COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
servizi educativi:
dalla nascita
agli anni ottanta.
GLI ASILI A FANO PRIMA DELLA LEGGE 444/68
Asilo Civico d’Infanzia ‘A. Gallizi’, fine 800
Asilo P. Manfrini, fine 800
Gli asili d’infanzia a Fano risalgono alla seconda metà dell’Ottocento quando un ‘Comitato Promotore’ porterà alla nascita, nell’ottobre del 1869, dell’Asilo Civico d’Infanzia ‘A. Gallizi’
aperto nell’ex Convento di Santa Maria Nuova. Fu chiamata
a dirigere l’asilo fanese Angiola Bianchini, allieva prediletta di
Ferrante Aporti. Successivamente, nel 1873, fu incaricata di
istituire anche l’asilo d’infanzia del Porto per i figli dei marinai.
All’inizio del ‘900 le iniziative per l’ampliamento degli asili infantili
vedono la nascita nel 1919 del Cante di Montevecchio e nel
1922 dell’Istituto Santa Rita al Porto fino ad arrivare a metà
degli anni ‘60 in cui la diffusione degli asili contava 4 istituzioni
comunali e 15 privati, mentre la scuola materna statale non era
stata ancora istituita.
DALLA NASCITA DELLA SCUOLA MATERNA STATALE ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA
Il D.P.R. 11 giugno 1958 sancisce i primi Orientamenti per l’attività educativa della scuola materna aprendo il percorso alla
formulazione della Legge 444/1968 con cui viene istituita la
scuola materna statale fino ad arrivare agli Orientamenti dell’attività educativa per la scuola materna L. 647/1969 che aprono
la strada alla ‘Cultura dell’Infanzia’.
Negli anni ’70 nella realtà fanese sono presenti 12 scuole
dell’infanzia comunali. Grande è stata la spinta dell’Amministrazione Comunale nella direzione dell’incremento delle strutture
ma soprattutto della ‘qualità’, con la consapevolezza che il diritto allo studio comincia a 3 anni anche allo scopo di eliminare
ogni condizionamento socio - culturale e offrire a tutti i bambini
pari opportunità. Di qui l’importanza essenziale della scuola
dell’infanzia con il suo ruolo autonomo di istituzione propriamente educativa che non può essere declassato a semplice
‘parcheggio di bambini’, né limitata ad una mera funzione propedeutica rispetto alla scuola elementare. Quindi accanto ai
problemi quantitativi si rende necessario lo sviluppo della qualificazione didattico - metodologica e la partecipazione democratica dei cittadini alla gestione della scuola dell’infanzia.
Ciò testimonia il lungo percorso che ha legato l’infanzia alla città di Fano, che ha visto migliaia di protagonisti che con la loro
intelligenza e passione hanno reso possibile questa avventura.
Un’esperienza che oggi va avanti, non senza difficoltà, ma sempre con la stessa passione e lo stesso credo culturale continuando a produrre un dialogo ininterrotto tra bambini e città.
IL PERCORSO EDUCATIVO E DIDATTICO NEGLI ANNI ‘70
A metà degli anni ’70 le prime forme di sperimentazione di un
nuovo modello pedagogico, che si ispirava alla scuola bolognese di Frabboni e Bertolucci fondatori della Rivista ‘Infanzia’,
prende avvio attraverso la realizzazione di una esperienza realizzata nell’estate del 1974 denominata CREI1 (centri ricreativi
educativi per l’infanzia) ‘mare e collina’. Da quella prima esperienza si è andata sempre più strutturando un’idea di scuola
per bambini 3/6 anni che dovesse superare i limiti già presenti
nella denominazione di scuola materna a favore di ‘scuola per
l’infanzia’ poi ‘scuola dell’infanzia’. Fino ad allora la scuola materna non aveva tenuto in debita considerazione l’aspetto educativo a favore di una preoccupazione tutta tesa a ‘non farsi
male, non sporcarsi, non strillare, non fare chiasso’, limitando
fortemente il bisogno del bambino di sentirsi libero di esprimersi, di muoversi, acquistare la propria autonomia e sviluppare
armoniosamente tutte le sue possibilità. Questa convinzione
ha portato a lavorare, con il supporto del Gruppo di Operatori
Sociali in modo specifico su2:
Asilo P. Manfrini, fine anno scolastico, anni ‘60
- Organizzazione degli spazi: sezione - intersezione - sezione
aperta - centri di interesse;
- Istituzione del Collettivo Scolastico: tutto il personale partecipa collegialmente alla progettazione e alla realizzazione e verifica dell’attività didattica;
- Introduzione di un approccio scientifico alla Programmazione
delle attività educative attraverso le seguenti fasi:
A - Individuazione delle finalità;
B - Analisi dei bisogni;
C - Programmazione generale (obiettivi educativi) e particolare (obiettivi didattici);
D - Scelta degli strumenti e delle tecniche didattiche;
E - Verifica dei risultati raggiunti;
F - Individuazione di eventuali nuove ipotesi di lavoro e scelte operative.
- Gestione Sociale: il decentramento territoriale e la conseguente democratizzazione dei servizi sociali implicano che la scuola assuma un taglio partecipativo organizzato. Con Delibera di
Consiglio Comunale n.433 del 26 agosto 1977 vengono istituiti i
Comitati di Gestione nelle scuole dell’infanzia Comunali;
- Formazione permanente del personale educativo e ausiliario.
IL PERCORSO EDUCATIVO E DIDATTICO NEGLI ANNI ‘80
La programmazione educativa delle scuole dell’infanzia comunali negli anni ’80 si fonda sulle unità didattiche che costituiscono l’unità minima di programmazione in quanto finalizzate
al perseguimento di un obiettivo formativo specifico e si inseriscono nella costruzione di un progetto educativo didattico caratterizzato da una precisa articolazione del lavoro e del rispetto
di determinati passaggi nell’elaborazione.
A - Analisi della situazione: risponde alla necessità di definire
chiaramente il punto di partenza;
B - Definizione degli obiettivi educativi e didattici;
C - Scelta dei contenuti: deve caratterizzarsi sul piano della
stretta correlazione con gli obiettivi;
D - Ricerca e scelta delle strategie di apprendimento, dei metodi, degli strumenti;
Una classe al lavoro, anni ‘60
Si vedano: Opuscolo monografico di Fano Stampa n. 38 del 1 ottobre 1974 e n. 41 del maggio 1975;
Notiziario di Fano Anno 10 n. 2 marzo - aprile 1974
Scuola Pre - Primaria Estate ’74 Mare e Collina
Scuola Pre - Primaria
Attività Pre - Scientifiche Esperienze del Corso di qualificazione professionale Regione Marche anno formativo 1978
Programmazione - Bozza di intervento nelle scuole comunali
2
Il nostro giornalino - Scuola dell’infanzia comunale di via Bocca Trabaria a.s. 1975/76
Scuola dell’infanzia Documentazione del Seminario di Studi ‘A tra anni si fa ricerca. Ipotesi di lavoro per una scuola alternativa
dell’infanzia’ a cura di Francesco Tonucci tenutosi Fano dal 12 al 17 luglio 1976.
1
Anni ‘80
E - Definizione dei criteri e delle procedure per la verifica e la
valutazione.
A metà degli anni ’80 la progettazione educativa da una prospettiva lineare di programmazione per obiettivi si apre ad un
approccio sistemico - reticolare, che si sviluppa attraverso la
metodologia dello sfondo integratore e la progettazione per situazioni. Nel 1984 con Delibera di consiglio Comunale n. 52
del 26 marzo 1984 si approva il Regolamento delle scuole
dell’infanzia Comunali 3/6 anni che istituisce anche il Coordinamento Pedagogico Didattico come strumento di promozione,
elaborazione ed organizzazione culturale delle esperienze pedagogico – didattiche che si conducono nei nidi e nelle scuole dell’infanzia comunale in stretta collaborazione con le varie
componenti della scuola.
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
servizi educativi:
anni novanta...
IL PERCORSO EDUCATIVO E DIDATTICO NEGLI ANNI ‘90
Tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90 l’evoluzione
della ricerca e degli studi psicologici e pedagogici mettono in
discussione la progettazione ‘lineare’ e, soprattutto ,la logica
delle tassonomie che non tengono sufficientemente conto
della complessità esistente all’interno delle relazioni educative. Il grande dibattito non risparmia le insegnanti delle scuole
dell’infanzia comunali fanesi, che iniziano, in questo periodo,
ad adottare la strategia didattica complessa, dello ‘Sfondo Integratore’. Inizia,in questa fase,’la grande scommessa’ tuttora
in corso di promuovere ipotesi e progetti sperimentali estremamente innovativi, che non hanno mancato, di suscitare anche
alcune perplessità da parte delle educatrici abituate fino a quel
momento storico a lavorare con modalità didattiche’ più tradizionali’. L’utilizzazione dello sfondo integratore incentiva l’acquisizione di strategie costruttive di apprendimento, ovvero la
capacità del bambino di compiere apprendimenti sempre più
complessi in cui risulta finalmente protagonista dei suoi percorsi di conoscenza, riorganizzando i personali schemi concettuali. Lo sfondo integratore riduce le relazioni duali tra educatore
e bambino, fungendo da vero e proprio contenitore affettivo di
ogni e qualsiasi attività espletata nel quotidiano agire educativo.
La progettazione didattica effettuata con lo sfondo integratore
ricerca nuove strategie per rifuggire dal rigoroso schematismo
della programmazione lineare. Si tratta di partire da due presupposti fondamentali: il primo, di matrice teoretica, consiste
nel far credito nella bontà e nell’intelligenza della natura infantile
(J.Kagan); il secondo, di natura operativa, consiste nella concessione di fiducia al patrimonio di esperienza e di competenza acquisito dal personale docente impegnato nell’attivazione
del modulo organizzativo. Solo credendo nelle potenzialità del
bambino si possono rispettarne le esigenze, riuscendo ad assecondare, in modo consapevole, l’autoregolazione spontanea dello sviluppo psico-fisico.
I PRINCIPALI PRESUPPOSTI TEORICI DELLO SFONDO INTEGRATORE
Per meglio comprendere i presupposti teorici della progettazione con lo sfondo integratore, è
importante considerare:
- La Pedagogia Istituzionale.
- La prospettiva coevolutiva.
- La ricerca-azione.
La Pedagogia Istituzionale considera l’alunno protagonista del percorso educativo, riconoscendoli un ruolo attivo e partecipe; si presenta, inoltre, come pedagogia della complessità e pone
l’attenzione soprattutto agli elementi interni al contesto scolastico:
- prevede nel processo educativo - formativo (fra docente e alunno) l’uso di molteplici
strumenti - mediatori di natura condivisa e la costante ridefinizione dell’istituzione scolastica che si
modifica secondo l’evoluzione delle relazioni sociali fra adulti/educatori e bambini;
- considera il bambino nella sua globalità, per ciò che sa o non sa fare, come soggetto
di diritti, portatore di un bagaglio culturale di conoscenze, di vissuti personali, da far emergere e
valorizzare.
Nella pedagogia ‘tradizionale’ le ‘istituzioni’ sono ‘imposte’ o ‘predefinite’ dall’educatore come sistemi difficili da cambiare (istituito): nella Pedagogia Istituzionale, divengono, invece, oggetto di negoziazione e di mediazioni tra i protagonisti della relazione educativa. All’interno della progettazione
evolutiva, il bambino viene considerato reale protagonista e costruttore del percorso educativo,
un interlocutore attivo, a cui è riconosciuta la possibilità di autoregolarsi, di incidere sulla realtà,
attraverso un dialogo continuo con gli elementi del contesto - scuola adeguatamente organizzato
e progettato. In questo scenario l’educatore è chiamato a costruire le condizioni di ‘sfondo’, in cui
ogni bambino può interagire attivamente con l’ambiente, diventando gradualmente consapevole
delle proprie modalità costruttive. La progettazione per sfondo costruisce il percorso formativo
attraverso una continua interazione con i bambini (coevoluzione), a cui mette a disposizione per lo
sviluppo della loro autonomia e identità e per l’acquisizione di apprendimenti formali una molteplicità di mediatori co - gestiti. Le istituzioni divengono quindi elementi organizzatori di un processo
di ricerca nella sezione, fatto di costruzione di regole, di organizzazione di spazi, tempi, attività,
di definizione di responsabilità, di possibilità di autocontrollo dei propri comportamenti e apprendimenti, in cui si intrecciano le intenzionalità di bambini e adulti, si integrano le differenze, in cui,
per usare un termine batesoniano, adulti e bambini ‘danzano’, ricercando insieme l’armonia dei
passi per costruire una storia comune. L’educatore dovrà allora sostituire l’intenzione di gestire la
conoscenza dei bambini, con la ricerca delle adeguate condizioni contestuali in cui ogni bambino
trovi le possibilità di riorganizzare autonomamente i propri quadri cognitivi. Per fare ciò è necessario
che l’educatore cerchi di acquisire elementi informativi su se stesso, sui bambini, sul contesto
utilizzando adeguate modalità osservative per elaborare ipotesi da negoziare con gli alunni e per
attivare forme di co - progettazione dei percorsi.
ALCUNE PAROLE CHIAVE
- Osservazione sistematica
- Individuazione delle tracce
- Analisi dell’ elemento analizzatore
- Situazione stimolo (provocazione)
- Mediazione e co - progettazione
- Istituzione (rapporto istituito-istituente)
- Nascita dello sfondo integratore (istituzionale - narrativo - metaforico - fantastico..)
- Documentazione - monitoraggio e valutazione formativa dei percorsi didattici realizzati
Lo sfondo istituzionale è ‘quella particolare organizzazione contestuale di spazi, tempi, mediazioni,
regole di comunicazione che favorisce l’autonoma gestione, da parte del bambino, delle proprie
strategie di costruzione del mondo, favorendo l’automotivazione e il vissuto di connessione spaziale e temporale. Lo sfondo narrativo è quell’insieme di connotazioni, di significati particolari, condivisi
da un gruppo di bambini e non generalizzabili, che automotivano il loro lavoro. Tali connotazioni
mutano con lo svilupparsi della storia educativa: sono perciò paragonabili ad una narrazione che
viene costruita mentre viene vissuta e che collega nel tempo elementi diversi di realtà. Il canovaccio narrativo, in continua evoluzione, è la risultante di un complesso e sistematico processo di mediazioni e negoziazioni fra adulti e bambini. Le storie individuali e/o di gruppo, anche emotivamente
significative, per poter divenire ‘struttura di connessione narrativa’ che valorizza l’identità di ogni
bambino, in un processo di integrazione personale e interpersonale, necessitano di sostegno e di
regia da parte dell’educatore, per condurle da un livello di esperienza spontanea alla rielaborazione
collettiva di tipo cognitivo, affettivo e culturale.
‘Lo sfondo nasce con l’osservazione, cresce con l’osservazione, cambia con l’osservazione’. Gli
osservatori cercano infatti di esplorare i meccanismi sottintesi alle azioni (e alle storie) dei differenti
gruppi di bambini, attraverso alcuni interrogativi, come ad esempio:
- Quali elementi caratterizzano certi giochi?
- Quali costanti emergono?
- Quali bisogni?
- Quali interessi?
Il gruppo docente, in sede di progettazione, ipotizza alcune modalità per verificare se ciò che è emerso
dalle osservazioni, ha pertinenza con la vita del gruppo stesso. L’elemento analizzatore è uno ‘spicchio’
della situazione creatasi ed è significativo in riferimento ai bisogni e agli interessi che siamo stati in grado
di leggere. Tale elemento ci servirà come parametro di misurazione e di confronto nelle osservazioni che
andremo a compiere successivamente. L’elemento analizzatore si connota come elemento comune tra
le situazioni osservate. Di fondamentale importanza è il ruolo svolto dagli elementi di ‘perturbazione’ o
di provocazione del contesto - scuola: l’evento - rumore è provocato dalle situazioni stimolo, di natura
problemica, che implicano una adeguata e più significativa ristrutturazione del contesto scolastico e la
revisione delle tradizionali impostazioni progettuali.
La provocazione può essere intesa come uno ‘stimolo’, un tentativo dell’educatore di ‘entrare nella logica
complessa della trama che i bambini stanno intessendo’.
Abbiamo precedentemente utilizzato il termine ‘istituzione’ spiegando il significato che lo stesso assume
all’interno del contesto scolastico. Con questo termine intendiamo non solo lo spazio fisico (cioè l’insieme degli ambienti e degli spazi della scuola) che funga da ‘contenitore’ ma ,soprattutto, il luogo di vita e
di formazione che assume fondamentali connotazioni psicologiche e cognitive.
Lo spazio non è solo ‘luogo dove stare’, ma anche il ‘luogo dell’agire’. Si evince una concezione di spazio fortemente carico di valenze affettive e ricco di punti di riferimento, flessibile ma coerente in cui ogni
cambiamento , frutto di una negoziazione continua fra bambini e bambini, bambini e adulti. Gli interventi
saranno mirati a modificarlo, ristrutturarlo per renderlo pertinente con la storia/storie che al suo interno
vengono realizzate e vissute. Esso è inoltre arricchito da materiali non strutturati ed offre così la possibilità
di allestire situazioni significative per quel gruppo di bambini e adulti che in quel momento si incontrano.
Per meglio chiarire questo concetto potremo paragonare gli spazi della scuola ad un ipotetico palcoscenico, inizialmente privo di scenografia, ma che possiede dietro le quinte quanto serve per la messa in
scena della trama narrativa (sfondo). Saranno gli attori che si alterneranno su questo palcoscenico a costruire una storia che prenderà forma nel tempo. La storia trova un primo abbozzo nel gioco spontaneo
dei bambini che, attraverso l’uso creativo del materiale messo a disposizione, cominciano a raccontareraccontarsi. La storia di ognuno concorre a costruire la storia di tutti attraverso un intreccio, uno scambio/
confronto che porta ad un arricchimento significativo. Ogni bambino trova, cioè, spazi ,tempi e modalità
personali all’interno di una scuola che è patrimonio di tutti. Fondamentale è il ruolo dell’educatore che
attraverso l’ascolto, l’osservazione e la disponibilità a mettersi in gioco sa cogliere e registrare gli stimoli
e le tracce che arrivano dai bambini.
