Marzo-aprile 2013 – numero 25
CARCERE, L’AMT AGLI ANZIANI: “IN CARCERE? A PIEDI”
H
o letto sul quotidiano l’Arena che la fermata dell’autobus posta
davanti al carcere di Montorio è stata soppressa, il bus si ferma
un chilometro prima. Non conosco i motivi di questa scelta, anche se
suppongo che siano strettamente economici, ma sono a dir poco amareggiato.
La soppressione della fermata non danneggerà il presidente
dell’azienda municipalizzata dei trasporti, nè tanto meno il sindaco di
Verona o tutti coloro che possiedono la macchina. Ma pensiamo a
quei poveri papà e mamme anziane che vengono a trovare i figli in
carcere e non sono dotati di mezzi propri.
Ora saranno costretti a farsi circa un chilometro a piedi poiché
tanto dista l’ultima fermata utile. Lo faranno sia con i 40 gradi di luglio o con la neve di dicembre e portando il pacco con la biancheria
pulita ai figli. A meno che non spendano i pochi euro che avanzano
dalla pensione per pagarsi il taxi. Capisco che il comune di Verona
cerchi di ridurre le spese, mi domando però se non c’erano altri sistemi.
Ci sono sicuramente tanti sprechi di denaro pubblico e l’unica
soluzione che hanno trovato è stata quella di lasciare a piedi delle povere persone. Quanto potrà mai costare un chilometro di linea urbana? Ci sarebbero tante parole per definire tutto ciò, ma lascio a voi la scelta, io
mi limito solamente a ribadire la mia delusione per un’amministrazione che dovrebbe tutelare la salute e i
diritti dei propri cittadini, soprattutto quelli più poveri, e invece pensa solo alle casse comunali.
I detenuti sono da sempre emarginati e discriminati, ora hanno iniziato a discriminare anche i parenti
dei reclusi.
Non mi sembra un gesto di civiltà, ne tantomeno un segno che faccia ben sperare ai detenuti di essere
un domani riaccolti dalla società. Ci hanno tolto la libertà e forse è giusto, ci hanno tolto la dignità e questo
è sbagliato. Ora hanno tolto i diritti ai nostri famigliari e questo è scandaloso.
Carlo Pizzoli
La redazione del Miglio Rosso
Direttore: Morello Pecchioli
Vicedirettore: Roberto Bellamoli
Redazione: Michele Agostini Lucio Citto,
Michele Daniele, Marcello Fiore,
Carlo D’Avanzo, Giancarlo Germanò,
Christian Mahn, Carlo Pizzoli, Paolo Segato.
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ATTESE VERGOGNOSE
AI COLLOQUI
DAL CONCLAVE
LA SPERANZA
C
apita spesso che i parenti dei reclusi siano costretti a lunghe
ed assurde attese prima di potersi incontrare con i propri
congiunti per il colloquio settimanale. Stiamo parlando di
un’attesa al di fuori di ogni logica sia in sala colloqui, sia prima
di entrarci.
Di solito si verifica in coincidenza del cambio di turno del
personale di servizio, ma, soprattutto, quando manca buon senso
e buona volontà.. Mi è capitato più volte di dover attendere anche 45 minuti in una stanza apposita prima di essere ammesso
alla sala colloqui e, una volta entrato, scoprire che mia figlia o
chi per lei era lì seduta in attesa da 30, 45 minuti o più.
L’ultima volta, il 18 marzo, mia figlia è entrata in carcere
alla 9,30 per poter stare almeno due ore con me. Si era presa un
giorno di ferie; sopportato spese e fatti più di 150 chilometri tra
andata e ritorno per vedermi, ma io sono stato chiamato solo alle
12,30.
Nonostante le insistenza di mia figlia per farmi chiamare,
per sollecitare l’incontro, si è sentita dire che io ero distante da
quella postazione e che non ero in sezione mentre, in realtà, ero
nella mia cella ad aspettare di raggiungere la sala colloqui. Ci
avrei messo si e no 4-5 minuti.
