Panathlon International di Padova
Via Calatafimi, 12 - 35137 Padova
Tel. +39 049 65 06 10 - e-mail: [email protected]
Provincia di Padova
Piazza Antenore, 3 - 35121 Padova
www.provincia.padova.it
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il Panathlon
Motto del Panathlon è...
“ludis iungit” ossia “uniti dallo sport per lo sport”
Il Panathlon è...
“un movimento internazionale riconosciuto dal C.I.O. come ente benemerito di cultura ed etica sportiva
dotato di personalità giuridica, senza fini di lucro, aconfessionale, apartitica, senza distinzione di sesso
e di razza”
Finalità del Panathlon è...
“l’affermazione dell’ideale sportivo e dei suoi valori morali e culturali quale strumento di formazione
ed elevazione della persona e di solidarietà tra uomini e popoli”
E gli obiettivi sono...
– favorire l’amicizia fra tutti i panathleti e quanti operano nella vita sportiva;
– agire con azioni sistematiche e continue per la diffusione della concezione dello sport ispirato
all’etica della responsabilità, alla solidarietà ed al “fair play”, quali elementi della cultura degli uomini
e popoli;
– promuovere studi e ricerche sui temi dello sport e dei suoi rapporti con la società, collaborando con
la scuola, l’università ed altre istituzioni culturali e divulgarli nell’opinione pubblica;
– attuare forme concrete di partecipazione intervenendo nei procedimenti di proposta, consultazione
e programmazione nel campo dello sport con le modalità previste dai singoli ordinamenti nazionali
e regionali;
– adoperarsi per garantire a tutti la possibilità di una sana educazione sportiva, senza distinzione di
razza, sesso e di età, soprattutto attraverso la promozione di attività giovanile e scolastica, culturale
e sportiva;
– istaurare rapporti permanenti con le istituzioni pubbliche statali e locali e con i responsabili dello
sport, assicurando contributi propositivi alle iniziative legislative e concreto impegno nella fase
organizzativa e operativa;
– porre in atto, incentivare e sostenere le attività a favore dei Disabili, le attività per la prevenzione
della tossicodipendenza e per il recupero delle sue vittime, le iniziative di solidarietà con i veterani
sportivi, la promozione e realizzazione dei programmi dell’educazione alla non violenza e di
dissuasione del doping.
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PROVINCIA
DI
PA D O V A
PROGETTO: “Un’ora per i disabili”
Presentazione
La Provincia di Padova, seguendo con particolare attenzione le problematiche e le tematiche delle persone diversamente
abili, ha avviato un rapporto di collaborazione con il Panathlon International Club di Padova per la realizzazione del progetto
"Un’ora per i disabili".
L’iniziativa, già avviata da qualche anno, ha trovato consenso e gradimento da parte del mondo della scuola; ciò sta a
significare che c’è sensibilità e desiderio di conoscere da vicino le difficoltà e le problematiche che la persona diversamente
abile incontra nella realtà quotidiana in particolare se intende praticare uno sport.
Il messaggio che si vuole trasmettere con “Un’ora per i disabili” è che per capire bisogna conoscere e per conoscere bisogna provare.
Obiettivi
Sensibilizzare gli studenti sulle problematiche riguardanti il mondo dei disabili e l’aiuto che ad essi offre la pratica sportiva,
perché lo sport è l’unica realtà che non crea distinzioni fra chi lo pratica.
Comprendere il disagio psicofisico e sociale derivante dalla condizione di essere “portatore di handicap” e che tale situazione
può essere superata mediante l’acquisizione di una cultura del “diverso”.
Partner del progetto
Panathlon International Club di Padova (Sport disabili)
Ufficio scolastico Provinciale
Destinatari
Gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado del territorio provinciale.
Tempi
Durata del progetto: anno scolastico 2011/2012
Modalità attuative
1) Una fase teorica di illustrazione (anche con supporto di filmati) sulle motivazioni e sulle potenzialità che avvicinano il
diversamente abile a svolgere una pratica sportiva, anche con testimonianze di atleti disabili in carrozzella e testimonial
sportivi paraolimpici.
2) Una fase pratica dove gli studenti possono sperimentare – utilizzando idonei supporti (carrozzine e altre attrezzature),
al fine di provare direttamente a praticare sport in condizioni di svantaggio fisico.
Risultati attesi
Promuovere la pratica sportiva dei disabili e creare nei giovani, attraverso lo sport, una cultura ai valori civili e sociali.
Per l’informazione, l’organizzazione e adesioni rivolgersi a:
Provincia di Padova - Settore sport - Piazza Antenore, 3 - 35121 Padova
tel. 049 8201844 - fax 049 8201840 - e-mail: [email protected]
Panathlon International di Padova
Ilaria Torrisi – tel. 349-064.4696 – e.mail: [email protected]
-------------------------------------------------------------------------------------------------Mario Torrisi – tel. 049-893.6090 - 347-708.4387 – 349-305.6839 – e.mail: [email protected]
Antonio Baldan – tel. 349-454.2793 – e.mail: [email protected]
Gianni Campana – tel. 049-8763500 – 348-233.7550 – e.mail: [email protected]
Umbertina Contini – tel. 049-756.506 – 340-768.7394 – e.mail: [email protected]
Valeria Marin – tel. 049-613.573 – 335-661.8356 – e.mail. [email protected]
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Progetto: 1 ora x i disabili
Progetto elaborato dal Panathlon di Padova ed approvato dalla Conferenza Internazionale di Basilea e realizzato con la
collaborazione ed il sostegno dell’Amministrazione della Provincia di Padova attraverso l’Assessorato allo Sport.
Finalità: portare a conoscenza degli studenti di ogni ordine e grado quelle che sono le implicazioni di un fenomeno sociale
presente nella società e di sempre maggiore attualità: implicazioni e conseguenze dal punto di vista fisico, psicologico, sociale,
dell’integrazione e della prevenzione.
Destinatari: tutti gli Istituti di Padova e Provincia, previa approvazione e disponibilità dei Signori Dirigenti e Insegnanti.
Contenuto: portare nei vari Istituti una corretta informazione circa la “disabilità” sia motoria, sensoriale e psichica, cause,
prevenzione, possibilità di miglioramento soprattutto attraverso una corretta pratica sportiva.
Svolgimento: nel corso dell’anno scolastico 2011/2012, poter tenere delle conferenze/dibattiti, dimostrazioni pratiche,
proiezioni di filmati tenuti da membri del Panathlon International particolarmente preparati.
Durata: nella mattinata prescelta, circa 3 ore, con possibilità di concentrare più classi nell’Aula Magna, sempre alla presenza
dei Signori Insegnanti ed in palestra per le dimostrazioni pratiche.
Per una migliore riuscita: per conferenze, dibattiti, proiezioni il numero dei partecipanti è illimitato; per dimostrazioni
pratiche minimo 50, massimo 70 partecipanti.
Per l’informazione, l’organizzazione e adesioni rivolgersi a:
Provincia di Padova - Settore sport - Piazza Antenore, 3 - 35121 Padova
tel. 049 8201844 - fax 049 8201840 - e-mail: [email protected]
Panathlon International di Padova
Ilaria Torrisi – tel. 349-064.4696 – e.mail: [email protected]
-------------------------------------------------------------------------------------------------Mario Torrisi – tel. 049-893.6090 - 347-708.4387 – 349-305.6839 – e.mail: [email protected]
Antonio Baldan – tel. 349-454.2793 – e.mail: [email protected]
Gianni Campana – tel. 049-8763500 – 348-233.7550 – e.mail: [email protected]
Umbertina Contini – tel. 049-756.506 – 340-768.7394 – e.mail: [email protected]
Valeria Marin – tel. 049-613.573 – 335-661.8356 – e.mail. [email protected]
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Panathlon International
Padova
COMMISSIONE “SPORT DISABILI”
Abbiamo festeggiato lo scorso anno scolastico il decimo compleanno di “1 Ora x i Disabili” raggiungendo 59 scuole, con 62
interventi, nelle provincie di Padova, Venezia, Vicenza, Treviso e Rovigo.
Interessando nuove scuole e nuovi comuni, con la partecipazione di oltre 7500 studenti e oltre 600 docenti, da Padova a
Cittadella, a Este, a Ceggia, a Mogliano Veneto, da Albignasego a Sottomarina di Chioggia, da Vigonza a Porto Viro, da Piazzola
a Grisignano, percorrendo qualche migliaio di kilometri, coinvolgendo anche gli amici dei Panathlon di Chioggia, Cittadella,
Euganeo, Adria, Portogruaro, Mestre e Vicenza.
Senza dimenticare il progetto del Comune di Padova “Sport per Tutti Secondo Ciascuno” dove sempre siamo presenti con i
nostri relatori e con i nostri testimonial.
Come sempre un doveroso ringraziamento a tutti i docenti che hanno creduto e continuano a credere in ciò che facciamo, agli
studenti che affrontano un problema che spesso non sono preparati a conoscere ma che affrontano con entusiasmo e che
poi viene recepito molto profondamente; a dimostrazione di ciò è sufficiente leggere i loro pensieri.
Ma come non ricordare i nomi dei testimonial: Nicola, Mauro, Stefano e Zevillo ed i nostri ragazzi di “uno a cento” che si
impegnano nelle palestre per insegnare agli studenti come ci si può muovere in carrozzina o con una benda sugli occhi:
Federica, Ilaria, Sara, Giorgio, Marco, Teresa.
Ci hanno permesso di fare tutto questo il Presidente Zanovello del Club di Padova, le istituzioni: Provincie e Comuni ed anche
a loro un pensiero ed un ringraziamento.
E’ senza dubbio un lusinghiero successo, successo che potrebbe essere l’auspicio per festeggiare altri... numerosi
“compleanni” e portarci alle 100 scuole ed ad altre provincie e comuni.
Ma nubi foriere di non buone notizie si profilano nel cielo ed all’orizzonte, queste nubi ci fanno sapere che probabilmente si
dovranno fare meno interventi e che magari il futuro...
Perché tutto questo: la riduzione della disponibilità finanziarie per coprire le spese di attuazione e precisamente i costi del
trasporto carrozzine e dei rimborsi ai testimonial ed agli istruttori, che dobbiamo sottolineare, sono già al di sotto delle tariffe
usuali.
Quindi alla Commissione ed al sottoscritto si profila un compito alquanto gravoso, ossia trovare la possibilità di convincere le
Istituzioni a non dimenticarci e a trovare, in questo momento difficile per l’intera comunità, quelle risorse che ci possano
permettere almeno la continuità degli interventi nei numeri attuali.
Ci rivolgiamo quindi a tutti coloro che possiedono sensibilità ai problemi sociali per un loro aiuto per la continuazione della
nostra opera di sensibilizzazione alle problematiche della disabilità e dello sport dei disabili, seguendo sani principi e quindi
al miglioramento della nostra società.
Ci auguriamo fiduciosi che il nostro appello raccoglierà adesioni, sicuramente tante e tali da consentirci la continuazione del
nostro cammino.
Grazie in anticipo a tutti.
Mario Torrisi
Comm. “Sport Disabili”
Panathlon Padova
Consigliere alla “Disabilità”
Area 1 Veneto-Trentino Alto Adige
Panathlon International
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Un grande progetto di sport, educazione e amicizia. “Un’ora per i disabili” ha saputo negli anni
coinvolgere i giovani attraverso l’esempio di sportivi diversamente abili che, con fatica e coraggio, sono riusciti a raggiungere tanti traguardi. Per questo, fin dalla sua prima edizione, la
Provincia di Padova ha voluto collaborare con il Panathlon International – Padova per realizzare un’iniziativa capace di parlare dritto al cuore dei ragazzi.
Una collaborazione che si ripete anche quest’anno perché “Un’ora per i disabili” rappresenta
un modo per confrontarsi, comunicare e affrontare “toccando con mano” le piccole e grandi
questioni con cui i diversamente abili ogni giorno si scontrano. Gli studenti hanno l’opportunità di “provare”, attraverso il gioco sportivo, la forza e la determinazione e l’enorme tenacia
che contraddistinguono l’esistenza di chi ha deficit sensoriali o fisici. Un’esperienza personale che nasce con lo sport e in palestra, ma che spesso continua anche al di fuori dell’orario
scolastico.
Il territorio padovano ha dato i natali a molti atleti disabili che si sono distinti alle paralimpiadi o in altre competizioni sportive. La loro esperienza di vita sarà ancora una volta a disposizione degli studenti padovani pronti ad accoglierne l’esempio. Come Provincia sosteniamo i
progetti che mirino a diffondere una cultura sportiva basata meno sull’immagine e il successo
e più sulla sfida personale, il divertimento e la condivisione. È ciò che ha permesso di proseguire per tanti anni con “Un’ora per i disabili”.
Barbara Degani
Presidente della Provincia
Marzia Magagnin
Assessore ai Servizi Sociali
Leandro Comacchio
Assessore allo Sport
Provincia di Padova
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progetto 1 ora x i disabili
Lo sport è palestra di vita, elemento fondamentale nell’educazione e relazioni sociali, occasione di incontro
e di confronto fra diverse realtà. Lo sport avvicina e aiuta la comprensione, dando evidenza ai valori del
rispetto reciproco e della lealtà.
Tanto più se lo sport diventa anche, come in questa apprezzabile iniziativa del Panathlon International di
Padova, strumento di inserimento per i diversamente abili, per quei giovani che, pur con diverse possibilità
rispetto ai loro coetanei normodotati, svolgono la pratica sportiva, ed attraverso questa vincono i limiti che il
destino ha voluto loro imporre.
La cultura dello sport è profondamente inserita all’interno del nostro Ateneo, come materia di studio e di
approfondimento, ma anche come concreta pratica sportiva. Il rapporto con il Panathlon International di
Padova si sviluppa, ormai da anni, nell’organizzazione di convegni, nello sviluppo di ricerche,
nell’assegnazione di borse di studio e di premi dedicati a studenti e laureati. Molte sono inoltre le occasioni
di collaborazione che consentono di cogliere e sottolineare tutti quegli aspetti dello sport che, al di là del
mero agonismo, contribuiscono ad una formazione e ad una crescita complessiva dei giovani. Con uno
sguardo sempre più attento alla dimensione etica della pratica sportiva, senza la quale lo sport perde
inesorabilmente la sua dimensione educativa, alla quale ovviamente noi teniamo molto.
In Università, dicevamo, non solo si parla di sport, ma lo si pratica attivamente, attraverso l’opera del CUS, il
Centro universitario sportivo, che promuove moltissime attività, a carattere ricreativo ed anche agonistico, e
che ha avuto il merito di dar vita alla squadra di basket in carrozzina dell’Università di Padova, la prima in
Italia. Il progetto è diventato realtà alla fine del 2007, a pochi mesi dalla firma della Convenzione tra Servizio
Disabilità del nostro Ateneo e CUS Padova, che si proponeva proprio di diffondere le attività sportive
paralimpiche e, in un secondo tempo, di formare la prima squadra universitaria di basket in carrozzina che
potesse partecipare ad un campionato.
Quest’iniziativa risponde all’obiettivo di stimolare la partecipazione degli studenti disabili ad attività sportive
e di diffondere in generale le discipline paralimpiche, anche nell’ambito delle attività didattico-pratiche degli
studenti del Corso di Laurea Triennale in Scienze Motorie e del Corso Magistrale in Scienze e Tecniche
dell’attività motoria preventiva e adattata.
Ci pare che tutte queste iniziative siano significative e encomiabili e meritino di essere proseguite e
potenziate, nella ricerca comune dell’obiettivo di far sentire tutti i giovani a pari titolo coinvolti
nell’affascinante universo dell’attività sportiva.
Giuseppe Zaccaria
Rettore
Università degli Studi di Padova
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1 ora x i disabili,
Anche quest’anno, con molto piacere, porgo il saluto mio personale e quello del Panathlon International a
questa iniziativa nata dal Club di Padova che negli anni è riuscita a coinvolgere, istituzioni pubbliche,
scolastiche e moltissimi altri club Panathlon in tutta Italia.
Un’iniziativa nata verso e per i giovani.
I giovani che sono la speranza per un futuro migliore, ma anche il “frutto” di ciò che la società di oggi decide
di fare per loro.
Società moderne che invece tendono ad escluderli dalle scelte politiche ed economiche, con il rischio di creare
una minoranza in una classe che invecchia e che dimentica i loro problemi creando quello che gli economisti
chiamano “egoismo generazionale”. Un vuoto che certamente contribuisce a far perdere la speranza nel
futuro e a rifugiarsi a volte nella droga o nella criminalità.
Lo sport è speranza e un giovane che lo pratica si forma con questi principi.
I benefici che si possono trarre dalla pratica sportiva sono innumerevoli, non solo dal punto di vista fisico, ma
anche e soprattutto dal punto di vista della formazione. L’acquisizione del senso civico, dei valori intesi come
lealtà e disponibilità verso il prossimo, la predisposizione all’accoglienza e all’integrazione, che in una società
sempre più multietnica e multiculturale diventano condizioni fondamentali per una convivenza pacifica e
costruttiva. Gli uomini di sport dovrebbero pensare di più a questi fattori e i governi dovrebbero comprendere
l’importanza educativa che oggi ha lo sport.
E’ in quest’ottica, di educazione allo sport, di crescita umana e inclusione sociale che il Panathlon
International si impegna, fin dai suoi albori, attuando iniziative concrete sul territorio, nei centri di
aggregazione sociale, nelle scuole.
Ed i giovani rispondono, eccome!
In moltissimi casi, in Italia e all’estero, proprio dalle scuole e dai giovani, sono partiti messaggi forti verso la
collettività. Solo per fare qualche esempio, vere e proprie campagne promosse dalle scuole per prevenire il
problema degli incidenti “del sabato sera” che sulle nostre strade causano non solo morti, ma anche e
soprattutto disabilità (30 mila ragazzi all’anno si ritrovano disabili), rappresentazioni teatrali dove i giovani
protagonisti hanno affrontato le problematiche ambientali oppure hanno lanciato slogan e messaggi per
sensibilizzazione l’opinione pubblica sull’integrazione dei disabili.
