3-2015_A4 09/12/15 13.17 Pagina 1 G E N OVA n u o v a PERIODICO PER GLI ALPINI DELLA SEZIONE ANA DI GENOVA Anno III – N. 3 – Settembre - Dicembre 2015 Direzione e Amministrazione: Mura delle Cappuccine, 33 - 16128 Genova – Poste Italiane S.p.A. - Sped. Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004 n. 46) art. 1, comma 2 - DCB Genova Assemblea dei Capigruppo Le nuove cariche sezionali Marcinelle 1° raduno degli Alpini di Europa Casarza Ligure Raduno della Sezione Pellegrinaggio al Pasubio Forcella Fontananegra Commemorazione del Generale Cantore Le Medaglie d’oro al V.M. del 1915 Le operazioni militari dell’autunno-inverno 1915 Attività della Sezione Attività dei Settori In Famiglia 3-2015_A4 09/12/15 13.17 Pagina 2 SANTO NATALE 2015 C ari Alpini e soci aggregati Fra gli auguri che invio a Voi e alle rispettive famiglie nell’occasione del S. Natale per augurare salute, serenità e pace mi permetto inserirne uno un po’ particolare che, per quanto riguarda la nostra grande famiglia alpina, non dovrebbe neanche essere ricordato ma tant’è… L’augurio che faccio è semplicemente quello di mantenere nonostante le età, gli acciacchi, i problemi personali, l’entusiasmo dei venti anni; ci penseranno poi le nostre forze, o la mancanza di esse, a condizionare l’operato ma non venga mai meno lo spirito Alpino e la capacità di lavorare per gli Altri senza chiedere niente in cambio. I gruppi che funzionano alla grande sono tali per l’impegno dei capigruppo e di quanti collaborano con Lui; i gruppi che zoppicano hanno perso il significato di Alpinità e in definitiva la volontà di essere operativi nell’Associazione. Siamo ancora tanti e in grado di operare secondo lo statuto associativo mantenendo la coerenza che ci contraddistingue da tanti anni e che ci permette di far funzionare bene la nostra Protezione Civile, il museo, il rifugio, i nostri cori, le attività di volontariato, la maggior parte dei 57 gruppi che compongono la Sezione. Cerchiamo di svegliare i dormienti (quelli già iscritti nei gruppi)!, collaboriamo con chi ha più energia e spirito di sacrificio. Ce lo chiedono dal Paradiso di Cantore gli Alpini che con il loro Sacrificio hanno reso possibile il ruolo dell’Associazione nella società contemporanea. Non deludiamoli. Un Santo e felice Natale a Voi tutti. Pietro Firpo CALENDARIO DELLE MANIFESTAZIONI 2016 SEZIONALI DOMENICA 24 GENNAIO ore 9,30 CERIMONIA PER I CADUTI AL CIMITERO DI STAGLIENO DOMENICA 13 MARZO ore 9,00 ASSEMBLEA DELEGATI DOMENICA 10 APRILE ore 11,00 PELLEGRINAGGIO ALLA MADONNA DELLA GUARDIA SABATO e DOMENICA 3 - 4 SETTEMBRE RADUNO SEZIONALE A MONEGLIA SABATO 8 OTTOBRE ore 16,00 FESTA MADONNA del DON e 144° ANNIV. TT.AA. A SAMPIERDARENA DOMENICA 13 NOVEMBRE ore 09,00 RIUNIONE CAPI GRUPPO INTERSEZIONALI DOMENICA 19 GIUGNO CAPANNETTE DI PEJ RAGRUPPAMENTO SABATO E DOMENICA 9 - 10 - 11 SETTEMBRE RADUNO DEL I° RAGGRUPPAMENTO A SUSA NAZIONALI DOMENICA 17 GENNAIO CEVA (SOLENNE) NOVO POSTOJALOWKA DOMENICA 23 GENNAIO BRESCIA - NIKOLAJEWKA DOMENICA 17 APRILE CASSANO D'ADDA CENTENARIO NASCITA GENERALE PERRUCCHETTI 13 -14 -15 MAGGIO ASTI - ADUNATA NAZIONALE DOMENICA 29 MAGGIO MILANO - ASSEMBLEA DELEGATI DOMENICA 26 GIUGNO PELLEGRINAGGIO AL CONTRIN DOMENICA 3 LUGLIO COL DI NAVA DOMENICA 10 LUGLIO ORTIGARA Direttore responsabile: Nicola Pellegrino Comitato di redazione Presidente: PIETRO FIRPO Membri: PIERO BONICELLI - ROBERTO MARTINELLI GIANCARLO MILITELLO - GIORGIO PRETELLI - LORENZO SANTAGATA MAURO TIMOSSI - FRANCESCO TUO PERIODICO PER GLI ALPINI DELLA SEZIONE ANA DI GENOVA Direzione e Amministrazione: Mura delle Cappuccine, 33 - 16128 Genova - Tel.: 010 587236 - Fax: 010 5709480 e-mail: [email protected] Autorizzazione: Trib. di Genova N. 4-2013 del 17/05/2013 Stampa: Arti Grafiche Francescane srls - Corso Europa, 386 b 16132 Genova GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 2 DOMENICA 31 LUGLIO ADAMELLO DOMENICA 4 SETTEMBRE PASUBIO SABATO E DOMENICA 8 - 9 OTTOBRE MESTRE - MADONNA DEL DON DOMENICA 20 NOVEMBRE MILANO - ASSEMBLEA PRESIDENTI SEZIONE DOMENICA 11 DICEMBRE MILANO - MESSA IN DUOMO In copertina: immagini del Raduno sezionale di Casarza Ligure 3-2015_A4 09/12/15 13.17 Pagina 3 8 SETTEMBRE 2015 GLI ALPINI DELLA SEZIONE DI GENOVA AI “FUOCHI” DI RECCO M artedì 8 settembre a Recco si è svolta la serata finale delle manifestazioni in onore di Nostra Signora del Suffragio ed in tale occasione un manipolo di oltre 25 Alpini della Sezione (provenienti da diversi Gruppi di Genova, della Riviera e della valle Scrivia) hanno prestato servizio come “Nucleo di Vigilanza Alpina”. su specifica richiesta del Comune della Città di Recco, indossando i giubbettini ad alta visibilità con la scritta “Ass. Naz. Alpini – Sezione di Genova” ed il logo sezionale. Dietro alle transenne disposte sulla passeggiata, sulla spiaggia e sulle rive del torrente era assiepata una folla strabocchevole e noi, insieme a Volontari di altre Associazioni, davanti e intervallati insieme alle Forze dell’Ordine guidate da un graduato dei Carabinieri. Dopo una breve cena, offerta dall’Organizzazione, consumata prima dell’apertura degli stand abbiamo preso posizione nei posti assegnatici per la sorveglianza affinché nessuno andasse oltre le protezioni; poi alle 21 è iniziata la Processione per le vie della Città e lo spettacolo pirotecnico curato dai diversi Quartieri. La gara per offrire il miglior spettacolo ha fatto sì che i fuochi fossero veramente di una qualità superlativa ! Al termine dei fuochi sulla spiaggia il comandante dei Carabinieri ci ha chiesto (trascurando i Volontari delle altre associazioni) di seguirlo fino al ponte davanti al Santuario della Madonna del Suffragio perché nel greto del torrente venivano sparati i “mascoli” congiunti dalla “riga” ed anche con effetti pirotecnici ben controllati dai “fuochini”. Insomma è stata veramente una bella esperienza questa che ha visto in servizio i giubbetti ad alta visibilità che d’ora in avanti saranno usati per quelle attività che non sono di pertinenza del Nucleo di Protezione Civile Sezionale, secondo le norme vigenti. I giubbetti sono disponibili presso il magazzino della Sezione Ezio Derqui Elargizioni pervenute dai Gruppi (situazione al 26 ottobre 2015) A favore Protezione Civile €. 1.150,00 Gruppo Genova Monte €. 300,00 Gruppo Casarza €. 850,00 A favore Fondo di solidarietà€. 1.800,00 Gruppo Cogoleto €. 800,00 Gruppo Genova Centro €. 500,00 + €300,00 Gruppo Genova Nervi €. 500,00 IL NOSTRO EXPO n occasione del 2 raggruppamento di Busto Arsizio del 17/18 ottobre 2015 delle sezioni Emilia Romagna /Lombardia colpo di mano di una unità di Alpini Paracadutisti alle prime ore della domenica mattina davanti ai cancelli dell’Expo di Milano per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla liberazione dei due fucilieri della Marina “Salvatore Girone - Massimiliano La Torre”. Marò. Tra i sostenitori dei marò anche un Alpino Paracadutista del gruppo Busalla Sezione Genova. Pompata finale in onore dei nostri soldati. Mai Strac Fabio Lorusso I RIMASTI NELLA PENNA alpino Dario Cimberle oltre che presso i Gruppi Altavalpolcevera e Sestri Levante ha fatto tappa anche presso il Gruppo Pieve Ligure, dove ha usufruito del rancio alpino offertogli da un socio. L’ *** Alla manifestazione del 24 maggio hanno partecipato, oltre al Coro sezionale Soreghina, anche i cori Voci d’Alpe e Rocce Nere. 3 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.17 Pagina 4 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 4 3-2015_A4 09/12/15 13.17 Pagina 5 VERBALE ASSEMBLEA DEI CAPIGRUPPO PRESSO LA SEDE SEZIONALE Domenica 15.11.2015 Presidente: Massimo Curasì (Consigliere Nazionale) Segretario: Carlo Zoccola (Capogruppo Arenzano ) Il Presidente Sezionale Pietro Firpo dopo il saluto alla bandiera ricorda ai presenti i caduti del triste attentato a Parigi sottolineando i valori di Patria e le nostre radici religiose e pertanto gli alpini, fedeli ai loro valori, dovrebbero mantenere sempre una linea di condotta corretta attenendosi ai valori espressi nello Statuto ANA. TESSERAMENTO Il segretario dopo aver fatto l’appello dei Gruppi segnala 50 presenze di Capigruppo, risultando assenti 7 Gruppi. Per quanto riguarda il tesseramento non vi sono sostanziali novità da segnalare: rimane invariata la quota annuale di 22 euro. Il numero dei Soci della sezione è di 2503 ordinari cui aggiungere 577 soci aggregati. Si elogia la doverosa attività del capogruppo nel porta a porta per “ risvegliare” i cosiddetti “ Soci dormienti “. Si rimarca altresì l’inerzia, se non la scarsa volontà di alcuni Soci, a rinnovare il tesseramento. Purtroppo non è sempre corretto insistere. Essere soci dell’ANA è frutto di una precisa volontà personale nel mantenere lo spirito alpino con entusiasmo e non dovrebbe essere, in alcun modo ,una forzatura ma una libera e voluta scelta. Il Presidente fa presente che pur essendo segnalata la data del 31.03 dell’anno successivo per il limite al tesseramento molti Soci hanno rinnovato la tessera sociale anche sul finire dell’anno in corso. Chiede ai capigruppo, considerando la praticità di utilizzo dei moderni mezzi di comunicazione di insistere al momento del rinnovo sull’opportunità che i soci comunichino numero di telefono del cellulare e dell’eventuale e-mail. Attualmente il numero dei Soci Alpini a livello Nazionale è di circa 275.000 e va rilevato l’elevatissimo numero di nuovi soci iscritti nell’anno 2015 pari a 14000 unità. pur essendovi un calo fisiologico dovuto purtroppo alla età. NORME DI COMPORAMENTO DEI GRUPPI NELLE VARIE MANIFESTAZIONI Vi sono da ricordare le vecchie regole di comportamento segnalate nella famosa ”Libretta“. Nello sfilamento sia nella Adunata Nazionale che in quella di Raggruppamento il comportamento deve essere univoco. Il socio Molfino fa presente che davanti al Labaro Nazionale de- ve salutare solo il Presidente sezionale. Viene segnalato che il Socio De Dominicis sta lavorando all’aggiornamento della Libretta. ASSEMBLEE DI GRUPPO Il presidente Firpo segnala che in genere i Gruppi sono puntuali nell’organizzare le assemblee. Tuttavia vi sono alcuni Gruppi in difficoltà sia nello svolgere la propria attività sociale che nell’indire l’assemblea annuale. Ciò a denotare spesso la complessità della vita sociale della nostra Sezone. Vi sono Gruppi che dovrebbero essere chiusi per il numero esiguo dei Soci attivi ed altri che dovrebbero e potrebbero essere accorpati. Tali problematiche saranno oggetto di attenta disamina nel corso delle prossime assemblee di gruppo. MANIFESTAZIONI DI GRUPPO, DI SETTORE, E SEZIONALE Viene ricordata il raduno Sezionale a Casarza per l’anno 2015 e i due particolari eventi sezionali: Il raduno della pace il 24.05.2015 in Piazza della Vittoria a Genova preceduto dalla cerimonia a Staglieno. A fronte di una buona rappresentanza sia di alpini che di altre armi con uno sfilamento corretto vi sono state alcune criticità nella seconda parte ove a fronte di discorsi brevi della autorità cittadine ed istituzionali vi sono stati prolungamenti verbali da parte degli ospiti (soprattutto rappresentanti austriaci della Croce Nera che in modo poco educato hanno voluto in un certo modo forzare l’organizzazione). Raduno a Forcella di Fontana Negra in memoria dei 100 anni dalla morte del Generale Cantore. con la presenza del Labaro e del Presidente Nazionale. MANIFESTAZIONI 2016 17 Gennaio: a Ceva ricordo di Novo Postojalowka (Solenne ) - 24.Gennaio: Staglieno per tutti i caduti 13 Marzo: Assemblea dei Delegati in Sezione – 10 Aprile: Pellegrinaggio Mad. Della Guardia 17 Aprile: Centenario di Perrucchetti a Cassano d’Adda 13, 14, 15.Maggio: Raduno Nazionale ad Asti 19 Giugno: Capannette di Pej (ANA Pavia) - 26.Giugno: raduno al rifugio Contrin 5 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2014 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.17 Pagina 6 RIFUGIO REGINA ELENA 03.Luglio: Pellegr.Col di Nava - 10 Luglio: Pellegrinaggio all’Ortigara 31 Luglio: Pellegrinaggio all’ Adamello - 3 e 4 Settembre: Raduno Sezionale a Moneglia 04 Settembre: Pellegr. al Pasubio - 10.11 Settembre: Susa 1°Raggrupp.(eventuale pullman dalla Sezione) 8,9 Ottobre: Madonna del Don a Mestre - 08 Ottobre: Madonna del Don a Sampierdarena . 16 Novembre: Assemblea dei Capigruppo – 11 Dicembre:. A Milano S Messa in Duomo . Il Gruppo si Stefano d Aveto ha chiesto la Festa Sezionale per il 2017 Relaziona Gianni Parodi in sostituzione del responsabile Zappaterra assente per lavoro. Continua la manutenzione e la risistemazione. E’ stato rifatto il pavimento del dormitorio e la sostituzione con letti metallici, nuovi materassi e piumini al posto delle vecchie coperte. Le spese sonio state compensate da una discreta partecipazione di alpini e soprattutto di molti stranieri, a livello contabile vi è stato un pareggio di bilancio. Sarà da risistemare l’apparato elettrico e un nuovo ponticello sul torrente. Il presidente Firpo ringrazia tutti coloro che hanno voluto dare il contributo . PROTEZIONE CIVILE MUSEO DEGLI ALPINI Prende la parola il Socio aggregato Favini vice coordinatore che relaziona sulle alluvioni a Montoggio; quantifica il numero delle ore lavorate, riferisce che sono operative una squadra cinofila ed una squadra alpinistica, segnala alcune criticità inerenti la PC circa il coordinamento degli interventi delle squadre sui luoghi ove sono avvenute le emergenze. A seguito dell’intervento del capogruppo Belgrano che segnala il rifiuto all’intervento in Valbrevenna il Capogruppo Firpo Michele riferisce che vi era stata con la PC solo la convenzione per la A.I.B.. Segue la precisazione del C.N. Massimo Curasì il quale precisa che l’ordine di agire è dato dal Coordinatore Provinciale Mangini e la catena di Comando nasce dalla PC Nazionale a Milano. L’ANA vuole creare una Convenzione regionale come in altre regioni (Veneto, Piemonte, Toscana) che potrebbe dare più autonomia organizzativa. Viene segnalato che vi sarà una esercitazione della PC del 1 Raggruppamento in Liguria. La discussione procede in modo disorganico con vari interventi tra cui il socio Banchero di Montoggio che segnala la difficolta nel rapporto con il Sig Mangini per far intervenire gli alpini. A livello organizzativo ed istituzionale vi sono però delle regole che vanno rispettate e che provengono direttamente dalla sede Nazionale di Milano. Il Presidente Firpo segnala alfine che ogni intervento deve essere autorizzato da Milano e che la decisione finale su qualsiasi intervento dipende sempre e solo dal Presidente della sezione dove avviene l’emergenza. SCUOLE Il Vice Presidente Militello riferisce che gli interventi nelle scuole hanno raggiunto il numero di 25 nel corso dell’anno 2015 cui vanno aggiunte quelle del prossimo anno Il programma verte sia sulla storia degli alpini che sulla Protezione Civile per stimolare sempre l’interesse degli alunni. Invita i Capigruppo ad organizzare tale attività per le Scuole Medie (3° Media). SERVIZIO D’ORDINE Riferisce il Consigliere Minaglia che richiama i vari Gruppi a partecipare alla attività. Segnala che in certi comuni sono stati gli stessi Sindaci a rivolgersi agli alpini per organizzare eventi e sfilamento. GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 6 Relaziona iI Socio Timossi che ringrazia quanti hanno dato la loro disponibilità; segnala che è disponibile del materiale itinerante di cui ha usufruito anche la Sezione di Acqui per il Raduno di Raggruppamento CORI Non è presente il Socio Cavagnaro per l’impegno del Coro Soreghina nella Cripta in P.zza della Vittoria. Viene riferito dal Presidente Firpo che Milano sta preparando le nuove regole per i Cori Sezionali. Verranno avvisati se possibile i Capigruppo delle date in cui saranno celebrate le S. Messe nella cripta. ATTIVITA DI BENEFICIENZA Relaziona il Consigliere Bellatti che sottolinea come gli Alpini della Sezione sono sempre disponibili sia per le raccolte relative all’ A.I.S.M; - Banco Alimentare (prossimamente alla fine di Novembre); - A.I. L con la consegna delle Stelle di Natale VARIE - Il 06 Febbraio 2016 si svolgerà a Genova l’assemblea dei Presidenti del 1° Ragguppamento. Il Presidente Firpo Chiede il parere dei Capigruppo sulla possibilità di organizzare in anni futuri un raduno del 1° raggr. per 2019 o il 2021. - Il Direttore di Genova Alpina Nuova dr Pellegrino segnala ai Soci una maggior precisione nell’invio del materiale da pubblicare . - Il Socio Molfino fa presente che è in allestimento un opuscolo che completerà la storia della Sezione ANA di Genova dalla fondazione, con la ricerca dei vari Soci che hanno voluto dare il loro contributo alla vita della Sezione stessa (circa 300 persone) con cenni sulle varie attività e fotografie recenti e non. Tale lavoro è stato fatto con il Socio De Dominicis e sarà stampato in un libretto di cui una copia gratuita ai Gruppi ed altre in vendita, a seconda del quantitativo. - Il Capogruppo Belgrano chiede informazioni a riguardo delle spese per le vetture nuove acquistate dalla sezione e divulgare i relativi costi alla prossima assemblea dei Delegati di Marzo 2016. La riunione termina alle ore 11.40. 6 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2014 3-2015_A4 09/12/15 13.17 Pagina 7 MUSEO DEGLI ALPINI Notizie dal Museo e cerimonia del 4 Novembre 2015 a Savignone a commissione che gestisce il museo, dopo un silenzio durato quasi due anni, comunque, senza mai mancare alle aperture programmate, ai lavori di manutenzione,alla pulitura degli oggetti e alla sua catalogazione, è pronta a ripartire con la rubrica “notizie dal museo”. Abbiamo aderito alla manifestazione, indetta dai Comuni dell’alta Valle Scrivia, sulla commemorazione dei cento anni dall’inizio della Grande Guerra, con un ricco programma itinerante realizzato dai comuni che anno aderito all’iniziativa a partire dal giorno 11 aprile, a chiudere la rassegna, domenica 19 aprile con il concerto del Coro Monte Cauriol. A noi il compito di tenere aperto il museo dalle 9 alle 13 con aperture straordinarie nell’arco della settimana e ricevere le scolaresche della valle. Queste aperture hanno portato al museo un notevole incremento nelle visite e notorietà. Le scuole sono state una sorpresa, intervenute con circa 300 ragazzi tra scolari e alunni, ripartiti tra le scuola di Torriglia, Casella, Savignone, Busalla, Isola del Cantone, Favale di Malvaro; a questi numeri vanno aggiunte le visite giornaliere di persone adulte, che non pensavano esistesse una così ricca collezione di oggetti e uniformi militari; le scuole anno partecipato a vari incontri, dove gli studenti si sono interessati su ogni argomento trattato; è intervenuto anche il vice Presidente Militello con il suo programma. Non dobbiamo dimenticare le due mostre itineranti, sono state esposte al circolo Uff. la seconda a La Spezia; rientrate una è stata dirottata su Sestri P. mentre sto scrivendo, la seconda mostra è esposta ad Acqui Terme, presso Palazzo Robellini in occasione del raduno del 18° raduno del 1° raggruppamento. Che si è tenuto ad Acqui T. con un notevole presenza di visitatori. Per quanto riguarda le cerimonie del 4 novembre il Museo ha ricevuto una discreta affluenza di persone. Durante la cerimonia tenutasi davanti al monumento dei caduti di Savignone, abbiamo constatato che erano presenti tutti i ragazzi delle scuole del comune presenti 140 alunni, accompagnati dai genitori e maestre più una discreta rappresentanza,di cittadini. Finita la Messa si è svolta la cerimonia con l’alza bandiera e deposizione della corona ; dopo il discorso del Sindaco, è intervenuto il Vice Pres.Vic. Militello, ed il Cons. Nazionale Curasi Massimo, concludendo la manifestazione portando i saluti del Presidente Nazionale Favero. Ringrazio anche Primo Canale nella persona del Sig.Volpara, il quale ci ha permesso, con alcune riprese video L di incrementare le visite. Il Gruppo di Savignone era presente con una ventina di alpini contribuendo alla cerimonia come ormai è tradizione. Colgo l’occasione per ringraziare tutti gli alpini, in particolar modo Garrè Lino, Garrè Fabio, Vallicelli Mario per il loro lavoro di ripristino dei locali e riordino del materiale delle mostre. Con queste poche righe la commissione del Museo augura a tutti gli alpini un buon Natale ed un felice anno nuovo. MAURO TIMOSSI 7 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.18 Pagina 8 MUSEO DEGLI ALPINI Storia di una coperta militare centenaria Sten Rino Buscaroli uesta coperta viene da Tolmino ma, pur nella stessa famiglia, può avere avuto tre origini: dalla dotazione di casermaggio del Maggiore Eugenio Buscaroli (1861-1928), da quella di suo figlio Alessandro “Rino” (caduto diciannovenne, 1896-1915) o da quella dell’Autiere Giovanni Battista Serravalle (1896-1975). In tutti i casi, finito il servizio militare, nel 1921, passò al corredo casalingo di Eleonora Buscaroli (1894-1958) che vi ricamò le sue iniziali “E.B.”