Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/308372 Fax 0573/28616 e_mail: [email protected] www.settimanalelavita.it Abb. annuo e 45,00 (Sostenitore e 65,00) c/cp n. 11044518 Pistoia La Vita è on line clicca su www.settimanalelavita.it LaVita dal 1897 G I O R N A L E C A T T O L I C O “C semplice, fraterno, rispettoso con cui essa fu scritta. Come si è sempre detto, lo stile fa l’uomo, lo stile è l’uomo. Già la stessa descrizione della situazione religiosa del tempo è tuttora valida, evidentemente perché fra oggi e allora le cose non sono sostanzialmente cambiate. Sentiamo: “Quali segni di fede possiamo ravvisare in moltissimi cristiani – cristiani perché battezzati – che vivono in un ateismo pratico e non di rado, specialmente fra giovani e ragazzi, anche teorico, in moltissime famiglie che prescindono totalmente nell’opera educativa – se ancora si può chiamare tale – dai principi cristiani che ignorano, in quanto considerano normale la ricerca del guadagno e del piacere al di fuori di qualsiasi sistema morale? Basti questo accenno per renderci conto del compito immane che impegna l’opera dei pastori e di tutti i fedeli che sentono la loro corresponsabilità?”. Corresponsabilità, una parola allora più o meno proibita messa con tanta evidenza in uno scritto ufficiale. Si deve camminare insieme perché siamo tutti corresponsabili della vita e della missione della chiesa. Nessuno è dispensato, nessuno può vivere di delega: la chiesa è di tutti, la chiesa ha bisogno di tutti. Ma lo sguardo deve proseguire oltre: il programma del cammino comune è riassunto in tre parole: povertà, libertà, fraternità. La povertà evangelica, la libertà dello Spirito, la fraternità universale. Tre richiami potenti che attendono ancora e attenderanno sempre il loro compimento, perché la meta si sposta sempre in avanti e non potrà mai essere perfettamente raggiunta, se non oltre i brevi orizzonti che racchiudono la storia degli uomini. Un programma completo, in cui spiccano per importanza la povertà che lotta contro la miseria, la libertà garantita sia nella società che nella chiesa, soprattutto la fraternità. In particolare, diceva il cardinale, fra i sacerdoti, fra compagni di fede, membri della stessa comunità. Libertà nella fraternità. Uomo di grande esperienza, Pellegrino sapeva dove mettere le mani. La libertà nella chiesa porta con sé il riconoscimento di un legittimo pluralismo, l’esistenza di un’opinione pubblica, anche col diritto di criticare e, se vogliamo, di sbagliare. Pellegrino parlava così. È la chiesa del concilio, la stessa chiesa che stiamo ancora ricercando. Di nuovo un invito che sollecita la nostra attenzione e il nostro impegno. In una sinodalità di vita, di pensiero, di azione, di cui la chiesa, la nostra chiesa, ha assoluto bisogno. “La chiesa ha nome sinodo”, diceva molti secoli fa Giovanni Crisostomo. Giordano Frosini DOMENICA 9 GIUGNO 2013 T O S C A N O Camminare insieme amminare insieme” era il titolo di una famosa lettera pastorale del cardinal Michele Pellegrino, che ebbe molto successo e su cui si discusse a lungo per le idee futuristiche e coraggiose che essa conteneva. Era il 1971, gli anni in cui la società si dibatteva ancora fra le polemiche che la recentissima rivoluzione culturale aveva provocato e la chiesa faceva appello a tutte le sue capacità per realizzare le riforme che il concilio Vaticano II aveva da poco programmato. Anni di fervore e di entusiasmo, a cui le persone più anziane pensano ancora con grande nostalgia. Pellegrino proveniva direttamente dagli studi universitari e sulla cattedra episcopale di Torino, una delle grandi metropoli industriali del nostro paese, si era imposto per le sue idee progressiste e l’attenzione privilegiata agli umili e agli emarginati. Le linee conciliari della scelta dei poveri e della nuova ecclesiologia l’avevano già segnalato come uno dei grandi pastori della nuova generazione. Un vescovo senza complessi di sorta, che riusciva a parlare chiaro su tutti i fronti, compreso quello vaticano, presso cui certamente non godeva grandissima stima. Ma la sua parola era ricercata specialmente dai giovani che sognavano un mondo diverso, la sua presenza era una gioia dello spirito e un incentivo ad andare avanti con la sua stessa fede e lo stesso coraggio. La pastorale sul cammino comune fece epoca. Avendola ricercata e riletta in questi giorni per motivi di studio, mi è sembrato giusto informarne i nostri lettori, specialmente quelli che non erano presenti in quegli anni. Il tempo non trascorre invano, ma le grandi lezioni degli spiriti privilegiati non passano mai di moda. Pellegrino, che non voleva in nessun modo essere chiamato eccellenza prima ed eminenza poi, ma semplicemente padre, era uno di questi. Uno dei tanti profeti del nostro tempo, non sempre e non del tutto presi nella considerazione che invece avrebbero meritato. Camminare insieme significa esattamente sinodo. Ora che la sinodalità è tornata di moda, non si possono dimenticare quei pochi che ne avevano già capito l’importanza e l’urgenza non pochi decenni fa. Sono i maestri della fede della nostra epoca, che abbiamo il dovere di non dimenticare, nonostante il trascorrere del tempo. La chiesa non ha nessun diritto di cancellarlo dalla propria memoria. Dunque una lettera vecchia ma ancora attuale, un programma che, se era efficace allora, lo è pure oggi, anzi forse di più. Anche per il tono 23 Anno 116 e1,10 1,10 e Il cardinale Michele Pellegrino (1903-1986), arcivescovo di Torino, uno dei grandi profeti del nostro tempo, che ha indicato alla chiesa la via della sinodalità SINODALITà: RIFORMA NECESSARIA E ATTESA Severino Dianich, uno dei migliori ecclesiologi del nostro tempo, chiede alla chiesa di dare spazio alla corresponsabilità di tutti, come vuole il Concilio Vaticano II PAGINA 2 IL PAPA CONDANNA SEVERAMENTE LA GUERRA La violenza non può essere mai la soluzione dei problemi e delle crisi della terra. Un monito ai grandi della politica PAGINA 4 NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE In Turchia è stata ratificata una convenzione in favore delle donne, troppo spesso vittime di violenza e di soprusi PAGINA 14 PAPA GIOVANNI 50 ANNI DOPO Nel cinquantesimo della morte del Papa buono, lo storico Marco Roncalli ne rievoca la figura che rivive in Papa Francesco PAGINA 5 LA SFIDA DELLA BULGARIA PER RESTARE SALDA IN EUROPA Il Paese alle prese con una delle più difficili crisi economiche e sociali della sua storia PAGINA 15 2 primo piano L a questione della sinodalità nella chiesa oggi, non di rado, viene tradotta nei termini impropri di un’alternativa: democrazia sì, democrazia no. La storia sementisce ambedue le ipotesi. Se si opta per “democrazia sì”, si urta contro una tradizione costante, per la quale la decisione sui dogmi della fede e sulla regola dei sacramenti mai è stata consegnata a delle assemblee popolari. Se si opta per “democrazia no”, ci si imbatte nella pratica dei concili, nei quali si decide, come nei parlamenti, sulla base di maggioranza e minoranza. Nei concili del passato inoltre, non mancava la partecipazione dei laici, se pure consegnata, come era ovvio accadesse in società autocratiche, ai principi e ai re. Inoltre nell’ordinamento canonico degli ordini religiosi, nel passato come oggi, la nomina dei superiori e le scelte importanti per la vita della comunità. si decidono democraticamente. n. 23 9 Giugno 2013 Vita La Sinodalità: riforma necessaria e attesa di Severino Dianich Guardiamo alla storia e all’Oriente Non è facile trovare nella storia una situazione identica a quella odierna, nella quale i fedeli laici, ma anche i diaconi e i preti, nell’ordinamento della chiesa latina, non hanno a disposizione nessuna sede istituzionale nella quale essi possano dare un voto deliberativo sulle questioni della chiesa. In altre fasi della storia, invece, molte decisioni importanti, a partire dalla elezione dei vescovi, venivano prese dalla comunità. Anche oggi, del resto, nell’ordinamento canonico orientale, ogni anno viene convocato il sinodo patriarcale per l’elezione dei vescovi e per “emanare leggi per l’intera chiesa patriarcale” (cann 106 §2; 110 §1). Ogni cinque anni, poi, si riunisce l’assemblea patriarcale dei vescovi, dei superiori religiosi, dei rappresentanti dei preti e dei laici, delle università, delle facoltà teologiche e dei seminari (cann 140 e 143) per trattare le cose della chiesa. Il concilio Vaticano II, invero, non ha deliberato riforme determinate per restaurare la vita sinodale nella chiesa, ma ha posto i principi, a partire dai quali avrebbe dovuto farlo il Codice. E’ una riforma necessaria che la chiesa ancora attende. Mi sembra che la si possa ipotizzare su due linee di fondo dell’ecclesiologia conciliare: il popolo di Dio in quanto soggetto responsabile della missione e la sua articolazione in base ai diversi carismi. Il soggetto responsabile della missione Fu molto significativo, durante la redazione della Costituzione conciliare sulla chiesa l’episodio dello spostamento, voluto dai Padri, della trattazione sul popolo di Dio dal capitolo terzo, dove era collocato nello schema proposto, successivo alla trattazione sul mistero della chiesa e sulla gerarchia, al capitolo secondo, cioè subito dopo il capitolo sul mistero della Chiesa. Il nuovo ordine, infatti, definisce con chiarezza che la gerarchia non sta prima né di fronte a tutto il corpo cristiano, perché il primo e fonda- mentale soggetto responsabile della missione è l’insieme di tutti i fedeli. Il ministero dei pastori, in quanto è un ministero particolare fondato sul sacramento dell’ordine, ne costituisce una funzione fra le altre. Resta quindi, secondo Lumen gentium 8, il popolo di Dio, “populus messianicus…instrumentum redemptionis”, il soggetto responsabile della missione. Del resto l’esperienza storica dimostra che sono i fedeli, tutti i fedeli, i soggetti della comunicazione della fede, che è il nucleo essenziale della missione, dal quale dipende la persistenza stessa della chiesa nell’esistenza. Tutti i fedeli ne hanno il carisma, infuso in loro nel battesimo e nella confermazione. Ogni fedele soggetto originario e determinante Il cristiano, chiunque egli sia, per evangelizzare non ha bisogno di alcun altro sacramento al di là del battesimo, né di alcuna delega da parte della gerarchia. Del resto in Europa, chi ha garantito, soprattutto nel secondo millennio, la trasmissione della fede, sono stati i fedeli laici nell’ambito della famiglia. Il Codice traduce questo dato sul piano del diritto nel canone 781, attribuendo al popolo di Dio, come suo dovere fondamentale, l’“opus evangelizationis”. Quindi, l’atto più importante di tutto il complesso della missione della chiesa, la comunicazione della fede, è competenza propria di ogni fedele. Ci si domanda quindi perché in altre cose, di minore importanza, per esempio nella scelta degli strumenti e dei modi più opportuni per evangelizzare, i fedeli non dovrebbero poter essere considerati come soggetti non subalterni, ma originari e determinanti. Il popolo di Dio, poi, non è una massa indifferenziata, nella quale un soggetto è interscambiabile con qualsiasi altro. Ciò che compagina la chiesa, infatti, non è la legge, ma la fede, che lo Spirito Santo suscita nell’intimo della coscienza di ciascuno e che, quindi, si esprime sempre in maniera diversa da un soggetto credente all’altro. L’esercizio del sacerdozio comune Questa è la forma primaria nella quale si manifesta la pluralità dei carismi. Alcuni carismi risulteranno di fatto così rilevanti, da determinare nuovi e diversi percorsi del cammino della fede nel mondo. Ma nella grande maggioranza dei casi, essi si concretizzano nelle diverse vocazioni a cui i cristiani si sentono chiamati: vedi la vocazione al matrimonio, la chiamata alla vita consacrata o al ministero ordinato, l’impegno di lavoro in una determinata professione, determinate responsabilità sociali e politiche. Tutti questi aspetti della vita cristiana non possono essere considerati una realtà profana, priva di un carattere ecclesiale, utile solo al fedele per guadagnarsi meriti per la vita eterna: sono infatti l’esercizio del sacerdozio comune. Nella vita quotidiana ordinaria, nella quale famiglia, professione, responsabilità sociali occupano le giornate dei credenti, i fedeli realizzano il comandamento dell’Apostolo: “Vi esorto… a offrire i vostri corpi…; è questo il vostro culto spirituale”. La missione della chiesa trova qui la sua parte più consistente, nella testimonianza a Cristo, che i fedeli danno agli uomini nelle loro relazioni interpersonali e sociali. Valorizzare esperienze e competenze Benedetto XVI, in un discorso del 16 maggio 2011, afferma che i fedeli non devono essere “soltanto fruitori ed esecutori passivi” del dettato del magistero, ma “protagonisti nel momento vitale della sua attuazione”. Il papa estende quindi questo pensiero fino a dire che, rispetto al magistero, essi devono essere “anche collaboratori preziosi dei pastori nella sua formulazione”. Lo saranno “grazie all’esperienza acquisita sul campo e alle proprie specifiche competenze”. La sinodalità, quindi, dovrebbe esplicarsi nella valorizzazione delle esperienze e delle competenze: non esiterei a tradurre: sulla base dei diversi carismi. Risalta allora agli occhi, prima di tutto, il carisma degli sposi e dei genitori, in quanto il loro carisma è fondato, così come quello dei pastori, su di un particolare sacramento. Il loro sensus fidei nell’interpretare il vangelo della vocazione alla vita di famiglia è indispensabile all’insieme della vita della chiesa e non può essere ridotto alla sola virtù dell’ascolto del magistero. L’appello del papa “all’esperienza acquisita sul campo e alle proprie specifiche competenze” vale poi per ogni altro ambito, nel quale i fedeli laici hanno esperienza e competenza che i pastori della chiesa non hanno. Sinodalità capitolo ineludibile dell’ecclesiologia In conclusione, la restaurazione della forma sinodale della missione della chiesa non dovrebbe ridursi ad una banale democratizzazione delle decisioni da prendere a colpi di maggioranza e minoranza. Essa richiede, invece, l’attribuzione di congrue forme di autorità ai fedeli, accanto e in armonia con quella riconosciuta al ministero ordinato dei pastori della chiesa, proporzionate alla competenza carismatica di ciascuno, in modo che, a seconda dell’oggetto della decisione, venga riconosciuto, con l’attribuzione di una proporzionata forza deliberante, il carisma di ciascuno. Dar vita ad un nuovo ordinamento canonico che tenga conto di questi valori non è affatto un’operazione facile, poiché bisogna sia salvaguardato l’essenziale compito dei pastori di poter garantire, in forza del loro sacramento, l’autenticità della fede e l’unità della chiesa. Però l’esigenza di una riforma in questo ambito è ormai fortemente sentita nella coscienza ecclesiale e sarebbe buona cosa che teologi e canonisti lavorassero su questo capitolo dell’ecclesiologia, con i suoi problemi “de iure condendo”, insieme e con serio impegno. Vita La 9 Giugno 2013 L’ultima puntata del giocatore Il romanzo di Fëdor Dostoevskij si rivela drammaticamente attuale “B fatto con i dolenti e incapaci eroi al negativo di quel decadentismo che molto gli deve, lo ha fatto con la dipendenza da gioco che a noi sembra un fenomeno tutto contemporaneo e che invece affonda le sue ambigue radici assai lontano: in una Europa dai pochi ricchi e dai tanti poveri, ad esempio, come a metà Ottocento e come rischiamo oggi, in una caduta verticale di valori e di freni inibitori che, associata al bisogno materiale, assume potenzialità devastanti. Tutto questo è annunciato nel “Giocatore” (di cui esistono mote versioni italiane, da Rizzoli a Bompiani, da Feltrinelli a Newton Compton) con una spaventosa capacità di esplorazione degli abissi umani. Il gioco qui è narrato dall’interno, è lo stesso demone a parlare una lingua straordinariamente vicina alle voci dell’inesprimibile: “vivo in ansia continua, gioco puntando poste minime e aspetto non so che cosa (…); mi sembra di essere diventato di legno, quasi mi fossi impantanato nella melma”. In questo romanzo il vizio non è condannato moralisticamente, ma è assunto e subìto, e poi confessato nelle sue sfumature più impercettibili. Dostoevskij non si lancia in analisi sociali, non opera razionali ipotesi di quali possano essere le cause di questa dipendenza: ne parla dal di dentro, rivelandone gli abissali richiami, così come era riuscito a raccontare lo sprofondamento nella crisi epilettica in “L’idiota”. La lingua del genio ha il destino di narrare percorsi abitual- mente interdetti alle comuni parole umane. Ma in “Il giocatore” c’è altro: la capacità di narrare la solitudine dell’uomo di fronte ad un mondo che sembra nemico e indecifrabile, di colui che passeggia solitario nei parchi e nei luoghi dei convegni umani e non sa spiegarsi il perché della propria esclusione: “in verità, c’è qualcosa di particolare nella sensazione che provi quando solo, in un paese straniero, lontano dalla patria e dagli amici, senza sapere che cosa mangerai oggi, punti l’ultimo, proprio l’ultimo, l’ultimissimo gulden”. Già da questo passo si intuisce l’altra grande verità nascosta nel Giocatore, una verità scomoda per molti, soprattutto nelle epoche di crisi: di fronte alla fame, alla sofferenza di interi nuclei familiari, al dolore di genitori che guardano con paura al futuro dei figli, si continuano a celebrare eventi inutili e spesso dannosi, celati sotto una patina dorata di festa: come i personaggi di Scott Fitzgerald, un altro grande scrittore tornato in auge grazie alla prima del film “Il Grande Gatsby” a Cannes, nel romanzo del Russo giocatori, nobili, ricchi, avventurieri stanno facendo l’ultimo giro di ballo prima del naufragio, in una patetica ansia di rimozione del dolore e delle responsabilità. Mai le parole finali del romanzo dostoevskiano sono state più profetiche per un mondo in apparenza gaudente e in realtà divorato dalla malattia dell’egoismo e dell’edonismo: “domani, domani, tutto finirà!”