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// L’Editoriale
L’Editoriale
di Maria Luisa Mastrogiovanni
M
re sole adriana illumina
perrone. con lei vince
il concetto di partito-identità
Morto il re, viva il re.
Diamo per assodate le analisi sui numeri e gli
equilibri tra partiti che riempiranno le pagine dei
quotidiani per tutto il mese di giugno: a Lecce la
Cdl ha vinto, la sinistra di Antonio Rotundo non è
riuscita a discostarsi troppo dal risultato incassato
cinque anni fa da Alberto Maritati. In provincia la
sinistra si è aggiudicato Comuni-simbolo come
Otranto, un testimonial internazionale non solo per
il Salento ma per l’Italia, ed ha sancito il peso
degli uomini di Pellegrino: due assessori e un consigliere provinciale sono sindaci.
Morto il re, viva il re.
E’ Adriana Poli la grande vincitrice di queste amministrative 2007. E questo per diversi motivi, non
ultimi i numeri. Perrone ha vinto al primo turno ma
il suo 56 per cento impallidisce di fronte al plebiscitario 70 per cento e passa della Poli. Che per
assicurargli la vittoria ha promesso di fargli da zia
– farà la vicesindaca – . Su questo dato dovrebbero fermarsi a riflettere prima di tutto chi dei partiti, all’interno degli stessi partiti, dichiara la fine.
Perché i partiti sono fatti da uomini e donne in cui
gli elettori si rivedono, in cui credono. Questo processo di identificazione imprescindibile è stato
perfettamente attuato da Adriana Poli: “L’altra
anima di An? Quale altra anima? An è quella
scesa in campo con i colori di An”. Vale a dire: An
//
sono io. Espressione che non rimanda solo alle
lotte intestine tra le “due anime” di An, ma ad una
coincidenza di partito-elettorato-eletto-modello di
governo. Uno sforzo identitario che dovrebbe compiere anche la sinistra leccese, per radicarsi di più
nei quartieri, tra le persone, per opporre-proporre
una chiara e altrettanto valida alternativa alla
destra.
Re sole Adriana ha vinto, ed An è il primo partito
del capoluogo, crescendo rispetto alle passate
amministrative mentre indietreggia Forza Italia,
partito del neo sindaco, con sicure ripercussioni
sulla sua effettiva autonomia decisionale, sulla
sua autorevolezza se non autorità, quando sarà
necessaria. Solo 7 seggi, gli stessi dell’Ulivo che è
all’opposizione, sono pochini rispetto ai nove di An
e i tre della lista civica di Mantovano.
An? An sono io.
Successo personale, bagno di folla, braccio di
ferro all’interno del partito con le altre “anime”,
posizioni ferme. Ha vinto con il carisma di donna
di partito, di camerata che festeggia quest’anno i
suoi primi 40 anni in politica. Non ha vinto
Perrone, che non ha l’appeal della ex sindaca, né
la lucidità politica, né le spalle forti in un partito
in calo, nato con la fine della prima repubblica
per essere un non-partito. Passata la buriana elettorale i leccesi si sentiranno orfani e sulla città
il mensile del salento
sommario
Anno IV - n. 37 - Giugno 2007
Iscritta al numero 845 del Registro
della Stampa del Tribunale di Lecce il 27 gennaio 2004
EDITORE:
Nerò Comunicazione - Casarano - P.zza A. Diaz, 5
IDEE DAL TACCO
04
05
06
07
43
46
GOLEM, FOTOPROTESTA, LETTERE AL DIRETTORE
TERZOGRADO GIANFRANCO MANFREDI
di Marco Laggetta
LINK
BOLLETTINO DEI NAVIGANTI di Mario de Donatis
LO STRANIERO di Guido Picchi
PUBBLICALO SUL TACCO
LA CITTÀ INVISIBILE di Enzo Schiavano
L’ERBA CATTIVA di Crazy cat & Mad lynx
L’ARIA CHE TIRA di Luisa Ruggio
QUESTIONE DI LOOK, IPSE DIXIT, SE NE PARLA
CONTROCANTO ospita Vincenzo Maruccio:
Delusi, disillusi e, in qualche caso, rassegnati
VEDIAMOCI CHIARO
08
16
44
INCHIESTA //CHIARE, FRESCHE, DURE ACQUE
di Cesare Mazzotta
REPORTAGE //È IENTU TE CINEMA di F. Serravezza
DIRITTO DI REPLICA//Case aperte, non manicomi
CULTURA&PERSONE
19
20
CULTURA// ALLA BUA di F. Serravezza
CULTURA// DAL PUNTO DI VISTA DI ILARIA
barocca si spegnerà quel faro che a livello nazionale ed europeo Re sole Adriana aveva saputo
accendere. Anche con i suoi picchi così nostalgicamente (ma è un eufemismo) fascisti, come quando
era rimbalzata sulle pagine dei quotidiani nazionali per voler istituire una commissione per l’analisi
e la selezione dei libri scolastici, giudicati troppo
di sinistra.
Altro che Castro, di cui, con ironia, dichiarava di
voler fare la sindaca. Non pensa affatto ad un
buen retiro e punta in alto, a Bari, alle prossime
regionali.
Amatissima dai leccesi, moderati che hanno eliminato dal consiglio comunale la destra e la sinistra
radicali (proponiamo qui un minuto di raccoglimento per De Cristofaro…).
“Lu Paulu” riuscirà mai a diventare familiare, per i
suoi concittadini, quanto un’intercalare, quanto
“l’Adriana”? Questa è forse l’eredità più pesante
con cui Paolo Perrone dovrà fare i conti. Che a far
di conto, lui, bocconiano, è bravo. Ma in quanto a
scaldare i cuori, vuoi mettere un Sole?
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CULTURA// CARO DIARIO, ALL’EPOCA DEL FASCISMO
di M. Sarcinella
L’INTERVENTO// AFORISMA
CULTURA&SOCIETÀ// DI VENERE E DI MARTE
di L. Leuzzi
SOCIETÀ// SESSO OSTRICHE E CHAMPAGNE.
QUANDO ANCHE ANTOÒ HA CALDO
di L. Leuzzi
PAESE CHE VAI
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LECCE E DINTORNI// TUTTI I CAMALEONTI
DELLA POLITICA LECCESE di Volta&Gabbana
31
CASARANO E DINTORNI// CAMPIONI D’ITALIA.
STORIA DA HOLLYWOOD di E. Schiavano
34
GALATINA E DINTORNI// SANTU PAULU MEU
DE GALATINA di M. Tomacelli
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40
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MAGLIE E DINTORNI// TRIBUNALE. IL COMUNE
CHIAMA IN CAUSA IL MINISTERO di M. G. Sergi
GALATONE // IL CROCEFISSO
È RISORTO di L. Leuzzi
SPECCHIA// PRONTONOBILISSIMO.
CHIAMATELO MEDIATECA di V. De Luca
DIRETTORE RESPONSABILE: Maria Luisa Mastrogiovanni
HANNO COLLABORATO:
Mario Maffei, Laura Leuzzi, Guido Picchi, Marco Laggetta,
Enzo Schiavano, Mario De Donatis, Antonio Lupo, Paolo Vincenti,
Giuseppe Finguerra, Flavia Serravezza, Vittoria De Luca,
Cesare Mazzotta, Margherita Tomacelli, M. Giovanna Sergi
FOTO:
Dove non segnalato archivio del Tacco d’Italia
COPERTINA:
Foto di Roberto Rocca
REDAZIONE:
p.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano - Tel./Fax: 0833 599238
E-mail: [email protected]
PUBBLICITÁ:
[email protected] - tel. 3939801141
Unione Stampa Periodica Italiana
Tessera n° 14705
STAMPA:
Stab. grafico della CARRA EDITRICE Z. I. - Casarano (Le)
ABBONAMENTI:
15,00 Euro per 12 numeri
c/c n. postale 54550132 - intestato a Nerò Comunicazione
P.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano - [email protected]
IL PROSSIMO NUMERO IN EDICOLA IL 1° LUGLIO 2007
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// Opinioni dal Tacco
LETTERE AL DIRETTORE
“Ehi Nichi, lascia perdere le
battaglie d’avanguardia. La
gente comune non ti capirà”.
Questo il consiglio che un
alleato preoccupato ha rivolto
al presidente della Regione
Puglia dopo la sua pubblica
confessione sul desiderio di
adottare un bambino. In Italia,
si sa, certe cose bisogna tenerle nascoste, vivere liberamente
la propria vita privata, sventolando però pubbliche virtù
accettabili da tutti. La diversità
è un lusso che pochissimi possono esibire. Ciò nonostante, in
una regione in cui la stragrande
maggioranza dei cittadini si
professa cattolica (più o meno
praticante), è stato eletto il
primo “governatore” dichiaratamente omosessuale che si è
imposto, per di più, sul classico
bravo ragazzo timorato di Dio.
Ma torniamo alle battaglie d’avanguardia: la legge italiana è
tra le più arretrate in Europa
sul fronte del riconoscimento
dei diritti civili. Ai gay sono riconosciuti sic et simpliciter i diritti costituzionali di uguaglianza
e non discriminazione (formale)
risalenti al 1948. Ogni qualvolta si è avviata la discussione
per adeguare i diritti individuali
alla sensibilità contemporanea,
si sono scatenate le guerre di
religione: per aborto e divorzio
fu necessario vincere il referendum; il consumo di cannabis è
da decenni sanzionato senza
alcuna ragione scientifica; più
di recente eutanasia e ricerca
sulle staminali vietate.
La Chiesa fa la sua guerra, con
tutta la potenza di fuoco di cui
dispone; ma è incontestabile lo
scollamento sostanziale tra la
vita vera del popolo dei fedeli e
un clero che continua a considerare come peccatore chi pratica la masturbazione e si
perde in disquisizioni dottrinali
sull’abolizione del limbo.
Consentire ai gay di adottare
bambini? Oggi è impossibile,
bisognerebbe prima cambiare
la società. In questo Nichi
Vendola, il visionario, il diverso,
“l’alieno”, può fare da apripista. L’augurio del Golem è che
si rinunci all’ipocrisia della
tutela dei minori e che si metta
mano subito all’assurda legge
sull’adozione: costosa, lunga,
dolorosa. Con il risultato paradossale: più che dare subito un
bambino ad una coppia, anche
gay, disposta ad amarlo, con il
rischio che non siano genitori
modello (ma quale genitore,
anche se benedetto da Dio, lo
è?), si preferisce lasciarlo negli
orfanotrofi.
Nichi Vendola in versione alieno.
La copertina del Tacco d’Italia n°11, di febbraio 2005
GOLEM
foto protesta
stessa spiaggia, iniziativa nuova
Come ogni anno, torna
la bella stagione ed in
noi torna la voglia della
spiaggia. Ma ci scontriamo, ogni anno, puntualmente, con la scarsa preparazione dei lidi
alla stagione turistica,
nonostante gli amministratori comincino a
parlare, sin dall’inizio
della primavera, di
nuovi provvedimenti da
adottare per adeguare
le marine ai flussi di
Leda Schirinzi,
visitatori che a breve le
consigliera comunale
prenderanno di mira.
Casarano
E’ accaduto anche quest’anno. Mi sono recata
in spiaggia con le mie
amiche ed ho assistito al solito spettacolo: oggetti
di plastica di ogni tipo, alcuni anche di provenienza
araba, scaricati in mare dalle barche di passaggio,
bottiglie di acqua e di birra, e rifiuti vari. Abbiamo
deciso, così, di darci da fare per le nostre coste ed
anche per noi, e ci siamo messe a raccogliere quel
materiale. Ci siamo attrezzate con sacchi di plastica
per la raccolta differenziata e guanti e ci siamo
messe all’opera. La cosa curiosa è che lì c’erano dei
turisti di Varese che mi hanno chiesto se facessi
parte del servizio di pulizia della spiaggia. Ho sorriso ed ho spiegato che sono un medico, che tengo
all’ambiente e sento il dovere di dare il buon esempio. E devo dire con soddisfazione di essere riuscita
nel mio intento visto che quei turisti hanno raccolto
l’invito e fatto altrettanto.
Ma il nostro impegno è servito sia alla spiaggia che
a noi; non c’è niente di meglio, di quest’attività,
infatti, per mantenersi in forma: camminare sulla
sabbia e sul bagnasciuga fa bene alla circolazione;
In data 24 maggio sono iniziati i lavori
dragaggio del porto di Leuca a cura
della società mista Porto di Leuca Spa
(51% Igeco e 49% Comune di Castrignano del Capo).
Dalle operazioni di pompaggio della sabbia putrida ne consegue lo sversamento
in mare aperto e nel sottosuolo di acqua
lurida con conseguente inquinamento.
Le autorità e gli organismi competenti
dovrebbero verificare che cosa sta succedendo.
Attilio Caputo
Caroli Hotels
il flusso delle onde sulle
gambe ha l’effetto di un massaggio; si prende il sole; si
socializza e si può ascoltare
la musica in cuffia, come faccio io, oppure rilassarsi con il
rumore del mare. Ed è tutto a
costo zero. Il mio invito è
dunque questo: agli amministratori chiedo di pensare,
una volta tanto prima dell’arrivo dei turisti, alle nostre
belle spiagge; a tutti i cittadini, chiedo di prendersi cura
dell’ambiente e, approfittando dell’occasione, anche di
se stessi.
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// Opinioni dal Tacco
terzo grado
gianfranco manfredi
Dal romanzo al fumetto.
Quali sono i limiti dell’arte
disegnata?
“Il principale limite è l’esteriorizzazione del racconto.
In un romanzo si possono raccontare pensieri, sensazioni,
odori, si possono esplorare
concetti… in fumetto e in
cinema tutto va mostrato ed
esibito. Detto questo, in ogni
forma espressiva, i limiti devono diventare dei punti di
forza. Il compito di un autore
è questo”.
Dopo “MagicoVento” c’è
ancora qualcosa da raccontare sull’epopea del west?
“Il west non lo si finisce
mai di raccontare. C’è sempre
un punto di vista nuovo per
reinterpretare anche soltanto
quanto già narrato”.
Perché il fumetto italiano
non approda quasi mai in tv?
“Perché in tv ormai non
approda più niente. La tv italiana da almeno quindici anni è
un ambiente chiuso che si
autoalimenta, esempio perfetto
di produzione/riciclaggio rifiuti
senza soluzione di continuità”.
Lei è una delle migliori
penne del fumetto italiano,
ma come se la cava con la
matita?
“Da ragazzo disegnavo e
me la cavavo anche benino.
Ma mio padre era pittore e
paragonando il mio tratto al
suo, mi è stato facile capire
che non avrei mai raggiunto
livelli di eccellenza, dunque ho
lasciato perdere”.
Quanto è difficile per lo
sceneggiatore trasmettere al
disegnatore il personaggio
che ha in mente?
“La vera difficoltà riguarda
i personaggi femminili. Io non
sopporto le donnine alla
Manara. Il mondo non è fatto
di pin up e tra l’altro le pin up
non sono le donne più interessanti neppure sotto il profilo
di Marco Laggetta
commenti e opinioni da
www.iltaccoditalia.net
Affetto da “conservatite cronica” faccio una fatica
immane a liberarmi anche del più piccolo frammento
di carta, e in questi giorni per causa di forza maggiore ho dovuto buttare via tante parti del mio passato:
il quaderno dove segnavo i record fatti sui giochi del
Commodore 64 (ridatemi ‘Rainbow Islands’ e ‘Bubble
Bobble’!!!!!), tanti spartiti, gli involucri delle musicassette (embè? che c’è da guardare? se uno è
malato è malato sul serio), tanti storici Venerdì e ritagli di Repubblica, biglietti, riviste, “feticci” vari... è
dura, ma come dice il chitarrista portoghese “Se ti
lasci tutto alle spalle, troverai qualcosa”...
c h r o m a n t @ 19:8-20.5.07
commento a “Cosa buttare, cosa tenere”, dal blog
“Play list” di Flavia Serravezza
Non mi interessa la liberalizzazione della canapa
come “droga” ma di sicuro è da utilizzare in medicina come già accade in molti paesi evoluti. Strano
come in Italia non ci sia interesse a valorizzare la
canapa quale prodotto agricolo dai molteplici utilizzi
ed inoltre da tenere in considerazione in quanto
pianta che valorizza tecniche di coltivazione a basso
input. Potrebbe essere una buona alternativa al
tabacco.
Dopo una fortunata esperienza come cantautore,
Gianfranco Manfredi inizia a lavorare per il cinema come
sceneggiatore ed a pubblicare romanzi con Feltrinelli e
con altri editori. Dopo un’esperienza con una piccola casa
editrice (Editoriale Dardo), per la quale aveva creato un
fumetto che si chiamava Gordon Link, Sergio Bonelli lo
chiama per fargli scrivere alcune storie di Dylan Dog e di
Nick Raider. Successivamente parte il progetto del fumetto Magico Vento, che incrocia i temi del western e dell’horror.
E’ stato l’ospite di punta della Salento Fiera del Fumetto
(Maglie, 1, 2 e 3 giugno 2007).
INDOVINA CHI E’?
La soluzione a pag. 46
strettamente sessuale. Ma è difficilissimo trovare dei
disegnatori capaci di disegnare delle donne vere”.
Quanto c’è in “Magico Vento” dell’esperienza di
“Dylan Dog”? Penso soprattutto alle coppie DylanGroucho e Ned-Poe.
“C’è un riferimento solo per differenza. Non volevo
che Poe fosse una spalla comica. Un riferimento più
consonante può esserci nel ritmo narrativo. Per quanto
Magico Vento sia un western, ha un ritmo nervoso e
scattante e cambi di scena quasi continui, più vicino a
Dylan Dog che a Tex”.
Uccidono la creatività le grandi soddisfazioni o
le grandi delusioni?
“Io penso che le delusioni siano la vera molla
della creatività. Nella creatività artistica di troppa soddisfazione si muore, in genere si diventa presuntuosi, e
la presunzione è l’anticamera dell’idiozia”.
Spesso nei fumetti il personaggio che ispira più
simpatia non è il duro, il vincente, bensì il più fragile
ed il più sfigato. Nella vita prova più simpatia per i
vincitori o per gli sconfitti?
“Sono e sarò sempre con gli sconfitti combattenti,
cioè con i vincitori di domani e con quelli che sanno
guadagnarsi difficili vittorie anche giorno per giorno”.
il tacco d’Italia
5
Giugno 2007
eugenio @ 13:45-3.5.07
commento alla news “Le colture alternative
al tabacco”
Sono davvero soddisfatto per questa notizia sia come
ugentino che come salentino. Finalmente oltre agli
elogi verbali dei tantissimi turisti che ogni anno invadono Ugento, un riconoscimento ufficiale. Un “bravo”
a tutti quelli che hanno permesso ciò. Ugento lo meritava. Le coste, le pinete, il borgo, l’arte, il mare e la
gente di Ugento lo meritavano. Finalmente è arrivato.
Claudio @ 23:34-18.5.07
Commento alla news “Litorale di Ugento protetto”
Come leccese, mi vergogno di questo sondaggio. Un
conto sono i cori dello stadio, un conto l’azione politica.
Marco @ 13:28-18.5.07
Commento a “Sondaggio telefonico contro Bari”, spazio
“Mario De Cristofaro” in rubrica “Amministrative 2007”
A me sembra un provvedimento quanto meno ridicolo. Le famiglie dovrebbero poter vigilare sui figli senza
bisogno di alcun test. Così si insinuerà il dubbio in
ogni risvolto della vita. Nessun genitore si fiderà più
di suo figlio se non dopo averne appurato la lealtà
tramite test di farmacia.
anomimo @ 19:21-21.5.07
commento a “Kit antidroga gratuiti: dalla Lombardia
un’altra lezione di civiltà naturale” dal blog “Tamburo
battente” di Cosimo Fracasso
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di Mario De Donatis
family day.
l’italia riparta da tre
Ho vissuto l’appuntamento del Family Day da
laico, da cittadino che crede nella Costituzione
italiana, consapevole di tutto quello che la stessa
– attraverso l’attività legislativa del Parlamento –
è riuscita ad esprimere in termini di democrazia,
di pluralismo, di partecipazione della società civile ai processi decisionali, di tutela dei diritti della
persona, di promozione sociale, di libertà.
E, sempre da cittadino, guardo alla Costituzione
pensando a quanto, ancora, possa incidere per
realizzare uno Stato di giustizia.
Oggi, di fronte al più basso indice di natalità che,
nel contesto occidentale, il nostro Paese esprime,
sulla base delle analisi quali-quantitative che
confermano, ancora, una forte mortificazione
della donna nel mondo del lavoro e l’innalzamento della età – sia per le donne che per gli uomini
– nelle unioni matrimoniali, ritengo che l’iniziativa
“Family Day” sia stata un forte richiamo alla realtà delle cose, al valore condiviso della “famiglia”,
nei termini espressi dall’art. 29 della nostra
Costituzione repubblicana. Molti ambienti hanno
preso coscienza che le “politiche per la famiglia”
non vanno confuse con quelle sociali. Che sono
centrali anch’esse e per le quali è necessaria una
rivisitazione di non poco conto, per renderle funzionali ai processi produttivi del Paese, interessati
dalla globalizzazione, e dall’innalzamento della
età media della vita.
I francesi, da tempo, hanno corrisposto all’imperativo “La Francia riparte da tre”, a cui anche
l’Italia dovrebbe ispirarsi.
Dove quel “tre” è riferito al numero dei figli, che
ogni coppia dovrebbe poter esprimere.
I cugini d’oltralpe, sulla cui laicità non si possono
nutrire dubbi, hanno posto in essere, da lungo
tempo, politiche per la famiglia che hanno prodotto risultati indiscutibili.
Che cosa fare per il nostro Paese? C’è un sistema
fiscale che mortifica le famiglie monoreddito e
quelle numerose. C’è la volontà politica per superare una tale ingiustizia, attraverso una rimodulazione delle aliquote e facendo fronte al minor
gettito?
C’è una legislazione che pone a carico delle
imprese rilevanti oneri derivanti dalle “aspettative
per maternità”, che sviluppa, negli ambienti di
lavoro, comportamenti discriminatori nei confronti
della donna. Ne vogliamo prendere atto e riservare le necessarie risorse per sostenere tali costi
sociali?
I primi anni di vita di una persona, i futuri cittadini del domani, sono importantissimi per la formazione del carattere e per lo sviluppo delle sensibilità individuali. Siamo coscienti di questo?
Quanto siamo disposti ad investire sul futuro,
organizzando un sistema che – tra maggiore
tempo da riservare ai genitori, migliori e più articolati servizi per l’infanzia e specifiche professionalità da impegnare in tali servizi - sia in grado di
assicurare migliori processi educativi per favorire
lo sviluppo integrale della persona?
C’è un “problema casa” che è, soprattutto, un
grave fardello per le nuove generazioni. Quali le
politiche per superare una questione sociale che
incide, grandemente, sul futuro del Paese?
E per il lavoro – nel prendere atto del contesto
internazionale che impone flessibilità di ordine
temporale e professionale – quali politiche, quali
strumenti sono allo studio per assicurare margini
di stabilità lavorativa e retributiva, perché il circolo virtuoso della vita possa riprendere il suo naturale corso?
Il “Family Day” ha voluto richiamare l’attenzione
su tali problematiche e sulle politiche conseguenti, per sostenere, come ho detto, quella
“famiglia”, cui fa riferimento l’art. 29 della
Costituzione, convinti che le stesse statistiche,
che raffigurano l’espandersi di altre tipologie di
“unioni”, debbano essere valutate, anche, quale
manifestazione di un forte disagio sociale, di
una patologia complessa che impone interventi
urgenti e di lungo periodo, nella direzione innanzi delineata.
E’ di ogni evidenza che una politica per la “famiglia”, peraltro il primo ed autentico ammortizzatore sociale, non potrà che generare benefici
effetti sull’intera Comunità nazionale, anche per
quelle donne e per quegli uomini che, pur non
volendo costituire una “famiglia canonica”, sono
uniti dal vincolo, anche giuridico, rivolto all’educazione ed al sostentamento della propria prole.