. Eleonora, neonata, rimase orfana di padre e lo zio Magg. Eugenio ne divenne in seguito affidatario portandola nella propria famiglia insieme alla figlia naturale Eugenia (1903-2001) forse anche per colmare il vuoto lasciato dal giovane Alessandro “Rino”, del 3° Rgt. Alpini caduto il 18 sett.1915. Nel 1921, a guerra finita, trovandosi ancora militare a Tolmino, Giovanni Battista Serravalle, autiere conducente di autocarri 18 BL, conobbe Eleonora e, dopo breve fidanzamento, la sposò nella natia Alessandria. Finito il servizio militare e ripresi gli abiti civili, diventò Verificatore nelle Ferrovie dello Stato e portò con sé la moglie Eleonora a Genova Certosa. Ebbero due figli, Pietro (mio padre, 1924-2010) e Luigi (1930-1970). In ogni caso, questa coperta, dopo aver prestato servizio nella Prima Guerra Mondiale in zona Tolmino, seguì i coniugi Serravalle a Genova Certosa. Poi, nel 1944, seguì la famiglia sfollata a Caranzano di Cassine (AL), donata nel 1949 alla nuora Lucia (mia madre, 1924-1991) andò sul Passo dei Giovi (1951-53), a Coniugi Serravalle Genova Quinto (1953-1966), poi a Castelletto (1966-1985), poi a Strevi -AL(1985-2012), infine, ereditata dal sottoscritto nipote Paolo, andò a Pietranera di Rovegno e quindi finalmente donata a questo Museo degli Alpini (giugno 2015) dove le si augura un lungo e meritato riposo. Si chiude cosi la storia di una semplice coperta che ha avuto la ventura di partecipare alla prima Guerra Mondiale, di sopravvivere alla Seconda, di seguire le vicissitudini di una famiglia come migliaia di altre e che ha avuto la fortuna di uscire quasi indenne da cent’anni di peripezie e di finire infine esposta in questo museo. Non male per una delle famigerate coperte militari italiane, note per esser sempre corte e capaci di coprire o la testa o le estremità e mai ambedue le zone contemporaneamente ... Paolo Serravalle, Genova Quinto, 24 maggio 2015 Q Maggiore Buscaroli GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 8 Autiere G. B. Serravalle Famiglia Buscaroli 3-2015_A4 09/12/15 13.18 Pagina 9 MARCINELLE 3 - 4 OTTOBRE 2015 1° RADUNO DEGLI ALPINI IN EUROPA mi avete accolto” (Mt 25,35) svolgendo la sua opera in faIl 3 e 4 ottobre u.s. si è svolto in Belgio, il 1° Raduno vore di tutti gli emigranti, ed è ancora adesso presente in degli Alpini in Europa, un ideale ritrovo delle Sezioni EuBelgio, non senza gravi difficoltà, a fianco della comunità ropee dell’A.N.A. Fortemente voluto dal Delegato ai conItaliana e non solo. Presso la “Missione” abbiamo potuto tatti con le Sezioni all’estero, nonché Vice Presidente Vicavisitare la chiesa intitolata a Santa Maria Goretti, in cui è rio dell’A.N.A. Ferruccio Minelli, e perfettamente organizrappresentata la“Via Crucis del migrante”molto particolazato da Giovanni Camesasca, il raduno ha avuto come re, formata da 16 pannelli bronzei, che rappresentano le palcoscenico direi quasi naturale il Belgio. Una nazione 14 stazioni più altre 2, e in cui sono raffigurate la Via Crucon una popolazione totale di circa 10.700.000 di cui cis classica parallelamente a quella dell’emigrante-mina1.700.000 di origine italiana dei quali circa 300.000 hanno mantenuto la cittadinanza del “Bel paese”. Un numero così elevato si deve ad un flusso migratorio cominciato nel 1945 e durato diversi anni, di italiani in cerca di un futuro migliore per loro e per le loro famiglie. Il destino di questi emigranti erano le numerose miniere di carbone, in cui erano lavoravano decine di migliaia di loro, spesso in condizioni molto difficili, per non dire impossibili. Una di queste miniere è quella del tristemente famosa del “Bois du Cazier” a Marcinelle, dove si sono svolti gli atti ufficiali del Raduno, e dove l’8 agosto del 1956, in una tragica esplosione nelle viscere della terra a 1000 metri di profondità, sono morti 262 minatori di cui 137 italiani e fra loro molti Alpini. Quest’anno cade anche il 10° anniversario della posa di una targa commemorativa da parte della nostra associazione sul luogo della tragedia. Venerdì 2 al nostro arrivo all’aeroporto , abbiamo trovato ad aspettarci alcuni Alpini della Sez. del Belgio che ci hanno portato in automobile al nostro albergo a Charleroi, e alla sera siamo andati a cenare presso una “Missione” dei Padri Scalabriniani a Marchienne-au-Pont. Questa particolare congregazione di missionari ha fatto sue le parole di Cristo “Ero straniero e Col Minatore GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 9 9 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.18 Pagina 10 Col Presidente tore. Appena fuori dalla Chiesa in una nicchia, un carrello pieno di carbone, la lampada e il casco, formano un monumento a ricordo dei morti in miniera a Marcinelle. Sempre nei locali della “Missione” si è poi svolta una ottima cena, preparata dai cuochi della P.C. di Monza, che si sono occupati di tutti i pasti del Raduno, e allietata dal “Coro Matildico Val Dolo” di Toano (RE). Il giorno 3 il Raduno è entrato nel vivo con la riunione dei Presidenti delle sezioni estere e un saluto dei partecipanti da parte del console Italiano e delle autorità locali. Ci siamo poi trasferiti al “Bois du Cazier”, Patrimonio dell’UNESCO dal 2012, per il pranzo ufficiale e per visitare la miniera, ora trasformata in un luogo di memoria con vari musei e sale interattive, in cui viene raccontato e mostrato quella che era la vita del minatore e i fatti dell’8 agosto 1956. La sale maggiormente coinvolgenti dal pun- Sfilata GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 10 to di vista emotivo sono due, quella del “Memoriale” dove sono raffigurate le foto dei 262 minatori morti nella sciagura, e in cui una voce di sottofondo, ininterrottamente ripete i loro nomi, la provenienza, se erano sposati e i nomi dei figli. L’altra è la “Salle des pendus” (sala degli impiccati) che prende questo nome dal fatto che lì ogni mattina i minatori si cambiavano e appendevano i vestiti a delle catene per poi issarle in alto, così da sembrare tante persone impiccate. Nel tardo pomeriggio in Chiesa bella rassegna corale con il “Coro Matildico Val Dolo” e il “Coro Alpino Orobica” e a seguire cena di gala sempre nei locali del “Bois du Cazier”. Domenica 4 è stata la giornata che ci ha trasmesso le emozioni più forti di questo 1° Raduno degli Alpini in Europa. La Santa Messa, con la presenza del presidente nazionale Sebastiano Favero, di 26 Vessilli e numerosi Gagliardetti, è culminata con un bellissima omelia del direttore dell’Alpino, Monsignor Bruno Fasani, incentrata sulla famiglia come comunità dove tutti sono pronti a dare qualcosa per gli altri, dove si impara a saper dare agli altri e dove la solidarietà viene naturale verso il prossimo, valori che ritroviamo anche in un’altra grande famiglia Alpina che è l’A.N.A. Dopo aver reso omaggio ai monumenti nel cimitero locale, che ricordano le vittime di Marcinelle, e i discorsi delle autorità presso il “Muro del ricordo”, la commozione ci ha assalito e preso decisamente alla gola, quando abbiamo avuto la possibilità di parlare con uno dei minatori che per puro caso nel 1956 è scampato alla strage. Lui si è salvato perché era in viaggio di nozze, e doveva rientrare al lavoro il giorno dopo. La sua emozione e le sue lacrime non potevano non contagiarci, mentre raccontava dei suoi compagni e amici che sono morti, delle condizioni in cui lavoravano e vivevano, di come la vita umana non contasse niente raffrontata ad un quintale di carbone, raffrontata al vile denaro. Come ha detto il presidente Favero nel suo discorso, questi uomini, che dopo la 2° GM hanno ripreso lo zaino per affrontare un’altra difficile prova, lo hanno fatto per la loro famiglia, per dare un senso alla loro vita e a quella delle loro famiglia, sono venuti con lo spirito del “saper dare” agli altri e sta a noi ricordare quelli che sono morti sul lavoro per dare ai figli un futuro migliore. A rappresentare la Sezione ANA di Genova c’erano il Vice Presidente Saverio Tripodi, i Consiglieri Sezionali Pier Angelo Fassone e Luca Parenti, l’Alpino Giuseppe Cilione Consigliere del Gruppo di Cogoleto. 3-2015_A4 09/12/15 13.18 Pagina 11 IN VES TR SI AS LL FE O RT A NUOVO COMANDANTE AL 3° REGGIMENTO ALPINI DI PINEROLO enerdi 4 settembre 2015 si è svolta, presso la Caserma Berardi di Pinerolo, la cerimonia per la cessione del comando del 3° reggimento alpini tra il Colonnello Carlo Di Somma ed il parigrado Alberto Vezzoli. Alla presenza del Comandante della Brigata Alpina Taurinense Generale Federici e delle principali autorità civili e militari, il Colonnello Carlo Di Somma ha lasciato il reggimento dopo due anni di intense attività addestrative, focalizzate soprattutto sulla capacità di muovere e combattere in montagna, culminate con le ascensioni delle maggiori vette alpine piemontesi quali il Viso Mozzo, il Fraiteve, il Meidassa e il Ruetas e con la partecipazione a gare sci alpinistiche di livello internazionale. Numerose sono state altresì le attività operative, tra le quali l’esercitazione Roman Express, che ha visto gli Alpini della brigata Taurinense impegnati insieme al Royal Regiment of Fusiliers britannico, agli elicotteri NH90 e Mangusta del 7° reggimento ‘Vega’, ai velivoli Tornado dell’Aeronautica Militare, nello schieramento di una Task Force V chiamata ad intervenire nella simulazione di una situazione di crisi locale e l’operazione Strade Sicure nelle città, tra le quali Genova e attualmente a Milano per l’EXPO. Per il Colonnello Vezzoli, che proviene dallo Stato Maggiore dell’Esercito, è un ritorno nell’ambito della Taurinense avendo comandato, nel 2009/2010, il Battaglione alpini“Susa”. Il Colonnello Carlo Di Somma è atteso a Roma, allo Stato Maggiore della Difesa. Erano presenti con il Vessillo della Sezione di Genova i consiglieri Ten. Gino Berta e Pier Angelo Fassone. Naturalmente è stata una bellissima esperienza ritornare in una caserma operativa a tutti gli effetti e ancora più emozionante è stato il momento dell’arrivo delle compagnie che cantando, ognuna il proprio inno, prendevano posto nello schieramento. Nelle foto la cerimonia per la cessione del comando del 3° reggimento alpini tra il Colonnello Carlo Di Somma ed il parigrado Alberto Vezzoli. Pier Angelo Fassone 11 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.18 Pagina 12 LO TA L SI FER S S VE RA T IN A ROCCA LA MEJA D omenica 16 agosto, partenza alle cinque di mattina, ci siamo recati con gli amici Capi Gruppo, Dario Crino di Favale di Malvaro e Angelo Trucco, di Lorsica, in Valle Maira, nel Cuneese, per ricordare, come avviene ormai da 78 anni, sempre il giorno dopo il Ferragosto, i ventitré alpini dall’età media di ventuno/ventidue anni, solo il Tenente Gino Marchioni ventiseienne, appartenenti al primo plotone della 18a Compagnia del Battaglione Dronero, allora impegnato in esercitazioni invernali in alta montagna, e tragicamente scomparsi. Il plotone venne travolto da una terribile valanga che si staccò il 30 gennaio del 1937 dal versante nord-ovest di Rocca la Meja oltre quota 2000 metri. Sul luogo della tragedia un’antica lapide incuneata nella roccia recita: “ Qui nell’adempimento del dovere il 30 gennaio 1937, XV, fu travolto da improvvisa slavina il 1° plotone della 18ma Comp. del BTG.Dronero “ ed a seguire, uno ad uno, in ordine di grado, i 23 nomi degli alpini. Il luogo della commemorazione, a circa duemila metri, era già stato preparato per la Santa Messa che sarà poi officiata dal Parroco di Dronero,Monsignor Graziano Einaudi, presente il Sindaco di Canosio, Roberto Colombero, e pian piano un paio di centinaia di persone si sono radunate vicino al masso, vero monumento naturale, quasi come a volersi stringere, con il cuore, agli sfortunati giovani alpini tragicamente privati della loro balda giovinezza. Due i Vessilli presenti, il nostro, ringraziatissimo per la presenza e ovviamente quello di casa, Cuneo, scortato GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 12 dal Presidente Antonio Franza, e quasi una trentina i Gagliardetti, con in testa quello di Dronero, antica Sede del battaglione Dronero, gruppo organizzante il raduno commemorativo annuo, scortato dall’attivo Capo Gruppo, Mario Ribero, e poi tutti gli altri compresi i nostri di Favale e Lorsica e vari Gagliardetti provenienti da Sezioni toscane, poiché ben nove dei ventitré caduti erano originari delle province di Lucca e Pistoia ed il motto degli alpini è “per non dimenticare”! Si sa, la natura, in specie in montagna, può presentare pericoli di ogni tipo ma talora anche il fattore umano può contribuire agli eventi, difatti pare, dai racconti tramandati dalla gente del posto, che in quell’occasione il comandante della Compagnia, tale Noè Trevisan, nonostante fosse stato fortemente sconsigliato di proseguire dagli abitanti del luogo, da lui sprezzantemente definiti rozzi montanari, probabilmente tratto in inganno da un temporaneo miglioramento del tempo dovuto al vento di scirocco che tanto timore incute sempre in inverno alla gente di montagna, ordinò al reparto di dirigersi verso la grange Culausa che immetteva sull’altopiano della Gardetta, fra il colle del Preit e il Gias della Margherina, per raggiungere le casermette poste sotto il passo della Gardetta. Il gruppo sciatori che precedeva il reparto, avanzava speditamente raggiungendo già il passo per la Gardetta, mentre gli alpini con le racchette li seguivano ad un centinaio di metri di distanza, lungo l’innevata pietraia nord occidentale di Rocca la Meja. Passato l’ostacolo sarebbero stati sicuramente salvi; soltanto un centinaio di metri ancora: ma lo strato di neve fresca già tagliato dagli sciatori, le racchette che sprofondavano, minando alla base un già precario equilibrio, lo scivolo di ghiaccio sotto l’enorme peso della neve appena caduta, l’insidioso vento di scirocco, fecero il resto....alle 13.30, nel momento più caldo della giornata, l’improvviso boato ed il sibilo sinistro della slavina che inghiotte di colpo trenta alpini, troppo vicini tra loro e con i cordini da valanga arrotolati ai fianchi e non distesi. Alcuni si salvarono subito, sedici vennero recuperati il giorno successivo, sette furono ritrovati soltanto in primavera, al disgelo. Molti dei superstiti, tra cui il Comandante della Compagnia, peraltro passato attraverso varie inchieste militari, vennero in seguito inviati in Russia, con la Divisione Cuneense che diverrà martire, nella tragica Campagna dell’A.R.M.I.R. e diversi di loro trovarono là la stessa morte bianca che circa sei anni prima, beffardamente, li aveva risparmiati. Valter Lazzari - foto di Sandra Demartini Trucco. 3-2015_A4 09/12/15 13.18 Pagina 13 IN VES TR SI AS LL FE O RT A AL SACRARIO DELLA CUNEENSE DI S. MAURIZIO DI CERVASCA omenica 6 settembre scorso al colle di San Maurizio di Cervasca, presso il Santuario della Madonna degli Alpini, ha avuto luogo il raduno Reduci della Cuneense organizzato dalla Sezione A.N.A. di Cuneo. Dal 1946, ogni anno, la prima domenica di settembre, si rinnova da parte degli Alpini e non solamente quelli della Cuneense, un devoto pellegrinaggio al Santuario con la finalità di ricordare i reduci della Campagna di Russia e tutti i loro coetanei che diedero la vita per la Patria. Il Colle di S. Maurizio di Cervasca, per la sua panoramica posizione,fu scelto dagli alpini cuneesi, nel lontano 1938, quale luogo di ricordo dei loro Alpini Caduti adottando il Santuario di San Maurizio,ivi giàesistente. Alla commemorazione erano presenti sei Vessilli sezionali; Cuneo, Ceva, Mondovì, Fossano, Genova e Savona , trentasei Gagliardetti di Gruppi alpini, tra cui diversi della nostra Sezione, con in testa quello di Carasco,capeggiato da Giuseppe Rissetto e gemellato con il gruppo di Cervasca, ed infine i Gonfaloni dei Reduci e Combattenti e della Fondazione del Memoriale della Cuneense. Le Autorità civili intervenute : il Sindaco di Cuneo, Dott. Bornia, ed i sindaci di Cervasca, Vignolo e di Montalto Roero, il Presidente della Sezione alpini di Cuneo Antonio Franza ed il Presidente della Fondazione memoriale della Cuneense, Aldo Meinero. Da parte militare: il Comandante del 2° reggimento alpini di Cuneo, Colonnello Fabrizio Recchi ed il Comandante del 1° Reggimento artiglieria da montagna di Fossano, Colonnello Brero. Sacerdote officiante la Messa al campo Don Piero Giraudo, parroco di Cervasca. Ospiti d’onore, con posti a sedere sotto il porticato d’in- D gresso, vicino all’altare improvvisato, sei reduci della Cuneense. Nell’omelia il sacerdote officiante ha ricordato, con grande commozione, tutti i Caduti della Divisione martire ed ha sottolineato le grandi qualità umane, di sacrificio e senso del dovere che hanno contraddistinto gli alpini coinvolti in quella immane tragedia della Campagna di Russia e che hanno patito inenarrabili sofferenze e privazioni. Nei discorsi dei vari oratori è emersa la necessità primaria di perpetuare la memoria dei Caduti, poiché il ricordo è vita. Significative le parole del reduce ultranoventenne Sassetti, della Sezione di Savona :“ Che il Paese non ci dimentichi! Che non dimentichi quello che abbiamo patito in quell’inferno di neve e ghiaccio, ho ancora nei miei occhi la visione dei miei poveri compagni agonizzanti e senza più forze con gli occhi ormai stralunati a cercare,come a voler vedere per l’ultima volta, i propri Cari, l’Italia lontana! Nessuna Autorità pensi di archiviarci come una vecchia pratica burocratica! Ricordateci senza se e senza ma!” Ci pare doveroso fornire qualche interessante notizia storica relativa al Santuario, considerato anche che tale luogo per gli alpini, non solo piemontesi, è assurto a luogo sacro alla memoria ove tanti gruppi alpini, alcune centinaia, hanno ritenuto di porre nella zona circostante il Santuario,lapidi, cippi e croci di varie forme a ricordo dei loro Caduti di Russia. La Sezione di Genova, molti soci della quale, andati avanti e non, hanno militato nella mitica Cuneense, è presente con lapidi e steli varie riferentesi sia alla Sezione stessa, con lapide già nel lontano 1969 con il probabile concorso dell’allora Gruppo di Genova Monte non menzionato, e poi, in epoca più recente, con steli del Gruppo di Genova Centro, di Casarza Ligure, di Masone e di Carasco, quest’ultima suggestivamente affiancata a quella del Gruppo locale di Cervasca, con il quale è gemellato. Nel santuario è presente una immagine della “Madonna degli Alpini”, molto amata e venerata; opera del pittore Guglielmo Favaro, voluta dai reduci della seconda guerra mondiale, fu qui posta il 3 novembre 1946. Nel Tempio riposano inoltre dal 2009 i resti del Caduto Antonio Isoardi, classe 1916, nato a Canosio, alta Valle Maira, caduto in Russia nella zona di Walujki, nell’ultimo combattimento della Cuneense, ritrovati ed identificati grazie al “piastrino” di riconoscimento. Valter Lazzari - foto di Aldo Rissetto7 13 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.18 Pagina 14 LO TA L SI FER S S VE RA T IN GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 14 3-2015_A4 09/12/15 13.18 Pagina 15 IN VES TR SI AS LL FE O RT A DUPLICE TRASFERTA ALLA CASERMA VIAN DI CUNEO unedì 5 ottobre scorso, unitamente al revisore sezionale supplente Ugo Cirri, ho partecipato, con Vessillo, alla cerimonia del cambio di comando al 2° reggimento alpini, il mitico “Doi” per i Piemontesi,alla storica Caserma di San Rocco Castagnaretta. Già dieci giorni prima,il 25 settembre, ero intervenuto con Vessillo sezionale alla cerimonia del cambio di Comandante del Battaglione Saluzzo, con passaggio della bandiera di guerra dal T. Colonnello Gerardo Iuliano al T. Colonnello Luca Petraroli. I vessilli alpini erano cinque, quello di Cuneo, il nostro di Genova, e quelli di Ceva, Saluzzo e Mondovì, oltre una ventina i Gagliardetti presenti. Il Comandante della Brigata Taurinense, Generale Franco Federici, ligure della provincia della Spezia, nel corso della cerimonia ricorda che il 2° reggimento alpini è l’unico reparto “ ancora esistente di quella che fu la Divisione Cuneense”, della quale fecero parte molti liguri. Di seguito, qualche notizia di aggiornamento sugli attuali reparti che comèpongono il 2° Rgt. Alpini. Il secondo reggimento alpini, dal 1963 al 1974 con funzioni di C.A.R., attualmente comprende: un Comando di Reggimento, una Compagnia Comando e Supporto logistico, il battaglione Alpini Saluzzo, dall’epico motto“Droit quoi qu’il soit, ”avanti ad ogni costo”, composto dalle Compagnie 21, 22, 23 e 106, essendo, di fatto, la struttura odierna dei reggimenti alpini mono-battaglione. La bandiera di guerra del reggimento è decorata al valor militare con una medaglia d’oro, quattro medaglie d’argento e due di bronzo, oltre ad una croce di cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia, una medaglia d’argento di benemerenza ed una medaglia di bronzo al Merito della Croce Rossa Italiana. Sette le medaglie d’oro,individuali, conferite a militari del reggimento, nell’ordine: Stefanino Curti, Enea Guarneri, Mario Musso, Luigi Piglione, Alessandro Anselmi, Danilo Astrua, Stefano Oberto, quest’ultimo tenente Cappellano. Evviva gli alpini, evviva il “Doi”! L Valter Lazzari foto di Ugo Cirri 15 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.20 Pagina 16 LO TA L SI FER S S VE RA T IN A STRADELLA PER IL RADUNO SEZIONALE DI PAVIA Il Vessillo di Genova omenica 4 ottobre a Stradella ha avuto luogo il bel evento del raduno della Sezione di Pavia. Presenti al fianco del Vessillo di casa altri otto Vessilli; quello di Genova portato dai Consiglieri Lazzari e Marchetti, ed i Vessilli delle Sezioni di Piacenza, Valcamonica, Bergamo, Alessandria, Milano, Brescia e delle Marche, oltre circa 50 Gagliardetti, di gruppi locali in prevalenza, ma anche diversi da altre Sezioni, come il Gagliardetto di Rapallo della nostra Sezione. Numerosi i Gonfaloni Provinciali e Comunali, accompagnati da tante Autorità civili, unitamente ad Autorità militari in rappresentanza dell’Arma della Guardia di Finanza e del Corpo della Guardia di finanza, delle Truppe Alpine, con il Capitano in servizio, Alberto Beccegato, aiutante di campo del Generale Primiceri, Comandante delle Forze operative terrestri F.O.TER a Verona e già Comandante delle Truppe Alpine. Inoltre sono presenti vari Labari di Associazioni d’Arma, dei Combattenti e Reduci, compreso quello dell’U.N.I.R. dei Reduci della Campagna di Russia, portato dall’alpino pavese Sergio Ghelfi, amico storico degli alpini di Rapallo. Durante la sfilata, il