SEZIONE PASTORALE: DOVE, CHI,COME…
DOVE…
CAP. 8 – ALCUNE PREMESSE SULL’EVANGELIZZAZIONE
SCHEMA DEL CAPITOLO
Introduzione
1.La Pastorale della Salute negli ultimi decenni
2.Percorsi di evangelizzazione
2.1.Conoscere
2.1.1.L’aspetto antropologico
2.1.2.L’aspetto economico
2.2.La pastorale
2.3.Dalla riflessione all’evangelizzazione
2.3.1.Sensibilizzazione
2.3.2.Coordinamento
2.3.3.Formazione
Introduzione
“Evangelizzare” è un dovere prioritario per il battezzato e la ragione
d’essere della Chiesa. Il nucleo centrale dell’evangelizzazione è Gesù di Nazaret:
la sua esistenza, il suo messaggio e la sua opera1.
E’ questo un impegno che si offuscò in alcuni periodi della Storia della
Chiesa ma con il Concilio Vaticano II, anche a seguito delle vistose
trasformazioni in atto nella società, riprese vigore con un crescendo negli ultimi
decenni, forse più a livello di documenti che di pratica. Si pensi, ad esempio,
all’enciclica “Evangeli nuntiandi” del beato papa Paolo VI e ai chiari input degli
ultimi papi fino a Benedetto XVI che istituì “Il Pontificio Consiglio per la
promozione della nuova evangelizzazione” (21 settembre 2010) e convocò un
Sinodo dei Vescovi sul tema: "La nuova evangelizzazione per la trasmissione
della fede cristiana" (7-28 ottobre 2012).
Papa Francesco, nella prima omelia da pontefice chiarì che evangelizzare
significa “Confessare Gesù Cristo”; se la Chiesa rinunciasse a questa
missione si trasformerebbe in una “ONG assistenziale”; anzi peggio: “Quando
1
“La Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà all’uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza
perché l’uomo possa rispondere alla suprema sua vocazione: né è dato in terra un altro nome agli uomini in
cui possono salvarsi. Crede ugualmente di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di
tutta la storia umana (CONCILIO VATICANO II, Gaudium et spes n. 10). E il beato papa Paolo VI aggiunge:
“Non c’è vera evangelizzazione se il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il Regno, il mistero di
Gesù, Figlio di Dio, non sono proclamati” (Evangeli nuntiandi, n. 22).
134
non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la
mondanità del demonio”2.
Papa Bergoglio inseguito riprese più volte l’argomento concretizzandolo
organicamente nell’Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” (2013) che nelle
frasi iniziali evidenzia i benefici dell’evangelizzazione: “La gioia del Vangelo
riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro
che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal
vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la
gioia. In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a
una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il
cammino della Chiesa nei prossimi anni”3.
Anche noi, come introduzione a questa sezione del Manuale denominata
“Pastorale”, vogliamo riflettere sull’ “evangelizzazione in sanità” per fornire
delle “linee guida”, declinandole nei prossimi capitoli guardando al DOVE, a CHI
e al COME.
-Dove: in ospedale e sul territorio.
-Chi: le persone che evangelizzano e chi è destinatario dell’evangelizzazione
(malati, famigliari, operatori sanitari…).
-Come: utilizzando al meglio gli strumenti di “comunione” e “corresponsabilità”,
valorizzando momenti spirituali e rituali (sacramenti) ma anche seguendo
percorsi fondati sull’incontro con la persona (relazione d’aiuto) o metodologie
che rendono più umani gli ambienti di cura (umanizzazione).
Due suggerimenti da non scordare.
-Il primo è di papa Benedetto XVI: “Il mondo di oggi ha bisogno di persone che
annuncino e testimonino che è Cristo ad insegnarci l’arte di vivere, la strada della
vera felicità, perché è Lui stesso la strada della vita; persone che tengano prima
di tutto esse stesse lo sguardo fisso su Gesù il Figlio di Dio: la parola
dell’annuncio deve essere sempre immersa in un rapporto intenso con Lui, in
un’intensa vita di preghiera.
Il mondo di oggi ha bisogno di persone che parlino a Dio, per poter parlare
di Dio. E dobbiamo anche ricordare sempre che Gesù non ha redento il mondo
con belle parole o mezzi vistosi, ma con la sua sofferenza e la sua morte”4.
