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LaVita
dal 1897
G I O R N A L E
C A T T O L I C O
“C
semplice, fraterno, rispettoso con cui
essa fu scritta. Come si è sempre detto, lo stile fa l’uomo, lo stile è l’uomo.
Già la stessa descrizione della situazione religiosa del tempo è tuttora
valida, evidentemente perché fra oggi
e allora le cose non sono sostanzialmente cambiate. Sentiamo: “Quali
segni di fede possiamo ravvisare in
moltissimi cristiani – cristiani perché
battezzati – che vivono in un ateismo
pratico e non di rado, specialmente
fra giovani e ragazzi, anche teorico,
in moltissime famiglie che prescindono totalmente nell’opera educativa
– se ancora si può chiamare tale – dai
principi cristiani che ignorano, in
quanto considerano normale la ricerca del guadagno e del piacere al di
fuori di qualsiasi sistema morale? Basti questo accenno per renderci conto
del compito immane che impegna
l’opera dei pastori e di tutti i fedeli
che sentono la loro corresponsabilità?”.
Corresponsabilità, una parola allora più o meno proibita messa con
tanta evidenza in uno scritto ufficiale. Si deve camminare insieme perché
siamo tutti corresponsabili della vita
e della missione della chiesa. Nessuno
è dispensato, nessuno può vivere di
delega: la chiesa è di tutti, la chiesa
ha bisogno di tutti.
Ma lo sguardo deve proseguire
oltre: il programma del cammino
comune è riassunto in tre parole: povertà, libertà, fraternità. La povertà
evangelica, la libertà dello Spirito,
la fraternità universale. Tre richiami
potenti che attendono ancora e attenderanno sempre il loro compimento, perché la meta si sposta sempre in
avanti e non potrà mai essere perfettamente raggiunta, se non oltre i brevi orizzonti che racchiudono la storia
degli uomini.
Un programma completo, in cui
spiccano per importanza la povertà
che lotta contro la miseria, la libertà
garantita sia nella società che nella
chiesa, soprattutto la fraternità. In
particolare, diceva il cardinale, fra
i sacerdoti, fra compagni di fede,
membri della stessa comunità. Libertà nella fraternità. Uomo di grande
esperienza, Pellegrino sapeva dove
mettere le mani. La libertà nella chiesa porta con sé il riconoscimento di
un legittimo pluralismo, l’esistenza
di un’opinione pubblica, anche col
diritto di criticare e, se vogliamo, di
sbagliare. Pellegrino parlava così.
È la chiesa del concilio, la stessa
chiesa che stiamo ancora ricercando.
Di nuovo un invito che sollecita la
nostra attenzione e il nostro impegno.
In una sinodalità di vita, di pensiero,
di azione, di cui la chiesa, la nostra
chiesa, ha assoluto bisogno. “La chiesa ha nome sinodo”, diceva molti secoli fa Giovanni Crisostomo.
Giordano Frosini
DOMENICA
9 GIUGNO 2013
T O S C A N O
Camminare insieme
amminare
insieme” era
il titolo
di una
famosa
lettera pastorale del cardinal Michele
Pellegrino, che ebbe molto successo
e su cui si discusse a lungo per le idee
futuristiche e coraggiose che essa
conteneva. Era il 1971, gli anni in cui
la società si dibatteva ancora fra le
polemiche che la recentissima rivoluzione culturale aveva provocato e la
chiesa faceva appello a tutte le sue
capacità per realizzare le riforme che
il concilio Vaticano II aveva da poco
programmato. Anni di fervore e di entusiasmo, a cui le persone più anziane
pensano ancora con grande nostalgia.
Pellegrino proveniva direttamente
dagli studi universitari e sulla cattedra episcopale di Torino, una delle
grandi metropoli industriali del nostro
paese, si era imposto per le sue idee
progressiste e l’attenzione privilegiata agli umili e agli emarginati. Le
linee conciliari della scelta dei poveri
e della nuova ecclesiologia l’avevano
già segnalato come uno dei grandi
pastori della nuova generazione. Un
vescovo senza complessi di sorta,
che riusciva a parlare chiaro su tutti
i fronti, compreso quello vaticano,
presso cui certamente non godeva
grandissima stima. Ma la sua parola
era ricercata specialmente dai giovani
che sognavano un mondo diverso, la
sua presenza era una gioia dello spirito e un incentivo ad andare avanti
con la sua stessa fede e lo stesso coraggio.
La pastorale sul cammino comune
fece epoca. Avendola ricercata e riletta in questi giorni per motivi di studio, mi è sembrato giusto informarne
i nostri lettori, specialmente quelli
che non erano presenti in quegli anni.
Il tempo non trascorre invano, ma le
grandi lezioni degli spiriti privilegiati
non passano mai di moda. Pellegrino,
che non voleva in nessun modo essere
chiamato eccellenza prima ed eminenza poi, ma semplicemente padre,
era uno di questi. Uno dei tanti profeti del nostro tempo, non sempre e
non del tutto presi nella considerazione che invece avrebbero meritato.
Camminare insieme significa esattamente sinodo. Ora che la sinodalità
è tornata di moda, non si possono dimenticare quei pochi che ne avevano
già capito l’importanza e l’urgenza
non pochi decenni fa. Sono i maestri
della fede della nostra epoca, che
abbiamo il dovere di non dimenticare,
nonostante il trascorrere del tempo.
La chiesa non ha nessun diritto di
cancellarlo dalla propria memoria.
Dunque una lettera vecchia ma
ancora attuale, un programma che,
se era efficace allora, lo è pure oggi,
anzi forse di più. Anche per il tono
23
Anno 116
e1,10
1,10
e
Il cardinale Michele Pellegrino (1903-1986), arcivescovo di Torino, uno dei grandi profeti del nostro tempo,
che ha indicato alla chiesa la via della sinodalità
SINODALITà: RIFORMA NECESSARIA E ATTESA
Severino Dianich, uno dei migliori ecclesiologi
del nostro tempo, chiede alla chiesa di dare spazio
alla corresponsabilità di tutti,
come vuole il Concilio Vaticano II
PAGINA 2
IL PAPA CONDANNA
SEVERAMENTE
LA GUERRA
La violenza non può
essere mai la soluzione
dei problemi e delle crisi
della terra. Un monito
ai grandi della politica
PAGINA 4
NO ALLA VIOLENZA
SULLE DONNE
In Turchia
è stata ratificata
una convenzione
in favore delle donne,
troppo spesso vittime
di violenza e di soprusi
PAGINA 14
PAPA GIOVANNI
50 ANNI DOPO
Nel cinquantesimo della
morte del Papa buono,
lo storico Marco Roncalli
ne rievoca la figura
che rivive in Papa
Francesco
PAGINA 5
LA SFIDA DELLA
BULGARIA PER
RESTARE SALDA
IN EUROPA
Il Paese alle prese con
una delle più difficili crisi
economiche e sociali
della sua storia
PAGINA 15
2
primo piano
L
a questione della sinodalità nella chiesa oggi, non
di rado, viene tradotta
nei termini impropri di
un’alternativa: democrazia sì, democrazia no.
La storia sementisce ambedue
le ipotesi. Se si opta per “democrazia sì”, si urta contro una tradizione costante, per la quale la decisione sui dogmi della fede e sulla
regola dei sacramenti mai è stata
consegnata a delle assemblee popolari. Se si opta per “democrazia
no”, ci si imbatte nella pratica dei
concili, nei quali si decide, come nei
parlamenti, sulla base di maggioranza e minoranza. Nei concili del passato inoltre, non mancava la partecipazione dei laici, se pure consegnata, come era ovvio accadesse
in società autocratiche, ai principi
e ai re. Inoltre nell’ordinamento
canonico degli ordini religiosi, nel
passato come oggi, la nomina dei
superiori e le scelte importanti per
la vita della comunità. si decidono
democraticamente.
n. 23 9 Giugno 2013
Vita
La
Sinodalità: riforma
necessaria e attesa
di Severino Dianich
Guardiamo alla
storia e all’Oriente
Non è facile trovare nella storia una situazione identica a quella
odierna, nella quale i fedeli laici, ma
anche i diaconi e i preti, nell’ordinamento della chiesa latina, non
hanno a disposizione nessuna sede
istituzionale nella quale essi possano dare un voto deliberativo sulle
questioni della chiesa. In altre fasi
della storia, invece, molte decisioni
importanti, a partire dalla elezione
dei vescovi, venivano prese dalla
comunità. Anche oggi, del resto,
nell’ordinamento canonico orientale, ogni anno viene convocato il
sinodo patriarcale per l’elezione
dei vescovi e per “emanare leggi
per l’intera chiesa patriarcale”
(cann 106 §2; 110 §1). Ogni cinque
anni, poi, si riunisce l’assemblea patriarcale dei vescovi, dei superiori
religiosi, dei rappresentanti dei preti e dei laici, delle università, delle
facoltà teologiche e dei seminari
(cann 140 e 143) per trattare le
cose della chiesa.
Il concilio Vaticano II, invero,
non ha deliberato riforme determinate per restaurare la vita
sinodale nella chiesa, ma ha posto
i principi, a partire dai quali avrebbe dovuto farlo il Codice. E’ una
riforma necessaria che la chiesa
ancora attende. Mi sembra che la
si possa ipotizzare su due linee di
fondo dell’ecclesiologia conciliare:
il popolo di Dio in quanto soggetto
responsabile della missione e la
sua articolazione in base ai diversi
carismi.
Il soggetto
responsabile
della missione
Fu molto significativo, durante
la redazione della Costituzione
conciliare sulla chiesa l’episodio
dello spostamento, voluto dai Padri,
della trattazione sul popolo di Dio
dal capitolo terzo, dove era collocato nello schema proposto, successivo alla trattazione sul mistero
della chiesa e sulla gerarchia, al capitolo secondo, cioè subito dopo il
capitolo sul mistero della Chiesa. Il
nuovo ordine, infatti, definisce con
chiarezza che la gerarchia non sta
prima né di fronte a tutto il corpo
cristiano, perché il primo e fonda-
mentale soggetto responsabile della
missione è l’insieme di tutti i fedeli.
Il ministero dei pastori, in quanto è
un ministero particolare fondato sul
sacramento dell’ordine, ne costituisce una funzione fra le altre. Resta
quindi, secondo Lumen gentium 8,
il popolo di Dio, “populus messianicus…instrumentum redemptionis”,
il soggetto responsabile della missione. Del resto l’esperienza storica
dimostra che sono i fedeli, tutti i
fedeli, i soggetti della comunicazione
della fede, che è il nucleo essenziale
della missione, dal quale dipende
la persistenza stessa della chiesa
nell’esistenza. Tutti i fedeli ne hanno
il carisma, infuso in loro nel battesimo e nella confermazione.
Ogni fedele
soggetto originario
e determinante
Il cristiano, chiunque egli sia,
per evangelizzare non ha bisogno di
alcun altro sacramento al di là del
battesimo, né di alcuna delega da
parte della gerarchia. Del resto in
Europa, chi ha garantito, soprattutto
nel secondo millennio, la trasmissione della fede, sono stati i fedeli laici
nell’ambito della famiglia. Il Codice
traduce questo dato sul piano del
diritto nel canone 781, attribuendo
al popolo di Dio, come suo dovere
fondamentale, l’“opus evangelizationis”. Quindi, l’atto più importante
di tutto il complesso della missione
della chiesa, la comunicazione della
fede, è competenza propria di ogni
fedele. Ci si domanda quindi perché
in altre cose, di minore importanza, per esempio nella scelta degli
strumenti e dei modi più opportuni
per evangelizzare, i fedeli non dovrebbero poter essere considerati
come soggetti non subalterni, ma
originari e determinanti.
Il popolo di Dio, poi, non è una
massa indifferenziata, nella quale
un soggetto è interscambiabile con
qualsiasi altro. Ciò che compagina
la chiesa, infatti, non è la legge, ma
la fede, che lo Spirito Santo suscita
nell’intimo della coscienza di ciascuno e che, quindi, si esprime sempre
in maniera diversa da un soggetto
credente all’altro.
L’esercizio del
sacerdozio comune
Questa è la forma primaria nella quale si manifesta la pluralità dei
carismi. Alcuni carismi risulteranno
di fatto così rilevanti, da determinare nuovi e diversi percorsi del
cammino della fede nel mondo.
Ma nella grande maggioranza dei
casi, essi si concretizzano nelle
diverse vocazioni a cui i cristiani
si sentono chiamati: vedi la vocazione al matrimonio, la chiamata
alla vita consacrata o al ministero
ordinato, l’impegno di lavoro in
una determinata professione, determinate responsabilità sociali e
politiche. Tutti questi aspetti della
vita cristiana non possono essere
considerati una realtà profana, priva
di un carattere ecclesiale, utile solo
al fedele per guadagnarsi meriti per
la vita eterna: sono infatti l’esercizio
del sacerdozio comune. Nella vita
quotidiana ordinaria, nella quale
famiglia, professione, responsabilità sociali occupano le giornate
dei credenti, i fedeli realizzano il
comandamento dell’Apostolo: “Vi
esorto… a offrire i vostri corpi…;
è questo il vostro culto spirituale”.
La missione della chiesa trova qui
la sua parte più consistente, nella
testimonianza a Cristo, che i fedeli
danno agli uomini nelle loro relazioni interpersonali e sociali.
Valorizzare
esperienze
e competenze
Benedetto XVI, in un discorso
del 16 maggio 2011, afferma che i
fedeli non devono essere “soltanto
fruitori ed esecutori passivi” del
dettato del magistero, ma “protagonisti nel momento vitale della sua
attuazione”. Il papa estende quindi
questo pensiero fino a dire che,
rispetto al magistero, essi devono
essere “anche collaboratori preziosi
dei pastori nella sua formulazione”.
Lo saranno “grazie all’esperienza
acquisita sul campo e alle proprie
specifiche competenze”. La sinodalità, quindi, dovrebbe esplicarsi nella
valorizzazione delle esperienze e
delle competenze: non esiterei a
tradurre: sulla base dei diversi carismi. Risalta allora agli occhi, prima
di tutto, il carisma degli sposi e dei
genitori, in quanto il loro carisma
è fondato, così come quello dei
pastori, su di un particolare sacramento. Il loro sensus fidei nell’interpretare il vangelo della vocazione
alla vita di famiglia è indispensabile
all’insieme della vita della chiesa e
non può essere ridotto alla sola
virtù dell’ascolto del magistero.
L’appello del papa “all’esperienza
acquisita sul campo e alle proprie
specifiche competenze” vale poi
per ogni altro ambito, nel quale i
fedeli laici hanno esperienza e competenza che i pastori della chiesa
non hanno.
Sinodalità capitolo
ineludibile
dell’ecclesiologia
In conclusione, la restaurazione
della forma sinodale della missione
della chiesa non dovrebbe ridursi
ad una banale democratizzazione
delle decisioni da prendere a colpi
di maggioranza e minoranza. Essa
richiede, invece, l’attribuzione di
congrue forme di autorità ai fedeli,
accanto e in armonia con quella
riconosciuta al ministero ordinato
dei pastori della chiesa, proporzionate alla competenza carismatica di
ciascuno, in modo che, a seconda
dell’oggetto della decisione, venga
riconosciuto, con l’attribuzione di
una proporzionata forza deliberante, il carisma di ciascuno. Dar vita
ad un nuovo ordinamento canonico
che tenga conto di questi valori
non è affatto un’operazione facile,
poiché bisogna sia salvaguardato
l’essenziale compito dei pastori di
poter garantire, in forza del loro
sacramento, l’autenticità della fede
e l’unità della chiesa. Però l’esigenza
di una riforma in questo ambito è
ormai fortemente sentita nella coscienza ecclesiale e sarebbe buona
cosa che teologi e canonisti lavorassero su questo capitolo dell’ecclesiologia, con i suoi problemi
“de iure condendo”, insieme e con
serio impegno.
Vita
La
9 Giugno 2013
L’ultima puntata
del giocatore
Il romanzo di
Fëdor Dostoevskij
si rivela
drammaticamente
attuale
“B
fatto con i dolenti e incapaci eroi al
negativo di quel decadentismo che
molto gli deve, lo ha fatto con la dipendenza da gioco che a noi sembra
un fenomeno tutto contemporaneo
e che invece affonda le sue ambigue
radici assai lontano: in una Europa
dai pochi ricchi e dai tanti poveri, ad
esempio, come a metà Ottocento e
come rischiamo oggi, in una caduta
verticale di valori e di freni inibitori
che, associata al bisogno materiale,
assume potenzialità devastanti.
Tutto questo è annunciato nel
“Giocatore” (di cui esistono mote
versioni italiane, da Rizzoli a Bompiani, da Feltrinelli a Newton Compton) con una spaventosa capacità
di esplorazione degli abissi umani. Il
gioco qui è narrato dall’interno, è lo
stesso demone a parlare una lingua
straordinariamente vicina alle voci
dell’inesprimibile: “vivo in ansia continua, gioco puntando poste minime
e aspetto non so che cosa (…); mi
sembra di essere diventato di legno,
quasi mi fossi impantanato nella melma”. In questo romanzo il vizio non
è condannato moralisticamente, ma
è assunto e subìto, e poi confessato
nelle sue sfumature più impercettibili.
Dostoevskij non si lancia in analisi
sociali, non opera razionali ipotesi di
quali possano essere le cause di questa dipendenza: ne parla dal di dentro,
rivelandone gli abissali richiami, così
come era riuscito a raccontare lo
sprofondamento nella crisi epilettica
in “L’idiota”. La lingua del genio ha il
destino di narrare percorsi abitual-
mente interdetti alle comuni parole
umane.
Ma in “Il giocatore” c’è altro:
la capacità di narrare la solitudine
dell’uomo di fronte ad un mondo che
sembra nemico e indecifrabile, di colui
che passeggia solitario nei parchi e
nei luoghi dei convegni umani e non
sa spiegarsi il perché della propria
esclusione: “in verità, c’è qualcosa di
particolare nella sensazione che provi
quando solo, in un paese straniero,
lontano dalla patria e dagli amici, senza
sapere che cosa mangerai oggi, punti
l’ultimo, proprio l’ultimo, l’ultimissimo
gulden”. Già da questo passo si intuisce l’altra grande verità nascosta nel
Giocatore, una verità scomoda per
molti, soprattutto nelle epoche di
crisi: di fronte alla fame, alla sofferenza
di interi nuclei familiari, al dolore di
genitori che guardano con paura al
futuro dei figli, si continuano a celebrare eventi inutili e spesso dannosi,
celati sotto una patina dorata di festa:
come i personaggi di Scott Fitzgerald,
un altro grande scrittore tornato
in auge grazie alla prima del film “Il
Grande Gatsby” a Cannes, nel romanzo del Russo giocatori, nobili, ricchi,
avventurieri stanno facendo l’ultimo
giro di ballo prima del naufragio, in
una patetica ansia di rimozione del
dolore e delle responsabilità.
Mai le parole finali del romanzo
dostoevskiano sono state più profetiche per un mondo in apparenza
gaudente e in realtà divorato dalla
malattia dell’egoismo e dell’edonismo:
“domani, domani, tutto finirà!”.
A CURA DI RENATA BADII E ENRICA FABBRI
Il grande inquisitore
C
Attualità e ricezione di una metafora assoluta
ome un magnete, la
“Leggenda del Grande Inquisitore” ha
attratto l’attenzione
dei protagonisti della cultura
epopea del Novecento. Ma la
sua attualità non sembra venir
meno nel nuovo millennio: molti
sono gli interpreti dell’età globale che continuano a leggere il
racconto di Dostoevskij come
una storia che parla sempre di
noi, abitanti della tarda modernità. A cosa si deve la persistente
attualità della Leggenda? Che
cosa ci svela della condizione
umana lo scontro che si consu-
Guida al turismo
accessibile
“Pistoia per tutti”, guida promossa
dalla Provincia di Pistoia
R
di Marco Testi
en presto capii
che non si trattava
di una semplice
debolezza o di
abulia, ma di una passione profonda,
capace di paralizzare tutti i centri
della volontà. Bisogna rassegnarsi a
considerare la passione per il gioco
come una malattia incurabile”.
Si direbbe una delle voci d’oggi, la
testimonianza su quella dipendenza
da gioco che sta falcidiando i destini
di tanti. E invece quelle parole su ciò
che oggi siamo abituati a chiamare
ludopatia vengono da tempi lontani.