Il Family Day ha fatto bene al Paese perché ha
favorito una visione più complessiva degli scenari sociali ed in tale contesto sarà anche
necessario procedere ad una sistematica rivisitazione dei diritti individuali, ad assicurare adeguato sostegno alle aggregazioni solidaristiche
ed alla approvazione, in via prioritaria, di un
programma per lo sviluppo di quella “famiglia”
che, proiettata alla procreazione, assume, nei
confronti dello Stato, impegni di ordine giuridico
ed, anche per questo, svolge un ruolo insostituibile per la coesione della stessa Comunità
nazionale.
di Guido Picchi
PUBBLICALO SUL TACCO
Inviate i vostri inediti (poesie, racconti brevi)
a Il Tacco d’Italia, p.zza Diaz 5 Casarano;
oppure a [email protected]
Amo di te
di Omar Sarcinella
Amo di te, quella grazia innata che t’illumina gli
occhi, quell’assoluta, eterna,
semplicità che ti è propria, amo di te, la forza della
tua essenza, che rende schiava la mia follia,
amo, tutto l’irrazionale che c’è nella tua normalità,
perchè in essa, hai costruito un movimento astratto
che vive nel mio cuore e si nutre di sottili emozioni, amo di te, quell’irrefrenabile pulsione estemporanea d’emozioni, che solo i tuoi sorrisi mi sanno
dare, amo, quel dono che hai di non farti intrappolare nella banalità della massificazione, amo, la
delicatezza della tua anima che
libera il mio inconscio, e rende vive queste parole,
più di tutto, amo quel senso di libertà che doni
alla mia esistenza, ancor di più... amo te.
continuare
non è un obbligo
Tutto sta per esplodere, la primavera elettrizza l’aria e le persone, l’estate è
alle porte.
Il letargo invernale ci ha caricati come molle, ora pronte a scattare alla minima
occasione. Sentirsi vivi, in questi giorni, è normale, agire un obbligo, come ogni
cosa sulla terra, possiamo solo “fare”.
Verrebbe voglia di riportare queste sensazioni nell’ambito socio-politico e trasformare la noia della continuità di interessi che rende inutile l’alternarsi destra-sinistra.
Allora perché non approfittare di quest’onda energetica e dare il via al cambiamento?
Sensibilità e sogno possono solo portare verso un luogo dove tutto è diverso perché visto dai nostri
occhi senza i filtri sociali che sempre più ci opprimono. Costruire una nuova speranza è possibile, basta
crederci. Credere è la base dell’evoluzione umana. Il passaggio dalle religioni alla politica è stato diluito in un mare di condizionamenti volti a mantenere il livello d’ignoranza che consente lo sfruttamento,
e non ha come obbiettivo la nostra consapevolezza. Ribellarsi, in questo contesto, è un obbligo.
Protestare è diventato inutile. La manipolazione dell’informazione che quotidianamente ci propinano ha
come solo scopo quello di aumentare la distanza tra chi possiede e chi produce, lasciandoci credere di
non aver altre possibilità se non quella di continuare. Se non fosse così?
(p.s. Perrone avrà vinto le elezioni o no? Conta qualcosa? Davvero pensate che Rotundo sia diverso? La
politica è assoggettata all’economia, e questo implica continuità, l’alternanza che vogliono propinarci
altro non è che un mascherare il progetto economico di sfruttamento delle persone e dei luoghi)
il tacco d’Italia
6
Giugno 2007
LO STRANIERO
BOLLETTINO DEI NAVIGANTI
// Opinioni dal Tacco
TACCO N. 37 (1):Mastro nuovo 10/12/08 17:04 Pagina 7
l’aria che tira
campagna
elettorale con
lobotomia
Quando cantava “Vorrei
incontrarti tra cent’anni,
tu pensa al mondo tra
di Luisa Ruggio
cent’anni…”, Ron la sapeva lunga. Tutti i volti della
politica che durante la campagna elettorale
(nostro malgrado) ci hanno sorriso
istericamente dalle gigantografie e i francobolli
(questi ultimi per i più sfigati), hanno dimostrato la stessa cosa: lavorano per alzare progressivamente l’età pensionabile.
La domanda non è “ma quando cavolo posso
andare in pensione?”, la domanda non è neppure “mi spetterà una pensione?”, la domanda
semmai è la seguente: quando ci vanno “loro”
in pensione?
Questa è la domanda che nessun intervistatore
intelligente porrà mai durante uno dei soliti
incontri sobri per sfornare il pezzullo senza
fronzoli né frecciatine, non sia mai. D’altronde
siamo tutti figli di Orwell. Pare anche che ognuno di noi abbia la possibilità di entrare in politica, alla bisogna. E’ un po’ come dare la pistola a tutti. Uhm… (n.d.r.)
Meglio non fare troppo rumore con le meningi.
Sarebbe tra l’altro rumore aggiunto a quegli
estenuanti tour elettorali che hanno riportato
in auge gli scantinati dei poveri cristi visitati
(“Le telecamere sono accese?”) dai riscossori
del voto. Revival oziosi, si sa, comunque sempre meglio che guardare “Porta a Porta”. Del
resto ormai sono convinta che i periodi di campagna elettorale siano una specie di lobotomia
inconscia per tutti quelli che pongono delle
domande infinite senza perciò permettere a
uno straccio di risposta immediata e concisa di
venire fuori.
RETROSCENA. Attingendo dalle graduatorie ancora valide di concorsi banditi nel 2004, il Comune di Lecce
ha assunto a metà mese di maggio due funzionari amministrativo-contabili inquadrati con categoria D.
Niente avrebbe mosso l’opposizione a tuonare contro la maggioranza se non fosse che tra gli assunti compaiono nomi di parenti ed amici degli amministratori in carica. Un problema del genere era già stato sollevato nei mesi scorsi, quando vennero occupati, sempre in base a quelle graduatorie, sei istruttori amministrativi ed altri quattro istruttori tecnici, in aggiunta alle 27 figure professionali già assunte nei mesi precedenti. Stavolta il nome tirato in ballo è quello di Giuseppe Filippi Filippi che, a quanto ha denunciato
Carlo Benincasa, capogruppo Ds, ha fatto parte del comitato elettorale di Paolo Perrone. Il quale si difende,
disconoscendo parentele o qualsivoglia tipo di affinità con il prescelto, classificatosi al numero otto della
graduatoria, mentre “se avessi voluto raccomandarlo – interviene Perrone – sarebbe arrivato primo”. Alla
faccia della modestia!
Non c’è da rallegrarsi per questo cinismo
bieco. A essere cinici non si vince nemmeno
un pupazzo in miniatura di Andy Kaufman.
Comunque ormai è quasi estate, con buona
pace di tutti i mangia-rospi di questa penisola
salentina.
di Enzo Schiavano
anche casarano cede all’irpef.
dimenticando l’imposta di scopo
Casarano. Sul tema delle tasse comunali il
centro-sinistra ha vissuto il periodo peggiore da quando è al governo della città. Per
risolvere i problemi di bilancio, approvato il
18 maggio scorso, la giunta municipale è
stata costretta ad introdurre l’addizionale
comunale Irpef, una tassa locale nata nel
1998, applicata dalla stragrande maggioranza dei Comuni italiani, che il nostro
Comune non aveva ancora adottato, dichiarandosi per questo giustamente fiero.
Gabriele Caputo, assessore al Bilancio, ha
difeso la scelta dell’esecutivo e in più
occasioni ha spiegato le ragioni che lo
hanno portato a prendere una decisione
che comporta sacrifici per i cittadini. “C’è
l’esigenza di razionalizzare le spese, unita
a quella di programmare scelte di lungo
respiro” ha detto l’assessore, ed ha
aggiunto che “l’amministrazione comunale è aperta al confronto sulle scelte da
operare per il prossimo biennio”. Nel
lungo dibattito che ha accompagnato la
stesura del bilancio di previsione stranamente non è emersa un’importante novità
introdotta dalla Finanziaria 2007: l’imposta di scopo. Nemmeno le forze di opposizione, che sono sempre molto sensibili alle
novità di natura finanziaria, hanno sollevato
la questione.
Che cos’è l’imposta di scopo? E’ un prelievo sui redditi (come l’addizionale) che i
Comuni possono istituire per un obiettivo
preciso, quale può essere un’opera pubbli-
il tacco d’Italia
7
Giugno 2007
ca. Per esempio: il Comune
di Casarano
progetta un
nuovo mercato coperto e per questo obiettivo istituisce un’addizionale dello 0,1% sui
redditi dei cittadini; il prelievo complessivo
servirà esclusivamente a realizzare l’opera.
E’ uno strumento chiaro, trasparente ed
onesto perché, a differenza dell’addizionale
Irpef, i cittadini sanno esattamente, e in
anticipo, come verranno impiegati i loro
soldi. E’ chiaro, però, che se il Comune
dovesse decidere di utilizzare l’imposta di
scopo dovrà necessariamente ridurre l’addizionale comunale per non aumentare la
pressione fiscale.
L’ERBA CATTIVA
// Opinioni dal Tacco
TACCO N. 37 (1):Mastro nuovo 10/12/08 17:04 Pagina 8
chiare, fresche,
dure acque
LA SPRECANO,
LA PAGANO SALATA,
MA DI QUELLA PUBBLICA
DISTRIBUITA
DALL’ACQUEDOTTO
PUGLIESE, NE BEVONO
POCA, PERCHM
NE COMPRANO MOLTA.
E’ IL RAPPORTO
DEI SALENTINI CON L’ACQUA
POTABILE, CHE È SOTTO
CONTROLLO SOLO “FINO
AL CANCELLO” DI CASA.
COSW NON SAPREMO MAI
QUALE ACQUA CI DANNO
VERAMENTE DA BERE
di Cesare Mazzotta
il tacco d’Italia
8
Giugno 2007
TACCO N. 37 (1):Mastro nuovo 10/12/08 17:04 Pagina 9
//Inchiesta //Il mercato dell’oro blu //Non datecela a bere
L
“L’acqua è vita”. Nonostante la sua ovvietà, questa espressione dovrebbe farci riflettere.
Oggi, l’acqua che beviamo è di “vitale” importanza e non solo perché continua a scarseggiare. La Storia è segnata da popoli che hanno combattuto cruente battaglie per conquistare un braccio di fiume o uno specchio d’acqua. Le città sorgevano sulle rive di un
corso d’acqua; e nelle “chiare, fresche, dolci acque” di Firenze, il poeta ha inteso magnificare anche le qualità naturali del primordiale elemento. Qualità che oggi sono affidate
alle analisi dei laboratori. Una curiosità storica, che conferma l’enorme interesse dell’uomo verso l’acqua potabile, ci viene offerta dai romani. Un popolo che sul piano dell’ingegneria idraulica ha dimostrato di saperci fare e che non disponeva di criteri analitici per
valutare la salubrità di un’acqua. Quindi la qualità veniva stimata indirettamente, attraverso una serie di considerazioni. Una di queste era lo stato generale di salute delle popolazioni che vivevano in prossimità delle sorgenti. E, se si trattava di una nuova sorgente,
l’acqua non veniva utilizzata subito. Alcuni campioni venivano prelevati e conservati in
contenitori di bronzo, quindi esaminati successivamente, in modo da rilevarne alcune
caratteristiche; come il cambiamento nel tempo dei parametri organolettici, il grado di
corrosività e la presenza di materiale in sospensione.
PER QUALITÀ, È RELEGATA
AL 90ESIMO POSTO
NELLA CLASSIFICA
DI LEGAMBIENTE
A CAUSA DELL’ELEVATA
PRESENZA DI NITRATI;
AL 94ESIMO POSTO
PER LO SPRECO:
354 LITRI PER ABITANTE
AL GIORNO
qualità/prezzo: un
“rapporto” conflittuale
malizia: se il 97 per cento delle famiglie fa
uso più o meno regolare del prezioso oro blu
imbottigliato, sicuramente siamo di fronte a
un comportamento di massa, che giustifica
l’apparente paradosso. Ma c’è dell’altro.
Intanto, vale ricordare che l’Aqp, una volta
consegnata l’acqua potabile al cancello dell’abitazione, si chiama fuori e non risponde di
tutto ciò che può accadere a valle del contatore. Vale a dire nelle tubazioni, nei serbatoi
e negli utilizzatori (scaldabagni, sanitari,
cucine etc.) delle unità immobiliari. Infatti la
manutenzione, lo stato di conservazione e di
esercizio e l’utilizzo che si fa dei vari apparecchi, rimane responsabilità esclusiva del
proprietario o di chi ci abita. Così accade che
tutte le loppe (aggregati in sospensione), le
gelatine e la flora batterica che si sviluppa
nei serbatoi che raramente i privati provvedono a pulire, entrino in circolo e si presentino
al rubinetto del lavandino, in minutissimi
frammenti difficilmente individuabili dalla
casalinga. Tutto questo mentre sul territorio i
controlli previsti dalle norme scandiscono
una serie di adempimenti e di controlli da
parte di Arpa, Asl, Noe dei carabinieri e ufficio Igiene del Comune; tutti enti preposti alla
salvaguardia della salute e della pubblica
igiene. Ma, controlli delle Autorità a parte, chi
ha mai ricevuto un opuscolo, un avviso o un
ragguaglio sulla opportunità e necessità di
procedere periodicamente alla pulizia accurata dei contenitori di acqua potabile che
sono sul terrazzo o sul retro della nostra
casa? Serbatoi da 500 – 1000 litri di acqua
che può rimanere inutilizzata, ferma in un
contenitore di Pvc al sole per molto tempo (a
causa di un viaggio, un ricovero, un trasferimento, una vacanza). L’acqua contiene
disciolti una serie di elementi, come i batteri, il calcio e altri sali. In determinate condizioni la flora batterica che si sviluppa dà
luogo a gelatine, ad aggregati di funghi e biofilm, a loppe di sospensione delle polveri e ai
precipitati di sali. Tutti composti che sedimentano sul fondo e sulle pareti (che si rive-
Veniamo ai nostri giorni, al Salento della
provincia di Lecce, che la classifica annuale
sull’Ecosistema urbano di Legambiente, relativa al 2005, ha relegato al 90esimo posto,
per l’eccessiva presenza di nitrati (NO3) nell’acqua potabile che sgorga dai nostri rubinetti; e al 94esimo posto per consumo medio
pro capite di acqua per usi domestici, con
354 litri per abitante al giorno. E dire che
adesso va un po’ meglio. Nel 2003 la stessa
inchiesta di Legambiente aveva accertato un
consumo medio di 416 litri e nel 2004 di
382 litri a testa. Uno spreco che per una
famiglia media salentina, di tre persone,
ammonta a oltre un metro cubo al giorno, più
di mille litri; mentre ad Ascoli Piceno, Brindisi
e Foggia, la stessa ipotetica famiglia consuma poco più di 300 litri al giorno. Qualcosa
evidentemente non gira oppure una parte si
perde per strada. L’ente che distribuisce nelle
nostre case l’acqua da bere, per cucinare e
per la cura e l’igiene della persona è
l’Acquedotto Pugliese. L’Aqp, uno dei più
importanti e antichi d’Europa, nato agli inizi
del secolo scorso, che fa pagare l’acqua a noi
pugliesi circa 300 euro l’anno, per una famiglia di tre persone. In assoluto la tariffa più
alta in Italia, stando alle rilevazioni fatte nel
2006 da “Cittadinanza Attiva”, l’associazione
dei consumatori che ha monitorato il Servizio
idrico integrato in tutti i capoluoghi di provincia italiani. Per l’esattezza l’Aqp richiede
mediamente alla famiglia-utente 299 euro
l’anno; comprensivi di canone idrico, canone
di depurazione e canone di fognatura. In
alcune città della Lombardia, nel Molise e
nella Valle d’Aosta lo stesso servizio costa
circa la metà. Nelle regioni dove i gestori
sono diversi, la beffa è ancora più bruciante
e le differenze si fanno sentire; come in
Toscana, dove fra Arezzo e Massa, intercorre
una differenza di 256 euro l’anno; o in
Piemonte, dove fra Asti e Cuneo, la differenza
di tariffa è di 171 euro. A questo punto, giusto per confortarci, viene da chiedersi: ma
almeno noi pugliesi beviamo un’acqua di
ottima qualità? E qui cominciano i distinguo,
visto che il gestore, l’Aqp, in base alle norme,
deve garantire che al contatore o al punto di
consegna, arrivi un’acqua definita “potabile”.
E fin qui, in base alla normativa vigente, tutto
è in regola. L’Aqp, in effetti, consegna alla
porta o al cancello dell’utente un’acqua che
viene controllata giornalmente da più soggetti (Asl, Arpa e lo stesso Aqp), che ne certificano la potabilità. Quanto poi alla gradevolezza, al gusto, alla durezza (presenza di calcio
e magnesio) e ai trattamenti che l’acqua ha
dovuto subire per correggere e riportare nella
norma alcuni parametri considerati eccessivi, la risposta arriva dai dati sui consumi di
acqua minerale delle nostre famiglie. Ogni
anno in provincia di Lecce si consumano
circa 150 milioni di litri di acqua minerale;
più o meno 185 litri per ogni abitante. A fronte di una media nazionale di 179 litri, tra le
più alte nel mondo e la più alta in Europa,
dove mediamente si consumano 70 litri a
testa, soprattutto negli alberghi e nei ristoranti. Tre i motivi fondamentali individuati da
Mineracqua, l’associazione di categoria dei
produttori e distributori dei 279 marchi sul
mercato: la fidelizzazione del cliente, che
percepisce l’imbottigliamento come sicurezza; l’igiene garantita e i possibili effetti salutari sull’organismo.
l’acquedotto pugliese
consegna l’acqua davanti
alla porta di casa. e poi?
Ma andiamo con ordine e cerchiamo di
capire perché, nel Salento si consumano
fiumi di acqua minerale in bottiglia.
Nonostante i costi da sopportare e i disagi
del trasporto dallo scaffale, al carrello e in
ascensore. Una moda o una necessità? Mi sia
consentita una piccola riflessione, senza
il tacco d’Italia
9
Giugno 2007
TACCO N. 37 (1):Mastro nuovo 10/12/08 17:04 Pagina 10
I PUGLIESI PAGANO
PER L’ACQUA POTABILE
LA TARIFFA PIÙ ALTA D’ITALIA.
NONOSTANTE
LA PAGHINO CARA,
PREFERISCONO BERE
QUELLA IN BOTTIGLIA:
185 LITRI L’ANNO
PER ABITANTE,
CONTRO UNA MEDIA
NAZIONALE DI 179.
CHE È GIÀ LA PIÙ ALTA
D’EUROPA
E TRA LE PIÙ ALTE AL MONDO
stono di un film di colore marrone-verde
scuro) e di cui solo una parte va a finire nel
bicchiere. Se però il serbatoio non viene
quasi mai ispezionato, pulito e trattato con
idonei prodotti (Amuchina e altri battericidi a
base di “diossido di cloro”) è facile immaginare quali rischi si corrano. I residenti nei
condomini dovrebbero essere più garantiti
dall’amministratore, il quale, conoscendo il
suo mestiere e le sue responsabilità, sa
anche che periodicamente deve far pulire il
serbatoio condominiale. Si può allora capire
come mai il 97 per cento delle famiglie
salentine fa uso regolare di acqua minerale,
addossandosi un costo non indifferente di
160 – 200 euro l’anno. Evidentemente l’acqua che sgorga dal rubinetto non incontra il
gusto o non ispira fiducia, perchè l’Aqp, per
renderla potabile, la consegna dopo averla
corretta con trattamenti a base di cloro.
Come dire: “Noi dell’Aqp siamo in regola;
abbiamo fornito un’acqua rispondente alle
norme del decreto legge n. 31 del 2 febbraio
2001; se poi l’utente ne fa un uso improprio
e rischioso, sono fatti suoi”. Un ragionamento
che mette al riparo l’Aqp, ma che sta in piedi
fino a un certo punto. La salute della gente
dovrebbe stare a cuore alle istituzioni, almeno a quelle sanitarie e comunali. Allora perché non è stato usato lo stesso criterio con la
fornitura dell’energia elettrica? Perché di
fronte alle numerose folgorazioni domestiche, ai fulmini che entravano nelle abitazioni,
nel 1990 si è deciso di procedere all’adeguamento agli standard di sicurezza degli
impianti elettrici delle abitazioni private?
Forse perché tanto non emerge subito e con
certezza che l’acqua, lentamente, può fare
ammalare un organismo? Invece proprio la
scelta dell’acqua che beviamo, i suoi contenuti in sali e in metalli disciolti e le sue caratteristiche fisico-chimiche sono molto importanti e dovremmo imparare a conoscerle.
Quanto meno capiremmo che ci sono acque
salubri e acque meno indicate, sia fra quelle
distribuite dal rubinetto, sia fra le acque
minerali in bottiglia.
i figli e figliastri dell’aqp
entre la tariffa che paghiamo all’Aqp in di acqua nei polmoni. Se il contenuto di cloprovincia di Lecce, tra le più alte ruri è superiore ai 200 mg/l, si possono avere
d’Italia, è uguale in tutta la regione, la effetti sull’attività dell’intestino, del fegato e
stessa “equità” non avviene invece per la qua- della cistifellea. Questi effetti non tendono ad
lità dell’acqua distribuita. L’Aqp fa figli e figlia- accadere ai livelli di cloro normalmente trovastri, pur consegnando ai suoi utenti un’acqua ti nell’acqua. Paradossalmente però, la clorapotabile. Con i suoi quasi 16mila chilometri di zione, ossia l’aggiunta di cloro nell’acqua,
condutture, l’Aqp fornisce l’acqua a poco più spiegano i tecnici dell’Aqp, è il mezzo più
di quattro milioni di abitanti. L’area del semplice ed efficace per eliminare i contamiSalento è interessata dalle condotte e dai ser- nanti microbiologici (i batteri) e si effettua
batoi collegati agli acquedotti del Pertusillo e con l’ipoclorito di sodio diluito, che allo stato
del Sele, che vengono alimentati dall’acqua liquido è di colore giallo paglierino (tipo varepotabile estratta dai 96 pozzi in esercizio china – ndr), di odore acre e soffocante.
nella nostra provincia, 53 nel territorio della Misurazioni del cloro residuo si effettuano
nelle scuole, nelle menAsl di Lecce e 43 nell’ase e alle fontanine pubrea sud, della Asl di
Maglie. “Pozzi che inte- L’AQP FA FIGLI E FIGLIASTRI: bliche, per verificare
grano l’acqua del Per- LA TARIFFA È UNICA IN TUTTA che all’utente arrivi la
di cloro.
tusillo nell’impianto di
LA PUGLIA ED È LA PIÙ ALTA giustaEccoquantità
perché, diceGuagnano – fanno
D’ITALIA, MA NEL SALENTO vamo, figli e figliastri. I
sapere i responsabili
SI
BEVE IN GRAN PARTE ACQUA parametri fisico-chimici
del Sian, il servizio di
igiene degli alimenti e PROVENIENTE DAI 96 POZZI dell’acqua potabile
della nutrizione della DI FALDA PROFONDA, A VOLTE sono pubblicati sul sito
Asl di Lecce –. Noi coninternet
di
Aqp
MISCELATA CON QUELLA
trolliamo i 12 serbatoi
(www.aqp.it), abitato
DEL FIUME SELE
del territorio e le fontaper abitato. Chiunque
ne dei 40 Comuni e frapuò constatare che
E DEL PERTUSILLO.
zioni di competenza CONSEGUENZA: PIÙ NITRATI, mentre l’acqua distridella Asl Lecce 1”.
buita nelle province di
PIÙ CLORO, PIÙ DURA.
Bari, Foggia, Taranto e
L’acqua potabile del
MENO BUONA
Brindisi proviene da
Salento quindi viene
invasi superficiali e
estratta dai pozzi artesiani nella falda profonda e, quando occorre, viene immessa in rete dopo opportuni trattaviene miscelata a quella della rete idrica del menti (flocculazione, filtraggio etc.), l’acqua
Pertusillo e del Sele, soprattutto per corregge- destinata alla provincia di Lecce viene emunre la presenza in eccesso di alcuni parametri, ta dai 96 pozzi e quindi si tratta di acqua che
come i cloruri, da noi particolarmente abbon- ha attraversato strati di terreni di diversa
danti. Tanto che in qualche occasione hanno composizione, ora arricchendosi in sali, ora
superato i limiti normativi. “Quando si verifica- lasciando sedimentare particelle in sospenno questi casi – spiega il funzionario del Sian sione. Così noi salentini, siamo serviti bene
– l’Aqp chiede di apportare il ‘correttivo per quanto riguarda l’indice di torbidità, pergestionale’ (cioè cloro, ndr). Oggi c’è una mag- ché dai rubinetti sgorga un’acqua sostanzialgiore attenzione verso i cloruri e i nitrati, per mente “limpida”, a differenza delle altre proevitare l’eccessivo sfruttamento della falda e vince che, per quanto sia stata “chiarificata”,
utilizzano un’acqua non proprio cristallina.
quindi la sua salinificazione”.