Questo ci dice molto. Ci dice che dobbiamo proseguire su questa strada, con la nostra passione, il nostro
entusiasmo e soprattutto il nostro esempio, perché il vero investimento di oggi è quello educativo. L’iniziativa
del Panathlon Club di Padova con “1 ora x i Disabili” si pone in questo solco e conferma l’impegno costante
del Panathlon International ad operare concretamente sul territorio nella formazione di una sempre più
completa cultura sportiva.
Enrico Prandi
Presidente
Panathlon International
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Eccomi qui, ancora una volta, a parlare di “1 Ora per i Disabili”, come sempre, magistralmente condotta
da Mario Torrisi, impareggiabile panathleta patavino.
Penso che trovare un personaggio così, a cui stanno profondamente a cuore le necessità degli altri, sia
veramente cosa rara.
Fabio Presca ha lasciato questo suo magnifico giocattolo in buone mani, ed io, come tutti, gliene siamo
grati.
So quanto sia difficile svolgere una qualsiasi attività ed in modo ancor maggiore per tutto ciò che
riguarda la disabilità. Ma l’imperativo è non arrendersi.
Intanto il 2012 bussa ormai alla porta e con esso le Olimpiadi di Londra, che ritornano in terra d’Albione
dopo sessantaquattro anni di assenza, festeggiando la trentesima edizione dell’Era Moderna.
La bella notizia, giunta dalla città di Sua Maestà Elisabeth II, è quel “SOLD OUT”, cioè il tutto esaurito
per le gare in notturna di nuoto e ciclismo delle Para(o)limpiadi.
Ma non è tutto, perché il sold out è anche per le cerimonie d’apertura e di chiusura, segno della grande
cultura anglosassone in materia di sport.
D’altra parte il buon Pièrre de Coubertin nel pensare alle Olimpiadi aveva come riferimento proprio quel
mondo vittoriano dei college, dove lo sport era cosa di e tra gentlemen, sensibili a quello spontaneo
Fair play tra uomini di sport, nel più rigido rispetto dell’avversario e delle regole.
Oggi tutto ciò lo si è in gran parte smarrito un po’ ovunque: erano evidentemente altri tempi, ma
soprattutto lo sport era vissuto come arricchimento dell’individuo.
In Gran Bretagna, ad onor del vero, l’essere stato un “Blue”, cioè l’avere praticato una disciplina
sportiva e l’avere fatto parte di una qualche squadra delle Università di Oxford, lo trascrivi sul curriculum
vitae, costituendo così quel plus aggiunto per proporsi al mondo del lavoro.
Per mostrare quanto sia importante l’evento paral(o)limpico londinese, il premier David Cameron ed il
sindaco di Londra Boris Johnson hanno disputato in Trafalgar Square un incontro di doppio affiancando
due tennisti in carrozzina, tra una moltitudine di spettatori assiepati sulle tribune.
“A Pechino sono stato colpito dalla vivacità della pallacanestro in carrozzina” ha affermato il primo
cittadino della capitale. E c’è da credergli.
Dunque, Caro Amico Mario prosegui nella tua opera nel segno del nostro Panathlon.
Iudis Lungit
Massimo Rosa
Governatore
Panathlon Area 1 Triveneto
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Lo sport pervade tutti gli ambiti della società. Ed ogni essere umano, senza alcuna distinzione, ha il
diritto di godere di una promozione sportiva coerente con le proprie possibilità ed esigenze.
Rendere possibile questo principio a tutti è un nostro dovere, prima che un nostro compito di persone
responsabili. Infatti lo sport, inteso come divertimento, attività fisica e spirituale, fattore di formazione
etico-culturale, risponde alle necessità più profonde dell'essere umano, è una vera e propria scuola di
vita. Tutto ciò, a patto di seguire certe linee-guida fondamentali quali: osservare le regole, il fair-play,
rispettare tutti,godere delle vittorie così come superare le sconfitte con autocontrollo, promuovere la
parità dei diritti, sviluppare uno spirito di squadra, allenarsi con costanza, seguire forme sane di vita,
esaminare se stessi riconoscendo limiti ed errori al fine di poterli successivamente evitare. Anche
laddove ci sono guerre, violenza, miseria, è stato più volte dimostrato che lo sport promuove la pace
e fa sorgere momenti di fratellanza e di gioia. È essenziale che tutti possano uscire di casa, andare a
scuola, al lavoro, allo stadio senza paura, in un mondo ove ciascuno si senta sicuro, libero e possa
condurre una vita dignitosa. Ciò è possibile se tutti, sportivi in primis, danno il proprio fattivo contributo.
È ciò che si sforza di fare di giorno in giorno anche il Panathlon padovano con la sua multivariata attività
e con il prezioso apporto di tanti panathleti e di famosi e qualificati testimonials, a livello internazionale
e locale, delle diverse discipline sportive. Tale attività va dalla realizzazione di Incontri tematici e
Convegni, allo sviluppo di ricerche scientifiche applicate allo sport, con pubblicazioni, dall'assegnazione
di Borse di studio e Premi a studenti medi, universitari e neolaureati particolarmente brillanti nello sport
e nella vita, alla promozione del Fair-Play a vari livelli multimediali (anche in collegamento con il Coni
ed i Giochi sportivi studenteschi) ed infine(ma non è una scala gerarchica, anzi!) all'attuazione del
presente Progetto europeo "1 ora per i disabili(sportivi)", nato a Padova un decennio fa ed attualmente
diffuso in molte scuole della Provincia e di altre città venete, con un coinvolgimento di svariate migliaia
di studenti, familiari e docenti.E, parlando di disabilità sportiva, viste le innumerevoli richieste, si
potrebbe fare ancor di più, se ci fosse una maggior disponibilità di risorse umane ed economiche: chi
volesse può sempre contattarci!
In conclusione,non c'è solo lo sport di qualche mela marcia che purtroppo fa tanto scalpore, ma c'è
soprattutto lo sport dei veri valori che dobbiamo responsabilmente diffondere a tutti i livelli, magari
anche controcorrente. Ne vale la pena, se vogliamo sinceramente costruire un mondo migliore per noi
stessi e per le nuove generazioni. Utopia? Ma, come scriveva Oscar Wilde,"il progresso altro non è che
l'avverarsi delle utopie".
Renato Zanovello
Presidente Panathlon di Padova
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“Oggi abbiamo trascorso una mattina insieme ad alcuni disabili; all’inizio mi sembrava divertente, ma
pensando che ‘ci passano’ la vita, ho capito quanta forza di volontà hanno”.
“A molti di noi è piaciuto giocare con le carrozzine e con la palla sonora, ma se fossimo sempre ciechi
o disabili la felicità diventerebbe tristezza”.
Leggendo queste ed altre testimonianze di alunni, che negli anni passati hanno avuto “la fortuna” di
poter partecipare all’iniziativa “1 ora x i disabili”, emerge l’immediatezza con cui i nostri giovani
abbiano recepito il messaggio a loro rivolto dagli organizzatori.
È bastata “1 ora” per aprire loro gli occhi su orizzonti al momento conosciuti ma non esplorati in modo
adeguato.
E dopo solamente “1 ora”, già leggiamo in loro la presa di coscienza di cosa potrebbe essere una “vita
da disabile”, per cui una “vita con dei limiti”.
Mi sento di dire
• che è ammirevole l’iniziativa che da diversi anni continua a proporre il Panathlon Club di Padova
• che viene ulteriormente dimostrato come lo sport risulta essere il veicolo più funzionale ed efficace
per trasmettere qualsiasi tipo di messaggio e valore
• che è estremamente confortante notare come le nuove generazioni recepiscano e facciano loro
sollecitazioni concrete.
E qui non parliamo del solito connubio SOLIDARIETÀ <-> HANDICAP. Qui ognuno ha da dare e ognuno
ha da ricevere dall’altro, sia esso normodotato o diversamente abile. L’altro, non deve essere visto
sempre come un antagonista o con pregiudizio.
Lo sport e la vita sono
• disciplina
• sacrificio
• gioia
• amarezza
• condivisione.
Il concetto forte che emerge dall’iniziativa “1 ora x i disabili” è che dobbiamo sempre giocare e
affrontare qualsiasi situazione “assieme”. E non parliamo solo di sport.
Un abbraccio affettuoso a tutti ed un infinito grazie a coloro che si adoperano affinché i sogni e gli
obiettivi dei nostri ragazzi possano essere raggiunti.
Gianfranco Bardelle
Presidente
C.O.N.I. Veneto
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“1 ora x i disabili” 2011 - 2012
Padova sportiva si sta oramai presentando a livello provinciale, regionale e nazionale come una realtà
dove emerge, con forza, la capacità del movimento sportivo di esprimere sia eccellenze tecnicoagonistiche che organizzativo-gestionali.
Non a caso annoveriamo tra i nostri rappresentanti grandissimi campioni, di tutti gli sport e di tutto lo
sport, quello per i normodotati e quello “parolimpico”.
Ma questi sono anche grandi “Uomini” e lo hanno dimostrato in particolare con la partecipazione al
progetto che presentiamo.
Chi, come noi, da sempre predica e pratica il motto “sport è cultura”, saluta quindi con profonda
soddisfazione iniziative come questa che dimostrano, sul campo, l’assioma sopradescritto.
La meritoria attività che presentiamo, portata avanti con lungimiranza, competenza ed “amore” dal
Panathlon Padova già da anni e che mira a sensibilizzare, anche con questa pubblicazione oltre che
con le attività pratiche, le giovani generazioni sulle problematiche della “disabilità” è destinata a
lasciare un segno nella cultura sportiva padovana.
Auspicando che l’attività possa ottenere il massimo successo, come merita, dando l’appoggio personale
ed il patrocinio da parte del Coni e restando a disposizione per collaborare nella promozione
dell’attività e nel sostegno agli Operatori stessi, mi congratulo con chi l’ha promossa, con gli Operatori,
con le Istituzioni Scolastiche che accoglieranno l’invito a collaborare ed un particolare saluto ai
partecipanti ed alle rispettive famiglie.
Buon lavoro e buon divertimento a tutti!
Dino Ponchio
Presidente
C.O.N.I. Prov. Padova
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Dieci anni fa nasceva l’idea di ‘1 ora x per i disabili’, un progetto che si proponeva di avvicinare e
sensibilizzare i ragazzi delle scuole al tema della disabilità. Dieci anni fa venivano gettate le basi per
esplorare un mondo, quello della scuola, verso il quale, sempre di più, dobbiamo avvicinarci con enorme
attenzione e investire tutte le risorse possibili, con la consapevolezza che da quel mondo e dai valori
che riusciremo a trasmettere alle nuove generazioni nascerà la società che vogliamo.
‘1 ora x i disabili’ è un’iniziativa che trova il mio interesse incondizionato e la condivisione delle sue
finalità. A livello istituzionale, infatti, il Comitato Italiano Paralimpico lavora da sempre in questa
direzione.
Da sei anni il CIP organizza la Giornata Nazionale dello Sport Paralimpico, un momento di confronto tra
ragazzi e ragazze delle scuole, disabili e normodotati, che hanno la possibilità, per un giorno, di
cimentarsi nelle varie discipline paralimpiche. Un appuntamento che, anno dopo anno, coinvolge
sempre più città, a conferma di quanto le amministrazioni locali siano sempre più sensibili a determinate
tematiche. Una giornata di festa, di socializzazione e di sport, elementi fondamentali per portare avanti
quel concetto di inclusione sociale che tutti noi perseguiamo.
Penso, poi, ai CASP, i Centri di Avviamento allo Sport Paralimpico, orientati a favorire e costruire un
processo educativo sportivo nelle persone disabili e rivolto innanzitutto ai giovani, allo scopo di
indirizzare ragazzi e ragazze verso la disciplina paralimpica a loro più congeniale, nonché a far
emergere, in questo modo, nuovi talenti.
Il CIP è quindi presente ai Giochi Sportivi Studenteschi, evento di portata nazionale che ogni anno
coinvolge migliaia di giovani da tutta Italia. Solo nell’atletica, gli alunni disabili che si sono cimentati in
gara sono stati 120, un numero importante, che ci fa capire quanto sia ampio il bacino di potenziali
atleti e quanto si possa ancora lavorare verso la creazione di una mentalità che tenda non più a
ghettizzare lo studente disabile ma a coinvolgerlo pienamente.
Da parte mia vi giunga forte il mio sostegno per la nuova stagione di ‘1 ora x per i disabili’, certo che
anche questa volta sarete in grado, con professionalità e competenza, di dare concretezza a quei valori
che sono alla base di una società civile.
Luca Pancalli
Presidente
Comitato Paralimpico Italiano
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“1 ora x i disabili”: ... (verso londra 2012)
Devo rinnovare ancora una volta i miei complimenti più vivi e sinceri a tutto il gruppo di volontari e
testimonials capitanati da Mario Torrisi , che continuano nella via maestra che il compianto Fabio ci ha
lasciato in eredità.
Complimenti estesi al Panathlon di Padova, che nonostante le sempre maggiori difficoltà economiche e
di reperimento di fondi, continua a sostenere e a portare avanti il progetto “ Un ora per i disabili” , rivolto
al mondo giovanile della scuola e dell’educazione.
Quest’anno vi vorrei parlare un po’ di me e del mio ritorno alle corse con la carrozzina olimpica, ritorno
propiziato da un periodo di inattività fisica e dai conseguenti problemi che si sono manifestati con dolori
sparsi in tutto il corpo.
Una situazione che a fine gennaio mi ha spinto, anche su suggerimento del mio terapista, a riprendere
qualche attività motoria, per la mia salute, per le mie spalle, per il mio malconcio collo.
Ma il destino a volte gioca qualche scherzo, cosi a febbraio subito dopo i campionati del mondo di atletica
Ipc che si sono svolti in Nuova Zelanda, è cominciata a circolare l’ ipotesi del ri-inserimento di qualche
gara nel programma ufficiale degli eventi ai prossimi Giochi Paralimpici di Londra per la mia categoria, la
categoria T51.
Sempre il caso ha voluto che i Campionati Italiani assoluti di atletica leggera per il 2011, fossero in
programma proprio a Padova, allo stadio Coldacchini e organizzati dalla mia storica società, l’ Aspea
Padova.
E alla luce di queste ‘’ coincidenze’’ , il passo è stato breve dal passare a fare del movimento con scopi
di terapia a un impegno fatto di allenamenti sempre più seri ed impegnativi. Lavoro intenso e concentrato
in un breve periodo, che però mi ha ripagato degli sforzi compiuti proprio ai campionati italiani, dove nei
100m (ahimè unica gara inserita per i T51 a Londra 2012), sono riuscito a correre un tempo discreto
ma valido come minimo A per le qualificazioni ai prossimi Giochi Paralimpici. Risultato che ovviamente non
mi garantisce il biglietto per la capitale inglese, ma che dopo un lungo periodo di inattività, mi ha fatto
ricomparire nella ranking list mondiale e che devo ammettere, risultato che mi ha dato parecchia
soddisfazione personale per un tempo fatto in una distanza che non ho mai amato e fatto in condizioni
molto sfavorevoli, con un vento contrario a -2.6.
Campionati Italiani che si sono svolti sotto la regia della nuova federazione Fispes che dallo scorso
settembre gestisce oltre alla regina delle discipline, l’atletica leggera, anche il tiro a segno, il wheelchair
rugby che è ancora uno sport sperimentale e tutte le nuove discipline sportive che si affacciano nel
panorama del mondo paralimpico italiano.
L’esperienza trentennale dell’Aspea Padova ha garantito una manifestazione senza intoppi di rilievo ( a
parte il forte vento che ha inciso su alcune performace ), con risultati di prestigio, con un record mondiale
ottenuto da un lanciatore croato e con molti atleti che hanno ottenuto i tempi e le misure richieste per
le qualificazioni ai Giochi del 2012.
Campionati patavini, che hanno visto la presenza per la prima volta di qualche nuovo e giovane atleta,
che è uno degli obbiettivi principali, non solo del CIP ma di tutte le nuove federazioni riconosciute per
dare continuità e futuro ad un movimento che tante soddisfazioni ha raccolto, ma che sta “maturando”
in molti dei suoi protagonisti principali.
../..
Per tornare al sottoscritto, oltre che hai vari impegni per le funzioni e i ruoli in seno al CIP, e allo sviluppo
del wheelchair rugby che sta mettendo sempre più radici profonde e solide nella nostra zona ma che
cerchiamo di diffondere in tutto il territorio italiano, ma questo è un discorso che vorrei affrontare il
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prossimo anno, mi aspetta un anno di lavoro e di allenamenti intensi, alla ricerca di una forma ottimale
che mi permetta di dimostrare il mio valore, ahimè nonostante il tempo che passa e raggiungere il pass
per uno dei posti in quell’aereo con destinazione giochi paralimpici 2012 Londra.
Alvise De Vidi
Consigliere Nazionale Comitato
Italiano Paralimpico
“1 ora x i disabili”:
La Scuola c’è, e risponde all’invito che ormai da anni il Panathlon Club di Padova porta avanti
con l’opera instancabile, prima del compianto Fabio Presca, ed ora con Mario Torrisi e tutto il
suo staff di collaboratori.
Per capire le difficoltà nel fare sport per chi è disabile, bisogna provare.
Questo è il messaggio che il progetto “1 ora X i disabili” concretizza attraverso un’assidua e
costante presenza in molte Scuole della Provincia di Padova.
Non serve citare numeri, anche se sono importanti: ciò che è più importante è quello che viene
seminato, ciò che rimane dentro gli studenti che sperimentano le situazioni di vita di chi non è
“fortunato” come loro, di chi ha però la forza e la voglia di dimostrare, attraverso lo sport, che
“la vita è bella” anche se irta di difficoltà.
Grazie a Mario, Carlo, Antonio, Gianni, Roberto, Umbertina e a tutti i volontari, che con il supporto della Provincia, dei Comuni, delle Federazioni Sportive, degli Enti di Promozione
Sportiva, delle Società e delle Istituzioni Scolastiche, testimoniano attraverso la loro opera che
tutti abbiamo uguali dirittti, doveri e dignità.
