Italia e Africa, partner nel business 2012 Atti del convegno Italia e Africa, partner nel business 24 novembre 2012, Villa Greppi - Monza Brianza Indice 01. Introduzione 1. Quadro macroeconomico 2. Caratteristiche economiche generali dell’Africa Sub-Sahariana 3. I possibili settori di interesse per l’Italia 3.1) Rapporti economici 3.2) Settori di potenziale interesse 8 11 16 19 20 22 02. Dibattito 60 03. Considerazioni finali 98 04. Profilo relatori 104 05. Profilo aziende e enti 110 8 01. Introduzione 9 Fiducia e disponibilità ad investire nella vasta area dell’Africa centrale, come piattaforma mondiale dei commerci esteri. Sono numerosi gli imprenditori, in particolare ne abbiamo avuto riscontro da quelli associati alla Fondazione Costruiamo il futuro, che decidono di affacciarsi per la prima volta al mercato produttivo della vasta area del continente africano, che racchiude diciotto Paesi “tutti democraticamente eletti, ospitali e pieni di risorse”. Il territorio ha bisogno di infrastrutture e di occupazione, mentre, parallelamente, il sistema produttivo italiano ha bisogno di ricostruire quella fitta rete di rapporti commerciali con le aree strategiche del pianeta, per tornare ad essere quella forza economica che è stata in passato. I nostri imprenditori hanno dimostrato un grande interesse ad intraprendere un business con il continente africano, le difficoltà che spesso vengono riscontrate è la mancanza di un incontro tra la domanda e l’offerta e le strutture istituzionali che possono sostenere e agevolare questa nuova avventura. Una mattinata di lavori con esperti conoscitori degli strumenti e delle dinamiche operative potrebbe essere un punto di partenza per nuove e proficue collaborazioni. I dati relativi a crescita demografica, quelli sui dati macroeconomici e sugli investimenti mostrano chiaramente come il Continente sia in ascesa. Permangono certo forti disparità tra i Paesi e la strada verso uno sviluppo equo e sostenibile è ancora lunga. Cionondimeno alcune realtà, come quelle del Mozambico, dell’Angola e del Sud Africa ben rappresentano le opportunità e le sfide che caratterizzano questa parte del pianeta. 10 1. Quadro macroeconomico La regione dell’Africa Sub-Sahariana1 (SSA) conta una popolazione di circa 820 milioni di abitanti nell’anno 2011. La Nigeria è lo Stato più popoloso dell’Africa Sub Sahariana con una popolazione stimata intorno a 160 milioni di persone che rappresentano circa il 20% della popolosità dell’area. Figura 1.1 Popolazione 2012 dei Paesi SSA (peso %) 19,6% Nigeria 31,9% Altri 10,6% Ethiopia 2,7% Mozambique 8,9% Democratic Republic of Congo 2,8% Côte d’Ivoire 3,0% Ghana 4,3% Uganda 6,1% 5,0% 5,1% Kenya South Africa Tanzania Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati e stime IMF-WEO April 2012. L’Africa Sub Sahariana comprende i seguenti paesi: Angola, Benin, Botswana, Burkina Faso, Burundi, Camerun, Capo Verde, Repubblica Centrafricana, Ceuta, Ciad, Comore, Congo, Costa D’avorio, Eritrea, Etiopia, Gabon, Gambia, Ghana, Gibuti, Guinea, Guinea Equatoriale, GuineaBissau, Kenia, Lesotho, Liberia, Madagascar, Malawi, Mali, Mauritania, Maurizio, Melilla, Mozambico, Namibia, Niger, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Sao Tomé e Principe, Seicelle, Senegal, Sierra Leone, Sud Africa, Swaziland, Tanzania, Togo, Uganda, Zambia, Zimbabwe. 1 11 Figura 1.2 Andamento popolazione SSA 1000 950 900 850 800 750 700 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 Popolazione (mln) Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati e stime IMF-WEO April 2012. Tra gli Stati maggiormente popolosi (Fig. 1.1), segue l’Etiopia (11% circa, con quasi 85 milioni di abitanti) e dalla Repubblica Democratica del Congo (9%, con 72 milioni). Le stime del Fondo Monetario Internazionale riportano un tasso di crescita medio della popolazione sub-sahariana del 2,5% tra il 2011 e il 2017 che consentirà di raggiungere i 950 milioni di abitanti nel 2017 (Fig. 1.2). 12 Figura 2 Volumi di importazioni di beni e servizi della SSA e principali Paesi* (var %) 10 5 0 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 -5 South Africa Nigeria Angola Kenya Ghana SSA * I Paesi nel grafico sono quelli con il maggior PIL a prezzi correnti ($) nel 2017. Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati e stime IMF-WEO April 2012. Tale crescita mostra la fase ascendente del ciclo di sviluppo di quest’area che tuttavia necessità di una serie di interventi affinché possa interamente esprimersi.2 La crescita della popolazione si traduce in un aumento della domanda, come mostrato in Fig. 2 in relazione alla componente estera: si stimano tassi reali di crescita della domanda di importazioni pari o superiori al 5% annuo per il prossimo quinquennio. I Paesi che registrano una variazione positiva del volume di importazioni superiore alla media nel periodo 2013 – 2017 sono soprattutto Ghana, Kenya e Nigeria. *L’autore ringrazia Adelina Carnevale e Emanuele Galantino per la preziosa assistenza nell’elaborazione dati. 2 Tra i paesi dell’area, il Sud Africa meriterebbe una trattazione separata. Questo, infatti, è considerato tra i Paesi di maggior potenziale nel traino della crescita globale, non solo dell’Africa Sub Sahariana, nei prossimi anni. Il Sud Africa è incluso nel gruppo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), paesi che condividono una popolazione numerosa, un ampio territorio, abbondanti risorse naturali strategiche e, cosa più importante, sono stati caratterizzati da una forte crescita del Pil e della quota nel commercio mondiale, soprattutto agli inizi del XXI secolo. Il paese è inoltre incluso nei CIVETS (Colombia, Indonesia, Vietnam, Egitto, Turchia e Sud Africa), acronimo coniato nel 2009 dall’Economist Intelligence Unit e che raggruppa economie considerate diversificate, dinamiche e con una popolazione giovane e crescente. 13 Figura 3.1 PIL a prezzi costanti della SSa e dei principali Paesi* (var %) 14 12 10 8 6 4 2 0 2010 South Africa 2011 Nigeria 2012 2013 Angola 2014 Kenya 2015 2016 Ghana 2017 SSA Il dinamismo dell’economia sub-sahariana è chiaramente riflesso nell’andamento del PIL la cui crescita reale media è stimata superiore al 5% nei prossimi cinque anni (Fig. 3.1). I paesi con variazioni del PIL superiori alla media sono Ghana, Nigeria e Angola, tra quelli con il maggior PIL corrente. In relazione a quest’ultimo, il Sud Africa risulta il primo paese dell’area, con 420 miliardi di dollari (Fig. 3.2), seguito dalla Nigeria con 273 miliardi di dollari e dall’Angola con 121,5 miliardi di dollari. 14 Figura 3.2 PIL 2012 - prezzi corretti dei Paesi SSA (mld $) South Africa Nigeria Angola Kenya Ghana Ethiopia Cameroon Côte d’Ivoire Tanzania Equatorial Guinea Zambia Uganda Gabon Dem. Rep. Congo Botswana Rep. Congo Mozambique Senegal Namibia 0 50 100 150 200 250 300 350 * I Paesi mostrati nel grafico sono quelli con il maggior PIL a prezzi correnti ($) nel 2017. Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati e stime IMF-WEO April 2012. 15 400 450 2. Caratteristiche economiche generali dell’Africa Sub-Sahariana Seguendo l’andamento del commercio mondiale, il commercio dell’area sub sahariana è cresciuto nel tempo, in modo particolare negli anni 2000. Figura 4.1 Export e Import dell’Africa Sub Sahariana (mld $) 500 450 400 350 300 250 200 150 100 50 Esportazioni Importazioni Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati UNCTAD. 16 2011 2008 2002 1999 1996 1993 1990 1987 1984 1981 1978 1975 1972 1969 1966 1963 1960 1957 1954 1951 1948 0 Figura 4.2 Peso dell’export e dell’import dell’Africa Sub Sahariana sui corrispondenti flussi mondiali (%) 6,0 5,0 4,0 3,0 2,0 1,0 2011 2008 2002 1999 1996 1993 1990 1987 1984 1981 1978 1975 1972 1969 1966 1963 1960 1957 1954 1951 1948 0,0 Peso delle sportazioni dell’Africa Sub Sahariana sulle esportazioni mondiali Peso delle importazioni dell’Africa Sub Sahariana sulle importazioni mondiali Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati UNCTAD. Le esportazioni dell’area nel 2011 sono circa 430 miliardi di dollari mentre le importazioni sono circa 370 (Fig. 4.1). Tuttavia, la crescita dei flussi commerciali in entrata e in uscita è stata più lenta di quella mondiale ed infatti il peso dell’export e dell’import sub sahariani sui corrispondenti flussi mondiali è diminuito nel tempo, recuperando qualcosa solo negli ultimi dieci anni (Fig. 4.2). L’area attrae investimenti dall’estero, data la disponibilità di materie prime, più di quanto non investa all’estero. Lo stock di investimenti detenuti nell’area ha superato i 350 miliardi di dollari mentre lo stock detenuto all’estero è intorno ai 100 miliardi (Fig. 4.3). Dopo l’arresto degli anni peggiori della crisi, nel 2011 l’area ha nuovamente accolto flussi di investimento intorno ai 35 miliardi di dollari mentre i flussi in uscita rimangono abbondantemente sotto i livelli pre-crisi (Fig. 4.4). 17 Figura 4.3 Stock di investimenti (mld $) 400 350 300 250 200 150 100 50 1987 1990 1993 1996 1999 2002 2008 2011 1990 1993 1996 1999 2002 2008 2011 1984 1987 1981 1978 1975 1972 1969 1966 1963 1960 1957 1954 1951 1948 0 Stock di investimenti esteri detenuti in Africa Sub Sahariana Stock di investimenti dell’Africa Sub Sahariana Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati UNCTAD. Figura 4.4 Flussi di investimenti (mld $) 40 35 30 25 20 15 10 5 1984 1981 1978 1975 1972 1969 1966 1963 1960 1957 1954 1951 1948 0 Stock di investimenti esteri detenuti in Africa Sub Sahariana Stock di investimenti dell’Africa Sub Sahariana Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati UNCTAD. 18 Nei paragrafi che seguono, si presentano alcune caratteristiche economiche dei principali paesi dell’area sub sahariana, selezionati sulla base del PIL. 3. I possibili settori di interesse per l’Italia L’Africa Sub Sahariana riveste per l’Italia un’importanza crescente sia come mercato di sbocco delle nostre esportazioni (oltre 5 miliardi di euro nel 2011) che, soprattutto, come mercato di approvvigionamento (9,8 miliardi di euro, Fig. 10.1). Le nostre imprese, inoltre, detengono nell’area attività per oltre 1,5 miliardi di euro (Fig. 10.2). Figura 10.1 Scambi italiani con l’Africa Sub Sahariana (mld €) 10 8 6 4 2 0 2004 2005 2006 2007 2008 Esportazioni italiane Importazioni italiane Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati ISTAT. 19 2009 2010 2011 Figura 10.2 Stock di investimenti italiani in Africa Sub Sahariana (mld €) 3 2 1 0 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati Eurostat. Quasi il 90% del valore degli investimenti realizzati da aziende italiane nell’area sul periodo Gennaio 2003 - Giugno 2012 è destinato al settore energetico (Fonte: fDiMarket). Di seguito si presenta una breve analisi sui possibili settori di interesse per le imprese italiane nell’area nel suo complesso e nei principali paesi. 3.1) Rapporti economici L’Africa Sub Sahariana ha sempre rappresentato per il nostro paese un’area più rilevante come fornitore che non come destinatario dei nostri flussi commerciali e fintantoché non si diffonderà nel sub continente un livello di benessere tale da stimolare la domanda (anche) di prodotti di qualità quali quelli italiani, il quadro non dovrebbe subire sostanziali modifiche (Fig. 10.3). Esportiamo verso l’area soprattutto nella meccanica (20% delle nostre esportazioni verso l’Africa Sub Sahariana) e riesportiamo prodotti energetici (6%) mentre importiamo in larga misura questi ultimi, in forma non lavorata, (62%) insieme ai prodotti della metallurgia (18%, Figg. 10.4 e 10.5). 20 Figura 10.3 Rilevanze dell’Africa Sub Sahariana per il commercio italiano 3,0 2,5 2,0 1,5 1,0 0,5 0,0 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Peso dell’Africa Sub Sahariana sulle esportazioni mondiali italiane (%) Peso dell’Africa Sub Sahariana sulle importazioni mondiali italiane (%) Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati ISTAT. Figura 10.4 Composizione settoriale delle esportazioni italiane in Africa Sub Sahariana (% - 2011) 20,1% Macchinari e apparecchiature 61,4% Altro 6,2% Coke e prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio 4,4% Apparecchiature elettriche e apparecchiature ad uso domestico elettriche 4,1% Prodo...... 3,8% Prodotti in metallo, esclusi macchinari e attrezzature Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati ISTAT. 21 Figura 10.5 Composizione settoriale delle importazioni italiane in Africa Sub Sahariana (% - 2011) 2,7% Articoli in pelle (escluso abbigliamento) e simili 5,0% Altro 6,0% Prodotti alimentari 6,3% Prodotti dell’agricoltura, pesca e silvicoltura 18,3% 61,7% Prodotti della metallurgia Prodotti delle miniere e delle cave Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati ISTAT. 3.2) Settori di potenziale interesse Dalla comparazione tra la nostra quota di mercato mondiale e quella in Africa Sub Sahariana (Fig. 10.6), è possibile identificare alcuni settori nei quali sembra possibile migliorare la nostra posizione: tali sono quei settori nei quali la nostra quota nell’area è inferiore non solo alla nostra quota media mondiale ma anche alla quota media nell’area stessa (riquadro rosso). 22 Figura 10.6 Le nostre quote di mercato in Africa Sub Sahariana e nel Mondo (2011) 12,0 Prodotti in pelle (incluse calzature) Quota italiana nel Mondo - 2011 10,0 Mobili 8,0 Articoli di abbigliamento Prodotti in metallo (esclusi macchinari e attrezzature) Vetro, ceramica e materiali non metallici per l’edilizia 6,0 Apparecchi elettrici Prodotti della metallurgia Prodotti chimici 4,0 Macchinari ed apparecchi meccanici Carta e prodotti in carta 2,0 0,0 -1,0 0 -2,0 Coke e prodotti petroliferi raffinati Autoveicoli, rimorchi e semirimorchi 1,0 Computer, apparecchi elettronici ed ottici 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 Altri mezzi di trasporto Quota italiana in Africa Sub Sahariana - 2011 Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati UNCOMTRADE. La dimensione delle bolle è proporzionale al peso delle importazioni di ogni settore in Africa Sub Sahariana. Si evidenzia che, a causa dei dati disponibili, la presente figura è costruita su una classificazione merceologica diversa da quella delle figure successive dello stesso tipo. 23 7,0 Sicuramente, data la dimensione relativamente grande del mercato, è di interesse il settore dei prodotti della metallurgia (che includono i prodotti della siderurgia, tubi, condotti e profilati cavi), i mezzi di trasporto (sia su strada che di altra tipologia) e infine l’abbigliamento, ma entrambi gli ultimi due settori, e in particolare l’ultimo, richiedono che si diffonda prima un certo livello di benessere e quindi un certo livello di consumo (e di qualità nel consumo). Guardando agli investimenti, dei 5.192 progetti registrati in Africa da fDiMarket sul periodo 2003-giugno 2012 (Figura 10.7), questi si concentrano nell’estrattivo ma, in considerazione della domanda di prodotti della metallurgia, è quest’ultimo che potrebbe rappresentare un settore di forte interesse per gli investimenti, accompagnato naturalmente dalla lavorazione del prodotto per soddisfare la domanda finale. Il settore energetico resta chiaramente di interesse e acquistano peso il Real Estate e le Costruzioni in senso ampio (infrastrutture ma anche turismo). 24 Figura 10.7 Investimenti in Africa tra Gennaio 2003 e Giugno 2012 Industry Sector Projects Capex (min €) AVg Capex (min €) Jobs Created Avg Jobs Companies Coal, Oil and Natural Gas 438 290.821,2 664,0 99.613 227 261 Real Estate 167 151.415,4 906,7 207.321 1.241 115 Communications 406 92.119,2 226,9 342.224 842 268 Chemicals 338 34.533,8 102,2 42.314 125 186 Hotels & Tourism 137 23.277,6 169,9 35.977 262 99 Alternative/ Renewable energy 227 23.074,3 101,6 65.264 287 120 Building & Construction 78 17.830,0 228,6 9.395 120 63 Matrials 100 13.059,5 130,6 30.097 300 69 Food & Tobacco 208 11.846,7 56,9 62.894 302 142 Automotive OEM 164 10.077,6 61,4 106.682 650 91 Transportation 171 9.158,6 53,5 12.352 72 115 Financial Services 904 8.168,0 9,0 27.537 30 354 Business Services 409 4.661,2 11,4 30.239 73 320 Software & IT Services 332 4.159,5 12,6 32.115 96 241 Minerals 97 3.469,4 35,8 32.532 335 73 Beverages 94 3.291,2 35,0 20.848 221 48 Industrial Machinery, Equipment & Tools 157 2.773,5 17,6 13.876 88 120 Automotive Components 83 1.976,0 23,8 33.768 406 59 Textiles 70 1.683,7 24,1 43.235 617 55 Electronic Components 77 760,4 9,9 8.953 116 63 Others 535 23.135,9 43,2 125.803 235 386 Total 5.192 731.292,9 140,8 1.383.039 266 3.081 Fonte: fDiMarket. 