Il cloro entra nel corpo attraverso l’inge- Ma dobbiamo fare i conti, sul piano della
stione di acqua e cibo contaminati e non salute, con gli altri parametri, come il ph
rimane nel corpo, a causa della sua grande (acqua acida o basica), il residuo fisso (il
reattività. Gli effetti del cloro sulla salute contenuto di sali minerali e metalli), la durezumana dipendono dalla quantità presente e za (la presenza di calcio e magnesio) e la
dalla durata e frequenza di esposizione. Nel quantità di cloruri e di nitrati disciolti. E qui
caso dell’acqua si può essere esposti per lun- le cose non si mettono bene per il Salento
ghissimo tempo. Gli effetti dipendono dalla leccese, dove in questi giorni si discute se sia
salute dell’individuo e dalle condizioni opportuno costruire una nuova discarica a
ambientali. La respirazione di piccole quanti- Corigliano d’Otranto, dal momento che nel
tà di cloro, in brevi periodi di tempo, ha effet- raggio di pochi chilometri, sono in esercizio
ti negativi sull’apparato respiratorio. Gli effet- ben trenta pozzi di emungimento di acqua
ti vanno da tosse e dolori toracici a ritenzione potabile.
M
il tacco d’Italia
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Giugno 2007
TACCO N. 37 (1):Mastro nuovo 10/12/08 17:04 Pagina 11
LOPPE, GELATINE,
FUNGHI, FLORA
BATTERICA CRESCONO
NEI TUBI DI CASA,
QUELLI CHE VANNO
DAL CONTATORE
AL RUBINETTO.
MA IL CITTADINO
NON È INFORMATO
CHE I CONTROLLI
E LE “PULIZIE DI STAGIONE”
SONO NECESSARIE
E A SUO CARICO.
L’ACQUA DI RUBINETTO
NON HA UN BUON SAPORE
E LE VENDITE IN BOTTIGLIA
S’IMPENNANO
che cosa esce dal rubinetto
della cucina
foto Roberto Rocca
e analisi effettuate dall’Aqp ci consegnano
un’acqua decisamente basica, con un ph
che spazia mediamente da 7,5 a 7,7. Nelle
altre province pugliesi il valore del ph (la concentrazione di ione idrogeno) sale a 7,8 – 7,9
a Brindisi e Foggia e raggiunge la cifra di 7,9 –
8,0 a Taranto e Bari. Da noi, solo dai rubinetti
di Roca e di Torre dell’Orso viene fuori un’acqua
appena acidula, dal ph di 6,9. (ph uguale a 7
vuol dire acqua neutra; meno di 7 tende ad
essere acida; più di 7 alcalina).
Il residuo fisso dell’acqua distribuita da
Aqp nel Leccese, ovvero la quantità di sali presenti dopo un’essiccazione a 180 gradi, è il più
alto in assoluto. Varia mediamente da 400 a
650 milligrammi per litro. Vuol dire che l’acqua
che beviamo è ricca di sali minerali disciolti.
Nelle altre province, il residuo fisso è più
basso. A Brindisi è di 230 – 250 mg/l; a Bari
230 – 300 mg/l; a Taranto 255 – 265 mg/l e a
Foggia 380 – 400 mg/l. (A Roma, 390 – a
Firenze, 332).
Un altro parametro importante è la durezza dell’acqua, espressa in Italia in gradi francesi, vale a dire, come quantità di carbonato
di calcio contenuto nell’acqua. Anche per questo aspetto, l’Aqp distribuisce ai salentini l’acqua più dura della regione, che esprime dai
26 ai 30 gradi francesi. Che può fare la gioia
di chi digerisce male, perché aiuta la digestione, ma che non può essere gradita a chi soffre
di calcolosi ai reni. Acqua dura, inoltre, vuol
dire più spreco di detersivo nelle lavatrici, più
calcare nelle condotte e via dicendo. A Bari la
durezza si attesta attorno ai 18 – 20 gradi; a
Brindisi solo 15 – 16 gradi; a Taranto i gradi
sono 18 – 20, mentre a Foggia sono 22 – 23
L
(A Roma, 10 – a Firenze, 19).
Tornando su un terreno squisitamente salutistico, l’acqua erogata dalla rete acquedottistica in provincia di Lecce, rivela un’importante
criticità: la presenza eccessiva di cloruri, dovuti alla composizione dei suoli, agli scarichi
industriali e ai liquami che l’acqua incontra nel
raggiungere la falda. Almeno un quarto dei
pozzi presenti sulla fascia costiera occidentale
del Salento denuncia una evidente intrusione
di acqua salina nella falda profonda e quindi
presenza di cloro. Pur rispettando i limiti normativi (il decreto legislativo 31 del 2001 prevede una concentrazione massima di cloruri di
250 mg/l), il contenuto medio è vistosamente
alto. Non è difficile trovare nel Salento, acqua
del rubinetto che contiene fino a 120 – 150 –
200 mg/l di cloruri. Basta spostarsi nella vicina
Brindisi per trovare l’acqua del rubinetto con
12 – 14 mg/l di cloro. A Bari la media si attesta attorno a 12 – 18 mg/l; a Taranto dai rubinetti esce acqua a 14 – 16 mg/l e a Foggia i
cloruri salgono a 29 – 35 mg/ (A Roma, 6,5 – a
Firenze, 64,2).
Infine, il “valore di parametro” più vergognoso per la provincia di Lecce; quello che ha
consentito a Legambiente di relegarci al
90esimo posto nella classifica della qualità
dell’acqua di rete: i nitrati (NO3), che sono
un’indice di inquinamento delle falde.
Mediamente nell’acqua che viene estratta in
massima parte dai nostri pozzi, sono presenti
21 mg/l di nitrati. E sempre per un confronto
con le altre province (alle stesse tariffe!), troviamo che a Bari i nitrati raggiungono 1 – 3
mg/l; a Taranto, 2 – 4 mg/l; a Brindisi, 2 – 3
mg/l; a Foggia, 7 – 12 mg/l (A Roma, 3,8 - a
il tacco d’Italia
11
Giugno 2007
Firenze, 7,3). Vale ricordare che il limite massimo fissato dal decreto 31 del 2001 è di 50
mg/l, ma per l’infanzia viene raccomandata
un’acqua dove il contenuto di nitrati non superi i 10 – 15 mg/l. Quindi molte mamme salentine dovrebbero preparare le “pappine” con
un’acqua meno “nitrata”, per evitare la “cianosi”, una patologia che interessa la riduzione
della capacità di carico dell’ossigeno nel sangue, particolarmente pericolosa per bambini di
età inferiore ai sei mesi. L’invito, stando al contenuto di nitrati, è rivolto alle famiglie di
Carmiano (42 mg/l), Torre Specchia (40),
Magliano (35,8), Galugnano (28), Lizzanello
(27,8), Pisignano (27,3), Palmariggi e Soleto
(27), Specchia Gallone, Giurdignano e Sanarica, (26) e… via dicendo.
Nello “Studio di verifica dello stato qualitativo della falda”, condotto nel 1999 dall’ufficio
Ambiente della Provincia di Lecce, si sostiene
che nel Salento “il rischio idrico risulta elevato,
per la concomitanza di alcuni fattori negativi,
come: la captazione e l’utilizzo dell’acqua di
falda ad uso potabile; il numero indefinito di
pozzi ad uso privato e il loro selvaggio emungimento (si stima che i pozzi siano non meno di
90 – 120mila – ndr); gli scarichi di reflui di
ogni provenienza in falda profonda; gli scarichi
abusivi, soprattutto d’estate; gli insufficienti
controlli degli scarichi e l’inefficienza di alcuni
impianti di depurazione”. E, oltre: “... più critico
appare lo stato di qualità dell’acqua di falda,
per quanto concerne la presenza di nitrati, che
in alcune aree è risultata superiore alla concentrazione massima ammissibile di 50 mg/l”.
Allora, che fare? Si beve tutti acqua in bottiglia,
a 20 centesimi il litro?
TACCO N. 37 (1):Mastro nuovo 10/12/08 17:04 Pagina 12
Domenica 8 luglio alle ore 21.00
in Piazza Falconieri a Monteroni di Lecce
SOGNI D’ELEGANZA:
GRAN GALA’ DELLA MODA.
Conduce: Marco Liorni
E’ con vivo entusiasmo e rinnovata soddisfazione che anche quest’anno l’associazione Il Faro, con il patrocinio della
Regione Puglia, della Provincia di
Lecce, della Città di Monteroni di Lecce
e della Camera di Commercio di Lecce,
in collaborazione con La Gazzetta del
Mezzogiorno, propone la IV edizione de
“Sogni d’Eleganza: Gran Gala della
Moda” nonché il IV concorso per giovani stilisti “Il Faro – Città di
Monteroni: Marcello Centonze ”.
La manifestazione nasce nel 2004 con
l’intento di promuovere le sartorie locali, attanagliate dalla crisi del TAC, invogliando i giovani stilisti ad investire e
credere nel settore per coltivare così la
passione per la moda sartoriale.
Altre informazioni su: www.associazioneilfaro.org
26,40
298,00
492,00
7,00
472,00
104,00
19,00
44,00
35,00
2,10
0,90
6,20
274,00
6,40
3,00
1.343,00 268,00
7,30
299,00
96,50
10,60
3,10
18,00
15,00
tracce
6,60
277,00
6,28
1.478,00 380,00
235,00 37,00
3,00
39,50
25,00
43,90
28,00
6,19
388,00
34,20
42,50
11,00
5,79
1.125,00
152,00
129,00
52,00
38,00
48,00
0,30
3,00
940,00
7,63
639,00
106,00
70,20
38,70
120,00
1,80
0,10
25,70
446,00
2,00
116,00
7,50
390,00
64,20
35,30
31,60
66,30
3,50
0,25
24,80
299,00
7,80
122,00
324,00
2,48
6,67
3,30
0,70
7,40
339,00
99,50
20,00
4,30
19,40
2,00
0,10
6,00
2,99
7,60
117,00
18,40
8,50
4,90
8,00
1,50
0,10
3,90
3,90
1.499,00 85,40
7,96
164,00
36,30
2,00
12,70
2,60
0,60
7,40
382,00
86,00
3,00
26,00
2,00
1,00
0,60
3,00
301,00
6,00
1.245,00
377,00
48,00
20,00
20,00
48,00
1,00
5,00
1.433,00
7,68
250,00
46,00
6,80
30,00
2,80
1,10
< 0,1
6,80
293,00
27,00
7,80
75,50
19,50
1,80
1,70
0,30
1,70
0,20
1,60
56,80
Amata
Elisa
Leggera
Sveva
Lilia
Gaudianello
Paravita
Frasassi Monte Cimone Eureka
Fontenoce
Vitasnella Vera
San Benedetto Ferrarelle
Levissima
S. Anna
7,70
39,00
11,00
1,00
6,20
860,00
160,00
87,00
32,80
75,00
8,10
1,00
6,50
550,00
7,20
123,00
18,27
7,05
5,99
8,20
7,30
tracce
2,00
103,00
Acidità - ph
Residuo fisso
Calcio - mg/l
Sodio - mg/l
Magnesio - mg/l
Cloro - mg/l
Potassio - mg/l
Fluoro - mg/l
Nitrati - mg/l
Bicarbonato
foto Roberto Rocca
In tabella sono riportate
le caratteristiche delle principali
acqua commercializzate
nel Salento e aiuta nella scelta
più appropriata, in base
alle proprie condizioni di salute
Uliveto
Le acque minerali naturali si distinguono
per il loro contenuto di “residuo fisso” (ciò
che rimane in sali minerali dopo l’ evaporazione di un litro d’acqua a 180 gradi). Così si trovano in commercio :
– acque “minimamente mineralizzate”,
quando il tenore dei sali minerali è inferiore a 50 mg/l;
– “oligominerali” o “leggermente mineralizzate” quando il tenore di sali è superiore a
500 mg/l;
– “mediamente mineralizzate” quando il
contenuto in sali è compreso fra 500 e
1500 mg/l;
– “ricche di sali minerali”, quando la concentrazione di sali è superiore a 1500
mg/l.
IL RESIDUO FISSO E LA DUREZZA
DELL’ACQUA DISTRIBUITA DA AQP
NEL SALENTO SONO I PIÙ ALTI
IN ASSOLUTO IN PUGLIA.
LO STESSO VALE PER CLORURI
E NITRATI, INDICE
DELL’INQUINAMENTO
DELLE FALDE
Fiuggi
Se Atene piange, Sparta non ride. Se l’acqua del rubinetto, bevuta così come sgorga, fa
storcere la bocca, il risultato non cambia più
di tanto se si consuma l’acqua in bottiglia,
acquistata al supermercato. “Sicuramente
l’acqua che noi forniamo è potabile – fanno
sapere dall’Aqp – e basta tenerla una notte a
riposare in una bottiglia che già l’indomani
l’odore del cloro non si sente più”. Ma “à la
guerre comme a la guerre” e il mercato finisce col dettare le regole. Così impazza il business dell’acqua minerale in fardelli da sei bottiglie (contenuto massimo ammissibile 2 litri),
proposti dalla miriade di volantini con le
“offerte”, distribuiti a pacchi nelle cassette
dei condomini. Ma come regolarsi con il consumo dell’oro blu in bottiglia? Ci facciamo
guidare dal prezzo, dall’etichetta o dalla confezione, in pvc, in pet, in vetro o in cartone
pressato? Ci affidiamo alle promesse strillate
dalla pubblicità o alle decantate proprietà taumaturgiche “sperimentate” dalla cognata?
Intanto c’è da dire che alcuni limiti dei parametri imposti dal decreto legislativo 31/2001
per l’acqua del rubinetto, sono più rigorosi e
restrittivi della norma che regola invece le
acque minerali, vale a dire il decreto legge 25
gennaio 1992 n. 105. Per cui l’acqua distribuita dall’Aqp, gradevolezza a parte, è sicuramente potabile e controllata. Cosa devono avere di
diverso le acque minerali naturali? Per legge
devono essere imbottigliate così come sgorgano dalla sorgente e devono presentare
caratteristiche chimico-fisiche, organolettiche, geologiche e proprietà, tali da essere
riconosciute dal Ministero favorevoli alla salute. E’ vietato qualsiasi trattamento chimico.
L’unico ammesso è l’aggiunta di anidride carbonica, che rende l’acqua frizzante, perché
agisce da blando anestetico sulle papille
gustative. Se non contiene germi pericolosi
per la salute, l’acqua minerale può fregiarsi
della dicitura “microbiologicamente pura”.
Cutolo Rionero
le acque minerali
in bottiglia : pvc,
vetro, pet e brik
6,05
505,00
50,00
72,40
13,10
34,00
29,00
TACCO N. 37 (1):Mastro nuovo 10/12/08 17:04 Pagina 13
TACCO N. 37 (1):Mastro nuovo 10/12/08 17:04 Pagina 14
TACCO N. 37 (1):Mastro nuovo 10/12/08 17:04 Pagina 15
la scelta più appropriata dell’acqua minerale
“Altissime, purissime… ricchissime”. Slogan dietro ai quali si nasconde una guerra
spietata per imporre il proprio marchio a prezzi più remunerativi. Di fatto c’è ben poco;
c’è soltanto il tentativo dei più grossi gruppi alimentari (San Pellegrino, Nestlè Water,
San Benedetto, Congedi, Ferrarelle, Spumador, Norda, Sant’Anna, Gaudianello…) di
creare la suggestiva immagine della purezza dei loro prodotti; o come dice Giuseppe
Altamore, un giornalista che quattro anni fa ha condotto una grossa inchiesta sul mercato dell’oro blu, “di darcela da bere..”. Le acque minerali non sono tutte uguali e si
differenziano in base al contenuto di sali disciolti, che possono favorire determinate
funzioni dell’organismo umano; composto per il 60 per cento in peso di acqua e che
ha bisogno di un consumo medio giornaliero di 2 – 2,5 litri di acqua, di cui circa 500
grammi - 1 litro è fornito dagli alimenti che mangiamo.
Con l’acqua l’organismo assume anche importanti elementi, come il calcio, il
sodio, il ferro, lo zolfo, il bicarbonato, il fluoro e altri.
E in base agli elementi preponderanti, l’acqua può essere:
– contenente bicarbonato (HCO3), superiore a 600 mg/l (azione anti-infiammatoria, facilita i processi digestivi, indicata nello sport);
– solfata, tenore di solfato (SO) superiore a 200mg/l (stimola le vie bilari e contribuisce ai processi digestivi);
– calcica, tenore di calcio (Ca) superiore a 150 mg/l (indicata nella prevenzione dell’osteoporosi e dell’ipertensione, favorisce la crescita);
– magnesiaca, tenore di magnesio (Mg) superiore a
50 mg/l (utile per il sistema nervoso, muscolare
e antistress);
– ferruginosa, contenuto in ferro (Fe) superiore a 1
mg/l (indicata nelle anemie da carenza di ferro);
– acidula, tenore di anidride carbonica superiore a
250 mg/l (facilita la digestione);
– sodica, tenore di sodio (Na) superiore a 200 mg/l
(indicata negli stati di carenza specifica e nello sport);
– a basso contenuto di sodio, tenore di sodio inferiore a
20 mg/l (indicata nelle diete povere di sodio; ipertensioni etc.);
– fluorata, tenore di fluoro (F) superiore a 1 mg/l (utile
per rinforzare la struttura dei denti e prevenire la
carie).
CURIAMOCI CON L’ACQUA
I consiglI di SERGIO LUPO, medico specialista dell’Istituto di Medicina dello Sport del Coni
PER CHI SOFFRE DI CALCOLI RENALI
Bere acqua oligominerale o minimamente mineralizzata, utile per favorire la
diuresi per la sua scarsità di sali minerali, per eliminare le scorie e prevenire la
formazione di calcoli. Recentemente è
stato dimostrato che anche un’acqua
minerale “dura”, cioè ricca di calcio, può
aiutare a prevenire la formazione di calcoli renali.
PER CHI HA LA PRESSIONE ALTA
Oltre alla dieta povera di sodio,
da seguire su consiglio medico, è indicata un’acqua oligominerale che favorisce diuresi ed eliminazione del sodio in
eccesso, responsabile dell’aumento
della pressione e dell’affaticamento
cardiaco.
PER CHI HA DIFFICOLTÀ A DIGERIRE
In questo caso è utile un’acqua
minerale di tipo bicarbonato-solfato.
Questi due sali minerali, il bicarbonato
e il solfato, aiutano infatti la digestione
poiché stimolano fegato e pancreas e
favoriscono l’azione degli enzimi digestivi, abbassando l’acidità dell’intestino.
PER CHI È A RISCHIO
DI OSTEOPOROSI
In generale in tutti i casi di carenza o bisogno di calcio (gravidanza,
le minerali
salentine
doc
allattamento, nei neonati, nei bambini,
negli anziani) è corretto assumere
acqua mineralizzata ricca di calcio. E’
importante che il calcio contenuto nell’acqua sia biodisponibile, cioè che non
venga eliminato, ma assorbito dall’organismo; questo è caratteristico solo di
alcune acque minerali, che riportano
sull’etichetta la scritta “Calcio biodisponibile”.
PER CHI VUOLE DIMAGRIRE
Si consiglia di impostare con un
medico una dieta appropriata, infatti
l’acqua di per sé non fa dimagrire,
ma può essere un ottimo aiuto. In
questo caso può essere appropriata
un’acqua oligominerale, cioè un’acqua “leggera”, che favorisca la diuresi, l’eliminazione delle scorie con l’urina e quindi la disintossicazione dell’organismo.
PER CHI FA SPORT
Gli oligoelementi dell’acqua minerale apportano nutrienti privi di calorie
e reintegrano i liquidi e i sali persi con
il sudore. La quantità di acqua varia
con lo sport praticato, la sua durata e
le condizioni climatiche: si va da 1 litro
e mezzo a 3 litri al giorno. Tra i minerali
importanti per l’atleta spiccano il calcio, il ferro, il magnesio e il potassio, il
sodio e il cloro.
diritto di replica
In provincia di Lecce, le uniche
acque minerali autorizzate al commercio sono: Eureka, con sede della fonte
a Corigliano d’Otranto; Paravita, con
sede a Parabita, fonte della Coltura e
Sorgente Canali in territorio di
Carmiano (non ancora in commercio).
Tutte acque estratte dalle fonti alimentate dalle falde profonde. Quelle falde
che oggi sono messe in crisi dall’uso
dissennato del territorio. Il resto dei
fardelli che i salentini portano a casa
arrivano in tavola attraverso la mediazione di quattro - cinque grossisti
locali o dalle grandi catene alimentari.
Inchieste in Italia se ne fanno poche e
noi giornalisti abbiamo disabituato i lettori al confronto di idee. Il Tacco, che è
nato con l’obiettivo di fare inchiesta,
considerandola un imprescindibile contributo alla democrazia, ricorda pertanto ai propri lettori che il diritto di rettifica e di replica è sempre garantito, così
come la pluralità delle opinioni. E’ sufficiente una semplice richiesta scritta
con l’indicazione del contenuto della
rettifica o una lettera con richiesta di
pubblicazione, in cui esprimere le proprie idee su quanto pubblicato.
TACCO N. 37 (1):Mastro nuovo 10/12/08 17:04 Pagina 16
//Reportage //Gallipoli //Nuovi filmakers
è ientu
te
cinema
Il salone del barbiere.
Gli obiettivi di registi
di tutta Italia hanno
ripreso le botteghe
del centro gallipolino
CUSTODI DI ANTICHI MESTIERI.
I VOLTI NUOVI DEL GRANDE
SCHERMO SONO I VECCHI
ARTIGIANI GALLIPOLINI
di Flavia Serravezza
G
allipoli è una città ricca di e-venti. Non
Ci voleva una ventata di cinema per
solo dell’appiccicoso scirocco o della fredapprofondire i mille volti di una città tanto
da tramontana tipici della Città bella, ma
vecchia quanto viva. Un gioiello racchiuso
di una freschissima brezza di cinema. Quella
nelle antiche mura gallipoline, dove risplendoche per ben 16 giorni ha travolto la storica
no antichi palazzi e case malconcie ma non
“padella”, trasformatasi per l’occasione in un
per questo meno degne di attenzione. Negli
set cinematografico.
obiettivi delle telecaCon tanto di “caddhipumere sono entrati
LU STAGNINU, LU SARTU,
lini veraci” in veste di
“personaggi storici”
LU NASSARU,
attori. Mestieri, dedizioed artigiani purtroppo
ne, sguardi puntati sulle
in via d’estinzione, la
LU “RRE TI PASTICCIOTTI”,
donne, sulle case, sulle
devozione delle
LA PROPRIETARIA DI MINIMARKET.
donne, gli anziani
strade: il centro storico
GLI OBIETTIVI DI GIOVANI
segnati
dal tempo e
di Gallipoli, cuore pulREGISTI PROVENIENTI DA TUTTA
dalla vita, e bambini
sante di tante “città
ITALIA HANNO RIPRESO
vivaci (e tremendi)
invisibili”, si è raccontaPER 16 GIORNI I VOLTI E LE STORIE cresciuti tra gli scogli
to a gruppi di filmakers
DEI “CADDHIPULINI VERACI”.
del mare. Ma anche
provenienti da tutta
paesaggi unici come
l’Italia, che hanno parCHE SI SONO SENTITI A LORO
quelli offerti dalla
tecipato al festivalAGIO NELLE VESTI DI ATTORI
spiaggia della Purità
laboratorio “Ientu te
o dall’isola di
cinema”, nato da un’iSant’Andrea. E se i registi vengono da tutta
dea dell’associazione culturale Lampade e
l’Italia per filmare questa realtà, vuol dire che
Carboni, in collaborazione con Cinema Teatri
vale veramente la pena conoscerla ed entrarci
Riuniti di Gallipoli, “Idrusa – Progetti per la
dentro.
comunicazione” e “Approdo Salento”.
G
Grandi sorrisi
e disponibilità.
