Il rientro della Processione solenne nel giorno della Festa Comm’era: fine anni ’40 o inizi ’50 (plausibilmente 1951). Foto parzialmente riprodotta sull’opuscolo del Comitato Feste 2008. Mensile gratuito della Pro‐Loco di Cese dei Marsi
Anno III Numero 27 – 24 Agosto 2008 Roberto C. IL GIORNO DELLA FESTA
È arrivato… E come sempre porta con sé un insieme di emozioni, ricordi recenti e passati (ma raramente sbiaditi), bilanci, immagini che spesso facciamo durare tutto un anno perché ci facciano compagnia e ci ricordino il clima di festa che avvolge la nostra comunità in questi giorni. LA FESTA: l’aspetto religioso alle Cese è stato ed è ancora molto sentito, ed il contorno dei festeggiamenti non può che rendere merito a chi da mesi ha lavorato all’organizzazione del tutto, sacrificando anche parte di quel tempo che normalmente viene speso per sé e per i propri cari. Abbiamo ospitato su queste pagine un paio di interventi del Comitato Feste Cese 2008, e rileggendoli in questi giorni realizzo che i neo‐cinquantenni hanno lavorato bene perché credono in questa Festa. Nell’opuscoletto che hanno preparato ritrovo la stessa voglia che noi ragazzi della Pro Loco mettiamo nelle nostre iniziative, e gli stessi valori che le Cese ci hanno comunemente donato… tra tutti, citando la pubblicazione, soprattutto il rispetto degli altri e la solidarietà. I BILANCI: ognuno avrà il proprio, come è giusto che sia, ma credo che a nessuno possa dispiacere rivedere le nostre piazze piene, le nostre feste così apprezzate, i nostri ragazzi ridere e fare amicizia… perché il bello delle Cese è proprio questo. Anche la Pro‐Loco è stata impegnata su diversi fronti, dalle sagre alla solidarietà, alle iniziative sociali, culturali e ricreative; il nostro bilancio non può che essere positivo, e gran merito va a chi si è adoperato ed ha collaborato per il solo bene del paese. Grazie! LE IMMAGINI: è sempre difficile scegliere le più belle… io credo che siano le strette di mano ed i sorrisi, il ritrovarsi alle Cese tra gradita consuetudine e sorpresa, le amicizie che nascono, si consolidano o riscoprono. Credo che l’immagine più bella sia quella di una comunità che trae forza dal proprio esser piccola, dalla voglia comune di far festa. LE EMOZIONI: sono strettamente legate alle immagini, ma molto più intime, personali, dunque difficilmente imbrigliabili su un comune foglio di carta… c’è chi tornerà al proprio lavoro (o chi ci è già tornato, o non l’ha mai lasciato) magari nella propria (seconda) città con in testa una musichetta di festa e la voglia di continuare ad ascoltarla… c’è chi abbasserà un po’ il volume per ritrovare tranquillità e riposo… c’è chi continuerà a vivere la propria estate tra serate infinite ed allegria… chi continuerà a scorrazzare in bicicletta o a piedi tra i nostri vicoli godendosi la libertà delle Cese… chi tornerà a casa, si fermerà un attimo e si ritroverà semplicemente a sorridere… BUONA FESTA A TUTTI! Com’è: Agosto 2008, in attesa della processione. Come si nota dal confronto, in passato il tratto di salita verso la chiesa era più ampio. L’APPUNTAMENTO CLOU DELLA PRO‐LOCO FESTA DEL SOCIO E DEL TESSERAMENTO Il prossimo numero de “La Voce” uscirà Domenica 28 Settembre Chi è interessato può consegnare gli articoli o inviarli a [email protected] entro il 21 Settembre. VENERDI’ 29 AGOSTO Articoli e rubriche curati da Arianna, Eugenio, Manuela, Michele e Roberto Cipollone, Emanuele Di Pasquale, Antonietta ed Emilio Faonio, Berardino Rantucci e Roberta Torge. Grazie ad Alfredo per le foto, a Maria Grazia e Vincenzo per le segnalazioni ed ai “consulenti” per il prezioso supporto. Per informazioni, proposte, commenti e suggerimenti scrivete a: Redazione “La Voce delle Cese”, Pro Loco Cese dei Marsi, Via C.Cattaneo 1, 67050 Cese di Avezzano (AQ) oppure a: [email protected]. Versione on‐line su www.lecese.eu. Aspettiamo tutti i soci ed i nuovi aderenti dalle ore 20 presso il Complesso della Pro‐Loco per l’annuale Festa dell’Associazione, durante la quale si potranno attivare e rinnovare le adesioni divertendoci insieme e degustando la cena che l’Associazione stessa offrirà ai soci vecchi e nuovi. NON MANCATE! Manuela C. INSIEME È PIÙ BELLO: I BIMBI BIELORUSSI
A CESE PER IL TERZO ANNO CONSECUTIVO
Un cielo azzurro e un sole splendente hanno fatto da cornice, lunedì 11 agosto, ad una giornata speciale: per il terzo anno consecutivo alcuni bimbi e ragazzi bielorussi, ospiti della Fondazione “Aiutiamoli a vivere” di Massa d’Albe, sono venuti a Cese per passare un giorno insieme ai loro coetanei italiani, tutti ospiti più che graditi della Pro Loco e dell’Azione Cattolica. Ad accompagnarli responsabili e volontari dell’associazione che ogni anno riesce a portare nella Marsica, non senza difficoltà burocratiche e di bilancio, giovani bielorussi, "strappati" ad un’aria ancora insalubre, alla solitudine di un istituto, alla vita sacrificata delle loro famiglie. Un impegno, il loro, ammirevole, che va avanti nonostante i paletti alzati dal governo bielorusso (420 gli euro che l’associazione versa per poter portare nel nostro Paese un bambino per un mese), le regole "crudeli" che lo stesso governo riesce – o è costretto – ad imporre (in Italia solo per tre anni; poi "finisce il giro" e tocca a qualcun altro); nonostante, infine, la consapevolezza che un mese in Italia sia un goccia nel mare, ma una goccia che per questi bambini vale moltissimo. La loro giornata‐tipo, qui, comprende lezioni di italiano e di musica, pomeriggi in piscina o nei parchi allestiti dalla Guardia forestale per "educare" alla vita e al rispetto della natura, momenti di gioco, come quelli passati a Cese, linguaggio universale che 2 fa intendere al volo coetanei che parlano due lingue così diverse tra loro. Le 40 persone attese sono diventate 79: tutti nel complesso ricreativo della Pro Loco a schivare ostacoli su una carriola, ad addentare mele immerse nell’acqua, a gareggiare per riempire, ancora una volta d’acqua, contenitori troppo grandi, ma vuoi mettere la soddisfazione di tirare gavettoni a Mirko e Roberto, intrepidi "volontari" alla fine fradici dalla testa ai piedi? Poi il pranzo – divorato dai bielorussi, mangiucchiato da qualcuno dei "nostri" – terminato con un sempre gradito "arbust" (cocomero) e con una grande torta per festeggiare i compleanni di Jean, Sergei e Sofia. Il pomeriggio passa tra un tiro a pallone e un giro in altalena; il tempo vola ed è ora di tornare a Massa. Vanno via con addosso una maglietta che abbiamo preparato per loro: c’è scritto "insieme" in italiano e in bielorusso, ma anche "Kopatkevici", la cittadina da dove provengono, che si incrocia con "Cese". Ci lasciano un pezzo del loro artigianato tipico, i loro sorrisi, il ricordo di tanti occhi azzurri che, nonostante la giovane età, sanno lanciare sguardi amari a noi che forse diamo troppe cose per scontate. Noi che ogni anno ricordiamo, anche grazie a loro, che c’è così tanto che possiamo fare per aiutare chi ne ha bisogno e che quindi dobbiamo fare di più. Un artista al mese – di Roberta T. IL NOSTRO CAPOLAVORO ANDREA DE LITIO E LA MADONNA DELLE CESE Non è da molto tempo che ha avuto inizio la pubblicazione di questa rubrica mensile di “ARTE” e approfitto della festa di Cese per parlare un po’ di un capolavoro senza eguali che porta il nome del nostro paese, il quadro della Madonna delle Cese, e del suo autore. Andrea De Litio nasce a Lecce dei Marsi tra il primo e il secondo decennio del Quattrocento la sua attività pittorica documentata abbraccia gli anni dal 1430 al 1480 circa, quando l’Abruzzo viveva un periodo stimolante dal punto di vista artistico a causa delle influenze gotiche provenienti da Venezia e tardo‐gotiche provenienti da Firenze... É strano parlare in termini così difficili di arte e rapportarla ad un contesto così piccolo e così vicino a noi: Lecce dei Marsi. Ed è strano come un “compaesano” possa aver recepito queste influenze, averle metabolizzate e aver dato vita con la sua sensibilità ad opere così straordinarie. É strano inoltre il fatto di poter immaginare Andrea De Litio percorrere le nostre strade e magari trarre ispirazione per le sue opere da queste atmosfere a noi note. La Madonna delle Cese, ora conservata nel castello Piccolomini a Celano, dipinta entro gli anni '30 del secolo, costituisce la prima traccia a noi conosciuta della sua arte e da essa possiamo valutare non solo l'impeccabile mano dell’artista, ma soprattutto il suo potente stile volto a dare fisicità reale ai volti, agli incarnati. Il quadro attuale è un frammento di quello originale in cui è raffigurata la Madonna in trono con in braccio il bambino. Si tratta dell’unica tavola in legno dipinta a tempera attribuibile con sicurezza all’autore. La tavola era stata disposta nella apposita nicchia dietro l’Altare maggiore chiusa da una vetrinetta con le ante e strutture fisse in argento. La tavola era liberamente esposta nella chiesa di Cese fino agli anni cinquanta, successivamente è stata conservata presso il museo di L’Aquila ed ora si trova nel castello di Celano. Nei primi anni del novecento veniva portata in processione adornata con vari oggetti preziosi fissati direttamente sulla tavola. Come tutti ben sappiamo oggi è possibile osservare l’originale a Cese il giorno della festa patronale, durante la processione. Il ciclo di affreschi della cattedrale di Atri risulta essere l'opera fondamentale della maturità dell’artista e si presume che il lavoro sia stato iniziato dal Maestro attorno al 1450, mentre si hanno notizie della sua perma‐