-Il secondo è di papa Francesco: “è necessario recuperare la propria identità
senza avere complessi di inferiorità che portano poi ad “occultare la propria
identità e le convinzioni… che finiscono per soffocare la gioia della missione in
una specie di ossessione per essere come tutti gli altri e per avere quello che gli
altri possiedono”5. Ciò fa cadere i cristiani in un “relativismo ancora più pericoloso
di quello dottrinale”6.
2
PAPA FRANCESCO, Omelia 14 marzo 2013.
PAPA FRANCESCO, Evangelii gaudium, n. 1.
4
BENEDETTO XVI, Discorso al Convegno sulla nuova evangelizzazione, 16 ottobre 2011.
5
Evangelii gaudium, op. cit., n. 79.
6
Evangelii gaudium, op. cit. n. 80.
3
135
1.La Pastorale della Salute negli ultimi decenni
“Si può capire l’attenzione della pastorale per ambienti particolari: gli
operai, gli intellettuali, i giovani, il turismo e l’emigrazione, la famiglia e gli
ecologisti: ma non dimentichiamo che al popolo dei malati e dei morenti
apparterremo un giorno tutti quanti, anche noi: sarà il modo inevitabile di
incontrare il Cristo che ci riconcilia e ci invita alla Sua Pasqua”7. Così si
espresse Fra Pierluigi Marchesi, Superiore generale dell’Ordine Ospedaliero
di san Giovanni di Dio, il 15 ottobre 1983, al VI Sinodo dei Vescovi che trattò:
“La riconciliazione e la penitenza nella missione della Chiesa”.
Ci trovavamo in un’epoca in cui la pastorale della salute era percepita
come la “cenerentola” delle pastorali e si limitava, come abbiamo potuto notare
in precedenza, prevalentemente a un’ azione sacramentale.
Da quel lontano 1983 si è elaborata una visione profonda e articolata
della missione della Chiesa nel mondo della salute e si è percorso un
proficuo cammino sia a livello di “Chiesa Universale” con l’Istituzione della
“Pontificia Commissione per la Pastorale degli Operatori Sanitari”8 (1985) e della
“Giornata Mondiale del Malato” (1993), sia a livello di “Chiesa Italiana” che nella
sessione autunnale del Consiglio Permanente della CEI nel settembre 1996 istituì
“l’Ufficio Nazionale per la pastorale della sanità”. Si riorganizzò inoltre “la
Consulta Nazionale per la Pastorale della Sanità” e tre Convegni Nazionali. Di
notevole importanza furono le già citate Note: “La pastorale della salute nella
Chiesa Italiana. Linee di Pastorale Sanitaria” (1989) e “Predicate il Vangelo e
curate i malati. La comunità cristiana e la pastorale della salute” (2006) che
fornirono i fondamenti per la realizzazione di questa pastorale riassunte
nell’opuscolo predisposto dall’ “Ufficio Nazionale per la pastorale della salute”:
“Dal testo al contesto, dal documento al comportamento. Linee guida per
l’approfondimento della Nota”(Predicate il Vangelo e curate i malati”) (2014).
Anche varie diocesi italiane istituirono Uffici e Consulte di Pastorale della Salute
oltre che intraprendere progetti in vari settori. Non possiamo dimenticare l’impegno
a livello formativo con la nascita dell’ “Istituto Internazionale di Pastorale Sanitaria
il Camillianum” di Roma (1987) e l’organizzazione in alcune diocesi di “Bienni in
pastorale sanitaria” e di corsi di “Educazione Pastorale Clinica”.
Un ultima annotazione riguarda i “termini”. Con il trascorrere del tempo si è
sostituita la “pastorale della sofferenza o dei malati” e la “pastorale dell’ospedale”
con la “pastorale della sanità” o “pastorale della salute” per indicare il
coinvolgimento di tutta la comunità cristiana in questa azione come pure
l’ampiamento del raggio di azione all’unitotalità dell’uomo e a tutti coloro che
operano o usufruiscono di questo settore: dai parenti agli operatori sanitari, dai
volontari alle strutture.
Dunque, il raggio d’azione della pastorale della salute è molto ampio, poiché
ogni anno, milioni di persone, transitano attraverso le centinaia di ospedali
7
G. CERVELLERA-G. M. COMOLLI, Ospitare l’uomo. La vita di fra Pierluigi Marchesi, Ancora, Milano
2012, pg. 89.