Gli abitanti
del centro storico
hanno accolto
di buon grado
le telecamere
nelle loro case
e nelle strette vie
della Gallipoli
vecchia
il tacco d’Italia
16
Giugno 2007
GALLIPOLI VECCHIA, CINEMA NUOVO
Il laboratorio incentrato sui “modi e i luoghi dell’abitare” la città vecchia di Gallipoli, si è
articolato in due momenti: la produzione dei
documenti audiovisivi da parte dei giovani registi e lo svolgimento del seminario “Filmare il
reale” condotto da Paolo Pisanelli. Con l’obiettivo di sottolineare l’importanza dell’audiovisivo
come strumento non solo creativo ma di conoscenza e consapevolezza del territorio.
Come ci ha spiegato Chiara Idrusa
Scrimieri, leader del progetto, nei 16 giorni di
riprese, il laboratorio ha raffinato di giorno in
giorno lo sguardo sul vivere gallipolino e le sue
infinite storie.
Parallelamente ai filmakers, ha lavorato
anche una delegazione di Ipotesicinema, il laboratorio sperimentale dell’audiovisivo diretto da
Ermanno Olmi e coordinato da Mario Brenta,
che ha prodotto documenti audiovisivi sugli
stessi temi. Il risultato è un affresco per temi
della “Gallipoli vecchia”, che sarà giudicato e
premiato da un gruppo di registi-professionisti
del cinema e dell’audiovisivo di cui fanno parte
Enza Negroni (presidente di giuria), Alessandro
Piva (regista di “Mio cognato” e “Lacapagira”),
Michele Fasano, Pippo Mezzapesa, Vito Calmieri,
Michele D’Attanasio, Alessandro Gagliardo,
Ippolito Chiarello.
Il vero e proprio Festival “Ientu te Cinema”,
partirà l’8 giugno. I filmakers potranno partecipare ad un seminario di Fotografia digitale tenuto da Michele D’Attanasio, direttore della fotografia. Seguiranno proiezioni e anteprime, alla
presenza degli autori dei corti con premiazione.
I giurati offriranno anche un incontro didattico
aperto al pubblico con proiezioni e testimonianze della propria filmografia. Alla manifestazione
parteciperà anche Edoardo Winspeare.
A chiudere il Festival sarà l’attesa proiezione di un’anteprima di un film-documento sulla
città e i bambini di Gallipoli, dal titolo provvisorio “Gallipoli, città dei bambini”, realizzato da
Chiara Idrusa Scrimieri.
TACCO N. 37 (1):Mastro nuovo 10/12/08 17:04 Pagina 17
DETTO DAI “CADDHIPULINI VERACI”
Sguardi rapiti alle finestre, anziane intente a lavorare all’uncinetto o a cantare sulle porte di
casa, donne in cucina e uomini cotti al sole di lavoro e dedizione. Ecco alcuni dei soggetti che si
sono raccontati alle telecamere di “Ientu te cinema”.
Lu sartu. In via Monacelle, nel cuore della “padella”, si
trova il laboratorio di sartoria di Luigi Buccarella. “I registi
vengono qui a riprendere il mio lavoro e io ne sono fiero,
anche perché so di essere uno dei pochi a farlo. Ho ereditato l’arte da mio padre. Di lavoro ne ho moltissimo ogni
giorno, ma ai giovani non interessa. Infatti non ho discepoli. Nemmeno i miei figli vogliono continuare il mestiere.
Allora ben vengano foto e telecamere: la nostra è un’arte
che sta per scomparire ma che va conservata e fatta
conoscere. Per capire Gallipoli e la sua storia tutti noi artigiani siamo indispensabili”.
Lu “rre ti pasticiotti”. Ad entrare negli obiettivi dei giovani registi, è stata anche la storica pasticceria Porta Terra,
famosa per il tradizionale quanto invidiato dolce salentino, il pasticciotto. “L’iniziativa della giovane Chiara Idrusa
Scrimieri – spiega il titolare – è lodevole, perché, oltre a
raccontare, mostra e consente di tramandare alle nuove
generazioni le sacre tradizioni di noi isolani gallipolini”.
Lu stagninu, 86 anni, è l’ “attore” più ricercato di
Gallipoli. Ad attirare registi e fotografi è la sua officina
nascosta nelle mura che circondano la famosa “spiaggia
della Purità”. Lo si trova tra “quatarotti” (pentoloni) e altri
utensili di rame, immerso nel suo lavoro di artigiano-artista fin dal sorgere del sole. In uno stanzino di pochi metri
quadrati con vista sul mare, lo stagnino tempera e stempera il rame, rimette a nuovo vecchie pentole e “cuppini”
che gli vengono commissionati. È l’ultimo portatore sano
di un mestiere che purtroppo scomparirà con lui.
“Vengono e mi riprendono, mi fanno le foto e io mi metto
pure in posa – ride anche con lo sguardo – mi propongono di fare film ma io spero solo che guardando le immagini i giovani possano riscoprire un giorno la bellezza e
l’importanza del mio mestiere”.
Lu nassaru. Anche intrecciare le “nasse” che i pescatori
usano per catturare i pesci è un mestiere in via d’estinzione. E i registi di Ientu te cinema, infatti, sono rimasti
impigliati nella bellezza e nel fascino di queste campane,
che ormai vengono confezionate per lo più per i turisti (i
pescatori se le fanno da soli). Il laboratorio “te lu nassaru”, pero’, resta un’altra testimonianza importante delle
tradizioni degli “isolani” di Gallipoli.
Cucina e mini market. Teresa Maggio e famiglia. Alla faccia dei grandi ipermercati, nel cuore della città vecchia,
l’alimentari di Teresa Maggio in via Micetti è una vera istituzione. Insieme con le ricette di nonna Cosima (mamma
di Teresa), che si è dilettata a spiegare ai giovani filmakers
gli ingredienti della cucina tradizionale gallipolina.
TACCO N. 37 (1):Mastro nuovo 10/12/08 17:04 Pagina 18
TACCO N. 37 (1):Mastro nuovo 10/12/08 17:04 Pagina 19
// Cultura //Gruppi musicali //Alla Bua
IL DIETRO LE QUINTE
DELLO STORICO GRUPPO
SALENTINO.
UNA SERATA DI PROVE
CON UN UNICO
SPETTATORE. IL TACCO
di Flavia Serravezza
“È IL GIOCO IL FILO
CONDUTTORE DEL NOSTRO
QUARTO LAVORO – DICE GIGI,
L’AUTORE DEI TESTI – CHE
PARLA SOPRATTUTTO DEI MODI
DI DIVERTIRSI DEI VECCHI
RAGAZZI DELLA NOSTRA TERRA”
N
el Salento sono una specie di istituzione. Gli Alla Bua, tradotto dal griko
“altra cura”, in questa terra ci sono
nati e cresciuti. Dalle sue strade hanno
rubato quelle storie cotte al sole che portano in giro nelle piazze italiane e all’estero. A
memoria e tradizioni donano nuovo vigore
proteggendole dall’oblio come custodia del
più prezioso degli strumenti musicali. Qui li
conoscono tutti anche se non sono sempre
in tv. Perché – come nella più autentica tradizione della pizzica – la loro musica parte e
si fa in mezzo alla gente. Così è stato per
tella ucente (1999) lla ua (2002) e
imamo (2004), i loro primi tre album.
Quando li si vede suonare, il ritmo avvolge
tutti in un unico grande ballo. Di qui l’invito
che in alla cu me, la voce di Gigi Toma, leader e fondatore del gruppo nei primi anni
’90, ripete attraverso una “pizzica strana
pinsata de tramuntana”. Che è solo uno dei
tredici nuovissimi brani contenuti nel quarto lavoro degli Alla Bua, aratam ula. Al
c’è chi gioca
a “saratambula”
N
centro del disco c’è il gioco. E a saratambula (che consisteva nel saltare a mo’ di cavallina sulle schiene piegate dei partecipanti in
il tacco d’Italia
19
Giugno 2007
fila) ci giocavano i ragazzi di una
volta, sul tradizionale basolato salentino, di notte. Così come bastavano
cinque sassolini per giocare a
a i. Non mancano nell’album i
tradizionali testi in griko dell’intensa
alinitta e di remu ron ine amu,
interpretati dal chitarrista di
Sternatìa Dario Marti. Storie di campagna, di lavoro e fatica si leggono
nella pizzica di en a ami a, u
u are e accaru e nel mini-valzer di
ri tu ure e. Intriganti melodie liberatorie e in ogni caso festose ritmano invece i testi rinnovati delle tradizionali inella e e arina. Mentre
dalle strade arse dal sole sono state
rubate le voci dei venditori di frutta
e dell’arrotino che introducono
urginu, un frizzante brano-fotografia dell’atmosfera delle fiere del Salento.
Che conclude un disco tutto da leggere
attraverso.
TACCO N. 37 (1):Mastro nuovo 10/12/08 17:04 Pagina 20
UNA STRANA SERATA IN FAMIGLIA
Appuntamento alle 19.30 in contrada Manfio, sulla via
Casarano-Ruffano. È qui che si rifugiano gli Alla Bua per gli
allenamenti di pizzica. Ad attendermi in un rustico isolato
con vista sull’entroterra salentino, c’è papà Gigi Toma che nel
frattempo si diletta con qualche lavoretto di campagna ed
“esercita” la voce sgridando i cani che corrono nella terra
rossa. Pierpaolo (flauti e ciaramella) e la bella e mediterannea Irene (voce e oboe), che mi hanno guidato fin quassù,
scendono dalla moto e corrono in casa a prepararsi.
Nell’aria, quell’inconfondibile sapore di Salento accompagnato dalle dolci note di chitarra che vengono dalla casa.
Dario ha già acceso l’amplificatore. Una volta dentro,
Pierpaolo prende in mano il suo flauto traverso e mi spiega
che è il chitarrista Dario a cantare le canzoni in griko degli
Alla Bua. “È anche l’unico che potrebbe farlo” ci tiene a precisare Gigi. La cosa meravigliosa è che Dario parla spesso in
griko con i suoi genitori e con alcuni amici. “A Sternatìa è una
cosa normalissima” mi dice. Ed è per questo che sono affidate alla sua voce le intense parole del tradizionale brano
Kalinitta (quella di “larilollalirollaleru”, per capirci). Che è il
decimo dei tredici “ciciri” che compongono il nuovo disco
autoprodotto degli Alla Bua, Saratambula. “È il gioco il filo
conduttore del nostro quarto lavoro – mi dice Gigi, l’autore
dei testi – che parla soprattutto dei modi di divertirsi dei vecchi ragazzi della nostra terra”. Il cd si apre con uno scioglilingua in dialetto, accompagnato dal vibrante suono di una
specie di zampogna (acquistata in Cina, dove il gruppo si è
esibito qualche mese fa) interrotto dal rumore di una trozzula. “Intra tridici piatticeddhri ce su tridici cicireddrhi, ciciru
uno, ciciru doi…” e così via. I ceci sono tredici esattamente
come le canzoni che stanno nel nuovissimo piatto-disco.
Gigi, insieme a Dario, sono un po’ la memoria storica e
la guida del gruppo. Gli altri quattro musicisti hanno un’età
che oscilla tra i 25 e 26 anni. E forse sta proprio qui la loro
vera forza. Ed ecco che arrivano anche Cristian e Fiore, pronti con i rispettivi fisarmonica e tamburello. Tra battute e
schiamazzi per le solite sigarette che mancano a qualcuno,
inizia l’allenamento. Strano, sono tutti seduti o semi-appoggiati ad un tavolo e tengono d’occhio me che li osservo dal
divano. La scena è quella di una cena tra amici in campagna.
In tavola la musica vibrante e intensa, sotto la luce di una
timida lampadina nuda. Note, parole, spartiti e testi un po’
ovunque. Non tutti hanno ancora memorizzato i nuovi pezzi.
“Non guardare i giocatori agli allenamenti, pensa alla partita” risponde Dario al maestro Pierpaolo, il regista della squadra, che lo rimprovera per qualche imprecisione durante la
prova di Ninella. Si prosegue con Paddhi, un brano strumentale dedicato al popolare gioco dei cinque sassolini, basato
sul meccanismo del “lancia e prendi”. Qui il tamburello di
Fiore, giovanissimo percussionista e insegnante di tamburello, batte velocissimo e accelera il ritmo saltellante del pezzo.
C’è uno strano gioco di sguardi durante l’esecuzione delle
canzoni, di cui io inspiegabilmente entro a far parte. Ecco
l’empatia che si crea durante i concerti degli Alla Bua. Il contatto, il convolgimento, quello di cui Gigi parla in Balla cu me
mentre il flauto crescente sottolinea l’insistente invito. Poi è
il turno di Purginu, un pezzo sulle fiere nostrane che parte
con i richiami unici dei venditori di frutta e del “mulaforbici”,
egregiamente interpretati da Fiore e Pierpaolo. Il problema è
che Gigi è piegato in due dalle risate ed è difficile andare
avanti. Improvvisamente poi tutti si concentrano. Largo a
Saratambula, il brano che dà il titolo al disco. Dolce e incantevole la voce di Irene dai lunghissimi capelli mossi che racchiudono un viso mediterraneo, domina parole dure, scritte
da papà Gigi, sull’ “aut aut” cui ci mette di fronte la vita.
L’energia del gruppo si scatena poi nella pizzica pura di
Senza Camisa e Nu tuzzare. La fisarmonica di Cristian sembra infuocarsi. La cosa strana è che mi accorgo improvvisamente di essere entrata nel loro cerchio senza essermi
mossa. Sono loro ad avermi cercata e coinvolta. Sono le 22.
Lascio il mio pezzo di carta e mi godo la musica da dentro,
restando al centro della loro rete. È questo l’effetto che fa
questa famiglia di pizzicati. Sono loro la cura, i portatori sani
di un’autentica salentinità.
// Cultura // Libri //Cambi di prospettive
dal punto di vista
di ilaria
UN LIBRO CHE VUOLE GUARDARE
LE COSE DA PROSPETTIVE
DIVERSE. CON L’AIUTO
DEL FUMETTO DI MALERBA
l segreto per cogliere il vero significato del libro
“Cambi di prospettive. Racconti per osservare le
cose da altri punti di vista” (Il Filo, Roma, 2007) è
leggerlo almeno due volte. E’ la stessa autrice a consigliarlo. Ilaria Ferramosca, classe 1971, di Maglie. Di
professione consulente nella gestione delle risorse
umane e formatrice in Programmazione neuro-linguistica. Convinta che il mondo va guardato non da un
unico ma da tanti punti di vista, perché è questo che
aiuta a vivere in maniera completa e ad assaporare le
emozioni fino in fondo. Almeno due volte, dice Ilaria,
perché l’ultima storia è collegata alla prima; “si finisce
di leggere – spiega – e poi si ricomincia daccapo; questo consente di cogliere sfumature che alla prima lettura possono sfuggire. Così si cambia prospettiva, perché si conoscono dettagli che prima si ignoravano”.
Il lavoro di Ilaria, una raccolta di racconti brevi, è
denso di atmosfere noir sempre pervase di una sottile
ironia; il filo conduttore tra le storie narrate è l’improvviso mutamento della realtà: i racconti si concludono
sempre con colpi di scena che rivelano come il comune buon senso spesso impedisca una comprensione
obiettiva di fatti e persone.
Un ruolo fondamentale nel libro lo gioca il fumetto,
che l’autrice definisce una vera e propria arte. “Tra le
pagine – annuncia nella premessa – troverete delle
illustrazioni realizzate in bianco e nero da un fumettista, in uno stile propriamente fumettistico. Il fumetto –
spiega – è un’arte completa che unisce immagini e
scrittura”. Ma, ancora una volta, Ilaria propone un
cambio di prospettiva: non l’illustrazione a servizio
della letteratura, ma questa che si avvicina a quella
per dare sintesi grafica al contenuto del testo.
Appuntamenti con Ilaria:
22 giugno 2007 ore 19: libreria Apuliae, via Battisti
1, Lecce;
24 giugno 2007 ore 19,30: libreria Kube, via S.
Sebastiano, 8, Gallipoli.
I
Ilaria Ferramosca
La copertina
del libro di Ilaria
TRE DOMANDE TRE
Nel tuo libro inviti a guardare le cose da altri
punti di vista. Qual è il tuo? C’è stato un
cambio di prospettiva nella tua vita?
“Tutti tendiamo a guardare le cose da un
unico punto di vista, il nostro personale,
determinato dal nostro vissuto; anche io ne
avevo uno solo. Poi, in seguito ai corsi di specializzazione che ho fatto per il mio lavoro,
soprattutto quelli in Programmazione neurolinguistica, ho capito che non esiste un unico
punto di vista ed ho imparato ad assumere più
posizioni percettive contemporaneamente. Per
questo motivo mi è venuto semplice creare
questo tipo di racconti che prevedono, nel
finale, la possibilità di cambiare prospettiva”.
In che modo il tuo libro approfondisce la relazione, che tu dici molto stretta, tra arte narrativa e arte grafica?
“Dando spazio anche alle illustrazioni, sia
all’interno sia sulla copertina. Queste sono
realizzate da Fabrizio Malerba, un fumettista,
in uno stile che è prettamente fumettistico.
E, mentre solitamente è il fumetto che si
avvicina alla letteratura creando dei romanzi,
oppure ispirandosi a romanzi esistenti, in
questo caso ho voluto, tramite l’apporto dell’arte grafica, fare in modo che fosse la narrativa ad avvicinarsi al fumetto”.
Perché bisognerebbe leggere il tuo libro?
“Chi non vuole cambiare prospettiva, può non
farlo. Però potrebbe essere utile a tutti acquistare questo libro per imparare a modificare
il proprio punto di vista e capire che non esiste soltanto un modo di percepire le cose;
più abbiamo la possibilità di ampliare le
nostre prospettive, più ci è semplice trovare
nuove soluzioni, comunicare meglio con gli
altri, vivere la vita in maniera diversa; avere
maggiori possibilità aiuta a vivere in maniera
più piena”.
TUTTE LE OPERE
Stella Lucente (1999) autoprodotto
Alla Bua (2002) – Etnosphere
Limamo (2004) – Sony Etnosphere
Saratambula (2007) autoprodotto
IL GRUPPO
il tacco d’Italia
20
Giugno 2007
da sinistra: Cristian Calò (fisarmonica),
Irene Toma (oboe e voce), Gigi Toma (tamburello e voce),
Primo Fiore Maggiulli (tamburello e voce),
Dario Marti (chitarra),
Pierpaolo Sicuro (flauti e ciaramella)
TACCO N. 37 (1):Mastro nuovo 10/12/08 17:04 Pagina 21
//Cultura //Ricerca storica //“I diari della gioventù italianissima”
caro diario,
all’epoca
del fascismo
1937. All’epoca del fascismo, i diari
nascono per durare ed hanno
l’impianto di un libretto con foto,
frasi di Mussolini, episodi storici
LA PATRIA, L’ONORE,
LA FORZA DELLE ARMI,
L’ORGOGLIO IMPERIALE,
L’EROISMO.
LUIGI MARRELLA
HA RACCOLTO E STUDIATO
I DIARI DELLA “GIOVENTÙ
ITALIANISSIMA”
1940. Credere, obbedire,
combattere. Nei diari scolastici
confluivano i messaggi
dell’idologia fascista
Siamo abituati ad un’immagine, per così
dire, stereotipata e ufficiale del ventennio fascista, un’immagine fatta di discorsi altisonanti a
folle sterminate riunite in piazza, campagne belliche in cui si vedono soldati italiani ridotti allo
stremo avanzare nei paesaggi lunari dei deserti
africani o delle steppe russe. Sappiamo quale fu
l’esito del folle progetto di un’Italia nuova voluto
da Mussolini, le condizioni in cui maturò, i motivi
che ne decretarono il più disastroso degli epiloghi. Quello che non sappiamo, o che solo alcuni
sanno, grazie alle vive memorie di chi visse sulla
propria pelle le dolorose ferite di quel periodo,
riguarda tutti quegli aspetti del vivere quotidiano, quella storia in cui tutti siamo protagonisti,
che purtroppo non trovano spazio nelle ricostruzioni storiche abitualmente veicolate dai media.
di Marco Sarcinella
A questa lacuna cerca di porre rimedio, riuscendovi in pieno, sia pur limitatamente all’ambito
della vita scolastica, l’ultimo libro di Luigi
Marrella, “I diari della gioventù italianissima”, un
libro che si pone come ideale prosecuzione di
un altro importante contributo dello stesso autore alla storia del fascismo, ovvero “I quaderni del
Duce” edito nel 1995 da Barbieri (presso lo
stesso editore escono anche questi “Diari”).
Con questo studio Marrella si immerge nel
vissuto quotidiano degli scolari di epoca fascista, evidenziando l’influenza dell’ideologia del
regime sulle giovani generazioni, influenza che
tra i vari mezzi con cui doveva esercitarsi, trovava proprio nei diari scolastici uno strumento non
secondario. Il diario infatti, non era semplicemente un supporto cartaceo su cui annotare le
lezioni svolte, in esso trovavano spazio frasi di
Mussolini, proverbi, brevi biografie, episodi storici, massime, motivazioni di medaglie al valore,
ma anche testi più lunghi e più strutturati contenenti “i temi legati all’attualità politica e ad un
suo uso militante”, oltre a quei valori come la
potenza della patria, l’onore, il rispetto fondato
sulla forza delle armi, l’orgoglio imperiale su cui
si fondava la fede nel fascismo e nel duce. Non
si trattava quindi di un diario personale su cui
annotare i propri pensieri e le proprie emozioni;
qui privato e pubblico tendono a coincidere, le
pagine sono infatti intercalate dagli interventi
degli insegnanti, al cui giudizio i pensieri degli
alunni andavano sottoposti. Ecco allora profilarsi
il problema “dell’autenticità di quelle riflessioni,
della spontaneità del dire e del pensare, di
quanto è veramente sentito e di quanto è invece
recitato in quel ‘fascistese’ tanto diffuso nelle
pagine del diario”.
Nel caso del diario di Elvira, giovane studentessa di Maglie, i modi di dire, i riti e le parole
il tacco d’Italia
21
Giugno 2007
d’ordine del regime sono presenti in modo diretto: “Oggi, tutta la nostra riconoscenza e tutta la
nostra fede è dedicata al Duce, che ha resa
l’Italia, la prima tra le nazioni civili di tutto il
mondo”, “Che festa, che allegria per tutti i bambini! non parlano altro che di Befana […]. Oggi
so bene che la buona Befana è la mamma. […]
Felice chi possiede la mamma! Ma non tutte le
mamme possono preparare questa festa ai loro
figlioli. A ciò pensa il Governo Fascista che ha
istituito in tutti i posti la ricca Befana Fascista
per allietare i bimbi poveri, tutti quelli che la
loro mamma non può preparare la solita calza”.
Ma il permanere inconscio in Elvira dei concetti
propri della propaganda del regime è rilevabile
anche, in maniera indiretta e involontaria, in
situazioni impreviste e si esprime, come fa notare Marrella “attraverso una ‘segnatura’ linguistica, una sorta di imprinting verbale”. Un esempio
in tal senso è dato da quanto la scolara annota
il 5 dicembre: “Il 21 di questo mese, entra l’inverno. Le campagne sono nude del loro bel verde
e gli alberi privi di foglie. Nelle campagne si sta
preparando il terreno per la semina del grano da
cui si ricava la farina con cui si fa il pane, gioia
del focolare e ricchezza della mensa”. Ora, sappiamo bene quanto il regime avesse insistito per
rendere i contadini responsabili del loro ruolo
economico e sociale nella vita dello Stato, nell’ottica di un potenziamento delle risorse autoctone, “come risposta autarchica ai Paesi sanzionisti della Società delle Nazioni”; da qui quell’esaltazione della ruralità, dell’uomo che lavora la
terra, che fa indossare allo stesso Mussolini, vero
e proprio mago nei suoi innumerevoli travestimenti, i panni dell’agrario, discendente lui stesso
da nonni contadini. Anche se non tutti i pensieri
espressi da Elvira sono inquadrabili nei termini
dell’ideologia fascista, ci troviamo pur sempre di
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fronte ad una bambina, con tutti i desideri, le sensazioni e le contraddizioni tipiche di un’età di crescita e di formazione (Elvira ha dieci anni); l’immagine di una scuola irreggimentata, tutta tesa a
inculcare nelle giovani menti valori e idee di un
regime che cercava di imporre la sua egemonia dal
basso, attraverso una vera e propria opera di catechizzazione, si staglia nitida a seguito della lettura
di questi “Diari”. Il modello di educazione e di
istruzione portato avanti dal governo fascista doveva condurre gradualmente ad una sorta di pensiero unico, in cui la soggettività degli studenti finiva
con il risolversi nella oggettività dello Stato e della
Storia: solo su questa base, d’altronde, il fascismo
e con lui tutti gli altri totalitarismi potevano
costruire quel consenso quasi totale senza il quale
non sarebbero sopravvissuti.