In questo processo un ruolo rilevante assumono la documentazione e la valutazione formativa in chiave
di ri-progettazione delle attività. Il progetto educativo, infatti, si rende concretamente visibile attraverso un
attenta documentazione ed una conveniente comunicazione dei dati relativi all’attività per i quali ci si può
avvalere sia di strumenti verbali, grafici e documentativi, sia delle tecnologie audiovisive più ampiamente
diffuse nella scuola. La documentazione raccolta in modo agile ma continuativo offre ai bambini l’opportunità di rendersi conto delle proprie conquiste e fornisce a tutti i soggetti della comunità educativa varie
possibilità di informazione, riflessione e confronto, contribuendo anche al rafforzamento della prospettiva
della continuità verticale. La documentazione didattica assume poi una particolare importanza perché
da essa derivano utili indicazioni ai fini di una progettazione individualizzata per i soggetti con bisogni
educativi speciali.
Il tema della valutazione è ampiamente affrontato negli Orientamenti del 1991 secondo cui la valutazione
dei modelli di sviluppo prevede:
- Un momento iniziale volto a delineare un quadro delle capacità con cui si accede
alla scuola dell’infanzia;
- Dei momenti interni alle varie sequenze didattiche che consentono di aggiustare
e individualizzare le proposte educative e i percorsi di apprendimento;
- Dei bilanci finali per la verifica degli esiti formativi, della qualità dell’attività educativa
e didattica e del significato globale dell’esperienza scolastica.
Nella esperienza della progettazione realizzata con lo sfondo integratore la valutazione è prioritariamente
documentazione, capacità di autocritica e di riflessione sulla qualità dei processi di apprendimento attivati
e si concretizza, quindi, soprattutto come ‘valutazione’ formativa. A tale scopo è opportuno valutare:
- Il contesto;
- I soggetti in gioco: l’adulto, il bambino;
- Il processo e quindi la qualità e la quantità dei percorsi educativi realizzati.
La valutazione risulta strettamente connessa alla osservazione, alla progettazione e alla documentazione.
OSSERVAZIONE
VALUTAZIONE
PROGETTAZIONE
DOCUMENTAZIONE
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
lo sfondo integratore...
SFONDO INTEGRATORE
METODO E STRATEGIA DIDATTICA
COMPLESSA
STRUMENTO DI LAVORO
ANALISI, OSSERVAZIONE, INTERPRETAZIONE DELLE TRACCE
RILEVAZIONE DELLE COSTANTI (ELEMENTO ANALIZZATORE)
SITUAZIONE STIMOLO INIZIALE (PROVOCAZIONE)
CREATIVITÀ
LIBERA ESPRESSIONE DEI BAMBINI
VARIABILI (EVENTI_RUMORE)
RIORGANIZZAZIONE DEL CONTESTO,
DEGLI SPAZI, DEI MATERIALI,
DELLE ATTIVITÀ, ECC
NASCITA DELLO SFONDO INTEGRATORE
PRIMARIO
REALE
FANTASTICO
SECONDARIO
UTILIZZO DEGLI OGGETTI MEDIATORI
FORMULAZIONE DI IPOTESI E INDIVIDUAZIONE DA PARTE DEI BAMBINI E ADULTI DI POSSIBILI ITINERARI DIDATTICI
CAMBIAMENTI E RIORGANIZZAZIONI CONTESTUALI, CAMBIAMENTO DELLE DINAMICHE RELAZIONALI
ATTENZIONE ALLE PROPOSTE DEI BAMBINI E RISPETTO DELLE LORO CAPACITÀ AUTO - ORGANIZZATIVE
PROGETTAZIONE DEGLI INTERVENTI
DOCUMENTAZIONE E MONITORAGGIO DELLE ESPERIENZE REALIZZATE
VALUTAZIONE FORMATIVA IN ITINERE
VALUTAZIONE CONCLUSIVA DEGLI OBIETTIVI FORMATIVI E DIDATTICI RAGGIUNTI (SIA PREVISTI CHE IMPREVISTI)
NUOVO IMPUT E RIPROGETTAZIONE DELLE ATTIVITÀ
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
progettare con
lo sfondo integratore...
Continuità orizzontale
Rapporti con il territorio
Integrazione delle differenze e delle diversità
Le valenze educative del ‘prendersi cura’ e della relazione d’aiuto
Progettazione per situazioni
Continuità verticale (Portfolio, valigia, documento di passaggio)
Sfondo Istituzionale
(la stanza del ‘Raccontare-Raccontarsi’)
Stili e Modalità di apprendimento
(Individualizzazione - Personalizzazione)
Situazioni Stimolo Iniziali
Progettazione con Nuclei progettuali
PROGETTARE
CON LO
SFONDO INTEGRATORE
Approccio narrativo autobiografico
Il Curricolo e i Modelli progettuali
Aggiornamento, Formazione
e Qualità Professionale
Creatività e Globalità dei linguaggi infantili
Accoglienza
Osservazione, Documentazione e Ricerca
Resilienza e Progetto di vita
Progetti europei - Partenariato
Sistemi simbolico - culturali
Campi d’esperienza educativa
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
lo sfondo integratore...
LO SFONDO INTEGRATORE
Dagli anni novanta scaturisce l’esigenza di sperimentare, da
parte delle educatrici della scuola dell’infanzia comunale, una
nuova strategia educativo-didattica che permette di colmare i
limiti delle ‘tradizionali’ unità didattiche (programmazione lineare) considerate riduttive rispetto alla complessità dello sviluppo
della personalità infantile. Al fine di rivalutare il fondamentale
ruolo giocato dalla fantasia e dalla creatività sui processi di formazione del bambino, si afferma la volontà di porre al centro del
processo formativo il bambino stesso, inteso come autentico
protagonista del suo percorso di crescita, con i suoi bisogni, i
vissuti, le emozioni e le peculiarità. Gradualmente è avvenuto
il passaggio dalla programmazione lineare a quella reticolare,
dotata di maggiore flessibilità e di più ampia adattabilità rispetto alle caratteristiche psicologiche e cognitive dell’educando,
portando all’adozione di un’innovativa strategia didattica:
azione, l’invenzione e la scoperta, la magia e la creatività, sono
al centro del processo formativo.
La scuola dell’infanzia si offre come ambiente educativo di qualità, perchè si trasforma da sfondo istituito a sfondo istituente,
semantico, ovvero significativo, per ogni bambino.
Lo sfondo integratore è stato paragonato ad un grande ‘CONTENITORE AFFETTIVO’ (Winnicott e Bettelhein) delle attività
educative, possibile scenario connettivo in grado di garantire
la qualità degli apprendimenti realizzati.
5.
La didattica con lo sfondo integratore comporta
un’adeguata rivisitazione del contesto scolastico (destrutturazione dell’ambiente, spazi materiali, tempi, contenuti) per
promuovere l’autonoma capacità del bambino di costruire, in
maniera originale, le personali competenze.
8.
E’ errato pensare che lo sfondo integratore non
richieda l’individuazione di obiettivi, contenuti, spazi, tempi, risorse, modalità d’osservazione, documentazione e verifica delle
attività svolte all’inizio del lavoro, infatti, vengono fissati alcuni
‘paletti’ orientativi che garantiscono comunque il raggiungimento
da parte delle educatrici, delle ‘competenze essenziali’, al suo
processo di crescita e di maturazione cognitivo - affettiva.
SFONDO INTEGRATORE
Questa nuova metodologia e/o strumento di lavoro cambia il
modo di ‘fare scuola’, apportando importanti cambiamenti nei
contenuti, negli spazi, nei materiali e nelle modalità organizzative, perchè la scuola è luogo di vita e di cultura in cui la ricerca-
E’ possibile sintetizzare alcuni punti chiave:
1.
ll bambino è autentico protagonista dei suoi percorsi di conoscenza e la scuola è il luogo in cui si racconta, vive
le sue emozioni, esprime i suoi bisogni, i suoi interessi e viene
valorizzato per ciò che è, con le sue caratteristiche individuali.
2.
Lo sfondo può avere una natura reale, istituzionale
e fantastica: stimola e coinvolge mente e cuore del bambino,
portando maggiore qualità all’intero dei processi di apprendimento.
3.
I bambini proiettano nell’ipotetico personaggio fantastico (quando c’è) le loro emozioni, sentimenti, ipotesi, idee,
rivelando le caratteristiche delle identità.
4.
L’educatore è coinvolto attivamente nel processo formativo: ascolta ed interpreta i messaggi dei bambini in
maniera partecipativa, ed assume il ruolo di ‘regia educativa’
nell’ottica della reciproca crescita.
Il personaggio fantastico ‘Mago - Aiuto’
6.
Implica una progettazione caratterizzata da situazioni stimolo (situazioni problematiche) di forte impatto emotivo
che stimolano la fantasia, il pensiero ipotetico e la creatività del
bambino mentre l’educatore effettua un’attenta osservazione documentazione dei suoi bisogni.
7.
In uno ‘spazio’ ideato e appositamente progettato per raccontare, parlare, ascoltare ed inventare, nasce la
‘STANZA del RACCONTARE - RACCONTARSI’ (sfondo istituzionale), dove prendono forma il personaggio fantastico, o
reale e gli oggetti mediatori che si manifestano in itinere durante
la riorganizzazione del contesto - scuola.
La Stanza Magica
Destrutturazione di un ambiente
9.
Rispetto alle unità didattiche o, ai nuclei progettuali,
la progettazione con lo sfondo integratore si caratterizza per
la sua evolutibilità e per la significatività che assumono i percorsi didattici focalizzati in itinere, nel momento in cui il bambino viene messo di fronte ad una nuova fonte di conoscenza
spesso imprevista. Per progettare e creare situazioni - stimolo,
le insegnanti collaborano con gli animatori teatrali e musicali
portando maggiore qualità all’azione educativa e più specificità
nei contenuti dell’apprendimento.
Elementi dentro alla Stanza Magica
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
fasi del percorso didattico...
FASI DEL PERCORSO DIDATTICO
A. Fase iniziale dell’osservazione dei bisogni e degli interessi
dei bambini: rilevazione delle costanti e delle tracce sulle quali
costruire il percorso educativo - didattico. Attraverso un’attenta
e costante opera di osservazione, possiamo rendere più significativo lo sfondo integratore che, insieme ai bambini, l’insegnante individua e realizza.
venuta un vero e proprio sfondo istituzionale. Si tratta di una
‘stanza magica’ in cui i linguaggi della fantasia e della realtà si
intrecciano, dove nasce e cresce, mediante la strategia didattica dello sfondo integratore, un ipotetico personaggio fantastico, che sostiene le attività e fa vivere ai bambini esperienze e
storie speciali.
B. All’interno della scuola viene creato uno spazio apposito e
privilegiato in cui il bambino può esprimere il suo naturale bisogno di raccontarsi, ascoltare gli altri ed esprimere le proprie
emozioni, condividendo personali vissuti emotivo - relazionali:
si tratta della ‘Stanza del Raccontare - Raccontarsi’ ormai di-
C. La progettazione con lo sfondo integratore implica un attenzione particolare all’organizzazione del contesto scolastico
e alla sua destrutturazione, affinchè l’ambiente - scuola possa
effettivamente promuovere l’autonoma capacità del bambino
di apprendere in modo significativo, originale e creativo.
Attività psicomotorie
Dentro alla Stanza Magica
Momenti di regia - educativa
D. I percorsi didattici realizzati con lo sfondo integratore prevedono una fase iniziale molto importante, che è costituita dalla
creazione di situazioni-stimolo, in cui l’educatore è attivamente
coinvolto per ascoltare ed interpretare i messaggi dei bambini
nella costante ricerca dello sfondo integratore, reale o fantastico.
F. Dalla situazione - stimolo, scaturiscono molteplici attività
educativo - didattiche che toccano i diversi campi d’esperienza educativa (dall’ambito cognitivo, al logico - matematico a
quello psicomotorio, dalle attività grafico - pittoriche a quelle
manipolative, dalla drammatizzazione al gioco simbolico, al linguaggio verbale e non) utilizzando una globalità di linguaggi e di
esperienze (trasversalità dello sfondo integratore).
effettuato dai bambini sulla base delle loro esigenze, secondo
la rilevazione e l’osservazione dei loro bisogni e sull’analisi delle
‘tracce’ presenti nelle scuole: il percorso, quindi, è continuamente modificabile in itinere e prevede una certa riorganizzazione del contesto scuola.
La progettazione con lo sfondo integratore è caratterizzata da
una serie di momenti educativi che la definiscono come strategia didattica complessa, specifica e di natura evolutiva:
E. I bambini vivono attivamente la situazione stimolo: vengono infatti stimolate la fantasia, la creatività, il pensiero ipotetico
(formulazione di ipotesi). In questo modo si offre la possibilità al
bambino di organizzare personalmente la situazione vissuta e
di fornire originali proposte per come sviluppare i futuri itinerari
progettuali (il bambino è protagonista attivo del suo processo
formativo e di apprendimento).
G. Rielaborazione e feed-back: la progettazione con lo sfondo
integratore si caratterizza per l’elasticità e la flessibilità del percorso didattico, in quanto esso non è pre - stabilito o pre - confezionato dalle insegnanti. Al contrario, gli itinerari didattici scaturiscono dal lavoro di ricerca, di scoperta, di interpretazione,
H. Verifica e documentazione: l’intero percorso educativodidattico va documentato nelle sue singole fasi. Le insegnanti
possono adottare svariate strategie di verifica, valutazione e
documentazione quali l’autobiografia, l’autoverifica in collettivo,
il diario di bordo, il lavoro dei bambini, l’utilizzo del protocollo di
documentazione e di verifica del lavoro svolto e il documento
di passaggio come strumento di sintesi finale del percorso formativo del bambino (Valigia).
Attività cognitive
Drammatizzazioni
Attività grafico - pittoriche
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
Un anno con il gigante:
prime esperienze
I PIÙ SIGNIFICATIVI MOMENTI DEL PROGETTO SPERIMENTALE CON LO SFONDO INTEGRATORE
didascalia
All’inizio dell’anno scolastico 1988-89 le insegnanti della scuola dell’infanzia comunale ‘Quadrifoglio’ di Fano, con la supervisione della pedagogista Prof.ssa P. Gaspari hanno attivato
un progetto sperimentale incentrato sulla metodologia dello
sfondo integratore che vede come principale protagonista un
fantastico gigante.
Per iniziare ad intraprendere una serie di itinerari didattici, è stato deciso di sfruttare un evento - rumore, caratterizzato dall’improvvisa ed inaspettata chiusura dell’aula destinata al gruppo
delle ‘Api’, al fine di potenziare le capacità immaginative, fantastiche e creative dei bambini.
In seguito a svariate richieste di aiuto ricevute da parte del misterioso personaggio da identificare i bambini, con la supervisione degli educatori, hanno sorprendentemente trovato la
chiave per accedere alla stanza; tale situazione ha offerto la
possibilità di rendere più dinamica e creativa la consolidata
programmazione ed ha avviato le insegnanti verso la trasformazione dello sfondo istituzionale, la tradizionale aula o scuola
‘così com’è’, con spazi, momenti, materiali prestabiliti in autentico sfondo semantico, caratterizzato da uno scenario particolarmente significativo per i bambini.
La situazione creata ha notevolmente concentrato l’attenzione
dei bambini, suscitando stupore, curiosità, interesse, motivazione e un positivo fervore emotivo, di forte coinvolgimento.
I bambini hanno ritrovato gli arredi delle aule insolitamente disordinati; in tal modo è stato consentito loro di familiarizzare
con le persone, gli oggetti, gli spazi ed interagendo
con essi, di modificarli, ristrutturarli, seguendo
personali iniziative.
Ciò che ha attirato maggiormente l’attenzione dei
bambini è stata la presenza di enormi impronte pedestri impresse sul pavimento e la cavernosa, singolare voce del ‘Gigante’,
riprodotta mediante l’uso del registratore, che esprimeva incisive parole di saluto. In questo caso, il registratore ha rappresentato un valido oggetto mediatore che ha favorito la costruzione
della relazione esistente tra la dimensione fantastica e quella
reale, maturando anche valori e significati simbolici, affettivi,
emotivi, non solo funzionali. Inoltre, ha permesso al bambino di
comunicare direttamente col personaggio fantastico esternando le sue più vive impressioni. In questo modo è iniziato uno
stimolante reciproco scambio di messaggi che ha suscitato nei
bambini diverse reazioni, attentamente captate dall’insegnante,
per individuare i migliori criteri didattici da intraprendere.
In sintesi, i bambini con carta e colori, hanno riprodotto la realtà
ambientale vissuta a scuola, esprimendo con attività grafico pittoriche le sensazioni e le emozioni provate.
Le insegnanti, a loro volta, hanno interpretato i dati espressivi
dei bambini che hanno permesso di rilevare la stretta connessione esistente tra mondo ‘fantastico’ e ‘reale’.
Tra le diverse reazioni dei bambini è emersa come costante
evidente l’emozione della paura, causata certamente dalla ipotetica presenza di un fenomeno sconosciuto, inusuale, estraneo, come il ‘Gigante’: la situazione critica, ma senza dubbio
stimolante, ha portato i bambini a ricercare immediatamente
molteplici e diversificate strategie risolutive che contribuissero
a ‘sbloccarla’, al fine di ridurre le paure infantili oggettivandole,
esternandole, per sdrammatizzare la loro influenza.
Per favorire ulteriori processi di sdrammatizzazione e di contenimento degli effetti della paura nei limiti del razionale rapporto
educativo, i bambini sono stati invitati a disegnare il ‘Gigante buono’, così come essi lo immaginavano nel successivo
messaggio rassicurante, il gigante buono elogia i disegni dei
bambini e si propone di aiutare i bambini a superare le diverse
forme di paura, purchè le manifestino.