. A CURA DI RENATA BADII E ENRICA FABBRI Il grande inquisitore C Attualità e ricezione di una metafora assoluta ome un magnete, la “Leggenda del Grande Inquisitore” ha attratto l’attenzione dei protagonisti della cultura epopea del Novecento. Ma la sua attualità non sembra venir meno nel nuovo millennio: molti sono gli interpreti dell’età globale che continuano a leggere il racconto di Dostoevskij come una storia che parla sempre di noi, abitanti della tarda modernità. A cosa si deve la persistente attualità della Leggenda? Che cosa ci svela della condizione umana lo scontro che si consu- Guida al turismo accessibile “Pistoia per tutti”, guida promossa dalla Provincia di Pistoia R di Marco Testi en presto capii che non si trattava di una semplice debolezza o di abulia, ma di una passione profonda, capace di paralizzare tutti i centri della volontà. Bisogna rassegnarsi a considerare la passione per il gioco come una malattia incurabile”. Si direbbe una delle voci d’oggi, la testimonianza su quella dipendenza da gioco che sta falcidiando i destini di tanti. E invece quelle parole su ciò che oggi siamo abituati a chiamare ludopatia vengono da tempi lontani. Provengono dalla seconda metà dell’Ottocento, dalla penna di quella che nel 1866 era la stenografa di Fëdor Dostoevskij e che l’anno dopo ne diventerà la seconda moglie. Il grande scrittore si era impelagato in una marea di debiti, non tutti suoi, per la verità, e in un suo primo viaggio in Europa aveva perso al gioco. Rischiava di perdere anche i diritti d’autore su tutte le sue opere se non avesse consegnato al suo editore un romanzo nuovo di zecca entro un mese. Lo farà in 26 giorni con “Il giocatore”, grazie alla straordinaria abilità stenografica di Anna Grigòr’ evna Snìtkina, sposata dall’autore dei “Demoni” nel 1867. I due andranno in Europa in un lunghissimo viaggio che si rivelerà di gioco più che di nozze. Soprattutto a Baden Baden e ad Homburg lo scrittore perderà somme importanti, incarnando di fatto il destino del suo personaggio, Aleksej, una sorta di “inetto” che anticipa l’avvento, nel Novecento, dei perdenti pirandelliani e sveviani. Come al solito Dostoevskij precorre i tempi: lo ha fatto con l’inconscio freudiano scrivendo nel 1864 le “Memorie del sottosuolo”, lo ha 3 n. 23 ma nel carcere di Siviglia. Questo volume collettaneo si propone un duplice obiettivo: offrire una riflessione filosofica sulle ragioni della rilevanza del racconto dostoevskjano nel nostro presente, e tratteggiare una mappa della presenza della Leggenda nella cultura europea novecentesca. Il Grande Inquisitore e il suo Prigioniero silenzioso si rivelano così i protagonisi di un racconto passibile di infinite interpretazioni: un materiale metaforico indispensabile a definire le aspettative di un’epoca e i suoi orizzonti di senso. di Leonbardo Soldati ealizzata dalla Provincia la “Guida al turismo accessibile nella provincia di Pistoia”, su idea, proposta e con la collaborazione di Renzo Cosci ed Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili (Anmic) di Pistoia, realizzata con il finanziamento del Monte dei Paschi di Siena attraverso il progetto della Regione Toscana “Una proposta per un turismo facile”. L’iniziativa nasce dal presupposto che l’ospitalità di un territorio si misura dalla sua capacità di accogliere tutti, agevolando l’accesso ai luoghi, alle opere d’arte, alla storia, ai saperi, garantendo la mobilità in sicurezza ed autonomia. L’opera fornisce a tutte quelle persone che necessitano di servizi speciali, a causa di disabilità di vario tipo (motorie, sensoriali, alimentari, ambientali ecc.), uno strumento chiaro ed esaustivo sull’accessibilità del territorio provinciale. Un valido supporto che permette al visitatore di pianificare agevolmente il proprio viaggio e di trascorrere una piacevole vacanza, usufruendo di servizi turistici commisurati alle proprie particolari esigenze, nel segno di una cultura dell’ospitalità estesa che garantisca a tutti la fruizione del territorio in condizioni di pari opportunità. I servizi turistici censiti nella guida riguardano l’accessibilità motoria, sensoriale ed alimentare. La prima sezione raccoglie le informazioni per pianificare il viaggio ed il soggiorno. Nella seconda sezione vi è la presentazione del territorio con le sue peculiarità ed eccellenze turistiche e l’indicazione dei siti e dei monumenti storici accessibili. Nella sezione schede, invece, informazioni dettagliate sui servizi prestati da ristoranti, strutture ricettive, sportive e per il tempo libero, che consentono al visitatore con disabilità di valutare il grado di fruibilità delle strutture segnalate in relazione alle proprie esigenze. Concludono il volume cenni al patrimonio enogastronomico pistoiese, ricco di prodotti e piatti tradizionali, ed alle manifestazioni storico-culturali della tradizione locale. La guida è presente anche sul portale del turismo della Provincia: www.turismo. pistoia.it; il censimento dei servizi è frutto della collaborazione con l’Anmic di Pistoia da parte del servizio pianificazione territoriale, Sit, cultura, turismo e commercio, promozione delle risorse del territorio della Provincia. Si ringraziano in particolare il dirigente Renato Ferretti ed i dipendenti provinciali Metello Bonanno, Margherita Arcudi, Riccardo Castagnoli e Pellegrino Liguori. Hanno collaborato alla realizzazione del volume le associazioni “Cittadinanze – turismo senza barriere” di Sesto Fiorentino (www.turismosenzabarriere.it) e Lamberto Tozzi che ha censito l’offerta di informazioni e servizi turistici per le persone diversamente abili e testato gli itinerari del centro storico di Pistoia; gruppo sportivo handicappati Toscana onlus di Montecatini-Pistoia-Viareggio ed in particolare Silvano Biagi e Massimo Porciani, presidente regionale comitato italiano paralimpico, per la verifica degli impianti sportivi; unione italiana ciechi ed in particolare Tiziana Lupi e Moreno Rafanelli; nonché tutti coloro, enti e persone, che hanno strutturato i servizi. Poeti Contemporanei Passi coraggiosi... Mutar vorrei questi giorni scarni di speranze rafferme, in balze spumeggianti, dove il mare aperto spruzzi su la nostra barca disancorata le scie del viaggio. Mutar vorrei i deserti nell'anima in giardini profumati, dove fiori al balcone salutano il nostro passaggio e la luce in volto ci dia coraggio. Mutar vorrei questo acquitrinio di tempi sospesi sul nulla , in rogge aulenti , in fronde di salici , in mazzi di rose lucenti . Mutar vorrei i giorni di perduto amor in abbracci , in passioni traboccanti nell'attesa di un tuo sorriso o di una telefonata. Mutar vorrei il sospirato abbandono, nella promessa concreta., sempre osteggiato sul fil di lama questa nostra chiamata sempre tentato di scendere dalla sfida è il mio cimento Massimiliano Filippelli 4 attualità ecclesiale Un duro monito contro la guerra e contro ‘’i grandi della terra’’ che attraverso di essa vogliono risolvere le crisi Vita La n. 23 9 Giugno 2013 IL PAPA E LE MISSIONI DI PACE ''Dietro una guerra c'è sempre un peccato'' di Daniele Rocchi “L a guerra è il suicidio dell’umanità, perché uccide il cuore, uccide proprio dov’è il messaggio del Signore: uccide l’amore! Perché la guerra viene dall’odio, dall’invidia, dalla voglia di potere, anche - tante volte lo vediamo - da quell’affanno di più potere”: ha usato parole dure Papa Francesco per denunciare l’orrore della guerra con cui “i grandi della terra” pensano di risolvere “i problemi locali, i problemi economici, le crisi economiche”. Lo ha fatto domenica mattina, nella cappella della Casa Santa Marta, celebrando una messa con un gruppo di circa 80 persone, guidate dall’arcivescovo ordinario militare per l’Italia, monsignor Vincenzo Pelvi. Nel suo saluto al Pontefice il vescovo castrense ha ricordato come questo incontro cada proprio nel giorno in cui in Italia si celebra la Festa nazionale e in essa il Paese “con diverse manifestazioni esprime un debito di amore verso la famiglia militare”. “La guerra –ha detto monsignor Pelvi- non è una cosa normale. La morte di innocenti o colpevoli non risolve la questione dello sviluppo dei popoli, da affidare invece con maggiore determinazione al diritto umanitario e alla diplomazia internazionale”. Il gruppo era composto da 55 parenti –soprattutto i genitori– di 24 militari caduti nelle missioni di pace nel corso degli ultimi 5 anni, in modo particolare in Afghanistan, e da 13 militari feriti. Guerra atto di fede ai soldi Davanti a loro, che stringevano al petto oggetti e immagini dei loro cari deceduti, il Pontefice ha lanciato un monito duro contro gli interessi economici che stanno dietro i conflitti:“La guerra è un atto di fede ai soldi, agli idoli, agli idoli dell’odio, all’idolo che ti porta ad uccidere il fratello, che porta ad uccidere l’amore. Mi viene in mente quella parola del nostro Padre Dio a Caino che, per invidia, aveva ucciso suo fratello:‘Caino, dov’è tuo fratello?’. Oggi possiamo sentire questa voce: è il nostro Padre Dio che piange, che piange per questa nostra pazzia, che ci dice a tutti noi ‘Dov’è tuo fratello?’; che dice a tutti i potenti della Terra: ‘Dov’è vostro fratello? Cosa avete fatto!’”.“Dietro una guerra sempre ci sono i peccati: c’è il peccato dell’idolatria, il peccato di sfruttare gli uomini nell’altare del potere, sacrificarli.Volgiti a noi, Signore, e abbi misericordia, -ha poi concluso Papa Francesco- perché siamo tristi e angosciati. Vedi la nostra miseria e la nostra pena. Siamo sicuri che il Signore ci ascolterà e farà qualche cosa per darci lo spirito di consolazione”. Incontro di sguardi Alla durezza contro la guerra il Papa ha contrapposto la dolcezza verso i parenti e i feriti, in modo particolare verso i bambini, alcuni molto piccoli, che hanno perduto il loro papà. Con ciascuno di loro, personalmente, il Papa ha usato tenerezza come testimonia Simone Careddu, il caporalmaggiore dell’Ottavo reggimento Folgore, gravemente ferito il 14 luglio del 2009 in Afghanistan, in un attentato in cui perse la vita il parà Alessandro Di Lisio, di 25 anni. “È stato un incontro di sguardi, commovente, durante il quale non sono riuscito a dire nulla. Non ci siamo detti parole ma tutto è stato racchiuso in uno sguardo nel quale gli ho affidato i miei sentimenti, le mie attese, le mie speranze e le mie paure. I suoi occhi –aggiunge il militare oggi in carrozzella- mi dicevano di essere sereno, di non perdere la speranza. Mi ha tranquillizzato, mi ha dato grande forza per continuare ad andare avanti. Sento che ha gettato un seme dentro di me, qualcosa è entrato, non so cosa, forse quella serenità, quella tranquillità che sentivo di chiedergli quando mi si è avvicinato. Mi sento fortunato oggi perché sono vivo e posso raccontare ciò che ho vissuto e provato, ci sono molti miei colleghi che invece non ce V arginha è una piccola comunità di circa 2.500 persone, che vive all’interno di Manguinhos, a nord di Rio, una favelas che, con i suoi 35mila abitanti, è una delle più note di Rio, incastrata tra una strada molto trafficata e una ex raffineria di petrolio, nei pressi dell’aeroporto principale e di basi militari. Alle spalle una lunga storia di violenza legata alla droga, ma un’offensiva della polizia, alla fine dell’anno scorso, ha estromesso i trafficanti di droga e di armi, riducendone di fatto la violenza. Prima della pacificazione era conosciuta anche come la “Striscia di Gaza” di Rio, per la guerra continua tra le diverse bande di trafficanti e le forze dell’ordine. È proprio a quest’area “normalizzata” di Varginha che Papa Francesco, 33 anni dopo Giovanni Paolo II che nel 1980 andò nella favelas di Vidigal nella zona Sud, farà visita il prossimo 25 luglio. Un modo per abbracciare, ancora una volta, quelle “periferie del mondo” cui è particolarmente legato. A piedi nella favelas Dopo aver appreso la notizia, nella comunità si sono messi subito all’opera per dare degna accoglienza al Pontefice. Lo scorso 18 maggio l’arcivescovo di Rio nonché presidente del Comitato organizzatore locale (Col), dom Orani João Tempesta, ha celebrato una messa nella cappella di san Girolamo Emiliani, la stessa che vedrà il Papa che al suo arrivo sarà accolto dal parroco, padre Márcio Queiroz e dai suoi collaboratori insieme alle Suore della Carità di Madre Teresa di Calcutta, che qui è stata nel 1972. Nella cappella, costruita dai padri somaschi italia- di noi in qualche modo doveva fare. Certi dolori sono radicati e si vivono quotidianamente anche in solitudine. Il Papa ha voluto oggi prendere un po’ di questo nostro peso, condividerlo con noi. È stato un grande momento”. Preghiera per l’Italia l’hanno fatta. È giusto che vengano ricordati. Se dimentichiamo da dove veniamo, dove siamo passati, non avremo direzioni da seguire per il futuro. Ciò che facciamo lo facciamo con orgoglio e non chiediamo nulla in cambio. Abbracciando me il Papa ha abbracciato tutti i feriti e tutte le vittime che non dobbiamo dimenticare”. “È stato un incontro intenso dove alle parole si sono aggiunti gesti e sguardi –conferma la moglie di un capitano ucciso in Afghanistan-. La giornata di oggi è stata una tappa che ciascuno La messa si è chiusa con la recita della “Preghiera per l’Italia”, composta dal Beato Giovanni Paolo II e con la consegna al Papa, in dono, di un’opera di artigianato napoletano raffigurante San Giuseppe lavoratore.“Essere stati con il Papa dona un valore aggiunto a questa giornata –ha commentato monsignor Pelvi– nella quale il Pontefice ci ha donato una riflessione sulla guerra come follia.Vogliamo ricordare i nostri militari non tanto come vittime ma come persone cui siamo legati da riconoscenza per il dono della pace che hanno seminato bagnandolo con il loro sangue. La festa del 2 giugno è una giornata di grazia in cui l’Italia può gustare la forza della preghiera che il Papa ha elevato per lei al Signore”. GMG RIO 2013 Trentatré anni dopo un Papa in favelas Nel 1980 fu Giovanni Paolo II, il prossimo 25 luglio sarà Francesco a far visita alla comunità di Varginha, a Manguinhos, un’area pacificata dalla polizia solo nel 2012 di Daniele Rocchi ni, dopo un momento di preghiera, il Pontefice benedirà il nuovo altare e offrirà un dono per la comunità. Dalla cappella, poi, Papa Bergoglio farà a piedi i circa 300 metri che lo separano dal campo di calcio locale, dove il campione del mondo, Jairzinho, che nel 1970 ai mondiali del Messico, sconfisse l’Italia in finale, allena i ragazzini della favelas. Nel campetto darà la benedizione agli abitanti della baraccopoli. Lungo il percorso, il Papa visiterà la casa di una famiglia e terrà un discorso. Il vero volto L’arrivo del Pontefice ha indotto la municipalità di Rio a inviare in loco squadre di operai per asfaltare la strada, la Rua Carlos Chagas, percorsa dal Papa, per ridare un po’ di colore ai muri della scuola e per sistemare il campo da gioco. Un maquillage che serve a nascondere la mancanza ultradecennale di manutenzione nella favelas. Non si nasconderanno dietro un’immagine di facciata i fedeli di Varginha come afferma deciso il loro parroco, padre Márcio Queiroz: “La comunità si mostrerà nel suo vero volto, come realmente è, senza nessun trucco, in tutta la sua semplicità. Vederlo visitare la mia comunità e passare lungo la strada in cui vivo equivale a dire che è entrato nella mia casa. Per questo stiamo preparando i cuori della comunità con la preghiera”. Una certezza condivisa anche dall’arcivescovo di Rio de Janeiro, Dom Orani Tempesta per il quale “la visita sarà importante per mettere in evidenza la vita della comunità ecclesiale. È una gioia e una responsabilità testimoniare come la Chiesa è viva e lavora silenziosamente per compiere la missione di evangelizzazione e di promozione umana”. Significativo appare, allora, il fatto che la comunità di Varginha sia stata scelta da una lista di 750 richieste dal servizio diocesano per la pastorale delle favelas, di concerto con il Governo e la Santa Sede. Una “Striscia di pace” E naturale sia anche l’orgoglio che oggi gli abitanti della favelas mostrano per questa decisione. José Oliveira ha 67 anni ed è uno dei custodi della cappella di San Girolamo. Residente nella comunità di Varginha da 32 anni, non avrebbe mai immaginato di vedere il Papa così da vicino: “La notizia della sua visita ci ha dato una grande gioia. Nessuno qui poteva pensare a un evento simile, anche perché ci sono altre parrocchie in località più belle. Noi invece siamo una piccola comunità ma saremo tutti presenti, anche quelli che professano un’altra religione”. Fermento anche tra i giovani, come testimonia Everaldo Oliveira, animatore del “Gruppo giovani” della Cappella. “Ci stiamo mobilitando per accogliere il Papa attraverso riunioni e comunicazioni che passano per i social network”. C’è anche chi come Robson Ventura, che di professione fa il musicista, e aiuta nella Cappella, ha pensato di comporre un brano “Francesco di Dio” da dedicare al Papa che arriva. “Egli viene in pace per portare speranza” recita il ritornello di una canzone “semplice che arriva dal cuore”. “Ansiose di ascoltare il Papa” sono Elenice Bonifacio, 23 anni, impiegata e la studentessa quindicenne Steffany Santos. “Siamo felici e soddisfatti di ricevere un uomo di Dio nella nostra comunità - dicono - e non vediamo l’ora di accogliere le centinaia di migliaia di giovani da tutto il mondo”. Cosa resterà di questa visita e della Gmg a Varginha? Non ha dubbi il parroco: “Innanzitutto il cuore delle persone trasformate dalla fiducia e l’ottimismo per il futuro. È così che trasformeremo la nostra Striscia di Gaza in Striscia di pace”. Vita La Lo storico Marco Roncalli ha dato notizia della volontà espressa dal Beato di essere sepolto a San Giovanni in Laterano, “l’arcibasilica che è madre di tutte le chiese di Roma e del mondo”. Oggi riposa in San Pietro ed è meta di un costante pellegrinaggio G Oggi anche Papa Francesco si unirà al pellegrinaggio di circa 2000 bergamaschi nella basilica di San Pietro… “L’udienza di Papa Bergoglio rappresenta un segno di grande attenzione alla diocesi di Bergamo e un omaggio alla terra che ha dato i natali al beato Giovanni XXIII, il Papa amato a prima lettura (1Re, 17, 17-24) e la lettura evangelica (Lc 7, 1117) ci presentano due casi simili. In ambedue gli episodi abbiamo, infatti, una vedova che piange la morte del suo unico figlio, la compassione del profeta Elia nel primo caso e di Gesù nel secondo, la risurrezione miracolosa e la professione di fede che segue, nel caso di Elia la donna dice : «Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità», mentre nel caso di Gesù «Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: “Un grande profeta è sorto tra noi”, e: “Dio ha visitato il suo popolo”». La liturgia, quindi, suggerisce una meditazione sulla “compassione” del Signore il cui effetto è messo in evidenza dal Salmo responsoriale: « Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi. […] Hai mutato il mio lamento in danza». Gesù incontra a Nain una vedova che piangeva il figlio morto. «Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei». La “compassione” di Gesù per il dolore della donna è espresso con un verbo speciale in greco, cioè esplanchnisthe, da splanchnizo che significa prima di tutto “mangio le viscere delle vittime dopo il sacrificio”, ma poi anche “sono mosso a compassione, sento compassione”, da splachna (neutro plurale di splanchnon) che significa “viscere”. Quindi il significato di questo verbo è “dalle viscere, dal profondo del cuore”. Questa parola non è, dunque, solo una descrizione di un disagio psicologicamente difficile da vivere, ma significa una profonda onda emozionale che “attorciglia le viscere” a causa di una completa identificazione con “l’altro che soffre” e di una tragica indignazione che fa dire: 5 In sintonia con Papa Francesco di Raffaele Iaria iovanni XXIII voleva essere sepolto nella basilica di San Giovanni in Laterano. La rivelazione, nel 50° della morte, avvenuta poco prima delle 20 del 3 giugno 1963, è del segretario del Papa, monsignor Loris Capovilla e riportata dallo storico Marco Roncalli - presidente della Fondazione Giovanni XXIII - sulle pagine di Bergamo del “Corriere della Sera”. “Questa carità come opera di misericordia mi permetto di chiedere – scriveva il Papa in un appunto perché il mio tenue ricordo rimanga a San Giovanni, a segno di protezione e di benedizione precipua sopra la diocesi di Roma”. Giovanni XXIII, afferma mons. Capovilla, “immaginò che le sue spoglie potessero riposare per sempre là, presso l’arcibasilica che è madre di tutte le chiese di Roma e del mondo”. Dal 2001 la tomba di Papa Roncalli si trova nella basilica di San Pietro sotto l’altare di San Girolamo ed è meta di un continuo pellegrinaggio. A Marco Roncalliabbiamo posto alcune domande. L attualità ecclesiale n. 23 50° ANNI FA LA MORTE DI PAPA GIOVANNI XXIII 9 Giugno 2013 da tantissime persone, anche non credenti, ancora oggi. Di lui si vanno sottolineando anche diverse analogie, forse non solo nello stile, con Papa Francesco. Si vedano certi accenti sul primato come servizio, l’opzione preferenziale per i poveri, la misericordia”. Qual è l’attualità del messaggio di Papa Roncalli? “È attuale l’impegno per il dialogo, il cammino ecumenico, l’unità dell’intera famiglia umana oltre che l’invito ad un profondo rinnovamento della Chiesa. Credo abbia mantenuto tutto il suo vigore il leit motiv del cammino di ‘un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore”, come lui diceva di sé, che invitava a ‘cogliere quello che ci unisce e non quello che divide’. Non è questione di buonismo, sentimentalismo, di retorica: anche se a lungo Giovanni XXIII è stato presentato solo con l’etichetta riduttiva del Papa buono, capace tutt’al più di mandare carezze ai bambini. Oggi, soprattutto in tempi di crisi, ci rendiamo conto di cosa significa camminare insieme nella speranza, nella solidarietà, sforzandoci di guardare più lontano possibile, ovunque si possa condividere la fatica di vivere e di credere. Ovviamente, il Concilio, valida bussola del nostro tempo, e la Pacem in terris sono suoi grandi doni”. Quali sono state le ultime parole di Giovanni XXIII? “Fra tante parole riportate in centinaia di biografie ricorderei quelle lasciate al fedele segretario mons. Capovilla. Poco prima del congedo gli disse: ‘Ora più che mai, certo più che nei secoli passati, siamo intesi a servire l’uomo in quanto tale e non solo i cattolici; a La Parola e le parole 10ma Domenica del Tempo Ordinario Anno C 1Re, 17, 17-24 - Lc 7, 11-17 «Ma come è mai possibile una cosa come questa?», oppure: «Ma che razza di persona potrebbe fare una cosa simile?», oppure ancora: «Ma che razza di mondo è questo che non si interessa di questa ingiustizia o di questa mancanza di considerazione per la vita?». Ebbene, questo verbo nei vangeli è usato esclusivamente per i sentimenti di Gesù e di tre personaggi delle sue parabole, in momenti, sia nella vita di Gesù che nelle parabole, molto significativi. 