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RICERCHE
STORICHE
Rivista di storia della· Resistenza reggiana
e
REGGIO EMILIA
Istituto per la Storia della Resistenza e della guerra di Liberazione
1967
RICERCHE
STORICHE
Rivista quadrimestrale
dell'Istituto
per la storia della Resistenza
e della guerra di Liberazione
in provincia di Reggio Emilia
ANNO l - N . 3 - DICEMBRE 1967
SOMMARIO
Direttore
Vittorio Pellizzi
VITTORIO PELUZZI:
Comitato di Direzione
Cesare Campi oli, Viterbo Cocconcelli,
Antonio Grandi, Gismondo Veroni.
Condirettore Responsabile
Gino Prandi
Comitato di Redazione
Giannino Degani, Giorgio Cagnolali,
Carlo Galeotti, Umberto Gandini,
Arrigo Negri,
D. Prospero Simonelli
Segretario
Guerrino Franzini
DIREZIONE, REDAZIONE,
AMMINISTRAZIONE
Piazza S. Giovanni, 4
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impegna politicamente e scientificamente l'esclusiva responsabilità dell'autore. I manoscritti e le fotografie
non si restituiscono.
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C,ichés
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Editore proprietario
Istituto per la Storia della Resistenza
e della guerra di Liberazione
in provincia di Reggio Emilia
Registrazione presso il Tribunale di
Reggio E. n. 220 in data 18 marzo 1967
I .. Fogli" tricolore.
Pago
5
AURORA CATTABIANI:
21
I giovani nelle origini del fascismo
GIANNINO DEGANI:
Il movimento operaio e contadino
nella Resistenza - (III)
DOCUMENTI E TESTIMONIANZE
La situazione delle formazioni partigiane di montagna tra l'ottobre
e il dicembre 1944
(con note di G. Franzini)
»
61
»
77
La tipografia clandestina
(testimonianza di Gino Patroncini)
82
RECENSIONI
»
87
ATTi E ATTIVITA' DELL'ISTITUTO.
»
91
AVVERTENZA
La Redazione avverte i lettori che il resoconto del 3°
Convegno sull'attività del C.L.N. Prov.le clandestino,
che ha avuto ad oggetto « Consolidamento e primi
atti », sarà pubblicato nel prossimo numero.
Ai Lettori, agli Studiosi, agli Antifascisti, ai Partigiani,
agli Enti pubblici e privati ed alle Associazioni Partigiane
Il Comitato Esecutivo dell'Istituto per la Storia della Resistenza e della
guerra di Liberazione nella provincia di Reggio Emilia ci prega di rivolgere a suo
nome un vivo appello alle Persone ed agli Enti indicati affinché vogliano prendere in attenta considerazione l'esigenza del reperimento totale e della organica
classificazione e collocazione del maggior nUmero di studii, di atti, di documenti,
di giornali e di cimeli riguardanti la Resistenza reggiana dal 1920 al 1945, cioé
dall' inizio del fascismo alla Liberazione. T aIe esigenza può assolversi solo conferendo all'Istituto - che ha l'attrezzatura per riceverlo e per sistemarlo - tutto
ciò che da parte di Essi sia posseduto o sia ad Essi pervenuto, che comunque
interessi quel periodo della nostra Storia.
Ogni cosa, ogni documento, ogni notizia, ogni studio, che sia anche ritenuto di scarso valore per una visione settoriale, può invece averne o assumerne
uno ben rilevante ove sia messo in relazione ad altri, più importanti e più complessivi, e cioè per una visione globale, allo scopo di completare notizie manchevoli o di rettificarne altre fin qui ritenute valide o di contribuire a dare un
quadro più esatto e più vivo a problemi politici sociali e di lotta, a situazioni
o ad avvenimenti che già siano stati oggetto di studio o sui quali uno studio sia
in corso o non possa avere inizio per difetto di informazioni valide.
L'Istituto é già, ma dovrà sempre più diventare, oltre che il depositario
delle memorie della Resistenza, il luogo di un incontro per dibattere, precisare,
studiare e collocare in giusta luce tutto ciò che riguarda quel periodo) quelle
lotte) quei sacrifici e quelle speran:t,e) anche con la finalità di gettare su di esse una
giusta luce che serva a tutti) e specialmente ai giovani) per trarre da essi insegnamento) monito e sprone.
Siamo quindi ben lieti di farci interpreti di questo appello del C.E. dell'Istituto e di unire alla sua voce autorevole la nostra di modesti cultori di studii
storici.
«
RICERCHE STORICHE.
Per la libertà
della Grecia
Con la conclusione della guerra del 1945) nella quale tanta parte
ebbero i movimenti popolari di liberazione) sembrava che non sarebbe
stato più possibile il sorgere di nuovi regimi di tipo nazifascista:
regimi di terrore) di torture) di ergastoli) di deportazioni.
Ebbene: non è stato così. Nei giorniscorsi) per fare un esempio)
si è concluso ad Atene uno dei processi che ivi si svolgono - in un
clima e con garanzie del tutto simili a quelli che si celebravano innanzi al Tribunale speciale per la sicurezza dello Stato) istituito dal fascismo - allo scopo di eliminare l'opposizione al regime. Dunque
in Grecia - il cui Governo) a suo tempo) pur sottoscrisse) con la
partecipazione al Consiglio d)Europa ed alla Comunità europea) solenni patti internazionali di rispetto della libertà del cittadino e di garanzia di democrazia - in Grecia) invece) è stato possibile instaurare un regime di colonnelli negatore di tali impegni e di pretta marca nazifascista.
'
Ora) noi affermiamo che l'attuale regime della Grecia va messo
fuori legge in sede internazionale.
Il problema non deve essere strumentalizzato a fini di partito.
Deve invece essere agitato con una protesta la più aperta) la più energica e la più seria da parte delle forze) di tutte le forze che si richiamano ai principt della Resistenza.
Il Governo italiano si è già pronunciato. Ma non basta. Occorre
che si mobiliti tutto il mondo politico e culturale italiano: partiti, organizzazioni giovanili, associazioni sindacali) consessi accademici, atenei) scuole .
. I giovani soprattutto - ci consenta,no di rivolgerci a loro con
l'ansia di chi li vede nostri successori e li vorrebbe nostri eredi esprimano con serietà, con insistenza) con unità il loro sdegno) la
loro protesta) la loro volontà. Solo da un grande movimento di uomini liberi può essere pronunciata una parola di condanna che sospinga il Governo ad un'azione concreta per la salvaguardia dei diritti umani e civili dei popoli) di tutti i popoli .
.. RICERCHE STORIC.HE ..
tecnostampa . r .e.
I
«
FOGLI» TRICOLORE
Un giorno della seconda quindicina del settembre 1943, più di un centinaio di reggiani soprattutto professionisti, commercianti, impiegati, insegnanti - rinvennero, giacente nella buca delle lettere dI casa loro o del loro
ufficio o infilato sotto la porta, un singolare fascicoletto di due fogli formato
protocollo (quattro facciate) fittamente dattiloscritto e ciclostilato 'su carta di
qualità piuttosto andante. In alto, sul lato destro, vi apparivano ben marcate
due brevi linee parallele, tracciate con matita verde e rossa, distanziate fra loro
da uno spazio di altezza pari allo spessore delle righe colorate, spazio che biancastra essendo la carta - formava con esse la coccarda tricolore italiana.
Non c'era titolo; ma i singoli «pezzi» recavano strane firme: Caput, Lo Stariez,
Un Travet. E in calce alla quarta pagina si leggeva questa frase: Diffondete
questi fogli! e più sotto, a mo' di conclusione: Viva !'Italia!
1. - Per rendersi conto dell'importanza di questo fatto - a parte il valore intrinseco del contenuto di quei« Fogli », di cui si dirà - , dell'interesse che
esso suscitò fra la popolazione e delle reazioni alle quali diede luogo, occorre
riportarsi alla situazione di quei giorni.
Anche a Reggio si vivevano ore difficilissime. Ormai, la speranza in una
rapida avanzata degli Alleati verso il Nord o di sbarchi in Toscana o sul litorale
romagnolo (di cui la propaganda delle radio Alleate andava da tempo parlando)
si stava dileguando per far luogo ad una atmosfera opprimente, determinata
dalle vicende dell'8 settembre e dall'avanzare dell'autunno, che si annunciava
grigio e nebbioso - non solo meteorologicamente - e che faceva prevedere
un gelido e tristissimo inverno. Radio Londra - che moltissimi ascoltavano
in gran segreto, quasi assistendo ad un rito - aveva in quei giorni dato notizia che la liberazione di Napoli sareBbe stata imminente, sia pure a costo di
spaventose distruzioni e di gran numero di vittime. La marcia da Salerno alla
capitale campana (una quarantina di chilometri), che era stata prevista dalla
propaganda anglo-americana come una passeggiata, durava ormai da una quindicina di giorni e i progressi erano lenti e penosi. La gente faceva rapidi calcoli
semplicistici: se per quaranta chilometri occorrevano quindici o venti giorni, per
raggiungere il Nord sarebbero occorsi molti mesi, forse un anno.
Intanto il risuscitato fasdsmo, sotto specie repubblicana, si stava riorganizzando. Se anche i maggiorenti (i cosiddetti «gerarchi») del vecchio fascismo, testé crollato, ·erano in buona parte fuggiti o, almeno per il momento e in
attesa degli eventi, si erano mimetizzati (1), pure certe manifestazioni este(1) Di Giovanni Fabbrici e di Mario Muzzarini, i due principali esponenti del fascismo reggiano ante
25 luglio, non si avevano notizie. Anche Franco Mariani, succeduto il 24 giugno 1943 al federale Pianigiani
6
riori gettavano luce S1ll1stra sulla situazione: la sera del 18 settembre il redivivo
Mussolini - le fotografie successive mostrarono poi una larva d'uomo - aveva
parlato dalla Radio Monaco; il 19 il seniore Silvio Margini - fino ad allora
pressoché uno sconosciuto - aveva assunto il comando della 79" legione della
M.V.SN. in sostituzione del Fagiani; il 22, dopo la lunga vacanza prodotta dal
trasferimento del Vittadini, il prefetto di carriera Gardini si era insediato nel
palazzo del governo in corso Garibaldi; il 26 veniva annunciata la nomina di
una reggenza dell'appena costituita federazione fascista repubblicana, composta di uomini del tutto sconosciuti ai più: Dante Torelli, che si qualificò volontario di guerra, segretario; Aicardi Cesare, combattente, Wender Armando, organizzatore (sic!), Cavagna Virginio, sindacalista, e Poli Renato, grande invalido di guerra, membri (2); il 27 gli uffici della federazione erano stati ufficialmente aperti; il lO ottobre, da un bando minaccioso del comando germanico
la popolazione aveva avuto notizia ufficiale dei primi atti di sabotaggio compiuti da patrioti; il 4 la reggenza fascista veniva sostituita da un comitato federale così composto: avv. Giuseppe Scolari, segretario federale; Dante Torelli,
vice federale; Margini Silvio, Wender Armando, Olivi Gino (un ufficiale effettivo di artiglieria che, dopo aver difeso la caserma Zucchi dall'assalto dei
tedeschi, passò al nemico e si distinse per la sua attività di delatore) e Cavagna Virginio membri; capo della segreteria era stato nominato un tal Nino
Pelliccia, il cui nome ricorrerà poi sinistramente nel periodo successivo; nel corso
del mese di ottobre l'organizzazione federale si espandeva anche in provincia
e il giornale, che frattanto aveva ripreso la vecchia testata di Il Solco fascista
con la direzione di uno sconosciuto Augusto Rossi, annunciava la nomina di
decine di segretari politici in comuni della provincia e in ville del comune di
Reggio; il 25 il prefetto Gardini, durato invero l'éspace d'un matin, veniva sostituito da Enzo Savorgnan, con il nuovo titolo di capo della provincia.
Il disorientamento, succeduto all' annuncio dell' armistizio dell'8 settembre, faceva luogo così al diffondersi di uno stato d'animo misto di scoramento,
di· ansia e di preoccupazione. La popolazione avvertiva ormai un senso di manifesta oppressione che ingigantiva alla lettura dei bandi del rinnegato vice prefetto
Guerriero e del comando tedesco, al passaggio delle pattuglie tedesche che circolavano per la città armate fino ai denti ed allo sferragliare dei carri armati
(morto in un incidente ferroviario) ed in carica all'atto del crollo fascista, era scomparso dalla circolazione.
Il nome di costoro, comunque, non risulta nell'Elenco degli iscritti al fascio repubblicano di Reggio Emilia,
in possesso dell'estensore di questo scritto. Così pure in esso non risultano i nomi di esponenti fra i più
noti del vecchio fascismo. La lettura attenta di questo Elenco, che reca esattamente ben mille nomi, è
molto interessante, come interessantissima sarebbe una indagine sull'estrazione sociale, morale, culturale~' e
politica dei singoli aderenti. Non c'erano dunque, fra gli altri più noti fascisti, Pietro Pietranera, Gigino
Spallanzani, Mario Curti, Carlo Salvarani, Max Menada, Renato Bertolini, Emilio Sani, Gino Siliprandi,
ecc. che pur erano stati fra i promotori o fra i primi aderenti al fascismo reggiano del 1920; ma vi figurava, per esemplificare, Alberto Aleotti (divenuto successivamente noto per la questione delle Farmacie Comunali), il notaio Domenico Bizzarri (che acquistò una trista' notorietà per essere seato il compilatore di un
elenco di persone del ceto professionale, segnalato alla federazione fascista, da «eliminare », fra le quali
erano appunto l'avv. Balsamo, l'avv. Notati, l'avv. Polacci e l'avv. Ferioli, per nominare soltanto alcuni
di coloro che furono poi trucidati dai sicari fascisti), Celio Rabotti, l'avv. Giuseppe Scolari, Giovanni Dall'Orto, Vincenzo Bertani e molti altri, alcuni coerentemente rimasti fedeli alla scelta fatta allora, tanti altri
invece che hanno voltato gabbana trovando comoda ospitalità in partiti democratici .
.2) Da notare che l'Aicardi e il Poli non risultano fra gli iscritti al fascio repubblicano nel citato
Elenco. Infatti, pochi giorni dopo, quando la reggenza fu sostituita da un comitato federale, essi vennero
esclusi dal nuovo organismo e sostituiti con altri, iscritti regolarmente.
7
della Divisione Goering che manovravano nei viali della periferia. Per di plU,
qualche sparuto milite fascista in divisa S.S., abbandonata la pavidità dei primi
giorni, si aggirava spavaldamente per le vie semideserte ostentando pistole
enormi e bombe Sipe appese al cinturone.
Si sapeva che molti «sbandati» si erano rifugiati in luoghi sicuri per
sottrarsi alle chiamate di Graziani. Non si aveva invece nessuna notizia dei militari che non erano sfuggiti alla cattura tedesca e che si sapeva esser stati avviati a Mantova e poi sulla via del Brennero. I più avvertiti supponevano - più
che sapere - dell'esistenza di iniziative politiche di resistenza e di riscossa;
circolavano anche voci sommesse di gruppi armati che si andavano organizzando
sui monti; ma tutto era circondato dal mistero, rotto soltanto dalle notizie di
isolati sabotaggi.
In questa apparente stagnazione, improvvisamente, ecco un segno di
vita: l'apparizione dei «Fogli ».
2. - A questo punto sembra opportuno esaminare come, in quell'ambiente
e in quella situazione, sia stato possibile il sorgere e il realizzarsi dell'idea di
scrivere, di pubblicare. e di diffondere quei «Fogli ».
E' da dire subito che, fra gli studenti medii ed anche fra i giovani diplomati reggiani (non si accenna ad analoghi atteggiamenti di universitari o di
giovani laureati, solo perché costoro nella maggior parte erano chiamati o richiamati alle armi), da tempo serpeggiavano motivi di insofferenza e di fronda,
soprattutto contro le restrizioni della libertà e contro i rigorismi formali del
cosiddetto «costume» fascista. Pochi sanno, ad esempio, che nella primavera del
1943 questi fermenti si manifestarono con un segno evidente e pubblico. Ciò
avvenne il 21 aprile, in occasione del rituale giuramento dei giovani fascisti
che compivano il 18° anno, nella cerimonia che si svolse sul piazzale antistante
la casa della G.I.L. Alla richiesta, rivolta ai giovani dal loro comandante:
«Lo giurate voi? », un intero settore non ris ose. Il fatt inusitato fu chiaramenté avvertitò, tanto
e le Autorità presenti alla cerimonia apparvero visibilmente imbarazzate, ed in seguito fu ordinata e venne svolta una inchiesta.
Tuttavia, nonostante le lusinghe e le minacce ,fatte a diversi giovani separatamente interrogati, tale inchiesta non approdò a nulla perché evidentemente gran
parte dei giovani che, più per inerzia che per convinzione, avevano giurato furono solidali con chi, allora, per protestare aveva solo il sileniio ( 3 ) .
Fra i giovani studenti più attivi nell'insofferenza al fascismo erano Franco Rabitti di 17 anni, scomparso poi tragicamente dopo la Liberazione, il diciottenne 'Guido Varini, studente dell'ultimo anno di Liceo, il sedicenne ~­
rio Cattani, ma deput~to del PSU, Gi~jQ Tmentj di 17 anni, ora avvocato e
dirigente dello stesso Partito, Eugenio Salvarani pure diciassettenne ed ora architetto ·e presidente del Comitato~ regionale della programmazione economica,
Corrado Turrini di 18 anni, ora medico residente a Roma, Enrico Cavicchioni,
diciottenne, cacLto alla Bettola nel giugno 1944, l'appena diplomato geometra
V'baldo
Morini, ventenne, e Mario
Ferrari, diciannovenne, diplomando in ra«
e
gioneria. (4)
~
(3) Testimonianza di Gnido Varini comma l0, in possesso dell'estensore di questo scritto.
(4) Testimonianza di Ubaldo Morini comma 5°, in possesso dell'estensore di questo scritto.
/
8
Dopo il 25 luglio, fra costoro e qualche altro amico fidato, si scambiavano idee genericamente antifasciste. Un giorno, verso la metà di settembre,
andando in bicicletta assieme al Morini a Pieve Rossa ave era sfollata la sua
famiglia, Guido Varini e il suo compagno di gita, discutendo della situazione,
si convinsero che il tempo delle proteste « silenziose »era finito e che era ormai
necessario «fare qualche cosa» contro i tedeschi :e i fascisti.
Sorse così in essi l'idea di redigere e diffondere clandestinamente un foglio ciclostilato periodico con esposte idee patriottiche e pertanto antifasciste ed
antitedesche. I due ne parlarono anche col Ferrari, il quale ne fu entusiasta.
Da notare che il Morini e il Ferrari erano, allora, aderenti all'Azione Cattolica
(o almeno assidui frequentatori della canonica di S. Pellegrino), mentre il VaIrini professava idee laiche; ma tutti tre erano legati dal comune sentimento
. antifascista, pur senza possedere una specilfica preparazione ideologico-politica,
accomunati soprattutto dall'anelito verso la libertà dagli oppressori interni e
stranieri.
Dall'idea, alquanto grezza e velleitaria, i tre invece passarono subito all'azione realizzatrice. Anzitutto pensarono ai mezzi finanziari: e questi furono
intanto reperiti svuotando i borsellini dei risparmi da ciascuno di essi custoditi, mettendone in comune il contenuto (alcune centinaia di lire) per acquistare la carta, le graffette per tener. e uniti i« Fogli », l'inchiostro, i fogli cerati
etc.; poi allo strumento di stampa, cioé un ciclostile: ed a ciò provvide il Mo. rini, che si rivolse al curato del Duomo, don Armando Montanari, chiedendogli
in prestito quello strumento col pretesto di dover fare delle circolari organizzative per la gioventù cattolica, della quale egli :ed il Ferrari erano partecipi; poi,
ancora, all'organizzazione interna ed alla distribuzione dei compiti: Morini assunse di scrivere il fondo - diventando di fatto direttore della pubblicazione - , gli altri due si impegnarono di scrivere pezzi di spalla; e infine agli
pseudonimi: Morini si autochiamò Caput, per il particolare significato antitedesco della parolà e come augurio per il crollo del nemico; Varini assunse lo
pseudonimo di Un Travet, che aveva letto in una vecchia rac~lta di CritiCa
soctate, la gloriosa rivista' di Turati e Treves e talvolta quello di P.olemik. Infine
Ferrari si firmò intanto con lo seudonimo Lo Stariez (il Santone), data la sua
propensione per 1 prd lemi politico-religiosi, salvo assumere successivamente altri pseudonimi: Carneade, Il Tecnico etc. (5)
r
,
1
I
3. - Delineate sommariamente le premesse ambientali, sembra opportuno
ora fare una precisazione, anche per indicare i limiti di questo scritto. I « Fogli »
uscirono in due periodi: il primo, dalla seconda metà di settembre alla prima
quindicina di novembre 1943, e durante questo periodo furono pubblicati 6
numeri; il secondo, dal marzo al novembre 1944, nel corso del quale vennero
alla luce ben 28 numeri (6). La preoisazione è importante anche perché questo
scritto si riferisce soltanto all'origine dell'iniziativa ed al primo periodo, dato
che chi scrive è in possesso dei primi sei numeri, cioé di tutti i «Fogli» usciti
in quei 50 giorni, mentre possiede solo 13 dei 28 numeri del secondo periodo,
né ha potuto reperire i restanti: il che non gli fornisce una sufficiente docu(5) Testimonianza cito di Morini, comma 4°.
(6) Testimonianza id. id., comma 3°.
9
mentazione per uno studio accurato, obiettivo e completo del secondo tempo (7).
La sospensione, che determinò la fine del primo periodo e che ebbe luogo nel novembre 1943, fu causata da un fatto singolare che vale la pena di
ricordare.
I tre redattori-stampatori-diftusori dei «Fogli »,esauriti i loro risparmi
versati nella cassa comune, si dovettero riproporre il problema del finanziamento
dell'impresa. Ma non sapevano a qual santo votarsi. Allora, sia pure col dissenso di Varini, Ferrari e Morini ebbero un'idea geniale:aPP!~riarsj della
cassa dell'Associazione cattolica diocesana. Detto e fatto: 1'11 novembre 1943 i
due- accedéttero alla sede di quell'oi:gànizzazione, forzarono il cassetto ove si
trovavano i soldi e si impossessarono della somma di L. 616 in esso rinvenuta.
La cosa sarebbe passata liscia, se inattesamente un clTrigente d~ll'Azione Cattolica non fosse entrato a «disturbare» i due nel loro ... lavoro. Uno di questi,
il Ferrari, in possesso di una pistola, la puntò decisamente sul «disturbatore »,
il quale subì e lasciò andare i due giovanotti, ma riferì a chi di ragiOne. Morini e Ferrari, dopo un giorno di pensamenti, decisero allora di presentarsi spontaneamente all'Autorità confessandosi autori del reato, senza peraltro accennare
al movente. Furono arrestati e rinchiusi. nel cal'cere di S. Tommaso z -~i'
detenuti comunj i~:a:c-~no armata., Quivi Marini «alloggiò»
p;i con Arrigo Benedetti, con Alcide Cervi e con altri detenuti politici, fina a .
che - in seguito al bombardamento del 7 gennajo 1214 - paté evadere, come
e~Ferrari. Beneficiando poi di un provvedimento di clemenza emessa I
dàlla Repubblica sociale, riuscirono entrambi a sottrarsi alla detenziane preventiva ed all'immediata giudizio (frattanto 'sul fatto era stata aperta istruttaria
formale) .
Il Varini, avvenuto l'arresta dei due campagni e rimasto sola con tutta
il materiale in casa sua, camprese subita che la contemporanea scomparsa dalla
circalazione dei «Fagli» avrebbe potuta essere callegata con la carcerazione
di Ferrari e Marini, e determinare sospetti. Cercò allora «disperatamenteaiu«ti; ma, fra tanti antifascisti a chiacchiere del suo ambiente, nessuna volle
«minimamente compramettersi. Soltanto Veneria Cattani, di cui conosceva le
«idee, si unì a me con giavanile entusiasmo ». Insieme, per diversi giarni, essi
curarano la diffusione del sesto numero (ultima della prima «serie»); operazione che fecero con meditata lentezza per cercare di prarogare il più possibile
l'effetto dell'alibi, distribuendo anche le copie quasi illeggibili, pur di dare la
sensaziane della sopravvivenza dell'arganizzazione. 'Poi, restituirano il ciclastile
al curato del Duama, bruciaronO' il residua materialee« tutta parve finita» (8).
Questa callaborazione col Cattani, a parere del Varini, fu assai impartante anche perché assicurò - attraverso la sua persona - la continuità ideale
fra il prima e il secondo periodO' di pubblicaziane dei «Fogli» (9) .
i
(7) Basti ricordare qui che Marini riprese in marzo la direzione dei «Fogli », (seconda «serie») ma che
la redazione si impinguò con l'apporto di altri «giornalisti» più impegnati politicamente. Ne nominiamo
soltanto alcuni: Eugenio C r zzola (Luciano Ge
e ali s Bellis, Carlo Fen:i CHarlott2, Antonio Grandi
(Dario
..
.
. rio, Franco Rabitti (Franch , don Guido
.
Kerenski ed altri; menarrocchia di San
tre il lavoro di dattilografia e di riproduzione a c c osti e vemva svolto in luoghi dIversI
Bartolomeo, Via Toschi 16, Via Em. San Pietro, ecc.) e quello di distribuzione era affidato a un più vasto
gruppo di giovani, fra cui si distinse il Salami.
(8) Testimonianza cito di Varini, comm 6°.
(9) id. id., comma 7°.
10
Dopo la Liberazione, la Giustizia ebbe regolare corso. I due, avendo
rifiutato l'amnistia, vennero rinviati a processo innanzi alla Corte d'Assise ordinaria,e questa nella sua udienza del 10 luglio 1946 ('Presidente Baggioli e
I P.M. Laurens), sentita la impostazione giuridica data dalla difesa, li assolse con
J formula piena «perché il fatto non costituisce reato» (la).
l'
4. - Il primo numero (della prima «serie») - senza titolo, come
quelli che seguirono - venne dattiloscritto dal Varini sulla macchina da scrivere nell'ufficio di suo padre. I tre poi si dedicarono assieme al lavoro di riproduzione al ciclostile, eseguendolo di sera in casa di Morini. I successivi cinque numeri, invece, dattiloscritti sempre dal Varini, vennero passati al ciclostile
e «cuciti» nella soffitta della casa di questi.
La diffusione fu curata dai tre amici, talvolta col concorso di qualche
altro fidatissimo. Si riempivano le tasche - con una tipica incoscienza dei pericoli che correvano - di «Fogli» accuratamente ripiegati in quattro e poi,
girando e quasi bighellonando indifferenti per le vie della città e spesso mascherando il gesto con lo schermo di un giornale aperto che uno dei tre fingeva
di leggere, il plico veniva introdotto nella buca delle lettere o infilato sotto la
serranda dei negozi. Tutti i primi sei numeri vennero recapitati con quel sistema
anche alla Prefettura, nonostante la vicina presenza di militi o carabinieri: ed
infatti il prefetto e poi il capo provincia li ricevevano e li leggevano regolarmente. Un giovane studente, Giorgio Scolari, ventunenne ed ora medico chirurgo, fu uno dei fiancheggiatori della distrihuzione e si incaricò di farne trovare
una copia anche in casa del federale, l'avv. Giuseppe Scolari, cugino di suo
padre, nella villetta che abitava in San Pellegrino (11).
Un pomeriggio dell'ottobre, in viale Timavo di fronte al laboratorio che
ivi conduceva il marmista Sezzi, i tre amici vennero fermati da una pattuglia di
soldati tedeschi. Avevano le tasche piene di «Fogli ». -FUrono~condotti in un
v~ caffè (che esiste ancor oggi) ed ivi perquisiti. Evidentemente si trattava
di truppe appena scese dal Brennero, che non conoscevano una sola parola di italiano. Si passarono l'un l'altro i «Fogli» e finalmente rinunciarono a capirne
il significato, frastornati anche dagli interventi dei tre che spiegavano più a
gesti che a parole che si trattava di manifestini pubblicitari. Finalmente liberi,
«cento metri più avanti» i tre ripresero, con incoscienza del pericolo pari alla
volontà di agire, il loro lavoro di diffusione (12).
5. - Abbozzato, pur con pochi tratti sommari, un quadro - diciamo fra romantico e quarantottesco dell'ideazione e della realizzazione materiale dell'iniziativa, è tempo ormai di passare all'esame del contenuto dei «Fogli» (prima »serie») e delle reazioni che essi suscitarono.
E' da dire subito che, a distanza di alcuni lustri, cioé in prospettiva storica, il giudizio a parte la valutazione largamente positiva dell'ardimento
dimostrato dai tre giovani - deve essere contenuto in determinati limiti.
Già l'articolo di fondo del primo numero, firmato da Caput e che avrebbe
dovuto contenere una specie di presentazione o almeno un abbozzo di pro(lO) in Reggio Democratica dell'l1 luglio 1946 n. 167" pago 2, si legga la cronaca del processo.
(11) Testimonianza cito di Morini, comm 5°.
(12) Testimonianza cito di Varini, comma 4°.
11
gramma, denota invece come l'opuscolo sembri destinato a diffondere plU sentimenti che idee. «Risorgere », un verbo che, scritto come titolo di un articolo di
fondo sul primo numero di un periodico uscito in quella seconda quindicina
di settembre, avrebbe dovuto avere un significato di ribellione e di riscossa,
si limita invece a contenere alcuni luoghi comuni che già avevano trovato larghissima eco nella stampa pseudolibera dei quarantacinque giorni. Vi si legge
infatti che la meta fondamentale che si doveva assolutamente attingere era
(nientemeno!) il raggiungimento della maturità politica. E' vero che subito si
aggiunge che tale meta non si realizza «né in un mese, né in un anno, ma col
lavoro di generazioni e generazioni ». Ma ciò denota appunto come si tratti
di un obiettivo velleitario o patetico, poco adatto al carattere di un periodico
di battaglia.
.
Poi entra in scena Lo Stariez il quale fa alcune divagazioni pseudo filosofiche sulla cultura tedesca in rapporto al mondo intellettuale italiano (il tutto
visto sotto il profilo dei carri armati che occupavano il Nord), le quali smentiscono il bilancio che si chiuse in tempi remoti fra romani e greci (vittoriosi
con le armi i primi, ma soccombenti di fronte alla «forza ed alla genialità»
del pensiero ellenico). E conclude che noi avremmo dovuto in quel settembre
essere i continuatori del Risorgimento e perseguire un solo scopo: la liberazione del nostro Paese dal nostro unico nemico, il tedesco. Ma in quale modo
avremmo dovuto pervenire a questa liberazione? Ecco, ahimé: non «con meschi«ni atti di sabotaggio né stupidi attentati alle persone », ma solo con «azione
«preparatoria a quella che sarà la lotta armata e violenta di domani ». In altre
parole: prepararsi spiritualmente per collaborare, all'arrivo delle armate Alleate,
per dare il colpo di grazia all'agonizzante Terzo Reich.
Ben diverso - se non addirittura contrapposto il disegno di lotta
espresso da Un Travet: non lasciarsi prendere dalla sfiducia, ma credere, sperare e soprattutto volere. Per questo l'appello si rivolge a tutti e conclude: «cer-f
catevi, unitevi, organizzatevi! » E continua: «Sotto le giuste bandiere dei nostri .
ideali lottiamo con ogni mezzo con la forza della disperazione» per cacciare
tedeschi e fascisti e «per conquistarci il posto che ci spetta nel mondo ».
Ma il secondo numero, uscito il 7 ottobre, manifestando un maggior
realismo nella considerazione del momento, contiene qualche cenno che rivela
l'avvio ad un mutamento di indirizzo.
Caput, intitolando il fondo «Conseguenze di una decisione », esce dal
vago e, usando lo stile polemico che gli è congeniale e che lo farà - dopo la
Liberazione - giornalista vivace e acuto, si propone di chiarire la posizione
di Badoglio. Di più, egli entra nel vivo del modo come impostare la lotta:
«I professionisti diano un'incondizionata adesione al Movimento e facciano
«viva opera di persuasione sui loro dipendenti. Gli studenti non si dilunghino
«in grandi frasi e vani propositi, pensino invece ad una aperta collaborazione
«con gli operai. Gli operai non abbiano pregiudizi sugli studenti, perché essi
«furono vittime di una stessa menzoniera propaganda» Concetti che contengono
in germe quella che fu l'idea unitaria della lotta guidata dal C.L.N., alla quale
- conclude - ognuno «deve dare tutto se stesso per la salvezza d'Italia », se
12
domani vorrà esser «degna di far parte del consorzio delle libere e civili
« Nazioni ».
E, di rincalzo, Un Travet con un breve articolo attacca violentemente i
fascisti e i gerarchi «senza coscienza, sfruttatori del popolo fuggiti in Germa«nia con bauli carichi d'oro e di vergogna ». E aggiunge: «Noi comprendiamo i
«tedeschi: essi lottano o credono di lottare per la loro Patria. Ma per voi fa«scisti, bastardi e ingrati, che vi lordate del sangue dei vostri fratelli per rima«nere un giorno di più al potere» nessuna pietà. «Giustizia sarà fatta ».
Anche Lo Stariez cambia tono: «I mezzi non ci mancano; le armi ci
« sono per colpire la Germania e le sue forze a rischio della nostra vita ».
Infine, un appello agli Italiani a proposito del Bando di censimento dei
{\·\militari. Esso termina così: «Una sola deve essere la parola d'ordine: NON
« PRESENTATEVI! ». E' detto tutto.
Nessun contatto vi era ancora stato fra i tre giovani e l'ormai già costituito C.L.N. provinciale; ma già si avverte una spontanea convergenza di idee
e di propositi.
Senonché, il terzo numero cala subito di tono e di mordente. Si rivela
quasi in contrasto col precedente e soprattutto si nota la mancanza di una
maturità politica che guidi quei giovani in una azione coordinata e coerente.
L'articolo di apertura è di Lo Stariez, il quale ritorna alle primitive divagazioni
teoretiche rivolgendosi separatamente ai fascisti ed ai tedeschi e conclude col
« prepariamoci per il domani ». Lo stesso Caput abbandona polemica e vivacità.
Solo Un Travet, esultando per l'avvenuta dichiarazione di guerra da parte di
Badoglio alla Germania nazista (13 ottobre), afferma: «Scendiamo in guerra
«per riscattare il tremendo passato, per conquistare l'avvenire e le libertà poli. «tiche. E' questo il momento di dimostrare che i nostri sentimenti antifascisti
«non sono né retorica né letteratura. Abbiamo il dovere di formare una quinta
«colonna perfettamente organizzata per provocare la disfatta nemica. Dobbia« ma combattere in ogni modo e con ogni mezzo ».
Tuttavia, il voluminoso fascicolo (tre fogli, cioé sei facciate) - dopo un
articoletto di Polemik in risposta ad uno scritto di don Angelo Scarpellini apparso su Regime fascista e violentemente aggressivo nei confronti del 25 luglio
- si chiude con un circostanziato appello ai giovani della classe 1924 di non
presentarsi e con una esortazione alle famiglie reggiane di ospitare e nascondere
i disertori tedeschi, ai quali gli stessi tre giovani dei «Fogli» avevano distribuito un man1festino da loro stessi redatto e tradotto in lingua tedesca da un
loro comune e fidato amico: Remo Messia (13). In esso si invitavano i tedeschi a desistere dalla guerra, a gettare le armi e - appunto - a rifugiarsi presso le ospitali famiglie italiane.
Anche in questo numero quindi, a parte le prime quattro pagine, appare una convergenza di idee (sia nell'articolo di Un Travet, sia negli appelli ai
giovani di leva ed ai tedeschi) con i propositi del C.L.N.; convergenza, ripeto,
germinata spontaneamente e non come frutto di intese.
