Dicembre 2007 N°29
L’Ambiente per
gli Europei
Periodico della direzione
Consumo sostenibile
generale Ambiente
Si tratta di
consumare in
modo diverso
EUROPEAN COMMISSION
COMMISSIONE
EUROPEA
editoriale
Periodico della direzione generale Ambiente
Nel 2006 l’Unione europea ha inserito il consumo e la produzione
sostenibili tra le sette priorità fissate per lo sviluppo sostenibile per
il resto del decennio. Lo speciale a pagina quattro e cinque esamina
i prossimi passi dell’UE, che verranno svelati nei piani d’azione della
Commissione per il 2008 sul consumo, la produzione e la politica industriale sostenibili. I piani proporranno una produzione più pulita, prodotti più ecologici nonché cambiamenti nelle abitudini di consumo,
conformemente alle conclusioni tratte dalla Commissione a seguito
della consultazione pubblica tenutasi sul tema l’estate scorsa.
Il conseguimento di un consumo ed una produzione sostenibili non
avrà luogo da un giorno all’altro. La politica comunitaria ambisce ad
accelerare il processo, incoraggiando un consumo più oculato, un
maggior ricorso agli strumenti basati sul mercato ed appalti pubblici
più rispettosi dell’ambiente. Tutti devono dare il proprio contributo,
dal singolo consumatore ai principali produttori e rivenditori.
In questo numero, nella sezione dedicata all’approfondimento, verrà
affrontato un tema spesso controverso e strettamente correlato alla
sostenibilità: la caccia. Nel 2004, due ONG leader in Europa, appartenenti a schieramenti opposti, hanno siglato un accordo storico,
al fine di collaborare positivamente per garantire la continuazione
della caccia all’interno di un quadro ben regolamentato, in linea con
l’Iniziativa per la caccia sostenibile della Commissione.
L’EUROPA AMBIENTALE ONLINE
Desiderate sapere cosa fa l’Europa per tutelare l’ambiente,
cosa si intende per prodotto della politica integrata e come
avere i requisiti per ottenere il marchio comunitario di
qualità ecologica Ecolabel? Per saperne di più consultate
il sito web della DG ambiente:
ec.europa.eu/environment/index_it.htm
AVVISO LEGALE
Né la Commissione europea, né le persone che agiscono in
suo nome sono responsabili per l’uso che può essere fatto
delle informazioni contenute nella presente pubblicazione
e per gli eventuali errori che sussistessero nonostante
l’impegno dedicato alla stesura e alla verifica della
pubblicazione.
Stampato su carta riciclata che ha ricevuto il marchio
comunitario di qualità ecologica Ecolabel per la carta
grafica (ec.europa.eu/environment/ecolabel)
Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle
Comunità europee 2007
ISSN 1563-4191
© Comunità europee, 2007
Riproduzione autorizzata con citazione della fonte
Stampato in Belgio
L'Ambiente per gli Europei [ Dicembre 20 07 n °29 ]
INFORMAZIONI EDITORIALI
L’Ambiente per gli Europei è pubblicato dall’unità Comunicazione della direzione
generale dell’Ambiente. È disponibile in inglese, francese, tedesco, italiano, spagnolo,
polacco e greco. Abbonamento gratuito. È possibile abbonarsi compilando il modulo
all’interno della rivista o on-line all’indirizzo:
ec.europa.eu/environment/mailingregistration/main/mailing_reg.cfm
Caporedattore: Nicholas Hanley
Coordinatore: Jonathan Murphy
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Fax: +32 (0)2 29-86327
Informazioni e documenti: ec.europa.eu/environment/env-informa/
Sito L’Ambiente per gli Europei:
ec.europa.eu/environment/news/efe/index_it.htm
Dicembre 2007 N°29
Lo sviluppo sostenibile è stato per molto tempo un obiettivo per i
paesi industrializzati, sebbene il primo impegno assunto formalmente
nei confronti del consumo e della produzione sostenibili risalga soltanto alla Dichiarazione di Johannesburg delle Nazioni Unite del 2002.
L’iniziativa fu dettata dalla presa di coscienza del fatto che l’umanità
sta esaurendo le risorse del pianeta molto più in fretta di quanto
esse possano essere sostituite, provocando vasti danni ambientali,
talvolta irreparabili.
www.ec.europa.eu/environment/news/efe/index_it.htm
L’Ambiente per
gli Europei
Consumo sostenibile
Si tratta di
consumare in
modo diverso
© Copertina: Karl Dolenc/iStockphoto.com
Sommario [ n° 29 ]
03 Le specie aliene invasive
Ospiti sgraditi della natura
Si tratta di consumare in modo diverso
Una partnership all’insegna del verde
Chi risparmia guadagna
04 Consumo sostenibile
06 Cooperazione UE-Cina
07 Carenza idrica
08
APPROFONDIMENTO
Caccia
10 La direttiva IPPC
11
Intensificare la conformità
Biodiversità
Sensibilizzare le imprese
12 Politica marittima
Inversione di rotta
Quindici anni, e si tirano le somme
13 LIFE
14 La Settimana europea della mobilità
Restituire le strade ai cittadini
15 Agenda // Nuove pubblicazioni
16 Notizie in breve
• La qualità dell’ambiente in Europa è ben lungi dall’essere soddisfacente
• Esperti del clima vincono il Premio Nobel per la pace
• Ogni anni cresce il numero di specie a rischio di estinzione
• 6 ottobre 2007: dal punto di vista ecologico la Terra è in rosso
Le specie aliene invasive
03
Ospiti sgraditi della natura
© Commissione europea
Quando in un ecosistema locale si introducono flora e fauna non indigene, le conseguenze possono essere disastrose. Categorizzati come specie aliene invasive (IAS), questi distruttori possono causare l’estinzione di piante e
animali indigeni, avere un impatto economico importante nonché veicolare malattie. Non si escludono difficoltà
per le economie locali finché si cerca di minimizzare l’impatto che le IAS hanno sull’agricoltura, sulla pesca e sulle
infrastrutture. La Commissione europea sta elaborando una strategia per far fronte a tali specie e ai problemi che
ne derivano.
>
Si ritiene che le IAS siano una minaccia
enorme per la biodiversità, alla stregua della perdita degli habitat e del
cambiamento climatico. Il problema
ha una portata enorme: uno studio
rivela che le perdite economico-ambientali annuali dovute alla presenza
delle specie invasive nel Regno Unito,
Stati Uniti, Sudafrica, India e Brasile
ammontano a quasi 330 miliardi di
dollari.
Si ritiene che le specie aliene
“invasive
siano una minaccia enorme
per la biodiversità.”
Biodiversità in pericolo
L’alto prezzo da pagare è il risultato
dei vasti danni arrecati dalle IAS. In
termini ambientali, una specie aliena
invasiva può nuocere alla biodiversità
alterando le catene alimentari locali, il
complesso sistema di interazioni tra i
differenti organismi, e privare le specie indigene di cibo e spazio. Le IAS
possono inoltre ospitare diversi parassiti e agenti patogeni, immettere
tossine negli ecosistemi locali, portare
all’estinzione piante e animali insediati e, a volte, creare degli ibridi con le
specie locali.
Nonostante l’introduzione in Europa
di molte specie non indigene utili,
quali patate, granturco e pomodori,
sia avvenuta con successo, numerosi
altri esempi dimostrano quanto questa prassi possa essere pericolosa. Ben
documentato è il caso della Caulerpa
taxifolia, l’alga invasiva probabilmente rilasciata nell’ambiente dal
Museo oceanografico di Montecarlo
nel 1984: il denso tappeto da essa formato ha causato una notevole perdita
di biodiversità in tutto il Mediterraneo.
Lo ctenoforo, originario delle coste atlantiche degli Stati Uniti, è arrivato nel
Mar Nero all’inizio degli anni Ottanta,
con un effetto catastrofico sull’ecosistema e, secondo una relazione
dell’Agenzia europea dell’ambiente,
distruggendo in un colpo solo il 90%
dell’intera biomassa marina negli anni
Novanta.
Il costo economico
Oltre all’ambiente, anche le popolazioni e le economie locali possono
risentire del problema. Le nuove specie possono infatti nuocere alla salute,
immettendo nell’ambiente allergeni e
malattie. Il costo per prevenire, controllare ed estirpare le IAS più nocive
può ammontare a milioni di euro. In
Germania, ad esempio, riparare il danno provocato alle rive e agli argini dei
fiumi dai topi muschiati e da piante
esotiche quali il poligono e la panace
di Mantegazzi costa circa 44 milioni di
euro all’anno.
La costante crescita del commercio
internazionale ed europeo indica
che il rischio proveniente dalle IAS
potrebbe aumentare ulteriormente.
È necessario analizzare il problema
in un contesto più ampio poiché gli
ecosistemi locali devono affrontare
anche altre minacce legate al cambiamento climatico, alla distruzione degli
habitat, allo sfruttamento eccessivo e
all’inquinamento.
L’UE è consapevole della necessità
di agire. Le specie aliene sono definite un settore prioritario nel Sesto
programma di azione per l’ambiente (2002-2012) e sono menzionate
nella recente comunicazione della
Commissione “Arrestare la perdita di
biodiversità entro il 2010 e oltre”.
La Commissione intende elaborare
una strategia europea contro le IAS
nei prossimi due anni e sono già in
atto discussioni con gli Stati membri
sulla migliore procedura da seguire.