1. Esplanchnisthe. «Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore» (Mt 9, 36). «Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati» (Mt 14, 14). «Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose» (Mc 6, 34). «Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione» (Lc 10, 33). «Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione» (Lc 15, 20). 2. Splanchnizomai. «Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla» (Mt 15, 32). «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare» (Mc 8, 2). 3. Splanchnistheis. Mc 1, 41 Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». «Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito» (Mt 18, 27). «Gesù ebbe compassione, toccò loro gli occhi ed essi all’istante ricuperarono la vista» (Mt 20, 34). In Ebraico la parola per “compassione” è raham (con i suoi derivati rahum e rahumin), plurale di râham, che significa “seno materno”.Viene usata nel Primo Testamento per esprimere la “compassione” di Dio, mostrata o chiesta. Il verbo significa al tempo stesso “mostrare compassione” e “trovare misericordia” ed esprime coinvolgimento emozionale con la sofferenza. In ebraico, dunque, niente esprime più pienamente la “compassione” dell’amore di una madre per il bambino che deve ancora nascere e niente esprime più pienamente il bisogno di “compassione” di un bimbo che dipende totalmente, in ogni senso, dall’amore della mamma. Dio è dunque, nel primo testamento, il Dio “del seno materno”, il Dio di una sconfinata “compassione”. Ecco alcuni esempi significativi: «Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità» (Sal 51, 3); «Si dimentica forse una donna del suo bambino, difendere anzitutto e dovunque i diritti della persona umana e non solamente quelli della Chiesa cattolica. Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio’”. Dopo di lui cinque Papi… “Cinque Papi ed almeno tre generazioni. Ma è restato un affetto che vive nel cuore di tanta gente. Non sono pochi i devoti, gente di ogni ceto e di ogni Paese, che vanno a cercare qualche segno di lui nel suo paese natale a Sotto il Monte o sostano innanzi alla teca che in San Pietro ne custodisce le spoglie intatte. O, più semplicemente, lo ricordano nel loro cuore, gli si rivolgono come ad un amico, ne rileggono scritti spirituali di grande valore come il suo ‘Giornale dell’anima’. Un culto il suo, che, senza che ci siano state spinte particolari, è sempre vivo”. Giovanni XXIII qualche mese prima di morire aveva firmato l’enciclica Pacem in Terris. È l’eredità che lascia alla Chiesa e al mondo… “Da quel documento, nato di fatto dopo l’appello per così dire risolutivo durante la crisi di Cuba, ci separa mezzo secolo nel quale tante cose sono cambiate e tuttavia lì possiamo trovare qualcosa di importante: l’idea che ogni guerra è qualcosa di alienum a ratione, la distinzione fra l’errore e l’errante, e che l’errante è sempre ed anzitutto un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità di persona; il riconoscimento dei diritti umani. È un’enciclica ancora valida e, direi, profetica che precorre la globalizzazione e indica l’elaborazione del concetto di bene comune in un orizzonte mondiale”. così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49, 15); «Non un inviato né un angelo, ma egli stesso li ha salvati; con amore e compassione li ha riscattati, li ha sollevati e portati su di sé,tutti i giorni del passato» (Is 63, 9). «Perciò così dice il Signore Dio: Ora io ristabilirò la sorte di Giacobbe, avrò compassione di tutta la casa d’Israele e sarò geloso del mio santo nome» (Ez 39, 25). Si può legittimamente ritenere che gli evangelisti (che scrivevano in greco, ma che probabilmente pensavano in ebraico biblico), nell’usare il verbo greco derivante da splachna, avessero in mente proprio raham. In fondo, anche il tratto autobiografico dell’apostolo Paolo (seconda lettura, Gal 1, 11-19) rientra in questo tipo di considerazione: «Il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo […], ma […] Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti». Paolo, in altre parole, canta la “compassione” di Dio non solo nei suoi confronti (scegliendolo fin dal seno, râham, di sua madre!), ma anche nei confronti di quelle genti per la salvezza delle quali Paolo, una volta conquistato dalla grazie di Dio, dedicherà tutta la propria vita, ricopiando così quella “compassione” divina dalla quale era stato salvato. Don Umberto Pineschi 6 Con oltre sei milioni di disoccupati, il Paese è in grave sofferenza. Il cardinale arcivescovo di Barcellona, Lluís Martínez Sistach, descrive l’azione della Chiesa per favorire la formazione e l’inclusione socio-lavorativa dei giovani disoccupati di Giovanna P. Traversa O ltre sei milioni di disoccupati. Il 57% dei giovani senza lavoro: è uno degli aspetti più dolorosi della crisi che morde la Spagna,“osservato speciale” di Bruxelles, che ha concesso al Paese una proroga dei termini per la riduzione del disavanzo (entro il 2016). “Vivo questa situazione con Lettere in redazione Su “Machiavelli e dintorni” Quel “novatore”, condensatore di pensiero, che con tanto scrivere e gesti ci fece più lume sul fatto che gli uomini sono generalmente “tristi”, 500 anni orsono, invece di “voltolare un sasso” in quel confine agreste di sant’Andrea in Percussina, si fece ancora operatore di conoscenza rimuginando essere quel “giovane oscuro” designato un giorno cancelliere dal consiglio degli ottanta in Firenze. Firmata e riveduta da Roberto Ridolfi un’edizione successiva alla prima della “Vita di Niccolò Machiavelli” narra del celebre “opuscolo” di cui si parlerà tra maggio e dicembre in più sedi della cultura di Firenze e dintorni: Biblioteca nazionale, istituto universitario europeo, biblioteca Laurenziana, palazzo Strozzi, San Casciano. Dell’idea del “principe nuovo” dell’elaborazione in corso cinquecento anni fa, leggiamo nella pagina 237 della biografia del Ridolfi: “Di sogno in sogno, l’opera gli uscì di getto, intiera, in pochissimo tempo; né credo che mai fosse un uomo nel pieno delle infelicità sue così felice come il Mchiavelli in quelle sere quando, a lume di lucerna, dal masso informe delle sue vecchie chiose e delle sue nuove dottrine, cavava a gran colpi di scalpello il circoscritto concetto del Principe”. Il centenario, i convegni, gli studi sul Machiavelli, nuove edizioni delle opere del segretario fiorentino, saranno ausilio nel percorso culturale utile per ridurre il “diario barbarico” e allertare i “buoni ordini”. Per un non più adolescente e numeroso gregge di agoarchi contemporanei, oltreché una lettura lenta dei “Discorsi”, non sarebbe meno utile un corso obbligatorio di andragogia. In alcuni testi di introduzione a “Il Principe”, come in quello del Dotti, ma anche leggendo tutte le pagine dei due volumi del Ridolfi, la data certa della scrittura di tutti i capitoli dell’“opuscolo” sconfina di più mesi. Diciamo che consente di meditare l’anniversario nel 2014. Per il 2015 è attesa la prima enciclopedia Machiavelliana, con il contributo di machiavellisti di tutto il mondo. b.p. Barni Vita La n. 23 9 Giugno 2013 SPAGNA “La crisi ci assedia? Irrighiamo lo spirito” molta sofferenza. Come Chiesa - soprattutto con l’aiuto della Caritas e attraverso le parrocchie, le associazioni ecclesiali e le istituzioni - tentiamo di fare il possibile per sostenere chi è privo di lavoro e di sussidio di disoccupazione. Molti vivono solo con questi aiuti. Mi stanno a cuore soprattutto i giovani per l’impatto negativo che la crisi può avere sui loro progetti di vita”. È accorato ma sereno il cardinale arcivescovo di Barcellona Lluís Martínez Sistach, incontrato a margine della presentazione, il 29 maggio a Roma, del suo volume “Cristiani nella società del dialogo e della convivenza” (Libreria editrice vaticana), che raccoglie quindici importanti discorsi tenuti dal porporato tra il 1986 e il 2012. Quale, in particolare, l’impegno della sua Chiesa? “In collaborazione con la Caritas, nella mia diocesi abbiamo lanciato un programma di formazione e inclusione socio-lavorativa dei giovani disoccupati. Non è stato facile, ma siamo riusciti ad avviarne alcuni al lavoro. Per un giovane è importante poter scrivere nel proprio curriculum di avere maturato almeno L’ intenzione di abbattere gli alberi del parco Gezi nel centro di Istanbul per fare spazio al nuovo piano di sviluppo urbanistico della città sembra proprio la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso della tensione che ormai era da tempo latente in Turchia. Posti di fronte alla prospettiva di veder sparire un importante spazio verde in mezzo all’immensa e caotica città sul Bosforo, centinaia di cittadini contrari alla scelta organizzano una manifestazione di piazza. Molti sono giovani, ma la folla è composita. La polizia si presenta in massa, agisce con durezza, non solo controlla e contiene, ma sceglie di reprimere la protesta, che a questo punto si allarga e cambia di forma. Aumentano i giovani, ma arrivano anche i partiti laici di destra e sinistra, gli intellettuali, le donne. La polizia alza il livello della repressione e si arriva ai veri scontri di piazza, alle macchine bruciate, alle decine di feriti e ai 1.700 arresti sparsi sul territorio nazionale, proprio perché la protesta in 24 ore ha cambiato significato. Il nuovo obiettivo non è più salvare gli alberi, bensì chiedere le dimissioni del premier Erdogan, accusato dall’opposizione di allontanare progressivamente la Turchia dalla democrazia e soprattutto di porre sempre più a rischio la famosa laicità dello Stato, posta da Ataturk a fondamento delle istituzioni. Molti in queste ore parlano della recente legge che limita la vendita delle bevande alcoliche dalle 22 alle 6 del mattino. Quella che potrebbe sembrare un’esperienza professionale. Inoltre più formazione significa più competenze e quindi maggiori opportunità di impiego”. C’è anche una crisi di speranza? “Non direi. Le difficoltà e l’incertezza del futuro sembrano piuttosto portare ad una crescita della generosità e della solidarietà da parte di tutti i cittadini che si traduce in aumento del numero dei volontari nelle organizzazioni caritative e delle persone che donano, anche se si tratta di poveri. Qualche giorno fa in una periferia di Barcellona è stato dipinto un grande cuore al centro di una strada e tutti sono stati invitati a riempirlo donando viveri. In un solo giorno sono state raccolte 25 tonnellate di alimenti. La crisi attuale è soprattutto una crisi di valori. Dobbiamo partire da questi segnali positivi per rifondare i grandi valori, altrimenti corriamo il rischio di superare un giorno la crisi economica, ma di trovarci di fronte a una società che ha smarrito il suo patrimonio più prezioso. Un’opera di ‘ricostruzione’ in cui è fondamentale il ruolo dei cristiani”. Dunque cristiani nello spazio pubblico: come e perché? “Quando si parla di presenza pubblica della Chiesa e dei cristiani, le relazioni Chiesa – Stato sono ovviamente importanti, ma secondo me vengono dopo un primo livello, quello dei rapporti religione-società, Chiesa-società. La Chiesa offre infatti alla società un ‘servizio’ che rientra nell’ordine prepolitico delle idee e dei valori morali dei quali, come ho già detto, la società sta rischiando di svuotarsi ma che incidono fortemente sulla qualità della convivenza civile. Mi riferisco in particolare ai valori della vita, della persona, della famiglia, della giustizia, della libertà religiosa È, quella della Chiesa, una funzione di ‘irrigazione’ spirituale ed etica dei cittadini. Che cosa ne sarebbe di grandi città come Barcellona o Roma, senza la presenza e l’azione delle parrocchie e delle associazioni ecclesiali a favore della spiritualità dei rapporti interpersonali, della povertà, dell’emarginazione, dell’attenzione a malati, anziani, immigrati? Sarebbero città povere, disumanizzate, con gravi problemi sociali. Le opere di misericordia sono corporali e spirituali: così la Chiesa è chiamata alla duplice missione di sfamare il corpo con il pane materiale e l’anima con la Parola. Del resto la Costituzione spagnola riconosce la religione come un valore per il bene comune ed invita i pubblici poteri alla cooperazione con la Chiesa cattolica e le altre confessioni”. Il prossimo 13 ottobre si svolgerà a Tarragona, diocesi di cui lei è stato vescovo, la beatificazione di circa 500 martiri uccisi in “odium fidei” durante la guerra civile… “Un fatto storico da celebrare in una duplice prospettiva affinché sia realmente un momento di grazia: quella dell’eroica testimonianza di sacerdoti, religiosi, seminaristi e laici di ogni età che hanno pagato con il proprio sangue il prezzo della fede, ma anche quella del perdono che hanno accordato ai loro assassini prima di morire. Come diceva Napoleone, occorrono molte generazioni per dimenticare le guerre civili. Questa beatificazione dovrà essere celebrata in questo duplice spirito. La nostra società ha bisogno di forti testimonianze di fede ma anche dell’esempio di gesti coraggiosi di perdono e riconciliazione”. TURCHIA IN EBOLLIZIONE È la libertà religiosa il vero nodo irrisolto Alla base del conflitto due visioni opposte del ruolo della religione nella sfera pubblica (laicismo di Stato e teologia politica), entrambe caratterizzate da scarsa tolleranza e poco spazio per la libertà religiosa di Stefano Costalli una semplice norma posta a tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico, è stata infatti percepita dalla parte più laica dell’opinione pubblica turca come l’ennesima indebita ingerenza reazionaria di stampo religioso nello stile di vita dei cittadini, e ha sollevato forti proteste. In realtà, il problema della Turchia sembra essere un po’ più strutturale, e proviene da più lontano. Sicuramente, la polizia e il Ministero degli Interni turco hanno usato un livello di violenza difficilmente giustificabile contro le proteste degli ultimi giorni. Altrettanto sicuramente, Erdogan si muove (sempre più) in maniera decisionista, prestando poco ascolto alle ragioni dell’opposizione, anche a costo di spaccare il Paese. Tuttavia, il suo partito ha vinto le ultime elezioni del 2011 con oltre il 50% dei consensi, mentre in Francia Hollande ha deciso di spaccare il Paese su un tema così carico di conseguenze nel lungo periodo come il matrimonio gay potendo contare su un consenso elettorale molto più esiguo. Uscendo un attimo dagli avve- nimenti più recenti, si riesce a comprendere come il punto centrale per cogliere la natura delle tensioni che percorrono la Turchia sia lo scontro fra due visioni opposte del ruolo della religione nella sfera pubblica, entrambe caratterizzate da scarsa tolleranza e poco spazio per la libertà religiosa. Da una parte, la concezione di laicità che ha prevalso per decenni in Turchia era in realtà un laicismo di Stato che aveva relegato la religione alla sfera privata e ostacolato le minoranze non islamiche, che non potevano contare sulla forza dei numeri. Dall’altra parte, la concezione portata avanti dal partito di Erdogan, pur molto lontana dal fondamentalismo islamico, è però essenzialmente una forma di teologia politica, in cui la religione trova naturale realizzarsi attraverso le forme della politica, lasciando nuovamente poco spazio per le altre religioni e per la libertà delle persone. Servirebbe una vera laicità dello Stato, rispettosa della libertà religiosa e del valore della religione. Forse potrebbe essere l’occasione buona. Pistoia Sette N. 23 9 Giugno 2013 I l pistoiese Edoardo Baroncelli, già direttore dell'Ufficio diocesano per la Pastorale Giovanile e adesso impegnato nell'Ufficio diocesano per i Problemi Sociali e il Lavoro, è stato nominato dai vescovi toscani segretario regionale del Progetto Policoro. La nomina è stata formalizzata nell'ultima riunione della Conferenza Episcopale Toscana (Cet), l'assemblea dei vescovi. Il Progetto Policoro, di cui Baroncelli è il responsabile nella diocesi di Pistoia, è un cammino particolare promosso dalla Chiesa italiana per favorire un nuovo e creativo rapporto fra le giovani generazioni e le attività lavorative. Pubblichiamo il suo interessante e incisivo intervento alla recente festa della Camposampiero. «Ringrazio Luca Traversari per l’invito e l’attenzione che anche quest’anno ha avuto per il Progetto Policoro e per la diocesi di Pistoia che lo sta portando avanti. Ringrazio anche