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G E N OVA
n u o v a
PERIODICO PER GLI ALPINI DELLA SEZIONE ANA DI GENOVA
Anno III – N. 3 – Settembre - Dicembre 2015
Direzione e Amministrazione: Mura delle Cappuccine, 33 - 16128 Genova – Poste Italiane S.p.A. - Sped. Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004 n. 46) art. 1, comma 2 - DCB Genova
Assemblea
dei Capigruppo
Le nuove cariche sezionali
Marcinelle 1° raduno
degli Alpini di Europa
Casarza Ligure
Raduno della Sezione
Pellegrinaggio al Pasubio
Forcella Fontananegra
Commemorazione
del Generale Cantore
Le Medaglie d’oro al V.M.
del 1915
Le operazioni militari
dell’autunno-inverno 1915
Attività della Sezione
Attività dei Settori
In Famiglia
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SANTO NATALE
2015
C
ari Alpini e soci aggregati Fra gli auguri
che invio a Voi e alle rispettive famiglie
nell’occasione del S. Natale per augurare
salute, serenità e pace mi permetto inserirne uno
un po’ particolare che, per quanto riguarda la
nostra grande famiglia alpina, non dovrebbe neanche essere ricordato ma
tant’è… L’augurio che faccio è semplicemente quello di mantenere nonostante le età, gli acciacchi, i problemi personali, l’entusiasmo dei
venti anni; ci penseranno poi le
nostre forze, o la mancanza di esse, a condizionare l’operato ma
non venga mai meno lo spirito Alpino e la capacità di lavorare per gli
Altri senza chiedere niente in cambio.
I gruppi che funzionano alla grande sono tali
per l’impegno dei capigruppo e di quanti collaborano con Lui; i gruppi che zoppicano hanno
perso il significato di Alpinità e in definitiva la
volontà di essere operativi nell’Associazione.
Siamo ancora tanti e in grado di operare secondo lo statuto associativo mantenendo la coerenza che ci contraddistingue da tanti anni e che ci
permette di far funzionare bene la nostra Protezione Civile, il museo, il rifugio, i nostri cori, le
attività di volontariato, la maggior parte dei 57
gruppi che compongono la Sezione.
Cerchiamo di svegliare i dormienti (quelli già
iscritti nei gruppi)!, collaboriamo con chi ha più
energia e spirito di sacrificio. Ce lo chiedono dal
Paradiso di Cantore gli Alpini che con il loro Sacrificio hanno reso possibile il ruolo dell’Associazione nella società contemporanea. Non deludiamoli.
Un Santo e felice Natale a Voi tutti.
Pietro Firpo
CALENDARIO
DELLE MANIFESTAZIONI 2016
SEZIONALI
DOMENICA 24 GENNAIO ore 9,30
CERIMONIA PER I CADUTI AL CIMITERO
DI STAGLIENO
DOMENICA 13 MARZO ore 9,00
ASSEMBLEA DELEGATI
DOMENICA 10 APRILE ore 11,00
PELLEGRINAGGIO ALLA MADONNA
DELLA GUARDIA
SABATO e DOMENICA 3 - 4 SETTEMBRE
RADUNO SEZIONALE A MONEGLIA
SABATO 8 OTTOBRE ore 16,00
FESTA MADONNA del DON
e 144° ANNIV. TT.AA. A SAMPIERDARENA
DOMENICA 13 NOVEMBRE ore 09,00
RIUNIONE CAPI GRUPPO
INTERSEZIONALI
DOMENICA 19 GIUGNO
CAPANNETTE DI PEJ
RAGRUPPAMENTO
SABATO E DOMENICA 9 - 10 - 11 SETTEMBRE
RADUNO DEL I° RAGGRUPPAMENTO A SUSA
NAZIONALI
DOMENICA 17 GENNAIO
CEVA (SOLENNE) NOVO POSTOJALOWKA
DOMENICA 23 GENNAIO BRESCIA - NIKOLAJEWKA
DOMENICA 17 APRILE CASSANO D'ADDA
CENTENARIO NASCITA GENERALE PERRUCCHETTI
13 -14 -15 MAGGIO ASTI - ADUNATA NAZIONALE
DOMENICA 29 MAGGIO
MILANO - ASSEMBLEA DELEGATI
DOMENICA 26 GIUGNO
PELLEGRINAGGIO AL CONTRIN
DOMENICA 3 LUGLIO COL DI NAVA
DOMENICA 10 LUGLIO ORTIGARA
Direttore responsabile:
Nicola Pellegrino
Comitato di redazione Presidente: PIETRO FIRPO
Membri: PIERO BONICELLI - ROBERTO MARTINELLI
GIANCARLO MILITELLO - GIORGIO PRETELLI - LORENZO SANTAGATA
MAURO TIMOSSI - FRANCESCO TUO
PERIODICO PER GLI ALPINI DELLA SEZIONE ANA DI GENOVA
Direzione e Amministrazione:
Mura delle Cappuccine, 33 - 16128 Genova - Tel.: 010 587236 - Fax: 010 5709480
e-mail: [email protected]
Autorizzazione: Trib. di Genova N. 4-2013 del 17/05/2013
Stampa: Arti Grafiche Francescane srls - Corso Europa, 386 b 16132 Genova
GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015
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DOMENICA 31 LUGLIO ADAMELLO
DOMENICA 4 SETTEMBRE PASUBIO
SABATO E DOMENICA 8 - 9 OTTOBRE
MESTRE - MADONNA DEL DON
DOMENICA 20 NOVEMBRE
MILANO - ASSEMBLEA PRESIDENTI SEZIONE
DOMENICA 11 DICEMBRE
MILANO - MESSA IN DUOMO
In copertina: immagini del Raduno sezionale di Casarza Ligure
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8 SETTEMBRE 2015
GLI ALPINI DELLA SEZIONE DI GENOVA AI “FUOCHI” DI RECCO
M
artedì 8 settembre a Recco si è svolta la
serata finale delle manifestazioni in onore
di Nostra Signora del Suffragio ed in tale occasione un manipolo di oltre 25 Alpini della
Sezione (provenienti da diversi Gruppi di
Genova, della Riviera e della valle Scrivia) hanno
prestato servizio come “Nucleo di Vigilanza
Alpina”. su specifica richiesta del Comune della
Città di Recco, indossando i giubbettini ad alta
visibilità con la scritta “Ass. Naz. Alpini –
Sezione di Genova” ed il logo sezionale.
Dietro alle transenne disposte sulla passeggiata, sulla spiaggia e sulle rive del torrente era
assiepata una folla strabocchevole e noi, insieme
a Volontari di altre Associazioni, davanti e intervallati insieme alle Forze dell’Ordine guidate da un
graduato dei Carabinieri.
Dopo una breve cena, offerta dall’Organizzazione,
consumata prima dell’apertura degli stand abbiamo
preso posizione nei posti assegnatici per la sorveglianza affinché nessuno andasse oltre le protezioni; poi alle
21 è iniziata la Processione per le vie della Città e lo
spettacolo pirotecnico curato dai diversi Quartieri.
La gara per offrire il miglior spettacolo ha fatto sì
che i fuochi fossero veramente di una qualità superlativa ! Al termine dei fuochi sulla spiaggia il comandante
dei Carabinieri ci ha chiesto (trascurando i Volontari
delle altre associazioni) di seguirlo fino al ponte davanti al Santuario della Madonna del Suffragio perché nel
greto del torrente venivano sparati i “mascoli” congiunti dalla “riga” ed anche con effetti pirotecnici ben
controllati dai “fuochini”.
Insomma è stata veramente una bella esperienza
questa che ha visto in servizio i giubbetti ad alta visibilità che d’ora in avanti saranno usati per quelle attività
che non sono di pertinenza del Nucleo di Protezione
Civile Sezionale, secondo le norme vigenti.
I giubbetti sono disponibili presso il magazzino
della Sezione
Ezio Derqui
Elargizioni pervenute
dai Gruppi
(situazione al 26 ottobre 2015)
A favore Protezione Civile €. 1.150,00
Gruppo Genova Monte
€. 300,00
Gruppo Casarza
€. 850,00
A favore Fondo di solidarietà€. 1.800,00
Gruppo Cogoleto
€. 800,00
Gruppo Genova Centro
€. 500,00 + €300,00
Gruppo Genova Nervi
€. 500,00
IL NOSTRO EXPO
n occasione del 2 raggruppamento di Busto Arsizio del
17/18 ottobre 2015 delle sezioni Emilia Romagna /Lombardia colpo di mano di una unità di Alpini Paracadutisti
alle prime ore della domenica mattina davanti ai cancelli
dell’Expo di Milano per sensibilizzare l’opinione pubblica
sulla liberazione dei due fucilieri della Marina “Salvatore
Girone - Massimiliano La Torre”. Marò. Tra i sostenitori
dei marò anche un Alpino Paracadutista del gruppo Busalla Sezione Genova. Pompata finale in onore dei nostri
soldati. Mai Strac
Fabio Lorusso
I
RIMASTI NELLA PENNA
alpino Dario Cimberle oltre che presso i Gruppi Altavalpolcevera e Sestri Levante ha fatto tappa anche
presso il Gruppo Pieve Ligure, dove ha usufruito del rancio alpino offertogli da un socio.
L’
***
Alla manifestazione del 24 maggio hanno partecipato,
oltre al Coro sezionale Soreghina, anche i cori Voci d’Alpe
e Rocce Nere.
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VERBALE ASSEMBLEA
DEI CAPIGRUPPO PRESSO
LA SEDE SEZIONALE
Domenica 15.11.2015
Presidente: Massimo Curasì (Consigliere Nazionale)
Segretario: Carlo Zoccola (Capogruppo Arenzano )
Il Presidente Sezionale Pietro Firpo dopo il saluto alla
bandiera ricorda ai presenti i caduti del triste attentato a
Parigi sottolineando i valori di Patria e le nostre radici
religiose e pertanto gli alpini, fedeli ai loro valori, dovrebbero mantenere sempre una linea di condotta corretta attenendosi ai valori espressi nello Statuto ANA.
TESSERAMENTO
Il segretario dopo aver fatto l’appello dei Gruppi segnala 50 presenze di Capigruppo, risultando assenti 7
Gruppi. Per quanto riguarda il tesseramento non vi sono
sostanziali novità da segnalare: rimane invariata la quota annuale di 22 euro. Il numero dei Soci della sezione è
di 2503 ordinari cui aggiungere 577 soci aggregati. Si elogia la doverosa attività del capogruppo nel porta a
porta per “ risvegliare” i cosiddetti “ Soci dormienti “. Si
rimarca altresì l’inerzia, se non la scarsa volontà di alcuni Soci, a rinnovare il tesseramento. Purtroppo non è
sempre corretto insistere. Essere soci dell’ANA è frutto
di una precisa volontà personale nel mantenere lo spirito
alpino con entusiasmo e non dovrebbe essere, in alcun
modo ,una forzatura ma una libera e voluta scelta.
Il Presidente fa presente che pur essendo segnalata la data del 31.03 dell’anno successivo per il limite al tesseramento molti Soci hanno rinnovato la tessera sociale anche sul finire dell’anno in corso. Chiede ai capigruppo,
considerando la praticità di utilizzo dei moderni mezzi
di comunicazione di insistere al momento del rinnovo
sull’opportunità che i soci comunichino numero di telefono del cellulare e dell’eventuale e-mail. Attualmente
il numero dei Soci Alpini a livello Nazionale è di circa
275.000 e va rilevato l’elevatissimo numero di nuovi soci
iscritti nell’anno 2015 pari a 14000 unità. pur essendovi
un calo fisiologico dovuto purtroppo alla età.
NORME DI COMPORAMENTO
DEI GRUPPI NELLE VARIE MANIFESTAZIONI
Vi sono da ricordare le vecchie regole di comportamento
segnalate nella famosa ”Libretta“. Nello sfilamento sia
nella Adunata Nazionale che in quella di Raggruppamento il comportamento deve essere univoco. Il socio
Molfino fa presente che davanti al Labaro Nazionale de-
ve salutare solo il Presidente sezionale. Viene segnalato
che il Socio De Dominicis sta lavorando all’aggiornamento della Libretta.
ASSEMBLEE DI GRUPPO
Il presidente Firpo segnala che in genere i Gruppi sono
puntuali nell’organizzare le assemblee. Tuttavia vi sono
alcuni Gruppi in difficoltà sia nello svolgere la propria
attività sociale che nell’indire l’assemblea annuale. Ciò a
denotare spesso la complessità della vita sociale della
nostra Sezone. Vi sono Gruppi che dovrebbero essere
chiusi per il numero esiguo dei Soci attivi ed altri che dovrebbero e potrebbero essere accorpati. Tali problematiche saranno oggetto di attenta disamina nel corso delle
prossime assemblee di gruppo.
MANIFESTAZIONI DI GRUPPO,
DI SETTORE, E SEZIONALE
Viene ricordata il raduno Sezionale a Casarza per l’anno
2015 e i due particolari eventi sezionali:
Il raduno della pace il 24.05.2015 in Piazza della Vittoria
a Genova preceduto dalla cerimonia a Staglieno. A fronte di una buona rappresentanza sia di alpini che di altre
armi con uno sfilamento corretto vi sono state alcune criticità nella seconda parte ove a fronte di discorsi brevi
della autorità cittadine ed istituzionali vi sono stati prolungamenti verbali da parte degli ospiti (soprattutto
rappresentanti austriaci della Croce Nera che in modo
poco educato hanno voluto in un certo modo forzare
l’organizzazione).
Raduno a Forcella di Fontana Negra in memoria dei 100
anni dalla morte del Generale Cantore. con la presenza
del Labaro e del Presidente Nazionale.
MANIFESTAZIONI 2016
17 Gennaio: a Ceva ricordo di Novo Postojalowka (Solenne ) - 24.Gennaio: Staglieno per tutti i caduti
13 Marzo: Assemblea dei Delegati in Sezione – 10 Aprile: Pellegrinaggio Mad. Della Guardia
17 Aprile: Centenario di Perrucchetti a Cassano d’Adda 13, 14, 15.Maggio: Raduno Nazionale ad Asti
19 Giugno: Capannette di Pej (ANA Pavia) - 26.Giugno:
raduno al rifugio Contrin
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RIFUGIO REGINA ELENA
03.Luglio: Pellegr.Col di Nava - 10 Luglio: Pellegrinaggio all’Ortigara
31 Luglio: Pellegrinaggio all’ Adamello - 3 e 4 Settembre:
Raduno Sezionale a Moneglia
04 Settembre: Pellegr. al Pasubio - 10.11 Settembre: Susa
1°Raggrupp.(eventuale pullman dalla Sezione)
8,9 Ottobre: Madonna del Don a Mestre - 08 Ottobre: Madonna del Don a Sampierdarena .
16 Novembre: Assemblea dei Capigruppo – 11 Dicembre:. A Milano S Messa in Duomo .
Il Gruppo si Stefano d Aveto ha chiesto la Festa Sezionale per il 2017
Relaziona Gianni Parodi in sostituzione del responsabile
Zappaterra assente per lavoro. Continua la manutenzione e la risistemazione. E’ stato rifatto il pavimento del
dormitorio e la sostituzione con letti metallici, nuovi materassi e piumini al posto delle vecchie coperte. Le spese
sonio state compensate da una discreta partecipazione
di alpini e soprattutto di molti stranieri, a livello contabile vi è stato un pareggio di bilancio. Sarà da risistemare
l’apparato elettrico e un nuovo ponticello sul torrente. Il
presidente Firpo ringrazia tutti coloro che hanno voluto
dare il contributo .
PROTEZIONE CIVILE
MUSEO DEGLI ALPINI
Prende la parola il Socio aggregato Favini vice coordinatore che relaziona sulle alluvioni a Montoggio; quantifica
il numero delle ore lavorate, riferisce che sono operative
una squadra cinofila ed una squadra alpinistica, segnala
alcune criticità inerenti la PC circa il coordinamento degli
interventi delle squadre sui luoghi ove sono avvenute le
emergenze. A seguito dell’intervento del capogruppo
Belgrano che segnala il rifiuto all’intervento in Valbrevenna il Capogruppo Firpo Michele riferisce che vi era
stata con la PC solo la convenzione per la A.I.B.. Segue la
precisazione del C.N. Massimo Curasì il quale precisa
che l’ordine di agire è dato dal Coordinatore Provinciale
Mangini e la catena di Comando nasce dalla PC Nazionale a Milano. L’ANA vuole creare una Convenzione regionale come in altre regioni (Veneto, Piemonte, Toscana)
che potrebbe dare più autonomia organizzativa. Viene
segnalato che vi sarà una esercitazione della PC del 1
Raggruppamento in Liguria. La discussione procede in
modo disorganico con vari interventi tra cui il socio Banchero di Montoggio che segnala la difficolta nel rapporto
con il Sig Mangini per far intervenire gli alpini. A livello
organizzativo ed istituzionale vi sono però delle regole
che vanno rispettate e che provengono direttamente dalla sede Nazionale di Milano. Il Presidente Firpo segnala
alfine che ogni intervento deve essere autorizzato da Milano e che la decisione finale su qualsiasi intervento dipende sempre e solo dal Presidente della sezione dove
avviene l’emergenza.
SCUOLE
Il Vice Presidente Militello riferisce che gli interventi nelle scuole hanno raggiunto il numero di 25 nel corso dell’anno 2015 cui vanno aggiunte quelle del prossimo anno Il programma verte sia sulla storia degli alpini che
sulla Protezione Civile per stimolare sempre l’interesse
degli alunni. Invita i Capigruppo ad organizzare tale attività per le Scuole Medie (3° Media).
SERVIZIO D’ORDINE
Riferisce il Consigliere Minaglia che richiama i vari
Gruppi a partecipare alla attività. Segnala che in certi comuni sono stati gli stessi Sindaci a rivolgersi agli alpini
per organizzare eventi e sfilamento.
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Relaziona iI Socio Timossi che ringrazia quanti hanno
dato la loro disponibilità; segnala che è disponibile del
materiale itinerante di cui ha usufruito anche la Sezione
di Acqui per il Raduno di Raggruppamento
CORI
Non è presente il Socio Cavagnaro per l’impegno del
Coro Soreghina nella Cripta in P.zza della Vittoria. Viene
riferito dal Presidente Firpo che Milano sta preparando
le nuove regole per i Cori Sezionali. Verranno avvisati se
possibile i Capigruppo delle date in cui saranno celebrate le S. Messe nella cripta.
ATTIVITA DI BENEFICIENZA
Relaziona il Consigliere Bellatti che sottolinea come gli
Alpini della Sezione sono sempre disponibili sia per le
raccolte relative all’ A.I.S.M; - Banco Alimentare (prossimamente alla fine di Novembre); - A.I. L con la consegna
delle Stelle di Natale
VARIE
- Il 06 Febbraio 2016 si svolgerà a Genova l’assemblea dei
Presidenti del 1° Ragguppamento.
Il Presidente Firpo Chiede il parere dei Capigruppo sulla possibilità di organizzare in anni futuri un raduno del
1° raggr. per 2019 o il 2021.
- Il Direttore di Genova Alpina Nuova dr Pellegrino
segnala ai Soci una maggior precisione nell’invio del
materiale da pubblicare .
- Il Socio Molfino fa presente che è in allestimento un
opuscolo che completerà la storia della Sezione ANA
di Genova dalla fondazione, con la ricerca dei vari
Soci che hanno voluto dare il loro contributo alla vita
della Sezione stessa (circa 300 persone) con cenni sulle varie attività e fotografie recenti e non. Tale lavoro
è stato fatto con il Socio De Dominicis e sarà stampato in un libretto di cui una copia gratuita ai Gruppi ed
altre in vendita, a seconda del quantitativo.
- Il Capogruppo Belgrano chiede informazioni a riguardo delle spese per le vetture nuove acquistate
dalla sezione e divulgare i relativi costi alla prossima
assemblea dei Delegati di Marzo 2016.
La riunione termina alle ore 11.40.
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GENOVA ALPINA NUOVA 3/2014
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MUSEO DEGLI ALPINI
Notizie dal Museo e cerimonia
del 4 Novembre 2015 a Savignone
a commissione che gestisce il museo, dopo un silenzio durato quasi due anni, comunque, senza mai
mancare alle aperture programmate, ai lavori di manutenzione,alla pulitura degli oggetti e alla sua catalogazione, è pronta a ripartire con la rubrica “notizie dal
museo”.
Abbiamo aderito alla manifestazione, indetta dai
Comuni dell’alta Valle Scrivia, sulla commemorazione
dei cento anni dall’inizio della Grande Guerra, con un
ricco programma itinerante realizzato dai comuni che
anno aderito all’iniziativa a partire dal giorno 11 aprile,
a chiudere la rassegna, domenica 19 aprile con il concerto del Coro Monte Cauriol.
A noi il compito di tenere aperto il museo dalle 9 alle 13 con aperture straordinarie nell’arco della settimana e ricevere le scolaresche della valle.
Queste aperture hanno portato al museo un notevole incremento nelle visite e notorietà.
Le scuole sono state una sorpresa, intervenute con
circa 300 ragazzi tra scolari e alunni, ripartiti tra le scuola di Torriglia, Casella, Savignone, Busalla, Isola del
Cantone, Favale di Malvaro; a questi numeri vanno aggiunte le visite giornaliere di persone adulte, che non
pensavano esistesse una così ricca collezione di oggetti e uniformi militari; le scuole anno partecipato a vari
incontri, dove gli studenti si sono interessati su ogni argomento trattato; è intervenuto anche il vice Presidente Militello con il suo programma.
Non dobbiamo dimenticare le due mostre itineranti, sono state esposte al circolo Uff. la seconda a La Spezia; rientrate una è stata dirottata su Sestri P. mentre
sto scrivendo, la seconda mostra è esposta ad Acqui
Terme, presso Palazzo Robellini in occasione del raduno del 18° raduno del 1° raggruppamento. Che si è tenuto ad Acqui T. con un notevole presenza di visitatori.
Per quanto riguarda le cerimonie del 4 novembre il Museo ha ricevuto una discreta affluenza di persone. Durante la cerimonia tenutasi davanti al monumento dei
caduti di Savignone, abbiamo constatato che erano
presenti tutti i ragazzi delle scuole del comune presenti 140 alunni, accompagnati dai genitori e maestre più
una discreta rappresentanza,di cittadini. Finita la Messa si è svolta la cerimonia con l’alza bandiera e deposizione della corona ; dopo il discorso del Sindaco, è intervenuto il Vice Pres.Vic. Militello, ed il Cons. Nazionale Curasi Massimo, concludendo la manifestazione
portando i saluti del Presidente Nazionale Favero. Ringrazio anche Primo Canale nella persona del Sig.Volpara, il quale ci ha permesso, con alcune riprese video
L
di incrementare le visite. Il Gruppo di Savignone era
presente con una ventina di alpini contribuendo alla
cerimonia come ormai è tradizione. Colgo l’occasione
per ringraziare tutti gli alpini, in particolar modo Garrè
Lino, Garrè Fabio, Vallicelli Mario per il loro lavoro di ripristino dei locali e riordino del materiale delle mostre.
Con queste poche righe la commissione del Museo augura a tutti gli alpini un buon Natale ed un felice anno
nuovo.
MAURO TIMOSSI
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GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015
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MUSEO DEGLI ALPINI
Storia di una coperta militare
centenaria
Sten Rino Buscaroli
uesta coperta viene da Tolmino ma, pur nella stessa famiglia, può avere avuto tre origini: dalla dotazione di casermaggio del Maggiore Eugenio Buscaroli (1861-1928), da quella di suo figlio Alessandro “Rino” (caduto diciannovenne, 1896-1915) o da quella dell’Autiere Giovanni Battista Serravalle (1896-1975). In tutti i casi, finito il servizio militare, nel
1921, passò al corredo casalingo di Eleonora Buscaroli (1894-1958) che vi ricamò le sue iniziali “E.B.”.
