Direz. e Redaz.: Piazza di Trevi, 86
ANNO XVII
-
N. 1
-
-
Spedinione in abbonamento postale
ORGANO
MENSILE
00'187 ROMA
gennaio 1969
-
Gruppo III
DELL'ASSOCIAZIONE
ITALIANA
PER
IL CONSIGLIO
DEI
COMUNI
D'EUROPA
un traguardo immediato per il CCE
Le elezioni
europee
INIZIATIVA PER UNA EUROPA DEMOCRATICA
Genovesi,
i fatti che riguardano la vita dei popoli e degli
uomini in Europa hanno sempre più dimensioni
continentali. Le speranze in una più concreta
realizzazione della democrazia, della libertà e
della pace trovano nella costruzione di una
Federazione Europea la loro più valida garanzia.
L a via per il raggiungimento di questo obiettivo passa oggi per una concreta iniziativa che
tende a fare del Parlamento europeo la sede dei
rappresentanti diretti dei cittadini europei. Sulla
base del dettato costituzionale viene presentata
una proposta di legge di iniziativa popolare che
chiede l'elezione a suffragio universale e diretto
dei delegati italiani al Parlamento europeo.
Invitiamo i cittadini di Genova, Comune d'Europa, a sottoscrivere questa proposta di legge che è
insieme una prova di fiducia nella forza della democrazia diretta e nel domani del nostro continente.
IL SINDACO
Ing. Augusto Pedullà
La raccolta delle firme e la loro autenticazione da parte
di funzionari del Comune verrà effettuata nei giorni di
Venerdì 6, Sabato 7 e Domenica 8 Dicembre in Via XX
Settembre e nel Sottopassaggio di Piazza De Ferrari.
Da Palazzo Tursi, addì 2 dicembre 1968
,
pL1aEZZoe:adZre
in crisi, ci6
non vuol dire che la democrazia ne possa
fare a meno. I1 parlamento è strettamente
connesso con la democrazia rappresentativa:
ora, in un mondo di comunità, piccole C
crandi. tutte interdioendenti e con la disoonibilità di enormi energie, con fonti straordinarie di potere concentrato ( è il frutto
delle tecnologie avanzate), senza
-
- -
rappresentativa c9è posio mcno ciie mai per
altro Euor che la dittatura. Ami: iuor che
per una dittatura sempre più spaventosa.
Sia chiaro: non ci dobbiamo lasciar prendere da una polemica sbagliata sull'alternativa fra democra~ia diretta e democrazia
rappresentativa. E' verissimo che la seconda
2 una lustra, se la prima non vive in tutte
le comunità di base, nei vicinati » urbani,
nei villaggi rurali, nelle fabbriche, nella scuola, ecc. La prima è, tuttavia, rapidamente
strumentalizzata a fini eteronomi - cioè che
hanno radici fuori di essa - e lascia incontrollati poteri immensi, se a sua volta la
democrazia rappresentativa non sussiste.
Poiché i potentati economici, tecnocratici, ecc., vanno molto al di là degli stati
nazionali europei, e la politica - attraverso
particolarmente lo strumento della pianificazione - deve conservare, anzi riassumere
il suo primato sulle sfere economica, tecnologica, ecc., la democrazia rappresentativa
deve acquisire misure sovranazionali. Noi
pensiamo a una misura europea non fine
a se stessa, ma atta a creare istituzioni
esemplari e pronte per una iniziativa, che
favorisca il superamento dei blocchi nella
sola maniera utile per l'umanità: una effettiva Organizzazione delle Nazioni Unite.
Dunque, un Parlamento Europeo. Anche
se oggi dotato, sulla carta, di scarsi poteri,
esso potrebbe diventare, qualora una gene-
COMUNI D'EUROPA
razione illuminata e rivoluzionaria lo volesse, I'àrbitro democratico - l'unico ragie
nevole - delle infinite dispute europee. Le
elezioni per un Parlamento Europeo ridarebbero d'altronde autenticità a un dibattito
politico attualmente in buona parte bizantino, perché discute di cose che si decidono
a Washington, a Mosca, a Pekino, e altresì
in un esiguo gruppo di più o meno anonimi
e colossali feudi finanziari e « tecnici m.
Quale Parlamento Europeo? Dal momento
che ci sono dei Trattati - quello di Parigi
(CECA) e di Roma (CEE, Euratom) - che
già ne prevedono uno; e che questi Trattati
gennaio 1969
già sul momento offrono ampia materia per
un controllo parlamentare sovranazionale,
battiamoci per esso: ma è evidente che si
tratta di un principio che vogliamo contribuire a ristabilire, quali che possano essere
le prossime vicende delle attuali o di altre
istituzioni comunitarie da creare in una più
larga Europa. I1 principio che gli europei
debbono essere essi a decidere del loro destino. Quale altra Europa europea si può
immaginare, se non quella in cui abbiano
voce in capitolo gli europei? Lo stesso de
Gaulle dovrebbe ricordarsi di aver dichiarato alla stampa il 17 agosto 1950: Noi
dobbiamo mettere insieme l'Europa ... Occorrono anche istituzioni europee, che procedano dal voto diretto dei cittadini d'Europa
e dispongano, nei campi dell'economia e
della difesa, della parte di sovranità che
sarà loro delegata dagli Stati sovrani n.
AMICO ELETTORE.
Ma ,.Eurooa
24 settembre 1$63
M I L A N O
Con i.ilerlliieiitc ai!= l a i r a In data 13 s g
Lembre, si Iniormc d i a la Glunh Munlclpal- nella
soduta do: 17 sekembra ha mipresso pnrere f a v o r e - .
v i l e al s i ! l i ; c i m i i ; b di ':.,o".
p a n ~ d l l o raateriila dl
propxgnoda, nelle locell$A Inilicalo. ad rcceLlona d e j
le plarza del Duomo, In sosI3iiz:one
deUa quali p2
tra essere autorizrarc la coneessio>ie della s p a z l o e$
tostante l ' A r e n ~ a r l o .
La Giiinta sicssa ha a l t r e d actorlziato:
1 I'UBOIn manlera modorita di ampllilcatorl a b a s s a
Ir~ten~ItA
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Pesenniono della t a s s i di plateatlco.
Considerati alrrrsl s i i scopl del Morimenb
iii parola, la GlunB ha la30 prasente I~evenhinlop o s s:bllilà dl por-e a d l ~ p a r ! z l o n e del Movlrronto s t e s s o
aule sco!.rstiche pei k raccolta dello R r n i a ( p r e v i
tordi con la RlparUdonc E i u c a z l o n e l autoririando
ce1 cuntcmpo *iinzlonarl camunsll alla raccolk d e l l e
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Tii'ne stosse.
C i i n.lcliorl saluti.
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I1 17 maggio 1960 l'Assemblea parlamennicrm*.L
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tare di Strasburgo presentò al Consiglio dei
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Ministri delle Comunità un progetto di convenzione contenente una normativa partice
lareggiata al fine di procedere alla sua ele- (a parte qualche scaramuccia iniziale) i Mizione diretta, ubbidendo - per la sua par- nistri comunitari - cioè gli emissari dei
te - a quanto prescritto dai Trattati ricor- Governi nazionali - hanno dormito. Ciò
dati («L'Assemblea elaborerà progetti intesi giustifica adesso una iniziativa popolare, di
a permettere I'elezie
ne a suffragio univer15531'6(1
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sale diretto, secondo
una procedura uniforme in tutti gli Stati membri %). Da quasi nove anni il Consiglio dei Ministri rinvia una discussione
di fondo sul progetto
e impedisce quindi
una elezione diretta,
che porterebbe al suConciitadini I
peramento del giuogruppi di uomini che credono nella democrazia e nella pace, e che
co diplomatico e delhanno riconosciuto nell'unità dell'Europa lo struniento migliore per conlc posizioni rigide o
servarle e per ridare ai Popoli di questa parte del mondo la loro piena
sabotatorie, di rito
dignità davanti alle Superpotenze mondiali, lanciano oggi a Pavia e in alcune
in una Camera degli
altre Città italiane una importante proposta di legge di iniziativa popolare.
Stati (che il CCE penSi tratta di ottenere per forza di volontà collettive, col libero e vigoroso esercizio di una facoltà che la Costituzione Repubblicana riconosce ai Cittadini,
sa debba essa stessa
la elezione diretta a suffragio universale dei delegati italiani al parlamento
divenire - in una
europeo.
Costituzione federaIn Municipio è stata disposta la raccolta e la immediata autenticazione delle
Ic bicamerale - « defirme, che i Concittadini vorranno apporre a sostegno della proposta.
Noi chiediamo ai Pavesi di sottoscrivere numerosi al nostro fianco.
gli Stati e delle ReL'unità europea oggi, l'unità del mondo domani, sono obiettivi di fondo che
gioni ,>).
possiamo riconoscere e servire insieme, quali che siano le scelte politiche
I1 progetto del 1960
particolari che ci uniscono o ci dividono.
era già stato a p p r e
vato e raccomandato,
Pawesi !
sin dal mese di marnon è un caso che Pavia sia stata scelta fra le primissime Città ad esprimere quwta fondamentale testimonianza.
zo, dalle migliaia di
amministratori locali
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convenuti a Cannes
per i V Stati geneLe schede, g i l predisposte, si POSSONO FIRMARE i n Municipio, Ufflcio 0einorali
grafico, sportello N. 2, presentandosi con un documento di identitl.
per quasi nove anni
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COMUNI D'EUROPA
gennaio 1969
3
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smo, che dovrebbe trovare alcuni pronti
imitatori (Olanda? Germania federale?) e
che soprattutto terrebbe imperiosamente
all'ordine del giorno il problema dell'elezione diretta del Parlamento Europeo.
E' ovvio che l'elemento che ora ci interessa è la qualificazione e il peso della
«campagna popolare per le firme », promossa - anche con l'appoggio dell'AICCE dal MFE. Di fronte a concrete iniziative
ancora più avanzate i nostri sforzi non
potranno che confluirvi senza esitazione.
Il traguardo del 5 maggio e oltre
firmano il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia Benanti e il sindaco di Trieste Spaccini
carattere surrogatorio, nei modi possibili
in relazione alle situazioni politiche e alle
legislazioni vigenti nei diversi Stati: anche
se, frattanto, rinnovati (ce ne e voluto!)
i membri italiani al Parlamento Europeo
(con le consuete elezioni di secondo grado),
ad
si potrà avere un concornitante
agire, rivolto al Consiglio dei Ministri dal
Parlamento comunitario, cui dovrebbe se-
E
M O V I M E N T O FEOERALICTA EUROPEO
COMITATO PROMOTORE PER L'EUROPA
=-Pe 8 i I L U - U L 98897
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Illn>o Spniii SINDACO
L'oznaae1t erave ,ir,m:r03,e i " ! ' ~ ~ r ~ ~ : ~r<,>de
< ~ " o.semD,e
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runiiica:ione p o i ~ l ~ cd'E<1,0F.
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Per l u p r o r r Ia proliingoio siaci di ini2loiivo poliiira. ii r i l r v . quindi da p r t r d i tu,.
<i. l e p ~ r i i i n i idl i un rrcorso direrro .!la >."lo,,,. popolar.
I i Movimrnio Federoliirii Eicropo
Stzinnr di Brescia
ed il Cornilolo Prami,~+
rr prr I ' E i i r o p hanno drci.0 d , promiiovrrr. in ,"i<.
I r provinci.. i. r.rro1,. di icrmr
iiiii d i una propoifa di hggr per i'rieiionr i<niia!rrolr direri. dri delegati irokani al Pari,.
>"'"lo r i < r o p o .
Invi(iamo. prncnto. l a S. V. I l l m a . qua;. rapprrirnionrr dellelelrorol<i di cade,(.
Comune. a .
~arrrcilxi~
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. . i n d e m orr Io raccolio di cinouanlam:iI,,me a"ic"r,coa dai ,lerrr.ri rurn,m.ii 0 do, no,.,.
com, d. appai;,. i r h r d u d i r eo,..
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{irmn u.irniic.i.
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rriirric.ro r ~ . , i o r d r ,
ira csrcrr in>.iaia ai Signor i r e r r o r a ~ C!anlronco.
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via Bligny. I
Alompbno
Brescia.
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dubbio i," p l ' o drc,,,.o i.,.
so ,'.Julpirar* unipiaiionr d r i nuxiro ronrinrn,..
si.mo
I. rensibilir9 delio S.
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dimo,,ra.
rn in d i r r urL.ior,i. r r h r vorra coinpirrr ogns riorzo per *,imol.rr !'opinione p i b b l ~ . locei*, uiruando una c a n c r e i ~azionr di apporzio O ~ C ~,,.li<
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r i c h i u t t .ranza,e dai B ~ Y I P sin~
d.r.1i r politiri del 1i«igo per la .ilcc<ili. delle I!,,"..
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non essendo rispettato il famoso comma
terzo degli articoli sulla designazione dei
delegati al Parlamento, comuni ai Trattati
della CEE, delllEuratom e della CECA (rivisto) - il comma sopra riportato sulle elezioni dirette con una procedura uniforme in terrà a Roma, in Campidoglio, avrà la sua
tutti gli Stati membri -, si rimane nella conclusione questa prima fase italiana di
gabbia del comma
primo, per il quale
una elezione diretta « unilaterale » (eseguita in un solo paeP R E M I O E U R O P A 1968
se) è costretta a una
COMUNE DI FAENZA.
DEL COMUNE DI
-
firme di almeno 50 mila elettori: Costituzione italiana, art. 71, secondo comma), per
dare l'avvio a elezioni al Parlamento Europeo a suffragio diretto su scala italiana, nei
limiti consentiti dai ~ ~ ~ comunitari.
t t ~ t i cioè,
Superato
limite
delle 50 mila firme, il Movimento Federalista
Europeo e I'AICCE, nell'àmbito del Consiglio Italiano del Movimento Europeo a cui
le due organizzazioni appartengono e che ha
appoggiato validamente l'iniziativa, si sono
proposti di continuare la raccolta delle firme in diverse città e regioni d'Italia, come
testimonianza popolare della sensibilità ormai ovunque diffusa per i problemi di un
Parlamento Europeo, che rappresenti direttamente gli europei. 11 5 maggio, Giornata
d'Europa, con una manifestazione che si
DE+sAIIIIXISTllllO)ii
guire un'azione dello stesso contro il Consiglio, presso la Corte di Giustizia delle
Comunità, se il Consiglio non vorrà fattivamente affrontare il problema.
L'iniziativa del Movimento Federalista
Europeo; il CCE e il Consiglio italiano del Movimento Europeo
Dopo essersi concertata al livello degli
organi europei del Movimento, la Commissione italiana del MFE ha deciso di valersi
del dispositivo costituzionale italiano, che
permette la presentazione di progetti di legge
di iniziativa popolare (occorre raccogliere le
designazione fra i
membri del Parlamento nazionale. In
parole povere l'&ttorato italiano metterebbe direttamente
le mani negli affari
interni del Parlamento nazionale - che vi
avrebbe acconsentito,
con legge
per altro
-promossa « dal popo
lo » - per designare
i parlamentari destinati a Strasburgo.
Tempesta in un bicchier d'acqua? Diremmo di no, perché:
-
a ) nasce una campagna elettwale, in cui
il Parlamento nazio
riale è sottoposto a
giudizio sotto il profilo dell'azione euroPea e in cui tutti i
temi del dibattito po-
INIZIATIVA POPOLARE PER L'ELEZIONE
DEL PARLAMENTO EUROPEO
Faentini!
L'Amministrazione Comunale, a completamento delle molteplici
manifestazioni promosse quest'anno per sensibilizzare la cittadinanza
sui problemi deil'Europa Unita, ha deciso di procedere alla raccolta
di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per
la elezione diretta, col sistema proporzionale, dei delegati
italiani al Parlamento Europeo.
L'adesione di Faenza a questa iniziativa, che si sta portando avanti
in campo nazionale, non solo sta a significare un'ulteriore prova di impegno europeistico della nostra città, ma ha proprio lo scopo di dar
vita ad una pressione dalla base con il libero esercizio di una facoltà
che la Costituzione Repubblicana riconosce ai cittadini per la elezione diretta a suffragio universale dei nostri delegati al Parlamento
Europeo.
-
Cittadini!
La raccolta delle firme avrà luogo durante la giornata di domenica P5 dicembre.
Noi chiediamo a tutti i faentini di firmare questa proposta di legge,
perchk la scelta dei nostri delegati al Parlamento Europeo venga
operata veramente secondo la espressione della volontà popolare.
I L SINDACO
ELIO RSSIRELLI
-
~
Le schede già prrdisposle si possoiio firmare, presentandosi con un documenlo di identita, ai
numerosi seggi a dispiisizione dei cittadini in cittii e nelle frazioni.
Ollre a diversi segzcolanti nei punli di affnllamento. funzioneranno anche i seguenti seggi fissi:
C I T T
litico sono confrontati con la misura
europea; b ) si mette
in moto un meccani-
-
A: Municipio, Palazzo Esposizioni, Cassa Rurale. Sala Dante, Stazione
FF.SS., Scuola Elementare Via Cdstellani. Cinema Italia, Modernissimo e Sarti, Circoli Impiegati Civili, Rione
Rosso,
Rione
Verde,
Riunione
Torricelli:
-P
-
-
P
-
FRAZIONI: Cassanigo. Cesato. Cosina, Errano. (iranarolo, Marzcno.
---Pieve
-L
Ponte
A
Pr a d a Reda,
Ronco. S. Lucia. S. Pier Laguna.
p
-
C O M U N I D'EUROPA
4
una campagna concertata per ridare agli
europei la loro sovranità. Rimane dunque,
per quanto concerne le nostre amministrazioni locali, da completare il b u o n lavoro
che già abbiamo assai b e n iniziato. I1 CCE
avrà frattanto deciso l'azione da sviluppare
a livello sovranazionale.
Ci è difficile redigere u n a cronaca esauriente di quanto Comuni aderenti alllAICCE,
grandi e piccoli, nonché numerose Province
sia autonomamente sia nell'àmbito dei Comitati provinciali per l'Europa del CIME,
L=?
CITTA'
DI
S A N REMO
50.000 FIRME PER l'EUROPA
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eletto d a tutti i cittadini dci p i c \ i
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IL SINDACO
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1969
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OOMENICA 12 GENNAIO 1969 - OALLE ORE 9 ALLE ORE 13
funzionerd 'in Piazza Colombo IChiosco Carabinieri1 un Ufficio
Volante per I'autenticazione delle firme.
hanno fatto sin qui. Non abbiamo la pretesa, qui di seguito, di operare nulla di più
che una campionatura del molto che si è
già fatto, allo scopo di o f f r i r e suggerimenti,
stimoli, incoraggiamento a tutti i nostri Enti
associati. U n cenno a sé meriterebbero Provincia e Comune di Milano, che, nell'àmbito del locale Comitato provinciale, hanno
sostenuto la parte
iniziale e centrale
della battaglia. I1
P r e s i d e n t e della
Provincia di Milano, Peracchi, è stat o l'impareggiabile
animatore del Comitato provinciale; il
Sindaco di Milano,
Aniasi, h a impegnato, con l'appoggio
di t u t t a la Giunta,
funzionari e messi
del Comune nella
maniera più precisa. I n t u t t o il resto
della
Lombardia,
regione pilota di
questa iniziativa, i
Comuni e le Province sono stati particolarmente attivi da Pavia a Como, da Brescia
a Varese ( I s p r a ) , a Sondrio (Bormio, Morbegno, Chiavenna, Grosio, Grosotto, Sondalo e il resto di tutti e 78 Comuni della
Provincia), a Bergamo.
L'azione si è estesa ad altre regioni, per
ora quasi esclusivamente settentrionali, ed
è i n fase di sviluppo. Nel Piemonte, a parte
Torino, ci piace di segnalare l'attività del
Comune di Cuneo, il cui Sindaco Dotta Rosso, Presidente del Comitato provinciale per
l'Europa, h a inviato una lettera a tutti gli
elettori. Nella Liguria il Comune di Genova
si sta muovendo efficacemente e con esso
altri sono già al lavoro (ricordiamo La Spezia e Sanremo).
Nel V e n e t o e nel Friuli-Venezia Giulia la
campagna è iniziata e sono, fra gli altri, al
lavoro i Comuni di Udine, di Trieste, di V i cenza. lL'elllEmilia, scontata la partecipazion e nel gruppo di avanguardia del Comune
di Faenza, Premio d'Europa che non dorme
sugli allori, è particolarmente importante
sottolineare che, grazie alla collaborazione
del Sindaco di Bologna - che h a concesso
i funzionari per l'autentica delle firme la campagna h a potuto avere inizio coli
l'installazione temporanea di un grande seggio, i n alcuni giorni prestabiliti, nel centro
gennaio 1969
uno dei seggi milanesi
della città (sono questi i concreti atti con
cui il Partito Comunista Italiano potrà dimostrare o meno se vuole battersi coerentemente, sempre e ovunque, per stabilire una
democrazia sovraiiazionale: che è ciò che a
noi spetta chiedergli).