E’ stato quindi, allestito un vero e proprio laboratorio di travestimento perché ogni bambino potesse concretizzare la propria
paura mediante travestimenti e trucchi in perfetta coincidenza
con il periodo delle mascherate carnevalesche.
In tal modo è stato compiuto il primo importante passo nel
difficile lavoro di ‘sgretolamento’ delle più comuni paure infantili al fine di raggiungere, mediante la loro oggettivazione e
drammatizzazione la positiva convivenza con la complessa ed
estremamente dinamica vitalità del bambino. Inoltre l’impegno
educativo è stato rivolto a stabilire un equilibrato rapporto tra
il bambino ed i mass media con particolare riguardo alla strumentale incidenza della televisione.
L’indagine ha consentito di individuare ed interpretare le effettive dinamiche intellettive del bambino nella ricezione e nell’elaborazione delle informazioni e dei messaggi televisivi. I bambini
sono stati avviati, mediante l’apporto costruttivo e strumentale
della variabile Gigante, al corretto approccio con il mondo della
televisione, per far loro scoprire ciò che sta dietro e ciò che
sta dentro l’apparecchio televisivo, in modo da renderli capaci
di svolgere alternativamente i ruoli di attore e di spettatore, di
leggere ed interpretare il messaggio televisivo, ma anche di
essere in grado di operare coscientemente in prima persona.
I bambini, imitando alcuni personaggi televisivi sono diventati
attori primari del gioco televisivo, creando le situazioni più rispondenti per soddisfare le personali esigenze emotive ed affettive, inoltre hanno risposto alle richieste del Gigante in merito
ai piccoli ‘alberi di ferro’ che spuntano sui tetti e all’apparecchio
televisivo, costruendo antenne di carta ed apparecchi televisivi, effettuando esercitazioni di ritaglio, di pittura, di collage,
di ricerca ed utilizzo di materiali di pronto consumo, di spazi
e tempi adeguati. Pertanto, il modulo sperimentale incentrato
sullo sfondo integratore è stato destinato a fungere da antidoto
ai messaggi del mass media televisivo, distogliendo, entro certi
limiti, l’attenzione dei bambini dalla aggressiva e spesso inibita
‘baby – sitter elettronica’.
L’intero progetto sperimentale, sorretto, nei momenti più impegnativi e critici dagli interventi pedagogici e didattici dagli
esperti nel settore, ha consentito alle educatrici di porsi nei
confronti della realtà infantile con una nuova ottica, di stabilire nuovi rapporti di continuità e di appropriarsi della metodologia dello sfondo integratore.
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
continuità verticale,
il viaggio...
IL VIAGGIO
‘Prepariamo la valigia per la scuola elementare’ è lo slogan coniato per sottolineare l’importanza di un metaforico viaggio del
bambino, certamente non traumatico, da un gradino formativo
all’altro.
La preparazione degli ‘indumenti’ da mettere in valigia, ha focalizzato l’attenzione dei genitori, insegnanti ed esperti, che
si sono confrontati insieme, mediante appositi incontri, su
importanti tematiche pedagogico - didattiche già nell’anno
sc.94/95.
Interrogarsi sui concetti di identità, di autonomia, di competenza, di ascolto, di continuità, di spazi, di curricoli, ecc, ha
provocato la nascita di una comunicazione autenticamente
condivisa, migliorando la collaborazione esistente tra le istituzioni scolastiche, ma soprattutto, la qualità della vita di ogni
bambino.
Nell’anno scolastico 2000/2001 una commissione di lavoro
composta dalle educatrici delle scuole dell’infanzia comunali
‘Gallizi’, ‘Zizzi’,’ Il Girasole’, ‘La Scatola Magica’, ‘Il Quadrifoglio’, si è riunita per elaborare un documento che andrà confrontato con tutte le scuole dell’infanzia comunali di Fano, per
promuovere un progetto comune riguardante la continuità verticale in relazione ai contenuti delle normative ministeriali più
recenti (Orientamenti Scuola Elementare ’90,legge 611/92,
legge148/90, legge Bersani ’98) si ribadisce l’importanza della
PROGETTO VALIGIA
All’interno della continuità verticale, le scuole dell’infanzia comunali individuano un ulteriore progetto specifico riguardante il
particolare momento del passaggio del bambino dalla scuola
dell’infanzia alla scuola elementare: ‘La Valigia’.
Tra i principali scopi del ‘Progetto Valigia’ viene evidenziato quello di attribuire maggiore attenzione alle particolari caratteristiche
della personalità del soggetto: è uno strumento che ‘racconta
storie’, la storia del bambino, della sua famiglia, delle interazioni
con l’insegnante, con gli altri bambini, parla, quindi, delle molteplici esperienze formative vissute dal bambino all’interno dei
sistemi di vita più significativi per il suo sviluppo.
Il ‘progetto valigia’ favorisce il passaggio dell’alunno al gradino
formativo successivo, tentando di eliminare possibili traumi;
consente di presentare il bambino ai docenti della scuola elementare nella sua identità storica, nella sua globalità e nella
ricchezza dei linguaggi espressivo - comunicativi da lui posse-
continuità verticale, soprattutto quando quest’ultima viene realizzata elaborando ipotesi di raccordo pedagogico -didattico
e curriculare.
Alla luce di quanto sopra precisato si prevede una pluralità
di possibili percorsi didattici finalizzati alla sua concreta realizzazione che oltre al coinvolgimento dei docenti, dei bambini,
degli spazi scolastici si è condivisa anche l’individuazione dei
contenuti del fascicolo personale del bambino sulla base delle
sue personali esigenze, tenendo anche conto delle richieste e
degli stili educativo - didattici dei docenti appartenenti ai due
ordini di scuola (valigia).
Alcuni momenti di coinvolgimento dei genitori
duti, evitando ‘giudizi negativi’ ed esclusivamente valutativi.
Ciò è possibile mediante l’individuazione di criteri di lettura dei
‘So Fare’, ‘Non so Fare’, ‘So fare Se’, di ogni bambino riguardanti le più significative esperienze formative e competenze.
Con il Progetto Valigia, l’insegnante raccoglie le ‘tracce’ lasciate
da ogni bambino, le organizza e dà loro un significato.
Inoltre, ‘la valigia’ facilita la lettura dell’ambiente nuovo che il
bambino dovrà affrontare, permettendo, al tempo stesso, di
fare tesoro delle esperienze passate.
L’itinerario di lavoro si svilupperà su tre principali dimensioni.
A) Maggiore attenzione ai bisogni individuali di ogni bambino
B) Maggiore coinvolgimento dei genitori alle esperienze
di vita scolastica
C) Predisposizione di incontri con i docenti delle prime
classi elementari dell’anno
DESCRIZIONE EDUCATIVO-DIDATTICA DEL PROGETTO VALIGIA
OBIETTIVI GENERALI DEL ‘PROGETTO VALIGIA’
1) Promuovere nel bambino le capacità di ricostruire il proprio
vissuto utilizzando la pluralità dei linguaggi da lui posseduti:
(racconto delle principali caratteristiche della sua personalità:
corporea, relazionale, affettiva, ecc).
2) Promuovere negli adulti le capacità di ascoltare ed interpretare il racconto delle principali caratteristiche della personalità
infantile ( sé corporeo, relazionale, cognito, affettivo, ecc)
3) Promuovere nei genitori un maggior spirito di collaborazione
con le istituzioni scolastiche interessante al progetto -continuità.
METODO DI LAVORO
1) 1 ora circa al giorno per 15 settimane
2) Laboratori, sezioni e giardino della scuola dell’infanzia
3) Spazi ed aule delle scuole elementari che accoglieranno i
bambini il prossimo anno scolastico.
Sfondo integratore caratterizzato da Nuclei progettuali flessibili
PERSONALE COINVOLTO
1) Insegnanti della scuola dell’infanzia
2) Docenti della scuola elementare
3) Bambini della scuola elementare e della scuola dell’infanzia
4) Pedagogista Dott.ssa Patrizia Gaspari
5) Coordinamento pedagogico didattico
6) La Bottega Fantastica
ITINERARI DIDATTICI PREVISTI ED ATTIVITÀ
1) Ricerca di fatti e documenti riguardanti le esperienze fatte
in tre anni di scuola dell’infanzia;
2) Ricerca di materiale fotografico e di documenti insieme
ai genitori riguardanti i primi anni di vita del bambino;
3) Selezione di materiale vario da inserire nella ‘Valigia’;
4) Descrizione temporale della giornata vissuta dal bambino;
5) Descrizione mediante il linguaggio grafico - pittorico del
momento più piacevole della giornata scolastica;
6) Attività grafico - pittorica e manipolativa insieme ai genitori
per la costruzione della scuola dei ricordi
(archivio della memoria);
7) Racconti grafici di un sogno, delle paure, di un desiderio;
8) Racconto grafico del personaggio fantastico
(sfondo integratore);
9) Racconto verbale e non, dei momenti salienti dell’anno
scolastico;
10) Raccolta dei ‘So Fare’, ‘Non So Fare’, ‘Saprei Fare’ mediante la predisposizione di appositi incontri e dibattiti a tematica;
11) Individuazione delle risorse che ogni bambino possiede;
12) Lavoro sulle diversità individuali e percorsi atti a capire
la convivenza democratica.
MODALITÀ ORGANIZZATIVE
1) Lavoro individualizzato con i bambini;
2) Incontro con le insegnanti;
3) Uscite tra genitori e bambini;
4) Riunioni e dibattiti;
5) Lavori in appositi laboratori.
MATERIALI USATI
Tutto quanto può essere usato in forma convenzionale e non
con maggiore riferimento a materiali documentativi (materiale
strutturato e non)
MODALITÀ DI VERIFICA
1) Autoverifica in collettivi allargati con la presenza
di insegnanti, genitori ed esperti,
2) Dibattito sui contenuti della ‘Valigia’
3) Analisi ed interpretazione dei contenuti della valigia
di ogni bambino.
IO SONO
SO FARE
FAVORIRE IL PASSAGGIO DEL BAMBINO DALLA SCUOLA DELL’INFANZIA ALLA
SCUOLA ELEMENTARE MEDIANTE IL RICONOSCIMENTO DELLA SUA IDENTITÀ STORICO - CULTURALE - AMBIENTALE E LA VALORIZZAZIONE DELLE SUE COMPETENZE.
SO FARE SE
OBIETTIVI DIDATTICI:
1) Promuovere nel bambino la capacità di memorizzare e di
rievocare fatti, eventi, persone ed apprendimenti svolti (frammenti di storicità);
2) Promuovere nel bambino il graduale riconoscimento del vissuto personale;
3) Promuovere nel bambino la capacità di ricostruire i fatti passati, mediante la narrazione verbale, grafica, iconica - rappresentativa, ecc;
4) Promuovere nel bambino la capacità di realizzare una documentazione mediante procedimenti di selezione, classificazione e di collocazione di oggetti, eventi, immagini, ecc. nel
tempo e nello spazio;
5) Promuovere nel bambino la capacità di parlare, di ascoltare, di esprimere opinioni, emozioni, desideri ed aspettative con
gli adulti;
6) Promuovere nel bambino la capacità di utilizzare la globalità
dei linguaggi alternativi: il linguaggio grafico -pittorico, il linguaggio manipolativo, il linguaggio fantastico per documentare le
sue esperienze;
7) Promuovere nel bambino la capacità di narrazione per produrre storie e per raccontare situazioni sia fantastiche che reali;
8) Promuovere nel bambino la capacità di graduale differenziazione del concetto di tempo: passato, presente, futuro;
9) Favorire una migliore conoscenza dei bisogni dei bambini
mediante il potenziamento della relazione educativa tra genitori
e figli;
10) Favorire migliori capacità di dialogo e di confronto tra genitori ed insegnanti.
SPAZI E TEMPI
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
l’affermazione della
continuità orizzontale...
DAI PRIMI PASSI… ALL’AFFERMAZIONE DELLA CONTINUITA’ ORIZZONTALE
L’insorgere di tutta una serie di nuove tematiche educative e
sociali ha portato gradualmente le istituzioni formative fanesi ad
affrontare ed individuare percorsi mirati ad una gestione sociale
e democratica delle scuole dell’infanzia.
La ‘gestione sociale’ intesa come partecipazione attiva delle
famiglie alla vita della scuola, è nata nelle istituzioni dell’infanzia
fanesi con la Delibera del Consiglio Comunale del 26/08/1977,
con la quale l’Amministrazione si impegnava ad istituire, per la
prima volta, il Comitato di Gestione, ovvero il primo organismo
di partecipazione alla progettazione delle quotidiane attività
scolastiche, capace di promuovere importanti iniziative finalizzate alla valorizzazione dei bisogni infantili sia all’interno della
scuola, che nel territorio.
Il Comitato di Gestione è composto dalle rappresentanti del
personale insegnante e non, da una rappresentanza dei genitori e del quartiere.
Alla fine degli anni ‘90, il Comitato di Gestione ha subito una
modifica importante diventando ‘Consiglio della Scuola’ ed entrando nel vivo degli aspetti educativi.
La partecipazione attiva della famiglia e della società attraverso i rappresentanti delle istituzioni democratiche organizzate,
del personale docente e non docente , alla vita della scuola
e del territorio testimonia, non solo l’adeguatezza del servizio
alle esigenze degli utenti, ma soprattutto, la volontà di intendere l’educazione come processo sociale affermando, nel contempo nuovi valori di collaborazione e solidarietà tra famiglie,
scuola e società.
Già gli Orientamenti del ’91, rafforzano la necessità da parte
della scuola, di porsi in prospettiva di continuità e di complementarietà con le esperienze che il bambino ha già compiuto
nei primari ambienti di vita e configurano la scuola dell’infanzia
come contesto educativo - formativo, come autentico luogo
di apprendimento saldamente raccordato con le precedenti
esperienze di vita realizzate dal bambino. Le recenti Indicazioni
per il Curricolo per la scuola dell’infanzia del 2007 evidenziano
ulteriormente il ruolo attivo esercitato dalla famiglia intesa come
risorsa da valorizzare all’interno della scuola per consentire la
creazione di una solida rete di scambi e di responsabilità comuni ed un produttivo dialogo sulle finalità della scuola e gli
orientamenti educativi - didattici da adottare. Inoltre, in considerazione del nuovo assetto sociale, le recenti normative ribadiscono la necessità che la scuola dell’infanzia diventi luogo di
incontro per le famiglie provenienti da altre nazioni, allo scopo
di costruire rapporti di reciproca fiducia e nuovi legami di comunità.
Oggi il Consiglio non prende atto solo dei problemi e delle considerazioni riferite dagli insegnanti e dai genitori ma promuove
discute e propone iniziative riguardanti le tematiche dell’educazione , il ruolo attivo della famiglia dentro la scuola, ritenuto
effettiva risorsa per la migliore qualità della vita del bambino e
dei genitori.
Da alcuni anni è ormai prevista, all’interno del progetto educativo-didattico delle scuole dell’infanzia fanesi l’adozione della prospettiva della continuità orizzontale, in stretto raccordo
con la continuità verticale. Attualmente i progetti di continuità
orizzontale si offrono come spazio esclusivamente dedicato ai
genitori al fine di renderli sempre più partecipi all’interno della
vita scolastica dei loro bambini valorizzando
momenti di produttivo confronto, sulle tematiche riguardanti
l’educazione e la formazione dell’infanzia. La scuola è diventata
un luogo di incontro tra educatori e genitori in cui sono possibili momenti di scambio e di confronto in merito alle funzioni
educative svolte da ciascuna delle parti, all’approfondimento di
tematiche relative alla crescita dei propri figli, all’allestimento di
laboratori e all’organizzazione delle feste.
La predisposizione di specifici laboratori richiede la progettazione di incontri tra genitori- educatori- animatori.
Con grande entusiasmo i genitori vivono insieme ai propri figli
le molteplici esperienze di vita e di formazione a scuola e anno
dopo anno, il bambino si misura con gli adulti e cresce.
La crescita formativa di un bambino non può avvenire, ‘dall’oggi al domani’ ma è il risultato di un costante rapporto tra famiglia
e scuola, autentico luogo educativo scolastico, nel quale vengono proposti sempre nuovi percorsi didattici.
A questo proposito è di fondamentale importanza la continuità
orizzontale e in tale direzione le scuole dell’infanzia comunali ogni anno organizzano laboratori aperti a tutti i genitori per
coinvolgerli nelle attività didattiche progettate insieme.
Le più importanti iniziative incentrate sulla continuità orizzontale prevedono, in sintesi, la partecipazione dell’assemblea
dei genitori nelle seguenti attività: incontri individualizzati prima
dell’inserimento, incontro di sezione, incontri per progettare
insieme.
Oltre ai laboratori dove i genitori hanno assunto le vesti di attori,
registi, musicisti, cantanti, muratori, pittori… ecc. sono stati organizzati incontri su tematiche riguardanti l’infanzia. un gruppo
ha formato una redazione, alcuni nelle vesti di giornalisti, altri
in redattori per pubblicare un giornale dei genitori ‘UN PUNTO
D’INCONTRO’ di cui sono stati pubblicati diversi numeri.
Confronto e coinvolgimento dei genitori
UN PUNTO D’INCONTRO… PUBBLICAZIONE PUNTO D’ARRIVO E PARTENZA PER LA CONTINUITÀ ORIZZONTALE TRA SCUOLA E FAMIGLIA
Il progetto nasce dalla volontà delle educatrici della scuola
dell’infanzia ‘Quadrifoglio’ di migliorare i rapporti di comunicazione e di collaborazione già esistenti con le famiglie, allo
scopo di promuovere una più attiva partecipazione dei genitori
nella vita della scuola. In realtà la finalità principale dell’intero
progetto è rappresentata dal tentativo di realizzare un apposito
giornalino capace di dare concretamente voce ai bisogni di
adulti e bambini: in questo senso il giornalino funge da oggetto
mediatore di diversi linguaggi e competenze, perché frutto di
un lavoro collegialmente svolto.
