Siamo ormai alle porte del tanto atteso grande evento della Visita del Santo Padre Benedetto XVI al Santuario della
Madonna di Leuca che guarda a tutto il nostro Salento e
al vicino Oriente.
Il Papa a Leuca. Realtà. Proprio così. Mancano pochi giorni e tutti i fedeli sono in trepidazione per
quanto si sta verificando. Il Vicario di Cristo, il Vescovo di Roma, il Pastore universale della chiesa il
successore di Papa Giovanni Paolo II, Joseph Ratzinger, oggi Benedetto XVI, pellegrino e devoto della
Madonna, entra nel nostro Santuario di S. Maria di
Leuca per pregare “a finibus terrae” , dal suolo delle frontiere e di apertura per tutti i popoli della terra,
per la pace nel mondo.
Il nostro Vescovo, Mons. Vito De Grisantis, ha fatto per la Diocesi e per l’intero Salento il regalo più
bello, un regalo storico, un regalo di amore. Ha dato
il suo cuore per incontrare un cuore universale,
quello del Papa.
In questo ultimo fascicolo l’attenzione è rivolta
sempre con più intensità verso il Papa.
L’incoraggiamento del nostro Vescovo ci ha dato la
possibilità di esprimere sentimenti di ringraziamento,
di fiducia e di unione verso il successore di Pietro.
Attraversando la cittadina di Leuca, da Punta Ristola al promontorio dove si trova il Santuario, il Papa certamente rivivrà sentimenti di tanti pellegrini.
Lo sguardo rivolto ai fedeli osannanti sul lungomare, le eclettiche ville sparse lungo il percorso, il glauco mare con i due bellissimi porti , i tre ponti, il primo dedicato a LUI, la colonna romana la cascata ,la
colonna giubilare , quella mariana e il faro rappresentano fotogrammi di una visione paradisiaca. .
Gli articoli dei cinque numeri, tutti ricchi di amore
per la Madonna e per il Papa, uniti alle testimonianze espresse in questo numero, offrono l’espressione
più bella dei cuori ricchi di fede e di speranza.
Nel ringraziare tutti coloro che in vario modo hanno
collaborato per l’omaggio così bello e sentito verso il
Papa, occorre avere un particolare riguardo verso il
Parroco, Don Giuseppe Martella e i suoi collaboratori della Parrocchia “ Cristo Re” di Marina di Leuca
che con sacrifici e piena disponibilità hanno dimostrato un’amore sincero verso la Madonna.
La direzione
N. 5 Maggio 2008
REDAZIONE:
- Circolo Culturale La Ristola - Santa Maria di Leuca
- Parrocchia Cristo Re - Marina di Leuca
- Santuario-Basilica, Santa Maria di Leuca
- Amministrazione Comunale - Castrignano del Capo
- Responsabile: Antonio Corrado Morciano
- Stampa: Editrice Salentina - Galatina (LE)
2
Siamo ormai alle porte del tanto atteso grande evento della Visita del
Santo Padre Benedetto XVI al Santuario della Madonna di Leuca che
guarda a tutto il nostro Salento e al vicino Oriente.
I bellissimi fascicoli pubblicati in questi mesi con le varie riflessioni, i
vari stralci di storia locale, le varie testimonianze hanno egregiamente preparato tutte le nostre Parrocchie a vivere questo evento non solo come un fatto storico di incommensurabile valore ma anche come
appello a ravvivare la devozione autentica alla Vergine Maria, che noi
veneriamo sotto il titolo di “Madonna di Leuca” o “Santa Maria de
finibus terrae”, a rendere sempre più coerente la nostra vita di discepoli del Signore Gesù, Figlio di Dio e Figlio di Maria, a riaffermare il
nostro attaccamento affettuoso e filiale al successore di Pietro e la nostra piena adesione al Suo Magistero, a rendere più incisivo e concreto da parte di tutte le istituzioni civili l’impegno per uno sviluppo vero, capillare del nostro Sud Salento a vantaggio soprattutto dei giovani e delle famiglie.
Questi sono i frutti che attendo e che tutti attendiamo dalla Visita del
Papa e che affidiamo alla preghiera alla Vergine Maria che con amore di Madre veglia sul Santo Padre e su tutti noi suoi figli.
Desidero infine ringraziare tutti coloro che hanno pensato e attuato la
pubblicazione mensile di questi fascicoli intitolati “Il Papa a S.Maria
di Leuca”.
Cosi s.r.l.
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3
La Croce
Giubilare
Ogni monumento esprime e testimonia un evento, un’impresa, una
storia particolare. Le civiltà antiche, le varie culture, i progressi
tecnici e le grandi scoperte ci
vengono tramandate, spesso, attraverso opere imponenti, come
punti di riferimento per una lettura non solo di conoscenza ma soprattutto di messaggio e di insegnamento.
L’area santuariale e la stessa Basilica della Madonna De Finibus
Terrae, si presentano come un
prezioso Museo da visitare e studiare per comprendere il significato dei monumenti collocati nel
corso dei secoli. Sono opere cariche di cultura, di storia e di insegnamento religioso. Tra queste
merita un’attenzione specifica la
“Croce giubilare” eretta in occasione di un grandioso pellegrinaggio promosso dal Vescovo
Luigi Pugliese il 21 ottobre 1901.
È un monumento grandioso, in
carparo locale, collocato sull’altopiano che domina il panorama
della Marina di Leuca. La pietà
religiosa volle rappresentare la
Croce quale simbolo di vita e di
speranza, agli inizi del secolo XX,
per ogni fedele che si presenta a
venerare la Madre di Dio nel Santuario a Lei dedicato.
Le iscrizioni incise sui quattro lati del monumento esaltano la figura di Cristo, Salvatore del genere
umano e speranza di salvezza eterna.
