s o m m a r i o Ma re Nostrum Sa rdegna Rivista periodica di turismo della Sardegna Anno V - Numero 14 Primavera 2003 Registrazione Tribunale di Sassari n° 360 del 10 Marzo 1999 Redazione Via Principessa Jolanda, 77 07100 Sassari Tel. 079 291662 Fax 079 295570 Direttore editoriale Simone Poddighe Direttore responsabile Graziano Cesaraccio In redazione Ivana Canu Rita Stacca Progetto grafico Associazione di idee, Sassari Impaginazione Composita, Sassari Stampa Grafiche Milani, Milano 11 EDITORIALE 13 ANTEPRIMA 82 GASTRONOMIA 84 VELA LATINA 86 NAUTICA 90 GUIDA VACANZE 91 L’ISOLA DI SARDEGNA 94 FESTE E MANIFESTAZIONI 96 MUSEI 98 NUMERI UTILI Crediti Fotografici In copertina: Isola di Caprera, Cala Coticcio Gian Luca Dedola, 11, 13, 44-50, 52-62 Roberto Sirca, 18, 19, 22 Pasquale Capone, 19 Giampiero Dore, 30-40 Sandro Re, 87,88 Bruno Manunza, 64-70 Antonio Mannu, 72-80 Mare Nostrum ringrazia Antonio Mannu, Alberto Ruiu, Giampiero Dore, Gianluca Manca, Luigi Scotti, Piero Ajello, Sergio Casano, Sandro Re, David Meloni, Bruno Manunza, Gian Luca Dedola, Marta Nuvoli, Umberto Cocco, Iride Azara, Claudio Cugusi Naviga in Internet www.marenostrum.it Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana 30 64 ITINERARI BOSA Dove volano i grifoni AMBIENTE IL LAGO DI BARATZ di Giampiero Dore di Bruno Manunza Per la pubblicità Mare Nostrum Editrice Via P. Jolanda, 77 07100 Sassari Tel. 079 291662 Fax 079 295570 e-mail: [email protected] www.marenostrum.it 44 FESTE E FOLKLORE LA CAVALCATA SARDA di Iride Azara Mediatic di Claudio Triglia 52 ARTE E CULTURA ARTE CULTURA E MURALES 72 Gianluca Manca FESTE RELIGIOSE SANT’EFISIO di Umberto Cocco di Marta Nuvoli 8 9 REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA PRESIDENZA Presidente: On.le Mauro PILIE-mail: [email protected] Direttore Generale: Avv. Gianfranco Duranti - Tel. 070/6062200 E-mail: [email protected] Direttore Generale Ragioneria: Dott. Claudio Amedeo PINNA – Tel. 0706067623 E mail: [email protected] Direttore Generale Area Legale: Avv. Graziano CAMPUS – Tel. 0706062446 Dott. Costantino Nuvoli Tel. 070/6066100-276110 E-mail: [email protected] Assessorato della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio Assessore: On. Italo MASALA E-mail: [email protected] Capo di Gabinetto: Dott.ssa Raffaella MELIS Tel. 070/6064646 Direttore Generale: Dott.ssa Marcella MARCHIONI Tel. 070/6064602 – 657771 E-mail: [email protected] Direttore Centro Regionale di Programmazione Assessorato della Difesa Ambiente Assessore: Dott. Emilio PANI E-mail: [email protected] Capo di Gabinetto: Dott. Mario PALOMBA Tel. 070/6066749 Direttore Generale: Ing. Antonio Mauro CONTI Tel.070/6066619 E-mail: [email protected] Direttore Generale del C.F.V.A. Dott. Carlo BONI Tel.070/6066527 E-mail: [email protected] Assessorato dei Lavori Pubblici Assessore: On. Silvestro LADU E-mail: [email protected] Capo di Gabinetto: Dott. Alessandro DE MARTINI Tel. 070/6062180 Direttore Generale: Ing. Edoardo BALZARINI Tel. 070/6062307 – 669191 E-mail: [email protected] Assessorato dell’Industria Assessore: On.le Giorgio LA SPISA E-mail:[email protected] Capo di Gabinetto: Dott.ssa Marinella ONANO Tel. 070/6062151 Direttore Generale: Dott. Nicola CASULA Tel. 070/6062261 – 668147 Direttore Generale: Dott. Pierluigi LEO Tel. 070/6065011 – 664856 E-mail: [email protected] Assessorato dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza Sociale Assessore:On.le Giorgio OPPI Email: [email protected] Capo di Gabinetto: : Assessorato della Pubblica Istruzione Assessore: On. Beniamino SCARPA E.mail:[email protected] Capo di Gabinetto: Dott. Piero FOIS Tel. 070/6065036 DATI AGGIORNATI A FEBBRAIO 2003 E-mail: [email protected] Assessorato dell’Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale Assessore: On. Felicetto CONTU E-mail:[email protected] Capo di Gabinetto: On. Matteo PIREDDA Tel. 070/6066456 Direttore Generale: Dott. Antonio MONNI Tel. 070/6066330 Servizio della Comunicazione Istituzionale Direttore del Servizio: Dott. Efisio PILLERI E-mail: [email protected] Tel. 070/6062230 FAX 070/253066-253067 Servizio delle Relazioni con il Pubblico Direttrice del Servizio: Dott.ssa Michela Melis M E d i t o r i a l e Assessorato degli Affari Generali, Personale e Riforma della Regione Assessore: On. Pietrino FOIS m a i l E [email protected] Capo di Gabinetto: Geom. Enrico FERRARA Tel. 070/6066120 Direttore Generale del Personale: Dott. Giuseppe MANCA Tel. 070/6066010-6013 E-mail: [email protected] Direttore Generale degli AA.GG. f.f.: E mail:[email protected] al di Sardegna. Il desiderio di tornare e la nostalgia di essere lontani dalla Sardegna sono, spesso, sentimenti comuni al turista che ha visitato l’isola. Una terra dai caratteri forti, dai profumi intensi e dalla natura unica. Venite per il mare e scoprite il ginepro, l’ulivo, il granito; venite per le ferie di agosto e scoprite che si trova sempre un posto tranquillo che può farvi conoscere l’altra Sardegna, il formaggio, il vino, la campagna; venite per lavoro in febbraio e scoprite le feste del carnevale tradizionale, i cavalli, le persone; venite in primavera per un convegno e scoprite professionisti e imprenditori con cui poter lavorare con serietà. La Sardegna non vi rimane solo nel cuore ma vi coinvolge; i sapori, i profumi, i colori, la lingua, tutte queste sensazioni sono diventate esperienze attraverso cui vi siete fatti un’idea di Sardegna, di cultura. Vi cresce dentro la vostra Sardegna. Mal di Sardegna. Sensazioni forti, da ricordare, da rimpiangere, da desiderare ancora. Con discrezione e modestia la Sardegna penetra nei vostri pensieri attraverso immagini uniche. Vuole solo essere se stessa e più lei è sincera più voi la desiderate. Cosa cercate, cosa volete dall’isola, perché partite con l’amaro in bocca? Vi ha dato poco, poteva fare di più, in realtà non avete vissuto come avreste voluto, dovete tornare, dovete capire, dovete sentire ancora. Mal di Sardegna. Mare nostrum vuole alimentare in voi questo malessere, attraverso le foto, i racconti, le notizie, le informazioni e i consigli per conoscere, penetrare, scoprire il continente Sardegna. Simone Poddighe E-mail: [email protected] Tel. 070/6062201 FAX 070/6062053 NUMERO VERDE-FAX 800 23 33 68 11 Anteprima Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sulle Esclusioni dalle Tariffe Postali Agevolate mette in pericolo i piccoli e medi editori, la stampa di informazione locale e l’editoria specializzata. (Riceviamo e volentieri pubblichiamo) l decreto n. 294 del 2002 e le successive interpretazioni di Poste Italiane che, d’accordo con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, hanno ulteriormente ristretto il numero dei destinatari delle agevolazioni postali, mettono a grave rischio la sopravvivenza di centinaia di testate dell’editoria media e minore, della stampa di informazione sociale e dell’editoria specializzata. Le agevolazioni postali, applicate da tempo immemorabile, hanno consentito in particolare ai piccoli e medi editori di distribuire le testate a prezzi sopportabili e, seppur con gravi disservizi di Poste Italiane, di trovare una concreta alternativa al canale edicole. Ora un incredibile decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri esclude dalle agevolazioni postali proprio la stampa che avrebbe più bisogno di essere sostenuta dall’intervento pubblico, rischiando di decimare un settore che ha sempre garantito il pluralismo in Italia, assolvendo ad una fondamentale funzione informativa. Naturalmente, queste esclusioni toccano la stampa debole, mentre i grandi giornali conservano le agevolazioni, pur incidendo nel bilancio dello Stato in misura assai maggiore. Ecco, quindi, che le esclusioni toccano una grande parte del mondo associativo, i periodici del settore b2b, i periodici che non raggiungono il 60% di abbonamenti a titolo oneroso stipulati direttamente dai destinatari (senza possibilità neanche di sponsorizzazioni) e i periodici degli enti pubblici. Centinaia e centinaia di testate che saranno costrette a chiudere, a licenziare dipendenti e collaboratori con grave danno anche sotto il profilo occupazionale. La spiegazione fornita dal Governo su un provvedimento tanto grave sta nella necessità di contrazione della spesa pubblica. Sembra evidente a tutti, soprattutto se si considera l’entità modesta del risparmio conseguente al decreto 294, che una tale necessità non può giustificare provvedimenti che met- I tono in pericolo tante testate e tanti editori. Il Governo ha l’obbligo, se veramente vuole essere garante della tutela del pluralismo e della democrazia informativa, di abrogare il decreto sulle esclusioni e di riammettere tutte le testate alle agevolazioni postali. Diversamente, non potremo che prendere atto di una pervicace volontà di distruggere interi settori della stampa italiana e trarne le dovute conseguenze. Avv. Francesco Saverio Vetere (USPI) UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA Viale Battista Bardanzellu 95 - 00155 ROMA Tel. 06.4071388 06.4065941 (anche fax) Fax 06.4066859 Sito Web http://www.uspi.it Donne alla BIT di Milano o scorso Natale nella piccola fabbrica di dolci di Selargius è arrivata una telefonata: “Salve, ci siamo conosciuti alla scorsa edizione della Bit di Milano. Mi sono ricordato di voi e vorrei ordinarvi trecento chili di quelle pardule”... Ci sono molti modi per legare saldamente l’impresa femminile al turismo e la commissione pari opportunità della provincia di Cagliari ne ha scelto uno che pare funzioni. Con un bilancio di qualche decina di milioni di vecchie lire, ha portato per la seconda volta quasi cinquanta imprenditrici al salone della Bit di Milano. E ha fatto bene: perché i risultati ci sono già e si vedono. Non soltanto a Selargius, dove hanno dovuto fare gli straordinari per evadere la richiesta di quel grossista lombardo. “Lo dico senza retorica, siamo convinte che le donne nell’impresa e soprattutto nell’impresa turistica siano capaci di esprimere il meglio della cultura e dei valori della Sardegna”, lo afferma Irene Massa, ingegnere e presidente della Commissione, che non attinge per i suoi ragionamenti alle radici della cultura matriarcale sarda, ma i concetti non cambiano. Lei e tutta la commissione hanno intuito che per un’istituzione nata per agevolare le relazioni delle donne nella vita di tutti i giorni la Bit di Milano rappresenta un’opportunità straordinaria e insieme accessibile, concreta. “Abbiamo deciso di partecipare per la seconda volta, convinti che i risultati dello scorso anno arriveranno ancora maggiori”. In effetti grande è stata l’attenzione degli operatori e degli stessi espositori sardi: in un mare L IMPRESE E TURISMO TARIFFE POSTALI: pluralismo in pericolo 13 14 stand anche in Galleria. Per far vedere ai milanesi che passeggiavano in piazza Duomo come lavora ancora oggi un antico telaio sardo o quanto sono buoni i nostri dolci”. Degustazione gratuita, un bicchiere di malvasia. La “sacra” ospitalità sarda è salva. Claudio Cugusi L’isola di Barbados come boa omenica 9 Marzo 2003, alle ore 11 circa è iniziato il viaggio di Piero Fresi. Si tratta di una traversata senza scalo e in solitario che è cominciata a Porto Torres, attraverserà il Mediterraneo, l’oceano Atlantico, utilizzando