La realizzazione del giornalino ha permesso, infatti, di raggiungere molteplici obiettivi specifici, ovvero ha prodotto:
- Il miglioramento delle dinamiche comunicative esistenti tra
educatori e genitori;
- Una più approfondita conoscenza delle principali teorie cognitivo - affettive dello sviluppo infantile;
- Il miglioramento delle modalità organizzative e gestionali dei
principali percorsi didattici realizzati nell’ottica della continuità
orizzontale (Scuola - Famiglia);
- La rimessa in discussione, mediante assemblee, incontri a
tema, scambi di opinioni dei personali punti di vista con conseguente democratico confronto delle istituzioni coinvolte;
- L’affinamento delle capacità di osservazione e di interpretazione dei comportamenti e dei messaggi dei bambini;
- Il ‘raccontarsi’ da parte degli educatori, dei genitori e dei
bambini che hanno prodotto e di realizzato alcuni articoli per il
giornalino, potenziando le loro competenze narrative e documentative;
- Il raggiungimento, da parte dei genitori, della comprensione e, soprattutto, della attiva condivisione dei principali itinerari
educativo - didattici riguardanti la qualificante progettazione
scolastica;
- La consapevolezza della fondamentale importanza per il
bambino di assicurarsi la necessaria logica di continuità delle
esperienze formative, scolastiche ed extrascolastiche;
- Il superamento delle barriere e dei pregiudizi comunicativi
ancora esistenti tra genitori ed educatori;
- La graduale coscienza che ogni competenza, seppure
diversa, va messa a disposizione degli altri per migliorare la
qualità della vita di adulti e di bambini.
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
Festivals
progetto europeo
Comenius...
UNA SIGNIFICATIVA ESPERIENZA EDUCATIVA REALIZZATA IN EUROPA
Alcuni momenti di coinvolgimento dei genitori
La versione integrale del progetto è stata pubblicata sulla
Rivista ‘BAMBINI’, Juvenilia, Bergamo,Marzo 2000.
dell’a.s. 1998/99.
3° fase - ‘La festa in famiglia’:
Invio di messaggi e e-mail da parte dei bambini del ‘Quadrifoglio’ a quelli dell’’Ecole Maternelle Assolan’ e della ‘Triangle
Nursery School’ per comunicare i propri compleanno o qualche evento speciale;
Scambio di auguri natalizi ed invio di piccoli pacchi dono durante il periodo di Natale;
Scambio di videocassette, prodotte all’interno delle famiglie,
riguardanti le diverse tradizioni e i modi di trascorrere le feste
natalizie, ciò ha permesso di individuarne e confrontarne similitudini e differenze.
4° fase - ‘La festa a scuola’:
Documentazione della drammatizzazione con canzoni in lingua
inglese effettuata dai bambini del ‘Quadrifoglio’ per i genitori. Il
progetto complessivo è stato inviato alle scuole partners.
‘FESTIVALS’ è il titolo di un’interessante esperienza, inserita
nel progetto europeo ‘Comenius’, nata con l’intento di creare
una serie di percorsi educativi tra le scuola dell’infanzia italiana
(di Fano), inglese e francese, basati sul reciproco scambio di
lavori realizzati dai bambini sul tema delle festività.
L’iniziativa di partenariato è finalizzata, soprattutto, allo sviluppo ed alla conoscenza delle affinità e delle differenze esistenti
fra diverse culture, per favorire un’educazione rispettosa delle diverse prospettive esistenti, allo scopo di aprirsi alla conoscenza e al reciproco scambio di esperienze formative
prodotte in dimensione europea. La prima fase del progetto
ha visto l’organizzazione, presso la città di Fano, di una visita preliminare effettuata dalle educatrici ‘dell’Ecole Maternelle
Assolan’ di Gueret in Francia insieme allo staff delle insegnanti
della ‘Triangle Nursery School’ di Londra . Per quattro giorni le
educatrici della scuola dell’infanzia comunale il ‘Quadrifoglio’ si
sono impegnate per confrontare le personali visioni educative
e le relative metodologie didattiche adottate, esaminando in
particolare, le analogie e le specificità delle singole istituzioni,
allo scopo di comprendere le diversità esistenti, sia nell’impostazione degli stili educativi, sia nell’ambito della progettazione didattica e delle modalità organizzative. Le differenze delle
singole scuole sono state veramente affascinanti, in quanto
numerose e diversificate. Ogni sistema educativo è, infatti il
risultato di un’amalgama di contenuti e linguaggi provenienti
da diversificati contesti sociali e culturali, nonché da molteplici
aspettative locali e nazionali. La conoscenza di bambini, genitori ed educatori di diversa cultura ha notevolmente arricchito
la nostra professionalità facilitando l’individuazione prima e la
consequenziale realizzazione del progetto stesso. Per tutto il
personale docente coinvolto nel lavoro di parternariato, il progetto ha costituito un’importante opportunità per riflettere sul
proprio stile professionale e sui relativi metodi di lavoro adottati
a scuola con e per i bambini. I bambini stessi, dopo essersi
scambiati foto, e-mail, disegni e videotapes hanno compreso
non solo l’esistenza di altri bambini ‘differenti’ da loro che vivono in altri paesi, più lontani: questo fatto li ha portati a rafforzare notevolmente la loro disponibilità e accoglienza ed il senso
di amicizia, riconoscendo questi bambini così ‘diversi’da loro
come veri e propri partner co-protagonisti del progetto stesso.
Anche i genitori sono stati entusiasti ed hanno ampiamente
collaborato alle attività promosse dalle educatrici.
Il progetto di partnernariato oltre a suscitare nei bambini ‘il senso di amicizia’, intesa come comune trama narrativa (sfondo),
come ‘luogo di incontro’ significativo ed aggregante, ha raggiunto il significativo e più ampio obiettivo di educare adulti e
bambini alla convivenza democratica mediante la valorizzazione
delle differenti identità e radici culturali, con la consapevolezza
che la nostra scuola deve formare cittadini italiani che siano,
allo stesso tempo, futuri cittadini dell’Europa e del mondo.
Di seguito riportiamo una sintesi dei principali percorsi attivati
in merito alle attività didattiche e ai metodi utilizzati che si
snodano attraverso quattro fasi:
1° fase - ‘Chi siamo noi…chi sono loro…’:
Scambio di materiale informativo e di presentazione delle tre
realtà scolastiche con fotografie ed immagini dei bambini durante le attività svolte in ambito didattico;
‘Io sono…Io mi chiamo… A me piace mangiare…’:
Realizzazione di un libro nel quale ogni bambino si racconta e
dà informazioni sui propri vissuti e sulle sue abitudini.
2° fase - ‘La festa’:
Produzione insieme ai genitori di videocassette, fotografie, e
disegni per documentare il Carnevale nella città di Fano e le
feste allestite all’interno della scuola;
Realizzazione di una videocassetta che documentava ‘Il ritorno di Gedeone’ ovvero il ritorno del personaggio fantastico,
elemento trainante della progettazione educativo – didattica
GENITORI DENTRO LA SCUOLA DELL’INFANZIA COMUNALE ‘A. GALLIZI’
consegna d’un quadro alla maestra inglese
Altamente significativo è stato il ruolo esercitato dai genitori
nell’ambito della prospettiva della continuità orizzontale promossa ed attivata nel percorso educativo - didattico dell’anno
scolastico 2005/2006 che ha visto fortemente coinvolti, all’interno della progettazione didattica, genitori, bambini, e insegnanti: le iniziative realizzate con autentico stile collaborativo
hanno portato, infatti, all’allestimento di una importante manifestazione conclusiva, sintesi delle principali attività precedentemente svolte. I genitori che si sono resi facilmente disponi-
bili a partecipare ai laboratori prodotti all’interno della scuola,
hanno potuto vivere in prima persona esperienze formative e
percorsi didattici analoghi a quelli effettuati dai loro bambini. In
questa ottica i genitori hanno progettato, sperimentato e creato
all’interno di un laboratorio grafico – pittorico - manipolativo gli
elementi naturali caratterizzanti la pluralità dei percorsi didattici. Ogni gruppo di genitori ha messo a disposizione le proprie
competenze all’interno dei laboratori: a tale scopo sono stati
molto ben rappresentati, mediante la creazione di tanti costumi
LA MAMMA DI ALBERTO RACCONTA…
QUANDO LA CONTINUITÀ ORIZZONTALE DIVENTA OCCASIONE FORMATIVA: ‘UNA MAMMA PROPONE…’.
La mia prima esperienza nella scuola dell’infanzia, da mamma, l’ho fatta con mio figlio Alberto, che
frequenta l’ultimo anno della scuola dell’infanzia ‘Gallizi’. E’ stata un’avventura molto positiva e veramente formativa, sia per il bambino che per me. La logica della continuità orizzontale l’abbiamo,
infatti, sperimentata insieme. Il bambino a scuola lavorava su argomenti e personaggi ‘strani’ che,
riportati a casa, hanno cominciato a far parte, tuttavia sempre più, della nostra famiglia: così ‘MASTRICCIONE’ e ‘UNPO’ UNPO’ (i due personaggi fantastici sui quali hanno lavorato a scuola in
questi ultimi due anni) sono diventati parte integrante dei nostri argomenti quotidiani.
Il bambino si trovava sulla stessa lunghezza d’onda della scuola, con gli amici e le maestre, e a casa
con mamma e papà, continuavano a raccontarci le loro esperienze visto che noi eravamo sempre al
corrente di ciò che il personaggio fantastico faceva. Era un personaggio proprio’diverso’ma comunque facente parte, anche lui, della grande famiglia della scuola…
Il colore del vestito e dei capelli del burattino è stato deciso insieme a me e la storia del burattino
‘UNPO’ UNPO’ l’abbiamo inventata insieme.
La continuità orizzontale, dà molta sicurezza al bambino, che è felice, che i propri genitori partecipino
attivamente alle sue esperienze formative: è bello costruire insieme la casa di ‘UNPO’ UNPO’,
colorare i pesci, attaccare insieme i capelli al burattino, etc, unisce, aggrega, migliora le dinamiche
comunicative, diverte… Tutte queste ‘piccole cose’ (attività) fanno sì che il bambino non si perda nel
bosco, non si senta solo, perché contribuiscono a farlo crescere serenamente col supporto e la
vicinanza degli altri, infondendogli molta fiducia di sè e sicurezza delle personali capacità, elementi
fondamentali per avere stima in se stesso e nel futuro. In questa prospettiva la collaborazione tra
scuola e famiglia diviene un fattore di notevole importante per l’armonico sviluppo della personalità
dei ogni bambino.
Nello scorso anno scolastico, mio figlio Riccardo ha iniziato a frequentare la Scuola dell’infanzia
comunale ‘A. Gallizi’.
Richi è un bambino diversamente abile, con diplegia (problema prettamente motorio).
Anche io, come mio figlio, e insieme a lui, ho intrapreso questa nuova ‘avventura formativa’ fatta di
nuove conoscenze, di nuovi rapporti ed anche di nuove opportunità.
Tra le più grandi, c’è quella che mi vede tuttora Presidente del Consiglio dei genitori della scuola
dell’infanzia di Riccardo.
A Fano non riuscivo, con mio grande rammarico, a confrontarmi con la Associazioni del Territorio
e sentivo di dover fare qualche cosa di ‘speciale’ per informare le persone che noi, Riccardo, mio
marito ed io, come ‘famiglia particolare’ ci siamo, e come noi esistono tante altre famiglie nelle medesime condizioni.
Ho avuto un’idea semplice, quella di raccontare la storia dei nostri bambini e delle loro problematiche,
dando l’opportunità ad alcuni specialisti medici e alle insegnanti di confrontarsi.
E’ stato organizzato un interessante seminario presso la scuola in cui sono state fornite importanti
informazioni per le famiglie e spunti per una più adeguata formazione su tali problematiche per le
insegnanti stesse.
La collaborazione realizzata tra scuola (Coordinamento pedagogico del Gallizi)- operatori (medici
della Neuropshiatria e Pediatria dell’ospedale di Fano) e Consiglio della scuola con me, promotrice,
è stata veramente positiva.
La consapevolezza raggiunta ci dice che nessun figlio è perfetto e neppure i genitori lo sono, si tratta
solo di vedere i nostri figli come creature in ogni caso degne di vivere.
In qualità di genitori abbiamo bisogno di salire al loro livello e di aiutarli nel loro viaggio formativo
i quattro elementi naturali, l‘aria, l’acqua, il fuoco e la terra e
ogni genitore si è travestito trasformandosi in una statua. Altri
genitori, invece, hanno formato una banda musicale che si è
esibita animando vivacemente la manifestazione di fine anno.
La pineta di Ponte Metauro ha ‘funzionato’ come palcoscenico naturale dove i protagonisti tutti, adulti e bambini, hanno
raccontato un percorso didattico precedentemente condiviso,
che ha permesso di effettuare il reciproco e produttivo scambio di storie, emozioni ed esperienze.
conoscendoli ed supportandoli così, semplicemente per come sono e per quel che vorranno e
potranno divenire.
Sono convinta, infatti, che fa parte del parlare, per il nostro bambino, il sapere quando tacere, così
come fa parte del difenderlo, il capire quando non ha più bisogno di essere difeso. E’ un quotidiano
esercizio di ascolto e di reciproco confronto che ci permette di valorizzare la sua personale identità.
‘Dare voce’ ai bambini, è importante, ma soprattutto, lo è ancor di più per i bambini disabili che
lottano, non per diventare normali, ma per essere se stessi.. riconosciuti nella loro particolare ‘specialità’.
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
Centinarola...
ieri e oggi.
CENTINAROLA IERI E OGGI.
La scuola dell’infanzia comunale ‘Il Girasole’ di Centinarola è
frequentata da bambini appartenenti allo stesso quartiere che
ancora, nonostante l’aumento del traffico, permette uscite
abbastanza tranquille all’esterno per scoprire l’ambiente circostante. In una di queste uscite i bambini hanno rilevato che
‘Pino’ il macellaio non era più nel suo vecchio negozio, ma
si trovava in una nuova palazzina e che, nello stesso punto,
esisteva anche un nuovo negozio dove si vendeva il pesce...
Da questo evento è scaturita la curiosità di conoscere com’era
il quartiere tanto tempo fa, quando i bambini non erano ancora
nati e i loro nonni erano giovani.
Per questo motivo abbiamo realizzato una piccola ricostruzione
storica e siamo andati nei vari negozi alla ricerca di materiale
e di vecchie foto, chiedendo ai venditori di mostrarci com’era
Centinarola in passato..
Molte persone sono venute a scuola con alcune foto, hanno
raccontato la loro vita di allora e l’origine del nome ‘Centinarola’, che abbiamo scoperto significa ‘Cento role (camini)’, tanti
quanti erano le prime case.
Con i bambini, abbiamo progettato e realizzato interessanti
confronti tra le vecchie foto e le nuove, scoprendo com’erano
il vecchio lavatoio, il maglificio, la sala da ballo ‘Da Franco’, la
cooperativa, il vecchio castello.
I genitori hanno allestito alcuni laboratori didattici per ricostruire
la vecchia Centinarola, realizzata nel parco del quartiere con la
partecipazione dei ‘Centinarolesi’, durante la festa di fine anno
scolastico, intitolata ‘Centinarola ieri e oggi’.
I bambini si sono molto divertiti partecipando alle attività realizzate nei vari laboratori, utilizzando la lana del maglificio, facendo
giochi con l’acqua del lavatoio, preparando piadine, ballando
nella discoteca e cercando il tesoro nel castello, guidati da un
babbo cantastorie con la chitarra.
La festa si è conclusa a tarda serata, con pizza, piadina e
musica per tutti.
COMMENTI DI ALCUNI GENITORI CHE HANNO PARTECIPATO AL LAVORO REALIZZATO NEI LABORATORI
‘E’ stato bello per poco tempo tornare bambini e con questo
viaggio lo è stato ancora di più. Mi piacerebbe che questo misterioso personaggio fosse un amico di tutti i nostri bimbi che
oggi in questa società sono sempre più soli’.
‘Il personaggio fantastico rappresentato potrebbe essere la mia
vita: il mare tranquillo = l’infanzia; il mare in burrasca = l’entrata
nel mondo degli adulti e del lavoro; la notte = la nostra famiglia,
i nostri bambini. Mi sento rilassata!’ La mamma di Giuseppe
Bambini e nonni preparano il carro per la sfilata dei bambini a carnevale (1980).
Al carnevale 1985, i genitori hanno sfilato accanto ai bambini rappresentando ‘i
contrari’.
Genitori e bambini sfilano a carnevale rappresentando le paure dei bambini (1987).
Un babbo è venuto nel nostro giardino per costruire una casetta di mattoni per i
giochi dei bambini (1989).
Alcuni genitori con Renzo (animatore teatrale) stanno musicando la loro drammatizzazione di fine anno scolastico (1999/2000).
Alcuni genitori hanno raccolto e ricopiato vecchie e nuove filastrocche, ninne nanne
da raccontare ai bambini (2002/2003).
‘Ho apprezzato i frutti di una programmazione moderna ed at-
tenta che non può prescindere dall’impegno quotidiano delle insegnanti e dalle esperienze di lavoro dei bambini e con i
bambini. Voglio ringraziare gli altri genitori che hanno lavorato
all’interno del progetto educativo con tutto l’impegno e la disponibilità possibili’. Il papà di Alessandro
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
Un progetto d’educazione
interculturale...
UN PROGETTO D’EDUCAZIONE INTERCULTURALE
Vivendo in una società sempre più caratterizzata da molteplici cambiamenti e da incessanti processi di discontinuità, ogni
singola persona e le istituzioni formative stesse, debbono tener
conto di conoscenze, informazioni e realtà sempre più eterogenee e complesse, a causa del sistematico confronto con la
pluralità delle culture esistenti che si mescolano, arricchendosi
ed integrandosi tra loro.
