Italia e Africa,
partner nel business
2012
Atti del convegno Italia e Africa, partner nel business
24 novembre 2012, Villa Greppi - Monza Brianza
Indice
01. Introduzione
1. Quadro macroeconomico
2. Caratteristiche economiche generali
dell’Africa Sub-Sahariana
3. I possibili settori di interesse per l’Italia
3.1) Rapporti economici
3.2) Settori di potenziale interesse
8
11
16
19
20
22
02. Dibattito
60
03. Considerazioni finali
98
04. Profilo relatori
104
05. Profilo aziende e enti
110
8
01.
Introduzione
9
Fiducia e disponibilità ad investire nella vasta area dell’Africa centrale, come
piattaforma mondiale dei commerci esteri. Sono numerosi gli imprenditori,
in particolare ne abbiamo avuto riscontro da quelli associati alla Fondazione
Costruiamo il futuro, che decidono di affacciarsi per la prima volta al mercato
produttivo della vasta area del continente africano, che racchiude diciotto Paesi
“tutti democraticamente eletti, ospitali e pieni di risorse”.
Il territorio ha bisogno di infrastrutture e di occupazione, mentre, parallelamente,
il sistema produttivo italiano ha bisogno di ricostruire quella fitta rete di rapporti
commerciali con le aree strategiche del pianeta, per tornare ad essere quella
forza economica che è stata in passato. I nostri imprenditori hanno dimostrato
un grande interesse ad intraprendere un business con il continente africano, le
difficoltà che spesso vengono riscontrate è la mancanza di un incontro tra la
domanda e l’offerta e le strutture istituzionali che possono sostenere e agevolare
questa nuova avventura. Una mattinata di lavori con esperti conoscitori degli
strumenti e delle dinamiche operative potrebbe essere un punto di partenza per
nuove e proficue collaborazioni.
I dati relativi a crescita demografica, quelli sui dati macroeconomici e sugli
investimenti mostrano chiaramente come il Continente sia in ascesa.
Permangono certo forti disparità tra i Paesi e la strada verso uno sviluppo equo
e sostenibile è ancora lunga. Cionondimeno alcune realtà, come quelle del
Mozambico, dell’Angola e del Sud Africa ben rappresentano le opportunità e le
sfide che caratterizzano questa parte del pianeta.
10
1. Quadro macroeconomico
La regione dell’Africa Sub-Sahariana1 (SSA) conta una popolazione di circa
820 milioni di abitanti nell’anno 2011. La Nigeria è lo Stato più popoloso
dell’Africa Sub Sahariana con una popolazione stimata intorno a 160 milioni di
persone che rappresentano circa il 20% della popolosità dell’area.
Figura 1.1
Popolazione 2012 dei Paesi SSA
(peso %)
19,6%
Nigeria
31,9%
Altri
10,6%
Ethiopia
2,7%
Mozambique
8,9%
Democratic Republic of Congo
2,8%
Côte d’Ivoire
3,0%
Ghana
4,3%
Uganda
6,1%
5,0%
5,1%
Kenya
South Africa
Tanzania
Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati e stime IMF-WEO April 2012.
L’Africa Sub Sahariana comprende i seguenti paesi: Angola, Benin, Botswana, Burkina Faso, Burundi, Camerun, Capo Verde, Repubblica
Centrafricana, Ceuta, Ciad, Comore, Congo, Costa D’avorio, Eritrea, Etiopia, Gabon, Gambia, Ghana, Gibuti, Guinea, Guinea Equatoriale, GuineaBissau, Kenia, Lesotho, Liberia, Madagascar, Malawi, Mali, Mauritania, Maurizio, Melilla, Mozambico, Namibia, Niger, Nigeria, Repubblica Democratica
del Congo, Ruanda, Sao Tomé e Principe, Seicelle, Senegal, Sierra Leone, Sud Africa, Swaziland, Tanzania, Togo, Uganda, Zambia, Zimbabwe.
1
11
Figura 1.2
Andamento popolazione SSA
1000
950
900
850
800
750
700
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017
Popolazione (mln)
Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati e stime IMF-WEO April 2012.
Tra gli Stati maggiormente popolosi (Fig. 1.1), segue l’Etiopia (11% circa, con
quasi 85 milioni di abitanti) e dalla Repubblica Democratica del Congo (9%,
con 72 milioni).
Le stime del Fondo Monetario Internazionale riportano un tasso di crescita
medio della popolazione sub-sahariana del 2,5% tra il 2011 e il 2017
che consentirà di raggiungere i 950 milioni di abitanti nel 2017 (Fig. 1.2).
12
Figura 2
Volumi di importazioni di beni e servizi della SSA e principali Paesi*
(var %)
10
5
0
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017
-5
South Africa
Nigeria
Angola
Kenya
Ghana
SSA
* I Paesi nel grafico sono quelli con il maggior PIL a prezzi correnti ($) nel 2017.
Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati e stime IMF-WEO April 2012.
Tale crescita mostra la fase ascendente del ciclo di sviluppo di quest’area
che tuttavia necessità di una serie di interventi affinché possa interamente
esprimersi.2
La crescita della popolazione si traduce in un aumento della domanda, come
mostrato in Fig. 2 in relazione alla componente estera: si stimano tassi reali
di crescita della domanda di importazioni pari o superiori al 5% annuo
per il prossimo quinquennio. I Paesi che registrano una variazione positiva
del volume di importazioni superiore alla media nel periodo 2013 – 2017 sono
soprattutto Ghana, Kenya e Nigeria.
*L’autore ringrazia Adelina Carnevale e Emanuele Galantino per la preziosa assistenza nell’elaborazione dati.
2
Tra i paesi dell’area, il Sud Africa meriterebbe una trattazione separata. Questo, infatti, è considerato tra i Paesi di maggior potenziale nel traino della
crescita globale, non solo dell’Africa Sub Sahariana, nei prossimi anni. Il Sud Africa è incluso nel gruppo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud
Africa), paesi che condividono una popolazione numerosa, un ampio territorio, abbondanti risorse naturali strategiche e, cosa più importante, sono
stati caratterizzati da una forte crescita del Pil e della quota nel commercio mondiale, soprattutto agli inizi del XXI secolo. Il paese è inoltre incluso nei
CIVETS (Colombia, Indonesia, Vietnam, Egitto, Turchia e Sud Africa), acronimo coniato nel 2009 dall’Economist Intelligence Unit e che raggruppa
economie considerate diversificate, dinamiche e con una popolazione giovane e crescente.
13
Figura 3.1
PIL a prezzi costanti della SSa e dei principali Paesi*
(var %)
14
12
10
8
6
4
2
0
2010
South Africa
2011
Nigeria
2012
2013
Angola
2014
Kenya
2015
2016
Ghana
2017
SSA
Il dinamismo dell’economia sub-sahariana è chiaramente riflesso nell’andamento
del PIL la cui crescita reale media è stimata superiore al 5% nei prossimi
cinque anni (Fig. 3.1). I paesi con variazioni del PIL superiori alla media sono
Ghana, Nigeria e Angola, tra quelli con il maggior PIL corrente. In relazione a
quest’ultimo, il Sud Africa risulta il primo paese dell’area, con 420 miliardi di
dollari (Fig. 3.2), seguito dalla Nigeria con 273 miliardi di dollari e dall’Angola
con 121,5 miliardi di dollari.
14
Figura 3.2
PIL 2012 - prezzi corretti dei Paesi SSA
(mld $)
South Africa
Nigeria
Angola
Kenya
Ghana
Ethiopia
Cameroon
Côte d’Ivoire
Tanzania
Equatorial Guinea
Zambia
Uganda
Gabon
Dem. Rep. Congo
Botswana
Rep. Congo
Mozambique
Senegal
Namibia
0
50
100
150
200
250
300
350
* I Paesi mostrati nel grafico sono quelli con il maggior PIL a prezzi correnti ($) nel 2017.
Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati e stime IMF-WEO April 2012.
15
400
450
2. Caratteristiche
economiche generali
dell’Africa Sub-Sahariana
Seguendo l’andamento del commercio mondiale, il commercio dell’area sub
sahariana è cresciuto nel tempo, in modo particolare negli anni 2000.
Figura 4.1
Export e Import dell’Africa Sub Sahariana
(mld $)
500
450
400
350
300
250
200
150
100
50
Esportazioni
Importazioni
Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati UNCTAD.
16
2011
2008
2002
1999
1996
1993
1990
1987
1984
1981
1978
1975
1972
1969
1966
1963
1960
1957
1954
1951
1948
0
Figura 4.2
Peso dell’export e dell’import dell’Africa Sub Sahariana sui corrispondenti
flussi mondiali (%)
6,0
5,0
4,0
3,0
2,0
1,0
2011
2008
2002
1999
1996
1993
1990
1987
1984
1981
1978
1975
1972
1969
1966
1963
1960
1957
1954
1951
1948
0,0
Peso delle sportazioni dell’Africa Sub Sahariana sulle esportazioni mondiali
Peso delle importazioni dell’Africa Sub Sahariana sulle importazioni mondiali
Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati UNCTAD.
Le esportazioni dell’area nel 2011 sono circa 430 miliardi di dollari mentre le
importazioni sono circa 370 (Fig. 4.1). Tuttavia, la crescita dei flussi commerciali in
entrata e in uscita è stata più lenta di quella mondiale ed infatti il peso dell’export
e dell’import sub sahariani sui corrispondenti flussi mondiali è diminuito nel tempo,
recuperando qualcosa solo negli ultimi dieci anni (Fig. 4.2).
L’area attrae investimenti dall’estero, data la disponibilità di materie prime, più
di quanto non investa all’estero. Lo stock di investimenti detenuti nell’area ha
superato i 350 miliardi di dollari mentre lo stock detenuto all’estero è intorno ai 100
miliardi (Fig. 4.3). Dopo l’arresto degli anni peggiori della crisi, nel 2011 l’area ha
nuovamente accolto flussi di investimento intorno ai 35 miliardi di dollari mentre i
flussi in uscita rimangono abbondantemente sotto i livelli pre-crisi (Fig. 4.4).
17
Figura 4.3
Stock di investimenti (mld $)
400
350
300
250
200
150
100
50
1987
1990
1993
1996
1999
2002
2008
2011
1990
1993
1996
1999
2002
2008
2011
1984
1987
1981
1978
1975
1972
1969
1966
1963
1960
1957
1954
1951
1948
0
Stock di investimenti esteri detenuti in Africa Sub Sahariana
Stock di investimenti dell’Africa Sub Sahariana
Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati UNCTAD.
Figura 4.4
Flussi di investimenti (mld $)
40
35
30
25
20
15
10
5
1984
1981
1978
1975
1972
1969
1966
1963
1960
1957
1954
1951
1948
0
Stock di investimenti esteri detenuti in Africa Sub Sahariana
Stock di investimenti dell’Africa Sub Sahariana
Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati UNCTAD.
18
Nei paragrafi che seguono, si presentano alcune caratteristiche economiche dei
principali paesi dell’area sub sahariana, selezionati sulla base del PIL.
3. I possibili settori
di interesse per l’Italia
L’Africa Sub Sahariana riveste per l’Italia un’importanza crescente sia come
mercato di sbocco delle nostre esportazioni (oltre 5 miliardi di euro nel
2011) che, soprattutto, come mercato di approvvigionamento (9,8 miliardi
di euro, Fig. 10.1). Le nostre imprese, inoltre, detengono nell’area attività per
oltre 1,5 miliardi di euro (Fig. 10.2).
Figura 10.1
Scambi italiani con l’Africa Sub Sahariana (mld €)
10
8
6
4
2
0
2004
2005
2006
2007
2008
Esportazioni italiane
Importazioni italiane
Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati ISTAT.
19
2009
2010
2011
Figura 10.2
Stock di investimenti italiani in Africa Sub Sahariana (mld €)
3
2
1
0
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati Eurostat.
Quasi il 90% del valore degli investimenti realizzati da aziende italiane nell’area sul
periodo Gennaio 2003 - Giugno 2012 è destinato al settore energetico (Fonte:
fDiMarket).
Di seguito si presenta una breve analisi sui possibili settori di interesse per le imprese
italiane nell’area nel suo complesso e nei principali paesi.
3.1) Rapporti economici
L’Africa Sub Sahariana ha sempre rappresentato per il nostro paese un’area più
rilevante come fornitore che non come destinatario dei nostri flussi commerciali
e fintantoché non si diffonderà nel sub continente un livello di benessere tale da
stimolare la domanda (anche) di prodotti di qualità quali quelli italiani, il quadro
non dovrebbe subire sostanziali modifiche (Fig. 10.3). Esportiamo verso l’area
soprattutto nella meccanica (20% delle nostre esportazioni verso l’Africa Sub
Sahariana) e riesportiamo prodotti energetici (6%) mentre importiamo in
larga misura questi ultimi, in forma non lavorata, (62%) insieme ai prodotti
della metallurgia (18%, Figg. 10.4 e 10.5).
20
Figura 10.3
Rilevanze dell’Africa Sub Sahariana per il commercio italiano
3,0
2,5
2,0
1,5
1,0
0,5
0,0
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
Peso dell’Africa Sub Sahariana sulle esportazioni mondiali italiane (%)
Peso dell’Africa Sub Sahariana sulle importazioni mondiali italiane (%)
Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati ISTAT.
Figura 10.4
Composizione settoriale delle esportazioni italiane in Africa Sub Sahariana
(% - 2011)
20,1%
Macchinari e apparecchiature
61,4%
Altro
6,2%
Coke e prodotti derivati
dalla raffinazione del petrolio
4,4%
Apparecchiature elettriche e apparecchiature
ad uso domestico elettriche
4,1%
Prodo......
3,8%
Prodotti in metallo, esclusi macchinari
e attrezzature
Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati ISTAT.
21
Figura 10.5
Composizione settoriale delle importazioni italiane in Africa Sub Sahariana
(% - 2011)
2,7%
Articoli in pelle
(escluso abbigliamento)
e simili
5,0%
Altro
6,0%
Prodotti alimentari
6,3%
Prodotti dell’agricoltura,
pesca e silvicoltura
18,3%
61,7%
Prodotti della metallurgia
Prodotti delle miniere e delle cave
Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati ISTAT.
3.2) Settori di potenziale interesse
Dalla comparazione tra la nostra quota di mercato mondiale e quella in Africa
Sub Sahariana (Fig. 10.6), è possibile identificare alcuni settori nei quali sembra
possibile migliorare la nostra posizione: tali sono quei settori nei quali la nostra
quota nell’area è inferiore non solo alla nostra quota media mondiale ma anche
alla quota media nell’area stessa (riquadro rosso).
22
Figura 10.6
Le nostre quote di mercato in Africa Sub Sahariana e nel Mondo (2011)
12,0
Prodotti in pelle
(incluse calzature)
Quota italiana nel Mondo - 2011
10,0
Mobili
8,0
Articoli
di abbigliamento
Prodotti in metallo
(esclusi macchinari
e attrezzature)
Vetro, ceramica e materiali
non metallici per l’edilizia
6,0
Apparecchi
elettrici
Prodotti
della metallurgia
Prodotti
chimici
4,0
Macchinari ed
apparecchi meccanici
Carta e prodotti
in carta
2,0
0,0
-1,0
0
-2,0
Coke e prodotti
petroliferi raffinati
Autoveicoli, rimorchi
e semirimorchi
1,0
Computer, apparecchi
elettronici ed ottici
2,0
3,0
4,0
5,0
6,0
Altri mezzi
di trasporto
Quota italiana in Africa Sub Sahariana - 2011
Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati UNCOMTRADE. La dimensione delle bolle è
proporzionale al peso delle importazioni di ogni settore in Africa Sub Sahariana. Si evidenzia che, a causa
dei dati disponibili, la presente figura è costruita su una classificazione merceologica diversa da quella
delle figure successive dello stesso tipo.
23
7,0
Sicuramente, data la dimensione relativamente grande del mercato, è di
interesse il settore dei prodotti della metallurgia (che includono i prodotti della
siderurgia, tubi, condotti e profilati cavi), i mezzi di trasporto (sia su strada che di
altra tipologia) e infine l’abbigliamento, ma entrambi gli ultimi due settori, e in
particolare l’ultimo, richiedono che si diffonda prima un certo livello di benessere
e quindi un certo livello di consumo (e di qualità nel consumo). Guardando agli
investimenti, dei 5.192 progetti registrati in Africa da fDiMarket sul periodo
2003-giugno 2012 (Figura 10.7), questi si concentrano nell’estrattivo ma, in
considerazione della domanda di prodotti della metallurgia, è quest’ultimo
che potrebbe rappresentare un settore di forte interesse per gli investimenti,
accompagnato naturalmente dalla lavorazione del prodotto per soddisfare la
domanda finale. Il settore energetico resta chiaramente di interesse e acquistano
peso il Real Estate e le Costruzioni in senso ampio (infrastrutture ma anche
turismo).
24
Figura 10.7
Investimenti in Africa tra Gennaio 2003 e Giugno 2012
Industry
Sector
Projects
Capex
(min €)
AVg Capex
(min €)
Jobs
Created
Avg Jobs
Companies
Coal, Oil and
Natural Gas
438
290.821,2
664,0
99.613
227
261
Real Estate
167
151.415,4
906,7
207.321
1.241
115
Communications
406
92.119,2
226,9
342.224
842
268
Chemicals
338
34.533,8
102,2
42.314
125
186
Hotels & Tourism
137
23.277,6
169,9
35.977
262
99
Alternative/
Renewable
energy
227
23.074,3
101,6
65.264
287
120
Building &
Construction
78
17.830,0
228,6
9.395
120
63
Matrials
100
13.059,5
130,6
30.097
300
69
Food & Tobacco
208
11.846,7
56,9
62.894
302
142
Automotive OEM
164
10.077,6
61,4
106.682
650
91
Transportation
171
9.158,6
53,5
12.352
72
115
Financial Services
904
8.168,0
9,0
27.537
30
354
Business Services
409
4.661,2
11,4
30.239
73
320
Software & IT
Services
332
4.159,5
12,6
32.115
96
241
Minerals
97
3.469,4
35,8
32.532
335
73
Beverages
94
3.291,2
35,0
20.848
221
48
Industrial
Machinery,
Equipment &
Tools
157
2.773,5
17,6
13.876
88
120
Automotive
Components
83
1.976,0
23,8
33.768
406
59
Textiles
70
1.683,7
24,1
43.235
617
55
Electronic
Components
77
760,4
9,9
8.953
116
63
Others
535
23.135,9
43,2
125.803
235
386
Total
5.192
731.292,9
140,8
1.383.039
266
3.081
Fonte: fDiMarket.
