Romolo Monti - biografia
Costruttore nel 1912 e poi gestore dell'Hotel Miramare di Castiglioncello.
Romolo Monti nasce a Carpi (Modena) nel 1878. Ad un anno è orfano di padre ed a due
muore la madre. Infanzia acerba presso una zia sorella del padre. Va a scuola a Modena
dove vive fino a 13 anni ottenendo la licenza tecnica. Precoce di fisico e di cervello,
entra dopo la scuola in una segheria a 40 lire al mese. Un anno dopo si dà al commercio,
ma dopo pochi mesi è senza lavoro, per cui scappa a Milano, ma nessuno lo vuole data
l'età. Non resta che tornare a casa dove trova lavoro come scribacchino assicuratore
presso conoscenti degli zii. In questi anni diventa un "soggettaccio" e gli zii senza figli ne
finiscono sottomessi. Ma "l'istinto buono e forte mi salvò dall'abisso", come ricorda nelle sue memorie e a
18 anni nel 1896, decide di partire per l'Argentina in cerca di un lavoro indipendente. Parte da Genova e
facendo l'improvvisato decoratore a bordo, arriva a Buenos Aires con 20 lire in tasca. Lo attende uno
zio, fratello del padre, che gli trova un lavoro di commesso in un magazzino. Tutti i giorni dalle 6 alle 22
con alternati pomeriggi domenicali di riposo. Nonostante il lavoro quasi da schiavo non gli dispiaccia e sia
benvisto dai proprietari, decide di andarsene in seguito ad una lite con un collega spagnolo invidioso.
Si sposta nell'interno a Rosario, Luis Primero, Cordova, Parana fino a El Trebol, passando così ad un
emporio per agricoltori, lavorando su una sconosciuta trebbiatrice, ma con tale successo che diviene
compartecipe agli utili. Un incendio doloso lo riduce però sul lastrico e deve cambiare di nuovo. Decide di
non aver più soci e tentare tutto da solo. Dopo una breve parentesi di contabile si mette a fare il
colonizzatore e poi l'agricoltore a Luis Primero, poi assicuratore e commerciante di bestiame,
magazziniere e ricevitore di cereali. Ovunque italiani e spagnoli lavorano di braccia, mentre inglesi e
tedeschi ben preparati si accaparrano le terre migliori dell'immensa pampas. Nel 1906 fa un viaggio in
Italia di tre mesi e nel 1908 di due mesi per tentare l'esportazione di cavalli creoli e di granturco
argentino, ma il tentativo non ha successo. Ma l'ambiente di casa contrapposto al semiselvaggio vivere in
Argentina, fa pendere pian piano la bilancia a favore del rientro definitivo dopo 13 lunghi anni. Arriva a
Modena, con 75.000 lire in tasca, ma subito alla val Padana preferisce la Toscana e dopo pochi mesi si
sposta per cure a Montecatini, cittadina termale in forte espansione. Alloggia in una pensione e si
innamora della figlia dei proprietari, Gina Zucconi (1890-1983) che vorrebbe portare in Argentina, ma i
genitori si oppongono. Riparte lui, vende tutto e torna per sposare Gina che a 18 anni, diventa sua moglie
e dalla quale avrà subito il primo figlio Dante (1910). Primo dei dieci totali. Dopo Dante, Lina, Isa, Rino,
Marga, Vanda, Luigi, Marisa, Enzo e Aldo. Intanto lavora rappresentando in esclusiva per la Toscana la
Cementeria Italiana di Livorno e altre ditte, una di Berlino, un'altra di Praga. Viaggia di continuo e arriva
nel 1910 a Castiglioncello due giorni dopo l'inaugurazione della ferrovia «Livorno-Vada». Un vero colpo di
fulmine. Ritorna presto e si rende conto che non ci sono alberghi. Per alcuni mesi ha contatti con il
barone Patrone, dal quale acquista poco meno di 8.000 mq di terreno fra la pineta ed il mare, nella
posizione che ritiene migliore. Ma il barone che non lo conosce, accende una ipoteca sulla proprietà
venduta, totalmente a suo vantaggio, se l'iniziativa non sarà portata a termine entro il 1°luglio del 1912.