nenza in zona fino al 1488. Gli affreschi del coro rappresentano l'estrema sintesi di tutte le esperienze con le quali egli ha avuto modo di entrare in contatto e in alcuni personaggi sono ben evidenti stili di vita ed abitudini tipiche abruzzesi, come la maniera di legare e portare in spalla un capretto... Questa ed altre scene lasciano trasparire le sue origini contadine e popolari. La sua opera ha lasciato tracce non solo ad Atri ma anche in altri luoghi abruzzesi quali Celano (Madonna di Celano, Madonna col bambino), L’Aquila (Madonna che allatta, Madonna dell’umiltà, Madonna con bambino e S. Caterina, Cristo crocefisso, San Silvestro e quattro storie della sua vita) e Guardiagrele (San Cristoforo). Mi rende orgogliosa il fatto che Andrea De Litio sia un pittore conosciuto e apprezzato in tutto il mondo: di solito abbiamo l’abitudine a considerare di maggior valore tutto ciò che è lontano da noi senza renderci conto di quanto è bello ed importante ciò che a noi è più vicino! 11
Giochi e relax
1) Calcola e colora secondo la tabella seguente: 8=verde 16=blu 24=grigio 30=rosso 50=giallo 2) Trova la strada giusta nel labirinto 1. La prima banda musicale di Cese è stata fondata nel: a) 1899 b) 1905 b) 1922 2. In passato una delle consuetudini tipiche della festa era quella de: a ) Le cenette b) Ji bicchierini c) I piattucci 3. In questo periodo si vede ancora battere (soprattutto) sui fagioli: a) Jo battócchio b) Jo bbiènto c) Jo vattetùro 4. Tra i giochi della festa in passato c’erano anche e soprattutto le corse: a) Dejj’aseni b) Dejji porchi c) Delle bicillette 5. Il luogo “estivo” dei ragazzi delle Cese è: a) L’ara b) Le scalette c) La Madonnina 6. Nel menu tradizionale del pranzo della festa non mancavano praticamente mai: a) Le sagnette b) Le pizze rósce c) I zampitti 7. La piazza principale del paese è dedicata a:
a) Umberto Maddalena (eroico pilota della Prima Guerra Mondiale) b )Francesco Petrarca (scrittore, poeta e umanista del ‘300) c) Francesco Baracca (eroe della Prima Guerra Mondiale) Emanuele D.P. Dai diamanti non nasce niente,,
dal letame nascono i fior
Da quali brani sono tratte le seguenti strofe? 1) So you think you can tell,heaven from hell, blue skies from pain. can you tell a green field, from a cold steel rail, a smile from a veil? do you think you can tell? (Così pensi di poter distinguere il Paradiso dall'Inferno, cieli azzurri dal dolore, puoi distinguere un prato verde da una fredda rotaia d'acciaio? Un sorriso da una menzogna? Pensi di saperlo distinguere?) 2) Cosa ci vuole chissà per far successo con la gente, si prende un filo logico.....importante, la casa discografica adiacente veste il cantante come un deficiente lo lancia sul mercato ....sottostante.... 3) Quando ho smesso di studiare per campare di illusioni sono stato il dispiacere di parenti e genitori 4) Se la mia chitarra piange dolcemente stasera non è sera di vedere gente e i giochi nella strada che ho chiusi dentro al petto mi voglio ricordare. Io penso ad un barcone rovesciato al sole in un giorno in pieno agosto le biciclette in riva al mare Agnese mi parlava e la sabbia era infuocata ed io non so perché non l'ho dimenticata. 10 I CONCORSI PER I GRANDI Quiz sulle Cese PER I PIÙ PICCOLI
INDOVINA CHI…
è l’allora bambina ritratta in foto? La soluzione… alla mostra di Alfredo.
LETTERARIO E FOTOGRAFICO
Senz’altro speravamo in una partecipazione più numerosa al CONCORSO LETTERARIO da parte dei bambini e dei ragazzi di Cese, ma siamo contenti che almeno qualcuno abbia raccolto l’invito. Un grazie grandissimo va pertanto ad Antonietta, Dora, Emanuela e Maria. Grazie soprattutto per aver dimostrato con le vostre parole che anche i più giovani sanno amare il nostro paese. Complimenti a ciascuna per l’impegno e il coraggio di mettersi in gioco. Un doveroso ringraziamento va poi alle insegnanti di Cese che hanno esaminato gli elaborati con la professionalità che le contraddistingue. Che dire di più?! Arrivederci al prossimo anno!! P.S. presto, se le giovani autrici vorranno, troverete pubblicati i loro lavori sul sito o nei prossimi numeri della “Voce”. Ben riuscito anche il CONCORSO FOTOGRAFICO, che ha visto la partecipazione di molti tra espositori (49 foto presentate in totale) e votanti (183). Queste le prime 12 posizioni secondo i voti espressi (in modalità anonima). 1^: Foto n.16 (240 pt) – ADRIANO PETRELLA / 2^: Foto n.24 (165 pt) – MATTEO CIPOLLONE / 3^: Foto n.13 (160 pt) – ADELE CIPOLLONE / 4^: Foto n.46 (140 pt) – Osvaldo Cipollone / 5^: Foto n.9 (140 pt) – Alfredo Cipollone / 6^: Foto n.10 (130 pt) – Maria Rita Farinaccio / 7^: Foto n.43 (125 pt) – Alfredo Cipollone / 8^: Foto n.25 (105 pt) – Mirko Cipollone / 9^: Foto n.29 (100 pt) – Maria Rita Farinaccio / 10^: Foto n.41 (95 pt) – Emilio Cipollone / 11^: Foto n.6 (90 pt) ‐ Michele Cipollone / 12^ ex‐equo: Foto n.47‐39‐45 (85 pt) – (Antonio Torge, Michele Cipollone, Mario Petracca). Sul prossimo numero la classifica completa e le migliori foto. Avremo modo di raccontarvi le immagini e le emozioni della seconda edizione di “Sinfasò” nel prossimo numero. Per ora vogliamo ringraziare tutti i ragazzi (GRANDISSIMI!) che hanno collaborato per la riuscita del festival, prima durante e dopo, Maurizio ed il Service, e tutti gli artisti che sono intervenuti, dalla Municipale Balcanica a Maurizio “Rataplan”, da Francesco, Stefano ed Emanuele (i “Sinfasò”) a Berardino, Antonella, Patrick e Germana. A Settembre per il racconto della serata… que viva Sinfasò! CORSI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE DELLA PROVINCIA DELL’AQUILA
Per tutti gli interessati, questi i prossimi corsi attivati dalla Provincia dell’Aquila. CORSI L’AQUILA CORSI AVEZZANO - Estetista (qualifica) – I e II annualità - Operatore E.D.P. - Alfabetizzazione lingua inglese - Lingua Inglese - Operatore E.D.P. - Alfabetizzazione lingua inglese - Ausiliario di assistenza agli anziani - Ausiliario di assistenza agli anziani - Acconciatore (qualifica) – I e II annualità - Gestore siti web - Degustatore vini - Elettricista A.C. e Industriale – I e II annualità - Giardiniere Per informazioni: Via S. Pertini, n. 103 Avezzano - Rilegatore Tel: 0863.34188, fax: 0863.447224 Per informazioni: Via U. Piccinini, n. 9 L’Aquila Tel/fax 0862.314089 CORSI TAGLIACOZZO CORSI SULMONA Guida naturalistica e ambientale - Responsabile servizi prevenzione e protezione (RSPP) - Operatore E.D.P. modulo A‐B‐C, Macro Settori ATECO 3 e ATECO 8 - Operatore informatico (area Contabile Gestionale) - Degustatore olio - Alfabetizzazione lingua inglese - Disegnatore C.A.D. - Lingua inglese - Addetti alle comunità infantili - Ausiliario di assistenza agli anziani Per informazioni: Viale Mazzini, n. 54 Sulmona Per informazioni: Palazzo Ducale – Tagliacozzo Tel: 0864.33315 – fax:0864.206315
Tel:0863.6456 – fax:0863.698093 3
Antonietta F. Roberto C. JO LABBORATÒRIO PICCOLI ATLETI (DI CESE) CRESCONO Chi dice che a Cese si fanno sempre le stesse cose sbaglia. Troppo spesso ho sentito dire che non succede mai niente di innovativo, che non si fanno mai esperienze nuove, che stando sempre a Cese non si può imparare nulla. Proprio a questo ho pensato quando sullo scorso numero de La voce delle Cese ho letto l'appello che il comitato feste 2008 ha fatto a tutto il paese circa il corso di ricamo. Mi sono detta che non potevo lamentarmi della monotonia di Cese e poi non partecipare a tutte quelle poche iniziative che ci vengono proposte. Così sabato 2 agosto alle quindici mi sono recata presso i locali dell'asilo. L'insegnante Giulia è arrivata puntualissima armata di tutta l'attrezzatura necessaria e in pochi minuti la piccola stanza si è riempita. Dando uno sguardo generale mi sono resa conto di essere la più giovane del gruppo, ma piena di voglia di fare ho preso l'ago e un ritaglio di stoffa. Subito dopo mi è stato fatto notare che l'ago non andava tenuto in quel modo, che il filo da me scelto era troppo spesso e che il pezzo di stoffa era piccolo per ricavarci anche solo un centrino. “Cominciamo bene!” mi sono detta. Neanche due minuti dopo però al mio fianco c'era una compagna più esperta che mi seguiva passo passo per cercare di insegnarmi anche solo qualche punto base. Non mancava mai qualcuno che mi chiedesse cosa stessi facendo o che mi desse qualche consiglio su come velocizzare l'opera. Benché,come ho già detto, fossi tra le più giovani mi sono sentita davvero a mio agio. Sono stata persino nominata mascotte del gruppo e qualche gentile signora mi ha addirittura dato la possibilità di passare da lei per avere lezioni extra se, ricamando a casa mia, mi fossi trovata in difficoltà. Quindi tra una chiacchiera,un dolce fatto in casa e una puntura d'ago ho conosciuto meglio alcune signore del paese, ho imparato anche solo che cos'è il punto a giorno o a gigliuccio e ho saputo che jo labboratorio si teneva anche diversi anni fa e che quasi tutte le giovani donne di Cese vi partecipavano. Con il passare delle lezioni il corso è diventato sempre più coinvolgente. Infatti mentre le stoffe si trasformavano in centrini o in tovaglie il clima diveniva più confidenziale e aumentava la consapevolezza di vivere in un paese ricco di persone accoglienti e allegre. Che altro posso dire ora, so che forse non riuscirò mai ad affermarmi nel campo del ricamo, ma sicuramente ho fatto bene a non lasciarmi sfuggire questa così interessante occasione. E ho fatto bene a non scoraggiarmi se nonostante l'insegnante personale e nonostante mi facessero vedere cosa fare mille volte molto spesso mi sentivo ripetere: ”Antoniè, famme vede’ quelo che sì fatto? Mmm ...mmm vabbè mò te jjo resfascio ì, tanto che ci vò’ a refajjo da capo?!?”