gli interventi che mi hanno preceduto e che danno testimonianza della varietà delle azioni e degli sforzi che da più parti si stanno mettendo in atto. Ma non posso e non possiamo dire che va tutto bene così. Non a caso di parla da più parti di emergenza giovanile. Quasi ogni giorni gli organi di informazioni portano all’attenzione cifre e dati sempre più pesanti riguardo la situazione nella quale i nostri giovani si trovano a vivere, a scegliere, a cercare di progettare il loro futuro. Non va affatto tutto bene così. È sufficiente non dico leggere, ma semplicemente dare un’occhiata all’ultimo rapporto Censis o ai dati Istat (sia nazionali che locali) per capire che siamo di fronte ad un’emergenza che ha quasi le forme di una crisi sociale, emergenza verso la quale nessuno ha risposte semplici o ricette miracolose; ma se una via di uscita esiste, passa necessariamente dalla piena consapevolezza di quanto sta accadendo e dalla presa d’atto che servono azioni incisive e un deciso, radicale cambiamento di mentalità e una profonda revisione dei nostri modi tradizionali di procedere. I giovani di questa generazione vivono in maniera cruda la crisi di un futuro garantito. Non era così nelle generazioni precedenti per le quali, non di rado, una laurea o addirittura un diploma consentivano la possibilità di scegliere a volte anche tra più opzioni e offerte lavorative.Tutto questo è ormai, per adesso, un miraggio. Sembra quasi –ed è questo che i nostri ragazzi percepiscono e assorbono dall’aria culturale e sociale in cui vivono– che essere giovani sia uno svantaggio, che le cose vadano peggiorando, che il futuro sia peggiore del presente. Alcuni riescono a reagire, altri purtroppo non pochi non ci riescono. Viene erosa anche così la capacità e la voglia di un giovane di intraprendere, di progettare PROGETTO POLICORO Un cammino particolare per far incontrare giovani e lavoro Edoardo Baroncelli, già direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale giovanile e adesso impegnato nell’ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro, è stato nominato dai vescovi toscani segretario regionale del Progetto e costruire il proprio futuro. Il recente rapporto presentato dall’Istat e dal Cnel alle Camere denuncia che la percentuale dei giovani cosiddetti Neet (cioè i giovani che non studiano e non lavorano e –si osservi– non cercano un lavoro, cosa diversa quindi dai disoccupati) è impressionante: 22,7%, una parte significativa dei quali laureati. Il dato sui Neet è particolarmente allarmante perché indica un disagio estremo, prima di tutto psicologico, a riprova di quanto il magistero della Chiesa sostiene da tempo, ovvero che la crisi che stiamo vivendo non è solo economica. Una crisi di futuro che si collega alla crisi della politica, ridotta a volte a poltiglia, spesso attenta solamente a parole al bene comune e al futuro dei giovani; una crisi che si ricollega alla burocrazia asfissiante, che si ricollega allo sperpero di risorse. Naturalmente L'Italia, come sottolineava il rapporto, “ha la quota più alta in Europa per quanto riguarda i Neet.” Sarebbe venuto il momento di rispondere seriamente alla domanda: Perché l’Italia ha la quota più alta e i dati peggiori d’Europa sulla occupazione G iovedì 23 maggio a Valdibrana c’erano tanti iscritti al Moica venuti per ascoltare mons. Giordano Frosini. Lo precedeva la sua fama di oratore schietto, complesso, profondo. E questo incontro di spiritualità non ha smentito quella fama. I moduli comunicativi sono stati perfetti: un linguaggio chiaro, empatico,umanissimo che ha tenuto la sala in un’attenzione costante e molto partecipe. Il focus su cui riflettere era “Papa Francesco e gli idoli del nostro tempo”. La proposta di questo tema, attualissimo e riguardante tutti, era stata formulata dalla presidente Moica,Annamaria Palchetti, a seguito di un fondo di particolare interesse scritto sull’argomento da monsignore e pubblicato sulla “Vita” di qualche settimana fa. L’incipit della relazione è stato dedicato alla figura del papa di cui monsignore ha messo in rilievo la semplicità, ma anche la forza con la quale richiama i cattolici alle loro precise responsabilità. Monsignore ha espresso ammirazione per quest’uomo venuto dalla “fine del mondo” con le sue scarpe nere che hanno calcato le strade polverose sulle quali cammina la gente comune, prima di riflettersi sui lucidi pavimenti delle sale vaticane. La relazione si è poi sviluppata con una profondità che giovanile (e Pistoia in Toscana)? Cosa c’è che non va? Cosa deve essere necessariamente e realmente cambiato? Quindi no. Non va tutto bene così. Proprio per niente. Il progetto Policoro cerca di intervenire in questa situazione di povertà, povertà lavorativa e povertà di capacità progettuale. Povertà che porta i giovani a dire:“Cerco un lavoro, qualsiasi cosa...”. No, non va bene, non può andare bene “qualsiasi cosa” se il lavoro è ciò che ti realizza, ti dà dignità, ti dà il senso del tuo vivere in mezzo ad una comunità assieme agli altri. Policoro di per sé non assume, non dà fondi, ma aiuta i ragazzi a ritrovare la fiducia e il coraggio di progettare il loro futuro e provvedere a loro stessi una vita dignitosa. È così che riesce a generare cooperative e ditte individuali (circa 8500 sono i ragazzi che hanno trovato una possibilità grazie al Progetto Policoro nelle diocesi in cui è attivo). Aiuta i ragazzi intraprendere nuove strade, a non attendere passivamente che qualcuno suoni alla loro porta, a tentare la fatica di costruirsi da sé opportunità lavorative uscendo vivi dal labirinti della burocrazia. Essere giovani è anche un po’ questo: capire la lezione quando ormai è troppo tardi. Invece vogliamo dire ai ragazzi che non è troppo tardi, come ci ricordava la testimonianza di Daniele Tondini. Chiudo con una citazione famosa di Saint Exupery, che sento pertinente alla crisi occupazionale giovanile. Saint Exupery scrive nave, io leggo opportunità per i giovani di un lavoro soddisfacente e dignitoso: “Se vuoi costruire una nave, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”. Questo è ciò che cerca di fare la diocesi di Pistoia attraverso il suo progetto Policoro. Coraggio ragazzi, non vi arrendete, non mollate, non vi ingrigite! Yes, you can! Non è colpa tua –si legge a volte –se il mondo è così. È colpa tua se lo lasci così.» MOICA Incontro a Valdibrana con monsignor Frosini ha dato adito a numerose implicazioni. Impossibile e velleitario sarebbe cercare di riassumerle in queste poche righe. Sarà tuttavia opportuno indicare due linee direttrici che hanno fatto da guida alle argomentazioni. In primo luogo monsignore ha affermato che “non bisogna difendere la chiesa per quella che è”: è giusto piuttosto spronarla a diventare quello che dovrebbe essere e che ancora non è. Ha proposto cioè l’immagine di una Chiesa in divenire, per la quale tutti noi dobbiamo impegnarci affinché essa risulti migliore e più rispondente allo spirito evangelico. In questo quadro è stata compiuta un’analisi di quegli idoli del nostro tempo che snaturano fino a negarlo lo spirito cristiano. In primo luogo il denaro, il successo, il potere. La seconda linea direttrice è stata che “tutti siamo responsabili di tutti”. In quest’ottica monsignore ha analizzato le responsabilità della dottrina economica del neoliberismo, che egli indica come responsabile della crisi in cui il mondo si dibatte con terribili sofferenze. L’affermarsi del libero mercato senza correttivi di sorta ha avuto come conseguenza l’egoismo e il più sfrenato individualismo. A questo proposito l’oratore ha citato il caso di Margaret Thatcher, recentemente scomparsa, strenua sostenitrice del neoliberismo, che negava l’esistenza stessa della società, da lei considerata non altro che una serie di individui. Monsignor Frosini ha definito inaccettabile questa visione nell’ottica cristiana, secondo cui il credente deve farsi carico della sua responsabilità verso gli altri, con i quali ognuno deve sentirsi strettamente legato nel concetto stesso di bene comune. Nella sua relazione monsignore non poteva non toccare anche un tema che gli è particolarmente caro: quello della libertà. Egli ha distinto la ricerca e la difesa della libertà, esercitata nel rispetto dell’etica individuale e sociale, dal libertarismo tout court che rivendica diritti in netto con- trasto con la logica e la natura. In questo quadro ha espresso la sua disapprovazione per il matrimonio tra persone dello stesso sesso e per l’adozione nell’ambito di questo tipo di unione. Facendo ciò si negherebbe al bambino il diritto a relazionarsi con la figura paterna o con quella materna. L’incontro è stato seguito dalla celebrazione eucaristica officiata da mons. Frosini nel santuario mariano. Così è stato vissuto dagli iscritti al Moica e da tutti i presenti un momento di raccoglimento e di preghiera nella chiesa odorosa delle rose di maggio, di fronte a quell’immagine di Madre col Suo Bambino tanto cara al cuore dei pistoiesi, in un’atmosfera di fede semplice e schietta che ricorda quella delle poesie di Francis Jammes. È doveroso ringraziare il parroco di Valdibrana, monsignor Tognelli, per la sua costante presenza e per l’aiuto gentilmente prestato negli aspetti organizzativi dell’incontro. Piera Petracchi 8 comunità ecclesiale CASA GINETTA GORI La vita che rinasce dall’acqua e dallo Spirito L unedi 27 maggio, nella cappella privata della sede pistoiese delle Suore Francescane Minime del Sacro Cuore, in via Nazario Sauro..., è avvenuto il miracolo più grande di tutti, quello invisibile, forse, agli occhi del corpo, ma splendente, vivo e meraviglioso agli occhi del cuore. Una bambina, dolcissima e innocente come lo si può essere solo a due anni, è rinata dall’acqua e dallo Spirito Santo tramite il Sacramento del Battesimo, che il Presidente dell’Associazione “Istituto Pelagia Romoli” onlus, nonchè vicario vescovile, don Paolo Palazzi, ha amministrato con emozione e devozione alla presenza dei familiari della bambina, delle operatrici di struttura, delle volontarie e degli amici più vicini alla madre della piccola. Le suore minime francescane, come madri premurose, hanno stretto tutti i presenti nell’abbraccio accogliente della loro casa, facendoli accostare al fonte battesimale in devoto ed intimo raccoglimento. In questa società spesso alla deriva, che si rende preda di inutili sofferenze e schiava di gioghi evitabili, le occasioni in cui la Misericordia di Dio ci regala vita vera, la Vita Eterna, senza nulla chiedere in cambio se non il nostro amore, meritano di essere festeggiate e di imprimersi nel nostro cuore. Per questo diciamo: tanti auguri, cara Romina, per la tua seconda nascita! Gli appartenenti tutti all’Associazione “Istituto Pelagia Romoli” onlus CSI PISTOIA Memorial Gatti Vettori I l CSI di Pistoia vuole dedicare il mese di giugno al ricordo di due persone straordinarie che oggi non sono più fra noi. Per questo, ha scelto di intitolare un torneo notturno di calcio a cinque a don Mauro Gatti “il prete dei giovani”, parroco delle Casermette dal 1970 al 2006, e a Giacomo Vettori, prima calciatore e poi dirigente della Polisportiva San Michele e del Centro Sportivo Italiano, scomparso nel 1997, ad appena 29 anni. Fra l’altro, proprio quest’anno, la presidenza nazionale ciessina ha voluto conferire alla memoria la massima onorificenza dell’associazione, il Discobolo d’Oro al Merito CSI, proprio all’indimenticato sacerdote pistoiese. Il “1° Memorial don Mauro Gatti-Giacomo Vettori”, sarà riservato alla categoria Juniores e potranno prendervi parte i calciatori nati nell’anno 1994 e successivi. Potrà tuttavia essere tesserato e utilizzato in gara anche un fuori-quota nato negli anni 1992 o 1993. Gli incontri di questa edizione si svolgeranno presso l’impianto “Mythos”, in Via Garibaldi a Montale. Saranno ammesse otto squadre e il “fischio d’inizio” è previsto per la metà del mese. INFO: tel. 0573.964589. L’ Solennità del Sacro cuore ordine della Visitazione di Pistoia, venerdì 7 giugno celebrerà la solennità del sacro cuore di Gesù. L’amore inesauribile di Gesù per gli uomini ci viene narrato dal Vangelo. Soltanto una volta il Redentore manifesta la sua incessante carità del suo cuore: ”Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”(Mt. 11,28-30). Per ascoltare nuovamente “le meraviglie del suo amore” occorrerà giungere al 27 dicembre 1673. Quel giorno il figlio di Dio, fattosi uomo, rivelerà per la prima volta, a santa Margherita Maria Alacoque (16471690), consacrata a Dio nell’ordine della Visitazione di santa Maria le seguenti parole: “Il mio divino cuore è così appassionato d’amore per gli uomini, che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me”. Per altre diciassette volte Gesù apparve alla monaca visitandina. Durante queste apparizioni occorre ricordarne una particolarmente significativa. In quell’occasione il salvatore mostrò a santa Margherita Maria Alacoque il proprio cuore, che secondo l’espressione di san Francesco di Sales è “sede e sorgente dell’amore”, dicendole: ”Ecco quel cuore che ha tanto amato gli uomini e in contraccambio non riceve che ingratitudini, disprezzo, sacrilegi in questo sacramento di amore”. In questa apparizione il cuore, ancora oggi, ci viene mostrato come unica e autentica fonte dell’amore che ha prevalica i limiti della razionalità umana. S Vita La n. 23 9 Giugno 2013 MONASTERO DELLA VISITAZIONE abato 25 maggio è stata una giornata particolare per la parrocchia dei Santi Maria Maddalena e Lazzaro di Spazzavento: infatti oltre alla celebrazione della Cresima, evento che più o meno avviene con regolarità ogni anno, la comunità parrocchiale ricordava e festeggiava il cinquantesimo anno della consacrazione della chiesa. È stato deciso di far coincidere i due eventi in primo luogo per rendere più gioiosa la giornata con la presenza di tante famiglie, in secondo luogo perché nella realtà di oggi diventa sempre più importante coinvolgere i ragazzi per insegnare loro una maggiore partecipazione alle vicende della parrocchia e farli sentire parte integrante di essa. Per meglio far comprendere ai bambini l’importanza della ricorrenza del cinquantesimo anno della consacrazione, i catechisti hanno organizzato una giornata di pittura interamente dedicata alla loro interpretazione sulla chiesa. I ragazzi si sono molto divertiti e nello stesso tempo si sono posti molte domande oltre ad essersi impegnati sapendo che i loro lavori sarebbero stati L'organo che si trova nel monastero della Visitazione di Pistoia Gesù sollecitò la monaca visitandina a promuovere una festività singolare il venerdì dopo l’ottava del corpus domini, per onorare il suo cuore ed esortando tutti i fedeli a ricevere la “comunione riparatrice” per le colpe a scapito dell’Eucaristia, promettendo che «… il mio cuore si dilaterà per effondere con abbondanza le ricchezze del suo divino amore su coloro che gli renderanno questo onore e procureranno che gli sia reso da altri». In altre rivelazioni Gesù, per mezzo di santa Margherita Maria Alocoque, fornì una dettagliata illustrazione delle sue parole indirizzate a tutti coloro che avessero amato e venerato il suo cuore: ”Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato; porterò soccorso alle famiglie che si trovano in difficoltà e metterò la pace nelle famiglie divise; li conso- lerò nelle loro afflizioni; sarò il loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte; spargerò abbondanti benedizioni sopra tutte le loro opere; i peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l’oceano della misericordia; riporterò le comunità religiose e i singoli fedeli al loro primo fervore; le anime fervorose giungeranno in breve a grande perfezione; benedirò i luoghi dove l’immagine del mio sacro cuore verrà esposta e onorata; a tutti coloro che lavoreranno per la salvezza delle anime darò il dono di commuovere i cuori più induriti; il nome di coloro che propagheranno la devozione al mio sacro cuore sarà scritto nel mio cuore e non verrà mai cancellato; io ti prometto nell’eccesso della misericordia del mio cuore, che il mio amore onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno al primo venerdì del mese per nove mesi consecutivi, la grazia della penitenza finale. Essi non moriranno in mia disgrazia, né senza ricevere i sacramenti, e il mio cuore sarà loro asilo sicuro in quell’ora estrema”. In virtù di queste rivelazioni, sin dal 1856, la chiesa ha stabilito di celebrare la solennità liturgica al sacro cuore di Gesù. L’ordine della Visitazione di santa Maria, gelosamente custodisce questo preziosissimo tesoro donatole dal Salvatore essendosene fatto promotore sin dall’epoca della santa Margherita Maria Alocoque. La chiesa suggerisce per mettere in pratica la devozione dei “Nove primi venerdì” un itinerario racchiuso in cinque punti determinati: 1) Il primo venerdì del mese, per nove mesi consecutivi, ricevere la comunione 2) La comunione deve essere ricevuta in grazia di Dio (cioè in assenza di peccato mortale 3) Una buona confessione, fatta ponendo l’intenzione della pia pratica, non dovrebbe essere comunque anteriore di più di 8 giorni alla comunione 4) La disposizione interiore dev’essere semplicemente quella di voler offrire riparazione per le offese al cuore di Gesù, e il desiderio di godere della sua promessa 5) Chi, per qualsiasi motivo (comprese le malattie), non potesse comunicarsi il primo venerdì del mese deve ricominciare di nuovo dal principio. PROGRAMMA DEL 7 GIUGNO Ore 7,30 Messa celebrata dal can. Romano Lotti; ore 16 sarà esposto il SS.mo sacramento e don Carlo Bonaiuti, direttore diocesano dell’apostolato della preghiera, terrà “un’ora santa di adorazione”; ore 17:30, mons. Bianchi, vescovo di Pistoia, celebrerà l’eucarestia. Carlo Pellegrini Daniela Raspollini PARROCCHIA DI SPAZZAVENTO 50° della consacrazione e Cresima per 18 ragazzi esposti all’entrata proprio il giorno in cui veniva il vescovo. Monsignor Bianchi, con la sua abituale gentilezza, ha fatto una omelia molto bella, catalizzando la loro attenzione; ha spiegato ai ragazzi che la vera chiesa non è quella fatta di pietre e mattoni, ma che noi siamo le vere pietre che la costituiscono. Lo Spirito Santo scende nei nostri cuori e infonde amore e questo amore sarà per noi la spinta che ci farà agire: “Gesù non domanderà quante cose abbiamo fatto o quanti peccati abbiamo commesso, ma quanto amore abbiamo dato”. Il vescovo ha inoltre fatto un apprezzamento sui due cori che hanno accompagnato la celebrazione: il coro “degli adulti” e quello “dei ragazzi”. Il coro parrocchiale è quello classico accompagnato dall’organo che canta generalmente la domenica e per le ricorrenze importanti; il coro “dei bambini” serve per le celebrazioni fatte per il catechismo, con le chitarre suonate da una maestra e da cinque ragazzine e i canti sono più allegri e vivaci. Il vescovo ha detto che questa integrazione di cori è un esempio unico in tutta la diocesi. La giornata è stata molta partecipata dai parrocchiani che non si sono fatti intimorire dal brutto tempo. Enrica Dami Vita La 9 Giugno 2013 comunità ecclesiale n. 23 9 SANTUARIO DELLA MADONNA DI MONTENERO Celebrazione