Vessillodella nostra sezione, portato dal sottoscritto e scortato dal Consigliere Marchetti, D GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 16 ha l’onore, su decisione autonoma del Cerimoniere in quanto il Vessillo più decorato fra quelli presenti, di sfilare in testa agli altri e subito dopo il Vessillo di Pavia. Numeroso il pubblico che applaude festosamente al passaggio del lungo corteo nel cuore della Città, e che si ferma per deporre una corona all’imponente monumento ai Caduti sito in una bella Piazzetta con rigogliosi giardini annessi. Nella chiesa di Santa Maria Assunta il padre Barnabita Giuseppe Roda, alpino, officia la S. Messa, nel corso della quale si alternano al microfoni vari oratori tra cui il Presidente sezionale Carlo Gatti,il Capo Gruppo locale,Francesco Righi, il Sindaco di Stradella, Piergiorgio Maggi, il Presidente della Provincia di Pavia, Daniela Bosone, il Vice Prefetto, Dott. sa Sara Morrone, il Consigliere Nazionale A.N.A. nonché Tesoriere, Gianbattista Stoppani. Tutti gli oratori avvicendatisi al microfono hanno sottolineato l’importanza del ricordo, nel centenario del primo conflitto mondiale, del sacrificio e dei patimenti subiti dal soldato italiano in genere ed in grande misura dagli alpini. E’ seguita una commovente premiazione dei reduci di guerra presenti, omaggiati tutti con la miniatura di un bellissimo cappello alpino di metallo argentato. Una menzione particolare va al Reduce, del Gruppo di Broni, Guido Varesi, che ho consciuto grazie al Capo Gruppo di Broni, nonché Consigliere sezionale di Pavia, Paolo Nascimbene anche lui comme me ex allievo dell a SMALP, ritrovato dopo 46 anni dalla “naja”. L’alpino Varesi, classe 1912, è ancora in perfetta forma fisica : secondo qualche alpino “informato”, fino a 95 anni aveva ancora delle fidanzate ! Conversando un po’ con lui, sempre con il cappello alpino orgogliosamente calcato in testa, di una lucidità mentale e memoria incredibile, tra l’altro ricorda che a fine 1918, aveva circa sette anni, vedeva passare le tradotte che riportavano i soldati in grigioverde dal fronte, fra cui uno zio ferito, ed altre tradotte che, nel senso inverso, riportavano in patria gli ex prigionieri di guerra austro-ungarici, mi ha detto queste testuali parole : “ Paolo, (il capo Gruppo) e gli altri alpini continuano a festeggiarmi di qua e di là, ma in fin dei conti non sarà per qualche anno in più...comunque contenti loro, io vivo normalmente perché voglio arrivare alla vecchiaia ancora in gamba, ho da imbottigliare il vino, fare lavori in cantina etc.. anzi faccia così, dato che è amico del mio Capo Gruppo, la invito per Marzo, fra pochi mesi, quando farò i 104 anni e questi qui al solito mi festeggeranno, me l’hanno 3-2015_A4 09/12/15 13.20 Pagina 17 IN VES TR SI AS LL FE O RT A I due Bocia già detto, così, per l’occasione, le farò assaggiare una bottiglia delle mie...! Io non aggiungo altro se non che andrò senz’altro al compleanno di Guido, spirito alpino eccezionale e tempra ineguagliabile, e lascio, per il resto, al lettore ogni commento...... Guido Varesi Che il Signore onnipotente ce lo conservi ancora, è un monumento vivente!! Guido era già un bocia vispo ed allegro quando Cantore, in Libia, dava la caccia al “Gran Senusso”...! VALTER LAZZARI RECENSIONE Opera di due valenti ricercatori storici, Stefano Denegri e Sergio Pedemonte, è stato pubblicato il volume “Sta sempre alegro così il tempo pasera piu presto”, che ha, come sottotitolo, “Un soldato isolese di cento anni fa”. In occasione del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia, i due autori hanno sapientemente utilizzato un archivio familiare che consiste, principalmente, nella corrispondenza del caporal maggiore della Sussistenza Giuseppe Ferretto, parente di Stefano Denegri, nato il 24/1/1894 a Isola del Cantone e morto il 6/11/1918 nell’Ospedale da campo n. 119 a Mirano (VE), per malattia dipendente da cause di guerra, dopo aver servito nel R. Esercito, senza interruzione, per oltre quattro anni. Caratteristica di questa raccolta di corrispondenza, è quella di annoverare non solo le 53 lettere e 91 cartoline inviate dal militare alla famiglia, ma anche le 99 lettere e 41 cartoline, ricevute dallo stesso, da familiari, parenti, amici, compaesani, commilitoni. Fatto questo piuttosto raro, che ha consentito, agli autori, con una lettura attenta, integrata dalla loro approfondita conoscenza della storia in generale, militare e locale in particolare, di ricavare una serie di dati e notizie di carattere militare, sociale, economico e locale che ci danno un’idea più precisa della vita di quel tempo, sia nella zona di operazioni che all’interno del Paese. Scopo di questa appassionata ricerca è stato quello di ricordare e onorare non solo il caporal maggiore Ferretto, ma lo sforzo compiuto da Isola del Cantone, un comune di modeste dimensioni, che dette all’Italia, dal 1915 al 1918, 400 combattenti e 41 caduti. Ci auguriamo che, in occasione di questi centenari della Grande Guerra, numerose siano le opere che, come questa, evidenziano precisione, valorizzazione delle fonti, volontà di non disperdere un patrimonio di ricordi legati indissolubilmente al dovere e sacrificio delle nostre genti e che dimostrano, soprattutto, un silenzioso, ma profondo amore per la Patria italiana e per l’appenninica terra di origine. Francesco Tuo 17 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.20 Pagina 18 RADUNO SEZIONALE A CASARZA LIGURE ei giorni 26,27 e 28 giugno il Gruppo Alpini di Casarza Ligure ha festeggiato il proprio sessantesimo compleanno ospitando, in concomitanza, il Raduno annuo sezionale, in una bella e radiosa giornata di inizio estate. Il motto stesso del Gruppo, per l’occasione, TRA VOI, CON VOI, PER VOI, ha tratteggiato ampiamente lo storico rapporto di comunanza d’intenti con la Comunità ed il territorio. E il motto storico con cui è nata l’Associazione nazionale alpini , “onorare i Caduti, aiutando i vivi” è stato messo in pratica, anche questa volta, dagli alpini casarzesi della bella Val Petronio, in quanto proprio nel pieghevole illustrativo della manifestazione, distribuito a gruppi alpini e cittadinanza, nella parte finale, dopo la raffigurazione di un bel ed imponente cappello alpino, era scritto, a chiare lettere: “Perché con Voi condividiamo progetti e sogni, con Voi ci poniamo dei traguardi, ci sacrifichiamo per raggiungerli, con voi festeggiamo una volta raggiunti, con la semplicità che ci fa fratelli”, e poi la significativa chiosa finale “...l’utile della manifestazione verra’ devoluto alla P.A. Croce Verde di Casarza Ligure “. Ed a cose fatte, nel prosieguo, secondo la cultura “del fare” anziché “del dire”, propria degli alpini, ben tremila euro saranno donati alla sopracitata benemerita P.A Croce Verde di Casarza Ligure. A dimostrazione di quanto il Gruppo alpini locale sia apprezzato ed amato nel territorio, l’importante evento, oltre che dal Comune di Casarza Ligure, ha avuto il patrocinio di ben altri cinque importanti Comuni limitrofi; Sestri Levante, Castiglione Chiavarese, Moneglia, Lavagna e Chiavari, e di ben 34 “sponsor” con attività economiche site nel Comune stesso di Casarza. Casarza Ligure, con un popolazione all’inizio della Grande Guerra di circa 2.300 abitanti, diede alla Patria il contributo di ben 24 Caduti, di cui un buon numero al- N GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 18 3-2015_A4 09/12/15 13.20 Pagina 19 pini, i quali verranno poi degnamente ricordati, uno ad uno, nel 1931, con l’inaugurazione di un bel monumento a loro dedicato, opera dello scultore Palmerini, che dal 1950 ha trovato stabile collocazione in Piazza della Vittoria, verso il torrente Petronio La sera di venerdì 26, presso la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, dopo un breve intervento dello scrivente circa i fatti più tragici della Grande Guerra, ha avuto luogo l’ esibizione del Coro “Voci d’Alpe” di Santa Margherita Ligure che ha allietato il folto pubblico con bellissimi e struggenti canti di montagna, molto apprezzati dall’uditorio gremito e seguiti dalla recita finale della preghiera dell’alpino, demandata, veramente grande onore, al sottoscritto; nel corso dell’esibizione corale gli alpini Casarzesi hanno organizzato una raccolta fondi, rivelatasi poi di grande successo, a beneficio delle opere della Parrocchia di Casarza Ligure. Sabato 27 giugno, nel pomeriggio, un corteo guidato dal Capo Gruppo Lino Zanotto con il sottoscritto, in qualità di Consigliere rappresentante sezionale, e vari Consiglieri ed Assessori Comunali, si è recato, ai monumenti ai Caduti siti nelle frazioni di Bargone, Cardini e Verici, dove sono state deposte alcune corone e recitata della preghiera dell’alpino, accomunando comunque nella memoria tutti i Caduti, alpini e non. A seguire, in serata, l’apertura al pubblico, degli “stand” gastronomici nell’area attrezzata di piazza UNICEF, con l’accompagnamento musicale della Filarmonica di Sestri Levante, diretta dal Maestro Francesco Gardella. Domenica 28, presso il Comune, accoglimento partecipanti e colazione alpina, arrivo delle numerose Autorità civili e militari, il Sindaco Giovanni Stagnaro, il Consigliere Regionale Claudio Muzio, già Sindaco cittadino nonché figlio di un alpino della Cuneense, reduce di guerra e più volte Capo Gruppo alpini di Casarza, numerosi Sindaci del comprensorio, il concittadino Senatore Vito Vattuone, rappresentanti militari in servizio della Scuola di Telecomunicazioni di Chiavari, il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri e quello della Brigata della Guardia di Finanza di Riva Trigoso oltre le Associazioni d’arma dei Marinai di Sestri Levante, Gruppi Zolezzi e S.Marco, dell’Arma Aeronautica del Tigullio ed infine l’Associazione Orfani di Guerra. Da parte alpina, presenti il Presidente sezionale Pietro Firpo con gran parte del Consiglio Direttivo, la Protezione Civile Sezionale ed i Vessilli, oltre il nostro, di Pavia, Piacenza, Savona e La Spezia, e ben 41 Gagliardetti, di cui 35 di Gruppi della nostra Sezione e sei di altre sezioni : Fornovo Taro, Rivanazzano Terme, Treviglio, Deiva Marina, Lacchiarella e Varazze,. Si è quindi proceduto alla cerimonia dell’alzabandiera presso il monumento ai Caduti alpini, adiacente l’edificio comunale, con l’accompagnamento del Corpo bandistico di Casarza Ligure e della Val Petronio; alla fine della cerimonia il corteo, coordinato dal Cerimoniere, Roberto Brisca, coadiuvato dal bravissimo Piero Bonicelli, si è diretto verso la chiesa parrocchiale per la Santa Messa. Nel corteo, su una camionetta militare, tre reduci alpini dell’ultimo conflitto, il centenario casarzese Gino De Paoli, classe 1915, una croce al merito di guerra, il Generale di Divisione Modesto Marchio, classe 1922, con due ferite e tre croci al merito di guerra, il reduce del gruppo di Castiglione Chiavarese, Ernesto Baratta, classe 1921, una croce al merito di guerra. Dopo la Santa Messa celebrata dal parroco Don Stefano ha avuto inizio la sfilata per le principali vie cittadi- 19 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.20 Pagina 20 ne, con deposizione di corone ai monumenti cittadini ai Caduti, iniziando da quello posto presso il Cimitero, a lato della Parrocchia. La sfilata si è infine sciolta nell’area attrezzata allo speciale “rancio alpino. Come annunciato dal programma, un elicottero ha sorvolato l’area rancio per poi atterrare in una zona adiacente, adibita per l’occasione, ad eliporto. Al pubblico è stata offerta la possibilità di fare un giro di una ventina di minuti, a gruppi di 4/5 persone, sulla co- GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 20 sta a ridosso di Sestri Levante e Moneglia, con vista mozzafiato sulle scogliere; molte persone hanno approfittato dell’occasione e fino a tarda sera le escursioni sono proseguite senza sosta, accompagnate anche dalla spettacolare esibizione di lanci di paracadutisti. Nel frattempo, nelle immediate vicinanze della zona “rancio”, si sono esibite per la gioia del pubblico che ha ammirato la loro destrezza e sincronismo, le “Majorettes” del gruppo emiliano “Le Orchidee” di Langhirano. E per finire, fino ad ore avanzate, danze aperte per tutti e lo spettacolo di danza moderna “ballando sotto le stelle” con la partecipazione dei seguenti Gruppi; Mater Club, GSO Casarza Ligure, Danza e movimento, A passo di Danza, Tigullio Dance, ACLI Sestri Levante, Palestra Emotion, ed infine Nomas e Cames. Un compleanno veramente memorabile, un bella festa alpina condivisa dalla popolazione, un “bravi” sentito a tutti gli alpini di Casarza Ligure, fiera “Gens Petronia”, come si evince dal motto stesso dello stemma comunale e, visti i risultati ed il generale apprezzamento, in specie della vostra Comunità, restiamo in attesa di altri vostri inviti per future manifestazioni...... e grazie ancora per quanto, alpinamente, avete saputo realizzare! Valter Lazzari 3-2015_A4 09/12/15 13.21 Pagina 21 “SULLA STRADA DEL MONTE PASUBIO…” SACRARIO DEL PASUBIO: 5 e 6 SETTEMBRE “, … sono i valori che dobbiamo difendere anche a costo di metterci contro certi progetti in discussione in parlamento come quello sulla famiglia...” ed ancora: “prima dei diritti esistono i doveri, questo dobbiamo insegnare ai giovani . E magari ricostruire un servizio obbligatorio per il paese, pure se in forme e tempi diversi da quelli del passato”: le parole del presidente Favero quasi urlate sulla spianata del Sacrario racchiudono il significato profondo di un pellegrinaggio che ha visto gli alpini tornare ancora, come ogni anno, in uno dei luoghi entrati nel dna di chi porta quel cappello, qui accanto al Sacrario dove dormono il sonno senza fine oltre 5000 giovani che al dovere hanno sacrificato tutto, tanti anche il nome. Di fronte il versante sud del massiccio del Pasubio con le sue pareti a strapiombo erte come muraglie, un baluardo che, come altri, i nostri nonni e padri hanno difeso fino all’estremo perché, consapevoli o meno, c’era una patria da difendere, la propria terra, la propria identità. Si sale su strade militari scavate a forza senza i mezzi che oggi sono abituali per noi, una qualche decina di km di gallerie che hanno trasformato la montagna come in un enorme formicaio, si arriva al desolato altipiano sommitale che ricorda tanto l’Ortigara o il Carso, con le sue doline ed i suoi cra- teri da esplosioni di granate, ferite nella terra e nella roccia non ancora cicatrizzate dopo 100 anni, ancora lì evidente il risultato delle tante mine che hanno sconvolto in particolare la cima nota come Dente Italiano. Guardando quei sassi buttati là scompostamente come da una frana mi sono sorpreso a pensare cosa provavano i soldati di presidio sulle cime quando sentivano sotto di loro il rumore degli scavi (e ne comprendevano bene il motivo!): ricordo di aver letto la testimonianza di uno sopravvissuto a quell’esperienza che notava come l’apprensione era tanta anche solo sentendo i rumori del lavorio (e si sperava di avere il cambio prima della fine dello stesso), ma i momenti più bui arrivavano quando tutto taceva perché ciò significava che da un momento all’altro si poteva saltare in aria, cioè era la fine e qui come altrove c’è chi ancora è sepolto sotto la pietraia, una tomba senza nome. Tutt’intorno i “soliti” segni di quella guerra, resti di baraccamenti, trincee scavate nella viva roccia o veri bunker in cemento, gallerie e ricoveri in roccia ovunque: uomini trasformati come in talpe a ciò costretti dalla Natura degli oltre 2000 di quota e da altri uomini che dall’altra parte vivevano le stesse sventure. 21 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.21 Pagina 22 Si potrebbe qui ricostruire la cronaca divenuta storia di oltre 3 anni di scontri, assalti, mine, contromine, orrori ed eroismi (compresa la cattura di quei grandi alpini che furono Cesare Battisti e Fabio Filzi, cattura avvenuta sul monte Corno di Vallarsa, oggi Corno Battisti, una delle cime del Pasubio, il 10 luglio del 1916, alpini finiti sulla forca due giorni dopo), ma tanto è stato e sarà scritto: oggi i nipotini di quei combattenti sono convenuti qui per farli rivivere nel ricordo e, perché no, per una preghiera. Il programma della due giorni: sabato 5 settembre sul monte S. Messa presso la chiesetta del Pasubio e l’omaggio ai Caduti italiani ed austroungarici presso le cime note come Dente Italiano e Dente Austriaco, mentre domenica 6 sul Colle Bellavista accanto al Sacrario la solenne cerimonia / ricordo in occasione del centenario con l’omaggio ai soldati tumulati, le allocuzioni di rito tra cui l’appassionato appello del presidente Favero. A seguire la S. Messa e la “preghiera dell’alpino” che di fatto chiude idealmente l’incontro. “Sulla strada del monte Pasubio è rimasta soltanto una croce, ...” narra l’omonimo canto (Geminiani/De marzi) … parecchie migliaia dovremmo metterne affinché ne abbiano una a testa tutti i giovani che qui hanno lasciato futuro e sogni: a loro il nostro pensiero ed anche un grazie per l’insegnamento che ci hanno lasciato. Carlo Fontana GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 22 3-2015_A4 09/12/15 13.21 Pagina 23 PASUBIO UNA “ DUE GIORNI” DI MEMORIA 52 GALLERIE – DENTE ITALIANO–DENTE AUSTRIACO N ella ricorrenza del centenario della Grande Guerra 1915-1918, gli alpini dei gruppi Valverde, Altavalpolcevera e San Quirico in Valdagno sono saliti in pellegrinaggio al monte Pasubio. I partecipanti all’escursione sono stati gratificati da una “immersione piena” nel Pasubio grazie alla competente e coinvolgente guida dello storico Claudio Gattera. Partiti venerdì 21 agosto 2015 da Bocchetta Campiglia per il rifugio generale Achille Papa percorrendo la “Strada delle 52 gallerie” (o strada della Prima Armata), questa è una mulattiera militare lunga 6.555 metri, dei quali ben 2.335 metri sono suddivisi nelle 52 gallerie; ognuna è numerata e caratterizzata da una propria denominazione. La larghezza minima è stata prevista in 2,20 metri per permettere il transito contemporaneo di due muli con le relative salmerie. La strada fu progettata per rifornire le truppe in prima linea tenendosi al riparo dalla artiglieria nemica, la sua realizzazione “definita una meraviglia dell’ingegneria militare” iniziò nel marzo del 1917 e durò dieci mesi. Dopo tre ore e mezzo di salita arrivo al rifugio Achille Papa, cena e pernottamento. Il mattino seguente escursione alla cima Palon, al Dente italiano ed al Dente austriaco; si tratta della Zona Sacra del Pasubio, così dichiarata da un Regio Decreto del 1922 poiché il massiccio fu teatro di sanguinosi combattimenti della prima guerra mondiale, durati tre anni e mezzo. A testimonianza delle cruen- ti battaglie, ancor oggi sono visibili: i crateri delle bombe, le trincee, i camminamenti, le gallerie, i ricoveri e il cimitero “DI QUI NON SI PASSA” (cimitero brigata Liguria).Presso la chiesetta di Santa Maria del Pasubio è avvenuto il gemellaggio tra i tre gruppi. Discesa al pian delle Fugazze per la strada degli Eroi e visita all’ossario del Pasubio. Franco Rosa 23 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.21 Pagina 24 COMMEMORATI A CORTINA IL GENERALE CANTORE ED I SUOI ALPINI Messa al campo Domenica 19 luglio 2015 si è tenuta la prevista commemorazione della Medaglia d’Oro V.M. Generale Antonio Cantore ad un secolo dalla morte, nei luoghi che ne videro il sacrificio al tramonto del 20 luglio 1915. La manifestazione, organizzata dalla Sezione ANA di Genova af- Le autorità GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 24 fiancata dalla consorella del Cadore (che come in passato ha fornito un perfetto supporto logistico tramite il Gruppo di Cortina d’Ampezzo), si è articolata in tre distinti momenti ed è stata resa ancor più solenne dalla presenza ufficiale del Labaro Nazionale scortato dal Presidente Sebastiano Favero, accompagnato dai Consiglieri Massimo Curasì (responsabile delle Sezioni liguri), generale Genovese e Michele Dal Paos, neoeletto. Presenti anche autorità civili (in rappresentanza del Comune di Cortina), militari (Carabinieri e Guardia di Finanza) e molti alpini. Hanno fatto corona al Labaro Nazionale i Vessilli sezionali di Genova, Cadore, Belluno, Bassano del Grappa, Alto Adige, Valle Camonica e Torino (dalla cui provincia proveniva la famiglia Cantore) e ben 18 Gagliardetti di Gruppi provenienti prevalentemente dal Veneto oltreché dalla nostra Sezione. Per quanto riguarda appunto Genova, a fianco di quelli di Sampierdarena (intitolato al Gen. Antonio Cantore) e di Pieve Ligure – Sori (cui va il merito di aver vitalizzato questa cerimonia e restaurato il monumento alcuni decenni fa), si contavano Genova Centro, Arenzano, Nervi, Rezzoaglio, Altavalpolcevera e Favale di Malvaro. Con il presidente Firpo hanno partecipa- 3-2015_A4 09/12/15 13.21 Pagina 25 to i consiglieri sezionali genovesi Berta, Fassone, Marchetti, Militello e Minaglia e l’ex consigliere Zappaterra. Come indicato nel manifesto predisposto dagli amici cadorini, le cerimonie, nell’ambito del centenario della Grande Guerra, non volevano soltanto ricordare Cantore ma anche i molti Caduti sulle Tofane ed in territorio ampezzano, sovente ignorati. Andando per ordine cronologico, in mattinata presso il cippo di Forcella Fontananegra che ricorda il punto ove cadde il generale ligure, nel suggestivo ed affascinante scenario delle Tofane, è stata celebrata la Santa Messa in suffragio del Caduti, nel corso della quale l’energico officiante ha significativamente consacrato il vino, che simboleggia il sangue di Cristo, rivolgendo il calice alle pietraie, ai resti di trincee ed alle pareti circostanti dove molti alpini caddero e si trovano per