Marzo-aprile 2013 – numero 25 CARCERE, L’AMT AGLI ANZIANI: “IN CARCERE? A PIEDI” H o letto sul quotidiano l’Arena che la fermata dell’autobus posta davanti al carcere di Montorio è stata soppressa, il bus si ferma un chilometro prima. Non conosco i motivi di questa scelta, anche se suppongo che siano strettamente economici, ma sono a dir poco amareggiato. La soppressione della fermata non danneggerà il presidente dell’azienda municipalizzata dei trasporti, nè tanto meno il sindaco di Verona o tutti coloro che possiedono la macchina. Ma pensiamo a quei poveri papà e mamme anziane che vengono a trovare i figli in carcere e non sono dotati di mezzi propri. Ora saranno costretti a farsi circa un chilometro a piedi poiché tanto dista l’ultima fermata utile. Lo faranno sia con i 40 gradi di luglio o con la neve di dicembre e portando il pacco con la biancheria pulita ai figli. A meno che non spendano i pochi euro che avanzano dalla pensione per pagarsi il taxi. Capisco che il comune di Verona cerchi di ridurre le spese, mi domando però se non c’erano altri sistemi. Ci sono sicuramente tanti sprechi di denaro pubblico e l’unica soluzione che hanno trovato è stata quella di lasciare a piedi delle povere persone. Quanto potrà mai costare un chilometro di linea urbana? Ci sarebbero tante parole per definire tutto ciò, ma lascio a voi la scelta, io mi limito solamente a ribadire la mia delusione per un’amministrazione che dovrebbe tutelare la salute e i diritti dei propri cittadini, soprattutto quelli più poveri, e invece pensa solo alle casse comunali. I detenuti sono da sempre emarginati e discriminati, ora hanno iniziato a discriminare anche i parenti dei reclusi. Non mi sembra un gesto di civiltà, ne tantomeno un segno che faccia ben sperare ai detenuti di essere un domani riaccolti dalla società. Ci hanno tolto la libertà e forse è giusto, ci hanno tolto la dignità e questo è sbagliato. Ora hanno tolto i diritti ai nostri famigliari e questo è scandaloso. Carlo Pizzoli La redazione del Miglio Rosso Direttore: Morello Pecchioli Vicedirettore: Roberto Bellamoli Redazione: Michele Agostini Lucio Citto, Michele Daniele, Marcello Fiore, Carlo D’Avanzo, Giancarlo Germanò, Christian Mahn, Carlo Pizzoli, Paolo Segato. 1 ATTESE VERGOGNOSE AI COLLOQUI DAL CONCLAVE LA SPERANZA C apita spesso che i parenti dei reclusi siano costretti a lunghe ed assurde attese prima di potersi incontrare con i propri congiunti per il colloquio settimanale. Stiamo parlando di un’attesa al di fuori di ogni logica sia in sala colloqui, sia prima di entrarci. Di solito si verifica in coincidenza del cambio di turno del personale di servizio, ma, soprattutto, quando manca buon senso e buona volontà.. Mi è capitato più volte di dover attendere anche 45 minuti in una stanza apposita prima di essere ammesso alla sala colloqui e, una volta entrato, scoprire che mia figlia o chi per lei era lì seduta in attesa da 30, 45 minuti o più. L’ultima volta, il 18 marzo, mia figlia è entrata in carcere alla 9,30 per poter stare almeno due ore con me. Si era presa un giorno di ferie; sopportato spese e fatti più di 150 chilometri tra andata e ritorno per vedermi, ma io sono stato chiamato solo alle 12,30. Nonostante le insistenza di mia figlia per farmi chiamare, per sollecitare l’incontro, si è sentita dire che io ero distante da quella postazione e che non ero in sezione mentre, in realtà, ero nella mia cella ad aspettare di raggiungere la sala colloqui. Ci avrei messo si e no 4-5 minuti. Tra le altre scuse si è anche sentita dire che i telefoni non funzionavano bene mentre sono testimone che l’agente di sezione riceveva telefonate sul suo cordless in continuazione. Mia figlia ha chiesto spiegazioni anche davanti a me e si è visto il chiaro imbarazzo dell’interlocutore che come spiegazione dell’inconveniente ha detto che forse non si sono capiti bene i colleghi nel passaggio di consegne. Quel giorno, come altre volte, non ho potuto fare due ore di colloquio. Da tenere presente che mia figlia non sarebbe più potuta venire per tutto marzo. Altro episodio capitato a me personalmente: un mese