “evangelizzazione in sanità” per fornire delle “linee guida”, declinandole nei prossimi capitoli guardando al DOVE, a CHI e al COME. -Dove: in ospedale e sul territorio. -Chi: le persone che evangelizzano e chi è destinatario dell’evangelizzazione (malati, famigliari, operatori sanitari…). -Come: utilizzando al meglio gli strumenti di “comunione” e “corresponsabilità”, valorizzando momenti spirituali e rituali (sacramenti) ma anche seguendo percorsi fondati sull’incontro con la persona (relazione d’aiuto) o metodologie che rendono più umani gli ambienti di cura (umanizzazione). Due suggerimenti da non scordare. -Il primo è di papa Benedetto XVI: “Il mondo di oggi ha bisogno di persone che annuncino e testimonino che è Cristo ad insegnarci l’arte di vivere, la strada della vera felicità, perché è Lui stesso la strada della vita; persone che tengano prima di tutto esse stesse lo sguardo fisso su Gesù il Figlio di Dio: la parola dell’annuncio deve essere sempre immersa in un rapporto intenso con Lui, in un’intensa vita di preghiera. Il mondo di oggi ha bisogno di persone che parlino a Dio, per poter parlare di Dio. E dobbiamo anche ricordare sempre che Gesù non ha redento il mondo con belle parole o mezzi vistosi, ma con la sua sofferenza e la sua morte”4. -Il secondo è di papa Francesco: “è necessario recuperare la propria identità senza avere complessi di inferiorità che portano poi ad “occultare la propria identità e le convinzioni… che finiscono per soffocare la gioia della missione in una specie di ossessione per essere come tutti gli altri e per avere quello che gli altri possiedono”5. Ciò fa cadere i cristiani in un “relativismo ancora più pericoloso di quello dottrinale”6. 2 PAPA FRANCESCO, Omelia 14 marzo 2013. PAPA FRANCESCO, Evangelii gaudium, n. 1. 4 BENEDETTO XVI, Discorso al Convegno sulla nuova evangelizzazione, 16 ottobre 2011. 5 Evangelii gaudium, op. cit., n. 79. 6 Evangelii gaudium, op. cit. n. 80. 3 135 1.La Pastorale della Salute negli ultimi decenni “Si può capire l’attenzione della pastorale per ambienti particolari: gli operai, gli intellettuali, i giovani, il turismo e l’emigrazione, la famiglia e gli ecologisti: ma non dimentichiamo che al popolo dei malati e dei morenti apparterremo un giorno tutti quanti, anche noi: sarà il modo inevitabile di incontrare il Cristo che ci riconcilia e ci invita alla Sua Pasqua”7. Così si espresse Fra Pierluigi Marchesi, Superiore generale dell’Ordine Ospedaliero di san Giovanni di Dio, il 15 ottobre 1983, al VI Sinodo dei Vescovi che trattò: “La riconciliazione e la penitenza nella missione della Chiesa”. Ci trovavamo in un’epoca in cui la pastorale della salute era percepita come la “cenerentola” delle pastorali e si limitava, come abbiamo potuto notare in precedenza, prevalentemente a un’ azione sacramentale. Da quel lontano 1983 si è elaborata una visione profonda e articolata della missione della Chiesa nel mondo della salute e si è percorso un proficuo cammino sia a livello di “Chiesa Universale” con l’Istituzione della “Pontificia Commissione per la Pastorale degli Operatori Sanitari”8 (1985) e della “Giornata Mondiale del Malato” (1993), sia a livello di “Chiesa Italiana” che nella sessione autunnale del Consiglio Permanente della CEI nel settembre 1996 istituì “l’Ufficio Nazionale per la pastorale della sanità”. Si riorganizzò inoltre “la Consulta Nazionale per la Pastorale della Sanità” e tre Convegni Nazionali. Di notevole importanza furono le già citate Note: “La pastorale della salute nella Chiesa Italiana. Linee di Pastorale Sanitaria” (1989) e “Predicate il Vangelo e curate i malati. La comunità cristiana e la pastorale della salute” (2006) che fornirono i fondamenti per la realizzazione di questa pastorale riassunte nell’opuscolo predisposto dall’ “Ufficio Nazionale per la pastorale della salute”: “Dal testo al contesto, dal documento al comportamento. Linee guida per l’approfondimento della Nota”(Predicate il Vangelo e curate i malati”) (2014). Anche varie diocesi italiane istituirono Uffici e Consulte di Pastorale della Salute oltre che intraprendere progetti in vari settori. Non