Nel resto d'Italia - i n sostanza nelllItalia
centro-meridionale e insulare - il sondaggio popolare n o n è stato ar,cora praticam e n t e iniziato, salvo le due eccezioni del
Coniune di Taranto e del Comune di Cassino: m a occorrerà certamente mostrare
che l'Italia economicamente m e n o sviluppata n o n è politicamente m e n o sensibile a
quei problemi delllEuropa unita, che la riguardano particolarmente da vicino ( c h i più
delllItalia meridionale h a bisogno di u n pian o economico e sociale europeo, sovranazionale, democraticamente controllato?).
Come sviluppare la campagna: i compiti delle Amministrazioni associate
alllAICCE
V i s t o il punto di riferimento temporale
del 5 maggio, consideriamo cosa possono
e debbono ora fare i Comuni e le Province soci titolari delllAICCE, e segnatament e i più « convinti » all'interno dell1Associazione.
la raccolta delle firme a Faenza, premio d'Europa 1968
COMUNI b'EUR6PA
gennaio 1969
-
Tre strade sono offerte alla scelta dei
capi delle Amministrazioni locali:
5
La bandiera d'Europa alla città di Cuneo
1) ove il Comitato provinciale per 1'Europa è particolarmente attivo, e soprattutto
un nostro Comune e una nostra Provincia
partecipano al suo organo direttivo attraverso rappresentanti dinamici in senso europeo, è attraverso questi Comitati che bisogna anzitutto concertare e portare avanti
energicamente la campagna, specie - ma
non solo - nel capoluogo;
2) ove ci sono una Sezione o un Gruppo
giovanile, attivi e ben organizzati, del Mo[jimento Federalista Europeo, l'Amministrazione locale dovrà collaborare coi federalisti, che saranno gli attivisti della campagna, e fornire ad essi tutti gli strumenti
necessari;
3) ove non ci siano altri interlocutori democratici particolarmente validi, il Sindaco
potrà sempre, autonomamente, rivolgersi alla
popolazione, attraverso manifesti e con una
lettera del tipo di quella inviata dal collega
Dotta Rosso a Cuneo, mettendo in pari
tempo a disposizione dei cittadini elettori,
in una aula del Comune, schede e funzionari.
Le tre strade, naturalmente, non sono necessariamente alternative, perché possono
ottimamente integrarsi fra di loro.
Come si vede, ancora una volta l'attività
delllAICCE è precisa e capillare per la battaglia federalista ed europea. La sua azione
risulta talvolta immediatamente visibile e
valutabile praticameilte, come nel manifesto
del Sindaco di Genova che pubblichiamo
in apertura di questo numero; essa è altre
volte meno evidente ma non per questo
meno importante, come - seinpre nell'àmbito di questa campagna - quando una amministrazione mette a disposizione funzionari e mezzi necessari (talvolta anche vincendo le resistenze di scrupoli formalistici) o
quando essa anima - ed avviene così spesso - un Comitato provinciale per l'Europa,
accanto ai federalisti europei, ai colleghi
dell'Associazione europea degli Insegnanti,
ai rappresentanti dei Partiti politici e dei
Sindacati dei lavoratori, ecc.
Al lavoro, dunque: il 5 maggio potremo
offrire all'opinione pubblica italiana ed euroPea un riuscito sondaggio, più efficace e
indiscutibile di quelli di taluni istituti specializzati e anche di un indubbio valore politico autonomo.
« Corniini d'Eiiropa » prega
i
siioi abbonati di rinnovare con
sollecitiidine i'abbonamento per
il 1969: essi appoggeraniio così
il più vecchio e agguerrito
organo di stampa della battaglia
federalista.
Con una solenne cerimonia, il l o dicembre, è stata consegnata alla città di C Z L ~ C O
la Bandiera d'Europa, conferita dalla Conzmissione dei Poteri locali del Consi,glio d'Europa
alla città in segno di alto apprezzamento per l'attività esplicata in favore de?llunità euiopea. La Bandiera è stata rimessa al Sindaco, Tancredi Dotta Rosso, dal Presidente della
suddetta Commissione, René Radius, alla presenza delle massime autorità cittadine, di
alcuni parlamentari, fra i quali i senatori Giraudo, Cagnasso e Sibille, nonché di numerosa cittadinaizza, che gremiva il teatro civico Toselli.
11 significato e il valore morale della solenne manifestazione sono stati sottolineati sia
da! Sindaco, che ha ricordato le numerose e sostanziali iniziative della città durante l'ultinzo
decennio, sia da Radiw, che, ricordato fra i titoli di merito di Cuneo il gemellaggio che
lega questa città con Nizza, ha reso omaggio al contributo dato dalla città piemoizlese alla
idea di un'Europa unita ed integrata. Sono poi seguiti gli interventi del prof. Giuseppe
Grosso, Presidente dellJAICCE ( d i cui il Comune di Cuneo è socio da molti anni) e del
ruppreseiztante del Consiglio italiano del Moviinento Europeo.
Al termine della manifestazione, le autorità e molti cittadini precenti hanno depositato le loro firme per la proposta di legge sull'elezione diretta dei rappresentanti italiani
al Parlamento Europeo, promossa dal Movimento Federalista Europeo in collaborazione
con la nostra Associazione. (Nelle foto, due aspetti della manifestazione).
6
COMUNI D'EUROPA
gennaio 1969
le sessioni dcl 12 luglio e del 20 dicembre
Studio, organizzazione e lotta al Consiglio Nazionale de117AICCE
Durante il 1968 il Consiglio Nazionale delllAICCE si è riunito due volte, sempre a Roma,
in Campidoglio: il 12 luglio e il 20 dicembre. La prima volta, sotto la presidenza del Sindaco di
Torino, Giuseppe Grosso, e poi del Sindaco di Taranto, Arigelo Curci, ha affrontato il tema dell'armonizzaziotte fiscale nell'ambito della CEE, ha approvato I'aggiorna~nento dello Statuto delI'AICCE, i bilanci consuntivi del 1966 e '67, nonché il preventivo 1968 ed ha proceduto all'elezione
del Collegio dei Siridaci. La seconda volta, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio
regionale del Trentino-Alto Adige Tiroler Etschland, Armaizdo Bertorelle, ha esaminato e approvato il programma di azione dell'Associazione per il 1969, le conclusioni S I L I tema dell'armonizzazione fiscale e il bilancio preventivo 1969.
Diamo, di seguito, u n resoconto delle due importarzti riunioni, di cui la seconda ha rappresentato sotto vari aspetti l'integrazione e la conclusione della prima.
Armonizznzione $scale comunitaria ed Enti locali
I lavori
I1 Consiglio Nazionale del 12 luglio 1968
è stato essenzialmente centrato sui problemi dell'arinonizzazione fiscale nell'ambito
della CEE, sullo stato degli studi per la
riforma tributaria al livello governativo italiano e sull'atteggiamento degli Enti locali
in un settore che condiziona profondamente
non solo la loro funzionalità ma anche la
loro stessa autonomia. Non a caso la seduta
del Consiglio Nazionale era stata convocata
pochi giorni dopo la scadenza del lo luglio 1968, che segnava l'abbattimento totale
dei dazi doganali nella CEE - come opportunamente sottolineato dal Sindaco di Roma
Santini nel suo indirizzo di saluto -, abbattimento di notevoli conseguenze politiche e
pratiche ma non isolabile da paralleli p r e
gressi in altri settori comunitari tra i quali
appunto quello fiscale.
L'AICCE appariva fondatamente come la
Associazione più qualificata ad affrontare
tale complesso argomento data la sua natura di orgailizzazione europeista di Enti
locali, chiamata per Statuto a collegare permanentemente gli aspetti della politica amministrativa nazionale a quelli della politica
europea e più particolarmente dell'integrazione comunitaria. Non quindi solo un esame tzcnico del progetto di riforma tributaria proposto dal Governo italiano, non
solo una informazione sui problemi fiscali
dei sei Paesi della Comunità e sulla loro
armonizzazione, ma un discorso più aperto,
certamente più difficile, capace di andare
al di là dell'aspetto comparativo per mettere in evidenza le interdipendenze tra politica europea e politica nazionale in un settore fondamentale quale quello della finanza pubblica e della finanza locale in particolare. Sono questi i concetti che hanno
ispirato l'introduzione ai lavori fatta dal
Presidente Grosso, e che sono stati poi ripresi in modo particolarmente impegnato
dal Ministro delle Finanze Ferrari-Aggradi,
che ha sottolineato la viva attualità dei
problemi di una armonizzazione fiscale diretta a realizzare nell'ambito comunitario
una situazione analoga a quella di un vero
ed unico mercato interno. I1 Ministro ha
continuato richiamando l'attenzione sulle
priorità, anche cronologiche, di tale processo
di armonizzazione clie vede in prima linea
le imposte di consumo e i tributi diretti.
Per le imposte di consumo, del resto, la
loro armonizzazione all'interno della CEE
è un indispensabile completamento della
disciplina coordinata in materia di imposte
sulla cifra d'affari, che comporta per l'Italia
l'abolizione dell11GE e l'abolizione dell'imposta sul valore aggiunto. I1 Ministro si è
poi soffermato su alcuni aspetti del disegno
di legge italiano relativo alla riforma tributaria più direttamente concernenti gli Enti
locali, invitando i rappresentanti di questi
ultimi a formulare concrete proposte in
vista delle decisioni che il Governo e il
Parlamento dovranno prendere al riguardo.
Quello che qui ci preme maggiormente
sottolineare è un chiaro accenno del Ministro alla inutilità di una armonizzazione
tributaria che non fosse strettamente legata
ad un più vasto disegno di elaborazione di
politiche comuni nei vari settori, a loro
volta inserite in un'integrazione politica, senza la quale ogni passo avanti settoriale rischia di essere provvisorio e suscettibile
di essere rimesso in discussione ad ogni
momento.
Dobbiamo con altrettanta franchezza formulare le più vive preoccupazioni per il
notevole ritardo col quale il nostro Paese
ha affrontato, nel campo specifico delle imposte indirette, il problema dell'introduzione
dell'imposta sul valore aggiunto che, secondo
il Trattato di Roma, dovrebbe verificarsi
entro il termine massimo del 31 dicembre 1969. E' evidente che questo termine
non sarà rispettato e che il nostro Paese
chiederà una proroga: in un momento in
cui la costruzione europea registra ogni
giorno dibattiti e polemiche sui due aspetti
paralleli del rafforzamento delle Comunità
secondo i Trattati e del loro allargamento,
ogni ritardo nell'applicazione delle norme
del Trattato di Roma, indebolisce la forza
di contrattazione del nostro Paese nei confronti degli altri partners e soprattutto del
Governo francese.
I1 C.N. dell'AICCE ha poi ascoltato due
relazioni di fondo, la prima del dott. Nasini,
Direttore delle Imposte presso la Commissione delle Comunità europee, la seconda
del prof. de Nardo, Capo Ufficio Studi del
Ministero delle Finanze. Della prima relazione riportiamo qui sotto il testo integrale
nel quale gli amministratori locali non mancheranno di trovare non solo utili spunti
informativi ma elementi validi di riflessione
circa la sempre più stretta connessione esistente fra sistemi fiscali nazionali e fisca-
lità e finanza pubblica comunitaria. La relazione del prof. de Narcio, dedicata invece
ad una dettagliata illustrazione del sistema
fiscale italiano alla vigilia e nelle prospettive della sua riforma, è in corso di pubblicazione sulla rivista « Tributi n.
La complessità del tema, l'ampiezza delle
relazioni introduttive, i diversi livelli ( e u r e
peo e nazionale, politico e tecnico) che esse
chiamavano in causa, avrebbero richiesto
certamente una disponibilità di tempo per
il successivo dibattito che in effetti è mancata. Per questo motivo la discussione è
stata ad un certo punto interrotta con una
contemporanea decisione di riprendere I'argomento in una prossima tornata del C.N.
Alla discussione hanno partecipato il Presidente dell'ANCI, Boazzelli e il Vicepresidente delllUNCEM, Leonardi, i quali hanno
illustrato l'atteggiamento delle rispettive associazioni sul progetto di riforma tributaria
del nostro Paese, esprimendo, accanto ad alcuni motivi di consenso anche alcune preoccupazioni sull'incidenza del progetto stesso
sul principio di autonomia degli Enti locali
e sulla loro disponibilità finanziaria. I1 Segretario generale dell'AICCE, Serafini, ha
invece riportato il dibattito nell'àmbito più
proprio alla problematica delllAICCE, richiamandosi alle enunciazioni fatte in materia
di finanza pubblica e di finanza delle collettività locali nel primo programma di p e
litica a medio termine della Comunità e u r e
pea: tali enunciazioni mettono in evidenza
la necessità di collegare ogni problema di
finanza pubblica e di fiscalità anche a livello
europeo con un sistema perequativo delle
risorse dei vari Enti locali legato alla p r e
grammazione economica generale, alle politiche monetarie e creditizie nonché ad uno
sviluppo armonico di tutto il territorio e u r e
peo garantito da un'autorità politica sovranazionale.
In esecuzione alla decisione sopra ricordata ma con un ritardo dovuto alla crisi
governativa dell'autunno e alla conseguente
battuta d'arresto nell'iter del progetto di;
riforma tributaria, il Consiglio Nazionale
dell1A1CCE si è nuovamente riunito il 20 dicembre approvando all'unanimità una risoluzione sui problemi fiscali e sulla loro ar-
9
COMUNI D'EUROPA
monizzazione in sede comunitaria che pure
riportiamo integralmente. Detto documento
era stato predisposto, nell'intervallo tra i
due Consigli Nazionali, da un apposito Gruppo di lavoro avente il non facile compito
di sintetizzare i numerosi e complessi problemi, emersi dalle relazioni e dagli interventi della seduta del 12 luglio, in alcuni
punti essenziali.
E' ovvio che detto documento segna soltanto una tappa di un più ampio discorso
che rimane aperto e che I'AICCE intende
proseguire nell'àmbito dei propri organi statutari e di eventuali Gruppi di lavoro: d'altra parte I'AICCE si è già fatta portavoce
nel più vasto quadro del CCE della necessità di un maggiore approfondimento dei
problemi posti dall'armonizzazione fiscale
agli Enti locali dei sei Paesi della Comunità.
Ed ecco il testo della relazione Nasini alla
riunione del 12 luglio, cui seguirà la risoluzione che ripete il testo dèl documento di
lavoro.
il massimo organo delllAICCE in sesslone nella Protomoteca capitolina
La relazione Nasini
Signor Presidente, Eccellenze, Signori SinQuindi, per « armonizzazione fiscale noi
daci, anche a nome della Commissione dellc
Comunità Europee - che in questo mo- non dobbiamo intendere una uniformizzamento ho l'onore di rappresentare - desi- zione dei sistemi, ma semplicemente un
dero rivolgere un vivo ringraziamento agli adattamento delle disposizioni fiscali che
organizzatori di questo convegno che potrh sono attualmente in vigore nei sei Paesi,
dare la possibilità di avere uno scambio adattamento clie in alcuni casi potrà pordi idee in merito ad un problema di note- tare anche ad un'armonizzazione completa,
sia per quanto riguarda la struttura che le
vole importanza come quello della riforma
aliquote,
ma ciò per permettere il raggiuntributaria. Riforma che, giustamente, come
il Signor Ministro l'ha testé ricordato, è gimento dei fini previsti dal Trattato di
un fatto, come può dirsi quasi compiuto Roma.
Ciò posto, l'armonizzazione deve essere
per l'Italia.
In secondo luogo debbo far presente che, considerata non come un fine a se stesso,
in qualità di funzionario, mi limiterò ad in- ma come un mezzo per raggiungere deterformare le personalità qui presenti in me- minati fini che posso riassumere nella marito ai lavori di armonizzazione fiscale che niera seguente: l ) innanzitutto l'armonizzasono in corso presso i servizi della Com- zione si rende necessaria per assicurare una
missione della Comunità Europea e dei neutralità concorrenziale per gli scambi comquali da anni si sta parlando e che, a giusto merciali fra i Paesi membri, e questa neiititolo, hanno dato luogo a polemiche, di- tralità concorrenziale può essere raggiunta
scussioni e preoccupazioni da parte degli solo a seguito di un'eliininazione di tutte
quelle discriminaziohi fiscali che sono oggi
operatori economici e dell'amministrazione
finanziaria dello Stato, includendo in tale in vigore nei sei Paesi; 2) in secondo luogo
tale armonizzazione è necessaria per permetAmministrazione anche quella locale.
tere
la realizzazione delle varie politiche che
Prima di passare in breve rassegna questi
lavori, ritengo opportuno precisare quali sono previste dal Trattato di Roma, ossia
sono gli obiettivi che ci si prefigge di rag- la politica agricola comune, la politica dei
giungere con l'armonizzazione fiscale, e so- trasporti, la politica commerciale, eccetera.
prattutto quale è il significato che la Com- Nel corso, infatti, dei vari lavori intrapresi
dai servizi della Commissione in questi vari
missione intende ad essa attribuire.
Debbo a tale riguardo fare presente che settori, si è potuto constatare che la instaurazione completa di tali politiche non era
non intendiamo arrivare - come d'altra
parte il Signor Ministro ha già affermato - possibile se nello stesso tempo non si provad una uniformizzazione di tutti i sistemi vedeva ad arrivare ad un certo riavvicinafiscali dei sei Paesi. Sarebbe un fatto im- mento delle legislazioni fiscali che si rifepossibile e illogico perchk, come tutti sanno, rivano alle politiche stesse. 3 ) Infine, tale
necessaria per realizzare,
i sistemi fiscali non sono che la risultante armonizzazione
delle strutture economiche dei vari Paesi, effettivamente, un mercato comune, che
strutture che sono diverse da un Paese al- dovrà presentare ad un certo momento le
l'altro in quanto posano sulle caratteristiche stesse caratteristiche di un vero e proprio
storiche, psicologiche diverse dei vari Paesi. mercato interno nel quale la libera circolaSolo al momento in cui queste strutture zione delle merci, dei servizi, del lavoro e
economiche saranno riavvicinate - e q u c dei capitali deve essere assicurata. E ciò
non è possibile solamente con la soppressto potrà avvenire nel corso del processo
sione
delle frontiere doganali che è oramai
di integrazione economica che da dieci anni
è in atto - anche tutte le legislazioni che dal primo luglio di quest'anno un fatto composano su tali strutture dovranno essere piuto, ma anche con la soppressione di tut.ti
adattate e fra queste legislazioni - ben quegli altri ostacoli che si frappongono alle
s'intende - quelle fiscali rivestono un carat- frontiere e che possono ostacolare la libera
tere di primissimo ordine.
circolazione delle merci. In altre parole, dato
che i più importanti ostacoli sono di natura
fiscale, non è necessario solo sopprimere le
frontiere doganali, ma anche quelle fiscali.
Tenendo presenti tali obiettivi, la Conimissione ha da anni intrapreso vari lavori,
sia nel settore dell'imposizione diretta, che
indiretta. Da dieci anni può dirsi che questo
processo di armonizzazione è in atto e dovrà condurre gradualmente all'instaurazione di una politica fiscale che noi possiamo
chiamare comunitaria ». Ben s'intende, questa politica fiscale comunitaria non potrà
essere realizzata nel giro di qualche anno
perché essa presuppone il realizzo contemporaneo di una certa unione politica.
Ciò premesso, passerò ad analizzare brevemente quali sono i vari lavori che sono
stati intrapresi nei vari settori dell'imi~osizione. E comincerò dal settore d:lI1imposizione indiretta, non solo perché il Trattato
di Roma in tale settore prevede delle disposizioni precise - l'articolo 99 infatti dà
l'incarico alla Commissione di esaminare
la possibilità di provvedere all'armonizzazione delle imposte indirette nell'interesse
del Mercato Comune - ma anche perché
trattasi delle imposte che incidono maggiormente sui costi di produzione e che influiscono, quindi, in maniera più diretta sugli
scambi intracomunitari.
Come oramai tutti sanno, il primo punto
sul quale la Commissione ha ritenuto opportuno di attirare l'attenzione è stato quello
della tassa sulle cifre d'affari in quanto si
tratta di un tributo che, per la vasta sfera
di applicazione, nonché per la importanza
finanziaria che ha in tutti i Paesi, può avere
una incidenza considerevole sia nel campo
economico che in quello finanziario. A seguito di lunghi studi che sono stati effcttuati, si & arrivati alla determinazione di
condannare il sistema delle tasse sulle cifre
d'affari, percette con il sistema a K cascata », come è il caso dell'IGE, in vigore in
Italia, e di prevedere la sostituzione di tale
tributo con un'imposta del tipo del valore
aggiunto.