25
Rodolfo Casadei (moderatore)
giornalista del settimanale Tempi
26
Grazie buongiorno a tutti grazie per
aver accettato l’invito di Costruiamo
il Futuro, a questo convegno che
propone un tema di assoluta attualità
“Italia Africa partner nel business”.
Ad illustrare l’argomento sono stati
chiamati dei relatori di assoluto valore
competenti di Africa, competenti di
internazionalizzazione delle imprese.
Presento rapidamente i relatori
nell’ordine in cui interverranno:
Marinella Loddo – Dirigente area
Collaborazione industriale e rapporti
con gli Organismi internazionali
del’ICE, agenzia per la promozione
all’estero dell’internazionalizzazione
delle imprese italiane, da anni si
occupa di rapporti con l’Africa,
seguirà l’Ambasciatore Umberto
Vattani, che non ha bisogno di
presentazioni essendo stato per
ben due volte Segretario Generale
della Farnesina, Presidente dell’ICE
(prima della riforma), una carriera
diplomatica lunga cinquant’anni che lo
ha portato ad essere rappresentante
dell’Italia presso l’Unione europea.
Dopo di lui interverrà Gloria Targetti
direttrice dell’ufficio milanese e
lombardo della Simest, finanziaria di
sviluppo e promozione delle imprese
italiane all’estero. Seguirà Giuseppe
Tripoli da sette mesi Garante per le
Piccole e Medie Imprese, una figura
prevista dallo Statuto delle Imprese
per tutelare gli interessi delle piccole
e medie imprese, organico del
Ministero dello Sviluppo Economico,
ed è anche capo di dipartimento di
imprese di internazionalizzazione
dello stesso ministero. Dopo di lui
passiamo la parola a Dario Speranza
Vice Presidente del dipartimento per
gli Affari pubblici di Eni. Quest’anno
come sapete tutti è il cinquantesimo
anniversario della morte di Enrico
Mattei, colui che fece dell’Eni un
attore internazionale dell’industria
dell’energia e che letteralmente
inventò un concetto di partenariato fra
Paesi produttori e Paesi consumatori
di idrocarburi, di petrolio.
Quindi la parola all’Onorevole
Raffaello Vignali del Popolo della
Libertà – Vice Presidente della
Commissione Attività Produttive
della Camera, padre dello Statuto
delle imprese che è diventato legge
proprio un anno fa. Io che coordino
e modero sono Rodolfo Casadei,
l’inviato internazionale del settimanale
Tempi. Mi sono occupato molte
volte di Africa nei miei reportage, di
miei libri ce ne sono almeno tre che
trattano di temi africani. Introdurrò
l’argomento molto rapidamente,
molto succintamente per poi passare
la parola ai relatori. Perché è
opportuna una conferenza “Italia e
Africa, partner nel business”? Prima
di tutto precisiamo che parleremo
principalmente
dell’Africa
Sud
Sahariana, l’Africa a sud del Sahara,
detta Africa nera. Quando parliamo
dei Paesi dell’Africa sud Sahariana
parliamo di 48 stati che hanno una
popolazione di oltre 850 milioni di
persone, questa parte dell’Africa
27
cresce a un tasso medio annuo
del 5% già da dodici anni. L’anno
scorso la crescita è stata del 5,3%,
quest’anno si prevede una crescita
attorno al 5%, l’anno prossimo
attorno al 5,7% . In questi ultimi 12
anni c’è stato soltanto un anno di
flessione, il 2009, in corrispondenza
degli effetti della crisi finanziaria
internazionale e in quell’anno il Pil
crebbe dell’1,7%, comunque molto
più di quello che possiamo augurarci
qui in Europa. La crescita costante
del Pil africano ha già attirato
capitali, ha già attirato investimenti.
In questi anni le Nazioni Unite hanno
calcolato che gli investimenti diretti
esteri in Africa sono stati pari a 42,7
miliardi di dollari. Per farsi un’idea
della portata di questi investimenti
si possono paragonare con quelli
verso la celebratissima Cina, che
nello stesso periodo ha ricevuto 110
miliardi di dollari di investimenti diretti
dall’estero, quindi due volte e mezzo
in più se vogliamo. Tenete però conto
che la Cina ha molta più popolazione
dell’Africa nera, 1350 milioni di
abitanti contro 850. A cosa è dovuto
il boom economico dell’Africa nera?
Dal mio punto di vista è dovuto
soprattutto al
boom del prezzo
delle materie prime, accompagnato
da alcuni sviluppi politici locali che
hanno permesso all’Africa di sfruttare
economicamente questo boom del
prezzo delle materie prime. L’Africa è
ricca di minerali, di fonti energetiche,
di petrolio, di gas. Molte di queste
materie sono entrate in produzione
negli ultimissimi anni, soprattutto in
alcuni paesi, come le materie prime
agricole per l’esportazione, come ad
esempio il cotone. Il boom del prezzo
delle materie è dovuto al boom
economico dei giganti dell’Asia,
la Cina, l’India e ad altri paesi più
piccoli dell’Asia. L’industrializzazione,
l’urbanizzazione, la motorizzazione,
della Cina e dell’India stanno
trascinando all’insù i prezzi delle
materie prime, nonostante la
stagnazione dell’economia europea
e quindi questo determina anche un
boom economico dell’Africa nera,
che è figlio in qualche modo di questo
boom d’industrializzazione dell’Asia.
Si sta ripetendo lo schema degli anni
’60 e ’70 quando i paesi africani che
erano appena diventati indipendenti,
ebbero due decenni di sviluppo
trainato dall’alto prezzo delle materie
prime, sfruttando l’onda lunga della
ricostruzione post bellica, della
reindustrializzazione dell’Europa.
Negli anni ’80 e ’90 si ebbe un
crollo delle economie africane che
ebbe anche delle conseguenze
gravi dal punto di vista della politica
di questi stati, all’indomani degli
shock petroliferi che fecero si che
l’Europa e l’occidente concepissero
un’economia meno legata alle
materie prime. Il minor utilizzo di
materie prime e di energia ebbe
una forte ricaduta sull’Africa (che
viveva di esportazioni). Gli anni ‘80
e ’90, purtroppo per l’Africa, sono
28
dei prezzi delle materie prime i cui
corsi sono stati sono stati risollevati
dall’industrializzazione dell’Asia.
Faccio un esempio. C’è un paese, il
Ghana, che ha 25 milioni di abitanti,
quest’anno improvvisamente il suo
prodotto interno lordo è aumentato
del 14%, in un anno solo, perché?
Perché finalmente sono entrati in
produzione i suoi pozzi petroliferi,
pozzi petroliferi che però non è che
diano chissà quanto petrolio, circa
100 mila barili al giorno (pensate
che l’Italia ne produce 146 mila al
giorno di equivalenti di idrocarburi).
Eppure basta questa quota di
petrolio, che prima non esisteva, per
fare sì che un paese di 25 milioni di
abitanti improvvisamente aumenti
il suo Pil del 14%. Detto questo
stati anni di guerre, di carestie e
della pandemia dell’AIDS. A partire
dal 2003, fortunatamente, molti dei
conflitti africani sono stati chiusi o
si sono attenuati. Questo processo
è stato accompagnato da riforme
macro e micro economiche che
hanno reso possibile uno sviluppo
essenzialmente basato sull’export
di materie prime. Da questo punto
di vista mi prendo la responsabilità
di dire, io non sono diplomatico,
che ancora non possiamo parlare di
un autentico sviluppo e progresso
economico sociale in Africa, non c’è
ancora un modello di sviluppo sano,
non c’è una vera modernizzazione
dell’economia e della società. C’è
però un boom economico, dovuto
a questo meccanismo di aumento
29
le proiezioni arriverà a 1400 miliardi
di dollari nel 2020. Nei primi dieci
anni del XXI secolo, solo per fare un
esempio, in Africa sono stati venduti
316 milioni di telefoni cellulari, in
un continente dove i telefoni fissi
praticamente non funzionano mai.
Secondo le proiezioni del Mc Keene
Global Institute nel 2020, 128
milioni di famiglie africane avranno
a disposizione reddito per spese
voluttuarie e tenete presente che una
famiglia africana, anche in città, non
ha mai meno di sei componenti, i due
genitori e quattro figli. Naturalmente
l’Africa presenta anche molti ostacoli
per gli imprenditori e per gli investitori
stranieri, una burocrazia quasi sempre
inefficiente e corrotta, alti tassi di
criminalità, problemi di mancanza di
infrastrutture per la produzione e la
presenza di competitori che hanno
pochi scrupoli.
le opportunità per gli imprenditori
e per gli investitori esteri ci sono e
sono notevoli. Gli ambiti del business
sono sostanzialmente, a mio modo di
vedere, due: la spesa pubblica per le
infrastrutture e per i servizi e la spesa
del consumo privato della nascente
classe media urbana. L’Africa
nera è drammaticamente sotto
infrastrutturata, mancano le strade,
le ferrovie, le centrali elettriche,
le raffinerie (quando ci sono non
funzionano), gli acquedotti, le fogne,
le reti. C’è tantissimo da fare e in
questo momento ci sono soldi pubblici
per intervenire in quasi tutti i paesi. In
secondo luogo c’è una classe media
urbana di colletti bianchi dipendenti
del settore pubblico e delle grandi
imprese multinazionali con un potere
d’ acquisto crescente. La spesa per
consumo nell’Africa nera è arrivata
a 900 miliardi di dollari e secondo
30
31
Marinella Loddo
dirigente area Collaborazione industriale Rapporti con gli Organismi internazionali ICE
Grazie, ringrazio gli organizzatori, mi
fa molto piacere poter essere qui
questa mattina, per presentare sia le
opportunità che emergono da questo
rapido sviluppo dei paesi dell’Africa sud
Sahariana, ma soprattutto per farmi
conoscere e anche per presentare le
attività dell’ICE a favore di una sempre
maggiore collaborazione con le imprese
in questi mercati non ampiamente
conosciuti. Volevo anticipare che anche
noi stiamo pubblicizzando molto questo
tema dell’Africa sud Sahariana. Proprio
la settimana scorsa abbiamo realizzato
a Roma un seminario di presentazione
e di formazione e per questo
32
abbiamo a disposizione un’esaustiva
presentazione predisposta dall’ufficio
studi dell’ICE, più di cento slide. La mia
presentazione di oggi sarà di cinquanta
slide, ne taglierò la metà perché molti
dei concetti sono già stati detti dal
dott. Casadei, ma la versione intera è
comunque a disposizione. Come voi
sapete l’anno scorso l’Istituto Nazionale
per il Commercio Estero è stato
soppresso ed è stato costituito l’ICE
– agenzia per la promozione all’estero
e l’internazionalizzazione delle imprese
– che è oggi l’ente pubblico che, a
livello nazionale, ha proprio il compito
di promuovere ed accompagnare
le imprese all’estero. Penso che
sia importante da un punto di vista
nazionale che ci sia questa istituzione
pubblica, in linea con gli altri paesi non
soltanto industrializzati ma a livello
internazionale. Non mi soffermerò su
quello che è la mission dell’istituto, però
voglio evidenziare il ruolo che svolge
nei confronti soprattutto delle Piccole
e Medie Imprese. Esse oltre ad essere
il nostro tessuto produttivo economico,
dato che più del 98% delle nostre
esportazioni sono fatte da piccole e
medie imprese, sono anche quelle
imprese che con grande flessibilità
riescono ad adattarsi nelle situazioni
di crisi. A volte però mancano di
quelle capacità e di quelle conoscenze
manageriali che, nei momenti di
cambiamento come quelli che stiamo
vivendo, sono necessari per capire
certi fenomeni e poter attrezzarsi, o
addirittura prevenirli. Dobbiamo iniziare
a pensare a come sarà il mondo nel
2050, avere già una proprio ottica in
merito, perchè anche se noi non ci
saremo ci saranno i nostri nipoti e se
qui si parla di fare futuro, dobbiamo
provare ad immaginare come sarà la
vita nel 2050, o nel 2030 se vogliamo
rimanere più vicini, altrimenti non
riusciremo a costruire quello che sarà.
Queste piccole e medie imprese hanno
oggi difficoltà ad affermarsi, si parla
infatti anche a livello europeo di una
crisi dell’imprenditorialità, soffocate
forse da quello che viene definito come
il problema della grande burocrazia.
Questi seminari servono anche per
facilitare incontri ed eliminare ostacoli.
Sviluppare tutte le forme di relazioni, sia
tra le imprese sia a livello istituzionale,
è importante al fine di riaffermare e
riconfermare che l’Italia, nell’ambito del
commercio internazionale e non solo,
ha ancora qualcosa da dire. In tutti i
settori noi lavoriamo in collaborazione
con le altre istituzioni a livello territoriale
organizzando attività in comune e
questo è molto importante perchè noi
siamo l’ente che promuove, ma non
basta la promozione bisogna anche
poi accompagnare con degli strumenti
adeguati. Collaboriamo con istituzioni
come la Simest (vedo qua vicino la
dott.ssa Targetti) che accompagna dal
punto di vista dei finanziamenti oppure
come la SACE (che non c’è) e che si
occupa di assicurare le imprese.
La nostra attività si esercita
essenzialmente su quattro filoni
d’intervento.
33
Attività
Informaione: www.ice.gov.it .italtrade.com
Promozione: seminari, missioni, fiere, ...
Formazione: corsi per italiani e stranieri
soltanto tecnologiche, ma anche startup da un punto di vista tradizionale
riportandole sul mercato con metodi
innovativi.
Infine la Formazione di giovani, con dei
corsi di specializzazione in commercio
estero, delle imprese ed anche
degli stranieri. Perché la formazione
agli stranieri, non solo di funzionari
ma anche di imprese straniere, è
quell’investimento a lungo periodo
che poi porta grandi ritorni, dato che
la classe dirigente sarà così formata su
un modello italiano.
Noi parliamo sempre di commercio
estero però ci piace di più usare la
L’Informazione che è basilare, perché
senza conoscere non si può agire
oppure se si agisce poi ci possono
essere delle ripercussioni.
L’Assistenza, grazie anche alla rete
di uffici che abbiamo all’estero e che
possono essere considerate le nostre
antenne a vostra disposizione per
qualsiasi attività.
La Promozione che è la nostra attività
più conosciuta: noi ci esplichiamo
attraverso iniziative che vanno da quelle
più tradizionali, come la partecipazione
alle fiere, ma anche ad iniziative più
innovative. E penso a tutto il lavoro che
stiamo facendo con le start-up non
34
parola internazionalizzazione, perché
dobbiamo cominciare a vedere questi
mercati e queste relazioni in termini
di partenariato. Partenariato vuol dire
poter anche investire in chi ha le capacità
e non soltanto in termini finanziari, ma
anche conferendo saperi, trasferendo
tecnologia e soprattutto lavorando con
quegli strumenti che ancora non sono
ampiamente sfruttati delle imprese
italiane, tra cui i programmi finanziati
dall’unione europea. Proprio in questi
giorni si discuteva su quanto conferisce
l’Italia e quanto ha di ritorno: c’è un gap
del 4%. Il nostro lavoro è quindi anche
quello di promuovere i programmi
dell’Unione Europea tra le imprese
italiane e i programmi degli organismi
internazionali, come la Banca Mondiale
o la Banca Africana di Sviluppo. Essi
finanziando i governi locali per le loro
opere infrastrutturali, come ricordava il
dott. Casadei, sono comunque fonte
di opportunità per le imprese italiane
che possono partecipare a queste
gare. Sono procedure che possono
sembrano molto complesse ma che
conoscendole diventano molto lineari.
Passiamo a parlare dell’Africa Sud
Sahariana come mercato emergente
dalle grandi opportunità per le imprese
italiane.
35
Popolazione Africa sub-sahariana (2012)
Nigeria
Ethiopia
Dem. Rep. Congo
South Africa
Tanzania
Kenya
Uganda
Sudan
Ghana
Côte d’Ivoire
Mozambique
Madagascar
Cameroon
Angola
Burkina Faso
Malawi
Mali
Niger
Zambia
Senegal
Zimbabwe
Guinea
Rwanda
Benin
Burundi
Togo
Sierra Leone
Eritrea
Central African Republic
Liberia
Rep. of Congo
Lesotho
Namibia
Botswana
The Gambia
Guinea-Bissau
Gabon
Equatorial Guinea
Mauritius
Swaziland
Comoros
Cape Verde
Sᾶo Tomé and Principe
Seychelles
0,0
50,0 100,0 150,0 200,0
0
2
4
6
8
10
12
Popolazione totale = 883,8 milioni
Fonte: FMI.
La popolazione ormai arriva a 900 milioni di persone ed è sempre in rapida
crescita.
L’Africa avrà la popolazione più giovane al mondo e la propria
popolazione in età da lavoro supererà quella di Cina e India per
il 2035
L’Africa possiede la più giovane
popolazione al mondo...
...di conseguenza, quella in età da lavoro
supererà quelle di Cina e India
Percentuale della popolazione, 0-14 anni di età
EU
USA
India
Africa
Popolazione in età lavorativa
Milioni
1,200
1,100
1,000
900
800
700
600
500
400
300
200
100
0
15
20
32
39
Africa
India
Cina
SEA
AMLAT
Europa
NA
Giappone
2000
2010
2020
2030
Fonte: U8 Cencus Bureau, United Nations World Population Prospect; McKinsey Global Institute.
36
2040
Secondo le previsioni nel 2035
l’Africa sarà il continente che avrà la
popolazione più giovane al mondo.
Questo è un elemento di fondamentale
Paese
Mondo
importanza per la valutazione dei futuri
consumi, perchè emergeranno nuovi
consumatori che avranno un certo
potere d’acquisto.