fa è venuto il mio avvocato dall’alto vicentino e ha atteso un’ora prima di andarsene senza avermi parlato, nonostante abbia più volte chiesto di contattarmi in sezione. Ho dovuto pagargli il viaggio ed il tempo perso per niente. Spero solo che questeivergognosi “contrattempi” non siano voluti di proposito a causa dei risaputi pregiudizi verso la sezione degli isolati, ma siano solo frutto di un modo poco lodevole di gestire un servizio. Ma non voglio generalizzare in quanto tali episodi si verificano sempre e solo quando è preposta al servizio una determinata persona. Carlo d’Avanzo 2 E ' stata una sorpresa la velocità dei cardinali a conclave . In meno di due giorni hanno eletto un papa eccezionale : il primo americano, il primo col nome Francesco, meraviglioso nella sua semplicità. Dal carcere si guarda con grande speranza al nuovo papa anche perchè lo pensiamo nella scia dei due predecessori. Avevamo visto la sensibilità di Giovanni Paolo II,che perfino in parlamento aveva perorato perchè venisse dato un provvedimento di condono per i detenuti; avevamo visto Benedetto XVI accogliere a Rebibbia i detenuti con le loro richieste. E' stato riferito che il Papa Francesco da arcivescovo di Buenos Aires nella cerimonia del Giovedì Santo nel carcere aveva lavato i piedi ai detenuti. C'è quindi ben da sperare che la sua attenzione per noi porti altri frutti. Non succederà un esito simile dalle votazioni del parlamento italiano. Sarà difficile eleggere i presidenti delle Camere e ancor di più formare un nuovo governo. Bisognerà arrivare a compromessi che lasciano tutti insoddisfatti. Se Grillo non ci sta sarà soltanto possibile un governo di larghe intese. Ma forse questo non è male anche per chi spera in un provvedimento di amnistia. Una larga maggioranza è necessaria per attuare questo provvedimento che è sempre stato auspicato dalle forze di sinistra, ma che potrebbe adesso interessare anche Berlusconi. Speriamo che il papa e il governo abbiano l'attenzione che i detenuti nella loro sofferenza meritano. Marcello Fiore IN MANETTE ALL’INCONTRO CON DIO S abato 9 marzo io e altri detenuti di terza sezione, dopo un lungo ed intenso cammino di preparazione religiosa al battesimo, abbiamo potuto rivivere i riti di quel momento. Un nostro fratello di terza sezione, un dominicano, invece, li ha vissuti per la prima volta: non è mai stato battezzato. Abbiamo ripetuto la funzione quasi in ogni dettaglio. È stata un’esperienza toccante ed indimenticabile, un’esperienza che sicuramente non avrei mai vissuto se non in carcere. Tutti noi o quasi, siamo stati battezzati quando eravamo neonati, non per nostra scelta, ma perché i nostri genitori sapevano che era la cosa giusta da fare per un cristiano. Purtroppo nessun bimbo di pochi mesi potrà mai comprendere quanto è importante e profondo quello che sta compiendo, per delle persone adulte è decisamente diverso. Si vive di prima persona ogni istante del primo passo che si compie per diventare cristiani e si diventa consapevoli di ciò che significa essere creature nuove. Siamo stati accompagnati in questo percorso da un sacerdote e da sei famiglie del cammino neocatecumenale, che ringraziamo di cuore per il tempo che ci hanno dato e ancora ci dedicheranno. Due anni fa, quando una volante della polizia mi conduceva ammanettato in carcere a tutta velocità, a tutto pensavo, ma non avrei mai immaginato che stavo entrando in carcere per incontrarmi con Dio e per riscoprire il battesimo. Non ho mai creduto a chi mi diceva che non tutto il male viene per nuocere, ora sono felice di dargli ragione. In carcere non si sconta solo la pena. Carlo Pizzoli BELLO STUDIARE DI DOMENICA tudiare in carcere è un’opportunità bella ed importante, sia per accrescere le proprie conoscenze e sia per non restare chiusi in cella tutto il giorno, come leoni in gabbia. Quotidianamente, dal lunedì al venerdì si frequentano le lezioni, tenute da validi docenti esterni e volontari che ci preparano agli esami, dato che noi siamo studenti privatisti. Dopo le 16 a lezioni finite e fino alle 18 chi vuole, se autorizzato, può recarsi in un’aula