L’ Aquil ne PAROLE E FATTI DALLE SCUOLE LIBERE In redazione: Rosario Mazzeo, Enrico Leonardi, Angela Belussi. Anno XVII n. 45 - Giugno 2007 - € 0,50 LA SCUOLA "L'AURORA-BACHELET" È A CERNUSCO SUL NAVIGLIO IN VIA MOSÈ BIANCHI/VIA BUONARROTI TEL: 02 92111020 - FAX: 02 9238883 - E-MAIL: [email protected] - WWW.AURORABACHELET.IT La scuola siamo noi ne in modo che costruendo la nostra scuola come comunità di apprendimento pubblica, laica e libera, anche quella statale funzioni per davvero. La scuola siamo noi. Noi tutti, alunni, docenti, genitori, dirigente e gestore, a cui sono imposti dei doveri senza che ci vengano rispettati i legittimi diritti. Solo un esempio al riguardo. In questa bella “scuola che siamo noi” ci sono bambini e ragazzi con handicap. Volentieri e con gioia li accogliamo. Ma chi ci governa, sia a livello nazionale sia locale ( ma il riferimento non è a Cernusco), non ci aiuta in questo. Il loro ragionamento è biforcuto: “Vanno in una scuola non statale, meglio “privata”. Dicono proprio così: “privata”, per nascondere la loro inimicizia verso la democrazia e la libertà in un corto circuito linguistico, secondo cui “privata” vuol dire “ricca”. Ma vengano qui costoro; vengano a vedere la scuola che siamo noi. Vengano e guardino: non abbiamo neppure la sede. E quella che abbiamo ce la vogliono togliere nonostante siamo in regola su tutti i fronti. E c’è anche chi non vuole neppure che ne cerchiamo una nuova. Ecco, signor Ministro e locali governanti, la scuola siamo noi. Meglio, più umilmente. La scuola siamo anche noi. ona e della società La famiglia: ambi Riportiamo ampi stralci della conferenza che la prof.ssa Lucia Boccacin ha svolto a Cernusco su invito dell’associazione genitori dell’Aurora Bachelet. La famiglia è l’ambito e il soggetto per la crescita della persona e della società. Emerge anche da un punto di vista squisitamente accademico e statistico, oltre che storico: la famiglia è il nucleo della società intera. Questo in sintesi la prima parte dell’intervento della prof.ssa Lucia Boccacin, Docente di Sociologia della Conoscenza e collaboratrice del Centro Studi e Ricerche sulla Famiglia,Università Cattolica di Milano. “A livello sociologico - ha spiegato la prof.ssa - la famiglia emerge come una relazione che connette in modo unico generi e generazioni e stirpi ( relative discendenze e appartenenze) tenendo insieme le differenze fondamentali dell’umano”. Ha proseguito poi documentando perché la famiglia è soggetto sociale ed educativo. Perché la famiglia è un soggetto “La relazione familiare si configura come una relazione primaria (originaria e originante) che rende la famiglia soggetto sociale. Tale relazione è costituita da qualità affettive ed etiche inscindibilmente connesse. >>> pag. 2 to e soggetto per la crescita della pers Dopo mesi in cui la scuola italiana è stata al centro dell’attenzione mediatica per alcuni episodi gravi, che ne hanno offerto un’immagine distorta, il Ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, ha invitato le scuole italiane a mostrare con orgoglio ciò che sono. È nata così la settimana “La scuola siamo noi” per raccontare come si vive e si lavora nelle scuole italiane. L’Aurora Bachelet di Cernusco vi partecipa con questo numero dell’Aquilone, in cui dopo l’indimenticabile lezione della prof.ssa Lucia Boccaccin sulla famiglia come partner di una scuola viva, le classi raccontano l’esperienza di apprendimento e di crescita vissuta quotidianamente. Dunque “la scuola siamo noi”. Ma “noi, chi?” ci siamo chiesti componendo le pagine di questo nostre trimestrale. Noi, alunni di scuola elementare e media, che stiamo cercando di comprendere la realtà e la storia attraverso lo studio delle materie. Noi alunni, piccoli e grandi, – siamo 460 – che impariamo nello studio e nel rapporto con i nostri insegnanti ad usare la ragione secondo quell’apertura a cui ci invita il Papa e quella consapevolezza civica a cui ci stimola il messaggio del presidente Napolitano. Noi genitori, cittadini italiani, residenti a Cernusco e dintorni, che crediamo nella famiglia come scuola di umanità, primo soggetto educativo, condizione di una sana democrazia, fattore di sviluppo sociale ed economico. Noi genitori che per garantire un’educazione attraverso un’istruzione qualificata dobbiamo pagare doppiamente: prima con le tasse e poi con le rette ciò che è diritto e dovere. Noi docenti di scuola non statale che crediamo nel sistema scolastico pubblico integrato e ci impegniamo perché cresca lo spazio dell’autonomia nell’esercizio della libertà di educazio- Supplemento a "Libertà di educazione" Editore CeSeD, Autorizzazione Trib. di Milano n. 153 del 15/4/1997 Direttore responsabile: Fiorenzo Tagliabue Direttore: Giuseppe Meroni Impaginazione e grafica: Cobri Srl Stampa: Jona Srl - Paderno Dugnano (Mi) ALL'INTERNO >>> Quando la scuola non finisce alle 13:15. . . <<< pag. 4 >>> >>> Alla scoperta di Villa Gallerana . . <<< pag. 4 >>> >>> Che bella gita!. . <<< pag. 6 >>> >>> Orientamento: verso la scuola superiore <<< pag. 6 >>> >>> Giornate di simmetria all’università . . . . . <<< pag. 7 >>> >>> Gialli… che passione!. . . . . <<< pag. 8 >>> >>> Giochi nel piano e nello spazio dai Polimini al Soma . <<< pag. 10 >>> >>> L’enigma dei numeri primi . <<< pag. 12 >>> >>> Come diventare grande . <<< pag. 13 >>> >>> Piccoli ma grandi al Trofeo di Atletica della Martesana. . <<< pag. 13 >>> >>> Chiara, campionessa lombarda . . . . . . . <<< pag. 14 >>> >>> Le mitiche della pallavolo . . . <<< pag. 14 >>> >>> Il Pallone che fa sognare . . . <<< pag. 15 >>> >>> Scoprire, imparare, studiare, sono cose per grandi uomini <<< pag. 15 >>> >>> A studiare s’incomincia da piccoli . . . . . . . <<< pag. 16 >>> >>> Divento lettore <<< pag. 17 >>> >>> Roma, 12 maggio 2007 . . <<< pag. 18 >>> >>> Conclusione dell’anno scolastico . . . . . . . <<< pag. 20 >>> ona e della società >>> da pag. 1 crescita della pers L’ La famiglia: ambi to e soggetto per la S E G U E D A L L A P R I M A La famiglia è infatti il luogo sorgivo degli affetti e della responsabilità. Il codice etico-affettivo costitutivo del famigliare attraversa la relazione coniugale (il patto che lega l’attrattiva uomo-donna a una promessa di “fedeltà nella gioia e nel dolore”), la relazione genitori-figli (cura responsabile) e le relazioni tra le genealogie di provenienza (cura delle eredità). Questi sono i munia, i doni-vincoli che segnano strutturalmente la relazione familiare. Essa è, infatti, anche semanticamente segnata dal munus e dalla sua intrigante duplicità di senso che compare nel matrimonio (matri-munus) e nel patrimonio (patri-munus) Al contrario, la cultura contemporanea non riconosce tale legame come un elemento positivo e fondamentale ma solo come vincolo che limita la presupposta libertà dell’individuo non considerato come persona, ovvero soggetto in relazione. Una cultura nemica del legame Come vediamo sempre più spesso, l’individuo privo del senso del legame diviene sempre più autoreferenziale e tragicamente sempre più solo, in balia dei propri sentimenti e delle proprie emozioni, aggrappato quasi istericamente alla difesa strenua dei propri diritti e dei propri interessi contrapposti a quelli degli altri in una prospettiva esclusivamente competitiva e rivendicativa. Come in un circolo vizioso, più si perde il senso del legame e più si perdono i legami nella vita quotidiana, li si vede solo come insopportabili cappi che costringono una libertà troppo spesso vacua e formale. A livello sociale, l’assenza del senso del legame dà vita a relazioni sociali depotenziate della loro carica di reciprocità: manca l’idea e la prassi dell’altro, di un altro con cui condividere, confrontarsi, costruire, discutere, magari anche Pagina 2 litigare, ma di un “altro” presente a Giugno 2007 livello simbolico e a livello esistenziale. Aquil ne Le relazioni sociali private del loro senso diventano interazioni contingenti, provvisorie, casuali, che si allacciano e si sciolgono sulla base del tornaconto particolaristico di ogni singolo individuo. Così esse sono incapaci di produrre un sociale che sia per l’uomo, che offra un contesto significativo per la vita di ciascuno, in cui nessuno si senta estraneo. Al contrario, il sociale diventa un universo confuso di individui sempre più soli che, privi del senso personale e sociale dei legami, vivono frammenti giustapposti di un tempo sincopato e totalmente appiattito sul presente, sull’ hic et nunc. La cultura individualistica sta così oggi smantellando ed erodendo drammaticamente il senso di ogni legame sociale e, tra tutti, di quello da cui ogni legame trae origine, il legame familiare: esso, non è più considerato come risorsa decisiva per lo sviluppo della persona, bene verso il quale val la pena impegnarsi responsabilmente e stabilmente, ma viene inteso come realtà contingente con una pura valenza funzionale. [...] Possiamo parlare di un depotenziamento culturale del “famigliare”: gli affetti occupano tutto il campo e si stemperano in sentimenti e del nomos c’è debole traccia. La famiglia perde così la sua struttura simbolica, i connotati della sua identità, diviene ambito di pura espressività e comunicazione; le relazioni familiari sono, in una parola, totalmente privatizzate. La famiglia come soggetto sociale Torniamo alla definizione data in esordio, che riconosce la famiglia come soggetto sociale, relazione reciproca tra i generi, le generazioni e le relative discendenze e appartenenze, luogo generativo della identità della persona. Questa definizione consente di cogliere i compiti sociali che assolve e che le sono propri. I compiti familiari di cura, di care, di bilanciamento tra le generazioni, di produzione di senso, di risposta ai bisogni, delle singole persone, lungi dall’essere un anacronistico retaggio del passato, sono oggi una risorsa fondamentale per favorire uno stato di benessere nella persona e nella comunità e per creare un tessuto relazionale indispensabile per il miglioramento della vita di ognuno. Soffermiamoci in particolare sui bisogni dei bambini. Per crescere armonicamente il bambino ha bisogno della presenza di adulti, in primis i genitori,in grado di porre le basi e di orientare il processo di educazione. In questo quadro la famiglia è protagonista e referente primario dell’educazione: essa va sostenuta, affinché possa svolgere al meglio il suo compito educativo specifico di costruzione della personalità di base del bambino. Tale personalità può essere costruita se colui che sta crescendo, attraverso le relazioni familiari, fa esperienza della fiducia di base. La fiducia è la risposta che il bambino sviluppa se il genitore o l’adulto a lui più vicino è degno di fiducia; essa nasce in un contesto relazionale, intessuto di azioni concrete. Si genera, in tal modo, un contesto relazionale capace di prendersi concretamente cura del soggetto in crescita e di avviare un processo educativo dinamico rivolto a tutta la comunità di riferimento. L’importanza della dimensione personale relazionale Dunque, il punto di partenza di ogni azione o intervento nei confronti dei bambini è costituito dal riconoscimento del suo essere persona. Subito questo termine richiama il tema dell’identità e della costruzione di tale identità. L’identità personale si definisce come “essere in relazione”, come rapporto con un altro diverso da sé che consente alla persona di strutturarsi e di consolidare, al tempo stesso, la sua unicità. Il concetto di identità, infatti, significa sia uguaglianza, parità, somiglianza (quindi identificazione con) sia unicità, specificità, differenza (quindi costruzione dell’io). Attraverso la relazione e mediante essa è possibile, per il bambino, crescere. Il processo di crescita implica sia l’identificazione positiva della propria persona sia la possibilità di divenire un adulto responsabile e generativo nei confronti di altri e dell’ambiente. L’identità personale è perciò l’esito di un processo che si realizza entro un’appartenenza concreta, tangibile nella relazione interpersonale. L’educazione si fonda, quindi, su una reciproca appartenenza nella quale l’adulto-genitore e il bambino abbiano un “luogo” simbolico e oggettivo nel quale comunicare sé scrutando con affezione la risposta dell’altro. Questo luogo è la famiglia (il secondo termine che compare nel titolo di questo intervento). La felicità del bambino inizia, infatti, quando comincia a percepire di appartenere, di essere “di” qualcuno. Ogni essere umano ha bisogno, per crescere, e la crescita non va riduttiva- mente intesa solo in senso meramente biologico di vivere l’esperienza di una relazione significativa capace di trasmettere il senso di ciò che si è e di ciò che si fa. Il padre e la madre sono gli adulti a cui il bambino, in quanto figlio, chiede questa attribuzione di senso (educazione). Questo rapporto avviene in un tempo e in uno spazio, in una casa, con l’accudimento, il nutrimento, il gioco, la compagnia … Perciò specularmente al diritto del bambino all’educazione, è necessario affermare il diritto del genitore a potere educare, a potere comunicare un’ipotesi positiva di vita. L’itinerario educativo fin qui illustrato si evidenzia nella capacità di “prendersi cura” della persona, nel nostro caso del bambino, secondo tutte le sue dimensioni e, conseguentemente, dei bisogni manifesti e latenti, materiali e spirituali che caratterizzano il suo crescere. Alla luce di questa prospettiva è indispensabile sostenere a livello politico e sociale ogni azione volta a restituire alla famiglia la sua valenza educativa primaria, la sua capacità generativa, la sua capacità di connessione con gli altri soggetti sociali, valorizzando i rapporti tra famiglia, agenzie educative e comunità secondo una prospettiva sussidiaria, nella quale ogni soggetto sociale sia aiutato a svolgere bene il proprio compito. La dimensione della sussidiarietà esula da ogni tipo di assistenzialismo, e consente di “portare aiuto”, promuovendo l’autonomia dei soggetti. Cosa è allora l’educazione? Accanto ai genitori, altri adulti svolgono un ruolo fondamentale nell’educazione dei bambini, come ulteriori soggetti di riferimento nel processo educativo dei bambini. Si capisce, stante queste considerazioni, come lo sviluppo di una persona non sia questione che riguardi solo il bambino, ma piuttosto un’impresa evolutiva congiunta del soggetto in crescita e di chi si prende cura di lui e cresce con lui. Questa impresa evolutiva rappresenta una sfida costante rispetto alla quale impegnare risorse relazionali, cognitive, affettive, competenze professionali, tempo e scelte esistenziali, in una parola, tutta la loro persona. Emerge con chiarezza che il compito educativo, così definito, non è, e non può essere, un’impresa individuale ma l’esito di un progetto comune, condiviso dagli adulti che si assumono liberamente la responsabilità di condurlo e che, immediatamente, ha una visibilità e una riconoscibilità nel contesto sociale. La visibilità, in particolare, può creare le condizioni per favorire una partecipazione allargata (cioè di altri adulti presenti in loco) all’impresa educativa. L’educazione diventa capacità di relazione sensata, intendendo con questo termine sia la necessità di un riferimento sotto il profilo dell’attribuzione di senso (i valori), sia un’abilità di connessione (religo), di stabilire legami, di mettersi in relazione con. Mi vorrei soffermare un attimo sui valori, cioè su ciò che vale: i valori oggi emergono come relazionalità: cosa significa? Significa che nella società complessa oggetti, azioni e perfino le persone sempre meno hanno un valore astratto dal modo in cui esistono in relazione ad altri oggetti azioni o persone: il valore sta sempre più esplicitamente nella relazione che deve essere attualizzata. Non a caso i bambini e i ragazzi interiorizzano meno facilmente i messaggi espliciti e intenzionali dell’adulto e più facilmente le modalità delle relazioni tra lui e l’adulto o tra gli adulti, e gli adulti più prossimi a lui sono i genitori. Certo, il carattere relazionale della nostra società non è semplice, anzi è ambivalente e a volte rischioso. Però è anche una risorsa perché il bam- bino, ragazzo, giovane attraverso le molte relazioni che lo riguardano, può migliorarsi. Oggi si vive di fatto dentro questa nuova relazionalità, stimolata anche dai mass media: fare in modo che questo complesso relazionale porti ad una riflessività più profonda anziché alla dissoluzione della persona è oggi il compito più difficile dell’educatore e lo sarà sempre più. Un’impresa congiunta Questa prospettiva nelle relazione familiari tra adulti e bambini si sviluppa in termini di reciprocità. Essa prevede una quota di rischio legata a quello spazio critico che esiste tra il dare ed il ricevere (Between give and take) che avviene entro le relazioni ed è lo spazio della libertà del soggetto. Una dinamica analoga avviene anche in altre relazioni educative e, a livello macro-sociale, interroga istituzionalmente in primis il sistema educativo e più specificamente il sistema scolastico che non è più rappresentabile come una sfera isolata della società. [...] In questa prospettiva il sistema educativo viene a configurarsi come una rete di soggetti educanti, in cui famiglia e scuola in primis entrano in modo rilevante seppure in ruoli distinti, in cui l’educazione è un fatto complessivo, è il risultato di un rete di relazioni complesse nella quale circolano a valori e pratiche comuni. In sintesi quindi direi che l’educazione è una impresa congiunta in cui ogni soggetto porta e gioca la propria specifica identità (ciò che è) –quindi la famiglia in quanto tale, la scuola in quanto scuola – operando al fine di costruire e stabilire relazioni affidabili, le sole in grado di essere realmente e stabilmente generative a livello personale e sociale. Questa oggi è certo una grande sfida ma anche una impresa di grande fascino. Riferimenti bibliografici L. Boccacin, Famiglia, comunità e politiche sociali, in G. Rossi (a cura di), Lezioni di sociologia della famiglia, Carocci, Roma, 2001 P. Donati, Teoria relazionale della società, Angeli Milano 2001 P, Donati P. e I. Colozzi I. (a cura di), (2006), Capitale sociale delle famiglie e processi di socializzazione. Un confronto tra scuole statali e di privato sociale, FrancoAngeli, Milano P. Donati e P. Terenzi (a cura di), Invito alla sociologia relazionale, Teoria e applicazioni, Angeli, Milano, 2005 E. Scabini e G. Rossi (a cura di), Rigenerare i legami: la mediazione nelle relazioni familiari e comunitarie, Studi interdisciplinari sulla famiglia n. 20, Vita e Pensiero, Milano, 2004; E. Scabini, G. Rossi (a cura di), Le parole della famiglia, “Studi interdisciplinari sulla famiglia”, 21, Vita e Pensiero, 2006. Pagina 3 Giugno 2007 L E Quando la scuola C non finisce alle 13:15… L A S S I R A C C Alla scoperta di V O N T A N O L’ Altro momento significativo per insegnare ad imparare con metodo sono però i laboratori pomeridiani che la scuola propone agli studenti prevalentemente nei pomeriggi del mercoledì e del venerdì. Tra le numerose opzioni offerte (laboratorio di giochi matematici, teatro in lingua spagnola, laboratorio tecnologico, preparazione al TIE o alle gare d’atletica, ecc…) ci sono anche le attività personalizzate di recupero e potenziamento. Quest’anno, ad esempio, tra le 642 ore di laboratori pomeridiani ben 180 riguardano attività individualizzate per lo più di italiano (72), matematica (67) e lingue straniere (37). (Dati aggiornati al 22 Maggio) Nell’ottica della personalizzazione, questi momenti hanno origine dalla tensione di promuovere e valorizzare capacità e storie personali, dentro un impegno proteso a concretizzare in modo persuasivo ed affascinante il richiamo educativo, senza l’intenzione di occupare tutto il pomeriggio dei ragazzi a cui il consiglio di classe propone questi momenti di studio individualizzato. Ogni attività individualizzata non viene quindi definita a priori in quanto nasce dall’attenzione ai singoli alunni e alle loro esigenze che, inevitabilmente, emergono durante il percorso formativo di tutto un anno scolastico. A questo proposito i ragazzi di II A hanno il desiderio di raccontare la loro esperienza maturata durante quasi tutti i lunedì del secondo e terzo trimestre nell’attività di recupero di matematica. Pagina 4 “Tutto cominciò al suoGiugno 2007 Aquil ne no della campanella delle 13.15 di quel lontano 29 Gennaio quando la prof. Peraboni ci propose di fermarci con lei per quattro lunedì a ripassare e consolidare la conoscenza di alcuni argomenti di aritmetica e geometria affrontati in classe. La proposta ci sembrò subito appropriata perché il nostro rendimento nelle sue materie, diciamo così, non era dei migliori! Rinunciando così ai cartoni animati del lunedì pomeriggio ci siamo imbarcati in quest’avventura. Così al suono della campanella che indicava il termine delle lezioni del mattino, mentre vedevamo “fuggire” i nostri compagni verso l’uscita, noi disponevamo i banchi in modo tale da consumare (e spesso condividere!) il pranzo tutti insieme. Nonostante il suggerimento della prof. di mangiare con calma, noi facevamo il prima possibile perché il tempo che rimaneva prima delle due era a disposizione per il gioco. Si usciva, infatti, nei giardinetti adiacenti alla nostra scuola per giocare a pallavolo, basket o calcio, secondo le volte. Una volta in giardino, la prof. però, oltre a tenere d’occhio noi teneva sotto controllo il suo orologio perché alle due bisognava rientrare in aula per cominciare l’attività che durava fino alle tre e un quarto. Una volta in classe, sul quaderno usato per le lezioni del mattino come segno di continuità del lavoro, ci esercitavamo su alcuni argomenti (ripassando prima e applicando poi) a noi ostici come frazioni generatrici, operazioni tra frazioni, estrazioni di radice, proporzioni, quadrilateri e chi ne ha più Momento fondamentale per l’apprendimento è l’ora di lezione del mattino nei suoi diversi aspetti: ordine del giorno, presentazione dell’argomento, studio sul testo, interrogazione, correzione degli esercizi, sintesi, ecc… Ma alla Bachelet ci sono altri momenti significativi. Ne parla la prof.ssa Peraboni, docente di matematica e alcuni alunni che hanno partecipato ai Laboratori pomeridiani raccontano la loro esperienza. ne metta! Dato che eravamo in dieci, la prof. proponeva sempre un numero di esercizi tale che tutti dovessero mettersi in gioco e proporre la propria soluzione. Ciascuno prima sul proprio quaderno cercava di svolgere l’esercizio, a volte anche confrontandosi con il compagno di banco, ma poi…non si scappava: tutti erano, a turno, “caldamente” invitati a dire il proprio metodo risolutivo! Che non sempre era corretto, ben inteso! Ma da qui abbiamo imparato che correggere un errore è un passo fondamentale per apprendere in modo duraturo un argomento. Infatti, copiare dalla lavagna è un gesto a volte meccanico, in cui non ci mettiamo la testa. Per correggere invece un errore presente nel no- Martedì 24 aprile 2007, la classe II B s centro storico