Tra le altre scuse si è anche sentita dire che i telefoni non
funzionavano bene mentre sono testimone che l’agente di sezione riceveva telefonate sul suo cordless in continuazione. Mia
figlia ha chiesto spiegazioni anche davanti a me e si è visto il
chiaro imbarazzo dell’interlocutore che come spiegazione
dell’inconveniente ha detto che forse non si sono capiti bene i
colleghi nel passaggio di consegne. Quel giorno, come altre volte, non ho potuto fare due ore di colloquio.
Da tenere presente che mia figlia non sarebbe più potuta
venire per tutto marzo. Altro episodio capitato a me personalmente: un mese fa è venuto il mio avvocato dall’alto vicentino e
ha atteso un’ora prima di andarsene senza avermi parlato, nonostante abbia più volte chiesto di contattarmi in sezione.
Ho dovuto pagargli il viaggio ed il tempo perso per niente. Spero solo che questeivergognosi “contrattempi” non siano
voluti di proposito a causa dei risaputi pregiudizi verso la sezione degli isolati, ma siano solo frutto di un modo poco lodevole
di gestire un servizio.
Ma non
voglio generalizzare
in
quanto
tali
episodi si verificano sempre
e solo quando
è preposta al
servizio
una
determinata
persona.
Carlo
d’Avanzo
2
E
' stata una sorpresa la velocità dei cardinali a conclave . In meno di due giorni
hanno eletto un papa eccezionale : il primo
americano, il primo col nome Francesco, meraviglioso nella sua semplicità.
Dal carcere si guarda con grande speranza al nuovo papa anche perchè lo pensiamo
nella scia dei due predecessori. Avevamo visto la sensibilità di Giovanni Paolo II,che perfino in parlamento aveva perorato perchè venisse dato un provvedimento di condono per i
detenuti; avevamo visto Benedetto XVI accogliere a Rebibbia i detenuti con le loro richieste.
E' stato riferito che il Papa Francesco da
arcivescovo di Buenos Aires nella cerimonia
del Giovedì Santo nel carcere aveva lavato i
piedi ai detenuti. C'è quindi ben da sperare
che la sua attenzione per noi porti altri frutti.
Non succederà un esito simile dalle votazioni
del parlamento italiano. Sarà difficile eleggere
i presidenti delle Camere e ancor di più formare un nuovo governo.
Bisognerà arrivare a compromessi che
lasciano tutti insoddisfatti. Se Grillo non ci sta
sarà soltanto possibile un governo di larghe
intese. Ma forse questo non è male anche per
chi spera in un provvedimento di amnistia.
Una larga maggioranza è necessaria per attuare questo provvedimento che è sempre stato
auspicato dalle forze di sinistra, ma che potrebbe adesso interessare anche Berlusconi.
Speriamo che il papa e il governo abbiano l'attenzione che i detenuti nella loro sofferenza
meritano.
Marcello Fiore
IN MANETTE ALL’INCONTRO CON DIO
S
abato 9 marzo io e altri detenuti di terza sezione, dopo un lungo ed intenso cammino di preparazione religiosa al
battesimo, abbiamo potuto rivivere i riti di quel momento. Un nostro fratello di terza sezione, un dominicano, invece, li ha vissuti per la prima volta: non è mai stato battezzato.
Abbiamo ripetuto la funzione quasi in ogni dettaglio. È stata un’esperienza toccante ed indimenticabile,
un’esperienza che sicuramente non avrei mai vissuto se non in carcere. Tutti noi o quasi, siamo stati battezzati quando
eravamo neonati, non per nostra scelta, ma perché i nostri genitori sapevano che era la cosa giusta da fare per un cristiano. Purtroppo nessun bimbo di pochi mesi potrà mai comprendere quanto è importante e profondo quello che sta compiendo, per delle persone adulte è decisamente diverso. Si vive di prima persona ogni istante del primo passo che si compie per diventare cristiani e si diventa consapevoli di ciò che significa essere creature nuove.