l’isola di Barbados come “boa” per ripercorre il cammino inverso con ritorno a Porto Torres. La barca è uno sloop di 11 m. di costruzione locale e progetto francese. Il tempo previsto per percorrere l’intero tragitto è stimato in 90 gg. circa. La partenza è avvenuta in un clima di festa generale a cui hanno partecipato: sponsor, Comune di Porto Torres, autorità marittime e di terra con mezzi nautici, TV e stampa locali. Piero è stato quindi seguito per un tratto dalla flotta di barche uscite da Porto Torres e Stintino ed è stato infine lasciato solo all’uscita dal Golfo dell’Asinara, spinto da un leggero vento da ovest. La prova dell’avvenuto passaggio a Barbados sarà confermata e testimoniata dallo Yacht Club Barbados sul posto con alcune foto. D Lo skipper Piero Fresi, nato a Sedini (SS) il 05.11.1944, è titolare della Scuola Nautica Zenit. Ha già al suo attivo una traversata oceanica, effettuata con il mini transat American Express, nell’anno 1997 a seguito dell’omonima regata. LA TUA CASA PER LE VACANZE a alcuni anni, l’Immobiliare UL opera garantendo ai suoi clienti il miglior rapporto qualità prezzo dalla villa in pietra a vista, all’appartamento nel centro storico, allo stazzo tipico. Panorami da sogno che si specchiano nelle Bocche di Bonifacio tuffandosi in un blu incontaminato. Inoltre si offre ai clienti l’opportunità di usufrire dell’eccezionale assortimento tipico regionale della nostra enoteca “Tutto Sardegna” con il Turismarket ed artigianato sardo adiacenti. D Via Nazionale, 68 - 07028 S. Teresa di Gallura (SS) Tel. 0789 755279 Fax 0789 759429 Cell 348 1552213 www.immobilareluccioni.com - [email protected] Via Lido, 22 - CP 18 - 07041 Alghero - Sassari - Sardegna - Italia t e l e f o n o + 3 9 0 7 9 9 5 0 3 6 0 - f a x + 3 9 0 7 9 9 8 4 4 8 9 - w w w. l a m a r i p o s a . i t - i n f o @ l a m a r i p o s a . i t magnum di sigle e di stand, l’iniziativa della commissione pari opportunità di Cagliari (unica tra tutte quelle della Sardegna) ha riscosso simpatia ma ha anche colpito per la qualità delle aziende presenti. Si scopre così che per comprare bellissime tende e cuscini sardi non è necessario dissanguarsi ma basta andare a Muravera per acquistare presso il laboratorio artigiano di tre sorelle prodotti di grande livello. Si scopre inoltre che altre donne, stavolta cagliaritane, sono in grado di organizzare tour ed escursioni impegnative per tutta la Sardegna e durante l’anno: a cavallo, in fuoristrada, in canoa e in pullman. Due casi, ma simili a tanti altri, come anche i bed and breakfast nati dal nulla e gestiti da donne, così le imprese che realizzano tappeti o ceramiche. In comune c’è il segno di un’impresa che nasce spesso dalle tradizioni di una famiglia e diventa occasione di lavoro e fonte di realizzazione personale. Dunque, le imprenditrici chiamate dalla commissione pari opportunità, con questo spirito, hanno lavorato mattina e sera negli stand, consegnando opuscoli e biglietti da visita, intrecciando relazioni che poi diventeranno contratti. “Anche così e soprattutto così si può fare sviluppo locale”, commenta Claudia Murgia, componente della commissione, “e noi abbiamo preferito scegliere questa strada piuttosto che altre. Valorizzare la donna, la donna sarda che si rimbocca le maniche e scopre che il suo lavoro, il suo sapere può essere una fonte di ricchezza”. In fondo il turismo, e soprattutto quello culturale, nasce da questo: mostrarsi e farsi apprezzare. “Per questo”, chiude Massa, “abbiamo allestito uno Il campeggio la Mariposa è il primo complesso ricettivo all’aria aperta sorto in Sardegna nel 1956, e dista solo un Km e mezzo dal centro storico di Alghero, uno dei più suggestivi e meglio conservati dell’isola. Si affaccia direttamente sul limpido mare della Riviera del Corallo, sotto una pineta e un bosco di eucalipti e ginepri, che si protrae fino alla spiaggia di sabbia bianchissima. la Mariposa offre piazzole attrezzate per tende, roulotte, camper. Dispone inoltre di camere, bungalow, villini e roulotte a 2 o 4 posti letto, completamente accessoriati, e di efficienti servizi bar, alimentari, self-service, spiaggia riservata. Il camping è anche un centro sportivo con una scuola di windsurf e kitesurf e un moderno diving per immersioni ed escursioni nel Parco Marino di Capo Caccia. È possibile noleggiare windsurf, canoe e biciclette, moto, auto e gommoni. Altri sport come calcetto, tennis, equitazione, vela, si possono praticare nelle immediate vicinanze del campeggio. Immobiliare URSULA LUCCIONI IMPRESE E TURISMO Anteprima Anteprima ercorsi tra i più affascinanti, vari e sconosciuti che si possano fare in zone e luoghi difficili da raggiungere in altro modo. A bordo di un mezzo deliziosamente lento: locomotive a vapore e carrozze d’epoca. Per rivivere le emozioni di una volta. Dal mare al Gennargentu, il massiccio più alto della Sardegna. Attraverso vallate e foreste. Alla ricerca dei paesaggi più nascosti, selvaggi ed impervi dell’isola. Rimanendo comodamente seduti in treno. E’ l’iniziativa delle Ferrovie della Sardegna: itinerari turistici nel cuore della regione. Il progetto prende il nome di “Trenino Verde“ e rappresenta una linea che offre al passeggero la possibilità di ammirare angoli di paesaggi poco conosciuti, procedendo attraverso dei percorsi impervi e tor- ITINERARI IN LOCOMOTIVA P Bosa zona, il centro storico di Lanusei custodisce ancora i vestigi del suo autorevole passato (fra le numerose figure di spicco venutesi a trovare in questo borgo, una targa ricorda l’origine lanuseina della famiglia di Goffredo Mameli, autore dell’inno nazionale italiano). Ultima tappa prima di giungere al porto di Arbatax, è Tortolì, ad appena tre chilometri dal mare. Nelle vicinanze, su di una collina, sorgono le rovine del castello di Medusa. Isili - Sorgono Mandas - Arbatax i tratta della ferrovia turistica più estesa dell’ Italia la quale, partendo da Mandas (pressappoco 70 km a nord di Cagliari), procede serpeggiando in direzione est per 159 km fino ad Arbatax. Nel corso del viaggio si percorre, inizialmente, la vallata del Flumendosa per poi salire, al Gennargentu da dove nasce il fiume; a questo punto si raggiunge il mare. Complessivamente risultano essere 5 ore di viaggio. Si consiglia di compierlo in almeno due tappe, fermandosi per una sosta in una delle numerose località che si incrociano lungo il tragitto. Ecco quali. Dopo poco più di mezz’ora dalla partenza, si giunge nel paese di Orroli, circondato da boschi e dimora di numerosi nuraghi, tra cui il celebre Arrubiu. Sadali, che si raggiunge dopo circa un’altra ora di viaggio, è, invece, immerso in un altopiano carsico. Il luogo S Capo Bellavista, Arbatax 16 tuosi. Tra alti ponti, curve e gallerie, l’emozione, con tutta sicurezza non mancherà. Ma se tutto questo ancora non vi basta e desiderate “esagerare“, potete addirittura affittare un convoglio d’epoca con la classica locomotiva a vapore e carrozza in legno. Per soddisfare un po’ tutti, le Ferrovie dello Stato hanno considerato quattro percorsi e due modalità; la prima è viaggiare con treni a calendario, vale a dire grazie ad un programma definito, prezzi ed orari diversi a seconda della tratta. Altrimenti si può optare per i treni a noleggio. In questo caso, il percorso, gli orari e le soste vengono decisi da chi sceglie di affittare il veicolo. I treni a calendario sono a disposizione soltanto dal 16 giugno al 15 settembre; quelli a noleggio (minimo 25 persone) per tutto l’arco dell’anno, se diesel, e dal 16 ottobre al 31 maggio, se locomotive a vapore. è conosciuto per le grotte che abbondano di stalattiti e stalagmiti, presenti un po’ ovunque. A meno di mezz’ora di distanza, ecco Seui, caratteristico centro abbarbicato sul fianco di una ripida collina. Il borgo è “incorniciato”da piccoli caseggiati ottocenteschi e tradizionali edifici in pietra; il secentesco carcere spagnolo, invece, accoglie il Museo Civico della Civiltà Contadina. Passata un’altra ora, è la volta di Ussassai, destinazione ideale per quanti adorano il trekking. Da lì a breve ha inizio la discesa che porta al mare; in meno di un’ora si arriva a Lanusei, accerchiato da boschi; arroccato in cima ad un pendio, il paese vanta una splendida panoramica sul litorale orientale. Sede di un Museo di reperti archeologici della seguita nell’impervio e selvaggio territorio del Gennargentu, tale linea (pari a 83 km) è contraddistinta da un incessante succedersi di pericolose curve, gallerie e ponti. Il tragitto, che comincia alle 8 e 55 da Isili (a poca distanza da Mandas), si conclude a Sorgono. Appena fuori Isili si costeggia il nuraghe Is Paras per poi proseguire nella vallata del lago Is Barrocus. Circa mezz’ora più tardi, si giunge a Laconi, celebre per il museo delle Statue Menhir e per il parco caratterizzato dalla presenza del castello degli Aymerich. Meana, Belvì, Aritzo, Desulo e Tonara costituiscono importanti stazioni. Da qui si passa sull’altro versante del massiccio, proseguendo fino a Sorgono, il più importante centro della zona e capolinea della ferrovia. E Macomer - Bosa unto di partenza della linea (pari a 46 km) è Macomer, un piccolo borgo sorto nell’altopiano del Marghine. Il percorso è piuttosto vario e caratterizzato dalla presenza di numerose curve. Ci si addentra nell’altopiano di Campeda, sino a fiancheggiare alcuni nuraghi (tra cui il Succoronis). Per qualche chilometro, fino a Tresnuraghes, si attraversa la provincia di Oristano. A questo punto si attraversa la lunga ed anfrattuosa discesa verso il mare sino a Bosa, termine della corsa e maggiore centro della Planargia, sovrastato dal castello dei Malaspina, risalente al medioevo. P La Roccia dell’Orso, ITINERARI IN LOCOMOTIVA Treno a mano Anteprima Palau IN PRATICA 1. MANDAS – ARBATAX: partenza (dal 16/6 al 15/9) alle 8:45 (arrivo alle 13:20) ed alle 15 (arrivo alle 19:40). Il costo del biglietto a/r è di 18 euro. Da Arbatax si parte alle 8 (arrivo a Mandas alle 12:46) ed alle 14:30 (arrivo alle 19:03). Nulvi - Palau unga 116 km, questa tratta parte dalla città di Nulvi, situata in un territorio che vanta numerosi siti archeologici (tra i quali ricordiamo il nuraghe Irru). Oltrepassata la foresta pietrificata di Carucana, si giunge nella vallata del Rio Altana per poi entrare nella stazione di Perfugas (sede del Museo Archeologico che riunisce i reperti più antichi ritrovati in Sardegna). Possiamo segnalare, inoltre, le fermate di Tempio Pausania (ai piedi del monte Limbara), Arzachena e Palau (centro turistico e porto d’imbarco per la Maddalena). L 2. ISILI – SORGONO: è attiva (dal 16/6 al 15/9) solo nel caso in cui si raggiunga il numero di 25 persone. Per informazioni: Ufficio del Turismo di Sassari, tel. 079.245740. 