di Carugate. L’idea è sta dell’apprendimento è stato di tutti. Questa villa è chiamata “Villa Gallerana” poiché è appartenuta ad una famiglia di nobili al servizio degli Sforza, signori di Milano, la famiglia Gallerani; vi faceva parte la famosa Cecilia Gallerani che è stata dipinta da Leonardo da Vinci nel suo celebre quadro “La dama con l’ermellino”. L’edificio è un caratteristico palazzo del XV secolo, non particolarmente sfarzoso, ma ricco comunque di affreschi, quadri, mobili e soprammobili. Questa villa serviva come casa estiva dei conti che la usano tuttora come casa di vacanza, risiedendovi alcune settimane durante il periodo estivo. La visita della IIB alla villa è stata guidata dal sottoscritto e da suo zio La classe era accompagnata da due professori molto interessati alla spiegazione, il professore di storia e geografia Simone Invernizzi e la professoressa di lettere Anna Zucchetti. La giornata molto calda, pur essendo ancora primavera, non ha creato molti problemi al piccolo gruppo di ragazzi stanchi ma curiosi, perché all’interno del palazzo regnava il fresco. La visita all’interno dell’edificio non è durata molto poiché le stanze viste, pur essendo state spiegate nei minimi particolari, non erano che sei. Dopo una breve trattazione storica e architettonica generale, si sono analizzati in modo particolare i quadri e gli affreschi dei soffitti di due stanze. stro quaderno siamo “costretti” a prestare la massima attenzione e a capire cosa si sta facendo. La prof. infatti già in classe ci ripeteva che la lavagna non è uno strumento di copiatura bensì di controllo. Ogni lunedì terminavamo la lezione con il gioco dell’ “impiccato” in cui bisognava indovinare (e spiegare!!!) un termine specifico del linguaggio della matematica. Immaginate voi che salti mortali bisognava fare per scoprire parole come fattorizzazione, equiscomponibilità, semiperimetro, deltoide, ecc.! E non si vinceva se non se ne conosceva il significato! Col passare del tempo ci siamo accorti che il bilancio era più che positivo e quindi fummo noi a chiedere alla prof. di continuare l’attività in modo tale da non perderne i benefici in breve tempo e acquisire pian piano un metodo che ci avrebbe poi aiutato in futuro a “camminare” da soli tra i meandri (la prof. dice “bellissimi”) della matematica. Così la nostra avventura è durata di Villa Gallerana e II B si è recata a visitare una villa nel è stata di uno della classe, ma il gusto tti. Sono i soffitti detti “a Grottesca”, perchè danno l’impressione di essere in una vera e propria grotta; i colori, specialmente il blu, di questi affreschi si sono mantenuti originali ed intatti dal 1512. Finita la visita al palazzo la classe è uscita all’aperto; la villa è infatti circondata da un giardino di circa 6.000 metri quadri, con un complesso di irrigazione fatto di rogge e chiuse, che prende acqua dal Canale Villoresi; alberi secolari anche rari, piante da frutta ed essenze profumate, come la “lemunsina”, così chiamata in dialetto dalle donne del popolo, le cui foglie servono per ottenere il liquore “limoncello”. La classe, dopo un rapido giro nel giardino (per fortuna nessuno si è perso!) e una ristorante e rinfrescante bevuta presso una fontanella di pietra del cortile, era pronta per ripartire. Durante l’uscita didattica è sembrato di tornare indietro nel tempo, rivivendo i fatti principali riguardanti questa villa e la famiglia Gallerani; ma poi, quando il portone è stato aperto per il ritorno, la vita ha ripreso a scorrere normale, come tutti i giorni. È finita così un’uscita didattica a Carugate, che ha permesso di approfondire argomenti storici ed artistici… rimanendo comunque vicino a casa. <<< Marco Bellavia >>> fino al 21 Maggio, accompagnandoci quindi per due interi trimestri.” <<< Gisella Peraboni e alunni della IIA >>> entusiasmava ma adesso ho capito che questa fatica mi sta aiutando a capire la matematica e quindi a crescere.” <<< Pietro P. >>> ”È bello essere in pochi perché è più facile prestare attenzione. Questi pomeriggi ci hanno aiutato a rimetterci in pari con la classe. Ci siamo molto divertite e abbiamo scoperto che la matematica è molto interessante se affrontata bene dall’inizio alla fine.” <<< Dalia e Rossella >>> “Il lunedì pomeriggio è molto più semplice imparare perché siamo in pochi e ognuno di noi esce alla lavagna per risolvere gli esercizi che non è in grado di fare. E poi ci si diverte con i compagni: non c’è tempo per annoiarsi e per questo tutti partecipiamo volentieri.” <<< Andrea R. >>> “Inizialmente fermarsi a scuola dopo una lunga mattinata di lezione poteva apparire stancante e noioso ma mi sono dovuta ricredere: ogni scoperta portava ad una conquista! È stata un’esperienza molto utile e divertente ma la cosa più bella è stata vedere come alcuni ragazzi possano appassionarsi ad una materia spesso incompresa, ma intrigante, come la matematica ed ottenere così qualche strabiliante risultato.” <<< Costanza >>> “Studiare e divertirsi allo stesso tempo? Ebbene si può! Se qualcuno pensa che chi si ferma al pomeriggio per studiare sia più “svantaggiato” degli altri, beh…si sbaglia! Questo lavoro non è un “di meno” ma un “di più” che ci offre una possibilità in più per imparare anche grazie al proprio insegnante che mette a disposizione il suo tempo per noi.” <<< Marta >>> “Questa attività mi ha dato l’opportunità di condividere con i miei compagni alcuni momenti che vanno oltre il tempo-scuola e sono quindi nate amicizie più profonde. Durante questi momenti, provando e riprovando, sono stato aiutato a capire ciò che in classe non avevo capito. Anche perché ho scoperto che il piccolo gruppo mi aiuta ad essere più attento e partecipe. All’inizio la proposta di fermarmi il pomeriggio non mi “Il clima che si respira nelle ore di recupero, è diverso da quelle del mattino perché è molto più partecipativo per chi è più timido e ha paura di sbagliare. In questo modo le ore passano velocemente e si impara divertendosi.” <<< M. Luisa >>> “Abbiamo partecipato a questa attività per il semplice motivo di superare le nostre difficoltà e, perché negarlo, per migliorare i nostri voti!” <<< Loris e Rebecca V. >>> Pagina 5 Giugno 2007 L E C L A S S I R A C C O N T A N O L’ Che bella gita! È il giudizio di due alunni della classe IB che martedì 17 Aprile si sono recati all’Abbazia di Chiaravalle e all’Oasi di Sant’Alessio. Il loro racconto fa vivere anche ai lettori la bellezza e la meraviglia dei luoghi visitati. Una volta giunti a scuola abbiamo aspettato il pullman, impazienti ed agitati. Quando è arrivato, eravamo molto contenti, anche se poi, purtroppo, la nostra classe è stata divisa in due parti. Durante il viaggio abbiamo dato sfogo alla nostra agitazione, anzi, ci abbiamo solo provato: i professori e l’autista volevano un tragitto tranquillo! Per fortuna siamo arrivati presto all’Abbazia di Chiaravalle, fondata da San Bernardo. La prima cosa che ci ha colpito, all’ingresso, è stata la cappella riservata alle donne perché queste non potevano accedere alla vera e propria Abbazia, dove invece noi siamo entrati. La prof. Casari e il prof. Invernizzi, due tra gli ac- Nelle classi seconde, prima tappa per un aiuto alla scelta delle scuole superiori. Un incontro con il Preside Mazzeo e altri due con alcuni professori delle scuole superiori del circondario. Il primo incontro, avvenuto nel salone superiore della scuola, ha visto la partecipazione di insegnanti delle scuole paritarie del S. Cuore, dei Salesiani, del S. Raffaele e della scuola statale I.T.C. di Cologno Monzese. I professori, spiegando le varie attività delle loro scuole ci hanno raccontato quali esperienze si possono svolgere durante l’anno scolastico, come ad esempio stage in Banche o aziende per i ragazzi degli Istituti Tecnici. Tutte i presenti erano intenti ad ascoltare le Pagina 6 varie spiegazioni prendendo Giugno 2007 appunti e facendo doman- Aquil ne compagnatori, ci hanno raccontato brevemente la storia di questo luogo. Tutto iniziò nel 1130, quando il papa Innocenzo II desiderava un riconoscimento da parte delle altre Chiese e volle essere aiutato da San Bernardo, che accettò. Nel 1135, grazie ad una squadra di monaci (i discepoli dei quali, sebbene siano in pochi, vivono ancora qui) fondò questa Abbazia, interamente dedicata alla Madonna. Successivamente gli proposero di diventare vescovo di Milano, ma lui rifiutò per seguire i suoi monasteri. Durante la spiegazione non potevamo non restare incantati ad osservare gli splendidi affreschi che decoravano l’Abbazia, raffiguranti dei martiri. Quello che ci ha colpito molto rappresenta la morte di alcune suore cistercensi in un cortile circondato da alte mura. Le espressioni delle vittime sono di diverso tipo: alcune di loro terrorizzate e altre imploranti; gli assassini invece non avevano pietà e il pittore fa capire molto bene il loro atteggiamento con i volti che sembrano fotografati, talmente sono somiglianti alla realtà. Abbiamo potuto ammirare anche altri affreschi, come quello della Madonna della Buonanotte, che ovviamente si trova vicino ai dormitori, e l’albero genealogico dei monaci dell’ Abbazia. Nel pomeriggio siamo andati all’Oasi di Sant’Alessio, ma prima abbiamo consumato il pranzo al sacco perché, si sa, le visite culturali fanno venire appetito! L’Oasi era molto grande e abbiamo avuto la possibilità di vedere diversi animali, prima senza la spiegazione della guida, poiché appartenevano a un percorso diverso da quello che dovevamo visitare. Abbiamo visto le scimmiette, buffe acrobate; i tucani, splendidi uccelli dal becco multicolore; un pappagallo, grande arrampicatore e due altri suoi simili, però più grandi. Uno di loro ci ha stupito mangiando panini e patatine che gli venivano offerti e urlando (insulti, si pensa) a chi lo infastidiva. Poi la guida è arrivata e ci ha condotto per tunnel e sentieri del Percorso Europeo dove abbiamo conosciuto gli animali che popolano il nostro continente e le loro caratteristiche. Per fortuna che eravamo riposati grazie al momento di relax che ci era stato concesso prima di osservare gli Orientamento: verso la scuola superiore de; i professori intervenuti sono rimasti peraltro molto colpiti dalla quantità di ragazzi “all’ascolto”. Al secondo incontro hanno partecipato insegnanti di altre scuole: il Guastalla, il Carducci, il Machiavelli, il Don Gnocchi e l’I.T.S.O.S. Gli studenti e i genitori erano davvero numerosi e sono state necessarie le sedie di tre classi! Alcuni alunni hanno affermato che questo incontro è stato molto difficile ed impegnativo. Qualche giorno prima a scuola ci era stato consegnato un opuscolo con tutte le scuole della provincia e il quadro ore di ogni scuola. Abbiamo potuto così capire meglio la differenza tra studio liceale, tecnico e professionale. Inoltre, attraverso letture e testi, nel dialogo con i professori, stiamo cercando di capire quali siano le nostre attitudini, il tipo di intelligenza e di capacità, le nostre passioni. <<< Simone Corbetta e Pietro Grassi >>> Come si fa ad orientarsi? Come si sceglie una scuola superiore? Sinceramente, non mi ero ancora posta queste domande e l’idea di dover iniziare a guardare in un futuro un pò lontano, soprattutto adesso, in un presente ricco ma anche confuso, mi ha sorpreso. Il lavoro, però, è molto graduale e, in questo lungo percorso, siamo accompagnati dalle nostre professoresse e dal Preside. La lezione che lui ha tenuto alla mia classe, in una mattina di aprile, è stato per me il momento più significativo. Il Preside ha iniziato proponendoci