Siamo stati accompagnati in questo percorso da un
sacerdote e da sei famiglie del cammino neocatecumenale,
che ringraziamo di cuore per il tempo che ci hanno dato e
ancora ci dedicheranno.
Due anni fa, quando una volante della polizia mi conduceva ammanettato in carcere a tutta velocità, a tutto pensavo, ma non avrei mai immaginato che stavo entrando in
carcere per incontrarmi con Dio e per riscoprire il battesimo.
Non ho mai creduto a chi mi diceva che non tutto il
male viene per nuocere, ora sono felice di dargli ragione. In
carcere non si sconta solo la pena.
Carlo Pizzoli
BELLO STUDIARE DI DOMENICA
tudiare in carcere è un’opportunità bella ed importante, sia per accrescere le proprie conoscenze e sia per non restare chiusi in cella tutto il giorno, come leoni in gabbia. Quotidianamente, dal lunedì al venerdì si frequentano le lezioni, tenute da validi docenti esterni e volontari che ci preparano agli esami, dato che noi siamo studenti privatisti. Dopo le 16 a lezioni finite e fino alle 18 chi vuole, se autorizzato, può recarsi in un’aula attrezzata di computer e di testi
didattici, presente sempre in sezione, per studiare in pace e volendo in gruppo, dato che non sempre i compagni di scuola sono nella stessa cella.
Quest’aula è indispensabile per chi studia seriamente perché, in cella, farlo, sarebbe un’impresa ardua. causa la
mancanza di spazio; il sovraffollamento; il fumo; il televisore acceso; le grida di altri detenuti e quant’altro. Si sa che il
liceo richiede un certo impegno nello studio e quindi alla domenica, non essendoci lezioni, possiamo studiare tutto il
giorno, distraendoci anche dalla triste realtà che ci circonda e soffrendo di meno la lontananza dalla famiglia. E’ bello
studiare di domenica in quell’aula, ma a volte sembra che questo, invece di essere apprezzato, dia fastidio a chi ci apre
la cella di malavoglia commentando: “Anche di domenica dovete studiare?”.
Non si capisce che differenza ci sia aprire la cella per andare all’aria a camminare o aprirla per andare a studiare.
Non sa quanto sia bello passare la domenica studiando per prepararci agli esami finali.
Carlo d’Avanzo
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BUON COMPLEANNO FRATE LUPO
MENU DI MAGRO IN QUARESIMA:
WURSTEL
L
I
l 12 marzo fra’ Beppe Prioli ha compiuto 70 anni di cui
50 trascorsi tra i carcerati. Ha dedicato la sua vita agli
ultimi, alle persone che hanno sbagliato sostenendo, però,
anche le famiglie sia dei detenuti che delle vittime.
Proprio grazie a fra’ Beppe ho iniziato la mia esperienza al Miglio Rosso, anzi, se non fosse stato per lui forse
non esisterebbe nemmeno il Miglio Rosso. Non esisterebbero nemmeno l’Associazione La Fraternità, i corsi di affettività, il progetto Walid e molte altre iniziative che danno
fiducia e speranza ai detenuti e ai loro famigliari.
Anche accedere ai permessi sarebbe pressoché impossibile senza la disponibilità di fra’ Beppe. Sicuramente
la mia detenzione è stata più accettabile grazie alle varie
iniziative offerte da fra’ Beppe che, secondo me e secondo
tutti gli altri miei compagni di carcere, è una figura fondamentale per il nostro riscatto.
Per questo gli auguro tanta salute e serenità affinchè
possa continuare a stare vicino alle persone che lo amano, i
detenuti.
Carlo Pizzoli
TUTTI SPARITI GLI AMICI VIRTUALI
ero fuori e usavo facebook avevo diverso
Q uando
amici. Circa un centinaio. Quindi credevo di avere
tante persone che mi volevano bene. In particolare ne
avevo uno, un moldavo, che pensavo fosse il mio miglior amico. Ma ahimè, mi sbagliavo. Infatti per
quell’amico mi sono ritrovato in carcere.