Data la brevità del tempo non credo chc
sia possibile intrattenermi a lungo sulla
portata di tale tributo. Mi limiterò ad ac-
COMUNI D'EUROPA
gennaio 1969
(da sinistra) il relatore comunitario, Nasini, i sottosegretari al Tesoro, Santero, e al Bilancio, Caron, il vicepresidente della Provincia di Roma, Pulci,
il presidente delllANCI, Boazzelli e il direttore delllUfficio per l'Italia delle Comunità Europee, Fucili
cennare alle differenze sostanziali fra la
imposta percetta con il sistema a « cascata
e quella sul valore aggiunto D. L'imposta
a « cascata » è un'imposta che colpisce tutti
i prodotti nella fase della produzione e della distribuzione, e che pertanto incide sul
prodotto finito in maniera diversa a seconda
della lunghezza del ciclo di produzione o
di distribuzione. Si tratta quindi di un tributo che non è neutrale ai fini della concorrenza, e ciò per il fatto che le impresc
cile sono maggiormente integrate potranno
produrre, tutte le alti..? condizioni eguali,
a un costo meno elevato in confronto alle
imprese a ciclo non integrato. Inoltre, per
permeitere la tassazione di tali prodotti nel
paese di destinazione, giusta quanto previsto dal Trattato di Roma, e come è ammesso
anche dagli accordi internazionali del GATT,
C necessario provvedere alla instaurazione
di misure compensative alle frontiere, all'applicazione, cioè, di diritti compensativi
all'iinportazione, a ristorni all'esportazione.
Tali misure compensative che dovrebbero
corrispondere all'incidenza della tassa sulla
cifra di affari che grava sui prodotti oggetto
di importazione e di esportazione sono calcolate in maniera forfettaria, per cui essendo impossibile effettuarne un valido controllo non si può mai avere la prova certa
della loro esattezza. Di conseguenza le contestazioni da parte dei vari Paesi in tale
campo sono sempre numerose. Inoltre, la
manipolazione possibile di tali misure può
dar luogo ad una incertezza sul piano degli
scambi commerciali. Infine, la coesistenza
di diversi sistemi renderà sempre necessarie delle compensazioni alle frontiere, per
cui la soppressione delle frontiere fiscali
alle quali ho fatto cenno non potrà mai
cssere realizzata.
Questi sono i motivi per i quali è stata
proposta la soppressione delle imposte sulla
cifra d'affari percetta con il sistema a cascata e la loro sostituzione con un'irnposta
sul valore aggiunto, la quale, invece, è neutra ai fini concorrenziali.
Si tratta, infatti, di un tributo, che, pur
essendo percetto ad ogni stadio della produzione e della commercializzazione, incide
sul prodotto finito, data la tecnica di applicazione delle deduzioni fisiche e finanziarie,
sempre in maniera uniforme qualsiasi sia
la lunghe7za del ciclo di produzione. Quindi,
tutti gli inconvenienti ai quali ho fatto cenno
riguardo alle imposte percette con il sistema « cascata » verrebbero a cadere, ed a
seguito di una armonizzazione delle aliquote, oltre che della struttura, si potrebbe arrivare anche alla soppressione delle frontiere
fiscali.
Questo & il motivo che ha indotto la Commissione a sottoporre al Consiglio dei Ministri delle proposte in tale senso ed il Consiglio dei Ministri delle Comunità Europee,
come loro sanno, l'anno scorso ha adottato
due direttive che concernono rispettivamente le modalità di applicazione di tale tributo
e le modalità per l'introduzione graduale
di tale tributo nei sei Paesi.
La Repubblica Federale Tedesca ha già
introdotto il nuovo sistema a partire dal
primo gennaio di quest'anno; i Paesi Bassi
lo introdurranno il primo gennaio dell'anno
prossimo mentre i1 Belgio ed il Lussemburgo, il primo gennaio 1970. E' augurabile
anche che l'Italia possa rispettare tale termine. Per quanto ne concerne le conseguenze
dell'applicazioni di tale tributo, sia nel campo finanziario che in quello economico è
evidente che, specie nei primi periodi di
applicazione, se ne potranno avere ma l'esempio della Francia, della Germania, nonché
della Danimarca che, pur essendo un Paese
al di fuori del Mercato Comune ha ritenuto
opportuno ugualmente, il primo luglio dell'anno prossimo, introdurre un tale sistema,
fanno ben sperare e possono tranquillizzare
circa gli effetti della introduzione di detto
tributo.
Sempre per realizzare la libera circolazione delle merci, non è sufficiente solo
procedere alla armonizzazione della tassa
sulle cifre d'affari, ma ugualmente ad uil
certo riavvicinamento delle altre imposte
indirette, specialmente quelle che hanno una
influenza sugli scambi commerciali. In tale
materia la Commissione ha già proceduto
ad un esame analitico di tutte le imposle
indirette in vigore nei sei Paesi della Comuilità, imposte che sono molto diverse da
un Paese all'altro. Alla fine dei contatti
che ha avuto con gli esperti governativi dei
Paesi membri essa ha proceduto alla classificazione di tali tributi in tre categorie. La
prima categoria comprende certi tributi, che
sia per l'importanza economica che per
quella di bilancio rivestita in tutti i Paesi,
debbono continuare a sussistere nei Paesi
stessi e, quindi, è necessario procedere ad
una loro armonizzazione. Si tratta in particolare dell'imposta indiretta sugli alcoli,
dell'imposta sui prodotti petroliferi e dell'imposta sui tabacchi. Per lo zucchero e per
la birra, ugualmente potrà arrivarsi ad una
armonizzazione, ma, in queslo campo, i pareri sono ancora discordi.
Per quanto concerne in particolare l'imposta che colpisce sia i tabacchi che gli alcoli,
devo far presente che la questione è già
stata esaminata, non solo dal punto di vista fiscale, ma sotto l'aspetto dei monopoli e agricolo. L'aspetto monopolio, è necessario esaminarlo perché per i tabacchi esiste in Italia
un monopolio ed una regia in Francia, mentre per gli alcoli un monopolio esiste in
Francia e nella Repubblica Federale Tedesca.
L'aspetto agricolo è importante perché nel
quadro della politica agricola comune è
indispensabile realizzare una organizzazione
di mercato del tabacco greggio e degli alcoli di produzione agricola. L'aspetto fiscale
è, infine, importante in quanto in molti
Paesi la fiscalità è spesso utilizzata come
uno strumento per proteggere la produzione dell'alcole agricolo nonché regolare
il mercato del tabacco greggio. Per questi
tre aspetti del problema sono stati fatti
studi approfonditi. Per il tabacco è stato
già predisposto un progetto di regolamento
che comprende i tre aspetti suddetti, C stato
sottoposto al Consiglio dei Ministri ed attualmente forma oggetto di esame, sia da
parte del Parlamento Europeo che da parte
del Comitato Economico Sociale. Per gli
alcoli invece si prevede in autunno di sottoporre un progetto di regolamento sui tre
aspetti citati alla Commissione, e quindi al
Consiglio delle Comunità Europee.
L'altra categoria di imposte comprende
quelle che esistono solo in determinati Paesi,
sono diverse da un Paese all'altro e non
hanno una grande importanza per il bilancid dello Stato. Per tali tributi si prevede
che sarà fatta una raccomandazione ai vari
Paesi membri al fine di esaminare se nel
quadro della riforma della tassa sulle cifre
d'affari non sia possibile procedere alla
loro soppressione ed incorporazione eventuale nell'imposta sul valore aggiunto.
Infine, vi è una terza categoria che comprende un numero limitatissimo di tribuli,
di scarsa importanza economica e di bilancio che sono generalmente applicati al consumo e che, quindi, non hanno influenza
sugli scambi intracomunitari. Per tali tributi il mantenimento potrà ancora aver luogo perché non influenza la realizzazione del
Mercato Comune.
Questo, per quanto concerne i lavori in
materia di imposizione indiretta.
COMUNI D'EUROPA
Per quanto concerne invece la imposizione diretta, i lavori effettuati dai servizi della
Commissione si trovano in uno stadio meno
manzato. E ciò principalmente per due motivi. Innanzitutto in quanto in merito all'imposizione diretta non vi sono disposizioni
precise per un'armonizzazione prevista dal
Trattato di Roma; esso contiene solo una
disposizione di carattere generale quella cioè
dell'art. 100 che prevede un riavvicinamento
delle legislazioni nell'interesse del Mercato
Comune. In secondo luogo, poi, in quanto
l'in~posizione diretta è spesso, in tutti i
Paesi, uno strumento, non solo di politica
fiscale, ma soprattutto di politica economica. Quindi i legami fra tali due politiche
sono talmente stretti che è difficile separare i due aspetti e fare delle proposte in
materia fiscale senza tenere conto di quelli
che sono gli obiettivi da raggiungere nel
campo economico.
Comunque, si è potuto constatare che,
fra le imposte dirette, quelle che maggiormente hanno importanza per il buon funzionamento del Mercato Comune sono le
imposte che colpiscono le imprese, dato chc
si tratta di tributi che, indirettamente, possono avere un'influenza sui costi di produzione e su tutta l'attivith economica. In
tale sensc si è già proceduto a degli studi
approfonditi per quanto concerne la base
d'imposizione, specie per quanto concernc
le regole d'ammortamento che sono diverse
da un paese all'altro. Essendo impossibile
arrivare a fissare delle regole uniformi, si
tenta di vedere quali sono i punti di contatto di tali criteri in vigore nei sei Paesi
e di proporre una procedura di consultazione preventiva qualora, come nei casi di
accertamenti accelerati, le regole difformi
in vigore possano dar luogo a distorsioni nel
campo economico. Dopo l'esame della base
imponibile, si è proceduto all'esame della
struttura delle imposte delle imprese, ed in
particolare delle imposte sulle societa. Anche in questo settore i criteri sono diversi
nei vari paesi, e tali diversità possono, sopratutto, avere conseguenze importanti qualora sono riscontrate nel campo della tassazione dei dividenti che vengono distribuiti. Infatti criteri diversi di tassazione
da un Paese all'altro danno luogo a regimi più favorevoli di tassazione che possono
influire sui movimenti di capitali e sulla
iocalizzazione degli investimenti. Altro proi.lema, che può influire sul movimento di
capitali è quello della ritenuta alla fonte
che colpisce i titoli obbligazionari. Anche
i i i questo settore sono in vigore criteri diversi di imposizione da un paese all'altro,
perché questa ritenuta oscilla da zero, come
nei Paesi del Lussemburgo e delllOlanda,
al 30% in Italia, e quindi può avere una
influenza sulla scelta del luogo di emissione
di obbligazioni. Si tratta, in definitiva, di disposizioni fiscali che hanno un'influenza diretta sul movimento dei capitali e quindi
è necessario, in detto settore, di arrivare ad
un certo riavvicinamento delle disposizioni
esistenti per far sì che queste disposizioni
fiscali non diano luogo a movimenti anormali di capitali.
Tali problemi, sono stati già esaminati
in maniera dettagliata, e sono stati riassunti in un memorandum che l'anno scorso
la Commissione ha sottoposto all'esame del
Consiglio dei Ministri. Quest'ultimo, specie
per alcuni punti, ha già dato incarico alla
Commissione di presentare delle proposte
dettagliate.
Un altro punto importante che è stato
trattato in detto memorandum è quello che
riguarda le imposte che possono influire
sulla ristrutturazione delle imprese, ossia
di quelle disposizioni fiscali che ostacolano
le concentrazioni internazionali le quali, invece, si rendono sempre più necessarie per
far fronte alla crescente concorrenza dei
Paesi terzi. Anche in questo caso sono statc
già esaminate e predisposte proposte concrete per quanto riguarda un adattamento
delle disposizioni che concernono sia le fusioni internazionali, che al momento attuale,
a causa del trattamento fiscale applicabilz
alle plusvalenze constatate al momento delle Fusioni possono ritenersi quasi impossibili, che le prese di partecipazioni in società
aventi sede in un altro Paese membro che
sono spesso ostacalaie dalle doppie imposizioni che si verificano sui benefici passati
dalle filiali alle societa madri con sede in
un altro Paese.
Per quanto concerne invece le imposte
personali sul reddito delle persone fisiche,
la Commissione per il momento non ha ritcnuto opportuno di prenderle in esame, in
quanto tali tributi hanno attualmente una
influenza relativa sul buon funzionamento
del Mercato Comune. Comunque, essa si
riserva di procedere a tale esame il giorno in cui un'armonizzazione più completa
- specie per quanto riguarda l'imposta sulle società - sarà realizzata.
Quello che è augurabile, per il momento,
è che in tutti i Paesi venga introdotta una
imposta avente una struttura analoga, e
cioè, un'imposta personale progressiva sul
reddito che esiste gia in tutti i Paesi eccezion fatta delllItalia. Ritengo che in questo
caso trattasi di una questione facilmente
superabile in quanto, salvo modifiche, nel
progetto di riforma fiscale che sarà presentato di nuovo in ottobre al Parlamento
mi sembra che sia prevista anche nel nostro
Paese la sostituzione, per le persone fisiche,
dell'imposta cedolare con un'imposta personale progressiva.
Queste sono le grandi linee dei lavori che
sono stati effettuati, grandi linee che possono già dare un'idea di quella politica fiscale comunitaria che dovrebbe essere gradualmente instaurata nei Paesi membri. Tale
politica fiscale comunitaria dovrebbe essere
in linea di massima basata su tre grandi
tributi: un'imposta sul valore aggiunto uniforme nei sei Paesi avente cioè la stessa
struttura e le stesse aliquote, al fine di permettere la soppressionc delle frontiere fiscali, affiancata da alcuni tributi indiretti di
notevole importanza; un'imposta sulle società, che dovrebbe presentare una struttura
analoga, ma con aliquote diverse da un
paese all'altro a seconda delle necessita economiche dei Paesi, infine, un'imposta personale progressiva sul reddito delle persone
fisiche, che potrebbe rimanere per lungo
tempo con aliquote diverse al fine di permettere un certo margine di manovra di
bilancio di cui ogni Stato ha bisogno.
Da quanto esposto, penso che la domanda
che tutte le personalità qui presenti possono porsi sia quella di conoscere cosa sia
stato fatto nel campo dell'imposizione locale.
A tale riguardo debbo subito far presente
che poco è stato finora fatto, e ciò per i
seguenti motivi. Come ho già accennato, la
Commissione si è preoccupata, innanzitutto,
di vedere quella che potrà essere la politica
fiscale comunitaria da instaurare nel nuovo
spazio econonlico che risulterà dall'integrazione economica in corso nonché da una
unione politica che è l'obiettivo finale da
raggiungere. In considerazione delle difficoltà incontrate per realizzare la suddetta
politica fiscale comunitaria, sarebbe stato
prematuro ed inopportuno analizzare, oggi,
nei dettagli le imposizioni locali nei vari
Paesi tanto più che i risultati ai quali si
sarebbe potuti pervenire, sarebbero stati
minimi in confronto al lavoro da effettuare.
Ciò nonostante la Commissione non ha trascurato tale problema. Infatti, uno studio
comparativo dei regimi fiscali locali esistenti nei Paesi membri, è stato già effettuato. Si è potuto constatare che per quanto
riguarda la finanza locale, i regimi in vigore
sono molto diversi da un Paese all'altro,
ma ciononostante si è potuto constatare che
vi sono determinati tributi che sono in
vigore in tutti i Paesi. Si tratta dei tributi
fondamentali come l'imposta fondiaria, la
imposta sulle persone fisiche, le imposte
sulle imprese che specialmente hanno un
carattere autonomo in alcuni paesi come
in Germania e in Francia e le varie imposte
sui consumi. Alcune di tali imposte sono
autonome, ed altre sono percette sotto forma addizionale e tributi erariali. Si è potuto, altresì, constatare che una certa interferenza fra l'imposizione dello Stato e quella
locale, esiste ovunque perché, molto spesso,
taluni tributi locali possono essere dedotti
dall'imposta erariale personale sul reddito
progressivo delle persone fisiche.
Per il momento, ripeto, ci si è limitati
a esaminare la situazione vigente in tale
campo e si sta procedendo, altresì, a effettuare studi più approfonditi per meglio
conoscere i punti di contatto e quelli in cui
le disposizioni divergono.
Per quanto riguarda gli sviluppi ulteriori
di tale esame è prematuro per il momento
fare previsioni, quello che è certo è che il
giorno in cui l'integrazione economica prevista dal Trattato di Roma sarà realizzata,
e la politica fiscale comunitaria alla quale
ho fatto cenno sarà stata instaurata, sarà
neccssario di procedere anche ad un certo
riavvicinamento delle grandi linee delle politiche fiscali locali dei sei Paesi. E nello
stesso tempo occorrerà meglio fissare i rapporti fra potere centrale e potere locale,
perché un'autonomia - come giustamente
ha ricordato il Signor Ministro - è necessaria che sia accordata alle autorità locali, ma ciò non esclude che dei rapporti
ira finanza locale e finanza erariale vengono meglio precisati al fine di evitare intralci alla realizzazione della integrazione
economica che è lo scopo finale che si deve
raggiungere.
A parte questo studio di carattere tecnico e generale che è stato intrapreso, dai
servizi della Commissione un altro esame
è stato effettuato sui problemi delle autorità
locali, da parte del Comitato di Bilancio.
Tale Comitato è uno dei Comitati che, alla
stessa stregua di quello Monetario e di
quello della Congiuntura, affianca l'operato
della Commissione, ed ha lo scopo di esaminare problemi di sua competenza e furmulare pareri, sia alla Commissione, sia al
Consiglio dei Ministri. Tale Comitato di
Bilancio, che è presieduto da una personalità italiana, e cioè dal nostro ragioniere
generale dello Stato, professor Stammati, ha
COMUNI D'EUROPA
già messo allo studio il problema di bilancio concernente le collettività locali dei sei
Paesi.
Uno studio approfondito è stato fatto a
tale riguardo. E' stato esaminato per quanto
concerne le entrate il rapporto della quota
parte nella quale interviene lo Stato nci
confronti delle entrate delle attività locali,
e per quanto concerne le spese, le varie catesoric e la parte che esse rappresentano
nel bilancio generale. E' stata inoltre esaminata la striittura di tali spese, specie il
rapporto fra spese correnti e quelle di
investimento, e infine è stata esaminata
l'evoluzione delle entrate e delle spese durante il ciclo congiunturale.
Dopo questo esame dettagliato dei p r e
blemi, il Comitato ha emesso un parere, che
è stato già inviato alla Commissione ed al
Consiglio dei Ministri. Possiamo riassumere
questo parere dicendo che: 1) le attivith
locali dovrebbero essere iilcluse in una p r e
grammazione finanziaria che rileva dallo
Stato in modo che tutti i loro investimenti
potrebbero essere orientati verso scopi più
produttivi; 2) sarebbe augurabile che i conipiti strutturali delle collettività locali fossero inseriti nel quadro della politica congiunturale che appartiene al potere centrale, e che esso può promuovere con la collaborazione delle banche di emissione; 3) gli
organi nazionali dovrebbero prendere delle
misure necessarie per rendere le entrate
dellc collettività locali meno sensibili alle
flutluazioni congiunturali; 4) sarebbe, infine, necessario un migliore coordinamento
fra gestione dellc spese delle collettività l e
cali e la politica di bilancio del potere
centrale pur rispettando l'autonomia finailziaria di tali collcttività.
Si tratta di un parere che non è vince
lante, ma che può servire come raccomandazione ai vari Paesi nel quadro della gestione delle amministrazioni locali.
Da quanto sopra csposto, si pub constatare che, anche se nel campo della finanza
locale non è stato ordinato molto, comurique esso non è stato trascurato; si attende,
ora, semplicemente il momento più opportuno, sia dal punto di vista politico, che
dal punto di vista economico, per rilanciare tale problema che indubbiamente, analogamente a quello più vasto dell'armonizzazione fiscale degli Stati membri, dovrà
concorrere al raggiungimento dell'integrazionc economica da tutti auspicata.