Area
Paese
South Africa
0,699
26,5
Namibia
0,020
0,8
Nigeria
0,544
20,6
Benin
0,019
0,7
Mondo
Area
Angola
0,153
5,8
Malawi
0,018
0,7
Ethiopia
0,125
4,7
Rwanda
0,018
0,7
Ghana
0,101
3,8
Niger
0,016
0,6
Sudan
0,097
3,7
Guinea
0,015
0,6
Kenya
0,092
3,5
South Sudan
0,012
0,4
Tanzania
0,089
3,4
Sierra Leone
0,010
0,4
Cameroon
0,061
2,3
Togo
0,008
0,3
Uganda
0,061
2,3
Zimbabwe
0,008
0,3
CÔte d’Ivoire
0,048
1,8
Burundi
0,007
0,3
Botswana
0,038
1,4
Swaziland
0,007
0,3
Equatorial Guinea
0,034
1,3
Democratic Republic of the
Congo
0,033
1,3
Gabon
0,032
1,2
Central African Republic
0,005
0,2
Eritrea
0,005
0,2
Lesotho
0,005
0,2
The Gambia
0,004
0,2
Mazambique
0,032
1,2
Cape Verde
0,003
0,1
Senegal
0,032
1,2
Djibouti
0,003
0,1
Burkina faso
0,029
1,1
Liberia
0,003
0,1
Zambia
0,029
1,1
Seychelles
0,003
0,1
Chad
0,026
1,0
Guinea-Bissau
0,002
0,1
Madagascar
0,026
1,0
Comoros
0,001
0,0
0,000
0,0
2,6
100,0
Mauritius
0,024
0,9
Sao Tomé and Príncipe
Republic of the Congo
0,023
0,9
TOTALE
Mali
0,021
0,8
PIL (percentuali sul totale mondiale e di area)
TOTALE 2,6% (poco più dell’Italia, poco meno della Francia)
Per quanto riguarda il PIL, il contributo
dell’Africa al PIL mondiale è molto
limitato, è il 2,6% poco più dell’Italia
e poco meno della Francia. Però
anche i piccoli mercati possono dare
delle grandi risposte agli interessi degli
operatori. Si parlava proprio venendo
qua in macchina che molte volte lo
sviluppo dell’economia puo’ non venire
da grandi progetti, molte volte i piccoli
progetti possono essere la svolta di
promozione e sviluppo economico e
soprattutto sociale.
37
PIL pro-capite
Equatorial Guinea
Seychelles
Gabon
Botswana
Mauritius
South Africa
Namibia
Angola
Cape Verde
Rep. of Congo
Swaziland
Sudan
South Sudan
Ghana
Nigeria
Sᾶo Tomé and Principe
Djibouti
Zambia
Lesotho
Cameroon
Senegal
Côte d’Ivoire
1.000
800
600
400
200
0
16.000
14.000
12.000
8.000
10.000
6.000
4.000
0
2.000
Comoros
Chad
Kenya
Benin
Zimbabwe
Mali
Rwanda
Burkina Faso
Togo
Guinea-Bissau
Mozambique
Tanzania
The Gambia
Uganda
Guinea
Sierra Leone
Eritrea
Central African Republic
Madagascar
Niger
Liberia
Ethiopia
Malawi
Burundi
Dem. Rep. Congo
Fonte: FMI.
Questo è il PIL pro capite per i
singoli paesi ed è molto variegato.
Infatti ci sono paesi che si possono
allineare a quelli occidentali, come
nel caso della Guinea, e paesi che
rientrano nel famoso caso “meno
di un dollaro al giorno”. Dobbiamo
ricordare che queste sono statistiche
che spesso non descrivono la reale
percezione dell’economia locale. Noi
infatti usiamo modelli occidentali per
semplificare i paragoni. Penso però
all’esempio del Burkina Faso, in cui
da poco abbiamo avviato un progetto
in collaborazione con il ministro
della cooperarazione, e che sta
dando momenti di soddisfazione alle
imprese.
38
Le economie più dinamiche nel 2012
Sierra Leone
Niger
Angola
China
Rwanda
Ghana
Ethiopia
Dem. Rep. Congo
Côte d’Ivoire
Zambia
Mozambique
India
Brazil
0.0
5.0
10.0
15.0
20.0
Fonte: Banca Mondiale.
Le economie più dinamiche, come
è stato ricordato, sono accelerate:
vediamo l’esempio della Sierra Leone
più del 20%. Bisogna sicuramente dire
che i grandi numeri sono dovuti al fatto
che se un paese parte da zero, basta
incrementare un po’ lo sviluppo per
avere grande crescita. Ma quello che
attira la nostra attenzione è soprattutto
il tipo di tendenza più che i numeri.
39
Le previsioni, indicate in marrone
scuro, indicano che questi sono i paesi
che continueranno sempre di più a
crescere.
Africa ieri, oggi e domani
Ieri
(2000)
Oggi
(2010)
Domani
(2020)
1.270*
Popolazione (milioni)
8,16
956
Classe media** (milioni di famiglie)
18
30
45
Spesa consumatori africani (Mld Euro)
270
420
820
Pil (Mld Euro)
490
790
1.400
Tasse crescita Pil (Medio annuo su decennio)
2,6
4,9
6,0
Investimenti Diretti Esteri (Mld Euro)
16
76
400
-
20
50
Aziende Africane con fatturato maggiore
di 2 Mld di Euro
Fonte: TEH - Ambrosetti.
L’Africa di ieri, oggi e domani.
Dobbiamo
ricordarci
che
la
popolazione
sta
crescendo,
arriveranno a più di 1 miliardo di
persone, con una classe media in
rapida espansione e dei consumi
a loro disposizione. Il PIL, che
comunque non sarà mai a livello
dell’economia europea o degli Stati
Uniti, sarà però significativo e con
questo tasso di crescita del PIL del
6%, ci saranno tassi sicuramente
vantaggiosi con un conseguente
aumento degli investimenti.
40
Driver di crescita
1
2
Boom delle
Materie prime
Stabilità
Macroeconomica
e politica
Lo sfruttamento delle risorse ha rappresentato il 32% della crescita dell’Africa
dal 2000, di cui il 24% attraverso gli effetti diretti sul PIL, e l’8% attraverso gli
effetti moltiplicativi della spesa pubblica.
I governi hanno ridotto l’inflazione del 22% (anni 90) all’8% (anni 2000) e il
debito estero dall’82% al 59%.
Gravi guerre1 sono diminuite da 4,8 a 2,6 all’anno.
1
3
Riforme
economiche
4
Conflitti con più di 1,000 morti all’anno
Riforme del clima degli affari, anche in Nigeria (telecom, settore bancario); Sud
Africa (fiscale); ed Egitto (liberalizzazione).
11 Paesi “Riformatori” hanno accellerato la crescita del 3% vs. 1% per i “nonriformatori”.
La popolazione delle città africane è aumentata di 90 mil. dal 2000.
Urbanizzazione
virtuosa
L’urbanizzazione si associa alla crescita della produttività e rappresenta circa il
30-50% della crescita della produttività in Tanzania, Kenya e Marocco.
Abbiamo cercato di identificare i driver
di crescita, il più importante è quello
delle materie prime e dello sfruttamento
delle risorse, ma non l’unico perché ci
sono economie ancora ampiamente
dipendenti da singole materie prime.
Questi driver di crescita sono anche
l’effetto di una crisi che si è riverberata
già dalla fine degli anni 90, con le
prime crisi asiatiche. Nei momenti di
crisi, in cui non c’erano mercati che
potevano assorbire oppure conferire
delle nuove opportunità, si è cominciato
a riconsiderare l’Africa come mercato
di sbocco, provocando così l’aumento
dei costi delle materie. Quindi si è
recuperato questo aspetto in cui
c’era ancora tanto da fare e tanto da
riscoprire e si parlava del famoso
rinascimento della nuova Africa. Altro
driver è la stabilità macro economica e
politica, grazie anche a tutti gli ingenti
interventi da parte degli organismi
internazionali al fine di contribuire alla
stabilità e quindi allo sviluppo di un clima
favorevole, soprattutto da un punto di
vista della stabilizzazione dei conflitti
che erano in atto. Poi ci sono le riforme
economiche, nel clima degli affari ci
sono alcuni paesi che si trovano in
buone in condizioni (meglio non vedere
la posizione dell’talia nella classifica).
Infine l’aspetto dell’urbanizzazione della
popolazione, che è un elemento che
41
si riverbera nell’Africa così come sta
avvenendo a livello mondiale, perchè
più del 50% della popolazione mondiale
vive nelle grandi città. Le città sono
fonti anche di grande diseguaglianza
ma anche di maggiore opportunità
e maggiore scambio economico,
culturale e sociale.
Esportazioni mondiali di merci per area geografica
World merchandise exports by region and selected economy, 1948, 1953,
1963, 1973, 1983, 2003 and 2011 (Billion dollars and percentage)
1948
1953
1963
1973
1983
1993
2003
2011
Value
World
59
84
157
579
World
100,0
100,0
100,0
100,0
28,1
24,8
19,9
17,3
United States
21,7
18,8
14,9
Canada
5,5
5,2
Mexico
0,9
1838
3676
7377
17816
100,0
100,0
100,0
100,0
16,8
18,0
15,8
12,8
12,3
11,2
12,6
9,8
8,3
4,3
4,6
4,2
3,9
3,7
2,5
0,7
0,6
0,4
1,4
1,4
2,2
2,0
11,3
9,7
6,4
4,3
4,4
3,0
3,0
4,2
2,0
1,8
0,9
1,1
1,2
1,0
1,0
1,4
Share
North America
South and Central America
Brazil
Argentina
2,8
1,3
0,9
0,6
0,4
0,4
0,4
0,5
35,1
39,4
47,8
50,9
43,5
45,4
45,9
37,1
Germany a
1,4
5,3
9,3
11,7
9,2
10,3
10,2
8,3
France
3,4
4,8
5,2
6,3
5,2
6,0
5,3
3,3
Italy
1,8
1,8
3,2
3,8
4,0
4,6
4,1
2,9
United Kingdom
11,3
9,0
7,8
5,1
5,0
4,9
4,1
2,7
-
-
-
-
-
1,5
2,6
4,4
7,3
6,5
5,7
4,8
4,5
2,5
2,4
3,3
2,0
1,6
1,5
1,0
1,0
0,7
0,5
0,5
Europe
Commonwealth of
Independent States (CIS) b
Africa
South Africa c
Middle East
2,0
2,7
3,2
4,1
6,8
3,5
4,1
7,0
Asia
14,0
13,4
12,5
14,9
19,1
26,1
26,2
31,1
China
0,9
1,2
1,3
1,0
1,2
2,5
5,9
10,7
Japan
0,4
1,5
3,5
6,4
8,0
9,9
6,4
4,6
India
2,2
1,3
1,0
0,5
0,5
0,6
0,8
1,7
Australia and New Zealand
3,7
3,2
2,4
2,1
1,4
1,4
1,2
1,7
Six East Asian Traders
3,4
3,0
2,5
3,6
5,8
9,7
9,6
9,8
33,9
Memorandum item
EU d
-
-
24,5
37,0
31,3
37,4
42,3
USSR, Former
2,2
3,5
4,6
3,7
5,0
-
-
-
GATT/WTO Members e
63,4
69,6
75,0
84,1
78,4
89,3
94,3
93,8
Le esportazioni a livello mondiale ammontano al 3 %.
42
Variazione media annua delle importazioni
dell’Africa subsahariana, tra il 2001 e il 2010
Quote di mercato sulle importazioni dell’Africa sub-sahariana
per aree e principali paesi
32
Cina
Africa settentrionale
28
India
24
Asia Orientale
Asia Centrale
20
America Centromeridionale
Medio Oriente
16
Unione Europea
Paesi Europei non UE
12
8
America Settentrionale
Oceania
Stati Uniti
4
0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20 22 24 26 28 30 32 34 36 38 40 42 44
Quota di mercato in Africa sub-sahariana per aree e paesi
(media 2001-2012)
La dimensione dei cerchi rappresenta il peso medio dell’area (paese) sulle esportazioni mondiali nel periodo
2001-2010; cerchi di colore blu (azzurro) individuano aree (paesi) la cui quota di mercato in Africa subsahariana è diminuita (aumentata) tra il 2001 e il 2010.
Fonte: elaborazioni ICE su dati FMI.
la Cina. C’è tutto un dibattito su
come la Cina abbia invaso l’Africa
sud Sahariana proprio in questa
strategia di monopolio di utilizzo delle
materie prime. Inoltre ci sono per altri
paesi industrializzati, come anche
l’Oceania e gli Stati Uniti d’America
Settentrionale, questa perdita di
quote, dovuta alla mancanza di una
giusta strategia.C’è comunque ancora
grande spazio per poter recuperare.
La grandezza indica il peso che ha
quel paese o quell’area geografica
all’interno del continente africano.
L’Europa è intorno al 38 % ma se
è rossa indica che ci sono perdite di
quote di mercato. La quota media
dell’Italia negli ultimi dieci anni è stata
del 14%, quindi noi stiamo perdendo,
in altre parole esportiamo sempre ma
non siamo cosi competitivi come lo
sono l’Asia Oientale ed in particolare
43
Partner commerciali dell’Africa sub-sahariana
Composizione del commercio dell’Africa sub-sahariana per partner,
1990 - 2009
Percentuali
100
90
Miliardi $ 2009
1
2
16
17
52
39
3 Altri
13 Nord America
11
52
80
70
60
50
3
7
40
30
20
10
Europa Occ.
121
4 America Latina
7 Medio Oriente
15
28
30
2
14 Intra-Africa
56
13
55%
del totale
12
14
Commercio
Sud-Sud:
30 Asia
20
122
0
90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 05 06 07 08 09
Fonte: International Monetary Fund Direction of Trade Statistics; McKinsey Global Institute.
Questi 47 paesi, che noi ancora
consideriamo come unica realtà,
hanno caratteristiche completamente
differenti: la Nigeria è il paese più
popoloso con 165 milioni di abitanti
ma poi abbiamo le Seychelles con
solo 86 mila abitanti. Le modalità di
approccio quindi sono tante. Altro
esempio, la corruzione indicata come
maggior ostacolo per le imprese,
in Costa d’Avorio è al 75% ma per
esempio in Ghana è data al 9,9%.
Ancora statistiche per ricordarvi quali
sono i principali partner dell’Africa
sud Sahariana: Europa occidentale,
nord America, ma vediamo come è
cresciuta l’Asia e soprattutto com’è
presente questo scambio definito
“commercio sud-sud”, in cui si sono
create le giuste sinergie. Per questa
ragione noi dobbiamo cercare di
intercettare, in maniera globale,
questi scambi per evitare di essere
esclusi.
44
Alcuni indicatori comparati
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
La Nigeria è il paese più popoloso (165 mil), il meno popoloso Seychelles
(86.000)
Il Pil di Sud Africa e Nigeria in termini nominali rappresenta circa il 50% del
totale
A valori correnti, il Pil del Sud Africa è il più elevato del sub-continente,
mentre quello di Sao Tomè è il più basso
La Guinea Equatoriale ha il più elevato reddito pro-capite (14.500 dollari/
anno), la RDC il più basso (217 dollari/anno) (rapporto di 67:1)
Il reddito pro-capite dei 10 paesi più ricchi è pari ad oltre 23,8 volte quello dei
10 più poveri
Dal 1990 al 1999 il PIL pro-capite è aumentato del 17%, dal 2000 al 2009
del 58%
L’interscambio totale in percentuale del PIL è il più elevato nelle Seychelles
(283%), il più basso nella Repubblica centro-africana (37,5%)
Nel 21% dei paesi, uno o due prodotti sono responsabili per almeno il 75%
delle esportazioni totali
Il commercio intra-area è pari a meno del 10% del commercio totale
Il più elevato tasso di investimenti privati in % del PIL è a Capo Verde
(33,7%)
Nella Repubblica centro-africana il valore aggiunto in agricoltura è pari al
55% del PIL, in Botswana l’1,6%
Gibuti ha la popolazione più urbanizzata (84,6%), il Burundi la minore (33%)
Lo Zimbabwe ha il tasso di alfabetizzazione più elevato (92%), il Chad il più
basso (33%)
Il Sud Africa ha la rete ferroviaria più lunga (24.487 km), l’Uganda la più
corta (259 km)
Nel 2010, aprire un’impresa in Guinea-Bissau richiede 216 giorni, in Rwanda
3 giorni
Occorrono 45,4 giorni per sdoganare una merce importata in Congo, 3,7
giorni in Botswana
La corruzione è indicata è indicata come il maggiore ostacolo per le imprese
in Costa d’Avorio (75%), il minore in Ghana (9,9%)
Il Burundi ha la maggior proporzione di donne nella forza lavoro (90,2%), il
Sudan la più bassa (60,3%)
Seychelles ha l’aspettativa di vita più elevata (73 anni), il Mozambico la più
bassa (42 anni)
Circa uno su tre adulti tra 15 e 49 anni in Swaziland ha contratto il virus HIV
(26,1%), uno su mille in Mauritania
Fonte: Banca Mondiale.
45
Alcune proposte:
Negli ultimi dieci anni, la crescita dei consumi in Africa è stata superiore a quella in India o
Brasile
L’Africa ha lo stesso numero di città da 1 milione di abitanti dell’Europa
L’Africa oggi è più urbanizzata dell’India, e poco meno della Cina
I ritorni degli investimenti in Africa sono tra i più elevati al mondo dal 2007
La crescita della produttività è stata generalizzata
dell’acqua e dell’elettricità e tutto
quello che è a corredo di una città.
L’Africa è oggi urbanizzata
più
dell’India e poco meno della Cina.
Gli investimenti in Africa sono ancora
percepiti come grandi rischi e proprio
per questo hanno i ritorni più elevati
dal 2007.
La crescita della produttività, inoltre,
è stata generalizzata quindi c’è stato
un grande impulso con una formula di
maggiore produttività per ogni euro/
dollaro investito.
Alcune sorprese da riportare alla
nostra attenzione.