8
Divenuta con la riforma della Curia Romana attuata dalla Costituzione apostolica “Pastor bonus” del 28
giugno 1988, “Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari”.
136
sparsi in Italia e altre migliaia di malati sono presenti “ sul territorio”.
Troviamo, inoltre, una moltitudine di individui che operano nelle strutture
assistenziali e socio-assistenziali come medici, ricercatori, infermieri,
amministrativi, tecnici e volontari. La pastorale della salute si occupa di loro,
abbracciando un target vasto e variegato e molteplici settori riguardanti la
salute e la malattia, l’ospedale e il territorio, la cura e l’assistenza, la ricerca e
la sperimentazione, le politiche sanitarie e l’equa allocazione delle risorse,
l’educazione alla salute e la prevenzione.
Possiamo quindi definire “il mondo della salute”: “il crocevia delle grandi
speranze e dei grandi drammi che colpiscono l’umanità, drammi d’ingiustizia, di
violenza, di mancanza d’amore, di etica sviata, di peccato, ma anche luoghi dove
l’amore e la generosità celebrano significativi trionfi”9. “E’ a questo mondo della
sanità, caratterizzato da luci ed ombre, che la Chiesa, in forza della sua
missione, è chiamata ad aprirsi, animata da speranza, da spirito di
collaborazione e dalla volontà di rendere un contributo essenziale alla salvezza
dell’uomo”10.
La pastorale della salute, intesa come “la presenza e l’azione della
Chiesa per recare la luce e la grazia del Signore a coloro che soffrono e a quanti
ne prendono cura”11, mostra alcuni percorsi affinché la Chiesa continui l’azione
guaritrice di Cristo nella sanità attuale, a servizio della vita, ponendosi a fianco
della medicina e dell’assistenza e fornendo risposte ai quesiti esistenziali sulla
sofferenza, sul dolore e sulla morte12.
Al numero 21 della Nota: “La pastorale della salute nella Chiesa Italiana.
Linee di Pastorale Sanitaria” si indicano alcuni aspetti che richiedono una
particolare attenzione: priorità dell’evangelizzazione e della catechesi; la
celebrazione dei sacramenti13; l’umanizzazione della medicina e dell’assistenza
ai malati14; la rilevanza dei problemi etici-morali15.
2.Percorsi di evangelizzazione
2.1.CONOSCERE
La base per progettare un adeguato percorso di evangelizzazione è
conoscere la realtà dove questo sarà attualizzato, cioè il mondo della salute
che è uno specchio significativo della società attuale..
Un’interessante descrizione è presente nella prima parte della Nota
“Predicate il vangelo e curate i malati. La comunità cristiana e la pastorale della
9
A. BRUSCO, La Pastorale Sanitaria nell’attuale contesto sociale, in I. MONTICELLI (a cura di),
Progettualità ecclesiale nel mondo della salute, Salcom, Brezzo di Bedero (Va), pg. 30.
10
CONSULTA NAZIONALE CEI PER LA PASTORALE DELLA SANITÀ, La pastorale della salute nella Chiesa
italiana. Linee di pastorale sanitaria, Roma 1989, n. 12.
11
La pastorale della salute nella Chiesa italiana. Linee di pastorale sanitaria, op. cit., n. 19.
12
“La Chiesa, che nasce dal mistero della redenzione nella Croce di Cristo, è tenuta a cercare l’incontro con
l’uomo in modo particolare sulla via della sua sofferenza. In tale incontro l’uomo diventa ‘la via della
Chiesa’, ed è, questa, una delle vie più importanti” (GIOVANNI PAOLO II, Salvifici doloris, n. 3).
13
Cfr.: capitolo 16 di questo Manuale.
14
Cfr.: capitolo 18 di questo Manuale.
15
Cfr.: capitoli 19-21 di questo Manuale.
137
salute” a cui rimandiamo il lettore16. Qui riportiamo unicamente alcuni input.