Renato Del Torchio
Coordinatore di Educazione Fisica e Sportiva
U.S.T. di Padova
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Dopo dieci anni di “1 ora x per i disabili “, iniziativa alla quale abbiamo contribuito marginalmente, ma
che è stata al centro della filosofia di avvicinamento del mondo della scuola, non è ancora ora di tirare
le somme. Il progetto è ancora in crescita la sensibilizzazione di studenti, insegnanti e dirigenti
scolastici è una spirale che si autoalimenta e che, speriamo ancora per molto, mantiene la sua
prospettiva di evento culturale continuo.
E’ difficile non ripetersi nei commenti e nelle considerazioni già fatte negli anni precedenti, perché, dopo
molti anni che si opera all’interno di un movimento sportivo, ma anche educativo e culturale, si ha
l’impressione di aver detto tutto e comunque, quello che non abbiamo detto noi l’hanno detto altri
sicuramente meglio di noi. Allora bisogna cambiare linguaggio, bisogna imparare a comunicare con i
nostri interlocutori per eccellenza: i giovani, il nostro futuro. Forse bisogna lasciar parlare loro e
bisogna lasciare che imbocchino una strada che noi riteniamo sbagliata o inutile; bisogna pensare che
forse non abbiamo sempre ragione.
Nell’affrontare un percorso, che non sia una gara, non si tratta di sapersi muovere velocemente, si
tratta di mantenere il più possibile la rotta verso l’obbiettivo che ci siamo dati e ancora più importante
è mantenere o far crescere il gruppo che ci accompagna in questo percorso. E’ fondamentale saper
ascoltare gli altri che ci accompagnano perché, a volte, le soluzioni che noi individuiamo possono non
essere le più consone, le più efficaci, soprattutto nel linguaggio che va rinnovato e adeguato agli stili
che cambiano. Un’idea giusta, se non è sostenuta da un efficiente sistema di comunicazione, è
destinata a non proiettarsi nel futuro.
Allora, per non ripetersi e sembrare retorici, ma perché la storia ce lo ha insegnato: largo ai giovani,
prima di essere troppo vecchi per non riuscire a trasmettere loro qualcosa di diverso dalle critiche e
dalle morali, per darci l’opportunità di sentirci utili in una società che cambia.
L’evoluzione degli esseri viventi è derivata dagli “sbagli” nella riproduzione del DNA, altrimenti saremo
ancora degli essere monocellulari. Lasciamo che i giovani “sbaglino” è l’unica possibilità per progredire.
Claudio Carta
Presidente
Com. Reg. Veneto
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insoddisfazione ed amarezza
Gli scopi del progetto “1 ora x i disabili” pur rimanendo validi, non si stanno concretizzando nei
suoi obiettivi.
Principalmente gli scopi erano due:
1) far conoscere agli studenti le problematiche dei disabili e la possibilità di praticare una
qualsiasi disciplina sportiva
2) proporre agli studenti disabili la possibilità di praticare sport.
In 10 anni di attività del Panathlon di Padova nelle scuole, non è stato reclutato e indirizzato un
solo studente disabile all’attività sportiva.
Ci sarà anche il dovere del rispetto della legge sulla privacy, ma ho anche la netta sensazione
di poca volontà e sensibilità concreta da parte della scuola e degli insegnanti a collaborare per
dare un aiuto concreto a chi ha bisogno di opportunità per una integrazione anche fuori dalla
scuola.
Nella speranza che si realizzi anche il punto 2 del Progetto allontanando paure e pregiudizi,
auguro a tutti buon lavoro e tante soddisfazioni.
Ruggero Vilnai
Presidente
Com. Prov. Padova
Rispondo all’amico Ruggero in merito alle “SUE insoddisfazioni e amarezze” riguardo al
nostro progetto “1 Ora x i Disabili”.
Lo scopo del progetto è in primis quello di portare a conoscenza degli allievi, in prevalenza
quelli delle seconde classi della Scuola Media la conoscenza delle problematiche connesse alla
disabilità, l’eliminazione delle barriere mentali (che purtroppo allignano ancora in tanti strati
della nostra società) nei confronti delle persone disabili e far comprendere che lo sport non ha
barriere e che tutti quanti disabili e non possono trarre beneficio dall’attività sportiva praticata
con “fair play”.
Naturalmente si cerca sempre di invogliare gli studenti disabili e non all’attività sportiva, senza
per questo fare proseliti a favore di una particolare disciplina o società sportiva.
Una grande barriera l’incontriamo anche noi: la concreta esistenza di quel grande “moloch” dei
nostri giorni che è la cosidetta privacy.
C’è anche da precisare, toccando con mano, che le presenze di studenti disabili nelle nostre
scuole non è così elevato come forse qualcuna paventa. Notiamo diversi ragazzi, soprattutto in
carrozzina, con sintomi di menomazioni fisiche/psichiche anche, a volte, molto gravi e che
precludono ogni avviamento allo sport; esistono altre sintomatologie anomale che richiedono
senz’altro il coinvolgimento di diverse altre aree socio-educative, come lo sport ed è in questo
senso che proviamo ad indirizzarli.
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Naturalmente sta alla scuola e specificatamente agli insegnanti farsi promotori presso le famiglie
di questo messaggio.
L’ostacolo, spesso, sta proprio nella difficoltà che il messaggio ha ad arrivare correttamente alle
famiglie; vi è la preoccupazione di accompagnare ed assistere i figli agli allenamenti ed alle gare,
quindi tempo da mettere a disposizione. In molti casi entrambi i genitori lavorano oppure hanno
altri figli magari da accudire.
Per quanto riguarda invece i disabili fisici, ai quali forse l’amico Ruggero principalmente si
riferisce, per fortuna ne troviamo pochi nelle scuole. Nei miei dieci anni di questo “impegno” ne
ho incontrati, forse, una decina e di questi, mi risulta, alcuni, dopo il nostro intervento, hanno
provato a fare dello sport, qualcuno ha continuato e qualcuno ha poi smesso.
E’ indubbio che qualcosa di più si potrebbe fare ma si ritorna sempre sul problema “privacy”
Vorrei invitare Ruggero a qualcuno dei nostri interventi per rendersi conto della situazione reale
e soprattutto ad avere un colloquio diretto con la “scuola” e trarre poi le considerazioni finali.
Ma rivolgere anche ai docenti un invito per coinvolgere maggiormente “scuola e famiglia” per
portare un numero sempre maggiore di ragazzi verso lo sport.
Mi auguro che questa “insoddisfazione ed amarezza” si possa “cancellare” con la diffusione
maggiore di tutti quei principi dell’etica e del fair play che tutte le azioni del Panathlon portano
sempre in prima linea e questo con l’aiuto e la collaborazione di “TUTTI”
Ed a conclusione, voglio riproporre:
LA CARTA DEI DIRITTI DEL BAMBINO NELLO SPORT
*Diritto di fare sport
*Diritto di divertirsi e di giocare come dei bambini
*Diritto di essere trattato con dignità
*Diritto di essere circondato e allenato da persone competenti
*Diritto di seguire allenamenti adattati ai ritmi individuali
*Diritto di misurarsi con giovani che hanno le stesse probabilità di successo
*Diritto di partecipare a competizioni conformi alla sua età
*Diritto di praticare lo sport in tutta sicurezza
*Diritto di avere dei tempi di riposo
*Diritto di non essere un campione.
E che questi principi debbano valere sia per i ragazzi normodotati che i ragazzi disabili di
qualunque grado.
Mario Torrisi
Comm. “sport disabili” Panathlon Padova
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uniti da 1 ora
Sfogliando questo opuscolo, così attentamente curato dall’amico Mario, avrete sicuramente notato quante persone si sono unite, con forme e mezzi diversi, per realizzare un sogno: coinvolgere i giovani e renderli protagonisti di un viaggio straordinario alla scoperta del valore delle regole, del senso civico e della solidarietà attraverso lo sport. Si cerca di trasmettere ai ragazzi della
scuola secondaria di primo grado il concetto del valore dello sport come strumento per condividere, ribadire e rinforzare il significato di parole quali: aiuto, appoggio, assistenza, comunanza,
fratellanza, partecipazione, sostegno. Espressioni di sentimento di unità sociale e consapevolezza di essere vincolati in solido a tutti gli altri essere umani. Una bella sfida in un momento non
facile per il nostro paese, con la volontà e la fermezza di creare condivisione su concetti e valori che non possono che unire: il rispetto delle regole, l’integrità fisica e mentale, il rispetto degli
altri, la legalità, il senso civico, la sensibilità verso il destino dei propri simili. Sicuramente un’
esperienza capace di creare aggregazione intorno ad obiettivi comuni ed inestimabili. Infatti, “1
ORA X I DISABILI” è un progetto che accomuna e coinvolge tantissimi mondi: quello delle
Istituzioni, dello Sport, delle Associazioni, della Scuola, dei Privati, dei Volontari, tutti uniti dallo
stesso ideale: quello di raggiungere risultati eccezionali a favore della Comunità. Qualità della vita,
il “fare il bene comune insieme” e la solidarietà sono pilastri portanti per la costruzione e il mantenimento di una società civile. È così che invio un forte segnale di responsabilità etica, oggi indispensabile da parte di tutti. Chiamo in causa e mi affido al senso di responsabilità delle Istituzioni
per fare in modo che tutto ciò possa concretizzarsi; i mondi dello Sport e dell’Associazionismo
devono farsi sentire, devono far conoscere il loro impegno per i giovani. Il progetto è stato concepito per affrontare le diverse problematiche legate alla disabilità e al fenomeno del “bullismo”
e per trasmettere ai giovani, ma non solo, differenti messaggi, tutti altrettanto importanti, che
insieme vanno a suggerire un modo positivo di affrontare la vita: accettazione degli altri, capacità di confrontarsi con il mondo che ci circonda e di partecipare ad esso in modo attivo, il coraggio di ripartire da una nuova condizione fisica, o psichica, di svantaggio. I giovani hanno bisogno
di credere, conoscere, sperimentare e vivere questa esperienza, devono essere guidati verso
soluzioni diverse, devono avere occasioni per crescere, per creare, per mettersi in gioco.
Sperimentare, assimilare, interiorizzare, analizzare, diventare “DISABILI X 1 ORA” significa
costruire un sistema di principi che suggerisce il pensare la vita tutti i giorni, orientando scelte e
decisioni.L'affermazione e la tutela di sé passano attraverso l'accettazione, la difesa e il sostegno delle persone svantaggiate come a tutela della propria e dell'altrui libertà. Da sempre UNOACENTO sposa e condivide questa esperienza dai nobili principi e rifiuta il mero confronto-scontro
diffuso nelle salse più bieche. È con passione ed impegno che mettiamo a disposizione per questa e altre iniziative (Comune di Padova <Sport per tutti secondo ciascuno>) tutte le nostre
risorse umane e tecniche, cercando di intervenire ove il sistema scolastico non sempre ha i mezzi
per intervenire.
Antonio Baldan
Presidente
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A.S.D. UNOACENTO
tel. 349 454 27 93
www.unoacento.it email:[email protected]
dalla palestra del niguarda al parquet del mondiale
Dal 1 al 7 agosto 2011 a Ferrara, si sono svolti i Mondiali di Tchoukball, una festa di sport, amicizia che ha visto partecipare squadre di 14 nazioni provenienti da 4 continenti. Una settimana
di emozioni e divertimento all’interno della quale si può segnare una data memorabile anche per
lo sport disabili. Il 7 agosto infatti, in un palazzetto dello sport stracolmo, a cavallo fra le due
finalissime, si è svolta la prima mondiale di una partita ufficiale di WheelChair Tchoukball, versione del gioco adattata ai disabili in carrozzina. E’ stato subito evidente a tutti che, secondo la
felice intuizione della Federazione Italiana prima al mondo ad eseguire tale adattamento, con
una serie di aggiustamenti che ne conservano caratteristiche, il Tchoukball possiede tutti i
requisiti per diventare uno sport di squadra divertente, accessibile ed innovativo, come lo è la
versione originale. Così ha commentato anche il presidente del Panathlon International Enrico
Prandi ospite d’onore alla partita. Mentre le federazioni e le squadre europee avevano già avuto
modo di vedere presentazioni del progetto e filmati di WheelChair TchoukBall, per tutti quelli provenienti da oltreoceano si è trattato di una vera novità. E comunque per tutti si è trattato di una
grande emozione, dovuta anche alla consapevolezza di aver assistito ad una “prima” mondiale, ad un evento speciale che ci auguriamo diventi una tappa storica per lo sport disabili.
L’adattamento del TB ai disabili motori nasce dal desiderio di rendere il nostro sport accessibile veramente a tutti, come nell’idea originaria del suo inventore, il dott. Herman Brandt. Dopo
un lavoro di sperimentazione iniziato durato anni, siamo finalmente giunti ad avere un regolamento completamente codificato, alcuni arbitri specializzati in questa forma di gioco ed un piccolo gruppo di appassionati atleti della zona di Milano, Varese e di Ferrara, che non vede l’ora
di poter ripetere l’esperienza. Ma quali sono le caratteristiche che rendono il WCTB uno sport
accessibile e adatto a giocare con squadre miste?
• Prima di tutto non esiste il contatto fisico e la possibilità di intercettare/ostruire l’avversario.
Questa caratteristica perciò preclude ogni possibile scontro, rendendolo fruibile da ragazze e
ragazzi allo stesso tempo, rimuovendo quindi un ostacolo emotivo alla pratica degli sport di
squadra. Negli altri sport di squadra spesso il contrasto può essere anche cruento e ciò allontana tutti coloro che non amano questa caratteristica. Inoltre non dovendo subire “aggressioni” lascia la possibilità di esprimere al meglio tutti i giocatori anche quelli con una funzionalità
piuttosto compromessa
• La palla utilizzata è più piccola e quindi gestibile con una sola mano lasciando l’altra libera di
controllare la carrozzina o di stabilizzare il busto durante il passaggio e l’attacco.
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• L’assenza di palleggio come primo approccio ad uno sport che necessita l’utilizzo della palla
può rappresentare un’utile facilitazione, perché la palla può essere poggiata in grembo durante le spinte della carrozzina
• Il pannello è poggiato a terra e quindi è alla stessa altezza del giocatore rappresentando così
un facile bersaglio anche per chi ha lesioni midollari alte. Ha le dimensioni di 1m x1m e, potendosi avvicinare fino ad una distanza di 2.30 m, risulta piuttosto semplice centrare la rete che
serve per far rimbalzare indietro la palla. Fra le altre cose il pannello da TB originariamente era
un attrezzo riabilitativo degli arti superiori e anche oggi può conservare questa funzione.
• Non esiste la possibilità di effettuare una intera azione da parte del singolo. Infatti le limitazioni del tempo di possesso della palla, quelle di spostamento costringono ad un effettivo gioco
di squadra dove tutti sono partecipi e necessari. Questo promuove la condivisione e la socializzazione.
• Per tutte queste sue caratteristiche il WCTB è da tempo utilizzato come sport-terapia presso
l’Unità Spinale del Niguarda offendo una nuova e ulteriore possibilità riabilitativa e sportiva.
Ma dallo sport-terapia si passa facilmente alla vera e propria pratica sportiva che diventa appassionate, coinvolgente e motivante apportando tutti i noti benefici sia di natura psicologica che
funzionale.
Ora che questa nuova via è aperta ci potrebbero esser sviluppi interessanti anche a livello internazionale. La commissione TbdA ( Tchoukball diversamente Abili) della federazione italiana ha
in cantiere progetti che possono essere solo frenati dalla mancanza di risorse finanziarie.
Il progetto disabilità motoria si sviluppa in due ambiti principali. Il primo riguarda l'inserimento
del wheelchair tchoukball tra le discipline sportive incluse nei programmi riabilitativi dei soggetti mielolesi ricoverati nelle Unità Spinali.
I motivi che ci hanno spinto ad intraprendere questo progetto nascono dal riconoscimento all’interno del tchoukball di interessanti caratteristiche che ben si adattano agli obiettivi proposti dalla
sport-terapia:
1. Miglioramento delle abilità motorie (controllo del tronco, destrezza utilizzo della carrozzina e
coordinazione oculo-manuale);
2. Rinforzo della muscolatura degli arti superiori;
3. Riequilibrare le funzioni cardio-respiratorie e metaboliche;
4. Favorire l’aggregazione e i rapporti sociali;
5. Favorire la realizzazione di nuove esperienze.
In particolare per le caratteristiche e le facilitazioni sopracitate questa disciplina racchiude le
peculiarità tipiche degli sport individuali e di squadra favorendo la socializzazione e condivisione di esperienze e difficoltà, altro obiettivo fondamentale della sport-terapia. A tal proposito
sono state programmate dimostrazioni in altre Unità Spinali del nord Italia in modo da creare
una rete con la possibilità di organizzare incontri e scambi di esperienze.
Il secondo ambito di sviluppo del Wheelchair Tchoukball è rappresentato dal progetto che ha
come obiettivo quello di garantire la possibilità di praticare questo sport anche al di fuori dell’ambiente ospedaliero. A tal proposito la federazione, sempre in collaborazione con l’AUS
Niguarda ha organizzato una serie di incontri dimostrativi e un corso di avviamento allo sport.
Inoltre, anche grazie all’appoggio del Comitati regionali l del CIP la nostra federazione ha potu24
to partecipare a diverse iniziative, con lo scopo di promuovere la diffusione della disciplina.
L’evento di Ferrara ha sicuramente contribuito a dare maggiore notorietà anche a livello internazionale. La Federazione Internazionale di Tchoukball ha manifestato grande apprezzamento
per il lavoro svolto in Italia dichiarandosi disposta a supportare la promozione all’estero.
La commissione TbdA sta nel frattempo elaborando un documento di classificazione funzionale
per la pratica del “Wheelchair Tchoukball” in modo da portare alla formazione di squadre equilibrate, come avviene ad esempio nel basket. Questo risulta indispensabile se si vuole in prospettiva organizzare dei campionato locali, nazionali o delle competizioni anche a livello internazionale.