25 Rodolfo Casadei (moderatore) giornalista del settimanale Tempi 26 Grazie buongiorno a tutti grazie per aver accettato l’invito di Costruiamo il Futuro, a questo convegno che propone un tema di assoluta attualità “Italia Africa partner nel business”. Ad illustrare l’argomento sono stati chiamati dei relatori di assoluto valore competenti di Africa, competenti di internazionalizzazione delle imprese. Presento rapidamente i relatori nell’ordine in cui interverranno: Marinella Loddo – Dirigente area Collaborazione industriale e rapporti con gli Organismi internazionali del’ICE, agenzia per la promozione all’estero dell’internazionalizzazione delle imprese italiane, da anni si occupa di rapporti con l’Africa, seguirà l’Ambasciatore Umberto Vattani, che non ha bisogno di presentazioni essendo stato per ben due volte Segretario Generale della Farnesina, Presidente dell’ICE (prima della riforma), una carriera diplomatica lunga cinquant’anni che lo ha portato ad essere rappresentante dell’Italia presso l’Unione europea. Dopo di lui interverrà Gloria Targetti direttrice dell’ufficio milanese e lombardo della Simest, finanziaria di sviluppo e promozione delle imprese italiane all’estero. Seguirà Giuseppe Tripoli da sette mesi Garante per le Piccole e Medie Imprese, una figura prevista dallo Statuto delle Imprese per tutelare gli interessi delle piccole e medie imprese, organico del Ministero dello Sviluppo Economico, ed è anche capo di dipartimento di imprese di internazionalizzazione dello stesso ministero. Dopo di lui passiamo la parola a Dario Speranza Vice Presidente del dipartimento per gli Affari pubblici di Eni. Quest’anno come sapete tutti è il cinquantesimo anniversario della morte di Enrico Mattei, colui che fece dell’Eni un attore internazionale dell’industria dell’energia e che letteralmente inventò un concetto di partenariato fra Paesi produttori e Paesi consumatori di idrocarburi, di petrolio. Quindi la parola all’Onorevole Raffaello Vignali del Popolo della Libertà – Vice Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, padre dello Statuto delle imprese che è diventato legge proprio un anno fa. Io che coordino e modero sono Rodolfo Casadei, l’inviato internazionale del settimanale Tempi. Mi sono occupato molte volte di Africa nei miei reportage, di miei libri ce ne sono almeno tre che trattano di temi africani. Introdurrò l’argomento molto rapidamente, molto succintamente per poi passare la parola ai relatori. Perché è opportuna una conferenza “Italia e Africa, partner nel business”? Prima di tutto precisiamo che parleremo principalmente dell’Africa Sud Sahariana, l’Africa a sud del Sahara, detta Africa nera. Quando parliamo dei Paesi dell’Africa sud Sahariana parliamo di 48 stati che hanno una popolazione di oltre 850 milioni di persone, questa parte dell’Africa 27 cresce a un tasso medio annuo del 5% già da dodici anni. L’anno scorso la crescita è stata del 5,3%, quest’anno si prevede una crescita attorno al 5%, l’anno prossimo attorno al 5,7% . In questi ultimi 12 anni c’è stato soltanto un anno di flessione, il 2009, in corrispondenza degli effetti della crisi finanziaria internazionale e in quell’anno il Pil crebbe dell’1,7%, comunque molto più di quello che possiamo augurarci qui in Europa. La crescita costante del Pil africano ha già attirato capitali, ha già attirato investimenti. In questi anni le Nazioni Unite hanno calcolato che gli investimenti diretti esteri in Africa sono stati pari a 42,7 miliardi di dollari. Per farsi un’idea della portata di questi investimenti si possono paragonare con quelli verso la celebratissima Cina, che nello stesso periodo ha ricevuto 110 miliardi di dollari di investimenti diretti dall’estero, quindi due volte e mezzo in più se vogliamo. Tenete però conto che la Cina ha molta più popolazione dell’Africa nera, 1350 milioni di abitanti contro 850. A cosa è dovuto il boom economico dell’Africa nera? Dal mio punto di vista è dovuto soprattutto al boom del prezzo delle materie prime, accompagnato da alcuni sviluppi politici locali che hanno permesso all’Africa di sfruttare economicamente questo boom del prezzo delle materie prime. L’Africa è ricca di minerali, di fonti energetiche, di petrolio, di gas. Molte di queste materie sono entrate in produzione negli ultimissimi anni, soprattutto in alcuni paesi, come le materie prime agricole per l’esportazione, come ad esempio il cotone. Il boom del prezzo delle materie è dovuto al boom economico dei giganti dell’Asia, la Cina, l’India e ad altri paesi più piccoli dell’Asia. L’industrializzazione, l’urbanizzazione, la motorizzazione, della Cina e dell’India stanno trascinando all’insù i prezzi delle materie prime, nonostante la stagnazione dell’economia europea e quindi questo determina anche un boom economico dell’Africa nera, che è figlio in qualche modo di questo boom d’industrializzazione dell’Asia. Si sta ripetendo lo schema degli anni ’60 e ’70 quando i paesi africani che erano appena diventati indipendenti, ebbero due decenni di sviluppo trainato dall’alto prezzo delle materie prime, sfruttando l’onda lunga della ricostruzione post bellica, della reindustrializzazione dell’Europa. Negli anni ’80 e ’90 si ebbe un crollo delle economie africane che ebbe anche delle conseguenze gravi dal punto di vista della politica di questi stati, all’indomani degli shock petroliferi che fecero si che l’Europa e l’occidente concepissero un’economia meno legata alle materie prime. Il minor utilizzo di materie prime e di energia ebbe una forte ricaduta sull’Africa (che viveva di esportazioni). Gli anni ‘80 e ’90, purtroppo per l’Africa, sono 28 dei prezzi delle materie prime i cui corsi sono stati sono stati risollevati dall’industrializzazione dell’Asia. Faccio un esempio. C’è un paese, il Ghana, che ha 25 milioni di abitanti, quest’anno improvvisamente il suo prodotto interno lordo è aumentato del 14%, in un anno solo, perché? Perché finalmente sono entrati in produzione i suoi pozzi petroliferi, pozzi petroliferi che però non è che diano chissà quanto petrolio, circa 100 mila barili al giorno (pensate che l’Italia ne produce 146 mila al giorno di equivalenti di idrocarburi). Eppure basta questa quota di petrolio, che prima non esisteva, per fare sì che un paese di 25 milioni di abitanti improvvisamente aumenti il suo Pil del 14%. Detto questo stati anni di guerre, di carestie e della pandemia dell’AIDS. A partire dal 2003, fortunatamente, molti dei conflitti africani sono stati chiusi o si sono attenuati. Questo processo è stato accompagnato da riforme macro e micro economiche che hanno reso possibile uno sviluppo essenzialmente basato sull’export di materie prime. Da questo punto di vista mi prendo la responsabilità di dire, io non sono diplomatico, che ancora non possiamo parlare di un autentico sviluppo e progresso economico sociale in Africa, non c’è ancora un modello di sviluppo sano, non c’è una vera modernizzazione dell’economia e della società. C’è però un boom economico, dovuto a questo meccanismo di aumento 29 le proiezioni arriverà a 1400 miliardi di dollari nel 2020. Nei primi dieci anni del XXI secolo, solo per fare un esempio, in Africa sono stati venduti 316 milioni di telefoni cellulari, in un continente dove i telefoni fissi praticamente non funzionano mai. Secondo le proiezioni del Mc Keene Global Institute nel 2020, 128 milioni di famiglie africane avranno a disposizione reddito per spese voluttuarie e tenete presente che una famiglia africana, anche in città, non ha mai meno di sei componenti, i due genitori e quattro figli. Naturalmente l’Africa presenta anche molti ostacoli per gli imprenditori e per gli investitori stranieri, una burocrazia quasi sempre inefficiente e corrotta, alti tassi di criminalità, problemi di mancanza di infrastrutture per la produzione e la presenza di competitori che hanno pochi scrupoli. le opportunità per gli imprenditori e per gli investitori esteri ci sono e sono notevoli. Gli ambiti del business sono sostanzialmente, a mio modo di vedere, due: la spesa pubblica per le infrastrutture e per i servizi e la spesa del consumo privato della nascente classe media urbana. L’Africa nera è drammaticamente sotto infrastrutturata, mancano le strade, le ferrovie, le centrali elettriche, le raffinerie (quando ci sono non funzionano), gli acquedotti, le fogne, le reti. C’è tantissimo da fare e in questo momento ci sono soldi pubblici per intervenire in quasi tutti i paesi. In secondo luogo c’è una classe media urbana di colletti bianchi dipendenti del settore pubblico e delle grandi imprese multinazionali con un potere d’ acquisto crescente. La spesa per consumo nell’Africa nera è arrivata a 900 miliardi di dollari e secondo 30 31 Marinella Loddo dirigente area Collaborazione industriale Rapporti con gli Organismi internazionali ICE Grazie, ringrazio gli organizzatori, mi fa molto piacere poter essere qui questa mattina, per presentare sia le opportunità che emergono da questo rapido sviluppo dei paesi dell’Africa sud Sahariana, ma soprattutto per farmi conoscere e anche per presentare le attività dell’ICE a favore di una sempre maggiore collaborazione con le imprese in questi mercati non ampiamente conosciuti. Volevo anticipare che anche noi stiamo pubblicizzando molto questo tema dell’Africa sud Sahariana. Proprio la settimana scorsa abbiamo realizzato a Roma un seminario di presentazione e di formazione e per questo 32 abbiamo a disposizione un’esaustiva presentazione predisposta dall’ufficio studi dell’ICE, più di cento slide. La mia presentazione di oggi sarà di cinquanta slide, ne taglierò la metà perché molti dei concetti sono già stati detti dal dott. Casadei, ma la versione intera è comunque a disposizione. Come voi sapete l’anno scorso l’Istituto Nazionale per il Commercio Estero è stato soppresso ed è stato costituito l’ICE – agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese – che è oggi l’ente pubblico che, a livello nazionale, ha proprio il compito di promuovere ed accompagnare le imprese all’estero. Penso che sia importante da un punto di vista nazionale che ci sia questa istituzione pubblica, in linea con gli altri paesi non soltanto industrializzati ma a livello internazionale. Non mi soffermerò su quello che è la mission dell’istituto, però voglio evidenziare il ruolo che svolge nei confronti soprattutto delle Piccole e Medie Imprese. Esse oltre ad essere il nostro tessuto produttivo economico, dato che più del 98% delle nostre esportazioni sono fatte da piccole e medie imprese, sono anche quelle imprese che con grande flessibilità riescono ad adattarsi nelle situazioni di crisi. A volte però mancano di quelle capacità e di quelle conoscenze manageriali che, nei momenti di cambiamento come quelli che stiamo vivendo, sono necessari per capire certi fenomeni e poter attrezzarsi, o addirittura prevenirli. Dobbiamo iniziare a pensare a come sarà il mondo nel 2050, avere già una proprio ottica in merito, perchè anche se noi non ci saremo ci saranno i nostri nipoti e se qui si parla di fare futuro, dobbiamo provare ad immaginare come sarà la vita nel 2050, o nel 2030 se vogliamo rimanere più vicini, altrimenti non riusciremo a costruire quello che sarà. Queste piccole e medie imprese hanno oggi difficoltà ad affermarsi, si parla infatti anche a livello europeo di una crisi dell’imprenditorialità, soffocate forse da quello che viene definito come il problema della grande burocrazia. Questi seminari servono anche per facilitare incontri ed eliminare ostacoli. Sviluppare tutte le forme di relazioni, sia tra le imprese sia a livello istituzionale, è importante al fine di riaffermare e riconfermare che l’Italia, nell’ambito del commercio internazionale e non solo, ha ancora qualcosa da dire. In tutti i settori noi lavoriamo in collaborazione con le altre istituzioni a livello territoriale organizzando attività in comune e questo è molto importante perchè noi siamo l’ente che promuove, ma non basta la promozione bisogna anche poi accompagnare con degli strumenti adeguati. Collaboriamo con istituzioni come la Simest (vedo qua vicino la dott.ssa Targetti) che accompagna dal punto di vista dei finanziamenti oppure come la SACE (che non c’è) e che si occupa di assicurare le imprese. La nostra attività si esercita essenzialmente su quattro filoni d’intervento. 33 Attività Informaione: www.ice.gov.it .italtrade.com Promozione: seminari, missioni, fiere, ... Formazione: corsi per italiani e stranieri soltanto tecnologiche, ma anche startup da un punto di vista tradizionale riportandole sul mercato con metodi innovativi. Infine la Formazione di giovani, con dei corsi di specializzazione in commercio estero, delle imprese ed anche degli stranieri. Perché la formazione agli stranieri, non solo di funzionari ma anche di imprese straniere, è quell’investimento a lungo periodo che poi porta grandi ritorni, dato che la classe dirigente sarà così formata su un modello italiano. Noi parliamo sempre di commercio estero però ci piace di più usare la L’Informazione che è basilare, perché senza conoscere non si può agire oppure se si agisce poi ci possono essere delle ripercussioni. L’Assistenza, grazie anche alla rete di uffici che abbiamo all’estero e che possono essere considerate le nostre antenne a vostra disposizione per qualsiasi attività. La Promozione che è la nostra attività più conosciuta: noi ci esplichiamo attraverso iniziative che vanno da quelle più tradizionali, come la partecipazione alle fiere, ma anche ad iniziative più innovative. E penso a tutto il lavoro che stiamo facendo con le start-up non 34 parola internazionalizzazione, perché dobbiamo cominciare a vedere questi mercati e queste relazioni in termini di partenariato. Partenariato vuol dire poter anche investire in chi ha le capacità e non soltanto in termini finanziari, ma anche conferendo saperi, trasferendo tecnologia e soprattutto lavorando con quegli strumenti che ancora non sono ampiamente sfruttati delle imprese italiane, tra cui i programmi finanziati dall’unione europea. Proprio in questi giorni si discuteva su quanto conferisce l’Italia e quanto ha di ritorno: c’è un gap del 4%. Il nostro lavoro è quindi anche quello di promuovere i programmi dell’Unione Europea tra le imprese italiane e i programmi degli organismi internazionali, come la Banca Mondiale o la Banca Africana di Sviluppo. Essi finanziando i governi locali per le loro opere infrastrutturali, come ricordava il dott. Casadei, sono comunque fonte di opportunità per le imprese italiane che possono partecipare a queste gare. Sono procedure che possono sembrano molto complesse ma che conoscendole diventano molto lineari. Passiamo a parlare dell’Africa Sud Sahariana come mercato emergente dalle grandi opportunità per le imprese italiane. 35 Popolazione Africa sub-sahariana (2012) Nigeria Ethiopia Dem. Rep. Congo South Africa Tanzania Kenya Uganda Sudan Ghana Côte d’Ivoire Mozambique Madagascar Cameroon Angola Burkina Faso Malawi Mali Niger Zambia Senegal Zimbabwe Guinea Rwanda Benin Burundi Togo Sierra Leone Eritrea Central African Republic Liberia Rep. of Congo Lesotho Namibia Botswana The Gambia Guinea-Bissau Gabon Equatorial Guinea Mauritius Swaziland Comoros Cape Verde Sᾶo Tomé and Principe Seychelles 0,0 50,0 100,0 150,0 200,0 0 2 4 6 8 10 12 Popolazione totale = 883,8 milioni Fonte: FMI. La popolazione ormai arriva a 900 milioni di persone ed è sempre in rapida crescita. L’Africa avrà la popolazione più giovane al mondo e la propria popolazione in età da lavoro supererà quella di Cina e India per il 2035 L’Africa possiede la più giovane popolazione al mondo... ...di conseguenza, quella in età da lavoro supererà quelle di Cina e India Percentuale della popolazione, 0-14 anni di età EU USA India Africa Popolazione in età lavorativa Milioni 1,200 1,100 1,000 900 800 700 600 500 400 300 200 100 0 15 20 32 39 Africa India Cina SEA AMLAT Europa NA Giappone 2000 2010 2020 2030 Fonte: U8 Cencus Bureau, United Nations World Population Prospect; McKinsey Global Institute. 