Tuttavia, anche se il diario scolastico andava
configurandosi come uno strumento di propaganda, con un preciso destinatario e un uso regolamentato da precise normative, in molti casi conosce situazioni di anarchia applicativa, da cui si
evince come le istanze soggettive degli alunni non
fossero completamente soffocate dall’armamentario ideologico fascista; significative in tal senso
alcune frasi del diario di Romeo, allievo dell’istituto magistrale “Pimentel Fonseca” di Napoli: le
notazioni manoscritte con cui lo studente provvede
ad integrare le sezioni “Regolamento interno
dell’Istituto”, “Doveri degli alunni”, “Ricordi per i
genitori”, hanno poco a che fare con la scuola e il
suo impianto fascista. Leggiamo, ad esempio: “Gli
allievi si presenteranno all’Istituto vestiti con ogni
semplicità e modestia, essendo vietato, in specie
alle alunne, acconciature e ornamenti troppo vistosi” [“eccezion fatta per quelle alunne che possano
eventualmente e ovviamente dimostrare di possedere cosce e zizze nervose, turgide e rassodate”].
In conclusione, non si può non evidenziare
l’importante contributo che Marrella con il suo studio dà alla storia del fascismo, importante soprattutto perché consente di avere un approccio di
prima mano con alcune delle pagine più problematiche della nostra storia, su cui molto si è detto,
ma su cui anche, e questi “Diari” ne sono la prova,
molto resta ancora da dire.
“SI INSEGNI LA LETTURA CRITICA”
Luigi Marrella
Alla luce dei risultati del suo studio, ha
ancora senso la distinzione tra fonti “maggiori” e fonti “minori”?
“Assolutamente no, almeno fintanto che
si segue, come io ho cercato di fare, un
metodo induttivo che dal particolare cerca
di arrivare al generale”.
Compito dei diari era quello di inculcare nelle giovani menti i valori del regime
fascista. Secondo lei, questo obiettivo fu
effettivamente raggiunto?
“Fu raggiunto solo in parte. Il diario scolastico pur avendo un preciso destinatario
ed un uso regolato da precise disposizioni
normative, conosce in realtà dei momenti di
anarchia applicativa. Sulle sue pagine è facile, infatti, imbattersi in molteplici interventi
estemporanei che poco hanno a che fare
con la retorica fascista e che ci mostrano
come la soggettività degli studenti emerges-
se spesso da quell’armamentario ideologico
con cui si cercava di soffocarla”.
La scuola oggi è in grado di educare
realmente ad un libero pensiero?
“Si sforza di farlo; bisognerebbe insistere maggiormente su questo punto e abituare i giovani a leggere in maniera critica
la realtà”.
Quale stato d’animo l’ha accompagnata
nella lettura e nello studio dei diari?
“Ogni pagina, ogni passaggio ha rappresentato per me un’emozione particolare; spesso, però, ho provato un certo fastidio di fronte alla retorica fascista. Per me
è stato, comunque, un arricchimento
autentico”.
Perché si dovrebbero spendere 30 euro
per acquistare il suo libro?
“Per comprendere qualcosa in più del
fascismo, con un approccio di prima mano”.
La copertina del libro
di Luigi Marrella
PER IL SUO LAVORO
LUIGI MARRELLA
HA POTUTO DISPORRE
DI 41 DIARI:
DUE PREFASCISTI,
TRE FASCISTI
DEGLI ANNI VENTI,
25 DEGLI ANNI TRENTA,
UNDICI DEGLI ANNI
QUARANTA;
NELLA SECONDA PARTE
DEL LIBRO, NE PROPONE
ALCUNI, DUE DEI QUALI
APPARTENEVANO
A STUDENTI SALENTINI
www.iltaccoditalia.net
il quotidiano on line del salento
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// L’intervento // Lavoro e formazione //Aforisma
ritornare, ma come.
quando il sistema
fa fuggire i cervelli
ul nostro quotidiano on line www.iltaccoditalia.net (sezione “Lettere e Lettori”, http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=2259) la lettera di un giovane ingegnere salentino che lavora all’estero, ricoprendo ruoli di responsabilità e prestigio, svolgendo un lavoro gratificante e
altamente redditizio in una delle più grandi compagnie mondiali di trasporti aerei, ha generato un
susseguirsi di interventi. Polemiche, proposte, idee sulla voglia di ritorno, arginata dalla scarsa offerta, da parte dell’intero “sistema Salento”, di reali occasioni di lavoro qualificato, che rispecchi aspettative, formazione, competenze acquisite dai cervelli già in fuga. Abbiamo chiesto ad Elisabetta
Salvati, presidente di Aforisma, unica business school del sud Italia e “ritornata” d’eccellenza, di
chiarirci alcuni aspetti connessi allo sviluppo del territorio e alla formazione di figure professionali
qualificate. Su problemi e proposte connesse al “ritorno” torneremo più avanti.
S
Ritornare a lavorare nel Salento, dopo
studio e lavoro al Nord: significa accontentarsi, trovare occasioni reali di lavoro qualificato, o rimboccarsi le maniche e tentare
l’autoimpiego?
“Il territorio è purtroppo lento a comprendere la necessità vitale che ha il sistema produttivo e istituzionale di innovarsi ed è di conseguenza poco pronto ad assorbire le professionalità elevate formate nei master.
Nonostante da tutte le parti non si faccia che
parlare di competitività basata sulla conoscenza (ricordiamo il tormentone “l’Europa
deve diventare la società più competitiva
entro il 2010, investendo in conoscenza”), del
ruolo cruciale della qualità delle persone
(generatrici e depositarie delle conoscenze e
quindi elemento essenziale del “capitale
immateriale”), gli indirizzi, le politiche, le proposte e gli interventi che ne seguono sono
rivolti verso altre leve, quali ad esempio:
- l’innovazione tecnologica (per aumentare
la produttività),
- il rafforzamento della “competizione globale” quale condizione/stimolo per perseguire
più elevati livelli di efficienza,
- il sostegno di dimensioni sempre più elevate delle imprese (tramite acquisizioni, fusioni,
accordi) per ottenere “economie” di vario tipo
(di scopo, di integrazione, di investimenti in
ricerca, di razionalizzazione produttiva, commerciale e finanziaria).
Da un lato si è dunque consapevoli (o
abbiamo solo imparato a memoria il tormentone) della centralità della qualità delle persone
(intesa in senso lato come valori, conoscenze,
professionalità, attitudini, comportamenti), ma
poi si usano altre leve e si agisce su altri fattori e le persone, con tutto il loro patrimonio di
conoscenze sono costrette ad emigrare o hanno
difficoltà a ritornare dopo aver lavorato fuori.
Questo è un aspetto delicato in relazione
alle questioni legate allo sviluppo di questo territorio.
Elisabetta Salvati,
presidente Aforisma
E’ impressionante in questi anni il numero
di manager con cui Aforisma è venuta in contatto che sono di origine salentina e che sono stati
e sono felici di collaborare con la Scuola in
docenze, progettazioni e analisi, perché, finalmente orgogliosi di poter offrire un piccolo contributo alla loro terra. In comune, tutte queste
persone, hanno la convinzione, forte, che la loro
professionalità (richiesta a ruba in altri contesti) non sia in alcun modo spendibile volendo
tornare “a casa”.
Ho idea che abbiano ragione. Io stessa per
“ritornare” ho avuto unicamente lo sbocco dell’auto imprenditorialità”.
Quali sono quindi le prospettive di inserimento lavorativo per i profili “alti”?
“La rete di partneship aziendali costruite in
12 anni di lavoro della Scuola è enorme (circa
1000 le aziende con cui collaboriamo per la
progettazione dei master, le docenze dei manager, l’elaborazione e lo studio di casi concreti e
lo stage) ma la maggioranza di queste è localizzata nel centro - nord d’Italia. Qualcuna all’eil tacco d’Italia
23
Giugno 2007
TANTI I MANAGER
DI ORIGINE SALENTINA
CHE IN DIECI ANNI
HANNO INSEGNATO
AI MASTER AFORISMA.
TORNARE?
NON TROVEREBBERO
LAVORI ALL’ALTEZZA
DELLE LORO
COMPETENZE
stero, pochissime in regione. Alla base di questa
strategia di network vi è la necessità della
Scuola di attivare un dialogo fattivo con le
aziende, per decodificare le necessità concrete
di competenze e conoscenze richieste alle risorse umane da inserire nei contesti organizzativi
e da tradurre in progettazione formativa; ancora, è fondamentale che il periodo di stage dei
ragazzi sia fonte di apprendimento e si configuri veramente come un learning on the job. Le
aziende che offrono questa opportunità di dialogo e collaborazione si muovono sul mercato
forti di una buona cultura d’impresa e con un
management consapevole: una tipologia d’impresa che è difficile rintracciare da noi. Come
effetto di questa impostazione la maggioranza
degli stage che vengono attivati alla fine dei
master riguardano progetti di inserimento nel
Nord del Paese, molti dei quali si traducono in
offerte di lavoro. Chi non rimane a lavorare nelle
aziende in cui ha effettuato lo stage riceve
segnalazioni di offerte di lavoro da parte della
Scuola, quindi ancora una volta per il centro
nord”.
Che cosa fa Aforisma per promuovere l’inserimento al Sud?
“E’ necessario promuovere cultura d’impresa nella nostra classe imprenditoriale ed è
quello che la Scuola tenta di fare, proponendo
seminari e corsi rivolti a professionisti e imprenditori. I casi di studio elaborati dagli allievi
master di quest’anno sono cinque e tre di questi riguardano aziende del territorio locale. Ci
rendiamo conto, tuttavia, che per agire sulla
cultura sono necessari anni e l’obiettivo è ancora lontano ed è per questo che tra gli obiettivi
formativi dei master vi è, forte, quello di promuovere nei ragazzi cultura imprenditoriale.
Abbiamo i primi risultati di questa scelta
formativa, perché alcuni dei nostri ex allievi,
dopo un periodo di lavoro fuori dal territorio
sono tornati per sviluppare una loro idea d’impresa”.
TACCO N. 37 (2):Mastro nuovo 10/12/08 17:07 Pagina 24
// Costume&società //Ricordi //Il sì delle verI important persons
Casarano, anni ‘50.
Un matrimonio di altri tempi
si snoda, in corteo,
in una “antica” piazza Diaz.
Dietro la sposa, in quarta fila,
il senatore De Matteis
con la moglie
(archivio fotografico negozio
“Leucci Liena Sposi”)
IL MATRIMONIO NON SI SCORDA MAI. LE VIPS SALENTINE RACCONTANO IL LORO “GRANDE GIORNO”
di
venere
e di
marte
Giugno profuma di fiori d’arancio.
Perché, se maggio è il mese comunemente dedicato a Maria, quello che la
tradizione sconsiglia di scegliere per
fissare le proprie nozze, giugno è
baciato dalla dea Giunone, protettrice dell’amore e delle nozze. Sposarsi
nel mese di giugno vuol dire affidare
ad una buona stella la propria vita
coniugale.
Attorno al matrimonio ruotano riti e
credenze di ogni tipo; non va celebrato di venerdì né di martedì (“di Venere
e di Marte non si sposa e non si
parte”), né dopo il tramonto; non va
fissato nel giorno del compleanno di
uno dei due sposi, tranne nel caso in
di Laura Leuzzi
il tacco d’Italia
24
Giugno 2007
cui questi siano nati nello stesso giorno, perché allora è garantito che sarà
felice. La sposa deve indossare qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di blu, qualcosa che le sia stato
relegato dalla madre e poi chissà che
cos’altro. Non deve vedere il marito
nelle 24 ore precedenti le nozze e lui
non deve vedere il suo abito da sposa.
Per una serie di ragioni, il fatidico “sì”
non si scorda mai. Così, abbiamo chiesto alle vips salentine qual è il primo
ricordo che viene loro alla mente
quando pensano al giorno del proprio
matrimonio. Tutte hanno risposto
senza esitare. E ce ne hanno raccontate di tutti i colori.
TACCO N. 37 (2):Mastro nuovo 10/12/08 17:07 Pagina 25
Angelamaria Spagnolo, segretaria Ds Comune di Lecce
29 dicembre 1997 - “Ricordo la grande felicità del
momento ma mista ad una profonda tristezza. Pochi
giorni prima delle nozze era venuta a mancare la madre
di mio marito, ma abbiamo deciso di celebrare ugualmente il matrimonio perché era un suo desiderio”.
Francesca Mariano, assessora Comune di
Lecce - 25 maggio 2006 - “Ero molto felice
ma anche consapevole di ciò che stavo facendo. Il mio matrimonio è stato molto particolare. E’ finito con mio marito che suonava la batteria ed io che lo accompagnavo con il kazoo
nell’esecuzione di brani brasiliani. Non è stato
un matrimonio di quelli come li vuole la tradizione; abbiamo dormito insieme fino al giorno
prima ed abbiamo organizzato tutto insieme.
L’unica usanza che ho voluto rispettare è stata
Elisabetta Salvati, presidente scuola di formazione
mantenere il segreto sul mio abito da sposa.
manageriale “Aforisma”
22 aprile 2006 - “Tanto divertimento e la musica jazz. Quello no, non si può vedere prima”.
Quando i musicisti hanno iniziato a suonare, si è
aperto l’open bar ed è iniziata la vera festa. Non ho
avvertito alcuna tensione o stato d’ansia; quando si
arriva al grande passo da più grandi la scelta si fa in
maniera più matura”.
Roberta Mazzotta, amministratrice Roma Multiservizi
6 dicembre 2003 - “Non dimenticherò mai la grande
commozione che ho provato quando mia madre è salita
sull’altare, durante la cerimonia, ed ha letto una poesia
che aveva scritto per me. E’ stato certamente il momento più toccante della giornata”.
Adriana De Luca, commercialista
6 giugno 2005 - “Ho vissuto male il distacco dal mio
paese. Io sono di Matino e, dopo il matrimonio, mi
sono trasferita ad Alezio. Anche se non è lontano, ho
vissuto male questo cambiamento e il giorno del
matrimonio ci pensavo molto”.
Raffaella Lecciso, responsabile marketing
Canale 8
18 febbraio 1991 - “Terminato il pranzo, io non
volevo rientrare in casa con mio marito ma
volevo ritornare dalla mia famiglia. Avevo solo
18 anni e mi sembrava strano dover rimanere
da sola con lui. Avrei voluto portare in viaggio
di nozze con me almeno mia sorella gemella”.
Valeria Lupo, Ufficio marketing Bpp
27 maggio 1989 - “Mi viene spesso in mente lo sguardo
che ci siamo scambiati io e mio marito, quando sono
entrata in chiesa. E’ stato una sguardo difficile da
descrivere, un misto di tante sensazioni insieme. Ma è
stato soprattutto frutto di tenerezza”.
Serenella Molendini, consigliera di Parità Provincia
di Lecce
21 settembre 1972 - “E’ passato ormai tanto tempo
da quel giorno; abbiamo già festeggiato le Nozze d’argento, ma ricordo benissimo un particolare: eravamo
molto giovani, quando ci siamo sposati; avevamo solo
19 anni, e a quei tempi, si diventava maggiorenni a
21. Quindi, per sbrigare tutte le pratiche abbiamo
dovuto chiedere l’autorizzazione delle famiglie. Lo
stesso è stato per il viaggio di nozze, alle isole
Baleari; ci hanno dovuto dare il consenso i genitori”.
Marina D’Arpe, avvocata
8 luglio 2006 - “Si può davvero dire che il mio matrimonio è stato la quiete dopo la tempesta. Proprio in quel
giorno, infatti, una nuvola nera coprì Lecce. Non solo:
dalle ore 11 alle 16.30 venne giù il diluvio universale.
La cerimonia era fissata per le ore 19.30 ed io non
riuscivo a vivere la situazione con serenità. Ricordo l’ansia nel vedere quel nuvolone; l’acquazzone lavò via ogni
entusiasmo. Per fortuna, la pioggia cessò e venne fuori
una bellissima serata. Così arrivai in chiesa che avevo
già sfogato ogni ansia e mi meravigliai della mia calma,
io che di solito sono molto emotiva. Poi ricordo il mio
vestito; mi piaceva molto perché vi erano incastonati
oltre 300mila swarovski ed emanava una luce davvero
particolare”.
Viola Margiotta, responsabile marketing
azienda Ecomet
29 maggio 2004 - “Quando sono entrata in
chiesa ed ho visto il mio futuro marito che mi
aspettava vicino all’altare, ho provato un’emozione bellissima. La ricordo ancora. In quel
momento hai la consapevolezza che un sogno si
sta realizzando; è qualcosa che pensi che a te
non accadrà mai e invece poi accade eccome”.
Loredana Capone, vicepresidente Provincia di Lecce
25 aprile 1990 - “Pur di stare da soli, io e mio marito siamo andati nella nostra casa,
dove però non avevamo vestiti. Per non uscire, l’indomani, di nuovo vestiti da sposi,
abbiamo dovuto telefonare a casa per farceli portare”.
Emanuela Mariano Mariano, direttrice editoriale
“L’ATV”
1 luglio 1999 - “Al momento dell’apertura della
torta, mi sono ritrovata da sola senza sapere dove
fosse finito mio marito. Il locale era molto grande
ed io non sapevo dove cercarlo. E’ un ricordo che
mi procura ansia ancora oggi, quando ci penso”.
Teresa Bellanova, deputata Ds
21 marzo 1990
“Non ricordo un solo episodio
in particolare legato al mio
matrimonio. Come si può
ricondurre una giornata così
importante ad un solo frammento? Ricordo tanta emozione e, soprattutto, la grande
gioia negli occhi dei miei genitori”.
Alessandra della Tommasa, pubbliche relazione e
grandi eventi azienda “Feola supporti medici”
30 ottobre 1999 - “Subito dopo la cerimonia, mio
marito, tutto preso dall’euforia com’era, si avviò con
gli amici verso il buffet dell’aperitivo, senza rendersi
conto di avermi dimenticata in chiesa. Io stavo lì da
sola ad aspettarlo ed ho dovuto farlo chiamare perché tornasse indietro a prendermi”.
Gabriella Cretì, direttrice sanitaria ospedale
“Francesco Ferrari” Casarano
27 settembre 1986 - “Mi dovevo sposare alle 16.30;
Debora Gravili, ginecologa “Vito Fazzi” di
alle 16.15 scoppiò un nubifragio. Io ed il mio futuro
Lecce e presidente Ail Lecce
marito cercammo di ritardare l’arrivo in chiesa, nella
27 luglio 1989 - “Al momento dello scambio
speranza che smettesse di piovere, ma non ci fu
Iaia Giangrande, segretaria di direzione Scarlino
degli anelli, abbiamo invertito le mani e ci
niente da fare. Il risultato fu: cinque macchine in
3 giugno 2006 - “Mi vengono ancora i brividi quando
siamo ritrovati con la fede nella mano destra,
panne a causa degli allagamenti delle strade; una
penso al momento dell’entrata in chiesa. Ricordo che non sapendo più come fare per correggere l’er- bacinella in chiesa per raccogliere l’acqua che filtracamminavo lentamente perché volevo che durasse il
rore. Ma non è tutto, perché al ricevimento, il
va dal soffitto; io che inaugurai un ombrellino bianco
più possibile. E’ stato un momento bellissimo. Di quel servizio catering a cui ci eravamo rivolti si è
che mi era stato regalato e non avevo ancora mai
giorno ricordo anche l’estrema serenità. Nei giorni pre- dimenticato di portarci la torta. Dopo aver vinto usato. Al termine della scalinata della chiesa, però,
cedenti ero stata molto emozionata, mentre poi è pas- la causa, durata dieci anni, abbiamo organizzato una vecchietta che sembrava piombata lì dall’800 ci
sato tutto. Ci pensavo e mi meravigliavo di me stessa”. una nuova festa con una torta enorme”.
disse che avremmo avuto una vita fortunata”.
Silvia Ricciardelli, attrice,
Cantieri teatrali Koreja
26 aprile 1986 - “Mi sono sposata nello stesso giorno e alla
stessa ora del disastro di
Chernobyl; questo non potrei
dimenticarlo. E senza preavviso,
quindi non ero propriamente
attrezzata per l’evento. Così mia
madre mi diede un suo tailleur
bianco-panna e ritrovò un mio
vecchio paio di scarpe che si
potessero abbinare, che risalivano, però, a quando ero ragazza.
Ma proprio mentre mi recavo in
Comune, una scarpa si ruppe e
allora dovetti passare, già vestita
com’ero, da un negozio di scarpe a comprarne un paio nuovo”.
TACCO N. 37 (2):Mastro nuovo 10/12/08 17:07 Pagina 26
//Società //Tendenze //Quella lunga estate calda
SeSSo oStriche e champagne.
quando anche antoò ha caldo
Lamberto Coppola
di Margherita Tomacelli
LUOGHI COMUNI E VERITÀ
SCIENTIFICHE SU CIÒ
CHE IN ESTATE SOLLEVA
GLI ANIMI E I SENSI.
LAMBERTO COPPOLA,
SESSUOLOGO
E FISIOPATOLOGO
DELLA RIPRODUZIONE,
DIRETTORE DEL CENTRO
MEDICO TECNOMED
DI NARDÒ, CON IRONIA
E PROFESSIONALITÀ SCIOGLIE
DUBBI E INFRANGE CERTEZZE
SUL SESSO ESTIVO.
PER PREPARARCI ALL’ESTATE
CHE INCOMBE
Si avvicina l’estate, la stagione del sesso. Ma è
vero che il calore del clima risveglia i bollenti spiriti
o è sono un luogo comune?
“Non è tanto il clima a risvegliare la sessualità,
anzi il caldo in certi casi potrebbe inibirla … specie
nelle donne. ”Antoò fa caldo”… per cui se parliamo
di clima è appunto la “climatizzazione” anzi meglio la
deumidificazione ambientale che migliorerebbe l’attività sessuale qui nel “Tacco d’Italia”. Dalla Primavera
in poi si risvegliano gli amori, perché si allungano le
giornate e la corteccia cerebrale viene maggiormente
stimolata dalla luce solare. Esiste poi una piccola
connessione nervosa tra sistema ottico, ipotalamo e
corteccia (fascio di FREY, certamente molto più sviluppato negli animali rispetto al genere umano) che,
grazie al prolungarsi della luce, riattiva e stimola i
centri ipotalamici deputati alla sessualità e alla riproduzione.
L’immaginazione poi, al pari della stimolazione
visiva, ha un suo ruolo predominante. Scoprirsi e
mostrare le proprie forme e vederne le altrui, se gradevoli ed accattivanti provocano, una cascata neuroendocrina che stimola il sistema nervoso parasimil tacco d’Italia
26
Giugno 2007
patico; vengono attivati i recettori presenti nel tessuto spongioso dei corpi cavernosi del glande e del clitoride che sono notoriamente le “zone erogene” per
eccellenza sia nell’uomo sia nella donna. L’uomo
generalmente viene stimolato ed attratto dalle forme
sinuose, dalle anche, dal seno femminile, specie se
sono parzialmente scoperte e lasciano solo intravedere. Ciò che provoca invece particolarmente le
donne sono i glutei, per cui i maschietti, se vogliono
essere attraenti e stimolare l’immaginazione femminile, devono stranamente lavorare molto proprio sul
loro fondoschiena”.
Nell’immaginario comune, supportato da dati
statistici, nei mesi estivi è più facile che coniugi e
fidanzati si tradiscano. Quali possono essere le
cause?