3. NULVI – PALAU: in funzione il mercoledì ed il giovedì (dal 20/6 al 30/8). Per orari ed informazioni: Ufficio Turistico Ferrovie della Sardegna, tel. 800460220 4. MACOMER – BOSA MARINA: si viaggia solo dal 16/6 al 15/9 il sabato (alle 9:20 con arrivo alle 11:05) e la domenica (partenze alle 9:20 ed alle 11:20, arrivi alle 10:05 ed alle 11:55). Per la tratta inversa non esiste il collegamento diretto (Per informazioni: Ufficio del Turismo di Sassari, tel. 079.245740). Il biglietto a/r costa 10 euro. 17 Anteprima Viaggio nel regno dei grifoni n viaggio nel regno dei grifoni, un itinerario di grande fascino da un punto di vista paesaggistico ed ambientale sui costoni del monte Mannu, fino alla cala di Torre Argentina. Provenendo da Bosa, si segue la strada per Villanova fino al bivio per Badde Orca, deviando, in un secondo momento, a sinistra e lasciando l’automobile dopo circa 1 km e mezzo. A questo punto, ci si immette in U Attraverso la valle dei Nuraghi Tempo di percorrenza: 4-5 ore (solo andata) aratterizzata dalla presenza di molteplici vulcani oramai spenti, la piana di Torralba e Bonorva è stata soprannominata l’“Alvernia italiana” o più specificamente la “valle dei Nuraghi”. Oltre al meraviglioso Santu Antine, possiamo citare il solitario nuraghe Oes ed il complesso dei Tres Nuraghes. Nel percorso si distinguono, per lo meno, venti di queste strutture. A Torralba, è poi degno di una sosta il Museo della valle dei nuraghi. Nella zona di Bonorva, è invece possibile recarsi per una visita alla necropoli preistorica di Sant’Andrea Priu ed alle Mura Cariasas, resti di una fortezza che conobbe uno degli scontri decisivi tra cartaginesi e nuragici. Dal centro di Torralba si percorre a piedi la vecchia statale 131 in direzione Cagliari. Dopo 1 km e mezzo, un cartello segnala la presenza sulla destra della chiesa di Sant’Antonio. A questo punto si va a sinistra per una carrareccia passante sotto la superstrada, sale alla chiesetta di San Giorgio per ITINERARI E TREKKING C 18 una mulattiera, edificata al fine di sfruttare le cave di manganese e, ormai, quasi interamente ricoperta da una folta macchia mediterranea, dopo un tratto di pendio e una vallatta (Funtana Maggiore), procedendo davanti all’imbocco di una galleria di una cava. A questo punto, dopo aver girato a destra ed aver fiancheggiato le rosse falesie di Crastu Entorzu, si risale appena, per poi riprendere sempre sul costone del monte fino ad un ripiano della base del Monte Agudu, in cui è possibile ammirare le rovine del basamento di un antico ovile, realizzato in pietra. Questo è il luogo ideale in cui poter osservare le incantevoli evoluzioni nell’aria dei grifoni, i quali, con straordinaria ed impareggiabile eleganza, si alzano in volo dai nidi sottostanti. Da qui è possibile scendere alla base della costa rocciosa, dove, un tempo, si trovava la stazione (a monte della teleferica per il trasporto del minerale che portava sulla spiaggia, nelle vicinanze della Torre Argentina). Per raggiungere la strada Bosa – Alghero, nei pressi della torre Argentina e della spiaggia di Campulito, si scende per le praterie sassose, a fianco della falesia; superata la strada si può procedere fino alla cala di Torre Argentina. poi scendere sino al nuraghe Santu Antine. Fatta visita al monumento (sempre aperto, grazie alla presenza di un custode sul luogo) si riparte verso sud-est, in direzione del maestoso nuraghe Oes. Da qui si procede sull’ altopiano, scavalcando i muretti a secco che chiudono le tancas, i recinti per il bestiame, fino a raggiungere il meno autorevole nuraghe Don Furadu. Attraversato un ponte, che consente di superare un ruscello, si procede in direzione sud senza via obbligata, aggirando sulla sinistra il massiccio spuntone roccioso che regge il nuraghe Feruledu. Dopo essersi introdotti in salita nel vallone Campu de Olta, lo si risale, passando tra le distese erbose. Alla fine, una strada sterrata scende incrociando la ferrovia e sbuca su quella asfaltata che proviene da Giave. La si segue, attraversando una zona caratterizzata da erosioni e passando di fianco ai Tres Nuraghes (deviazione sulla destra), sino alla salita per Bonorva. E’ poi possibile rientrare in treno a Torralba (tale stazione si trova accanto al nuraghe Santu Antine); le corse utili sono però soltanto un paio al giorno. Territorio di Orgosolo Pranzo coi pastori l pranzo con i pastori si svolge nei boschi di “Su Littu”, a contatto con la natura più vera della Barbagia, con le fragranze ed i sapori inconfondibili dei tipici prodotti locali: antipasto di salumi, ricotta stagionata, pane caratteristico (“pane carasau” e “ispianadas”), arrosti di porcetto ed agnello, carne di pecora bollita con patate (“patat’ a perras”), formaggio pecorino sardo, frutta, dolci e vino “ Cannonau ” del luogo, digestivo (“Abbardente“, l’acquavite locale). Al termine del pranzo, ai clienti viene sempre offerto uno spettacolo folkloristico, con i tradizionali balli sardi in costume ed i canti dei Tenores. Nelle giornate di cattivo tempo il servizio viene trasferito all’interno di una caratteristica ed accogliente struttura, nel centro storico di Orgosolo. I Trekking L’ immensità dell’ambiente e la presenza di sorgenti e boschi, con aree di grande interesse sia paesaggistico che archeologico, permettono la realizzazione e la variazione di molteplici percorsi di trekking, con l’opportunità di ammirare, all’interno del loro habitat naturale, alcune specie animali molto rare e di arricchimento culturale. Con l’aiuto di guide specializzate è poi possibile effettuare tour negli angoli più suggestivi del Supramonte e nelle località archeologiche. Escursioni l territorio di Orgosolo e dei comuni vicini rappresenta quanto di meglio una persona possa desiderare nel caso in cui organizzi un’escursione, oppure una visita guidata di carattere naturalistico, storico-archeologico e paesaggistico. E’ possibile realizzare itinerari in fuoristrada, di trekking e misti, giornalieri o con formule personalizzate per più giorni o week-end. In questo modo le persone interessate avranno l’opportunità di trascorrere una vacanza a stretto contatto con una natura per certi versi ancora intatta e di ammirare paesaggi unici, come la gola di Gorroppu, il Supramonte di Orgosolo, il villaggio nuragico di Tiscali, le cime di Punta Lamarmora e di Bruncu Spina nel Gennargentu ed alcune delle zone archeologiche più interessanti. I ITINERARI E TREKKING La cala di Torre Argentina Anteprima Circuiti off road tour in camper ell’ampio territorio comunale di Orgosolo è possibile realizzare numerosi itinerari in fuoristrada: stando a stretto contatto con la natura, si ammirano panorami di indicibile bellezza e varietà. E’ sufficiente pensare alle opportunità messe a disposizione dal Supramonte e dalle foreste di Funtana Bona o delle piste che gravitano attorno al N 19 Anteprima Alla scoperta dell’Anglona ITINERARI ARCHEOLOGICI A Sedini a spiare le domus de janas n piacevole e stimolante itinerario turistico è quello che, dalla Domus de Janas, si sviluppa attraverso il “giardino dell’arte”, per poi continuare il cammino verso la chiesa medievale di San Nicola di Silanus, seguendo il flusso del Rio Silanis ai piedi di Sedini, nel cuore vero dell’Anglona. In questo luogo i fasti costieri appaiono a distanza siderale, anche se poi, in realtà, sono molto vicini tra loro (Valledoria e Castelsardo distano pochissimo), in un paesaggio naturale che richiama alla memoria lo sviluppo della vita primordiale nei centri. Giunti alla grande roccia calcarea dentro il paese, nella quale è scolpita la domus de janas, è possibile procedere alla visita del “Giardino dell’arte, eseguito dal maestro Paolino Sanna, utilizzando pietre e rocce del suo giardino, nelle quali egli ha impresso l’immagine di numerose e svariate figure. A questo punto si può proseguire verso la chiesa intitolata a San Nicola di Silanus, seguendo un itinerario che riconduce alle origini dei complessi umani della zona, quando i monaci benedettini, quasi sicura- U mente, edificarono un’abbazia della quale faceva parte questa chiesa a tre navate andata inspiegabilmente in rovina dopo il quindicesimo secolo. Proseguendo il corso del Rio Silanus si può apprezzare un ambiente ancora incontaminato; non di rado è possibile, addirittura, imbattersi in alcuni reperti storici. Proprio quest’ultimo aspetto natural-paesaggistico proietta il visitatore in un viaggio che lo condurrà alla scoperta delle radici degli abitanti dell’Anglona. IDEENATURA passo Correboi, il più alto dell’isola (m. 1250). Nel 1997 una tappa del rally di Tunisia è stata inserita nel nostro territorio ed ha visto l’adesione di numerosi equipaggi, che hanno rivelato di gradire le asperità del percorso e l’eterogeneità degli ambienti percorsi. Orgosolo, inoltre, offre molteplici scelte paesaggistiche e culturali per quanti decidano di utilizzare il camper per le proprie vacanze. Il suo ampio territorio (circa 223 kmq), provvisto di alcune aree attrezzate per la sosta, è già stato visitato da numerose comitive. Comfort e sicurezza per viaggiatori e turisti Servizio Clienti e Booking Assistenza aeroportuale Assistenza automezzi Prodotti e servizi per viaggiatori e turisti 8 PRODOTTI-SERVIZI: noleggio bus GT, bus navetta aeroporto, trasferimenti a richiesta, auto a chiamata 24H, escursioni turistiche, trasporto pubblico, trasporto disabili, trasporto su territorio nazionale ITINERARI ED ESCURSIONI IMMERSI NELLA NATURA a diversi anni Ideenatura offre ai turisti l'opportunità di trascorrere in Sardegna vacanze a stretto contatto con la natura, ma col supporto di servizi volti a soddisfare le esigenze di tutti i clienti. Attraverso un soggiorno nelle nostre case vacanza vi assicuriamo piacevoli momenti di relax in luoghi lontani dalla frenesia di tutti i giorni. Le nostre proposte comprendono: pernottamenti in case vacanza, alberghi, agriturismi, bed and breakfast; visite guidate alla scoperta di itinerari archeologici, naturalistici; escursioni a cavallo, in mountain bike, in fuoristrada, in barca a vela e canoa; noleggio di auto, moto e gommoni. D Servizio Clienti e Booking TO e Agenzia di Viaggi Sardegna TO e Agenzia di Viaggi Praga 35 PRODOTTI-SERVIZI: tour, accommodation, weekends outgoing e incoming Sardegna programmazione montagna/inverno Sardegna Calore Mediterraneo biglietteria aerea e marittima Sportelli Nicos in Europa Prenotazioni www.ideenaturainsardegna.it [email protected] Tel. +39 70 710 224 Cell. 347 67 47 959 Fax +39 70 711 090 20 BOOKING NICOS GROUP Sardegna nord-est (Olbia-Golfo Aranci) tel. +39 0789 54203 | fax +39 0789 58090 | e-mail [email protected] Sardegna nord-ovest (Porto Torres-Alghero) tel. +39 079 510554 | fax +39 079 510712 | e-mail [email protected] [email protected] - www.nicosgroup.it Da Sedilo a Ghilarza ed Abbasanta Tempo di percorrenza: 3 ore; 4 ore se si continua fino al nuraghe Losa (solo andata) Anteprima Da Santa Cristina ai nuraghi Lugherras ed Atzara ciato dell’andata, che riporta a Santa Cristina. Tempo di percorrenza: 5 ore La costa e l’ambiente marino ITINERARI ARCHEOLOGICI Q 22 el suo angolo più meridionale, l’altopiano di Abbasanta accoglie monumenti di grande importanza. Il villaggio nuragico di Santa Cristina conserva un meraviglioso tempio a pozzo, restaurato nel 1947, cui si affiancano un nuraghe, una bella chiesa campestre ed un recinto sacro di età nuragica. Più a nord, un fitto bosco di querce da sughero rende avventurosa la scoperta dei nuraghi Lugherras (esplorato nel 1906) ed Atzara. E’ un’escursione a “piena immersione” nella natura dell’altopiano di Abbasanta. Si parte dal villaggio di Santa Cristina, lungo la nuova statale 131, dove si può lasciare l’automobile; a piedi si supera la statale grazie alla presenza di un sottopassaggio; si prosegue per 200 metri su di