36 2040 Secondo le previsioni nel 2035 l’Africa sarà il continente che avrà la popolazione più giovane al mondo. Questo è un elemento di fondamentale Paese Mondo importanza per la valutazione dei futuri consumi, perchè emergeranno nuovi consumatori che avranno un certo potere d’acquisto. Area Paese South Africa 0,699 26,5 Namibia 0,020 0,8 Nigeria 0,544 20,6 Benin 0,019 0,7 Mondo Area Angola 0,153 5,8 Malawi 0,018 0,7 Ethiopia 0,125 4,7 Rwanda 0,018 0,7 Ghana 0,101 3,8 Niger 0,016 0,6 Sudan 0,097 3,7 Guinea 0,015 0,6 Kenya 0,092 3,5 South Sudan 0,012 0,4 Tanzania 0,089 3,4 Sierra Leone 0,010 0,4 Cameroon 0,061 2,3 Togo 0,008 0,3 Uganda 0,061 2,3 Zimbabwe 0,008 0,3 CÔte d’Ivoire 0,048 1,8 Burundi 0,007 0,3 Botswana 0,038 1,4 Swaziland 0,007 0,3 Equatorial Guinea 0,034 1,3 Democratic Republic of the Congo 0,033 1,3 Gabon 0,032 1,2 Central African Republic 0,005 0,2 Eritrea 0,005 0,2 Lesotho 0,005 0,2 The Gambia 0,004 0,2 Mazambique 0,032 1,2 Cape Verde 0,003 0,1 Senegal 0,032 1,2 Djibouti 0,003 0,1 Burkina faso 0,029 1,1 Liberia 0,003 0,1 Zambia 0,029 1,1 Seychelles 0,003 0,1 Chad 0,026 1,0 Guinea-Bissau 0,002 0,1 Madagascar 0,026 1,0 Comoros 0,001 0,0 0,000 0,0 2,6 100,0 Mauritius 0,024 0,9 Sao Tomé and Príncipe Republic of the Congo 0,023 0,9 TOTALE Mali 0,021 0,8 PIL (percentuali sul totale mondiale e di area) TOTALE 2,6% (poco più dell’Italia, poco meno della Francia) Per quanto riguarda il PIL, il contributo dell’Africa al PIL mondiale è molto limitato, è il 2,6% poco più dell’Italia e poco meno della Francia. Però anche i piccoli mercati possono dare delle grandi risposte agli interessi degli operatori. Si parlava proprio venendo qua in macchina che molte volte lo sviluppo dell’economia puo’ non venire da grandi progetti, molte volte i piccoli progetti possono essere la svolta di promozione e sviluppo economico e soprattutto sociale. 37 PIL pro-capite Equatorial Guinea Seychelles Gabon Botswana Mauritius South Africa Namibia Angola Cape Verde Rep. of Congo Swaziland Sudan South Sudan Ghana Nigeria Sᾶo Tomé and Principe Djibouti Zambia Lesotho Cameroon Senegal Côte d’Ivoire 1.000 800 600 400 200 0 16.000 14.000 12.000 8.000 10.000 6.000 4.000 0 2.000 Comoros Chad Kenya Benin Zimbabwe Mali Rwanda Burkina Faso Togo Guinea-Bissau Mozambique Tanzania The Gambia Uganda Guinea Sierra Leone Eritrea Central African Republic Madagascar Niger Liberia Ethiopia Malawi Burundi Dem. Rep. Congo Fonte: FMI. Questo è il PIL pro capite per i singoli paesi ed è molto variegato. Infatti ci sono paesi che si possono allineare a quelli occidentali, come nel caso della Guinea, e paesi che rientrano nel famoso caso “meno di un dollaro al giorno”. Dobbiamo ricordare che queste sono statistiche che spesso non descrivono la reale percezione dell’economia locale. Noi infatti usiamo modelli occidentali per semplificare i paragoni. Penso però all’esempio del Burkina Faso, in cui da poco abbiamo avviato un progetto in collaborazione con il ministro della cooperarazione, e che sta dando momenti di soddisfazione alle imprese. 38 Le economie più dinamiche nel 2012 Sierra Leone Niger Angola China Rwanda Ghana Ethiopia Dem. Rep. Congo Côte d’Ivoire Zambia Mozambique India Brazil 0.0 5.0 10.0 15.0 20.0 Fonte: Banca Mondiale. Le economie più dinamiche, come è stato ricordato, sono accelerate: vediamo l’esempio della Sierra Leone più del 20%. Bisogna sicuramente dire che i grandi numeri sono dovuti al fatto che se un paese parte da zero, basta incrementare un po’ lo sviluppo per avere grande crescita. Ma quello che attira la nostra attenzione è soprattutto il tipo di tendenza più che i numeri. 39 Le previsioni, indicate in marrone scuro, indicano che questi sono i paesi che continueranno sempre di più a crescere. Africa ieri, oggi e domani Ieri (2000) Oggi (2010) Domani (2020) 1.270* Popolazione (milioni) 8,16 956 Classe media** (milioni di famiglie) 18 30 45 Spesa consumatori africani (Mld Euro) 270 420 820 Pil (Mld Euro) 490 790 1.400 Tasse crescita Pil (Medio annuo su decennio) 2,6 4,9 6,0 Investimenti Diretti Esteri (Mld Euro) 16 76 400 - 20 50 Aziende Africane con fatturato maggiore di 2 Mld di Euro Fonte: TEH - Ambrosetti. L’Africa di ieri, oggi e domani. Dobbiamo ricordarci che la popolazione sta crescendo, arriveranno a più di 1 miliardo di persone, con una classe media in rapida espansione e dei consumi a loro disposizione. Il PIL, che comunque non sarà mai a livello dell’economia europea o degli Stati Uniti, sarà però significativo e con questo tasso di crescita del PIL del 6%, ci saranno tassi sicuramente vantaggiosi con un conseguente aumento degli investimenti. 40 Driver di crescita 1 2 Boom delle Materie prime Stabilità Macroeconomica e politica Lo sfruttamento delle risorse ha rappresentato il 32% della crescita dell’Africa dal 2000, di cui il 24% attraverso gli effetti diretti sul PIL, e l’8% attraverso gli effetti moltiplicativi della spesa pubblica. I governi hanno ridotto l’inflazione del 22% (anni 90) all’8% (anni 2000) e il debito estero dall’82% al 59%. Gravi guerre1 sono diminuite da 4,8 a 2,6 all’anno. 1 3 Riforme economiche 4 Conflitti con più di 1,000 morti all’anno Riforme del clima degli affari, anche in Nigeria (telecom, settore bancario); Sud Africa (fiscale); ed Egitto (liberalizzazione). 11 Paesi “Riformatori” hanno accellerato la crescita del 3% vs. 1% per i “nonriformatori”. La popolazione delle città africane è aumentata di 90 mil. dal 2000. Urbanizzazione virtuosa L’urbanizzazione si associa alla crescita della produttività e rappresenta circa il 30-50% della crescita della produttività in Tanzania, Kenya e Marocco. Abbiamo cercato di identificare i driver di crescita, il più importante è quello delle materie prime e dello sfruttamento delle risorse, ma non l’unico perché ci sono economie ancora ampiamente dipendenti da singole materie prime. Questi driver di crescita sono anche l’effetto di una crisi che si è riverberata già dalla fine degli anni 90, con le prime crisi asiatiche. Nei momenti di crisi, in cui non c’erano mercati che potevano assorbire oppure conferire delle nuove opportunità, si è cominciato a riconsiderare l’Africa come mercato di sbocco, provocando così l’aumento dei costi delle materie. Quindi si è recuperato questo aspetto in cui c’era ancora tanto da fare e tanto da riscoprire e si parlava del famoso rinascimento della nuova Africa. Altro driver è la stabilità macro economica e politica, grazie anche a tutti gli ingenti interventi da parte degli organismi internazionali al fine di contribuire alla stabilità e quindi allo sviluppo di un clima favorevole, soprattutto da un punto di vista della stabilizzazione dei conflitti che erano in atto. Poi ci sono le riforme economiche, nel clima degli affari ci sono alcuni paesi che si trovano in buone in condizioni (meglio non vedere la posizione dell’talia nella classifica). Infine l’aspetto dell’urbanizzazione della popolazione, che è un elemento che 41 si riverbera nell’Africa così come sta avvenendo a livello mondiale, perchè più del 50% della popolazione mondiale vive nelle grandi città. Le città sono fonti anche di grande diseguaglianza ma anche di maggiore opportunità e maggiore scambio economico, culturale e sociale. Esportazioni mondiali di merci per area geografica World merchandise exports by region and selected economy, 1948, 1953, 1963, 1973, 1983, 2003 and 2011 (Billion dollars and percentage) 1948 1953 1963 1973 1983 1993 2003 2011 Value World 59 84 157 579 World 100,0 100,0 100,0 100,0 28,1 24,8 19,9 17,3 United States 21,7 18,8 14,9 Canada 5,5 5,2 Mexico 0,9 1838 3676 7377 17816 100,0 100,0 100,0 100,0 16,8 18,0 15,8 12,8 12,3 11,2 12,6 9,8 8,3 4,3 4,6 4,2 3,9 3,7 2,5 0,7 0,6 0,4 1,4 1,4 2,2 2,0 11,3 9,7 6,4 4,3 4,4 3,0 3,0 4,2 2,0 1,8 0,9 1,1 1,2 1,0 1,0 1,4 Share North America South and Central America Brazil Argentina 2,8 1,3 0,9 0,6 0,4 0,4 0,4 0,5 35,1 39,4 47,8 50,9 43,5 45,4 45,9 37,1 Germany a 1,4 5,3 9,3 11,7 9,2 10,3 10,2 8,3 France 3,4 4,8 5,2 6,3 5,2 6,0 5,3 3,3 Italy 1,8 1,8 3,2 3,8 4,0 4,6 4,1 2,9 United Kingdom 11,3 9,0 7,8 5,1 5,0 4,9 4,1 2,7 - - - - - 1,5 2,6 4,4 7,3 6,5 5,7 4,8 4,5 2,5 2,4 3,3 2,0 1,6 1,5 1,0 1,0 0,7 0,5 0,5 Europe Commonwealth of Independent States (CIS) b Africa South Africa c Middle East 2,0 2,7 3,2 4,1 6,8 3,5 4,1 7,0 Asia 14,0 13,4 12,5 14,9 19,1 26,1 26,2 31,1 China 0,9 1,2 1,3 1,0 1,2 2,5 5,9 10,7 Japan 0,4 1,5 3,5 6,4 8,0 9,9 6,4 4,6 India 2,2 1,3 1,0 0,5 0,5 0,6 0,8 1,7 Australia and New Zealand 3,7 3,2 2,4 2,1 1,4 1,4 1,2 1,7 Six East Asian Traders 3,4 3,0 2,5 3,6 5,8 9,7 9,6 9,8 33,9 Memorandum item EU d - - 24,5 37,0 31,3 37,4 42,3 USSR, Former 2,2 3,5 4,6 3,7 5,0 - - - GATT/WTO Members e 63,4 69,6 75,0 84,1 78,4 89,3 94,3 93,8 Le esportazioni a livello mondiale ammontano al 3 %. 42 Variazione media annua delle importazioni dell’Africa subsahariana, tra il 2001 e il 2010 Quote di mercato sulle importazioni dell’Africa sub-sahariana per aree e principali paesi 32 Cina Africa settentrionale 28 India 24 Asia Orientale Asia Centrale 20 America Centromeridionale Medio Oriente 16 Unione Europea Paesi Europei non UE 12 8 America Settentrionale Oceania Stati Uniti 4 0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20 22 24 26 28 30 32 34 36 38 40 42 44 Quota di mercato in Africa sub-sahariana per aree e paesi (media 2001-2012) La dimensione dei cerchi rappresenta il peso medio dell’area (paese) sulle esportazioni mondiali nel periodo 2001-2010; cerchi di colore blu (azzurro) individuano aree (paesi) la cui quota di mercato in Africa subsahariana è diminuita (aumentata) tra il 2001 e il 2010. Fonte: elaborazioni ICE su dati FMI. la Cina. C’è tutto un dibattito su come la Cina abbia invaso l’Africa sud Sahariana proprio in questa strategia di monopolio di utilizzo delle materie prime. Inoltre ci sono per altri paesi industrializzati, come anche l’Oceania e gli Stati Uniti d’America Settentrionale, questa perdita di quote, dovuta alla mancanza di una giusta strategia.C’è comunque ancora grande spazio per poter recuperare. La grandezza indica il peso che ha quel paese o quell’area geografica all’interno del continente africano. L’Europa è intorno al 38 % ma se è rossa indica che ci sono perdite di quote di mercato. La quota media dell’Italia negli ultimi dieci anni è stata del 14%, quindi noi stiamo perdendo, in altre parole esportiamo sempre ma non siamo cosi competitivi come lo sono l’Asia Oientale ed in particolare 43 Partner commerciali dell’Africa sub-sahariana Composizione del commercio dell’Africa sub-sahariana per partner, 1990 - 2009 Percentuali 100 90 Miliardi $ 2009 1 2 16 17 52 39 3 Altri 13 Nord America 11 52 80 70 60 50 3 7 40 30 20 10 Europa Occ. 121 4 America Latina 7 Medio Oriente 15 28 30 2 14 Intra-Africa 56 13 55% del totale 12 14 Commercio Sud-Sud: 30 Asia 20 122 0 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 05 06 07 08 09 Fonte: International Monetary Fund Direction of Trade Statistics; McKinsey Global Institute. Questi 47 paesi, che noi ancora consideriamo come unica realtà, hanno caratteristiche completamente differenti: la Nigeria è il paese più popoloso con 165 milioni di abitanti ma poi abbiamo le Seychelles con solo 86 mila abitanti. Le modalità di approccio quindi sono tante. Altro esempio, la corruzione indicata come maggior ostacolo per le imprese, in Costa d’Avorio è al 75% ma per esempio in Ghana è data al 9,9%. Ancora statistiche per ricordarvi quali sono i principali partner dell’Africa sud Sahariana: Europa occidentale, nord America, ma vediamo come è cresciuta l’Asia e soprattutto com’è presente questo scambio definito “commercio sud-sud”, in cui si sono create le giuste sinergie. Per questa ragione noi dobbiamo cercare di intercettare, in maniera globale, questi scambi per evitare di essere esclusi. 44 Alcuni indicatori comparati • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • La Nigeria è il paese più popoloso (165 mil), il meno popoloso Seychelles (86.000) Il Pil di Sud Africa e Nigeria in termini nominali rappresenta circa il 50% del totale A valori correnti, il Pil del Sud Africa è il più elevato del sub-continente, mentre quello di Sao Tomè è il più basso La Guinea Equatoriale ha il più elevato reddito pro-capite (14.500 dollari/ anno), la RDC il più basso (217 dollari/anno) (rapporto di 67:1) Il reddito pro-capite dei 10 paesi più ricchi è pari ad oltre 23,8 volte quello dei 10 più poveri Dal 1990 al 1999 il PIL pro-capite è aumentato del 17%, dal 2000 al 2009 del 58% L’interscambio totale in percentuale del PIL è il più elevato nelle Seychelles (283%), il più basso nella Repubblica centro-africana (37,5%) Nel 21% dei paesi, uno o due prodotti sono responsabili per almeno il 75% delle esportazioni totali Il commercio intra-area è pari a meno del 10% del commercio totale Il più elevato tasso di investimenti privati in % del PIL è a Capo Verde (33,7%) Nella Repubblica centro-africana il valore aggiunto in agricoltura è pari al 55% del PIL, in Botswana l’1,6% Gibuti ha la popolazione più urbanizzata (84,6%), il Burundi la minore (33%) Lo Zimbabwe ha il tasso di alfabetizzazione più elevato (92%), il Chad il più basso (33%) Il Sud Africa ha la rete ferroviaria più lunga (24.487 km), l’Uganda la più corta (259 km) Nel 2010, aprire un’impresa in Guinea-Bissau richiede 216 giorni, in Rwanda 3 giorni Occorrono 45,4 giorni per sdoganare una merce importata in Congo, 3,7 giorni in Botswana La corruzione è indicata è indicata come il maggiore ostacolo per le imprese in Costa d’Avorio (75%), il minore in Ghana (9,9%) Il Burundi ha la maggior proporzione di donne nella forza lavoro (90,2%), il Sudan la più bassa (60,3%) Seychelles ha l’aspettativa di vita più elevata (73 anni), il Mozambico la più bassa (42 anni) Circa uno su tre adulti tra 15 e 49 anni in Swaziland ha contratto il virus HIV (26,1%), uno su mille in Mauritania Fonte: Banca Mondiale. 45 Alcune proposte: Negli ultimi dieci anni, la crescita dei consumi in Africa è stata superiore a quella in India o Brasile L’Africa ha lo stesso numero di città da 1 milione di abitanti dell’Europa L’Africa oggi è più urbanizzata dell’India, e poco meno della Cina I ritorni degli investimenti in Africa sono tra i più elevati al mondo dal 2007 La crescita della produttività è stata generalizzata dell’acqua e dell’elettricità e tutto quello che è a corredo di una città. L’Africa è oggi urbanizzata più dell’India e poco meno della Cina. Gli investimenti in Africa sono ancora percepiti come grandi rischi e proprio per questo hanno i ritorni più elevati dal 2007. La crescita della produttività, inoltre, è stata generalizzata quindi c’è stato un grande impulso con una formula di maggiore produttività per ogni euro/ dollaro investito. Alcune sorprese da riportare alla nostra attenzione. Negli ultimi anni è stata superiore la crescita dell’Africa Sud Sahariana a quella dell’India e del Brasile, ricordiamoci però che partivano molto svantaggiati. L’Africa ha lo stesso numero di città con più di un milione di abitanti dell’Europa. Questa concentrazione significa presenza di tutta una serie di servizi che vanno dai trasporti a tutte le opere di bonifica dell’infrastrutture, 46 I flussi di capitali privati verso l’Africa sono cresciuti nettamente dal 2003 Flussi finanziari in entrata in Africa $ miliardi 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 -10 1980 Aiuti lordi 1 1985 Rimesse 1990 1995 2000 2005 2008 Flussi di capitali1 Definiti come IDE netti, partecipazioni, obligazioni, ed altri flussi verso l’Africa da investitori stranieri. Fonte: World Bank World Development Indicators; McKinsey Global Institute Capital Flows Database. A proposito di flussi di capitali. L’Africa Sud Sahariana è sempre beneficiaria di grandi aiuti umanitari, però anche i flussi di capitali privati verso l’Africa sono cresciuti nettamente dal 2003 e hanno superato persino gli aiuti. Questo è un elemento fondamentale perché accanto agli aiuti, che ancora servono per alcuni paesi, si mostra attraverso gli investimenti sempre più fiducia. 47 Classificazione dei paesi Resource-Rich Non-Resource Rich Oil Non-oil Coastal Landlocked Angola Cameroon* Chad Congo, Rep. of* Equatorial Guinea Gabon Nigeria Botswana Côte d’Ivoire Guinea Namibia Sierra Leone* Zambia* Benin* Cape Verde Comoros Gambia, The* Ghana Guinea-Bissau Kenya Madagascar* Mauritius Mozambique* São Tomé & PrincÍpe Senegal* Seychelles South Africa Tanzania* Togo Burkina Faso* Burundi* Central African Republic* Congo, Dem. Rep. of* Ethiopia* Lesotho Malawi* Mali* Niger* Rwanda* Swaziland Uganda* Zimbawe è molto difficile lavorare a causa dell’ingerenza e della forte presenza da parte dello stato nell’economia. Per quanto riguarda la telefonia cellulare, ci sono grandi opportunità per lo sviluppo di questo settore che poi è collegato ad altri settori, pensiamo alla tele-medicina o al banking attraverso i cellulari. Per i paesi africani questo processo viene definito leapfrog, cioè il salto della rana, perché non avendo avuto uno processo di sviluppo per grandi, passano ad utilizzare le nuove tecnologie senza provare vari sistemi precedenti che noi abbiamo già sperimentato. Questa è la classifiazione dei paesi che sono davvero variegati: ci sono paesi ricchi di materie prime come il petrolio, quali la Nigeria, o come i minerali, soprattutto quei minerali che sono importanti per le industrie essenziali per l’information technology o elettronica. Pensiamo alle cosidette terre rare che sono base fondamentale per lo sviluppo di queste industrie. Il clima per la condotta degli affari risente molto del periodo con cui gli stati si sono formati, l’Angola e la Namibia hanno, per esempio, un clima abbastanza favorevole ed amico, ci sono invece paesi in cui 48 Clima per la condotta degli affari World Bank Index: Ease of doing business Ranked 1 to 183, the closer to 1, the more conducive the regulatory enviomment <100 100 – 129 130 – 160 160 – 183 Fonte: Banca Mondiale. 