Eleonora, neonata, rimase orfana di padre e lo zio Magg. Eugenio ne divenne in seguito affidatario portandola nella propria famiglia insieme alla figlia naturale Eugenia (1903-2001) forse anche per colmare il vuoto lasciato dal giovane Alessandro “Rino”, del 3° Rgt. Alpini caduto il 18 sett.1915.
Nel 1921, a guerra finita, trovandosi ancora militare a Tolmino, Giovanni
Battista Serravalle, autiere conducente di autocarri 18 BL, conobbe Eleonora e,
dopo breve fidanzamento, la sposò nella natia Alessandria. Finito il servizio militare e ripresi gli abiti civili, diventò Verificatore nelle Ferrovie dello Stato e portò
con sé la moglie Eleonora a Genova Certosa. Ebbero due figli, Pietro (mio padre, 1924-2010) e Luigi (1930-1970).
In ogni caso, questa coperta, dopo aver prestato servizio nella Prima Guerra Mondiale in zona Tolmino, seguì i coniugi Serravalle a Genova Certosa. Poi,
nel 1944, seguì la famiglia sfollata a Caranzano di Cassine (AL), donata nel 1949
alla nuora Lucia (mia madre, 1924-1991) andò sul Passo dei Giovi (1951-53), a
Coniugi Serravalle
Genova Quinto (1953-1966), poi a Castelletto (1966-1985), poi a Strevi -AL(1985-2012), infine, ereditata dal sottoscritto nipote Paolo, andò a Pietranera di Rovegno e quindi finalmente donata a questo Museo degli Alpini (giugno 2015) dove le si augura un lungo e meritato riposo.
Si chiude cosi la storia di una semplice coperta che ha avuto la ventura di partecipare alla prima Guerra Mondiale, di
sopravvivere alla Seconda, di seguire le vicissitudini di una famiglia come migliaia di altre e che ha avuto la fortuna di uscire quasi indenne da cent’anni di peripezie e di finire infine esposta in questo museo. Non male per una delle famigerate
coperte militari italiane, note per esser sempre corte e capaci di coprire o la testa o le estremità e mai ambedue le zone
contemporaneamente ...
Paolo Serravalle, Genova Quinto, 24 maggio 2015
Q
Maggiore Buscaroli
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Autiere G. B. Serravalle
Famiglia Buscaroli
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MARCINELLE 3 - 4 OTTOBRE 2015
1° RADUNO DEGLI ALPINI IN EUROPA
mi avete accolto” (Mt 25,35) svolgendo la sua opera in faIl 3 e 4 ottobre u.s. si è svolto in Belgio, il 1° Raduno
vore di tutti gli emigranti, ed è ancora adesso presente in
degli Alpini in Europa, un ideale ritrovo delle Sezioni EuBelgio, non senza gravi difficoltà, a fianco della comunità
ropee dell’A.N.A. Fortemente voluto dal Delegato ai conItaliana e non solo. Presso la “Missione” abbiamo potuto
tatti con le Sezioni all’estero, nonché Vice Presidente Vicavisitare la chiesa intitolata a Santa Maria Goretti, in cui è
rio dell’A.N.A. Ferruccio Minelli, e perfettamente organizrappresentata la“Via Crucis del migrante”molto particolazato da Giovanni Camesasca, il raduno ha avuto come
re, formata da 16 pannelli bronzei, che rappresentano le
palcoscenico direi quasi naturale il Belgio. Una nazione
14 stazioni più altre 2, e in cui sono raffigurate la Via Crucon una popolazione totale di circa 10.700.000 di cui
cis
classica parallelamente a quella dell’emigrante-mina1.700.000 di origine italiana dei quali circa 300.000 hanno
mantenuto la cittadinanza del “Bel paese”.
Un numero così elevato si deve ad un flusso
migratorio cominciato nel 1945 e durato diversi
anni, di italiani in cerca di un futuro migliore
per loro e per le loro famiglie. Il destino di questi emigranti erano le numerose miniere di carbone, in cui erano lavoravano decine di migliaia
di loro, spesso in condizioni molto difficili, per
non dire impossibili. Una di queste miniere è
quella del tristemente famosa del “Bois du Cazier” a Marcinelle, dove si sono svolti gli atti ufficiali del Raduno, e dove l’8 agosto del 1956, in
una tragica esplosione nelle viscere della terra a
1000 metri di profondità, sono morti 262 minatori di cui 137 italiani e fra loro molti Alpini.
Quest’anno cade anche il 10° anniversario
della posa di una targa commemorativa da parte della nostra associazione sul luogo della tragedia.
Venerdì 2 al nostro arrivo all’aeroporto , abbiamo trovato ad aspettarci alcuni Alpini della
Sez. del Belgio che ci hanno portato in automobile al nostro albergo a Charleroi, e alla sera siamo andati a cenare presso una “Missione” dei
Padri Scalabriniani a Marchienne-au-Pont.
Questa particolare congregazione di missionari
ha fatto sue le parole di Cristo “Ero straniero e Col Minatore
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Col Presidente
tore. Appena fuori dalla Chiesa in una nicchia, un carrello pieno di carbone, la lampada e il casco, formano un
monumento a ricordo dei morti in miniera a Marcinelle.
Sempre nei locali della “Missione” si è poi svolta una ottima cena, preparata dai cuochi della P.C. di Monza, che
si sono occupati di tutti i pasti del Raduno, e allietata dal
“Coro Matildico Val Dolo” di Toano (RE).
Il giorno 3 il Raduno è entrato nel vivo con la riunione dei Presidenti delle sezioni estere e un saluto dei partecipanti da parte del console Italiano e delle autorità locali. Ci siamo poi trasferiti al “Bois du Cazier”, Patrimonio
dell’UNESCO dal 2012, per il pranzo ufficiale e per visitare la miniera, ora trasformata in un luogo di memoria
con vari musei e sale interattive, in cui viene raccontato e
mostrato quella che era la vita del minatore e i fatti dell’8
agosto 1956. La sale maggiormente coinvolgenti dal pun-
Sfilata
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to di vista emotivo sono due, quella del
“Memoriale” dove sono raffigurate le foto dei 262 minatori morti nella sciagura,
e in cui una voce di sottofondo, ininterrottamente ripete i loro nomi, la provenienza, se erano sposati e i nomi dei figli. L’altra è la “Salle des pendus” (sala
degli impiccati) che prende questo nome
dal fatto che lì ogni mattina i minatori si
cambiavano e appendevano i vestiti a
delle catene per poi issarle in alto, così
da sembrare tante persone impiccate.
Nel tardo pomeriggio in Chiesa bella
rassegna corale con il “Coro Matildico Val
Dolo” e il “Coro Alpino Orobica” e a seguire cena di gala sempre nei locali del
“Bois du Cazier”.
Domenica 4 è stata la giornata che ci
ha trasmesso le emozioni più forti di
questo 1° Raduno degli Alpini in Europa. La Santa Messa, con la presenza del
presidente nazionale Sebastiano Favero, di 26 Vessilli e
numerosi Gagliardetti, è culminata con un bellissima
omelia del direttore dell’Alpino, Monsignor Bruno Fasani, incentrata sulla famiglia come comunità dove tutti sono pronti a dare qualcosa per gli altri, dove si impara a saper dare agli altri e dove la solidarietà viene naturale verso il prossimo, valori che ritroviamo anche in un’altra
grande famiglia Alpina che è l’A.N.A. Dopo aver reso
omaggio ai monumenti nel cimitero locale, che ricordano
le vittime di Marcinelle, e i discorsi delle autorità presso il
“Muro del ricordo”, la commozione ci ha assalito e preso
decisamente alla gola, quando abbiamo avuto la possibilità di parlare con uno dei minatori che per puro caso nel
1956 è scampato alla strage. Lui si è salvato perché era in
viaggio di nozze, e doveva rientrare al lavoro il giorno dopo. La sua emozione e le sue lacrime non potevano non
contagiarci, mentre raccontava dei
suoi compagni e amici che sono
morti, delle condizioni in cui lavoravano e vivevano, di come la vita
umana non contasse niente raffrontata ad un quintale di carbone, raffrontata al vile denaro.
Come ha detto il presidente Favero nel suo discorso, questi uomini,
che dopo la 2° GM hanno ripreso lo
zaino per affrontare un’altra difficile
prova, lo hanno fatto per la loro famiglia, per dare un senso alla loro
vita e a quella delle loro famiglia, sono venuti con lo spirito del “saper
dare” agli altri e sta a noi ricordare
quelli che sono morti sul lavoro per
dare ai figli un futuro migliore.
A rappresentare la Sezione ANA
di Genova c’erano il Vice Presidente
Saverio Tripodi, i Consiglieri Sezionali Pier Angelo Fassone e Luca Parenti, l’Alpino Giuseppe Cilione
Consigliere del Gruppo di Cogoleto.
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NUOVO COMANDANTE
AL 3° REGGIMENTO ALPINI DI PINEROLO
enerdi 4 settembre 2015 si è svolta, presso la Caserma Berardi di Pinerolo, la cerimonia per la cessione
del comando del 3° reggimento alpini tra il Colonnello Carlo Di Somma ed il parigrado Alberto Vezzoli.
Alla presenza del Comandante della Brigata Alpina
Taurinense Generale Federici e delle principali autorità civili e militari, il Colonnello Carlo Di Somma ha lasciato il
reggimento dopo due anni di intense attività addestrative,
focalizzate soprattutto sulla capacità di muovere e combattere in montagna, culminate con le ascensioni delle
maggiori vette alpine piemontesi quali il Viso Mozzo, il
Fraiteve, il Meidassa e il Ruetas e con la partecipazione a
gare sci alpinistiche di livello internazionale.
Numerose sono state altresì le attività operative, tra le
quali l’esercitazione Roman Express, che ha visto gli Alpini della brigata Taurinense impegnati insieme al Royal Regiment of Fusiliers britannico, agli elicotteri NH90 e Mangusta del 7° reggimento ‘Vega’, ai velivoli Tornado dell’Aeronautica Militare, nello schieramento di una Task Force
V
chiamata ad intervenire nella simulazione di una situazione di crisi locale e l’operazione Strade Sicure nelle città, tra
le quali Genova e attualmente a Milano per l’EXPO.
Per il Colonnello Vezzoli, che proviene dallo Stato
Maggiore dell’Esercito, è un ritorno nell’ambito della Taurinense avendo comandato, nel 2009/2010, il Battaglione
alpini“Susa”. Il Colonnello Carlo Di Somma è atteso a Roma, allo Stato Maggiore della Difesa.
Erano presenti con il Vessillo della Sezione di Genova i
consiglieri Ten. Gino Berta e Pier Angelo Fassone.
Naturalmente è stata una bellissima esperienza ritornare in una caserma operativa a tutti gli effetti e ancora più
emozionante è stato il momento dell’arrivo delle compagnie che cantando, ognuna il proprio inno, prendevano
posto nello schieramento.
Nelle foto la cerimonia per la cessione del comando
del 3° reggimento alpini tra il Colonnello Carlo Di Somma
ed il parigrado Alberto Vezzoli.
Pier Angelo Fassone
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A ROCCA LA MEJA
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omenica 16 agosto, partenza alle cinque di mattina, ci siamo recati con gli amici Capi Gruppo,
Dario Crino di Favale di Malvaro e Angelo
Trucco, di Lorsica, in Valle Maira, nel Cuneese, per ricordare, come avviene ormai da 78 anni, sempre il giorno
dopo il Ferragosto, i ventitré alpini dall’età media di ventuno/ventidue anni, solo il Tenente Gino Marchioni ventiseienne, appartenenti al primo plotone della 18a
Compagnia del Battaglione Dronero, allora impegnato in
esercitazioni invernali in alta montagna, e tragicamente
scomparsi.
Il plotone venne travolto da una terribile valanga che
si staccò il 30 gennaio del 1937 dal versante nord-ovest di
Rocca la Meja oltre quota 2000 metri.
Sul luogo della tragedia un’antica lapide incuneata
nella roccia recita: “ Qui nell’adempimento del dovere il
30 gennaio 1937, XV, fu travolto da improvvisa slavina il
1° plotone della 18ma Comp. del BTG.Dronero “ ed a
seguire, uno ad uno, in ordine di grado, i 23 nomi degli
alpini.
Il luogo della commemorazione, a circa duemila
metri, era già stato preparato per la Santa Messa che sarà
poi officiata dal Parroco di Dronero,Monsignor Graziano
Einaudi, presente il Sindaco di Canosio, Roberto
Colombero, e pian piano un paio di centinaia di persone
si sono radunate vicino al masso, vero monumento naturale, quasi come a volersi stringere, con il cuore, agli sfortunati giovani alpini tragicamente privati della loro balda
giovinezza.
Due i Vessilli presenti, il nostro, ringraziatissimo per
la presenza e ovviamente quello di casa, Cuneo, scortato
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dal Presidente Antonio Franza, e quasi una
trentina i Gagliardetti, con in testa quello di
Dronero, antica Sede del battaglione
Dronero, gruppo organizzante il raduno
commemorativo annuo, scortato dall’attivo
Capo Gruppo, Mario Ribero, e poi tutti gli
altri compresi i nostri di Favale e Lorsica e
vari Gagliardetti provenienti da Sezioni
toscane, poiché ben nove dei ventitré caduti erano originari delle province di Lucca e
Pistoia ed il motto degli alpini è “per non
dimenticare”!
Si sa, la natura, in specie in montagna,
può presentare pericoli di ogni tipo ma
talora anche il fattore umano può contribuire agli eventi, difatti pare, dai racconti
tramandati dalla gente del posto, che in
quell’occasione il comandante della
Compagnia, tale Noè Trevisan, nonostante
fosse stato fortemente sconsigliato di proseguire dagli abitanti del luogo, da lui sprezzantemente definiti rozzi montanari, probabilmente tratto in inganno da un temporaneo miglioramento del tempo dovuto al
vento di scirocco che tanto timore incute
sempre in inverno alla gente di montagna, ordinò al
reparto di dirigersi verso la grange Culausa che immetteva sull’altopiano della Gardetta, fra il colle del Preit e il
Gias della Margherina, per raggiungere le casermette
poste sotto il passo della Gardetta.
Il gruppo sciatori che precedeva il reparto, avanzava
speditamente raggiungendo già il passo per la Gardetta,
mentre gli alpini con le racchette li seguivano ad un centinaio di metri di distanza, lungo l’innevata pietraia nord
occidentale di Rocca la Meja. Passato l’ostacolo sarebbero
stati sicuramente salvi; soltanto un centinaio di metri
ancora: ma lo strato di neve fresca già tagliato dagli sciatori, le racchette che sprofondavano, minando alla base
un già precario equilibrio, lo scivolo di ghiaccio sotto l’enorme peso della neve appena caduta, l’insidioso vento
di scirocco, fecero il resto....alle 13.30, nel momento più
caldo della giornata, l’improvviso boato ed il sibilo sinistro della slavina che inghiotte di colpo trenta alpini, troppo vicini tra loro e con i cordini da valanga arrotolati ai
fianchi e non distesi.
Alcuni si salvarono subito, sedici vennero recuperati il
giorno successivo, sette furono ritrovati soltanto in primavera, al disgelo.
Molti dei superstiti, tra cui il Comandante della
Compagnia, peraltro passato attraverso varie inchieste
militari, vennero in seguito inviati in Russia, con la
Divisione Cuneense che diverrà martire, nella tragica
Campagna dell’A.R.M.I.R. e diversi di loro trovarono là la
stessa morte bianca che circa sei anni prima, beffardamente, li aveva risparmiati.
Valter Lazzari - foto di Sandra Demartini Trucco.
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AL SACRARIO DELLA CUNEENSE
DI S. MAURIZIO DI CERVASCA
omenica 6 settembre scorso al colle di San Maurizio
di Cervasca, presso il Santuario della Madonna
degli Alpini, ha avuto luogo il raduno Reduci della
Cuneense organizzato dalla Sezione A.N.A. di Cuneo.
Dal 1946, ogni anno, la prima domenica di settembre, si
rinnova da parte degli Alpini e non solamente quelli della
Cuneense, un devoto pellegrinaggio al Santuario con la
finalità di ricordare i reduci della Campagna di Russia e tutti
i loro coetanei che diedero la vita per la Patria.
Il Colle di S. Maurizio di Cervasca, per la sua panoramica
posizione,fu scelto dagli alpini cuneesi, nel lontano 1938,
quale luogo di ricordo dei loro Alpini Caduti adottando il
Santuario di San Maurizio,ivi giàesistente.
Alla commemorazione erano presenti sei Vessilli sezionali;
Cuneo, Ceva, Mondovì, Fossano, Genova e Savona , trentasei Gagliardetti di Gruppi alpini, tra cui diversi della nostra
Sezione, con in testa quello di Carasco,capeggiato da
Giuseppe Rissetto e gemellato con il gruppo di Cervasca, ed
infine i Gonfaloni dei Reduci e Combattenti e della
Fondazione del Memoriale della Cuneense.
Le Autorità civili intervenute : il Sindaco di Cuneo, Dott.
Bornia, ed i sindaci di Cervasca, Vignolo e di Montalto
Roero, il Presidente della Sezione alpini di Cuneo Antonio
Franza ed il Presidente della Fondazione memoriale della
Cuneense, Aldo Meinero.
Da parte militare: il Comandante del 2° reggimento alpini
di Cuneo, Colonnello Fabrizio Recchi ed il Comandante del
1° Reggimento artiglieria da montagna di Fossano,
Colonnello Brero.
Sacerdote officiante la Messa al campo Don Piero Giraudo,
parroco di Cervasca.
Ospiti d’onore, con posti a sedere sotto il porticato d’in-
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gresso, vicino all’altare improvvisato, sei reduci della Cuneense.
Nell’omelia il sacerdote officiante
ha ricordato, con grande commozione, tutti i Caduti della
Divisione martire ed ha sottolineato le grandi qualità umane, di
sacrificio e senso del dovere che
hanno contraddistinto gli alpini
coinvolti in quella immane tragedia della Campagna di Russia e
che hanno patito inenarrabili
sofferenze e privazioni.
Nei discorsi dei vari oratori è
emersa la necessità primaria di
perpetuare la memoria dei
Caduti, poiché il ricordo è vita.
Significative le parole del reduce
ultranoventenne Sassetti, della
Sezione di Savona :“ Che il
Paese non ci dimentichi! Che
non dimentichi quello che
abbiamo patito in quell’inferno di neve e ghiaccio, ho ancora nei miei occhi la visione dei miei poveri compagni
agonizzanti e senza più forze con gli occhi ormai stralunati a cercare,come a voler vedere per l’ultima volta,
i propri Cari, l’Italia lontana! Nessuna Autorità pensi di
archiviarci come una vecchia pratica burocratica!
Ricordateci senza se e senza ma!”
Ci pare doveroso fornire qualche interessante notizia storica relativa al Santuario, considerato anche che tale luogo
per gli alpini, non solo piemontesi, è assurto a luogo sacro
alla memoria ove tanti gruppi alpini, alcune centinaia,
hanno ritenuto di porre nella zona circostante il
Santuario,lapidi, cippi e croci di varie forme a ricordo dei
loro Caduti di Russia.
La Sezione di Genova, molti soci della quale, andati avanti
e non, hanno militato nella mitica Cuneense, è presente
con lapidi e steli varie riferentesi sia alla Sezione stessa, con
lapide già nel lontano 1969 con il probabile concorso dell’allora Gruppo di Genova Monte non menzionato, e poi, in
epoca più recente, con steli del Gruppo di Genova Centro,
di Casarza Ligure, di Masone e di Carasco, quest’ultima
suggestivamente affiancata a quella del Gruppo locale di
Cervasca, con il quale è gemellato.
Nel santuario è presente una immagine della “Madonna
degli Alpini”, molto amata e venerata; opera del pittore
Guglielmo Favaro, voluta dai reduci della seconda guerra
mondiale, fu qui posta il 3 novembre 1946.
Nel Tempio riposano inoltre dal 2009 i resti del Caduto
Antonio Isoardi, classe 1916, nato a Canosio, alta Valle
Maira, caduto in Russia nella zona di Walujki, nell’ultimo
combattimento della Cuneense, ritrovati ed identificati grazie al “piastrino” di riconoscimento.
Valter Lazzari - foto di Aldo Rissetto7
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DUPLICE TRASFERTA
ALLA CASERMA VIAN DI CUNEO
unedì 5 ottobre scorso,
unitamente al revisore sezionale supplente Ugo Cirri, ho
partecipato, con Vessillo, alla cerimonia del cambio di comando al 2°
reggimento alpini, il mitico “Doi”
per i Piemontesi,alla storica Caserma di San Rocco Castagnaretta.
Già dieci giorni prima,il 25 settembre, ero intervenuto con Vessillo sezionale alla cerimonia del cambio di
Comandante del Battaglione Saluzzo, con passaggio della bandiera di
guerra dal T. Colonnello Gerardo
Iuliano al T. Colonnello Luca Petraroli.
I vessilli alpini erano cinque, quello
di Cuneo, il nostro di Genova, e
quelli di Ceva, Saluzzo e Mondovì,
oltre una ventina i Gagliardetti presenti.
Il Comandante della Brigata Taurinense, Generale
Franco Federici, ligure della provincia della Spezia, nel
corso della cerimonia ricorda che il 2° reggimento alpini è l’unico reparto “ ancora esistente di quella che
fu la Divisione Cuneense”, della quale fecero parte
molti liguri.
Di seguito, qualche notizia di aggiornamento sugli attuali reparti che comèpongono il 2° Rgt. Alpini.
Il secondo reggimento alpini, dal 1963 al 1974 con
funzioni di C.A.R., attualmente comprende: un Comando di Reggimento, una Compagnia Comando e
Supporto logistico, il battaglione Alpini Saluzzo, dall’epico motto“Droit quoi qu’il soit, ”avanti ad ogni costo”, composto dalle Compagnie 21, 22, 23 e 106, essendo, di fatto, la struttura odierna dei reggimenti alpini mono-battaglione.
La bandiera di guerra del reggimento è decorata al valor militare con una medaglia d’oro, quattro medaglie
d’argento e due di bronzo, oltre ad una croce di cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia, una medaglia d’argento di benemerenza ed una medaglia di bronzo al
Merito della Croce Rossa Italiana.
Sette le medaglie d’oro,individuali, conferite a militari
del reggimento, nell’ordine: Stefanino Curti, Enea
Guarneri, Mario Musso, Luigi Piglione, Alessandro
Anselmi, Danilo Astrua, Stefano Oberto, quest’ultimo
tenente Cappellano.
Evviva gli alpini, evviva il “Doi”!
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Valter Lazzari
foto di Ugo Cirri
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A STRADELLA PER IL RADUNO
SEZIONALE DI PAVIA
Il Vessillo di Genova
omenica 4 ottobre a Stradella ha avuto luogo il
bel evento del raduno della Sezione di Pavia.
Presenti al fianco del Vessillo di casa altri otto
Vessilli; quello di Genova portato dai Consiglieri
Lazzari e Marchetti, ed i Vessilli delle Sezioni di
Piacenza, Valcamonica, Bergamo, Alessandria, Milano,
Brescia e delle Marche, oltre circa 50 Gagliardetti, di
gruppi locali in prevalenza, ma anche diversi da altre
Sezioni, come il Gagliardetto di Rapallo della nostra
Sezione.
Numerosi i Gonfaloni Provinciali e Comunali, accompagnati da tante Autorità civili, unitamente ad Autorità
militari in rappresentanza dell’Arma della Guardia di
Finanza e del Corpo della Guardia di finanza, delle
Truppe Alpine, con il Capitano in servizio, Alberto
Beccegato, aiutante di campo del Generale Primiceri,
Comandante delle Forze operative terrestri F.O.TER a
Verona e già Comandante delle Truppe Alpine.
