1 Antonio Gualano Curiosità, aneddoti, avvenimenti massonici Collana Cenni di Storia Massonica Impaginazione: QUICK SERVICE Trapani Foto e immagini: archivio A. Gualano Foto di Nunzio Nasi: archivio prof. S. Costanza Stampato nel mese di aprile 2014 dalla Litotipografia Abate in Paceco Introduzione Vi sono aneddoti o fatti della vita pubblica e privata che meglio mettono in risalto la personalità di un individuo, d’un politico, di un massone. Questo lavoro non ha la pretesa di aggiungere elementi nuovi, fondamentali, alla numerosa letteratura con i personaggi individuati, perché gli stessi sono stati messi in risalto e conosciuti, sin dalla nostra prima età scolare, né ha l’intento di contribuire, con un saggio, ad ulteriore valutazione specifica del periodo politico pre Unitario interessato come risaputo, dagli attriti tra la Chiesa Cattolica e lo Stato italiano. Come negli altri libri editi, esporrò, sugli argomenti trattati, le idee di studiosi, di organi di stampa, riportando le loro intuizioni, i loro giudizi, succintamente, cercando, quanto più possibile, di estraniarmi per lasciare le valutazioni del caso al lettore. Per fare questo ed inquadrare aspetti inaspettati ed atteggiamenti, a volte curiosi, dei politici, massoni, ho riportato aneddoti che sorprenderanno il lettore e possono dare ai singoli, contributi aggiuntivi di conoscenza degli eventi storici dei secoli XVIII, XIX, XX. Ritengo sia, altresì, importante per tali contributi, soffermarsi sull’apporto ideologico delle scelte politiche nei predetti secoli ed, in qualche modo, il controllo della Massoneria internazionale sul Grande Oriente d’Italia. Basterà, pertanto, attenzionare alcuni contatti epistolari, decreti, pressioni diplomatiche sugli Stati interessati ai capovolgimenti politici, per collegarli alla nostra cultura storica e nello stesso tempo evidenziare le contraddizioni spesso tra le azioni e le ideologie professate. Si potrà così conoscere l’impegno politico di alcuni uomini di Governo ed il loro accanimento per la realizzazione di un’Italia diversa. Un’attenzione particolare è stata da me dedicata alle ideologie massoniche, i loro significati ed il confronto con i principi espressi dal Concilio Vaticano II. I fugaci riferimenti a periodi cruciali dell’Ordine massonico all’interno della Nazione italiana, mettono, in risalto come non sempre un’associazione esoterica possa inserirsi, senza correre rischi, nelle Istituzioni dello Stato e come, 5 peraltro, la presenza massonica negli alti vertici delle Istituzioni statali abbia potuto contribuire a realizzare la democrazia e l’intento di fare considerare l’Uomo al centro delle valutazioni politiche e sociali. Anche in questo libro ho attinto molto da L’Osservatore Romano, l’organo di stampa d’oltre Tevere, convinto che lo stesso sia stato uno dei maggiori divulgatori di notizie massoniche e dei suoi uomini più rappresentativi e da molte pubblicazioni. Gli articoli, spesso, anche di altri scrittori, sono stati riportati nella loro interezza, per cercare di fare comprendere che solo con la conoscenza delle idee contrapposte e la loro debita valutazione, ci si può avvicinare alla Verità. Gli stessi evidenzieranno l’acredine delle parti in lotta con un quadro non certo idilliaco di un periodo in cui la democrazia stentava a mettere radici nel giovane Stato unitario. Spero che questo ulteriore contributo, nel compimento del mio ottantesimo anno, abbia incrementato, positivamente, la Collana di storia massonica da me iniziata diversi anni or sono. L’Autore 6 Imporre la propria forza ad altri è la dimostrazione di forza ordinaria. Imporsi a sé è la testimonianza della possanza verace. LaoTseu (Une voie pour l’Occident, pag. 213) La Massoneria “La Massoneria per me è l’arcano arcanorum caro agli alchimisti, il quarto pilastro del monoteismo e la colonna invisibile che riunisce giudeismo, cristianesimo e islam, rinnovando le loro aspirazioni comuni”. (Bruno Etienne, Une Voie pour l’Occidente, pag. 15) Per Max Weber la Massoneria è un raggruppamento di volontari che hanno scelto qualche volta, dopo certe esperienze, di aggregarsi ad altri adepti avendo medesime esperienze. Carlo Francovich sostiene che la Massoneria è la figlia primogenita dell’intellettualismo settecentesco. Contrariamente a quanto molti massoni credono, il motto Libertà, Legalità, Fraternità non è stato in origine il motto della Massoneria. Doveva passare ben più di un secolo e mezzo perché si affermasse nei Grandi Orienti. (Une Voie pour l’Occident) La parola perduta “È il tema più affascinante della mitologia massonica. Certo essa si riferisce ancora alla Bibbia e ai Compagnons. Ma oggi è possibile fare un’indagine etno-linguistica e ci si rende conto del genio incosciente dei fondatori. La parola perduta rinvia ad una idea di una lingua primordiale universale e quindi alla possibilità di ritornare prima dell’epoca della Torre di Babele come utopia”. (Une Voie pour l’Occident) Alcuni autori hanno definito la Frammassoneria “La società del pensiero”, altri sostengono che lavora per mezzo del simbolismo che è “la voce del silenzio”. (Esquema filosofico de la Masoneria, Francisco La Fuente) 7 “La Frammassoneria non avrà mai nulla di comune con nessuna specie di congiure segrete”. Così l’art.3 dello Statuto Massonico Italiano. (La Civiltà Cattolica,18. 8.1864) Non esiste una massoneria deviata, espressione molto in uso nei nostri tempi, sbrigativa, onnicomprensiva, e che comunque denota una incapacità concettuale; non esiste una Chiesa cattolica deviata; esisterà un’ulteriore Chiesa scismatica, un’associazione spuria. Chi non è libero e di buoni costumi e attenta alle istituzioni dello Stato, non è massone. (Antonio Gualano, Tesi ed antitesi) Nathan nel giornale romano Tribuna sostenne che la Massoneria non è un’associazione politica. “È un’associazione patriottica ed educativa, scende nella politica quando le supreme esigenze della difesa della patria, lo richiedono, contro chi vorrebbe attentarvi, militi di qua o di là”. Fasi storiche della Massoneria - Il periodo della Massoneria operativa medioevale La Massoneria in questo periodo è essenzialmente religiosa. Protettori delle Logge erano I Quattro Coronati (Claudio, Castoro, Sinfosio, Nicostato). Spesso il capo della Loggia era un sacerdote. La lettura della Bibbia risultò essenziale per la costruzione delle Cattedrali. I Liberi Muratori, o franchi muratori, erano così chiamati per le loro capacità operative, che consentivano le disposizioni dei Potenti per l’esenzione dai tributi e la libera circolazione nei territori. - Il periodo dell’accettazione Artisti, uomini di pensiero erano attratti dai privilegi acquisiti dai Liberi muratori. Mutò di fatto la Massoneria; non esercitando i sopravvenuti il mestiere e 8 portando gli ideali umanitari, le loro conoscenze, i loro rituali, la stessa si trasformò, via via, da operativa a speculativa, creando una distanza ideale dalla realtà cristiana, religiosa, della fase pregressa. Non poco influì il pensiero protestante fatto proprio da Valentin Andraea attraverso i suoi scritti Rosacrociani. La magia Caldea, l’esoterismo arabo ed egiziano,contribuirono alla formazione della nuova classe massonica, i cui riflessi vengono ancor oggi evidenziati dai Rituali dell’Ordine e dei Riti. Sostiene Rosario Esposito che il mondo dell’accettazione massonica si ispirava a molti filoni filosofici e misti soprattutto quelli che attraverso l’utopia “impostavano le istanze delle riforme e del progresso umano globale. Con ogni probabilità essi mutuarono da Tommaso Moro (secolo XV) il quadro sociale in cui tutti avrebbero avuto il diritto di coltivarsi nella libertà; a lui si attribuiscono la dottrina e lo stesso termine di tolleranza”. - La laicizzazione della Massoneria La polemica anticattolica determinata dal pensiero luterano, dalle guerre di religione susseguitesi alla Pace di Augusta del 25 settembre 1555, lo scontro anticattolico determinato dalle questioni dinastiche inglesi (decadenza degli Stuart, cattolici, ed affermazione degli Hannover, protestanti), determinò, senza dubbio, il flusso di idee che cercarono di trovare un nuovo riconoscimento dei diritti dell’Umanità, affermando i principi di fraternità e di giustizia ridimensionando i rapporti con gli Stati teocratici e le confessioni religiose. “Non più elevazione di templi di pietra, ma, attraverso la levigazione dell’individuo, costruire un tempio per l’umanità fondato sulla giustizia e tolleranza”. Dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare divenne un principio comune a tutti i pensatori che attraverso l’Illuminismo si diffuse con la consapevolezza della centralità dell’uomo e dell’affermazione dei principi di uguaglianza, fratellanza, di libertà sostenuti e propugnati dalla Rivoluzione francese che accentuò il distacco tra il religioso ed il civile, tra il potere statale e religioso. Si affermò la laicizzazione della società e della Massoneria. 9 - La Massoneria Risorgimentale La Massoneria italiana del secolo XIX diventa salottiera e cerca la solidarietà delle associazioni, dei partiti, dei nobili, dei politici per vincere la battaglia intrapresa contro il Potere temporale della Chiesa e dei suoi privilegi. È l’arma del patriottismo, della propaganda, della ricerca del consenso degli intellettuali che viene dibattuta nelle segrete. Sembra che in questo periodo, nonostante gli avvertimenti delle Consorelle estere, la lotta politica e non l’esoterismo trionfi nelle Logge, lotta proiettata poi all’esterno attraverso la stampa e le associazioni combattentistiche. Molto influì l’appoggio della Massoneria internazionale che si associava all’italiana per pretendere l’Unità d’Italia. Le sanzioni papali valsero a creare un fronte anticlericale trasversale e la lotta tra gli schieramenti fu senza tregua. Si parlò allora di congiure massoniche, protestanti e di complotti ebraici-massoni. Dopo la presa di Porta Pia, la Massoneria cercò di inserire propri affiliati nelle Istituzioni portando al culmine delle stesse e nei Governi sabaudi uomini come Zanardelli, Crispi, Vittorio Emanuele Orlando e diversi Ministri. Il programma allora della Massoneria attraverso i suoi associati fu di creare una forza politica e sociale che potesse attuare riforme laiche quali l’annullamento dei privilegi ecclesiali, la cremazione, il matrimonio civile, il divorzio, l’incameramento dei beni ecclesiali. Fu anche l’inizio dello sfaldamento del fronte laico attraverso l’assunzione della autonomia ideale ed operativa dei partiti di sinistra. Alla fine del periodo risorgimentale la Massoneria “depose il fucile alla ricerca anche della perfezione individuale dell’affiliato”. - La Massoneria nella storia recente Durante il periodo fascista in cui per decreto di Mussolini, “l’uomo della Provvidenza”, venne sciolta la Massoneria; la stessa ritornò nelle segrete e molti Fratelli o languirono nelle prigioni o presero la via dell’esilio. Mutò il rapporto Stato-Vaticano ed il Concordato dell’11 febbraio 1929 modificò la legge delle Guarantigie già condivisa anche dai Massoni. Lo schieramento laico balbettò ed il ritiro sull’Aventino, rinforzò le mire totalitarie di Mussolini. 10 La Conciliazione, che pure era stata auspicata da Crispi, vanificò ogni ulteriore possibile lotta democratica ed il governo fascista ottenne quanto non avevano ottenuto le sanzioni papali. “Non pago, L’Osservatore Romano, organo del Vaticano, il 13 aprile 1926, invitava il governo fascista a vigilare eliminando un oscuro dominio di dominazione massonica, all’ombra di un pallido liberalismo settario. Fu così che in tutta Italia la Massoneria si acchetò”. (Antonio Gualano, La presenza massonica nel territorio trapanese dal 72, pag. 69) Dopo le due guerre mondiali, in cui cattolici e laici-massoni trovarono un silenzioso abbraccio patriottico, la Massoneria, stanca dell’anticlericalismo, cercò, e cerca, di ritornare nei ranghi esoterici nelle Logge e di intraprendere confronti con le confessioni religiose, proponendo, con avveduto sincretismo, alle stesse, un fronte comune per valorizzare, in favore dell’Umanità, i principi convergenti, evitando estenuanti ed improduttive lotte per preconcetti. Percorrere questa strada non è semplice in una società multietnica in cui le problematiche reali vedono impegnati spesso laici e rappresentanti delle religioni ad un tavolo comune per una visione globale dei bisogni materiali, etici, morali e spirituali dell’Uomo. Germania: convento di Kohlo “Di particolare importanza fu il convento di Kohlo (1772) nel quale i Cavalieri Templari si fusero con un nuovo sistema massonico, il cosiddetto Clericato, inventato da un altro fanatico Johann August von Starck, capo predicatore di Corte e sovrintendente generale, convertito al cristianesimo. I Clerici erano un sedicente ramo spirituale dei Cavalieri Templari, avevano un rituale molto ben elaborato, riproducente un ordine spirituale, pretendevano di possedere gli ultimi segreti della magia e dell’alchimia e di perseguire per necessità spirituali i propositi cattolici”. (Il Libero Muratore, pag. 89) Giuramento massonico nel secolo XVIII “…in una parola prometto di non essere direttamente o indirettamente di divolgamento di alcuno dei misteri della Società che mi saranno rivelati al pre11 sente o in avvenire. E a questi mi obbligo sotto la pena a cui mi soggetto nel caso che mancassi di parola, la qual si è che mi siano abbruciate le labbra con un ferro rovente, tagliata la mano e strappata la lingua. Che poi in qualche Loggia dei Fratelli Liberi Muratori durante tutta la cerimonia di ricevimento dei Fratelli Serventi resti appeso il mio corpo ad eterna vergogna della mia perfidia e a terrore degli altri. Alla fine poi dell’Adunanza che sia arso e le ceneri spedite alle principali Logge, acciocché gli altri Confratelli veggano e ne siano atterriti, dopo di che vengano sparse al vento e disperse, e in tal guisa si conservi fra tutti i Fratelli una memoria terribile del mio tradimento. Iddio aiutami e questi tuoi Santi Vangeli”. (Tratto da: Istituzioni Riti e Cerimonie dell’Ordine de’ Francs Maçons, pagg. 33-35) Riconoscimento della Gran Loggia d’Inghilterra London 7 maggio 1862 Molto Rispettabile Gran Maestro. Il molto Venerabile Gran Maestro della Gran L:. d’Inghilterra, il conte di Zetland, mi ordina di accusarvi ricevuta della comunicazione che voi siete stato compiacente di indirizzargli sotto la data del 12 maggio ultimo, annunziandogli l’istituzione di un Grande Oriente d’Italia a Torino, e la vostra elezione a Gran:. M:. dell’Ordine. Il Gr:. Maestro dell’Inghilterra desidera che io vi offra le sue congratulazioni per questo prospero avvenimento, essendo egli pienamente convinto che la diffusione della Frammassoneria in Italia sarà di grande beneficio a tutte le classi dell’umanità, e che una società come la nostra fuori di ogni politico movimento ed avente per solo scopo il perfezionamento delle qualità intellettuali e morali di tutti quelli che abbracciano le massime, sarà ben vista ed apprezzata. Il Gran:. Maestro dell’Inghilterra sarebbe felice di ricevere maggiori informazioni di quelle che si contengono nella vostra lettera, sul modo con cui il Grande O:. fu costituito. Egli sarebbe inoltre molto lieto di conoscere il numero delle Logge ora poste sotto la vostra autorità, dove quelle siano situate, i requisiti che da quelle si esigono, e finalmente, copia delle leggi colle quali si governano e nota dei particolari gradi che nella vostra Frammassoneria sono contenuti e sanzionati. Con sem12 pre cordiale augurio di successo, e prosperità dell’Ordine. Onore a te, molto rispettabile Signore. Vostro ubbidiente servo e Fratello - Firmato M. Gray Clarke - G. S. In tale occasione il Gran Maestro Lino Salvini scrisse: Balaustra n° 17/Is del 20 Settembre 1972. Carissimi Fratelli, il 13 settembre 1972 è una data che resterà nella storia della Massoneria Italiana. L’aspirazione del popolo massonico italiano alla universalità è stata realizzata con il riconoscimento della regolarità del Grande Oriente d’Italia da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra. “that this United Grand Lodge of England accords recognition to the Grand Orient of Italy”. Con questa frase, la terza sessione trimestrale della Gran Loggia d’Inghilterra ha sancito l’inizio dei rapporti ufficiali fra i due popoli massonici e così potrà avvenire lo scambio dei Grandi rappresentanti fra il Gran Maestro della Loggia Unita d’Inghilterra, il Duca di Kent, ed il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. Sebbene non fosse mai stato messo in dubbio la nostra legittimità di origine ed il nostro diritto alla sovranità territoriale in questo paese, mai la Gran loggia Unita d’Inghilterra aveva riconosciuto un corpo massonico italiano. Il 7 maggio 1862 al Gran Maestro Costantino Nigra, che aveva richiesto il riconoscimento, il Gran Segretario Gray Clarke a nome del Gran Maestro, Conte de Zetland, chiedeva chiarimenti onde conoscere se i principi delle nostre leggi corrispondevano a quelle delle altre Grandi Logge riconosciute dalla Gran Loggia Madre. Da allora questa indagine non è mai cessata e soltanto oggi il Board of General Purposes ha potuto proporre il riconoscimento accordatoci. In questo momento storico il nostro pensiero va a quelle Grandi Logge che non hanno esitato a confortarci sinora della loro amicizia e della loro considerazione. La nostra missione storica è oggi riconosciuta perfetta: la lunga marcia attraverso il deserto si è conclusa. I Liberi Muratori italiani entrano nella terra promessa della certezza del diritto ed ora non debbono più limitarsi a credere, perché finalmente vedono, di essere la Massoneria Italiana che nessuna fazione potrà scomporre o devastare. 13 Giorno di gioia, Fratelli, oggi che possiamo considerare presenti nella nostra catena oltre i fratelli inglesi anche quelli delle Grandi Logge che attendevano questo evento per intraprendere i rapporti con noi. Il pensiero va al 30 giugno 1969, quando parlando di realtà e prospettive della Massoneria Italiana, dicemmo fra l’altro: “Certo è motivo di amarezza rilevare che ancora non esistono rapporti diretti con alcune Grandi Logge ed in particolare con quelle di molti paesi europei. L’universalità della Massoneria, il legame fraterno fra tutti i Fratelli del mondo debbono acquisire una realtà più concreta. Sono trascorsi d’allora tre anni, l’aspirazione è realtà! Operiamo tutti insieme, Fratelli, affinché questo grande nostro patrimonio intangibile non possa mai essere intaccato”. Col triplice fraterno saluto Il Gran Maestro Lino Salvini (Atti del Grande Oriente d’Italia n°71-1972 Balaustra n°17/LS). Il riconoscimento al Grande Oriente d’Italia venne revocato a seguito dei fatti collegati alla P2. Sono, in atto, contatti per il ripristino dello stesso. Occorre il riconoscimento per essere Massoni? Quanto sopra indicato fa sorgere spontanea questa domanda. La Massoneria del Grande Oriente d’Italia è nata per l’elevazione morale e spirituale dell’uomo. Il Massone per essere considerato tale deve accettare i principi della Costituzione dei Liberi Muratori, promulgata il 17 gennaio 1723 e ristampata, con variazioni, nel 1738, ispirata agli Antichi Doveri. Ecco i principi fondamentali che il neofita massone deve considerare propri: • obbedire alla legge morale essere uomini buoni e sinceri, liberi e di buoni costumi, • non essere ateo e credere nel Dio secondo la propria scelta religiosa, • essere un pacifico suddito dei poteri civili, osservare la Costituzione della Repubblica e le relative leggi, 14 • essere di sesso maschile senza distinzione di razza, di ceto, o di religione, • credere ed affermare i principi di libertà, fratellanza, di uguaglianza, e di tolleranza, • difendere chiunque dalle ingiustizie, • dedicarsi alla ricerca esoterica e alla proiezione muratoria nel mondo profano, • essere iniziati. L’accettazione di tali principi massonici, determinata da una scelta esoterica dell’iniziando, è frutto di un atto di volontà e di autolimitazione di libertà individuale. Con il giuramento iniziatico la persona diventa, ipso facto, massone. Non esistono Grandi Logge privilegiate nella ricerca della verità, piuttosto alcune tutrici di tradizioni. È prevalsa, peraltro, in molte massonerie nazionali la volontà di considerare la Gran Loggia d’Inghilterra, per le sue lontane origini ed i suoi insegnamenti, come madre degli Ordini massonici nazionali, richiedendo, peraltro, la stessa, per la sua determinazione della regolarità massonica da attribuire alle singole Gran Logge richiedenti: Regolarità di origine: cioè che ciascuna Gran Loggia sia stata legittimamente fondata da una Gran Loggia debitamente riconosciuta, o da tre o più Logge regolarmente costituite. Che una credenza nel G.A.D.U. e nella sua volontà rivelata sia una qualifica essenziale per l’appartenenza. Che tutti gli iniziati assumano i loro impegni sul, o in piena vista del Libro della Legge Sacra, per il quale si intende la rivelazione dall’alto che sia vincolante per la coscienza del particolare individuo che si stia iniziando. Che la composizione della Gran Loggia o delle singole Logge sia esclusivamente di uomini; e che ciascuna Gran Loggia non abbia relazioni di alcun genere con Logge miste o con corpi che ammettono donne fra i propri membri. Che la Gran Loggia abbia giurisdizione sovrana sulle Logge sotto il proprio controllo; cioè che sia un’organizzazione responsabile, indipendente ed autogovernantesi, con autorità unica e incontestata sui gradi della Corporazione o 15 Simbolici (Apprendista Accettato o Registrato, Compagno di mestiere o d’Arte e Maestro Muratore) nella propria giurisdizione; e non sia in alcun modo soggetta a tale autorità con un Supremo Consiglio o altra Potenza che rivendichi un qualunque controllo o supervisione su quei gradi. Che le tre Grandi Luci della Libera Muratoria (vale a dire, il Libro della Legge Sacra, la Squadra e il Compasso) siano sempre esposte quando la Gran Loggia o le sue Logge subordinate siano al loro lavoro, essendo il Libro della Legge Sacra il più importante tra questi. Che la discussione (in materia) di religione e di politica all’interno della Loggia sia rigorosamente proibita. Che i principi degli antichi Landmarks, costumi ed usanze delle corporazioni, siano rigorosamente osservati. Concretamente non è il provvedimento di regolarità che influisca sulla legittimità massonica del profano che bussi alla porta della Massoneria a meno che non siano stati violati alcuni principi esoterici citati dalla Gran Loggia Inglese. In verità il riconoscimento di regolarità esterna diventa un atto formale per annodare rapporti più stretti tra i rappresentanti delle Gran Logge, tenuto anche conto che la richiesta della singola Gran Loggia deve essere avvalorata prima da altre Gran Logge, il cui giudizio non può non tenere conto dei comportamenti iniziatici delle singole Logge facenti capo alla richiedente. Fonti dei principi massonici della massoneria italiana Antichi Doveri Costituzione Decreto 79/AC del 13.10.1988. Decreti 29/ e 30 del 30.4.1994. L’Ordine dei “Fratelli d’Italia” Fondatori i Sigg. Silvio Galli, il dottor Ottorino Ceccarelli e Umberto Fabri. 16 I tre fondatori scrivevano che: “la istituzione ha per oggetto non già di formare spiritualmente l’uomo in base ad una concezione filosofica-religiosa ma soltanto di educare il cittadino… la sfera della concreta attività è di sua natura strettamente laica”. L’Osservatore Romano, del 5.10.1922, sosteneva: “L’affinità massonica che si riscontra dagli ordinamenti interni dell’Ordine, a base gerarchica, sarebbe evidenziata dai Fondatori: dalla necessità di assicurare una cauta selezione degli elementi diretti.” La stessa ragione che adducono i massoni per spiegare e giustificare i loro Ordinamenti. Riguardo, poi, al segreto massonico imposto ai fratelli giurati, i tre fondatori dicono: “non vi è ragione di dare troppo rilievo al vincolo del segreto, data la estrema delicatezza di certe funzioni”. “E però, concludeva L’Osservatore Romano, i Fratelli d’Italia lasciamoli nelle tombe dell’inno di Mameli”. Il C.L.I.P.S.A.S. Non tutte le Obbedienze massoniche hanno ottenuto tale riconoscimento, creando malcontenti nelle Massonerie non accettate e stimolando, perciò, le stesse a costituire, nel 1961, il C.L.I.P.S.A.S., raggruppamento internazionale di “Obbedienze liberali” contrapposte a quelle “dogmatiche” che riconoscevano, come capofila, la Gran Loggia Unita d’Inghilterra. 17 18 GIORDANO BRUNO (1548-1600) “Il 9 giugno a Roma era stato inaugurato il monumento a Giordano Bruno, oratore Giovanni Bovio. L’avvenimento ebbe grande risonanza in Italia e la Massoneria aveva avuto una parte di massima importanza avendo voluto significare con quel monumento un secolo di lotta e di sterminio dell’autorità spirituale del papato. Il pensiero filosofico di Giordano Bruno fu infatti subordinato dalla Massoneria ad una interpretazione per così dire mitica della vicenda del filosofo: arrestato dolosamente, interrogato dal Tribunale inquisitorio del Santo Uffizio, condannato a morte per eresia e arso vivo in Campo dei Fiori. La sua vicenda dunque era vista come una battaglia dello spirito scientifico di ricerca contro le imposizioni dogmatiche del “mostro clericale”. Giordano Bruno era infatti l’uomo che contro il rogo e la rinuncia alle sue convinzioni più intime, aveva scelto il martirio: “onorando quindi non l’ateismo o il rifiuto del cristianesimo (come fu poi asserito da certo malinteso positivismo) ma la libertà di pensiero, e quindi, la libertà di religione”. (Mola) Il Senato, il Governo, ed altri qualificati Capi di Stato, però, negarono la loro partecipazione, perciò i discorsi ufficiali pronunciati in occasione dell’inaugurazione in Campo dei Fiori rimasero, sostanzialmente, espressione del Grande Oriente d’Italia, senza assurgere a espressione del Governo del Paese. (tratto da “Un’Amicizia Massonica” – Carteggio Lemmi-Carducci a cura di Cristina Pipino, Ed. Bastoggi) “In occasione del monumento a Giordano Bruno, il Papa era vestito tutto il dì in abiti pontificali: nella sua cappella esposto il Santissimo, come se il popolaccio dovesse invadere da un momento all’altro il Vaticano per assassinarlo. Attorno a lui riunita una parte del corpo diplomatico, l’ambasciatore di Francia, fra gli altri, quasi a sua difesa. Il Papa indirizzò poi una nota alle potenze. La Baviera rispose che si trattava di quistione interna né essa poteva mescolarsene.” (tratto da Domenico Farini, Diario di fine secolo, 4 settembre 1891, pag. 39) 19 Lettera ad Adriano Lemmi Caro Adriano, Col vostro Marsala abbiamo bevuto alla vostra salute. L’Italia in Roma il 9 giugno fu grande. È una manifestazione solenne, pura, piena d’avvenire. Voi dovete esserne contento più di tutti… Addio, caro ed onorato amico. Lendinara 13 giugno 1889 vostro Giosuè Carducci (tratto da “Un’Amicizia massonica”) No al Congresso Eucaristico Leggiamo sui giornali, sotto il titolo: “Un ordine del giorno della Giordano Bruno sul Congresso Eucaristico” quanto segue: “L’altra sera seguì l’assemblea dell’Associazione Giordano Bruno. Dopo aver commemorato Guido Podrecca e discusso vari argomenti, fu approvato a pieni voti un ordine del giorno con il quale: “confermano la data stabilita dalla propria Direzione cioè di tenere in Udine il Convegno di tutte le proprie sezioni provinciali, con l’intervento di Silvio Stringari di Venezia all’uopo invitato, considerato che in tale data si terrà a Udine il congresso eucaristico deliberano, di nominare una Commissione la quale si rechi dall’ill.mo signor Prefetto della provincia per fare presente che qualora il congresso Eucaristico dovesse assumere per volontà degli organizzatori carattere politico e di manifestazione di protesta per i giusti fatti svoltisi in questi giorni, subordinando ad essi il carattere religioso della manifestazione, decidono che la Giordano Bruno si opporrà con tutte le forze a tali manifestazioni declinando sin d’ora ogni responsabilità su quanto potrà accadere”. (L’Osservatore Romano,12.8.1923) Giordano Bruno e l’infinito “Poiché dunque l’infinito è tutto quello che può essere, è l’immobile; poiché in lui tutto indifferente, è uno; e perché ha tutta la grandezza e perfezione 20 che si possa oltre ed oltre avere, è massimo ed ottimo, immenso”. (De la Causa, Principio e Uno – a cura di V. Spampinato – tratto da Le vie della Luce pag. 160) Mussolini e la rimozione della statua “…Alla base del monumento si legge un’iscrizione del filosofo Giovanni Bovio: “A Bruno, il secolo da lui divinato qui dove il rogo arse”. …All’epoca dei Patti Lateranensi, siglati tra Mussolini e Pio IX l’11 febbraio 1929, i cattolici chiesero la rimozione della statua e l’erezione, al suo posto, di una cappella di espiazione al Cuore santissimo di Gesù. Mussolini, probabilmente memore dei disordini accaduti non molti anni prima e anche perché G. Gentile, il filosofo del fascismo, era un estimatore del Nolano non accettò questa condizione, limitandosi a garantire che non si sarebbero più tenute manifestazioni per commemorare Giordano Bruno. A tale riguardo si fa seguire un passo del discorso che Mussolini tenne alla Camera dei Deputati il 13 Maggio 1929: “…non v’è dubbio che, dopo il Concordato del Laterano, non tutte le voci che si sono levate nel campo cattolico erano intonate. Taluni hanno incominciato a fare il processo al Risorgimento; altri hanno trovato che la statua di Giordano Bruno a Roma è quasi offensiva. Bisogna che io dichiari che la statua di Giordano Bruno malinconica come il destino di questo frate, resterà dove è. È vero che quando fu collocata in Campo dei Fiori, ci furono delle proteste violentissime; persino Ruggero Bonghi era contrario e fu fischiato dagli studenti di Roma; ma ormai ho l’impressione che parrebbe di incrudelire contro questo filosofo, che se errò e persisté nell’errore, pagò…”. ( Enrico Meloni) Lettera di Ernesto Nathan Non manca l’opportunità alla stampa cattolica di mettere in risalto che Ernesto Nathan quando aderisce alla sbandierata che l’Associazione bruniana si apparecchia a fare per il 17 febbraio, arrogandosi il diritto di aderire in nome e con il nome della rappresentanza municipale, che, a parte la fede di ciascu21 no di coloro che la compongono, non ha altro compito, nel regime costituzionale, da quello infuori di curare la pubblica amministrazione… Dal lato poi della realtà, il Campidoglio è dei Romani ed i Romani nella maggioranza reale non hanno eletto i bloccardi a rappresentarli… Ecco la lettera (di adesione) del Sindaco nel suo testo integrale: “Egregio signore, L’affermazione di assoluta libertà di coscienza, che tutte le fedi religiose rispetta, anziché l’una o l’altra imporre, il libero pensiero è cardine del programma dell’amministrazione comunale; alla manifestazione di Giordano Bruno, simbolo, nel martirio del filosofo nolano, di quel canone di civile governo, essa nel limite del manifesto emanato dall’Associazione dalla S.V. rappresentata, non può che associarsi. Associarsi a nome di Roma liberale convenuta qui in Campidoglio nelle sue più varie fazioni, le quali, ascritte a diverse fedi politiche e religiose, ravvisano nella laicità amministrativa, nella morale civile, nel libero pensiero, le più salde guarentigie di progresso cittadino, nazionale, umano. Mi creda, egregio signore, con i sensi della maggiore considerazione. Ernesto Nathan”. (L’Osservatore Romano, 1 febbraio1910) Il Campo dei Fiori “…Sin dal 1456 e sotto il pontificato di Eugenio IV cominciò a chiamarsi Campo dei Fiori. Appare dunque manifesto come, nel monumento al Bruno, non si è voluto onorare né la scienza né il suo Governo; lotta non pure contro la religione cattolica e contro l’autorità spirituale del Papa, ma contro il Cristianesimo tutto intero, anzi contro ogni simbolo religioso. Per ciò l’avv. Basso, presidente del comitato pel monumento a Giordano Bruno, nel consegnare la statua al sindaco Guiccioli, gli raccomandò di custodirla gelosamente, perché essa è “la prima pietra miliare che segna il cammino della nuova Roma”. Uguale pensiero espresse Bovio, sebbene con diverse parole, quando disse che “il XX Settembre fu una conclusione, il 9 giugno è un 22 principio: allora l’Italia entrò in Roma, termine del suo cammino; oggi Roma inaugura la religione del pensiero, principio di un’altra età”. …Questa follia, infatti, voluta dalla Massoneria e favorita dal Governo, è di una enormità così grande, che il Bovio ha avuto ragione di dire che al Papato “recò meno dolore l’invasione di Roma il 20 settembre 1870, che la sacrilega profanazione della sede del Cattolicesimo il 9 giugno 1889”. …Non è sede né gloriosa né indipendente sulle sponde del Tevere quella che Francesco Crispi conserva al Romano pontefice, obbligandolo ad udire dalla sua reggia urla infernali degli anticlericali di Borgo, ed a rimanere trepidante per lunghe ore. Chè ben poteva accadere che le legioni dei dimostranti, convocate dai quattro venti d’Italia dalla Massoneria al sacrilego spettacolo, avessero, deludendo alle precauzioni di un Governo, se non complice, per lo meno compiacente, a traboccare, come torrente che ha rotto il riparo, nel sacro suolo del Vaticano, e convertirlo in campo di battaglia. …L’ufficioso Fracassa del 9 giugno diceva: “È la gran giornata di lutto pel Vaticano, oggi un lutto più cruccioso e più profondo che non quello che si rinnova dal ‘70 a questa parte, ogni anno il XX settembre”. (La Civiltà Cattolica, 6.7.1889, quad. 937) Discorso del Ministro Barzilai a Napoli Apprendiamo dai giornali – Tribuna ed altri – che la “Giordano Bruno” ha inviato al Ministro Barzilai il seguente telegramma: “L’Associazione Nazionale “Giordano Bruno” si associa entusiasticamente alla grandiosa manifestazione d’italianità che si svolgerà in codesta illustre metropoli, auspice il suo beneamato consocio Salvatore Barzilai.” (L’Osservatore Romano, 26.9.1915) Sbandieramenti dell’ottocento liberalesco …Il Prof. Vanni, dell’Ateneo romano, concludeva un suo discorso a Perugia, mettendo in luce il significato del movimento e proclamava: “A noi spetta di compiere una terza Roma da sostituire alla Roma dei Papi”. 23 Il Prof. Cogliolo a Modena salutava il Bruno come “simbolo di lotta e ideale di progresso”, precursore di una “nuova civiltà.” Il Prof. Morselli, a Torino, additava nel Nolano “un genio a contorni italiani, una personalità superiore, una sublime figura di pensatore al quale non si può accostarsi, sentirsene conquisi senza riconoscere, al confronto, la piccolezza degli altri uomini così del suo tempo come del nostro”. Sdegno di Carducci “In tutte le principali città d’Italia opuscoli e discorsi orientavano gli animi e fomentavano gli odi anticlericali. A Milano, fra l’altro, capitò un incidente gustoso, a proposito di Giosué Carducci. Narra quest’ultimo nelle sue Prose: il sig. Gelmi, direttore dell’Italia Artistica: Un bel giorno, proprio il giorno della Befana, mi telegrafò così: “Massimo onore alle mie rappresentazioni sarebbe una conferenza di Lei sul Calendario di Giordano Bruno che spero mettere in scena il 19 a Milano e certo il 30 a Venezia. Compenserei cinquecento lire. Prego risposta subito.-Il signor Gelmi è da vero pieno zeppo delle migliori intenzioni per ciò che oggi chiamasi, con enfatica indeterminazione l’ Arte. Ma io che dell’Arte mi interesso sino ad un certo segno dovrei durar fatica di metter in lotta su un piccolo foglio da lettere la mia educazione con la mia natura, chè la prima mi ammoniva di rispondere gentilmente, la seconda mi comandava di dire: Ma caro signore, quand’ella vuole certi servizi d’elaborazione di ingredienti a tal prezzo, per la tal ora, oh faccia un po’ il favorito piacere di rivolgersi alla sua fioraia e alla sua cuciniera. Il signor Gelmi era tanto sicuro del fatto suo, anzi del fatto mio, che non aspettò né anche la mia risposta. E i cartelloni del teatro Carcano di Milano annunciarono per più giorni (almeno così lessi nel Secolo), una mia conferenza dal palcoscenico su il Candelaio di Giordano Bruno… Ma che le idee di Giordano Bruno risplendano fatali come le stelle del polo sulla via storica del pensiero italiano: ma che Giordano Bruno sia scrittore grande e commediografo almeno tollerabile, no, no e poi no”. Cosa strana! Forse a riparazione del suo sfogo sincero lo stesso Carducci in segui24 to aderì all’iniziativa del monumento romano perché diceva, in una lettera citata dal Balan ed apparsa su l’Unione di Bologna del 28 febbraio 1888: “senza questa statua Roma e in Castelfidardo, in Mentana, a Porta Pia, il sangue italiano fu sparso non si sa perché e per chi”. Frattanto Ettore Ferrari preparava la statua del Bruno, di circa dieci metri d’altezza. Tre bassorilievi di bronzo decoravano le facce laterali e la faccia posteriore del basamento e rappresentavano alcune scene della vita. Otto medaglioni ritraevano otto martiri della libertà di pensiero. Giovanni Bovio dettava l’epigrafe: “A Bruno il secolo da lui divinato – qui dove il rogo – arse” (L’Osservatore Romano, 19.9.1948) “Un nuovo sacrilego attentato contro la religione nostra santissima sta per consumarsi in Roma dall’infame setta che vi spadroneggia. Fin dal giorno in cui venne innalzato in Campo dei Fiori l’infame monumento a Giordano Bruno raccogliemmo per primi la voce, corsa sulla piazza, d’una proposta fatta dai massoni di erigere in Roma un monumento a Cristo Uomo. Ora il Courier di Bruxelles annunzia la sottoscrizione, incominciata da un foglio anticlericale, per innalzare appunto a Roma una statua “al grande ribelle di Nazareth”. È un’infamia nuova. La massoneria vuole esporre in pubblica piazza nostro Signore Gesù Cristo… I bestemmiatori che attentano di spogliarlo della sua divinità, gli getteranno, passando, il saluto di Giuda dopo avere scritto sulla fronte divina: Ecco l’Uomo. (La Civiltà Cattolica - Cronaca contemporanea, quad. 946 del 1889) Giordano Bruno nelle scuole “Non è vero che gli anticlericali siano afflitti per il ripristino dell’insegnamento religioso nelle scuole. Ecco per esempio il corrispondente romano della fierissima erede di Dario Papa, l’Italia del Popolo, il quale si dà una buona fregatina di mani, pensando a quella prodigiosa fucina di piccoli anticlericali che sarà fra poco la scuola con il crocifisso e col catechismo. Insomma, conclude beato, grazie a Gentile, Giordano Bruno 25 diventerà popolarissimo in Italia”. … Quanto a Giordano Bruno, è giusto che egli sia un po’ più popolare in Italia, perché s’egli non creò il mondo né in sei giorni né in sei epoche, fece però con poca fatica un mondo di pappagalli.” (L’Osservatore Romano, 18.10.1923) Statuto di fondazione dell’Ordine “Giordano Bruno” Art.1 È costituito, in seno alla Comunione massonica italiana l’Ordine “Giordano Bruno”, per il conferimento di diplomi e medaglie di benemerenza a quei fratelli che si sono distinti per spiccato attaccamento e costante dedizione ai principi della Massoneria, praticandone e diffondendone le ragioni ideali nella consapevole libertà del pensiero e della conoscenza. Art. 2 Scopo dell’istituzione è anche quello di tenere viva e feconda in seno ai fratelli dell’Ordine, ed anche nel mondo profano, la tradizione ed il culto del Martire nolano e della religione del Libero Pensiero, agevolandone la diffusione mediante studi, conferenze, pubblicazioni. (Circ.122/GB, Roma 26.2.1965) La onorificenza viene tuttora attribuita ai Fratelli che hanno dimostrato personalità, cultura, attaccamento all’Ordine. (Gran Loggia Nazionale dei Liberi Muratori d’Italia, Palazzo Giustiniani). Contro il monumento a Giordano Bruno “Santisimo Padre, Dòciles y sumisos siempre estos feligreses de mi cargo à las ordenaciones de Dios, han escuchado con profunda reverencia an todos tiempos la tan autorizada voz de Vuestra Beatitud; y si en los plàcamemes del Pastor universal de la Santa Yglesia han sentido complacencia, en los infortunios y adversidades de Su Santidad, su corazon emocionado por tanta pena desea mitigar con indecible ansia los dolores y amarguras de su Padre perseguido. Son vuestros hijos… Santisimo Padre; los mismos que agrupados un dia llegaron à formar en el reino de Valencia, la villa y Parroquia de Torrente: y obedecieron à los Prelados y complieron sus preceptos. 26 I al ver que tantos desnaturalizados tenian senalado el dia nuevo de Junio para rendir culto á la apostasia llenando de improprerios à la Santa Iglesia é hiriendo en la megilla à su Pastor; todos de consuno levantan su grito de protesta contra los profanadores del Lugar Santo, exclamando y diciendo: Viva el reinado social de Jesucristo, Viva el Papa-Rey Leon XIII. Descendan de lo alto del Cielo los anatemaz y con la fortaleza del rayo, troncheu las atrevidas astas de los negros pendones de la impiedad! Quede reducido à liviano polvo el monumento levantado en mala hora al rebelde Giordano Bruno! Confundanse sus secuacez y pidan perdon al Dioz misercordioso! Parroquia de Torrente, dia de su Titular Maria Santisima en su gloriosa Asuncion á los Cielos, á quince de agosto del ano el Senor mil ochocientos ochenta y nueve. seguono le firme” (L’Osservatore Romano, 19. 9. 1889) I parroci del decanato di Uckeraie “Uckeraie, 31 luglio 1889 I parroci del decanato di Uckeraie, che ieri si sono riuniti qui nella parrocchia in assemblea del decanato, mi hanno incaricato di esprimere a V.E, tanto in nome proprio che delle parrocchie loro affidate, il più vivo e profondo rammarico che hanno provato per la scandalosa ed empia festa celebrata in Roma a sfregio del Sommo Pontefice e di tutta la Chiesa cattolica all’apostata ed immorale Giordano Bruno, con l’umile preghiera di presentare al S. Padre questi nostri sensi, implorando la Sua santità per noi ed il nostro popolo l’apostolica benedizione. Mentre adempio a questo incarico, prendo tale circostanza per presentare a V.E. gli ossequi i più rispettosi. Di V.E. Reverendissima, Dev.mo Grothe Ken, parroco-decano”. Parliamo di Giordano Bruno Giordano Bruno da alcuni è considerato il prototipo delle aspirazioni, da altri invece pur disapprovando la pena di morte, lo considerano un piccolo ere27 tico da non imitare; ll venticinque aprile è una data di gioia, per alcuni, altri la considerano un lutto. (L’Osservatore Romano, 2 febbraio 2004 (tratto da: Antonio Gualano, Essere laici, il divenire, pag.100) È noto che l’avvenimento della esecuzione capitale, per mezzo del fuoco, abbia attirato l’attenzione delle associazioni laiche che assieme alla Massoneria hanno fatto a gara per fare risaltare il sacrificio di un pensatore che, dopo anni di carcere, di processi da parte del Santo Uffizio, divenne il simbolo del Libero pensiero ed il martire del dogmatismo e dell’intransigenza religiosa. Il caso Giordano Bruno va, è vero, inquadrato in un periodo in cui l’esplosione dello scisma luterano aveva facilitato la possibilità di esaltazioni filosofiche e teologiche nel nord Europa e lo scontro dottrinario con la Chiesa cattolica. È vero, non si può morire per le proprie idee. Si innesca, però, spesso, in coloro che mettono in risalto le contrapposizioni ideologiche, religiose di Giordano Bruno e la filosofia platonica, aristotelica, di Tommaso e da parte degli oratori e studiosi laici ed anticlericali, il tentativo di ridicolizzare, sic et sempliciter, le credenze ed i principi del cristianesimo. Non sempre le idee innovative, pur apportando alla cultura lo stimolo della ricerca, dell’approfondimento, della Trascendenza, del nostro modo d’essere e divenire, possono dire l’ultima parola. La Filosofia non dà certezze. Ognuno ha il diritto di avvicinarsi alle idee nelle quali crede con sacro fervore, ma io direi, in punta dei piedi, cercando di non suscitare la sensibilità altrui. Per noi laici, massoni, liberi pensatori, Giordano Bruno deve essere l’emblema di quanti a qualsiasi scuola di pensiero, filosofica, politica, teologica appartengano, abbiano patito o patiscano per il trionfo del pensiero. Di tutti costoro, filosofi, politici missionari, protestanti, cattolici, ebrei, massoni che sono perseguitati per i propri principi e per le idee professate, Giordano Bruno, diventa il simbolo, l’emblema; altrimenti le commemorazioni sarebbero riduttive e non esalterebbero un’Umanità veramente libera. Giuseppe Mazzini diceva ove una persona soffre per i propri diritti e le proprie idee, accorri, ivi é un Fratello. Agli esoterici un aiuto potrebbe venire dall’approfondimento De gli eroici furori (1585) del martire. 28 GIOSUÈ CARDUCCI La conversione di Carducci Verso la fine del 1899, una paralisi immobilizzò il braccio e la mano destra di Giosuè Carducci . Era vicina la notte di Natale, in cui Leone XIII, che compiva 90 anni, avrebbe aperto la Porta santa della basilica di San Pietro per dare inizio all’anno Santo. Giovanni Pascoli che allora era docente di letteratura latina a Messina, scriveva una poesia, La Porta santa, nella quale si rivolgeva al Pontefice: “Vecchio papa, mite schiavo di Dio, apri quella Porta santa!”. Giosuè Carducci, a Bologna non scriveva più versi. Con la paralisi alla mano destra era terminata la sua stagione poetica. Ma era iniziata, invece, la stagione del suo ripensamento spirituale. Il cantore dell’Inno a Satana, il massone, l‘anticlericale già nel 1897 si era intenerito a vedere andare in rovina una chiesetta di campagna nel Forlivese: aveva scritto l’ode La Chiesa di Polenta e l’aveva fatta stampare in un fascicolo separato da vendersi a beneficio dei restauri. Insomma, in un’epoca ancora lontana dall’8 per mille, il Carducci dava la sua sovvenzione al clero per il piacere interiore di udire che “il campanil risorto / canti di clivo in clivo alla campagna/ l’Ave Maria”. C’è una testimonianza di Don Orione che parla di una confessione sacramentale fatta dal Carducci, a Courmayeur, al sacerdote che era cappellano al rifugio del piccolo San Bernardo. Il poeta si era incontrato tre volte a Courmayeur, l’ultima nel 1895. Ma ci sono testimonianze più dirette, rese note recentemente dalla Rivista Messaggi di Don Orione, come quella di Luigia Trincani, fondatrice delle Missionarie della Scuola, figlia del latinista Carlo Trincani, allievo e poi collega di insegnamento di Carducci. La Trincani racconta: “Mi ricordo che andavamo a Messa, intorno al 1896, e passavamo davanti all’Editrice Zanardelli; Carducci era già toccato al braccio e non aveva più la parola sciolta. Stava lì seduto e molti gli facevano circolo. Chiesero a mio padre: “Dove sei stato? ”Rispose:“a messa”, lo irrisero. Carducci si inquietò: “allora, gli dissero, bisogna credere a Cristo Dio? Allora bisogna credere nell’anima immortale e all’esistenza di Dio?”. E Carducci: “Disgraziato é chi ti dice che non esista Dio e che l’anima non sia immortale?”. E tutto sde29 gnato, se ne andò prendendo il braccio di mio padre. Per tutta la strada tacque. Pensava. Ed è ancora la Trincani a svelare: “ Carducci in morte volle i sacramenti, e malgrado la guardia feroce che gli montavano i massoni, li ebbe da un sacerdote vestito da barbiere e venuto con la scusa di fargli la barba”. (Domenico Del Rio) (Famiglia Cristiana, n°4, 31 dicembre 1998) Giosuè Carducci e Dio Carducci affermò nella sua orazione tenuta per la libertà perpetua di San Marino: “Iddio, dissi, o cittadini, perroché in repubblica buona, è ancora lecito di non vergognarsi di Dio, anzi da lui ottimo, massimo ci conviene prendere i cominciamenti e gli auspici”. Rispondendo al patriota Paolo Tedeschi: “Caro Signore, grazie a Dio voglio credere sempre di più. Al cattolicesimo sento impossibile avvicinarmi con intelletto d’amore, ma rispetto i cattolici buoni”. È evidente che la fede e la religiosità venivano distinte dal Vate. La ragione aveva il sopravvento sulla passione e su i fatti umani, sui pregiudizi, sugli egoismi terreni. Il Gran Maestro Ettori Ferrari in relazione ad alcune dicerie circa il suo avvicinamento alla Chiesa cattolica nei momenti estremi, inviò al Fratello un telegramma: “Sia lungi la grande ora e veglino i Geni della patria sul Vate nostro immutato fugando ogni ombra maligna sulla fronte radiosa. Questo il popolo massonico nella fede comune invoca”. Il pensiero religioso e la fede di Carducci “Facendo alcune osservazioni intorno ad un articolo su “L’origine dell’uomo”, apparso ne L’Osservatore Romano, un egregio lettore lamenta che non sempre le pubblicazioni e le opere cattoliche siano immuni da inesattezze e da incertezze che giovano ai nemici della Chiesa, ai miscredenti e ai fatui per attaccare decidere e mettere in dubbio le verità supreme, o avvenimenti che con la Chiesa hanno qualche ragione di attinenza. 30 Tra le citazioni dei vari appunti che il lettore rileva in qualche opera, specialmente si sofferma sopra una affermazione che in un libro di apologia per gli studenti Contravveleno si legge al riguardo della morte di Giosuè Carducci e dei suoi sentimenti religiosi. Il lettore lamenta che il P. Gallerani, autore del libro in questione, parlando di Carducci abbia profetato ch’egli si sarebbe convertito sul letto di morte; e contro il Gallerani, afferma che morì pagano dichiarato. Perché, dunque, si chiede il lettore lasciare stampare ancora il libro con ancora la stessa “corbelleria”? Su questo argomento molto delicato dei sentimenti religiosi del Carducci, sarà bene dire qualche parola definitiva: e dico definitiva perché chi scrive ebbe l’avventura di avvicinare il Poeta e di goderne la benevolenza. Giosuè Carducci era intellettualmente e spiritualmente già morto prima del giorno supremo della morte fisica: da quando, cioè, lo colse d’improvviso quel malore che in breve lo ridusse inerte nelle membra e nel pensiero. Il conferimento del famoso premio Nobel lo trovò in penose e pietose condizioni, di quasi incomprensione dell’atto di omaggio che attorno a lui, e in suo onore, si compieva. Quanti ebbero qualche familiarità col Maestro anche sanno l’origine e la verità delle famose parole, in periodo non dubbio- periodo del novembre 1905 - con le quali avvertiva che non avrebbe voluto “né preci di Cardinali, né comizi di popolo” e che aspettava “immutato e imperturbato” la grande ora. Ma Carducci nella pienezza potente dell’alto intelletto, non era sì meschino come da ragione di parte e di attriti locali lo faceva… Noto è qual giudizio egli stesso dette del suo Inno a Satana famoso cavallo di battaglia dei letterati carducciani e anticarducciani. Chi scrive ricorda di averlo sentito…evocare con parole piene di commosso sentimento la grandiosità dell’inno cristiano Veni Creator Spiritus del quale magnificava l’impeto grandioso della invocazione, quasi impietosa. E con quello suo canto sommesso e sconnesso, che era più borbottamento che accenno musicale, cercava di evocare le note dell’inno magnifico. Non ricordo io, forse, di avere veduto brillare, in quei suoi occhi, pur sì brillanti di interiore luce, lacrime vive di commozione al richiamo della mistica dolcezza dello 31 Stabat Mater! E anche qui faceva del suo meglio - chè l’orecchio musicale non gli era propizio per ripetere le note piagnevoli dell’inno cristiano: quelle note che forse aveva sentito e seguito, fanciulletto, nella chiesa del natio borgo toscano. Chi può dimenticare le parole della ciceroniana orazione “per la libertà perpetua di San Marino”? E lamentava che le genti latine, fossero diseducate dalla idea divina, “Dio la più alta visione a cui si levino i popoli nella forza di lor gioventù”. La poesia in estrema si spegne e muore sulle labbra del Poeta, con l’ultimo canto e l’ultima luce: roseo il tramonto ne ’l azzurro sfuma, mormoran gli alti vertici ondeggianti Ave Maria! Ancora ricordo altri atti e altri atteggiamenti, tutt’altro che pagani, tutt’altro che anticristiani di Carducci vigoroso e sano o del Carducci già debole e infermo. Insofferente e ribelle, come sempre era stato, quando giacque, quasi, inerte sul letto, s’addolcì in un sommesso amore verso la moglie, non desiderando e non volendo che lei vicino; lei così buona d’ogni più buona cura. E come un giorno nel chinarsi essa su di lui, per sollevarlo alquanto sui cuscini lasciò pendere libera una medaglietta della Madonna che aveva al collo legata ad una catenella d’oro, io so che il Carducci arrestò quella medaglietta con la mano già tremula, alle labbra e la baciò. Quel bacio era stato per la pia consorte del Poeta come una suprema confessione di fede del suo Giosuè. E quella medaglia, lui morto, ella gli pose al collo e dai famigliari si fece promettere che con quella, tra le violette fragranti, sarebbe stato rinchiuso nella cassa e seppellito. Io vorrei che queste notizie e questi ricordi che agitano nella mia anima tanto… di letizia e di tristezze lontane, ponessi in una giusta e vera luce il pensiero e il nome del grande Poeta. Per questo solo scopo: “per l’affetto verso il Maestro, mi sono indotto a scrivere e a raccontare”. F.Z. (L’Osservatore Romano,17.7.1925) 32 Iniziazione del Vate Giosuè Carducci fu iniziato massone. Nel 1866 fondò, con altri, la Loggia “Felsinea” pure a Bologna e di questa antica officina si conservano ancora le tavole firmate da Giosuè Carducci, segretario di Loggia e Cavaliere Rosa Croce. Sciolta la “Felsinea”, rimase in sonno sino a che, riorganizzato l’Ordine da Adriano Lemmi, fu affiliato il 20 aprile 1886, alla Loggia Propaganda massonica di Roma. Il 29 dicembre 1905 inviò a Lemmi il seguente telegramma che può dirsi la sua ultima manifestazione massonica: “Colpirò con il mio maglietto, finché le mie forze dureranno, preti, moderati e transigenti. Vorrei avere la tua energia e io auguro che essa duri”. (Tratto da: Vittorio Gnocchini “L’Italia dei Liberi Muratori”) Molto discussa è la data dell’iniziazione di Carducci nella Massoneria. Numerose sono state proposte e, fra queste, riportiamo le principali. La prima risale al periodo subito successivo alla morte di Carducci, quando, cioè, il 15 febbraio 1907, la “R.M.I.” affermò che il Poeta era stato iniziato nella Loggia Galvani di Bologna. Tale teoria fu ripresa e ripetuta di lì a poco, il 10 marzo 1907, dal Grande Oratore Giovanni Albano nella solenne commemorazione tenuta a Palazzo Giustiniani dal Grande Oriente di Roma. La seconda fu formulata nel 1921 da Romeo Monari il quale affermò che l’affiliazione di Carducci ebbe luogo non molto dopo il 1860, e che prova ne sarebbe l’ode Dopo Aspromonte, scritta nel 1862, che per i suoi accenni massonici, fu probabilmente letta nell’agape rituale successiva alla sua iniziazione. Quest’ultima, poi, sarebbe avvenuta in una delle Logge bolognesi di quel periodo: Concordia Umanitaria e La Severa, dalla fusione delle quali sarebbe nata la Galvani. Ma le considerazioni più convincenti rimangono quelle pubblicate da Ugo Lenzi su Acacia massonica nel 1948. Nella sua tesi affermò che Carducci non figurò mai in nessuna delle Logge sorte e demolite in Bologna tra il 1860 e il 1864, né nella Concordia Umanitaria né nella Severa, né infine nella “Galvani”. Scaturita dalla fusione delle sunnominate. Carducci, al contrario, comparve nel 1866 tra i fratelli fondatori della Felsinea: il matematico Luigi Cremona, il colonnello Augusto Matteo Mauro, l’avvocato Fausto Malaguti; tutti 33 senza precedenti nelle Logge bolognesi…”. (Tratto da: Un’Amicizia massonica, Carteggio Lemmi – Carducci, a cura di Cristina Pipino, Ed. Bastoggi, 2006) Lettera di Lemmi Mio Carissimo Amico e fratello. Ebbi il vostro Libro delle Nuove Rime: grazie del dono inestimabile: come l’ho letto, e quanto piacere e quanto bene mi ha fatto! Beata la Patria, beatissimi gli amici di un Uomo siccome Voi! Ma più cresce, mio caro Carducci, l’ammirazione e l’orgoglio dell’Italia pel vostro genio, più le appartenete e più crescono e più alte diventano e più sacri i vostri doveri di Poeta e di Cittadino. Voi sapete quanto io vi abbia in onore e vi ami: non vi sia dunque molesta la mia voce: è la voce di un vecchio amico e sincero che non può resistere all’impulso dell’anima e che, pur fra le tempeste che, certo, in questi giorni vi affaticano e vi tormentano, vi grida: vincete ogni incertezza, rompete gli indugi e venite; venite a Roma, dove il genio vostro e il plauso degli Italiani vi chiamano; dove l’anima fiera del Vate ghibellino attende da voi la sua più elevata e più completa rivelazione. Chi potrebbe parlare all’Italia ed al mondo, da Roma, e di Dante prima e meglio di voi? Vedete tutto crolla sotto i colpi dello scetticismo; e qualche volta, davvero, pare anche a me che l’Italia nostra sia vile! Forse l’idea Dantesca bandita da questa città fatale darà vita, fra le rime del vecchio, ad un nuovo mondo morale, ad una religione di civiltà, che abbia per suo Dio il vero e il Bello eterni; venite e siatene voi apostolo e Sacerdote. In nome di migliaia e migliaia di Liberi Muratori ve ne prego: accettate il glorioso Ministero: a voi solo non farà tremare le vene e i polsi l’immagine del Poeta Altissimo rivelato in tutta la sua luce all’Italia. Il Poema cui pose mano e cielo e terra insegnerà, per Voi, nuova via di civiltà e di grandezza alla Patria: la Cattedra sulla quale voi siederete Commentatore di un’opera veramente divina rovescerà quella bugiarda e parlata da cui, per tanti secoli, sgridò al mondo santa la guerra al pensiero umano assetato di verità. Dante vale assai più del Vangelo: Cittadino, Massone e Poeta, voi, interprete di quel sommo intelletto, vi ergerete qui, in Roma, in faccia al Papato giudice e flagellatore delle sue usurpazioni e 34 delle sue oscene ribalderie: compirete l’opera di redenzione del Popolo Italiano: bandirete l’idea che Mazzini vagheggiò irradiarsi dalla terza Roma sull’Italia e sul mondo civile: e avrete la vostra corona; una corona che nessun Poeta Italico osò mai nemmeno augurarsi e lancerete lo strale d’oro su per le vie del Sole e le genti vi leggeranno la nuova gloria di Dante e la vostra!