possiamo dimenticare l’impegno a livello formativo con la nascita dell’ “Istituto Internazionale di Pastorale Sanitaria il Camillianum” di Roma (1987) e l’organizzazione in alcune diocesi di “Bienni in pastorale sanitaria” e di corsi di “Educazione Pastorale Clinica”. Un ultima annotazione riguarda i “termini”. Con il trascorrere del tempo si è sostituita la “pastorale della sofferenza o dei malati” e la “pastorale dell’ospedale” con la “pastorale della sanità” o “pastorale della salute” per indicare il coinvolgimento di tutta la comunità cristiana in questa azione come pure l’ampiamento del raggio di azione all’unitotalità dell’uomo e a tutti coloro che operano o usufruiscono di questo settore: dai parenti agli operatori sanitari, dai volontari alle strutture. Dunque, il raggio d’azione della pastorale della salute è molto ampio, poiché ogni anno, milioni di persone, transitano attraverso le centinaia di ospedali 7 G. CERVELLERA-G. M. COMOLLI, Ospitare l’uomo. La vita di fra Pierluigi Marchesi, Ancora, Milano 2012, pg. 89. 8 Divenuta con la riforma della Curia Romana attuata dalla Costituzione apostolica “Pastor bonus” del 28 giugno 1988, “Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari”. 136 sparsi in Italia e altre migliaia di malati sono presenti “ sul territorio”. Troviamo, inoltre, una moltitudine di individui che operano nelle strutture assistenziali e socio-assistenziali come medici, ricercatori, infermieri, amministrativi, tecnici e volontari. La pastorale della salute si occupa di loro, abbracciando un target vasto e variegato e molteplici settori riguardanti la salute e la malattia, l’ospedale e il territorio, la cura e l’assistenza, la ricerca e la sperimentazione, le politiche sanitarie e l’equa allocazione delle risorse, l’educazione alla salute e la prevenzione. Possiamo quindi definire “il mondo della salute”: “il crocevia delle grandi speranze e dei grandi drammi che colpiscono l’umanità, drammi d’ingiustizia, di violenza, di mancanza d’amore, di etica sviata, di peccato, ma anche luoghi dove l’amore e la generosità celebrano significativi trionfi”9. “E’ a questo mondo della sanità, caratterizzato da luci ed ombre, che la Chiesa, in forza della sua missione, è chiamata ad aprirsi, animata da speranza, da spirito di collaborazione e dalla volontà di rendere un contributo essenziale alla salvezza dell’uomo”10. La pastorale della salute, intesa come “la presenza e l’azione della Chiesa per recare la luce e la grazia del Signore a coloro che soffrono e a quanti ne prendono cura”11, mostra alcuni percorsi affinché la Chiesa continui l’azione guaritrice di Cristo nella sanità attuale, a servizio della vita, ponendosi a fianco della medicina e dell’assistenza e fornendo risposte ai quesiti esistenziali sulla sofferenza, sul dolore e sulla morte12. Al numero 21 della Nota: “La pastorale della salute nella Chiesa Italiana. Linee di Pastorale Sanitaria” si indicano alcuni aspetti che richiedono una particolare attenzione: priorità dell’evangelizzazione e della catechesi; la celebrazione dei sacramenti13; l’umanizzazione della medicina e dell’assistenza ai malati14; la rilevanza dei problemi etici-morali15. 2.Percorsi di evangelizzazione 2.1.CONOSCERE La base per progettare un adeguato percorso di evangelizzazione è conoscere la realtà dove questo sarà attualizzato, cioè il mondo della salute che è uno specchio significativo della società attuale.. Un’interessante descrizione è presente nella prima parte della Nota “Predicate il vangelo e curate i malati. La comunità cristiana e la pastorale della 9 A. BRUSCO, La Pastorale Sanitaria nell’attuale contesto sociale, in I. MONTICELLI (a cura di), Progettualità ecclesiale nel mondo della salute, Salcom, Brezzo di Bedero (Va), pg. 30. 10 CONSULTA NAZIONALE CEI PER LA PASTORALE DELLA SANITÀ, La pastorale della salute nella Chiesa italiana. Linee di pastorale sanitaria, Roma 1989, n. 12. 11 La pastorale della salute nella Chiesa italiana. Linee di pastorale sanitaria, op. cit., n. 19. 