Provengono dalla seconda metà
dell’Ottocento, dalla penna di quella
che nel 1866 era la stenografa di
Fëdor Dostoevskij e che l’anno dopo
ne diventerà la seconda moglie. Il
grande scrittore si era impelagato in
una marea di debiti, non tutti suoi, per
la verità, e in un suo primo viaggio in
Europa aveva perso al gioco. Rischiava
di perdere anche i diritti d’autore su
tutte le sue opere se non avesse consegnato al suo editore un romanzo
nuovo di zecca entro un mese. Lo
farà in 26 giorni con “Il giocatore”,
grazie alla straordinaria abilità stenografica di Anna Grigòr’ evna Snìtkina,
sposata dall’autore dei “Demoni” nel
1867. I due andranno in Europa in un
lunghissimo viaggio che si rivelerà di
gioco più che di nozze. Soprattutto
a Baden Baden e ad Homburg lo
scrittore perderà somme importanti,
incarnando di fatto il destino del suo
personaggio, Aleksej, una sorta di
“inetto” che anticipa l’avvento, nel
Novecento, dei perdenti pirandelliani
e sveviani.
Come al solito Dostoevskij precorre i tempi: lo ha fatto con l’inconscio freudiano scrivendo nel 1864
le “Memorie del sottosuolo”, lo ha
3
n. 23
ma nel carcere di Siviglia.
Questo volume collettaneo si
propone un duplice obiettivo:
offrire una riflessione filosofica
sulle ragioni della rilevanza del
racconto dostoevskjano nel nostro presente, e tratteggiare una
mappa della presenza della Leggenda nella cultura europea novecentesca. Il Grande Inquisitore e il suo Prigioniero silenzioso
si rivelano così i protagonisi di
un racconto passibile di infinite
interpretazioni: un materiale
metaforico indispensabile a definire le aspettative di un’epoca e
i suoi orizzonti di senso.
di Leonbardo Soldati
ealizzata dalla Provincia la “Guida al
turismo accessibile nella provincia di
Pistoia”, su idea, proposta e con la collaborazione di Renzo Cosci ed Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili
(Anmic) di Pistoia, realizzata con il finanziamento
del Monte dei Paschi di Siena attraverso il progetto
della Regione Toscana “Una proposta per un turismo
facile”. L’iniziativa nasce dal presupposto che l’ospitalità di un territorio si misura dalla sua capacità
di accogliere tutti, agevolando l’accesso ai luoghi,
alle opere d’arte, alla storia, ai saperi, garantendo la
mobilità in sicurezza ed autonomia. L’opera fornisce
a tutte quelle persone che necessitano di servizi
speciali, a causa di disabilità di vario tipo (motorie,
sensoriali, alimentari, ambientali ecc.), uno strumento chiaro ed esaustivo
sull’accessibilità del territorio provinciale. Un valido supporto che permette
al visitatore di pianificare agevolmente il proprio viaggio e di trascorrere una
piacevole vacanza, usufruendo di servizi turistici commisurati alle proprie
particolari esigenze, nel segno di una cultura dell’ospitalità estesa che garantisca a tutti la fruizione del territorio in condizioni di pari opportunità. I
servizi turistici censiti nella guida riguardano l’accessibilità motoria, sensoriale
ed alimentare. La prima sezione raccoglie le informazioni per pianificare il
viaggio ed il soggiorno.
Nella seconda sezione vi è la presentazione del territorio con le sue peculiarità ed eccellenze turistiche e l’indicazione dei siti e dei monumenti storici
accessibili. Nella sezione schede, invece, informazioni dettagliate sui servizi
prestati da ristoranti, strutture ricettive, sportive e per il tempo libero, che
consentono al visitatore con disabilità di valutare il grado di fruibilità delle
strutture segnalate in relazione alle proprie esigenze. Concludono il volume
cenni al patrimonio enogastronomico pistoiese, ricco di prodotti e piatti
tradizionali, ed alle manifestazioni storico-culturali della tradizione locale. La
guida è presente anche sul portale del turismo della Provincia: www.turismo.
pistoia.it; il censimento dei servizi è frutto della collaborazione con l’Anmic
di Pistoia da parte del servizio pianificazione territoriale, Sit, cultura, turismo
e commercio, promozione delle risorse del territorio della Provincia. Si ringraziano in particolare il dirigente Renato Ferretti ed i dipendenti provinciali
Metello Bonanno, Margherita Arcudi, Riccardo Castagnoli e Pellegrino Liguori.
Hanno collaborato alla realizzazione del volume le associazioni “Cittadinanze
– turismo senza barriere” di Sesto Fiorentino (www.turismosenzabarriere.it) e
Lamberto Tozzi che ha censito l’offerta di informazioni e servizi turistici per le
persone diversamente abili e testato gli itinerari del centro storico di Pistoia;
gruppo sportivo handicappati Toscana onlus di Montecatini-Pistoia-Viareggio
ed in particolare Silvano Biagi e Massimo Porciani, presidente regionale comitato italiano paralimpico, per la verifica degli impianti sportivi; unione italiana
ciechi ed in particolare Tiziana Lupi e Moreno Rafanelli; nonché tutti coloro,
enti e persone, che hanno strutturato i servizi.
Poeti Contemporanei
Passi coraggiosi...
Mutar vorrei questi giorni scarni
di speranze rafferme,
in balze spumeggianti,
dove il mare aperto
spruzzi su la nostra barca disancorata
le scie del viaggio.
Mutar vorrei i deserti nell'anima
in giardini profumati,
dove fiori al balcone salutano il nostro passaggio
e la luce in volto ci dia coraggio.
Mutar vorrei questo acquitrinio
di tempi sospesi sul nulla ,
in rogge aulenti ,
in fronde di salici ,
in mazzi di rose lucenti .
Mutar vorrei i giorni di perduto amor
in abbracci , in passioni traboccanti
nell'attesa di un tuo sorriso o
di una telefonata.
Mutar vorrei il sospirato abbandono,
nella promessa concreta.,
sempre osteggiato sul fil di lama
questa nostra chiamata
sempre tentato di scendere
dalla sfida è il mio cimento
Massimiliano Filippelli
4
attualità ecclesiale
Un duro monito
contro la guerra e
contro ‘’i grandi
della terra’’ che
attraverso di essa
vogliono risolvere
le crisi
Vita
La
n. 23 9 Giugno 2013
IL PAPA E LE MISSIONI DI PACE
''Dietro una guerra
c'è sempre un peccato''
di Daniele Rocchi
“L
a guerra è il suicidio dell’umanità,
perché uccide il
cuore, uccide proprio dov’è il messaggio del Signore:
uccide l’amore! Perché la guerra viene
dall’odio, dall’invidia, dalla voglia di
potere, anche - tante volte lo vediamo
- da quell’affanno di più potere”: ha
usato parole dure Papa Francesco per
denunciare l’orrore della guerra con
cui “i grandi della terra” pensano di
risolvere “i problemi locali, i problemi economici, le crisi economiche”.
Lo ha fatto domenica mattina, nella
cappella della Casa Santa Marta, celebrando una messa con un gruppo
di circa 80 persone, guidate dall’arcivescovo ordinario militare per l’Italia,
monsignor Vincenzo Pelvi. Nel suo saluto al Pontefice il vescovo castrense
ha ricordato come questo incontro
cada proprio nel giorno in cui in Italia
si celebra la Festa nazionale e in essa
il Paese “con diverse manifestazioni
esprime un debito di amore verso
la famiglia militare”. “La guerra –ha
detto monsignor Pelvi- non è una
cosa normale. La morte di innocenti
o colpevoli non risolve la questione
dello sviluppo dei popoli, da affidare
invece con maggiore determinazione
al diritto umanitario e alla diplomazia
internazionale”. Il gruppo era composto da 55 parenti –soprattutto i
genitori– di 24 militari caduti nelle
missioni di pace nel corso degli ultimi
5 anni, in modo particolare in Afghanistan, e da 13 militari feriti.
Guerra atto di fede
ai soldi
Davanti a loro, che stringevano
al petto oggetti e immagini dei loro
cari deceduti, il Pontefice ha lanciato
un monito duro contro gli interessi
economici che stanno dietro i conflitti:“La guerra è un atto di fede ai soldi,
agli idoli, agli idoli dell’odio, all’idolo
che ti porta ad uccidere il fratello, che
porta ad uccidere l’amore. Mi viene
in mente quella parola del nostro
Padre Dio a Caino che, per invidia,
aveva ucciso suo fratello:‘Caino, dov’è
tuo fratello?’. Oggi possiamo sentire
questa voce: è il nostro Padre Dio
che piange, che piange per questa
nostra pazzia, che ci dice a tutti noi
‘Dov’è tuo fratello?’; che dice a tutti i
potenti della Terra: ‘Dov’è vostro fratello? Cosa avete fatto!’”.“Dietro una
guerra sempre ci sono i peccati: c’è
il peccato dell’idolatria, il peccato di
sfruttare gli uomini nell’altare del potere, sacrificarli.Volgiti a noi, Signore,
e abbi misericordia, -ha poi concluso
Papa Francesco- perché siamo tristi
e angosciati. Vedi la nostra miseria e
la nostra pena. Siamo sicuri che il Signore ci ascolterà e farà qualche cosa
per darci lo spirito di consolazione”.
Incontro di sguardi
Alla durezza contro la guerra il
Papa ha contrapposto la dolcezza
verso i parenti e i feriti, in modo
particolare verso i bambini, alcuni
molto piccoli, che hanno perduto il
loro papà. Con ciascuno di loro, personalmente, il Papa ha usato tenerezza
come testimonia Simone Careddu,
il caporalmaggiore dell’Ottavo reggimento Folgore, gravemente ferito
il 14 luglio del 2009 in Afghanistan,
in un attentato in cui perse la vita
il parà Alessandro Di Lisio, di 25
anni. “È stato un incontro di sguardi,
commovente, durante il quale non
sono riuscito a dire nulla. Non ci
siamo detti parole ma tutto è stato
racchiuso in uno sguardo nel quale gli
ho affidato i miei sentimenti, le mie
attese, le mie speranze e le mie paure.
I suoi occhi –aggiunge il militare oggi
in carrozzella- mi dicevano di essere
sereno, di non perdere la speranza. Mi
ha tranquillizzato, mi ha dato grande
forza per continuare ad andare avanti.
Sento che ha gettato un seme dentro
di me, qualcosa è entrato, non so cosa,
forse quella serenità, quella tranquillità che sentivo di chiedergli quando mi
si è avvicinato. Mi sento fortunato oggi
perché sono vivo e posso raccontare
ciò che ho vissuto e provato, ci sono
molti miei colleghi che invece non ce
V
arginha è una piccola
comunità di circa 2.500
persone, che vive all’interno di Manguinhos, a
nord di Rio, una favelas che, con
i suoi 35mila abitanti, è una delle
più note di Rio, incastrata tra una
strada molto trafficata e una ex
raffineria di petrolio, nei pressi
dell’aeroporto principale e di basi
militari. Alle spalle una lunga storia
di violenza legata alla droga, ma
un’offensiva della polizia, alla fine
dell’anno scorso, ha estromesso i
trafficanti di droga e di armi, riducendone di fatto la violenza. Prima
della pacificazione era conosciuta
anche come la “Striscia di Gaza”
di Rio, per la guerra continua tra
le diverse bande di trafficanti e
le forze dell’ordine. È proprio
a quest’area “normalizzata” di
Varginha che Papa Francesco, 33
anni dopo Giovanni Paolo II che
nel 1980 andò nella favelas di
Vidigal nella zona Sud, farà visita
il prossimo 25 luglio. Un modo
per abbracciare, ancora una volta,
quelle “periferie del mondo” cui è
particolarmente legato.
A piedi
nella favelas
Dopo aver appreso la notizia,
nella comunità si sono messi
subito all’opera per dare degna
accoglienza al Pontefice. Lo scorso 18 maggio l’arcivescovo di Rio
nonché presidente del Comitato
organizzatore locale (Col), dom
Orani João Tempesta, ha celebrato
una messa nella cappella di san Girolamo Emiliani, la stessa che vedrà il Papa che al suo arrivo sarà
accolto dal parroco, padre Márcio
Queiroz e dai suoi collaboratori
insieme alle Suore della Carità di
Madre Teresa di Calcutta, che qui
è stata nel 1972. Nella cappella,
costruita dai padri somaschi italia-
di noi in qualche modo doveva fare.
Certi dolori sono radicati e si vivono
quotidianamente anche in solitudine.
Il Papa ha voluto oggi prendere un po’
di questo nostro peso, condividerlo
con noi. È stato un grande momento”.
Preghiera
per l’Italia
l’hanno fatta. È giusto che vengano
ricordati. Se dimentichiamo da dove
veniamo, dove siamo passati, non
avremo direzioni da seguire per il
futuro. Ciò che facciamo lo facciamo
con orgoglio e non chiediamo nulla in
cambio. Abbracciando me il Papa ha
abbracciato tutti i feriti e tutte le vittime che non dobbiamo dimenticare”.
“È stato un incontro intenso dove alle
parole si sono aggiunti gesti e sguardi
–conferma la moglie di un capitano
ucciso in Afghanistan-. La giornata di
oggi è stata una tappa che ciascuno
La messa si è chiusa con la recita
della “Preghiera per l’Italia”, composta
dal Beato Giovanni Paolo II e con la
consegna al Papa, in dono, di un’opera
di artigianato napoletano raffigurante
San Giuseppe lavoratore.“Essere stati
con il Papa dona un valore aggiunto
a questa giornata –ha commentato
monsignor Pelvi– nella quale il Pontefice ci ha donato una riflessione sulla
guerra come follia.Vogliamo ricordare
i nostri militari non tanto come vittime ma come persone cui siamo legati
da riconoscenza per il dono della pace
che hanno seminato bagnandolo con
il loro sangue. La festa del 2 giugno è
una giornata di grazia in cui l’Italia può
gustare la forza della preghiera che il
Papa ha elevato per lei al Signore”.
GMG RIO 2013
Trentatré anni dopo
un
Papa
in
favelas
Nel 1980 fu Giovanni Paolo II, il prossimo 25 luglio sarà
Francesco a far visita alla comunità di Varginha, a Manguinhos,
un’area pacificata dalla polizia solo nel 2012
di Daniele Rocchi
ni, dopo un momento di preghiera,
il Pontefice benedirà il nuovo
altare e offrirà un dono per la
comunità. Dalla cappella, poi, Papa
Bergoglio farà a piedi i circa 300
metri che lo separano dal campo
di calcio locale, dove il campione
del mondo, Jairzinho, che nel 1970
ai mondiali del Messico, sconfisse
l’Italia in finale, allena i ragazzini
della favelas. Nel campetto darà
la benedizione agli abitanti della
baraccopoli. Lungo il percorso, il
Papa visiterà la casa di una famiglia
e terrà un discorso.
Il vero volto
L’arrivo del Pontefice ha indotto la
municipalità di Rio a inviare in loco
squadre di operai per asfaltare la
strada, la Rua Carlos Chagas, percorsa dal Papa, per ridare un po’
di colore ai muri della scuola e per
sistemare il campo da gioco. Un
maquillage che serve a nascondere
la mancanza ultradecennale di manutenzione nella favelas. Non si nasconderanno dietro un’immagine
di facciata i fedeli di Varginha come
afferma deciso il loro parroco, padre Márcio Queiroz: “La comunità
si mostrerà nel suo vero volto,
come realmente è, senza nessun
trucco, in tutta la sua semplicità.
Vederlo visitare la mia comunità e
passare lungo la strada in cui vivo
equivale a dire che è entrato nella
mia casa. Per questo stiamo preparando i cuori della comunità con la
preghiera”. Una certezza condivisa
anche dall’arcivescovo di Rio de
Janeiro, Dom Orani Tempesta per
il quale “la visita sarà importante
per mettere in evidenza la vita della comunità ecclesiale. È una gioia
e una responsabilità testimoniare
come la Chiesa è viva e lavora
silenziosamente per compiere la
missione di evangelizzazione e di
promozione umana”. Significativo
appare, allora, il fatto che la comunità di Varginha sia stata scelta
da una lista di 750 richieste dal
servizio diocesano per la pastorale
delle favelas, di concerto con il
Governo e la Santa Sede.
Una “Striscia
di pace”
E naturale sia anche l’orgoglio
che oggi gli abitanti della favelas
mostrano per questa decisione.
José Oliveira ha 67 anni ed è uno
dei custodi della cappella di San
Girolamo. Residente nella comunità di Varginha da 32 anni, non
avrebbe mai immaginato di vedere
il Papa così da vicino: “La notizia
della sua visita ci ha dato una
grande gioia. Nessuno qui poteva
pensare a un evento simile, anche
perché ci sono altre parrocchie in
località più belle. Noi invece siamo
una piccola comunità ma saremo
tutti presenti, anche quelli che
professano un’altra religione”. Fermento anche tra i giovani, come
testimonia Everaldo Oliveira, animatore del “Gruppo giovani” della
Cappella. “Ci stiamo mobilitando
per accogliere il Papa attraverso
riunioni e comunicazioni che passano per i social network”. C’è
anche chi come Robson Ventura,
che di professione fa il musicista,
e aiuta nella Cappella, ha pensato
di comporre un brano “Francesco di Dio” da dedicare al Papa
che arriva. “Egli viene in pace per
portare speranza” recita il ritornello di una canzone “semplice
che arriva dal cuore”. “Ansiose
di ascoltare il Papa” sono Elenice
Bonifacio, 23 anni, impiegata e la
studentessa quindicenne Steffany
Santos. “Siamo felici e soddisfatti
di ricevere un uomo di Dio nella
nostra comunità - dicono - e non
vediamo l’ora di accogliere le centinaia di migliaia di giovani da tutto
il mondo”. Cosa resterà di questa
visita e della Gmg a Varginha? Non
ha dubbi il parroco: “Innanzitutto
il cuore delle persone trasformate
dalla fiducia e l’ottimismo per il
futuro. È così che trasformeremo
la nostra Striscia di Gaza in Striscia
di pace”.
Vita
La
Lo storico Marco Roncalli
ha dato notizia della
volontà espressa dal
Beato di essere sepolto a
San Giovanni in Laterano,
“l’arcibasilica che è madre
di tutte le chiese di Roma
e del mondo”.
Oggi riposa in San Pietro
ed è meta di un costante
pellegrinaggio
G
Oggi anche Papa Francesco si unirà al pellegrinaggio di circa 2000 bergamaschi nella basilica di San Pietro…
“L’udienza di Papa Bergoglio rappresenta
un segno di grande attenzione alla diocesi di
Bergamo e un omaggio alla terra che ha dato
i natali al beato Giovanni XXIII, il Papa amato
a prima lettura (1Re, 17, 17-24)
e la lettura evangelica (Lc 7, 1117) ci presentano due casi simili.
In ambedue gli episodi abbiamo,
infatti, una vedova che piange la morte del
suo unico figlio, la compassione del profeta
Elia nel primo caso e di Gesù nel secondo, la
risurrezione miracolosa e la professione di
fede che segue, nel caso di Elia la donna dice
: «Ora so veramente che tu sei uomo di Dio
e che la parola del Signore nella tua bocca
è verità», mentre nel caso di Gesù «Tutti
furono presi da timore e glorificavano Dio,
dicendo: “Un grande profeta è sorto tra noi”,
e: “Dio ha visitato il suo popolo”». La liturgia, quindi, suggerisce una meditazione sulla
“compassione” del Signore il cui effetto è
messo in evidenza dal Salmo responsoriale: «
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi. […] Hai mutato il mio lamento in danza».
Gesù incontra a Nain una vedova che piangeva il figlio morto. «Vedendola, il Signore
fu preso da grande compassione per lei». La
“compassione” di Gesù per il dolore della
donna è espresso con un verbo speciale in
greco, cioè esplanchnisthe, da splanchnizo
che significa prima di tutto “mangio le viscere delle vittime dopo il sacrificio”, ma poi
anche “sono mosso a compassione, sento
compassione”, da splachna (neutro plurale di
splanchnon) che significa “viscere”. Quindi il
significato di questo verbo è “dalle viscere,
dal profondo del cuore”. Questa parola non
è, dunque, solo una descrizione di un disagio psicologicamente difficile da vivere, ma
significa una profonda onda emozionale che
“attorciglia le viscere” a causa di una completa identificazione con “l’altro che soffre”
e di una tragica indignazione che fa dire:
5
In sintonia
con Papa Francesco
di Raffaele Iaria
iovanni XXIII voleva essere sepolto
nella basilica di San Giovanni in Laterano. La rivelazione, nel 50° della
morte, avvenuta poco prima delle 20
del 3 giugno 1963, è del segretario
del Papa, monsignor Loris Capovilla e riportata
dallo storico Marco Roncalli - presidente della
Fondazione Giovanni XXIII - sulle pagine di
Bergamo del “Corriere della Sera”. “Questa
carità come opera di misericordia mi permetto
di chiedere – scriveva il Papa in un appunto perché il mio tenue ricordo rimanga a San Giovanni, a segno di protezione e di benedizione
precipua sopra la diocesi di Roma”. Giovanni
XXIII, afferma mons. Capovilla, “immaginò che
le sue spoglie potessero riposare per sempre
là, presso l’arcibasilica che è madre di tutte
le chiese di Roma e del mondo”. Dal 2001 la
tomba di Papa Roncalli si trova nella basilica
di San Pietro sotto l’altare di San Girolamo ed
è meta di un continuo pellegrinaggio. A Marco
Roncalliabbiamo posto alcune domande.