… Mi accorgo, mio caro Carducci, che anch’io divento poeta; parlare di Dante e di Voi! Accettate: legate il vostro nome ad un’opera davvero altamente civile e sapientemente Italiana. Affettuosamente vostro Adriano Lemmi Roma,11 Luglio 1887 (Tratto da: “Un’Amicizia massonica - carteggio Lemmi – Carducci” a cura di Cristina Pipino, Bastogi ed. 2006) A Giosuè Carducci Carissimo Carducci Non sarete sorpreso se io vi dico che non comprendo come non abbiate ancora risposto alla mia lettera del dì 11 Luglio decorso. Io ritengo, e meco ritengono tutti i fratelli e tutti i Liberali d’Italia, che nessuno meglio di voi e nemmeno come voi, possa interpretare in Roma Dante e la sua anima e le sue divine bellezze. Mi preme dunque conoscere che cosa farete. La Mario mi fece sapere che voi mi avete risposto ed avreste mandato a Lei la vostra lettera per me, ma non vedo ancora nulla. Badate che io non sono disposto a lasciare passare in dimenticanza simili promesse. Attendo dunque la vostra lettera e mi auguro sia quale è desiderata da tutti coloro che vi vogliono bene davvero e per voi e per la vostra gloria. Vostro aff. Lemmi Roma 2 settembre 1887. (Tratto da “Un’Amicizia Massonica”) La Cattedra Dantesca e Giosuè Carducci A seguito della proposta dell’on. Bovio, la Camera decretò l’erezione di una 35 Cattedra Dantesca nell’Università di Roma, e, poi, il Ministro della pubblica istruzione, la offerse a Giosuè Carducci. Il Carducci rifiuta la Cattedra, ed ad Adriano Lemmi, che aveva insistito perchè egli accettasse, spiega i motivi del suo rifiuto con la lettera seguente: Bologna, 25 settembre 1887. Caro amico, ad una vostra del luglio faccio risposta tarda, perché la cosa di che mi scrivevate non voleva precipitazione di risoluzioni, lunga, perché a voi posso, per l’amicizia per la quale mi tenete degno, e voglio, per la stima che fo dell’animo vostro, aprirmi intero; che non sarebbe lecito, secondo l’uso, in risposte più o meno officiose. La insistenza dell’amico Bovio a volere me sulla cattedra dantesca istituita nell’Università romana mi onora e mi dà insieme dispiacere. Mi dà dispiacere perché da un uomo come lui mi aspettavo dovere essere creduto quando risposi una prima volta non sentirmi né disposto nè atto a quell’officio. Allora che Giovanni Bovio promosse nella Camera dei Deputati una legge per istituzione di cattedre all’officio particolare di esporre la Divina Commedia, io diedi il nome e l’assenso a una nota con la quale alcuni professori dichiaravano non tenere opportuna quella istituzione. Confesso che l’insegnamento dantesco, quale fu assegnato a sola Università di Roma con la legge del 3 luglio 1887, riuscì tutt’altro da quella che era o ci parve in quella proposta: confesso che potrei per più ragioni tenerlo buono. Ma salire io su quella cattedra, no: non voglio parer mutare opinione quando o perché mi torna conto. Ancora. Gli intendimenti coi quali e pei quali fu dettata la legge appaiono dai discorsi che la proposero e la sostennero; e sono tali che a qual sia, per accettare l’insegnamento dantesco in Roma, richiedono intorno alle opinioni e alle dottrine politiche e religiose di Dante una persuasione che io non ho. Per me la grandezza di Dante non esce dal cerchio del medioevo e dello stretto cattolicismo. La riforma che Ugo Foscolo immaginò tendesse egli a fare o volere nella Chiesa, non toccava se mai, i dogmi; mirava ad un cattolicesimo più rigido, più ascetico, più prepotente. Nessuno più dell’Alighieri idealmente vagheggiò, nessuno più dell’Alighieri avrebbe politicamente approvato, una conciliazione tra il papa e l’imperatore. La conciliazione, del resto, è una vecchia utopia italiana, di cui non bisogna aver 36 paura. Ma non scivoliamo in politica. Io dico che in questi concetti delle dottrine dei sentimenti di Dante posso errare, anzi errerò di certo; e mi lascerei volentieri convincere del contrario. Ma intanto vanno attorno in certo mio libro stampato da più anni: mutarli sulla cattedra romana non sarebbe degno: portarveli, non mi par conveniente. Tali ragioni devono scusarmi abbastanza nell’opinione dei buoni. Che, se anche l’insegnamento dantesco su la cattedra romana potesse, che io non credo, mutarsi in un trattenimento estetico, io non potrei per altre ragioni accettare l’officio: poiché, cioè, io non credo che lo Stato debba fare spese voluttuarie per mantenere trattenimenti estetici a uso di un pubblico mobile perché io in fine, per difetto totale d’ogni facoltà d’eloquenza accademica ecc., e per indocilità di temperamento, sarei il meno adatto a dare tali trattenimenti. E poi la gratitudine che debbo alle manifestazioni di benevolenza largitemi dalla città di Bologna, e l’affezione che ho a questa città, dove per ventisette anni vissi la vita vera, mi sconsigliano dal provare altra dimora. Se ho da fare ancora il professore, sento di non poterlo fare utilmente che a patto di potere salutare, ogni volta che vado alla scuola o ne esco, la torre degli Asinelli. Pare un motto, ma è vero. E con ciò, ringraziandovi cordialmente della vostra cara lettera, la quale è già un premio troppo superiore a tutto quello che io nel benigno vostro giudizio posso aver fatto, vi saluto. Giosué Carducci (L’Osservatore Romano, 1.10.1887) La rivolta degli studenti di Bologna “L’Università di Bologna è stata nei giorni trascorsi teatro di scene scandalose. La studentesca di quel ateneo più avida di far la politica che di attendere agli studi, si è levata a rumore perché Giosuè Carducci, cantore di Satana, l’antico… della democrazia giacobina ed oggi senatore del regno e poeta cesareo, aveva accettato di far da padrino alla nuova bandiera del Circolo monarchico-liberale dell’Università bolognese. Da qui gli sdegni di molti tra gli allievi del bardo di Pietrasanta e gli applausi di altri studenti; quelli perché disapprovavano l’incoerenza del loro maestro; questi perché si sentivano onorati di avere in un circolo monarchico un 37 repubblicano convertito. Prima ci furon parole e grida; poi, come suole accadere botte da orbo, fischi, un vero pandemonio. “Per protestare contro i loro compagni radicali, così scrive l’egregia Unità Cattolica, che al Carducci non hanno risparmiato insulti d’ogni genere, gli studenti monarchici ier l’altro, vollero fare una dimostrazione in suo onore: adunaronsi in piazza Vittorio Emanuele, e percorsero le vie principali, gridando: Evviva Carducci! Ma parecchie centinaia di studenti radicali non tardarono a schernirli, fischiandoli sonoramente, fino a che si giunse alla casa di Carducci. Là il tumulto prese gravi proporzioni, gli evviva e gli abbasso salirono alle stelle, e finalmente i fratelli studenti vennero alle mani, proprio davanti alla magione del professore. Si gettarono in mezzo gli agenti di P.S. e poco dopo giunse uno squadrone di cavalleria; ma arrivò troppo tardi, giacchè già gli studenti radicali eransi dileguati, e gli altri portavano mestamente al Circolo monarchico la bandiera tricolore, che nella colluttazione era stata spezzata!”. Intanto però il Carducci prudentemente aveva lasciato Bologna partendo, sembra, per Genova. Probabilmente ne avea avuto abbastanza del giorno prima, quando duecento studenti, penetrati nell’aula dove stava facendo lezione, con un baccano indiavolato che durò oltre un’ora, lo costrinsero a smettere. Uscendo dall’aula il Carducci venne fischiato. Intervennero gli agenti e lo circondarono, mentre egli saliva in legno per andare a casa sua. Ma molti studenti gli stavano ai panni, ed uno di essi cercò di colpirlo con una chiave in viso, invece lo colpì alla mano. Costui è un certo Solaroli di Cesena. Fu arrestato, come pure un altro, certo Monti, di Ravenna, che aveva tentato di liberarlo”. (La Civiltà Cattolica, quaderno 974,1891) Carducci e l’agente delle tasse “Il sommo vate, il cantore di Satana, della Regina e della Bicocca, vale a dire Giosuè Carducci, ha scritto non già una nuova Ode barbara, ma una lettera contro il barbaro Agente delle tasse. Questa lettera merita di essere riprodotta per fare vedere che l’italico fisco va a disturbare colle sue imposte più che prosaiche, perfino la quiete olimpica dei più grandi poeti, e per dimostrare eziandio che quando si tratta di imposte, e di tasse, 38 anche i poeti lasciano il giocondo Olimpo, o il fosco stige, per salvare la borsa, ordinariamente poco ben fornita di danaro, dagli artigli di quel Cerbero, che è l’esattore, e il quale ha davvero più fame dopo il pasto che pria. Ecco la lettera: “Or fa due anni al signor agente delle tasse, che mandò interrogandomi de’ miei redditi di scrittore risposi denunziando circa lire duemila annue; per allora: la ricchezza, aggiungevo, veramente mobile, e che negli anni a venire poteva esser meno e anche nulla. Allora il signor agente riconobbe la giustezza delle riserve. Oggi esce a tassarmi per lire ottomila all’anno. L’uscita è peregrina: Io son dunque, a sentenza del signor agente, mentitore e frodatore allo Stato. Il signor agente mi pare ignorar molte cose: anzi tutto la coscienza, che si deve recare informata e scrupolosamente equa nell’applicazione della legge: poi il rispetto, che si deve alla gente onesta che non ha mai mentito: in fine la produzione mia letteraria e l’economia libraria. Se conoscesse me, il signor agente saprebbe che io non faccio il mestiere: io scrivo come e quando mi pare. E in questi ultimi tre anni, se avesse, come doveva, cercato, di mio non avrebbe trovato niente nelle Riviste credute paganti. Non son collaboratore di nessun giornale. Qualcuno che accettò certe mie comunicazioni mi fece grazioso favore non esigendo il prezzo dell’inserzione. Cerchi il signor agente contratti che mi garantiscano una rendita annuale per mia proprietà letteraria. Troverà che, se mi venga a mancar la pazienza e ai signori Zanichelli la voglia di raccogliere e stampare da un anno all’altro un volume di cose già note, le lire duemila vanno esse pigliando il volo verso più facili e felici scriventi, Ecco tutto. Né spenderò più carta o tempo per avanzar richiami contro il signor agente, che mi ha, ripeto, ingiuriato. Il richiamo io lo faccio, qui, pubblico. Accuso perciò al Governo e all’opinione il signor agente, di oltraggio, d’ignoranza, d’arbitrio a rendere iniqua e odiosa la legge. E non pago. Avanti! Giosuè Carducci. (L’Osservatore Romano, 26.9.1893) 39 La grande ora “Se Giosuè Carducci non avesse taciuto, non prestandosi a pubblicità psichiche, intorno alle quali qualunque uomo dotto o indotto è mistero a se stesso, forse la sua canizie ci avrebbe guadagnato almeno quel tanto che si guadagna sempre da ognuno, il quale intorno ad un avvenimento personale non trincia sentenze, e impedisce, quando può, che si trincino. Non sarebbe venuto fuori così il telegramma festoso, roboante della Massoneria, la quale non può nascondere mai l’istinto di certi uccelli sinistri, anche quando s’ingegna di propiziare. Il vate e la Massoneria, scrivendo, per quanto laconicamente, hanno dato esempio di grandissimo orgoglio. E l’orgoglio non concilia né la benevolenza né la stima di alcuno. La grand’ora si aspetta in silenzio e si augura silenziosa, fuori di ogni mondana ressa, anche da quella del popolo massonico, da non confondersi col popolo autentico. Ecco il telegramma indirizzato da Ettore Ferrari, Gran Maestro della massoneria, a Giosuè Carducci: Sia lungi la grand’ora e veglino i geni della Patria sul vate nostro immutato, fugando ogni ombra maligna sulla fronte radiosa. Questo il popolo massonico nella fede comune reverente augura, invoca. Giosuè Carducci si era creduto in dovere di telegrafare al Secolo di Milano, in poche parole, che quanto si era stampato in questi ultimi giorni di pratiche fatte intorno a lui, vecchio per lunga età, affine di convertirlo a pensieri religiosi cattolicamente, se anche fosse stato vero, lo reputava ingiurioso e proclamava di aspettare la grand’ora, immutato. (L’Osservatore Romano, 5.12.1905) Turlupinatura massonica “Un manifesto del circolo Carducci, portante la commendatizia di alcuni enti non anticlericali, almeno apparentemente, annunziava che ieri a sera sarebbesi commemorato al teatro G. Carducci, essendo oratore il professor Luigi Valli. La curiosità di sentire parlare del poeta, e la cortesia verso il concittadino confe40 renziere, richiamarono al teatro molti signori ed anche signore le quali del resto rimasero vittime di una solenne turlupinatura massonica, imperocché più che la commemorazione di un artista si fece quella di Giordano Bruno preceduta da un notturno corteo di massoni, socialisti, repubblicani autentici, organizzato anch’esso nelle tenebre dell’ora avanzata, e alla perfetta insaputa degli estranei all’ibrido blocco anticlericale narnese. Ci meravigliamo della soverchia credulità di certe persone, e specialmente di coloro che prestarono con ingenuità ridicola il nome per la turlupinatura massonica e per rafforzare quei partiti ieri sì aspramente combattuti.” (L’Osservatore Romano, 20.2.1908) Un Museo Carducciano Il corrispondente bolognese del Corriere d’Italia manda in data di ieri al suo giornale qualche notizia intorno alla consegna della casa e della biblioteca di G. Carducci al Comune di Bologna. Dopo alcune altre notizie sulle operazioni relative a tale consegna, il corrispondente così prosegue: “Alla presenza del prof. Albini, del rappresentante del Comune prof. Sorbelli, del notaio del Comune e di tutta la famiglia Carducci sono stati levati i sigilli alle stanze del Poeta, e un raggio del pallido sole autunnale ha baciato dopo tante ore di abbandono, quei ricordi cari al lavoro di lunghi anni e alla gloria del Poeta…”. La commozione profonda ci ha assaliti alla descrizione di questa scena, poco è mancato che ci facesse cadere dalle mani il giornale. Siamo però riusciti a dominarla e così abbiamo potuto leggere quest’altro brano di chiusa: “Ancora non è stato deciso sul definitivo assetto da darsi alla casa di Carducci e dell’uso delle sue stanze e della biblioteca. I pareri sono vari, e le proposte diverse, ma certamente prevarrà, a quanto pare, l’idea di lasciarle e conservarle come ora si trovano trasformandole così in una specie di Museo Carducciano, al quale si potrà accedere in dati giorni. È vivo il desiderio di molti, che furono affezionati scolari del Poeta, di potere all’anniversario della morte del Maestro, visitare le stanze ove ha lavorato e di dove sono uscite tante mirabili poesie. Si spera che l’on. Sindaco marchese Tanari accoglierà il voto dei discepoli del Poeta”. (L’Osservatore Romano, 17.11.1907) 41 “Il Carducci non è infallibile” Un giorno, durante le vivaci polemiche tra carducciani e deamicisiani, su una carrozza ferroviaria, sulla linea di Modena, alcuni ufficiali, discorrendo degli scritti del De Amicis, ne dicevano male. Un signore che stava in un angolo leggendo, entrò nella conversazione e prese le difese dell’autore del “Cuore”. Gli ufficiali insistevano nelle loro critiche, citando il giudizio del Carducci; al che l’ignoto borghese ribatte: “ Il Carducci non è poi infallibile!” La discussione si prolungò vivacemente e animatissima. Alla stazione di Modena, gli ufficiali, prima di scendere, offrirono il loro biglietto da visita al viaggiatore che aveva preso le difese del De Amicis e quegli fece altrettanto. Con grande sorpresa, i giovani ufficiali lessero, sul cartoncino: “Prof. Giosuè Carducci”. (L’Osservatore Romano, 31.7.1932) Un epigrafe di Carducci a Guglielmo Oberdan: “morto santamente, per la patria - terrore - ammonimento - rimprovero ai tiranni di fuori ai vigliacchi di dentro”. (F.M. Enigma, La Setta Verde in Italia, pag. 79) L’Inno a Satana “Non può essere considerata una contraddizione l’iniziativa di pubblicare l’Inno a Satana, scritto da Carducci nel 1863, stampato nel 1865, con lo pseudonimo Enotrio Romano e pubblicato per la prima volta sul Bollettino del Grande Oriente della Massoneria Italiana, nel gennaio 1868. I Redattori della Rivista compresero immediatamente che per il giovane Carducci, all’epoca della pubblicazione Maestro massone nella Loggia bolognese “Felsinea”, il Satana evocato non era la bestia protagonista del mito religioso della tentazione ma un animale politico e vollero proporlo come un inno al progresso… Satana, per Carducci, era il dio della sensualità, della ribellione, della ricerca individuale e financo del progresso tecnologico. 42 Non a caso nel Bollettino i suoi versi furono preceduti dai titoli: Progresso e Lo spirito moderno”. (Marco Novarino, I Bollettini del Grande Oriente d’Italia, decennio postunitario (1862-1869), pag. 26) Il travagliato conferimento del Nobel Il conferimento del Premio Nobel per la letteratura a Carducci avvenne nella sua tarda età (71 anni) quando egli era già in precario stato di salute. Il percorso per tale decisione fu influenzato senza dubbio dal suo pregresso atteggiamento anticlericale. La decisione dell’Accademia di Svezia fu adottata il 24.9.1906 ed il conferimento del Premio avvenne il 10 dicembre 1906. Ecco la motivazione della decisione: “Non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e le ricerche critiche ma su tutto un tributo all’energia creativa, alla purezza dello stile e alla forza lirica che caratterizza il suo stile”. 43 L’aquila a due teste, simbolo del Rito Scozzese Antico ed Accettato 44 Rapporti del Grande Oriente d’Italia ed i Riti I rapporti tra il Rito Scozzese e l’Ordine massonico spesso hanno evidenziato contrasti non indifferenti determinati dal convincimento che spettasse anche al Rito vigilare sullo svolgimento corretto dell’attività massonica. Da parte dell’Ordine, come si evince dalla circolare inviata dal Gran Segretario del Gran Maestro Corona, in data 7 marzo 1983, si respinge ogni pretesa di vigilanza da parte di terzi sia pure appartenenti ai Riti massonici, basandosi sull’autonomia dello stesso e ciò anche in base di un accordo intervenuto nel 1929. Tali contrasti, in particolare, si accentuarono quando scoppiò lo scandalo della P2. Probabilmente il Rito Scozzese rivendicava il diritto di vigilanza tenuto anche conto dell’anzianità della sua costituzione risalente alle origini della Massoneria. La seconda metà del XX secolo costituì il banco di prova per i Liberi Muratori italiani attaccati da un fuoco concentrico degli avversari ai quali non parve vero approfittare dell’occasione ghiotta offerta dagli avvenimenti scandalistici della P2. Gli attacchi veementi dei partiti politici, coinvolsero singoli massoni e l’Istituzione. Controversie in occasione degli eventi della P2 Supremo Consiglio “Dei Sovrani grandi Ispettori generali del 33° ed ultimo grado del Rito Scozzese antico ed Accettato della Libera Muratoria per la giurisdizione massonica d’Italia Prot. N° 0347, Zenit di Roma, 29 giugno 1979. Carissimo Fratello, il Grande Oriente d’Italia, per volontà dei suoi Vertici, con l’assistenza della Forza Pubblica, ha sfrattato dalla sua Storica Sede di via Giustiniani n°1, il Rito Scozzese Antico ed Accettato per la Giurisdizione d’Italia. 45 È con profondo rammarico che diamo questa notizia a tutti i Fratelli Scozzesi, ai quali, nel contempo, assicuriamo il nostro immutato impegno a continuare la nostra opera”. In un momento così triste per la nostra Famiglia chiediamo a tutti gli Scozzesi d’Italia di fare quadrato intorno al Campo massonico, con la speranza che in un prossimo futuro il buon senso prevalga. Con il triplice fraterno saluto rituale nella fede dei NN:. SS:.NN:. a. n.s.n. II Sovrano Gran Commendatore Fausto Bruni 33:. A:.U:.T:.O:.S:.A:.G:. Noi Fausto Bruni del R.S.A.A. per la Giurisdizione d’Italia per le prerogative ed i poteri conferitici dalla Constitution Générale de l’Ordre Maçonique en Italie dell’anno 1805, dal “Corpus Juris” e dal regolamento generale di questo Supremo Consiglio; allo scopo di difendere e salvaguardare l’identità, l’onore e l’integrità non solo del Rito ma di tutta la Massoneria nel nostro paese ABBIAMO DECRETATO E DECRETIAMO Di revocare legittimità e regolarità al Grande Oriente d’Italia che ha Sede in Roma, Via Giustiniani 5, nella valle del Tevere, per avere: -costituito e mantenuto in essere una Loggia segreta, denominata “P.2”, perseguente fini che hanno di fatto violato le norme dei Landmarks e quelle tradizionali, trascinando con ciò indirettamente, indiscriminatamente nel discredito e biasimo pubblici l’immagine e la reputazione della Libera Muratoria Italiana; - accordato tendenzioso riconoscimento ad un sedicente “Supremo Consiglio” di R.S.A.A. dolosamente formatosi in dispregio ai provvedimenti adottati con incontrovertibile legittimità dal Nostro compianto predecessore Pot.mo Fr:. Colao 33°; 46 - lasciato emanare a firma incostituzionale del proprio Gran Segretario la circolare n.170, la quale interdice indebitamente ai Fratelli Scozzesi obbedienti ad esso GOI la partecipazione ai lavori del Nostro Rito. In conseguenza di tali motivi, Noi, inoltre, veniamo nella determinazione di rigenerare e ripristinare, e, con questo medesimo Decreto. RIGENERIAMO E RIPRISTINIAMO Il “Grande Oriente d’Italia di Rito Scozzese Antico ed Accettato”, costituito dal Conte Auguste de Grasse -Tilly 33°, il 16 marzo 1805. Ne assumiamo, pro tempore, la Grande Maestranza al solo ed unico scopo di renderlo successivamente funzionale ed autonomo secondo le norme internazionali massoniche; con denominazione da assumere secondo gli accordi con i Fratelli a ciò preposti; sarà questo l’unico ordine legittimo e regolare a tutti gli effetti. FAUSTO BRUNI 33:. S.G.G. del R.S. A.A. per la giurisdizione d’Italia, 16.2.1983” La risposta del Grande Oriente d’Italia non tardò: Circolare n. 27/AD - 7 marzo 1983, E.V. Carissimi Fratelli, d’ordine del Ven.mo Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Fr:. Armando Corona vi comunico che con un documento datato 16 febbraio 1983, e firmato da Fausto Bruni, Angelo Barchiesi e Luigi Caliò, si pretende di revocare la legittimità e la regolarità del Grande Oriente d’Italia e di costituire un nuovo sedicente Grande Oriente d’ Italia di Rito Scozzese Antico ed Accettato. La pretesa è manifestamente assurda. Il Grande Oriente d’Italia è, a termini delle vigenti Costituzioni, un potere indipendente e sovrano, che si regola secondo le proprie leggi, e che, conformemente ai principi generali sanciti nel 1929, non è soggetto a controlli e a riconoscimenti estranei. Il documento in questione costituisce un atto di alto tradimento nei confronti della Comunione Massonica Italiana, legittimamente rappresentata dal Grande Oriente d’Italia, e contiene giudizi gratuiti, infondati e lesivi dell’onorabilità della Massoneria italiana. 47 I firmatari sono stati deferiti alla Giustizia Massonica per i provvedimenti conseguenti e, nelle more del giudizio, sono sospesi da ogni attività massonica ai sensi dell’art.180 del Regolamento. La stessa sorte sarà riservata a chiunque dovesse comunque associarsi alla sedizione. Siamo sicuri che la insensata iniziativa del Professore Bruni sarà accolta come merita da parte di tutti i Fratelli, consapevoli che la dignità ed il prestigio della Libera Muratoria Italiana si assicura con la lealtà verso il Grande Oriente d’Italia e i suoi Organi costituzionali e non con pittoresche invenzioni. Con il triplice fraterno saluto IL GRAN SEGRETARIO Antonio De Stefano Confederazione mondiale Il trattato di Losanna venne tenuto nel 1875 allo scopo di costituire un’alleanza e confederazione mondiale di tutte le potenze massoniche di rito scozzese e per rivedere le antiche Costituzioni e i Rituali in armonia con le esigenze legittime della Civiltà moderna. Tentativo infelice sulla cui portata pratica, oggi si nutrono dubbi più fondati. (Riv. Massonica 1970, pagg. 193-209) Difesa della Massoneria (P.2) L’uragano della P.2 (1982) che investì la Massoneria Italiana scatenò attacchi, quasi tutti infondati, che fecero confondere la pubblica opinione e travolsero spesso anche l’onorabilità di cittadini e Fratelli, con confusione di ruoli . Si scatenò la manzoniana caccia all’untore. Querela al quotidiano “Il Giornale d’Italia” Roma, 7 marzo 1983 Ill.mo Signor Procuratore della Repubblica Tribunale Penale di Roma Corona dott. Armando nato a Villaputzu il 3.4.1921, residente in Cagliari, Via dei Punici 22, espone quanto segue: “Sul quotidiano “Il Giornale d’Italia” del 26.2.1983 è apparso un articolo 48 dal sopratitolo “nuovi episodi emersi dall’interrogatorio di Pellicani”, dal titolo “L’affare della porcilaia in Sardegna: una valigia di milioni da Carboni a Corona”, e dal sottotitolo “Anche la posizione di Darida, di Rojch, di Pisanu e di Cazora diventa sempre più delicata e fragile. Mezzo miliardo finora, per l’attuale Gran Maestro della Massoneria”, a firma di Ruggero Bardi. In tale articolo, con riferimento all’interrogatorio di Emilio Pellicani, davanti alla Commissione d’inchiesta sulla P2, si afferma tra l’altro: “Sono inoltre emersi episodi gravissimi, come quello relativo alla famigerata porcilaia da far sorgere in Sardegna (e in stridente contrasto con lo sviluppo turistico dell’isola) per la quale Flavio Carboni, tramite sue società aveva ottenuto grossi finanziamenti dalla Regione. A quell’epoca era Presidente del Consiglio Regionale, il repubblicano Armando Corona, molto vicino a Spadolini e a La Malfa, e dallo scorso anno Gran Maestro della Massoneria”. Secondo le rivelazioni di Emilio Pellicani, a Corona sarebbe andata una valigia carica di milioni: 280 per l’esattezza. Se a questa cifra si aggiungono i 210 milioni in assegni, versata a Corona in epoca più recente a firma della Sofint S.p.A. (la finanziaria di Carboni) si arriva subito a mezzo miliardo. Pare tuttavia che il giro del denaro affluito verso il nido di Corona non si fermi a questa cifra. Tutte le affermazioni contenute in tale articolo sono prive di fondamento. Infatti durante l’epoca in cui l’esponente è stato Presidente del Consiglio Regionale della Sardegna nessun finanziamento è stato concesso a Flavio Carboni per “la famigerata porcilaia” (peraltro mai realizzata) né per altro motivata. Del pari è completamente non corrispondente a verità che ad esso Corona sarebbe andata una valigia carica di milioni: 280 per l’esattezza, né qualsiasi altra somma. Per quanto concerne i 210 milioni a firma della Sofint S.p.A., che si vogliono fare apparire come serrati ed incassati dall’esponente, si precisa che venne emesso un assegno di duecento milioni (e non di 210 milioni) a firma della Sofint per il progettato acquisto della Società Cagliari Calcio, da parte di un gruppo di imprenditori e sportivi sardi coordinati da esso Corona: operazione che non andò in porto in quanto un altro gruppo ebbe a rilevare la maggioranza delle azioni. Peraltro il predetto assegno di 200 milioni non è stato mai pagato alla Banca di emissione né dall’emittente né da alcun altro. 49 Ancora più offensiva è poi la successiva, maliziosa insinuazione, priva di ogni riscontro nella realtà, che il “giro di denaro” finito nelle mani dell’esponente non si fermi alla cifra di mezzo miliardo, ma sia maggiore ed ignota. Il carattere offensivo dell’articolo è reso ancora più grave ed evidente dalla titolazione dell’articolo che colpisce chi legge: “una valigia di milioni da Carbone a Corona”, e dal sottotitolo: “mezzo miliardo finora, per l’attuale Gran Maestro della Massoneria”. Pertanto, Corona Dott. Armando come sopra residente sporge ampia e formale querela contro il Sig. Ruggero Bardi, quale estensore dell’anzi menzionato articolo, e il Sig. Luigi D’Amato quale Direttore Responsabile de Il Giornale d’Italia, Via Parigi 11, Roma, per il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa (art. 595, II e III comma C.P. L.8.2.1948 n. 47), nonché per ogni altro reato maggiore o minore, che si crederà opportuno ravvisare nei fatti denunciati. Con espressa riserva di costituirsi parte civile. Si allega: 1) una copia de Il Giornale d’ Italia del 26.2.1983. Roma, lì marzo 1983” Il Direttivo militare Al proposito di Rito Scozzese, nelle vicende giudiziarie relative promosse dal giudice del Tribunale di Palmi, nei confronti della Massoneria perché considerata società segreta, venne rilevato come nel Rito Scozzese nei gradi più elevati si parlasse con terminologia militare con la predisposizione dello stesso Rito ad azioni contro le Istituzioni. Tutta l’impalcatura accusatoria, poi fu demolita dalla Procura di Roma che richiese, al Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Roma, cui erano stati inviati gli atti per competenza, l’archiviazione del processo aperto anche nei confronti di altri soggetti massoni. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale dei Roma, in data 3 luglio 2000, dichiarava di non doversi promuovere l’azione penale. La terminologia militare, peraltro non è espressione di un “Direttivo militare” del Rito scozzese, ma viene utilizzata, non certo per la tendenza degli addetti a misteriose e combattive ingerenze e ad imposizione delle proprie volontà 50 per ricavarne vantaggi, ma semplicemente per un riferimento storico e ritualistico ai Templari, alla leggenda di Hiram e al sentimento di giustizia che deve guidare chi deve discernere il Vero. (Antonio Gualan, oTesi ed Antitesi) Il Rito Scozzese ed il calendario ebraico I Massoni del Rito Scozzese Antico ed Accettato usano, nei loro documenti, i mesi ebraici dell’anno civile. I mesi ebraici cominciano con la luna piena, e poiché l’anno civile comincia all’incirca in coincidenza dell’equinozio autunnale, il primo mese ebraico deve avere inizio con la luna nuova di settembre, che è assunta anche dai Liberi Muratori del Rito Scozzese Antico ed Accettato, come inizio del loro anno. Segue un prospetto dei mesi ebraici e della loro corrispondenza con i mesi del calendario comune: Tishri settembre - ottobre Cheshvan ottobre - novembre Kislev novembre - dicembre Teveth dicembre - gennaio Schevat gennaio - febbraio Adar febbraio - marzo Nissan marzo - aprile Ijar aprile - maggio Sivan maggio - giugno Tamuz giugno - luglio Av luglio - agosto Elul agosto - settembre (dalla Enciclopedia of Free Masoniy, Robert Clegg, traduzione di Gaetano Fiorentino; Riv. Mass. Luglio 1979, pag. 212, e Calendario Ispettorato Rito Scozzese Regione Piemonte-Valle d’Aosta) I.N.R.I. Probabilmente è sfuggito all’attenzione degli avversari della Massoneria che la stessa, attraverso i Riti è riuscita a concentrare l’interesse, la ricerca e l’approfondimento del personaggio che già i Rosa-Croce avevano messo in risalto: Gesù di Nazareth. Ed è il Rito scozzese, diffuso in tutto il mondo, che si sofferma sul “nobilissimo figlio di Israele, l’uomo che volle elevare l’Umanità dopo tanti secoli di servitù”. È un invito del Rito all’approfondimento cultura51 le della vita di un uomo che ha scelto la morte per il trionfo delle proprie idee, senza alcuna preferenza confessionale. Coerentemente ai propri principi, Gesù è stato visto e descritto come Colui che amava l’uguaglianza e che aveva dato una svolta alla “verità morale”. L’iscrizione che i Vangeli ricordano essere stata posta sulla croce è: I.N.R.I. Jesus Nazarenus Rex Judeorum (Gesù Nazareno, Re dei Giudei). Diverse interpretazioni di carattere mistico ed ermetico, furono date dai Massoni del Rito Scozzese a tale iscrizione: “In nobis regnat Jesus”. (In noi regna Gesù). “Jesus Nascente Renovatur Jehova”, (Con la nascita di Gesù è risorto Jehova). “Jesus Nascente Ram Innovatur”, (Con la nascita di Gesù si rinnovò Ram). “Ignis Natura Renovatur Integra”, (Tutta la natura è rinnovata dal fuoco). “Igne Nitrum Roris inventur”, (Per mezzo del fuoco si trova il Nitro). “Insignia Natura Ratio Illustrat”, (La ragione spiega le cose più insigni della natura). “In nobis regnat Jehova”, (In noi regna Jehova, cioè il Grande Architetto dell’Universo). ll Rito Simbolico “Agli inizi degli anni Sessanta, nel 1800, Buscalioni intuì che la rinascita della Massoneria, di cui fu uno degli ispiratori politici, poteva accelerare il progetto monarchico di costruire un’Italia unita che si avviasse sulla strada delle riforme, del progresso scientifico ed industriale senza scosse rivoluzionarie e rischi istituzionali. Questa convinzione chiarisce anche la sua netta difesa, in campo rituale massonico, dell’adozione del Rito Simbolico, più vicino alla massoneria inglese, leale nei confronti della Corona e in sintonia con le scelte governative, piuttosto che quello Scozzese, verticista ed imbevuto di suggestioni rivoluzionarie e di nostalgie settarie”. (Bollettino Ufficiale del Grande Oriente Italiano; Marco Novarino, I Bollettini del Grande Oriente d’Italia nel primo decennio post-unitario 18621869, pag. 7) 52 Circolari del Guardasigilli Vittorio Emanuele Orlando L’attenzione del Ministero di Grazia e Giustizia si era concentrata sull’attuazione della normativa relativa ai matrimoni religiosi. Il richiamo all’applicazione della Legge era già stato fatto con circolari del 10 aprile 1874, del 10 luglio 1874 e del 9 gennaio 1877. Risultavano invero ancora molti matrimoni religiosi non preceduti dal matrimonio civile. Insediatosi il Ministro on. Orlando, inviò ai Procuratori Generali presso le Corti d’Appello una circolare richiamando la loro attenzione su tale problematica. Rimaneva forse il dubbio a lui, massone, che la mancata celebrazione civile avvenisse da parte dei nubendi e del celebrante il rito, per l’ignoranza della legge, per motivi economici, “o per il mal talento di frodare la legge e la mala fede di uno dei due coniugi”. Così il Ministro: “Ora appunto per accertare il vero stato di fatto ch’io debbo fare appello alla solerzia delle SS. Il.me. Consta, è vero, che in non poche regioni d‘Italia per saggezza dei diocesani o per illuminata coscienza dei Curati, é stato impartito l’ordine o è presenza la prova dell’eseguita celebrazione di quello civile salvo casi eccezionali… Debbo per tanto pregare le SS. Il.me di avviare le più accurate e coscienziose indagini per accertare: -se, in quali diocesi o parrocchie, situate nel territorio della giurisdizione di codesta Corte, vigga l’obbligo, e da chi imposto, della precedenza del matrimonio civile sul religioso; - in quali termini sia formulata la disposizione e quali eccezioni consenta; - quanti matrimoni religiosi si siano celebrati nell’ultimo quinquennio, senza che siano stati preceduti dal matrimonio civile; - quali principalmente le cause che indussero i coniugi a non celebrare il matrimonio civile prima o dopo di quello religioso; - quali ordinari diocesani o parroci abbiano con istruzioni pastorali, o altri atti, indotti i fedeli a contrarre il matrimonio civile prima o dopo di quello religioso. Attendo le notizie richieste non più tardi del primo novembre p.v.” Per amore della verità, L’Osservatore Romano del 10 settembre 1909 affermava che la Chiesa condivideva tale iniziativa. 53 54 Curiosità Consiglio dei Ministri ed il XX Settembre 1870 “Per celebrare la ricorrenza del XX Settembre il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente, di concerto con il Ministro delle finanze, ha approvato la costruzione, a spese dello Stato, di un nuovo ponte sul Tevere situato tra il ponte del Risorgimento e il ponte Margherita, che agevolerà lo sviluppo edilizio di Roma. Inoltre, sempre su proposta del Presidente del Consiglio di concerto, con il Ministro dei Beni demaniali costituenti la cinta fortificata di Monte Mario, ha approvato che vengano concessi al Comune di Roma per essere destinati a giardino pubblico”. (L’Osservatore Romano 21.9.1924) I figli naturali “Un Decreto regio dell’11 corrente, inserito nella Gazzetta ufficiale di Madrid del 13, ordina di inscrivere sul registro civile, sotto la denominazione di figli naturali, quelli che sono nati da un matrimonio solamente cattolico”. (L’Osservatore Romano, gennaio 1872) La Massoneria assimilata alla tubercolosi Il periodico trapanese La Fiaccola del 5.9.1909, certamente non favorevole alla Massoneria, pubblicò il seguente articolo con il titolo: Le due grandi malattie moderne. Eccone il contenuto: “Due flagelli terribili l’uno più dell’altro, percuotono l’umanità, la tubercolosi e la massoneria. Fa più strage la massoneria da sola che tutte le sette quante sono. …Dappertutto trovi massoneria. Non ci si salva. Gli sforzi che si fanno da tutta la gente perbene per annientare queste due lebbre sono inauditi. Sarà quindi opera nostra svelare gli inten55 dimenti punto onesti che essa adopera per gabbare la buona fede del pubblico che nulla sa e conosce delle raffinate macchinazioni, fatte all’ombra e alla chetichella, nel segreto delle Logge”. Solo funerali civili In una grande assemblea massonica di Parigi venne deliberato l’obbligo assoluto dei Fratelli di non avere che funerali civili. Sentito questo, molti di quei Fratelli, seduta stante, diedero le loro dimissioni, e si ritirarono dalla Loggia e dalla Massoneria. (L’Osservatore Romano 20.9.1892) Un banchetto di Venerdì Santo - superstizione “Secondo quando riferisce l’Ere Nouvelle, la sera dell’ultimo Venerdì Santo è stato tenuto a Parigi un gran banchetto definito dal giornale in parola copioso ed accuratissimo. Al festino presero parte parecchi amici del Grande Oriente, alcuni della Lega dei Diritti dell’uomo, delegati della gioventù laica e repubblicana e persino un rappresentante del libero pensiero italiano. Pare che essendo mancato all’ultima ora un pezzo grosso, gli invitati ridotti a tredici, per non rimanere sotto l’influenza del numero… fatale, abbiano indotto ad assidersi con loro un cameriere del ristorante”. (L’Osservatore Romano, 30.4 1930) Il galateo nelle Logge “Anche in questo il Poema Regius del 1390 offre conferma, giacchè contiene un vero e proprio galateo su come comportarsi nel “vestibolo del loggiato” e “a tavola” fra Confratelli e Signori e Signore. Per Lessing (in Colloqui per massoni), massoneria deriverebbe dalle massony, cioè mense, cenacoli (come la tavola rotonda di Re Artù). Senza seguirne la tesi, si può comprendere l’importanza che ebbero i cenacoli o le agapi libero-muratorie come fatto culturale, associativo, rituale, simbologico il cui 56 richiamo è pervenuto sino a noi nei rituali massonici”. (Rivista massonica, pag.319- La Massoneria nel storia, attualità dell’istituzione massonica.- Eugenio Bonvicini). Anche i Massoni contro le persecuzioni religiose Il Vaterland diede la notizia che si era tenuta a Ginevra, nel giugno 1930, l’assemblea nazionale massonica elvetica. La Grande Loggia Alpina diramò un comunicato ufficiale nel quale veniva precisato che l‘assemblea aveva votato un ordine del giorno in cui si dichiarava che “la massoneria elvetica” esprimeva “la sua compartecipazione alla sorte delle vittime dell’intolleranza e manifestava esplicitamente la sua detestazione di fronte alle persecuzioni in Russia”. (L’Osservatore Romano, 7.6.1930) Processione civile-religiosa L’Agenzia telegrafica svizzera ha diramato una notizia che fu ripresa dai giornali della massoneria internazionale: “Durante la tradizionale processione della sepoltura di Cristo i musicisti della processione, d’accordo col Sindaco, hanno eseguito della musica profana come ad esempio il noto valzer Ramona. Il curato della località ha protestato, ma il Sindaco si è rifiutato di ordinare ai musicanti di eseguire solo pezzi di musica sacra. Continuando a protestare, il curato è stato scacciato dalla processione. La sepoltura di Cristo è terminata con una processione civile”. (L’Osservatore Romano, 5.6.1930) Anche i Massoni in Paradiso Giovanni Maria Gallot, (1747-1794) vice parroco della Trinità e Cappellano delle Benedettine di Laval (Francia), ghigliottinato il 21 gennaio 1794, è stato Beatificato, il 19 giugno 1955, perché martire della fede essendosi rifiutato di prestare il giuramento costituzionale. 57 Egli risultava iscritto nella Loggia Union di Le Mans già nel 1786. Diffusasi la notizia dell’appartenenza massonica, fu precisato dalla Congregazione per le cause dei Santi: “Prima della Rivoluzione, come è noto, molte Logge erano sorte a scopo corporativo ed operativo, né avevano quel carattere che la Massoneria ha avuto a partire dal secolo XIX, ma anche se la Loggia di Laval fosse stata massonica nel senso condannato dalla Chiesa, e il Gallot vi avesse dato la sua adesione, con il suo martirio egli avrebbe lavato questa, come eventuali altre colpe, anche in ipotesi gravi del suo passato, per diventare un eroe della Fede professata sino all’effusione del sangue”. (tratto da: Rosario Esposito, Chiesa e Massoneria, un DNA comune, pag.152) Astronauti L’Austronauta (e dal 1974 Senatore degli Stati Uniti) John Herschel Glenn fu membro della Loggia Concord n°688 di New Concord. Il 19 agosto 1978 il Gran Maestro della Gran Loggia dell’Ohio, Fr. Jerry C. Rasor, lo ha creato Massone a vista. (Riv Mass.1979, pag.126) Massoni nello spazio “L’astronauta Armstrong depositò sulla superficie lunare una placca che dice: “VENIAMO IN PACE ED IN NOME DI TUTTA L’UMANITA”. Neil Armstrong era massone. Erano pure Massoni gli astronauti:. Edwin Aldrin Jr, L. Gordon Cooper, Donn F. Eisele, Walter M. Schirra, Thomas P. Stafford, Edgar D. Mitchell, Paul J. Weitz, Grissom che morì nell’incendio del Virgil I, il 22 gennaio 1967. Gordon Cooper nel viaggio spaziale del Gemini V, nell‘agosto del 1965, portò con sé il gioiello rituale del grado 33°, nonché la bandiera del Rito Scozzese. Gordon Cooper, nel suo viaggio del 1963, disse semplicemente ed eloquentemente: “Debbo prendere il tempo per una piccola preghiera, per tutto il 58 mondo compreso me. Dacci la tua guida ed il tuo alito… te lo chiediamo in nome tuo, Amen”. Anche durante la circumnavigazione della luna, il giorno di Natale 1968, il mondo udì l’astronauta Frank Borman leggere la Bibbia. (Riv. Mass,1972, pag.175 - Kenneth S. Kleinknecht, La Massoneria dell’era spaziale) Onorificenze La Medaglia Gourgas è un premio conferito annualmente “per servigi notevolmente distinti alla causa della Massoneria, dell’Umanità e della Patria”, dal Supremo Consiglio del Nord degli Stati Uniti e reca il nome di John Joseph Gourgas, uno dei fondatori di questo. Tra i premiati i Presidenti Truman e Ford, Gustavo V, re di Svezia. (Riv. Mass. 1979, pag. 126) Il Trafiere Collel, (al Congresso antimassonico di Trento) riuscì ad inorridire mostrando un Crocifisso che doveva servire da guaina ad un pugnale utilizzato dalla sacrilega massoneria. Tale Crocifisso con inserito il pugnale era molto conosciuto nel Medioevo ed era chiamato l’Arma della misericordia o Trafiere e serviva ad infilzare i feriti più gravi, alla fine della battaglia: “Prelati ed addirittura Vescovi decidevano sul campo quali erano in grado di sopravvivere e questi li finivano”. (Atti del Congresso, 250-254 - Enciclopedia Wikipedia - Antonio Gualano, Congresso Internaz. antimassonico di Trento, pag. 152) La Statua della Libertà Sulla lapide apposta sul piedistallo della Statua della Libertà posta all’imboccatura del porto di New York vi è la seguente iscrizione: “in questo luogo fu ritualmente posta la pietra angolare del piedistallo della 59 Statua della Libertà che illumina il mondo, da parte di William R. Brody, Gran Maestro dei Liberi Muratori degli Stati Uniti d’America, il 5.8.1884. Erano presenti Membri della Gran Loggia Usa, rappresentanti dei Governi Statunitense e Francese, Ufficiali dell’Esercito e della Marina americani, Membri di delegazioni estere ed Autorità. Questa Lapide è dedicata dai Liberi Muratori di New York a ricordo del centesimo anniversario di quello storico evento. 5.8.1984 Calvin G. Bond, Gran Maestro dei Liberi Muratori U.S.A. Robert C. Singer, Gran Maestro Aggiunto U.S.A. Arthur Markewich, Presidente delle manifestazioni massoniche del centenario. (Hiram, pag. 39, Febbraio 1986; Gustavo Ottolengh, iLa Statua della Libertà che illumina il mondo) La Loggia sulla nave Per molto tempo si lavorò (massonicamente) sulle navi che si ancoravano nei porti del Portogallo. Particolarmente famosa fu una nave-stazione inglese, la fregata Poenìx il cui l’equipaggio era composto quasi esclusivamente da massoni. Nell’anno 1797 in questa Officina galleggiante, ogni venerdì sera, c’era riunione di Loggia. Ai lavori partecipavano capitani di navi inglesi e portoghesi, realisti fuggiti dalla Francia. (Eugen Lennhoff, Il Libero Muratore, ed. Bastogi, Foggia 1981, pag.163) La Fratellanza in aiuto Narra Giordano Gamberini, nel suo libro Mille volti di Massoni, pag. 109, che Antonio Lopez di Santa Anna, che diverrà Presidente del Messico, salvò la propria vita facendo un segno massonico a James A. Sylvester, uno dei suoi catturatori, a coloro che lo interrogarono ed ad un gruppo di soldati Texani che si adoperarono per salvarlo. Nel 1375 incontriamo per la prima volta l’espressione Libera Muratoria. 60 In una annotazione circa una riunione di rappresentanti di corporazioni cittadine a Londra, si parla di freemasson. La Loggia Marys Chapel di Edimburgo – Scozia – conserva, quale suo prezioso tesoro, il più vecchio libro di verbali massonici esistente, le cui registrazioni arrivano fino all’anno 1598. (Il Libero Muratore, pag.41) La Massoneria ed i misteri Anche la Massoneria è un’associazione dei misteri (non misteriosa)¸ secondo Augusto Horneffer, la sola genuina che sia viva nel mondo presente. E tale la rendono il suo culto iniziatico, il cammino simbolico-grado per grado-del ricercatore, (nel Flauto Magico, l’opera massonica di Mozart, questi viaggi sono magnificamente illustrati), l’idea di fratellanza, la ricerca della luce, la credenza della morte come in un’altra più alta forma di vita, il riconoscimento confortante di una resurrezione spirituale nel senso delle parole di Goethe: E finchè tu non possederai questo morire e questo divenire, sarai solo un brutto ospite sulla buia terra”. (Eugene Lennhoff, Il Libero Muratore, pag. 26) Mons. Lefebvre Con la sua pubblicazione Le coup de maitre de Satan (Ed. Saint Gabriel1920-Suisse) Mons. Lefebvre mise in risalto le presunte strategie che Satana, attraverso la Massoneria, avrebbe attuato. La stessa Chiesa si sarebbe prestata in qualche modo assecondando l’azione massonica demoniaca, riconoscendo implicitamente i principi fondamentali dell’Ordine dei Liberi Muratori di Libertà, Fratellanza ed Uguaglianza. L’attacco al Papa Paolo VI, in occasione della sua visita all’ONU, è emblema61 tico giacchè Lefebvre considerava l’Organismo internazionale “autentico tempio massonico” (Riv. Mass, gennaio 1978 - Giuseppe Gabrieli, Il paIlino di Mons. Lefebvre, pag 17) Landmarks (principi fondamentali massonici) Furono compilati nel 1720 dal G. M. George Payne e furono stampati nel primo Book of Constitutions nel 1723. Quando Anderson fece la seconda edizione, nel 1738, apportò variazioni tali che finì per stampare entrambi le edizioni, chiamando New la versione emendata e l’originale Old Regulation. (Riv. Mass.1971, pag.137- Landmarks, Giordano Gamberini) Tribunale straordinario per i massoni A. Pontedera, a pag.135 del suo libro Cattolicesimo e Massoneria, scriveva: “Un fatto sintomatico del grado di interferenza della Massoneria nella vita politica, l’abbiamo in un comunicato del Gran Maestro dell’Ordine italiano riprodotto a suo tempo da tutti i giornali, il quale annunciava che era stato costituito un tribunale straordinario per giudicare i massoni che avevano accettato di fare parte del terzo ministero Nitti”. Il profano Chi è il profano per il Massone? Il profano è colui che non può partecipare ai rituali nel Tempio o nel luogo in cui si insegnano l’esoterismo massonico e, quindi, i segreti massonici. Il termine ha origine latina: profanus-pro “davanti o fuori” - fanum, “bosco sacro o tempio”. (Wikipedia). Il profano è colui che resta fuori dal luogo sacro. In tal senso la Massoneria ha fatto proprio il termine. Il profano, è, pertanto, il non affiliato all’Ordine dei Liberi Muratori. Gli Statuti della Società dei Liberi Muratori di Rito Scozzese Antico ed Accettato, 62 pubblicati a Napoli nel 1820, stabilivano anche che: “i Liberi Muratori dei diversi Paesi e di qualsiasi Rito, vengono considerati Fratelli” e precisavano, altresì, che fosse “da considerarsi anche profano il Libero Muratore irregolare, fuorchè in tempi o in luoghi in cui la regolarizzazione gli sia impossibile”. I lupi mannari Nel Compagnonaggio esistevano gli operai chiamati lupi mannari. “Tale denominazione potette venire dalla libera concorrenza alle corporazioni privilegiate”. Da qui il detto conservato dalla Carboneria: “liberare la foresta dai lupi”. “Secondo un’altra opinione la denominazione di lupi deriva dalle antiche iniziazioni in cui il candidato recava maschera di lupo o di sciacallo”. (Oreste Dito, Massoneria e Carboneria, Casa editrice nazionale 1905, pag. 11) Divieti anche ai tavernieri in Francia “Un regolamento (francese) del 1723 inibisce qualsiasi comunità, confraternita, assemblea, cubala o borsa comune dei compagnoni. Un decreto del Parlamento (1778) rinnova le proibizioni e impone ai tavernieri, sotto gravissime comminatorie, di non ricevere presso di sé oltre di quattro compagnoni e di non favoreggiare in nessuna guisa le pratiche di preteso dovere. Le corporazioni furono del tutto abolite colla rivoluzione francese. (Tratto da Oreste Dito, Massoneria e Carboneria, pag 13) Il concetto di dovere “Potrebbe contenere un filosofico senso assunto dalle varie società di compagnoni. Come l’ordine si collega ad un concetto di giustizia, così il dovere fa appello alla pratica della virtù, al rispetto del diritto”. (Vedi Massoneria e Carboneria, pag.3) 63 Il primo massone americano ll primo massone americano che diede la vita per il proprio paese fu il Fr:. Joseph Warren del Massachusetts, Gran Maestro provinciale per l’America sotto costituzione della Gran Loggia di Scozia. Laureato in medicina. La sua nomina a Maggior Generale è datata tre giorni prima della battaglia di Bunker Hill. Non volle assumere il comando ma combattere come volontario agli ordini del veterano colonnello Prescott e fu ucciso in battaglia mentre difendeva Breed’s Hill. (Rivista Mass.1971, pag.107; James D. Carter, L’eredità degli Americani) Testimonianza massonica in un processo di canonizzazione Suor Agostina Pietrantoni, trentenne, fu pugnalata da un ex ricoverato dell’ospedale di S. Spirito, il 13 novembre 1894, di cui era direttore il Prof. Achille Ballori. L’assassino che durante la propria degenza in ospedale aveva molestato la suora con profferte amorose e poi con ingiurie e minacce, era stato dimesso dal direttore. Prima il Ballori lo aveva severamente ammonito e alla suora aveva, senza esito, offerto il trasferimento in altro reparto. Di conseguenza le dichiarazioni del Ballori hanno avuto un peso rilevante nel riconoscimento del “grado eroico” della virtù della suora. (da Rivista massonica-,1973 pag.13) Achille Ballori fu iniziato il 30 dicembre 1872 nella Loggia Umanità e Pregresso di Pisa. Nel 1893 fu eletto Gran Maestro Aggiunto e fu il candidato unico alla Gran Maestranza prima della morte. (Giordano Gamberini, Mille Volti di Massoni) Vittorio Emanuele Orlando e la benedizione del Papa Vittorio Emanuele Orlando fu Ministro della Giustizia e dei Culti d’Italia dal 1907 al 1910. Personaggio con un raro equilibrio politico specialmente nel periodo in cui i rapporti tra Santa Sede e lo Stato italiano erano pregni di difficoltà. Vittorio Emanuele Orlando era massone. Quando giunse al Papa la notizia delle dimissioni del Governo italiano, Orlando riferisce che “venne il solito Monsignore attraverso il quale per più di tre 64 anni si era mantenuta quella perfetta comunione di propositi, d’intenti e di lavoro. Egli mi disse che il Papa lo aveva fatto chiamare e lo aveva incaricato di recarsi immediatamente da me, in nome di Lui per farmi il seguente messaggio: che Sua Santità era rimasta assai addolorata nel sentire che io lasciavo l’ufficio; che assai si lodava dei rapporti avuti meco; che mi esprimeva perciò i suoi ringraziamenti. Aggiungeva finalmente che mi inviava la sua apostolica benedizione”. (Vittorio E. Orlando, Miei rapporti di Governo con la S. Sede, pag.25) Pio X ed il potere temporale “Riferisce Crispoldi nel suo libro Da Pio IX a Pio X (Milano, Garzanti, 1939, pag.112-113), le seguenti parole che avrebbe pronunziato Papa Pio X: “Se il Re mi mandasse a dire di riprendere possesso di Roma perché egli se ne parte e me la lascia, io gli farei rispondere: Resti al Quirinale e se ne parlerà un’altra volta. Ci mancherebbe altro per la Santa Sede!”. Pio X e le associazioni culturali Con Legge dell’11 dicembre 1905, il Governo Francese denunziava il Concordato ed istituiva le associazioni curando, di fatto, il potere sulle cose di culto, sulle Chiese nelle mani dei laici, con il controllo del Prefetto. A chi chiedeva a Pio X “come mai l’arcivescovo di Parigi avrebbe potuto esercitare il suo ministero, senza casa, senza assegni, senza Chiesa, Egli rispose che in ogni caso si sarebbe potuto chiamare a quell’ufficio un Francescano, obbligato dalla sua regola a vivere in elemosina, in assoluta povertà”. (Tratto da: Vittorio Emanuele Orlando, Miei rapporti di Governo con la S. Sede, Garzanti, 1944, pag.13) Dopo l’Enciclica di Clemente XII - In Eminenti - vi furono oltre tremila scritti sanzionatori della massoneria. (Il Libero Muratore, pag. 67) Fichte Disse: “Il cosmopolismo è il mio pensiero, l’amor di patria è la mia opera”. 65 Victor Hugo ha scritto che nel Medioevo il genere umano non ha pensato nulla di importante, se non scrivendolo sulla pietra. (Rosario Esposito, Chiesa e Massoneria un DNA comune, pag. 33) Achille Ballori (1850-1917) Il Gran Maestro aggiunto Achille Ballori, un noto medico che fu in seguito Presidente degli Ospedali riuniti di Roma e candidato unico alla Gran Maestranza, fu assassinato nel suo ufficio da un maniaco, certo Ambrosio. Non si è mai potuto fare luce completa su questo fatto di cronaca nera. Mentre gli scrittori massonici attribuiscono l’assassinio ad ispirazione anarchica o addirittura clericale, dalla parte opposta si risponde che si trattò di un incidente di famiglia. Il dato di fatto più notevole è quello che l’uccisore del dignitario massonico, anche dopo essere stato individuato non fu processato ed, in definitiva, restò impunito. L’on. Eriberto Martire, presentò a proposito due interrogazioni alla Camera ma non ottenne mai risposta. (R. Esposito, La Massoneria e l’Italia dal 1800 sino ai nostri giorni, pag.132) L’astensione Diceva Voltaire nel suo Dizionario filosofico: “Si legge nel Sadder, che è il compendio delle Leggi di Zoroastro, questa massima: Quando non è cosa certa se un’azione che ti viene proposta di fare sia giusta o ingiusta, astieniti.” Ku Klux Klan La maggioranza delle Grandi Logge americane si è schierata contro l’associazione segreta e tanto brutale del “ Ku-Klux- Klan”. “Ogni comunità che cerca di farsi giustizia con le proprie mani, è costituita da canaglie. Un massone che vi aderisse, contro le basi dell’istituzione, è punibile con l’immediata espulsione dalla Massoneria”. (Il Libero Muratore, pag.182) 66 Prima medaglia massonica italiana La prima medaglia massonica del secolo XVIII fu coniata nel 1733 dalla prima loggia italiana. La prima pubblica menzione della Loggia di Firenze comparve nel 1736 su un settimanale tedesco di Norimberga. (Rivista Massonica 1975, pag. 298, Pericle Maruzzi) I bianchi guanti massonici di Goethe La Loggia Amalia di Weimar, iniziando Goethe il 2 giugno 1780, gli donò le rituali paia di guanti, che egli regalò alla signora von Stein con la seguente frase: “Un regalo da poco a giudicare all’apparenza l’aspetta al suo ritorno. La cosa più straordinaria che ha è che non lo posso regalare che a una donna, ed una volta sola”. (Rivista Mass, 1974, pag. 242) I ricreatori massonici I ricreatori laici domenicali sono stati, forse in contrapposizione agli Oratori già esistenti, una finalità dell’azione massonica. (La Setta Verde in Italia, F. M. Enigma, Roma, Deposito presso Desclèe) La Rivista massonica del 1879, pag.224, sottolineava che tra i Massoni crescesse la volontà di aprire Ricreatori, come a Milano, “ove unitamente allo sviluppo delle forze del corpo i giovani acquistino una sana educazione del cuore e della mente”. A tale proposito doveva essere cantato da giovani un inno patriottico intitolato “Il Ricreatorio”, scritto dal prof. Giuseppe De Leonardis e musicato dal prof. G. Varisco: Noi che siam d’Italia figli, Solo Italia abbiam in cor, E nell’ora de’ perigli Darem prova di valor. 