Lato Nord:
In questa estrema rupe
d’Italia nel primo anno
4
del secolo ventesimo i credenti in
Cristo Redentore posero questa
croce
Lato Sud:
Christo Deo
Sospitatori humani Generis
esto gloria in saecula
XII - kal. Novem. MCMI Leo
PP. XIII
A Cristo Dio
Salvatore del genere umano
sia gloria nei secoli
24 ottobre 1901
Papa Leone XIII
Lato Est:
Alla Croce di Cristo
gloria dei secoli
speranza unica di salvazione
ai suoi seguaci
terrore agli ostinati nemici
Hic mendacii signa superstitio
vidit olim videat colatque nunc fides
salentinae justitiaeque tropheum
Ecce Vexillum
venite adoremus
Qui un tempo la superstizione
vide i segni della menzogna
veda ed onori adesso la fede
della Gente salentina del XX secolo
il trofeo della verità e della giustizia
Ecco il vessillo, venite adoriamo
In preparazione della visita del
Papa Benedetto XVI, questo monumento si ripropone come simbolo di guida di salvezza per coloro che vengono presso il Santuario. Onoriamo il monumento,
leggiamo i contenuti, viviamo il
messaggio.
A.C.M.
5
Lo stemma
del Papa
Lo stemma del Papa Benedetto XVI è
sempre più conosciuto dai fedeli che
hanno imparato a vederlo riprodotto nei
luoghi delegati e presente perciò un po’
dappertutto nell’iconografia religiosa.
Non voglio però in questa sede affrontare un discorso di araldica che potrebbe risultare difficile e forse troppo tecnico per i non addetti ai lavori, ma limitarmi ad alcune riflessioni relative al
messaggio che,
attraverso le
immagini presenti, esso ci
trasmette.
In alto a sinistra ci colpisce
subito una testa
di moro, che è
molto simile a
quella
che
compare nello
stemma della
Sardegna; anche il Papa Pio
VII della famiglia
Chiaramonti (18001823) colui cui
si deve l’adozione
della
bandiera bianca
e gialla per il
Vaticano,si fregiava di uno
scudo con tre stelle e tre teste di moro
(cfr. Aduino Sabato, Dizionario cronologico illustrato dei Papi, Lecce, 2004).
Si tratta del simbolo della diocesi di
Frisinga, di cui Joseph Ratzinger è stato Arcivescovo, ed a lui tanto cara. Ma
quello che è interessante osservare è
che esso appartiene anche ad una famiglia salentina piuttosto nota, i
Saraceno, che non solo ebbero i
feudi di Andrano, Depressa e
Taurisano (appartenenti alle diocesi di
Ugento e Leuca-Alessano) ma dettero
due Vescovi di Lecce, Giovanni Michele che rinunziò dopo pochi mesi ed Annibale che restò in carica dal 1560 al
1591. La differenza, per essere precisi,
sta nel fatto che il saraceno rappresentato ha nello stemma papale una corona
in testa, mentre in quello vescovile una
benda che cinge la fronte. Quanta storia
poi rievochino i
Mori è noto a tutti, specialmente
nelle guerre con i
cristiani, ed anche nel Capo di
Leuca,
come
vuole una tradizione, un esercito
alla guida di Carlo Magno li avrebbe sconfitti
nei pressi di Vereto (cfr. Historia
della città de
Leuche, Padova,
1588). Una incredibile coincidenza poi sta nel
fatto che una delle fonti utilizzate
dal Tasselli (cfr.
Antichità di Leuca, Lecce, 1693)
sia il Beato Ottone (1114-1158) vescovo di Frisinga, zio
dell’imperatore Federico Barbarossa,
storico e cronista attendibilissimo, che
il frate di Casarano leggeva probabilmente nell’edizione di Basilea, 1569,
presso Pietro Perna, lo stesso editore
del de situ Iapygiae del Galateo.
In alto a destra, la seconda figura presente è quella di un orso “sellato”: per
comprenderne il significato bisogna
rievocare la leggenda che vuole che
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Corbiniano, altro famoso vescovo di
Frisinga, vissuto fra il 680 ed il 730, divenuto poi Santo, dopo averlo addomesticato, abbia raggiunto Roma facendosi accompagnare dall’animale con il carico dei propri bagagli. Siamo chiaramente in presenza di una metafora, che
il Papa ha scelto a simbolo della sua
missione e della sua vita stessa. Ma anche qui, a parte le tante dicerie sugli orsi, diffuse a livello popolare – vanno alla ricerca della sofferenza se questa può
essere origine di una gioia; amano rallegrarsi della pioggia perché attendono
già il sereno, etc.) – sarà il caso di ricordare che una delle più potenti famiglie
salentine fiorita alla fine del ‘400, è stata quella degli Orsini, che prendono il
nome da questo animale, che essi stessi
allevavano nel fossato della torre del
Parco, a Lecce, come ricorda anche
Paone. Ancora un benemerito frate dell’ordine dei Minimi, Francesco Saverio
D’Urso, nato a Ruffano, vescovo di Ugento anche se per poco meno di due
anni (1824-1826), discendeva da una
nobile famiglia che aveva nello stemma
un orso.
La parte principale dello stemma è però
occupata dalla conchiglia del pellegri-
no, e qui è sin troppo facile comprendere quali siano stati i propositi del Santo
Padre nello scegliersi questa figura. Il
Papa è un portatore di pace ed è un pellegrino: i suoi viaggi lo dimostrano e lo
dimostreranno sempre più. La conchiglia che serviva al viandante per abbeverarsi è una presenza necessaria e ci riporta col pensiero ai più famosi pellegrinaggi d’Europa: prima di tutto, in Italia, Roma, Loreto, il Gargano e poi in
Spagna, San Giacomo di Compostella.
Santa Maria di Leuca, con il suo celebre Santuario, non poteva che essere
per lui una delle prime tappe, anche
perché, come tutti sappiamo, a Leuca
bisogna venirci almeno una volta, da
vivi o da morti, per raggiungere il Paradiso.
Questo segno, nello stemma di Sua
Santità, è stato come un felice presagio
della sua visita che finalmente è una
realtà. Se gli altri due rimandano ad un
passato carico di storia, quest’ultimo è
una lucida profezia del futuro, nella
doppia accezione del pellegrinaggio
terreno e del pellegrinaggio come
missione per un grande Pontefice
illuminato.
Alessandro Laporta
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La giornata tipo
di Benedetto XVI
Piena di impegni ma anche ricca di pause
di riflessione, con molti ospiti ma concentrati nei momenti «pubblici» in modo da
non intaccare i tempi riservati al lavoro a
tavolino: è la giornata del Papa teologo
che, rispetto al predecessore, ha ridotto le
attività pubbliche e ampliato quelle personali di studio e scrittura.