Lui senza dirmi niente dopo due anni e mezzo di
amicizia ha preferito dare un taglio e andarsene per la
sua strada. Io da quando sono entrato in carcere mi sono
reso conto che l’amicizia tra persone, specialmente nei
social network, è una pura utopia.
Quindi anche chi sostiene di avere tanti amici
nella società per me si sta sbagliando di grosso. Esistono solo amici virtuali come nei social network facebook, twitter, ecc., ma chi trova un amico lì non trova un
tesoro.
Paolo Segato
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a quaresima, come si sa, per noi cristiani è il periodo più importante dell’anno, dal momento che
sono i 40 giorni di preghiera che precedono la risurrezione di nostro Signore. Pur permettendo i particolari
riti di culto che questo periodo prevede, purtroppo
anche quest’anno sono rimasto profondamente deluso. Come è noto i cattolici durante la quaresima praticano l’astensione dalle carni, alcuni solo il venerdì,
altri per tutti i 40 giorni. Per fortuna in questo carcere sarebbe previsto ogni venerdì un menù a base di
pesce. C’e’ stato però a mio avviso una grave mancanza di tatto e sensibilità il mercoledì delle ceneri,
quindi il primo giorno di quaresima e di astensione
dalle carni.
Purtroppo in carcere non c’è stata con noi cristiani la stessa attenzione e rispetto che si è avuta per
i nostri fratelli mussulmani. Difatti quel giorno a
pranzo ci hanno servito pasta alla carbonara che, come si sa, prevede la pancetta, e di secondo wurstel.
Alcuni detenuti cristiani sono stati costretti a
mangiare per questioni di salute o di età, molti di noi
invece hanno preferito il digiuno. Per fortuna a cena
c’era della minestra, ma di secondo ancora carne. Sicuramente un po’ di digiuno non fa di certo male e ci
ricorda come vivono ogni giorno miliardi di nostri
fratelli nel sud del mondo.
Solamente non trovo giusto che ci venga imposta una scelta: o digiuni o mangi carne contro il tuo
credo. Anche venerdì primo marzo ci hanno servito
un secondo di carne e mi domando se era un problema aprire una latta di tonno o cuocere quattro uova.
Non si è mai vista questa mancanza di rispetto
per i detenuti di fede mussulmana, comunque la nostra religione ci insegna la mitezza e il perdono. Probabilmente non sarà un pezzo di carne che ci condannerà alle fiamme dell’inferno, sicuramente abbiamo
commesso cose ben più gravi nel corso della nostra
vita. Penso però che sia giusto rispettare le nostre
scelte e il nostro credo.
Mi auguro che per l’anno prossimo questa direzione riesca a capire quanto possano essere importanti questi piccoli dettagli per una persona reclusa, a cui
sono rimasti solamente i dettagli.
Carlo Pizzoli
IL MIO GRANDE AMICO LINO
D
a circa quarant’anni ho un caro amico con la A maiuscola,
con il quale ho diviso gioie e dolori della vita. Lui ha la sua
bella famiglia ed io ho ciò che resta della mia, da quando sono
stato arrestato.
Entrambi siamo padri. Nonni e soprattutto siamo veri amici. Scrivo questo perché si sa che da quando uno entra in carcere
perde molte persone, conoscenti, amici, famigliari, figli, colleghi
di lavoro, il lavoro stesso, la libertà, la vita normale che è il bene
più prezioso di ogni uomo. Io sono in carcere da più di due anni e
mezzo e sicuramente ho perso il saluto e la frequentazione di alcune persone che conoscevo, ma mi sento fortunato perché i miei cari amici sono rimasti tali e quali e non mi hanno abbandonato e continuano a scrivermi, non potendo venire a trovarmi, dicendomi che mi aspettano a braccia aperte.