L
attualità ecclesiale
n. 23
50° ANNI FA LA MORTE DI PAPA GIOVANNI XXIII
9 Giugno 2013
da tantissime persone, anche non credenti,
ancora oggi. Di lui si vanno sottolineando anche diverse analogie, forse non solo nello stile,
con Papa Francesco. Si vedano certi accenti sul
primato come servizio, l’opzione preferenziale
per i poveri, la misericordia”.
Qual è l’attualità del messaggio di
Papa Roncalli?
“È attuale l’impegno per il dialogo, il cammino ecumenico, l’unità dell’intera famiglia umana
oltre che l’invito ad un profondo rinnovamento della
Chiesa. Credo abbia mantenuto tutto il suo vigore il leit
motiv del cammino di ‘un
fratello divenuto padre per
volontà di Nostro Signore”,
come lui diceva di sé, che
invitava a ‘cogliere quello
che ci unisce e non quello
che divide’. Non è questione
di buonismo, sentimentalismo, di retorica: anche se
a lungo Giovanni XXIII è
stato presentato solo con
l’etichetta riduttiva del Papa
buono, capace tutt’al più di
mandare carezze ai bambini.
Oggi, soprattutto in tempi
di crisi, ci rendiamo conto
di cosa significa camminare
insieme nella speranza, nella
solidarietà, sforzandoci di
guardare più lontano possibile, ovunque si possa condividere la fatica di vivere e
di credere. Ovviamente, il
Concilio, valida bussola del
nostro tempo, e la Pacem in
terris sono suoi grandi doni”.
Quali sono state le ultime parole
di Giovanni XXIII?
“Fra tante parole riportate in centinaia di
biografie ricorderei quelle lasciate al fedele
segretario mons. Capovilla. Poco prima del
congedo gli disse: ‘Ora più che mai, certo più
che nei secoli passati, siamo intesi a servire
l’uomo in quanto tale e non solo i cattolici; a
La Parola e le parole
10ma Domenica del Tempo Ordinario
Anno C
1Re, 17, 17-24 - Lc 7, 11-17
«Ma come è mai possibile una cosa come
questa?», oppure: «Ma che razza di persona
potrebbe fare una cosa simile?», oppure
ancora: «Ma che razza di mondo è questo
che non si interessa di questa ingiustizia o
di questa mancanza di considerazione per
la vita?».
Ebbene, questo verbo nei vangeli è usato
esclusivamente per i sentimenti di Gesù e
di tre personaggi delle sue parabole, in momenti, sia nella vita di Gesù che nelle parabole, molto significativi.
1. Esplanchnisthe. «Vedendo le folle, ne sentì
compassione, perché erano stanche e sfinite
come pecore che non hanno pastore» (Mt
9, 36). «Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i
loro malati» (Mt 14, 14). «Sceso dalla barca,
egli vide una grande folla, ebbe compassione
di loro, perché erano come pecore che non
hanno pastore, e si mise a insegnare loro
molte cose» (Mc 6, 34). «Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto,
vide e ne ebbe compassione» (Lc 10, 33).
«Si alzò e tornò da suo padre. Quando era
ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe
compassione» (Lc 15, 20).
2. Splanchnizomai. «Allora Gesù chiamò a sé
i suoi discepoli e disse: «Sento compassione
per la folla» (Mt 15, 32). «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno
con me e non hanno da mangiare» (Mc 8, 2).
3. Splanchnistheis. Mc 1, 41 Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse:
«Lo voglio, sii purificato!». «Il padrone ebbe
compassione di quel servo, lo lasciò andare
e gli condonò il debito» (Mt 18, 27). «Gesù
ebbe compassione, toccò loro gli occhi ed
essi all’istante ricuperarono la vista» (Mt 20,
34).
In Ebraico la parola per “compassione” è
raham (con i suoi derivati rahum e rahumin), plurale di râham, che significa “seno
materno”.Viene usata nel Primo Testamento
per esprimere la “compassione” di Dio, mostrata o chiesta. Il verbo significa al tempo
stesso “mostrare compassione” e “trovare
misericordia” ed esprime coinvolgimento
emozionale con la sofferenza. In ebraico,
dunque, niente esprime più pienamente la
“compassione” dell’amore di una madre
per il bambino che deve ancora nascere e
niente esprime più pienamente il bisogno
di “compassione” di un bimbo che dipende
totalmente, in ogni senso, dall’amore della
mamma. Dio è dunque, nel primo testamento, il Dio “del seno materno”, il Dio di
una sconfinata “compassione”. Ecco alcuni
esempi significativi: «Pietà di me, o Dio, nel
tuo amore; nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità» (Sal 51, 3); «Si dimentica forse una donna del suo bambino,
difendere anzitutto e dovunque i diritti della
persona umana e non solamente quelli della
Chiesa cattolica. Non è il Vangelo che cambia:
siamo noi che cominciamo a comprenderlo
meglio’”.
Dopo di lui cinque Papi…
“Cinque Papi ed almeno tre generazioni.
Ma è restato un affetto che vive nel cuore di
tanta gente. Non sono pochi i devoti, gente di
ogni ceto e di ogni Paese, che vanno a cercare
qualche segno di lui nel suo paese natale a
Sotto il Monte o sostano innanzi alla teca che
in San Pietro ne custodisce le spoglie intatte.
O, più semplicemente, lo ricordano nel loro
cuore, gli si rivolgono come ad un amico, ne
rileggono scritti spirituali di grande valore
come il suo ‘Giornale dell’anima’. Un culto il
suo, che, senza che ci siano state spinte particolari, è sempre vivo”.
Giovanni XXIII qualche mese prima di morire aveva firmato l’enciclica
Pacem in Terris. È l’eredità che lascia
alla Chiesa e al mondo…
“Da quel documento, nato di fatto dopo
l’appello per così dire risolutivo durante la
crisi di Cuba, ci separa mezzo secolo nel
quale tante cose sono cambiate e tuttavia
lì possiamo trovare qualcosa di importante:
l’idea che ogni guerra è qualcosa di alienum a
ratione, la distinzione fra l’errore e l’errante, e
che l’errante è sempre ed anzitutto un essere
umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità
di persona; il riconoscimento dei diritti umani.
È un’enciclica ancora valida e, direi, profetica
che precorre la globalizzazione e indica l’elaborazione del concetto di bene comune in un
orizzonte mondiale”.
così da non commuoversi per il figlio delle
sue viscere?Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Is
49, 15); «Non un inviato né un angelo, ma
egli stesso li ha salvati; con amore e compassione li ha riscattati, li ha sollevati e portati
su di sé,tutti i giorni del passato» (Is 63, 9).
«Perciò così dice il Signore Dio: Ora io ristabilirò la sorte di Giacobbe, avrò compassione di tutta la casa d’Israele e sarò geloso
del mio santo nome» (Ez 39, 25).
Si può legittimamente ritenere che gli
evangelisti (che scrivevano in greco, ma che
probabilmente pensavano in ebraico biblico),
nell’usare il verbo greco derivante da splachna, avessero in mente proprio raham.
In fondo, anche il tratto autobiografico
dell’apostolo Paolo (seconda lettura, Gal
1, 11-19) rientra in questo tipo di considerazione: «Il Vangelo da me annunciato non
segue un modello umano; infatti io non l’ho
ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per
rivelazione di Gesù Cristo.Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta
di un tempo nel giudaismo: perseguitavo
ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo
[…], ma […] Dio, che mi scelse fin dal seno
di mia madre e mi chiamò con la sua grazia,
si compiacque di rivelare in me il Figlio suo
perché lo annunciassi in mezzo alle genti».
Paolo, in altre parole, canta la “compassione”
di Dio non solo nei suoi confronti (scegliendolo fin dal seno, râham, di sua madre!), ma
anche nei confronti di quelle genti per la salvezza delle quali Paolo, una volta conquistato
dalla grazie di Dio, dedicherà tutta la propria
vita, ricopiando così quella “compassione”
divina dalla quale era stato salvato.
Don Umberto Pineschi
6
Con oltre sei milioni di
disoccupati, il Paese è in
grave sofferenza.
Il cardinale arcivescovo
di Barcellona, Lluís
Martínez Sistach, descrive l’azione della Chiesa
per favorire la formazione
e l’inclusione
socio-lavorativa
dei giovani disoccupati
di Giovanna P. Traversa
O
ltre sei milioni di disoccupati. Il 57% dei giovani
senza lavoro: è uno degli
aspetti più dolorosi della
crisi che morde la Spagna,“osservato
speciale” di Bruxelles, che ha concesso al Paese una proroga dei termini
per la riduzione del disavanzo (entro
il 2016). “Vivo questa situazione con
Lettere
in redazione
Su
“Machiavelli
e dintorni”
Quel “novatore”, condensatore di pensiero, che con tanto scrivere e gesti ci
fece più lume sul fatto che gli uomini
sono generalmente “tristi”, 500 anni
orsono, invece di “voltolare un sasso”
in quel confine agreste di sant’Andrea
in Percussina, si fece ancora operatore
di conoscenza rimuginando essere
quel “giovane oscuro” designato un
giorno cancelliere dal consiglio degli
ottanta in Firenze. Firmata e riveduta da Roberto Ridolfi un’edizione
successiva alla prima della “Vita di
Niccolò Machiavelli” narra del celebre “opuscolo” di cui si parlerà tra
maggio e dicembre in più sedi della
cultura di Firenze e dintorni: Biblioteca
nazionale, istituto universitario europeo, biblioteca Laurenziana, palazzo
Strozzi, San Casciano. Dell’idea del
“principe nuovo” dell’elaborazione in
corso cinquecento anni fa, leggiamo
nella pagina 237 della biografia del
Ridolfi: “Di sogno in sogno, l’opera gli
uscì di getto, intiera, in pochissimo
tempo; né credo che mai fosse un
uomo nel pieno delle infelicità sue così
felice come il Mchiavelli in quelle sere
quando, a lume di lucerna, dal masso
informe delle sue vecchie chiose e
delle sue nuove dottrine, cavava a gran
colpi di scalpello il circoscritto concetto
del Principe”. Il centenario, i convegni,
gli studi sul Machiavelli, nuove edizioni
delle opere del segretario fiorentino,
saranno ausilio nel percorso culturale
utile per ridurre il “diario barbarico”
e allertare i “buoni ordini”. Per un non
più adolescente e numeroso gregge
di agoarchi contemporanei, oltreché
una lettura lenta dei “Discorsi”, non
sarebbe meno utile un corso obbligatorio di andragogia. In alcuni testi di
introduzione a “Il Principe”, come in
quello del Dotti, ma anche leggendo
tutte le pagine dei due volumi del
Ridolfi, la data certa della scrittura di
tutti i capitoli dell’“opuscolo” sconfina
di più mesi. Diciamo che consente di
meditare l’anniversario nel 2014.
Per il 2015 è attesa la prima enciclopedia Machiavelliana, con il contributo
di machiavellisti di tutto il mondo.
b.p. Barni
Vita
La
n. 23 9 Giugno 2013
SPAGNA
“La crisi ci assedia?
Irrighiamo lo spirito”
molta sofferenza. Come Chiesa - soprattutto con l’aiuto della Caritas e
attraverso le parrocchie, le associazioni ecclesiali e le istituzioni - tentiamo di fare il possibile per sostenere
chi è privo di lavoro e di sussidio di
disoccupazione. Molti vivono solo
con questi aiuti. Mi stanno a cuore
soprattutto i giovani per l’impatto
negativo che la crisi può avere sui
loro progetti di vita”. È accorato
ma sereno il cardinale arcivescovo
di Barcellona Lluís Martínez Sistach,
incontrato a margine della presentazione, il 29 maggio a Roma, del suo
volume “Cristiani nella società del
dialogo e della convivenza” (Libreria editrice vaticana), che raccoglie
quindici importanti discorsi tenuti
dal porporato tra il 1986 e il 2012.
Quale, in particolare, l’impegno della sua Chiesa?
“In collaborazione con la Caritas,
nella mia diocesi abbiamo lanciato
un programma di formazione e inclusione socio-lavorativa dei giovani
disoccupati. Non è stato facile, ma
siamo riusciti ad avviarne alcuni al
lavoro. Per un giovane è importante
poter scrivere nel proprio curriculum di avere maturato almeno
L’
intenzione di abbattere gli alberi del parco Gezi nel centro
di Istanbul per fare
spazio al nuovo piano di sviluppo
urbanistico della città sembra proprio la classica goccia che ha fatto
traboccare il vaso della tensione
che ormai era da tempo latente
in Turchia. Posti di fronte alla
prospettiva di veder sparire un
importante spazio verde in mezzo
all’immensa e caotica città sul Bosforo, centinaia di cittadini contrari alla scelta organizzano una manifestazione di piazza. Molti sono
giovani, ma la folla è composita. La
polizia si presenta in massa, agisce
con durezza, non solo controlla e
contiene, ma sceglie di reprimere
la protesta, che a questo punto si
allarga e cambia di forma. Aumentano i giovani, ma arrivano anche
i partiti laici di destra e sinistra,
gli intellettuali, le donne. La polizia
alza il livello della repressione e
si arriva ai veri scontri di piazza,
alle macchine bruciate, alle decine
di feriti e ai 1.700 arresti sparsi
sul territorio nazionale, proprio
perché la protesta in 24 ore ha
cambiato significato.
Il nuovo obiettivo non è più salvare gli alberi, bensì chiedere le
dimissioni del premier Erdogan,
accusato dall’opposizione di allontanare progressivamente la
Turchia dalla democrazia e soprattutto di porre sempre più a
rischio la famosa laicità dello Stato, posta da Ataturk a fondamento
delle istituzioni. Molti in queste
ore parlano della recente legge
che limita la vendita delle bevande
alcoliche dalle 22 alle 6 del mattino. Quella che potrebbe sembrare
un’esperienza professionale. Inoltre
più formazione significa più competenze e quindi maggiori opportunità
di impiego”.
C’è anche una crisi di speranza?
“Non direi. Le difficoltà e l’incertezza del futuro sembrano piuttosto
portare ad una crescita della generosità e della solidarietà da parte di tutti
i cittadini che si traduce in aumento
del numero dei volontari nelle organizzazioni caritative e delle persone
che donano, anche se si tratta di
poveri. Qualche giorno fa in una periferia di Barcellona è stato dipinto un
grande cuore al centro di una strada
e tutti sono stati invitati a riempirlo
donando viveri. In un solo giorno
sono state raccolte 25 tonnellate di
alimenti. La crisi attuale è soprattutto
una crisi di valori. Dobbiamo partire
da questi segnali positivi per rifondare i grandi valori, altrimenti corriamo
il rischio di superare un giorno la crisi
economica, ma di trovarci di fronte
a una società che ha smarrito il suo
patrimonio più prezioso. Un’opera di
‘ricostruzione’ in cui è fondamentale
il ruolo dei cristiani”.
Dunque cristiani nello spazio pubblico: come e perché?
“Quando si parla di presenza
pubblica della Chiesa e dei cristiani,
le relazioni Chiesa – Stato sono
ovviamente importanti, ma secondo
me vengono dopo un primo livello,
quello dei rapporti religione-società,
Chiesa-società. La Chiesa offre infatti
alla società un ‘servizio’ che rientra
nell’ordine prepolitico delle idee e
dei valori morali dei quali, come ho
già detto, la società sta rischiando
di svuotarsi ma che incidono fortemente sulla qualità della convivenza
civile. Mi riferisco in particolare ai
valori della vita, della persona, della
famiglia, della giustizia, della libertà
religiosa È, quella della Chiesa, una
funzione di ‘irrigazione’ spirituale ed
etica dei cittadini. Che cosa ne sarebbe di grandi città come Barcellona o
Roma, senza la presenza e l’azione
delle parrocchie e delle associazioni
ecclesiali a favore della spiritualità dei
rapporti interpersonali, della povertà,
dell’emarginazione, dell’attenzione a
malati, anziani, immigrati? Sarebbero
città povere, disumanizzate, con gravi
problemi sociali. Le opere di misericordia sono corporali e spirituali:
così la Chiesa è chiamata alla duplice
missione di sfamare il corpo con il
pane materiale e l’anima con la Parola.
Del resto la Costituzione spagnola
riconosce la religione come un valore
per il bene comune ed invita i pubblici
poteri alla cooperazione con la Chiesa cattolica e le altre confessioni”.
Il prossimo 13 ottobre si
svolgerà a Tarragona, diocesi
di cui lei è stato vescovo, la
beatificazione di circa 500
martiri uccisi in “odium fidei”
durante la guerra civile…
“Un fatto storico da celebrare
in una duplice prospettiva affinché
sia realmente un momento di grazia:
quella dell’eroica testimonianza di
sacerdoti, religiosi, seminaristi e laici
di ogni età che hanno pagato con il
proprio sangue il prezzo della fede,
ma anche quella del perdono che
hanno accordato ai loro assassini
prima di morire. Come diceva Napoleone, occorrono molte generazioni per dimenticare le guerre civili.
Questa beatificazione dovrà essere
celebrata in questo duplice spirito.
La nostra società ha bisogno di forti
testimonianze di fede ma anche
dell’esempio di gesti coraggiosi di
perdono e riconciliazione”.
TURCHIA IN EBOLLIZIONE
È la libertà religiosa
il vero nodo irrisolto
Alla base del conflitto due visioni opposte del ruolo della religione nella sfera
pubblica (laicismo di Stato e teologia politica), entrambe caratterizzate da scarsa
tolleranza e poco spazio per la libertà religiosa
di Stefano Costalli
una semplice norma posta a tutela della sicurezza e dell’ordine
pubblico, è stata infatti percepita
dalla parte più laica dell’opinione
pubblica turca come l’ennesima
indebita ingerenza reazionaria di
stampo religioso nello stile di vita
dei cittadini, e ha sollevato forti
proteste.
In realtà, il problema della Turchia
sembra essere un po’ più strutturale, e proviene da più lontano.
Sicuramente, la polizia e il Ministero degli Interni turco hanno usato
un livello di violenza difficilmente
giustificabile contro le proteste
degli ultimi giorni. Altrettanto
sicuramente, Erdogan si muove
(sempre più) in maniera decisionista, prestando poco ascolto alle
ragioni dell’opposizione, anche a
costo di spaccare il Paese. Tuttavia,
il suo partito ha vinto le ultime
elezioni del 2011 con oltre il 50%
dei consensi, mentre in Francia
Hollande ha deciso di spaccare il
Paese su un tema così carico di
conseguenze nel lungo periodo
come il matrimonio gay potendo
contare su un consenso elettorale
molto più esiguo.
Uscendo un attimo dagli avve-
nimenti più recenti, si riesce a
comprendere come il punto
centrale per cogliere la natura
delle tensioni che percorrono
la Turchia sia lo scontro fra due
visioni opposte del ruolo della
religione nella sfera pubblica, entrambe caratterizzate da scarsa
tolleranza e poco spazio per la
libertà religiosa. Da una parte,
la concezione di laicità che ha
prevalso per decenni in Turchia
era in realtà un laicismo di Stato
che aveva relegato la religione alla
sfera privata e ostacolato le minoranze non islamiche, che non
potevano contare sulla forza dei
numeri. Dall’altra parte, la concezione portata avanti dal partito
di Erdogan, pur molto lontana
dal fondamentalismo islamico, è
però essenzialmente una forma
di teologia politica, in cui la religione trova naturale realizzarsi
attraverso le forme della politica,
lasciando nuovamente poco spazio per le altre religioni e per la
libertà delle persone. Servirebbe
una vera laicità dello Stato, rispettosa della libertà religiosa e del
valore della religione. Forse potrebbe essere l’occasione buona.
Pistoia
Sette
N.
23
9 Giugno 2013
I
l pistoiese Edoardo Baroncelli, già direttore dell'Ufficio
diocesano per la Pastorale
Giovanile e adesso impegnato
nell'Ufficio diocesano per i Problemi
Sociali e il Lavoro, è stato nominato
dai vescovi toscani segretario regionale del Progetto Policoro.
La nomina è stata formalizzata
nell'ultima riunione della Conferenza
Episcopale Toscana (Cet), l'assemblea
dei vescovi. Il Progetto Policoro, di
cui Baroncelli è il responsabile nella
diocesi di Pistoia, è un cammino particolare promosso dalla Chiesa italiana per favorire un nuovo e creativo
rapporto fra le giovani generazioni e
le attività lavorative.
Pubblichiamo il suo interessante
e incisivo intervento alla recente
festa della Camposampiero.