Ed eccoci al quarto numero (data presumibile: 24 ottobre 1943), anche
I
(13) Testimonianza id. id., comma 5°.
18
esso un po' scialbo per il carattere che dovrebbe avere un organo di battaglia.
Incomincia con un lungo fondo di Caput: «Discernere» in cui, svolta un'appassionata difesa di Badoglio e giustificata la fuga del re da Roma, si riafferma
la volontà di lottare fino alla .fine per sconfiggere tedeschi e fascisti. Segue un
« pezzo» di Lo Stariez il quale, dopo una critica serrata al fascismo interpretato come regime paternalistico, autoritario e totalitario, rinnova a tutti l'invito
perentorio a non aderire al Partito fascista repubblicano, iniziativa del tutto
analoga a quella adottata dal C.L.N. nella sua prima riunione (28 settembre).
A chiusura poi della quarta facciata, il «Foglio» si occupa delle operazioni sul fronte russo dove i tedeschi si ritirano da posizioni che - dice testualmente - «erano da essi giudicate strategicamente formidabili perché fon« te di inesauribili risorse economiche necessarie alla prosecuzione della guerra ».
E si giunge così al quinto numero (probabile data: il 29 ottobre) che
reca un articolo di apertura di Caput, piuttosto propenso .ad usare dei verbi
per intitolare i suoi scritti. Questo reca appunto il titolo: «Non fraintendere »,
ma sembra scritto apposta per confondere le idee; tuttavia par di capire che
«il popolo ha bisogno di sperare in qualcuno se vuole superare felicemente le
« dure prove che lo attendono », identificando (si noti: «al momento») in questo qualcuno il Badoglio. E poi - e qui è chiaro - afferma che gli italiani
«prendono atto dell'attuale situazione istituzionale », ma nel profondo della
loro coscienza «essi sono per la repubblica ». Prima decisa posizione assunta
in materia.
E Polemik (altro pseudonimo del Varini) contesta vivacemente ad un foglietto a stampa uscito in quei giorni e che si autodefinisce La voce proletaria
«organo di studenti e operai », il quale «puzza tremendamente di G.D.F. », il,
diritto di fare una distinzione fra «vecchio e nuovo» fascismo. Ed argomenta:
«Non siete forse sempre gli stessi che solo quattro mesi fa inneggiavate alle
«Corporazioni, giuravate sul re e lodavate la Conciliazione? Ma forse ciò è
«ingiusto: voi non siete mai stati né col re né contro il re; voi non siete mai
«stati nulla poiché non avete idee vostre e stupidamente ribalbettate i luoghi
«comuni della propaganda fascista. Se domani questa stessa -propaganda inneg«giasse al Buddismo, voi senza tanto pensarci con lo stesso falso entusiasmo
«vi fareste buddisti ». Considerazione senza dubbio sensatissima e che anche
oggi fa pensare. Alla fine dell'opuscolo, il Ferrari (con lo pseudonimo consueto di Lo Stariez) inizia una campagna contro la persecuzione ebraica che in
quei giorni assume aspetti drammatici anche a Reggio, per sboccare poi nei
provvedimenti dei primi di dicembre adottati dal commissario prefettizio del·
Comune.
6. - Prima di passare all'esame del sesto ed ultimo numero del primo
« periodo », conviene accennare alle reazioni che destarono i primi cinque «Fogli »: reazioni fra la cittadinanza, oppressa dalle preoccupazioni che la vita offriva ormai in tutti i settori dell'attività, spaventata dalle incursioni aeree (veramente, più dagli allarmi che dalle incursioni che ancora non avevano toccato
la città) e ormai delusa al riapparire dei fascisti la cui resurrezione dopo lo
s,facelo del 25 luglio faceva cadere le ultime speranze in una rapida conclusione;
fra il gruppo di militanti antifascisti che gravitava attorno al C.L.N.; e infine
14
nell'ambiente fascista, il quale aveva manifestato fino ad allora un'ufficiale indifferenza verso quella coraggiosa iniziativa.
Le centinaia di cittadini ai quali erano stati recapitati i «Fogli », sulle
prime, non credettero ai loro occhi. Ma come? In quel regime di piatto conformismo, in quel clima di terrore, coi fascisti tracotanti che riprendevano a
mostrare la «faccia feroce », coi tedeschi che facevano pesare sempre più la
mano dell'occupazione con le requisizioni, gli ordini di comportamento civile,
l'intervento nella distribuzione dei viveri etc., con i bandi prefettizi che minacciavano pene e rappresaglie, vi era dunque qualcuno clle aveva ancora il coraggio di dire la propria opinione e di interpretare le opinioni diffuse sui fascisti
e sui tedeschi, scrivendo un giornaletto e per di più diffondendolo fra la cittadinanza? Alcuni si affrettarono - spaventatissimi - a distruggere quei «Fogli» indiscreti che venivano a recare altre componenti di turbamento, altri ne
parlarono in segreto con amici, altri infine - manifestazione di incredibile eroismo! - ebbero l'ardire di farne segretamente qualche copia e, ubbidendo all'invito espresso dai compilatori, di passar]e con mille precauzioni ai fedelissimi.
Dunque c'era qualcuno che non accettava la situazione, qualcuno che si
ribellava e che invitava gli altri alla riscossa! Ma chi erano questi valorosi?
Il fantomatico C.L.N.? Gli uomini che il 25 luglio erano apparsi alla ribalta
nel Comitato di intesa patriottica dei partiti? Mistero.
Nell'ambiente antifascista, diciamo «ufficiale », l'iniziativa destò invece
sorpresa e simpatia. Dal testo degli articoli, si intuì subito tuttavia che essa
non poteva essere che l'azione di giovani e, per di più, di giovani quasi totalmente sprovvisti di una qualsiasi preparazione per una lotta politica ed armata: appunto per questo, ancora più apprezzabile. Da parte del C.L.N. - al·
cuni membri del quale furono casualmente fra i destinatari dei «Fogli» - si
fecero cauti sondaggi per sta:bilirne la provenienza. Fu rivolta subito l'attenzione verso l'ambiente studentesco e, poiché sopravviveva l'organizzazione della
FUCI e alcuni sacerdoti, molto vicini ai promotori e dirigenti del C.L.N., ne erano ispiratori o assistenti, così l'indagine si diresse soprattutto a quel settore. Il
risultato fu positivo: fu individuata l'origine studentesca, ma non furono rivelati nomi. Almeno per il momento.
Ben differente fu il contraccolpo in. campo fascista. Fino ad allora l'at·
tività antifascista si era manifestata solo con sabotaggi alle palificazioni telefoniche, con l'asportazione di alcune centinaia di fusti di carburante da un deposito militare in Villa Gavasseto, con la quasi totale disobbedienza all'ordine
di «controllo e censimento» dei militari, eseguito dai Comuni, e con la resistenza ai Bandi dei comandi militari per la chiamata della classe 1924. Tuttavia
i fascisti sentivano per l'aria il maturare di gravi eventi. Non per nulla il Torelli
e, successivamente, il Rabotti (14) avevano fatto tentativi ed avances per una
« pacificazione », che tuttavia non ebbero alcun seguito. Inoltre, le radio straniere non mancavano di riferire l'esistenza o la formazione di bande armate
di ribelli e di gruppi politici attorno ai C.L.N. La stessa stampa nazionale, già
(14) Il Torelli con un appello riv:olto alla cittadinanza il 26 settembre, e il Rabotti con un manifesto
pubblicato il 10 ottobre in occasione della ripresa delle funzioni di Commissario prefettizio del Comune
di Reggio: Cfr. Il Solco fascista, date indicate.
15
ripresa in mano dai nuovi padroni fascisti repubblicani, la quale si allarmava
al ronzio di una zanzara, in una rubrica intitolata (con tipico vocabolo mussolini ano ) Stupidario - che avrebbe dovuto riferire solo notizie sballatissime messe in giro dalla propaganda Alleata, ma che in realtà a volte conteneva l'indicazione di fatti realmente avvenuti e che solo la cieca imbecillità fascista riteneva
non veri - narrava di azioni a largo raggio, di collegamenti fra Nord e Brindisi (15), e così via. D'altra parte, anche nel reggiano si sussurrava dell'attività
di nuclei che si erano formati in montagna fra «militari sbandati» e prigionieri Alleati fuggiti dai campi di Fossoli (16).
L'apparizione di questi «Fogli» fu quindi interpretata come espressione
di una forza che si muoveva, forse addirittura di una organizzazione in germe,
prima, e in atto, poi, a fianco o nell'orbita dell'azione del C.L.N., di cui non
si sapeva ancora l'esistenza, ma di cui si temeva l'avvenuta costituzione, tuttavia
brancolando nel buio.
Ma a tale apparizione non fu dato subito un peso eccessivo. Senonché, il
persistere dell'iniziativa e la regolarità con la quale si attuava la pubblicazione
dei «Fogli », cioé a intervalli di tempo pressoché eguali fra loro, divennero la
prova idonea per far supporre agli allarmatissimi gerarchi del fascio repubblicano che fosse in atto una vera e propria azione organizzata e che essa, per di più,
si manifestasse con il carattere di una beffa atroce verso il tracontante prestigio del rinato fascismo. E questo, allora, cominciò ad allarmarsi: dall'irrisione
o dal compatimento che accolsero i primi numeri si passò rapidamente ad una
irosa insofferenza, che si mutò in mal contenuta irritazione per l'impotenza in
cui si era di conoscere chi organizzava, chi scriveva, chi stampava e chi distribuiva quei maledetti e fastidiosi «Fogli ».
Allora i nuovi «gerarchi» si mossero. Dovendo riconoscete la propria
incapacità a compiere un'indagine che potesse fruttare risultati positivi, essi si
rivolsero alla Questura, la quale riceveva - anche essa, naturalmente - con regolarità i «Fogli », ma si limitava ad inviarli «per conoscenza» al prefetto,
prima, e al capo della provincia, poi, nell'ipotesi che non li avesse ricevuti anche
lui. Invece il recapito a costui veniva effettuato con tutta puntualità con la
introduzione dei «Fogli» anche nella buca delle lettere del portone del palazzo
della prefettura (quello di fronte alla chiesa della Madonna della Ghiara), operazione effettuata personalmente da Caput.
Ma anche le indagini della Questura non sortirono alcun risultato. Forse
in Questura qualcuno sapeva, ma accuratamente taceva. Lo si poté constatare
quando, durante il secondo periodo di diffusione dei «Fogli» (marzo-novembre 1944), il Servizio Informazioni del C.L.N. ebbe modo di stabilire che la
Questura riceveva regolarmente i «Fogli» ed insabbiava tutte le pressanti
(15) Quest'ultima notizia era vera. Anche nel reggiano un intrepido sacerdote, don Domenico Orlandini
(che poi assumerà un ruolo importante nella lotta armata col nome di battaglia Carlo) andò compiendo
in quei giorni viaggi avventurosi verso il Sud, ave aveva stabilito contatti col governo di Badoglio, ad esso
recando notizie e da esso ricevendo istruzioni per il C.L.N.
(16) Nell'ultima decade di ottobre avvenne il disarmo del piccolo presidio di carabinieri in Toano
ad opera del gruppo che faceva capo ad 4k!.0 .fervi, Gi!!E;. ~_ ad Arturo pedrR.!!i, Spartaco, che determinò
il primo allarme in campo fascista per individuare lÌ centro di attività che poi si svolse nella casa dei Cervi
a Campegine e che portò all'arresto di tutta la famiglia, avvenuto il 25 novembre.
16
richieste di indagini che, tanto il Savorgnan quanto il federale dell'epoca Wender
(dal 31-3-'34), le rivolgevano per la ricerca e la individuazione dell'organizzazione
che si supponeva fosse una branca del C.L.N.
Allora fu necessario passare al contrattacco sullo stesso terreno: quello
giornalistico. Per far ciò, nessuna occasione migliore si presentava, in quello scorcio di autunno, di quella dell'uscita del primo numero del nuovo «settimanale
del fascismo reggiano» Diana repubblicana che venne alla luce in coincidenza
con la fatidica data del 28 ottobre (17). A pagina 2 di detto giornaletto si
legge infatti un corsivo dal titolo «Contropelo », firmato Figaro la cui identità
è facilmente riconoscibile nella persona di Dante Torelli, vice commissario federale. Dice il corsivo:
Che mattacchioni quei signori che di tanto in tanto ci fanno arrivare il loro
bau,bau di lupi mannari. Ci interessano non tanto come attori anonimi di una comica commed1a quanto per il fatto che non riusciamo a classificarli. Non sappiamo se metterli
nella categoria dei timorosi, che pur di non rischiare la pelle loro venderebbero anche
quella della madre, o parli in quella dei prezzolati o 'dei traditori.
Se corressero tempi normali pagheremmo un occhio della testa, propensi persino a
spendere due soldi in bagordi e gozzoviglie, pur di godere un po' della loro compagnia,
pur di conoscerli a fondo e fare qualche matta risata ...
Purtroppo «mala tempora currunt-» e l'ora cruciale che attraversiamo ci impone
un contegno adeguato, delle restrizioni e il dovere di mettere i puntini sulle i ed aggiungere il taglio alle t ... , se necessario.
Comunque, chiunque essi siano, dobbiamo dir loro una parola chiara e specifica,
esortandoli a non farsi pescare con le mani nel sacco. Dobbiamo dir loro che noi, come
ahbiamo il massimo rispetto per le idee onestamente professate, così abbiamo pochissima
simpatia per i ciarlatani, per gli imbonitori, per i fifoni, e nessuna pietà per i traditori. Con
questi siamo stati troppo generosi in passato, ed è costato quel che tutti sanno; esserlo
ancora sarebbe estremamente puerile e idiota. Si ricordino del vecchio adagio: tanto va la
gatto al lardo che ci lascia lo zampino.
Tra poco entreranno in funzione i Tribunali speciali e se proprio lo desiderano
(17) Vale la pena di soffermarsi un momento su questo parto giornalistico dell'epoca. Il giornale consta
di un solo foglio (due facciate). E' stampato dalle Off. Grafiche E.L. Pedrini di Reggio. Un numero costa
cent.mi 50. Ne è responsabile Armando Wender. Contiene un «fondo» firmato da Giuseppe Scolari con la
qualifica di commissario federale, in cui la retorica travalica ogni argomento, se pur ve ne siano. C'è poi un
«Appello ai giovani}) di tal Carlo Confetti, universitario. L'articolo comincia cosi: «Il nemico non passerà.
«Questa sia la volontà di ogni vero italiano. In questo momento drammatico ed avvilente non dobbiamo
«rassegnarci all'onta, al disonore, non dobbiamo rimanere inattivi ». Per chi lo dimenticasse, secondo il
Confetti il «nemico» era l'antifascismo; «l'onta e il disonore» erano provocati da chi combatteva per
cacciare i fascisti e i tedeschi. Per il resto, l'autore si limita a ripetere pedissequamente gli slogans della
propaganda fascista anti~inglese, con i soliti triti argomenti contro la cosiddetta «demoplutocrazia ». Una
vera miseria.
Poi c'è un trafiletto a firma W. (probabilmente Wender) intitolato «Riscossa» che afferma che «il
«passo cadenzato delle nostre legioni in marcia verso il fronte (?) già risuona sul selciato (sic) delle
«città d'Italia ». E, con lo stile inimitabile della più bolsa retorica, conclude: «Attraverso il luminoso (!) pas«sato nel crogiuolo del tragico tormentoso presente si combatta con la certezza nel nostro avvenire ».
Non occorrono commenti.
Infine, dopo il corsivo di Figaro} di cui parliamo nel testo, ecco una pietosa serie diAvvisi pubblicitari
che vorrebbero essere burleschi o addirittura satirici e che invece, almeno riletti oggi, destano un sentimento
patetico verso quei poveri di spirito.
Tutto quà. Sappiamo che il federale Scolari è morto recentemente. Pace all'anima sua. Non sappiama invece dove sia finito quel Wender dopo l'avventura che lo vide, per sua fortuna, sfuggito alla meritata punizione a causa della strepitosa dabbenaggine di chi, dopo averlo catturato nei pressi di Casina, poi
lo lasciò libero «scambiandolo» con un piatto di lenticchie. Cosi come non sappiamo dove si trovi e che
cosa faccia quel Carlo Confetti, allora universitario. Speriamo che entrambi siano VIVI e sani e-che abbiano
avuto modo cos1 di constatare quanto furono imbecilli, se in buona fede, e delinquenti, se in mala fede.
I
17
potranno esser serviti, alla occorrenza, di barba e di parrucca, come tutti gli altri traditori
già catalogati e classificati.
l
Questo sfogo, queste minacce non hanno bisogno di commenti. Traspare da ogni parola la rabbia di chi non riesce a scovare il nido e il desiderio
di vendetta contro coloro che osano tanto. Da notare solo una cosa: Dante Torelli, qualche volta incontrava e si intratteneva con Caput che giungeva persino :
a «sfotterlo» per non essere capace di trovare il bandolo della matassa.
7. - Abbiamo dovuto fare questa «interpolazione» all'esame dei singoli
« Fogli» (prima serie) per poter spiegare il contenuto del sesto ed ultimo che
uscì ai primi di novembre, contenuto che rivela come i tre giovani non fossero
rimasti per nulla impressionati dalle minacce del potente vice federale.
Anzi, essi si rimboccaròno le maniche - come si dice - e si gettarono
nella lotta (e per ora nella polemica) con rinnovato vigore. Il sesto «Foglio»
in oltre 300 esemplari, infatti, rappresenta ed esprime questa ferma e rinnovata
volontà: combattere fino in fondo anche con le armi e continuare intanto nella
polemica - peraltro tuttaltro che priva di gravissimi pericoli.
Il fondo di Caput, infatti, è tutto una violenta polemica contro il discorso tenuto dal Torelli agli studenti (al quale aveva presenziato) nel salone
della Casa del fascio. Si può sapere, chiede sostanzialmente in esso Caput, su
quali fatti egli ha potuto affermare che la vittoria è «immancabile », mentre
invece i tedeschi, abbandonata Napoli, si stanno ritirando verso il Nord e
mentre in Russia il ripiegamento delle forze tedesche è in atto?
Di rincalzo Un Travet analizza le ragioni del crollo fascista, affermando
che dò è accaduto solo occasionalmente in seguito alla congiura di palazzo, ma
che in realtà ciò è avvenuto perché il regime «non ha saputo radicarsi nelle
«coscienze di noi giovani. Per conquistare l'animo dei giovani occorrono grandi
«idee e nobili esempi. Niente di tutto ciò ci ha dato il fascismo. Soltanto le
«grandi idee sono immortali e vivono perenni nei cuori di noi giovani. E' pro«prio in virtù della giovinezza che il verbo di Cristo, le idee della Rivoluzione
«francese e la dottrina di Marx hanno sppravissuto alle generazioni perpetuan«do il miracolo dell'immortalità ».
Lo Stariez - abbandonando la teoretica - apre una vivacissima polemica con Farinacci smentendo che come aveva pubblicato il gerarca su
Regime fascista - il direttore dell'Azione Cattolica, mons. Evandro Colli, avesse
invitato i men1'bri di quell'Orgartizzazione a servire lealmente lo Stato fascista
repubblicano. Tutto falso! grida l'articolista: e pubblica un telegramma col
quale mons. Colli dichiara pubblicamente che la notizia è inventata di sana pianta.
Ma ecco il pezzo più importante: la risposta cioé al corsivo di Diana repubblicana. E' firmato Quei signori mattacchioni; ma autore della vivacissima
replica è Varini, Un Travet (18). Vale la pena di riportarla integralmente:
(Chiediamo scusa al lettore se una volta tanto avremo il cattivo gusto di parlare di noi).
UN FIGARO BELLICOSO
Siamo informati che fin dal primo numero di questi fogli i Fascisti erano al cor(18) Testim. cito Marini, comma 6° e testim. ciI. Vatini, comma 8.
18
rente della nostra attività. Ciò nonostante finsero di ignorarci. Essi speravano che prima
o poi la nostra fatica sarebbe terminata nel silenzio e nel ridicolo senza suscitare interesse alcuno. Ma così non fu. Oggi essi sanno benissimo che in mille modi questi fogli si
diffondono, con ogni mezzo giungono a destinazione, sono letti, commentati e passati di
mano in mano. Il silenzio non è più passibile. Ecco quindi che essi cominciano con le minacce e le offese banali. Infatti nel n. 1 della «Diana repubblicana» sotto il titolo:
« Contropelo» il dinamico «Figaro» si scaglia contro di noi con una prosa degna di Mario
Appelius. Per non fare un grave torto alla nostra letteratura ne pubblichiamo alcuni: «Che
mattacchioni quei signori che di tanto in tanto ci fanno arrivare il loro bau"bau di lupi
mannari ». «Se corressero tempi normali pagheremmo un occhio della testa pur di godere
un po' della loro compagnia e fare qualche matta risata ... » Caro Figaro noi sappiamo benissimo chi sei: non stare quindi ed amareggiarti, non ·è lontano il giorno in cui ci conoscerai, ma sta pur certo che allora non sarai nelle condizioni ideali per fare delle risate.
Naturalmente quel giorno andrai a fare un prudenziale «giro a parenti» come hai
fatto il 26 luglio, ma ti sapremo pescare ugualmente. Dopo aver alternato una citazione
latina a diverse offese in italiano cominciano le minaccie: «Comunque, chiunque essi
siano li esortiamo a non farsi pescare con le mani nel sacco », «tanto va la gatta al lardo
che ci lascia lo zampino.» E con questo? Da chi scrive, a chi stampa, agli eroici spacciatori,
nessuno si fa illusioni. Sappiamo benissimo che siete sulle nostre traccie; ma questo non è
che uno stimolo a fare di più e a fare di meglio. Si ricordi però qualche scalmanato facNone che quando lavoriamo non siamo precisamente nudi e 5 colpi per voi e magari l'ultimo per noi siamo sempre disposti a spararli.
E' quindi inutile, caro Figaro, che ci ricordi il «vostro massimo rispetto per tutte
le idee onestamente professate »; lo conosciamo benissimo e meglio di noi lo conoscono
tanti disgraziati, da Matteotti alle migliaia di innocenti che avete soppresso per avere detto
quelle verità che oggi voi stessi siete costretti a confessare.
Ora, dopo aver fatto tesoro dei tuoi, avremmo due consigli da darti:
1) Perché, data la tua smania di menare il rasoio e di fare un po' di pulizia, non
cominci a guardarti intorno e magari allo 'specchio?
2) Perché invece di fare lo spaccone sui giornali o il bellimbusto in Federazione non
vai un pachino al fronte; magari come barbiere di battaglione?
Armiamoci e partite non ,è vero?
QUEI SIGNORI MATTACCHIONI
8. - Come abbiamo accennato sopra, il sesto è l'ultimo fascicolo dei
« Fogli» della prima « serie ».
L'iniziativa di que~ti tre giovani studenti non poteva concludersi meglio. Tanto più che il vice segratario federale Dante Torelli in persona, con un
articolo pubblicato da Il solco fascista del 12 novembre 1943 (in singolare fortuita coincidenza con la carcerazione del Morini e del Ferrari in San Tommaso)
e intitolato Caput, vai alla guerra! consacrava ufficialmente e pubblicamente
l'esistenza, la vitalità e la validità dell'azione patriottica ideata ed attuata autonomamente dai tre giovanissimi reggiani.
Il giorno dopo, i GAP attentavano al federale Scolari.
I «Fogli» sospenderanno la pubblicazione, ma la riprenderanno con
altro impegno nella primavera del 1944. Intanto però l'exploit si era prodotto
fin dal settembre, col risultato non trascurabile di allarmare e disorientare i fascisti e di far conoscere alla pubblica opinione che esisteva qualcuno che si ribellava con coraggio e concorreva così a preparare la riscossa. Naturalmente, per
raggiungere la meta vittoriosa, fu poi necessario il grande contributo di masse
popolari per la creazione di quelle formazioni di battaglia che pesarono in modo
19
decisivo sulla conclusione della lotta; ma è doveroso affermare che, nella determinazione della spinta che mosse il popolo reggiano alla riscossa, una componente che non va dimenticata fu la romantica e forse patetica iniziativa di
questi ragazzi.
VITTORIO PELLIZZI
I movimenti politici reggiani nel primo dopoguerra
Come annunciammo nel numero scorso, a 'Premessa dell'articolo di
Anna Maria Parmeggiani suUa Gioventù socialista, pubblichiamo ora un
lavoro di Aurora Cattabiani sulla Gioventù nel fascismo reggiano degli
anni 1920, '21 e '22.
Si tratta d4 uno studio che è frutto di una indagine resa difficile
dalla delicatezza e dalla complessità deUa materia e dalla reticenza dei
testimoni e che, per la quasi assoluta mancanza di documenti, si è
dovuto basare su fonti spesso di parte. Su di esso pertanto, come naturalmente su tutti i contributi di ricerca e di studio che abbiamo pubblicato o che andremo pubblicando, la Rivista sarà lieta di rioevere interventi critici o integrativi da parte di studiosi di quell' epoca, i quali
valgano a completare il quadro di quei tempi, tratteggiato con tanto
impegno dalla nostra Collaboratrice.
Nel prossimo fascicolo pubblicheremo, come abbiamo annunciato nel
precedente, il saggio di Vittorio Cenini su «La Gioventù reggiana di
Azione cattolica dal 1918 al 1922 », al quale seguirà - nel successivo ed
a conclusione di questa importante coUana di studii sul comportamento
politico della gioventù reggiana nel primo dopo-guerra - un saggio dz
Rolando Cavandoli sulla gioventù comunista negli anni venti.
I GIOVANI NELLE ORIGINI DEL FASCISMO
I
LE ASSOCIAZIONI GIOVANILI ANTEGUERRA
1 - Associazioni e fasci patriottici
Basta scorrere le pagine del Giornale di Reggio - Quotidiano Uberale
per sentirsi venire incontro, viva e vera, attraverso le sUe manifestazioni
spontanee la gente del tempo, tutta presa dalla importanza dei problemi suscitati da quello sconvolgimento nella vita pratica ,e ideologica, che fu la prima
guerra mondiale.
La parola d'ordine del primo dopo guerra, il motivo ricorrente in quasi
0gni foglio del succitato giornale .all'inizio del 1919, è «Organizziamoci ».
Fioriscono le associazioni nazionalistiche e «fasci» di ogni genere con
varia finalità, aggiungendosi a quelle stesse che, generate dal bisogno di provvedere ad opere di pubblica assistenza durante il periodo della guerra, non volevano più morire.
I soci s'erano trovati bene insieme nel fervore che nasce dal prodigar~i
a favore del prossimo in uno slancio. di carità verso la patria.
22
Persino. le danne avevano. farmata, negli anni della belligeranza, il loro.
fascio. A Reggia Emilia esisteva il «Fascio femminile Pro. Italia ». Si accupava dell'assistenza ai cambattenti, dei bambini scrofalasi, dei bambini fiumani
ai quali si mandavano. pacchi-dana e si offriva aspitalità. Alcuni bambini di
Fiume furano. accalti da famiglie abbienti; altri furono. allagati pressa il callegia
Buan Pastare.
Sottalineiama l'interessamento delle associaziani nazianalistiche reggiane
per la situazione di Fiume, paiché la campanente fiumana castituirà una delle
spinte più patenti versa la istituzione del prima nucleo. fascista reggiana.
2 - Associazione Studentesca
Diamo. ora una sguardo. alle associaziani giavanili patriottiche reggiane.
Le pagine del Giornale di Reggio, parlano saprattutta dell'Assaciazione
studentesca reggiana, «Dei Giovani Esplaratari Italiani (G.E.I.) », del «Gruppo.
Giavanile» del partita nazianalista.
L'associaziane studentesca reggiana esisteva già dal 1908. Nell'assemblea
generale del 29 navembre 1908 veniva approvata il sua statuto. su prapasta del
cansiglia direttiva. Stralcianda dal detta statuto. passiamo. dichiararne il fine;
infatti l'articalo 3° dice:
La Società si propone di assumere la direttiva di organizzare manifestazioni intel,\leuuali, feste, conferenz·e, di suss1diare la beneficenza cittadina, di istituire una borsa di
studio intitolata a Giosué Carducci per sussidi e premi a studenti meritevoli e bisognosi.
I
Nessun intenta palitica ,dunque, all'origine; ma tale intento andrà deciamente assumendo. via via durante la guerra e, ancor più, nel prima dapa guerra
fina ad or1ginare il fascia di cambattimenta.
In data 14 marzo. 1919 il «Giornale» pubblica la lettera di dimissiani
del presidente dell'associaziane Augusta Tedeschi il quale, «essendo. finita la
guerra »e ritenendo. che non sussistano. più le ragiani per cui aveva assunta lo.
incarica, rassegna le dimissiani da presidente dell'Associaziane Studentesca reggiana, nelle mani del nuavo presidente Am3LM~~
Veniamo. nella convinziane che l'Assaciazianoe stesse assumendo. atteggiamenti -contrari allo Statuto dal quale appunta nan erano. previsti fini di
ardine palitica.
Pensiamo. che le dimissioni del Tedeschi siano. state impaste, propria
perché cantraria all'aria di franda che spirava in seno. alla assaciaziane studentesca. Conforta la nastra ipotesi -il fatta della eleziane a presidente di Amas
Maramatti, simbalo dei giavanissimi, accesi di passiani che li rendevano. desiderasi di vivere una vita piena ,nella valòrizzaziane di quell'individualismo. eraica
a cui la guerra li aveva educati.
D'ara in pai l'assaciaziane sarà alla testa di agni manifestaziane patriattica. In data 26 aprile 1919 il «Giornale» dà natizia della grande manifestaziane tenutasia Reggia Emilia cantra «il tradimento. dell'Italia» perpetrato da
Wilsan. Vi leggiamo.:
@
Reggio nostra ha degnamente, ieri, unita la sua voce generosa a quella di tutto il
popolo d'Italia che s'è rizzato in piedi in uno slancio magnifico di unanimità e di fermezza onde il glabro smista di Parigi avrà molta materia di utile meditazione. Vivissima fu
l'impressione dellbsIéi!Te-- -gesto di Wilson in ogni ceto di persone.
La pubblica manifestazione era stata promossa dalla Associazione Studentesca Reggiana la quale aveva affisso «alcunì striscioni» per mezzo dei
quali si invitava la popolazione ad una riunione al Teatro Municipale «per fare
atto di solidarietà nazionale, specialmente pro Fiume italiana ».
Si fa notare ancora una volta la sensibilità dei giovani studenti alla rivendicazione della italianità di Fiume e la spinta che la componente fiumana va
imprimendo all'aff'ermarsi dello spirito fascista in quella parte di popolazione
reggiana di sentimenti nazionalistici. Il «Giornale» attesta:
Il comizio, così improwlsato per la generosa iniziativa degli Studenti, ebbe un
grandioso, magnifico svoLgimento; e riuscì solenne ed entusiastico, nonostante la improvvisazione; ... Al Municipale convenne una fol~a numerasissima, che lo gremì in ogni sua parte.
Gli studenti di Reggio vi intervennero in massa, così pure «tutti i rappresentanti delle Associazioni Cittadine di ogni specie... Erano intervenute anche numerose bandiere, d'ra le quali... quella dell'Associazione Studentesca ed altre. Il capitano Curli, a
nome degli intervenuri, propose l'ordine del giorno, dettato dal Comm. Nahorre Campanini, caro alla Studentesca reggiana, benemerita iniziatrice del Comizio, !lilla quale apprese
l'amore alla Patria e l'odio alla Forche di Asburgo ».
L'ordine del giorno fu inviato per telegramma a Orlando e Sonnino a
Parigi e al generale Diaz al comando supremo:
Reggio dell'Emilia con~enuta a -comizio rivendica alla Nazione Fiume italiana e
la Dalmazia e affida alI Governo aui plaude la difesa del diritto d'Italia e la tutela dell'onore della Patria.
Cottafavi, Spallanzani, Petrazzani, Morandi, Curli, Maramotti.
Vasti furono gli echi della dimostrazione pro Fiume e Dalmazia, contro
l'atteggiamento di Wilson.
L'Associazione Studentesca Reggiana mai cesserà dall'adroprarsi per dimostrare a Fiume il suo interessamento, la sua solidarietà, la sua ferma volontà
di riunirla all'Italia.
In data 13 febbraio 1920 il Giornale pubblica una relazione dal titolo
«Per una festa di umanità gentile» ove si dà comunicazione di un veglionissimo organizzato dall' Associazione Studentesca Reggiana a totale beneficio dei
bambini di Fiume e del Piave.
3 - Corpo nazionale gio-z;ani esploratori italiani.
Nel settembre del 1915 fu celebrata, nella nostra città, la solenne cerimonia - del giuramento prestato dai giovani esploratori reggiani, facenti parte
del Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani: la G.E.1.
Il fondatore della organizzazione locale, il prof. Bartolomeo Deon in quel
giorno pronunciò un chiaro discorso da cui emergono fra l'altro, la composizione degli iscritti e i fini della associazione:
24
Tra gli esploratori non ci sono divisioni di classi, di partiti, di religioni. Essi formano una famiglia sola, un'anima sola e grande, rivolta ai più nobili ideali della vita e
della società.
I
Un elemento caratterizzava l'associazione' un internazionalismo di colore massonico e~aga~ente democratico di -;;rlgine -;;;gl~assone il che non esc[ude;;' 'che in molti degli appartenenti studenti della media e piccola borghesia
si accentuasse l'elemento nazionalistico tanto che al sorgere del fascismo alcuni
di loro fecero parte del primo fascio, così come altri erano partiti volontari nella
prima guerra mondiale.
L'opposizione che i giovani esploratori ebbero da parte operaia, si risolse in episodi singoli.
I giovani venivano impegnati ed investiti di responsabilità nell'adempimento di un servizio sociale. Il Resto del Carlino del 4 settembre 1965 così
ricorda quel tempo:
Si era in piena guerra e i giovani esploratori, che per essa non erano nati, furono utilizzati nei più svariati servizi umanitari e di contingenza; essi si prestarono volonterosi e disciplinati, sacrificando tutto il loro tempo libero, negli ospedali militari, aH'arrivo dei treni carichi di feriti dal fronte, alla preparazione delle scatole-rancio ed in ogni
manifestazione patriottica e civile.
Educati militarmente, sentirono fortissimo l'ideale di carità verso la
patria, che vollero servire anche per il bisogno di attuarsi più pienamente, rispondendo ad uno slancio per il quale pensiero e azione aderivano perfettamente.
Avvenne che:
Parecchi esploratori partirono poi volontari in guerra, altri furono chiamati alle
armi e 'si ebbero i primi caduti. ..
Tutti si comportarono lodevolmente tanto che ricevettero encomi particolari dalle alte gerarchie:
Negli anni 1916-17, 1918 la sezione di Reggio partecipò sempre con forti nuclei e
con ottimi risultati alle colonne mobilitate in sewizi di guerra e i giovani che vi fecero
parte ottennero un brevetto ddll'atlora ministero della Guerra.
Potranno smobilitar,e gli animi questi giovanissimi a guerra finita? Potranno accettare la vita piatta di tutti i giorni, senza il colore dell'avventura,
accesi ormai dal sentimento del vivere pericolosamente?
-
No.
Tanto più che' s'era formata, in molti di essi, la psicosi di guerra, dalla
quale non manca mai, in chi la guerra accetta, la violenza.
Va creandosi il clima fascista e quando il fascismo prenderà corpo, non
pochi degli ex esploratori reggi ani riprenderanno slancio per promuovere l'iniziativa di organizzare un Fascio di combattimento anche in Reggio Emilia giustificato dalla protesta per il tradimento della nazione perpetrato dall'operato
di Wilson.