Inoltre sono presenti vari Labari di Associazioni
d’Arma, dei Combattenti e Reduci, compreso quello
dell’U.N.I.R. dei Reduci della Campagna di Russia, portato dall’alpino pavese Sergio Ghelfi, amico storico
degli alpini di Rapallo.
Durante la sfilata, il Vessillodella nostra sezione, portato dal sottoscritto e scortato dal Consigliere Marchetti,
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ha l’onore, su decisione autonoma del Cerimoniere in
quanto il Vessillo più decorato fra quelli presenti, di sfilare in testa agli altri e subito dopo il Vessillo di Pavia.
Numeroso il pubblico che applaude festosamente al
passaggio del lungo corteo nel cuore della Città, e che
si ferma per deporre una corona all’imponente monumento ai Caduti sito in una bella Piazzetta con rigogliosi giardini annessi.
Nella chiesa di Santa Maria Assunta il padre Barnabita
Giuseppe Roda, alpino, officia la S. Messa, nel corso
della quale si alternano al microfoni vari oratori tra cui
il Presidente sezionale Carlo Gatti,il Capo Gruppo
locale,Francesco Righi, il Sindaco di Stradella,
Piergiorgio Maggi, il Presidente della Provincia di Pavia,
Daniela Bosone, il Vice Prefetto, Dott. sa Sara Morrone,
il Consigliere Nazionale A.N.A. nonché Tesoriere,
Gianbattista Stoppani.
Tutti gli oratori avvicendatisi al microfono hanno sottolineato l’importanza del ricordo, nel centenario del
primo conflitto mondiale, del sacrificio e dei patimenti
subiti dal soldato italiano in genere ed in grande misura dagli alpini.
E’ seguita una commovente premiazione dei reduci di
guerra presenti, omaggiati tutti con la miniatura di un
bellissimo cappello alpino di metallo argentato.
Una menzione particolare va al Reduce, del Gruppo di
Broni, Guido Varesi, che ho consciuto grazie al Capo
Gruppo di Broni, nonché Consigliere sezionale di
Pavia, Paolo Nascimbene anche lui comme me ex allievo dell a SMALP, ritrovato dopo 46 anni dalla “naja”.
L’alpino Varesi, classe 1912, è ancora in perfetta forma
fisica : secondo qualche alpino “informato”, fino a 95
anni aveva ancora delle fidanzate !
Conversando un po’ con lui, sempre con il cappello
alpino orgogliosamente calcato in testa, di una lucidità
mentale e memoria incredibile, tra l’altro ricorda che a
fine 1918, aveva circa sette anni, vedeva passare le tradotte che riportavano i soldati in grigioverde dal fronte,
fra cui uno zio ferito, ed altre tradotte che, nel senso
inverso, riportavano in patria gli ex prigionieri di guerra austro-ungarici, mi ha detto queste testuali parole : “
Paolo, (il capo Gruppo) e gli altri alpini continuano
a festeggiarmi di qua e di là, ma in fin dei conti non
sarà per qualche anno in più...comunque contenti
loro, io vivo normalmente perché voglio arrivare
alla vecchiaia ancora in gamba, ho da imbottigliare
il vino, fare lavori in cantina etc.. anzi faccia così,
dato che è amico del mio Capo Gruppo, la invito
per Marzo, fra pochi mesi, quando farò i 104 anni e
questi qui al solito mi festeggeranno, me l’hanno
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I due Bocia
già detto, così, per l’occasione, le farò assaggiare
una bottiglia delle mie...!
Io non aggiungo altro se non che andrò senz’altro al
compleanno di Guido, spirito alpino eccezionale e
tempra ineguagliabile, e lascio, per il resto, al lettore
ogni commento......
Guido Varesi
Che il Signore onnipotente ce lo conservi ancora, è un
monumento vivente!!
Guido era già un bocia vispo ed allegro quando
Cantore, in Libia, dava la caccia al “Gran Senusso”...!
VALTER LAZZARI
RECENSIONE
Opera di due valenti ricercatori
storici, Stefano Denegri e Sergio Pedemonte, è stato pubblicato il volume “Sta sempre alegro così il tempo pasera piu
presto”, che ha, come sottotitolo, “Un soldato isolese di cento
anni fa”.
In occasione del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia, i
due autori hanno sapientemente utilizzato un archivio familiare che consiste, principalmente, nella corrispondenza
del caporal maggiore della Sussistenza Giuseppe Ferretto, parente di Stefano Denegri, nato il
24/1/1894 a Isola del Cantone e
morto il 6/11/1918 nell’Ospedale da campo n. 119 a Mirano
(VE), per malattia dipendente
da cause di guerra, dopo aver
servito nel R. Esercito, senza interruzione, per oltre
quattro anni.
Caratteristica di questa raccolta di corrispondenza, è
quella di annoverare non solo le 53 lettere e 91 cartoline
inviate dal militare alla famiglia, ma anche le 99 lettere e
41 cartoline, ricevute dallo stesso, da familiari, parenti,
amici, compaesani, commilitoni. Fatto questo piuttosto
raro, che ha consentito, agli autori,
con una lettura attenta, integrata
dalla loro approfondita conoscenza
della storia in generale, militare e
locale in particolare, di ricavare una
serie di dati e notizie di carattere
militare, sociale, economico e locale
che ci danno un’idea più precisa
della vita di quel tempo, sia nella
zona di operazioni che all’interno
del Paese.
Scopo di questa appassionata ricerca è stato quello di ricordare e onorare non solo il caporal maggiore
Ferretto, ma lo sforzo compiuto da
Isola del Cantone, un comune di
modeste dimensioni, che dette all’Italia, dal 1915 al 1918, 400 combattenti e 41 caduti.
Ci auguriamo che, in occasione di
questi centenari della Grande
Guerra, numerose siano le opere
che, come questa, evidenziano precisione, valorizzazione delle fonti, volontà di non disperdere un patrimonio
di ricordi legati indissolubilmente al dovere e sacrificio
delle nostre genti e che dimostrano, soprattutto, un silenzioso, ma profondo amore per la Patria italiana e per
l’appenninica terra di origine.
Francesco Tuo
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RADUNO SEZIONALE
A CASARZA LIGURE
ei giorni 26,27 e 28 giugno il
Gruppo Alpini di Casarza Ligure
ha festeggiato il proprio sessantesimo compleanno ospitando, in concomitanza, il Raduno annuo sezionale, in
una bella e radiosa giornata di inizio estate.
Il motto stesso del Gruppo, per l’occasione, TRA VOI, CON VOI, PER VOI, ha tratteggiato ampiamente lo storico rapporto
di comunanza d’intenti con la Comunità
ed il territorio.
E il motto storico con cui è nata l’Associazione nazionale alpini , “onorare i Caduti, aiutando i vivi” è stato messo in pratica, anche questa volta, dagli alpini casarzesi della bella Val Petronio, in quanto
proprio nel pieghevole illustrativo della
manifestazione, distribuito a gruppi alpini e cittadinanza, nella parte finale, dopo
la raffigurazione di un bel ed imponente
cappello alpino, era scritto, a chiare lettere:
“Perché con Voi condividiamo progetti e sogni, con Voi ci poniamo dei traguardi, ci sacrifichiamo per raggiungerli, con voi festeggiamo una volta raggiunti, con la semplicità
che ci fa fratelli”, e poi la significativa chiosa finale “...l’utile della manifestazione
verra’ devoluto alla P.A. Croce Verde di
Casarza Ligure “.
Ed a cose fatte, nel prosieguo, secondo la
cultura “del fare” anziché “del dire”, propria degli alpini, ben tremila euro saranno donati alla sopracitata benemerita P.A
Croce Verde di Casarza Ligure.
A dimostrazione di quanto il Gruppo alpini locale sia apprezzato ed amato nel
territorio, l’importante evento, oltre che
dal Comune di Casarza Ligure, ha avuto
il patrocinio di ben altri cinque importanti Comuni limitrofi; Sestri Levante,
Castiglione Chiavarese, Moneglia, Lavagna e Chiavari, e di ben 34 “sponsor” con
attività economiche site nel Comune
stesso di Casarza.
Casarza Ligure, con un popolazione all’inizio della Grande Guerra di circa 2.300
abitanti, diede alla Patria il contributo di
ben 24 Caduti, di cui un buon numero al-
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pini, i quali verranno poi degnamente ricordati, uno ad uno, nel
1931, con l’inaugurazione di un
bel monumento a loro dedicato,
opera dello scultore Palmerini,
che dal 1950 ha trovato stabile
collocazione in Piazza della Vittoria, verso il torrente Petronio
La sera di venerdì 26, presso la
chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, dopo un breve intervento dello scrivente circa i fatti più tragici della Grande Guerra,
ha avuto luogo l’ esibizione del
Coro “Voci d’Alpe” di Santa Margherita Ligure che ha allietato il
folto pubblico con bellissimi e
struggenti canti di montagna,
molto apprezzati dall’uditorio
gremito e seguiti dalla recita finale della preghiera dell’alpino, demandata, veramente grande onore, al sottoscritto; nel corso dell’esibizione corale gli alpini Casarzesi hanno organizzato una raccolta fondi, rivelatasi poi di grande successo, a beneficio delle opere
della Parrocchia di Casarza Ligure.
Sabato 27 giugno, nel pomeriggio, un corteo guidato dal
Capo Gruppo Lino Zanotto con il sottoscritto, in qualità
di Consigliere rappresentante sezionale, e vari Consiglieri ed Assessori Comunali, si è recato, ai monumenti
ai Caduti siti nelle frazioni di Bargone, Cardini e Verici,
dove sono state deposte alcune corone e recitata della
preghiera dell’alpino, accomunando comunque nella
memoria tutti i Caduti, alpini e non.
A seguire, in serata, l’apertura al pubblico, degli “stand” gastronomici nell’area
attrezzata di piazza UNICEF, con l’accompagnamento musicale della Filarmonica di Sestri Levante, diretta dal
Maestro Francesco Gardella.
Domenica 28, presso il Comune, accoglimento partecipanti e colazione alpina, arrivo delle numerose Autorità civili
e militari, il Sindaco Giovanni Stagnaro,
il Consigliere Regionale Claudio Muzio,
già Sindaco cittadino nonché figlio di
un alpino della Cuneense, reduce di
guerra e più volte Capo Gruppo alpini
di Casarza, numerosi Sindaci del comprensorio, il concittadino Senatore Vito
Vattuone, rappresentanti militari in servizio della Scuola di Telecomunicazioni
di Chiavari, il Comandante della locale
Stazione dei Carabinieri e quello della
Brigata della Guardia di Finanza di Riva
Trigoso oltre le Associazioni d’arma dei
Marinai di Sestri Levante, Gruppi Zolezzi e S.Marco, dell’Arma Aeronautica
del Tigullio ed infine l’Associazione Orfani di Guerra.
Da parte alpina, presenti il Presidente sezionale Pietro Firpo con
gran parte del Consiglio Direttivo, la Protezione Civile Sezionale
ed i Vessilli, oltre il nostro, di Pavia, Piacenza, Savona e La Spezia,
e ben 41 Gagliardetti, di cui 35 di
Gruppi della nostra Sezione e sei
di altre sezioni : Fornovo Taro, Rivanazzano Terme, Treviglio, Deiva
Marina, Lacchiarella e Varazze,.
Si è quindi proceduto alla cerimonia dell’alzabandiera presso il
monumento ai Caduti alpini, adiacente l’edificio comunale, con
l’accompagnamento del Corpo
bandistico di Casarza Ligure e
della Val Petronio; alla fine della
cerimonia il corteo, coordinato
dal Cerimoniere, Roberto Brisca,
coadiuvato dal bravissimo Piero Bonicelli, si è diretto
verso la chiesa parrocchiale per la Santa Messa.
Nel corteo, su una camionetta militare, tre reduci alpini
dell’ultimo conflitto, il centenario casarzese Gino De
Paoli, classe 1915, una croce al merito di guerra, il Generale di Divisione Modesto Marchio, classe 1922, con
due ferite e tre croci al merito di guerra, il reduce del
gruppo di Castiglione Chiavarese, Ernesto Baratta,
classe 1921, una croce al merito di guerra.
Dopo la Santa Messa celebrata dal parroco Don Stefano ha avuto inizio la sfilata per le principali vie cittadi-
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ne, con deposizione di corone ai monumenti cittadini ai
Caduti, iniziando da quello posto presso il Cimitero, a
lato della Parrocchia.
La sfilata si è infine sciolta nell’area attrezzata allo speciale “rancio alpino.
Come annunciato dal programma, un elicottero ha sorvolato l’area rancio per poi atterrare in una zona adiacente, adibita per l’occasione, ad eliporto.
Al pubblico è stata offerta la possibilità di fare un giro di
una ventina di minuti, a gruppi di 4/5 persone, sulla co-
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20
sta a ridosso di Sestri Levante e Moneglia, con vista mozzafiato sulle
scogliere; molte persone hanno approfittato dell’occasione e fino a
tarda sera le escursioni sono proseguite senza sosta, accompagnate
anche dalla spettacolare esibizione
di lanci di paracadutisti.
Nel frattempo, nelle immediate vicinanze della zona “rancio”, si sono
esibite per la gioia del pubblico che
ha ammirato la loro destrezza e sincronismo, le “Majorettes” del gruppo emiliano “Le Orchidee” di Langhirano.
E per finire, fino ad ore avanzate,
danze aperte per tutti e lo spettacolo
di danza moderna “ballando sotto le
stelle” con la partecipazione dei seguenti Gruppi; Mater Club, GSO
Casarza Ligure, Danza e movimento, A passo di Danza, Tigullio Dance,
ACLI Sestri Levante, Palestra Emotion, ed infine Nomas e Cames.
Un compleanno veramente memorabile, un bella festa
alpina condivisa dalla popolazione, un “bravi” sentito a
tutti gli alpini di Casarza Ligure, fiera “Gens Petronia”,
come si evince dal motto stesso dello stemma comunale e, visti i risultati ed il generale apprezzamento, in
specie della vostra Comunità, restiamo in attesa di altri
vostri inviti per future manifestazioni...... e grazie ancora per quanto, alpinamente, avete saputo realizzare!
Valter Lazzari
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“SULLA STRADA
DEL MONTE
PASUBIO…”
SACRARIO DEL PASUBIO:
5 e 6 SETTEMBRE
“, … sono i valori che dobbiamo difendere anche a costo
di metterci contro certi progetti in discussione in parlamento come quello sulla famiglia...” ed ancora: “prima
dei diritti esistono i doveri, questo dobbiamo insegnare ai
giovani . E magari ricostruire un servizio obbligatorio
per il paese, pure se in forme e tempi diversi da quelli del
passato”: le parole del presidente Favero quasi urlate sulla spianata del Sacrario racchiudono il significato profondo di un pellegrinaggio che ha visto gli
alpini tornare ancora, come ogni anno, in uno dei
luoghi entrati nel dna di chi porta quel cappello, qui
accanto al Sacrario dove dormono il sonno senza
fine oltre 5000 giovani che al dovere hanno sacrificato tutto, tanti anche il nome.
Di fronte il versante sud del massiccio del Pasubio
con le sue pareti a strapiombo erte come muraglie,
un baluardo che, come altri, i nostri nonni e padri
hanno difeso fino all’estremo perché, consapevoli o
meno, c’era una patria da difendere, la propria terra,
la propria identità.
Si sale su strade militari scavate a forza senza i
mezzi che oggi sono abituali per noi, una qualche
decina di km di gallerie che hanno trasformato la
montagna come in un enorme formicaio, si arriva al
desolato altipiano sommitale che ricorda tanto
l’Ortigara o il Carso, con le sue doline ed i suoi cra-
teri da esplosioni di granate, ferite nella terra e nella
roccia non ancora cicatrizzate dopo 100 anni, ancora
lì evidente il risultato delle tante mine che hanno
sconvolto in particolare la cima nota come Dente
Italiano.
Guardando quei sassi buttati là scompostamente
come da una frana mi sono sorpreso a pensare cosa
provavano i soldati di presidio sulle cime quando
sentivano sotto di loro il rumore degli scavi (e ne
comprendevano bene il motivo!): ricordo di aver
letto la testimonianza di uno sopravvissuto a quell’esperienza che notava come l’apprensione era
tanta anche solo sentendo i rumori del lavorio (e si
sperava di avere il cambio prima della fine dello
stesso), ma i momenti più bui arrivavano quando
tutto taceva perché ciò significava che da un
momento all’altro si poteva saltare in aria, cioè era la
fine e qui come altrove c’è chi ancora è sepolto sotto
la pietraia, una tomba senza nome.
Tutt’intorno i “soliti” segni di quella guerra, resti di
baraccamenti, trincee scavate nella viva roccia o veri
bunker in cemento, gallerie e ricoveri in roccia
ovunque: uomini trasformati come in talpe a ciò
costretti dalla Natura degli oltre 2000 di quota e da
altri uomini che dall’altra parte vivevano le stesse
sventure.
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Si potrebbe qui ricostruire la cronaca divenuta
storia di oltre 3 anni di scontri, assalti, mine,
contromine, orrori ed eroismi (compresa la cattura di quei grandi alpini che furono Cesare
Battisti e Fabio Filzi, cattura avvenuta sul
monte Corno di Vallarsa, oggi Corno Battisti,
una delle cime del Pasubio, il 10 luglio del 1916,
alpini finiti sulla forca due giorni dopo), ma
tanto è stato e sarà scritto: oggi i nipotini di quei
combattenti sono convenuti qui per farli rivivere nel ricordo e, perché no, per una preghiera.
Il programma della due giorni: sabato 5 settembre sul monte S. Messa presso la chiesetta
del Pasubio e l’omaggio ai Caduti italiani ed
austroungarici presso le cime note come Dente
Italiano e Dente Austriaco, mentre domenica 6
sul Colle Bellavista accanto al Sacrario la
solenne cerimonia / ricordo in occasione del
centenario con l’omaggio ai soldati tumulati, le allocuzioni di rito
tra cui l’appassionato appello del
presidente Favero. A seguire la S.
Messa e la “preghiera dell’alpino”
che di fatto chiude idealmente l’incontro.
“Sulla strada del monte Pasubio è
rimasta soltanto una croce, ...” narra
l’omonimo canto (Geminiani/De
marzi) … parecchie migliaia
dovremmo metterne affinché ne
abbiano una a testa tutti i giovani
che qui hanno lasciato futuro e
sogni: a loro il nostro pensiero ed
anche un grazie per l’insegnamento che ci hanno lasciato.
Carlo Fontana
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PASUBIO
UNA “ DUE GIORNI” DI MEMORIA
52 GALLERIE – DENTE ITALIANO–DENTE AUSTRIACO
N
ella ricorrenza del centenario della Grande
Guerra 1915-1918, gli alpini dei gruppi
Valverde, Altavalpolcevera e San Quirico in
Valdagno sono saliti in pellegrinaggio al monte
Pasubio.
I partecipanti all’escursione sono stati gratificati
da una “immersione piena” nel Pasubio grazie alla
competente e coinvolgente guida dello storico
Claudio Gattera. Partiti venerdì 21 agosto 2015 da
Bocchetta Campiglia per il rifugio generale Achille
Papa percorrendo la “Strada delle 52 gallerie” (o
strada della Prima Armata), questa è una mulattiera
militare lunga 6.555 metri, dei quali ben 2.335 metri
sono suddivisi nelle 52 gallerie; ognuna è numerata e
caratterizzata da una propria denominazione. La larghezza minima è stata prevista in 2,20 metri per permettere il transito contemporaneo di due muli con le
relative salmerie. La strada fu progettata per rifornire
le truppe in prima linea tenendosi al riparo dalla artiglieria nemica, la sua realizzazione “definita una meraviglia dell’ingegneria militare” iniziò nel marzo del 1917
e durò dieci mesi. Dopo tre ore e mezzo di salita arrivo al rifugio Achille Papa, cena e pernottamento.
Il mattino seguente escursione alla cima Palon, al
Dente italiano ed al Dente austriaco; si tratta della
Zona Sacra del Pasubio, così dichiarata da un Regio
Decreto del 1922 poiché il massiccio fu teatro di sanguinosi combattimenti della prima guerra mondiale,
durati tre anni e mezzo. A testimonianza delle cruen-
ti battaglie, ancor oggi sono visibili: i crateri delle
bombe, le trincee, i camminamenti, le gallerie, i ricoveri e il cimitero “DI QUI NON SI PASSA” (cimitero
brigata Liguria).Presso la chiesetta di Santa Maria del
Pasubio è avvenuto il gemellaggio tra i tre gruppi.
Discesa al pian delle Fugazze per la strada degli Eroi
e visita all’ossario del Pasubio.
Franco Rosa
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COMMEMORATI A CORTINA
IL GENERALE CANTORE
ED I SUOI ALPINI
Messa al campo
Domenica 19 luglio 2015 si è tenuta la prevista commemorazione della Medaglia d’Oro V.M. Generale Antonio
Cantore ad un secolo dalla morte, nei luoghi che ne videro il sacrificio al tramonto del 20 luglio 1915. La manifestazione, organizzata dalla Sezione ANA di Genova af-
Le autorità
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fiancata dalla consorella del Cadore (che come in passato
ha fornito un perfetto supporto logistico tramite il Gruppo di Cortina d’Ampezzo), si è articolata in tre distinti
momenti ed è stata resa ancor più solenne dalla presenza
ufficiale del Labaro Nazionale scortato dal Presidente Sebastiano Favero, accompagnato dai Consiglieri Massimo Curasì (responsabile delle Sezioni
liguri), generale Genovese e Michele Dal Paos,
neoeletto. Presenti anche autorità civili (in
rappresentanza del Comune di Cortina), militari (Carabinieri e Guardia di Finanza) e molti
alpini. Hanno fatto corona al Labaro Nazionale i Vessilli sezionali di Genova, Cadore, Belluno, Bassano del Grappa, Alto Adige, Valle Camonica e Torino (dalla cui provincia proveniva la famiglia Cantore) e ben 18 Gagliardetti
di Gruppi provenienti prevalentemente dal
Veneto oltreché dalla nostra Sezione. Per
quanto riguarda appunto Genova, a fianco di
quelli di Sampierdarena (intitolato al Gen. Antonio Cantore) e di Pieve Ligure – Sori (cui va
il merito di aver vitalizzato questa cerimonia e
restaurato il monumento alcuni decenni fa), si
contavano Genova Centro, Arenzano, Nervi,
Rezzoaglio, Altavalpolcevera e Favale di Malvaro. Con il presidente Firpo hanno partecipa-
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to i consiglieri sezionali genovesi Berta, Fassone, Marchetti, Militello e Minaglia e l’ex consigliere Zappaterra.
Come indicato nel manifesto predisposto dagli amici cadorini, le cerimonie, nell’ambito del centenario della
Grande Guerra, non volevano soltanto ricordare Cantore
ma anche i molti Caduti sulle Tofane ed in territorio ampezzano, sovente ignorati.
Andando per ordine cronologico, in mattinata presso il
cippo di Forcella Fontananegra che ricorda il punto ove
cadde il generale ligure, nel suggestivo ed affascinante
scenario delle Tofane, è stata celebrata la Santa Messa in
suffragio del Caduti, nel corso della quale l’energico officiante ha significativamente consacrato il vino, che simboleggia il sangue di Cristo, rivolgendo il calice alle pietraie, ai resti di trincee ed alle pareti circostanti dove molti alpini caddero e si trovano per sempre dispersi. Al termine è seguita la deposizione di una corona al cippo, ai
piedi del quale il Gruppo di Sampierdarena, rappresentato dagli Alpini Angelo Grossi, Andrea Grossi e dall’Amico dott. Rodolfo Russo, aveva di prima mattina murato una targa commemorativa della ricorrenza. Dopo un
breve saluto del presidente genovese Piero Firpo, ha
quindi preso la parola il colonnello Andrea Piovera, vicecomandante della Brigata Alpina Julia il quale ha appropriatamente ricordato la figura di Cantore quale primo
comandante nel 1909 dell’8° Reggimento Alpini, composto da tutti alpini friulani, del quale aveva intuito la necessità e l’importanza; quegli stessi alpini che avrebbe
poi guidato vittoriosamente nel 1912 in Libia nella guerra italo turca.