Tra questi non posso non dedicare un pensiero speciale al mio amico fraterno Lino, con il quale ho suonato assieme per tanti anni, gestendo con lui spettacoli ed orchestra quasi settimanalmente, perché Lino mi scrive sempre che se
voglio, quando uscirò, la sua casa sarà la mia casa e che un posto a tavola con la sua famiglia ed una stanza per dormire,
per me, ci saranno sempre.
Lino sa che io ho la mia casa, ma sa anche che da quando ho perso parte della mia famiglia, quella casa, per me, è
fonte di tristezza e quindi mi ha dimostrato la sua grande amicizia, nonostante io sia un detenuto e come lui ho altri amici a questi livelli e con gli stessi propositi. Non è del tutto vero che entrando in carcere si perdono gli amici. I veri amici,
tanto più se si sono sempre rispettati ed amati fraternamente, non si perdono mai, anzi si ammirano adesso.
Carlo d’Avanzo
CHI C’E’ DIETRO QUELLA FINESTRA?
P
oco tempo fa un’equipe formata da una psicologa,
un’assistente sociale e un educatore mi ha giudicato idoneo al
reinserimento sociale.
Questo dopo due anni di carcere, tra cui uno di osservazione, che prevede vari colloqui con gli operatori sopra citati. Tutto
ciò è molto bello e ne sono felice, significa che sono stato
“rieducato”.
Mi chiedo, però, se la società nella quale sono idoneo a rientrare, sarà disposta ad accettarmi quando tornerò libero. È inutile che io sia compatibile agli altri se poi mi vedrò sbattere in faccia porte e giudizi, o meglio pregiudizi, legati al mio passato di
detenuto.
Mi fa riflettere il fatto che, come è successo a Verona, in
molte altre città italiane le giunte comunali stiano cercando di spostare le carceri lontano dai centri abitati. Un po’ come fecero gli Etruschi e altri popoli antichi con le necropoli. Gli
Etruschi costruirono le loro famose città dei morti lontane dalle città dei vivi. Ricordo che quando ero bambino e con i
miei genitori mi recavo in centro città, passavamo quasi sempre davanti al carcere del Campone.
Quella grande struttura buia mi lasciava spesso ammutolito. Un giorno chiesi a mio padre di chi erano quelle
braccia che cercavano aria attraverso le sbarre delle finestre. Mi rispose che erano di persone che avevano commesso
degli errori e cercò di farmi capire che avrei dovuto sempre comportarmi bene. Caro papà, purtroppo non sono riuscito a darti retta, e ora sono anch’io dietro a quelle finestre sbarrate. Però, nessun bambino vedrà mai le mie braccia alla
finestra della cella perchè il carcere non si trova più in un luogo di passaggio e se anche lo fosse le griglie alle finestre
sono talmente strette che ci si può infilare appena un dito.
Nessuno si chiederà più chi c’è dietro quelle finestre, perché dall’esterno non si percepisce nessun segno di vita. Siamo in una necropoli, come i morti. Siamo persone idonee a essere reinserite in una società che però non vuole
aver nulla a che fare con noi. Spesso il problema di noi detenuti sono le persone per bene.
Carlo Pizzoli
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GLI INUTILI OSPEDALI
PER CARCERATI MATTI
S
ul quotidiano Arena del 15 febbraio scorso si preannunciava
la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) primo
aprile. Questa data è stata prorogata di un anno.
Questi ospedali psichiatrici sono stati per molto tempo un
luogo dove inviare i detenuti giudicati malati di mente con svariate patologie psichiche.
In Italia ce ne sono sei:.Castiglione delle Stiviere, Reggio
Emilia, Montelupo Fiorentino, Aversa, Secondigliano, Barcellona
Pozzo di Gotto. Detti ospedali dovrebbero curare i malati di mente, ma in realtà sono solo un luogo dove una persona viene messa
su un letto ed imbottita giorno dopo giorno di farmaci che in realtà
non curano il suo male che viene soltanto attenuato dall’uso di
questi tranquillanti.