L’esperienza dell’incontro con l’altro, con le differenze culturali,
religiose, linguistiche, etc, richiamata anche dagli Orientamenti
per la Scuola dell’infanzia del ‘91, è diventata oggi per molti
bambini e adulti non più fatto eccezionale, sporadico, ma un
evento quotidiano e diffuso, in seguito all’arrivo di nuclei familiari
immigrati che abitano spazi e territori comuni ed accedono a
strutture e servizi per tutti.
L’inserimento a scuola di bambini venuti ‘da lontano’ con storie
e appartenenze culturali differenti, come ci insegna la Dott.ssa
Favaro, comporta per le educatrici della scuola dell’infanzia un
incontro con concezioni e tradizioni culturali ed educative diverse, che implicano l’adozione di ‘diverse’ modalità di comunicare, di esprimere le intimità, di stabilire i rapporti, di condividere
credenze e valori, conoscenze.
I servizi educativi per l’infanzia sono i primi luoghi formativi entro i quali ‘ i piccoli d’altrove’ portano, sperimentano e vivono
la loro ‘differenza’. Nel suo itinerario formativo ed esistenziale,
il bambino si trova, oggi più di ieri, a relazionarsi con culture
diverse ed è, quindi, alla scuola che spetta il compito di fornire
gli strumenti più adeguati affinchè ciascuno sviluppi un’identità
il più possibile consapevole e democratica.
In tale ottica, l’educazione alla interculturalità e la didattica interculturale nei servizi per l’infanzia rappresentano una concreta e
funzionale risposta educativa sempre più valida e comunque
necessaria per una società che cambia.
I servizi educativi, quindi, sono luoghi fondamentali e cruciali
perché i bambini venuti ‘da lontano’ e quelli appartenenti alle
minoranze possano intraprendere percorsi formativi di positiva
integrazione.
Nel nuovo scenario culturale e sociale che stiamo vivendo,
la scuola del bambino è chiamata a progettare e realizzare
percorsi formativi sempre più rispondenti, non solo alle inclinazioni personali dell’educando, al fine di valorizzare gli aspetti peculiari, caratteristici di ciascun alunno, ma soprattutto, è
tenuta a formare ‘cittadini italiani che siano al tempo stesso
cittadini d’Europa e del mondo’ (Indicazioni Nazionali 2007). E’
in questa prospettiva che la progettazione educativo -didattica delle scuole dell’infanzia del Comune di Fano vede come
principali protagonisti la valorizzazione del potenziale umano ed
educativo di ogni bambino e la narrazione come strumento e
metodo privilegiato per favorire il raccontare - raccontarsi di
differenze e diversità. Oggi la multiculturalità si definisce come
realtà esistente e l’interculturalità come direzione da percorrere
per rispondere in modo positivo alla pluralità dei cambiamenti
sociali e culturali, che incidono fortemente sull’impostazione
educativo - didattica delle esperienze formative stesse. Nello
specifico, riportiamo un esempio significativo di come si possa
avviare un progetto di reciproco scambio didattico e di effettiva collaborazione con scuole appartenenti ad altre culture,
realizzato dalla scuola dell’infanzia ‘A. Gallizi’ nel 2001, tuttora
in corso, con lo spazio - scuola ‘Ali di Libertà’ che accoglie
bambini dai 2 ai 6 anni in una favela della periferia della città di
Goias in Brasile.
La filosofia di fondo dell’intero progetto didattico, che ha coinvolto bambini e genitori nell’esperienza, è sintetizzabile con la
frase: ‘Nos tenemos muito amigos em Italia, noi abbiamo molti
amici in Brasile’, slogan che rappresenta la sintesi delle più
significative esperienze realizzate in Italia e in Brasile.
Si è riflettuto molto su come affrontare i grandi temi della pace
e della solidarietà senza cadere in dannosi atteggiamenti di
pietismo. In questo senso sono state concordate con la scuola brasiliana solo quelle attività principalmente volte a formare
esseri umani liberi, responsabili, solidali, ovvero futuri cittadini
del mondo.
Nel 2007 il progetto interculturale è stato arricchito (grazie al
progetto ‘Amizade-Amicizia’ dell’Associazione Amici del Quilombo ed alla collaborazione con il Centro Servizi del Volontariato della Regione Marche) dalla presenza di un mediatore culturale che ha organizzato un laboratorio linguistico - musicale
per far conoscere la lingua e la cultura brasiliane (in previsione
dell’arrivo di un’insegnante brasiliana).
Al laboratorio hanno aderito tutti i bambini e le insegnanti, nonché un’insegnante brasiliana della scuola ‘Asas de Liberdade’
che ha partecipato ai collettivi scolastici dove è avvenuto un
proficuo reciproco arricchimento culturale e didattico: strategie
e metodi educativi, utilizzati nelle due scuole, sono stati messi
a confronto, produttivamente.
Il progetto, inoltre, ha coinvolto non solo i bambini e le insegnanti della Scuola dell’Infanzia ‘A. Gallizi’, ma anche genitori,
nonni, amici. Il momento conclusivo, infatti, coincidente con
l’apertura dell’iniziativa al territorio, ha visto anche la partecipazione della Consigliera Regionale e della Presidenza del Consiglio Comunale di Fano, suscitando notevole entusiasmo.
In sintesi il progetto si prefigge l’obiettivo di favorire la conoscenza di bambini appartenenti a differenti contesti socio - culturali. Gli obiettivi didattici principali consistono nel:
- favorire lo sviluppo linguistico, espressivo e creativo mediante la narrazione della propria realtà effettuata per mezzo di storie
inventate, racconti e rielaborazioni grafico – pittorico - plastiche
del nostro ambiente e delle nostre tradizioni storico - culturali;
riconoscere realtà diverse dalla propria, utilizzando l’ascolto e la
lettura di immagini, ed anche documentazioni fotografiche che
appartengono a contesti diversi e sconosciuti;
- favorire l’approccio ad un’educazione multiculturale che stimoli nel bambino la crescita di una personalità ricettiva ed un
atteggiamento positivo nei confronti delle diverse culture;
- favorire il confronto con ‘altre’ culture, affinchè nel bambino
e nella sua famiglia nascano atteggiamenti di rispetto e di solidarietà nei confronti delle categorie pedagogiche della differenza e della diversità.
-
-
-
-
sarebbe andato a vivere con la sua mamma in cielo. Maluà
si spaventò. All’improvviso il Dio Cananxine scese dal cielo
in forma di pappagallo e prese Vadì e lo portò in cielo. Maluà
pianse e si disperò ma il capo tribù gli consigliò di andare a
lottare insieme ai suoi fratelli della tribù. Tainà Ralan appoggiò la testa per terra e pianse per tre giorni. Il Dio Cananxine
ebbe pietà di lei e scese a terra e disse: ‘Dalle tue lacrime
nascerà un albero con una coppa molto grande, il suo frutto
sarà dorato come i capelli di Vadì. Ma i semi saranno pieni di
spine come il dolore del suo cuore di mamma. Chi lo mangerà non dimenticherà più il suo sapore e il suo profumo.
Questo frutto si chiamerà PEQUI.’
Da alcuni anni la scuola dell’infanzia ‘A. Gallizi’ ha incentrato il
progetto educativo - didattico sulla narrazione: l’approccio narrativo offre ad ogni bambino la possibilità di esprimere i personali vissuti cognitivo –affettivo –relazionale - sociale favorendo la
positiva costruzione dell’identità mediante il riconoscimento della
personale storia individuale, elaborata nel costante confronto
dialettico con le altrui storie.
La scuola della narrazione simboleggia una diversa valorizzazione del bambino, dove le differenze e le diversità diventano autentiche risorse, elementi di crescita per sé e per gli altri, favorendo
la creatività e l’autonomia intellettuale di tutti i bambini.
La condivisione dei racconti procura l’incontro educativo di una
storia(quella del bambino) con altre storie, altri racconti realizzati
dagli adulti (genitori ed educatori) e con i coetanei di riferimento.
PRINCIPALI FASI DEL PROGETTO ‘ALI DI LIBERTÀ’
Il progetto si è svolto promuovendo le seguenti attività:
- scambio di foto e di autoritratti dei bambini per conoscersi
- scambio di fiabe tradizionali, leggende e storie inventate
- realizzazione di alcuni libri che raccontano gli ambienti caratteristici dei due Paesi
- scambio di canzoni, filastrocche, giochi, appartenenti ai
due Paesi
- scambio di materiali tipici dei due territori
- organizzazione di feste per offrire un ‘dono’ ai nostri amici
del Brasile, ricevendo come ‘doni’ materiali usati e prodotti dalla
scuola brasiliana
- uscite didattiche
- laboratorio linguistico musicale
- realizzazione di un mercatino il cui ricavato è stato devoluto
allo spazio-scuola ‘Asas de Liberdade’
STRATEGIE EDUCATIVO-DIDATTICHE UTILIZZATE
-
-
-
-
sfondo integratore
didattica per problemi
nuclei progettuali, sostenuti dalla variabile fantastica
lavoro in piccolo e grande gruppo omogeneo per età
MODALITA’ ORGANIZZATIVE
- sezione
laboratorio grafico - pittorico e manipolativo
stanza del ‘Raccontare- Raccontarsi’ (laboratorio fantastico)
giardino
spazio adibito alle attività psicomotorie
VERIFICA DEL LAVORO SVOLTO
-
-
-
-
-
-
autoverifica in collettivo
foto
diario di bordo
insegnante dello spazio-scuola ‘Asas de Liberdade’
mercatino
festa conclusiva del progetto
LA LEGGENDA DI MANDIOCA
STORIE INVENTATE DAI BAMBINI BRASILIANI
LA LEGGENDA DO PEQUI
C’era una volta una ragazza molto bella che si chiamava Taina’ Ralan. Un giorno il giovane Malua’ la vide e si innamorò
e la chiese come sposa. I due giovani si sposarono e vivevano molto felici. L’unico problema dei due sposini era che
Tainà Ralan non riusciva a rimanere incinta. Allora chiesero al
dio Cananxine che desse loro un figlio. In primavera nacque
Vadi’, un bel bambino che era l’allegria della mamma, del
papà e di tutta la tribù. Tutti dicevano che era figlio del dio
Cananxine perchè i suoi capelli erano biondi. Un giorno Maluà è dovuto andare a combattere in guerra e Vadì disse che
Mani era una piccola india, dalla pelle bianca come il giglio.
Tutti gli indios le erano affezionati perchè Mani era veramente molto dolce. Un giorno, la piccola india si ammalò molto
gravemente: ma il capo tribù non riuscì a guarirla. Mani morì,
portando immensa tristezza a tutta la tribù. Gli Indios seppellirono il corpo della bambina nel giardino e tutti i giorni
bagnavano la sua tomba con tante lacrime. Passò il tempo
e nella tomba di Mani nacque e crebbe una pianta sconosciuta. Gli Indios scavarono la terra e trovarono una radice
bianca come il corpo della bambina. Le diedero il nome di
MANDIOCA, che vuol dire ‘CARNE DI MANI’. La tribù aveva
scoperto un prezioso alimento.
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
differenze e diversità...
Uno sguardo che impara, è uno sguardo che insegna.
(Tratto da ‘Con occhi di padre’ di Igor Salomone, pedagogista)
DIFFERENZE E DIVERSITA: IL SERVIZIO DI SOSTEGNO OLTRE L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA
NIDO E SCUOLA DELL’INFANZIA:
da dove parte l’integrazione?
I servizi per l’infanzia sono i luoghi della prima accoglienza: infatti è il momento fondamentale in cui il bambino esce dalla
famiglia, per fare il suo ingresso nella vita di comunità. Dunque
questo passaggio costituisce una fase molto delicata dove occorre intessere una trama ‘sufficientemente buona’ tra i genitori
del piccolo e le educatrici del nido o le insegnanti della scuola
d’infanzia, affinché si crei un tessuto morbido, caldo, flessibile,
capace di accompagnare il percorso del bambino che si affaccia dentro un nuovo mondo di relazioni.
É in questo momento che le famiglie possono confrontarsi con
le educatrici ed entrare in contatto con altre famiglie, rispecchiandosi in situazioni simili; si sviluppano occasioni per costruire nuovi legami. Ecco dove nasce l’integrazione tra i bambini e le famiglie. I servizi per l’infanzia quindi rappresentano il
luogo privilegiato nel quale radicare i principi dell’integrazione,
della condivisione e dell’incontro. Gli Orientamenti scolastici del
1991 evidenziano che ‘ogni bambino deve potersi integrare
nell’esperienza educativa, così da essere riconosciuto e riconoscersi come membro attivo della comunità scolastica’1.
Le recenti indicazioni del Ministero della Pubblica Istruzione
ribadiscono l’importanza di un ‘ambiente di apprendimento organizzato dagli insegnanti in modo che ogni bambino si senta
riconosciuto, sostenuto valorizzato: il bambino con competenze forti, il bambino la cui famiglia viene da lontano, il bambino con fragilità e difficoltà, il bambino con bisogni educativi
specifici, il bambino con disabilità, poiché tutti devono sapere
coniugare il senso dell’incompiutezza con la tensione verso la
propria riuscita’2.
Questi riferimenti sottolineano primariamente il valore dell’unicità della persona, il valore di ‘ogni bambino’, in secondo luogo
la necessità di essere riconosciuti, che in educazione significa
sapere di essere - con l’altro, di essere in relazione, di possedere un posto all’interno di quella determinata esperienza.
Infine si esplicita la volontà di costruire percorsi d’integrazione
forti dove ‘tutti gli insegnanti della scuola, e non soltanto gli
insegnanti di sostegno, concorrono collegialmente alla riuscita del progetto educativo generale e di integrazione, al quale
prende significativamente parte anche il personale non insegnante ed ausiliario’1.
1
2
Orientamenti scolastici 1991.
Indicazioni nazionali per il curricolo per la scuola dell’infanzia, Ministero della Pubblica Istruzione, Settembre 2007.
IL SERVIZIO DI SOSTEGNO SCOLASTICO
Il servizio di sostegno è gestito da settembre 2006 dalle Cooperative Sociali Labirinto, Ass.Coop e Cooss Marche: attualmente vi sono impiegati 22 insegnanti di sostegno che prestano servizio nelle scuole d’infanzia e nei nidi comunali di Fano.
La scelta dell’Amministrazione Comunale, di garantire il rapporto educatore/bambini 1 a 1, già avviata dagli anni ’80, è stata
riconfermata anche con la convenzione stipulata con l’ATI. Ciò
conferma l’attenzione e il forte impegno che ha contrassegnato
le scelte dell’Amministrazione Comunale di Fano nell’ottica di
un’elevata qualità degli interventi.
Il monte ore assegnato ad ogni operatore ammonta a 30 ore
settimanali erogate a prescindere dalla presenza/assenza del
bambino e dal tipo di diagnosi clinica.
All’interno della fascia 0–6 è possibile che il bambino venga
accompagnato dall’insegnante di sostegno nel passaggio dal
nido alla scuola dell’infanzia: questa opportunità permette di
facilitare la continuità educativa da un ordine di scuola all’altro.
In questo modo il cambiamento di struttura diviene favorito da
condizioni relazionali che lo sostengono pienamente.
ESSERE IN RETE
Il Servizio di Sostegno Scolastico collabora costantemente con
l’UMEE dell’ASUR di Fano, con il reparto di Neuropsichiatria
Infantile dell’Ospedale e con il Centro Specialistico Bignamini.
Viene programmato un calendario annuale degli incontri per
predisporre i Piani Educativi Individualizzati (PEI) e i Profili Dinamici Funzionali (PDF) in collaborazione con tutti gli specialisti
che seguono il bambino e con la famiglia.
Il Coordinamento del Servizio cura i rapporti con L’Ufficio Scolastico Provinciale di Pesaro, con le Associazioni del territorio,
con Il Centro Documentazione Handicap e il Centro Territoriale
per l’integrazione Scolastica.
Quest’anno è stato reso operativo l’accordo di programma
per l’integrazione degli alunni disabili nelle scuole della Provincia di Pesaro-Urbino: si tratta di uno strumento che sostiene
il progetto globale di vita delle persone disabili, coadiuvando
le istituzioni interessate all’integrazione nel coordinamento dei
reciproci interventi e nel rispetto delle varie competenze’. Permette quindi di realizzare fattivi collegamenti tra i vari progetti
che riguardano il bambino, in modo tale da raccordare le differenti iniziative.
PROGETTANDO L’INTEGRAZIONE…
nascono percorsi educativi speciali
Nell’anno scolastico 2007/2008 sono stati promossi dalle insegnanti di sostegno alcuni percorsi che hanno coinvolto più
bambini a partire dal bisogno speciale di un bambino diversamente abile. Francesco è appassionato di musica e ritmo,
conosce tante canzoni ed ama cantare con gli amici. Per questo l’insegnante progetta un’attività musicale in piccolo gruppo,
favorendo l’utilizzo di questo canale alternativo per comunicare
e giocare con i pari. Simone invece sta imparando a gestire
la sua emotività, le piccole frustrazioni e l’insegnante accoglie
la proposta della psicomotricista dell’ASUR, così progetta un
percorso psicomotorio per tutta la scuola, grazie alle sue competenze in tale ambito che fanno riferimento alla Pratica Psicomotoria di Aucouturier. Chiara, una bimba curiosa, sempre alla
ricerca di nuove sperimentazioni è attratta da suoni e rumori.
Le educatrici decidono di dare spazio a questo interesse progettando un laboratorio musicale di scoperta, nel quale tutti i
bambini del nido parteciperanno in una rotazione settimanale.
Questi brevi esempi testimoniano il valore di esperienze che
prendono spunto dalle differenze e sono in grado di integrarle
in modo creativo, all’interno della progettazione generale rivolta
a tutti i bambini della scuola.
IL GRUPPO DI LAVORO SULL’HANDICAP (G.L.H.)
La legge 104 (legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale ed i diritti delle persone handicappate, 5 febbraio 1992)
prevede la costituzione di un Gruppo di Lavoro sull’Handicap
(G.L.H.) formato dal personale docente della scuola e dai genitori dei bambini. L’obiettivo principale è di promuovere iniziative
a favore dell’integrazione.