Un altro momento celebrativo ha avuto luogo nel primo
pomeriggio presso il Sacrario di Pocol, ove Cantore riposa tra i suoi alpini. Dopo la deposizione di un corona
presso il sacello del Generale, il Professor Paolo Giacomel, storico insigne ed autore di numerosi saggi dedicati
alla Grande Guerra, ha ricostruito la storia del monumento, anche sotto l’aspetto architettonico ed artistico,
precisando che esso fu solennemente inaugurato nell’estate del 1939, solo una quarantina di giorni prima dell’inizio di un’altra immane catastrofe. Ha ricordato che nel
Sacrario confluirono i resti ritrovati di quasi 10.000 Caduti provenienti dai molti piccoli cimiteri militari della
zona e che di questi solo circa la metà portano un nome.
Qui vengono continuamente tumulati resti che sono annualmente ritrovati nelle zone ampezzane, soprattutto
dopo il disgelo. Ha infine precisato che da studi effettuati sugli avvenimenti bellici nel biennio 1915-’17 si può
desumere che in questo settore, che va dalle Tofane fino
alla Croda d’Ancona e Son Pauses, i Caduti potrebbero
essere stati circa 30.000: quindi oltre 20.000 dormono ancora tra crode, cenge, anfratti e chissà dove … Ha preso
poi la parola il sottoscritto in rappresentanza della Sezione per tracciare un breve profilo di Antonio Cantore, ricordando infine la sua città natale, Sampierdarena, così
determinante tramite le proprie aziende (Ansando in
primis) che fornirono un importante supporto bellico all’esercito italiano impegnato nella Grande Guerra. Dopo
un saluto del vicesindaco di Cortina, ha concluso la cerimonia il presidente nazionale Favero con una riflessione
sull’importanza di tener desta la memoria del nostro
passato, soprattutto tra le giovani generazioni, ricordan-
Il Vessillo di Genova con il Presidente Nazionale
Presso il Cippo Cantore: il vessillo sezionale
di Genova
do ancora lo sforzo che sta compiendo l’ANA nelle scuole con il concorso nazionale “Il milite … non più ignoto”.
A pomeriggio inoltrato ed a conclusione della commemorazione, una caldissima Cortina (29,5° gradi con grande afa ed umidità, a testimonianza che anche in montagna questo luglio 2015 non ha scherzato) è stata posta una corona presso il monumento che ricorda Antonio Cantore che si staglia sullo sfondo delle Tofane e delle altre cime della splendida conca ampezzana. Prima del ammainabandiera conclusivo, il vice presidente sezionale cadorino Antonio Cason (già consigliere nazionale) nel ringra-
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Presso il Cippo Cantore: gli alpini
di Sampierdarena
Cortina :Il Monumento a Cantore
ziare tutti i partecipanti ha significativamente sottolineato che nella storia degli Alpini una sola volta in precedenza si era registrata a Cortina la presenza del Labaro e del Presidente Nazionale: accadde nel lontano 1921
in occasione della seconda Adunata Nazionale, che allora veniva ancora denominata Convegno - Congresso.
Motivo di legittimo orgoglio: la cerimonia ha meritato
la copertina del numero di agosto settembre 2015 de “L’
Alpino”
Giancarlo Militello
La targa
GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015
Copertina dell’Alpino
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LE MEDAGLIE D’ORO AL VALOR
MILITARE DELLA GRANDE GUERRA
Anno 1915
I
niziamo con questo numero una
rassegna dei più significativi militari decorati con medaglia d’oro al
valor militare, il massimo riconoscimento italiano per eventi bellici, fornendo anche alcuni cenni sui campi
di battaglia nei quali caddero. La
guerra coinvolse tutte le armi ed i corpi della nostra Nazione, pertanto doverosamente non ci soffermeremo
soltanto sui decorati alpini, che peraltro ricorderemo tutti, ma scriveremo
anche degli altri, senza peraltro dimenticare che ogni Caduto della
Grande Guerra, decorato o no, recuperato o scomparso in combattimento, merita il massimo rispetto. L’istituzione della figura simbolica del Milite
Ignoto, avvenuta nel 1921, ed il conferimento ad essa della M.O.V.M., con
la seguente motivazione:“Degno figlio
di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee
più contese, prodigò il suo coraggio nelle
più cruente battaglie e cadde combattendo
senz’altro premio sperare che la vittoria e
la grandezza della Patria» ne è inconfutabile testimonianza.
Iniziamo esaminando i più significativi decorati nell’anno 1915.
BREVI CENNI SULL’ISTITUZIONE DELLE DECORAZIONI
AL VALOR MILITARE
La medaglia d’oro al valor militare
(M.O.V.M.) fu istituita
dal re Vittorio Amedeo
III di Savoia il 21 maggio 1793 “per ufficiali
inferiori e soldati che
avevano fatto azioni di
segnalato valore in
guerra”. Nel dritto recava il profilo del Re,
nel verso un trofeo di
bandiere e la scritta “al
valore”. Vittorio Emanuele I la soppresse per sostituirla il
14 agosto 1815 con l’Ordine Militare
di Savoia. Toccò a Carlo Alberto di Savoia ripristinarla, con “Regio Viglietto”
del 26 marzo 1833, aggiungendovi la
medaglia d’argento (M.A.V.M.) e
quella di bronzo (M.B.V.M.). Le caratteristiche: sul dritto, lo scudo sabaudo
con rami d’alloro, la corona reale e la
scritta «al valor militare»; sul rovescio
due rami di alloro che racchiudevano
il nome del decorato, il luogo e la data
dell’azione. Vittorio Emanuele III di
Savoia, con regio decreto n. 1423 del 4
novembre 1932, emanò le nuove disposizioni per la concessione delle
medaglie unitamente alla croce di
guerra al valor militare (C.G.V.M.). Le
quattro decorazioni erano appese ad
un nastro di colore “blu Savoia”, la
stessa tonalità poi adottata dalle fasce
degli ufficiali e dalle squadre nazionali sportive italiane.
Dalla proclamazione della Repubblica, il 2 giugno 1946, lo scudo sabaudo
è stato sostituito dall’emblema della
Repubblica Italiana, fermo restando il
colore del nastro.
Nell’elencazione dei decorati si seguirà lo stesso ordine cronologico di
assegnazione riportato nei tre volumi
Il Risorgimento Italiano
– La Grande Guerra – Le
medaglie d’Oro al Valor
Militare, edito a cura
del Gruppo Medaglie
d’Oro al V.M., Roma
1968. Le belle riproduzioni dei Caduti, tratte
dalla stessa pubblicazione, sono opera del
famoso pittore ritrattista Guido Greganti
(1897-1986)
***
Il primo decorato fu il diciannovenne
barlettano Giuseppe Carli, sergente
dei Bersaglieri, il quale cadde in combattimento sul Monte Mrzli il 10 giugno 1915. All’inizio delle ostilità contro l’Austria faceva parte di uno dei
numerosi reparti che giunsero senza
colpo ferire nella piana di Caporetto,
abbandonata dagli austriaci che, secondo i piani predisposti, si erano arroccato sui monti sovrastanti, il Monte Nero con le sue numerose dorsali,
lo Sleme, il Mrzli ed il Vodil. Le vicende, che riguarderanno particolarmente gli Alpini, sono a noi ben note: la rapida conquista del Monte Nero diede
l’illusione di facili vittorie su tutti i
monti, ma la realtà fu completamente
diversa. In particolare il Mrzli, di limitata elevazione (m. 1359) divenne
un’orribile voragine che inghiottì migliaia di italiani di tutti i reparti in oltre due anni e mezzo di lotta, fino alla
ritirata di Caporetto. La sua difesa garantiva agli austriaci la difesa di Tolmino e sbarrava la strada ad una possibile avanzata verso Lubiana che avrebbe causato il crollo di tutto il fronte dell’Isonzo fino al mare. Per questa
ragione venne difeso dagli austriaci
con feroce tenacia, anche al costo di
notevoli perdite, comunque non paragonabili alle nostre. Di questa lotta si
sa ancora poco, solo recentemente sono usciti interessanti saggi a firma del
prof. Guido Alliney di Trieste. Significativa la descrizione fattane dalla corrispondente di guerra viennese Alice
Schalek nel suo famoso reportage di
guerra (anno 1916) dal titolo Isonzofront: “ .. E’ addirittura peggio che sul
Monte San Michele, perché là la linea del
fuoco non lo sovrasta. Ed è peggio che sul
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Podgora, perché questo monte così tormentato da quattordici mesi è alto solo
duecento metri. E’ peggio che nella zona
di Plava - Zagora, perché là la linea non è
così terribilmente lunga. Di questi quattro spaventosi punti del fronte isontino, il
Mrzli Vrh è, probabilmente, il più orrendo
- un triste primato del quale quelli che sono sul monte incriminato farebbero volentieri a meno ... “. Carli cadde in uno dei
primi attacchi mentre incitava i suoi
uomini ad avanzare verso la posizione di q. 1186; ferito più volte, rifiutò il
soccorso dei compagni, urlando loro
“Andate a sparare!”, fino a quando non
spirò.
Pochi giorni dopo, il 19 giugno, spirava nell’ospedale da campo di Caporetto il ten. Col. Alpino Luigi Pettinati da Cavatore (AL) che diventerà la
prima medaglia d’oro del nostro Cor-
po nella Grande Guerra. Questo valoroso personaggio è riconosciuto come
l’ideatore del colpo di mano che portò
alla conquista del Monte Nero; sull’argomento si è già più volte dettagliatamente soffermato il nostro giornale in numeri precedenti cui facciamo rimando.
Nella stessa azione si distinguerà un
altro ufficiale effettivo degli Alpini, il
cap. Vittorio Varese da Vercelli, il
quale in tempo di pace, nel 1908 si era
già segnalato nell’opera di soccorso
alle popolazioni calabro-sicule funestate dal terremoto. Promosso capitano, entrò in guerra al comando della
35^ cp del Battaglione Susa. Nella
conquista del Monte Nero gli fu assegnata la massima onorificenza per aver realizzato con grande rapidità il
possesso delle due quote del Monte
Potoce (quota 2138 e quota 2133) che
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resero possibile il raggiungimento
dell’obiettivo principale, catturando
duecento prigionieri ed abbondante
materiale di guerra. Nell’ottobre dello
stesso anno, combattendo sul Mrzli,
fu decorato con medaglia di bronzo.
Nel novembre successivo, trovandosi
indisposto, pur di non abbandonare il
comando del reparto nell’imminenza
di una azione già predisposta sull’adiacente Monte Vodil trascurò ogni
cura: fu colto da violenta febbre e costretto all’urgente ma tardivo ricovero
in ospedale, dove morì.
In quel mese di giugno nel basso Isonzo attorno a Gorizia iniziava la lunga
serie di spaventosi attacchi aventi come obiettivo la conquista della città,
dei rilievi circostanti e dei primi contrafforti del Carso, in direzione di
Trieste. Il Monte Sabotino, le alture di
Oslavia, del Calvario/Podgora, il
Monte San Michele, il Sei Busi, le Cave di Selz, le alture di Monfalcone,
tutti di modestissime altezze, dai 600
m. del Sabotino alle poche decine di
metri di tutti gli altri, sarebbero diventati nomi famosi ed abituali nei
bollettini ufficiali e nei resoconti dei
corrispondenti di guerra. Innumerevoli gli atti di valore ed altissimi i sacrifici di vite umane che portarono al
conferimento di una pioggia di medaglie d’oro soprattutto ai reparti di
Fanteria qui impegnati. Nell’impossibilità di citarle qui tutte, ci soffermeremo su quei nomi legati ai più importati fatti d’arma.
Ricordiamo, per quei due mesi iniziali, giugno e luglio del ’15, il soldato
Giovanni Cucchiari, 20 anni da Macerata, caduto sul Podgora il 24 giugno mentre tagliava reticolati per aprire un varco ai compagni.
L’umile fornaio soldato Giulio Zanon, 23 anni da Padova, che dopo aver aiutato un ferito e liberato da un
nemico un proprio compagno, nel
corso della stessa azione moriva per
difendere il proprio ufficiale;
il tenente ventunenne Leopoldo
Montini da Campobasso, che si sacri-
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ficava in un ennesimo tentativo di trovare una via di sfondamento sul Sei
Busi;
ed il nobile tenente Decio Raggi da
Forlì, ferito gravemente sul Podgora il
19 luglio e deceduto pochi giorni dopo in un ospedale da campo, spronando fino all’ultimo i compagni a
proseguire nella lotta.
Tornando alle montagne, giungiamo
così al fatidico 20 luglio 1915 quando
a Forcella Fontananegra sulle Tofane,
al tramonto cade il sampierdarenese
generale Alpino Antonio Cantore
che quest’estate la nostra Sezione, alla
presenza del Labaro e del nostro Presidente Nazionale, ha degnamente
commemorato nel centenario della
morte. Di lui è stato scritto tutto, forse
troppo e purtroppo a volte anche a
sproposito. Vogliamo ora, almeno
nell’ambito della nostra Sezione, fare
un po’ il punto della situazione per
cercar di mettere ordine su tale ampia
letteratura. Tralasciando le illazioni
sul conto della sua morte, autentici
gossip ante litteram, Cantore cade in
un momento delicato ed incerto della
nostra mal condotta guerra. C’è urgentemente bisogno di creare, in un esercito già poco motivato e scoraggiato, entusiasmo, morale e spirito combattivo: ed ecco che il suo piglio deciso ed i suoi iniziali successi, che non
provocano assolutamente stragi, attraverso primi scritti vengono portati
come esempio, ma non ancora ingigantiti, al fine di raggiungere quegli
scopi. Solo nel dopoguerra, con l’appropriazione da parte del regime fascista del “mito” della Grande Guerra, la sua figura viene ulteriormente
amplificata, obiettivamente forse un
po’ troppo, fino a giungere ad una
sorta di mitizzazione con la creazione,
con gli scritti del giornalista alpino
Maso Bisi, dell’ormai famoso “Paradiso di Cantore”. Purtroppo in questo
secondo dopoguerra ed ancora recentemente in una pubblicazione e nelle
lettere al direttore della nostra rivista
nazionale L’Alpino sono comparse affermazione dissacratorie circa la sua
ferocia e basate sul nulla, in quanto in
nessun documento ufficiale è mai emersa alcuna critica sulla sua condotta della guerra nei soli 57 giorni in cui
si trovò al comando di un reparto.
Che fare dunque per difendere ancora
una volta la figura del nostro venerato generale? Più nulla! A suo tempo avevamo dato motivata replica a quelle insensate parole nelle stesse pagine
dell’Alpino, ma il reiterarsi degli immotivati attacchi, oltre a non scalfire
la nostra posizione, ci fa ritornare alla
mente il vecchio aforisma per il quale
“La mamma dei cretini è sempre incinta”!
Per cui il ribattere ulteriormente chiodo alimenterebbe soltanto nuove inutili polemiche.
Il giorno successivo la morte di Cantore cadeva sulle alture sovrastanti il
villaggio di Plava, che sorge in un’ansa dell’Isonzo, il ventiduenne senese
fante portaferiti Angelo Vannini.
Questa figura merita un momento di
ricordo, in quanto la sua morte avvenne nel compimento di una spericolata serie di recuperi di compagni
feriti, fintantoché non fu lui stesso a
cadere ferito mortalmente. L’episodio
capitò su un poco noto quanto conte-
sissimo crinale che partendo dal fiume sale verso la quota 383, il monte
Kuk, i villaggi di Zagora e Zagomilla
per toccare il Monte Vodice ed infine
il Monte Santo; si tratta di una bellissima e panoramicissima zona, dalla
quale si gode un’ampia vista sulla
valle dell’Isonzo. Quanti sforzi e
quante perdite per conquistarlo! I primi attacchi furono sferrati allo scoppio della guerra, ma il Monte Santo
sarebbe stato raggiunto solo nel corso
dell’XI Battaglia dell’Isonzo, nell’agosto 1917. Qui i numerosi reparti italiani si scontrarono in durissimi combattimenti con uno dei reparti di spicco
dell’imperial regio esercito austro ungarico, il mitico Reggimento Hoch und
Deutschmeister N. 4, una delle più antiche e gloriose formazioni militari
austriache, famoso anche per le splendide uniformi da parata.
Il 5 agosto si registra l’episodio che
porta al conferimento della prima
M.O. ad un marinaio: il capitano di
corvetta Carlo Del Greco muore
affondando al comando del suo som-
mergibile Nereide al largo dell’isola di
Pelagosa (Mare Adriatico, oggi in
29
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Croazia), durante un breve ed inusuale scontro con un sommergibile austriaco. I resti dei Caduti furono recuperati nel 1972 da una nave militare
iugoslava e riposano nel Sacrario di
Brindisi. Una curiosità: la storia del
comandante dell’U-boot nemico Von
Trapp venne raccontata nel celebre
film Tutti insieme appassionatamente
(Usa 1965, 5 premi Oscar), della cui
colonna sonora fa parte il brano musicale My favorite things, una delle canzoni più eseguite nella storia della
musica leggera e jazz.
Francesco Rismondo, nato a Spalato
nel 1885, fu da subito animato dall’irredentismo e dalla passione per l’annessione all’Italia delle sue terre. Per
questa ragione allo scoppio della
guerra varcò il confine e si arruolò in
un reparto di Bersaglieri. I suoi superiori lo destinarono immediatamente
ad un comando lontano dal fronte in
qualità di interprete per motivo della
sua incolumità, ma egli volle essere
inviato in prima linea col suo reparto
di appartenenza. Si trovò così a combattere sul Monte San Michele, dove
partecipò il 20 luglio all’attacco di Cima 4. Ma in un contrattacco austriaco
il giorno successivo venne catturato e,
riconosciuto, processato e condannato a morte per tradimento. Fu giustiziato il 10 agosto successivo a Gorizia.
Molti furono i caduti ed i decorati la
cui morte è legata a questa altura situata ad est di Gorizia, all’inizio dell’altipiano carsico. E’ composto da
quattro cime, la più alta delle quali si
eleva a 275 metri. Rappresentava un
baluardo contro l’ingresso delle nostre truppe nel retrostante Carso, per
questa ragione all’inizio della guerra
era già fortificato, disseminato di trin-
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cee, caverne ed altre postazioni, oggi
sentieri numerati ed indicati, percorsi
da numerosi escursionisti appassionati di storia. Le cifre parlano da sole.
Per conquistarlo, unitamente ai boschi che lo fiancheggiano (Cappuccio,
Lancia e Triangolare) occorsero 15
mesi e 6 battaglie dell’Isonzo: cadde
solo nell’agosto del ’16 con la battaglia per la conquista di Gorizia; qui
morirono complessivamente circa
116.000 uomini, di cui circa 5.000 in
pochi minuti all’alba del 29 giugno
1916 a causa del primo attacco a gas
sul nostro fronte. Qui combatterono
con grande onore la mitica Brigata
Sassari, il poeta Giuseppe Ungaretti
(diverse sue poesie traggono spunto
da questa sua esperienza), lo scrittore
Carlo Salsa (autore di Trincee, romanzo autobiografico vietato durante il
fascismo) ed il sindacalista Filippo
Corridoni. Divenuto il simbolo dell’olocausto delle Fanterie (come l’Ortigara lo fu per gli Alpini), sui suoi fianchi doveva ospitare un grandioso monumento al Fante con relativo Cimitero Militare. Fu indetto un concorso,
vinto dallo scultore genovese Eugenio Baroni, ma il regime fascista ne
vietò la costruzione, ritenendolo troppo dolente e commemorativo e per
niente celebrativo. Il bozzetto di tale
manufatto si trova presso la Gallerie
d’Arte Moderna a Nervi, tutta la documentazione relativa al monumento
ed alla lunga disputa tra il Baroni ed il
regime è depositata nella nostra Sede
Sezionale, lascito dell’artista che fu
ufficiale alpino pluridecorato.
Ancora l’imprendibile monte Mrzli
(che in sloveno significa freddo) fu
causa della morte del colonnello degli
Alpini Giovanni Trossarelli da Savigliano (CN) di anni 52, promosso al
comando dell’ 89° Fanteria brigata Salerno. Era il 29 agosto, quando, dopo
giorni di ripetuti attacchi al famoso
Trincerone sommitale, si portò ancora
una volta alla testa dei suoi uomini. In
uno degli assalti venne ferito da un
colpo di fucile, ma riuscì a tenere nascosta la gravità della ferita, continuando ad incitarli fintantoché spirò
nel pieno della battaglia.
Precedentemente aveva guidato il reparto, in appoggio degli Alpini, anche
al tentativo di conquista del retrostante Monte Sleme, rilievo che sul fianco
nord ovest si appoggia al Monte Ros-
so ed al Monte Nero, altra cima che risultò sempre preclusa ai tentativi italiani.
L’ultimo Alpino decorato di M.O. nel
1915 fu il capitano Mario Musso. Era
di Saluzzo ed aveva 42 anni. Era già
decorato di una M.B. per aver salvato un alpino travolto da valanga durante un’esercitazione invernale nel
1904 nei pressi di Bardonecchia. Partito per la guerra al comando della
21^ cp. del Saluzzo con la quale ave-
va combattuto sulle difficili quote
del Pal Piccolo e del Freikofel, venne
poi spostato col suo reparto sulle cime sopra Paularo dalle quali si temeva un attacco nemico di sorpresa, azione che in effetti si sviluppò nella
giornata del 14 settembre. Il cap.
Musso diresse l’azione difensiva con
grande polso, sebbene ferito all’addome. Ferito una seconda volta e catturato, spirò nelle retrovie austriache
pochi giorni dopo. Il nemico che aveva notato il suo comportamento eroi-
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co durante il combattimento, ammirato lo seppellì con tutti gli onori
dandone comunicazione alla famiglia ed esprimendo lusinghiere parole di ammirazione e conforto.
già un personaggio famoso in Italia
quando nel ’15 si arruolò volontario
all’età di 28 anni.
Da anni inserito nel mondo del lavoro come disegnatore meccanico,
fervente socialista di idee repubbli-
Un altro caso di pietosa ammirazione
manifestata dal nemico riguarda la
morte del sottotenente romano Carlo Mazzaresi, caduto a 23 anni in
combattimento in località Luznica,
alle pendici del Monte Rosso. Questo giovane ufficiale della Brigata di
Fanteria Emilia si era già distinto
nell’estate per atti di intraprendenza e coraggio nella conca di Plezzo,
a nord di Caporetto. Ai primi di ottobre fu costretto ad abbandonare il
suo plotone per un ricovero per motivi di salute. Ma come seppe che il
suo reparto era in partenza per una
nuova azione non esitò a farsi dimettere, nonostante non fosse ancora guarito. Il 21 ottobre partecipò all’attacco delle posizioni di Luznica,
riuscì a penetrare nei reticolati austriaci, partecipò ad una dura lotta a
corpo a corpo, fino a cadere mortalmente ferito. Poiché sul campo di
battaglia giacevano moltissimi feriti
e caduti di ambo le parti, fu concordata una tregua per il recupero dei
rispettivi soldati. Durante questa operazione un ufficiale superiore ungherese, nel consegnare tutti gli oggetti personali rinvenuti sulla salma
(non era infrequente la spoliazione
dei caduti) espresse la sua ammirazione unitamente a quella dei suoi
subordinati, avendo tutti notato il
comportamento eroico del giovane
italiano.