“L’assetto attuale del mondo della salute va compreso anche alla luce di
alcune tendenze della cultura contemporanea e del progresso scientifico e
tecnico che hanno inciso sul modo di concepire la salute e la malattia, la vita e
la morte”17. Di conseguenza, per comprendere la tipologia di pastorale da
realizzare “è opportuno evidenziare l’attuale modello di società, rimarcando che
per situarsi in termini esatti di fronte al mondo della salute occorre assumere
un atteggiamento che porti a considerarlo nel più ampio contesto della società e
della cultura in essa dominante, e a ritenerlo uno dei luoghi più significativi dove
cogliere la trama culturale del nostro tempo. Infatti, come suggeriva Albert
Camus, non sono i medici ma è la società a essere giudicata dal modo in cui in
essa si soffre e si muore. Con queste parole, lo scrittore francese intendeva dire
che il comportamento degli operatori sanitari nell’assistenza, prima che in
ognuna delle persone trova le sue radici nella cultura e nella politica della
società in cui essi lavorano”18.
Dalla Nota citata costatiamo che il progresso scientifico e tecnologico
degli ultimi decenni ha allontanato la cura e, di conseguenza gli operatori
sanitari, dalle esigenze del malato, svuotando le professioni sanitarie degli
ideali filantropici, vanto della medicina ippocratica. Inoltre, nelle normative
che governano la sanità, è evidente l’ottica aziendalista e una progressiva
riduzione dei servizi. Anche il concetto di salute ha assunto una rilevanza
straordinaria a livello culturale acquisendo, come precedentemente affermato,
nuove connotazioni abbracciando le molteplici dimensioni dell’uomo, superando
la sfera strettamente organica per abbracciare quella psico-somatica e
ampliandosi al sociale.
Continuando la nostra analisi fermeremo l’attenzione unicamente su due
degli aspetti che condizionano la sanità e perciò meritano una particolare
attenzione anche a livello di evangelizzazione: l’aspetto antropologico e l’aspetto
economico.
2.1.1.L’ASPETTO ANTROPOLOGICO
Ricordava il filosofo M. Heidegger (1889-1976): “Nessuna epoca ha saputo
conquistare tante e così svariate conoscenze sull’uomo come la nostra, eppure
nessun epoca ha conosciuto così poco l’uomo come la nostra”19.
L’aspetto antropologico predominante nella società attuale ricca di
ambiguità e di contraddizioni, dove si sono compiuti significativi progressi per
difendere i diritti dei più fragili ma si è smarrita la globalità della persona e del
suo destino costruendo anche un ambiguo concetto di “qualità della vita”
notevolmente divergente dalla nozione cristiana di “dignità e sacralità della
vita”, esalta l’esistenza osservandola dall’angolatura dell’eterna giovinezza,
dell’efficienza e del piacere, svalutando il limite, il dolore e la fragilità costitutivi
16
COMMISSIONE EPISCOPALE PER IL SERVIZIO DELLA CARITÀ E DELLA SALUTE, Predicate il vangelo e curate
i malati. La comunità cristiana e la pastorale della salute, 2006, nn. 5-18.
17
Predicate il vangelo e curate i malati. La comunità cristiana e la pastorale della salute, op. cit., 2006, n.
8.
18
A. BRUSCO- S. PINTOR, Sulle orme di Cristo medico, EDB, Bologna 1999, pg. 11.
19
M. HEIDEGGER, Kant e il problema della metafisica, La Terza, Roma-Bari 2006, pg. 275.
138
del DNA di ogni uomo. Di conseguenza, chi non raggiunge un livello minimale
di qualità o affronta situazioni di completa compromissione, senza possibilità
di recupero, secondo la cultura attuale, smarrirebbe il significato dell’esistenza.
Ciò sta alla base della cosidetta “anti-life mentality”.
Ma decantare questa prospettiva equivale a valorizzare unicamente la porzione
di persona riferibile alla materialità, tralasciando le dimensioni percepibili dai sensi
(relazioni affettive, amore, amicizia, mutualità e solidarietà…) e l’aspetto
spirituale. Eppure, la vita, è sempre un splendido dono di Dio e un diritto inviolabile
di ogni uomo.