. L’alluce verde 7^ puntata ‐ di Roberto C. Inevitabilmente torna il dilemma… Giornata Ecologica sì o no? Da una parte, la rabbia nel vedere (soprattutto) la nostra campagna deturpata dall’inciviltà di alcuni, con la conseguente voglia di dimostrare che siamo più forti e testardi di loro, e che non gliela daremo vinta MAI. Dall’altra, il ricordo dello scorso anno, la sensazione che sia stata inutile quella fatica, la paura che l’indomani qualche fenomeno decida di parcheggiare nel nostro verde i propri elettrodomestici vecchi, o copertoni, o peggio ancora vasche di eternit, o semplicemente buste di rifiuti (come qualche genio aveva fatto vicino al fontanile ‐ in foto). La soluzione ideale? Ripulire (insieme, noi e Comune!) e controllare che nessuno ripeta certi scempi… io ci sto, e voi? E il giro continua... 4 Servizio ritiro gratuito RIFIUTI INGOMBRANTI Comune di Avezzano: 0863‐501243 PAROLE IN VERSI DAVIDE CIPOLLONE CAMPIONE REGIONALE DI NUOTO SODDISFATTO Di Berardino Rantucci Immagina il mondo senza fiori, E sì, anche Cese ha i suoi piccoli campioni… Davide Cipollone ha recentemente vinto le finali regionali di nuoto ‐ disputatesi alle Naiadi di Pescara ‐ della propria categoria. Ottimi risultati anche per altri nuotatori in erba del Centro federale di Avezzano (Fin): cinque piccoli atleti, tra cui il nostro Davide, si sono infatti aggiudicati i titoli Davide con la medaglia regionali. d’oro conquistata Dopo le ottime prove ed il successo nelle gare provinciali, in particolare nella prima, svoltasi all’Aquila nei 25 metri dorso e nei 25 stile libero, e nella seconda, ad Avezzano nei 25 metri rana e nei 25 farfalla, i giovani nuotatori hanno così raggiunto il gradino più alto del podio regionale. Grande la soddisfazione della loro allenatrice, Roberta Ciampaglione, che ha sottolineato come lo spirito di squadra sia stato fondamentale in tutto il percorso dei ragazzi, che a settembre riprenderanno la preparazione verso nuovi appuntamenti e traguardi. Da mamma, papà e fratellino un GRAZIE a Davide per le belle emozioni e le soddisfazioni che ha loro regalato ed un grandissimo IN BOCCA AL LUPO anche da parte nostra per tutto quello che verrà… vai Davide! Il momento della premiazione alle Naiadi di Pescara. senza piante, senza monti, senza sole, senza luna… Lì è il momento in cui posso parlare con me, o forse guardarmi dentro, o forse lasciarmi in pace in una morte sublime e finalmente solo, senza disturbare nessuno, mi sentirò soddisfatto. DUE SECONDI Di Berardino Rantucci 2 secondi per nascere 1 secondo per morire 100 secondi per soffrire 1 secondo per amare 10 secondi per guardare 30 secondi per restare 0 secondi per decidere 5 secondi per lasciare 6 secondi per pensare Nessun secondo per uccidere 10.000 secondi per vivere 100.000 secondi per sopravvivere
1.000.000 di secondi per l’onore 100.000 per capire 0 secondi per giudicare Nessun secondo per umiliare. 9
Michele C. I CADUTI… SÒ’ CADUTI 8 «Allora compà, te lo sarristi mai aspettato? Mó che sò' sessant' anni che ci sémo mórti potémo rebbiastimà cómme ci pare contro tutte quele vòte che sémo fatti i bejji pensieri su quanno ‘no jorno sarrèmmo reìti alle Cese, tu da màmmota, i’ da pàtremo, ajji gnocchi, alla pasta fresca, alle bbéstie, allo ‘rano, allo friddo, allo callo, ajjo preto, alla stalla, ajji amici, ai parénti.» L' altro accenna un sì con la testa senza parlare come se già avesse chiare in mente le parole che sta per dire l'amico e lo lascia proseguire. «Dicèmmo: "Te llo pinzi compà, mó che ne rejàmo c'applaudono tutti, ci fào la festa, ji spari, jo monumento, atro che quanno vè’ jo vescovo. Penza a quelo che pò dice la ggente: póri vajjóli, appena vint'anni e già s' hao fatta la guerra, pare che j‘hao mannati a ‘no paéso addó’ pe' diece mesi ajj'anno è tutto bianco, che non sapevano manco addó’ stévano a ì, che camminévano trenta‐quaranta chilometri jo jorno, che sparévano, che ci sparévano, che jévano elemosinènnne ‘na patana 'ollita, ‘na cria de caffè, 'no bicchiero callo, ci pinzi? Uno delle Cese che va a pète le patane, i no’ ci pozzo crede." E 'mmece comm' è ita compà? Dimmelo tu! » L'altro fa per parlare ma subito viene interrotto. «Zitto, zitto, te llo continuo a dice ìne: te lla recórdi la revenuta? Quanto ci sémo misso? ». Dopo alcuni istanti di silenzio, come per aspettare una risposta, riprende: «Tutta la vita se pò di’, loco sémo remasti compà, lo friddo ci ss’è magnato tutto, tutto compà. Manco móne rrescio ancora a capì’ addó’ la terra c'è soccovàti, tu tremivi comme ‘na foglia, i’ me sonnéva la bòrza dell'acqua calla, j'abbracci de mamma, jo cammino... e pó’... pó’ sò comenzato a no' sognà più, a no’ vedecci piùne... tutto niro, che manco alle sesélle. » I due abbassano la testa e gli occhi al ricordo di quei momenti. «All'inizio ci sse recordévano pé’ llo meno», riprende a parlare « e nù èmmo conténti, che la ggente ci 'oléa bbene, che la ggente parléva de nù, ma móne? Mó ci ss’hao pijjato tutto, tutto quelo che 'no mórto acciso pò tené’: só’ cché ‘no monumento. E c' hao voluti sessant' anni, dóppo sessant' anni quisso se nn'esce e dice: "Sa, signor sindaco, la piazza di Cese, piazza Baracca è veramente brutta, vecchia, quel monumento ai caduti è da rifare, non rende onore. Ce ne vorrebbe uno nuovo, elegante.". "Certo!", ci respose jo sindaco, jo sindaco che se jjo lassi scióto manco ci sa arrivà’ da sojo alle Cese, ci jj'adào portà’». All'udir quste parole il compagno si fa una risata. . «Ehh tu ridi eh?!... e ji nòmi! Che fine hao fatto? Fin’a quanno ci stévano, nu' èmmo ancora delle Cese, mó j' hao levati, tanto a che servevano più? "Non li legge nessuno", dìceno issi, ormai i caduti sò’ superati, caduti. » I due si rifanno seri in volto e il primo riprende: « Quanno ci stévano i nòmi nu' abbitemmo ancora 'n piazza, tutti vecìni, tutti amici, nù e quii mórti prima, la ggente ci sse reotéva quann'è che passéva, ci metteva cannele e cannelitti, i fiori, vedemmo le processiuni rrentrà alla chiesa, ji vajjóli gioca’ a pallóno tra la chiesa e le poste, gioca’ a morra, nascónnese có’ lle vajole 'mmeso ajj'arbori, allo scuro, ji 'mbreachi strascinàrese, la ggente che alla festa, pé' trovà’ no pósto libbero entreva addirittura dentro ajjo cancellitto nóstro affianc’a nune, de l'immérno la calma, no' vedivi azzeccà’ e calà’ n'ànema da Santo Rocco e pé' lla via ‘ell'Ara manco a pagàrella, ma quann'è vero chiunque passéva 'no sguardo no' ci jjo neghéva. Quele piante che erano più vecchie de nù e de quiji della prima guerra missi 'nzemmia, la civetta che ugni sera ci sse jeva a appojà’ 'n cima... mó tenémo só' cche ddù fornitti vóti a camposanto, e nù che guardémo e arrecchiémo tutto da ècco 'n cima. Che róbba eh?! » Sospira e riprende fiato: «Ehh compà, lòco scì che se steva bóni, mó che cc'è remàso? Se pé' ddavéro c'è remàso caccósa dello nóstro i’ propria no' lo so ancora visto, me recordo che hao fatto puri fessi quiji delle Cese, c'hao ditto: "Scegliete il monumento ai caduti che volete veder realizzato!"; e quiji c'hao puri creduto, sò iti puri a votà’. E che c'hao misso 'mméce? La Madonna dei Taralli, la statua della Vittoria... la Vittoria, me sì arrecchiato? La Vittoria de chi? Pecché? Sémo venciuto? Quiji che hao revenuti vivi hao venciuto? Quiji che hao revenuti senza ‘raccia, senza còsse, hao venciuto? » L'altro abbassa lo sguardo muto e lui ricomincia: «Eh compà, ma te llo recórdi comme me sì rrespósto quanno stèmmo alla guerra e i’ te parleva de cómme ci sarrìano trattato da signuri 'na vòta revenuti alle Cese? » E l' altro che fino ad ora ha tenuto la bocca chiusa dice: «Sci, allora te sò ditto... lassa perde. ». UN TORNEO… TRA QUIJI DEJJO PAESO!