Siamo consapevoli di essere solo all’inizio del nostro percorso e la strada sarà ancora lunga e
difficoltosa, ma siamo anche certi che il lavoro già svolto costituisce una solida base per interessanti prospettive future.
Chiara Volonté - F.TB.I. President
Federazione Tchoukball Italia
F.TB.I. mobile + 39 3408555700
Mobile +39 349 1987994
[email protected]
Panathlon Club La Malpensa
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Carissimi, noi Amici del Sorriso quest’anno, tra le altre attività, abbiamo proseguito il nostro impegno
nell’ambito sportivo rivolto a persone con disabilità fisica e psico-fisica in varie attività sportive: dal
nuoto, al tiro con l’arco, all’atletica e alla navigazione in barca a vela.
Le soddisfazioni e le gratificazioni sono state immense sia per loro atleti che per noi che li abbiamo
accompagnato e seguito. Nell’ambito del nuoto stiamo sostenendo una squadra Dir che a Montecatini
Terme ai campionati italiani ha conseguito quattro medaglie d’oro, due d’argento e due di bronzo con
gli atleti Toninello Chiara e Delia, Polato Matteo e Luca, Marchetto Giada, Zampaolo Marco, Pierantoni
Anna. I tre giorni trascorsi tra quasi 700 ragazzi disabili di tutta Italia: ben 32 squadre sono stati
indimenticabili, non solo per le vittorie conseguite, ma per l’aria di allegria, amicizia e solidarietà che si
respirava intorno a noi.: questo è il clima di vero sport. Nei campionati italiani agonistici svoltisi a
Pugnochiuso si è messo in evidenza con una medaglia d’oro e una d’argento il nostro simpatico Luca
Negrello. Abbiamo poi accompagnato quattro ragazzi della scuola media superiore Duca d’Aosta di Este
Pd ai campionati studenteschi a Padova e una ragazza Delia Toninello nel lancio del peso vincendo
nella sua categoria sia nelle provinciali che nelle regionali, è approdata a Roma dove ha conseguito la
medaglia d’argento. Questa vittoria però non è niente al confronto della vittoria conseguita da Delia
nell’allontanarsi da casa senza i genitori per la prima volta e restare a Roma per ben cinque giorni con
la sua insegnate e allenatrice. Il traguardo di essere riuscita a sbloccarsi e a non dipendere più dalla
presenza dei suoi è senza dubbio dall’autostima conseguita con lo sport che resta a nostro avviso
sempre la migliore scuola di Vita. Durante la nostra festa della Solidarietà di Agosto tutto un pomeriggio
è stato dedicato al tiro con l’arco dove i nostri ragazzi si sono cimentati in questa disciplina e hanno
visto Campioni ciechi tirare con estrema abilità e sicurezza e “far centro” come si suol dire. Anche
questo, vedere altri atleti più maturi ma sempre con difficoltà fisiche o psichiche da stimolo e coraggio
per proseguire nell’attività prescelta e capire comunque che tutto si ottiene con grande sacrificio e
impegno. Bellissimi, divertenti ed entusiasmanti sono state poi le tre giornate in cui abbiamo
accompagnato dieci dei nostri ragazzi a Riva del Garda dove sono saliti sulla barca a vela della Coop.
Archè adibita a portatori di handicap, dove hanno potuto conoscere e vivere la vita di bordo sia con il
sole che con il vento e la pioggia, Hanno imparato a conoscere le varie strumentazioni di bordo, hanno
imparato le varie terminologie di navigazione: il virare lo strambare l’ammainare ecc.
E’ stata un’esperienza unica, dove hanno anche per la prima volta ammirato e goduto di un paesaggio
incredibilmente bello, che solo navigando potevano apprezzare. Non vorremo dimenticare poi il
convegno con la collaborazione con il Panathlon di Padova e l’associazione Unoacento dal titolo “
Vincere ad ogni costo. Il costo della vittoria. Abili e disabili uniti dallo stesso tema” dove si è messo in
evidenza come sia importante il rapporto figli e genitori quando i primi svolgono attività sportiva
agonistica e non. Ai ragazzi si deve portare rispetto, accompagnare e seguire senza però creare in loro
false aspettative e illusioni. Questo è quanto siamo riusciti a realizzare, sicuri che anche per le persone
meno abili lo sport sia benessere fisico, aspirazione, ma soprattutto voglia di mettersi in gioco e stare
con gli altri abbattendo così per primi quei falsi pensieri che vogliono che i Disabili “non possono” “non
riescono”……anche per fare vela il motto è “nessuno deve restare a terra”.
Marta Magon Malagugini
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Ciao, noi siamo Chiara e Delia, due gemelle diversamente abili di 16 anni. Vi ricordate di noi? Noi
facciamo parte di una squadra para olimpica di nuoto che si allena presso la piscina di Sant'urbano in
provincia di Padova. La nostra squadra è composta da 12 atleti a livello promozionale e agonistico.
Quest'anno abbiamo partecipato a tutte le gare regionali e a tre campionati italiani. Ogni settimana ci
troviamo per tre o quattro allenamenti da un'ora con la nostra allenatrice Nicoletta e possiamo dire che
in questa stagione la nostra squadra ho ottenuto degli ottimi risultati infatti, oltre a tutte le medaglie
conquistate, la nostra compagna Sara Zanca ha partecipato al campionato mondiale di nuoto di Taipei
ed è stata convocata anche al campionato europeo in Portogallo. Oltre a Sara Zanca un grande passo
in avanti lo ha conquistato Giada Marchetto perché è stata convocata dalla Nazionale Italiana. Noi,
purtroppo, in questo campionato non siamo riuscite a ottenere buoni risultanti ma comunque
quest'anno per noi è stato comunque bello perché abbiamo fatto una bellissima esperienza a
Montecatini Terme. Eravamo in otto atleti specializzati in diversi stili, ognuno di noi è stato soddisfatto
per i risultati raggiunti ma oltre a questo sono stati tre giorni per noi molto divertenti perché vedevamo
i nostri allenatori molto soddisfatti ma soprattutto anche i nostri genitori e quello pensiamo che sia la
cosa più importante. Altri compagni di squadra hanno partecipato ai due campionati italiani agonistici
che si sono svolti a Tortona e poi successivamente si è tenuto quello a Pugno Chiuso . Ci hanno
raccontato che anche in queste esperienze la squadra ha ottenuto bellissimi risultati e anche qui gli
allenatori erano soddisfatti. Noi crediamo che in questo anno, oltre ai risultati nello sport, gli atleti
hanno cominciato ad integrarsi un po' alla volta all'interno della nostra associazione di volontariato
"Amici Del Sorriso" e quindi alcuni ragazzi oltre ad essere compagni di squadra sono diventati amici
trovando anche altri momenti per sorridere al di fuori dello sport. Infatti penso che stiamo diventando
una grande famiglia. Quest'anno abbiamo provato anche altre esperienze all'interno di gare
studentesche nel nuoto a livello regionale e Delia, in uno sport molto diverso dal nuoto, cioè l'atletica
leggera, è riuscita a raggiungere il campionato italiano di atletica leggera a Roma. Quì ha conquistato
l'argento nella specialità del getto del peso. Per Delia è stata una grande esperienza di vita perché
non si era mai allontanata da casa più di un giorno invece questa volta è riuscita a stare da sola cinque
notti con la Professoressa Sandra Pajola, potendo conoscere nuovi amici. Quando è tornata a casa ha
ricevuto molti complimenti da tutti noi. Siamo sempre più convinte che lo sport per noi ragazzi disabili
è vivere emozioni uniche e vedere i nostri sogni che diventano realtà. Grazie a tutte le persone che ci
hanno accompagnate in questo cammino.
Chiara e Delia Toninello.
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“niente accade per caso”
A Bormio ho trascorso momenti magici come solo il mondo della disabilità sa regalare.
La nostra amicizia è magica! Ecco perchè io di Varese e tu di Padova, è stato logico ritrovarci per un
abbraccio a...Bormio!
Vederti è sempre un piacere - Un Bof
dopo tanta salita, una discesa in liberta’
Integrazione? Detto fatto! Per chi vive il mondo dell’attività sportiva per disabili era un sogno fino a non
molto tempo fa. A cavallo tra il 2003 e il 2004, il passaggio dalla FISD (Federazione Italiana Sport Disabili)
al CIP (Comitato Italiano Paralimpico) ha trascinato l’intero movimento a compiere l’ultimo tratto di strada
verso la condivisione di pratica ed eventi. Tutto bene? Culturalmente si. Oggettivamente un po’ meno.
Sono ancora troppe le strutture rappezzate e i tecnici “riciclati”. Non siamo ancora al passo con ciò che
ha rappresentato o dovrebbe rappresentare un cambio di passo epocale. Oltre al fatto che soprattutto
nell’agonismo ai massimi livelli regole e categorie sono in continuo riadeguamento non senza polemiche
e “turbolenze”. Ma ormai il dado è tratto. Sulle ali dell’entusiasmo c’è addirittura qualcuno che insegue
l’utopia (considerando i numeri) di Olimpiadi e Paralimpiadi insieme, come avviene già per i Campionati
del Mondo di Atletica e Canottaggio. Meno problematica, forse perché meno complessa ed esasperata, è
l’integrazione nel’attività promozionale e di base. Un esempio tra i tanti è quello dell’Associazione
Dilettantistica Freerider Sport Events dedita allo sci. Nel calendario di appunatementi in continua crescita
proposto ormai da parecchi anni agli appassionati, insieme all’insegnamento dello sci è previsto quello del
monosci (disabili fisici) e del tandemsci (disabili fisici gravi). L’obiettivo è quello di far condividere la passione per lo sport e la natura a chiunque partecipi ai numerosi eventi previsti, dimostrando come sia possibile abbattere ogni barriera che possa in qualche modo limitare la pratica sportiva. Ovviamente l’attività
della Freerider si svolge principalmente in montagna e consiste nella divulgazione e nell'organizzazione di
escursioni sulla neve e di corsi di base e avanzati di sci per normodotati e disabili. La collaborazione
costante con atleti, tecnici sportivi, tecnici ortopedici, aziende specializzate del settore sportivo e della
riabilitazione consente agli operatori di sviluppare continuamente le rispettive conoscenze e trasferirle ai
soggetti con diverse disabilità, fisica o intellettiva. Il riconoscimento forse più gratificante per la Freerider
è arrivato nella stagione invernale 2011. Grazie alla datata e fattiva collaborazione con INAIL, la Direzione
Rieducazione e Protesi dell’Istituto ha assegnato all’Associazione varesina l’incarico di organizzare un
evento itinerante che festeggiasse il 50° anno di fondazione del Centro Protesi di Vigorso di Budrio (BO).
La prima tappa dell’evento celebrativo si è svolta a Sauze d'Oulx (TO). Tre giorni intensi, 16 infortunati
INAIL al primo approccio con il monosci, Staff Freerider composto da 3 dimostratori seduti tra i quali il
campione paralimpico Luca Maraffio, in carriera numerosi titoli italiani e due partecipazioni alle
Paralimpiadi. Secondo appuntamento in febbraio, a Folgaria (TN), 18 infortunati INAIL principianti ed
esperti. Gran finale a Bormio (SO) in aprile, con ben 23 partecipanti accompagnati da famigliari ed amici.
In tutte e tre le tappe all’assistenza tecnica garantita dai Maestri, Tecnici e Attrezzisti Freerider, si è
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aggiunta quella tecnico-sanitaria degli operatori INAIL del Centro Protesi di Vigorso di Budrio e quella
riguardante la sicurezza sugli impianti da parte degli operatori del Centro Addestramento Alpino di Moena
(TN) della Polizia di Stato. La comunicazione dell’evento celebrativo INAIL è stata affidata ad una giovane
onlus di Comunicazione e Promozione Sociale, SESTERO, che ha prodotto diversi spazi su testate web
nazionali quali Corriere della Sera.it, Agenzia Stampa Italia, Superabile.it e Redattore Sociale.it., oltre naturalmente all’attenzione dei media locali delle rispettive sedi coinvolte nello “ski tour”. Notevole inoltre, il
riscontro ottenuto dalle clip video pubblicate su You Tube. Nelle prime due settimane oltre 2000 contatti
dall’Italia e dall’estero: http://www.youtube.com/playlist?list=PL4D34EB78F2320E11&feature=viewall
Al di là delle ambizioni e degli obiettivi dei singoli, ciò che balza immediatamente all’occhio in manifestazioni itineranti e complesse come quella sciistica è il progresso nell’adeguamento delle strutture per favorire chi ha problemi di deambulazione o si muove esclusivamente seduto in carrozzina. In occasione del
Cinquantenario INAIL, sono stati gli stessi partecipanti a segnalare ad albergatori e responsabili degli
impianti di risalita mancanze strutturali e relative soluzioni al fine di rendere il loro soggiorno completamente autonomo. La partecipazione della Polizia di Stato con gli operatori del Centro Addestramento
Alpino di Moena (TN) è stata di grande importanza e significato. Non una semplice assistenza, al contrario, una fattiva collaborazione che oltretutto ha generato un progetto comune che ha prodotto una brochure informativa in merito alla sicurezza sugli impianti dedicata a chi utilizza il monosci. Autonomia e
accessibilità nella pratica sciistica sono ormai una bella e inconfutabile realtà. La promozione e la divulgazione del “tandem sci”, parallelamente alla formazione di operatori guida, servirà come impulso anche
all’attività dei soggetti con disabilità fisica grave. In questo senso è indimenticabile ciò che ha affermato
un giovane uscito dallo stato di coma in seguito ad un gravissimo incidente stradale, al termine di una
discesa “guidata”, condivisa con il coordinatore tecnico della Freerider Nicola Busata:” oggi ho ritrovato
l’emozione di sentire l’aria sulla faccia…”. Oppure vedere la gioia sul viso del campione paralimpico Luca
“Kino” Maraffio nel vedere giovani in carrozzina arrivare a Sauze d’Oulx, Folgaria e Bormio scettici e timorosi, salutandoli al termine dei tre giorni trascorsi sulla neve in cui si sono riconquistati la possibilità di sciare ovunque e con chiunque in assoluta autonomia e libertà. Fermarsi ora sarebbe un delitto. I tempi sono
maturi per u ulteriori passi avanti. La crisi economica per chi fa parte del mondo sociale non è di certo
una novità di questi anni. Per chi vive la difficoltà e il disagio la mancanza di fondi, programmazione e investimenti e datata, praticamente cronica. La vera e unica risorsa sono le persone. Al di la delle Istituzioni e
delle Federazioni, dove c’è una realtà che funziona è perché c’è una o più persone che funzionano.
Sprecare energie nel piangersi addosso, commiserarsi o avercela con il mondo intero è stato tempo perso
in passato ed ancor più deleterio oggi. Di diamanti grezzi ne è pieno il mondo. Noi poveri minatori abbiamo il dovere/piacere di cercarli per dar loro la possibilità di risplendere di luce propria. Una luce infinita
che abbaglia chiunque ha la sensibilità e l’umiltà di avvicinarsi a loro.
Roberto Bof
Giornalista
30
disabilità e sport: l’immersione subacquea è possibile?
Nell’immaginario collettivo le attività subacquee, immersione in apnea o con autorespiratore, sono sempre state percepite come sport pericolosi, limitati a super-eroi. Infatti all’origine dell’attività subacquea
moderna, nella seconda metà del 20° secolo, questa era derivata dalle esperienze militari della seconda guerra mondiale e coinvolgeva prevalentemente soggetti maschi e con particolare prestanza fisica.
Ma più recentemente l’immersione subacquea si è caratterizzata in senso ricreativo, impostando le tecniche di addestramento e di immersione sul divertimento ed il relax, con migliori attrezzature, che mettono in condizione chiunque di avvicinarvisi. Chiunque, ma non i disabili, pensiamo: le barriere che già
esistono nella terra ferma sono ancor più rilevanti sott’acqua e quindi meglio evitare che qualche sconsiderato abbia la malaugurata idea di immergersi se paraplegico, non vedente o con altre infermità. Si
tratta di ambiente straordinario e già per un normo-dotato ci possono essere limitazioni e controindicazioni. Ma il fascino del mondo marino fa superare anche le barriere mentali che a volte ci poniamo.
Nasce così negli USA nel 1981 la HSA, Handicapped Scuba Association, Associazione di subacquei con
disabilità, dedicata a migliorare il benessere fisico e sociale dei soggetti con disabilità tramite lo sport
dell’immersione subacquea con autorespiratore. Una associazione che poi si è diffusa nel mondo, con
l’obiettivo di formare istruttori dedicati al disabile in modo da permettergli di immergersi in sicurezza.
(http://www.hsascuba.com)
Finalmente tutti al mare! Le attività subacquee per persone con disabilità fisiche compiono i primi
passi in Italia verso la fine degli anni Settanta. Si tratta inizialmente di esperienze individuali, isolate,
caratterizzate da metodi tecnici e didattici personali. Inutile dire che chi si cimentava in questo percorso, pur essendo già un esperto istruttore, trovava davanti a sé parecchi ostacoli: le attrezzature spesso inadeguate, la difficoltà nel reperire idoneità mediche, gli aspetti logistici, ma soprattutto la forte
componente di scetticismo tra la gente in genere e anche tra la popolazione dei subacquei. Negli anni
successivi, gradatamente, ma inesorabilmente, lo spirito pionieristico con cui inizialmente si era affrontato il “problema immersioni subacquee e disabilità” è stato superato da un’organizzazione efficiente
e sicura. La FIPSAS, Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee, federazione del CONI,
ha progettato e realizzato dei corsi specifici (http://www.fipsas-ct.it/regolamenti/SUB/disabili.pdf) per
disabili prevedendo un percorso formativo anche per gli istruttori.