sempre dispersi. Al termine è seguita la deposizione di una corona al cippo, ai piedi del quale il Gruppo di Sampierdarena, rappresentato dagli Alpini Angelo Grossi, Andrea Grossi e dall’Amico dott. Rodolfo Russo, aveva di prima mattina murato una targa commemorativa della ricorrenza. Dopo un breve saluto del presidente genovese Piero Firpo, ha quindi preso la parola il colonnello Andrea Piovera, vicecomandante della Brigata Alpina Julia il quale ha appropriatamente ricordato la figura di Cantore quale primo comandante nel 1909 dell’8° Reggimento Alpini, composto da tutti alpini friulani, del quale aveva intuito la necessità e l’importanza; quegli stessi alpini che avrebbe poi guidato vittoriosamente nel 1912 in Libia nella guerra italo turca. Un altro momento celebrativo ha avuto luogo nel primo pomeriggio presso il Sacrario di Pocol, ove Cantore riposa tra i suoi alpini. Dopo la deposizione di un corona presso il sacello del Generale, il Professor Paolo Giacomel, storico insigne ed autore di numerosi saggi dedicati alla Grande Guerra, ha ricostruito la storia del monumento, anche sotto l’aspetto architettonico ed artistico, precisando che esso fu solennemente inaugurato nell’estate del 1939, solo una quarantina di giorni prima dell’inizio di un’altra immane catastrofe. Ha ricordato che nel Sacrario confluirono i resti ritrovati di quasi 10.000 Caduti provenienti dai molti piccoli cimiteri militari della zona e che di questi solo circa la metà portano un nome. Qui vengono continuamente tumulati resti che sono annualmente ritrovati nelle zone ampezzane, soprattutto dopo il disgelo. Ha infine precisato che da studi effettuati sugli avvenimenti bellici nel biennio 1915-’17 si può desumere che in questo settore, che va dalle Tofane fino alla Croda d’Ancona e Son Pauses, i Caduti potrebbero essere stati circa 30.000: quindi oltre 20.000 dormono ancora tra crode, cenge, anfratti e chissà dove … Ha preso poi la parola il sottoscritto in rappresentanza della Sezione per tracciare un breve profilo di Antonio Cantore, ricordando infine la sua città natale, Sampierdarena, così determinante tramite le proprie aziende (Ansando in primis) che fornirono un importante supporto bellico all’esercito italiano impegnato nella Grande Guerra. Dopo un saluto del vicesindaco di Cortina, ha concluso la cerimonia il presidente nazionale Favero con una riflessione sull’importanza di tener desta la memoria del nostro passato, soprattutto tra le giovani generazioni, ricordan- Il Vessillo di Genova con il Presidente Nazionale Presso il Cippo Cantore: il vessillo sezionale di Genova do ancora lo sforzo che sta compiendo l’ANA nelle scuole con il concorso nazionale “Il milite … non più ignoto”. A pomeriggio inoltrato ed a conclusione della commemorazione, una caldissima Cortina (29,5° gradi con grande afa ed umidità, a testimonianza che anche in montagna questo luglio 2015 non ha scherzato) è stata posta una corona presso il monumento che ricorda Antonio Cantore che si staglia sullo sfondo delle Tofane e delle altre cime della splendida conca ampezzana. Prima del ammainabandiera conclusivo, il vice presidente sezionale cadorino Antonio Cason (già consigliere nazionale) nel ringra- 25 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.21 Pagina 26 Presso il Cippo Cantore: gli alpini di Sampierdarena Cortina :Il Monumento a Cantore ziare tutti i partecipanti ha significativamente sottolineato che nella storia degli Alpini una sola volta in precedenza si era registrata a Cortina la presenza del Labaro e del Presidente Nazionale: accadde nel lontano 1921 in occasione della seconda Adunata Nazionale, che allora veniva ancora denominata Convegno - Congresso. Motivo di legittimo orgoglio: la cerimonia ha meritato la copertina del numero di agosto settembre 2015 de “L’ Alpino” Giancarlo Militello La targa GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 Copertina dell’Alpino 26 3-2015_A4 09/12/15 13.21 Pagina 27 LE MEDAGLIE D’ORO AL VALOR MILITARE DELLA GRANDE GUERRA Anno 1915 I niziamo con questo numero una rassegna dei più significativi militari decorati con medaglia d’oro al valor militare, il massimo riconoscimento italiano per eventi bellici, fornendo anche alcuni cenni sui campi di battaglia nei quali caddero. La guerra coinvolse tutte le armi ed i corpi della nostra Nazione, pertanto doverosamente non ci soffermeremo soltanto sui decorati alpini, che peraltro ricorderemo tutti, ma scriveremo anche degli altri, senza peraltro dimenticare che ogni Caduto della Grande Guerra, decorato o no, recuperato o scomparso in combattimento, merita il massimo rispetto. L’istituzione della figura simbolica del Milite Ignoto, avvenuta nel 1921, ed il conferimento ad essa della M.O.V.M., con la seguente motivazione:“Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria» ne è inconfutabile testimonianza. Iniziamo esaminando i più significativi decorati nell’anno 1915. BREVI CENNI SULL’ISTITUZIONE DELLE DECORAZIONI AL VALOR MILITARE La medaglia d’oro al valor militare (M.O.V.M.) fu istituita dal re Vittorio Amedeo III di Savoia il 21 maggio 1793 “per ufficiali inferiori e soldati che avevano fatto azioni di segnalato valore in guerra”. Nel dritto recava il profilo del Re, nel verso un trofeo di bandiere e la scritta “al valore”. Vittorio Emanuele I la soppresse per sostituirla il 14 agosto 1815 con l’Ordine Militare di Savoia. Toccò a Carlo Alberto di Savoia ripristinarla, con “Regio Viglietto” del 26 marzo 1833, aggiungendovi la medaglia d’argento (M.A.V.M.) e quella di bronzo (M.B.V.M.). Le caratteristiche: sul dritto, lo scudo sabaudo con rami d’alloro, la corona reale e la scritta «al valor militare»; sul rovescio due rami di alloro che racchiudevano il nome del decorato, il luogo e la data dell’azione. Vittorio Emanuele III di Savoia, con regio decreto n. 1423 del 4 novembre 1932, emanò le nuove disposizioni per la concessione delle medaglie unitamente alla croce di guerra al valor militare (C.G.V.M.). Le quattro decorazioni erano appese ad un nastro di colore “blu Savoia”, la stessa tonalità poi adottata dalle fasce degli ufficiali e dalle squadre nazionali sportive italiane. Dalla proclamazione della Repubblica, il 2 giugno 1946, lo scudo sabaudo è stato sostituito dall’emblema della Repubblica Italiana, fermo restando il colore del nastro. Nell’elencazione dei decorati si seguirà lo stesso ordine cronologico di assegnazione riportato nei tre volumi Il Risorgimento Italiano – La Grande Guerra – Le medaglie d’Oro al Valor Militare, edito a cura del Gruppo Medaglie d’Oro al V.M., Roma 1968. Le belle riproduzioni dei Caduti, tratte dalla stessa pubblicazione, sono opera del famoso pittore ritrattista Guido Greganti (1897-1986) *** Il primo decorato fu il diciannovenne barlettano Giuseppe Carli, sergente dei Bersaglieri, il quale cadde in combattimento sul Monte Mrzli il 10 giugno 1915. All’inizio delle ostilità contro l’Austria faceva parte di uno dei numerosi reparti che giunsero senza colpo ferire nella piana di Caporetto, abbandonata dagli austriaci che, secondo i piani predisposti, si erano arroccato sui monti sovrastanti, il Monte Nero con le sue numerose dorsali, lo Sleme, il Mrzli ed il Vodil. Le vicende, che riguarderanno particolarmente gli Alpini, sono a noi ben note: la rapida conquista del Monte Nero diede l’illusione di facili vittorie su tutti i monti, ma la realtà fu completamente diversa. In particolare il Mrzli, di limitata elevazione (m. 1359) divenne un’orribile voragine che inghiottì migliaia di italiani di tutti i reparti in oltre due anni e mezzo di lotta, fino alla ritirata di Caporetto. La sua difesa garantiva agli austriaci la difesa di Tolmino e sbarrava la strada ad una possibile avanzata verso Lubiana che avrebbe causato il crollo di tutto il fronte dell’Isonzo fino al mare. Per questa ragione venne difeso dagli austriaci con feroce tenacia, anche al costo di notevoli perdite, comunque non paragonabili alle nostre. Di questa lotta si sa ancora poco, solo recentemente sono usciti interessanti saggi a firma del prof. Guido Alliney di Trieste. Significativa la descrizione fattane dalla corrispondente di guerra viennese Alice Schalek nel suo famoso reportage di guerra (anno 1916) dal titolo Isonzofront: “ .. E’ addirittura peggio che sul Monte San Michele, perché là la linea del fuoco non lo sovrasta. Ed è peggio che sul 27 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.21 Pagina 28 Podgora, perché questo monte così tormentato da quattordici mesi è alto solo duecento metri. E’ peggio che nella zona di Plava - Zagora, perché là la linea non è così terribilmente lunga. Di questi quattro spaventosi punti del fronte isontino, il Mrzli Vrh è, probabilmente, il più orrendo - un triste primato del quale quelli che sono sul monte incriminato farebbero volentieri a meno ... “. Carli cadde in uno dei primi attacchi mentre incitava i suoi uomini ad avanzare verso la posizione di q. 1186; ferito più volte, rifiutò il soccorso dei compagni, urlando loro “Andate a sparare!”, fino a quando non spirò. Pochi giorni dopo, il 19 giugno, spirava nell’ospedale da campo di Caporetto il ten. Col. Alpino Luigi Pettinati da Cavatore (AL) che diventerà la prima medaglia d’oro del nostro Cor- po nella Grande Guerra. Questo valoroso personaggio è riconosciuto come l’ideatore del colpo di mano che portò alla conquista del Monte Nero; sull’argomento si è già più volte dettagliatamente soffermato il nostro giornale in numeri precedenti cui facciamo rimando. Nella stessa azione si distinguerà un altro ufficiale effettivo degli Alpini, il cap. Vittorio Varese da Vercelli, il quale in tempo di pace, nel 1908 si era già segnalato nell’opera di soccorso alle popolazioni calabro-sicule funestate dal terremoto. Promosso capitano, entrò in guerra al comando della 35^ cp del Battaglione Susa. Nella conquista del Monte Nero gli fu assegnata la massima onorificenza per aver realizzato con grande rapidità il possesso delle due quote del Monte Potoce (quota 2138 e quota 2133) che GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 28 resero possibile il raggiungimento dell’obiettivo principale, catturando duecento prigionieri ed abbondante materiale di guerra. Nell’ottobre dello stesso anno, combattendo sul Mrzli, fu decorato con medaglia di bronzo. Nel novembre successivo, trovandosi indisposto, pur di non abbandonare il comando del reparto nell’imminenza di una azione già predisposta sull’adiacente Monte Vodil trascurò ogni cura: fu colto da violenta febbre e costretto all’urgente ma tardivo ricovero in ospedale, dove morì. In quel mese di giugno nel basso Isonzo attorno a Gorizia iniziava la lunga serie di spaventosi attacchi aventi come obiettivo la conquista della città, dei rilievi circostanti e dei primi contrafforti del Carso, in direzione di Trieste. Il Monte Sabotino, le alture di Oslavia, del Calvario/Podgora, il Monte San Michele, il Sei Busi, le Cave di Selz, le alture di Monfalcone, tutti di modestissime altezze, dai 600 m. del Sabotino alle poche decine di metri di tutti gli altri, sarebbero diventati nomi famosi ed abituali nei bollettini ufficiali e nei resoconti dei corrispondenti di guerra. Innumerevoli gli atti di valore ed altissimi i sacrifici di vite umane che portarono al conferimento di una pioggia di medaglie d’oro soprattutto ai reparti di Fanteria qui impegnati. Nell’impossibilità di citarle qui tutte, ci soffermeremo su quei nomi legati ai più importati fatti d’arma. Ricordiamo, per quei due mesi iniziali, giugno e luglio del ’15, il soldato Giovanni Cucchiari, 20 anni da Macerata, caduto sul Podgora il 24 giugno mentre tagliava reticolati per aprire un varco ai compagni. L’umile fornaio soldato Giulio Zanon, 23 anni da Padova, che dopo aver aiutato un ferito e liberato da un nemico un proprio compagno, nel corso della stessa azione moriva per difendere il proprio ufficiale; il tenente ventunenne Leopoldo Montini da Campobasso, che si sacri- 3-2015_A4 09/12/15 13.21 Pagina 29 ficava in un ennesimo tentativo di trovare una via di sfondamento sul Sei Busi; ed il nobile tenente Decio Raggi da Forlì, ferito gravemente sul Podgora il 19 luglio e deceduto pochi giorni dopo in un ospedale da campo, spronando fino all’ultimo i compagni a proseguire nella lotta. Tornando alle montagne, giungiamo così al fatidico 20 luglio 1915 quando a Forcella Fontananegra sulle Tofane, al tramonto cade il sampierdarenese generale Alpino Antonio Cantore che quest’estate la nostra Sezione, alla presenza del Labaro e del nostro Presidente Nazionale, ha degnamente commemorato nel centenario della morte. Di lui è stato scritto tutto, forse troppo e purtroppo a volte anche a sproposito. Vogliamo ora, almeno nell’ambito della nostra Sezione, fare un po’ il punto della situazione per cercar di mettere ordine su tale ampia letteratura. Tralasciando le illazioni sul conto della sua morte, autentici gossip ante litteram, Cantore cade in un momento delicato ed incerto della nostra mal condotta guerra. C’è urgentemente bisogno di creare, in un esercito già poco motivato e scoraggiato, entusiasmo, morale e spirito combattivo: ed ecco che il suo piglio deciso ed i suoi iniziali successi, che non provocano assolutamente stragi, attraverso primi scritti vengono portati come esempio, ma non ancora ingigantiti, al fine di raggiungere quegli scopi. Solo nel dopoguerra, con l’appropriazione da parte del regime fascista del “mito” della Grande Guerra, la sua figura viene ulteriormente amplificata, obiettivamente forse un po’ troppo, fino a giungere ad una sorta di mitizzazione con la creazione, con gli scritti del giornalista alpino Maso Bisi, dell’ormai famoso “Paradiso di Cantore”. Purtroppo in questo secondo dopoguerra ed ancora recentemente in una pubblicazione e nelle lettere al direttore della nostra rivista nazionale L’Alpino sono comparse affermazione dissacratorie circa la sua ferocia e basate sul nulla, in quanto in nessun documento ufficiale è mai emersa alcuna critica sulla sua condotta della guerra nei soli 57 giorni in cui si trovò al comando di un reparto. Che fare dunque per difendere ancora una volta la figura del nostro venerato generale? Più nulla! A suo tempo avevamo dato motivata replica a quelle insensate parole nelle stesse pagine dell’Alpino, ma il reiterarsi degli immotivati attacchi, oltre a non scalfire la nostra posizione, ci fa ritornare alla mente il vecchio aforisma per il quale “La mamma dei cretini è sempre incinta”! Per cui il ribattere ulteriormente chiodo alimenterebbe soltanto nuove inutili polemiche. Il giorno successivo la morte di Cantore cadeva sulle alture sovrastanti il villaggio di Plava, che sorge in un’ansa dell’Isonzo, il ventiduenne senese fante portaferiti Angelo Vannini. Questa figura merita un momento di ricordo, in quanto la sua morte avvenne nel compimento di una spericolata serie di recuperi di compagni feriti, fintantoché non fu lui stesso a cadere ferito mortalmente. L’episodio capitò su un poco noto quanto conte- sissimo crinale che partendo dal fiume sale verso la quota 383, il monte Kuk, i villaggi di Zagora e Zagomilla per toccare il Monte Vodice ed infine il Monte Santo; si tratta di una bellissima e panoramicissima zona, dalla quale si gode un’ampia vista sulla valle dell’Isonzo. Quanti sforzi e quante perdite per conquistarlo! I primi attacchi furono sferrati allo scoppio della guerra, ma il Monte Santo sarebbe stato raggiunto solo nel corso dell’XI Battaglia dell’Isonzo, nell’agosto 1917. Qui i numerosi reparti italiani si scontrarono in durissimi combattimenti con uno dei reparti di spicco dell’imperial regio esercito austro ungarico, il mitico Reggimento Hoch und Deutschmeister N. 4, una delle più antiche e gloriose formazioni militari austriache, famoso anche per le splendide uniformi da parata. Il 5 agosto si registra l’episodio che porta al conferimento della prima M.O. ad un marinaio: il capitano di corvetta Carlo Del Greco muore affondando al comando del suo som- mergibile Nereide al largo dell’isola di Pelagosa (Mare Adriatico, oggi in 29 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.21 Pagina 30 Croazia), durante un breve ed inusuale scontro con un sommergibile austriaco. I resti dei Caduti furono recuperati nel 1972 da una nave militare iugoslava e riposano nel Sacrario di Brindisi. Una curiosità: la storia del comandante dell’U-boot nemico Von Trapp venne raccontata nel celebre film Tutti insieme appassionatamente (Usa 1965, 5 premi Oscar), della cui colonna sonora fa parte il brano musicale My favorite things, una delle canzoni più eseguite nella storia della musica leggera e jazz. Francesco Rismondo, nato a Spalato nel 1885, fu da subito animato dall’irredentismo e dalla passione per l’annessione all’Italia delle sue terre. Per questa ragione allo scoppio della guerra varcò il confine e si arruolò in un reparto di Bersaglieri. I suoi superiori lo destinarono immediatamente ad un comando lontano dal fronte in qualità di interprete per motivo della sua incolumità, ma egli volle essere inviato in prima linea col suo reparto di appartenenza. Si trovò così a combattere sul Monte San Michele, dove partecipò il 20 luglio all’attacco di Cima 4. Ma in un contrattacco austriaco il giorno successivo venne catturato e, riconosciuto, processato e condannato a morte per tradimento. Fu giustiziato il 10 agosto successivo a Gorizia. Molti furono i caduti ed i decorati la cui morte è legata a questa altura situata ad est di Gorizia, all’inizio dell’altipiano carsico. E’ composto da quattro cime, la più alta delle quali si eleva a 275 metri. Rappresentava un baluardo contro l’ingresso delle nostre truppe nel retrostante Carso, per questa ragione all’inizio della guerra era già fortificato, disseminato di trin- GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 30 cee, caverne ed altre postazioni, oggi sentieri numerati ed indicati, percorsi da numerosi escursionisti appassionati di storia. Le cifre parlano da sole. Per conquistarlo, unitamente ai boschi che lo fiancheggiano (Cappuccio, Lancia e Triangolare) occorsero 15 mesi e 6 battaglie dell’Isonzo: cadde solo nell’agosto del ’16 con la battaglia per la conquista di Gorizia; qui morirono complessivamente circa 116.000 uomini, di cui circa 5.000 in pochi minuti all’alba del 29 giugno 1916 a causa del primo attacco a gas sul nostro fronte. Qui combatterono con grande onore la mitica Brigata Sassari, il poeta Giuseppe Ungaretti (diverse sue poesie traggono spunto da questa sua esperienza), lo scrittore Carlo Salsa (autore di Trincee, romanzo autobiografico vietato durante il fascismo) ed il sindacalista Filippo Corridoni. Divenuto il simbolo dell’olocausto delle Fanterie (come l’Ortigara lo fu per gli Alpini), sui suoi fianchi doveva ospitare un grandioso monumento al Fante con relativo Cimitero Militare. Fu indetto un concorso, vinto dallo scultore genovese Eugenio Baroni, ma il regime fascista ne vietò la costruzione, ritenendolo troppo dolente e commemorativo e per niente celebrativo. Il bozzetto di tale manufatto si trova presso la Gallerie d’Arte Moderna a Nervi, tutta la documentazione relativa al monumento ed alla lunga disputa tra il Baroni ed il regime è depositata nella nostra Sede Sezionale, lascito dell’artista che fu ufficiale alpino pluridecorato. Ancora l’imprendibile monte Mrzli (che in sloveno significa freddo) fu causa della morte del colonnello degli Alpini Giovanni Trossarelli da Savigliano (CN) di anni 52, promosso al comando dell’ 89° Fanteria brigata Salerno. Era il 29 agosto, quando, dopo giorni di ripetuti attacchi al famoso Trincerone sommitale, si portò ancora una volta alla testa dei suoi uomini. In uno degli assalti venne ferito da un colpo di fucile, ma riuscì a tenere nascosta la gravità della ferita, continuando ad incitarli fintantoché spirò nel pieno della battaglia. Precedentemente aveva guidato il reparto, in appoggio degli Alpini, anche al tentativo di conquista del retrostante Monte Sleme, rilievo che sul fianco nord ovest si appoggia al Monte Ros- so ed al Monte Nero, altra cima che risultò sempre preclusa ai tentativi italiani. L’ultimo Alpino decorato di M.O. nel 1915 fu il capitano Mario Musso. Era di Saluzzo ed aveva 42 anni. Era già decorato di una M.B. per aver salvato un alpino travolto da valanga durante un’esercitazione invernale nel 1904 nei pressi di Bardonecchia. Partito per la guerra al comando della 21^ cp. del Saluzzo con la quale ave- va combattuto sulle difficili quote del Pal Piccolo e del Freikofel, venne poi spostato col suo reparto sulle cime sopra Paularo dalle quali si temeva un attacco nemico di sorpresa, azione che in effetti si sviluppò nella giornata del 14 settembre. Il cap. Musso diresse l’azione difensiva con grande polso, sebbene ferito all’addome. Ferito una seconda volta e catturato, spirò nelle retrovie austriache pochi giorni dopo. Il nemico che aveva notato il suo comportamento eroi- 3-2015_A4 09/12/15 13.22 Pagina 31 co durante il combattimento, ammirato lo seppellì con tutti gli onori dandone comunicazione alla famiglia ed esprimendo lusinghiere parole di ammirazione e conforto. già un personaggio famoso in Italia quando nel ’15 si arruolò volontario all’età di 28 anni. Da anni inserito nel mondo del lavoro come disegnatore meccanico, fervente socialista di idee repubbli- Un altro caso di pietosa ammirazione manifestata dal nemico riguarda la morte del sottotenente romano Carlo Mazzaresi, caduto a 23 anni in combattimento in località Luznica, alle pendici del Monte Rosso. Questo giovane ufficiale della Brigata di Fanteria Emilia si era già distinto nell’estate per atti di intraprendenza e coraggio nella conca di Plezzo, a nord