Le consultazioni riguarderanno ambiti quali la classificazione delle IAS,
la necessità di nuovi strumenti politici
e la messa a punto di valutazioni dei
rischi per determinare le specie più
pericolose.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
DG Ambiente – informazioni sulle IAS
ec.europa.eu/environment/nature/invasivealien/index_en.htm
Centro di scambio d'informazioni (CHM) sulla biodiversità della
Comunità europea
biodiversity-chm.eea.europa.eu/information/F1059808330
La Convenzione sulla diversità biologica
www.cbd.int/programmes/cross-cutting/alien/default.shtml
L'Ambiente per gli Europei [ Dicembre 20 07 n °29 ]
04
Consumo sostenibile
Si tratta di consumare in modo diverso
© DG REGIO
Le risorse della Terra sono limitate, eppure si stanno esaurendo ad un ritmo allarmante.
Secondo una recente relazione del WWF, se i modelli di produzione e consumo attuali
rimangono invariati e se la crescita demografica prosegue indisturbata, fra 50 anni
serviranno due pianeti.
>
Si deve
“ottenere
di più
utilizzando
meno.
”
Le modalità di estrazione, produzione,
distribuzione, utilizzo
e smaltimento delle risorse stanno provocando
danni significativi all’ambiente. Il riscaldamento globale causato
dall’uomo rischia di determinare cambiamenti catastrofici ed irreversibili,
se non si agisce tempestivamente per
limitare l’aumento della temperatura
a 2°C. Tali sfide impongono interventi
immediati. Si devono trovare modi
più efficienti per utilizzare l'energia
e le risorse, migliorare i processi produttivi, sviluppare nuove tecnologie
e portare avanti l’innovazione. Ma
soprattutto si devono ideare modelli
di consumo e stili di vita nuovi e più
sostenibili.
La Commissione europea sta affrontando il problema con due proposte,
previste per l’inizio del 2008, sulla
produzione e il consumo sostenibili
e sulla politica industriale sostenibile. Esortando ad una produzione
più pulita e articoli migliori, queste
proposte mirano a modificare il comportamento dei consumatori, sensibilizzare sulla sostenibilità e fornire
ai cittadini informazioni più accurate
sui prodotti.
L’importanza attribuita a tale ambito deriva in gran parte dal Vertice
mondiale sullo sviluppo sostenibile,
tenutosi a Johannesburg nel 2002. In
tale occasione i paesi industrializzati
si sono impegnati ad adottare un programma decennale sul consumo e la
produzione sostenibili (SCP) nonché
un piano di attuazione congiunto,
promettendo azioni concrete a favore
della cooperazione internazionale e
delle tre componenti dello sviluppo
sostenibile: sviluppo economico e sociale e protezione dell’ambiente.
Successivamente, nel giugno 2006,
il Consiglio europeo ha adottato
una nuova strategia per lo sviluppo
L'Ambiente per gli Europei [ Dicembre 20 07 n °29 ]
sostenibile, per un'Unione allargata.
Tra le sette priorità per il periodo antecedente il 2010 figurano la produzione ed il consumo sostenibili.
Un comportamento
diverso
Per perfezionare le proposte dei piani
d’azione per il 2008, la scorsa estate
la Commissione ha proceduto ad
ampie consultazioni con i cittadini,
gli Stati membri, il mondo industriale
ed accademico, ONG ed associazioni
dei consumatori. Si è convenuto sul
fatto che il consumo sostenibile sia
una sfida chiave e sulla necessità di
una produzione e di un consumo più
efficienti, se si vuole "ottenere di più
utilizzando meno" ed innalzare il tenore di vita senza eccessive pressioni
sulle risorse del pianeta. Ovviamente
tale obiettivo non si può conseguire
da un giorno all’altro e dipenderà dalla condivisione delle responsabilità.
Ognuno infatti ha un ruolo: autorità
pubbliche, imprese, associazioni dei
consumatori, ONG e cittadini.
Molti fattori culturali, economici, sociali e psicologici influiscono sui comportamenti, spesso paralizzandoci in
abitudini di consumo insostenibili.
Persino chi afferma di acquistare alimenti biologici per motivi ambientali e di salute può cambiare idea se
i prodotti non rientrano nel proprio
budget.
Un consumo più
oculato
Come si può dunque consumare in
modo più sostenibile? Servono delle
iniziative in ambiti quali l’informazione e l’educazione dei consumatori, la
promozione del “mercato ecologico”
e di una più stretta collaborazione
con i dettaglianti.
I consumatori devono avere più voce
in capitolo ed essere meglio informati
nella scelta dei prodotti da acquistare. È fondamentale che ricevano
indicazioni chiare, affidabili e scientifiche sulla performance ambientale
dei beni: l’accesso a tali informazioni
stimolerà l’acquisto, pubblico e privato, di prodotti più ecologici. Inoltre,
i consumatori devono essere tutelati
dal “clamore” suscitato dall’ecologia e
dalla pubblicità ingannevole sull’ecocompatibilità. Un’opzione potrebbe
essere il rafforzamento dell’applicazione della legislazione sulle pratiche
commerciali sleali, facilitando l'accesso ai dati ambientali dei prodotti
e l'identificazione di falsi argomenti
ambientali.
Anche un riesame globale del sistema
europeo di assegnazione di un marchio di qualità ecologica contribuirà
allo spostamento della domanda. È
necessaria una sensibilizzazione sul
logo con il fiore verde e blu, conferito ai prodotti e servizi con un minor
impatto ambientale.
Strumenti basati sul
mercato
Un altro modo di influenzare i comportamenti d’acquisto consiste
nell’utilizzo di strumenti che si basano sul mercato per fissare prezzi
comprensivi dei costi ambientali effettivi e offrire una visione più chiara
degli effetti sull’ambiente di un dato
prodotto, pilotando così le scelte dei
cittadini.
Oggi circa il 48% del gettito fiscale dei
governi dell’UE proviene dal lavoro
e solo il 6,5% da imposte sull’inquinamento e sull’utilizzo delle risorse,
situazione che sembra favorirne lo
sfruttamento intensivo. Per incoraggiare le persone a scegliere prodotti
più ecologici, si potrebbe fare maggior uso delle tasse sui consumi ed
n
primo
piano
I
Consumo sostenibile
3
05
TRE SETTORI CHIAVE PER I CONSUMI
altri strumenti basati sul mercato, in
linea con le raccomandazioni del recente Libro verde sugli strumenti di
mercato utilizzati a fini di politica ambientale ed altri fini connessi.
Sarà inoltre necessario agire sia a livello di UE che di Stati membri, poiché
non esiste un’unica politica uguale
per tutti in materia di consumo sostenibile. La Commissione sta considerando l’introduzione di un mix di
strumenti politici e legislativi adeguati
agli obiettivi e al livello delle autorità
interessate.
© Karl Dolenc/iStockphoto.com
L'industria alimentare e delle bevande, l’edilizia
abitativa ed il trasporto privato costituiscono
complessivamente ben l’80% dell’impatto ambientale
dei consumi privati dell’UE.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Politiche europee per il consumo e la produzione sostenibili
ec.europa.eu/environment/eussd/escp_en.htm
Appalti verdi
Politica industriale sostenibile
ec.europa.eu/enterprise/environment/sip_en.htm
Gli enti pubblici sono spesso grandi
consumatori di merci e servizi, di
qui l'importanza delle loro scelte.
Tenendo conto della sostenibilità nell'assegnazione degli appalti
("appalti pubblici verdi" o GPP) non
solo integrano le questioni ambientali nelle decisioni sui consumi, ma
danno anche il buon esempio. La
Commissione si impegna a rafforzare
i GPP e sta valutando l’elaborazione
di orientamenti tesi ad accelerare
l’introduzione di prodotti più ecologici a livello di Unione e di Stati
membri. Desidera inoltre che i fabbricanti promuovano il consumo
sostenibile, aumentando il numero
di prodotti rispettosi dell’ambiente.
Si deve valutare il coinvolgimento
attivo dei grandi rivenditori, la cui
posizione strategica permette loro
di influenzare sia i produttori che i
consumatori.
Utilizzo sostenibile delle risorse naturali
ec.europa.eu/environment/natres/index.htm
Un passo avanti, due
indietro
Le performance ambientali di molti
singoli prodotti hanno registrato dei
miglioramenti. Tuttavia, le spese delle
famiglie sono destinate a raddoppiare in tutti i 27 Stati membri dell’UE
entro il 2030. I consumi domestici
L’industria europea
ec.europa.eu/environment/industry/index_en.htm
I rifiuti europei
ec.europa.eu/environment/waste/index.htm
Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, consumo sostenibile
www.uneptie.org/pc/sustain/
continueranno dunque a contribuire
a problemi ecologici quali i cambiamenti climatici, l’inquinamento e la
produzione di rifiuti, se non si compiono progressi significativi in termini
di sostenibilità.
Ulteriori elementi che determinano
i consumi sono l’incremento e l’invecchiamento demografico nonché
famiglie meno numerose, poiché
ogni nucleo ha i propri elettrodomestici. All’Europa servono più politiche
concepite per far riflettere attentamente i cittadini sulle tipologie di
prodotti che possono essere condivisi
o in comproprietà.
Un approccio globale
e riguardano la produzione industriale, la salute e la sicurezza nonché
questioni relative ai consumatori.
La Commissione intende pertanto
promuovere misure per il consumo
sostenibile adeguate agli obiettivi
e che giovino al maggior numero
possibile di settori.
Tra le altre proposte nelle politiche
future dei consumi dell'UE possono
figurare la promozione di prodotti innovativi e della competitività e la definizione di parametri di riferimento per
normative o articoli specifici. Le politiche europee, esercitando un’influenza
globale, possono indirizzare proficuamente le economie emergenti, dove le
grandi sfide per i consumi non sono
meno problematiche.