il significato della parola orientamento. Orientarsi (in cui possiamo trovare la radice della parola “oriente”) significa avere dei punti di riferimento. animali “esotici”: la guida era una fonte infinita di notizie! Alcuni, come il cervo (Cervus Elaphus), la trota (Salmo Truttis), la tartaruga (Emys Orsicularis), il gufo (Asio Otus), il pony e le rane (Rana Esculenta), erano conosciuti da tutti; ma altri ci hanno colpito molto per la loro stravaganza, tra questi il Martin Pescatore (Alcedo Atthis), l’Upupa (Upupa Epops), l’otarda (Otis Tarda), il Cavaliere d’Italia (Himantopus Himantopus) e la cicogna (Cicoria Cicoria). Su questi ultimi la guida ci ha raccontato cose un po’ strane: l’otarda per difen- dersi dai predatori fa i suoi bisogni, loro si spaventano e lei può tranquillamente scappare. Abbiamo visto i nidi delle cicogne nel loro habitat, molto grande e curato: l’Oasi è stata fondata apposta per loro, agli inizi degli anni ‘70! Il Cavaliere d’Italia deve il suo nome al fatto che di solito si mette sulla schiena di un bue, proprio come un cavaliere. Così entrambi hanno dei vantaggi: lui mangia gli insetti e si nutre, mentre il bue non ha mosche fastidiose sulla schiena. Furbo, no? <<< Federica Rossi e Martina Sardelli >>> Al centro c’è sempre la persona GIORNATE DI SIMMETRIA ALL’UNIVERSITÀ Le tre seconde medie, in tempi diversi, sono state all’Università degli Studi di Milano, Facoltà di Matematica. Che cos’è una simmetria? Lo sapete? Due figure sono simmetriche quando hanno gli elementi reciprocamente congruenti ma opposti, rispetto ad un piano, un punto o una retta. Ma gli studenti della Bachelet lo sanno? Sì, l’hanno imparato giocando, con l’aiuto della guida, proprio all’università alla mostra sulle simmetrie. Presentiamo brevemente due di questi giochi. Il primo: “Come vedere senza strumenti quanto è grande un angolo”. La guida appoggiando una pallina ad un angolo retto, formato da specchi, ha fatto vedere che la pallina si riflette per 4 volte, perciò dividendo la somma degli angoli interni di un qualsiasi quadrilatero, cioè 360°, per quante volte la pallina si rifletteva (4 volte) il quoto sarà l’ampiezza dell’angolo. Durante il mese di maggio la scuola media Bachelet ha organizzato per i genitori e i ragazzi delle classi seconde due incontri in cui alcuni docenti di scuola superiore hanno non solo presentato la scuola ma anche aiutato a capire con quale criterio scegliere. L’altro gioco ( “Dalla sfera al caleidoscopio”) consiste nell’effettuare una simmetria; per far ciò occorre uno specchio e un mattoncino che deve essere la metà di un cubo. Appoggiando questa metà allo specchio si ottiene un cubo. Si può proseguire usando un quarto, un sedicesimo o un ottavo di cubo. I rappresentanti degli istituti erano di scuole statali e paritarie, con indirizzi liceali e tecnici.. Tutto qui? Vi sembra poco? Una mamma ha seguito tutti gli incontri sull’orientamento. Ecco i suoi appunti. Durante gli incontri si è posta l’attenzione non solo al tipo di organizzazione scolastica (orari, materie,...) ma anche al progetto educativo: il desiderio è infatti di formare i ragazzi affinché riescano a usare la ragione secondo un’attenta osservazione della realtà e andando a fondo al proprio desiderio di felicità. La scelta dell’indirizzo, hanno spiegato i docenti, deve essere fatta osservando nel tempo le inclinazioni dei ragazzi e confrontandosi sempre con gli insegnanti delle medie che ogni giorno verificano quanto e come ognuno reagisce alle proposte. “È stata una bellissima esperienza da tutti i punti di vista perché abbiamo passato una giornata tutti insieme, approfondendo gli argomenti studiati. Inoltre ci ha colpito all’Università vedere studenti più grandi di noi intenti nel loro lavoro.” <<< Alessandra Beretta e Silvia Potenza >>> E per quanto riguarda l’educazione? Su questo da parte dei genitori c’è molta attesa e il desiderio che ciò che è stato fino ad ora incontrato nell’esperienza di crescita dei propri figli possa continuare. I docenti ci hanno fatto riflettere che il protagonista è il ragazzo, chiamato a mettersi in gioco rispetto alla realtà, ad andare a fondo delle esperienze presentate e ponendosi come interlocutore attivo e vivace delle proposte didattiche. Sta ai docenti essere disponibili a cogliere le provocazioni e avere cura di ogni singolo ragazzo. E la famiglia? Sostiene, incoraggia, e con uno sguardo sempre attento alla ricerca del positivo consiglia e mette in condizione il proprio figlio di scegliere. Ringrazio la scuola per aver organizzato questi momenti di confronto e per averci ricordato che al centro della questione c’è sempre l’uomo e il rispetto della sua individualità. << Annarita Potenza >>> Se penso alla mia vita, vedo con chiarezza chi sono i miei punti di riferimento: sicuramente la mia famiglia, che mi sta aiutando in questo cammino, e gli insegnanti, che conoscono il mio rendi- mento, il mio lavoro e un pò anche me stessa. Partendo da questo posso dire che, per “imparare” a scegliere bene e non sprecare questa opportunità, devo partire dalla mia esperienza personale, quindi sapere e conoscere i miei desideri… rimanendo con i piedi per terra, però, perché bisogna anche distinguere tra sogno e realtà. I miei desideri sono tanti e sono consapevole che, forse, non tutti potranno realizzarsi o che non si compiranno come io ho progettato, però continuerò a coltivarli per me stessa. Per realizzare, invece, le mie passioni devo impegnarmi, già da ora, studiando e scoprendo ciò che mi circonda, accettando me stessa e imparando a superare anche i miei errori. Per me, a volte, è molto semplice riconoscere solo le mie debolezze piuttosto che, invece, ciò in cui riesco ad esprimermi meglio. Con il lavoro, il dialogo in classe, però, stiamo cercando di guardarci interamente, anche se spesso pensiamo già di “conoscerci”, e stiamo facendo emergere i nostri punti di forza e dove, invece, siamo più fragili. Io spero di realizzarmi perché voglio trasmettere qualcosa alle persone e far capire che si può credere in ciò che si fa ed impegnarsi tenacemente perché i desideri si realizzino. << Francesca Grosso >>> Pagina 7 Giugno 2007 Gialli… che passione! LO STRANO CASO DEL FANTINO DEL DUBAY Era una sera di dicembre del 1899, ed ero appena tornato dalla City dove avevo fatto visita ad un vecchio amico di nome John. Guardavo fuori dalla finestra e osservavo la pioggia che scendeva a catinelle. Poi il mio sguardo cadde su Sherlock Holmes, il quale, mentre fumava la sua adorata pipa, era intento a decifrare un prezioso papiro, ormai ingiallito, dell’epoca Egizia. Mentre ero immerso nei miei pensieri, sentii Sherlock Holmes mormorare: “Cosa vi ha raccontato il vecchio John?”. Io, strabiliato dall’incredibile capacità deduttiva di Holmes, replicai: “Come diavolo ha fatto a scoprire che sono stato da lui?”. “Elementare, Watson! Le sue scarpe sono sporche di fango, no?”. “Continuo a non capire…”. “Ragioni, Watson! Il fatto che le sue scarpe siano sporche di fango e che il fango sia ancora fresco, mi fa ipotizzare che lei sia appena stato in una zona di campagna. Il tempo che lei è stata fuori, questo pomeriggio, è stato di appena due ore. Ciò mi fa dedurre che l’unica zona di campagna in cui può essere andato è la City, a non più di mezz’ora di carrozza da qui. Infine, l’unica persona della City così scherzosa e burlona da farla divertire tanto da essere tornato qui col volto sorridente, cosa che non accade spesso, è il vecchio John. Semplice, no?”. “Devo ammettere che il suo ragionamento è molto chiaro.” Dissi con un pò di stupore. Pagina 8 Avevo appena finito di dire queste parole, Giugno 2007 che si sentì bussare insistentemente alla no- Aquilone L’ Gli alunni si sono appassionati poichè è piaciuto il modo di lavorare, ovvero scoprire le caratteristiche e le particolarità di questo genere di romanzi e racconti. L’hanno fatto leggendo i testi e, a mano a mano, riflettendo sulle differenze, rispetto agli altri generi già visti, emerse dalla lettura. In seguito sono passati a studiare i personaggi principali, cioè gli investigatori, soffermandosi in particolare sui tre più famosi: Sherlock Holmes, Padre Brown ed infine Maigret. Di ognuno la professoressa ha spiegato, brevemente, il metodo di indagine e la sua storia. Poi hanno scritto le caratteristiche principali dei detective, ricavandole sempre dai testi. Hanno inoltre osservato vari personaggi secondari che aiutano l’investigatore protagonista, come ad esempio il dottor Watson, che è il narratore delle diverse vicende di Holmes. Egli è come uno di noi poichè, durante l’investigazione, fa ipotesi, forse giuste o forse sbagliate, accompagnando il lettore durante tutto il racconto. E così fa anche la sig. Maigret, moglie dell’investigatore francese. Infine gli studenti hanno provato a scrivere racconti gialli, costruendoli intorno al loro detective preferito. A questo punto si può dire che ogni ragazzo ha scoperto una passione nuova: diventare investigatore! stra porta. Holmes andò ad aprire: ci si presentò davanti un uomo alto e molto magro, che chiese con ansia: “Lei è il signor Holmes?”. “Sì, sono io. Cosa desidera?”. “Sono Simon Mortimer e vengo da Knowle, una piccola cittadina di campagna a dieci miglia da Birmingham. Sono uno dei garzoni della più importante scuderia del paese. Essa è di proprietà di Mike James, un americano venuto in Inghilterra in cerca di fortuna nel campo dell’ippica. Noi abbiamo il delicato compito di accudire a un cavallo di nome Sean. Ieri, nel tardo pomeriggio, ho visto con i miei occhi qualcuno rapire il fantino, John Dubay, e caricarlo su una macchina...”. “Lo ha visto con i suoi stessi occhi, ha detto?” intervenne Sherlock Holmes. “Sì, almeno, credo di sì! Ho visto una macchina che si è fermata davanti al campo d’allenamento di Dubay, e una persona alta e grossa trascinare un corpo, molto simile a Dubay, in quella stessa automobile.” “Com’è questo Dubay?”. “È un ometto minuscolo, con i piedi e le mani piccoli, e alto non più di cinque piedi; è un bel pezzo più basso di me.”. “Secondo lei, c’è qualcuno che ha dei motivi per rapire questo fantino ?”. “Certo che sì! Il nostro cavallo dovrà gareggiare con un altro della scuderia di Duckerby, il proprietario dell’altra scuderia di Knowle. James e Duckerby si odiano come cane e gatto, vogliono vincere la corsa di Knowle. Secondo me, non può essere stato che Duckerby a rapire il fantino, non c’è dubbio!”. “Credo che ispezioneremo il posto. Se non le dispiace, verrà anche lei Watson! Lei sa che il suo apporto mi è fondamentale nell’arrivare alla soluzione del caso!”. Stimolato dalle parole lusinghiere di Holmes, accettai. Salimmo sul treno ed in meno di tre ore e mezzo ci trovammo alla stazione di Birmingham. Grazie ad una carrozza percorremmo il tratto che ci separava da Knowle. Ci ritrovammo in una cittadina tranquilla, che sembrava scossa dal rapimento del fantino Dubay, il fantino più famoso dei dintorni. Sherlock Holmes volle subito conoscere le persone coinvolte nel caso. Venne interrogato Duckerby, il principale indiziato, secondo la testimonianza di Mortimer. Egli sapeva di non aver nessun alibi per quel pomeriggio: era stato a cavallo per un allenamento e non aveva incontrato anima viva. Holmes fece alcune domande a Mike James circa i suoi rapporti con il fantino rapito. “Sono buoni, a parte qualche piccola scaramuccia per questioni di soldi…”. Holmes ispezionò il luogo del presunto rapimento indicatogli da Mortimer. “Secondo me fu il signor Dubay a lasciare quest’impronta: guardate com’è piccola! Le altre vicine sono molto più grandi e non possono che essere di Duckerby!” disse Mortimer. Dopo diversi minuti Sherlock Holmes smise di esaminarle; nei suoi occhi brillava un lampo di gioia: aveva certamente scovato un indizio! Mi fu d’obbligo domandare: “Cos’ha scoperto?” “Aspetti e vedrà come l’indizio che ho appena scoperto sarà d’estrema importanza per la risoluzione del caso!”