“Tutto ciò che abbiamo detto prima porta a
ricercare la soddisfazione dello stimolo ricevuto dall’esterno, per cui in soggetti particolarmente predisposti dal punto di vista genetico e poco condizionati
dal “super io” o dagli stereotipi culturali il tradimento
e il rinnovamento delle sensazioni erotiche porta
TACCO N. 37 (2):Mastro nuovo 10/12/08 17:07 Pagina 27
È STATO IDENTIFICATO UN GENE
PARTICOLARE CHE CODIFICA
LA PREDISPOSIZIONE
DI UN INDIVIDUO A TRADIRE
RISPETTO AD UN ALTRO,
MA MOLTO INCIDE L’AMBIENTE
IN CUI SI VIVE, LA RELIGIONE
E L’EDUCAZIONE
esso stesso all’innesco di quei meccanismi neurormonali necessari a stimolare la propria sessualità. In questi soggetti poi la carica endogena fornita dal tradimento può addirittura migliorare il
rapporto di coppia, rafforzandone il legame.
Ripeto però che è stato identificato un gene particolare che codifica la predisposizione di un individuo a tradire rispetto ad un altro e che molto
incide l’ambiente in cui si vive, la religione e l’educazione.
Ecco perché molti uomini per tradire preferiscono evadere dal proprio ambiente volando
verso paesi lontani. Lo stesso dicasi per le signore
che durante le ferie praticano cure estetiche in
centri benessere di note città termali dove istruttori, massaggiatori ed i personal trainer, particolarmente accorti alle loro esigenze, fanno sì che
esse non si annoino lontane dai mariti rimasti in
città a lavorare”.
Alcuni cibi possono essere un’alternativa al
viagra?
“Certo, la banana! Vi meravigliate vero? Essa
è un potente afrodisiaco, questa volta non solo
per l’immaginazione evocata dalla sua forma particolare, ma soprattutto per l’alcaloide che essa
contiene! Si tratta della “Bufotenina” presente
oltre che nella buccia della banana, anche in
certi “Funghi Magici” e nella pelle dei rospi, tanto
cari alle streghe che un tempo si diceva preparassero filtri amorosi particolari. Il metodo più
piacevole per sfruttare questa sostanza afrodisiaca con effetto simile ai
nuovi farmaci che aiutano a mantenere
l’erezione, tecnicamente definititi
inibitori della
fosfodiesterasi 5, è
il seguente:
“Disponete su di un
piatto da forno le banane
mature e incidete la buccia
per lungo. Riempite i tagli di
zucchero e fate cuocere
al forno per venti
minuti a fuoco
moderato. Sfornate
e sbucciate le
banane. Raschiate
la parte interna
Ostriche e
champagne. E’
vero che alcuni
cibi sono afrodisiaci?
“Afrodite
(Venere), nata
dalla spuma del mare, era adorata dai greci
antichi come la dea dell’amore, senza alcuna
differenza tra quello carnale e quello ideale,
per cui ella ha dato il proprio nome come
aggettivo a quei cibi e/o alle droghe che stimolerebbero l’attività sessuale. L’afrodisiaco
può accendere il desiderio, accrescere le energie o migliorare l’atto d’amore in sé agendo in
uno o più dei seguenti modi:
– può avere un effetto specifico sulle zone
erogene;
– può eccitare o agire da irritante focalizzando
l’attenzione sull’area genitale;
– può stimolare la mente per suggestione o un
simbolismo sessuale;
– può rilassare il corpo allentando le inibizioni;
– può risultare salutare e nutriente, essendo
ricco di vitamine e minerali;
– può prolungare la durata dell’atto d’amore.
Insomma gli afrodisiaci sono in grado di
esaltare, raddolcire o ispirare lo stato d’animo
della pelle ricca appunto dell’afrodisiaco, i ritagli
e filamenti ricavati verranno mescolati con il sugo
di cottura e versati sulle banane. Può essere servito con crema calda e possibilmente pepe di
Giamaica”. Questa ricetta, proposta da Diana
Warburton, ha il nome di “Potere Nero” … quanto
mai appropriato, non è vero”?
Ci sono dei profumi che stimolano il desiderio sessuale?
“Nella bella stagione fioriscono piante il
cui odore inebria l’aria e stimola gli amori.
Alcuni di questi profumi si accentuano la notte
per cui il nostro ipotalamo che, come già
abbiamo detto ha avuto influssi positivi per il
prolungarsi della luce solare, continua ad essere stimolato intensamente anche al calar del
sole. Chi di noi non è attratto dal profumo notturno delle zagare (i fiori d’arancio propiziatori
appunto dei matrimoni), dei gelsomini, dei giacinti… I fiori di ippocastano poi hanno un
odore penetrante e stimolante per entrambi i
sessi, perché contengono una combinazione di
sostanze chimiche presenti anche nelle secrezioni seminali del maschio. Il marchese de
Sade accenna agli effetti afrodisiaci dell’aroma
dei fiori di ippocastano confezionati in sacchetti odorosi ed immersi nell’acqua del bagno.
Un’altra possibilità è visitare Parigi in questo
periodo, vale a dire nella tarda primavera,
quando gli ippocastani sono in piena fioritura.
Stimoli olfattivi sono dati poi dai corpi, mag-
il tacco d’Italia
27
Giugno 2007
e spesso creando la giusta atmosfera nel
luogo di seduzione. Ostriche e champagne si
diceva poc’anzi? Bene la ostriche per esempio, non solo provengono dal mare come
Venere, ma somigliano in modo suggestivo ai
genitali femminili, sono un alimento molto
sano e ricco di fosforo, zinco e rame, benefico
per il corpo ed il cervello, per questo greci e
romani ne erano ghiotti e le ritenevano estremamente afrodisiache. Lo champagne oltre a
esaltare il sapore delle ostriche, essendo spumeggiante ricorda appunto la spuma del mare
da cui è nata Venere e facilita la digestione. La
debole gradazione alcolica aiuta gli amanti a
rilassarsi ed annulla le inibizioni, le sue bollicine stimolano la fantasia. L’azione afrodisiaca
viene esaltata quando viene bevuto nelle classiche coppe francesi. Infatti forse
non tutti sanno che esse sono
state inventate da Madame de
Pompadour che le aveva commissionate ad un famoso artigiano
vetraio sullo stampo del suo meraviglioso seno. Bisogna infine ricordare che l’eccesso di champagne ha
invece effetto contrario e depressivo, per cui sono consigliabili solo
dosi moderate”.
giormente scoperti, che grazie
all’innalzamento della temperatura aumentano la vasodilatazione periferica e trasudano i ferormoni, vale a dire quelle sostanze
volatili emanate dal corpo e percepite come “segnale chimico di
comunicazione sociale tra individui
della stessa specie”. Questi fenomeni sono noti negli insetti e anche in
molti vertebrati, nel caso dell’uomo la percezione
di questi segnali supera la sfera sensoriale
cosciente raggiungendo a quanto pare il subconscio e la memoria genetica”.
Quale consiglio darebbe a chi vuole vivere
intensamente un’estate di sesso con la propria
compagna o compagno?
“Quando una coppia è stabile sicuramente il
consiglio è quello di vivere una sessualità che sia
nello stesso tempo “creativa e ricreativa”, vale a
dire non abitudinaria rinnovandosi ogni giorno ed
inventandosi sempre qualcosa di nuovo per divertirsi e ricrearsi con il sesso.
Ai singles che sono invece a caccia di nuove
esperienze o di “quell’amore che ti cambia…” vorrei ricordare quanto ha scritto Oscar Wilde: “Gli
uomini vorrebbero essere sempre il primo amore
di una donna. Questa è la loro sciocca vanità. Le
donne hanno un istinto più sottile per le cose: a
loro piace essere l’ultimo amore di un uomo”.
Buona estate a tutti.
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//Paese che vai //Lecce e dintorni
commenti e opinioni da
www.iltaccoditalia.net
tutti i camaleonti
della politica lecceSe
di Volta&Gabbana
I partiti prêt a porter, come vestiti usa e getta
da cambiare in modo così disinvolto da far arrossire anche il principe Salina. Presentate ormai le
liste, si può infatti facilmente verificare come sia
lungo l’elenco dei candidati alle prossime elezioni
amministrative di Lecce che, per un motivo o per un
altro, a volte nobile altre volte meno, quest’anno si
presentano con un partito diverso da quello che li
ha visti protagonisti negli anni passati. E se qualcuno si è solo riassestato su posizioni più congrue
all’interno dello stesso schieramento, altri invece
hanno sperimentato partiti di ogni coalizione. Come
ha fatto, tanto per fermarci ai casi più noti, Stefano
Ciardo, che nel 98 era con i Ds, nel 2002 si presentò con Forza Italia e prese 877 voti, ora ha cambiato di nuovo e si presenta con l’Udc. C’è Antonio
Capone che nel 98 era con Fi, nel 2002 presentò
una sua lista, “Più forza per Lecce” con la quale
prese 516 voti; nel 2005, da segretario cittadino
dell’Udeur, appoggiò la candidatura alla presidenza
della Regione di Nichi Vendola; ora, dopo aver per
mesi puntato a fare il candidato sindaco del Terzo
Polo, è tornato nella lista di Fi. In senso inverso il
percorso di Antonio Marciante: già sindaco di
Novoli per il centrodestra, nel 2002 si candidò con
Fi e prese 1.072 voti divenendo anche assessore di
Adriana Poli Bortone; ora si candida nella lista “Una
buona azione per Lecce” promossa da Antonio
Rotundo. Maurizio De Meis nel ’95 sostenne il centrosinistra, nel ’98 col Patto per il centro sostenne
la Poli Bortone, era con Fi nel 2002, poi con Azzurro
Popolare alle Provinciali del 2004, ora si presenta
con An. C’è anche Antonio De Rinaldis, già assessore ai Servizi Sociali col sindaco Stefano Salvemini,
che nel 98 col Ppi prese 207 voti, nel 2002 con
“Più Forza per Lecce” a sostegno della Poli Bortone
prese 113 voti, (ma c’era anche un suo omonimo
con Fi che prese 273 voti); ora si ricandida con la
lista Corvaglia a sostegno di Rotundo. Silverio
Bosco fino al ’98 si era presentato con lo Sdi, poi
nel 2002 si presentò con Fi ed ora ha cambiato
ancora e si presenta con An. Carlo Madaro è stato
candidato presidente del centrodestra alle provinciali del ’99, poi nel 2002 si è candidato a Lecce
con la lista “Insieme per Maritati”, nel 2004 alle
provinciali e nel 2005 alle regionali con “Italia dei
valori”, stesso partito con il quale si presenta ora
alle comunali. Giovanni Castoro con Fi nel 2002
presidente di quartiere Rudiae-Ferrovia, ha capeggiato il centrosinistra nel 2006 per la presidenza
dello stesso quartiere, ora si candida consigliere
comunale con l’Udeur. Pasquale Aralla ex presidente del quartiere Leuca con i Ds, ora candidato presidente del quartiere Centro-Mazzini con Fi. Mario
Giugno nel 2002 era con l’Udc e prese 109 voti,
ora si presenta con la lista di Rotundo “Una buona
azione per Lecce”. Paolo De Lorenzo era nella giunta di Stefano Salvemini ed ora si presenta nella
lista “Centro Moderato” di Wojtek Pankiewicz, insie-
me a Luciano Greco che nel 2002 era in lista con
Fi e con Goffredo Tana, anch’egli approdato nella
lista “Centro moderato” da Fi con la quale si candidò nel 2002. C’è poi Maurizio Scardia che nel
2002 era stato eletto con la lista “Per Lecce e le
Marine”, nel corso della legislatura è passato prima
con Fi e poi con la Dc per le Autonomie: ora si candida con la “Dc – Italia di Mezzo” di Wojtek
Pankiewicz. Antonio Verardi, invece, nel 2002 era in
lista con Fi mentre ora si candida con i
Socialpopolari di Mario De Cristofaro.
Ci sono coloro poi che, pur cambiando partito,
sono rimasti però fedeli allo schieramento d’origine.
Fra questi notiamo, per esempio e partendo dal
centrodestra, Francesco Cazzella che nel ’98 era
nella lista Ccd-Cdl; nel 2002 era passato a Forza
Italia con tutto il Cdl di Fitto, questa volta invece si
presenta con An. Alfredo Pagliaro nel 2002 era
candidato con l’Udc che lo elesse con 503 voti; nel
2004 si presentò alle Provinciali con l’Udc, ora si
candida con la Dc per le autonomie a sostegno di
Perrone. Saverio Congedo, Luigi Coclite, Giuseppe
Ripa, Corrado De Rinaldis e Pierpaolo Signore,
tutti presenti nella lista di An nel 2002, ora si candidano con la civica “La Città”, come Lucio
Inguscio, che nel 2002 era candidato con l’Udc.
Vittorio Solero si candidò nel ’98 con An, poi nel
2002 con la lista di Capone “Più forza per Lecce”,
ora si ripresenta con An. Lino (Carmelino)
Melissano, ora tornato in Forza Italia, era con la
lista “Più Forza per Lecce” di Capone nel 2002 e
nel 2004 era con la lista Baldassarre alle
Provinciali; Umberto Mele, che ora si presenta con
la lista “La città”, nel ’98 prese 114 voti con Fi;
Sergio Bursomanno era nelle liste di Fi nel ’98, nel
2002 era nella lista “Più Forza per Lecce” ed ora è
approdato nella lista “Lecce città del mondo” di
Paolo Perrone. Stessa lista in cui si ritrovano
Fiorino Greco, eletto nel 2002 con la lista “Per
Lecce e le Marine” e che, nel corso della legislatura, è passato prima con Fi, poi con la Dc, e
Francesco De Matteis che nel ’95, nel ’98 e nel
2002 era con Fi, poi, dopo un breve passaggio
nella Dc, è ora nella lista Perrone. Con la stessa
lista è anche Tommaso Vadacca, che nel 98 era
con An. Fernando Calò nelle scorse elezioni si candidò con una civica, “Impegno e solidarietà” alla 3^
circoscrizione, risultando il consigliere di quartiere
più suffragato con 551 voti, ora si presenta per il
Consiglio comunale con Forza Italia. Altro caso è
quello di Gabriele Arena, assessore all’Urbanistica
A GIOCHI FATTI, PUBBLICHIAMO
UN INTERVENTO
CHE HA SOLLEVATO NUMEROSI
COMMENTI E POLEMICHE,
PUBBLICATO SUL NOSTRO
QUOTIDIANO ON LINE
il tacco d’Italia
29
Giugno 2007
HANNO ATTRAVERSATO
TUTTO L’ARCO
COSTITUZIONALE
E RITORNO.
E RIESCONO ANCORA
AD ESSERE SULLA CRESTA
DELL’ONDA.
I CASI PIÙ ECLATANTI
DI POLITICI VOLTAGABBANA
per la Dc nelle amministrazioni fine anni ’80 inizio
anni ’90, che nel 98 si candidò con l’Udr, l’Unità
dei repubblicani, a sostegno della Poli: ora si candida con la “Dc-Italia di mezzo” che sostiene Wojtek
Pankiewicz.
Lo stesso fenomeno di riposizionamento all’interno della coalizione si registra anche nel centrosinistra dove, per esempio, Sergio Paladini, ex Ds, si
è presentato con lo Sdi alle provinciali del 2004 e
si ripresenta con lo stesso partito quest’anno.
Manuel Buccarella si presenta col Pdci dopo essersi candidato con i Verdi nel 2002. Giampiero
Corvaglia invece era con i Verdi alle Europee del
2005, poi un breve passaggio con la Margherita ed
ora presenta una sua lista civica in appoggio a
Rotundo. Nella lista Corvaglia c’è Gaetano Di
Donfrancesco, che nel ’98 e nel 2002 era con i
Verdi e nel 2004, alle Provinciali, era con lo Sdi. Nel
2002 Roberto Cirillo era con la Margherita, ora si
presenta con la lista di Rotundo “Una buona azione
per Lecce”, come Maurizio Gianfreda che nel 2002
era con i Riformisti di Corradino Marzo. Nella stessa
lista di Rotundo è anche Adriana Turchi che invece,
nel ’98 e nel 2002 era in lista con lo Sdi.
Ci sono poi quelli che, restando fedeli
all’“idea”, si riposizionano all’interno della stessa
area dello stesso schieramento, fenomeno alquanto
vasto a causa delle scissioni ed al conseguente
proliferare di partiti. Un paio di esempi per capire. A
sinistra Claudio Maci, già consigliere comunale di
Rifondazione Comunista fino al ’97, si presentò nel
2002 ancora con Rifondazione ed ora è col Pdci.
Stesso fenomeno nella destra con, sempre a mo’
d’esempio, Egidio Personè che nel 2002 era capolista del Movimento Sociale, nel 2004 alle
Provinciali era con la Fiamma Tricolore, ora si posiziona con An; Luigi Romolo Protopapa e Calogero
Mazzara erano anch’essi con il Ms nel 2002 ed
ora li ritroviamo con la Fiamma Tricolore, Stefano
Spedito invece dall’Ms nel 2002 si è ora spostato
con Alternativa per Lecce di Alessandra Mussolini,
dove c’è pure Luigi Ianne che nel 2002 era con An.
Vista la situazione una domanda sorge spontanea: non è che ormai nello stemma di Lecce al
posto della lupa ci starebbe meglio il gattopardo o,
peggio, il camaleonte?
21 maggio 2007
(I commenti a questo approfondimento
su http://www.iltaccoditalia.info/sito/
index-a.asp?id=2346)
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//Paese che vai //Casarano e dintorni
PULIZIE E SERVIZI
15 ottobre 2004. La società “Centro Sportivo Handball Casarano” si mette in mutande su un manifesto e chiede
aiuto per disputare il campionato di serie B
SOLO TRE STAGIONI FA COMPARIVANO IN MUTANDE IN UN MANIFESTO
CHE URLAVA UN “EFFETTIVO BSOGNO”. OGGI, GIUSEPPE CASTO
È IL RESPONSABILE DEL SETTORE GIOVANILE, MENTRE MAURIZIO MONTE
E MARCO MASTROLEO SI OCCUPANO DEL SETTORE LOGISTICO
E LA LORO SQUADRA, LA HANDBALL ITALGEST SALENTO D’AMARE,
SI È AGGIUDICATA LO SCUDETTO NELLA MASSIMA SERIE
DA “CENTRO SPORTIVO
HANDBALL CASARANO”
AD “HANDBALL ITALGEST
SALENTO D’AMARE”:
DALLE MUTANDE
ALLA GIACCA E CRAVATTA
di Enzo Schiavano
Ph: Carmen Panico
campioni d’italia.
Storia da hollywood
utto cominciò con un manifesto pubblicitario.
Un grande cartellone, in formato 6x3, simile a
quelli utilizzati nelle campagne elettorali. Il
soggetto era inconsueto: un pallone schiuso dal
quale sembrava fuoriuscire un gruppo di ragazzi, i
giocatori della squadra locale di pallamano, uniti
in cerchio, nel rituale atteggiamento di darsi la
carica prima di una gara. Gli atleti, però, erano
fotografati in mutande, praticamente nudi. Non
indossavano la maglia ufficiale, non portavano i
pantaloncini di gioco e, per giunta, il pallone era
spaccato.
Era superfluo leggere lo slogan del manifesto
(“Effettivo Bsogno”). Il messaggio era chiaro: ai
ragazzi del “Centro Sportivo Handball Casarano”
(così si chiamava la società) mancavano le risorse
per disputare il campionato di serie B, che avevano conquistato contro ogni pronostico. Gli sponsor
di allora, dopo aver dato un’occhiata alle squadre
partecipanti al nuovo campionato, si erano spaventati: troppo costose le trasferte in Basilicata, in
Calabria e in Campania. La rinuncia era scontata.
Che fare? Rassegnarsi ad un altro campionato di
serie C oppure trovare qualcuno per finanziare il
salto in una categoria di prestigio?
Era il 15 ottobre 2004. Di quel manifesto
se ne ordinò solo una copia e fu affissa su uno
dei tabelloni vicino al centro commerciale di via
Vanoni. Ma bastò. Perché la “provocazione” era
talmente carina che Quotidiano ne fece un servizio che fu ripreso dalle televisioni locali e
dagli altri giornali, finché il caso della “squadra
T
Campioni d’Italia.
L’esultanza di Ivan
e Paride De Masi
alla vittoria dello scudetto
in mutande” arrivò all’attenzione della persona
giusta. Ivan De Masi, vice presidente del Gruppo
Italgest, si appassionò alla vicenda e ne parlò
con il fratello Paride De Masi, patron della holding salentina, che si fece convincere a fare un
investimento che, in quel momento poteva sembrare un azzardo, ma che si è rivelato un ottimo
il tacco d’Italia
31
Giugno 2007
strumento di immagine.
E’ una storia poco italiana, di quelle che tanti
film hollywoodiani hanno raccontato: il sogno che
si realizza quando tutto sembra girare storto, con
l’attore principale che, con ostinazione, cerca il
successo. In quel genere di film c’è molta fantasia; qui invece è tutto vero.
TACCO N. 37 (2):Mastro nuovo 10/12/08 17:08 Pagina 32
di terzini, mentre Mastroleo è uno dei portieri
del “Centro Sportivo Casarano”, una sorta di
incubatore degli sport minori a Casarano, tra
cui la pallamano.
La squadra si comporta molto bene e in
poco tempo approda nel campionato di serie C
che riesce a vincere a sorpresa. Il passaggio
nelle mani della Italgest, che immediatamente
annuncia programmi ambiziosi, comporta il rinnovamento totale della squadra. I nostri tre
protagonisti decidono di abbandonare il parquet e diventano dirigenti della società. Oggi
indossano l’elegante abito scuro d’ordinanza:
Casto è il responsabile del settore giovanile,
mentre Monte e Mastroleo si occupano del settore logistico. In tre stagioni, grazie a campa-
Giuseppe Casto.
Oggi responsabile del settore
giovanile della squadra
Solo che i protagonisti della storia non
sono i Tarafino, i Fovio, i Lisicic e gli altri giocatori che hanno conquistato il primo scudetto
della storia della città. Sono quelli che oggi
stanno dietro le quinte, idealmente seduti dietro una scrivania, e senza quasi rendersi conto
sono passati dalle mutande alla giacca e cravatta.
Giuseppe Casto, Marco Mastroleo e
Maurizio Monte sono tra gli interpreti di quella
provocazione e della storia del “CS Casarano
Pallamano”. Hanno scoperto l’handball grazie a
Giuseppe Pede, il loro professore di educazione
fisica alle scuole medie, che ha di fatto introdotto questo bellissimo sport in città. Hanno
partecipato a diversi campionati studenteschi e
giovanili finché, dopo una pausa di qualche
anno, hanno riscoperto la voglia di tornare sul
parquet. E così Casto e Monte ricoprono il ruolo
Maurizio Monte.
Da terzino a responsabile
del settore logistico
Ex portiere.
Marco Mastroleo (a sinistra), qui con Giuseppe
Isernia, direttore sportivo, è oggi responsabile del settore logistico
gne acquisti sontuose, la società di Ivan De
Masi approda nel massimo campionato.
La Italgest ingaggia il meglio che c’è sul
mercato, a cominciare da Vito Fovio, il portiere
della Nazionale, e Alessandro Tarafino, il più
grande giocatore di tutti i tempi (una specie di
monumento della pallamano italiana, tipo
Giuseppe Meazza o Gianni Rivera per il calcio).
Poi una schiera di stranieri che farebbero la differenza in ogni squadra. Un ruolo importante lo
ha avuto anche il direttore sportivo, Giuseppe
Isernia, che non figurava tra quelli fotografati in
boxer, ma era il coordinatore del “Centro
Sportivo”. E non bisogna dimenticare il campione d’Italia Valerio De Nuzzo, giovane promessa
della pallamano salentina, che era in mutande
come gli altri. Non ha indossato il vestito da
dirigente, ma ha continuato a giocare, anche se
quest’anno non ha avuto molto spazio.
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//Paese che vai //Galatina e dintorni
Un momento collettivo.
La “tarantata”, nei giorni
di San Paolo era
al centro dell’attenzione
(foto conservata nel centro
studi sul tarantismo
di Galatina)
Maria Teresa Merico, presidente dell’associazione
culturale “Centro sul tarantismo” di Galatina
da dioniSo
alla taranta
Santu paulu meu
de galatina
di Margherita Tomacelli
TRA STORIA E LEGGENDA, IL RACCONTO DI CHI HA
ASSISTITO AL MORSO DELLA TARANTOLA
a notte tra il 28 e il 29 giugno non è una notte come le altre a Galatina. La tradizione
narra infatti che in quella notte dall’intero Salento si recavano in città le “tarantate”,
ovvero le donne morse dalla tarantola o da altri animali velenosi, per chiedere a San
Paolo, nella cappella a lui dedicata, la grazia della guarigione.