Le politiche per il consumo sostenibile
superano di gran lunga gli acquisti
L'Ambiente per gli Europei [ Dicembre 20 07 n °29 ]
06
Cooperazione UE-Cina
Una partnership
all’insegna del verde
>
La spettacolare crescita dell’economica cinese avviene a prezzo di gravi problemi ambientali.
Grazie al dialogo bilaterale di alto livello intrapreso con l’Unione europea nel 2003, la Cina sta rapidamente traendo insegnamenti dai numerosi successi della politica ambientale dell’UE. Insieme
hanno realizzato una partnership chiave sul cambiamento climatico e un piano per presentare
un programma di governance ambientale entro il 2009.
Nel 2008 la Cina emetterà la maggiore
quantità di gas serra a livello mondiale, soprattutto a causa della frenetica
costruzione di centrali a carbone. Il
paese si trova di fronte a numerose
sfide legate all’inquinamento atmosferico e idrico e alla perdita della
biodiversità.
Le autorità cinesi sono ormai sempre
più consapevoli di tali problemi, che
hanno riconosciuto “a malincuore”
a fronte della relazione dell’OCSE
(Organizzazione per la cooperazione
e lo sviluppo economico) del 2006 sulla performance ambientale della Cina.
Inoltre, l’opinione pubblica e i mezzi
di informazione del paese stanno dibattendo sul danno ambientale provocato da progetti di infrastrutture
gigantesche, come la diga delle Tre
Gole, il più grande bacino idroelettrico del mondo.
Il dialogo bilaterale
Sforzandosi di trovare soluzioni pratiche a questi problemi, la Cina si è
avvicinata all’UE nel 2003 con l’idea
di intavolare un dialogo bilaterale in
materia di ambiente e con l’intento di
andare oltre le relazioni e i progetti
internazionali esistenti ed attingere
direttamente all’esperienza dell’Europa nelle decisioni politiche in materia
ambientale.
La Cina sta rapidamente traendo
“insegnamenti
dai numerosi successi
della politica ambientale dell’UE.”
Si raccolgono ora i primi frutti di tale
dialogo. La Cina sta infatti sviluppando soluzioni per la gestione delle
acque e varie norme ambientali basate sulle prassi adottate nell’Unione.
Guardando oltre i propri confini, UE
L'Ambiente per gli Europei [ Dicembre 20 07 n °29 ]
e Cina hanno organizzato una conferenza a Pechino nel settembre scorso,
incentrata sulla responsabilità UE-Cina
di frenare il disboscamento illegale negli altri paesi.
Nel giugno 2007 la Cina ha varato il
primo programma sul cambiamento
climatico e a breve inizierà la relativa
campagna di sensibilizzazione. Anche
il vertice UE-Cina alla fine di novembre
2007 è stato occasione di discussioni
sul cambiamento climatico. Entrambi
i programmi prendono spunto dal
dialogo UE-Cina e dagli orientamenti dei singoli Stati membri, molti dei
quali hanno progetti propri di cooperazione con il paese, dagli autobus a
biogas all’energia eolica. Nel dialogo
la Commissione intende condividere
le migliori pratiche relative alla politica
ambientale di tutta l’Unione e integrare le attività degli Stati membri.
Prende le mosse dalla politica dell’UE
anche un programma quadriennale
UE-Cina sulla governance ambientale,
in fase di elaborazione, che dovrebbe
aumentare, ad esempio, la capacità
dei tribunali di affrontare la criminalità ambientale. Promuoverà inoltre il
ruolo delle ONG ambientaliste e dei
mezzi di informazione in Cina, che attualmente hanno poca influenza sulle
decisioni chiave prese a livello locale.
Per quanto riguarda la cooperazione con la Cina in materia di ambiente, le quattro aree prioritarie per la
Commissione sono l’inquinamento
delle acque, la qualità dell’aria, la biodiversità e il cambiamento climatico.
Ora le questioni relative all’energia e
all’ambiente sono considerate aree
strategiche di primaria importanza
nei rapporti UE-Cina e rappresentano
complessivamente un terzo del nuovo
programma nazionale della Cina concordato nel 2007.
Motivazioni anche
imprenditoriali
Sebbene le preoccupazioni ambientali siano all’origine di molti dei recenti sforzi cinesi per fronteggiare
l’inquinamento e problemi simili, il
paese ha valide ragioni imprenditoriali per emulare la politica dell’UE.
La Cina rispetta il divieto dell’Unione
sulle sostanze pericolose contenute
nei prodotti elettronici, agevolando
l’esportazione di merci cinesi nei
paesi comunitari. L’Europa auspica,
inoltre, che la Cina applichi gli aspetti chiave del nuovo regolamento
sulle sostanze chimiche (REACH) al
proprio sistema.
Non sono certo poche le sfide da
affrontare. Il dialogo sino-europeo
favorisce la comunicazione e sta
costruendo una fiducia e una conoscenza reciproche, aspetto essenziale
in aree chiave quale il cambiamento
climatico, ma non avrà grande valore se in Cina la politica di dialogo rimarrà confinata al livello nazionale e
non verrà tradotta in azioni concrete
a livello regionale e locale, dove le tematiche ambientali figurano troppo
spesso all’ultimo posto.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Rapporti UE-Cina
ec.europa.eu/external_relations/china/intro/index.htm
Delegazione della Commissione europea in Cina
www.delchn.ec.europa.eu
Carenza idrica
07
Chi risparmia guadagna
© Vera Bogaerts/ iStockphoto.com
Paesaggi inariditi, fiumi prosciugati ed incendi boschivi sono tutti segni visibili di un drammatico
aumento della siccità e della scarsità idrica in tutta Europa che, oltre ad avere un impatto
negativo sull’ambiente e sulla vita quotidiana dei cittadini, possono provocare gravi danni a
settori dell’economia quali l’agricoltura e il turismo. Le nuove ricerche indicano che l’Europa
potrebbe conseguire un risparmio idrico del 40% unicamente grazie a provvedimenti tecnici, il
che sottolinea il potenziale di azione politica a livello dell'UE.
“
L’Europa potrebbe
conseguire un risparmio idrico
del 40% unicamente grazie a
provvedimenti tecnici.
”
Secondo una recente comunicazione
della Commissione, il numero di aree e
persone colpite dalla siccità nell’Unione è aumentato di quasi il 20% tra il
1976 e il 2006. Il problema è sempre
più grave: nel 2003, ad esempio, la siccità diffusa ha colpito oltre 100 milioni
di persone ed un terzo del territorio
dell’UE. Gli esperti prevedono che
tali eventi diverranno più frequenti,
soprattutto a causa dei cambiamenti
climatici, e che saranno intensificati
dagli effetti dell’accelerazione dello
sviluppo economico nell’Europa
centrorientale.
La Comunicazione in tema di carenza
idrica e siccità mira ad affrontare tali
problemi creando un’economia basata
sull’efficienza ed il risparmio idrico che
richiederà l’adozione, da parte degli
Stati membri e delle regioni, di quella
che si definisce una “gerarchizzazione
dell'acqua”: prima di prevedere l’utilizzo di nuove risorse idriche per soddisfare le esigenze, si deve iniziare dal
risparmio idrico, dall’aumento dell’efficienza e dall’introduzione di politiche
efficaci di tariffazione dell’acqua.
Risparmi tecnici
Sono possibili risparmi enormi e,
secondo uno studio antecedente la
comunicazione, persino senza dover modificare la produzione idrica.
Nello studio sono stati esaminati i
quattro settori di utilizzo principali:
approvvigionamento idrico pubblico, agricoltura, industria e turismo.
Il primo potrebbe produrre la metà
DATI SULL’ACQUA
•E
strazione totale nell’UE: 247 miliardi di metri
cubi all’anno
• Ripartizione dell’estrazione: produzione di energia
44%, agricoltura 24%, approvvigionamento idrico
pubblico 17%, industria 15%
•R
ipartizione dei consumi: agricoltura 69%,
approvvigionamento idrico pubblico 13%,
industria 10%, produzione di energia 8%
•C
osto totale della siccità nell’UE, dal 1976 al 2006:
€100 miliardi
del risparmio idrico (circa 150 litri
pro capite al giorno nell’UE) semplicemente riducendo le perdite nelle
reti di fornitura, promuovendo l’impiego di dispositivi per il risparmio
idrico ed elettrodomestici più efficienti. Altrettanto incoraggiante è il
potenziale di risparmio negli altri tre
settori.
Un minor consumo di acqua gioverebbe molto agli Europei, grazie a
bollette più basse e volumi ridotti di
acque reflue e relativi trattamenti,
ma anche all’ambiente, dato che i bacini fluviali sentirebbero meno il peso
delle estrazioni. Tra gli altri vantaggi
si registrerebbe una riduzione dei
consumi energetici, delle bollette
della luce e delle emissioni di CO2,
in linea con gli obiettivi politici e per i
cambiamenti climatici dell’UE.
Altro tema trattato nella comunicazione è l’esigenza che gli Stati membri attuino appieno la direttiva quadro
Acqua, che dà ampio spazio all'adozione di misure idonee per affrontare
la carenza idrica e la siccità. Anche una
pianificazione territoriale più sostenibile figura tra le priorità.
Norme per l’utilizzo
idrico
Un’altra raccomandazione concerne
l'elaborazione di norme per i dispositivi idrici nelle abitazioni e negli
impianti di irrigazione agricoli, che
si potrebbero basare sugli standard
esistenti di classificazione del consumo energetico degli elettrodomestici.