. Il giorno seguente di buon mattino Sherlock Holmes si aggirava per casa. Nel camino scorse un foglio bruciacchiato: era scritto in alfabeto morse ed egli si mise subito a decifrarlo. “_... _.... _ _.. _ _ _ _ _..... _. _... _... _... _. _.. _ _... _. _ _... _. _...... _. _ _.. _. _ _...... _ _ _. _ _. _ _ _. _. _. _... _.. _... _ _ _ _ _.. _. _ _ _ “. Mentre era nel pieno della sua attività, arrivò trafelata la signora Lawrance, la governante, che gli consegnò una lettera. “Se volete riavere il fantino lasciate un milione di sterline nella cabina telefonica di fronte alla scuderia di Duckerby”. Nel giro di pochi minuti in casa non si parlava d’altro che della richiesta del riscatto. Holmes ripiegò con cura la lettera e se la mise in tasca. Uscendo in cortile incontrò Mortimer che disse: “Vi consiglio di pagare il milione, la gara è a giorni…!”. Holmes si fermò di botto e mormorò: “Ecco il particolare che mi mancava … ora è tutto chiaro, Watson!” e rivolgendosi a Mortimer: “Siete in arresto!”. In seguito si degnò di darmi alcune informazioni: “Lei ricorderà che Mortimer mi consigliò di osservare bene le impronte facendo così un passo falso. Secondo lui quelle grandi avrebbero incolpato Duckerby, ma avrebbero dovuto essere più profonde (egli infatti è molto robusto). Solo una persona snella come Mortimer poteva aver lasciato impronte così superficiali! E poi come faceva a sapere che si chiedeva un riscatto di un milione di sterline? Solo noi due avevamo letto la lettera. Ma volevo cercare prove ulteriori: ero sicuro che egli non agisse da solo! Si ricorderà, Watson, che ho trovato nel camino un pezzo di carta bruciacchiato. Sono riuscito a decifrare il codice morse: TI ASPETTO SULLA STRADA PER BIRMIGHAM. PORTA IL BOTTINO. La spiegazione è molto semplice: Nel codice morse, t=_i=.. a=. _s=...p=. _ _.e=.t=_t=_o=_ _ _ s=...u=.. _l=. _..l=. _..a=. _ s=...t=_r=. _.a=. _d=_..a=. _ p=. _ _.e=.r=. _. b=_...i=..r=. _.m=_ _i=..n=_.g=_ _.h=....a=. _m=_ _ p=. _ _.o=_ _ _r=. _ i=..l=. _...t=_a=. _ b=_...o=_ _ _t=_t=_i=..n=_.o=_ _ _ C’era quindi un complice. Evidentemente Mortimer si è disfatto di questo messaggio, quando è stato qui da noi. Avrà pensato che il nostro camino fosse il luogo più sicuro per disfarsi di una prova!! Il resto lo sapete perché siamo andati insieme all’appuntamento e lì c’era proprio il fantino ad attenderci vivo e vegeto. Insieme avevano La lettura e la scrittura di racconti gialli è stata l’esperienza più interessante per gli alunni della IIIA. Alcuni di loro si sono cimentati con il genere e sono diventati “giallisti” per un giorno. Di seguito i loro lavori. progettato il finto rapimento per spillare soldi a Mike James. L’avidità ha fatto commettere loro qualche errore”. Soddisfatto, Sherlock Holmes tirò qualche boccata dalla sua amata pipa: era ora di tornare a Londra! UN ERRORE IMPERDONABILE Era una mattina d’inverno, la nebbia bassa e l’aria pungente formava la brina sui prati. Il sole era coperto da nuvole bianche e grigie, uggiose. Valentin dal finestrino dell’auto osservava il paesaggio, diretto a Londra, per incastrare Flambeau, il ladro più abile, astuto e ingannevole che era universalmente conosciuto per gli innumerevoli crimini da lui commessi in Francia, Belgio e Inghilterra. In questo paese, secondo Valentin, doveva trovarsi per compiere un furto, non uno qualunque ma, questa volta, voleva rubare i gioielli della corona d’Inghilterra durante un gala che si sarebbe tenuto a Buckingham Palace. Giunto a Londra, Valentin si fermò in un bar, vicino al palazzo e ordinò un caffè, poiché non aveva fatto colazione. Dopo aver bevuto, pagò il conto e si avviò verso l’uscita del locale, quando una piccola personcina lo fermò dicendo:“Scusi, lei non è forse quel famoso investigatore francese che tenta da molto tempo di mettere le mani su quel furfante di Flambeau? Si ricorda di me?” Valentin guardò quell’ uomo un pò stupito: al momento non si ricordava chi fosse la persona che aveva davanti, ma dopo aver osservato la tunica nera, il cappello e l’ombrello disse:”Oh, sì, ora mi ricordo: lei è padre Brown, il pretino dell’Essex! Che piacere rivederla!”. Poi, con modi pacati, riprese:”Ma come mai siete qui?”. Rispose il prete: “Sono stato invitato da un pastore anglicano al gala della regina d’Inghilterra che si terrà stasera”. Valentin rispose sorpreso: “Davvero? Anch’io ci devo andare, mi ha invitato il dipartimento della polizia, ma ho anche un’altra motivazione” si chinò sul prete e gli sussurrò:“Avevo letto sui giornali che Flambeau probabilmente tenterà un furto proprio durante il gala, per questo mi aveva chiamato la polizia inglese”. Quindi Padre Brown, sconvolto dalle parole del francese domandò:“E cosa ha intenzione di rubare quel mascalzone?”Ancora più sommessamente, per paura che lo stesso Flambeau fosse presente all’interno del bar, Valentin rispose:“I gioielli della regina!”. A questa risposta padre Brown saltò indietro per la sorpresa. Poi il barista irruppe dicendo:“Vi dispiacerebbe continuare la vostra conversazione fuori, state intralciando il passaggio”. I due annuirono scusandosi, il prete pagò il conto e se ne andò assieme a Valentin continuando a conversare. Anche questa volta Valentin aveva intenzione di seguire il suo metodo investigativo che consisteva nell’osservare ogni cosa per lui sospetta che poteva contenere indizi sul caso, così da riuscire a comporre quello che lui chiamava “il filo delle indagini”. Questa volta intendeva stare vicino a padre Brown per tutto il tempo per farsi aiutare nella risoluzione del caso. Dopo aver camminato a lungo arrivarono a Piccadilly Circus, era mezzogiorno passato così il prete e l’investigatore decisero di entrare a pranzare in un ristorante della piazza. Era uscito il sole, anche se pallido e con ancora qualche nuvola attorno. Valentin era pensoso e allo stesso tempo teneva gli occhi attenti su qualsiasi cosa potesse accadere e su qualsiasi persona alta più di sei piedi. Ad un tratto gli venne in mente che Flambeau avrebbe cercato un travestimento con il quale passare inosservato, sia da donna che da uomo, ma costui aveva talmente tante risorse che non si riusciva mai a intuire sotto che maschera si nascondesse. Così comunicò a padre Brown il suo pensiero e lo avvertì di prestare attenzione così come faceva lui. Padre Brown, mentre l’investigatore parlava, era intento a mangiare ciò che aveva ordinato e guardò Valentin, che sembrava incantato, incurante del tempo che passava e del cibo che si raffreddava. Quindi il prete ricordò a Valentin del pranzo e lui, annuendo, cominciò a mangiare, mentre il sacerdote lo attendeva con calma, intento a pensare al gala della sera. Terminato il pranzo verso la una e mezza, pagarono dividendosi il conto e uscirono dal ristorante. Poi Valentin e il suo amico si diressero a Scotland Yard, dove il commissario francese chiarì la sua posizione e si accertò delle misure di sicurezza per la serata a Buckingham Palace. Padre Brown intanto attendeva fuori dall’edificio con l’ombrello aperto poiché era ricominciato a piovere. Poco dopo il prete vide passare di sfuggita un uomo di alta statura ma non lo prese in considerazione, assorto nei suoi pensieri. Dopo aver atteso circa mezzora Valentin uscì e, come il prete, aprì l’ombrello. Le ore passarono in fretta e ormai mancava poco all’inizio della serata. Valentin illustrò a Padre Brown tutte le misure di sicurezza e disse come si sarebbe mosso durante la festa. Egli sarebbe andato in giro per la grande stanza osservando attentamente tutte le persone sospettabili, mentre chiese al sacerdote di assumere un atteggiamento assolutamente normale. Arrivati a destinazione le guardie li fecero entrare e, una volta introdotti tutti gli invitati, chiusero il portone. Gli ospiti si salutarono a vicenda e si presentarono. Intanto dei camerieri giravano per la stanza con aperitivi, cocktails e vari salatini; Valentin però non si curò della loro statura. Padre Brown si muoveva seguendo le indicazioni di Valentin. Ad un tratto però il pretino vide un cameriere avviarsi verso la toilette e insospettito lo seguì con lo sguardo. Intanto gli ospiti salutarono la regina che fece loro un dono di ringraziamento per la partecipazione. Dal bagno uscì una guardia che si avviò verso la porta dalla parte opposta della stanza. Padre Brown andò in bagno dove scoprì alcune cose alquanto sospette: una finestra era aperta e sul pavimento vi erano aloni e piccole macchie di sangue. Quindi guardò fuori e scorse accasciato a terra un uomo in canottiera con segni di violenza evidenti provocati da un oggetto contundente. Dopo questa orribile visione padre Brown uscì dal bagno e subito vide una guardia addentrarsi furtivamente nella stanza dove erano custoditi i gioielli. Quindi il prete gridò: “Fermate quell’ uomo! Presto!”. Tutti gli ospiti cominciarono a rumoreggiare tra loro mentre padre Brown, Valentin e due guardie tentavano di raggiungere il fuggitivo. Valentin vide la guardia rubare frettolosamente i gioielli e subito dopo correre via. Nel frattempo le due guardie stavano per raggiungere il fuggitivo quando ad un tratto questo inciampò e per lui non ci fu più niente da fare. Quindi gli inseguitori e Valentin raggiunsero Flambeau e lo arrestarono. Il famoso investigatore fu sorpreso dal fatto che il ladro si fosse incastrato da solo pur essendo molto agile. Valentin poi si arrabbiò con se stesso per essere stato così sciocco a non pensare che Flambeau si sarebbe travestito da guardia. L’investigatore disse:“Padre Brown, come ha fatto a capire che quella guardia era Flambeau?”