Signor Presidente, Signor Ministro, Signe
ri Sindaci, ho terminato questa breve e s p e
sizionc, e ringrazio dell'attenzione che mi
è stata prestata. Chiedo scusa se non sono
stato chiaro nella mia esposizione, ma rimango a loro disposizione per tutte quelle
informazioni supplementari che loro ritenessero opportuno.
la risoluzione
I1 Consigllo Nazionale delllAICCE, riunito a
Roma in Campidoglio il 20 dicembre 1968,
viste
le relazioni presentate nella precedente sessione
del 12 luglio 1968 sul tema generale « L'armonizzazione fiscale nell'àmbito della CEE, lo stato
degli studi per la riforma tributaria al livello
governativo italiano e il parere degli enti locali
su tale progetto e sulle strutture degli altri
Paesi comunitari» e il dibattito che ne è
seguito:
ravvisa
nella riforma del nostro sistema tributario la
occasione per un impegno specifico dello Stato
Italiano di rapportare le proprie strutture fiscali
e amministrative al più vasto processo dell'integrazione economica europea;
ritiene
che tale rapporto debba ispirare tutto il sistema
della riforma, nel rispetto delle direttive emanate dal Consiglio dei Ministri della CEE, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità
europee il 14 maggio 1967 e che riguardano sia
la sostituzione dei sistemi attuali delle imposte
sulle cifre di affari che il sistema comune sul
valore aggiunto, tenendo conto n del rapporto
tra le imposte dirette e quelle indirette, che
differisce nei varii Stati membri, degli effetti
di una niodiiica dei sistemi fiscali sulla politica
fiscale e di bilancio degli Stati membri, nonché
della influenza esercitata dai sistemi fiscali sulle
condizioni di concorrenza e sulla situazione
sociale nella Comunità m;
afferma
in questo quadro, l'inderogablle esigenza:
1) che venga introdotta la IVA (Imposta
sul Valore Aggiunto) or nei termini e nei modi
gennaio 1969
prescritti dalle norme comunitarie m. consapevoli delle conseguenze negative di una sua ritardata applicazione sugli stessi sviluppi della unificazione economica europea: I'armonizzazione
fiscale è infatti una delle condizioni fondamentali u per l'attuazione di una vera unificazione
di mercato, quale complemento della soppressione delle barriere doganali n;
2 ) che la struttura delle altre imposte (sulle
-società e personale sul reddito), previste dal
progetto di rlforma preannunciato nel nostro
Paese, corrisponda ai previsti orientamenti per
lo sviluppo del processo di armonizzazione dei
sistemi fiscali dei Paesi della CEE;
ribadisce
infine, che qualunque riforma tributaria dwe
garantire la partecipazione degli Enti locali alla
fase impositiva, assicurando altresl un gettito
corrispondente alle funzioni che essi devono
svolgere per lo sviluppo delle loro comunità,
nel quadro delle crescenti esigenze della società
moderna; inoltre la riforma tributaria dovrà
indirizzare la finanza pubblica nel suo complesso verso finalità comuni di perequazione
dei sacrifici, di uniformità nella erogazione dei
servizl, di sostegno e progresso delle zone meno
sviluppate.
Approvata all'unanimith.
L'aggiornamento dello Statuto dell'AICCE,
i bilanci e l'elezione del Collegio dei Sindaci
Nel corso della riunione del 12 luglio 1968,
il Consiglio Nazionale ha appovato all'unanimith, dopo ampia discussione, gli aggiustamenti statutari demandatigli dal Congresso di Ancona (16-17 settembre 1966).
Infatti, ogni Statuto è inevitabilmente soggetto alla verifica dell'esperienza e a questa legge generale non ha fatto eccezione
neppure lo Statuto dell'AICCE. L'attivith
pluriennale dell'Associazione ha infatti messo in evidenza un duplice ordine di motivi
tali da consigliare alcuni aggiustamenti di
tale documento fondamentale: l ) l'esigenza
di una migliore formulazione di alcune sue
norme che, appu.nto al collaudo dell'esperienza, hanno dimostrato di consentire interpretazioni non univoche o hanno dato
luogo a difficolth tecniche nella loro pratica attuazione; 2) I'opportunith di permettere un ulteriore diretto ed organico, seppur
limitato inserimento nel Consiglio Nazie
nale dell'Associazione - al lume della realth
più recente - di rappresentanti di organizzazioni e di movimenti aventi con I'AICCE
comuni obiettivi nella battaglia federalista
e per le autonomie locali.
Sulla base di queste esigenze, la Direzione Nazionale delllAICCE nella seduta del
20 luqlio 1966 delegava ad un ristretto g r u p
po di lavoro (composto da Martini, Briigner
e Arpea) il compito di esaminare il testo
dello Statuto vigente e di apportarvi quelle
revisioni di forma, che risultassero rispondenti alle circoscritte finalith di cui sopra.
Le proposte redatte dal gruppo di lavoro
vennero inviate a tutti i membri della Direzione, con espresso invito a formulare eventuali osservazioni entro il 31 agosto 1966,
onde poter temnestivamente sottoporre p r e
poste e suggerimenti al Conqresso Nazie
nale dell'Associazione, gih convocato ad Ancona nei giorni 16 e 17 settembre 1966.
All'invito del gruppo di lavoro un solo
membro della Direzione ritenne di dover
proporre miglioramenti di formulazione di
certi articoli.
I1 Congresso Nazionale, constatata la assoluta mancanza di tempo per discutere tale
argomento posto formalmente all'ordine del
giorno, deliberò, su proposta di Giacchetto,
membro dell'Esecutivo uscente, di aumentare con effetto immediato il numero dei
membri dei tre organi statutari (e precisamente da 75 a 104 per il Consiglio Nazie
nale, da 25 a 41 per la Direzione e da 11 a
18 per il Comitato Esecutivo) onde consentire la necessaria elezione del nuovo Consiglio Nazionale al termine del Congresso:
contemporaneamente, diede mandato al n u e
vo Consiglio Nazionale di procedere all'adeguamento dello Statuto negli altri punti che
gih avevano formato oggetto di esame da
parte dell'apposito Gruppo di lavoro e, successivamente, dei membri della Direzione
uscente. Si trattava - secondo l'esplicito
mandato conferito al Consiglio Nazionale
dal Congresso, che approvb all'unanimith
uIia breve relazione di Giacchetto - di un
adeguamento puramente formale, che non
doveva comunque toccare in radice la s e
stanza del nostro ordinamento costituzie
nale.
I1 testo attualmente vigente dello Statuto
dell'AICCE è quindi quello che riproduciamo nella pagina accanto, per comodith di
tutti i Soci.
L'approvazione dei bilanci
Nella stessa riunione sopra ricordata, il
Consiglio Nazionale ha anche approvato
all'unanimith il conto consuntivo per il 1966
e il 1967, nonchC il preventivo 1968, dopo
aver ascoltato un'ampia relazione illustrativa del Segretario amministrativo Dozio e
la relazione fatta dalla prof.ssa Guasco a
nome del Collegio dei Revisori dei Conti.
L'elezione del Collegio dei Sindaci
I1 Consiglio Nazionale ha proceduto anche
all'adempimento previsto nell'art. 13 dello
Statuto, cioè all'elezione del Collegio dei
Sindaci nelle persone di:
Maria Maddalena Guasco, Tito Scipione e
Pasquale Trozzi (quali Sindaci effettivi)
e Giulio de Julis e Iginio Cossu (Sindaci
supplenti).
11
COMUNI D'EUROPA
gennaio 1969
STATUTO DELL'AICCE
(Testo approvato dal Coiisiglio Nazionale dell AIECE il 12 luglio 1968 a segui20 delle d~cisionidel 5 O Congresso tiarionale dellSAlCCE - Ancona, 16-17 seiiemhre 19661
.ARTrCO1.n
-- - - - - - -- 1E' costituita, con lo scopo di cui al succes-ivo art. 3. l'Associazione Italiana
per il Consiglio dei Comuni d'Europa ( n Associazione dei Comuni, delle
Province, delie R gioni e Eegli al:ri Enti lo al1
AICCE n) - che P i?
Sezione itallana del Consiqlio dei Comuni d'Europa, con tutti g7i obblighi
Inerenti -, cui possono aderire tutte le comunità iocali pre\iqte <,alla CL's 1tmione deila Repubblica Italiana, e le persone giuridiche o fislche previste
ddl presente Siatuto che regola I'Associazio:~e.
-
ARTICOLO 2
L'ad-slone a'1'Asso:iazione implica i'osservanza del presente Statuto, e dei
regolamenti e norme chs verranno emanati dal Consiglio Na~iora'e de l'fissociazione stessa, compresa la norma relativa al pagamento del contribuii
anniiali.
ARTICOLO 3
L'Associazione ha per scopo di orparnlzzare i n I!alia una azfone euronea,
In collahorazion8 con le Associazioni in er ssa:e <'e1 d'versi paesi e ~ a r . 1 ~ larmente con il Cons;g!io dcl Comuni d'Europa, al fine di:
a) raforzare attraverso E-i Entl lma-l lo splrito europeo e p r o m u o ~ e r e
una azlone di-etta a.13 cos:ituzion= d?lla Ferieraz'o-e eu-opea ( S atl Uni i
d'Europa) fonda'a sulle autonorr-ie locali e sulla pianlficazicne democratica
dei territorio federale:
b ) assicurar? la parte-ipazione o la rapprzsentanza dei Comuni. delle
Province. delle Re:13nl e delle alare comunità lo-ali negli Organim~ieuropel
e internazionali, con particolare riguardo alle istituzioni comunitarie europee;
C ) intl-grare ccn l'A-semblea rappresentativa delle Comunlth locali le
futurc Istituzioni europre:
d ) ott-nere e di1end:re un'effettiva autonomia del:e comunità territoriali locall;
e ) facilitare la gestione del Comuni. aszlcurare ai loro abitanti con.
creta noss'bi!ità di auto:overno e contribuire alla loro pro:perl!à,
speciai.
mente-con lo sviluppo di lnlzietlve e di organisml comunali. pro;l?cia i e
regionali, e
nel caso del grandi comuni - con l'articolazione degli stessi
In più comunità organ'che e demorrat1:he;
f ) promuovere s'udi comparatiil e conos:enza reclpro-a, dirctta, clrca
le modalith dzl governo locale nei vari pa-sl europei, e favcrire studi e
inizia'lve nel campo dell'urbanistira, d:ll'econon?la agraria, del servizio sociale
e della scuola, del credito, ecc., necessari al~'a!tuazlon@ del comma b ) .
-
ARTICOLO 4
A questo scopo 1'Asso:iazlone:
svolge la n-ccssar'a azione po1::i:a
e cu!turale;
pr.xnuov- studi laiendosi an hc i i uffici e commlsrl~ni:
in eencrdo iavorbco I'es-rcizio dellc aitivith ad es-o inerenti.
-.
-.
La sede dell'Assuciazione
ARTICOLO 5
a Roma.
La durata dell'Assoclazione
ARTICOLO 6
illimitata.
ARTICOLO 7
L'Associazfone s i compone di s o ~ ititolarl, soci Individuali, soci esperti
e soci adcren.1.
S m o ammissl in qualità di soti titolari l Comuni, le Province e le
Reg .od.
Sono amm-ssi in qualità di soci indiv1dua:i tu:ti gil eiztti ai Conr1g:i
wmunall, pr~\incialI e regionali.
S o n ~amnicssi In qua1i.à di scci esperti tutti coloro che slano riconosciuti tali dalla Direzion: Naiioiialc d~l.'Associazione.
Sono ammessi in qualità di soci aderenti le persone fisiche e g:i ali,
che d i c h a r i n ~di a c e t t a r e io Statuto d:ll'Asso,i~one.
ARTICOLO 8
I soci individuali non rieletll diventano soci aderenti.
I so.1 titolari partecipano agli organl dell'Associazione attraverso i loro
rappr-se,;t..n 1 l e c ~ . i (risp-ttii-a.n.nta sindcci, Pre-icenti di Pr0v.n la, Pr-siden.1 dl Regioiie), l quali patranno tuttavia delegare altro componenze del
Consiglio comunale o provlnciale o regionale. con appcs1.a delibera di
Giunta.
ARTICOLO 9
ASSEMBLEA GENERALE
L'Asszmblea generale si compane dei so21 i s ~ r i t t i che risu'tino tall da
almeno 30 giorni. I1 voto dellberativo compete solo al soci titolari; i s o 3
delle altre categorie hanno dMito al roto consuitivo e piena facoltà di
intervento.
L'Asszmblea può essere ordinaria e straordinaria.
L'Assemblea ordinaria
convocata almeno ogni due anni dal Consiglio
Nazionaie che ne predlspone l'ordine dei giorno. L'Assemb1;a s raordinaria
è convocata tutte le vo:te lo rlterrà opportuno li Consiglio Nazionale o su
richiesta scritta di almeno 11 20V0 dei soci titolari.
La convocazione dell'Assemblea
fatta almeno 60 g l o n ~ iavanti alla data
fissata, mediante puhb 1-azione nel bo:letti.io del1'Asso;lazione e, in m n canza del bollettlno, con Lettera racco-nandata.
ARTICOLO 10
I.'Assemblea ordinaria discuto o &:lbern sulla re!azionc polltlco-organlz.
zativa presentata dalla Direzione Nazionale uscente, procede all'elezione del
Condg!l3 Nazlonale, d l s ~ u t e e delibera su tuttl gli altri argomenti ail'ordIne del giorno.
n1
vengono prese a maggioranza semplice, calcoLe d ~ ~ i . i ~ dell'Assemblea
lata sulla basa del presenti e d-lle deleghe rllascia:e, con delibera dl
Giunta, dai soci titolari: ciascun socio presente non può essere portatore
di più di una dzlega.
Per le modlfiche dello Statuto è richiesta la maggioranza dei due terzi.
Lo scioglimento dell'Associazione pub essere deciso so!o con il voto
favorevole di almeno 1 tre quarti del soci titolari iscritti all'Asswiarione.
ARTICOLO 11
CONSIGLIO NAZIONALE, DIREZIONE,
COMITATO ESECUTIVO E COLLEGIO SINDACALE
I1 Conslgllo Nazionale fissa gll indirizzi genera11 deil'Asso lazlone in conformlth alle risoluzioni dell'Assemblea generale. Si riunlsce almeno due volte
l'anno In seduta ordlnarla per discutere ed approvare il bilancio preventivo,
Il conto consuntivo e la relazione politico-organizzativa. Ii Consiglio potrà
essere convocato s u inlzlaiiva del Presldente o s u richiesta del,a Direzione
Nazionale o di almeno un quarto del membri.
ARTICOLO 12
L'Assemblea generale elegge direttamente 104 componenti del Conslgllo
Nazlonale. di cui 56 socl titolarl, 32 soci Individuali e socl esperti, 16 parlamentarl naz'onaii particolarmente versatl nei prohl-mi europei.
I l Conslgllo eletto può integrarsi mediante cooptazione dl altri 20 membri
scelti tra 1 sori d i qualslasl categoria (titolarl. indivlduali, esper;! ed aderenti) senza obbligo dl rlspettaro una particolaro proporziono fra di essi.
Tutti i membri del Consinllo Nazionale hanno voto de1:berativo. Fanno
parte dl d'r.tto~-del Consiglio Nazionale, extra-numero, due rappresen anti
di ciascuna delle seguenli Associazioni: Assodazlone europea degli Insegnanii
(AEDE
Sezione Italiana), Movimento Federalista Europ'o (MFE - Commisdon2 italiana), Consig io italrano del Movimento Europeo (CIME), Lnione
Nazlonale Coxuni ed Enti Montani (UNCEM), Federazione Italiana Arnministratorl Entl lo ali (FIAEL).
Fanno parte di diritto del Consiglio Nazionale, extra-numero, i Presidenti de le Federaz:onl regionali previste nell'art. 25 del prese.ite S:itu o.
Dopo tre ass-nze conse:utive del proprio rappresentante legale o <'e1 ruo
deleeato. i soci
titolari
membri del Cons:e7io A'azionale decadsn? da ta'e
--~
vengono s~stitu1.i per cooptaz!on< Inòipendentem:nte dalla quota
cari&
fissata dal 2 ' comma del presente arti 010. Altrettanto avvlene per i socl
Individuail ed esperti n-l caso d i asslnze ingiustlticate.
-
~
~
ARTICOLO 13
Ii Consig'i? Nazlona'e e!epge nel suo szno 11 Presidente, due o p'ù VicePresiientl e il S-gretario g?nera7e dell'Asso-iazione, noiiché tre Findacl eftettlvl e due supp-enti. I1 Consi~llo Nazionale nzlla st-ssa seduta e con separata votazione elegge nel suo seno 41 membri della Dlrczione ai qua-i s i
aggiun-.ono i1 Presidente, due o più Vice-Pr~s;d:n:i e il Segretario gene;ale
sià
eletii.
u--
I1 Colliglc dri Sindncl provvede ad eleggere tra 1 suoi membri il Presidente ed 11 Vlce-Presidente.
ARTICOLO 14
La D:rezlon-: Nazlonale sl r:unisce su convocarione del Presldente o su
richiesta di almrno sette del suo1 comyonentl.
ARTICOLO l5
I a Direzione Nazlonale amministra l'Associazione e s i assume la responsabllità dslle prixcipali decisioni operative. I n particolare essa apprcn a il
rego'am-nt3 p:r il funz'onamen:~ dell'Assoclazione e qu-il1 corsernenti le
slngA2 Felerazloni rsziona:i di cui all'art. 25 d.1 przsente Stituto, fissa
In misurn de:k quote asso iative, elegge nel suo seno il Comitato Eseru ito
di cui al succ?ssivo art. 16 e, su proposta del Segretario grnerale, a:tribuiscc g:l incarichi di Srgretario genzralc aggionto, dl Segre:ario amministrativo e gli altri eventuali previsti nel 20 comma dell'art. 16.
Il r'rolarien:~ dell'Arso iazione e que-li conc'rn nti le Feferarioni regio.
nali s n > poi cotto7os:i all'approvazionn d-l Consiglio Nzzio--ale.
S ~ e t t ? n o puie alla Direzione le designazlonl dei componei1.i di organi
del CCE.
ARTICOLO l 5
I1 Comi:at? Esecutiva b comp2s:o da: 11 Pr-s'dente. i Vic--Fr~siden'i, il
Srg.etari> ge:?erale, 11 Segretar o generale aggiu;iti, Il Segreta:io smminlstratlva e da altri meml.ri elctti da la Dyrezl~neNazionale ā‚¬.n3 a raggiunglrc un numero coxp:essi\o di comooiienti compreso tra un minimo di 9
ed un massimo di 13.
Su proposta del S-gretario generale possono essere attribuiti specifici
incarichi a dngoll niembri del Comitato Esecutivo.
ARTICOLO 17
I1 Comitato Esecutivo prepara l lavorl della Direzione Nazionale e ad&
in via di urgenza le declsioni di competenza della Direzione stessa, alla
quale riferisce alla prima rlunione suc~essiva.
11 Comltato Esecutlvo s l riunlsce s u convocazione del Presidente o su
richiesta del Segretario generale o di un terzo dei suoi componentl.
ARTICOLO 18
I1 Pres'dente rappresenta I'Ascociazion:; presi-d? le riunioni d l Con.
siglio Nazlonaie, della Direzione Nazionale e del Comi:a:o Esecutivo.
ARTICOLO 19
I1 Srgretario generale cura 11 perfezionamento e la esecuzione delle decisio:il poli lche d-1:a D;r:ziose e ce1 Comita:o Ese,utivo e i appl.caz1on- &i
regolamenli di cui agli artt. 15 e 25 del presenie Statuto.
ARTICOLO 20
I l Seyetario amministratiro ha la responsabil1tA del:a
atrativa e sovrin:ende al relatlvi utfi:l.
gestione ammlni-
ARTICOLO 21
Il regolamento spefiflcherà i compiti p:rtico!ari
del Segretar'o generale
aggiunto, d l S-gretario amminislrativo e degli allri eventuali inrar-cati d i
particolari f unziorJ.
ARTICOLO 22
Le de isloni del Consigllo Nazionale, d lia D'rez'on? N-zlona'e e del.
i'Ese-u 1.0 sono prese a iraggioranza dei presenti. In caso di parità prevale
11 voto del Presiden:e. Delle de;iberazio.ii si tlene verbale.
ARTICOLO 23
I m2mbrl del Consiglio Nazionale che perCano la quali'h di rappres?ntanti iegali o di delegati del soci titolarl sono automJt.ca.iient2 s ~ s t i t u li
con I nuovl rappresentanti o delegali dei soci s:essi. Se fdnno p ~ t :r e la
Direzion~ Naz:onale. del Comilato Esecutivo o del Coll~gios.~idicale1 1.ro
pos:i rimangono vacan.1 e sJno coperti szcondo le norme ael Lresen e S t a t u t ~ .
salvo nel caro In cui l'Ente d a sotto:osto a gestione r o ~ m sa
l l l : in t a e
ipotesi i membri della Di:ezione Nazlona:e, del Cosit-to Ese u t i v ~ o del
Collegio Sindacale ri.rangono comunqu? In carlca fino alla c0stit.z one della
nuova amm,inistrazione elettica dA1'Ente 10-ale, salvo provved1n;ento con.rrrlo.