Le indicazioni nazionali sottolineano che ‘le famiglie dei bambini
con disabilità chiedono sostegno alla scuola per promuovere
le risorse dei loro figli, attraverso il riconoscimento sereno delle
differenze e la costruzione di ambienti educativi accoglienti e
inclusivi, in modo che ciascun bambino possa trovare attenzioni specifiche ai propri bisogni e condividere con gli altri il
proprio percorso di formazione’¹.
Per questo motivo nell’anno scolastico 2007/2008 ci siamo
confrontati sull’importanza di costruire percorsi inclusivi all’interno delle scuole/nidi. Sono stati sviluppati diversi laboratori nelle
strutture, partendo da una progettazione che ponesse la massima attenzione ai bisogni di tutti i bambini e le bambine. Quindi non solo un laboratorio in linea con il progetto della scuola,
allacciato agli interessi dei bambini, attento ai loro spunti… ma
un laboratorio che ha in mente ogni bambino, ogni bambina,
portatore di una diversità, particolarità, specificità.
In una seconda fase la riflessione del GLH si è ampliata: infatti
si è rilevata la necessità di portare fuori dalle scuole e dai nidi
l’esperienza dei laboratori.
La ‘Città da giocare’ è subito apparsa come un luogo dedicato
ai bambini, dove costruire insieme un confronto con il territorio.
Così è nato il laboratorio : ‘Insieme per…’
Siamo convinti che occorra pensare allo sviluppo di una città
sostenibile, intesa come città costruita insieme, da professionisti di vari ambiti in stretto confronto con chi la città la vive e
porta bisogni e specificità. Quindi incominciare a ri-pensare i
luoghi della soci-abilità urbana (luoghi di gioco e di incontri) per
tutti i bambini e le bambine.
UN LABORATORIO IN CITTA’
il materiale
l’allestimento
il gioco
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
differenze e diversità...
UN LABORATORIO IN CITTA’
il gioco
Il Laboratorio dal titolo ‘Insieme per…’ nasce dal desiderio di
condivisione, dalla gioia dell’incontrarsi, dal rispetto per le differenze e dalla consapevolezza che occorre creare spazi per la
partecipazione di tutti.
Il progetto è stato interamente realizzato dai genitori valutando
con cura le caratteristiche della sua strutturazione: l’accessibilità del luogo, l’organizzazione degli spazi, l’attività da proporre,
la predisposizione di alcuni accorgimenti e delle opportune facilitazioni.
Abbiamo chiesto la collaborazione di tutte le famiglie dei nidi e
IL MONDO ATTRAVERSO GLI OCCHI DEI BAMBINI
I bambini che arrivavano nei pressi del laboratorio trovavano
appesi su una bacheca i disegni di alcuni amici della Scuola
Gallizi: venivano invitati a sfogliarli e ad osservare un disegno
più grande che raccoglieva tutti gli elementi grafici scelti dai
bambini e riportati in quanto rappresentazione collettiva che
fungeva da ‘progetto di base’ del lavoro del laboratorio.
Così un gruppo di quasi trenta bambini ha costruito ‘insieme’
un mondo ricco e colorato, pieno di personaggi fantastici.
Questo paesaggio, frutto del un lavoro di gruppo, (foto a sinistra) è stato il riferimento per dare forma al Laboratorio e rappresentare un NUOVO ENORME PAESAGGIO
Munari commenterebbe:
‘Da cosa nasce cosa…’
delle scuole d’infanzia per raccogliere e riciclare i materiali (carta, stoffa, plastica, bottoni, polistirolo, etc.); in seguito abbiamo
organizzato una serata di preparazione di tutto l’occorrente, per
la realizzazione del laboratorio invitando i genitori di tutti i bambini e le bambine.
L’allestimento dello spazio per il laboratorio è stato curato da insegnanti e genitori: è stata predisposta una cornice di tappetini
con al centro un grande pannello da decorare.
I bambini che hanno partecipato al laboratorio hanno trovato a
loro disposizione una vasta scelta di materiali, riposti accurata-
mente dentro piccole scatole di cartone.
Con questi venivano invitati a realizzare una parte del disegno.
L’obiettivo del laboratorio è stato quello (spiega una mamma)
‘di attirare attenzione verso chi, da una posizione differente
e svantaggiata, ci dimostra di essere in grado di insegnarci
volontà e forza vitale, quella forza che è una risorsa preziosa
per la nostra società e per la consapevolezza di essere umani.
Per questo ringrazio soprattutto i nostri figli per averci regalato
tanto’.
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
continuità verticale...
I PRINCIPI PEDAGOGICO - DIDATTICI DELLA CONTINUITÀ VERTICALE
La continuità verticale nasce dall’esigenza primaria di garantire
ad ogni alunno il diritto di avere un percorso formativo organico
e completo che miri a promuovere un armonico sviluppo del
bambino che, pur nei necessari cambiamenti evolutivi e nel
passaggio attraverso le diverse istituzioni formative, riesca, in
modo adeguato, a costruire la sua particolare identità (C.M.
n°339/18/11/1992).
Il passaggio dalla scuola dell’infanzia alla scuola elementare è
un evento molto atteso che il bambino si appresta a vivere
con intensità. E’ importante che gli educatori preparino questo
delicato cambiamento in modo che il bambino si senta ‘tutela-
to’ e percepisca se stesso positivamente, proiettandosi verso
apprendimenti futuri più complessi (leggere, scrivere,ecc.)
La fase di passaggio è contrassegnata infatti da molteplici momenti di continuità e di discontinuità, soprattutto per quanto
riguarda i differenti contenuti dell’apprendimento e le diverse
metodologie di ‘lavoro’.
Esiste, tuttavia, una discontinuità intesa in senso positivo che
consente al bambino di crescere per mezzo di un itinerario formativo ricco di esperienze significative mirate a potenziare la
sua identità, nonostante figurino ancora alcune forme di eccessiva discontinuità; pertanto, è necessario che le agenzie
educativo-formative (scuola, famiglia, territorio) collaborino significativamente tra loro.
La logica della continuità verticale assicura, ad ogni bambino l’adeguato, produttivo impatto col ‘nuovo’ e il ‘diverso’. La
consapevolezza che la continuità verticale e orizzontale siano
due prospettive in grado di valorizzare la piena espressione ed
espansione delle molteplici potenzialità dell’alunno ha portato
gli educatori delle scuole dell’infanzia comunali ed alcuni docenti delle scuole elementari a voler sperimentare un vero e
proprio progetto di continuità verticale.
1. Favorire l’ottimizzazione dei percorsi curriculari degli alunni
evitando sconnessioni e frammentazioni delle esperienze formative, garantendo, quindi, gradualismo e coerenza formativa;
2. Favorire l’individuazione di funzionali percorsi formativi mediante la valorizzazione dei vissuti, dei saperi e delle motivazioni
che costituiscono il patrimonio storico - culturale degli alunni;
3. Evitare l’insorgenza di possibili fattori di disturbo rappresentati
dall’eccessiva disarmonia dei metodi e dei contenuti curriculari,
sia a livello cognitivo, che relazionale esistenti nei diversi ordini di
scuola.
FINALITÀ DEL PROGETTO
Per dare compiuta realizzazione al ‘diritto allo studio’ di ogni educandoì, come enunciato nei Programmi dell’85 per la Scuola
elementare e dagli Orientamenti della scuola dell’infanzia del ‘91,
la continuità educativa si prefigge la scopo di raggiungere le seguenti finalità:
L’ORGANIZZAZIONE DEL PROGETTO DI CONTINUITÀ VERTICALE
A) Progettazione di incontri delle educatrici e delle insegnanti
delle rispettive scuole (materna ed elementare) per concordare
collegialmente le modalità di accoglienza, per aiutare i bambini
ad affrontare senza timore le ‘novità’, presenti nella nuova realtà
scolastica;
B) Momenti di aggiornamento in comune tra i docenti dei due
ordini di scuola per armonizzare gli stili educativi, individuare le
tematiche, eleborare le strategie educativo – didattiche più funzionali al progetto;
C) Stesura del progetto annuale con individuazione delle finalità
educative generali (per i bambini e gli educatori) e degli obiettivi
specifici previsti in partenza riguardanti la scuola dell’infanzia, la
scuola elementare ed il relativo raccordo curricolare;
D) Momenti di individuazione, da parte dei docenti, delle modalità, delle tematiche e dei tempi di osservazione per un’ attenta
‘lettura’- interpretazione delle ‘tracce’ dei bambini;
E) Organizzazione di incontri fra i docenti dei due ordini di scuola per analizzare e confrontare la rilevazione- documentazione
delle tracce emerse durante le osservazioni dei bambini e relativa individuazione delle ‘parole – chiave’ per progettare la prima
‘situazione – stimolo’ riguardante i contenuti e le tematiche del
progetto stesso;
F) Presentazione della ‘situazione – stimolo’ ai bambini appartenenti ai due ordini di scuola e raccolta, nel diario di bordo,
delle prime impressioni e delle ipotesi emerse durante l’input
fantastico.
G)Organizzazione dei tempi e degli spazi (con l’allestimento di
specifici laboratori tematici) per realizzare le attività in comune tra
i bambini appartenenti alle due scuole;
H) Individuazione di incontri tra i docenti delle due istituzioni scolastiche per analizzare e confrontare le attività dei bambini svolte
nei laboratori in comune e nelle sezioni, al fine di verificare gli
obiettivi previsti, in itinere ed effettivamente raggiunti.
PROGETTO DI CONTINUITÀ EDUCATIVO - DIDATTICA VERTICALE ‘RACCONTARE - RACCONTARSI’:
RICORDI, ESPERIENZE,
ITINERARI NARRATIVO - AUTOBIOGRAFICI.
SCUOLA DELL’INFANZIA COMUNALE ‘A. GALLIZI’
SCUOLA ELEMENTARE STATALE ‘L. ROSSI’
PAROLE CHIAVE: AIUTO, ASCOLTO, NARRAZIONE,
RICORDO, MEMORIA, IDENTITÀ, CURA DI SE’ E DEGLI ALTRI,
CONTINUITÀ - DISCONTINUITÀ.
FINALITA’ EDUCATIVE DEL PROGETTO (per gli educatori)
- Aver cura di sé e degli altri, utilizzando l’attività del ‘Raccontare-Raccontarsi’ (approccio narrativo – autobiografico).
- Potenziare il bagaglio di competenze finalizzate a promuovere un ‘tranquillo’ passaggio del bambino da un gradino formativo all’altro (continuità verticale),ovvero dalla scuola dell’infanzia alla scuola
elementare (laboratori mirati,reccordi curriculari e ‘Progetto valigia’).
SCUOLA DELL’INFANZIA
1.
2.
3.
Avviare il bambino alla maturazione dell’identità, favorendo l’ascolto
dei bisogni dell’altro;
Favorire l’approccio ad una educazione multi ed interculturale che aiuti
il bambino a sviluppare atteggiamenti positivi nei confronti della accettazione
di culture diverse;
Promuovere nel bambino la capacità di ascoltare l’altro.
RACCORDO CURRICOLARE
1.
2.
3.
Promuovere nel bambino il riconoscimento della propria identità,
mediante il racconto della storia dell’altro;
Promuovere nel bambino atteggiamenti personalizzati verso i valori della
propria cultura, nel rispetto di quelle universalmente condivisibili;
Promuovere nel bambino la capacità di assumere più punti di vista,
più prospettive utili a favorire l’ascolto delle storie personali e degli altri.
SCUOLA ELEMENTARE
1.
2.
3.
Legittimare il proprio ‘io’ mediante il riconoscimento dei bisogni dell’altro;
Promuovere nel bambino un processo di continua interazione
con le diverse culture;
Promuovere nel bambino la capacità di’ raccontarsi’ attraverso gli altri
accettando la sfida del cambiamento.
PRINCIPALI OBIETTIVI SPECIFICI PREVISTI (Il bambino dovrà acquisire la capacità di):
SCUOLA DELL’INFANZIA
1.
2.
3.
4.
Raccontare le proprie esperienze;
Raccontarsi, utilizzando linguaggi verbali e non;
Collegare eventi e momenti delle proprie esperienze;
Avviarsi a comprendere i bisogni degli altri;
RACCORDO CURRICOLARE
1.
2.
3.
4.
Narrare il proprio vissuto, in modo comprensibile e chiaro;
Raccontarsi, utilizzando la pluralità dei linguaggi espressivi verbali e non,
per sviluppare una proficua comunicazione.
Riconoscere la sequenzialità degli eventi;
Comprendere i bisogni e le intenzioni degli altri;
SCUOLA ELEMENTARE
1.
2.
3.
4.
Narrare le proprie esperienze, seguendo un ordine logico-temporale;
Saper operare con linguaggi diversificati in modo creativo utilizzando
la componente fantastica;
Comprendere il valore della continuità delle esperienze;
Riconoscere come valore i bisogni degli altri specie,
se appartenenti a culture diverse;
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
la ricerca delle ‘tracce’...
DESCRIZIONE DELLA FASE INIZIALE DEL LAVORO DEDICATA ALL’OSSERVAZIONE E ALLA RICERCA DELLE ‘TRACCE’
I bambini delle classi prima elementare e quelli di cinque anni
della scuola dell’infanzia si incontrano dopo le vacanze estive
insieme allle insegnanti per ricordare i momenti più piacevoli e
significativi vissuti nell’anno scolastico precedente,rievocando
le comuni esperienze realizzate con lo’sfondo integratore’.
Nello specifico il personagio fantastico che aveva sostenuto
le attività didattiche dell’anno scorso è rappresentato ‘dall’omino invisibile’,che aveva la caratteristica di compiere numerosi
viaggi e di raccontare ai bambini le sue esperienze, quando si
presentava a scuola prima di riprendere il suo cammino.
Nella fase iniziale del progetto i bambini entrano nella sanza del
‘Raccontare – Raccontarsi’ desiderosi di scoprire se l’omino
invisibile ha lasciato loro qualche traccia di sé.Purtroppo non
c’è alcun segno o messaggio della sua presenza e i bambini
decidono di andarlo a cercare… al mare, in città, in giardino
ecc... e proprio in queste uscite opportunamente progettate
per ricercarlo, fortunatamente incontrano nuovi personaggi (la
lumachina, un pezzo di legno somigliante ad un coccodrillo, ed
una foglia particolarmente colorata) che diventano i nuovi amici
e compagni di viaggio dei principali percorsi educativi del progetto di continuità verticale ‘Raccontare- Raccontarsi’ dell’anno
scolastico 2002/2003.
Sotto l’attenta regia delle docenti appartenenti ai due ordini di
scuola i bambini hanno già iniziato una nuova avventura formativa sostenuti dal desiderio di prendersi cura dei tre personaggi
incontrati.Contemporaneamente a tale evento e alle conse-
guenti attività realizzate dai bambini, le insegnanti dei due ordini
di scuola utilizzando lo strumento dell’osservazione rilevano le
tracce, le ‘variabili’e le ‘costanti’ che emergono dai comportamenti, dalle dinamiche,dai racconti dei bambini.
Dal confronto della raccolta documentativa contenente le
tracce scaturite dalle osservazioni iniziali le insegnanti dei due
ordini di scuola rilevano il bisogno dei bambini di orientarsi nello ‘scorrere del tempo’ unito al desiderio di acquisire nuove
conoscenze, a partire dai ricordi – narrazione. A tale scopo
vengono individuate le parole chiave del progetto: (memoriaricordo-emozione-aiuto-cura) e le insegnanti collegialmente
decidono di progettare una nuova situazione stimolo utilizzando gli elementi che hanno più interessato i bambini nella prima
fase dell’anno.
FASE PRELIMINARE DEDICATA ALL’OSSERVAZIONE E ALLA RACCOLTA ‘TRACCE’: DESCRIZIONE DELLE MODALITÀ DI LAVORO
1^ FASE:Osservazione dei bambini nel gioco libero e guidato
per l’individuazione e la raccolta delle ‘tracce’ dei linguaggi infantili;
II^ FASE: Nella stanza del ‘Raccontare-Raccontarsi’, insegnanti e bambini raccontano e si raccontano;
III^ FASE:Uscite sul territorio
IV^ FASE:I bambini dei due ordini di scuola raccontano e si
raccontano le esperienze delle uscite effettuate. Dalle loro narrazioni emergono tre personaggi:
il coccodrillo
la fogliolina
la lumaca
I TRE PERSONAGGI ESCONO DAL TUNNEL
Attività educativo - didattiche realizzate
nella fase iniziale del lavoro
-
-
-
-
-
OBIETTIVI SPECIFICI RAGGIUNTI
DAI BAMBINI DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA
OBIETTIVI DIDATTICI RAGGIUNTI
NEL RACCORDO CURRICOLARE
OBIETTIVI DIDATTICI RAGGIUNTI
DAI BAMBINI DELLA SCUOLA ELEMENTARE
1.
1.
2.
4.
1.
2.
3.
4. 1. 2. 3.
4. Il bambino sa raccontare alcune sue esperienze
(Il sé e l’altro; I discorsi e le parole);
Il bambino migliora le sue capacità espressive e comunicative
(I discorsi e le parole, Messaggi, forme e media, Il sé e l’altro)
Il bambino migliora le sue capacità di ascoltare storie e racconti
(il sé e l’altro, I discorsi e le parole);
I bambini sono (in parte) in grado di descrivere emozioni,
raccontando i vissuti personali (Il sé e l’altro, I discorsi e le parole);
CAMPI D’ESPERIENZA MAGGIORMENTE
COINVOLTI IN INTERCONNESSIONE TRA LORO
Il sé e l’altro;
I discorsi e le parole;
Lo spazio, l’ordine la misura;
Le cose, il tempo e la natura;
Messaggi, forme e media
Educatori e bambini raccontano le loro esperienze estive;
Attività grafico-pittorica dei racconti;
Racconto delle emozioni legate ai primi giorni di scuola;
Uscita al mare, in giardino e nella città;
Racconto dell’esperienza, utilizzando la documentazione fotografica;
Il bambino sa raccontare le proprie esperienze, sensazioni
e sentimenti all’interno del piccolo gruppo;
Il bambino utilizza una pluralità di modalità espressivo comunicative;
Il bambino migliora le capacità di ascolto e di narrazione di se stesso
e degli altri;
I bambini si raccontano sulle esperienze vissute quotidianamente;
più prospettive utili a favorire l’ascolto delle storie personali e degli altri.