. Da un angolo della stanza una piccola figura si girò verso l’investigatore dicendo:“Semplice. Innanzi tutto devo dire che ho visto un cameriere molto alto dirigersi verso il bagno e subito dopo uscirne un’altra persona altrettanto alta vestita da guardia, così mi sono insospettito e sono andato in bagno a vedere cosa era successo: c’erano macchie di sangue, una finestra aperta e fuori un corpo a terra. Quindi ho capito chi era veramente la guardia e vi ho chiamato per l’inseguimento”. Valentin si congratulò con il prete dicendo: “Le sono infinitamente grato per aver risolto il caso e mi inchino a lei come di fronte a un maestro”. << Cristina Panceri, Daniele Brioschi, Giovanni Oriani >>> Pagina 9 Giugno 2007 L E C L A S S I R A C C O N T A N O L’ Aquil ne Pagina 10 Giugno 2007 Il programma di geometria ha comportato lo studio di due argomenti basilari, in seconda le aree, e in terza i volumi attraverso interessanti giochi. In seconda i pentamini di Solomon W. Golomb e, in terza il soma di Piet Hein. Grazie a quel lavoro abbiamo potuto fare osservazioni importanti per entrambi gli argomenti. Ora possiamo fare ulteriori osservazioni fra i due, mettendo in evidenza analogie e differenze. Ma prima illustriamo il percorso svolto in ambedue gli argomenti. Giochi nel piano e Come domanda conclusiva la professoressa ci ha chiesto se tutte le figure erano isometriche, cioè con lo stesso perimetro, e se avevano tutti la stessa area. Alla prima inizialmente ho risposto di sì, calcolando un perimetro di 12 quadretti, ma ho dovuto ricredermi perché ad esempio la “p” aveva 10 quadretti di perimetro. I PENTAMINI Per quanto riguarda la seconda, sì, tutte la figure hanno 5 quadretti di area. I Pentamini sono figure piane formate da 5 quadrati uniti fra loro, secondo la regola base, i quadrati devono essere legati da almeno un lato. Da questo ho capito che, non è detto che le figure con uguale perimetro (isometriche) abbiano la stessa area. Es: L’inventore di questo gioco Solomon W. Golomb era un studente universitario quando ideò questo rompicapo. Durante una lezione poco interessante iniziò a disegnare tutte le figure possibili che si possono trovare formate da 1,2,3,4,5 quadrati seguendo la regola “base” già illustrata sopra. Noi ci interessiamo soprattutto a quelle formate da 5 quadretti che Solomon chiamò pentamini. Il gioco consiste nel provare, dopo aver formato tutte le figure possibili con 5 quadretti, a unirle esse (sono in tutto 12) in modo da formare un rettangolo di area 3x20, 5x12, 4x15. Come prima cosa notiamo che le aree dei rettangoli sono congruenti, risulta sempre 60 quadratini. Poi iniziamo a provare e dopo molti tentativi riusciamo, ecco i rettangoli formati: o e nello spazio dai Polimini al Soma IL SOMA Per introdurre il lavoro del volume abbiamo lavorato sul Soma, ovvero un gioco il cui scopo è di formare un cubo con le diverse combinazioni concave che si possono ottenere con tre o quattro cubetti. Le figure devono essere concave perché rispetto a quelle convesse hanno più facce e di conseguenza riempiono il volume di un cubo avente come spigolo tre cubetti e come cubi totali 27,volume equivalente alla somma di tutti i pezzi del soma La regola fondamentale per costruire queste composizioni è che almeno una faccia di un cubetto deve essere coincidente alla faccia di un secondo cubetto.Le composizioni che definiscono il cubo finale sono 8 e sono tutte differenti tra loro. Riflettendo e lavorando in classe abbiamo potuto osservare che tutte le figure solide sono equivalenti, cioè con lo stesso volume e superficie totale. ANALOGIE E DIFFERENZE Dai lavori svolti abbiamo osservato che ci sono delle analogie e delle differenze. Tra le analogie abbiamo messo che, nei pentamini l’ area misurata era equivalente, ma il perimetro non sempre, nel soma invece essendo nel piano, abbiamo invece dell’ area volumi equivalenti, e invece del perimetro aree non equivalenti. Infine, per quanto riguarda le analogie, si ha che alcune figure si assomigliano.Le differenze sono che nei pentamini lavoravamo sull’ area, nel soma invece lavoriamo sullo spazio di conseguenza potremo effettuare ribaltamenti. Pagina 11 Giugno 2007 L E C L A S S I R A C C O N T A N O L’ L’enigma dei numeri primi Quanto cifre può avere un numero? Sapete che cosa è un R.S.A? A che cosa serve la fattorizzazione? Che cosa fanno i matematici? Ci guidano nella risposta ragazzi e ragazze di I B. Quando la professoressa Leonardi ci ha dettato il titolo abbiamo pensato: ”Oh no, saranno difficilissimi!!”, ma col passare del tempo hanno cominciato a piacerci. Innanzi tutto vi spieghiamo cosa sono: i numeri primi sono quei numeri che hanno come divisori solo 1 e se stessi; i numeri composti invece ne hanno anche altri. Questi ultimi sono i più comuni: tutti i numeri pari tranne il 2 che è loro operazione è chiamata fattorizzazione o scomposizione in fattori primi. Facendo questo procedimento per due o più numeri si possono trovare il m.c.m. (il minimo comune multiplo), moltiplicando tra loro i fattori primi comuni e non comuni, presi una sola volta e con il massimo esponente, e il M.C.D. ( il massimo comune divisore) tra questi numeri, moltiplicando tra loro i fattori primi comuni presi una volta sola con il divisore; ma anche molti numeri dispari sono composti. Per esempio il 15: è dispari eppure divisibile per 3 e per 5; oppure il 9, che ha come divisore anche il 3. Un numero composto può essere scritto in modo unico (a meno di proprietà commutativa) come prodotto di numeri primi (esempio: 6=2x3). Con questa osservazione i matematici si pongono la domanda: “ E se dovessimo scomporre (scrivere come prodotto di numeri primi) un numero molto grande?!?” Nasce così il metodo delle divisioni successive per scomporre un numero composto: si divide questo per un numero priPagina 12 mo e il risultato pure fino a Giugno 2007 quando si arriva a 1. Questa minore esponente. Per facilitare il riconoscimento dei numeri primi abbiamo studiato i criteri di divisibilità; essi servono per vedere se un numero è divisibile per un altro. A prima vista i numeri primi sembrano facili, ma in realtà nascondono un grande enigma, che per secoli ha tormentato i matematici: il loro susseguirsi sembra casuale, senza un ordine ben preciso. Molti matematici hanno tentato di trovare una formula che, applicata ad un qualunque numero n, permetta di trovare tutti i numeri primi minori o uguali ad n, ma invano. Solo uno sembra esserci riuscito, Riemann, ma la sua ipotesi dopo circa 150 anni non è Aquil ne stata ancora confermata. Infatti, nel 1900 ci fu il raduno matematico, che si ripete ogni 100 anni, e il matematico David Hilbert propose 23 problemi da dimostrare, tra cui l’ipotesi di Riemann. Dopo 100 anni, nel 2000, tutti i problemi furono dimostrati, mentre l’ ipotesi di Rieman fu l’unica a non essere dimostrata. Con il progresso della tecnologia sono stati inventati calcolatori potentissimi che permettono di trovare numeri primi enormi; questi calcolatori possono essere sostituiti da vari computer collegati tra loro tramite la rete. Così, nel 2001, è stato scoperto il secondo numero primo più grande che si conosca: uno studente canadese ha scoperto il seguente numero primo: 2 alla 13.466.917, cui si sottrae 1. Questo metodo utilizza i numeri di Mersenne che si trovano elevando il 2 ad un numero primo qualunque e poi sottraendo 1; così spesso, ma non sempre, si trova un numero primo (esempio: 2 elevato alla terza a cui sottraiamo 1 = 8-1 = 7, che è un numero primo). Il più grande numero primo oggi scoperto ha oltre nove milioni di cifre, scritto è lungo venti chilometri e ci vorrebbero svariati mesi per leggerlo ad alta voce! La grandezza di questi numeri è una delle tante cose che ha colpito parecchi di noi, perché pensavamo: “Avranno al massimo mille cifre” (che non sono neanche poche!) e quando ci è stata comunicata questa curiosità siamo rimasti a bocca aperta. I numeri primi sono molto importanti anche per l’economia, infatti, nel 1970, tre matematici idearono un codice, chiamato R.S.A. dalle loro iniziali, per salvaguardare gli acquisti su internet con la carta di credito. Questo codice sfrutta la difficoltà a scomporre un numero grandissimo come prodotto di due fattori primi. Alcuni anni fa i tre matematici lanciarono una sfida per vedere chi riusciva a scomporre un numero formato da 129 cifre, che loro stessi avevano composto moltiplicando tra loro due numeri primi enormi. Per fare ciò ci vollero 17 anni, un tempo più che sufficiente perché la nostra carta di credito scada. Questi strani, affascinanti numeri danno a tutti impressioni diverse:per conto mio non mi metterei mai, mai e poi mai a cercare il più grande numero primo…Impazzirei! I numeri primi mi hanno colpito perché pensavo che fossero semplici e piccoli, ma sapere che in realtà sono così grandi e immensi mi ha fatto capire che il “regno” della matematica è molto grande. <<< Alunni di 1B >>> Come diventare grande L’esperienza della scuola media è molto diversa da quella delle elementari: si incontrano nuove materie, nuovi compagni e nuove regole. A me è piaciuto moltissimo frequentare questa scuola e credo di essere andata incontro a numerosi ostacoli che, però, sono sempre riuscita a superare. Uno degli aspetti più “dolorosi” è stata per me la difficoltà iniziale nello studio. Infatti, durante i primi mesi di prima media, non riuscivo ad organizzarmi bene con tutti i compiti e spesso mi ritrovavo a svolgerli anche dopo cena. Era veramente terribile: stavo tutto il giorno in casa a lavorare! Tuttavia ho affrontato con successo questa situazione, grazie ad un lavoro semplice, ma Per i futuri primini della media. Le gioie e i dolori di una studentessa di terza. Nello studio, nel rapporto con gli adulti, in gita, nello sport e, soprattutto, nell’amicizia. molto utile: il metodo di studio. Ogni martedì, alle ultime due ore, la nostra professoressa ci ha proposto un’attività che ti insegna come studiare, pianificare il lavoro a casa, utilizzare gli strumenti adeguati… Dopo aver ascoltato i consigli che gli insegnanti ci davano, mi sono accorta che riuscivo a studiare sempre meglio, in modo più efficace ed impiegandoci meno tempo così che, già a metà dell’anno, avevo molto più tempo libero durante il pomeriggio. Un’altra esperienza che mi ha creato difficoltà è il rapporto con i professori, assai diverso da quello con i maestri. Infatti bisogna portare molto rispetto, alzarsi in piedi ogni volta che entrano in aula e rivolgersi dando sempre del “lei”. Mi era difficile tutto questo, non mi veniva naturale e spesso davo del “tu”. Ma con il passare dei giorni mi sono abituata ed ora è, per me, una cosa normalissima. Comunque la maggior parte delle esperienze sono state gioiose. Una di queste sono le gite scolastiche di due, tre o addirittura quattro giorni. Sono state avventure nuove, che non avevo mai fatto durante Piccoli ma grandi al Trofeo di Atletica della Martesana Era il 22 maggio 2007…un martedì, e stranamente alla Bachelet si respirava un’aria diversa dai soliti giorni… Perché? Perché proprio quel giorno si disputava il Trofeo della Martesana, una gara di atletica a cui ogni anno partecipano gli studenti di sei scuole medie della zona, dagli esperti atleti di terza media ai principianti primini. Nella grande tribuna del campo sportivo di Cernusco sul Naviglio si distinguevano le magliette blu con scritta bianca della Bachelet e questi ragazzi, che erano venuti solo per partecipare, hanno fatto invece grandi cose. In queste gare, infatti, si sono scoperti grandi talenti dell’atletica come la bravissima Sara Bertini di IIIC che, con un tempo eccezionale – addirittura 7 secondi e 74 – ha superato il record della scuola nei 60 metri femminile imbattuto dal 1998. Impressionanti anche le misure delle altre scuole come quella del vincitore del salto in alto maschile di terza che si è fermato solo davanti al metro e settanta o quella del vincitore di vortex maschile di seconda. Buonissimi anche i tempi di resistenza e i salti in lungo di seconda e di prima. Ma la cosa che più ha colpito era l’altezza e il fisico dei maschi di seconda e di terza delle altre scuole, in particolare gli atleti di vortex e di velocità: anche i più alti e sportivi alunni della Bachelet sembravano quasi dei bambini rispetto a loro. Così anche se inizialmente si vedevano i volti dei ragazzi e delle ragazze, che impauriti scrutavano il campo speran- do che la loro gara non venisse chiamata, alla fine su ogni volto c’era un sorriso e non importa se al collo c’era una medaglia, due o nessuna. Grazie a questo Torneo i ragazzi hanno capito che partecipando erano già vincitori. Questo non solo perché erano riusciti a saltare un giorno di scuola, ma perché sono diventati veramente consapevoli che nello sport non è solo importante vincere. Certo vedersi la medaglia d’oro appesa al collo o alzare la coppa del primo e non del secondo fa sempre piacere. Così non possiamo che augurare a tutti i futuri atleti di migliorare ancora di più e magari… anche di crescere di 50 cm!! <<< Melisa Polo Friz >>> le elementari. Le gite sono