Non possiamo inoltre scordare il divario crescente tra il progresso delle
conoscenze
tecnico-scientifiche
e
lo
smarrimento
dei
fondamenti
epistemologici e antropologici cui la medicina dovrebbe riferirsi, schiavi di un
approccio neo-positivista che ha disgiunto la patologia che affligge l’uomo dalla
persona malata facendo perdere agli eventi capitali dell’esistenza il loro significato
umano e il carattere di mistero. Dunque la sfida è “di armonizzare le due grandi
logiche che troppo spesso si contrastano la supremazia nell’ambito di tutti i
settori del vivere: la logica tecnica e la logica etica. La prima si lascia guidare
dal principio della possibilità, l’altra dai valori”20. Per questo possiamo affermare
che la questione più drammatica della sanità odierna è la separazione della
scienza dalla cultura etica-umanistica.
2.1.2.L’ASPETTO ECONOMICO
Un altro fondamentale problema che la sanità deve affrontare, e che in
futuro condizionerà sempre maggiormente la cura e l’assistenza, è quello
economico passando da un’assistenza sanitaria che si faceva carico della
salute del cittadino dalla “culla alla tomba” giungendo, nel corso degli anni, alla
metodologia delle tre “T”: tagli, ticket e tetti di spesa. Ciò ha trasformato il malato
da paziente “in utente”; gli strumenti di cura “in materiale di consumo”; gli
operatori sanitari “in burocrati spesso demotivati”; i medici “in amministratori”
condizionati dalla struttura e con il costante dilemma di dover scegliere tra i costi
e la cura migliore, faticando a prescrivere al paziente quanto scienza e
coscienza suggeriscono. Osservava D. Pellegrino: "La battaglia più dura che
molti medici oggi si trovano a combattere (...) si risolve, principalmente, nel
tentativo di riduzione dei costi della sanità”21.
Per ragioni di obiettività, non possiamo tacere, che anche l’introduzione a
carico del cittadino di gravosi ticket non solo non risolveranno il problema
economico ma questi provvedimenti restituiranno in negativo “cattivi frutti”, con
un aumento in futuro dei costi sanitari dovuti al peggioramento globale della
salute. Già oggi, molti malati cronici, hanno diradato gli accertamenti e in
alcuni casi anche le terapie salvavita e gli “apparenti sani” faticano a seguire
una debita prevenzione.
2.2.LA PASTORALE
L’uomo d’oggi non vede necessario il passaggio di Dio nella storia umana;
20
21
La pastorale sanitaria nell’attuale contesto sociale, op. cit., pg. 35.
D. PELLEGRINO – A THOMASMA, Medicina per vocazione, EDB, Roma 1992, pg. 32.
139
pensa di potersi salvare da solo. Al contrario il cristiano crede nella storia come
luogo e teatro dove Dio salva. Quindi la storia è lo scenario dove si svolge
l’azione pastorale, cioè l’azione della Chiesa intesa come salvezza offerta da Dio
all’uomo mediante l’evangelizzazione, la catechesi, la liturgia, la carità, la
promozione umana... Ma la Chiesa deve incarnarsi nella società senza
identificarsi con essa rimanendone l’anima; per questo, una superficiale
conoscenza della realtà, è insufficiente per programmare una seria ed efficace
azione pastorale. Dobbiamo ragionare sui meccanismi e sulle dinamiche che
stanno alla base dei comportamenti di un popolo, cioè sui valori o disvalori;
solo così influiremo sui problemi andando alle radici e saremo propositivi. “La
pastorale sanitaria deve essere una pastorale che propone, che provoca e anche
che contesta, violentemente se necessario, perché il vangelo è violenza (“Non
sono venuto a portare la pace, sono venuto a portare il fuoco…)”22.
L’arcivescovo G. Bonicelli, vescovo emerito di Siena, in una Lettera pastorale
alla sua diocesi ammoniva: “Non dobbiamo dimenticare che la realtà
complessa non richiede più attività, ma più pensiero, più contemplazione, più
discernimento”23. Inoltre, la nostra, è una riflessione pastorale che richiede,
come ricordava H. Nowem, “Una contemplazione attenta e critica della
condizione umana. Attraverso la contemplazione il pastore d’anime strappa il
velo e mostra a se stesso e agli altri il fatto che il bene e il male non sono
semplici parole, ma bensì realtà visibili della vita di ogni uomo”24.