12 “La Chiesa, che nasce dal mistero della redenzione nella Croce di Cristo, è tenuta a cercare l’incontro con l’uomo in modo particolare sulla via della sua sofferenza. In tale incontro l’uomo diventa ‘la via della Chiesa’, ed è, questa, una delle vie più importanti” (GIOVANNI PAOLO II, Salvifici doloris, n. 3). 13 Cfr.: capitolo 16 di questo Manuale. 14 Cfr.: capitolo 18 di questo Manuale. 15 Cfr.: capitoli 19-21 di questo Manuale. 137 salute” a cui rimandiamo il lettore16. Qui riportiamo unicamente alcuni input. “L’assetto attuale del mondo della salute va compreso anche alla luce di alcune tendenze della cultura contemporanea e del progresso scientifico e tecnico che hanno inciso sul modo di concepire la salute e la malattia, la vita e la morte”17. Di conseguenza, per comprendere la tipologia di pastorale da realizzare “è opportuno evidenziare l’attuale modello di società, rimarcando che per situarsi in termini esatti di fronte al mondo della salute occorre assumere un atteggiamento che porti a considerarlo nel più ampio contesto della società e della cultura in essa dominante, e a ritenerlo uno dei luoghi più significativi dove cogliere la trama culturale del nostro tempo. Infatti, come suggeriva Albert Camus, non sono i medici ma è la società a essere giudicata dal modo in cui in essa si soffre e si muore. Con queste parole, lo scrittore francese intendeva dire che il comportamento degli operatori sanitari nell’assistenza, prima che in ognuna delle persone trova le sue radici nella cultura e nella politica della società in cui essi lavorano”18. Dalla Nota citata costatiamo che il progresso scientifico e tecnologico degli ultimi decenni ha allontanato la cura e, di conseguenza gli operatori sanitari, dalle esigenze del malato, svuotando le professioni sanitarie degli ideali filantropici, vanto della medicina ippocratica. Inoltre, nelle normative che governano la sanità, è evidente l’ottica aziendalista e una progressiva riduzione dei servizi. Anche il concetto di salute ha assunto una rilevanza straordinaria a livello culturale acquisendo, come precedentemente affermato, nuove connotazioni abbracciando le molteplici dimensioni dell’uomo, superando la sfera strettamente organica per abbracciare quella psico-somatica e ampliandosi al sociale. Continuando la nostra analisi fermeremo l’attenzione unicamente su due degli aspetti che condizionano la sanità e perciò meritano una particolare attenzione anche a livello di evangelizzazione: l’aspetto antropologico e l’aspetto economico. 2.1.1.L’ASPETTO ANTROPOLOGICO Ricordava il filosofo M. Heidegger (1889-1976): “Nessuna epoca ha saputo conquistare tante e così svariate conoscenze sull’uomo come la nostra, eppure nessun epoca ha conosciuto così poco l’uomo come la nostra”19. L’aspetto antropologico predominante nella società attuale ricca di ambiguità e di contraddizioni, dove si sono compiuti significativi progressi per difendere i diritti dei più fragili ma si è smarrita la globalità della persona e del suo destino costruendo anche un ambiguo concetto di “qualità della vita” notevolmente divergente dalla nozione cristiana di “dignità e sacralità della vita”, esalta l’esistenza osservandola dall’angolatura dell’eterna giovinezza, dell’efficienza e del piacere, svalutando il limite, il dolore e la fragilità costitutivi 16 COMMISSIONE EPISCOPALE PER IL SERVIZIO DELLA CARITÀ E DELLA SALUTE, Predicate il vangelo e curate i malati. La comunità cristiana e la pastorale della salute, 2006, nn. 5-18. 17 Predicate il vangelo e curate i malati. La comunità cristiana e la pastorale della salute, op. cit., 2006, n. 8. 18 A. BRUSCO- S. PINTOR, Sulle orme di Cristo medico, EDB, Bologna 1999, pg. 11. 19 M. HEIDEGGER, Kant e il problema della metafisica, La Terza, Roma-Bari 2006, pg. 275. 