attrezzata di computer e di testi didattici, presente sempre in sezione, per studiare in pace e volendo in gruppo, dato che non sempre i compagni di scuola sono nella stessa cella. Quest’aula è indispensabile per chi studia seriamente perché, in cella, farlo, sarebbe un’impresa ardua. causa la mancanza di spazio; il sovraffollamento; il fumo; il televisore acceso; le grida di altri detenuti e quant’altro. Si sa che il liceo richiede un certo impegno nello studio e quindi alla domenica, non essendoci lezioni, possiamo studiare tutto il giorno, distraendoci anche dalla triste realtà che ci circonda e soffrendo di meno la lontananza dalla famiglia. E’ bello studiare di domenica in quell’aula, ma a volte sembra che questo, invece di essere apprezzato, dia fastidio a chi ci apre la cella di malavoglia commentando: “Anche di domenica dovete studiare?”. Non si capisce che differenza ci sia aprire la cella per andare all’aria a camminare o aprirla per andare a studiare. Non sa quanto sia bello passare la domenica studiando per prepararci agli esami finali. Carlo d’Avanzo S 3 BUON COMPLEANNO FRATE LUPO MENU DI MAGRO IN QUARESIMA: WURSTEL L I l 12 marzo fra’ Beppe Prioli ha compiuto 70 anni di cui 50 trascorsi tra i carcerati. Ha dedicato la sua vita agli ultimi, alle persone che hanno sbagliato sostenendo, però, anche le famiglie sia dei detenuti che delle vittime. Proprio grazie a fra’ Beppe ho iniziato la mia esperienza al Miglio Rosso, anzi, se non fosse stato per lui forse non esisterebbe nemmeno il Miglio Rosso. Non esisterebbero nemmeno l’Associazione La Fraternità, i corsi di affettività, il progetto Walid e molte altre iniziative che danno fiducia e speranza ai detenuti e ai loro famigliari. Anche accedere ai permessi sarebbe pressoché impossibile senza la disponibilità di fra’ Beppe. Sicuramente la mia detenzione è stata più accettabile grazie alle varie iniziative offerte da fra’ Beppe che, secondo me e secondo tutti gli altri miei compagni di carcere, è una figura fondamentale per il nostro riscatto. Per questo gli auguro tanta salute e serenità affinchè possa continuare a stare vicino alle persone che lo amano, i detenuti. Carlo Pizzoli TUTTI SPARITI GLI AMICI VIRTUALI ero fuori e usavo facebook avevo diverso Q uando amici. Circa un centinaio. Quindi credevo di avere tante persone che mi volevano bene. In particolare ne avevo uno, un moldavo, che pensavo fosse il mio miglior amico. Ma ahimè, mi sbagliavo. Infatti per quell’amico mi sono ritrovato in carcere. Lui senza dirmi niente dopo due anni e mezzo di amicizia ha preferito dare un taglio e andarsene per la sua strada. Io da quando sono entrato in carcere mi sono reso conto che l’amicizia tra persone, specialmente nei social network, è una pura utopia. Quindi anche chi sostiene di avere tanti amici nella società per me si sta sbagliando di grosso. Esistono solo amici virtuali come nei social network facebook, twitter, ecc., ma chi trova un amico lì non trova un tesoro. Paolo Segato 4 a quaresima, come si sa, per noi cristiani è il periodo più importante dell’anno, dal momento che sono i 40 giorni di preghiera che precedono la risurrezione di nostro Signore. Pur permettendo i particolari riti di culto che questo periodo prevede, purtroppo anche quest’anno sono rimasto profondamente deluso. Come è noto i cattolici durante la quaresima praticano l’astensione dalle carni, alcuni solo il venerdì, altri per tutti i 40 giorni. Per fortuna in questo carcere sarebbe previsto ogni venerdì un menù a base di pesce. C’e’ stato però a mio avviso una grave mancanza di tatto e sensibilità il mercoledì delle ceneri, quindi il primo giorno di quaresima e di astensione dalle carni. Purtroppo in carcere non c’è stata con noi cristiani la stessa attenzione e rispetto che si è avuta per i nostri fratelli mussulmani. Difatti quel giorno a pranzo ci hanno servito pasta alla carbonara che, come si sa, prevede la pancetta, e di secondo wurstel. Alcuni detenuti cristiani sono stati costretti a mangiare per questioni di salute o di età, molti di noi invece hanno preferito il digiuno. Per fortuna a cena