un modo divertentissimo e bello di imparare perché si osservano sul posto gli argomenti studiati in classe. È molto interessante perché si visitano luoghi nuovi e meravigliosi ed è divertente perché si sta tutto il tempo con gli amici. La parte più spassosa è quando si sta in camera da soli, con i compagni: ne succedono di tutti i colori! Un’altra esperienza insolita, rispetto alle elementari, sono le gare di atletica che si svolgono periodicamente ogni anno. A me piacciono molto perché è una mattinata intera di sport (corse, salti, vortex) e, se si è bravi, si possono vincere anche delle medaglie, come se fossimo alle Olimpiadi. Una cosa bella è che, alle medie, essendo noi più grandi, iniziano a nascere amicizie e legami profondi tra i tuoi compagni e te. Infatti ciò che non mi è mai mancato sono proprio le fantastiche amicizie. Infine in questa scuola ho trovato materie nuove che prima non conoscevo: tecnica, spagnolo, musica, algebra ed epica. Sono tutte molto semplici e divertenti ed è stata per me una gioia studiarle. In generale, questi tre meravigliosi anni sono stati più ricchi di gioie che di dolori. Ho vissuto una grande esperienza molto positiva e bella, che mi ha aiutata a crescere da ogni punto di vista: lo studio, le amicizie, il rapporto con le persone più grandi, la passione per le cose… Anche se ho incontrato alcune difficoltà, non mi sono mai tirata indietro ed ho cercato di risolverle come potevo: alla fine sono sempre riuscita a superarle. Tutto di questa esperienza sarà indimenticabile perché mi ha fatto diventare più grande. Mi ritengo soddisfatta del percorso di questi anni e spero che anche la prossima esperienza scolastica che dovrò affrontare sia lo stesso bella! <<< Agnese Cantù >>> Pagina 13 Giugno 2007 L E C L A S S I R A C C O N T A N O L’ Chiara alunna della II B, campionessa lombarda Coppa Lombardia di Judo, Gorle 13 maggio 2007 Dopo aver conquistato a gennaio la Coppa Lombardia nella categoria -36 kg, Chiara Gozzi del Judo Club Plautellum allenata dai maestri Bertini e De Gioannis, fa il bis nella categoria -40 kg battendo le atlete che nel 2006 hanno partecipato alla selezione per il campionato italiano Esordienti. Una gara entusiasmante in cui l’atleta ha mostrato i risultati di un grande impegno agonistico, nonostante la giovane età, in cui è supportata dal più giovane ma esperto fratello Andrea. Tra le altre gare importanti della stagione ricordiamo: 1° classificata Trofeo di Capriate, 1° classificata Giochi Studenteschi Medie, 2° classificata Trofeo Topolino (gara internazionale). Per ulteriori informazioni: www.judopioltello.it Le mitiche della pallavolo In questo campionato le atlete della Goldfighters si sono impegnate molto sfidando squadre diverse ma ricordandosi sempre di essere team di amiche. Così, anche se i risultati non sono stati dei migliori, le ragazze non sono mai uscite veramente sconfitte, anzi hanno rafforzato sempre di più la loro unità aiutandosi a vicenda. Lo documentano con loro parole alcune delle giocatrici. “Ho notato che, durante le partite, sia vinte sia perse, c’è stato sempre un ottimo rapporto di squadra ovvero quando si sbagliava ci si aiutava a vicenda con consigli e quindi alla fine tutte siamo sempre tornate a casa come vincitrici…” (Agnese A.) “Ciò che più mi ha colpito è stato il comportamento delle compagne di terza media; infatti, nonostante i nostri ripetuti errori ci incitavano e ci incoraggiavano dandoci consigli su cose che loro stesse avevano appreso Pagina 14 in precedenza…” (ElisabetGiugno 2007 ta R.) Aquil ne Anche quest’anno la squadra della Goldfighters ha partecipato al campionato PGS. Il costante allenamento l’ha fatta crescere in statura, amicizia e bravura. Quale il fattore di questa esperienza? Questo è dovuto anche al sostegno e impegno di alcuni genitori e all’aiuto del loro allenatore che, pur non potendo essere presente alle partite, le ha aiutate durante gli allenamenti riuscendo a migliorare la squadra. “…In questi due anni giocare a pallavolo è stato fantastico perché siamo riuscite a migliorare più di quanto ci aspettavamo perché abbiamo avuto la fortuna di avere un allenatore professionista…” (Silvia S.) Anche per questo le ragazze, con i responsabili della loro società, hanno deciso di giocare fino alla fine dell’anno. Così, insieme alla squadra dell’AVIS Cernusco e alle due squadre del GSO, hanno partecipato ad un quadrangolare (mini torneo ad eliminatorie), rinnovando l’esperienza di gioia. “È stato bello potersi confrontare con altre squadre anche perché abbiamo potuto mettere alla prova ciò che avevamo imparato, sfruttando al meglio le nostre capacità…” (Federica R.) Nonostante le sconfitte subite non c’è mai stato un momento di resa da parte loro, anzi un’atleta dice: “In questo torneo di pallavolo, come credo accada anche ad altri ragazzi che praticano altri sport, da ogni partita noi abbiamo visto che c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare, da perfezionare, rendendo questo sport sempre nuovo e divertente…” (Ester A.) Chi scrive fa parte di questa squadra dalla sua nascita e porta il ricordo di tanti bei momenti vissuti insieme. Vi posso assicurare che al termine di ognuno di questi incontri, anche quando avevamo perso (ed è successo spesso!) ed eravamo arrabbiate, ci siamo sempre sentite una squadra. Anche fuori dal campo di gioco. <<< Silvia Santoiemma >>> Il Pallone che fa sognare… Da quattro anni Giuseppe è allenatore Sono passati 4 anni da quando faccio l’allenatore ma questi bambini mi sembra di conoscerli da una vita. Sono molto contento di lavorare con questo gruppo. Ci siamo conosciuti e abbiamo lavorato sodo e quest’anno si sono visti anche i frutti: la squadra ha disputato un ottimo mundialito! Ad ogni allenamento i bambini li ho visti sempre allegri, spontanei, con tanta energia, sempre pronti a scoprire cose nuove. Adesso lascio la parola a loro perché sono loro i protagonisti. divertimento e uno sport di squadra. Io vorrei raccontarvi l’esperienza che ho fatto in questi anni di calcio. Sono molto contento e consiglierei a tutti i bambini di provare la mia esperienza. In questi anni sono migliorato in tutti i ruoli, poi sono migliorato nel passare la palla, ma soprattutto ho capito che il calcio è un gioco di squadra e ho imparato ad accettare la sconfitta. (Elia Luigi) Le insegnanti delle classi prime dell’Aurora spiegano come si arriva a leggere e scrivere. Secondo me il calcio è un gioco e bisogna considerarlo tale. Sono contento perché si è formato un bellissimo gruppo. Ho imparato ad aiutare i compagni con più difficoltà e a rispettare sempre gli avversari sia in caso di vittorie che in caso di sconfitte. (Sturaro Riccardo) A noi piace giocare a calcio che è il gioco più bello del mondo, dove si deve accettare qualsiasi risultato e qualsiasi decisione dell’arbitro. È un gioco che ci ha fatto conoscere tanta gente e tanti bambini come noi. Vogliamo ringraziare il nostro allenatore che ci ha dato tutto questo. (Bernardelli Andrea e Dell’Orto Andrea) Noi siamo contenti perché abbiamo formato un bellissimo gruppo. È un Ci siamo dati dei soprannomi: Dell’Orto Andrea: Cafù; Bernardelli Andrea: Del Piero; Sturaro Riccardo: Kakà; Tresoldi Andrea: Ronaldo + 10 Kg; Piccinini Marco: Toni; Cuzzola Maria Chiara: Dida; Vignati Giulio: della squadra di calcio della Goldfighters, Società sportiva nata da genitori dell’Aurora. L’entusiasmo cresce Gattuso; Beretta Luca: Inzaghi; Rota Simon: Buffon; Elia Luigi: Cannavaro; Ballerani Federico: Birindelli; insieme all’amicizia. Magni Marco: Figo; Petridis Thomas: Totti; Campanale Giuseppe: Lippi. <<< Giuseppe Campanale >>> Scoprire, imparare, studiare, sono cose per grandi uomini La prima elementare è una classe dinamica, di trasformazione, che segna il passaggio dalla scuola dell’infanzia a quella primaria. Ogni bambino, vivendo un’esperienza di relazione positiva con i nuovi insegnanti ed i compagni, in un ambiente tutto da scoprire, ha potuto sperimentare che la scuola è un luogo per lui e così ha potuto crescere il desiderio di muoversi, di conoscere, di…illuminare la realtà, di imparare. Come? Uno dei punti nodali dell’esperienza di conoscenza della classe prima è l’apprendimento della letto-scrittura. Come abbiamo proposto questo grande ed importante passo senza correre il rischio di un imparare ripetitivo, mnemonico, esclusivamente tecnicistico? Partendo e valorizzando innanzitutto il vissuto dei bambini e favorendone l’azione personale, resa possibile in un contesto di apprendimento come la scuola, dallo sguardo benevolo, di stima del maestro verso ogni suo alunno. I primi giorni di scuola sono stati caratterizzati dalla lettura di una bella storia che ci ha accompagnati alla scoperta che le parole, anche scritte, permettono di raccontare qualcosa di sé. La successiva scoperta delle lettere così come la scrittura e lettura di nuove frasi sempre legate a situazioni ed esperienze significative e condivise che accadevano in classe, hanno costruito un legame affettivo tra il segno (parola) ed il senso (esperienza). Per gli alunni, questa modalità ha favorito il desiderio e il gusto di fissare nella parola scritta qualcosa di importante per loro, non solo appartenente alla vita scolastica. Infatti a novembre abbiamo percepito, osservando come gli alunni seguivano e rispondevano alle proposte didattiche, che si poteva offrir loro la possibilità di scrivere in autonomia una piccola storia, il primo testo. Abbiamo capito che questa richiesta poteva rappresentare un rischio, ma ragionevole: non è stata una decisione “a priori”, non stavamo chiedendo qualcosa di estraneo alla loro esperienza, ma c’erano le condizioni perché la prima forma di testualità personale rappresentasse una tappa fondamentale di soddisfazione, di scoperta di sé “più grande”. Così quella mattina è stata resa speciale anche con il regalo della “matita dello scrittore” e con il successivo intervento della Direttrice che ha stretto la mano a ciascuno dicendo “Avete fatto una cosa da grandi!”, due forme per renderli ancora più consapevoli di una grande conquista avvenuta. L’apprendimento della letto-scrittura ha abbracciato la realtà tutta, dalla totalità della persona del bambino al suo rapporto con l’ambiente e le persone. Quali altre occasioni si sono presentate come momenti di studio, di conoscenza degli aspetti della realtà? Vivere un’esperienza di apprendimento positiva, acquisendo nuovi mezzi comunicativi e sviluppando il pensiero razionale per rapportarsi e conoscere la realtà, non può non partire dal “fare” perché l’esperienza corporea, sensibile precede e sostiene la formazione del pensiero. Il lavoro logico-matematico è stato un altro ambito disciplinare in cui questa attenzione metodologica ha assunto forme concrete di conoscenza. È stato entusiasmante innanzitutto per noi insegnanti proporre ai bambini situazioni e materiali vari, nuovi e osservare come si mettevano in gioco. Gli alunni hanno imparato giocando con i dadi, saltando sulla linea dei numeri, muovendosi nel villaggio da loro costruito per affinare la lateralità ed il rapporto di movimento nello spazio. L’azione del “giocare” è stata sempre seguita dall’osservazione di ciò che accadeva, dalla riflessione comune sull’esperienza, dalla verbalizzazione fino alla simbolizzazione della realtà. Questi passi metodologici hanno favorito l’emergere di una posizione di curiosità che ha mosso il bambino a formulare domande sempre più pertinenti, a provare e sperimentare le proprie capacità in ogni occasione con serenità e