una strada secondaria, girando ancora una volta a sinistra per una carrareccia per poi seguirla; in questo modo ci si riavvicina alla superstrada. Sbucati su una grossa sterrata, la si percorre verso destra fino al nuraghe Ortei. Tornati alla carrareccia, si prosegue al di là della sterrata, nel bosco di Pischina Ruja. Quando la strada piega a sinistra, si continua per 300 metri per poi deviare a destra, sul tracciato che zigzaga su di un terreno più aperto. Toccato un abbeveratoio, si risale fino ad incrociare la provinciale da Paulilatino a Bonarcado. Superatala, si imbocca al di là un’altra sterrata senza indicazioni. Si va a sinistra al primo bivio ed a destra ai due successivi, si aggirano dei campi arrivando ai piedi del suggestivo nuraghe Lugherras, a sinistra del tracciato. Visitata la costruzione, si torna indietro al secondo bivio e qui si va a destra, per un sentiero che riporta all’asfalto. Lo si segue a destra fino ad una piazzola costituita da una curva del vecchio tracciato della strada. Da qui si gira a sinistra, si supera un cancello di rami proseguendo per un largo crinale fino al nuraghe Atzara, anch’esso incorniciato da una fitta vegetazione. Dopo essere scesi a sinistra, si segue, in leggera discesa, un viottolo, passando accanto al nuraghe Ruju. Usciti su un’ennesima carrareccia, la si segue fino al trac- N Dati generali olo il 24 % dei 1897 km di costa sarda è formata da litorali sabbiosi. La costa rocciosa è, in gran parte, alta sul mare e circondata da una consistente quantità di piccole isole, quasi tutte deserte: quelle di dimensioni notevoli sono più di 160, la maggior parte concentrate nell’arcipelago della Maddalena (più di 54) e nella zona di S. Pietro e S. Antioco. Le zone costiere e le isole possiedono flora e fauna molto particolari, spesso esclusive. Sulle pareti rocciose fioriscono il garofanino, varie specie del genere Limonium (è il semprevivo che sboccia in estate), la Centaurea horrida e la Filiformis. La palma nana cresce mescolata alle essenze della macchia mediterranea. Nei litorali sabbiosi fioriscono, invece, i gigli di mare, la violaciocca di mare, l’armeria, ma anche il ginepro fenicio. L’aspetto faunistico più significativo è rappresentato dagli uccelli marini: il marangone dal ciuffo, ad esempio, crea colonie di centinaia di individui nelle zone meno disturbate. C’è poi il gabbiano corso, uno degli uccelli più rari al mondo, esclusivo del Mediterraneo; non possiamo dimenticare le sterne, agili volatrici ed i fraticelli, eccellenti pescatori. Infine, le misteriose procellarie: nidificano a migliaia, lungo le coste della Sardegna, ammaliando con i loro canti notturni. La straordinaria limpidezza dell’acqua è la prima qualità che distingue il mare della S ANDROMEDA srl uesta escursione, in un ambiente maggiormente antropizzato, offre incantevoli scenari sul lago Omodeo e sul massiccio del Gennargentu. Un tratto su asfalto, alla fine, permette di inserire nel giro il nuraghe Losa, uno dei più conosciuti della Sardegna, al momento in restauro. Con brevi varianti l’itinerario è transitabile anche in bicicletta. Da Sedilo si segue la sterrata che ha inizio accanto al capannone della “Sardatappeti” e conduce in 2 km al nuraghe Iloi, il quale si affaccia sull’omonima valle. Ci si sposta un po’ a sinistra e si scende nello scosceso vallone fino ad incontrare una grossa sterrata; la si segue a destra, passando accanto alla chiesetta di Santa Greca ed ai resti di un nuraghe. Ritrovato l’asfalto, si abbandona a destra la strada per Aidomaggiore, continuando, ancora una volta, su fondo sterrato. Trecento metri oltre il ponte sul Rio Siddu, si cambia direzione verso destra in salita per arrivare al pianoro dove si trovano i nuraghi Crastu e Mortos. Da quest’ultimo si scende a sinistra ritrovando la strada asfaltata che si segue fino al nuraghe Orgono. Ancora un chilometro sull’asfalto e si è a Ghilarza. Nel caso in cui si voglia proseguire sino al nuraghe Losa, occorre raggiungere la vicina Abbasanta, attraversarla e continuare verso lo svincolo della superstrada: il nuraghe è appena al di là. Sardegna dalla gran parte del Mediterraneo. Infatti, la maggior quantità di luce che raggiunge il fondale, in molte zone del litorale sardo consente alla posidonia di crescere ben più in profondità rispetto al suo limite usuale. Ed è proprio la posidonia, con le sue verdi distese di foglie, il primo indicatore della buona salute di questo mare: l’enorme polmone verde produce ossigeno, ospita un’infinità di forme di vita che si nutrono, si riproducono o cercano riparo nel suo intricato intreccio. Un’altra grande attrattiva del mare sardo consiste nella complessità dei paesaggi sommersi: cumuli di massi, contrafforti rocciosi, picchi e strapiombi sono coperti da una varia e colorata vita marina. Su ciascun rilievo nuotano sciami di castagnole, colorate donzelle e tordi indolenti. Le cernie sono tornate numerose come tutte le altre specie che trovano riparo negli anfratti rocciosi; in acque libere nuotano, inoltre, dentici e ricciole. C’è poi l’enorme schiera degli invertebrati dai colori stupendi: sulle secche al largo il rosso delle gorgonie, il lilla degli ITINERARI COSTIERI Anteprima IL CHARTER IN SARDEGNA ndromeda srl nasce nel 1998 come società di charter che offre una moderna flotta composta da otto Beneteau tra i dieci e quindici metri unitamente ad una grande esperienza. Noleggiare un’imbarcazione da Andromeda vuol dire navigare su barche moderne, accessoriate e affidabili su cui nulla è lasciato al caso. In Costa Smeralda, a Porto Cervo Marina, è operativa la principale base nautica della società. Per venire incontro alle diverse esigenze dei clienti Andromeda ha dislocato parte della sua flotta tra Cagliari, Alghero e l’incantevole Cannigione, località che conserva ancora oggi il fascino di quando era un borgo di pescatori. All’attività di noleggio sono affiancate altre attività tra cui brokeraggio e vendita imbarcazioni “Beneteau” di cui la Andromeda è concessionaria esclusiva per la Sardegna. A Sedi operative: Cagliari Tel. +39 070 652746 Fax +39 070 666201 Porto Cervo Marina Tel/Fax +39 0789 91421 INFO-LINE +39 335.8447203 - numero verde 800 942771 e-mail: [email protected] - www.andromedacharter.com 23 Anteprima anemoni gioiello, l’arancione delle spugne ed il giallo delle margherite di mare fanno dimenticare tutte quelle voci, secondo le quali, il Mediterraneo sarebbe un mare poco colorato. Una delle particolarità della Sardegna è rappresentata dalla possibilità di osservare il corallo rosso a quote irrisorie: è sufficiente scendere a 5 metri di profondità nella zona di Capo Caccia. I gioielli del romanico ll’interno delle chiese romaniche è custodita la parte più consistente del patrimonio artistico della Sardegna. I monumenti romanici sardi sono all’incirca una settantina e nascono tra l’XI ed il XIII secolo, quando, nell’isola, approdano tagliapietre, architetti e scultori provenienti dalla Lombardia, dalla Provenza e da Pisa. Edificati mediante l’utilizzo delle splendide pietre locali, questi santuari, perlopiù di dimensioni limitate, sono quasi tutti collocati nelle campagne e costituiscono un inestimabile patrimonio artistico. L’accesso non è sempre facile; sovente, infatti, le chiese vengono aperte solo nei giorni di festa dei santi titolari; diversamente occorre domandare le chiavi al parroco, oppure al custode. Vale la pena, comunque, correre il rischio al fine ultimo di respirare l’atmosfera semplice, ma allo stesso tempo severa, ritrovabile solamente in luoghi come questi. Per saperne di più, potete consultare un sito http://www.sarnow.com., al punto Le pietre della fede. In alternativa, esiste ITINERARI A 24 la possibilità di acquistare un testo per specialisti, La Sardegna di Renata Serra, pubblicato nel 1989 (Collana Italia Romanica, Jaca Book). Nel mondo sotterraneo quanti amano avventurarsi in itinerari inconsueti, l’isola offre una favolosa opportunità: quella di viaggiare… nel sottosuolo! La Sardegna è la regione italiana con il maggior numero di grotte, alcune delle quali fornite di scale, percorsi ed illuminazione. Per scoprirne gli incanti, è possibile partecipare ad alcune visite speleologiche guidate. Nel caso in cui, poi, non siate semplici turisti ma veri e propri appassionati, nella città di Cagliari è possibile mettersi in contatto con la sede della Federazione Speleologica Sarda (corso Vittorio Emanuele II 129, tel. 070655830), dove cortesi esperti provvederanno a fornirvi informazioni specifiche. Utile anche la lettura della guida Sardegna non solo mare. Escursionismo, arrampicate, speleologia di Maurizio Oviglia e Mattia Vacca, edito dal Centro Documentazione Alpina. A A rba at Ashar. Sembra una formula magica e forse lo è. E’ il nome antico di Arbatax, in Sardegna, su quella costa orientale che è un’isola intatta nell’isola. E’ arabo e vuol dire quatordicesima torre, la quattordicesima di quelle torri che controllavano il mare contro le incursioni saracene. E’ la parola che può portarvi in un’isola di attenzioni, di relax e di ospitalità antica. E’ il nome del nostro albergo, elegante, appartato come una grande villa. A rbatasar Hotel è un albergo a 4 stelle nel centro di Arbatax, vicino al porto turistico. E’ aperto tutto l’anno, offre 45 camere doppie, ognuna climatizzata e dotata di bagno, telefono diretto, connessione internet, filodiffusione, frigobar, cassaforte, tv. Una parola magica per scoprire la Sardegna: Arba at Ashar L’ hotel è dotato di sala congressi e sale riunioni, ristorante, bar, giardino con piscina, area parcheggio ombreggiata e custodita. Il personale è a vostra disposizione per indicarvi i luoghi da visitare e i percorsi, per organizzare escursioni o attività sportive e, naturalmente, per fornirvi ogni altra assistenza vi occorra. Il ristorante dell’Arbatasar propone piatti di cucina internazionale, che il nostro abilissimo chef realizza con l'aiuto prezioso dei prodotti freschissimi della nostra terra e del nostro mare. Arbatasar è il luogo dove fermarsi a vivere l'ospitalità sarda Arbatasar Hotel Via Porto Frailis 11 - 08041 Arbatax Telefono: 0782/651800 - Fax: 0782/651800 Indirizzo internet: www.arbatasar.it Indirizzo email: [email protected] i t i n e r a r i Testo e foto di Giampiero Dore BOSA V GRIFONI DOVE OLANO I B osa è come la sua Malvasia. Vino unico, prezioso, non paragonabile ad altri, da assaporare con calma per scoprirne fino i fondo i segreti. Bosa non è luogo per una vacanza mordi e fuggi. E’ adatta per chi ha occhi capaci di meraviglia, per chi ha desiderio di viaggiare nel tempo e non solo nello spazio. Bosa è storia, cultura, natura viva e ancora integra, dove la presenza dell’uomo è appena avvertibile. Certamente il Temo è stata la ragione dei primi insediamenti umani. Principale via d’accesso, ricovero per navi ed imbarcazioni e fonte di sostentamento. Quale modo migliore per scoprire il carattere ed il fascino di Bosa se non il risalire il fiume che la bagna ? In tempi remoti la foce era molto più larga dell’attuale e l’accesso al fiume più agevole, consentendo l’ingresso a vascelli di medie dimensioni. Appena superata la foce, si scorge il borgo di Bosa Marina con la chiesa di Santa Maria edificata sulle rovine di un tempio pagano. Nel 