49 Telefonia cellulare Millions of mobile subscriptions 52 81 134 196 278 374 453 43% annual growth per year • It took nearly 20 years to attract the first 100 million subscribers Mobile penetration 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 6% 9% 14% 21% 28% 37% 44% Fonte: McKinsey Global Institute Mercati al consumo ECOWAS EAC & COMESà Senegal Nigeria Uganda Ghana Kenya SADC Angola Zambia South Africa 50 Ethiopia • It took less than 3 years to attract the next 200 million subscribers L’Africa sud Sahariana è un unico mercato nella nostra immaginazione, ma sembrano volersi organizzare nel loro insieme per formare la famosa massa critica. Ci sono infatti paesi che singolarmente non hanno grande rilevanza per investitori e aziende, come gruppi dall’Africa dell’est e dall’Africa dall’ovest, e ispirandosi all’idea dell’Unione Europea desiderano mettersi insieme per creare un blocco unico da presentare ai mercati. Su questo aspetto, per esempio nella Comunità dell’Africa dell’Est, si sono costituiti proprio come una nuova Unione Africana cercando di portarsi all’attenzione internazionale non solo dal punto di vista economico ma anche politico, pensiamo alla Tanzania al Kenia, Ruanda, all’Uganda e il Burundi. L’Africa detiene circa il 60 percento della terra arabile al mondo Terra arabile addizionale, 2009, Milioni di ettari 970 Altri 80 America Latina 300 Africa sub-sahariana 590 2009 155 Brasile Argentina Venezuela Altri 39 31 75 Sudan DRC Angola Zambia Mozambico Rep. Centroafricana Tanzania Altri 72 66 53 53 49 45 38 216 Source: World Bank/Food and Agriculture Organization. Awakening Africa’s sleeping giant; McKinsey Global Institute. Parlando di un settore come l’agricoltura, ci fa riflettere che il 70% delle terre arabili nel mondo sono in Africa. Quindi ci potrebbero essere grandi opportunità, una volte sviluppate le tecnologie per l’irrigazione e le infrastrutture necessarie a questo settore, che resta di fondamentale importanza per alcuni paesi. 51 Interscambio commerciale Italia - Africa sub-sahariana (Valori in milioni di euro) 7.000 6.000 5.000 4.000 3.000 2.000 1.000 0 -1.000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 -2.000 -3.000 -4.000 -5.000 Export Import Saldo Fonte: elaborazioni ICE su dati Istat. L’interscambio commerciale con l’Italia è abbastanza limitato come cifre, però resta significativo per i prodotti della meccanica, per tutti i prodotti di consumo e per i lavori infrastrutturali, dovuti ai grandi progetti che vengono finanziati dagli organismi internazionali e dall’Unione Europea. Il discorso delle infrastrutture e quindi delle autostrade che possono collegare da nord a sud l’Africa e da ovest ad est è di vitale importanza. E non ultimo anche il discorso aeroportuale. Infatti uno degli elementi che ha frenato la nostra presenza in Africa Sud Sahariana è la difficoltà che hanno le imprese italiane ad arrivare in loco. Pensate che gli unici voli diretti di Alitalia sono su Accra (Ghana) e su Addis Abeba, ma per tutti le altre località dobbiamo fare scalo in un altro paese europeo, e quindi spesso un viaggio dura non meno di 18 ore. Tempo fa era stato fatto uno studio da Confindustria per capire perché l’Africa mediterranea o i balcani fossero paesi di grande interesse per le imprese italiane. Sono tutti paesi distanti uno o due ore dall’Italia, e un operatore riesce a fare tutto in uno o due giorni. Per contro, per l’Africa Sud Sahariana, una piccola/media impresa perderebbe troppo tempo in viaggio. 52 Italia: i principali prodotti esportati verso l’Africa sub-sahariana (Valori in milioni di euro) 1.800 1.600 1.400 1.200 1.000 800 600 400 200 0 2006 Macchinari e apparecchiature 2007 Apparecchiature elettriche e per uso domestico non elettriche 2008 Prodotti alimentari 2009 2010 Prodotti in metallo, esclusi macchinari e attrezature Coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio 2011 Fonte: elaborazioni ICE su dati Istat. I principali prodotti esportati sono macchinari, apparecchiature, prodotti alimentari, petrolio, agricoltura, metallurgia, pelli. Italia: i principali prodotti importati dall’Africa sub-sahariana (Valori in milioni di euro) 7.000 6.000 5.000 4.000 3.000 2.000 1.000 0 2006 Prodotti delle miniere e delle cave 2007 Prodotti della metallurgia 2008 Prodotti dell’agricoltura, pesca e silvicoltura 2009 2010 Fonte: elaborazioni ICE su dati Istat. 53 Prodotti alimentari 2011 Articoli in pelle (escluso abbigliamento) e simili) ENI/Saipem Snamprogetti, Salini, Grimaldi Salini Nigeria Corà Etiopia Salini Gabon Kenya Uganda Tanzania ENI/Saipem, Nuovo Pignone, Inalca, CMC, Trevi Finmeccanica/ Selex, Pirelli Renco, Astaldi, Lotti Angola Mozambico CMC Parmalat ENI Duferco, Techint, Parmalat, Ferrero, FIAT/ IVECO/CNH, CMC, Enel Green Power Luxottica, Safilo, Pirelli, Maccaferri, BLM, Bonfiglioli, Brevini, Pegaso Yachting, Carel, Red Graniti, Silmar, Filk, Jas, Seatram Sud Africa Tra i punti di forza innanzitutto ci sono le risorse naturali, la crescita sostenuta che sarà alimentata anche dai consumi, gli investimenti esteri ed infine il progresso. Tra i punti di debolezza c’è sicuramente una distanza fisica, che è più strutturale che fisica, perché si può andare più facilmente a New York in sei ore che in paesi molto più vicini geograficamente. E poi la corruzione, la burocrazia, la diseguaglianza, la rigidità del mercato e la bassa produttività, elemento quest’ultimo che ci deve far riflettere La regione che esporta maggiormente è ovviamente la Lombardia, che rappresenta il 30% delle esportazioni e la sua presenza è in rapido aumento. Ecco le imprese italiane che sono già presenti. Sono soprattutto grandi imprese, che possono naturalmente fare da apripista per tutta la filiera di piccole/medie imprese. Mi riferisco per esempio ad ENI che può dare grande opportunità nella filiera di sub contratto oppure di fornitore di materiali e di servizi per le attività in loco. 54 Matrice S.W.O.T. Punti di forza Punti di debolezza Dotazione di risorse naturali Crescita sostenuta alimentata dai consumi Progresso socio-economico (classe media) Distanza fisica Limitata dimensione del mercato - alta % mercato informale Infrastrutture Crescita investimenti diretti esteri Burocrazie Corruzione Disuguaglianze sociali/distributive Limitato sviluppo settore privato Rigidità del mercato del lavoro/bassa produttività Minacce Opportunità Involuzione politica - Conflitti etnici Catching up AIDS/Malaria, ecc. Mercato in progressivo ampliamento Insufficiente espansione e sofisticazione della domanda interna Possibilità di acquisire rapidamente quote di mercato Sviluppo delle infrastrutture Concorrenza asiatica Sviluppo manifatturiero e dei servizi Crescita demografica Beni di consumo in molti paesi ha decimato tutta una classe intermedia anche dal punto di vista lavorativo. Segue un insufficente espansione e una sofisticazione della domanda interna. A questi si va ad aggiungere la concorrenza asiatica, non solo per noi europei o italiani, ma anche per molti dei produttori locali e artigianali dell’Africa. Fonte di opportunità è quello di sfruttare un momento favorevole in cui si trova questa nuova area geografica, che si presenta al mondo come se fosse la Cina piuttosto che l’America latina o i paesi dell’est negli anni ottanta. Altre opportunità sono su come intervenire con la formazione, che permette di presentarsi come fornitore non solo di attrezzature, ma anche di modelli di sviluppo. Grazie all’accresimento della tecnologia l’Africa sta sviluppando nuovi sistemi che saranno all’avanguardia, anche se l’uso del tablet o piuttosto le lezioni sul telefonino stanno diventando elemento comune per lo più nelle aree più urbanizzate. Tra le minacce sicuramente ci sono le rivoluzioni di tipo politico ma strettamente collegata ad un debolezza economica. Sono chiamati conflitti etnici, ma alla base c’è sempre un conflitto economico. Poi l’AIDS che 55 rappresentate sicuramente da un mercato in progressivo ampliamento, dalla possibilità di sviluppo del manifatturiero e dei servizi, dalla crescita demografica e con essa la crescente necessità delle popolazioni Africane ad avere dei prodotti che ne definiscano anche uno status symbol. Frequenti errori di approcio al mercato • • • • • • • Scarsa conoscenza geo-economica Marginalità del mercato e sua indifferenziazione Scarso approccio strategico - assenza di visione di lungo periodo/ avversione ad investimenti diretti di presidio del mercato Eccessiva enfasi sui risultati immediati (scarsa attenzione al cliente ed al post-vendita) Individualismo/scarsa capacità di aggregazione imprenditoriale Scarso supporto bancario-finanziario Insufficiente/inesistente supporto pubblico ai processi di internazionalizzazione mercato che ancora non esiste. Per farvi un esempio, tanti anni fa mi è capitato di essere in Ghana e scoprire che non ci sono mappe stampate delle città per gli spostamenti interni. Pensare in termini imprenditoriali significa che quando uno si accorge della mancanza di un servizio o di un prodotto, tenta di servire i consumatori e le popolazioni locali, senza rimanere attaccati per forza alla propria idea originale. Altro errore molto comune è l’individualismo. Molto volte infatti non Tra gli errori ,che abbiamo notato molte volte da parte delle imprese italiane, c’è sicuramente una scarsa conoscenza geoeconomica e una conseguente inadeguatezza nella gestione dei rapporti e nella conduzione degli affari. Segue una marginalità del mercato e la sua indifferenziazione. Tante volte infatti si pensa cosa si può fare in Africa senza prestare attenzione al mercato locale. Porsi come imprenditore infatti significa guardare le opportunità che ci sono e inventare un’attività sul 56 c’è la tendenza a cercare le famose sinergie con altre imprese e quindi a presentarsi solo con un prodotto finito o solo con un servizio completo. Grazie anche all’attività del Ministero dello Sviluppo Economico speriamo che questa rete d’impresa riesca ad andare sui mercati come sistema Italia, portando dalla progettazione al prodotto finito, modalità molto utile per conquistare quote di mercato significative. Io ho aggiunto anche lo scarso supporto bancariofinanziario. Mi riferisco soprattutto alle nostre banche, praticamente assenti localmente, ed anche ad un insufficiente supporto pubblico ai processi di internazionalizzazione. Ci mettiamo dentro anche il nostro istituto perchè al momento abbiamo solo un ufficio a Johnnesburg a causa delle drastiche riduzioni di budget dovute all’idea che la promozione è solo un costo e non un investimento. Consigli • • • • • Pianificazione attenta della selezione di mercati e settori e delle modalità di ingresso con relativi tempi Visione di lungo periodo Organizzazione aziendale adeguata, presidio diretto del mercato, competenza del personale con capacità di gestione delle complessità locali Iniziative coordinate che sfruttino le sinergie con altri attori di filiera e/o già localizzati Costruire “competenze africane” Non si danno consigli alle imprese ma si scambiano delle opinioni. È importante una Pianificazione attenta della selezione dei mercati, dei settori e delle modalità di ingresso con relativi tempi. Noi siamo a disposizione per trasferirvi le nostre conoscenze, le nostre impressioni a questo proposito. E poi è essenziale avere una visione di lungo periodo: pensare ad oggi, perché è importante realizzare, ma 57 sempre con una prospettiva futura. Altri elementi fondamentali sono la riorganizzazione aziendale adeguata e lo sfruttamento delle sinergie con altri attori di filiera già localizzati. Quindi non iniziare sempre da zero, ma cercare di conoscere chi c’è già andato prima per capire e verificare se il modello ha funzionato, ed eventualmente replicare quello che gli altri hanno fatto. Non sottovalutare le competenze africane, questo significa avere attenzione al locale e non avere la presunzione di sapere tutto se ancora non si è provato e verificato in loco. Per concludere Ice ha una buona programmazione per dare continuità alla nostra azione. Quest’anno abbiamo realizzato delle iniziative in Uganda ed Etiopia, in collaorazione con la banca africana. Abbiamo infatti partecipato alle principali manifestazioni fieristiche, che in Africa sono ancora a livello di fiere multisettoriali, diciamo molto paesane, e noi con grande umiltà andiamo presentando il nostro padiglione Italiano ed organizziando iniziative collaterali a beneficio delle imprese. Per il 2013 prevediamo di essere in Etiopia, Uganda, Mozambico e Ghana, che considero personalmente un paese di grandissimo interesse.57,50 58 59 60 02. Dibattito 61 62 63 Ambasciatore Umberto Vattani già segretario generale Ministero Affari Esteri e già Presidente ICE 64 Devo dire che quando Nicola Orsi, segretario generale di questa fondazione, a nome dell’Onorevole Raffaello Vignali, mi ha chiesto se sarei stato disponibile per una partecipazione ad una tavola rotonda ha usato tre argomenti che mi hanno convinto valesse la pena fare il viaggio e incontrarvi. Il primo: mi ha detto la Fondazione si chiama Costruiamo il Futuro, secondo: siamo insieme un gruppo Confartigianato, Compagnia delle Opere, Confindustria, Camera di Commercio e altri e infine che l’avremmo tenuta un sabato. Perché questi tre argomenti sono tutti e tre degli argomenti forti. Il primo che si riferisce al futuro, vuol dire che chi lo fa, certamente apprezza anche il passato, a dimostrazione che ci troviamo qui probabilmente nelle antiche scuderie in una villa, in una bellissima villa della Brianza, che è stata conservata benissimo e mi auguro che anche la villa venga e restaurata bene come queste scuderie, quindi si apprezza il passato per guardare al futuro. Secondo argomento è che il fatto di essere insieme a tutte queste istituzioni, se poi ci aggiungiamo il numero dei relatori arriviamo praticamente ad una squadra di calcio, vuol dire che si è pronti a lavorare insieme agli altri, e non in maniera solitaria. Infine il sabato si rinuncia a qualcosa, addirittura mi hanno detto che ci sono delle classi di studenti e a mio avviso è un fatto assolutamente positivo. Ma Nicola Orsi non mi aveva detto un quarto elemento che ho scoperto sfogliando questo bellissimo opuscolo che riguarda la vostra fondazione : è nata nel 2009 e neanche a farlo apposta il piano Africa messo a punto dall’ICE è nato esattamente nello stesso anno. Ci si può chiedere, ma perché? Non è che l’Africa l’abbiamo scoperta nel 2009, se guardate le vecchie cartine geografiche fino al ‘700 dell’Africa si conosceva esclusivamente la costa, all’interno non si sapeva bene cosa si sarebbe trovato. Ma perché l’Africa? Di piani ne abbiamo anche per l’America Latina, per i paesi dell’est europeo, per i paesi asiatici ma l’Africa è stato veramente un tema interessante. Prima di tutto perché come ha ricordato anche il dottor Casadei, noi europei abbiamo un debito nei confronti dell’Africa, perché l’Europa ha sfruttato per tanti anni questo continente e adesso francamente si è fatto un grande passo avanti. Abbiamo trasformato un rapporto di soggezione, diventato 50 anni fa un rapporto di indipendenza. Questi paesi si sono staccati da noi, e qualcuno di loro ha anche voluto sottolineare la distanza dalla vecchia potenza, e ne stiamo facendo dei veri e propri partner, paesi nei quali noi e loro ci si impegna per aiutarli a crescere. Ma è necessario avere un metodo, così come c’è un bellissimo metodo descritto nell’opuscolo della Fondazione Costruiamo il Futuro. Il metodo è quello di una riflessione che non può prescindere da una migliore conoscenza di questi paesi. Quello 65 che noi abbiamo fatto all’ICE è stato di raccogliere tutte le informazione che interessano a voi imprenditori. Abbiamo raccolto sopratutto quello che poteva interessare alle imprese, i mercati, e non i mercati in maniera generica perché