dell’“Anno della fede” A colloquio con don Luca Bernardo Giustarini parroco del Santuario I l santuario della Madonna delle Grazie, patrona della Toscana, si trova a Livorno a Montenero. Più noto come santuario di Montenero, è meta tutto l’anno di fedeli provenienti da tante diocesi toscane, di gruppi, parrocchie, associazioni. Il santuario di Montenero è un complesso architettonico di origini antiche. Una leggenda popolare narra la storia di un pastore storpio che trovò l’immagine miracolosa della Vergine Maria e seguendo un’intuizione la portò sul colle di Montenero, dove arrivò guarito della sua malattia. A ricordare questa leggenda, all’inizio della strada che conduce al santuario, fu realizzata una cappella dell’apparizione. Parroco del santuario è don Luca Bernardo Giustarini, al quale abbiamo chiesto una riflessione sull’anno della fede e un commento sul nuovo pontefice Papa Francesco. “L’elezione di Papa Franceco - afferma don Luca - ha suscitato in tutto il mondo un’indicible esultanza ed il suo chiaro messaggio è motivo di grande riflessione per tutti noi. Così il Papa si è rivolto ai cardinali nella cappella Sistina: ‘Quando confessiamo un Cristo senza la croce non siamo discepoli del Signore!’” “Io vorrei - aggiunge - che tutti avessero il coraggio di camminare in presenza del Signore, con la croce del Signore; di edificare la chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla croce e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso! E così la chiesa andrà avanti.” In merito all’anno della fede, don Luca afferma: “Quest’anno sarà Il Santuario della Madonna delle Grazie a Montenero un’occasione propizia perché tutti i fedeli comprendano più profondamente, che il fondamento della fede cristiana è l’incontro con un avvenimento con una persona che dà alla vita un nuovo orizzonte e la direzione decisiva. Fondata sull’incontro con Gesù Cristo risorto, la fede potrà essere riscoperta nella sua integrità e in tutto il suo splendore (Congr. dott. della fede). Sant’Antonio da Padova dice nei suoi sermoni ‘la veste dell’anima è la fede, che è d’oro se è illuminata dalla luce della carità’. Di questa veste leggiamo nel libro della sapienza: nella veste talare di Aronne c’era disegnato tutto l’orbe terraqueo. Nella veste della fede, che opera per mezzo della carità, ci devono essere tutti e quattro gli elementi, di cui tutto il mondo è formato: il fuoco della carità, l’aria della contemplazione, l’acqua della compuzione e la terra dell’umiltà. La fede senza l’amore è inutile; invece la fede unita all’amore è propria del cristiano. Da notare quindi che altro è credere a Dio, altro credere Dio e altro credere in Dio”. “Credere Dio - sottolinea ancora don Luca - significa credere vero ciò che egli dice, e questo lo fanno anche i cattivi; anche noi crediamo all’uomo, ma non crediamo nell’uomo. Credere Dio significa credere che Dio esiste, ciò che fanno anche UN’AGGREGAZIONE LAICALE PRESENTE IN DIOCESI i demoni. Infine, credere in Dio vuol dire credere e amarlo, credere e andare a lui, credere e aderire a lui, e venire così incorporati nelle sue membra. Questa è la fede che giustifica l’empio. Quindi dove c’è questa fede, c’è fiducia nella misericordia di Dio, e c’è anche la remissione della colpa: ‘Alzati e va’, la tua fede ti ha salvato’ (Lc 17, 15 -19). L’unico lebbroso che tornò indietro a ringraziare Gesù fece tre cose: ritornò, si gettò con la faccia a terra e ringraziò Gesù. Ritorna colui che non attribuisce a se stesso alcun merito: il bene che fa lo considera dono della misericordia di Dio. Per questo è chiamato Samaritano, cioè custode: egli attribuisce a Dio tutto il bene che riceve e così può dire con il salmista: la mia forza la conserverò da Te (sal 58,109).Vuoi conservare ciò che ricevi? Attribuiscilo non a te ma a Dio Si getta con la faccia a terra chi si vergogna dei peccati commessi. L’uomo si getta faccia a terra quando si umilia. Chi si getta con la faccia a terra vede dove cade; i buoni dunque si gettano con la faccia a terra perché si umiliano in queste cose visibili, quando vedono ciò che li attende per innalzarsi così alle cose invisibili. Invece i cattivi cadono all’indietro, nelle cose invisibili, quando non vedono ciò che li attende. Il samaritano rese grazie, quanto più noi dobbiamo rendere grazie al Signore per tanti benefici elargiteci Chi vive nell’unità e nella concordia si alza per compiere le opere buone. Chi si premunisce con la pratica dell’umiltà va tranquillo e sicuro dovunque (dai Sermoni di S. Antonio di Padova).” “Ed allora apriamo il nostro cuore - conclude don Luca all’azione dello Spirito santo e riscopriamo la nostra fede e Maria, la Virgo Fidelis, affinché ci aiuti a riscoprire questo tempo di grazia”. Daniela Raspollini Notizie in breve SABATO 8 GIUGNO Pellegrinaggio diocesano a Roma, sulla tomba degli apostoli DOMENICA 9 GIUGNO In Cattedrale Ore 17: Vespro d’organo di Roberto Menichetti sull’organo Costamagna (1969). In programma musiche di Johan Sebastian Bach. La comunità dei figli di Dio L a “Comunità dei figli di Dio”, aggregazione laicale presente in diocesi, fu fondata da don Divo Barsotti. Unanimemente riconosciuto come mistico e come uno degli scrittori di spiritualità più importanti del secolo, don Divo Barsotti è nato a Palaia (Pisa) nel 1914. Pochi anni dopo l’ordinazione sacerdotale, per interessamento di Giorgio la Pira, si è trasferito a Firenze, dove ha iniziato la sua attività di predicatore e di scrittore. La sua produzione letteraria è notevolissima: più di 150 libri, molti dei quali tradotti in lingue straniere, tra cui il russo e il giapponese, più centinaia di articoli pubblicati su quotidiani e riviste di spiritualità. Ha scritto commenti alla sacra scrittura, studi su vite si santi, opere di spiritualità, diari e poesie.Tra i suoi testi di più importanti: “Il mistero cristiano nell’anno liturgico”; “Il Signore è uno”; “Meditazioni sull’esodo”; “La teologia spirituale di san Giovanni della Croce”; “La legge è l’amore”. La sua “Comunità dei figli di Dio”, famiglia religiosa formata da laici consacrati che vivono nel mondo e religiosi che vivono in case di vita comune, è presente in Italia e nel mondo (Africa, Australia, Sri Lanka, Colombia) e si impegna a vivere la radicalità battesimale con i mezzi che sono propri della grande tradizione monastica. Don Barsotti impostava la vita della comunità sulla lettura e sulla meditazione della sacra scrittura, sull’esercizio delle virtù teologali, sottolineando il primato dei valori contemplativi. Questo monachesimo interiorizzato era un vera e propria novità: i valori della vita contemplativa non erano più un esclusiva degli eremiti ritirati nelle clausure, perché le parole della “scrittura”. “La comunità _ afferma Monica Calimeri, appartenente alla stessa aggregazione _ si ispira alla spiritualità monastica anche orientale e vuole aprirsi con spirito veramente ecumenico al rispetto e all’amore dei fratelli; la comunità si impegna a vivere nel mondo il mistero della adorazione filiale nella perfezione della carità. La casa madre è a Settignano dove riposa il padre fondatore”. D.R. PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] 10 comunità e territorio Vita La n. 23 9 Giugno 2013 ANSALDOBREDA Stop dal Belgio al contratto per i treni Fyra per indagare sui problemi e decidere sulla possibile rimessa in circolazione dei convogli. In particolare si sono rivolti al consulente privato Mott McDonald per una «second opinion». Il cinque aprile scorso le ferrovie olandesi avevano aperto le porte dello stabilimento di Watergraafsmeer V250 (dove si stanno conducendo le verifiche sui Fyra) ai parlamentari della Commissione infrastrutture e ambiente per mostrare loro lo stato dell’arte dei lavori. La compagnia olandese ha già comprato nove treni dall’azienda pistoiese-napoletana, su una commessa di 16. Trasporti La Regione conferma gli impegni per la Porrettana Sospesa anche la delibera che prevedeva la chiusura di alcune stazioni «I Richiesta anche la restituzione dell’anticipo di 37 milioni. Mattii (Fiom): «Siamo molto preoccupati» di Patrizio Ceccarelli L a compagnia ferroviaria belga Snbc, ha deciso di interrompere il contratto con AnsaldoBreda e bloccare la consegna dei tre treni ad alta velocità Fyra, da 21 milioni ciascuno. Secondo quanto detto dal Ceo (Chief Executive Officer) Marc Descheemaecker, in una conferenza stampa, il cda ha anche dato mandato di ritirare l’anticipo di 37 milioni di euro anticipati per la commessa. La compagnia intende inoltre ottenere il risarcimento per i danni subiti, stimati in «svariati milioni». Secondo quanto affermato dal Ceo, le analisi condotte sui treni hanno messo in luce «lacune fondamentali» nella concezione dei treni Fyra (V250), tali da porre rischi importanti sia al livello di affidabilità che di sicurezza, secondo quanto sottolinea il Ceo. «Se la decisione finale delle ferrovie del Belgio fosse davvero quella dello stop alla fornitura dei treni Fyra, ma soprattutto venisse confermato che le stesse ferrovie rivogliono indietro l’anticipo già versato di 37 milioni di euro, AnsaldoBreda verrebbe messa in ginocchio, soprattutto in un momento come questo- commenta Paolo Mattii, segretario provinciale di Fiom Cgil Pistoia - La nostra preoccupazione in questo momento è totale, rimaniamo in attesa di sviluppi». Nel gennaio scorso l’autorità belga incaricata del controllo della sicurezza ferroviaria aveva sospeso il servizio operato dai Fyra V250, prodotto di punta dell’AnsaldoBreda, avviato dal 19 dicembre tra Amsterdam e Bruxelles, a causa di malfunzionamenti che si erano manifestati in presenza di neve e gelo, anche con la conseguenza di perdita di pezzi. E sulla questione dei Fyra V250 i vertici delle ferrovie di Belgio e Olanda erano stati ascoltati dal consiglio parlamentare del Benelux. Intanto a fine giugno si dovranno pronunciare anche le ferrovie olandesi Ns, che hanno messo in piedi una task force mense scolastiche Il Comune di Pistoia torna alle vecchie tariffe Chi ha pagato di più verrà rimborsato I l Comune di Pistoia fa marcia indietro sugli aumenti delle tariffe per la mensa scolastica che suscitarono molte polemiche lo scorso autunno, dando luogo allo «sciopero del panino», con molti genitori che preferirono mandare all’asilo i propri figli con pasti portati da casa, anziché usufruire del servizio mensa. Il sindaco Samuele Bertinelli ha incontrato i genitori e i rappresentanti delle scuole, confermando che per quanto riguarda l’anno scolastico 2012-2013 si torna alla tariffa giornaliera base di 4,90 euro dell’anno precedente e si mantengono le fasce di agevolazione ed esenzione per coloro che hanno un Isee inferiore o uguale a 15mila euro. Il sindaco a questo proposito ha sottolineato che, se da una parte verranno rimborsate le famiglie che hanno pagato di più, attraverso un meccanismo di compensazione sui prossimi bollettini-mensa, non sarà invece richiesto un centesimo a chi aveva ottenuto agevolazioni. Per l’anno scolastico 2013-2014 si prevede, invece, la tariffa di 5,30 euro sulla base del costo effettivo del servizio. Anche in questo caso è possibile chiedere agevolazioni ed esenzioni che si articolano sulla base di 8 fasce Isee. l servizio ferroviario lungo la linea Porrettana non si discute». Lo ha detto l'assessore regionale ai trasporti,Vincenzo Ceccarelli, in visita a Pistoia dove ha incontrato la presidente della Provincia Federica Fratoni e il sindaco Samuele Bertinelli. «La Regione - ha aggiunto Ceccarelli - conferma sia la volontà di mantenere attiva la linea, sia il proprio impegno per favorire iniziative di valorizzazione e promozione della montagna pistoiese, anche attraverso eventi che abbiano come protagonista la storica linea ferroviaria. Continuiamo a sostenere iniziative turistiche e culturali come i treni speciali e le manifestazioni "a tema" organizzate nei mesi scorsi dal territorio. Così come abbiamo accolto di recente la richiesta della Provincia di potenziare il servizio ferroviario in estate, da giugno a settembre, con evidenti finalità turistiche. Occorre comunque lavorare sull'ampliamento del bacino d'utenza della linea, puntando sull'integrazione ferro-bus e studiando tutte le soluzioni possibili attraverso uno specifico tavolo tecnico a cui daremo vita in sinergia con Provincia e Comune. Per quanto riguarda la linea Lucca-Pistoia-Firenze ho avuto modo di chiarire alle istituzioni locali che la delibera di chiusura delle stazioni è sospesa e che ogni nuova decisione in merito sarà comunque prima discussa e valutata col territorio». L'assessore ha infine ricordato i recenti investimenti fatti dalla Regione per migliorare la viabilità di interesse regionale nella provincia di Pistoia, tra questi i più recenti sono quelli che riguardano la messa in sicurezza del manto stradale lungo le strade regionali attraversate dal Mondiale di ciclismo «Toscana 2013». Per questi interventi sul territorio pistoiese la Toscana ha stanziato ben 9 milioni di euro. COMUNE DI PISTOIA Gli interventi urbanistici in città U n costo complessivo di circa 68mila euro. E’ questa, in sintesi, la spesa prevista dal Comune di Pistoia per gli interventi urbanistici in atto per la messa in sicurezza di alcune strade cittadine soprattutto nella parte est della città. In particolare sono iniziati nei giorni scorsi i lavori per la realizzazione di una rotatoria definitiva fra Via Pratese e Via Cellini ; a circa un anno infatti dalla realizzazione della rotatoria provvisoria gli incidenti stradali si sono praticamente azzerati; da qui l’idea di arrivare ad una struttura definitiva sostituendo i cordoli in gomma riciclata con elementi fissi in calcestruzzo e realizzare l’opportuna segnaletica orizzontale e verticale. Prezzo complessivo previsto poco più di 20mila euro. Un intervento importante è quello fra la Via Ghiberti e via Martiri della Fortezza; infatti attraverso un’opera di manutenzione straordinaria sarà rifatta la massicciata e l’asfalto di Via Ghiberti dove attualmente non è asfaltata oltre alla realizzazione dei marciapiedi e di tutta la segnaletica orizzontale e verticale. In questo modo dovrebbero migliorare le condizioni di accessibilità alle attività artigianali e commerciali di via Ghiberti oltre ad agevolare il ritorno dei mezzi pesanti da Via Cellini e Via Ghiberti verso la tangenziale est e la zona industriale. Per quanto riguarda invece il rifacimento del passaggio pedonale di Via Martini della Fortezza in questo caso si tratta di un intervento di ordinaria manutenzione dato che si tratterà di risanare la parte sottostante il passaggio pedonale che ha ceduto per un cattivo funzionamento della rete si smaltimento delle acque superficiali. I lavori dal costo complessivo di circa 25mila euro consisteranno nel rimuovere i tozzetti, demolire la parte di asfalto che ha ceduto, sistemare la rete di scolo delle acque e successivamente ricostruire il tratto di asfalto e il passaggio pedonale. “Per venire incontro alle richieste dei cittadini – dicono dall’amministrazione comunale – abbiamo cercato di predisporre alcune soluzioni possibili volte ad alleggerire il traffico veicolare in quest’area con modifiche agli attuali sensi di marcia ed alla viabilità tenendo conto della densità urbana della zona e della presenza di numerose attività artigianali e diversi uffici pubblici.” Edoardo Baroncelli Vita La n. 23 MUSEO DIOCESANO Inaugurate due nuove sale Ospiteranno la collezione di Giovanni Bargiacchi di Silvia Mauro U n grande amore per l’arte, quello di Giovanni Bargiacchi: dai quadri antichi, ai tappeti più pregiati, alle fini porcellane – da profondo conoscitore e amante del bello qual era – non c’era preziosa rarità che lo sguardo attento e sensibile del collezionista pistoiese, instancabile frequentatore dei mercati antiquari più disparati, sia italiani che esteri, non sapesse immediatamente riconoscere e cogliere nel suo esatto valore storico e artistico. Una sensibilità per l’arte che, negli anni, lo ha portato a raccogliere un’immensa ed invidiabile collezione. “Non avendo figli, il suo più grande cruccio era capire a chi lasciare in eredità le opere acquisite e conservate con così tanta passione”, ci ha confidato l’amico fraterno Serafino Corsini, durante la cerimonia di presentazione della collezione, che si è svolta martedì 28 maggio al Museo diocesano di Pistoia. Il desiderio di Giovanni, recentemente scomparso, è stato infatti finalmente esaudito dalla moglie Giovanna Lunardi - che con identica dedizione seguiva il marito nella raccolta - e a breve troverà il giusto compimento in un formale atto di donazione all’ente museale della diocesi pistoiese.“Questo gesto onora il Museo - ha dichiarato il direttore don Luca Carlesi, illustrando la ricchissima collezione, per il momento semplicemente ospitata in deposito nei locali di Palazzo Rospigliosi - ma onora anche tutta la città di Pistoia, perché ciò che è della Chiesa è in realtà patrimonio di tutti. Da tempo – ha proseguito don Carlesi - io e la vicedirettrice del Museo, Lucia Cecchi, ci chiedevamo a quale scopo destinare queste due sale recentemente restaurate, quando è arrivata questa bella notizia”. Due sale che da adesso in poi saranno impreziosite da ceramiche italiane del Quattrocento, come il prezioso boccale a zaffera in terracotta smaltata con polvere di lapislazzuli, o il piatto ispano-moresco a fondo oro, ma anche da rarissime maioliche cinesi del periodo Han,Tang e Ming, così come da statue in giada, simbolo di immortalità, rilucenti di verdi bagliori.Tantissime le opere presenti, alcune delle quali, soprattutto quelle di origine cinese, anche molto particolari e curiose: dalle scatole in ceramica usate per trasportare i grilli, agli spilloni adoperati per le acconciature tradizionali, alle percorsi delle sue terre di confine. È questo che qui a Pracchia abbiamo voluto ribadire». Lo ha detto l’assessore regionale al territorio Anna Marson intervenendo a Pracchia, nuova tappa per la presentazione del piano del paesaggio che la Regione sta portando a compimento in collaborazione con le Università toscane. Nell’incontro pubblico con amministratori, cittadini e associazioni è stato spiegato che tra le specificità del territorio montano affrontate dal Piano c’è il patrimonio pre e protoindustriale (mulini, seccatoi, ghiacciaie, segherie, fornaci, ferriere e cartiere) da recuperare. Importante anche promuovere il riutilizzo del patrimonio abitativo inutilizzato. «Il piano paesaggistico si propone di guidare le trasformazioni - ha aggiunto Marson -, coniugando lo sviluppo con la salvaguardia del patrimonio culturale, in questo concorrendo ad attuare la stessa Costituzione. Una volta adottato, il piano offrirà un quadro di riferimento certo per amministratori, committenti e progettisti delle condizioni di intervento nelle aree sottoposte ai vincoli paesaggistici decretati nel corso del tempo dallo Stato». Giugno aglianese 2013 E don Carlesi. “Il Museo è ancora chiuso al pubblico per il completamento delle opere di ristrutturazione del Palazzo”, ci chiarisce infine la vicedirettrice Lucia Cecchi,“ma in realtà i locali museali sono agibili e vengono aperti per i gruppi che ne fanno richiesta. In attesa della completa riapertura, che speriamo possa avvenire nel mese di settembre o di ottobre, il Museo sarà accessibile al pubblico, come da tradizione, in occasione della vigilia notturna di San Bartolomeo”. Famiglie lasciate sole, speranza nel vaccino «Il piano paesaggistico regionale valorizza la montagna» Lo ha detto l’assessore Marson nell’incontro pubblico che si è svolto a Pracchia l piano paesaggistico regionale «costituirà il principale strumento di governo, di tutela e di valorizzazione di quel patrimonio essenziale per la comunità toscana e per il suo futuro che è il suo paesaggio, un bene comune primario e la sua principale ricchezza “materiale”. Di quel bene e di quella ricchezza le montagne e i loro paesaggi sono una parte cospicua: forse meno presente nell’immaginario collettivo internazionale e nelle percezioni più diffuse della bellezza del territorio toscano, ma comunque essenziale per la sua struttura, la sua qualità, le forme e i statuine con le fattezze dei dignitari di corte, che venivano inserite nelle tombe al momento della loro morte. Tutte quante dialogheranno, d’ora in poi, con le altrettanto ricche e importanti opere provenienti dalle parrocchie della Diocesi pistoiese, custodite da tempo nei locali del Museo posti all’interno di Palazzo Rospigliosi, a fianco degli appartamenti di Papa Clemente IX°.