Inoltre, la comunicazione invita ad un
uso più oculato dei fondi nazionali
e dell'UE per migliorare la gestione
della domanda idrica ed auspica la
creazione di un osservatorio europeo
sulla siccità e di appositi sistemi di allarme rapido entro il 2012.
Nel settembre del 2008 la Commissione
presenterà al Parlamento e al Consiglio
una relazione sul seguito dato alla raccomandazione, che verrà illustrata anche alle parti interessate a Saragozza,
in Spagna, nel corso dell’esposizione
internazionale sull’acqua e lo sviluppo sostenibile che si terrà il prossimo
anno. La relazione esporrà un piano
d’azione sull’acqua ed un calendario
per l’attuazione delle misure presentate nella comunicazione.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Comunicazione in tema di carenza idrica e siccità
ec.europa.eu/environment/water/quantity/scarcity_en.htm
Direttiva quadro Acqua
ec.europa.eu/environment/water/water-framework/info/intro_en.htm
L'Ambiente per gli Europei [ Dicembre 20 07 n °29 ]
08
APPROFONDIMENTO
Caccia
APPROFONDIMENTO
Obiettivo sostenibilità
La gestione della caccia è un tema che è stato spesso oggetto di animati dibattiti, carichi di emotività, tra due opposti estremismi, sostenitori di un totale divieto o di una
completa libertà. In questi ultimi anni, tuttavia, si è assistito ad un dialogo positivo e
sempre più costruttivo tra le associazioni venatorie europee e le organizzazioni ambientaliste nel quadro dell’Iniziativa per la caccia sostenibile (ICS) della Commissione
europea. Nonostante i progressi, permangono ancora problemi in talune zone dell’UE
che devono ancora soddisfare i requisiti del diritto ambientale comunitario.
IL PUNTO DI VISTA DELLE ONG
A FAVORE DELLA CACCIA
“’Sette milioni di cacciatori in Europa formano
una comunità ben organizzata, salvaguardando
e attuando una gestione sostenibile di vaste zone
rurali. Interagendo con la natura e la fauna selvatica, essi sono ben consapevoli che la tutela della
biodiversità è essenziale.
I concetti di “caccia” e “conservazione” non sono
fra loro contraddittori. La caccia incentiva a mantenere e migliorare molti habitat importanti: le
siepi e i bordi di campi coltivati sono gestiti a
vantaggio della piccola selvaggina; gli stagni
dell’entroterra, le zone prative umide e le paludi
costiere salmastre degli uccelli acquatici; le superfici boschive e le zone montane dei cervi. Questo
rappresenta inoltre un aspetto importante per le
economie rurali: la caccia ricreativa offre 200.000
posti di lavoro a tempo pieno e un fatturato di
oltre 4 miliardi di euro soprattutto per le comunità rurali.
La FACE si è dunque impegnata ad attuare
l’iniziativa per la caccia sostenibile (ICS) della
Commissione europea, che dovrebbe essere
estesa non soltanto agli uccelli, ma anche ai
mammiferi selvatici considerati “selvaggina” e
forse anche alle specie ittiche di interesse per i
pescatori sportivi (per es. il salmone dell’Atlantico,
la trota selvatica).
L’ICS ed il conseguente accordo siglato nel 2004
tra BirdLife International e la FACE hanno offerto
una piattaforma per un dialogo costruttivo tra
le due organizzazioni che presentano posizioni
simili su molte tematiche, quali il conseguimento
dell’obiettivo di frenare il declino della biodiversità entro il 2010, la progressiva abolizione delle
munizioni al piombo per la caccia nelle zone
umide e la riforma della politica agricola comune
(PAC), tutti punti contenuti nell’accordo.
La FACE è un’organizzazione internazionale
non governativa, senza fini di lucro, con sede
a Bruxelles. Rappresenta associazioni venatorie
nazionali di tutti gli Stati membri dell’UE e di altri
paesi del Consiglio d’Europa. Promuove la caccia
ben regolamentata secondo i principi dell’uso
razionale e sostenibile delle risorse naturali, al fine
di gestire e proteggere gli animali selvatici, salvaguardare, creare e ricostruire gli habitat nonché
come strumento per lo sviluppo rurale. ”
L'Ambiente per gli Europei [ Dicembre 20 07 n °29 ]
Dr Yves Lecocq
Segretario
generale FACE
Nell’ottobre 2004, ponendo fine a un decennio di scontri, due
organizzazioni non governative (ONG) con sede a Bruxelles
hanno firmato un accordo di collaborazione a favore della
caccia sostenibile e della conservazione degli uccelli selvatici
applicando le direttive sulla natura dell’UE: la FACE (Federazione
delle associazioni di caccia e conservazione della fauna selvatica
dell’UE), che rappresenta 36 associazioni venatorie nazionali in
Europa, e BirdLife International, un partenariato globale di ONG
per la conservazione degli uccelli, che conta più di 2,5 milioni di
soci.
La caccia sostenibile
L’accordo, parte integrante dell’iniziativa per la caccia sostenibile
della Commissione varata nel 2001, ha confermato la legittimità
della caccia agli uccelli selvatici ai sensi della direttiva concernente
la conservazione degli uccelli selvatici dell’UE (direttiva Uccelli)
del 1979. Questo atto legislativo, insieme alla successiva direttiva
Habitat, costituisce il fondamento della politica europea sulla tutela
della biodiversità. Oggi si ha la riprova che tali direttive, unitamente
ai progetti del programma LIFE, hanno raggiunto con successo gli
obiettivi di conservazione della natura.
Arrestare la perdita della biodiversità nell’UE entro il 2010 è un
impegno di lunga data convenuto dai capi di Stato europei
al vertice di Göteborg nel 2001 e oggetto di un’importante
comunicazione della Commissione nel 2006. Consapevole del fatto
che la tutela della biodiversità e la protezione della natura non
saranno mai efficaci senza l’appoggio delle varie parti interessate,
la Commissione sta collaborando con i cacciatori per renderli fautori
di NATURA 2000 e della politica europea di tutela della natura.
Inoltre, preservare lo stato di conservazione di tutte le specie aviarie
in Europa è nell’interesse tanto delle ONG per la protezione degli
uccelli quanto dei cacciatori.
La caccia illegale
La Commissione ha rilevato con disappunto che recentemente
la caccia illegale in Europa ha subito un’impennata sotto diverse
forme. In particolare, si continuano ad usare alcune pratiche
antiche, come la cattura con reti dalla trama molto fine appese
tra gli alberi o con bacchette cosparse di colla in cui gli uccelli
rimangono intrappolati, in zone isolate e pertanto difficili da
sorvegliare.
Un’ulteriore sfida è l’istituzione della stagione venatoria autunno/
inverno per gli uccelli migratori. La Commissione autorizza la
caccia a tali uccelli in autunno, ma non in primavera, quando
ritornano nelle zone di nidificazione. Sebbene gli Stati membri
APPROFONDIMENTO
fissino il calendario venatorio, in alcuni paesi la caccia in primavera
continua ad avvenire illegalmente.
IL PUNTO DI VISTA DELLE ONG
AMBIENTALISTE
La prospettiva urbana
Un numero crescente di cittadini europei residenti in città, sempre
più distaccati dalle tradizioni rurali, tende ad avere un’idea negativa
della caccia ed una asettica della natura. La Commissione, tuttavia,
ritiene che nelle zone rurali sia necessario un corretto equilibrio
tra natura e società e che la caccia sostenibile possa contribuire
considerevolmente alla conservazione delle specie.
La caccia sostenibile può contribuire
“considerevolmente
alla conservazione delle
specie.”
Specie emblematiche quali l’orso bruno, il lupo e la lince stanno
ritornando in zone dell’Europa dove erano scomparse da secoli.
La Commissione se ne compiace, ma ritiene che il successo della
politica di conservazione dipenderà dal sostegno che riceverà
dalla popolazione rurale. I cacciatori molto probabilmente si
comporterebbero in modo responsabile se percepissero che le
politiche dell’UE sono in linea con le loro tradizioni.
Data la crescita del numero di grandi popolazioni di carnivori
in tutta l’Unione, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica
sarà sempre più importante. La Commissione sta pertanto
organizzando dei seminari informativi in tutta l’UE e prevede che
le associazioni venatorie diventeranno alleati chiave per migliorare
la gestione demografica transfrontaliera di questi animali.
Recentemente la Commissione ha avviato un contratto per
valutare l’iniziativa per la caccia sostenibile ed esaminarne la
validità. Se le conclusioni saranno positive, l’iniziativa potrà essere
estesa, oltre che agli uccelli, alla pesca sportiva e alla caccia ai
mammiferi.
La caccia nell’UE (27 Stati membri)
• 7,6 milioni di cacciatori, 24 milioni di pescatori sportivi
•Tra i 100.000 e i 200.000 posti di lavoro
•Oltre 3,9 milioni di chilometri quadrati
(Fonte: “Caccia sostenibile”, Michl Ebner, 2007)
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Tutela della natura e caccia sostenibile nell’UE
ec.europa.eu/environment/nature/conservation/wildbirds/hunting/index_en.htm
Accordo BirdLife International / FACE, ottobre 2004
ec.europa.eu/environment/nature/conservation/wildbirds/hunting/charter_en.htm
FACE Europe
www.face.eu
BirdLife International
europe.birdlife.org
09
“Il partenariato europeo di Birdlife InternaDr Clairie Papazoglou
Direttore della Divisione
europea di BirdLife
International –
Divisione europea
tional, che riunisce organizzazioni ambientaliste che collaborano per la biodiversità ed i
cittadini, riconosce la caccia come uno degli
usi possibili della biodiversità, a condizione
che questa sia adeguatamente regolamentata, praticata in modo sostenibile e monitorata
con attenzione.