Sveglia
Non se ne conosce l’ora esatta ma la possiamo collocare alle 5 o poco dopo. Anche
da cardinale Ratzinger è sempre stato
mattiniero e metodico, ben determinato a
usare al meglio - per la meditazione e la
preghiera - le prime ore dopo il risveglio.
Messa
La concelebra con i due segretari don
Georg e don Mietek tra le 7 e le 8 nella
cappella privata, che fu già di Paolo VI e
di Giovanni Paolo II. Assistono le quattro
«memores Domini» (consacrate di
Comunione e Liberazione) che hanno in
cura l’appartamento privato e l’«aiutante
di camera» Paolo Gabriele. E’ raro che
siano presenti visitatori o amici di passaggio. La celebrazione avviene in italiano e
l’una o l’altra delle quattro «memores» va
al leggio per la prima lettura e il «salmo
responsoriale». Non c’è omelia e si fanno
lunghe pause, specie dopo le letture e dopo la comunione.
Scrivania
Sul tavolo dello studio, privato - ricco di
libri - ci sono due telefoni, ma il Papa usa
anche un cellulare al quale risponde di
persona e del cui numero dispongono pochissime persone. Il primo tempo che passa a tavolino va dalle 8.30 alle 11. Uno dei
due segretari gli porta un’abbondante selezione della stampa quotidiana e periodica realizzata da un ufficio della Segreteria di Stato, raccolta in una cartella
di cuoio verde con la scritta «Rassegna stampa». Un sommario veloce gli permette di dare un’oc-
8
chiata a quanto si scrive su di lui in tutto
il mondo. Sempre dai segretari riceve la
posta del giorno, già da loro selezionata e
una puntuale descrizione dell’agenda della giornata, arricchita da schede e dossier
sui personaggi da incontrare e sui problemi da affrontare.
Udienze pubbliche
Dalle li alle 13 il Papa scende - con un ascensore interno - dall’appartamento privato all’appartamento pubblico delle udienze, cioè dal terzo al secondo piano del
Palazzo vaticano. Queste udienze sono
gestite dalla Prefettura della Casa Pontificia. Il Papa riceve nella Biblioteca privata
- o in qualcuna delle sale vicine - capi di
Stato e di governo, singoli vescovi o intere conferenze episcopali, gruppi di sacerdoti e laici a vario titolo impegnati nella
vita della Chiesa.
Il mercoledì invece di queste udienze
«speciali» si svolge l’udienza «generale»
nella piazza di San Pietro, o nell’Aula
Nervi detta anche «delle udienze».
Pranzo
Il rientro nell’appartamento privato per il
pranzo avviene abitualmente alle 13.30. Il
Papa è servito a tavola dall’«aiutante di
camera» e mangia con i due segretari. E’
raro che abbia ospiti a tavola. Sia per l’assistenza alla messa del mattino sia per gli
inviti a pranzo o a cena, l’accesso all’appartamento privato si è fatto raro rispetto
agli anni del Papa polacco. Per questo aspetto con il Papa tedesco si è tornati alla
riservatezza dei Papi italiani, non quella
rigida di Pio XII ma quella flessibile di
Paolo VI. Papa Ratzinger è sobrio nel
mangiare e nel bere. I cibi sono per lo più
italiani. Beve soprattutto spremute d’arancia, ma per fare onore agli ospiti assaggia un dito di vino.
Passeggio e riposo
Dopo il pranzo il Papa—accompagnato
dai segretari — sale sul tetto del palazzo
dove ai tempi di Paolo VI è stato ricavato
un giardino di piante in vaso, per lo più
mandarini e limoni. Dieci minuti di passeggio all’aria aperta, la veduta ampia di
Roma e quella ravvicinata della cupola di
Michelangelo e della piazza di San Pietro
con le code di attesa per l’ingresso in basilica. Poi un’ora, o un’ora e mezzo di riposo.
Dossier e firme
Alle 15.30 il Papa è di nuovo al tavolo di
lavoro. Prepara omelie e documenti. Alle
17 uno dei segretari gli porta la posta
arrivata in mattinata e i documenti da firmare, già decisi in precedenti incontri con
i collaboratori. Sono raccolti in una cartella con la scritta «Alla firma del Santo
Padre».
Udienze «di tabella»
Tra le 18 e le 18.45 hanno luogo - sempre
nello studio privato - le udienze «di tabella», cioè previste da un severo calendario
settimanale e mensile: si alternano il segretario di Stato, il sostituto alla Segreteria di Stato, il segretario per i rapporti con
gli Stati, i prefetti della congregazione dei
vescovi e della dottrina della fede, i
responsabili di altri organismi.
Giardini vaticani
Tra le 18.45 e le 19.30 nella stagione calda e dalle 16 alle 16.45 d’inverno, il Papa
passeggia nei giardini vaticani, accompagnato dai due segretari. Cammina per vialetti e scalinate chiusi per quel tempo a ogni altro abitante della città leonina. Durante questa passeggiata recita il rosario.
Cena e telegiornale
La cena ha le stesse modalità del pranzo
ed è servita alle 19.30. Alle 20, in un salottino con divani e poltrone verdi, il Papa guarda il Tg1. Segue un ultimo passaggio nello studio, la «compieta» (ultima
delle ore canoniche) in cappella e il ritiro
in camera da letto. Che non avviene a ora
tarda: le luci delle tre finestre di destra
dell’ultimo piano del Palazzo vaticano si
spengono generalmente intorno alle
23.
Luigi Accattoli
9
Il Sacro nelle Grotte rupestr
Grotta “Civetta”
La presenza di grotte nel territorio di S.
Maria di Leuca spinge a considerazioni
di carattere storico, religioso e sociale.
La collocazione, il numero, la diversità
strutturale e le raffigurazioni parietali
delle stesse, rappresentano, infatti, un
quadro di non facile interpretazione. Il
fenomeno del “vivere in grotta” nell'area salentina è presente fin da tempi
molto remoti. Studi approfonditi, hanno
illustrato ampiamente i vari insediamenti soprattutto nell’area del tarantino. Il territorio di Massafra e di Mottola sono esempi significativi. Il riferimento alla località specifica del basso
Salento e precisamente nella zona di
Leuca è molto scarso e inoltre non esistono studi significativi sull’argomento. Si conosce quindi poco per cui ogni
approccio di studio procede sulla linea
delle ipotesi.