Ricollegandoci alla scissione tra cultura scientifica ed eticaumanistica, e di conseguenza all’attuale visione di uomo e di “qualità della
vita” accennata nel paragrafo precedente, un aspetto dell’evangelizzazione
dovrà riguardare il recupero della “centralità della persona”, poichè oggi l’uomo,
come evidenziato da B. Mondin, “non è più persona per diritto di natura, ma
per beneplacito della stessa società”25 e N. Abbagnano aggiunge: “Si parla
tanto di ‘morte di Dio’, ma chi è stato veramente ucciso dal pensiero moderno è
l’uomo”26.
E’ opportuno, quindi, identificare parametri che dimostrino che ogni vita,
anche se sofferente, può ottenere una rilevante ed accettabile qualità.
Questa
coincide
con l’adattamento alle limitazioni esistenziali, con
l’accoglienza positiva delle trasformazioni che una patologia comporta, con il
significato attribuito a quel periodo dell’esistenza.
L’errore odierno consiste nel coniugare i parametri di qualità con il concetto
di salute. E’ opportuno, quindi, riappropriarsi della cultura della malattia per
procurare significato al soffrire e valore di esperienza pienamente umana al
morire. L’esasperazione del concetto di salute sta diffondendo, subdolamente,
un clima culturale di morte, oltre un messaggio ambiguo: le condizioni di
terminalità o di fragilità grave ed invalidante non sono conciliabili con
22
A PLOTTI, La comunità cristiana nel mondo della salute fra unità e molteplicità di azioni e di soggetti, in
Notiziario dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Sanità, n. 1, novembre 2001, pg. 83.
23
R. DONADONI – M. MONARI (a cura di), Omnibus omnia factus. Discorsi e scritti, Cantagalli, Siena 2000,
pg. 57.
24
H. NOWEN, Ministero creativo, Queriniana, Brescia 1982, pg. 73.
25
D. MONDIN, Il Valore-Uomo, Dino, Roma 1983, pg. 15.
26
N. ABBAGNANO, L’uomo progetto 2000, Dino, Roma 1980, pg. 39.
140
un’esistenza degna di essere vissuta. Questa visione è inaccettabile dalla
concezione cristiana per la quale ogni uomo è “ una persona” costituita ad
immagine di Dio 27, detentrice di dignità e di diritti; di conseguenza, sempre
meritevole di rispetto dal concepimento alla morte naturale, indipendentemente
dall’età, dalla condizione sociale, dalla razza e dalla religione.
Per quanto riguarda l’aspetto economico, per colmare il divario tra spesa
sanitaria ed entrate, è insufficiente praticare unicamente precise tecniche
gestionali elevandole a panacee in grado di risolvere tutti i problemi, poiché
unicamente le valenze etiche dell’equità, dell’uguaglianza, della giustizia e della
responsabilità, potranno essere il trait-d’union tra salute ed economia,
suggerendo le modalità per intersecare le politiche economiche ai bisogni di
salute. Rammentava il cardinale D. Tettamanzi: "L'economia non è fine a se
stessa e non ha in se stessa i criteri fondamentali e decisivi del suo realizzarsi
umano: essa è imparentata con un legame indissolubile con I'uomo, con la
dignità personale dell'uomo. Come deriva dall'uomo, così è ordinata all'uomo. In
questo senso le cosiddette questioni economiche non sono soltanto sic et
simpliciter economiche; ma sono sempre anche questioni antropologiche ed
etiche. Dove la dimensione etica, non è più semplicemente sovrapposta né
indebitamente imposta dalI'esterno all'economia, ma è intrinseca a un'economia
che voglia essere umana ed umanizzante"28.
E’, inoltre, urgente educare tutti al “bene comune”, cioè "all'insieme
di quelle c ondizioni della vita sociale che permettono sia alla collettività sia
ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più
celermente"29. Ma il “bene comune” è “un bene arduo da raggiungere, perché
richiede la capacità e la ricerca costante del bene altrui come se fosse il
proprio”30. La responsabilità nei riguardi del “bene comune” non prescinde dalla
ricerca del proprio benessere; postula contemporaneamente l’esigenza di valutare
l’altrui interesse alla pari del proprio. L'operare per il bene comune si esprime nel
riconoscere, nel rispettare e nel rendere concreto i diritti di tutti i membri della
società. Il “bene comune” non è utopia o un’idea astratta; sono comportamenti
da ricostruire, oltrepassando la nostrana abitudine che individua, sempre e
comunque altrove, le responsabilità di ciò che avviene.