La direttiva Uccelli dell’UE offre un contesto
molto favorevole e largamente accettato per
la regolamentazione delle attività venatorie.
Tutte le parti interessate dovrebbero adeguarsi alle disposizioni e allo spirito della direttiva
per preservare la biodiversità. Tuttavia, per
frenare il declino della biodiversità entro il
2010, in alcuni casi potrebbero essere necessarie misure aggiuntive, al fine di riportare le
specie cacciabili ad uno stato di conservazione favorevole. Per questo motivo sono essenziali lo sviluppo e l’attuazione dei piani di
gestione delle specie in tutta Europa. Tali piani
dovrebbero affrontare le cause del declino, le
misure per contrastarle nonché, in base a tali
cause ed alle specie, raccomandare o meno
divieti di caccia aggiuntivi.
Dopo molti anni di scontro, nel 2004 BirdLife
International, su invito della Commissione
europea, ha firmato un accordo di 10 punti
con la FACE sulla caccia ai sensi della direttiva
Uccelli, dimostrando così la propria convinzione dell’importanza della comunicazione e del
dialogo costante tra le due organizzazioni.
Un importante risultato di tale dialogo è stato
un chiaro impegno da parte della comunità
venatoria a favore della legislazione europea
sulla conservazione della natura e della rete
Natura 2000. Tuttavia, come dimostrano le
varie dispute in atto, ad esempio quelle sulla
caccia in primavera o sul problema della caccia illegale alle specie protette, è ancora lungo
il cammino verso la completa conformità e
l’impegno a favore della direttiva Uccelli da
parte di tutte le associazioni venatorie degli
Stati membri.
BirdLife ritiene che i cacciatori abbiano un particolare dovere nel contribuire attivamente
alla conservazione degli animali selvatici,
attraverso il comportamento responsabile
e l’impegno attivo, per mantenere in buono
stato e ripristinare gli habitat e le specie, ovvero appoggiando la rete Natura 2000 e contribuendo a trasformare la politica agricola
comune in una politica sostenibile, favorevole
alla biodiversità e alla pianificazione territoriale. Invitiamo tutti i cacciatori ad usare le loro
conoscenze e il loro entusiasmo a favore della
natura per contribuire a fermare il declino della biodiversità.
”
L'Ambiente per gli Europei [ Dicembre 20 07 n °29 ]
10
La direttiva IPPC
Intensificare la conformità
Dopo undici anni dall’entrata in vigore della direttiva IPPC, la Commissione europea sta elaborando delle proposte di miglioramento di tale legislazione fondamentale per ridurre al minimo l’inquinamento industriale. La
direttiva ha introdotto autorizzazioni integrate per gli impianti industriali, attualmente circa 52.000 in tutta l’UE,
nonché la nozione di migliori tecniche disponibili. La Commissione sta ora affrontando le lacune nell’attuazione
della direttiva da parte degli Stati membri.
approfondito esame, durato due anni.
I revisori sono giunti alla conclusione
che molti Stati membri non stanno
attuando la direttiva correttamente,
data l’eccessiva flessibilità concessa
alle autorità che fissano le condizioni
delle autorizzazioni. Inoltre, hanno rilevato che, in caso di attuazione scorretta delle BAT, gli Stati membri non
raggiungeranno gli obiettivi previsti
da altre politiche e normative UE, come
la strategia tematica sull’inquinamento
atmosferico.
Commissione proporrà
“unLarafforzamento
della
direttiva avente come
fulcro le BAT.
© DG REGIO
”
Scadenza per la
conformità
>
I processi industriali di produzione determinano gran parte dell’inquinamento in Europa, tra cui gas serra, sostanze
acidificanti, acque reflue e rifiuti. Fino
al 1996 l’Unione europea ha affrontato
la questione con norme concernenti
settori specifici, come l’inquinamento
atmosferico e idrico. Grazie alla direttiva sulla prevenzione e la riduzione
integrate dell’inquinamento (IPPC), gli
Stati membri devono considerare tutti
gli aspetti dell’impatto ambientale di
un impianto, dalle emissioni alle materie prime, dall’inquinamento acustico
all’efficienza energetica, nel quadro di
un unico regime sanzionatorio.
L’approccio basato su autorizzazioni
integrate, che interessa circa 30 settori
industriali e già in vigore in diversi paesi
europei, è stato esteso dalla direttiva
a tutta l’UE, garantendo complessivamente il massimo livello di tutela
ambientale.
Le migliori tecniche
disponibili
Le migliori tecniche disponibili (BAT)
rappresentano una delle maggiori conquiste della direttiva. Le autorità preposte rilasceranno l'autorizzazione solo
se un impianto soddisfa certi requisiti
identificati nelle BAT, riducendo al minimo l'inquinamento o prevenendolo
L'Ambiente per gli Europei [ Dicembre 20 07 n °29 ]
del tutto. Ogni settore – siderurgico,
della raffinazione, dell’incenerimento,
ecc. – deve rispettare livelli di emissioni
e obblighi ben precisi, previsti da una
particolare BAT. Per assistere le autorità e le aziende nella determinazione
delle migliori tecniche disponibili, la
Commissione europea organizza uno
scambio di informazioni tra esperti
degli Stati membri dell'UE, dell’industria e delle organizzazioni ambientaliste. Adotta e pubblica documenti
di riferimento sulle migliori tecniche
disponibili (BREF), elaborati dall’Ufficio europeo IPPC di Siviglia, in Spagna.
La fama dell’utilità e del successo delle
autorizzazioni integrate si sta diffondendo oltre i confini dell'UE. La Cina
conoscerà meglio le autorizzazioni
europee relative all'inquinamento
industriale ad un importante seminario, previsto per marzo 2008. Anche la
Russia e l’India hanno dimostrato interesse per l’iniziativa.
Modificata due volte dall’entrata in
vigore, la direttiva IPPC (e la relativa
legislazione sulle emissioni industriali) è stata di recente oggetto di un
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
La direttiva IPPC
ec.europa.eu/environment/ippc/index.htm
Un ulteriore problema è l’attuazione
tardiva della direttiva da parte della
maggioranza degli Stati membri. La
scadenza per la conformità integrale
di tutti gli impianti era stata fissata per
il 30 ottobre 2007 e, nonostante i progressi dello scorso anno, pochi paesi
sono riusciti a rispettarla. I revisori hanno criticato anche la qualità di talune
autorizzazioni rilasciate, non a norma.
Nel dicembre 2007 la Commissione
proporrà un rafforzamento della direttiva avente come fulcro le BAT. Auspica
inoltre una minor flessibilità nel rilascio
delle autorizzazioni, una maggiore trasparenza nel processo di determinazione dei valori per le emissioni ed un
miglior monitoraggio dell'attuazione
della direttiva.
L’elenco delle misure auspicabili per la
Commissione comprende un esame
delle autorizzazioni durante la revisione di ogni documento di riferimento
sulle BAT nonché ispezioni annuali delle
strutture. Inoltre, la Commissione intende riunire tutte le norme sulle emissioni
industriali dell'UE, tra cui l'IPPC ed altre
sei direttive, in un’unica direttiva sulle
emissioni industriali che potrebbe entrare in vigore entro il 2012.
Biodiversità
11
Sensibilizzare le imprese
Svoltasi sotto la presidenza portoghese
del Consiglio dell’UE e promossa dalla
Commissione europea, la conferenza ad alto livello sull’imprenditoria e
la biodiversità ha riunito dirigenti di
imprese, politici, rappresentanti dei
governi, esperti di biodiversità e ONG,
con l’obiettivo di analizzare come l’imprenditoria europea possa migliorare
la competitività unendosi alla lotta per
arrestare la perdita della biodiversità
nell’Unione entro il 2010.
I partecipanti hanno discusso per due
giorni il vantaggio competitivo che si
può ottenere preservando la biodiversità. I gruppi di lavoro hanno preso in
esame i modelli di responsabilità associati alla biodiversità, le valutazioni
della biodiversità connesse all’imprenditoria, i mercati di merci e servizi ed i
partenariati con le imprese a sostegno
della biodiversità.
“
Le imprese e
la biodiversità
possono
e devono
prosperare
insieme.
”
Un’agenda densa
Sono stati affrontati l’impatto delle
imprese sulla biodiversità, i modi per
ridurlo e le possibili opportunità. I partecipanti hanno inoltre esaminato il recente studio condotto sugli indicatori
della biodiversità: le imprese mostrano
un interesse crescente relativamente al proprio impatto su quest’ultima
e ai vantaggi derivanti da un’azione
volontaria.
Si è convenuto ampiamente sulla necessità di apprezzare la biodiversità, di per
sé ricca, di comprendere che ad essa ci
si affida per i numerosi servizi che offre
e di riconoscere che un ambiente sano
può sostenere un’attività economica di
grande rilievo. Nel 2001 ECOTEC, società di consulenza ambientale, ha stimato che l’occupazione diretta in attività
legate all’ambiente nell’Unione offre
oltre quattro milioni di posti di lavoro.
Uno studio condotto dallo stesso ente
nel 2001 ha rilevato che circa 125.000
posti di lavoro nell’UE riguardano la
conservazione della natura.
La conferenza ha inoltre ricordato che
prestazioni ambientali efficaci spesso si traducono in profitti maggiori.