Il maceratese Filippo Corridoni era
cane, era diventato segretario dell’Unione Sindacale di Milano e si
batteva per la tutela dei diritti dei
lavoratori. Arruolato nel 32° Fanteria prese parte ai combattimenti sul
Monte San Michele trovando la
morte durante un combattimento
nella terribile posizione della Trincea delle Frasche nel pomeriggio del
23 ottobre. I suoi compagni vistolo
cadere, tentarono di ricuperarne subito il corpo ma la furia degli assalti
e contrassalti non consentì l’operazione. Tornati sul luogo della sua
morte dopo che la situazione si era
normalizzata, trovarono il terreno
talmente sconvolto da non riuscire
più ad individuarne la salma. Corridoni risultò disperso per sempre.
Nonostante la sua vicinanza con il
socialista Mussolini nei giorni dell’intervento in guerra dell’Italia e la
strumentalizzazione della sua figura che ne fece poi il regime fascista,
l’opinione di molti politici fu che una figura come la sua sarebbe stata
molto utile nella riorganizzazione
sindacale del primo dopoguerra.
Concludiamo questa rassegna delle
M.O. del 1915 con il ricordo del sottotenente effettivo della Brigata Torino Alberto Verdinois, trapanese di
23 anni, caduto il 28 ottobre nel settore Settsass – Monte Sief – Col di
Lana, dopo aver raggiunto una rischiosa posizione sul fianco del Sief
ed essere riuscito a difenderla col
suo reparto per tutta una notte. La
sua morte ci riporta all’enorme sacrificio compiuto per poco meno di
un anno dalle fanterie italiane nel
tentativo di conquistare la cima
principale, il Col di Lana: le nostre
truppe erano riuscite brevemente
nel dicembre del ’15 a prenderlo, ma
vennero immediatamente ricacciate
indietro. Gli italiani si trovavano aggrappati al fianco della montagna,
sovrastati ed immobilizzati dagli
austriaci, diverse migliaia di fanti erano inutilmente caduti negli assalti
(si parla di circa 8.000 perdite),
quando fu deciso di minare e far saltare in aria la vetta del monte. Furono costruite due gallerie di mina che
vennero fatte esplodere la notte del
16 aprile 1916, modificando per
sempre il profilo della montagna,
che presenta ora in cima un grosso
cratere circolare.
Subito dopo la dissoluzione nell’aria dei gas generati dalla dinamite,
le truppe italiane occuparono la parte sommitale che tennero fino alla ritirata di Caporetto. Tuttavia la conquista non ebbe poi particolari effetti strategici, in quanto non fu mai
possibile prendere le altre cime del
settore. Nell’esplosione morirono i
componenti di un piccolo presidio
austriaco, in quanto il nemico reso
sospettoso dalle vibrazioni causate
dai lavori di scavo, aveva allontanato il grosso delle forze.
Negli anni ’30 il regista altoatesino
Luis Trenker girò un film su questo
episodio, dal titolo Montagne in
fiamme.
Giancarlo Militello
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LE OPERAZIONI DELL’AUTUNNO
INVERNO 1915 (OTTOBRE – DICEMBRE)
Mentre sulla fronte isontina erano ancora in corso la terza e, successivamente, la quarta offensiva, nelle altre zone l’attività operativa, iniziata sin dai primi giorni di
guerra, era proseguita pressoché senza sosta.
Ci limiteremo ad analizzare, attenendoci all’ordine cronologico seguito dalla letteratura militare, le operazioni
svoltesi a partire dal mese di ottobre 1915 e sino a fine
d’anno, allorché l’inclemenza della stagione impose una
graduale riduzione dell’attività sino ad una sua pressoché completa sospensione.
La trattazione sarà ripartita in base al teatro di operazione: Trentino, Cadore, e Carnia, con un accenno finale alle operazioni svoltesi a fine dicembre sulla fronte dell’Isonzo.
OPERAZIONI DEI MESI
DI OTTOBRE E DI NOVEMBRE
FRONTE TRENTINA
Sugli Altipiani (in particolare di Folgaria e di Luserna) la
prima Armata - al comando del gen. Roberto Brusati - riprese, a partire dall’inizio di ottobre, nuovi tentativi per
raggiungere l’obiettivo che ci si era prefissi con le operazioni di agosto e cioè quello di scardinare le difese avversarie, ma che nonostante i mezzi profusi e le gravi
perdite subite, non era stato sostanzialmente raggiunto.
Le difese austro – ungariche della fronte trentina erano
state infatti notevolmente potenziate nei mesi successivi
all’intervento italiano, sia in termini di organici, sia di
mezzi e di difese passive.
E così anche le operazioni intraprese nel mese di ottobre
non condussero in definitiva ad alcun risultato, se non
quello di impegnare consistenti forze nemiche, attraendone anche da altri settori. I tentativi di avanzare verso
Folgaria e Luserna si infransero contro la resistenza avversaria, ancora una volta favorita dalle formidabili difese passive e dalla ripristinata efficienza delle fortificazioni permanenti.
Qualche risultato venne invece conseguito nei settori a
nord ovest e ad est del Lago di Garda con rettifiche delle
linee tuttavia non sempre favorevoli ad una miglior sistemazione difensiva. Fu in particolare completata l’occupazione della zona di Ledro e della sovrastante Cima
Palone mentre ad est, in Val Lagarina, ci si spinse fino alle difese avanzate di Rovereto, stabilmente occupate nella prima quindicina di novembre. Alcune azioni degne
di nota, anche se non coronate da successo, si svolsero
nei sottosettori Valtellina e Val Camonica. Nel primo, a
fine ottobre, venne effettuato un tentativo di conquistare
il Cevedale (3.769 m), tentativo che comportò il trasporto di un pezzo da montagna al passo della Bottiglia
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(3.295 m.) ad una temperatura di -32°. L’azione, compiuta da compagnie dei btg. Tirano e Valtellina e dalla Centuria Valtellina, sembrava potersi concludere felicemente,
ma le condizioni meteorologiche ed il terreno ricoperto
di neve fresca, rallentarono l’avanzata dei reparti pregiudicando la sorpresa e l’azione dovette essere interrotta. Nel settore Valcamonica venne organizzata, sempre a
fine ottobre, un’azione per conquistare i Monticelli, cime
sovrastanti il Passo del Tonale e già oggetto di un fallito
tentativo nel mese precedente. Furono impiegati cinque
compagnie di alpini tratte dai btg. Morbegno, Val d’Intelvi,
Val Camonica e Edolo e la Centuria Valcamonica, ormai ridotta a metà dell’organico originario , ma l’azione, per
l’insufficiente intervento dell’artiglieria, non poté essere
portata a termine.
IN CADORE
Nei primi giorni di ottobre Il Comando Supremo, in vista della ripresa offensiva sulla fronte dell’Isonzo, ordinò alla 4a Armata (gen. Mario Nicolis Di Robilant) di
avviare un’azione di concorso mediante “energici atti di
offensiva parziale”, allo scopo di impegnare il nemico ed
impedirgli spostamenti di forze. L’ordine di operazioni
prevedeva un attacco del IX Corpo d’Armata, schierato
tra il passo di Fedaia e la Val Travenanzes, per arrivare
alla testata della Val Badia. Il I Corpo, schierato a est avrebbe dovuto riprendere gli attacchi, sospesi nel mese
di settembre verso il Forame, il Schönleitenschneid (Cima di Costabella) ed il Rauchkofl.
Le operazioni iniziarono il 18 ottobre su tutta la fronte
del IX Corpo tra Marmolada e Tofane, ma la resistenza
avversaria vanificò praticamente ogni sforzo. Solo sul
Col di Lana si registrò qualche progresso con la conquista di alcune importanti posizioni denominate il Montucolo , il Cappello di Napoleone, il Panettone ed il Costone di Castello; in tal modo la posizione nemica sulla cima era quasi stretta in una morsa.
Sull’ala destra dello schieramento si conseguirono progressi nella regione del Falzarego, con l’occupazione dell’omonima cima e della cornice naturale che corre sulla
parete meridionale del Piccolo Lagazuoi, e che verrà denominata Cengia Martini dal nome del magg. Ettore
Martini, comandante del btg. Val Chisone. Questa posizione costituirà sempre una fastidiosa spina nel fianco
dello schieramento austro – ungarico ed il nemico tenterà senza successo di eliminarla con ogni mezzo, anche
facendo franare con tiri di artiglieria e con esplosivo la
parete sovrastante.
Nel settore del I C.d’Armata l’ala sinistra attaccò con
truppe della 2° divisione il Forame, il Schönleitenschneid ed il Rauchkofl, mentre sull’ala destra si effettuaro-
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di artiglieria, che sconvolse i reticolati nemici e costrinse il presidio austriaco a restare sino all’ultimo momento al riparo nei
ricoveri in caverna, le truppe al
comando di Peppino Garibaldi
si lanciarono all’assalto partendo dal Costone di Agai e dal
Costone di Castello; erano composte da quattro compagnie del
59° fanteria, da un battaglione
del 60° (entrambi della Brig. Calabria) e da un battaglione del
52° (Brig. Alpi). La conquista
della vetta fu in particolare opera di una compagnia del 60°
e di un plotone del 52°, che a
mezzogiorno penetrarono di
slancio nella posizione nemica
catturando l’intero presidio di
73 uomini. Ma gli austriaci
reagirono immediatamente,
scatenando sulla vetta un vioIl fronte della IV Armata (da www.frontedolomitico.it)
lento fuoco di repressione; a
tarda sera un intero battaglione
di Landesschützen ebbe ragione delle nostre difese sulno azioni dimostrative sul Monte Piana ed in Val Fiorenla cima, ridotte a due plotoni, mentre il grosso si trovava
za. In tale settore del fronte l’azione fallì del tutto, non
sul rovescio della cima per sfuggire al micidiale tiro di
soltanto per la resistenza del nemico, favorita dalle
artiglieria del nemico e non poté tempestivamente inprofonde difese passive, ma anche per le condizioni attervenire. Nei giorni successivi vennero compiuti ultemosferiche già in questo periodo dell’anno particolarriori tentativi di riconquistare il Col di Lana, ma gli atmente rigide. In particolare, l’attacco al Schönleitenschtacchi non sortirono apprezzabili risultati.
neid venne condotto dal Btg. Pieve di Cadore, al comando
Nel frattempo gli attacchi condotti da altri reparti verdel magg. Carlo Buffa di Perrero (che verrà ripetutamenso altri obiettivi del settore di Corpo d’Armata (Passo
te ferito nel corso dell’azione). Per tre giorni gli alpini
Fedaia – Ciampovedil a ovest e Sief - Settsass –Valpatentarono di invano di avanzare, ma vennero respinti
rola) ad est non ebbero del pari alcun successo.
dagli austriaci fortemente trincerati ed efficacemente
Nel settore del 1° Corpo d’Armata si attese del pari il
supportati dal tiro di repressione delle loro batterie.
riordino dei reparti, prima di intraprendere nuove azioIl freddo ed il terreno ghiacciato, le perdite subite, anche
ni; nel frattempo un colpo di mano austriaco aveva soper via dei numerosi congelamenti, e la scarsità di munipraffatto un modesto presidio di bersaglieri sul Sasso di
zioni indussero al ripiegamento: il Pieve di Cadore ebbe in
Sesto, ma la posizione, che rivestiva una notevole imporquest’azione 279 uomini fuori combattimento.
tanza, venne rapidamente riconquistata dagli alpini del
Fallì del pari l’attacco contro il Forame, che avrebbe dobtg. Val Piave.
vuto svolgersi in sincronia con quello del “Pieve” contro
Le programmate operazioni sul Monte Piana e verso il
il Schönleitenschneid; anche i fanti del 24° regg. (Brig CoForame dovettero essere in un primo tempo rinviate per
mo) dovettero ritirarsi per le proibitive condizioni atmole sfavorevoli condizioni del manto nevoso, alto e molle:
sferiche, le forti perdite ed i numerosi congelati.
soltanto nell’ultima decade di novembre, allorché le
Analoga sorte subirono gli attacchi condotti contro il
temperature si abbassarono rapidamente, si poté finalRauchkofl e contro il Monte Piana dalla Brig. Umbria,
mente intraprendere l’attacco nel sottosettore del Monte
che si infransero contro le solide difese avversarie.
Cristallo, attraverso le Valli di Felizon e Rufreddo e sul
Le azioni nel settore del I Corpo d’Armata vennero soForame, ma l’azione, condotta dalla Brigata Como, dal
spese il 26 ottobre, mentre in quello del IX la sospensione
XLVIII bersaglieri e dagli alpini del btg. Fenestrelle fallì,
delle stesse venne ordinata il 1° novembre.
sia per le temperature estremamente rigide, sia per l’inNei giorni immediatamente successivi, essendo ancora
sufficienza dei mezzi impiegati per la distruzione dei rein pieno svolgimento l’offensiva sull’Isonzo, il comando
ticolati nemici. Le perdite furono particolarmente elevadel IX Corpo d’Armata, dopo aver provveduto a riordite: 897 uomini fuori combattimento tra morti, feriti e
nare i reparti, grazie all’afflusso di numerosi complecongelati.
menti, ordinò la ripresa delle operazioni, aventi sostanzialmente i medesimi obiettivi e cioè lo sbocco nell’alta
NELLA ZONA CARNIA
Val Badia.
La ripresa offensiva su tutta la fronte doveva essere preQuesta zona del fronte, che correva dal Monte Peralba a
ceduta dalla conquista del Col di Lana, della quale era
Sella Prevala (a Nord Ovest del Monte Rombon), era testato incaricato il ten. col Peppino Garibaldi, nipote delnuta dal XII Corpo d’Armata (ten. gen. Clemente Lequio).
l’Eroe dei Due Mondi.
Essa era suddivisa nei settori But-Degano a ovest, occuIl 7 novembre, dopo un’intensa ed efficace preparazione
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Il fronte alpino (teatro di guerra in Tirolo), visto
dall’avversario (da kaiserjäger.com) Il
pato dalla 26° divisione, e Fella ad est, occupato dalla 24°
divisione.
Gli austro - ungarici opponevano alle nostre forze tre divisioni per complessivi 40.000 uomini, contro i nostri 37.500;
la superiorità numerica avversaria era anche evidente in
termini di artiglieria (250 pezzi, contro 192) e di mitragliatrici (148 contro 81). Nel corso del mese di ottobre vennero lanciati dagli imperiali due attacchi uno nella zona del
monte Cuestalta, una cima di 2.198 metri a nord est di Paluzza e del Mittagskofel (Jôf di Miezegnot), nel Tarvisiano. Le operazioni ebbero luogo dal 10 al 19 ottobre ed erano state scrupolosamente preparate sin dall’estate.
Dopo un intenso fuoco di artiglieria durato tre giorni, gli
austro-ungarici attaccarono sul Cuestalta la mattina del
12 ottobre, ma la pronta reazione della nostra artiglieria e
l’efficace difesa opposta dalle nostre truppe, tra cui la 14°
compagnia del btg. Borgo San Dalmazzo riuscirono a respingere l’attacco nemico. Un secondo tentativo effettuato nel pomeriggio non ottenne risultato alcuno e gli austro
– ungarici furono costretti a ritirarsi sulle posizioni di partenza.
Analoga sorte subirono gli attacchi nella zona del Mittagskofel. Gli austro –ungarici attaccarono in forze nella giornata del 18 ottobre su un fronte di 10 chilometri con l’obiettivo di penetrare in Val Dogna, ma anche qui la tenace
resistenza opposta dalle truppe del sottosettore Val Dogna (cinque compagnie del 4° fanteria, Brig. Piemonte e
cinque compagnie alpini dei btg. Gemona e Val Fella)
sventò i tentativi nemici, invano ripetuti anche il giorno
successivo, Gli imperiali dovettero ritirarsi subendo significative perdite (414 uomini fuori combattimento contro i nostri 70).
Da questo momento in poi le operazioni in Carnia andarono esaurendosi: l’inclemenza della stagione imponeva
l’avvio e l’intensificazione dei lavori per la sistemazione
invernale.
ALTO ISONZO, TESTA DI PONTE DI TOLMINO
Nell’autunno del 1915 le nostre truppe, prevalentemente composte dai battaglioni dei gruppi alpini “A”
(col. Carlo Giordana) e “B” (col. Jacopo Cornaro) fronteggiavano la formidabile linea difensiva austro-unga-
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Schönleitenschneid verso il Monte
Cristallo (da rainerregiment.at)
rica Mrzli-Vodhil – Dolje, che avevano invano attaccato nei mesi precedenti. A partire dal 18 ottobre 1915 gli
alpini furono chiamati a svolgere operazioni di concorso all’offensiva che era stata avviata sull’Isonzo (terza
battaglia). Gli attacchi conseguirono soltanto parziali
successi consistenti nell’occupazione di qualche elemento di trincea e nella cattura di prigionieri, ma a costo di elevate perdite. Anche nel novembre inoltrato le
operazioni proseguirono in concomitanza con la quarta battaglia dell’Isonzo. In particolare il btg. Intra riuscì il 26 novembre a giungere a pochi metri dalla sommità del Mrzli, ma fu costretto a ripiegare con gravi
perdite inflitte dall’artiglieria nemica e da un contrattacco in forze. Anche sul Vodhil gli attacchi condotti
dall’Exilles e dal Susa non ottennero risultato e posizioni faticosamente raggiunte non poterono essere mantenute.
Si concludevano così il 1° dicembre 1915 le operazioni
nella testa di ponte di Tolmino. Scrisse in proposito il
Faldella, che visse in prima persona quegli eventi: “
Sacrifici, disagi e fatiche non erano stati compensati da un
successo importante: La prova era stata dura …. Chi ha partecipato con quegli alpini alle dure lotte sulle pendici fangose, conserva un ricordo meraviglioso che ispira gratitudine e
ammirazione.”
IN DICEMBRE SUL COL DI LANA
Il Comando del XII Corpo d’Armata non si era rassegnato alla perdita del Col di Lana, né voleva rinunciare
alla successiva conquista del Sief. L’8 dicembre fu emanato il relativo ordine di operazioni ; il dispositivo di
attacco prevedeva l’impiego di tre colonne : la prima,
all’ala sinistra. era costituita da una compagnia del 60°
fanteria (Brig. Calabria) e da una compagnia del btg. Belluno, base di partenza sul Costone di Salesei, obiettivo
il camminamento Col di Lana – Sief ; la seconda, al centro, composta da tre compagnie del 52° fanteria (Brig.
Alpi) e 2 compagnie e mezzo del btg. Belluno, doveva
muovere dal Costone di Agai verso la vetta del Col di
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Lana, mentre la terza. a destra. con un battaglione del 59° (Brig. Calabria e la 266°
compagnia del btg. Val Cordevole, avrebbe
dovuto attaccare del pari la vetta partendo
dal Costone di Castello.
Gli austro-ungarici, tuttavia, si erano fortemente trincerati, costruendo nuovi ricoveri
in caverna e raddoppiando la profondità
dei reticolati; e nell’ipotesi di dover abbandonare la cima avevano sistemato anche una mitragliatrice in posizione intermedia
tra il Col di Lana ed il Sief.
L’attacco, inizialmente previsto per l’11 dicembre fu rinviato al 16 ; l’operazione iniziò alle 4,30. La colonna di sinistra raggiunse il reticolato nemico ma dovette arrestarsi, così come avvenne per le forze operanti sulla destra. Un tentativo di attacco frontale fu infine arrestato dal fuoco
delle mitragliatrici, e allorquando iniziò ad
imperversare una violenta tormenta l’azione venne definitivamente sospesa. Gravi
furono le perdite: 39 morti, 142 feriti e 11
dispersi. Per il Col di Lana si imponeva una diversa soluzione…
Zona Pordoi, Col di Lana, Falzarego, Tofane (da webdolomiti.net)
E SUL CARSO
Nei giorni immediatamente antecedenti la fine dell’anno vennero effettuare azioni sul San Michele e sul Podgora, ma senza successo. Trascurabili miglioramenti locali vennero conseguiti, non senza lamentare perdite.
Nella seconda settimana di dicembre venne persa e riconquistata la Trincea delle Frasche, già teatro di accaniti combattimenti nel corso della terza battaglia dell’Isonzo.
I PROVVEDIMENTI
PER LA SISTEMAZIONE INVERNALE
Il sopraggiungere della stagione invernale condusse, se
si eccettuano gli episodi precedentemente menzionati,
ad una drastica limitazione delle operazioni, anche se
non si tralasciò di compiere limitate azioni per mantenere lo spirito combattivo e conservare, ove non si potesse addirittura correggere in senso favorevole, le linee
di occupazione.
Si provvide ad un maggior scaglionamento in profondità dei reparti, lasciando un minimo di forze sulle linee
avanzate, mentre la restante truppa venne ricoverata in
baraccamenti appositamente costruiti o accantonata negli abitati siti in località a ridosso del fronte. Vennero
complessivamente ritirate dal fronte sei divisioni ed una brigata, che furono poste a riserva del Comando Supremo.
Nel contempo furono effettuati lavori di sistemazione
delle linee, per assicurare anche alle truppe in trincea adeguati ripari dalle intemperie, migliorando sia la copertura, sia il fondo e si costruirono ricoveri per osservatori e sentinelle.
Vennero inoltre curati per quanto possibile il vestiario e
le calzature e fu disposto un aumento delle calorie nel
vitto, specie per le truppe impegnate in lavori particolarmente faticosi. Vennero anche predisposti in località
a ridosso delle linee nuovi magazzini viveri e depositi
di legna e fu migliorata la fornitura di acqua potabile e
la disinfezione di trincee e baraccamenti.
Furono assunte infine, specie in montagna, misure per
agevolare la percorribilità delle strade e dei camminamenti in caso di neve; i provvedimenti contro le valanghe non impedirono tuttavia il verificarsi di tragedie.
Con l’affievolirsi dell’attività operativa si poté infine da
corso alle tanto sospirate licenze, mentre furono istituiti
corsi di aggiornamento per ufficiali e di addestramento
per la truppa.
La fine del primo anno di guerra aveva fatto registrare
cospicue perdite, circa 250.000 uomini tra morti, feriti e
dispersi, una cifra non dissimile da quella lamentata dagli austro - ungarici. Se da un lato non erano stati conseguiti significativi risultati in termini di conquiste territoriali, dall’altro l’intervento italiano aveva costretto
la duplice monarchia a vincolare sul nostro fronte (da
loro denominato fronte sud-ovest), circa 800.000 uomini, favorendo i contrattacchi russi in Galizia ed in Bucovina.