Per quanto riguarda il settore della salute, “ bene comune” significa educare il
cittadino a trasformarsi da consumatore passivo dei servizi sanitari e dei
farmaci ad attore della sua salute, rammentando che più cure non equivalgono
27
“Egli è la vera immagine di Dio e su di lui ogni uomo è chiamato a misurarsi e a modellarsi. In Gesù, che
ha condiviso in tutto la vita e la condizione umana, tranne che nel peccato, l'uomo trova la fonte e l'esempio
di ogni solidarietà e di ogni attenzione alla persona umana, alla sua vita, alla sua sofferenza e alla sua morte.
Cristo non solo ci rivela ciò che siamo. Con la sua Pasqua ci trasforma e ci rende capaci di diventare ciò che
siamo. Comunicandoci lo Spirito Santo, ci rende partecipi della sua stessa dignità di Figlio, ci dona il cuore
nuovo che ci fa capaci di donarci sino alla fine e, destinandoci all'eterna vita di comunione e di amore con il
Padre, porta a compimento la nostra aspirazione alla pienezza della vita. Così, nella storia umana, da sempre
segnata dalla predestinazione in Cristo, ogni persona non è chiamata soltanto a
‘nascere’ alla dignità di uomo, ma anche a ‘rinascere’ a quella di figlio di Dio nel Figlio unigenito. Perciò
‘la prospettiva dell'adozione divina sottolinea in modo singolarmente eloquente l'altissima dignità della
persona’ e della sua vita”(CEI, Evangelizzazione e cultura della vita, n. 20).
28
D. TETTAMANZI, Nuova bioetica cristiana, Piemme, Casale Monferrato (Al) 2001, pg. 462.
29
CONCILIO VATICANO II, Gaudium et spes. n. 26.
30
COMPENDIO DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA, n. 167.
141
sempre a maggiori benefici.
2.3.DALLA RIFLESSIONE ALL’EVANGELIZZAZIONE
E’ da decenni, come affermato, che la Chiesa insiste sul primato
dell’evangelizzazione intesa come proposta di vita affinchè l’uomo costruisca la
sua esistenza come l’ha vissuta Cristo. E l’evangelizzazione deve essere
accompagnata da una chiara testimonianza di vita come ricorda l’Evangeli
Nuntiandi: “La testimonianza autenticamente cristiana, abbandonata in Dio in una
comunione che nulla deve interrompere, ma ugualmente donata al prossimo con
uno zelo senza limiti, è il primo mezzo di evangelizzazione. L’uomo
contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o, se ascolta i
maestri, lo fa perché sono dei testimoni”31.
Il dover ribadire continuamente questo impegno dimostra la difficoltà del
compito e spesso si persegue una pastorale di conservazione del ”si è sempre
fatto così”, di mantenimento di posizioni, di ripetitività prevalentemente collegata
alla sacramentalizzazione dimenticando come ricordava il beato papa Paolo VI
che “le condizioni della società ci obbligano a rivedere i metodi, a cercare con ogni
mezzo come portare all’uomo moderno il messaggio cristiano, nel quale soltanto
egli può trovare la risposta ai suoi interrogativi e la forza per il suo impegno di
solidarietà”32, mentre la comunità cristiana, come già affermato, dovrebbe essere
il luogo e lo strumento insostituibile per sensibilizzare ed educare al rispetto
della vita e alla crescita del bene comune, aspetti primari da evangelizzare
affinché a cascata siano influenzate le persone e gli ambienti.
La nostra dovrebbe essere una pastorale “in uscita”, come ricorda
frequentemente papa Francesco, con le porte sempre aperte per andare alle
periferie e incontrare i figli che si sono allontanati per varie ragioni 33. E’ questa
la grande sfida da lanciare al complesso ambito sanitario; una sfida che
richiede sensibilizzazione, coordinamento e formazione.
2.3.1.SENSIBILIZZAZIONE
La prima sensibilizzazione riguarda gli operatori sanitari sulla “particolarità”
di questa professione, sulla sua religiosità, sul profondo rispetto della natura e
della concezione unitaria e integrale dell'essere umano, sullo stretto rapporto
da stabilirsi con l’etica. In altre parole, dobbiamo evidenziare che i vocaboli
“professione in sanità”, più che in altri settori dell'agire umano, necessitano
continuamente di un’integrazione tra la componente tecnico scientifica e etico
religiosa, avendo come soggetto l'uomo e, come conseguenza, il servizio alla
persona.