ARTICOW 24
In caso di contestazioni sulla conipetenza rispettiva, non precisa!a dallo
Statuto, dei diversi organl associativi, la coinpetenrii s l intenderà spettarc
all'organo più ampio.
ARTICOLO 25
I Comunl e 12 Province aderentl a'~'Assoc1aziona possono riunirsi In Fede.
razioni regionali con compiti di coordinamento e propulsione delle i;;irlatlve
-loia
- --.i.
-.
I Presldenti delle Federazloni fanno parte d i diritto extra-numero del
Consigllo Nazyonale e sono consultati dalla Dlrcz!one Nazionale e dal C o d .
tato Esecu.ivo sui problemi interessanti le rispettive regioni.
ARTICOLO 26
ENTRATE, LIQUIDAZIONE, FORMALITA' DI LEGGE
Le entrate dell'Associazione sono costituite:
a ) dalle quote annua11 fissate dalla Direzione Nazionale e dalle sottoscrizioni volontarie del socl delle varie categorie;
b) dagll eventuaii aitri proventi.
ARTICOLO 27
I n caso di sclo~limento dell'Associazione, l'Assemblea generale nomlnerà
uno o plù commissari Incaricati della Ilquidazlone dei ben1 del!'Assoclazione:
l'Assemblea declderà nello stesso tempo l'impiego che dovrà fare dcll'cventuale residuo attivo. La Dlrezione Nazionale assolverà le eventuall formalità
di dichiarazioni e pubblicazioni prcscrltte dalle leggi vigenti.
12
COMUNI D'EUROPA
La stasi dell'Europa intergovernativa
e l'esigenza di una orpanizzata s ~ i n t ad i base
La seduta del 20 dicembre si è aperta,
sul tema « La stasi delllEuropa intergovernativa e l'esigenza di una spinta di base D,
con due relazioni svolte, per l'aspetto più
squisitamente politico, dal Segretario generale, Serafini ( « analisi della stasi e delle
sue cause politiche D; « analisi delle componenti del " fronte democratico europeo " D )
e per la parte più organizzativa dal Segretario generale aggiunto, Martini ( e indicazioni operative da parte del CCE e del1'AICCE - il 1969 anno del Parlamento Europeo; i gemellaggi, la società civile e la
politica; la scuola, i giovani e il federalismo, ecc. »).
L'analisi di Serafini
Serafini ha sottolineato che la relazione
Martini Formava l'oggetto centrale della sessione di dicembre del Consiglio Nazionale:
egli si limitava quindi a una brevissima
introduzione per far da cornice al quadro
di Martini. I1 Segretario generale ha insistito nella caratteristica fondamentale del
CCE, come di tutti gli altri movimenti europeisti, che non possono limitarsi a fare da
cassa di risonanza o da ufficio di propaganda dell'europeismo « ufficiale », ma che
debbono invece svolgere quanto meno un
compito integrativo o surrogatorio dei governi e dei parlamenti nazionali e delle
forze politiche tradizionali, fra le quali gli
stessi partiti, che contribuiscono a esprimere quasi sempre gli stessi amministratori locali, e i sindacati. Senza porsi per il
momento il problema del «limite di pazienza D, oltre il quale i movimenti europeisti non potrebbero non passare dalla
critica benevola entro il sistema alla stessa
contestazione del sistema, che è per noi,
essenzialmente, quello degli Stati nazionali
e dei loro portavoce politici e burocratici,
Serafini ha ricordato tuttavia alcuni atteggiamenti scandalosi dei governi nazionali
sedicenti europeisti, per dimostrare la necessità di una sollecitazione e di una spinta
vigorose da parte dei movimenti europeisti.
Purtroppo, ha soggiunto l'oratore, ci troviamo, sulla scena politica, tra finti europeisti (o europeisti della domenica) e antieuropeisti: manca un posto preciso per gli
europeisti coerenti, che contestino i finti
europeisti; manca in sostanza, cioè, un posto adeguatamente occupato da una costruttiva opposizione europeista. Naturalmente il
peccato non è di questo o di quell'altro
governo nazionale, ma di tutti, e de Gaulle ha fornito soltanto un alibi (Serafini ha
rievocato un elenco di incoerenze di fronte
all'unità europea da parte di governi francesi della IV Repubblica, del governo tedesco, del governo italiano e in genere di tutti
i governi cosiddetti euroneisti). Quello che
è più grave è che il pubblico non venga
informato correttamente di tutte queste
cose, e Serafini si è lamentato aspramente
delle carenzz della cosiddetta stampa indipendente, lamentando altresì l'opera ancora
insufficiente dell'Associazione dei Giornalisti
curopei.
In ogni modo, ha continuato Serafini,
dobbiamo respingere sdegnosamente il pessimismo e pensare piuttosto a batterci nei
modi possibili. I1 discorso del nuovo Presidente del Consiglio italiano designato, se
forse è risultato meno incisivo nelle cose
europee di quanto alcuni avrebbero desiderato, tuttavia ha detto cose importanti
e lascia un certo margine alla speranza nel
nuovo Governo. D'altra parte 1'AICCE si
deve rifare al manifesto lanciato ai candidati e agli elettori durante la primavera
del 1968: in esso si parlava di una lotta
di base, si ponevano alcuni obiettivi istituzionali europei e, infine, si proponevano
riforme di struttura dello Stato italiano da
attuare in piena rispondenza alla costruzione comunitaria e sovranazionale. Programma del Governo e Appello dell'AICCE
debbono essere, nella prospettiva della politica unitaria di tutto il CCE, le aspirazioni
immediate del nostro programma d'azie
ne 1969.
Per ripetere il trittico sino alla noia, il
CCE ha tre compiti: l ) un compito politico; 2) un compito di sindacato dei Poteri locali al livello europeo; 3) un compito di fornitore di un servizio europeo.
I1 primo compito implica diverse articolazioni: a) un'educazione capillare alllEuropa
e al federalismo degli amministrati delle
nostre Comunità locali (ma Serafini ha sottolineato che hanno molto più bisogno di
educazione in tal senso i « quadri » politici
di vertice e i quadri medi e minori, poiché
la cosiddetta massa è disponibile verso
l'Europa, tanto più che da essa non si pub
pretendere una consapevol~zza tecnica del
problema); b) la collaborazione a formare i
quadri politici (specie medi e piccoli) di
una classe dirigente sovranazionale: in tal
gennaio 1969
senso è veramente incredibile e incoerente
col programma dei nostri successivi Governi italiani l'orientamento, che sarebbe in
alcuni casi del Ministero degli Interni e
che sempre più frequentemente attuano i
Prefetti, nel cancellare le delibere, anche
di grossi Enti locali su modeste spese facoltative, necessarie a quegli scambi intereuropei che si giudicherebbero irrinunciabili,
semplicemente in un quadro di minima
modernità e sotto la voce di «pubbliche
relazioni », per la più modesta delle industriole; C) l'organizzazione, in collaborazione
con le altre forze vive, di una pressione dal
basso verso il vertice, prigioniero della
routine nazionale.
I1 secondo compito consiste nel tante
volte ripetuto disimpegno del ruolo, che
ha svolto e continua a svolgere egregiamente il CCE. di sindacato dei Poteri locali
al livello dellJEuropa in costruzione. Anche
per il fatto che i Poteri locali sono Enti
territoriali, questo non è affatto un compito
settoriale, ma al contrario tende a evitare
che cresca una Europa burocratica, lontana
dalle particolarità e dalle vocazioni delle
sue diverse regioni e dei suoi diversi abitanti. In questo campo è veramente superfluo ricordare i rilevanti successi ottenuti
dal CCE, e c'è solo da strutturare un programma delllAICCE che contribuisca a tenerci validamente sulla buona strada, anche
se forse dovremmo reclamizzare meglio le
nostre benemerenze verso soci che ne godono i frutti, ma che non sanno quante
energie e quanto impegno tutto ciò venga
a costare.
In terzo luogo e nei limiti delle nostre
forze noi dobbiamo svolgere un sempre più
accurato «servizio europeo » a favore dei
nostri Soci, informandoli via via su come
incida sulle loro molteplici e differenti situazioni il processo di integrazione europea
e sugli strumenti che il processo stesso
mette di volta in volta a loro disposizione.
al Consiglio Nazionale del 20 luglio (da sinistra): il ministro Ferrari Aggradi, il presidente delI'AICCE, Grosso, il sindaco di Roma, Santini, e il segretario generale del19AICCE, Serafini
gennaio 1969
Le indicazioni di Martini
Martini ha iniziato il suo rapporto formulando alcuni interrogativi dai quali deve
partire un serio ed efficace esame di coscienza del CCE, delle sue Sezioni nazionali, dei suoi Enti aderenti. Quale significato riveste oggi l'adesione di un Ente locale alla nostra organizzazione? Esiste ancora attualmente uno spazio politico specifico al CCE e qual'è il ruolo che esso è
chiamato a svolgere nella presente congiuntura europea? Quali possibilità concrete
assicura 1'AICCE agli Enti locali di inserirsi
nella realtà europea (e comunitaria in particulare) e a quali condizioni?
La risposta a detti interrogativi - ha
detto Martini - non deve essere un semplice elenco di cose da fare, ma deve essere
una risposta politica, più programmatica
che ideologica, una risposta misurata e realistica tendente a dare al CCE e all'AICCE
nuovo slancio e sempre maggiore peso politico.
Dopo più di 17 anni di vita del CCE e
sulla base dei suoi obiettivi statutari, detta
risposta non può non partire da un postulato, cioè dal presupposto dell'esistenza, nell'ambito del CCE, di un consenso generale
sul tipo di Europa auspicata e cioè federale
e democratica. Non è possibile infatti, in
un discorso che vuole giungere a delle indicazioni operative, ripartire ogni volta da
zero; è necessario piuttosto affrontare il
problema del continuo adeguamento della
strategia e della tattica della nostra Asse
ciazione al mutare delle situazioni, fermi
restando gli obiettivi di fondo. A titolo di
esempio, anche sul piano europeo si va
manifestando un crescente divario tra esigenze della società civile e le necessarie
riforme istituzionali del potere politico, divario reso ancor più evidente e drammatico dall'attuale situazione di stasi della c e
struzione europea intergovernativa e diplomatica. Inoltre, la politica internazionale
registra l'apporto di nuovi soggetti e nuovi
centri opzrativi nonché nuovi strumenti di
azione che non possono lasciare indifferenti il CCE e 1'AICCE.
Sulla base di tali premesse, Martini ha
così schema~izzatoalcuni dei contenuti essenziali dell'azione del CCE e dell'AICCE:
1) azione di formazione federalista degli amministratori locali e, per loro tramite,
della pubblica opinione: il federalismo, come concezione generale dell'organizzazione
della società, si lega infatti in modo naturale all'esperienza e alle esigenze del governo locale e ai suoi rapporti con gli altri
livelli di governo, fondati sull'unità nella
diversità, sull'equilibrio tra autonomia e
coordinamento e sull'applicazione del principio di sussidiarietà;
2) servizio europeo agli Enti locali, causa ed effetto, al tempo stesso, di un loro
sempre maggiore inserimento nel processo
di integrazione europea e di una accresciuta
consapevolezza dei suoi contenuti politici
e tecnici;
3) partecipazione efficace dei Poteri locali ai meccanismi di decisione e di studio
delle Istituzioni europee e particolarmente
di quelle comunitarie: ciò comporta evidentemente anche un- maggiore collegamento
dell'AICCE con i centri decisionali a livello
COMUNI D'EUROPA
13
nazionale in quanto essi
saranno sempre più condizionati da quelli europei, via via che si svilupperà la integrazioi-ie
politica ed economica
delllEuropa.
In questo quadro generale, che va sempre
tenuto presente nel valutare la attività della
AICCE, è necessario individuare alcuni orientamenti prioritari da attuarsi senza mai perdere di vista il fine globale della lotta federalista, ma utilizzando al
tempo stesso, opportuil capo ufficio studi del ministero delle Finanze, de Nardo svolge
namente, le risorse e
gli strumenti propri di
la sua relazione; al suo fianco il segretario generale aggiunto
dell'AICCE, Martini
una associazione di p e
teri locali: compito non
facile ma irrinunciabile, che richiede un con- quindi la necessità di una conoscenza comtinuo superamento di una duplice tentazione, parata delle diverse esperienze nazionali. In
quella dell'astratto intellettualismo politico questo quadro si colloca oggi, con partida un lato e quella delle « rivendicazioni colare attualità, il fenomeno del regionacategoriali » dall'altro. Punto di riferimento lismo nella prospettiva delllintegrazione
essenziale per questi orientamenti (qui di europea.
seguito schematizzati) dovranno essere comunque le attuali Istituzioni europee.
La realizzazione di questi orientamenti
a ) 11 raffonamento della democrada a
tutti i livelli, dai consigli degli enti locali e
regionali e dai parlamenti nazionali fino al
parlamento di una ~
~ europea. ciò
d
implica, tra lPaltro, non solo i problemi della elezione a suffragio universale e diretto
del Parlamento Europeo e del rafforzamento
dei suoi poter., ma anche quelli della sua
popolarità,
del suo ruolo di arbitro d e m e
cratico, del suo significato per un'autentica
regionalizzazione della Comunità europea.
-
b ) La maturazione negli amministratori
locali della consapevolezza che essi operano
ormai in una societh aperta, e che quindi
l'interdipendenza delle esperienze diviene
componente essenziale di un'autentica educazione civica europea. In questo senso i
gemellaggi, così come sono sempre stati
concepiti dal CCE nel loro significato essenzialmente politico, nonché gli scambi e i
contatti con i vari aspetti della realtà europea vanno moltiplicati e perfezionati: ciò
esiye la rimozione di assurdi ostacoli posti
sul piano nazionale da norme anacronistiche
e chiaramente superate e la realizzazione,
sul piano europeo, di idonei strumenti di
aiuto finanziario specie a favore decli enti
locali delle regioni più povere e periferiche.
prioritari richiede tuttavia alcune condizioni
la cui attuazione impegna la responsabilità
di tutti i soci delllAICCE e di tutti i suoi
organi~ statutari. ~Proseguendo
~ nella sua
~ relazione, Martini ha indicato specificatamente
alcune di queste condizioni da lui considerate particolarmente importanti per l'avvenire della nostra Associazione e che pos'On0
essere
sintetizzate:
1) poich6 ~ ~ A I C C Eè sezione italiana di
organismd sovranazionale europeo, il
CCE, è evidente che una sua più efficace
azione dipende anche dal grado di incisività che tutto il CCE è in grado di manifestare nella sua attività a livello europeo:
ogni iniziativa, quindi, assunta dalllAICCE
per potenziare e rendere più efficiente il
CCE rifluirà a vantaggio della sua stessa
azione sul piano italiano.
2) Ferme restando le attribuzioni riconosciute dallo Statuto ai diversi organi delI'AICCE (Consiglio nazionale, Direzione, Comitato esecutivo) non vi è dubbio che la
tempestività e l'efficacia di una parte notevole delle iniziative dell'AICCE divendono
dalle modalità di funzionamento del Comitato esecutivo, anche se gli orientamenti
politici di fondo e le linee generali programmatiche vengono ad esso fissate dagli organi
C) L'approfondimento dei f i i e dei mezzi
di una politica formativa e culturale degli più ampi.
Ne deriva la necessith di una maggiore
Enti locali e quindi dei loro rapporti con
coesione
e di un migliore coordinamento
la scuola e con le nuove generazioni, divise
tra la contestazione della societh nazionale, collegiale del Comitato esecutivo del11.41CCE
le aspirazioni mondialistiche e una inade- e al tempo stesso un'azione più differenguata comprensione del significato esem- ziata nel suo ambito: quest'ultima potrebbe
plare che avrebbe un'autentica federazione essere attuata mediante una ripartizione di
europea nel contesto internazionale.
compiti fra alcuni dei suoi membri, corrid) Una più impegnata azione per lo svi- spondenti ai grandi settori di iniziative soluppo delle comunità locali, particolarmente pra richiamate e ai principali assessorati
sotto il profilo economico e sociale, con nei quali si articola oggi l'amministrazione
tutti i suoi necessari collegamenti con la locale del nostro Paese. La Segreteria delpolitica regionale, la programmazione eco- 1'AICCE e gli uffici della sede di Roma donomica, l'assetto territoriale, l'adeguamento vrebbero ovviamente assicurare un'azione
delle strutture amministrative e fiscali e di coordinamento, di stimolo e di supporto
i
COMUNI D'EUROPA
organizzativo. Tale proposta dovrebbe essere
sollecitamente studiata nelle sue modalith
e nelle sue conseguenze pratiche ed attuata
dallo stesso Comitato esecutivo.
3 ) Poiché gli Enti locali dimostrano una
crescente sensibilità per i contenuti tecnici
della loro azione politica ed amministrativa,
si impone anche alllAICCE un'esame appro
fondito delle sue reali possibilità di valersi
di strumenti di studio su singoli problemi
al fine di dare maggiore concretezza e credibilità alle sue proposte politiche. Dovrà
in primo luogo farsi ricorso a quegli istituti ed organismi di studio e di ricerca che
gennaio 1969
gih fanno parte delle attuali strutture degli
Enti locali (comuni, province e regioni) o
che comunque sono più direttamente legati
alla loro azione.
4) Se le indicazioni che precedono impegnano più direttamente gli organi centrali
delllAICCE, va tuttavia sottolineato che a
queste accresciute responsabilità del centro
dovrà corrispondere una più incisiva azione
della periferia, cioè di tutti i soci sotto il
profilo politico, organizzativo e finanziario.
Al raggiungimento di questo obiettivo p
tranno contribuire:
- un organico ed equilibrato allargamento, sul piano territoriale e secondo i
tipi degli enti, delle adesioni allJAICCE. Ciò
assumerh un particolare rilievo in vista dell'attuazione delle regioni a statuto ordinario
prevista alla fine del 1969;
- la promozione di corsi-quadri regio
nali e interregionali, tenuto conto delle positive esperienze già fatte in questo campo.
Detto problema formativo inoltre non si
pone solo per gli eletti locali ma anche per
i loro collaboratori a livello burocratico (a
cominciare dai Segretari comunali, provinciali e regionali) dalla cui sensibilizzazione
all'idea europea si potrebbero attendere risultati concreti non indifferenti;
- l'articolazione delllAICCE in federazioni regionali, che potrebbero tra l'altro
costituire un prezioso strumento di coesione
della classe dirigente locale a livello regio
nale e nella quale la comune ispirazione
federalista pub divenire punto di coagulo
della diversità delle opinioni politiche e personali. Naturalmente la soluzione di questo
problema presuppone una preventiva valutazione del suo « costo » per l'azione globale
dell'AICCE non per creare delle remore a
priori ma affinché l'attuazione delle federazioni regionali si inserisca in una funzionale struttura dell'AICCE concepita organicamente nel suo complesso.
BANCODISANTO SPIRITO
Fondato nel 1605
Sede Sociale: Roma
-
Via Milano, 53
Una più stretta collaborazione con le altre
forze federaliste e con le varie componenti
del Consiglio Italiano del Movimento E u r e
peo anche nell'hmbito dei Comitati che q u e
st'ultimo va promuovendo nelle varie p r o
vince italiane. Cib assicurerh, tra l'altro, più
efficaci risultati a certe iniziative di grande
respiro, quali la Giornata europea delle
Scuole e la Giornata d'Europa.
5) In questo rilancio politicoorganizzativo delllAICCE, un ruolo particolare assumerà il collegamento tra centro e periferia
e più in generale tra l'Associazione e l'opinione pubblica. Esso troverh valido strumento nelle varie iniziative di stampa delI'AICCE e precisamente:
a) in «Notizie AICCE. per far cono
scere e valorizzare l'attività dell'Associazione e dei suoi aderenti. E' inoltre attualmente allo studio in sede europea I'opportunith e la possibilith di un « Bollettino di
informazione D sull'attivith delle Comunith
europee nei settori che più direttamente
incidono sull'amministrazione locale;
b ) nella rivista « Comuni d'Europa D
che per la sua diffusione quantitativa e qualitativa può costituire un sempre più prezioso strumento di presenza politica e di
solidarietà associativa: a tal fine appare
opportuno assicurare, anche mediante una
nuova struttura redazionale della rivista,
gennaio 1969
COMUNI D'EUROPA
-
un migliore equilibrio fra le sue finalità
di formazione politica generale e la sua
natura di organo di un'associazione eurcpea di Enti locali aventi specifici problemi
e differenziati interessi, nel più generale
contesto europeo;
teplici obiettivi che essa ha di fronte, ha
affermato la necessità di applicare la dottrina del federalismo integrale, sia a livello
europeo che all'intemo dello Stato: a questo scopo, utile si prospetta uno studio
veramente analitico, fra l'altro, delle stnitture territoriali degli altri Paesi, in vista delC ) nella pubblicazione di opuscoli della
la
costituzione delle Regioni ordinarie itacollana E< !5krvizio europeo per l'amrninistratore locale
inaugurata con l'apprezzato liane.