«Ringrazio Luca Traversari per l’invito e l’attenzione che anche quest’anno
ha avuto per il Progetto Policoro e per
la diocesi di Pistoia che lo sta portando
avanti. Ringrazio anche gli interventi
che mi hanno preceduto e che danno
testimonianza della varietà delle azioni
e degli sforzi che da più parti si stanno
mettendo in atto.
Ma non posso e non possiamo dire
che va tutto bene così.
Non a caso di parla da più parti di
emergenza giovanile. Quasi ogni giorni
gli organi di informazioni portano all’attenzione cifre e dati sempre più pesanti
riguardo la situazione nella quale i nostri
giovani si trovano a vivere, a scegliere, a
cercare di progettare il loro futuro. Non
va affatto tutto bene così. È sufficiente
non dico leggere, ma semplicemente
dare un’occhiata all’ultimo rapporto
Censis o ai dati Istat (sia nazionali che
locali) per capire che siamo di fronte ad
un’emergenza che ha quasi le forme
di una crisi sociale, emergenza verso
la quale nessuno ha risposte semplici
o ricette miracolose; ma se una via di
uscita esiste, passa necessariamente
dalla piena consapevolezza di quanto
sta accadendo e dalla presa d’atto
che servono azioni incisive e un deciso,
radicale cambiamento di mentalità e
una profonda revisione dei nostri modi
tradizionali di procedere.
I giovani di questa generazione
vivono in maniera cruda la crisi di un
futuro garantito. Non era così nelle
generazioni precedenti per le quali,
non di rado, una laurea o addirittura
un diploma consentivano la possibilità di
scegliere a volte anche tra più opzioni e
offerte lavorative.Tutto questo è ormai,
per adesso, un miraggio.
Sembra quasi –ed è questo che i
nostri ragazzi percepiscono e assorbono
dall’aria culturale e sociale in cui vivono–
che essere giovani sia uno svantaggio,
che le cose vadano peggiorando, che il
futuro sia peggiore del presente. Alcuni
riescono a reagire, altri purtroppo
non pochi non ci riescono. Viene erosa
anche così la capacità e la voglia di un
giovane di intraprendere, di progettare
PROGETTO POLICORO
Un cammino particolare per
far incontrare giovani e lavoro
Edoardo Baroncelli, già direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale giovanile e adesso impegnato nell’ufficio
diocesano per i problemi sociali e il lavoro, è stato nominato dai vescovi toscani segretario regionale del Progetto
e costruire il proprio futuro. Il recente
rapporto presentato dall’Istat e dal Cnel
alle Camere denuncia che la percentuale dei giovani cosiddetti Neet (cioè i
giovani che non studiano e non lavorano
e –si osservi– non cercano un lavoro,
cosa diversa quindi dai disoccupati)
è impressionante: 22,7%, una parte
significativa dei quali laureati. Il dato
sui Neet è particolarmente allarmante
perché indica un disagio estremo, prima
di tutto psicologico, a riprova di quanto
il magistero della Chiesa sostiene da
tempo, ovvero che la crisi che stiamo
vivendo non è solo economica. Una
crisi di futuro che si collega alla crisi
della politica, ridotta a volte a poltiglia,
spesso attenta solamente a parole al
bene comune e al futuro dei giovani;
una crisi che si ricollega alla burocrazia
asfissiante, che si ricollega allo sperpero
di risorse. Naturalmente L'Italia, come
sottolineava il rapporto, “ha la quota
più alta in Europa per quanto riguarda
i Neet.” Sarebbe venuto il momento di
rispondere seriamente alla domanda:
Perché l’Italia ha la quota più alta e i
dati peggiori d’Europa sulla occupazione
G
iovedì 23 maggio a Valdibrana c’erano tanti iscritti
al Moica venuti per ascoltare mons. Giordano Frosini. Lo precedeva la sua fama di oratore schietto, complesso, profondo.
E questo incontro di spiritualità non
ha smentito quella fama. I moduli comunicativi sono stati perfetti: un linguaggio chiaro, empatico,umanissimo
che ha tenuto la sala in un’attenzione
costante e molto partecipe. Il focus su
cui riflettere era “Papa Francesco e gli
idoli del nostro tempo”. La proposta
di questo tema, attualissimo e riguardante tutti, era stata formulata dalla
presidente Moica,Annamaria Palchetti, a seguito di un fondo di particolare
interesse scritto sull’argomento da
monsignore e pubblicato sulla “Vita”
di qualche settimana fa. L’incipit della
relazione è stato dedicato alla figura
del papa di cui monsignore ha messo
in rilievo la semplicità, ma anche la
forza con la quale richiama i cattolici alle loro precise responsabilità.
Monsignore ha espresso ammirazione
per quest’uomo venuto dalla “fine del
mondo” con le sue scarpe nere che
hanno calcato le strade polverose
sulle quali cammina la gente comune,
prima di riflettersi sui lucidi pavimenti
delle sale vaticane. La relazione si è
poi sviluppata con una profondità che
giovanile (e Pistoia in Toscana)? Cosa c’è
che non va? Cosa deve essere necessariamente e realmente cambiato?
Quindi no. Non va tutto bene così.
Proprio per niente.
Il progetto Policoro cerca di intervenire in questa situazione di povertà,
povertà lavorativa e povertà di capacità
progettuale. Povertà che porta i giovani
a dire:“Cerco un lavoro, qualsiasi cosa...”.
No, non va bene, non può andare bene
“qualsiasi cosa” se il lavoro è ciò che ti
realizza, ti dà dignità, ti dà il senso del
tuo vivere in mezzo ad una comunità
assieme agli altri. Policoro di per sé non
assume, non dà fondi, ma aiuta i ragazzi
a ritrovare la fiducia e il coraggio di
progettare il loro futuro e provvedere a
loro stessi una vita dignitosa. È così che
riesce a generare cooperative e ditte
individuali (circa 8500 sono i ragazzi
che hanno trovato una possibilità grazie
al Progetto Policoro nelle diocesi in cui
è attivo). Aiuta i ragazzi intraprendere
nuove strade, a non attendere passivamente che qualcuno suoni alla loro
porta, a tentare la fatica di costruirsi da
sé opportunità lavorative uscendo vivi
dal labirinti della burocrazia.
Essere giovani è anche un po’
questo: capire la lezione quando ormai
è troppo tardi. Invece vogliamo dire ai
ragazzi che non è troppo tardi, come ci
ricordava la testimonianza di Daniele
Tondini.
Chiudo con una citazione famosa di
Saint Exupery, che sento pertinente alla
crisi occupazionale giovanile. Saint Exupery scrive nave, io leggo opportunità
per i giovani di un lavoro soddisfacente
e dignitoso: “Se vuoi costruire una nave,
non radunare uomini per tagliare legna,
dividere i compiti e impartire ordini, ma
insegna loro la nostalgia per il mare
vasto e infinito”. Questo è ciò che cerca
di fare la diocesi di Pistoia attraverso il
suo progetto Policoro.
Coraggio ragazzi, non vi arrendete,
non mollate, non vi ingrigite! Yes, you
can! Non è colpa tua –si legge a volte
–se il mondo è così. È colpa tua se lo
lasci così.»
MOICA
Incontro a Valdibrana
con monsignor Frosini
ha dato adito a numerose implicazioni. Impossibile e velleitario sarebbe
cercare di riassumerle in queste
poche righe. Sarà tuttavia opportuno
indicare due linee direttrici che hanno
fatto da guida alle argomentazioni. In
primo luogo monsignore ha affermato
che “non bisogna difendere la chiesa
per quella che è”: è giusto piuttosto
spronarla a diventare quello che dovrebbe essere e che ancora non è. Ha
proposto cioè l’immagine di una Chiesa in divenire, per la quale tutti noi
dobbiamo impegnarci affinché essa
risulti migliore e più rispondente allo
spirito evangelico. In questo quadro è
stata compiuta un’analisi di quegli idoli
del nostro tempo che snaturano fino
a negarlo lo spirito cristiano. In primo
luogo il denaro, il successo, il potere.
La seconda linea direttrice è stata che
“tutti siamo responsabili di tutti”. In
quest’ottica monsignore ha analizzato
le responsabilità della dottrina economica del neoliberismo, che egli indica
come responsabile della crisi in cui il
mondo si dibatte con terribili sofferenze. L’affermarsi del libero mercato
senza correttivi di sorta ha avuto
come conseguenza l’egoismo e il
più sfrenato individualismo. A questo
proposito l’oratore ha citato il caso
di Margaret Thatcher, recentemente
scomparsa, strenua sostenitrice del
neoliberismo, che negava l’esistenza
stessa della società, da lei considerata
non altro che una serie di individui.
Monsignor Frosini ha definito inaccettabile questa visione nell’ottica
cristiana, secondo cui il credente deve
farsi carico della sua responsabilità
verso gli altri, con i quali ognuno
deve sentirsi strettamente legato
nel concetto stesso di bene comune.
Nella sua relazione monsignore non
poteva non toccare anche un tema
che gli è particolarmente caro: quello
della libertà. Egli ha distinto la ricerca
e la difesa della libertà, esercitata
nel rispetto dell’etica individuale e
sociale, dal libertarismo tout court
che rivendica diritti in netto con-
trasto con la logica e la natura. In
questo quadro ha espresso la sua
disapprovazione per il matrimonio
tra persone dello stesso sesso e per
l’adozione nell’ambito di questo tipo
di unione. Facendo ciò si negherebbe
al bambino il diritto a relazionarsi con
la figura paterna o con quella materna.
L’incontro è stato seguito dalla celebrazione eucaristica officiata da mons.
Frosini nel santuario mariano. Così
è stato vissuto dagli iscritti al Moica
e da tutti i presenti un momento di
raccoglimento e di preghiera nella
chiesa odorosa delle rose di maggio,
di fronte a quell’immagine di Madre
col Suo Bambino tanto cara al cuore
dei pistoiesi, in un’atmosfera di fede
semplice e schietta che ricorda quella
delle poesie di Francis Jammes.
È doveroso ringraziare il parroco
di Valdibrana, monsignor Tognelli, per
la sua costante presenza e per l’aiuto
gentilmente prestato negli aspetti
organizzativi dell’incontro.
Piera Petracchi
8
comunità ecclesiale
CASA GINETTA GORI
La vita che
rinasce
dall’acqua e
dallo Spirito
L
unedi 27 maggio, nella cappella privata della
sede pistoiese delle Suore
Francescane Minime del
Sacro Cuore, in via Nazario Sauro...,
è avvenuto il miracolo più grande
di tutti, quello invisibile, forse, agli
occhi del corpo, ma splendente, vivo
e meraviglioso agli occhi del cuore.
Una bambina, dolcissima e innocente
come lo si può essere solo a due
anni, è rinata dall’acqua e dallo Spirito Santo tramite il Sacramento del
Battesimo, che il Presidente dell’Associazione “Istituto Pelagia Romoli”
onlus, nonchè vicario vescovile, don
Paolo Palazzi, ha amministrato con
emozione e devozione alla presenza
dei familiari della bambina, delle operatrici di struttura, delle volontarie
e degli amici più vicini alla madre
della piccola.
Le suore minime francescane, come
madri premurose, hanno stretto tutti
i presenti nell’abbraccio accogliente
della loro casa, facendoli accostare
al fonte battesimale in devoto ed
intimo raccoglimento.
In questa società spesso alla deriva,
che si rende preda di inutili sofferenze e schiava di gioghi evitabili, le
occasioni in cui la Misericordia di
Dio ci regala vita vera, la Vita Eterna,
senza nulla chiedere in cambio se
non il nostro amore, meritano di
essere festeggiate e di imprimersi
nel nostro cuore.
Per questo diciamo: tanti auguri, cara
Romina, per la tua seconda nascita!
Gli appartenenti tutti all’Associazione “Istituto Pelagia
Romoli” onlus
CSI PISTOIA
Memorial
Gatti Vettori
I
l CSI di Pistoia vuole dedicare
il mese di giugno al ricordo di
due persone straordinarie che
oggi non sono più fra noi. Per
questo, ha scelto di intitolare
un torneo notturno di calcio a cinque a don Mauro Gatti “il prete dei
giovani”, parroco delle Casermette
dal 1970 al 2006, e a Giacomo Vettori, prima calciatore e poi dirigente
della Polisportiva San Michele e del
Centro Sportivo Italiano, scomparso
nel 1997, ad appena 29 anni.
Fra l’altro, proprio quest’anno, la presidenza nazionale ciessina ha voluto
conferire alla memoria la massima
onorificenza dell’associazione, il
Discobolo d’Oro al Merito CSI,
proprio all’indimenticato sacerdote
pistoiese. Il “1° Memorial don Mauro
Gatti-Giacomo Vettori”, sarà riservato alla categoria Juniores e potranno
prendervi parte i calciatori nati
nell’anno 1994 e successivi. Potrà
tuttavia essere tesserato e utilizzato
in gara anche un fuori-quota nato
negli anni 1992 o 1993. Gli incontri di
questa edizione si svolgeranno presso l’impianto “Mythos”, in Via Garibaldi a Montale. Saranno ammesse
otto squadre e il “fischio d’inizio” è
previsto per la metà del mese.
INFO: tel. 0573.964589.
L’
Solennità del Sacro cuore
ordine della Visitazione
di Pistoia, venerdì 7
giugno celebrerà la solennità del sacro cuore
di Gesù.
L’amore inesauribile di Gesù per
gli uomini ci viene narrato dal Vangelo. Soltanto una volta il Redentore
manifesta la sua incessante carità del
suo cuore: ”Venite a me, voi tutti, che
siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra
di voi e imparate da me, che sono
mite e umile di cuore, e troverete
ristoro per le vostre anime. Il mio
giogo infatti è dolce e il mio carico
leggero”(Mt. 11,28-30).
Per ascoltare nuovamente “le
meraviglie del suo amore” occorrerà
giungere al 27 dicembre 1673. Quel
giorno il figlio di Dio, fattosi uomo,
rivelerà per la prima volta, a santa
Margherita Maria Alacoque (16471690), consacrata a Dio nell’ordine
della Visitazione di santa Maria le
seguenti parole: “Il mio divino cuore
è così appassionato d’amore per gli
uomini, che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente
carità, bisogna che le spanda. Io ti
ho scelta per adempiere a questo
grande disegno, affinché tutto sia
fatto da me”.
Per altre diciassette volte Gesù
apparve alla monaca visitandina.
Durante queste apparizioni occorre
ricordarne una particolarmente
significativa. In quell’occasione il
salvatore mostrò a santa Margherita
Maria Alacoque il proprio cuore, che
secondo l’espressione di san Francesco di Sales è “sede e sorgente
dell’amore”, dicendole: ”Ecco quel
cuore che ha tanto amato gli uomini
e in contraccambio non riceve che
ingratitudini, disprezzo, sacrilegi in
questo sacramento di amore”. In
questa apparizione il cuore, ancora
oggi, ci viene mostrato come unica
e autentica fonte dell’amore che
ha prevalica i limiti della razionalità
umana.
S
Vita
La
n. 23 9 Giugno 2013
MONASTERO DELLA VISITAZIONE
abato 25 maggio è stata una
giornata particolare per la
parrocchia dei Santi Maria
Maddalena e Lazzaro di
Spazzavento: infatti oltre alla celebrazione della Cresima, evento che
più o meno avviene con regolarità
ogni anno, la comunità parrocchiale
ricordava e festeggiava il cinquantesimo anno della consacrazione della
chiesa.
È stato deciso di far coincidere
i due eventi in primo luogo per
rendere più gioiosa la giornata con
la presenza di tante famiglie, in secondo luogo perché nella realtà di
oggi diventa sempre più importante
coinvolgere i ragazzi per insegnare
loro una maggiore partecipazione
alle vicende della parrocchia e farli
sentire parte integrante di essa.
Per meglio far comprendere ai
bambini l’importanza della ricorrenza del cinquantesimo anno della
consacrazione, i catechisti hanno
organizzato una giornata di pittura
interamente dedicata alla loro interpretazione sulla chiesa. I ragazzi
si sono molto divertiti e nello stesso
tempo si sono posti molte domande
oltre ad essersi impegnati sapendo
che i loro lavori sarebbero stati
L'organo che si trova nel monastero della Visitazione di Pistoia
Gesù sollecitò la monaca visitandina a promuovere una festività
singolare il venerdì dopo l’ottava del
corpus domini, per onorare il suo
cuore ed esortando tutti i fedeli a
ricevere la “comunione riparatrice”
per le colpe a scapito dell’Eucaristia,
promettendo che «… il mio cuore
si dilaterà per effondere con abbondanza le ricchezze del suo divino
amore su coloro che gli renderanno
questo onore e procureranno che gli
sia reso da altri». In altre rivelazioni
Gesù, per mezzo di santa Margherita
Maria Alocoque, fornì una dettagliata
illustrazione delle sue parole indirizzate a tutti coloro che avessero
amato e venerato il suo cuore: ”Darò
loro tutte le grazie necessarie al loro
stato; porterò soccorso alle famiglie
che si trovano in difficoltà e metterò
la pace nelle famiglie divise; li conso-
lerò nelle loro afflizioni; sarò il loro
sicuro rifugio in vita e specialmente in
punto di morte; spargerò abbondanti
benedizioni sopra tutte le loro opere;
i peccatori troveranno nel mio Cuore
la fonte e l’oceano della misericordia;
riporterò le comunità religiose e i
singoli fedeli al loro primo fervore;
le anime fervorose giungeranno in
breve a grande perfezione; benedirò
i luoghi dove l’immagine del mio sacro cuore verrà esposta e onorata;
a tutti coloro che lavoreranno per
la salvezza delle anime darò il dono
di commuovere i cuori più induriti; il
nome di coloro che propagheranno
la devozione al mio sacro cuore sarà
scritto nel mio cuore e non verrà mai
cancellato; io ti prometto nell’eccesso
della misericordia del mio cuore, che
il mio amore onnipotente concederà
a tutti quelli che si comunicheranno
al primo venerdì del mese per nove
mesi consecutivi, la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno
in mia disgrazia, né senza ricevere i
sacramenti, e il mio cuore sarà loro
asilo sicuro in quell’ora estrema”.
In virtù di queste rivelazioni,
sin dal 1856, la chiesa ha stabilito
di celebrare la solennità liturgica al
sacro cuore di Gesù. L’ordine della
Visitazione di santa Maria, gelosamente custodisce questo preziosissimo tesoro donatole dal Salvatore
essendosene fatto promotore sin
dall’epoca della santa Margherita
Maria Alocoque.
La chiesa suggerisce per mettere
in pratica la devozione dei “Nove
primi venerdì” un itinerario racchiuso in cinque punti determinati:
1) Il primo venerdì del mese, per
nove mesi consecutivi, ricevere la
comunione 2) La comunione deve
essere ricevuta in grazia di Dio (cioè
in assenza di peccato mortale 3) Una
buona confessione, fatta ponendo
l’intenzione della pia pratica, non dovrebbe essere comunque anteriore
di più di 8 giorni alla comunione 4)
La disposizione interiore dev’essere
semplicemente quella di voler offrire
riparazione per le offese al cuore di
Gesù, e il desiderio di godere della
sua promessa 5) Chi, per qualsiasi
motivo (comprese le malattie), non
potesse comunicarsi il primo venerdì
del mese deve ricominciare di nuovo
dal principio.
PROGRAMMA
DEL 7 GIUGNO
Ore 7,30 Messa celebrata dal can.
Romano Lotti;
ore 16 sarà esposto il SS.mo sacramento e don Carlo Bonaiuti,
direttore diocesano dell’apostolato
della preghiera, terrà “un’ora santa
di adorazione”;
ore 17:30, mons. Bianchi, vescovo di
Pistoia, celebrerà l’eucarestia.
Carlo Pellegrini
Daniela Raspollini
PARROCCHIA DI SPAZZAVENTO
50° della consacrazione
e Cresima per 18 ragazzi
esposti all’entrata proprio il giorno
in cui veniva il vescovo.
Monsignor Bianchi, con la sua
abituale gentilezza, ha fatto una
omelia molto bella, catalizzando la
loro attenzione; ha spiegato ai ragazzi
che la vera chiesa non è quella fatta
di pietre e mattoni, ma che noi siamo
le vere pietre che la costituiscono. Lo
Spirito Santo scende nei nostri cuori
e infonde amore e questo amore sarà
per noi la spinta che ci farà agire:
“Gesù non domanderà quante cose
abbiamo fatto o quanti peccati abbiamo commesso, ma quanto amore
abbiamo dato”.
Il vescovo ha inoltre fatto un
apprezzamento sui due cori che
hanno accompagnato la celebrazione: il coro “degli adulti” e quello “dei
ragazzi”. Il coro parrocchiale è quello
classico accompagnato dall’organo
che canta generalmente la domenica
e per le ricorrenze importanti; il
coro “dei bambini” serve per le celebrazioni fatte per il catechismo, con
le chitarre suonate da una maestra
e da cinque ragazzine e i canti sono
più allegri e vivaci.