Più “inter‐nos” di così! Quest’anno il torneo di calcetto ha voluto rivelare il lato più vero dello sport, che sa e deve essere un grande momento di aggregazione e divertimento. Venticinque anni tra le “classi” meno giovani e le ultime, ma la stessa voglia di partecipare e stare insieme. Hanno vinto gli ’88‐’90, ma credo si siano divertiti tutti, anche sugli spalti. Grazie agli organizzatori, e al prossimo numero con la cronaca della 6^ Edizione del Memorial Mario Cosimati ‐ “Magaria Cup”. ‘64/‘66/’67 (ass. Enrico)
‘81/’82/’83 (ass. Gianluca, Ercole, Giampiero) ‘79/’80 (ass. Fabrizio M.)
‘88/’90 (ass. Fernando)
‘74/’76/’77
‘84/’85/’86 (ass. Elio)
‘89/’91/’92
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Eugenio C. Emilio F. LA CINA VISTA DA ME…. LA SECONDA VOLTA È SPESSO MEGLIO DELLA PRIMA Cina in questo I più piccoli, che da noi sarebbero in periodo vuol dire età da pannolino, soprattutto Olimpiadi. non indossano Per me – sob – anche nemmeno uno slip, lavoro. Le manifestazio‐
quindi capita che ni sportive monopoliz‐
esplichino i loro zano ovviamente i bisogni un po’ canali televisivi dovunque, anche nazionali. Gli spot, tra in quei posti dove un evento ed un altro, l’igiene dovrebbe mostrano una Cina regnare incontra‐
fatta di grattacieli e stata. A proposito opere infrastrutturali La Città Proibita ‐ Pechino di supermercati futuristiche, atleti dal (…), alla cassa ci
fisico scolpito (e sempre vincenti), zone esclusive di Pechino, Shanghai ed sono almeno tre commesse: una fa il conto, altre metropoli, cittadini benestanti, che si l’altra imbusta la spesa, e la terza… non l’ho muovono in maniera ordinata ed i cui ancora capito. I bambini imparano a leggere e scrivere comportamenti non destano particolare stupore. discretamente intorno ai 12 anni, ma non può Poi però esci da Pechino, interagisci con il popolo cinese, spegni la televisione ed inizi a navigare su essere diversamente, quando una parola può internet, e ti compare davanti un’altra immagine di assumere quattro significati diversi a seconda del quella che viene chiamata anche “Terra di mezzo”. tono con cui la si pronuncia. Si spiega quindi Te ne fai così un’idea, se non reale, sicuramente più come a volte quando due cinesi dialogano sono costretti a scrivere quello che vogliono dire completa. Si evidenziano immediatamente le (detto questo, immaginate che succede quando contraddizioni in base alle quali consideriamo uno – io – deve comunicare qualcosa ad un questo popolo agli antipodi rispetto al nostro. La cinese che conosce solo la lingua madre: penso in capitale, 17 milioni di abitanti, è circondata da sette italiano, traduco in inglese al cinese numero due circonvallazioni stradali (il primo anello circonda la che a sua volta traduce in cinese al tipo numero “Città Proibita”, centro di Pechino, il settimo è tre. Nel frattempo io sono quello che incrocia le ancora in costruzione) dalle quali si diramano le dita nella speranza che il primo traduca diverse arterie autostradali. In Cina si può fedelmente e il secondo attribuisca a quelle sorpassare a destra (scene da cardiopalma, che parole il significato che avevo pensato). Tornando alla Cina, ho riportato solo difetti nemmeno nei videogames), non è strano che, lungo l’autostrada, un pastore con gregge al seguito (tali, forse, solo per la nostra mentalità) perché cammini appena oltre il guardrail, o ancora che saltano subito agli occhi, al contrario dei pregi, sull’asfalto ci siano le strisce pedonali. Nelle strade per i quali è necessaria una più approfondita urbane invece, si può ignorare il semaforo rosso se conoscenza. A proposito di contraddizioni, domenica si deve girare a destra e spesso negli incroci passa il primo che arriva, con le conseguenze che pomeriggio ho visto un apicoltore anziano e trasandato disporre le sue arnie e “levare” la sua immaginate. Nelle città minori (almeno 200.000 o 300.000 tenda vicino ad un campo coltivato. Niente di abitanti), le baracche dei poveri sono accanto ai strano, se non fosse stato per il piccolo pannello complessi residenziali dei benestanti (il cui ingresso solare che riluceva ai piedi della tenda… è presenziato giorno e notte da almeno un paio di guardiani), tricicli fatiscenti sono parcheggiati Ps: le autorità cinesi avevano dichiarato che la accanto ad automobili di lusso, i figli dei poveri censura su alcuni siti internet sarebbe rimasta in giocano a palla nello stesso piazzale nel quale il vigore anche durante i Giochi Olimpici. “figlio di papà” si diletta con la macchinina Sicuramente è un caso, ma da una settimana a questa parte non mi si apre più www.lecese.eu... telecomandata. 6 (Storia del nostro secondo pellegrinaggio a Sant'Anna) A Cese tutti sapranno che il 26 luglio di ogni anno si celebra Sant'Anna. Ai piedi della scalinata di uscita del santuario dove i pellegrini si recano per devozione alla Santissima Trinità si trova la cappellina della Santa. Fu fatta scavare nella roccia viva dall'abate Salvatore Mercuri Senior e da lui benedetta ed aperta al culto il 7 giugno 1886. Si tratta di un piccolo locale dove possono sostare soltanto una decina di persone che conserva tre dipinti di notevole pregio. Secondo la tradizione, Anna era figlia di Achar e sorella di Esmeria, madre di santa Elisabetta e nonna del Battista. Prima delle sue nozze con Gioacchino, Anna era stata sposata due volte: dalla sua prima unione era nata Maria, moglie di Cleofa e madre di Giacomo il Minore; dalla seconda Maria Salomè, moglie di Zebedeo e madre degli apostoli Giacomo il Maggiore e Giovanni. Il suo matrimonio con Gioacchino, uomo virtuoso e molto ricco della tribù di Giuda e della stirpe di Davide, non produsse prole, anche dopo venti anni, a causa della sterilità del marito: umiliato pubblicamente (un uomo di nome Ruben gli aveva impedito di sacrificarsi al tempio per non aver dato figli a Israele), Gioacchino si ritirò nel deserto, tra i pastori. Mentre erano separati, un angelo sarebbe apparso ad Anna e le avrebbe annunciato l'imminente concepimento di un figlio: lo stesso angelo sarebbe apparso contemporaneamente in sogno anche a Gioacchino. I due si incontrarono alla porta aurea di Gerusalemme: gli autori medievali vedono nel loro casto bacio il momento dell'Immacolata concezione di Maria. Anche se noi ragazzi ci rechiamo abitualmente, anno dopo anno,al santuario della Santissima Trinità, questa volta abbiamo deciso,con molta voglia e spirito di avventura, di formare un gruppetto e ripetere il viaggio verso il famoso monte del miracolo dei buoi. Armati di radicola,carne e la forza dei primi vent'anni sulle gambe siamo partiti senza minimamente preoccuparci "dejjo morrono" , della "montagna dejji struppi" e del caldo. Devo dire che l'atmosfera che si crea partendo in pochi amici, molto all'avventura, è un po' diversa da quella rilassata e consapevole di quando si parte con mezzo paese di adulti super‐organizzati. Sapevamo di non avere alcuno che ci portasse il pranzo sul "prato della Signora",come sapevamo di non poter disporre di una macchina al seguito che ci potesse aiutare con gli zaini. A questi problemi, al momento di partire, non pensavamo neanche, ma eravamo anche consapevoli dei numerosi anni passati a fare quella strada oramai conosciutissima. A quel punto l'unico nostro pensiero, al di là dell'aspetto religioso, era divertirci insieme e passare un paio di giorni nel verde delle montagne. Come ho già detto la strada è sempre la stessa,ci sono da fare quei 50 ‐ 60 chilometri per andare e tornare, ma non mancava mai di provare qualche nuova scorciatoia o qualche nuovo modo per risparmiare un po' di tempo che ci consentiva di dormire qualche ora in più. Il viaggio è andato liscio e tranquillo per tutti, sono stati pochi i dolori ai piedi e alle spalle (che di solito affliggono molti); certo in questo periodo dell'anno non è consigliabile per una persona in avanti con l'età di partire con il caldo soffocante di fine luglio (con tante ore di cammino da fare), ma devo dire che al santuario la gente era numerosa, al pari della festa della Santissima Trinità. Una delle cose che ci è piaciuta di più è stata la sosta della seconda notte. Abbiamo deciso di non rimanere a dormire a Cappadocia e poi ripartire la domenica mattina verso Cese, ma di tornare fino a Pagliara e passare la notte lì. Al contrario dei periodi di fine maggio/inizio giugno il paese era vivo e c'era un discreto numero di persone per la via principale. Ci hanno accolto senza problemi anche se sapevano che avremmo dormito sotto i loro balconi. Tornati al nostro caro paese noi cinque eravamo molto soddisfatti per l'esperienza più che positiva del fine settimana… e come si dice in questi casi al ritorno dai pellegrinaggi ... evviva Sant'Anna!!! Foto scattata sopra la mulattiera del morrone in piena notte 7