Un tempo assurdo e Monti protesta, ma il barone non molla: ho fatto il castello in due anni fra il 1989
ed il 1891, per un albergo, uno basta e avanza. E' l'agosto del 1911 ed a Castiglioncello ci sono solo il
castello Patrone e quello Danieli presso la torre, oltre ad una ventina di ville. Non c'è Rosignano Solvay.
Fatto il progetto da parte del prof. Giusti di Pescia, restano 7-8 mesi per la costruzione dei tre piani,
che inizia nel novembre affidata alla ditta locale Serredi, che firmerà anche tante altre ville del
promontorio e che lavorando a cottimo riesce a rispettare i tempi. Ma in zona manca tutto e tutto deve
venite da fuori, da Firenze, Livorno, Pistoia, compreso i rifornimenti alimentari. Tuttavia con pochi giorni
di ritardo l'inaugurazione avviene il 14 luglio del 1912. Manca il telefono, l'acquedotto, le fognature, gli
addetti alla manutenzione, l'inizio è dei più difficili, quasi impossibile, tanti sono i debiti da pagare
essendo la spesa totale di 900.000 lire. Con costanza e tanta passione, facendo tutto da solo, dal
direttore al facchino, dormendo anche su di un tavolaccio pur di ospitare clienti, riesce a pagare le
scadenze in tempo e l'hotel Miramare inizia il suo viaggio di successo. Il parco dell'albergo attrezzato
con pista di pattinaggio sul mare, arriva fino alla spiaggia. (Nel 1934 Monti ne cederà una striscia al
Comune per costruire la passeggiata). Dal 1912 al 1916 per soddisfare gli impegni e tirare avanti la
figliolanza sempre in aumento, con l’introito dell’albergo sempre insufficiente, nonostante le economie ed i
sacrifici divisi con mia moglie, dove arrabattarsi sfruttando quanto si presenta; vende vagoni di gesso e
cemento, argenterie, fa mediazioni di proprietà immobiliari. Nel 1915 è in difficoltà a pagare la levatrice
della neonata Isa ed arriva anche la chiamata alle armi a 38 anni suonati, per la guerra ormai in atto.
Dalla fine del 1915 all’ottobre del '18 è in alta Lombardia, ai confini del Piemonte, prima al 191 M.T.
poi al 37° Regg. Fanteria ad Alessandria. Anche da soldato fra Pavia, Valenza, Acqui, Casale, Cuneo,
Alessandria dove dove recarsi per il reggimento, quando è libero compra e vende pietre preziose e quadri;
ne ha una quarantina fra le mani: brillanti, rubini e smeraldi. Finalmente viene congedato per la nascita
del quarto figlio Rino. A casa ha bisogno di guadagnare, ricomincia a fare il mediatore e riesce a
concludere la vendita di due piccole tenute, e di un blocco di quadri. Tornando al dopoguerra, la
situazione è disastrosa, ovunque mutilati, residui umani rovinati dai gas, ciechi e tubercolotici, violenza e
furti ovunque e per rifinire al meglio arriva il colera. L'albergo intanto lavora, ma la guerra di Libia
dell'11 e quella mondiale dopo, ne limitano grandemente le possibilità nonostante il vantaggio della
ferrovia vicina. I governi non sono capaci di azioni incisive, aprendo così la strada a Mussolini. Nel 1926
entra in una società anonima livornese, la Selles con molti nomi eccellenti, ma che nel giro di pochi mesi
deve chiudere senza distribuire una lira agli azionisti. In seguito acquista a 3 Km. da Castiglioncello lo
scoglio di S. Lucia, una casa, due spiaggette e tremila mq., pagando metà in quadri e metà con denaro.