138 del DNA di ogni uomo. Di conseguenza, chi non raggiunge un livello minimale di qualità o affronta situazioni di completa compromissione, senza possibilità di recupero, secondo la cultura attuale, smarrirebbe il significato dell’esistenza. Ciò sta alla base della cosidetta “anti-life mentality”. Ma decantare questa prospettiva equivale a valorizzare unicamente la porzione di persona riferibile alla materialità, tralasciando le dimensioni percepibili dai sensi (relazioni affettive, amore, amicizia, mutualità e solidarietà…) e l’aspetto spirituale. Eppure, la vita, è sempre un splendido dono di Dio e un diritto inviolabile di ogni uomo. Non possiamo inoltre scordare il divario crescente tra il progresso delle conoscenze tecnico-scientifiche e lo smarrimento dei fondamenti epistemologici e antropologici cui la medicina dovrebbe riferirsi, schiavi di un approccio neo-positivista che ha disgiunto la patologia che affligge l’uomo dalla persona malata facendo perdere agli eventi capitali dell’esistenza il loro significato umano e il carattere di mistero. Dunque la sfida è “di armonizzare le due grandi logiche che troppo spesso si contrastano la supremazia nell’ambito di tutti i settori del vivere: la logica tecnica e la logica etica. La prima si lascia guidare dal principio della possibilità, l’altra dai valori”20. Per questo possiamo affermare che la questione più drammatica della sanità odierna è la separazione della scienza dalla cultura etica-umanistica. 2.1.2.L’ASPETTO ECONOMICO Un altro fondamentale problema che la sanità deve affrontare, e che in futuro condizionerà sempre maggiormente la cura e l’assistenza, è quello economico passando da un’assistenza sanitaria che si faceva carico della salute del cittadino dalla “culla alla tomba” giungendo, nel corso degli anni, alla metodologia delle tre “T”: tagli, ticket e tetti di spesa. Ciò ha trasformato il malato da paziente “in utente”; gli strumenti di cura “in materiale di consumo”; gli operatori sanitari “in burocrati spesso demotivati”; i medici “in amministratori” condizionati dalla struttura e con il costante dilemma di dover scegliere tra i costi e la cura migliore, faticando a prescrivere al paziente quanto scienza e coscienza suggeriscono. Osservava D. Pellegrino: "La battaglia più dura che molti medici oggi si trovano a combattere (...) si risolve, principalmente, nel tentativo di riduzione dei costi della sanità”21. Per ragioni di obiettività, non possiamo tacere, che anche l’introduzione a carico del cittadino di gravosi ticket non solo non risolveranno il problema economico ma questi provvedimenti restituiranno in negativo “cattivi frutti”, con un aumento in futuro dei costi sanitari dovuti al peggioramento globale della salute. Già oggi, molti malati cronici, hanno diradato gli accertamenti e in alcuni casi anche le terapie salvavita e gli “apparenti sani” faticano a seguire una debita prevenzione. 2.2.LA PASTORALE L’uomo d’oggi non vede necessario il passaggio di Dio nella storia umana; 20 21 La pastorale sanitaria nell’attuale contesto sociale, op. cit., pg. 35. D. PELLEGRINO – A THOMASMA, Medicina per vocazione, EDB, Roma 1992, pg. 32. 139 pensa di potersi salvare da solo. Al contrario il cristiano crede nella storia come luogo e teatro dove Dio salva. Quindi la storia è lo scenario dove si svolge l’azione pastorale, cioè l’azione della Chiesa intesa come salvezza offerta da Dio all’uomo mediante l’evangelizzazione, la catechesi, la liturgia, la carità, la promozione umana... Ma la Chiesa deve incarnarsi nella società senza identificarsi con essa rimanendone l’anima; per questo, una superficiale conoscenza della realtà, è insufficiente per programmare una seria ed efficace azione pastorale. Dobbiamo ragionare sui meccanismi e sulle dinamiche che stanno alla base dei comportamenti di un popolo, cioè sui valori o disvalori; solo così influiremo sui problemi andando alle radici e saremo propositivi. “La pastorale sanitaria deve essere una pastorale che propone, che provoca e anche che contesta, violentemente se necessario, perché il vangelo è violenza (“Non sono venuto a portare la pace, sono venuto a portare il fuoco…)”22. L’arcivescovo G. Bonicelli, vescovo emerito di Siena, in una Lettera pastorale alla sua diocesi ammoniva: “Non dobbiamo dimenticare che la realtà complessa non richiede più attività, ma più pensiero, più contemplazione, più discernimento”23. Inoltre, la nostra, è una riflessione pastorale che richiede, come ricordava H. Nowem, “Una contemplazione attenta e critica della condizione umana. Attraverso la contemplazione il pastore d’anime