-
-
-
-
-
Formulazione di ipotesi fantastiche sul pezzo di legno trovato sulla battigia
(è un coccodrillo?);
Invenzioni di storie, rime e filastrocche riguardanti il pezzo di legno;
Attività grafico-pittoriche e manipolative sulle storie inventate;
Sequenze logico-temporali delle storie inventate;
Scambio di racconti sulle esperienze vissute: uscita al mare e in giardino.
Il bambino sa raccontare se stesso, confrontandosi
con il racconto degli altri (Lingua italiana, Studi sociali);
Il bambino sa rievocare e scegliere, a seconda dei casi, la pluralità
dei linguaggi espressivo-comunicativo
(Lingua italiana, Educazione all’immagine, al suono e alla musica);
Il bambino acquisisce la capacità di riferire semplici esperienze,
seguendo un ordine logico (Storia, Lingua italiana, Matematica, Scienze);
I bambini imparano a distinguere i diversi vissuti,
confrontandosi con i coetanei (Lingua italiana, Studi sociali);
RACCORDO CURRICOLARE
AMBITI PRE-DISCIPLINARI MAGGIORMENTE COINVOLTI
IN INTERCONNESSIONE TRA LORO
Asse linguistico-espressivo;
Asse spazio-temporale;
Asse storico-antropologico;
Asse artistico.
Storia, geografia, studi sociali;
Educazione all’immagine, al suono e alla musica;
Matematica e scienze;
Lingua italiana.
na con i rumori del mare, del bosco e i versi degli animali. Alcune
immagini vengono proiettate su un telo e sono riconosciute dai
bambini appartenenti alle due scuole, come luoghi a loro familiari.
Improvvisamente le immagini spariscono, la musica si fa più forte
e da un tunnel si sentono delle voci (recitate da un animatore tea-
trale) che chiedono aiuto ai bambini :’mi sono perso!’..’ho perso i
miei odori!’..’non ho più i miei rumori!’...
Dal tunnel escono i tre personaggi la lumachina, il coccodrillo e la
fogliolina che continmuano a chiedere aiuto . I bambini esprimono
le loro impressioni e formulano ipotesi per poter aiutare e prendersi cura dei loro tre amici. >>
LA PRIMA SITUAZIONE - STIMOLO
Una mattina i bambini dei due ordini di scuola entrano nella stanza
del ‘Raccontare-Raccontarsi’ e accolti da una dolce musica trovano alcuni significativi cambiamenti.
Osservano con curiosità la stanza e dialogando tra loro, formulano
alcune ipotesi... Ad un tratto la luce si spegne e la musica si alter-
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
la prima
situazione stimolo...
LA PRIMA SITUAZIONE - STIMOLO (segue)
>> Improvvisamente un forte vento entra nella stanza e porta
via con sé i tre personaggi fantastici... Passato il momento di
delusione per la scomparsa dei tre personaggi,i bambini dei
due ordini di scuola si interrogano su che cosa sia successo
ed iniziano a formulare alcune ipotesi.:
‘..il vento li ha portati via..’..’hanno chiesto aiuto, forse hanno bisogno di un dottore’..’cercano amici’..’forse vogliono una casa
‘..hanno detto che vogliono stare meglio’..hanno perso i ricordi’..’per far tornare loro i ricordi gli raccontiamo le storie’..
Alla fine i bambini decidono che per far tornare i loro ricordi è
necessario creare e raccontare storie.
Successivamente, tutti i bambini si incontrano nella stanza del
‘Raccontare-Raccontarsi’ per interrogarsi sul significato delle
parole ‘AIUTO’, ‘PRENDERSI CURA’ e ‘STARE MEGLIO’ per
trovare soluzioni adeguate per aiutare i tre personaggi a ritornare nella nostra scuola.
Secondo i bambini la lumachina,la fogliolina ed il coccodrillo
sono andati in Africa e pensano di chiedere aiuto agli animali
della savana e della foresta……
Un bambino della scuola elementare ha una idea geniale :
secondo lui in una caverna esiste un personaggio fantastico
capace di risolvere tutti i problemi!
Si tratta del ‘Dott.Cervello di Scorta’. Inoltre per superare le difficoltà di comunicazione con gli abitanti della foresta (animali)
i bambini inventano con segni, immagini e oggetti un codice
‘speciale’ ed elaborano un messaggio che viene messo in una
bottiglia e lasciato sulla spiaggia.
Dopo alcuni giorni le insegnanti dei due ordini di scuola decidono di far trovare a scuola una mappa con le indicazioni che
portano i bambini a scoprire la caverna del ‘Dott. Cervello di
scorta’,attrezzata da laboratorio idoneo a far realizzare ai bambini tutte le possibili invenzioni.
Scaturiscono, così ,una serie di percorsi diattici all’interno dei
laboratori: (grafico-pittorico, manipolativo, narrativo)
parole ‘AIUTO’ e ‘STARE MEGLIO’;
V^ FASE:Invenzioni di piccole storie e filastrocche incentrate
sull’’AIUTO’;
VI^ FASE:Soluzioni ed invenzioni per contrastare la forza del
vento e provocare un nuovo cambiamento che riporti i tre personaggi a scuola;
VII^ FASE: Allestimento da parte delle insegnanti del laboratorio
del ‘Dott.Cervello di scorta’;
VIII^ FASE: Codificazione di un messaggio da parte dei bambini per chiedere aiuto agli animali della foresta e della savana;
IX^ FASE: Costruzione dei macchinari precedentamente ideati:
I bambini dei due ordini di scuola costruiscono un mezzo di
trasporto (una mongolfiera) per far tornare i 3 personaggi.
I bambini dei due ordini di scuola costruiscono una macchina
per catturare il vento
FASI DI LAVORO DOPO LA PRIMA SITUAZIONE STIMOLO
I^ FASE: Trasformazione della stanza del ‘Raccontare-Raccontarsi’ e preparazione del I° Input.
II^ FASE: Partecipazione dei bambini dei due ordini di scuola
all’input fantastico;
III^ FASE:Impressioni e ipotesi dei bambini sull’input
IV^ FASE:Bambini e educatori si interrogano sul significato delle
PRINCIPALI ATTIVITÀ DIDATTICHE SCATURITE DOPO LA SITUAZIONE - STIMOLO COMUNE AI DUE ORDINI DI SCUOLE
-
-
-
-
-
Racconti di emozioni e stati d’animo scaturite in seguito
alle dalle esperienze vissute nella stanza
del ‘Raccontare- Racontarsi’;
Individuazione dei contenuti presenti
nella prima situazione stimolo;
Indagine sul significato delle parole AIUTO, CURA
e STARE MEGLIO;
Individuazione delle modalità di aiuto
per i tre personaggi fantastici;
Individuazione dei momenti in cui si ha bisogno di aiuto;
-
-
-
-
-
-
Invenzioni di storie, rime e filastrocche riguardanti
le avventure dei tre personaggi fantastici;
Racconto di storie con le tematiche dell’aiuto e l’amicizia;
Individuazione di simboli per comunicare con gli animali (scuola elementare);
Illustrazione da parte dei bambini della scuola elementare
ai bambini della scuola dell’infanzia dei simboli individuati;
Rielaborazione grafica del messaggio da inviare agli animali della savana e della foresta;
Decodificazione del messaggio;
-
-
-
-
-
Scoperta della caverna del ‘Dottor Cervello di scorta’;
Scelta dei materiali strutturati e non, da usare
per le costruzioni;
Ideazione di oggetti che, sfruttando la forza del vento, aiutano i personaggi a ritornare a scuola: aliante, aquilone, aspirapolvere, zattera, mongolfiera;
Rappresentazione grafica dei macchinari da costruire;
Costruzione dgli oggetti: aliante, aquilone, aspirapolvere,
zattera,mongolfiera.
OBIETTIVI RAGGIUNTI
NEL RACCORDO CURRICOLARE
1. Il bambino è in grado di capire il significato della parola ‘aiuto’
(I discorsi e le parole, Il sé e l’altro);
2. Il bambino è in grado di interiorizzare i momenti più significativi delle storie
(Messaggi, forme e media);
3. Il bambino migliora le capacità di commentare all’interno del gruppo
(Il sé e l’altro; I discorsi e le parole);
4. Il bambino inizia ad assumere atteggiamenti improntati a disponibilità
verso l’altro (Il sé e l’altro);
5. Il bambino è (in parte) in grado di classificare e ordinare utilizzando
gli elementi dello sfondo (Messaggi, forme e media;
Lo spazio, l’ordine e la misura).
6. Il bambino si avvia a leggere e comprendere simboli non convenzionali
(Messaggi, forme e media; Lo spazio, l’ordine e la misura);
7. Il bambino sa fornire semplici soluzioni ai problemi tratti dagli elementi
dello sfondo integratore (Lo spazio, l’ordine e la misura);
8. Il bambino usa in modo creativo i materiali di recupero
(Messaggi, forme e media);
9. Il bambino migliora le sue capacità di collaborazione in piccolo gruppo
(Il sé e l’altro);
10. Il bambino è in grado di muoversi nello spazio, seguendo un breve percorso
delineato (Il corpo e il movimento;Lo spazio, l’ordine e la misura).
1. Il bambino migliora la capacità di capire il significato di nuove parole;
2. Il bambino esercita la capacità di memorizzare i momenti più significativi
delle storie;
3. Il bambino sa (in parte) agire in gruppo ed integrare con esso;
4. Il bambino inizia a scoprire il valore dell’amicizia, del rispetto
e dell’aiuto reciproco;
5. Il bambino inizia a compiere operazioni logiche.
6. Il bambino è in grado di elaborare simboli non convenzionali;
7. Il bambino è in grado di risolvere criticamente semplici problemi tratti
dalla sua esperienza e dagli elementi dello sfondo integratore;
8. Il bambino è in grado di utilizzare materiale di recupero a fini progettuali;
9. Il bambino migliora il suo lessico;
10. Il bambino è in grado di migliorare la sua espressività corporea.
OBIETTIVI RAGGIUNTI DAI BAMBINI
DELLA SCUOLA ELEMENTARE
CAMPI D’ESPERIENZA MAGGIORMENTE
COINVOLTI (SCUOLE DELL’INFANZIA)
RACCORDO CURRICOLARE
AMBITI PRE-DISCIPLINARI MAGGIORMENTE
COINVOLTI (SCUOLE ELEMENTARI)
OBIETTIVI RAGGIUNTI DAI BAMBINI
DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA
Il sé e l’altro;
Messaggi, forme e media;
I discorsi e le parole;
Le cose, il tempo e la natura;
Lo spazio, l’ordine e la misura;
Il corpo e il movimento in interconnessione tra loro.
Asse linguistico-espressivo;
Asse storico-antropologico;
Asse artistico;
Asse logico-matematico.
1. Il bambino si esprime oralmente sugli elementi dello sfondo integratore,
pervenendo ad un uso articolato e corretto della lingua (Lingua italiana).
2. Il bambino è in grado di ricostruire e di rielaborare i momenti più significativi
delle storie iniziando ad utilizzare il linguaggio scritto (Lingua Italiana);
3. Il bambino è in grado di manifestare atteggiamenti caratterizzati
da autentico spirito cooperativistico (Storia, Geografia e Studi Sociali);
4. Il bambino è in grado di elaborare strategie di aiuto reciproco e di agire
come ‘tutor’ per i compagni più piccoli (Storia, Geografia, Studi Sociali);
5. Il bambino inizia a capire semplici operazioni di calcolo (Matematica).
6. Il bambino si avvia a comprendere il contenuto di un messaggio,
utilizzando diversi codici interpretativi (Educazione all’immagine; Matematica);
7. Il bambino si avvia a rappresentare la realtà con mente critica e aperta
rispetto a vincoli e possibilità (Matematica; Scienza);
8. Il bambino è in grado di creare oggetti e situazioni utilizzando
il materiale in modo intenzionale (Educazione all’immagine);
9. Il bambino padroneggia il linguaggio per descrivere, rappresentare
elementi fantastici ed intervenire nelle realtà;
10. Il bambino migliora le sue capacità di drammatizzare eventi e storie
(Educazione all’immagine).
Lingua italiana;
Educazione all’immagine;
Storia, geografia e studi sociali;
Matematica
in interconnessione tra loro se appartenenti a culture diverse;
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
l’identificazione di sé...
GLI ALTRUI RICORDI FAVORISCONI L’IDENTIFICAZIONE DI SÉ.
Tutti gli oggetti realizzati dai bambini dei due ordini di scuola nella
caverna del ‘Dott. Cervello di scorta’ non sono purtroppo sufficienti ad aiutare i tre personaggi e a farli stare bene.
Secondo i bambini la lumaca per stare bene deve essere aiutata
a riordinare tutti i ricordi che tiene dentro il suo guscio e che
qualche circostanza negativa ha scompigliato.Terremoti, uragani, fulmini, una tromba d’aria, compagni cattivi, inquinamento
marino e il disboscamento sono le ipotesi formulate dai bambini.
Dall’attenta lettura delle riflessioni compiute dei bambini, in sede
di collettivo le insegnanti dei due ordini di scuola progettano una
nuova ‘situazione-stimolo’ che mediante la rievocazione dei ricordi permetterà ai bambini di ricostruire la propria storia personale.
L’occasione darà agli alunni la possibilità di ‘Raccontare-Raccontarsi’ rafforzando in questo modo, la conoscenza di sé per
affrontare nuove conoscenze ed eventi.Inoltre è stata individuata
dalle insegnanti appartenenti alle due scuole la spirale come oggetto ‘mediatore’ più significativo ed idoneo a rappresentare la
dimensione lineare e ciclica del tempo. La spirale ripercorre la
metafora dell’esistenza proprio per la sua forma e dimensione
e quando i bambini entreranno in essa saranno stimolati a raccontare le proprie esperienze e ad acquisire nuove competenze.
Nella stanza del ‘Raccontare – Raccontarsi’ il tunnel scompare e
lascia il posto ad un enorme spirale che al suo interno contiene
‘numerose sorprese’ (oggetti,ambienti,immagini e simboli).
I bambini a piccoli gruppi, entrano nella spirale. Il viaggio è un
percorso che offre agli alunni e alle educatrici di esprimere le loro
impressioni e stati d’animo raccontandosi……
I racconti, le impressioni e le storie dei bambini danno origine
a numerose attività sia in sezione, che nei laboratori comuni
alle due scuole. Questa particolare esperienza ha consentito ai
bambini della scuola dell’infanzia di giocare con immagini, simboli e segni per avviarsi alla comprensione dei sistemi simbolicoculturali, mentre ai bambini della scuola elementare ha permesso di raggiungere i traguardi dell’ alfabetizzazione attraverso l’uso
di strategie e metodi da loro già conosciute nel precedente anno
scolastico.
DESCRIZIONE DELLE FASI DI LAVORO DELLA VI^ SITUAZIONE - STIMOLO
I^ FASE: Costruzione della spirale da parte
degli insegnanti dei due ordini di scuola;
II^ FASE: Individuazione da parte degli educatori
dei contenuti e degli elementi simbolici da inserire
IV^ FASE:Laboratorio per la raccolta
all’interno della spirale;
delle impressioni dei bambini dopo il percorso;
III^ FASE:I bambini in piccoli gruppi (5 o 6) percorrono la spirale; V^ FASE:Racconto autobiografico dei bambini.
PRINCIPALI ATTIVITÀ SCATURITE
-
-
-
-
Rielaborazione verbale dell’esperienza vissuta
Rielaborazione grafica dell’esperienza vissuta;
Drammatizzazione dell’esperienza;
Interpretazione e decodificazione dei simboli trovati
dentro la spirale;
- Storia della lumaca, attraverso il riordino dei ricordi;
- Racconto da parte dei bambini dei propri vissuti;
- Confronto tra la storia della lumaca e i loro vissuti;
-
-
-
OBIETTIVI SPECIFICI RAGGIUNTI
DAI BAMBINI DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA
OBIETTIVI DIDATTICI RAGGIUNTI
NEL RACCORDO CURRICOLARE
OBIETTIVI DIDATTICI RAGGIUNTI
DAI BAMBINI DELLA SCUOLA ELEMENTARE
1.
2.
3.
4.
5.
6.
1.
2.
3.
4.
5.
6.
1.
2.
3.
4.
5.
6.
Il bambino migliora la fiducia in sé stesso e nelle personali capacità espressive
(I discorsi e le parole; Il sé e l’altro; Messaggi, forme e media);
Il bambino è in grado di raccontare-raccontarsi (I discorsi e le parole;
Il sé e l’altro);
Il bambino migliora la capacità di esprimere sensazioni, opinioni e stati d’animo
(I discorsi e le parole; Il sé e l’altro);
Il bambino migliora la sua capacità di decodificare le immagini
(Lo spazio, l’ordine e la misura; Messaggi, forme e media);
Il bambino sa osservare e descrivere nuovi oggetti, elementi appartenenti
al contesto (Le cose, il tempo e la natura; I discorsi e le parole);
Il bambino sa operare similitudini e differenze (Lo spazio, l’ordine e la misura)
CAMPI D’ESPERIENZA MAGGIORMENTE
COINVOLTI IN INTERCONNESSIONE TRA LORO
Il bambino migliora le personali capacità comunicative ed espressive;
Il bambino migliora la capacità di raccontare-raccontarsi, esprimendosi
in modo comprensibile;
Il bambino migliora la capacità di esprimersi utilizzando il linguaggio emotivo;
Il bambino migliora la capacità di educarsi all’osservazione attenta
delle immagini per familiarizzare col suo linguaggio;
Il bambino sa osservare e descrivere criticamente oggetti,
nuovi elementi appartenenti al contesto;
Il bambino è in grado di confrontare elementi simili e diversi tra loro;
Attività grafico-pittorica sulle esperienze vissute;
Attività manipolativa;
Attività grafica delle esperienze seguendo
un ordine cronologico.