L
Il fenomeno del tarantismo è
guardai con più attenzione, vidi un
uno dei più controversi e, nello
ragno, una tarantola grossa e nera
stesso tempo, affascinanti, che il
che ebbi subito l’istinto di schiacSalento conosca. C’è chi gli dà
ciare con il piede. Raccolsi il velenatura sociale-antropologica. Chi,
no giallo che ne uscì e l’animale
invece, ci crede fermamente. Come
ormai morto in una scatolina e,
Benito Derniolo, edicolante di
intanto, accompagnammo Lucetta
Galatina. Lui un’esperienza diretta
in ospedale. Nel tragitto in macdi tarantismo l’ha avuta e la ricorchina – continua - lei non riusciva
da come se fosse ieri, eppure sono
a stare ferma per il dolore e contigià passati almeno 40 anni.
nuava a gridare. Vedevo il suo viso
Con i suoi fratelli erano appecambiare colore e diventare viola,
na più che ventenni. Anche la
azzurro, giallo e bianchissimo. I
sorella Lucetta aveva pressappoco
medici le somministrarono due
la stessa età. In quegli anni si trodosi di calmante che, dopo qualvavano a Latina (Lucetta è poi
che ora, le diedero pace, anche se
rimasta lì). In una giornata come
il dito e l’intera mano rimasero
le altre, tutti insieme stavano
gonfi per qualche giorno. In ospepranzando in giardino. “Quando,
dale diedi ai medici la tarantola
Benito Derniolo
all’improvviso, Lucetta si mette a
ed il veleno, affinché lo esaminasgridare in un modo che non avevo mai sentito.
sero. Questi confermarono che si trattava di una
Piangeva forte – ricorda Benito – e noi non riuscivatarantola velenosa. Non riesco a capire come possamo a calmarla. Ci raccontava di aver sentito qualcono dire che la tradizione delle tarantolate a
sa tra i capelli e poi una puntura. Ci accorgemmo di
Galatina non esiste; esiste eccome; io ho assistito
due piccoli fori che le erano apparsi sul dito e che
in prima persona a che cosa succede quando il
la facevano agitare per terra dal dolore. Quando
ragno ti morde. Non posso dimenticarlo”.
il tacco d’Italia
34
Giugno 2007
E’ sorto nel 2005 nel cuore di Galatina (concesso in comodato dal Comune), proprio alle spalle
della cappella di San Paolo, il Centro sul tarantismo,
dove sono raccolte fotografie, documenti, racconti e
varie pubblicazioni sul fenomeno delle “tarantolate”.
Il centro è gestito dall’associazione “Centro studi sul
tarantismo e costumi salentini”, presidentessa Maria
Teresa Merico, che si è costruita nel 2001. Obiettivo
dell’associazione è far diventare il centro, che oggi si
mantiene tramite sponsor, contributi degli associati
e, di tanto in tanto, anche di Comune e Provincia,
una casa museo del tarantismo.
Il centro si regge sul volontariato ed è aperto al
pubblico nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì,
dalle ore 10 alle 12 e dalle 17 alle 20.
Maria Teresa Mercio ci ha fatto da guida nella
visita al Centro.
“I galatinesi si sono sempre vergognati del fenomeno del tarantismo. Eppure è un mito che affonda
le sue radici in tempi assai remoti, dalla Magna
Grecia dei miti dionisiaci (documentati da scrittori
come Esiodo) al Medioevo. Un tempo riguardava l’intera Puglia, poi è rimasto un fenomeno di nicchia
tipicamente salentino ed è diventato prettamente
femminile. L’enigma è questo: il tarantismo è davvero
determinato dal morso di un ragno o è un problema
psico-sociale? E, ancora, perché riguarda solo le
donne? Ernesto De Martino, autore di uno dei saggi
più famosi sull’argomento, “La terra del rimorso”
(Milano, 1961), ha sostenuto che il morso della
tarantola altro non era che un espediente socio-culturale per dare alla donna la possibilità, almeno in
quei giorni, si stare al centro dell’attenzione e che, in
definitiva, il tarantismo come malattia causata dal
morso della tarantola non esiste. Quale sia la verità
non si può stabilire, ma per l’8 giugno la nostra associazione ha organizzato il convegno dove il tema
verrà trattato in un’ottica storico-antropologica e psichiatrica”.
la leggenda
Una notte San Paolo apostolo giunse, navigando, al promontorio di Santa Maria di Leuca e
da lì a Galatina. Qui fu accolto da un religioso e il
santo, per ricompensarlo, ottenne da Dio il potere
di risanare quanti fossero stati morsi da animali
velenosi, facendoli bere all’acqua di un pozzo.
Così, tutti coloro che, morsi dalla taranta o da
altri animali velenosi, si recarono al pozzo (che il
sindaco Biagio Chiarenti fece chiudere, per motivi
igienici, nel 1959), chiedendo a San Paolo la guarigione, da allora in poi, la ottennero.
Oggi il pozzo miracoloso è chiuso, ma l’affresco che raffigura San Paolo, che appartiene alla
stessa epoca della cappella (il 1700 circa), e che
una volta era molto rovinato, è stato restaurato (a
cura di Maria Prato). Gli attributi iconografici di
San Paolo ci sono tutti, il libro, la spada; dovrebbe esserci il serpente ma non si vede perché l’intervento di recupero non ha potuto ripristinare
tutti i colori.
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due volte San paolo.
Firmato da lillo
Tempera su muro.
San Paolo raffigurato sulla parete del pozzo miracoloso
U SANTU PAULU
Ahi Santu Paulu meu de le tarante
pizzichi le caruse, pizzichi le caruse,
a mezzu l’anche.
E santu Paulu meu te le tarante
pizzichi le caruse, pizzichi le caruse
tutte quante.
Santu Paulu meu de Galatina
famme ‘na grazia a mia, famme ‘na grazia a mia
ca’ sun la prima.
Santu Paulu meu de Galatina
fammela ‘ccuntenta, fammela ‘ccuntenta
sta’ signurina.
Ahi Santu Paulu meu de li scurpiuni
pizzichi li carusi, pizzichi li carusi
li pantaluni.
Ahi Santu Paulu meu de li scurpiuni
pizzichi li carusi, pizzichi li carusi
a li cujuni.
E Santu Paulu meu de Galatina
lassatila ballare, lassatila ballare
sta signorina.
Ahi Santu Paulu meu de Galatina...
facitece ‘na grazia, facitece ‘na grazia
‘sta mattina...
Il culto di San Paolo nel
Salento è legato alla piccola
chiesa galatinese dedicata al
Sant’Apostolo, aggregata al
tardo-settecentesco Palazzo
Tondi-Vignola.
All’interno della cappella,
nell’unico altare in pietra
leccese di gusto rococò, vi è
il dipinto di San Paolo (olio
su tela cm 240 x 142) del
pittore ruffanese Saverio Lillo
(Ruffano 1734 – ivi 1796).
La tela è una delle ultime
opere del pittore, in basso a
destra reca la firma “FRANC.
XAV. LILLO P. 1795”.
La composizione è dominata
dalla figura di San Paolo
avvolta da ampi panneggi,
che si staglia sullo sfondo
raffigurante un tratto di
costa dove campeggia a sinistra, sull’alta linea d’orizzonSan Paolo olio su tela.
te, una vela. Il luminoso e
Il dipinto conservato nella cappella
severo volto del santo, delidedicata al santo
neato una nera barba e folta
capigliatura, è diretto verso
sione devozionale: un uomo
lo spettatore. La mano sinistra
malato (il tarantato), mollemente
regge il manto e sul braccio è
adagiato e sorretto da una
appoggiata una lunga spada,
mentre la destra indica un angelo donna, è in attesa di ricevere la
grazia dal santo guaritore dai
che regge un grosso libro aperto,
morsi d’animali velenosi. Dietro,
sulle cui pagine ci sono dei riferimenti alle lettere scritte dall’apo- una figura angelica inginocchiata
tiene fra le mani un secchiello
stolo ad Efesini, Romani e
con l’aspersorio per la benedizioCorinzi.
ne del tarantolato. La presenza
Sulla sinistra in primo piano, due
personaggi rivelano una forte ten- nel dipinto di questi personaggi,
di Stefano Tanisi*
sottolinea la devozione al
“folgorato di Tarso”.
Nel dipinto compaiono elementi che alludono all’episodio dell’apostolo sull’isola di
Malta: in alto a sinistra, sulla
linea d’orizzonte, si scorge
una barca a vela, mentre la
serpe strisciante è a destra
in prossimità dei piedi del
santo.
Anche un altro dipinto murale raffigurante San Paolo
(tempera cm 191 x 71,5),
situato nella nicchia della
seconda vera del pozzo miracoloso (nel cortile del palazzo), è riconducibile agli stilemi del Lillo. È presumibilmente coevo alla tela (1795)
posta nella cappella.
La figura di San Paolo si presenta in una composizione
classica: in piedi, con la
mano sinistra regge un libro
e una spada, mentre alza la
destra al cielo in segno di
predicazione.
Del dipinto si conserva solo la
parte superiore, e purtroppo, il
recente restauro ha totalmente
alterato la qualità pittorica e i tratti fisionomici del santo: quell’aria
dolce e malinconica del volto che
traspariva dai frammenti è svanita
tra grossolane ridipinture.
* studente Accademia di
Belle Arti Lecce - Pittura
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//Paese che vai //Maglie e dintorni
Spaziosa, facilmente raggiungibile e in vendita.
Il comune di Maglie ha individuato
nell’ex sede dell’Enel la struttura
dove ospitare il tribunale autonomo
di Maria Giovanna Sergi
DA ROMA SI ATTENDONO RISPOSTE SULL’ACQUISTO
DELL’IMMOBILE PER IL NUOVO TRIBUNALE. E INTANTO
CI SI CHIEDE CHE NE SARÀ DEL VECCHIO
ette sezioni distaccate del Tribunale di
Lecce, dislocate in altrettanti Comuni della
provincia, sembrano davvero troppe, soprattutto in relazione al numero degli abitanti, circa
850mila in tutto, e allo stato, tutto sommato
buono, della viabilità provinciale. E’ stata così sollevata nella provincia salentina una polemica da
parte della magistratura che ha chiesto più volte
al Consiglio superiore di Roma una riduzione del
numero delle sezioni distaccate, tramite un loro
accorpamento o la realizzazione, come contropartita, di una seconda sede di Tribunale ordinario
metropolitano. Un Tribunale nuovo ed autonomo,
dunque, in sostituzione delle tante, troppe, sedi
distaccate. Un Tribunale che, per venire incontro
alle esigenze del territorio, dovrebbe sorgere nel
basso Salento. Ancora prima che il Consiglio si
pronunci, la gara tra Comuni si è aperta: tutte le
attuali sedi delle sezioni distaccate vogliono ospitare il nuovo, eventuale, Tribunale autonomo. La
corsa è tra Galatina, Nardò, Gallipoli, Casarano,
Tricase, Campi Salentina. E Maglie.
Ma qui la questione si complica. Perché non
si tratta solo di avere le carte in regola per essere
sede del nuovo Tribunale, ovvero aver individuato
una struttura abbastanza spaziosa da soddisfare
S
Gennaro
Di Maio,
presidente
Camera
forense
Maglie
tribunale.
il comune
chiama in cauSa
il miniStero
le nuove necessità, o di trovarsi in una posizione
strategica per essere facilmente raggiungibile dai
Comuni da servire. Il Comune di Maglie, infatti,
una sede che potesse essere adatta ai nuovi
bisogni l’aveva pure individuata, ed era l’edificio
dell’ex Enel, spazioso a sufficienza, comodamente
raggiungibile e in vendita. E allora ha chiesto più
volte, da un anno a questa parte, il parere sull’acquisto da parte del Ministero di Grazia e giustizia, perché spetta a Comune e Ministero insieme farsi carico della spesa.
Dal Ministero, però, non sono arrivate risposte. E neppure da Alberto Maritati, sottosegretario
alla Giustizia, sollecitato dal Comune in proposito. Anche noi abbiamo cercato di metterci in contatto con Maritati per chiedergli quali sono gli
orientamenti del governo; per bocca di Pino
Sbarro, il suo segretario particolare, questi ha
escluso che possa sorgere in provincia di Lecce
un secondo Tribunale autonomo.
Nell’attesa delle risposte, e dunque nell’attesa di sapere che ne sarà dell’attuale sede distaccata del Tribunale, il Comune ha limitato all’essenziale gli interventi di messa a norma sul vecchio immobile. Che, però, così non può andare
avanti.
Alberto Maritati, sottosegretario alla Giustizia
“non ci Sarà un
Secondo tribunale”
“Istituire un nuovo Tribunale metropolitano non è possibile perché gli impegni del governo vanno nella direzione opposta, ovvero ridurre le sedi distaccate. Ma si
tratta solo di accorpamento e non di creazione di un
Tribunale autonomo metropolitano; la sede che nascerà,
infatti, sarà sempre una sede distaccata”.
SETTE COMUNI SALENTINI FANNO
A GARA PERCHÉ IL SECONDO TRIBUNALE
AUTONOMO DELLA PROVINCIA SORGA
NEL PROPRIO TERRITORIO.
MAGLIE HA INDIVIDUATO LA STRUTTURA
DOVE OSPITARLO ED HA CHIESTO,
UN ANNO FA, IL PARERE DEL MINISTERO.
QUESTO NON HA ANCORA RISPOSTO
“CI POTREMMO ARRANGIARE”
CHE NE SARÀ DELLA SEDE ATTUALE
“La struttura ex Enel sarebbe perfetta per ospitare gli uffici del Tribunale autonomo; lo confermò
anche la Commissione centrale del Ministero di
Grazia e giustizia. Ma l’iter per l’acquisizione dell’immobile è bloccato per problemi di natura economica. Se la procedura per l’acquisto non dovesse
andare avanti, ci si potrebbe arrangiare nell’attuale
sede, ma bisognerebbe trovare un locale esterno
libero dove allocare gli uffici del Giudice di pace, che
oggi occupano tutto il secondo piano, e spostare gli
archivi del piano terra nel seminterrato o in altra
parte. Non sarebbe il massimo della comodità però
io penso che Maglie sia buona aspirante per il
Tribunale metropolitano, per la nascita del quale
prevedo che passeranno ancora molti anni. Non vorrei che per problemi legati all’acquisizione del palazzo dell’Enel, perdessimo anche la sezione distaccata,
che oggi funziona come un orologio”.
“In fase di dismissione degli immobili, l’Enel ha venduto tutti gli
edifici in blocco per 130 milioni di euro alla Dalmazia Trieste, una
società che poi li commercializzerà. La valutazione dell’immobile
che interessa a noi, si aggira intorno ai tre milioni di euro, che, nell’eventuale acquisto saranno a carico di Comune e Ministero. Per
questa ragione abbiamo chiesto un intervento del Ministero nella
spesa, ma non ci ha mai risposto. Di immobili che abbiano quelle
caratteristiche quanto a dimensione e a posizione rispetto a Maglie
e alla provincia, non ce sono molte. Noi abbiano sollecitato il
Ministero e abbiamo anche cercato di interessare Alberto Maritati,
sottosegretario di Stato alla Giustizia. In attesa di risposte, abbiamo
limitato all’essenziale gli interventi previsti sull’attuale sede dal
Programma delle Opere pubbliche di Maglie per il triennio 2007/09
(impegno di spesa complessivo sull’immobile 800mila euro). Ma
ora abbiamo bisogno di sapere quali sono gli orientamenti del
Ministero, anche perché per un Comune piccolo come il nostro tre
milioni di euro sono più di un terzo del bilancio di un anno e, se da
Roma non dovessero mettere a disposizione delle somme, dovremmo individuare la strategia giusta per procurarcele”.
Antonio Fitto,
sindaco di
Maglie
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//Paese che vai //Nardò e dintorni //Galatone
il croceFiSSo è riSorto
IN OCCASIONE DEI FESTEGGIAMENTI
DEI PRIMI DI MAGGIO GALATONE
RISCOPRE UNA TELA E UN’ICONA
AFFRESCATA RAFFIGURANTI
IL CROCEFISSO
di Laura Leuzzi
Pasquale De Monte, presidente Comitato
organizzatore della festa del Crocefisso
quattro meSi
di preparativi
Prima del restauro: l’icona appariva di difficile
lettura, soprattutto nel volto del Cristo
nche quest’anno, come ogni anno, il Crocefisso ha
fatto il miracolo di non far piovere sulla processione
che si è snodata in suo onore, il 2 maggio, per le strade di Galatone. E i devoti hanno potuto prendere parte
alla cerimonia in un numero ancora più alto degli anni
precedenti (questa è infatti durata circa quattro ore ed ha
attraversato ben sei chilometri di strade cittadine).
Ma il miracolo vero, quest’anno, è stato un altro: per
la prima volta il Crocefisso ha mostrato ai galatonesi il suo
vero volto, così come doveva apparire raffigurato nell’icona
quattrocentesca realizzata con la tecnica dell’affresco, originariamente all’esterno di una vecchia stalla alla periferia
della città, ed in seguito conservata nel santuario dedicato
al Crocefisso. Di quell’icona i cittadini di Galatone non
avevano mai visto il volto, che era andato distrutto durante
un crollo dell’edificio nel Seicento. Un restauro realizzato
nei laboratori del museo provinciale “Castromediano” di
Lecce (a titolo gratuito per il Comune) ha ridato un volto al
culto più sentito in città, non eguagliato neppure da quello
per San Sebastiano, che della città è il patrono.
Ma l’icona quattrocentesca non è stato l’unico bene
restaurato e restituito alla cittadinanza in occasione della
festa del Crocefisso; è stata interessata da restauro, infatti,
anche la tela risalente al XVII secolo, collocata al centro
del soffitto a lacunari dello stesso santuario. In questo
caso, il restauro è stato realizzato dalla ditta Leopizzi di
Parabita che si sta occupando del recupero dell’intero edificio (finanziato, nel complesso, dalla Provincia per
100mila euro).
A
Dopo il restauro: il Crocefisso ha ritrovato
le sue sembianze
icona e tela. memoria di miracoli
Il motivo per il quale Galatone è così strettamente legata all’icona del Crocefisso va ricondotto ad un
evento miracoloso che si consumò proprio davanti a
quell’icona nel 1621 e che rafforzò più di quanto non
lo fosse già l’attaccamento della comunità alla figura
di Cristo.
Leggenda vuole che fossero le ore 23 del 2 luglio
1621 e davanti all’immagine del Crocefisso affrescata
sulla facciata della stalla si trovassero, riunite in preghiera, circa dieci persone. All’improvviso la mano sinistra del Cristo scostò la tendina che copriva l’immagine, gli occhi lampeggiarono e anche le braccia si mossero e poi si fermarono dietro la schiena. In memoria
di questo evento miracoloso, nel 1623 venne costruita
una chiesa, che crollò, 20 anni dopo, per un cedimento della volta. Nel crollo, l’affresco andò distrutto, ma,
così si dice, si verificò un nuovo fatto miracoloso: la
lampada che era vicino all’icona non si spense. Il
sacerdote Giuseppe Ecclesia raccolse tutti i frammenti
e ricompose l’icona che però rimase di difficile lettura
soprattutto nella parte del volto. Ecclesia non buttò
via i frammenti avanzati ma li incluse nella malta che
reggeva il resto dell’affresco; i restauratori li hanno
trovati e posizionati al loro posto restituendo al
Crocefisso le sue sembianze originarie. Quelle che i
galatonesi non avevano mai visto.
La tela che si trova al centro dei lacunari del soffitto del santuario è strettamente legata all’icona per-
il tacco d’Italia
40
Maggio 2007
Il Comitato che organizza la festa del
Crocefisso si costituisce ogni anno con un presidente nominato direttamente da don
Giuseppe Casciaro, rettore del santuario. “I
festeggiamenti per noi iniziano al termine di
quelli per San Sebastiano, il 20 gennaio.
Quest’anno il comitato è stato costituito da
circa 40 persone; abbiamo potuto contare sul
contributo economico di circa 200 aziende. La
festa è costata intorno ai 100mila euro (luminarie, bande, gruppi musicali, fuochi, pubblicità). I visitatori vengono da tutti i paesi limitrofi, soprattutto da Nardò; qualcuno mantiene
ancora la tradizione di venire a piedi scalzi. Il
primo richiamo alla festa è il 3 aprile, con gli
‘aprilandi’: un tempo i devoti si inginocchiavano per terra e salivano la scalinata del santuario in ginocchio; il giorno della processione,
invece, si apre l’asta per chi deve portare in
processione la statua del Crocefisso”.
ché ha per soggetto il miracolo del 1621. Risale al
XVII secolo ed è opera di Pietro Picca, pittore di
Galatina. Prima del restauro, appariva arida e allentata, con evidenti crettature e numerose toppe applicate, in particolare nella zona centrale, con adesivi di
tipo sintetico. La superficie dipinta presentava ridipinture, tracce di umidità, alterazioni biologiche, sollevamenti e cadute delle scaglie di colore di varie dimensioni. Gli interventi di restauro hanno pulito la tela sul
retro (con bisturi) e sul fronte (con solventi), stuccato
le lacune, reintegrato i colori e passato una vernice
protettiva opaca.
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//Paese che vai //Tricase e dintorni //Specchia
Specchia per guardare il Mediterraneo. La cultura combina passato e futuro. E questa
combinazione si realizza, nel piccolo borgo salentino, nell’antica dimora quattrocentesca
del Castello Protonobilissimo. Da poche settimana sede della biblioteca comunale. E, a
breve, più ampio contenitore culturale.
Lo scorso 27 aprile, infatti, il Comune ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il
Consiglio internazionale del cinema, della televisione e della comunicazione audiovisiva presso l’Unesco (Cict-Unesco), l’assessorato alla Cultura, Mediterraneo e Pace della Regione
Puglia, e l’Istituto di culture mediterranee della Provincia di Lecce (Icm), per la realizzazione,
proprio nell’ex castello Risolo, di una mediateca multifunzionale per l’area euro-mediterranea. Un progetto destinato a dotare l’Unesco di una piattaforma satellitare che trasmetta per
aree regionali distinte programmi educativi, culturali, scientifici.
A
protonobiliSSimo.
chiamatelo mediateca
DA DIMORA DI ANTICHI SIGNORI A CONTENITORE CULTURALE.
IL CASTELLO PROTONOBILISSIMO DI SPECCHIA OSPITERÀ PRESTO
UNA MEDIATECA MULTIFUNZIONALE PER L’AREA EURO-MEDITERRANEA
di Vittoria De Luca
al centro
del mondo
Diomede Branca,
organizzatore del Festival
“a corto
di idee”
Si svolgerà a Specchia nei giorni dal 9
al 12 agosto la prima edizione della
rassegna di cortometraggi “A corto di
idee”. Organizzato dal Forum dei
Giovani di Specchia, in collaborazione
con la SaiettaFilm, il festival è rivolto a
giovani tra i 14 e i 30 anni. I filmati
dovranno essere inviati entro e il 15
luglio 2007. Il bando e i documenti da
compilare per l’iscrizione sono disponibili su internet presso il sito
www.forumgiovanispecchia.it, oppure
possono essere richiesti all’indirizzo
[email protected] e
ai numeri telefonici 333-8856323
(Attilio) 320-7167058 (Diomede).
DAI RISOLO ALL’UNESCO
del progetto, il
Comune si avvarrà
della collaborazione dell’Icm (Istituto
di Cultura mediterranea) della
Provincia di Lecce
e del Citc-Unesco.
Una volta realizzato lo studio, i partners del protocollo
si uniranno in un
unico soggetto al
quale verrà attribuita una connotazione giuridica specifica, il quale porterà avanti il
progetto.