Tenendo presente una ricerca personale
sulla presenza nelle grotte nell’area di
S.M. di Leuca si possono leggere dei risultati che avrebbero bisogno di una
interpretazione più approfondita
partendo appunto da confronti e
parallelismi con altre strutture
similari. Ciò che colpisce lo
studioso nell’affrontare la realtà rupestre del territorio in esame è la presenza del “Sacro” in tutte le abitazioni.
Molte sono di tipo monolocale. Non
mancano, però, grotte dove appare evidente la presenza di più eremiti adunati per la preghiera in comune e per una
ritualità religiosa di vita d’insieme. Sono note le due grotte più significative:
la “Camiscia” e la “Croci” descritte
dal Tasselli come “laure” . L’eremitaggio semplice e austero, l’ambientazione
per una preghiera quasi esclusivamente individuale, trovano, nella “croce”
che domina con varietà di grandezza in
tutti gli ambienti, il motivo ispiratore
per una vita di contemplazione e di
continua meditazione. Accanto alle numerosissime croci trovia-mo rare rappresentazioni figurative. Non vi sono
immagini di Santi o iscrizioni di particolare rilievo. C’è solo la struttura essenziale per la immersione profonda
nella contemplazione di Dio. Possiamo
evidenziare, comunque, quanto è stato
rilevato.
In quasi tutte le grotte si notano croci di
varia grandezza e nicchie. - Alcune evidenziano, oltre alle croci e nicchie, “se-
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10
pestri abitate dagli eremiti
dili” e “letti” ricavati con incavi nel rispetto di particolari norme eremitiche
(grotte: “Ecce Homo”, “Sedile letto”).
Altre danno risalto alla croce. In diverse infatti si nota una grande croce incisa sulla parete centrale della grotta.
Non mancano ambienti dove si notano
segni e simboli di un certo interesse.
Nella “Nascosta” oltre le croci si intravedono simboli vari non ben identificati. Nella “Civetta” accanto alle numerose croci si nota una croce grande scavata nella parete centrale e la figura di
un uccello di dimensioni piuttosto grandi rassomigliante ad una civetta. In
un’altra si può scorgere accanto alla
croce una “figura stilizzata”.
Nella grotta “Croci”, la più significativa per la presenza di vari elementi interessanti: croci, riquadri, sedili, nicchie,
ci fa supporre che nel riquadro delle
nicchie vi siano state delle figure affrescate che col tempo sono andate distrutte. Una testimonianza di particolare valore ci viene offerta dallo scrittore salentino Cosimo De Giorgi. Questi, nel
descrivere la grotta “Porcinara” nel
suo prezioso volume “La Provincia di
Lecce, bozzetti di viaggio”, si esprime
cosi: “V’è però un fatto assai notevole.
Sulla parete che divide la prima dalla
seconda cripta trovai una nicchia scavata grossolanamente nella roccia, nella quale a colpi di accetta era incisa
con poche linee geometriche la figura
di Nostro Signore, e nei due lati della
faccia i soliti monogrammi X...S Omega
di Cristo Signore. Il disegno è ciò che si
può immaginare di più arcaico e a prima giunta sfugge all’attenzione del visitatore; e perciò non è stato osservato né
scritto da nessuno...” Al di là della valutazione storica degli insediamenti umani nel territorio attraverso il “vivere
in grotta”, è certa la presenza di uomini dediti alla contemplazione e alla preghiera dando così all’intero territorio,
un’immagine di sacralità e di devozione
alla Madonna. Non potevano, d’altra
parte, questi uomini di Dio, non attingere dal colle mariano la forza per una vita di grazia e di preghiera.
Quasi tutte le grotte,avendo la direzione
naturale verso il promontorio japigio,
permettevano agli eremiti la visione costante del Tempio della “Madonna de
Finibus Terrae”.
P. Corrado Morciano
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11
Questo Papa
vi stupirà
Questo Papa sta parlando veramente
all’uomo contemporaneo, privilegiando all’esposizione mediatica, la comunicazione razionale; non parla all’immaginazione, ma parla alla radice più
profonda dell’essere uomo, la ragione.
Il suo è un “obsequium rationale” della fede e invita gli uomini a trovare
nella stessa ragione umana le ragioni
promotrici e afferenti al processo della fede. Così come hanno fatto i grandi del passato: S. Paolo, S. Agostino,
S. Tommaso, S. Anselmo che hanno
saputo tradurre la loro esperienza nella fede, nel linguaggio della contemporaneità, parlando prima di tutto all’intelligenza dell’uomo, più che alla
loro sensibilità, perché solo quando la
volontà vede chiaro l’oggetto del suo
desiderio si infiamma e corre spedita
verso l’incontro amoroso con il “bonum”. Ed è per questo, per il suo modo proprio di teologo, di dottore della
fede, di avvicinarsi al mistero di Dio,
di Cristo e dell’uomo interrogando in
modo razionale il dato evangelico, che
diventa maestro di spiritualità, di una
spiritualità, non devozionale e immaginifica, ma declinata e vissuta come
interiorità (immanenza) e comunione
(trascendenza). Attraverso il processo
discorsivo ci conduce in un itinerario
che porta l’intelligenza e il cuore a ritrovare un unico oggetto di conoscenza, che diventa una conoscenza amorosa e sapienziale. Nel suo magistero
teologico, che viene ripreso poi nella
prima espressione del Magistero ordinario rappresentato dalla sua prima
Enciclica “Deus caritas est”, egli esprime una concezione
integrale della teologia, ri-
conduce a unità senza confusione i
vari aspetti dell’esistenza e dell’essere
dell’uomo, del mondo e di Dio. Senza
ragione, non c’è fede, anche se la ragione per avverarsi ha bisogno della
fede e la fede ha bisogno della ragione
per esistenzializzarsi; senza il corpo
non c’è spirito, anche se il corpo ha
bisogno dello spirito per non confondersi e degradarsi in mero processo
chimico-biologico e lo spirito ha bisogno del corpo per personalizzarsi;
senza Cristo non si può attingere a
Dio e “diventa lecito dubitare che Dio
possa esserci vicino, che possa chinarsi tanto verso di noi”, come pure
“se Dio non è in Cristo, Dio cessa di
essere Dio per l’uomo, é un non-Dio”
e Cristo rimane come semplice cifra
di un desiderio inappagato, come
creatura che vive nell’assurdità di un’
esistenza aperta senza sbocchi. Un esempio di questa visione integrale e unitaria la troviamo in un passo della
sua prima Enciclica (ma tutto il suo
pensiero teologico è pervaso da questa struttura ermeneutica e metodologica nello stesso tempo, a cominciare
dall’Introduzione al cristianesimo), egli scrive: “ Se l’uomo ambisce di essere solamente spirito e vuol rifiutare
la carne come un’eredità soltanto animalesca, allora spirito e corpo perdono la loro dignità. E se d’altra parte egli rinnega lo spirito e quindi considera la materia, il corpo, come realtà esclusiva, perde ugualmente la sua
grandezza...Ma non sono né lo spirito
né il corpo da soli ad amare, è l’uomo,
la persona, che ama come creatura unitaria, di cui fanno parte anima e corpo” (DCE, n. 5).