67 Noi che siam la speranza Di più splendido avvenir, A civile fratellanza Ci educhiamo nel gioir. Qui la mente si ricrea In un’estasi d’amor, Tutti stretti in un’idea: Forza al braccio, slancio al cor. Sola idea che ci consiglia, È la patria carità; Qui formiamo una famiglia, e viviamo in amistà Svelti come un cavrioletto, Educhiamo mente e cor: Non amiamo altro diletto Che di questo sia maggior. Esultiamo: il tempo vola, Nè di riedere ha virtù: È ginnastica la scuola Della nuova gioventù. Qui la musica ci allieta Come il riso del mattin; Ed il canto del poeta Ci è guida nel cammin. O compagni, avanti, avanti Nel sentiero dell’onor; Per la patria più che santi Soni i moti d’ogni cor. (Riv. Mass.1879, pag. 324) 68 La morte di Luigi XVI “Ai fini di una serena riflessione sulla parte avuta dalla Massoneria (sulla morte di Luigi XVI) Pierre Lemarque fornisce utili informazioni. I massoni eletti a far parte della Convenzione Nazionale erano 100. Altri 60 avrebbero poi bussato alla porta dei Templi. Dei 100 deputati iniziati alla Libera Muratoria, solo 83 fecero effettivamente parte alla votazione del 16 gennaio 1793. Cinquanta di essi si pronunciarono per l’esecuzione capitale, ma due, tra i quali Dubois, proposero il rinvio dell’esecuzione. “Quindici convenzionali massoni si schierarono a favore della detenzione, altri 14 per la reclusione… Nell’insieme i massoni favorevoli a ghigliottinare il Re furono, quindi, il 60,3%”. (Hiram 1987/88, pag. 44, Febbraio 1987; A. A. Mola, Ma l’acacia non coprì il terrore) Responsabilità per la morte di Luigi Napoleone Lettera di Mazzini al Daily News, “Londra, 14 gennaio Signore, dappoiché quattro italiani furono carcerati in Parigi, incolpati di avere voluto uccidere Luigi Napoleone, accuse d’ogni maniera furono scagliate contro di me dai giornali del Governo francese, e fuori, furono ripetute anche dagli inglesi. Fu sempre mia usanza di non rispondere ad accuse che muovevano dai miei aperti nemici, e tanto più se le accuse venivano da un uomo, il quale per quanto sta in lui, con la sola sua forza brutale priva la mia patria di quella unità, a cui aspira, e fa che Roma sia la sede di quel brigantaggio che tormenta l’Italia meridionale. Ma ora cedendo alle preghiere di cari amici dichiaro: Che io non istigai mai alcuno a uccidere Luigi Napoleone. Che a niuno diedi mai bombe, archibugi, pistole giranti, pugnali per quel fine. Che non conosco punto Trabucco, Imperatori e Saglio. Che perciò l’adunanza in Lugano, il grado di luogotenente dato a Imperatori in una compagnia di quattro persone, e l’aver dato loro le mie fotografie, sono tutte cose falsissime. Che le mie fotografie sotto il mio autografo son vendute per “il fondo dell’emancipazione di Venezia” nell’ufficio dell’Unità Italiana di Milano ed altrove. Che niuna 69 era, con danaro o senza, fu da me mandata a Greco in Parigi. Conosco Greco, centinaia o piuttosto migliaia di giovani del nostro partito nazionale di azione sono da me conosciuti. Greco è un ardentissimo patriota, che partecipò all’impresa del 1860 e del 1861 nel mezzodì d’Italia, ed è perciò nella mia conoscenza. Ma qualunque mio scritto che si fosse trovato appresso a lui, deve essere di nove o dieci mesi fa. E questo basti per rispondere alle accuse fondate solamente sopra relazioni della polizia francese. Giuseppe Mazzini. Nell’anno 2500, il trionfo del laicismo “Nella Lumière, organo del Grande Architetto dell’Universo, massonicofrancese, un tal Bayet professore di Università, ha stampato questa lapidaria profezia: “Per mio conto credo che, nell’anno 2500, la scienza avrà compiuto la sua opera, e sui dogmi defunti sarà risorta la grande fede umana sola capace di unire tutti gli uomini nel duplice culto del vero e del bene”. (L’Osservatore Romano, 25.4.1930) Divulgazione dati massonici - querela “Il figlio del celebre darwinista Carlo Vost, il quale si è fatto una specialità di combattere la Massoneria svizzera, doveva pubblicare e vendere il catalogo dei massoni, divulgando l’edizione stampata della Massoneria, riservata ai suoi membri. Su querela del Gran Maestro, il Tribunale fece sequestrare opuscoli e forme tipografiche in omaggio ai diritti della proprietà letteraria. La Massoneria processa Vost e questi presenta querela per danni contro la Massoneria. È il fatto del giorno a Ginevra.” (Gazzetta del Popolo, tratto da L’Osservatore Romano, 2.4.1902). Il generale Boulanger “Quando si trattò di liberare la Francia intera dalle manovre del corrotto generale Boulanger, tarato dall’odio tedesco e dall’ostilità contro la Repubblica, quando 70 la tremenda ingiustizia dell’affare Dreyfus scosse le coscienze, i massoni furono al loro posto. Il coraggioso colonnello Picquart, per esempio, che con irremovibile senso di giustizia, assunse su di sé le conseguenze, l’espulsione dall’esercito e la prigione per dimostrare l’innocenza del capitano Dreyfus, era un massone”. (Il Libero Muratore, pag. 1899) Il caso Dreyfus Alfred Dreyfus, ufficiale di artiglieria della Repubblica Francese, fu accusato nel 1894 di alto tradimento, per spionaggio in favore della Nazione tedesca. Il giornale Nouvelliste de Lyon riportava: “Due mesi prima che (il Dreyfus) fosse condannato dal Consiglio di guerra, il Grande Oriente, convinto della sua reità, per togliersi ogni responsabilità, scrisse una circolare alle logge dichiarando il Dreyfus radiato. Il Dreyfus allorchè fu condannato fece il segno massonico di estremo pericolo come lo fece il Brisson in pubblica Camera quando il suo ministero era per precipitare”. (L’Osservatore Romano, 29.9.1898) Lo stesso giornale precisò che Dreyfus rivestiva un alto grado nella Massoneria. Il processo fece scalpore perché l’inquisito, era anche ebreo. Si mobilitarono a favore dell’inquisito, ebrei, massoni, uomini di cultura. Tale evento determinò due fronti di lotta, uno convinto dell’innocenza dello stesso, l’altro che ne chiedeva la condanna determinando, peraltro, schieramenti in sostegno anche degli ebrei, chiamati come i massoni quasi correi del Dreyfus e procacciatori di ogni malessere della società. In questa lotta per l’affermazione dei propri ideali, La Civiltà cattolica arrivò a richiedere uno status non di cittadini, ma di ospiti per gli israeliti. La condanna di Dreyfus fu espressa nel 1894 e, dopo un ulteriore processo, riconfermata. Emile Zola inviò al Presidente della Repubblica dal titolo “Je accuse!…” Il Nouwelliste sostenne che il Grande Oriente, su istanza di Brisson, “scrisse una lettera a tutte le Logge dando loro ordine di usare ogni mezzo, per cercare di liberare il loro fratello in pericolo” Nel settembre 1899, Dreyfus venne graziato dal Presidente della Repubblica Emile Loubet, massone, e fu riabilitato nel 1906. 71 Ribadì Giovanni Spadolini che il caso “Dreyfus mise in luce il fondo antisemita di un largo settore dell’intransigentismo cattolico…Era nota, del resto, la tesi generale dei redattori. Ebraismo, Massoneria e liberalismo erano legati, ai loro occhi, da un vincolo indissolubile”. (Giovanni Spadolini, L’opposizione cattolica da Porta Pia al ’98, pag. 468) Rivendite di brodo Nella Loggia La Ragione di Milano, nel gennaio 1877, è stata discussa la istituzione “di alcune vendite di brodo ai fianchi delle macellerie, secondo l’uso di Parigi, per sopperire ai bisogni delle classi medie ed operaie e per soddisfare alle esigenze dell’economia domestica”. (Riv. mass.1877, pag. 62) La doppia scomunica di Giordano Bruno In Svizzera si voleva ad ogni costo iniziare Giordano Bruno al calvinismo: Giordano Bruno rifiutò e “per non essersi piegato alla dottrina luterana fu scomunicato così che da una parte e dall’altra incorse nell’odio sacerdotale”. (Riv. Mass.1888, pag. 137) Bruno sulla catasta funebre “A proposito di Giordano Bruno dicono che coloro che erano vicini alla catasta lo sentissero pronunciare queste parole: Oh Eterno, in questo momento faccio uno sforzo supremo per attirare a me quanto c’è di divino”. (Riv. Mass.1888, pag. 138) Promotori del monumento Il monumento a Giordano Bruno fu promosso per iniziativa degli studenti dell’Ateneo di Roma con il concorso della massoneria e di altre autorità civili. (Riv. Massonica, 1889, pag. 131) 72 Logge della Sicilia all’inaugurazione del monumento a Giordano Bruno Loggia: Centrale - Palermo Ercta - Palermo Mazzini - Garibaldi - Messina Virtù e Lavoro - Campobello di Licata (Riv. Mass.1889, pag. 135) Assalto alla salma di Pio IX “La Massoneria, in occasione dell’assalto anticlericale alla salma di Pio IX, fece coniare per i giovani fautori di tale assalto, incriminati e giudicati per tumulto, la seguente iscrizione dettata da Luigi Castellazzo, massone: ”immortale odium, et nunquam sanabile vulnus”. Depretis, in risposta alle interrogazioni alla Camera e ai chiarimenti richiesti dai rappresentanti degli Stati, non mancò di sottolineare la posizione del Governo in merito, addebitando l’accaduto ai movimenti clericali”. L’alfabeto e la grammatica in Turchia Deputati e varie persone della stampa e del mondo letterario si sono riuniti sotto la presidenza di Mustafà Kemal Pascià per esaminare il rapporto della Commissione per la lingua sull’adozione dei caratteri latini. È stato votato un ordine del giorno con il quale è stato proclamato alfabeto turco definitivo quello elaborato dalla Commissione sulla base dei caratteri latini ed è stato dichiarato il progetto della grammatica proposto dalla stessa Commissione come il più pratico per servire di base ad una eventuale evoluzione della lingua”. (L’Osservatore Romano, 1.9.1928) Mustafà Kemal Pascià Ataturk (1881-1935), Padre della Turchia moderna, fu membro della Loggia Machedonia Resorta et Veritas nel 1938. (Giordano Gamberini, Mille volti di massoni) 73 La questione cimiteriale “L’anticlericalismo si preoccupò sempre del regime dei cimiteri. Esempio tipico dell’intransigenza anticlericale in materia si ebbe nell’opposizione delle Logge massoniche milanesi, nel 1878, all’erezione di un altare cattolico nel cimitero monumentale”. (Giovanni Spadolini, L’opposizione cattolica da Porta Pia al 98). A Torino sorse il più grande forno crematorio dell’Italia. La Massoneria aveva combattute diverse battaglie per la costruzione degli stessi come simboli di cimiteri laici. La Chiesa si espresse tramite il Santo Uffizio che, nel 1886, vietò ai fratelli la pratica del “detestabile abuso”. Ai nostri giorni la pratica della cremazione non è più vietata dalla Chiesa Cattolica. Il Concilio ecumenico Vaticano e l’Anticoncilio di Napoli del 1869 I Liberi pensatori sensibilizzati da Giuseppe Ricciardi indissero l’Anticoncilio in contrapposizione al Concilio Eucumenico, convocato da Pio IX, per l’8.12.1869 a Roma con le Costituzioni dogmatiche Dei Filius e Pastor aeternus, pensarono di riunirsi a Napoli il 9.12.1869 con l’intento “di opporre alla cieca fede, su cui si fonda il cattolicesimo, il gran principio del libero esame e della propaganda.” L’annuncio fu pubblicato nel Popolo d’Italia il 24 gennaio 1869. L’Anticoncilio, cui la Massoneria non diede un’adesione ufficiale, fu interrotto, a seguito del grido da parte di alcuni partecipanti di Viva la Francia!, Viva l’Italia!, Viva la Francia repubblicana! “A quel grido l’ispettore Lupi, che si era introdotto nella sala in modo affatto illegale, ricintosi della sciarpa dai tre colori, leggeva le seguenti parole: Essendosi dal campo filosofico entrato in quello delle quistioni socialistiche, facendo voti per la distruzione del presente ordine di cose, in nome della legge dichiaro sciolta l’assemblea”. (L’Anticoncilio di Napoli del 1869, Giuseppe Ricciardi). Anche il Concilio Ecumenico fu sospeso da Pio IX con la seguente motivazione: “…In questa luttuosa condizione, essendo a Noi in molti modi impedito il libero e spedito esercizio dell’autorità suprema da Dio a Noi conferita, e ben conoscendo che gli stessi padri del Concilio Vaticano in quest’alma città, 74 durando il predetto stato di cose, non potrebbero avere la necessaria libertà, sicurezza e tranquillità per trattare degnamente con Noi le cose della chiesa: né consentendo oltre a ciò le necessità dei fedeli che in mezzo a tante e notissime calamità e moti d’Europa, tanti pastori siano lontani dalle loro chiese, vedendo con grande dolore dell’animo Nostro Noi quindi giunte le cose a tal punto da non potere in alcun modo il Vaticano Concilio continuare in siffatto tempo il suo corso; dopo matura deliberazione, di moto proprio, con l’autorità apostolica sospendiamo e annunziamo essere sospesa la celebrazione dello stesso Concilio ecumenico Vaticano fino ad altro tempo più opportuno”. (Lettera apostolica Postquam Dei munere, 20.10.1870) Organi ufficiali di stampa della Massoneria italiana Bollettino officiale del Grande Oriente d’Italia Il Bollettino del Grande Oriente della Massoneria in Italia Il Bollettino Ufficiale del Grande Oriente d’Italia La Rivista della Massoneria italiana Rivista massonica Massoneria Oggi Hiram Erasmo (P. Maruzzi - Opere per un biblioteca massonica). Numerose altre testate vennero alla luce: Acacia, Lumen Vitae, L’Almanacco del Libero Muratore, Rivista Ipotenusa, La Fenice, Lux, Voce Fraterna. Adriano Lemmi ed alcuni finanziamenti A. Lemmi, Gran Maestro,“finanziò la spedizione di Sapri con una somma aggirantesi tra le 10.000 e le 30.000 lire, versò a Garibaldi £. 33.700 acquistando anche i diritti d’autore, delle Memorie del Generale”. Il manoscritto poi passò a Nathan, il quale lo offrì al Ministero della Pubblica Istruzione, e per esso al costituendo Museo del Risorgimento. (Tratto da: La Massoneria e l’Italia dal 1800 ai nostri giorni, pag. 109) 75 Alcune sedi del Grande Oriente d’Italia 1859 Torino, Loggia Ausonia Firenze, Loggia Concordia, Via Vigna Nuova 19 Firenze, Palazzo dei Pazzi, Via del Proconsole 1871 Roma, Via del Governo Vecchio 1873 Roma, Via Papale, oggi corso Vittorio 1875 Roma, Via Campo Marzio 1887 Roma, Palazzo Poli 1893 Roma, Primo piano del Palazzo Borghese 1899 Roma, Palazzo Giustiniani, poi acquistato nel 1910 per la somma di £. 1.200.000. Nel 1926 Mussolini acquisì l’edificio al demanio pubblico. Roma, Villa del Vascello, attuale sede. (R. Esposito, La Massoneria e l’Italia dal 1800 ai nostri giorni, pag. 158) Il verbale che inizia la storia dell’Ausonia e della nostra Massoneria Nazionale è così concepito: «Atto primitivo del G. O. Italiano costituitosi nella Valle di Torino «A L:. G:. D:. G:. A:. D:. U:. «Sette Fr. dispersi, essendosi trovati in questa città di Torino, convennero di gettare la prima pietra di un tempio, per ivi proseguire nei loro lavori. «Trovato un luogo aperto agli sguardi dei profani, alla mezzanotte dell’otto corrente ottobre 1859 si apri la Loggia nel G. di M.; si passò alla nomina del Venerabile di età e ad unanimità fu eletto il Fr. D.[elpino], quindi a quelle dei vice Sorveglianti che i riuscì ai Fr. Z [ambeccari] e P. [eroglio]. «Dopo vari discorsi sull’utilità dei L. M. a vantaggio dell’umanità, si venne a trattare del come riunirsi alla gran famiglia M.(assonica) onde regolarmente essere costituiti e riconosciuti da tutti i Fr. dell’U.(niverso) «Un Fr. disse di credere che in Genova esistesse una Loggia sotto il titolo di “Unione dei Cuori” e trovarsi nella discesa che costeggia il Palazzo Ducale partendo da piazza Carlo Felice per scendere alla via delle prigioni. «Dicesi che il V. sia un medico che abita sulla piazza del Palazzo Ducale, sopra l’antico Caffè dei Militari, accanto alla discesa dei pollaroli. «Si stabilì di spedirvi un Fr. Ed a preferenza il Fr. M.[irano] e frattanto ogni 76 F:. si incaricò di fare nuove e più diligenti ricerche di altri Fr. organizzati e dell’esistenza di un G. O. I. «Torino, lì 8 ottobre 1859. «Zambeccari» Il battito delle mani I Massoni hanno una maniera particolare di applaudire battendo tre volte le mani ciò risponde ad un rituale molto diffuso in Oriente e nelle Dojos: battere per scacciare il cattivo (Kami) Quei battiti simbolizzano l’unità (Musubi). Il primo invia una vibrazione, il secondo è il ricevimento dell’eco del primo ed essi sono interpretati secondo le nostre credenze spirituali ed attitudini. Altre culture utilizzano raganelle di legno e nello stesso Islam popolare si può cacciare i Jnun-s battendo le mani. (Bruno Etienne - Une Voie pour l’Occident, pag. 9) Gli utensili dell’Agape hanno dei nomi particolari: la tavola si chiama la tovaglia la salvietta il piatto la scodella il cucchiaio la forchetta il coltello la bottiglia, la caraffa il bicchiere le lampade le sedie le vivande il pane il vino rosso la piattaforma il velo la bandiera il vassoio la regola la cazzuola la zappa la spada il barile il cannone le stelle gli stalli i materiali la pietra grezza la polvere rossa 77 il vino bianco la polvere bianca l’acqua la polvere debole la birra la polvere gialla i liquori la polvere fulminante il sale la sabbia il pepe nero il cemento mangiare masticare bere tirare una cannonata tagliare sgrossare brindare sparare Al brindisi si risponde con FUOCO! (Hiram 1987/88, 1 marzo 1987- Le Agapi massoniche e i brindisi rituali - Fra. Se.) Faldoni degli archivi massonici Nel processo contro la Massoneria (P2) perché considerata associazione segreta, furono raccolti ben 800 faldoni; fu sottolineata dal Tribunale di Roma la sproporzione della documentazione acquisita e gli elementi di reato rilevati. Censimento degli atei L’Osservatore Romano del 6.12.1910 in un articolo dal titolo “A proposito di censimenti”, si chiedeva a che cosa potesse servire il censimento delle persone atee. La proposta innovativa rispetto ai precedenti Censimenti era stata fatta dai Liberi Pensatori e dai Socialisti: “L’idea era stata lanciata nell’ultimo Congresso dei Libero Pensiero e sarebbe, come tutte le altre, caduta nel dimenticatoio se le Logge massoniche e le Leghe socialiste (curiosa coincidenza) non l’avessero fatta loro lanciando apposite circolari ed incitando tutti gli adepti ad uniformarsi”. L’organo di stampa del Vaticano stentava a trovare la motivazione di tale iniziativa massonica. 78 Nei censimenti precedenti, infatti, occorreva solo indicare a quale religione si appartenesse. Pensavano forse i proponenti che negli appositi registri risultassero iscritte persone come cattoliche, per mire incognite, anche se non lo erano, o magari gli stessi ritenevano di mettere in risalto che le lotte anticlericali avessero forgiato molti agnostici e atei? Il dubbio rimane. I macellai Quando laici e massoni iniziarono la loro battaglia per la cremazione dei defunti, battaglia che ottenne dopo molto tempo l’assenso della Chiesa cattolica, gli stessi vennero chiamati dalla stampa avversa con diversi appellativi, tra i quali: ”Macellai che arrostiscono la carne”. Il parroco di Pianosinatico Scrive Aldo A. Mola che Nathan, il Gran Maestro della Massoneria, nel libro Vita Italiana “aveva elevato ad emblema dell’Italia nuova non un venerabile di Loggia bensì il parroco di Pianosinatico, un villaggio appenninico della provincia di Pistoia, che la domenica costruiva con i suoi fedeli la scuoletta accanto, ma ben separata dalla Chiesa, quale palestra di libero confronto fra tutti gli abitanti, credenti o meno essi fossero”. (Giolitti, lo statista della terza Italia, pag. 305) Infiltrazione massonica in Vaticano La smentita fu puntuale quando si insinuò che la politica in primo tempo liberale di Pio IX sarebbe stata determinata dalla sua iscrizione alla Massoneria che avrebbe coinvolto anche diversi dignitari ecclesiastici. L’iniziazione, come asserisce, Rosario Esposito, venne indicata in luoghi ed in date diverse e ciò in contrasto con i regolamenti massonici che stabiliscono che di iniziazione “non può essercene che una sola, come accade per l’iniziazione cristiana del battesimo”. Pier Carpi nel 1976 in una sua pubblicazione (Le profezie di Papa Giovan79 ni) affermò che Papa Roncalli, Giovanni XXIII, era stato elevato al XVIII grado della massoneria moderna in una Loggia di Instanbul nel 1935. Immediatamente Mons. Capovilla smentì la notizia su L’Osservatore Romano del 15 - 16 novembre 1976 e del 23 dicembre 1976 citando un episodio avvenuto il 6 dicembre 1961 allorché Papa Giovanni, tra i messaggi di augurio per il superamento della crisi fisica, rinvenne anche quello di una Loggia massonica. Il Papa segnalò di sua mano alla Segreteria di Stato: “Complimenti cortesi, si ringrazino. Ma niente compromissioni con Massoneria e simili”. (Rosario Esposito, Chiesa e Massoneria, un DNA comune, pag. 115) Lapide al Tempio di Roma “Due anni dopo il 1873, il Gran Maestro Mazzoni, trovò di meglio affittando tutto il primo piano dello stabile III di via Papale, oggi corso Vittorio, sul lato prospiciente via Sora. Lì sorse il primo Tempio massonico vero e proprio, e fu inaugurato il 5 marzo1875; sul portale d’ingresso fu murata la seguente lapide: Templum hoc - Romae servitute redemptae - Liberi Structores Italici- Iustitiae et veritati sacrarunt, [questo Tempio a Roma redenta dalla servitù, i Liberi Muratori Italici - alla Giustizia e alla Verità consacrarono]. (tratto da: R. Esposito, La Massoneria e l’Italia dal 1800 ad oggi, pag. 158) La canzone Torna a Surriento e Giuseppe Zanardelli La canzone fu ascoltata dal pubblico nel 1902, in occasione della visita a Sorrento del massone, Presidente del Consiglio, Giuseppe Zanardelli. Egli, alloggiò all’Hotel di proprietà del Sindaco della città, Guglielmo Tramontano, il quale annunciò che il brano musicale sarebbe stato suonato per ricordare a Zanardelli di mantenere “la promessa di far realizzare una serie di opere pubbliche necessarie a Sorrento tra le quali la più importante era la rete fognaria allora inesistente”. Pare, peraltro, che il brano musicale fosse stato composto nel 1894 e reso pubblico successivamente. (Wikipedia) 80 GIUSEPPE GARIBALDI (1807-1872) “Garibaldi non era certo l’uomo facilmente assolvibile dalla Chiesa. Il suo proponimento di arrivare con le armi a Roma scatenava costantemente la stampa filocattolica. A ROMA!, A ROMA!, A ROMA, A ROMA! Questa parola gridavano in Napoli il 7 Settembre per la festa ad onore di Garibaldi, e leggevasi scritta sulle bandiere e sui cartelli affissi ai muri. E a Roma!, a Roma! hanno gridato altresì nel medesimo giorno in quelle città di Lombardia, nelle quali si è festeggiato il primo anniversario dell’ingresso di Garibaldi a Napoli. È proprio l’antico grido dei barbari che, rovesciato l’impero romano, inondarono l’Italia empiendola di stragi e di rovine: ed è altresì il grido che alzarono i turchi dopocchè si impossessarono di Costantinopoli, nonché i predicatori della riforma quando ebbero guadagnata Ginevra, e i sansculottes dell’ottantanove allorchè valicarono le Alpi”. (L’Osservatore Romano 18.9.1861) Così scriveva ancora L’Osservatore Romano del 1.7.1862: “…Ben altrimenti giudicammo del ministero piemontese, il quale in fatto di bassezze e di viltà non la cede a nessuno, del ministero piemontese a cui s’affanno a pennello le apostrofi che oggi gli dirige il Contemporaneo di Firenze a proposito delle sue recenti leggi contro le esorbitanze del clero, mentre nulla ha da opporre contro le esorbitanze di Garibaldi. Vili impostori, esclama quel coraggioso scrittore, impudenti mercatanti del plauso e disprezzo della plebe, Sadducei d’Italia e scribi subalpini, noi non discutiamo ora se Garibaldi che vi ha fatto la elemosina d’un regno abbia o no diritto a privilegi ed eccezioni. Noi diciamo solo che voi mentite per la gola, allorchè tacitamente asserite colle vostre note diplomatiche che anche Garibaldi è soggetto alla legge, e questo appunto dimostra la forza del Governo italiano. Menzogne, menzogne sono queste, e Garibaldi è il primo che vi smentisce a Palermo, a Corleone, a Cefalù, a Calatafimi, a Trapani, a Marsala. Voi siete forti? Voi sareste capaci di punire Garibaldi se contravvenisse alle leggi? Vile, vilissima e corrotta gente. Come! Voi confessate con i sequestri dei giornali, colle 81 risposte dei ministri, colle circolari dei Prefetti che Garibaldi insulta i vostri alleati, che Garibaldi cospira, che Garibaldi compromette l’ordine pubblico, e consentite intanto che egli s’incammini alla volta di Roma? Stenterelli ed arlecchini, ve lo diciamo ancora una volta, ritiratevi pure se non siete buoni a sostenere il peso che vi opprime e vi schiaccia…”. Frate Pantaleo Giovanni …La Politica del popolo parla di Pantaleo, il cappellano di Garibaldi in occasione degli ultimi avvenimenti di Palermo: “Un fatto, dice, che fa della tunica del religioso, un abito grottesco, da Dulcamara, tuonò dal pergamo giuramenti, che il Generale ed il popolo ripeterono furibondi; e se domani i preti ci buttassero in faccia le accuse più violente pel il rispetto che noi vantiamo di voler conservato alla libertà della Chiesa, ne avrebbe tutto il diritto. Noi non sappiamo se le condizioni di quel paese, dopo che Garibaldi lo va percorrendo, siano ridotte a tale stato che l’autorità governativa non possa più esercitare il suo ufficio. Ciò che sappiamo si è che un sindaco appose la sua firma al discorso di Garibaldi e che il telegrafo non ce ne annunzia ancora la destituzione. Ciò che sappiamo si è che il frate Pantaleo fa della religione una prostituta delle passioni della plebe, e che il frate Pantaleo non è ancora posto in condizione di non ripetere le sue furibonde pazzie”. (tratto da: L’Osservatore Romano del 1.7.1862) “Salimmo le scale del palazzo del marchese di Torrealta ed i servi mi indicarono l’appartamento del Generale (Garibaldi). Appena entrato con il mio compagno (Fra Pantaleo) nell’anticamera, Gusmaroli cominciò a soffiare come un gatto e facendomici vicino disse: - Che cosa vuole codesto frate?- Egli è un buon frate, risposi, che vuol parlare con il Generale e chiedergli il permesso d’essere dei nostri. A queste mie parole, i quattro che erano nell’anticamera si dettero ad alzar le pugna, a digrignar i denti e a stralunar gli occhi, non altrimenti che avessi condotto in mezzo a loro Radetzky o Metternicche. Il Padre spaventato si dette a gridare, io volevo difenderlo, ma il gran ridere me lo 82 impediva… Quand’ecco si apre un uscio in fondo all’anticamera e Garibaldi domanda: “Cos’è questo chiasso?”… “Veda, ho condotto qui un buon frate che vuole essere de’ nostri e costoro me lo baciano con i denti…”- Eh diavolo! Fate entrare il frate”. …“Ecco, signor Generale, un frate che vuole essere una seconda edizione di Ugo Bassi. “Ugo Bassi!”.., esclamò il Generale, …ma lo sapete voi, (rivolto al frate) chi fosse Ugo Bassi? E il frate rispose: “era un uomo che seppe seguirti nelle battaglie e seppe morire da forte…” Ma tornando al racconto, dico che il nostro frate quando uscì dalle stanze di Garibaldi mostrava tutto lieto una lettera di lui, che gli dava incarico di correre le vicine terre per levar gente in suo nome.” (Giuseppe Bandi, I Mille, pag. 142, Pagliai Editore, 2010) Rendita annua governativa Il Governo Minghetti, rendendosi interprete dei sentimenti di affettuosa gratitudine della stragrande maggioranza della popolazione nei confronti di uno dei principali artefici dell’unità nazionale, propose, in data 19 novembre 1874, a favore di Garibaldi, una rendita annua di 50mila lire. Il Generale rifiutò. Ma il 19 aprile 1876 scrisse a Depretis dichiarando di accettare, affermando che avrebbe utilizzato la cifra per concorrere a finanziare i lavori di risanamento del Tevere. (Hiram. - Sett. 1982, pag, 57, Angelo Lo Cascio, Maestro di patriottismo e difensore dei diritti umani) La flotta piemontese “Il noto Achille Fazzari scrive una lettera alla Tribuna nella quale con ammirabile ingenuità narra che lo sbarco dei famosi Mille fu operato felicemente a Marsala, per la presenza provvidenziale degli inglesi in quelle acque. Questa presenza non fu certo causale, poichè si sa da tutti quanto e come l’Inghilterra aveva promesso favore ed appoggio a Garibaldi e ai suoi. E poiché Fazzari scrive per la storia dovrebbe ricordare un’altra presenza provvidenziale di altre 83 navi, all’infuori delle inglesi. Il conte Camillo di Cavour scrisse all’ammiraglio Persano, comandante la flotta piemontese, questo laconico biglietto: “Signor Ammiraglio, guardi di navigare fra Garibaldi e la squadra napoletana: non so se mi comprenda”. E l’Ammiraglio Persano rispose: “Signor Conte, credo di averla compreso; in caso mi manderà a Fenestrelle”. Così la leggendaria spedizione dei Mille toccò Marsala fra la doppia presenza provvidenziale delle navi inglesi e dei vascelli piemontesi”. (L’Osservatore Romano, 14.7.1898) Anniversario della morte di Garibaldi “Oggi dunque ricorre l’anniversario ventesimo della morte di Garibaldi. Scimmiottando i nostri pellegrinaggi cattolici, le logge massoniche hanno voluto organizzare un pellegrinaggio garibaldino al fine di riscaldare un poco questa figura che andava illanguidendo terribilmente, in faccia alla parte giovane delle nostre moltitudini. Naturale che mediante il concorso del Governo, delle autorità locali, dell’esercito e della squadra, il comitato organizzatore sia riuscito a mettere assieme qualche centinaio di concorrenti a prezzo ridotto. Ciò peraltro non varrà a ridare forma e vita ad un ideale che di fronte alle brutte realtà della vita quotidiana, in questa Italia impoverita, ha perduto ogni e qualsiasi spontaneità. Ed a suscitare di nuovo veri entusiasmi popolari non varranno neppure le epiche prose che i giornali liberali sono andati a rievocare in tale occasione nei vecchi musei del frasario liberalesco di 30 anni addietro. Eccone pertanto un saggio tolto di peso dalla Tribuna di ieri sera: “Quest’uomo è per noi l’uomo per eccellenza, la sintesi delle perfezioni naturali e dei progressi civili, l’espressione dell’equilibrio di tutte le forzi sociali, la forma superiore di tutte le attività morali della vita. E per questo noi l’adoriamo, e per questo noi comprendiamo la leggenda che si è fatta e continua a farsi ogni giorno più intensa attorno a lui. Coloro che vanno alla ricerca del superuomo non conoscono l’uomo e dimenticano Garibaldi!”. (L’Osservatore Romano, 3.6.902) 84 Espulsione dei Gesuiti “La domenica del 23 ottobre, mezz’ora dopo mezzogiorno, due membri della commissione comunale della città di Dole, accompagnati da un distaccamento di guardie nazionali armate, si presentarono alla casa dei Gesuiti, e loro comunicarono un decreto di espulsione immediata dei Gesuiti da Dole, con ordine di esportazione a venti leghe dal quartiere generale. Questo decreto, firmato Borbone, colonnello di Stato Maggiore, era a nome di Garibaldi con queste parole:” Pel generale e per suo ordine”. Non si era preso la pena di motivarlo”. (L’Osservatore Romano, 10.11.1870) Garibaldi ed il battesimo civile “Sapevamo che tra le leggi progressiste onde gode l’Italia vi è il matrimonio civile, ma ignoravamo vi fosse pur quella del battesimo civile. Egli è vero che Garibaldi, è già buon tempo, arrogandosi le prerogative del pastore delle anime, inventò un battesimo a suo modo e lo mise in pratica, ma a Garibaldi tutto essendo permesso, credevamo che la faccenda non avesse varcata la cerchia di quella eccentrica individualità. Peraltro abbiamo dolorosamente dovuto persuaderci del contrario, menandosi oggidì scalpore dai fogli dell’empietà per un fatto dolorosissimo avvenuto nel nostro Trastevere, ove una bambina si pretese fosse battezzata con tutta pompa, ma senza l’intervento dell’autorità ecclesiastica”. (L’Osservatore Romano, 18.11.1870) Garibaldi in Francia “A Tolosa si fa una requisizione di cavalli per l’armata. Dall’Echo de la Province rileviamo che Gambetta ha munito di poteri regolari Garibaldi, in forza dei quali esso e i suoi seguaci esercitano un diritto di requisizione con preferenza anche sopra quello dello Stato per la priorità della scelta da un lato e dall’altro pel sequestro immediato”. (L’Osservatore Romano, 21.12.1870) 85 Garibaldi e la sua cremazione “Caprera 16 settembre 1877 Mio carissimo Prandina, Voi gentilmente v’incaricate della cremazione del mio cadavere e ve ne sono sommamente grato. Sulla strada che da questa casa conduce verso tramontana, alla marina, alla distanza di circa 300 passi, a sinistra, vi è una depressione del terreno limitata da un muro. In quel canto si formerà una catasta di legna di due metri con legna di acacia, lentisco, mirto ed altra legna aromatica. Sulla catasta si poserà un lettino di ferro e su questo la bara scoperta con dentro gli avanzi adorni della camicia rossa. Un pugno di ceneri saranno conservati in un’urna qualunque e posta nel Sepolcreto che conserva le ceneri delle mie bambine Rosa ed Anita. Vostro sempre, Giuseppe Garibaldi”. (Riv. Massonica 1968, pag. 91) Dimissioni di Garibaldi “Garibaldi si è dimesso dal suo mandato di rappresentante ed ha inviato a Nicotera la seguente copia delle dimissioni che sotto forma di indirizzo ai suoi Elettori, ha mandato al Presidente della Camera: Caprera, 24 dicembre 1865 Ai miei elettori di Napoli Quando vidi 229 Deputati del Parlamento Italiano suggellare con il loro voto il mercato d’una terra italiana, presagii a me stesso che non avrei durato lungamente nel consesso di quegli uomini che ciecamente mutilavano della Patria le membra che eran chiamati a ricomporre. Però, consiglio d’amici, speranza di avvenimenti riparatori e un sentimento incancellabile di devozione verso i miei elettori, mi tennero al posto. Ma oggi in cui alla vendita di Nizza vedo succedere il vituperio della Sicilia, che io sarei orgoglioso di chiamare la mia seconda terra di adozione, io mi sento costretto, o Elettori, a rassegnarvi il mandato che incatena inutilmente la mia coscienza 86 e mi rende complice indiretto di colpe non mie. A quest’atto non mi consiglia solo l’affetto dovuto alla Sicilia, come l’ardimentosa iniziatrice di tante rivoluzioni, ma il pensiero che in essa furono offesi il Diritto e l’Onore, compromessa la salute di tutta l’Italia. Non per tanto voi mi troverete sempre col popolo in armi sulla via di Roma e Venezia. Vostro Giuseppe Garibaldi”. (L’Osservatore Romano, 30.12.1863) Il giuramento degli alti gradi della Massoneria Nel giornale La Croix si legge quanto segue, col titolo: La frammassoneria e la Francia: “Allorchè l’Anghera da Palermo trasmetteva a Garibaldi il supremo grado in frammassoneria, lo faceva con le seguenti gravi parole che sarebbe bene non dimenticare: “Codesta sociale missione che il nostro capo ci affidò, noi stiamo per compierla. Perchè il nostro Dio non è né sostanza, né corpo, né anima, nè Creatore, né Padre, nè Verbo, né Amore, né Paracleto, né Redentore, nulla insomma. Noi facemmo la Chiesa serva del potere laico, e rovesciammo il potere temporale del Papato, in attesa di rovesciare lo spirituale. Edificatori del nuovo tempio alla felicità dell’uman genere, per innalzarlo ci è d’uopo prima demolire, e per demolire l’attuale stato sociale, sopprimemmo l’insegnamento religioso, sopprimemmo il diritto delle genti. Rovesciato il potere temporale del Papa, nemico nostro acerrimo ed infame, a mezzo dell’Italia e di Francia, ora dobbiamo fiaccare la Francia, sede dello spirituale potere e ciò con l’aiuto della potenza nostra e di quella di Germania (Ciò era prima della guerra franco-germanica). Fratello, eccoti il termine del tuo ammaestramento come capo della frammassoneria. Pronuncia ora con noi il supremo tuo giuramento: “Giuro di non riconoscere altra patria se non la patria universale, giuro di combattere ad oltranza, sempre e per ogni dove, i limiti o confini di ogni nazione, d’ogni campo, d’ogni casa, d’ogni industria, non meno che d’ogni famiglia… Giuro di dare la mia vita all’indefinito trionfo del progresso o della universale unità, 87 e dichiaro di professare la negazione di Dio e la negazione dell’anima. Ed ora, fratello, che per te la nazione, la religione e la famiglia disparvero per sempre nell’immensità dell’opera della frammassoneria, vieni fra le nostre braccia, illustre, potentissimo e carissimo fratello, e con noi abbi tu parte dell’autorità illimitata alla potenza sconfinata che noi abbiamo sopra l’umanità”. (L’Osservatore Romano, 23.9.1893) L’eroe irredentista “Avendo il prof. Ippolito Perdezolli messo il generale Garibaldi al corrente della situazione del Trentino, ne ebbe in risposta la seguente lettera: Mio caro Perdezolli, Caprera, 18 settembre (1880). “Le Monarchie quando giungono ad affibbiare la livrea ad un uomo, lo trasformano fosse anche il Padre eterno. I Trentini hanno il diritto di insorgere, e i fratelli tutti quello sacrosanto di aiutarli. Presto o tardi la redenzione è sicura. La realizzazione però dipende particolarmente dalla bravura degli schiavi. Ditelo ai nostri fratelli, e dite pure che bramo non finire la vita senza vedere risplendere l’aurora della libertà a Trento e a Trieste. Vostro per la vita G. Garibaldi” (L’Osservatore Romano, 26.9.1880) L’eroe dei due mondi in Francia Fu detto da alcuni giornali che Monsignor Arcivescovo di Tours fosse andato ad incontrare il Solitario di Caprera. Quanto siavi di vero, lo mostra lo stesso Prelato con una lettera del 9 corrente diretta all’Union. Basta riportarne il seguente brano: “Apprendo il prossimo arrivo di Garibaldi a Tours, io dissi al sig. Cremieux, in presenza dei suoi segretari: “Io credo che la divina Provvidenza avesse ricolma la misura delle umiliazioni che essa imponeva al nostro paese; io mi ero ingannato: 88 ci era riservato di subire una suprema umiliazione, quella di vedere qui arrivare Garibaldi, che si da nel mondo la missione di salvare la Francia. Io pregai in pari tempo il sig. Cremieux di impedire che Garibaldi, il nemico pubblico del Papa e della Chiesa, venisse nella mia residenza, fosse pure per una semplice visita; e mi affretto a riconoscere che il guardasigilli prese le sue precauzioni, acciò l’usurpatore del sacerdozio cattolico non comparisse presso di me”. (L’Osservatore Romano, 27.10.1870) Rinuncia alla Legion d’Onore …I giornali riportano la seguente lettera inviata dalla famiglia Garibaldi a Doumergue, Presidente della Repubblica: “Al signor Presidente della Repubblica francese. Durante la triste prova che noi continuiamo a subire, in nome di tutta la famiglia Garibaldi ci siamo permessi di deporre nelle vostre mani le insegne dell’Ordine Nazionale francese della Legion d’Onore che l’eroismo dei nostri soldati, il giusto apprezzamento dei nostri capi relativo a tutto il nostro coraggio e alla nostra lealtà avevano voluto, con la vostra benevolenza, farci accordare in nome del popolo francese. Vogliate gradire, signor Presidente della Repubblica, l’assicurazione della nostra inalterabile devozione alla Nazione francese, i nostri omaggi più rispettosi e devoti. Giuseppe, Sante, Menotti, Garibaldi ” (L’Osservatore Romano, 26.1.1897) Garibaldi in Chiesa Durante l’impresa di Sicilia e di Napoli, la sua grande impresa, (Garibaldi) andò in chiesa s’inchinò ad immagini e fece offerte ad altari, secondo le forme di devozione popolare pur avversate dalle coscienze religiose elevate e additate dell’anticlericalismo come scandalose superstizioni ed attrasse a sé alcuni frati e sacerdoti indisciplinati, ma almeno allora, di stretta credenza religiosa. (Rosario Esposito, La Massoneria e l’Italia dal 1800 ad oggi, Ed. Paoline, 1956, nota pag.94) 89 Ai preti buoni – contributo del clero siciliano alla rivoluzione “All’undici o al massimo al 14 maggio va datato il famoso proclama (di Garibaldi) “Ai preti buoni”: Comunque sia, comunque vadano le cose d’Italia, il clero che fa oggi causa comune coi nostri nemici, che compra soldati stranieri per combattere gli Italiani, sarà maledetto da tutte le generazioni. Ciò che consola, però, è che promette non perduta la vera religione di Cristo, si è di vedere in Sicilia i preti marciare alla testa del popolo per combattere gli oppressori. Gli Ugo Bassi, i Verità, i Gusmaroli, i Bianchi non sono tutti morti; e il dì che sia seguìto l’esempio di questi martiri, di questi campioni della causa nazionale, lo straniero, avrà cessato di calpestare la nostra terra, avrà cessato di essere padrone dei nostri figli, delle nostre donne, del nostro patrimonio, di noi!” (R. Esposito: La Massoneria in Italia dal 1880 ai nostri giorni, pag. 80) La testimonianza di La Farina rende ancor più credibile le affermazioni del contributo del clero ai moti siciliani: “il clero di tutta la Sicilia può dirsi alla testa del movimento insurrezionale; fra gli armati vedonsi molti preti, e frati col trombone ad armacollo, e col Crocifisso in mano, che predicano la crociata contro i Borboni in nome di Dio e della Patria, e deificano Vittorio Emanuele”. (ibidem, pag. 79) Una Pastorale del Card. Wiseman “Sua Eminenza Rev.ma il Card. Wiseman ha indirizzato, il giorno della SS.Trinità, al Clero e ai fedeli della sua diocesi, una pastorale che produsse in Inghilterra una grande sensazione. …Rispetto a Garibaldi, Sua Eminenza Rev.ma ha messo in mostra quanto vi ha di vergognoso per l’Inghilterra nel ricevimento fatto a questo Eroe, di vergognoso pei ministri e vescovi anglicani nell’accoglienza fatta ad un uomo che il 28 settembre 1862 indirizzava alla Nazione inglese, to the Anglish nation la seguente lettera: “L’iniziativa che oggi vi spetta, non potrebbe più appartenervi domani. Voglia Dio allontanare questa sventura! Chi è che prese più coraggiosamente della Francia l’iniziativa nell’89? È la Francia che in quello istante solenne diede al mondo la Dea ragione, la quale rovesciò la tirannia nella polvere e consacrò la libera fraternità fra le nazioni. E 90 dopo quasi un secolo essa è ridotta a combattere la libertà delle Nazioni, a proteggere la tirannia ed a fare tutti i suoi sforzi per consolidare, sulle rovine del tempio della Ragione, questa orribile ed immorale mostruosità che si chiama Papato”. (L’Osservatore Romano, 22.6.1864) Interesse per la lingua italiana “…Il Giornale d’Italia pubblicò iersera un articolo intitolato Garibaldi nell’Accademia della Crusca, una lettera inedita dell’Eroe”. L’interrogativo è dell’autore dell’articolo, un ottimo medico il prof.Giacomo Emilio Curatolo che ha ricche collezioni garibaldine e fa di esse la sua specialità, è la lettera del generale indirizzata a Giorgio Pallavicino. La lettera è questa: Caprera 16 febbraio 1873 Giorgio carissimo, L’Italia dovrebbe profittare del genio unico del nostro Guerrazzi, sino alla fine, ed ecco come. L’Italia, (ha) la più bella delle lingue, io la credo poverissima, e mentre vediamo arricchirsi di migliaia di vocaboli le lingue dei nostri vicini, a noi tocca rimanere con un palmo di naso, ogni volta che si apre il vocabolario per cercarvi termini, che non siano pane e polenta. Tu conosci le mie propensioni dittatoriali e quindi il mio aborrimento per comitati, commissioni e simili istituzioni bizantine e quindi proporrei con l’assentimento dei più incaricare il patriarca della lingua patria, di comporre un vocabolario suppletivo, che arricchisse il bellissimo nostro idioma con gli innumerevoli vocaboli che ci mancano. Ti par di proporlo? Un carissimo saluto ad Anita dal sempre tuo G. Garibaldi”. (L’Osservatore Romano, 23.1.1911) Il censimento Garibaldi invitato dal municipio di Sassari a riempire la scheda del censimento, alla colonna che indica la professione scrisse semplicemente agricoltore . (L’Osservatore Romano 21.7.1872) 91 L’addio di Garibaldi al popolo inglese “Io sono penetrato di riconoscenza per l’accoglienza ch’io ho ricevuto, in questa terra della libertà, dal popolo e dal governo inglese. Mio principale scopo nel venire qui fu di ringraziarli della simpatia che essi non hanno cessato di mostrare a me ed al mio paese, questo mio principale oggetto è compiuto. Io avevo desiderato di mettermi alla disposizione di tutti i miei amici inglesi, e andare in ogni luogo dove avevo promesso di recarmi, ma non posso adempiere a tutti l’impegni ch’io aveva preso. Sono stato cagione d’imbarazzo e ho deluso le aspettative di alcuni miei amici, io loro ne dimando perdono, ma non potevo fare una scelta fra le città ch’io aveva intenzione di visitare. Ricevano qui il mio addio, e i miei ringraziamenti. Tuttavia spero fra poco di ritornare a godere in Inghilterra della vita domestica. Io potrò allora vedere tutti i miei amici e adempiere agli impegni assunti verso delle generose popolazioni inglesi, impegni che con mio dolore ora non mi è dato di compiere. G. Garibaldi Londra 22 aprile” (L’Osservatore Romano, 28.4.1864) Circolari garibaldine massoniche È interessante appurare come il Gran Maestro Garibaldi anche nell’intestazione delle circolari inviate ai Fratelli Massoni siciliani non si dimenticasse dell’Italia e dei suoi Governanti: Ad Universi Terrarum orbis Architecti gloriam Ordo ab Chao Italia e Vittorio Emanuele Supr. Cons. G.O. d’Italia Rito Sc. ant. ed acc. Sedente all’Oriente di Palermo (Acacia 1982-n.11) 92 La fanfara di Garibaldi “Avvicinandosi il 3 novembre, centenario della battaglia di Mentana, il mio pensiero va ai musicanti della banda del mio paese natìo i quali corsero compatti al seguito di Garibaldi, lasciando sul campo due dei loro: Luigi Leonardi e Gaetano Tiburzi. “Musici venuti da Poggio Mirteto uniti ad altri volontari formarono la nostra fanfara.” Esiste anche un inno cantato dalla fanfara che seguì Garibaldi, su parole dello stesso Garibaldi, adattato ad una pagina della Lucia di Lammermoor di Donizetti”. A Poggio Mirteto fu posta nella Scuola di Musica la seguente lapide: AL FORTE DRAPPELLO CHE DIPARTITOSI DALLE FILE DI QUESTO CONCERTO SEGUI’ GARIBALDI NELLA SPEDIZIONE DEL MDCCCLXVII AL GRIDO SUBLIME DI “ROMA O MORTE “ (Lucio Jucci, Pietro Del Vecchio, Rivista Massonica, 1967, pag. 248) Rifiuto dei repubblicani In occasione dell’inaugurazione del monumento a Garibaldi, vivamente voluto dalla Massoneria, i repubblicani non vollero partecipare, “vollero fare a sé, per non lordarsi al contatto con i monarchici”. (Domenico Farini, Diario di fine secolo, pag. 795) Gli avvenimenti di Bronte, agosto 1860 Molto si è scritto su gli interventi militari nei confronti della popolazione siciliana, ed il pugno forte usato da Garibaldi e dai garibaldini nel territorio conquistato e liberato dai Borboni. Lo spargimento del sangue umano è sempre esecrabile quando avviene in un contesto politico post unitario, non facile, precario, dovuto anche al risveglio delle masse contadine che pensavano che dopo l’Unità d’Italia non avrebbero dovuto subire un ulteriore sfruttamento. Alfonso Scirocco, nel suo libro Giuseppe Garibaldi, sottolinea che “In tutte 93 le provincie (siciliane) i contrasti locali e rivolte contadine sfociavano in fatti di sangue. La rivoluzione per l’unità, quale era intesa dai garibaldini, diventava lotta di classe”. In Bronte, poi, gli inglesi avevano diverse proprietà (eredi di Nelson) ed era evidente che, anche per un debito di riconoscenza bellica, non si sarebbero potuti consentire danni alle stesse ed ai proprietari. Oltre all’incendio del Teatro e dell’archivio comunale vi era stata una vera caccia all’uomo con la morte di 16 persone tra le quali il barone del paese, nobili e cittadini. Il richiamo di Garibaldi al Governatore di Catania e l’invito di sedare i tumulti, si concretizzò con la presenza sul territorio delle milizie capitanate dal Colonnello Giuseppe Poulet che non soddisfò del tutto il Generale il quale inviò Nino Bixio per dare esecuzione alle sentenze di condanna. Evidentemente gli eventi di Bronte non furono il fiore all’occhiello del Conquistatore. La ragion di Stato, il timore che il propagarsi dei tumulti potesse rinforzare i tentativi degli autonomisti, la convinzione che, in qualche modo, si potesse vanificare quanto fatto per conseguire l’annessione della Sicilia e la paura che i moti potessero pregiudicare la conquista del restante territorio, ancora sotto il dominio dei Borboni, contribuirono non poco sulle determinazioni adottate. Come detto, lo spargimento del sangue è sempre detestabile a qualunque ceto appartenga, ma una sia pure sintesi del contesto in cui si sono svolti i fatti, li fanno comprendere meglio. Dobbiamo aggiungere che i moti popolari e le agitazioni politiche promosse dai movimenti ispirati al socialismo, non furono, anche successivamente agli avvenimenti di Bronte, graditi al Governo piemontese se il Ministro Depretis, massone, nel 1897, assimilò gli stessi alle agitazioni “sovversive” del partito ecclesiastico, chiedendo, perciò, ai Prefetti, una stretta sorveglianza. Invero la Massoneria del XIX secolo trovò grosse difficoltà a comprendere l’anima popolare nel problema dell’insegnamento religioso, nelle scelte reazionarie del Governo e dei suoi Ministri nei confronti dei movimenti operai e dell’agricoltura che cercavano l’inserimento dignitoso nella vita sociale. La pretesa del Gran Maestro della Massoneria Nathan dell’approvazione da parte del Parlamento Unitario dell’apposita legge sull’insegnamento religioso, se pur in linea con la tradizione laica dell’Ordine, non tenne in debito conto che gli stessi mas94 soni non erano ancora maturi per tale passo, come dimostrò lo scisma che avvenne all’interno dell’Ordine. La repressione, con mano pesante da parte di Crispi, massone, dei moti popolari dimostrò, come sostiene Salvatore Costanza nel suo libro Fasci dei Lavoratori, la incomprensione delle finalità dei Fasci dei lavoratori e dei blocchi popolari di costituire una forza che realizzasse, almeno in Sicilia, “le istanze di libertà e di giustizia che essi pensavano dovessero inscriversi nelle migliori tradizioni di lotta” (io direi massoniche). Il momento difficile della classe operaia era avvertito e fatto proprio dal radicale Napoleone Colajanni, che in una lettera del 24.7.1893 ai compagni di lotta Giacomo Montalto e Curatolo Vincenzo si diceva consapevole ed interprete delle difficoltà in cui andavano incontro e asseriva che Nasi doveva essere “abbattuto”, forse anche per la difesa che aveva fatto di Crispi. (Vedi Fasci dei lavoratori, pag.118) Decreti garibaldini È interessante leggere alcuni decreti del Generale, Prodittatore della Sicilia, dai quali emerge come lo stesso si interessasse dei costumi siciliani e delle loro necessità più impellenti (ad esempio le Ferrovie) e del perseguimento di finalità politiche, laiche come l’espulsione di alcuni ordini religiosi: - Decreto n.74 - 13 giugno 1860 - Abolizione del Titolo di Eccellenza e di baciamano Art.1. È abolito il titolo di Eccellenza per chicchessia. Art 2. Non si ammette il baciamano tra un uomo ed un altro uomo. Firmato Giuseppe Garibaldi e Francesco Crispi (Segretario di Stato dello Interno) - Decreto n.123 - 25 giugno 1860: Sulla costruzione di una ferrovia da Palermo a Messina. Art.1. Sarà costruita una ferrovia da Palermo a Messina passando per Caltanissetta e Catania. 95 Art 2. Il Segretario di Stato dei lavori Pubblici e dei mezzi di comunicazione è autorizzato a trattare con capitalisti nazionali per la costruzione della suddetta ferrovia. Firmato Giuseppe Garibaldi e Giovanni Raffaele (Segretario di Stato dei Lavori Pubblici e dei mezzi di comunicazione) - Decreto n.97-17 giugno 1860. Discioglimento delle Corporazioni dei Regolari sotto il nome di compagnia e case di Gesù e del SS. Redentore. Art.1. Le Corporazioni de’ Regolari, esistenti in Sicilia, sono sciolte. Gli individui che le componevano sotto il vario nome di Compagnie o Case di Gesù o del SS. Redentore sono espulsi dal territorio dell’isola. I loro beni sono aggregati al Demanio dello Stato. Art.2. Il Segretario di Stato dell’Interno e della Sicurezza pubblica è incaricato dell’esecuzione del presente decreto. Firmato Giuseppe Garibaldi e Francesco Crispi (Segr.di Stato dello Interno e della Sicurezza pubblica). (tratto da: Avv. Nicolò Porcelli, Collezione delle leggi, decreti e disposizioni governative, Stabilimento Tipografico, Carini 1860) 96 Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini Mazzini sosteneva che l’individuo deve essere l’uomo del suo tempo e che alla fine della sua vita non doveva avere il rimorso di avere conosciuto la verità, di avere potuto contribuire al suo trionfo e di non averlo fatto. Riportiamo il seguente proclama di Garibaldi, pubblicato dal Diritto, che fu sequestrato e deferito ai tribunali, come annunziò un dispaccio di martedì scorso: “Agli Italiani Caprera, gennaio 1864. Gli eventi sovrastano. Se il sessantatre è finito lasciando dietro a sé le tracce vergognose dell’egoismo e delle discordie, il nuovo anno si inaugura con altre promesse. Nell’agitazione dei popoli oppressi, nelle paure del dispotismo che finge inchinarsi al diritto nelle lotte titaniche della Polonia, non doma e non stanca, nello scompiglio stesso della diplomazia, dappertutto insomma sorgono presagi di prossimi avvenimenti. Io sono convinto che essi decideranno della salute d’Italia, e saranno occasione da tempo desiderata al compimento dei suoi voti, se l’elemento liberale non si accontenterà di invocare il domani nell’inerte aspettativa del meglio . La democrazia italiana, che nelle sue gradazioni comprende tutto quanto il patriottismo militante per la contrastata unità, deve persuadersi che non basta essere numerosa, giovane, fidente, ma che importa soprattutto ad essa essere ordinata e disciplinata. Io non ho creduto meglio provvedere a questi bisogni che scegliendo un nucleo eletto di amici in Italia e miei, coi quali ho costituito un Comitato Centrale Unitario. Il nome ne definisce lo scopo: raccogliere mezzi pecuniari, principalmente colla colletta da me iniziata, preparare gli animi alla concordia del sacrificio e del dovere, tutto ciò alla santa meta del riscatto nazionale, e del fraterno aiuto alle provincie schiave nel giorno invocato delle battaglie questo, e non altro, è il suo mandato. 97 Se la reazione, quanto tenace altrettanto astuta nei suoi disegni, cospira contro l’unità della patria, se questa è minacciata dagli errori della politica governativa, contro la quale protestai perché mi parve dimentica degli interessi e della volontà nazionale, più urgente, più sacro si impone ai liberali il dovere dell’abnegazione. Quindi ben lungi dallo sciupare nelle vane e forse pericolose agitazioni l’indomata energia del loro patriottismo, la riserbino intatta per quei giorni in cui sarà unico mezzo di salute la cooperazione di tutti i buoni, negli aiuti ai fratelli oppressi dallo straniero. Invito pertanto gli amici e le società esistenti, e quanti Italiani sdegnano rimanersi spettatori passivi nel gran dramma che decide della loro esistenza e del diritto a riordinarsi intorno a quell’unico centro, a riconoscere la sua autorità, ed a ritenere le mie istruzioni che da esso comitato o dai suoi delegati saranno impartite. Invito pure la stampa liberale a prestare agli atti del comitato il concorso della sua pubblicità. In nome di tutto il comitato e mio firmerà gli atti il benemerito cittadino Benedetto Cairoli. Gli è, ancora una volta, il fascio romano che io chiedo agli Italiani: possa il loro cuore intendere la santità delle mie intenzioni. Giuseppe Garibaldi” (L’Osservatore Romano, 21.1.1864) Brindisi di Mazzini e di Garibaldi L’Osservatore Romano, in data 26.4.1864. pubblicava una corrispondenza dell’Unità d’Italia relativa ai brindisi di Mazzini e di Garibaldi nella riunione di Teddington. Mazzini disse: “Il mio brindisi abbraccierà tutto quello che noi amiamo, tutto quello per cui combattiamo. Alla libertà dei popoli! All’Associazione dei popoli! All’uomo che oggi incarna nell’Azione questo grande pensiero, a Giuseppe Garibaldi! 98 Alla povera, santa eroica Polonia, che da più di un anno combatte in silenzio e muore per la libertà! Alla Russia novella, che sotto la divisa Terra e libertà, stenderà in un giorno non lontano, una mano sorella alla Polonia per la difesa della libertà e dell’indipendenza, e cancellerà la memoria della Russia degli Zar. Ai Russi che, il nostro amico Herzen pel primo, hanno più lavorato affinchè sorga questa Russia novella! Alla religione del Dovere, che ci farà lottare sino alla morte, affinchè tutte queste cose si compiano!”. Il Generale Garibaldi, alzandosi, rispose commosso, nei termini seguenti: “Voglio fare oggi una dichiarazione, che avrei dovuto fare da lungo tempo. V’é qui un uomo, che ha reso i più grandi servigi al mio paese ed alla causa della libertà. Quand’io ero giovane, e non avevo che delle vaghe aspirazioni verso il bene, ho cercato un uomo che potesse consigliarmi e guidare i miei giovani anni, l’ho cercato come l’assetato cerca l’acqua. Quest’uomo l’ho trovato. Ei solo ha conservato il fuoco sacro, Ei solo ha vegliato quando tutti dormivano. Egli è sempre rimasto mio amico, pieno d’amore per il suo paese, pieno di devozione per la causa della libertà. Quest’uomo è il mio amico, il mio maestro, Giuseppe Mazzini! Mazzini ha portato alla sventurata Polonia un brindisi, al quale mi associo dal fondo del mio cuore, ora alla Russia novella, che soffre come noi soffriamo, che lotta come noi lottiamo, che trionferà come noi trionferemo, e che avrà la sua parte importante nei destini dell’Europa”. Giudizio di Garibaldi su Mazzini emesso nel 1859 Il giornale The Queen si domanda come Garibaldi può spiegare il suo cambiamento di opinione a riguardo del Mazzini, giacché, nel 1859, scriveva al sig. Isaac Crolher di Newcastle: “Se Mazzini avesse mostrato abbastanza coraggio per guidare i suoi amici nel pericolo, se Mazzini avesse mostrato quel nobile sentimento che mette la causa della sua oppressa patria al di sopra di ogni considerazione egoistica, Mazzini avrebbe potuto essere un grand’uomo. Ma Mazzini non avendo posseduto queste due qualità, cadde necessariamente sotto lo sprezzo di ogni uomo di cuore, e dappoi non ha fatto che commettere 99 colpe. Mazzini, colla sua ostinazione ed il suo inesplicabile amor proprio ha reso la democrazia impossibile nella nostra patria, e ci ha obbligato di avere ricorso alla monarchia per trovare ciò che abbiamo, il più grande bisogno in Italia, la nostra indipendenza”. (L’Osservatore Romano, 25.5.1864) Parla Mazzini “Tra due anni, o l’Italia sarà tranquilla, immemore, non curante e lo straniero dirà: “voi potete durar come siete: a voi non importa, visibilmente di Roma, né quindi se io vi rimango”, o l’Italia sarà torbida, irrequieta, agitata dalle fazioni e lo straniero dirà: “promisi lo sgombro a parte che l’Italia non minacciasse rompere le condizioni passate: io consentiva a cedere Roma al Papa e ai Romani, oggi la cederei alla rivoluzione irrompente, e rimango”. (L’Osservatore Romano, 10.10.1864) Il protocollo segreto Lettera al Direttore del Popolo d’Italia: “Amico, L’istinto popolare ha rivelato alle provincie piemontesi d’Italia un pericolo. Questo pericolo è fondato. Esiste negli uffici del ministero degli esteri un rotolo, di otto pagine, in cartoncino inglese, avvolto in raso… Questo contiene un protocollo segreto aggiunto alla Convenzione del 15 settembre 1864. E il protocollo dichiara: “Che il governo italiano si assume di astenersi da ogni impresa sul Veneto e impedire ciò che volesse tentarsi dal partito d’azione o da altri, che se avvenimenti imprevedibili e più potenti degli obblighi assunti concedessero sia Roma, sia Venezia all’Italia, avrà luogo una rettifica di frontiere tra la Francia e l’Italia, che la discussione sulla rettificazione esordirà dal fiume Sesia considerato come frontiera dalla Francia”. 