Corso in piscina per sub con disabilità. Ma in Italia sono oggi molte le iniziative, anche più
specifiche; come Albatros progetto Paolo Pinto - Scuba Blind International - CMAS, dedicato alla didattica dell’immersione subacquea per ipovedenti e non vedenti. (http://albatros-progettopaolopinto.it)
“Mani che vedono” durante l’immersione di un sub non vedente
Ci si chiederà: ma un non vedente cosa “vede” sott’acqua? E invece “si può “vedere” sott’acqua anche
quando la vista non c’è più o non c’è mai stata, si può essere subacquei, si può esplorare un fondale
marino, si può fare turismo subacqueo”. Si parla di “Mare da toccare”, con sensazioni inimmaginabili
anche per un non vedente, che si muoverà in acqua senza peso, senza la paura ancestrale di cadere,
e con la possibilità di toccare fondali, rocce, esseri viventi. Dal punto di vista medico, la valutazione dell’idoneità anche del soggetto disabile è affidata allo Specialista in Medicina dello Sport. Con il D.M. del
4/3/93 "Determinazione dei protocolli per la concessione dell'idoneità alla pratica sportiva agonistica
delle persone handicappate" si è voluto affermare, ancora una volta, che l'atleta disabile va tutelato
nella attività sportiva agonistica valutando serenamente i rischi e soprattutto i benefici che ne derivano. Per quel che riguarda l’idoneità all’attività subacquea sono previsti accertamenti specifici per il tipo
di sport (vedi tab 1).
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Tab 1 D.M. 04.03.1993 Determinazione dei protocolli per la concessione dell’idoneità alla pratica agonistica alle persone handicappate
• Attività subacquee (tabella B: attività ad impegno elevato)
• Visita medica, ECG a riposo e da sforzo, spirografia, es. urine
• Rx segmenti scheletrici vicarianti negli amputati
• Visita ORL
• EEG
• In caso di lesioni midollari (tetraplegici, paraplegici, spina bifida e altre patologie con vescica neurologica (es urine con sedimento + azotemia e creatininemia)
Subacquei disabili: ce ne sono a Padova? I dati rilevati dall’U.O. Centro di Medicina dello Sport e delle
Attività Motorie presso il Dipartimento Socio Sanitario dei Colli dell’Azienda ULSS 16 di Padova (uno dei
pochi centri attrezzati alla visita di idoneità allo sport dei soggetti disabili), evidenziano che tra le visite a 245 disabili effettuate nel periodo 01/01/1994 - 31/12/2006, ben 15 riguardavano l’idoneità ad
attività subacquee.
Tab 2 Elenco degli sport praticati dai disabili visitati (maschi e femmine) nell’ULSS 16 di Padova
Sport
NUOTO
ATLETICA LEGGERA
CALCIO
VOLLEYBALL - PALLAVOLO
BASKETBALL - PALLACANESTRO
TIRO A SEGNO
CICLISMO
HANDBALL - PALLAMANO
EQUITAZIONE - SPORT EQUESTRI
SPORT SUBACQUEI
CANOA
BOWLING
SCI ALPINO
SCI NORDICO (FONDO)
TENNIS
TENNIS TAVOLO
SCI AL DISCESA LIBERA
DANZA
TORBALL
AUTOMOBILISMO VELOCITA'
TIRO CON L'ARCO
SCI ALPINO SLALOM, GIGANTE
AUTOMOBILISMO RALLY
VELA
Totale
321
181
63
57
51
31
16
15
15
15
14
14
14
9
8
4
4
3
2
2
2
1
1
1
F
121
43
15
34
1
15
9
8
2
5
2
3
4
2
M
200
138
48
23
50
31
16
6
7
12
9
12
9
5
4
1
2
2
2
1
1
1
Ovviamente sono da considerare alcune peculiarità “mediche” del sub disabile: ad esempio la termoregolazione dei soggetti paraplegici può essere compromessa e l’isolamento termico diventa particolarmente importante; nei soggetti paraplegici e tetraplegici la muta deve essere personalizzata, in con32
siderazione anche dell’ipotrofia muscolare; paraplegici e amputati avranno una propulsione “anteriore”
con gli arti superiori, attuata con guanti palmati, con maggior impegno cardiovascolare, per cui la valutazione dell’efficienza cardiaca sarà fondamentale; si dovrà considerare che i soggetti paraplegici
hanno deficit sensitivi che li espone a rischio di ulcere pressorie e traumi, nonchè di scottature da sole,
e dovranno adeguatamente proteggersi in superficie e durante l’immersione; infine dovrà essere esclusa qualsiasi forma di epilessia, spesso associata ad alcune disabilità, per il pericolo di annegamento.
La valutazione dell’idoneità sarà inoltre condizionata ad alcuni fattori chiave della sicurezza in acqua:
essere/non essere in grado di autogestire un’emergenza, essere/non essere in grado di assistere il
compagno di immersione. L’immersione sarà effettuata poi con uno o due compagni, il cui livello di preparazione (Istruttore, Dive Master, Rescue...) sarà in funzione del rischio valutato e del tipo di certificazione del candidato sub. (Cheng J, Diamond M. Am J Phys Med Rehabil. 2005)
Si tratta di norme preventive e di sicurezza che permettono al sub disabile di avvicinarsi comunque ad
uno sport che fino a qualche decennio fa gli era precluso, scoprendo quel mondo meraviglioso sotto il
mare che sicuramente lo riempirà di gioie ed emozioni.
33
campionati studenteschi – padova – stadio colbacchini
Le Commissioni “sport Disabili” dell’ Area 1 e di Padova sono state presenti ed hanno premiato gli
studenti-atleti “disabili” che hanno preso parte alle manifestazioni, magnificamente organizzate dal
U.S.T. - Ufficio Educazione Fisica e Sportiva di Padova.
Per la “fase Provinciale” hanno partecipato per la categoria “disabili” gli istituti:
I.C. Ponte San Nicolò, I.C. Borgoricco, I.C. Abano, I.C. Valgimigli di Albignasego, I.I.S. Duca d’ Aosta di
Este, I.S. Selvatico di Padova.
Sono stati premiati con una targa l’ Istituto Comprensivo Ponte San Nicolò e l’Istituto Duca d’ Aosta di Este.
Abbiamo voluto essere presenti anche alla “fase Regionale” dove i riconoscimenti sono stati essegnati all’ I.P.S.I.A Scotton di Breganze-Bassano e all’ I.S.S. Montagna di Vicenza.
maratona di sant’ antonio - Padova 17 aprile 2011
La Commissione “Sport Disabili” dell’Area 1 e del Panathlon di Padova era presente alla Maratona di
Sant’Antonio. La manifestazione ha registrato la partenza circa 150 atleti “disabili” nelle tre categorie
“handbike”, “wheelchair” e “non-vedenti”, ai quali è stato riservato un caloroso ed entusiastico tifo da
parte del pubblico al loro arrivo. Ampio resoconto di questi risultati sono stati riportati dalla stampa, a
conferma della maggiore attenzione da parte dei “media” a questi atleti, anche per il nostro costante
impegno in questo campo. La Targa dell’ Area 1 destinata all’atleta di “provenienza più lontana” è
stata assegnata a Pieter Du Preez” da SANDTON (Sud Africa), che ha percorso oltre 8.000 kilometri
per partecipare a Padova. Occorre ricordare che Pieter si è classificato 1° nella categoria
“wheelchair - T51” con il tempo di 2.36’16”..
Mentre la targa per l’atleta più giovane ha premiato Iago Bernardi, che così ci ha ringraziato:
34
campionati italiani atletica leggera per disabili fisici
Padova 1-3 luglio 2011 – Stadio Colbacchini
Si sono svolti i primi giorni di luglio i Campionati Italiani di Atletica per disabili fisici e non vedenti, organizzati dall’ A.S.P.E.A. di Padova in ottima forma e con grande partecipazione di atleti (circa 200) provenienti da tutta Italia e con una nutrita partecipazione di rappresentative straniere (Austria, Bosnia,
Croazia, Giordania, Grecia, Marocco, Montenegro, Serbia, Slovenia e Spagna), tra gli atleti italiani erano
presenti anche Francesca Porcellato Andrea Cionna, Walter Endrizzi, il padovano dell’ASPEA
Giandomenico Sartor e di Giusy Versace (dell’ omonima casa di moda), tutti sul gradino più alto del
podio. Risultati molto importanti sono stati ottenuti: tra l’altro, il record del mondo del disco nella cat
F.51 da parte dello sloveno Joze Flere. Sono stati anche stabiliti 10 nuovi records italiani in diverse specialità. Dobbiamo segnalare l’ottima prova dell’atleta “non vedente” Annalisa Minetti (vincitrice del
Festival di San Remo del 1998) che ha ottenuto il pass per le Paralimpiadi di Londra del 2012 nella
gara degli 800 metri. Abbiamo visto il ritorno in pista del pluri-medagliato (13 medaglie in 5
Paralimpiadi) Alvise De Vidi, vincitore nella sua categoria dei 100, 200 e 400 metri. Alvise sta preparando il suo ritorno alle gare di Londra del prossimo anno, sua sesta Paralimpiade, dove spera di essere presente nei 100 metri, avendo già ottenuto il minimo per la partecipazione. A Londra spera essere presente anche il padovano Samuele Gobbi, che nei 400 metri ha ottenuto il minimo B per questa
specialità. La nostra Commissione è stata presente ed ha voluto premiare con una Coppa gli atleti giovanissimi della HANDY SPORT di Ragusa Alessandra Meli - classe 1998 e Nicola Fasano - classe 1999,
partecipanti alla gara degli 80 metri in carrozzina. Con l’augurio per una brillante carriera sportiva.
Premiata la rappresentativa che proveniva da più lontano e qui la coppa della Commissione “disabilità”
dell’ Area 1 è stata appannaggio della squadra della GIORDANIA. Le premiazioni effettuate nel contesto festoso di tutte le premiazioni sono state curate dal nostro consigliere Gianni Campana.
Avevo chiesto una testimonianza da riportare su questa pubblicazione all’“amico”
Lorenzo Roata, giornalista RAI, redattore della rubrica SPORT “ABILIA”, che tratta
dello sport dei disabili, trasmessa su RAI Sport….., ma purtroppo, complice anche il
mio ritardo nella richiesta, e i suoi tanti impegni in giro per l’Italia per documentare questi bellissimi sport, non è riuscito a soddisfare la richiesta ma ci ha promesso una sua
presenza in qualche scuola nel corso dell’anno scolastico.
Noi tutti ti aspettiamo, Lorenzo, per ascoltare le imprese dei “nostri” Campioni!!!
35
vetrina
DANIELE MIONI - Atleta disabile padovano quarantunenne agli “SpecialOlimpics” di Atene 2011 ha conquistato due medaglie: un oro nel
singolo ed un bronzo nel doppio. Ma Daniele non pratica solo tennis, è anche un provetto sciatore e in questo campo ha nel suo palmares
tre argenti ed un bronzo, ma bisogna ricordare che la sua carriera sportiva è iniziata vent’anni fa nel nuoto dove vanta un oro e un argento. Queste medaglie, è necessario ricordare, sono state conquistate nelle gare di “SpecialOlilimpics” che sono le Olimpiadi riservate ai atleti
con disabilità intellettiva”. Ad Atene, queste gare hanno visto la partecipazione di circa 750 atleti di 185 nazioni in 22 discipline sportive.
Daniele ha ricevuto da parte del Comune di Padova il “Premio della Città”, premiato da Marco Galiazzo, un altro padovano “oro” anche lui
ad Atene nelle Olimpiadi 2004.
MONIQUE VAN DER VORST - Olandese di Gouda dove è nata il 20 novembre 1984. Laureata in Scienze Umane all’ Università di
Amsterdam è finita sulla sedia a rotelle nel 1998 quando la sua gamba sinistra si è paralizzata ed il suo ginocchio destro ha smesso di funzionare correttamente. Nel 2008 a seguito di un incidente d’auto ha avuto una lesione spinale. Durante il periodo di rieducazione si è dedicata al “handcycling”. Nel 2000 ha iniziato la partecipazione alle gare di “handbike” Nel 2001 i primi successi ai Campionati Europei di “handbike”, ripetuti nel 2002, 2003, 2004 e 2005. Campione del Mondo nel 2002, 2004 e 2006. Ha partecipato a innumerevoli Maratone, tra cui
quella di Roma nel 2007. Ma tutto cambia quando il 2 maggio 2007 ha avuto un grave incidente d’auto, restando in ospedale per sei mesi
per il recupero ed il ritorno alle gare. Tardi per i Mondiali di Bordeaux ma ha dovuto partecipare comunque per ottenere l’ammissione alla
Paralimpiadi di Pekino del 2008. Nel 2008 ha ottenuto grandi vittorie e si pure cimentata a Tampa, senza preparazione in una maratona su
“wheelchair”. Rivince la Maratona di Roma. Ma durante la preparazione a Tampa il 20 aprile ha avuto un altro incidente d’auto, commozione
cerebrale, incoscienza, ricovero in ospedale in elicottero e frattura alla schiena e conseguente lesione ancora alla T4. Si è ritenuta fortunata di essere rimasta in vita e di aver avuto una diversa visione della vita. Ha continuato poi la rieducazione e la preparazione sportiva e a
Pechino vince due medaglie d’argento. Nel 2009 vuol fare qualcosa di diverso, con la sedia a rotelle: vittorie nella varie distanze e titoli nazionali. E poi “triathlon”: Campione d’ Europa. Ha ottenuto la miglior prestazione agli “Ironman” alle Hawai. Per i risultati ottenuti nel 2009 è
stata nominata “atleta disabile dell’anno”. Iniziato alla grande il 2010, non pensava che quest’anno le avrebbe riservato ancora sorprese:
coinvolta ancora in un incidente seguito da un lungo ricovero in ospedale con spasmo alle gambe e poi un formicolio nella gamba paralizzata da 12 anni, ha iniziato a muovere un poco alla volta le gambe. Dopo mesi e riabilitazioni ora può nuovamente a camminare dopo essere
rimasta per lunghi 12 anni sulla sedia a rotelle.. Queta è la storia straordinaria della ventisettenne Monique che come disabile ha vinto 2
“argenti Paralimpici” 3 titoli “mondiali” e 6 “europei”, 8 titoli nazionali su strada e 2 a cronometro, per 5 anni consecutivi ha vinto la classifica EHC (European Hanclycling Competition), ha vinto il Campionato del Mondo “Ironman” con il record di 11h10’13”. Svolge un importante
ruolo nell’aiuto ed all’avvio allo sport dei disabili, dando lezioni di “handcycling” nei luoghi di rieducazione
Il suo motto. “don’t dream, just DO it”
“se con ti piace qualcosa, cambialo, se non puoi cambiarlo, cambio il tuo atteggiamento, ma non lamentarti…”
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Silvana Valente - E’ di Schio, non vedente, è stata Campionessa Mondiale di Tandem misto, vincitrice di tre medaglie (1 argento e 2 bronzi) alle Paralimpiadi di Sidney e di 6 ori, 3 argenti e 2 bronzi ai Campionati Europei. Sempre grande sportiva, lo scorso agosto ha compiuto,
assieme ad altri amici non vedenti, il Trekking del Cristo Pensante che da Passo Rolle sale al Monte Castellazzo (mt. 2333) dove è situata la
Statua del Cristo Pensante. Appassionata dello sci da fondo e della montagna, oggi cura anche l’insegnamento e la promozione di nuovi sport
per non vedenti (canoa, kayak, volo a vela ecc.).
Ho incontrato Silvana a Vicenza giovedì 13 ottobre in occasione della Giornata dello Sport Paralimpico, dove, oltre alla presentazione delle
sue attività sportive ha anche presentato un suo libro (di cui ho tratto queste belle poesie) accompagnato da queste sue due righe, alle
quali non vi è nulla da aggiungere!
“La realizzazione di questa raccolta di poesie e pensieri vuol essere un'occasione, velatamente provocatoria, per dimostrare che tutti potenzialmente abbiamo in noi mille risorse, ma non ci ascoltiamo, non ci guardiamo dentro. Spesso vogliamo vivere tutto e subito, sempre alla
ricerca di una "falsa" felicità, che ci rende invece più infelici.
L'idea dell'amico dott. Carmelo Rigobello di raccogliere i miei elaborati, l'ho definita "il sogno che non avrei osato sognare". Tuttavia, questo
volumetto mi offre la possibilità di devolverne il ricavato della vendita ad un'amica che presta il suo aiuto presso un ospedale pediatrico nel
Guatemala e ad una suora dell'ordine delle Poverelle, la quale opera nei villaggi del Madagascar dove regnano disagi e miseria.
Ringrazio fin d'ora quanti vorranno unirsi a me, per un ascolto più profondo di sè e del mondo, oltre che per un gesto di solidarietà, verso
realtà meno fortunate di noi, che però sanno trasformare quel "niente" nel "tutto" della vita.
GOCCE DI POESIA
Donami tutte le tue debolezze, le tue fragilità
Ed io saprò trasformarle, amandole, facendole più mie.
Fammi sentire ancora il tuo sguardo spalmarsi sul mio corpo
E lasciami sul cuore gocce di poesia, non parole d’amore.
Portami sulle vie disseminate d’inganni e di errori,
cadremo sui nostri passi, ma fuggiremo i pericoli.
Scusami, se andando incontro al destino, troverai me, nel tuo viaggio.
Non mandarmi ancora sola, al di là di te, io non chiedo certezze.
Rimani, quando a chiamarti è il mio silenzio e non più la voce.
Amerò l’assenza e spoglierò i tuoi dubbi, aspettandoti.
1 novembre 2010
Ho scritto queste righe riflettendo sugli uomini, pensando a quella parte di loro a cui non guardiamo, ma che non possiamo negare. Dunque,
ciascuno può sentirsele sue, senza necessariamente immaginarle rivolte ad un amore.
ACCAREZZANDO IL SILENZIO
Il volto del silenzio fu l’inseparabile compagno del mio viaggio
A lui affidai il tempo che non spesi, i dubbi che non ebbi, i frutti che non colsi.
All’ombra del silenzio distesi il mio corpo e i miei pensieri.
Con labbra mute, occhi rossi, mani vuote e freddi piedi.
Incontrai tante profonde solitudini, mentre cercavo gli sguardi dell’amore
Raccolsi lacrime coperte di sorrisi e nascosi in fondo all’anima gli invisibili cocci del mio cuore.