Secondo una relazione dell’OCSE del
© Ettore Marzocchi/ iStockphoto.com
Secondo i partecipanti alla cruciale conferenza dell’UE tenutasi a Lisbona nel novembre scorso,
le imprese e la biodiversità possono e devono prosperare insieme. L’evento ha evidenziato il
crescente impegno da parte del settore privato nella conservazione e nella gestione sostenibile
delle risorse biologiche e ha portato alla creazione di un’iniziativa europea per l’imprenditoria e
la biodiversità.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Conferenza ad alto livello sull’imprenditoria e la biodiversità
www.countdown2010.net/business
Biodiversità nell’UE
ec.europa.eu/environment/nature_biodiversity/index_en.htm
2005, i vantaggi possono variare tra il
3 e il 34% e sono stati presentati vari
studi di casi per illustrare il fenomeno.
Sono stati altresì analizzati esempi di
nuovi e proficui partenariati tra imprese
e organizzazioni per la conservazione
della natura.
Il lancio dell’agenda
2010 dell’Unione
Mogens Peter Carl, Direttore generale
della DG Ambiente della Commissione,
ha partecipato all’apertura della conferenza, descrivendo uno strumento di
progresso per le imprese che vogliono impegnarsi ad arrestare la perdita
della biodiversità, una tabella di marcia
operativa che ha portato alle conclusioni della conferenza per cui si richiede
un’iniziativa europea per l’imprenditoria e la biodiversità.
La conferenza organizzata dalla
Presidenza ha segnato una svolta
fondamentale nella collaborazione
in atto tra la Commissione, gli Stati
membri, l’imprenditoria e le altri parti
interessate negli ultimi sei mesi e ha
permesso di evidenziare come il settore privato, su base volontaria, potrebbe introdurre a breve considerazioni in
materia di biodiversità nella governance imprenditoriale.
Il nesso tra l’industria e la biodiversità è
stato il punto su cui si sono concentrate
maggiormente molte organizzazioni,
tra cui l’IUCN, l’Unione internazionale per la conservazione della natura,
che ha contribuito all’organizzazione
dell’evento. Alla conferenza del marzo
2006 sulla Convenzione sulla diversità
biologica delle Nazioni Unite a sostegno della diversità della vita sulla Terra
è stata adottata una decisione atta a
sollecitare l’impegno delle imprese a
livello globale.
L’UE si è attivata da tempo anche in questo settore. Nel 2006 la Commissione
ha elaborato una comunicazione e un
piano d’azione sulla biodiversità contenente azioni per sviluppare partenariati
tra imprenditoria, settore finanziario e
conservazione della biodiversità. La
biodiversità è stato il tema principale
della Settimana verde del 2006.
L'Ambiente per gli Europei [ Dicembre 20 07 n °29 ]
12
Politica marittima
Inversione di rotta
Con un litorale di 70.000 chilometri ed un territorio marittimo di circa tre milioni di chilometri quadrati, l’Unione
europea deve affrontare una miriade di sfide nei mari che la circondano. La nuova politica marittima integrata, che
interessa ogni ambito dal trasporto marittimo alla ricerca scientifica, è tesa ad armonizzare l’approccio dell’Europa
verso i suoi mari: i responsabili della politica marittima non si concentreranno più su singoli settori quali l’energia,
la pesca o il turismo.
>
I mari d’Europa sono una risorsa naturale fondamentale su cui si basano
circa cinque milioni di posti di lavoro.
Nell’ottobre del 2007 la Commissione
europea ha adottato una nuova politica marittima destinata, secondo
quanto affermato dal Presidente José
Manuel Barroso, a generare “crescita,
occupazione e sostenibilità”.
La politica è lungimirante, riunisce ed
incrementa le diverse iniziative marittime dell’Unione in ambito ambientale, tra cui la direttiva sulla strategia per
l’ambiente marino (la cui adozione è
imminente), che intende offrire un elevato livello di protezione dei mari. La
produzione e distribuzione di gas e
petrolio.
Oltre a promuovere l’economia marittima, la politica comprende anche una
significativa componente ambientale,
più ambiziosa della direttiva sulla strategia per l’ambiente marino che perfeziona. Sottolinea infatti la necessità
di intervenire secondo scadenze ben
precise e si concentra sull’integrazione di altre politiche, ove possibile. Ad
esempio, i dati sulla pesca raccolti
dagli Stati membri devono essere
riutilizzati anche per proteggere la
biodiversità marina ed affrontare il
problema dell’inquinamento.
settori. La Commissione europea mira
ad aumentare la performance globale di questi settori industriali concentrandosi su ricerca e sviluppo. L'idea
sottesa è che, data la tendenza delle
industrie competitive a produrre campioni ambientali, il nuovo sostegno
potrebbe dare i suoi frutti in ambiti
problematici come la riduzione delle
emissioni inquinanti delle navi, il trattamento delle acque di zavorra (fonte
di molte specie invasive) e lo sviluppo
di alternative agli odierni prodotti tossici per la pulizia degli scafi.
I politici ritengono che l’ambiente marino trarrà benefici enormi da un’im-
La Commissione europea ha adottato
“una
nuova politica marittima destinata
a generare crescita, occupazione e
sostenibilità.
nuova politica espone la legislazione
della Commissione su numerosi ambiti marittimi, mantenendo come punto
focale la protezione dell’ambiente dei
mari e degli oceani che circondano la
Comunità.
Copertura integrale
Una consultazione pubblica di vasta
portata ha garantito che le questioni
marittime venissero affrontate secondo un’ampia prospettiva. Dieci
commissari hanno partecipato all’elaborazione di questa politica, i cui risultati comprendono diversi ambiti,
tra cui lo sviluppo socio-economico.
Inoltre, un piano di azione adottato
insieme alla politica prevede iniziative destinate ai 1.200 porti d’Europa,
posti di lavoro in impianti onshore e
offshore, tecnologia ed infrastrutture per l’energia, in particolare per la
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Politica marittima integrata per l’UE
ec.europa.eu/maritimeaffairs/index_en.html
L'Ambiente per gli Europei [ Dicembre 20 07 n °29 ]
© Commissione europea
”
La protezione dell’ambiente deve essere massimizzata, creando una rete
europea di osservazione e di informazioni marine, che si concentrerà sulla
ricerca e sulla mappatura di mari e
oceani, facilitando l’attuazione della
direttiva sull’ambiente marino, al fine
di conseguire un buon stato ecologico per le acque di tutti i mari dell’UE
entro il 2020.
L’integrazione è
fondamentale
L’Europa è leader per quanto riguarda
la tecnologia marina e la costruzione
navale, ma deve affrontare la crescente concorrenza di altri paesi in tali
postazione più integrata rispetto al
settore navale, dalla progettazione
alla demolizione delle navi, che si potrebbe forgiare sull’approccio basato
sul ciclo di vita attualmente utilizzato
nel settore automobilistico.
Altre nuove iniziative generate dalla
politica per la gestione delle zone
costiere integrate si concentreranno
sull’attenuazione e sull’adattamento
ai problemi ambientali provocati o
acuiti dai cambiamenti climatici, quali l’innalzamento del livello dei mari e
l’acidificazione degli oceani.
© Commissione europea
LIFE
13
Quindici anni, e si tirano le somme
Dal lancio nel 1992, il programma LIFE ha cofinanziato oltre 2.700 progetti in tutta Europa,
sviluppando tecnologie per l’ambiente, aiutando gli habitat naturali e le specie in via di estinzione
e migliorando la capacità di tutelare l’ambiente nei paesi non membri dell’UE che si affacciano sul
Mediterraneo e sul Baltico. Con stanziamenti per circa €1,4 miliardi per la protezione dell’ambiente,
il programma si avvia ora alla quarta fase, nota come LIFE+.
A rendere così unico il programma
LIFE è il fatto che non riguarda tanto
la legislazione o norme europee, ma
piuttosto progetti nelle aree urbane
o rurali, che dimostrano come l'UE
possa avere un ruolo pratico nel miglioramento dell'ambiente locale in
un'area ben precisa, con conseguenti
vantaggi per l’intera economia.
I progetti sono caratterizzati da obiettivi chiari e tempistiche rigorose per
gli interventi e generalmente hanno
una durata compresa tra due e sei
anni. I singoli progetti vengono seguiti da vicino dalla Commissione e
sono regolarmente oggetto di visite
da parte di esperti esterni. Vengono
stilate relazioni annuali, vagliate accuratamente dalla Commissione. Questo
scrupoloso monitoraggio assicura il
raggiungimento del maggior numero
possibile di risultati, pur mantenendo
la flessibilità che permette ai progetti
di adattarsi agli imprevisti ed alle situazioni che mutano durante il loro corso. Poiché spesso si tratta di progetti
pilota e dimostrazioni, si attribuisce
notevole importanza alle lezioni che
si possono imparare dagli altri, il che
implica dare un significativo impulso
alla comunicazione per generare un
effetto moltiplicatore.
Il progetto “Natura” Trockenrasen
Saar, attuato nell’omonima regione
tedesca, ha interessato habitat che
ospitano specie rare e in via di estinzione di orchidee, uccelli e farfalle. Il
progetto ha avuto esito positivo nel
ripristino e conservazione di oltre
100 ettari di praterie aride su suolo
calcareo, portando ad un sostanziale aumento delle popolazioni e delle
specie di orchidee nei siti.
In Italia, il progetto PVTrain è stato ideato per minimizzare l’impatto delle attività economiche. Dal 2003 viaggiano
sui binari italiani dieci treni a trazione
diesel, carrozze, vagoni e locomotive
compresi, muniti di pannelli solari, installati sul tetto. I pannelli generano
circa 1,4 kW di potenza di picco per
carrozza e forniscono l’energia per i
sistemi di sicurezza, illuminazione e
condizionamento dell’aria, il che sottolinea il potenziale di questi veicoli
nella riduzione delle emissioni di gas
serra. Al progetto è stato conferito il riconoscimento LIFE “Best of the Best”.