c’era della minestra, ma di secondo ancora carne. Sicuramente un po’ di digiuno non fa di certo male e ci ricorda come vivono ogni giorno miliardi di nostri fratelli nel sud del mondo. Solamente non trovo giusto che ci venga imposta una scelta: o digiuni o mangi carne contro il tuo credo. Anche venerdì primo marzo ci hanno servito un secondo di carne e mi domando se era un problema aprire una latta di tonno o cuocere quattro uova. Non si è mai vista questa mancanza di rispetto per i detenuti di fede mussulmana, comunque la nostra religione ci insegna la mitezza e il perdono. Probabilmente non sarà un pezzo di carne che ci condannerà alle fiamme dell’inferno, sicuramente abbiamo commesso cose ben più gravi nel corso della nostra vita. Penso però che sia giusto rispettare le nostre scelte e il nostro credo. Mi auguro che per l’anno prossimo questa direzione riesca a capire quanto possano essere importanti questi piccoli dettagli per una persona reclusa, a cui sono rimasti solamente i dettagli. Carlo Pizzoli IL MIO GRANDE AMICO LINO D a circa quarant’anni ho un caro amico con la A maiuscola, con il quale ho diviso gioie e dolori della vita. Lui ha la sua bella famiglia ed io ho ciò che resta della mia, da quando sono stato arrestato. Entrambi siamo padri. Nonni e soprattutto siamo veri amici. Scrivo questo perché si sa che da quando uno entra in carcere perde molte persone, conoscenti, amici, famigliari, figli, colleghi di lavoro, il lavoro stesso, la libertà, la vita normale che è il bene più prezioso di ogni uomo. Io sono in carcere da più di due anni e mezzo e sicuramente ho perso il saluto e la frequentazione di alcune persone che conoscevo, ma mi sento fortunato perché i miei cari amici sono rimasti tali e quali e non mi hanno abbandonato e continuano a scrivermi, non potendo venire a trovarmi, dicendomi che mi aspettano a braccia aperte. Tra questi non posso non dedicare un pensiero speciale al mio amico fraterno Lino, con il quale ho suonato assieme per tanti anni, gestendo con lui spettacoli ed orchestra quasi settimanalmente, perché Lino mi scrive sempre che se voglio, quando uscirò, la sua casa sarà la mia casa e che un posto a tavola con la sua famiglia ed una stanza per dormire, per me, ci saranno sempre. Lino sa che io ho la mia casa, ma sa anche che da quando ho perso parte della mia famiglia, quella casa, per me, è fonte di tristezza e quindi mi ha dimostrato la sua grande amicizia, nonostante io sia un detenuto e come lui ho altri amici a questi livelli e con gli stessi propositi. Non è del tutto vero che entrando in carcere si perdono gli amici. I veri amici, tanto più se si sono sempre rispettati ed amati fraternamente, non si perdono mai, anzi si ammirano adesso. Carlo d’Avanzo CHI C’E’ DIETRO QUELLA FINESTRA? P oco tempo fa un’equipe formata da una psicologa, un’assistente sociale e un educatore mi ha giudicato idoneo al reinserimento sociale. Questo dopo due anni di carcere, tra cui uno di osservazione, che prevede vari colloqui con gli operatori sopra citati. Tutto ciò è molto bello e ne sono felice, significa che sono stato “rieducato”. Mi chiedo, però, se la società nella quale sono idoneo a rientrare, sarà disposta ad accettarmi quando tornerò libero. È inutile che io sia compatibile agli altri se poi mi vedrò sbattere in faccia porte e giudizi, o meglio pregiudizi, legati al mio passato di detenuto. Mi fa riflettere il fatto che, come è successo a Verona, in molte altre città italiane le giunte comunali stiano cercando di spostare le carceri lontano dai centri abitati. Un po’ come fecero gli Etruschi e altri popoli antichi con le necropoli. Gli Etruschi costruirono le loro famose città dei morti lontane dalle città dei vivi. Ricordo che quando ero bambino e con i miei genitori mi recavo in centro città, passavamo quasi sempre davanti al carcere del Campone. Quella grande struttura buia mi lasciava spesso ammutolito. Un giorno chiesi a mio padre di chi erano quelle braccia che cercavano aria attraverso le sbarre delle finestre. Mi rispose che erano di persone che avevano commesso degli errori e cercò di farmi capire