100 Il protocollo ha la firma del ministro Visconti Venosta, e d’altra persona. Nessuno vorrà, suppongo, pretendere che io riveli la sorgente della mia certezza: ma io ricordo agli Italiani che rivelai, un anno prima del fatto, la cessione statuita a Plombieres di Nizza e Savoia, e che io trasmisi all’Unità Italiana la sostanza della Convenzione del 15 settembre prima assai che l’Italia ne sospettasse. A protocollo siffatto non lacerato dal ministero presente, una nazione educata, come l’Inghilterra alla libertà, opporrebbe l’accusa di alto tradimento e il patibolo per gli uomini che lo firmarono. Io, avverso alla pena di morte, non vedo che una risposta degna dell’Italia, e segnatamente del piccolo paese appiè delle Alpi, con fatti, all’imperatore straniero. SIRE, VOI ERRATE: AVREMO VENEZIA E NON AVRETE IL PIEMONTE. Vostro, Giuseppe Mazzini “ 13 Marzo (L’Osservatore Romano, 23.3.1865) Come Mazzini giudicasse Garibaldi nel 1867 Londra 5.8.1867 (lettera indirizzata alla Signora Philippson) “Vi mando poche righe della nostra amica Jesele Mario; noi siamo legati nell’amore e nell’odio. Io amo Roma, non siccome parte dell’Italia, ma come l’anima, come la parola d’Italia, e odio Rattazzi come un Mefistofele… Spero che Garibaldi non riuscirà a determinare un movimento: un tale moto, per ora, o sarebbe represso con un secondo Aspromonte da Rattazzi, o sarebbe, se riuscisse, monopolizzato da lui, e Roma sarebbe governata da una politica piccina, immorale, da avvocato intrigante, corrotta e corruttrice. Roma deve essere o una grande ruina profetica, ovvero il Tempio della Nazione italiana. Un anno di più o di meno di schiavitù è nulla. Ciò che importa è che il vessillo della Repubblica italiana sventoli dal Campidoglio e la bandiera della religione del progresso, dal Vaticano. È questo un sogno?” (L’Osservatore Romano, 29.12.1906) 101 Il Papato e la Monarchia L’Armonia del 5 aprile racconta che Giuseppe Mazzini richiesto di un suo autografo, ne rilasciava uno che diceva così: “Nel 1831 io dissi che l’Italia sarebbe nazione. Nazione una e repubblicana. La prima parte del vaticinio è compita…Come si è adempita la prima, così si adempirà, in un tempo non remoto, per virtù di fati e di popolo, la seconda. L’Italia nazione è un fatto europeo, l’iniziativa di un’epoca, che segna la morte del Papato e della Monarchia, uscita dallo stesso principio”. (L’Osservatore Romano, 8.4.1865) La Massoneria ed il cinquantesimo mazziniano Leggiamo nei Giornali: “L’Avv. Domizio Torrigiani, Gran Maestro della Massoneria italiana, offrirà nella ricorrenza delle onoranze a Giuseppe Mazzini, due medaglie d’oro commemorative ai Sindaci di Genova e di Roma. Le medaglie saranno consegnate al sindaco di Genova dal Gran Maestro avv. Torrigiani ed al Sindaco di Roma dal presidente del Consiglio dei 33, Ettore Ferrari, che ha coniato la nuova medaglia massonica. Apprendiamo dai giornali che la commemorazione di Mazzini sarà tenuta in Campidoglio dal pro-sindaco Bandini. Il Bandini, per chi non lo sapesse, è Vice Gran Maestro della Massoneria. Presidente del comitato per il monumento a Mazzini, è il sen. Luigi Rava, noto massone, esecutore del monumento è Ettore Ferrari. Torrigiani, Bandini, Rava, Ferrari: tutti nomi di una sola famiglia”. (L’Osservatore Romano, 11.3.1922) Intervento di Mazzini in favore dei preti In una lettera inedita di Mazzini, scritta nel 1849, messa all’asta a Torino, vi è questo passaggio caratteristico: “Fatemi il piacere di rimettere in libertà quei preti francesi, Luquer e due suoi 102 compagni, che sono alla Pilotta. Sto mallevadore per essi. Curavano ieri i feriti e faranno lo stesso oggi”. (L’Osservatore Romano, 19.3.1902) Morte di Mazzini Dal Movimento: “Alla notizia della morte di Giuseppe Mazzini, a Genova, e, ci si assicura, per tutte le grandi città italiane, per ordine superiore furono consegnate tutte le truppe. È inesplicabile il panico dell’autorità pubblica per questa grande sventura! Il Governo con ciò ha fatto opera degna di se”. (L’Osservatore Romano,16.3.1872) L’interdizione “Con molto dolore dell’animo nostro, dobbiamo annunziare ai cattolici palermitani, che il nostro Mons. Arcivescovo è stato costretto a fulminar l’interdetto nella Chiesa di San Domenico, perché il giorno 24 sarà profanata con la commemorazione civile di Giuseppe Mazzini. Ecco la lettera che Mons. Arcivescovo ha diretto al rev. Rettore di S. Domenico, nella quale gli annunzia che quella Chiesa è già colpita d’interdetto: Palermo, 20 marzo 1872 Rev.do Signore, Non essendomi riuscito di ottenere che codesta Chiesa di S. Domenico non fosse pubblicamente profanata con le onoranze funebri che voglionsi rendere, a Giuseppe Mazzini, io sono, per dovere del mio ministero e per il libero esercizio della mia spirituale potestà, obbligato a interdire la detta chiesa, come infatti l’interdico per la presente disposizione, che renderò di pubblica ragione. Sappiano dunque i fedeli che d’ora innanzi nessun atto di culto potrà lecitamente esercitarvisi riservandomi a procedere con misure canoniche contro i violatori del presente interdetto. 103 La benedico nel Signore. D. Michelangelo Celesia Arc. Al Rev.do Signore Sac. Serafino Pellegrino Ret. della Ch. di S.Domenico (L’Osservatore Romano, 27.3.1872) Lutto generale Il deputato Giuseppe Mazzoni, Grande Oriente della Massoneria italiana, ha diramato una circolare a tutti i Muratori… per ordinare un lutto di alcune settimane in tutte le Officine, ove essi si raccolgono per le loro muratorie adunanze. Questo lutto è per dimostrare il profondo dolore per la morte di Mazzini. (L’Osservatore Romano, 31.3.1872) Difesa di Mazzini L’ex Gran Maestro della Massoneria, Ettore Ferrari, risponde in Echi e Commenti ad Obserrer: “…reputo che Mazzini non è anello di congiunzione né motivo di scissione; chi non ne conosce il pensiero e l’insegnamento sa che non fu eclettico e conciliativo ma fiero e personalistico nelle dottrine da lui bandite all’Italia e ai popoli, che la propaganda degli apostoli o e dei precursori o la si comprende e viene assimilata, o cade nel vuoto come seme su sterile terreno. Che tutti lo riconoscano grande Patriota e grande Profeta è incontestabile, chè il Maestro sacrificò tutto se stesso alla Patria ed ebbe occhio di lince da prevedere quanto avvenne nella vita delle nazioni, massime dell’Austria, della Polonia, degli Slavi, del mezzogiorno e lo preconizzò in tempi in cui ai più sembravano follie. Certo quel gruppo politico che potesse dimostrare che Mazzini ne fu il volgarizzatore ed esponente ideale avrebbe diritto di continuarne gli insegnamenti. E da ciò nasce che partiti e gruppi lo veggano come una propria divinità, dacchè il Grande Italiano seppe insegnare tutto: politica, religione, economia, filosofia, arte, tutto e che se fu fiero e personalistico, fu anche equo e tollerante. Ma altro è desiderare, e altro è l’essere. 104 Perché Mazzini possa essere adottato come simbolo del proprio spirito è d’uopo sentire come Lui: l’amore come profumo, la donna come un riflesso della provvidenza, l’arte - sacerdozio, la musica - fede, la poesia - filosofia; tutti gli uomini liberi uguali, fratelli; il popolo base della piramide sociale: il motto Dio e popolo che significa legge, religione umana che abbraccia tutte le confessioni senza chiese e sacerdoti, avente per interprete l’umanità; famiglia, patria e umanità emanazioni concomitanti di un solo identico principio di dovere e di amore; diffusione della proprietà, abolizione della domesticità, degl intermediari; unione del capitale e del lavoro. Nonostante le manchevolezze, gli errori e talvolta le incomprensioni, solo il vecchio partito mazziniano ha seguìto, almeno in teoria, i principi del Maestro. Varie organizzazioni repubblicane, li travisarono, clericali e popolari li combatterono al pari dei monarchici, dai socialisti furono incompresi e schermiti: il Partito Nazionalista fascista fa perfettamente il contrario di ciò che Mazzini disse, ammonì e praticò. Ma vogliono tutti appellarsi al Maestro? È naturale: in tempi di trasformismo e arrivismo fa comodo un alibi tanto eminente”. (L’Osservatore Romano, 9.4.1924) Ai funerali di Mazzini “Il 17 Marzo 1872, Roma vide per la prima volta nelle sue strade le insegne massoniche. In solenne corteo funebre, i membri del Grande Oriente d’Italia, si mossero da Piazza del Popolo fino al cimitero”. (Eugene Lennhoff, Il Libero Muratore, pag.147) Ottave di Giuseppe Mazzini, quanto mai attuali VA’ Va’! ma sempre, dovunque si stampi L’orma tua sulle vie del delitto; Del rimorso negli orridi campi, Presso al Dio che consola l’afflitto, Su pei greppi, all’aperta pianura, 105 Sulla terra, sotterra, sul mar, Vegli teco l’eterna sciagura Che il mio labbro ti seppe imprecar! E fin quant’io nell’ultimo istante Della vita il mortale si atterra, Quanto tace nell’anima errante Sul confin di due mondi ogni guerra; Ti si affacci nel varco infinito, Ti fiammeggi nel buio sentier, La bestemmia del giovin tradito, L’anatema dell’uom prigionier! Giuseppe Mazzini (Hiram, Dicembre 1981, pag.168) Mazzini e l’Umanità Mazzini affermò: “quando sarai al cospetto di Dio, egli non ti chiederà che cosa hai fatto per l’anima tua, ma ti chiederà che cosa hai fatto per i tuoi simili”. È il concetto di religione universale che si estende ai tuoi simili in una concezione armonica dell’Umanità, è imperniata l’etica dei Doveri: fare non a se ma agli altri. Una visione, quindi, in cui Trascendenza, coscienza individuale, l’Umanità diventano un tutt’uno, una concezione che subordina molte altre idee perché l’Umanità è “lo strumento di Dio”. “Il concetto di Libertà, di Eguaglianza e di Umanità si riflette in Atto della Fratellanza della Giovane Europa ed è il perno per lo sviluppo della società unita negli interessi e programmi. Nessun popolo può essere autonomo nelle scelte di vita, non può vivere solo con il suo lavoro e quindi deve tendere al miglioramento globale della popolazione, al di là delle singole nazioni o Patrie. Questi suoi principi lo indussero ad affermare che “in qualunque terra voi siate, dovunque un uomo combatte per il diritto, il giusto, pel vero, vi è un vostro fratello; dovunque un uomo soffra, tormentato dall’errore, dall’ingiustizia e dalla tirannide, vi è un vostro fratello”. 106 La Massoneria Internazionale I Principi Tedeschi e la presenza massonica “Il Deutsche Adelsblatt in occasione dei noti rimproveri presentati dal protettore della Loggia Provinciale tedesca, il principe Leopoldo, all’Imperatore, pubblica un lungo articolo contenente la storia del contegno conservato da molti Re di Prussia di fronte alla Massoneria. In questo lavoro è dimostrato che i Re e Principi della Casa di Hohenzollern servirono in ogni epoca come pièce de resistence alla malaugurata setta. Vi si dimostra come a un fatto provato dalla storia, che tutti i Principi di Casa Hohenzollern alla fine ebbero a fare cattiva prova colla Massoneria e furono raffreddati nei loro sentimenti benevoli verso quella Associazione. Nell’articolo si parla di Federico il Grande, di Federico II, di Federico Guglielmo III, di Federico Guglielmo IV, dell’Imperatore Guglielmo I, che più volte ebbe a rimproverare le Logge sopra qualche provvedimento di cui lo stesso Imperatore ignorava lo scopo, di Federico III, che si dimise per non aver potuto fare riscaturire la storia della Loggia provinciale tedesca, perché i superiori lo impedirono, e di Guglielmo II che per le esperienze fatte dal padre non ha voluto saperne e non è stato iniziato ai misteri del massonismo, come dice il Bollettin maçonique de la Grande Loge symbolique, Paris, n°102, settembre 1888, pag.132”. (L’Osservatore Romano, 25.9.1896) La Massoneria negli Stati Uniti d’America “L’egregio corrispondente della Rivista Massonica da New York ci manda una nota intitolata “più dei due terzi dei legislatori Americani sono Massoni”. Egli dimostra la sua affermazione comunicando la lista completa dei Senatori e dei Deputati al Parlamento Nazionale. Omettiamo la pubblicazione dei nomi, ma riassumiamo le cifre dateci dal 107 nostro corrispondente le quali provano quale enorme importanza civile e politica abbia la Massoneria negli Stati Uniti d’America e quanto valore abbia la ripercussione in questa vasta Famiglia di Liberi Muratori, dell’aspra guerra che si è mossa in questi ultimi tempi in Italia contro la Istituzione massonica e quanto conforto a noi venga dai sentimenti di solidarietà che in questa ora difficile giungano a noi dai Fratelli di quei liberi paesi. Il nostro corrispondente l’egregio e caro Fratello F. G. Bellini, scrive dunque da New York nei seguenti termini: “Probabilmente in nessuna parte del mondo le notizie di ingiustificate persecuzioni contro la Massoneria italiana producono più penosa impressione che negli Stati Uniti d’America. Le violente e ripetute aggressioni contro i membri dell’Ordine, le invasioni delle logge nei diversi Orienti, e l’asportazione e distruzione di arredi colla conseguente impunità dei perpetratori, producono un risentimento naturale nella più grande e potente nazione del mondo dove la Massoneria è tenuta nella più alta ed indiscussa considerazione, dove tra i membri che ammontano a circa tre milioni, si onorano di militare gli uomini più preminenti nella politica, nell’industria e nel commercio: insomma i cittadini più eletti, il fiore della Nazione. E la colossale popolarità della Massoneria in America è giustificata dal fatto storicamente provato che la stessa origine, gli stessi sviluppi della meravigliosa Repubblica sono dovuti in così gran parte da uomini immortali che nella Massoneria trovarono ispirazione e concorso, dal generale George Washington, il primo Presidente e Padre della Patria, a quasi tutti i suoi più insigni successori come Jefferson, Monroe, Adams, Jackson, Polk, Filmore, Harrison, Buchanan, Johnson, Garfield, Mc Kinley, Madison,Taylor, Pierce, Taft, Roosevelt, e Harding; da quasi tutti i 56 firmatari dell’Indipendenza Americana a tutti gli altri più chiari patrioti come Franklin (che strappò i fulmini al cielo e lo scettro ai tiranni), Lafayette, Fulton-Montgomery, Steuben Stark, Livingstone, De Kalb, Warren, Paul Jones, Witherspoon, Revere, Hancock, ed altri moltissimi”. (tratto dalla Rivista Massonica). 108 Messico La lotta tra gli organi di stampa filo cattolici e laici-massoni per gli avvenimenti politici nel Messico assunse una veemenza difficilmente riscontrabile per fatti politici di altri Paesi. L’azione laica di impossessamento delle Istituzioni pubbliche e del miglioramento dell’assetto sociale si evidenziano particolarmente con la Presidenza di Calles, elevato, peraltro, ai massimi gradi della Massoneria. “È noto che i movimenti indipendentisti del continente latino - americano furono originati ed alimentati nelle logge e nelle altre associazioni patriottiche, che i “proceres”, generalmente erano massoni militanti oppure gravitanti attorno ai grandi leaders iscritti alla Massoneria, ai Lautari ed ad altre società patriottiche, costrette dalla violenza delle leggi a mantenersi nel segreto; fra essi è appena il caso di ricordare Simon Bolivar, Belgrano, O’Higgins, Juarez ed i numerosi vescovi e prelati americani che si affiancarono alla lotta di liberazione delle popolazioni”. (Vedi Ecclesiam a Jesu Cristo - Etsi longissimo, 30 gennaio1816, Pio VII; Rosario Esposito: Pio VII e le società segrete, pag. 786) I preziosi alleati nella lotta “Sulla sovietizzazione del Messico, basti dire che si è tentato e si continua a lavorare per seguire fedelmente le orme della Russia e magari sorpassarle. Ma indubbiamente i più preziosi ed efficaci alleati dei persecutori furono la Massoneria e il Protestantesimo, i quali erano già di per sé moralmente i maggiori responsabili della furibonda lotta religiosa. La Massoneria internazionale ha potuto svolgere al completo il suo programma nel Messico. Un alto diplomatico assicura che nel 1924, il Consiglio Supremo della Massoneria, riunito a Ginevra, decretò appunto la “sromanizzazione” dell’America latina cominciando dal Messico: il tentato scisma del 1925 fu il primo attacco. E il Governo messicano fu così fedele servitore dei decreti massonici da meritare a Calles, come è noto, la medaglia al merito massonico, consegnatagli da Manuel Rojas, presidente dell’organizzazione massonica, il quale, imponendogli solennemente le insegne, poté dirgli: “Il grande Ordine che ho l’ono109 re di presiedere, mai fino ad ora, ha concesso questa altissima distinzione onorifica: però lo straordinario merito che voi avete dimostrato come presidente della Repubblica, è evidente agi occhi di tutti…”. La Massoneria degli Stati Uniti ebbe anche grande parte in tutto questo. Fu essa che riorganizzò e rafforzò di nuovi elementi accuratamente scelti la languente Massoneria messicana. Nell’ottobre 1925 si leggeva nel “El Pais” che un forte gruppo di massoni del Nord America sarebbero venuti per riorganizzare le logge massoniche messicane. Ed infatti vennero oltre 300 massoni e furono ricevuti con tutti gli onori. La società segreta del Ku-Klux-Klan, a sua volta, si riuniva a Congresso il 15 settembre a Washington e decideva di appoggiare il Governo messicano nei suoi sforzi “per liberare il popolo dalle influenze politiche e religiose dell’Europa (s’intende Roma) influenze che, se non in tutto, almeno per la maggior parte sono responsabili dell’ignoranza e miseria in cui vive e continua a vivere il popolo messicano”. Né mancò l’intervento degli ebrei, ai quali Calles, passando da New York, aveva offerto la più ampia ospitalità nel suo paese. Tuttavia il secondo grande alleato della politica antireligiosa e della persecuzione è il protestantesimo e in particolare una delle sette più combattive del protestantesimo americano. La propaganda nel Messico era affidata agli infami e balordi ribelli, nei quali, per dare un esempio, si indica il Sommo Pontefice a capo della tratta delle bianche, si dipingono i sacerdoti come mostri di iniquità denigrando le Case religiose come case di malaffare. È inutile dire che tutto ciò avveniva sotto l’alta protezione del Governo”. (L’Osservatore Romano) Testimonianza “È quella che fa bella mostra di sé sulla prima colonna della Tribuna del 27 corr. Veramente in parentesi si apre bene, deplorando il silenzio che si fa dalla stampa internazionale su gli orrori del Messico, benché la stessa Tribuna potrebbe forse dirci perché anche la stampa italiana sia stata finora solidale in 110 quel silenzio e perché a certi nostri giornali cattolici sia stato impedito, ricorrendo anche al sequestro, di scrivere sulle gesta di Calles. Ma quello che più ci preme di rilevare è la chiusa della “parentesi”, che spiega lo strano ed insolito zelo della vecchia Tribuna: “C’è, essa dice, soltanto da domandarsi come sia conciliabile con questa dura evidente verità, ribadita oggi dagli avvenimenti del Messico, quella politica di sottomesso accomodamento verso la Massoneria, di cui la Chiesa dà qua e là pubbliche testimonianze”. C’è proprio da sbalordire a sentir certe prediche da certi pulpiti. E domandiamo se sia serio parlare di sottomesso accomodamento della Chiesa quando essa da sola combatte e combatte senza piegare né transigere, con tutta la forza dei suoi martiri, con tutta la prudenza dei suoi Pastori, avendo solo di mira il bene delle anime e la salvezza di quella infelice nazione che la politica internazionale lascia senza alcuna protesta tra gli artigli dei suoi persecutori”. (L’Osservatore Romano, 30.11.1927) Non luogo a procedere “La congiura del silenzio stabilita intorno alle efferatezze messicane si va diramando, mentre il cerchio dell’oblio e dell’indifferenza si spezza. Persino nei Parlamenti si sono elevate proteste e il Belgio e l’Ungheria ne hanno dato l’esempio. I giornali ci riferiscono che anche la Lega dei Diritti dell’Uomo si è finalmente commossa. Buon ultima, mentre a rigor di termini, avrebbe dovuto essere la prima. C’è voluta la sveglia squillante della stampa libera, la quale ha ricordato alla Lega il suo programma. Non ha essa, infatti, sempre proclamato di insorgere a protestare di fronte alle violazioni del diritto delle genti?…La tragica vicenda messicana è stata dunque trattata in una recente adunanza del Comitato Centrale della Lega. Le premesse ideali erano queste: “La Lega, coscienza delle Democrazia universale, interviene ovunque il Diritto è violato. Non importa se si tratti di affare di ordine interno di un paese. Noi siamo i giudici del mondo intiero e perciò abbiamo il dovere di non sottrarci”… 111 L’ordine del giorno di protesta venne bocciato con 7 voti contro 6. In seduta la discussione è stata ampia e vivace: i più bei nomi di “mangiatori di preti” sono comparsi alla ribalta. Del resto, commenta il giornale di Hervè, la vera ragione di tale atteggiamento del Comitato Centrale sta nel fatto che il presidente Calles è massone e la Lega è nelle mani della massoneria. È per ordine dei grandi pontefici delle Logge internazionali, delle quali è servo fedelissimo, che il presidente Calles eseguisce un piano elaborato nel 1925 dai trecento fratelli della massoneria nord-americana che hanno fondato a tale scopo la “Lega anticlericale”. (L’Osservatore Romano 11.3.1928) La persecuzione messicana “…Le vere ragioni stanno nel lavorio delle sette e negli ordini della massoneria, che nel presidente Calles hanno trovato un fanatico esecutore. Il suo governo è favorito dagli interessi della plutocrazia americana nelle miniere messicane. L’onoranza massima conferita a Calles dalla Loggia suprema della massoneria scozzese e le felicitazioni di 85 Logge nazionali massoniche parlano chiaro. Il bolscevismo internazionale realizza nel Messico una parte del suo programma di rivoluzione universale. Intanto la Lega delle Nazioni, che in primo luogo dovrebbe farsi interprete della Giustizia internazionale, tace in tutte le lingue delle Nazioni che ne fanno parte. Anche i Parlamenti delle Nazioni maggiori tacciono come le tombe”. (L’Osservatore Romano,17.3.1928) Clémanceau, il partito repubblicano francese e la Chiesa Da L’Osservatore Romano del 17.01.1907: “Questo è lo scopo che il Clémanceau assegnava ai frammassoni nel suo discorso al Gr:.Oriente, il 2 aprile 1882. Il Times, in data 7 corrente, ne pubblica quel brano, in cui il settario lancia il grido di guerra. Eccolo: “Insomma, 112 se ad onta di questi provvedimenti (soppressione delle Congregazioni religiose e disdetta del Concordato) dall’un canto, e dall’altro ad onta del laicizzamento generale delle scuole e di tutti gli istituti pubblici, il clericalismo conservasse ancora qualche radice nel paese, la si potrebbe, in nome del diritto comune, estirpare per sempre, col rendere impossibile l’esercizio della religione mercè l’applicazione di alcuni articoli del Codice penale. Di tal guisa, dichiarando che la Confessione corrompe la gioventù, sarà impedito agli ultimi preti di compiere i più rilevanti uffici del loro sacerdozio (art. 334); parimenti verrebbero privati di tutte le rendite, col proibire ad essi di ricevere dai fedeli qualsiasi somma per Messe, Battesimi, ed altre cerimonie, giacché basterebbe assimilare destramente questi fatti ai delitti d’inganno e di scrocco (artt. 405 e 407). Là onde il partito repubblicano, pur richiedendo semplicemente la separazione della Chiesa e dello Stato, formula ottima nel senso che sarà facilmente accettata, deve in realtà procacciare il conseguimento del fine ultimo più efficace: la soppressione della Chiesa nello Stato”. Plauso massonico all’attività del Partito liberale spagnolo “Roma, 20 febbraio 1901. Alla Massoneria Spagnola, Il Grande Oriente d’Italia, Illustre e potentissimo Gran Maestro: Illustre e caro fratello; Sono felice di potervi comunicare la deliberazione seguente, presa dal Grande Oriente d’Italia nella sua seduta del 17 febbraio 1901: In nome della Massoneria Italiana, il Grande Oriente d’Italia applaude all’attitudine presa dal Partito liberale spagnolo, in quale, rifiutandosi di associare la sorte dei suoi rappresentanti a quella Dinastia patrocinante, il ritorno alla schiavitù dei popoli e della coscienza, e non permettendo che il gioco della setta gesuitica riesca a piegare lo spirito nazionale sotto le prescrizioni dei dogmi, che in mezzo agli interessi di casta hanno perduto ogni religiosità, si alza virilmente a difendere la causa della libertà e del progresso. Ricevete molto illustre e potentissimo Gran Maestro, illustre e caro fratello, i miei fra113 terni e affettuosi saluti. Il Gran Maestro della Massoneria Italiana. Ernesto Nathan” (L’Osservatore Romano 17.8.1901) Rooselvet e le Massonerie italiane In un momento di contrasto fra le maggiori Istituzioni massoniche Italiane, Grande Oriente d’Italia e la Massoneria di Piazza del Gesù avendo Roosevelt, l’ex presidente degli Stati Uniti, espresso al Sindaco Nathan, fino dal giorno in cui giunse a Roma, il desiderio di conoscere personalmente i capi della Massoneria italiana, ha ricevuto ieri, alle 12,30, il prof. Achille Ballori, Sovrano Gran Commendatore del Consiglio dei 33, e il prof. Ettore Ferrari, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. La persona che venne subito, appena i due visitatori si presentarono all’albergo, per introdurli presso Roosevelt, tenne a dichiarare, evidentemente di ciò incaricata, che Rooselvet era del tutto estraneo al comunicato relativo alla visita del Signor Fera, apparso sui giornali. Rooselvet ha accolto i professori Ballori e Ferrari con grande cortesia¸ si è intrattenuto molto affabilmente con essi, chiedendo informazioni sulle condizioni della Massoneria, e sulle cause che determinarono il distacco da essa di pochi Fratelli e più specialmente sulla persona che venne appositamente da Firenze per presentarsi a lui. Gradì assai le spiegazioni e le notizie dategli e le felicitazioni espressegli dai due visitatori in nome della Massoneria Italiana, e ripetutamente pregò di rendersi interpreti, presso tutti i massoni italiani, dei suoi sentimenti grati e fraterni. Manifestò la sua compiacenza che fosse sindaco di Roma uno dei più illustri massoni, aggiungendo che di ciò poteva compiacersi anche la Massoneria Universale. Dichiarò in ultimo lietissimo di potersi trovare, dopo poche ore, insieme ai due visitatori, al pranzo offertogli dal Comune, in Campidoglio. I professori Ballori e Ferrara ringraziarono Rooselvet dell’affettuosa accoglienza e lo pregarono di portare alle Grandi Famiglie massoniche degli Stati Uniti il saluto della Massoneria italiana. Rooselvet si dichiarò felicissimo di questo fraterno incarico, che disse avrebbe compiuto con sentita soddisfazione”. (L’Osservatore Romano) 114 Scontro tra la Massoneria francese e l’italiana “L’Epoque di Parigi riferisce dell’ultima riunione che tenne l’assemblea generale del Grande Oriente massonico di Francia in cui venne chiuso un incidente sollevato dal Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Adriano Lemmi nel suo discorso del 19 febbraio 1893. Pare che in quel discorso il Lemmi abbia formulato il desiderio e la speranza che “bentosto la bandiera italiana abbia a sventolare sul Varo e sul capo Corso”. Ebbene, se è vero che queste parole furono dette, la risposta del Grande Oriente di Francia fu questa: “Semmai la guerra scoppiasse fra Francia e l’Italia, contestando la legittimità dei diritti francesi su Nizza e sulla Corsica i frammassoni saranno nella prima fila dei combattenti. E se i sentimenti espressi da Lemmi fossero condivisi dalla masse massoniche italiane, il Grande Oriente di Francia avrebbe il coraggio patriottico, scrive anche la Lanterne, di rompere le sue relazioni col Grande Oriente d’Italia come le ruppe con la frammassoneria tedesca”. (L’Osservatore Romano, 21.9.1893) Dissidio con la Gran Loggia di New York William S. Farmer di New York, il 17 gennaio 1920, indirizzò al Gran Maestro Torrigiani una lettera in cui si esplicitava che non poteva accettare “un invito di partecipazione rivoltogli per il preciso scopo di celebrare la caduta del potere temporale dei Papi in quanto negli Stati Uniti la Fratellanza massonica coopera con ogni gruppo che cerca l’elevamento, il miglioramento delle sue condizioni; non ha nessuna questione con qualsiasi organizzazione” (La Massoneria e l’Italia dal 1800 ai nostri giorni, pag.183) La Gran Loggia di New York troncò ogni rapporto con la Massoneria Europea a causa dell’attitudine ed insegnamenti religiosi di quest’ultima. I Massoni di New York dichiararono “che quelli de’ Europa avevano eliminato dalle loro cerimonie qualsiasi riferimento a Dio ed al supremo Architetto dell’Universo”. (Catholic News, tratto da: L’Osservatore Romano, 18.12.1924) 115 Ai nostri giorni tali dissensi risultano superati. Goethe asserisce: “L’uomo non è nato per risolver i problemi del mondo, ma per cercare dove il problema comincia”. Simboli massonici 116 Il Grande Architetto dell’Universo Paolo di Tarso invita “a cercare le cose di lassù”. La ricerca del Trascendente o di Colui che nella Bibbia è indicato “Colui che è” ha sempre costituito il problema principe non solo dei pensatori, filosofi o teologi, ma di tutti gli esseri umani. Le etichettature più varie, le definizioni ed i simboli più diversi, hanno cercato di avvicinare l’Onnipotente al nostro modo d’essere. Il timore delle vendette della Divinità e la ricerca forse di una protezione stimolò, nel tempo, la scelta di divinità intermedie, tra l’uomo e l’Essere supremo, che possedevano pregi e difetti come gli umani (gli Dei greci e romani). L’interrogativo “dove andremo dopo la vita terrena” produsse una vera e propria letteratura di ricerca. Le religioni, le associazione laiche ed esoteriche spesso hanno creduto di appropriarsi del primato di ricerca di Dio. Si sviluppò così, nel tempo, anche il concetto del Creatore dell’Universo come corollario dall’immensità del Creato e dall’armonia che lo regge. Nella prassi quotidiana i Liberi Muratori chiamano l’Essere Supremo, Grande Architetto dell’Universo o Logos (dal Prologo al Vangelo di Giovanni Evangelista), Verbo, Luce, Verità. Anche Gandhi affermava: “Questo Dio che cerchiamo di realizzare è la Verità o per dirla in altro modo, la Verità è Dio. Questa Verità non è solamente la Verità che dovremmo rispettare nelle parole, ma è ciò che solo è, che costituisce la materia di cui tutte le cose sono fatte, che sussiste in virtù della sua stessa forza, che non è sostenuto da niente altrui, ma sostiene tutto ciò che esiste. La Verità solo è eterna, ogni altra cosa è passeggera”. (Gandhi, Yogesh Chada, pag, 67) Nell’inaugurazione del Grande Oriente a Palazzo Giustiniani, Ernesto Nathan, Gran Maestro, disse: “Se voi guardare un nostro diploma massonico, un foglio di carta intestata, se entrate in una loggia massonica voi vedrete sovraneggiare queste lettere: AGDGADU che significano a Gloria del Grande Architetto dell’Universo. È Zeus, Giove, Johwé, Dio?. È, com’e’, qual’è, l’infinito Creatore; noi non intendiamo affermarlo, non interpretarlo. Lo riveli la fede 117 di ogni individuale coscienza; a noi collettivamente suffraga il pensiero del Creatore nella manifestazione complessiva del creato. Per noi ogni fede, sinceramente professata e seguita, che guida e mantiene onesto l’uomo, attraverso la vita, è degna di rispetto”. (“La Massoneria, sua azione, suoi fini, Roma, Civelli 1901, pag. 12) Un Dio della Massoneria non esiste come indicazione dottrinaria, in quanto la stessa giammai si è proclamata confessione religiosa. L’espressione Il Grande Architetto dell’Universo non è che un’aggettivazione dell’Onnipotente. La Massoneria crede nella esigenza universale della ricerca della divinità e lascia ai singoli, ai responsabili delle confessioni religiose, il giudizio sull’ortodossia delle scelte individuali. (A. Gualano, Le vie della Luce, pp.172-173). Su tale argomento, le battaglie antimassoniche alla fine del secolo XIX assunsero toni assurdi che nulla avevano a che fare con la difesa legittima delle proprie idee e della propria confessione religiosa. Nel suo opuscolo Pubblica diffida, il Rev. V. Longo Malizia, il 9.6.1869, disquisendo sul Dio dei massoni e sull’Ordine, asserì addirittura che “La massoneria è il culto, l’adorazione o religione del Fallo-Cteis, dell’Atto della Generazione, cioè, umana, sensibile e materiale… Che tutti i simboli, allegorie e cerimonie, riti dottrine, ecc. dei Frammassoni non significano quindi che Fornicazione, Adulterio, Incesto e Sodomia”. Ogni commento appare superfluo! Aristotele affermava che se non esistesse nulla di eterno neppure il divenire sarebbe possibile. (Metafisica III,4) Il Creato non può lasciarci indifferente. Cicerone scrisse: “Deum non vides, tamen Deum agnoscis ex operibus suis” - non vedi Dio, tuttavia lo conosci dalla sue opere - (Tusc.disp. 1,28) convinto che il Trascendente “fosse una nozione innata e per così dire scolpita nella mente di tutti”. (De natura Deum) Lucano Phars era convinto che “la dimora di Dio (fosse) la terra. Perchè ancora altrove cercare gli Dei? Giove è tutto ciò che vedi, tutto ciò che si muove”. È il mistero che ci attornia, il dolore per gli eventi estremi della vita, come la morte, che ci induce alla ricerca di Qualcuno nell’al di là? 118 Vito Mancuso sostiene che “in ogni caso o come strumento del mistero o come sentimento del mistero che affascina, è comunque l’eccedenza della vita a generare nell’uomo il sentimento di essere inserito (immerso e talora sommerso) in una dimensione più grande da cui egli dipende”. (Io e Dio, una guida per i perplessi, pag.57, Garzanti, Sett. 2011) Lo stesso Wittgenstein sostiene che “la concezione di Dio è determinata dalla percezione della misteriosità della vita, dalla speranza che tale mistero si orienti verso un polo positivo, dalla certezza che tale soluzione è necessariamente oltre lo spazio-tempo”. La realtà della fine della vita, il bisogno di rivolgersi a qualcuno che ci aiuti, l’impotenza e la limitatezza, a volte, dell’umano agire ha convinto gli estensori del Rituale Rosa Croce pubblicato a Napoli nel 1883 a formulare le seguenti considerazioni: “Forse voi avete veduto morire qualche persona a voi cara ed avete assistito all’agonia ed alla rigidità che si impadronì di quelle braccia, di quella bocca, di quella bocca che amavate. Voi avete veduto la vita entrare nel nulla. Voi avete pianto davanti ad un cadavere senza intelligenza e senza amore. Quale fu allora la vostra speranza? Voi avete certo pensato, a titolo di supremo conforto, che qualche cosa deve restare di quell’uomo che sta per diventare polvere; voi avete sperato in una spirituale sopravvivenza in una vita eterna ove tutti possono incontrarsi attorno al Grande Architetto”. L’Armonia “Un’ armonia nell’universo, una razionalità intrinseca”. L’armonia, cioè un sistema razionale ove ogni parte vive per il tutto e non ha senso che rispetto a tutto, è la legge eterna che regola l’universo nella sua totalità. Se un essere rimane nel posto che a lui spetta nell’ordinamento dell’universo, è un bene; si deprava invece solo quando, per sua libera iniziativa, turba quest’ordine. La pace sta nell’ordine e nell’armonia. L’ordine universale è un ordine razionale. 119 Niente è inutile e niente è contrario all’ordine. La causalità universale è razionalità. Itaque vidi et manifestum est mihi quia omnia bona tu fecisti et prorsus nullae substantiae quas tu non fecisti. Et quoniam non aequalia omnia fecisti, ideo sunt omnia, quia singula non sunt et simul omnia valde bona.” (Confessioni, lib. VII, cap.XII, pag 18 tratto da “Aspetti della filosofia giuridica, politica, sociale di S. Agostino”, Giovanni Garilli, A. Giuffrè editore, 1957) “La mente umana ha visto sin dall’antichità la presenza di una legge organizzativa del mondo che informa il mondo e che per questo suo potere formativo è stata chiamata da Aristotele causa formale. Questo Logos intrinseco al processo evolutivo ha dato vita ad un disegno che non so sia lecito chiamare intelligente”. (Vito Mancuso) La Legge naturale “L’uomo intuisce la legge eterna, la porta scolpita nel cuore venendo al mondo perciò non ha che da ritornare in se stesso, ascoltarsi, scrutarsi interiormente, per trovare se stesso, per scoprire la “voluntas et ratio Dei”. È indubbio che S. Agostino ammetta una legge naturale infusa nell’uomo da Dio che si costituisce come tendenza e guida razionale dell’operare umano. La vera libertà dell’uomo non sta nell’autonomia e nell’arbitrio, ma nell’accettazione della necessità cioè della legge naturale. Il rispetto dell’ordine sociale è imposto dalla legge di natura: rispettare quest’ordine significa vivere in pace con tutti. La legge naturale è come un atto di illuminazione inerente all’origine divina e soprannaturale dell’uomo. Quod omnes homines possunt si velint,quia illud lumen hominem illuminat venientem in hunc mundum. (De Genesi cont. Manichaeos, lib.I, cap.III,6 ) La legge naturale è legge razionale, perciò universale, necessaria, eterna. La legge naturale è legge morale. La moralità dell’uomo consiste nell’accordo del suo pensiero e della sua azione con la legge eterna e naturale. L’ordine naturale ha un valore ontologico. La legge naturale nella creatura razionale non è altro che la coscienza del 120 bene e del male. La legge naturale è immanente”. (Giovanni Garilli, Aspetti della filosofia giuridica politica, sociale di S. Agostino. A. Giuffre editore, 1957) Baudelaire Charles La Costituzione di Anderson si ritrova, a proposito della religione naturale alla quale ogni uomo aderisce, nell’intuizione di Charles Baudelaire: La natura è un tempio ove delle viventi colonne, Lasciano talvolta esprimere delle confuse parole L’uomo passa attraverso delle foreste di simboli Che l’osservano con sguardo familiare. (Une voie pour l’Occident, pag. 18) Legge della natura «Vale più scoprire una legge della Natura che conquistare un Impero». (Riv. Mass. 1890, pag. 102) «cuius regio eius et religio» Negli Antichi Doveri dei Liberi Muratori, si sancisce la libera scelta della confessione religiosa da parte del singolo affiliato: “ma sebbene nei temi antichi i Muratori fossero obbligati in ogni Paese ad appartenere alla Religione di tale Paese o Nazione, quale essa fosse, oggi peraltro si reputa più conveniente obbligare soltanto a quella Religione nella quale tutti gli uomini convengono, lasciando loro le particolari opinioni”. Il riferimento storico è ben preciso. Il 25 settembre 1555 fu sottoscritta la Pace di Augusta che tentò di mettere fine alle lotte per il potere temporale tra il Papato, Paolo II, Paolo III,Giulio II, ed i principi tedeschi, francesi e spagnoli, riconoscendo di fatto,pari dignità alla dottrina luterana e sancendo il principio del cuius regio eius et religio che stabiliva la possibilità, per ogni Principe, di imporre la propria religione ai sudditi. 121 Le fasi temporali dell’evoluzione del concetto di Dio e dei rapporti della Massoneria con la Chiesa cattolica, secondo Rosario Francesco Esposito. - Prima fase: (dagli inizi alla fine della Rivoluzione Francese): La scelta Deista. Padre Rosario Esposito sottolinea come con la Massoneria simbolica sia serpeggiata la tentazione deistica, quasi una “ religione delle Logge” con un Dio personale, un Dio, secondo il Teismo, creatore dell’universo, senza un suo possibile intervento miracoloso che avrebbe in qualche modo messo in discussione la sua perfezione . A suo parere, la Massoneria delle corporazioni ben ancorata alle tradizioni cristiane non può essere inclusa nelle scelte deistiche che incominciarono a diffondersi, peraltro, con l’accettazione nell’Ordine di affiliati provenienti da varie estrazioni culturali. - Seconda fase: (La prima metà del secolo XIX): La svolta filo cattolica “I gravi sconvolgimenti dello scorcio finale del Settecento avevano diffuso il desiderio di tornare alla normalità, di rimettere le cose a posto. La Massoneria tenuta in conto di organizzazione potente e capace di influire della Gran Loggia dell’Antica Prussia compiva il gesto molto indicativo di invitare nel suo messaggio pasquale i Fratelli “ad unirsi nella lotta, allo scopo di salvare la grande ricchezza del nostro popolo, il Cristianesimo”, messo in pericolo dal movimento ateistico propugnato dal comunismo. Il Supremo Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato, Cowles “gli faceva eco”. Sir Richard Domingo, Gran Maestro della Massoneria Irlandese, rivendicava alla Massoneria la difesa dei diritti dei cattolici oppressi in Londra. Nel 1933 Fulop Miller auspicava un riavvicinamento tra Gesuiti e Massoneria. La Gran Loggia Nazionale Francese precisò che non poteva esistere Massoneria regolare senza: credenza in Dio, persona divina, Grande Architetto dell’Universo, 122 credenza nella sua volontà, rivelata ed espressa dalla Bibbia, credenza dell’immortalità dell’anima”. (Riv. Massonica 1970, pag,1). - Terza fase: (1860-917) La tentazione ateistica Nel 1869, a Firenze, nell’Assemblea Costituente della Massoneria italiana fu messa in discussione la formula del GRANDE ARCHITETTO DELL’UNIVERSO. (Riv Mass. 1889 pag.184) La giovane massoneria del Messico l’abolì. Nel 1874 il Fr:. Conrad domandava la sua abolizione, senza esito, anche in Italia. “Il 1877 si presenta battagliero. Una grave ed importantissima questione agita la Massoneria mondiale. Il Congresso di Losanna prima, poi il Supremo Consiglio di Charleston, in seguito i Grandi Orienti di Francia e di Belgio e poi la Gran Loggia di Inghilterra disputeranno intorno alla conservazione ed abolizione della formula del Grande Architetto dell’Universo, non solo ma si domanderanno qual principio filosofico esso contenga…” (Bacci Ulisse) - Quarta fase: (dal 1917 ad oggi) Il dialogo cristiano massonico. “Il Gran Maestro della Loggia dell’Antica Prussia compiva il gesto molto indicativo di invitare nel suo messaggio pasquale i Fratelli “ad unirsi nella lotta, allo scopo di salvare la grande ricchezza del nostro popolo, il Cristianesimo”, messo in pericolo dal movimento ateistico propugnato dal comunismo. Il Supremo Gran Commendatore del Rito Scozzese Cowles gli “faceva eco”. Sir Richard Domogmo, Gran Maestro della massoneria irlandese, rivendicava alla Massoneria la difesa dei diritti dei cattolici oppressi in Londra. Nel 1933 Fulop Miller auspicava un riavvicinamento tra Gesuiti e Massoneria”. La Gran Loggia Nazionale Francese precisò che non poteva esistere Massoneria regolare senza credenza in Dio, persona divina, Grande Architetto dell’Universo,credenza nella sua volontà, rivelata ed espressa dalla Bibbia, credenza nell’immortalità dell’anima. Il dialogo continua. (Riv. massonica 1970, pag. 1; vedi anche Rosario Esposito, Chiesa e Massoneria, pag. 29) 123 Il civis religiosus e la persona sono un tutt’uno e non possono contrapporsi. Il civis porta con sé il riflesso di una civiltà millenaria influenzata, senza dubbio, dalla forte presenza delle confessioni in Europa. Il suo modo di agire è in sintonia, inconscia o meno, con il suo modo di pensare, col suo essere. A seguito della revisione del concetto di Dio, la Gran Loggia d’Inghilterra, nel 1989, stabilì che la credenza massonica al riguardo deve basarsi su un essere supremo ed ammette la presenza sull’altare (del Tempio) del libro considerato sacro dall’uomo che lo ritiene tale. (Une voie pour l’Occident, pag. 33) Aristotele affermava: “Se Dio si trova perennemente, è meraviglioso; se si trova in una condizione superiore, è ancora più meraviglioso”. (Metafisica, vol. II) 124 Rosacrocianesimo La nascita del Rosacrocianesimo, indicata nella pubblicazione di tre opuscoli di Andraea (1586-1657), sarebbe avvenuta a Kassel negli anni 1614-1615. L’associazione viene considerata come emanazione protestantica, illuministica. L’Ordine acquisì la Fama Fraternitatis e ben presto si diffuse in tutta l’Europa. Al centro di un complesso di predicazione era il personaggio Christian Rosenkreutz che veniva presentato come vissuto fino all’età di 106 anni, dal 1378 al 1485. Questi aveva compiuto viaggi mistici per tutto l’Oriente e l’Africa Maghrebina allo scopo di apprendere i segreti degli antichi, tradizioni, che fusi in una corrente nuova avrebbero dovuto salvare l’umanità. Egli studiò la magia dei Caldei, l’esoterismo degli Arabi, l’iniziazione misterica dell’Egitto, la Cabala del Marocco, e ancora i segreti dell’Alchimia, della trasformazione dei metalli, della saggezza metafisica. Il tutto descritto in un opera che egli volle sepolta con sé, fino a quando i suoi discepoli scoprirono la sua tomba in Marocco. Gli opuscoli di Andraea narravano appunto questi segreti. (Rosario Esposito, Chiesa e Massoneria un DNA comune, pag. 38) Alcuni studiosi pensano che i simboli del Rosacrocianesmo, la Croce e la Rosa, potevano rappresentare rispettivamente l’elemento maschile, l’energia fecondatrice e l’elemento femminile dal quale avrebbe avuto inizio l’universo e l’esistenza dell’uomo. Scrive Amleto Pezzati che il Rosacrocianesimo è “il condensato di tutte le correnti segrete dell’Occidente”. L’origine dei Rosa+Croce verrebbe, da alcuni studiosi, fatta risalire anche ai Terapeuti ed ai Nisseni. (Materia e spirito nella evoluzione massonica, pag. 47) G. Mackenzie scriveva nella Enciclopedia: “Vi è una Fraternità che si è propagata sino ai nostri giorni, la cui origine risale ad un’epoca assai remota. Essa ha i suoi ufficiali, i suoi segreti, le sue parole di ordine, il suo metodo particolare nell’insegnamento della scienza, della filosofia, della religione… Se si ascoltano i suoi maestri attuali, la pietra filosofale, l’elisir di vita, l’arte di rendersi invisibili, il potere di comunicare direttamente con l’altro mondo, sarebbero una parte dell’eredità della loro società”. 125 La Massoneria si impadronì di molti simboli di questa associazione.(vedi Enciclopedia Internazionale). Il Segreto Si erge la croce tutta avvolta da rose. Chi ha unito alla croce le rose? E la corona si gonfia, per accompagnare d’ogni parte, con tenerezza, il duro legno. E leggere nuvole d’argento si librano per elevarsi in volo con croce e rose, e dal centro scaturisce una vita divina di tre raggi, che escono da un sol punto. che porti senso e chiarezza al segreto. Goethe (Il Libero Muratore, pag. 47) 126 Scalpellini, Corporazioni - data di fondazione della Libera Muratoria Nell’anno 1459 in un congresso di scalpellini a Ratisbona cui presero parte 19 maestri della Svezia, Franconia, Baviera, Alto Reno, Svizzera ed Austria, ebbe luogo una più stretta unione delle corporazioni tedesche, le più importanti delle quali, le “Corporazioni principali”, erano quelle di Strasburgo, Vienna, Colonia, Berna, e più tardi, Zurigo. La confraternita dei scalpellini, allora sorta, si diede “un ordine”, elesse i giudici supremi, nominò quale arbitro finale il maestro del cantiere principale del Duomo di Strasburgo, a quell’epoca Dotzinger di Worms. Fu stabilito che “…ogni singolo scalpellino doveva associarsi a questa corporazione, altrimenti non avrebbe potuto adoperare che gli utensili (da pietra)”. Ci sono studiosi della Massoneria che vogliono considerare la riunione di Ratisbona, rispettivamente, e il congresso delle Corporazioni di 5 anni dopo a Spira, in un certo modo, come data di fondazione della Libera Muratoria. (Il Libero muratore, pag. 36) In Inghilterra le corporazioni hanno una storia più antica. I documenti che si riferiscono all’epoca remota, non sono molto numerosi. Intorno al 1400 fu redatto il più vecchio manoscritto sinora noto (rintracciato nel 1830 nel museo Britannico, pubblicato nel 1840 da James O.Halliwell), il manoscritto Regius, un poema completo di 784 versi in forma di rima, scritto in un inglese arcaico, dove, dopo un’introduzione,vi sono otto capitoli, il primo ha il significativo titolo latino Hinc incipiun Costitutiones artis gemetriae secundum Euclidum, e nonostante la sua importanza per la Massoneria, comparve solo tanto tardi, perché prima si credeva di vedervi qualche dissertazione di matematica. Circa 30-40 anni dopo, il manoscritto Regius che contiene già la espressione lodge (Loggia) dovrebbe essere nato il secondo più importante manoscritto quello di Cooke “Book of our charges”, dovrebbe essere addirittura più antico del Poema Regius, e precisamente del 1388 che fu pubblicato per la prima volta nel 1861. 127 Inoltre il manoscritto Regius contiene un appello ai Santi protettori della corporazione degli scalpellini, i Quattro Coronati. (Il Libero Muratore, pag. 39) La storia dei Quattro Incoronati trova riscontro nel Breviarum Romanorum della Chiesa Cattolica nel quale viene indicato succintamente la morte “di quattro grandi scultori”. “I Fratelli Severus, Severianus, Carpophorus e Victorinus, avendo francamente rifiutato il culto agli dei, durante la persecuzione diocleziana, furono messi in ceppi di piombo e spirarono sotto i colpi nel nome di Cristo. I loro corpi furono gettati ai cani, ed essendo rimasti intatti a lungo, vennero nascosti e sepolti da alcuni cristiani in una cava di sabbia lungo la via Labicana, presso la tomba dei santi Martiri Claudius, Nicostratus, Symphorianus, e Simplicius che avevano sofferto sotto lo stesso Imperatore. La festa dei Quattro Incoronati venne stabilita dalla Chiesa Cattolica l’8 Novembre. Il più antico documento del loro culto come santi patroni degli scalpellini venne rintracciato nel Brist Museum, in Londra: una pergamena manoscritta, scritta tra il 1350 ed il 1400 che contiene i primi regolamenti della corporazione degli scalpellini”. (tratto da: Gruppo di ricerca massonica- anno 1982, pagg. 72-78) Confraternite e Liberi Muratori “Le confraternite e le gilde medievali non si limitavano ad essere semplici associazioni di mutuo soccorso e di difesa professionale (il che le qualificherebbe come antenati del sindacalismo contemporaneo), esse conservavano gelosamente tutta la serie dei segreti del mestiere, comprese approfondite conoscenze in tema di matematica applicata (molto prima di Minge), i tagliatori di pietre fecero uso della geometria descrittiva, che chiamavano “tratto”. Segreti mediante i quali l’architettura poteva realizzare la sacralizzazione dell’arte di costruire: si è potuto dimostrare che le cattedrali gotiche non furono costruite con il solo fine che fossero belle e costituissero una testimonianza di fervore (citiamo le ricerche di André Fischer sulla cattedrale di Strasburgo) nella loro pianta, nella sapiente distribuzione delle loro proporzioni numeri128 che, si possono trovare gli stessi segreti di “geometria sacra“, uno dei significati della lettera G collocata nel centro della stella fiammeggiante dei frammassoni, conosciuti nell’antichità, e che i pitagorici, come è noto, avevano codificato. L’importante opera di Matila C. Ghya, del resto, ha fatto piena luce su questo punto”. (Serge Hutin, La Frammasoneria, pag. 161) I Frammassoni “Ma torniamo ai massoni del Medioevo. Perché si chiamavano “frammassoni”? (ossia franchi massoni). La loro corporazione faceva parte di quelle dotate di speciali franchigie: i loro membri erano esenti da ogni obbligo, imposizione e angaria, (le coorvèe, per esempio) sia di carattere locale che regio e godevano della piena libertà di circolazione. Si propone, peraltro anche una diversa etimologia: quella che chiama in causa l’espressione inglese freestone masons, “massoni dalla pietra franca (libera)”, con la quale in Inghilterra si indicava la pietra di qualità superiore che questi operai lavoravano. “ll Muratori rende noto che sin dall’epoca romana non pochi fabbri e muratori emigrarono dalle zone dei laghi di Como e Maggiore. Como ed il suo territorio forniscono infatti un alto numero di questi artefici. La definizione comacini accenna anche all’Isola Comacina pertinente al Lario, nella quale per molti anni coabitarono comacini e romani stretti da vincoli di amicizia e nell’esercizio delle arti muratorie. …Molti di questi maestri hanno dato nome alla congregazione di franchi muratori verso la fine del sec.XIV. Raimondo Lullo nella seconda metà del secolo XIII avrebbe fondato le prime scuole muratorie, diffuse per l’Italia. A tali associazioni appartenevano le corti d’onore che opponevano la fraternità e l’unione alla divisione e alla discordia”. (Francesco Loreti, I Maestri comacini e le congregazioni massoniche, pagg. 8 e 10) Nello logge operative gli apprendisti venivano affidati al Maestro per 7 anni. Erano inclusi in un Registro degli Apprendisti in cui venivano annotati i dati anagrafici e professionali. 129 Nel Municipio di Edimburgo il Registro degli Apprendisti è stato compilato ed accuratamente conservato fin dal 1583. (Morals and Dogma, Vol. I, pag.70, Albert Pike) “Il Libro di Capitoli dell’Arte de’ Muratori aggregata colli Maestri Scalpellini” in Trapani Nella città di Trapani nei secoli XVI e XVII la presenza delle corporazioni era una costante della vita cittadina, legate alla tradizioni religiose. Tuttora, il Venerdì Santo, si celebra, con solennità e partecipazione dei ceti e dei rappresentanti delle categorie lavorative, la processione dei Misteri per ricordare la passione di Cristo. La presenza dei Muratori e degli Scarpellini nel territorio trapanese è attestata da Ignazio de Nobili, Sindaco e Procuratore dell’invictissima e Fidelissima città di Trapani, il quale afferma l’esistenza presso l’Archivio del Senato della città di un Libro risalente agli anni 1645 - 1646 regolante l’ Arte dei Muratori i quali avevano avvertito la necessità di darsi “regole e Statuti” per l’esercizio della professione come gli Ateniesi e Lacedemoni per non “aberrare dalla rettitudine”. Tale necessità era poi stata avvertita anche dagli Scarpellini con l’adesione concretizzatasi in una integrazione allo Statuto iniziale avvenuta nel Febbraio 1756. Il Libro è costituito da un Proemio e da Capitoli (vedi Appendice 1). Nel Proemio, dopo il riconoscimento delle opere meravigliose dell’Onnipotente Dio, “unico fabbricatore del mondo” nella cui creazione aveva eretto “la più ammirabile Fabbrica”, i Muratori per continuare l’opera degli Imperatori e di re Salomone, “per la nobiltà dell’Arte”, decisero di nominare come Protettori i Quattro Incoronati. Il riferimento al Tempio di Salomone ed ai Santi Quattro Incoronati fu anche dei Frammassoni i quali, successivamente, dedicarono alcune Logge a tali Santi (vedi Appendice 1). La celebrazione della festa dedicata ai Santi Protettori determinava l’astensione dalle opere civili, dentro e fuori del territorio. 