Eugenio C. Emilio F. LA CINA VISTA DA ME…. LA SECONDA VOLTA È SPESSO MEGLIO DELLA PRIMA Cina in questo I più piccoli, che da noi sarebbero in periodo vuol dire età da pannolino, soprattutto Olimpiadi. non indossano Per me – sob – anche nemmeno uno slip, lavoro. Le manifestazio‐
quindi capita che ni sportive monopoliz‐
esplichino i loro zano ovviamente i bisogni un po’ canali televisivi dovunque, anche nazionali. Gli spot, tra in quei posti dove un evento ed un altro, l’igiene dovrebbe mostrano una Cina regnare incontra‐
fatta di grattacieli e stata. A proposito opere infrastrutturali La Città Proibita ‐ Pechino di supermercati futuristiche, atleti dal (…), alla cassa ci
fisico scolpito (e sempre vincenti), zone esclusive di Pechino, Shanghai ed sono almeno tre commesse: una fa il conto, altre metropoli, cittadini benestanti, che si l’altra imbusta la spesa, e la terza… non l’ho muovono in maniera ordinata ed i cui ancora capito. I bambini imparano a leggere e scrivere comportamenti non destano particolare stupore. discretamente intorno ai 12 anni, ma non può Poi però esci da Pechino, interagisci con il popolo cinese, spegni la televisione ed inizi a navigare su essere diversamente, quando una parola può internet, e ti compare davanti un’altra immagine di assumere quattro significati diversi a seconda del quella che viene chiamata anche “Terra di mezzo”. tono con cui la si pronuncia. Si spiega quindi Te ne fai così un’idea, se non reale, sicuramente più come a volte quando due cinesi dialogano sono costretti a scrivere quello che vogliono dire completa. Si evidenziano immediatamente le (detto questo, immaginate che succede quando contraddizioni in base alle quali consideriamo uno – io – deve comunicare qualcosa ad un questo popolo agli antipodi rispetto al nostro. La cinese che conosce solo la lingua madre: penso in capitale, 17 milioni di abitanti, è circondata da sette italiano, traduco in inglese al cinese numero due circonvallazioni stradali (il primo anello circonda la che a sua volta traduce in cinese al tipo numero “Città Proibita”, centro di Pechino, il settimo è tre. Nel frattempo io sono quello che incrocia le ancora in costruzione) dalle quali si diramano le dita nella speranza che il primo traduca diverse arterie autostradali. In Cina si può fedelmente e il secondo attribuisca a quelle sorpassare a destra (scene da cardiopalma, che parole il significato che avevo pensato). Tornando alla Cina, ho riportato solo difetti nemmeno nei videogames), non è strano che, lungo l’autostrada, un pastore con gregge al seguito (tali, forse, solo per la nostra mentalità) perché cammini appena oltre il guardrail, o ancora che saltano subito agli occhi, al contrario dei pregi, sull’asfalto ci siano le strisce pedonali. Nelle strade per i quali è necessaria una più approfondita urbane invece, si può ignorare il semaforo rosso se conoscenza. A proposito di contraddizioni, domenica si deve girare a destra e spesso negli incroci passa il primo che arriva, con le conseguenze che pomeriggio ho visto un apicoltore anziano e trasandato disporre le sue arnie e “levare” la sua immaginate. Nelle città minori (almeno 200.000 o 300.000 tenda vicino ad un campo coltivato. Niente di abitanti), le baracche dei poveri sono accanto ai strano, se non fosse stato per il piccolo pannello complessi residenziali dei benestanti (il cui ingresso solare che riluceva ai piedi della tenda… è presenziato giorno e notte da almeno un paio di guardiani), tricicli fatiscenti sono parcheggiati Ps: le autorità cinesi avevano dichiarato che la accanto ad automobili di lusso, i figli dei poveri censura su alcuni siti internet sarebbe rimasta in giocano a palla nello stesso piazzale nel quale il vigore anche durante i Giochi Olimpici. “figlio di papà” si diletta con la macchinina Sicuramente è un caso, ma da una settimana a questa parte non mi si apre più www.lecese.eu... telecomandata. 6 (Storia del nostro secondo pellegrinaggio a Sant'Anna) A Cese tutti sapranno che il 26 luglio di ogni anno si celebra Sant'Anna. Ai piedi della scalinata di uscita del santuario dove i pellegrini si recano per devozione alla Santissima Trinità si trova la cappellina della Santa. Fu fatta scavare nella roccia viva dall'abate Salvatore Mercuri Senior e da lui benedetta ed aperta al culto il 7 giugno 1886. Si tratta di un piccolo locale dove possono sostare soltanto una decina di persone che conserva tre dipinti di notevole pregio. Secondo la tradizione, Anna era figlia di Achar e sorella di Esmeria, madre di santa Elisabetta e nonna del Battista. Prima delle sue nozze con Gioacchino, Anna era stata sposata due volte: dalla sua prima unione era nata Maria, moglie di Cleofa e madre di Giacomo il Minore; dalla seconda Maria Salomè, moglie di Zebedeo e madre degli apostoli Giacomo il Maggiore e Giovanni. Il suo matrimonio con Gioacchino, uomo virtuoso e molto ricco della tribù di Giuda e della stirpe di Davide, non produsse prole, anche dopo venti anni, a causa della sterilità del marito: umiliato pubblicamente (un uomo di nome Ruben gli aveva impedito di sacrificarsi al tempio per non aver dato figli a Israele), Gioacchino si ritirò nel deserto, tra i pastori. Mentre erano separati, un angelo sarebbe apparso ad Anna e le avrebbe annunciato l'imminente concepimento di un figlio: lo stesso angelo sarebbe apparso contemporaneamente in sogno anche a Gioacchino. I due si incontrarono alla porta aurea di Gerusalemme: gli autori medievali vedono nel loro casto bacio il momento dell'Immacolata concezione di Maria. Anche se noi ragazzi ci rechiamo abitualmente, anno dopo anno,al santuario della Santissima Trinità, questa volta abbiamo deciso,con molta voglia e spirito di avventura, di formare un gruppetto e ripetere il viaggio verso il famoso monte del miracolo dei buoi. Armati di radicola,carne e la forza dei primi vent'anni sulle gambe siamo partiti senza minimamente preoccuparci "dejjo morrono" , della "montagna dejji struppi" e del caldo. Devo dire che l'atmosfera che si crea partendo in pochi amici, molto all'avventura, è un po' diversa da quella rilassata e consapevole di quando si parte con mezzo paese di adulti super‐organizzati. Sapevamo di non avere alcuno che ci portasse il pranzo sul "prato della Signora",come sapevamo di non poter disporre di una macchina al seguito che ci potesse aiutare con gli zaini. A questi problemi, al momento di partire, non pensavamo neanche, ma eravamo anche consapevoli dei numerosi anni passati a fare quella strada oramai conosciutissima. A quel punto l'unico nostro pensiero, al di là dell'aspetto religioso, era divertirci insieme e passare un paio di giorni nel verde delle montagne. Come ho già detto la strada è sempre la stessa,ci sono da fare quei 50 ‐ 60 chilometri per andare e tornare, ma non mancava mai di provare qualche nuova scorciatoia o qualche nuovo modo per risparmiare un po' di tempo che ci consentiva di dormire qualche ora in più. Il viaggio è andato liscio e tranquillo per tutti, sono stati pochi i dolori ai piedi e alle spalle (che di solito affliggono molti); certo in questo periodo dell'anno non è consigliabile per una persona in avanti con l'età di partire con il caldo soffocante di fine luglio (con tante ore di cammino da fare), ma devo dire che al santuario la gente era numerosa, al pari della festa della Santissima Trinità. Una delle cose che ci è piaciuta di più è stata la sosta della seconda notte. Abbiamo deciso di non rimanere a dormire a Cappadocia e poi ripartire la domenica mattina verso Cese, ma di tornare fino a Pagliara e passare la notte lì. Al contrario dei periodi di fine maggio/inizio giugno il paese era vivo e c'era un discreto numero di persone per la via principale. Ci hanno accolto senza problemi anche se sapevano che avremmo dormito sotto i loro balconi. Tornati al nostro caro paese noi cinque eravamo molto soddisfatti per l'esperienza più che positiva del fine settimana… e come si dice in questi casi al ritorno dai pellegrinaggi ... evviva Sant'Anna!!! Foto scattata sopra la mulattiera del morrone in piena notte 7