In realtà quindi curare con questo sistema non serve a niente, ma soltanto ad indebolire l’organismo di un individuo senza
ricercare la vera causa della malattia. Per questo è necessario chiudere tali ospedali nel più breve tempo possibile in maniera da
togliere questi pazienti da un inferno e curarli in altre strutture più
idonee degne dell’essere umano.
Tengo a precisare
che questi malati rimangono in detti ospedali
anche dopo la guarigione se non trovano qualche familiare che si assume la responsabilità di
riportarli a casa facendoli in tal modo vivere
una vita normale.
Paolo Segato
TERMINOLOGIA DEL CARCERE
N
el mondo carcerario che è una delle tante
nicchie a sé stanti della quotidianità italiana, come del resto in altri ambienti di tipo militare, vengono usati dei vocaboli, per definire persone, incarichi o situazioni, che nella vita civile,
non si sentiranno mai. Da questo numero del Miglio Rosso pubblicheremo a puntate il
“vocabolario” del carcere.
Appellante: detenuto che ha subito il primo grado di giudizio ed è in attesa del processo di appello.
Camoscio: vecchio termine usato dalle guardie
carcerarie nelle carceri sabaude per via della divisa color camoscio. E’ rimasto in uso anche se
desueto per definire il detenuto. Questo termine
dispregiativo oggi è usato soprattutto dalle guardie di origine sarda, ma più che altro per abitudine ereditata, dato che i reclusi (grazie a Dio almeno questo) non portano più alcuna divisa o numero identificativo.
Concellino: compagno di cella.
Liberante: detenuto in procinto di essere scarcerato per fine pena.
I MURI
Scopino o Lavorante: persona detenuta, presente in ogni sezione che ha l’incarico di tenere puliti i pavimenti; raccogliere i sacchi
dell’immondizia dalle singole celle; tenere pulito
l’ambiente delle docce; distribuire, sempre ad
ogni cella, i sacchetti grandi e neri quotidianamente per raccogliere i rifiuti (NDR: in carcere
non si fa la differenziata); distribuisce in sezione
i giornali che arrivano ogni giorno e pulisce le
scale che dal terzo piano portano a terra; infine
tiene pulito il presidio ed il bagno degli agenti di
sezione, nonché le aule destinate alla didattica ed
alla socializzazione.
I muri che circondano
non mi sono mai piaciuti,.
Mi piacciono i muri da arrampicarsi,
da farci dei disegni
o da farci rimbalzare una palla.
Sono cresciuto giocando a palla sui muri,
e per me tra le mura,
ci si sta solo per dormire,
poi è bello stare fuori,
tra la gente,
rischiando di morire,
ma grazie a Dio,
anche di vivere
Carlo Pizzoli
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CHI E’ SENZA COLPA SCAGLI LA
PRIMA PIETRA
S
ono rimasto molto perplesso e mi ha fatto riflettere la storia di un
professore di liceo che ho letto su un quotidiano. Il professore in
questione dopo aver scontato sei anni di carcere per reati di pedofilia,
una volta libero era tornato ad insegnare in un altro liceo.
Dopo qualche mese gli alunni hanno scoperto i precedenti penali del professore ed egli si è visto costretto a dimettersi. Questa è la
prova tangibile che non sono i detenuti da rieducare, ma la società. Al
di là del fatto di quanto possa essere più o meno grave il reato commesso, ogni individuo ha il diritto di ricominciare una vita.
Chi siamo noi per condannare all’esilio una persona che già ha pagato per i suoi errori? Perché la società pretende di rieducare i detenuti se poi non li accetta? Guardate per esempio come siamo ridotti a Verona, la città
dell’amore per eccellenza: gli ex-detenuti non hanno nemmeno diritto ad un alloggio nelle case popolari. A questo
punto fateci un tatuaggio numerico come si faceva con gli ebrei ad Auschwitz e rinchiudeteci in un ghetto, oppure
metteteci un cartello al collo con scritto ex-detenuto. Non so quanti di voi saranno cattolici, ma vorrei ricordarvi cosa
disse Gesù salvando la donna adultera ;
“ Chi non ha mai peccato scagli la prima pietra”. Vorrei vedere quanti santi ci sono ora con le pietre in mano.