La necessità di concentrare in poche mastudio sul « Fondo sociale europeo ». A quenifestazioni
di rilievo e a date fisse l'attisto potranno far seguito una « Guida eurodell'AICCE (per esempio in
vità
di
massa
pea dei gemellaggi D ed altre pubblicazioni
concernenti il FEOGA e i problemi degli preparazione e per lo svolgimento della
Assessorati alla Pubblica Istruzione e alla :q Giornata europea delle Scuole » e della
« Giornata d'Europa ») è stata sostenuta da
Gioventù.
Zoli, che ha anche concordato di attribuire
Concludendo il suo rapporto, Martini ha dei compiti specifici a membri delllEsecupresentato un progetto di risoluzione con- tivo, nonchC di proseguire la pubblicazione
tenente tra l'altro la richiesta di delega al di opuscoli della collana di « Servizio euroComitato Esecutivo, da parte del Consiglio peo per l'amministratore locale n.
Giraudi, dopo essersi detto certo della
Nazionale, per l'attuazione delle proposte
disponibilità
dei parlamentari delllAICCE
sopra formulate.
affinché le richieste e l'opera dell'Associazione non rimangano solo sul piano delle
manifestazioni formali, ma vengano seguite
Il dibattito
e sostenute nelle sedi opportune, si è sofI1 dibattito sulle due relazioni, di Serafini fermato sull'esperienza della Federazione
e di Martini, si è aperto con l'intervento del regionale piemontese - da cui potrebbe
rappresentante del Movimento Federalista prendere vita il primo nucleo del « fronte
Europeo in seno al Consiglio Nazionale, democratico europeo » in Piemonte - che
si svolge in un momento estremamente faDi Cocco, il quale, sottolineato come tutta
la crisi della società risieda nella sua inca- vorevole per essere ripetuta altrove, vista
pacità di trasformazione e di ricerca di isti- imminente la costituzione delle regioni.
Da parte sua Piombino, premesso che si
tuzioni adatte, ha ritenuto necessario l'opera
rende
necessario un rapporto più efficace
degli Enti locali per riconquistare la fiducia
fra
Associazione
e associati (per esempio
delle popolazioni nella democrazia, soprattutto attraverso la rivalutazione dell'istituto interessando questi ultimi a temi precisi,
parlamentare (il Parlamento Europeo). An- quali la politica regionale e la partecipache il rappresentante dell'unione Nazic- zione degli Enti locali, la politica agricola
nale Comuni ed Enti Montani, nella per- e il FEOGA, la programmazione economica,
sona del suo Segretario generale, Piazzoni, ecc.). ha riconfermato la validità, sul piano
ha sostenuto la necessità di rafforzare l'isti- politico, delle risoluzioni di Trieste (v. « Co-che-cestibituto parlamentare europeo (ha criticato, fra muni d'Europa D, n. 10/f968)~;
l'altro, la non ancora effettuata nomina dei scono il quadro d'azione di tutti i federaparlamentari italiani a Strasburgo); l'oratore listi nei prossimi mesi.
In vista di una riorpanizzazione metodolc& passato poi ad illustrare l'utilità di rilangica
del lavoro dell'AICCE, Bernassola, riciare il patto di unità d'atione fra 1'UNCEM
e I'AICCE, sottoscritto dalle due Associazioni cordato che gli impegni principali della ncstra Organizzazione nel 1969 riguardano il
alcuni anni or sono.
Vaccari, dopo aver detto che una più arti- Parlamento Europeo (il 1969, anno del Parcolata assegnazione dei compiti in seno alla lamento Europeo) e l'aggancio dei giovani
Associazione - nel senso chiarito da Mar- al problema europeo, si & sofferrnato su
tini - la renderebbe più adeguata ai mol- alcune proposte operative che concernono,
fra l'altro, l'attività delle Commissioni del
CCE, i viaggi di studio, le riunioni degli
organi sociali in città diverse da Roma (per
legare l'attività dell'AICCE a problemi locali
concreti) e la rivista « Comuni d'Europa D.
A proposito di quest'ultima, Bernassola ha
Comuni
Abitanti sostenuto la necessità che la rivista assuma
una articolazione in parte diversa, più risponBUDRIO(BO) . . . . . . . . . 14.579
dente alle esigenze della periferia, in modo
CONSELVE(PD) . . . . . . . . ,
6.885 da essere la n rivista di tutti n.
DENNO(TN) . . . . . . . . . .
1.200
Sempre nel c a m w delle proposte conFONW(TN) . . . . . . . . . .
1.728 crete figurano quelle della Guasco, che ha
GIANONELL'UMBRIA
(PG) . . . . .
3.206 richiesto la preparazione di un opuscolo
LAVIS(TN) . . . . . . . . . .
4.477 ideolo~ico per gli assessori alla Pubblica
Istruzione in prevarazione della E< Giornata
LUSERNA
(TN) . . . . . . . . .
642
europea delle Scuole n: di Calsolaro, che ha
PARTANNA
(TP) . . . . . . . . . 13.011 invocato un'azione dell'ATCCE tendente a
PERGINE
VALSUGANA
(TN) . . . . . 11.964 risolvere il problema della tutela prefettiPREDAZZO
(TN) . . . . . . . . .
3.783 zia, che paralizza l'attività degli Enti locali:
S. BENEDETTO
DEL TRONTO
(AP) . . . 31274 di Mascherucci, che ha fatto presente la
SFRUZ(TN) .
. . . . . . . .
322 opportunità di istituire più numerosi premi
comunali da assegnare ai vincitori della
SIROR(TN) . . . . . . . . . .
1.138 a Giornata europea delle Scuole n.
SPORMINORE
(TN) . . . . . . . .
802
Ultimo ad intervenire nel dibattito & stato
VIGOLOVATTARO
(TN) . . . . . .
1353 Bonea, che, sottolineato il ruolo della scuola
NUOVI POTERI LOCALI AOtRENTl ALL'AICCE
.
Merlot è morto
Joseph.Jean Merlot ~5 morto. Egli n-n era soltanto il DéputC-Maire di Séraing e vice-presidente della Sezione belga del CCE, divenuto
frattanto un personagg:~importante su-la scena
politica del suo Paese, vice-presidente del Consiglio e ministro deli'ecanomia, e restato fedele
alla nostra organ'zzazione (a ottobre venne
e non con una rapida appariz.one, ma lavorando s o d ~
all'Assemblea dei Dzlegatl di
Trlezte). Merlot era e rrs:erà soprzt:utto uno
l
nell'ormai lontairo 1951
dei fondatori d ~ CCE,
a Ginevra; era e resterà il co:lega e il compagno
di milizia federalista, che non ha mai cess-ito
di legare la po-itica all'utapia, la preoccupazione dell'amministratore locale al grand: disegnD sovranazionale. Nella memoria di molti
di noi resterà altresl il tribuno di tutte le
nostre grandi assise - a cominciare dagli Stati
penera!e di Versailles (ottobre 1953) -, cap:c:,
subito dopo un discoiso memora7~ileanchz sot:o
I'aspetto delln fatica fisica, di mettersi pazien.
temente e per ore a un tavolino per trovarc,
fra tesl divergenti, In conc'usione unitaria del
CCE. Questo infatti può dirsi fors: il mzrito
principale di Joseph-Jean: aver sovente cercato
un compromesso, che non nasceva dall'opportunismo
perché non si sarebbe veduto quale
partico'are opportunità gli offriva i1 CCE -,
ma da:i'esigenza dell'unità nella lotta dei Poteri
locali per gli Stati Uniti d'Europa.
-
-
-
per la formazione all'idea europea (e la
necessità di rendere la « Giornata » più impegnativa), ha rilevato l'importanza che la
realizzazione di alcuni fatti comunitari, quali
l'unificazione delle legislazioni scolastiche
europee e la creazione di un'università eurcpea, possono rivestire per il futuro dell'integrazione europea.
Chiusa la discussione, il Consiglio Nazionale ha approvato all'unanimità, cinque risoluzioni che vengono integralmente riportate in questo stesso numero: esse riguardano il programma di azione 1969, il Parlamento Europeo, i rapporti tra i giovani,
l'Europa e gli Enti locali, le conclusioni
formulate dall'apposito Gruppo di lavoro
in tema di arrnonizzazione fiscale, riforma
tributaria italiana e finanza locale sulla
base dei risultati del precedente Consiglio
Nazionale (pubblicata a pag. 10) ed infine
la denuncia di anacronistiche norme legi-
16
gennaio 1969
COMUNI D'EUROPA
C ) l e modalith di rafforzamento del coordinamento tra azione centrale e periferica nell'ambito dell'AICCE e tra Enti locali e altre forze
federaliste, specie nel quadro del Consiglio italiano del Movimento Europeo e dei sioi Comitati
provinciali per l'Europa: ciò anche per assicurare più efficaci risultati alle annuali celebrazioni della « Giornata europea delle Scuole » e
della C Giornata d'Europa n, che rappresentano
assieme ai gemellaggi due punti chiave nell'azione dell'AICCE;
il segretario amministrativo dell'AICCE, Dozio
slative e di dannose forme di tutela sugli
Enti locali che ostacolano l'inserimento e la
partecipazione di questi ultimi alla vita di
un'autentica e solidale società europea.
Nella stessa tornata il Consiglio Nazionale ha inoltre approvato il bilancio preventivo 1959: il Segretario amministrativo Dozio
ne aveva preventivamente delineato l'impostazione e illustrato le voci essenziali, sottolineando come, pur nell'inadeguatezza dei
mezzi, Fosse stato fatto ogni sforzo per fare
del bilancio uno strumento idoneo a recepire le esigenze fondamentali dello sviluppo
dell'Associazione.
d ) l'adeguamento degli strumenti di st-mpa
dell'AICCE alle nuove esigenze degli amministratori locali, rese sempre più evidenti da una
sostanziale compenetrazione tra realth comunitaria e societh nazionale, anche mediante la
creazione di una nuova stmttura redazionale
della rivista «Comuni d'Europa», nella quale
si articoli l'indirizzo politico della pubblicazione
in conformith, oltre che agli obiettivi statutari
dell'AICCE, alle diverse scelte programmatiche
degli organi associativi. Dovrà anche essere proseguita la serie di pubblicazioni della Collana
u Servizio europeo per l'amministratore locale n,
con particolare riguardo alla «Guida europea
dei gemellnggi n, ai problemi del FEOGA e alle
esigenze degli Assessori degli Enti locali alla
Pubblica Istruzione e alla Giovent*
e ) un'azione di informazione e di formazione
europea dei Segretari e dei funzionari delle
Regioni, delle Province e dei Comuni, anche in
collaborazione con gli organismi rappresentativi
delle loro categorie.
Approvata all'unanimith.
PARLAMENTO EUROPEO
Il Consiglio Nazionale delllAICCE, riunito a
Roma in Campidoglio il 20 dicembre 1968,
Le risoluzioni
constatato
PROGRAMMA D'AZIONE 1969
I1 Consiglio Nazionale delllAICCE, riunito a
Roma in Campidoglio i1 20 dicembre 1968,
che, a sette mesi dalle elezioni, il Parlamento
italiano non ha ancora proweduto, come suo
preciso dovere a termini dei Trattati da esso
approvati, alla designazione dei propri rappresentanti in seno al Parlamento Europeo,
ritenendo
che la grave inadempienza determina negative
ripercussioni non solo in seno allo stesso Parlamento Europeo, ma altresì nella pubblica opinione, in uu momento in cui maggiormente
urgono azioni decise a livello sovranazionale
col sostegno di tutti i cittadini,
preso atto
degli impegni contenuti nelle dichiarazioni programmatiche del nuovo Governo itallano di
centro-sinistra,
chiede
agli Onorevoli Presidenti delle Camere di provvedere al più presto a convocare le riunioni
idonee per la designazione della rappresentanza
italiana al Parlamento Europeo.
I1 Consiglio Nazionale
prende poi atto
con soddisfazione che l'Assemblea dei Delegatl
di tutto il CCE ha deciso, nell'ottobre scorso a
Trieste, di fure del 1969 l'anno del Parlamento
Europeo, cioè l'anno in cui l'attenzione della
pubblica opinione e un insieme coordinato di
iniziative federaliste si facciano convergere sul
problema della sua elezione a suffrdgio universale e diretto: questo problema si ricollega ad
una maggiore popolarità del Parlamento Europeo, del suo molo di arbitro democra:ico, del
suo significato per una autentica regionalizzazione delle Comunità europee;
è fermamente d'awiso
che il Governo italiano debba prendere una iniziativa palese per richiedere l'attuazione, ormai
irrimandabile, dei terzi capoversi degli articoli 138 CEE, 108 Euratom, 21 CECA rivisto
(approvazione da parte del Consiglio dei Ministri delle Comunith di disposizioni per l'adozione da parte degli Stati membri di un pro-
udite
le relazioni svolte dal Segretario genorale Serafini e dal Segretario generale aggiunto Martini
sui problemi politico-organizzativi dell'AICCE e
sulle linee orientative del suo prrgramma di
azione per il 1969 nel quadro del CCE.
a seguito
dell'ampio dibattito che ne è seguito.
in riferimento
alle risultanze del bilancio di previsione 1969,
approvato nella medesima seduta, e tenuto conto
della relazione al bilancio stesso, svolta dal
Segretario amniinistrativo Dozio,
confermata
la validità dell'Appello rivolto dall'AICCE ai candidati e agli elettori nel marzo 1968 e della Risoluzione politica approvata dall'Assemblea dei
De'egati del CCE a Tr:este, ne-l'ottobre 1968,
che tracciano alcune direttive essenziali di azione
dell'Associazione sul piano europeo ed italiano,
approva
le predette relazioni e, per quanto concerne alcuni aspetti più immediatamente operativi,
dh mandato
al Comitato Eseciitivo di attuare, nel termine di
tre mesi, le proposte contenute nella relazione
Martini riguardanti:
a ) l'articolazione funzionale del Comitato
Esecutivo delllAICCE nell'hmbito di una sua
maggiore coesione collegiale;
b) una più approfondita valutazione degli
aspetti tecnici delle proposte politiche delI'AICCE, utilizzando particolarmente gli stmmenti di cui già dispongo110 gli Enti locali e
gU Istituti di studio e di ricerca ad essi collegati;
VENT'ANNI
CON LO SPORT
PER LO SPORT
17
COMUNI WEUROPA
gennaio 1969
getto inteso a permettere l'elezione a suffragio
universale e diretto del Parlamento Europeo,
secondo una procedura uniforme in tutti gli
Stati membri).
Frattanto il Consiglio Nazionale
di appoggiare l'azione del Movimento Federalista Europeo per la raccolta di firme a favore
di un progetto di legge, di iniziativa popolare,
che provochi - in caso di inadempienza da
parte di altri consociati -, non oltre il 1969 e
presumibilmente in concomitanza con le elezioni regionali, almeno l'elezione unilaterale della delegazione italiana al Parlamenlo Europeo a
suffragio universale e diretto: tale azione è
del rzsto c~nfor:ata da alcun: già zvvenute
iniziative parlamentari e dall'appoggio di un
primo importante nucleo di Amministrazioni
locali aderenti all'AICCE.
indica
nella proinozione di accordi tra i governi europei, tendenti ad un coordinamento legislativo
dei vari ordinamenti scolastici, la base per
autonomi provvedimenti di legge nell'àmbito
delle competenze nazionali, che riconoscano la
libera circolazione degli studenti, gli scambi programmati tra insegnanti, la istituzione di campi
europei di incontro tra studenti di diversa nazionalith,
esprime
la propria convinzione che in tale direzione possano rimuoversi ostacoli e difficoltà, che hanno
sinora impedito la istituzione, già approvata,
dell'Università europea e la europeizzazione delle
Universith nazionali.
Approvata all'unanlmith.
DENUNCIA DI ANACRONISTICHE E DANNOSE FORME DI TUTELA DEGLI ENTI
LOCALI; RICHIESTA DI MISURE ANALOGHE
A QUELLE DELL'UFFICIO FRANCO-TEDESCO
Approvata all'unanimith.
GIOVANI, EUROPA, ENTI LOCALI
I1 Consiglio Nazionale dell'AICCE, riunito a
Roma in Campidoglio il 20 dicembre 1968,
auspica
che la scuola italiana sia riconosciuta come il
più efficace strumento della diffusione e dell'approfondimento dell'idea europea,
sollecita
i Sindaci, i Presidenti di Provincia e di Regione
e gli Assessori alla P.I. e alla Gioventù degli
Enti locali ad agevolare il compito e l'impegno
della scuola per l'Europa, in modo da non limitarli alla valida ma uiiica manifestazione della
Giornata europea delle Scuole ma allargandoli
ad ogni iniziativa che valga a diffondere negli
studenti C nei giovani l'interesse alia creazione
di un'Europa federata,
I1 Consiglio Nazionale delllAICCE, riunito a
Roma in Campidoglio Il 20 dicembre 1968,
riaffermato
il nuovo ruolo che l'Ente locale è chiamato a
svolgere in una societh moderna, soprattutto nel
settore socio-economico e culturale,
considerata
L'Incidenza delle Istituzioni europee sull'attivith
e sui problemi fondamentali degli Enti locali,
con particolare riguardo alle Comunità europee
nel campo socio-economico e al Consiglio d'Europa in quello culturale,
ravvlsa
negli scambi e nelle relazioni intercomunali e
nei gemellaggi, così come vengono concepiti ed
organizzati dal CCE, un elemento politico essen-
ziale a detta concezione moderna delllEnte locale e una componente irrinunciabile per I'attuazione degli obiettivi statutari delllAICCE,
ricordato
che più volte in sede politica e da parte di
vari Ministeri 1'AICCE è stata sollecitata ad
impegnarsi ulteriormente in modo organico nelle
iniziative di cui sopra,
chiede
che il Parlamento (in sede normativa) e il
Governo (in sede amministrativa), ciascuno per
la propria competenza, provvedano: 1) ad abrogare sollecitamente quelle parti della legislazione
comunale e provinciale che appaiono manifestamente anacronistiche e Incompatibili con le
accennate funzioni dl un Ente locale moderno;
2) a delineare e ad esercitare comunque I'attività tutoria in modo da facilitare e non ostacolare l'esercizio di tali funzioni, con particolare
riguardo all'aituazione di gemellaggi e di scambi
e relazioni intercomunali nell'àmbito territorlale coperto dalle Istituzioni europee, fondate
su trattati di cui lo Stato italiano è parte contraente; 3) ad assicurare in modo organico
appropriati sistemi di aiuti finanziari agli Enti
locali per la realizzazione di tali iniziative sull'esempio di quanto viene da anni effettuato,
con brillanti risultati, anche se su scala solo
bilaterale, dalllUfficio franco-tedesco della gioventù,
sottolinea
che 1 provvedimenti sopra richiamati sono Indispensabili: 1) anche per non mettere in condizioni di inferiorità gli Enti locali del nostro
Paese, già pregiudicati sovente, in tale settore
di attivita, dalla loro posizione periferica; 2) per
provocare una maggiore presenza italiana a
tutti i livelli decisionali, culturali e amministrativi europei; 3) per contribuire efficacemente
alla formazione di una classe dirigente sovranazionale, moderna e democratica.
Approvata all'unanimith.
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COMUNI
18
gennaio 1969
D'EUROPA
Riassunto schematico delle attività sovranazionali del CCE durante il 1968
Questo riassilnto comprende le sole manifestazioni, a cui hanno preso parte siniultaneamente rappresentanti di diverse Sezioni nazionali del CCE e della sua Segreteria sovranazionale: si tratta di un lavoro che ha impegnato, il più delle volte, più delegati di ciascuna
Seziotze, con un numero di presenze complessive veramente imponente (ricorderemo, a titolo d'esempio, l'Assemblea dei Delegati di
Trieste, i convegni di Taranto e di Bruxelles, la CEPL). h presenza, dunque, del CCE a tutti i livelli europei - per difendere gli interessi e g!i ideali degli Enti locali aderenti - è di gran lunga la pii1 larga e determinante rispetto a quella di qualsiasi altra organizzazioize europea. A que.cta attività si deve ovviamente aggiungere il lavoro di massa e capillare, che svolge - sul suo territorio - ciascuna
Sezione nazionale (per quanto ci riguarda, I'AICCE).