Negli ultimi anni è stata superiore la
crescita dell’Africa Sud Sahariana
a quella dell’India e del Brasile,
ricordiamoci però che partivano molto
svantaggiati.
L’Africa ha lo stesso numero di
città con più di un milione di abitanti
dell’Europa. Questa concentrazione
significa presenza di tutta una serie di
servizi che vanno dai trasporti a tutte
le opere di bonifica dell’infrastrutture,
46
I flussi di capitali privati verso l’Africa sono cresciuti nettamente
dal 2003
Flussi finanziari in entrata in Africa
$ miliardi
90
80
70
60
50
40
30
20
10
0
-10
1980
Aiuti lordi
1
1985
Rimesse
1990
1995
2000
2005
2008
Flussi di capitali1
Definiti come IDE netti, partecipazioni, obligazioni, ed altri flussi verso l’Africa da investitori stranieri.
Fonte: World Bank World Development Indicators; McKinsey Global Institute Capital Flows Database.
A proposito di flussi di capitali. L’Africa
Sud Sahariana è sempre beneficiaria
di grandi aiuti umanitari, però anche
i flussi di capitali privati verso l’Africa
sono cresciuti nettamente dal 2003
e hanno superato persino gli aiuti.
Questo è un elemento fondamentale
perché accanto agli aiuti, che ancora
servono per alcuni paesi, si mostra
attraverso gli investimenti sempre più
fiducia.
47
Classificazione dei paesi
Resource-Rich
Non-Resource Rich
Oil
Non-oil
Coastal
Landlocked
Angola
Cameroon*
Chad
Congo, Rep. of*
Equatorial Guinea
Gabon
Nigeria
Botswana
Côte d’Ivoire
Guinea
Namibia
Sierra Leone*
Zambia*
Benin*
Cape Verde
Comoros
Gambia, The*
Ghana
Guinea-Bissau
Kenya
Madagascar*
Mauritius
Mozambique*
São Tomé & PrincÍpe
Senegal*
Seychelles
South Africa
Tanzania*
Togo
Burkina Faso*
Burundi*
Central African Republic*
Congo, Dem. Rep. of*
Ethiopia*
Lesotho
Malawi*
Mali*
Niger*
Rwanda*
Swaziland
Uganda*
Zimbawe
è molto difficile lavorare a causa
dell’ingerenza e della forte presenza
da parte dello stato nell’economia.
Per quanto riguarda la telefonia
cellulare, ci sono grandi opportunità per
lo sviluppo di questo settore che poi è
collegato ad altri settori, pensiamo alla
tele-medicina o al banking attraverso
i cellulari. Per i paesi africani questo
processo viene definito leapfrog, cioè
il salto della rana, perché non avendo
avuto uno processo di sviluppo per
grandi, passano ad utilizzare le nuove
tecnologie senza provare vari sistemi
precedenti che noi abbiamo già
sperimentato.
Questa è la classifiazione dei paesi
che sono davvero variegati: ci sono
paesi ricchi di materie prime come
il petrolio, quali la Nigeria, o come i
minerali, soprattutto quei minerali
che sono importanti per le industrie
essenziali per l’information technology
o elettronica. Pensiamo alle cosidette
terre rare che sono base fondamentale
per lo sviluppo di queste industrie.
Il clima per la condotta degli affari
risente molto del periodo con cui
gli stati si sono formati, l’Angola
e la Namibia hanno, per esempio,
un clima abbastanza favorevole ed
amico, ci sono invece paesi in cui
48
Clima per la condotta degli affari
World Bank Index:
Ease of doing business
Ranked 1 to 183, the closer to 1,
the more conducive the regulatory
enviomment
<100
100 – 129
130 – 160
160 – 183
Fonte: Banca Mondiale.
49
Telefonia cellulare
Millions of mobile
subscriptions
52
81
134
196
278
374
453
43% annual
growth per year
• It took nearly 20
years to attract the
first 100 million
subscribers
Mobile
penetration
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
6%
9%
14%
21%
28%
37%
44%
Fonte: McKinsey Global Institute
Mercati al consumo
ECOWAS
EAC & COMESà
Senegal
Nigeria
Uganda
Ghana
Kenya
SADC
Angola
Zambia
South
Africa
50
Ethiopia
• It took less than
3 years to attract
the next 200 million
subscribers
L’Africa sud Sahariana è un unico
mercato nella nostra immaginazione,
ma sembrano volersi organizzare nel
loro insieme per formare la famosa
massa critica. Ci sono infatti paesi
che singolarmente non hanno grande
rilevanza per investitori e aziende,
come gruppi dall’Africa dell’est e
dall’Africa dall’ovest, e ispirandosi
all’idea dell’Unione Europea desiderano
mettersi insieme per creare un blocco
unico da presentare ai mercati. Su
questo aspetto, per esempio nella
Comunità dell’Africa dell’Est, si sono
costituiti proprio come una nuova
Unione Africana cercando di portarsi
all’attenzione internazionale non solo
dal punto di vista economico ma anche
politico, pensiamo alla Tanzania al
Kenia, Ruanda, all’Uganda e il Burundi.
L’Africa detiene circa il 60 percento della terra arabile al mondo
Terra arabile addizionale, 2009, Milioni di ettari
970
Altri
80
America
Latina
300
Africa
sub-sahariana
590
2009
155
Brasile
Argentina
Venezuela
Altri
39
31
75
Sudan
DRC
Angola
Zambia
Mozambico
Rep. Centroafricana
Tanzania
Altri
72
66
53
53
49
45
38
216
Source: World Bank/Food and Agriculture Organization. Awakening Africa’s sleeping giant; McKinsey
Global Institute.
Parlando di un settore come
l’agricoltura, ci fa riflettere che il
70% delle terre arabili nel mondo
sono in Africa. Quindi ci potrebbero
essere grandi opportunità, una
volte sviluppate le tecnologie per
l’irrigazione e le infrastrutture
necessarie a questo settore, che
resta di fondamentale importanza per
alcuni paesi.
51
Interscambio commerciale Italia - Africa sub-sahariana
(Valori in milioni di euro)
7.000
6.000
5.000
4.000
3.000
2.000
1.000
0
-1.000
2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
-2.000
-3.000
-4.000
-5.000
Export
Import
Saldo
Fonte: elaborazioni ICE su dati Istat.
L’interscambio commerciale con l’Italia
è abbastanza limitato come cifre,
però resta significativo per i prodotti
della meccanica, per tutti i prodotti di
consumo e per i lavori infrastrutturali,
dovuti ai grandi progetti che vengono
finanziati dagli organismi internazionali
e dall’Unione Europea. Il discorso delle
infrastrutture e quindi delle autostrade
che possono collegare da nord a sud
l’Africa e da ovest ad est è di vitale
importanza. E non ultimo anche il
discorso aeroportuale. Infatti uno degli
elementi che ha frenato la nostra
presenza in Africa Sud Sahariana
è la difficoltà che hanno le imprese
italiane ad arrivare in loco. Pensate
che gli unici voli diretti di Alitalia sono
su Accra (Ghana) e su Addis Abeba,
ma per tutti le altre località dobbiamo
fare scalo in un altro paese europeo,
e quindi spesso un viaggio dura non
meno di 18 ore.
Tempo fa era stato fatto uno studio
da Confindustria per capire perché
l’Africa mediterranea o i balcani
fossero paesi di grande interesse per
le imprese italiane. Sono tutti paesi
distanti uno o due ore dall’Italia, e un
operatore riesce a fare tutto in uno
o due giorni. Per contro, per l’Africa
Sud Sahariana, una piccola/media
impresa perderebbe troppo tempo in
viaggio.
52
Italia: i principali prodotti esportati verso l’Africa sub-sahariana
(Valori in milioni di euro)
1.800
1.600
1.400
1.200
1.000
800
600
400
200
0
2006
Macchinari e
apparecchiature
2007
Apparecchiature
elettriche e per
uso domestico non
elettriche
2008
Prodotti alimentari
2009
2010
Prodotti in metallo,
esclusi macchinari
e attrezature
Coke e prodotti
derivanti dalla
raffinazione del
petrolio
2011
Fonte: elaborazioni ICE su dati Istat.
I principali prodotti esportati sono macchinari, apparecchiature, prodotti
alimentari, petrolio, agricoltura, metallurgia, pelli.
Italia: i principali prodotti importati dall’Africa sub-sahariana
(Valori in milioni di euro)
7.000
6.000
5.000
4.000
3.000
2.000
1.000
0
2006
Prodotti delle miniere
e delle cave
2007
Prodotti della
metallurgia
2008
Prodotti
dell’agricoltura,
pesca e silvicoltura
2009
2010
Fonte: elaborazioni ICE su dati Istat.
53
Prodotti alimentari
2011
Articoli in pelle
(escluso
abbigliamento)
e simili)
ENI/Saipem
Snamprogetti,
Salini,
Grimaldi
Salini
Nigeria
Corà
Etiopia
Salini
Gabon
Kenya
Uganda
Tanzania
ENI/Saipem,
Nuovo Pignone,
Inalca, CMC,
Trevi
Finmeccanica/
Selex,
Pirelli
Renco,
Astaldi,
Lotti
Angola
Mozambico
CMC
Parmalat
ENI
Duferco, Techint,
Parmalat, Ferrero, FIAT/
IVECO/CNH, CMC, Enel
Green Power Luxottica,
Safilo, Pirelli, Maccaferri,
BLM, Bonfiglioli, Brevini,
Pegaso Yachting, Carel,
Red Graniti, Silmar,
Filk, Jas, Seatram
Sud
Africa
Tra i punti di forza innanzitutto ci
sono le risorse naturali, la crescita
sostenuta che sarà alimentata anche
dai consumi, gli investimenti esteri
ed infine il progresso. Tra i punti
di debolezza c’è sicuramente una
distanza fisica, che è più strutturale
che fisica, perché si può andare più
facilmente a New York in sei ore che in
paesi molto più vicini geograficamente.
E poi la corruzione, la burocrazia, la
diseguaglianza, la rigidità del mercato
e la bassa produttività, elemento
quest’ultimo che ci deve far riflettere
La regione che esporta maggiormente
è ovviamente la Lombardia, che
rappresenta il 30% delle esportazioni
e la sua presenza è in rapido aumento.
Ecco le imprese italiane che sono
già presenti. Sono soprattutto grandi
imprese, che possono naturalmente
fare da apripista per tutta la filiera di
piccole/medie imprese. Mi riferisco
per esempio ad ENI che può dare
grande opportunità nella filiera di
sub contratto oppure di fornitore di
materiali e di servizi per le attività in
loco.
54
Matrice S.W.O.T.
Punti di forza
Punti di debolezza
Dotazione di risorse naturali
Crescita sostenuta alimentata dai consumi
Progresso socio-economico (classe media)
Distanza fisica
Limitata dimensione del mercato - alta % mercato
informale
Infrastrutture
Crescita investimenti diretti esteri
Burocrazie
Corruzione
Disuguaglianze sociali/distributive
Limitato sviluppo settore privato
Rigidità del mercato del lavoro/bassa produttività
Minacce
Opportunità
Involuzione politica - Conflitti etnici
Catching up
AIDS/Malaria, ecc.
Mercato in progressivo ampliamento
Insufficiente espansione e sofisticazione della domanda
interna
Possibilità di acquisire rapidamente quote di mercato
Sviluppo delle infrastrutture
Concorrenza asiatica
Sviluppo manifatturiero e dei servizi
Crescita demografica
Beni di consumo
in molti paesi ha decimato tutta una
classe intermedia anche dal punto di
vista lavorativo. Segue un insufficente
espansione e una sofisticazione della
domanda interna. A questi si va ad
aggiungere la concorrenza asiatica,
non solo per noi europei o italiani, ma
anche per molti dei produttori locali e
artigianali dell’Africa.
Fonte di opportunità è quello di
sfruttare un momento favorevole
in cui si trova questa nuova area
geografica, che si presenta al mondo
come se fosse la Cina piuttosto che
l’America latina o i paesi dell’est negli
anni ottanta. Altre opportunità sono
su come intervenire con la formazione,
che permette di presentarsi come
fornitore non solo di attrezzature, ma
anche di modelli di sviluppo. Grazie
all’accresimento della tecnologia
l’Africa sta sviluppando nuovi sistemi
che saranno all’avanguardia, anche
se l’uso del tablet o piuttosto le lezioni
sul telefonino stanno diventando
elemento comune per lo più nelle
aree più urbanizzate. Tra le minacce
sicuramente ci sono le rivoluzioni di tipo
politico ma strettamente collegata ad un
debolezza economica. Sono chiamati
conflitti etnici, ma alla base c’è sempre
un conflitto economico. Poi l’AIDS che
55
rappresentate sicuramente da un
mercato in progressivo ampliamento,
dalla possibilità di sviluppo del
manifatturiero e dei servizi, dalla
crescita demografica e con essa la
crescente necessità delle popolazioni
Africane ad avere dei prodotti che ne
definiscano anche uno status symbol.
Frequenti errori di approcio al mercato
•
•
•
•
•
•
•
Scarsa conoscenza geo-economica
Marginalità del mercato e sua indifferenziazione
Scarso approccio strategico - assenza di visione di lungo periodo/
avversione ad investimenti diretti di presidio del mercato
Eccessiva enfasi sui risultati immediati (scarsa attenzione al cliente ed al
post-vendita)
Individualismo/scarsa capacità di aggregazione imprenditoriale
Scarso supporto bancario-finanziario
Insufficiente/inesistente supporto pubblico ai processi di
internazionalizzazione
mercato che ancora non esiste. Per
farvi un esempio, tanti anni fa mi è
capitato di essere in Ghana e scoprire
che non ci sono mappe stampate
delle città per gli spostamenti interni.
Pensare in termini imprenditoriali
significa che quando uno si accorge
della mancanza di un servizio o
di un prodotto, tenta di servire i
consumatori e le popolazioni locali,
senza rimanere attaccati per forza
alla propria idea originale.
Altro errore molto comune è
l’individualismo. Molto volte infatti non
Tra gli errori ,che abbiamo notato
molte volte da parte delle imprese
italiane, c’è sicuramente una
scarsa conoscenza geoeconomica
e una conseguente inadeguatezza
nella gestione dei rapporti e nella
conduzione degli affari. Segue una
marginalità del mercato e la sua
indifferenziazione. Tante volte infatti
si pensa cosa si può fare in Africa
senza prestare attenzione al mercato
locale. Porsi come imprenditore infatti
significa guardare le opportunità che
ci sono e inventare un’attività sul
56
c’è la tendenza a cercare le famose
sinergie con altre imprese e quindi
a presentarsi solo con un prodotto
finito o solo con un servizio completo.
Grazie anche all’attività del Ministero
dello Sviluppo Economico speriamo
che questa rete d’impresa riesca ad
andare sui mercati come sistema
Italia, portando dalla progettazione
al prodotto finito, modalità molto
utile per conquistare quote di
mercato significative. Io ho aggiunto
anche lo scarso supporto bancariofinanziario. Mi riferisco soprattutto
alle nostre banche, praticamente
assenti localmente, ed anche ad un
insufficiente supporto pubblico ai
processi di internazionalizzazione.
Ci mettiamo dentro anche il nostro
istituto perchè al momento abbiamo
solo un ufficio a Johnnesburg a causa
delle drastiche riduzioni di budget
dovute all’idea che la promozione è
solo un costo e non un investimento.
Consigli
•
•
•
•
•
Pianificazione attenta della selezione di mercati e settori e delle modalità
di ingresso con relativi tempi
Visione di lungo periodo
Organizzazione aziendale adeguata, presidio diretto del mercato,
competenza del personale con capacità di gestione delle complessità
locali
Iniziative coordinate che sfruttino le sinergie con altri attori di filiera e/o
già localizzati
Costruire “competenze africane”
Non si danno consigli alle imprese
ma si scambiano delle opinioni.
È importante una Pianificazione
attenta della selezione dei mercati,
dei settori e delle modalità di
ingresso con relativi tempi. Noi
siamo a disposizione per trasferirvi
le nostre conoscenze, le nostre
impressioni a questo proposito. E
poi è essenziale avere una visione
di lungo periodo: pensare ad oggi,
perché è importante realizzare, ma
57
sempre con una prospettiva futura.
Altri elementi fondamentali sono la
riorganizzazione aziendale adeguata
e lo sfruttamento delle sinergie con
altri attori di filiera già localizzati.
Quindi non iniziare sempre da zero,
ma cercare di conoscere chi c’è già
andato prima per capire e verificare
se il modello ha funzionato, ed
eventualmente replicare quello che
gli altri hanno fatto. Non sottovalutare
le competenze africane, questo
significa avere attenzione al locale e
non avere la presunzione di sapere
tutto se ancora non si è provato e
verificato in loco. Per concludere Ice
ha una buona programmazione per
dare continuità alla nostra azione.
Quest’anno abbiamo realizzato delle
iniziative in Uganda ed Etiopia, in
collaorazione con la banca africana.
Abbiamo infatti partecipato alle
principali manifestazioni fieristiche,
che in Africa sono ancora a livello
di fiere multisettoriali, diciamo
molto paesane, e noi con grande
umiltà
andiamo
presentando
il nostro padiglione Italiano ed
organizziando iniziative collaterali a
beneficio delle imprese. Per il 2013
prevediamo di essere in Etiopia,
Uganda, Mozambico e Ghana, che
considero personalmente un paese
di grandissimo interesse.57,50
58
59
60
02.
Dibattito
61
62
63
Ambasciatore Umberto Vattani
già segretario generale Ministero Affari Esteri
e già Presidente ICE
64
Devo dire che quando Nicola Orsi,
segretario
generale
di
questa
fondazione, a nome dell’Onorevole
Raffaello Vignali, mi ha chiesto
se sarei stato disponibile per una
partecipazione ad una tavola rotonda
ha usato tre argomenti che mi hanno
convinto valesse la pena fare il viaggio
e incontrarvi. Il primo: mi ha detto la
Fondazione si chiama Costruiamo il
Futuro, secondo: siamo insieme un
gruppo Confartigianato, Compagnia
delle Opere, Confindustria, Camera
di Commercio e altri e infine che
l’avremmo tenuta un sabato. Perché
questi tre argomenti sono tutti e tre
degli argomenti forti. Il primo che si
riferisce al futuro, vuol dire che chi lo fa,
certamente apprezza anche il passato,
a dimostrazione che ci troviamo qui
probabilmente nelle antiche scuderie
in una villa, in una bellissima villa
della Brianza, che è stata conservata
benissimo e mi auguro che anche la
villa venga e restaurata bene come
queste scuderie, quindi si apprezza
il passato per guardare al futuro.