Piergiorgio Ponzio
FONTI:
Ministero della Guerra, Comando del Corpo di Stato Maggiore, Ufficio Storico. L’Esercito italiano nella Grande
Guerra, Vol. II; Istituto Poligrafico dello Stato, Roma
1929Consultabile sotto : www. esercito.difesa.itEmilio
Faldella, Storia delle Truppe Alpine, vol. I , Milano, 1972
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Il Col di Lana ed il Sief (da micura.it)
La Zona Carnia alla data dell’intervento
(24 maggio 1915) (da E. Faldella, storia
delle Truppe Alpine)
le nostre posizioni nella zona del
Mittagskofel (da freeforumzone.leonardo.it)
Nostra posizione avanzata sul
Col di Lana (cartolina d’epoca)
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LA GRANDE GUERRA DI GIACOMO TORTORA: IL 1915
prima puntata
Allo scoppio della guerra, nel settore
(con perdita di 180 uomini), il 16 agosto
del Medio/Alto Isonzo (che si identila Bergamo, varcato l’Uznik attraverso ufica con il territorio che va dalla stretna passerella in piena vista nemica che
ta di Salcano fino a Caporetto e Plezmieterà molte vittime, viene lanciata
proprio alla conquista del Colle stesso.
zo) le truppe italiane cercarono di
L’inizio è confortante perché i reparti
varcare l’Isonzo e di conquistare le algiungono presto a soli 200 m dal Selski
ture sovrastanti la sponda sinistra,
Vrh (q. 588), la cima della collina, cattuma si trovarono di fronte difficoltà a
rando uomini e materiale. Ma quei povolte insormontabili, sia per l’orgachi metri dal successo diverranno presto
nizzazione militare nemica, pur ancoun Calvario e la vetta una chimera. La
ra precaria nei primi giorni, sia per
l’orografia del terreno che si presenta
resistenza nemica si farà sempre più ducon fianchi di montagne o colline ara ed eroica, i fianchi di quella collina,
spri e ricoperti da boscaglie, che si sascoscesi, umidi e fangosi, si trasformeranno in un insormontabile ostacolo, anrebbero poi rivelati rovinosamente
zi una vera e propria trappola con le
fangosi e franosi nelle stagioni delle
piogge autunnali. Nuovi attacchi causepiogge. Tutti i punti strategici situati
ranno solo ulteriori perdite, stanchezza,
su rilievi della sponda sinistra, pur
Luglio 1915 – Il caporale Giasfiducia ed il rifiuto di combattere. Afancora poco presidiati nei primi giorfluiscono il 5° reggimento Bersaglieri e
ni di guerra, erano stati da tempo at- como Tortora a Genova di ritorno dal fronte pochi giorni pridiversi btg alpini (Val d’Orco, Val Dora,
trezzati: gli austriaci, in previsione di ma di essere inviato al Corso
Val Pellice, Val Baltea ed Intra). La costruun conflitto con l’Italia da loro ritenu- Allievi Ufficiali di Modena. Porto inevitabile, avevano disposto di ri- ta ancora le mostrine della brizione di numerosi ordini di reticolati netirarsi là, abbandonando il fondo val- gata Salerno.
mici, affrontati con poche ed inefficaci
pinze tagliafili, complica le cose; gli obici
le. Di qui la nostra facile conquista di
nemici inquadrano sempre meglio tutte le posizioni,
Caporetto (vi rimanemmo fino al fatidico 24 ottobre 1917)
compresi i comandi. La violenza dei combattimenti è tesenza colpo ferire. Ma in alcune zone pur di pianura e di
stimoniata dall’alto numero di Caduti che risulteranno
facile accesso come Tolmino, l’organizzazione difensiva
dispersi per sempre su di una superficie limitata. I bersafu così poderosa che agli italiani non fu mai possibile acglieri in particolare pur buttando nella lotta tutto l’ardore
cedervi. Tolmino, graziosa città di villeggiatura posta in
un incantevole conca (come anche Caporetto, di pochi
ed il coraggio che li hanno sempre caratterizzati, vengono fortemente penalizzati perché il terreno è del tutto inachilometri più a nord) era considerata zona altamente
datto alle loro spiccate doti di “fanteria leggera per azioni
strategica perché con un’eventuale sua caduta si sarebbe
ardite e limitate”. Suona quasi come una beffa il dono di
collassato il fronte dell’Isonzo, per cui alture circostanti
un nuovo binocolo Zeiss ricevuto da un loro reparto da
quali il monte Mrzli (m. 1359), il Vodil (m. 1053), e sopratparte di un comando di divisione “… per la splendida
tutto le due colline (dette le sentinelle di Tolmino) di Sancondotta …”. Affluiscono giornalmente sempre più conta Maria (o Mengore m. 452) e Santa Lucia di Tolmino (o
Colle di Cvetje, la cui cima di m. 588 porta il nome di Selsistenti quantitativi di tubi di gelatina per far saltare i reticolati. A fine agosto bersaglieri ed alpini del Val Dora atski Vrh) divennero il quadrilatero difensivo della zona.
taccano insieme; gli alpini, che si sono serviti come scherLe storie di questi quattro tremendi rilievi da alcuni anni
mo di un filare di alberi ancora in piedi, conquistano la
sono portate alla luce con esaurienti studi a cura del prof.
Guido Alliney di Trieste, da cui in parte questo articolo
trincea di prima linea nemica, sono a pochi metri dalla
prende spunto; leggere dei sacrifici e delle perdite verifivetta. Costruiscono un muretto di sacchi a terra. Ma è imcatesi per due anni e mezzo sui loro fianchi fa venire i bripossibile avanzare oltre e resistere senza rinforzi. Dopo
vidi …. Le nostre truppe, conquistarono la cima più eleun tentativo inutile dei bersaglieri, anche gli alpini devovata, il Krn Vrh (per noi Monte Nero m. 2245) dominante
no abbandonare quella preziosa conquista; il loro murettutta la vallata da Caporetto a Tolmino, ma per il resto, fito a terra diventerà opera integrante del sistema difensino alla ritirata del ’17 non furono mai in grado di prendevo austriaco. Il 12 settembre ci proveranno anche il 158°
re le altre quote sottostanti, macinatrici di uomini.
brigata Liguria a fianco degli alpini dei btg. Val d’Orco, InEsaminando il settore di Tolmino, già a giugno del ’15 la
tra e Val Baltea, con gravi perdite. Poi il fronte si calma, la
brigata di fanteria Bergamo cerca di esplorare le due collicollina emana l’odore della morte
ne, venendone cacciata con perdite, per cui si preferisce
continua
scavare trincee nella valle sottostante ove scorre il rio Uznik. Dopo un tentativo di aggiramento del Santa Lucia
Gianfranco Militello
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NOTIZIE DAI SETTORI
SETTORE GENOVA
RECCO 12 SETTEMBRE 2015 – RADUNO DEL SETTORE GENOVA
Il monumento
La corona
Il silenzio
E
’ stato bello rivedere gli Alpini a
Recco dopo tanto tempo (anni
addietro il comprensorio del Golfo
Paradiso contava un centinaio di iscritti) portando con la loro presenza
un clima misto di ricordi, di sentimenti e prospettive future.
C’erano molte perplessità sulla
riuscita della manifestazione, tutto è
invece filato liscio grazie anche a una piena collaborazione della “macchina” comunale che ci ha supportato in ogni suo settore, Sindaco e Assessori in testa, e Associazione Commercianti inclusa.
Speriamo e vogliamo esserne
certi che questo raduno del Settore
Centrale (Ge-Centro, Ge-Molassana,
Ge-Monte, Ge-Nervi, Ge-Quarto e
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Pieve Ligure-Sori) ridesti i vecchi
sentimenti di “alpinità” negli “alpini
dormienti e possa far rivivere nuovamente il Gruppo Alpini di ReccoCamogli.
La due giorni era iniziata nel pomeriggio di sabato con la consuetudine dell’alza bandiera, con la deposizione di una corona al monumento
ai Caduti ed a seguire un concerto
della Banda dei Giovani della Filarmonica G. Rossini. Nella serata l’esibizione del coro “Voci d’Alpe” del
Gruppo di S. Margherita alla presenza delle massime autorità cittadine
ha avuto un’ottima affluenza di pubblico che per due ore è rimasto affascinato dalle “cante” alpine e dalla
bravura dei coristi (hanno emozionato anche il nostro Presidente !).
Presidente, Parroco, Sindaco …
La domenica, dato il clima avverso, (non abbiamo sfilato per le vie
della città per un all’erta meteo 2)
tutto si svolto al coperto, prima in
Comune dove si è esibita la Filarmonica G. Rossini, quindi nella chiesa
dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Bono per la S. Messa officiata
dal Parroco di Recco.
Un ringraziamento al Presidente
Sezionale Pietro Firpo, a Francesco
Cassieri e a tutti gli Alpini che nonostante il tempo avverso hanno voluto partecipare alla manifestazione.
La manifestazione si è conclusa
con un pranzo nei vari ristoranti
convenzionati di Recco, famosa per i
suoi piatti tipici liguri.
Alla prossima. Alpinamente.
Renzo Minaglia
Da “Levante News” del 12/09/2015
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NOTIZIE DAI SETTORI
RECCO: UNA CORONA AI
CADUTI E FORSE RINASCE
LA SEZIONE DEGLI ALPINI
Cerimonia e deposizione di una corona di alloro, mentre suona il silenzio, al monumento dei Caduti di Recco nel Parco
delle Rimembranze. Il presidente degli alpini Piero Firpo di
Genova desidererebbe ricostituire la sezione di Recco e ne
parla con Franco Bonavena e Nanni Capurro. Alla cerimonia
sono presenti gli alpini di Genova, Quinto, Nervi, Bogliasco,
Pieve Ligure e Sori. Presente il sindaco Dario Capurro con
l’assessore Caterina Peragallo che ha organizzato la cerimonia e don Danilo Dellepiane che impartisce la benedizione. E’
seguito un concerto della Filarmonica Rossini. Presente anche Marco Fumagalli presidente Ascom Recco.
Gagliardetto di Sori.
SETTORE GENOVA GRUPPO GENOVA CENTRO
RADUNO DI GRUPPO
D
omenica 4 ottobre si è svolta
l’annuale la festa del Gruppo
Genova Centro con la partecipazione di Soci, del Vessillo sezionale e di
Alpini di altri gruppi con relativo
gagliardetto.
Dopo la Santa Messa, celebrata da
Don Giovanni Maria Ferrario, (figlio dell’ Alpino Piergiorgio, andato
avanti), è stata scoperta una targa in
ricordo di Carlo Birone, alla presenza della moglie Sig.ra Gianna e del
figlio Sig. Balkis.
A seguire il Capo Gruppo, Gino
Turchini, ha letto una sentita nota
sul significato dell’essere ALPINI.
Alle fine della toccante cerimonia il
Gruppo ha offerto un piccolo rinfresco ai presenti.
Attilio Repetto
SETTORE STURA - PONENTE - GRUPPO DI SESTRI PONENTE
9°RADUNO DEL SETTORE STURA - PONENTE
I
l 19 e 20 settembre 2015 a Sestri
Ponente si è tenuto il 9° raduno
del settore ponente, per la terza volta quest’anno un raduno Alpino
viene organizzato con la partecipazione dell’Associazione Nazionale
Bersaglieri, a testimoniare l’unità di
questi due gloriosi corpi nel ricordare il centenario dell’entrata in
guerra dell’Italia.
La festa era praticamente iniziata il sabato precedente cioè il 12
settembre, con l’inaugurazione della Mostra Alpina itinerante a cura
del Museo degli Alpini di Savignone, in occasione delle cerimonie del
centenario dell’inizio della prima
guerra mondiale nel 1915.
La mostra alpina è stata allestita nei locali messi a disposizione
dal negozio Giglio Bagnara nella
centralissima e affollatissima Via
Sestri, dove ha riscosso un grandissimo successo di visitatori ed è stata
anche oggetto di un servizio nel telegiornale dell’emittente locale Antenna Blu.
Sabato 19 settembre alle ore
8.30 si è svolto l’alzabandiera presso la sede del Gruppo Alpini di Se-
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NOTIZIE DAI SETTORI
stri Ponente in p.zza Albertina.
Alle ore 9 gli alpini del gruppo
di Cogoleto hanno cominciato a fare le focaccette in Piazza Baracca,
mentre il Gruppo alpini di Masone,
GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015
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in Piazzetta Banchero cominciava a
sfornare una gustosissima farinata,
come sempre la gente ha risposto in
modo meraviglioso fino ad esaurimento di tutte le risorse culinarie.
Naturalmente il ricavato, tolte
le spese, sarà devoluto all’Associazione Gigi Ghirotti ONLUS.
Nel tardo pomeriggio si è svolto l’ammaina bandiera e alla sera
presso la parrocchia di San Francesco d’Assisi in viale Rigon, si è tenuto il bellissimo concerto del Coro
sezionale A.N.A. Soreghina e del
Coro Monte Bianco che hanno allietato con le loro cante alpine e di
montagna, il numerosissimo pubblico intervenuto.
La giornata del 20 settembre è iniziata con l’alzabandiera presso
Piazza Albertina alla presenza di
numerosi Vessilli e Gagliardetti
A.N.A. dei Vessilli delle Sezioni Liguri dell’Associazione Nazionale
Bersaglieri, della Fanfara dei Bersaglieri “Aminto Caretto”, della Fanfara Alpina “Valle Bormida” e del
Gruppo Storico “Tracce di memoria” in uniforme della 1° GM.
Tutti insieme poi hanno partecipato alla sfilata per le vie di Sestri
Ponente, dove sono state deposte le
corone alle due lapidi ai caduti
presso il municipio della delegazione e la corona presso il monumento
ai caduti in Via Ciro Menotti.
Al termine della sfilata, dopo la
Santa Messa celebrata presso la Parrocchia di San Francesco e la consegna ai partecipanti di una pergamena ricordo del raduno, i partecipanti si sono recati presso la sede del
gruppo di Sestri Ponente, dove hanno potuto usufruire del rancio alpino curato da Paolo e Gian, professionisti del catering ma soprattutto
alpini DOC che si fanno sempre in
quattro, per aiutare e garantire la
riuscita delle manifestazioni alpine
e a cui va il nostro ringraziamento.
Alla fine dell’ottimo rancio è
stata servita una splendida nonché
buonissima torta, con sopra il logo
del centenario dell’inizio della
guerra del 1915-1918 e in rilievo i
simboli e i capelli degli alpini e dei
bersaglieri.
Per la cronaca le misure della
torta erano 120x80cm ed è stata realizzata per l’occasione dalla rinomata Pasticceria Galletti di Favale
di Malvaro (GE).
L’ottima riuscita della manifestazione è dovuta allo sforzo di tutti i gruppi del settore che hanno
contribuito, e in particolare al
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NOTIZIE DAI SETTORI
gruppo di Sestri Ponente che ha ospitato il Raduno, ai
gruppi di Cogoleto e Masone per le focaccette e la farinata, al consigliere sezionale Luca Parenti e al socio
alpino Giuseppe Cilione per il loro instancabile lavoro, il tutto coordinato dall’infaticabile Saverio Tripodi
Vice Presidente Sezionale e responsabile del Settore
Ponente.
Settore di Sestri Ponente
SETTORE STURA - PONENTE - GRUPPO DI ARENZANO
RADUNO A CA’ DA CAVA
I
n una insolitamente fresca mattina di domenica nove agosto
chi saliva la mulattiera che, dalla
località Curlo si inerpica sino al
passo della Gava, ha notato un insolito movimento di uomini e
mezzi. Era la giornata dell’ormai
tradizionale incontro degli Alpini
di Arenzano in località Cà da Gava per commemorare i caduti di
tutte le guerre. Il Rifugio Cà da
Gava, gentilmente concesso dalla
famiglia Vallarino a tutti quanti
abbiano gambe e voglia di raggiungerlo, quella mattina era tutto imbandierato e teatro di ferventi attività da parte degli Alpini addetti al servizio ristorazione e delle loro Gentili consorti. Una prima
infornata di focaccette calde predisponeva gli animi ed il fisico alle fatiche della giornata. Alle 10,45
ha avuto inizio la cerimonia uffi-
ciale. Accompagnato dalle note
del Trentatrè faceva il suo ingresso sul piazzale antistante il Rifugio il Vessillo della Sezione di Ge-
nova scortato dal Presidente Firpo e dai Consiglieri Berta e Fassone, mentre un folto gruppo di Alpini delle Sezioni di Arenzano e
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NOTIZIE DAI SETTORI
Cogoleto, schierati, rendevano gli
onori. Erano presenti alla cerimonia la Dott. M.Luisa Biorci, Sindaco di Arenzano, rappresentanti
delle Associazioni Marinai d’Italia e Fanti. Come sempre toccante
e partecipata, anche da parenti ed
escursionisti, la cerimonia dell’Alzabandiera.
Quest’anno, in cui ricorre il
centenario dell’ingresso dell’Italia
nel Primo Conflitto Mondiale, ha
assunto particolare importanza il
momento degli onori ai Caduti
con la deposizione di un variopinto mazzo di fiori ai piedi dell’Altare. Le note del Silenzio hanno
strappato più di una lacrima agli
astanti. E’ seguita la celebrazione
della S. Messa, officiata da Padre
Davide del Santuario del S. Bambino di Praga di Arenzano. A conclusione della S. Messa un rappresentante dell’Ass. Marinai d’Italia
ha recitato la Preghiera del Marinaio, subito seguito dal Presidente Firpo che, con voce vibrante, ha
recitato la Preghiera dell’Alpino,
nella sua versione integrale che
tanto ci è cara, accompagnata dalle note cantate in lingua russa da
Coro di Rossoch.
Le due preghiere, recitate su
questi monti, hanno voluto significare lo stretto connubio che esiste tra la gente di mare e gli Alpini
entrambe in continua lotta, prima
che con il nemico, con gli elementi avversi. Il pensiero è corso subito al Battaglione Anciua, il leg-
gendario Pieve di Teco martire in
Russia e alla tragedia della motonave Galilea che ha visto morire,
stretti in ultimo abbraccio marinai
ed alpini, tra i flutti dell’Adriatico. I brevi ma toccanti discorsi del
Presidente Sezionale Firpo e del
Capo Gruppo di Arenzano dott.
Carlo Zoccola hanno ribadito il significato di questa Cerimonia
commemorativa dei caduti e che
suona eterna condanna di tutte le
guerre. L’intervento del Primo
Cittadino di Arenzano, dott.
M.Luisa Biorci ha voluto enfatizzare il profondo legame che lega
le Istituzioni locali con il gruppo
Alpini di Arenzano da cui scaturisce una continua e sincera collaborazione, nell’interesse della cittadinanza tutta. La Signora Sindaco ha infine annunciato che è stata
deliberata dalla Giunta l’assegnazione dei locali da adibire a nuova
sede del Gruppo di Arenzano, all’interno del Parco cittadino. A cerimonia terminata, resi gli onori al
Vessillo della Sezione di Genova,
tutti i presenti hanno potuto gustare un vero pranzo alpino preparato dai nostri Soci e dalle loro
gentili consorti; inutile dire che
tutto era buonissimo ed innaffiato
da vino squisito. Dimenticavo di
dire che tutta la manifestazione è
stata benevolmente presenziata
da S. Sereno che ci ha concesso una splendida giornata di sole.
SETTORE STURA - PONENTE - GRUPPO DI MASONE
RADUNO DEL GRUPPO
Si è tenuto domenica 18 Ottobre 2015 l’annuale raduno del Gruppo
di Masone, che ha avuto inizio con la tradizionale colazione alpina,
nella ormai caratteristica cornice rappresentata dal Parco del Romitorio. La giornata non è iniziata all’insegna dei migliori auspici dal
punto di vista meteo, ma, per fortuna, l’assenza della pioggia nelle
ore mattutine ha consentito il regolare svolgimento del programma: per iniziare l’alzabandiera, quindi sfilata per le vie del paese,
seguita dalla Santa Messa officiata dal Parroco di Masone, Don
Maurizio Benzi, e dalla deposizione delle corone al monumento dei
caduti e al monumento degli alpini. Dopo i ringraziamenti di rito,
il capogruppo Piero Macciò ha annunciato la novità di quest’anno,
ovvero l’istituzione del premio “alpino d’oro”, consistente nella
GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015
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consegna di una medaglia dedicata
a coloro che si siano distinti nell’ambito della comunità masonese.
Il riconoscimento in questa prima edizione è andato alla signora Rachele Andreina Pastorino che, da oltre vent’anni, accudisce amorevolmente due nostri concittadini. Dopo la consegna della pergamena e
della medaglia d’oro hanno preso la
parola il Sindaco di Masone, che ha
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NOTIZIE DAI SETTORI
elogiato l’attività degli alpini, e il
Vicepresidente della Sezione di Genova Saverio Tripodi che ha portato
i saluti del Presidente sezionale impegnato in un’altra manifestazione.
Una gradita sorpresa, oltre ai 4 vessilli di Genova, Acqui Terme, Savona e Vercelli, ed ai 26 gagliardetti, è
stata la partecipazione della dirigente scolastica dott.ssa Ivana Ottonello e dei ragazzi delle scuole che
hanno recato con sé la bandiera che
il gruppo Alpini Masone aveva loro
donato 25 anni fa.
Piero Macciò
SETTORE STURLA - AVETO - GRUPPO DI SOPRALACROCE
RADUNO DEL GRUPPO A PRATOMOLLO
I
l 19 luglio scorso ha avuto luogo il
XXIX raduno annuale degli alpini
del Gruppo di Sopralacroce, in località Pratomollo.
L’evento si svolge ogni anno, la terza
domenica del mese di Luglio, anche
quest’anno la manifestazione ha avuto una grande partecipazione di
alpini con i loro gagliardetti, familiari ed amici con le loro famiglie.
Presente anche il sindaco di Borzonasca, Giuseppino Maschio, alpino, da
parte della Sezione alpini di Genova,
il Vice Presidente Orazio Bellatti.
Le penne nere si sono radunate presso l’area attrezzata e, sfilando in corteo, hanno raggiunto la Cappelletta
a ricordo dei Caduti nei Balcani ove
si è svolta la cerimonia dell’alzabandiera e si sono commemorati i defunti.
Don Onesphore Nduwimana ha celebrato la S. Messa in memoria ed onore di tutti i caduti e degli alpini del
Gruppo andati avanti in guerra ed in
pace.
Emozionante al termine della S.
Messa, la lettura della preghiera dell’alpino da parte del Capo Gruppo
Carmelo Luchetti.
Il rancio alpino , come al solito abbondante, è stato consumato presso
l’area attrezzata, in una fantastica
faggeta con gli alpini, le Autorità, gli
amici ed i familiari.
La giornata è trascorsa in un clima
festoso e di grande amicizia allietata
dalla filarmonica di Luca e dalla voce di Veronica.
Un grazie sentito a tutti i partecipanti, dal Gruppo alpino di Sopralacroce
ed un arrivederci al prossimo anno.
R.C.L.
PELLEGRINAGGIO ALLA MADONNINA DELL’AIONA
S
abato 29 agosto il Gruppo di Sopralacroce, come di consuetudine da ormai dodici anni, ha effettuato il pellegrinaggio mariano sul
monte Aiona con partenza dalla
Cappelletta di Pratomollo, santa
Messa celebrata da Don Onesphore
Nduwimana sul Monte Aiona e
pranzo al sacco presso l’area attrezzata a Pratomollo.
Con precisione alpina, all’ora
prevista delle 10.00 già numerosi al-
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NOTIZIE DAI SETTORI
di un voto fatto nei Balcani, durante
l’ultimo conflitto, dal reduce Remo
Manfredi, pluriennale Capo Gruppo di Sopralacroce, qualora fosse
mai potuto ritornare a casa.
Nel 1988 dall’indimenticabile
Cappellano sezionale Monsign or
Borzone venne donata alla Cappelletta una pregevole statuetta di gesso raffigurante la Madonna delle
neve, che ancora ora impreziosisce
il bel manufatto.
L’anno prossimo ricorrerà il
trentesimo dall’inaugurazione e
nonostante qualche recente atto di
vandalismo da parte di ignoti, tra
cui l’asportazione dello scudetto
triangolare con lo stemma della Divisione martire Tridentina, si provvederà alle ce lebrazioni dell’anniversario anche rimettendo in posa
un analogo scudetto della Cuneen-
pini, aggregati e familiari erano
pronti per l’ascensione presso la
Cappelletta balcanica, luogo di ritrovo e partenza.
Era presente il Vessillo Sezionale, con i Consiglieri Lazzari e Marchetti, quest’ultimo anche Coordinatore del Settore Sturla Aveto che
comprende il gruppo di Sopralacroce, e quattro Gagliardetti,relativi
ai gruppi di Cicagna, Rezzoaglio,
Genova Cornigliano e Sopralacroce.