semplicità perché certo di essere parte di una compagnia sempre pronta ad accoglierlo, a sostenerlo perché a lui appassionata.a. <<< Raffaella Cavagna e Laura Ghezzi >>> Pagina 15 Giugno 2007 L E C L A S S I R A C C O N T A N O L’ A studiare s’incomincia da piccoli Oggetto di lavoro in seconda sono stati i contenuti predisciplinari perché il bambino potesse vivere esperienze autentiche che favorissero un incremento di conoscenza e di consapevolezza di quanto incontra e vive. Il punto di partenza è stato la realtà o meglio l’imparare a guardare correttamente la realtà (e questo è educare) ammirandola, osservandola, nominandola e riflettendo su di essa per scoprirne l’ordine. La domanda è stata il motore del lavoro, ciò che ha portato a dar nome alle cose. Ciò ha permesso a tutti di fare esperienza di senso favorendo in ciascuno un incremento di consapevolezza e un iniziale arricchimento lessicale evidenziato in contesti diversi. Uno degli argomenti affrontati quest’anno è stato la trasformazione dall’uva al vino. L’incontro con il dato reale, il vigneto – i grappoli – la raccolta dell’uva – la pigiatura…,è stata il punto di partenza. I bambini hanno partecipato ad una uscita in collina alla Cascina dei Fiori dove hanno osservato la vigna e Pagina 16 hanno fatto direttamente e Giugno 2007 personalmente l’esperienza Aquil ne Anche lo studio incrementa la conoscenza e la coscienza della realtà secondo tutti i suoi fattori. L’insegnante Giulia Muzzi esemplifica, attraverso il racconto di un’esperienza didattica come “introdurre allo studio” nell’Aurora. della pigiatura con i piedi o con il torchio manuale. Quindi hanno seguito con attenzione le varie fasi di lavorazione necessarie per ottenere il vino. L a giornata t r a scorsa è stata subito spunto per una ripresa orale. In questo momento di comunicazione i bambini hanno raccontato ciò che più li aveva colpiti e l’esperienza vissuta ha suscitato l’emergere nella memoria di tanti elementi già presenti perché frutto di una storia precedente, ma rianimati da una consapevolezza diversa. È nato poi il bisogno di organizzare le notizie riguardanti lo stesso oggetto di esperienza e di osservazione. È iniziato allora un lavoro comune di riflessione sull’esperienza e di denominazione: la ricostruzione degli avvenimenti secondo un ordine temporale e l’utilizzo, in un preciso contesto, dei nuovi termini ha permesso a ciascuno di meglio comprendere ciò che aveva sperimentato e di comunicarlo in modo chiaro e preciso. Un momento di sintesi è stata la stesura da parte dei bambini di un testo intitolato”Alla cascina dei Fiori immagino di essere…” che ha permesso l’emergere di una sensibilità personale e l’iniziale consapevolezza nell’uso di termini nuovi ed appropriati. Accanto a questo lavoro i bambini hanno regolarmente osservato il loro mosto fermentare e trasformarsi dopo circa un mese in vino novello. Ora il vino contenuto in due diverse bottiglie era pronto per essere suddiviso in parti uguali tra i ventisei alunni. Come fare? Si è proceduto per tentativi. Un bambino ha proposto di dividere il contenuto di una bottiglia fra tredici alunni e lo stesso per l’altra. Ma i compagni non erano d’accordo perché le due bottiglie avevano forme di- verse e non c’era la certezza di una identica capacità.. Per saper quale bottiglia contenesse più vino dovevamo misurare. È nata l’idea di pesare le due bottiglie. Alcuni hanno fatto presente un problema: secondo la loro esperienza, la bottiglia di vetro pesava più della bottiglia di plastica. Si è allora pensato di versare il vino in due bottiglie uguali per verificare dove ce ne fosse di più, ma… non le avevamo!! Così, dopo alcune ipotesi, si è deciso di versare il vino di ciascuna bottiglia in bicchieri uguali per dimensione e forma. La bottiglia che riempiva più bicchieri era quella che conteneva più vino. Tutta la classe ha incoraggiato questo esperimento che ha dato risposta alla nostra domanda e ci ha permesso di trovare un’unità di misura campione. Dentro un’esperienza unitaria come quella raccontata ci sono i “semi” di tante esperienze disciplinari. E queste esperienze costituiscono per un bambino di seconda una reale esperienza di studio. Divento lettore Il desiderio che ho per ogni mio alunno è che possa iniziare a leggere con gusto. Ma quando e come incomincia il gusto per la lettura? Per un bambino, ma non solo, incomincia con un incontro che gli permette di percepire la grandezza di un valore che ancora non conosce, ma che intuisce come tale. Come si educa a leggere con gusto? Si educa attraverso la lettura in classe della maestra che propone e vive con fascino, prima di tutto per sé, questo gesto: legge ad alta voce, con mutamenti di tono, con pause… con espressioni del volto, non nell’ultimo quarto d’ora di una giornata – come fosse il riempitivo di un ritaglio di tempo - testi di narrativa significativi, non banali. Infatti nel gesto e nel modo con cui un adult o p r o p o n e una cosa sono contenute la dignità del lavoro e le ragioni per cui lo fa. E la proposta continua con l’offerta di momenti di lettura personale sia in classe che a casa. Appena ricevuto un libro lo si scopre sentendone l’odore, osservando i disegni, l’impostazione della pagina… e poi si inizia a leggere! A casa si creano anche degli spazi speciali: un angolo della sala, la propria cameretta….il proprio comodo letto!! Quale piacere può dare un libro? La lettura è esperienza ed occasione di incontrare nuove realtà che, anche se fantastiche, contengono tutti gli elementi della nostra realtà. Le vicende narrate, le parole incontrate chiamano il lettore ad immaginarsi ambienti, personaggi, situazioni e lo invitano ad entrare a far parte della storia sino all’emergere del nesso tra la storia incontrata, l’esperienza altrui, e la propria esperienza personale. <<< Giulia Muzzi insegnante della IIA >>> Pagina 17 Giugno 2007 F A M I G L I E I N A Z I O N E Roma, 12 maggio 2007 Roberto Weger padre di due ex alunni ci ha inviato questa testimonianza della sua partecipazione al Family Day. “In vita mia ho partecipato a moltissime marce, manifestazioni, comizi, pellegrinaggi, ma mai mi è capitata un’esperienza così bella e gioiosa come quella di sabato scorso al Family Day. È stata una manifestazione - NON POLITICA, MA AL DI SOPRA DELLA POLITICA - Dal palco non ha parlato nessun politico, neanche uno. Certo, alcuni si son fatti vedere e altri hanno cercato di prendersene il merito, ma erano evidentemete voci isolate e stonate. Si è parlato di politica, ma non di partiti, di politica intesa come bene per la polis, cioè del popolo. Di valori, non di una croce su una scheda. C’era gente di ogni dove e di quasi ogni partito, tutti insieme per dire “difendete la famiglia”. - POPOLARE -, del popolo vero, non quello astratto dell’ideologia. Uomini, donne, bambini, lattanti, carrozzine, succhi di frutta, pianti, capricci, frittate e giochi a carte. Un popolo lieto e gaio, unito, in cui c’è posto anche per chi non vota, i bambini innanzitutto. Un milione, forse più. Anche musulmani ed ebrei. Un popolo - RISPETTOSA - In 6 ore non si è sentita una sola parola, ma nemmeno una contro chi la pensa diversamente. Rispetto per l’altro, ma chiarezza del valore della famiglia. No al riconoscimento giuridico di altre forme di unione, a favore invece della famiglia intesa come padre, madre e figli. Non certo come l’altra micromanifestazione il cui scopo era trovare un nemico da combattere e un simbolo da abbattere (la Chiesa), gridando sguaiatamente un presunto diritto che il popolo (quello vero) in realtà non vuole, e l’ha dimostrato. Passerella di politici e slogan, spesso volgari e offensivi, entrambi - CULTURALE - Il succo del Family Day è una proposta culturale, un indirizzo per il futuro, la richiesta di sostenere la famiglia, non di creare un suo surrogato. Un luogo fisico in cui i bambini possano nascere, crescere, essere educati, avere una storia, un passato ed un futuro, il più stabile e sereno possibile. Affiancati da un padre e una madre, uniti da un vincolo stabile che lo Stato riconosce e sostiene, affinché anch’essi, diventati grandi, possano fare altrettanto con i propri figli. Impossibile non osservare il tono dell’altra micromanifestazione, che si può facilmente riassumere nelle scritte dei cartelli dei manifestanti. Che spessore culturale...No, non credevo che nel nostro popolo ci potesse essere una tale mobilitazione, una tale chiarezza di visione, una tale capacità di proposta positiva.” PERISCOPIO Un incontro davvero speciale La Prima Comunione dei figli. Occasione per alcune famiglie di una festa insieme. L’ Aquil ne Pagina 18 Giugno 2007 È quello che i nostri ragazzi di quarta elementare hanno fatto con Gesù accostandosi per la prima volta all’Eucarestia. E a noi genitori è sembrato bello e necessario festeggiarli tutti insieme, chiedendo a Don Giuseppe Vergani di celebrare una S. Messa apposta per i suoi allievi. Così la sera del 1° giugno, alle ore 19.00, tutti i bambini delle due quarte sono invitati alla parrocchia S. Maria del Rosario di Redecesio. Alcuni sono ormai “veterani”, per altri è solo la seconda comunione, ma la commozione è palpabile, anche tra i papà e le mamme che vedono questi figli “grandi”, tutti compresi in questo modo, per loro nuovo, di dire “Tu” a Gesù. La festa poi continua con una cena nei nuovi locali della Parrocchia e dalla commozione si passa al riso e al gioco. E anche questo è un modo per dare del “tu” all’Ospite che è presente tra noi. <<< Letizia Sanvito >>> Saluto a Don Ambrogio Don Ambrogio Cerizza, che per molti anni è stato insegnante di religione presso la nostra scuola media, con il primo di settembre lascerà l’incarico di Parroco della Chiesa di S. Maria Nascente a Camporicco (Cassina dè Pecchi) per un’altra Parrocchia che il nostro Vescovo gli ha affidato. Nella celebrazione della S. Messa di sabato 8 settembre alle ore 18.30, la comunità parrocchiale di Camporicco ringrazierà il Signore per averlo lasciato con noi per 21 anni, tempo in cui il suo servizio al Signore ha dato numerosi frutti non solo per le opere realizzate, ma per la consapevolezza cresciuta nella gente di appartenere al popolo della Chiesa. Invitiamo tutti coloro che l’hanno conosciuto, insegnanti, ex allievi e genitori della scuola, a presenziare a questo momento per affidarlo a Maria Nascente che lo accompagni nella nuova realtà nella quale il Signore, attraverso il Vescovo, lo ha chiamato a coltivare la Sua vigna. <<< Margherita Dedò >>> U L T I M A SABATO 9 GIUGNO 2007 P A G giorno I Conclusione dell N scuola A “Vivere significa sempre lanciarsi in avanti, Ultimo di verso qualcosa di superiore, verso la perfezione, lanciarsi e cercare di arrivarci” (Boris Pasternak, scrittore) È stata questa la caratteristica dell’anno scolastico che stiamo per chiudere? A noi sembra di sì. Sia la stessa anche durante l’estate e nell’ultimo giorno di scuola, di cui diamo il programma: ore 8.15/11.15 “Torneo Bachelet: giochi a squadre” presso il Centro Sportivo di Via Buonarroti a Cernusco s/N. (MI). Si svolgeranno gare delle seguenti discipline: Unihoc, Pallavolo, Basket e Calcio. Gli alunni della scuola media dovranno trovarsi direttamente al Centro Sportivo per le ore 8.00. ore 11.30 “Una scuola in movimento”, festa dei bambini della scuola elementare L’Aurora, alla scuola di Via Don Milani. ore 13.00/18.30 “Festa della polisportiva Goldfighters” presso l’oratorio “Divin Pianto” di via Gozzano a Cernusco s/N. (MI). L’ Aquil ne Pagina 20 Giugno 2007 Tutte le famiglie sono invitate!