Il vescovo ha detto che questa
integrazione di cori è un esempio
unico in tutta la diocesi. La giornata
è stata molta partecipata dai parrocchiani che non si sono fatti intimorire
dal brutto tempo.
Enrica Dami
Vita
La
9 Giugno 2013
comunità ecclesiale
n. 23
9
SANTUARIO DELLA MADONNA DI MONTENERO
Celebrazione
dell’“Anno
della
fede”
A colloquio con don Luca Bernardo Giustarini parroco del Santuario
I
l santuario della Madonna delle
Grazie, patrona della Toscana, si
trova a Livorno a Montenero.
Più noto come santuario di
Montenero, è meta tutto l’anno di
fedeli provenienti da tante diocesi
toscane, di gruppi, parrocchie, associazioni.
Il santuario di Montenero è un
complesso architettonico di origini
antiche. Una leggenda popolare
narra la storia di un pastore storpio
che trovò l’immagine miracolosa
della Vergine Maria e seguendo
un’intuizione la portò sul colle di
Montenero, dove arrivò guarito
della sua malattia. A ricordare questa leggenda, all’inizio della strada
che conduce al santuario, fu realizzata una cappella dell’apparizione.
Parroco del santuario è don Luca
Bernardo Giustarini, al quale abbiamo chiesto una riflessione sull’anno
della fede e un commento sul nuovo pontefice Papa Francesco.
“L’elezione di Papa Franceco
- afferma don Luca - ha suscitato
in tutto il mondo un’indicible esultanza ed il suo chiaro messaggio
è motivo di grande riflessione per
tutti noi. Così il Papa si è rivolto
ai cardinali nella cappella Sistina:
‘Quando confessiamo un Cristo
senza la croce non siamo discepoli
del Signore!’”
“Io vorrei - aggiunge - che tutti
avessero il coraggio di camminare
in presenza del Signore, con la
croce del Signore; di edificare la
chiesa sul sangue del Signore, che è
versato sulla croce e di confessare
l’unica gloria: Cristo Crocifisso! E
così la chiesa andrà avanti.”
In merito all’anno della fede,
don Luca afferma: “Quest’anno sarà
Il Santuario della Madonna delle Grazie a Montenero
un’occasione propizia perché tutti i
fedeli comprendano più profondamente, che il fondamento della fede
cristiana è l’incontro con un avvenimento con una persona che dà alla
vita un nuovo orizzonte e la direzione decisiva. Fondata sull’incontro
con Gesù Cristo risorto, la fede
potrà essere riscoperta nella sua
integrità e in tutto il suo splendore
(Congr. dott. della fede). Sant’Antonio da Padova dice nei suoi sermoni
‘la veste dell’anima è la fede, che è
d’oro se è illuminata dalla luce della
carità’. Di questa veste leggiamo nel
libro della sapienza: nella veste talare di Aronne c’era disegnato tutto
l’orbe terraqueo. Nella veste della
fede, che opera per mezzo della carità, ci devono essere tutti e quattro
gli elementi, di cui tutto il mondo è
formato: il fuoco della carità, l’aria
della contemplazione, l’acqua della
compuzione e la terra dell’umiltà.
La fede senza l’amore è inutile;
invece la fede unita all’amore è propria del cristiano. Da notare quindi
che altro è credere a Dio, altro credere Dio e altro credere in Dio”.
“Credere Dio - sottolinea ancora don Luca - significa credere vero
ciò che egli dice, e questo lo fanno
anche i cattivi; anche noi crediamo
all’uomo, ma non crediamo nell’uomo. Credere Dio significa credere
che Dio esiste, ciò che fanno anche
UN’AGGREGAZIONE LAICALE
PRESENTE IN DIOCESI
i demoni. Infine, credere in Dio
vuol dire credere e amarlo, credere
e andare a lui, credere e aderire a
lui, e venire così incorporati nelle
sue membra. Questa è la fede che
giustifica l’empio. Quindi dove
c’è questa fede, c’è fiducia nella
misericordia di Dio, e c’è anche
la remissione della colpa: ‘Alzati
e va’, la tua fede ti ha salvato’ (Lc
17, 15 -19). L’unico lebbroso che
tornò indietro a ringraziare Gesù
fece tre cose: ritornò, si gettò con
la faccia a terra e ringraziò Gesù.
Ritorna colui che non attribuisce
a se stesso alcun merito: il bene
che fa lo considera dono della
misericordia di Dio. Per questo è
chiamato Samaritano, cioè custode:
egli attribuisce a Dio tutto il bene
che riceve e così può dire con il
salmista: la mia forza la conserverò
da Te (sal 58,109).Vuoi conservare
ciò che ricevi? Attribuiscilo non a
te ma a Dio Si getta con la faccia
a terra chi si vergogna dei peccati
commessi. L’uomo si getta faccia a
terra quando si umilia. Chi si getta
con la faccia a terra vede dove
cade; i buoni dunque si gettano
con la faccia a terra perché si umiliano in queste cose visibili, quando
vedono ciò che li attende per
innalzarsi così alle cose invisibili.
Invece i cattivi cadono all’indietro,
nelle cose invisibili, quando non
vedono ciò che li attende. Il samaritano rese grazie, quanto più noi
dobbiamo rendere grazie al Signore per tanti benefici elargiteci Chi
vive nell’unità e nella concordia si
alza per compiere le opere buone.
Chi si premunisce con la pratica
dell’umiltà va tranquillo e sicuro
dovunque (dai Sermoni di S. Antonio di Padova).”
“Ed allora apriamo il nostro
cuore - conclude don Luca all’azione dello Spirito santo e
riscopriamo la nostra fede e Maria,
la Virgo Fidelis, affinché ci aiuti a
riscoprire questo tempo di grazia”.
Daniela Raspollini
Notizie
in breve
SABATO 8 GIUGNO
Pellegrinaggio diocesano a Roma,
sulla tomba degli apostoli
DOMENICA 9 GIUGNO
In Cattedrale
Ore 17: Vespro d’organo di Roberto Menichetti sull’organo Costamagna (1969). In programma
musiche di Johan Sebastian Bach.
La comunità dei figli di Dio
L
a “Comunità dei figli di Dio”, aggregazione laicale
presente in diocesi, fu fondata da don Divo Barsotti.
Unanimemente riconosciuto come mistico e come
uno degli scrittori di spiritualità più importanti
del secolo, don Divo Barsotti è nato a Palaia (Pisa) nel 1914.
Pochi anni dopo l’ordinazione sacerdotale, per interessamento
di Giorgio la Pira, si è trasferito a Firenze, dove ha iniziato la
sua attività di predicatore e di scrittore.
La sua produzione letteraria è notevolissima: più di 150
libri, molti dei quali tradotti in lingue straniere, tra cui il russo
e il giapponese, più centinaia di articoli pubblicati su quotidiani
e riviste di spiritualità.
Ha scritto commenti alla sacra scrittura, studi su vite si
santi, opere di spiritualità, diari e poesie.Tra i suoi testi di più
importanti: “Il mistero cristiano nell’anno liturgico”; “Il Signore
è uno”; “Meditazioni sull’esodo”; “La teologia spirituale di san
Giovanni della Croce”; “La legge è l’amore”.
La sua “Comunità dei figli di Dio”, famiglia religiosa
formata da laici consacrati che vivono nel mondo e religiosi
che vivono in case di vita comune, è presente in Italia e nel
mondo (Africa, Australia, Sri Lanka, Colombia) e si impegna a
vivere la radicalità battesimale con i mezzi che sono propri
della grande tradizione monastica.
Don Barsotti impostava la vita della comunità sulla lettura
e sulla meditazione della sacra scrittura, sull’esercizio delle
virtù teologali, sottolineando il primato dei valori contemplativi.
Questo monachesimo interiorizzato era un vera e propria
novità: i valori della vita contemplativa non erano più un
esclusiva degli eremiti ritirati nelle clausure, perché le parole
della “scrittura”.
“La comunità _ afferma Monica Calimeri, appartenente
alla stessa aggregazione _ si ispira alla spiritualità monastica
anche orientale e vuole aprirsi con spirito veramente ecumenico al rispetto e all’amore dei fratelli; la comunità si impegna
a vivere nel mondo il mistero della adorazione filiale nella
perfezione della carità. La casa madre è a Settignano dove
riposa il padre fondatore”.
D.R.
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
10 comunità e territorio
Vita
La
n. 23 9 Giugno 2013
ANSALDOBREDA
Stop dal Belgio
al contratto
per i treni Fyra
per indagare sui problemi e decidere
sulla possibile rimessa in circolazione
dei convogli. In particolare si sono
rivolti al consulente privato Mott
McDonald per una «second opinion».
Il cinque aprile scorso le ferrovie
olandesi avevano aperto le porte dello stabilimento di Watergraafsmeer
V250 (dove si stanno conducendo
le verifiche sui Fyra) ai parlamentari
della Commissione infrastrutture e
ambiente per mostrare loro lo stato
dell’arte dei lavori. La compagnia
olandese ha già comprato nove treni
dall’azienda pistoiese-napoletana, su
una commessa di 16.
Trasporti
La Regione
conferma
gli impegni
per la Porrettana
Sospesa anche la delibera che prevedeva
la chiusura di alcune stazioni
«I
Richiesta anche
la restituzione
dell’anticipo
di 37 milioni.
Mattii (Fiom):
«Siamo molto
preoccupati»
di Patrizio Ceccarelli
L
a compagnia ferroviaria
belga Snbc, ha deciso di
interrompere il contratto con AnsaldoBreda e
bloccare la consegna dei tre treni
ad alta velocità Fyra, da 21 milioni
ciascuno. Secondo quanto detto dal
Ceo (Chief Executive Officer) Marc
Descheemaecker, in una conferenza
stampa, il cda ha anche dato mandato
di ritirare l’anticipo di 37 milioni di
euro anticipati per la commessa. La
compagnia intende inoltre ottenere il
risarcimento per i danni subiti, stimati
in «svariati milioni». Secondo quanto
affermato dal Ceo, le analisi condotte
sui treni hanno messo in luce «lacune
fondamentali» nella concezione dei
treni Fyra (V250), tali da porre rischi
importanti sia al livello di affidabilità
che di sicurezza, secondo quanto
sottolinea il Ceo.
«Se la decisione finale delle ferrovie del Belgio fosse davvero quella
dello stop alla fornitura dei treni Fyra,
ma soprattutto venisse confermato
che le stesse ferrovie rivogliono indietro l’anticipo già versato di 37 milioni di euro, AnsaldoBreda verrebbe
messa in ginocchio, soprattutto in un
momento come questo- commenta
Paolo Mattii, segretario provinciale di
Fiom Cgil Pistoia - La nostra preoccupazione in questo momento è totale,
rimaniamo in attesa di sviluppi».
Nel gennaio scorso l’autorità
belga incaricata del controllo della
sicurezza ferroviaria aveva sospeso
il servizio operato dai Fyra V250,
prodotto di punta dell’AnsaldoBreda,
avviato dal 19 dicembre tra Amsterdam e Bruxelles, a causa di malfunzionamenti che si erano manifestati
in presenza di neve e gelo, anche con
la conseguenza di perdita di pezzi. E
sulla questione dei Fyra V250 i vertici delle ferrovie di Belgio e Olanda
erano stati ascoltati dal consiglio
parlamentare del Benelux. Intanto a
fine giugno si dovranno pronunciare
anche le ferrovie olandesi Ns, che
hanno messo in piedi una task force
mense scolastiche
Il Comune di Pistoia
torna alle vecchie tariffe
Chi ha pagato di più verrà rimborsato
I
l Comune di Pistoia fa marcia indietro sugli aumenti
delle tariffe per la mensa scolastica che suscitarono
molte polemiche lo scorso autunno, dando luogo
allo «sciopero del panino», con molti genitori che
preferirono mandare all’asilo i propri figli con pasti portati
da casa, anziché usufruire del servizio mensa. Il sindaco
Samuele Bertinelli ha incontrato i genitori e i rappresentanti delle scuole, confermando che per quanto riguarda
l’anno scolastico 2012-2013 si torna alla tariffa giornaliera
base di 4,90 euro dell’anno precedente e si mantengono
le fasce di agevolazione ed esenzione per coloro che
hanno un Isee inferiore o uguale a 15mila euro. Il sindaco
a questo proposito ha sottolineato che, se da una parte
verranno rimborsate le famiglie che hanno pagato di più,
attraverso un meccanismo di compensazione sui prossimi
bollettini-mensa, non sarà invece richiesto un centesimo
a chi aveva ottenuto agevolazioni.
Per l’anno scolastico 2013-2014 si prevede, invece,
la tariffa di 5,30 euro sulla base del costo effettivo del
servizio.
Anche in questo caso è possibile chiedere agevolazioni
ed esenzioni che si articolano sulla base di 8 fasce Isee.
l servizio ferroviario lungo la linea Porrettana non si discute».
Lo ha detto l'assessore regionale ai trasporti,Vincenzo Ceccarelli, in visita a Pistoia dove ha incontrato la presidente della
Provincia Federica Fratoni e il sindaco Samuele Bertinelli.
«La Regione - ha aggiunto Ceccarelli - conferma sia la volontà di mantenere
attiva la linea, sia il proprio impegno per favorire iniziative di valorizzazione
e promozione della montagna pistoiese, anche attraverso eventi che abbiano
come protagonista la storica linea ferroviaria. Continuiamo a sostenere iniziative turistiche e culturali come i treni speciali e le manifestazioni "a tema"
organizzate nei mesi scorsi dal territorio. Così come abbiamo accolto di recente la richiesta della Provincia di potenziare il servizio ferroviario in estate, da
giugno a settembre, con evidenti finalità turistiche. Occorre comunque lavorare
sull'ampliamento del bacino d'utenza della linea, puntando sull'integrazione
ferro-bus e studiando tutte le soluzioni possibili attraverso uno specifico tavolo
tecnico a cui daremo vita in sinergia con Provincia e Comune. Per quanto riguarda la linea Lucca-Pistoia-Firenze ho avuto modo di chiarire alle istituzioni
locali che la delibera di chiusura delle stazioni è sospesa e che ogni nuova decisione in merito sarà comunque prima discussa e valutata col territorio».
L'assessore ha infine ricordato i recenti investimenti fatti dalla Regione per
migliorare la viabilità di interesse regionale nella provincia di Pistoia, tra questi
i più recenti sono quelli che riguardano la messa in sicurezza del manto stradale lungo le strade regionali attraversate dal Mondiale di ciclismo «Toscana
2013». Per questi interventi sul territorio pistoiese la Toscana ha stanziato ben
9 milioni di euro.
COMUNE DI PISTOIA
Gli interventi
urbanistici in città
U
n costo complessivo di circa 68mila euro. E’ questa, in sintesi, la spesa
prevista dal Comune di Pistoia per gli interventi urbanistici in atto
per la messa in sicurezza di alcune strade cittadine soprattutto nella
parte est della città.
In particolare sono iniziati nei giorni scorsi i lavori per la realizzazione di una
rotatoria definitiva fra Via Pratese e Via Cellini ; a circa un anno infatti dalla realizzazione della rotatoria provvisoria gli incidenti stradali si sono praticamente
azzerati; da qui l’idea di arrivare ad una struttura definitiva sostituendo i cordoli
in gomma riciclata con elementi fissi in calcestruzzo e realizzare l’opportuna
segnaletica orizzontale e verticale. Prezzo complessivo previsto poco più di
20mila euro.
Un intervento importante è quello fra la Via Ghiberti e via Martiri della Fortezza; infatti attraverso un’opera di manutenzione straordinaria sarà rifatta la
massicciata e l’asfalto di Via Ghiberti dove attualmente non è asfaltata oltre alla
realizzazione dei marciapiedi e di tutta la segnaletica orizzontale e verticale.
In questo modo dovrebbero migliorare le condizioni di accessibilità alle attività
artigianali e commerciali di via Ghiberti oltre ad agevolare il ritorno dei mezzi
pesanti da Via Cellini e Via Ghiberti verso la tangenziale est e la zona industriale.
Per quanto riguarda invece il rifacimento del passaggio pedonale di Via Martini
della Fortezza in questo caso si tratta di un intervento di ordinaria manutenzione
dato che si tratterà di risanare la parte sottostante il passaggio pedonale che
ha ceduto per un cattivo funzionamento della rete si smaltimento delle acque
superficiali. I lavori dal costo complessivo di circa 25mila euro consisteranno
nel rimuovere i tozzetti, demolire la parte di asfalto che ha ceduto, sistemare
la rete di scolo delle acque e successivamente ricostruire il tratto di asfalto e il
passaggio pedonale.
“Per venire incontro alle richieste dei cittadini – dicono dall’amministrazione
comunale – abbiamo cercato di predisporre alcune soluzioni possibili volte ad
alleggerire il traffico veicolare in quest’area con modifiche agli attuali sensi di
marcia ed alla viabilità tenendo conto della densità urbana della zona e della
presenza di numerose attività artigianali e diversi uffici pubblici.”
Edoardo Baroncelli
Vita
La
n. 23
MUSEO DIOCESANO
Inaugurate due nuove sale
Ospiteranno la collezione di Giovanni Bargiacchi
di Silvia Mauro
U
n grande amore per l’arte,
quello di Giovanni Bargiacchi:
dai quadri antichi, ai tappeti
più pregiati, alle fini porcellane – da profondo conoscitore e amante
del bello qual era – non c’era preziosa
rarità che lo sguardo attento e sensibile
del collezionista pistoiese, instancabile
frequentatore dei mercati antiquari
più disparati, sia italiani che esteri, non
sapesse immediatamente riconoscere e
cogliere nel suo esatto valore storico e
artistico. Una sensibilità per l’arte che,
negli anni, lo ha portato a raccogliere
un’immensa ed invidiabile collezione.
“Non avendo figli, il suo più grande
cruccio era capire a chi lasciare in
eredità le opere acquisite e conservate
con così tanta passione”, ci ha confidato
l’amico fraterno Serafino Corsini, durante la cerimonia di presentazione della
collezione, che si è svolta martedì 28
maggio al Museo diocesano di Pistoia.
Il desiderio di Giovanni, recentemente scomparso, è stato infatti finalmente esaudito dalla moglie Giovanna
Lunardi - che con identica dedizione
seguiva il marito nella raccolta - e a
breve troverà il giusto compimento in
un formale atto di donazione all’ente
museale della diocesi pistoiese.“Questo
gesto onora il Museo - ha dichiarato il
direttore don Luca Carlesi, illustrando la
ricchissima collezione, per il momento
semplicemente ospitata in deposito nei
locali di Palazzo Rospigliosi - ma onora
anche tutta la città di Pistoia, perché ciò
che è della Chiesa è in realtà patrimonio
di tutti. Da tempo – ha proseguito don
Carlesi - io e la vicedirettrice del Museo,
Lucia Cecchi, ci chiedevamo a quale
scopo destinare queste due sale recentemente restaurate, quando è arrivata
questa bella notizia”.
Due sale che da adesso in poi
saranno impreziosite da ceramiche italiane del Quattrocento, come il prezioso
boccale a zaffera in terracotta smaltata
con polvere di lapislazzuli, o il piatto
ispano-moresco a fondo oro, ma anche
da rarissime maioliche cinesi del periodo
Han,Tang e Ming, così come da statue in
giada, simbolo di immortalità, rilucenti di
verdi bagliori.Tantissime le opere presenti, alcune delle quali, soprattutto quelle di
origine cinese, anche molto particolari e
curiose: dalle scatole in ceramica usate
per trasportare i grilli, agli spilloni adoperati per le acconciature tradizionali, alle
percorsi delle sue terre di confine.
È questo che qui a Pracchia abbiamo
voluto ribadire».
Lo ha detto l’assessore regionale
al territorio Anna Marson intervenendo a Pracchia, nuova tappa per
la presentazione del piano del paesaggio che la Regione sta portando a
compimento in collaborazione con le
Università toscane.
Nell’incontro pubblico con amministratori, cittadini e associazioni
è stato spiegato che tra le specificità
del territorio montano affrontate dal
Piano c’è il patrimonio pre e protoindustriale (mulini, seccatoi, ghiacciaie,
segherie, fornaci, ferriere e cartiere)
da recuperare. Importante anche
promuovere il riutilizzo del patrimonio abitativo inutilizzato. «Il piano
paesaggistico si propone di guidare
le trasformazioni - ha aggiunto Marson -, coniugando lo sviluppo con la
salvaguardia del patrimonio culturale,
in questo concorrendo ad attuare
la stessa Costituzione. Una volta
adottato, il piano offrirà un quadro di
riferimento certo per amministratori,
committenti e progettisti delle condizioni di intervento nelle aree sottoposte ai vincoli paesaggistici decretati nel
corso del tempo dallo Stato».