130 Mario Serraino, storico trapanese, nella sua pubblicazione Trapani invittissima e fedelissima sostiene che la corporazione dei Muratori e degli Scarpellini già esisteva nel 1572. L’associazione corporativa venne regolamentata con la descrizione particolareggiata, nei Capitoli, della nomina delle Maestranze, dei Consoli e dei Consiglieri, dei loro compiti e della loro vigilanza per la formazione professionale, lo stesso scrittore affermava che “fine primario delle Corporazioni era regolamentare e fare prosperare la propria arte; fine secondario assicurare la mutua assistenza ai propri iscritti” (vedi Appendice 1). I simboli principali della corporazione dei Muratori e degli Scalpellini, quali Squadra e Compasso, la lettera G, si ritrovano anche nella Massoneria già nel secolo XVII fino ad oggi. La Squadra assumeva il significato di rettitudine, morale e determinazioni d’intenti, il Compasso, la spiritualità, la volontà e la capacità operativa; entrambi concepiti come determinanti della virtù, della conoscenza che inducono alla perfezione dello spirito. La lettera G, collocata con i precedenti simboli, veniva considerata come iniziale del Grande Architetto dell’Universo. Un riscontro, nella città di Trapani, si ha nel Campanile della Basilica della Madonna dell’Annunziata (Appendice 2). Per comprendere appieno qualche scultura satirica e beffeggiante del Campanile occorre sapere che i Liberi Muratori dell’epoca erano cattolici, ma non conformisti. A tale proposito Oswald Wirth scriveva: “essi pretendevano di dipendere solo dal Papa, e su questa base ostentavano la contestazione più flagrante nei confronti della gerarchia ecclesiastica. La loro audacia si è manifestata parecchie volte nelle caricature, che essi non temevano di scolpire anche nella pietra delle Cattedrali… Certe sculture sono state certamente ispirate dalla rivalità che in alcune epoche hanno opposto gli ordini monastici al clero secolare; ma altre traducono manifestamente il pensiero intimo di una artista singolarmente emancipato per quell’epoca”. (Oswald Wirth, Le Livre de l’Apprenti; Rosario Esposito, Chiesa e Massoneria un Dna comune, pag. 37) 131 Disegno di copertina del libro “Il governo fascista giudicato fuori d’Italia” di Luigi Vicentini 132 Il Fascismo Il tema Partito Fascista e Massoneria, fu discusso dal Gran Consiglio del Fascismo nella seduta del 13 febbraio 1923, presieduta da Mussolini. Dopo lungo dibattito, fu approvata la seguente risoluzione: “Il Gran Consiglio del Fascismo ha deciso: Considerato che gli ultimi avvenimenti politici, il comportamento e certe decisioni della Massoneria danno un fondato convincimento a considerare che la Massoneria persegue programmi ed impiega metodi che sono in opposizione a quelli che ispirano l’attività del Fascismo, il Consiglio del Fascismo intima ai Massoni di scegliere fra l’appartenenza al Partito Nazionale Fascista o alla Massoneria. Perché per i Fascisti esiste una sola disciplina, quella del Fascismo, ed una sola obbedienza, la obbedienza assoluta, umile e costante al Duce ed agli altri gerarchi del Fascismo”. (Il Libero Muratore, pag. 239) Farinacci massone Si può immaginare lo stupore che colpì l’Italia quando 48 ore dopo l’azione punitiva contro Di Francia (Funzionario della Camera, massone) improvvisamente, su uno dei coraggiosi giornali dell’opposizione, ancora esistenti, comparve la notizia: “Farinacci, il grande idealista è il caratteristico politicante del momento; neanche la sua lotta contro la Massoneria deriva da motivi idealistici; lui stesso era massone”! Farinacci, in primo tempo, negò decisamente ed affermò esattamente il contrario; egli aveva sempre combattuto la Massoneria ed era fiero di avere dato ripetutamente l’ordine di spogliare le Logge massoniche e bruciarle. Ma i “calunniatori” ed i “bugiardi” sostennero la propria opinione e la Voce Repubblicana pubblicò documenti originali che dimostrarono inequivocabilmente, come Farinacci fosse entrato nel 1915 a Cremona nella Loggia Quarto Curzio. In questa Officina, dopo il suo ritorno dalla guerra, aveva prestato servizio nelle ferrovie, non lo si stimava più molto e gli si era fatto capire che, data la sua fama di “ribelle”, non era un elemento desidera133 bile. Perciò egli, fiutando l’aria della congiuntura fascista, aveva volto le spalle alla Loggia ed era diventato uno dei più accesi nemici della Massoneria. (Il Libero muratore, pag. 249) La presenza di massoni nelle file del fascismo costituì un problema non solo per il Duce, ma anche per il vertice dell’Ordine massonico. Il 19.X.1922 il Gran Maestro Domizio Torrigiani emanava una circolare in cui il fascismo era giudicato una “rivolta necessaria” e la liberazione dalla confusione in cui versava il paese”. (Aldo Mola -Storia della Massoneria italiana dall’Unità alla Repubblica; Antonio Gualano, Massoneria Tesi ed Antitesi, pag.1 36). Domizio Torrigiani, Gran Maestro della Massoneria, (Palazzo Giustiniani): “…sì io mi professo, come tutti i Massoni, fedele alla libertà. Io sono tra coloro che hanno sperato e sperano che l’On. Mussolini concepirà sempre il rinnovamento nazionale, sulle linee che sono segnate dalla storia della Rivoluzione italiana”. (Umberto Cipollone, Riv. Massonica, gennaio 1923, pag. 55). Torrigiani dovette in seguito rivedere il suo giudizio su Mussolini subendo le conseguenti persecuzioni. Al Congresso di Ancona Benito Mussolini faceva seguito agli interventi di Lerda e di Orazio Raimondo, massoni, sostenendo, con sarcasmo, che per la guerra al prete non occorreva al socialismo l’aiuto della Massoneria. (L’Osservatore Romano 30.4.1914; Vedi: Antonio Gualano, XX Settembre 1870) Discorso di Mussolini alla Camera 16 maggio 1925 “Abbiamo sentito la nausea e il disgusto… di questa Italia dominata da uomini mediocri che diventavano imponenti semplicemente perché appartenevano alla Massoneria; l’Italia di ieri, dove si poteva stabilire un ridicolo raffronto tra il Sindaco della Capitale e l’uomo che sta in Vaticano”. (Rosario Esposito,La Massoneria e l’Italia dal 1800 ad oggi, pag.191) Referendum circa la Massoneria “I redattori dell’Idea Nazionale per iniziativa di Luigi Federzoni (Giulio De Frenzi), nel numero del 24 luglio 1913, lanciarono un referendum alle perso134 nalità più eminenti del tempo fossero esse simpatizzanti o meno della Massoneria. Gli invitati dovevano rispondere a tre domande: Crede Ella che la sopravvivenza di un’Associazione segreta quale la Massoneria sia compatibile con le condizioni della vita pubblica moderna? Crede Ella che il razionalismo materialistico e l’ideologia umanitaria ed internazionalistica a cui la Massoneria nelle sue manifestazioni si ispira, corrispondano alle più vive tendenze del pensiero contemporaneo? Crede Ella che l’azione palese ed occulta della Massoneria nella vita italiana e particolarmente negli Istituti militari, nella Magistratura e nella Scuola, nelle pubbliche amministrazioni, si risolva in un beneficio o in danno del Paese?” (Rosario Esposito, La Massoneria e l’Italia dal 1800 ai nostri giorni, pag.175) Mussolini, Hitler e la Massoneria Giuseppe Leti scrisse, ancora vivente e sofferente il Gran Maestro Torrigiani: “Il sig. Mussolini cercò di conquistarla (la Massoneria) qualche mese prima della così detta marcia su Roma. Provocò ed ottenne dal G.M. Domizio Torrigiani, a Roma, in terreno neutro, un abboccamento segreto. Non essendo riuscito a piegarla ai suoi fini, quando ebbe in mano il potere, prima la perseguitò poi cercò di distruggerla” Il 22 luglio 1924 Mussolini, pronunciando a Palazzo Venezia il suo discorso “Indietro non si torna”, disse “…A tutti questi partiti e gruppi bisogna aggiungere la Massoneria giustinianea, che ha dichiarato ufficialmente la guerra al regime fascista”.(Riv. Mass.- Il Gran Maestro martire, pag. 69) Il Duce riteneva che la democrazia moderna, di origine illuministica, non fosse altro che una subdola “dittatura massonica”, riconoscendo, in tal modo, anche l’importante ruolo svolto dai Liberi Muratori. (Massoneria - Wikipedia). Non diverso il pensiero di Hitler nei confronti della Massoneria. Egli dal suo quartiere generale, in data 1 marzo 1942, diede ordini precisi per la persecuzione contro i massoni: ”responsabili dell’attuale guerra contro il Reich. Sono gli ebrei, i massoni e gli avversari di fondo del nazismo che con essi sono col135 legati. La lotta pianificata e ideologica contro queste forze è un compito esigito dallo stato di guerra” (tratto da: Rosario Esposito, Chiesa e Massoneria un DNA comune) 136 La donna La sublimazione della donna nella poesia e nella letteratura, se da una parte ha idealizzato la figura femminile, dall’altra ha avuto il torto di non approfondire la sua possibile presenza attiva e il suo modo d’essere nella società in cui è destinata a vivere. La donna per molti secoli è stato il simbolo della Bellezza, del Bene ma anche del Male (le streghe). Le confessioni religiose, la politica, la filosofia, le Istituzioni, di fatto, si sono convinte della necessità che sia “tutelata” dall’uomo per la sua presunta debolezza. Mazzini sosteneva che è la morale conditio sine qua non per l’emancipazione del meno abbiente e della donna. Anderson seguiva solo la massima dell’antica Massoneria operativa, che manteneva strettamente chiusa la corporazione a tutte le persone di sesso femminile. Solo una persona di sesso femminile fu resa partecipe delle onoranze della corporazione: la regina di Saba. Il fatto che la sua effige esista nella serie delle statue delle cattedrali tedesche, tanto più che ciò avviene accanto a quella di re Salomone, non è sicuramente un fatto fortuito. La corporazione la onorava come una figura appartenente al gruppo di leggende relative alla costruzione del Tempio. Anche alla regina Elisabetta di Inghilterra, Anderson non potè fare a meno di inserire la frase seguente nel quadro storico premesso agli Antichi Doveri: “Elisabetta, tanto colta e magnanima che favoriva tutte le arti, non era favorevole alla Massoneria solo perché essendo donna non poteva diventare massone”. Charles Iohnson, nel 1723, scriveva che la curiosità (di Elisabetta) fu perciò ferita e forse questa fu la sola volta nel suo lungo regno, che la donna riportò la vittoria sulla regina. “La prima donna massone sembra sia stata Mrs Elizabeth Aldworth che, quale figlia del Visconte Doneraile, il quale nella sua residenza Irlandese guidava delle Logge, fu una volta testimone di un lavoro e fu iniziata allo scopo di conservare il segreto. È certo che durante il Consolato francese la moglie del 137 generale Xaintrailles, fu nominata capitana di cavalleria da Napoleone e fu aiutante di suo marito; comparve ad una riunione di lavoro della Officina “Les Artistes du Paris”. Nel 1877, la contessa Elena Madik Barkoizy fu iniziata in una Loggia ungherese”. (Dr. Oscar Poster, Il Libero Muratore, pag. 312) Si formò partendo dalla Francia la cosidetta Massoneria di Adozione. Era un’associazione per uomini e donne con proprio rituale, non simile a quello massonico, che, accostandosi alla storia della Creazione, trasferiva l’attività della massoneria mista, nel giardino dell’Eden. “Il mondo intero vi partecipava”, scriveva il 26 gennaio 1781 Maria Antonietta. Il Gran Maestro Nathan, nei suoi discordi e nelle circolari ai Fratelli spesso indicava il ruolo della donna: “È invano sperare nell’assoluta efficacia dell’opera nostra, per quanto intensa, quando non si sappia unirvi l’azione di colei che, per natura ed attitudini, è per eccellenza educatrice: della donna, della compagna delle nostre gioie e dei nostri dolori, di quella che, dalla culla alla tomba, presiede alla famiglia, la governa, l’indirizza, la volge a suo talento al bene ed al male. Ad essa, assai spesso acciecata dalla superstizione stretta negli angusti confini entro in cui il malvezzo di supposto dominio maschile ha circoscritto le brevi cognizioni, dobbiamo fare appello, dirle il vero intorno all’essere nostro, agli obiettivi nostri e sperdere nella sua mente le paurose illusioni di cui, con maligni intendimenti settari, i governatori della sua coscienza ci circondano. Far capo ad essa perché fra le sue compagne inizi e prosegua, su linee parallele, il lavoro educativo e patriottico intrapreso dalle Officine, accettarla com’è, creata da natura per diverse funzioni, affinchè nell’Ordine nostro, come in tutta la convivenza sociale, l’uomo e la donna siano le due note che formano l’accordo umano, le due ali su cui l’essere si solleva sempre più alto per legge di eterno progresso nell’etere dell’infinito. È compito massonico (Giuseppe Schiavone, Scritti massonici di Ernesto Nathan, - il compito massonico, pag. 74). E nel suo discorso Massoneria, sua Azione, suoi fini lo stesso Nathan riba138 diva i concetti già espressi, rafforzandoli, dissertando sulla presenza della donna nelle Logge: “In ultimo si è domandato: devoti a così lodevoli fini, a propaganda così sana e civile, dove l’opera della donna potrebbe dare spesso causa vinta, come mai la si esclude dalle nostre Logge? La si ha forse in poco pregio? Al contrario. La questione fu spesso discussa, e si addusse l’esempio degli Stati Uniti, dove sotto l’emblema della Stella d’Oriente, le donne sono arruolate nella Massoneria. Sappiamo e riconosciamo tutto il pregio dell’opera femminile, sappiamo come la donna sia migliore di noi, più forte nel dolore, più tenace nel sacrificio, più duratura negli affetti, educatrice e consolatrice, e cerchiamo, all’infuori delle rituali prescrizioni, di associarla alle nostre imprese. Ma è praticamente il rispetto per lei, il pensiero per la sua immagine tersa, rispecchiata nei nostri cari, che ci ha trattenuto. Vorremmo forse assoggettarla alla malignità che la buaggine umana accettata come moneta corrente? No. La sua cooperazione sarebbe acquisita a troppo caro prezzo: la chiederemo e l’otterremo quando la bonifica della pubblica opinione avrà decimato gli anofeli della calunnia”. Presenza femminile a Firenze Il Conservatore di Firenze in un suo articolo riportato da L’Osservatore Romano del 15.4.1871 testimoniò la presenza di una Loggia femminile a Firenze: “Centoventisei donne si trovavano assise sopra a vari stalli, le quali parlavano fra di loro a bassa voce. Era uno spettacolo misterioso e da fare grandissima impressione. La sala ricoperta di stoffa cremisi, ed in terra un ricco tappeto, ai quattro bordi del quale erano trapunte le quattro nomenclature, a grandi caratteri: Europa, Africa, America, Asia. Nell’Asia un baldacchino rosso, ornato di frange d’oro, sorretto da colonne ritorte proteggeva un trono, davanti a questo un altare che sosteneva quattro figure in alabastro scolpite, designate alla base con questi nomi: Amana,o Verità, Hur, o Libertà, Cana, o Fede, Eubukus, o Zelo…” Dai loro discorsi mi accorsi che io assistevo ad una adunanza della Loggia massonica delle donne. In verità già nelle Logge sin dal 1877 si era discusso del ruolo delle donne nella massoneria con diverso criterio di giudizio, auspicando alcuni fratelli una 139 partecipazione attiva, formale nell’Ordine, mentre altri ritenevano l’azione della donna più ausiliaria nei rapporti con l’esterno. Nel gennaio 1877, infatti, nella Loggia La Ragione di Milano si discusse della donna e della “prostituzione disciplinata e clandestina” (Riv. massonica 187, pag. 62) In seguito alle proposte accolte nella penultima Costituente ed al voto della Conferenza massonica di Torino, il Governo dell’Ordine studiò la questione relativa alla partecipazione della donna ai lavori massonici. Fu poi presentata alla Giunta uno studio di un fratello competentissimo ed il Primo Gran sorvegliante ebbe l’incarico di esaminarlo e di riferirne in una prossima riunione. (La Setta verde in Italia - Enigma, pag. 56) Al Congresso Massonico di Milano del 1882 il problema della donna fu messo tra le più urgenti riforme della Massoneria, per la costituzione delle Logge Femminili di Adozione. In tale circostanza il Fratello Bacci, della Loggia La Concordia, mise in risalto che la Loggia appoggiava ”caldamente l’istituzione delle logge femminili d’adozione che non erano state approvate dal 1872 al 1879” benchè richeste “dalle circostanze civili ed intellettuali della nazione”. È interessante soffermarsi, in parte, sul discorso del Gran Maestro riportato nella Riv. Massonica del 1882, pag. 131: Finchè la facoltà di legiferare sarà un privilegio del solo sesso maschile, si avranno leggi di prepotenza, di spogliazione, non leggi di amore, di equità e d’uguaglianza sociale… Finchè le arti, le lettere e le scienze costituiscono il privilegio del sesso forte, e solo per qualche eccezionale fortuna se ne apra il vietato adito alla donna, le arti, le lettere e le scienze mancheranno della metà della loro forza d’intuizione, d’esperienza e di quella finitezza di sentimento che solamente una donna può dare. La Massoneria non ha potuto e non può ignorare tutti codesti veti e, quello che è peggio, sacrificarli a dei vecchi e ridicoli pregiudizi. In molte parti dell’Europa e del mondo civile, essa ha aperto infatti le braccia del suo sodalizio a quelle che essa chiama col titolo così dolce di sorelle… Anche la nostra famiglia italiana ha più volte agitata questa questione nel seno delle sue auguste Assemblee, e se non ha mai deliberato la costituzione 140 delle logge femminili, non ne ha però mai combattuto recisamente il principio, chè non l’avrebbe potuto fare senza cadere in grave peccato di logica, e solo è stata riguardosa nella opportunità dell’applicazione, perchè le parve che la donna in Italia non fosse ancora alla portata di questo grande innovamento riformatore. La Costituente dell’anno 1879, nell’art.9 delle sue leggi, promulgava: “La Massoneria italiana non ammette logge femminili, ma si propone il miglioramento morale, intellettuale ed economico della donna e dirigerne l’opera a determinati scopi di beneficenza, di educazione, di diffusione dei principi massonici”. Era già un gran passo, ma ben altro se ne faceva pochi mesi or sono nel Congresso Massonico di Milano con un ordine del giorno così concepito: “Il Congresso fa voti che la futura assemblea costituente determini le garanzie sotto le quali le logge femminili possono costituirsi”. L’ordine del giorno venne approvato a grande maggioranza. Non si tenne conto evidentemente nei vari Congressi dell’importanza della donna nelle sette segrete e nei moti risorgimentali, che ebbero il valente aiuto di ”questa forza onnipotente per i destini dell’umanità” circostanza ben sottolineata dall’organo di stampa della massoneria nel 1882. Il giornale massonico La Estrella Flamiyera di Caracas, nel 1885, sottolineava le notevoli affermazioni delle donne affiliate a Logge femminili, accennando alla Loggia di Madrid Figlie del Sole, alla Stella d’Oriente negli Stati Uniti. Il giornale la Rivista massonica del Perù (Lima) nello stesso anno, pubblicava: “Noi abbiamo le stesse opinioni perché crediamo che istruire convenientemente la donna, darle buona educazione morale e religiosa, senza fanatismo, iniziarla in quei principi che possano sollevare il suo spirito all’altezza della sua delicata missione, debba essere l’incessante sollecitudine di coloro che veggono con dolore la sfavorevole condizione della donna dell’America del Sud: essa è infatti mantenuta nell’ignoranza perchè serva d’istrumento incosciente al conseguimento dei fini proditori vagheggiati da quella tenebrosa associazione che si copre con il manto di una falsa pietà. Diamo luce alla mente di questo essere debole, e poniamolo al coperto di 141 quelli che la raggirano, dandole una solida istruzione, ed inculchiamo nella sua anima quelle sane dottrine che facciano della donna il vero angelo del conforto e della carità” (Rivista Massonica 1885, pag. 84) “Il colonnello Carlo Pegler nel relazionare della notizia riportata in un giornale massonico inglese dell’iniziazione nella Loggia Alpha del Principe Alberto Vittorio di Galles, futuro Re d’Inghilterra, assicura che sono state ammesse alla Massoneria quattro donne, e (che un’altra fu iniziata) a Kanf in Scozia, una delle numerose Logge. Questa Signora lasciò alla Loggia di S. Andrea 10.000 sterline (250.000 lire) a suo vantaggio per sempre”. (Rivista massonica, 1885, pag. 89) La presa d’atto delle notizie riportate dalla stampa massonica e gli interventi singoli ed assembleari sulla valenza della donna portò, senza dubbio, l’Assemblea costituente massonica del 1893 ad esaminare il ruolo della stessa non come semplice collaboratrice, ma come membro effettivo con la sua partecipazione ai lavori di Loggia. Ecco il testo del documento approvato: “L’Assemblea costituente, raccogliendo in un voto supremo e comune le disparate opinioni sulla convenienza ed opportunità e sulle modalità di una riforma organica in massima rispondente agli intendimenti di libertà civile e di progresso indefinito, ai quali aspira l’Istituto, invita il Serenissimo Grande Oriente a studiare la questione della partecipazione della donna ai lavori massonici, per presentare sull’argomento proposte concrete alla prossima costituente”. (Rivista mass.,1893, pag. 123) Nel 1898, con le circolare n°51 e n°54, tra gli argomenti approvati da sottoporre alla Conferenza massonica che si sarebbe tenuta il 20 settembre a Torino, veniva indicato “la partecipazione della donna nell’opera massonica” e non la partecipazione ai lavori di Loggia. (Riv. Mass. 1898, pag. 106) La Conferenza, peraltro, farà voti “affinchè il Governo dell’Ordine, nei limiti concessi dagli statuti e dalle costituzioni massoniche, organizzi una larga cooperazione della donna nell’opera umanitaria della Massoneria, istituendo all’uopo sezioni femminili profane dipendenti dalla Massoneria, e maturi, per la prossima Costituente Massonica, proposte pratiche per l’affiliazione dei Comitati femminili alle Logge”. (Riv. Mass.,1898, pag. 249) 142 In tale varietà di giudizi sulle donne non poteva mancare L’Osservatore Romano del 15.4.1871: “Si diceva che le forze della Frammassoneria delle donne era al completo. Mogli di giornalisti che temperano le penne ai loro mariti, tagliando così le loro idee, le prime qualche volta a suggerirle. Cameriere pronte a spiare i colloqui dei propri padroni, e serve che fingendo di spazzolare la mobilia ed il libri scrutano i segreti più sacrosanti di chi li alimenta, ad esse si fida”. (Antonio Gualano, Congresso antimassonico internazionale di Trento, pag. 19) Quasi all’inizio del secolo XXI il Gran Maestro tenne un discorso ai Fratelli di notevole spessore e di massima attenzione alla problematica massonica della donna: “… Acquistiamo la donna all’alta e delicata poesia della nostra umana missione: essa che da Omero a Lucrezio, da Dante a Michelangelo, dal Tasso a Leopardi, fu sempre la musa delle più eccelse e più nobili ispirazioni, porterà alla nostra opera il prezioso concorso del suo squisito intelletto d’amore. In verità vi dico, o Fratelli, che se la Istituzione abbia in ogni famiglia una donna che intenda e propugni i nostri principi, la lotta secolare sarà vinta per noi: vedremo e presto, la Patria redenta dalla corruttela e dal fanatismo, e con più vasta e più rapida propaganda, fatta irresistibile dal genio e dal fascino femminile sarà, per la virtù nuova, affrettato il trionfo dei nostri ideali. In questo memorabile anniversario per cui l’Italia e la vecchia Europa ricordano e festeggiano l’inizio di una nuova età, inneggiamo, dunque, o Fratelli, col cuore acceso di più liete speranze, all’avvenire della patria, per le virtù civili e per la morale rigenerazione della donna italiana”. (Riv. Massonica, 1892, pag. 57) La donna nei Doveri del Libero Muratore Nel compendio dei principi fondamentali dei Liberi Muratori - Doveri del Libero Muratore - pubblicato in Inghilterra, nel 1753, viene puntualizzato chi può entrare nelle Logge e precisamente al paragrafo III: “Le persone ammesse come membri di una Loggia devono essere uomini buoni e sinceri, nati liberi e d’età matura e discreta, non schiavi, non donne, non uomini immorali o scandalosi, ma di buona reputazione”. 143 Qualsiasi Associazione massonica che chieda il riconoscimento della Gran Loggia Inglese - Gran Loggia Madre - deve rispettare tali principi. Nulla dal 1753 ad oggi è stato mutato. Anche la Massoneria Italiana di Palazzo Giustiniani, con decreto n° 79/Ac del 13 ottobre 1987 statuì: “I Massoni hanno stima, rispetto e considerazione per le donne. Tuttavia essendo la Massoneria, l’erede della Tradizione Muratoria operativa non le ammette nell’Ordine”. Tale esclusione venne ribadita con decreto n.29 del 30 aprile 1994: (La Massoneria) inizia solamente uomini che siano liberi e di buoni costumi, senza distinzione di razza, censo, opinioni politiche o religiose”. Recentemente, nel giugno 2012, si riunirono a Caltanissetta i Fratelli siciliani per celebrare una festività massonica. L’attuale esclusione delle donne dai lavori massonici fu oggetto di ampia discussione. Va ricordato, che, invece, la setta dei Carbonari aveva una formazione di donne, denominate Giardiniere, fra le figure di spicco indichiamo la Confalonieri, la Belgioioso, la Bianca Milesi. Per venire ai giorni più recenti, sembra che Giuseppe Garibaldi abbia conferito gradi rituali alla Blavarsky, e che la figlia Teresita sia stata iniziata regolarmente in una Loggia massonica. Riferisce la Bisogni che la Loggia francese “Le nove sorelle” (membri fra gli altri Voltaire, Lalade, Houdon) nel 1778 fece assistere ai propri lavori due donne, la Marchesa di Villet e M.me Denis (nipote di Voltaire). Maria Teresa di Savoia Carignano, Principessa di Lamballe, nel 1786 assunse la Gran Maestranza delle logge femminili di rito scozzese, succedendo alla Marchesa di Borbone (Rivista Hiram, pag. 149 - ottobre 1984 (Pietro Schifone, La Massoneria e le donne). All’Anticoncilio di Napoli, tenuto dai Liberi pensatori, aderirono 186 donne con la Presidente del comitato Giulia Caracciolo, contessa Cigala. (Giuseppe Ricciardi, L’Anticoncilio di Napoli 1869, pag. 97) Parliamo un po’ della donna L’attuale società pare che di giorno in giorno denudi la donna dai veri valo144 ri, dalle sue indubbie qualità intellettive ed operative, tentando di farle dimenticare la bellezza della sua missione materna, riducendo la visione femminile dantesca, del Petrarca e di tutti i Vati, ad un gioco di strana sensualità in cui emerge una visione decadente della stessa. I principi di uguaglianza e di libertà che non vanno in alcun modo disconosciuti alla stessa, in posizione paritaria con l’uomo, debbono trovare piena attuazione con il rispetto dei sentimenti, dell’educazione individuale, della vita morale e spirituale della stessa. Recentemente sono stato impressionato da un programma televisivo radiato da una rete nazionale. Era uno spettacolo in cui l’esaltazione delle fattezze maschi ed il vanto delle molteplici avventure amorose delle intervenute, inducevano il telespettatore, in contrasto, a giudicare diversamente e a tributare maggiore rispetto a quante spinte dalla necessità, hanno trovato sul marciapiede la loro fonte di vita. Mi è rimasto impresso l’accanimento verbale con cui era lapidata, con discorsi vacui, una giovane che aveva l’orgoglio, e lo dimostrava sia pure con il rossore determinato dall’argomento trattato, di dichiararsi vergine per una scelta di vita, per offrire anche questo dono al suo futuro marito. Una ragazza che aveva il coraggio di affrontare una platea esaltata che non capiva che la vera protagonista della trasmissione, nonostante l’ironia generale, era lei perché portatrice di un valore aggiunto. (tratto da: L’essere laico, il divenire, Antonio Gualano). A me, da buon laico, cui l’argomento in se stesso poteva lasciare indifferente, colpì l’irrazionalità, ed ebbi la percezione che in una democrazia irreale, come la nostra, valesse solo la propria libertà di pensiero con l’onta per chi pensasse diversamente. Ora i tempi sono cambiati, la donna ha trovato e trova spazi sempre più ampi nella vita pubblica e sociale. Vi è, però, una malintesa uguaglianza dei sessi che induce, ancora una volta, al tentativo, da parte di una cultura da spettacolo, di oggettivare la stessa dimenticando la sacralità della sua missione. Nella Bibbia (Genesi) è scritto che Dio si preoccupò della solitudine di Adamo e pensò di affiancargli la donna. Adamo riprese il suo equilibrio e fu talmente infatuato della compagna che trasgredì i precetti divini. Oggi, forse, occorrerebbe un nuovo atto creativo da parte dell’Onnipotente per colei che custodisce nel suo ventre il mistero della vita, giacchè anche la donna, spesso, avverte la solitudine ed è travagliata per le scelte di una società 145 edonistica e dell’immagine. Occorre, oggi, l’improbo compito di cercare l’armonia universale per rifletterla in noi e in una collettività che, all’apice del progresso scientifico, pare smarrisca la razionalità. Vi è stato senza dubbio, nel tempo, un condizionamento culturale legato alla diversità antropologica della donna, alla sua sessualità ed a una visione sociale in cui l’uomo ritenuto il padrone dell’Eden e dell’Universo aveva il diritto di imporsi nella vita sociale, familiare, sacrale e politica. Il ruolo della donna fu ed è spesso considerato unicamente di “collaborazione attiva”, integrativa dell’uomo, come se alla stessa mancasse qualche cosa per potersi proiettare ed affermarsi nella società. Il Card. Ratzinger nella lettera inviata ai Vescovi della Chiesa cattolica, sottolineava che proprio la personalità della donna collegata alla sua capacità, le consente “di acquisire molto presto maturità, senso della gravità della vita, e della responsabilità che essa implica; sviluppa in lei il senso ed il rispetto del concreto che si oppone ad astrazioni spesso letali per l’esistenza degli individui e della società. Ed essa, infine, che anche nelle situazioni più disparate, possiede una capacità unica di rendere la vita ancora possibile per situazioni estreme, di conservare un senso tenace del futuro”. Tali espressioni, condivise dalla maggioranza dei viventi, che non trovano riscontro nella quotidianità, non evidenziano uno spazio abbinato alle scelte operative delle Istituzioni, delle confessioni religiose ed anche delle associazioni laiche; vi è un paravento che divide in tali decisioni l’uomo dalla donna. La stessa Massoneria ed altre associazioni esoteriche, sostenitrici dei principi di libertà, fratellanza ed uguaglianza, hanno chiuso per molto tempo, o continuano ad impedire alle donne il loro accesso al loro sancta santorum. È difficile, invero, ritrovare nella prassi quotidiana la logicità del sillogismo di libertà con la costante emarginazione della donna. A ben pensare manca un perché. La religione anglicana solo recentemente, dopo molte discussioni, è riuscita a consacrare un Vescovo donna; la luterana le ha concesso il sacerdozio, la Massoneria Giustinianea, ed altre Massonerie (non tutte) si sono limitate a 146 riconoscere i pregi e le capacità di chi per scelta della natura è di sesso femminile: la Giustinianea afferma di “rispettarla”. Non è facile esprimere un giudizio su questa pertinace scelta di un Ordine che sul suo scudo, sulla sua lancia, sul suo vessillo, nel suo DNA ha impresso il principio libertario e di uguaglianza che non può essere limitato senza un perché. La storia della Massoneria italiana dimostra la partecipazione attiva della donna per la diffusione dei principi massonici. Gli stessi Gran Maestri hanno esaltato il suo ruolo, la sua collaborazione, rinviando, peraltro, alle future Assemblee massoniche ogni decisione sull’iniziazione della stessa. Si dovrà, peraltro, dare risposte logiche ai numerosi Fratelli che frequentemente in Loggia e nelle assemblee hanno trattato tale tema, rischiando richiami, con l’auspicio che la Grande Madre, la Gran Loggia d’Inghilterra, avverta il loro malessere in un mondo che si atteggia drasticamente senza esplicitare il perché. L’Ordine della Stella d’Oriente L’Ordine della Stella d’Oriente è un’organizzazione paramassonica sorta negli Stati Uniti nella prima metà dell’800 e codificata definitivamente nella forma attuale nel 1876. Esso è l’unico Ordine riconosciuto dalla Massoneria regolare che inizi donne legate da stretta parentela con Maestri Massoni, nonchè con Fratelli Massoni che abbiano conseguito il grado di Maestro. In Italia il primo Capitolo è stato costituito nel 1966. Le finalità dell’Ordine sono quelle massoniche, realizzate con riti e simbologia propri. L’Ordine è nato da un atto d’amore, dalla sintesi di due esseri “di pari consentimento”, il Fr:. Robert Morris e la Sor. Charlotte Mendenhall, senza peraltro sminuire l’apporto” del Fr:. Robert Macoy Morris, che fu “il poeta laureato” della Massoneria dopo Robert Burns. (Riv. Massonica, febbr.1977, pag.79, Saveria Zavataro Caliterna, giugno 1977, pag .349, Carlo Gentile) 147 Pensieri di una donna Penso all’uomo che amo. Da sola; quando egli lavora nella sua loggia. Non desidero conoscere i suoi segreti e non temo ch’egli ritardi. So che il pensiero di lui, per i rami di silenziosa solitudine, giunge fino a me con dolcezza. Grandi biblici insegnamenti offre allo spirito la Massoneria: difenderli è anche mio compito. Perché nella solitudine notturna si apre ai miei occhi di paziente compagna, la via maestra delle più grandi cose, e là è detto all’uomo che amo “Diventa un uomo migliore”. (La compagna di un Libero Muratore (Rivista Massonica,1906, pag. 206) La Massoneria delle donne In Francia fu costituita nel 1730 e riconosciuta verso il 1774. Nel 1743 fu costituito l’Ordine delle Felicitaires. Nel 1745 nacque l’Ordine dei Cavalieri e delle Cavalleresse dell’Ancora (Vedi Massoneria e Carboneria, pag. 26 ) Ecco che cosa scriveva L’Osservatore Romano del 22 .8.1931: “È certo che a Milano risiede un centro di un Ordine speciale, delle Mopse, cioè della Rosa Mistica, e il Sommo Pontefice Alberto Pike, in un quadro statistico vergato nel 1891, poco prima di morire, dava il nome di Sovrana Gran Maestra alla signora Bianca Poggi. È pure certo che di mopserie (logge femminili) abbonda Napoli, la circostante Campania, la Sicilia e più che altre Regioni Il Genovesato e la Toscana”. L’evoluzione laica dei costumi non piacque evidentemente molto alla stampa confessionale: È sintomatico come la Massoneria “generatrice di tutti i mali” venga chiamata in causa anche in materia di moda per le donne: “… e 148 questo è il ferro di cavallo che molte signore e molti bellimbusti, per grulleria, si portano come fermaglio, o come spilla nel nodo della cravatta. Appena è credibile la smania rabbiosa, onde la massoneria intrude per tutti i suoi simboli e i suoi attrezzi. Noi abbiamo veduto in petto ad una piissima gentildonna una bomba Orsini d’oro: e la poveretta non sospettava alle mille miglia di portare un simbolo settario. Ed ora piglia furore la moda di mettere in capo ai fanciulli il fez turco colla stella massonica, o colla mezzaluna massonica e di Maometto”. Leggiamo nella settima parte del catechismo dell’apprendista di William Preston: “Se desiderereste imporre a vostro figlio un nome massonico, come lo chiamereste?”. La risposta è “Lewis”. Secondo tale catechismo la parola significa forza e vigore e viene presentata nelle Logge da una olivella. (A. A. I. Campagnol, Ulivelli, Olivelle ed altre cose) 149 150 Carlo Alberto Salustri detto Trilussa “Il poeta che per tutta la vita ha creduto nel Libero Pensiero” Che credi tu ch’a le rivoluzioni fossero carbonari per davero, còr sacco su le spalle e er grugno nero? Ma che! È lo stesso de li frammassoni, so’ muratori sì, ma mica è vero che te vengheno a mette li mattoni! Loro so’ muratori d’opinioni. cianno la puzzolana ner pensiero. tutta la mano d’opera se basa ner demolì li preti, còr progetto de fabbricaje sopra un’antra casa. Pe’ questo so’ chiamati muratori er loro Dio lo chiamano Architetto… Ma poco più j’assiste a li lavori E siccome er Dio loro è liberale, ma gira gira è sempre er Padreterno, e viè ch’er frammassone va ar governo ce trova er prete e ce rimane eguale. Se sa, l’ambizzioncella personale, je strozza spesso er sentimento interno: è un modo di pensà tutto moderno e in questo non ce trovo ‘sto gran male. Se er frammassone cià li tre puntini, er prete cià er treppizzi, e m’hai da ammette, che armeno in questo qui je s’avvicini; vedrai che troveranno la maniera che sarvà capra e cavoli còr mette un puntino per pizzo e… bona sera! (Hiram, ottobre 1986, pag. 307) 151 Un anno fa, quann’ero frammassone, se strignevo la mano d’un fratello me ricordavo der tinticarello, ma lo facevo senza convinzione. Annavo in Loggia pe’ giocà a scopone e sett’e mezzo, a briscola, a piattello, con uno scopo solo,ch’era quello de poté mijorà la condizione. Ma da quanno ce chiusero la Loggia nun trovi più nessuno che ce crede, nun trovi più nessuno che t’appoggia che ci riuniva tutti in una fede finì co’ la chiusura del locale. (Hiram, Ottobre 1986, pag. 307). Er Frammassone d’oggi s’è prudente. pe’ sta tranquillo e fa’ la vita quieta invece del giochetto de la deta s’adatta a salutar romanamente. Così che ce capischi? un accidente. Finchè l’associazione era segreta se sapeva dal’ a fino alla zeta, nome e cognome d’ogni componente. Invece mò, che non è più un mistero, chi risconosce er frammassone puro? Chi riconosce er frammassone vero? Chi riconosce er frammasssone esperto che, non potenno lavorà a lo scuro, te dà le fregature a lo scoperto? (Antonello Zucco, Trilussa e la Massoneria, - Hiram, pag. 307) 152 Alcuni poeti dissidenti della Massoneria italiana Dalla metà del XVIII diversi poeti tra i migliori e ammirati fecero parte della Massoneria. Basterà citare Vittorio Alfieri, Vincenzo Monti, Carlo Porta, Ugo Foscolo, Giovanni Meli, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Salvatore Quasimodo. Alcuni di questi, per il pullulare delle sette, forse per gli estremismi ideologici dei quali l’Ordine dei Liberi Muratori si era fatto in alcuni momenti antesignano, per a confusione tra Massoneria e Carboneria, non mancarono di scrivere o mettere in versi il loro disappunti ed il loro sarcasmo. Basterà citare Vittorio Alfieri che con la Satira XV non si dimostra troppo benevolo nei confronti dei Liberi Muratori ed i loro rituali. “Di grado in grado quindi erger l’alocco A lor posticcie dignità emblematiche, Che petulante il faccian quanto sciocco; Snudare, a chi il ginocchio, a chi le natiche; E cazzuola e archipenzolo, e martello; E cerimonie insipide enimmatiche; E biascicarsi il nome di Fratello; Ed ai cenni, ai saluti, ai paroloni L’un l’altro riconoscersi a pennello; E recitar le debite lezioni; E sradicarsi le impalmate destre; E ai non Illuminati dir minchioni;…” Vittorio Alfieri (1749-1803), membro della Loggia Vittoria, scrisse con sarcasmo delle costumanze massoniche nella Satira XV e nella Vita (Giordano Gamberini, Mille volti di massoni) 153 Egli, all’inizio della satira citata, riporta una frase dell’Evangelista Luca: Il vostro tempo è ben questo: il regnar nelle tenebre ”Sed haec hora vestra et potestas tenebrorum”, XXII, 53. Tale citazione si riferiva alla sette segrete ed alla Massoneria, a proposito della quale scriveva i seguenti versi: “Negli antri o in selve o in grotte radunarsi Di fioche lampe mistiche al barlume, Nascondendosi assai per più mostrarsi; Scudo e base e pretesto un qualche Nume Sempre tenersi; e con gli oscuri carmi Ripristinar il Sibellin costume; Abbominar con sacro orror l’empie armi, Pietà Giustizia ed Uguaglianza e Zelo Caritativo ch’ogni fiel disarmi, E tutte, insomma, sotto cupo velo, Quasi che a Pluto trasmigrasse il Cielo E proseliti a Mille invitar quivi I ricchi e chiari ed ingegnosi a un fine E altro fin gli stolti non mai vivi…” Rosario Esposito sostiene che la posizione antisettaria di Ugo Foscolo di “disfare le sette” per rifare l’Italia, includeva pure la Massoneria. Tale asserzione, peraltro, come ha scritto Oreste Dito in Massoneria, Carboneria e altra società segrete nel la storia del Risorgimento italiano e riportata dallo stesso Esposito è stata in seguito modificata dal Foscolo in” il rimedio vero per il futuro sta nel riunire in una sola opinione tutte le sette”. (vedi: La Massoneria e l’Italia dal 1800 ai nostri giorni, pag. 24) Per capire un poco la confusione esistente anche tra i letterati, basta riflettere su quanto Silvio Pellico, amico di Ugo Foscolo e non massone, scriveva a proposito della Massoneria, il 12 aprile 1919: 154 “Le sciocchezze delle Polizie essendo infinite, si è detto, si dice qua come si dice a Torino, che tutto ciò che è liberale in Italia è carbonaro; ma sta tranquillo che non v’è neanche la più lontana relazione tra una setta oscura che si nasconde (la carboneria) e una società schietta che professa pubblicamente e stampa (quando può), le sue opinioni. Non v’è cosa più screditata oggidì in Italia che qualunque specie di massoneria”. (Domenico Massé, Amò la patria sopra ogni cosa) 155 156 Nunzio Nasi (1850 - 1935) La convalida della elezione A proposito della manca solidarietà dei Deputati siciliani, il giornale L’ORA, con un servizio da Palermo scriveva: “Per alcuni avversari antichi e palesi dell’On. Nasi l’assenza può anche costituire titolo di generosità. Potevano votare contro e si sono astenuti. Ma costoro sono tre o quattro al massimo. E gli altri venti? Sapevamo pure che nella loro terra, per un cumulo di circostanze di cui è inutile fare ora qui l’analisi, a questa votazione si annetteva grande importanza. Sapevamo pure che l’unico mezzo per porre fine ad agitazioni che non possono non arrecare altro che danno alla Sicilia era quello di convalidare la elezione. Perché dunque si sono resi latitanti? Non c’è scusa che tenga”. (Antonio Gualano, Nunzio Nasi, il Ministro Massone, pag. 109) Crollo del campanile di San Marco Il 14 luglio 1902 avvenne il crollo del campanile di San Marco di Venezia. Venne nominata una commissione d’inchiesta presieduta dal Ministro della Pubblica Istruzione Nunzio Nasi. Il 25 aprile 1903 si tenne la cerimonia della posa della prima pietra per la ricostruzione del campanile. In tale occasione Il Ministro pronunciò il seguente discorso: “La gloriosa torre millenaria ritorna dunque al cospetto del mare e l’antico grido di Viva San Marco può ancora prorompere dal cuore dei Veneziani come un inno di vittoria. Nei giorni dello sgomento, la voce del mondo civile si affrettò a dirvi che non eravate soli; ma già era con voi tutta l’anima del popolo italiano e il vostro patriottismo vi aveva pur detto che i suoi voti non potevano fallire. Poca cosa, o illustre Sindaco, è il contributo d’affetto che io pure ho avuto la fortuna di recarvi; troppo grande è il premio che ne ricevo partecipando, in nome del 157 Re e del Governo a questa cerimonia che segna una data così memorabile nella storia dei vostri più cari ricordi. Solo mi compiaccio che la mia fede non fu minore della vostra e che a me come a voi non parvero mai passeggero fremito di anime sentimentali gli auguri ed i voti di quei giorni. Venezia è destinata a compiere ben altre opere di ricostruzione. Prima di risollevare verso il cielo i pinnacoli della storica Torre, qualcosa di più grande si andava innalzando nell’animo vostro; ed era lo spirito di questa città, tenace nei propositi, pronto al sacrificio, indomito nelle avventure. Esso aspira a nuove forme della vita e della gloria e lo accompagnano nel suo cammino tutte le simpatie dei popoli civili. Non è soltanto la festa di San Marco che oggi si compie; più di una solennità cittadina è l’apoteosi di tutte le virtù del popolo veneziano, celebrata fra lo splendore dell’arte da quanti amano l’ideale di ogni bellezza e di ogni umana rivendicazione. Ve lo dice la presenza e la parola del Ministro francese, venuto qui fra voi appositamente per assistere a questo lieto evento, per testimoniarvi la solidarietà del suo paese generoso, per ricordare il canto d’amore ispirato ai suoi poeti dal fascino di Venezia. Passano come fulgidi visioni dinanzi alla memoria tutte le voci di questa immortale poesia della vita e della gloria. Alcuni giorni or sono io ero con lui a ricordare sul Campidoglio il destino di Roma eterna; oggi non può essere minore la nostra gioia, evocando i ricordi di sapienza, di gentilezza, di pace, che fecero amare questa città dalle genti. Quando cessò ogni forma del suo antico dominio, parve che Venezia si rassegnasse a morire nel triste silenzio della sua laguna. Ed essa erasi raccolta nella coscienza sua, ma pensosa dell’avvenire, conscia e tranquilla di una nuova missione. Un genio affettuoso e gaio, nato sotto questo cielo con tutte le attrattive della bontà e del sapere, Carlo Goldoni, le parlò di questo sereno ideale e la sua voce non fu perduta. L’anima di Riccardo Selvatico la raccolse e questa tradizione non cesserà mai. Ecco Venezia lavorare ancora per il mondo: l’Arte che altrove è una contemplazione, qui diventa una fede operosa. Il popolo che parve rassegnato alla morte è sempre quello nella cui anima il genio di Ippolito Taine seppe leggere tutte le fortune della sua storia e tutte le promesse 158 del suo avvenire. Dacché la vita privata si è divisa dalla pubblica, quante forze di coraggio, di abnegazione, d’iniziativa, di patriottismo, furono disperse! In nessuna città il cittadino si è sentito più compreso nella vita della Patria, e meno la grandezza dello Stato ha tolto al sentimento individuale della solidarietà; perché nessun popolo ebbe in tutta la sua vita più necessita, più occasioni e più ragioni di sentire quello spirito collettivo, che è il presupposto di ogni valore e di ogni successo. La vita di Venezia è sempre qui concentrata in questa piazza meravigliosa; e San Marco non è per i Veneziani il solo apostolo propiziatore delle glorie celesti, ma il patrono e difensore delle fortune terrestri. Quando Paolo V volte imporre la sua volontà, il clero veneziano rimase patriota, ed il popolo cacciò i dissidenti col motto memorabile:”Siamo veneziani e poi cristiani”. Tutti passarono da qui gli esempi di queste virtù singolari: la festa odierna è la continuazione di un antico patriottico costume. Come sul Campidoglio giungeva il corteo dei trionfatori, recando le spoglie dei popoli vinti, qui al cospetto della Torre di San Marco, approdavano le navi recanti l’annunzio delle vittorie veneziane e le spoglie delle città conquistate. Dalla Torre di S. Marco fu veduta la nave, che portava la prima notizia della resa di Costantinopoli, quando alle armi di Venezia si univano quelle dei Crociati di Francia, che ritornando in patria con le nuove ispirazioni dell’arte fecero sorgere le cattedrali del 300, la più mirabile creazione del Medio Evo. Dalla Torre di San Marco partì il primo saluto alle galee, che combatterono e vinsero la prima grande battaglia del mondo cristiano. Da qui fu salutato il ritorno di un conquistatore pacifico e non meno glorioso, di Marco Polo, Totius orbi et Indiae peregrinator prius. Tutte aveva vedute la vecchia Torre di S. Marco le glorie e le avventure di Venezia, tutte le solennità della religione, della politica, della vita, dell’arte, sino al sorgere della bandiera bianca tristemente spiegata per segnare la caduta della città dopo l’eroismo di Daniele Manin. Mille anni di storia si svolsero ai piedi del Campanile; qual meraviglia se lo spirito dei veneziani non poté rassegnarsi alla sua improvvisa scomparsa? Crollata la Torre non cessava soltanto la voce che chiamò il popolo ai riti del suo maggior tempio, ma la voce abituale ed amata di tutta la vita pubblica veneziana. Quando le altre campane suonavano nelle ore solenni, il canto della marangona 159 ne dominava sempre le voci e vibrava più lungamente nella distesa del cielo, come nell’animo dei cittadini. Risorga dunque il gigante, che vide giungere le galee vittoriose, cariche di oro e di gloria, si aderga ancora superbamente a spiare come una vedetta nello spazio lontano i fati della patria. La sua storia è pure quella d’Italia; ed a buon diritto vogliono i veneziani che il segno antico di queste memorie riviva e parli nella originale forma e nel luogo in cui lo videro e lo amarono sempre. Il voto di Venezia è esaudito: la prima pietra è posta, il colosso caduto si risolleva e con esso tutte le forze e tutte le speranze di Venezia. Ora più che mai il grido Viva San Marco suona come un augurio di nuova gloria, come un inno alla religione della patria”. Nasi e gli esami di Stato ”Di propria iniziativa, senza avere riferito prima nel consiglio dei Ministri, Nasi aveva deciso di ammettere agli esami di licenza solo gli allievi che avessero la media di sette” provocando l’ira di Giolitti che la chiamò una “vera infamia”. (da: Aldo A. Mola, Giolitti lo statista della terza Italia, pag. 287) Nasi alla Corte di Giustizia “Sono venuto innanzi a voi invocando la severità della vostra giustizia, non temendo questa severità, perché era la giustizia degli uomini sapienti, degli uomini esperti della vita, i quali sanno che la giustizia non reclama vittime, i quali hanno nella loro posizione, nel loro nome, nei loro precedenti, non solo la nobiltà dell’ufficio ma anche l’indipendenza assoluta del carattere” (tratto da: Salvatore Costanza, Omaggio a Nunzio Nasi) 160 XX Settembre 1870 La proclamazione della festività civile del XX Settembre, a tutti gli effetti, fu fortemente voluta dal massone Francesco Crispi che alla Camera nel suo intervento disse: “Certo, o signori, il XX Settembre è stato sempre festeggiato dal popolo, ed una prescrizione, un ordine a festeggiarlo non sarebbero necessari. Parremmo che noi volessimo imporre quello che è nella coscienza di tutti. Nulla di meno, una volta che la legge fu portata alla Camera il rifiuto alla medesima sarebbe un’offesa alla coscienza nazionale. Vogliate, onorevoli deputati, rientrare nelle vostre coscienze e comprendere quale triste impressione produrrebbe in Italia e all’estero la notizia che voi avete respinto la Legge”. Con l’appello nominale, cui parteciparono 278 votanti, i voti favorevoli furono 249, i contrari 26. Con la successiva votazione a scrutinio segreto i voti favorevoli furono 204, contrari 62. Al Senato i voti favorevoli furono 87, contrari 28. Notevole fu il discorso del massone Giosuè Carducci al Senato: “Io non nego che molte delle cose osservate dall’on. Negri sono osservate rettamente e profondamente… Anch’io sono nemico delle feste. Ma se una festa si ha da eliminare, si elimini quella della prima domenica di giugno: nobilissima commemorazione anche quella; ma segna il principio, la mossa pratica ed effettiva dell’Italia verso Roma. La prima domenica di giugno porta al XX Settembre. E questo raccoglie, compie corona in sé quella. L’acquisto di Roma non è una tendenza, non è un’aspirazione di questo partito piuttosto che di quello, è un’idea più antica di Mazzini. Lasciamo la storia classica, ma il popolo italiano, appena svegliato a un crepuscolo di libertà, nei comizi cispadani del dicembre 1796, in Reggio Emilia, cantò l’andata a Roma”. Leggi celebrative dell’Unità d’Italia e del XX Settembre 1870 - 5 maggio 1861 n.7 - 19 luglio1895 n.401 - R.D. 30 dicembre 1923 n.2859 161 - Dopo ampia discussione alla Camera dei Deputati sul disegno di legge presentato il 12 dicembre 1930, Mussolini decise di abrogare le precedenti disposizioni legislative e di considerare solennità civile l’11 febbraio 1929, data della sottoscrizione del Trattato tra la Chiesa romana e lo Stato italiano. Proposta di Legge n.328 del 3 maggio 2006 dell’On. Cento per il ripristino della festività del XX Settembre. (A. Gualano, XX Settembre 1870, solennità civile massonica, pag. 118) Azione diplomatica della Chiesa Cattolica e campagna di prevenzione e di repressione All’inizio del secolo XIX, appare allo studioso evidente la ricerca da parte della Diplomazia Vaticana del consenso delle Nazioni amiche e cattoliche per la lotta alle sette, alla setta massonica; tale assenso avrebbe portato le Nazioni interessate ad analoghi comportamenti e sarebbe stato il presupposto per una successiva legittimazione delle strategie e delle repressioni future della Chiesa. “Il Segretario di Stato di Pio VII, Card. Giuseppe Firrao aveva chiara coscienza dell’efficacia delle organizzazioni settarie… Lo si deduce dalla lettera che il porporato il 14 gennaio 1818 inviò al principe Metternich. Al Ministro di Vienna il porporato scriveva: “Le cose non vanno affatto bene; ed io trovo che noi ci crediamo eccessivamente dispensati dal prendere anche la più semplice precauzione. Ogni giorno qui intrattengo gli ambasciatori d’Europa intorno ai futuri pericoli che le società segrete all’ordine appena costituito, ma mi accorgo che mi si risponde con la migliore indifferenza del mondo. Ci si immagina che la Santa Sede sia troppo pronta ad impressionarsi, e ci si meraviglia degli avvisi suggeriti dalla prudenza. È un errore manifesto che sarei lieto non vedere condiviso da V. Altezza. Voi avete troppo esperienza per non voler mettere in pratica il consiglio che è meglio prevenire: bisogna approfittarne, a meno che non si decida in anticipo per una repressione che farebbe soltanto aumentare il male. Gli elementi che compongono le società segrete, quelle soprattutto che formano il nucleo della Carboneria, sono ancora dispersi poco uniti e in ovo; ma noi viviamo in un’epoca proclive alla cospirazione e così ribelle al senso del dovere, che basta la più semplice circostanza per trasformare 162 in una terribile associazione questi conciliaboli dispersi. Un giorno le monarchie più antiche, abbandonate dai loro difensori, si troveranno alla mercé di pochi intriganti di basso rango, ai quali nessuno si degna di accordare preventivamente uno sguardo di attenzione.. Sembra che Voi pensiate che in questi timori da me manifesti ma sempre per ordine del S. Padre, ci sia un sistematico preconcetto che certe idee solo a Roma possono nascere. Sono in grado di assicurare V. Altezza che, scrivendo ed indirizzandomi alle altre Potenze, io mi spoglio completamente da ogni interesse personale, guardando la questione dal punto di vista più alto. Non farvi attenzione, quando essa non è ancora, per così dire, di pubblico dominio, significa condannarsi a tardi pentimenti”. (Pio VII e le società segrete) Pene e sanzioni Va osservato che il Segretario di Stato, più volte, nei Decreti, sottolinea che il contenuto degli stessi erano determinati dalla volontà del Papa Pio VII. A distanza di tempo dalla emanazione delle disposizioni sanzionatorie, appare difficile non sottolineare come le stesse si contrapponessero ai princìpi cristiani evidenziando, invece, un crescendo delle pene che arrivarono persino a prevedere la tortura, la pena di morte e la delazione degli stessi famigliari per essere a posto con la loro coscienza. Con due editti il Segretario di Stato si propose di risolvere il problema dalla radice. Il primo è datato 15 agosto 1814 (A), il secondo porta la data del 1 aprile 1821 (B). A) “Le pene contro i trasgressori di quanto fin qui disposto saranno le afflittive di corpo, anche quelle gravissime, proporzionate nel loro grado alle qualità, al dolo e alle circostanze della trasgressione…si uniranno anche quelle di totale o di parziale confisca dei beni e di multe pecuniarie, delle quali saranno fatte partecipi i ministri ed esecutori dei tribunali, a misura che avranno utilmente ed efficacemente agito per il discernimento, procedura e punizione dei delinquenti a termini di giustizia. Specialmente vuole e ordina Sua Santità che gli edifici, qualunque fossero, come palazzi, case, ville o altro luogo comunque murato o chiuso, in cui venissero ad adunarsi le conventicole indicate, o fatta163 vi loggia, come si usa dire: un tal locale, subito che se ne abbiano in processo le prove in specie, debba cadere a favore del fisco, riservando al proprietario del fondo, qualora si trovasse ignaro e non colpevole, il diritto di essere indennizzato a carico solidale del patrimonio dei complici”. B) “Rinnovando le disposizioni delle medesime leggi riguardo alle pene spirituali e corporali, proporzionate nel loro grado alla qualità, al dolo e alle circostanze della trasgressione, estensivamente anche alla pena di morte espressamente decretata nel citato editto del 1739, la Sua Santità ordina a tutte le autorità dei suoi domini, alle quali appartiene, di raddoppiare la loro vigilanza contro le macchinazioni dei settari, siano sudditi pontifici, siano esteri dimoranti nei suoi domini, di vigilare sulla esatta osservanza delle prescrizioni date di sopra e di procedere con il più impegnato zelo e con la più imparziale e severa giustizia, alla corrispondente punizione dei colpevoli”. (Pio VII e le società segrete, pag. 78) La Massoneria bandita “Fin dall’anno 1735 si ha che la Società ossia Confraternita dei FrancsMaçons è stata in Olanda rigorosamente proibita; In Francia pure nell’anno 1737, fu con ogni severità vietata a’ Sudditi, di aver con esso loro consorzio alcuno. In Fiandra fu bandita dal Magistrato con ogni rigore come Setta appunto impenetrabile, nelle stesso anno in Svezia fu promulgato un con simil Decreto. In Polonia nell’anno 1739 è stata fulminata contro i Liberi Muratori la scomunica di tutte le Chiese cattoliche. A Madrid nel 1740 si vide un Regio Editto imponente che si dovessero cercar in ogni luogo, i Liberi Muratori e fossero condotti nelle pubbliche prigioni. Nel 1740 i membri di una Loggia di Madrid furono catturati nel Tempio e gettati nelle prigioni della Inquisizione. (Il Libero Muratore, pag. 157) A Lisbona, poi, infelicissimi, hann’eglino sperimentato i rigori dell’Inquisizione. In Malta nell’anno 1741 è stato risolutamente vietato ogni accesso a quell’i164 sola a qualunque individuo o Società che fosse coperta sotto il nome di FrancsMaçons”. Emisero altri provvedimenti: Nel 1743, l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria Nel 1744, le autorità di Avignone, Parigi e Ginevra Nel 1745, il Consiglio del Cantone di Berna Nel 1748, Il Gran Sultano di Costantinopoli Nel 1751, Carlo VII di Napoli e Ferdinando di Spagna Nel 1755, gli Stati Generali di Olanda Nel 1756, il Cantone di Ginevra Nel 1763, i Magistrati di Danzica Nel 1770, il Governatore dell’isola di Madeira, di Berna e di Ginevra Nel 1784, il Principe di Monaco e l’Elettore di Baviera Carlo Teodoro Nel 1785, il Gran Duca di Baden e l’Imperatore d’Austria Giuseppe II Nel 1794, l’Imperatore di Germania Francesco II, il re di Sardegna Vittorio Amedeo e l’Imperatore russo Paolo I. (Istituzione, Riti e Cerimonie dell’Ordine de’ Francs - Maçons) 165 166 Napoleone Bonaparte Nella bolla Ecclesia Christi, del 18 agosto 1801, Pio VII vede in Napoleone un collaboratore dell’opera divina di ristabilimento della religione cattolica dopo le devastazioni della Rivoluzione, attraverso la stipulazione del Concordato: “Appena il carissimo figlio in Cristo Napoleone Bonaparte, primo Console della Repubblica francese, ci notificò che avrebbe gradito stipulare un trattato in forza del quale, con l’aiuto di Dio, si ristabilisce felicemente nella Francia il culto della religione, rendemmo grazie a Dio, alla cui misericordia noi unicamente riferivamo un sì grande beneficio. Quindi per non mancare al nostro dovere ed ai desideri del Primo Console, spedimmo con la massima celerità il venerabile fratello Arcivescovo di Corinto perché iniziasse le trattative di questo importante affare. Egli, essendo giunto a Parigi, dopo varie discussioni, finalmente ci spedì alcuni articoli che gli erano stati proposti…Nell’allocuzione Quam luctuosam del 24 maggio 1802: “Noi qui come avete ben compreso, ci riferiamo al primo Console Napoleone Bonaparte. Egli riflettendo sapientemente che la vera felicità e la tranquillità di una così grande Nazione dipendevano in tutto dal ripristino della religione cattolica, veniva incontro spontaneamente ai nostri desideri, e con le premure degne del suo talento e del suo cuore, ci significò che desiderava trattare con Noi il ristabilimento della religione cattolica in Francia”. (Pio VII e le società segrete, pag. 83) “È fuori dubbio che un’ala della massoneria italiana si legò alla politica napoleonica sino a diventarne passivo strumento. Ciò determinò una crisi interna allo schieramento profano ispirato alla massoneria. Tale crisi si espresse nell’incertezza dell’anno ’99 quando i liberali ed i liberi pensatori si trovarono scissi in due gruppi: gli uni accanto ai francesi e gli altri contro i francesi. (Il Libero Muratore, pag.145). Oggi nel nuovo clima di dialogo, si profila il tramonto dei due grandi miti che, per due secoli hanno formato la delizia di generazioni di polemisti, quello delle “infiltrazioni clericali nella massoneria, attribuito, manco a dirlo, alla Compagnia di Gesù e quello delle infiltrazioni massoniche nella Chiesa”. (Giovanni Caprile, Massoneria e Chiesa cattolica, pag. 359) 167 Disegno tratto da “Doutrina secreta dos Rosacrucianos” 168 Il Segreto Sosteneva il filosofo massone Fichte che “la storia segreta della cultura non si possa convenientemente dimostrare per mezzo della profana”. Lo stesso cemento che tiene insieme e crea armonia, la nostra cultura, i nostri principi, sono non facilmente comprensibili. “E chi non sa che il segreto è l’anima delle grandi e difficili imprese e che in mille casi giova e conviene religiosamente custodirlo? E quale è quella legge che ci obbliga a promulgare tutte le verità che si conoscono? (Non enim fas est mysteria non initiatis prodere, ne per imperitiam ea subsannerat). Questa massima, al riferire di S. Atanasio, fu stabilita dai vescovi dell’Egitto congregati nel Sinodo di Alessandria, quando furono condannati da Giulio II, gli Eusebiani, per avere essi avuto l’imprudenza di parlare troppo apertamente dei misteri avanti i Gentili. Quale migliore e più sacrosanta cosa de’ misteri, dei riti e dommi della Religione Cristiana. Eppure a chi non è nota la disciplina dell’arcano che fu col più gran calore instituita prima di Cristo e colla più grande cautela osservata in seguito dagli Apostoli e poi dai Padri più rispettabili della Chiesa. Neque enim omnino mysterium est, quando ad populares et vulgares aures effertur – Basilio – (Essi cessano di essere numero subito che sono portati alle orecchie del Popolo e del Volgo). Gesù: Visionem quam vedistis (Trasfigurazione) neminem dixeritis, donec a morte resurgam. (Matteo 17,V.19) Gesù: Nolite sanctum dare canibus neque mittatis margheritas vestras ante porcos ne forte conculcent eas pedibus suis, et conversi, dirupant vos (Matteo, 7 V.6), (guardatevi bene di offrire il Santo ai Cani e di gettare le margherite ai porci, acciocchè questi non le calpestino vilmente coi piedi e rivoltandosi in seguito a voi non vi ricolmino di strapazzi). L’antico autore delle Ricognizioni di Clemente I ci assicura che il Principe degli Apostoli così un giorno parlò ai Fedeli suoi cari Fratelli: “Non vi è cosa più 169 difficile, o miei Fratelli, di quella di disputare della verità avanti la moltitudine di un Popolo, che sia dominato da diverse opinioni. Quel che è, non conviene che si dica a tutti come sia, e ciò a motivo di coloro che ci ascoltano con malignità e colle disposizioni di insidiarci: nihil est difficilius, Frates mei, quam de veritate apud Populi multitudinem disputare…quid est ommnibus, ut est, dici non licet propter eos, qui maligne et insidiose audiunt, fallere non expedit propter eos, qui sincere audire desiderant veritatem. S. Ambrogio in Commenti ad cap. 9 Lucae: “ricolma di lode la condotta dell’Apostolo e fa sapere che colui che parla deve avere il più esatto riguardo alla qualità e al carattere dei suoi ascoltatori, acciocchè non venga prima deriso che ascoltato”: quando enim Athenenses crederent, quia Verbum caro factum est et de spiritu virgo concepit? Qui tractat debet audentium considerare personas ne prius irrideatur quam audiatur. Teodoreto in Num. Interrog.15: Oscure propter non iniziatis de mysteriis disserimus, eis vero semotis perspicue iniziatos docemus. Ecclesia est arcanorum mysteriorum thesaurus quae foras afferre non licet. (S.Cirillo Gerosolimitano - Omelia, 16) Dionigi Aeropagita - De Eccl. Hier. Cap.I Sed vide ne exsplodas Sancta Santorum quin potius Dei arcana reverberis …inaccessa quidem prophanis illa et intacta reservando, (ma guardati soprattutto, o Timoteo, dal manifestare le santissime cose nostre. Tu devi anzi rispettare e venerare i sublimi arcani di Dio rendendoli inaccessibili ai profani). (Dell’Instituto dei Veri Liberi Murator i - Padre Isidoro Bianchi - camaldolese- Ravenna, presso Pietro Marti Neri, 1786) Il segreto o la riservatezza costituiscono un mezzo di legittima difesa contro l’invadenza altrui, vallo che attornia e difende i lavori ritenuti esclusivi, e quindi riservati. (Antonio Gualano, Tesi ed antitesi) 170 Giacomo Casanova asseriva: “Il mistero della Massoneria è per sua natura inviolabile: il massone lo conosce solo per intuizione, non per averlo appreso. Lo scopre a forza di frequentare la Loggia, di osservare, di ragionare e di dedurre. Quando lo ha conosciuto si guarda bene dal far parte della scoperta a chicchessia, sia pure il migliore amico massone, perché se costui non è stato capace di penetrare il mistero non sarà nemmeno capace di profittarne se lo apprenderà da altri. Il mistero rimarrà sempre tale”. (Eugenio Bonvicini, La Libera Muratoria, l’esoterismo massonico) Affermava K. Kerényi che il segreto “è qualcosa che mi appartiene del tutto segretamente”. Segreto è dunque quella sfera dell’uomo che egli, finché è uomo, non può e non vuole abbandonare”. (Angela Cerinotti, Perché la Massoneria) 171 Persecuzioni Forse non sei nei giardini della luce ove ti chiamano le fonti più accorate. Nei sogni di camelia,apro le conchiglie che mi dà il mare; ne l’incanto stellare, pescatori di perle, non trovo che fanghiglie. Cerco, a sera, la lucciola più viva, quella che fa lume, nei boschi di narcisi, e la formica tardiva; ma vedo, solo, tremiti divisi di smorti chiarori, su la brina. Forse non sei nei giardini della luce. Salvatore Quasimodo (Nei giardini della luce) “Il XX giugno 1889, per volere di Papa Pio IX, per opera delle sue orde mercenarie, Perugia, rea d’italianità, rea di aver voluto sottrarsi al governo teocratico e di avere costituito un governo provvisorio nelle persone di egregi cittadini, tutti massoni, dopo avere invano opposto magnanima resistenza, rimaneva nelle mani dei sostenitori del vicario di Cristo che vi seminavano la strage, il saccheggio, gli incendi. Il Pontefice benediva i suoi scherani ed il vescovo di Perugia Gioacchino Pecci, tre giorni dopo portava per le vie deserte e desolate della città, ancora macchiate di sangue, il simbolo di Dio della pace”. (Riv. massonica, Luglio 1979 - Ugo Bistoni, Lotte in provincia) Le “Due Chiese” Ci sono, secondo Umberto Bossi, “Due Chiese”: una che, a suo parere, si oppone alla globalizzazione e l’altra definita dal leader leghista “vicina ai mas- 172 soni”, che invece sarebbe favorevole alla globalizzazione. Nel suo comizio Bossi ha messo l’accento su quella parte della Chiesa cattolica che “si oppone al disegno totalizzante” e ha richiamato l’attenzione su Giovanni Paolo II e sui suoi interventi a favore dei popoli e dei loro diritti in particolare su quando in un suo bel discorso puntò il dito contro il Fondo monetario internazionale. Critiche, invece, senza pur fare nomi, Bossi le ha rivolte verso quella parte della Chiesa che, a suo dire: “favorisce il disegno massonico di globalizzazione e di perdita di identità dei popoli”. (ANSA 17 gennaio 1999) Tommaso Crudeli Nel 1733 comincia la storia della massoneria italiana. Già, al suo albore, si verificarono sanguinose persecuzioni ed il processo di inquisizione contro il poeta fiorentino Tommaso Crudeli che morì, il 27 gennaio 1745 a seguito alle torture subite, dall’Inquisizione. Leggendo i capi di accusa che lo portarono alla morte, si evidenzia come ben poco abbia influito la ragione sulla condanna e molto di più i preconcetti, il dogmatismo, e ciò pur tenendo conto del periodo in cui i fatti avvennero. “l’Inquisitore che sedeva ad un tavolo con sopra un messale aperto, un Gesù Crocefisso e candele accese, gli lesse la sentenza:” Tu Tommaso Crudeli ti sei reso reo al S. Tribunale dell’Inquisizione di gravissimi delitti risultanti da gran numero di testimoni rispettivamente contesti… Primo tu fosti denunciato di avere detto che la Teologia è chimerica e vana… tu fosti denunciato di avere letto Lucrezio… tu fosti denunciato di avere frequentato un’adunanza dove si parlava di Filosofia e di Teologia e dove s’osservavano vari empi riti e si insegnano molte eresie.” La sua Raccolta di poesie, stampata nel 1746, fu posta all’Indice e bruciata in Firenze”. 