dire che un mercato cresce del 15% può non essere particolarmente interessante per un imprenditore, l’ICE da sempre ha pensato che oltre allo studio del mercato bisognava scendere giù di livello e andare a fino nei settori. Poi, sempre com l’ICE abbiamo deciso di affrontare l’aspetto fieristico. Come l’Italia può presentarsi meglio? Le fiere organizzano vengono organizzate interamente delle persone del posto, quindi la gran parte dei costi riguardanti gli allestimenti, la presentazione,la pubblicità, la diffusione sono già coperte. Però possiamo fare in modo che la presenza italiana sia molto più visibile e abbia un profilo più alto, possiamo lavorare affinché quando si apre la fiera al padiglione italiano venga dedicata una visita più attenta. Un altro obiettivo molto importante è ridurre l’asimmetria della conoscenza, perché un’impresa della Brianza non può conoscere un’impresa del Senagal e viceversa. Queste informazioni servono a ridurre quel rapporto diseguale che c’è tra chi lavora in quel mercato e chi invece ci si deve recare. Allora fatte tutte queste 66 preparazioni, questo lavoro di studio di approfondimento settore per settore, abbiamo organizzato delle riunioni a Roma per far conoscere questi paesi, certo arrivare a 47/50 non è facile, abbiamo fatto una selezione tra quelli che sembravano più interessanti per noi italiani. Non ci siamo limitati a delle presentazioni ma abbiamo fatto in modo che i ministri di quei paesi venissero in Italia a raccontare le opportunità che avrebbero potuto offrire ai nostri imprenditori e abbiamo così anche avuto modo di verificare le nostre informazioni, da noi raccolte con quelle del Ministero degli Esteri. Sono nati così dei forum al Campidoglio a Roma ai quali hanno gruppi molto importanti di rappresentanti africani. Nel 2009 erano presenti 15 i ministri, abbiamo presentato loro alcuni imprenditori e preso accordi per organizzare in loco delle missioni. In pochi anni sono venuti con noi 2000 imprenditori italiani. Si sono tenute numerose riunioni, perché a noi, come alla Fondazione Costruiamo il Futuro, interessa la continuità dell’azione perché non c’è nulla di peggio cha e qualcosa di saltuario, di effimero che si verifica una volta sola e poi non si sa se avrà un seguito. Proprio per assicurare la continuità di questi incontri li abbiamo calendarizzati ogni anno, portando insieme a noi la Simest, la Sace, l’ABI e le banche, anche se, purtroppo, di banche italiane 67 in quel grande continente, ce ne sono molte poche, per non dire nessuna. Abbiamo cercato di fare capire alla BNP Paribas, che ha acquisito la nostra banca Nazionale del Lavoro, che ha un personale numeroso italiano, di utilizzarli non disseminandoli in tutto il mondo, ma mettendoli nei paesi dove noi siamo più deboli, dove non abbiamo strutture creditizie, e li abbiamo convinti. E dovremo continuare a lavorare in questa direzione perché in queste banche non italiane ci sono gruppi abbastanza significati di nostri concittadini. C’è un punto poi che è stato già accennato e che io ritengo molto importante la Banca Mondiale e la Banca Africana. La Banca Mondiale è un’istituzione che sta a Wasghington, ha come compito quello di favorire lo sviluppo di paesi del terzo mondo. Come fa? Raccogliendo le quote di tutti i paesi membri e dividendo una volta l’anno questa disponibilità finanziaria tra i continenti e all’interno dei continenti per singoli paesi. E allora abbiamo detto ai nostri ambasciatori in Africa, fate in modo che i progetti di sviluppo del paese dove voi siete accreditati vengano appoggiati da noi italiani. In che modo? Prima di tutto offrendo consulenze da parte di esperiti italiani, facendo in modo che il nostro rappresentante a Wasghington ne sia a conoscenza, cioè che sappia che in Ghana interessa una certa diga, che in Nigeria si sta facendo un’infrastruttura di trasporto fino al nord, e così via, perché solo allora il nostro direttore esecutivo, potrà appoggiare nella riunione della divisione di quei mezzi, le eventuali proposte, e renderle realtà grazie anche all’aiuto italiano. Per questo motivo abbiamo inserito nel programma Africa il rapporto con gli organismi internazionali e per promuovere il più possibile questo nuovo modo di operare a favore delle nostre imprese, abbiamo presentato il progetto ad Addis Abeba, dove ha sede la Commissione delle Nazioni Unite per l’Africa. Cosa vuol dire per un’impresa andare in Africa, ed in generale, andare all’estero? Per l’impresa si tratta di un enorme passo avanti, perché noi non viviamo in un mondo semplificato, viviamo in un mondo globale ma questo non vuole dire appiattito con le proprie caratteristiche e quindi per un’impresa andare in questi paesi informali significa sviluppare una capacità che la renda maggiormente competitiva, ma non solo in quel paese. La formazione creata per chi svolge questo lavoro all’estero crea una capacità di competitività che si applica certamente in quel paese, ma anche negli altri stai in generale, quindi quelle conoscenze che si richiedono a chi vuole fare affari, sono in realtà un arricchimento personale, un arricchimento della personalità. L’ICE si dice sia stato soppresso, è un errore oltre che una falsità. E’ stato spartito perché, come succede nel mondo, quando vedi uno che riesce 68 bene, quando vedi qualcosa che va molto forte, il Ministero degli Esteri ha voluto accaparrarsi la rete estera dell’ICE con un grande guadagno. Il progetto era quello di accaparrarsi i 570 funzionari dell’ICE che stavano a Roma, e dividere la parte estera assegnandola agli Esteri. è un po’ come se Salomone di fronte alle due madri che si disputavano il bambino lo avesse tagliato a metà. Francamente, non ha funzionato, lo hanno dovuto ricostituire con una certa fatica, perché non tutti, purtroppo, hanno avuto quel magnifico ammonimento che mi diede mio padre quando ci regalava un giocattolo: non smontarlo se non lo sai rimontare. Purtroppo non lo hanno saputo rimontare e si sono ritrovati con i pezzi in mano, e pensate che ancora oggi non riescono a metterli a posto. L’ICE era diventata una macchina da guerra, Christine Lagarde che tutti voi conoscete, era Ministro del Commercio con l’Estero nel 2006, mi invitò ad una riunione dove erano presenti tutti i direttori di UBI France che è l’ICE francese. Mi chiesero: ci può descrivere l’attività dell’ICE? Ben volentieri. Doveva essere una presentazione di mezz’ora ma durò molto di più perché ne seguirono moltissime domande. Un mese dopo Lagarde venne a Roma e mi invitò a pranzo. Mi disse: “Senta, a noi è molto piaciuta la sua presentazione, fate molte cose con un terzo del nostro personale, avete un bilancio che è un quinto del nostro, però ci date abbastanza fastidio sui mercati esteri, posso mandare una delegazione a vedere?” Venne Christophe Lecourtier, che era il mio collega francese, con alcuni suoi collaboratori, si fermarono all’ICE una settimana e se voi andate a vedere in internet vedrete che nel 2008 UBI France ha fatto una riforma che sembra una fotocopia, per struttura e per il modo in cui opera molto simile all’ICE. Lo stesso Christophe Lecourtier ha ammesso di aver copiato da noi. Allora può sembrare sorprendente ma come è possibile che se la sono spartita? Era talmente operativa e funzionante che se la sono fatta a pezzi, mi dispiace questo, perché ha frenato per un anno e mezzo, e non so ancora quanto tempo ci metteranno per rimetterla in funzione, hanno frenato un’attività importantissima. Ve ne dico una, dobbiamo a Marinella Loddo la creazione di un osservatorio per le materie prime, voi sapete che se volete comprare il rame, lo zinco o i diamanti c’è una borsa, ma se volete comprare il caolino che serve per la porcellana, o il legname, o le terre rare o alcuni metalli non ferrosi non c’è una borsa e quindi ognuno se lo deve andare a cercare sul mercato, senza sapere esattamente quale è il prezzo, perché non si può ordinare come si ordina il petrolio o altro. Nel 2008 è quindi creato un osservatorio delle materie prime, che consente alle imprese di dire, guardate che il caolino c’è anche ucraino, voi magari ve lo siete procurato qui, ma guardate ci sono anche queste 69 anche le nostre imprese? Avremmo degli amici, avremmo sicuramente delle porte aperte e allora è nato il progetto dei paesi post-conflict. Infine volevo illustrarvi un’ultima attività che si è molto sviluppata: è quella delle nostre grandi fiere, quella di far venire in Italia dall’estero dei compratori da paesi emergenti. Per cui alla Fiera di Milano, alla Fiera di Roma, di Bologna di Parma e così via, abbiamo visto crescere il numero di visitatori con questo volano di incoming di persone che venivano possibilità. Abbiamo fatto degli accordi con il Gabon per avere dei legnami preziosi che sono stati di grande giovamento a tutte le industrie delle cucine e anche del mobilio, che qui è fortissimo. Ebbene questo osservatorio è stata un’invenzione dell’ICE che ha dato i suoi buoni risultati. Un’altra iniziativa di valore è in atto in Bosnia Erzegovina, Iraq e Afghanistan. Ci siamo detti: ma se spendiamo tanti soldi per mandare i nostri soldati in questi stati, non possiamo mandare 70 io considero esemplari per come sono organizzate e per la loro partecipazione, mi auguro facciano anche un po’ di scuola anche in altre zone d’Italia, perché ne ho parlato con degli amici veneti e sono rimasti impressionati da quello che voi siete riusciti a mettere insieme come capacità di dialogo di scambi di informazioni e altro. Quindi vi ringrazio perché ritengo che sia un esempio che si possa ripetere con successo anche in altre regioni d’Italia. Grazie mille. proprio per incontrare gli imprenditori italiani presenti nelle fiere, abbiamo organizzato loro giorno per giorno degli incontri fissati secondo un sistema di appuntamenti. Bene ho voluto dire tutto questo perché la promozione come è stato detto non è un costo, così come iscriversi all’università non può essere considerato un costo. è un’attività di investimento che deve portare a livelli più alti di produttività e di lavoro. Ed è per questo motivo che io mi auguro che queste riunioni che 71 Rodolfo Casadei giornalista del settimanale Tempi (moderatore) Ringrazio l’ambasciatore Vattani per aver difeso così brillantemente la causa dell’internazionalizzazione dell’economia italiana. Abbiamo visto che non sempre i diplomatici sono diplomatici; la ringrazio inoltre per aver ricordato l’importanza di un sapere che sia completo di storia, di cultura, d’antropologia, perché, quando si parla d’internazionalizzazione dell’economia, la nostra cultura e le nostre tradizioni sono utili anche per fare affari. Passiamo la parola a Gloria Targetti di Simest. Gloria Targetti Dipartimento Promozione e Marketing sportello Regione Lombardia di Simest 72 I nostri strumenti SIMEST affianca l’impresa italiana in tutte le fasi di sviluppo all’estero Fasi di sviluppo dell’azienda Interventi SIMEST Rafforzamento della struttura finanziaria Finanziamento per il miglioramento della solidità patrimoniale Analisi mercati esteri Finanziamento di studi di fattibilità e di programmi di assistenza tecnica Progetti di acquisizione di quote di mercato in paesi extra-UE Finanziamento di programmi, aventi caratteristiche di investimento, per l’inserimento sui mercati esteri Esportare beni strumentali Stabilizzazione tassi su finanziamenti per export di beni d’investimento Individuare opportunità di investimento Business scouting e match making ✓ Partecipazione SIMEST al capitale sociale società estere ✓ Fondo Venture Capital (per focus extra UE) Investire in aziende estere ✓ Riduzione interessi su finanziamento quota dell’azienda italiana (investimenti extra UE) ✓ Fondo Start Up Buongiorno a tutti. Ringrazio la Fondazione Costruiamo il Futuro per questo invito, anche a nome di D’Aiuto, amministratore delegato di Siemest. Noi di Simest siamo sempre contenti di vedere imprenditori e poter fare quello che è la nostra missione: diffondere le informazioni. Come diceva prima l’ambasciatore Vattani. L’informazione è importantissima perché si possono sfruttare strumenti che sono estremamente utili, solo conoscendoli. Spesso invece, ci troviamo nella situazione di cercarli quando ormai è troppo tardi. La mia presentazione sarà un po’ tecnica, cercherò di semplificare e dare essenzialmente dei messaggi 73 che poi possiamo approfondire. Simest può offrire tantissimi aiuti finanziari per l’internazionalizzazione di imprese italiane, non possiamo finanziare imprese estere, non possiamo finanziare imprese che importano, ma possiamo finanziare le imprese che fanno internazionalizzazione. Cercherò brevemente di presentare le varie forme di finanziamento di Simest. È importante capire gli strumenti a disposizione e decidere quali sfruttare prima di realizzare un investimento all’estero. Chi siamo: la Simest è una società finanziaria nata nel 1990 e la nostra missione è sostanzialmente promuovere l’internazionalizzazione nelle sue varie forme. Quali strumenti finanziari possiamo offrire alle imprese? Come vedete su questa slide sulla sinistra abbiamo cercato di definire le varie fasi di sviluppo dell’azienda verso l’estero, e sulla parte destra abbiamo definito come Simest può rispondere alle esigenze di queste aziende che cercano di svilupparsi verso l’estero. Non possiamo fare niente per le imprese che chiudono i battenti in Italia, ma possiamo fare molto, come vedete, per le imprese che cercano come oggi la domanda estera, diventata molto importante per lo sviluppo economico italiano e non solo per le singole imprese. Perciò attraverso l’export e le varie forme più sofisticate e più difficili di investimenti, possiamo offrire moltissimo alle aziende. Sulla parte destra, quindi, ci sono i nostri strumenti, cercherò di riassumerli in modo sintetico. Cosa facciamo: noi gestiamo per conto dello Stato vari fondi rotativi, cioè una massa di denaro che lo Stato ha affidato a Simest come unico gestore, che servono per dare la spinta alle imprese che decidono di svilupparsi anche all’estero. Con questi fondi rotativi abbiamo ancora una buona disponibilità finanziaria, non vi parlo di strumenti che sono teoricamente disponibili, ma abbiamo una disponibilità finanziaria che usiamo se ci sono le premesse. I nostri strumenti servono per dare la spinta a imprese che siano “buone”, che non abbiano grossi problemi strutturali in Italia, e che presentino la capacità di andare all’estero. Non sono i denari che offre lo Stato alle imprese morenti, alle imprese per salvarle. Quindi è un aiuto ed una spinta, che spesso può essere molto decisiva. Gli strumenti che gestiamo possono essere raggruppati in tre filoni. Il primo, il più complesso, è il Core Business. Esso consiste nella spinta degli investimenti all’estero, sia con 100% di investimento italiano, ovviamente per i paesi dove la legge locale lo permette, sia in Joint Venture con i Partners locali. E questo è uno strumento complesso che vi descriverò meglio. Poi abbiamo una serie di fondi rotativi che gestiamo 74 che possono trovare denominatore comune il credito agevolato. Offriamo finanziamenti diretti o contributi agli interessi per le imprese nel loro processo di internazionalizzazione, con i tassi calmierati, con tassi spesso molto bassi perché sono tassi agevolati, e possiamo farlo grazie al fatto che lo Stato, attraverso questi fondi, offre la possibilità alle aziende italiane di internazionalizzarsi. Questi strumenti che l’Italia possiede per le imprese, sono veramente notevoli, rispetto agli altri paesi ne abbiamo quasi di più. Sia la dottoressa Loddo che l’ambasciatore Vattani parlavano delle banche; si tratta di un altro discorso perché in questo caso lo Stato offre questi finanziamenti o contributi agli interessi; ma se non c’è un credito da parte delle banche è difficile offrire un abbattimento del tasso. Veniamo al dunque per essere più concreti. Voglio, come premesso, parlare brevemente degli investimenti. Facciamo un esempio. Io ho parlato con molti giovani e ovviamente questi giovani non sono ancora coinvolti direttamente nel business ma lo sono in modo indiretto, come anche le famiglie. È importante sapere! Se un’impresa vuole fare tutto con le proprie forze, benissimo. Però è importante sapere. Prendiamo ad esempio un’impresa brianzola italiana, che esiste in Italia, dal punto di vista industriale, da almeno tre anni. Questo strumento di cui vi parlo non è adatto alle imprese neo costituite né alle microimprese. Qui ci sono tanti mobilifici che non solo esportano ma anche producono all’estero. Ecco io sono un mobilificio, vado