Giugno aglianese 2013
E
don Carlesi.
“Il Museo è ancora chiuso al pubblico per il completamento delle opere di
ristrutturazione del Palazzo”, ci chiarisce
infine la vicedirettrice Lucia Cecchi,“ma
in realtà i locali museali sono agibili
e vengono aperti per i gruppi che ne
fanno richiesta. In attesa della completa
riapertura, che speriamo possa avvenire
nel mese di settembre o di ottobre,
il Museo sarà accessibile al pubblico,
come da tradizione, in occasione della
vigilia notturna di San Bartolomeo”.
Famiglie lasciate sole,
speranza nel vaccino
«Il piano paesaggistico regionale
valorizza
la
montagna»
Lo ha detto l’assessore Marson nell’incontro pubblico che si è svolto a Pracchia
l piano paesaggistico regionale
«costituirà il principale strumento di governo, di tutela e
di valorizzazione di quel patrimonio essenziale per la comunità
toscana e per il suo futuro che è il suo
paesaggio, un bene comune primario e
la sua principale ricchezza “materiale”.
Di quel bene e di quella ricchezza le
montagne e i loro paesaggi sono una
parte cospicua: forse meno presente
nell’immaginario collettivo internazionale e nelle percezioni più diffuse
della bellezza del territorio toscano,
ma comunque essenziale per la sua
struttura, la sua qualità, le forme e i
statuine con le fattezze dei dignitari di
corte, che venivano inserite nelle tombe al momento della loro morte. Tutte
quante dialogheranno, d’ora in poi, con
le altrettanto ricche e importanti opere
provenienti dalle parrocchie della Diocesi pistoiese, custodite da tempo nei locali
del Museo posti all’interno di Palazzo
Rospigliosi, a fianco degli appartamenti
di Papa Clemente IX°.“In un luogo come
questo, anche le opere di Giovanni acquisteranno un rilievo ed un’importanza, se
possibile, ancora maggiori”, ha concluso
11
ALZHEIMER
AMBIENTE
I
comunità e territorio
9 Giugno 2013
ntrano nel vivo i festeggiamenti del Giugno
aglianese 2013. Sabato 8 giugno spazio per
il Carnevale in notturna in piazza Gramsci,
mentre il Moderno ospiterà il premio di poesia
Giovanni da San Piero. Per i bambini ritorna il trenino
per le strade di Agliana, possibile grazie alla sponsorizzazione della Dife, mentre fino al 16 giugno, in piazza
Bellucci saranno allestiti i gonfiabili. La Festa dei Popoli,
quest’anno all’11esima edizione, sabato 29 propone il
concerto dell’Orchestra multietnica di Arezzo, diretta da
Enrico Fink; in entrambe le sere di sabato 29 e domenica
30 cena etnica e mercatino di PortAperta. Il cantautore
aglianese Luca Nesti sarà in concerto venerdì 14, mentre
domenica 23, l’orchestra Dollaro D’Onore proporrà il
proprio repertorio di colonne sonore dei film western.
Giochi senza barriere, sabato 22 alle 16 al Parco
Pertini e gioco dell’oca a squadre alle 21,30 di mercoledì 26 in piazza Gramsci, organizzato dall’associazione
Gianluca Melani. La storia dell’Aglianese calcio, venerdì
21 alle 21,30 in “90 anni neroverdi 1923-2013” con cena,
proiezione di foto e personaggi che hanno fatto la storia
della società calcistica.
La sagra del pesce è fissata per la sera di giovedì 27,
mentre Il Luna Park sarà nell’area di Carabattole dal 14
al 30 giugno. Dal 23 al 30, la piazzetta Tucci ospiterà la
terza edizione della festa della birra della società calcistica Amici Miei, che organizza anche la cena con Dario
Cecchini ed il concerto di Riccardo Marasco in piazza
Gramsci sabato 22. Nell’ambito dei festeggiamenti per
il centenario ecco le 3 mostre fotografiche permanenti
“Storia&Memoria”, da domenica 16 a domenica 30
giugno, ospitate nella Chiesa di San Piero, nella vecchia
Chiesa di San Niccolò e al Circolo Scintilla con materiale
fotografico anche degli anni ’20 e ’30, raccolto anche
con l’aiuto dei cittadini che hanno messo a disposizione
i propri reperti. A queste si aggiunge, dal 9 al 30 giugno,
“1993/2013: 20 anni di Officinae”, esposizione sulla storia
del laboratorio di ceramica, al Moderno. Sabato 15, nel
pomeriggio, il concorso bandistico del centenario, mentre
alle 21,30, in piazza Gramsci, concerto della Fanfara della
Scuola marescialli e brigadieri dei carabinieri. Domenica
16 “100 anni di Musica” con i Tigrotti e venerdì 28 cena
del centenario con Realdo Tonti e Lisetta Luchini.
M. B.
C
ure risolutive ancora zero, severa spending review, strutture insufficienti,
malati in aumento, assistenza affidata a parenti disoccupati e alle
badanti. Al convegno di Pistoia sui Centri diurni la drammatica relazione
di Marco Trabucci, presidente dell'associazione italiana di psicogeriatria
sull'assistenza ai malati di Alzheimer. «Il budget nazionale è praticamente già
sparito -ha detto Trabucchi- I comuni sono costretti a ridurre i finanziamenti al
welfare e il fondo sanitario ha subito tagli drastici. I servizi più leggeri come i
Centri diurni Alzheimer, anche se di grande importanza, rischiano di essere i più
colpiti. Permettono agli anziani non autosufficienti di continuare a vivere a casa
propria, ma è un'area critica, mai al centro dell'interesse dei programmatori, anche
perché costosa e di difficile organizzazione». Sulle nuove cure,Trabucchi si è detto
scettico, mentre ha aggiunto che ci sono speranze per un vaccino.
«Oggi le cellule staminali non rappresentano una concreta possibilità di cura
-ha spiegato- Non c'è alcuna prova scientifica. Per i vaccini, invece, si comincia a
intravedere qualche speranza, anche se sussistono le critiche al modello amiloideo,
di cui non si sa ancora se sia conseguenza oppure causa delle perdite neuronali
osservate sul piano clinico». A promuovere e finanziare in toto il convegno fin
dalla prima edizione, insieme alle attività sperimentali, come il progetto ambiente
che il Centro diurno Monteoliveto di ospiterà per capire l'effetto di colori e luci sul
paziente demente, è stata la Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia.
«Siamo ben certi dell'utilità di queste iniziative», ha detto il suo presidente Ivano
Paci. Nel corso del convegno si è parlato anche del giardino come strumento
terapeutico. «Purché progettato come si deve», ha spiegato Giulio Masotti,
presidente onorario della società italiana di geriatria, «il giardino è uno strumento
terapeutico di straordinaria efficacia. Dalla visione e dal contatto con le piante
tipiche del luogo dove ha vissuto, il paziente trae continue stimolazioni sensoriali
e della memoria. Con la sua eccezionale perizia anche il vivaismo pistoiese può
dunque contribuire in misura decisiva a realizzare progetti, con doppio beneficio
per la salute e per l'economia». Nel 2010 gli anziani con demenza in Toscana
erano 84.000 e 1,2 milioni in Italia e saranno oltre 140.000 entro il 2050.
LETTERA IN REDAZIONE
Interrogazione al
sindaco
Bertinelli
Braccesi e Gonfiantini sul fondo sport: 18 milioni in
ballo, e noi? Le possibilità scadono martedì 11 giugno
S
iete a conoscenza di questa
possibilità? Vi siete attivati per
accedere a questi contributi?
Due domande sul “Fondo
per lo sviluppo dello sport”, al sindaco
Bertinelli. Le pongono due consiglieri
comunali di Pistoia (Tommaso Braccesi
e Nicola Gonfiantini) in base a un
decreto interministeriale che definisce
i criteri relativi all'erogazione di risorse
finanziarie per l'impiantistica sportiva.
Sono in ballo 18 milioni di euro, destinati – ricordano i due consiglieri – a finanziamenti in conto capitale di progetti
per nuovi impianti sportivi, ma anche
per ristrutturare e mettere a norma gli
impianti già esistenti. Le domande per
accedere ai finanziamenti devono essere
presentate entro martedì 11 giugno e
possono farlo anche enti pubblici.
Considerato – scrivono Braccesi e
Gonfiantini – che “salvo poche eccezioni, l'impiantistica sportiva pistoiese,
compresa quella scolastica, mostra gravi
carenze ed è in sofferenza sia dal punto
di vista strutturale e funzionale che per il
soddisfacimento dei bisogni delle nuove
pratiche sportive” ma evidenziato anche
che “vi sono a Pistoia migliaia di praticanti in varie attività sportive e che per
alcune discipline Pistoia rappresenta una
vera eccellenza”, al sindaco è richiesto,
appunto, cosa intende fare il governo
comunale per sfruttare al meglio questa
occasione. Il decreto, infatti, rappresenta
una concreta possibilità per ristrutturare
e ampliare alcune aree sportive pubbliche cittadine.
Si chiede in modo esplicito se
l'Amministrazione intende presentare
progetti di ristrutturazione della palestra
scolastica “Anna Frank” e di adeguamento/ampliamento di “Pistoia Ovest”,
con nuovi terreni di gioco utili anche per
altre discipline sportive (rugby e hockey)
oltre che nuove tribune e rifacimento
spogliatoi.
Per importi fino a 100 mila euro, il
Fondo interministeriale prevede il 100%
del costo complessivo mentre per importi più elevati (fra i 100 e i 600 mila; fra
i 600 mila e il milione; fra il milione e il
milione e mezzo; oltre il milione e mezzo
di euro) l'interrogazione ricorda le possibili somme ottenibili e anche l’eventuale
compartecipazione di soggetti privati.
12
n. 23 9 Giugno 2013
Giovane medico
specializzatosi in Abruzzo
Peter
Pan
Un’associazione amica dei bambini
A
I giorni di Alessandro Lucchesi a L’Aquila, dove la terra tremava
A
sata nelle strade, per poi essere radunata dalla Protezione
civile nel piazzale delle sagre
paesane. Lo chiamò quindi un
collega, dicendogli che si trattava di una tragedia. La mattina
andò presto in ospedale, per
controllare la situazione in
reparto. I pazienti di ematologia erano già stati sistemati in
un tunnel di cemento armato.
Da mesi comunque sentivano
le scosse. Quella mattina la
Protezione civile decise di
evacuare l’ospedale, ritenuto
non sicuro. Medici, infermieri
e volontari portarono fuori i
degenti, anche sulle spalle, reperendo poi medicinali ed acqua.
Dopo l’emergenza, Alessandro
tornò a Pistoia già nella serata
di lunedì, dove lo consigliarono
di rimanere qualche giorno dal
momento che la questione sanitaria veniva gestita da allora in
poi dalla Protezione civile. I colleghi comunque lo chiamavano,
per aggiornarlo sulla situazione.
Così Lucchesi pensò ad organizzare un furgone, assieme
all’Arci di Pistoia ed alla collega
Lucilla Piccari, per arrivare
nelle piccole tendopoli vista la
particolare conformazione del
terreno a L’Aquila, mappando i
campi e facendo prevenzione
tipo la misurazione della pres-
sione o gli analisi del sangue.
Seguirono quindi cene ed iniziative a Pistoia per finanziare il
furgone. Il personale era fornito
da FederSpecializzandi, da tutta
Italia arrivavano specializzandi
a turno, come volontari, per
prestare soccorso ed aiuto.
Alessandro continuò ad andare a L’Aquila, dormendo a
Cave di Scoppito come tutti in
di Alessandro Orlando
Pistoia opera da anni un’Associazione che dal
2000 si occupa della gestioni dei servizi accessori
per bambini delle scuole primarie, servizi fuori
dall’orario scolastico oppure quando il papà o
la mamma sono al lavoro. L’Associazione si chiama “Peter
Pan” ed è gestita da cinque soci, Ferdy Herrero Gallego
nato a Barcellona ma a Pistoia dal 1981 è uno di questi.
Sorride orgoglioso quando mi parla del suo lavoro. “La nostra Associazione non ha una sede, ma opera all’interno degli Istituti, molte sono le scuole di Pistoia che si avvalgono
dei nostri servizi, facciamo pre-scuola e seguiamo i piccoli
durante l’orario di mensa o gli aiutiamo nel post-scuola per
lo svolgimento dei compiti”. L’Associazione organizza anche
quest’anno il campo estivo che oramai è alla 13a edizione
per i bambini delle scuole elementari avvalendosi di personale attento e preparato come insegnanti, educatori professionali e docenti abilitati all’insegnamento delle discipline
sportive; il soggiorno estivo si svolge già da qualche anno
presso i locali della Scuola Michelucci di Pistoia tutti i giorni
dalle 7,45 alle 17,30; i piccoli si potranno cimentare in giochi di squadra come caccia al tesoro, tiro alla fune, corsa
nei sacchi, saltarello mentre la palestra della scuola sarà
aperta per le attività sportive quali il calcetto, il mini volley,
la palla a mano ecc… poi aule polifunzionali che danno
modo di partecipare a varie attività quali: laboratori manuali, giochi in scatola, disegni e gare di ping-pong e calcio balilla. I bimbi si potranno rilassare godendosi la proiezione dei
loro cartoni animati preferiti nell’aula cinema. Ogni martedì
ci sarà l’uscita in piscina “Il Boschetto” per l’intera giornata
e ogni giovedì una gita verso parchi zoo, centri faunistici,
centri ippici, aziende agricole e parchi gonfiabili con pranzo
al sacco. Il soggiorno estivo dell’Associazione Peter Pan è
una bellissima esperienza offerta da persone competenti a
tutti i bambini delle scuole primarie dove i piccoli potranno
praticare sport all’aria aperta evitando di isolarsi davanti al
televisore, al computer o alla play station. L’attenzione degli
animatori è rivolta a creare spirito di gruppo e solidarietà
reciproca e a costruire la conoscenza tra vecchi e nuovi
compagni per aiutarsi a crescere insieme.
INFO: Ferdy 349.5045806 – Roberto 347.8728431
di Leonardo Soldati
lessandro Lucchesi,
di Pistoia, si è laureato in Medicina
all’Università degli
Studi di Bologna, per poi specializzarsi in Ematologia anche
presso l’ospedale San Salvatore
de L’Aquila, dove ha vissuto i
giorni fatidici del terremoto.
«Un ospedale nuovo, che tutti
gli aquiliani ritenevano sicuro
–racconta lui- ma evacuato
nella mattinata subito dopo
le tragiche scosse, in quanto
inagibile».
In quel periodo Alessandro
faceva il pendolare tra Pistoia e
L’Aquila, sede scelta per i tanti
progetti legati all’Ematologia.
Vista la tragica esperienza, assieme agli amici dell’Arci di
Pistoia allestì un furgone che
collegava le piccole tendopoli
con i campi più grandi e maggiormente seguiti dai servizi sanitari, presso i quali prestarono
il proprio impegno da volontari
medici specializzandi di tutta
Italia. Abitava a Scoppito, Comune a circa 15 km ad ovest
dell’Aquila. La parte ovest della
provincia aquilana aveva avuto
meno danni di quella a nord-est.
Della famosa notte del 6 aprile
ricorda di esser stato svegliato
da quel tremendo rumore. La
gente a Scoppito si era river-
Vita
La
tenda, aiutando a riattivare il
reparto di Ematologia. «Prima
ci lamentavamo con i colleghi
della situazione difficile in cui
vige il nostro lavoro –raccontò
in quei giorni il giovane medico
pistoiese- ma quando in 22
secondi puoi perdere tutto ti
accorgi quanto era bello solo
vedersi ogni mattina ed essere
incasinati».
spor t pistoiese
PREMI
Calcio - Basket
Memorial Giampaolo
Tempi Supplementari
Bardelli a mons. Frosini
C’
era anche Monsignor
Giordano Frosini (nella
foto), teologo di fama
internazionale, direttore
de La Vita, tra i premiati del XXIX Memorial Giampaolo Bardelli, il premio a chi
compie atti tangibili nella lotta al doping,
il “cancro” dello sport”, e da quest’anno
attribuito anche alle eccellenze pistoiesi,
organizzato dal “Gruppo Sportivo Giampaolo Bardelli per lo sportivo etico” nella
splendida Sala Congressi dell’Hotel Villa
Cappugi, a Pistoia. Proprio Monsignor Frosini, che ha richiamato il suo intervento al tema dei
valori, perduti dalla società odierna che fa dei disvalori i propri punti portanti, è stato uno dei
volti belli, assieme a l vescovo di Pistoia Mansueto Bianchi, ospite d’onore, di una cerimonia di
premiazione che è stata a tutto ciclismo, un po’ come un tempo, quando il Memorial era una
corsa e non un riconoscimento a chi si batte contro chi bara. Partecipazione popolare imponente e protagonisti anche Vincenzo Nibali, messinese cresciuto sportivamente in Toscana, a
Mastromarco in provincia di Pistoia, vincitore dell’ultimo Giro d’Italia, testimonial convinto del
ciclismo pulito, e il sempiterno Alfredo Martini, sportivo immenso e oggi dispensatore 90enne
entusiasta di “pillole di saggezza”. Ma protagonista è stato pure Renzo Bardelli, presidente della
suddetta associazione sportiva, ex storico sindaco della città di Pistoia nonché presentatore
perfetto e capace di reggere, con classe e tenacia, cinque ore di cerimonia di premiazione, suddivisa tra mattina e pomeriggio. Davanti alle massime autorità civili, militari e religiose cittadine, al
magnifico rettore dell’Università di Firenze,Alberto Tesi da Lamporecchio, sono sfilati uomini di
cultura, del sociale, persone più che personaggi del mondo dello sport, dell’economia e persino di
quella politica scaduta, per colpe proprie, ai minimi termini. Successo grande, quindi, e da domani
tutti pronti a preparare la 30° importantissima edizione: un Memorial, come in quella famosa
canzonetta, con sempre più adepti e di conseguenza sempre più forte nella battaglia al male.
Gianluca Barni
I
di Enzo Cabella
l Pistoia Basket ha guadagnato la finale
playoff per la promozione in A1. La
squadra di coach Moretti ha dunque
concesso il bis, dopo l’impresa della
scorsa stagione quando incontrò Brindisi,
perdendo proprio al PalaCarrara. Una finale
con l’amaro in bocca, anche se pur sempre
prestigiosa. Quest’anno la squadra biancorossa incontrerà Brescia e sarà un duello
all’ultimo canestro tra due formazioni forti
e ambiziose. Sabato 8 e lunedì 10 giugno il
Pistoia Basket affronterà quella lombarda al
palazzetto di Sant’Agostino. Dovesse vincere entrambe le gare, metterebbe una seria
ipoteca sul passaggio alla massima serie. La
squadra di coach Moretti ha dato tali e tante
dimostrazioni del suo valore, della grande
difesa (nessun’altra formazione ha messo in
mostra questa qualità che quasi sempre è alla
base di una vittoria), dello spirito di gruppo,
di sacrificio, di unione che la compagine ha
dimostrato in ogni incontro e contro qualsiasi
avversario. Dovessimo prendere in considerazione (e noi lo facciamo convinti che sono
valori importanti e inconfutabili) queste qualità, che sono tipiche di una squadra che vuol
puntare a traguardi di prestigio, diremmo che
la formazione pistoiese è la più meritevole di
andare nella massima serie. Ma, come si dice,
la palla è tonda.
Dopo aver superato Scafati nei quarti, ha fatto
fuori anche Casale Monferrato, in semifinale.
Due squadre che non nascondevano le proprie ambizioni e che realmente avevano le
potenzialità per centrare l’obiettivo. Essere riusciti a superarle entrambe con relativa facilità
(entrambe alla quarta partita) depone a favore
dei biancorossi di Moretti. La conquista della
finale di quest’anno è sorella di quella dello
scorso anno: è dunque la chiara dimostrazione
che la società, la squadra, l’allenatore hanno
fatto un eccellente lavoro. Dopo due stagioni
così ricche di successi, la squadra biancorossa
è arrivata alla soglia del progetto nato ambiziosamente qualche anno fa. La bontà del
lavoro dirigenziale e tecnico unito al sostegno
appassionato del pubblico (vero sesto uomo
in campo, riscontrabile in pochi altri pubblici
di tutta Italia) è la dimostrazione lampante
di quanto la città meriti di far parte dell’élite
del basket nazionale. Ci hanno colpito (e fatto
piacere) le parole pronunciate da Fiorello
Toppo, il capitano della squadra, da ben otto
anni bandiera del basket pistoiese, vero erede
di Crippa e Minto:“Non ci sentiamo appagati,
vogliamo l’A1”. E’ la dimostrazione della forte,
unanime volontà dei biancorossi di realizzare
il sogno, di dare alla città di Pistoia e ai suoi
splendidi tifosi il premio per cui hanno sempre
tenacemente lottato. Il pass per l’A1 è nelle
mani di Toppo, Galanda, Hicks, Graves, Fajardo,
Meini, Cortese, Saccaggi, Rullo e Borra. In
bocca al lupo, dunque.