che avrei dovuto sempre comportarmi bene. Caro papà, purtroppo non sono riuscito a darti retta, e ora sono anch’io dietro a quelle finestre sbarrate. Però, nessun bambino vedrà mai le mie braccia alla finestra della cella perchè il carcere non si trova più in un luogo di passaggio e se anche lo fosse le griglie alle finestre sono talmente strette che ci si può infilare appena un dito. Nessuno si chiederà più chi c’è dietro quelle finestre, perché dall’esterno non si percepisce nessun segno di vita. Siamo in una necropoli, come i morti. Siamo persone idonee a essere reinserite in una società che però non vuole aver nulla a che fare con noi. Spesso il problema di noi detenuti sono le persone per bene. Carlo Pizzoli 5 GLI INUTILI OSPEDALI PER CARCERATI MATTI S ul quotidiano Arena del 15 febbraio scorso si preannunciava la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) primo aprile. Questa data è stata prorogata di un anno. Questi ospedali psichiatrici sono stati per molto tempo un luogo dove inviare i detenuti giudicati malati di mente con svariate patologie psichiche. In Italia ce ne sono sei:.Castiglione delle Stiviere, Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Aversa, Secondigliano, Barcellona Pozzo di Gotto. Detti ospedali dovrebbero curare i malati di mente, ma in realtà sono solo un luogo dove una persona viene messa su un letto ed imbottita giorno dopo giorno di farmaci che in realtà non curano il suo male che viene soltanto attenuato dall’uso di questi tranquillanti. In realtà quindi curare con questo sistema non serve a niente, ma soltanto ad indebolire l’organismo di un individuo senza ricercare la vera causa della malattia. Per questo è necessario chiudere tali ospedali nel più breve tempo possibile in maniera da togliere questi pazienti da un inferno e curarli in altre strutture più idonee degne dell’essere umano. Tengo a precisare che questi malati rimangono in detti ospedali anche dopo la guarigione se non trovano qualche familiare che si assume la responsabilità di riportarli a casa facendoli in tal modo vivere una vita normale. Paolo Segato TERMINOLOGIA DEL CARCERE N el mondo carcerario che è una delle tante nicchie a sé stanti della quotidianità italiana, come del resto in altri ambienti di tipo militare, vengono usati dei vocaboli, per definire persone, incarichi o situazioni, che nella vita civile, non si sentiranno mai. Da questo numero del Miglio Rosso pubblicheremo a puntate il “vocabolario” del carcere. Appellante: detenuto che ha subito il primo grado di giudizio ed è in attesa del processo di appello. Camoscio: vecchio termine usato dalle guardie carcerarie nelle carceri sabaude per via della divisa color camoscio. E’ rimasto in uso anche se desueto per definire il detenuto. Questo termine dispregiativo oggi è usato soprattutto dalle guardie di origine sarda, ma più che altro per abitudine ereditata, dato che i reclusi (grazie a Dio almeno questo) non portano più alcuna divisa o numero identificativo. Concellino: compagno di cella. Liberante: detenuto in procinto di essere scarcerato per fine pena. I MURI Scopino o Lavorante: persona detenuta, presente in ogni sezione che ha l’incarico di tenere puliti i pavimenti; raccogliere i sacchi dell’immondizia dalle singole celle; tenere pulito l’ambiente delle docce; distribuire, sempre ad ogni cella, i sacchetti grandi e neri quotidianamente per raccogliere i rifiuti (NDR: in carcere non si fa la differenziata); distribuisce in sezione i giornali che arrivano ogni giorno e pulisce le scale che dal terzo piano portano a terra; infine tiene pulito il presidio ed il bagno degli agenti di sezione, nonché le aule destinate alla didattica ed alla socializzazione. I muri che circondano non mi sono mai piaciuti,. Mi piacciono i muri da arrampicarsi, da farci dei disegni o da farci rimbalzare una palla. Sono cresciuto giocando a palla sui muri, e per me tra le mura, ci si sta solo per dormire, poi è bello stare fuori, tra la gente, rischiando di morire, ma grazie a Dio, anche di vivere Carlo Pizzoli 6 CHI E’ SENZA COLPA SCAGLI LA PRIMA PIETRA S ono rimasto molto