Abbracciai il vuoto, dentro a un grande letto di silenzi
e mi disegnai con le mie mani un minuscolo angolo di cielo
Dolcemente accarezzai il fiore fresco che avevo dinanzi
e, con lo sguardo al soffitto, scrissi in silenzio parole di gelo.
Lasciai il mio corpo senza sogni, senza cuore
e sfinita crollai, addormentandomi come un bambino
Volai lontana sulle ali del silenzio mio unico rifugio dove nessuno mai potrà frugarci dentro.
9 giugno 2010
Grazie alle sei figure femminili che mi hanno rivelato le loro storie, dalle quali ho preso spunto per guardare al di là dei loro e anche dei miei
silenzi.
37
Abbiamo pubblicato qualche anno or sono la bellissima poesia di Kirk Kilgour.
Per chi non lo ricorda, Kirk è stato un grandissimo atleta, campione di Pallavolo, che un destino tragico lo ha portato via, perché un giorno
in palestra per mostrare ai suoi piccoli amici atleti come si fa una schiacciata e non avendo le scarpe adatte, è caduto e si è provocato una
lesione alla colonna che lo reso completamente infermo e che poi lo ha portato alla morte. Vogliamo riproporre la sua poesia senza alcun
commento, in quanto nella stessa possiamo cogliere l’espressione più alta del suo dolore.
INNO A UNA VITA DI DOLORE
Chiesi a Dio di essere forte
per eseguire progetti grandiosi
ed Egli mi rese debole per conservarmi nell’umiltà.
Domandai a Dio che mi desse la salute
per realizzare grandi imprese
ed Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.
Gli domandai la ricchezza per possedere tutto
E mi ha lasciato povero per non essere egoista.
Gli domadai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me
Ed Egli mi ha dato l’umiliazione
Perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita
E mi ha lasciato la vita
Perché io potessi essere contento di tutto.
Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello che avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci furono esaudite.
Sii lodato o mio Signore: fra tutti gli uomini
Nessuno possiede più quello che ho io!
Kirk Kilgour
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serata a villa sagredo
Panathlon International
Comm. “sport disabili”
Padova
Associazione di
Promozione Sociale
Lo scorso 26 maggio è stata organizzata una serata con cena nel magnifico giardino di Villa Sagredo, villa veneta del XVI secolo che raccoglie insigni ricordi anche degli studi di Galileo Galilei.
La serata, allietata dalla musica del complesso “Microdisco” di Tiziano Mion e da una ricca lotteria, ha visto la presenza di circa un centinaio
di ospiti, tra Autorità civili e sportive, che hanno voluto in questo modo partecipare alla nostra iniziativa “1 ora x i disabili” rivolta agli alunni delle scuole secondarie per l’eliminazione di tutte le barriere nei confronti delle persone affette da qualsiasi disabilità.
In considerazione del successo dell’iniziativa si stà progettando la ripetizione della serata per il prossimo anno, con l’augurio di una sempre
maggiore partecipazione.
A ricordo di Fabio.
In questi giorni mi è capitato di ritrovare una “vecchia” foto di Fabio Presca, scattata in una delle “nostre” scuole e dove stava illustrando
agli studenti le sue idee. Lo vediamo seduto, pacato, tranquillo, con gli studenti attenti alle sue incisive parole. Fabio metteva tutto se stesso
quando era a contatto con gli studenti e le sue parole lasciavano una impronta molto profonda, riusciva a conquistare tutti con la sua eloquenza, la sua pacatezza e sagacia.
Erano i giorni, in questa foto, non lontani dalla sua dipartita e ora riguardandola gli occhi mi luccicano e mi prende quello che, a Milano, noi
lo chiamiamo “magone”.
E’ stata una grande perdita ma il suo ricordo sarà per sempre con noi.
Grazie Fabio per quello che ci hai dato e fatto conoscere.
M.T.
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da “il gazzettino” di padova
40
sport disabili
A proposito di nuoto vogliamo anche ricordare Luca Bicciato dell’ ASPEA di Padova che anche
quest’anno si è ripetuto conquistando ben 8 medaglie tra mondiali ed europei Dsiso (atleti con
sindrome di dawn). Complimenti a Luca.
Ma dobbiamo anche registrare i tre titoli italiani di nuoto, poi soprattutto il bronzo agli europei di luglio
a Berlino che si va ad aggiungere al bronzo mondiale dello scorso anno. Parliamo di Francesco
Bettella, padovano del 1989, atleta dell’ASPEA, allenato da Federica Fornasiero e Dario Torri.
Laureato in Ingegneria Meccanica all’ Università di Padova. E’ stato premiato lo scorso anno dal
Panathlon Padova con la “Targa del Presidente” per i suoi meriti studenteschi e sportivi ed è stato
testimonial alla nostra “charity diner” dello scorso 26 maggio.
A Francesco dobbiamo accostare la sua fidanzata non vedente Cecilia Camellini, diciannovenne
modenese, oro e argento ai mondiali di Berlino, dopo medaglie mondiali e europee e due medaglie
d’argento alle paralimpiadi di Pechino, dove, atleta più giovane della squadra italiana, ha diviso l’onore
di essere la portabandiera con Francesca Porcellato.
41
LOCALITA'
SCUOLE
Scuola Media Valgimigli
Albignasego
Scuola Media
Arre
Scuola Media
Brugine
Scuola Media Don Milani
Cadoneghe
Scuola Media Giovanni da Cavino
Campodarsego
Scuola Media Tiepolo
Cartura
Scuola Media Albinoni
Caselle di Selvazzano
Scuola Media Marconi
Ceggia (Venezia)
Scuola Media Pierobon
Cittadella
Scuola Media Don Milani
Codiverno di Vigonza
Scuola Media Tommaseo
Conselve
Ist. Comm. Duca d' Aosta
Este
ITGCS Atestino
Este
Scuola Media Volpi di Misurata
Favaro Veneto (Venezia)
Scuola Media Gito
Grisignano (Vicenza)
Scuola Media Canova
Loreggia
Scuola Media Perlasca
Maserà di Padova
Scuola Media
Massanzago
Scuola Media De Amicis
Megliadino S. Vitale
Scuola Media Toti Dal Monte
Mogliano Veneto (Treviso)
Scuola Media Zanellato
Monselice
Scuola Media Toaldo
Montegalda (Vicenza)
Scuola Media Santini
Noventa Padovana
Scuola Media Bettini
Padova
Scuola Media B. Carazzolo
Padova
Scuola Media Faconetto
Padova
Scuola Media Petrarca
Padova
Scuola Media Ruzzante
Padova
Scuola Media Todesco
Padova
Ist. Tecnico Scalcerle
Padova
Scuola Media Pardi
Permunia
Scuola Media Belluli
Piazzola sul Brenta
Scuola Media G. Verdi
Polverara
Scuola Media Pio XII
Porto Viro (Rovigo)
Scuola Media
Pozzonovo
Scuola Media A. Doria
Roncaglia
Scuola Media Buonarroti
Rubano
Scuola Media Manara/Valgimigli
S.Agostino di Albignasego
Scuola Media
S.Angelo di Piove
Scuola Media
S.Elena
Scuola Media M. Polo
S.Giorgio delle Pertiche
Scuola Media Kennedy
S.Giustina in Colle
Scuola Media De Amicis
S.Margherita d' Adige
Scuola Media Card. Agostini
S.Martino di Lupari
Scuola Media
S.Pietro Viminario
Scuola Media
S.Urbano
Scuola Media
S.Vitale
Scuola Media L. da Vinci
Saccolongo
Scuola Media De Amicis
Saletto
Scuola Media Fanno
Saonara
Scuola Media Buonarroti
Sarmeola di Rubano
Scuola Media Pascoli
Sottomarina di Chioggia (Venezia)
Scuola Media De Conti
Sottomarina di Chioggia (Venezia)
Scuola Media
Terrassa Padovana
Scuola Media Leopardi
Torre di Mosto (Venezia)
Scuola Media Giovanni XXIII
Torri di Quartesolo (Vicenza)
Scuola Media Don P. Galliero
Tribano
Scuola Media Don Milani
Vigonza
Scuola Media
Villa Estense
Scuola Media Rigato
Villatora di Saonara
Istituti scolastici: N° 60 (Scuole Medie 55 - Istituti Superiori 5)
Interventi N° 63 = Padova 53 - Venezia 5 - Vicenza 3 - Rovigo 1 - Treviso 1
Partecipazione: Relatori 93 - ore 298 • Testimonial 63 - ore 220 • Istruttori 190 - ore 495
Studenti 7.540 • Docenti 505
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le nostre scuole e i nostri studenti...
scuola madia valgimigli - albignasego
NON SONO DIVERSI...
Ognuno di noi ha qualcosa di speciale, nel caso dei disabili è la forza di volontà che permette loro di fare cose incredibilmente
difficili, ma rendendole semplici agli occhi nostri. A volte si trovano a confronto con difficoltà, o meglio ostacoli, creati stupidamente dalla società, come le scale, infatti per reprimere questa complessità, stiamo costruendo rampe e ascensori. Questo
è un bene, perché a volte bisogna pensare anche a loro. Uso il pronome loro, forse errando, perché dovremmo tutti usare il
sostantivo noi, questo per due motivi: uno, meno importante, per la loro rapida integrazione nella società d'oggi, il secondo,
più significativo, perché siamo tutti uguali, e non diversi come pensano in molti: non si è diversi solo per aver perso l'uso delle
gambe o della vista, le persone che pensano questo sono diverse, sì, diversamente intelligenti, disabili ad usare il cervello.
Poi, ricordando l'esperienza che ho vissuto, in cui ho capito che la speranza è l'ultima a morire, penso che i rappresentanti
del Panathlon abbiano fatto una scelta giusta mostrandoci il video in cui erano protagonisti atleti con grandi o piccole disabilità, che si destreggiavano nei vari sport, naturalmente adattati alle loro capacità. A video terminato ci avviammo verso la palestra, dove c'erano vari stend-prova in cui ci saremmo dovuti cimentare nel provare a essere in carrozzina o ipovedenti. Il
primo stage fu il basket -apparentemente facile fare canestro, ma quando ti siedi, ti sembra di essere in un mondo nuovo,
pieno di difficoltà, ma dava soddisfazione riuscire a superare l'ostacolo e mandare la palla dentro il canestro. Scesi dalle carrozzine speciali, costruite in modo che i giocatori di basket disabili non si possano rovesciare, ci appoggiammo sulle sedie a
rotelle da passeggio, e li fu il passaggio più difficile, con un movimento sbagliato mi sarei trovato accasciato a terra, e allora
decisi di impegnarmi, superai la rampa e lo slalom, quando potei appoggiare i piedi per terra fu un piacere idilliaco, sublime...
Mentre ci dirigevamo verso il terzo stage, mi girai vero lo stand che avevo appena finito di eseguire e non potei trattenere la
risata alla vista di AURORA e conseguente carrozzina per terra... fu un momento esilarante. II terzo stend fu il più semplice,
anche se vivere senza vista non deve essere ugualmente facile. UNA GIORNATA DAVVERO SIGNIFICATIVA PER ME ...
Alessandro 2B
Questo progetto chiamato "Un'ora per i disabili" è stato molto istruttivo e mi ha fatto scoprire un mondo nuovo e "diverso"
dal nostro dove tutto, anche le cose che noi facciamo quotidianamente con molta facilità, viene eseguito con un po' più di difficoltà e di timore. Spesso noi quando vediamo un disabile passare per la strada, magari con gravi malformazioni, ci spaventiamo e ci facciamo da parte, come se avessimo paura di venire a contatto con quella persona. Con questa lezione ho imparato molto riguardo alla loro vita, ma per farci capire meglio, i rappresentanti di questo progetto, ci hanno fatto vedere dei
video nei quali c'erano dei ragazzi disabili che, anche se con dei problemi fisici, riuscivano a fare sport. Questa si chiama forza
di volontà che non tutti hanno, o almeno non ne hanno abbastanza perché al primo ostacolo che incontrano si arrendono
senza nemmeno provarci. Questi ragazzi invece hanno una forza incredibile e non si fermano davanti a niente pur di seguire
i propri sogni e di essere felici ed io per questo aspetto li ammiro molto. Ma è dopo aver guardato i video che è arrivato il
bello ed è "quando siamo arrivati in palestra che ho iniziato a preoccuparmi. Nel corso dell'attività siamo stati divisi in tre
gruppi e ogni gruppo doveva fare un percorso per disabili. Devo dire la verità, all'inizio non ne avevo nessuna voglia e non
ero l'unica anche perché mi vergognavo un po' e non volevo rendermi ridicola davanti a tutti. Il primo percorso che ho fatto
io è stato quello per i non vedenti. Ad ognuno di noi hanno messo addosso degli occhialini in modo che non vedessimo niente e poi ci hanno consegnato un bastone. In seguito ci siamo divisi a coppie dove uno faceva il cieco e l'altro l'accompagnatore. Non era per niente facile camminare ad occhi chiusi e mi sentivo un po' a disagio perché andavo addosso a tutti coni
che incontravo per terra, che in teoria servivano a segnare il percorso, anche perché usare il bastone aveva le sue difficoltà. Dopo siamo passati a un percorso dove dovevamo usare delle carrozzine da passeggio e in questo me la sono cavata
abbastanza bene anche se c'erano diversi ostacoli da affrontare. Infine ci hanno fatto giocare a basket sempre con delle carrozzine però fatte in modo diverso dalle altre e con due ruote più piccole come supporto per non farci cadere e questo era
veramente difficile e anche se sono riuscita a fare un solo canestro, ero comunque soddisfatta. Insomma mi sono proprio
divertita e se mi dovessero proporre di rifare questa esperienza accetterei volentieri.
Giorgia 2B
scuola media “bettini” ponte di brenta, pd.
INCONTRO ATTIVITA' “1 ORA CON I DISABILI”
Mercoledì 23 febbraio abbiamo incontrato l'associazione Panathlon che promuove l' attività sportiva per persone diversamente abili. Abbiamo svolto alcuni sport praticati dai disabili e provato attraverso alcuni esercizi le difficoltà che incontrano
queste persone. Mi sono accorta e ho riflettuto che molte volte noi non capiamo il motivo di alcune segnaletiche, esempio il
parcheggio riservato ai disabili, perché non riusciamo a percepire cosa comporta per esempio la mancanza di un arto per
spostarsi, e che difficoltà deve incontrare quella persona. Mi sono accorta inoltre che io queste difficoltà dovrei un minimo
conoscerle perchè a mio padre manca una gamba a causa di un incidente in età prematura, ma avendolo sempre visto ugua-
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le a me non mi sono mai preoccupata di fargli domande sui problemi che incontra ogni giorno e forse questo potrebbe essere stato uno sbaglio o forse no... Però conosco la sua storia e alcune sofferenze vissute da lui durante l'adolescenza in quanto non si accettava... Posso però aggiungere che questi vuoti li ha colmati pienamente nell'incontro con una persona, mia
madre...Questo per sottolineare l'importanza dell'amicizia per ogni essere vivente, del confronto con qualcuno, e sopratutto
con una persona che ci tiene a te, che ti vuole bene, che ti guarda per quello che sei dentro e non per quello che hai fuori!!
L'incontro con le persone di mercoledì a smosso in me un peso a cui non avevo mai dato importanza ma che ora ritengo fondamentale e attraverso l'esperienza del mio genitore paterno spero di aiutare mille persone a superare i loro vari problemi
facendo scorgere loro l'importanza della vita e il bello di vivere!!!
Valentina - 3a
Lo sport è uguale per tutti. Una frase che fa subito pensare che tutte le persone (di diverso colore, sesso, età, meno o più
dotate, disabili o non), hanno la stessa possibilità di fare sport. Nessuno è escluso, anche se a volte delle distinzioni vengono fatte, in particolare per i disabili, perché, molto spesso, vengono considerati non del tutto capaci di praticare dello sport.
L’associazione Panathlon International, in funzione dal 1951, promuove il valore dello sport, mettendo in evidenza anche attività rivolte proprio a loro. La scuola media Bettini partecipa da ben 4 anni ad un attività proposta da questa associazione ha
permesso a noi ragazzi di IIIa di capire quello che provano queste persone. Mercoledì 23 febbraio abbiamo potuto constatare una parte di quanto detto finora, sia con il percorso con gli occhiali oscurati ed il bastoncino, che quello in carrozzella.
Partecipare a questa attività mi ha fatto molto riflettere: secondo me è difficilissimo per un disabile accettare la propria diversità. Non vedere o non poter camminare, mentre è circondato di persone normali. Mi è piaciuto molto il gioco svolto insieme
ad un vero giocatore di basket, in una carrozzella creata appositamente per praticare vari sport . Quando l’ho provato anche
io, ho capito veramente fino a che punto una persona, senza l’uso di alcune parti del corpo utili per muoversi e fare sport, è
disposta ad arrivare. Pure io a volte ci penso come farei a continuare a vivere come se niente fosse se mi capitasse di non
poter più giocare e muovermi normalmente. Penso che cadrei in una grande depressione e non accetterei la diversità subita. È per questo che bisogna rispettare e stimare queste persone, non considerarle “diverse”. Infine come ultimo gioco, ci
siamo immedesimati nei giocatori di torball, una disciplina per non vedenti in cui si fronteggiano due squadre, ciascuna composta da tre giocatori. Si usa un pallone leggero che contiene dei campanelli, in modo che, quando rotola, sia percepito dai
giocatori. Lo scopo del gioco è tirare con le mani la palla verso la porta avversaria per segnare i "goal", facendola passare
sotto le cordicelle che dividono il campo. Vince chi totalizza il maggior numero di reti. Vedendo il video in cui giocavano questi non vedenti mi è parso molto semplice, ma poi provandolo ho afferrato che erano totalmente più bravi di noi. Nulla è dato
per scontato, anche nello sport. Questi atleti hanno saputo trasformare il loro handicap in una grande energia positiva e con
forza di volontà, superare limiti che fino a poco tempo fa, sarebbero stati insormontabili, senza l’avvento della tecnologia.