“In un luogo come questo, anche le opere di Giovanni acquisteranno un rilievo ed un’importanza, se possibile, ancora maggiori”, ha concluso 11 ALZHEIMER AMBIENTE I comunità e territorio 9 Giugno 2013 ntrano nel vivo i festeggiamenti del Giugno aglianese 2013. Sabato 8 giugno spazio per il Carnevale in notturna in piazza Gramsci, mentre il Moderno ospiterà il premio di poesia Giovanni da San Piero. Per i bambini ritorna il trenino per le strade di Agliana, possibile grazie alla sponsorizzazione della Dife, mentre fino al 16 giugno, in piazza Bellucci saranno allestiti i gonfiabili. La Festa dei Popoli, quest’anno all’11esima edizione, sabato 29 propone il concerto dell’Orchestra multietnica di Arezzo, diretta da Enrico Fink; in entrambe le sere di sabato 29 e domenica 30 cena etnica e mercatino di PortAperta. Il cantautore aglianese Luca Nesti sarà in concerto venerdì 14, mentre domenica 23, l’orchestra Dollaro D’Onore proporrà il proprio repertorio di colonne sonore dei film western. Giochi senza barriere, sabato 22 alle 16 al Parco Pertini e gioco dell’oca a squadre alle 21,30 di mercoledì 26 in piazza Gramsci, organizzato dall’associazione Gianluca Melani. La storia dell’Aglianese calcio, venerdì 21 alle 21,30 in “90 anni neroverdi 1923-2013” con cena, proiezione di foto e personaggi che hanno fatto la storia della società calcistica. La sagra del pesce è fissata per la sera di giovedì 27, mentre Il Luna Park sarà nell’area di Carabattole dal 14 al 30 giugno. Dal 23 al 30, la piazzetta Tucci ospiterà la terza edizione della festa della birra della società calcistica Amici Miei, che organizza anche la cena con Dario Cecchini ed il concerto di Riccardo Marasco in piazza Gramsci sabato 22. Nell’ambito dei festeggiamenti per il centenario ecco le 3 mostre fotografiche permanenti “Storia&Memoria”, da domenica 16 a domenica 30 giugno, ospitate nella Chiesa di San Piero, nella vecchia Chiesa di San Niccolò e al Circolo Scintilla con materiale fotografico anche degli anni ’20 e ’30, raccolto anche con l’aiuto dei cittadini che hanno messo a disposizione i propri reperti. A queste si aggiunge, dal 9 al 30 giugno, “1993/2013: 20 anni di Officinae”, esposizione sulla storia del laboratorio di ceramica, al Moderno. Sabato 15, nel pomeriggio, il concorso bandistico del centenario, mentre alle 21,30, in piazza Gramsci, concerto della Fanfara della Scuola marescialli e brigadieri dei carabinieri. Domenica 16 “100 anni di Musica” con i Tigrotti e venerdì 28 cena del centenario con Realdo Tonti e Lisetta Luchini. M. B. C ure risolutive ancora zero, severa spending review, strutture insufficienti, malati in aumento, assistenza affidata a parenti disoccupati e alle badanti. Al convegno di Pistoia sui Centri diurni la drammatica relazione di Marco Trabucci, presidente dell'associazione italiana di psicogeriatria sull'assistenza ai malati di Alzheimer. «Il budget nazionale è praticamente già sparito -ha detto Trabucchi- I comuni sono costretti a ridurre i finanziamenti al welfare e il fondo sanitario ha subito tagli drastici. I servizi più leggeri come i Centri diurni Alzheimer, anche se di grande importanza, rischiano di essere i più colpiti. Permettono agli anziani non autosufficienti di continuare a vivere a casa propria, ma è un'area critica, mai al centro dell'interesse dei programmatori, anche perché costosa e di difficile organizzazione». Sulle nuove cure,Trabucchi si è detto scettico, mentre ha aggiunto che ci sono speranze per un vaccino. «Oggi le cellule staminali non rappresentano una concreta possibilità di cura -ha spiegato- Non c'è alcuna prova scientifica. Per i vaccini, invece, si comincia a intravedere qualche speranza, anche se sussistono le critiche al modello amiloideo, di cui non si sa ancora se sia conseguenza oppure causa delle perdite neuronali osservate sul piano clinico». A promuovere e finanziare in toto il convegno fin dalla prima edizione, insieme alle attività sperimentali, come il progetto ambiente che il Centro diurno Monteoliveto di ospiterà per capire l'effetto di colori e luci sul paziente demente, è stata la Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia. «Siamo ben certi dell'utilità di queste iniziative», ha detto il suo presidente Ivano Paci. Nel corso del convegno si è parlato anche del giardino come strumento terapeutico. «Purché progettato come si deve», ha spiegato Giulio Masotti, presidente onorario della società italiana di geriatria, «il giardino è uno strumento terapeutico di straordinaria efficacia. Dalla visione e dal contatto con le piante tipiche del luogo dove ha vissuto, il paziente trae continue stimolazioni sensoriali e della memoria. Con la sua eccezionale perizia anche il vivaismo pistoiese può dunque contribuire in misura decisiva a realizzare progetti, con doppio beneficio per la salute e per l'economia». Nel 2010 gli anziani con demenza in Toscana erano 84.000 e 1,2 milioni in Italia e saranno oltre 140.000 entro il 2050. LETTERA IN REDAZIONE Interrogazione al sindaco Bertinelli Braccesi e Gonfiantini sul fondo sport: 18 milioni in ballo, e noi? Le possibilità scadono martedì 11 giugno S iete a conoscenza di questa possibilità? Vi siete attivati per accedere a questi contributi? Due domande sul “Fondo per lo sviluppo dello sport”, al sindaco Bertinelli. Le pongono due consiglieri comunali di Pistoia (Tommaso Braccesi e Nicola Gonfiantini) in base a un decreto interministeriale che definisce i criteri relativi all'erogazione di risorse finanziarie per l'impiantistica sportiva. Sono in ballo 18 milioni di euro, destinati – ricordano i due consiglieri – a finanziamenti in conto capitale di progetti per nuovi impianti sportivi, ma anche per ristrutturare e mettere a norma gli impianti già esistenti. Le domande per accedere ai finanziamenti devono essere presentate entro martedì 11 giugno e possono farlo anche enti pubblici. Considerato – scrivono Braccesi e Gonfiantini – che “salvo poche eccezioni, l'impiantistica sportiva pistoiese, compresa quella scolastica, mostra gravi carenze ed è in sofferenza sia dal punto di vista strutturale e funzionale che per il soddisfacimento dei bisogni delle nuove pratiche sportive” ma evidenziato anche che “vi sono a Pistoia migliaia di praticanti in varie attività sportive e che per alcune discipline Pistoia rappresenta una vera eccellenza”, al sindaco è richiesto, appunto, cosa intende fare il governo comunale per sfruttare al meglio questa occasione. Il decreto, infatti, rappresenta una concreta possibilità per ristrutturare e ampliare alcune aree sportive pubbliche cittadine. Si chiede in modo esplicito se l'Amministrazione intende presentare progetti di ristrutturazione della palestra scolastica “Anna Frank” e di adeguamento/ampliamento di “Pistoia Ovest”, con nuovi terreni di gioco utili anche per altre discipline sportive (rugby e hockey) oltre che nuove tribune e rifacimento spogliatoi. Per importi fino a 100 mila euro, il Fondo interministeriale prevede il 100% del costo complessivo mentre per importi più elevati (fra i 100 e i 600 mila; fra i 600 mila e il milione; fra il milione e il milione e mezzo; oltre il milione e mezzo di euro) l'interrogazione ricorda le possibili somme ottenibili e anche l’eventuale compartecipazione di soggetti privati. 12 n. 23 9 Giugno 2013 Giovane medico specializzatosi in Abruzzo Peter Pan Un’associazione amica dei bambini A I giorni di Alessandro Lucchesi a L’Aquila, dove la terra tremava A sata nelle strade, per poi essere radunata dalla Protezione civile nel piazzale delle sagre paesane. Lo chiamò quindi un collega, dicendogli che si trattava di una tragedia. La mattina andò presto in ospedale, per controllare la situazione in reparto. I pazienti di ematologia erano già stati sistemati in un tunnel di cemento armato. Da mesi comunque sentivano le scosse. Quella mattina la Protezione civile decise di evacuare l’ospedale, ritenuto non sicuro. Medici, infermieri e volontari portarono fuori i degenti, anche sulle spalle, reperendo poi medicinali ed acqua. Dopo l’emergenza, Alessandro tornò a Pistoia già nella serata di lunedì, dove lo consigliarono di rimanere qualche giorno dal momento che la questione sanitaria veniva gestita da allora in poi dalla Protezione civile. I colleghi comunque lo chiamavano, per aggiornarlo sulla situazione. Così Lucchesi pensò ad organizzare un furgone, assieme all’Arci di Pistoia ed alla collega Lucilla Piccari, per arrivare nelle piccole tendopoli vista la particolare conformazione del terreno a L’Aquila, mappando i campi e facendo prevenzione tipo la misurazione della pres- sione o gli analisi del sangue. Seguirono quindi cene ed iniziative a Pistoia per finanziare il furgone. Il personale era fornito da FederSpecializzandi, da tutta Italia arrivavano specializzandi a turno, come volontari, per prestare soccorso ed aiuto. Alessandro continuò ad andare a L’Aquila, dormendo a Cave di Scoppito come tutti in di Alessandro Orlando Pistoia opera da anni un’Associazione che dal 2000 si occupa della gestioni dei servizi accessori per bambini delle scuole primarie, servizi fuori dall’orario scolastico oppure quando il papà o la mamma sono al lavoro. L’Associazione si chiama “Peter Pan” ed è gestita da cinque soci, Ferdy Herrero Gallego nato a Barcellona ma a Pistoia dal 1981 è uno di questi. Sorride orgoglioso quando mi parla del suo lavoro. “La nostra Associazione non ha una sede, ma opera all’interno degli Istituti, molte sono le scuole di Pistoia che si avvalgono dei nostri servizi, facciamo pre-scuola e seguiamo i piccoli durante l’orario di mensa o gli aiutiamo nel post-scuola per lo svolgimento dei compiti”. L’Associazione organizza anche quest’anno il campo estivo che oramai è alla 13a edizione per i bambini delle scuole elementari avvalendosi di personale attento e preparato come insegnanti, educatori professionali e docenti abilitati all’insegnamento delle discipline sportive; il soggiorno estivo si svolge già da qualche anno presso i locali della Scuola Michelucci di Pistoia tutti i giorni dalle 7,45 alle 17,30; i piccoli si potranno cimentare in giochi di squadra come caccia al tesoro, tiro alla fune, corsa nei sacchi, saltarello mentre la palestra della scuola sarà aperta per le attività sportive quali il calcetto, il mini volley, la palla a mano ecc… poi aule polifunzionali che danno modo di partecipare a varie attività quali: laboratori manuali, giochi in scatola, disegni e gare di ping-pong e calcio balilla. I bimbi si potranno rilassare godendosi la proiezione dei loro cartoni animati preferiti nell’aula cinema. Ogni martedì ci sarà l’uscita in piscina “Il Boschetto” per l’intera giornata e ogni giovedì una gita verso parchi zoo, centri faunistici, centri ippici, aziende agricole e parchi gonfiabili con pranzo al sacco. Il soggiorno estivo dell’Associazione Peter Pan è una bellissima esperienza offerta da persone competenti a tutti i bambini delle scuole primarie dove i piccoli potranno praticare sport all’aria aperta evitando di isolarsi davanti al televisore, al computer o alla play station. L’attenzione degli animatori è rivolta a creare spirito di gruppo e solidarietà reciproca e a costruire la conoscenza tra vecchi e nuovi compagni per aiutarsi a crescere insieme. INFO: Ferdy 349.5045806 – Roberto 347.8728431 di Leonardo Soldati lessandro Lucchesi, di Pistoia, si è laureato in Medicina all’Università degli Studi di Bologna, per poi specializzarsi in Ematologia anche presso l’ospedale San Salvatore de L’Aquila, dove ha vissuto i giorni fatidici del terremoto. «Un ospedale nuovo, che tutti gli aquiliani ritenevano sicuro –racconta lui- ma evacuato nella mattinata subito dopo le tragiche scosse, in quanto inagibile». In quel periodo Alessandro faceva il pendolare tra Pistoia e L’Aquila, sede scelta per i tanti progetti legati all’Ematologia. Vista la tragica esperienza, assieme agli amici dell’Arci di Pistoia allestì un furgone che collegava le piccole tendopoli con i campi più grandi e maggiormente seguiti dai servizi sanitari, presso i quali prestarono il proprio impegno da volontari medici specializzandi di tutta Italia. Abitava a Scoppito, Comune a circa 15 km ad ovest dell’Aquila. La parte ovest della provincia aquilana aveva avuto meno danni di quella a nord-est. Della famosa notte del 6 aprile ricorda di esser stato svegliato da quel tremendo rumore. La gente a Scoppito si era river- Vita La tenda, aiutando a riattivare il reparto di Ematologia. «Prima ci lamentavamo con i colleghi della situazione difficile in cui vige il nostro lavoro –raccontò in quei giorni il giovane medico pistoiese- ma quando in 22 secondi puoi perdere tutto ti accorgi quanto era bello solo vedersi ogni mattina ed essere incasinati». spor t pistoiese PREMI Calcio - Basket Memorial Giampaolo Tempi Supplementari Bardelli a mons. Frosini C’ era anche Monsignor Giordano Frosini (nella foto), teologo di fama internazionale, direttore de La Vita, tra i premiati del XXIX Memorial Giampaolo Bardelli, il premio a chi compie atti tangibili nella lotta al doping, il “cancro” dello sport”, e da quest’anno attribuito anche alle eccellenze pistoiesi, organizzato dal “Gruppo Sportivo Giampaolo Bardelli per lo sportivo etico” nella splendida Sala Congressi dell’Hotel Villa Cappugi, a Pistoia. Proprio Monsignor Frosini, che ha richiamato il suo intervento al tema dei valori, perduti dalla società odierna che fa dei disvalori i propri punti portanti, è stato uno dei volti belli, assieme a l vescovo di Pistoia Mansueto Bianchi, ospite d’onore, di una cerimonia di premiazione che è stata a tutto ciclismo, un po’ come un tempo, quando il Memorial era una corsa e non un riconoscimento a chi si batte contro chi bara. Partecipazione popolare imponente e protagonisti anche Vincenzo Nibali, messinese cresciuto sportivamente in Toscana, a Mastromarco in provincia di Pistoia, vincitore dell’ultimo Giro d’Italia, testimonial convinto del ciclismo pulito, e il sempiterno Alfredo Martini, sportivo immenso e oggi dispensatore 90enne entusiasta di “pillole di saggezza”. Ma protagonista è stato pure Renzo Bardelli, presidente della suddetta associazione sportiva, ex storico sindaco della città di Pistoia nonché presentatore perfetto e capace di reggere, con classe e tenacia, cinque ore di cerimonia di premiazione, suddivisa tra mattina e pomeriggio. Davanti alle massime autorità civili, militari e religiose cittadine, al magnifico rettore dell’Università di Firenze,Alberto Tesi da Lamporecchio, sono sfilati uomini di cultura, del sociale, persone più che personaggi del mondo dello sport, dell’economia e persino di quella politica scaduta, per colpe proprie, ai minimi termini. Successo grande, quindi, e da domani tutti pronti a preparare la 30° importantissima edizione: un Memorial, come in quella famosa canzonetta, con sempre più adepti e di conseguenza sempre più forte nella battaglia al male. Gianluca Barni I di Enzo Cabella l Pistoia Basket ha guadagnato la finale playoff per la promozione in A1. La squadra di coach Moretti ha dunque concesso il bis, dopo l’impresa della scorsa stagione quando incontrò Brindisi, perdendo proprio al PalaCarrara. Una finale con l’amaro in bocca, anche se pur sempre prestigiosa. Quest’anno la squadra biancorossa incontrerà Brescia e sarà un duello all’ultimo canestro tra due formazioni forti e ambiziose. Sabato 8 e lunedì 10 giugno il Pistoia Basket affronterà quella lombarda al palazzetto di Sant’Agostino. Dovesse vincere entrambe le gare, metterebbe una seria ipoteca sul passaggio alla massima serie. La squadra di coach Moretti ha dato tali e tante dimostrazioni del suo valore, della grande difesa (nessun’altra formazione ha messo in mostra questa qualità che quasi sempre è alla base di una vittoria), dello spirito di gruppo, di sacrificio, di unione che la compagine ha dimostrato in ogni incontro e contro qualsiasi avversario. Dovessimo prendere in considerazione (e noi lo facciamo convinti che sono valori importanti e inconfutabili) queste qualità, che sono tipiche di una squadra che vuol puntare a traguardi di prestigio, diremmo che la formazione pistoiese è la più meritevole di andare nella massima serie. Ma, come si dice, la palla è tonda. Dopo aver superato Scafati nei quarti, ha fatto fuori anche Casale Monferrato, in semifinale. Due squadre che non nascondevano le proprie ambizioni e che realmente avevano le potenzialità per centrare l’obiettivo. Essere riusciti a superarle entrambe con relativa facilità (entrambe alla quarta partita) depone a favore dei biancorossi di Moretti. La conquista della finale di quest’anno è sorella di quella dello scorso anno: è dunque la chiara dimostrazione che la società, la squadra, l’allenatore hanno fatto un eccellente lavoro. Dopo due stagioni così ricche di successi, la squadra biancorossa è arrivata alla soglia del progetto nato ambiziosamente qualche anno fa. La bontà del lavoro dirigenziale e tecnico unito al sostegno appassionato del pubblico (vero sesto uomo in campo, riscontrabile in pochi altri pubblici di tutta Italia) è la dimostrazione lampante di quanto la città meriti di far parte dell’élite del basket nazionale. Ci hanno colpito (e fatto piacere) le parole pronunciate da Fiorello Toppo, il capitano della squadra, da ben otto anni bandiera del basket pistoiese, vero erede di Crippa e Minto:“Non ci sentiamo appagati, vogliamo l’A1”. E’ la dimostrazione della forte, unanime volontà dei biancorossi di realizzare il sogno, di dare alla città di Pistoia e ai suoi splendidi tifosi il premio per cui hanno sempre tenacemente lottato. Il pass per l’A1 è nelle mani di Toppo, Galanda, Hicks, Graves, Fajardo, Meini, Cortese, Saccaggi, Rullo e Borra. In bocca al lupo, dunque. Vita La n. 23 ECONOMIA INDIETRO DI 25 ANNI 9 Giugno 2013 13 dall’Italia