Alessandra Frontani
Università degli Studi di Firenze
Un giornale per le donne d’Italia
Libere e generose sorelle. “La donna italiana”, 1848,
a cura di Rosanna De Longis e Paola Gioia, Biblik Editori, Roma 2011,
128 pp.
Il processo della nascita dello stato nazione italiano costituì un momento importante per l’emancipazione femminile, durante il quale vennero
gettate le basi di future conquiste civili e politiche. Nonostante la legislazione del nuovo Stato italiano non prevedesse un reale progresso nei
diritti delle donne, l’adesione al sentimento nazionale, la partecipazione
femminile agli eventi del Risorgimento, fin dal biennio 1848–1849, contribuì a diffondere idee e consapevolezza politica.
Lo dimostra il fiorire in quegli anni della scrittura pubblica femminile, la diffusione di molti periodici e opuscoli rivolti alle donne e scritti
da donne. Tra questi, significativa è l’esperienza de “La donna italiana”,
giornale politico-letterario pubblicato a Roma dal 22 aprile 1848 all’11
novembre 1848, nei mesi di fermento politico e culturale precedenti alla
nascita della Repubblica Romana. La rivista, diretta da Cesare Bordiga, incitava le donne a partecipare alla causa patriottica abbandonando il ruolo tradizionale lontano dalla vita politica; nello stesso tempo
delineava il profilo valoriale e ideale della donna italiana, e definiva la
missione, i doveri delle cittadine. “La donna italiana”, come scrive Simonetta Buttò nella presentazione del volume, fu tra i primi periodici
“a individuare nelle donne uno dei cardini – reali e simbolici – della
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costruzione dello Stato unitario” (p. 6). L’esperienza della Repubblica
Romana (febbraio-luglio 1949) vide, infatti, una significativa partecipazione femminile, che, pur senza ribaltare i ruoli di genere, spinse le
donne a ritagliarsi spazi e attività fuori dai consueti confini domestici,
a sentirsi investite di precisi compiti dalle autorità governative. Nobili e popolane si impegnarono nel soccorso ai feriti, nell’allestimento
di ospedali da campo, nel sottoscrivere appelli e petizioni, nella raccolta
dei soldi improvvisando questue per l’acquisto di vestiti, armi e medicinali, alcune di loro combatterono sulle barricate travestite da uomini.
Il contemporaneo scoppio di rivolte in altre parti d’Italia determinò la
nascita di un sentimento di solidarietà e compartecipazione, testimoniato dallo scambio di lettere e appelli tra le donne dei diversi stati italiani,
di cui “La donna italiana” si fece fin da subito portavoce.
La novità principale del volume è il fatto di essere collegato a un
progetto culturale più ampio, promosso dalla Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma, che ha portato alla realizzazione di un
sito internet riguardante le vicende del 1848–1849 con la pubblicazione
on line di numerosi documenti, opuscoli e pubblicazioni periodiche, tra
le quali anche i 24 numeri de “La donna italiana” (http://www.repubblicaromana-1849.it). Il lavoro di Rosanna De Longis e Paola Gioia si
presenta, quindi, anche come uno strumento per leggere, capire e utilizzare i contenuti del giornale, mettendo a disposizione gli indici di tutti
i fascicoli e un thesaurus degli autori e dei nomi citati. L’ultima parte del
volume è costituita da un’antologia di testi del giornale, suddivisi in due
sezioni: “La rete delle italiane” e “La mobilitazione”. La prima raccoglie
gli appelli che le donne coraggiose di ogni stato italiano, dalle lombarde
alle romane, dalle toscane alle siciliane, si scambiavano attraverso le pagine del giornale, diffondendo una nuova consapevolezza di italianità; la
seconda raccoglie i racconti di storie di eroismo, di madri che incitavano
i propri figli a correre armati contro gli austriaci, di giovani coraggiose
che scesero in battaglia per disarmare i nemici o soccorrere i soldati feriti, di nobildonne che donarono le proprie gemme alla patria.
Nel testo che precede gli indici e l’antologia, le curatrici analizzano
le forme, i contenuti, i linguaggi dei testi, degli appelli, delle poesie volti
a incitare le donne alla partecipazione, a far nascere in loro un sentimen-
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to profondo per la patria. La donna − madre, sorella, fidanzata dei volontari o solo cittadina − era descritta nei testi del giornale romano come
parte integrante e necessaria della comunità nazionale, che attraverso
l’educazione patriottica, l’utilizzo delle virtù femminili e la collaborazione attiva con gli uomini avrebbe potuto contribuire all’indipendenza
dell’Italia. Nello stesso tempo, però, come notano le curatrici, non veniva stravolto il ruolo tradizionale della donna. La partecipazione alla lotta
era giustificata dall’eccezionalità degli eventi e dalla causa nazionale “la
più veneranda, la più santa di tutte le umane cose” (p. 11). Gli appelli,
spesso scritti da donne, facevano leva su questo forte sentimento patriottico, legato ad eventi straordinari, per spingere altre donne a lasciare da
parte gli “aghi”, gli “amori” e gli “ornamenti” e dedicarsi all’Italia. Le
virtù familiari e i lavori domestici sarebbero tornati a scandire la loro
vita in tempo di pace.
La rivendicazione di diritti civili e politici era messa in secondo piano di fronte alla “sacra causa”. Il giornale si faceva “molto cautamente”,
spiegano le curatrici, portavoce dell’esigenza di nuove leggi civili. L’abnegazione e il sacrificio per la Patria, secondo l’insegnamento di Giuseppe Mazzini, era così grande e sacro da subordinare a sé qualsiasi altra
giusta pretesa. Ad ogni modo, la Repubblica Romana portò alcune importanti innovazioni per le donne, come l’abolizione dei fedecommessi,
la limitazione della patria potestà, l’equiparazione di maschi e femmine
nelle successioni, l’eliminazione dell’istituto della dote.
L’esperienza della Repubblica e della sua avanzata costituzione,
anche per quanto riguarda i diritti delle donne, pur molto breve rimase comunque un esempio, un mito suggestivo, in grado di condizionare
il linguaggio e i programmi della politica italiana anche dopo l’Unità,
gettando i semi di future conquiste.
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