a produrre in Africa i miei mobili. Abbiamo già parlato molto dell’Africa e vi risparmio quello che conta dal punto di vista dell’impresa, gli imprenditori lo sanno bene che è importante il progetto industriale. Mi è capitato in passato, di vedere imprese che vanno a produrre dove ci sono più finanziamenti e agevolazioni. Voi sapete meglio di me che questa impostazione finanziaria non deve mai prevalere sulla impostazione industriale; il progetto deve avere la sua credibilità dal punto di vista industriale, poi se ci sono gli strumenti finanziari tanto meglio. Tornando al caso del mobilificio, se vado ad investire in Africa, a creare un capannone dove produco i mobili e dove investo un certo capitale rispetto al mio fatturato, posso andare da Simest e chiederei essere aiutato in questa iniziativa. La Simest valuta il progetto, segue e consiglia le aziende e la nostra assistenza è a costo zero. Anche per questo motivo è importante presentare il vostro progetto: può essere utile perché abbiamo esperienza in questo campo, abbiamo fatto moltissimi finanziamenti. Se il progetto convince e l’impresa ha le capacità industriali di svilupparsi all’estero io, Simest, ti dò il massimo. Possiamo intervenire 75 in capitale sociale, nella società neo costituita all’estero, prevalentemente nei paesi extra UE (possiamo fare anche qualcosa da poco tempo in Europa ma senza gli altri due strumenti di cui vi parlerò). Possiamo sottoscrivere una quota versando cash in conto capitale e a capitale sociale dell’impresa in Africa, non solo, ma per tutti i paesi dell’Africa e anche altri possiamo aggiungere un fondo, che gestiamo per conto dello Stato, un fondo di un capitale di rischio (Venture Capital). Fondo di Venture Capital (Paesi “focus” extra UE) Obiettivo generale SIMEST + Fondo fino al 49% del capitale della società estera non superiore al totale delle quote detenute dai soci italiani Durata dell’intervento max. otto anni e comunque non oltre i termini contenuti nel contratto relativo all’intervento SIMEST (L.100/90) Garanzie Per l’impegno al riacquisto delle quote di partecipazione del fondo non è richiesta l’assistenza di garanzie Remuneraione fondo: Piccole imprese Medie imprese Grandi imprese Di solito cerchiamo di dividere la nostra quota tra la partecipazione e il fondo, perché il Fondo di Capitale di Rischio è senza garanzia e quindi estremamente interessante per l’imprenditore: brutalmente costa meno, non deve offrirci la garanzia, e il rendimento del fondo, che è il costo per l’imprenditore, è anche tasso BCE + spread dello 0,5% tasso BCE + spread dello 0,75% tasso BCE + spread dell’1% tasso minimo del 3,5% molto basso perché legato al tasso della BCE più un delta che dipende dalla grandezza dell’impresa. Tanto per darvi un esempio: per le piccole/ medie imprese il tasso è 1,50% senza garanzia che può durare per un massimo di otto anni. In questo esempio, il mobilificio in Ghana ha bisogno di un capitale sociale 76 ammettiamo di un milione di euro, fino al 49% vi può offrire la Simest tra il fondo e la partecipazione, il restante 51% (quindi 510.000 euro) voi non lo tirate fuori dalle tasche dell’impresa ma andate da una banca e prendete un prestito fino a 8 anni. E noi qua facciamo un terzo passo su questa parte del prestito, vi diamo un abbattimento, utilizzando uno dei fondi rotativi che gestiamo sempre per conto dello stato, sarebbe il 50% di un tasso di riferimento per il settore industriale, che oggi sarebbe 2,60% (solo l’abbattimento secco). In altre parole, voi siete andati in Ghana a creare la vostra unità produttiva, o ex novo o avevate un già piccolo mobilificio, e avete aumentato il capitale sociale, oppure a carico dell’acquisto, e per avere una realtà produttiva in loco con un capitale sociale di un milione avete sborsato la metà. E questo è un aiuto notevole. E qua come ci comportiamo? Un appello a voi, contattate il nostro team, valutiamo se il progetto è finanziabile, e se lo è ci mettiamo in moto subito, perché è uno strumento complesso. Ogni progetto va al consiglio di amministrazione e prima lo valutiamo attraverso una comitato di investimenti, poi sarà affidato allo specialista del settore. Perciò oltre ad un aiuto finanziario, vi diamo un aiuto in termini di assistenza e consulenza. Ma c’è anche un altro plusvalore: la Simest aveva dietro un’istituzione molto importante, che fino a ieri era il Ministero dello Sviluppo, e la nostra quota del ministero del 76% è stata ceduta adesso alla Cassa Depositi e Prestiti. Non cambia niente nell’operatività, perché gestiamo sempre i fondi dello Stato, perciò in ultima istanza è un intervento istituzionale. Passiamo agli altri strumenti. Abbiamo parlato degli investimenti adesso vi parlo dei finanziamenti a tasso agevolato. Qua siamo quasi in concorrenza con le banche; piuttosto che farsi pagare il tasso di mercato noi offriamo per i passi che sono necessari per un investimento all’estero, dagli studi di pre fattibilità all’assistenza tecnica (nel mio esempio io apro un mobilificio in Ghana ma devo istruire gli operai e mi servono i soldi per farli venire in Italia, oppure per mandare i miei tecnici ad istruirli in loco), la Simest può finanziare quest’attività offrendo un finanziamento estremamente interessante perché ha un tasso di 0,5% per la durata di 5 anni per le piccole/medie imprese. Inoltre offriamo una garanzia integrativa fino al 50%. Idem per gli studi di fattibilità, non tutti gli investimenti richiedono un business plan complicato, ma anche alle stesse condizioni possiamo, se fosse necessario, finanziare questi tassi in business plan. E così chiudiamo il tema degli investimenti. Parliamo dell’export. Sono anni che esiste questo strumento finanziario, esattamente dal 1977 – La Legge Orsola. Un’impresa arriva in Simest e dice: io 77 esporto (nell’esempio esporto i mobili) la Simest può fare qualcosa per me? La risposta è no, perché questo strumento può essere utilizzato per gli esportatori di beni strumentali (macchinari e impianti) solo nel caso in cui l’esportatore offra una dilazione di pagamento all’importatore che supera i 24 mesi. Allora io esporto il macchinario e mi faccio pagare dall’importatore Ghanese in 5 anni, che mi dà ovviamente una specie di effetti di pagamento, che saranno cambiali internazionali o qualcosa di questo genere. Tuttavia in questo caso, se si tratta solo di macchinari e impianti, la Simest dà un contributo agli interessi ma non finanzia. L’Export Credit lo fanno le banche. Torniamo di nuovo a questa fusione necessaria, se c’è un finanziamento noi abbattiamo il tasso. Noi diamo un contributo. Quale contributo? E qui si fa confusione. Si pensa che sia un finanziamento invece è un abbattimento in linea con gli altri paesi dell’OCSE. In linea perché se no si fa un danno istituzionale. Per esempio io esporto il mio macchinario in Ghana, il mio importatore Ghanese mi paga in 5 anni. Questo mi dà ovviamente le cambiali che, come sapete, devono essere confermate da una banca locale perché se no valgono poco. Ed io imprenditore italiano faccio il cosiddetto smobilizzo, cioè vendo ad un istituto italiano, ad una banca italiana o a livello internazionale questi effetti di pagamento perché non tengo in tasca il rischio Ghana. Ma a che prezzo vendo? Faccio il cosiddetto forfaiting al prezzo di mercato. A questo punto interviene la Simest e dà un contributo agli interessi facendo sì che i nostri imprenditori dei beni strumentali possano usufruire delle stesse facilitazioni di cui usufruiscono gli esportatori di macchinari e impianti tedeschi e francesi...Per cui ci mette nelle stesse condizioni. Qua ho chiuso con l’Export. Semplicemente perché io vendo, ho una commessa di vendita che può essere una vendita ad hoc o può essere una linea di vendita che richiede una presenza in loco. Anche nel settore del nostro esempio, se il mobilificio vende in Africa dei mobili magari ha bisogno di un ufficio vendite, un ufficio tecnico di assistenza. Allora noi possiamo offrire a queste imprese per queste strutture commerciali (non parliamo più né di investimenti né di studi di fattibilità ma parliamo di una presenza commerciale). Investire è difficile ma essere presenti ed esportare è più facile soprattutto per le piccole imprese. Ma se io ho un ufficio in loco mi costa. La Simest può offrire per coprire i costi di questa struttura commerciale, che sarà un ufficio vendite, uno showroom o un negozio o qualsiasi struttura permanente attraverso cui io vendo prodotti di marchio italiano, può essere finanziato con un credito agevolato al tasso del 0,57% per la durata di 7 anni. È molto interessante, è stato utilizzato da tante imprese, anche grandi imprese 78 un massimo del 49%. La nostra presenza è da due a quattro anni, può arrivare fino a sei se lo richiede il progetto. Secondo noi è molto utile, non abbiamo ancora risultati perché esiste da pochi giorni, ma ha già suscitato molto interesse. E chiudo con l’Africa. Si è detto molto di questo continente pieno di possibilità, noi abbiamo già fatto molto in Africa. Abbiamo finanziato 61 operazioni di investimento, con quello schema un po’ complesso che vi ho spiegato. Abbiamo sborsato per queste iniziative complessivamente 51 milioni di euro. Abbiamo finanziato una sessantina di studi di fattibilità e assistenza tecnica per 13 milioni di euro. Abbiamo finanziato 150 operazioni di export. Per tutto il credito agevolato, quello al tasso calmierato di cui vi parlavo, o come contributo agli interessi o come finanziamento ad un tasso agevolato, abbiamo fatto circa 500 operazioni per un cifra notevole, 3200 milioni di euro. Perciò è tanto. Concludo dicendo, contattateci. È meglio una telefonata in più, che un’occasione in meno. Grazie aprendo showroom in tanti paesi come l’Africa, che importano per esempio prodotti del settore moda, Armani e altre marche, sono stati finanziati spessissimo da Simest. Non mi voglio più dilungare. Un’ultima cosa vi voglio dire. Proprio ieri abbiamo aggiunto alla prima slide che vi ho mostrato un altro strumento, il fondo start up. Avete senz’altro sentito parlare di questo fondo, perché se ne parla da tanti anni. É operativo da pochissimi giorni. Questo fondo è molto interessante perché offre alle aziende neo costituite, piccole/medie in cui sono comprese società costituite da giovani e donne in forma singola o associata, un piccolo aiuto. La Simest non interviene direttamente, come vi ho spiegato prima, quando si tratta di un investimento vero e proprio. Si tratta di un piccolo aiuto, fino a 300.000 euro. È una iniezione di denaro al tasso di mercato (ma di cui le imprese spesso non hanno disponibilità e quindi è molto importante). La nostra presenza è di minoranza in queste società costituite da meno di 18 mesi entriamo a capitale sociale per 79 80 81 Giuseppe Tripoli Capo Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione del Ministero dello Sviluppo e Garante delle PMI 82 Grazie e buongiorno a tutti. Chiederei a Casadei il permesso di essere telegrafico. Dell’Africa è stato già detto tantissimo, non mi soffermo più su questo tema, se non per segnalare come conclusione del sentimento di questi racconti e di queste relazioni il fatto che è un’area di grandissimo interesse, di grandissima potenzialità e di grandissimi problemi. Tutto convive, i problemi vanno piano piano a sciogliersi, abbiamo visto in che modo, grazie a una stabilizzazione economica e a una stabilizzazione politica che cresce. Le prospettive, i vantaggi che si iniziano ad intravedere sono interessanti. È un continente giovane, un continente che si muove, che si urbanizza sempre più, e quindi che si struttura sempre più, che ha tantissimo da fare, che ha tanti bisogni. È un continente diversissimo, un continente fatto da tantissimi mercati, tanti paesi, regole diverse, settorialmente diverse: è una grande opportunità. Io dico che per il mondo della piccola/ media impresa, di cui soprattutto il nostro sistema produttivo è fatto, è un’opportunità da guardare perché, da qui ai prossimi anni, se si guarda solo al mercato interno o ai mercati tradizionali c’è il rischio di prendersi qualche raffreddatura. è bene guardare a mercati più caldi, come questo, più rischiosi forse, ma che offrono delle opportunità. Un mercato come quello dell’Africa, con queste tipologie, non devo dirlo io a voi che siete imprenditori, va affrontato con molta prudenza. Prudenza vuol dire anzitutto appoggiarsi alle reti che già esistono. Sono state citate le ambasciate, citerei le presenze imprenditoriali italiane già localizzate, che hanno già dei loro stabilimenti, delle loro presenze fisse, in vari paesi africani. Cito sicuramente gli uffici dell’ICE, che vanno ad allargarsi, a crescere come numero e nel programma dell’agenzia per l’internazionalizzazione, così si chiama adesso la nuova ICE, a potenziare la presenza di uffici in Africa. E questo perché? Perché solo la conoscenza di chi è in loco consente di avere dei punti di riferimento un po’ più precisi della situazione e della differenza delle diverse situazioni. In secondo luogo, come tutti i mercati nuovi, vanno avvicinati con primi e piccoli approcci cioè farsi un’idea diretta. Alcuni di voi sono già presenti nei paesi africani, molti no. Ci sono una serie di iniziative realizzate principalmente dall’ICE, ma non solo, come le “Country presentation” di missioni in alcuni paesi, di presenze in fiere multi settoriali, per esempio ad Addis Abeba. Cominciare a buttare l’occhio, andare a vedere com’è la situazione, credo che sia una regola banale di prudenza che consente però di farsi un’idea diretta della situazione. E questo chi lo può o lo vuol fare? Io vi voglio incoraggiare a farlo perché si ha così l’opportunità 83 di capire meglio la situazione, i rischi e le potenzialità effettive. Vorrei aprire una parentesi sulle grandi imprese che prendono importanti lavori nei paesi africani nel campo dell’infrastrutturazione e nel campo dell’energia. L’aggancio ai grandi, alle grandi imprese che operano bene, se è costruito bene, sono driver di sviluppo della presenza estera in molti paesi per molte piccole imprese, anche del nostro paese. Fino a qualche anno fa, fare attività di internazionalizzazione era importante per le imprese italiane, facevano fatturato, erano presenti le piccole imprese italiane, che sono sempre state coraggiose, e sono andate sempre per prime. Oggi è diventato essenziale, oggi ci sono molte imprese che se non vanno a cogliere la domanda del mercato estero non sopravvivono con la domanda interna. Questo è un dato di fatto. Quindi ci sono moltissime aziende di piccola, piccolissima dimensione, di dieci o quindici dipendenti che finora avevano vissuto, e anche bene, sul mercato interno che, o si aprono sull’estero oppure chiudono. Io di questo tipo di situazioni aziendali ne incontro decine e decine. Bisogna essere realisti, un imprenditore uno che ha 10/15 dipendenti non può inventarsi di andare all’estero da un giorno all’altro. Io ho visto, e la racconto sempre, una delle esperienze più utili di aiuto all’internazionalizzazione, privato su privato (quindi non parlo del mondo pubblico). è quello che fanno per esempio strutture che offrono manager temporanei, temporary manager per l’estero, che conoscono quel paese, che conoscono il paese dove vuoi andare dove hai bisogno di andare. Centinaia di piccole imprese, soprattutto del nord, ma adesso anche del centro e meno del sud, si stanno affacciando per la prima volta sui mercati esteri usando questa leva. Ci sono strutture che promuovono e organizzano, anche pubbliche ma io parlo di quelle private perché le ho viste ben lavorare, che aiutano una piccola impresa. E allora lì uno affacciandosi per la prima volta con il suo prodotto, senza bisogno di cambiare prodotto, su un nuovo mercato capisce quale è l’inefficienza della sua azienda, in che cosa deve riorganizzarsi, che cosa serve per essere presente stabilmente su un mercato estero, come deve riorganizzare la logistica, etc. Fa anche un salto di qualità. Ma andiamo al caso del pubblico. La clientela di tutte le strutture pubbliche che sono qui schierate dietro a questo tavolo e di quelle che mancano, per esempio la Sace, le Camere di Commercio, le Regioni ecc., la clientela di tutta questa realtà di enti pubblici che si occupano di internazionalizzazione è cambiata, non è più l’azienda che normalmente faceva export e sapeva come farlo ma è l’azienda che per la prima volta per sopravvivere deve andare all’estero, alcune cose 84 export sapeva come fare e a chi rivolgersi, oggi è diventato essenziale. L’operazione di concentrare