di Caporetto. Ai primi di ottobre fu costretto ad abbandonare il suo plotone per un ricovero per motivi di salute. Ma come seppe che il suo reparto era in partenza per una nuova azione non esitò a farsi dimettere, nonostante non fosse ancora guarito. Il 21 ottobre partecipò all’attacco delle posizioni di Luznica, riuscì a penetrare nei reticolati austriaci, partecipò ad una dura lotta a corpo a corpo, fino a cadere mortalmente ferito. Poiché sul campo di battaglia giacevano moltissimi feriti e caduti di ambo le parti, fu concordata una tregua per il recupero dei rispettivi soldati. Durante questa operazione un ufficiale superiore ungherese, nel consegnare tutti gli oggetti personali rinvenuti sulla salma (non era infrequente la spoliazione dei caduti) espresse la sua ammirazione unitamente a quella dei suoi subordinati, avendo tutti notato il comportamento eroico del giovane italiano. Il maceratese Filippo Corridoni era cane, era diventato segretario dell’Unione Sindacale di Milano e si batteva per la tutela dei diritti dei lavoratori. Arruolato nel 32° Fanteria prese parte ai combattimenti sul Monte San Michele trovando la morte durante un combattimento nella terribile posizione della Trincea delle Frasche nel pomeriggio del 23 ottobre. I suoi compagni vistolo cadere, tentarono di ricuperarne subito il corpo ma la furia degli assalti e contrassalti non consentì l’operazione. Tornati sul luogo della sua morte dopo che la situazione si era normalizzata, trovarono il terreno talmente sconvolto da non riuscire più ad individuarne la salma. Corridoni risultò disperso per sempre. Nonostante la sua vicinanza con il socialista Mussolini nei giorni dell’intervento in guerra dell’Italia e la strumentalizzazione della sua figura che ne fece poi il regime fascista, l’opinione di molti politici fu che una figura come la sua sarebbe stata molto utile nella riorganizzazione sindacale del primo dopoguerra. Concludiamo questa rassegna delle M.O. del 1915 con il ricordo del sottotenente effettivo della Brigata Torino Alberto Verdinois, trapanese di 23 anni, caduto il 28 ottobre nel settore Settsass – Monte Sief – Col di Lana, dopo aver raggiunto una rischiosa posizione sul fianco del Sief ed essere riuscito a difenderla col suo reparto per tutta una notte. La sua morte ci riporta all’enorme sacrificio compiuto per poco meno di un anno dalle fanterie italiane nel tentativo di conquistare la cima principale, il Col di Lana: le nostre truppe erano riuscite brevemente nel dicembre del ’15 a prenderlo, ma vennero immediatamente ricacciate indietro. Gli italiani si trovavano aggrappati al fianco della montagna, sovrastati ed immobilizzati dagli austriaci, diverse migliaia di fanti erano inutilmente caduti negli assalti (si parla di circa 8.000 perdite), quando fu deciso di minare e far saltare in aria la vetta del monte. Furono costruite due gallerie di mina che vennero fatte esplodere la notte del 16 aprile 1916, modificando per sempre il profilo della montagna, che presenta ora in cima un grosso cratere circolare. Subito dopo la dissoluzione nell’aria dei gas generati dalla dinamite, le truppe italiane occuparono la parte sommitale che tennero fino alla ritirata di Caporetto. Tuttavia la conquista non ebbe poi particolari effetti strategici, in quanto non fu mai possibile prendere le altre cime del settore. Nell’esplosione morirono i componenti di un piccolo presidio austriaco, in quanto il nemico reso sospettoso dalle vibrazioni causate dai lavori di scavo, aveva allontanato il grosso delle forze. Negli anni ’30 il regista altoatesino Luis Trenker girò un film su questo episodio, dal titolo Montagne in fiamme. Giancarlo Militello 31 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.22 Pagina 32 LE OPERAZIONI DELL’AUTUNNO INVERNO 1915 (OTTOBRE – DICEMBRE) Mentre sulla fronte isontina erano ancora in corso la terza e, successivamente, la quarta offensiva, nelle altre zone l’attività operativa, iniziata sin dai primi giorni di guerra, era proseguita pressoché senza sosta. Ci limiteremo ad analizzare, attenendoci all’ordine cronologico seguito dalla letteratura militare, le operazioni svoltesi a partire dal mese di ottobre 1915 e sino a fine d’anno, allorché l’inclemenza della stagione impose una graduale riduzione dell’attività sino ad una sua pressoché completa sospensione. La trattazione sarà ripartita in base al teatro di operazione: Trentino, Cadore, e Carnia, con un accenno finale alle operazioni svoltesi a fine dicembre sulla fronte dell’Isonzo. OPERAZIONI DEI MESI DI OTTOBRE E DI NOVEMBRE FRONTE TRENTINA Sugli Altipiani (in particolare di Folgaria e di Luserna) la prima Armata - al comando del gen. Roberto Brusati - riprese, a partire dall’inizio di ottobre, nuovi tentativi per raggiungere l’obiettivo che ci si era prefissi con le operazioni di agosto e cioè quello di scardinare le difese avversarie, ma che nonostante i mezzi profusi e le gravi perdite subite, non era stato sostanzialmente raggiunto. Le difese austro – ungariche della fronte trentina erano state infatti notevolmente potenziate nei mesi successivi all’intervento italiano, sia in termini di organici, sia di mezzi e di difese passive. E così anche le operazioni intraprese nel mese di ottobre non condussero in definitiva ad alcun risultato, se non quello di impegnare consistenti forze nemiche, attraendone anche da altri settori. I tentativi di avanzare verso Folgaria e Luserna si infransero contro la resistenza avversaria, ancora una volta favorita dalle formidabili difese passive e dalla ripristinata efficienza delle fortificazioni permanenti. Qualche risultato venne invece conseguito nei settori a nord ovest e ad est del Lago di Garda con rettifiche delle linee tuttavia non sempre favorevoli ad una miglior sistemazione difensiva. Fu in particolare completata l’occupazione della zona di Ledro e della sovrastante Cima Palone mentre ad est, in Val Lagarina, ci si spinse fino alle difese avanzate di Rovereto, stabilmente occupate nella prima quindicina di novembre. Alcune azioni degne di nota, anche se non coronate da successo, si svolsero nei sottosettori Valtellina e Val Camonica. Nel primo, a fine ottobre, venne effettuato un tentativo di conquistare il Cevedale (3.769 m), tentativo che comportò il trasporto di un pezzo da montagna al passo della Bottiglia GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 32 (3.295 m.) ad una temperatura di -32°. L’azione, compiuta da compagnie dei btg. Tirano e Valtellina e dalla Centuria Valtellina, sembrava potersi concludere felicemente, ma le condizioni meteorologiche ed il terreno ricoperto di neve fresca, rallentarono l’avanzata dei reparti pregiudicando la sorpresa e l’azione dovette essere interrotta. Nel settore Valcamonica venne organizzata, sempre a fine ottobre, un’azione per conquistare i Monticelli, cime sovrastanti il Passo del Tonale e già oggetto di un fallito tentativo nel mese precedente. Furono impiegati cinque compagnie di alpini tratte dai btg. Morbegno, Val d’Intelvi, Val Camonica e Edolo e la Centuria Valcamonica, ormai ridotta a metà dell’organico originario , ma l’azione, per l’insufficiente intervento dell’artiglieria, non poté essere portata a termine. IN CADORE Nei primi giorni di ottobre Il Comando Supremo, in vista della ripresa offensiva sulla fronte dell’Isonzo, ordinò alla 4a Armata (gen. Mario Nicolis Di Robilant) di avviare un’azione di concorso mediante “energici atti di offensiva parziale”, allo scopo di impegnare il nemico ed impedirgli spostamenti di forze. L’ordine di operazioni prevedeva un attacco del IX Corpo d’Armata, schierato tra il passo di Fedaia e la Val Travenanzes, per arrivare alla testata della Val Badia. Il I Corpo, schierato a est avrebbe dovuto riprendere gli attacchi, sospesi nel mese di settembre verso il Forame, il Schönleitenschneid (Cima di Costabella) ed il Rauchkofl. Le operazioni iniziarono il 18 ottobre su tutta la fronte del IX Corpo tra Marmolada e Tofane, ma la resistenza avversaria vanificò praticamente ogni sforzo. Solo sul Col di Lana si registrò qualche progresso con la conquista di alcune importanti posizioni denominate il Montucolo , il Cappello di Napoleone, il Panettone ed il Costone di Castello; in tal modo la posizione nemica sulla cima era quasi stretta in una morsa. Sull’ala destra dello schieramento si conseguirono progressi nella regione del Falzarego, con l’occupazione dell’omonima cima e della cornice naturale che corre sulla parete meridionale del Piccolo Lagazuoi, e che verrà denominata Cengia Martini dal nome del magg. Ettore Martini, comandante del btg. Val Chisone. Questa posizione costituirà sempre una fastidiosa spina nel fianco dello schieramento austro – ungarico ed il nemico tenterà senza successo di eliminarla con ogni mezzo, anche facendo franare con tiri di artiglieria e con esplosivo la parete sovrastante. Nel settore del I C.d’Armata l’ala sinistra attaccò con truppe della 2° divisione il Forame, il Schönleitenschneid ed il Rauchkofl, mentre sull’ala destra si effettuaro- 3-2015_A4 09/12/15 13.22 Pagina 33 di artiglieria, che sconvolse i reticolati nemici e costrinse il presidio austriaco a restare sino all’ultimo momento al riparo nei ricoveri in caverna, le truppe al comando di Peppino Garibaldi si lanciarono all’assalto partendo dal Costone di Agai e dal Costone di Castello; erano composte da quattro compagnie del 59° fanteria, da un battaglione del 60° (entrambi della Brig. Calabria) e da un battaglione del 52° (Brig. Alpi). La conquista della vetta fu in particolare opera di una compagnia del 60° e di un plotone del 52°, che a mezzogiorno penetrarono di slancio nella posizione nemica catturando l’intero presidio di 73 uomini. Ma gli austriaci reagirono immediatamente, scatenando sulla vetta un vioIl fronte della IV Armata (da www.frontedolomitico.it) lento fuoco di repressione; a tarda sera un intero battaglione di Landesschützen ebbe ragione delle nostre difese sulno azioni dimostrative sul Monte Piana ed in Val Fiorenla cima, ridotte a due plotoni, mentre il grosso si trovava za. In tale settore del fronte l’azione fallì del tutto, non sul rovescio della cima per sfuggire al micidiale tiro di soltanto per la resistenza del nemico, favorita dalle artiglieria del nemico e non poté tempestivamente inprofonde difese passive, ma anche per le condizioni attervenire. Nei giorni successivi vennero compiuti ultemosferiche già in questo periodo dell’anno particolarriori tentativi di riconquistare il Col di Lana, ma gli atmente rigide. In particolare, l’attacco al Schönleitenschtacchi non sortirono apprezzabili risultati. neid venne condotto dal Btg. Pieve di Cadore, al comando Nel frattempo gli attacchi condotti da altri reparti verdel magg. Carlo Buffa di Perrero (che verrà ripetutamenso altri obiettivi del settore di Corpo d’Armata (Passo te ferito nel corso dell’azione). Per tre giorni gli alpini Fedaia – Ciampovedil a ovest e Sief - Settsass –Valpatentarono di invano di avanzare, ma vennero respinti rola) ad est non ebbero del pari alcun successo. dagli austriaci fortemente trincerati ed efficacemente Nel settore del 1° Corpo d’Armata si attese del pari il supportati dal tiro di repressione delle loro batterie. riordino dei reparti, prima di intraprendere nuove azioIl freddo ed il terreno ghiacciato, le perdite subite, anche ni; nel frattempo un colpo di mano austriaco aveva soper via dei numerosi congelamenti, e la scarsità di munipraffatto un modesto presidio di bersaglieri sul Sasso di zioni indussero al ripiegamento: il Pieve di Cadore ebbe in Sesto, ma la posizione, che rivestiva una notevole imporquest’azione 279 uomini fuori combattimento. tanza, venne rapidamente riconquistata dagli alpini del Fallì del pari l’attacco contro il Forame, che avrebbe dobtg. Val Piave. vuto svolgersi in sincronia con quello del “Pieve” contro Le programmate operazioni sul Monte Piana e verso il il Schönleitenschneid; anche i fanti del 24° regg. (Brig CoForame dovettero essere in un primo tempo rinviate per mo) dovettero ritirarsi per le proibitive condizioni atmole sfavorevoli condizioni del manto nevoso, alto e molle: sferiche, le forti perdite ed i numerosi congelati. soltanto nell’ultima decade di novembre, allorché le Analoga sorte subirono gli attacchi condotti contro il temperature si abbassarono rapidamente, si poté finalRauchkofl e contro il Monte Piana dalla Brig. Umbria, mente intraprendere l’attacco nel sottosettore del Monte che si infransero contro le solide difese avversarie. Cristallo, attraverso le Valli di Felizon e Rufreddo e sul Le azioni nel settore del I Corpo d’Armata vennero soForame, ma l’azione, condotta dalla Brigata Como, dal spese il 26 ottobre, mentre in quello del IX la sospensione XLVIII bersaglieri e dagli alpini del btg. Fenestrelle fallì, delle stesse venne ordinata il 1° novembre. sia per le temperature estremamente rigide, sia per l’inNei giorni immediatamente successivi, essendo ancora sufficienza dei mezzi impiegati per la distruzione dei rein pieno svolgimento l’offensiva sull’Isonzo, il comando ticolati nemici. Le perdite furono particolarmente elevadel IX Corpo d’Armata, dopo aver provveduto a riordite: 897 uomini fuori combattimento tra morti, feriti e nare i reparti, grazie all’afflusso di numerosi complecongelati. menti, ordinò la ripresa delle operazioni, aventi sostanzialmente i medesimi obiettivi e cioè lo sbocco nell’alta NELLA ZONA CARNIA Val Badia. La ripresa offensiva su tutta la fronte doveva essere preQuesta zona del fronte, che correva dal Monte Peralba a ceduta dalla conquista del Col di Lana, della quale era Sella Prevala (a Nord Ovest del Monte Rombon), era testato incaricato il ten. col Peppino Garibaldi, nipote delnuta dal XII Corpo d’Armata (ten. gen. Clemente Lequio). l’Eroe dei Due Mondi. Essa era suddivisa nei settori But-Degano a ovest, occuIl 7 novembre, dopo un’intensa ed efficace preparazione 33 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.22 Pagina 34 Il fronte alpino (teatro di guerra in Tirolo), visto dall’avversario (da kaiserjäger.com) Il pato dalla 26° divisione, e Fella ad est, occupato dalla 24° divisione. Gli austro - ungarici opponevano alle nostre forze tre divisioni per complessivi 40.000 uomini, contro i nostri 37.500; la superiorità numerica avversaria era anche evidente in termini di artiglieria (250 pezzi, contro 192) e di mitragliatrici (148 contro 81). Nel corso del mese di ottobre vennero lanciati dagli imperiali due attacchi uno nella zona del monte Cuestalta, una cima di 2.198 metri a nord est di Paluzza e del Mittagskofel (Jôf di Miezegnot), nel Tarvisiano. Le operazioni ebbero luogo dal 10 al 19 ottobre ed erano state scrupolosamente preparate sin dall’estate. Dopo un intenso fuoco di artiglieria durato tre giorni, gli austro-ungarici attaccarono sul Cuestalta la mattina del 12 ottobre, ma la pronta reazione della nostra artiglieria e l’efficace difesa opposta dalle nostre truppe, tra cui la 14° compagnia del btg. Borgo San Dalmazzo riuscirono a respingere l’attacco nemico. Un secondo tentativo effettuato nel pomeriggio non ottenne risultato alcuno e gli austro – ungarici furono costretti a ritirarsi sulle posizioni di partenza. Analoga sorte subirono gli attacchi nella zona del Mittagskofel. Gli austro –ungarici attaccarono in forze nella giornata del 18 ottobre su un fronte di 10 chilometri con l’obiettivo di penetrare in Val Dogna, ma anche qui la tenace resistenza opposta dalle truppe del sottosettore Val Dogna (cinque compagnie del 4° fanteria, Brig. Piemonte e cinque compagnie alpini dei btg. Gemona e Val Fella) sventò i tentativi nemici, invano ripetuti anche il giorno successivo, Gli imperiali dovettero ritirarsi subendo significative perdite (414 uomini fuori combattimento contro i nostri 70). Da questo momento in poi le operazioni in Carnia andarono esaurendosi: l’inclemenza della stagione imponeva l’avvio e l’intensificazione dei lavori per la sistemazione invernale. ALTO ISONZO, TESTA DI PONTE DI TOLMINO Nell’autunno del 1915 le nostre truppe, prevalentemente composte dai battaglioni dei gruppi alpini “A” (col. Carlo Giordana) e “B” (col. Jacopo Cornaro) fronteggiavano la formidabile linea difensiva austro-unga- GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 34 Schönleitenschneid verso il Monte Cristallo (da rainerregiment.at) rica Mrzli-Vodhil – Dolje, che avevano invano attaccato nei mesi precedenti. A partire dal 18 ottobre 1915 gli alpini furono chiamati a svolgere operazioni di concorso all’offensiva che era stata avviata sull’Isonzo (terza battaglia). Gli attacchi conseguirono soltanto parziali successi consistenti nell’occupazione di qualche elemento di trincea e nella cattura di prigionieri, ma a costo di elevate perdite. Anche nel novembre inoltrato le operazioni proseguirono in concomitanza con la quarta battaglia dell’Isonzo. In particolare il btg. Intra riuscì il 26 novembre a giungere a pochi metri dalla sommità del Mrzli, ma fu costretto a ripiegare con gravi perdite inflitte dall’artiglieria nemica e da un contrattacco in forze. Anche sul Vodhil gli attacchi condotti dall’Exilles e dal Susa non ottennero risultato e posizioni faticosamente raggiunte non poterono essere mantenute. Si concludevano così il 1° dicembre 1915 le operazioni nella testa di ponte di Tolmino. Scrisse in proposito il Faldella, che visse in prima persona quegli eventi: “ Sacrifici, disagi e fatiche non erano stati compensati da un successo importante: La prova era stata dura …. Chi ha partecipato con quegli alpini alle dure lotte sulle pendici fangose, conserva un ricordo meraviglioso che ispira gratitudine e ammirazione.” IN DICEMBRE SUL COL DI LANA Il Comando del XII Corpo d’Armata non si era rassegnato alla perdita del Col di Lana, né voleva rinunciare alla successiva conquista del Sief. L’8 dicembre fu emanato il relativo ordine di operazioni ; il dispositivo di attacco prevedeva l’impiego di tre colonne : la prima, all’ala sinistra. era costituita da una compagnia del 60° fanteria (Brig. Calabria) e da una compagnia del btg. Belluno, base di partenza sul Costone di Salesei, obiettivo il camminamento Col di Lana – Sief ; la seconda, al centro, composta da tre compagnie del 52° fanteria (Brig. Alpi) e 2 compagnie e mezzo del btg. Belluno, doveva muovere dal Costone di Agai verso la vetta del Col di 3-2015_A4 09/12/15 13.22 Pagina 35 Lana, mentre la terza. a destra. con un battaglione del 59° (Brig. Calabria e la 266° compagnia del btg. Val Cordevole, avrebbe dovuto attaccare del pari la vetta partendo dal Costone di Castello. Gli austro-ungarici, tuttavia, si erano fortemente trincerati, costruendo nuovi ricoveri in caverna e raddoppiando la profondità dei reticolati; e nell’ipotesi di dover abbandonare la cima avevano sistemato anche una mitragliatrice in posizione intermedia tra il Col di Lana ed il Sief. L’attacco, inizialmente previsto per l’11 dicembre fu rinviato al 16 ; l’operazione iniziò alle 4,30. La colonna di sinistra raggiunse il reticolato nemico ma dovette arrestarsi, così come avvenne per le forze operanti sulla destra. Un tentativo di attacco frontale fu infine arrestato dal fuoco delle mitragliatrici, e allorquando iniziò ad imperversare una violenta tormenta l’azione venne definitivamente sospesa. Gravi furono le perdite: 39 morti, 142 feriti e 11 dispersi. Per il Col di Lana si imponeva una diversa soluzione… Zona Pordoi, Col di Lana, Falzarego, Tofane (da webdolomiti.net) E SUL CARSO Nei giorni immediatamente antecedenti la fine dell’anno vennero effettuare azioni sul San Michele e sul Podgora, ma senza successo. Trascurabili miglioramenti locali vennero conseguiti, non senza lamentare perdite. Nella seconda settimana di dicembre venne persa e riconquistata la Trincea delle Frasche, già teatro di accaniti combattimenti nel corso della terza battaglia dell’Isonzo. I PROVVEDIMENTI PER LA SISTEMAZIONE INVERNALE Il sopraggiungere della stagione invernale condusse, se si eccettuano gli episodi precedentemente menzionati, ad una drastica limitazione delle operazioni, anche se non si tralasciò di compiere limitate azioni per mantenere lo spirito combattivo e conservare, ove non si potesse addirittura correggere in senso favorevole, le linee di occupazione. Si provvide ad un maggior scaglionamento in profondità dei reparti, lasciando un minimo di forze sulle linee avanzate, mentre la restante truppa venne ricoverata in baraccamenti appositamente costruiti o accantonata negli abitati siti in località a ridosso del fronte. Vennero complessivamente ritirate dal fronte sei divisioni ed una brigata, che furono poste a riserva del Comando Supremo. Nel contempo furono effettuati lavori di sistemazione delle linee, per assicurare anche alle truppe in trincea adeguati ripari dalle intemperie, migliorando sia la copertura, sia il fondo e si costruirono ricoveri per osservatori e sentinelle. Vennero inoltre curati per quanto possibile il vestiario e le calzature e fu disposto un aumento delle calorie nel vitto, specie per le truppe impegnate in lavori particolarmente faticosi. Vennero anche predisposti in località a ridosso delle linee nuovi magazzini viveri e depositi di legna e fu migliorata la fornitura di acqua potabile e la disinfezione di trincee e baraccamenti. Furono assunte infine, specie in montagna, misure per agevolare la percorribilità delle strade e dei camminamenti in caso di neve; i provvedimenti contro le valanghe non impedirono tuttavia il verificarsi di tragedie. Con l’affievolirsi dell’attività operativa si poté infine da corso alle tanto sospirate licenze, mentre furono istituiti corsi di aggiornamento per ufficiali e di addestramento per la truppa. La