Anticipiamo fin d'ora il nome di alcuni ex-esploratori reggiani che ritro-
veremo tra i promotori del fascio di combattimento locale e poi attOrI m azioni
violente fermamente decisi a sostituire lo stato forte al parlamentarismo; sono
tra questi Dall'Orto Giovanni ( volontario di guerra) , Siliprandi I vanohe,
Vaga Bruno.
Figurano in documenti forniti dai giornali d'allora e nell'elenco degli e-'
sploratori riportato dal Resto del Carlino del 4 settembre 1965.
4 - Il Partito Nazionalista.
iDal_1910 esiste il 'partito:r-.Jazio. nalista fondato da Giulio De Frenzi, Alias /J
Luigi Federzoni, e da ....AJtfre'"X;BocCQ_giuristae poscia ministro, autore dei I/L
Codici fascisti.
Anche Reggio Emilia ha il suo Partito Nazionalista efficientemente
organizzato e deciso a battersi con tutti i mezzi a sua disposizione contro
qualsiasi movimento che non condivida le sue mire nazionalistiche, o per meglio dire imperialistiche, proprie della Destra conservatrice.
Fanno parte del Partito Nazionalista le «Camicie Azzurre », che costituiscono il gruppo giovanile del partito stesso, animato da spirito militaristico e
intransigente, «antiborghese» ma ben deciso, nel primo dopoguerra, a lavorare nel campo della gioventù borghese, per conquistarla ai suoi ideali, ai
suoi costumi, ai suoi metodi di vita, alla partecipazione attiva alla lotta contro
il Socialismo. Dal Giornale lancia i suoi messaggi a questa gioventù, che per
il momento sta solo a guardare. E' del 3 ottobre 1920 l'articolo «Gioventù
fiacca» vera requisitoria contro gli imbelli.
Stralciamo:
Nessuno spettacolo è più rattristante di quello oUerto dalla gioventù borghese dei
giorni nostri, vegetante nel torpore e nell'indifferenza in mezzo al turbinare spasmodico
della passione che caratterizzano questo periodo postbellico. Spento l'ardente soffio d'entusiasmo che fece delle scuole e delle case ricetta di virtù, assolto il gran voto d'amore e
d'olocausto verso la gran madre Patria, calmata la sete di gloria che trasformò i monti in
are sacre e le fangose trincee in solchi di paziente eroismo, superato in valore e martirio
gli eroi ed i guerrieri delle epopee, la nostra gioventù rifugge la lotta imposta dai nuovi
tempi e cerca oblìo nel gaudio materiale 'e nella .corsa verso gli impuri. piaceri. .. Riprenda
la gioventù il suo posto nell'agone della vita, arfili le nuove armi incruente, accetti il sacrificio delle nuove battaglie ed il paese non tarderà a ritrovare se stesso e le antiche virtù ...
Manca la firma; ma ve n'è forse bisogno per rivelare il marchio nazionalista?
I giovani della borghesia accoglieranno il richiamo; non verso le file
nazionaliste però; verso le file del nascente fascismo che ormai è alle porte;
sta anzi per nascere ,tenuto a battesimo, come vedremo, dal Partito nazionalista, da cui il fascismo prenderà il modello di organizzazione della gioventù,
i metodi, gli ideali, i fini. Il partito nazionalista sarà il maggiore responsabile
della genesi del fascismo reggiano.
26
Il
I PRIMORDI DEL FASCISMO
1 - T ardiva costituzione del fascio reggiano.
Nonostante la documentata esistenza delle associazioni nazional-conservatrici, nimicissime di ogni esperimento socialista, il fascio di combattimento a
Reggio Emilia nacq.ue tardi p(lpO dei fasci di Parma"'e di Bologna che si cosdtu1toiio ambedue il lO luglio 1920; il fascio di Ferrara si formò il lO ottobre
1920. La data ufficiale della fondazione del fascio di Reggio Emilia ·è considerata 1'11 novembre 1920; quello di Modena nacque il 15 novembre 1920.
EPpure ....il fascio di Modena eserciterà un preponderante influsso nella fascistizzazione del Reggiano; a tal punto che si pone il problema: il fascismo fu
Ifveramente
moto spontaneo nel Reggiano? Fu il movimento mussolinianO .sentito come necessario, fu manifestazione di una convinta ideologia sociale, o non
fu piuttosto imposto dal di fuori ,da professionisti della violenza?
La polemica fu impostata fino dall'insorgenza del fenomeno stesso nella
nostra provincia; se ne coglie l'eco in Gualazzini, che, nel suo ripensamento
sulla genesi del Fascismo reggiano vorrà smentire le affermazioni di' quanti negano l'accettazione del fascio da parte dei reggiani:
L'inaugurazione del gagliardetto fornì il pretesto per. organizzare una cerimonia o
una manifestazione di forze. Si ·dimostrava, così, la falsità dell'asserzione degli aViVersari,
che localmente, il Fascismo non fosse accettato da alcuno, neppure da coloro ai quali era
offerta, in via indiretta, difesa e protezione. Evidentemente i socialisti alludevano a certi
gruppi affaristici. Essi pare non si interessassero delle vicende politiche e si accordassero
con tutti, anche con gli stessi bolscevichi, i quali non disdegn8!Vano quindi contatti ...
borghesi! (1)
Il
Certo è c
fascismo fu assente dal Reggiano
uasi tutto il 1919
. . ..'
. .
..
·23
tanto ch
me.rzo 1919, data della fondazione dei Fasci Italiani di Comhattimento, fosse
pa"ssata inosservata nella nostra città e nella nostra provincia.
A Reggio l'adunata :del 23 marzo era passata quasi inosser,vata dalla maggioranza, briaca di ideologie
nulla affatto ideali, perché improntate a materialismo...
per
Per l'esattezza vogliamo precisare che Reggio non fu del tutto assente
dalla grande adunata di Milano del 23 marzo 1919; comunica il Il popolo
d'Italia: (2)
lI
Da Reggio Emilia
'La Lega Antitedesca di Reggio Emilia aderisce con entusiasmo, all'adunata del 23
, marzo e fa voti perché da essa scaturisca quella salda compagine di forze nazionali che
continuino nei dopoguerra l'opera fervida ed illJuminata che miri alla costituzione d'una
Italia nuova, più sana e libera e grande. L'associazione invierà un delegato proprio.
Auguri sinceri.
(1) U. Gualazzini, Cronache della vigilia rivoluzionaria fascista nella provincia di Reggio Emilia; sta
in Movimento delle squadre nell'Italia Settentrionale - IV - Val. 2.
(2) Il popolo d'Italia • N. 82 - 23 marzo, 1919.
27
Tuttavia anche nel Reggiano andava maturando la tendenza verso il
fascismo, soprattutto nei giovani; sicché
Nell'inverno 1919-1920 tre giovani idearono di istituire un nucleo fascista a
Reggio. Uno di questi tre giovani si recò a Milano da Arnaldo Mussolinicon il quale
era in relazione. (3 )
Gualazzini non dice chi ,andò a Milano; fa invece il nome di uno di
essi Amos Maramotti; tace il nome degli altri due giovani; né alcuna altra
fonte sZritta, da n.~ consultata, fa parola di essi. Secondo ronti orali gli altri
due sarebbero Milton Lari e Giovanni Dall'OrlO. Interessante, perché significativa documentaiione della situazIone reggiana, ci appare la risposta di Arnaldo, il quale
... diede loro il consiglio di attendere, perché tre persone non avrebbero' potuto
da sole affrontare una provincia come quella di Reggio, vera roccaforte del SociaHsmo
Italiano. ( 4 )
L'osservazione citata confermerebbe che il ,fascismo non era ancora sentito a Reggio; e ancora più lo conferma il fatto che, come vedremo, tra questa
visita dei «tre gatti» ad Arnaldo e la istituzione del fascio di combattimento
locale passerà, all'incirca, un anno. Fu un anno di «lavoro in profondità»
compiuto dai tre «ideatori» succennati.
Sappiamo che Amos Maramotti, essendo nato nel 1920, era giovanissimo; altrettanto giovani dovevano essere i suoi compagni, se Gualazzini afferma:
In un primo tempo ... li fascismo era solo dei giovanissimi. (5)
Ben possiamo quindi far rilevare che a Reggio Emilia il fascismo ebbe
una caratteristica tutta propria: fu fondato e volmo dai giovani.
Fonti orali confermano che:
In principio il fascismo fu solo di giovani e di ragazzi.
Parlando del fascismo, nella sua forma embrionale, resta pertanto sottinteso che alludiamo ai «giovani fascisti».
Gualazzini li appella sempre con questa perifrasi «giovani fascisti» e
non perché, a nostro avviso, avessero già una organizzazione autonoma in seno
al partito, ma perché i primi fascisti furono realmente giovani e giovanissimi;
vedremo poi che, accrescendosi le file dei gregari, anche i compiti dei giovani
si differenziarono da quelli degli anziani.
2 - La «Vittoria mutilata ».
E'nostra convinzione che il fascismo sia stato sentito dai giovani di, una
certa classe sociale, inquieti, ansiosi, tormentati dalla guerra e dal dopoguerra,
(3) Gualazzini,
op. cito
(4) Gualazzini, op. cito
(5) Gualazzini, op. cito
28
che troveranno la loro liberazione interiore soltanto nei fasci di combattimento
mussoliniani, i quali chiamavano i giovani all'azione, offrendo loro l'occasione
di superare l'uomo comune amante del quieto vivere, di diventare qualcuno,
rompendo le pastoie dell'ambiente piccolo borghese, che al giovane Amos Maramotti non offriva, per emergere, che l'organizzazione di feste di beneficienza
per una «Società bene» che, dominata dall'influsso del dannunzianesimo, aspirava a sua volta ad una azione di liberazione di Fiume, dandosi da fare, nell'attesa, per soccorrere «i fratelli» fiumani con l'invio di denaro e di viveri.
Ci richiamiamo ad Amos Maramotti perché è l'unico nome fatto da
Gualazzini circa i tre ideatori della istituzione del fascio locale, quindi siamo
sicurissimi ch'egli fu tra i promotori; in realtà dicendo Amos Maramotti intendiamo fare il ritratto spirituale degli iniziatori del fascismo locale, giovani che
tesero a superarsi in una norma di valori spirituali, in cima ai quali stava
l'deale tradizionale risorgimentale: la Patria. Il loro « slogan» era «La Vittoria
mutilata!» Li abbiamo del resto già visti in azione ad improvvisare manifestazioni patriottiche nelle pagine della premessa, dedicate alla Associazione Studentesca Reggiana.
Dunque circa un anno passò dalla ideazione alla attuazione dell'idea. Ma
il 1920, dice Gualazzini, non era passato invano; quei ragazzi lavorarono in
profondità.
Larghi scambi di idee fra i giovani studenti e reduci della guerra avevano fatto
intendere che anche in questa città si sarebbe potuto costruire il Fascio di combattimento. (6)
Risulta chiaramente che nel 1919 dovette semrbrare quasi folle impresa
costituire il Fascio di Combattimento nella città di Prampolini; ma, verso la
fine di ottobre del 1920, potenzialmente, il primo nucleo del fascio di combattimento era già in p'eA; mancava solo l'occasione che trascinasse quei giovani
« dannunziani» a dichiararsi pubblicamente fascisti.
3 - Novembre « patriottico ».
L'occasione si presentò nel mese di novembre:
Il mese di novembre 1920 fu una esplosione di manifestazioni patriottiche, in parte dovute a sincero sentimento di particolari categorie, in parte, dovute a tecniche propagandistiche psicologicamente studiate per scuotere gli animi.
Si cominciò con la commemorazione dei defunti per malattie contratte
in guerra, in occasione della celebrazione del giorno dei morti. Ci fu un rito
solenne «testimonianza di venerazione e di culto» verso i caduti per la patria.
L'iniziativa gentile partì dal Fascio Femminile «Pro Patria ».
Corone e bandiere magnifiche accompagnarono il rito funebre-patriottico. Fra le corone.
«Ne notammo una veramente grandiosa offerta dal gruppo Nazionalista ... » ...« Fra le autorità notammo una rappresentanza del Gruppo Nazionalista»
Naturalmente v'era pure la bandiera nazionalista.
Fu dunque un rito organizzato dai Nazionalisti.
(6) Gualazzini, op. cito
29
Avvenimento ancora più emozionante fu l'arrivo delle Bandiere dei Reggimenti ch'erano stati al fronte.
Ne fu dato ripetutamente annuncio sul Giornale:
Sabato mattina alle ore lO circa arriveranno nella nostra città le bandiere gloriose
dei Reggimenti 660 , 250 0 e 1000 Fanteria reduci da Roma ove saranno domani decorate
sull'Altare della Patria da 'S.M. il Re.
Tutte le città d'Italia hanno tributato solenni onoranze ai sacri vessilli partenti per
la Capitale. Reggio non sia seconda a nessuno ed accorra in massa alla stazione per l'ora
indicata. Domani daremo ,più ampie notizie. (7)
. Il giorno seguente fu pubblicato l'invito:
Cittadini!. .. Invitiamo quindi i cittadini tutti cui sono sacri nella memoria e perenni nel cuore i Fasti recenti e remoti della Gran Madre Patria nonché il sacrificio e
l'eroismo di quanti per Essa hanno cOlll'battuto e sono morti per Assicurarle con la
vittoria il buon' diritto, la giustizia, la pace, l'ordine dentro i suoi confini sacri, a intervenire al ,solenne ricevimento delle Bandiere decorate, a ornare tutte le finestre e i balconi
con il vessillo tricolore... ( 8 )
In questo invito è già contenuto tutto un programma chiaro e preciso:
«diritto, giustizia, pace, l'ordine dentro i suoi confini »; quei confini che non
erano ancora definiti, perché Fiume era tuttora esclusa dall'Italia, benché D'Annunzio la occupasse con i suoi legionari dal 12 settembre 1919.
L'invito prosegue dichiarando che Reggio gentile e patriottica vuole
partecipare «al doveroso tributo d'onor-e, al quale ha diritto l'Esercito nostro
"vittorioso" ». La cerimonia fu poi rimandata e si giunse cosi all'l1 novembre 1920.
4 - Reggio riceve le Bandiere dei reduci dal fronte.
L'11 novembre 1920 il Giornale annuncia a piena pagina il ritorno delle
Bandiere; rinnova l'invito ai cittadini a partecipare numerosi al ricevimento
delle Bandiere, informa sullo svolgimento delle dimostrazioni, descrive il percorso del corteo: Stazione ferroviaria, ove avverrà il saluto alle Bandiere; Via
Emilia S. Pietro, Via Felice Cavallotti, Piazza Cavour, Caserma Zucchi del 150
Artiglieria «dove si effettuerà una rivista di parata, la consegna delle ricompense -al valor militare a coloro cui furono assegnate -e lo sfilamento delle
truppe ». (9)
Campeggia, sempre in prima pagina, scritto coi caratteri dello stampatello maiuscolo, il seguente messaggio:
Oggi, nel giorno genetliaco del Re, la città nostra saluterà i vessili dei tre Reggimenti di Frontiera qui di stanza reduci da Roma, ove, di mano del Re stesso, in una incomparabile e grandiosissima celebrazione, sono stati decorati. E la cittadinanza reggiana,
levando alte incontro al cielo tutte [e proprie bandiere, moverà incontro ai vessilli gloriosi,
(7) Giornale di Reggio, 3 novembre, 1920 - n. 261, p. 2 - col. 2.
(8) Giornale di Reggio, 5 novembre, 1920 - n. 263.
(9) Giornale di Reggio, 11 novembre, 1920.
so
che seppero le lotte cruente e la fuga del nemico disfatto e
saluterà in essi i simboli
delle migliori virtù del Popolo in arme, bene auspicando, ad
un tempo alla nobile e
semplice vita del Capo dello Stato.
Tutti i reggiani amanti della Patria convengano dunque, stamane,
alla Barriera Vittorio Emanuele ed onorino, con ·affettuoso fervore, i tre vessilli reduci
dalla Capitale!
Tutte le case si adornino delle bandiere dei giorni più belli! E
sorrida nei cuori
ardente la fede di un domani migliore!
Viva l'Italia! Viva il Re! (10)
,
I reggiani risposero numerosi all'invito e fu così che, terminata
la
pre~
mi azione al valor militare, alle truppe, che sfilavano innanzi alle bandier
e, la
folla osannava in delirio.
I nazionalisti, i combattenti, gli studenti con le loro bandiere
si accodarono alla truppa e anch'essi sfilarono in parata, fra grandi battima
ni.
A cerimoriia terminata il Reggimento di Frontiera con le bandiere
, la compagnia
d'onore e i ri:litraglieri rientrarono nella Caserma del 660 seguiti
sempre da una fol[a· immensa di cittadini.
Mentre la musica che era in testa, alternava la Marcia Reale
all'inno di Mameli
e a quello di Gadbaldi, 1a folla cantava in coro l'Inno degli
Arditi acclamando a D'Annunzio e a Fiume. ( 11 )
Era 1'11 novembre 1920: la vigilia della firma del trattato di
Rapallo
che doveva concludersi il giorno dopo: 12 novembre 1920 ..
5 - La costituzione ufficiale del Fascio di Combattimento.
In quella accensione di entusiasmo si costituì, presso la sede del
Grupc
po Nazionalista, nella «casa» del partito stesso, il fascio naziona
le di combattimento.
Ne dà comunicazione Il Giornale; il giorno seguente, in seconda
pagina,
senza darvi alcun rilievo editoriale:
!
E poiché ieri notte le vie della Città erano state imbrattate di
scritte bolsceviche,
contrarie specialmente a D'Annunzio, ai legionari di Fiume e
ai Fasci di Combattimento
Mussoliniano, la gioventù generosa di Reggio si è iscritta numeros
a, presso· il gruppo N ac
zionalista, al Fascio di Combattimento rispondendo cosÌ alla provocaz
ione degli anàrcoidi,
,che, protetti dalle tenebre, hanno dato una nuova prova della
loro vigliaccheria, con un
. gesto di ardimento e un atto di fede. Il Fascio di combattimento
sorge anche nella nostra
città a scuotere i pavidi,. a fugare i farabutti di tutte le risme e
soprattutto a far rispettare
a ,qualunque costo la Pij.tria, l'Esercito, e la Vittoria. (12)
Da questo documento .risulta chiaro e lampante che la causa occasio
nale
della istituzione del prim,o nucleo del fascio di combattimento reggian
o è stata
l~ cerimonia organizzata per il passaggio delle succitate
bandiere dei reggimenti impegnati nella guerra.
Tale cerimonia non poteva non provocare reazioni nello schieramento
del
proletariato. Il giornale di Reggio non lesina in profusione di
particolari, do(10) Giornale di Reggio, 11 novembre, 1920.
(11) Giornale di Reggio, 12 novembre, 1920.
(12) Giornale di Reggio, 12 nov. 1920 - n. 269.
31
vendo giustificare di fronte all'opinione pubblica dei cosiddetti benpensanti
lo slancio dei giovani fascisti, che si volevano far accettare dai borghesi e da
quei gruppi liberali non ancora favorevoli al fascismo. Bisognava dimostrare
la necessità assoluta della istituzione di un gruppo fascista entro una istituzione
tutta nazionlista.
Siamo in grado perciò di documentare il contenuto delle scritte, riportate dall'articolo intitolato «Sozzure provocanti »:
Ieri mattina i muri della città ed anche i marciapiedi, specialmente in Via Emilia
San Pietro e in Via Cavallotti, dove il corteo delle bandiere doveva passare erano insozzati
di sgorbi neri a forma di scritti italiani sgrammaticati che dicevano press'a poco: Morte a
D'Annunzio! Morte al Fascismo! Viva l'Internazionale Proletaria eccetera, eccetera. (13)
Già s'annuncia l'intenzione fascista di negare la libertà di ·espressione del
proprio pensiero: il fascismo reggiano nasce col marchio della dittatura. L'articolo continua con una nota di richiamo ai rappresentanti del governo che non
hanno impedito la «sozzura! ».
L'articolo sottolinea:
Potremo anche aggiungere che tali iscrizioni hanno destato un senso di sorpresa
perché non si è mpito come si siano potute fare senza che i vigili agenti della Questura
non ·siano riusciti a sorprendere gli imbrattatori al lavoro. (14)
Oggi non ci sorprende affatto questo atteggiamento delle autorità liberali nei confronti del sorgente fascismo. Anche a Reggio, come in tutta
Italia, il liberalismo mostra tendenze diverse: quella nazionalista e quella che
tenta:
... di rinnovare la tradizione liberale, di saldarla più strettamente con la democrazia, di rafforzarla con l'ostinata ricerca di una collaborazione con i socialisti... (15)
Non dimentichiamo che a Reggio Emilia prevaleva il «Socialismo Prampoliniano », evoluzionista, riformista, rispettoso della convivenza di tutti i partiti, fiducioso di poter conseguire una gran parte delle rivendicazioni all'interno
dei regimi di democrazia parlamentare o borghese. Certo esistevano anche gruppi anarcoidi e massimalisti i quali, almeno a parole, minacciavano violenze: e
ciò era ritenuto provocazione da coloro che aspettavano un qualunque pretesto
per praticare la violenza.
Vedremo in seguito che i rappresentanti del governo anche a Reggio Emilia, non tarderanno a far lega con il fascismo, ma, per il momento, così non è.
Ci piace citare testualmente anche un altro particolare che illustra la
situazione della città di Reggio nell'Emilia nel giorno fatale in cui passarono
le «gloriose bandiere» e si costituÌ il misterioso fascio di combattimento.
L'aria era tesa e si attendevano veramente gravi avvenimenti, poiché da
tempo accadevano episodi di cui il Giornale di Reggio dà, proprio nell'intento
di negarli, documentazione, in questo articolo e in altri che riporteremo più oltre.
(13) Giornale di Reggio, 12 nov., 1920.
(14) Giornale di reggio, 12 nov., 1920.
(15) 1915-1925 - Dopo guerra e fascismo - p. VII -Introduzione.
l
82.
6 - Il «Municipio in stato di difesa ».
L'articolo si intitola «Il Municipio in stato di difesa ». Leggiamo:
In Municipio si videro con sorpresa raccolti lungo le scale e per le scale di passaggio numerosi individui in atteggiamento di... paziente aspettativa, e guardie comunali e
daziarie, parte in divisa e parte in borghese, confabulanti misteriosamente ed esse pure
in attesa. Uscendo dal Municipio e voltando per Via Farini si notarono davanti alla
Camera del Lavoro e sotto l'atrio, gruppi di operai anch'essi in aspettativa di avvenimenti
che pareva dovessero accadere.
Che voleva significare quell'insolito spiegamento di forze proletarie? La verità si
seppe più tardi ... un tesserato ce ne diede la spiegazione:
«Avevamo paura che i Nazionalisti volessero costringere il Municipio ad esporre
la bandiera tricolore, e noi ci eravamo preparati a rintuzzarli.
- Come - rispondemmo noi - potevate aver paura di quel manipolo di giovani?
- Non erano i pochi Nazionalisti reggiani che paventavamo; ma si temeva che
avessero chiamati rinforzi dalle città vicine per riscaldare un po' l'ambiente. Noi sorridevamo di queste paure niente affatto giustificate che costringevano il Municipio di Reggio
a riprendere ciò che aveva fatto la Camera del Lavoro di Bologna, e cioé circondarsi
di una guardia pretoriana. Speriamo che non ci fossero armi in qualche ... Buco ». (16)
Abbiamo già posto il problema: il fascismo fu sentito da tutti nel reggiano o non fu piuttosto imposto dal di fuori?
Ora, del documento in esame vogliamo proprio porre in rilievo questo:
'1 timore dei Socialisti reggiani del 1920 era giustificato; fin da prima della
[ costituzione ufficiale di un nucleo che si denominasse «fascio di combattimento »esistevano in Reggio città i fascisti, cioé un gruppo di Nazionalisti
l
anatici decisi ,a schiacciare il Socialismo con ogni mezzo.
.
E, poicnè all'inizio erano pochissimi, chiamavano dal di fuori, dalle provincie limitrofe, altri gruppi di Nazionalisti a surriscaldare l'ambiente «per
' trascinare i pavidi e intimidire gli avversari» contando sulla forza del numero.
b
Se i Socialisti reggiani temevano che anche quel giorno, 1'11 novembre
1920, potessero venire da altre città elementi facinorosi, ciò vuoI dire che ormai
questo modo di agire era già stato elevato a sistema.
A questo riguardo daremo più ampia e indiscutibile documentazione,
esaminando successivi accadimenti.
Il 20 novembre 1920 a Bologna si compie un fatto di sangue che offrirà
al nazional·fascismo un valido mezzo di propaganda per scuotere «la viltà della
borghesia reggiana» la quale, dirà l'Allarmi, «dimentica per amor di quieto
vivere e dei propri interessi, delle prepotenze, subite, faceva eco alle afferma·
zioni socialiste che nella terra classica del socialismo riformista reggiano non
era sentito il bisogno del movimento fascista ». Le pagine del Giornale esaltano
l'atteggiamento di «Bologna patriottica» che « ... ha giurato uno di quei giuramenti terribili e solenni, quali germinano dall'anima di un popolo brutalmente ed inconsideratamente sfidato, colla più pericolosa delle armi, l'assassinio
del suo figlio più caro»... (17)
L'assassinio del Giordani accelera i tempi della manifestazione del fa(16) Il Giornale di Reggio, 12 nov" 1920.
(17) Giornale di Reggio, 25 nov. 1920 - N. 280.
scismo reggiano, il quale ha smania di entrare in azione; lo si sente alitare
dalle pa,gine del Giornale il quale ormai trabocca dello spirito della violenza:
Il fascismo è la giusta reazione alla bruta e materialistica prepotenza dei bolscevichi . " all'abbattimento dell'ordine costituito e delle leggi non v'è che un'arma efficace:
contrapporre forza a forza, violenza a violenza. Tutto il resto sono chiacchiere. (18)
Un manifesto, riJbollente di spirito di vendetta, viene lanciato alla cittadinanza, ma la questura non ne permette l'aHissione.
Ed eccolo apparire sul Giornale del primo dicembre 1920:
Cittadini! Il Fascio di combattimento si è costituito in Reggio E. col preciso scopo
di d'are osservare la legge, calpestata senza alcun riguardo, con la complicità di un Governo
inca:pace di salvaguardare le pubbliche libertà e la incolumità personale.
Il nostro motto «Occhio per occhio, dente per dente », racchiude il nostro programma. Non tollereremo d'ora innanzi alcuna provocazione; pronti ad agire, non rifuggiremo da nessun mezzo pur di raggiungere lo scopo: «Salvare l'Italia che noi a:bbiamo fatta
e per la quale abbiamo profuso torrenti di sangue ».
Cittadini! Fate che il sangue di Cinquecentomila Italiani non sia stato versato invano!
Alle imposizioni che vi verranno dai bolscevichi rispondete con dignità e fermezza di
Italiani!
Cittadini! Uniti, concordi, forti del nostro appoggio, sicuri dell'approvazione di tutti
gli onesti, saremo invincibili: isolati, soli, lotteremo fino allo spasimo per la 'salvezza comune, pronti a versare ancora il nostro sangue perché l'Italia sia grande e l'impero della
legge sia ripristinato.
Sempre Viva l'Italia! Eja ... Eja ... Alalà! (19)
7 - Chi sono i fascisti.
Abbiamo udita la voce del fascismo: ora minacciosa, ora patetica nell'intento di impaurire e di attrarre, per imporsi col numero e con la responsabilità
degli «onesti »; ma chi sono in realtà?
Invano La Giustizia chiede loro chi sono, quanti sono, per sapere come
comportarsi dato che essi pretendono di sostituirsi al «Governo incapace di
salvaguardare la incolumità personale ».
Le guardie notturne - scrive ia Giustizia
ch'esse il proprio nome e il proprio domicilio.
Vorranno i Fascisti essere da meno? (20)
così umili e così utHi danno an-
I fascisti nicchiano, non rivelano la propria identità.
Ci rivelano altre verità che non vogliamo passare sotto silenzio; un giovane amico del «Giornale» vorrà spiegare ancora una volta la logica interiore
del fascismo e fra l'altro ci dirà che «tutti parlano del fascismo come di una
bestia apocalittica ». Evidentemente la città è rimasta sbigottita a risentire la
voce del Vecchio Testamento dopo circa duemila anni di predicazione cristiana.
Leggiamo tuttavia il documento dell'ingenuo giovane che conferma, con le sue
(18) Giornale di Reggio, 26 nov. 1920 - n. 281.« La scuola dell'odio ».
(19) Giornale di Reggio, l dico 1920 . n. 285.
(20) La Giustizia n. 6823, 2 dico 1920, Vita Reggiana - I nostri fascisti.
f\
34
parole stesse, che veramente Reggio rimane indiHerente al fenomeno fascismo.
Dice dunque il Giovane Fascista:
Fascismo? Da alcun tempo a questa parte tutti parlano del fascismo come di
una bestia ~pocalittica.
I Socialisti che pensavano e pensano tutt'ora alla rivolta considerandola
non già come una elaborazione di nuove forze e di nuovi valori, ma un disgregamento di istinti e di egoismi precipitanti nella disintegrazione sociale, vedono
in noi «il terrore bianco» personificato. I Capi dei partiti conservatori abituati
ormai alla rassegnazione più gretta ed umiliante e quei prefetti che credono
e vedono nelle Camere del poco lavoro un elemento indispensabile d'ordine,
considerano noi i peturbatori del!' ordine pubblico.
Niente di più falso!
Dalle condizioni disastrose nelle quali deve dibattersi la Nazione nostra
per potere vivere, condizioni volute da una minoranza faziosa ed incosciente,
si venne delineando nel paese intero una volontà di svincolarsi, di liberarsi, di
contrapporsi alle violenze ed alle imposizioni di quelle masse che, catechizzate
da individui di mestiere, si erano date alla violenza, attentando continuamente
alle libertà di pensiero, d'azione e personale ». (21)
Sottolineiamo l'espressione «libertà _9.i 12ensiero e d'azione» nella quale
mazzianiano dei giovani rivoluzionari fascisti, alcuni dei
qualL sapremo in seguito, provenivano dal partito repubblicano e dai mazziniani.
L'articolista anonimo continua spiegando che il fascismo ha saputo cattivarsi le simpatie dei malcontenti e trascinarsi dietro le masse sane ... ; seppe
condurre e vincere aspre battaglie, non rifuggendo da dolorosi ma pur necessari
spargimenti di sangue.
nell'attuale momento stoConferma che «I fascisti non vogliono rico - essere un nuovo partito, perciò non si sentono legati a nessuna specifica
forma dottrinaria e a nessun dogma tradizionale: in linea generale i fascisti si
propongono di valorizzare la Vittoria ».
avverti~o:..J'influsso
w>
8 - I fascisti si organizzano nell' ombra.
La grande battaglia dei fascisti reggiani consiste, durante il primo mese di
vita, in una battaglia verbale, che si alimenta attraverso La Giustizia, la quale
chiede: «Chi siete? Quanti siete? », e il Giornale di Reggio, interprete dei quasi
clandestini, i quali rispondono, attraverso di esso, che sono «giovani disposti a
reagire» se provocati, «anche a costo di uscire dalla legge »; oppure: «Siamo
pochi o siamo molti: siamo pochi relativamente al numero, ma siamo molti perché possiamo molto. Abbiamo sul volto tutti i segni di cinque anni di guerra;
molti di noi sul petto abbiamo il distintivo di martirio; molti i nastrini del valore ».
L'atteggiamento del Fascio reggiano va sempre più conformandosi agli
(21) Gion/ale di
Re~~io,
8 diç. 19;20 - «Fascismo »,
atteggiamenti dei fasci più anziani di Bologna, prendendo anche forse l'esempio
dal fascio di Cremona, capeggiato dal «ras» Farinacci.
Sta di fatto che, da poco nato, questo Fascio si arroga il diritto di sostituirsi ai rappresentanti del Governo, tanto che La Giustizia scrive: «Accanto
e sopra dell'autorità di pubblica Sicurezza si è costituito questo organo di governo e di polizia ». . .» ( 22 )
Una prova di ciò diede il Fascio reggiano di combattimento verso la
fine dell'anno 1920, allorché una sua rappresentanza si recò dal Prefetto (BOni-/
burini) insieme con una rappresentanza di nazionalisti, a chiedere di sospendere gli spettacoli pubblici in segno di lutto, in seguito alla notizia dei tristissimi avvenimenti di Fiume. ... «Il Prefetto risponde che non lo ritiene opportuno », il Fascio minaccia che se ne ricorderà! (23)
Nemmeno in questa circostanza si può sapere l'identità dei fascisti, sono
andati in rappresentanza ufficiale, ma insieme con i nazionalisti; la Giustizia
crede ancora che siano tutt'uno.
Il Governo stesso è il primo bersaglio su cui si affissa la volgare ira
fascista. Alle cantonate viene affisso un manifesto, che rovescia su Giolitti una
caterva di insolenze in nome delle rivendicazioni di guerrafondai.
Cittadini! Il vecchio labbrone può dichiararsi soddisfatto. Come fosse un covo di
briganti, la città del martirio e della fede, l'italianissima Fiume, è serrata da presso.
Sconta così il suo troppo amore all'Italia. Era inevitabile, del resto, che il protettore dei disertori massacrasse gli eroi; che il rinnegatore della guerra, esponente delle
camarille di Montecitorio, ambisse all'annuncio della Vittoria ed esercitasse le sue Iosche
vendette sui prodi che la guerra combatterono e vinsero. (24)
La Giustizia commentnado l'atteggiamento del Fascio di combattimento rileva la grave situazione creatasi da questi tuttora ignoti mussoliniani:
« Il Fascio di Combattimento ... riunito si d'urgenza alla prima notizia dei tristi
eventi di Fiume deliberò alla unanimità di tenersi pronto a qualunque azione;
ma, per un cattivo scherzo del Giornale di Reggio, l'annuncio di questi propositi, che forse avrebbero potuto trovare largo seguito nella cittadinanza e determinare avvenimenti decisivi, fu dato quando il momento buono era già passato!
Ma altri e più seri avvenimenti si ebbero a lamentare, perchè martedì
mattina una commissione mista di fascisti e nazionalisti (come? non sono tutt'uno?)
si è recata dal prefetto, e gli ha fatto presente la convenienza di sospendere gli
spettacoli pubblici in segno di lutto ». (25)
Ormai i Fascisti fremono; gli arditi di Fiume esercitano una azione
stimolante alla infrazione di ogni legge costituita; D'Annunzio ribelle è l'incarnazione dell'« uomo italiano », quello che bisogna imitare, sostenere a costo di
una ripresa della guerra, a cui i Nazionalisti si tengono pronti.
(22)
(23)
(24)
(25)
«La Giustizia », 10 dico 1920 . «Occhi, denti etc. « in «Vita Reggiana» - n. 6830.
«La Giustizia », 31 dicembre 1920 - n. 6846« Vita Reggiana: "grave situazione" ».
Giornale di Reggio, 30 dicembre 1920 - n. 309.
La Giustizia, 31 dico 1920 - n. 6846.
36
9 - Punto sulla situazione.
L'anno 1920 volge al suo termine; facciamo il punto sulla situazione
del nuovo movimento che si annuncia alla città con minaccioso volto; ordiniamo cronologicamente:
11 novembre: costituzione del Fascio di Combattimento; 1° dicembre
pubblicazione del proclama che potremmo intitolare «occhio per occhio, dente per dente »; la città accoglie il fascismo come qualcosa di «apocalittico »e
di mostruoso, come un fenomeno non bene accetto né ai socialisti evoluzionisti
e riformisti, né ai conservatori, né al governo; è un fenomeno estraneo alla città
e alla provincia. I ,fascisti lavorano nell'ombra come dei congiurati, rifiutando
di rivelare la propria rdentità, nascondendola anzi accuratamente, mimetizzati
in altri partiti; tuttavia hanno un giornale a loro disposizione da cui 1ll1Z1anO
una campagna di filippiche contro governi e partiti di massa, in seno ai quali
non sono possibili gli atteggiamenti dannunziani.