Da questo interessante incontro ho veramente capito che non è per niente facile praticare degli sport in mancanza di qualcosa di indispensabile: il nostro corpo, ma anche della forza interiore. E a volte riescono proprio a stupirci, divenendo più
bravi di altri, senza handicap. È per questo, che lo sport è uguale per tutti.
Aurora - 3a
scuola media don milani - cadoneghe
PENSIERI E LIBERTÀ - UN’EMOZIONE PROVATA
Mi sono chiesta più volte, dopo aver visto il filmato, dove possono aver trovato quelle persone con deficit la forza per vivere
consapevoli di essere diversi. Poi ho capito che loro non sono diversi ed è questa convenzione che secondo me li spinge a
continuare la loro vita. (II C)
“Se uno è disabile può pensare di essere di peso quando deve essere aiutato, si può sentire in imbarazzo quando deve uscire…
che senso ha dire “aboliamo le barriere architettoniche” quando abbiamo noi delle frontiere mentale? Loro sono noi”. (II D)
Ho capito che l’importante è credere sempre in se stessi e non arrendersi mai per poter superare le prove e le difficoltà della vita. (II G)
“Non avevo mai pensato ai problemi delle persone con un deficit, ma dopo aver provato io stesso cosa significa mi sono resa
conto che queste persone hanno un’anima invincibile che non si è piegata ai problemi fisici che si sono presentati” (II C)
Io ho provato un’emozione nei confronti dei disabili ma da quando ho scoperto che basta volere qualcosa per averla, allora
i disabili per me sono persone normali. (II B)
“Ho provato tanta ammirazione per loro e sono felice di aver capito almeno un po’ come vivono” (II B)
“Tristezza ma anche uguaglianza” “Rispetta per essere rispettato… aiuta per essere aiutato… non guardare le cose con
cattiveria…” (II A)
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scuola media pierobon - cittadella
Questa esperienza mi ha fatto capire che nella vita possiamo fare tutto ciò che desideriamo se ci crediamo veramente. (B.F. classe 2LFA)
Ho capito che sarebbe meglio pensare a migliorare le città per i disabili, prima di abbellirle. (B.G. classe 2LFA)
Prima di questo progetto non credevo che i disabili potessero praticare così tanti sport. Allora davvero il termine disabile non
significa “persona che non può divertirsi insieme agli altri”, ma piuttosto “persona che trova alcune difficoltà ma può scoprire che con l’impegno tutto è possibile” (L.Z. classe 2LFA)
Ho capito quanto sia sottile la linea che ci separa da un ragazzo portatore di handicap, eppure quest’ultimo è spesso vittima
di esclusioni. (V.A. classe 2LFA)
Immagino di essere un ragazzo in carrozzina a scuola, che pensa così: “Ho un difetto, non riesco a nuotare, a giocare come
gli altri, ma mi sento in un certo senso speciale perché io, con il mio problema, vengo per fortuna trattato per quello che
sono dentro e non fuori” (B.M. classe 2LFA)
Immagino di essere un ragazzo in carrozzina a scuola che racconta: mi vedo così, con un amico che mi dice “non mollare
mai” e con i bulli della scuola che mi dicono “Spostati disabile!”; ma so che quando sarà finita la scuola e il mio amico partirà per lavoro in un altro paese, anche da adulto verrà ancora a trovarmi. (A.Z, classe 1SSA)
Immagino di essere una ragazza in carrozzina a scuola: durante l’ora di Scienze motorie non mi diverto molto perché, se si
gioca a pallavolo, non mi scelgono nei gruppi e il professore deve inserirmi lui in una squadra, e poi vengo eliminata subito;
allo stesso modo succede quando si gioca a palla avvelenata, e loro non sanno quanta fatica faccio! Ma quando giochiamo a
basket, sono la prima ad essere scelta e in quel momento penso di essere una ragaqzza normale che gioca con i suoi compagni di classe (S. D., classe 1LTA)
Immagino di essere una ragazza in carrozzina a scuola. Prima del mio incidente ero stimata da tutti perché ero la più veloce
della classe; ora devo vivere nel presente, quello in cui sono derisa in particolare da un ragazzo; io ho cercato di ignorarlo,
ma più il tempo passa, più mi agita dentro sentirlo; mi è venuta una voglia pazzesca di alzarmi dalla carrozzina, di mettermi
a correre con lui per dimostrare, almeno per una volta, le mie capacità. Mi sembrava che il mondo andasse avanti e io dovessi rimanere sempre ferma e seduta lì sulla carrozzina, senza poter fare nulla.
Quando, in una partita di basket a scuola, la palla è caduta in fianco a me, una mia compagna, venuta a prenderla, ha visto
che avevo gli occhi lucidi, e mi ha detto: “Ti va di giocare?”; per orgoglio le ho detto di no, ma quando lei ha insistito e mi ha
messo la palla tra le braccia, l’ho tirata più in alto e lontano possibile; così ho cominciato a giocare (!) e ad avere più stima
in me. (L.P., classe 2LFB)
Immagino di essere una ragazza che ritorna a scuola dopo un incidente, ritrovandosi in carrozzina. Caro diario..La cosa più
difficile della mia mattinata, è stata l’ora di Scienze motorie. Tutti correvano tranne me. La mia amica migliore non mi ha salutato ma ne ho guadagnata un’altra, che prima stava per conto suo e oggi invece è venuta a parlarmi. Ho cercato poi di impegnarmi a tirare a pallavolo, ma non è semplice… di certo non giudicherò più le persone diversamente abili... Ora ho finito di
“romperti” con le mie disgrazie, a domani! (C.P., classe 2LFB)
scuola media falconetto - padova
Mercoledì sedici Febbraio a scuola sono venuti dei membri dell’associazione del Panathlon e, per tre ore abbiamo fatto un’indimenticabile esperienza che è servita a sensibilizzarci verso le difficoltà e i problemi dei disabili.
Durante la prima ora ci hanno fatto vedere alcuni filmati che mostravano i numerosi sport svolti dai disabili. Poco dopo abbiamo fatto un breve questionario.
Dopo varie serie di filmati siamo scesi in palestra per provare noi stessi come possano sentirsi questi soggetti. Qui ci hanno
presentato Nicola, anch’esso un disabile: sedeva sulla sedia a rotelle perché aveva avuto un incidente alle gambe mentre lavorava, ma, adesso è completamente autonomo e riesce a giocare a basket.
Comunque in palestra ci hanno diviso in tre gruppi: uno giocava a basket su sedie a rotelle assieme a Nicola, un altro gruppo provava, sempre su sedie a rotelle, le difficoltà che hanno i non abili nei luoghi comuni e l'ultimo gruppo sentiva sulla propria pelle (anzi sui propri occhi) le sensazioni che prova un cieco. Infine hanno chiamato qualcuno di noi, sono stati loro messi
degli occhiali anti-vista ed hanno giocato ad un classico gioco dei non vedenti con una palla sonora.
Questo "laboratorio" mi ha fatto fortemente pensare a quante difficoltà trovino i "meno fortunati" sia nello spostarsi che nel
relazionarsi e a quanto noi siamo fortunati rispetto a loro. E' stato molto interessante e coinvolgente, non solo dal punto di
vista fisico (avendo noi avuto modo di "provare"), ma specialmente emotivo.
Alessandro
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Mercoledì 16 Febbraio, pioveva,però mi rendeva felice il fatto che facevamo solo un’ora di lezione. Si, perché avevamo un’incontro
con i responsabili del Panathlon (un’associazione che si occupa di sport per persone disabili) per spiegarci le difficoltà che giornalmente incontrano queste persone sfortunate. In aula magna abbiamo visto un video che mi ha un po’ impressionato in quanto ho
visto correre degli atleti senza gambe e mi stupivo quanto io fossi più fortunato di loro. Poi siamo andati in palestra ed io ho fatto
diversi giochi, per me molto difficili e con questo ho capito sia tutte le loro “difficoltà” quotidiane, sia la loro tenacia nello sport.
Nonostante ciò: “LORO SONO COME NOI”
Federico
Elena 1A
Claudio 1C
Paolo 1C
ist. comm. duca d’aosta - este
Questa esperienza mi ha fatto pensare a quanti problemi, una persona disabile, deve affrontare ogni giorno. Le cose più semplici
diventano molto difficili. Guardando i miei compagni disabili vedo quanta voglia di vivere, quanto impegno, quanto coraggio e quanta forza hanno. Noi siamo fortunati, e per questo dobbiamo stare vicino a loro ed aiutarli, perché sono persone con sentimenti, persone che hanno bisogno di sentirsi accettati dagli altri. Stiamo vicino a queste persone perché nella vita non sai mai cosa ti spetta,
puoi anche diventare una persona disabile e anche tu avrai bisogno di qualcuno che ti stia vicino.
Giulia
Grazie a questa esperienza ho potuto capire quanto difficile è per un disabile fare tutte le cose che per noi sono semplici e normali,
come salire una scala per noi è facilissimo, ma per una persona in sedia a rotelle non è possibile. Mi ha fatto riflettere molto anche
il percorso bendato, perché non potrei fare molte cose che mi piacciono.
Marco
Con questa esperienza ho capito quanto umiliante sia dover dipendere da altre persone per fare anche le cose più semplici.
Riccardo
Questa esperienza mi è stata molto utili per capire quanto è dura la vita per un disabile. Dopo questa esperienza guardo con occhi
diversi quanto dura è per loro.
Anna
Diversamente abili o disabili sono quelle persone che per un problema fisico hanno e che non permette di fare tutto quello che facciamo noi che non abbiamo problemi di salute. Abbiamo capito, grazie al progetto “un’ora x disabili” quanto possa essere difficile
per un cieco o per chi fa uso della sedia a rotelle ad avere una vita normale perché spesso non teniamo conto dei loro bisogni.
Inoltre abbiamo capito che sono piene di forza di volontà e non si arrendono facilmente, come la ballerina senza braccia.
Francesca
L’esperienza è stata molto significativa per me. Ho capito come si sentono ogni giorno ed ogni momento. Ho capito che anche se
erano disabili hanno gli stessi desideri, la stessa voglia di libertà che abbiamo noi che non abbiamo problemi fisici.
Ammiro queste persone che dopo tutto hanno il coraggio di andare avanti. Coraggio perché la vita è bella e bisogna godere ogni
momento anche se molti momenti sono difficili.
Alessandra
Provare come vive un disabile per un po’ di tempo è stato molto interessante. Mi ha fatto capire come è difficile fare le cose che faccio sempre. Inizialmente è stato divertente, ma poi è stato molto triste non poter correre con gli amici e non poter vedere tutte le
cose belle che ci sono. È proprio stata una bella giornata perché ho potuto vedere il mondo da una prospettiva diversa.
Sara
Questa esperienza è stata molto importante, perché mi ha insegnato che queste persone non vogliono la nostra pietà, ma affetto e
considerazione. Non avevo mai provato a pensare come vive un disabile, ora guarderò queste persone in modo diverso.
Chiara
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scuola media canova - loreggia
Approfitto per ringraziare tutte le persone dell'associazione che, anche quest'anno, hanno permesso lo svolgimento nella mia
scuola della bella ed emotivamente coinvolgente attività. Sperando di rivedervi il prossimo anno scolastico.
Marina Chisini
Insegnante di ed.fisica
Svolgendo l’attività Panathlon mi sono potuta immedesimare nella difficile vita di tutti i giorni di un disabile. Nel fare quei giochi mi sono divertita, ma solo perché duravano due ore. Credo che per le persone disabili non ci sia niente di divertente in
questo, però ugualmente hanno la forza di andare avanti ogni giorno e delle volte dandoci delle lezioni pure a noi più “fortunati”. Nel video iniziale ho visto molte persone con tanta voglia di vivere e di sconfiggere, anche se non fisicamente, ma
solo psicologicamente , la loro malattia; ho visto persone rallegrarsi solo per essere arrivati al traguardo anche se erano arrivati ultimi, ho visto persone sciare senza gambe o senza vista, ma la cosa più importante che ho visto è stata la grinta , il
coraggio e la forza con cui lo facevano. Ammiro molto queste persone perché mi hanno fatto capire che non devo disperarmi per delle stupidaggini, perché nella vita ci sono cose peggiori e se anche mi capitano queste, le posso combattere perché
non sono mortali tranne la morte stessa.
Irene
Lunedì 17 gennaio 2011 le classi seconde della scuola Antonio Canova hanno avuto un’esperienza formativa molto importante : provare a mettersi nei panni di persone disabili che ce la mettono tutta per vivere appieno la loro esistenza .
All’inizio ho pensato che tutto questo era incredibile, che se una disgrazia o una malattia avesse impedito di muovermi sarei
stata talmente abbattuta che non avrei pensato a vivere la mia vita, ma sarei caduta in una profonda malinconia , ma, dopo
aver visto un filmato di prove impossibili (atleti con una sola gamba che fanno salto in lungo, ciechi che praticano la corsa),
ed essermi cimentata in sport su carrozzina o bendata, credo di aver capito una cosa fondamentale. Infatti, chi cerca di trarre vantaggio o il lato positivo da situazioni negative, ha un’ enorme forza interiore. Queste persone non solo hanno trovato
lo stimolo per superare i loro problemi, ma riescono a godere di ciò che il mondo offre. Non so se sarei capace ma di certo
l’esperienza mi ha aiutata a riflettere su come le piccole cose che ci fanno credere di essere le persone più sfortunate del
mondo, non sono nulla a confronto di ciò che una persona disabile prova. Non poter fare le scale, prendere un libro dallo
scaffale, salire sull’ autobus : piccoli grandi dolori che dovrebbero distruggere mentalmente una persona. E invece no, questo non accade sempre: esiste chi riesce a chiudere il suo dolore in una scatola e a metterlo sotto il letto per non pensarci
più, per provare l’ebbrezza della vita. Un cieco non pensa solo ai volti che non vedrà mai più, ma a quante cose riuscirà a
toccare e “sentire” dentro di sé per vivere senza rimpianti. E così farà anche chi non cammina, chi non parla. Anche noi, nel
nostro piccolo, non piangiamo dei piccoli intoppi che possono sorgere, ma comprendiamo le difficoltà di chi sta peggio di noi
e guardiamo con gioia a ciò che ci viene incontro!
Annarosa
Panathlon è una parola che non si sente o non si usa molto spesso. Ma di cosa si tratta? E’ un’associazione che promuove
lo sport per i disabili: davvero una cosa molto bella e indispensabile. In famiglia non mi capita quasi mai di affrontare il tema
della disabilità e l’incontro con le persone di questa associazione è stato interessante e istruttivo perché mi ha fatto comprendere meglio questo problema e mi ha portato a fare delle riflessioni. La disabilità è l’avere limitate capacità di movimento o anche mentali, ma questo non impedisce di essere allegri :infatti le cose che facciamo noi le possono fare anche le persone in difficoltà e questo è molto rassicurante, soprattutto per loro. Una cosa a cui non avevo mai fatto caso è che si può
anche diventare disabili, non solo esserlo dalla nascita. Ma il dato più curioso è che la maggior parte delle persone disabili
lo è diventata a causa di incidenti stradali, sportivi o sul lavoro e solo pochi per malattie: questo vuol dire che in un certo
senso la disabilità ce la provochiamo da soli. Molte volte noi giovani vogliamo esagerare, fare qualcosa in più degli altri ma
soprattutto sperimentare cose nuove di cui non abbiamo esperienza. E se succede qualcosa, ci rendiamo conto sempre e solo
dopo delle conseguenze che possono avere le nostre azioni che magari possono cambiare la nostra vita per sempre. Io sapevo già che ci sono persone in situazioni un po’ difficili, ma non mi ero mai soffermata a pensare alla loro condizione reale,
quotidiana: stanno soli, isolati, quasi dimenticati dagli amici solo perché sono in difficoltà. Adesso ho capito l’importanza di
associazioni come il Panathlon, che aiutano queste persone e cercano di far avere loro una vita “normale” inserendoli in gruppi sportivi: sì, perché lo sport è un mezzo per conoscere altra gente, farsi degli amici ed è anche un “luogo” in cui si possono quasi dimenticare i problemi e le difficoltà. Un altro ostacolo che devono superare i disabili è la viabilità, i parcheggi: prima,
anche se vedevo qualcuno occupare il parcheggio riservato ai disabili, non ci facevo caso ma adesso penso” E se arriva qualcuno in carrozzina? Dove si mette?” e cerco di fare in modo che anche i miei genitori lascino liberi quei posti. Riguardo allo
sport per disabili, sono rimasta molto stupita: sapevo che anche le persone con difficoltà fisiche potevano fare sport, ma non
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fino a quel punto e con quei risultati! Non mi sarei mai immaginata che una persona senza una gamba potesse correre in bicicletta o che qualcuno in carrozzella potesse giocare a tennis. Vedendo il video che ci hanno proposto i rappresentanti del
Panathlon, ho capito che tutti possono fare tutto, basta volerlo e credere nelle proprie possibilità. Un altro pensiero che mi è
venuto spontaneo è che i disabili dovrebbero essere chiamati “diversamente abili” perché i ciechi, ad esempio, non hanno il
senso della vista ma possiedono un udito molto sviluppato e possono riuscire a fare certe cose meglio delle persone “normali”. Come ho già detto, l’incontro con l’associazione del Panathlon è stato molto utile a farmi comprendere e a farmi riflettere sul tema della disabilità: prima vedevo il disabile come una persona con capacità limitate e che di conseguenza doveva
dipendere da qualcuno, ma ora ho scoperto che mi sbagliavo. Spero che questa difficoltà non riguardi mai la mia famiglia o i
miei amici, ma se dovesse succedere saprei un po’ di più come comportarmi e penso che affronterei il problema con un po’
più di serenità che non se l’avessi dovuto affrontare prima di questa esperienza.