Anche la Valutazione ambientale
strategica ed il piano regolatore in
Libano hanno fatto parte di un progetto LIFE per paesi terzi che ha promosso con successo l’integrazione
di considerazioni ambientali nella
definizione delle politiche libanesi. I
Il programma LIFE
• Sostiene la legislazione e le politiche ambientali comunitarie
• Ha finanziato oltre 2.700 progetti in tutta l’UE
• Investimenti totali della Commissione nei progetti LIFE: €1,4 miliardi; budget totale per i progetti LIFE: €2,9 miliardi
• Budget LIFE+: oltre €2,14 miliardi, di cui quasi l’80% è destinato ai progetti
Successi recenti
Il programma affronta una vasta gamma di questioni ambientali, come testimoniano i seguenti tre progetti,
ultimati di recente.
partner hanno elaborato un quadro
per la Valutazione ambientale strategica, che è stato testato in diverse
aree urbane oggetto di rinnovamento,
contribuendo ad arrestare il degrado
ambientale nel paese.
I vantaggi della
collaborazione
Osservando gli ultimi 15 anni, i responsabili dei progetti spesso citano
l’importanza della collaborazione.
I progetti LIFE “Natura”, ad esempio, spesso implicano partnership
tra piccoli gruppi locali di soggetti
interessati, ONG e autorità a diversi
livelli, che cooperano strettamente
e condividono le idee, concentrando
gli sforzi e mobilitando fondi provenienti da diverse fonti per raggiungere gli obiettivi fissati. Solitamente tale
collaborazione “orientata ai risultati”
su tematiche relative ad ambiente e
conservazione continua anche al termine del progetto.
LIFE+
Il nuovo programma, per il periodo
2007-2013, porterà avanti il buon
lavoro svolto dalle precedenti versioni di LIFE. Si è appena concluso il
primo invito a presentare proposte
per i progetti. La sezione Natura e
Biodiversità, che costituisce oltre metà
del programma totale, verrà ampliata
per includere specie, habitat ed aree
non necessariamente oggetto delle
Direttive Habitat e Uccelli. Significativo
è anche il nuovo ramo, Informazione
e Comunicazione, che intende promuovere la sensibilizzazione sui temi
ambientali.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Sito web LIFE
ec.europa.eu/life
Brochure LIFE
ec.europa.eu/environment/life/publications/lifepublications/index.htm
Banca dati LIFE
ec.europa.eu/environment/life/project/Projects/index.cfm
14
La Settimana europea della mobilità
Restituire le strade ai cittadini
>
Nel 2007
“hanno
aderito alla
Settimana
europea
della
mobilità
oltre 2.000
città di
35 paesi.
”
"Streets for people", strade a misura
di cittadino: questo lo slogan della
Settimana europea della mobilità di
quest’anno, volta ad incoraggiare le
autorità locali a dare maggior spazio
ai mezzi di trasporto meno inquinanti. I veicoli a motore producono oltre il
10% delle emissioni di gas serra dell’UE
nonché sostanze inquinanti nocive per
la salute umana. La Settimana ha sottolineato l’importanza di incoraggiare
i cittadini a spostarsi a piedi e ad utilizzare la bicicletta, i mezzi di trasporto
pubblico e soluzioni quali la condivisione dell'auto.
© Commissione europea
A settembre, milioni di Europei hanno lasciato l’auto a casa per sostenere un’iniziativa che ha collocato il
trasporto sostenibile al primo posto nell’ordine del giorno. Organizzata dal 2002, la Settimana europea della
mobilità ha l’obiettivo di esaminare le alternative all’utilizzo dell’auto nelle aree urbane d’Europa. Nel 2007
hanno aderito all’iniziativa oltre 2.000 città di 35 paesi, alcuni al di fuori dell'UE.
L’obiettivo a lungo termine è trasformare le aree urbane in luoghi più attraenti
dove vivere e lavorare. La maggioranza
delle città partecipanti ha organizzato
una giornata “senza auto” per promuovere le campagne della Settimana, lanciando molti progetti ed iniziative per
la mobilità.
vincitore del 2007 verrà annunciato
verso la fine di gennaio e nel febbraio
del 2008 si terrà una cerimonia di premiazione. Per selezionare il vincitore
si applicano diversi criteri e ci si concentra in particolare sulla qualità delle
attività e sul grado di coinvolgimento
dei cittadini.
Portata globale
Dal 2004 ci si aspetta dalle città aderenti
l'attuazione di almeno una delle nuove
misure permanenti per il trasporto, ad
esempio l'apertura di una nuova linea
tranviaria, per incoraggiare le persone
a mettere da parte l'auto e utilizzare
tipi di trasporto più ecologici. Le misure
permanenti attuate in Europa nel 2007,
almeno in qualche centinaia di città,
comprendono il miglioramento delle
reti ciclabili, la creazione o l'ampliamento delle aree pedonali e l'istituzione di
programmi di riduzione della velocità
nei pressi delle scuole.
Dall’esordio nel 2002, la Settimana ha
registrato una crescita costante. Tra le
innovazioni di quest’anno figurano l’iniziativa per “recarsi al lavoro in canoa” in
Scozia, “l’eco-calcolatrice” per confrontare i costi ambientali dei diversi mezzi
di trasporto in Francia, un programma
di sensibilizzazione sui carburanti alternativi per le auto, come il gas naturale
compresso, nei Paesi Bassi.
Il successo della Settimana ha indotto
anche paesi al di fuori dell’Europa ad
esaminare le proprie strategie e priorità
in materia di trasporto. In Cina oltre 100
città hanno preso parte alla prima settimana nazionale sul trasporto pubblico,
comprendente attività come la giornata senza auto. Hanno partecipato anche
le autorità locali di Argentina, Brasile,
Canada, Croazia, Ecuador e Tailandia,
utilizzando materiale promozionale
della Settimana (logo, cartelloni e volantini), adattato per essere impiegato
in loco.
Altro aspetto della Settimana è il premio conferito all'autorità locale che
promuove maggiormente le buone
pratiche di trasporto sostenibile. Il
L'Ambiente per gli Europei [ Dicembre 20 07 n °29 ]
Libro verde
Le settimane della mobilità vengono
finanziate e coordinate a livello locale, mentre la Commissione si occupa
del coordinamento a livello europeo.
L’edizione di quest’anno si è svolta
dopo la presentazione di un Libro
La Settimana europea
della mobilità aiuta le
autorità locali:
• promuove le politiche, le iniziative e le migliori
pratiche per la mobilità urbana
sostenibile
• sensibilizza in merito
alle sfide poste dalla mobilità
urbana e dalle questioni
ambientali
• rafforza l’impegno locale verso politiche per il trasporto urbano sostenibile
• verifica, con un periodo di prova, le nuove misure per il trasporto urbano
verde, intitolato “Verso una nuova
cultura della mobilità urbana”, che
intende stimolare il dibattito su varie
questioni: come migliorare il trasporto
pubblico, l’utilizzo di tecnologie più
pulite e efficienti in termini di energia,
la promozione degli spostamenti a piedi e in bicicletta, il pedaggio urbano e
l’utilizzo di zone ad accesso limitato. Il
periodo di consultazione terminerà il
15 marzo 2008.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Sito web della Settimana europea della mobilità
www.mobilityweek-europe.org
Il Libro verde della Commissione sulla mobilità urbana
ec.europa.eu/transport/clean/green_paper_urban_transport/
index_en.htm
15
agenda
FEBBRAIO//APRILE//MAGGIO//GIUGNO 2008
20-22 FEBBRAIO 2008
Decima sessione
straordinaria del consiglio
di amministrazione del
Programma delle Nazioni
Unite per l’ambiente,
Montecarlo, Principato
di Monaco. Il consiglio
si concentrerà sul tema
“Globalizzazione e ambiente:
finanziare la transizione ad una
economia a basse emissioni di
carbonio sostenibile”. L’incontro
segue la nona sessione del
Forum globale della società civile
che si terrà il 19 febbraio.
www.unep.org/resources/gov/
22-23 FEBBRAIO 2008
Conferenza di Berlino 2008
sulla dimensione umana dei
cambiamenti ambientali
globali, Berlino, Germania. La
conferenza affronterà il tema
“Politiche a lungo termine:
gestire i cambiamenti socioecologici”.
web.fu-berlin.de/ffu/akumwelt/bc2008/
7-11 APRILE 2008
Quarta Conferenza mondiale
sugli oceani, le coste e le
isole, Hanoi, Vietnam.
I partecipanti valuteranno
i progressi compiuti nel
conseguimento degli obiettivi
fissati al Vertice mondiale
sullo sviluppo sostenibile
del 2002, concentrandosi su
diversi elementi associati al
cambiamento climatico, tra cui
la lotta per ridurre la perdita
della biodiversità marina entro
il 2010.
www.globaloceans.org/
globalconferences/2008/index.html
12-16 MAGGIO 2008
Quarta riunione delle parti
del Protocollo di Cartagena
sulla biosicurezza, Bonn,
Germania. Durante l’incontro
verrà illustrato il ruolo del
Protocollo nell’armonizzazione
delle norme internazionali sulla
manipolazione, il trasporto,
l’imballaggio e l’identificazione
degli organismi geneticamente
modificati (OGM).
www.cbd.int/biosafety/default.shtml
20-21 MAGGIO 2008
Quarta riunione delle parti
della Convenzione sulla
valutazione dell’impatto
ambientale in un contesto
transfrontaliero (Espoo),
Bucarest, Romania.
i progressi compiuti nel
conseguimento dell’obiettivo di
ridurre la perdita di biodiversità
globale entro il 2010.
www.cbd.int/default.shtml
11-13 GIUGNO 2008
Terza riunione delle parti
della Convenzione di Århus,
Riga, Lettonia. Si prevede che
alla riunione verrà valutata
l’adozione di un piano
strategico a lungo termine per la
Convenzione.
www.unece.org/env/pp/
www.unece.org/env/eia/eia.htm
19-30 MAGGIO 2008
Nona sessione della
Conferenza delle parti della
Convenzione sulla diversità
biologica, Bonn, Germania.