In questo momento il fascismo è ancora soltanto dei giovanissimi, e lo si
avverte anche dalla irruenza della loro polemica; più tardi troveranno l'accento
polemista che per ora manca loro.
Sarebbe questo, secondo Gualazzini, «il periodo delle prime avvisaglie e
polemiche giornalistiche» al quale corrisponde l'opera organizzativa di formazione del Fascio ». (26)
Sarebbe questo il grande momento degli Studenti che:
. .. armati solo della loro grande fede, propagatori sinceri di ogni idea che abbia
in sè gli elementi deH'onestà, si davano tutt'uomo a raccogliere gli aderenti, in modo
particolare tra 'coloro che avevano fatto la guerra, essendone anche convinti assertori. (27)
Concludiamo con l'af,fermare che alle origini il fascismoreggiano non è
spontaneo slancio di popolo, ma sparuto gruppo di studenti che, nella sua prima
fase a stento conquista qualche aderente, nonostante la massiccia opera di pro" paganda sistematica. Ancor più ignorati sono i fascisti mussoliniani nei paesi de,l
'! contado reggiano fatta eccezione per Novellara ove, fin dal 5 dicembre 1920, si
è costituita l'Unione Novellarese Antibolscevica », che si scioglierà quando si
formerà il fasci~ di combattimento.
Negli altri paesi i fasci sorgeranno per la difesa degli interessi dei grandi
agrari ·e degli industriali e saranno imposti dal di fuori, o dall'opera sistematica
di propaganda dei gregari del capoluogo, i quali ricorreranno spesso a «metodi fascisti» come essi stessi li definiranno: metodi di violenza.
Primo a farne esperienza fu il paese di Correggio, funestato da un fatto
di sangue proprio la notte di San Silvestro, mentre l'anno 1920 spegnevasi.
~
9 - La penetrazione del fascismo nella provincia df Reggio.
I giornali del 1° gennaio 1921 riportarono a piena pagina la tragica
(26) Gualazzini Genesi del Fascismo Reggiano.
(27) Gualazzini; Genesi del Fasçismo e Cronacbe della Vigilia.
37
« rissa» (così sarà poi definito in Tribunale il fatto di sangue che sconvolse
Correggio) che funestò la cittadina della bassa reggiana la notte di San Silvestro del morente anno 1920.
Fino ad allora, constata La Giustizia:
La terra reggiana per rarità di delitti di sangue e per civiltà nelle lotte politiche ...
aveva tenuto il primato in Italia. (28)
Se non che... i giovani socialisti hanno organizzato per la sera di San
Silvestro un veglione al Teatro Comunale. Da Carpi giungono i fascisti, circa
venti. Appena arrivati distribuiscono manifesUni che spiegano come essi siano
venuti a l1berare il paese dalla tirannide rossa, dalle taglie, dai boicotaggi.
Uno di questi dice:
In attesa che si formi, se pur non s'è già formata, una sezione del Fascio di Combattimento anche in Correggio, ci dichiariamo fin d'ora pronti ad intervenire ogni qual
volta il teppismo bolscevico tentasse violenze o sopradifazioni di qualsiasi sorta.
Nel porgere un affettuoso saluto a tutti gli amici e simpatizzanti, auguriamo anche
un buon... divertimento ai bolscevichi che parteciperanno al... veglionissimo rosso.
I Fascisti. (29)
Girando sue giù per i portici della Piazza Grande ostentano le armi
che portano addosso e provocano a parole: «Ah! I socialisti vogliono stasera
divertirsi, ballare. Va bene, va bene. Ci saremo anche noi ad augurare buon
divertimento ».
Indi passano a provocazioni più palesi. Ordinano a un gruppo di persone di allontanarsi. Qualcuno protesta; alcuni vanno ad avvertire i carabinieri,
questi non si muovono.
Fra i giovani Correggesi e i fascisti corre uno scambio di parole, poi seguono alcuni spari.
E' un fuggi fuggi generale.
Alcuni dei fuggiaschi cercano scampo nel Vlcmo locale della Cooperativa,
ave sono raggiunti dai proiettili fascisti; due dei colpiti muoiono poche ore
dopo all'ospedale; un terzo giace ferito all'ospedale per alcuni giorni. I morti
furono Gasparini e Zaccarelli. Si operano alcuni arresti, quattro dei quali sono
mantènuti per alcuni mesi. Ma...l29i la sezione d'accusa della Corte d'Appello di
Modena sentenzia trattarsi bensì di un du lice omicidio ma avvenuto in una
ri~sai COS1CC e e concessa a i ertà provvisoria ai quattro «rissanti ».
A Modena sono accolti da una folla plaudente, e coperti di fiori.
Questo fatto segna la «prima penetrazkme» del fascismo nella provincia di Reggio.
l
10 - La costituzione dei fasci provinciali.
Diamo una scorsa ai nomi degli arrestati: Pappalardo Attilio di an .
da Reggio Calabria; capitano Vellani Alberto, ex-ufficiale degli arditi. anni 2,4, .
(28) La Giustizia, 1. Gennaio 1921.
(29) La Giustizia, 9. Gennaio 1921.
da
studente' Bensi F da Modena. ( 30 )
a verità di
bisogno del
tl.~ccio
quanti
movimento fascista.
I provocatori dello scontro di Correggio vengono dal di fuori: secondo i
socialisti si tratta di una vera e propria invasione. «L'invasione comincia dai
paesi confinanti col Modenese, specialmente con Carpi. .. e si. estende via via a
tu tti i paesi della provincia». (31)
Basterà aprire a caso una qualunque relazione, riportata dal Giornale,
sulla inaugurazione dei gagliardetti per scoprire che in provincia il procedimento sarà sempre il seguente:
Si comincia con la costituzione del Fascio, e la inaugurazione del gagliardetto. I
pnm1 nuclei fascisti sono formati da forestieri ai quali .si aggiungono tosto alcuni elementi
del luogo, quasi sempre persona senza mestiere, che sono naturalmente pagati... non
si sa da chi. (32)
11 - La stampa nei confronti della violenza fascùtt..
Fonti verbali informano che allora si parlò dell'ottantenne Gustavo Sidoli come del maggior finanziatore dello squadrismo reggiano. Intanto la reazione
ai "fatti di Correggio si manifesta' nel bIasimo del1'opmione pubblica sulla violenza fascista. Biasimo che viene rivelato dalla stampa; non solo da quella socialista che esprime profondo dolore, ma anche da quella cattolica che si lascia
sfuggire gridi spontanei di riprovazione e di sdegno.
Sentiamo la voce accorata dell'Era Nuova:
Basta colle violenze! La violenza non è mai giustificata e «Solo viene tollerata» come unico mezzo di difesa, quando sia attentato alla propria vita ed a quella
della nazione... Il Fascismo, ed in certe zone anche gli altri partitL_ 51 e buttato per una
brutta strada che conduce a lutti troppo frequenti ed a odii che non si estingueranno
più: questa è barbarie, non civiltà. (33)
Lo stesso Giornale di Reggio è costretto ad affrontare il tema della violenza, contro il quale tutti mormorano.
Il Partito Nazionalista sente il bisogno di aprire il colloquio con quella
parte della borghesia, il medio ceto, sul quale si deve far presa; nell'articolo
« Il metodo della violenza» il partito nazionalista reggiano riconosce che «senza dubbio» al metodo della violenza bisogna metter fine, per l'interesse supremo della nazione»; ma si adopera per giustificare quella fascista, dovuta ad una
provocazione remota e permanente di parte avversaria la quale dovrebbe rinunziare alla violenza come metodo di lotta, che produce quegli episodi.
Gli iniziatori del metodo della violenza sono, per l'articolista, i socialisti stessi che hanno:
(30)
(31)
(32)
(33)
La Giustizia, 5 Gennaio 1921 e Il Giornale di Reggio, 6 Gennaio 1921.
Fascismo.
Fascismo pago 204, « La penetrazione in provincia ».
Dall'Era Nuova; sta in La Giustizia, 12 Gennaio 1921.
39
incanruato tutti gli istinti della bestia umana nei vicoli oscuri della violenza
sociale, che dovevano prendere luce dalla Russia. ( 34 )
E' colpa dei socialisti che:
«Affermano, proclamano, gridano in tutte le piazze, in tutti i circoli,
tnvl, la necessità di armarsi e di fare impeto con la violenza per assumere il
istituire la dittatura comunista ~econdo il model:lo russo» onde «la logica delle
che a questa esaltazione del metodo deHa violenza, i cittadini rispondano col
violenza per farla finita ». (35)
in tutti l
potere ed
cose vuole
fatto della
I Nazionalisti dunque avallano la violenza dei fascisti:
Ma per effetto deHa 'violenza socialista anche quei cittadini che non concordano.
coi fascrsti in tutte le idee, i metodi, le iniziative, si trovarono a fianco dei fascisti nella
lotta senza quartiere alla violenza socialista. (36 )
:Ben può dirsi che il partito nazionalista è corresponsabile del fenomeno
fascismo: chè, ave il fascismo rappresenta la violenza strumentale e sistematica
del manganello e dell'olio di ricino, il gruppo nazionalistico reggi ano rappresenta il cervello che, giustificando le azioni violente, induce alla tolleranza
molte menti, le quali, altrimenti, non avrebbero forse aderito al movimento che
stava diventando sempre più insolente.
12 - I fascisti rivelano la loro identità.
Altro atteggiamento avrà
scisti: i quali, per necessità di
cendo dileguare il dubbio che si
all'azione.
Ecco il primo documento
il Partito Repubblicano nei confronti dei facose, vanno rivelando la propria identità, fatratti di un nucleo di nazionalisti più portata
fascista firmato:
Fasci Italiani di Combattimento
Si porta a conoscenza che domani 27 corrente, l'Ufficio di Segreteria funzionerà in
Vi.a San Domenico n. 8, dalle ore 12 alle ore 13 e dalle ore 17 alle 19. I soci devono
consegnare la propria fotografia .per la regolamentarizzazione delle tessere.
Il Segretario politico M. Lari, cioé MHton Luigi Lari. (37)
-
n.
n
Il primo nucleo è definitivamente formato soltanto ora.
Sapremo infatti dall'All'Armi che:
Quei venti giovani che in gennaio si erano riuniti e che avevano costituito il primo
nucleo animati dalla fede nei destini della Patria... oggi devono essere lieti dell'opera
compiuta. (38 )
(34)
(35)
(36)
(37)
(38)
Giornale
Giornale
Giornale
Giornale
All'armi,
di
di
di
di
16
Reggio, 2 Febbraio 1921.
Reggio, 2 febbraio 1921.
Reggio, 2 febbraio 1921.
Reggio, 26 gennaio 1921.
aprile 1921 - n. 1.
40
Possiamo quindi stabilire questo iter della nascita e della organizzazione
del fascio urbano di combattimento nella città di Reggio Emilia:
- 1920 - formazione embrionale dell'Avanguardia Studentesca fascista costituitasi spontaneamente in gruppo ma in veste privata: Il novembre 1920
costituzione dello stesso gruppo in forma ufficiale presso il gruppo nazionalista;
- 1921 - 26 gennaio, organizzazione formale del nucleo con le sue gerarchie di cui conosciamo il segretario politico palese e la sede. Il 6 febbraio
1921 nella sala Verdi si svolse la cerimonia per la inaugurazione del Fascio di
Reggio Emilia e del gagliardetto «nero con i colori della Patria e il fascio
dorato e la scure al centro ».
Milton Luigi Lari lo fece avanzare e lo agitò innanzi alla folla. Questa
sorse in piedi acclamando coi più potenti alalà ». (39)
Altra fonte ci informa:
Il 6 febbraio il Fascio di Reggio inaugurava il suo gagliardetto. Alfiere era Amos
Maramotti. ., L'inaugurazione del gagliardetto fornì il pretesto per organizzare una ceri·
moniae una buona manifestazione di forze. Si dimostrava, così, la falsità della asserzione
degli avversari che localmente il Fascismo non fosse accettato da alcuno. (40)
13 - Il Partito repubblicano espelle i fascisti.
Il Partito repubblicano reggiano si riunl d'urgenza, su proposta del socio
Pietro Montasini per deliberare circa la posizione di alcuni giovani iscritti al partito repubblicano e, contemporaneamente, anche al fascio.
Citiamo quanto segue:
Intervennero alla discussione i Sigg. Maramotti e Vaga (essi pure fascisti), mentre
gli altri, coraggiosamente, erano assenti.
Esaminate le direttive ed il programma del movimento fascista, che si trovano
in aperto contrasto coi deliberata del Congresso Repubblicano di Ancona e con lo stesso
programma del Partito, i due fascisti presenti espressero le loro idee in proposito.
Dopo ampia discussione a cui parteciparono tutti i convenuti, venne votato il seguente ordine del giorno presentato dal Socio Pietro Montasini:
«La Sezione di Reggio Emilia del 'Partito Repubblicano Italiano, adunata in assembJea generale il giorno 13 febbraio 1921; ritenuto che nessun contatto sia possibile
fra gH appartenenti al partito ed organismi che ,nell'azione quotidiana, si manifestano in
aperta opposizione al movimento operaio nell'esclusivo interesse della monarchia e della
borghesia; conosciuta l'adesione data ai Fasci Italiani di Combattimento dai sig&~~~
Ferdinando, Beggi Vincenzo, Dall'Orto Giovanni. Giaroli GjnljQ, Maramotti Amos. Vaga
Giovanm, soci della Sezione Repubblicana: pur riconoscendo che essi, aderendo ai Fasc~
hanno agito in buona fed~ ritiene che i suddetti Signori si siailo posti contro le direttive
rwo1uzionarie del partito, delibera la loro espulsione dalla Sezione per incompatibilità. (41)
Vogliamo porre in rilievo l'atteggiamento deciso del Partito Repubblicano, il suo metodo chiaramente democratico in riguardo degli espulsi invitati
alla discussione e la prepotenza del giovane Dall'Orto, che offeso, dall'ironico
(39) Giornale di Reggio, 8 febbraio 1921.
(40) Gua1azzini op. cito
(41) «I Repubblicani di Reggio contro il Fascismo» . La Giustizia, 15 febbraio 1921.
41
«gli altri coraggiosamente erano assenti », protesterà dalle pagine del «GiornaIe» in stile già decisamente fascista, rovesciando improperi sul possibile
autore dell'articolo pubblicato dalla Giustizia, ed inneggiando al suo eroismo;
dichiara infatti «che il sottoscritto di sedici anni e mezzo era in trincea volontario di guerra ». (42)
La notizia ci interessa in quanto Dall'Orto non è il solo fascista reggiano che sia stato volontario alla guerra; pare anzi che tutti i fondatori fossero stati volontari di guerra. Lo stesso Amos Maramotti aveva tentato la grande avventura della fuga al fronte, ma era tanto bambino che lo avevano pescato
a Genova e rispedito a casa.
Resta cosi confermata la genesi psicologica del fascio urbano di Reggio
Emilia; furore nazionalistico di una gioventù aspirante a tempi eroici. Tra una
provocazione e l'altra che crea nel reggiano malessere morale, fatto di collera e
timore, si arriva ad un altro gravissimo fatto di sangue.
14 - L'inaugurazione del primo fascio provinciale .. eccidio di S. Ilario.
E' il 27 febbraio 1921: giorno di inaugurazione del primo Fascio di Combattimento della Provincia: quello di S. Ilario d'Enza.
Riferiamo, anche a questo proposito, la relazione più essenziale, e nello
stesso tempo più oggettiva di quante possediamo Tanto oggettiva che pronuncierà un giudizio negativo, sull'avvenimento, nei riguardi dei socialisti, pur
essendo di fonte socialista.
I Socialisti si raccolgono nella loro Casa del Popolo, decisi ad evitare tutte le
occasioni di conflitti. Alcuni di loro sono però armati, perché nell'ipotesi che i fascisti
vogliano assalire la Casa del Popolo, intendono difendere la loro proprietà collettiva.
Ed ecco il giudizio del relatore:
«Errore Madornale che potrebbe capirsi se si trattasse di una lotta armata fra
due fazioni (e dovrebbe essere, ad ogni modo, tattica generale, ordinata da persone responsabili e non frutto di iniziative di singoli e di gruppi), mentre invece si tratta di affrontare un'azione combinata tra il fasdsmo e l'organismo di Stato. ( 43)
Questa fonte avvalora il sospetto che il fatto di S. Ilario sia stato occasionalmente provocato dal fascismo, ma riveli l'espressione di un'isolata resistenza armata da parte del socialismo, che in realtà non seppe decidersi ad una
organizzata resistenza nazionale contro il fascismo manganellatore.
Dal Giornale sappiamo che si hanno venti feriti; di questi solo uno è
fascista: Ivanoe-.Siliprandi ... di anni 19, elettricista.
Questi dati anagrafici ci permettono di indurre che i giovanissimi fascisti reggiani sono inquadrati nelle squadre d'azione della· prima ora; ce lo conferma l'età del giovane ferito; essi sono gli autori dei fatti di sangue che terrorizzano; essi che la giovane età rende fanatici. Un solo nome però non basterebbe a confortare la nostra deduzione, se non ci soccorresse altro documento
di autorevole fonte fascista:
(42) «Lettera al Direttore»
(43 ) Fascismo, pag. 201.
- Giornale di Reggio, 15 febbraio 1921.
42
Mentre in città e in campagna l'opera dei giovani fascisti sembra tutta intesa a
demolire l'impalcatura socialista e a devastare le cooperative o le case del popolo divenute
covi sovversivi, il direttorio del Fascio subito si preoccupa delle questioni operaie. (44)
Appare chiaro che i giovani, pur essendo inquadrati nelle squadre del
fascio, senza appartenere ad una organizzazione giovanile autonoma, tuttavia
hanno mansioni e problemi di genere diverso da quelli del gruppo degli anziani:
ai giovani la conquista armata, agli anziani la conquista sindacale.
15 - Violenze fasciste contro i socialisti.
Al fatto di Sant'Ilario seguono incidenti ed «alterchi in Reggio Emilia,
dove il Fascio è in efficienza» (45) In uno di questi alterchi rimane ferito
GiaçQ"mo Io~« il capo dei fascisti », come lo appella La Giustizia; donde propositi di vendetta contro tutti gli operai e i loro capi.
Larga è l'eco sui giornali, mentre l'autore di «Cronache della vigilia»
passa il fatto quasi sotto silenzio, o meglio ne accenna appena appena, non
rispondendo questo personaggio ai requisiti del supereroe, che onori il fascismo nella linea ideale, che Gualazzini ricerca nella sua «Cronaca ».
Eppure tutti gli onori furono attribuiti a Giacomo Iori. Ogni giorno
il Giornale pubblica il bollettino medico sul suo stato di salute; comunica che
viene trasferito in una camera privata a pagamento a spese del Fascio locale; e
non basta: appena possibile «l'eroe» viene trasferito in una stanza dell'Albergo
Posta, ove vive come acquartierato, vegliato da una guardia del corpo. Si dà comunicazione delle lettere e dei telegrammi che gli giungono da tutte le parti
d'Italia. Una ne riferiamo, tipica espressione di un linguaggio che ormai è stile
fascista:
Belluno - 3 maggio, 1921.
Caro Iori, leggo nel Popolo, la vigliacca aggressione di cui sei caduto vittima e mi
auguro di saperti presto in piedi e al tuo posto. Se non valsero i digiuni di S... a fiaccarci, non varranno nemmeno le nostrane mani assassine. ( 46 )
Lui assente si inaugura il gagliardetto del Fascio di Guastalla; tre telegrammi vengono inviati ai grandi assenti: Benito Mussolini, G. D'Annunzio, e
il nostro Giacomo Iori. Non fa meraviglia: è un ardito: ed è un bastonatore.
16 - Il vandalismo e le provocazioni fasciste.
Doloroso fu l'aprile 1921: apportò attentati, lutti, vandalismi inauditi.
Gualazzini accenna appena al fatto del giorno 8 aprile 1921, di cui è
protagonista:
Uno studente di Rolo (Daolio ) , diciottenne, colpevole di essere fascista. La .reazione è immediata. La redazione del giornale La Giustizia, «la Camera del Lavoro, il Circolo
(44) Gualazzini: Op. cito
(45) Fascismo.
(46) Giornale di Reggio - Maggio 1921.
48
Socia:lista sono devastati.» La forza pubblica subito intervenuta procede al fermo di ben
settanta fascisti, mentre la folla imbestialita insulta il tricolore e procede ad atti incon·
sulti e alla proclamazione dello sciopero generale. (47)
La relazione è abbastanza sobria per il momento in cui è stata scritta:
allora si poteva solo scrivere a celebrazione del fascismo.
La stampa fascista, vale a dire il Giornale di Reggio, fa rifulgere la figura del Davolio come vittima e come eroe: è stato gravemente ferito «in seguito ad un inaudito delitto »; è in gravissimo pericolo e la sua giovane vita
«sarà stroncata nel modo più crudele ». (48) Agli amici che gli fanno visita
nella cameretta «segnata col n. Il>> ove ,« due fascisti, per turno, lo vegliano
nella notte, «esprime il desiderio di avere un fazzoletto tricolore da mettersi
al collo, poiché, egli aggiunge, se è destino che io muoia, mi trovi la morte
avvolto tra i colori della Patria ». (49) Non abbiamo documenti autentici per
affermare con certezza come avvenne il fatto. I giornali lo raccontano secondo le
proprie finalità propagandistiche.
Tuttavia, ben certo è che il drappello dei giovani fascisti s'era recato
alla stazione della ferrovia Reggio-Ciano per bastonare uno. Non si sa bene se
il Davolio sia stato ferito da un avversario o se il colpo sia partito inavvertitamente dai suoi compagni stessi. Tal voce circolava e «All'Armi» accusa il
colpo, negando si:6fatta versione. Si sa bene che qualcuno dovette pagare, infatti si diede subito la caccia al colpevole; il Giornale dà notizia di un tale
«che si dirigeva a corsa verso l'aperta campagna ». Inseguito, fu raggiunto e
consegnato ai carabinieri.
Egli è certo Cagossi Ulderico fu Giuseppe e fu Ruini Luigia nato a Novellara
il 16 aprile 1879 e resdiente a Ciano d'Enza. (50)
Ancora a distanza di tempo sentiamo il fremito della città immersa nel
terrore, sotto la continua minaccia delle provocazioni di questo genere:
Pier Luigi Davolio con Dall'Orto ed altri amici era alla ferrovia Reggio-Ciano
avendo ricercato chi s'era reso co}pevole di vili minacce. (51)
17 - La distruzione della Camera del Lavoro e della «Giustizia ».
ti
Comunque sia avvenuto il ferimento, certo è che la provocazione era
partita dai giovani del fascismo e certissima è la vendetta che ne segui. E' la
stampa fascista che lo narra come se si trattasse di una espressione di ardimento.
I fascisti della nostra città, in un improvviso fulmineo scatto, hanno invasa a vhra
forza la Camera del Lavoro e, dopo violenta colluttazione contro alcuni bolscevichi che si
si trovavano nei locali, rimasti prodroni del campo, .gettarono sulla strada registri e mobili
e li incendiarono. (52)
(47)
(48)
(49)
(50)
(51)
(52)
Gualazzini, op. cito
Giornale di Reggio, 9 aprile 1921 « Gravissimi avvenimenti di ieri sera ».
Giornale di Reggio, lO aprile 1921: « Le condizioni del Davolio ».
Giornale di Reggio, 10 aprile 1921.
All'armi, 16 aprile 1921, n. 1.
Giornale di Reggio, 9 aprile 1921.
44
Sappiamo che dovunque fecero sperpero dei beni collettivi che i loro
fratelli, italiani seppur d'idea diversa, cioé i socialisti riformisti reggi ani avevano
messo insieme con lavoro tenace sotto la guida onesta e illuminata di Vergnanini e Prampolini.
Oltre alla camera del lavoro anche «la Redazione della Giustizia e il
Club Socialista» furono «invasi, devastati, incendiati ».
Oggi che siamo orientati verso la creazione della società del lavoro, siamo maggiormente in grado di capire chi tanto si adoprò per valorizzare l'operaio, e ci rammarichiamo ancora per lo scempio che fu compiuto in quel terribile 8 aprile in cui una squadra di giovani esaltati era andata a provocare alla
stazione Reggio Ciano chi rincasava dopo ore di laboriosa fatica.
18 - Camillo Prampolini.
La storia non si scandalizza di nulla, è vero; comprende gli uomini nel
tempo che fu loro; però è lieta di scoprire gli onesti, soprattutto nei tempi di
oscurità; e quelli pone ad esempio di quanti vogliono veramente giovare alla
Patria e al mondo. Ritorni a noi l'immagine di CamilloPrampolini, il vero eroe
di quella giornata e riviva la sua parola tra i reggi ani che egli redense' togliendoli dall'analfabetismo politico.
Quel giorno:
~I
Gli incendiari si recarono alla Giustizia: trovarono Camillo Prampolini, rimasto
solo con un tipografo, che affrontò quella folla urlante e armata di rivoltella gridando:
«Pr.~eteJTi la mia d'a, ma risparmiate questi uffici. questa tipQgrafja. che sono stati creati,~l sacrificio di migliaia di lavoratori.» (53 )
E la forza pubblica? Fece la sua apparizione solo quando i roghi avevano già tutto distrutto.
Era il giorno 8 aprile 1921.
Si era già in clima elettorale. In quello stesso giorno apparve sul Giornale un comunicato che conferma una volta di più come il fascismo reggiano
sia stato sostenuto e quasi aizzato dal liberaI-nazionalismo:
I convenuti alla riunione degli elettori della Provincia indetta dalla Sezione di
Reggio Emilia, del Partito Liberale Italiano, presso il Gl'UPPO Nazionalista, riconoscendo
nel Fascio Italiano di Combattimento la forza nuova che ha saputo affrontare gli elementi
della dissoluzione nazionale, affermano doversi del pari riconoscere nel Fascio stesso il
carattere di Alfiere della iniziativa della battaglia elettorale. (54)
19 - Amos Maramotti fatto simbolo della gioventù fascista.
Finalmente, Reggio fascista ·ebbe l'eroe, tante volte prefigurato in qualche ferito nelle frequenti «risse »: un caduto nell'assalto a una Camera del
Lavoro, quella di Torino.
(53) Fascismo.
(54) Giornale di Reggio - 10 Aprile 1921.
45
Parliamo di Amos Maramotti
Fu scritto che morì per difendere Cesare Oddone ucciso dai «rossi »;
ma non è ancora ben chiaro come si svolsero gli avvenimenti ai quali il Maramotti partecipò. Su di lui sospendiamo il giudizio, forse morì convinto di offrirsi olocausto alla patria: certo si votò, convinto, al trionfo del fascismo.
Poiché la sua scomparsa fu un avvenimento importantissimo per la città di Reggio Emilia, sia perché giovò al Fascio, sia perchè nocque al socialismo,
nel delicatissimo momento in cui si preparavano le elezioni amministrative,
lascieremo parlare i giornali per ricreare quel clima.
Riportiamo, senza altri commenti, pagine eloquenti di retorica fascista,
che rivelano la sensibilità del pubblico per cui furono scritte e la potenza di
una penna o di più penne, capaci di dare alla pagina il contenuto, la forma,
il sentimento richiesto da quella «opinione pubblica che si vuoI conquistare ».
Manifesto al pubblico:
I Fasci Italiani di Combattimento
Cittadini!
Colpito da piombo assassino leninista, stanotte, è caduto a Torino, Amos Maramotti, studente universitario. Presidente dell'Assocciazione Studentesca di Reggio Emilia,
fascista purissimo dal sangue generoso e dalla mente aperta alle più sublimi idealità. E' caduto a vent'anni, col sorriso sulle labbra e la fede nel cuore. E' caduto sulla breccia da
Fascista, da Soldato; travolto da un sacro soffio d'amor patrio e di libertà.
.
Cittadini! Un altro fratello idolatrato ci addita col sangue la strada: il suo sacrificio suoni monito ai vili di dentro e di fuori, serva di sprone ai generosi che credono
nei santi principi della Patria e della Giustizia. Non lacrime al Martire dell'Italia, ma
osanna e fiori.
Un altro manifesto fu affisso dalla Associazione Nazionalista:
Cittadini!
Un'altra vittima è caduta trafitta dal piombo bolscevico, un altro nome si aggiunge
all'elenco glorioso dei martiri cui la Nazione dovrà tributo eterno d'onore.
Nuove lotte ci attendono e ad esse apprestiamoci con animo forte. Non mancherà
la vittoria, poiché veglia su di noi lo ~pirito dei generosi che affrirono la vita per la loro
fede, che è la fede nostPa e la fede d'Italia.
Il Consiglio Direttivo. (55)
Manifesto dell'Associazione Studentesca Reggiana:
La notizia dei luttuosi fatti di Torino, nei quali, nel legittimo sdegno che lo accendeva coi fascisti compagni, ha trovato la morte il giovane reggiano Amos Maramotti,
Presidente della nostra Associazione, ci muove a indirizzare ai nostri concittadini una parola che, svelando tutto il nostro cordoglio, invochi il loro compianto. Pronto d'ingegno,
volonteroso nella sua carriera, animo leale, tutto volto agli alti intendimenti d'una Patria
savia e grande, era l'unico figlio maschio e la suprema letizia dei degni genitori. Nella
profonda ambascia, ond'è oppresso il nostro animo d'Italiani, che dottrine funeste abbiano a spingere a delitti sì nefandi, contro i quali irrompe uno sdegno legittimo di castigo e di salvezza, noi non chiediamo in questa ora ai nostri concittadini che quel sentimento d'alta umana simpatia col quale gli animi di tutti gli onesti si accomunano nel
lutto d'una famiglia e deprecano la tragica fine d'una vita, ch'era una speranza, e l'odio
nefando che ora contrista di tanti lutti, e in momenti di tanta ansiosa aspettazione la
Patria nostra.
Il Consiglio Direttivo. (56)
(55) Giornale di Reggio, 27 aprile 1921.
(56) Giornale di Reggio, 27 aprile 1921.
46
E il Giornale di Reggio:
La Famiglia del Giornale nostrò che in Amos Maramotti ebbe sempre
lieto e caro, e, non di rado, un cooperatore pieno di ferv:da gaiezza, sente tutto
della sua tragica, ma eroica ,fine.
Ultima lettera trovatagli in tasca dopo che fu ucciso, scritta da Amos
alla madre:
«Mamma, vado forse a morire, ma tu non piangere; sii anzi gloriosa
fine. Viva il Fascio, viva 1'1tali a ». (57)
un animo
lo strazio
Maramotti
della mia
Natiama a questa punta: prima viva il Fascia, indi viva l'Italia; il che
ci dice chiaramente che per questi giavani «Il fascismO' è l'Italia », matta che
verrà pO'i caniata in seguita dal fascismO' nazianale.
Amas Maramatti era appellata semplicemente «Il Fascista» per antanamasia.
Ed al sua «Fascista» il sua partita innalzerà un canta funebre: ...
Al nostro primo morto innalziamo il canto dei forti, la laude di chi per la libertà e la redenzione della Patria ha fatto il maggior olocausto senza rimpianto. Il cammino del Fascio Italiano è tutto bagnato di sangue generoso sparso dalla cannibalesca violenza degli adoratori di Lenin, che tendono l'imboscata alla giovinezza dell'Italia, che passa
cantando gli inni della Patria e della fede. Amos Maramotti è passato· nella coorte dei
nostri grandi eroi. .. fra i cavalieri dell'ideale bello e generoso, giganteggia A. Maramotti. (58)
Dai dacumenti citati appaiano chiaramente identificati i gruppi e le
assaciaziani che generarana, affiancarana, sastennero came filiaziane propria il
fascismO' reggiana: il Partita Nazianalista, l'Assaciaziane Studentesca Reggiana,
la famiglia del Giornale di Reggio nella cui Direziane La Giustizia credette identificare i veri capi del fascismO', i maestri di quei romantici giavani che vallera
unirsi in Fascio a Reggia Emilia.
Ed altro ci dicanO'.
La, stampa e la mantatura della prapaganda ritarsera sul sacialisma la
causa della pravocaziane. alla vialenz.a; e tale fu l. 'abilità dei dirigenti segreti e
palesi che, nell'episodiO' di Amas Maramatti, sembrò che non un giavane sala
I
fasse marta, ma una naziane. Tutta la città fu castretta al luttO': il giarna dei
I funerali tutti i luaghi pubblici rimasero chiusi. L'amica Giavanni Dall'Orta
tenne il discarsa d'addiO' nel cimiterO' ,e in quel mO'menta quel name divenne
l. sacro. In agni circostanza, in seguita, per rialzare le sarti del fascismO', si in~ vacherà il name di Amas Maramatti.
Fin che fu il Fascia, anorato fu il sua name, e grande fu il vantaggiO'
che egli, mO'renda, pracurò al fascismO' lacale, immediatamente. Tutta la grande parata nan poteva mancare l'effettO' valuto.
Ne abbiamO' canferma scritta:
~
II
Giunge frattanto notizia dell'eroica morte a Torino di Amos Maramotti, caduto
durante l'assalto alla Camera del Lavoro di quella città (il 25 aprile). La reazione locale è
(57) Giornale di Reggio, 27 aprile 1921.
(58) Giornale di Reggio, 27 aprile 1921.
·17
formidabile. Gli animi sono grandemente scossi. Molti tiepidi si riscaldano all'annuncio
di tanto eroismo. Il Fascismo accresce il numero dei suoi aderenti. (59)
20 - L'assalto ai Comuni.
Siamo in clima elettorale e bisogna intimidire per sfondare. Le violenze
e le provocazioni nel reggiano non si contano più; ormai anche la forza pubblica non ha più ritegno e diviene decisamente partigiana. A Cavriago avviene
un conflitto tra comunisti da una arte e fascisti dall'
a ' ogglatl dal carabinietl
aggio 1921). Le nostre fonti sono contrastanti: per i
iornale gli
aggressori sono i comunisti; per l'Avanti gli altri, tanto che ne pubblica il resoconto sotto il titolo «Infamie Autentiche ».
Resta il fatto,e le sue conseguenze:
I socialisti ai quali il Fascio non dà tregua sentono che la loro pOSlZlOne è fortemente compromessa... piuttosto che esporsi a un responso negativo delle urne, i responsabili delle sinistre perefriscono astenersi in attesa di momenti migliori. Intanto ad una
ad una, saltano le amministrazioni socialiste dei vari comuni. Anche nel capoluogo viene
nominato un commissario straordinario. Tuttavia l'astensione dei socialisti non trova il consenso di tutti. La stessa direzione del partito socialista invita i reggiani ad essere solidali
con il Collegio Emiliano. (60)
Questa la testimonianza di fonte fascista. Da fonte pm particolareggiata, fonte socialista, sapremo come e perché saltano dette amministrazioni.
«Si vuole dappertutto scacciare i socialisti dal Comune, che amministrano, in alcuni paesi, da 20 anni, in altri da 7, in uno solo, Correggio, dalle
ùltime elezioni del novembre 1920 ». Come si fa?
... Si prendono di mira i Sindaci e gli Assessori, ai quali si fa sapere che devono
lasciare la carica, e, per il loro bene, decidersi presto. Gli eletti dal su6fragio universale
non vogliono credere a tanta audacia, e lascian correre qualche giorno, come se la intimazione, venuta da persone sconosciute (perché la tecnica fascista affida sempre un'azione da
svolgersi nel paese A ad una squadra formata da elementi ra.ccoIti nei paesi B e C) non
esistesse. Il Direttore locale del Fascio riferisce ai superiori che l'intimazione non ha sortito
alcun effetto. Si risponde di procedere all'azione. Allora una squadra si reca a domicilio dei
Sindaci e degli Assessori, ai quali o impone di scrivere immediatamente una lettera di
dimissioni. .. spontanee, come è avvenuto ai Sindaci di Novellara e di Rolo, o consiglia di dimettersi.