1686, successivamente al miracoloso ritrovamento sulla spiaggia di una statua della madonna, Santa Maria Stella Maris, la chiesa assunse grande importanza e fu ampliata. Dopo circa due chilometri percorsi fra rigogliosi canneti popolati da aironi cinerini, garzette e nitticore, si giunge al centro abitato. Sulla destra il complesso architettonico delle antiche Conce, una serie di severe costruzioni che si specchiano sull’acqua. Di fronte, il lungofiume ombreggiato da splendide palme. Volgendo lo sguardo verso l’alto, oltre il ponte, la cattedrale, e, più su, quasi a coronamento del colle di Serravalle, il Castello edificato a partire dal 1112 dalla potente famiglia pisana dei Malaspina. Questi ultimi, in cambio di pre- stazioni militari contro gli arabi, avevano ottenuto da papa Giovanni VIII diplomi di investitura. La cinta muraria del castello racchiude un’area di 10.000 mq ed è intervallata da sette torri. La torre maestra pare sia un saggio di preparazione per la costruzione delle torri del castello di Cagliari. All’interno del castello l’antica cappella feudale, oggi Nostra Signora di Regno Altos, affrescata da artisti di scuola toscana. Oltrepassato il ponte in trachite e lasciata Bosa alle spalle, si scopre un paesaggio di rara dolcezza. Poco più a monte si arriva alla basilica di S.Pietro extra muros, consacrata nel 1073 dal vescovo Costantino de Castra, la più antica chiesa in stile romanico edificata in Sardegna. Si prosegue la navigazione ancora per un buon tratto fra dolci anse ornate da alti canneti popolati da una numerosa colonia di aironi rossi. Poi progressivamente le sponde diventano più vicine, la profondità diminuisce ed improvvisamente ci si trova dinanzi all’impossibilità di proseguire, alla fine di un incanto. Cittadina antica, il suo nome appare nelle cronache fin dal IX secolo a.C., ne parla Tolomeo nel suo Itinerarium Antonini e in epoca medioevale la cita l’Anonimo Ravennate, Bosa ed il suo territorio furono già abitati in epoca preistorica e protostorica. Dopo il primo insediamento punico fu la volta dei Cartaginesi e quindi dei Romani che scelsero un luogo più a monte sulla riva sinistra del fiume dove sorse Bosa Vetus, sede di 5 centurie a testimoniarne l’importanza. Il medioevo è visibile nelle vestigia del castello dei Malaspina, citato anche da Dante nella Divina Commedia. Dalla sua posizione strategica in cima al colle di Serravalle, domina la valle e l’ultimo tratto del corso i t i n e r a r i Sa Costa Il quartiere di Sa Costa, il più antico di Bosa, è un piacevole esempio di villaggio medievale, con le sue stradine strette, le brevi scalinate e le case sviluppate in verticale. mente caratterizzati e di alto valore naturalistico. Le coste, sia a sud che a nord praticamente prive di insediamenti umani, sono in prevalenza rocciose e frastagliate, intervallate da piccole spiagge e cale con colori e trasparenze mozzafiato. A sud di Bosa, dopo monte Su Furru alto 201 metri, si trovano le spiagge di Turas e Bosa Marina, le più estese della zona. Accanto al lato settentrionale della foce una scogliera piatta chiamata Liscioni di Sa Sea è frequentata da chi senza rinunciare troppo alle comodità preferisce la roccia alla sabbia. Dopo un tratto di costa alta e la punta Cabu d’Aspu, si arriva all’insenatura di Cala ‘e Moros con la sua piccola spiaggia di sabbia rosata e ciottoli. Poco oltre, sotto l’imponente falesia di Tanca de Sa Mola, si entra alla bellissima Cala Rapina. Quindi un vasto tratto di scogliera bassa e piatta fino alla famosa spiaggia di S’Abba Drucche. Più a nord ancora alte falesie di tufi rosati e la caletta di Cumpultittu. Oltre Torre Argentina la roccia cam- Fioritura sul Temo. Il Temo è certamente una delle principali attrattive di Bosa. Unico fiume navigabile della Sardegna, è percorribile per circa 5 chilometri, offre paesaggi e scenari di rara bellezza. Il territorio di Bosa offre una grande varietà di ambienti naturali di rara bellezza. Partendo dalla linea di costa verso l’interno, si susseguono biotopi estremamente caratterizzati e di alto valore naturalistico. del Temo. Gradualmente, con l’aumento del pericolo di invasione da parte degli Aragonesi, il centro urbano si spostò al riparo delle mura della fortezza, sviluppandosi dapprima sui pendii del colle e successivamente lungo la riva destra, dove oggi sorge la Bosa moderna. Il quartiere di Sa Costa, il più antico di Bosa, è un piacevole esempio di villaggio medievale, con le sue stradine strette, le brevi scalinate e le case sviluppate in verticale. Le facciate sono dipinte con colori vivaci e viste da lontano creano un’incredibile tavolozza. Passeggiare per queste viuzze, avvolte nel silenzio, crea la sensazione che in qualche modo il tempo si sia fermato. Il centro storico di Bosa ha mantenuto inalterato il suo aspetto. In una tempera del 1600 la città appare ormai completa e saldata al castello da un’imponente cinta muraria che proteggeva l’abitato sino al fiume. Aveva tre porte d’ingresso, ad ovest la porta San Giovanni, ad est la porta di Santa Giusta, ed in direzione del vecchio ponte a sette arcate l’ultima del quale non si conosce il nome. L’impianto urbano di Bosa, ha una certa continuità di stratificazioni che abbraccia un periodo compreso fra il Medioevo e l’Ottocento. Ad un’attenta osservazione è comunque possibile distinguere il borgo feudale, la città libera e la città ottocentesca. Durante la dominazione aragonese Bosa divenne “villa reale”, con propri rappresentanti al parlamento, governata da due sindacs facenti riferimento al parlamento sardo che aveva sede in Cagliari. La città libera si estendeva sulla piana intorno alla nuova cattedrale ed in seguito lungo la sponda destra del fiume. Ospitava un operoso ceto borghese che viveva dei prodotti della terra, della pesca e di attività portuali e commerciali. La città ottocentesca si sviluppò sui resti di una parte di città libera, della quale rimangono alcuni edifici. Questa zona è chiamata Sa Piatta e comprende il corso e l’intorno verso il fiume del quale segue l’andamento. Negli ultimi anni dell’Ottocento l’inserto del Corriere della Sera intitolato “Le cento città d’Italia”, annovera Bosa fra queste, a testimonianza del fatto che esistevano tutte le premesse e le caratteristiche per essere considerata città a tutti gli effetti. Ai primi del Novecento Bosa era all’avanguardia come imprenditoria, ed era una delle mete preferite dal turismo in quanto già da allora esistevano vari stabilimenti balneari attrezzati. Il territorio di Bosa offre una grande varietà di ambienti naturali di rara bellezza. Partendo dalla linea di costa verso l’interno, si susseguono biotopi estrema- Con la fioritura primaverile si assiste a vere e proprie esplosioni di colori e profumi 32 33 i t i n e r a r i bia completamente ed i tufi lasciano il posto alle trachiti. Ancora deliziose insenature come Tenzittos, Casa del Vento e Porto Managu fino al maestoso Capo Marargiu dalle alte pareti strapiombanti alla cui base si aprono alcune grotte di grande interesse. Sulla costa nidificano il gabbiano corso, le berte, il marangone dal ciuffo ed il falco pellegrino, ma è possibile osservare anche specie migratorie di rara bellezza come la ghiandaia marina. La flora costiera è costituita da specie in grado di sopportare il sale trasportato dal vento. Tra queste si possono segnalare il limonium, le silene, le mattiole, il teucrium e la cineraria. Più all’interno, la tipica associazione a garriga cede il posto alla macchia mediterranea. Con la fioritura primaverile si assiste a vere e proprie esplosioni di colori e profumi. Rosmarini, asfodeli, cisti, lentischi e gineLa Torre stre, alternati in facies dalle più varie composizioni cromatiche. Qua e là dalla macchia si elevano olivastri La torre dell’Isola Rossa è una delle più imponenti di tutta la Sardegna, e ginepri mentre nelle radure si contano numerose rimasta attiva fino al 1843. Oltre a scopi di difesa contro i pirati barbarespecie di orchidee selvatiche, peonie ed il raro endeschi, la torre assolse anche a funzioni doganali, sanitarie e di controllo del mismo del pancrazio illirico. La fauna terrestre è costiporto. Costruita secondo i dettami dell’architetto Martini, la Torre di Bosa è tuita prevalentemente da cinghiali, volpi, conigli selvacitata per la prima volta nella relazione Camos del 1572. Nel 1586 il sintici, lepri e donnole. L’avifauna conta numerosi comdaco della città chiedeva al parlamento che “Si perfezionasse il lavoro ponenti come la pernice sarda, l’averla, lo zigolo e la della torre perché, da alcuni anni, i barbareschi sono più frequenti in questerpazzolina sarda. Nel profondo delle forre dove si sti mari, giacchè la città ed i paesi vicini hanno fatto assai per costruirla trovano ancora piccole leccete, vive l’astore sardo. Sui nella maggior parte”. Il contingente in forza era composto da un alcaide, rilievi di Monte Mannu e di Sa Pittata, è possibile con funzioni di comando, da un artigliere, sei soldati e sei detenuti o forosservare il volo di grandi rapaci come l’aquila reale, zati adibiti probabilmente a lavori domestici. L’armamento era composto il nibbio reale, il falco pecchiaiolo e soprattutto del da petriere, fino a sei cannoni, mortai, munizioni e bocce da fuoco, un maestoso grifone che in quest’area vanta una consigran numero di pietre da lanciare dagli spalti. Il pericolo delle incursioni stenza di oltre 50 esemplari. Un tempo molto più dei pirati provenienti dalle coste nord africane, dagli Stati barbareschi di numerosa, la colonia di grifoni è stata praticamente Algeri, Tunisi e Tripoli era vero e reale. Lo testimoniano anche i toponimi annientata dai bocconi alla stricnina disseminati sul di Cala e Moros e di Cala Rapina, splendide insenature sulla costa a nord territorio dagli allevatori di pecore e capre per contradi Bosa. Le torri venivano rette da un alcaide, indicato dal viceré, che venistare l’incremento di popolazione delle volpi. Il numeva nominato direttamente dal re di Spagna. Sotto il regno di Filippo II, gli ro dei componenti la colonia purtroppo è tutt’ora in alcaidi venivano scelti fra gli spagnoli che dopo il congedo continuavano lenta ma costante diminuzione e sono allo studio varie a vivere in Sardegna. Spesso si trattava di avventurieri che nella vita avevainiziative per combattere il fenomeno. Recentemente no combattuto in giro per l’Europa “sin sueldo ni salario alguno” sperpesono stati immessi alcuni individui provenienti da altre rando il patrimonio di famiglia. Il primo alcaide della torre fu Antonio colonie. Ruyz. Successivamente anche i sardi che avevano fatto parte della milizia Il grifone, col suo volo lento e maestoso, fa parte del ebbero incarichi di alcaide. Il primo sardo ad avere l’alcadia della torre di paesaggio. Non è possibile pensare ad una Bosa senza Bosa fu Sebastiano Pinna y Contena con un appannaggio di 84 scudi quello che è divenuto un suo simbolo. Alcuni anni fa all’anno. il direttore di una importante rivista di natura si recò a Bosa per osservare questi splendidi rapaci ed informandosi in giro chiese ad alcuni bosani : < Conoscete i grifoni ? >. Un po’ meravigliati per una domanda del genere, per scherzo gli risposero : < I grifoni? si li conoOltre a scopi di difesa sciamo, sono