strappa il velo e mostra a se stesso e agli altri il fatto che il bene e il male non sono semplici parole, ma bensì realtà visibili della vita di ogni uomo”24. Ricollegandoci alla scissione tra cultura scientifica ed eticaumanistica, e di conseguenza all’attuale visione di uomo e di “qualità della vita” accennata nel paragrafo precedente, un aspetto dell’evangelizzazione dovrà riguardare il recupero della “centralità della persona”, poichè oggi l’uomo, come evidenziato da B. Mondin, “non è più persona per diritto di natura, ma per beneplacito della stessa società”25 e N. Abbagnano aggiunge: “Si parla tanto di ‘morte di Dio’, ma chi è stato veramente ucciso dal pensiero moderno è l’uomo”26. E’ opportuno, quindi, identificare parametri che dimostrino che ogni vita, anche se sofferente, può ottenere una rilevante ed accettabile qualità. Questa coincide con l’adattamento alle limitazioni esistenziali, con l’accoglienza positiva delle trasformazioni che una patologia comporta, con il significato attribuito a quel periodo dell’esistenza. L’errore odierno consiste nel coniugare i parametri di qualità con il concetto di salute. E’ opportuno, quindi, riappropriarsi della cultura della malattia per procurare significato al soffrire e valore di esperienza pienamente umana al morire. L’esasperazione del concetto di salute sta diffondendo, subdolamente, un clima culturale di morte, oltre un messaggio ambiguo: le condizioni di terminalità o di fragilità grave ed invalidante non sono conciliabili con 22 A PLOTTI, La comunità cristiana nel mondo della salute fra unità e molteplicità di azioni e di soggetti, in Notiziario dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Sanità, n. 1, novembre 2001, pg. 83. 23 R. DONADONI – M. MONARI (a cura di), Omnibus omnia factus. Discorsi e scritti, Cantagalli, Siena 2000, pg. 57. 24 H. NOWEN, Ministero creativo, Queriniana, Brescia 1982, pg. 73. 25 D. MONDIN, Il Valore-Uomo, Dino, Roma 1983, pg. 15. 26 N. ABBAGNANO, L’uomo progetto 2000, Dino, Roma 1980, pg. 39. 140 un’esistenza degna di essere vissuta. Questa visione è inaccettabile dalla concezione cristiana per la quale ogni uomo è “ una persona” costituita ad immagine di Dio 27, detentrice di dignità e di diritti; di conseguenza, sempre meritevole di rispetto dal concepimento alla morte naturale, indipendentemente dall’età, dalla condizione sociale, dalla razza e dalla religione. Per quanto riguarda l’aspetto economico, per colmare il divario tra spesa sanitaria ed entrate, è insufficiente praticare unicamente precise tecniche gestionali elevandole a panacee in grado di risolvere tutti i problemi, poiché unicamente le valenze etiche dell’equità, dell’uguaglianza, della giustizia e della responsabilità, potranno essere il trait-d’union tra salute ed economia, suggerendo le modalità per intersecare le politiche economiche ai bisogni di salute. Rammentava il cardinale D. Tettamanzi: "L'economia non è fine a se stessa e non ha in se stessa i criteri fondamentali e decisivi del suo realizzarsi umano: essa è imparentata con un legame indissolubile con I'uomo, con la dignità personale dell'uomo. Come deriva dall'uomo, così è ordinata all'uomo. In questo senso le cosiddette questioni economiche non sono soltanto sic et simpliciter economiche; ma sono sempre anche questioni antropologiche ed etiche. Dove la dimensione etica, non è più semplicemente sovrapposta né indebitamente imposta dalI'esterno all'economia, ma è intrinseca a un'economia che voglia essere umana ed umanizzante"28. E’, inoltre, urgente educare tutti al “bene comune”, cioè "all'insieme di quelle c ondizioni della vita sociale che permettono sia alla collettività sia ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente"29. Ma il “bene comune” è “un bene arduo da raggiungere, perché richiede la capacità e la ricerca costante del bene altrui come se fosse il proprio”30. La responsabilità nei riguardi del “bene comune” non prescinde dalla ricerca del proprio benessere; postula contemporaneamente l’esigenza di valutare l’altrui interesse alla pari del proprio. L'operare per il bene comune si esprime nel riconoscere, nel