I. A) Riunioni degli organi dirigenti (10 riunioni)
2) Preparazione della VI1 Sessione della CEPL e partecipazione
ai lavori, di cui Lugger assicura ormai la presidenza (Strasburgo, 28-31 ottobre)
3) Partecipazione ai lavori del Comitato di cooperazione per
le questioni municipali e regionali (Comitato cosiddetto degli
esperti governativi) (Strasburgo, 2-5 dicembre)
4) Partecipazione alle riunioni della Commissione di pianificazione del territorio e dei Poteri locali delllAssemblea Consultiva
5) Partecipazione alla riunione di esperti su a I viaggi educativi e gli scambi di insegnanti e di futuri insegnanti » (Strasburgo, 28-29 marzo)
1) Comitato dei Segretari nazionali e Comitato di Presidenza
(Innsbruck, 8-9 gennaio)
2) Comitato dei Segretari nazionali e Bureau europeo (Nizza,
14-15-16 marzo)
3 ) Comitato dei Segretari nazionali e Comitato di Presidenza
(Losanna, 7-8 maggio)
4) Comitato di Presidenza (Assmannshausen, 3-4 luglio)
5) Comitato dei Segretari nazionali e Assemblea dei Delegati
(Trieste, 7-8-9 ottobre)
6) Comitato dei Segretari nazionali (Muehlheim. 27 novembre)
B) Partecipazione sovranazionale a Congressi di Sezioni nazionali:
- Congresso della Sezione belga (18 ottobre)
11. A) Riunioni delle Commissioni permanenti di studio (6 riunioni)
a ) Studi comparati di problemi amministrativi e finanziari
degli Enti locali minori e delle Regioni (Stoccarda, 21 febbraio; Stoccarda, 23 settembre)
b ) Pianificazione del territorio europeo e politica regionale
[Torino, 26 aprile; Cortina dlAmpezzo, 16 luglio (Gruppo
di lavoro <( ad hoc »); Muehlhein~,28 novembre (Comitato di
redazione)]
C ) Azione europea (Mulhouse, 19 aprile)
B) Riunioni dell'lstituto europeo di studi e relazioni intercomunali (IESRI
con sede a Lugano), wllegato w l CCE:
-
1) Assemblea ordinaria delllIstituto (Lugano, 17 marzo)
2) Convegno di studi in collaborazione con l'Accademia europea di Otzenhausen (Lugano, 15-17 giugno)
3 ) Comitato Esecutivo (Trieste, 8 ottobre)
4) I1 Convegno in collaborazione con l'Accademia europea
(Otzenhausen, 1-3 novembre)
111.
-
V.
Attività varie
A) Gemellaggi e scambi
1) Sul piano dei gemellaggi:
- coordinazione delle domande
- sviluppo particolarmente abbondante dei gemellaggi
franco-tedeschi e soddisfacente dei gemellaggi di Comuni tedeschi con Comuni britannici e scandinavi,
buon inizio dei gemellaggi di Comuni olandesi con la
Gran Bretagna e la Germania, difficoltà logistiche e
talvolta difficoltà sollevate dalllAutorità tutoria per i
gemellaggi delle città italiane
- proseguimento delle iniziative in corso, nell'ambito di
gemellaggi già iniziati
2) Sul piano degli scambi:
- coordinamento e appoggio delle candidature indirizzate
al Plan européetz d'échan es intermunicipaux del Consiglio d'Europa (insieme alle candidature per il Premio
e le Bandiere d'Europa)
- campagna per l'accrescimento dei fondi; numerosi interventi presso i Governi dei Paesi membri; intervento
per la creazione di un Ufficio Europeo della G:oventÙ,
in appoggio soprattutto alle iniziative prese in questo
senso dal Parlamento Europeo e dalla Commissione
unica delle Comunità
Attività in collegamento con le Comunità europee
Per memoria
a ) Convegni
- Preparazione
1) Comuiii siderurgici e minerari (Taranto, 28-29-30 gennaio)
2) Politica regionale comunitaria (Bruxelles, 16-17 ottobre)
b) Delegazio~e presso il Parlamento Europeo
1) Regione della Loira (Strasburgo, 23-24 gennaio)
2) Rodano-Alpi (Strasburgo, 2-3 ottobre)
C ) Riu~iioizi sovraconfinarie
1) Bassa Sassonia - Provincia di Frisia (Bad Zwichenahn,
31 maggio)
2) Limburgo belga - Limburgo olandese (Hamont e Budel,
27 settembre)
d ) Partecipazione alle riunioni dell'intergruppo di studi per i
problemi regionali e locali del Parlamento Europeo (Bruxelles,
13 febbraio; Trieste, 17-18 aprile; Bruxelles, 19 dicembre)
e) Interi:eizto ai lavori della Commissione economica del Parlamento Europeo (Cagliari, 25-27 marzo)
Per memoria
Nunlerosi contatti del Segretario generale europeo Bareth e del
Segretario del Bureau de Liaison Vanden Brande con i membri
dclla Commissione Unica e con gli alti funzionari delle Comunità
Europee.
- Partecipazione alla riunione per la preparazione del rapporto di
sintesi sui lavoratori migranti (Bruxelles, 11 dicembre).
--
IV. - Attività in collegamento con il Consiglio d'Europa
1) Preparazione delle diverse riunioni del Comitato permanente
e dei suoi Gruppi di lavoro e sotto-commissioni, partecipazionc ai loro lavori
Elaborazione e presentazione (unitamente all'UIV) di un
progetto di riforma della CEPL (Strasburgo, 6 dicembre)
del Colloquio culturale organizzato con le Comunith
europee per il gennaio 1969
B) Rapporti con altre organizzazioni di Enti locali
l ) Contatti con I'UIV, cooperazione nel quadro del Consiglio d'Europa e adozione di un protocollo relativo alla
cooperazione in certi campi relativi alle Comunità europee, riunione del Comitato di collegamento a Parigi il
12 febbraio e delle due Segreterie internazionali a Bruxelles il 15 ottobre
2) Presenza come osservatori alla riunione dell'Union internationale des Maires (la cui branca francese si B integrata nella Sezione francese del CCE)
C) Relazioni col Movimento Europeo, coi movimenti federalisti
e con gli altri movimenti europeisti
1) Partecipazione alla riunione del Comitato federale del
Movimento Europeo (19-20 gennaio a Roma) e alla elezione del nuovo Bureau Exécutif; partecipazione alle
diverse riunioni del Comitato Direttivo (Bonn, 4 magglo;
Bruxelles, 5 luglio; Parigi, 1" ottobre) ove il CCE è rappresentato come delegato permanente da Serafini e come
supplente da Philippovich; presentazione di proposte e di
memoriali per la riforma delle strutture del Movimento
Europeo
2) Partecipazione alla Conferenza dei parlamentari e dei
dirigenti del Movimento Europeo (Bonn, 3-4 maggio);
partecipazione al Congresso parlamentare delllAja (8-9 novembre) promosso dal Movimento Europeo
3) Partecipazione a riunioni varie dei federalisti sia del
Movimento Federalista Europeo che delllAzione Europea
Federalista (particolarmente alla riunione comune dei
Comitati Centrali MFE-AEF a Parigi il 20-21 aprile); partecipazione a riunioni europee delllAEDE (Association européenne des Enseignants); partecipazione alle riunioni dell'Associazione Europea dei Giornalisti; partecipa-rione ai
lavori delllUnione delle Capitali della Comunità Europea;
partecipazione al Congresso delltUnione Europea dei
Democratici Cristiani (12-15 settembre a Venezia)
COMUNI D'EUROPA
gennaio 1969
Una contestazione difficile
Ripubblichiamo, dal libro « I l mio granello
di sabbia n di Luciano Bolis (scritto durante la lunga convalescenza e firmato nel settembre 1945), le pagine sul lento, caparbio
suicidio - mancato per u n soffio - del
partigiano che sente il dovere di mettersi
in condizione di non parlare più e quindi sicirramente di non tradire, sotto la prossima
inevitabile tortura. Luciano è stato ed è uno
dei più cari compagni della nostra contestazione federalista, pronta a non lievi sacrifici quando occorrano, m a schiva dall'eroismo per l'eroismo: è lo scopo che le importa,
non il teatro e la catarsi del menare le mani.
Accanto uubblichiamo la parte essenziale di
una lettera di u n federalista di una più
recente generazione, Umberto Giovine, inviata a Luciano dal carcere di Corbeil, dove si
trova - insieme a Maurizio Panichi - per
l'atto dimostrativo contro il regime dei cclonnelli che ha compiuto sull'aereo della
compagnia greca, di cui la proprietà è attribuita a Onassis.
La società umana è colma di ingiustizie,
il mondo è da cambiare e, pertanto, anzitutto da contestare. Ci sono popoli ricchi
e popoli clze muoiono di fame; ci sono classi
agiate e classi diseredate; c'è un capitalistno
arrogante, a democratico D finché torna conto, e se no, fascista; e c'è uno spirito borghese, che non ha niente di pionieristico
( l o diciamo per coloro che ancora vagheggiano l'imprenditore calvirzista, che schiatta
d i fatica per chiamata divina), ma aina soltarzto l'ordine pubblico, la TV e il weekend garantito. Ma i federalisti sanno che
non è - o non è solo - u n probler~za di
attribuzioiie formale della proprietà: a pochi
o (nominalmente) alla collettività. E sanno
anche che non è - o non è solo - u n prcblema di restituire la facoltà di decidere
del proprio destino, sempre e direttamente,
ai miliardi di cittadini del mondo. Il prchlema & quello di contestare, in ogni istante,
questa società ingiusta, ma insieme di proporre e portare avanti il disegno di una
nuova orgai~izzazione del potere: appunto,
il disegno federalista. Il nemico (cioè l'oppressore, lo sfruttatore, l'imperialista, il fabbricante di guerre) è dunque insidioso, perché usa molti travestimenti e si a f f e r m a
indisturbato, a ovest e ad est, a nord e a
sud. La base, ovviamente, dovrà essere quella
di piccole comunità (quartieri, villaggi, fab...), a misura umana, in cui
briche, sct~ole
ciasccln cittadino possa veramente dire la
sua: m a il problema nasce poi, al momento
di studiare il modo di farsi rappresentare
per controllare e dirigere le forze scatenate
dallo stesso cosiddetto progresso umano.
Per questo la contestazione federalista è
difficile e provoca il fastidio degli impazienti, che spesso sono emotivi dalla volontà sostanzialmente fragile. Noi la proponiamo ai
giovani duri, coscienti dell'impossibilità di
tollerare questo mondo e decisi a risalire a
tutte le autentiche cause di ingiustizia.
Proponiamo anche, ormai quasi da trenta
anni, di fare dell'Europa il campo di u n
primo, grande, moderno, integrale esempio
di federalismo. Non è forse dall'Et~ropache
sono partite le due guerre mondiali? Bene:
riscattiamoci.
ARGO
Era notte.
fesso! - mi aveva detto il piantone nel lasciarmi e con accento sincero. Anch'io ero coi ribelli, una volta, poi mi han
preso e avevan cominciato a trattarmi come
te. Ma io ho detto tutto e ora mi tengono
con loro. Mi ci trovo bene. Se parli potrai
venirci anche tu.
Disgusto, pietà, ribrezzo: non posso dire
quello che provai! A un tratto mi venne un'idea:
« E se provassi a liberare le mani dalle
ritorte? n.
- Canta,
N L I S S ama
U ~ ~la pace come un vera
ex-combattente: nessurro più di 1u1 è
convinto della ingicistizia e della stupidità della guerra.
Manifesto deiia Confederazione
Europea degli Ex-Combattenti
Noi, Ex-Combattenti, ieri difensori
delle nostre patrie, oggi fraternamente
riuniti, proclamiamo la necessità di
promuovere rapidamente l'Europa politica che, sola, permetterà di salvaguardare i brillanti risultati già ottenuti con gli accordi economici, perfezionarli ed estenderli alle altre Nazioni.
Dobbiamo ottenere dai governi dei
nostri paesi che ciascuno di essi nomini un Ministro per l'Europa, che
tali Ministri riuniti intraprendano un
processo di cooperazione e preparino
un quarto trattato: quello della Comunità politica, da sottoporre ad una
Assemblea Costituente Europea eletta
a suffragio universale.
Gli Ex-Combattenti fanno appello a
tutte le popolazioni di questo continente, assicurando loro che l'Europa
è una necessità assoluta e che essa
sola può garantire la sicurezza e la
prosperità dei nostri paesi, come quella di tutti i cittadini.
Essi lanciano anche un appello ai
sindaci e a tutti gli amministratori
locali perché facciano delllEuropa una
realtà operante alla portata dei loro
amministrati, di cui devono fare degli
autentici Europei.
11 gesto fu più fulmine0 dell'idea. Uno
strattone e la sinistra era libera (vecchio
cospiratore, avevo disposto le mani in modo
che vi fosse consentito un certo agio). Ora
è la volta della destra: strappo, tiro, ruoto,
e poi ancora strappo, e poi tiro con tutte le
mie forze tanto da spezzarmi l'osso. Niente.
Sudo freddo! Rinunciare, dopo aver quasi
raggiunto lo scopo? Tornare indietro, a questa vita, all'indomani che mi attendeva tristissimo, quando già lo spirito aveva intravvisto l'al di là e la resistenza della carne
era stata vinta?
A che valeva che su di essa avesse trionfato
l'imperativo della coscienza? Io ero sempre
lì, misero straccio alla merc&dei despoti, che
l'indomani mi avrebbero ripreso, trastullo
dei loro ozi, oggetto delle loro sevizie.
Mi vidi per quindici giorni appeso per
aria, fustigato, arso. E non ignoravo quello
che mi avrebbe aspettato poi se non avessi
parlato: i bagni nella pece bollente, le camere refrigeranti, il casco di ferro, le scosse
elettriche, insomma tutto quello che ancora
non avevo provato.
Una paura folle mi prese: e se non resistessi a tutto questo? E vedevo già i compagni
braccati e torturati a loro volta, e una sequela interminabile di arresti, e la insurrezione che da tempo progettavamo forse
rimandata, forse anche compromessa.
E intanto la lametta stava lì, nella cucitura
dei calzoni, a pochi centimetri, che aspettava
soltanto d'esser presa e mi gridava che la
salvezza mia e di tutti dipendeva soltanto
da lei.
E se il piantone, rientrando per i soliti
controlli notturni, mi trovasse con una mano
fuori? Forse applicherebbero una sorveglianza tale da precludere il presentarsi di una
seconda occasione. Cercai dunque, in preda
a una profonda tristezza, di infilar di nuovo
la mano nell'apertura, ma neanche questa
operazione mi riusciva più.
Momenti di ansia indicibile! Certo solo
la forza della disperazione riuscì invece a
farmi liberare anche la destra.
Libero! La vita e la morte stavano ormai
nelle mie mani.
Quello che si svolse allora fu questione
di un lampo, ma lo spirito in quei momenti
raggiunge una vitalità di cui non si ha idea.
In un baleno ebbi tutta la vita condensata nella coscienza. I miei pensieri erano dei concentrati di pensieri. Tutto, di me,
era presente.
Con la lametta a me7z'aria tra l'indice e il
pollice destro, non diedi forma ad alcuna
espressione particolare, perché l'espressione
esclude l'inesnresso, e in quel momento avevo bisogno della totalità del mio essere.
Trasmettevo e ricevevo con tutta la persona, e la voce (o forza) che veniva a me
sapeva così di profondo che ho creduto
un istante che altri, da altri mondi, mi comunicasse.
Volendo trarhrre in parole anel dialogo,
forse si potrebbe ricostruire cosi:
- Allora, Luciano, sei pronto?
.- Sì.
- Devi proprio?
Sì.
Allora forza!
- Dio, perdonami Tu che vedi perché lo
faccio!
-
E giù un gran colpo sul polso sinistro. Il
sangue sprizzò altissimo ed io me ne sentii
uscire un gran fiotto dal cuore.
Barcollai. Temetti di cadere e di far accorrere il piantone, richiamato dal rumore.
Mi adagiai pertanto lungo disteso per terra,
mentre il sangue continuava a sgorgare abbondantemente dalla vena aperta, e passai la
lametta dalla destra alla sinistra.
Questa, a sua volta, vibrò il suo colpo al
polso destro, ma il sangue ne uscì con minor
veemenza.
Allora distesi i nervi, composi le membra e
mi dissi:
- Ormai è fatta! Pensiamo a morir bene,
voglio dire a vivere intensamente e degnamente questi ultimi istanti.
Sapevo che la fine non sarebbe sopravvenuta subito.
Di quei momenti dirò una cosa sola: il rammarico, non già di morire, perché & mia abitudine non trovar né bella né brutta una
COMUNI D'EUROPA
20
cosa che si ha la coscienza di dover iare,
ma il rammarico di morire così, senza poter
scrivere un estremo messaggio che dicesse
ciò che avevo sofferto e proclamasse che
all'ultimo quella che avevo sentito più forte
era stata la voce della virtù.
Io invece non sarei stato un martire della
libertà, ma un disperso, e i miei cari mi
avrebbero forse aspettato per anni prima
di chiudere il cuore alla mai morta speranza.
E un altro pensiero ricordo infine, che io
mi limito a citare qui senza commenti, per
quanto, lo confesso, lo trovi strano: la
preoccupazione per il corpo ch'io lasciavo e
che gli aguzzini avrebbero mutilato, come
avevan promesso, e poi abbandonato chi sa
dove.
Considerai anche i capi di vestiario che
avevo indosso, ognuno dei quali mi richiamava qualche ricordo del passato.
Mentre tali pensieri mi occupavano e una
gran pace mi scendeva nel cuore, constatai
con sorpresa che il sangue aveva smesso di
defluire e gli sbocchi delle vene recise erano
ostruiti da sangue coagulato.
E' il freddo, - pensai. - Ci vorrebbe
dell'acqua calda ».
Ma la mia sorpresa si fece desolazione
quando mi accorsi, ripetuta per parecchie
volte l'operazione di strapparmi il sangue
rappreso, che comunque il deflusso era cessato.
Furono quelli momenti di disperazione profonda, perché tutto in quei frangenti si colora di tinte superlative.
Fu con terrore ch'io riconobbi le conseguenze del fatto: o non morivo, e l'indomani
sarei stato trovato ancora in condizione tale
che si cercasse di farmi parlare, e naturalmente anche farmi pagare il gesto tentato,
oppure ... dovevo uccidermi una seconda volta.
Una terza soluzione non c'era, e fu cosi
ch'io, già adagiato in una morte che stavo
gustando dolce come il sogno (la prima cosa
dolce dopo il parossismo di tante angustie),
dovetti nuovamente far ricorso a tutte le
fibre della mia volontà, perché un'altra volta
mi soccorresse.
Bisogna tagliar più profondo n, pensavo.
Ma le mani ormai paralizzate non ce la
facevano più a vibrare il colpo con la forza
necessaria. Mi consultai:
Che proprio non si possa morire? n.
Mi misi la lametta tra i denti e segai, tenacemente, prima un polso e poi l'altro, in
diversi punti, a lungo, fin che potei.
Evidentemente non erano più le vene che
segavo, perché sentivo qualche resistenza e
delle sensazioni come di scossa elettrica per
tutto il braccio. (Un giorno ho poi appreso
trattarsi di nervi e di tendini).
Ma il risultato sperato non veniva: il sangue, evidentemente, non voleva più saperne
di uscire.
« Audaces fortuna iuvat, - mi con detto. Qui bisogna trovare qualcos'altro D.
Ripresi faticosamente la lametta tra i polpastrelli che più non sentivano e stringendola così convulsivamente tentai le vie del
cuore.
« Lì basta un bucherellino, - pensavo. Mireremo bene tra le costole m.
Ma l'altra mano, per quanto si sforzasse,
non riusciva a sbottonare il cappotto che
avevo indosso, e neanche le forze valevano
più a strapparlo, e intanto io pensavo che
quella piccola lama non era certo atta a
superare la resistenza del pesante tessuto.
Forse, - pensai, - lo potrebbe col tessuto dei calzoni ». Ma dove trovare nelle
gambe delle vene così alla superficie?
Fu soltanto allora che pensai alla carotide.
BANCO DI NAPOLI
Istiluto di credito di diritto pubblico jondato nel 1539
Fondi patrimoniali e riserve: L. 32.223.184.138
Riserve speciale Cred. Ind.: L. 7.745.754.018
-
Direzione Generale
Nuovo richiamo di energie, nuovo stridor
di denti per la tensione dello sforzo.
Le dita, malcerte ed ormai fredde, stringono ancora la lametta, mentre io pongo ogni
cura a che essa non mi scivoli inavvertitamente via, perché certo più non l'avrei trovata tra il buio e l'anestesia che ormai mi
prendeva tutta la mano, ciò che avrebbe
significato restare una volta di più a mezza
strada tra la vita e la morte.