Se si ha l'opinione che ci sia qualche elemento tenace, lo si tempesta di bastonate facendolo aggredire di notte o mentre rincasa, mentre esce dal Comune, come è avvenuto a certi Longhi e Salami abitanti a Mandria e a Fosdondo di Correggio; e, se si
teme resistenza collettiva, si assale la sezione socialista mentre è adunata per discutere la
situazione, come è avvenuto a Rio Saliceto, dove la squadra fascista invase il locale della
riunione, perquisì tutto, bastonò tutti caricando la dose sui capi, pel'quisì il Comune, dichiarò dimissionari gli Amministratori, chiuse il Circolo, atterrì il paese.
In altri comuni (Fabbrico, S. Martino in Rio, Campagnola, Guastalla, Luzzara,
Bagnolo in piano, Rubiera) si scrive una lettera concedendo un termine di 48 ore.
Per ottenere che la delibera delle dimissioni abbia non solo legalità formale, ma
solennità politica, si invitano i Consiglieri e gli Assessori a non mancare alla seduta delle
(59) U. Gualazzini, op. cito
(60) Gualazzini, Op. cito
48
dimissioni. E poiché alcuni di quelli hanno avuto pochi giorni prima l'intimazione di non
mettere più piede in Comune, si mandano a prendere in camions, e si portano nell'aula
consigliare (ciò è avvenuto a Correggio, a San Martino in Rio, a Rio Saliceto), perché al·
zino le mani quando si tratta di votare la proposta delle dimissioni.
Con questo sistema si sono dimesse le Amministrazioni socialiste di Correggio, Rio
Saliceto, Bagnolo in Piano, Novellara, Campagnola, Fabbrico, Rolo, Reggiolo, Guastalla, Luz·
zara, S. Martino in Rio, Rubiera e, mentre scriviamo, si sta operando anche negli altri
Comuni socialisti della parte bassa dell'ex collegio di Montecchio. (61)
Ma i fascisti non furono i soli responsabili dell'astensionismo socialista:
responsabili furono anche nazionalisti e liberali che lasciarono fare, ed anzi, con il
loro prestigio, indussero gli analfabeti, deboli come coscienza politica, ad inchinarsi al più forte.
Siamo d'avviso che l'analfabetismo sia fra le grandi cause del trionfo del
fascismo: i padroni, istruiti, seppero usare validamente la parola e far ritenere
giusta la loro condotta avversa al socialismo. Fu per questo analfabetismo strumentale e spirituale che la violenza fascista non provocò «l'universale e dovuta condanna della coscienza popolare ». Nemmeno nel Reggiano ave, come
abbiamo visto all'inizio della nostra indagine, perfino Arnaldo Mussolini aveva
temuto che non si potesse affatto costituire una sezione del Fascio di Combattimento.
Fatto importante del fascismo reggiano è stata la fondazione del giornale All'Armi. Nato a Guastalla, il 1° numero, uscì il 16 aprile 1921; riprese nel
settembre, non pm stampato a Guastalla ma a Reggio Emilia. Il titolo intero è
«All'Armi - Organo dei Fasci di Combattimento della Provincia ».
«Nel nostro All'Armi abbiamo l'organo che vogliamo sempre più tipicamente nostro e che verremo sempre più migliorando e diffondendo ».
Avvertiamo, in questa sincera affermazione, la volontà di rendersi indi, t,pendente dal Partito Nazionalista, il quale tendeva, a vero dire, a trattenere la
violenza fascista; a noi sembra di avvertire l'inizio di un gioco segreto tra fascismo e nazionalismo, come vedremo anche nel ritmo della istituzione delle
organizzazioni giovanili dei due partiti.
'''l'
Il Nazionalismo, come è noto, si fonderà poi col Fascismo nel 1923, quando avrà imposto al fascismo la pregiudiziale monarchica.
Torniamo all'All'Armi ed al motivo per cui lo abbiamo chiamato in causa: ci offrirà le riflessioni dirette del fascismo reggiano su se stesso; e ci fornirà qualche dato sulle difficoltà incontrate dal fascismo locale nell'affermarsi;
sulla forza fascista in aumento, qualche cifra.
Stralciamo da alcuni articoli:
Il Fascismo nella nostra Provincia . Son pochi mesi da che il 10 nucleo si è co·
sUtUlto sfidando lo scetticismo e l'!!patia dei più; lo scherno degli avversari... ma quei
20 giovani che in gennaio si erano riuniti e che avevano costtuito il primo nucleo animati
dalla fede dei destini della Patria;... oggi devono essere lieti e fieri dell'opera compiuta,
di aver osato audacemente, proprio quando la viltà della borghesia reggiana, dimentica
per amor di quieto vivere e dei propri interessi, delle prepotenze subite, faceva eco alle
affermazioni socialiste che nella terra classica del socialismo riformk;ta reggiano non era sen(61) Fascismo· Milano· Soc. Ed. «Avanti!» . 1922 . Pagg. 205.
49
tito il bisogno del movimento fascista... Quei 20 giovani del gennaio irrisi da amici ed
avversari, oggi dominano la situazione.
Spontaneamente si sono formati altri nuclei, altre seziOni in tutti i centri della
Provincia; noi abbiamo avuto i nostri eroi, le vittime dell'odio seminato: Giacomo Iori,
.Pier Luigi Davolio. (62)
E alcuni mesi dopo:
Uno sguardo alle cifre - Il 15 maggio la nostra Provincia diede, in occasione delle
elezioni generali politiche circa 45.000 ai partiti antisocialisti: siccome nel 1919, in un
momento eccezionalmente favorevole, con l'appogglo palese deII'Ìnfame Governo Nitti, nel
momento culminante della psrcosi post-bellica, in un'ora di estrema depressione nazionale
per le in1quità perpetrate ai nostri danni dagli Alleati a Versailles, i socialisti nostrani,
facendo il loro massimo sforzo misero insieme 42.000 voti, è evidente che essi sono in
minoranza e che la trovata dell'astensione fu u~ gesuitico ma vano espediente per mascherare la loro indiscudbile decadenza... Comunque sta di fatto che le forze prettamente fasciste ed affini ascesero, alla metà di maggio a oltre 5.000 elettori nel Comune e ad oltre
25 .000 nella Provincia. ( 63 )
-
21 - La «prova diabolica» della pacificazione.
Altre cifre.
Durante l'anno 1921 si parlò di padficazione. A Reggio ne fu sentito
il bisogno in modo particolare; e ci dovette essere chi, ,« tra i maestri dei giovani fascisti» invitò alla correttezza e alla rinuncia alla violenza sistematica.
Fin dalla fine di marzo 1921 sentiamo aprirsi il discorso sulla pacificazione.
Sotto il titolo « Simpatica accoglienza fatta ai fascisti a Villa S. Prospero»
il Giornale ci informa che i giovani del fascio si erano recati colà per la solita
propaganda. Appena entrati alcuni clienti si dileguarono:
. .. mentre altri più di buon senso si trattennero. Nè andò guari che coi fascisti si intrecciò
una conversazione amichevole che valse a togliere molte prevenzioni. ... Se in tutti i luoghi
ove si recano i fascisti si usasse l'educazione e la civiltà dei cooperativisti socialisti di Villa
S. Prospero, quante sciagure si sarebbero evitate! (64)
Fra l'altro, questa notizia è pure la confessione involontaria della
violenza di questi giovani, giunta fino a provocare sciagure; rivela inoltre la
volontà di scusarsi di fronte al biasimo di certi strati della opinione pubblica
a cui i fascisti tenevano assai.
I più decisi tuttavia hanno la meglio ed ogni velleità di ricorso ai mezzi
democratici scompare dalle pagine della stampa fascista.
Esplicito é l'Allarmi:
Quando disarmeremo? (65)
Quando il politicantismo socialista riunclera:
1) a diffamare la guerra, a svalutare la vittoria, a deridere i combattenti;
2) a minacciare la rivoluzione e ad assumere pose ed atteggiamenti che contrastano con il
suo spirito, le sue tradizioni e le sue capacità;
(62)
(63)
(64)
(65)
All'Armi, 16 aprile 1921, n. 1.
All'Armi, 4 setto 1921, n. 1, voI. ZOo
Giornale di Reggio, 29 marzo 1921.
All'Armi, 29 Aprile 1921.
!
50
3) a provocare e calunniare i nostri uomini ed i nostri organismi;
4) ad agitarsi su un terreno esclusivamente antiitaliano.
Finché ciò non si verifichi, i fascisti continueranno a pestar sodo, senza riserve,
senza scrupoli e senza misericordia. Intesi?
I fascisti reggiani trascurarono volutamente ogni distinzione fra socialisti e comunisti, ed imputarono ai primi gli atteggiamenti degli altri, benché da
La Giustizia sia stato tentato un dialogo chiaro, onde i fascisti capissero la
realtà del socialismo prampoliniano, tutto inteso al miglioramento economico,
intellettuale e spirituale dei lavoratori, fidando nell'evoluzionismo ed aborrendo
da ogni violenza, contro la quale si batté con nobilissimi scritti Camillo
Prampolini.
Dopo le elezioni del 15 maggio la situazione a Reggio comincia a far
pensare seriamente quanti disapprovano la violenza indiscriminata, quanti sperano sinceramente nella pacificazione sancita dal trattato del 3 agosto 1921.
Risulta chiaramente da una intervista del Popolo di Roma (66), riportata dal
Giornale di Reggio) organo della stampa governativa, cioé liberale. L'articolo è
molto interessante in quanto che, oltre ad illuminarci la situazione reggiana, illumina pure l'atteggiamento dei governativi: credono ancora che il fascismo sia
solo un movimento, il quale, assolto al suo compito di rintuzzare la violenza
comunista, e di indebolire questo partito ,togliendogli il sostegno del partito
socialista, voglia rientrare nei ranghi.
L'intervistato è l'on.le prof. avv. Alberto Borciani, riformista. L'argomento è la-sltuaz1One polmca nel reggiano dopo che l sOClalisti reggiani si sono
astenuti dalla partecipazione alle elezioni, fatto variamente interpretato: fra
l'altro qualcuno lo vide come una protesta agli atti di violenza perpetrati dai
fascisti. Il pro!. Borciani stesso lo attri'buisce alla preoccupazione dei socialisti
circa «possibili conflitti di violenza ».
Stralciamo dall'intervista:
Cosicché il socialismo reggiano va perdendo terreno?
Tutt'altro: hanno perduto terreno soltanto gli estremisti e COmUlllStl, alle esagerazioni dei quali è dovuta la reazione fascista; ma il socialismo temperato, gradualista, realizzatore, epurandosi dalla scoria bolscevica ed orientandosi verso il collaborazionismo aumenterà le sue forze già poderose e ben organizzate.
- Ma la borghesia?
Ma che borghesia! Da noi si può dire che la borghesia (nel senso di classe reazionaria parassita) non esiste: tutti lavorano, compresi i ricchissimi, quasi tutti agricoltori
e di idee avanzate, che in fondo sono disposti ad accettare le riforme più ardite: e se non
fosse per il falso pudore politico che li trattiene sarebbero dispostissimi ad allearsi coi riformisti.
- Ed il Fascismo?
I Fascisti da noi non costituiscono (e non potranno costituire probabilmente in
Italia) un vero partito politico ... il fascismo ha già compiuto l'opera sua di difesa, può
rimettere la spada nel fodero e rimanere forza latente e vigile per ogni probabile pericolo
avvenire: la sua permanenza attiva... quando l'autorità dello Stato, riprendendo la doverosa energia, abbia restaurato l'impero della legge, non avrebbe più il consentimento della
pubblica opinione né alcuna ragione d'essere ...
L'intervistato afferma che la sezione reggiana ha aderito al partito riformista italiano e va ogni giorno crescendo di numero di forza; quindi, in conclusione «Si va navigando verso la pace ».
-
i '11
I.
l
(66) Sta in «Giornalf di Reggio », 7 Ailosto 1921,
In realtà la tregua era stata proposta in mala fede dai fascisti e da Mussolini; così apparirebbe da certe considerazioni sul passato del fascismo pubblicate da un fascista della prima ora nello stesso «Giornale di Reggio» sul finire
del 1921, non molto dopo che il trattato di pacificazione era stato dichiarato
decaduto, con grande soddisfazione degli «attivisti fascisti », tra i quali i giovani reggi ani già così decisamente pronunciatisi, sull'All'Armi, per il «festeggio ». Per dichiarazione esplicita di Enzo Ponzi, Mussolini sottopone il socialismo a «una prova diabolica».. .
. . .egli presentiva che il socialismo nel volgere di pochi mesi sarebbe stato vergognosamente colto con le mani nel sacco. E per ciò sicuro di sè, e pregustando il giorno
in cui avrebbe potuto dire all'opinione pubblica: «Ci avete spinti alla pace, Vi abbiamo
accontentato, vedete ora chi e che cosa era l'altro contraente, ne avrebbe stracciato il patto
in faccia ai socialisti, perciò egli difese il trattato con fermezza impazientito dall'ostilità
di alcuni fascisti che avrebbero voluto stracciarlo, senz'altro e impedire l'esperimento
in corpore vili ». (67)
2;
Le violenze continuano.
Da questi documenti sentiamo che alla fine del 1921 l'opinione pubblica
non è ancora conquistata dal fascismo, né lo è il Governo, speranzoso tuttora di
poter dissolvere il fascismo, avendo questo compiuto il suo compito.
In realtà anche nel reggiano la tensione è convulsa alla fine del 1921. Proprio per la comparsa del fascismo larghe masse di socialisti sono passati al
comunismo, e il fascismo riprende da noi la violenza sistematica, non mai
interrotta.
Lo sentiamo vivere in uno stato di fanatica intolleranza contro chiunque osi esprimere una cnt1ca verso i suoi metodi. Basti un esempio.
«Un prete bolscevico» Don Vito Falcinelli di Castelnuovo Sotto:
Visto il vento infido, ha creduto opportuno di prendere il largo per destinazione
ignota. Stia bene in guardia e non si permetta tanto di giudicarci, perché abbiamo ancora i
nostri santi manganelli in buon stato e potrebbero farne sentire sul suo ipocrita groppone
gl'indiscutibili effetti.
Uomo avvisato... con quel che segue. Il Direttorio. (68)
Né questo è tutto.
Aria di proscrizioni sillane spira sul finire del settembre 1921 :
Tutti coloro che hanno dei torti da smascherare, delle vergogne da scoprire, delle
turpitudini bolsceviche da sciorinare alla luce del sole, anche se non sono iscritti ai Fasci,
sono invitati a farsi v1vi presso i Dir~ttori locali, o, se lo preferiscono, presso la Segreteria
Provinciale e la Direzione dell'All'Armi. All'opera fascisti dei vari Comuni! Non importa
se ci manderete appunti informi, o se, non avendo dimestichezza con quel bizzarro strumento che è la penna, ci farete verbalmente i vostri rapporti. Penseremo noi a svolgere
gli appunti, a dare forma alle relazioni verbali. (69)
Richiamiamo l'attenzione sull'invito ai delatori: non si preoccupino della
relazione scritta; altri penseranno a stenderla come si deve!
(67) «Uno sguardo al passato» di Enzo Ponzi, sta in Giornale di Reggio, 25 dico 1921.
(68) All'Armi, 11 settembre 1921.
(69) All'Armi, 25 settembre 1921.
52
Il che è un'altra prova dello stato di analfabetismo strumentale e spirituale in cui versavano larghe masse delle ultime reclute fasciste, che, gli iniziatori furono, come dimostrato, studenti e borghesi del medio ceto, ai quali s'aggiunsero ben presto gli agrari e gli industriali.
Il proclama continua:
Quel che invece, implaclbbilmente, pretendiamo é la più assoluta sicurezza delle
informazioni e dei dati di .fatto... Santo Manganello sa raggiungere anche - e come! le spalle dei traditori protervi, degli agenti provocatori, dei falsi amici che presumessero
trarci giù di strada. All'opera! A noi!. (70)
Si misero all'opera con sì grande zelo che lo stesso segretario politico dovette minacciare la radiazione, per coloro che, incendiando cooperative e amministrazioni socialiste, distruggevano le pezze giustificative, e rendevano nullo
il controllo.
22 - Avvio alla trasformazione da movimento a partito.
Ora il fascismo reggiano prende coscienza della volontà di trasformarsi
da movimento in partito:
Il fascismo in ongme tu un complesso stato d'animo... ha trascinato tacitamente, istintivamente con sè fiumane di giovani pervasi da sacro fuoco rigeneratore ed anche
purtroppo,elementi spuri... Ora però che le esili schiere fasciste d'un tempo son diventate legioni non bastano i sentimenti generosi per tenerle cimentate, ma occorre dar loro
idee chiare, una fisonomia ben definita ed un programma preciso. C'è anche imposto dalla
necessità di realizzare una severa selezione e di istaurare una forte disciplina fra le masse
fasciste provenienti ed appartenenti ai vari partiti. Non basta l'idea generica di difendere
la Nazione e salvaguardare la Vittoria... necessita un vasto programma che contempli la
somma di maggiori problemi nazionali. (71)
Eccone gli effetti:
«Le elezioni del Direttorio del Fascio di Reggio Emilia ».
Sabato scorso hanno avuto luogo le elezioni del nuovo Direttorio del Fascio e
sono stati eletti a grande maggioranza i sigg. Tassoni dotto Alessandro, Casoli Arturo,
De Lucio Giuseppe, Morandi avv. Alberto, Simonini Sante, Bertolini dotto R !nato, Manzini rag. Aldo. (72)
Da Ordine del Giorno che appare sull'All'Armi, sappiamo che De Lucio
è il nuovo segretario politico; dagli atti che firmerà appare elemento molto deciso ed energico.
Nel documento in questione il segretario politico neo eletto, rende pubblico che il Comitato Centrale del partito:
Invita tutti i Fasci a controllare le azioni dei singoli iscritti e ad impedire gesti
di 'violenza che non rappresentino un caso di legittima difesa o la necessità di rintuzzare
con la massima energia attacchi degli avversari o attacchi alla vita della Nazione.
(70) All'Armi, 25 settembre 1921.
(71) «Fascismo e Partito» All'Armi, 28 Otto 1921.
(72) All'Armi, 4 Dic. 1921.
53
Richiamiamo tutti i fascisti alla disciplina e all'osservanza di tale comunicato. Gli
atti di valenza individuale servono al gioco degli avversari che li provocano allo scopo preciso di sfruttarli.
I Fascisti che non si atterrano a questo ordine saranno immediatamente proposti
alla radiazione.
Il Segretario politico
Giuseppe De Lucio (73)
Era stato Segretario politico Giovanni Dall'Orto; ora è la volta di Giuseppe De Lucio più e più voJ~ nominato dal Giornale di Reggio con l'appellativo di «giovane fascista ». I giovani della prima ora, i promotori giovanissimi del fascismo reggiano, alla fine del 1921 sono i gerarchi del partito. Dall'Orto è comandante delle squadre d'azione; De Lucio è Segretario politico; i
giovani del fascismo san divenuti «fiumane »; tempo è di educarli, perché altri,
come ahbiamo detto nella prefazione, saranno i compiti loro affidati dai capi.
Dalla fine del '21 i giovani del fascio non saranno più semplicemente
« fascisti »; saranno «Avanguardisti e Balilla ». Pertanto ora lasciamo le vicende del fascio, a cui ci siamo interessati finora, essendo, fino adesso, se non
esclusivamente movimento di giovanissimi, certamente quasi tutto dei giovani; e
ci occupiamo delle sorti dell'Avanguardismo locale.
24 - Dalla «Avanguardia Studentesca» alla «Avanguardia giovanile fascista ».
In data 15 giugno abbiamo la «Costituzione dell'Avanguardia Studentesca ». Ne dà notizia l'All'Armi:
Mercoledi 15 giugno, nei locali del Fascio di Combattimento intervennero numerosi studenti i quali dichiararono costituita 1'Avanguardia Studentesca e procedettero alla
nomina del Direttorio... Le domande di iscrizione devono essere indirizzate al signor
Rossi Enzo. (74)
Tuttavia per tutto il 1921 poco si parla dell'Avanguardia Studentesca
Fascista; il Giornale di Reggio la nomina solo quando partecipa a funebri cortei di qualche compagno morto. Si parla più spesso di «giovani fascisti », forse
perché è denominazione più vasta, comprendente, oltre ai giovani studenti, pure
i giovani operai e contadini, facenti parte del fascio. Bisogna arrivare al 12
marzo 1922 per avere un altro comunicato importante: è l'annuncio della istituzione della Avanguardia Giovanile Fascista (75) avvenuta il 5 febbraio a
Bagnolo in Piano: è il primo nucleo di Avanguardia Giovanile Fascista, non
più soltanto «studentesca ». Noi sospettiamo che questa necessità sia stata ispirata dal gruppo nazionalista il quale ha organizzato una milizia nazionale: «I
sempre pronti per la patria e per il re » i «Piccoli Italiani» e un gruppo gio- .
vanile di cui fan parte anche gli operai. Ci sono documenti che comprovano
l'aspirazione del fascismo a misurarsi in dignità con il nazionalismo e la tendenza ad imitarlo, e poi a superarlo.
(73) All'Armi, n. lO - 4 dicembre 1921.
(74) All'Armi, anno I, n. 9, 18 giugno 1921.
(75) Ali' Armi, 12 marzo 1922.
Un esempio: nel maggio 1922 ci fu a Reggio un grande congresso eucaristico; si chiuse con una solenne processione.
Il Giornale racconta:
Fra i più simpatici episodi... ci piace segnalare il saluto e l'omaggio reso al S.S.
dai nazionalisti prima e dai fascisti poi... I sempre pronti, quando passò presso di loro il
baldacchino ricoprente il Santissimo protesero in avanti il braccio destro e lo tennero fermo
nell'atteggiamento degli antichi romani giuranti fedeltà alla Patria e agli Dei .
. . .Altra cerimonia identica avvenne in Via Emilia San Pietro nei pressi della
sede al Fascio ... e quando passò il Cardinale (Scapinelli) ... il Cardinale disegnò ancora
coll'Ostensorio alto il segno della benedizione verso di loro, fra la più intensa commozione del pubblico. (76)
Ci rendiamo conto che è per il tramite del Nazionalismo che il Fascismo
va alla Chiesa, e. .. al Re, orientandosi verso la Monarchia, pregiudiziale tipicamente nazionalista.
Il Re venne in visita a Reggio in occasione della Esposizione tenutasi nel
giugno 1922. Il Giornale il quotidiano del Fascio locale, emette il comunicato:
«La città del Tricolore saluta il Re vittorioso ». Avanguardia Giovanile Fascista. Oggi giovedì, per le ore 14,30 precise, tutti gli avanguardisti e i giovani del gruppo Balilla,
possibilmente in divisa, sono comandati di trovarsi dietro il Teatro Municipale per unirsi
alle squadre del Fascio. Il Direttorio. (77)
Lo scopo è l'omaggio al Re.
25 - Lo statuto dell'« Avanguardia giovanile fascista ».
Frattanto viene redatto lo statuto dell'Avanguardia, che trascriviamo qui
di seguito, per capire meglio le discussioni che si terranno nei vari congressi
sugli articoli dello statuto, e l'insorgere di alcuni problemi non facilmente risolvibili in questa prima fase dell'Avanguardismo.
.
Art. 1. - E' costituita una Avanguardia Giovanile Fascista del Fascio di Reggio
Emilia del 'quale deve interpretare e seguire fedelmente il pensiero e l'azione.
Essa fa capo al comitato centrale delle Avanguardie giovanili Fasciste.
Art. 2.
Sono ammessi a far parte dell'Avanguardia Giovanile Fascista tutti i
giovani dai 15 ai 18 anni, di provata moralità e non iscritti ad alcun'altra associazione
.politica.
Art. 3. - L'Avanguardia organizza un gruppo Balilla formato dai giovani fra
i lO e 15 anni.
Art. 4. - Le domande di iscrizione sono presentate per iscritto al direttorio, controfirmate da 2 soci proponenti.
Art. 5. - ...sul contrilbuto sociale.
Art. 6. - L'Avanguardia è retta, sotto la diretta sorveglianza di un fiduciario del
Fascio, da un direttorio composto di un segretario politico, un 'vice-segretario e un segretario amministrativo, nominato dalla maggioranza mediante votazione segreta e qualunque sia il numero degli intervenuti, dall'assemblea generale degli avanguardisti nei mesi
di giugno e di dicembre.
(76) Giornale di Reggio, 3 maggio 1922, «L'apoteosi della fede ».
(77) Giornale di Reggio, 15 giugno 1922, «Cronaca cittadina ».
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Resta in carica sei mesi e i suoi membri sono rieleggibili.
Art. 7. - Qualora parte del direttorio si rendesse dimissionaria si procederà a una
nuova elezione parziale. Qualora tutto il direttorio si rendesse dimissionario si procederà
invece a una elezione totale. Gli eletti resteranno in carica fino alle nuove elezioni.
Art. 8. - Al Direttorio spettano la direzione, l'amministrazione e l'organizzazione
interna dell'Avo Giov. Fase., la presentazione dei bilanci, le deliberazioni d'urgenza e le
convocazioni dell'assemblea. Esso deve sempre attenersi alle direttive politiche della direzione centrale.
Art. 9. - Le assemblee ordinarie dei soci sono convocate una 'volta ogni mese,
Il fiduciario o il direttorio convocano le assemblee straordinarie per iniziativa propria o
per domanda in iscritto di 1/3 de soci. Dopo mezza ora le assemblee sono ritenute valide
di 2a convocazione.
Art. lO. - Le assemblee dei mesi di maggio e di novembre sono tenute per la relazione morale e finanziaria, la approvazione del bilancio e la nomina di una commissione elettorale.
Art. 11. - Il fiduciario e il direttorio partecipano con potere deliberativo alle
assemblee del Fascio, il fiduciario e il segretario politico a quelle del direttorio ogni
qualvolta si discutano argomenti che riguardano l'organizzazione giovanile.
Art. 12. - Gli Avanguardisti devono intervenire per disciplina a tutte le riunioni
e rispondere prontamente agli appelli. Chi, senza giustificato motivo, mancasse 3 volte
consecutive sarà eliminato dall'Avanguardia.
Art. 13. - Gli avanguardisti devono astenersi dal compiere provocazioni ma reagire vigorosamente a quelle avversarie.
Art. 14. - Chi mancasse ai doveri di Avanguardista sarà ammonito dal direttorio e
se recidivo espulso dalla Avanguardia. Esso potrà appellarsi alla 1a Assemblea e in definitivo
al Direttorio del Fasoio.
Art. 15. - E' dovere degli Avanguardisti mantenere il segreto su quanto concerne
l'organizzazione e le deHberazioni dell'Avanguardia e del partito.
Gruppi Balilla
Art. 1. - La Segreteria Generale delle Avanguardie Giovanili Fasciste, di pieno
accordo con la segreteria generale del ,Partito, onde aiutare lo sbocciare deUe conoscenze
giovanili e la loro educazione spirituale nell'ambito fascista, delibera l'inquadramento dei
giovanetti che per l'età non possono essere compresi nei quadri avanguardisti in formazioni che assumono il nome di Gruppo Balilla.
Art. 2. - Nel minor tempo possibile, ogni Avanguardia provveda a costituire al
suo fianco il Gruppo Balilla d'ormandone il la quadro con i giovanetti che abbiano compiuto
il decimo anno di età e non oltrepassato il quindicesimo dopo del quale entrano di diritto
nelle file dell'Avanguardismo Giovanile Fascista.
Art. 3. - La Sezione dei Gruppi Balilla dovrà funizonare sotto il controllo diretto
dei Direttori delle Avanguardie Giovanili per le quali a loro volta è applicato l'art. 7 del
rispettivo statuto.
Art. 4. - Il Gruppo Balilla in considerazione dell'art. 3 non avrà un proprio direttorio: avrà un Segretario scelto tra i migliori elementi del Gruppo e che dovrà godere la
fiducia del Direttorio dell'Avanguardia.
Art. 5. - Il detto Segretario oltre che dell'organizzazione interna dovrà interessarsi anche della gestione amministrativa del Gruppo che sarà controllata rispettivamente
dal Direttorio, della Sezione Avanguardista locale.
Art. 6. - Il Segretario del Gruppo Balilla parteciperà alle Adunanze del Direttorio
della Avanguardia con voto deliberativo, ogni qualvolta si discuteranno ordini del giorno
interessanti l'organizzazione del Gruppo.
Art. 7. - Ogni Direttorio Avanguardista è responsabile del Gruppo che accanto
ad ongi Avanguardia è creato. Della sua costituzione oltre che renderne edotta la propria
Federazione Provinciale Avanguardista dovrà avvisarne la Segreteria della Avanguardia, che
emanerà gli ordini in proposito, e tutelerà lo sviluppo e l'organizzazione dei Gruppi Balilla.
Art. 8. - Sono istituite tessere speciali, che dovranno essere richieste alla Segreteria
Generale dell'Avanguardia. Distintivo dei componenti i Gruppi Balilla è una fascia tri-
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colore al braccio che dovrà portare l'iscrizione: Avanguardia Giovanile Fascista. Gruppo
Balilla.
Ogni Avanguardista ha l'obbligo morale di aiutare il sorgere ed il formarsi dei
Gruppi Balilla. Ad essi si dovrà dare tutta la assistenza possibile, favorendo tutte quelle
iniziative intese a gettare, attraverso un'opera d'amore nell'anima dei giovanissimi, la buona
semente, che schiuda i piccoli cuori dei gregari, alla luce meravigliosa dell'amore alla Patria.
Valendosi di elementi volonterosi, che certamente esistono in seno alla Sezione
Giovanile, si dovrà curare soprattutto l'insegnamento elementare della storia patria; sia
fatta la propoganda più assidua della nostra idea, che è soprattutto di amore e di verità;
e nel concerto che non ha dissonanze, di tutte le iniziative più utili e più possibili, si
formi l'armonia divina della nostra spiritualità che dona ai bimbi fascisti il suo frutto migliore, perché nel giardino fiorito del nostro amore e della nostra passione essi siano il boccio migliore, la gemma più santa. (78)
26 - Il Congresso provinciale dell' Avanguardia giovanile ».
In seno al fascio sorgono contrasti, come detto sopra, circa l'età dei
giovani che possono far parte dell'avanguardia e soprattutto sui rapporti Avanguardismo e P.N.F.; perché all'inizio l'Avanguardia giovanile fascista non è che
un doppione del fascio e certi Direttori, non vedendola di buon occhio, non vi
dedicano la raccomandata propoganda. Forse, sotto sotto, cercano d'impedirla.
Nel luglio 1922 tuttavia si tiene a Reggio il lO Congresso Provinciale
delle Avanguardie Giovanili fasciste, nei locali del Fascio:
E' riuscita una manifestazione mirabile del movimento giovanile nuovo
linea al fianco del fascismo. Erano presenti tutti i Segretari delle Avanguardie
vincia e la Federazione Regionale era rappresentata dal Segretario geom. Luigi
dal vice-Segretario ·Franz Pagliani.
Inizia la seduta G.L. Mercuri che traccia il compito dell'Avanguardia
indica ai segretari la via che debbono seguire nella propaganda. ( 79)
che si aldella ProMercuri e
fascista ed
Ecco il motivo essenziale del lO Congresso: la propaganda, per favorire
la quale il Mercuri espone il progetto della pubblicazione di un organo regionale
avanguardista. Perché l'idea vitale dell'Avanguardismo è:
Opera altissima di educazione politica e morale della gioventù; opera che dilaga
oltre i termini del partito per assurgere ad una forma nuova spirituale atta ad informare
di sè, nella sua bellezza e nel suo ardore, la coscienza dei giovani italiani. (80)
In questo lO Congresso si comincia a discutere sull'articolo due dello
Statuto senza peraltro venire ad un accordo definitivo circa il limite massimo di
età dell'avanguardista.
Ci vorrà un altro Congresso per definire ciò.
L'incaricato della Segreteria Provinciale Aldo Morandi fa la relazione
dell'opera svolta da lui, che è approvata all'unanimità. Quindi Mercuri dichiara
costituita ufficialmente la Federazione Provinciale Reggiana, a Segretario della
quale viene riconfermato Morandi Aldo e viene eletto Vice-Segretario Branci(78) Avanguardia Giovanile Fascista, Sezione di Reggio Emilia - Statuto R.E. Tipografia Ubaldo Guidetti 1922.
(79) Giornale di Reggio, 15 luglio 1922 - n. 165.
(80) (;iornale di Reggio, 15 luglio 1922 - ". 165.
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forti. Emanuele. Franz Pagliani parla dei rapporti fra la Federazione Region~le,
Provinciale e Avanguardie: rapporti che non saranno favorevolmente accetti a
tutti i fascisti.
Il 1° Congresso provinciale, l'istituzione di una Federazione provinciale
che permette il collegamento fra le varie sezioni, la campagna propagandistica
dovettero ottenere l'effetto voluto, se i nazionalisti in una loro adunanza del
settembre «dibatterono la tendenza che spingeva i giovani all'azione diretta e
soprattutto la tendenza ad incorporarsi nel fascismo ». (81)
Di fronte a questa constatazione il partito nazionalista si pone un dilemma: devono cedere le armi di fronte al fascismo, loro che del fascismo
vantano la paternità fisica, avendo dato le persone fisiche dei prIm1 gregari, e
la paternità ideologica avendo dato al fascismo quella dottrina che non aveva?
Il Partito Nazionalista tenne il suo congresso, in cui il Tarabusi espresse l'esame di coscienza del nazionalismo nei confronti del fascismo.
L'oratore pone in rilievo come lo stesso Mussolini avesse espresso la
necessità di muoversi verso la destra; avesse rivelato la sua anima imperialista,
il suo ardente desiderio di vedere sempre più grande l'Italia ... avesse messo
molta acqua sulla sua tendenzialità di poco facile memoria.
E ~e tutti muovono verso di noi, perché dovremmo spostarci per falsare noi stessi?
Forse che il Fascismo a Reggio non ha avuto origine in questa nostra sede, da
giovani quasi tutti usciti dalle nostre file? Usciti? NO; non si esce quando uno solo è
l'ardente -voto dei cuori: fare grande l'Italia. E questo Santo nome, checché avvenga, ci
terrà sempre uniti ai nostri meravigliosi confratelli. (82)
Interessante è il seguente comunicato:
Avanguardisti e Balilla. - L'Avanguardia Giovanile Fascista comunica: Il 4 novembre deve essere una affermazione di fede. Gli squadristi dell'Avanguardia e del gruppo
Balilla vestano la divisa. I triari deWAvanguardia sono comandati d'intervenire alla cerimonia. Tutti si trovino in sede alle ore 9 precise del mattino. Il Direttorio. (83)
27 - Riorganizzazione dell'« Avanguardia» e proliferazione di sottosezioni.
Il Fascio dedica una grande attenzione all'Avanguardia Giovanile, la quale
viene riorganizzata, con epurazioni, come lasciano sospettare i seguenti comunicati: «Fervida attività fascista, Federazione Provinciale Avanguardisti, Ufficio
Stampa e Propaganda. Tutte le sezioni della Provincia procedano immediatamente alla revisione dei soci e dell'organizzazione interna. Si pregano i Fasci di prestar la loro opera di controllo e di assistenza a norma dello Statuto Avanguardista.
E il seguente:
E' indetto per il 1° dicembre il 3° Congresso Provinciale al quale devono partedpare le avanguardie che si saranno riorganizzate per discutere intorno al Congresso Nazionale che si terrà entro 1'anno. Il limite di tempo è breve ma suJ)ficiente per i Direttori
di buona volontà.
(81) Giornale di Reggio,
1 settembre 1922.
1 settembre 1922.
1922.
(82) Giornale di Reggio,
(83) All'Armi, 4 novembre
I Direttori di buona volontà non mancano, e di conseguenza vengono
costituite nuove sottosezioni, la prima è quella di Pieve Modolena, una frazione a tre chilometri dalla città. '
.....