fine del primo anno di guerra aveva fatto registrare cospicue perdite, circa 250.000 uomini tra morti, feriti e dispersi, una cifra non dissimile da quella lamentata dagli austro - ungarici. Se da un lato non erano stati conseguiti significativi risultati in termini di conquiste territoriali, dall’altro l’intervento italiano aveva costretto la duplice monarchia a vincolare sul nostro fronte (da loro denominato fronte sud-ovest), circa 800.000 uomini, favorendo i contrattacchi russi in Galizia ed in Bucovina. Piergiorgio Ponzio FONTI: Ministero della Guerra, Comando del Corpo di Stato Maggiore, Ufficio Storico. L’Esercito italiano nella Grande Guerra, Vol. II; Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1929Consultabile sotto : www. esercito.difesa.itEmilio Faldella, Storia delle Truppe Alpine, vol. I , Milano, 1972 35 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.22 Pagina 36 Il Col di Lana ed il Sief (da micura.it) La Zona Carnia alla data dell’intervento (24 maggio 1915) (da E. Faldella, storia delle Truppe Alpine) le nostre posizioni nella zona del Mittagskofel (da freeforumzone.leonardo.it) Nostra posizione avanzata sul Col di Lana (cartolina d’epoca) GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 36 3-2015_A4 09/12/15 13.22 Pagina 37 LA GRANDE GUERRA DI GIACOMO TORTORA: IL 1915 prima puntata Allo scoppio della guerra, nel settore (con perdita di 180 uomini), il 16 agosto del Medio/Alto Isonzo (che si identila Bergamo, varcato l’Uznik attraverso ufica con il territorio che va dalla stretna passerella in piena vista nemica che ta di Salcano fino a Caporetto e Plezmieterà molte vittime, viene lanciata proprio alla conquista del Colle stesso. zo) le truppe italiane cercarono di L’inizio è confortante perché i reparti varcare l’Isonzo e di conquistare le algiungono presto a soli 200 m dal Selski ture sovrastanti la sponda sinistra, Vrh (q. 588), la cima della collina, cattuma si trovarono di fronte difficoltà a rando uomini e materiale. Ma quei povolte insormontabili, sia per l’orgachi metri dal successo diverranno presto nizzazione militare nemica, pur ancoun Calvario e la vetta una chimera. La ra precaria nei primi giorni, sia per l’orografia del terreno che si presenta resistenza nemica si farà sempre più ducon fianchi di montagne o colline ara ed eroica, i fianchi di quella collina, spri e ricoperti da boscaglie, che si sascoscesi, umidi e fangosi, si trasformeranno in un insormontabile ostacolo, anrebbero poi rivelati rovinosamente zi una vera e propria trappola con le fangosi e franosi nelle stagioni delle piogge autunnali. Nuovi attacchi causepiogge. Tutti i punti strategici situati ranno solo ulteriori perdite, stanchezza, su rilievi della sponda sinistra, pur Luglio 1915 – Il caporale Giasfiducia ed il rifiuto di combattere. Afancora poco presidiati nei primi giorfluiscono il 5° reggimento Bersaglieri e ni di guerra, erano stati da tempo at- como Tortora a Genova di ritorno dal fronte pochi giorni pridiversi btg alpini (Val d’Orco, Val Dora, trezzati: gli austriaci, in previsione di ma di essere inviato al Corso Val Pellice, Val Baltea ed Intra). La costruun conflitto con l’Italia da loro ritenu- Allievi Ufficiali di Modena. Porto inevitabile, avevano disposto di ri- ta ancora le mostrine della brizione di numerosi ordini di reticolati netirarsi là, abbandonando il fondo val- gata Salerno. mici, affrontati con poche ed inefficaci pinze tagliafili, complica le cose; gli obici le. Di qui la nostra facile conquista di nemici inquadrano sempre meglio tutte le posizioni, Caporetto (vi rimanemmo fino al fatidico 24 ottobre 1917) compresi i comandi. La violenza dei combattimenti è tesenza colpo ferire. Ma in alcune zone pur di pianura e di stimoniata dall’alto numero di Caduti che risulteranno facile accesso come Tolmino, l’organizzazione difensiva dispersi per sempre su di una superficie limitata. I bersafu così poderosa che agli italiani non fu mai possibile acglieri in particolare pur buttando nella lotta tutto l’ardore cedervi. Tolmino, graziosa città di villeggiatura posta in un incantevole conca (come anche Caporetto, di pochi ed il coraggio che li hanno sempre caratterizzati, vengono fortemente penalizzati perché il terreno è del tutto inachilometri più a nord) era considerata zona altamente datto alle loro spiccate doti di “fanteria leggera per azioni strategica perché con un’eventuale sua caduta si sarebbe ardite e limitate”. Suona quasi come una beffa il dono di collassato il fronte dell’Isonzo, per cui alture circostanti un nuovo binocolo Zeiss ricevuto da un loro reparto da quali il monte Mrzli (m. 1359), il Vodil (m. 1053), e sopratparte di un comando di divisione “… per la splendida tutto le due colline (dette le sentinelle di Tolmino) di Sancondotta …”. Affluiscono giornalmente sempre più conta Maria (o Mengore m. 452) e Santa Lucia di Tolmino (o Colle di Cvetje, la cui cima di m. 588 porta il nome di Selsistenti quantitativi di tubi di gelatina per far saltare i reticolati. A fine agosto bersaglieri ed alpini del Val Dora atski Vrh) divennero il quadrilatero difensivo della zona. taccano insieme; gli alpini, che si sono serviti come scherLe storie di questi quattro tremendi rilievi da alcuni anni mo di un filare di alberi ancora in piedi, conquistano la sono portate alla luce con esaurienti studi a cura del prof. Guido Alliney di Trieste, da cui in parte questo articolo trincea di prima linea nemica, sono a pochi metri dalla prende spunto; leggere dei sacrifici e delle perdite verifivetta. Costruiscono un muretto di sacchi a terra. Ma è imcatesi per due anni e mezzo sui loro fianchi fa venire i bripossibile avanzare oltre e resistere senza rinforzi. Dopo vidi …. Le nostre truppe, conquistarono la cima più eleun tentativo inutile dei bersaglieri, anche gli alpini devovata, il Krn Vrh (per noi Monte Nero m. 2245) dominante no abbandonare quella preziosa conquista; il loro murettutta la vallata da Caporetto a Tolmino, ma per il resto, fito a terra diventerà opera integrante del sistema difensino alla ritirata del ’17 non furono mai in grado di prendevo austriaco. Il 12 settembre ci proveranno anche il 158° re le altre quote sottostanti, macinatrici di uomini. brigata Liguria a fianco degli alpini dei btg. Val d’Orco, InEsaminando il settore di Tolmino, già a giugno del ’15 la tra e Val Baltea, con gravi perdite. Poi il fronte si calma, la brigata di fanteria Bergamo cerca di esplorare le due collicollina emana l’odore della morte ne, venendone cacciata con perdite, per cui si preferisce continua scavare trincee nella valle sottostante ove scorre il rio Uznik. Dopo un tentativo di aggiramento del Santa Lucia Gianfranco Militello 37 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.22 Pagina 38 NOTIZIE DAI SETTORI SETTORE GENOVA RECCO 12 SETTEMBRE 2015 – RADUNO DEL SETTORE GENOVA Il monumento La corona Il silenzio E ’ stato bello rivedere gli Alpini a Recco dopo tanto tempo (anni addietro il comprensorio del Golfo Paradiso contava un centinaio di iscritti) portando con la loro presenza un clima misto di ricordi, di sentimenti e prospettive future. C’erano molte perplessità sulla riuscita della manifestazione, tutto è invece filato liscio grazie anche a una piena collaborazione della “macchina” comunale che ci ha supportato in ogni suo settore, Sindaco e Assessori in testa, e Associazione Commercianti inclusa. Speriamo e vogliamo esserne certi che questo raduno del Settore Centrale (Ge-Centro, Ge-Molassana, Ge-Monte, Ge-Nervi, Ge-Quarto e GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 38 Pieve Ligure-Sori) ridesti i vecchi sentimenti di “alpinità” negli “alpini dormienti e possa far rivivere nuovamente il Gruppo Alpini di ReccoCamogli. La due giorni era iniziata nel pomeriggio di sabato con la consuetudine dell’alza bandiera, con la deposizione di una corona al monumento ai Caduti ed a seguire un concerto della Banda dei Giovani della Filarmonica G. Rossini. Nella serata l’esibizione del coro “Voci d’Alpe” del Gruppo di S. Margherita alla presenza delle massime autorità cittadine ha avuto un’ottima affluenza di pubblico che per due ore è rimasto affascinato dalle “cante” alpine e dalla bravura dei coristi (hanno emozionato anche il nostro Presidente !). Presidente, Parroco, Sindaco … La domenica, dato il clima avverso, (non abbiamo sfilato per le vie della città per un all’erta meteo 2) tutto si svolto al coperto, prima in Comune dove si è esibita la Filarmonica G. Rossini, quindi nella chiesa dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Bono per la S. Messa officiata dal Parroco di Recco. Un ringraziamento al Presidente Sezionale Pietro Firpo, a Francesco Cassieri e a tutti gli Alpini che nonostante il tempo avverso hanno voluto partecipare alla manifestazione. La manifestazione si è conclusa con un pranzo nei vari ristoranti convenzionati di Recco, famosa per i suoi piatti tipici liguri. Alla prossima. Alpinamente. Renzo Minaglia Da “Levante News” del 12/09/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.22 Pagina 39 NOTIZIE DAI SETTORI RECCO: UNA CORONA AI CADUTI E FORSE RINASCE LA SEZIONE DEGLI ALPINI Cerimonia e deposizione di una corona di alloro, mentre suona il silenzio, al monumento dei Caduti di Recco nel Parco delle Rimembranze. Il presidente degli alpini Piero Firpo di Genova desidererebbe ricostituire la sezione di Recco e ne parla con Franco Bonavena e Nanni Capurro. Alla cerimonia sono presenti gli alpini di Genova, Quinto, Nervi, Bogliasco, Pieve Ligure e Sori. Presente il sindaco Dario Capurro con l’assessore Caterina Peragallo che ha organizzato la cerimonia e don Danilo Dellepiane che impartisce la benedizione. E’ seguito un concerto della Filarmonica Rossini. Presente anche Marco Fumagalli presidente Ascom Recco. Gagliardetto di Sori. SETTORE GENOVA GRUPPO GENOVA CENTRO RADUNO DI GRUPPO D omenica 4 ottobre si è svolta l’annuale la festa del Gruppo Genova Centro con la partecipazione di Soci, del Vessillo sezionale e di Alpini di altri gruppi con relativo gagliardetto. Dopo la Santa Messa, celebrata da Don Giovanni Maria Ferrario, (figlio dell’ Alpino Piergiorgio, andato avanti), è stata scoperta una targa in ricordo di Carlo Birone, alla presenza della moglie Sig.ra Gianna e del figlio Sig. Balkis. A seguire il Capo Gruppo, Gino Turchini, ha letto una sentita nota sul significato dell’essere ALPINI. Alle fine della toccante cerimonia il Gruppo ha offerto un piccolo rinfresco ai presenti. Attilio Repetto SETTORE STURA - PONENTE - GRUPPO DI SESTRI PONENTE 9°RADUNO DEL SETTORE STURA - PONENTE I l 19 e 20 settembre 2015 a Sestri Ponente si è tenuto il 9° raduno del settore ponente, per la terza volta quest’anno un raduno Alpino viene organizzato con la partecipazione dell’Associazione Nazionale Bersaglieri, a testimoniare l’unità di questi due gloriosi corpi nel ricordare il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia. La festa era praticamente iniziata il sabato precedente cioè il 12 settembre, con l’inaugurazione della Mostra Alpina itinerante a cura del Museo degli Alpini di Savignone, in occasione delle cerimonie del centenario dell’inizio della prima guerra mondiale nel 1915. La mostra alpina è stata allestita nei locali messi a disposizione dal negozio Giglio Bagnara nella centralissima e affollatissima Via Sestri, dove ha riscosso un grandissimo successo di visitatori ed è stata anche oggetto di un servizio nel telegiornale dell’emittente locale Antenna Blu. Sabato 19 settembre alle ore 8.30 si è svolto l’alzabandiera presso la sede del Gruppo Alpini di Se- 39 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 13.22 Pagina 40 NOTIZIE DAI SETTORI stri Ponente in p.zza Albertina. Alle ore 9 gli alpini del gruppo di Cogoleto hanno cominciato a fare le focaccette in Piazza Baracca, mentre il Gruppo alpini di Masone, GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 40 in Piazzetta Banchero cominciava a sfornare una gustosissima farinata, come sempre la gente ha risposto in modo meraviglioso fino ad esaurimento di tutte le risorse culinarie. Naturalmente il ricavato, tolte le spese, sarà devoluto all’Associazione Gigi Ghirotti ONLUS. Nel tardo pomeriggio si è svolto l’ammaina bandiera e alla sera presso la parrocchia di San Francesco d’Assisi in viale Rigon, si è tenuto il bellissimo concerto del Coro sezionale A.N.A. Soreghina e del Coro Monte Bianco che hanno allietato con le loro cante alpine e di montagna, il numerosissimo pubblico intervenuto. La giornata del 20 settembre è iniziata con l’alzabandiera presso Piazza Albertina alla presenza di numerosi Vessilli e Gagliardetti A.N.A. dei Vessilli delle Sezioni Liguri dell’Associazione Nazionale Bersaglieri, della Fanfara dei Bersaglieri “Aminto Caretto”, della Fanfara Alpina “Valle Bormida” e del Gruppo Storico “Tracce di memoria” in uniforme della 1° GM. Tutti insieme poi hanno partecipato alla sfilata per le vie di Sestri Ponente, dove sono state deposte le corone alle due lapidi ai caduti presso il municipio della delegazione e la corona presso il monumento ai caduti in Via Ciro Menotti. Al termine della sfilata, dopo la Santa Messa celebrata presso la Parrocchia di San Francesco e la consegna ai partecipanti di una pergamena ricordo del raduno, i partecipanti si sono recati presso la sede del gruppo di Sestri Ponente, dove hanno potuto usufruire del rancio alpino curato da Paolo e Gian, professionisti del catering ma soprattutto alpini DOC che si fanno sempre in quattro, per aiutare e garantire la riuscita delle manifestazioni alpine e a cui va il nostro ringraziamento. Alla fine dell’ottimo rancio è stata servita una splendida nonché buonissima torta, con sopra il logo del centenario dell’inizio della guerra del 1915-1918 e in rilievo i simboli e i capelli degli alpini e dei bersaglieri. Per la cronaca le misure della torta erano 120x80cm ed è stata realizzata per l’occasione dalla rinomata Pasticceria Galletti di Favale di Malvaro (GE). L’ottima riuscita della manifestazione è dovuta allo sforzo di tutti i gruppi del settore che hanno contribuito, e in particolare al 3-2015_A4 09/12/15 14.38 Pagina 41 NOTIZIE DAI SETTORI gruppo di Sestri Ponente che ha ospitato il Raduno, ai gruppi di Cogoleto e Masone per le focaccette e la farinata, al consigliere sezionale Luca Parenti e al socio alpino Giuseppe Cilione per il loro instancabile lavoro, il tutto coordinato dall’infaticabile Saverio Tripodi Vice Presidente Sezionale e responsabile del Settore Ponente. Settore di Sestri Ponente SETTORE STURA - PONENTE - GRUPPO DI ARENZANO RADUNO A CA’ DA CAVA I n una insolitamente fresca mattina di domenica nove agosto chi saliva la mulattiera che, dalla località Curlo si inerpica sino al passo della Gava, ha notato un insolito movimento di uomini e mezzi. Era la giornata dell’ormai tradizionale incontro degli Alpini di Arenzano in località Cà da Gava per commemorare i caduti di tutte le guerre. Il Rifugio Cà da Gava, gentilmente concesso dalla famiglia Vallarino a tutti quanti abbiano gambe e voglia di raggiungerlo, quella mattina era tutto imbandierato e teatro di ferventi attività da parte degli Alpini addetti al servizio ristorazione e delle loro Gentili consorti. Una prima infornata di focaccette calde predisponeva gli animi ed il fisico alle fatiche della giornata. Alle 10,45 ha avuto inizio la cerimonia uffi- ciale. Accompagnato dalle note del Trentatrè faceva il suo ingresso sul piazzale antistante il Rifugio il Vessillo della Sezione di Ge- nova scortato dal Presidente Firpo e dai Consiglieri Berta e Fassone, mentre un folto gruppo di Alpini delle Sezioni di Arenzano e 41 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 14.38 Pagina 42 NOTIZIE DAI SETTORI Cogoleto, schierati, rendevano gli onori. Erano presenti alla cerimonia la Dott. M.Luisa Biorci, Sindaco di Arenzano, rappresentanti delle Associazioni Marinai d’Italia e Fanti. Come sempre toccante e partecipata, anche da parenti ed escursionisti, la cerimonia dell’Alzabandiera. Quest’anno, in cui ricorre il centenario dell’ingresso dell’Italia nel Primo Conflitto Mondiale, ha assunto particolare importanza il momento degli onori ai Caduti con la deposizione di un variopinto mazzo di fiori ai piedi dell’Altare. Le note del Silenzio hanno strappato più di una lacrima agli astanti. E’ seguita la celebrazione della S. Messa, officiata da Padre Davide del Santuario del S. Bambino di Praga di Arenzano. A conclusione della S. Messa un rappresentante dell’Ass. Marinai d’Italia ha recitato la Preghiera del Marinaio, subito seguito dal Presidente Firpo che, con voce vibrante, ha recitato la Preghiera dell’Alpino, nella sua versione integrale che tanto ci è cara, accompagnata dalle note cantate in lingua russa da Coro di Rossoch. Le due preghiere, recitate su questi monti, hanno voluto significare lo stretto connubio che esiste tra la gente di mare e gli Alpini entrambe in continua lotta, prima che con il nemico, con gli elementi avversi. Il pensiero è corso subito al Battaglione Anciua, il leg- gendario Pieve di Teco martire in Russia e alla tragedia della motonave Galilea che ha visto morire, stretti in ultimo abbraccio marinai ed alpini, tra i flutti dell’Adriatico. I brevi ma toccanti discorsi del Presidente Sezionale Firpo e del Capo Gruppo di Arenzano dott. Carlo Zoccola hanno ribadito il significato di questa Cerimonia commemorativa dei caduti e che suona eterna condanna di tutte le guerre. L’intervento del Primo Cittadino di Arenzano, dott. M.Luisa Biorci ha voluto enfatizzare il profondo legame che lega le Istituzioni locali con il gruppo Alpini di Arenzano da cui scaturisce una continua e sincera collaborazione, nell’interesse della cittadinanza tutta. La Signora Sindaco ha infine annunciato che è stata deliberata dalla Giunta l’assegnazione dei locali da adibire a nuova sede del Gruppo di Arenzano, all’interno del Parco cittadino. A cerimonia terminata, resi gli onori al Vessillo della Sezione di Genova, tutti i presenti hanno potuto gustare un vero pranzo alpino preparato dai nostri Soci e dalle loro gentili consorti; inutile dire che tutto era buonissimo ed innaffiato da vino squisito. Dimenticavo di dire che tutta la manifestazione è stata benevolmente presenziata da S. Sereno che ci ha concesso una splendida giornata di sole. SETTORE STURA - PONENTE - GRUPPO DI MASONE RADUNO DEL GRUPPO Si è tenuto domenica 18 Ottobre 2015 l’annuale raduno del Gruppo di Masone, che ha avuto inizio con la tradizionale colazione alpina, nella ormai caratteristica cornice rappresentata dal Parco del Romitorio. La giornata non è iniziata all’insegna dei migliori auspici dal punto di vista meteo, ma, per fortuna, l’assenza della pioggia nelle ore mattutine ha consentito il regolare svolgimento del programma: per iniziare l’alzabandiera, quindi sfilata per le vie del paese, seguita dalla Santa Messa officiata dal Parroco di Masone, Don Maurizio Benzi, e dalla deposizione delle corone al monumento dei caduti e al monumento degli alpini. Dopo i ringraziamenti di rito, il capogruppo Piero Macciò ha annunciato la novità di quest’anno, ovvero l’istituzione del premio “alpino d’oro”, consistente nella GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 42 consegna di una medaglia dedicata a coloro che si siano distinti nell’ambito della comunità masonese. Il riconoscimento in questa prima edizione è andato alla signora Rachele Andreina Pastorino che, da oltre vent’anni, accudisce amorevolmente due nostri concittadini. Dopo la consegna della pergamena e della medaglia d’oro hanno preso la parola il Sindaco di Masone, che ha 3-2015_A4 09/12/15 14.38 Pagina 43 NOTIZIE DAI SETTORI elogiato l’attività degli alpini, e il Vicepresidente della Sezione di Genova Saverio Tripodi che ha portato i saluti del Presidente sezionale impegnato in un’altra manifestazione. Una gradita sorpresa, oltre ai 4 vessilli di Genova, Acqui Terme, Savona e Vercelli, ed ai 26 gagliardetti, è stata la partecipazione della dirigente scolastica dott.ssa Ivana Ottonello e dei ragazzi delle scuole che hanno recato con sé la bandiera che il gruppo Alpini Masone aveva loro donato 25 anni fa. Piero Macciò SETTORE STURLA - AVETO - GRUPPO DI SOPRALACROCE RADUNO DEL GRUPPO A PRATOMOLLO I l 19 luglio scorso ha avuto luogo il XXIX raduno annuale degli alpini del Gruppo di Sopralacroce, in località Pratomollo. L’evento si svolge ogni anno, la terza domenica del mese di Luglio, anche quest’anno la manifestazione ha avuto una grande partecipazione di alpini con i loro gagliardetti, familiari ed amici con le loro famiglie. Presente anche il sindaco di Borzonasca, Giuseppino Maschio, alpino, da parte della Sezione alpini di Genova, il Vice Presidente Orazio Bellatti. Le penne nere si sono radunate presso l’area attrezzata e, sfilando in corteo, hanno raggiunto la Cappelletta a ricordo dei Caduti nei Balcani ove si è svolta la cerimonia dell’alzabandiera e si sono commemorati i defunti. Don Onesphore Nduwimana ha celebrato la S. Messa in memoria ed onore di tutti i caduti e degli alpini del Gruppo andati avanti in guerra ed in pace. Emozionante al termine della S. Messa, la lettura della preghiera dell’alpino da parte del Capo Gruppo Carmelo Luchetti. Il rancio alpino , come al solito abbondante, è stato consumato presso l’area attrezzata, in una fantastica faggeta con gli alpini, le Autorità, gli amici ed i familiari. La giornata è trascorsa in un clima festoso e di grande amicizia allietata dalla filarmonica di Luca e dalla voce di Veronica. Un grazie sentito a tutti i partecipanti, dal Gruppo alpino di Sopralacroce ed un arrivederci al prossimo anno. R.C.L. PELLEGRINAGGIO ALLA MADONNINA DELL’AIONA S abato 29 agosto il