Adolescenti su l'ottovolante Operazione fiducia Contro le sabbie mobili C’ di Alberto Campoleoni N on occorre nemmeno leggere le ultime, sconfortanti statistiche dell’Istat sulla disoccupazione, per rendersi conto di quale sia lo stato di salute dell’economia italiana, e del Paese in generale. Basta entrare in uno dei tanti super e ipermercati alla presunta ora di punta, per rendersi conto che l’ora di punta non esiste più; che i consumi sono gelidi molto più di quanto dicano le statistiche. Che se non si compra, non si produce. E se le fabbriche stanno ferme, si licenzia. Infatti - dice l’Istat - siamo arrivati ad un tasso di disoccupazione che non vedevamo dal 1977. Ma il 2013 è peggio del 1977, perché allora l’economia comunque si muoveva, aveva sussulti anche violenti, ma in un contesto di crescita. Invece oggi le acque sembrano così stagne da apparire come sabbie mobili, con noi che sembriamo andare sempre più giù. E il peggio è che il conto più pesante lo stanno pagando le giovani generazioni: tra chi è in cerca di lavoro e ha meno di 24 anni, il tasso di disoccupazione è semplicemente insostenibile, e sfiora il 50%. Si sta bruciando il loro futuro, che è anche il futuro di tutti. È colpa di tutti e di nessuno, si potrebbe fare questo e pure quello, si attendono novità interne (Governo) ma anche esterne (Bce, Eurozona, ripresa mondiale). Ma c’è un problema di fondo che è grande come un grattacielo, e che nessun decreto legge, nessun aiutino esterno, nessuna L o sgomento e l’orrore che coglie ad ogni notizia di violenza su di una femmina, sia essa donna, ragazza o, ancor peggio, bimba, lascia un’ombra di tristezza che con difficoltà si incanala nel quotidiano vivere. Nascere e crescere femmina comporta questo rischio che può assumere forme così truci come quella efferata che ha colpito Fabiana oppure forme più silenti come quelle di una madre alle prese con un marito e padre picchiatore. Eppure, nascere femmina è un dono pari a quello di nascere maschio, perché entrambi nati da un amore custodito da padre e madre, entrambi inseriti in una società il cui spazio vitale diventa armonico solo nell’interagire costante di una femmina che diventa donna e di un maschio che diventa uomo. È la violenza il grande dramma e il suo scatenarsi un’autentica catastrofe che mina dal di dentro ogni possibilità di crescita personale, familiare e sociale. Ben venga la Convenzione di Istanbul che, finalmente, ha trovato la risposta unanime dei rappresentanti politici italiani, rimane però l’interrogativo di fondo: come contrastare, come prevenire la violenza? Il rimando corre alla mentalità creatasi nei secoli e da cui non si esce se non con proposte chiare e nitide che creino una mentalità altra. Il primo passo non è l’omologazio- Secondo i dati pubblicati dall’Istat, sono oltre 3 milioni i disoccupati nel Paese con un tasso del 12,8% che non vedevamo dal 1977. Severa la relazione del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco: ‘’Non siamo stati capaci di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici degli ultimi venticinque anni’’ di Nicola Salvagnin buona volontà in azione può surrogare: manca la fiducia. La crisi c’è dal 2008. La fiducia è venuta gradatamente a mancare dal 2011. Oggi gli italiani sono sfiduciati, hanno paura, non guardano al futuro ma ad un presente che li sembra inchiodare a titubanze o, peggio, angosce. La crisi dei consumi - l’innesco della bomba - non parte e non è solo una mancanza di mezzi, di soldi. L’italiano è il cittadino europeo più solido patrimonialmente, grazie a una diffusa proprietà immobiliare e a risparmi accumulati e saggiamente investiti: lo dicono i centri studi stranieri, non noi. Dà un forte valore alla famiglia, vista anche come struttura di sostegno in caso di difficoltà. E non è così da altre parti. Oggi ha anche un problema di soldi: licenziamenti, mancate assunzioni, crollo dei valori immobiliari ed altro ancora, hanno svuotato i nostri portafogli. Ma i depositi bancari non sono vuoti, esiste una marea di liquidità parcheggiata in attesa di futuro: di investimenti, di spese, di tornare in circolazione. Qualche tempo fa si diceva: quando i prezzi si abbasseranno, i consumi torneranno a crescere. Ma si è sottovalutato l’aspetto psicologico: la paura paralizza occasioni, convenienze, opportunità, scelte. Quindi la vera operazione da fare è sul capitale-fiducia. Smettiamo di ascoltare le cassandre del tanto peggio, tanto meglio (per loro): c’è chi sta facendo grossi affari sulle paure collettive, c’è chi si sta mangiando bocconi d’Italia a prezzi di saldo. E stimoliamo i nostri governanti a ricostruire un clima di fiducia, di normalità. Se ci rendiamo conto che la nostra barca, bene o male, ha ripreso la navigazione, smetteremo di aggrapparci disperatamente ai salvagente. E ricominceremo a guardare avanti, a remare in una direzione; aiutando nel frattempo chi è finito dentro l’acqua e, annaspando, cerca di tornare sulla barca all’asciutto. convenzione di istanbul Giù le mani dalle femmine È un’impresa culturale Questa è l’occasione giusta, vista anche la sensibilità mostrata dal Parlamento italiano, per costruire una mentalità altra di Cristiana Dobner ne della femmina con il maschio, in parità di forza, perché altrimenti dovremmo ricorrere al body building e rispondere a muscolo maschile con muscolo femminile. In realtà esemplari femmine capaci di atterrare un esemplare maschio esistono. È questa però la strada di una convivenza? Di un’armonia fra i sessi? Il rispetto per la persona passa per altri parametri che dovrebbero rispondere prima ad una concezione puramente laica, dove per laico si intenda chi si consideri svincolato da una religione, per poi riscoprirsi pienamente inseriti in un ambito in cui l’Altissimo, il Creatore, li crea entrambi uomo e donna, dona loro la creazione e li guida in un cammino nella storia dove vuole che regni lo Shalom, la pace, non la violenza. La Convenzione di Istanbul da segnale di ricezione di uno stato di violenza che si perpetra continuamente, deve diventare strumento attivo di mutamento di mentalità. Individuare le radici della violenza nella persona, il loro scatenarsi, le dinamiche e le strutture sociali che la permettono, è un compito immane. Non potrà trovare ed inventare soluzioni o rimedi, almeno parziali, se mancherà la collaborazione di ciascuno e di ciascuna. Da dove partire? Dalla famiglia, dove uomo e donna consapevolmente e per amore si amano e si rispettano, creando, se si vuole un microcosmo circoscritto, in realtà una cellula viva, capace di contagiarne altre. I figli se educati in un clima di pace che sappia contenere e dare nome alle tensioni risolvendole, saranno capaci di inserirsi nella scuola, nel lavoro, nelle loro posizioni sociali, diventando portatori di novità. I costumi, finalmente, potranno mutare e non saranno tacciati di vetustà e miopia cristiana ma presa diretta sulla realtà comune a tutti, a chiunque si sappia persona umana e non essere umano in una preda a furie bestiali. I comitati statali, le équipes di lavoro, i team di esperti, indubbiamente sono chiamati a confrontarsi, a capire e a comprendere. Chi però dovrà poi, concretamente, tradurli sul piano del rapporto comune, quotidiano? Il lavoro è capillare, si attua non con denunce ma con operosità minuta, perché riferita ad ogni singola persona. Il lessico può mutare ed è importante il linguaggio nuovo, c’è da chiedersi se è portatore, davvero, di segnali o spie di novità: genitori cancellando padre e madre? quale il contenuto? Se non ci si sa amati e non ci si riconosce amati, mai si saprà amare, tutto sarà letto da un’ottica che, al primo rifiuto, si ritrova in preda a forze incontrollate e distruttive. Ogni cambiamento, ogni conversione, richiede la cessione del proprio egoismo, il riconoscimento di saperci creati e non gettati nel tempo ma seguiti ed amati perché ciascuno e ciascuna raggiunga la Bellezza del Figlio. è qualcosa di inquietante nel ripetersi di fatti di cronaca che hanno come protagonisti adolescenti che si tolgono la vita o cercano di farlo. Ragazzi e ragazze che vorremmo pieni di forza ed entusiasmo e invece scopriamo quasi arresi di fronte a situazioni che reputano insopportabili, al punto di rifiutare la vita stessa. Nei giorni scorsi è tornata sotto i riflettori la vicenda di Carolina, quattordicenne di Novara che si è uccisa a gennaio perché perseguitata da alcuni coetanei sui social network (ora indagati). “Con la gente –ha lasciato scritto Carolina proprio su facebook– ho già avuto troppa pazienza. Non voglio più perdere tempo”. Qualche tempo prima della tragica fine di Carolina un quindicenne a Roma si era impiccato in casa perché deriso sempre sul web, accusato di essere omosessuale. E pochi giorni fa un sedicenne si è buttato dalla finestra della scuola, a Roma, per motivi simili. È ancora vivo, per fortuna. “Mi sento oppresso, non ce la faccio più”, ha scritto alla mamma. Difficile entrare nello specifico dei singoli casi, che naturalmente hanno profili unici. Ci sono però aspetti comuni, che fanno riflettere. Il primo è il peso fortissimo del “giudizio” altrui. Gli adolescenti, si sa, sono in cerca di identità, in fuga dalle rassicuranti definizioni familiari che li hanno accompagnati nella crescita dalla fanciullezza, bisognosi di autonomia e di un volto nuovo, di camminare con le proprie gambe… Il gruppo dei pari diventa sempre più importante, i volti e le parole degli “amici” sono lo specchio di sé, l’aggancio con la realtà, i riferimenti per cercare la strada. È un meccanismo di sempre. Non facile. Oggi sembra in certi casi che i nostri ragazzi siano meno “attrezzati” a sopportare gli alti e i bassi dell’ottovolante, le discese e le salite ripidissime. Sembrano proprio fragili, sempre più fragili. C’è poi da considerare l’amplificazione e la trasformazione delle relazioni che si realizza attraverso i nuovi media, i social network, l’allargarsi del mondo impalpabile ma “realissimo” del web. Un mondo che chiede nuove competenze a chi lo frequenta, peraltro spesso con grande ingenuità, e che nello stesso tempo presenta rischi tutti nuovi rispetto al passato. Un rischio di cui si parla spesso è quello, ad esempio, del cyber bullismo, piaga vera e crescente. Secondo i dati della polizia postale, nei primi 4 mesi del 2013 sono state 54 le denunce in proposito: nel 2012 erano state solo 30. Nei casi di tragedie cui abbiamo accennato, la dimensione del web è sempre stata importante. E certo oggi quel “gruppo dei pari” che un tempo si ritrovava nelle piazze e sui muretti, frequenta le bacheche virtuali, col risultato di ampliare a dismisura attese e aspettative, grida e risate, con effetti talvolta devastanti. Per questi ambienti servono attenzioni nuove, una “cura” specialissima da parte degli educatori. E sono proprio gli educatori, ancora una volta, a sentirsi chiamati in causa di fronte alle tante fragilità così manifeste dei nostri ragazzi. Chiamati a far respirare loro il gusto di una “vita buona”, che guardi al futuro con speranza, capace di spingere oltre le difficoltà e le frustrazioni. Chiamati a fare quadrato, con amore, intorno alle generazioni più giovani, perché nessuno si senta lasciato solo e abbia a dire di essere stanco e di non farcela più. 14 dall’italia n. 23 9 Giugno 2013 LA CRISI VISTA DALLE CITTA’ DELL’INDUSTRIA L a notizia è che in Germania, alla Volkswagen, crescono gli utili e l’azienda decide di aumentare i salari ai dipendenti. Purtroppo così non è in Italia. Anzi, guardando il mondo da Genova, dove si levano grida di dolore per i gravissimi problemi che riguardano le principali industrie presenti in città, rispetto alle rosee prospettive degli operai tedeschi il panorama è “nero”. Nomi di industrie quali la Fincantieri,Ansaldo Energia,Ansaldo Sts, Selex, Piaggio Aero, Ilva, Brignola, Esaote, parlano di crisi, diminuzione della forza lavoro, cassa integrazione, contratti di “solidarietà”, persone in mobilità. Cosa sta succedendo nel capoluogo ligure? Perché il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo della città e presidente della Cei, ha sentito il bisogno di parlare dei destini dell’industria italiana al termine dell’assemblea dei vescovi in Vaticano? Perché ha chiesto di non “svendere i gioielli di famiglia” per “fare cassa”, riferendosi proprio in prima battuta alle industrie presenti nella sua città? “Il nostro arcivescovo ha ragione nel lanciare questo allarme - dice Antonio Graniero, segretario generale dell’area metropolitana di Genova per la Cisl -. Le ipotesi del gruppo Finmeccanica di dismettere tutte le partecipazioni nel settore ‘civile’, quindi vendendo aziende gioiello quali Ansaldo Energia e Ansaldo Sts, con la giustificazione che non sarebbero più ‘core business’, appaiono potenzialmente devastanti. Fanno utili, vanno bene, danno lavoro a oltre 3mila persone oltre all’indotto. Una follia”. Sarebbe un suicidio Dello stesso avviso è il collega Antongiulio Mannoni, segretario della Cgil di Genova, secondo il quale “bene ha fatto l’arcivescovo ad attirare l’attenzione su questo problema della ‘vendita dei gioielli di famiglia’. Perché si tratta di un errore evidente che a questo punto soltanto il governo potrebbe evitare che giunga alle sue estreme conseguenze”.“Genova è una città simbolica - rincara la dose Stefano Zara, imprenditore e presidente dell’Associazione industriali di Genova dal 1999 al 2004 - e rappresenta in un certo senso il prodotto della genialità produttiva e imprenditoriale del nostro paese. Stretta tra mare e monti, ha costruito nei secoli un agglomerato curioso di case che si arrampicano, una attaccata all’altra, sui monti, lasciando spazio però anche a industrie e insediamenti che hanno dato lavoro a generazioni di persone molto qualificate.A Genova le professionalità esistono ancora sottolinea Zara - nonostante la crisi delle partecipazioni statali di cui la città è stata un curioso incubatore. L’hanno chiamata la ‘capitale’ delle industrie di Stato. Il modello genovese ha accoppiato l’economia del mare, col porto, i trasporti, gli stoccaggi, la prima trasformazione di grani, derrate, petrolio, acciaio, riversando poi nella Pianura Padana i suoi semilavorati che venivano ultimati nel triangolo industriale. Sarebbe un suicidio far sparire quel 10 per cento di industria che ancora rimane”. Non lasciare i lavoratori a piedi Nel coro unanime di voci allarmate che si raccolgono in città, quelle dei lavoratori in cassa integrazione Vita La Salvare Genova! Primo: non svendere 100mila compreso l’indotto. Una catastrofe sociale”. Francesco Rosati del sindacato Cisl interno dice che “la magistratura deve fare il suo corso senza lasciare i dipendenti a piedi”, così come Armando Palombo, della Fiom, ricorda il valore dell’accordo di programma del 2005 “che aveva previsto impegni precisi da non disattendere”. Gli affanni di oggi non devono indurre -come ha ammonito il cardinale Bagnasco“a svendere i gioielli di famiglia” di Luigi Crimella o che fanno “solidarietà” dentro i grandi “colossi” di un tempo, sono le più tristi.Vincenzo Trionfo, 40 anni, della Fincantieri, due figli già grandi (“Mi sono sposato presto”, dice, “allora si poteva”), ringrazia il cielo di far parte di quelli che a Genova si autodefiniscono “gli sfigati di serie A”: “cioè - spiega - noi abbiamo la Cig più ferie, permessi, corsi di aggiornamento, e riusciamo ad arrivare a 1000 o più euro al mese. Quelli di ‘serie B’ sono fermi a 800 euro. Come si può vivere con una cifra così, se si ha famiglia?”. Ringrazia il cardinale “che si è sempre interessato” aggiunge “e ci dà qualche speranza che dalla crisi si esca prima o poi”. Rocco Genco, dell’Ilva il cui destino dipende ormai da come andranno le cose a Taranto, è sconsolato: “L’azienda era stata risanata e ammodernata, eppure siamo a un quinto delle potenzialità dello stabilimento. Se salta tutto - gli fa eco il collega Carlo Graffione non saranno solo 40mila persone a perdere il posto, ma saranno oltre I preti amici di operai e imprenditori Fin qui le voci dentro le aziende . E la Chiesa? Che ruolo svolge in tutto questo? Attore principale a Genova è la Fondazione Armo (Assistenza Morale Operai) della diocesi, con un drappello di una decina di preti che visitano tutte le aziende, celebrano decine di messe per Natale e Pasqua dentro le fabbriche, fanno vera assistenza morale oltre che pastorale, e diventano amici di imprenditori e dipendenti, favorendo con opportune mediazioni, accordi che altrove sono impensabili. Spiega monsignor Luigi Molinari, figura storica della pastorale del lavoro locale e direttore della Fondazione: “La situazione a Genova è emblematica della necessità di avere una visione di sistema-Paese, senza la quale si disperde un patrimonio immenso che non verrà più ricostruito”. Del resto - aggiunge - “l’arcivescovo in diverse occasioni ha richiamato dal rischio di ‘accorparci con i giganti del mondo che tutto vorrebbero divorare’. Non sono parole vuote, dietro ci sono precise realtà che vorrebbero mettere le mani sui nostri ‘gioielli’”. Dello stesso avviso il suo vice, don Giampiero Carzino:“Non dobbiamo far scappare la ‘testa’ delle nostre aziende migliori, non dobbiamo svendere le tecnologie. Ci vuole un colpo d’ala, anche la politica deve avere capacità di visione e di futuro”. SOCIETÀ Spazio al Welfare comunitario È la risposta al bisogno di senso che emerge dal disagio sociale di Andrea Casavecchia L a cronaca quotidiana è costellata di episodi di violenza, verso se stessi o verso gli altri, e di rabbia sterile: la perdita di lavoro, il sovra indebitamento, l’incapacità di accettare la conclusione di una relazione affettiva, la delusione per un insuccesso scolastico diventano delle micce che sembrano trasformarci in vittime o carnefici. Questi episodi spesso sono sintomi di solitudine e di senso di fallimento che noi, condizionati dalla società narcisistica, non riusciamo a sopportare né ad assistere. In quegli episodi tragici si rileva la mancanza di una rete di solidarietà comunitaria capace di intervenire e\o di prevenire. Alla nostra società serve l’amalgama per restituire una coesione che aiuti le persone nella difficoltà. Negli ultimi decenni abbiamo costruito un mito sociale fondato sull’autonomia e sull’indipendenza: cerchiamo tutti la libertà da ogni vincolo e dai vari legami per essere aperti verso qualsiasi scelta e per soddisfare il desiderabile, in modo da compiacere noi stessi, nel momento in cui ci riflettiamo nello specchio. Però siamo impreparati di fronte all’insuccesso e all’evidenza dei nostri limiti; non li sappiamo affrontare; scorgiamo l’illusione di una libertà immaginaria, come la chiama il sociologo Mauro Magatti. Insomma, per affrontare il malessere diffuso, il legame sociale che abbiamo scacciato dalla porta, rientra scoperchiando il tetto, perché non c’è soltanto il bisogno materiale di cui occuparci. Si affaccia, allora, l’esigenza di stimolare un welfare comunitario che sia in grado di riattivare, sostenere, ricreare, coordinare gli attori di Terzo settore, come i gruppi informali e le famiglie che operano vicino alle persone. Oltre al welfare state tradizionale che aiuta a garantire l’uguaglianza in una società, abbiamo bisogno di un’altra dimensione, quella civile che si fonda sulla fraternità. In essa possono convivere libertà personale e vita comunitaria. Da lì nasce “un sovrappiù di mutuo rispetto, di attenzione, di empatia, di sollecitudine” per l’altro, come spiegava in un’intervista il giurista francese Jacques Le Goff. Per rispondere al disagio che deprime è necessario uscire da se stessi, altrimenti si soccombe. Occorre ammettere l’importanza dell’altro per la nostra vita. Iniziamo così a riscoprire la bontà della comunità, di persone vicine capaci di condividere un problema, di realtà sociali in grado di accompagnarci quando ci si trova in una condizione di disagio. Soltanto una dimensione calda della solidarietà che parla a tu per tu, che vede il volto delle persone nel bisogno e non frappone il modulo di una pratica può intervenire di fronte alla mancanza di senso che assale le persone oggi. Vita La Il Paese alle prese con una delle più difficili crisi economiche e sociali della sua storia di Angela Carusone U na crisi politica e sociale che va avanti da mesi, e di cui poco si è parlato all’esterno, e un nuovo governo che, ora, deve riportare la Bulgaria, il Paese più povero dell’Unione europea, nei binari dello sviluppo e della giustizia sociale. Il nuovo esecutivo, che solo a fine maggio ha ottenuto la fiducia, è stato affidato a un tecnico, l’economista di 53 anni Plamen Orecharski, che ha spiegato: “il Paese è piegato da una crisi istituzionale profonda, una depressione economica continua e una disintegrazione della società. La Bulgaria ha bisogno di un ampio consenso sulle misure urgenti necessarie alla stabilizzazione, al consolidamento economico, al rafforzamento delle istituzioni, e ha bisogno di più solidarietà”.