Michele C. I CADUTI… SÒ’ CADUTI 8 «Allora compà, te lo sarristi mai aspettato? Mó che sò' sessant' anni che ci sémo mórti potémo rebbiastimà cómme ci pare contro tutte quele vòte che sémo fatti i bejji pensieri su quanno ‘no jorno sarrèmmo reìti alle Cese, tu da màmmota, i’ da pàtremo, ajji gnocchi, alla pasta fresca, alle bbéstie, allo ‘rano, allo friddo, allo callo, ajjo preto, alla stalla, ajji amici, ai parénti.» L' altro accenna un sì con la testa senza parlare come se già avesse chiare in mente le parole che sta per dire l'amico e lo lascia proseguire. «Dicèmmo: "Te llo pinzi compà, mó che ne rejàmo c'applaudono tutti, ci fào la festa, ji spari, jo monumento, atro che quanno vè’ jo vescovo. Penza a quelo che pò dice la ggente: póri vajjóli, appena vint'anni e già s' hao fatta la guerra, pare che j‘hao mannati a ‘no paéso addó’ pe' diece mesi ajj'anno è tutto bianco, che non sapevano manco addó’ stévano a ì, che camminévano trenta‐quaranta chilometri jo jorno, che sparévano, che ci sparévano, che jévano elemosinènnne ‘na patana 'ollita, ‘na cria de caffè, 'no bicchiero callo, ci pinzi? Uno delle Cese che va a pète le patane, i no’ ci pozzo crede." E 'mmece comm' è ita compà? Dimmelo tu! » L'altro fa per parlare ma subito viene interrotto. «Zitto, zitto, te llo continuo a dice ìne: te lla recórdi la revenuta? Quanto ci sémo misso? ». Dopo alcuni istanti di silenzio, come per aspettare una risposta, riprende: «Tutta la vita se pò di’, loco sémo remasti compà, lo friddo ci ss’è magnato tutto, tutto compà. Manco móne rrescio ancora a capì’ addó’ la terra c'è soccovàti, tu tremivi comme ‘na foglia, i’ me sonnéva la bòrza dell'acqua calla, j'abbracci de mamma, jo cammino... e pó’... pó’ sò comenzato a no' sognà più, a no’ vedecci piùne... tutto niro, che manco alle sesélle. » I due abbassano la testa e gli occhi al ricordo di quei momenti. «All'inizio ci sse recordévano pé’ llo meno», riprende a parlare « e nù èmmo conténti, che la ggente ci 'oléa bbene, che la ggente parléva de nù, ma móne? Mó ci ss’hao pijjato tutto, tutto quelo che 'no mórto acciso pò tené’: só’ cché ‘no monumento. E c' hao voluti sessant' anni, dóppo sessant' anni quisso se nn'esce e dice: "Sa, signor sindaco, la piazza di Cese, piazza Baracca è veramente brutta, vecchia, quel monumento ai caduti è da rifare, non rende onore. Ce ne vorrebbe uno nuovo, elegante.". "Certo!", ci respose jo sindaco, jo sindaco che se jjo lassi scióto manco ci sa arrivà’ da sojo alle Cese, ci jj'adào portà’». All'udir quste parole il compagno si fa una risata. . «Ehh tu ridi eh?!... e ji nòmi! Che fine hao fatto? Fin’a quanno ci stévano, nu' èmmo ancora delle Cese, mó j' hao levati, tanto a che servevano più? "Non li legge nessuno", dìceno issi, ormai i caduti sò’ superati, caduti. » I due si rifanno seri in volto e il primo riprende: « Quanno ci stévano i nòmi nu' abbitemmo ancora 'n piazza, tutti vecìni, tutti amici, nù e quii mórti prima, la ggente ci sse reotéva quann'è che passéva, ci metteva cannele e cannelitti, i fiori, vedemmo le processiuni rrentrà alla chiesa, ji vajjóli gioca’ a pallóno tra la chiesa e le poste, gioca’ a morra, nascónnese có’ lle vajole 'mmeso ajj'arbori, allo scuro, ji 'mbreachi strascinàrese, la ggente che alla festa, pé' trovà’ no pósto libbero entreva addirittura dentro ajjo cancellitto nóstro affianc’a nune, de l'immérno la calma, no' vedivi azzeccà’ e calà’ n'ànema da Santo Rocco e pé' lla via ‘ell'Ara manco a pagàrella, ma quann'è vero chiunque passéva 'no sguardo no' ci jjo neghéva. Quele piante che erano più vecchie de nù e de quiji della prima guerra missi 'nzemmia, la civetta che ugni sera ci sse jeva a appojà’ 'n cima... mó tenémo só' cche ddù fornitti vóti a camposanto, e nù che guardémo e arrecchiémo tutto da ècco 'n cima. Che róbba eh?! » Sospira e riprende fiato: «Ehh compà, lòco scì che se steva bóni, mó che cc'è remàso? Se pé' ddavéro c'è remàso caccósa dello nóstro i’ propria no' lo so ancora visto, me recordo che hao fatto puri fessi quiji delle Cese, c'hao ditto: "Scegliete il monumento ai caduti che volete veder realizzato!"; e quiji c'hao puri creduto, sò iti puri a votà’. E che c'hao misso 'mméce? La Madonna dei Taralli, la statua della Vittoria... la Vittoria, me sì arrecchiato? La Vittoria de chi? Pecché? Sémo venciuto? Quiji che hao revenuti vivi hao venciuto? Quiji che hao revenuti senza ‘raccia, senza còsse, hao venciuto? » L'altro abbassa lo sguardo muto e lui ricomincia: «Eh compà, ma te llo recórdi comme me sì rrespósto quanno stèmmo alla guerra e i’ te parleva de cómme ci sarrìano trattato da signuri 'na vòta revenuti alle Cese? » E l' altro che fino ad ora ha tenuto la bocca chiusa dice: «Sci, allora te sò ditto... lassa perde. ». UN TORNEO… TRA QUIJI DEJJO PAESO!
Più “inter‐nos” di così! Quest’anno il torneo di calcetto ha voluto rivelare il lato più vero dello sport, che sa e deve essere un grande momento di aggregazione e divertimento. Venticinque anni tra le “classi” meno giovani e le ultime, ma la stessa voglia di partecipare e stare insieme. Hanno vinto gli ’88‐’90, ma credo si siano divertiti tutti, anche sugli spalti. Grazie agli organizzatori, e al prossimo numero con la cronaca della 6^ Edizione del Memorial Mario Cosimati ‐ “Magaria Cup”. ‘64/‘66/’67 (ass. Enrico)
‘81/’82/’83 (ass. Gianluca, Ercole, Giampiero) ‘79/’80 (ass. Fabrizio M.)
‘88/’90 (ass. Fernando)
‘74/’76/’77
‘84/’85/’86 (ass. Elio)
‘89/’91/’92
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Antonietta F. Roberto C. JO LABBORATÒRIO PICCOLI ATLETI (DI CESE) CRESCONO Chi dice che a Cese si fanno sempre le stesse cose sbaglia. Troppo spesso ho sentito dire che non succede mai niente di innovativo, che non si fanno mai esperienze nuove, che stando sempre a Cese non si può imparare nulla. Proprio a questo ho pensato quando sullo scorso numero de La voce delle Cese ho letto l'appello che il comitato feste 2008 ha fatto a tutto il paese circa il corso di ricamo. Mi sono detta che non potevo lamentarmi della monotonia di Cese e poi non partecipare a tutte quelle poche iniziative che ci vengono proposte. Così sabato 2 agosto alle quindici mi sono recata presso i locali dell'asilo. L'insegnante Giulia è arrivata puntualissima armata di tutta l'attrezzatura necessaria e in pochi minuti la piccola stanza si è riempita. Dando uno sguardo generale mi sono resa conto di essere la più giovane del gruppo, ma piena di voglia di fare ho preso l'ago e un ritaglio di stoffa. Subito dopo mi è stato fatto notare che l'ago non andava tenuto in quel modo, che il filo da me scelto era troppo spesso e che il pezzo di stoffa era piccolo per ricavarci anche solo un centrino. “Cominciamo bene!” mi sono detta. Neanche due minuti dopo però al mio fianco c'era una compagna più esperta che mi seguiva passo passo per cercare di insegnarmi anche solo qualche punto base. Non mancava mai qualcuno che mi chiedesse cosa stessi facendo o che mi desse qualche consiglio su come velocizzare l'opera. Benché,come ho già detto, fossi tra le più giovani mi sono sentita davvero a mio agio. Sono stata persino nominata mascotte del gruppo e qualche gentile signora mi ha addirittura dato la possibilità di passare da lei per avere lezioni extra se, ricamando a casa mia, mi fossi trovata in difficoltà. Quindi tra una chiacchiera,un dolce fatto in casa e una puntura d'ago ho conosciuto meglio alcune signore del paese, ho imparato anche solo che cos'è il punto a giorno o a gigliuccio e ho saputo che jo labboratorio si teneva anche diversi anni fa e che quasi tutte le giovani donne di Cese vi partecipavano. Con il passare delle lezioni il corso è diventato sempre più coinvolgente. Infatti mentre le stoffe si trasformavano in centrini o in tovaglie il clima diveniva più confidenziale e aumentava la consapevolezza di vivere in un paese ricco di persone accoglienti e allegre. Che altro posso dire ora, so che forse non riuscirò mai ad affermarmi nel campo del ricamo, ma sicuramente ho fatto bene a non lasciarmi sfuggire questa così interessante occasione. E ho fatto bene a non scoraggiarmi se nonostante l'insegnante personale e nonostante mi facessero vedere cosa fare mille volte molto spesso mi sentivo ripetere: ”Antoniè, famme vede’ quelo che sì fatto? Mmm ...mmm vabbè mò te jjo resfascio ì, tanto che ci vò’ a refajjo da capo?!?”. L’alluce verde 7^ puntata ‐ di Roberto C. Inevitabilmente torna il dilemma… Giornata Ecologica sì o no? Da una parte, la rabbia nel vedere (soprattutto) la nostra campagna deturpata dall’inciviltà di alcuni, con la conseguente voglia di dimostrare che siamo più forti e testardi di loro, e che non gliela daremo vinta MAI. Dall’altra, il ricordo dello scorso anno, la sensazione che sia stata inutile quella fatica, la paura che l’indomani qualche fenomeno decida di parcheggiare nel nostro verde i propri elettrodomestici vecchi, o copertoni, o peggio ancora vasche di eternit, o semplicemente buste di rifiuti (come qualche genio aveva fatto vicino al fontanile ‐ in foto). La soluzione ideale? Ripulire (insieme, noi e Comune!) e controllare che nessuno ripeta certi scempi… io ci sto, e voi? E il giro continua... 4 Servizio ritiro gratuito RIFIUTI INGOMBRANTI Comune di Avezzano: 0863‐501243 PAROLE IN VERSI DAVIDE CIPOLLONE CAMPIONE REGIONALE DI NUOTO SODDISFATTO Di Berardino Rantucci Immagina il mondo senza fiori, E sì, anche Cese ha i suoi piccoli campioni… Davide Cipollone ha recentemente vinto le finali regionali di nuoto ‐ disputatesi alle Naiadi di Pescara ‐ della propria categoria. Ottimi risultati anche per altri nuotatori in erba del Centro federale di Avezzano (Fin): cinque piccoli atleti, tra cui il nostro Davide, si sono infatti aggiudicati i titoli Davide con la medaglia regionali. d’oro conquistata Dopo le ottime prove ed il successo nelle gare provinciali, in particolare nella prima, svoltasi all’Aquila nei 25 metri dorso e nei 25 stile libero, e nella seconda, ad Avezzano nei 25 metri rana e nei 25 farfalla, i giovani nuotatori hanno così raggiunto il gradino più alto del podio regionale. Grande la soddisfazione della loro allenatrice, Roberta Ciampaglione, che ha sottolineato come lo spirito di squadra sia stato fondamentale in tutto il percorso dei ragazzi, che a settembre riprenderanno la preparazione verso nuovi appuntamenti e traguardi. Da mamma, papà e fratellino un GRAZIE a Davide per le belle emozioni e le soddisfazioni che ha loro regalato ed un grandissimo IN BOCCA AL LUPO anche da parte nostra per tutto quello che verrà… vai Davide! Il momento della premiazione alle Naiadi di Pescara. senza piante, senza monti, senza sole, senza luna… Lì è il momento in cui posso parlare con me, o forse guardarmi dentro, o forse lasciarmi in pace in una morte sublime e finalmente solo, senza disturbare nessuno, mi sentirò soddisfatto. DUE SECONDI Di Berardino Rantucci 2 secondi per nascere 1 secondo per morire 100 secondi per soffrire 1 secondo per amare 10 secondi per guardare 30 secondi per restare 0 secondi per decidere 5 secondi per lasciare 6 secondi per pensare Nessun secondo per uccidere 10.000 secondi per vivere 100.000 secondi per sopravvivere