Il Giornale comunica:
Domenica alla Pieve Modolena è stata costituita la sottosezione dell'Avanguardia
Giovanile Fascista di Reggio. Essa conta già una trentina di iscritti. Hanno parlato il vicesegretario provinciale Signor Branciforti e il Signor Panciroli, centurione della coorte della
provincia portando il saluto di questa Avanguardia e della Federazione Provinciale.
Erano pure intervenuti numerosi avanguardisti di Reggio. Ai compagni di fede
e di azione rinnoviamo il nostro augurio. ( 84 )
Comizi di propaganda si tengono a Villa San Pellegrino e a San Maurizio
«in cui si va costituendo un forte nucleo giovanile ».
I Direttori Fascisti «mostrano di comprendere interamente l'importanza delle Avanguardie» dice il Giornale. Il Direttorio di Reggio si rinnova ed
eccone la composizione: «In seguito a regolare votazione sono stati eletti a far
parte del nuovo direttorio i signori: Romeo, studente liceale - Segretario politico;
Baglioni, studente dell'Istituto Tecnico - Vice Segretario; Bedogni E., studente Istituto Tecnico - Segretario amministrativo.
Il nuovo Direttorio, ricevuta la consegna dei registri e della cassa, con
fervido entusiasmo si è messo all'opera di propaganda e si propone di porre
nelle giovani anime degli avanguardisti, i primi fremiti, le prime parole d'amore
ed i primi orgogli che le Camicie Nere e i combattenti scrissero per la gloria
della patria, insanguinando col loro sangue le trincee e le bandiere ... » Il
Direttorio.
28 - Congresso di Firenze. La partecipazione reggiana.
Si giunge cosÌ al' gran girone del Congresso di Firenze a cui l'Avanguardia Giovanile di Reggio Emilia partecipa con nutrite squadre. Nella relazione resa dal Giornale rileviamo innanzitutto la seguente statistica sulla forza
numerica nazionale: gli avanguardisti sono circa ;2'0Q,!1 rappresentanti di quasi
200 sezioni. (85)
Nella prima seduta del Congresso «i lavori sono iniziati alle ore 14,30
del pomeriggio sotto la presidenza del Segretario Generale G. Bastinianini. Viene
ricordato G. Oberdan. Sono inviati telegrammi a Mussolini e ad Asvero Granelli,
iniziatore del movimento avanguardista. Bardi, vice segretario generale, legge la
relazione morale e finale: «In un anno da poche avanguardie studentesche disperse, si è giunti a 12 delegazioni regionali, 42 provinciali, oltre 600 sezioni,
25.000 iscritti. Le prime sezioni dopo Milano si ebbero nell'Emilia ... s'alza poi
a parlàre per la delegazione emiliano-romagnola il sig. Gian Luigi Mercuri, che
avverte di essersi preoccupato) più che della massa) dello spirito e deWindirizzo
dei giovani ».
(84) Giornale di Reggio, 24 novembre 1922,
(85) Giornale di Reggio, 30 dicembre 1922.
59
Sono state incontrate non poche difficoltà nella affermazione delle Avanguardie, a causa della indifferenza dei Fasci, se non proprio della ostilità »...
ma quando le Sezioni hanno potuto mostrarsi belle e forti di numerose squadre che nulla avevano da invidiare alle altre (quelle dei fascisti) i fasci si sono
dovuti interessare per forza dei giovani.
L'Emilia-Romagna conta quasi 5.000 avanguardisti e ha dato martiri al Fascismo, l'Emma conta ,adesso, da sola la metà dell'intero contingente avanguardista ». Poniamo attenzione a quanto segue, poiché si entra, a nostro avviso ,al
momento più vera per cui è stato indetto: la necessità di chiarire il rapporto fra
fascio e avanguardia ». Bastianini esprime il parare che, per evitare un dualismo :i'a Avanguardia e Partito, convenga eleggere Segretario Generale della prima un membro della Direzione del Partito ».
Sostiene che la stessa interdipendenza è necessaria per le Federazioni
Provinciali e le singole sezioni. Frattanto giunge Michele Bianchi, di passaggio da Firenze. La discussione continua e Mercuri, il rappresentante dell'Emilia, rispondendo a Bastianini chiede che sia discusso piuttosto lo statuto avanguardista per portarVi le necessarie modifiche.
Messe ai voti le proposte si approva che i segretari politici delle Avanguardie han· Il
no il diritto di intervenire alle riunioni del direttorio fascista ogni qualvolta intendono M
trattare dell'organizzazione giovanile e si evita la nomina di fiduciari. (86)
Si fissa quindi il limite di età per gli avanguardisti ai 18 anni, si decide
tuttavia che in alcuni casi si possano superare i 18 anni.
L'articolo 2°, oggetto di discussione anche nel Consorzio Provinciale, è
definitivamente fissato in questi termini. Nella seduta pomeridiana, sotto la
presidenza dell'on.le Capanni, si decide di abolire il Comitato Centrale, e si
invitano tutti i Fasci a provvedere di una sede adeguata le Avanguardie.
L'on.le Capanni illustra l'obbligo per i fasci di aiutare le Avanguardie
materialmente e moralmente secondo le possibilità, indi descrive l'ordinamento
militare della organizzazione giovanile.
Si decide che tra i comandanti fascisti e quelli avanguardisti corre la
stessa differenza che tra gli ufficiali istruttori di un collegio militare e quelli
in servizio.
Il 1922 ha dato dunque all'Avanguardia statuto, Congressi provinciali,
Congressi nazionali, Federazioni provinciali, organizzazione militare, gerarchie:
fascio-avanguardia-balilla; ma chiude la sua attività lasciando aperta una questione di fondo: l'esistenza del dualismo tra fascio e avanguardia: la quale, lo
si legge tra le righe, vorrebbe la sua piena autonomia, mentre il fascio cerca
tutti i mezzi per tenersela sotto il suo diretto dominio; come chiaramente risulta dalla proposta di Bastianini di eleggere Segretario Generale dell'Avanguardia un membro della Direzione del Partito.
Questo problema sarà risolto soltanto il 29 ottobre 1937 con la trasformazione dell'Opera Nazionale Balilla nella Gioventù Italiana del Litorio.
Infatti dall'aprile del 1926 all'ottobre del 1937 l'Opera Balilla aveva cu(86) Giornale di Reggio 30 dicembre 1922.
(87) Corsi Nazionali per la formazione e l'aggiornamento dei dirigenti e dei comandanti.
60
rato l'educazione fisica e morale dei giovani: essa era però una organizzazione
quasi autonoma di cui il Presidente faceva parte del Governo nella sua qualità
di Sottosegretario al Ministero della Educazione Nazionale.
Il 29 ottobre 1937 con la trasformazione dell'Opera Nazionale Balilla
nella Gioventù Italiana del Littorio, l'organizzazione si inserisce nella vita del
Partito diventandone parte integrante.
Il Segretario del Partito diviene infatti, come Comandante Generale della G.I.L. anche il massimo gerarca dell'organizzazione giovanile assicurando identità di intenti e di indirizzo nella educazione della gioventù.
AURORA OATTAIBIAJNI
FONTI:
1) Giornale di Reggio - Quotidiano Liberale. Direzione anonima nel tempo di cui parliamo: 1919-1922. A dire della Giustizia il Direttore risulterebbe R. Boiardi.
Numeri consultati: dal l° gennaio 1919 al 30 giugno 1923.
2) La Giustizia - Quotidiano del socialismo locale fino al luglio 1922; in quell'anno il
giornale diverrà organo del partito Socialista Unitario; ne sarà segretario G. Matteotti.
Numeri consultati: dallo ottobre 1920 al 31 dicembre 1921.
3) All'Armi con sottotitolo «Organo dei Fasci Italiani di Combattimento» della Provincia di Reggio Emilia. Periodico domenicale, raccolto nella biblioteca di Reggio Emilia in due volumi:
VoI. l°: numeri 16 dal 16 aprile 1921 al 30 luglio 1921.
Direzione e Amministrazione - Guastalla (Via Beccaria, n. 1).
VoI. 2°: «Organo della Federazione Provinciale Fascista Reggiana» 4 settembre 1921
al 20 aprile 1922.
Direttore responsabile Milton Luigi I.,ari.
Stabilimenti dpografici Artigianelli di R. Boiardi.
4) Avanguardia giovanile fascista di Reggio Emilia: - STATUTO - Reggio Emilia.
Tipografia Ubaldo Guidetti, 1922, opuscoletto.
LETTERATURA:
1) UGO GUALAZZINI - La genesi del fascismo reggiano - Reggio Emilia, Officine
Gra,fiche ,fasciste, 1936.
2) Cronache della vigilia rivoluzionaria fasoista nella Provincia di Reggio Emilia - Sta in
Il movimento delle squadre nell'Italia settentrionale - VoI. 2° - Roma - Casa Editrice
Panorami di realizzazione del fascismo.
3) Fascismo - Inchiesta socialista sulle gesta dei fascisti in Italia. - Milano - Società
Editrice Avanti!, 1922.
4) GIANNINO DEGANI - Breve storia del movimento operaio reggiano. L'origine del
fascismo in Emilia. Nel giornale l'Unità, a. 32, n. 274 - lO novembre, 1956.
5) ROBERTO FARINACCI - Storia del fascismo. 1940.
6) ACHILLE STARACE - Fasci giovanili di combattimento - Milano. Mondadori, 1933.
7) ENZO BIAGI - Storia del fascismo - VoI. l° - Sadea della Volpe. 1964.
8) PAOLO COLLIVA - Camillo Prampolini e i lavoratori reggiani - Roma. Istituto
grafico Tiberino. 1965-(1966?).
9) 1919-1925 - Dopoguerra e fascismo - Bari - Laterza - 1965.
Le premesse storiche della lotta di Liberazione
IL MOVIMENTO OPERAIO E CONTADINO NEL REGGIANO
II.
LE MASSE CONTADINE
(Continuazione)
1. - La storia dell' agricoltura reggiana di Filippo Re.
Una storia dell'agricoltura reggiana è trattata da Filippo Re nel Saggio sopra la storia dell'agricoltura reggiana.
La prima notizia riferita dal Re, risale alla fine del II secolo d.C. ed è
relativa ad un collegio di artefici e fabbricatori di schiavine ed altre speci di
panno, da cui la deduzione che se fioriva quella industria doveva necessariamente fiorire anche l'agricoltura ad essa connessa. Alla fine del IV secolo, invece,
l'agricoltura era decaduta a tal punto che Frigerio, generale di Graziano, inviò
nel Reggiano i Taifali, barbari da lui vinh~ a coltivarlo. Ciò non impedl un
nuovo decadere, sicchè al principio del secolo IX gli ecclesiastici che possedevano la maggior parte dei terreni ne concedevano delle porzioni a titolo di
livello, di affitto, o di vitalizio alle famiglie che si assumevano l'obbligo della
migliorazione e si obbligavano a passare annualmente un tributo in denaro o derrate. Ciò determinò un sensibile miglioramento della coltivazione, ma nel contempo sorsero quei vincoli sui terreni che si trascinarono poi per secoli. Un mezzo per migliorare le coltivazioni fu anche quello di permutare vaste superfici
di terreno con equivalenti superfici spezzettate in più fondi. Nei contratti di
permuta e compravendita del tempo non sono ancora citati né i mezzadri, né i
terzarini, ma soltanto servi che venivano ceduti ed alienati assieme ai fondi
(/Della condizione dei servi sotto i longobardi e nei tempi successivi, VoI. I~
delle Antichità Longobardiche Milanesi). L'invasione degli ungari sul finire del
secolo IX rovino' nuovamente l'agricoltura. A questo stato probabilmente si
sottrasse in una certa misura il territorio a monte di proprietà matildica. Nel
principio del secolo IX tornano a moltiplicarsi i livelli, le permute e gli affitti.
Aumentano i disboscamenti nella pianura coll'accrescersi dell'agricoltura; si dispone nel 1179 la costruzione di un canale naviglio; nel 1188 esiste un console
dei mercanti. Nei due secoli successivi, tredicesimo e quattordicesimo; le guerre
civili, la peste, le malattie epidemiche spopolano per due volte la città e la
campagna; geli alle viti e agli oliveti, nevicate abbondanti, inondazioni, malattie delle piante e del bestiame. D'altra parte in quei tempi furono presi prov-
61
l
vedimenti legislativi per favorire l'agricoltura per cui nel 1211 fu istituito o
rimesso in uso il mercato di bestiame esente da ogni dazio al Ponte Pelato a
S. Maurizio, ora Ponte del Rodano, trasferito poi in una località fuori porta
San Pietro.
Quando il contadino viene costretto dalle lotte di fazione ad aibbandonare i campi per la propria incolumità personale, il partito al governo è ten~to
a prender cura delle terre abbandonate. Veniva favorito inoltre lo scavo di cavi
irriga tori.
Fra le norme statutarie importante è quella che dispone degli obblighi dei
mezzadri decretate nel secolo tredicesimo e quindi riunite in un solo capitolo al
principio del quattordicesimo. Nell'agricoltura venivano i vesti' i
itali ricavati da un commercio florido, specià mentè· uello della lana che ab
nei monti.
1111Z'0
ecò o decimo uarto, la .
ricchezza
si
.
fusa che vengono sancite le i er frenare il lusso del e donne. La città,
tisslma, comprendeva dieci grossi borghi e --.!82 castelli e ville. Calcoli e epoca
ind0"a o nel numerodi 30.000 gli abitantLdeU; città, esclusi; bQtgfll.
Nella montagna i proprietari terrieri lavoravano quasi tutti i loro fondi
servendosi tutt'al più di famiglie o giornalieri. Così nella collina i mezzadri
compaiono soltanto presso Chiozza di Scandiano; prevalgono invece nella pianura assieme ai terzarini che godevano solo il terzo delle rendite; altri poderi
innneerano lavorati da servi. La terra già alta di prezzo all'inizio del secolo
andò talmente diminuendo di valore che qualche podere veniva affittato riscuotendo anticipatamente l'intero canone di vari anni per potere mettere a coltivazione terreni incolti. Nell'ultimo decennio del secolo la terra risalì di valore
seguendo la rapida ascesa che la città ebbe alla fine del decimoquinto secolo.
Una pestilenza che infierì dal 1447 al 1458 spopolò di nuovo la città e la
campagna.
Dopo una fioritura industriale di fustagno, seta e panni, negli ultimi decenni del 1400, l'agricoltura decadde di nuovo nel secolo decimosesto e vi furono
carestie negli anni 1590, 1591, 1592.
Nel secolo successivo la carestia del 1612 colpì gravemente l'industria
della seta già decrescente per il grande numero di gelsi abbattuti per fare strade.
Il contagio dei bachi del 1630, condizioni sfavorevoli degli anni successivi, scarsezza di denaro, mantennero in questo stato di depressioni l'industria della
seta, che si riebbe nella pianura soltanto alla metà del secolo decimottavo, dopo
la pace di Aquisgrana.
A questa data giunge il saggio storico di Filippo Re.
~~.~.,
-
'
2. - L'affrancamento dei servi della gleba: il mezzadro.
~ll,.l~"Jilierazione dei servi della gleba nasce il mezzadro.
I proprietari terrieri volendo tenere ancora stabilmente legati
contadini alla terra, creano il patto di mezzadrìa e di colonfa parziaria.
A Reggio, la prima regolamentazione parziale di questo patto appare
negli statuti del 1265.
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1.7 R AJV,.C)
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Frontespizio di un pamphlet contro ,la Repubbl.ica Gisa'lpina.
64
Da essi risulta che i mezzadri debbanO' abitare il fan da e passanO' recederne.
Sala can gli statuti del 1311 .il.. cantratta di mezzadria è disciplinata organicamente mediante l'obbligo di stabilità del calanO' sulla terra, divisiane per
metà dei pradatti, cantrrbuti del proprietaria, termine del patta. Al padrane fededegna è ricanasciuta un creditO' di mezzadria fina a centa saldi imperiali senza
alcun atta a teste.
Gli statuti del 1335 e del 1392 nan partanO' nessuna innovaziane, ma
saltanta quelli del 1404 altre i termini già nati prevedanO' la disdetta del contratto, ma soprattuttO' fissanO' delle narme tecniche di caltivaziane più adeguate al tempO'.
Dapa il passaggiO' di Reggio dalla daminaziane viscantea a quella estense nel 1409, altri statuti furanO' pubblicati nel 1411 can aggiunte e madifiche
che inasprirana le candiziani dei lavaratari.
La classe dei praprietari fandiari persegue la sua palitica di garantIrSI
can patti sempre più gravasi e vessatari il diritta a legare stabilmente il caltivatare alla terra che lavara: i lavaratari, nan patranna abbandanare il fanda
al termine della lacaziane, senza il cansensa del padrone, il quale potrà anche
negarla se il conduttore sarà debitore versa di lui.
Francesco III con il codice estense (1771) cercò di uniformare tutte
le dispasiziani vigenti nei territori che gradatamente eranO' entrati a far parte
del Ducato, pur lasciandO' alle consuetudini e statuti lacali la passibilità di dirimere le questiani di interesse locale.
Dapa quindici anni dalla pubblicaziane del codice, la Comunità di Reggia chiese al Governo la ratifica di 40 patti mezzadrili.
La palitica di soppressiane degli Enti ecclesiastici e delle cancessioni
livellarie che nell'intenziane del Governa avrebbe davuta portare allo spezzettamento della praprietà in piccali poderi ave avrebbero davuto insediarsi le famiglie sprovviste di terra, mancò alla scapa, come siè vista, perché era già in
atta la prima farma di speculaziane capitalistica sui beni allivellati e la rifarma
agraria, invacata dai non abbienti, cioè dai più, fatta prapria, in tearia, dal Governo, non fu attuata.
La conseguenza fu ohe il mezzadro, da questo mO'mento, verrà sostituito
sempre in maggiar misura dal salariata perché il salariato è produttivo di maggior reddito per il capitalista agrario.
Chi difese il patta di mezzadria fu FilippO' Re er la ragione già detta
e ClOe pe-icneeg l ve eva nell'abban ono e patto mezzadrile, l'indebolirsi della
salvaguardia ai privilegi dell'antica classe agraria ed il pericolo della farmazione
di una classe nuava svincolata dalla terra, quella del salariato agricolo. Sarepbe
stata minacciata una stabilità sociale, dipendente non tanto da un equilibrio
realizzato per mutua accorda delle parti, quanto mantenuta dal prepatere della
classe padronale di origine feudale nobiliare sul ceto contadina.
Sulla diffusione della mezzadria cancardavaanche il Gaverno, conside'trat~ un mezza di difesa dell'or.din.e .pubbli~o . e del!'equilibr.io s~ciale. messa in
1 pencalo dalla sfruttamentO' capItalIstIca del lIvellan e deglI affIttuan.
\
In questa palitica furono concordi anche caloro che dapo il crolla del~ l'antico ordinamentO' palitico, nel 1796 presero il Gaverna della casa pubblica,
~
i
65
tanto che nelle «Norme dei capitoli per i coloni del dipartimento del Crostolo »,
pubblicato nel 1810, si fa osservare che la mezzadria, associando capitale e lavoro, stabilisce tra padfone-~olono, un rap orto di collaborazione e di umanità.
~-1.~mpo dell'inchiesta Jacini, i relatori per Re 10
etti
'atti
riferiy.~k il contratto predominante el:'a-la...m~zadili. ,_lJ1iuienunciavano contemporaneamente la tendenza a rendere 12iù ~quenti i contratti di affitto
~_ .
_--"'-"
----..
3 . - La borghesia genera un tipo nuovo di proletario: il bracciante agricolo.
Né le preferenze dottrinarie o politiche degli agronomi, né la politica
di Governi valsero ad impedire il realizzarsi del processo economico nelle sue
leggi obiettive.
La subordinazione non soltanto della proprietà terriera ma dello stesso
processo produttivo agricolo alla economia capitalistica, porta a superare, nei
mutati rapporti di produzione, la forma della mezzadria, ancora legata ad una
economia signorile, ed alla creazione di uno strumento necessario a questa nuova economia, l'operaio agricolo salariato.
La borghesia terriera riscontra ohe il lavoro salariato produce un mag- ~
gior reddito. E' il reddito capitalistico che viene prodotto con la sostituzione
dell'operaio salariato al contadino. Così Marx nel Capitale (VoI. III - parte II)
aveva già rilevato il fenomeno:
~
La trasformazione della rendita in denaro non è solo necessariamente accompagnata, ma è anche preceduta dalla formazione di una classe di braccianti nullatenentJ,"
che si affittano per denaro.
Si inizia così, anche per l'agricoltura il sistema capitalistico basato sul
carattere sociale della produzione e sulla appropriazione privata dei valori prodotti.
Sorgono forze che con singolare energia operano produttivamente nella
Valle Padana, ma nel contempo la popolazione contadina si immiserisce ed una
parte di essa è declassata a proletariato agricolo con il correlativo fenomeno
della disoccupazione.
Dalla prima raccolta sistematica di dati statistici operata dallo Scelsi nel
1868 risultano (tav. LXI) per i salariati salari bassissimi.
n salario medio annuo per gli uomini era di L. 250; per le donne di
L. 162,40 per i fanciulli L. 152,50.
Dalla relazione Balletti e Gatti (pag. 241) risulta che nel 1886 Lbrac-h
cianti (opere.J, secondo il censimento del 1871 erano 24.967, cioé più di
<fuarto dell'intera popolazione agricola. Secondo la statistica del 1881, 21.846, I~V
ma i dati sono confusi. I braccianti "sono poco numerosi nella zona montana Il
crescono nella pianura, soprattutto nelle vicinanze del Po.
n salario in denaro del bracciante varia secondo l'epoca, i luoghi e la
qualità del lavoro ed il sesso.
Nell'epoca della mietitura gli uomini vengono pagati da L. 1,50 a 2 lire
al giorno e ulJlÙira le doQQS oltre il vitto; negli altri periodi deIT'~no 50 ~
centesimi se uomo e 30 o 40 se donna.
unUI
66
Se la paga è tutta in denaro è da L. 1 a 1,20 per gli UOminI e cento 50
o 60 per le donne. La media per l'uomo nell'inverno e nell'autunno è pertanto
di centesimi 90 e lire 1,10 nel resto dell'anno; per la donna da 60 a 80 centesimi in quella stagione.
.
Ai dati statistici, la relazione citata fa seguire queste considerazioni
(pag. 242) relative ai braccianti.
t
Parecchie circostanze concorrono poi a far crescere questa classe di agricoltori,
a renderne sempre più difficile l'esistenza ed a formare un peso ed un pericolo per l'agricotlura e per l'intera società. Cresce infatti la popolazione in generale e crescono vieppiù i
braccianti non mai previdenti e moltiplicatisi colla facilità solita alle classi meno abbienti;
crescono ancora perché molte famiglie di mezzadri, per le successive annate disastrose
cariche di debiti, furono costrette a ridarsi alle condizioni di braccianti.
In questa classe poi sono entrate abitudini di lusso e di scialacquo, sì che non
avendo sufficienti risorse nel lavoro onesto, ne cerca invece nel furto campestre; tanto
che l'aumentarsi delle più misere popolazioni agricole è una delle maggiori piaghe del
nostro paese.
Quali potessero esser le «abitudini di lusso e lo scialacquo» di chi era
pagato con salari di fame è difficile immaginare, ma rimane accertato il passaggio del ceto contadino alla classe proletaria sotto la spinta del capitalismo.
Tali, infatti, risultavano le condizioni di vita dei contadini attorno al
1886, dalla stessa relazione:
Le famiglie coloniche sono generalmente più numerose delle famiglie urbane: però
il fondo coltivato ha una grande influenza nel determinare la quantità de' membri o per
meglio dire ciascuna famiglia colonica ricerca e s'adatta ad un fondo che possa coltivare
colle sole sue forze, quindi i poderi che hanno larga coltura prativa o di risaia non
hanno famiglie molto numerose: le hanno tali invece quelli che hanno vaste culture da
frumento, granoturco ed uva: onde in generale i terreni che danno un grosso reddito
lordo nutrono famiglie più numerose di quelli che danno un forte reddito netto perché
richiedono minori spese di coltivazione.
Intorno all'alimentazione bisogna distinguere tra zona e zona, tra epoca ed epoca,
tra una condizione e l'altra dei lavoratori della terra. Imperocché nella zona montuosa
e collinare l'alimentazione è formata ·comunemente dalla farina di granturco ridotta a polenta: fanno seguito alla polenta le castagne, i latticini specialmente di pecora e le ava; la
carne, che non sia di pecora, di rado compare sulla mensa di queste povere popolazioni. La
polenta si condisce con sale, talvolta con pepe, peperoni passati nel vinello e talora con lardo e sardelle della peggior qualità. Vino si beve di rado; nella montagna perdomina il vizio
di bere liquori. Nella pianura alta e bassa il regno della polenta non cessa, ma però si fa
meno esclusivo: la minestra di pasta o riso con legumi e il pane si mangiano di frequente,
la carne di pollo o di manzo in qualche solennità nutre la famiglia: si beve poco liquore, ma
più spesso vino sottile (vinello) e si condisce il mangiare sempre con sale, lardo e spesso
con pesce salato e talvolta con burro e latticini. Se consideriamo il nutrimento nelle varie
epoche dell'anno, troviamo che in quelle di grandi lavori e nelle quali si raccolgono frutti
della terra, è generalmente maggiore, più sano e più sostanzioso: nei giorni del raccolto (sono 15 o 20) la minestra non manca mai, si mangiano ova, formaggio, pane in quantità notevole; si beve per lo più viaello. Ma dal novembre fino a che dura la stagione cattiva, la
polenta riprende la sua preponderanza e in alcuni luoghi regna assoluta e tirannica.
Scemano le fatiche, s'accorciano i giorni, diminuiscono i guadagni, scompaiono que'
prodotti della terra che non hanno grande importanza nel bilancio d'un fondo, ma che il
contadino racimola qua e là, e quindi il nutrimento si riduce più scarso se non ancor peggiore. Così pure fra le varie classi agricole diverso è il vitto per qualità e quantità: migliore
Awiso d'asta di beni di provenienza ·ecdeslasUca
68
e più frbbondante per il piccolo proprietario-colono, si fa discreto e sufficente per il mezzadro, d1viene spesso cattivo e scarso pei poveri braccianti: la minestra e il pane non mancano mai al primo, il pane anche non difetta al mezzadro, ma il salariato per lo più si nutre
di polenta e ne avesse sempre da saziarsi. Però queste diverse circostanze di paese, di stagione, di classe si intrecciano e producono moltissima varietà di casi; per modo che ad
esempio il bracciante in estate nei tempi di maggiori lavori e risorse mangierà forse meglio
di un piccolo proprietario colono nell'inverno, e questo nella stagione cattiva non condurrà
una vita di molto diversa da quella di un mezzadro.
Anche riguardo alle abitazioni è duopo distinguere il monte e la parte superiore
della zona collinare dal resto della provincia, e cosÌ le case delle classi agricole salariate
da quelle degli altri contadini. Imperocché al monte e al colle misere sono le abitazioni
dell'uomo: anguste, mal riparate dall'intemperie e dalla furia de' venti, mal costruite e per
di più cadenti per l'età formano nella maggior parte un infelicissimo ricovero per i coltivatori de' campi. Invece nella parte piana della provincia le case coloniche sono discrete e
vanno via via migliorando, poiché parecchie si ricostruiscono perché distrutte dfrgli incendi
o cadenti per vetustà o non più bastevoli a contenere le famiglie coloniche e la cultura
da bachi, che, fattasi sempre più estesa ed accurata, richiedono locali più ampi, salubri e
meglio ventilati. Si aggiunga ancora che il passaggio di molti beni dalle manimorte ai privati
ha fatto rinnovare metà delle loro abitazioni coloniche annesse, cui quegli enti morali per
mancanza d'interesse trascuravano quasi sempre. A questo stato di cose abbastanza soddi_
sfacente fanno spesso eccezione le case destinate ai braccianti, le quali sono per lo pm
umide, malsane, ristrette e spesse volte raccolte in grossi casari o casolari, facile nido alle
malattie epidemiche ed alle immondezze.
Nell'inverno tutti i contadini si raccolgono nelle stalle. I braccianti del monte e del
colle, in ricompensa desser accolti nelle stalle, talora pagano una quota delle spese di lume;
, quelli del piano, oltre al fornire per turno l'olio della lucerna, si obbligano a due giornate
di lavoro, l'una durante la mietitura e l'altra di zappatura (giornate di stalla) verso la fa. Iillgliacolonica che li ha ospitati nelle lunghe sere del verno.
I
t
III
LE MASSE OPERATE
1. - La manifattura ed il tardo sviluppo dell'industria.
Alla fine del secolo II d.C. si fabbricava a Reggio schiavine ed altre
speci di panni. Nel 1474 viene eretta una fabbrica di fustagno. Il 17 febbraio
1453, gli Anziani constatano che nella città non vi sono che due folli «a follando pannos », l'uno dei due era il follo d'Inghicino, di grandi dimensioni nella
via Guazzatoio; dell'altro non risulta l'ubicazione. Preceduta dalla cultura del
gelso e del baco, l'industria della seta a Reggio risale al 1502, iniziata da un
setaiolo genovese, pre-;-ntato agli Anziani della città da una lettera di Lucrezi;
Borgia.
Questa industria fiorì per tutto il secolo finché l'abbattimento di numerosi celsi ·al fine di costruire strade e la carestia del 1612 colpirono sensibilmente questa industria il cui stato di depressione si aggravò, oltre per il contagio dei bachi nel 1630, per la scarsezza di denaro. Si riebbe nella pianura
soltanto nella metà del secolo XVIII,. dopo la pace di Aquisgrana.
La prima cartiera venne costruita presso il Mulino della Veza 'ed esercitata in quell'opificio dal 1457 al 1468 circa, poI nel follo di Sigismondo d'Estense dal 1471 al 1610 e si sviluppò in modo ampio nella cartiera dei Vedrotti dal 1660 al 1875.
Quanto all'arte della stampa solo negli ultimi anni del secolo XVI assunse il carattere di una industria sovvenzionata dal Comune e dalla Curia
Vescovile.
Del periodo Napoleonico i dati sull'industria ci vengono forniti dal Tarlé.
Verso il 1805-1806 le bigattiere del dipartimento del Crostolo producevano circa 30.000 libbre di seta all'anno, vendute quasi tutte fuori del dipartimento. Ma in un rapporto del 1806 viene riferito che la lavorazione della seta
a Reggio, come in tutto il dipartimento del Crostolo, molto prospero prima e che
aveva fatto la fortuna dei più ricchi abitanti della regione, nel 1806 era in
piena decadenza.
Non esisteva l'industria della lana.
Quanto all'industria del cotone, del lino e della canapa il catasto storico
dava la seguente tabella, però con riserva:
1806
1807
1808
1809
1810
1811
Filatori
18
18
18
18
18
18
Tessitori
32
32
32
32
32
32
Per la produzione della canapa, così scrive il Tarlé:
Tutto il dipartimento del Crostolo (Reggio) coltivava canapa e la popolazione delle
70
ampagne era impegnata nella produzione di tela per sacchi, vestiti, materassi e anche tele
per la Marina.
Una gran parte di questi prodotti, valutata a circa 25.000 zecchini (300.000 franchi)
era, ogni anno, esportata. Questa esportazione, diretta (nel 1805-06) verso le città marittime soprattutto verso Genova, era stata per l'addietro più forte: si esportava molto più
prima della Rivoluzione, sotto il governo dei duchi; la conquista francese aveva prodotto
la rovina pressoché completa del commercio genovese nel Mediterraneo, dominato dalla
Inghilterra.
Sul debole sviluppo dell'industria reggiana, lo Scelsi scriveva nel 1870:
In questa provincia le industrie manifattrici, meno poche eccezioni sono debolmente
sviluppate; e lo dimostra il numero esiguo dei cultori di esse che è di 27.285 compresi i più
umili operai, appena 1'11,8 per ogni 100 abitanti.
Il numero dei principali opifici è di 621 che si possono classificare così:
Manifatture di materie animali
n.
424
Manifatture di materie vegetali
n.
73
Manifatture di materie minerali
n.
124
Totale
621
Per tutte queste industrie si impiega, in media, ogni anno, il capitale di L. 3.808.955;
e col lavoro di 3.047 operai si ottiene una varietà e quantità significante di prodotto, il cui
valore complessivo è di L. 5.230.572. Diffalcando il valore delle materie prime sopra indicate,
la spesa occorsa per la mano d'opera, ch'è di L. 532.165, e gli interessi annui del capitale
impiegato nei fabbricati, nelle macchine, negli utensili ecc. che ammontano a L. 88.941, rimane
un utile netto di L. 800.509, in ragione di L. 21,01 per ogni 100 lire del capitale impiegato.
Perché si abbia una vera e propria industria con un cospicuo numero di
operai bisogna giungere al 1904, anno di fondazione delle Officine Meccaniche
I.:;liane (Q
cl ae~iane. .
..
..
.
La stona delle Regglane Si identifica con la parte più numerosa, organizzata e combattiva della classe operaia di Reggio.
Per la storia delle «Re iane» in una intervista dell'Unità (n. 67 del
19 marzo 26) sono ad questi cenni:
M!
/1J.t.,
,f0
.
i,
o"
La storia delle «Reggiane» è un po' la storia del proletariato di questa provincia
la cui economia, dominante sino da un trentennio addietro dall'artigianato nell'industria e
dalla servitù nell'agricoltura, si è andata sviluppando in modo che il proletariato, così, agricolo che industriale, rappresenta oggi la stragrande maggioranza della popolazione. In quell'epoca, precisamente nel 1903, l'ing. Romano Righi fondava una piccola officina per la
costruzione di attrezzi agricoli. l:;li 6perai occupati erano poche decine, gli orari lunghissimi,
i salari bassi come potevano essere in quel periodo di proletariato nascente. Ma lo sviluppo della modesta officina è assai rapido. Vicino al piccolo edificio dell'ing. Righi, altri ne
sorgono: la piccola fabbrica diventa in breve le «Officine Meccaniche Reggiane» con i
vasti capannoni rossi allineati sopra un fronte di km. 2 e mezzo. Esse vengono assunte in
floridissime condizioni dal gruppo Prampolini-Braccini--Cuppini di cui il primo, entrato nella
bbbrica quale assistente era diventato iii" segtrn'o mrettore generale... Malgrado si sia molto
reclamato sullo spirito riformista degli operai reggiani, essi furono sempre in testa ad ogni
agitazione rappresentando sempre l'avanguardia rivoluzionaria del movimento proletario.