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In Benedetto XVI troviamo un Papa
che, attraverso l’indagine e la comunicazione razionale, permette una
forma alta e profonda dell’inculturazione della fede in un mondo fortemente secolarizzato ma sempre bisognoso di salvezza. E’ un papa teologo
che forse non parla tanto alle masse,
ma parla alle persone, allo loro intel-
ligenza e alle loro esigenze vitali. E’
qualcosa di nuovo, di cui in Paolo VI
avevamo avuto qualche sentore e che
il Card. Martini ci fece intravedere
quando, a proposito di Benedetto
XVI appena eletto, disse: “Questo
Papa vi stupirà”.
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13
La generosità
dei pescatori di Leuca
Una delle navi
“Rubino”
affondate a Leuca
Forse pochi sanno che i pescatori di
Leuca oltre ad essere dei bravi uomini
di mare, sono anche straordinarie persone che con il loro altruismo, generosità e spiccato senso dell’accoglienza
hanno permesso di salvare vite umane,
accogliere naufraghi e scongiurare tragedie. Nel 1915, grazie al gesto di un
gruppo di pescatori di Leuca, l’Italia
riuscì a rafforzare il suo legame con la
Francia. L’episodio è legato all’affondamento dell’incrociatore corazzato
francese, Lèon Gambetta, lungo quasi
150 metri con un dislocamento di
12.550 tonnellate, che fu abbattuto
con due siluri da un piccolo sottomarino austriaco, la notte dal 26 al 27 aprile, al largo della marina.
In quella stessa data a Londra venne
deciso, in gran segreto, l’ingresso italiano nel conflitto al fianco delle potenze dell’Intesa.
L’incrociatore affondò in pochi minuti su una scialuppa che poteva
ospitare non più di 52 persone,
riuscirono a salirne 108. I
marinai remarono per tutta
14
la notte, fino alle prime luci dell’alba,
quando giunsero in loro aiuto tre pescatori di Leuca e il semaforista Sandri, che per primo diede l’allarme. La
scialuppa, che rischiava di affondare
per le numerose falle, fu rimorchiata
fino al porto di Leuca.
Giunti nella marina, i superstiti ricevettero le attenzioni e le cure di tutta la
gente del posto che si prodigò nel mettere a disposizione cibo e vestiario, in
attesa dei soccorsi da Taranto e Brindisi. Nei giorni successivi, alla popolazione di Leuca e alle autorità italiane
giunsero gli attestati di stima dei superstiti e delle autorità francesi.
I giornali in Francia evidenziarono come l’episodio contribuì a rafforzare
maggiormente l’amicizia franco-italiana. Il Pétit Parisien sottolineò:
“…Al dolore che tutta la Francia proverà, si unirà il sentimento di viva
gratitudine verso il popolo italiano.
Non vi è francese che non ringrazi dal
profondo del cuore la Nazione sorella
pel suo gesto generoso…”
Altro episodio, questa volta inerente la
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seconda guerra mondiale, avvenne il
29 luglio del 1943. Il sommergibile
Pietro Micca era nella baia di Leuca, i
militari, sul ponte, avevano notato
l’unità di superficie designata a scortarlo fino a Taranto quando fu attaccato con sei siluri dal sommergibile britannico Trooper. L’affondamento del
Micca fu immediato. Dei 72 uomini di
equipaggio 54 rimasero intrappolati
tra le lamiere, 18 invece furono salvati da un gruppo di pescatori di Leuca
richiamati dalla forte esplosione.
La popolazione leuchese si è contraddistinta, per generosità e ospitalità,
nell’autunno del 1943 quando giunsero in Puglia migliaia di jugoslavi in fuga dall’altra sponda dell’Adriatico,
dopo l’occupazione dell’esercito tedesco. A Leuca, i primi profughi arrivarono l’8 gennaio del 1944 ed in breve
tempo divennero circa 4000. Tutte le
ville e le abitazioni disponibili venne-
ro trasformate in ricoveri di massa.
Furono organizzate le prime scuole
per i bimbi e una casa per gli anziani. I profughi erano tenuti nel campo
da comandi ora americani ora inglesi. Leuca nel 1945 ospitava profughi
ebrei, albanesi, tripolini, maltesi,
russi e cinesi circa trenta nazionalità.
Ancora una volta la popolazione di
Leuca seppe abbracciare uomini,
donne e bambini senza distinzione di
razza e di colore sfuggiti alla guerra
ed alla barbarie.
Santità! Benvenuta nella terra dell’accoglienza che nella sua storia ha
abbracciato l’umanità intera, e che anche nel giorno della Sua storica visita
saprà ospitare, a braccia aperte, le migliaia di pellegrini e fedeli che da ogni
parte giungeranno per renderLe un caloroso saluto.
Michele Rosafio
Ponte
Papa Benedetto XVI
Via Siracusa, 9
73039 Tricase (Le)
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15
La visita del Papa
vista dalla Comunità
ospedaliera di Tricase...
Come non gioire dal profondo del cuore
per questo dono grande che il Signore ha
voluto concedere alla nostra diocesi, per
la venuta del Santo Padre Benedetto XVI
il prossimo 14 giugno 2008?