Secondo argomento è che il fatto di
essere insieme a tutte queste istituzioni,
se poi ci aggiungiamo il numero dei
relatori arriviamo praticamente ad una
squadra di calcio, vuol dire che si è
pronti a lavorare insieme agli altri, e
non in maniera solitaria. Infine il sabato
si rinuncia a qualcosa, addirittura mi
hanno detto che ci sono delle classi
di studenti e a mio avviso è un fatto
assolutamente positivo. Ma Nicola Orsi
non mi aveva detto un quarto elemento
che ho scoperto sfogliando questo
bellissimo opuscolo che riguarda la
vostra fondazione : è nata nel 2009
e neanche a farlo apposta il piano
Africa messo a punto dall’ICE è nato
esattamente nello stesso anno. Ci
si può chiedere, ma perché? Non è
che l’Africa l’abbiamo scoperta nel
2009, se guardate le vecchie cartine
geografiche fino al ‘700 dell’Africa si
conosceva esclusivamente la costa,
all’interno non si sapeva bene cosa si
sarebbe trovato. Ma perché l’Africa? Di
piani ne abbiamo anche per l’America
Latina, per i paesi dell’est europeo,
per i paesi asiatici ma l’Africa è stato
veramente un tema interessante. Prima
di tutto perché come ha ricordato
anche il dottor Casadei, noi europei
abbiamo un debito nei confronti
dell’Africa, perché l’Europa ha sfruttato
per tanti anni questo continente e
adesso francamente si è fatto un grande
passo avanti. Abbiamo trasformato un
rapporto di soggezione, diventato 50
anni fa un rapporto di indipendenza.
Questi paesi si sono staccati da noi,
e qualcuno di loro ha anche voluto
sottolineare la distanza dalla vecchia
potenza, e ne stiamo facendo dei
veri e propri partner, paesi nei quali
noi e loro ci si impegna per aiutarli a
crescere. Ma è necessario avere un
metodo, così come c’è un bellissimo
metodo descritto nell’opuscolo della
Fondazione Costruiamo il Futuro. Il
metodo è quello di una riflessione che
non può prescindere da una migliore
conoscenza di questi paesi. Quello
65
che noi abbiamo fatto all’ICE è stato
di raccogliere tutte le informazione che
interessano a voi imprenditori. Abbiamo
raccolto sopratutto quello che poteva
interessare alle imprese, i mercati,
e non i mercati in maniera generica
perché dire che un mercato cresce del
15% può non essere particolarmente
interessante per un imprenditore,
l’ICE da sempre ha pensato che oltre
allo studio del mercato bisognava
scendere giù di livello e andare a fino
nei settori.
Poi, sempre com l’ICE abbiamo deciso
di affrontare l’aspetto fieristico. Come
l’Italia può presentarsi meglio? Le
fiere organizzano vengono organizzate
interamente delle persone del posto,
quindi la gran parte dei costi riguardanti
gli allestimenti, la presentazione,la
pubblicità, la diffusione sono già
coperte. Però possiamo fare in modo
che la presenza italiana sia molto più
visibile e abbia un profilo più alto,
possiamo lavorare affinché quando si
apre la fiera al padiglione italiano venga
dedicata una visita più attenta.
Un altro obiettivo molto importante è
ridurre l’asimmetria della conoscenza,
perché un’impresa della Brianza
non può conoscere un’impresa
del Senagal e viceversa. Queste
informazioni servono a ridurre quel
rapporto diseguale che c’è tra chi
lavora in quel mercato e chi invece ci
si deve recare. Allora fatte tutte queste
66
preparazioni, questo lavoro di studio di
approfondimento settore per settore,
abbiamo organizzato delle riunioni a
Roma per far conoscere questi paesi,
certo arrivare a 47/50 non è facile,
abbiamo fatto una selezione tra quelli
che sembravano più interessanti per
noi italiani. Non ci siamo limitati a delle
presentazioni ma abbiamo fatto in modo
che i ministri di quei paesi venissero
in Italia a raccontare le opportunità
che avrebbero potuto offrire ai nostri
imprenditori e abbiamo così anche
avuto modo di verificare le nostre
informazioni, da noi raccolte con quelle
del Ministero degli Esteri. Sono nati
così dei forum al Campidoglio a Roma
ai quali hanno gruppi molto importanti
di rappresentanti africani. Nel 2009
erano presenti 15 i ministri, abbiamo
presentato loro alcuni imprenditori e
preso accordi per organizzare in loco
delle missioni. In pochi anni sono venuti
con noi 2000 imprenditori italiani. Si
sono tenute numerose riunioni, perché
a noi, come alla Fondazione Costruiamo
il Futuro, interessa la continuità
dell’azione perché non c’è nulla di
peggio cha e qualcosa di saltuario, di
effimero che si verifica una volta sola
e poi non si sa se avrà un seguito.
Proprio per assicurare la continuità di
questi incontri li abbiamo calendarizzati
ogni anno, portando insieme a noi la
Simest, la Sace, l’ABI e le banche,
anche se, purtroppo, di banche italiane
67
in quel grande continente, ce ne sono
molte poche, per non dire nessuna.
Abbiamo cercato di fare capire alla
BNP Paribas, che ha acquisito la
nostra banca Nazionale del Lavoro,
che ha un personale numeroso italiano,
di utilizzarli non disseminandoli in tutto
il mondo, ma mettendoli nei paesi dove
noi siamo più deboli, dove non abbiamo
strutture creditizie, e li abbiamo
convinti. E dovremo continuare a
lavorare in questa direzione perché
in queste banche non italiane ci sono
gruppi abbastanza significati di nostri
concittadini. C’è un punto poi che è
stato già accennato e che io ritengo
molto importante la Banca Mondiale e
la Banca Africana. La Banca Mondiale
è un’istituzione che sta a Wasghington,
ha come compito quello di favorire lo
sviluppo di paesi del terzo mondo.
Come fa? Raccogliendo le quote
di tutti i paesi membri e dividendo
una volta l’anno questa disponibilità
finanziaria tra i continenti e all’interno
dei continenti per singoli paesi. E allora
abbiamo detto ai nostri ambasciatori
in Africa, fate in modo che i progetti
di sviluppo del paese dove voi siete
accreditati vengano appoggiati da noi
italiani. In che modo? Prima di tutto
offrendo consulenze da parte di esperiti
italiani, facendo in modo che il nostro
rappresentante a Wasghington ne sia
a conoscenza, cioè che sappia che in
Ghana interessa una certa diga, che in
Nigeria si sta facendo un’infrastruttura
di trasporto fino al nord, e così via,
perché solo allora il nostro direttore
esecutivo, potrà appoggiare nella
riunione della divisione di quei mezzi,
le eventuali proposte, e renderle realtà
grazie anche all’aiuto italiano.
Per questo motivo abbiamo inserito
nel programma Africa il rapporto
con gli organismi internazionali e per
promuovere il più possibile questo
nuovo modo di operare a favore delle
nostre imprese, abbiamo presentato
il progetto ad Addis Abeba, dove ha
sede la Commissione delle Nazioni
Unite per l’Africa.
Cosa vuol dire per un’impresa andare
in Africa, ed in generale, andare
all’estero? Per l’impresa si tratta di
un enorme passo avanti, perché noi
non viviamo in un mondo semplificato,
viviamo in un mondo globale ma
questo non vuole dire appiattito con
le proprie caratteristiche e quindi per
un’impresa andare in questi paesi
informali significa sviluppare una
capacità che la renda maggiormente
competitiva, ma non solo in quel
paese. La formazione creata per chi
svolge questo lavoro all’estero crea
una capacità di competitività che si
applica certamente in quel paese,
ma anche negli altri stai in generale,
quindi quelle conoscenze che si
richiedono a chi vuole fare affari, sono
in realtà un arricchimento personale,
un arricchimento della personalità.
L’ICE si dice sia stato soppresso, è
un errore oltre che una falsità. E’ stato
spartito perché, come succede nel
mondo, quando vedi uno che riesce
68
bene, quando vedi qualcosa che va
molto forte, il Ministero degli Esteri
ha voluto accaparrarsi la rete estera
dell’ICE con un grande guadagno.
Il progetto era quello di accaparrarsi
i 570 funzionari dell’ICE che stavano
a Roma, e dividere la parte estera
assegnandola agli Esteri. è un po’
come se Salomone di fronte alle due
madri che si disputavano il bambino lo
avesse tagliato a metà. Francamente,
non ha funzionato, lo hanno dovuto
ricostituire con una certa fatica, perché
non tutti, purtroppo, hanno avuto
quel magnifico ammonimento che mi
diede mio padre quando ci regalava
un giocattolo: non smontarlo se non lo
sai rimontare. Purtroppo non lo hanno
saputo rimontare e si sono ritrovati con
i pezzi in mano, e pensate che ancora
oggi non riescono a metterli a posto.
L’ICE era diventata una macchina
da guerra, Christine Lagarde che
tutti voi conoscete, era Ministro del
Commercio con l’Estero nel 2006,
mi invitò ad una riunione dove erano
presenti tutti i direttori di UBI France
che è l’ICE francese. Mi chiesero:
ci può descrivere l’attività dell’ICE?
Ben volentieri. Doveva essere una
presentazione di mezz’ora ma durò
molto di più perché ne seguirono
moltissime domande. Un mese dopo
Lagarde venne a Roma e mi invitò a
pranzo. Mi disse: “Senta, a noi è molto
piaciuta la sua presentazione, fate molte
cose con un terzo del nostro personale,
avete un bilancio che è un quinto del
nostro, però ci date abbastanza fastidio
sui mercati esteri, posso mandare una
delegazione a vedere?”
Venne Christophe Lecourtier, che era
il mio collega francese, con alcuni suoi
collaboratori, si fermarono all’ICE una
settimana e se voi andate a vedere
in internet vedrete che nel 2008 UBI
France ha fatto una riforma che sembra
una fotocopia, per struttura e per il
modo in cui opera molto simile all’ICE.
Lo stesso Christophe Lecourtier ha
ammesso di aver copiato da noi. Allora
può sembrare sorprendente ma come
è possibile che se la sono spartita?
Era talmente operativa e funzionante
che se la sono fatta a pezzi, mi
dispiace questo, perché ha frenato
per un anno e mezzo, e non so ancora
quanto tempo ci metteranno per
rimetterla in funzione, hanno frenato
un’attività importantissima. Ve ne dico
una, dobbiamo a Marinella Loddo la
creazione di un osservatorio per le
materie prime, voi sapete che se volete
comprare il rame, lo zinco o i diamanti
c’è una borsa, ma se volete comprare
il caolino che serve per la porcellana,
o il legname, o le terre rare o alcuni
metalli non ferrosi non c’è una borsa
e quindi ognuno se lo deve andare a
cercare sul mercato, senza sapere
esattamente quale è il prezzo, perché
non si può ordinare come si ordina il
petrolio o altro. Nel 2008 è quindi
creato un osservatorio delle materie
prime, che consente alle imprese di
dire, guardate che il caolino c’è anche
ucraino, voi magari ve lo siete procurato
qui, ma guardate ci sono anche queste
69
anche le nostre imprese? Avremmo
degli amici, avremmo sicuramente
delle porte aperte e allora è nato il
progetto dei paesi post-conflict. Infine
volevo illustrarvi un’ultima attività che si
è molto sviluppata: è quella delle nostre
grandi fiere, quella di far venire in Italia
dall’estero dei compratori da paesi
emergenti. Per cui alla Fiera di Milano,
alla Fiera di Roma, di Bologna di Parma
e così via, abbiamo visto crescere il
numero di visitatori con questo volano
di incoming di persone che venivano
possibilità. Abbiamo fatto degli accordi
con il Gabon per avere dei legnami
preziosi che sono stati di grande
giovamento a tutte le industrie delle
cucine e anche del mobilio, che qui è
fortissimo. Ebbene questo osservatorio
è stata un’invenzione dell’ICE che
ha dato i suoi buoni risultati. Un’altra
iniziativa di valore è in atto in Bosnia
Erzegovina, Iraq e Afghanistan. Ci
siamo detti: ma se spendiamo tanti
soldi per mandare i nostri soldati in
questi stati, non possiamo mandare
70
io considero esemplari per come sono
organizzate e per la loro partecipazione,
mi auguro facciano anche un po’ di
scuola anche in altre zone d’Italia,
perché ne ho parlato con degli amici
veneti e sono rimasti impressionati da
quello che voi siete riusciti a mettere
insieme come capacità di dialogo di
scambi di informazioni e altro. Quindi
vi ringrazio perché ritengo che sia un
esempio che si possa ripetere con
successo anche in altre regioni d’Italia.
Grazie mille.
proprio per incontrare gli imprenditori
italiani presenti nelle fiere, abbiamo
organizzato loro giorno per giorno degli
incontri fissati secondo un sistema di
appuntamenti. Bene ho voluto dire
tutto questo perché la promozione
come è stato detto non è un costo,
così come iscriversi all’università non
può essere considerato un costo. è
un’attività di investimento che deve
portare a livelli più alti di produttività e
di lavoro. Ed è per questo motivo che
io mi auguro che queste riunioni che
71
Rodolfo Casadei
giornalista del settimanale Tempi (moderatore)
Ringrazio
l’ambasciatore
Vattani
per aver difeso così brillantemente
la causa dell’internazionalizzazione
dell’economia italiana. Abbiamo visto
che non sempre i diplomatici sono
diplomatici; la ringrazio inoltre per aver
ricordato l’importanza di un sapere
che sia completo di storia, di cultura,
d’antropologia, perché, quando si parla
d’internazionalizzazione dell’economia,
la nostra cultura e le nostre tradizioni
sono utili anche per fare affari.
Passiamo la parola a Gloria Targetti di
Simest.
Gloria Targetti
Dipartimento Promozione e Marketing
sportello Regione Lombardia di Simest
72
I nostri strumenti
SIMEST affianca l’impresa italiana in tutte le fasi di sviluppo all’estero
Fasi di sviluppo dell’azienda
Interventi SIMEST
Rafforzamento della struttura finanziaria
Finanziamento per il miglioramento della
solidità patrimoniale
Analisi mercati esteri
Finanziamento di studi di fattibilità e di
programmi di assistenza tecnica
Progetti di acquisizione di quote di mercato
in paesi extra-UE
Finanziamento di programmi, aventi
caratteristiche di investimento, per
l’inserimento sui mercati esteri
Esportare beni strumentali
Stabilizzazione tassi su finanziamenti per
export di beni d’investimento
Individuare opportunità di investimento
Business scouting e match making
✓ Partecipazione SIMEST al capitale
sociale società estere
✓ Fondo Venture Capital (per focus extra
UE)
Investire in aziende estere
✓ Riduzione interessi su finanziamento
quota dell’azienda italiana (investimenti
extra UE)
✓ Fondo Start Up
Buongiorno a tutti. Ringrazio la
Fondazione Costruiamo il Futuro
per questo invito, anche a nome di
D’Aiuto, amministratore delegato di
Siemest.
Noi di Simest siamo sempre contenti
di vedere imprenditori e poter fare
quello che è la nostra missione:
diffondere le informazioni. Come
diceva prima l’ambasciatore Vattani.
L’informazione è importantissima
perché si possono sfruttare strumenti
che sono estremamente utili, solo
conoscendoli.
Spesso invece, ci troviamo nella
situazione di cercarli quando ormai è
troppo tardi.
La mia presentazione sarà un po’
tecnica, cercherò di semplificare e
dare essenzialmente dei messaggi
73
che poi possiamo approfondire.
Simest può offrire tantissimi aiuti
finanziari per l’internazionalizzazione
di imprese italiane, non possiamo
finanziare imprese estere, non
possiamo
finanziare
imprese
che importano, ma possiamo
finanziare le imprese che fanno
internazionalizzazione.
Cercherò
brevemente di presentare le varie
forme di finanziamento di Simest.
È importante capire gli strumenti a
disposizione e decidere quali sfruttare
prima di realizzare un investimento
all’estero.
Chi siamo: la Simest è una società
finanziaria nata nel 1990 e la
nostra missione è sostanzialmente
promuovere
l’internazionalizzazione
nelle sue varie forme. Quali strumenti
finanziari possiamo offrire alle imprese?
Come vedete su questa slide sulla
sinistra abbiamo cercato di definire
le varie fasi di sviluppo dell’azienda
verso l’estero, e sulla parte destra
abbiamo definito come Simest può
rispondere alle esigenze di queste
aziende che cercano di svilupparsi
verso l’estero. Non possiamo fare
niente per le imprese che chiudono
i battenti in Italia, ma possiamo fare
molto, come vedete, per le imprese
che cercano come oggi la domanda
estera, diventata molto importante per
lo sviluppo economico italiano e non
solo per le singole imprese. Perciò
attraverso l’export e le varie forme più
sofisticate e più difficili di investimenti,
possiamo offrire moltissimo alle
aziende. Sulla parte destra, quindi,
ci sono i nostri strumenti, cercherò di
riassumerli in modo sintetico.
Cosa facciamo: noi gestiamo per
conto dello Stato vari fondi rotativi, cioè
una massa di denaro che lo Stato ha
affidato a Simest come unico gestore,
che servono per dare la spinta alle
imprese che decidono di svilupparsi
anche all’estero. Con questi fondi
rotativi abbiamo ancora una buona
disponibilità finanziaria, non vi parlo
di strumenti che sono teoricamente
disponibili,
ma
abbiamo
una
disponibilità finanziaria che usiamo se
ci sono le premesse. I nostri strumenti
servono per dare la spinta a imprese
che siano “buone”, che non abbiano
grossi problemi strutturali in Italia, e
che presentino la capacità di andare
all’estero. Non sono i denari che offre
lo Stato alle imprese morenti, alle
imprese per salvarle. Quindi è un aiuto
ed una spinta, che spesso può essere
molto decisiva. Gli strumenti che
gestiamo possono essere raggruppati
in tre filoni.