1.000.000 di secondi per l’onore 100.000 per capire 0 secondi per giudicare Nessun secondo per umiliare. 9
Giochi e relax
1) Calcola e colora secondo la tabella seguente: 8=verde 16=blu 24=grigio 30=rosso 50=giallo 2) Trova la strada giusta nel labirinto 1. La prima banda musicale di Cese è stata fondata nel: a) 1899 b) 1905 b) 1922 2. In passato una delle consuetudini tipiche della festa era quella de: a ) Le cenette b) Ji bicchierini c) I piattucci 3. In questo periodo si vede ancora battere (soprattutto) sui fagioli: a) Jo battócchio b) Jo bbiènto c) Jo vattetùro 4. Tra i giochi della festa in passato c’erano anche e soprattutto le corse: a) Dejj’aseni b) Dejji porchi c) Delle bicillette 5. Il luogo “estivo” dei ragazzi delle Cese è: a) L’ara b) Le scalette c) La Madonnina 6. Nel menu tradizionale del pranzo della festa non mancavano praticamente mai: a) Le sagnette b) Le pizze rósce c) I zampitti 7. La piazza principale del paese è dedicata a:
a) Umberto Maddalena (eroico pilota della Prima Guerra Mondiale) b )Francesco Petrarca (scrittore, poeta e umanista del ‘300) c) Francesco Baracca (eroe della Prima Guerra Mondiale) Emanuele D.P. Dai diamanti non nasce niente,,
dal letame nascono i fior
Da quali brani sono tratte le seguenti strofe? 1) So you think you can tell,heaven from hell, blue skies from pain. can you tell a green field, from a cold steel rail, a smile from a veil? do you think you can tell? (Così pensi di poter distinguere il Paradiso dall'Inferno, cieli azzurri dal dolore, puoi distinguere un prato verde da una fredda rotaia d'acciaio? Un sorriso da una menzogna? Pensi di saperlo distinguere?) 2) Cosa ci vuole chissà per far successo con la gente, si prende un filo logico.....importante, la casa discografica adiacente veste il cantante come un deficiente lo lancia sul mercato ....sottostante.... 3) Quando ho smesso di studiare per campare di illusioni sono stato il dispiacere di parenti e genitori 4) Se la mia chitarra piange dolcemente stasera non è sera di vedere gente e i giochi nella strada che ho chiusi dentro al petto mi voglio ricordare. Io penso ad un barcone rovesciato al sole in un giorno in pieno agosto le biciclette in riva al mare Agnese mi parlava e la sabbia era infuocata ed io non so perché non l'ho dimenticata. 10 I CONCORSI PER I GRANDI Quiz sulle Cese PER I PIÙ PICCOLI
INDOVINA CHI…
è l’allora bambina ritratta in foto? La soluzione… alla mostra di Alfredo.
LETTERARIO E FOTOGRAFICO
Senz’altro speravamo in una partecipazione più numerosa al CONCORSO LETTERARIO da parte dei bambini e dei ragazzi di Cese, ma siamo contenti che almeno qualcuno abbia raccolto l’invito. Un grazie grandissimo va pertanto ad Antonietta, Dora, Emanuela e Maria. Grazie soprattutto per aver dimostrato con le vostre parole che anche i più giovani sanno amare il nostro paese. Complimenti a ciascuna per l’impegno e il coraggio di mettersi in gioco. Un doveroso ringraziamento va poi alle insegnanti di Cese che hanno esaminato gli elaborati con la professionalità che le contraddistingue. Che dire di più?! Arrivederci al prossimo anno!! P.S. presto, se le giovani autrici vorranno, troverete pubblicati i loro lavori sul sito o nei prossimi numeri della “Voce”. Ben riuscito anche il CONCORSO FOTOGRAFICO, che ha visto la partecipazione di molti tra espositori (49 foto presentate in totale) e votanti (183). Queste le prime 12 posizioni secondo i voti espressi (in modalità anonima). 1^: Foto n.16 (240 pt) – ADRIANO PETRELLA / 2^: Foto n.24 (165 pt) – MATTEO CIPOLLONE / 3^: Foto n.13 (160 pt) – ADELE CIPOLLONE / 4^: Foto n.46 (140 pt) – Osvaldo Cipollone / 5^: Foto n.9 (140 pt) – Alfredo Cipollone / 6^: Foto n.10 (130 pt) – Maria Rita Farinaccio / 7^: Foto n.43 (125 pt) – Alfredo Cipollone / 8^: Foto n.25 (105 pt) – Mirko Cipollone / 9^: Foto n.29 (100 pt) – Maria Rita Farinaccio / 10^: Foto n.41 (95 pt) – Emilio Cipollone / 11^: Foto n.6 (90 pt) ‐ Michele Cipollone / 12^ ex‐equo: Foto n.47‐39‐45 (85 pt) – (Antonio Torge, Michele Cipollone, Mario Petracca). Sul prossimo numero la classifica completa e le migliori foto. Avremo modo di raccontarvi le immagini e le emozioni della seconda edizione di “Sinfasò” nel prossimo numero. Per ora vogliamo ringraziare tutti i ragazzi (GRANDISSIMI!) che hanno collaborato per la riuscita del festival, prima durante e dopo, Maurizio ed il Service, e tutti gli artisti che sono intervenuti, dalla Municipale Balcanica a Maurizio “Rataplan”, da Francesco, Stefano ed Emanuele (i “Sinfasò”) a Berardino, Antonella, Patrick e Germana. A Settembre per il racconto della serata… que viva Sinfasò! CORSI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE DELLA PROVINCIA DELL’AQUILA
Per tutti gli interessati, questi i prossimi corsi attivati dalla Provincia dell’Aquila. CORSI L’AQUILA CORSI AVEZZANO - Estetista (qualifica) – I e II annualità - Operatore E.D.P. - Alfabetizzazione lingua inglese - Lingua Inglese - Operatore E.D.P. - Alfabetizzazione lingua inglese - Ausiliario di assistenza agli anziani - Ausiliario di assistenza agli anziani - Acconciatore (qualifica) – I e II annualità - Gestore siti web - Degustatore vini - Elettricista A.C. e Industriale – I e II annualità - Giardiniere Per informazioni: Via S. Pertini, n. 103 Avezzano - Rilegatore Tel: 0863.34188, fax: 0863.447224 Per informazioni: Via U. Piccinini, n. 9 L’Aquila Tel/fax 0862.314089 CORSI TAGLIACOZZO CORSI SULMONA Guida naturalistica e ambientale - Responsabile servizi prevenzione e protezione (RSPP) - Operatore E.D.P. modulo A‐B‐C, Macro Settori ATECO 3 e ATECO 8 - Operatore informatico (area Contabile Gestionale) - Degustatore olio - Alfabetizzazione lingua inglese - Disegnatore C.A.D. - Lingua inglese - Addetti alle comunità infantili - Ausiliario di assistenza agli anziani Per informazioni: Viale Mazzini, n. 54 Sulmona Per informazioni: Palazzo Ducale – Tagliacozzo Tel: 0864.33315 – fax:0864.206315
Tel:0863.6456 – fax:0863.698093 3
Manuela C. INSIEME È PIÙ BELLO: I BIMBI BIELORUSSI
A CESE PER IL TERZO ANNO CONSECUTIVO
Un cielo azzurro e un sole splendente hanno fatto da cornice, lunedì 11 agosto, ad una giornata speciale: per il terzo anno consecutivo alcuni bimbi e ragazzi bielorussi, ospiti della Fondazione “Aiutiamoli a vivere” di Massa d’Albe, sono venuti a Cese per passare un giorno insieme ai loro coetanei italiani, tutti ospiti più che graditi della Pro Loco e dell’Azione Cattolica. Ad accompagnarli responsabili e volontari dell’associazione che ogni anno riesce a portare nella Marsica, non senza difficoltà burocratiche e di bilancio, giovani bielorussi, "strappati" ad un’aria ancora insalubre, alla solitudine di un istituto, alla vita sacrificata delle loro famiglie. Un impegno, il loro, ammirevole, che va avanti nonostante i paletti alzati dal governo bielorusso (420 gli euro che l’associazione versa per poter portare nel nostro Paese un bambino per un mese), le regole "crudeli" che lo stesso governo riesce – o è costretto – ad imporre (in Italia solo per tre anni; poi "finisce il giro" e tocca a qualcun altro); nonostante, infine, la consapevolezza che un mese in Italia sia un goccia nel mare, ma una goccia che per questi bambini vale moltissimo. La loro giornata‐tipo, qui, comprende lezioni di italiano e di musica, pomeriggi in piscina o nei parchi allestiti dalla Guardia forestale per "educare" alla vita e al rispetto della natura, momenti di gioco, come quelli passati a Cese, linguaggio universale che 2 fa intendere al volo coetanei che parlano due lingue così diverse tra loro. Le 40 persone attese sono diventate 79: tutti nel complesso ricreativo della Pro Loco a schivare ostacoli