Ma una domanda nasce spontanea dal
cuore: PERCHE’?
Perché il Signore ci dona questa grande
opportunità?
Perché proprio alla nostra diocesi?
È difficile dare risposte a queste domande, ma se il Signore ci offre un dono così prezioso, vuole lasciarci un grande
messaggio.
Il grande messaggio che cogliamo nella
venuta del Santo Padre è certamente un
messaggio di speranza.
Quella Speranza che per noi consacrate è
una certezza: siamo chiamate a testimoniare con la nostra vita che quel Gesù
crocifisso è Risorto!
La visita del Santo Padre ci sollecita a
metterci in atteggiamento di ascolto: ascolto della voce di Dio, dei “sogni” che
Gesù o oggi ha nei riguardi della nostra
Chiesa diocesana e, perché no, delle nostre comunità religiose.
La nostra vocazione e il nostro mandato
consistono, quindi, nel cooperare perché giunga a compimento effettivo, nelle realtà quotidiane della nostra vita ciò
che lo Spirito ha intrapreso in noi col
battesimo: SIAMO CHIAMATE A DIVENTARE DONNE NUOVE, PER POTER ESSERE TESTIMONI DEL RISORTO, portatrici della gioia e della
speranza cristiana nel mondo, nella nostra chiesa diocesana e nelle nostre comunità.
La testimonianza passa attraverso il discernimento, presuppone un umile e
forte esame di coscienza e diviene
il frutto di una vera e sincera
conversione: a Cristo e al-
l’uomo. A Cristo attraverso il quotidiano
atteggiamento di ascolto della Sua Parola e la partecipazione sincera al Sacramento del Suo Corpo e del Suo Sangue
nell’Eucaristia; ma anche all’uomo, ad
ogni uomo che quotidianamente ci sollecita a dare ragione della speranza che è
in noi.
Abbiamo bisogno di sentire che il Signore Gesù è presente fra noi: sentirLo e viverLo come Risorto; abbiamo bisogno
di dire e cantare a tutti, con la gioia che
lo Spirito Santo ci mette nel cuore, che è
proprio Lui l’unica certezza del mondo.
Inserite nel cuore del Salento con il Carisma di Mons. Luigi Biraghi, quest’evento di Chiesa ci sprona a ripensare la nostra presenza come “segno profetico”, a
volte scomodo perché incarna ed offre
valori alternativi; testimoni dell’Amore
di Dio nelle nostre realtà apostoliche, educatrici nelle scuole, nelle missioni e
nelle opere sociali quali gli ospedali le
RSA e l’Hospice.
Anche nei nostri giovani che si preparano a diventare professionisti al servizio
della persona, l’imminente visita del Papa suscita desideri di libertà, di verità e
di pace, segni caratteristici della speranza evangelica. Lo testimoniano le loro
brevi riflessioni raccolte in occasione
dell’“agorà” dei giovani presso il nostro
Polo Universitario.
Gabriele:
Per me la venuta del Papa è un appuntamento straordinario, rappresenta il preludio alla giornata mondiale della gioventù
che si terrà a Sidney: un’occasione unica
che ci invita a leggere la Bibbia e a tenerla sempre con noi perché ci indichi la
strada da seguire.
Emanuela:
Personalmente sono molto contenta di
questo evento, perché la fede è un qual-
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cosa che si vive dentro, che ci spinge a
credere in Gesù Cristo.
La partecipazione dei “giovani di oggi” è
importante… significa che c’è ancora
speranza! Che ancora esistono valori,
magari sopiti, ma vivi e presenti in noi.
Angela:
La sensazione che provo è di speranza e
fiducia: vedere nella persona del Santo
Padre, guida spirituale fatta di umanità e
semplicità, ma soprattutto di intenso dialogo con noi giovani.
Chiara:
Vivere questa giornata importante in maniera profonda, offre sicuramente un modo “vibrante” per avvicinare noi giovani
alla Parola di Dio … perché il Santo Padre incarnando la presenza stessa di Gesù investe i nostri cuori di un amore
“nuovo”, illuminante.
Jessica:
Spero che la Parola di Dio pronunciata
dal Santo Padre arrivi non solo a coloro
che credono, ma anche a coloro che sono
più scettici, con l’augurio che questa
santa Presenza riesca ad aprire i loro
cuori.
Valentina:
La visita del Santo Padre dovrebbe far rinascere in noi la voglia di vivere e di lottare per far si che tali principi costitui-
scano la vera realtà, il fondamento che
vivifica e rende fecondo il nostro Battesimo.
Federica:
Spero che l’arrivo del Papa nella nostra
terra avvicini noi giovani alla Parola del
Signore, facendoci essere più umili e vicini alla gente.
Salvatore:
Il Papa porterà speranza e anche forza
per continuare la nostra strada nel rispetto del prossimo, chiunque esso sia.
Le riflessioni fatte dai nostri giovani
hanno un filo conduttore unico: la speranza. Ed è proprio questo desiderio di
“valori” più alti che ci aiuta a credere che
davvero il sogno di Dio si può realizzare.
Prepariamoci con intensa preghiera a
questo dono grande, perché quanto lo
Spirito suggerisce al Santo Padre durante questa visita sia accolto in tutta la
Chiesa diocesana e nel cuore di ciascuno
come una particolare grazia per il nostro
tempo.
Ci accompagni la presenza della Vergine
Maria che veneriamo come Santa Maria di Leuca. Saremo il popolo di
Dio che in questi giorni s’impegnerà a cantare la gioia di testimoniare Cristo Risorto.
17
Santo Padre ti aspett
La sua visita
ci riempie
di gioia
Sua Santità,
da alcuni anni per motivi di studio, sono
costretto a trascorrere poco tempo a Leuca, mio paese natale. È sempre un po’ triste per me rientrare a Casa solo per pochi
giorni di vacanza. Quest’anno ho fatto di
tutto per essere presente nella mia terra in
occasione della Sua venuta, per unirmi
anch’io alla felicità dei miei conterranei,
privilegiati da questo invito che Sua Santità ha accolto di buon grado. Questo è un
grande momento storico per Leuca e per i
suoi abitanti.