173 Il lupo Un lupo tutto pien d’umanità (se pur di tali se ne trova al mondo) sulla sua crudeltà, che esercitava per necessità, fece un pensier di riflession profondo. Son odiato dicea da chi? Da ognuno Comun nemico è il lupo, e cacciatori e cani e pastori e villani s’adunan tutti per la sua rovina: odiano tutti a morte la sua voracità, la sua rapina. Per questo l’Inghilterra di lupi è spogliata, e per tutta la terra questa misera testa è taglieggiata. E tutto ciò per un asin rognoso per un putrido castrato, per un can magro e pulcioso, senza i quali potea leggermente passarla il mio palato. E ben, non mangiamo più di queste cose, paschiam più tosto per le piagge erbose, rompiamoci i denti, foriamoci i labri, forte rodendo, spine pungenti, e se bisogna ancor moriam di fame: la morte è minor male dell’odio universale”. 174 E dicendo così quattro pastori vide al loro gregge accosto, che tra le erbette e i fiori si divoravan un agnello arrosto. “Oh disse tutto allegro io mi rinfaccio degli agnelli la carne ecco che i loro guardiani ne mangion essi e poi ne danno a’ cani; ed io lupo sarò così scrupoloso che non vorrò mangiarne? No, per Dio, no: sarei troppo pietoso. Passerà l’agnellino ed io lo sgozzerò: non solamente lui, ma la madre ch’ei poppa, e ‘l padre insieme che lo generò”. Il lupo avea ragione, perché l’uomo a lui parve un animale di tutti il più crudele, che le bestie più quiete ed innocenti si fa passar fra’ denti senza rispetto e senza compassione. Tommaso Crudeli (Aldo Chiable, Raccolta di poesie del Dottor Tommaso Crudeli, Napoli MDCXLVL, Hiram, pag. 60, febbraio 1986) Francesco Paolo Di Blasi dall’Accademia alla tortura e morte Francesco Paolo Di Blasi nacque a Palermo nel 1753. Fu letterato e scrittore. Nel 1778 scrisse di “Dissertazione sopra l’uguaglianza e disuguaglianza 175 degli uomini in riguardo alla loro felicità” e nel 1787 cominciò a pubblicare le “Prammatiche del Regno di Sicilia”. Protetto dal Vicerè di Sicilia Francesco d’Aquino, Principe di Caramaico, fondò con Giovanni Meli, poeta ed aristocratico, l’Accademia siciliana degli Oretei che fu di copertura alla Loggia “I figli di Bruto” nella quale venne iniziato. A seguito della morte del Principe di Caramaico le iniziative del Di Blasi, rivoluzionarie e repubblicane furono attenzionate dall’Arcivescovo di Palermo Filippo Lopez. Il 16 maggio 1795 ebbe inizio il processo che sentenziò la sua morte, preceduta dalla tortura della bruciatura delle piante dei piedi con il lardo bollente. Il 20 maggio 1795 avvenne l’esecuzione. In un angolo della Piazza Indipendenza, dove avvenne il patibolo, anni dopo, il Consiglio Comunale di Palermo deliberò la collocazione della seguente lapide commemorativa: In questa piazza Il dì 20 maggio 1795 FRANCESCO PAOLO DI BLASI Giureconsulto insigne Propugnatore invitto Dei diritti dell’uomo Per accusa di cospirazione repubblicana Cadeva ucciso dal carnefice. (tratto da: Riv. Massonica, 1968, pag. 403, Giovanni De Paoli) Giuseppe Balsamo, noto come Alessandro Conte di Cagliostro, nacque a Palermo il 2 giugno 1743, ebbe una vita avventurosa. Il 12 aprile 1777 fu iniziato alla Massoneria, assieme alla moglie Lorenza, nella Loggia L’Espérance. Furono anche ospiti della Loggia olandese L’Indissolubile. Credette di avere la missione di fondare la Massoneria di Rito Egiziano che avrebbe avuto un fascino “misterioso”. Fu avvicinato da due spie del Governo pontificio, tali Matteo Berardi e Carlo Antonini, i quali riuscirono a convincerlo ad essere iniziati. La denuncia venne formulata dalla moglie Lorenza e dal suocero ed inviata 176 al Tribunale del Santo Uffizio Inquisizione. Egli fu tradotto nel Castel Sant’Angelo il 27.12.1789. Nello Stato Pontificio, riunioni, simboli massonici, pubblicazioni erano considerati eretici: per questi reati, poteva essere comminata la pena capitale. Cagliostro fu imputato di espletare l’attività massonica, di magia, di pubblicazioni sediziose, di rituali eretici tramite i riti della Massoneria Egizia. Tali imputazioni nello Stato pontificio portavano alla pena di morte. Non vi era via di scampo per il Conte Cagliostro. Conseguentemente, in data 14 dicembre 1790 egli indirizzò una lettera al Papa VI chiedendo perché “reo di essere fondatore di una società massonica” e implorando con calde lacrime pietà solamente per l’anima sua, supplicandola di dar rimedio allo scandalo gravissimo da lui dato al Mondo, ancorché questo si debba fare con lo strazio più crudele e pubblico della sua persona”. Il 7 aprile 1791 il Sant’Uffizio per grazia speciale commuta la pena della consegna al braccio secolare nel carcere perpetuo, in una qualche fortezza ove dovrà essere strettamente custodito senza speranza di grazia. Cagliostro venne trasferito nella Rocca di San Leo nell’Appennino tosco-romagnolo ove morì il 23 agosto 1895. “Cagliostro fu seppellito senza cassa e senza alcuna indicazione”, nella terra. “Le truppe polacche, alleate dei Francesi, nel Dicembre 1797, conquistarono la Rocca, liberando i prigionieri, scoprirono anche il cadavere, dandogli forse una più i decorosa sepoltura”. (Da Wikipedia) 177 178 Noi siamo una goccia d’acqua che si è distaccata dal mare e che è destinata a tornare nel mare, ad essere mare. Raimon Panikkar Principi massonici oggetto di lotta, di pregiudizi e di persecuzioni La Chiesa attraverso le sue Encicliche ha combattuto la Massoneria per i principi per cui la stessa lottava, ritenendo gli stessi destabilizzanti della dottrina cattolica e portatori di malanni morali e sociali; alcuni di carattere filosofico, altri di carattere storico-filosofico, altri frutto di una visione laica che avrebbero portato inevitabilmente alla rovina dell’umanità. Per questo la Massoneria è stata definita diabolica. L’ anticlericalismo massonico, a volte fuorviante dai principi ideali, ha contribuito non poco alle reazioni della Chiesa cattolica; la sottolineatura massonica, inoltre, di una ragione onnipotente che aveva, almeno nei primi tempi, indotto a scelte deistiche, aveva perpetuato nella Chiesa Romana tale convinzione non tenendo conto degli interventi interpretativi della Gran Loggia di Londra. Con decreto n.79/AC del 13.10.1987 del Grande Oriente d’Italia veniva confermato che “La natura della Massoneria e delle sue istituzioni è umanitaria, filosofica, morale. Essa lascia a ciascuno dei suoi membri la scelta e la responsabilità delle proprie opinioni religiose, ma nessuno può essere ammesso in Massoneria se prima non abbia dichiarato esplicitamente di credere in un Essere Supremo. La Massoneria non è una religione né intende sostituirne alcuna: non pratica riti religiosi, non valuta le credenze religiose, né si occupa di nessun tema teologico, non consente ai propri membri di discutere in Loggia di religione”. Non è una scelta qualunquista, ma la consapevolezza che spetta al singolo.” La Ragione, per la Massoneria, non è la dea cui si immola la credenza individuale, anche se la ragione aiuta ed integra la conoscenza della verità. (Antonio Gualano, Le vie della luce, pag. 21) 179 La vera sapienza non è altro che la conoscenza della verità in ogni materia. (Hobbes). “Io credo che l’intento di tutte le grandi religioni non è di costruire dei grandi Templi all’esterno, ma di creare dei templi di bontà e di compassione all’interiore, nei nostri cuori”. Dalai Lama (Une Voie pour l’ Occident, pag. 238) Etica e morale L’etica si inserisce piuttosto in uno schema aristotelico allorché, in una prospettiva kantiana, la morale è definita come conoscenza del Bene e del Male. L’etica consiste nella scienza del giusto comportamento. L’universalità dell’una e dell’altra rinvia dunque alla persona, o all’uomo. (Une voie pour l’Occident, pag. 169) La sana morale è la seconda disposizione richiesta nella nostra società. Gli ordini religiosi furono stabiliti per rendere gli uomini cristiani perfetti. Gli ordini militari per inspirare l’amore della bella gloria; l’Ordine dei massoni fu istituito per formare gli uomini amabili, dei buoni cittadini e dei buoni soggetti, inviolabili nelle loro promesse, fedeli adoratori di Dio, dell’amicizia, più amatori della virtù che di ricompense. (Une voie pour l’Occident, pag. 284) John Polkinghorne afferma: «Io credo che sarebbe estremamente significativo che noi viviamo in un mondo morale, che abbiamo una conoscenza morale che dice che l’amore, la verità sono meglio dell’odio e della menzogna». Lo stesso autore, sulle orme kantiane, ribadisce che la credenza in Dio «sia necessaria per rafforzare l’ordine morale nel mondo sino a sostenere che l’integrità della stessa esperienza personale basata, com’essa è, sul significato ed il valore degli individui, uomini e donne, e sulla comprensibilità definitiva e totale dell’Universo». (Credere in Dio nell’età della scienza) Giuliano Di Bernardo sostiene che per il massone il principio regolativo è Dio, punto di riferimennto che gli consente di sostenere il principio generale «in base al quale l’uomo distingue il bene dal male, il giusto dall’ingiusto». Egli, altresì, ritiene moralmente buone le azioni che «sono orientate alla 180 realizzazione dell’uomo nella sua globalità, ciò che è conforme alla realizzazione della sua natura è moralmente buono, mentre tutto quello che contrasta con essa è moralmente cattivo». (Filosofia della Massoneria) Esaminiamo i principali motivi di dissenso con la Chiesa cattolica: Il deismo o razionalismo assoluto “La ragione consente all’uomo di elaborare una religione naturale e razionale completa ed esauriente capace di spiegare il mondo e l’uomo”. Eliminazione dei contrasti tra le religioni con la ragione. Questa definizione del deismo male si appropria alla dottrina massonica attuale e dell’epoca dei liberi muratori operativi che poggiava sulla ispirazione e organizzazione prettamente cristiana. Qualche dubbio invero, si ha nel periodo dell’accettazione 1400 quando uomini dalla diversa estrazione culturale fecero il loro ingresso nelle associazioni massoniche. Il termine deismo nelle sue diverse accezioni sta a indicare essenzialmente una religione naturale basata sulla ragione (Giuliano Di Bernardo) La Chiesa Cattolica difese veementemente i propri principi attraverso le encicliche papali e la stampa clericale: Qui pluribus, 9.11.1846, Pio IX Singulari quidem, 17.3.1856, Pio IX Quanta cura, 8.12.1864, Pio IX Humanum genus, 30.4.1884, Leone XIII Dei filius, 24. 4. 1870, Pio IX La ragione è un mezzo, “un metodo” non un fine, non un dogma per i massoni. Tale mezzo fu ritenuto idoneo per la conoscenza del Trascendente da Agostino e da Tommaso, insigni filosofi e dottori della Chiesa. (vedi: Giovanni Caprile, Massoneria e Chiesa Cattolica, pag. 354) Nel Sillabo (Enciclica Quanta cura) Pio IX condannava quale errore il razionalismo assoluto: “La ragione umana, senza tenere assolutamente in nessuna considerazione Dio, è l’unico vero arbitrio del vero e del falso, del bene e 181 del male, è legge a se stessa, e con le sue forze naturali è sufficiente a procurare il bene degli uomini e dei popoli”. Con il Sillabo veniva condannato anche il razionalismo moderato in quanto insegnava che “la ragione umana coltivata soltanto storicamente, in virtù, delle sue forze naturali e suoi soli principi, può pervenire alla vera conoscenza di tutti i dogmi anche di quelli più reconditi, purché questi dogmi siano stati proposti come oggetto alla sua stessa ragione”. John Polkinghorne affermava che lo scettico razionale “non può essere sconfitto sul piano dell’argomentazione logica; ma non può esserlo nemmeno l’ottimista epistemologico che non dispera di potere raggiungere una conoscenza verosimile”. Della limitatezza della ragione umana se ne faceva interprete Voltaire nel dichiarare che quando l’uomo “pretende di penetrare l’essenza delle cose e di conoscerle in se stesse, s’accorge tosto dei limiti posti alla sua facoltà: egli viene a trovarsi nelle condizioni del cieco cui si chiede un giudizio sull’essenza del colore”. (Ernst Cassirer, La Filosofia dell’Illuminismo) Sosteneva Cicerone che la ragione è padrona e regina di tutti e di tutto. Orazio affermava che “spesso sotto un abito sdrucito, sta la ragione”. Vito Mancuso afferma che di fronte all’enigma l’intelligenza “raccoglie la sfida e si lancia a risolverlo, di fronte al mistero della vita sente che deve tacere ed ascoltare. (Io e Dio). Albert Schweitzer sosteneva che “la massima conoscenza è di sapere che siamo circondati dal mistero”. (Cristianesimo e le religioni nel mondo) L’Idealismo “Tutto ciò che è reale è già contenuto preliminarmente nel sapere che siamo circondati dal niente”,“l’idea, l’Io è il principio unico di ogni cosa che è riflessione, l’idealismo assoluto o romantico è sede dell’Assoluto, della Libertà, del Bello”. Il complesso dottrinario della Massoneria si realizza, secondo, Francisco Espinar Lafuente, dalla fusione di tre correnti di pensiero: 1) la corrente pragmatica propria degli anglosassoni nella quale primeggia la filantropia e l’in182 fluenza della Chiesa Riformata, 2) la corrente esoterica proprio del Rito Scozzese che riassume la tradizione misterica, 3) la corrente razionalista sviluppatasi soprattutto in Francia che spinge la Massoneria verso la scienza ed il progresso attraverso distinte fasi: La spiritualità (Newton, Goethe, ecc), la razionalità critica (Kant), il positivismo (Comte) (Esquema filosofico de la Masoneria) Il sincretismo È la “tendenza a conciliare elementi di diverse religioni, culturali e storici” Il sincretismo religioso viene definito da una corrente filosofica attuale come “sostanziale unità di tutte le fedi al di là dei dogmi; i principi fondanti di ogni credo sono identici”. Il termine sincretismo viene fatto risalire a Plutarco (De fraterno amore) ed a Erasmo da Rotterdam (Lettera a Melantone, 22.4.1519). Oggi si avverte la necessità di una partecipazione attiva di tutte le fedi religiose per trovare un fronte unico contro l’edonismo, il materialismo, l’ateismo, il qualunquismo dilagante. Riunioni interconfessionali sono l’epilogo e la manifestazione di una maturata coscienza che non è solo sufficiente la difesa del proprio credo. L’indifferentismo Atteggiamento di chi non prende posizione sulla fede religiosa ritenendole tutte uguali o tutte false o valida solo quella ritenuta più vicina alle proprie convinzioni, o indifferente di professare una o l’altra. (Enciclopedia Internazionale). Il fatto che la Massoneria non abbia preso, almeno dal periodo dell’Accettazione, posizione sulla valenza della religione cristiana ne determinò il giudizio di associazione atea, o quanto meno bacata dall’indifferentismo. L’Ordine, invero, lascia liberi gli associati di scegliere la confessione religiosa che ritengono più consona alle singole dottrine o fedi. Non si tratta di indifferentismo, ma la difesa di libertà di scelta del singolo senza entrare nel merito delle sin183 gole dottrine o fedi. Ciò consente di considerare le religioni di pari dignità. Quest’ultimo atteggiamento è stato auspicato anche dal Concilio Vaticano II. La credenza nel Grande Architetto dell’Universo appare un elemento unificatore e non discriminante. La Massoneria non è una religione e non può quindi indicare ai propri affiliati la scelta confessionale ed i principi a questa collegati. La Massoneria obbliga il soggetto a credere nella Trascendenza e delega allo stesso la responsabilità di credere nei principi della confessione scelta. Non è una scelta relativista della persona, di creazione ideale di un Dio: tale scelta si basa sul principio di libertà dell’individuo che un’associazione laica, quindi non schierata, deve garantire. Jean Baylot ha sostenuto nel suo libro La Massoneria tradizionale nel nostro tempo che percorrendo la sua via ”a fianco a tutti i sistemi religiosi esistenti o futuri, (è) rispettosa di essi… Essa non è pertanto opposta a tutti quelli che hanno la felicità di scoprire, in qualche insegnamento di una delle grandi religioni, la pace e la speranza”. (vedi: Giovanni Caprile, Massoneria e Chiesa Cattolica). Giuliano Di Bernardo sostiene che la Massoneria non è indifferente alla religione e che i suoi insegnamenti morali “possono essere accettati da tutte le religioni”. La Chiesa intervenne più volte con Encicliche papali, sanzionando i fratelli massoni: Apostolicae nostrae caritatis, 1-8-1854, Pio IX Singulari quidem, 17.3.1856, Pio IX Quanto conficiamur moerore, 10.8.1863, Pio IX Quo graviora, 4.10.1833, Gregorio XVI Humanum genus,30.4,1884, Leone XIII Mortalium animos, 6.1.1928, Pio XI Pio IX, con il Sillabo, condannò l’errore dell’indifferentismo secondo la quale dottrina “ogni uomo è libero di abbracciare e professare quella religione che, guidato dal lume della ragione, ciascuno avrà ritenuta vera… Gli uomini, nel culto di qualsiasi religione, possono trovare la via della salvezza eterna e conseguire l’eterna salvezza”. 184 La scelta catacombale della setta tale scelta non avvenne, in alcuni periodi, per motivi rituali, non fu volontaria ma determinata dalla necessità di tutelarsi dalle persecuzioni degli Stati teocratici. Clemente XII con l’Enciclica In eminenti specula del 28.4.1738 non tenne conto di tale circostanza e della similitudine con i cristiani costretti, all’origine, a rifugiarsi nelle catacombe. Egli sostenne che gli aderenti alla setta dei Liberi Muratori “se non operassero iniquamente, non odierebbero tanto decisamente la Luce”. Tale presa di posizione si tramandò nei secoli attraverso i nuovi allarmi dei successori nella cattedra di San Pietro, creando preconcetti, pregiudizi non solo nel popolo, ma anche in alcuni ambienti politici che incitarono al linciaggio morale dei Massoni e che, ancor oggi spesso pretendono la loro dichiarazione pubblica di appartenenza all’Ordine. Riporto alcune Encicliche papali che trattarono l’argomento con veemenza: Diu satis videmur, 5.5.1800, Pio VII Ecclesiam a Iesu Christo, 13.9.1821 Pio VII Traditi humilitati, 24.5.1829, Pio VIII Humanum genus, 30.4.1884, Leone XIII Riguardo alle dichiarazioni pubbliche di appartenenza alla Massoneria, da rendersi da coloro che intendono far parte di organi elettivi dello Stato italiano, riporto un mio intervento con uno scritto dal titolo “Io, no!” “Recenti avvenimenti mi hanno riportato alla memoria un articolo apparso sul Giornale di Sicilia sulla presunta gaffe di Luigi Berlinguer, euro parlamentare, il quale aveva equiparato i Massoni agli iscritti all’Opus Dei, suscitando, all’interno dei partiti la rivolta di alcuni parlamentari cattolici. Personalmente ritengo che i Massoni dovrebbero respingere ogni equiparazione sia per l’autonoma scelta di ideali e di azioni, sia per una fede laica che rispetta le scelte altrui, compresa quella degli aderenti all’Opus Dei e di qualunque associazione od istituzione legale. Il codice etico, invero, invocato allora dai parlamentari cattolici e tuttora da molti 185 che si appellano “laici”, determinerebbe una incompatibilità del Libero Muratore e l’esercizio di funzioni pubbliche. Ricordo la domanda rivolta non molto tempo fa all’attuale Presidente del Consiglio, da un giornalista, sull’eventuale sua aderenza alla Massoneria. Tali prese di posizioni derivano, senza dubbio, da una repulsa basata su secoli di addottrinamento antimassonico che credevo fosse stato superato dopo le inutili e assurde crociate bandite contro gli affiliati all’Ordine massonico anche dai Cattolici con il Congresso di Trento del 1896. A ben riflettere, spetterebbe ai “ripudiandi”, come cittadini, giudicare se i parlamentari citati o i politici in genere ed i laici, a loro volta, non ritengano di potere trasgredire il codice etico individuale per la condivisione di scelte politiche e sociali contrari ad una cultura radicata, per fortuna ancora, in coloro che diffidano del fragore delle dichiarazioni e agiscono coerentemente ai propri principi derivanti da una civiltà millenaria. Si dirà che le scelte di coscienza e di cultura appartengono ad un bagaglio individuale, “democratico”, (termine troppo abusato), e che il conflitto tra la morale e l’etica politica possa coesistere senza cozzare con il comune modus agendi, per motivi da addebitare allo sviluppo della società in cui viviamo. Facciano pure! Le idee, però, si contrappongono alle idee, con il confronto non con la ghettizzazione di chi le professa. Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Mi pare siano superati i tempi del dogmatismo anche di partito. Eventi storici e fatti imputabili a singoli o a gruppi hanno contribuito ad infangare confessioni religiose, istituzioni esoteriche e gli stessi partiti politici. Sono convinto che la Massoneria come ha difeso anche recentemente uomini ed Istituzioni di altre fedi contro attacchi indiscriminati e fantasiosi dettati da presunta libertà di informazione, in nome proprio dei principi laici, interverrebbe anche a favore di coloro che, ghettizzati, per rinate nostalgie pseudo politiche, vengono messi alla gogna. La differenza tra i nostalgici nuovi inquisitori ed i massoni sta proprio in questo: c’è chi si augura di fare rimettere il pigiama a strisce con la stella di David a chi non è gradito, auspicando la sua morte civile o il suo declassamento, c’è chi, per fortuna della Democrazia vera, ritiene che questa non possa basarsi su pregiudizi 186 od intolleranze. Nella società legale non vi sono cittadini di diverse serie. Mi piace, all’uopo, riportare la dichiarazione del deputato Lerner che ha affermato: “Visto che continuano le demonizzazioni gratuite della Massoneria alla quale si deve fra gli altri meriti l’Unità d’Italia, visto che come nei regimi totalitari naziocomunisti, ogni crisi sociale, economica e morale viene attribuita al capro espiatorio massonico, per solidarietà, memoria storica, cultura laica e rispetto della Verità, chiedo ufficialmente al Gran Maestro Gustavo Raffi di volere esaminare la possibilità di una iscrizione al Grande Oriente d’Italia”. (Rivista Erasmo 15-5-2010) Nonostante quanto scritto e detto anche recentemente sulle presunte alleanze illegali, di riunioni segrete della Massoneria o di pratiche occulte, la stessa può vantarsi di decisioni di organi giurisdizionali europei a lei favorevoli, di notevoli riconoscimenti da parte di Autorità accademiche e di una platea attenta non più facilmente malleabile. Io no!. Laico ed assertore della necessità dell’applicazione dei principi illuministici, non chiederei mai la sottoscrizione di dichiarazioni, le più assurde, di non appartenenza alla Massoneria, proprie di uno Stato autoritario. Penso che i partiti politici, ai nostri tempi, debbano avere problemi ben più seri per alleviare il malessere dei cittadini, e per trovare, in una società distratta, distaccata ed edonistica, una via per la ricerca di una morale condivisa, di giustizia e di equità”. L’anticlericalismo L’anticlericalismo massonico è stato criticato non solo dalla Chiesa ma da diverse parti politiche e da intellettuali. Romolo Murri nel suo libro Della religione, della chiesa e dello Stato afferma che l’anticlericalismo in Italia non ha assunto un valore pregnante dopo l’occupazione di Roma: ”fu antipatia per la Chiesa e per il clero, alimentata dai ricordi politici e dal materialismo pratico; non seppe mai precisare né di dove prender le mosse né che cosa volere”. Peraltro l’anticlericalismo, a detta anche dei suoi maggiori fautori, con alcune eccezioni, non voleva intaccare il tessuto religioso del popolo. È difficile, peraltro, non sottolineare come lo stesso, specialmente nel secolo XIX, sia stato alimentato da prevenzioni, dalla difesa di posizioni privilegiate dell’avversario, da una mancata revisione, da parte dei promotori dello stesso, delle nuove con187 quiste ideali della società. Il termine anticlericalismo entrò alla fine dell’ottocento nella lingua italiana quando, in contrapposizione alla politica di Pio IX, sorsero i Circoli anticlericali (Filippo Crispoldi). A proposito dell’anticlericalismo di Voltaire, considerato il “patriarca antireligioso”, possono apparire sorprendenti alcuni avvenimenti legati alla pubblicazione della sua opera Le fanatisme, ou Mahomet le prophéte. Un’opera letteraria che accusava Maometto di fanatismo religioso. Il 17 agosto 1745 Voltaire, molto prima peraltro che fosse iniziato nella Massoneria nella Loggia Nove Sorelle di Parigi, precisamente il 7 aprile 1778, scrisse a Papa Benedetto XIV (Prospero Lambertini), una lettera: “Vostra Santità vorrà per vero perdonare la libertà che si toglie uno de’ più umili, ma uno dei più grandi ammiratori della virtù, di consacrare al Capo della vera Religione uno scritto contro il fondatore di una (altra) religione… Vostra Santità si degni dunque permettere che Le deponga ai piedi e il libro e l’autore e osi demandarle la Sua protezione per l’uno e la Sua benedizione per l’altro. Con questi sentimenti di una profonda venerazione mi prostro e Vi bacio i santi Piedi. Voltaire.” Il Papa gradì l’omaggio, approvò la tragedia e mandò a Voltaire la sua benedizione accompagnandola con alcune medaglie. Voltaire lo ringraziò con la seguente lettera: onde mi ha fatto dono per una bontà affatto particolare, di quelli della Sua mente e dell’indole sua nella lettera onde si è degnata onorarmi. Io metto ai sacri Piedi i miei umilissimi e vivissimi ringraziamenti. Io sono costretto di riconoscere la Sua infallibilità nelle decisioni letterarie, come nelle cose più rispettabili. E coi sentimenti della più profonda venerazione e della più viva gratitudine bacio i vostri sacri Piedi. Voltaire (Leo Taxil, I misteri della Frammassoneria, pag. 98) Avrà voluto Voltaire, attirarsi le simpatie di un Papa culturalmente preparato, o come asseriscono alcuni autori, trattare con ironia e fraitendimento l’argomento del fanatismo? sta di fatto che il lavoro non venne considerato con benevolenza negli ambienti cattolici e soprattutto islamici. 188 Nel 1761 Voltaire scrisse, assieme alla nipote, al Papa Clemente XIII (Carlo Rezzonico): “la supplican umilmente di degnarsi di concedere alcune sante reliquie per l’altare della nuova Chiesa che Francesco di Voltaire edifica nel feudo di Fermy”. Tale Chiesa venne allestita col proclama Deux erexit Voltaire”. (Antonio Guarrado, Il Foglio, 18.6.2009) Il laicismo massonico Con questo termine si intende il principio dell’autonomia delle attività umane, cioè l’esigenza che tali attività, anche confessionali, si svolgano con regole proprie, che non siano esse imposte dall’esterno per fini ed interessi diversi da quelli cui essi si ispirano. (Walter De Donato, Riv. massonica, 1973, pag. 34). Oggi il relativismo individuale utilizza la ragione a discapito spesso degli stessi principi illuministici, annullando, di fatto, le sensazioni, le creatività. Karl Mannheim asserisce che la completa sparizione dell’elemento utopico dai pensieri e dalla prassi dell’individuo verrebbe a dare alla natura e allo sviluppo dell’uomo un carattere radicalmente nuovo. La scomparsa dell’utopia porta ad una condizione statica in cui l’uomo non è più che una cosa. Ci troveremo allora dinanzi al pìù grande paradosso, al fatto cioè che l’individuo proprio perchè ha conseguito il massimo livello di razionalità nel controllo della realtà, resta senza ideali e diviene una creatura impulsiva. (Tratto da: Perché credere di Gaspare Barbiellini Amidei). La Massoneria ha paventato e paventa tale circostanza affermando che la ragione perché possa raggiungere più facilmente i suoi fini, per un iniziato all’esoterismo, deve essere subordinata all’utopia e alla bellezza della immaginazione. Per la Massoneria, peraltro, la laicità non respinge, a priori ogni tesi altrui, ma piuttosto ne ricerca il confronto, paventando il dogma laico frutto della indisponibilità al colloquio. Con un’espressione felice Norberto Bobbio asseriva che la vera differenza non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa. Credo che ciò valga non solo per le problematiche religiose. Egli, di fede laica, in un articolo pubblicato dalla stampa sotto il titolo Ultime 189 volontà affermò: “Come uomo di ragione non di fede so di essere immerso nel mistero che la ragione non riesce a penetrare sino in fondo e le varie religioni interpretano in vari modi”. Nicola Sarkosy, Presidente della Repubblica Francese, in occasione della visita di Papa Benedetto XVI, a Parigi, il 12 settembre 2008, dichiarò che occorreva “abbandonare la laicità negativa, per passare ad una laicità positiva all’insegna del dialogo, della tolleranza e del rispetto”. (Vito Mancuso) Il Concilio Vaticano II È importante approfondire l’aggiornamento dottrinario della Chiesa in questi ultimi tempi. Una notevole svolta è avvenuta con il Concilio Vaticano II. Il confronto con gli ideali massonici è inevitabile; penso anche che molti Fratelli possano condividere le seguenti asserzioni dei Padri del Concilio senza alcun scandalo: Ragione, libera volontà, verità “A motivo della loro dignità, tutti gli esseri umani, dotati di ragione e di libera volontà, perciò investiti di personale responsabilità sono dalla loro stessa natura e per obbligo morale tenuti a cercare la verità : in primo luogo quella concernente la religione. E sono pure tenuti di adire alla verità una volta conosciuta e ordinare tutta la loro vita secondo le sue esigenze”. (Dichiarazione Dignitatis Humanae, 7.12.1965) “La verità non si impone che con la forza della verità stessa la quale si diffonde nelle menti soavemente e insieme con vigore”. (Dichiarazione Dignitatis Humanae, 7.12.1965) “Il Concilio professa che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale dell’umana ragione a partire dalle cose create”. (Costituzione Dei Verbum,18.11.1965) 190 “Nell’epoca nostra (l’uomo) ha conseguito successi notevoli particolarmente nell’investigazione e nel dominio del mondo materiale. E tuttavia egli ha sempre cercato e trovato una verità più profonda. L’intelligenza infatti non si restringe all’ambito dei soli fenomeni, ma può conquistare con vera certezza la realtà intelligibile.” (Costituzione Gaudium et Spes, 7.12.1965) “L’uomo ha ragione di ritenersi superiore a tutto l’universo delle cose, a motivo della sua intelligenza con cui partecipa della luce della mente di Dio… Infine la natura intelligente della persona umana può e deve raggiungere la perfezione. Questa mediante la sapienza attrae con dolcezza la mente a cercare e ad amare il vero ed il bene; l’uomo che se ne nutre è condotto attraverso il visibile e l’invisibile”. (Costituzione Gaudium et Spes) La libertà religiosa “La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo (nelle) religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque, in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini”. (Dichiarazione Nostra Aetate 28 ottobre 1965) “Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha diritto alla libertà religiosa. Il contenuto di una tale libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potere umano, così che in materia religiosa sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro certi limiti, di agire in conformità di essa”. (Dichiarazione Dignitatis Humanae, 7.12.1965) “La Chiesa proibisce severamente di costringere, di indurre e di attirare alcuno con inopportuni raggiri ad abbracciare la fede”. (Decreto Ad Gentes, 7.12.1965) 191 Il Codice di Diritto Canonico La stessa evoluzione si è avuta con la nuova formulazione ufficiale della sanzione per l’appartenenza alla Massoneria. Il Codice di Diritto Canonico pubblicato nel 1917 da Benedetto XV, all’art. 2335 dettava: “Coloro che danno il nome alla setta massonica o ad associazioni del medesimo genere, che complottano contro la Chiesa o le legittime potestà civili, contraggono ipso facto la scomunica riservata semplicemente alla Sede Apostolica”. Il Card. Franjo Seper, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in una corrispondenza del 1974 con il Card. Krol, Presidente della Conferenza Episcopale nordamericana, esplicitava. “Si può sicuramente insegnare ed applicare l’opinione di quelli autori i quali ritengono che il suddetto canone 2335 tocchi soltanto quei cattolici iscritti ad associazioni che veramente cospirano contro la Chiesa”. Il nuovo Codice di Diritto Canonico pubblicato il 25 gennaio 1983, canone 1374, detta: “Chi dà il nome ad una associazione che complotta contro la Chiesa sia punito con una giusta pena; chi poi tale associazione promuove o dirige sia punito con l’interdetto”. Come si evince viene eliminato il termine scomunica e le pene sono commisurate all’effettivo impegno di lotta contro la Chiesa. Tale cambiamento avvenne sotto il pontificato di Giovanni Paolo II. Una sortita inaspettata del 26 novembre 1983 fu del Prefetto della Congregazione della Dottrina e della Fede, Card. Ratzinger, con una interpretazione restrittiva del nuovo canone del Diritto Canonico, pur tuttavia elimina la sanzione della scomunica per i massoni:” …Rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, perché i loro principi sono sempre stati considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò l’iscrizione rimane proibita. I fedeli che appartengono ad associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla comunione”. Da tale interpretazione si evince che i destinatari sono “i fedeli”, i cristiani cattolici e non si ravvisa alcuna sanzione bensì un divieto di accedere alla mensa eucaristica. (Massoneria, Laboratorio speculativo e operativo, febbraio 2011) 192 José Ant. Ferrer Benimeli in un articolo pubblicato da El Pais, Madrid,19 marzo 1985, tradotto nella Rivista Hiram,18 aprile 1965, scriveva: “Dinanzi al cambiamento radicale dell’atteggiamento che portò il documento del Card. Ratzinger, diverse conferenze episcopali domandarono chiarimenti a Roma per sapere che avesse ragione su tutto questo problema per risolvere la questione dell’ostilità della Massoneria contro la Chiesa, domande che fino ad oggi erano rimaste senza risposte. La vera risposta va desunta dagli atti ufficiali dell’Ordine massonico e dai numerosi tentativi di confronto con le Gerarchie ecclesiastiche, fin poco tempo fa impensabili”. Il massone è un dogmatico? È difficile trovare un massone che ammetta, anche per ipotesi di essere anche lui un dogmatico. Di solito quando si parla di dogma, dal latino dogma, si pensa al dogma religioso in cui la verità viene accettata dal cristiano come rivelazione divina, con la fede. Tommaso d’Aquino nella sua Summa Theologiae scriveva: “Se il nostro avversario non crede alla rivelazione non vi è alcun mezzo di provare gli articoli di fede col ragionamento, ma solo di rispondere alle sue obiezioni contro la fede”. È proprio la difficoltà di accostare la ragione alla fede, alla prescrizione, all’editto, al decreto che mette in crisi il libero pensatore che ha creato un altare interiore alla Dea ragione. Sfugge spesso che il dogmatismo non è solo religioso, ma può essere politico, filosofico, proprio di una laicità estrema e perciò più pericolosa. Nella dittatura vengono imposti principi da molti fatti propri, da molti non accettati con il rischio di incorrere nella pena capitale in caso di dissenso con il dittatore divenuto il depositario della verità. L’uomo può propagandare un dogma derivante dalle proprie convinzioni filosofiche. Kant affermava che tutto ciò che è superiore alla facoltà di conoscere, è dogmatico. 193 Vi è anche un atteggiamento condivisibile di alcuni massoni cattolici che, consci dei propri limiti conoscitivi, metafisici, ritengono che tali carenze possono essere colmate con l’accettazione dei principi di fede che arricchiscono il proprio Io. È indubbio che la Massoneria impone agli iniziati alcuni principi fondamentali per la dottrina dei Liberi Muratori. Si tratta di veri imperativi quali la credenza in Dio, la legge morale, la lotta alle imposizioni non democratiche, chiedendo, di fatto, alcune scelte di vita e di conoscenza auto limitative della libertà. Non è un’eresia affermare che anche i massoni accettano scelte razionali necessarie per l’ingresso nell’Ordine. Il massone non è un dogmatico passivo, è anche un idealista che garantisce a se stesso, la libertà di critica, di ricerca razionale. Sosteneva Victor Hugo: “Libertà, uguaglianza e fraternità sono dogmi di pace e di armonia. Perché conferire ad essi un’accezione spaventosa? ”Questi principi fanno parte dei principi universali. (Vedere: Dogma, Enciclopedia Internazionale, Wikipedia) Il Gran Maestro della Massoneria L. Salvini in una conferenza stampa del 18 settembre 1973, asseriva che “La Massoneria non propugna scelte ideologiche di alcun tipo, è un sistema, un modo di essere che determina la ricerca individuale della verità, accogliendo uomini di pensiero diverso che possono convivere in uno stato di uguaglianza, fraternità e libertà per il loro spirito di vera umiltà e tolleranza”. (Corriere della Sera, 19 settembre 1973) Fichte, il filosofo massone, a proposito della ricerca della verità che a volte viene impacchettata e promulgata su misura, asseriva: ”Come potrebbero mai giungere a saperne qualcosa essi, per i quali si allestisce una verità particolare, non costituita in base ai principi razionali su cui si fonda la verità universale, bensì in base… alla posizione, al sistema politico del loro paese?; essi alle cui teste sin dalla giovinezza si toglie con ogni zelo la generale forma umana e vi si imprime quella che solo adatta ad una tal sorta di verità?” “Oggi nel nuovo clima di dialogo, si profila il tramonto dei due grandi miti che per due secoli hanno formato la delizia di generazioni di polemisti, quello delle infiltrazioni clericali nella massoneria, attribuito, manco a dirlo, alla Compagnia di Gesù e quelle delle infiltrazioni massoniche nella Chiesa”. (Giovanni Caprile, Massoneria e Chiesa Cattolica, pag. 359) 194 Decalogo dei Massoni Albert Pike, insigne massone americano, nel suo libro Morals and Dogma, pag. 64, sintetizza in un Decalogo i principi e i doveri degli affiliati alla Massoneria: - Dio è l’eterna onnipotente ed immutata saggezza, la suprema intelligenza e l’inestinguibile amore. Tu devi adorarlo, amarlo ed onorarlo praticando la virtù. - La tua religione consiste nel fare il bene per vocazione e per il piacere intimo che provi nel farlo e non per mera esteriorità o per dovere. Ricorda che la tua anima è immortale e non fare mai nulla per degradarla. - Tu devi lottare incessantemente contro il vizio. Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. - Tu devi accontentarti del tuo stato e rimanere sempre viva la fiamma della saggezza. - Onora i tuoi genitori. Rispetta gli anziani. Istruisci i giovani. Proteggi e difendi l’infanzia e l’innocenza. - Conforta con amore tua moglie e i tuoi figli. Ama e difendi il tuo Paese e rispetta le sue leggi. - Considera il tuo amico come te stesso. Non abbandonarlo nella cattiva sorte. Fai per la sua memoria quello che avresti fatto se fosse stato ancora vivo. Evita le cattive amicizie. - Tu devi in ogni occasione astenerti dagli eccessi. Devi avere in orrore ogni macchia per la tua coscienza. - Non devi farti dominare dalle passioni. Trai dalle passione altrui utili lezioni per i tuoi comportamenti. Sii indulgente per chi cade in errore. - Ascolta molto, parla poco, agisci rettamente. Dimentica le offese. Non abusare della tua forza o della tua autorità. - Conosci te stesso se vuoi comprendere i tuoi simili. Ricerca sempre la virtù. Sii sempre giusto.” Pike conclude con il precetto messianico: ”Ma il grande comandamento 195 della Massoneria è questo: Vi dò un nuovo comandamento: Amatevi l’un l’altro. Ed afferma: “Ciò che abbiamo fatto solo per noi muore con noi, ciò che facciamo per gli altri e per l’umanità rimane ed è immutabile”. Attenzione! egli scriveva, pure, che l’intelletto privo della necessaria disciplina, può con la sua sagacia rendere oscure persino le più chiare visioni. “Da Xue” “Nell’antichità per far risplendere (ming) la luce della virtù (ming de) in tutto l’universo, si iniziava con il mettere in ordine il proprio paese. Desiderando (yu) riordinare il proprio paese si iniziava con il mettere in ordine la propria casa. Per regolare la propria casa si iniziava con il perfezionare se stessi. Per perfezionare se stessi si iniziava con il rendere retto il proprio cuore, per rendere retto il proprio cuore si iniziava con il rendere autentica (cheng) la propria intenzione. Per rendere autentica la propria intenzione, si iniziava sviluppando la propria conoscenza (zhi) e si sviluppava la propria conoscenza esaminando le cose. Ed è esaminando le cose che la conoscenza raggiunge la sua più grande estensione, una volta estesa la conoscenza l’intenzione diventa autentica, una volta che l’intenzione è autentica il cuore diviene retto. È rendendo retto il cuore che si perfeziona se stessi. È perfezionando se stessi che si regola la propria casa, è regolando la propria casa che si regola il proprio paese ed è quando i paesi sono in ordine che la grande pace può compiersi nell’universo”. Scritto tratto da “da Xue” (Grande Studio), uno dei 4 libri canonici del confucianesimo, II sec. a.C. (traduzione dal francese) 196 Il diritto alla ricerca della felicità Gli uomini chiamano l’infelicità quella loro, perchè è l’annichilarsi? il mostrarsi quello che non sei, cioè di essere re, di essere savio, ecc. E di non essere in verità. Tommaso Campanella (La Città del Sole) Secondo i Latini la Dea Felicitas raffigurava e personificava la fecondità e la ricchezza. Non diversamente la generalità degli esseri umani del nostro tempo definirebbero gli attimi di gaudio derivanti dal benessere e dall’appagamento dei bisogni materiali che influiscono indubbiamente sullo spirito. La temporalità è proprio il limite del bene o del gaudio. Ovidio asseriva, infatti, che nessuno doveva dichiararsi felice prima di essere non solo morto, ma sepolto. (Metam. 3,136) Come dire che la felicità non è di questo mondo. Aristotele sosteneva che non vi è felicità nei beni materiali, in bonis exterioribus non est felicitas. (Polit.lib. 7) Per Seneca vi è addirittura l’infelicità “là dove le cose turpi non solo dilettano ma piacciono (appagamento) e non vi è rimedio quando quello che prima fu vizio, entra a fare parte delle usanze”. (Epist.39,6) Lo stesso filosofo, invero, afferma che “il vero piacere sta nel disprezzo del piacere”. (De vita beata. 2.3) La temporalità del “tempo felice” può portare all’infelicità. Così Dante: Nessun maggior dolore Che ricordarsi del tempo felice Nella miseria… (Inf. 5,121) Giacomo Leopardi riteneva che “la somma felicità possibile dell’uomo è quando egli vive quotidianamente nel suo stato”. 197 L’accontentarsi del proprio stato può sembrare un’accettazione, comunque, del proprio modo di vivere in contrapposizione con quanto asseriva Aristotele quando sosteneva che “l’uomo è nato per due cose, per capire ed agire, quasi fosse un Dio mortale”. (Proptreptico. 10C,2) Lo stesso filosofo greco si soffermava sui piaceri quotidiani disprezzandoli: ”Solo il piacere derivante dal cibo, o dall’attività erotica, tolti gli altri piaceri, che sono procurati dal piacere, dal vivere, da qualunque altra sensazione, nessuno terrebbe molto a vivere, a meno che non fosse di natura completamente ignobile”. (Ethica Eudemia I,5, 1235 b, tratto da: Aristotele, Ediz. Rusconi). Caterina da Siena sosteneva che “ogni animale n’esce di questo disordinato desiderio e volontà della ricchezza”. Da qui ha inizio ogni vizio, con la superbia avarizia, l’ingiustizia, l’odio; le ricchezze rendono l’uomo crudele con se stesso “ tongonli la dignità dello infinito e fannolo finito sicchè egli perde il gusto del sapore della virtù e dell’odore della povertà, perde la Signoria di sé facendosi servo della ricchezza”. (Libro della divina dottrina, volgarmente detto Dialogo della Divina Provvidenza, Bari 1928, tratto da: Famiglia cristiana, giugno 2002) Non diversamente Gandhi: “solo liberandosi dalla terribile accumulazione di oziosi esercizi delle facoltà inferiori della mente e della memoria che vengono chiamati scienza, da tutte le innumerevoli suddivisioni in ogni sorte di storie, antropologie, omoletiche, batteriologiche, giurisprudenze, cosmografie, strategie, solo liberandosi da tutta questa zavorra rovinosa ed intossicante allora quella legge dell’amore, semplice, chiara, accessibile a tutti, così connaturata all’umanità, che solve tutte le domande e tutte le incertezze diventerà se stessa evidente e vincolante”. (Gandhi, Yogesh Chadha) Si evidenzia, nelle asserzioni di Gandhi, il superamento, anzi il rifiuto, del “materiale” ed il benessere spirituale ritrovato nella legge dell’Amore. Appare quindi evidente che la Felicità non è assimilabile al gaudio temporaneo, anche se intenso, ma ha un fondamento ed una proiezione molto più ampia. Scriveva Gellio: “molte cose cadono nel breve spazio del tempo in cui tu rechi il calice alle labbra”. Passiamo, quindi, a considerare assieme ad alcuni filosofi, quale possa essere la base di ricerca di uno stato d’animo felice, duraturo, a volte, dagli stessi 198 assimilati alla beatitudine. Seneca asseriva: ”nessuno può chiamarsi felice se si trova fuori dal vero”. (De Vita beata 5,5) Lo stesso Filosofo scriveva: “felice è da chiamarsi quell’ uomo per cui l’unico bene è l’onestà, per cui l’unico male sembra la turpitudine”. (De Vita beata 4.2.3), In virtude posita est vera felicitas - nella virtù è posta la vera felicità. Cicerone dichiarava che noi non dobbiamo considerare felice la vita “quando abbiamo modo di allontanare un male, ma quando possiamo acquistare un bene”. Anche per Agostino, come Gandhi, l’Amore è fondamentale per l’uomo: “È beato solamente l’uomo che ama ed ha ciò che è ottimo per l’uomo”; ma l’amore va interpretato come affectio, affetto, o come una proiezione nell’Armonia dell’Universo, in cui l’amore creativo porta alla sublimazione. Addirittura Agostino indica una via per l’uomo, che porta alla Trascendenza, a Dio, attraverso la beatitudine; un percorso con un itinerario che prevede l’animatio, sensus, tranquillitas, ingressio, contemplatio. (Giovanni Carilli, Aspetti della filosofia giuridica, politica e sociale di S. Agostino, editore Giuffrè, 1957, pagg. 56-59) Del concetto di amore universale e di armonia universale se ne fa interprete Dostoevskij quando afferma: “non capisco come si possa passare davanti ad un albero e non essere felici di vederlo; parlare con un uomo e non essere felice di amarlo”. Ma se i beni materiali non danno la felicità, occorrerà forse valutare se le scelte dei singoli nella vita portino alla stessa. Aristotele asseriva: “forse ciascuno in particolare e tutti in generale hanno uno scopo, mirando a cui operano scelte o rifiuti, e questo è in breve la felicità”. (Retorica I, 5,2,1360b) L’impegno dello spirito e della volontà porta senza dubbio alla saggezza con una valutazione diversa del circostante ed ad un cammino verso la verità. La sapienza porta alla felicità. (Etica Nicomachea,VI,12) È noto come nella Dichiarazione dell’Indipendenza (4.7.1776) e nella Costituzione degli Stati Uniti, lo Stato si impegna al riconoscimento dei diritti naturali dei cittadini ed il loro diritto alla ricerca della felicità. Washington, Franklin, Randolph impressero in tali scelte costituzionali la loro impronta ideale mas199 sonica. La classe politica statunitense giura di attivarsi perchè al cittadino, attraverso i dettati legislativi, sia garantito il benessere e la felicità. A questo punto viene spontanea la domanda in quale modo lo Stato possa appagare con il benessere ed il riconoscimento dei diritti fondamentali dell’uomo ed intervenire sulla sua armonia interna, la sua serenità derivate da scelte individuali di vita. Se il cittadino è infelice sarà proprio colpa dello Stato? È evidente che mettere il cittadino nella condizione di avere meno preoccupazioni esistenziali, dispone più facilmente ad un maggiore e facile approccio con lo spirituale, col sociale, con il bene. La Massoneria indica ai propri affiliati i mezzi per la ricerca della Verità, della saggezza: la ragione, la virtù, l’utopia, l’immaginazione, la profonda conoscenza di se stessi, il ripudio del male. La metamorfosi morale ed etica richiesta all’iniziato non è certosina ma si proietta nel sociale attraverso il riconoscimento dei diritti fondamentali dell’individuo, il suo simile, e la pratica dei principi naturali. Le scorie debbono essere lasciate lontane dal Tempio individuale. L’uomo massone deve essere temprato a gioire ed a meravigliarsi sempre di fronte all’architettura armonica del Creato. Se questo accadrà egli sarà molto vicino al raggiungimento di una vita felice. Porte aperte all’aspirante novizio che “crede sinceramente che la felicità sia nella Carità, nello studio, nell’esaltazione della virtù”. (Rituale massonico) 200 ll Massone ed il dubbio È opinione generale dei Liberi Muratori, che il dubbio debba fare parte del loro bagaglio intellettivo. Essi orgogliosamente si definiscono Uomini del dubbio. Probabilmente tale convinzione deriva dal ripudio di ogni principio imposto e dalla non accettazione di posizioni dogmatiche o autoritarie, creando in loro uno stato di allerta o di vigilanza su quanto influisce direttamente o indirettamente sulla loro vita. A mio parere non si può aprioristicamente dubitare della realtà che ci circonda, dei principi naturali, dei dettati etico-morali che regolano la società civile. Il dubbio è una conquista dopo adeguata formazione ed approfondimento dell’essere e dell’esistente. Aristotele affermava: ”Ora chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere”. (Carlo Sini, I Filosofi e le opere, pag.135) Non è quindi il dubbio radicale proprio della ricerca filosofica cartesiana che, d’altronde, porterebbe al nichilismo. Vi è la consapevolezza, nel massone, di avere il diritto e la capacità di mettere in discussione tutto ciò che lo possa allontanare dalla ricerca della Verità, obbiettivo irrinunciabile della Massoneria. Alla base del suo dubbio vi sarà, sempre, la razionalità e la sapienza e la conoscenza acquisita dell’oggetto del dubbio. 