ottimi! >. Il titolo dell’articolo che uscì qualche tempo dopo sulla rivista, della quale per pietà è contro i pirati barbaremeglio tacere il nome fu questo : “I mangiatori di grifoni”. Seguirono scuse. schi, la torre dell’Isola 1 - La Secca de Su Puntillone Siamo a sud della foce del Temo, al largo di Punta Foghe, per esplorare uno dei siti più affascinanti dell’intera zona, la secca de “Su Puntillone”. Il punto di immersione si trova a circa due miglia dalla linea di costa e trovarlo senza la guida di chi conosce alla perfezione i punti di allineamento è impresa davvero difficile. Bisognerebbe possedere le coordinate G.P.S. che sono, ovviamente, classificate Top Secret. Il nome “Su Puntillone” deriva dalla conformazione della secca costituita da una grossa guglia che dal fondo di sabbia e detrito situato a 40 metri, sale fino a quota -20. Il cappello è interamente ricoperto da alghe del genere Sargassum, specie poco frequente che nei fondali della Sardegna si trova in tale concentrazione solo in un altro punto, alla secca di Punta Scorno all’Asinara. In una minuscola cavità situata sulla parete nord della secca si può ammirare il madreporario Corynactis viridis che, a dispetto del nome specifico, in questo sito è di un meraviglioso colore rosa violaceo. Le pareti esposte a nord ed a nord ovest sono fittamente ricoperte da alghe calcaree come Peissonelya e Lythophyllum, assieme a grandi spugne, briozoi ed estese colonie di Parazoanthus axinellae. Nella franata che circonda la base delle pareti trovano ospitalità saraghi, corvine, grosse mustelle ed aragoste. Nella zona di transizione fra roccia e detrito, si potrà inoltre osservare un’alga abbastanza rara, la Phillariopsis purpurascens che aderisce al substrato grazie ad un minuscolo dischetto dal quale si diparte il tallo, simile ad una foglia di tabacco. Un’immersione assolutamente fantastica. 2 - Secca delle Piramidi A breve distanza dalla secca di “Su Puntillone” facciamo un’altra stupenda immersione. Da un fondale detritico di 36 metri di profondità, s’innalzano sette guglie basaltiche unite fra loro da una sinuosa cigliata. Una volta effettuate le operazioni di ancoraggio, sempre abbastanza difficoltoso, si inizia la discesa nel blu. L’acqua è normalmente abbastanza limpida e dopo pochi metri si iniziano a scorgere le cime delle guglie. Poi nuvole di castagnole ed occhiate. Esplorando la secca senza mai superare la profondità massima di 30 metri, fra i massi e le profonde fenditure della roccia, si vedono bei saraghi e corvine, scorfani rossi, murene, gronghi e molte aragoste. Guardando verso l’alto lo scenario è tanto bello da mozzare il fiato. Purtroppo è impossibile visitare tutte le “Piramidi“ in una sola immersione perché i 25 minuti concessi dalla curva di sicurezza non sono assolutamente sufficienti. Poco male, si potranno programmare più immersioni per esplorare senza fretta questo sito che ci dà l’esatta idea di quanto possa essere ricco il Mediterraneo. Anche a bassa profondità i fondali sono ricchi di vita, molto adatti alla pratica dello 3 - Secca di Corona Niedda snorkeling. La secca si trova al largo dell’isolotto di Corona Niedda, circa sei miglia a sud di Bosa. Si tratta di un complesso di roccia basaltica di forma vagamente ellittica, orientata in direzione nord-sud, che si eleva da un fondo di 29 metri per arrivare fino ai 15. Conviene dar fondo sul lato sud della secca e raggiungere nuotando in superficie Nell’immagine un esemplare di Sciarranus scriba. Rossa svolse anche funzioni doganali, sani- BOSA BLU tarie e di controllo del Bosa è storia, cultura, natura viva, ancora integra. E mare. Un mare carico di fascino e mistero. Sono solo pochi anni che i suoi fondali sono divenuti meta del turismo subacqueo. Fondali per intenditori, per chi desidera provare emozioni forti. E’ uno degli ultimi luoghi che ho avuto la fortuna di conoscere e fotografare. Grazie a Vincenzo Piras, profondo conoscitore di questo braccio di mare, vero appassionato ed instancabile ricercatore di nuovi siti di immersione. Anni fa mi raccontò delle bellezze di alcune secche appena scoperte e mi convinse, con facilità devo ammettere, a fare alcune immersioni appoggiandomi al suo centro immersioni. Non ho mai finito di ringraziarlo. Questa è la breve descrizione di nove dei numerosi punti di immersione possibili. porto. E’ rimasta attiva fino al 1843. 34 35 i t i n e r a r i l’altra estremità e quindi guadagnare il fondo. Qui si trova la grande imboccatura a pozzo di una grotta molto interessante che percorre l’intera secca. Una volta all’interno, facendo un po’ d’attenzione a non sollevare sospensione, si può decidere di uscire quasi subito attraverso un grande arco e quindi costeggiare le pareti della secca in senso antiorario, oppure di percorrere la grotta a quota 27 metri. La grotta è sufficientemente ampia per consentire il passaggio contemporaneo di diversi sub ed è molto interessante perché le pareti sono densamente colonizzate da organismi bentonici e spesso vi trovano dimora astici e gronghi. Sul fondo a ciottoli si trovano diversi cerianti bianchi e sulla volta alcuni rametti di corallo rosso di piccole dimensioni. La grotta sbuca sul lato sud della secca in una bella parete che ospita un ricco popolamento di corallo rosso le cui colonie sono di dimensioni discrete. Proseguendo all’esterno si trova una zona ricca di anfratti dove è frequente vedere piccole cernie brune. L’itinerario si conclude in un’ansa sabbiosa dove si trova la grossa ancora di testa a quattro marre dell’antica tonnara. 4 - Cala e Moros Il toponimo Cala e Moros deriva dal fatto che i pirati saraceni erano soliti fare base in questo luogo per le loro scorrerie. A circa 800 metri a nord ovest della cala, il fondale si solleva in un vasto tavolato roccioso, piatto e fittamente fessurato, a 22 metri di profondità. Per trovare il punto d’immersione è necessario scandagliare fino a trovare una pettata che cade fino a 32 metri. Ci si ancora poco prima e si discende verso il fondo. Il tavolato è ricoperto da una prateria di Posidonia all’interno della quale trovano dimora begli esemplari di Pinna nobilis. Proseguendo verso nord-ovest si apre un profondo canalone ornato da numerosi spirografi uno dei quali, di color giallo-arancio, è probabilmente il più fotografato al mondo. Tenendosi sul lato destro del canalone ed iniziando l’esplorazione della parete a picco che arriva su un fondale sabbioso a 36 metri di profondità, si può osservare l’ambiente tipico del coralligeno. Seguendo la parete, la si scopre ricchissima di anfratti dove in una sola immersione è possibile contare più di dieci aragoste di discrete dimensioni. Altro motivo di grande interesse è la presenza di bei rametti di corallo rosso, superstiti dalla pesca che i corallari esercitavano tanti anni fa nella zona. Nei fondali di Bosa si aprono numerose cavità alcune delle quali di grande spettacolarità e fascino. 5 - Pettata di Torre Argentina Il sommo della secca di “Su Puntillone” con Si tratta di una lunga cigliata con orientamento est-ovest, piuttosto profonda e di difficile localizzazione, che corre a circa un miglio da Torre Argentina. Per l’ancoraggio è indispensabile avere molta cima e far cadere l’ancora in prossimità della cigliata per non perdere prezioso tempo di immersione. La discesa avviene nel blu ed una volta raggiunto il fondo a 38 metri di profondità si può decidere la direzione da prendere, est o ovest, in funzione della corrente. Naturalmente il tempo di permanenza a queste profondità è limitato. In alcuni punti la cigliata precipita verticale fino a 55 metri. Le aragoste sono numerose ed è possibile trovare anche begli astici. Sulle pareti si trovano rametti di corallo rosso anche di discrete dimensioni, mentre nelle spacche sono numerosi saraghi e corvine. In primavera è possibile incontrare esemplari di pesce di San Pietro. Essendo stata praticata per lungo tempo la pesca alle aragoste con nasse e reti di ogni genere, è fortemente consigliato avere a disposizione un buon coltello affilato o meglio ancora delle cesoie perché è facile restare impigliati e bisogna potersi liberare velocemente. la sua bellissima colonia di Corynactis viri- 6 - Grotte di Casa del Vento dis. A dispetto del Il punto di immersione si trova sul lato nord dell’isolotto noto come Il Sommergibile. Dopo aver ancorato, si scende sul fondo caratterizzato da grandi blocchi rocciosi ad una profondità di 13 metri. Nella parete nord dell’isolotto troviamo un bel tetto interamente ricoperto di Parazoanthus ed una grotticella all’interno della quale è facile trovare begli esemplari di granchio facchino (Dromia personata). Si prosegue il giro dell’isolot- nome specifico viridis, questa colonia è di un bellissimo colore rosa. 36 37 i t i n e r a r i cautele è anche possibile visitare la Grotta dei Saggi, così denominata appunto per la grande attenzione che bisogna prestare nel muoversi al suo interno. 9 - Grotta dei Pellicani Il lato ovest del promontorio di Capo Marargiu è caratterizzato dalla presenza di bellissime grotte marine. Comune a tutte è l’impostazione su fratture generatesi sulla compagine rocciosa mentre l’origine è senza dubbio da attribuirsi all’azione meccanica dei marosi che nei millenni ha favorito crolli, allargamenti ed erosioni. La cavità più interessante è la Grotta dei Pellicani, uno stretto budello che penetra all’interno del promontorio, esplorabile anche con pinne, maschera e snorkel per circa 80 metri. All’ingresso della grotta il fondo è situato ad 11 metri di profondità, per arrivare in un alternarsi di ciottoli e roccia a soli due metri nella parte finale. L’esplorazione non presenta grossi problemi e può essere condotta in piena sicurezza, anche se ovviamente valgono tutte le regole dell’immersione speleologica. Emergendo di tanto in tanto, si potranno osservare colate di calcite e di altri minerali trasportati dall’acqua piovana attraverso le fenditure della roccia vulcanica. Merita senz’altro una visita un breve ramo da percorrere all’asciutto che conduce ad una grande e splendida sala ricca di colate calcitiche e di stalattiti. Questa speleogenesi, assai rara nelle rocce vulcaniche, è dovuta alla presenza all’interno della cavità di acqua di origine idrotermale ricca di minerale carbonatico. Usciti dalla Grotta dei Pellicani si prosegue seguendo il profilo della costa, verso gli ingressi di altre cavità sommerse tutte molto interessanti e che offriranno la possibilità di osservare entusiasmanti giochi di luce oltre alla fauna tipica degli ambienti oscuri. Ovunque, sulle pareti leggermente in ombra, sono numerose le colonie di Parazoanthus axinellae. to ed arrivati nel versante a sud si trovano delle suggestive grotte passanti lunghe qualche decina di metri. Attraversare queste cavità a tunnel è abbastanza facile anche per chi non ama entrare nelle grotte. Nelle parti più oscure si possono osservare granchi facchino, astici e gronghi, mentre le pareti sono incrostate da spugne multicolori. La grotta più a sud forma una grande cupola dove si concentra l’aria degli scarichi degli autorespiratori, creando una grande bolla d’aria che consente di emergere e respirare. L’aria tuttavia non rimane a lungo nella cupola, essa infatti si infiltra nelle spaccature della roccia guadagnando la superficie e creando l’illusione di una enorme effervescenza. Se il mare è perfettamente calmo, per rientrare all’imbarcazione si può utilizzare una scorciatoia che passando attraverso un tunnel porta ad un bel laghetto al centro dell’isolotto. Data la profondità ridotta si può stare in immersione più di un’ora senza uscire dalla curva di sicurezza. 