Come già sa, Leuca è una piccola cittadina ai confini della terra, un tempo baricentro del mediterraneo, oggi estrema terra, fine dell’Italia, terra bella e incontaminata dove, l’innovazione e il progresso fanno fatica ad arrivare, insomma una
terra ai confini, veramente ai confini.
Leuca rappresenta il Sud, le difficoltà ed
anche la forza e la voglia di riscossa, un
Sud che cerca di crescere, che ha bisogno di fiducia, un Sud pieno di valori,
dove ha sede la cultura, motore e chiave
di tutto. Spero che il messaggio cristiano
di Forza interiore e di Serenità, che Sua
Santità ci porterà attraverso la Parola del
Vangelo siano per noi uno stimolo per
fare di più per il prossimo e per noi stessi. Leuca da Terra di fine deve diventare
terra d’inizio, trampolino per la rinascita dei valori molto spesso ignorati da
una società dispersa e affannata dai ritmi
frenetici della vita, dimentica delle tradizioni e della storia, costretta a seguire
modelli che sono distanti dai valori, con
cui chiunque, non sbandato e trascinato
dalla diseducazione, è cresciuto. Dobbiamo fare di tutto per cambiare le
inclinazioni del viver male, protendere il nostro sguardo verso
una visione della vita più
conscia e libera da ogni pregiudizio.
Spero che, nelle poche ore, in cui Sua
Santità sarà con noi, riusciremo a dimostrarLe pienamente tutto il calore e l’entusiasmo di noi leuchesi, che se pur non
potendo starle vicini sul piazzale della
Basilica, lo faremo seguendola dai maxi
schermi, presenti nel paese per l’occasione. Siamo gente semplice e onesta e, faremo di tutto per dimostrarle il grande affetto e l’ospitalità, che ci ha sempre caratterizzato. La Sua visita ci riempie di
gioia; è una grande occasione per noi del
posto: conferma, che Sua Santità è con
noi e ci vuole bene.
Santo Padre, noi Leuchesi, La aspettiamo
con ansia, a braccia aperte.
Giuseppe De Carlo
Il villaggio dove il sole è energia
18
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pettiamo con ansia...
Benvenuto
tra noi
Santo Padre,
siamo dei ragazzi di undici anni e vorremmo darLe il benvenuto a nome di tutta la
nostra comunità, sia cristiana che laica. Appena giunta la notizia della Sua visita a
Leuca, tutti noi abbiamo avuto un sussulto
di gioia e in ogni parrocchia ci siamo preparati spiritualmente, perché questa è un’esperienza che ci ha toccato nell’intimo del
nostro cuore.
Per noi è un evento storico quello della Sua
visita, rappresenta la dimostrazione che la
nostra fede è stata premiata.
Il Capo di Leuca infatti è stato da sempre
considerato un territorio a vocazione religiosa sin dai tempi antichi.
Le nostre genti l’attendevano da tempo. La
nostra felicità è condivisa da tutte le persone che incontriamo: le autorità civili, le autorità religiose e la gente comune, tutti impegnati a prepararLe un’ accoglienza calorosa ed affettuosa.
L’olio, il vino ed il pane della nostra terra
degnamente rappresentano i simboli cristiani e lo stesso si può dire del pesce che vive
in abbondanza nel nostro mare e simboleggia il primo e il più importante miracolo
compiuto da Gesù per i suoi discepoli. Santo Padre, il Suo intrattenimento Pastorale al
Santuario di Santa Maria di Leuca è il segno della Grazia Divina rivolta ad una terra
che, con la costante preghiera alla Vergine
Maria, ha aperto l’orizzonte alla nuova cristianizzazione di questo territorio.
Ma noi ragazzi cose Le possiamo offrire? I
nostri buoni propositi, le nostre azioni migliori, il nostro aiuto a chi si adopera per
migliorare il territorio in attesa della Sua
venuta.
Grazie a Lei avremo nuova energia e gioia
nel cammino della vita.
Benvenuto tra di noi Santo Padre!
La classe IB Scuola Secondaria
Istituto Comprensivo
di Castrignano del Capo
19
Benvenuto in Terra di Puglia
e a Santa Maria di Leuca
-Arriva il Papa!
Santo Padre, quando lo abbiamo saputo,
ci è sembrato un vero dono della Divina
Provvidenza!
-Il cuore dell’intera comunità ha accelerato i suoi battiti: Sua Santità Benedetto
XVI, pellegrino tra i pellegrini, sarebbe
giunto sino alla diocesi di Ugento-Santa
Maria di Leuca nella Basilica de Finibus
Terrae!
-Santo Padre, noi vogliamo comunicarLe
tutta la nostra affettuosità e la nostra gioia
per averci “scelti” secondo lo spirito evangelico, per aver voluto stare con noi
anche se per poche ore.
-Noi sentiamo veramente col cuore che
Lei ci porta lo Spirito di vita che sospinge
verso il futuro, lo Spirito consolatore, lo
Spirito d’amore, quello con la “A” maiuscola, quello che si incammina per le
strade del mondo e le inonda della Sua
presenza.
- Questo Spirito che ci unisce non è statico, non sa stare fermo, ma si muove perennemente come le onde del mare che,
anche quando è in tempesta, abbraccia amorevolmente e protegge la nostra terra.
-Questo è quello che Lei ci testimonia con
la Sua venuta: grazie, ne avevamo bisogno!
-Siamo consapevoli che il Suo desiderio
di incontrarci, passare tra di noi, conoscere i posti dove viviamo e lavoriamo, dove
gioiamo e speriamo e dove, forse non a
caso, i frutti della terra sono da secoli il
grano e l'uva, fa parte della Resurrezione
di Cristo testimonianza e messaggio per
tutti quelli che illuminati e con “buona
volontà” lo sanno capire ed apprezzare.
-E’ per questo, Santo Padre, che Le saremo sempre grati, anche in futuro, per questa scelta di Padre che viene a trovare
“proprio noi” figli tutti “prediletti” in un
abbraccio di comunione e di amore.
-Sì “prediletti” perché, Santo Padre, ce lo
lasci dire, in questa circostanza ci sentiamo “prediletti”: prediletti da Dio, prediletti dal suo pastore che viene a trovarci,
prediletti a 360 gradi dalla Sua sensibilità
di uomo e di fratello, certi che lo Spirito
Paraclito comunitario che Lei così “semplicemente” rende vivo, abbia voluto con
la Sua presenza manifestarsi ancor più
limpidamente e gioiosamente a tutti.