rispettare e nel rendere concreto i diritti di tutti i membri della società. Il “bene comune” non è utopia o un’idea astratta; sono comportamenti da ricostruire, oltrepassando la nostrana abitudine che individua, sempre e comunque altrove, le responsabilità di ciò che avviene. Per quanto riguarda il settore della salute, “ bene comune” significa educare il cittadino a trasformarsi da consumatore passivo dei servizi sanitari e dei farmaci ad attore della sua salute, rammentando che più cure non equivalgono 27 “Egli è la vera immagine di Dio e su di lui ogni uomo è chiamato a misurarsi e a modellarsi. In Gesù, che ha condiviso in tutto la vita e la condizione umana, tranne che nel peccato, l'uomo trova la fonte e l'esempio di ogni solidarietà e di ogni attenzione alla persona umana, alla sua vita, alla sua sofferenza e alla sua morte. Cristo non solo ci rivela ciò che siamo. Con la sua Pasqua ci trasforma e ci rende capaci di diventare ciò che siamo. Comunicandoci lo Spirito Santo, ci rende partecipi della sua stessa dignità di Figlio, ci dona il cuore nuovo che ci fa capaci di donarci sino alla fine e, destinandoci all'eterna vita di comunione e di amore con il Padre, porta a compimento la nostra aspirazione alla pienezza della vita. Così, nella storia umana, da sempre segnata dalla predestinazione in Cristo, ogni persona non è chiamata soltanto a ‘nascere’ alla dignità di uomo, ma anche a ‘rinascere’ a quella di figlio di Dio nel Figlio unigenito. Perciò ‘la prospettiva dell'adozione divina sottolinea in modo singolarmente eloquente l'altissima dignità della persona’ e della sua vita”(CEI, Evangelizzazione e cultura della vita, n. 20). 28 D. TETTAMANZI, Nuova bioetica cristiana, Piemme, Casale Monferrato (Al) 2001, pg. 462. 29 CONCILIO VATICANO II, Gaudium et spes. n. 26. 30 COMPENDIO DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA, n. 167. 141 sempre a maggiori benefici. 2.3.DALLA RIFLESSIONE ALL’EVANGELIZZAZIONE E’ da decenni, come affermato, che la Chiesa insiste sul primato dell’evangelizzazione intesa come proposta di vita affinchè l’uomo costruisca la sua esistenza come l’ha vissuta Cristo. E l’evangelizzazione deve essere accompagnata da una chiara testimonianza di vita come ricorda l’Evangeli Nuntiandi: “La testimonianza autenticamente cristiana, abbandonata in Dio in una comunione che nulla deve interrompere, ma ugualmente donata al prossimo con uno zelo senza limiti, è il primo mezzo di evangelizzazione. L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o, se ascolta i maestri, lo fa perché sono dei testimoni”31. Il dover ribadire continuamente questo impegno dimostra la difficoltà del compito e spesso si persegue una pastorale di conservazione del ”si è sempre fatto così”, di mantenimento di posizioni, di ripetitività prevalentemente collegata alla sacramentalizzazione dimenticando come ricordava il beato papa Paolo VI che “le condizioni della società ci obbligano a rivedere i metodi, a cercare con ogni mezzo come portare all’uomo moderno il messaggio cristiano, nel quale soltanto egli può trovare la risposta ai suoi interrogativi e la forza per il suo impegno di solidarietà”32, mentre la comunità cristiana, come già affermato, dovrebbe essere il luogo e lo strumento insostituibile per sensibilizzare ed educare al rispetto della vita e alla crescita del bene comune, aspetti primari da evangelizzare affinché a cascata siano influenzate le persone e gli ambienti. La nostra dovrebbe essere una pastorale “in uscita”, come ricorda frequentemente papa Francesco, con le porte sempre aperte per andare alle periferie e incontrare i figli che si sono allontanati per varie ragioni 33. E’ questa la grande sfida da lanciare al complesso ambito sanitario; una sfida che richiede sensibilizzazione, coordinamento e formazione. 