7 - Capo Marargiu Si ormeggia l’imbarcazione a poca distanza dal versante ovest dell’isolotto di Capo Marargiu. Una volta in acqua è necessario localizzare una dorsale di roccia endesitica ben visibile dalla superficie. Discesi sulla dorsale si notano infinite fessurazioni fittamente popolate da una ricca fauna sessile. Ogni tanto si incontrano grandi massi isolati che creano tane e rifugi quasi sempre occupati. Guardandosi intorno si vedono numerosissimi labridi, saraghi fasciati, castagnole ed occhiate. Essendo una zona battuta dalle correnti è facile vedere bei dentici, ricciole e lucci mediterranei. Proseguendo verso ovest il fondale degrada lentamente fino ai 27 metri per poi sprofondare in una parete vertiginosa che giunge a quote non raggiungibili durante un’immersione sportiva. Nella parte iniziale di questa caduta è frequente vedere belle cernie e qualche aragosta. La vertiginosa pettata al largo di Torre Argentina. 38 8 - Secca di Capo Marargiu All’improvviso il fonda- La secca di Capo Marargiu è situata a nord ovest del promontorio omonimo ed è costituita da un grande massiccio roccioso che da quota –60 si solleva progressivamente fino ad arrivare a –30 e poi improvvisamente, fra guglie, fenditure e canaloni fino a quota –6. Per l’ancoraggio è consigliato individuare il cappello con l’ecoscandaglio e filare cima a sufficienza. Data l’intensità della corrente e la natura del fondo, l’ancoraggio sarà comunque e sempre problematico. In alcuni casi la corrente è tanto forte da non consentire di svolgere un’immersione in sicurezza. Se da un lato la corrente spesso condiziona l’immersione, dall’altro garantisce acqua limpidissima, una quantità di vita incredibile e la costante presenza di banchi di ricciole e dentici. Un compromesso decisamente accettabile. La secca è molto grande e non è possibile esplorarla tutta in una unica immersione, quindi sarà bene programmare una serie di uscite perché vale veramente la pena. Con tutte le le sprofonda fino ad oltre 50 metri. Le aragoste sono numerose ed è possibile trovare anche begli astici. Qua e là sono presenti rametti di corallo rosso anche di discrete dimensioni. 39 i t i n e r a r i Le Concerie informazioni Cenni storici “Sulla sponda sinistra del fiume si vedono alcune casupole che servono ai conciatori che sono numerosi e forniscono le pelli conciate ad una gran parte dell’isola”. Così scrisse il Della Marmora descrivendo il complesso di Sas Conzas. Dopo la dominazione spagnola, in età piemontese e nell’Italia post-unitaria, le concerie sono la testimonianza della presenza di una borghesia moderna e dinamica. Il detto “Bosa fiagosa”, ovvero puzzolente, deriva certamente dall’attività di conceria. Nel 1831 il Valery scrisse “Bosa, circondata da montagne, in una ridente e fertile vallata, ad un miglio dal mare, è pittoresca, ma l’aria umida, densa, concentrata, la rende malsana. Questa insalubrità aumenta anche più per le esalazioni del suo fiume, detto fiume di Bosa, l’antico Temus, dove si fa macerare il limo, e si gettano le immondezze”. Ai tempi, durante la prima fase della lavorazione, le pelli venivano immerse in un bagno di acqua ed escrementi di cane ed il successivo bagno deodorante costituito da acqua, foglie di mirto ed altre essenze, non doveva avere grande efficacia. L’ubicazione del complesso delle conce sulle rive del fiume è dovuta alla necessità di una grande quantità di acqua. L’edificio tipo si sviluppava su due piani, il piano terra dove si trovavano le vasche in pietra per i bagni delle pelli e si svolgevano le prime fasi di lavorazione, ed il primo piano, più asciutto, dove si passava alle fasi di rifinitura. I locali venivano aerati per mezzo di ampie finestre munite di grate. Gli arredi erano estremamente poveri, parte in muratura e parte in legno. Nel 1800 le pelli venivano ancora conciate col metodo della “concia lenta” che durava ben sei mesi ed era suddivisa in tre fasi: il rinverdimento, la concia vera e propria e la rifinizione. Il metodo della “concia rapida” fu adottato dopo il 1920 e riduceva drasticamente i tempi di produzione portandoli a 45 giorni. Suggestivo centro medioevale alle foci del fiume Temo, unico fiume navigabile della Sardegna. Lo si può risalire in barca, passando il vecchio ponte romano, fino all’antica Chiesa di S. Pietro. Le origini della città si perdono nella leggenda, attribuendone la fondazione alla figlia del Sardus Pater, Colmedia. E’ stata, per molti anni, economicamente importante, capitale della Planargia e sede vescovile, ha perso man mano la sua importanza economica a causa del suo isolamento rispetto al resto dell'isola. Il castello, che domina la cittadina e la valle del fiume Temo dall’alto del colle di Serravalle, è stato eretto per volontà dei marchesi di Malaspina nel 1112, con successive modificazioni ed ampliamenti anche ad opera dell'architetto sardo Giovanni Capula nei primi anni del XIV sec. Oggi restano la cinta muraria ed alcune torri. Sulle sue pendici sorge il caratteristico borgo di Sa Costa. Alla foce del Temo sull'Isola Rossa, oggi unita alla terra ferma, sorge la medioevale torre d’avvistamento, ora parte integrante del porto. da visitare dove dormire ti che facevano divieto ai comandanti di navi, di trasportare in All’antico Castello si arriva tramite una scala chiamata “s’iscala de l’ainu”, dai suoi bastioni si gode un'incantevole vista della cittadina lungo il fiume e della splendida vallata fino al mare. Oggi rimangono solo la cinta muraria ed alcune torri. Da non perdere la visita alla chiesa di N. S. di Regnos Altos sorta nel ‘300 entro le mura del castello. Con i recenti restauri sono stati scoperti splendidi affreschi della fine del ‘300 - primi del ‘400 La chiesa alto-medioevale di S. Pietro extra muros sorge nei pressi di un insediamento di epoca romana, l'edificio è realizzato in trachite rosa la cui facciata è attribuibile a maestranze cistercensi. La Cattedrale, intitolata all’Immacolata, ricostruita agli inizi del XIX sec. su un preesistente edificio del ‘400. Di particolare interesse la sua architettura, i suoi addobbi ed i suoi affreschi. Il lungo Temo, suggestiva passeggiata su cui si affacciano i caratteristici edifici delle vecchie concerie e singolari palazzi sorti nell’Ottocento. Le conce, fonte di benessere economico, sono oggi in degrado, ma ricche di fascino e oggetto di studio per un possibile restauro. La casa museo Deriu nel Corso Vittorio Emanuele, sede della pinacoteca e del museo etnografico. Non deve mancare una visita nel suggestivo borgo di Sa Costa, caratterizzato dal fascino delle sue stradine a semicerchio che seguono l’andamento del colle, dai portici, dalle scalinate e dalla costante presenza della trachite rossa. E’ questo un elemento architettonico molto spesso arricchito di fregi, presente nei portali d’ingresso. Sardegna cercatori d’oro e stabilivano gravi sanzioni pecuniarie ai da gustare custodi dei porti che avessero permesso la partenza dall’isola dei Pregiata l’aragosta di Bosa condita con olio d’oliva e guarnita di pomodori, sedano e uova. Rinomati i primi piatti a base di ricci di mare, nero di seppia o arselle. Famosi gli antipasti di mare tra cui “s’azzada” a base di razza e gattuccio. Il famoso vino Malvasia è d’obbligo nelle degustazione degli ottimi dolci. L’oro di Bosa Fino a poco tempo fa si riteneva che la grande quantità di monili e gioielli in oro ritrovati nelle necropoli puniche, in special modo a Tharros, fossero prodotti con metallo importato. Ma allora perché gli imperatori romani Valentiniano, Valente e Graziano emanarono edit- cercatori d’oro, e per questi ultimi si stabiliva la pena di morte? Ricognizioni effettuate nell’area costiera, poco a nord di Bosa, hanno evidenziato segni di coltivazione mineraria, con lavorazioni a cielo aperto, brevi gallerie e numerosi pozzi. I numerosi campionamenti hanno rivelato tenori in oro di tutto rispetto con casi dell’ordine delle dove mangiare 120/160 parti per milione di oro e 20/50 ppm di argento, vale a dire fino a 160 grammi per tonnellata. Si pensi che l’attuale attività estrattiva praticata a Furtei è su rocce che hanno un tenore intorno a 2/3 parti per milione! Sarebbe interessante condurre ulteriori ricerche per stabilire se le tracce di lavorazione dei metalli preziosi possano essere databili in epoca romana o pre-romana. Se fosse vero bisognerebbe riconsiderare la ricostruzione storica delle frequentazioni fenicie e della colonizzazione punica. 40 BAR RISTORANTE PIZZERIA MUA' VIALE ALGHERO, 1 - 0785 - 373009 HOTEL COSTA CORALLO VIA COLOMBO, 11/13 0785 - 375162 LE GINESTRE DI MARCO MURA LOCALITA' TURAS BOSA MARINA, 1 - 0785 - 359328 PIZZERIA AL GAMBERO ROSSO VIA NAZIONALE, 12 - 0785 - 374150 RISTORANTE BAR BARRACUDA VIALE DELLA REPUBBLICA, 19 0785 - 374510 RISTORANTE LA PULCE ROSSA VIA LUNGO TEMO AMENDOLA, 1 0785 - 375657 RISTORANTE BORGO S.IGNAZIO VIA S. 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In primavera sono di grande suggestione le manifestazioni della Settimana Santa e quella dei SS. Pietro e Paolo che fa rivivere l’antica Cattedrale di S. Pietro Extra muros, raggiunta in barca dai pescatori. La festa di S. Maria del Mare: la prima domenica d’Agosto le barche dei pescatori, addobbate a festa, accompagnano in processione il simulacro della Madonna dalla chiesa di Bosa Marina fino alla Cattedrale. La festa di Regnos Altos: la seconda settimana di Settembre lungo le stradine di Sa Costa vengono addobbati, dagli abitanti del borgo, i caratteristici “Altarittos” votivi per il passaggio della Madonna. 41 Mare Nostrum Catalogo entra nel network da protagonista sardegna anch’io! MARE NOSTRUM SARDEGNA la rivista i free-press i libri Ovvero la Sardegna da leggere: articoli puntuali e di piacevole lettura su tutto ciò che la caratterizza. Storia, tradizioni, folklore, natura, cucina; sono solo alcuni tra gli argomenti trattati dal magazine maggiormente indicato per chi vuole apprezzare l’Isola in tutti i suoi aspetti più veri. Tutte le informazioni e le offerte per le tue vacanze in Sardegna. Oltre ogni luogo comune. cod. 504 la rivista nazionale di turismo in Sardegna cod. 502 Sì, desidero abbonarmi per un anno alla rivista Mare Nostrum Sardegna al prezzo speciale di 19 Euro. Sì, desidero abbonarmi per cinque anni alla rivista Mare Nostrum Sardegna al prezzo di 99 Euro. 