Gruppo di Sopralacroce, come di consuetudine da ormai dodici anni, ha effettuato il pellegrinaggio mariano sul monte Aiona con partenza dalla Cappelletta di Pratomollo, santa Messa celebrata da Don Onesphore Nduwimana sul Monte Aiona e pranzo al sacco presso l’area attrezzata a Pratomollo. Con precisione alpina, all’ora prevista delle 10.00 già numerosi al- 43 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 14.38 Pagina 44 NOTIZIE DAI SETTORI di un voto fatto nei Balcani, durante l’ultimo conflitto, dal reduce Remo Manfredi, pluriennale Capo Gruppo di Sopralacroce, qualora fosse mai potuto ritornare a casa. Nel 1988 dall’indimenticabile Cappellano sezionale Monsign or Borzone venne donata alla Cappelletta una pregevole statuetta di gesso raffigurante la Madonna delle neve, che ancora ora impreziosisce il bel manufatto. L’anno prossimo ricorrerà il trentesimo dall’inaugurazione e nonostante qualche recente atto di vandalismo da parte di ignoti, tra cui l’asportazione dello scudetto triangolare con lo stemma della Divisione martire Tridentina, si provvederà alle ce lebrazioni dell’anniversario anche rimettendo in posa un analogo scudetto della Cuneen- pini, aggregati e familiari erano pronti per l’ascensione presso la Cappelletta balcanica, luogo di ritrovo e partenza. Era presente il Vessillo Sezionale, con i Consiglieri Lazzari e Marchetti, quest’ultimo anche Coordinatore del Settore Sturla Aveto che comprende il gruppo di Sopralacroce, e quattro Gagliardetti,relativi ai gruppi di Cicagna, Rezzoaglio, Genova Cornigliano e Sopralacroce. La Cappelletta è denominata balcanica in quanto la sua costruzione risalente agli anni 80, con inaugurazione ufficiale il 13 luglio 1986, rappresenta la realizzazione GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 44 se, peraltro già a mani del Gruppo. Il gruppo di partecipanti all’escursione, circa una sessantina di persone, inizia l’ascesa per il sentiero tracciato, in una bella ed assolata giornata di piena estate, la salita non è particolarmente impegnativa poiché il sentiero sale comodamente a serpentina con ampie curve tra scenografiche antiche rocce variegate e curiosamente frastagliate che tecnicamente sono denominate, basalti, rocce scure, diaspri, di colore rossiccio, ofioliti, rocce nude, aspre,scolpite dal gelo e contenenti grandi quantità di magnesio. Ma lo sguardo di tutti, al di là del bellissimo scenario naturale, va riverente alla bella statuetta di bronzo della Madonnina con Bambino, protettrice dell’Aiona, colà posta sulla cima dall’amore e dalla fede degli alpini di Sopralacroce nel 2003 su idea nata da un’escursione sul posto, nel 2001, da parte degli alpini di Sopralacroce unitamente a Mons. Alberto Maria Careggio, illumina to prelato, all’epoca Vescovo di Chiavari, ed anche grande appassionato della montagna. La statuetta andò sostituirne un’altra, di dimensioni minori, posta in vicinanza della vetta in epoca remota, ma in posizione più defilata non abbracciante l’intera vallata, dispersa e non più ritrovata, negli anni novanta, dalla furia degli elementi. E’ il momento della S. Messa al campo, Vessillo e Gagliardetti che garriscono al vento e tutti i presenti, alpini e non, in religioso raccoglimento ai gesti rituali ed alle parole di Don Onesphore, là su quella vetta di fronte alla Madonnina degli alpini ci sentiamo tutti come più vicini al Signore ed al mistero divino del Creato. La recita della preghiera dell’alpino, da parte del sottoscritto, grande onore veramente, suscita forti emozioni in tutti gli ast anti e le belle parole della nostra preghiera ” fa che il nostro piede posi sicuro sulle creste vertiginose, sulle diritte pareti...” su quella cima,in quel luogo, battuto dal vento, assumono un significato particolare e profondo. Il rientro è veloce tra una chiacchiera e l’altra giù per l’agevole sentiero, anche un po’ sospinti,quasi inconsciamente, da un certo senso di appetito crescente che la sana attività fisica di salita e discesa, in quella bella giornata, aveva certamente concorso ad alimentare. La colazione al sacco è sontuosa poiché dalle capaci borse termiche, di ogni tipo e misura, fuoriescono prelibatezze paesane preparate della abili mani delle forti donne degli alpini di Sopralacroce, polpettoni liguri di verdure, frittate, carni arrostite, formaggi e dolci locali, il tutto annaffiato da sinceri vinelli nostralini. All’anno prossimo ! Valter lazzari 3-2015_A4 09/12/15 14.38 Pagina 45 NOTIZIE DAI SETTORI SETTORI TIGULLIO E STURLA - AVETO 12 SETTEMBRE 2015: ANNIVERSARIO DELLA POSA DELLA CROCE SUL MONTE ZATTA C orreva l’anno 1999 una pazza idea di Prete Rinaldo Rocca del Villaggio del Ragazzo di San Salvatore. Una croce sul Monte Zatta in occasione del Giubileo 2000. Le pazze idee sono contagiose specialmente fra gli alpini. Detto fatto i Gruppi di Lavagna, Mezzanego e Borzonasca entusiasti, massima disponibilità all’operazione. A settembre dell’anno 2000 pronta la croce lignea, grazie ai maestri falegnami del Villaggio del Ragazzo di San Salvatore, alle prime ore dell’alba dal Collegio di Zatta si inizia la salita. La croce a braccia e a spalle di Prete Rinaldo e degli alpini, una batteria di muli al seguito (arruolati in quel di Cassego) per il trasporto di sabbia cemento e acqua. Una lenta processione “disordinata” ha salito la pendice ovest del monte Zatta: poggio Buenos Aires , Faggio 40, la cresta e finalmente la vetta centrale. Certamente una strana Via Crucis. In vetta, grazie ai baldi carpentieri alpini ed al mitico Baldo Maschio di Sopralacroce e Marietto Azaro di Cogorno, le operazioni di installazione con cura e maestria si sono svolte celermente e finalmente la croce è in bella mostra e domina la vallata e la diocesi di Chiavari. Anno 2005 la croce oggetto di atti vandalici ha chiesto nuovamente aiuto e “Noi veci alpin” tutti pronti, Prete Rinaldo in testa. Tutti nuovamente in Zatta a rafforzare la nostra fede ma soprattutto la croce. Gli imbecilli ormai non conoscono e non rispettano neppure la montagna e i suoi valori di sacralità e fede. Anno 2015 complice una giornata veramente splendida, fresca ma serena, cielo terso, aria frizzante, si è celebrata sabato 12 settembre la ricorrenza del quindicesimo anno della posa della croce in vetta al Monte Zatta. La montagna, con i suoi 1404 metri di altezza sul livello del mare,domina tutto il territorio Chiavarese, dalla sua cima il pano- rama spazia dalle alpi Apuane, alla Corsica nelle giornate terse, capo Sestri Levante e Portofino, all’entroterra della Val di Vara, il Gottero il Penna e più il alto il Maggiorasca. Lo Zatta è tutto questo e altro ancora, monte ben noto agli escursionisti e agli amanti della natura e soprattutto a noi alpini in quanto passaggio del Cammina Italia, della Marcia della Cuneense e tante altre avventure che ci han- no visto attori sul tracciato dell’ Alta Via dei Monti Liguri. E’ stata un’occasione per festeggiare chi è ancora presente degli arditi portatori e ricordare chi non c’è più, tra quanti nel 2000 avevano portato a spalla la croce in legno di iroco e rame, visibile e splendente al mattino, quando riflette i raggi del sole sulla vallata di Né sottostante. La messa è stata celebrata dal parroco di Reppia di 45 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 14.38 Pagina 46 NOTIZIE DAI SETTORI Nè Don Matteo Benetti e Prete Rinaldo Rocca, di fronte, escursionisti domenicali, abitanti di Reppia e una rappresentanza di alpini dei gruppi di Lavagna, Mezzanego e Borzonasca con i loro gagliardetti e la presenza di tre reduci del 2000 Piero Bonicelli, Pierluigi Botto e la Franca Musica moglie del compianto capogruppo Agostino Musico e Prete Rinaldo, tutti sempre presenti alle precedenti operazioni di posa e riparazione della croce. Per tutti i partecipanti la giornata è proseguita in serenità ed allegria, tra amici e conoscenti. Alcune foto dell’epoca. Una simpatica “rievocazione storica”. Tanti ricordi, tanti visi di alpini che non ci sono più Gino Mares, Agostino Musico e tanti ancora che purtroppo oggi portano una croce diversa quella della sofferenza, forse molto più pesante. Piero Bonicelli SETTORE VALFONTANABUONA - GRUPPO DI FAVALE DI MALVARO 56° RADUNO DEL GRUPPO C ome di consuetudine, la seconda domenica di Luglio 2015 gli alpini di Favale di Malvaro, egregiamente capeggiati dall’efficientissimo Dario Crino, hanno organizzato e realizzato, con ottimi risultati, il 56° raduno annuale del Gruppo. Dopo la colazione alpina di rito, focaccia e vino bianco, con gli alpini man mano affluenti nella piazzetta adiacente la tensostruttura, ove si consumerà poi lo speciale “rancio” alpino, si registrano i Vessilli di Genova e quello di Alessandria oltre a ben 27 Gagliardetti di cui 25 di Gruppi della Sezione e due, Garba- GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 46 3-2015_A4 09/12/15 14.38 Pagina 47 NOTIZIE DAI SETTORI gna e Forte dei Marmi, rispettivamente della Sezione di Alessandria e della Sezione di Pisa/Lucca/Livorno. Le Autorità partecipanti alla manifestazione; il sindaco Ubaldo Crino, con Gonfalone Comunale e gli assessori Boitano e Bagnasco, il Sindaco alpino di Carasco, Massimo Casaretto, il Vice Sindaco di Lorsica, Giuliana De Benedetti, il Comandante della Stazione dei Carabinieri di Cicagna, i rappresentanti con Labaro dell’associazione Marinai della Val Fontana Buona e quelli dell’associazione Arma Aeronautica del Tigullio. Da parte alpina, in rappresentanza della Sezione di Genova, il Vice Presidente sezionale, Saverio Tripodi ed i Consiglieri sezionali Lazzari, Minaglia, Parenti e Sciandra, oltre il mitico Piero Bonicelli, Capo Gruppo di Lavagna, alpino stimatissimo, vero esempio per tutti noi, cerimoniere d’eccezione per l’occasione. A Rappresentanze inquadrate si svolge quindi la toccante cerimonia dell’alza bandiera presso il monumento all’alpino, sulle note dell’inno nazionale cantate in coro, e subito dopo inizia il corteo con il Gonfalone Comunale, le bandiere delle Associazioni d’arma, i Vessilli di Genova e Alessandria, i Gagliardetti dei Gruppi e tutti gli alpini al seguito. Gran parte delle vie cittadine, bellamente imbandierate per l’occasione, sono state attraversate dal folto corteo, cadenzato alle sapienti note della Fanfara Ten. Raffo della Versilia, ed applaudito, a più riprese, dai numerosi abitanti che formavano ala gioiosa alla bella sfilata, nel corso della quale venivano apposte corone di alloro sia al monumento ai Caduti di tutte le guerre che a quello dedicato ai Caduti della Resistenza. Il corteo ha raggiunto poi il Santuario di nostra Signora del Rosario, soprastante il vecchio cimitero, per la celebrazione della S. Messa da parte del parroco, Don Gabriel Biziyaremye, abilmente coadiuvato dal Diacono Knight Derrick. La preghiera dell’alpino, recitata dal sottoscritto, veramente grande onore, ha posto termine alla cerimonia ed il corteo, riformatosi, ha concluso la sua sfilata nell’area attrezzata ove, al termine della degustazione di numerose e gustose specialità locali, con il pezzo forte della monumentale torta, opera della premiata e storica pasticceria dei fratelli Galletti di Favale, la quale, con al centro una bella penna alpina attorniata da stelle alpine sotto il logo sezionale, recava la scritta, Favale di Malvaro, 12 Luglio 2015, 56° raduno degli Alpini, si è poi provveduto all’assegnazione di un ricordo alpino a tutti i Labari, Vessilli e Gagliardetti intervenuti nonché alle varie Autorità presenti. In particolare è stato consegnato alla Signora Marina Mangini, nipote del socio del gruppo, Silvio Cereghino, reduce andato già avanti, l’attestato di concessione, al nonno scomparso, di una croce al merito di guerra. Gli oratori susseguitisi sul palco d’onore, citiamo in particolare l’autorevole sindaco Crino, il brillante Vice Presidente Sezionale Tripodi ed il bravissimo Piero Bonicelli, hanno rimarcato tutti il successo della bella manifestazione sottolineando la grande coesione esistente tra lo storico gruppo locale e la propria comunità. Valter Lazzari 47 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 14.38 Pagina 48 NOTIZIE DAI SETTORI SETTORE VALFONTANABUONA - GRUPPO DI CICAGNA A RADUNO ALPINO E 47 FESTA DELLA CASTAGNA C icagna, 18 ottobre 2015: il raduno alpino della terza domenica di Ottobre a Cicagna è diventato un evento tipico, legato alla “Sagra della Castagna”. Mantenere la tradizione nella Val Fontanabuona e valorizzare lo spirito alpino che in questa terra generosa trova le sue radici è questo l’impegno assunto dal Gruppo alpini, guidato dal tenace Stefano Cavagnaro, in un’epoca distratta GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 48 dal consumismo e dalla globalizzazione. E’ domenica e la giornata appare incerta per il cielo autunnale. La presenza numerosa dei Gruppi alpini, dei Marinai d’Italia e degli Avieri, giunti dai settori del Tigullio e della vallata, è una testimonianza straordinaria dell’importanza del raduno. Sotto il grande tendone, allestito nei giorni scorsi in previsione di bizzarrie meteorologiche, si inizia la giornata con la colazione alpina, a base di fugaza e giancheto. Si rimane in attesa di formazione per l’avvio al monumento dei Caduti, luogo dell’Alzabandiera. La banda G. Verdi apre il corteo con le classiche melodie alpine. Dalla Sezione di Genova sono giunti i Consiglieri Valter Lazzari e Marco Sciandra il quale, uso alla vita militare, svolge con prontezza i comandi necessari, durante le varie fasi della manifestazione. Rimane un cerimoniere indispensabile. A seguito dell’Alzabandiera e del saluto ufficiale al Tricolore, inizia il percorso per le vie del paese, con doverosa sosta presso i monumenti della Marina, dell’Aviazione e sul Ponte della Vittoria, davanti alle lapidi dei Caduti delle due guerre mondiali, con la deposizione di omaggi floreali. Ritrovandoci al Monumento agli Alpini, con il Labaro del Comune, il Vessillo della Sezione di Genova e i Gagliardetti dei vari Gruppi, il giovane Sindaco Roberto Bacigalupo traccia un profilo espressivo degli alpini e del loro coinvolgimento nel sociale. Prende la parola il Consigliere Sciandra, ponendo l’accento sul significato della nostra Bandiera e sugli ideali che essa rappresenta. L’alpino scrivente, del Gruppo locale, nel suo intervento, ricorda il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia. Si ricollega al “XXIV incontro italo-austriaco della Pace”, svoltosi quest’anno - il 24 Maggio a Genova, la cui Sezione ANA, con il Presidente Pietro Firpo, si era prodigata diligentemente per l’organizzazione e la diffusione dell’evento. Lo definisce “incontro stupendo per l’alto significato” e si domanda: “Cosa impediva ai politici di quel tempo, in primis al Capo del Governo Salandra e al suo Ministro Sonnino, pensare allo stesso modo per risolvere, in via diplomatica, la scottante questione di Trento-Trieste?”. Altri interessi, tra cui quelli economici e speculativi, spinsero gli interventisti a lasciare 3-2015_A4 09/12/15 14.38 Pagina 49 NOTIZIE DAI SETTORI la “Triplice Alleanza” e a passare alla “Quadruplice Intesa” (con Inghilterra, Francia e Russia), condannando l’Italia e gli oltre cinque milioni di giovani, alla sventura del primo conflitto mondiale, con gli oltre 650 mila morti, un milione di feriti e 600mila prigionieri. Senza parlare del Generale Cadorna, freddo e insensibile, spesso carnefice dei soldati. La voce di protesta dell’allora Papa Benedetto XV non servì a fermare la “vergogna dell’umanità”, come Egli la definì. A Redipuglia, quest’anno, anche Papa Francesco manifestò il rifiuto ai conflitti, con le parole “la guerra è follia”. Dobbiamo invece inchinarci riverenti davanti al Monumento ai Caduti e dire “Grazie per l’Italia integra che ci avete consegnato. Noi Alpini metteremo a frutto il vostro sacrificio”. Don Guido Perazzo, figlio dell’alpino Sergio, durante l’omelia della Santa Messa, celebrata nella Chiesa N. Signora dei Miracoli, invita i presenti a seguire le parole del Vangelo: “ ... siate servitori e ponete al centro della vostra quotidianità il servizio al prossimo”. Con la Preghiera dell’Alpino, letta con profonda emozione dal Consigliere Valter Lazzari, con sottofondo “Il Signore delle cime” , cantato dal bravo Coro Parrocchiale, si conclude l’aspetto spirituale della giornata. La pioggia comincia a scendere sottile. Gli alpini non la temono. Sono avvezzi a ben altri contrattempi. Il grande tendone, montato nell’ex campo di calcio, accoglie i commensali per il ”Rancio dell’alpino” - organizzato dalla Croce Rossa locale allietati allo stesso tempo dall’orchestra “Luigi Messina”. L’accensione dei fuochi sotto i grandi padelloni forati e la preparazione delle bruciate, avviene puntualmente, grazie agli infaticabili alpini del gruppo e agli amici di sempre. Non potevano mancare i piatti tipici della zona, cucinati dalle operose dame volontarie. La pioggia, ormai fitta, non impedisce la distribuzione delle castagne sotto il tendone. La gente è accorsa numerosa, confermando così che la tradizione merita di essere valorizzata ed è motivo fondato, per ritrovarsi, con lo stesso entusiasmo, alla 48a Sagra della Castagna. Ci saremo. Enzo Valencich 49 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 14.38 Pagina 50 NOTIZIE DAI SETTORI SETTORE VALLESCRIVIA - GRUPPO DI RONCO SCRIVIA 60° ANNIVERSARIO DEL GRUPPO - INAUGURAZIONE DELLA NUOVA SEDE M artedì 2 Giugno 2015. A Ronco Scrivia sfilano gli Al- pini. Arrivano dalle vicine valli della Liguria e del Piemonte ed è un carosello di piume e tricolori. L’occasione – che simbolicamente coincide con la festa della nostra Repubblica – è il 60° anniversario del Gruppo Alpini di Ronco Scrivia. Il concerto del Coro Soreghina GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 50 della Sezione ANA di Genova, tenutosi la sera precedente nei locali del ristrutturato salone parrocchiale “Monsignor Mazzoni” presso l’Oratorio di Ronco Scrivia, ha aperto due giornate fitte di appuntamenti, il più importante dei quali è stata l’inaugurazione della nuova sede del Gruppo: si tratta della ex scuderia annessa ad una graziosa villa immersa nel verde, di proprietà delle Suore Benedettine di Ronco Scrivia, edificata nel 1875 e concessa agli Alpini per le loro attività. Questa pittoresca cornice ha fatto da sfondo ai diversi momenti di una giornata intensissima iniziata con il raduno di 25 Gruppi partecipanti e la cerimonia dell’alzabandiera proseguita con la sfilata – accompagnata dalle note della banda musicale “Giovanni XXIII” di Ceranesi – verso la Chiesa Parrochiale di Ronco Scrivia, dove il parroco Don Silvio Lagorio ha celebrato la Santa Messa; contemporaneamente una delegazione del Gruppo di Ronco Scrivia si è recata a deporre, presso il cimitero comunale, una corona in memoria degli alpini caduti. Al termine della funzione, il corteo ha nuovamente raggiunto la “scuderia” per la Benedizione della nuova Sede. E’ stato un momento di incontro veramente intenso, al quale – oltre ai gruppi alpini provenienti dalle vicine regioni – ha partecipato numerosa la popolazione del paese, rappresentata anche dalle principali associazioni. La giornata si è conclusa, in puro stile Alpino con il rancio, preparato presso la Zona Sportiva dal Gruppo Alpini di Ronco Scrivia e dalle loro famiglie; anche questo momento, che ha fatto da epilogo alla manifestazione, è stato intensamente partecipato dalle persone che la stessa ha richiamato e si è prolungato tra canti, brindisi e tanta allegria, a conferma dello spirito di solidarietà che da sempre anima i gruppi alpini e dall’affetto che la gente comune nutre per questa realtà. 3-2015_A4 09/12/15 14.40 Pagina 51 NOTIZIE DAI SETTORI SETTORE VALPOLCEVERA - GRUPPO DI BOLZANETO 60 CANDELINE T re eventi principali per celebrare i 60 anni di fondazione del Gruppo di Bolzaneto festeggiati con tutta la comunità della Delegazione. Sabato 24 ottobre, nel pomeriggio sono stati resi gli onori ai Bolzanetesi che hanno lasciato la propria vita sui campi di battaglia della Grande Guerra con la deposizione di una corona di alloro al Monumento ai Caduti nella centralissima Piazza Rissotto. Sempre sabato; serata di teatro al “Rina & Gilberto Govi” con la rappresentazione di “Con dio dello zaino” tratta dal libro “Padre Generoso….stammi vicino muoio” curato da Giancarlo Militello e magistralmente interpretata da Carlo Mondatori alpino, attore e regista. Al termine il Vice Presidente Vicario Sezionale Giancarlo Militello ed il mitico Vicenzino Chiesa capo gruppo di Altavalpolcevera hanno consegnato al Rev. Padre Francesco Rossi dei frati Cappuccini (l’Ordine religioso di cui faceva parte Attilio Ghiglione meglio conosciuto come Padre Generoso da Pontedecimo) l’ultima tranche dei fondi ricavati dalla vendita del libro ispirato ai diari di Padre Generoso destinati alle Missioni dei Frati Cappuccini nella Repubblica Centroafricana. Il Coro Monte Bianco ha fatto da cornice alla serata concludendo- 51 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 14.40 Pagina 52 NOTIZIE DAI SETTORI la con le sue cante. Il pubblico intervenuto ha manifestato il suo apprezzamento con un lungo applauso. Domenica 25 ottobre alle ore 11.00, in una Chiesa Parrocchiale di S. Francesco in Bolzaneto stracolma all’inverosimile S. Messa di ringraziamento ed in suffragio dei soci “andati avanti” celebrata dal Rev. Padre Renato ed accompagnata, per i canti liturgici, dal Coro Monte Bianco. Buono il numero dei Gruppi Alpini e delle Associazioni che hanno partecipato alla cerimonia. I familiari dei soci andati avanti, rintracciati dopo un lungo e meticoloso lavoro di ricerca, hanno risposto numerosi (oltre ogni più rosea aspettativa) all’invito a partecipare alla funzione religiosa loro rivolto dal Gruppo a testimonianza del sempre vivo ricordo serbato per i propri cari e per l’Associazione di cui hanno fatto orgogliosamente parte. Al termine della celebrazione il Gruppo ha voluto ringraziare il Parroco Padre Renato che nell’omelia ha offerto interessanti spunti di riflessione, specialmente indirizzati ai tanti bambini del “catechismo” presenti, sulla disponibilità degli alpini sempre in prima linea nel campo della solidarietà. Il ringraziamento del Gruppo è stato ovviamente esteso alle Autorità, ai Gruppi, alle Associazioni ed a tutti i partecipanti. La recita della “Preghiera dell’Alpino”, accompagnata in sottofondo dalle note del “Ponte di Perati” intonate dal Coro Monte Bianco, ha strappato più di una lacrima ai numerosi fedeli presenti. Il coro ha poi concluso con una graditissima “Ave Maria Zeneize” (in luogo del consueto “Signore delle Cime) che ha tenuto tutti ancorati alle panche nonostante la funzione religiosa fosse ormai conclusa. Un lungo applauso amplificato dall’ottima acustica dell’edificio sacro ha definitivamente posto fine alla cerimonia molto apprezzata dagli intervenuti (viste le positive valutazioni e le congratulazioni espresse dalla popolazione agli esponenti del Gruppo all’uscita, sul sagrato della Chiesa). Bicchierata finale negli attigui locali della sede sociale con lo scambio di reciproci auguri a ritrovarsi tutti per festeggiare i prossimi sessant’anni del Gruppo (..