La Cappelletta è denominata
balcanica in quanto la sua costruzione risalente agli anni 80, con inaugurazione ufficiale il 13 luglio
1986, rappresenta la realizzazione
GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015
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se, peraltro già a mani del Gruppo.
Il gruppo di partecipanti all’escursione, circa una sessantina di
persone, inizia l’ascesa per il sentiero tracciato, in una bella ed assolata
giornata di piena estate, la salita
non è particolarmente impegnativa
poiché il sentiero sale comodamente a serpentina con ampie curve tra
scenografiche antiche rocce variegate e curiosamente frastagliate che
tecnicamente sono denominate, basalti, rocce scure, diaspri, di colore
rossiccio, ofioliti, rocce nude, aspre,scolpite dal gelo e contenenti
grandi quantità di magnesio.
Ma lo sguardo di tutti, al di là
del bellissimo scenario naturale, va
riverente alla bella statuetta di
bronzo della Madonnina con Bambino, protettrice dell’Aiona, colà
posta sulla cima dall’amore e dalla
fede degli alpini di Sopralacroce nel
2003 su idea nata da un’escursione
sul posto, nel 2001, da parte degli
alpini di Sopralacroce unitamente a
Mons. Alberto Maria Careggio, illumina to prelato, all’epoca Vescovo
di Chiavari, ed anche grande appassionato della montagna.
La statuetta andò sostituirne
un’altra, di dimensioni minori, posta in vicinanza della vetta in epoca
remota, ma in posizione più defilata non abbracciante l’intera vallata,
dispersa e non più ritrovata, negli
anni novanta, dalla furia degli elementi.
E’ il momento della S. Messa al
campo, Vessillo e Gagliardetti che
garriscono al vento e tutti i presenti,
alpini e non, in religioso raccoglimento ai gesti rituali ed alle parole
di Don Onesphore, là su quella vetta di fronte alla Madonnina degli
alpini ci sentiamo tutti come più vicini al Signore ed al mistero divino
del Creato.
La recita della preghiera dell’alpino, da parte del sottoscritto, grande onore veramente, suscita forti emozioni in tutti gli ast anti e le belle
parole della nostra preghiera ” fa
che il nostro piede posi sicuro sulle
creste vertiginose, sulle diritte pareti...” su quella cima,in quel luogo,
battuto dal vento, assumono un significato particolare e profondo.
Il rientro è veloce tra una chiacchiera e l’altra giù per l’agevole
sentiero, anche un po’ sospinti,quasi inconsciamente, da un certo senso di appetito crescente che la sana
attività fisica di salita e discesa, in
quella bella giornata, aveva certamente concorso ad alimentare.
La colazione al sacco è sontuosa
poiché dalle capaci borse termiche,
di ogni tipo e misura, fuoriescono
prelibatezze paesane preparate della abili mani delle forti donne degli
alpini di Sopralacroce, polpettoni
liguri di verdure, frittate, carni arrostite, formaggi e dolci locali, il
tutto annaffiato da sinceri vinelli
nostralini.
All’anno prossimo !
Valter lazzari
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NOTIZIE DAI SETTORI
SETTORI TIGULLIO E STURLA - AVETO
12 SETTEMBRE 2015: ANNIVERSARIO DELLA POSA DELLA CROCE SUL MONTE ZATTA
C
orreva l’anno 1999 una pazza
idea di Prete Rinaldo Rocca
del Villaggio del Ragazzo di San
Salvatore. Una croce sul Monte
Zatta in occasione del Giubileo
2000. Le pazze idee sono contagiose specialmente fra gli alpini. Detto
fatto i Gruppi di Lavagna, Mezzanego e Borzonasca entusiasti, massima disponibilità all’operazione.
A settembre dell’anno 2000 pronta
la croce lignea, grazie ai maestri falegnami del Villaggio del Ragazzo
di San Salvatore, alle prime ore
dell’alba dal Collegio di Zatta si inizia la salita. La croce a braccia e a
spalle di Prete Rinaldo e degli alpini, una batteria di muli al seguito
(arruolati in quel di Cassego) per il
trasporto di sabbia cemento e acqua. Una lenta processione “disordinata” ha salito la pendice ovest
del monte Zatta: poggio Buenos
Aires , Faggio 40, la cresta e finalmente la vetta centrale. Certamente una strana Via Crucis. In vetta,
grazie ai baldi carpentieri alpini ed
al mitico Baldo Maschio di Sopralacroce e Marietto Azaro di Cogorno, le operazioni di installazione
con cura e maestria si sono svolte
celermente e finalmente la croce è
in bella mostra e domina la vallata
e la diocesi di Chiavari. Anno 2005
la croce oggetto di atti vandalici ha
chiesto nuovamente aiuto e “Noi
veci alpin” tutti pronti, Prete Rinaldo in testa. Tutti nuovamente in
Zatta a rafforzare la nostra fede
ma soprattutto la croce. Gli imbecilli ormai non conoscono e non rispettano neppure la montagna e i
suoi valori di sacralità e fede. Anno
2015 complice una giornata veramente splendida, fresca ma serena,
cielo terso, aria frizzante, si è celebrata sabato 12 settembre la ricorrenza del quindicesimo anno della
posa della croce in vetta al Monte
Zatta.
La montagna, con i suoi 1404
metri di altezza sul livello del
mare,domina tutto il territorio
Chiavarese, dalla sua cima il pano-
rama spazia dalle alpi Apuane, alla Corsica nelle giornate terse,
capo Sestri Levante e Portofino, all’entroterra della Val di Vara, il
Gottero il Penna e più il alto il
Maggiorasca. Lo Zatta è tutto questo e altro ancora, monte ben noto
agli escursionisti e agli amanti della natura e soprattutto a noi alpini
in quanto passaggio del Cammina
Italia, della Marcia della Cuneense
e tante altre avventure che ci han-
no visto attori sul tracciato dell’
Alta Via dei Monti Liguri.
E’ stata un’occasione per festeggiare chi è ancora presente degli arditi portatori e ricordare chi
non c’è più, tra quanti nel 2000 avevano portato a spalla la croce in
legno di iroco e rame, visibile e
splendente al mattino, quando riflette i raggi del sole sulla vallata
di Né sottostante. La messa è stata
celebrata dal parroco di Reppia di
45
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NOTIZIE DAI SETTORI
Nè Don Matteo Benetti e Prete Rinaldo Rocca, di fronte, escursionisti domenicali, abitanti di Reppia e una rappresentanza di alpini dei gruppi di Lavagna, Mezzanego e
Borzonasca con i loro gagliardetti e la presenza di tre reduci del 2000 Piero Bonicelli, Pierluigi Botto e la Franca Musica moglie del compianto capogruppo Agostino Musico e
Prete Rinaldo, tutti sempre presenti alle precedenti operazioni di posa e riparazione della croce.
Per tutti i partecipanti la giornata è proseguita in serenità ed allegria, tra amici e conoscenti.
Alcune foto dell’epoca. Una simpatica “rievocazione
storica”.
Tanti ricordi, tanti visi di alpini che non ci sono più Gino Mares, Agostino Musico e tanti ancora che purtroppo
oggi portano una croce diversa quella della sofferenza, forse molto più pesante.
Piero Bonicelli
SETTORE VALFONTANABUONA - GRUPPO DI FAVALE DI MALVARO
56° RADUNO DEL GRUPPO
C
ome di consuetudine, la seconda
domenica di Luglio 2015 gli alpini
di Favale di Malvaro, egregiamente capeggiati dall’efficientissimo Dario Crino, hanno organizzato e realizzato, con
ottimi risultati, il 56° raduno annuale
del Gruppo.
Dopo la colazione alpina di rito, focaccia e vino bianco, con gli alpini man
mano affluenti nella piazzetta adiacente
la tensostruttura, ove si consumerà poi
lo speciale “rancio” alpino, si registrano
i Vessilli di Genova e quello di Alessandria oltre a ben 27 Gagliardetti di cui 25
di Gruppi della Sezione e due, Garba-
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NOTIZIE DAI SETTORI
gna e Forte dei Marmi, rispettivamente della Sezione di
Alessandria e della Sezione di Pisa/Lucca/Livorno.
Le Autorità partecipanti alla manifestazione; il sindaco Ubaldo Crino, con Gonfalone Comunale e gli assessori Boitano e Bagnasco, il Sindaco alpino di Carasco, Massimo Casaretto, il Vice Sindaco di Lorsica, Giuliana De
Benedetti, il Comandante della Stazione dei Carabinieri
di Cicagna, i rappresentanti con Labaro dell’associazione
Marinai della Val Fontana Buona e quelli dell’associazione Arma Aeronautica del Tigullio.
Da parte alpina, in rappresentanza della Sezione di
Genova, il Vice Presidente sezionale, Saverio Tripodi ed i
Consiglieri sezionali Lazzari, Minaglia, Parenti e Sciandra, oltre il mitico Piero Bonicelli, Capo Gruppo di Lavagna, alpino stimatissimo, vero esempio per tutti noi, cerimoniere d’eccezione per l’occasione.
A Rappresentanze inquadrate si svolge quindi la toccante cerimonia dell’alza bandiera presso il monumento
all’alpino, sulle note dell’inno nazionale cantate in coro, e subito dopo inizia il corteo con il Gonfalone Comunale, le
bandiere delle Associazioni d’arma, i Vessilli
di Genova e Alessandria, i Gagliardetti dei
Gruppi e tutti gli alpini al seguito.
Gran parte delle vie cittadine, bellamente
imbandierate per l’occasione, sono state attraversate dal folto corteo, cadenzato alle sapienti note della Fanfara Ten. Raffo della Versilia, ed applaudito, a più riprese, dai numerosi abitanti che formavano ala gioiosa alla
bella sfilata, nel corso della quale venivano
apposte corone di alloro sia al monumento ai
Caduti di tutte le guerre che a quello dedicato
ai Caduti della Resistenza.
Il corteo ha raggiunto poi il Santuario di
nostra Signora del Rosario, soprastante il vecchio cimitero, per la celebrazione della S.
Messa da parte del parroco, Don Gabriel Biziyaremye, abilmente coadiuvato dal Diacono Knight Derrick.
La preghiera dell’alpino, recitata dal sottoscritto, veramente grande onore, ha posto termine alla cerimonia ed il corteo, riformatosi, ha concluso la sua sfilata nell’area attrezzata ove, al termine della degustazione di numerose e gustose specialità locali, con il pezzo forte
della monumentale torta, opera della premiata e storica pasticceria dei fratelli Galletti di Favale, la quale, con al centro una bella penna alpina attorniata da stelle alpine sotto il logo sezionale, recava la scritta, Favale di Malvaro, 12
Luglio 2015, 56° raduno degli Alpini, si è poi provveduto all’assegnazione di un ricordo alpino a tutti i Labari, Vessilli e Gagliardetti intervenuti nonché alle varie Autorità presenti.
In particolare è stato consegnato alla Signora Marina Mangini, nipote del socio del
gruppo, Silvio Cereghino, reduce andato già
avanti, l’attestato di concessione, al nonno
scomparso, di una croce al merito di guerra.
Gli oratori susseguitisi sul palco d’onore,
citiamo in particolare l’autorevole sindaco Crino, il brillante Vice Presidente Sezionale Tripodi ed il bravissimo Piero Bonicelli, hanno rimarcato tutti il successo della bella manifestazione sottolineando la grande coesione esistente tra lo storico gruppo locale e la propria
comunità.
Valter Lazzari
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NOTIZIE DAI SETTORI
SETTORE VALFONTANABUONA - GRUPPO DI CICAGNA
A
RADUNO ALPINO E 47 FESTA DELLA CASTAGNA
C
icagna, 18 ottobre 2015: il raduno alpino della terza domenica di Ottobre a Cicagna è diventato un evento tipico, legato alla
“Sagra della Castagna”.
Mantenere la tradizione nella
Val Fontanabuona e valorizzare lo
spirito alpino che in questa terra
generosa trova le sue radici è questo l’impegno assunto dal Gruppo
alpini, guidato dal tenace Stefano
Cavagnaro, in un’epoca distratta
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dal consumismo e dalla globalizzazione.
E’ domenica e la giornata appare incerta per il cielo autunnale. La
presenza numerosa dei Gruppi alpini, dei Marinai d’Italia e degli Avieri, giunti dai settori del Tigullio
e della vallata, è una testimonianza
straordinaria dell’importanza del
raduno. Sotto il grande tendone,
allestito nei giorni scorsi in previsione di bizzarrie meteorologiche,
si inizia la giornata con la colazione alpina, a base di fugaza e giancheto. Si rimane in attesa di formazione per l’avvio al monumento dei
Caduti, luogo dell’Alzabandiera.
La banda G. Verdi apre il corteo
con le classiche melodie alpine.
Dalla Sezione di Genova sono
giunti i Consiglieri Valter Lazzari e
Marco Sciandra il quale, uso alla
vita militare, svolge con prontezza
i comandi necessari, durante le varie fasi della manifestazione. Rimane un cerimoniere indispensabile.
A seguito dell’Alzabandiera e
del saluto ufficiale al Tricolore, inizia il percorso per le vie del paese,
con doverosa sosta presso i monumenti della Marina, dell’Aviazione e sul Ponte della Vittoria, davanti alle lapidi dei Caduti delle
due guerre mondiali, con la deposizione di omaggi floreali.
Ritrovandoci al Monumento agli Alpini, con il Labaro del Comune, il Vessillo della Sezione di Genova e i Gagliardetti dei vari Gruppi, il giovane Sindaco Roberto Bacigalupo traccia un profilo espressivo degli alpini e del loro coinvolgimento nel sociale. Prende la parola il Consigliere Sciandra, ponendo l’accento sul significato della
nostra Bandiera e sugli ideali che
essa rappresenta.
L’alpino scrivente, del Gruppo
locale, nel suo intervento, ricorda il
centenario dell’entrata in guerra
dell’Italia. Si ricollega al “XXIV incontro italo-austriaco della Pace”,
svoltosi quest’anno - il 24 Maggio a Genova, la cui Sezione ANA, con
il Presidente Pietro Firpo, si era
prodigata diligentemente per l’organizzazione e la diffusione dell’evento.
Lo definisce “incontro stupendo per l’alto significato” e si domanda: “Cosa impediva ai politici
di quel tempo, in primis al Capo
del Governo Salandra e al suo Ministro Sonnino, pensare allo stesso
modo per risolvere, in via diplomatica, la scottante questione di
Trento-Trieste?”. Altri interessi, tra
cui quelli economici e speculativi,
spinsero gli interventisti a lasciare
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NOTIZIE DAI SETTORI
la “Triplice Alleanza” e a passare
alla “Quadruplice Intesa” (con Inghilterra, Francia e Russia), condannando l’Italia e gli oltre cinque
milioni di giovani, alla sventura
del primo conflitto mondiale, con
gli oltre 650 mila morti, un milione
di feriti e 600mila prigionieri. Senza parlare del Generale Cadorna,
freddo e insensibile, spesso carnefice dei soldati. La voce di protesta
dell’allora Papa Benedetto XV non
servì a fermare la “vergogna dell’umanità”, come Egli la definì. A
Redipuglia, quest’anno, anche Papa Francesco manifestò il rifiuto ai
conflitti, con le parole “la guerra è
follia”. Dobbiamo invece inchinarci riverenti davanti al Monumento
ai Caduti e dire “Grazie per l’Italia
integra che ci avete consegnato.
Noi Alpini metteremo a frutto il
vostro sacrificio”.
Don Guido Perazzo, figlio dell’alpino Sergio, durante l’omelia
della Santa Messa, celebrata nella
Chiesa N. Signora dei Miracoli, invita i presenti a seguire le parole
del Vangelo: “ ... siate servitori e ponete al centro della vostra quotidianità
il servizio al prossimo”.
Con la Preghiera dell’Alpino,
letta con profonda emozione dal
Consigliere Valter Lazzari, con sottofondo “Il Signore delle cime” ,
cantato dal bravo Coro Parrocchiale, si conclude l’aspetto spirituale
della giornata.
La pioggia comincia a scendere
sottile. Gli alpini non la temono. Sono avvezzi a ben altri contrattempi.
Il grande tendone, montato nell’ex
campo di calcio, accoglie i commensali per il ”Rancio dell’alpino” - organizzato dalla Croce Rossa locale allietati allo stesso tempo dall’orchestra “Luigi Messina”. L’accensione dei fuochi sotto i grandi padelloni forati e la preparazione delle bruciate, avviene puntualmente,
grazie agli infaticabili alpini del
gruppo e agli amici di sempre. Non
potevano mancare i piatti tipici della zona, cucinati dalle operose dame volontarie. La pioggia, ormai
fitta, non impedisce la distribuzione delle castagne sotto il tendone.
La gente è accorsa numerosa, confermando così che la tradizione merita di essere valorizzata ed è motivo fondato, per ritrovarsi, con lo
stesso entusiasmo, alla 48a Sagra
della Castagna. Ci saremo.
Enzo Valencich
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NOTIZIE DAI SETTORI
SETTORE VALLESCRIVIA - GRUPPO DI RONCO SCRIVIA
60° ANNIVERSARIO DEL GRUPPO - INAUGURAZIONE DELLA NUOVA SEDE
M
artedì 2 Giugno 2015. A
Ronco Scrivia sfilano gli Al-
pini.
Arrivano dalle vicine valli della
Liguria e del Piemonte ed è un carosello di piume e tricolori.
L’occasione – che simbolicamente coincide con la festa della nostra Repubblica – è il 60° anniversario del Gruppo Alpini di
Ronco Scrivia.
Il concerto del Coro Soreghina
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50
della Sezione ANA di Genova, tenutosi la sera precedente nei locali del ristrutturato salone parrocchiale “Monsignor Mazzoni”
presso l’Oratorio di Ronco Scrivia, ha aperto due giornate fitte di
appuntamenti, il più importante
dei quali è stata l’inaugurazione
della nuova sede del Gruppo: si
tratta della ex scuderia annessa
ad una graziosa villa immersa nel
verde, di proprietà delle Suore
Benedettine di Ronco Scrivia, edificata nel 1875 e concessa agli Alpini per le loro attività.
Questa pittoresca cornice ha fatto
da sfondo ai diversi momenti di
una giornata intensissima iniziata
con il raduno di 25 Gruppi partecipanti e la cerimonia dell’alzabandiera proseguita con la sfilata
– accompagnata dalle note della
banda musicale “Giovanni XXIII”
di Ceranesi – verso la Chiesa Parrochiale di Ronco Scrivia,
dove il parroco Don Silvio
Lagorio ha celebrato la Santa Messa; contemporaneamente una delegazione del
Gruppo di Ronco Scrivia si
è recata a deporre, presso il
cimitero comunale, una corona in memoria degli alpini caduti.
Al termine della funzione,
il corteo ha nuovamente
raggiunto la “scuderia” per
la Benedizione della nuova
Sede. E’ stato un momento
di incontro veramente intenso, al quale – oltre ai
gruppi alpini provenienti
dalle vicine regioni – ha
partecipato numerosa la
popolazione del paese, rappresentata anche dalle principali associazioni.
La giornata si è conclusa, in
puro stile Alpino con il rancio, preparato presso la Zona Sportiva dal Gruppo Alpini di Ronco Scrivia e dalle
loro famiglie; anche questo
momento, che ha fatto da
epilogo alla manifestazione,
è stato intensamente partecipato dalle persone che la
stessa ha richiamato e si è
prolungato tra canti, brindisi e tanta allegria, a conferma dello spirito di solidarietà che da sempre anima i
gruppi alpini e dall’affetto
che la gente comune nutre
per questa realtà.
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NOTIZIE DAI SETTORI
SETTORE VALPOLCEVERA - GRUPPO DI BOLZANETO
60 CANDELINE
T
re eventi principali per celebrare i 60 anni di fondazione del
Gruppo di Bolzaneto festeggiati
con tutta la comunità della Delegazione.
Sabato 24 ottobre, nel pomeriggio sono stati resi gli onori ai Bolzanetesi che hanno lasciato la propria
vita sui campi di battaglia della
Grande Guerra con la deposizione
di una corona di alloro al Monumento ai Caduti nella centralissima Piazza Rissotto.
Sempre sabato; serata di teatro
al “Rina & Gilberto Govi” con la
rappresentazione di “Con dio dello
zaino” tratta dal libro “Padre Generoso….stammi vicino muoio”
curato da Giancarlo Militello e magistralmente interpretata da Carlo
Mondatori alpino, attore e regista.
Al termine il Vice Presidente Vicario Sezionale Giancarlo Militello
ed il mitico Vicenzino Chiesa capo
gruppo di Altavalpolcevera hanno
consegnato al Rev. Padre Francesco
Rossi dei frati Cappuccini (l’Ordine religioso di cui faceva parte Attilio Ghiglione meglio conosciuto
come Padre Generoso da Pontedecimo) l’ultima tranche dei fondi ricavati dalla vendita del libro ispirato ai diari di Padre Generoso destinati alle Missioni dei Frati Cappuccini nella Repubblica Centroafricana.
Il Coro Monte Bianco ha fatto
da cornice alla serata concludendo-
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NOTIZIE DAI SETTORI
la con le sue cante. Il pubblico intervenuto ha manifestato il suo apprezzamento con un lungo applauso.
Domenica 25 ottobre alle ore
11.00, in una Chiesa Parrocchiale di
S. Francesco in Bolzaneto stracolma
all’inverosimile S. Messa di ringraziamento ed in suffragio dei soci
“andati avanti” celebrata dal Rev.
Padre Renato ed accompagnata, per
i canti liturgici, dal Coro Monte
Bianco. Buono il numero dei Gruppi Alpini e delle Associazioni che
hanno partecipato alla cerimonia.
I familiari dei soci andati avanti,
rintracciati dopo un lungo e meticoloso lavoro di ricerca, hanno risposto numerosi (oltre ogni più rosea aspettativa) all’invito a partecipare
alla funzione religiosa loro rivolto
dal Gruppo a testimonianza del
sempre vivo ricordo serbato per i
propri cari e per l’Associazione di
cui hanno fatto orgogliosamente
parte.
Al termine della celebrazione il
Gruppo ha voluto ringraziare il
Parroco Padre Renato che nell’omelia ha offerto interessanti spunti di
riflessione, specialmente indirizzati
ai tanti bambini del “catechismo”
presenti, sulla disponibilità degli alpini sempre in prima linea nel campo della solidarietà. Il ringraziamento del Gruppo è stato ovviamente esteso alle Autorità, ai Gruppi, alle Associazioni ed a tutti i partecipanti.
La recita della “Preghiera dell’Alpino”, accompagnata in sottofondo dalle note del “Ponte di Perati” intonate dal Coro Monte Bianco, ha strappato più di una lacrima
ai numerosi fedeli presenti.
Il coro ha poi concluso con una
graditissima “Ave Maria Zeneize”
(in luogo del consueto “Signore delle Cime) che ha tenuto tutti ancorati
alle panche nonostante la funzione
religiosa fosse ormai conclusa. Un
lungo applauso amplificato dall’ottima acustica dell’edificio sacro ha
definitivamente posto fine alla cerimonia molto apprezzata dagli intervenuti (viste le positive valutazioni e le congratulazioni espresse
dalla popolazione agli esponenti
del Gruppo all’uscita, sul sagrato
della Chiesa).
Bicchierata finale negli attigui
locali della sede sociale con lo scambio di reciproci auguri a ritrovarsi
tutti per festeggiare i prossimi sessant’anni del Gruppo (..…..forse).
Bolza Group
SETTORE VALPOLCEVERA - GRUPPO DI SAMPIERDARENA
34a FESTA DELLA “CAPPELLA DELLA PACE - MADONNA DEL DON”
S
iamo finalmente ritornati all’appuntamento fissato al
secondo sabato del mese di ottobre in contemporanea
con i festeggiamenti di Mestre, così come era stato stabilito fin dal 1981.