sempre più su Camere di Commercio che si dotino di professionalità adeguata organizzandosi tra di loro per avere un punto d’accesso a tutti questi servizi, per noi è importante. Anche il tipo di servizi deve cambiare, perché l’ICE ha avuto da sempre questa attenzione al mondo delle piccole imprese, la Simest l’ha acquisita nel tempo, altre realtà hanno lavorato con imprese più grandi, non hanno un pacchetto di servizi che è adatto a questa nuova clientela. Ho incontrato la scorsa settimana i vertici della Sace, che sono impegnati a fare un road show sul territorio per illustrare i prodotti che hanno per le piccole imprese, molti di questi prodotti devo essere un po’ ripensati, perché erano prodotti strutturati, essenziali, perché se tu non sei assicurato sul credito, devono cambiare. Prima di tutto, ed è il lavoro su cui siamo fortemente impegnati, occorre che ci sia un unico punto di accesso sul territorio perché avere a che fare con l’ICE, la Simest, la Sace, le Camere di commercio, le Regioni, ognuno con il suo pezzetto importante, importantissimo di verità e di servizio, fa impazzire. è necessario istituire un punto sul territorio, ben organizzato in cui portare avanti almeno una prima informazione. Ad esempio, se io voglio andare in Mozambico per vendere dei tondini di ferro come devo fare? Non posso fare il giro delle sette chiese per sapere chi conosce il Mozambico, chi conosce le fiere che si fanno, chi conosce i prodotti, chi conosce la copertura, chi conosce il rischio paese. Questo punto d’approccio stiamo cercando di organizzarlo sul territorio, fino a qualche anno fa era meno importante che ci fosse, perché chi faceva 85 sui pagamenti, che ti fai il tuo cliente all’estero, rischi grosso. Ma devono essere strumenti e servizi organizzati per dimensioni più piccole. Allora la riorganizzazione dell’offerta in cui siamo impegnati è fondamentale perché oggi il cliente è diverso. Stiamo cercando di mettere insieme degli strumenti che consentano alle piccole imprese, restando piccole senza necessità che crescano di botto, di poter fare operazioni che da sole non riuscirebbero a fare, e qui cito due realtà. Una sulla quale con l’onorevole Vignali in particolare, abbiamo lavorato, lui ha lavorato in Parlamento, noi abbiamo lavorato perché poi venisse tradotto operativamente, che è lo strumento dei contratti di rete, stiamo cercando attorno al tema della rete di irrobustirlo di possibilità, di funzionalità, di opportunità. Quindi il tema delle reti, lo strumento delle reti lo stiamo potenziando, lo stiamo rafforzando. La seconda sono i consorzi per l’internazionalizzazione, voi sapete che c’è una vecchia esperienza di consorzi export, erano legati appunto all’export, oggi essere presenti sui mercati internazionali, vuol dire una serie di cose, poter fare formazione poter essere intersettoriali, i consorzi export avevano molti limiti, poter partecipare ad alcune opportunità a cui prima i consorzi export non potevano partecipare. La legge ha riformato i consorzi export e li ha trasformati in consorzi per l’internazionalizzazione, è alla firma il decreto che li attualizza, tutto il prossimo anno, sarà un anno di transizione dai vecchi consorzi export ai consorzi dell’internazionalizzazione è uno strumento che consente di aggregare piccole imprese con opportunità e possibilità ulteriori rispetto al passato. Credo che lo sforzo in cui siamo impegnati, voi per fare il vostro mestiere e noi per cercare di renderlo più facile se possibile a voi, è quello di ritarare tutta la struttura, tutte le cose che si sono pensate su una dimensione più piccola. Chiudo, facendo il garante delle piccole e medie imprese, figura che lo statuto delle imprese ha introdotto nel nostro ordinamento. Mi arrivano molto spesso segnalazioni di piccole imprese che hanno problemi di credito, problemi d’ufficio e allora io vi invito a segnalarmi le eventuali esigenze e i problemi che ci fossero su questi temi dell’internazionalizzazione, non vi garantisco che il risultato sarà raggiunto ma vi garantisco che ce la metteremo tutta. Io credo che il tema della nostra presenza internazionale, è il nostro futuro. Non è futuro quello nei prossimi anni che si centri su un mercato solo domestico, abbiamo un futuro che inevitabilmente avrà una quota crescente di internazionale, in tutte le sue dimensioni, un buon import, più export, migliori talenti, attrattiva di investimenti all’estero e d’investimenti in Italia. Questo è il nostro futuro e su questo noi stiamo lavorando. 86 Dario Speranza Vice President Political and Institutional Scenarios and Analysis (Government Affairs Department) di Eni 87 Grazie, buon giorno a tutti, ringrazio voi per la presenza e anche l’organizzazione per l’invito che Eni ha accettato anche in considerazione dell’opportunità di scambiare delle riflessioni, che derivano dalle esperienze che abbiamo maturato in questo continente e un po’ delle prospettive che vediamo in esso. Abbiamo maturato una buona esperienza in quanto siamo la prima compagnia petrolifera internazionale in Africa. Lì abbiamo quasi il 60% della nostra produzione di oli e gas e siamo presenti da quasi 60 anni, a cominciare dall’Egitto ma abbiamo una presenza in 15 paesi. Proprio l’energia può essere un motivo forte di sviluppo di questo paese, proprio l’energia che rappresenta oggi un paradosso per questo continente. è stato già detto che ci sono prospettive buone di crescita ma effettivamente queste prospettive sono legate molto alle materie prime, almeno nel breve e che sono impiegati all’interno anche nell’ottica di sviluppare una società che è molto giovane, infatti circa il 60% degli abitanti dell’Africa sud Sahariana ha meno di trenta anni. Ma c’è una anche la dimensione preoccupante che, da limite, potrebbe diventare opportunità: è questo che noi come Eni guardiamo quando ci confrontiamo con un paese. Guardiamo alle mancanze, ai bisogni, cercando di trovare soluzioni che possono essere vincenti per entrambi, portare benefici per entrambe le parti. Questa è la vera essenza della cosiddetta partnership pubblico e privato di cui si parla, essenzialmente trovare degli strumenti per realizzare un beneficio congiunto. Circa un miliardo e 300 mila persone al mondo non hanno accesso all’energia, il 20% della popolazione mondiale. Ebbene 600 milioni sono nell’Africa sud Sahariana, più del 70% delle persone dell’Africa sud Sahariana non ha accesso all’energia. E l’energia non è una cosa futile, è il motore dello sviluppo, ne è il motore, in questo caso per la valenza strategica che hanno le risorse per questo, ma ne è anche la leva. Non c’è sviluppo industriale e sociale se non c’è un accesso adeguato all’energia. Nell’esperienza fatta durante questi anni, abbiamo cercato di realizzare, di individuare insieme ai paesi dei progetti che potessero riguardare anche questo settore, realizzando delle centrali elettriche per offrire energia elettrica alla popolazione. Immaginate che le due centrali elettriche realizzate in Congo di recente forniscono il 60% dell’energia elettrica del paese. Questo grazie allo smottamento di un gas che diciamo così non ha valore, perché non economico, difficilmente utilizzabile per altri scopi. Forse lo sapete ma il gas ha un alto costo di riposizionamento ovvero deve essere trasportato e questo è molto costoso e non c’è la possibilità di valorizzarlo spesso sul mercato locale perché spesso mancano le infrastrutture. In Africa, la carenza infrastrutturale è uno dei limiti fortissimi per il decollo di quest’area e perché manca il mercato 88 locale, non c’è ancora un mercato strutturato. Quindi mancano in qualche modo i clienti. Ecco attraverso queste partnership si è riusciti a sfruttare il gas che veniva bruciato in atmosfera, con conseguenze ambientali drammatiche, per produrre elettricità a beneficio della popolazione. Quello che voglio fare non è uno spot per l’Eni ma cogliere delle riflessioni per quanto ci riguarda come Italia, come impresa e come comunità internazionale. Il primo punto è lo sviluppo delle infrastrutture. La banca mondiale ipotizza o stima un fabbisogno infrastrutturale di oltre 90 miliardi di dollari all’anno che necessiterebbero per un progresso dell’Africa sud Sahariana, ne vengono pianificati appena la metà, con un grave ritardo, io vedo l’Africa come la Cina 30 anni fa. La Cina è riuscita effettivamente con un grande sforzo di investimento a colmare delle grandi lacune interne e a lanciarsi sul mercato internazionale. Cosa che paradossalmente sta facendo all’estero adesso, l’Africa è oggetto di investimento diretti dall’estero e la maggior parte viene da Cina, Brasile e India. Quindi, primo, le infrastrutture. Secondo: la telefonia. La telefonia mobile ha avuto un grande sviluppo perché supera un altro dei limiti forti dell’Africa, che è la burocrazia. La telefonia mobile è uno di quei settori dove c’è un minor contatto con le istituzioni e questo è stato molto vantaggioso. Il terzo elemento è la capacità di entrare in relazione, sia bilaterale e sia in un’ottica regionale. I paesi africani hanno una dimensione molto piccola e anche i progetti che sono in grado di affrontare da soli non possono essere elevati. Adottando un’ottica regionale, questo può essere in qualche modo superato in modo che i progetti possano risultare più interessanti. Pensiamo per esempio a un paese come il Mozambico, si è scoperto essere uno dei grandi produttori di gas del futuro e questo anche grazie alla nostra opera. Il Mozambico però deve puntare a diventare un hub regionale di produzione di energia anche per i suoi vicini, in primo luogo per il Sudafrica, dove già importa tutta la sua produzione di gas corrente (appena 5 miliardi di metri cubi, per esempio neanche un 5% di quanto consumiamo noi in Italia). La comunità internazionale e l’Unione Europea possono fare molto, offrire pregi e difetti della loro esperienza, stare vicino e creare e rendere più solide le istituzioni del paese. è già stata ricordata la grande crescita nel senso di democratizzazione dell’Africa sud Sahariana, c’è molta strada da fare, ma degli esempi positivi ci sono, proprio come il Ghana e il Mozambico, esempi positivi di una struttura democratica che sta tenendo alla prova dei fatti. Si temeva molto per il Ghana, che l’avvio della produzione petrolifera portasse degli scompensi interni e nonostante la morte del presidente improvvisa non c’è stato il colpo di Stato. Questo è significativo, 89 le istituzioni si stanno consolidando, le istituzioni sono importanti come l’aggancio alle istituzioni italiane quando si va all’estero. Mi piace ricordare un’esperienza in base ad un recente studio di un think tank ugandese, il modello vincente di imprenditoria locale è basato su multi servizi, piccoli imprenditori che offrono più servizi, più prodotti. Questo in qualche modo è significativo sia in un’ottica nostra come grande impresa, conferma la nostra strategia, quella di poter essere un contro partner realizzare un progetto dalla A alla Z naturalmente in termini di competenze e in termini di intermediazione con altri soggetti imprenditoriali. La possibilità di consolidare i rapporti diretti, quello su cui gli africani contano molto, è il rapporto di fiducia con le persone che si trovano davanti, persone di fiducia che portino avanti progetti affidabili che risolvano realmente le esigenze e che non operino solo a vantaggio di una delle due parti. Eni è impegnata a consolidare ulteriormente la sua presenza in virtù proprio di queste caratteristiche. Nei prossimi 4 anni investiremo circa 20 miliardi di euro in Africa, questa è la testimonianza del grande impegno della nostra azienda. 90 91 Raffaello Vignali Vice Presidente Commissione Attività Produttive alla Camera dei Deputati 92 Ringrazio i relatori per essere qui con noi, ci hanno fatto un grande regalo, ma in particolare consentitemi di ringraziare l’ambasciatore Umberto Vattani, perché questo incontro, come lui ha detto, è nato da un dialogo, ma non voglio ringraziarlo solo per questo, ma perché nei suoi anni alla Farnesina e negli anni all’ICE, se c’è stata una persona estremamente attiva nell’aiutare le imprese ad internazionalizzarsi è Umberto Vattani, di questo gli va reso grande merito. Prima Giuseppe Tripoli diceva che noi siamo le nostre imprese e che in molti casi sono “condannate” ad internazionalizzarsi, e questo è senz’altro vero. Da questo punto di vista tante piccole imprese, anche nel nostro territorio, sono internazionalizzate ma hanno bisogno di un aiuto maggiore. Credo che il momento di oggi sia stato utile sia per l’informazione, che è stata data, ma soprattutto agli imprenditori per conoscere meglio gli strumenti che esistono, quello che fa l’ICE, e la Simest. Simest è un grande strumento, ringrazio la dottoressa Targetti per la disponibilità, qui siamo in Brianza qualcuno le verrà a chiederle un incontro, una mano e credo che sia anche giusto non a caso, Simest ha una sede a Milano, perché la Lombardia è la regione capitale dell’export dell’internazionalizzazione italiana. Su questo, ad esempio anche il fondo start-up, su richieste particolari del dipartimento del dott. Tripoli sta lavorando perché il fondo possa servire anche alle reti d’impresa e questo, credo, possa essere una grande opportunità per le nostre imprese. Qui presenti ci sono imprenditori che hanno fatto rete d’impresa, fra l’altro molto belle, come Lorenzo Riva, sono artigiani e fanno lampioni al led, accessorio che è nato facendo ricerca con il Politecnico. A luglio, come diceva Giuseppe Tripoli, nel Decreto Sviluppo ho presentato un emendamento sul riconoscimento giuridico delle reti d’impresa, ma l’idea non mi è venuta perché mi sono messo a pensare alle reti d’impresa, mi è venuta dall’incontro con le reali esigenze e istanze portate avanti dalle aziende, uno dei problemi che hanno è proprio questo del riconoscimento giuridico, perché le banche se non c’è il riconoscimento giuridico delle reti d’impresa non danno un rating, se devono comprare un macchinario c’è un problema per chi se lo intesta, se devono prendere un export manager chi se lo carica? Sono dettagli, ma sono quei dettagli su cui poi si blocca il sistema. Altra questione, ci sono anche altri strumenti, come la vicenda dei temporary manager, in Lombardia è stata fatta una sperimentazione che è risultata essere una straordinaria esperienza per sostenere le imprese nell’internazionalizzazione. Stiamo parlando di un grande strumento per aiutare i piccoli, perché si può competere anche facendo rete, 93 perché si ha una massa critica che è maggiore senza dover ricorrere alle fusioni. Poi sul territorio noi abbiamo anche tante opportunità, all’inizio c’era Marco Campanari che ha fatto una bellissima start-up che si chiama Hyperfair, che è una fiera virtuale che è tra Lecco e la Silicon Valley, uno strumento straordinario che può servire all’internazionalizzazione. Qui abbiamo anche una grande risorsa che le industrie lecchesi stanno sfruttando ma che si può sfruttare anche di più anche per le imprese non della provincia di Lecco che è il programma di formazione degli studenti stranieri a Lecco. Grazie a Umberto Vattani e Giuseppe Tripoli, perché allora era Segretario Generale di UnionCamere, è partito un programma per cui noi in pochi anni abbiamo formato a Lecco più di 600 studenti stranieri, laureati in ingegneria, laurea specialistica di ingegneria. Se volete un po’ sul modello di quello che fece Mattei tanti anni fa, che è stata anche la fortuna dell’Eni, perché l’Eni magari si trova ad operare in un paese il cui ministro dell’energia è ministro perché ha studiato ingegneria in Italia grazie a Mattei, queste cose non è che non contano. Fanno gli stage nelle nostre imprese, in qualche caso restano, molto spesso tornano nel loro paese, possono aprire anche le filiali delle nostre imprese in quegli stati e sono tutti di paesi emergenti, come Africa e Est Europa. Questo è uno strumento utile che abbiamo,poi si sta facendo spazio, ad esempio, questo discorso delle reti, dei consorzi. Abbiamo fatto sempre nel decreto sviluppo la riforma dei consorzi, iniziativa nata dal dialogo con il mondo delle imprese. Se penso a realtà come la nostra, a Premana, il consorzio Premax che è un consorzio fatto da oltre 80 piccole imprese che fanno forbici e coltelli. Ha fatto sì che uno dei distretti che qualcuno aveva destinato a morte sicura in questi anni, ha fatto +15% ogni anno, e vende forbici e coltelli in tutto il mondo. E stiamo parlano di un micro distretto, un paese a 1000 metri di altezza con 1500 abitanti, 180 aziende che fanno forbici e coltelli, quindi vi lascio immaginare la dimensione. Bisogna che noi ripensiamo agli strumenti partendo dalla realtà, tante volte si pensa a tavolino e questo non funziona, ci vuole un grande dialogo con il mondo delle imprese, delle associazioni sia di settore, ma anche delle associazioni dei piccoli. Sono convinto che sia una delle questioni prioritarie questa dell’internazionalizzazione per il nostro paese, credo che bisognerà arrivare a fare due cose: un programma strategico vero di internazionalizzazione, tante volte discutiamo degli strumenti senza mai parlare degli obiettivi, il caso dell’ICE su questo è emblematico. Io l’ho detto più volte anche in commissione Vattani lo sa, io non posso più di 94 discutere di riordino degli strumenti senza prima dire cosa vogliamo fare, verso che paesi voglio andare, verso che paese voglio portare i piccoli, dandoci degli obiettivi. Per tanti anni non si è mai fatta una programmazione vera degli interventi, adesso per lo sviluppo economico, per la prima volta dopo 30 anni abbiamo una strategia energetica nazionale, però erano 30 anni che non c’era, può un paese industriale non avere una strategia energetica? è evidente che è una follia. è inutile che discutiamo di regole e strumenti se non decidiamo che obiettivi vogliamo darci. L’altra questione è che come paese, e questo dipende dal Governo, bisogna riprendere seriamente un ruolo di politica internazionale. 