Nell’intento di
rendere il Comune
di Specchia un
centro culturale
vivo ed aperto al
mondo, l’amministrazione comunale
(deliberazione di
giunta n. 147 del
15 settembre
2006), si è proposta nella rosa dei
candidati per esseAntonio Lia
re scelta dal Cict
sindaco di Specchia
quale sede per l’installazione della
mediateca. A seguito di alcuni sopralda parigi, “educazione
luoghi effettuati sul territorio del
per tutti”
Comune, Giulio Giordano, segretario
Il Cict-Unesco (Consiglio internagenerale del Cict-Unesco, ha comunizionale del cinema, della televisione
cato che il comitato esecutivo del
e della comunicazione audiovisiva)
Consiglio, nella riunione svoltasi a
ha sede a Parigi ed è stato creato nel
Parigi il 21 ottobre, ha accettato la
1958, su impulso dell’Unesco
candidatura del Comune di Specchia
(Organizzazione delle Nazioni Unite
individuando quale sede idonea per
per l’educazione, la scienza e la culla realizzazione di una mediateca
tura). Il Consiglio raggruppa più di 40
multifunzionale per l’area euro-mediorganizzazioni internazionali, regionaterranea la porzione di immobile di
li e nazionali di 90 Paesi del mondo
Castello Risolo, detto
ed è all’origine di diversi progetti
“Protonobilissimo”, di proprietà comuinternazionali in collaborazione con i
nale. Il Comune ha approvato il prosettori della comunicazione e della
getto del Cict per la realizzazione del
cultura dell’Unesco. Tra questi, quello
contenitore culturale (deliberazione di
di dotare l’Unesco di piattaforma
giunta n. 158 del 10 ottobre 2006) e
satellitare che diffonda i principi fonconcesso al Consiglio l’immobile in
damentali della sua attività nel
comodato d’uso per 20 anni.
mondo, attraverso programmi cultuPer l’elaborazione di uno studio
rali, scientifici ed educativi, inquadi fattibilità (finanziato dalla Regione
drandosi nell’azione che porta il
Puglia per un importo pari a 100mila
nome di “Educazione per tutti”.
euro), necessario alla realizzazione
il tacco d’Italia
I lavori di restauro del
Castello Protonobilissimo
(risalente al ‘400) sono iniziati nel gennaio 2006 su un
progetto degli architetti
Salvatore Baglivo e Antonella
Lifonso e degli ingegneri
Fernando Ungaro e Piero La
Tegola.
L’intervento (finanziato per
600mila euro nell’ambito
dell’accordo di programma
quadro “Beni ed Attività
Culturali” Pis 14/BC12) è
stato eseguito dalle imprese
Marullo Costruzioni di
Calimera, De Giorgi Giovanni
di Vernole e Edilgamma di
Lecce (direzione dei lavori,
Salvatore Baglivo, Piero
Chiriatti ed Armando
Pagliara Sanapo).
Distribuita su tre piani la
struttura è destinata ad
accogliere al piano terra la
biblioteca comunale (funzionante da alcune settimane)
e, ai piani superiori, la
mediateca del Centro
Internazionale di
Cooperazione Culturale
dell’Unesco.
L’intervento di restauro e di
recupero funzionale ha interessato ogni parte dell’edificio: sono stati effettuati
interventi di consolidamento
strutturale, ripavimentazione, risanamento dall’umidità, intonacatura delle pareti;
sono stati realizzati i servizi
igienici nei diversi piani e gli
impianti idrico-fognante,
elettrico, telefonico e di condizionamento.
42
Giugno 2007
Il castello prima
Il castello dopo
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// Un mese in una pagina
// queStione di look
Ahi ahi, che mal di pancia.
Un’indigestione da rimanerne secchi.
Quella che nel mese di maggio hanno
fatto diversi Comuni salentini, dovendo
mandar giù, turandosi il naso, numeri
che sono andati di traverso. Sotto i
colpi dei rispettivi bilanci, pesanti
come un cenone di Capodanno, hanno
rischiato di dare forfait le giunte di
Gallipoli, Galatina, Tricase, Maglie. Poi,
con qualche travaso di bile, la digestione ha fatto il suo corso, gli animi si
sono placati ed è finito tutto a tarallucci e vino.
IPSE DIXIT
“Non vorrei morire senza aver vissuto l’esperienza di essere genitore”.
Nichi Vendola, presidente della Regione
Puglia “La Gazzetta del Mezzogiorno”, p.9,
16 maggio 2007
“Sono certa di aver tolto tutto alla mia famiglia che invece mi ha dato tutto in termini di
affetto e vicinanza sopportando le mie
assenze anche nei momenti importanti”.
Adriana Poli Bortone, ex sindaca di Lecce
“Corriere del Mezzogiorno”, p. 5, 5 maggio
2007
“Mia moglie non mi ha mai votato perché
sono sempre stato candidato in un collegio
che cominciava a Castromediano e mai a
Lecce città”.
Antonio Rotundo, candidato sindaco di
Lecce per l’Unione
“Corriere del Mezzogiorno”, p.7, 16 maggio
2007
“Le dimissioni? Siamo tutti di passaggio, in
giunta e in ogni altro posto”.
Alberto Tedesco, assessore regionale alla
Sanità
“Nuovo Quotidiano di Puglia”, p.5, 11 maggio 2007
“Il Gallipoli può fare a meno di me, ma
sarebbe bello che qualcuno mi affiancasse”.
Vincenzo Barba, sindaco di Gallipoli
“Gazzetta del Mezzogiorno”, p.8, 17 maggio
2007
SE NE PARLA SE NE PARLA SE NE PARLA
Parco di Ugento: la Regione ha detto sì
C’è chi, come gli ambientalisti, continua a denunciare una delle più
grandi speculazioni edilizie della Puglia proprio sul territorio inserito, lo scorso 17 maggio, tra i parchi naturali regionali. Il parco
“Litorale di Ugento” è nato con il “sì” ufficiale della Regione che ha
chiuso i giochi sulla perimetrazione concordata da Comune e
Albergo con vista parco.
Provincia. Quella cioè che esclude da vincolo ambientale oltre dieci
Il parco di Ugento è nato.
ettari di oasi, proprio quelli sui quali nascerà la Orex, una struttura
Presto nascerà anche
turistico-ricettiva per turisti a cinque stelle. La Regione aveva decila struttura turistica Orex
so negli scorsi mesi di accettare la perimetrazione proposta pur di
non lasciarsi sfuggire il battesimo del settimo parco salentino. “Credo che la Regione abbia
adempiuto ai propri impegni - ha dichiarato Michele Losappio, assessore regionale all’Ambiente -;
si inizia ad affrontare, adesso, il problema della gestione dell’area”.
Acquolina da pasticciotto
Che lo si chiami pasticciotto o bocconotto, non se ne può
fare a meno. E’ la stessa Adriana Poli Bortone a dichiararlo
con orgoglio quando dice che “i turisti che vengono a
Lecce non vanno via senza averlo assaggiato”. E così il fragrante dolce salentino ripieno di crema entra di diritto
nella prima Guida ai Comuni “De.Co”, intitolata “Viaggio
Profumato e buonissimo.
dell’Italia a denominazione comunale”, scritta e curata da Del pasticciotto chi viene in Salento
Riccardo Lagorio e presentata a Milano nelle scorse setti- non può fare a meno
mane. Lecce si conquista il titolo di capitale delle
Denominazioni comunali, per essere stato il primo Comune in Italia ad aver adottato lo speciale
marchio di qualità per il suo dolce da colazione tipico. Nella guida il turista può imparare come
si prepara e può seguire l’itinerario del gusto, ovvero sapere in
quali pasticcerie e ristoranti leccesi cercarlo.
Barba: “Via le donne e gli stranieri”
Per poter rimanere seduto sulla poltrona che occupa da un anno,
Vincenzo Barba, sindaco di Gallipoli, ha dovuto cedere alle richieste dei “dissidenti”, che una giunta composta in buona parte da
non-gallipolini proprio non la potevano sopportare. E così, il consiglio ha approvato il bilancio 2007, ma l’imprenditore del petrolio
Vincenzo Barba
ha dovuto operare il rimpasto. Quindi, via Alessandra Pizzi, Paola
Pellegrino, Luigi Giannì e pure (ma lui è gallipolino) Bartolo
Ravenna. Dentro, al loro posto, Luigi Errico, Alberto Cataldi, Fabrizio Ferilli, Fabrizio Martello,
Emanuele Liaci. E con un colpo di spugna, assieme agli “stranieri”, sono scomparse dalla stanza
del potere anche le quote rose. La ragione l’ha spiegata con una battuta poco felice, il consigliere di maggioranza Rosario Solidoro: “Lo abbiamo fatto perché il sindaco non si distragga”.
il tacco d’Italia
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// Diritto di replica //Reazioni //Il business della pazzia
caSe aperte,
non manicomi
Maggio 2007.
Il numero 36 del Tacco d’Italia,
dove è stata pubblicata
l’inchiesta di Flavia Serravezza
ome sempre, quando trattiamo temi che investono le responsabilità incrociate dello
Stato e dei privati, registriamo due reazioni opposte rivolte al nostro lavoro: l’indignazione e l’ammirazione. Niente di nuovo. Riguardo all’inchiesta “Il business della
pazzia” ci piace ricordare che ha la stessa impostazione di tante altre che abbiamo pubblicato, spaziando dai temi ambientali, a quelli sociali. La stessa ad esempio di “Bambini
fuori”, pubblicata sul Tacco dello scorso novembre (n. 31). L’obiettivo anche in quel caso,
in cui si trattava della chiusura degli orfanotrofi, era indagare e capire quanto alle buone
intenzioni delle leggi seguano prassi altrettanto buone per i cittadini. Le inchieste sono
sempre basate su più fonti documentali incrociate con più fonti testimoniali e il carattere investigativo e la complessità degli argomenti può portare a delle imprecisioni, fatta
salva sempre la buona fede del giornalista e del giornale, il cui obiettivo è, e rimane, offrire un servizio ai cittadini-lettori, quello dell’informazione, garantito dalla Costituzione italiana. Allo stesso modo è garantito il diritto di rettifica e il giornale, lo ricordiamo, è aperto alla pluralità delle voci. Anche nel caso dell’inchiesta “Il business dei pazzi”, come in
tutte le altre, le rettifiche non hanno intaccato la sostanziale veridicità dei fatti esposti.
Qui pubblichiamo di seguito due richieste di rettifica: l’una del Consorzio CTR, l’altra della
fondazione Filograna. Infine una lettera di un’operatrice psichiatrica: lettera firmata che
solleva un altro problema, oltre ai tanti del settore analizzati da Flavia Serravezza nell’inchiesta “Il business della pazzia”, pubblicata sul Tacco n.35. Il precariato degli operatori
del servizio pubblico del Csm (Centro salute mentale). Come sempre il dibattito è aperto.
M.L.M.
C
I manicomi non esistono più.
Le case belle, lussuose, confortevoli sono tutto il
giorno aperte.
Sono finestre aperte sul mondo.
Chiaramente il distinguo tra le comunità accreditate e quelle non accreditate è d’obbligo. E guai se non
lo fosse.
Gli “imprenditori” accreditati hanno dovuto fare
salti mortali per adeguarsi agli standard strutturali ed
organizzativi richiesti dalla normativa vigente. Quella
della Regione Puglia è all’avanguardia e nulla ha da
invidiare a quella delle Regioni avanzatissime del Nord
Italia.
I dipendenti delle strutture del Consorzio CTR
sono tutti regolarmente assunti e tutti qualificati,
superano quasi sempre il numero dei pazienti. Le strutture devono tuttavia far fronte con anticipo ai ritardi
nei pagamenti da parte della Regione Puglia, ritardi
che superano anche un anno. Per noi l’ospitalità è una
bandiera.
Ma prendiamo ad esempio il Consorzio CTR: le
comunità Ria.sop di Acquarica del Capo, Sol Levante di
Taurisano, San Giovanni Castello Pio e Strep Nuovi
Percorsi di Casarano e Cento Pietre Unite di Patù.
Appartengono a società diverse e nulla hanno a che
vedere con le case protette e di riposo per gli anziani
menzionate nell’articolo “Il business della pazzia”.
Le dimissioni non sono quasi nulle, come affermato dai dirigenti del Csm intervistati, ma sono oltre dieci
in ogni singola struttura, nel solo 2006, e molte delle
quali per fine progetto, ossia i pazienti sono rientrati in
famiglia, e quindi sono tornati ad una vita autonoma.
La comunità assicura una vita dignitosa, piena,
normale, dove l’età media dei pazienti non supera i
40 anni.
In ogni comunità si lavora di gran lena e duramente per sensibilizzare al meglio il territorio che ospita la
struttura, al fine di far “accettare” il malato mentale, e
superare le barriere dello stigma.
Alcune aziende hanno accolto con favore l’ingresso di alcuni pazienti psichiatrici, come “lavoratori” nel
loro mondo. Molti utenti partecipano alle iniziative
sociali (manifestazioni ludiche, culturali, religiose,
sportive) del territorio, giocano a calcetto con la forze
dell’ordine, con gli amministratori comunali, con le
categorie di professionisti.
Queste cose dovrebbero saperle bene anche alcuni dirigenti dei CSM e loro collaboratori, con le dovute
differenze.
Altra storia è quella delle “case per la vita” e
“case alloggio”. Anche in questo caso alcune comunità già esistenti sono state dei veri e propri precursori
in materia. Sono nate per evitare “la degenza prolungata” degli utenti nelle strutture riabilitative. Sono
state auspicate e acclamate dalle ASL, poi di fatto
osteggiate.
Basta con questo attacco alla nuova terminologia.
La rivoluzione culturale in ogni settore si fa a partire dalle parole. Lo sciancato si chiama, e meno male,
“portatore di handicap”. Il “pazzo” è un uomo con una
malattia da curare.
C’è niente di strano?
Se qualcuno nota qualcosa di strano si faccia
avanti e dica pure, come è stato detto.
Ma poi vada oltre. Ci suggerisca come chiamare le
“strutture riabilitative”, come chiamare il “nuovo utente”, come chiamare anche i professionisti che ci lavorano, e che gratuitamente vengono offesi.
E giacchè, poi, ci suggerisca anche dove inviare gli
stessi utenti psichiatrici, e a spese di chi.
Alessandro Schirinzi, legale del consorzio CTR
il tacco d’Italia
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LA FONDAZIONE
FILOGRANA NON OSPITA
MALATI MENTALI
La fondazione Filograna è un ente
morale legalmente riconosciuto ed
inquadrato tra gli enti “no profit”. La
Fondazione per suo atto costitutivo ospita all’interno del proprio complesso soltanto anziani in solitudine o bisognosi di
assistenza e di solidarietà sociale, ma
non pazienti psichiatrici. Da qualche
anno la Fondazione è in parte (e per un
numero limitato di ospiti) accreditata
presso la Regione Puglia, come “casa
protetta” per anziani. Nessun ospite proviene o è mai provenuto da “strutture
psichiatriche”, nessun ospite è portatore di malattie mentali propriamente
dette o tali da richiedere il ricovero in
strutture medico-psichiatriche per cure
mentali o di attuazione di programmi
riabilitativi. Lo scopo del fondatore,
cavalier Antonio Filigrana, è offrire una
struttura accogliente a chi, nella terza
età, resta spesso abbandonato o in solitudine e come tale ha sempre operato da
oltre 20 anni all’insegna della trasparenza, ospitalità, solidarietà.
La Fondazione è e resta una autonoma e privata struttura per anziani ospiti
della terza età, senza mai assumere le
caratteristiche di “centro di cura per
pazienti psichiatrici” né di “satellite” di
alcuno.
Cosimo Finiguerra,
legale di Antonio Filograna,
fondatore e presidente pro-tempore
della Fondazione
CSM DI LECCE: PORTE APERTE PER I MALATI
MA POCHE GARANZIE PER CHI VI LAVORA
Lavoro in psichiatria dal 2000. Prima di ogni
altra cosa vorrei farvi i miei complimenti per come
avete impostato e condotto l’inchiesta: è davvero
molto molto raro che si parli di questi temi con
chiarezza e per come realmente sono. Bravi!
La situazione salentina è complessa ed ancora più complesso sembra risultare il cambiamento
proprio per i tanti interessi che ci sono in gioco e
non soltanto.
Lavoro nel Centro Diurno del CSM di Lecce dal
2000. Mi occupo di riabilitazione psichiatrica
all’interno dei laboratori creativi presenti. Il Centro
ha infatti al suo interno otto laboratori e una
biblioteca, quattro operatrici (con formazione
diversa tra loro), una coordinatrice (dirigente psicologa del CSM) e circa 20 utenti in carico. Dico
circa perché al contrario di quasi tutte le strutture
psichiatriche, il nostro Centro ha un grande turnover di utenza: ha anzi impostato la missione del
suo agire proprio sulla distruzione del luogo comune che di malattia mentale non si guarisce.
Pensando fermamente che a trattenere le persone
nell’inabilità e quindi nella malattia troppo spesso
è ancora oggi proprio quella psichiatria che mira al
contenimento della crisi, all’assistenzialismo sulla
totalità dei bisogni, all’equilibrio indotto chimicamente. E’ infatti esperienza consolidata la nostra,
nel poter affermare che è possibile mettere in pratica con gli strumenti esistenti (magari messi in
condizioni ottimali di funzionamento, secondo la
legge) una psichiatria virtuosa, capace di riattivare
la volontà degli individui che hanno fatto esperienza di un qualche, anche grave, disturbo psichico.
Nel nostro Centro le porte sono aperte, in entrata
come in uscita. Dopo l’esperienza riabilitativa molti
sono gli inserimenti di pazienti in progetti di formazione al lavoro. Certo molti di più potrebbero essere se esistessero della valide politiche sociali
(migliori di quelle esistenti soprattutto per qualità)
anche dentro le Istituzioni pubbliche territoriali
(Comune, Provincia, ecc.) con le quali fare rete.
E questo è il primo dato.
L’aspetto su cui voglio però mettere maggior-
mente l’accento è un altro. La riabilitazione fatta
nei Centri Diurni è, come avete scritto anche voi,
pubblica. Gli operatori che, come me, se ne occupano però hanno un contratto fuori legge (si tratta
di un co.co.co. rinnovato per troppe volte e ormai
neanche più praticabile, secondo le nuove norme)
che ogni anno mette in discussione la loro funzione. Quindi se da un lato è fondamentale l’intervento che affianchiamo ai percorsi terapeutici delle
equipe del CSM, allo stesso tempo la nostra posizione non conosce né stabilità né riconoscimento.
Le politiche regionali in ambito sanitario si
indirizzano verso la riduzione del precariato e contemporaneamente verso l’assolvimento di tutti i
servizi quanto più possibile all’interno delle strutture (per abbattere i costi di appalto a strutture private che costano molto di più perchè devono assicurare anche i costi di gestione della struttura
stessa, problema che non si pone rendendo i servizi pubblici).
Le stesse politiche regionali, attraverso la
legge 26 dello scorso anno, indirizzano le energie e
gli investimenti (in materia psichiatrica) verso il
potenziamento dei servizi territoriali rispetto a
quelli ospedalieri. E questo è naturale per ciò che
riguarda questo genere di patologia, come del
resto si evince chiaramente in più di un passaggio
della vostra inchiesta.
In questa fase ci chiediamo seriamente in che
modo sarà possibile uscire da questa instabilità,
giacché nessuna tra le formule di contratto esistenti in ambito sanitario è sovrapponibile o applicabile a figure come la nostra (e per formazione e
per tipo di attività e di orari), dunque sarà difficile
uscire dal precariato che caratterizza la nostra
posizione senza attivare una nuova formulazione
contrattualistica ad hoc (in questo sarebbe bello
portare la Puglia a farsi pioniera!) e soprattutto
sarà difficile, cosa in cui invece crediamo fermamente, rimanere a lavorare nel servizio pubblico
con un rapporto diretto.
Lettera firmata
TACCO N. 37 (2):Mastro nuovo 10/12/08 17:08 Pagina 46
//Controcanto
di Vincenzo Maruccio*
deluSi, diSilluSi e,
in qualche caSo, raSSegnati
l’enneSima occaSione Sprecata per la politica Salentina.
tra SpeSe pazze, maniFeSti e “Santini” con SorriSi a 32 denti
S
peravamo qualcosa di meglio. Speravamo
che queste elezioni amministrative ci portassero idee e programmi chiari tali da
capire bene le differenze tra uomini e modelli
di governo. Speravamo in un ceto politico
finalmente meno litigioso, astioso e velenoso.
Speravamo che i candidati, le facce e i sorrisi
a 32 denti stampati sui muri, almeno questa
volta, fossero di meno. Speravamo che le
spese “pazze” e la marea insopportabile di
volantini, manifesti e “santini” elettorali trovassero un freno ora che la questione dei costi
della politica è diventata scottante.
Lo abbiamo sperato ogni giorno salvo poi,
la mattina dopo, svegliarci con un incubo peggiore di prima guardandosi attorno, ascoltando fiumi di slogan e vedendo spot, con qualche piccola eccezione, sempre più uguali l’uno
all’altro. A Lecce città capoluogo ma anche
negli altri grossi centri salentini come Nardò e
Galatone e perfino nei paesi più piccoli.
Delusi, disillusi e in qualche caso rassegnati. Anche noi giornalisti, operatori dell’informazione, professionisti della comunicazione.
Noi che ci aspettavamo – anno 2007,
Seconda Reppublica ormai avviata, 62 anni di
vita democratica e chi più ne ha più ne metta
– di avvicinarci, almeno di un passo, ai “concittadini” di Francia, di Germania e del mondo
anglosassone e che invece ci ritroviamo con
gli antichi vizi italici amplificati nel
Mezzogiorno ancora troppo restio a cambiare
modi e metodi.
Un’altra occasione sprecata. A Lecce come
nel resto del Salento chiamato ad eleggere
sindaci e consigli comunali: programmi e progetti che, nella maggior parte dei casi, sono
sembrati fotocopie. Tutti a promettere più
lavoro e più sviluppo per le imprese, tutti ad
S
annunciare periferie più vivibili e marine più
presentabili, tutti a promettere una stagione
turistica 365 giorni all’anno. Salvo poi non dire
come, con quali risorse e per quale fascia di
popolazione. Tutti pronti a parlare all’infinito
tranne che rispondere, a noi giornalisti, alla
più semplice delle domande: “Scusi, ma in che
cosa il suo programma è diverso dagli altri?”.
Meglio, invece, attaccare l’avversario sul
piano personale, metterne in dubbio la credibilità, aggredirlo, insultarlo e, perfino, portarlo
in tribunale. Meglio firmare volantini al veleno
anziché discutere con i cittadini. Meglio alimentare sospetti o chiamare i carabinieri che
entrare nel merito dei problemi da risolvere o
confrontarsi civilmente che basterebbe guardare cinque minuti in tv le ultime presidenziali
francesi per capire come si fa.
Meglio fare così salvo poi accorgersi che il
cittadino non ne può più e che vorrebbe semplicemente sapere che cosa ne sarà, nella sua
città, del traffico, del verde, della zona industriale, del commercio e della qualità dei servizi
sociali. Che lo vorrebbe sapere senza bisogno di
comprarsi una bussola per orientarsi nella giungla delle centinaia di aspiranti ad una poltrona:
900 candidati al consiglio comunale di Lecce,
sette candidati sindaco in una cittadina sotto i
20mila abitanti come Galatone. Troppi aspiranti
a questa o a quella carica che fanno venire l’orticaria, alimentano la confusione e fanno venire
il sospetto che si firmi l’adesione ad una lista
più per un tornaconto personale che per passione della politica.
E non è qualunquismo. E’ la fotografia
della realtà. Troppe migliaia di euro investite
per farsi eleggere senza un meccanismo di
controllo delle spese che negli altri Paesi è
ormai una regola. Troppo materiale cartaceo
sui marciapiedi, troppe conferenze stampa
convocate soltanto per conquistarsi la tanto
desiderata visibilità. Troppe strette di mano
con la gente senza guardarsi negli occhi.
^
Troppi pasticcini, crocchette di patate e flute
di prosecco alle inaugurazioni dei comitati
elettorali. Troppo poco per fidarsi ancora della
nobile arte della politica.
*Giornalista “Nuovo Quotidiano di Puglia”
CHI HA FIRMATO CONTROCANTO
Vincenzo Magistà
Direttore “TgNorba”
Rosanna Metrangolo
Caporedattore
“Nuovo Quotidiano di Puglia”
Marco Renna
“Studio 100 Lecce”
Mimmo Pavone
Direttore responsabile
“Il Paese nuovo”
indovina chi è
“bestiario pubblico. ovvero: come nascono nuovi improbabili personaggi sulla scena”
il tacco d’Italia
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TACCO N. 37 (2):Mastro nuovo 10/12/08 17:08 Pagina 48
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articolo del Tacco cartaceo (pag. 4 dell`edizione di