In quest’ottica la professione sanitaria può assumere anche i connotati della
vocazione ricordando che "certe attività sono imprese morali che richiedono
un servizio altruistico e un certo annullamento dell'interesse personale; se
queste aspirazioni morali sono sviluppate, la professione diventa vocazione,
31
Evangelium vitae, op. cit., n. 41.
Evangelium vitae, op. cit., n. 3.
33
Cfr.: Evangelii gaudium, op. cit., n. 46.
32
142
diversamente diventa carriera"34, non scordando che “ il clima” dell’ ospedale è
costruito, giorno dopo giorno, dagli operatori stessi. Anche san Giovanni Paolo II
esclamava: “Quanto è da ‘Buon Samaritano’ la professione del medico o
dell’infermiere o altre simili! In ragione del contenuto evangelico racchiuso in
essa, siamo inclini a pensare qui piuttosto ad una vocazione, che non
semplicemente ad una professione”35.
Anche i cristiani vanno sensibilizzati a vivere con lucida e cristiana consapevo=
lezza la salute e la malattia, la vita e la morte e a ritenere importante anche la
pastorale della salute come segno di credibilità della propria fede. Ciò si
concretizza facendosi prossimi dell’uomo ferito e abbandonato sulla strada ed
offrendo indicazioni esemplari con il proprio comportamento.
2.3.2.COORDINAMENTO
Dal Concilio Vaticano II è stata proposta l’immagine della Chiesa come
comunità strutturata organicamente che trova il suo fondamento nella comunione;
idea che ha faticato ad essere compresa e accettata.
Questo significa che il tempo del “fai da te” è terminato per non correre il
rischio di ridurre la presenza e l’azione della Chiesa in gesti di buona volontà e di
generosità. Ai vari ministeri e carismi è richiesto di educarsi a collaborare per
servire meglio il mondo della salute pur conoscendo la fatica per creare uno
spirito di appartenenza che evidenzi l’unità d’intenti non confondendo però
l’unità con l’uniformità o l’omologazione.
Il lavoro di coordinamento e di animazione che deve porre alla base una
profonda unità di fede, di speranza e di carità, secondo le due Note riguardanti la
sanità dev’essere compiuto a diversi livelli e da differenti organismi (es. Consiglio
Pastorale Ospedaliero, Cappellania Ospedaliera...). Non sono esclusi da questo
impegno le associazioni professionali cattoliche, i gruppi di volontariato, le
strutture sanitarie cattoliche e le associazioni di malati.
“Nella misura in cui queste diverse forze sono amalgamate creativamente, la
testimonianza della Chiesa guadagna spessore e diventa profezia all’interno del
mondo della salute”36.
2.3.3.FORMAZIONE
E’ la carta vincente in ogni settore, anche in quello pastorale.
Una particolare attenzione merita dunque la formazione degli operatori
sanitari. La formazione nel mondo della salute non è compito primario della
Chiesa, però un’indicazione possiamo fornirla.
A nostro parere, come ricordato nella “Carta degli Operatori Sanitari”, si
dovrebbero intersecare due tipologie di formazione:
- “tecnico-scientifico” per apprendere e mantenere la dovuta competenza e il
debito prestigio professionale,
34
E. PELLEGRINO-D. THOMASMA, Medicina per vocazione. L’impegno religioso in medicina, EDB, Bologna
1990, pg. 108.
35
Salvifici doloris, op. cit., n. 29.
36
A PANGRAZZI, Orientamenti e prospettive per la pastorale della sanità nel contesto attuale, in Quaderni
della Segreteria Generale CEI, Ufficio Pastorale Sanitaria, n. 12, 1998, pg. 27.
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- ed “etico-religioso” per creare una cultura sanitaria ispirata ad autentici valori
umani e cristiani.
Per quanto riguarda la formazione valoriale, un valido contributo è fornito dalla
teologia, dall'antropologia, dalla bioetica, dall’etica, dalla psicologia e dalla
sociologia; più in generale dalle cosiddette “scienze umane”.
L’influenza positiva nel settore formativo è enorme e produce i suoi risultati
nel tempo; quindi, questo campo, non possiamo essere assenti.
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cap. 8 – alcune premesse sull`evangelizzazione