perplesso e mi ha fatto riflettere la storia di un professore di liceo che ho letto su un quotidiano. Il professore in questione dopo aver scontato sei anni di carcere per reati di pedofilia, una volta libero era tornato ad insegnare in un altro liceo. Dopo qualche mese gli alunni hanno scoperto i precedenti penali del professore ed egli si è visto costretto a dimettersi. Questa è la prova tangibile che non sono i detenuti da rieducare, ma la società. Al di là del fatto di quanto possa essere più o meno grave il reato commesso, ogni individuo ha il diritto di ricominciare una vita. Chi siamo noi per condannare all’esilio una persona che già ha pagato per i suoi errori? Perché la società pretende di rieducare i detenuti se poi non li accetta? Guardate per esempio come siamo ridotti a Verona, la città dell’amore per eccellenza: gli ex-detenuti non hanno nemmeno diritto ad un alloggio nelle case popolari. A questo punto fateci un tatuaggio numerico come si faceva con gli ebrei ad Auschwitz e rinchiudeteci in un ghetto, oppure metteteci un cartello al collo con scritto ex-detenuto. Non so quanti di voi saranno cattolici, ma vorrei ricordarvi cosa disse Gesù salvando la donna adultera ; “ Chi non ha mai peccato scagli la prima pietra”. Vorrei vedere quanti santi ci sono ora con le pietre in mano. Qualche anno fa, mi ritenevo anch’io un santo come la maggior parte della gente ed ero solo capace di giudicare chi commetteva un errore. Ora ringrazio Dio perché, vivendo fra i “cattivi”, ho imparato a non giudicare i miei fratelli. Penso che un breve periodo in carcere farebbe bene a tutti i “santi”. Carlo Pizzoli ESCO, MA DOVE VADO? C on questo articolo, vorrei sollevare una questione che riguarda una buona parte dei detenuti prossimi alla scarcerazione. Mi capita spesso di sentire la frase “… e adesso che esco, cosa faccio? Dove vado?”. Stiamo parlando di persone che non hanno l’appoggio di familiari, parenti od amici. E’ evidente che chi si trova in questa situazione, viene reintrodotto nella società penalizzato due volte: la prima perché con una condanna alle spalle è già difficile trovare un posto di lavoro o un posto dove vivere; la seconda perché, senza un posto dove vivere e quindi potersi rendere “presentabili”, non c’è nemmeno la possibilità di poter trovare un posto di lavoro… “E’ un cane che si morde la coda!”. Ora, premettendo che le associazioni con l’obiettivo di aiutare le persone in difficoltà a “rifarsi una vita” esistono, mi sembrerebbe opportuno informare ed indirizzare con più forza i detenuti ad esse, in modo da evitare spiacevoli situazioni che, a volte, riconducono lo sventurato nuovamente in carcere. Forse sembra logico che sia il detenuto stesso, o meglio ex detenuto, a rivolgersi a queste istituzioni ma, la frequenza con cui viene sollevato questo spiacevole argomento, mi fa pensare che o le possibilità sono poche o, forse a causa della difficoltà a reperire informazioni in questi luoghi, sono poco pubblicizzate. Fortunatamente ci giunge la notizia che un progetto, iniziato ormai più di dieci anni fa, sta per venire finalmente alla luce. Si tratta della realizzazione di un centro di ascolto con la finalità di dare un aiuto concreto ai detenuti e ai loro famigliari. Qui vengono date informazioni, per mezzo di personale volontario specializzato, ed i primi aiuti necessari al recupero delle normali attività della vita quotidiana. Il progetto dovrebbe divenire attivo con l’inizio del mese di aprile. Michele Agostini 7 ADDIO CIELO AZZURRO DORMI ( A MIO PAPA’) Hai visto la gente terrorizzata? Hai sentito cadere le bombe? Ti sei mai chiesto perché dovevano correre ai rifugi quando la promessa di un mondo migliore era stata sbandierata sotto un limpido cielo azzurro? Hai visto la gente terrorizzata? Hai sentito cadere le bombe? Sono scomparse le fiamme, ma il dolore persiste. Addio cielo azzurro: Addio! Dormi! Riposi tranquillo lasciandoti alle spalle una vita che ti appartiene. Tu dormi! E nel tuo silenzio hai colmato il vuoto che c’era in me. Dormi! E nonostante sia trascorso molto tempo, tu resti presente nei miei pensieri. Dormi! Dormi