Vita
La
n. 23
ECONOMIA INDIETRO DI 25 ANNI
9 Giugno 2013
13
dall’Italia
Adolescenti
su
l'ottovolante
Operazione fiducia
Contro le sabbie mobili C’
di Alberto Campoleoni
N
on occorre nemmeno
leggere le ultime, sconfortanti statistiche dell’Istat
sulla disoccupazione, per
rendersi conto di quale sia lo stato
di salute dell’economia italiana, e del
Paese in generale. Basta entrare in uno
dei tanti super e ipermercati alla presunta ora di punta, per rendersi conto
che l’ora di punta non esiste più; che
i consumi sono gelidi molto più di
quanto dicano le statistiche. Che se
non si compra, non si produce. E se
le fabbriche stanno ferme, si licenzia.
Infatti - dice l’Istat - siamo arrivati
ad un tasso di disoccupazione che non
vedevamo dal 1977. Ma il 2013 è peggio del 1977, perché allora l’economia
comunque si muoveva, aveva sussulti
anche violenti, ma in un contesto di
crescita.
Invece oggi le acque sembrano
così stagne da apparire come sabbie mobili, con noi che sembriamo
andare sempre più giù. E il peggio è
che il conto più pesante lo stanno
pagando le giovani generazioni: tra
chi è in cerca di lavoro e ha meno di
24 anni, il tasso di disoccupazione è
semplicemente insostenibile, e sfiora
il 50%. Si sta bruciando il loro futuro,
che è anche il futuro di tutti.
È colpa di tutti e di nessuno, si
potrebbe fare questo e pure quello, si
attendono novità interne (Governo)
ma anche esterne (Bce, Eurozona,
ripresa mondiale). Ma c’è un problema di fondo che è grande come
un grattacielo, e che nessun decreto
legge, nessun aiutino esterno, nessuna
L
o sgomento e l’orrore
che coglie ad ogni notizia
di violenza su di una
femmina, sia essa donna,
ragazza o, ancor peggio, bimba,
lascia un’ombra di tristezza che con
difficoltà si incanala nel quotidiano
vivere. Nascere e crescere femmina
comporta questo rischio che può assumere forme così truci come quella
efferata che ha colpito Fabiana oppure forme più silenti come quelle di
una madre alle prese con un marito
e padre picchiatore.
Eppure, nascere femmina è un dono
pari a quello di nascere maschio,
perché entrambi nati da un amore
custodito da padre e madre, entrambi inseriti in una società il cui spazio
vitale diventa armonico solo nell’interagire costante di una femmina che
diventa donna e di un maschio che
diventa uomo.
È la violenza il grande dramma e il
suo scatenarsi un’autentica catastrofe che mina dal di dentro ogni possibilità di crescita personale, familiare
e sociale.
Ben venga la Convenzione di Istanbul che, finalmente, ha trovato la
risposta unanime dei rappresentanti
politici italiani, rimane però l’interrogativo di fondo: come contrastare,
come prevenire la violenza?
Il rimando corre alla mentalità creatasi nei secoli e da cui non si esce se
non con proposte chiare e nitide che
creino una mentalità altra.
Il primo passo non è l’omologazio-
Secondo i dati pubblicati dall’Istat,
sono oltre 3 milioni i disoccupati nel Paese
con un tasso del 12,8% che non vedevamo
dal 1977. Severa la relazione del
governatore di Bankitalia, Ignazio Visco:
‘’Non siamo stati capaci di rispondere agli
straordinari cambiamenti geopolitici,
tecnologici e demografici degli ultimi
venticinque anni’’
di Nicola Salvagnin
buona volontà in azione può surrogare: manca la fiducia.
La crisi c’è dal 2008. La fiducia è
venuta gradatamente a mancare dal
2011. Oggi gli italiani sono sfiduciati,
hanno paura, non guardano al futuro
ma ad un presente che li sembra
inchiodare a titubanze o, peggio, angosce. La crisi dei consumi - l’innesco
della bomba - non parte e non è solo
una mancanza di mezzi, di soldi. L’italiano è il cittadino europeo più solido
patrimonialmente, grazie a una diffusa
proprietà immobiliare e a risparmi
accumulati e saggiamente investiti: lo
dicono i centri studi stranieri, non noi.
Dà un forte valore alla famiglia, vista
anche come struttura di sostegno
in caso di difficoltà. E non è così da
altre parti.
Oggi ha anche un problema di
soldi: licenziamenti, mancate assunzioni, crollo dei valori immobiliari ed
altro ancora, hanno svuotato i nostri
portafogli. Ma i depositi bancari non
sono vuoti, esiste una marea di liquidità parcheggiata in attesa di futuro:
di investimenti, di spese, di tornare
in circolazione. Qualche tempo fa si
diceva: quando i prezzi si abbasseranno, i consumi torneranno a crescere.
Ma si è sottovalutato l’aspetto psicologico: la paura paralizza occasioni,
convenienze, opportunità, scelte.
Quindi la vera operazione da fare
è sul capitale-fiducia. Smettiamo di
ascoltare le cassandre del tanto peggio, tanto meglio (per loro): c’è chi
sta facendo grossi affari sulle paure
collettive, c’è chi si sta mangiando
bocconi d’Italia a prezzi di saldo.
E stimoliamo i nostri governanti a
ricostruire un clima di fiducia, di normalità. Se ci rendiamo conto che la
nostra barca, bene o male, ha ripreso
la navigazione, smetteremo di aggrapparci disperatamente ai salvagente. E
ricominceremo a guardare avanti, a
remare in una direzione; aiutando nel
frattempo chi è finito dentro l’acqua
e, annaspando, cerca di tornare sulla
barca all’asciutto.
convenzione di istanbul
Giù le mani dalle femmine
È un’impresa culturale
Questa è l’occasione giusta, vista anche la sensibilità mostrata dal Parlamento
italiano, per costruire una mentalità altra
di Cristiana Dobner
ne della femmina con il maschio,
in parità di forza, perché altrimenti
dovremmo ricorrere al body building
e rispondere a muscolo maschile con
muscolo femminile. In realtà esemplari femmine capaci di atterrare un
esemplare maschio esistono. È questa
però la strada di una convivenza? Di
un’armonia fra i sessi?
Il rispetto per la persona passa per
altri parametri che dovrebbero rispondere prima ad una concezione
puramente laica, dove per laico si
intenda chi si consideri svincolato
da una religione, per poi riscoprirsi
pienamente inseriti in un ambito
in cui l’Altissimo, il Creatore, li crea
entrambi uomo e donna, dona loro la
creazione e li guida in un cammino
nella storia dove vuole che regni lo
Shalom, la pace, non la violenza.
La Convenzione di Istanbul da segnale di ricezione di uno stato di violenza che si perpetra continuamente,
deve diventare strumento attivo di
mutamento di mentalità.
Individuare le radici della violenza
nella persona, il loro scatenarsi, le
dinamiche e le strutture sociali che
la permettono, è un compito immane. Non potrà trovare ed inventare
soluzioni o rimedi, almeno parziali, se
mancherà la collaborazione di ciascuno e di ciascuna.
Da dove partire? Dalla famiglia, dove
uomo e donna consapevolmente e
per amore si amano e si rispettano,
creando, se si vuole un microcosmo
circoscritto, in realtà una cellula viva,
capace di contagiarne altre.
I figli se educati in un clima di pace
che sappia contenere e dare nome
alle tensioni risolvendole, saranno
capaci di inserirsi nella scuola, nel lavoro, nelle loro posizioni sociali, diventando portatori di novità. I costumi,
finalmente, potranno mutare e non
saranno tacciati di vetustà e miopia
cristiana ma presa diretta sulla realtà
comune a tutti, a chiunque si sappia
persona umana e non essere umano
in una preda a furie bestiali.
I comitati statali, le équipes di lavoro,
i team di esperti, indubbiamente sono
chiamati a confrontarsi, a capire e
a comprendere. Chi però dovrà poi,
concretamente, tradurli sul piano del
rapporto comune, quotidiano?
Il lavoro è capillare, si attua non con
denunce ma con operosità minuta,
perché riferita ad ogni singola persona.
Il lessico può mutare ed è importante
il linguaggio nuovo, c’è da chiedersi se
è portatore, davvero, di segnali o spie
di novità: genitori cancellando padre e
madre? quale il contenuto?
Se non ci si sa amati e non ci si riconosce amati, mai si saprà amare,
tutto sarà letto da un’ottica che, al
primo rifiuto, si ritrova in preda a forze incontrollate e distruttive.
Ogni cambiamento, ogni conversione,
richiede la cessione del proprio egoismo, il riconoscimento di saperci creati e non gettati nel tempo ma seguiti
ed amati perché ciascuno e ciascuna
raggiunga la Bellezza del Figlio.
è qualcosa di inquietante nel ripetersi di
fatti di cronaca che
hanno come protagonisti adolescenti che si tolgono la vita o
cercano di farlo. Ragazzi e ragazze che
vorremmo pieni di forza ed entusiasmo e
invece scopriamo quasi arresi di fronte a
situazioni che reputano insopportabili, al
punto di rifiutare la vita stessa. Nei giorni
scorsi è tornata sotto i riflettori la vicenda
di Carolina, quattordicenne di Novara che
si è uccisa a gennaio perché perseguitata
da alcuni coetanei sui social network
(ora indagati). “Con la gente –ha lasciato
scritto Carolina proprio su facebook– ho
già avuto troppa pazienza. Non voglio più
perdere tempo”. Qualche tempo prima
della tragica fine di Carolina un quindicenne a Roma si era impiccato in casa
perché deriso sempre sul web, accusato di
essere omosessuale. E pochi giorni fa un
sedicenne si è buttato dalla finestra della
scuola, a Roma, per motivi simili. È ancora
vivo, per fortuna. “Mi sento oppresso, non
ce la faccio più”, ha scritto alla mamma.
Difficile entrare nello specifico dei singoli
casi, che naturalmente hanno profili unici.
Ci sono però aspetti comuni, che fanno
riflettere. Il primo è il peso fortissimo del
“giudizio” altrui. Gli adolescenti, si sa, sono
in cerca di identità, in fuga dalle rassicuranti definizioni familiari che li hanno
accompagnati nella crescita dalla fanciullezza, bisognosi di autonomia e di un
volto nuovo, di camminare con le proprie
gambe… Il gruppo dei pari diventa sempre più importante, i volti e le parole degli
“amici” sono lo specchio di sé, l’aggancio
con la realtà, i riferimenti per cercare la
strada. È un meccanismo di sempre. Non
facile. Oggi sembra in certi casi che i
nostri ragazzi siano meno “attrezzati” a
sopportare gli alti e i bassi dell’ottovolante,
le discese e le salite ripidissime. Sembrano
proprio fragili, sempre più fragili.
C’è poi da considerare l’amplificazione
e la trasformazione delle relazioni che si
realizza attraverso i nuovi media, i social
network, l’allargarsi del mondo impalpabile ma “realissimo” del web. Un mondo
che chiede nuove competenze a chi lo
frequenta, peraltro spesso con grande
ingenuità, e che nello stesso tempo presenta rischi tutti nuovi rispetto al passato.
Un rischio di cui si parla spesso è quello,
ad esempio, del cyber bullismo, piaga vera
e crescente. Secondo i dati della polizia
postale, nei primi 4 mesi del 2013 sono
state 54 le denunce in proposito: nel 2012
erano state solo 30. Nei casi di tragedie
cui abbiamo accennato, la dimensione
del web è sempre stata importante. E
certo oggi quel “gruppo dei pari” che
un tempo si ritrovava nelle piazze e sui
muretti, frequenta le bacheche virtuali, col
risultato di ampliare a dismisura attese
e aspettative, grida e risate, con effetti
talvolta devastanti.
Per questi ambienti servono attenzioni
nuove, una “cura” specialissima da parte
degli educatori. E sono proprio gli educatori, ancora una volta, a sentirsi chiamati
in causa di fronte alle tante fragilità così
manifeste dei nostri ragazzi. Chiamati
a far respirare loro il gusto di una “vita
buona”, che guardi al futuro con speranza,
capace di spingere oltre le difficoltà e le
frustrazioni. Chiamati a fare quadrato,
con amore, intorno alle generazioni più
giovani, perché nessuno si senta lasciato
solo e abbia a dire di essere stanco e di
non farcela più.
14 dall’italia
n. 23 9 Giugno 2013
LA CRISI VISTA DALLE CITTA’ DELL’INDUSTRIA
L
a notizia è che in Germania, alla Volkswagen, crescono gli utili e l’azienda
decide di aumentare i
salari ai dipendenti. Purtroppo così
non è in Italia. Anzi, guardando il
mondo da Genova, dove si levano
grida di dolore per i gravissimi problemi che riguardano le principali
industrie presenti in città, rispetto
alle rosee prospettive degli operai
tedeschi il panorama è “nero”. Nomi
di industrie quali la Fincantieri,Ansaldo Energia,Ansaldo Sts, Selex, Piaggio
Aero, Ilva, Brignola, Esaote, parlano di
crisi, diminuzione della forza lavoro,
cassa integrazione, contratti di “solidarietà”, persone in mobilità. Cosa
sta succedendo nel capoluogo ligure?
Perché il cardinale Angelo Bagnasco,
arcivescovo della città e presidente
della Cei, ha sentito il bisogno di parlare dei destini dell’industria italiana
al termine dell’assemblea dei vescovi
in Vaticano? Perché ha chiesto di non
“svendere i gioielli di famiglia” per
“fare cassa”, riferendosi proprio in
prima battuta alle industrie presenti
nella sua città? “Il nostro arcivescovo ha ragione nel lanciare questo
allarme - dice Antonio Graniero,
segretario generale dell’area metropolitana di Genova per la Cisl -. Le
ipotesi del gruppo Finmeccanica di
dismettere tutte le partecipazioni
nel settore ‘civile’, quindi vendendo
aziende gioiello quali Ansaldo Energia
e Ansaldo Sts, con la giustificazione
che non sarebbero più ‘core business’, appaiono potenzialmente
devastanti. Fanno utili, vanno bene,
danno lavoro a oltre 3mila persone
oltre all’indotto. Una follia”.
Sarebbe un suicidio
Dello stesso avviso è il collega
Antongiulio Mannoni, segretario
della Cgil di Genova, secondo il quale
“bene ha fatto l’arcivescovo ad attirare l’attenzione su questo problema
della ‘vendita dei gioielli di famiglia’.
Perché si tratta di un errore evidente
che a questo punto soltanto il governo potrebbe evitare che giunga alle
sue estreme conseguenze”.“Genova
è una città simbolica - rincara la dose
Stefano Zara, imprenditore e presidente dell’Associazione industriali di
Genova dal 1999 al 2004 - e rappresenta in un certo senso il prodotto
della genialità produttiva e imprenditoriale del nostro paese. Stretta tra
mare e monti, ha costruito nei secoli
un agglomerato curioso di case che
si arrampicano, una attaccata all’altra, sui monti, lasciando spazio però
anche a industrie e insediamenti che
hanno dato lavoro a generazioni di
persone molto qualificate.A Genova
le professionalità esistono ancora sottolinea Zara - nonostante la crisi
delle partecipazioni statali di cui la
città è stata un curioso incubatore.
L’hanno chiamata la ‘capitale’ delle industrie di Stato. Il modello genovese
ha accoppiato l’economia del mare,
col porto, i trasporti, gli stoccaggi,
la prima trasformazione di grani,
derrate, petrolio, acciaio, riversando poi nella Pianura Padana i suoi
semilavorati che venivano ultimati
nel triangolo industriale. Sarebbe un
suicidio far sparire quel 10 per cento
di industria che ancora rimane”.
Non lasciare
i lavoratori a piedi
Nel coro unanime di voci allarmate che si raccolgono in città, quelle
dei lavoratori in cassa integrazione
Vita
La
Salvare Genova!
Primo: non svendere
100mila compreso l’indotto. Una
catastrofe sociale”. Francesco Rosati
del sindacato Cisl interno dice che “la
magistratura deve fare il suo corso
senza lasciare i dipendenti a piedi”,
così come Armando Palombo, della
Fiom, ricorda il valore dell’accordo
di programma del 2005 “che aveva
previsto impegni precisi da non
disattendere”.
Gli affanni di oggi non devono indurre
-come ha ammonito il cardinale Bagnasco“a svendere i gioielli di famiglia”
di Luigi Crimella
o che fanno “solidarietà” dentro i
grandi “colossi” di un tempo, sono
le più tristi.Vincenzo Trionfo, 40 anni,
della Fincantieri, due figli già grandi
(“Mi sono sposato presto”, dice,
“allora si poteva”), ringrazia il cielo
di far parte di quelli che a Genova si
autodefiniscono “gli sfigati di serie A”:
“cioè - spiega - noi abbiamo la Cig più
ferie, permessi, corsi di aggiornamento, e riusciamo ad arrivare a 1000 o
più euro al mese. Quelli di ‘serie B’
sono fermi a 800 euro. Come si può
vivere con una cifra così, se si ha
famiglia?”. Ringrazia il cardinale “che
si è sempre interessato” aggiunge “e
ci dà qualche speranza che dalla crisi
si esca prima o poi”. Rocco Genco,
dell’Ilva il cui destino dipende ormai
da come andranno le cose a Taranto,
è sconsolato: “L’azienda era stata
risanata e ammodernata, eppure
siamo a un quinto delle potenzialità
dello stabilimento. Se salta tutto - gli
fa eco il collega Carlo Graffione non saranno solo 40mila persone a
perdere il posto, ma saranno oltre
I preti amici
di operai
e imprenditori
Fin qui le voci dentro le aziende .
E la Chiesa? Che ruolo svolge in tutto
questo? Attore principale a Genova
è la Fondazione Armo (Assistenza
Morale Operai) della diocesi, con
un drappello di una decina di preti
che visitano tutte le aziende, celebrano decine di messe per Natale
e Pasqua dentro le fabbriche, fanno
vera assistenza morale oltre che
pastorale, e diventano amici di imprenditori e dipendenti, favorendo
con opportune mediazioni, accordi
che altrove sono impensabili. Spiega
monsignor Luigi Molinari, figura storica della pastorale del lavoro locale
e direttore della Fondazione: “La
situazione a Genova è emblematica
della necessità di avere una visione
di sistema-Paese, senza la quale si
disperde un patrimonio immenso
che non verrà più ricostruito”. Del
resto - aggiunge - “l’arcivescovo in
diverse occasioni ha richiamato dal
rischio di ‘accorparci con i giganti del
mondo che tutto vorrebbero divorare’. Non sono parole vuote, dietro ci
sono precise realtà che vorrebbero
mettere le mani sui nostri ‘gioielli’”.
Dello stesso avviso il suo vice, don
Giampiero Carzino:“Non dobbiamo
far scappare la ‘testa’ delle nostre
aziende migliori, non dobbiamo
svendere le tecnologie. Ci vuole un
colpo d’ala, anche la politica deve
avere capacità di visione e di futuro”.
SOCIETÀ
Spazio al Welfare comunitario
È la risposta al bisogno di senso che emerge dal disagio sociale
di Andrea Casavecchia
L
a cronaca quotidiana è costellata di
episodi di violenza, verso se stessi o
verso gli altri, e di rabbia sterile: la
perdita di lavoro, il sovra indebitamento, l’incapacità di accettare la conclusione
di una relazione affettiva, la delusione per un
insuccesso scolastico diventano delle micce che
sembrano trasformarci in vittime o carnefici.
Questi episodi spesso sono sintomi di solitudine e di senso di fallimento che noi, condizionati
dalla società narcisistica, non riusciamo a sopportare né ad assistere. In quegli episodi tragici
si rileva la mancanza di una rete di solidarietà
comunitaria capace di intervenire e\o di prevenire. Alla nostra società serve l’amalgama per
restituire una coesione che aiuti le persone
nella difficoltà.
Negli ultimi decenni abbiamo costruito un mito
sociale fondato sull’autonomia e sull’indipendenza: cerchiamo tutti la libertà da ogni vincolo
e dai vari legami per essere aperti verso qualsiasi scelta e per soddisfare il desiderabile, in
modo da compiacere noi stessi, nel momento
in cui ci riflettiamo nello specchio.
Però siamo impreparati di fronte all’insuccesso
e all’evidenza dei nostri limiti; non li sappiamo
affrontare; scorgiamo l’illusione di una libertà
immaginaria, come la chiama il sociologo Mauro Magatti. Insomma, per affrontare il malessere diffuso, il legame sociale che abbiamo scacciato dalla porta, rientra scoperchiando il tetto,
perché non c’è soltanto il bisogno materiale di
cui occuparci.