Il primo, il più complesso, è il Core
Business. Esso consiste nella spinta
degli investimenti all’estero, sia
con 100% di investimento italiano,
ovviamente per i paesi dove la legge
locale lo permette, sia in Joint Venture
con i Partners locali. E questo è
uno strumento complesso che vi
descriverò meglio. Poi abbiamo una
serie di fondi rotativi che gestiamo
74
che possono trovare denominatore
comune il credito agevolato. Offriamo
finanziamenti diretti o contributi
agli interessi per le imprese nel loro
processo di internazionalizzazione,
con i tassi calmierati, con tassi
spesso molto bassi perché sono tassi
agevolati, e possiamo farlo grazie al
fatto che lo Stato, attraverso questi
fondi, offre la possibilità alle aziende
italiane di internazionalizzarsi. Questi
strumenti che l’Italia possiede per le
imprese, sono veramente notevoli,
rispetto agli altri paesi ne abbiamo
quasi di più. Sia la dottoressa Loddo
che l’ambasciatore Vattani parlavano
delle banche; si tratta di un altro
discorso perché in questo caso lo
Stato offre questi finanziamenti o
contributi agli interessi; ma se non
c’è un credito da parte delle banche
è difficile offrire un abbattimento del
tasso. Veniamo al dunque per essere
più concreti. Voglio, come premesso,
parlare brevemente degli investimenti.
Facciamo un esempio. Io ho parlato
con molti giovani e ovviamente questi
giovani non sono ancora coinvolti
direttamente nel business ma lo
sono in modo indiretto, come anche
le famiglie. È importante sapere!
Se un’impresa vuole fare tutto con
le proprie forze, benissimo. Però è
importante sapere. Prendiamo ad
esempio un’impresa brianzola italiana,
che esiste in Italia, dal punto di
vista industriale, da almeno tre anni.
Questo strumento di cui vi parlo non
è adatto alle imprese neo costituite né
alle microimprese. Qui ci sono tanti
mobilifici che non solo esportano ma
anche producono all’estero. Ecco io
sono un mobilificio, vado a produrre
in Africa i miei mobili. Abbiamo già
parlato molto dell’Africa e vi risparmio
quello che conta dal punto di vista
dell’impresa, gli imprenditori lo sanno
bene che è importante il progetto
industriale. Mi è capitato in passato, di
vedere imprese che vanno a produrre
dove ci sono più finanziamenti e
agevolazioni. Voi sapete meglio di me
che questa impostazione finanziaria
non deve mai prevalere sulla
impostazione industriale; il progetto
deve avere la sua credibilità dal punto
di vista industriale, poi se ci sono
gli strumenti finanziari tanto meglio.
Tornando al caso del mobilificio, se
vado ad investire in Africa, a creare
un capannone dove produco i mobili
e dove investo un certo capitale
rispetto al mio fatturato, posso
andare da Simest e chiederei essere
aiutato in questa iniziativa. La Simest
valuta il progetto, segue e consiglia
le aziende e la nostra assistenza
è a costo zero. Anche per questo
motivo è importante presentare il
vostro progetto: può essere utile
perché abbiamo esperienza in questo
campo, abbiamo fatto moltissimi
finanziamenti. Se il progetto convince
e l’impresa ha le capacità industriali
di svilupparsi all’estero io, Simest, ti
dò il massimo. Possiamo intervenire
75
in capitale sociale, nella società neo
costituita all’estero, prevalentemente
nei paesi extra UE (possiamo fare
anche qualcosa da poco tempo
in Europa ma senza gli altri due
strumenti di cui vi parlerò). Possiamo
sottoscrivere una quota versando
cash in conto capitale e a capitale
sociale dell’impresa in Africa, non
solo, ma per tutti i paesi dell’Africa
e anche altri possiamo aggiungere
un fondo, che gestiamo per conto
dello Stato, un fondo di un capitale di
rischio (Venture Capital).
Fondo di Venture Capital
(Paesi “focus” extra UE)
Obiettivo generale
SIMEST + Fondo fino al 49% del capitale della società estera non
superiore al totale delle quote detenute dai soci italiani
Durata
dell’intervento
max. otto anni e comunque non oltre i termini contenuti nel
contratto relativo all’intervento SIMEST (L.100/90)
Garanzie
Per l’impegno al riacquisto delle quote di partecipazione del fondo
non è richiesta l’assistenza di garanzie
Remuneraione fondo:
Piccole imprese
Medie imprese
Grandi imprese
Di solito cerchiamo di dividere la
nostra quota tra la partecipazione e
il fondo, perché il Fondo di Capitale
di Rischio è senza garanzia e quindi
estremamente
interessante
per
l’imprenditore: brutalmente costa
meno, non deve offrirci la garanzia,
e il rendimento del fondo, che è il
costo per l’imprenditore, è anche
tasso BCE + spread dello 0,5%
tasso BCE + spread dello 0,75%
tasso BCE + spread dell’1%
tasso minimo del 3,5%
molto basso perché legato al tasso
della BCE più un delta che dipende
dalla grandezza dell’impresa. Tanto
per darvi un esempio: per le piccole/
medie imprese il tasso è 1,50%
senza garanzia che può durare per
un massimo di otto anni. In questo
esempio, il mobilificio in Ghana
ha bisogno di un capitale sociale
76
ammettiamo di un milione di euro,
fino al 49% vi può offrire la Simest
tra il fondo e la partecipazione, il
restante 51% (quindi 510.000 euro)
voi non lo tirate fuori dalle tasche
dell’impresa ma andate da una banca
e prendete un prestito fino a 8 anni.
E noi qua facciamo un terzo passo su
questa parte del prestito, vi diamo un
abbattimento, utilizzando uno dei fondi
rotativi che gestiamo sempre per conto
dello stato, sarebbe il 50% di un tasso
di riferimento per il settore industriale,
che oggi sarebbe 2,60% (solo
l’abbattimento secco). In altre parole,
voi siete andati in Ghana a creare la
vostra unità produttiva, o ex novo o
avevate un già piccolo mobilificio, e
avete aumentato il capitale sociale,
oppure a carico dell’acquisto, e per
avere una realtà produttiva in loco con
un capitale sociale di un milione avete
sborsato la metà. E questo è un aiuto
notevole. E qua come ci comportiamo?
Un appello a voi, contattate il nostro
team, valutiamo se il progetto è
finanziabile, e se lo è ci mettiamo in
moto subito, perché è uno strumento
complesso. Ogni progetto va al
consiglio di amministrazione e prima
lo valutiamo attraverso una comitato
di investimenti, poi sarà affidato allo
specialista del settore.
Perciò oltre ad un aiuto finanziario, vi
diamo un aiuto in termini di assistenza
e consulenza. Ma c’è anche un altro
plusvalore: la Simest aveva dietro
un’istituzione
molto
importante,
che fino a ieri era il Ministero dello
Sviluppo, e la nostra quota del
ministero del 76% è stata ceduta
adesso alla Cassa Depositi e Prestiti.
Non cambia niente nell’operatività,
perché gestiamo sempre i fondi dello
Stato, perciò in ultima istanza è un
intervento istituzionale.
Passiamo agli altri strumenti.
Abbiamo parlato degli investimenti
adesso vi parlo dei finanziamenti a
tasso agevolato. Qua siamo quasi in
concorrenza con le banche; piuttosto
che farsi pagare il tasso di mercato noi
offriamo per i passi che sono necessari
per un investimento all’estero, dagli
studi di pre fattibilità all’assistenza
tecnica (nel mio esempio io apro un
mobilificio in Ghana ma devo istruire
gli operai e mi servono i soldi per farli
venire in Italia, oppure per mandare i
miei tecnici ad istruirli in loco), la Simest
può finanziare quest’attività offrendo
un finanziamento estremamente
interessante perché ha un tasso
di 0,5% per la durata di 5 anni per
le piccole/medie imprese. Inoltre
offriamo una garanzia integrativa fino
al 50%. Idem per gli studi di fattibilità,
non tutti gli investimenti richiedono un
business plan complicato, ma anche
alle stesse condizioni possiamo,
se fosse necessario, finanziare
questi tassi in business plan. E così
chiudiamo il tema degli investimenti.
Parliamo dell’export. Sono anni che
esiste questo strumento finanziario,
esattamente dal 1977 – La Legge
Orsola.
Un’impresa arriva in Simest e dice: io
77
esporto (nell’esempio esporto i mobili)
la Simest può fare qualcosa per me?
La risposta è no, perché questo
strumento può essere utilizzato per
gli esportatori di beni strumentali
(macchinari e impianti) solo nel caso
in cui l’esportatore offra una dilazione
di pagamento all’importatore che
supera i 24 mesi. Allora io esporto
il macchinario e mi faccio pagare
dall’importatore Ghanese in 5 anni,
che mi dà ovviamente una specie di
effetti di pagamento, che saranno
cambiali internazionali o qualcosa
di questo genere. Tuttavia in questo
caso, se si tratta solo di macchinari e
impianti, la Simest dà un contributo
agli interessi ma non finanzia.
L’Export Credit lo fanno le banche.
Torniamo di nuovo a questa fusione
necessaria, se c’è un finanziamento
noi abbattiamo il tasso. Noi diamo
un contributo. Quale contributo? E
qui si fa confusione. Si pensa che
sia un finanziamento invece è un
abbattimento in linea con gli altri paesi
dell’OCSE. In linea perché se no si fa
un danno istituzionale. Per esempio io
esporto il mio macchinario in Ghana,
il mio importatore Ghanese mi paga
in 5 anni. Questo mi dà ovviamente
le cambiali che, come sapete, devono
essere confermate da una banca
locale perché se no valgono poco.
Ed io imprenditore italiano faccio il
cosiddetto smobilizzo, cioè vendo
ad un istituto italiano, ad una banca
italiana o a livello internazionale questi
effetti di pagamento perché non tengo
in tasca il rischio Ghana. Ma a che
prezzo vendo? Faccio il cosiddetto
forfaiting al prezzo di mercato. A
questo punto interviene la Simest e
dà un contributo agli interessi facendo
sì che i nostri imprenditori dei beni
strumentali possano usufruire delle
stesse facilitazioni di cui usufruiscono
gli esportatori di macchinari e impianti
tedeschi e francesi...Per cui ci mette
nelle stesse condizioni. Qua ho chiuso
con l’Export. Semplicemente perché
io vendo, ho una commessa di vendita
che può essere una vendita ad hoc o
può essere una linea di vendita che
richiede una presenza in loco. Anche
nel settore del nostro esempio, se il
mobilificio vende in Africa dei mobili
magari ha bisogno di un ufficio vendite,
un ufficio tecnico di assistenza. Allora
noi possiamo offrire a queste imprese
per queste strutture commerciali (non
parliamo più né di investimenti né di
studi di fattibilità ma parliamo di una
presenza commerciale). Investire
è difficile ma essere presenti ed
esportare è più facile soprattutto per le
piccole imprese. Ma se io ho un ufficio
in loco mi costa. La Simest può offrire
per coprire i costi di questa struttura
commerciale, che sarà un ufficio
vendite, uno showroom o un negozio
o qualsiasi struttura permanente
attraverso cui io vendo prodotti di
marchio italiano, può essere finanziato
con un credito agevolato al tasso del
0,57% per la durata di 7 anni. È molto
interessante, è stato utilizzato da
tante imprese, anche grandi imprese
78
un massimo del 49%. La nostra
presenza è da due a quattro anni,
può arrivare fino a sei se lo richiede
il progetto. Secondo noi è molto
utile, non abbiamo ancora risultati
perché esiste da pochi giorni, ma
ha già suscitato molto interesse. E
chiudo con l’Africa. Si è detto molto di
questo continente pieno di possibilità,
noi abbiamo già fatto molto in Africa.
Abbiamo finanziato 61 operazioni di
investimento, con quello schema un
po’ complesso che vi ho spiegato.
Abbiamo sborsato per queste iniziative
complessivamente 51 milioni di euro.
Abbiamo finanziato una sessantina di
studi di fattibilità e assistenza tecnica
per 13 milioni di euro. Abbiamo
finanziato 150 operazioni di export.
Per tutto il credito agevolato, quello
al tasso calmierato di cui vi parlavo, o
come contributo agli interessi o come
finanziamento ad un tasso agevolato,
abbiamo fatto circa 500 operazioni
per un cifra notevole, 3200 milioni
di euro. Perciò è tanto. Concludo
dicendo, contattateci. È meglio una
telefonata in più, che un’occasione in
meno. Grazie
aprendo showroom in tanti paesi come
l’Africa, che importano per esempio
prodotti del settore moda, Armani
e altre marche, sono stati finanziati
spessissimo da Simest. Non mi voglio
più dilungare. Un’ultima cosa vi voglio
dire. Proprio ieri abbiamo aggiunto alla
prima slide che vi ho mostrato un altro
strumento, il fondo start up. Avete
senz’altro sentito parlare di questo
fondo, perché se ne parla da tanti
anni. É operativo da pochissimi giorni.
Questo fondo è molto interessante
perché offre alle aziende neo
costituite, piccole/medie in cui sono
comprese società costituite da giovani
e donne in forma singola o associata,
un piccolo aiuto. La Simest non
interviene direttamente, come vi ho
spiegato prima, quando si tratta di un
investimento vero e proprio. Si tratta
di un piccolo aiuto, fino a 300.000
euro. È una iniezione di denaro al
tasso di mercato (ma di cui le imprese
spesso non hanno disponibilità e
quindi è molto importante). La nostra
presenza è di minoranza in queste
società costituite da meno di 18
mesi entriamo a capitale sociale per
79
80
81
Giuseppe Tripoli
Capo Dipartimento per l’impresa e
l’internazionalizzazione del Ministero
dello Sviluppo e Garante delle PMI
82
Grazie e buongiorno a tutti. Chiederei
a Casadei il permesso di essere
telegrafico. Dell’Africa è stato già
detto tantissimo, non mi soffermo più
su questo tema, se non per segnalare
come conclusione del sentimento di
questi racconti e di queste relazioni
il fatto che è un’area di grandissimo
interesse, di grandissima potenzialità
e di grandissimi problemi. Tutto
convive, i problemi vanno piano piano
a sciogliersi, abbiamo visto in che
modo, grazie a una stabilizzazione
economica e a una stabilizzazione
politica che cresce. Le prospettive, i
vantaggi che si iniziano ad intravedere
sono interessanti. È un continente
giovane, un continente che si
muove, che si urbanizza sempre
più, e quindi che si struttura sempre
più, che ha tantissimo da fare, che
ha tanti bisogni. È un continente
diversissimo, un continente fatto da
tantissimi mercati, tanti paesi, regole
diverse, settorialmente diverse: è
una grande opportunità. Io dico
che per il mondo della piccola/
media impresa, di cui soprattutto il
nostro sistema produttivo è fatto, è
un’opportunità da guardare perché,
da qui ai prossimi anni, se si guarda
solo al mercato interno o ai mercati
tradizionali c’è il rischio di prendersi
qualche raffreddatura. è bene
guardare a mercati più caldi, come
questo, più rischiosi forse, ma che
offrono delle opportunità.
Un mercato come quello dell’Africa,
con queste tipologie, non devo
dirlo io a voi che siete imprenditori,
va affrontato con molta prudenza.
Prudenza
vuol
dire
anzitutto
appoggiarsi alle reti che già esistono.
Sono state citate le ambasciate,
citerei le presenze imprenditoriali
italiane già localizzate, che hanno
già dei loro stabilimenti, delle
loro presenze fisse, in vari paesi
africani. Cito sicuramente gli uffici
dell’ICE, che vanno ad allargarsi,
a crescere come numero e nel
programma
dell’agenzia
per
l’internazionalizzazione, così si chiama
adesso la nuova ICE, a potenziare la
presenza di uffici in Africa. E questo
perché? Perché solo la conoscenza
di chi è in loco consente di avere dei
punti di riferimento un po’ più precisi
della situazione e della differenza
delle diverse situazioni.
In secondo luogo, come tutti i mercati
nuovi, vanno avvicinati con primi e
piccoli approcci cioè farsi un’idea
diretta. Alcuni di voi sono già presenti
nei paesi africani, molti no. Ci sono
una serie di iniziative realizzate
principalmente dall’ICE, ma non solo,
come le “Country presentation” di
missioni in alcuni paesi, di presenze
in fiere multi settoriali, per esempio
ad Addis Abeba. Cominciare a
buttare l’occhio, andare a vedere
com’è la situazione, credo che sia
una regola banale di prudenza che
consente però di farsi un’idea diretta
della situazione. E questo chi lo può o
lo vuol fare? Io vi voglio incoraggiare
a farlo perché si ha così l’opportunità
83
di capire meglio la situazione, i rischi
e le potenzialità effettive.
Vorrei aprire una parentesi sulle
grandi imprese che prendono
importanti lavori nei paesi africani
nel campo dell’infrastrutturazione e
nel campo dell’energia. L’aggancio
ai grandi, alle grandi imprese che
operano bene, se è costruito bene,
sono driver di sviluppo della presenza
estera in molti paesi per molte piccole
imprese, anche del nostro paese.
Fino a qualche anno fa, fare attività di
internazionalizzazione era importante
per le imprese italiane, facevano
fatturato, erano presenti le piccole
imprese italiane, che sono sempre
state coraggiose, e sono andate
sempre per prime. Oggi è diventato
essenziale, oggi ci sono molte
imprese che se non vanno a cogliere
la domanda del mercato estero non
sopravvivono con la domanda interna.