Quando il gruppo Prampolini presa la gestione della fabbrica vi lavorano circa 600 operai;
questo numero andò poi sempre aumentando. La produzione consisteva quasi escfuslvamei'i1'e
nella costruzione e nella riparazione di veicoli ferroviari. Le prime agitazioni portarono
a a media a L. 4. In tali condizioni si giunse alla vigilia della
guerra mondiale.
opo il 1allimento della società, il gruppo Prampolini diventa l'effettivo
proprietario delle «Officine Meccaniche ». Con l'entrata in guerra dell'Italia le «Officine»
iniziano la fabbricazione del materiale bellico, aumenta pure il lavoro per la costruzione e
7l
la riparazione delle locomotive, vengono anche fabbricati alcuni aeroplani. Gli operai sono
~_ 4000 d~uiJi!. q,u,au:a l;?arte, di donl1er Siamo nel periodo dei turni di dodici ore, del
la oro "notturno, nella promiscuita dei sessi, dello sfruttamento inaudito. Cessata, con la
guerra, la produzione bellica, è continuata la costruzione del materiale ferroviario. Esoso
completo delle donne; gli operai rimasti sono 2500 circa. Scoppiano le prime agitazioni per i
miglioramenti dei salari e per la diminuzione delle ore di lavoro. L'organizzazione proletaria nella sua piena efficenza. La Rivoluzione russa esercita su tutta la massa proletaria
reggiana un'influenza enorme. Davanti ad una folla che agita i cartelli con l'effige di Lenin,
anche i riformisti debbono adattarsi alla situazione per non perdere l'influenza sulla massa,
che manifesta apertamente il suo dissenso con lina frase dialettale che urtava soprattutto
Zibordi: «Ag voI Lenin» (Ci vuole Lenin) ... Al grandioso comizio tenuto in Piazza
d'Armi durante roccupazlOne delle fabbriche, in seguito a certi evviva troppo insistenti,
Zibordi spiegò quelle che egli chiamava le due facce di Lenin: una come distruttore dell'ordine borghese, l'altra come ricostruttore, come capo, inflessibile anche nei confronti del
proletariato. Sperava forse di renderlo meno accetto? Fatto sta che la folla acclamò ugualmente a Lenin, per cui l'oratore, un po' ... contrariato, dichiarò che il tal caso sì che gli piacevano quegli evviva... L'occupazione delle fabbriche è avvenuta tra il più vivo entusiasmo della massa operaia la quale con altrattanta delusione si vide costretta a restituire
le «Officine» agli industriali. Subito dopo la occupazione delle fabbriche, i riformisti proposero che lo stabilimento venisse acquistato dagli operai e gestito sotto forma di cooperativa. Ma gli operai vedendo nella cooperativa un affare poco utile, respinsero la proposta.
Perveniamo così al punto culminante del movimento proletario. Nella bbbrica corre
già la voce che il lavoro diminuirà, e la stessa direzione annuncia infatti che mancano
ordinazioni e che in seguito alle spese generali troppo elevate, ha perduto dei concorsi
per la fabbricazione delle locomotive di vetture. Avvengono in tal modo i primi licenziamenti a cui fa seguito uno sfollamento generale. E' la crisi. Con essa comincia l'epoca
della riscossa borghese. La società intanto entra in liquidazione. Disoccupazione da una
parte, milioni di dividendi dall'altra. Gli operai rimasti nella fabbrica sono poco più di 600.
Ci avvicinamo al 1924. Vengono gradualmente riassunte alcune centinaia di operai i quali,
all'ultima votazione per la commissione interna risultano essere in 1300, di cui 150 votano
per i fascisti. Entrano così nella fase della stabilizzazione instabile del capitalismo.
IV.
L'ORGANIZZAZIONE ECONOMICA DELLE MASSE
OPERAIE E CONTADINE
1. -
Le organizzazioni previdenziali: le Società di Mutuo Soccorso.
Nel passaggio dalla società feudale a quella capitalistica, le corporazioni
medioevali si trasformarono in associazioni religiose per la mutua assistenza
(pie società, pie unioni, confraternite, congregazioni).
Questo tipo di società si formarono anche all'inizio del 1700, con il
sorgere dell'industria, fra artigiani.
Gli operai, per un vicendevole soccorso nei casi di disoccupazione, malattia e v~èèniaTa;lficoraggratì da padroni filantro~ costituirono le Società ili,
.. Mutuo Soccorso.
.
Il patrimonio della società era costituito oltre che dalle quote dei soci,
, .-da donazioni di benefattori.
~
Prevaleva in queste società uno spirito paternalistico.
DoJ?Q.. il 1848 nel PieffiQJùe......tk...mru:nalL.i-P.rincipi....§.!f!.tutari e..L_mç~­
mente, nel 1860 in ~...J:~lillQ~_presero svil1lP,l;2Q.1e società di Mut~ccorso
#i\l!'l fOnda§ su principii laici e liberali per cui alla carità concessa al povero daIrièco
~II ed!y principio paternalistico. veniva sostituito il principio associativo.
,.
Il potere costituente risiedeva, infatti, nell'intera società che l'esercitava
mediante rappresentanti eletti democraticamente dai soci operai.
'
Era escluso, per statuto, ogni carattere politico, della società.
Molte di queste società elessero a loro presidente onorari.o Giuseppe
Garibaldi.
.......
In un saggio pubblicato sul Politecnico, nel 1865, Enrico Fano scriveva:
~j
Il
-
Di società operaie diretta al reciproco aiuto, promosse dallo spirito religioso, se ne
contava già in gran numero sparse in tutto il nostro paese. E molti dei consorzi sorti di
recente altro non sono che trasformazioni di confraternite religiose di artigiani, nelle quali
penetrò lo spirito di nuovi tempi, e che vennero abbandonando il carettere chiesaiuolo e di
sagdstia per assumere quello tutto civile dei moderni sodalizi. Però, in tale trasformazione,
non tutti seppero svestire l'antico abito, e conservarono alcune pie costumanze, e il nome
benanco, e talora lo spirito del consorzio primitivo. Il tempo in cui le società di mutuo
soccorso cominciarono fra noi a difondersi collima con quello dell'impiantarsi delle libere
istituzioni nelle varie parti d'Italia.
Così il Fano commentava nello stesso saggio il congresso delle Società
di Mutuo Soccorso lombarde tenutosi a Milano nel 1860:
Le antiche corporazioni d'artieri apparIvano trasformate, o a dir meglio, sviluppate,
nelle presenti Società di Muto Soccorso, in cui non scorgonsi più tracce delle antiche
78
Lneguaglianze e dei monopoli, delle divisioni e delle lotte fra l'uno e l'altro consorzio, ma
domina la più intima ed estesa fratellanza. I rappresentanti delle società operaie, operai essi
medesimi per la massima parte, e ben compresi quindi degli interessi, dei bisogni e dei
sentimenti della propria classe, si esprimevano in modo franco e tanto più schietto quanto
meglio la loro parola era nuda d'artifici; e il lato pratico e possibile delle cose si presentava ad essi nella guisa più pronta ed evidente.
Durante la discussione nel Congresso, furono introdotti anche degli elementi politici che determinarono da parte di molti rappresentanti una violenta
reazione contraria. E' il primo sorgere del contrasto fra i sostenitori del carattere puramente economico delle organizzazioni operaie e di coloro che vogliono
politicizzare queste organizzazioni. Contrasto che risorgerà poi nel tempo ogni
qualvolta i sostenitori delle due correnti si troveranno ad agire nella stessa
organizzazione operaia.
Così spiegava allora il Fano i fatti:
Il congresso iniziatosi 'con sì buoni ausplCl, se parve prima offrire gradito richiamo
delle glorie della democrazia dei nostri comuni, non tardò ad offrirlo altresì delle sue discordie e delle lotte intestine e dei tumulti che la travagliavano. Ne furono occasione
alcune questioni politiche tratte sul campo della discussione. Né è meraviglia se, nelle
circostanze straordinarie, nelle quali versa n talia, tutti gli italiani sono tratti a pensare
con grande ardore, e incessantemente, alle borti della patria. Tuttavolta molti dei rappresentanti le società operaie dichiararono voler rimanere estranei a simili questioni, e protestarono contro ogni ingerimento politico che si volesse attribuire alle loro associazioni raccoltesi per un proposito speciale e determinato di carità e di previdenza.
Scopo fondamentale delle società è sempre il sussidio ai soci in caso di ~
~alatti~~.finisecondari, ve~J5~n"~_~~~._. introdotti elementi che superano il. .
principio assistenziale nel caso di malattia ed introducono un elemento econoniTcOc:ri:eCIiv<:.1!,Lil prinçlpio....auimat~re-·~IT-..tuttQìI movimento cooperativistlco.
-Così sono riassunti dal Fano gli scopi secondari che si propongono'
alcune società:
Soccorrere gli invalidi ed i vecchi con pensioni vitalizie; pensionare e sussidiare
gli orfani e le vedove; procurar lavoro di occupazione ai soci; fare imprestiti e anticipazioni;
ricevere depositi per formazione di capitali o costituzione di rendite; somministrare viveri
ed altri oggetti di prima necessità ai soci, al prezzo di costo; fornire le materie prime
ai lavoranti; sussidiare i soci d'arte di passaggio.
Aggiungeva però il Fano:
Questi nobili sodalizi sono dovunque avversati dal partito retrivo, ed effettivamente dove questi preponderà, le Società Mutuo Soccorso o non surgono, o languono ..
L'ostilità del clero contr'esse è sovente causa precipua delle loro sventure, ed ostacola l
alla loro diffusione.
Questo principio del mutuo soccorso veniva naturalmente avversato sia
dai governi reazionari e dispotici che dalle gerarchie ecclesiastiche ed il Lampertica, uno dei fondatori della società di mutuo soccorso degli artigiani vicentini sorta nel 1858 contro il governo austriaco, dovette fuggire in esilio per
sottrarsi alla condanna che gli sarebbe stata comminata come colpevole di appartenere alla Società di Mutuo Soccorso e siccome indiziato di capacità a delinquere per averla promossa.
74
Gli inizi della attività mutualistica furono piuttosto deboli nel Reggiano
e tali si protrassero fino all'indagine operata dallo Scelsi che in tavole sinottiche espose le notizie generali delle Società di Mutuo Soccorso, il loro stato, il
movimento economico, il movimento di cassa e la situazione del capitale sociale
al 31 dicembre 1867.
Lo Scelsi nell'introduzione generale, relativamente alle Società di Mutuo
Soccorso, afferma quello che era il concetto informatore della politica della
borghesia: le Società di Mutuo Soccorso debbono essere uno strumento atto a
scongiurare la minaCda~'-'sui diritti di pr.QI?rietà e le lotte sociali in genere.
~--~._-----'_.
..-
Altro elemento di progresso economico e morale delle moltitudini è lo spirito di
associazione e di mutuo soccorso, pel quale le varie classi, invece di guardarsi reciprocamente con occhio di indifferenza o di sospetto, si abituano a riconoscere la solidarietà delle
loro sorti ed il bisogno di ravvicinarsi e sussidiarsi gli uni gli altri. In tali associazioni l'operaio s'istruisce, si moralizza, e si solleva a migliori condizioni; e quanti vi si legano
durevolmente sottraggo si a consigli della ignoranza, della miseria, e dell'ira, da cui hanno
origine ed alimento le agitazioni operaie. Imperciocché, giova il constatarlo, le scene tu·
multuose che accadono di frequente nei paesi dove l'industria è largamente sviluppata, e
recentemente a Ginevra, in Francia, e nel Belgio, non tarderanno a ripercuotersi in Italia
quando l'industria manifattrice vi acquisterà maggior incremento. I quali disordini non tarderanno ad elevarsi a questione d'interesse sociale. L'ultimo congresso degli operai tenuto a
Berna dà un'idea abbastanza chiara della minaccia che pende sui diritti della proprietà.
In alcuni paesi si è cercato d'impedire o reprimere, o temperare le coalizioni degli
operai; ma questi non sono rimedi efficaci. Nei mali morali i rimedi indiretti sono quelli
che ottengono più facilmente lo scopo. E tali sono per l'appunto quei sodalizi cooperativi
che dalla Germania si sono largamente distesi in molti parti d'Europa; e pigliano ora una
vasta base anche in Italia.
In queste famiglie operaie il perfezionamento morale procede di pari passo al loro
miglioramento economico. Prestando ad esse valido appoggio e favorendone la diffusione,
non solo si arreca un gran benefizio alla umanità, ma si scongiura in pari tempo o si
diminuisce il pericolo più o meno prossimo a cui va incontro la società civile.
La~ù antica Società. di Mutuo Soccorso nel reggiano è quella di N~­
\l~llara fondata nel 1&.6.0..
La~ Società di Mutuo Soccorso fra gli operai di Reggio chiede nel 1861
al generale Giuseppe Garibaldi di :il'"'"@tta~ la ilFesi:àeRzQ" onoraria.
F
All'invito Garibaldi risponde con questa lettera riportata d111a Gazzetta
di Reggio del 30 luglio 1861.
j
I
rl
I
Caprera 9-7-186l.
Operai di Reggio.
Voi avete fatto cosa ben grata al mio cuore nominandomi dei vostri e ve ne sono
tanto riconoscente.
Diceste il vero ch'io v'appartengo per nascita e per affetto; meritare la vostra
fiducia è per me una cara fortuna, a cui la mia vita intiera sarà sonsacrata.
Ingiustizia degli uomini voi dite, e vero. I miei bravi compagni, tra cui contate
molti di voi, malmenati furono, dai C~leonti politici; per me il plauso vostro al poco
da me operato, è guiderdone immenso.
_.
Si! io spero d'essere con voi nel giorno in cui gl'Italiani si vergognarono d'aver padroni, e che non sia un'impudente menzogna l'Unità e la redenzione della Patria, di cui si
millantano oggi.
Con affetto, Vostro
Giuseppe Garibaldi
75
Dallo statuto di una Società di Mutuo Soccorso degli operai di Reggio
Emilia del 1862, risulta che la società ha per scopo esclusivo:
La futeIIallz"a ed il Mutuo Soccorso fra di loro (operai); inoltre tende a
, promuovere l'istruzione la moralità il ben
'
il
ef lcacemente al proprio ed al ubblico bene.
Il
'\
Le Società i
utuo Soccorso il 31 dicembre 1862, erano in Emilia
\
697, secon([()" una ;tatistica pubblicata nel 1864.
-Nel 1868 il capitale sociale delle società di Mutuo Soccorso ammontava
a L. 32228,72 in ragione di L. 3222 per ciascuna società di L. 16 per capo.
Il numero complessivo dei soci attivi è di 2967 di cui 2166 maschi e 801 femmine. L'età massima di anni 70, la minima 13. Il sussidio varia da L. 150 a
L. 0,35 giornaliere per malattia; L. 1,17 per cronicità e mancanza di lavoro.
Una politica ancora più conservatrice di quella della borghesia è operata dalla Chiesa Cattolica nei confronti della Società di Mutuo Soccorso.
Le gerarchie ecclesiastiche vogliono che queste società fondate sul prin-l
cipio religioso della carità cristiana siano invece usate come strumenti politici. .
Anche la norma democratica della elezione delle cariche sociali, da parte
dell'assemblea dei soci, venne in parte lesa con la nomina di un membro del
Consiglio direttivo, sotto veste di assistente ecclesiastico, da parte del vescovo
che doveva essere il presidente onorario della società.
10 statuto della «Società Cattolica operaia con mutuo soccorso di Reggio . Emilia », istituita il 19 marzo 18:6, all'art. 2 così indica lo scopo della
costituzione:
-
I
a) di mantenere ed accrescere nei ~oci lo spmto religioso; di esercitarli nell'Azione
Cattolica, civile e sociale in conformità agli insegnamenti della Chiesa, alle esortazioni del
S. Padre, e dell'episcopato; b) soccorrere mediante una cassa sociale i soci effettivi nei
casi di malattia; c) aderire all'Opera dei Congressi e dei Comitati cattolici, e tenendosi
in diretta relazione col Comitato Diocesano dell'opera stessa; d) leggere e dffondere libri e
giornali cattolici; e) adoperarsi nelle elezioni amministrative pel trionfo dei candidati cattolici; f) sorvegliare le scuole pubbliche, perché siano informate a spirito cattolico e pro·
muovere e aiutare all'occorrenza scuole private; g) curare che i sod diano esempio di frequenza ai Sacramenti e di assiduità alle funzioni parrocchiali; h) cooperare sotto la direzione dei Parroci nelle opere e nelle manifestazioni di fede e di pietà nella parrocchia; i)
concorrere colle società cattoliche consorelle, ove ne sia il caso, alla felice riuscita di opere
d'interesse generale; 1) suffragare i soci defunti.
L'ostilità nei confronti delle Società di Mutuo Soccorso da parte del
clero, non cessò neppure dopo che le gerarchie cattoliche dovettero accettare
queste forme di organizzazione, pur snaturando il principio fondamentale della
democraticità e rifiutando il carattere della apoliticità, per evitare che le masse
operaie anche cattoliche si associassero in socieù laiche.
Documento ·di questa ostilità è una pagina del cronista cattolico di Guastalla Besacchi, che nel settembre 1875 così riferì il ricevimento di una carovana di artieri a Guastalla:
Un avviso a tre colori applCclcato sui muri la annunciava al Pubblico. Quindi ad
imitazione di altri paesi, la nostra società operaia volle scimmiottarli per lo scopo ·che
stava forse nel secreto dei Caporioni e deliberò in adunanza generale il gran banchetto con
invito anco degli esteri, e così stringere più forte l'unione e la fratellanza italiana, sic, dicevano. Destinata la ex Chiesa di S. Francesco. Una gran tavola e lunga si prendeva dal-
I
.
Il
l
l
76
l'altar maggiore fino alla porta d'ingresso.
L'ex tempio già profantao era alquanto ornato di trofei val a dire, gruppi di bandiere, e quadri rappresentanti il gran Garibaldi. La mattina raccoltisi nell'albergo del Leon
d'Oro, assieme alle rappresentanze intervenute, cioé di Parma, Brescello, Luzzara, Reggiolo,
Gualtieri,Pompanesco, Novellara, Casoni e perfino di S. Martino di questo comune; la
rappresentanza dei filarmonici, e dei filodrammatici di Reggio Emilia, ed afferrando le loro
bandiere spiegate recaronsi difilate a suolo di banda al teatro comunale illuminato a giorno,
ed ivi distribuiti i premi alle scolaresche che si distrinsero. Terminata questa cerimonia,
si portarono al gran banchetto mediante il pagamento di tre lire a testa; 170 commensali,
compreso il Presidente per nome Giambattista Ferrari Ingegnere, aperto il banchetto, il
presidente pronunciò alcune parole. Intanto che si pasceva il ventre, la banda con scelti
pezzi di musica, e specialmente col ripetere l'inno di Garibaldi, condimento senza il quale
non si fa mai divertimento, rallegrava la numerosa schiera dei commensali fra strepitosi
«Viva Garibaldi, viva Garibaldi ». Indi sursero gli oratori; ascese la tribuna per primo un
parmigiano ,parlò del buon Re, del dolce Governo; poi si fé avanti uno di Gualtieri;
altro di qui certo Reabitti Napoleone; uno di Pomponesco, uomini senza studio senza cognizione di arte oratoria - e declamazione - artisti forse discreti abbagliati ed illusi dalla
Parola «popolo sovrano », credendosi equiparati a chi siede in altra sfera, finalmente successe il vecchio medico Sig. Alessandro Scaravelli, il quale encomiò sempre Gadbaldi, Presidente onorario di tutte le società, - raccomandò e lodò l'unione e la fratellanza per le
quali moine il basso popolo si tiene equiparato a chi per merito si deve distinguere; e in
tal modo si toglie e si diminuisce quel prestigio che più necessario in società.
Frattanto il Sig. Dottor Scaravelli tutto tenerezza pel popolo per godere di quell'aurea che svanisce da un minuto all'altro, chiuse il suo discorso afferrando una tazza di
vino con un brindisi a Garibaldi.
Al compimento della carovana, successe il canto dei bambini nell'asilo accompagnato dal suono del piano; poi la sera in teatro una rappresentazione mediante 60 centesimi
per l'ingresso.
~
La Camera dei Deputati si occupa delle Società di Mutuo Soccorso il
19 febbraio 1884 con la relazione Morpurgo.
Nate come affermazione di inlcfPendenza nei confronti del potere governativo degli stati dispotici, le Società di Mutuo Soccorso continuarono a difendere questa loro indipendenza anche nei confronti dello Stato italiano e in
un congresso tenuto a Bologna si opposero vivacemente al progetto di legge che
vincolava il loro riconoscimento giuridico all'esistenza di un ordinamento basato
su calcoli e dati a t t u a r i a l i . .
La legge del 15 aprile 1886 veniva approvata per il «Conferimento
della personalità giuridica alla società operaia di mutuo soccorso », ma nella circolare accompagnatoria del Ministro Grimaldi, è chiarito che «nessuna ingerenza è consentita al governo nella vita delle società di mutuo soccorso ». Dopo
questa legge la situazione delle Società di Mutuo Soccorso, si presentavano in
questo modo: società che avevano chiesto ed ottenuto il riconoscimento della
loro personalità giuridica sia con detta legge che quelle per decreto reale a sensi
dell'art. 2 del codice civile e quelle costituite liberamente.
Iscritte alla Camera del Lavoro di Reggio, nel 1901, erano 24.
Il giudizio che Bonaccioli e Ragazzi diedero sulle Società di Mutuo Soccorso, allora esistenti è sfavorevole.
GIANNINO DEGANI
(Continua)
Documenti e testimonianze
LA SITUAZIONE DELLE FORMAZIONI PARTIGIANE
DI MONTAGNA TRA L'OTTOBRE E IL DICEMBRE 1944
con note di Guerrino Franzini
CORPO VOLONTARI DELLA LIBERTA'
Aderente al C.L.N.
COMANDO UNICO ZONA
BRIGATE GhRIBALDI E FIAMME VERDI
Reggio Emilia
Zona lì, 5 gennaio 1945
Prot. n. 671
OGGETTO: Relazione periodica.
AL COMITATO DI L.N.
AL COMANDO PIAZZA
REGGIO EMILIA
e per conoscenza
ALLA DELEGAZIONE DEL COMANDO
MILITAThE UNICO EMILIA-ROMAGNA
La presente relazione abbraccia il periodo che va dal 16 ottobre al 31 dicembre
1944. Essa tratta di vari argomenti della vita delle nostre formazioni.
J
Riassunto
Azioni
Azioni
Azioni
delle azioni contro il nemico e dati relativi alla attività operativa:
N. 56
di imboscata di squadra
» 14
di combattimento di distaccamento
»
4
di combattimento di battaglione
Ponti saltati
Interruzioni stradali
Macchine distrutte
Azioni contro rifornimenti
Azioni di sabotaggio
Tedeschi
Perdite
nemiche
Fascisti
j
Morti
\
N.
»
»
»
8
6
22
lO
N. 110
» 118
Accertati
~ Presunti
Feriti
, Prigionieri
Disertori
N. 68
» 13
Morti
Feriti
Prigionieri
» 19
» 7
» 11
(1 ferrov.)
78
Perdite partigiane
Morti
Feriti
Dispe:si
Prigionieri
N. 39 (1)
» 11
» 1
» 8
I
Armamento e bottino catturati
Citazioni all' ordine del giorno
~
Fucili e Moschetti
Pistole
Cassette munizioni
Automobili
Cavalli
Vaccine
I
-1
Per azioni collettive
Per azioni individuali
N. 21
»
»
»
»
»
6
5
4
2
3
» 8
» 13
L'evidente rallentamento delle azioni compiute contro il nemico nel periodo dal
16 ottobre al 31 dicembre 944 va imputato alle seguenti cause:
- Forte pressione nemica e rastrellamenti effettuati specie nella zona della 32' Brigata Garibaldi, (2) che ha provocato nelle file della stessa perdite ed un certo
sconvolgimento. (3) La 32' e la 26' Brigate Gar1baldi sono state costrette a ritirare i distaccamenti dalla collina alla montagna alta;
Scarsità di munizioni ed equipaggiamento inadeguato;
L'ordine degli Alleati di difende~e le Centrali di Ligonchio e di Predare, che ha
messo il Comando Unico nella necessità di concentrare in quella zona, in posizione difensiva, un forte numero di distaccamenti;
La mentalità attesista, subentrata in seguito alla sospensione dell'offensiva in
Italia da parte degli Alleati, la immediata errata interpretazione del messaggio del
Maresciallo Alexander, il sopraggiungere dei primi freddi e della stagione avversa.
Considerazioni momentanee da parte del Comando Unico sempre in seguito alle
dichiarazioni degli Alleati circa l'assottigliamento o meno delle file partigiane in
vista delle difficoltà dipendenti dalla stagione invernale.
La rapidità con la quale la 32' Brigata ha riorganizzato le proprie file, i lanci
effettuati in questi ultimi giorni dagli Alleati, l'efficace e pronta reazione contro la mentalità attesista in seno alle formazioni da parte dei Com~ndanti e Commissari, che hanno
fortemente risvegliato lo spirito combattivo dei partigiani, danno fondato motivo di ritenere che le operazioni contro il nemico, molto numerose nel mese di dicembre, aumenteranno di continuo. (4)
Mentre le nostre basi e accantonamenti restano nella montagna, molte squadre e
pattuglie si recano ad operare in collina ed in pianura, in collaborazione con i G.A.P. e
con le S.A.P. Nel mese di dicembre forti colpi sono stati infetti ai nazi-fascisti. Siamo
(1) Il Comando Unico Zona non era sempre in grado di fornire dati aggiornati a causa della carenza
di segnalazioni da parte di qualche Comando inferiore o della imperfezione dei collegamenti. Infatti, control·
lando la cifra dei partigiani caduti fornita dal Comando stesso con quella risultante da dati attuali ed ufficiali, si può stabilire che le perdite delle Brigate di montagna, nel periodo esaminato dalla relazione, furono
di 52 morti anziché di 39.
(2) La 32a (poi 144' Brigata) era dislocata tra la S.S. n. 63 ed il fiume Enza; la 26a Brigata,
invece, era dislocata nei territori di Ligonchio e VHla Minozzo) a Sud del Secchia.
(3) Le azioni nemiche più notevoli di queI periodo furono le seguenti: Attacco notturno di sorpresa
al Dist. «F.lli Cervi» in Legoreccio (17-11-'44) con cattura e successiva fucilazione di 24 garibaldini;
attacco notturno di sorpresa al Dist. «Amendola» presso Rabona (20-11-'44) con perdite di 4 garibaldini
morti e 1 ferito in combattimento e 4 garibaldini fucihti dopo la cattura; successivo rastrellamento allargantesi al Parmense, con perdite di 6 garibaldini caduti nella zona del Monte Caic; incursione su Succiso (2511-'44) con perdite di 6 garibaldini e 1 civile uccisi; rappresaglia di Vercallo (21 - 23-12-'44) con fucilazione di 12 prigionieri.
(4) Viceversa dal 7 gennaio alla fine del mese l'attività di guerriglia dovrà subire un notevole rallentamento a causa di vaste azioni nemiche di rastrellamento a sud del Secchia, e del conseguente sconvolgimento
organizzativo in zona Ligonchio - Villa Minozzo - Toano.
79
certi che per l'avvenire potremo registrare successi ben più numerosi e brillanti.
In questo periodo la disciplina nelle formazioni è molto migliorata. L'opera instancabile svolta dal Comando e dal Commissariato in questo campo ha avuto risultati sensibili. f., 'I
Si è verificato in passato e si verifica tuttora un certo malumore fra Garibaldini e
Fiamme Verdi provocato in un primo tempo da alcuni dissensi e successivamente dal
fatto che il Comando delle Fiamme Verdi ha voluto un po' troppo sfruttare il tacito aiuto \ i
della Missione Inglese. Il malumore si è accresciuto in occasione dei lanci ed anche a
causa di una manifesta tendenza all'indipendenza da parte del Comando Fiamme Verdi
(foglio N.
in data
diretto da questo Comando al Comitato
Liberazione Nazionale di Reggio Emilia).
La reazione del Comando Unico di fronte a tale stato di cose è stata immediata
ed energica, sia presso il Comando Fiamme Verdi, sia presso la Missione Inglese, al fine
di stroncare fatti, iniziative e tendenze dannose alla nostra compagine. Si spera che con
la sostituzione avvenuta del Capo della Missione .Inglese, (5) i provvedimenti da noi presi
circa la disciplina del campo di lancio e una maggior sottomissione al Comando Unico da
parte del Comando Fiamme Verdi contribuiscano allo spegnersi del malumore e ad un
ritorno all'armonia e ad una migliore unità.
Con opera assidua ed instancabile e con buoni risultati il Commissariato Generale
si sforza di vincere le riluttanze di molti partigiani a seguire le direttive (del) C.L.N.
Si nota ancora molta immaturità politica nei partigiani ed una certa tendenza al settarismo,
ma si spera, attraverso il lavorio intenso e continuo di vincere le recalcitranze e le incomprensioni. Abbiamo riotato in questi ultimi tempi un vivo desiderio da parte dei Garibaldini perché vengano moltiplicate ed accentuate conversazioni e discussioni di politica nazionale. Tale compito, che viene svolto con buona volontà dai Commissari, viene facilitato
dal Commissariato Generale con una diffusione davvero notevole di stampa, circolari, giornali ecc. (6) La causa partigiana idealmente è vista di buon occhio dalla popolazione che
offre spesso e dovunque il suo appoggio anche a costo di non lievi sacrifici. Nel campo
delle requisizioni si è notato, con soddisfazione della popolazione, una maggior disciplina.
I Comandi, le Intendenze ed il Corpo di Polizia sono intervenuti in tale materia in modo
più deciso ed illuminato.
La popolazione montanara ha duramente sofferto a causa della guerra e delle inaudite malvagità tedesche e fasciste (case incendiate e depredate, zona povera di risorsa, mancanza quasi assoluta di generi tessera ti, trasporti difficili). La popolazione povera si rivolge,
specie durante la presente stagione, ai Comandi Partigiani ed ai Comuni per richieste di
sussidi in denaro, in viveri ed indumenti. A causa della scarsità di mezzi di cui dispongono i Comandi Partigiani hanno potuto fino ad oggi svolgere assistenza molto modesta.
Per aiutare la popolazione povera il Comando Unico è venuto nella determinazione, d'accordo con il Comitato della Montagna di intensificare l'opera assistenziale. Ciò
verrà fatto con distribuzione di viveri ed indumenti da parte delle Intendenze e con distribuzione di denaro (da richiedersi al C.L.N.) attraverso i Consigli Comunali e le Commissioni Economiche ed Agricole e con l'appoggio del Corpo di Polizia Partigiana, ai possidenti [sic!] della montagna.
L'attività svolta dall'Intendenza Generale è assidua e preziosa. Presso la 32 a
Brigata Garibaldi è stata bene impiantata e funziona con regolarità e rendimento un'Intendenza Autonoma. (7)
E' stata disciplinata la questione delle interferenze, verificatesi nel passato fra l'In·
tendenza Generale e le Intendenze delle Brigate e dei Battaglioni per la ripartizione delle
zone di approvvigionamento. Sono stati stretti collegamenti sicuri con la S.A.P. della media
montagna e della collina, cosicché af.fluiscono ora con buona regolarità ed in discreta
quantità i viveri e gli indumenti della Settimana del Partigiano, e quelli raccolti imma-
li
(5) Magg. ]ohnston.
(6) In ottobre appunto uscì, dopo una lunga interruzione, «Il Garibaldino », organo delle Brigate Gari·
baldi; uscì poco dopo anche «Il Partigiano », organo delle Brigate Garibaldi e Fiamme Verdi. Entrambi i
giornaletti erano ciclostilati.
(7) L'autonomia, in questo caso, era dovuta a ragioni di praticità nel lavoro di raccolta di viveri e vestiario, essendo la 32a separata dalle altre Brigate dalla S.S. n. 63 e dal corso del Secchia.
80
gazzinati alla piana. E' necessario che gli aiuti inviati dal basso, davvero preZlOS1, siano
duraturi. La zona alta difetta specialmente di bestiame, grassi, indumenti, sale e cuoio.
Le difficoltà che le Intendenze incontrano per l'approvvigionamento dei viveri
e l'immagazzinamento di essi in zona sicura sono molte: puntate nemiche, scarsità dei mezzi di trasporto e di denaro (l'assegnazione mensile alle formazioni di L. 450.000 è insufficiente ai bisogni) resistenza ad accettare buoni in pagamento, ecc.
Con l'arrivo di un nuovo medico si è potuto istituire in questi giorni un pasto
di medicazione nella zona di Ligonchio. I medicinali e i mezzi sanitari della Infermeria
della 32° Brigata sono adeguati ai bisogni; scarseggiano invece quelli delle due Infermerie
e del posto di medicazione della 26 a Brigata e delle Fiamme Verdi.
In generale le condizioni sanitarie dei Volontari non sono peggiorate in questi
ultimi tempi, malgrado il maggior rigore della stagione e la scarsa varietà della alimentazione e ciò per un certo miglioramento nell'equipaggiamento dovuto ai lanci degli Alleati ed agli indumenti della Settimana del Partigiano.
Sono stati inviati in licenza presso le proprie case (8) od oltre il fronte i Partigiani che, a giud:z:o dei medici, non erano in condizioni di salute tali da superare le
difficoltà causate dalla stagione invernale (circa una 50).
E' ammirevole lo spirito di sacrificio con il quale i Volontari sopportano le difficoltà dovute al rigore della stagione ed all'equipaggiamento ed alla alimentazione inadeguata.
Il Tribunale Garibaldino si è riunito in questo periodo 8 volte per giudicare 28 imputati nei riguardi dei quali sono state emesse le seguenti condanne: Alla pena capitale n. 4. Al
carcere in attesa di scambio o accertamento n. 10. Allontamento dalla zona Partigiana ed obbligo di passare le linee n. 5. I rimanenti imputati sono stati collocati in libertà.
Verso la metà di novembre è stato costituito ed ha iniziato la sua attività il «CORPO DI POLIZIA PARTIGIANA» con compiti di cui alla circolare di massima n. 356
del 17 novembre. L'attività svolta dal Corpo di Polizia dalla sua costituzione ad oggi è
stata abbastanza notevole. Essa aumenterà per l'avvenire specie per quanto concerne l'appoggio alle Autorità comunali ed il mantenimento dell'ordine pubblico. Il numero dei
componenti del Corpo di Polizia (una 30 circa) verrà in conseguenza aumentato. (9).
E' stato costituito di recente in un paese sito al confine tra la Provincia di Reggio
e la Garfagnana un posto Tappa per i Partigiani ed i dvili che con il permesso del Comando Unico dovranno varcare le linee e recarsi nell'Italia Liberata. (lO)
IL COMMISSARIO GENERALE
(Eros)
'
I,
IL COMANDANTE GENERALE
(Monti)
Anche questa seconda relazione tratta dell' autunno 1944, ctoe del periodo più critico per le formazioni partigiane reggiane della montagna.
Si accenna alla «mentalità attesista» come conseguenza della sospensione dell'offensiva alleata, ma naturalmente non si precisa in quali settori dello
schieramento partigiano essa allignava più facilmente. Va detto che se il rallentamento dell' attività operativa era un fatto generale dovuto in parte alle difficoltà di ogni genere (descritte molto bene nella precedente relazione) la ragione
di fondo era l'assenza di chiarezza sul da farsi di fronte al mancato aiuto alleato
ed alla prospettiva di un secondo inverno di lotta. Ovviamente, non essendoci
ohiarezza in una parte del Comando Unico, non poteva esservene molta nelle
singole formazioni.
'
(8) Potevano essere inviati a casa senza pericolo gli uomini residenti in montagna.
(9) I componenti della Polizia Partigiana venivano scelti in gran parte tra gli ex Carabinieri.
(10) Traltavasi del Posto Tappa di Civago. Con partenza da questa località gruppi di civiIi, accompagnati da guide pratiche, raggiungevano l'Italia libera attraversando l:? «linea gotica ». L'operazione presentava un certo rischio, ma il servizio continuò con molto successo, salvo brevi intenuzioni, sino alla fine della lotta.
8,1
Abbiamo detto in una parte, perchè, come risulta dai documenti dell'epoca,
i comunisti del Comando Unico tentavano di reagire e di imporre un atteggjamento più ottimista e battagliero all'organismo, chiamando in aiuto anche i
partigiani attraverso l'organizzazione comunista esistente nelle varie formazioni.
I! contrasto non era di semplice soluzione anche perché le difficoltà erano reali e
perchè in favore dei settori meno decisi si era pronunciato il magg. ]ohnston:
Alla fine vinse la tesi della continuazione e intensificazione della lotta.
Le disposizioni relative del Comando Unico giunsero a destinazione quando già
squadre di garibaldini (per decisione autonoma delle due Brigate Garibaldi) stavano portando la lotta in pianura, convinti che quello era l'unico modo per
vincere tutte le difficoltà e le incertezze.