Si affaccia, allora, l’esigenza di stimolare un welfare comunitario che sia in grado di riattivare,
sostenere, ricreare, coordinare gli attori di
Terzo settore, come i gruppi informali e le famiglie che operano vicino alle persone. Oltre al
welfare state tradizionale che aiuta a garantire
l’uguaglianza in una società, abbiamo bisogno di
un’altra dimensione, quella civile che si fonda
sulla fraternità. In essa possono convivere libertà personale e vita comunitaria. Da lì nasce
“un sovrappiù di mutuo rispetto, di attenzione,
di empatia, di sollecitudine” per l’altro, come
spiegava in un’intervista il giurista francese Jacques Le Goff.
Per rispondere al disagio che deprime è necessario uscire da se stessi, altrimenti si soccombe.
Occorre ammettere l’importanza dell’altro
per la nostra vita. Iniziamo così a riscoprire la
bontà della comunità, di persone vicine capaci
di condividere un problema, di realtà sociali in
grado di accompagnarci quando ci si trova in
una condizione di disagio. Soltanto una dimensione calda della solidarietà che parla a tu per
tu, che vede il volto delle persone nel bisogno
e non frappone il modulo di una pratica può
intervenire di fronte alla mancanza di senso
che assale le persone oggi.
Vita
La
Il Paese alle
prese con una
delle più difficili
crisi economiche
e sociali della
sua storia
di Angela Carusone
U
na crisi politica e sociale che va avanti da
mesi, e di cui poco si
è parlato all’esterno,
e un nuovo governo che, ora,
deve riportare la Bulgaria, il
Paese più povero dell’Unione
europea, nei binari dello sviluppo e della giustizia sociale.
Il nuovo esecutivo, che
solo a fine maggio ha ottenuto
la fiducia, è stato affidato a un
tecnico, l’economista di 53
anni Plamen Orecharski, che
ha spiegato: “il Paese è piegato da una crisi istituzionale
profonda, una depressione
economica continua e una
disintegrazione della società.
La Bulgaria ha bisogno di un
ampio consenso sulle misure
urgenti necessarie alla stabilizzazione, al consolidamento
economico, al rafforzamento
delle istituzioni, e ha bisogno
di più solidarietà”.“Farò tutto
il possibile – ha aggiunto – per
consolidare la democrazia,
incoraggiare l’imprenditoria,
ristabilire la solidarietà e la
giustizia sociale”.
Molte le speranze riposte
nel nuovo governo, ma molti
anche gli interrogativi. Diversi
osservatori ritengono che il
governo, che si autodefinisce
tecnico, in sostanza è una
coalizione tra tre partiti (il
partito socialista Bsp, il partito della minoranza turca
Dps, e l’appoggio esterno del
partito nazionalista Ataka) nei
L’
ultima volta
Assad ci aveva
provato nel
dicembre
scorso ed ora ha fatto il
bis: il regime di Damasco
ha staccato la spina a Internet creando un vero e
proprio blackout che ha
isolato il Paese per due
giorni. Un episodio sul quale il regime siriano respinge
le accuse, ma i sospetti
non sono infondati: come
a dicembre, nel momento
in cui l’attenzione torna a
concentrarsi sul dramma
della guerra civile che si
sta consumando in quelle
terre, la rete (l’unica fonte
di informazioni per l’opinione pubblica occidentale)
“salta”.
Anche questa volta, come
la precedente, a diffondere le notizie del blackout
sono state le società che
si occupano di fornire
servizi internet e che, per
questo motivo, monitorano costantemente i dati
di traffico: il servizio di
9 Giugno 2013
dall’estero
n. 23
BULGARIA
La sfida del paese
per restare saldo
in Europa
cui programmi elettorali ci
sono delle priorità addirittura
contrapposte. I socialisti, per
esempio, hanno promesso
agli elettori di ridare vita al
progetto per la costruzione di
una seconda centrale nucleare
nel Paese, cancellato due anni
fa dal precedente governo,
ma il partito della minoranza
turca si è detto decisamente
contrario.
“Il nuovo governo dovrà
concordare in continuazione
ogni sua decisione politica con
i partiti che lo appoggiano, e
non è da escludere che venga
messo con le spalle al muro
per certe scelte”, avverte il
politologo Hristo Pangiukov. E
il sociologo Ivo Kristov sostiene che “è del tutto evidente
come il nuovo governo sarà
ostaggio delle diverse lobby
e circoli di interesse in Parlamento”. E in molti prevedono
una ripresa delle proteste
in piazza, se l’esecutivo non
adotterà misure concrete e
rapide per combattere la povertà, l’arbitrio dei monopoli e
la corruzione nel Paese.
La situazione in Bulgaria è
infatti molto difficile: “L’economia è in caduta libera”, ha
detto lo stesso Oresharski,
ricordando che il deficit di
bilancio dei primi tre mesi
è stato di 800 milioni di leu
(circa 400 milioni di euro), le
riserve sono ridotte al minimo
e gli investimenti esteri sono
Dal mondo
Premio saudita
A Cecilia Martini Bonadeo
è stato assegnato il più ambìto premio internazionale
per traduzioni dall’arabo: il
riconoscimento, “Custodian of
the Two Holy Mosques King
Abdullah bin Abdulaziz” è stato
decretato dalla casa reale saudita per la prima traduzione in
italiano del testo “L’armonia
delle opinioni dei due saggi
Platone il divino e Aristotele” di
Al-Farabi, filosofo medioevale.
Trentanovenne vicentina, Cecilia Martini Bonadeo insegna
storia della filosofia araba medioevale e lingua e letteratura
araba all’università degli studi
di Padova, insieme, è ricercatrice a Pisa. Il premio è dotato
di un assegno di duecentomila
dollari. “L’opera tradotta ha
contribuito, si legge nella motivazione di aggiudicazione del
premio, a celebrare il pensiero
arabo e islamico”.
Kierkegaard
Il premier bulgaro, Plamen Oresharski
praticamente a zero. Dopo
l’impasse politica degli ultimi
mesi, al nuovo governo tocca
un compito titanico, che si
snoda su due binari: agire al
fine di restaurare la fiducia
del Bulgari nelle istituzioni, e
al tempo stesso migliorare le
loro condizioni di vita. Orecharski ha spiegato di voler
“consolidare la democrazia,
incoraggiare le imprese, ristabilire la solidarietà e la giustizia
sociale”. Ha anche promesso
di “migliorare il clima degli
affari per attirare investitori anche stranieri e creare
occupazione”. Egli intende,
parallelamente, mantenere il
regime di austerità in vigore
dal 1997 in base al quale la
moneta bulgara, il leu, è stata
ancorata prima al marco tedesco e poi all’euro. Questo
regime permette al Paese
di conservare la stabilità dei
conti pubblici, ma al prezzo di
un livello di vita molto basso: e
così il salario medio in Bulgaria
è inferiore a 400 euro al mese.
“La ricerca di intese, di
consenso, d’integrità è di importanza cruciale”, ha sostenuto ancora il nuovo premier,
replicando a chi, come Andrey
Raytchev, dell’ istituto Gallup,
ricordava che “il Paese è molto
instabile”.“Ne sono cosciente
–ha spiegato Oresharski– e
so che le stesse misure le più
rapide e le più pertinenti non
daranno risultati immediati. Ci
aspetta un altro duro inverno”.
Ed è questo il timore dei
INTERNET
Assad ha staccato
la spina
Salta la rete proprio mentre corrono le notizie
sulla guerra civile
di Antonio Rita
Google “Rapporto sulla trasparenza” ha registrato che,
a partire dalle 21.45 (ora
locale) di martedì 7 maggio,
il traffico diretto ai suoi
servizi proveniente dalla
Siria si è interrotto e da
allora (per ben 20 ore) non
è più ripreso. Come hanno
spiegato alla stampa da
Mountain View un episodio
di blackout totale, come
questo, era stato registrato
solo nel precedente episodio siriano e in Egitto
durante la Primavera Araba.
Il sospetto degli osservatori è che questo nuovo
episodio, come quello del
dicembre scorso, prean-
15
nunci un inasprimento della
repressione contro i ribelli.
Un modus operandi analogo
a quello di altri regimi colpiti dalla Primavera Araba.
Secondo gli esperti Google
sono almeno cinque, oltre
la Siria, i paesi che bloccano
del tutto o parzialmente
i singoli servizi di BigG
(come ad esempio YouTube,
bloccato da Pakistan, Bangladesh, Cina e Iran), ma la
Siria è l’unica che ha realizzato un blocco totale: un
vero e proprio isolamento
dalla grande Rete.
Il regime di Bashar al-Assad
respinge i sospetti e, dopo
18 ore di silenzio completo,
con un comunicato stampa
della Syrian Arab News
Agency (Sana) rende note
le cause ufficiali dell’interruzione. Secondo l’agenzia
di news statale siriana, il
blackout della rete è dipeso
da un malfunzionamento
tecnico: “i servizi internet e
i collegamenti telefonici tra
le province sono stati bloccati da martedì sera a causa
di un’anomalia nei cavi a
fibra ottica”, ha informato
la Sana. Alcune agenzie
riportano che il Governo
sta invece puntando il dito
contro i terroristi, accusandoli del blackout.
In pochi, però, sono dispo-
più. Un altro duro inverno.
Come quello appena trascorso, che ha visto decine di
migliaia di bulgari manifestare
in tutto il Paese per protestare contro i forti aumenti
delle loro bollette elettriche,
contro la povertà endemica e
contro la corruzione.Anche se
all’estero non se ne è parlato,
ben sei persone si sono immolate dandosi fuoco, un fatto
senza precedenti in Bulgaria.
Il movimento spontaneo si è
trasformato sotto influenza di
molteplici gruppi della società
civile, realizzando una vasta
mobilitazione contro la miseria cronica, la disoccupazione e
la sfiducia nella classe politica
e nelle istituzioni. Una fiducia
che non sarà facile recuperare.
sti a credere alle spiegazioni di un regime che si serve
perfino di hacker nella sua
guerra. Tra le armi digitali
usate da Assad, infatti c’è
anche la Syrian Electronic
Army (Sea): un’organizzazione che opera con
l’appoggio (quanto meno
tacito) del governo che si è
resa responsabile di diversi
attacchi a siti web colpevoli, secondo gli hacker,
di diffondere notizie ostili
al regime siriano. La Sea
è balzata agli onori delle
cronache poche settimane
fa quando è riuscita ad
hackerare l’account twitter
della Associated Press ed
ha diffuso la falsa notizia
del ferimento del Presidente Usa a causa di due
esplosioni alla Casa Bianca.
Alla falsa agenzia hanno
fatto seguito momenti di
panico negli Stati Uniti: diversi giornali hanno ripreso
il lancio di agenzia e, a Wall
Street, l’indice Dow Jones
ha perso 100 punti in pochi
minuti.
in mostra
Il bicentenario della nascita
(5 maggio 1813) del filosofo
danese Soren Kierkegaard è
celebrato dalla Royal Library
di Copenhagen grazie all’allestimento di una mostra
che raccoglie autografi del
pensatore, tutelati dall’Unesco. La rassegna presenta
per la prima volta documenti
manoscritti come le pagine
del diario, le lettere inviate
dal padre dell’esistenzialismo
alla fidanzata (mai sposata),
Regine Olsen, le vignette e gli
articoli per il periodico satirico
“Il Corsaro” gli scritti pubblicati
sotto pseudonimo, il testamento. L’esposizione “The original
Kierkegaard” sarà aperta al
pubblico fino al 28 settembre.
In Italia il filosofo è osannato
dalla traduzione della biografia
(Castelvecchi, pp. 670, euro
49) composta da Joakin Graff,
già presidente della Soren
Kierkegaard Society.
In Guatemala
Il generale ottantaseienne
Josè Efraim RIOS Montt, exdittatore del Guatemala, è
stato giudicato colpevole dello
sterminio di 1771 indigeni
maya della comunità Ixil, massacro perpetrato in quindici
diverse operazioni attuate dai
soldati nel dipartimento nordoccidentale di Quiche; colpevole di crimini contro l’umanità,
egli è stato condannato per
genocidio a ottanta anni di
carcere. Conquistato il potere
nel 1982 con un colpo di stato,
Rios Montt venne rovesciato
con un golpe dopo 17 mesi, il
suo regime corrispose alla fase
più cruenta della guerra civile
che in 36 anni fu causa della
morte di oltre duecentomila
guatemaltechi, povere vittime
i cui corpi straziati da ferite
al petto e alla testa sono stati
ritrovati in cimiteri clandestini
nelle vicinanze dei fiumi Schel
e Chajul. Ora, quella condanna
è stata annullata dalla corte
costituzionale del Guatemala.
16 musica e spettacolo
C
CINEMA
Lubitsch,
il tocco di classe
i voleva il berlinese
d’origine, poi trasvolato a Hollywood, Ernst Lubitsch,
per riportarmi al cinema,
dove ormai mi reco sempre
meno spesso. Anche se non
ho ben capito il motivo -non
so se per un anniversario o
un restauro- torna nelle sale
uno dei suoi film più celebri e,
soprattutto, coraggiosi (girato,
come “Il grande dittatore”,
quando Hitler era ancora in
pieno possesso del potere),
“Vogliamo vivere”, titolo tradotto, come spesso accade,
troppo enfaticamente, che
racconta di una compagnia di
teatro shakespiriano che, nella
Varsavia occupata dai nazisti,
trova un escamotage sofisticatissimo per farsi beffe dei
gendarmi hitleriani e scappare
in Inghilterra proprio con un
loro aereo. L’esca è costituita,
molto lubitschianamente, dal
più famoso attacco dell’”Amleto”, quel “To be or not to
be” (che infatti è il più azzeccato titolo originale) che apre
il sempiterno soliloquio del
principe di Danimarca e che
N
Vita
La
n. 23 9 Giugno 2013
arra la storia
di un aspirante
scrittore “Il
Grande Gatsby”,
Nick Carraway, che lasciato
il Midwest americano arriva
a New York nella primavera del 1922, epoca in cui
regna la dubbia moralità,
la musica jazz e la delinquenza. In cerca del suo
personale sogno americano, Nick (Tobey Maguire)
si ritrova vicino di casa di
un misterioso milionario a
cui piace organizzare feste,
Jay Gatsby, e di sua cugina
Daisy che vive sulla sponda
opposta della baia con il
suo amorevole nonché nobile marito, Tom Buchanan.
Il protagonista viene quindi
catapultato nell’accattivante mondo dei super-ricchi,
delle loro illusioni, amori
ed inganni. Nick diviene
testimone, dentro e fuori
del suo mondo, di racconti
di amori impossibili, sogni
incorruttibili e tragedie ad
alto tasso di drammaticità.
Uno specchio fedele dei
nostri tempi moderni e
delle nostre quotidiane
battaglie. Un film in 3D con
colonna sonora martellante
in stile “Moulin Rouge”,
cast da sogno, costumi fastosi, scenografie sgarcianti,
un jazz club clandestino
zeppo di politici corrotti,
un gangster ebreo dai modi
soavi che porta un molare
umano come fermacravatta
(Amithab Bachchan leggen-
Torna nei cinema, dal 30 maggio,
“Vogliamo vivere”
di Francesco Sgarano
è il momento esatto in cui il
capo nazista si alza dalla platea
per precipitarsi nel camerino
dove l’attende la bella Maria
(una Carol Lombard che morirà in incidente aereo poche
settimane dopo la fine delle riprese), moglie del primattore,
Josef Tura che, nel frattempo,
sta recitando in palcoscenico. Scambi di persona, gioco
degli equivoci, toni un po’ da
pochade, un po’ da commedia
sofisticata, rendono questo
film di settantun anni fa ancora
godibilissimo, corroborando
ulteriormente la leggendaria
definizione che è quasi onnicomprensiva dell’opera del
regista: “il Lubitsch touch”, il
tocco alla Lubitsch. In effetti
è il non detto, il suggerimento
malizioso, la battuta fulminea
ed elegantissima, mai becera,
che contraddistingue la griffe
dell’autore e che -caso abbastanza raro- gli permise di
superare senza troppi traumi
il passaggio dal muto al sonoro
e, ancor più -come sottolineò
una volta un ammirato Jean
Renoir- non solo di non perdere il proprio stile emigrando
a Hollywood ma di assoggettare l’intera industria americana
al proprio gusto levigato e
raffinato. Billy Wilder, che lo
ha venerato e che è stato il
suo sceneggiatore, agli inizi di
carriera, spiegava il glorioso
tocco in questi termini :-Lubitsch è il regista più erotico
in circolazione senza mostrare
alcunchè. Ci mostra una coppia che sta per adagiarsi sul
letto, dissolvenza, al mattino
vediamo l’uomo e la donna
che fanno colazione mangiando avidamente e guardandosi
intensamente. E’ la prova inequivocabile che tutti gli altri
appetiti sono stati soddisfatti.
C’è più eros in una scena così
che in tutto “Ultimo tango a
Parigi”-. Sono sicuro che Bertolucci sottoscriverebbe. Ci
sono molti film del maestro
che potrebbero, come questo,
essere riproposti in sala senza
risultare noiosi od obsoleti.
“Mancia competente” ci presenta forse la coppia di ladri
più romantica e formidabile
che si ricordi (almeno negli
anni ‘30), “Angelo” è più che
un semplice veicolo per il
divismo di Marlene così come
il satirico “Ninotchka” non
è solo un pretesto per far
ridere la Garbo. Da “Scrivimi
fermo posta” è stato rifatto
l’aggiornamento di “C’è posta per te”, con Meg Ryan e
Tom Hanks, da “Il cielo può
attendere”, delizioso film
con Don Ameche, Warren
Beatty ha rifatto “Il paradiso
può attendere”, lo stesso
“Vogliamo vivere” è stato rivisitato, abbastanza fedelmente,
da Mel Brooks in “Essere o
non essere” -tanto per dire
che il cinema successivo ha
attinto non poco dalla tinozza
lubitschiana. La sequenza più
memorabile del suo cinema
-circa un minuto- è l’episodio
CINEMA
Il grande Gatsby
con Charles Laughton di “Se
avessi un milione”, film in cui
vari registi si sbizzarrivano
a raccontare la reazione di
alcune persone alla notizia
della vincita di un milione
di dollari. Qui vediamo un
impiegato che, dopo aver
aperto la porta dell’ufficio
del direttore, gli rifila un pernacchione e poi richiude. Un
lazzo buffonesco da antologia
che riesce elegante anche
nell’apparente rozzezza. Nel
1947, poco dopo aver ricevuto
un Oscar onorario, Lubitsch
muore d’infarto. Di ritorno dal
suo funerale si racconta che
William Wyler e Billy Wilder
ebbero questo breve scambio
di battute :-Addio Lubitsch- e
Wyler, di rimando :-Peggio
ancora, addio film di Lubitsch-.
Non aveva torto.
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in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio.
Un film in 2D di Baz Luhrmann
di Leonardo Soldati
da di Bollywood), débauche
di trucchi ed effetti ottici
ormai marchio di fabbrica
del regista australiano Baz
Luhrmann, mentre la macchina da presa vola sopra i
grattacieli di Manhattan, accarezza i tramonti di Long
Island, si tuffa nelle viscere
di Wall Street ricordandoci
che siamo alle porte della
Grande Crisi e tutta quella
brama di vivere finirà in
tragedia, con una follia complessiva di budget di 127
milioni di dollari (ma a disposizione ce ne erano ben
200) per questa pellicola. La
parabola dell’uomo venuto
dal nulla che credeva di
poter comprare il passato.
Lo stile del regista sembra
però non fondersi mai con
il materiale narrativo del
romanzo di Scott Fitzgerald,
impedendo ogni profondità,
al contrario del successo di
“Romeo+Giuliet” sempre di
Luhrmann. Quarta cineversione di “Il Grande Gatsby”,
con un’imponente invasione
pubblicitaria iniziata mesi
fa e 50 milioni di incassi in
Usa nel primo fine settimana, dirompente opulenza,
attori celebri belli e bravi
(nel cast anche Leonardo
Di Caprio), un inutile 3D,
segno del lusso, della follia e
della criminalità dell’età del
jazz avviata verso il proibizionismo. Luhrmann sembra
identificarsi più con lo
stesso Gatsby piuttosto che
con Scott Fizgerald, morto
a soli 44 anni nel 1940, che
forse non approverebbe di
venire collocato nel film
in un istituto psichiatrico,
dove invece venne internata
e morì in un incendio sua
moglie Zelda, alle prese
con una psicoterapia che
gli impone di scrivere i suoi
ricordi, ovvero “Il grande
Gatsby”. Un amabile ed un
po’ lussureggiante caos di
150 minuti di melodramma
d’amore, all’ombra del sogno americano.
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CHIUSO IN TIPOGRAFIA: 5 GIUGNO 2013
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n. 23 9 Giugno