Migliora la proprietà in tutti i modi, ma la vendita è difficile. Finalmente arriva l’ing. Fradeletto, che la
vuole per fare un dispetto al suo vicino Sig. Colonna. A seguire, compra uno scoglio limitrofo di oltre
cinquemila mq., magnifico ed orribile, tanto è pericoloso ed abbandonato; lo recinta, lo abbellisce con
piante, un pozzo, un grande garage, tanto lavoro personale. Ma il compratore arriva solo dopo 6-7 anni,
l’acquista il Principe Ginori Conti. Allora compra un buon poderino di quattro ettari, in pianura, lo
rivenderà poi nel 1955 per pagare il rialzamento del Miramare. La crisi del '29 crea nuovi timori, ma
Castiglioncello è in fase di grande espansione ed il lavoro non manca. In questo periodo riesce a comprare
la nuova “rivoluzionaria” utilitaria Fiat “508” Balilla uscita nel 1932, più tardi passerà alla "Topolino". Il
dramma si ripresenta con la Seconda Guerra Mondiale. L'albergo è vuoto, per oltre un anno ospita i
tedeschi prepotenti, che finiscono per requisirne una parte e pian piano se lo prendono tutto, fino a
cacciare fuori l’intera famiglia. Intanto infierisce senza tregua la lotta, in aria, in mare ed in terra. E'
costretto a sfollare nel fiorentino a Poggio, fino al '45. Con l'arrivo degli alleati inizia il rientro
viaggiando con mezzi di fortuna per una settimana con la famiglia, affamati, patiti, privi di soldi, con due
ammalate a bordo fino a Castiglioncello. Boeri, inglesi, paracadutisti e sfollati, occupano il Miramare, che
è stato in parte bombardato, il resto devastato, irriconoscibile, ma per buona sorte in piedi. Viene
derequisito e liberato nel 46; pian piano cerca di rimetterlo alla meglio, ed a migliorarlo, senza aiuti da
chicchessia, finchè si comincia a lavoricchiare. Tornato il sereno, nei mesi vuoti c'è modo di riprendere le
transazioni commerciali e viene la volta di circa 2000 mq. fabbricabili in Via G. Marconi, presto rivenduti,
dove due belle ville fanno mostra di sé. Tutto questo è anche tanto lavoro, dato ad operai ed artigiani
locali. Per ultimo una villa in via Diego Martelli, la Conti, con mq. 1500 di pineta e lecceta ed un grande
deposito, che acquista verso il 1945, resa malandata dagli sfollati. Rimessa in perfetto stato, la scorpora
e la rivende. Nel 1951 smette di fare transazioni in paese. In parallelo all'attività di albergatore, scopre
già dal 1910 la passione per la pittura, o meglio per il commercio ed il collezionismo delle opere d'arte.
Nel 1913 conosce a Livorno Mario Puccini, il Van Gogh toscano, povero in canna, allunga i colori con l'olio
delle sardine. Monti si innamora dei suoi quadri, lo rifornisce, gli compra il lavoro in blocco, vendendo e
guadagnando anche per l'artista che dirà: "Ho trovato l'americano". Resteranno amici per sempre. Poi
conosce Oscar Ghiglia che compra casa a Castiglioncello. A Milano, incontra lo scultore Medardo Rosso, lo
invita a Castiglioncello ed acquista le sue opere, insieme a quelle di Gordigiani, Bartalena, Natali ed altri,
consigliato anche da Ugo Ojetti. Un'attività parallela che lo accompagna per tutta la vita consentendogli
di mettere assieme una ricca collezione di opere e di stringere rapporti con tanti pittori che passano
regolarmente dal suo albergo. Una rapida carrellata all'albo d'oro dell'albergo: emergono Mario Missiroli,
Pirandello con Marta Abba, Ardengo Soffici, Armando Falconi con Tina de Lorenzo, Emma Gramatica,
Massimo Bontempelli, ed il livornese Costanzo Ciano detto "ganascia" che mangia per tre e ancora Giovanni
Spadolini e Renato Natali. Negli ultimi anni Romolo viene affiancato nella conduzione dell'albergo dal figlio
Dante, che ha frequentato la scuola alberghiera a Montecatini e soggiornato all'estero per imparare le
lingue, e continua dopo la morte del padre fino al 1975. Intanto si inserisce Enzo che resta fino al 1988
ed il nipote Niccolò Ciappi figlio di Marga, che conduce dal 1970 al 2000. Dall'88 partecipa alla
conduzione anche l'altro nipote figlio di Lina. Dal 2000 la conduzione è affidata al giovane Marco figlio di
Enzo. Romolo Monti muore a Castiglioncello il 10 luglio 1962 ed è sepolto nella cappella di famiglia nella
parte storica del cimitero di Rosignano M.mo. Nel testamento raccomandava: "Tenete il Miramare come
una mascotte, l'albergo ben diretto supplirà alle vostre necessità e vi darà soddisfazioni continue". I figli
rimasti in sei ne hanno fatto tesoro. Nel 1994 L'amministrazione Comunale dedica a Romolo Monti una
parte di via della Torre.