201 Presidenti del Consiglio, massoni, in Italia, dal 1861 al 1919 Bettino Ricasoli incarico governativo: 12.6.1861/3.3.1862 incarico governativo: 20.6.1866/1867 Presente alla Costituente Mass. di Firenze Agostino Depretis incarico governativo: 25.3.1876/24.3.1878 incarico governativo:19.12.1878/14.7.1879 incarico governativo: 29.5.1881/29.7.1887 iniziato il 24 dicembre 1864 Loggia Dante Alighieri di Torino Francesco Crispi incarico governativo: 7.8.1887/1891 Antonio di Rudinì Starrabba incarico governativo: 6.2.1891/13.4.1892 Francesco Crispi incarico governativo: 15.12.1893/1896 affiliato alla Loggia Propaganda Massonica di Roma intorno al 1880, Maestro Venerabile della Loggia Centrale di Palermo Antonio di Rudinì Starrabba incarico governativo: 10.3.1896/giugno 1898 Massone, si ignora la Loggia di appartenenza. Giuseppe Zanardelli incarico governativo: 15.2.1901/29.1.1903 iniziato il 29 febbraio 1860, poi affiliato alla Loggia Propaganda massonica, conseguì il 33 grado del Rito Scozzese. Alessandro Fortis incarico governativo: 28.3.1905/ 8.2.1906 Membro della Cost. del G.O., insignito del 33 202 grado del Rito Scozzese, dal 1 dicembre 1897 membro effettivo del Supremo Consiglio. Luigi Luzzati incarico governativo: 31.3.1910/30.3.1911 iniziato nella Loggia Cisalpina di Milano Vittorio Emanuele Orlando incarico governativo: 29.10.1917/23.6.1919 membro della Loggia Propaganda (i dati massonici sono stati acquisiti da: “Mille volti di Massoni” di Giordano Gamberini) 203 ‘In tale stato di cose e ricordando che ai miei tempi, qualunque sieno le condizioni» del Vaticano, e qualunque sieno le ostilità continuamente praticate contro l’unità italiana, qualunque sia il linguaggio dei giornali cattolici, qualunque sia l’opposizione che dal Papa venga contro alle nostre istituzioni, l’onorevole senatore Negri non troverà un atto del mio governo che abbia risposto a queste provocazioni, ma abbiamo aspettato, come aspettiamo, da tempo a quel trionfo a cui miriamo, cioè la pace tra la Chiesa e lo Stato. (Approvazioni) E questa pace (è sempre Crispi che parla) tra la Chiesa e lo Stato non può venire se non che dalla libertà esercitata largamente, e senza alcuna difficoltà, senza alcuna opposizione. A questo mira il Governo italiano...” “Dopo ciò nulla ho d’aggiungere, sicuro che il Senato vorrà votare senza obiezione questa legge che oggi a tutti si impone.” Dal discorso di Mussolini alla Camera del 12 dicembre 1930 204 Legge delle Guarentigie del 1871 ed il Concordato del 1929 Dopo l’Unità d’Italia con Roma Capitale, la Massoneria si pose il problema dei rapporti con la Chiesa cattolica arroccata su una posizione offensiva contro il nuovo Governo, non certo di proprio gradimento. Il massone Francesco Crispi, del quale Mussolini in un intervento alla Camera dei Deputati, (tornata del 12 dicembre 1930), affermò: “credo che nessuno in questa Camera può dubitare del patriottismo di Francesco Crispi. Ne’ si può pensare che avesse delle simpatie clericali perché non dico nulla di straordinario se aggiungo che Francesco Crispi appartenne alla Massoneria”. Egli, il 17 novembre 1864, in un discorso lungimirante alla Camera, aveva asserito che “l’universalità della Chiesa era forza per lei ed un danno per noi”, aveva, altresì, sottolineato come si dovesse fare fronte alla Questione Romana: “La Chiesa romana non può diventare una Chiesa nazionale e voi non potete trattarla come tutte le altre Chiese il cui Capo è suddito del Re, per la sua indole universale bisogna che viva da se, che non si assoggetti ad alcun potere temporale perché altrimenti le mancherebbe quella indipendenza che vogliono in essa quelle nazioni le quali credono in lei”. Successivamente in un suo intervento al Senato precisò: “abbiamo aspettato, come aspettiamo da tempo, a quel trionfo a cui miriamo, cioè la pace tra la Chiesa e lo Stato. E questa pace tra la Chiesa e lo Stato non può venire se non che dalla libertà esercitata largamente e senza alcuna difficoltà, senza alcuna discussione. A questo mira il Governo italiano…” (tratto da: Antonio Gualano, XX Settembre, solennità, civile massonica) Il Ministro del Culto Vittorio Emanuele Orlando, massone, ebbe occasione di incontrare, privatamente, mons. Kelly e Brambilla. L’Osservatore Romano del 7 giugno 1929 riporta un documento dal quale si rileva che “l’On. Orlando non nascose tutto il suo animo favorevole ad una composizione della Questione Romana e Mons. Kelly fece presente quale ottima impressione avrebbe ormai suscitato presso i cattolici americani e del mondo intero una felice attuazione del comune desiderio. Giunse a precisare che non si poteva parla205 re di vera ed evidente libertà per la Santa Sede senza il suo naturale fondamento giuridico: un territorio. Si era anche su questo d’accordo sebbene l’On. Orlando non si nascondesse le difficoltà estrinseche che si aspettava dalle condizioni politiche dell’Italia”. (Vittorio Emanuele Orlando, I miei rapporti con la Santa Sede) Non tutti i massoni erano propensi a “conciliare“ con il Vaticano. Tuttavia, una normativa che sanasse il contenzioso tra lo Stato e la Chiesa cattolica, doveva pur esserci. Giovanni Bovio, “il principe del pensiero laico italiano”, asseriva: “O il Papa vuole fare il prete e non ha bisogno di conciliarsi con lo Stato italiano; o vuole fare il re e non può conciliarsi con il potere civile… È così profondo il dissidio tra l’Italia ed il Papato, che quella conciliazione… nei provvedimenti di un governo italiano sarebbe tradimento. Per l’Italia, questione romana non c’è. Il Vaticano tenderà sempre ad aprirla, per l’Italia è chiusa. Un Governo che la discutesse sarebbe scoperto a tutti i sospetti”. (Rivista della Mass.,1887, pag. 181) Tuttavia una normativa che sanasse il contenzioso Stato e Chiesa doveva pur esserci. La Legge delle Guarentigie, sinonimo di garanzia del 13 maggio 1871, fu approvata con il Governo di destra di Giovanni Lanza. Il Ministro della Giustizia e del Culto, Matteo Raeli ebbe l’incarico di predisporre il testo. La reazione della Chiesa romana era stata immediata dopo l’occupazione di Roma del XX Settembre 1870, con l’Enciclica Respicientes ea omnia dell’1.11.1870, Pio IX aveva inviati i suoi dardi sanzionatori: “Potevamo Noi, qualunque cosa stesse per accaderCi, esimerCi da difendere i diritti e possedimenti della santa Chiesa di Roma dal momento che per mantenerli fummo vincolati da un sacro solenne giuramento?…Ma poiché i Nostri ammonimenti, domande e proteste sono risultati vani… dichiariamo a voi, venerabili fratelli e per mezzo vostro a tutta la chiesa, che tutti coloro che si distinguono per qualche dignità, anche degna di specialissima menzione, che abbiano perpetrato l’invasione, l’usurpazione e l’occupazione… o perpetrarono alcune di tali cose, e così pure i loro mandanti, fautori, collaboratori, consiglieri, seguaci o chiunque altro che procuri con qualsiasi pretesto e in qualsiasi modo o che compia di persona le suddette scelleratezze incorrono nella scomunica 206 maggiore…” Con questa premessa il Papa, con l’Enciclica Ubi Nos arcano del 15.5.1871, respinse ogni tentativo di un accordo tra il Vaticano ed il Governo piemontese per una definizione della “questione romana”. Frattanto il governo subalpino, mentre per un verso si affretta a fare dell’Urbe una favola del mondo, per l’altro, allo scopo di darla ad intendere ai cattolici e di calmare le loro ansie, ha messo insieme e sviluppato alcune inconsistenti immunità e garanzie volgarmente dette “guarentigie”, che intende concedere a Noi in sostituzione di quel potere temporale di cui ci ha spogliato con una lunga serie di inganni e con armi parricide…E siccome la Chiesa romana si dà pensiero per tutte le Chiese, come diceva sant’Anselmo, chiunque ad essa sottrae ciò che è suo, deve essere giudicato reo di sacrilegio non solo contro di essa, ma contro tutte le Chiese. La legge delle Guarentigie non fu mai riconosciuta dal Vaticano perché considerata atto unilaterale dello Stato italiano. Pio IX con la stessa Enciclica Respicientes ea omnia del 1 Novembre 1870 respinse formalmente la Legge ed il risarcimento finanziario in essa previsto. La Legge delle Guarentigie constava di 20 articoli ed era articolata in due parti, la prima riguardava le Prerogative del Pontefice: inviolabilità personale, libertà di movimento, di residenza, e determinava la disciplina dei rapporti tra la Chiesa cattolica e lo Stato, il libero esercizio del potere spirituale, la seconda regolamentava i rapporti tra Stato e la Chiesa per garantire ad entrambi l’indipendenza. (C. De Montalembert, Libera Chiesa in libero Stato, frase più volte ripetuta da Cavour) I Patti Lateranensi tra la Chiesa romana e lo Stato italiano furono sottoscritti dal rappresentante del Vaticano Card. Pietro Gasparri e da Benito Mussolini l’11 febbraio 1929 e concordati il 7.6.1929. I Patti Lateranensi si articolavano in due parti: un Trattato che riconosceva l’indipendenza e la Sovranità della Santa Sede ed i rapporti patrimoniali, ed il Concordato regolanti i rapporti tra la Chiesa Cattolica e lo Stato italiano preceduti da una premessa: l’eliminazione dei dissidi pregressi, riconoscendo in modo definitivo risolta la Questione Romana. Viene riconosciuta la indipendenza della Santa Sede con la costituzione dello Stato del Vaticano. Osserviamo le differenze più significative tra le due Leggi: 207 All’art. 1 della Convenzione finanziaria dei Patti Lateranensi lo Stato si obbligava a versare alla Santa Sede la somma di lire italiane di 750.000.000. La Legge delle Guarentigie, con l’art. 4, prevedeva la dotazione della rendita annua di £. 3.225.000, per il il “trattamento” dei Pontefice ed i vari bisogni ecclesiastici della S. Sede. L’art. 5 della Legge delle Guarentigie riconosceva al Pontefice il godimento dei Palazzi Apostolici, Vaticano e Lateranense con tutti gli edifici, attinenze e dipendenze rimanendo però gli stessi di proprietà inalienabile dello Stato; con la premessa al Trattato Lateranense, invece, veniva riconosciuta alla Santa Sede la piena proprietà della Città del Vaticano, di Palazzi diversi (artt. 13,14,15,16) ed attinenze. L’art.15 delle guarentigie prevedeva che i Vescovi fossero tenuti di prestare il giuramento al Re, l’art.20 del Concordato prevedeva che i Vescovi prima di prendere possesso della loro Diocesi prestassero nelle mani del Capo dello Stato giuramento di fedeltà. L’art. 16 delle Guarentigie prevedeva l’ abolizione del placet regio e l’exequatur ed ogni altro assenso governativo per la pubblicazione e l’esecuzione degli atti dell’autorità ecclesiastiche, l’art. 24 del Concordato prevedeva l’abolizione dell’exequatur, del regio placet nonché ogni nomina cesarea o regia in materia di provvista di uffici ecclesiastici in tutta Italia, salve le eccezioni stabilite dalla Legge speciale prevista all’art. 18. 208 La Carboneria Per la Carboneria tutto il mondo è una Foresta e liberare la Foresta dai lupi significa liberare il mondo. I non addetti sono i Pagani. Tutti i Buoni Cugini sparsi nel mondo formano una grande famiglia, suddivisa in tante famiglie costituenti le Vendite. I Buoni Cugini, con la solennità del rito, si riuniscono per carbonizzare il materiale raccolto nella Foresta e preparato nella Vendita, nella Baracca. Ivi trovasi il Fornello di carbonizzazione. Vendita e Baracca sono due luoghi diversi, come loggia e tempio nel rituale massonico”. (tratto da: Oreste Dito, Massoneria e Carboneria, pag. 141) Il Jornal de Bruxelles e L’Osservatore Romano asserivano che Carboneria e la Massoneria, nonostante i simboli ed i diversi emblemi, avevano “intima identità” (7 gennaio 1863) e discutendo sul Carbonarismo italiano riportavano il giudizio in merito dello scrittore massonico Beghellini da Scio, con il commento di Acerellos e di Wit. Essi confermavano l’identità della Massoneria e della Carboneria. Negli Annali cronologici della massoneria nei Paesi Bassi si evidenziavano “rassomiglianze in parecchi punti della massoneria soprattutto nel grado di Rosa Croce; gli altri Alti Gradi scozzesi offrono materia a taluni contrassegni, quando si mettono a confronto di certe manifeste somiglianze, quantunque lascino luogo a dubitare quali dei due, cioè la massoneria o la Carboneria, non sono che una imitazione”. Nella Carboneria italiana vi sarebbe stata una applicazione dei principi massonici come la Giovane Francia, la Giovane allemagna, la Giovane Polonia. Secondo l’organo di stampa del Vaticano, il programma della Carboneria italiana sarebbe stato di ristabilire la libertà, l’uguaglianza e la fraternità primitiva, dopo di avere fatto tabula rasa di tutte le istituzioni che essa pretende siano opposte ad una rigenerazione politica e sociale”. Il generale Colletti asserì che i Carbonari, in una sola metà d’Italia, contavano, nel 1820, 643.000 adepti. (L’Osservatore Romano, 9 gennaio 1863) 209 San Teobaldo San Teobaldo venerato dai Carbonari, da non confondersi con gli omonimi santi di Vengadice, di Alba e di Marly, discende dal conte di Brie e di Champagne. Nel 1053 abbandona la casa paterna, insieme all’amico Gautier va a Reims, poi nella foresta di Piting, in Germania e si occupa come aiutante dei muratori per i quali prepara il carbone. Pellegrino a Campostella, a Roma e a Venezia per imbarcarsi per la Terra Santa, dove non può andare a causa della guerra. Nel 1056 si stabilisce presso Salanigo (Vicenza) dove viene ordinato sacerdote, supera gravi tentazioni; compie miracoli e muore nel 1066. Forse fu canonizzato da Alessandro III. (G. Bragognolo, Enrico Bettazzi: Il Risorgimento nazionale, Torino, Petrini, 1912, Tratto da: Rosario Esposito, La Massoneria in Italia dal 1800 ai nostri giorni, pag. 20) Mazzini carbonaro ll prof. Luigi Matteucci pubblicò nei Misteri della Frammassoneria, pag. 864 un articolo in cui asserisce che Giuseppe Mazzini “fu presto ammesso come apprendista in una vendita dei Carbonari” rilevando quanto affermato dagli Scritti di colui che sarà poi fondatore della Giovane Italia: “Io allora ero impotente a tentare cosa alcuna di mio, e mi si affacciava una congrega di uomini i quali inferiori probabilmente al concetto, facevano ad ogni modo una cosa sola del pensiero e dell’azione; e sfidando scomuniche e pene di morte, persistevano, distrutta una tela, a rifarne un’altra. E bastava perché io mi sentissi in debito di dar loro il mio nome e l’opera mia”. Il predetto Matteucci si soffermò anche sulla capitazione mensile degli affiliati, venticinque lire all’entrare e cinque lire al mese (somme che gli stessi pagavano per contribuire al fabbisogno ed attività dell’associazione) e di cui Mazzini affermava: “Tale contribuzione era grave e a me, studente, più che ad ogni altro. Pure mi parea buona cosa. Grave colpa è raccogliere danaro altrui e usarne male; più grave l’esitare davanti a un sacrificio pecuniario quando le probabilità stanno perché giovi ad una buona causa”. 210 Lotta al partito clericale ed alle associazioni sovversive Il Gran Maestro Lemmi, in data 17 febbraio 1886, scrisse al Presidente del Consiglio, il massone Depretis: ”In nome de’ Liberi muratori italiani io chieggo al Governo che intorno ai grandi indizi di cospirazione clericale contro la Patria, denunciati da quasi tutta la stampa, sia fatta senza indugio o piena luce o piena giustizia. Intanto dichiaro che le Logge massoniche non cesseranno dal mantenere viva e vigilantissima la coscienza pubblica contro le macchinazioni del Vaticano. Il tono della lettera fa capire quale fosse l’influenza, a fine secolo XIX, della Massoneria sugli alti vertici politici, tenuto anche conto della massiccia presenza dei Liberi Muratori nelle Istituzioni dello Stato. Ne La Civiltà Cattolica, quaderno del 7.5.1884, Novelli scriveva: “Quello che è certo, che teste coronate e principi di sangue hanno ad onore di essere affiliati alla setta; ed oggimai siamo venuti al punto che, in certi paesi, generalmente, per avere fortuna, per ascendere a posti lucrosi ed onorevoli, il passaporto più efficace è essere iscritto alla stessa. Tutto ad essa piega! Piegano i municipi, piegano le repubbliche, piegano i coronati sovrani, piegano gli eserciti”. (vedi: Rosario Esposito, Massoneria e l’Italia dal 1800 ai nostri giorni, pag. 233) Quanto scritto appare forse esagerato, ma questa era l’opinione più diffusa. I Dignitari massonici, erano convinti che per essere efficaci nelle scelte politiche del nuovo Stato unitario occorreva che nei posti di governo e direttivi della pubblica amministrazione vi fossero persone fedeli ai nuovi ideali. La lotta intrapresa dall’Azione cattolica e dall’Opera dei Congressi, associata all’azione popolare per il riconoscimento dei propri diritti condotta dal partito socialista e dai radicali, indusse il Governo, e per esso il massone Ministro dell’Interno Rudinì, ad emanare rigide disposizioni di polizia contro le assemblee del partito clericale e i movimenti popolari: 211 Disposizioni ai Prefetti Circolare riservata, Roma 18 settembre 1897: Seguo da qualche tempo attentamente il continuo e progressivo risveglio del partito clericale e non posso a meno di richiamare l’attenzione della S.V. più che sul fatto in se stesso, sui mezzi ai quali detto partito ricorre per la propaganda delle proprie idee e l’attuazione dei propri adempimenti. Fra tali mezzi quelli usati più comunemente e con maggior successo sono la costituzione di Associazioni e di Circoli e le conferenze. Abituato, come sono, al rispetto per ogni principio di libertà, non permetterò mai che siano impedite od ostacolate le manifestazioni di un partito; anche se, come il clericale, è avverso alle nostre istituzioni e ai nostri ideali, tutte le volte che tali manifestazioni restino nel campo della legalità e non attentino direttamente o indirettamente alle istituzioni e agli ordinamenti che ci reggono. Non permetterò d’altra parte che si usi alcuna tolleranza a questo partito quando gli atti suoi mirano precisamente a quest’ultimo scopo. In questo caso le Associazioni, ed i Circoli clericali dovranno essere considerati e trattati come Associazioni e Circoli sovversivi, e le conferenze del partito clericale, pericolose per l’ordine pubblico al pari di quelle dei partiti sovversivi, dovranno pure esse avere pari trattamento. Le autorità dovranno, altresì, esercitare a tempo opportuno un’attenta vigilanza sulle mosse del partito clericale nel campo elettorale e specialmente sugli atti dei ministri del culto in rapporto alla libertà e sincerità del voto. Ogni qualvolta, quindi, venga accertato che tali atti cadono sotto le sanzioni degli articoli 95 della legge comunale 107, della legge elettorale politica, si avrà cura, dopo raccolti gli elementi della loro sussistenza, di denunziare i responsabili all’autorità giudiziaria, per il conseguente provvedimento. Confido nella S.V. per una esatta interpretazione di siffatte istruzioni e la prego di un cenno di ricevuta. Il Ministro: firmato Rudinì. - Telegramma riservato, Milano 27 settembre 1897: Da qualche tempo il partito clericale, avverso all’unità nazionale, usa tene- 212 re nelle chiese riunioni di carattere strettamente politico che possono alla lunga diventare cagione di gravi disordini e perciò qualora fosse segnalata nella sua provincia qualche riunione in chiesa con carattere spiccatamente politico io La prego avvertirmi e dirmi se Ella crede opportuno permetterla o vietarla nell’interesse dell’ordine pubblico. Firmato Rudinì. - Circolare riservata, Roma 30 settembre 1897: In relazione al mio telegramma del 27 andante n° 20319, credo opportuno richiamare l’attenzione delle SS.LL. sulle sentenze della Corte di Cassazione di Roma in data 23 marzo e 10 luglio 1897, con le quali si è stabilita la massima che le riunioni nelle chiese, per scopi estranei al culto, sono soggette all’obbligo del preavviso dell’autorità locale di P.S. a termini dell’art.1 della legge 30 giugno 1889 n°6164. Firmato Ministro Rudinì. - Telegramma riservato, Roma 7 ottobre 1897. In caso di riunioni politiche clericali in chiesa voglia avvertirmi con qualche anticipo per avere tempo di esaminare se sia opportuno vietarle. Avverto che, di massima, qualunque riunione numerosa fatta in chiesa, anche con inviti personali, deve essere considerata come pubblica, perché tenuta in luogo pubblico, e qualunque riunione a scopo politico fatta in chiesa, deve essere tenuta come capace di turbare l’ordine pubblico. Firmato Rudinì. - Circolare riservata, Roma 8 ottobre 1897: Non sarà certamente sfuggito alle SS. LL. che nei Congressi e nelle riunioni del partito clericale sono più volte fatti voti contrari alle libere istituzioni che ci governano financo per la distruzione dello Stato italiano. Questi voti colpevoli ed insani non possono e non devono ulteriormente tollerarsi sia per l’offesa che recano alla legge e sia ancora per l’oltraggio che viene fatto al sentimento nazionale. Ho il dovere, quindi, su questo argomento, di richiamare la particolare attenzione dei signori Prefetti i quali debbono compren213 dere il grave obbligo che loro incombe di salvaguardare l’integrità delle patrie istituzioni con tutti i mezzi legali consentiti, contenendo nei limiti di esse l’azione di tutti i partiti sovversivi. Curando con sollecitudine le disposizioni delle recenti mie circolari, io credo che i Signori Prefetti abbiano una norma per regolare efficacemente l’opera loro di fronte a qualsiasi esorbitanza del partito clericale pel quale non richiedo che l’esatta applicazione della legge comune. In questo intento è necessaria l’azione concorde dell’autorità giudiziaria, con la quale, i signori Prefetti, vorranno intrattenersi non solo per manifestare e chiarire questi intendimenti del Governo, ma ancora per assicurare l’accordo di tutte le autorità in difesa della legge e dei supremi interessi del Paese. Prego segnare ricevuta della presente. Firmato Rudinì. (La Civiltà Cattolica 30 ottobre 1897; tratto da: Rosario Esposito, La Massoneria in Italia dal 1800 in poi, pagg.147-149) “Malgrado le cinque circolari del marchese Rudinì intese a rintuzzare la tracotanza clericale, nessun effetto se ne è veduto, se se ne toglie la destituzione d’un paio di sindaci di comuni rurali. Intanto nelle maggiori città Torino, Alessandria, le autorità civili e militari, e le comunali assistono all’entrata dei nuovi vescovi: e questo si fa in pompa magna, processionalmente per lungo tratto della città, con corteo e codazzo di lungo stuolo di associazioni cattoliche. È una pompa mai per lo innanzi veduta, una ostentazione, una sfida! Le famose circolari sarebbero state uno espediente per pacificare Zanardelli!”. (Domenico Farini, Diario di fine secolo, Novembre 1877, pag. 1203) Una sentenza della Suprema Corte del 17 febbraio 1890 stabilì il principio che le circolari ministeriali, le ordinanze prefettizie potevano considerarsi come norme direttive ma non sostitutive della legge. Alla Chiesa cattolica non mancavano i mezzi e le volontà degli affiliati per cercare di isolare e contrapporre all’azione laica e dei questurini diretta a non 214 permettere assemblee religiose-politiche nelle chiese e nelle assemblee (“adunanze contro le Istituzioni”), iniziative che volevano porsi sullo stesso piano della massoneria nel chiedere la libertà di riunione. Fu così che nell’annuale Assemblea massonica del 20 Settembre si fecero voti perché il Governo provvedesse ad emanare una legge per disciplinare l’azione del Vaticano. Tale richiesta, scrive Giovanni Spadolini ne L’opposizione cattolica da Porta Pia al ‘98, pag. 450, ”non impedirà il Card. Ferrari, in quello stesso giorno, che la bandiera tricolore fosse innalzata sulla guglia più alta del Duomo di Milano, riconfermando, nella Diocesi ambrosiana, il non possumus della Sede apostolica”. 215 216 Dal diario di Domenico Farini, Presidente del Senato, massone Un po’ di vita della Corte Reale 8 dicembre 1889 Nello stesso giorno, egli, Biancheri, rincarava sulle paure della principessa Pallavicini (la Pallavicini prese occasione dal malanno colto a Pianciani il dì innanzi per parlare della massoneria. A proposito di che essa diceva che Biancheri avrebbe dovuto fare un discorso. E lui “si diranno le solite parole di patriota etc. Dovessi dire la verità saprei bene io cosa dire, io lo conobbi bene sovrattutto a Torino! a cagione della massoneria. “Lemmi, diceva il Biancheri, l’ha portata ad un grado di ingerenza e di potenza, con l’aiuto di qualche ministro; certi posti non si possono tenere se non vi si appartiene”. E come la Pallavicini continuava, io dissi: “Quello che è potente e si diffonde è il gesuitismo etc.” Il Biancheri combatteva la mia affermazione insistendo sulla potenza della massoneria e la Pallavicini concludendo che la massoneria ci condurrà a cambiare forma di Governo e il Bianchieri annuendo, io perdetti la pazienza e dissi non essere codesti discorsi da farsi da noi; che se noi così si parlava, arrivederci cosa avrebbero detto gli altri etc…Né il Re né la Regina mi hanno parlato, ma solo salutato. (pag. 1534) 20 novembre 1891 (Calatafimi) Dopo colazione, si va in deputazione dalla Regina. Accoglienza cordiale. Ci si congeda da essa e dopo dal Re che scherza al solito. Chiedo a Lui: “Ha Ella scoperto qualche altra Gibilrossa?” Ed Egli: ”Sì, un’altra, Calatafimi”. Ed io ”Bravo, ci vada. E lui: “È troppo lontano, ci vuole troppo tempo”. Ed io: “Ci vada, ci vada, Sua Maestà. Di molte battaglie si può ridere, là si trattò del tutto o nulla: là Garibaldi disse a Bixio, che consigliava la ritirata: ”Qui oggi si muore”. 20- 21 febbraio 1893 …“Bonacci mi dice essere stato stamani, dal giudice istruttore Capriolo, interrogato Nicotera come testimonio nell’affare della Banca romana. Lacava mi dice che il deputato Antonelli sta per pubblicare una lettera in cui affermerà che Pietro Tanlongo gli ha detto di avere egli recato 40.000 lire a Giolitti per 217 le elezioni. Lacava mi dice che per intromissione di Lemmi, gran maestro della massoneria, non sarà stampata la lettera dell’Antonelli. Lemmi avrebbe avvisato Crispi delle gravi risultanze che contro di lui apparirebbero dalla carte del processo. Il procuratore generale Bartoli sarebbe anche esso massone. Tra le altre cose dai documenti risulterebbe che donna Lina Crispi ebbe una volta 6 mila lire in oro dal Tanlongo prima di recarsi a Carlsbad”. (pag 205) 8 gennaio 1895: (situazione politica della massoneria) Adriano Lemmi, Gran Maestro della massoneria, si è dimesso. Questa associazione per quanti elementi repubblicani contenga, dacché la sinistra, fu al potere, divenne governativa. La combattono furiosamente parte dei monarchici d’opposizione (Gazzetta Piemontese di Torino) per combattere il Bottero. (Gazzetta del Popolo di Torino) combattevano fino ad oggi i radicali d’opposizione. Questi sperando d’averla colla nomina del nuovo Gran Maestro, nelle mani, mutano metro. Dicono che bisogna trasformarla dandole tendenze e propositi democratici-sociali; dicono che bisogna mantenerle riti e forme simboliche e segrete, per sottrarla alle possibili violenze reazionarie. Insomma, se il loro gioco riesce, ne faranno una società repubblicana. Bisogna stare attenti e, nel caso, non lasciarle mettere piede. Certo il torre ai liberali quest’aiuto, mentre la marea clericale cresce, non sarà lieve danno. E la monarchia dovrà, in ogni caso, fare toccare con mano che essa combatte i massoni perché repubblicani, non perché anticlericali. Guai se si potesse credere che la monarchia simpatizza, fornica col Papato. (pag. 815) 20 Settembre 1895, Domenico Farini sottolinea il clima incandescente ed anticlericale instaurato in occasione del XX Settembre 1895. Il 23 Settembre Mons. Pampirio, Vescovo di Vercelli, asserisce “Essere la presente persecuzione della Chiesa peggiore di quella di re Erode, perché almeno Erode non faceva l’illuminazione sotto il naso di Cristo!” 12 ottobre 1895, Farini narra che un affiliato dei terziari di San Francesco d’Assisi aveva nelle mani un libretto nel quale era annotato: “I terziari sono nella Chiesa quello che i frammassoni sono nel secolo”. 218 9 gennaio 1896, (tentativo di soppressione del XX Settembre). A Torino ieri, discutendosi il bilancio, il clericale consigliere Scati, discendendo forse dall’omonimo generale di Carlo Alberto, propose che si togliessero 500 lire dalle spese per feste e ricorrenze (3000 lire!) per sopprimere la festa del 20 settembre. E fu la proposta vinta da 35 clericali contro 34 malgrado che Villa, presidente della Camera, si opponesse. Votarono coi clericali, l’ex deputato di destra Nasi ed il barone Manno, colui che manomise gli archivi del Regno, il padrone della consulta araldica. 31 marzo 1896, (monumento a Garibaldi). I giornali pubblicano il resoconto delle spese fatte per il monumento a Garibaldi. Il comitato incassò 1.242.701,13: spese 1.221.275,09 con un avanzo di 21.426.04. Gli incassi furono di 1 milione dello Stato, 80.000 del Comune di Roma, ridotte a 20.000 per la demolizione della vedetta appenninica, di sua proprietà, là demolita, e per guasti alla passeggiata. Il resto fu il risultato di pubbliche sottoscrizioni. (pag. 903). 24 giugno 1896, (monumento a Vittorio Emanuele). Il municipio di Milano, clerico-moderato, invitando il Card. Ferrari ed il capitolo del Duomo alla inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele, batte la sua via. E col rifiuto del Cardinale ed i commenti dei clericali, procura uno sfregio alla memoria del Re. (vedi Popolo Romano pag. 973) 25 giugno 1896, Tribuna. Adesione della massoneria (Nathan) all’inaugurazione al monumento a Vittorio Emanuele. Male scelto il rappresentante E. Ferrari, che a Venezia fuggì per non trovarsi accanto ai Sovrani all’inaugurazione dell’analogo monumento di cui era autore. (pag. 979) 24 settembre 1896, richiesta di riduzione dei Parlamentari: lettera indirizzata a Rudinì … Il Senato non raggiunse mai 360 (Senatori), numero attuale. È mio avviso, per stare in equa ragione col numero dei nostri deputati e con quello dei 219 Senati forestieri, che il nostro non dovrebbe superare mai i 350…Concludo che, nominandone ora una trentina al massimo, entro due anni si discenderebbe alla cifra indicata come la più opportuna; né penso si offenderebbero suscettività di sorta. Ed ora indulgete al mio franco parlare, aggradite i miei ringraziamenti e con una stretta di mano, credetemi sempre V. Aff. Domenico Farini (pag. 1037) 24 ottobre 1896, (onorificenza a Rudinì). Nella notte del 23 al 24 al tocco, ho ricevuto il bel telegramma sull’etichetta ed alle due quello del Re, sulla concessione fatta a Rudinì: “ S.E. cav. Domenico Farini, Roma D’ordine di Sua Maestà il Re ho l’onore di avvertire l’E.V. che alle funzioni di domani si porterà il collare dell’ Annunziata. Rudinì”. “S.E. il cav. Domenico Farini, cavaliere SS. Annunziata. Roma. I servizi resi alla Patria dal marchese Antonio Starabba di Rudinì, Presidente del Consiglio dei Ministri, e le prove di devozione da lui date a me ed alle istituzioni, mi hanno indotto ad associarlo più direttamente alla presente gioia della famiglia col conferirgli l’ordine supremo della SS.ma Annunziata. Mi affretto a mandare a Lei la notizia di questo mio atto, persuaso che le tornerà gradito e le confermo ad un tempo la mia antica affezione. Umberto”. (pag. 1056) 25 gennaio 1897, Il Don Chisciotte continua a battere: l’Africa è un pericolo costante, la guerra permanente. L’episcopato lombardo incolpa la massoneria della caduta del potere temporale, della separazione della Chiesa dallo Stato, della soppressione degli ordini religiosi. Aprano gli occhi quei sedicenti liberali, che tengono bordone al Vaticano nel gridare contro i massoni. L’onesta Gazzetta Piemontese tarpa la pastorale dei vescovi lombardi non riproducendone la parte con la quale si fa colpa alla massoneria di tutte le conquiste del liberalismo. Incredibile, ma vero. Era più onesto il Sillabo, che almeno chiamava pane il pane. Così questi pretesi liberali, uso Roux, venderebbero non le opinioni, ma anche l’anima al diavolo pure di sfogare i loro livori ed avvantaggiare la propria bottega. (pag. 1124). 220 Statistiche delle Logge e dei Massoni Le prime Logge “In Ispagna la prima Loggia fu fondata dagli Inglesi, a Gibilterra nel 1726. Altra ne fu fondata a Madrid nel 1727. A Calcutta, in India, nel 1728.(Oreste Dito, Massoneria e Carboneria, pag.22) In Russia la Massoneria fu importata verso il 1731, nel 1740 gli inglesi schiusero l’officina a Pietroburgo. A Ginevra la prima Loggia fu fondata dagli inglesi nel 1737. Nel 1738 la Massoneria penetrò in Svezia, in Olanda e in Germania. “Il Vasari, nella vita dello scultore F. Rustici, ricorda che verso il 1512 si stabilì in Firenze una compagnia detta della cazzuola, composta da dotti e letterati di grido, che per i suoi simboli, quali la cazzuola, il martello, la squadra, il livello e avendo come protettore Sant’Andrea Patrono del Rito scozzese, fu creduta una vera società massonica”. (De Castro, tratto da: Massoneria e Carboneria, pag. 34) Grazie a Carlo Sackville Duca di Middlesex, le idee massoniche erano state propagate dagli inglesi che allora frequentavano l’Accademia di Firenze. Fu ben presto costituita una Loggia, alla cui direzione, quale primo M.V., ci fu un certo “Monsieur Fox”. Più tardi Lord Holland, il segretario di Stato di Giorgio II e padre dello statista Carlo Giacomo Fox, il grande rivale di Pitt. Dapprima si associarono gli inglesi con gli italiani, soprattutto gli scienziati dell’Accademia di Botanica. (Il Libero Muratore, pag. 142) Il primo italiano ad essere iniziato alla Massoneria nella Loggia fiorentina fu il Dott. Antonio Cocchi, medico della colonia inglese, come egli stesso scrive nelle sue “Effemeridi”, una sorte di diario manoscritto in cui si legge, la data del 4 agosto 1732. (Alessandra Fabbri, Il primo massone italiano) “Quanto grande fosse la Massoneria, in Inghilterra lo si comprende dalle seguenti cifre: dalla fine del 1913 all’inizio del 1927, solo a Londra furono 221 costituite 291 Logge. Nella provincia, durante lo stesso periodo, il numero delle Officine salì da 1749 a 2600”. (Il Libero muratore pag. 15) “Ma senza punto far caso d’idee e ritrovamenti che pajano affatto irragionevoli, si può con tutta candidezza asserire che solo nell’anno 1648 furono in Londra da Olivier Cromwell gettati di questa Setta o Società i primi fecondissimi semi. Si sa infatti che aiutato egli da Irreton suo genero ed assistito da Aligenon Sidney, Nexil, Martin Wildman, Haringron, da Monk e Fairfax suoi giurati, pensò di stabilirvi quella misteriosissima unione a’ danni del Re Carlo Sovrano poco temuto ed infelice dell’Inghilterra, e avendola in tre separate classi divisa ha solo alle teste politiche palesato il gran segreto. ”(Istituzione Riti e Cerimonie dell’Ordine del Francs-Maçons ossian Liberi Muratori Venezia, MDCCLXXXV presso Leonardo Bassaglia”, pagg. 4-6) “Venendo ora alle Classi, in cui fu divisa questa Società, (la Massoneria) si è quella degli Ingegni penetranti, la seconda dei mobili ed inquieti e la terza degli increduli e superstiziosi; ognuna di queste Classi ne riceve la dottrina in modo molto diverso; ai primi si scuopre ben presto il vero senso di tutto e si conferisce ad essi il carico di Oratori, o per meglio dire di Entusiasti della Compagnia, carico importante e delicato, ch’è uno dei principali sostegni di essa. La seconda Classe non vi arriva che a gradi, addentrandovisi i Soci con gli emblemi e similitudini che loro si propongono, le quali imbarazzano la loro immaginazione volatile, il cui allontanamento o sgarro potrebbe cagionar qualche disordine. Dagli ultimi finalmente altro non si ricerca, se non che seguitino ciecamente quello spirito di dottrina che vien ad essi insinuato, abbracciandolo con zelo, sostenendolo con forza, e che restino inviolabilmente attaccati a que’ pretesi oracoli, che un fanatico furore ripete loro incessantemente. Le Classi, o gradi che abbiamo accennati fanno conoscere i Francs Maçons sotto i nomi di Fratelli Serventi, di Garzoni, di Lavoratori, di Maestri e di Architetti o Scozzesi” (idem, pagg. 18-19) Il giornale Polìtika di Belgrado pubblicava che la prima loggia in Iugoslavia fu fondata nel 1769 a Glina, in Croazia; la prima loggia dell’antica Serbia fu 222 eretta nel secolo XVIII a Belgrado e nel 1848 aveva la sua sede nei pressi del castello della città. (L’Osservatore Romano, 5.4.1925) L’Osservatore Romano, del 28 settembre 1892, scriveva che il numero dei massoni nel mondo era il seguente: Europa 7.966.148, Stati Uniti d’America: 5.805.320, Canada e le Repubbliche Sud- Americane: 4.581.238, Asia, compreso l’Egitto: 87.882, Cuba e Puerto Rico: 19.716. Totale dei massoni esistenti: 21.861.764. A Lipsia nel 1925 il Calendario Dalens, chiamato così dal suo fondatore, pubblicava dati, riviste massoniche. In quell’anno la Massoneria Svizzera aveva 400 membri e 30 Logge. Da quell’elenco si evince che, prima dell’armistizio, il numero dei fratelli combattenti ammontava da parte delle potenze centrali a 12.000 e da parte degli alleati a 36.000 compresi 3.157 americani e 702 marinai. Al principio dell’anno 1925, il numero dei fratelli massoni ammontava a 3.751.112 che lavoravano in 26 mila tende di costruzione. L’aumento negli ultimi dieci anni era stato di 1.300.000 membri; avevano dato il loro maggior contributo, gli Stati Uniti, che nel 1915 contavano 1.580.000, e nel 1925, 2.752.000. La Gran Bretagna, a Londra sola contava 312.000 massoni Il blocco anglo-americano 3.100.000. Il resto del mondo sommava 350.000 fratelli, così suddivisi: Germania: 80.000. Svezia: 20.000. Francia, comprese le colonie: 50.000. Italia, 25.000 appartengono al Grande Oriente Palazzo Giustiniani, in 502 logge (66 fuori Italia) “simboliche” e 183 logge di rito scozzese (25 all’estero). Italia - Piazza del Gesù - 380 logge scozzesi e 91 simboliche; non risulta indicato il numero dei fratelli. Olanda: 8.157 Danimarca: 6.000 Norvegia: 6.000 223 Spagna: 4.700 Belgio: 4.100 Portogallo: 3.000 Turchia: 2.600 Grecia, Bulgaria: 100 (tratto da: L’Osservatore Romano 5.4.1925) Dati statistici Da fonte massonica sono stati pubblicati alcuni dati statistici circa la popolazione massonica: i Fratelli sarebbero stati, nel 1930, così suddivisi: Europa: 514.000 Asia: 19.000 Africa: 8.000 America del Nord e colonie: 3.550.900 America centrale: 35.000 America del Sud: 95.000 Australia: 190.000. In tutto sarebbero esistite 28.638 logge con 4.441.000 affiliati. Particolare attenzione è stata dedicata alla Germania: Logge 654, 76.258 affiliati Grande Loggia – madre, nazionale di Berlino: 21.300 affiliati Grande Loggia paesana dei massoni di Germania di Berlino: 21.009 L’Amicizia di Berlino: 11.422 La Gran Loggia di Sassonia: 7.500 La Loggia Al sole di Bayreuth: 4.000 La Gran Loggia di Amburgo: 5.000 La Gran Loggia di Francoforte: 3.290 La Concordia di Darmstadt: 896 Catena fraterna tedesca di Lipsia: 1.935 (L’Osservatore Romano, 11.2.1930). Il giornale massonico The Builder comunicava alcuni dati della massoneria 224 in Austria. Secondo il giornalista W. Misar, la Gran Loggia viennese è sorta, l’8 dicembre 1918, dalla fusione di 14 logge clandestine e fu riconosciuta il 25 gennaio 1919 dalla Gran Loggia d’Ungheria. Nel 1925 la Gran Loggia di Vienna contava 1.500 affiliati con 16 Logge. (L’Osservatore Romano, 5.4.1925) In Inghilterra la moltiplicazione delle Logge e l’entrata dei membri delle categorie intellettuali iniziò ben presto. “Qui si fanno massoni”, si poteva leggere in molte taverne. Nel 1723 durante la Grande Maestranza del Duca di Wharton, la cui elezione, avvenuta in maniera un poco violenta, non si rivelò affatto felice, si arrivò al tentativo di portare in Loggia, di attirare qualche Officina nell’ambiente giacobita. Questi tentativi ebbero, però, poco successo. Nel 1725 si contavano già 52 Logge. Nel 1732 alla Gran Loggia appartenevano già 109 Officine. Logge orangiste “Quando re Guglielmo II Stuart, cattolico, fu detronizzato nel 1688 da suo genero, il protestante Guglielmo III d’Orange, le Logge divennero focolai di intrighi giacobiti (ossia in favore del ristabilimento degli Stuart sul trono della Gran Bretagna). Ma i protestanti non restarono inattivi; contro la massoneria giacobita fondarono Logge orangiste, le quali accordavano il loro pieno sostegno a Guglielmo d’Orange. La situazione non era nettamente definita poiché le logge delle due tendenze ammettevano, di fatto, membri sia protestanti, sia cattolici, con prevalenza del dosaggio degli uni o degli altri a secondo i casi”. (Serge Hutin, La Frammassoneria , pag.167) Gli onorevoli massoni negli Stati Uniti nel 1925 Gli episcopali nord americani pubblicavano una statistica dalla quale si evinceva che negli Stati Uniti solo l’1 per cento dei deputati e dei senatori non appartenevano ad alcuna comunità religiosa. Appartenevano, invece, alla Massoneria 304 deputati e 65 senatori, su un 225 numero complessivo di 96 senatori e di 435 rappresentanti alla Camera. (L’Osservatore Romano, 21.4.1925) L’organizzazione universale Da un articolo de L’Osservatore Romano del 20.9.1909 sull’organizzazione massonica universale si evince quanto appresso: “Lo sviluppo contemporaneo della Massoneria data indubbiamente dalla fondazione dell’Unità d’Italia, dalla presa di Roma, e attraverso il Kulturkampf germanico si è mano mano allargato. ll Grande Templario Iacco Long trasportò nel 1805 la sede della Direzione Suprema della Massoneria Universale da Edinburgo a Charleston, agli Stati Uniti. È pure innegabile che nel 1860 la Grande Loggia britannica di rito scozzese di già spossessata dalla mancanza della Massoneria Universale dovette abbandonare la sua giurisdizione triangolare sulle nazioni latine (Francia, Spagna, Francia e Levante) e le venne sostituita la Gran Loggia Mazziniana d’Italia, eretta nel centro del triangolo latino, con sede a Genova e dopo il 1870 a Roma. Ed allora la Grande Loggia Suprema di Charleston dovette dare la sua parte alla Grande Loggia Suprema latino-italiana concedendole un’ingerenza nella Direzione Generale della Massoneria mondiale. Attualmente i tre centri massonici sono Charleston, Edimburgo e Roma”. 226 Francesco Crispi “Più volte è stato ribadito che il suo furor massonico contro il clero, per i suoi privilegi, non intaccava la validità della religione cattolica come di tutte le altre confessioni. Crispi che, peraltro, aveva dato senso di equilibrio politico quando sostenne, in Parlamento, la necessità di un trattato con il Vaticano che riuscisse a regolamentare tutte le questioni sospese dopo la presa di Porta Pia, dimostra in occasione del matrimonio della figlia Giuseppina, come non fosse solo un mangiapreti. Alberto Lombroso pubblicò sulla Gazzetta di Messina una lettera inedita di Crispi al suo amico e conterraneo Padre Luigi Di Maggio per le nozze celebratesi a Napoli il 12 gennaio 1895, con matrimonio religioso, tra la figlia Giuseppina ed il Principe di Linguaglossa”. Matrimonio cattolico Crispi aveva allora 75 anni ed era Presidente del Consiglio, così scriveva al suo amico il giorno dopo il matrimonio: “Mio caro Luigi, volevo scriverti ieri dopo la funzione religiosa, ma me ne mancò il tempo. E vorrò dirti le mie impressioni, prima di parlare di affari. La Chiesa ha sugli uomini un predominio che non ha lo Stato. Il prete val più del Sindaco, e la cerimonia religiosa imprime nelle menti quel rispetto che non sa imprimere la cerimonia civile. L’altare, i cori, la musica commuovono, mentre la stanza municipale, nella quale gli sposi proferiscono il fatale sì, lascia indifferenti. Il contratto val molto nelle conseguenze civili, ma il sacramento esalta i cuori”. Commentava L’Osservatore Romano del 12.2.1930: “In un uomo come Crispi questa testimonianza acquista un insospettato altissimo valore, che ritorna oggi di maggiore attualità, dopo che al matrimonio religioso sono stati attribuiti anche gli effetti civili”. 227 Abba Garima Da chella ‘ingrata patria abbandunati Abbandunati comm’a tanta cani Poveri priggiunieri disperati. Mannaggia ‘o primo ‘e marzo Mannaggia ‘a Barattier, Ca purtasti ‘o maciello Un esercito intier. Mannaggia ‘all’Abbissinia, Stu bruttu cimitero, Mannaggia ‘a Ciccio Crispo Cu tutt’o Ministero. Un soldato prigioniero di guerra (Giovanni Tedone, I ricordi di un prigioniero di Menelik dopo il disastro di Adua. Tratto da: Rosario Esposito, Massoneria e I’Italia dal 1880 ad oggi, pag. 142) 228 Imperi, Reami, Repubbliche, le presenze massoniche ARGENTINA Cornelio Saavedra (1759-1829), Presidente della prima Giunta autonoma argentina. Justo José De Urquiza (1801-1870), Presidente dell’Argentina, iniziato nella Loggia Jorge Waschington n. 44. Santiago Derqui (1810-1867), Presidente della Repubblica Argentina, iniziato nella Loggia San Juan de la Fe di Paranà. Domingo Faustino Sarmiento (1811-1888), Gran Maestro della Massoneria Argentina. Bartolomé Mitre (1821-1906), Presidente dell’Argentina, membro della Loggia Union del Plata. Mariano Acosta (1825-1893), Governatore della provincia di Buenos Aires, iniziato nella Loggia Consuelo del infortunio n.3 nel 1892. Infortunio n.3 nel 1892. Carlos Pellegrini (1846-1906), Presidente della Repubblica Argentina, iniziato nella Loggia Regeneratiòn, Gran Maestro del Grande Oriente del Rito Argentino. Maestro del Grande Oriente del Rito Argentino. Roque Sàenz Pena (1851-1914), Presidente dell’Argentina, iniziato nella Loggia Docente nel 1882. 229 José Figueroa Alcorta (1860-1931), Presidente della Repubblica Argentina, iniziato nel 1892 nella Loggia Pietad y Union di Cordoba. AUSTRALIA Edmund Barton (1849-1920), Primo Ministro del Commonwealtk dell’Australia, membro della Loggia Harmony nel 1878. Robert Menzies (1894), Presidente del Consiglio australiano. BELGIO Leopoldo I (1790-1865), Re del Belgio, iniziato nella Loggia Zur Hoffnung di Berna nel 1813. BOLIVIA Antonio Josè De Sucre (1795-1830), Presidente della Bolivia. BRASILE Antonio Pedro De Alcantara Bourbon – Don Pedro I (1798-1834), Imperatore del Brasile, iniziato nella Loggia Comércio e Arte di Rio de Janero il 13 giugno 1822. Hermes Rodrigues Da Fonseca (1855-1923), Presidente del Brasile, iniziato nella Loggia Roscha Negra di Sao Gabriel. CANADA Robert Laird Borden (1854-1937), Primo Ministro del Canada, membro della Loggia St. Andrews 1. 230 John G. Diefenbaker (1895), Primo Ministro del Canada, Membro del Rito Scozzese. CECOSLOVACCHIA Edvard Benes (1884-1948), Presidente della Cecoslovacchia, iniziato nella Loggia Jan Amos Komensky di Praga. CILE Bernard O’ Higgins W. Riquelme (1776-1842), Padre della nazione cilena, iniziato nella Reunion ameriana. Salvator Allende Gossens (1908-1973), Presidente della Repubblica del Cile. DANIMARCA E NORVEGIA Cristiano VII (1749-1808), Re di Danimarca e di Norvegia, Gran Maestro di Danimarca. Cristiano VIII (1786-1848), Re di Danimarca e di Norvegia, Gran Maestro di Danimarca. Federico VIII (1843-1912), Re di Danimarca, Gran Maestro di Danimarca. Cristiano X (1870-1947), Re di Danimarca e Re di Islanda, Gran Maestro della Gran Loggia di Danimarca. EGITTO Ismail Pascià (1830-1895), Khedivé d’Egitto, Gran Maestro della Gran Loggia d’Egitto. 231 Ahmed Fuad Pascià -Fuad I- (1868-1936), Re di Egitto, iniziato nel 1912 nella Loggia Propaganda Massonica di Roma. FRANCIA Luigi XVIII (1755-1824), Re di Francia, iniziato nel 1784. Napoleone Bonaparte (1769-1821), Imperatore, iniziato nella Loggia Army Philadelphe. Jules Grevy (1807-1891), Presidente della Repubblica Francese. Membro della Loggia La Constante Amitié di Arras. Jules Simon (1814-1861), Presidente del Consiglio Francese. Emile Combes (1835-1921), Presidente del Consiglio Francese, iniziato nel1867 nella Loggia Les Amis Réunis. Marie-François Sadi Carnot (1837-1894), Presidente della Repubblica Francese. Emile Loubet (1838-1929), Presidente della Repubblica Francese. François-Félix Faure (1841-1899), Presidente della Repubblica Francese, membro della Loggia L’Amenité dell’Havre. Leon Victor Bourgeois (1851-1925), Presidente della Società delle Nazioni, Premio Nobel per la Pace nel 1920. Iniziato nella Loggia Sincérité nel 1882. Gaston Doumergue (1863-1937), Presidente della Repubblica Francese. Renè Adrien-Raphael-Jean Vivian (1863-1925), Presidente del Consiglio dei Ministri francese. 232 Felix Eboue (1884-1944), Governatore dell’Africa Equatoriale Francese. Pierre Mendes France (1907), Presidente del Consiglio di Francia. Paul Doumer (1857-1932), Presidente della Repubblica francese, iniziato nel 1897, Loggia Union Fraternelle, Paris. GERMANIA Federico III (1831-1888), Imperatore di Germania, Gran Maestro della G.L.N. di Germania. Gustav Stresemann (1878-1929), Cancelliere di Germania, iniziato nel 1923 nella Loggia Friedich der Grosse di Berlino. GIAPPONE Ichiro Hatoyama (1883-1959), Primo Ministro del Giappone, Maestro massone nel 1955. GRECIA Giorgio I (1845-1913), Re di Grecia, iniziato in Danimarca. Eleutherios K. Venizelos (1861-1936), Primo Ministro, iniziato nel 1898 nella Loggia Athina. Costantino I (1868-1923), Re di Grecia. Giorgio II (1890-1947), Re di Grecia, iniziato nel 1930 nella Loggia Wellwood di Londra. 233 HAITI Jan Pierre Boyer (1776-1850), Presidente della Repubblica di Haiti. François Duvalier (1909), Capo di Stato di Haiti membro della Loggia Le Mont Liban. HAWAI Kamehameha IV (1834-1863), Re delle Hawai, iniziato nel 1857 nella Loggia Le Progrès de Oceanie. Kamehameha V (1830-1872) Re delle Hawai, iniziato nella Loggia Havaiian n.21. Kalakaua David (1836-1891), Re delle Hawai, iniziato nella Loggia Le Progrès de l’Oceanie n.124, nel 1859. INGHILTERRA Giorgio IV (1762-1830), Re d’Inghilterra, iniziato il 6 febbraio 1787. Edoardo VII, (1841-1910), Re di Inghilterra, iniziato nel 1868 a Stoccolma, Gran Maestro della Loggia Unita d’Inghilterra. Edoardo VIII (1894-1972), Re d’Inghilterra, iniziato nel 1919 nella Loggia Household Brigade. Giorgio VI (1895-1952), Re d’Inghilterra, iniziato nella Nevy Lodge. Winston Churchill (1874-1965), Capo del Governo inglese, iniziato nel 1901 nella Loggia Rosemary. 234 ISLANDA Sweinn Bjornsson (1881-1952), Presidente d’Islanda, Gran Maestro della Gran Loggia d’Islanda. Asgeir Asgeirsson (1894-1972), Presidente dell’Islanda, Gran Maestro della Gran Loggia di Islanda. MESSICO Anastasio Bustamante (1780-1853), Presidente della Repubblica messicana. Antonio Lopez De Santa Anna (1795-1867), Presidente del Messico. José De La Cruz Porfirio Diaz (1830-1915), Presidente del Messico, Gran Maestro della Gran Loggia Messicana. Francisco Madero (1873-1913), Presidente del Messico, membro della Loggia Lealtad di Città del Messico. Plutarco Elias Calles (1878-1945), Presidente del Messico, iniziato nella Loggia di Helios di Guaymas. Lazaro Cardenas (1895-1970), Presidente del Messico, iniziato a Guadalajara nel 1925. Miguel Aleman (1902-1952), Presidente del Messico, iniziato nel 1930 nella Loggia Antiquites. NAPOLI Gioacchino Murat (1767-1815), Re di Napoli, Grande dignitario del Grande Oriente di Francia. 235 Giuseppe Bonaparte (1768-1844), Re di Napoli poi di Spagna; iniziato nel 1805 alle Tuileries OLANDA Luigi Bonaparte (1778-1846), Re di Olanda, Maestro aggiunto dell’Oriente di Francia. NORVEGIA Haakon VII (1872-1957), Re di Norvegia. POLONIA Stanislao II Augusto Poniatowski (1732-1798), Re di Polonia. Membro della Loggia di Varsavia Underh three Helmets. PRUSSIA Federico il Grande (1712-1786), Re di Prussia, iniziato il 15 agosto 1738. Federico Guglielmo II (1744-1797), Re di Prussia, iniziato nella Loggia Drei Degen nel 1769. Federico Guglielmo III (1770-1840), Re di Prussia. Guglielmo I (1797-1888), Re di Prussia, poi Imperatore di Germania, iniziato a Berlino nel 1840. REPUBBLICA DOMINICANA Rafael Trujjllo (1891-1961), Presidente della Repubblica Dominicana. 236 REPUBBLICA ROMANA Aurelio Saffi, Triumviro della Repubblica Romana, membro della Loggia Dante Alighieri di Torino. REPUBBLICA di SAN MARINO Giuseppe Porcellini (1879-1960), Capitano Reggente della Repubblica di San Marino, membro della Loggia Garibaldi di Pesaro. RUSSIA Paolo I (1754-1801), Imperatore di Russia. Aleksander Fedorovic Kerenski (1881-1970), Capo del governo russo provvisorio. SPAGNA Manuel Azana Y Diaz (1880-1940), Presidente del Consiglio di Spagna, iniziato a Madrid nel 1932. STATI UNITI George Washington (1732-1799), iniziato nel 1752 nella Loggia Fredericksburg. John Hancoch (1737- 1793) Governatore del Massachusset, iniziato, nella Loggia Marchant. Thomas Jefferson (1743-1826), Presidente degli Stati Uniti. Dewitt Clinton (1769-1828), Governatore dello Stato di New York, G.M. della 237 G.L. di New York. James Madison (1751-1836), Presidente Stati Uniti. iniziato nel 1795, Loggia Hiram Lodge. James Jackson (1757-1806), Governatore della Giorgia, iniziato nella Loggia Solomons n.1 James Monroe (1758-1831), Presidente Stati Uniti. iniziato nella Loggia Williamsburgh in Virginia. Andrew Jachson (1767-1845), Vice presidente Stati Uniti, iniziato nel 1801. Richard M. Johnson (1780-1850), Presidente degli Stati Uniti, membro della Loggia Hiram. n. 24. William Rufus King (1786-1853), vice presidente Stati Uniti, iniziato nella Loggia Phenix. James Buchanan (1791-1868), Presidente degli Stati Uniti, iniziato l’11 dicembre 1816. George Mifflin Dallas (1792-1864), Vice presidente Stati Uniti, iniziato il 21.3.1918, Loggia Franklin. Stephen Fuller Austin (1793-1836), Fondatore dello Stato del Texas, iniziato nella Loggia Luisiana. Sam Houston (1793-1863), Governatore del Tennessèe del Texas, iniziato nella Loggia Camberland. James Knox Polk (1795-1849), Presidente degli Stati Uniti, iniziato il 5 giugno1820 nella Loggia Columbia. 238 John B. Floyd (1805-1863), Governatore della Virginia, membro della Loggia St.Johns n.36. Andrey Johnson (1808-1875), Presidente degli Stati Uniti, iniziato nella Loggia Greeneville n. 119. James Abram Garfield (1831-1881), Presidente degli Stati Uniti, iniziato nel 1861 nella Loggia Magnolia. William Mckinley (1843-1901), Vice presidente Stati Uniti, iniziato nella Loggia Hiram. Sterling Price (1809-1867), Governatore del Missouri, membro Loggia Warren. Ira J. Chase (1834-1895), Governatore dell’Indiana, iniziato nella Palatine Lodge n.314. Nathaniel P. Banks (1816-1894), Governatore del Massachusetts, membro della Loggia Monitor. John Cabel Breckinridal (1821-1875), Vice presidente degli Stati Uniti, membro della Loggia Des Moines. William Howard Taft (1857-1930), Presidente Stati Uniti, iniziato nel 1909 nella Loggia Kilwinning. Garret Hobart A. (1844-1899), Vice presidente Stati Uniti, iniziato nel 1867 nella Loggia Fals City. Theodore Rooselvelt (1858-1919), Presidente degli Stati Uniti, iniziato Loggia Matinecock nel 1901. 239 Warren Gamaliel Harding (1865-1923), Presidente Stati Uniti iniziato nel 1901 nella Loggia Marion. Franklin Delano Roosevelt (1882-1945), Presidente Stati Uniti. iniziato nella Loggia Holland di New York, nel 1911. Henry Agard Wallace (1888-1965), Vice presidente Stati Uniti, Maestro massone nel 1927. Lyndon B. Johnson (1908-1973), Presidente degli Stati Uniti, iniziato nella Loggia Johnson City. Hubert Humphrey H. (1911), membro della Loggia Cataract di Minneapolis. Gerald Rudolf Ford jr (1913), Presidente Stati Uniti iniziato nel 1949 nella Loggia Malta a Grand Rapids. SVEZIA Gustavo III (1746-1792), Re di Svezia. Gustavo IV Adolfo (1778-1837), Re di Svezia, iniziato il 10.3.1793 a Stoccolma. Oscar I (1799-1859), Re di Svezia e di Norvegia. Nel 1818 Gran Maestro. Carlo XIV J. B. Jules Bernadotte (1763-1844), Re di Svezia. Gran Maestro della Gran Loggia di Svezia. Carlo XV (1826-1872), Re di Svezia, Gran Maestro della Svezia. Oscar II (1829-1907), Re di Svezia e di Norvegia, Pro Gran Maestro della Gran Loggia di Svezia. 240 Gustavo V (1858-1950), Re di Svezia, Gran Maestro Onorario della Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Gustavo VI Adolfo (1882-1973), Re di Svezia, Gran Maestro della Gran Loggia di Svezia. SVIZZERA Jonas Furrer (1805-1861), Presidente della Confederazione Elvetica, iniziato nella Loggia Akazia n. 34 di Winterthur. TURCHIA Mustafa Kemal Pascha Ataturk (1881-1938), Presidente della Turchia, iniziato nella Loggia Machedonia Resorta et Veritas nel 1938. VENEZUELA Joaquin Crespo (1845-1898), Presidente del Venezuela. WESTPHALIA Gerolamo Bonaparte (1784-1860), Re e Gran Maestro del Grande Oriente di Westphalia. IMPERATORI DEL SACRO ROMANO IMPERO Francesco I (1708-1765), reggente Gran Ducato di Toscana e poi Imperatore del Sacro Romano Impero, iniziato nel 1731. Giuseppe II (1741-1790), Imperatore del Sacro Romano Impero. (Dati massonici rilevati da I Mille volti di Massoni di Giordano Gamberini). 