2.3.1.SENSIBILIZZAZIONE La prima sensibilizzazione riguarda gli operatori sanitari sulla “particolarità” di questa professione, sulla sua religiosità, sul profondo rispetto della natura e della concezione unitaria e integrale dell'essere umano, sullo stretto rapporto da stabilirsi con l’etica. In altre parole, dobbiamo evidenziare che i vocaboli “professione in sanità”, più che in altri settori dell'agire umano, necessitano continuamente di un’integrazione tra la componente tecnico scientifica e etico religiosa, avendo come soggetto l'uomo e, come conseguenza, il servizio alla persona. In quest’ottica la professione sanitaria può assumere anche i connotati della vocazione ricordando che "certe attività sono imprese morali che richiedono un servizio altruistico e un certo annullamento dell'interesse personale; se queste aspirazioni morali sono sviluppate, la professione diventa vocazione, 31 Evangelium vitae, op. cit., n. 41. Evangelium vitae, op. cit., n. 3. 33 Cfr.: Evangelii gaudium, op. cit., n. 46. 32 142 diversamente diventa carriera"34, non scordando che “ il clima” dell’ ospedale è costruito, giorno dopo giorno, dagli operatori stessi. Anche san Giovanni Paolo II esclamava: “Quanto è da ‘Buon Samaritano’ la professione del medico o dell’infermiere o altre simili! In ragione del contenuto evangelico racchiuso in essa, siamo inclini a pensare qui piuttosto ad una vocazione, che non semplicemente ad una professione”35. Anche i cristiani vanno sensibilizzati a vivere con lucida e cristiana consapevo= lezza la salute e la malattia, la vita e la morte e a ritenere importante anche la pastorale della salute come segno di credibilità della propria fede. Ciò si concretizza facendosi prossimi dell’uomo ferito e abbandonato sulla strada ed offrendo indicazioni esemplari con il proprio comportamento. 2.3.2.COORDINAMENTO Dal Concilio Vaticano II è stata proposta l’immagine della Chiesa come comunità strutturata organicamente che trova il suo fondamento nella comunione; idea che ha faticato ad essere compresa e accettata. Questo significa che il tempo del “fai da te” è terminato per non correre il rischio di ridurre la presenza e l’azione della Chiesa in gesti di buona volontà e di generosità. Ai vari ministeri e carismi è richiesto di educarsi a collaborare per servire meglio il mondo della salute pur conoscendo la fatica per creare uno spirito di appartenenza che evidenzi l’unità d’intenti non confondendo però l’unità con l’uniformità o l’omologazione. Il lavoro di coordinamento e di animazione che deve porre alla base una profonda unità di fede, di speranza e di carità, secondo le due Note riguardanti la sanità dev’essere compiuto a diversi livelli e da differenti organismi (es. Consiglio Pastorale Ospedaliero, Cappellania Ospedaliera...). Non sono esclusi da questo impegno le associazioni professionali cattoliche, i gruppi di volontariato, le strutture sanitarie cattoliche e le associazioni di malati. “Nella misura in cui queste diverse forze sono amalgamate creativamente, la testimonianza della Chiesa guadagna spessore e diventa profezia all’interno del mondo della salute”36. 2.3.3.FORMAZIONE E’ la carta vincente in ogni settore, anche in quello pastorale. Una particolare attenzione merita dunque la formazione degli operatori sanitari. La formazione nel mondo della salute non è compito primario della Chiesa, però un’indicazione possiamo fornirla. A nostro parere, come ricordato nella “Carta degli Operatori Sanitari”, si dovrebbero intersecare due tipologie di formazione: - “tecnico-scientifico” per apprendere e mantenere la dovuta competenza e il debito prestigio professionale, 34 E. PELLEGRINO-D. THOMASMA, Medicina per vocazione. L’impegno religioso in medicina, EDB, Bologna 1990, pg. 108. 35 Salvifici doloris, op. cit., n. 29. 36 A PANGRAZZI, Orientamenti e prospettive per la pastorale della sanità nel contesto attuale, in Quaderni della Segreteria Generale CEI, Ufficio Pastorale Sanitaria, n. 12, 1998, pg. 27. 143 - ed “etico-religioso” per creare una cultura sanitaria ispirata ad autentici valori umani e cristiani. Per quanto riguarda la formazione valoriale, un valido contributo è fornito dalla teologia, dall'antropologia, dalla bioetica, dall’etica, dalla psicologia e dalla sociologia; più in generale dalle cosiddette “scienze umane”. L’influenza positiva nel settore formativo è enorme e produce i suoi risultati nel tempo; quindi, questo campo, non possiamo essere assenti. 144