…..forse). Bolza Group SETTORE VALPOLCEVERA - GRUPPO DI SAMPIERDARENA 34a FESTA DELLA “CAPPELLA DELLA PACE - MADONNA DEL DON” S iamo finalmente ritornati all’appuntamento fissato al secondo sabato del mese di ottobre in contemporanea con i festeggiamenti di Mestre, così come era stato stabilito fin dal 1981. I Gruppi presenti con il gagliardetto erano numerosi nonostante il concomitante Raduno di Acqui Terme: evidentemente la Festa della “Cappella della Pace - Madonna del Don” è sentita dagli Alpini genovesi come una festa di Sezione, non dimentichi del fatto che nel 1990 la Cappella è stata definita “un Santuario” da Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Canestri nel corso della visita pastorale alla Parrocchia di San Gaetano e San Giovanni Bosco. Il mattino ci siamo recati in via di Francia all’appuntamento con papà Cantore per deporre una Corona di alloro alla targa che ricorda la sua nascita: il nostro gagliardetto e quello del Gruppo di Lavagna accompagnavano il Laba- GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 52 3-2015_A4 09/12/15 14.40 Pagina 53 NOTIZIE DAI SETTORI ro del Nastro Azzurro e il vessillo dell’Ass.ne Naz.le Paracadutisti; spiccava la gradita presenza di Ufficiali rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza. In giornata abbiamo mantenuto l’annuale impegno con l’AISM per la vendita delle mele, sostituiti durante le cerimonie pomeridiane dai Militi della CROCE D’ORO di Sampierdarena. Alle 17,30 è iniziata la cerimonia nei Giardini Pavanello di fronte al Monumento ai Caduti intitolato al Gen. Antonio Cantore circondato da un folto gruppo di Alpini. Erano presenti: il Vessillo Sezionale accompagnato dai Consiglieri Valter Lazzari, Gian Carlo Militello e Saverio Tripodi; 14 Gagliardetti in rappresentanza dei Gruppi Altavalpolcevera, Bolzaneto, Busalla, Campoligure, Cogoleto, Cornigliano, Lavagna, Masone, Nervi, Quarto, Rivarolo, Savignone, Valverde e Voltri; i vessilli delle Associazioni d’Arma A.N.C.R., A.N.M.I., A.N.Art.I., A.N.P.d’I., e del NASTRO AZZURRO; il gonfalone della Croce d’Oro; l’Assessore Sergio Ghirardi in rappresentanza del Municipio Centro Ovest; gli Ufficiali rappresentanti la Compagnia e la Stazione dei Carabinieri di Sampierdarena, la Guardia di Finanza, la Polizia di Stato; il sig. Vittorio Pace, presidente dell’Ass.ne Naz.le Genieri e Trasmettitori d’Italia; il gen. Edmondo Fresia; l’Alpino Mauro Timossi, in rappresentanza del Museo degli Alpini di Savignone; i rappresentanti del C.A.I. Sampierdarena e della F.I.E. Sampierdarena. La Santa Messa in suffragio dei Caduti di tutte le guerre, officiata dal Parroco don Mario Carattino, è stata accompagnata dal ricostituito Coro “2015-Amici della Montagna” diretto dal maestro Enrico Derchi, sempre disponibile da più di trenta anni per la nostra festa. E’ da rilevare come da un paio di anni la Festa della Madonna del Don si celebri in concomitanza con la Festa patronale di San Gaetano, acquisendo così un valore particolare nella vita del quartiere. Al termine, dopo la recita della Preghiera alla Madonna e la successiva benedizione impartita da don Mario dalla Cappella della Pace, il Gruppo ha offerto ai partecipanti un rinfresco nei locali adiacenti alla Chiesa, messi a disposizione dall’OPERA DON BOSCO. Angelo Grossi 53 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 14.40 Pagina 54 I N F A M I SCARPONCINI CAMPOLIGURE – Mattia, figlio del socio Pier Angelo Gnech. CAMPOLIGURE – Amèlie – nipotina del socio amico degli alpini Simone Piana. CARASCO – Vera e Aurora, bisnipotine del socio Giacomo Cervini. CHIAVARI – Filippo, nipote del socio, Franco Moggia. CHIAVARI – i gemelli Cesare e Camilla Landosio, nipoti del socio Givanni Landosio e bisnipoti del socio Domenico Piccardo. CICAGNA – Erica, nipote dei soci Stefano Cavagnaro e Amedeo Foppiano. MEZZANEGO – Mia, nipote del socio Olmeda. MONEGLIA - Alice, figlia dell’amico degli alpini Lorenzo Botto e di mamma Elisa, e nipote del socio Pietro Botto. RAPALLO – Tommaso, nipote del socio Sergio Crovetto. SAN COLOMBANO CERTENOLI – Giorgia, nipote del socio Renzo Solari e pronipote del socio Mario Solari. SANTA MARGHERITA - i gemelli Giovanni e Viola Pansini, figli di Matteo e Sara Bacigalupo e nipoti dei soci Maurizio (nonno) e Stefano (zio). VALBREVENNA – Cristian e Silvia, figli del socio Ermanno Rebosio. ***** Ai genitori i più vivi rallegramenti e gli affettuosi auguri da parte della famiglia alpina. ***** ALPINIFICI SANTA MARGHERITA – la gentile signorina Anita Barigione, nipote del socio Serafino, con il signor Giovanni Gualniera. ***** Da tutti gli alpini auguri di tanta felicità ai novelli sposi e … tanti bocia. LUTTI ***** SOCI ALTAVALPOLCEVERA – il socio Mauro Mortara. CAMPOLIGURE – il socio Paolino Barisione, classe 1946. GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 54 G L I A CARASCO – il socio Gino Podestà, consigliere del Gruppo NERVI – Il socio Giorgio Casagrande, classe 1946 PIEVE LIGURE SORI – il socio Andrea Maine, classe 1914. PIEVE LIGURE SORI – il socio Iraldo Olcese, fratello del socio Luigi Olcese. REZZOAGLIO – Il socio Santino Mariani. RIVAROLO – Il socio Emilio Zerbo, classe 1915. SAN COLOMBANO CERTENOLI – il socio cinquantennale Dino Vaccaro. SANTOLCESE – il socio Giovanni Casagrande, Capoguppo onorario SESTRI PONENTE – il socio Francesco Marconi. VALBREVENNA – il socio amico degli Alpini Franco Monticini. VALBRUGNETO – il socio Adriano Cavallino, classe 1938. VALVERDE – il socio amico degli alpini Nicodemo Rubino. ***** FAMIGLIARI ALTAVALFONTANABUONA – il signor Severino Olcese, cognato del socio Adriano Garaventa. ALTAVALFONTANABUONA – il signor Bruno Olcese, fratello del socio Ermanno Olcese. ALTAVALFONTANABUONA – la signora Giuseppina Garbarino, Madre del socio Dino Garbarino. CAMPOLIGURE - la signora Maria Puppo madre del socio Giuseppe Ferrari. CARASCO – il suocero del socio Piero Lavezzolo. CASARZA LIGURE – il signor Angelo Sanguineti, suocero del socio Armando Carbonini. CHIAVARI - la signora Elsa Sanguineti moglie del Socio Aggregato Aldo Cella GENOVA CENTRO – il signor Nicola Arena, marinaio e Reduce della II^ GM, suocero del Socio Paolo Giacheri. LAVAGNA – il signor Luigi Tiscornia, padre del socio Carlo Tiscornia. MASONE – la signora Anna Pastorino, zia del socio Geremia Pirlo. MASONE – la signora Ester Parodi, zia del socio Giovanni De Luigi. MASONE – il signor Enrico Pastorino, fratello deòl socio Adriano Pastorino. MASONE – Il signor Fabrizio Vigo, fratello del socio Giorgio Vigo. MEZZANEGO – la signora Caterina Albani, vedova Rebori, suocera del socio Giovanni Rebori. MASONE – i coniugi Pietro Pastorino e Geronima Macciò, zii del socio Franco Pastorino e cognati del socio Carlo Pastorino. NE – il signor Renato Assalino, padre del socio Stefano Assalino. PIEVE LIGURE SORI – La signora Ida Olcese, madre del socio Emilio, figlia del socio Silvio e sorella del socio Luigino Olcese. RAPALLO – la signora Giuseppina Bottali, madre del socio Giorgio Sabini. RAPALLO – la signora Natalina Maschio, nippte del socio Evasio Pesci. RIVAROLO – la signora Mimma Ranieri, madre del socio Rodolfo Baratella. RIVAROLO – la signora Bruna Agostena, madre del socio Alessandro Murro. SAMPIERDARENA - la signora Maria Protti, madre del socio Riccardo Tagliavini. SAN COLOMBANO CERTENOLI -la signora Alduina Fosco sorella del socio Rinaldo Fosco SERRA RICCO’ – la signora Iole, moglie del socio Gianni Pelissa. SESTRI LEVANTE – la signora Caterina Devincenzi, sorella del socio Giovanni Franco Devincenzi. SESTRI LEVANTE – la signora Rina (Lina) Sivori Ved. Carozzo, suocera del socio Claudio Fasce SOPRALACROCE – la signora Nitta Giusto, madre del socio Claudio Zanone. TORRIGLIA - la signora Rita Garbarino suocera del socio Franco Gardella. VALBREVENNA – la signora Maria Vittoria Reghitto, madre dell’amico degli Alpini Marco Galuzzi. VALVERDE – il signor Gianni Rivera, cognato del socio Giorgio Montemartini. VALBRUGNETO – la signora Rita Fraguglia, zioa del Capogruppo Fulvio Crosetti e cognata del socio Italo Cavagnaro ***** A tutti i famigliari l’espressione del più vivo cordoglio da parte delle penne nere genovesi. ***** ANNIVERSARI NOZZE D’ARGENTO (25anni) SANTO STEFANO D’AVETO - Il socio Giuseppino Tosi con la gentile consorte signora Rosanna Tosi. NOZZE D’ORO (50 anni) BOLZANETO – il socio camillo Spatari e la gentile consorte signora Caterina. VALVERDE – il socio amico degli Alpini Gennaro Rotondo, e la gentile consorte signora Maura. SERRA RICCO’ – il socio Luigi Timossi, classe 1936 la gentile consorte signora Rosa Meirana.Pareti. ***** Agli sposi le nostre sincere congratulazioni ***** CENTENARI MASONE – Il socio Giacomo Pastorino, fondatore del Gruppo. nese, e prigioniero in Germania Auguri, vecio ***** LAUREE ARENZANO – Il signor Luca Caviglia, figlio del socio Gino Caviglia, ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Naturali, con 110 one, si è laureata in Economia ***** Congratulazioni, Dottore RIVAROLO – il signor Sebastiano Baratella, figlio del socio Rodolfo, si è laureato in Ingegneria Gestionale. ***** Congratulazioni, Ingegnere 3-2015_A4 09/12/15 14.40 Pagina 55 I N F A M I G L I A B U O N E N O T I Z I E GRUPPO DI ARENZANO GRUPPO DI CAMPOLIGURE Il socio Alberto Grassi con i nipotini Paolo, Davide, Fabio, Elena e Arianna al Raduno del Primo Raggruppamento ad Aqui Terme. Sabato 12 settembre 2015 si è tenuto a Campo Ligure il 95° compleanno di Oliveri Santo, ultimo reduce di Russia rimasto in Valle Stura. E’ stato festeggiato dagli alpini e amici del gruppo “T.C. Vincenzo Mignone” di Campo Ligure e dai parenti con un buon pranzo e la consegna di un quadretto con un cappello alpino in filigrana d’argento. GRUPPO DI CHIAVARI GRUPPO DI BOLZANETO Il Socio Camillo Spatari e la gentile consorte signora Caterina al Santuario di N.S. della Guardia per il loro cinquantesimo anno di matrimonio. I gemelli Cesare e Camilla Landosio nel giorno del loro battesimo. Li tengono in braccio il nonno Giovanni Landosio ed il bisnonno Domenico Piccardo, soci del gruppo. GRUPPO DI CHIAVARI GRUPPO DI CICAGNA La piccola Erica, nipote di Stefano Cavagnaro e Amedeo Foppiano, soci del gruppo. La piccola Margherita in braccio al nonno Carlo Monteverde all’adunata Nazionale del maggio scorso all’Aquila. 55 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 14.40 Pagina 56 I N F A M I G L I A B U O N E N O T I Z I E GRUPPO DI MASONE GRUPPO DI MONEGLIA Alice, figlia dell’amico degli Alpini Lorenzo Botto e di mamma Elisa Cioffi, in braccio al nonno, il socio Pietro Botto. GIACOMIN HA FATTO 100 Sabato 12 settembre 2015 ha compiuto 100 anni Giacomo Pastorino, socio fondatore del gruppo di Masone - Sezione di Genova -, reduce dalla campagna di Grecia, dove ha combattuto nella Divisone Julia e durante la quale è stato anche ferito. Attorniato dai quattro figli, da numerosi parenti, amici ed alpini, è stato festeggiato nella giornata di domenica 13, alla presenza del vicepresidente della Sezione di Genova, Saverio Tripodi, e del Capogruppo. Alle ore 16 taglio della torta, decorata dall’immancabile disegno del cappello alpino e consegna, da parte del Capogruppo Piero Macciò, della targa d’argento a ricordo dell’evento. Al termine i nostri cari canti alpini, all’insegna del buonumore, dove a primeggiare è stato proprio Giacomin, con entusiasmo e tanta passione. Piero Macciò GRUPPO DI SERRA RICCÒ NOZZE D’ORO Il giorno 10 ottobre 2015 il socio Luigi Timossi, classe 1936 e la moglie signora Rosa Meirana, classe 1938, hanno festeggiato le loro nozze d’oro. A festeggiare con loro c’erano le figlie, il figlio Marco anche lui alpino e socio del Gruppo, i generi, la nuora e i sei meravigliosi nipoti. GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 56 3-2015_A4 09/12/15 14.40 Pagina 57 I N F A M I G L I A L U T T I GRUPPO DI LAVAGNA NELLA SBARBARO Una telefonata, dall’altro capo del telefono il Tuo Giorgio,che mai avrebbe voluto e dovuto pronunciare quelle terribili parole ”Nella se n’è andata”… Il mio cuore per in attimo si ferma…NO! Non voglio crederci, non è successo veramente! E invece è proprio vero, te ne sei andata, con accanto Giorgio che amavi e che come me, come tutti gli alpini, pur sapendo non eravamo preparati a perderti…!...Non volevamo perderti…!!!! Perché, anche se ti vedevamo e sapevamo che peggioravi di giorno in giorno nessuno di noi era preparato a lasciarti andare! E come era possibile accettare di lasciar andare una persona speciale come Te? Avevi ancora troppo da dare e da ricevere dalla vita. Ciao Nella,”insegnante” non solo di scuola, ma per noi di vita, hai lottato silenziosamente in questi mesi, contro quel maledetto male che non perdona. Ho percorso con te e Giorgio un tratto del cammino della mia vita nella nostra Associazione Ti ho vista sempre presente “un grande cuore di donna alpino”. Ti ho visto felice quanto dopo tanto tempo i tuoi sogni si erano realizzati! Dopo aver assistito con amore la mamma si era realizzato il Vostro sogno: una vita insieme! Ti ho visto felice con Giorgio e di questo ne sono immensamente felice! Perché tu eri Speciale e non si poteva non volerti bene! Eri allegra, solare e amavi la vita. Hai lottato come una leonessa fino all’ultimo, non hai mollato mai perché tu volevi vivere,volevi rimanere con noi..!!!! ….E ci rimarrai sempre ora più che mai….credimi…!!! Da mesi in sede il Tuo posto a tavola è vuoto, le tue dolcissime torte assenti. Noi alpini tutti presenti al Tuo funerale abbiamo preso coraggio da Te e Giorgio vedendovi così forti nel calvario; l’abbraccio di Don Luciano alla bara: un bacio di ogni alpino alla nostra stella alpina, la più bella già in cielo. Ci mancherai Nella, ci mancherai tantissimo,ma porteremo sempre nel cuore i bellissimi momenti trascorsi con te, le nostre cene insieme, le serate in allegria, le gite e tutto ciò che di bello ci hai regalato… ….Non ti dimenticheremo mai...!!!!! Ciao Nella!. Alpino Piero Bonicelli, capo gruppo alpini Lavagna GRUPPO DI MONTOGGIO FELICIANO BASTIANUTTI Carissimo Feliciano Siamo un po’ in ritardo per onorare la tua nobile figura, tra i tanti sono stato prescelto. _ti vedo giovane e aitante nel 1982 ai Piani di Creto in occasione del raduno piovoso esserci e inserirti nella nostra associazione. Ti vedo sempre presente e disponibile di fronte a qualsiasi incarico sezionale. _ti vedo nella P.C. responsabile ma di fatto per sia nelle esercitazioni sia nei tantissimi interventi. _ti vedo alle adunate nazionali fiero con il tuo giallo da artigliere alpino al collo. _ ti vedo nell’esporre sul camper la bandiera azzurra con l’aquila al centro simbolo delle tue origini friulane. _ti vedo insieme al tuo grande ami- co Giovanni responsabile degli spazi ricettivi in occasione dell’adunata del 2001 ma sempre pronto a collaborare di fronte a qualsiasi richiesta oltre i tuoi compiti. _ti vedo restio a far sapere il tuo occulto male in occasione del grave intervento e quasi non gradire le visite all’ospedale per…non disturbare il prossimo _ti immagino dire a tua figlia di non rispondere al telefono quando ci siamo ricordati di te dall’Aquila dove tu avevi dato tanto nel campo di Coppito in occasione dell’ultima adunata nazionale, il tutto comprensibile, perché stavi molto male. ERI UN GRANDE, UN ALTRUISTA, UN GENEROSO, UN BUONO, UN VERO ALPINO Uno dei tanti tuoi amici. 57 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 14.40 Pagina 58 I N F A M I G L I A L U T T I GRUPPO DI NERVI GRUPPO DI PIEVE LIGURE - SORI GIORGIO CASAGRANDE Il 7 di agosto il Gruppo Alpini di Nervi ha perso un suo socio quasi cinquantennale: Giorgio Casagrande è andato avanti. Socio del Gruppo dal 1966, Giorgio, classe 1941, aveva svolto il servizio militare nella brigata Cadore dell’Artiglieria da montagna. Viveva a Nervi, dove era conosciutissimo e nel Gruppo ha sempre dimostrato impegno e serietà. Più volte Consigliere lo è stato sino a pochi anni or sono, sino a quando la malattia glielo ha concesso. E purtroppo negli ultimi mesi è stata grande la sua sofferenza, che certamente lo avrà portato nel Paradiso di Cantore. Ai funerali che si sono svolti il 10 di agosto nella parrocchiale di San Siro di Nervi, la presenza di tanti Alpini è stata la più bella dimostrazione dell’affetto che per lui nutriva il Gruppo. ANDREA MAINE E’ ANDATO AVANTI Andrea aveva compiuto i 100 anni il 28 ottobre 2014 e si stava preparando per andare nell’Ampezzano, come faceva da molti anni, a rendere omaggio al Generale Cantore e a perlustrare per l’ennesima volta i monti teatro di eroiche gesta degli Alpini, indossando sempre con orgoglio infinito il suo cappello con la penna. Non ha fatto in tempo: il 9 luglio Andrea è andato avanti, serenamente, nel sonno. Ha raggiunto la sua amata moglie Carlina che aveva perso due anni fa dopo 71 anni di matrimonio. Aveva cominciato il suo percorso da Alpino negli anni trenta partecipando al 6° corso AUC di Bassano del Grappa per proseguire con il servizio prestato in guerra sul fronte occidentale, ove rimase ferito. Membro del gruppo di Pieve Ligure-Sori, ha partecipato finché ha potuto alle attività associative. Un appuntamento a cui teneva molto era la partecipazione a metà luglio alla S. Messa celebrata alla Cappella degli Alpini a Vervei, sulla strada del Passo Falzarego, occasione annuale di incontro tra i Gruppi Pieve Ligure-Sori, Sampierdarena e Cortina d’Ampezzo. Di carattere sempre allegro e gioviale, amava ripetere sorridendo: “Ridi che la vita xe un lampo, il mondo xe un teatro e noi semo i burattini”. La profondità dei suoi sentimenti è testimoniata in ogni libro della sua biblioteca, dove sulla terza pagina scriveva, fin dagli anni venti: “Che solo amore e luce ha per confini”. Amore e luce che accompagneranno lui e la sua amata Carlina nel cammino che hanno ripreso insieme, dopo l’ultimo saluto che gli hanno voluto portare i suoi Alpini, ai quali è stato affidato il fido cappello alpino. Adesso riposa sulle alture di Megli. GRUPPO DI PIEVE LIGURE - SORI IDA OLCESE E’ andata avanti, lasciando un vuoto incolmabile e un grandissimo esempio di amore materno, avebdo cresciuto con amore e sacrificio otto figli, Ida Olcese, una vera donna alpina, mamma di Emilio Olcese, figlia di Silvio Olcese, sorella di Luigino Olcese, alpini molto conosciuti e stimati nelòla comunità di Sori. La famiglia Olcese ben rappresenta il vero spirito alpino, di generosità e altruismo, avebdo donato il terreno su cui è sorta la cappelletta di Monte Cornua, luogo tanto caro agli alpini del Guppo Pieve Ligure – Sori. Ricordandola con affetto e rimpianto il Gruppo si stringe intorno ai familiari con un forte abbraccio alpino. GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 58 3-2015_A4 09/12/15 14.40 Pagina 59 I N GRUPPO DI SAN COLOMBANO CERTENOLI F A M I G L I A L U T T I GRUPPO DI SANT’OLCESE DINO VACCARO Il 15 Agosto 2015 è andato avanti il socio ultracinquantennale del Gruppo di San Colombano Certenoli Vaccaro Dino, nato a Coreglia Ligure il 18 Aprile 1936. Alpino della “Taurinense” dall’8 Novembre 1957 al 18 Aprile 1959 ed assegnato il 16 Febbraio 1958 al Btg. Saluzzo in Borgo San Dalmazzo. Già sposato, venne richiamato in servizio per istruzione presso il Dep. Brigata Alpina “Taurinense” in Torino dall’8 al 31 Luglio 1961. Lascia la signora Claudia ed i quattro figli, Graziano, Alberto, Aldo ed Ivo, quest’ultimo anch’esso alpino e socio del Gruppo di San Colombano Certenoli. GIOVANNI CASAGRANDE “PRISCOS AD FINES NITOR” Uno degli ultimi alpini del Battaglione Pieve di Teco è “andato avanti” nel silenzio, come ha sempre vissuto ma non nella rassegnazione. Classe 1924 nostro Capo Gruppo Onorario sempre presente a tutte le manifestazioni ha accompagnato il Gruppo dal 9 gennaio 1972 al 7 maggio 1999. Grande passione per il cappello che portava e per la sua campagna che coltivava con amore. GRUPPO VALBRUGNETO ADRIANO CAVALLINO E’ improvvisamente andato avanti il socio Adriano Cavallino. Il Gruppo Valbrugneto si stringe attorno alla moglie Graziella, al figlio Fabio con Marzia, le nipotine Nicole e Michelle e al cugino Bruno e famiglia. 59 GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015 3-2015_A4 09/12/15 14.40 Pagina 60 17 - 18 OTTOBRE RADUNO DEL pRimO RAGGRUppAmENTO AD ACQUi TERmE