Qualche anno fa, mi ritenevo anch’io un santo come la maggior parte della gente ed ero solo capace di giudicare chi
commetteva un errore. Ora ringrazio Dio perché, vivendo fra i “cattivi”, ho imparato a non giudicare i miei fratelli.
Penso che un breve periodo in carcere farebbe bene a tutti i “santi”.
Carlo Pizzoli
ESCO, MA DOVE VADO?
C
on questo articolo, vorrei sollevare una questione che riguarda una
buona parte dei detenuti prossimi alla scarcerazione. Mi capita spesso
di sentire la frase “… e adesso che esco, cosa faccio? Dove vado?”.
Stiamo parlando di persone che non hanno l’appoggio di familiari,
parenti od amici.
E’ evidente che chi si trova in questa situazione, viene reintrodotto nella società penalizzato due
volte: la prima perché con una condanna alle spalle è già difficile trovare un posto di lavoro o un posto
dove vivere; la seconda perché, senza un posto dove vivere e quindi potersi rendere “presentabili”, non
c’è nemmeno la possibilità di poter trovare un posto di lavoro… “E’ un cane che si morde la coda!”.
Ora, premettendo che le associazioni con l’obiettivo di aiutare le persone in difficoltà a “rifarsi una
vita” esistono, mi sembrerebbe opportuno informare ed indirizzare con più forza i detenuti ad esse, in
modo da evitare spiacevoli situazioni che, a volte, riconducono lo sventurato nuovamente in carcere.
Forse sembra logico che sia il detenuto stesso, o meglio ex detenuto, a rivolgersi a queste istituzioni ma, la frequenza con cui viene sollevato questo spiacevole argomento, mi fa pensare che o le possibilità sono poche o, forse a causa della difficoltà a reperire informazioni in questi luoghi, sono poco pubblicizzate.
Fortunatamente ci giunge la notizia che un progetto, iniziato ormai più di dieci anni fa, sta per venire finalmente alla luce. Si tratta della realizzazione di un centro di ascolto con la finalità di dare un aiuto concreto ai detenuti e ai loro famigliari.
Qui vengono date informazioni, per mezzo di personale volontario specializzato, ed i primi aiuti
necessari al recupero delle normali attività della vita quotidiana. Il progetto dovrebbe divenire attivo con
l’inizio del mese di aprile.
Michele Agostini
7
ADDIO CIELO AZZURRO
DORMI
( A MIO PAPA’)
Hai visto
la gente terrorizzata?
Hai sentito
cadere le bombe?
Ti sei mai chiesto
perché dovevano correre ai rifugi
quando la promessa di un mondo migliore
era stata sbandierata
sotto un limpido cielo azzurro?
Hai visto la gente terrorizzata?
Hai sentito cadere le bombe?
Sono scomparse le fiamme,
ma il dolore persiste.
Addio cielo azzurro:
Addio!
Dormi!
Riposi tranquillo
lasciandoti alle spalle
una vita che ti appartiene.
Tu dormi!
E nel tuo silenzio
hai colmato il vuoto che c’era in me.
Dormi!
E nonostante sia trascorso molto
tempo,
tu resti presente nei miei pensieri.
Dormi!
Dormi al mio fianco,
scacciando il male
e facendomi sognare
che la vita
non è mai finita.
Dormi!
Dormi!
Lucio Citto
Marcello Fiore
8
MONDO SILENTE
Tacean le rane
nello stagno odoroso,
tacevano i grilli
tra i fiori socchiusi,
tra l’erbe rade
delle agostane rive.
Taceva il mondo,
nell’estate afosa,
nessun parlava
perché ascoltassi tu.
Lucciole spente
si negavano agli occhi
di chi sotto la luna,
sognar volea…
… ma qualcuno cantò
e tu andasti via.
Così, per sempre tacque
chi cantò a nessuna,
quando tacer dovea.