I partecipanti valuteranno
Per informazioni sulle
recenti proposte
legislative consultare
il sito:
eur-lex.europa.eu/it/
index.htm
Nuove pubblicazioni della direzione generale dell’Ambiente
Ozone layer protection (Protezione dello
strato di ozono)
Numero di catalogo: KH-15-04-021-EN-C
Opuscolo disponibile in inglese, seguiranno altre
lingue
L’opuscolo, di quattro pagine, spiega
cos’è lo strato di ozono ed il suo ruolo nella
difesa della vita sulla Terra dai dannosi
raggi ultravioletti del Sole. Illustra, in
modo sintetico, le principali sostanze
che lo riducono, il successo del protocollo di Montreal del
1987 nel limitare tali sostanze ed il ruolo guida dell'UE nella
protezione dell'ozono.
Best LIFE-Environment Projects 2006-2007
(I migliori progetti LIFE-Ambiente 2006-2007)
ISBN: 978-92-79-06699-3
Numero di catalogo: KH-AJ-07-003-EN-C
Opuscolo disponibile solo in inglese
Mette in evidenza ventidue dei progetti
LIFE-Ambiente di maggior rilievo portati a
termine nel 2006. Selezionati per il contributo
che danno al miglioramento ambientale e socio-economico,
i progetti affrontano il riassetto e l’utilizzo del territorio, la
carenza idrica, l’impatto delle attività economiche, la gestione
dei rifiuti e la politica integrata sui prodotti.
Civil protection: Together we are stronger
(Protezione civile: l’unione fa la forza)
Numero di catalogo: KH-15-04-007-EN-C
Opuscolo disponibile in inglese, seguiranno
altre lingue
Un’introduzione sul Centro di
informazione e monitoraggio (MIC)
della Commissione europea che facilita
l’immediata assistenza, materiale o da
parte di esperti, a seguito delle catastrofi.
Delinea le capacità dell’UE in ambito di protezione civile,
riportando studi di casi in cui il MIC ha prestato soccorso
all’interno e all’esterno dell’Unione.
EU action against climate change (L’azione
dell’UE per contrastare il cambiamento
climatico)
ISBN: 978-92-79-06862-1
Numero di catalogo: KH-78-07-426-EN-C
Opuscolo disponibile solo in inglese
Sottotitolata “EU emissions trading: an
open system promoting global innovation”
(Lo scambio di quote di emissioni dell’UE: un sistema aperto che
promuove l’innovazione a livello mondiale), l’opera si concentra
sulla pietra angolare della strategia dell’Unione per ridurre
le emissioni di gas serra in modo efficiente in termini di costi.
Spiega il funzionamento del sistema, i vantaggi per i partner
che non fanno parte dell’UE e le possibilità di convergenza con
analoghi sistemi di quote di altri paesi.
Salvo ove diversamente indicato, tutte le pubblicazioni sono
disponibili gratuitamente presso la Libreria dell'UE
collegandosi al sito bookshop.europa.eu o presso il
Centro informazioni (BU-9 0/11), DG Ambiente, Commissione
europea, B-1049 Bruxelles, Belgio. Fax +32(02)29 96198
L'Ambiente per gli Europei [ Dicembre 20 07 n °29 ]
LA QUALITÀ DELL’AMBIENTE IN
EUROPA È BEN LUNGI DALL’ESSERE
SODDISFACENTE
La quarta relazione di valutazione dell’Agenzia
europea dell’ambiente evidenzia notevoli punti
deboli nelle politiche ambientali paneuropee:
è ancora lunga la strada del miglioramento
dell'ambiente in Europa.
La relazione dell’AEA interessa 53 paesi ed oltre 870
milioni di cittadini nell'Europa orientale, sudorientale, centrale e occidentale, Caucaso e Asia centrale.
Si sottolinea come l’inquinamento atmosferico sia
tra i principali problemi che gli Europei devono affrontare, riducendo di quasi un anno l'aspettativa
media di vita in Europa centrale e occidentale.
Inoltre, più di 100 milioni di persone nell’area paneuropea non hanno ancora accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici. Si deve agire con urgenza
per far fronte agli effetti inevitabili dei cambiamenti
climatici e per arrestare il processo di impoverimento della biodiversità. Sono stati compiuti dei
progressi, in particolare nella creazione di reti ecologiche, ma c'è ancora molto da fare, specialmente
in termini di attuazione delle politiche ambientali e
miglioramento del flusso di informazioni.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Quarta relazione di valutazione dell’Agenzia
europea dell’ambiente
www.eea.europa.eu/pan-european/
fourth-assessment
ESPERTI DEL CLIMA VINCONO IL
PREMIO NOBEL PER LA PACE
Il Premio Nobel per la pace 2007 è stato conferito congiuntamente al Gruppo intergovernativo
sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite e
ad Al Gore, impegnato nelle stessa campagna,
per “lo sforzo nella raccolta e divulgazione delle
conoscenze sui cambiamenti climatici provocati
dall’uomo”.
Il Comitato Nobel ha sottolineato le prove scientifiche dei cambiamenti climatici e, in particolare,
il loro effetto sull’accesso alle risorse naturali e
idriche, fenomeno che minaccia la sicurezza e
la stabilità politica di molte regioni. Gettando le
fondamenta delle misure necessarie per affrontare i cambiamenti climatici, l’organismo dell’ONU
e l’ex Vicepresidente degli Stati Uniti danno un
contributo fondamentale alla riduzione del rischio di cruenti conflitti dovuti alla competizione
per le risorse.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Premio Nobel per la pace
http://nobelpeaceprize.org/
OGNI ANNI CRESCE IL NUMERO DI
SPECIE A RISCHIO DI ESTINZIONE
Nel 2007 si è allungata ancora la Lista rossa delle specie minacciate dell'IUCN, fino ad includere
ora più di una su tre delle specie di flora e fauna
esaminate dall’Unione.
L’Unione internazionale per la conservazione della
natura e delle sue risorse (IUCN) nel 2007 ha analizzato oltre 41.400 specie: sono state classificate
come minacciate di estinzione 16.300, di cui 1.570
gravemente in pericolo. Il numero di specie minacciate ha registrato un aumento di quasi 200 rispetto
al 2006, anno in cui ne sono state esaminate circa
40.200.
Molte specie sono già estinte, mentre altre lo sono
in natura e vivono solo negli zoo, come il cavallo
selvatico britannico o lo squalo dalla coda rossa
tailandese. Oltre a molte tartarughe, pesci quali la
cernia gigante e alberi come l’ebano, nella categoria delle specie gravemente in pericolo del 2007
figurano il rinoceronte nero, il gorilla occidentale e
l’orango di Sumatra, delfini, avvoltoi e, per la prima
volta, il corallo. Ora anche l’orso polare è classificato come vulnerabile. Secondo l’IUCN, la maggior
parte degli uccelli, mammiferi ed anfibi minacciati
si trova nelle zone tropicali, in alcuni dei paesi più
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KH-AD-07-029-IT-C
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© ESA
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© Emmanuel Trepant
© The Nobel Foundation
© Commissione europea
notizie in breve
poveri del mondo, ed il 99% delle specie in pericolo rischia l’estinzione a causa di attività dell’uomo
quali l’industria forestale e l’agricoltura, che distruggono habitat ed introducono specie invasive,
lo sfruttamento commerciale, legale o meno, e le
attività che provocano il riscaldamento globale.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Lista rossa dell’IUCN
www.iucnredlist.org
6 OTTOBRE 2007: DAL PUNTO DI
VISTA ECOLOGICO LA TERRA È IN
ROSSO
Secondo un gruppo di studio sull’impronta ecologica, il 6 ottobre è stato la Giornata del debito
ecologico, il giorno in cui l’umanità ha esaurito
tutte le risorse che il pianeta è stato in grado di
produrre nel 2007. Il rimanente consumo annuo
è stato sottratto alle riserve virtuali delle generazioni future.
Secondo quanto calcolato dal Global Footprint
Network, ora servono alla Terra quasi un anno e tre
mesi per rigenerare le risorse utilizzate e per assorbire i rifiuti prodotti in un solo anno. Abbattendo
gli alberi a ritmi superiori a quelli della ricrescita
possibile, catturando più pesci di quelli che consente il tasso di ripopolazione e creando montagne
di rifiuti, l'uomo supera la capacità del pianeta di
fornire cibo, energia e molti altri servizi ecologici
essenziali per la vita.
Inoltre, lo studio ha evidenziato che il consumo
delle risorse della Terra avviene a ritmi ogni anno
crescenti. L’umanità vive al di sopra dei propri mezzi dal 1987, quando la prima Giornata del debito
ecologico è coincisa con il 19 dicembre, data che
da allora è stata anticipata ogni anno.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Global Footprint Network
www.footprintnetwork.org