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Seguono poi uomini e donne che procedono in coppia o singolarmente, in due file parallele, offrendo al pubblico e alle autorità locali frutta, dolci, vino e pani finemente lavorati. A loro si alternano gruppi a cavallo o che eseguono tradizionali e suggestive danze e canzoni tipiche della zona di provenienza. Tra i gruppi più popolari e più attesi sono sicuramente da menzionare le maschere del carnevale di Nuoro e i Mamuthones di Mamoiada che intrattengono la folla con i loro giochi e le loro bizzarre esibizioni. Ogni paese compete con l’altro nell’esibizione dei vestiti più elaborati, ma gli esemplari autentici rimasti sono molto pochi e la maggior parte dei costumi che si possono ammirare è frutto di un laborioso processo di ricerca e ricostruzione sui modelli originali. Proprio la graduale sparizione dei costumi tradizionali dalla scena quotidiana regionale tuttavia sembra aver stimolato la volontà di riscoprirli, conservarli e preservarli seppure ricostruendoli. Così da vent’anni a questa parte si possono ammirare almeno due tipi di vestiti per ciascun villaggio. Ai tradizionali costumi della festa sono affiancati quelli per l’uso quotidiano o quelli da indossare in eventi particolari come matrimoni o funerali e ultimamente non è raro vedere anche delle varianti storiche. L a Cavalcata Sarda, una festa centenaria che attrae ogni anno migliaia di spettatori provenienti da tutte le parti del mondo. In una giornata, le rappresentanze di più di 70 paesi appartenenti alle quattro provincie sarde si riuniscono per celebrare insieme un’identità comune fatta di innumerevoli differenze, simbolicamente espresse negli antichi e variopinti costumi, nei preziosi gioielli e soprattutto nelle danze e nelle canzoni. Conosciuta anche come “la festa della bellezza e della gioventù” (Arcadu, 2001), questo festival si distingue da altre simili come la festa di Sant’Efisio a Cagliari e quella del Redentore a Nuoro, per essere l’unica celebrazione laica dell’isola che registra la partecipazione di tutte e quattro le provincie sarde (Demartis, 2000). Le radici sono da ricercare nella parata organizzata in onore della visita di Umberto I e della regina Margherita di Savoia in Sardegna nel 1899. Per l’occasione l’élite politica del tempo affidò ad un celebre pensatore e poeta, Enrico Costa, l’incarico di organizzare un evento tramite cui poter mostrare al re l’orgoglio, il potere e la ricchezza della ex colonia del regno sardo-piemontese. Tremila abitanti dei villaggi della provincia di Sassari, uomini e donne abbigliati con gli abiti della festa vennero invitati a sfilare a cavallo di fronte al palco reale. La manifestazione ebbe un’enorme risonanza in tutta l’isola, non solo perché venne ampiamente descritta dai giornali locali dell’epoca ma perché fu filmata dai famosi fratelli Lumiere e si racconta che da allora le donne della famiglia reale, talmente colpite dalla bellezza e ricchezza dei costumi e dei gioielli iniziarono ad indossarli ad ogni visita nell’isola, (Demartis, 2000). Successivamente la Cavalcata venne organizzata solo sporadicamente, in occasione delle visite dei reali o per commemorare qualche importante personaggio locale. Fu solo nel 1951, grazie alla visita del Rotary Club in Sardegna, che la sfilata venne organizzata a scopo turistico e sebbene in quella occasione fossero presenti solo le rappresentanze dei villaggi della provincia di Nuoro e Sassari, tale fu il consenso popolare e turistico che l’anno successivo la parata fu riorganizzata e l’invito a partecipare fu esteso anche alla provincia di Cagliari che comprendeva allora anche quella di Oristano (istituita solo nel 1974). Da allora La Cavalcata Sarda è divenuta non soltanto un importante appuntamento annuale per il turismo isolano, una vetrina per promuovere la cultura e le tradizioni sarde al mondo, ma anche uno strumento indispensabile per tenere in vita e preservare intatte quelle tradizioni che nel corso degli anni si stavano perdendo. La versione moderna che si può ammirare ogni anno la terza domenica di maggio a Sassari ha visto nel tempo nuove ed importanti aggiunte alla formula originale. La sfilata dei gruppi folcloristici è stata infatti affiancata dalle pariglie che si tengono all’ippodromo locale nel pomeriggio, in cui i più bravi cavallerizzi sardi si sfidano in articolate e ammalianti acrobazie a cavallo; dai balli e dalle canzoni nelle varie piazze che intrattengono i turisti e visitatori sino a tarda sera. Ma l’evento principale che attrae e affascina la maggior parte del pubblico resta sicuramente la sfilata mattutina. Sin dalle prime luci dell’alba le rappresentanze dei vari paesi si preparano a fare sfog- Le maschere del carnevale di Nuoro e i Mamuthones di Mamoiada intrattengono la folla con i loro giochi 46 47 f e s t e e f o l k l o r e f e s t e e f o l k l o r e informazioni E’ indubbio che la Cavalcata Sarda sia diventata di anno in anno un evento sempre più popolare non solo tra i turisti ma soprattutto tra i paesi della Sardegna. Almeno 300 gruppi hanno chiesto di partecipare all’edizione passata e il motivo è sicuramente da ricercare nella possibilità che La Cavalcata offre di promuovere realtà locali ad un ampio pubblico nazionale ed internazionale e potenzialmente di attrarre l’interesse del crescente turismo culturale. Ma aldilà delle eventuali ricadute economiche, l’importanza di questo festival sta nella sua stessa essenza ed esistenza. Tramite questa manifestazione i vari paesi partecipanti hanno modo di esprimere le identità e le tradizioni culturali locali e proprio nella loro espressione hanno modo di proteggerle facendole sopravvivere, spesso negoziando nuovi significati e nuovi valori. Dietro lo spettacolo dei gruppi folcloristici vi è un enorme lavoro di ricerca, ricostruzione e preparazione dei costumi, delle danze e delle canzoni che occupa gran parte dell’anno precedente all’evento, espressione di una chiara volontà di riscoprire e riaffermare la propria identità al mondo. Nuovi gruppi si aggiungono a quelli tradizionalmente presenti e sempre più bambini, giovani, adulti ed anziani si ritrovano a partecipare. Stimolata dall’interesse e dalla partecipazione turistica, La Cavalcata Sarda non è così solo un artefatto turistico, bensì un manufatto culturale che continua ad esistere e a crescere per volontà popolare. Dott.ssa Iride Azara Ricercatrice presso l’Università di Derby U.K. Cenni storici Sassari nell’anno mille era un borgo assai modesto, sulla fine del secolo fu eletta sede vescovile. La sua fondazione fu dovuta al bisogno di avere, a poca distanza dal mare, un luogo sicuro in cui la popolazione ed i Giudici di Torres potessero rifugiarsi in occasione delle frequenti scorrerie moresche. Situata in luogo alto, fu fortificata con un castello all’inizio del XIV sec. Nel 1278 la città fu divisa in cinque parrocchie: S. Nicola, (Cattedrale); Sant’Apollinare; San Donato; San Sisto; Santa Caterina. Già nel XIII sec. la città poteva considerarsi ricca ed importante. Furono trascritti gli Statuti del Comune di Sassari sotto il podestà Cavallino De Honestis nel 1316, sulla base già in vigore dal 1294 che raccoglieva leggi fatte su convenzione tra Sassari e Genova. La città era racchiusa da mura che formavano un pentagono con il vertice verso sud, le assi viarie principali, quasi perpendicolari tra loro, terminavano con le quattro porte: a nord Porta Sant’Antonio, a sud Porta Castello, ad est Porta Rosello, ad ovest Porta Utzeri, successivamente fu aperta una porta fra l’università e la sede arcivescovile, chiamata Porta Nuova. Nel 1296 la città fu infeudata agli Aragonesi, ai quali gli abitanti si ribellarono schierandosi di volta in volta con i Pisani, i Genovesi e con i giudici di Arborea. Queste lotte durarono fino al 1479 quando la Sardegna entrò a far parte della Corona di Aragona. Nel 1496 iniziò la dominazione spagnola. Nel 1708 Sassari passò all’Austria e, dal 1717, sotto casa Savoia, nacque lo Stato Sardo Piemontese che diede vita, successivamente, al regno d’Italia. da visitare dove dormire La città murata. La struttura viaria della città vecchia è impostata su due direttrici principali: una nord–sud e l’altra est–ovest. La direttrice nord-sud partiva e parte da Porta S. Antonio per arrivare a Porta Castello e corrisponde all’attuale corso Vittorio Emanuele II, anticamente chiamata “platha de codinas” (scavata nella pietra). Era l’arteria principale della città ed il fulcro della vita sociale, oltre che primaria via di collegamento fra il mare e l’entroterra. Sui due lati si aprivano i portici, un esempio è visibile all’angolo dell’antica via dei Corsi di fronte alla chiesa di S. Andrea, successivamente richiusi per evitare che i malviventi, favoriti dal buio, aggredissero i cittadini. Su questa via si affacciavano i palazzi principali a partire da Palazzo Civico, ora teatro, Casa Guarino, Casa Farris. Nelle immediate vicinanze, la Chiesa di Sant’Antonio ed una delle torri che faceva parte della cinta muraria. Partendo da ovest verso est e percorrendo largo Porta Utzeri e via Maddalenedda, cioè la parte più antica della città, si arriva in Largo Seminario dove è il settecentesco edificio dell’Episcopio ed il Seminario la cui parte interna è occupata dall’Arcivescovado. Nelle immediate vicinanze, il Duomo, con la facciata in stile barocco, Palazzo Ducale della fine del ’700, oggi sede del comune; la chiesa di Santa Caterina (1580-1607), chiesa gesuitica, primo esempio in Sardegna di edificio tardo rinascimentale e, di prossima apertura, la pinacoteca, nella vecchia sede del convitto Canopoleno. Attraversando il corso e percorrendo via Rosello, antica via degli argentari, troviamo Porta Rosello nelle cui vicinanze si possono visitare un tratto delle antiche mura, la chiesa della Trinità e la monumentale Fontana di Rosello, del 1600, recentemente restaurata. 50 Le tradizioni civili e religiose Nella penultima domenica di maggio la tradizionale Cavalcata Sarda, manifestazione folcloristica con sfilata di costumi tradizionali sardi. Il 14 agosto la discesa dei candelieri, manifestazione di antichissima origine civile e religiosa con la quale i sassaresi, rappresentati dalle corporazioni artigiane (Gremi), rinnovano il voto alla Madonna dell’Assunta, per la venuta cessazione della peste. Le tradizionali manifestazioni della Settimana Santa. La cucina tipica dove mangiare IL GIAMARANTO VIA ALGHERO, 69 - 079 - 274598 IL SARACENO VIA NAPOLI, 79 - 079 - 281122 LA LANTERNA VIA ASPRONI GIORGIO, 8 079 - 281422 RISTORANTE FLORIAN VIA BELLIENI FRATELLI, 27 079 - 2008056 RISTORANTE LA MAISON VIA TINGARI, 1 - 079 - 218947 RUSTAM ALBERGO FRANKHOTEL VIA DIAZ ARMANDO, 20 - 079 - 276456 HOTEL GRAZIA DELEDDA VIALE DANTE, 47 - 079 - 271235 HOTEL MARINI 2 VIA NENNI PIETRO, 2 - 079 - 277282 LEONARDO DA VINCI VIA ROMA, 79 - 079 - 280744 VIA TORINO, 17 - 079 - 274750 L’ ASFODELO VIA ROMA, 134 - 079 - 272826 RISTORANTE CASTELLO P.ZZA CASTELLO, 6 - 079 - 232041 RISTORANTE LIBERTY PIAZZA SAURO NAZARIO, 3 079 - 236361 TONY’S VIA CAVOUR, 3 - 079 - 232363 WHITE & GREEN VIA PREDDA NIEDDA STRADA, 20 079 - 262332 La cucina tipica sassarese è costituita da piatti semplici e da prodotti di scarso valore economico. Le lumachine (ciogga minudda), le lumache, i lumaconi e le monzette, più pregiate, cucinate in vari modi, ma sempre condite con il peperoncino. I piedini di agnello in verde con aglio e prezzemolo o con sugo di pomodoro piccante; in graticola il tradizionale “zimino” sassarese costituito dalle interiora dei vitelli; la “cordula” con i piselli o le favette fresche; la famose “fabi a ribisari”, fave secche bollite e condite con aglio, prezzemolo e peperoncino; le melanzane alla brace o al forno, tagliate a metà, incise e condite con olio, sale, prezzemolo, aglio e peperoncino. 51