I Gruppi presenti con il gagliardetto erano numerosi nonostante il concomitante Raduno di Acqui Terme: evidentemente la Festa della “Cappella della Pace - Madonna del
Don” è sentita dagli Alpini genovesi come una festa di Sezione, non dimentichi del fatto che nel 1990 la Cappella è
stata definita “un Santuario” da Sua Eminenza il Cardinale
Giovanni Canestri nel corso della visita pastorale alla Parrocchia di San Gaetano e San Giovanni Bosco.
Il mattino ci siamo recati in via di Francia all’appuntamento con papà Cantore per deporre una Corona di alloro
alla targa che ricorda la sua nascita: il nostro gagliardetto
e quello del Gruppo di Lavagna accompagnavano il Laba-
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NOTIZIE DAI SETTORI
ro del Nastro Azzurro e il vessillo dell’Ass.ne Naz.le Paracadutisti; spiccava la gradita presenza di Ufficiali rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di
Stato e della Guardia di Finanza.
In giornata abbiamo mantenuto l’annuale impegno
con l’AISM per la vendita delle mele, sostituiti durante le
cerimonie pomeridiane dai Militi della CROCE D’ORO
di Sampierdarena.
Alle 17,30 è iniziata la cerimonia nei Giardini Pavanello
di fronte al Monumento ai Caduti intitolato al Gen. Antonio Cantore circondato da un folto gruppo di Alpini.
Erano presenti: il Vessillo Sezionale accompagnato
dai Consiglieri Valter Lazzari, Gian Carlo Militello e Saverio Tripodi; 14 Gagliardetti in rappresentanza dei
Gruppi Altavalpolcevera, Bolzaneto, Busalla, Campoligure, Cogoleto, Cornigliano, Lavagna, Masone, Nervi,
Quarto, Rivarolo, Savignone, Valverde e Voltri; i vessilli
delle Associazioni d’Arma A.N.C.R., A.N.M.I.,
A.N.Art.I., A.N.P.d’I., e del NASTRO AZZURRO; il gonfalone della Croce d’Oro; l’Assessore Sergio Ghirardi in rappresentanza del Municipio Centro Ovest;
gli Ufficiali rappresentanti la Compagnia e la Stazione dei Carabinieri di Sampierdarena, la Guardia di
Finanza, la Polizia di Stato; il sig.
Vittorio Pace, presidente dell’Ass.ne Naz.le Genieri e Trasmettitori d’Italia; il gen. Edmondo Fresia; l’Alpino Mauro Timossi, in
rappresentanza del Museo degli
Alpini di Savignone; i rappresentanti del C.A.I. Sampierdarena e
della F.I.E. Sampierdarena.
La Santa Messa in suffragio dei
Caduti di tutte le guerre, officiata
dal Parroco don Mario Carattino, è
stata accompagnata dal ricostituito
Coro “2015-Amici della Montagna” diretto dal maestro Enrico
Derchi, sempre disponibile da più
di trenta anni per la nostra festa. E’
da rilevare come da un paio di anni la Festa della Madonna del Don
si celebri in concomitanza con la
Festa patronale di San Gaetano, acquisendo così un valore particolare
nella vita del quartiere.
Al termine, dopo la recita della
Preghiera alla Madonna e la successiva benedizione impartita da don
Mario dalla Cappella della Pace, il
Gruppo ha offerto ai partecipanti
un rinfresco nei locali adiacenti alla
Chiesa, messi a disposizione dall’OPERA DON BOSCO.
Angelo Grossi
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I
N
F
A
M
I
SCARPONCINI
CAMPOLIGURE – Mattia, figlio del socio Pier Angelo
Gnech.
CAMPOLIGURE – Amèlie – nipotina del socio amico degli
alpini Simone Piana.
CARASCO – Vera e Aurora, bisnipotine del socio Giacomo
Cervini.
CHIAVARI – Filippo, nipote del
socio, Franco Moggia.
CHIAVARI – i gemelli Cesare
e Camilla Landosio, nipoti
del socio Givanni Landosio e
bisnipoti del socio Domenico
Piccardo.
CICAGNA – Erica, nipote dei
soci Stefano Cavagnaro e Amedeo Foppiano.
MEZZANEGO – Mia, nipote
del socio Olmeda.
MONEGLIA - Alice, figlia dell’amico degli alpini Lorenzo
Botto e di mamma Elisa, e nipote del socio Pietro Botto.
RAPALLO – Tommaso, nipote
del socio Sergio Crovetto.
SAN COLOMBANO CERTENOLI – Giorgia, nipote del socio
Renzo Solari e pronipote del
socio Mario Solari.
SANTA MARGHERITA - i gemelli Giovanni e Viola Pansini, figli di Matteo e Sara Bacigalupo e nipoti dei soci Maurizio (nonno) e Stefano (zio).
VALBREVENNA – Cristian e
Silvia, figli del socio Ermanno
Rebosio.
*****
Ai genitori i più vivi rallegramenti e
gli affettuosi auguri da parte della
famiglia alpina.
*****
ALPINIFICI
SANTA MARGHERITA – la gentile signorina Anita Barigione,
nipote del socio Serafino, con
il signor Giovanni Gualniera.
*****
Da tutti gli alpini auguri di tanta felicità ai novelli sposi e … tanti bocia.
LUTTI
*****
SOCI
ALTAVALPOLCEVERA – il socio
Mauro Mortara.
CAMPOLIGURE – il socio Paolino Barisione, classe 1946.
GENOVA ALPINA NUOVA 3/2015
54
G
L
I
A
CARASCO – il socio Gino Podestà, consigliere del Gruppo
NERVI – Il socio Giorgio Casagrande, classe 1946
PIEVE LIGURE SORI – il socio
Andrea Maine, classe 1914.
PIEVE LIGURE SORI – il socio
Iraldo Olcese, fratello del socio Luigi Olcese.
REZZOAGLIO – Il socio Santino Mariani.
RIVAROLO – Il socio Emilio
Zerbo, classe 1915.
SAN COLOMBANO CERTENOLI – il socio cinquantennale
Dino Vaccaro.
SANTOLCESE – il socio Giovanni Casagrande, Capoguppo onorario
SESTRI PONENTE – il socio
Francesco Marconi.
VALBREVENNA – il socio amico degli Alpini Franco Monticini.
VALBRUGNETO – il socio Adriano Cavallino, classe
1938.
VALVERDE – il socio amico degli alpini Nicodemo Rubino.
*****
FAMIGLIARI
ALTAVALFONTANABUONA – il
signor Severino Olcese, cognato del socio Adriano Garaventa.
ALTAVALFONTANABUONA – il
signor Bruno Olcese, fratello
del socio Ermanno Olcese.
ALTAVALFONTANABUONA – la
signora Giuseppina Garbarino, Madre del socio Dino Garbarino.
CAMPOLIGURE - la signora
Maria Puppo madre del socio
Giuseppe Ferrari.
CARASCO – il suocero del socio Piero Lavezzolo.
CASARZA LIGURE – il signor
Angelo Sanguineti, suocero
del socio Armando Carbonini.
CHIAVARI - la signora Elsa
Sanguineti moglie del Socio
Aggregato Aldo Cella
GENOVA CENTRO – il signor
Nicola Arena, marinaio e Reduce della II^ GM, suocero
del Socio Paolo Giacheri.
LAVAGNA – il signor Luigi Tiscornia, padre del socio Carlo
Tiscornia.
MASONE – la signora Anna
Pastorino, zia del socio Geremia Pirlo.
MASONE – la signora Ester
Parodi, zia del socio Giovanni
De Luigi.
MASONE – il signor Enrico Pastorino, fratello deòl socio Adriano Pastorino.
MASONE – Il signor Fabrizio
Vigo, fratello del socio Giorgio
Vigo.
MEZZANEGO – la signora Caterina Albani, vedova Rebori,
suocera del socio Giovanni
Rebori.
MASONE – i coniugi Pietro Pastorino e Geronima Macciò,
zii del socio Franco Pastorino
e cognati del socio Carlo Pastorino.
NE – il signor Renato Assalino, padre del socio Stefano
Assalino.
PIEVE LIGURE SORI – La signora Ida Olcese, madre del
socio Emilio, figlia del socio
Silvio e sorella del socio Luigino Olcese.
RAPALLO – la signora Giuseppina Bottali, madre del socio
Giorgio Sabini.
RAPALLO – la signora Natalina Maschio, nippte del socio
Evasio Pesci.
RIVAROLO – la signora Mimma Ranieri, madre del socio
Rodolfo Baratella.
RIVAROLO – la signora Bruna
Agostena, madre del socio Alessandro Murro.
SAMPIERDARENA - la signora
Maria Protti, madre del socio
Riccardo Tagliavini.
SAN COLOMBANO CERTENOLI -la signora Alduina Fosco
sorella del socio Rinaldo Fosco
SERRA RICCO’ – la signora Iole, moglie del socio Gianni Pelissa.
SESTRI LEVANTE – la signora
Caterina Devincenzi, sorella
del socio Giovanni Franco Devincenzi.
SESTRI LEVANTE – la signora
Rina (Lina) Sivori Ved. Carozzo, suocera del socio Claudio
Fasce
SOPRALACROCE – la signora
Nitta Giusto, madre del socio
Claudio Zanone.
TORRIGLIA - la signora Rita
Garbarino suocera del socio
Franco Gardella.
VALBREVENNA – la signora
Maria Vittoria Reghitto, madre
dell’amico degli Alpini Marco
Galuzzi.
VALVERDE – il signor Gianni
Rivera, cognato del socio Giorgio Montemartini.
VALBRUGNETO – la signora
Rita Fraguglia, zioa del Capogruppo Fulvio Crosetti e cognata del socio Italo Cavagnaro
*****
A tutti i famigliari l’espressione del
più vivo cordoglio da parte delle
penne nere genovesi.
*****
ANNIVERSARI
NOZZE D’ARGENTO (25anni)
SANTO STEFANO D’AVETO - Il socio Giuseppino Tosi con la gentile
consorte signora Rosanna Tosi.
NOZZE D’ORO (50 anni)
BOLZANETO – il socio camillo
Spatari e la gentile consorte
signora Caterina.
VALVERDE – il socio amico degli Alpini Gennaro Rotondo, e
la gentile consorte signora
Maura.
SERRA RICCO’ – il socio Luigi
Timossi, classe 1936 la gentile consorte signora Rosa Meirana.Pareti.
*****
Agli sposi le nostre sincere congratulazioni
*****
CENTENARI
MASONE – Il socio Giacomo
Pastorino, fondatore del Gruppo.
nese, e prigioniero in Germania
Auguri, vecio
*****
LAUREE
ARENZANO – Il signor Luca
Caviglia, figlio del socio Gino
Caviglia, ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Naturali, con 110 one, si è laureata in Economia
*****
Congratulazioni, Dottore
RIVAROLO – il signor Sebastiano Baratella, figlio del socio Rodolfo, si è laureato in Ingegneria Gestionale.
*****
Congratulazioni, Ingegnere
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F A M I G L I A
B U O N E
N O T I Z I E
GRUPPO DI ARENZANO
GRUPPO DI CAMPOLIGURE
Il socio Alberto Grassi con i nipotini Paolo, Davide, Fabio, Elena e Arianna al Raduno del Primo Raggruppamento ad Aqui Terme.
Sabato 12 settembre 2015 si è tenuto a Campo Ligure il
95° compleanno di Oliveri Santo, ultimo reduce di
Russia rimasto in Valle Stura. E’ stato festeggiato dagli
alpini e amici del gruppo “T.C. Vincenzo Mignone” di
Campo Ligure e dai parenti con un buon pranzo e la
consegna di un quadretto con un cappello alpino in filigrana d’argento.
GRUPPO DI CHIAVARI
GRUPPO DI BOLZANETO
Il Socio Camillo Spatari e la gentile consorte signora
Caterina al Santuario di N.S. della Guardia per il loro cinquantesimo anno di matrimonio.
I gemelli Cesare e Camilla Landosio nel giorno del loro
battesimo. Li tengono in braccio il nonno Giovanni
Landosio ed il bisnonno Domenico Piccardo, soci del
gruppo.
GRUPPO DI CHIAVARI
GRUPPO DI CICAGNA
La piccola Erica, nipote di Stefano Cavagnaro e Amedeo Foppiano, soci del gruppo.
La piccola Margherita in braccio al nonno Carlo
Monteverde all’adunata Nazionale del maggio scorso
all’Aquila.
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B U O N E
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GRUPPO DI MASONE
GRUPPO DI MONEGLIA
Alice, figlia dell’amico degli Alpini Lorenzo Botto e di
mamma Elisa Cioffi, in braccio al nonno, il socio Pietro
Botto.
GIACOMIN HA FATTO 100
Sabato 12 settembre 2015 ha compiuto 100 anni Giacomo
Pastorino, socio fondatore del gruppo di Masone - Sezione di Genova -, reduce dalla campagna di Grecia, dove
ha combattuto nella Divisone Julia e durante la quale è
stato anche ferito.
Attorniato dai quattro figli, da numerosi parenti, amici
ed alpini, è stato festeggiato nella giornata di domenica
13, alla presenza del vicepresidente della Sezione di Genova, Saverio Tripodi, e del Capogruppo.
Alle ore 16 taglio della torta, decorata dall’immancabile
disegno del cappello alpino e consegna, da parte del Capogruppo Piero Macciò, della targa d’argento a ricordo
dell’evento.
Al termine i nostri cari canti alpini, all’insegna del buonumore, dove a primeggiare è stato proprio Giacomin,
con entusiasmo e tanta passione.
Piero Macciò
GRUPPO DI SERRA RICCÒ
NOZZE D’ORO
Il giorno 10 ottobre 2015 il socio Luigi
Timossi, classe 1936 e la moglie signora
Rosa Meirana, classe 1938, hanno
festeggiato le loro nozze d’oro. A festeggiare con loro c’erano le figlie, il figlio
Marco anche lui alpino e socio del
Gruppo, i generi, la nuora e i sei meravigliosi nipoti.
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GRUPPO DI LAVAGNA
NELLA SBARBARO
Una telefonata, dall’altro capo del telefono il Tuo Giorgio,che mai
avrebbe voluto e dovuto pronunciare quelle terribili parole ”Nella se n’è
andata”… Il mio cuore per in attimo si ferma…NO! Non voglio crederci,
non è successo veramente! E invece è proprio vero, te ne sei andata, con
accanto Giorgio che amavi e che come me, come tutti gli alpini, pur sapendo non eravamo preparati a perderti…!...Non volevamo perderti…!!!!
Perché, anche se ti vedevamo e sapevamo che peggioravi di giorno in
giorno nessuno di noi era preparato a lasciarti andare!
E come era possibile accettare di lasciar andare una persona speciale
come Te? Avevi ancora troppo da dare e da ricevere dalla vita.
Ciao Nella,”insegnante” non solo di scuola, ma per noi di vita, hai lottato silenziosamente in questi mesi, contro quel maledetto male che non
perdona.
Ho percorso con te e Giorgio un tratto del cammino della mia vita
nella nostra Associazione Ti ho vista sempre presente “un grande cuore di
donna alpino”. Ti ho visto felice quanto dopo tanto tempo i tuoi sogni si
erano realizzati! Dopo aver assistito con amore la mamma si era realizzato il Vostro sogno: una vita insieme! Ti ho visto felice con Giorgio e di questo ne sono immensamente felice!
Perché tu eri Speciale e non si poteva non volerti bene! Eri allegra, solare e amavi la vita. Hai lottato come una
leonessa fino all’ultimo, non hai mollato mai perché tu volevi vivere,volevi rimanere con noi..!!!! ….E ci rimarrai
sempre ora più che mai….credimi…!!!
Da mesi in sede il Tuo posto a tavola è vuoto, le tue dolcissime torte assenti. Noi alpini tutti presenti al Tuo funerale abbiamo preso coraggio da Te e Giorgio vedendovi così forti nel calvario; l’abbraccio di Don Luciano alla bara:
un bacio di ogni alpino alla nostra stella alpina, la più bella già in cielo.
Ci mancherai Nella, ci mancherai tantissimo,ma porteremo sempre nel cuore i bellissimi momenti trascorsi con
te, le nostre cene insieme, le serate in allegria, le gite e tutto ciò che di bello ci hai regalato… ….Non ti dimenticheremo mai...!!!!! Ciao Nella!.
Alpino Piero Bonicelli, capo gruppo alpini Lavagna
GRUPPO DI MONTOGGIO
FELICIANO BASTIANUTTI
Carissimo Feliciano
Siamo un po’ in ritardo per onorare
la tua nobile figura, tra i tanti sono
stato prescelto.
_ti vedo giovane e aitante nel 1982
ai Piani di Creto in occasione del raduno piovoso esserci e inserirti nella nostra associazione.
Ti vedo sempre presente e disponibile di fronte a qualsiasi incarico sezionale.
_ti vedo nella P.C. responsabile ma
di fatto per sia nelle esercitazioni
sia nei tantissimi interventi.
_ti vedo alle adunate nazionali fiero
con il tuo giallo da artigliere alpino
al collo.
_ ti vedo nell’esporre sul camper la
bandiera azzurra con l’aquila al
centro simbolo delle tue origini
friulane.
_ti vedo insieme al tuo grande ami-
co Giovanni responsabile degli
spazi ricettivi in occasione dell’adunata del 2001 ma sempre pronto
a collaborare di fronte a qualsiasi
richiesta oltre i tuoi compiti.
_ti vedo restio a far sapere il tuo occulto male in occasione del grave
intervento e quasi non gradire le
visite all’ospedale per…non disturbare il prossimo
_ti immagino dire a tua figlia di
non rispondere al telefono quando
ci siamo ricordati di te dall’Aquila
dove tu avevi dato tanto nel campo di Coppito in occasione dell’ultima adunata nazionale, il tutto
comprensibile, perché stavi molto
male.
ERI UN GRANDE, UN ALTRUISTA, UN GENEROSO, UN BUONO, UN VERO ALPINO
Uno dei tanti tuoi amici.
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F A M I G L I A
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GRUPPO DI NERVI
GRUPPO DI PIEVE LIGURE - SORI
GIORGIO CASAGRANDE
Il 7 di agosto il Gruppo Alpini di Nervi ha perso un suo
socio quasi cinquantennale: Giorgio Casagrande è andato avanti. Socio del Gruppo dal 1966, Giorgio, classe
1941, aveva svolto il servizio militare nella brigata
Cadore dell’Artiglieria da montagna. Viveva a Nervi,
dove era conosciutissimo e nel Gruppo ha sempre dimostrato impegno e serietà. Più volte Consigliere lo è stato
sino a pochi anni or sono, sino a quando la malattia glielo ha concesso. E purtroppo negli ultimi mesi è stata
grande la sua sofferenza, che certamente lo avrà portato
nel Paradiso di Cantore. Ai funerali che si sono svolti il
10 di agosto nella parrocchiale di San Siro di Nervi, la
presenza di tanti Alpini è stata la più bella dimostrazione dell’affetto che per lui nutriva il Gruppo.
ANDREA MAINE E’ ANDATO AVANTI
Andrea aveva compiuto i 100 anni il 28 ottobre 2014
e si stava preparando per andare nell’Ampezzano, come
faceva da molti anni, a rendere omaggio al Generale
Cantore e a perlustrare per l’ennesima volta i monti teatro di eroiche gesta degli Alpini, indossando sempre con
orgoglio infinito il suo cappello con la penna.
Non ha fatto in tempo: il 9 luglio Andrea è andato
avanti, serenamente, nel sonno. Ha raggiunto la sua
amata moglie Carlina che aveva perso due anni fa dopo
71 anni di matrimonio.
Aveva cominciato il suo percorso da Alpino negli
anni trenta partecipando al 6° corso AUC di Bassano del
Grappa per proseguire con il servizio prestato in guerra
sul fronte occidentale, ove rimase ferito.
Membro del gruppo di Pieve Ligure-Sori, ha partecipato finché ha potuto alle attività associative.
Un appuntamento a cui teneva molto era la partecipazione a metà luglio alla S. Messa celebrata alla
Cappella degli Alpini a Vervei, sulla strada del Passo
Falzarego, occasione annuale di incontro tra i Gruppi
Pieve Ligure-Sori, Sampierdarena e Cortina d’Ampezzo.
Di carattere sempre allegro e gioviale, amava ripetere sorridendo: “Ridi che la vita xe un lampo, il mondo xe
un teatro e noi semo i burattini”.
La profondità dei suoi sentimenti è testimoniata in
ogni libro della sua biblioteca, dove sulla terza pagina
scriveva, fin dagli anni venti: “Che solo amore e luce ha
per confini”. Amore e luce che accompagneranno lui e la
sua amata Carlina nel cammino che hanno ripreso insieme, dopo l’ultimo saluto che gli hanno voluto portare i
suoi Alpini, ai quali è stato affidato il fido cappello alpino.
Adesso riposa sulle alture di Megli.
GRUPPO DI PIEVE LIGURE - SORI
IDA OLCESE
E’ andata avanti, lasciando un vuoto incolmabile e un grandissimo esempio di amore materno, avebdo cresciuto
con amore e sacrificio otto figli, Ida Olcese, una vera donna alpina, mamma di Emilio Olcese, figlia di Silvio Olcese,
sorella di Luigino Olcese, alpini molto conosciuti e stimati nelòla comunità di Sori. La famiglia Olcese ben rappresenta il vero spirito alpino, di generosità e altruismo, avebdo donato il terreno su cui è sorta la cappelletta di Monte
Cornua, luogo tanto caro agli alpini del Guppo Pieve Ligure – Sori.
Ricordandola con affetto e rimpianto il Gruppo si stringe intorno ai familiari con un forte abbraccio alpino.
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GRUPPO
DI SAN COLOMBANO CERTENOLI
F A M I G L I A
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GRUPPO DI SANT’OLCESE
DINO VACCARO
Il 15 Agosto 2015 è andato avanti il socio ultracinquantennale del Gruppo di San Colombano Certenoli
Vaccaro Dino, nato a Coreglia Ligure il 18 Aprile 1936.
Alpino della “Taurinense” dall’8 Novembre 1957 al
18 Aprile 1959 ed assegnato il 16 Febbraio 1958 al Btg.
Saluzzo in Borgo San Dalmazzo. Già sposato, venne
richiamato in servizio per istruzione presso il Dep.
Brigata Alpina “Taurinense” in Torino dall’8 al 31 Luglio
1961.
Lascia la signora Claudia ed i quattro figli, Graziano,
Alberto, Aldo ed Ivo, quest’ultimo anch’esso alpino e
socio del Gruppo di San Colombano Certenoli.
GIOVANNI CASAGRANDE
“PRISCOS AD FINES NITOR”
Uno degli ultimi alpini del Battaglione Pieve di Teco è
“andato avanti” nel silenzio, come ha sempre vissuto
ma non nella rassegnazione.
Classe 1924 nostro Capo Gruppo Onorario sempre presente a tutte le manifestazioni ha accompagnato il
Gruppo dal 9 gennaio 1972 al 7 maggio 1999.
Grande passione per il cappello che portava e per la sua
campagna che coltivava con amore.
GRUPPO
VALBRUGNETO
ADRIANO
CAVALLINO
E’ improvvisamente andato avanti il socio Adriano Cavallino. Il
Gruppo Valbrugneto si
stringe attorno alla moglie Graziella, al figlio
Fabio con Marzia, le nipotine Nicole e Michelle
e al cugino Bruno e famiglia.
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17 - 18 OTTOBRE
RADUNO DEL pRimO
RAGGRUppAmENTO
AD ACQUi TERmE
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Settembre-Dicembre 2015 - Associazione Nazionale Alpini