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Via panoramica - 73030 S.M. di Leuca (Le)
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- Santo Padre perciò noi La preghiamo:
consideri il nostro cuore, il cuore della
gente della diocesi, il cuore della gente
del Salento e di Puglia, un vero “Tabernacolo vivente” come a suo tempo ha illuminatamente detto il nostro santo di adozione San Pio da Pietrelcina.
Noi lo mettiamo nelle Sua mani, certi che
Lei sappia vedere oltre e leggere in tra-
sparenza secondo il desiderio del nostro
grande maestro Gesù Cristo.
-Benvenuto in terra di Puglia e a Santa
Maria di Leuca,
benvenuto Santo Padre Benedetto XVII,
Joseph!
Tina Inguscio
(per la comunità della Diocesi
di Ugento-Santa Maria di Leuca)
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Sul Santuario
1 - Palco centrale dove il Papa concelebrerà
con i Cardinali, Vescovi e Sacerdoti.
2 - Il piazzale ospiterà 4500 fedeli. I posti
saranno riservati ai diversamente abili, autorità civili e militari e ai fedeli delle Parrocchie della Diocesi di Ugento - Santa
Maria di Leuca muniti d’invito fornito dal
proprio parroco.
22
Aree di Sistemazione
dei pellegrini
Al Porto Turistico
Il Porto può ospitare 7310
fedeli a sedere provenienti
dalle Diocesi Salentine
anche per questi posti occorre prenotarsi
presso i rispetti parroci.
Il Porto sarà dotato di bagni
e di maxischermi
Si ringraziano le diverse Amministrazioni comunali
di Alessano, Acquarica del Capo, Castrignano del Capo,
Gagliano del Capo, Miggiano, Montesano,
Presicce, Ruffano, Supersano
per il contributo versato a favore dell’iniziativa
del giornale “Il Papa a Santa Maria Leuca”.
23
Benedetto XVI
Testimone di Speranza
«La vera, grande speranza dell’uomo,
che resiste nonostante tutte le delusioni,
può essere solo Dio” (Spe Salvi p.53).
Il Pontefice della speranza viene nel nostro amato Salento, rendendo così “visibile” il messaggio della sua ultima Enciclica, «SPE SALVI».
Il messaggio di Sua Santità, fondato sull’amore, incoraggia tutti a guardare al domani con fiducioso abbandono.
Stare alla presenza di Benedetto XVI è
come affacciarsi da una finestra da cui si
può guardare il panorama misterioso e luminoso della speranza, la virtù teologale
che invita gli uomini a non farsi travolgere dall’ondata di pragmatismo e di scientismo imperante.
Il popolo salentino accoglie con gioia la
visita di Benedetto XVI. Accoglie il gradito dono con l’entusiasmo di chi è consapevole che la linfa benefica porterà
un’ondata di crescita morale e spirituale e
cambiamenti tangibili nelle realtà sociali.
La coerente testimonianza del Pontefice è
una esplicita esortazione a guardare alla
vita di tutti e di ciascuno come a un dono
che si rinnova e, prendendo nutrimento
dalla stessa vita, diviene fonte inesauribile di speranza.
La stessa speranza che fiorisce alla vista
del filo d’erba che continua a crescere anche nelle campagne rese aride dal vento di
scirocco, dalla brezza marina e dall’abbandono dei giovani…spesso attratti da
falsi miraggi… Ma, nonostante tutto ciò,
la natura che si risveglia continua a portare all’uomo il profumo e il sapore della
speranza.
Benedetto XVI, nella sua splendida Enciclica, sottolinea: «l’amore esige sempre espropriazione del mio io… L’amore non
può affatto esistere senza questa rinuncia…» (Spe Salvi p. 75), e, da testimone
coraggioso della Parola, invita a fare
della propria vita una offerta d’amore che è rifiuto a tutto ciò che
toglie agli altri la speranza.
24
Quell’amore che è rinuncia al proprio io,
è abnegazione e, quindi, rinuncia a se
stessi. Infatti, solo facendo questo percorso si può raggiungere l’ideale dell’ accettazione dell’altro e della condivisione della sofferenza con i fratelli:
Possiamo cercare di limitare la sofferenza, di lottare contro di essa, ma non possiamo eliminarla (Spe Salvi p.70).
Il Pontefice esorta a guardare alla Verità
per stare nella verità e nella giustizia.
<<La verità e la giustizia devono stare al
di sopra della mia condotta ed incolumità
fisica, altrimenti la mia stessa vita diventa menzogna>> (Spe Salvi p. 75 )
E’ proprio la menzogna, infatti, che toglie
luce e forza alla speranza ed è la verità,
invece, che ridona gioia e respiro alla vita
dell’uomo, riaccendendo così i cuori
spenti e gli spiriti affranti di rinnovata
speranza.
Solo così anche la più triste esperienza e
degradante condotta di vita, riacquista la
giusta dignità dell’essere creatura.
Perché la speranza è vita che si rinnova,
è certezza che apre al mare infinito della
salvezza, dove ogni cosa trova il suo giusto posto, e ogni sentimento viene vissuto
alla luce della misericordia di Dio.
Sua Santità Benedetto XI, con il suo essere Vicario di Cristo, invita l’uomo a non
fare della propria vita un modello pensato dall’uomo, con la presunzione di fondarla su certezze derivanti dalle correnti
di pensiero che fluttuano nel vento del
tempo, ma di restare ancorato al vento
dello Spirito, l’unico che non cambia in
quanto proviene dall’Eterno.
Grazie, Benedetto XVI, perché ci doni il
gusto della Speranza, così sarà meno buio
anche <<quando si fa sera>>. Nella sera,
infatti, i discepoli di Emmaus riconobbero nel viandante Colui che - spezzando il
pane - rese visibile l’Eterno che si dona ad
ogni uomo.
Grazie, Benedetto XVI, che oggi spezzi il
pane con noi.
Aurora Guerrieri Romano
Filiale di Santa Maria di Leuca
Via Cristoforo Colombo, 35 - tel. 0833 758 931 - fax 0833 758 000
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Il Papa a Santa Maria di Leuca 5