al mio fianco, scacciando il male e facendomi sognare che la vita non è mai finita. Dormi! Dormi! Lucio Citto Marcello Fiore 8 MONDO SILENTE Tacean le rane nello stagno odoroso, tacevano i grilli tra i fiori socchiusi, tra l’erbe rade delle agostane rive. Taceva il mondo, nell’estate afosa, nessun parlava perché ascoltassi tu. Lucciole spente si negavano agli occhi di chi sotto la luna, sognar volea… … ma qualcuno cantò e tu andasti via. Così, per sempre tacque chi cantò a nessuna, quando tacer dovea. Carlo d’Avanzo “GUIDA TV” ARRIVA ALLA FINE DELLE TRASMISSIONI D a circa un anno, l’opuscolo “Guida Tv” viene messo a disposizione dei detenuti o il giorno che scade o un paio di giorni prima della scadenza, il che è assurdo. Una volta, questo giornalino, appena arrivava in carcere, veniva smistato nelle varie sezioni, e portato nelle sezioni dall’addetto alla consegna dei quotidiani. Tutto funzionava perfettamente e tutte le celle potevano usufruirne per tempo anche perché sui quotidiani che riceviamo non ci sono le programmazioni di tutte le reti televisive o radiofoniche. Chissà per quale illogico motivo, da un anno circa a questa parte, qualcuno ha deciso di tenere la fornitura presso il magazzino invece di farla recapitare immediatamente ai reparti e solo il giovedì e il sabato mattina, vengono consegnate delle copie in biblioteca, quando ormai la settimana è finita e dove solo chi va le trova. La terza sezione-isolati, va in biblioteca solo il sabato mattina e quindi l’opuscolo che ritira scade alla sera e serve solo da cestinare. Chiediamo alla Direzione del carcere di ripristinare il vecchio sistema di recapito con i quotidiani e per tempo utile in modo da sfruttare le informazioni contenute in “Guida Tv” e per non vanificare il sacrificio di chi ce lo fornisce. Carlo d’Avanzo 9 UN IMMENSO VUOTO (MASSIMA DI KAFKA) S e il libro che stiamo leggendo non ci sveglia come un pugno che ci martelli sul cranio, perché dunque lo leggiamo? Buon Dio, saremmo felici anche se non avessimo dei libri e quei libri che ci rendano felici potremmo, a rigore, scriverli da noi. Ma ciò di cui abbiamo bisogno sono quei libri Che ci piombano addosso come la sfortuna, che ci perturba profondamente come la morte di qualcuno che amiamo più di noi stessi, come un suicidio. Un libro deve essere una piccozza per rompere il mare di ghiaccio che è dentro di noi. Raccolta da Lucio Citto TEMA D’AMORE Immaginar non so lo sguardo tuo a lungo, perché il tenero chiarore come una stella nel mare fluttuante, mi appare e mi dispera la mente. Il vento le bacia il seno e distende a corolla i suoi grandi veli, teneramente cullati dalle acque. Le ninfee sfiorate le sospirano attorno. A volte lei sveglia un ontano che dorme e un nido da cui sfugge un piccolo fremer d’ali. Giancarlo Germanò (con l’aiuto di Rimbaud) 10 L’AMORE Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco: t’amo come si amano certe cose oscure, segretamente,tra l’ombra e l’anima. T’amo come la pianta che non fiorisce E reca dentro di sè,nascosta,la luce di quei fiori ; Grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo Il concentrato aroma che ascese dalla terra. T’amo sensa sapere come, né quando, né da dove. T’amo direttamente senza problemi né orgoglio: cosi ti amo perché non so amare altrimenti che così. In questo modo in cui non sono e non sei così vicina che la tua mano sul mio petto è mia, così vicina che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno Pablo Neruda (raccolta da Michele Daniele) 11 PAZZI ETA’ Ci sono più pazzi che savi, e nel savio spesso c’è più pazzia che saggezza. La donna ha tre età: quella che dimostra, quella che dichiara, e quella che nasconde. TEMPO ZOO Il meglio del nostro tempo lo passiamo a dire “è troppo presto”, e poi “è troppo tardi”. Luogo dove gli animali si divertono a vederci sfilare davanti alle loro gabbie. APPARTAMENTO CALMA Non ho ancora capito se il mio appartamento ha il soffitto basso o il pavimento alto. Se mantieni la calma quando tutti intorno a te hanno perso la testa, probabilmente non hai capito il problema. Giancarlo Germanò 12