Questo è un dato di fatto. Quindi ci
sono moltissime aziende di piccola,
piccolissima dimensione, di dieci o
quindici dipendenti che finora avevano
vissuto, e anche bene, sul mercato
interno che, o si aprono sull’estero
oppure chiudono. Io di questo tipo
di situazioni aziendali ne incontro
decine e decine. Bisogna essere
realisti, un imprenditore uno che ha
10/15 dipendenti non può inventarsi
di andare all’estero da un giorno
all’altro. Io ho visto, e la racconto
sempre, una delle esperienze più
utili di aiuto all’internazionalizzazione,
privato su privato (quindi non parlo del
mondo pubblico). è quello che fanno
per esempio strutture che offrono
manager temporanei, temporary
manager per l’estero, che conoscono
quel paese, che conoscono il paese
dove vuoi andare dove hai bisogno
di andare. Centinaia di piccole
imprese, soprattutto del nord, ma
adesso anche del centro e meno
del sud, si stanno affacciando per la
prima volta sui mercati esteri usando
questa leva. Ci sono strutture che
promuovono e organizzano, anche
pubbliche ma io parlo di quelle private
perché le ho viste ben lavorare, che
aiutano una piccola impresa. E allora
lì uno affacciandosi per la prima volta
con il suo prodotto, senza bisogno
di cambiare prodotto, su un nuovo
mercato capisce quale è l’inefficienza
della sua azienda, in che cosa deve
riorganizzarsi, che cosa serve per
essere presente stabilmente su
un mercato estero, come deve
riorganizzare la logistica, etc. Fa
anche un salto di qualità. Ma andiamo
al caso del pubblico. La clientela di
tutte le strutture pubbliche che sono
qui schierate dietro a questo tavolo e
di quelle che mancano, per esempio
la Sace, le Camere di Commercio,
le Regioni ecc., la clientela di tutta
questa realtà di enti pubblici che si
occupano di internazionalizzazione
è cambiata, non è più l’azienda che
normalmente faceva export e sapeva
come farlo ma è l’azienda che per
la prima volta per sopravvivere
deve andare all’estero, alcune cose
84
export sapeva come fare e a chi
rivolgersi, oggi è diventato essenziale.
L’operazione di concentrare sempre
più su Camere di Commercio che si
dotino di professionalità adeguata
organizzandosi tra di loro per avere
un punto d’accesso a tutti questi
servizi, per noi è importante. Anche il
tipo di servizi deve cambiare, perché
l’ICE ha avuto da sempre questa
attenzione al mondo delle piccole
imprese, la Simest l’ha acquisita nel
tempo, altre realtà hanno lavorato
con imprese più grandi, non hanno
un pacchetto di servizi che è adatto a
questa nuova clientela. Ho incontrato
la scorsa settimana i vertici della
Sace, che sono impegnati a fare un
road show sul territorio per illustrare
i prodotti che hanno per le piccole
imprese, molti di questi prodotti devo
essere un po’ ripensati, perché erano
prodotti strutturati, essenziali, perché
se tu non sei assicurato sul credito,
devono cambiare. Prima di tutto, ed
è il lavoro su cui siamo fortemente
impegnati, occorre che ci sia un unico
punto di accesso sul territorio perché
avere a che fare con l’ICE, la Simest,
la Sace, le Camere di commercio, le
Regioni, ognuno con il suo pezzetto
importante, importantissimo di verità e
di servizio, fa impazzire. è necessario
istituire un punto sul territorio, ben
organizzato in cui portare avanti
almeno una prima informazione.
Ad esempio, se io voglio andare in
Mozambico per vendere dei tondini di
ferro come devo fare? Non posso fare
il giro delle sette chiese per sapere chi
conosce il Mozambico, chi conosce
le fiere che si fanno, chi conosce i
prodotti, chi conosce la copertura,
chi conosce il rischio paese. Questo
punto d’approccio stiamo cercando
di organizzarlo sul territorio, fino a
qualche anno fa era meno importante
che ci fosse, perché chi faceva
85
sui pagamenti, che ti fai il tuo cliente
all’estero, rischi grosso. Ma devono
essere strumenti e servizi organizzati
per dimensioni più piccole. Allora
la riorganizzazione dell’offerta in cui
siamo impegnati è fondamentale
perché oggi il cliente è diverso.
Stiamo cercando di mettere insieme
degli strumenti che consentano alle
piccole imprese, restando piccole
senza necessità che crescano di
botto, di poter fare operazioni che
da sole non riuscirebbero a fare,
e qui cito due realtà. Una sulla
quale con l’onorevole Vignali in
particolare, abbiamo lavorato, lui ha
lavorato in Parlamento, noi abbiamo
lavorato perché poi venisse tradotto
operativamente, che è lo strumento
dei contratti di rete, stiamo cercando
attorno al tema della rete di irrobustirlo
di possibilità, di funzionalità, di
opportunità. Quindi il tema delle
reti, lo strumento delle reti lo stiamo
potenziando, lo stiamo rafforzando.
La seconda sono i consorzi per
l’internazionalizzazione, voi sapete
che c’è una vecchia esperienza di
consorzi export, erano legati appunto
all’export, oggi essere presenti sui
mercati internazionali, vuol dire una
serie di cose, poter fare formazione
poter essere intersettoriali, i consorzi
export avevano molti limiti, poter
partecipare ad alcune opportunità a cui
prima i consorzi export non potevano
partecipare. La legge ha riformato i
consorzi export e li ha trasformati in
consorzi per l’internazionalizzazione,
è alla firma il decreto che li attualizza,
tutto il prossimo anno, sarà un anno di
transizione dai vecchi consorzi export
ai consorzi dell’internazionalizzazione
è uno strumento che consente di
aggregare piccole imprese con
opportunità e possibilità ulteriori
rispetto al passato. Credo che lo
sforzo in cui siamo impegnati, voi
per fare il vostro mestiere e noi per
cercare di renderlo più facile se
possibile a voi, è quello di ritarare
tutta la struttura, tutte le cose che si
sono pensate su una dimensione più
piccola. Chiudo, facendo il garante
delle piccole e medie imprese, figura
che lo statuto delle imprese ha
introdotto nel nostro ordinamento. Mi
arrivano molto spesso segnalazioni di
piccole imprese che hanno problemi
di credito, problemi d’ufficio e allora
io vi invito a segnalarmi le eventuali
esigenze e i problemi che ci fossero su
questi temi dell’internazionalizzazione,
non vi garantisco che il risultato sarà
raggiunto ma vi garantisco che ce la
metteremo tutta. Io credo che il tema
della nostra presenza internazionale,
è il nostro futuro. Non è futuro quello
nei prossimi anni che si centri su un
mercato solo domestico, abbiamo un
futuro che inevitabilmente avrà una
quota crescente di internazionale,
in tutte le sue dimensioni, un buon
import, più export, migliori talenti,
attrattiva di investimenti all’estero e
d’investimenti in Italia. Questo è il
nostro futuro e su questo noi stiamo
lavorando.
86
Dario Speranza
Vice President Political and Institutional
Scenarios and Analysis (Government Affairs
Department) di Eni
87
Grazie, buon giorno a tutti, ringrazio voi
per la presenza e anche l’organizzazione
per l’invito che Eni ha accettato anche
in considerazione dell’opportunità
di scambiare delle riflessioni, che
derivano dalle esperienze che abbiamo
maturato in questo continente e un
po’ delle prospettive che vediamo in
esso. Abbiamo maturato una buona
esperienza in quanto siamo la prima
compagnia petrolifera internazionale
in Africa. Lì abbiamo quasi il 60%
della nostra produzione di oli e gas
e siamo presenti da quasi 60 anni, a
cominciare dall’Egitto ma abbiamo
una presenza in 15 paesi. Proprio
l’energia può essere un motivo forte
di sviluppo di questo paese, proprio
l’energia che rappresenta oggi un
paradosso per questo continente. è
stato già detto che ci sono prospettive
buone di crescita ma effettivamente
queste prospettive sono legate molto
alle materie prime, almeno nel breve
e che sono impiegati all’interno anche
nell’ottica di sviluppare una società che
è molto giovane, infatti circa il 60%
degli abitanti dell’Africa sud Sahariana
ha meno di trenta anni. Ma c’è una
anche la dimensione preoccupante
che, da limite, potrebbe diventare
opportunità: è questo che noi come Eni
guardiamo quando ci confrontiamo con
un paese. Guardiamo alle mancanze,
ai bisogni, cercando di trovare soluzioni
che possono essere vincenti per
entrambi, portare benefici per entrambe
le parti. Questa è la vera essenza della
cosiddetta partnership pubblico e
privato di cui si parla, essenzialmente
trovare degli strumenti per realizzare un
beneficio congiunto. Circa un miliardo
e 300 mila persone al mondo non
hanno accesso all’energia, il 20% della
popolazione mondiale. Ebbene 600
milioni sono nell’Africa sud Sahariana,
più del 70% delle persone dell’Africa
sud Sahariana non ha accesso
all’energia. E l’energia non è una cosa
futile, è il motore dello sviluppo, ne è il
motore, in questo caso per la valenza
strategica che hanno le risorse per
questo, ma ne è anche la leva. Non c’è
sviluppo industriale e sociale se non
c’è un accesso adeguato all’energia.
Nell’esperienza fatta durante questi
anni, abbiamo cercato di realizzare,
di individuare insieme ai paesi dei
progetti che potessero riguardare
anche questo settore, realizzando delle
centrali elettriche per offrire energia
elettrica alla popolazione. Immaginate
che le due centrali elettriche realizzate
in Congo di recente forniscono il
60% dell’energia elettrica del paese.
Questo grazie allo smottamento di un
gas che diciamo così non ha valore,
perché non economico, difficilmente
utilizzabile per altri scopi. Forse lo
sapete ma il gas ha un alto costo di
riposizionamento ovvero deve essere
trasportato e questo è molto costoso
e non c’è la possibilità di valorizzarlo
spesso sul mercato locale perché
spesso mancano le infrastrutture. In
Africa, la carenza infrastrutturale è
uno dei limiti fortissimi per il decollo di
quest’area e perché manca il mercato
88
locale, non c’è ancora un mercato
strutturato. Quindi mancano in qualche
modo i clienti. Ecco attraverso queste
partnership si è riusciti a sfruttare il gas
che veniva bruciato in atmosfera, con
conseguenze ambientali drammatiche,
per produrre elettricità a beneficio della
popolazione. Quello che voglio fare non
è uno spot per l’Eni ma cogliere delle
riflessioni per quanto ci riguarda come
Italia, come impresa e come comunità
internazionale. Il primo punto è lo
sviluppo delle infrastrutture. La banca
mondiale ipotizza o stima un fabbisogno
infrastrutturale di oltre 90 miliardi di
dollari all’anno che necessiterebbero
per un progresso dell’Africa sud
Sahariana, ne vengono pianificati
appena la metà, con un grave ritardo,
io vedo l’Africa come la Cina 30 anni
fa. La Cina è riuscita effettivamente
con un grande sforzo di investimento
a colmare delle grandi lacune interne e
a lanciarsi sul mercato internazionale.
Cosa che paradossalmente sta
facendo all’estero adesso, l’Africa
è oggetto di investimento diretti
dall’estero e la maggior parte viene da
Cina, Brasile e India. Quindi, primo, le
infrastrutture. Secondo: la telefonia.
La telefonia mobile ha avuto un
grande sviluppo perché supera un
altro dei limiti forti dell’Africa, che è
la burocrazia. La telefonia mobile è
uno di quei settori dove c’è un minor
contatto con le istituzioni e questo
è stato molto vantaggioso. Il terzo
elemento è la capacità di entrare
in relazione, sia bilaterale e sia in
un’ottica regionale. I paesi africani
hanno una dimensione molto piccola
e anche i progetti che sono in grado di
affrontare da soli non possono essere
elevati. Adottando un’ottica regionale,
questo può essere in qualche modo
superato in modo che i progetti
possano risultare più interessanti.
Pensiamo per esempio a un paese
come il Mozambico, si è scoperto
essere uno dei grandi produttori di
gas del futuro e questo anche grazie
alla nostra opera. Il Mozambico però
deve puntare a diventare un hub
regionale di produzione di energia
anche per i suoi vicini, in primo luogo
per il Sudafrica, dove già importa tutta
la sua produzione di gas corrente
(appena 5 miliardi di metri cubi,
per esempio neanche un 5% di
quanto consumiamo noi in Italia). La
comunità internazionale e l’Unione
Europea possono fare molto, offrire
pregi e difetti della loro esperienza,
stare vicino e creare e rendere più
solide le istituzioni del paese. è già
stata ricordata la grande crescita nel
senso di democratizzazione dell’Africa
sud Sahariana, c’è molta strada da
fare, ma degli esempi positivi ci sono,
proprio come il Ghana e il Mozambico,
esempi positivi di una struttura
democratica che sta tenendo alla
prova dei fatti. Si temeva molto per
il Ghana, che l’avvio della produzione
petrolifera portasse degli scompensi
interni e nonostante la morte del
presidente improvvisa non c’è stato il
colpo di Stato. Questo è significativo,
89
le istituzioni si stanno consolidando,
le istituzioni sono importanti come
l’aggancio alle istituzioni italiane
quando si va all’estero. Mi piace
ricordare un’esperienza in base ad
un recente studio di un think tank
ugandese, il modello vincente di
imprenditoria locale è basato su multi
servizi, piccoli imprenditori che offrono
più servizi, più prodotti. Questo in
qualche modo è significativo sia in
un’ottica nostra come grande impresa,
conferma la nostra strategia, quella
di poter essere un contro partner
realizzare un progetto dalla A alla Z
naturalmente in termini di competenze
e in termini di intermediazione con altri
soggetti imprenditoriali. La possibilità
di consolidare i rapporti diretti, quello
su cui gli africani contano molto, è il
rapporto di fiducia con le persone che
si trovano davanti, persone di fiducia
che portino avanti progetti affidabili
che risolvano realmente le esigenze e
che non operino solo a vantaggio di
una delle due parti. Eni è impegnata
a consolidare ulteriormente la sua
presenza in virtù proprio di queste
caratteristiche. Nei prossimi 4 anni
investiremo circa 20 miliardi di euro in
Africa, questa è la testimonianza del
grande impegno della nostra azienda.
90
91
Raffaello Vignali
Vice Presidente Commissione
Attività Produttive alla Camera dei Deputati
92
Ringrazio i relatori per essere qui con
noi, ci hanno fatto un grande regalo,
ma in particolare consentitemi di
ringraziare l’ambasciatore Umberto
Vattani, perché questo incontro,
come lui ha detto, è nato da un
dialogo, ma non voglio ringraziarlo
solo per questo, ma perché nei
suoi anni alla Farnesina e negli anni
all’ICE, se c’è stata una persona
estremamente attiva nell’aiutare
le imprese ad internazionalizzarsi
è Umberto Vattani, di questo gli va
reso grande merito. Prima Giuseppe
Tripoli diceva che noi siamo le nostre
imprese e che in molti casi sono
“condannate” ad internazionalizzarsi,
e questo è senz’altro vero. Da questo
punto di vista tante piccole imprese,
anche nel nostro territorio, sono
internazionalizzate ma hanno bisogno
di un aiuto maggiore. Credo che il
momento di oggi sia stato utile sia
per l’informazione, che è stata data,
ma soprattutto agli imprenditori per
conoscere meglio gli strumenti che
esistono, quello che fa l’ICE, e la
Simest.
Simest è un grande strumento,
ringrazio la dottoressa Targetti per
la disponibilità, qui siamo in Brianza
qualcuno le verrà a chiederle un
incontro, una mano e credo che sia
anche giusto non a caso, Simest
ha una sede a Milano, perché la
Lombardia è la regione capitale
dell’export dell’internazionalizzazione
italiana. Su questo, ad esempio
anche il fondo start-up, su richieste
particolari del dipartimento del
dott. Tripoli sta lavorando perché il
fondo possa servire anche alle reti
d’impresa e questo, credo, possa
essere una grande opportunità per le
nostre imprese. Qui presenti ci sono
imprenditori che hanno fatto rete
d’impresa, fra l’altro molto belle, come
Lorenzo Riva, sono artigiani e fanno
lampioni al led, accessorio che è nato
facendo ricerca con il Politecnico. A
luglio, come diceva Giuseppe Tripoli,
nel Decreto Sviluppo ho presentato
un emendamento sul riconoscimento
giuridico delle reti d’impresa, ma
l’idea non mi è venuta perché mi sono
messo a pensare alle reti d’impresa,
mi è venuta dall’incontro con le reali
esigenze e istanze portate avanti dalle
aziende, uno dei problemi che hanno
è proprio questo del riconoscimento
giuridico, perché le banche se non
c’è il riconoscimento giuridico delle
reti d’impresa non danno un rating, se
devono comprare un macchinario c’è
un problema per chi se lo intesta, se
devono prendere un export manager
chi se lo carica? Sono dettagli, ma
sono quei dettagli su cui poi si blocca
il sistema. Altra questione, ci sono
anche altri strumenti, come la vicenda
dei temporary manager, in Lombardia
è stata fatta una sperimentazione che
è risultata essere una straordinaria
esperienza per sostenere le imprese
nell’internazionalizzazione.
Stiamo
parlando di un grande strumento
per aiutare i piccoli, perché si può
competere anche facendo rete,
93
perché si ha una massa critica che
è maggiore senza dover ricorrere alle
fusioni. Poi sul territorio noi abbiamo
anche tante opportunità, all’inizio
c’era Marco Campanari che ha fatto
una bellissima start-up che si chiama
Hyperfair, che è una fiera virtuale
che è tra Lecco e la Silicon Valley,
uno strumento straordinario che può
servire all’internazionalizzazione. Qui
abbiamo anche una grande risorsa
che le industrie lecchesi stanno
sfruttando ma che si può sfruttare
anche di più anche per le imprese
non della provincia di Lecco che è
il programma di formazione degli
studenti stranieri a Lecco. Grazie
a Umberto Vattani e Giuseppe
Tripoli, perché allora era Segretario
Generale di UnionCamere, è partito
un programma per cui noi in pochi
anni abbiamo formato a Lecco più
di 600 studenti stranieri, laureati
in ingegneria, laurea specialistica
di ingegneria. Se volete un po’ sul
modello di quello che fece Mattei
tanti anni fa, che è stata anche la
fortuna dell’Eni, perché l’Eni magari
si trova ad operare in un paese il
cui ministro dell’energia è ministro
perché ha studiato ingegneria in
Italia grazie a Mattei, queste cose
non è che non contano. Fanno
gli stage nelle nostre imprese, in
qualche caso restano, molto spesso
tornano nel loro paese, possono
aprire anche le filiali delle nostre
imprese in quegli stati e sono tutti di
paesi emergenti, come Africa e Est
Europa. Questo è uno strumento
utile che abbiamo,poi si sta facendo
spazio, ad esempio, questo discorso
delle reti, dei consorzi. Abbiamo
fatto sempre nel decreto sviluppo la
riforma dei consorzi, iniziativa nata dal
dialogo con il mondo delle imprese.