(Sintesi da "Il mio solco" e "Un oste di campagna" di Romolo Monti con la collaborazione di Marisa Monti e Niccolò Ciappi).
L'area di circa 8.000 mq. acquistata da Romolo Monti dal barone Patrone nel 1911.
Intorno all'albergo costruito nel 1912 si sono aggiunti nel '900 i fabbricati:
(A) nel 1925 come residenza della numerosa famiglia Monti per liberare il piano dell'albergo che occupava.
Il fronte lato Carabinieri è stato aggiunto nel 1958. Recentemente sul lato interno sono stati realizzati sei
mini appartamenti gestiti dall'albergo.
(B) la villa che diventa residenza della famiglia, costruita nel 1959 in occasione dei 50 anni di matrimonio
di Romolo con la signora Gina ora abitata da alcune eredi.
(C) il locale (ora gelateria) con terrazza è del 1955, in questo punto anteguerra, c'era uno slargo nel
terreno per consentire il giro delle carrozze che accompagnavano i signori villeggianti ai "bagnetti".
(D) fin dai primi anni era magazzino materiali da spiaggia quando i bagni erano su palafitte, poi stanza
mortuaria di passaggio per gli alleati (fonte "Buino" Osti), poi cantiere per le barche in legno del bravissimo
costruttore Aldo (ultimo dei Monti), poi dal 1973 negozio "Il Magazzino" di Alessandra Benini Monti ora
nel fabbricato (A). Al piano superiore la terrazza coperta per le serate estive dei clienti dell'albergo,
spesso sala da ballo.
(E) magazzino dell'albergo fin dagli anni '30.
La moglie signora
Gina (1890-1983)
Romolo Monti giovane
emigrante in Argentina
Dante con Romolo Monti nel 1946 a Montecatini
La prima pubblicità sul settimanale volterrano "Il Corazziere" del 26 giugno 1912 (notare il refuso
tipografico Restauraut, il telefono non c'è ancora)
Opuscolo anni '20 (n° di telefono 56)
Opuscolo 1934 (XII era fascista)
Il Miramare dei primi anni con il parco che finiva sulla spiaggia. Ben visibile a sinistra la scala di ingresso
al primo piano dell'edificio, eliminata nel 1955 per consentire l'ingresso al piano terreno.
Locale soggiorno oggi, il divano è di inizio'900
Il bar di inizio'900
La sala da colazione nella veranda lato mare
La camera 24 sempre richiesta da Pirandello e
Marta Abba negli anni 20, posta al quarto piano
nell'angolo sud dell'Hotel. L'arredamento è
successivo.
La statua della fanciulla era
in origine sulla terrazza fino
al rialzamento del 1955.
Il busto sulla colonna,
raffigura Giosuè Carducci
Il prezioso orologio a colonna di fabbricazione tedesca, ceduto a R. Monti dal gerarca A. Teruzzi di Villa
Celestina prima dell'arresto nel 1943. Particolari delle ringhiere e illuminazione originali. Opere scultoree
nei corridoi ed il gancio a corredo di ogni porta per appendere la lanterna a petrolio in mancanza di luce.
L'albergo appartiene alla catena "Locali Storici d'Italia". Sono oltre 200 e quasi 80 sono guidati dalla
stessa famiglia da più di due generazioni con punte di cinque generazioni. Il Miramare è alla terza.
Romolo Monti nel ritratto
di Oscar Ghiglia
La cappella della famiglia Monti
nel cimitero di Rosignano M.mo
Il contrassegno per le
valigie degli ospiti
Per gentile concessione dei sig.ri Marisa Monti e Niccolò Ciappi. In parte da "Il gringo gentile" Il Tirreno 18/7/1993
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barone Patrone - Mare Calettatoscana