95 96 97 98 03. Considerazioni finali 99 Consolidamento istituzioni democratiche Parlando di Africa soprattutto i media tendono a mettere in risalto le situazioni drammatiche e di conflitto ma ci sono storie positive che non trovano spesso spazio e che invece sono di buon auspicio per lo sviluppo del Continente che non sia solo economico ma anche in senso democratico. Se da un lato si assiste al consolidamento di sistemi politici quali quelli di Sud Africa, Mozambico e Angola, dove si voterà in agosto, dall’altro si assiste a vere e proprie transizioni non violente. Tra queste spicca il caso dello Zambia e da ultimo quello del Malawi. La sostenuta crescita economica e la stabilità delle istituzioni rendono lo Zambia un interlocutore di grande interesse nel panorama dell’Africa australe. Le ultime elezioni politiche e presidenziali (settembre 2011) hanno posto fine in modo regolare al ventennio di governo del Movement for Multiparty Democracy, dimostrando la maturità politica del Paese e decretando la vittoria di Michael Sata, leader del Patriotic Front (principale partito di opposizione). Da sottolineare l’inclinazione positiva del nuovo establishment nei confronti dell’Italia: il neoPresidente Sata, all’indomani del suo insediamento, ha convocato l’Incaricato d’Affari per esprimere l’auspicio di una maggiore presenza economica italiana, aprendo nuove prospettive per i nostri investimenti. Problematiche Nonostante le buone notizie riguardanti soprattutto la crescita economica di Paesi dell’area australe, permangono situazioni di crisi interna che, seppur meno gravi che quelle del Corno d’Africa o della zona del Sahel, stentano a procedere verso l’auspicata via della riconciliazione nazionale. A questo proposito rilevano in particolare le situazioni di Zimbabwe e Madagascar. 100 African Ownership sulla scena globale Dal punto di vista dell’attivismo dei Paesi della regione dell’Africa Australe sulla scena globale è importante richiamare quanto già detto circa il Sud Africa: non soltanto la posizione economica e politica che lo vede parte dei BRICS e del G20, ma anche il ruolo di porta per la penetrazione economica dei Paesi confinanti, in particolare nell’area doganale SACU. La politica sudafricana si ispira alla “African Renaissance”, dottrina elaborata da Nelson Mandela il cui primo corollario è l’importanza data dal Sud Africa alla politica africana, nella convinzione che il miglioramento delle condizioni di vita in tutto il Continente sia fondamentale per la stessa crescita economica sudafricana. Sia per il suo ruolo nella crisi in Madagascar e in quella dello Zimbabwe che per la i successi sulla scena globale (quali l’organizzazione degli ultimi mondiali di calcio, la COP 17 sui Cambiamenti Climatici tenutasi a Durban e l’assegnazione di gran parte del progetto del telescopio SKA) il Paese si candida ad un ruolo di leadership dell’intero Continente. A questo proposito è opportuno richiamare l’elezione ad un seggio nel Consiglio di Sicurezza (il Sud Africa figura tra i 20 principali contributori di truppe in operazioni di peace-keeping ONU) e l’attuale “campagna elettorale” tesa ad ottenere la nomina dell’ex-Ministro degli Esteri ed attuale Ministro degli Interni Nkosazana Dlamini-Zuma alla guida della Commissione al posto del gabonese Jean Ping. Tale ruolo di leadership non è comunque pienamente riconosciuto dagli altri Stati sia per l’atteggiamento forse troppo aggressivo di Pretoria che per le aspirazioni di altri attori come la Nigeria. Altro esempio di African Ownership e ruolo sulla scena globale è quello della SADC, la comunità degli Stati dell’Africa Australe che mira a promuovere la crescita economico-sociale della regione dell’Africa australe, mediante l’armonizzazione dei progetti di sviluppo regionale e un’integrazione economica. E’ stata creata un’area di libero scambio con l’obiettivo di arrivare ad una tariffa esterna e ad un mercato comune. Attualmente i Paesi membri sono 15 (Angola, Botswana, Repubblica Democratica del Congo, Lesotho, Madagascar, Malawi, Mauritius, Mozambico, Namibia, Seychelles, Sud Africa, Swaziland, Tanzania, Zambia, Zimbabwe), con un mercato di circa 101 258 milioni di persone e un PIL pari a circa 471 miliardi di dollari. Come già precedentemente richiamato, oltre all’integrazione economica, l’Organizzazione intende promuovere anche il consolidamento della democrazia, della pace e della sicurezza nella regione. In particolare, sul piano politico, dalla primavera del 2007 la SADC si è fatta carico di una delicata e difficile opera di mediazione tra governo ed opposizione in Zimbabwe. La presidenza dell’Organizzazione è a rotazione (l’attuale Presidente è Jose’ Eduardo dos Santos, Angola). Sul piano economico vi è una collaborazione intensa con l’Unione Europea anche se vi sono problemi relativi agli accordi di partenariato economico che dovranno sostituire il regime commerciale che l’UE ha con i Paesi africani secondo la Convenzione di Cotonou. Sul piano politico, UE e SADC hanno avviato un dialogo strutturato su temi politici, di pace, sicurezza e diritti umani (c.d. “Berlin Initiative”) che si è articolato attraverso Conferenze ministeriali. Negli ultimi vertici è stata affrontata soprattutto la questione del coordinamento economico e il monitoraggio della road map per la soluzione della crisi in Madagascar e il processo di democratizzazione in Zimbabwe. Conclusioni Dal quadro delineato si può evincere che più che parlare di “Afropessimismo” come spesso si è fatto in passato sarebbe il caso di parlare di “Africa Renaissance”: i passi fatti in termini di crescita economica, pur nella crisi globale e con la forte sperequazione di reddito presente in molti Paesi, sono incoraggianti quanto le dimostrazioni di maturità nei processi di consolidamento o transizione a sistemi più democratici. Dal punto di vista globale l’Africa resta una terra di opportunità che la comunità internazionale ha il dovere di saper cogliere. Dobbiamo puntare sull’Africa e a questo proposito è giunta la necessità di una vera e propria “Strategia Africa” che consenta la penetrazione dal punto di vista economicocommerciale del “Sistema Italia” ed un ruolo più efficace dal punto di vista politico. La necessità di razionalizzare le spese che il momento ci impone rappresenta un’occasione per individuare delle priorità e perseguire degli obiettivi specifici che l’Italia deve saper cogliere. La rete diplomatica rappresenta un “atout” nell’ottica di un’azione che deve coinvolgere anche le ambasciate africane a Roma. L’Africa Sub Sahariana è un’area di sicuro interesse per lo sviluppo e l’approfondimento delle relazioni economiche italiane: per la sua vicinanza 102 geografica, per la strategicità delle materie energetiche presenti sul territorio, per conquistare posizioni di first comer utili quando i vari paesi acquisiranno un potere d’acquisto sufficiente per la diffusione dei beni di consumo di massa, e, infine, per costruire e gestire le infrastrutture necessarie allo sviluppo con le ricadute economiche che ne conseguono. Riepilogo dei settori di potenziale interesse per gli operatori economici italiani Esportazioni Investimenti Africa Sub Sahariana Prodotti della metallurgia Mezzi di trasporto Metallurgia Prodotti energetici Abbigliamento Real Estate/ Costruzioni Sud Africa Macchine, apparecchi e materiale elettrico Gomma e prodotti in gomma Navigazione aerea o spaziale ICT & Electronics Mezzi di trasporto Servizi finanziari Nigeria Materie plastiche e lavori in tali materie Carta e cartone ICT & Electronics Cibo, bevande e tabacco Servizi finanziari Ghana Ghisa, ferro e acciaio Prodotti farmaceutici Prodotti chimici Servizi finanziari ICT & Electronics Cibo, bevande e tabacco Kenya Materie plastiche e lavori in tali materie Ghisa, ferro e acciaio Grassi ed oli animali e vegetali ICT & Electronics Servizi finanziari Cibo, bevande e tabacco Trasporto e stoccaggio Cibo, bevande e tabacco Costruzioni Angola Servizi finanziari Servizi finanziari Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi sulla base delle risultanze delle analisi del presente documento. Preme infine ricordare, come citato più volte nel documento, che la diffusione di un certo livello di benessere, oltre agli aspetti di natura etica, è un prerequisito fondamentale perché le nostre imprese possano sviluppare appieno le proprie attività nel territorio sub sahariano. Inoltre, nella misura in cui le imprese riusciranno/vorranno trasferire know how alla popolazione, contribuiranno esse stesse al miglioramento delle condizioni dell’area e, in ultima analisi, alla creazione del mercato. 103 104 04. Profilo relatori 105 Raffaello Vignali Ha iniziato a svolgere attività di ricerca e di didattica presso il Dipartimento di Sociologia (Facoltà di Scienze Politiche) dell’Università di Bologna, occupandosi di sociologia dell’organizzazione e di sociologia economica. Dal gennaio 1997 viene chiamato all’IReR, l’Istituto Regionale di Ricerca della Lombardia, dove, dall’aprile del 1999 fino al giugno 2004, ricopre l’incarico di Direttore Generale, continuando anche a svolgere attività di ricerca, con particolare riferimento ai temi della ricerca e innovazione, dello sviluppo locale e del non profit. Dal settembre 2003 a marzo 2008 riveste l’incarico di Presidente della Compagnia delle Opere, associazione di piccole e medie imprese e realtà non profit. Nel 2002 ho partecipato alla costituzione della Fondazione per la Sussidiarietà, di cui sono stato Vice Presidente fino al 2005. Nel 2008 viene eletto alla Camera dei Deputati, XVI legislatura, nella circoscrizione IV (LOMBARDIA 2), composta dalle Province di Bergamo, Brescia, Como, Sondrio, Varese e Lecco. Dal maggio 2008 ricopre il ruolo di Vice Presidente della X Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati. 106 Ambasciatore Umberto Vattani Diplomatico italiano ha rivestito per due volte la carica di segretario generale del Ministero degli Esteri, è stato l’ultimo presidente dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero. Nato a Skopje (allora Regno di Jugoslavia), da una famiglia di funzionari del Ministero degli Esteri, ha studiato in Francia, in Inghilterra e nel Connecticut (Stati Uniti), alla Wesleyan University, con una borsa di studio Fulbright. Nel 1960 conseguì la laurea in giurisprudenza all’Università di Roma La Sapienza e nel 1962 la laurea in scienze politiche. Nel 1961, a seguito di un concorso pubblico, fu assunto alla Banca d’Italia, ed assegnato all’Ufficio studi. L’anno dopo, per successivo concorso, fu assunto al Ministero degli Affari Esteri ed entrò nella carriera diplomatica. È presidente della Fondazione Italia Giappone e membro della Fondazione Italia USA. È presidente della Venice International University, formata per parte italiana dall’Università di Padova, l’università Ca’ Foscari di Venezia e l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. È presidente di Sviluppo Italia Sicilia. 107 Giuseppe Tripoli Garante per le micro piccole e medie imprese, la figura prevista dallo Statuto delle imprese per tutelare gli interessi delle PMI e valorizzarne il ruolo nel tessuto produttivo italiano, favorendone al contempo il rapporto con le istituzioni e sensibilizzandole verso le istanze e le problematiche tipiche delle imprese di dimensioni minori, come l’accesso al credito, il sostegno alla competitività e allo sviluppo. Il Capo Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione del Ministero, Giuseppe Tripoli, era già eletto “Mister PMI”, una figura voluta dal vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, come portavoce delle istanze delle PMI nell’UE. Lo Statuto delle imprese è diventato legge a fine 2011, con l’approvazione unanime del Parlamento, e si pone lo scopo di valorizzare il ruolo centrale delle PMI nel nostro Paese, costituito per la quasi totalità da realtà imprenditoriali di piccole e medie dimensioni, recependo le direttive UE contenute nello Small Business Act.. 108 109 110 05. Profilo aziende e enti 111 ICE L’ICE- Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane ha il compito di sviluppare, agevolare e promuovere i rapporti economici e commerciali italiani con l’estero, con particolare attenzione alle esigenze delle piccole e medie imprese, dei loro consorzi e raggruppamenti. L’ICE opera al fine di sviluppare l’internazionalizzazione delle imprese italiane, nonché la commercializzazione dei beni e servizi italiani nei mercati internazionali, e di promuovere l’immagine del prodotto italiano nel mondo. L’Agenzia svolge le attività utili al perseguimento dei compiti ad essa affidati e, in particolare, offre servizi di informazione, assistenza e consulenza alle imprese italiane che operano nel commercio internazionale e promuove la cooperazione nei settori industriale, agricolo e agro-alimentare, della distribuzione e del terziario, al fine di incrementare la presenza delle imprese italiane sui mercati internazionali. ENI Eni è un’impresa integrata che opera in tutta la filiera dell’energia ed è presente oggi con circa 79.000 persone in 85 Paesi del mondo. La forte presenza nel mercato del gas, le operazioni nel GNL, le competenze industriali nella generazione elettrica e raffinazione con il sostegno di capacità di ingegneria e realizzative di rilevanza mondiale consentono a Eni di presidiare tutte le fasi della creazione di valore dalla ricerca alla commercializzazione degli idrocarburi e di perseguire opportunità e progetti congiunti nel mercato. Sono i primi produttori in Africa con una quota di mercato di circa 1 milione di barili di petrolio al giorno. Sono il primo produttore straniero in Egitto, Libia, Algeria e Tunisia e sono ugualmente presenti anche in Nigeria, Angola, CongoBrazzaville, Gabon e Marocco. L’impegno di Eni in Africa va anche nella direzione di aiutare i Paesi a crescere sostenendo che, non si possa lavorare in Africa senza aiutare i governi nella loro politica di approvvigionamento energetico. 112 SIMEST SIMEST è la finanziaria di sviluppo e promozione delle imprese italiane all’estero. è stata istituita come società per azioni nel 1990. È controllata dal Governo Italiano che detiene il 76% del pacchetto azionario, ed è partecipata da banche, associazioni imprenditoriali e di categoria. La SIMEST è stata creata per promuovere il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane ed assistere gli imprenditori nelle loro attività all’estero, inoltre fornisce servizi di assistenza e consulenza per tutte le fasi dell’avvio e della realizzazione di investimenti, è membro dell’INTERACT-EDFI, l’associazione europea delle finanziarie di sviluppo, ed è in grado di attivare una fitta rete di relazioni e informazioni in Italia, nel mondo e presso le istituzioni internazionali, da mettere a disposizione delle imprese italiane per le loro attività all’estero. La SIMEST promuove e sostiene le attività all’estero di tutte le aziende italiane, in particolare le piccole e medie, comprese quelle commerciali, artigiane e turistiche, nonché cooperative, consorzi ed altri organismi economici, attraverso il sostegno agli scambi commerciali e il sostegno agli investimenti all’estero. 113