241 242 Tendenze politiche della Massoneria La Massoneria nei propri rituali asserisce che l’Ordine dei Liberi Muratori non può immischiare i problemi religiosi e politici con le tematiche svolte nel Tempio che rivestono carattere sacrale. In tale divieto, peraltro, vi è paradossalmente l’esaltazione della religione “quale fulcro della vita umana la cui essenzialità per il singolo è così sentita e così diffusa, da temere che la sua manifestazione in Loggia possa provocare risentimenti e confronti non fraterni”. (Antonio Gualano, Le vie della luce, pag. 39). Così la formazione individuale politica, attraverso gli approfondimenti dei principi universali, naturali, e per ciò ugualitari, non può che sfociare in tendenze personali facilmente catalogabili. Occorre, peraltro, precisare che nei secoli XVIII e XIX la Massoneria italiana impegnata fortemente nella lotta ai poteri dispotici, teocratici e per l’Unità d’Italia, ha vissuto un periodo non sempre esoterico, anzi, con chiari connotati politici e patriottici. La presenza degli affiliati nelle Logge era caratterizzata da elementi che formavano un ampio ventaglio d’ispirazione politica e sociale: da monarchici, repubblicani, radicali, socialisti ed anche da rappresentanti dell’estrema sinistra. Da ciò anche la difficoltà di scelte operative sul territorio. Il Consiglio dell’Ordine però ritenne di intervenire sull’appoggio politico al partito clericale: “….considerato soprattutto che l’attività politica dei suoi aderenti si esplica nell’efficace osservanza dello statuto della massoneria, riconosce mancare ai suoi doveri il massone il quale non eserciti nella sfera del proprio stato sociale e politico una assidua funzione di contrasto contro ogni forma di reazione… tolleri anche nella maniera meno dissimulata e soprattutto nei periodi amministrativi e politici, e venga in aiuto alla parte in cui milita il partito clericale o uomini che notoriamente vi aderiscano; (Il Consiglio dell’Ordine) delibera essere dovere imprescindibile delle Logge di denunziare quei massoni che vengono meno, in qualche modo, a tali norme fondamentali di coscienza massonica”. (L’Osservatore Romano,14.11.1906) La volontà dei Gran Maestri della massoneria di astenersi dall’indirizzare 243 politicamente i propri affiliati trova riscontro nei periodi meno impegnativi nella lotta democratica. Non è difficile ammettere che specialmente nel secolo XIX, la presenza ideale e numerica nelle Istituzioni e nel Governo abbia influenzato le scelte politiche. Lemmi, Nathan, Ferrari, d’altronde, non nascondevano tale impegno. Con la caduta del Fascismo, non solo si doveva affrontare il problema della nuova riorganizzazione dell’Ordine massonico, ma anche delle scelte elettorali per costituire un Governo parlamentare repubblicano. Il Comitato della Gran Maestranza, costituito il 10 luglio 1944 da Umberto Cipollone, Guido Laj e Gaetano Varcasia, emanò la seguente circolare in occasione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946: “Noi non possiamo, non vogliamo ricordare ai Fratelli la necessità di tenere fede ai principi che avemmo in retaggio da Mazzini, senza nulla imporre, nel tempio del libero pensiero non sono ammesse coercizioni. Giudichino i Fratelli, riandando alla storia d’Italia, particolarmente quella degli ultimi ventanni, quale delle forme istituzionali sia meglio adatta ad una società moderna che si evolva in un processo di mondializzazione. Tale indirizzo non può non indicare ai Fratelli, in linea di massima, la conseguente linea politica nel mondo profano”. L’impegno politico della Massoneria condusse, nel tempo, senza dubbio a cercare anche un confronto con la Chiesa. (vedi la Lettre au Souverain Pontife di Albert Lantoine; vedi Concordato di Napoleone con Pio VII, Antonio Gualano, Le Vie della Luce, pag. 172) A proposito dell’opera di diffusione ed applicazione dei principi laici-massonici da parte degli uomini politici, l‘Assemblea del Liberi Muratori, riunitasi a Roma nell’aprile 1908, emanò il seguente ordine del giorno: “…Mentre riafferma solennemente che la Massoneria italiana, lungi di essere fine a se stessa, impone a tutti i fratelli il dovere non solo di rispettare i sommi principi di patria e di umanità, ma di propugnare nella vita pubblica il principio democratico nell’ordine politico, che sono quindi in colpa grave i deputati massoni che mancano a questi doveri. Rivendica al Gran Maestro, il Capo Supremo delle Logge italiane, il diritto esclusivo di disciplinare l’indirizzo politico della massoneria…”. (L’Osserva244 tore Romano, 30.4.1908) Che i parlamentari avessero l’obbligo di uniformare le loro scelte politiche ai principi massonici, si evince da una lettera che, il 25.6.1888, Adriano Lemmi, Gran Maestro, indirizzava a Francesco Crispi: “Illustre, venerato e caro fratello. Plausi e ringraziamenti per l’energica e sapiente opera con la quale, come capo dello Stato, trasfondete principi massonici di libertà e di giustizia nei movimenti e riordinamenti del consorzio civile…”. (Benedetto Croce, Storia d’Italia dal 1871 al 1915, Laterza 1928) Il sentimento d’amor di patria ed il cosmopolitismo nel massone, per Fichte: “sono intimamente congiunti, anzi stanno entrambi in preciso rapporto: l’amor di patria è in lui l’azione, il sentimento cosmopolita è il pensiero; il primo è il fenomeno, il secondo è l’interno spirito di questo fenomeno, l’invisibile nel visibile”. Interventismo massonico La Massoneria italiana, tranne qualche personale eccezione, fu sempre favorevole ad un intervento armato contro l’ Austria. Lo spirito irredentista ed unitario, di libertà, indusse i Dirigenti dell’Ordine a fare fronte colle associazioni combattentistiche. Non mancarono, invero, dissensi sulla base del principio di fratellanza che avrebbe dovuto cementare i Fratelli di tutto il mondo. Cesare Battisti “…Questa volta l’oratore fu uno dei Ministri senza portafogli, Bissolati, invitato nella sua Cremona a fare la commemorazione di Cesare Battisti, trentino, che la frammassoneria rivendicò tra i suoi adepti e i compagni socialisti vantarono tra i loro “apostoli”; già deputato di Trento nel Parlamento austriaco, espatriato allo scoppio della guerra, ed arruolatosi nell’esercito italiano, cadde prigioniero degli austriaci nei giorni dell’irruzione sull’altipiano di Asiago e da loro, come traditore, giustiziato. La riunione si tenne la domenica 29 ottobre, nel teatro Politeama cremonese. La commemorazione come ben s’intende era il pretesto ad un discorso politico, ed il Bissolati ne prese l’occasione a ragionare intorno alla necessità 245 dell’intervento italiano nella guerra europea e lodare il Battisti che vi aveva preso parte: “Sì confessiamolo, noi avevamo fatto altro sogno…ci credevamo alla vigilia del giorno in cui tutti i popoli davanti agli altari della dea ragione avrebbero deposte le armi. Ci pareva che la solidarietà di borghesie illuminate, solidarietà di interessi e sentimenti tra i proletariati avrebbero domato per sempre il mostro della Guerra e iniziato l’era della pace sicura. Io stesso che vi parlo, io che vi esorto a tendere i muscoli e i nervi nello sforzo supremo della guerra, io fui fautore di intese pacifiche coll’Austria-Ungheria e per queste intese andai, messo del partito socialista, ai convegni internazionali dove intervenivano anche i socialisti di Trento, i compagni di Cesare Battisti”. (La Civiltà Cattolica, 18.11.1916, quad. 1594) Il dissenso degli Ufficiali Il Giornale d’Italia, il 14.6.1907, pubblicò un articolo che mise in risalto la difficoltà dei militari iscritti nelle Logge massoniche di partecipare ad alcune manifestazioni pubbliche: “Ieri il Sindaco aveva convocato i rappresentanti di tutte le associazioni politiche e popolari per la costituzione del Comitato per le onoranze a Garibaldi. Numerosi furono convenuti mentre alcune associazioni mandarono informando di non aderire. Fra queste vi era una lettera della Loggia massonica Giuseppe Garibaldi, con la quale il venerabile signor Giovanetti, maggiore del genio in attività di servizio, dichiarava di non aderire all’invito del Sindaco essendo intenzione della Loggia di unirsi solamente a quel Comitato che si facesse promotore di onoranze strettamente popolari. Ciò significa che il maggiore Giovanetti e tutti gli altri ufficiali, se ve ne sono iscritti alla Loggia Giuseppe Garibaldi, non potranno partecipare ai festeggiamenti che non abbiano significato palese contro la monarchia e le istituzioni. Noi domandiamo se ciò può essere permesso a chi veste la divisa del soldato”. 246 Il manoscritto di Leland e la volontà di Locke di entrare nella Massoneria Il Manoscritto di Leland è uno dei più antichi documenti che riguardino i Liberi Muratori. Prende il nome da John Leland, antiquario inglese e cappellano di Enrico VIII che provvide a trascrivere il documento. Leland visse nel secolo XVI. Il manoscritto venne pubblicato per la prima volta nella Rivista inglese Gentleman’s Magazine con il titolo: “Una lettera del famoso signor John Locke, riguardante la Libera Massoneria, ritrovata nello scrittoio del Fratello defunto”. Il manoscritto contiene una serie di domande fatte da Enrico VI e le risposte date da Liberi Muratori. Controversa è la vera data in cui venne alla luce il documento. È importante, al riguardo, la lettera indirizzata da John Locke al conte di Pembroke: Mio Signore, finalmente con l’aiuto del Signor Collins, ho potuto procurarmi una copia di quell’antico manoscritto nella Biblioteca Bodleiana, che eravate tanto curioso di conoscere e in obbedienza ai Vostri ordini, Ve lo spedisco. Molte delle note annesse le ho fatte io stesso ieri l’altro perché potesse leggerle la mia Signora Masham, che è così amante della Massoneria da dire che, adesso più di prima, desidera per lei, un uomo capace di essere ammesso nella Fratellanza. Il Manoscritto, del quale la presente è una copia, apparve circa 160 anni or sono, ma come Vostra Eccellenza potrà constatare dal suo titolo, si tratta di una copia di un altro documento, più antico di almeno 100 anni perché si afferma che l’originale sia stato scritto di pugno dello stesso Re Enrico VI: però come egli lo avesse avuto rimane ancora oggi un mistero. A me sembra che si tratti di un esame (forse tenuto di fronte allo stesso Re) a qualcuno della Fratellanza dei Massoni nella quale Egli stesso, a quanto si dice, sarebbe stato accolto dopo essere uscito dalla Sua minorità ponendo, così, termine alle persecuzioni che erano state portate verso quelli. Ma non desidero intrattenere più 247 oltre V. Ecc. su tale argomento. Io non so quale impressione farà su V. Ecc. questo antico foglio, per me, non ve lo nascondo, ha molto acceso l’interesse, da indurmi ad entrare nella Fratellanza: così come ho deciso di fare se sarò accolto. Prossimamente sarò a Londra e quindi ciò sarà ben presto. My Lord: di V.Ecc: Obb.mo et Um.mo Servitore, John Locke. Interessante nell’interrogatorio, riportato nel documento, sottolineare la risposta data sulle Arti insegnate dai Liberi Muratori: Agricoltura Musica Architettura Poesia Astronomia Chimica Geometria Arte del Governo Numeri Arte della Religione Spicca, altresì, la risposta data sulle capacità di insegnamento ed i mezzi per attuarlo: “Essi stessi erano esperti nel diffondere le nuove Arti: e ciò per il loro stesso onore e profitto. Essi velarono l’Arte di nascondere i segreti, acciocchè nessuno potesse mai scoprirli. Negarono l’Arte dei miracoli operativi e delle cose profetizzanti a venire”. (Tratto da: L. Duranti, “Il Manoscritto di Leland”, Serenissima Gran Loggia d’Italia) 248 Teatro e Massoneria I responsabili de La Revue Lyrique et Dramatique inviarono da Parigi, in data 16 febbraio 1912, una lettera ai Venerabili ed ai Fratelli massoni in cui mettevano in risalto la possibilità di diffondere i principi massonici attraverso il Teatro. Eccone sinteticamente, il testo: “Un gruppo di artisti e di scrittori massonici e di liberi pensatori intraprende l’organizzazione di questa società, il cui scopo e il cui programma è la fede massonica ed artistica… Il Teatro è ai nostri giorni la tribuna popolare per eccellenza; la cattedra di propaganda, la scuola del sentimento; deve anche essere, e lo può, la trincea difesa più validamente dei soldati del progresso… Quale mezzo pratico per fare progressivamente il teatro internazionale in questo centro di lietismo internazionale che è Parigi, noi organizzeremo frequentemente serate di carattere artistico e familiare (teatri, concerti, balli) nonché rappresentazioni di opere di grande successo, e di preferenza quelle che furono mutilate dai regimi iniqui della tirannia. Aggiungeremo a ciò, all’essenza di questo programma di alta moralità artistica, il sublime principio massonico dell’umanitarismo positivo. La nostra divisa: Arte ed Umanità”. (L’Osservatore Romano, 21.2.1912) 249 250 Il Patto di Roma Il 21 Novembre 1872 si tenne, al teatro Argentina di Roma, un’Assemblea dei rappresentanti le associazioni democratiche che, come riferisce il giornale la Nazione, redarono un documento chiamato PATTO di Roma, che stamparono, pare, clandestinamente. A distanza di due anni appena dalla Breccia di Porta Pia si aspira ad una repubblica sociale. Facenti parte del Comitato provvisorio delle Associazioni appaiono personaggi che, peraltro, contribuirono attivamente all’Italia unita, sabaudia, iscritti alla Massoneria, tra questi: Giuseppe Garibaldi, Presidente onorario Federico Campanella, Aurelio Saffi, Maurizio Quadrio, Ricciotti Garibaldi, Giuseppe Missori, Napoleone Barbon, Luigi Castellazzo, Giuseppe Ceneri, Finocchiaro Aprile, Marco Alberto, Di Lorenzo, Menotti Garibaldi, Salvatore Battaglia. L’Assemblea deliberò ed emanò un Ordine del giorno col quale venivano indicate le nuove fondamenta della società: “- Sovranità popolare da manifestarsi mediante i rappresentanti della Nazione, eletti dal voto universale riuniti in Costituente la cui autorità emani perennemente dalla collettività. - Essere la Repubblica sociale il governo più logico e più conforme agli interessi e alla prosperità della Nazione. - Un Governo che non sia null’altro che il depositario del potere esecutivo, affidatogli dal popolo legislativo e sovrano. - Autonomia amministrativa e della sicurezza pubblica dei Comuni e delle associazioni dei Comuni. - Abolizione degli eserciti permanenti e organizzazione della nazione armata. - Abolizione del giuramento politico come atto pubblico. - Eleggibilità, revocabilità dei pubblici ufficiali e di tutti i Magistrati dell’ordine giudiziario per suffragio del popolo, e loro responsabilità personale davanti ai tribunali comuni. - Inviolabilità di domicilio e della persona, libertà assoluta di riunione, di 251 associazione, di stampa, meno per quest’ultima ciò che riguarda le private offese ed i buoni costumi. - Abolizione di ogni privilegio. - Emancipazione completa del lavoro. - Il lavoro sorgente unica della proprietà. - Il sistema di vita economica del paese che fomentando la suddivisione della possidenza, sviluppi commerci ed industrie, ed arrivi al più generale benessere combattendo l’assorbimento in mano di pochi della ricchezza nazionale. - Abolizione dei giochi pubblici di borsa e del lotto, dell’usura e dei contatti illegittimi. - Soppressione di tutte le imposte e la creazione di un’imposta sola e progressiva sul capitale. - Rilevare la posizione della donna e le condizioni della famiglia con leggi più naturali sul matrimonio. - Abolizione della pena di morte e riforma del sistema penitenziario. - Libertà assoluta di coscienza ed abolizione di ogni culto sociale. - Attuazione della formula: nessun diritto senza dovere, nessun dovere senza diritto. - Solidarietà con tutti i popoli nella via della libertà. - Quegli altri principii che additerà il progresso democratico sociale indefinito”. (L’Osservatore Romano,1.12.1872) Molte delle aspirazioni delle associazioni democratiche, socialiste sono tuttora materia di riflessioni e di compromessi politici. 252 Poesie Ode di un Maestro Venerabile- secolo diciottesimo Frees - Maçons, Illustre Grand Maître, Recevez mes premiers transports, Dans mon coeur l’ordre les fait naître ; Heureux ! si de nobles efforts Me font mériter votre estime, M’élèvent à ce vrai sublime, A la première vérité, A l’essence pure et divine, De l’âme céleste origine, Source de vie et de clarté, Nous suivons aujourd’hui des sentiers peu battus, Nous cherchons à bâtir, et tous nos édifices Sont ou des cachots pour les vices, Ou des temples pour les vertus. (Discorso del Cavaliere Ramsay) (Une voie pour l’ Occident, pag 284) Il Simbolo, “la poesia con cui Goethe ha rappresentato nella maniera più commovente l’intera essenza del simbolismo massonico, il peregrinare del Muratore attraverso i vari gradi, come la raffigurazione della più alta vita spirituale dell’uomo”. Dei massoni il cammino è simile alla vita ed alle sue fatiche, alle azioni degli uomini assomiglia, quaggiù nel mondo. 253 Al nostro sguardo l’avvenire nasconde grado a grado, dolore e gioie. Noi, senza timore andiamo avanti sulla nostra strada sempre. Remoto e grave incombe come un velo su noi; col rispetto più grande il nostro passo tranquillo muove, più in alto delle stelle e nel profondo più delle tombe. Voi saggi, riflettete e annunziate così: s’anche nel cuore dei migliori s’alterna la fermezza col dubbio, noi sentiamo, dall’al di là chiamare le voci dello spirito, dei Maestri il pensiero e perciò non manchiamo di esercitare la forza del bene. 254 Qui in immortale serenità si intreccian le corone che debbono ampiamente gli Operosi premiare. Noi vi chiamiamo alla Speranza. (Il Libero Muratore, pagg. 109-110) Nelle Logge francesi furono cantati i seguenti gentili versi (nella metà del 1700): Nous ne faisons dans l’univers Qu’une même famille Qu’on aille en cent climats divers Partout elle fourmille Aucun païs n’est étranger Pour la maçonnerie Un frère n’ a qu’a voiagere Le monde est sa patrie. (Il Libero Muratore, pag. 68. Altra canzonetta in voga nelle Logge alla fine 1700 Su fratelli, allegramente Qui passiam tranquille ore Nel felice ozio innocente Di un’amica società. regna ognor nel nostro core Amicizia e fedeltà. (Il Libero Muratore, pag. 143) 255 Versetti di una Loggia cecoslovacca: Le mani che poco fa si son trovate riuniamo ora in salda catena o Fratelli! Da una oscura notte si leva un nuovo abbagliante giorno. Lo ieri sprofondò nel sangue, l’indomani appartenga all’amore! Uniamoci, da Uomo a Uomo, da Popolo a Popolo! Non vi sia più nessuno di vicino o di lontano cui la stretta delle nostre mani non procuri amore. Salute a te avvenire! Chi può dire come sarai? Noi ti auguriamo di essere il migliore dei secoli e salutiamo col detto di Jan Kolar (poeta cecoslovacco): “Chiami gli Slavi? Vedi, si annunzia l’Uomo”. (Il Libero Muratore, pag. 218) 256 Appendice 1 “Libro di Capitoli dell’Arte de’ Muratori aggregata colli Maestri Scarpellini” in Trapani 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 APPENDICE 2 Il Campanile della Basilica della Madonna dell’Annunziata di Trapani Simboli dei Liberi Muratori 293 294 Squadra e compasso, strumenti di lavoro e simboli della rettitudine e della determinazione e capacità operativa. La lettera “G” che si intravede indica l’iniziale del Grande Architetto dell’Universo. 295 Caricatura ispirata dalla rivalità con gli antagonisti di mestiere e, a volte, anche con il clero 296 Testi consultati Bollettino ufficiale del Grande Oriente d’Italia Chiesa e massoneria un Dna comune, Rosario Esposito, Nardini editore, 1999. Costituzioni e regolamenti dell’Ordine massonico Congresso antimassonico internazionale di Trento Settembre MDCCCXCVI, Antonio Gualano, 2010 Credere in Dio nell’età della scienza, Jon Polkighorne, Ed. Raffaello Cortina, 2000 Diario di fine secolo, Domenico Farini, Bardi editore, Roma Dichiarazione dell’Instituto e scopo dei Liberi Muratori, stampatore Francescantoni Marchesan, Rovereto MDCCXLIX Esquema Filosofico de la Masoneria - Francisco Espinar Lafluente, Biblioteca de estudios criticos Giolitti - lo statista della nuova Italia, Aldo A. Mola, Mondadori editore, 2003 Giosuè Carducci, scrittore, politico, massone, Aldo A. Mola, Bompiani editore, 2006 Giuseppe Garibaldi, memorie, Bur, 1998 Giuseppe Garibaldi, Alfonso Scirocco, RCS Quotidiani Spa, Milano, 2003 Giuseppe Mazzini, Adelphi editore, Milano, 1972 I Cappuccini del Monte, 1902 T.E.C.A. I documenti di Lanciano, Francesco Landolina, Catania 2010 I Fasci dei lavoratori e l’esperienza trapanese 1892-1894, Salvatore Costanza, Cartograf, ottobre 1993 Il Libero Muratore, Eugen Lennhoff, Bastogi editore, 1981 Il Manoscritto di Leland, L. Duranti I Maestri Comacini e le congregazioni massoniche, Francesco Loreti, 1974 I Mille volti dei Massoni, Giordano Gamberini, Edizioni Erasmo, 1975 I Misteri della Frammassoneria, Leo Taxil, Libreria di Gio-Fassicomo di Genova, settembre 1888 Instituto dei Liberi Muratori, Padre Isidoro Bianchi, Camaldolese, Ravenna presso Pietro Marti Neri, 1786 Io e Dio, Mancuso Vito, Garzanti editore, 2006 I primi cento anni di vita della libera muratoria in Sicilia, Casa Editrice Delta 297 Istituzione, Riti e Cerimonie dell’Ordine de’ Francs Maçons, ossia Liberi Muratori, Venezia MDCCLXXXV L’Anticoncilio di Napoli del 1864, Giuseppe Ricciardi, Bastoni editore, 1982, Foggia. La Città del Sole, Tommaso Campanella, Germana Ernst, Fabbri editore La Civiltà Cattolica La Frammassoneria, Serge Hutin La Setta Verde in Italia, F. M. Enigma, deposito presso Desclée Lefelyre e C. 1907 Libro dei Capitoli dell’Arte de’ Muratori aggregata colli Maestri scarpellini L’Osservatore Romano La Massoneria e l’Italia dal 1800 ai nostri giorni, Rosario Esposito, Edizioni Paoline, 1956 L’essere laico, il divenire, Antonio Gualano, Trapani, 2006 Le Vie della Luce, Antonio Gualano, Tipografia Gervasi-Cardella, 2001 Manoscritto di Leland, L. Duranti, Serenissima Gran Loggia d’Italia Massoneria, Carboneria ed altre società segrete nella storia del Risorgimento, Roux, Viarengo, 1905 Massoneria e Chiesa cattolica, Giovanni Caprile Materia e spirito nell’evoluzione massonica, Amleto Pezzati, Palermo, 1978 Miei rapporti di Governo con la Santa Sede, V.E.Orlando, Garzanti, 1944 Pio VII e le società segrete, Rosario Esposito Pubblica diffida, Longo Galizia, Atanòr, 1889 Raccolta di poesie del Dottor Tommaso Crudeli, Napoli MDCXLVL Rituale Rosa-Croce, ristampa 1983 Rivista massonica Hiram Scritti massonici di Ernesto Nathan, Giovanni Schiavone, Bastogi editore, 1998 Trapani invittissima e fedelissima, Serraino Mario, pag. 63, Corrao Editore, Trapani 1985 Une voie pour l’Occident, Bruno Etienne, Dervy editore, Paris. 298 Autori e personaggi citati Adams, pag. 108 Agostino di Tebaste, pagg. 120, 121, 181, 199 Aldrin Edwin, pag. 58 Aldworth Elizabeth, , pag. 137 Albano Giovanni pagg. 30, 33 Alberto Vittorio di Galles, pag. 142 Albini (professore), pag. 42 Alfieri Vittorio, pag. 153 Ambrogio (Santo), pag. 169 Anderson James, pagg. 62, 136 Andraea Valenti, pagg. 9, 125 Antonini Carlo, pag. 176 Aristotele, pagg. 137, 197, 198, 199 Arouet François Marie (Voltaire), pagg. 144, 178, 188 Armstrong Neil, pag. 58 Atanasio (Santo), pag. 169 August de Grasse, pag. 47 August Johann Von Starck, pag. 11 Bacci Ulisse, pagg. 123, 140 Baylot Jean, pag. 184 Balan, pagg. 25, 66 Ballori Achille, pagg. 64, 114 Balsamo Giuseppe Alessandro - Conte di Cagliostro, pagg. 176, 177 Bandi Giuseppe, pag. 83 Bandini (dignitario massonico), pag. 102 Barbiellini Amidei Gaspare, pag. 189 Barchiesi Angelo, pag. 47 Bardi Ruggero, pag. 49 Bartoli (Procuratore) pag. 218 Barzilai Salvatore, pag. 23 Basilio (Santo), pag. 169 Bassaglia Leonardo, pag. 222 Bassi Ugo, pagg. 83, 90 Battaglia Salvatore, pag. 251 Battisti Cesare, pagg. 245, 246 Baudelaire Ch., pag. 121 Beghellini da Scio, pag. 209 Bayet, (professore), pagg. 71, 110 Belgrano O’Higgins, pag. 109 Bellini F.G. , pag. 108 Benedetto XIV, pag. 188 Benedetto XV pag. 192 Benimeli Ferrer J. A., pag. 193 Berardi Matteo, pag, 176 Berlinguer Luigi, pag. 181 Bettazzi Enrico, pag. 210 Biancheri Giuseppe, pag. 217 Bianchi Isidoro, pagg. 90, 170 Bissolati Leonida, pag. 245 Bistoni Ugo, pag. 172 299 Bixio Nino, pagg. 94, 217 Blavatsky Helena, pag. 143 Bobbio Noberto, pagg, 29, 189 Bolivar Simon, pag. 109 Bonacci Teodorico, pag. 217 Bond G. Calvin, pag. 60 Bonghi Ruggero, pag, 21 Bonvicini Eugenio, pagg. 57, 171 Borbone (Colonnello), pag. 85 Borbone (Marchesa) pag. 144 Borman Frank, pag. 59 Bossi Umberto, pag. 172 Bottero G. B., pag. 218 Boulanger G. E., pag. 71 Bovio Giovanni, pagg. 19, 22, 23, 25, 35, 36, 206 Bragognolo G. pag. 210 Brambilla (Monsignore), pag. 205 Brisson E., pag. 71 Brody William, pag. 60 Bruni Fausto, pagg. 46, 47 Bruno Giordano, pagg. 19, 20, 22, 24, 25, 26, 27, 28, 41, 72, 73 Burns Robert, pag. 147 Buscalioni (Dignitario massonico), pag. 52 Cairoli B.pag. 98 Caliò Luigi, pag. 47 300 Calles Elias Plutarco, pagg. 109, 110.111, 112 Camillo Benso di Cavour, pagg. 84, 207 Campanella Federico, pag. 251 Campanella Tommaso, pag. 197 Campagnol A.A., pag. 149 Capovilla Loris, pag. 79 Caprile Giovanni, pagg. 167, 181, 184, 194 Caracciolo Giulia, pag. 144 Carboni Flavio, pag, 49 Carducci Giosuè, pagg. 24, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 37, 38, 39, 40, 42, 43, 153, 160 Carlo Alberto, pag. 219 Carilli Giovanni, pag. 198 Carlo VII di Napoli, pag. 163 Carpi Pier, pag. 80 Carpophorus (Santo), pag. 128 Carter James D. pag. 64 Casanova Giacomo, pag. 171 Cassirer Ernst, pag. 182 Castellazzo Luigi, pagg. 73, 251 Caterina da Siena, pag. 148 Ceccarelli Ottorino, pag. 16 Celesia Michelangelo, pag. 104 Ceneri Giuseppe, pag. 251 Cento, (Onorevole), pag162 Cerinotti Angela, pag. 171 Chadha Yogesh, pag. 194 Chiable Aldo.pag. 175 Cicerone M.T., pagg. 118, 182, 198 Cipollone Umberto, pag, 134, 244, Ciullo Gerosolimitano (Santo), pag. 170 Clarke M.pag. 13 Claudius (Santo), 128 Clegg Robert, pag. 51 Clemente I, pag. 169 Clemente XII, pagg. 65, 185 Clemente XIII, pag. 189 Cocchi Antonio, pag. 221 Cogliolo (professore), pag. 24 Colajanni Napoleone, pag. 95 Colao, (Dignitario Rito Scozzese), pag. 46 Colletti (Generale), pag. 209 Confalonieri, pag. 144 Cooper Gardon, pag. 58 Cooke, pag. 127 Corona Armando, pagg. 45, 46, 47, 48, 49, 50 Costanza Salvatore, pagg. 95, 160 Cowles, pagg. 22, 123 Cremona Luigi, pag. 33 Crispi Francesco, pagg. 10, 11, 23, 95, 96, 161, 205, 218, 227, 245 Crispoldi Filippo, pagg. 65, 188 Croce Benedetto, pag. 245 Crolher Isaac de Newcastle, pagg. 122, 123 Cromwell Olivier, pag. 222 Crudeli Tommaso, pagg. 173, 177 Curatolo Giacomo Emilio, pag. 91 Curatolo Vincenzo, pag. 95 D’Amato Luigi, pag. 50 Dalai Lama, pag. 180 Dante, pagg. 36, 37, 143, 197 De Amicis Edmondo, pag. 42 De Castro (scrittore), pag. 221 De Donato Walter, pag. 189 De Frenzi Giulio, Federzoni, pag. 119 De Leonardis Giuseppe, pag. 67 Del Rio Domenico, pag. 30 Del Vecchio Pietro, pag. 93 De Montalembert C., pag. 207 Denis (Madame - nipote di Voltaire), pag. 144 De Nobili Ignazio, pag. 254 De Paoli Giovanni, pag. 173 Depretis Agostino, pagg. 74, 84, 95, 198, 206, 211 De Stefano Antonio, pag. 48 Di Bernardo Giuliano, pagg. 180, 184 Di Blasi Francesco Paolo, pagg. 175, 176 Di Lorenzo, pag. 251 Di Maggio Luigi, pag. 251 Dionigi Aeropagita, pag. 170 Dito Oreste, pagg. 63, 154, 221 301 Doneraile(Visconte), pag. 137 Donizetti Gaetano, pa.93 Donn F. Eisele, pag. 58 Dostoevskij F.M., pag. 199 Dotzinger di Worms, pag. 127 Doumergue Gaston, pag. 89 Dreyfus Alfred, pag. 71 Duranti, pag. 248 Elisabetta d’Inghilterra, pag. 137 Enigma F.M., pagg. 42, 43, 67, 140 Enrico VI, pag. 247 Enrico VIII, pag. 247 Erasmo da Rotterdam, pag. 183 Esposito Rosario, pagg. 9, 58, 66, 76, 79, 80, 90, 107, 122, 131, 134, 154, 214, 228 Espinar Lafluente Francisco, pag. 178 Etienne Bruno, pagg. 7, 77 Eugenio IV, pag. 22 Fabri Umberto, pag. 16 Fabbri Alessandra, pag. 221 Farini Domenico, pagg. 19, 93, 94, 211, 214, 217 Farmer William S., pag. 115 Fazzari Achille, pag. 83 Federico il Grande, pag. 107 Federico II, pag. 107 302 Federico Guglielmo III, pag. 107 Federico Guglielmo IV, pag. 107 Federzoni Luigi, pag. 134 Fera Saverio, pag. 117 Ferdinando di Spagna, pag. 163 Ferrari Andrea Carlo, pagg. 210, 213 Ferrari Ettore, pagg. 25, 30, 40, 41, 102, 104, 114, 244 Fichte I., pagg. 66, 169, 194 Filmore M., pag. 108, Finocchiaro Aprile, pag. 251 Fiorentino Gaetano, pag. 51 Firrao Giuseppe, pag. 162 Fischer Andrè, pag. 128 Ford G. R., pag. 59 Fortis A., pag. 202 Foscolo Ugo, pagg. 36, 153, 154 Fox Carlo Giacomo, pag. 221 Francesco d’Aquino, pag. 176 Francesco d’Assisi, pag. 218 Francesco II, pag. 165 Francovich Carlo, pag. 7 Franklin B, pag. 199 Fulton Montgomery, pag. 108 Gabrieli Giuseppe, pag. 61 Gallerani P., pag. 31 Galli Silvio, pag. 16 Gallot Giovanni Maria, pag. 57 Gamberini Giordano, pagg. 60, 62, 64, 74, 153 Gambetta Léon, pag. 85 Gandhi, pagg. 117, 194, 195, 198, 199 Garfield, pag. 108 Garibaldi Giuseppe, pagg. 76, 81, 82, 83, 84, 85, 86, 87, 89, 90, 93, 95, 217, 246, 251 Garibaldi Menotti, pagg. 89, 251. Garibaldi Ricciotti, pag. 251 Garibaldi Sante, pag. 89 Garilli Giovanni, pagg. 120, 121 Gasparri Pietro, pag. 207 Gautier, pag. 205 Gellio, pag. 198 Gelmi, pag. 24 Gentile Carlo, pag. 147 Gentile G. , pagg. 6, 21 Ghya Matila G. , pag. 129. Giolitti Giovanni, pagg. 160, 217 Giorgio II, pag. 221 Giovanetti (Maggiore del Genio), pag. 241 Giovanni Paolo II, pag. 192 Giovanni XXIII, pag. 79 Giulio II, pagg. 121, 169 Giuseppe II d’Austria, pag. 163 Glenn John, pag. 58 Gnocchini Vittorio, pag. 33 Goethe J.W., pagg. 61, 67, 116, 125, 183 Goldoni Carlo, pag. 158 Gourgas John Joseph, pag. 59 Gregorio XVI, pag. 184 Grissom V, pag. 58 Grothe Ken (Decano) pag. 27 Gualano Antonio, pagg. 8, 11, 21, 51, 60, 119, 134, 142, 155, 160, 167, 200 Guarado Antonio, pag. 189 Guerrazzi Francesco, pag. 91 Guglielmo I, pag. 107 Guglielmo II Stuart, pag. 226 Guglielmo III d’Orange, pagg. 107, 226 Gusmaroli Luigi, pagg. 82, 90 Gustavo V, pag. 59 Hallivell James O., pag. 127 Hancock, pag. 108 Harding, pag. 108 Harrison, pag. 108 Hitler Adolf, pag. 135 Hollan (Lord), pag. 221 Horneffer Augusto, pag. 61 Hugo Victor, pagg. 66, 194 Hutin Serge, pag. 129 Jackson, pag. 108 Jefferson, pag. 108 Johnson Charles, pag. 137 303 Johson J.A., pag. 108 Jones Paul, pag. 108 Juarez, pag. 93 Jucci Lucio, pag. 93 Kant I., pagg. 83, 193. Kelly (Monsignore), pag. 205 Kemal Mustafà, pagg. 73, 74 Kerènyi K., pag. 171 Kenneth S. Kleinknecht, pag. 59 Krol Albert (Cardinale), pag. 192 Lacava, pag. 218 Lafayette, pag. 108 La Farina, pagg. 7, 91 La Fuente Francisco, pag. 7 Lay Guido, pag. 244 La Malfa Ugo, pag. 49 Lantoine Albert, pag. 245 Lanza Giovanni, pag. 206 Lao Tseu, pag. 7 Lefelvre, (Vescovo) pagg. 61, 62 Leland John, pagg. 247, 248 Lemarque Pierre, pagg. 69 Lemmi Adriano, pagg. 19, 33, 34.35, 76, 115, 211, 218, 245, Lennhoff Eugen, pagg. 60, 61, 105 Lenzi Ugo, pag. 33 Leonardi Luigi, pag. 93 304 Leone XIII, pagg. 27, 29, 181, 184, 185 Leopardi Giacomo, pagg. 142, 197 Lerda, pag. 134 Leti G., pag. 135 Livingstone L., pag. 108 Lo Cascio Angelo, pag. 83 Locke John, pag. 226 Lombroso Alberto, pag. 227 Long Jacco, pag. 226 Longo Malizia, pag. 118 Lopez Antonio di Santa Anna, pag. 60 Lopez Filippo (Arcivescovo), pag. 176 Loreti Francesco, pag. 129 Loubet Emile, pag. 72 Lucrezio, pag. 143 Luigi XVI, pag. 69 Lullo Raimondo, pag. 129 Luquer (sacerdote), pag. 102 Luzzati, pag. 182 Mackenzie V., pag. 125 Macoy Robert, pag. 146 Madik Barkoizy Elena, pag 138. Madison j, pag. 108 Malaguti Fausto, pag. 33 Mancuso Vito, pagg. 182, 190 Manin Daniele, pag. 159 Manneim Karl, pag. 189 Manno (Barone), pag. 219 Maometto, pagg. 149, 188 Marco Albert, pag. 251 Marco Polo, pag. 1259 Marchesa di Borbone, pag. 144 Marchesa di Willet, pag. 144 Maria Antonietta, pag. 138 Maria Teresa d’Austria, pag. 165 Maria Teresa di Savoia, pag. 144 Mario Jesele, pag. 35 Markewich Arthur, pag. 60 Marti Neri Pietro, pag. 170 Martire Eriberto, pag. 66 Masham, (Signora di Locke) pag. 247 Maruzzi P., pag. 67 Massè Domenico, pag. 155 Matteucci Luigi, pag. 210 Mauro Augusto Matteo, pag. 33 Mazzini Giuseppe, pagg. 28, 35, 70, 97, 100, 101, 103, 104, 105, 137, 160, 210, 244 Mazzoni Giuseppe, pag. 80 Mc Kinley William, pag. 108 Meli Giovanni, pag. 176 Meloni Enrico, pag. 21 Mendenhall Charlotte, pag. 147 Metternich K., pagg. 82, 162 Michelangelo Buonarotti, pag. 143 Miller Fulop, pagg. 122, 123 Minghetti Marco, pag. 83 Misar W., pag. 225 Missori Giuseppe, pag. 251 Mitchell Edgard, pag. 58 Mola A.A., pagg. 19, 69, 134, 160 Monari Romeo, pag. 33 Monroe, pag. 33 Montalto Giacomo, pag, 95 Monti Vincenzo, pag. 153 Morris Rob. pag. 7 Morselli (Professore), pag. 24 Mozart Wolfang Amedeus, pag. 61 Murri Romolo, pag. 187 Mussolini Benito, pagg. 10, 21, 134, 135, 162, 205, 207 Napoleone Barbon, pag. 251 Napoleone Bonaparte, pagg. 137, 167, 244 Napoleone Luigi, pag. 69 Nasi Nunzio, pagg. 95, 157, 160, 219 Nathan Ernesto, pagg. 21, 22, 76, 94, 114, 117 Negri, (Onorevole) pag. 138, 219, 244 Nexil, pag. 222 Newton Isaac, pag. 183 Nicotera Giovanni, pag. 86 Nicostratus (Santo), pag. 128 Nigra Costantino, pag. 13 Nitti F.S., pag. 62 Novarino Marco, pagg. 43, 52 305 Oberdan Guglielmo, pag. 42 O’Higgins, pag. 109 Omero, pag. 143 Orione Luigi, pag. 29 Orlando Vittorio Emanuele, pagg. 53, 64, 65, 205, 206 Ottolenghi Gustavo, pag. 60 Ovidio, pag. 197 Payne M. Jeorge, pag. 62 Pallavicino (Principessa), pag. 217 Pallavicino Giorgio, pagg. 92, 11 Pampirio (Vescovo di Vercelli), pag. 212 Panikkar Raimon, pag. 179 Pantaleo Giovanni (Fra), pagg. 82, 178 Paolo I di Russia, pag. 165 Paolo II, pag. 121 Paolo III, pag. 121 Paolo V, pag. 159 Paolo VI, pag. 61 Paolo di Tarso, pag. 117 Pascoli Giovanni, pagg. 29, 153 Pecci Gioacchino (Vescovo), pag. 172 Pegler Carlo, pag. 142 Pllegrino Serafino, pag. 104 Pellicani Emilio, pag. 49 Pellico Silvio, pag. 154 Pembroke (Conte), pag. 247 Perdezzolli Ippolito, pag. 88 306 Persano Carlo, pag. 84 Petrarca Francesco, pag. 144 Pezzati Amleto, pag. 125 Phars Lucano, pag. 118 Philippson (Signora), pag. 101 Pianciani, pag. 217 Picquart (Colonnello), pag. 71 Pierce, pag. 108 Pietrantoni Agostina, pag. 64 Pike Albert, pagg. 130, 148, 195 Pio VI, pag, 174 Pio VII, pagg. 109, 130, 148, 162, 164, 167185, 244 Pio VIII, pag185 Pio IX, pagg. 73.74, 75, 79, 172, 181, 184 Pio X, pag. 65 Pipino Cristina, pagg. 129, 23, 33, 35 Pisanu, pag. 49 Podrecca Guido, pag. 20 Poggi Bianca, pag. 148 Polk James, pag. 108 Polkinghorne John, pagg. 180, 182 Pontedera A., pag. 62 Porcelli Nicolò, pag. 96 Porta Carlo, pag. 153 Poster Oskar, pag. 158 Poulet Giuseppe, pag. 94 Prandina, pag. 86 Prescott William, pag. 64 Preston William, pag. 149 Quadrio Maurizio pag. 251 Quasimodo Salvatore, pag. 153, 172 Radestzky J. (Generale), pag. 83 Raeli Matteo, pag. 206 Raffaele Giovanni, pag. 96. Raffi Gustavo, pag. 187 Raimondo Orazio, pag. 134 Ramsay (Cavaliere), pag. 253 Randolph John, pag. 199 Rasor Jerry, pag. 58 Rattazzi Urbano, pag. 101 Ratzinger J., pag. 192 Rava Luigi, pag. 102 Revere, pag. 108 Ricciardi Giuseppe, pag. 198 Ricasoli B., pag. 198 Rojas Manuel, pag. 109 Rojch, pag. 44 Rooselvelt F.D., pagg. 108, 114 Rosenkreutz Christian, pag. 125 Rudinì Antonio Strarrabba, pagg. 211, 219, 220 Rustici F., pag. 221 Saffi Aurelio, pag. 221 Salomone, appendice 1 Salustri Carlo Alberto (Trilussa), pag. 151 Salvini Lino, pag. 194 Sarkosy Nicola, pag. 190 Schweitzer Albert, pag. 182 Schiavone Giuseppe, pag. 138 Schifone Pietro, pag. 144 Schirra Walter M. pag. 58 Scirocco Alfonso, pag. 94 Selvatico Riccardo, pag. 158 Seneca, pagg. 194, 197 Seper Franjo, pag. 192 Serraino Mario, pag. 131 Severianus (Santo), pag. 128 Severus (Santo), pag. 128 Sidney Aligenon, pag. 222 Singer C. Robert, pag. 60 Sini Carlo, pag. 200 Simplicius (Santo), pag. 128 Sylvester James, pag. 60 Symphosianus (martire), pag. 128 Sorbelli (Professore), pag. 41 Spadolini Giovanni, pagg. 49, 72, 74 Spampinato V. pag. 21 Stafford P. Thomas, pag. 58 Steuben Stark, pag. 108 Stringari Silvio, pag. 20 Sackville Carlo, pag. 221 307 Taine Ippolito, pag. 158 Taylor Pierce, pag. 108 Taft, pag. 108 Tanari (Marchese), pag. 41 Tanlongo Pidetrp, pag. 217 Tasso Torquato, pag. 143 Taxil Leo, pag. 184 Tedeschi Paolo, pag. 30 Tedone Giovanni, pag. 228 Teobaldo (Santo), pag. 210 Teodoreto, pag. 170 Teodoro Carlo, pag. 93 Tiburzi Gaetano, pag. 93 Tommaso d’Aquino, pagg. 181, 193 Torrigiani Domizio, pagg. 102, 115, 134, 135 Tramontano Guglielmo, pag. 81 Trincani Carlo, pagg. 29, 30 Trincani Luigia, pag. 29, 30 Truman H.S., pag. 59 Valli Luigi, pag. 40 Vanni (Professore), pag. 23 Varisco G., pag. 67 Vasari G., pag. 221 Varcasia Gaetano, pag. 244 Vicentini Luigi, pag. 132 Victorinus (Santo), pag. 128 Visconti Venosta, pag. 101 308 Vittorio Amedeo, pag. 165 Vittorio Emanuele, pagg. 10, 38, 92, 219 Vost Carlo, pag. 70 Warren Joseph, pag. 108 Warton (Duca), pag. 225 Washington George, pagg. 108, 109 Weber Max, pag. 7 Weitz J.Paul, pag. 58 Wildman Martin, pag. 222 Wirth Oswald, pag. 131 Wiseman (Cardinale), pag. 90 Witerspoon, pag. 109 Wittgenstein, pag. 119 Zanardelli Giuseppe, pagg. 10, 80 Zanichelli (Editore), pagg. 29 39 Zavataro Caliterna Saveria, pag. 147 Zetland (Conte), pag. 12 Zola Emile, pag. 72 Zucco Antonello, pag. 152 Xaintrailles (Generale), pag. 138 Indice Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 5 La Massoneria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » La parola perduta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 7 7 Fasi storiche della Massoneria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 8 Il periodo dell’accettazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 8 La laicizzazione della Massoneria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 9 La Massoneria Risorgimentale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 10 La Massoneria nella storia recente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 10 Germania: il convento di Kohlo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 11 Giuramento massonico nel secolo XVIII . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 11 Riconoscimento della Gran Loggia d’Inghilterra . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 12 Occorre il riconoscimento per essere massoni? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 14 Fonti dei principi massonici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 16 L’Ordine dei Fratelli d’Italia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 17 IL C.L.I.P.S.A.S. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 17 Giordano Bruno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » Lettera ad Adriano Lemmi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » No al Congresso Eucaristico. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » Giordano Bruno e l’infinito . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 19 20 20 20 Mussolini e la rimozione della statua . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 21 Lettera di Ernesto Nathan . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 21 Il Campo dei Fiori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 22 Discorso del Ministro Barzilai a Napoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 23 Sbandieramenti dell’ottocento liberalesco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 23 Sdegno di Carducci . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 24 309 Giordano Bruno nelle scuole . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 25 Statuto di fondazione dell’Ordine di Giordano Bruno . . . . . . . . . . . . . » 26 Contro il monumento a Giordano Bruno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 26 I parroci del decanato di Uckeraie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 27 Parliamo di Giordano Bruno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 27 Giosuè Carducci . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 29 La conversione di Carducci . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 29 Giosuè Carducci e Dio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 30 Il pensiero religioso e la fede di Carducci. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 30 Iniziazione del Vate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 33 Lettera di Lemmi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 34 A Giosuè Carducci . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 35 La Cattedra dantesca a Giosuè Carducci . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 35 La rivolta degli studenti di Bologna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 37 Carducci e l’agente delle tasse . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 38 La grande ora . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 40 Turlupinatura massonica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 40 Un Museo carducciano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 41 “Carducci non è infallibile” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 42 Un epigrafe di Carducci a Guglielmo Oberdan . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 42 Inno a Satana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 42 Il travagliato conferimento del Nobel. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 43 Rapporti Grande Oriente d’Italia ed i Riti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 45 Controversie in occasione della P2 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 45 Confederazione mondiale. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 48 Difesa della Massoneria (P2). . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 48 310 Direttivo militare. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 50 Rito Scozzese e calendario ebraico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 51 I.N.R.I. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 51 il Rito Simbolico. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 52 Circolari del Guardasigilli Vittorio Emanuele Orlando . . . . . . . » 53 Curiosità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 55 Consiglio dei Ministri ed il XX Settembre 1870 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 55 I figli naturali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 55 La Massoneria assimilata alla tubercolosi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 55 Solo funerali civili . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 56 Un banchetto di Venerdì Santo, superstizione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 56 Il galateo nelle Logge . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 56 Anche i Massoni contro le persecuzioni religiose . . . . . . . . . . . . . . . . . » 57 Processione civile religiosa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 57 Anche i Massoni in Paradiso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 57 Astronauti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 58 Massoni nello spazio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 58 Onorificenze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 59 Il Trafiere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 59 Statua della Libertà . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 59 La Loggia sulla nave . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 60 La Fratellanza in aiuto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 60 La Massoneria e i misteri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 61 Mons. Lefebvre . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 61 Landmarks, principi fondamentali massonici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 62 Tribunale straordinario per i Massoni. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 62 311 Il profano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 62 I lupi mannari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 63 Divieti anche ai tavernieri in Francia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 63 Il concetto di dovere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 63 Il primo Massone americano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 64 Testimonianza massonica in un processo di beatificazione . . . . . . . . . » 64 Vittorio Emanuele Orlando e la benedizione del Papa . . . . . . . . . . . . . » 64 Pio X ed il potere temporale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 65 Pio X e le associazioni culturali. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 65 Fitche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 65 Victor Hugo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 66 Charles Boulanger . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 66 Achille Ballori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 66 L’astensione. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 66 Ku Klux Klan. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 66 Prima medaglia massonica italiana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 67 I bianchi guanti massonici di Goethe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 67 I ricreatori massonici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 67 La morte di Luigi XVI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 69 Responsabilità per la morte di Luigi Napoleone . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 69 Nell’anno 2500 il trionfo del laicismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 70 Divulgazione dati massonici, querela. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 70 Il generale Boulanger . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 70 Il caso Dreyfus . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 71 Rivendite di brodo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 72 La doppia scomunica di Giordano Bruno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 72 Bruno sulla catasta funebre. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 73 312 Promotori del monumento a Giordano Bruno . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 72 Logge della Sicilia all’inaugurazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 73 Assalto alla salma di Pio IX . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 73 L’alfabeto e la grammatica in Turchia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 73 La questione cimiteriale. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 74 Il Concilio Ecumenico Vaticano e l’Anticoncilio di Napoli del 1869 . . . . » 74 Organi ufficiali di stampa della Massoneria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 75 Adriano Lemmi ed alcuni finanziamenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 75 Alcune Sedi del Grande Oriente d’Italia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 76 Il battito delle mani. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 77 Gli utensili dell’Agape hanno nomi particolari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 77 Faldoni degli archivi massonici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 78 Censimento degli atei . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 78 I macellai. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 79 Il Parroco di Pianosinatico. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 79 Infiltrazione massonica in Vaticano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 79 Lapide al Tempio di Roma . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 80 La canzone Torna a Surriento e Giuseppe Zanardelli . . . . . . . . . . . . . . » 80 Giuseppe Garibaldi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 81 Frate Pantaleo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 82 Rendita annua governativa. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 83 La flotta piemontese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 83 Anniversario della morte di Garibaldi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 84 Espulsione dei Gesuiti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 85 Garibaldi ed il battesimo civile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 85 Garibaldi in Francia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 85 313 Garibaldi e la sua cremazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 86 Dimissioni di Garibaldi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 86 Il giuramento degli alti gradi della Massoneria. . . . . . . . . . . . . . . . . . » 87 L’eroe irredentista. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 88 L’eroe dei due mondi in Francia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 88 Rinuncia alla Legion d’Onore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 89 Garibaldi in Chiesa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 89 Ai preti buoni, contributo del clero siciliano alla rivoluzione. . . . . . » 90 Una pastorale del Card. Wiseman. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 90 Interesse per la lingua italiana. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 91 Il censimento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 91 L’addio di Garibaldi al popolo inglese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 92 Circolari garibaldine massoniche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 92 La fanfara di Garibaldi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 93 Il rifiuto dei repubblicani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 93 Gli avvenimenti di Bronte, agosto 1860 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 93 Decreti garibaldini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 95 Garibaldi e Giuseppe Mazzini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » Brindisi di Mazzini e di Garibaldi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 97 98 Giudizio di Garibaldi su Mazzini emesso nel 1859 . . . . . . . . . . . . . . . » 99 Parla Mazzini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 100 Il protocollo segreto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 100 Come Mazzini giudicasse Garibaldi nel 1867 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 101 Il Papato e la Monarchia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 102 La Massoneria ed il cinquantesimo mazziniano . . . . . . . . . . . . . . . . . » 102 Intervento di Mazzini in favore dei preti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 102 314 Morte di Mazzini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 103 L’interdizione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 103 Lutto generale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 104 Difesa di Mazzini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 104 Ai funerali di Mazzini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 105 Ottave di Giuseppe Mazzini quanto mai attuali . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 105 Mazzini e l’Umanità. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 106 Massoneria Internazionale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 107 I principi tedeschi e la presenza massonica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 107 La Massoneria negli Stati Uniti d’America . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 107 Messico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 109 I preziosi alleati nella lotta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » Testimonianza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » Non luogo a procedere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » La persecuzione messicana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » Clémenceau, il partito repubblicano francese e la Chiesa . . . . . . . . . » 109 110 111 112 112 Plauso massonico all’attività del Partito liberale spagnolo . . . . . . . . » 113 Rooselvet e le Massonerie italiane . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 114 Scontro tra la Massoneria francese e quella italiana . . . . . . . . . . . . . » 115 Dissidio con la Gran Loggia di New York . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 115 Il Grande Architetto dell’Universo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 117 L’armonia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 119 La legge naturale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 120 Baudelaire G. E . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 121 Legge della natura. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 121 “Cuius regio eius et religio” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 121 315 Le fasi temporali dell’evoluzione del concetto di Dio e della massoneria con la Chiesa cattolica secondo Rosario Esposito . . . . . pag. 122 “Il civis religiosus” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 124 Rosacrocianesimo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 125 Il Segreto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 126 Scalpellini, Corporazioni, data di fondazione della Libera Muratoria » 127 Confraternite dei Liberi Muratori. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 128 I Frammassoni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 129 Il “Libro di Capitoli dell’Arte de’ Muratori” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 130 Aggregata colli Maestri Scalpellini, Trapani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 131 ll Fascismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 133 Farinacci Massone . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 133 Discorso di Mussolini alla Camera, 16 maggio 1925 . . . . . . . . . . . . . . » 134 Referendum su la Massoneria. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 134 Mussolini, Hitler e la Massoneria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 135 La donna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 137 Presenza femminile a Firenze. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 139 La donna nei Doveri dei Liberi Muratori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 143 Parliamo un po’ della donna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 144 L’Ordine della Stella d’oriente. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 147 Pensieri di donna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 148 La Massoneria delle donne . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 148 Carlo Alberto detto Trilussa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 151 Alcuni poeti dissidenti della Massoneria italiana . . . . . . . . . . . . . . . . » 153 316 Nunzio Nasi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 157 La convalida delle elezioni. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 157 Crollo del campanile di San Marco. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 157 Nasi e gli esami di Stato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 160 Nasi alla Corte di Giustizia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 160 XX Settembre 1870 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 161 Leggi celebrative dell’Unità d’Italia e del XX Settembre 1870 . . . . . . » 161 Azione diplomatica della Chiesa Cattolica e campagna di prevenzione e di repressione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 162 Pene e sanzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 163 La Massoneria bandita . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 164 Napoleone Bonaparte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 167 Il Segreto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 169 Persecuzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 172 Le due Chiese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 172 Tommaso Crudeli. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 173 Il Lupo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 174 Francesco Paolo Di Blasi-Dall’Accademia alla tortura e morte . . . . . » 175 Giuseppe Balsamo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 176 Principi massonici oggetto di lotta, di pregiudizi e di persecuzioni » 179 Etica e morale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 180 L’ideismo o razionalismo assoluto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 181 L’idealismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 182 Il sincretismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 183 L’indifferentismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 183 317 La scelta catacombale della setta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 185 L’anticlericalismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 187 Il laicismo massonico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 189 Il Concilio Vaticano II . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 190 Ragione, libera volontà, verità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 190 La libertà religiosa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 191 Il Codice di Diritto Canonico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 192 Il massone è dogmatico?. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 193 Decalogo dei Massoni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 195 Il diritto alla ricerca della felicità. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 197 Il Massone ed il dubbio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 201 Presidenti del Consiglio, massoni, dal 1861 al 1919 . . . . . . . . . . » 202 Legge delle Guarentigie del 1871 ed il Concordato del 1929 . . . » 205 La Carboneria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 209 San Teobaldo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 210 Mazzini Carbonaro. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 210 Lotta al partito clericale ed alle associazioni sovversive . . . » 211 Disposizioni ai Prefetti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 212 Dal Diario di Domenico Farini, Presidente del Senato, massone » 217 Statistiche delle Logge e dei Massoni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 221 Dati statistici, . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 224 Le prime Logge. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 225 318 Logge orangiste . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 225 Gli onorevoli massoni negli Stati Uniti nel 1925 . . . . . . . . . . . . . . . . . » 225 L’organizzazione universale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 226 Francesco Crispi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 227 Matrimonio cattolico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 227 Abba Garima . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 228 Imperi, Reami, Repubbliche: le presenze massoniche . . . . . . » 229 Tendenze politiche della Massoneria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 243 Interventismo massonico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 245 Cesare Battisti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 245 Il dissenso degli Ufficiali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 246 Il manoscritto di Leland e la volontà di Locke di entrare nella Massoneria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 247 Teatro e Massoneria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 249 Il Patto di Roma . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 251 Poesie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 253 Appendice 1 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 257 Appendice 2 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 293 Testi consultati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 297 Autori e personaggi citati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 299 319 Antonio Gualano, nato a Napoli il 30 aprile 1934, laureato in Giurisprudenza, ex dirigente di un istituto previdenziale, ha iniziato la sua attività di scrittore nel 2001 con la pubblicazione del libro Le vie della luce, seguito nel 2002 da Massoneria, tesi ed antitesi, nel 2004 da Nunzio Nasi, il Ministro Massone, nel 2006 Essere laico, il divenire, nel 2008 XX Settembre 1870 solennità civile, massonica, nel gennaio 2010 Congresso antimassonico internazionale Trento XXVI-30 Settembre MDCCXCVI - ultima crociata e nel marzo 2012 La presenza massonica nel territorio trapanese dal 1772.