“Farò tutto il possibile – ha aggiunto – per consolidare la democrazia, incoraggiare l’imprenditoria, ristabilire la solidarietà e la giustizia sociale”. Molte le speranze riposte nel nuovo governo, ma molti anche gli interrogativi. Diversi osservatori ritengono che il governo, che si autodefinisce tecnico, in sostanza è una coalizione tra tre partiti (il partito socialista Bsp, il partito della minoranza turca Dps, e l’appoggio esterno del partito nazionalista Ataka) nei L’ ultima volta Assad ci aveva provato nel dicembre scorso ed ora ha fatto il bis: il regime di Damasco ha staccato la spina a Internet creando un vero e proprio blackout che ha isolato il Paese per due giorni. Un episodio sul quale il regime siriano respinge le accuse, ma i sospetti non sono infondati: come a dicembre, nel momento in cui l’attenzione torna a concentrarsi sul dramma della guerra civile che si sta consumando in quelle terre, la rete (l’unica fonte di informazioni per l’opinione pubblica occidentale) “salta”. Anche questa volta, come la precedente, a diffondere le notizie del blackout sono state le società che si occupano di fornire servizi internet e che, per questo motivo, monitorano costantemente i dati di traffico: il servizio di 9 Giugno 2013 dall’estero n. 23 BULGARIA La sfida del paese per restare saldo in Europa cui programmi elettorali ci sono delle priorità addirittura contrapposte. I socialisti, per esempio, hanno promesso agli elettori di ridare vita al progetto per la costruzione di una seconda centrale nucleare nel Paese, cancellato due anni fa dal precedente governo, ma il partito della minoranza turca si è detto decisamente contrario. “Il nuovo governo dovrà concordare in continuazione ogni sua decisione politica con i partiti che lo appoggiano, e non è da escludere che venga messo con le spalle al muro per certe scelte”, avverte il politologo Hristo Pangiukov. E il sociologo Ivo Kristov sostiene che “è del tutto evidente come il nuovo governo sarà ostaggio delle diverse lobby e circoli di interesse in Parlamento”. E in molti prevedono una ripresa delle proteste in piazza, se l’esecutivo non adotterà misure concrete e rapide per combattere la povertà, l’arbitrio dei monopoli e la corruzione nel Paese. La situazione in Bulgaria è infatti molto difficile: “L’economia è in caduta libera”, ha detto lo stesso Oresharski, ricordando che il deficit di bilancio dei primi tre mesi è stato di 800 milioni di leu (circa 400 milioni di euro), le riserve sono ridotte al minimo e gli investimenti esteri sono Dal mondo Premio saudita A Cecilia Martini Bonadeo è stato assegnato il più ambìto premio internazionale per traduzioni dall’arabo: il riconoscimento, “Custodian of the Two Holy Mosques King Abdullah bin Abdulaziz” è stato decretato dalla casa reale saudita per la prima traduzione in italiano del testo “L’armonia delle opinioni dei due saggi Platone il divino e Aristotele” di Al-Farabi, filosofo medioevale. Trentanovenne vicentina, Cecilia Martini Bonadeo insegna storia della filosofia araba medioevale e lingua e letteratura araba all’università degli studi di Padova, insieme, è ricercatrice a Pisa. Il premio è dotato di un assegno di duecentomila dollari. “L’opera tradotta ha contribuito, si legge nella motivazione di aggiudicazione del premio, a celebrare il pensiero arabo e islamico”. Kierkegaard Il premier bulgaro, Plamen Oresharski praticamente a zero. Dopo l’impasse politica degli ultimi mesi, al nuovo governo tocca un compito titanico, che si snoda su due binari: agire al fine di restaurare la fiducia del Bulgari nelle istituzioni, e al tempo stesso migliorare le loro condizioni di vita. Orecharski ha spiegato di voler “consolidare la democrazia, incoraggiare le imprese, ristabilire la solidarietà e la giustizia sociale”. Ha anche promesso di “migliorare il clima degli affari per attirare investitori anche stranieri e creare occupazione”. Egli intende, parallelamente, mantenere il regime di austerità in vigore dal 1997 in base al quale la moneta bulgara, il leu, è stata ancorata prima al marco tedesco e poi all’euro. Questo regime permette al Paese di conservare la stabilità dei conti pubblici, ma al prezzo di un livello di vita molto basso: e così il salario medio in Bulgaria è inferiore a 400 euro al mese. “La ricerca di intese, di consenso, d’integrità è di importanza cruciale”, ha sostenuto ancora il nuovo premier, replicando a chi, come Andrey Raytchev, dell’ istituto Gallup, ricordava che “il Paese è molto instabile”.“Ne sono cosciente –ha spiegato Oresharski– e so che le stesse misure le più rapide e le più pertinenti non daranno risultati immediati. Ci aspetta un altro duro inverno”. Ed è questo il timore dei INTERNET Assad ha staccato la spina Salta la rete proprio mentre corrono le notizie sulla guerra civile di Antonio Rita Google “Rapporto sulla trasparenza” ha registrato che, a partire dalle 21.45 (ora locale) di martedì 7 maggio, il traffico diretto ai suoi servizi proveniente dalla Siria si è interrotto e da allora (per ben 20 ore) non è più ripreso. Come hanno spiegato alla stampa da Mountain View un episodio di blackout totale, come questo, era stato registrato solo nel precedente episodio siriano e in Egitto durante la Primavera Araba. Il sospetto degli osservatori è che questo nuovo episodio, come quello del dicembre scorso, prean- 15 nunci un inasprimento della repressione contro i ribelli. Un modus operandi analogo a quello di altri regimi colpiti dalla Primavera Araba. Secondo gli esperti Google sono almeno cinque, oltre la Siria, i paesi che bloccano del tutto o parzialmente i singoli servizi di BigG (come ad esempio YouTube, bloccato da Pakistan, Bangladesh, Cina e Iran), ma la Siria è l’unica che ha realizzato un blocco totale: un vero e proprio isolamento dalla grande Rete. Il regime di Bashar al-Assad respinge i sospetti e, dopo 18 ore di silenzio completo, con un comunicato stampa della Syrian Arab News Agency (Sana) rende note le cause ufficiali dell’interruzione. Secondo l’agenzia di news statale siriana, il blackout della rete è dipeso da un malfunzionamento tecnico: “i servizi internet e i collegamenti telefonici tra le province sono stati bloccati da martedì sera a causa di un’anomalia nei cavi a fibra ottica”, ha informato la Sana. Alcune agenzie riportano che il Governo sta invece puntando il dito contro i terroristi, accusandoli del blackout. In pochi, però, sono dispo- più. Un altro duro inverno. Come quello appena trascorso, che ha visto decine di migliaia di bulgari manifestare in tutto il Paese per protestare contro i forti aumenti delle loro bollette elettriche, contro la povertà endemica e contro la corruzione.Anche se all’estero non se ne è parlato, ben sei persone si sono immolate dandosi fuoco, un fatto senza precedenti in Bulgaria. Il movimento spontaneo si è trasformato sotto influenza di molteplici gruppi della società civile, realizzando una vasta mobilitazione contro la miseria cronica, la disoccupazione e la sfiducia nella classe politica e nelle istituzioni. Una fiducia che non sarà facile recuperare. sti a credere alle spiegazioni di un regime che si serve perfino di hacker nella sua guerra. Tra le armi digitali usate da Assad, infatti c’è anche la Syrian Electronic Army (Sea): un’organizzazione che opera con l’appoggio (quanto meno tacito) del governo che si è resa responsabile di diversi attacchi a siti web colpevoli, secondo gli hacker, di diffondere notizie ostili al regime siriano. La Sea è balzata agli onori delle cronache poche settimane fa quando è riuscita ad hackerare l’account twitter della Associated Press ed ha diffuso la falsa notizia del ferimento del Presidente Usa a causa di due esplosioni alla Casa Bianca. Alla falsa agenzia hanno fatto seguito momenti di panico negli Stati Uniti: diversi giornali hanno ripreso il lancio di agenzia e, a Wall Street, l’indice Dow Jones ha perso 100 punti in pochi minuti. in mostra Il bicentenario della nascita (5 maggio 1813) del filosofo danese Soren Kierkegaard è celebrato dalla Royal Library di Copenhagen grazie all’allestimento di una mostra che raccoglie autografi del pensatore, tutelati dall’Unesco. La rassegna presenta per la prima volta documenti manoscritti come le pagine del diario, le lettere inviate dal padre dell’esistenzialismo alla fidanzata (mai sposata), Regine Olsen, le vignette e gli articoli per il periodico satirico “Il Corsaro” gli scritti pubblicati sotto pseudonimo, il testamento. L’esposizione “The original Kierkegaard” sarà aperta al pubblico fino al 28 settembre. In Italia il filosofo è osannato dalla traduzione della biografia (Castelvecchi, pp. 670, euro 49) composta da Joakin Graff, già presidente della Soren Kierkegaard Society. In Guatemala Il generale ottantaseienne Josè Efraim RIOS Montt, exdittatore del Guatemala, è stato giudicato colpevole dello sterminio di 1771 indigeni maya della comunità Ixil, massacro perpetrato in quindici diverse operazioni attuate dai soldati nel dipartimento nordoccidentale di Quiche; colpevole di crimini contro l’umanità, egli è stato condannato per genocidio a ottanta anni di carcere. Conquistato il potere nel 1982 con un colpo di stato, Rios Montt venne rovesciato con un golpe dopo 17 mesi, il suo regime corrispose alla fase più cruenta della guerra civile che in 36 anni fu causa della morte di oltre duecentomila guatemaltechi, povere vittime i cui corpi straziati da ferite al petto e alla testa sono stati ritrovati in cimiteri clandestini nelle vicinanze dei fiumi Schel e Chajul. Ora, quella condanna è stata annullata dalla corte costituzionale del Guatemala. 16 musica e spettacolo C CINEMA Lubitsch, il tocco di classe i voleva il berlinese d’origine, poi trasvolato a Hollywood, Ernst Lubitsch, per riportarmi al cinema, dove ormai mi reco sempre meno spesso. Anche se non ho ben capito il motivo -non so se per un anniversario o un restauro- torna nelle sale uno dei suoi film più celebri e, soprattutto, coraggiosi (girato, come “Il grande dittatore”, quando Hitler era ancora in pieno possesso del potere), “Vogliamo vivere”, titolo tradotto, come spesso accade, troppo enfaticamente, che racconta di una compagnia di teatro shakespiriano che, nella Varsavia occupata dai nazisti, trova un escamotage sofisticatissimo per farsi beffe dei gendarmi hitleriani e scappare in Inghilterra proprio con un loro aereo. L’esca è costituita, molto lubitschianamente, dal più famoso attacco dell’”Amleto”, quel “To be or not to be” (che infatti è il più azzeccato titolo originale) che apre il sempiterno soliloquio del principe di Danimarca e che N Vita La n. 23 9 Giugno 2013 arra la storia di un aspirante scrittore “Il Grande Gatsby”, Nick Carraway, che lasciato il Midwest americano arriva a New York nella primavera del 1922, epoca in cui regna la dubbia moralità, la musica jazz e la delinquenza. In cerca del suo personale sogno americano, Nick (Tobey Maguire) si ritrova vicino di casa di un misterioso milionario a cui piace organizzare feste, Jay Gatsby, e di sua cugina Daisy che vive sulla sponda opposta della baia con il suo amorevole nonché nobile marito, Tom Buchanan. Il protagonista viene quindi catapultato nell’accattivante mondo dei super-ricchi, delle loro illusioni, amori ed inganni. Nick diviene testimone, dentro e fuori del suo mondo, di racconti di amori impossibili, sogni incorruttibili e tragedie ad alto tasso di drammaticità. Uno specchio fedele dei nostri tempi moderni e delle nostre quotidiane battaglie. Un film in 3D con colonna sonora martellante in stile “Moulin Rouge”, cast da sogno, costumi fastosi, scenografie sgarcianti, un jazz club clandestino zeppo di politici corrotti, un gangster ebreo dai modi soavi che porta un molare umano come fermacravatta (Amithab Bachchan leggen- Torna nei cinema, dal 30 maggio, “Vogliamo vivere” di Francesco Sgarano è il momento esatto in cui il capo nazista si alza dalla platea per precipitarsi nel camerino dove l’attende la bella Maria (una Carol Lombard che morirà in incidente aereo poche settimane dopo la fine delle riprese), moglie del primattore, Josef Tura che, nel frattempo, sta recitando in palcoscenico. Scambi di persona, gioco degli equivoci, toni un po’ da pochade, un po’ da commedia sofisticata, rendono questo film di settantun anni fa ancora godibilissimo, corroborando ulteriormente la leggendaria definizione che è quasi onnicomprensiva dell’opera del regista: “il Lubitsch touch”, il tocco alla Lubitsch. In effetti è il non detto, il suggerimento malizioso, la battuta fulminea ed elegantissima, mai becera, che contraddistingue la griffe dell’autore e che -caso abbastanza raro- gli permise di superare senza troppi traumi il passaggio dal muto al sonoro e, ancor più -come sottolineò una volta un ammirato Jean Renoir- non solo di non perdere il proprio stile emigrando a Hollywood ma di assoggettare l’intera industria americana al proprio gusto levigato e raffinato. Billy Wilder, che lo ha venerato e che è stato il suo sceneggiatore, agli inizi di carriera, spiegava il glorioso tocco in questi termini :-Lubitsch è il regista più erotico in circolazione senza mostrare alcunchè. Ci mostra una coppia che sta per adagiarsi sul letto, dissolvenza, al mattino vediamo l’uomo e la donna che fanno colazione mangiando avidamente e guardandosi intensamente. E’ la prova inequivocabile che tutti gli altri appetiti sono stati soddisfatti. C’è più eros in una scena così che in tutto “Ultimo tango a Parigi”-. Sono sicuro che Bertolucci sottoscriverebbe. Ci sono molti film del maestro che potrebbero, come questo, essere riproposti in sala senza risultare noiosi od obsoleti. “Mancia competente” ci presenta forse la coppia di ladri più romantica e formidabile che si ricordi (almeno negli anni ‘30), “Angelo” è più che un semplice veicolo per il divismo di Marlene così come il satirico “Ninotchka” non è solo un pretesto per far ridere la Garbo. Da “Scrivimi fermo posta” è stato rifatto l’aggiornamento di “C’è posta per te”, con Meg Ryan e Tom Hanks, da “Il cielo può attendere”, delizioso film con Don Ameche, Warren Beatty ha rifatto “Il paradiso può attendere”, lo stesso “Vogliamo vivere” è stato rivisitato, abbastanza fedelmente, da Mel Brooks in “Essere o non essere” -tanto per dire che il cinema successivo ha attinto non poco dalla tinozza lubitschiana. La sequenza più memorabile del suo cinema -circa un minuto- è l’episodio CINEMA Il grande Gatsby con Charles Laughton di “Se avessi un milione”, film in cui vari registi si sbizzarrivano a raccontare la reazione di alcune persone alla notizia della vincita di un milione di dollari. Qui vediamo un impiegato che, dopo aver aperto la porta dell’ufficio del direttore, gli rifila un pernacchione e poi richiude. Un lazzo buffonesco da antologia che riesce elegante anche nell’apparente rozzezza. Nel 1947, poco dopo aver ricevuto un Oscar onorario, Lubitsch muore d’infarto. Di ritorno dal suo funerale si racconta che William Wyler e Billy Wilder ebbero questo breve scambio di battute :-Addio Lubitsch- e Wyler, di rimando :-Peggio ancora, addio film di Lubitsch-. Non aveva torto. Sostieni LaVita Abbonamento 2013 Sostenitore 2013 Amico 2013 euro 45,00 euro 65,00 euro 110,00 c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio. Un film in 2D di Baz Luhrmann di Leonardo Soldati da di Bollywood), débauche di trucchi ed effetti ottici ormai marchio di fabbrica del regista australiano Baz Luhrmann, mentre la macchina da presa vola sopra i grattacieli di Manhattan, accarezza i tramonti di Long Island, si tuffa nelle viscere di Wall Street ricordandoci che siamo alle porte della Grande Crisi e tutta quella brama di vivere finirà in tragedia, con una follia complessiva di budget di 127 milioni di dollari (ma a disposizione ce ne erano ben 200) per questa pellicola. La parabola dell’uomo venuto dal nulla che credeva di poter comprare il passato. Lo stile del regista sembra però non fondersi mai con il materiale narrativo del romanzo di Scott Fitzgerald, impedendo ogni profondità, al contrario del successo di “Romeo+Giuliet” sempre di Luhrmann. Quarta cineversione di “Il Grande Gatsby”, con un’imponente invasione pubblicitaria iniziata mesi fa e 50 milioni di incassi in Usa nel primo fine settimana, dirompente opulenza, attori celebri belli e bravi (nel cast anche Leonardo Di Caprio), un inutile 3D, segno del lusso, della follia e della criminalità dell’età del jazz avviata verso il proibizionismo. Luhrmann sembra identificarsi più con lo stesso Gatsby piuttosto che con Scott Fizgerald, morto a soli 44 anni nel 1940, che forse non approverebbe di venire collocato nel film in un istituto psichiatrico, dove invece venne internata e morì in un incendio sua moglie Zelda, alle prese con una psicoterapia che gli impone di scrivere i suoi ricordi, ovvero “Il grande Gatsby”. Un amabile ed un po’ lussureggiante caos di 150 minuti di melodramma d’amore, all’ombra del sogno americano. LaVita Settimanale cattolico toscano Direttore responsabile: Giordano Frosini STAMPA: Tipografia GF Press Masotti IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia FOTOCOMPOSIZIONE: Graficamente Pistoia tel. 0573.308372 e-mail: [email protected] - [email protected] Registrazione Tribunale di Pistoia N. 8 del 15 Novembre 1949 e-mail: [email protected] sito internet: www.settimanalelavita.it CHIUSO IN TIPOGRAFIA: 5 GIUGNO 2013