su una carriola, ad addentare mele immerse nell’acqua, a gareggiare per riempire, ancora una volta d’acqua, contenitori troppo grandi, ma vuoi mettere la soddisfazione di tirare gavettoni a Mirko e Roberto, intrepidi "volontari" alla fine fradici dalla testa ai piedi? Poi il pranzo – divorato dai bielorussi, mangiucchiato da qualcuno dei "nostri" – terminato con un sempre gradito "arbust" (cocomero) e con una grande torta per festeggiare i compleanni di Jean, Sergei e Sofia. Il pomeriggio passa tra un tiro a pallone e un giro in altalena; il tempo vola ed è ora di tornare a Massa. Vanno via con addosso una maglietta che abbiamo preparato per loro: c’è scritto "insieme" in italiano e in bielorusso, ma anche "Kopatkevici", la cittadina da dove provengono, che si incrocia con "Cese". Ci lasciano un pezzo del loro artigianato tipico, i loro sorrisi, il ricordo di tanti occhi azzurri che, nonostante la giovane età, sanno lanciare sguardi amari a noi che forse diamo troppe cose per scontate. Noi che ogni anno ricordiamo, anche grazie a loro, che c’è così tanto che possiamo fare per aiutare chi ne ha bisogno e che quindi dobbiamo fare di più. Un artista al mese – di Roberta T. IL NOSTRO CAPOLAVORO ANDREA DE LITIO E LA MADONNA DELLE CESE Non è da molto tempo che ha avuto inizio la pubblicazione di questa rubrica mensile di “ARTE” e approfitto della festa di Cese per parlare un po’ di un capolavoro senza eguali che porta il nome del nostro paese, il quadro della Madonna delle Cese, e del suo autore. Andrea De Litio nasce a Lecce dei Marsi tra il primo e il secondo decennio del Quattrocento la sua attività pittorica documentata abbraccia gli anni dal 1430 al 1480 circa, quando l’Abruzzo viveva un periodo stimolante dal punto di vista artistico a causa delle influenze gotiche provenienti da Venezia e tardo‐gotiche provenienti da Firenze... É strano parlare in termini così difficili di arte e rapportarla ad un contesto così piccolo e così vicino a noi: Lecce dei Marsi. Ed è strano come un “compaesano” possa aver recepito queste influenze, averle metabolizzate e aver dato vita con la sua sensibilità ad opere così straordinarie. É strano inoltre il fatto di poter immaginare Andrea De Litio percorrere le nostre strade e magari trarre ispirazione per le sue opere da queste atmosfere a noi note. La Madonna delle Cese, ora conservata nel castello Piccolomini a Celano, dipinta entro gli anni '30 del secolo, costituisce la prima traccia a noi conosciuta della sua arte e da essa possiamo valutare non solo l'impeccabile mano dell’artista, ma soprattutto il suo potente stile volto a dare fisicità reale ai volti, agli incarnati. Il quadro attuale è un frammento di quello originale in cui è raffigurata la Madonna in trono con in braccio il bambino. Si tratta dell’unica tavola in legno dipinta a tempera attribuibile con sicurezza all’autore. La tavola era stata disposta nella apposita nicchia dietro l’Altare maggiore chiusa da una vetrinetta con le ante e strutture fisse in argento. La tavola era liberamente esposta nella chiesa di Cese fino agli anni cinquanta, successivamente è stata conservata presso il museo di L’Aquila ed ora si trova nel castello di Celano. Nei primi anni del novecento veniva portata in processione adornata con vari oggetti preziosi fissati direttamente sulla tavola. Come tutti ben sappiamo oggi è possibile osservare l’originale a Cese il giorno della festa patronale, durante la processione. Il ciclo di affreschi della cattedrale di Atri risulta essere l'opera fondamentale della maturità dell’artista e si presume che il lavoro sia stato iniziato dal Maestro attorno al 1450, mentre si hanno notizie della sua perma‐
nenza in zona fino al 1488. Gli affreschi del coro rappresentano l'estrema sintesi di tutte le esperienze con le quali egli ha avuto modo di entrare in contatto e in alcuni personaggi sono ben evidenti stili di vita ed abitudini tipiche abruzzesi, come la maniera di legare e portare in spalla un capretto... Questa ed altre scene lasciano trasparire le sue origini contadine e popolari. La sua opera ha lasciato tracce non solo ad Atri ma anche in altri luoghi abruzzesi quali Celano (Madonna di Celano, Madonna col bambino), L’Aquila (Madonna che allatta, Madonna dell’umiltà, Madonna con bambino e S. Caterina, Cristo crocefisso, San Silvestro e quattro storie della sua vita) e Guardiagrele (San Cristoforo). Mi rende orgogliosa il fatto che Andrea De Litio sia un pittore conosciuto e apprezzato in tutto il mondo: di solito abbiamo l’abitudine a considerare di maggior valore tutto ciò che è lontano da noi senza renderci conto di quanto è bello ed importante ciò che a noi è più vicino! 11
Il rientro della Processione solenne nel giorno della Festa Comm’era: fine anni ’40 o inizi ’50 (plausibilmente 1951). Foto parzialmente riprodotta sull’opuscolo del Comitato Feste 2008. Mensile gratuito della Pro‐Loco di Cese dei Marsi
Anno III Numero 27 – 24 Agosto 2008 Roberto C. IL GIORNO DELLA FESTA
È arrivato… E come sempre porta con sé un insieme di emozioni, ricordi recenti e passati (ma raramente sbiaditi), bilanci, immagini che spesso facciamo durare tutto un anno perché ci facciano compagnia e ci ricordino il clima di festa che avvolge la nostra comunità in questi giorni. LA FESTA: l’aspetto religioso alle Cese è stato ed è ancora molto sentito, ed il contorno dei festeggiamenti non può che rendere merito a chi da mesi ha lavorato all’organizzazione del tutto, sacrificando anche parte di quel tempo che normalmente viene speso per sé e per i propri cari. Abbiamo ospitato su queste pagine un paio di interventi del Comitato Feste Cese 2008, e rileggendoli in questi giorni realizzo che i neo‐cinquantenni hanno lavorato bene perché credono in questa Festa. Nell’opuscoletto che hanno preparato ritrovo la stessa voglia che noi ragazzi della Pro Loco mettiamo nelle nostre iniziative, e gli stessi valori che le Cese ci hanno comunemente donato… tra tutti, citando la pubblicazione, soprattutto il rispetto degli altri e la solidarietà. I BILANCI: ognuno avrà il proprio, come è giusto che sia, ma credo che a nessuno possa dispiacere rivedere le nostre piazze piene, le nostre feste così apprezzate, i nostri ragazzi ridere e fare amicizia… perché il bello delle Cese è proprio questo. Anche la Pro‐Loco è stata impegnata su diversi fronti, dalle sagre alla solidarietà, alle iniziative sociali, culturali e ricreative; il nostro bilancio non può che essere positivo, e gran merito va a chi si è adoperato ed ha collaborato per il solo bene del paese. Grazie! LE IMMAGINI: è sempre difficile scegliere le più belle… io credo che siano le strette di mano ed i sorrisi, il ritrovarsi alle Cese tra gradita consuetudine e sorpresa, le amicizie che nascono, si consolidano o riscoprono. Credo che l’immagine più bella sia quella di una comunità che trae forza dal proprio esser piccola, dalla voglia comune di far festa. LE EMOZIONI: sono strettamente legate alle immagini, ma molto più intime, personali, dunque difficilmente imbrigliabili su un comune foglio di carta… c’è chi tornerà al proprio lavoro (o chi ci è già tornato, o non l’ha mai lasciato) magari nella propria (seconda) città con in testa una musichetta di festa e la voglia di continuare ad ascoltarla… c’è chi abbasserà un po’ il volume per ritrovare tranquillità e riposo… c’è chi continuerà a vivere la propria estate tra serate infinite ed allegria… chi continuerà a scorrazzare in bicicletta o a piedi tra i nostri vicoli godendosi la libertà delle Cese… chi tornerà a casa, si fermerà un attimo e si ritroverà semplicemente a sorridere… BUONA FESTA A TUTTI! Com’è: Agosto 2008, in attesa della processione. Come si nota dal confronto, in passato il tratto di salita verso la chiesa era più ampio. L’APPUNTAMENTO CLOU DELLA PRO‐LOCO FESTA DEL SOCIO E DEL TESSERAMENTO Il prossimo numero de “La Voce” uscirà Domenica 28 Settembre Chi è interessato può consegnare gli articoli o inviarli a [email protected] entro il 21 Settembre. VENERDI’ 29 AGOSTO Articoli e rubriche curati da Arianna, Eugenio, Manuela, Michele e Roberto Cipollone, Emanuele Di Pasquale, Antonietta ed Emilio Faonio, Berardino Rantucci e Roberta Torge. Grazie ad Alfredo per le foto, a Maria Grazia e Vincenzo per le segnalazioni ed ai “consulenti” per il prezioso supporto. Per informazioni, proposte, commenti e suggerimenti scrivete a: Redazione “La Voce delle Cese”, Pro Loco Cese dei Marsi, Via C.Cattaneo 1, 67050 Cese di Avezzano (AQ) oppure a: [email protected]. Versione on‐line su www.lecese.eu. Aspettiamo tutti i soci ed i nuovi aderenti dalle ore 20 presso il Complesso della Pro‐Loco per l’annuale Festa dell’Associazione, durante la quale si potranno attivare e rinnovare le adesioni divertendoci insieme e degustando la cena che l’Associazione stessa offrirà ai soci vecchi e nuovi. NON MANCATE! 
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Numero 27