Ci fu allora, nel dicembre, una generosissima reazione al precedente stato
di prostrazione generale, ed un conseguente accrescimento del!' attività operativa,
con molta sorpresa dei nazifascisti che (proprio in seguito al messaggio di Alexander) si attendevano un crollo delle formazioni nel periodo invernale.
A proposito dei contrasti tra Garibaldini e Fiamme Verdi, il documento è abbastanza esplicito. I! «tacito aiuto» inglese, come è noto, minacciò
seriamente l'accordo tra le formazioni della montagna di diversa colorazione
politica. Allora la cosa apparve, moralmente e politicamente, una mostruosità
agli occhi delle forze garibaldine e dello stesso C.L.N. Non si comprendeva
come sz potesse tranquillamente decidere di dare meno aiuti, proprio nel momento critico, alle formazioni più numerose e combattive, e si tendeva a considerare questo fatto come uno scandaloso abuso del Capo della Missione inglese. I
Ora il tempo ha portato maggiore chiarezza. E' ormai stabilito che la diffe-l
renza di trattamento era dovuta ad una determinata politica generale. Gli inglesi
miravano a dividere le formazioni e ad indebolirle perché non approvavano la
costituzione di un grosso esercito partigiano. In subordine aiutavano di più,
come male minore, le formazioni di orientamento moderato.
Questa politica non era molto rigida, ovviamente, e in determinati momenti, o per determinati scopi, essa veniva attenuata.
Alla ripresa dei lanci da parte della Missione inglese nel periodo invernale, contribuì certamente la diversa posizione delle Missioni americane (che
aiutavano formazioni modenesi) e la astiosa anche se indiretta polemica che
si sviluppò tra questi organismi di diversa nazionalità.
Un altro motivo per riprendere gli aiuti fu certo quello della necessit~'
della difesa delle cen!r..ali idroelettriche; gli inglesi ci tenevano molto, ma non
potevano esigerla, questa difesa, senza mettere in grado i reparti di respingere .
eventuali attacchi nemici volti a distruggere quegli impianti, di importanza esse
ziale per la ripresa economica a guerra finita.
I! documento accenna addirittura ad «ordini degli Alleati» a tale proposito. In effetti, un vero piano di difesa delle centrali ci sarà nel febbraio
successivo. Incaricata del compito sarà la 145a Brigata Garibaldi (creata dividendo la mastodontica 26 a Brigata) che riceverà anche una buona quantità di
armi, di mine, di scatolame ecc., e costruirà apposite fortificazioni campali.
Queste misure saranno molto utili. Appositi reparti «tecnici» tedeschi avevano il compito di far saltare le centrali, ma i comandi superiori del C.V.L.
l
Il
1'\
I
82
lo sapevano come è provato dalle disposizioni che essi emanarono per scongiurare questo pericolo.
Il tentativo tedesco, nel Reggiano, verrà effettuato il 10 aprile 1945,
e si risolverà in un fallimento.
G. F.
LA TIPOGRAFIA CLANDESTINA
Testimonianza di Gino Patroncini (1)
Abbiamo chiesto a Patroncini di parlarci della tipogl·afia installata
presso Canolo nel 1944 ed egli lo ha fatto, ci sembra, con la massima precisione possibile.
La sua testimonianza è stata arricchita da qualche altra notizia che utilizziamo nelle note - fornitaci da Walter Pinotti, appartenente alla famiglia che ospitava Patroncini e la stessa tipografia.
Rispanda valentieri al vastro invita, anche se nan canasca tutti i particalari della vita della tipagrafia, specialmente quelli relativi al periada della sua
creaziane. Per scrupala dirò sala quanta è a mia diretta canascenza, lasciandO'
ad altri, eventualmente, il compita di indagare sui lati ascuri della vicenda e di
cantribuire in tal mO'da alla conascenza completa di una degli aspetti per me
più interessanti della latta cantra i nazi-fascisti.
Carne perseguitato dal fascismo, era canasciuta nell'ambiente camunista
cittadino, e fu per questa che, nei primi mesi del 1944, venni incaricato dal
camunista Spartaca Caccancelli di accuparmi della stampa clandestina. Era
sfallata allara -a S. Praspera Strinati e nan canasceva il Caccancelli. Rifiutai
perciò la prapasta, ma mi rivalsi subita ad Armanda Attalini; seppi casì da lui
che la casa era seria. Era presente anche Arr!go Nizzor, il quale mi chiese se
valevo fare il tipagrafa in una piccaI a tipagrafia clandestina. E questa valta
accettai.
Dapa qualche giarna, accampagnata da Vandina Casi, mi recai a Fasdanda
a casa di Vittario Saltini. Questi, a sua valta, mi accompagnò a emala. al casalare Piave- ( di proprietà dell'Ospedale di S. Maria Nuava) abitat; dalla famT
glia Pinotti. campasta dalla madre Menazzi Faustina, dai figli Ines, Manbella,
Walter e Giuseppe, entrambi sposati questi ultimi can figlialetti in fasce. I
Pinatti eranO' dei mezzadri anch'essi arganizzati nel P.c.I. Mi travava, pertanto,
in una casa fidata.
Sul luaga già era stata partata una macchina tipagrafica a pedale, far(1) Patroncini Gino si iscrisse al PCI nel 1931. Subì, come cospiratore, varie persecuzionL Venne
anche inviato al carcere e al confino a Ponza e Caulonia. Prima dell'arresto lavorava presso la tipografia F.lli
Notari. Attualmente è presidente della Cooperativa Operai Tipo~rafi.
33
mato 32 x 44 (2). C'erano anche quattro o cinque cassette per caratteri. I caratteri erano ancora incartati. Si trattava di un discreto quantitativo di Corpo 9
tondo, di Corpo 10 corsivo e di Corpo 12 corsivo per il testo degli stampati.
Per i titoli vi era un Corpo 12 corsivo neretto nuovo. Quanto alla carta
ce n'era abbastanza almeno per i primi tempi: circa un quintale.
Tutto questo materiale era stato portato in una soHitta alla quale si accedeva attraverso una sorta di botola.
Fatto questo primo sopraluogo, ritornai dopo breve tempo dai Pinotti,
presso i quali rimasi ininterrottamente dal mese di maggio (se ben ricordo) sino
al 25 aprile 1945 lavorando come tipografo.
Misi dapprima i caratteri nelle rispettive casse tipografiche ed ebbi subito
la brutta sorpresa di constatare che nel Corpo 9 mancavano alcune lettere quali
la r e la a minuscole. Dovetti rimediare ricavando le r dalle u (che mutilavo
e rovesciavo ma che purtroppo non risultavano poi allineate con le altre lettere)
e le a che ricavavo, in quantità tuttavia insufficiente, tagliando l'asta di qualche d.
Debbo dire che i primi stampati presentavano pertanto qualche anomalia, facilmente riscontrabile negli esemplari che sono custoditi presso l'A~.
In un secondo tempo mi furono consegnati altri caratteri da titoli (corpi
sino al 48 o 60). Ne avevo assoluto bisogno. Infatti, a volte, dovevo comporre
i titoli con elementi di spaziature innalzati al livello del carattere. Alcuni stampati presentano questa caratteristica.
Se ben ricordo, il lavoro vero e proprio cominciò verso il giugno del
1944. Gli originali mi venivano recapitati per mezzo di una staffetta che non
conoscevo. Lavoravo da solo. I pacchi di stampati venivano insaccati e portati
in aperta campagna, a circa due chilometri dall'abitazione, dai giovani Pinotti
i quali li consegnavano con le dovute precauzioni cospirative a squadre di partigiani che si occupavano poi della distribuzione (3).
In tipografia si stampavano moltissime cose. Ricordo la riproduzione
di due numeri de «l'Unità », un fascicolo de «La nostra lotta », due numeri
di «Noi donne », due numeri di «Riscossa giovanile », un numero imprecisato di volantini del P.C.I., del C.L.N. t'd anche della D.C. (due per la precisione) oltre che delle formazioni militari e delle organizzazioni di massa.
La produzione era notevolissima (4). Lavoravo non meno di 10-12 ore
al giorno e non mi accadde mai di stare con la macchina f.erma. lo, per ragiQni
di segretezza, venivo tenuto completamente all'oscuro circa le persone che
preparavano i testi da stampare. Seppi poi che, in prevalenza, si trattava dal?prima di Aldo Magnani e Silvio Fantuzzi, e poi di Arrigo Negri.
Questa intensa attività SI accrebbe, naturalmente, vetso il settembre,
quando ebbe inizio l'offensiva alleata contro la «linea gotica ». Si prevedeva
t
I
(2) La macchina venne portata a Canolo da una località imprecisata del Comune di Bagnolo in Piano,
per disposizione di Vittorio Saltini Tali, verso il febbraio 1944. Quando la macchina fu al sicuro, Toti raccomandò alla famiglia la massima segretezza e disse testualmente: «Lo sappiamo io e voi presenti. Se la cosa
viene risaputa significa che qualcuno di noi ha parlato ». Notizia fornita da Walter PinoltL
(3) Pinolti riferisce: «Della carta e dell'altro materiale per la tipografia si occupava Ferrante RomanLl1
l'·Tai si andava di notte, con gli stampati pronti, sin presso Fasclando. Ad un certo punto aval'iZaVa li-Solo
Romani che scambiava la parola d'ordine con persone che a noi restavano invisibili. Poi avanzavamo noi, riti~
ravamo la carta da stampa, e lasciavamo gli stampati i quali venivano presi da squadre partigiane dopo la
nostra partenza. D'inverno si usciva mimetizzati di bianco e coi piedi fasciati per non lasciare tracce visibili
nella neve. Spesso a queste spedizioni partecipavano anche le nostre donne ».
(4) Gli stampati dei quali si ha conoscenza essendosene conservati gli esemplari, sono 9 giornali e
circa un centinaio di manifestini, alcuni dei quali di ampio formato.
84
allora una liberazione imminente ed il materiale da stampare e diffondere era
numerosissimo.
Altro periodo di produzione intensa si ebbe in ottobre, quando venne
lanciata la «Settimana del Partigiano ».
Nel solaio mi ci trovavo' abbastanza bene. Purtroppo la tipografia, nello
autunno, non ricordo bene il mese, dovette essere spostata. Era un periodo piuttosto difficile. Capitava spesso che le forze nemiche effettuassero dei rastrellamenti e, quindi, anche delle perquisizioni nelle case di campagna. Decidemmo
di collocare la tipografia in un sotterraneo appositamente scavato sotto la stalla
(5). Un momento emozionante fu appunto quello del trasferimento. Stavamo
calando la macchina, che pesava parecchi quintali e che era sospesa a delle
funi, quando sapemmo che era in corso un movimento di truppe tedesche. Poteva trattarsi di un rastrellamento. Fummo fortunati perché le truppe sfilarono
sulla strada, a circa 100 metri di distanza, senza deviare nella nostra direzione.
Nel sotterraneo mi venni a trovare in maggiori difficoltà. Nell'inverno
penetrava l'umidità dai muri. Quando pioveva in cantina c'era un palmo di
acqua ed io ero costretto a lavorare coi piedi su alcuni mattoni. L'acqua doveva poi essere sollevata con secchi e gettata all'esterno. In compenso, lavoravo
con una certa sicurezza. Infatti si accedeva alla tipografia attraverso una botola.
Il relativo coperchio in cemento doveva essere sollevato, richiuso e coperto
da pagliericcio della stalla.
Per vederci ero costretto a servirmi di una lucerna a petrolio. Non c'era
aereazione, nonostante un tubi cino che dava all'esterno. Quando la lucerna si
spegneva per mancanza di ossigeno, bisognava alzare il coperchio della botola
per prendere aria. Solo più tardi si ricorse alla luce elettrica: un filo passava
nella fessura della botola e dava la corrente ad una lampadina. Quel filo costituiva un rischio; tuttavia potevo lavorare meglio e più a lungo.
Lavorai in quelle condizioni sino all'uscita dell'ultimo volantino che
lanciava la parola d'ordine dello sciopero insurrezionale.
Mi aiutava Romani, che era pure sfollato dai Pinotti ,quando era libero
da altri impegni di lotta.
Dimenticavo di sottolineare, a proposito delle difficoltà, che la gomma
dei rulli della macchina deperiva continuamente per la eccessiva umidità d,ell'ambiente e si decomponeva. Dovevamo pertanto rifondere i rulli tutte le sere
il che, naturalmente, comportava un non piccolo travaglio.
Un problema non di facile soluzione era quello della carta. Essa non
poteva essere depositata nella tipografia per ragioni di spazio, ma neppure potevaessere tenuta in casa per ragioni di sicurezza. Si dovette costruire nei campi
un rifugio coperto e mascherato, che serviva anche agli uomini in caso di perIcolo. Di qui la carta doveva essere estratta di volta in volta a seconda delle
necessità. Non so dove la carta venisse prelevata ne' da chi venisse recapitata.
Anche il materiale tipografico che era già sul posto al mio arrivo o che fu procurato successivamente, era per me di provenienza ignota.
t
(5) Lo scasso del terreno per la tipografia sotterranea lm. 2 x 2 circa), la erezione dei muri perimetrali
e- la «gettata» del .paVimento, vennero. compiuti in. una sola notte. Se ne occuparono i Pinotti stessi e, per
.[ la parte in muratura, un co€)nato di VittoriQ Saltini,
85
Saltini era entusiasta della tipografia e di tanto in tanto mi veniva a
trovare. Era lui che si curava della organizzazione generale del lavoro. Il Romani, come ho detto, mi aiutava, ma si occupava anche degli appuntamenti per
la distribuzione del materiale stampato e tlceveva in consegna la carta
recuperata.
Durante le ore di lavoro un po' tutta la famiglia era mobilitata per il
servizio di guardia giacchè, specialmente di notte il rombo della macchina si
sentiva in lontananza e c'era il pericolo che qualche vicino capitasse nella casa
e udisse lo strano rumore. Quando si avvicinava qualcuno, un membro della
famiglia ci metteva in guardia percuotendo il coperchio della botola con un
tallone, e noi smettevamo dì far funzionare la macchina (6).
In sostanza, la tipografia si reggeva sul lavoro tecnico mio, ma anche
sul grande impegno della famiglia Pinotti.
Potemmo così, senza alcuna spiacevole sorpresa, svolgere il nostro compito sino alla fine. La cosa infatti rimase assolutamente segreta. E fu grande
la meraviglia dei vicini nell'apprendere, a liberazione avvenuta, che proprio
sotto il loro naso ed a loro insaputa, si era svolto per tanto tempo il lavoro
complesso di una tipografia clandestina ( 7).
G. P.
(6) Pinotti Walter precisa che quando la tipografia era nella soffitta, il segnale veniva dato da una
delle donne; esso consisteva nel verso che solitamente fanno le contadine per chiamare le galline.
(7) «Dovemmo troncare tutti i rapporti politici o di amicizia - è sempre Pinotti che parla - per
eVl,'tare che qualcuno potesse sospettare l'esistenza della tipografia, e questo per ordine dello stesso Tati. Invano
il nostro calzolaio insistette per consegnarci la propaganda clandestina prodotta - ma lui non lo sapeva _
nella nostra tipografia. Ci rimase male al nostro rifiuto, ma dovette rassegnarsi. Il medesimo trattamento
venne riserbato ad un attivista di partito che da tempo era in contatto con la nostra famiglia. Con suo grande
dolore ed imbarazzo dovette andarsene - convinto forse in cuor suo che noi fossimo degli opportunisti - e
interrompere le sue visite. Questo isolamento danneggiò momentaneamente la nostra reputazione di antifascisti l
ma valse a mantenere attorno alla tipografia il più stretto segreto ».
l
Il
,
Recensioni
Don SANTE BARTOLAI
Da Fossoli a Mauthausen
Ed. Istituto Storico della Resistenza
in Modena e Provincia,
Modena, 1966 pagg. 108, L. 500.
Tra i numerossimi libri di memorie
scritti da sopravvissuti ai campi nazisti di
eliminazione, merita certamente un non
indegno posto quello di don Bartolai. Il
libro ci interessa, ovviamente, anche perché
l'autore è un prete emiliano.
Don Bartolai, parroco a Savoniero, paesello dell'Appennino modenese, nel marzo
1944 venne arrestato dai fascisti quale sospetto partigiano, portato al campo di Fossoli dopo alcune settimane di carcere, e
quindi deportato.
Credevamo che la lettura di «Il nazismo e lo sterminio degli ebrei », ~< Si fa pre- ,
sto a dire fame », «Ma domani farà giorno» '
e, soprattutto, «Se questo è un uomo» di
Primo Levi (libro quest'ultimo che tocca
i vertici dell' orrore pur nella sua quasi
lirica elevatezza formale) fosse sufficiente
per conoscere quale sia stata la vita nei «lager ». E invece ci si accorge del contrario
ad ogni nuovo libro del genere che viene
alla luce.
L'autore, con grande semplicità di linguaggio, narra la sua ·eccezionale esperienza e ci presenta nuovi aspetti di quei luoghi infernali. Citiamo, ad esempio, il terrificante spettacolo del prigioniero polacco
straziato fino a morirne da un cane lupo
per ordine delle SS, la piaga della pederastia alimentata dall'abbruttimento generale
dell'ambiente, le spesso micidiali «disinfezioni» ecc. Certe sofferenze, inoltre, ci appaiono nuove, e in effetti lo sono, proprio
in quanto patite da un sacerdote.
Comprendiamo in don Bartolai la inter-
pretazione fideistica dei fatti; questo non
giova certamente al suo scritto, come non
giovano certe tentazioni polemiche di parte, del resto appena qua e là affioranti. Non
ci soffermiamo tuttavia su queste piccole
ombre, consapevoli del carattere memorialistico e non saggistico di questo che, in
sostanza, può essere definito un lavoro assai limpido e perciò apprezzabile.
Ci preme invece sottolineare che quella di don Bartolai è una denuncia volutamente spietata dei crimini nazisti, e che egli
si propose di pubblicarla proprio perché
ritenne utile ricordare, rispondere a «nostalgie» o «ritorni», sperando che ciò potesse servire «alla buona causa ».
Posizione interessante, indice diùni!
sensibilità «resistentistica» a dir poco non
molto consueta tra vari preti che come lui
rivestirono un ruolo di protagonisti, ma
che oggi si sono rinchiusi in un silenzio
non molto giustificabile, almeno secondo il
nostro punto di vista.
Dobbiamo esprimere il nostro compiacimento all'autore, ma anche all'Istituto della Resistenza di Modena che con questo
« quaderno », il 5° della sua collana, ha dato
alle stampe una testimonianza coraggiosa
e di notevole interesse.
G. F.
ILVA VACCARI
Un diplomatico fedele all'Italia
Ed. Istituto storico della Resistenza
di Modena, 1967, pagg. 140, L. 1.000.
L'Istituto storico della Resistenza di Modena, ha pubblicato recentemente il suo 6°
Quaderno, un saggio cioé di Ilva Vaccari che
narra la vita e le ,vicende di un giovane
88
diplomatico napoletano, Attilio Perrone Capano, morto assiderato il 3 gennaio 1945, nel
tentativo di passare le linee di guerra, che
si svolgevano sul crinale appenninico a sudovest di Fanano, per raggiungere l'Italia
liberata.
Il Saggio dimostra una volta ancora
l'acutezza di ricercatrice, l'intelligenza di
interprete e la nitidezza di narratrice, che
sono le doti precipue della bravissima scrittrice modenese, che già tutti conosciamo
ed apprezziamo per altri studi sulla Resistenza. Ed inoltre testimonia la linearità
di vita, di costume e di carattere di questo diplomatico.
Questi due pregi non sarebbero tutta_
via sufficienti per indurci a pubblicare una
recensione di tale lavoro su questa Rivista,
la quale - come è noto - destina le colonne di questa rubrica solo a studi che
trattano argomenti riguardanti la Resistenza nella nostra provincia o in quelle emiliano-romagnole. Senonché, i larghi cenni, veramente magistrali, che in esso son contenuti sulle terribili settimane dell'ottobrenovembre 1944 a Bologna (che poi furono
analoghe a quel periodo di terrore che regnò anche a Reggio tra la fine di quel tragico novembre e l'inizio del 1945) e sulla
situazione di guerra nelle linee del vicino
modenese, cioé là dove il Perrone CliP ano
tentò il passaggio del fronte, rimanendo
poi assiderato nella tormenta, ci suggeriscono di fare una eccezione alla regola.
Anche perché Attilio Perrone Capano è fratello di Roberto, la cui attività di studioso
della Resistenza è a tutti nota e che stimiamo valoroso antifascista di sempre.
Il Saggio, dunque, è molto interessante.
Tutta la parte Ce quindi la maggior parte)
che narra il dramma di quei nostri diplom2tici che si trovarono a dover servire
il fascismo all' estero pur consapevoli degli
errori e del quasi delitti che commettevano
il duce e i suoi accoliti, getta nuova sinistra luce su quel periodo cosÌ ignobile della
nostra vita politica e ad un tempo illumina ancora una volta il patriottismo, le perplessità, gli scrupoli e le decisioni coraggiose di quei pochi che non si sentirono ad
un certo momento di andare oltre il limite
che la loro coscienza dettava. I nomi di Attolico, di Quaroni, di Guariglia - per stare
nel campo dei più noti diplomatici di quell'epoca, che avevano posizioni di rilievo e
che osarono rompere - ricorrono spesso,
cosÌ come ricorrono quelli di Anfuso, di Alfieri e di tanti altri che invece continuarono ed anzi intensificarono la loro lercia
attività, tornando poi bellamente di scena
sul palcoscenico di questa allegra repubblica, scampati alle giuste punizioni degli
uomini e della legge. E si leggono con emozione i passi che descrivono il processo
intimo che maturò le decisioni del Nostro,
le umiliazioni subite e i trattamenti avuti per aver assunto la posizione che la coscienza aveva dettato.
Ma, ripetiamo, sono le pagine dalla 99
alla fine quelle che più ci interessano e
commuovono (oltre a quelle, all'inizio, dell'affannosa risalita dei monti modenesi fra i
rigori di quel terribile inverno, della generosa assistenza dei montanari e del calvario
del tentativo finale del Nostro), le pagine
cioé nelle quali sono narrate con poche
pennellate, non certo fantasiose ma anzi
del tutto aderenti al vero, le vicende della
Bologna fine 1944.
L'atteggiamento non sempre lineare dell'Arcivescovo, Nasalli Rocca, quello invece,
aperto di gran parte del clero, i rischi corsi dai coraggiosi padri Barnabiti del Collegio
di S. Luigi, l'attività del sanguinario Franz
Pagliani, spalleggiata dal prefetto Fantozzi
(una canaglia di buona conoscenza a Reggio, dove fu per qualche mese federale del
P.N.F.) e dal rettore dell'Università Coppola, gli arresti, le sevizie che si perpetravano
nel carcere di S. Giovanni in Monte, i mOV1menti e l'azione del C.L.N. provinciale bolognese, la generosa ospitalità offerta ai patrioti da insospettate famiglie bolognesi e
infine la pur sommaria descrizione della
battaglia di Porta Lame, son tutti fatti
che balzano da questo lavoro come cose vive
e che offrono veramente un quadro della
Lotta in quel periodo, con i suoi lutti, i
suoi eroismi e con le speranze di coloro
che vi parteciparono. E fanno, ahimé, sempre più aumentare la tristezza di coloro
che ne furono attori nell'assistere a quella
che è 1'1 talia di oggi in confronto a quella
che essi sognarono e, poi, vollero e fondarono.
Brava, Ilva Vaccari. La lettura di que·
sto Saggio fa bene al cuore.
V. P.
L. ARBIZZANI - N.S. ONOFRI
I giornali bolognesi della Resistenza
Ed. ANPI, Bologna, 1966,
pagg. 323. L. 1.500.
I giovani del nostro tempo, abituati
alla libertà e in particolare alla libertà di
stampa, ben difficilmente possono comprendere o solo ilI).maginare che cosa voglia
dire, cioé quali conseguenze possa avere
per un popolo civile una limitazione o
addirittura l'abolizione dell'esercizio di quel
fondamentale diritto. E' abbastanza facile,
oggi, informare e informarsi, proporre, proporsi e poi esp0rre fatti ed argomenti, esaminare teorie o ideologie, studiarle, accettarle, respingerle, insomma esercitare una
critica o svolgere un'opera di persuasione
o di proselitismo col mezzo della stampa
libera. E' lecito, cioé, pubblicare e leggere
ciò che si vuole e in tal modo soddisfare
le proprie esigenze, le quali possono anche
essere soltanto quelle di contrastare, con lo
stesso mezzo, le opinioni altrui più che
di diffondere le proprie.
La libertà di stampa, infatti, è oggi sancita dall'art. 21 della Costituzione. Pur con
un certo travaglio, tale precetto va articolandosi in leggi e si fa strada nell'interpretazione che ne dà il magistrato. I casi di
inter,vento limitativo sono ormai sempre
più rari, in misura del diffondersi e del
radicarsi nelle coscienze oppresse da
un ventennio di schiavitù - dei principi
di libertà che sono alla base di ogni moderna convivenza civile.
Questi concetti elementari debbono essere tenuti sempre ben presenti quando Cl
si accinge a leggere la bellissima opera di
Arbizzani e Onofri, ideata e realizzata con
acutezza e diligenza di ricerca e con esemplare obiettività di esposizione. Si deve
cioé porre il tempo fascista e soprattutto
quello repubblichino in relazione con la
situazione attuale e dal confronto che ne
deriva si debbono trarre le deduzioni adeguate. Si tratta ,infatti, di un volume, ricco
di clichés che riproducono intere pagine di
giornali e fogli ciclostilati di quell'epoca
nel quale sono riportate o riferite a pie..c
mani notizie di fatti, di avvenimenti, di episodi, di situazioni, di rischi corsi, di eroismi
ignoti, le quali oggi potrebbero
anche apparire frutto di fantasia per non
dire addirittura fiabesche, se invece non fos-
sero asseverate e suffragate da prove inconfutabili che, nella loro evidenza, danno
ancor maggiore risalto alla drammaticità di
quell'epoca.
Il lavoro è articolato in dodici Saggi, dei
quali cinque sono frutto della fatica di
Onofri e sette di Arbizzani. Tali scritti,
anche se non sfugge ad un lettore attento
ed esperto una certa differenza (più di sfumature che di fondo) nella origine o nella
formazione ideologica dei due saggisti, trattano argomenti naturalmente d1versi fra loro, ma fra loro al tempo stesso legati ed
autonomi, così da poter essere letti l'uno
dopo l'altro ovvero anche indipendentemente l'uno dall'altro, nell'ordine che ciascuno
preferisca.
Comincia OnoEri con un magistrale studio panoramico (tuttavia ben documentato) della stampa fascista bolognese nel ventennio, pieno di notizie in parte note e in
parte messe in luce per la prima volta
in modo organico dall'A. sulle vicende dell'Avvenire e su quelle del Carlino. L'iniziale adesione al fascismo del quotidiano
cattolico, la sostituzione di Paolo Cappa,
il dissenso di cattolici bolognesi con la
maggioranza Sturzo-De Gasperi del '24, l'avvio alla costituzione del Partito Popolare
Nazionale, il conflitto maturato nel settembre con l'uscita de La Sorgente fondata da
Fulvio Milani e dalla GIAC, la successiva
fascistizzazione dell'Avvenire fino all'avvento di Raimondo Manzini nel 1929 sull'indirjzzo del quale l'A. dà un giudizio prudente e, direi, motivato in alternativa; poi
il Carlino, i passaggi del suo pacchetto azionario, la partecipazione ad esso dei grandi
capitalisti (da Agnelli a Parodi, per conto
dei fratelli Perrone, ai grandi agrarii saccariferi) , le ambizioni mussoliniane, la lotta per il predominio sul campo fascista
bolognese finita con la vittoria del duo
Grandj-Manaresi e con la sconfitta di Arpinati, seguita nei 45 giorni badogliani
- dalla gestione Giovannini, longa manus
del protagonista della rivolta di palazzo del
25 luglio: sono questi gli argomenti trattati dell'A. con dovizia di particolari e sempre
con obiettività storica, così da fare del Saggio un quadro vivo, colorito e ad un tempo fotografico di quel periodo.
Arbizzani poi, nel secondo Saggio, tratta
la medesima epoca (cioé i 15 anni di completa abolizione della libertà di stampa) tracciando un disegno molto interessante e cir-
90
castanziata della stampa clandestina balagnese in quel periada. Le enormi difficaltà
per eludere la vigilanza fascista e paliziesca sempre in grande allarme, specialmente
dapa l'attentato a Mussalini dell'attobre
1926, i rischi carsi da tanti militanti antifascisti, le peripezie per la ricerca di «pedaline» e di caratteri, i trasferimenti-fuga
da un luogo all'altro e infine i pericoli
affrantati nella distribuziane: ecco quanta
appare, assieme ai nomi dei più attivi « giornalisti» dell'epoca. Lavoro dunque, anche
questo, che - pur nella sua valuta brevità - rappresenta e vivifica quell'aspetta,
non certo trascurabile, dell'attività palitica
clandestina.
Seguano gli altri dieci Saggi, dedicati, il
prima a Rinascita, il giornale dei partiti
antifascisti del periodo badogliano, fondato
da Trombetti, Jacchia e Crocioni per il P.
d'A., da Trolli per il P.S.I. e daPelani e
Tarazzi per il P.C.I.; e gli altri nove al periado della Lotta armata. E così, per menzionare i maggiori, si hanno natizie delle
vicende del comunista L'Unità, in ediziane Emilia-Romagna (redattori: Bottonelli, Bugatti, Landi ed altri); del socialista Avanti!
(redattori: Borghese, Tega, Langhena ed
altri); di Orizzonti di Libertà del P. d'A.
(redattari dell'unica numera uscito: l'indimenticabile Massenzio Masia, al quale gli
AA. dedicanO' il valume e che scrisse l'articala di fanda, Pietro Crociani ed altri); del
cattalica La Punta, di cui furanO' artefici e
principali redattori Angelo Salizzani e Achille Ardigò, che uscì solo can tre numeri;
e poi di organi sindacali, di quelli delle
formazioni militari, della rivista T empi Nuovi
del GruppO' intellettuali «Antanio Gramsci» (nel quale troviamo nami assai nati,
come Luciano Ramagnoli, Aldo Cucchi,
Giargio Fanti, Giargio Vecchietti e tanti
altri) ; e finalmente dei fogli femminili e
delle pubblicaziani lacali.
Insamma, un lavoro seria e importante
che consigliamo a tutti gli amanti della Libertà (can la L maiuscala) di cercare e di
leggere; un'apera veramente impegnata e di
alta valare, che merita elogi e lodi, certo in
misura maggiore di critiche, e che ogni Resistente davrebbe tenere nella prapria biblioteca e a portata di mano: farvi ricorsa
nei mO'menti - e sona frequenti - di delusiane, di scoramentO' o di nostalgia può
costituire un farmacO' di cui dobbiamO' essere grati agli AA.
V. P.
Atti e attività dell' Istituto
Il lO ottobre u.s. ha avuto luogo a Roncroffio la cerimonia di scoprimento di una
lapide posta, ad iniziativa del nostro Istituto;-"da questo e dal Comune di Castelnovo
Monti nell'ingresso esterno del nuovo edificio scolastico a ricordo di un sanguinoso episodio
di rappresaglia accaduto nei giorni 29 e 30 settembre 1944.
.
Un reparto di soldati tedeschi che transitavano sulla strada durante il grande rastrellamento dell'autunno '44, giunto a circa un chilometro dal borgo di Roncroffio, venne attaccato da una pattuglia partigiana: un tedesco cadde in combattimento, un altro rimase
ferito. La rappresaglia fu immediata; altre truppe tedesche accorsero ed invasero il pacifico
paese, nel quale trovarono solo donne, bambini e quattro uomini inermi: un vecchio di 81
anni, Luigi Borghini, il genero di questi, cav. Giuseppe Bussi, agente del Banco San Prospero a Castelnovo Monti (e l'Istituto di credito suddetto ha voluto largamente concorrere
nella spesa per l'approntamento e la sistemazione della lapide), il sig. Manfredi Vittorio,
rappresentante della Banca Agricola Commerciale in Felina, e il giovane Gino Borrini. Li
catturarono e immediatamente li trucidarono in presenza dei familiàri.
Nella notte tornarono. Dopo aver saccheggiato le povere' case, ad esse diedero
fuoco, cosicché il paese venne ridotto ad un cumulo di macerie.
La cerimonia dello ottobre è stata molto significativa, composta e commovente.
Dopo la benedizione della lapide, il sindaco di Castelnovo Monti, il partigiano Giuseppe
Battistessa, ha svolto una breve introduzione; quindi ha pronunciato un efficace discorso
l'ono Ivano Curti, membro del C.D. dell'Istituto, in rappresentanza di questo, riecheggiando e
spiegando diffusamente i concetti espressi nell'epigrafe scritta sulla lapide, di esecrazione
della guerra fascista' e di invocazione della Pace fra i Popoli e fra gli uomini.
Sta costituendosi in modo abbastanza rapido la Biblioteca dell',Istituto. Essa sarà
specializzata, grosso modo, nelle seguenti materie: fascismo, antifascismo, guerra di Spagna,
nazismo, seconda guerra mondiale, guerra di Liberazione, movimenti politici antifascisti. Un
settore a sè avranno, naturalmente, le pubblicazioni locali.
Alla fine di novembre risultano acquisiti 121 volumi. Gran parte di essi sono stati
forniti dall'Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, altri dalla Federazione Italiana delle Biblioteche popolari, dal Remainders' Book Italiano, e da privati che
ne hanno fatto omaggio all'Istituto.
L'A.N.P.!. Provinciale, in seguito a precedenti intese, ha provveduto recentemente
a versare all'Istituto una cospicua parte del carteggio originale da essa custodito nel proprio
Ufficio Storico. Detto carteggio, circa 2.000 documenti, è quello che i Comandi delle tre
Brigate Garibaldi (26a -144 a-145a ) avevano versato all'ANPI all'atto del loro scioglimento,
nel lontano 1945.
Sempre dall'ANPI sono state versate raccolte originali complete de «Il Gadbaldina» e de «Il Partigiano» (giornaletti ciclostilati che, come è noto, uscivano in monta-
l
92
gna nel corso della guerra di Liberazione) nonché copia fotostatica dei suddetti giornali,
de «La Penna» e de «La Stampa Lihera ».
E' stata acquisita inoltre, da altra fonte, copia fotostatica di 18 numeri de «I fogli
tricolore », giornaletto pure ciclostilato del quale si parla in apertura di questo numero
della nostra rivista.
Presso la Deputazione regionale Emilia e Romagna per la Storia della Resistenza e
della guerra di Liberazione, con sede in Bologna, è stata tenuta il 3 novembre u.s. una
riunione di ricercatori. A costoro spetta il compito di provvedere alla raccolta di notizie
di carattere militare, politico e sociale, che serviranno più tardi all'Istituto nazionale per
la relativa rappresentazione cartografica.
Si tratta di una iniziativa che richiederà anni di lavoro ma che permetterà alla
flne di avere un quadro amplissimo e preciso degli avvenimenti, sistemati in ordine cronologico e per zone, a partire dal 25 luglio 1943 al 25 aprile 1945.
Nella riunione di Bologna si è discusso della impostazione tecnica del lavoro di raccolta in Emilia e Romagna.
L'Ente Provinciale del Turismo si propone di collocare in determinate località del
Reggiano, delle targhe che ricordino i fatti salienti della guerra di Liberazione.
I dati necessari sono stati· forniti dal nostro Istituto.
Se l'iniziativa verrà portata a termine, come vivamente speriamo, i turisti che in
grande numero visitano la nostra provincia, particolarmente nei mesi estivi, potranno apprendere, con le notizie di interesse artistico, quelle di non secondaria importanza riguardanti il
periodo certamente più drammatico della nostra storia recente.
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