Il colpo parte e colpisce giusto (annoto tra
parentesi che debbo la vita, oltre alle miracolose circostanze che esporrò in seguito, anche alla mia ignoranza in fatto di anatomia,
perché io credevo che le carotidi stessero nel
mezzo anziché ai lati della gola).
Istantaneamente sento che, all'alzarsi e abbassarsi del petto in forza del movimento
di respirazione, corrisponde un passaggio di
aria attraverso l'apertura praticatami, né mi
riesce più di respirare con la bocca o col
naso.
Qualcosa ho colpito, - mi son detto, ma perché non muoio? Si vede che i vasi
interessanti sono più sotto a.
E allora giù colpi su colpi.
((
Segnalianzo ai nostri lettori:
IL MONTANARO D' ITALIA
Rivista dei Comuni ed Enti Montani
Edita daii'UNCEM
Vla G. Romagnosi, 1
- Roma
Direttore: Enrico Ghio
Condirettore resp.: Giuseppe Piazzoni
Sommario del N. 1
8
- Gennaio
1969
Attualità
Iniziative parlamentari per la monvagna
Il Ministro Valsecchi agli Agricoltori
Riunita la Giunta Esecutiva UNCEM unitamente
ai Capo-giuppo consiliari - L'incontro col
Ministro Valsecchi
ORFEOTURNOROTINI:La difesa del suolo
8
Testinzonianze ed esperienze
LUIGI RICCARDI:Programmata la costruzione di
scuole medie in provincia di Varese
Notiziario
Napoli
Tutte le operazioni ed i servizi di banca
CREDITO AGRARIO - CREDITO FONDIARIO
CREDITO INDUSTRIALE E ALL'ARTIGIANATO
MONTE DI CREDITO SU PEGNO
Inauzurata la Conferenza nazionale delle Acque
La XLVI Assemblea degli Amministratori delle
Camere di Commercio
Assemblea del CIPDA
Programinate le feste nazionali della montagna
1970: anno europeo per la consensazione della
natura
Revisione della disci~lina fiscale delle convenzioni per gli Enti 'locali
Riunita la V Sezione del Consiglio Superiore
dell'Agricoltura
Riunito il Consiglio nazionale AICCE
Dalla Gazzetta Ufficiale
Vita dell'UNCEM
Assemblea u Sezione Consorzi Bonifica Montana
Riuniti i consiqlieri nazionali del Piemonte
Accordo UNCEM-AICCE per l'adesione dei Comuni Wiontani
Riparto sobracanoni
480 FILIALI I N ITALIA
Filiali all'estero :
Asmera - Buenos Aires - Chisimeio
N e w York - Tripoli
~ e n n a i o1969
8 Convegni e Riunioni
-
Mogadiscio
Notizie dalllEuropa
Uffici di rappresentanza all'estero :
Bruxelles - Buenos Aires - Franco~ortesul Meno
Londra - N e w York - Parigi Zurigo
-
Corrispondenti: in tutto il mondo
Roma: La Provincia nell'ordinamento regionale
Castelnuovo Monti: Convegno per la nuova legge
sulla Montaga
-
A Ginevra riunione sui problemi forestali
Calendario riunioni CEA
Provvedimenti per l'economia forestale in Svizzera
Se mo: Attività degli enti monrani
E l l e regioni
Pubblicazioni riceilule
dell'annata '68
-
-
-
Notizie
Indice
Abbonamento annuo: L. 2.000
C.C.P. n. 1/2072 intestato UNCEM Roma
-
gennaio 1969
Forse chi legge penserà ch'io agissi ormai
come un forsennato. Invece no: posso garantire che non ho mai perso il controllo
dei miei nervi e che ogni movimento era compiuto a ragion veduta; né la lucidità della coscienza mi venne mai meno, anche nei momenti successivi.
Posso anzi precisare che in me c'erano come due persone distinte; una era l'attore della tragedia, attore nel senso materiale e psichico della parola, tutto preso dall'impegno
della parte assunta, l'altra era uno spiritello
saccente che si divertiva alle rievocazioni
mnemoniche più impensate c commentava
passo passo tutti i gesti e le deliberazioni
del primo.
Colpi su colpi, dunque, e certamente del
sangue colava anche dalla gola, ormai, ma
tuttavia non tanto quanto ne desideravo io.
Frattanto le forze venivan meno e il dolore
fisico, che nei primi momenti non ricordo di
aver sentito (forse perché la stessa tensione
psichica era tale da operare una specie di
anestesia totale o di ipnosi come pare avvenga per i fachiri), cominciava ora ad ergersi come un notevole ostacolo davanti a me
che forzatamente lo esasperavo; ma più che
altro un gran desiderio di calma, uno stadio
mai provato di « nirvana » mi invadeva, e
sempre più disperati si facevano gli appelli
alla volontà, perché non cedesse proprio allora ma mi sorreggesse sino in fondo.
Per quella gran furia di colpi, la lametta
si era nel mentre spostata fra le dita, o forse
anche spezzata, o addirittura caduta nella
ferita che mi ero aperto. I1 fatto è che non
la sentivo » più.
E qui avvenne quello che (non son io che
parlo, ma i medici specialisti che mi videro in
seguito) si potrebbe quasi chiamare miracolo, nel senso che si dubita che le sole forze
di un uomo normale possano bastarvi, io mi
cacciai le dita già irrigidite dal freddo e dalla
morte nella ferita e tirai, spezzai, slabbrai
quel taglio da farlo divenire uno squarcio,
scavai la mia gola per farci entrare la mano
intera, strappai le parti molli che mi si presentavano, mentre tutto in me convergeva
nello sforzo della mia mano di andar dentro,
più dentro, sempre più dentro, ove si annidava la morte.
E le forze venivan meno, e rantolavo senza
volerlo e svenivo e mi riprendevo di colpo
con rinnovata energia.
Una cosa sola sapevo: che il piantone mi
doveva trovar morto.
A un certo punto fui preso da una grande
arsura, come un bruciore alla gola da far
impazzire.
Allungai allora il collo e sporsi le labbra
con l'intenzione di bere nella pozza di sangue in cui mi sentivo steso, ma quale non fu
la mia sorpresa nel trovarmi in bocca, anziché un liquido, una sostanza che aveva una
certa consistenza e quasi neanche si spappolava. Ancor oggi non so se si trattasse di
sangue celermente rappreso o delle cartilagini
e mucose che mi ero strappato.
Ma qui devo interropere un momento la
foga della narrazione per ascoltare anche lo
spiritello saccente che non stava mai zitto e
mi consigliava in continuazione:
- No, lascia questo pezzo, tanto non ce la
fai. Non vedi com'è piantato bene dentro?
Tira invece quest'altro ... Ecco, così bravo!
Ma non pensi che riusciresti meglio girando
il dito per così? E poi perché non lavori con
l'unghia? In certi casi anch'essa può servire,
<(
COMUNI D'EUROPA
« ...Jc m e suis toujours dcrnaridé si les activités qzle - depllis la fin d u CPE (*) - nous
nrgunisons a u seiri dzt MFB rie rious o n t fuit perdre de v u e la valeur des choses qui
arrzvent autour ae I Z O L Pottr
~ . ~ . faire ztn exemple, j'ai été tozcjours e n favetir de la campagne
pottr l'élection dtt Parleitzerit Ettropéetz a u s u f f r a g e universel, m i m e a u t e m p s ozi notre
anzi Albertini se faisail beattcottp d'illttsions sur la réussite d u recensement. Maintenant,
voici le hlFE qui s'occi~rpe &ne et corps d e la campagne pour l'élection directe. Je suis
toztjozzrs d'accord, évidenznietzt; tnais est-ce que ca vaut la peine d'engager les forces dont
notts disponsons e n une actiotz qtti - att m a x i m u m - ne peut que donner u n peu plus
de poids a u x dessins de loi déjà présentés a u Parlement Iralien. Cela ne veut pas dire
qu'il ne faut pus s'intéresser à ca. Mais il arrive que pendant que nous notcs occupons
d e ca la dictattire s'instaure eli Grèce, révit a u Portugal, les t a n k s russes urrivent i1
Prugue etc. etc. T o u t cela sans parler de ce qui arrive hors d'Europe o u de ce qui pourru
arriver bicntbt en Roumalzie o u e n Pologiie.
Or, si n o u s i t i o n s rtn grand parii, riche et bien organisé, avec de n o m b r e u x tnilitants,
nous pouvions peut-&re ~ z o u spayer le luxe de notts etzgager duns des multiples initiatives e t
<l'uc.complir des progrès dans plusieurs domaincs. Mais n o u s s o m m e s - c o m m e t u le
sais bien - très peu nombreux, nous r7e s o m m e s n i t m e pas capables de nous payer uiz
« sttxff » (le. professionnels; donc, il f a u f choisir: e t il f a u t choisir selon u n e échelle de
priorités précises, ev2 tant qtce fidéralistes et démocrates. Or, je suis convaincu qu'il faudrait ckanger d e tactique et de noics occuper plut6t de t o u t e cette Europe qui nous
éckuppe, u u lieu d'essayer (inictilement) de n o u s faire remarqzler par les milieux politiques
qui comptent. D'un c6té d o n c il faudrait, bien sur, développer izotre peizsée politique e t
essayer d e la faire accepter e n profondeur par les k o m n i e s politiqztes et par les « apparatniki » des partis; m a i s de l'autre c6té il faudrait s'engager dans des activités visant à
rapprocker à llEurope qtle n o u s sonzmes abitués à considérer, les pettples qzti sttbisseizt
d e s régimes tyramniques. C'est d o n c tine notzvelle frontière eztropéetzne qzt'il fattdrait coizquérir. E t ce ne serait pas la première fois que la poussée vers la frontière engendre des
inorrvements importantr « à l'intérieur D.
U n Motivement qrni se serait ainsi jorgé dans la lutte pottr les libertés fotzdanietztales
atlruit ensirite, le m o m e n t venu, beaucoup plus d'autorité et d e capacité de pretzdre la
relève d e l'actiotz décisive pour la Fédération Européenne.
Voilà quelques idées que j'écris sans t r o p y réfléckir parce qzte j'y ai beaucoup
réflécki d c n s le passé.
Azcssi, j'ciimerais bien savoir quel sera - d'après toi - la décision de la Court des
Droits d e l ' k o m m e et d z ~Conseil d e I'Europe à propos de la Grèce. J'ai sztivi avec attention
les bulletins d u Conseil de I'Europe stlr la Grèce. La date de izotre action a été ckoisie
e n tenant c o m p t e d e I'application de la soidisante « constitzttioiz » grècque et d e l'expiration d u sursis donné par le Conseil d e I'Europe a u Gouvernement grecq pottr la restauration des libertés e n Grèce.
Excuse-moi pour la longueur de cette lettre mais ici o n devient « bavard » n'ayant pas
la possibilité d e beaucozcp bavarder.
Merci beaucoup, a u n o m aussi d e m o n a m i Maurizio Panicki, pour tout et, j'espère,
à bient6t.
Je t'embrasse n.
UMBERTOGIOVTNE
(*) Il Congresso dcl Popolo Europeo fu uiia importante iniziativa dei federalisti europei, presa
quando - zaduta la CED - una parte dell'Unioti européenne des fédérali.slcs passò dal metodo illuministico fabiano persuasivo delle classi politiche nazionali a qiiello dell'azione popolare diretta e
dclla bressione 'organizzata da uiia centrale sovranazii~nale (fu allora che si stqccarono dall'U.E:F.
i n-odei-ati. in maznioranza Cra tedeschi e olandesi, in larga minoranza i r a i francesi, fondando I'Actiotr
européenlqe ~ é d é ~ < ; 1 [Il~ zC.P.E.
~ ) . voleva essere un'organizzazioiie d i lotta, sostenuta d a tutti coloro
che sentivano a la nccessilà d i rivendicare i propri diritti d i cittadini d'Europa n: era formato da
federalisti presentatisi su diverse piazze d'Europa per chiedere, attraverso qualcosa di simile, alle
elezioni prjniarie arnci-icane, una investitiira del p o p ~ : o europeo. Queste elezioni dovevano, iilsieme,
suscitare una coscienza e darlt: una possibilità pratica di esprimersi. Per il C.P.E. v. di Altiero Spinelli,
in e L'Europa non cade dal cielo n , Bolosna 1950, il cap. VI11 (Le ragioni ideali del Congresso del
popolo europeo) della parte 111 (Nuovo corso e rilancio europeo - 1954-1958); v. anche in a Comuni
d'Eiiropa ., luglio-agosto 1956, la « Dichiarazione d i Stresa n dei federalisti di Anversa, Dusseldorf,
Saarbriicken, Strasburgo, Lione, Ginevra, Torino, riuniti nel Comitato di iniziativa del C.P.E.
I1 Recerzse~nerit o Censimento volontario del popolo federale europeo ii stata un'altra iniziativa,
posteriore, dei fedcralisti sempre sul ter:eno dell'azione popolare diretta: v. in 4 Comuni d'Europa D,
discussione sulla relazione poliaprile 1964, la « mozione' di autonoinia federalista ( p . 15 sg.) e la
tica. (p. 14 sg.).
2
22
gennaio 1969
COMUNI D'EUROPA
ad esempio per segare quel grosso tubo di
gomma resistente che senti in fondo e che
dev'essere l'esofago. Dovresti passargli un
dito per di dietro e poi tirare: chi sa che
non venga via anche lui?...
Forse a un medico potrebbe interessare
ch'io riferissi qui l'analisi esatta dei movimenti fatti e delle resistenze e sensazioni
incontrate, così come effettivamente questo
racconto interessò i chirurghi che mi ebbero
più tardi in cura, ma per rispetto dei lettori
non chirurghi lo sottacerò.
Dirò soltanto che a un certo punto sentii
qualcosa tra le dita, nella cavità che mi ero
aperta, che non poteva essere che la lametta
dispersa: tiro per recuperarla e con mia meraviglia noto ch'essa si è ormai infissa nella
carne.
I medici poi hanno identificato la presunta
lametta in una lamina tiroidea, una cioè delle
due cartilagini che formano il cosidetto pomo
dlAdamo, che ero riuscito quasi a divellere
e che restava così spenzolante in fuori.
Mentre la mia volontà si superava in una
serie di sforzi ormai supremi, mentre il mio
accanimento si acuiva in una lotta sovrumana tra la vita e la morte, tra me che vivevo
e me che non volevo vivere, tra l'io fisico
che voleva salvarsi e l'io spirituale che per
salvarsi doveva perdersi, in un alternarsi spasmodico di tensioni e distensioni, di svenimenti e riprese, di febbre e terrore, ecco che
la porta cigola, un. fascio di luce investe
la parete cui ero stato legato e una voce prontamente risuona:
- I1 prigioniero è fuggito!
Presto la stanza è piena di armati e un fascio di luce avvolge me pure, in un angolo,
steso in un lago di sangue.
Sento voci concitate, imprecazioni, richiami.
Mi si urta col piede.
- E' ancor vivo! Respira. Ma come avrà
fatto? E' incredibile! Che forza d'animo però ...
E poi a me forte in un orecchio perché
sentissi:
Ce la pagherai ...
Nuove persone sopraggiungono, forse lo
stesso Spiotta. Ho colto tra l'altro questo
dialogo:
- E ora che ne facciamo?
- Finiamolo e poi facciamolo scomparire.
- E se potesse ancora parlare?
- Ma non vedi che è agonizzante?
COMUNI D'EUROPA
- Canaglia!
Ogni tanto il fascio di luce mi investiva.
Io allora ricominciavo a recitar la mia parte,
che questa volta era... quella del morto. Ma
poi il fascio di luce si allontanava e io, che
avevo la destra ormai attanagliata alla gola,
riprendevo in silenzio la mia opera di lacerazione.
La lotta tra la vita e la morte doveva veder
vincitrice la parte migliore di me, e così cercavo di rubare ancora qualche probabilità
alla vita.
Questi son gli ultimi strappi che posso
dare, - pensavo. - Poi o morirò o tornerò
ad essere una semplice cosa nelle loro mani n.
Finalmente mi si prende, mi si fa rotolare
su un telotenda di cui si sollevano i quattro
capi e mi si carica sulla famosa camionetta
come un grande fagotto.
« Dove mi porteranno ad ammazzare? »
pensavo.
Ma il mio destino era un altro.
- E' stato un vero miracolo, - mi hanno
detto i medici poi, - che lei non sia morto
durante il tragitto, soffocato dal sangue che,
liberamente e copiosamente sgorgando, poteva prender la via dei polmoni!
ISTITUTO
BANCARIO
SAN PAOLO
DI TORINO
Organo de1l'A.I.C.C.E.
Anno XVII - n. 1 - gennaio 1969
Direttore resp.: UMBERTO SERAFINI
Redattore capo: EDMONDO PAOLINI
DIREZIONE,
REDAZIONE
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NISTRAZIONE
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I versamenti debbono essere effettuati
sul c/c postale n. 1133749 intestato a:
d'Europa. periodico mensile Piazza di Trevi, 86 - Roma » (specificando la causale del versamento),
oppure a mezzo assegno circolare non trasferibile - intestato a «Comuni
d'Europa ».
« Comuni
Aut. del Trib. di Roma n. 4696 de11'11-61955
TIPOGRAFlCA C A S T A L D I - R O M A - < M 9
Fondi patrimoniali L. 23,4 miliardi
Depositi fiduciari e cartelle fondiarie
in circolazione: L. 1.500 miliardi
Direzione generale
TORINO
In Italia 200 filiali
Uffici di rappresentanza a Francoforte,
Londra, Parigi, Zurigo
Banca borsa cambio
Credito fondiario
l
ISTITUTO DI CREDITO
DI DIRITTO PUBBLICO FONDATO NEL 1563
Credito agrario
Finanziamenti opere pubbliche
DA 400 ANNI LA FIDUCIA DEI RISPARMIATORI
Quattro berline.
Alla 724 si può preferire
la 724 Special,
alla 724 Special
si può preferire la 725,
alla 725 si può preferire
la 725 SpeciaL
Questione di prestazioni,
di confort e di finizionim
C'è dunque concorrenza
tra le 724 e le 725.
Tra le loro qualità
e I loro prezzi.
Una concorrenza
HUMH
che fa bene,
UMN
RHQHNMM
che serve
197 cm3, 60 CV (DIN),
'elocità oltre 740 kmlora, 5 posti,
reni a disco sulle quattro ruote.
4 3 8 cm3, 7 0 CV (DIN),
relocità oltre 750 kmlora, 5 posti,
f freni a disco con servofreno,
;edili anteriori con schienale ribaltabile
mobiletto centrale,
wova strumentazione,
proiettori.
'rezzo L. 7.745.000
Motore a doppio albero a camme in testa,
'608 cm3, 90 CV (DIN),
~elocità760 kmlora, 5 posti,
freni a disco con servofreno,
;edili anteriori con schienale ribaltabile
? piano portaoggetti sul tunnel,
lappeti del pavimento in moguette,
Q proiettori.
prezzo L. 7.300.000
RUMH
UHM
rVlotore a doppio albero a camme in testa,
1608 cm3, 700 CV (DIN),
velocità circa 770 kmloxa, 5 marce, 5 posti,
4 freni a disco, impianto di frenatura a doppio circuito, servofreno,
sedili rivestiti in panno e finta pelle, sedili anteriori
con schienale ribaltabile e mobiletto centrale,
tappeti del pavimento in moguette,
nuovo impianto di riscaldamento,
4 proiettori allo iodio.
Prezzo L. 1.390.000
m
/l meglio è già
RUNH
UMH
RHQHUNM
Fiat.
Presso tutte le Filiali e
Commissionarie Fiat
anche con acguisto rateale
SA VA
Armadi
Schedari
Nelle Ibro diverse versioni - ad altezza completa o ridotta, ad ante rientranti, battenti,scorrevoli
o pieghevoli gli armadi metallici Olivetti Synthesis, disposti singolarmente o a batteria, garantiscono la più economica e conveniente
utilizzazione degli spazi esterni ed interni. Sono
gli strumenti indispensabili e razionali per I'organizzazione di archivi efficienti e funzionali, secondo le più svariatesoluzioni (cartelle sospese,
raccoglitori, casellari ecc.)
Caratteristiche fondamentali degli schedari orizzontali Olivetti Synthesis, particolarmente indicati per i servizi anagrafici, sono la disposizione
orizzontale e lo sfasamento delle schede: ciò
rende possibile eseguire direttamente sullo
schedario le nuove registrazioni, con una sensibile economia di tempo e di lavoro.
Elementi distintivi degli schedari Synthesis sono
l'attacco metallico dei portaschede e il principio
costruttivo modulare.
-
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Anno XVII Numero 1 - renatoserafini.org