Carlo d’Avanzo
“GUIDA TV” ARRIVA ALLA FINE DELLE TRASMISSIONI
D
a circa un anno, l’opuscolo “Guida Tv” viene messo a disposizione dei detenuti o il giorno che scade o un paio di giorni prima della scadenza, il che è assurdo.
Una volta, questo giornalino, appena arrivava in carcere, veniva smistato nelle varie sezioni, e portato nelle sezioni dall’addetto alla consegna dei quotidiani. Tutto funzionava perfettamente e tutte le celle
potevano usufruirne per tempo anche perché sui quotidiani che riceviamo non ci sono le programmazioni
di tutte le reti televisive o radiofoniche.
Chissà per quale illogico motivo, da un anno circa a questa parte, qualcuno ha deciso di tenere la
fornitura presso il magazzino invece di farla recapitare immediatamente ai reparti e solo il giovedì e il sabato mattina, vengono consegnate delle copie in biblioteca, quando ormai la settimana è finita e dove solo
chi va le trova.
La terza sezione-isolati, va in biblioteca solo il sabato mattina e quindi l’opuscolo che ritira scade alla sera e serve solo da
cestinare.
Chiediamo alla Direzione del carcere di ripristinare il vecchio sistema di recapito con i quotidiani e per tempo utile in modo da sfruttare le informazioni contenute in “Guida Tv” e per non
vanificare il sacrificio di chi ce lo fornisce.
Carlo d’Avanzo
9
UN IMMENSO VUOTO (MASSIMA DI KAFKA)
S
e il libro che stiamo leggendo non ci sveglia come un pugno che ci martelli sul
cranio, perché dunque lo leggiamo?
Buon Dio, saremmo felici anche se
non avessimo dei libri e quei libri che ci
rendano felici potremmo, a rigore, scriverli
da noi.
Ma ciò di cui abbiamo bisogno sono
quei libri
Che ci piombano addosso come la
sfortuna, che ci perturba profondamente
come la morte di qualcuno che amiamo
più di noi stessi, come un suicidio.
Un libro deve essere una piccozza per
rompere il mare di ghiaccio che è dentro di
noi.
Raccolta da Lucio Citto
TEMA D’AMORE
Immaginar non so
lo sguardo tuo a lungo,
perché il tenero chiarore
come una stella nel mare fluttuante,
mi appare e mi dispera la mente.
Il vento le bacia il seno
e distende a corolla i suoi grandi veli,
teneramente cullati dalle acque.
Le ninfee sfiorate le sospirano attorno.
A volte lei sveglia un ontano che dorme
e un nido da cui sfugge
un piccolo fremer d’ali.
Giancarlo Germanò
(con l’aiuto di Rimbaud)
10
L’AMORE
Non t’amo come se fossi rosa di sale,
topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente,tra l’ombra e l’anima.
T’amo come la pianta che non fiorisce
E reca dentro di sè,nascosta,la luce di quei fiori ;
Grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
Il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T’amo sensa sapere come, né quando, né da dove.
T’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
cosi ti amo perché non so amare altrimenti che così.
In questo modo in cui non sono e non sei
così vicina che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicina che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno
Pablo Neruda
(raccolta da Michele Daniele)
11
PAZZI
ETA’
Ci sono più pazzi che
savi, e nel savio
spesso c’è più pazzia
che saggezza.
La donna ha tre età: quella
che dimostra,
quella che dichiara,
e quella che nasconde.
TEMPO
ZOO
Il meglio del nostro
tempo lo passiamo
a dire “è troppo
presto”, e poi “è
troppo tardi”.
Luogo dove gli animali si divertono a
vederci sfilare davanti alle loro gabbie.
APPARTAMENTO
CALMA
Non ho ancora capito se
il mio appartamento ha
il soffitto basso o il pavimento alto.
Se mantieni la calma quando
tutti intorno a te hanno perso
la testa, probabilmente non
hai capito il problema.
Giancarlo Germanò
12
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