Se penso a realtà come la nostra, a
Premana, il consorzio Premax che è
un consorzio fatto da oltre 80 piccole
imprese che fanno forbici e coltelli.
Ha fatto sì che uno dei distretti che
qualcuno aveva destinato a morte
sicura in questi anni, ha fatto +15%
ogni anno, e vende forbici e coltelli
in tutto il mondo. E stiamo parlano di
un micro distretto, un paese a 1000
metri di altezza con 1500 abitanti,
180 aziende che fanno forbici e
coltelli, quindi vi lascio immaginare
la dimensione. Bisogna che noi
ripensiamo agli strumenti partendo
dalla realtà, tante volte si pensa a
tavolino e questo non funziona, ci
vuole un grande dialogo con il mondo
delle imprese, delle associazioni sia di
settore, ma anche delle associazioni
dei piccoli. Sono convinto che
sia una delle questioni prioritarie
questa
dell’internazionalizzazione
per il nostro paese, credo che
bisognerà arrivare a fare due cose:
un programma strategico vero di
internazionalizzazione, tante volte
discutiamo degli strumenti senza mai
parlare degli obiettivi, il caso dell’ICE
su questo è emblematico. Io l’ho
detto più volte anche in commissione
Vattani lo sa, io non posso più di
94
discutere di riordino degli strumenti
senza prima dire cosa vogliamo fare,
verso che paesi voglio andare, verso
che paese voglio portare i piccoli,
dandoci degli obiettivi. Per tanti anni
non si è mai fatta una programmazione
vera degli interventi, adesso per lo
sviluppo economico, per la prima volta
dopo 30 anni abbiamo una strategia
energetica nazionale, però erano 30
anni che non c’era, può un paese
industriale non avere una strategia
energetica? è evidente che è una
follia. è inutile che discutiamo di
regole e strumenti se non decidiamo
che obiettivi vogliamo darci. L’altra
questione è che come paese, e
questo dipende dal Governo, bisogna
riprendere seriamente un ruolo di
politica internazionale.
95
96
97
98
03.
Considerazioni
finali
99
Consolidamento
istituzioni democratiche
Parlando di Africa soprattutto i media tendono a mettere in risalto le situazioni
drammatiche e di conflitto ma ci sono storie positive che non trovano spesso
spazio e che invece sono di buon auspicio per lo sviluppo del Continente che
non sia solo economico ma anche in senso democratico. Se da un lato si
assiste al consolidamento di sistemi politici quali quelli di Sud Africa, Mozambico
e Angola, dove si voterà in agosto, dall’altro si assiste a vere e proprie transizioni
non violente. Tra queste spicca il caso dello Zambia e da ultimo quello del
Malawi.
La sostenuta crescita economica e la stabilità delle istituzioni rendono lo Zambia
un interlocutore di grande interesse nel panorama dell’Africa australe. Le ultime
elezioni politiche e presidenziali (settembre 2011) hanno posto fine in modo
regolare al ventennio di governo del Movement for Multiparty Democracy,
dimostrando la maturità politica del Paese e decretando la vittoria di Michael
Sata, leader del Patriotic Front (principale partito di opposizione). Da sottolineare
l’inclinazione positiva del nuovo establishment nei confronti dell’Italia: il neoPresidente Sata, all’indomani del suo insediamento, ha convocato l’Incaricato
d’Affari per esprimere l’auspicio di una maggiore presenza economica italiana,
aprendo nuove prospettive per i nostri investimenti.
Problematiche
Nonostante le buone notizie riguardanti soprattutto la crescita economica di
Paesi dell’area australe, permangono situazioni di crisi interna che, seppur meno
gravi che quelle del Corno d’Africa o della zona del Sahel, stentano a procedere
verso l’auspicata via della riconciliazione nazionale. A questo proposito rilevano
in particolare le situazioni di Zimbabwe e Madagascar.
100
African Ownership
sulla scena globale
Dal punto di vista dell’attivismo dei Paesi della regione dell’Africa Australe sulla
scena globale è importante richiamare quanto già detto circa il Sud Africa:
non soltanto la posizione economica e politica che lo vede parte dei BRICS e
del G20, ma anche il ruolo di porta per la penetrazione economica dei Paesi
confinanti, in particolare nell’area doganale SACU. La politica sudafricana si
ispira alla “African Renaissance”, dottrina elaborata da Nelson Mandela il cui
primo corollario è l’importanza data dal Sud Africa alla politica africana, nella
convinzione che il miglioramento delle condizioni di vita in tutto il Continente
sia fondamentale per la stessa crescita economica sudafricana. Sia per il suo
ruolo nella crisi in Madagascar e in quella dello Zimbabwe che per la i successi
sulla scena globale (quali l’organizzazione degli ultimi mondiali di calcio, la COP
17 sui Cambiamenti Climatici tenutasi a Durban e l’assegnazione di gran parte
del progetto del telescopio SKA) il Paese si candida ad un ruolo di leadership
dell’intero Continente. A questo proposito è opportuno richiamare l’elezione
ad un seggio nel Consiglio di Sicurezza (il Sud Africa figura tra i 20 principali
contributori di truppe in operazioni di peace-keeping ONU) e l’attuale “campagna
elettorale” tesa ad ottenere la nomina dell’ex-Ministro degli Esteri ed attuale
Ministro degli Interni Nkosazana Dlamini-Zuma alla guida della Commissione
al posto del gabonese Jean Ping. Tale ruolo di leadership non è comunque
pienamente riconosciuto dagli altri Stati sia per l’atteggiamento forse troppo
aggressivo di Pretoria che per le aspirazioni di altri attori come la Nigeria.
Altro esempio di African Ownership e ruolo sulla scena globale è quello della
SADC, la comunità degli Stati dell’Africa Australe che mira a promuovere
la crescita economico-sociale della regione dell’Africa australe, mediante
l’armonizzazione dei progetti di sviluppo regionale e un’integrazione economica.
E’ stata creata un’area di libero scambio con l’obiettivo di arrivare ad una
tariffa esterna e ad un mercato comune. Attualmente i Paesi membri sono
15 (Angola, Botswana, Repubblica Democratica del Congo, Lesotho,
Madagascar, Malawi, Mauritius, Mozambico, Namibia, Seychelles, Sud
Africa, Swaziland, Tanzania, Zambia, Zimbabwe), con un mercato di circa
101
258 milioni di persone e un PIL pari a circa 471 miliardi di dollari. Come già
precedentemente richiamato, oltre all’integrazione economica, l’Organizzazione
intende promuovere anche il consolidamento della democrazia, della pace e
della sicurezza nella regione. In particolare, sul piano politico, dalla primavera
del 2007 la SADC si è fatta carico di una delicata e difficile opera di mediazione
tra governo ed opposizione in Zimbabwe. La presidenza dell’Organizzazione
è a rotazione (l’attuale Presidente è Jose’ Eduardo dos Santos, Angola). Sul
piano economico vi è una collaborazione intensa con l’Unione Europea anche
se vi sono problemi relativi agli accordi di partenariato economico che dovranno
sostituire il regime commerciale che l’UE ha con i Paesi africani secondo la
Convenzione di Cotonou. Sul piano politico, UE e SADC hanno avviato un
dialogo strutturato su temi politici, di pace, sicurezza e diritti umani (c.d. “Berlin
Initiative”) che si è articolato attraverso Conferenze ministeriali. Negli ultimi
vertici è stata affrontata soprattutto la questione del coordinamento economico
e il monitoraggio della road map per la soluzione della crisi in Madagascar e il
processo di democratizzazione in Zimbabwe.
Conclusioni
Dal quadro delineato si può evincere che più che parlare di “Afropessimismo” come
spesso si è fatto in passato sarebbe il caso di parlare di “Africa Renaissance”: i
passi fatti in termini di crescita economica, pur nella crisi globale e con la forte
sperequazione di reddito presente in molti Paesi, sono incoraggianti quanto le
dimostrazioni di maturità nei processi di consolidamento o transizione a sistemi
più democratici. Dal punto di vista globale l’Africa resta una terra di opportunità
che la comunità internazionale ha il dovere di saper cogliere. Dobbiamo puntare
sull’Africa e a questo proposito è giunta la necessità di una vera e propria
“Strategia Africa” che consenta la penetrazione dal punto di vista economicocommerciale del “Sistema Italia” ed un ruolo più efficace dal punto di vista politico.
La necessità di razionalizzare le spese che il momento ci impone rappresenta
un’occasione per individuare delle priorità e perseguire degli obiettivi specifici
che l’Italia deve saper cogliere. La rete diplomatica rappresenta un “atout”
nell’ottica di un’azione che deve coinvolgere anche le ambasciate africane a
Roma. L’Africa Sub Sahariana è un’area di sicuro interesse per lo sviluppo
e l’approfondimento delle relazioni economiche italiane: per la sua vicinanza
102
geografica, per la strategicità delle materie energetiche presenti sul territorio,
per conquistare posizioni di first comer utili quando i vari paesi acquisiranno un
potere d’acquisto sufficiente per la diffusione dei beni di consumo di massa, e,
infine, per costruire e gestire le infrastrutture necessarie allo sviluppo con le
ricadute economiche che ne conseguono.
Riepilogo dei settori di potenziale interesse per gli operatori
economici italiani
Esportazioni
Investimenti
Africa Sub
Sahariana
Prodotti della
metallurgia
Mezzi di
trasporto
Metallurgia
Prodotti
energetici
Abbigliamento
Real Estate/
Costruzioni
Sud Africa
Macchine,
apparecchi
e materiale
elettrico
Gomma e
prodotti in
gomma
Navigazione
aerea o spaziale
ICT &
Electronics
Mezzi di
trasporto
Servizi
finanziari
Nigeria
Materie
plastiche e
lavori in tali
materie
Carta e
cartone
ICT &
Electronics
Cibo, bevande
e tabacco
Servizi
finanziari
Ghana
Ghisa, ferro e
acciaio
Prodotti
farmaceutici
Prodotti chimici
Servizi
finanziari
ICT &
Electronics
Cibo,
bevande e
tabacco
Kenya
Materie
plastiche e
lavori in tali
materie
Ghisa, ferro e
acciaio
Grassi ed
oli animali e
vegetali
ICT &
Electronics
Servizi
finanziari
Cibo,
bevande e
tabacco
Trasporto e
stoccaggio
Cibo, bevande
e tabacco
Costruzioni
Angola
Servizi
finanziari
Servizi
finanziari
Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi sulla base delle risultanze delle analisi del presente
documento.
Preme infine ricordare, come citato più volte nel documento, che la diffusione
di un certo livello di benessere, oltre agli aspetti di natura etica, è un prerequisito fondamentale perché le nostre imprese possano sviluppare appieno le
proprie attività nel territorio sub sahariano. Inoltre, nella misura in cui le imprese
riusciranno/vorranno trasferire know how alla popolazione, contribuiranno
esse stesse al miglioramento delle condizioni dell’area e, in ultima analisi, alla
creazione del mercato.
103
104
04.
Profilo relatori
105
Raffaello
Vignali
Ha iniziato a svolgere attività di ricerca e di didattica presso il Dipartimento di
Sociologia (Facoltà di Scienze Politiche) dell’Università di Bologna, occupandosi
di sociologia dell’organizzazione e di sociologia economica.
Dal gennaio 1997 viene chiamato all’IReR, l’Istituto Regionale di Ricerca della
Lombardia, dove, dall’aprile del 1999 fino al giugno 2004, ricopre l’incarico
di Direttore Generale, continuando anche a svolgere attività di ricerca, con
particolare riferimento ai temi della ricerca e innovazione, dello sviluppo locale e
del non profit. Dal settembre 2003 a marzo 2008 riveste l’incarico di Presidente
della Compagnia delle Opere, associazione di piccole e medie imprese e realtà
non profit.
Nel 2002 ho partecipato alla costituzione della Fondazione per la Sussidiarietà,
di cui sono stato Vice Presidente fino al 2005. Nel 2008 viene eletto alla
Camera dei Deputati, XVI legislatura, nella circoscrizione IV (LOMBARDIA 2),
composta dalle Province di Bergamo, Brescia, Como, Sondrio, Varese e Lecco.
Dal maggio 2008 ricopre il ruolo di Vice Presidente della X Commissione Attività
Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati.
106
Ambasciatore
Umberto
Vattani
Diplomatico italiano ha rivestito per due volte la carica di segretario generale
del Ministero degli Esteri, è stato l’ultimo presidente dell’Istituto nazionale per il
Commercio Estero. Nato a Skopje (allora Regno di Jugoslavia), da una famiglia
di funzionari del Ministero degli Esteri, ha studiato in Francia, in Inghilterra e
nel Connecticut (Stati Uniti), alla Wesleyan University, con una borsa di studio
Fulbright. Nel 1960 conseguì la laurea in giurisprudenza all’Università di Roma
La Sapienza e nel 1962 la laurea in scienze politiche. Nel 1961, a seguito di un
concorso pubblico, fu assunto alla Banca d’Italia, ed assegnato all’Ufficio studi.
L’anno dopo, per successivo concorso, fu assunto al Ministero degli Affari
Esteri ed entrò nella carriera diplomatica. È presidente della Fondazione Italia
Giappone e membro della Fondazione Italia USA. È presidente della Venice
International University, formata per parte italiana dall’Università di Padova,
l’università Ca’ Foscari di Venezia e l’Istituto Universitario di Architettura di
Venezia. È presidente di Sviluppo Italia Sicilia.
107
Giuseppe
Tripoli
Garante per le micro piccole e medie imprese, la figura prevista dallo Statuto
delle imprese per tutelare gli interessi delle PMI e valorizzarne il ruolo nel
tessuto produttivo italiano, favorendone al contempo il rapporto con le istituzioni
e sensibilizzandole verso le istanze e le problematiche tipiche delle imprese di
dimensioni minori, come l’accesso al credito, il sostegno alla competitività e
allo sviluppo. Il Capo Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione del
Ministero, Giuseppe Tripoli, era già eletto “Mister PMI”, una figura voluta dal
vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, come portavoce
delle istanze delle PMI nell’UE.
Lo Statuto delle imprese è diventato legge a fine 2011, con l’approvazione
unanime del Parlamento, e si pone lo scopo di valorizzare il ruolo centrale delle
PMI nel nostro Paese, costituito per la quasi totalità da realtà imprenditoriali di
piccole e medie dimensioni, recependo le direttive UE contenute nello Small
Business Act..
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109
110
05.
Profilo
aziende e enti
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ICE
L’ICE- Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle
imprese italiane ha il compito di sviluppare, agevolare e promuovere i rapporti
economici e commerciali italiani con l’estero, con particolare attenzione alle
esigenze delle piccole e medie imprese, dei loro consorzi e raggruppamenti.
L’ICE opera al fine di sviluppare l’internazionalizzazione delle imprese italiane,
nonché la commercializzazione dei beni e servizi italiani nei mercati internazionali,
e di promuovere l’immagine del prodotto italiano nel mondo. L’Agenzia svolge
le attività utili al perseguimento dei compiti ad essa affidati e, in particolare,
offre servizi di informazione, assistenza e consulenza alle imprese italiane che
operano nel commercio internazionale e promuove la cooperazione nei settori
industriale, agricolo e agro-alimentare, della distribuzione e del terziario, al fine
di incrementare la presenza delle imprese italiane sui mercati internazionali.
ENI
Eni è un’impresa integrata che opera in tutta la filiera dell’energia ed è presente
oggi con circa 79.000 persone in 85 Paesi del mondo. La forte presenza
nel mercato del gas, le operazioni nel GNL, le competenze industriali nella
generazione elettrica e raffinazione con il sostegno di capacità di ingegneria e
realizzative di rilevanza mondiale consentono a Eni di presidiare tutte le fasi della
creazione di valore dalla ricerca alla commercializzazione degli idrocarburi e di
perseguire opportunità e progetti congiunti nel mercato.
Sono i primi produttori in Africa con una quota di mercato di circa 1 milione di
barili di petrolio al giorno. Sono il primo produttore straniero in Egitto, Libia,
Algeria e Tunisia e sono ugualmente presenti anche in Nigeria, Angola, CongoBrazzaville, Gabon e Marocco. L’impegno di Eni in Africa va anche nella direzione
di aiutare i Paesi a crescere sostenendo che, non si possa lavorare in Africa
senza aiutare i governi nella loro politica di approvvigionamento energetico.
112
SIMEST
SIMEST è la finanziaria di sviluppo e promozione delle imprese italiane
all’estero. è stata istituita come società per azioni nel 1990. È controllata dal
Governo Italiano che detiene il 76% del pacchetto azionario, ed è partecipata
da banche, associazioni imprenditoriali e di categoria. La SIMEST è stata creata
per promuovere il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane ed
assistere gli imprenditori nelle loro attività all’estero, inoltre fornisce servizi
di assistenza e consulenza per tutte le fasi dell’avvio e della realizzazione di
investimenti, è membro dell’INTERACT-EDFI, l’associazione europea delle
finanziarie di sviluppo, ed è in grado di attivare una fitta rete di relazioni e
informazioni in Italia, nel mondo e presso le istituzioni internazionali, da mettere
a disposizione delle imprese italiane per le loro attività all’estero. La SIMEST
promuove e sostiene le attività all’estero di tutte le aziende italiane, in particolare
le piccole e medie, comprese quelle commerciali, artigiane e turistiche, nonché
cooperative, consorzi ed altri organismi economici, attraverso il sostegno agli
scambi commerciali e il sostegno agli investimenti all’estero.
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Atti del convegno - APA Confartigianato