Il bambino migliora la sua capacità di esprimersi oralmente
e autonomamente in modo chiaro e comprensibile
(Lingua italiana; Educazioneall’immagine, Storia,Geografia e Studi Sociali);
Il bambino migliora la capacità di raccontare esperienze del proprio vissuto
in modo ordinato (Lingua italiana, Storia,Geografia e Studi Sociali);
Il bambino è in grado di esprimersi oralmente su argomenti noti ed interessanti,
utilizzando anche la componente emotiva (Lingua italiana);
Il bambino è in grado di interpretare le immagini e di raccontarle utilizzando
un linguaggio appropriato(Matematica,Educazione all’immagine);
Il bambino sa osservare, decodificare e riprogettare nuovi elementi
appartenenti al contesto (Storia,Geografia e Studi sociali;);
Il bambino inizia a classificare elementi simili e differenti (Matematica).
RACCORDO CURRICOLARE
Il sé e l’altro;
Messaggi, forme e media;
I discorsi e le parole;
Le cose, il tempo e la natura;
Lo spazio, l’ordine e la misura;
Il corpo e il movimento in interconnessione tra loro.
AMBITI PRE-DISCIPLINARI MAGGIORMENTE COINVOLTI
IN INTERCONNESSIONE TRA LORO
Asse linguistico-espressivo;
Asse storico-antropologico;
Asse artistico;
Asse logico-matematico
Lingua italiana;
Educazione all’immagine;
Storia, geografia e studi sociali;
Matematica in interconnessione tra loro.
Aprile-maggio 2003 I bambini entrano dentro la spirale
‘a volte si può essere tristi e aver bisogno di aiuto’
‘ci sono i sogni belli e i sogni brutti: quelli belli sono i desideri, quelli brutti sono le paure.’
SCUOLE DELL’INFANZIA
RACCORDO CURRICULARE
SCUOLE ELEMENTARI
STRATEGIE EDUCATIVO-DIDATTICHE
Sfondo Integratore; ‘Situazioni – Stimolo’ (didattica per problemi);
nuclei progettuali, sostenuti dalla variabile fantastica.
STRATEGIE EDUCATIVO-DIDATTICHE
Sfondo Integratore; ‘Situazioni – Stimolo’ (didattica per problemi)
STRATEGIE EDUCATIVO-DIDATTICHE
Sfondo Integratore; ‘Situazioni – Stimolo’ (didattica per problemi);attività sostenute
dagli elementi fantastici dello sfondo integratore
MODALITA’ ORGANIZZATIVE
Lavoro in sezione. Lavoro in piccolo e grande gruppo omogeneo ed eterogeneo,
per sesso e per età. Lavoro in laboratorio di pittura e di manipolazione.
Lavoro di drammatizzazione in palestra. Laboratorio del ‘Raccontare-Raccontarsi’
(sfondo istituzionale)
PERSONALE COINVOLTO
Bambini delle scuole dell’infanzia; Educatrici delle varie sezioni.
SPAZI UTILIZZATI
Aule di sezione delle scuole dell’infanzia; Laboratorio di pittura e di manipolazione;
Palestra.
MODALITA’ DI VALUTAZIONE, DI VERIFICA E DI DOCUMENTAZIONE
Autoverifica in collettivo; valutazione dei lavori dei bambini; Utilizzazione del
protocollo di documentazione e di verifica del lavoro svolto; Videoriprese,
fotografie.
MODALITA’ ORGANIZZATIVE
Lavoro in piccoli e grandi gruppi,composti da bambini delle scuole elementari e delle
scuole dell’infanzia. Lavoro nella ‘Stanza magica’(laboratorio fantastico).
Lavoro di drammatizzazione. Continuità verticale. Continuità orizzontale.
PERSONALE COINVOLTO
Bambini della prima elementare e della scuola dell’infanzia; Docenti dei due ordini di
scuola; Prof.ssa Patrizia Gaspari; Coop.teatrale ‘la Bottega Fantastica’; I genitori.
SPAZI UTILIZZATI
Laboratorio fantastico di drammatizzazione (stanza magica) Laboratori :manipolativo,
pittorico, teatrale, musicale.
MODALITA’ DI VALUTAZIONE, DI VERIFICA E DI DOCUMENTAZIONE
Osservazione sistematica dei bambini durante la situzione stimolo e le successive
attività proposte; Momenti di confronto tra i docenti per predisporre il laboratorio
fantastico; momenti di confronto in sede di collettivo allargato con la presenza e la
coordinazione ella Prof.ssa Patrizia Gaspari; Colloqui ed incontri con i genitori per
spiegare il progetto e le motivazioni educativo-didattiche che lo animano.
MODALITA’ ORGANIZZATIVE
Lavoro in piccoli gruppi di bambini appartenenti alla stessa classe o a quella
parallela. Lavoro in laboratorio di pittura e di manipolazione. Lavoro nalla ‘Stanza
magica’(laboratorio fantastico) Laboratorio del ‘Raccontare-Raccontarsi’(sfondo
istituzionale)
PERSONALE COINVOLTO
Bambini della prima elementare; insegnanti di classe della scuola elementare.
SPAZI UTILIZZATI
Aule della scuola elementare; Palestra, Laboratorio di pittura e di manipolazione.
MODALITA’ DI VALUTAZIONE, DI VERIFICA E DI DOCUMENTAZIONE
Autoverifica in sede di incontri settimanali delle insegnanti di modulo;
Lavoro dei bambini; Schede.
COMUNE DI FANO
SERVIZI EDUCATIVI
continuità verticale...
LA PRIMA SITUAZIONE - STIMOLO (segue)
>> Improvvisamente un forte vento entra nella stanza e porta
via con sé i tre personaggi fantastici... Passato il momento di
delusione per la scomparsa dei tre personaggi,i bambini dei
due ordini di scuola si interrogano su che cosa sia successo
ed iniziano a formulare alcune ipotesi.:
‘..il vento li ha portati via..’..’hanno chiesto aiuto, forse hanno bisogno di un dottore’..’cercano amici’..’forse vogliono una casa
‘..hanno detto che vogliono stare meglio’..hanno perso i ricordi’..’per far tornare loro i ricordi gli raccontiamo le storie’..
Alla fine i bambini decidono che per far tornare i loro ricordi è
necessario creare e raccontare storie.
Successivamente, tutti i bambini si incontrano nella stanza del
‘Raccontare-Raccontarsi’ per interrogarsi sul significato delle
parole ‘AIUTO’, ‘PRENDERSI CURA’ e ‘STARE MEGLIO’ per
trovare soluzioni adeguate per aiutare i tre personaggi a ritornare nella nostra scuola.
Secondo i bambini la lumachina,la fogliolina ed il coccodrillo
sono andati in Africa e pensano di chiedere aiuto agli animali
della savana e della foresta……
Un bambino della scuola elementare ha una idea geniale :
secondo lui in una caverna esiste un personaggio fantastico
capace di risolvere tutti i problemi!
Si tratta del ‘Dott.Cervello di Scorta’. Inoltre per superare le difficoltà di comunicazione con gli abitanti della foresta (animali)
i bambini inventano con segni, immagini e oggetti un codice
‘speciale’ ed elaborano un messaggio che viene messo in una
bottiglia e lasciato sulla spiaggia.
Dopo alcuni giorni le insegnanti dei due ordini di scuola decidono di far trovare a scuola una mappa con le indicazioni che
portano i bambini a scoprire la caverna del ‘Dott. Cervello di
scorta’,attrezzata da laboratorio idoneo a far realizzare ai bambini tutte le possibili invenzioni.
Scaturiscono, così ,una serie di percorsi diattici all’interno dei
laboratori: (grafico-pittorico, manipolativo, narrativo)
parole ‘AIUTO’ e ‘STARE MEGLIO’;
V^ FASE:Invenzioni di piccole storie e filastrocche incentrate
sull’’AIUTO’;
VI^ FASE:Soluzioni ed invenzioni per contrastare la forza del
vento e provocare un nuovo cambiamento che riporti i tre personaggi a scuola;
VII^ FASE: Allestimento da parte delle insegnanti del laboratorio
del ‘Dott.Cervello di scorta’;
VIII^ FASE: Codificazione di un messaggio da parte dei bambini per chiedere aiuto agli animali della foresta e della savana;
IX^ FASE: Costruzione dei macchinari precedentamente ideati:
I bambini dei due ordini di scuola costruiscono un mezzo di
trasporto (una mongolfiera) per far tornare i 3 personaggi.
I bambini dei due ordini di scuola costruiscono una macchina
per catturare il vento
FASI DI LAVORO DOPO LA PRIMA SITUAZIONE STIMOLO
I^ FASE: Trasformazione della stanza del ‘Raccontare-Raccontarsi’ e preparazione del I° Input.
II^ FASE: Partecipazione dei bambini dei due ordini di scuola
all’input fantastico;
III^ FASE:Impressioni e ipotesi dei bambini sull’input
IV^ FASE:Bambini e educatori si interrogano sul significato delle
PRINCIPALI ATTIVITÀ DIDATTICHE SCATURITE DOPO LA SITUAZIONE - STIMOLO COMUNE AI DUE ORDINI DI SCUOLE
-
-
-
-
-
Racconti di emozioni e stati d’animo scaturite in seguito
alle dalle esperienze vissute nella stanza
del ‘Raccontare- Racontarsi’;
Individuazione dei contenuti presenti
nella prima situazione stimolo;
Indagine sul significato delle parole AIUTO, CURA
e STARE MEGLIO;
Individuazione delle modalità di aiuto
per i tre personaggi fantastici;
Individuazione dei momenti in cui si ha bisogno di aiuto;
-
-
-
-
-
-
Invenzioni di storie, rime e filastrocche riguardanti
le avventure dei tre personaggi fantastici;
Racconto di storie con le tematiche dell’aiuto e l’amicizia;
Individuazione di simboli per comunicare con gli animali (scuola elementare);
Illustrazione da parte dei bambini della scuola elementare
ai bambini della scuola dell’infanzia dei simboli individuati;
Rielaborazione grafica del messaggio da inviare agli animali della savana e della foresta;
Decodificazione del messaggio;
-
-
-
-
-
Scoperta della caverna del ‘Dottor Cervello di scorta’;
Scelta dei materiali strutturati e non, da usare
per le costruzioni;
Ideazione di oggetti che, sfruttando la forza del vento, aiutano i personaggi a ritornare a scuola: aliante, aquilone, aspirapolvere, zattera, mongolfiera;
Rappresentazione grafica dei macchinari da costruire;
Costruzione dgli oggetti: aliante, aquilone, aspirapolvere,
zattera,mongolfiera.
OBIETTIVI RAGGIUNTI DAI BAMBINI
DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA
OBIETTIVI RAGGIUNTI
NEL RACCORDO CURRICOLARE
1. Il bambino è in grado di capire il significato della parola ‘aiuto’
(I discorsi e le parole, Il sé e l’altro);
2. Il bambino è in grado di interiorizzare i momenti più significativi delle storie
(Messaggi, forme e media);
3. Il bambino migliora le capacità di commentare all’interno del gruppo
(Il sé e l’altro; I discorsi e le parole);
4. Il bambino inizia ad assumere atteggiamenti improntati a disponibilità
verso l’altro (Il sé e l’altro);
5. Il bambino è (in parte) in grado di classificare e ordinare utilizzando
gli elementi dello sfondo (Messaggi, forme e media;
Lo spazio, l’ordine e la misura).
6. Il bambino si avvia a leggere e comprendere simboli non convenzionali
(Messaggi, forme e media; Lo spazio, l’ordine e la misura);
7. Il bambino sa fornire semplici soluzioni ai problemi tratti dagli elementi
dello sfondo integratore (Lo spazio, l’ordine e la misura);
8. Il bambino usa in modo creativo i materiali di recupero
(Messaggi, forme e media);
9. Il bambino migliora le sue capacità di collaborazione in piccolo gruppo
(Il sé e l’altro);
10. Il bambino è in grado di muoversi nello spazio, seguendo un breve percorso
delineato (Il corpo e il movimento;Lo spazio, l’ordine e la misura).
1. Il bambino migliora la capacità di capire il significato di nuove parole;
2. Il bambino esercita la capacità di memorizzare i momenti più significativi
delle storie;
3. Il bambino sa (in parte) agire in gruppo ed integrare con esso;
4. Il bambino inizia a scoprire il valore dell’amicizia, del rispetto
e dell’aiuto reciproco;
5. Il bambino inizia a compiere operazioni logiche.
6. Il bambino è in grado di elaborare simboli non convenzionali;
7. Il bambino è in grado di risolvere criticamente semplici problemi tratti
dalla sua esperienza e dagli elementi dello sfondo integratore;
8. Il bambino è in grado di utilizzare materiale di recupero a fini progettuali;
9. Il bambino migliora il suo lessico;
10. Il bambino è in grado di migliorare la sua espressività corporea.
OBIETTIVI RAGGIUNTI DAI BAMBINI
DELLA SCUOLA ELEMENTARE
CAMPI D’ESPERIENZA MAGGIORMENTE
COINVOLTI (SCUOLE DELL’INFANZIA)
RACCORDO CURRICOLARE
AMBITI PRE-DISCIPLINARI MAGGIORMENTE
COINVOLTI (SCUOLE ELEMENTARI)
Il sé e l’altro;
Messaggi, forme e media;
I discorsi e le parole;
Le cose, il tempo e la natura;
Lo spazio, l’ordine e la misura;
Il corpo e il movimento in interconnessione tra loro.
Asse linguistico-espressivo;
Asse storico-antropologico;
Asse artistico;
Asse logico-matematico.
1. Il bambino si esprime oralmente sugli elementi dello sfondo integratore,
pervenendo ad un uso articolato e corretto della lingua (Lingua italiana).
2. Il bambino è in grado di ricostruire e di rielaborare i momenti più significativi
delle storie iniziando ad utilizzare il linguaggio scritto (Lingua Italiana);
3. Il bambino è in grado di manifestare atteggiamenti caratterizzati
da autentico spirito cooperativistico (Storia, Geografia e Studi Sociali);
4. Il bambino è in grado di elaborare strategie di aiuto reciproco e di agire
come ‘tutor’ per i compagni più piccoli (Storia, Geografia, Studi Sociali);
5. Il bambino inizia a capire semplici operazioni di calcolo (Matematica).
6. Il bambino si avvia a comprendere il contenuto di un messaggio,
utilizzando diversi codici interpretativi (Educazione all’immagine; Matematica);
7. Il bambino si avvia a rappresentare la realtà con mente critica e aperta
rispetto a vincoli e possibilità (Matematica; Scienza);
8. Il bambino è in grado di creare oggetti e situazioni utilizzando
il materiale in modo intenzionale (Educazione all’immagine);
9. Il bambino padroneggia il linguaggio per descrivere, rappresentare
elementi fantastici ed intervenire nelle realtà;
10. Il bambino migliora le sue capacità di drammatizzare eventi e storie
(Educazione all’immagine).
Lingua italiana;
Educazione all’immagine;
Storia, geografia e studi sociali;
Matematica
in interconnessione tra loro se appartenenti a culture diverse;
GLI ALTRUI RICORDI FAVORISCONI L’IDENTIFICAZIONE DI SÉ.
Tutti gli oggetti realizzati dai bambini dei due ordini di scuola nella caverna del ‘Dott.
Cervello di scorta’ non sono purtroppo sufficienti ad aiutare i tre personaggi e a farli
stare bene. Secondo i bambini la lumaca per stare bene deve essere aiutata a riordinare tutti i ricordi che tiene dentro il suo guscio e che qualche circostanza negativa
ha scompigliato.Terremoti, uragani, fulmini, una tromba d’aria, compagni cattivi, inquinamento marino e il disboscamento sono le ipotesi formulate dai bambini.
Dall’attenta lettura delle riflessioni compiute dei bambini, in sede di collettivo le insegnanti dei due ordini di scuola progettano una nuova ‘situazione-stimolo’ che mediante la rievocazione dei ricordi permetterà ai bambini di ricostruire la propria storia
personale. L’occasione darà agli alunni la possibilità di ‘Raccontare-Raccontarsi’
rafforzando in questo modo, la conoscenza di sé per affrontare nuove conoscenze
ed eventi.Inoltre è stata individuata dalle insegnanti appartenenti alle due scuole la
spirale come oggetto ‘mediatore’ più significativo ed idoneo a rappresentare la dimensione lineare e ciclica del tempo. La spirale ripercorre la metafora dell’esistenza
proprio per la sua forma e dimensione e quando i bambini entreranno in essa saranno stimolati a raccontare le proprie esperienze e ad acquisire nuove competenze.
Nella stanza del ‘Raccontare – Raccontarsi’ il tunnel scompare e lascia il posto ad un enorme spirale che al suo interno contiene ‘numerose sorprese’
(oggetti,ambienti,immagini e simboli). I bambini a piccoli gruppi, entrano nella spirale. Il viaggio è un percorso che offre agli alunni e alle educatrici di esprimere le loro
impressioni e stati d’animo raccontandosi... I racconti, le impressioni e le storie dei
bambini danno origine a numerose attività sia in sezione, che nei laboratori comuni
alle due scuole. Questa particolare esperienza ha consentito ai bambini della scuola
dell’infanzia di giocare con immagini, simboli e segni per avviarsi alla comprensione
dei sistemi simbolico-culturali, mentre ai bambini della scuola elementare ha permesso di raggiungere i traguardi dell’ alfabetizzazione attraverso l’uso di strategie e
metodi da loro già conosciute nel precedente anno scolastico.
Scarica

PROGETTI DELLE SCUOLE DELL`INFANZIA