Alessandra
scuola media perlasca - maserà’
Alcuni giochi fatti con gli operatori del Panathlon club mi sono poco piaciuti perché,essendo bendati, potevamo ambientarci, superare ostacoli intercettare un pallone, solo con il senso dell’udito e del tatto. Ammetto di aver provato una sensazione abbastanza spiacevole, perché senza vedere è difficile capire quello che succede intorno e questo può veramente provocare disagio. Credo finalmente di aver capito quanto sono fortunata ad avere la vista. Il percorso in sedia a rotelle è stato il
migliore.. Bellissimo, perché è stato come correre velocemente senza usare le gambe. Questa bella sensazione è svanita
quando ho dovuto spostarmi dalla sedia a rotelle a una normalissima sedia senza utilizzare le gambe. È stato molto difficile
e mi sono resa conto di come anche le piccole cose possono essere una grande difficoltà nella vita di un ragazzo in sedia a
rotelle. Alla fine di tutti i giochi abbiamo ringraziato calorosamente gli insegnanti e Zevillo di averci fatto provare questa bellissima esperienza che, credo, nessuno di noi potrà mai dimenticare. Infine ci hanno ribadito di essere prudenti per strada per
evitare gli incidenti. Alla fine della giornata mi sono presa l’impegno di ascoltare i loro consigli e di ringraziare ogni giorno di
più di avere vista, gambe e braccia. Ciao.
Irene 2C
Il video che abbiamo visto, ci presentava alcuni disabili che praticavano sport: nuoto, corsa senza una delle gambe, oppure
un gioco a noi nuovo, per i non vedenti, dove si usa una palla sonora. La cosa interessante è stata comunque la testimonianza di Zevillo, un ragazzo in carrozzella, bravissimo sportivo, che ci ha raccontato la sua vita,che ha una malattia rarissima e qui in Italia sono in due ad averla. Uno dei percorsi che mi ha colpito di più è stato quello in sedia a rotelle dove c’erano ostacoli da superare, gradini da scavalcare, rampe, slalom e pareti strette. Avevamo un accompagnatore che ci aiutava in
caso di bisogno. Questo mi ha fatto capire quanto queste persone debbano malauguratamente fare fatica: ad esempio, se si
imbattono in una parete stretta o in alcuni gradini, come fanno? Devo dire che hanno molta autostima, sicurezza in se stessi e voglia di andare avanti. Non mi è piaciuto invece il gioco della palla sonora perché non capivo quando mi arrivava la palla.
Non è per niente piacevole. Alla fine di questa faticosissima mattinata siamo usciti pieni di esperienze nuove; è stato un incontro indimenticabile. Ho capito che la vita di questi nuovi amici non è per niente semplice. Secondo me, il messaggio di questo
giorno così importante è quanto noi siamo liberi di scegliere: dopo questi esercizi, infatti, abbiamo ripreso la nostra vita normale mentre i disabili dovranno continuare nella loro disabilità per tutta la vita.
Chiara 2C
Il 3 Marzo 2011 Dopo che ho conosciuto l’associazione Panathlon mi sono resa conto che i disabili non hanno qualcosa in
meno di noi, ma al contrario, hanno qualcosa in più, che viene da dentro. Hanno la forza di andare avanti, e credo che questa sia la cosa più importante. Questa esperienza, mi ha aperto gli occhi ed ho incominciato ad ammirare queste persone,
perché prendono la vita molto seriamente; è un occasione importante per dare tutti sé stessi per divertirsi e viverla al meglio.
Sara 2D
L’esperienza con il Panathlon è stata molto interessante. Dopo averla provata ho capito di essere una ragazza fortunata. Ho
occhi, gambe e braccia e ancora mi lamento; le persone che ho conosciuto invece hanno molti problemi ma a loro basta un
semplice sorriso per andare avanti.
Valeria 2D
L’esperienza vissuta con l’associazione “Panathlon Club” mi ha fatto riflettere su quanto deve essere difficile per una persona disabile fare le semplici cose di ogni giorno, come un banale scalino. Credo che le persone disabili siano meglio di noi, perché vivono ogni momento della loro vita, ogni esperienza, ogni emozione molto intensamente e ti trasmettono sensazioni fenomenali. Hanno un’enorme forza di volontà e non si scoraggiano mai.
Irene 2D
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scuola media - massanzago
Invio solo ora alcune riflessioni dei ragazzi di Massanzago che hanno vissuto l’esperienza col Panathlon, non perché non la
ritenessi una cosa importante, ma semplicemente perché non ho trovato il tempo per farlo durante il corso dell’anno. Quello
che i miei ragazzi hanno provato direttamente sulla loro pelle durante le ore di attività proposte è stato un qualcosa che li ha
molto toccati e che non si è concluso semplicemente all’interno delle mura scolastiche, ma è riuscito ad andare oltre. A casa
infatti, molti di loro hanno esternato quanto hanno fatto e “sentito”, riuscendo a coinvolgere i loro familiari. Non è una cosa
che accada frequentemente questa, soprattutto quando si parla di adolescenti abituati ad avere cose e conoscenze a portata di mano, spesso solo usando l’informatica. Ma proprio in questa società così tecnologicamente avanzata, i ragazzi vivono
poche esperienze a contatto con l’”altro”, basti pensare a quanti rapporti diretti hanno eliminato gli sms. I giovani comunicano quasi esclusivamente per via telematica, usando oltretutto abbreviazioni di parole, ma così facendo perdono una modalità di contatto che è dato da un sorriso, da una mimica facciale e gestuale particolare. Il fatto di avere provato direttamente
una esperienza così forte come la diversabilità, l’avere dovuto affidarsi all’altro per avere una guida, il dovere usare esclusivamente determinati sensi, il sentirsi impacciati nell’entrare in un bagno, sono state esperienze che li hanno colpiti. Con i loro
genitori hanno sentito il bisogno di raccontare la cosa “strana” provata, in classe le loro discussioni sono state animate e le
loro riflessioni arricchenti per tutti. Quello che a me, come docente, ha colpito, è stato lo scoprire una profondità in studenti
che avevo sempre reputato leggeri e superficiali. Forse le riflessioni più intense, al di là delle frasi mal costruite, sono venute proprio dagli studenti con un profitto più scarso, che con grande serietà hanno affrontato l’argomento. Anche questa è
stata una risorsa per scoprire lati nascosti, ma soprattutto è stata una esperienza che ha permesso a tutti di maturare e di
affacciarsi alla vita di futuro cittadino con una consapevolezza e una sensibilità diversa. Mi auguro di potere rifare l’esperienza
ancora, con altri alunni, negli anni a venire. GRAZIE per quello che fate!
Prof.ssa Sabrina Olivi
A scuola abbiamo vissuto un’esperienza molto particolare: è venuto il “Panathlon”, un’associazione che promuove lo sport
per i disabili. All’inizio dell’attività il signor Mario ci ha raccontato a grandi linee di che cosa si occupano e come accolgono quelle persone la cui vita, dopo magari un orribile incidente, viene spezzata e sono costrette ad affrontare una realtà difficile: la
diversabilità. Successivamente, ci siamo recati in palestra dove abbiamo fatto quattro piccole attività che ci facessero capire
realmente gli ostacoli che deve superare un diversabile. […] Tra le varie cose, non è stata una bella sensazione non riuscire a vedere, e ho capito che non tutti i ciechi possono riuscire ad essere completamente autonomi; provando invece la sedia
a rotelle ho compreso che magari si potrebbe riuscire ad avere una certa autonomia, ma con gli ostacoli che si incontrano
nella quotidianità è un po’ difficile. […] Infatti non sempre la città si occupa di rendere più agevole la vita di queste persone e molto spesso non hanno la possibilità, ad esempio, di salire sui mezzi pubblici, di fare una passeggiata […]. L’esperienza
fatta non è di tutti i giorni, ti aiuta a crescere e a diventare persone migliori!
Silvia 2A
Con l’attività fatta grazie al “Panathlon” mi sono reso conto di quanto deve essere faticosa la vita dei disabili, cioè persone a
cui manca qualcosa, ma che comunque hanno il diritto di vivere una vita senza ostacoli o barriere insuperabili, come succede molte volte nella nostra società. Ci sono moltissimi esempi di ciò, dai parcheggi riservati ai diversamente abili che moltissime volte vengono occupati da persone “normali”, ai bagni dalle porte strette dove non passa una sedia a rotelle, o ancora dagli scalini che noi facciamo normalmente, ma che invece per le persone con un deficit risultano veramente difficili o quasi
impossibili da superare. […] Noi come persone “normali”, cerchiamo sempre più spesso la perfezione fisica e appena vediamo qualcuno leggermente diverso lo lasciamo subito in disparte, non ci pensiamo due volte; ma se provassimo almeno una
volta a metterci nei loro panni, ci piacerebbe questa situazione? Sicuramente no, e allora perché dobbiamo per forza fargliela vivere ai disabili? Io, nei miei dodici anni di esperienza, sono arrivato a questa conclusione: siamo tutti “mostri” per come
ci comportiamo, per la sensibilità che non dimostriamo. Sono arrivato a queste considerazioni grazie al “Panathlon”, che mi
ha aiutato a comprendere tutti gli ostacoli presenti nella vita di un disabile.
Simone 2A
Un’esperienza toccante l’ho avuta con l’associazione “Panatlhon” che promuove attività fisica per disabili e che ci ha fatto provare la carrozzella. Non immaginavo la grande difficoltà nel superare barriere architettoniche, ad esempio andare in bagno
o salire e scendere dai marciapiedi. Le persona invalidate dall’uso delle gambe sono messe a dura prova quotidianamente
e vanno aiutate almeno attrezzando i luoghi pubblici. Senza nulla togliere agli animali che vanno protetti e aiutati, mi pare che
nell’attuale società non si dia il giusto peso alle cose. La raccolta fondi per scopi animalistici pare diventata quasi una moda
diffusa soprattutto tra i personaggi dello spettacolo ma anche tra i politici. La mia riflessione è: non vale forse di più la vita
di una persona, qualsiasi persona, che la costruzione di un nuovo canile? Mi chiedo perché si diano più spazio, sui giornali e
alla televisione alla difesa degli animali che a quella di persone disabili!
Chiara 2A
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Attraverso l’associazione “Panathlon” il signor Mario ci ha spiegato che un disabile non è diverso da noi perché, anche se gli
manca una gamba, un braccio o è cieco ha altre abilità, come i sensi più sviluppati. Le prove pratiche che abbiamo fatto in
palestra sembravano semplici ma, invece, si sono rivelate tutt’altro, soprattutto il percorso per ciechi dove avevamo gli occhi
bendati e quello su sedia a rotelle dove c’erano simulate delle rampe. Questo mi ha fatto capire che nella nostra società non
siamo sviluppati da questo punto di vista, perché i diversabili non riescono a vivere una vita “normale” perché non ci sono le
strutture adatte e quindi da questo punto di vista dovremmo “modernizzarci”! Ho compreso che loro facendo sport si divertono e “dimenticano” (anche se per poco) i problemi, ma ciò nonostante la loro vita è dura! […] Non saprei spiegare le
emozioni che ho provato con il “Panathlon”, perché erano molto profonde, ma sono sicura che non le dimenticherò mai!!!
A scuola abbiamo letto molti brani, come ad esempio quello di Alex Zanardi, un pilota che ha perso le gambe in una gara di
formula uno, però non si è arreso e adesso continua a correre nonostante il suo “deficit”! Mi ha colpita la frase che ha
detto:”nei momenti difficili non bisogna mai mettere la retromarcia, ma possibilmente andare sparati!”. Mi fa riflettere come
ha saputo reagire lui e tanti altri che si sono trovati nella stessa situazione. Non bisogna abbattersi e pensare che la vita sia
finita quando ad esempio si fa un brutto incidente. Associazioni come il “Panathlon” aiutano a superare questi momenti!
Quella vissuta è stata una giornata fantastica che mi ha fatto capire che sono molto fortunata, che non bisogna lamentarsi
per le cose futili e infine che bisogna imparare dai disabili!
Eleonora 2A
i.c.s. “zanellato” - monselice
Allego una sintesi dei tanti pensieri raccolti nelle nostre classi. Rinnovo i ringraziamenti anche degli insegnanti che hanno partecipato al progetto e aggiungo il mio personale consenso, perchè ogni anno mi proponete alcune ore di vita vera.
Prof.ssa Anna Di Liddo - Ist. Zanellato, Monselice - Pardi, Pernumia
• 2B Jenny ed Elisa: facendo i giochi abbiamo capito quanto è difficile fare tutto per chi non ha tutto e quanto siamo fortunate
• 2B Linda e Martina: ci hanno spiegato che le persone disabili possono e fanno sport e abbiamo provato assieme il basket
e i percorsi
• 2B Enrico ed Elia: abbiamo imparato come vivono i disabili; ci siamo divertiti a giocare a basket con Nicola e ringraziamo
tutte le collaboratrici
• 2D Ines: ho visto che i disabili sono bravi a fare molte cose e non faccio differenze tra disabili e non disabili
• 2D Eleonora: e’ stata una bellissima esperienza e ho capito che le persone disabili sono molto speciali
• 2D Margherita: questa esperienza ci ha fatto capire che anche se si è ciechi o non si può camminare ci si può aiutare e
superare lo scoraggiamento
• 2C Doris: questa attività resterà sempre nel mio cuore e ricorderò tutte le persone e i momenti belli trascorsi con i Nicola,
i volontari e tutti i compagni di gioco
• 2C Minyahil: abbiamo potuto verificare su noi stessi la diversità ed è stata un’esperienza molto interessante
• 2C Matteo: la sorprendente abilità dei diversamente abili di praticare vari sport mi ha fatto sentire “disabile” e ho capito
quante difficoltà si incontrano se non si può camminare o vedere
• 3B Elena: è stata una bellissima esperienza e nello stesso tempo mi dispiaceva sapere che alcune persone non possono
togliere gli occhialini oscurati o alzarsi da una sedia a rotelle dopo aver fatto un gioco
• 3B Elisa: ho capito quante difficoltà incontrano queste persone ogni giorno, anche a causa delle strutture non adeguate
• 3B Mattia: dobbiamo rispettare ed aiutare il più possibile chi è in difficoltà, rimanendo loro vicino
scuola media pardi - pernumia
• Alessia: la giornata di lunedì è stata molto utile perché mi ha fatto riflettere e comprendere come ci si sente ad essere disabili; bisogna farli sentire amati e desiderati
• Giorgia: ci hanno fatto capire le difficoltà sia per fare sport che per muoversi in ambienti non adeguati; le persone con questi problemi non sono da considerare diverse
• Sibilla: mi sono divertite a giocare a basket e con gli occhialini oscurati e ho capito che i disabili sono persone come noi
• Jessica: provando attività in sedia a rotelle o senza poter vedere mi sono sentita anch’io disabile; ammiro il coraggio delle
persone in difficoltà che affrontano tanti ostacoli
• Diletta: non bisogna prendere in giro le persone con problemi; le persone costrette in sedia a rotelle hanno una voglia di
vivere immensa e un gran sorriso
• Beatrice: i disabili sono persone come noi, hanno pregi e difetti e una forza interiore che permette di superare i limiti
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scuola media toaldo - montegalda
Martedì 10 maggio ho provato le difficoltà che devono affrontare quotidianamente i ciechi e le persone che devono sempre
stare in carrozzina. È molto triste per i ciechi non poter vedere le bellezze del mondo ma almeno non possono vedere le disgrazie che succedono ogni giorno. È molto triste per le persone che non possono provare la bellezza di correre con le proprie gambe. Una cosa è certa le persone diversamente abili hanno una voglia di vivere e una volontà che è maggiore addirittura maggiore delle persone che non hanno subito nulla. Poi volevo dire alle persone che leggeranno, o si faranno leggere, questa piccola riflessione che siamo tutti uguali, tutti abbiamo bisogno di aiuto, tutti abbiamo dei sentimenti e soprattutto, tutti abbiamo un cuore.
La disabilità non è una malattia, ne un qualcosa che rende persone come noi “diverse”.Esse, infatti, ci fanno capire che anche
se soffrono di un handicap, sono persone con le nostre stesse potenziali e le nostre stesse emozioni. Incontrandole, abbiamo avuto la possibilità di ragionare insieme sulle difficoltà e gli svantaggi che devono superare ogni giorno, anche solo per
svolgere le normali attività quotidiane. Passando una mattinata tra loro, il nostro pensiero su queste persone meno fortunate di noi è notevolmente cambiato, adesso abbiamo compreso che dovremo sostenerle come più possiamo. Potremmo migliorare la loro routine quotidiana con piccoli gesti, come per esempio non occupare impropriamente i parcheggi a loro riservati, o garantendogli strutture e strade adeguate alle loro esigenze.
Arianna, Silvia, Maria Grazia 2a A
Il giorno martedì 10/05/2011 ci siamo divertiti molto; grazie all'esperienza che ci avete fatto fare. Questo evento ci ha fatto
capire cosa significa essere un disabile e la loro forza di volontà e ci ha fatto capire che con la volontà e la voglia di fare si
può arrivare ovunque le persone non dovrebbero guardare un disabile in modo strano e non devono parcheggiare le macchine nei posti dei disabili.
Bojan, Andrey e Enrico
Spiegandoci e aiutandoci a capire le difficoltà e gli imprevisti dei nostri amici disabili abbiamo appreso che nelle nostre semplici complessità ci blocchiamo e ci impauriamo senza neanche provare a superare l'ostacolo. Nel filmato che abbiamo ammirato con stupore e con occhi lucidi, ci siamo resi conto che sottovalutiamo la loro capacità di vivere, di giocare, ma soprattutto dell'apprezzare le cose. In conclusione della nostra esperienza diciamo che in certi punti di vista loro sono meglio di
tutti noi perchè hanno una forza di volontà che supera il margine.
Mattia, Luca, Alberto
scuola media pio xii - porto viro
L’esperienza che abbiamo vissuto a scuola a contatto con atleti disabili mi ha aperto gli occhi sulla diversità di chi deve vivere lottando per superare i propri limiti e le proprie difficoltà. Talvolta non ci rendiamo conto di come siamo fortunati a vivere
nell’agio, conforto e nella piena salute.
Luca IE
Mi sono molto divertita nell’esperimento di immedesimazione nella difficoltà altrui. Il divertimento si però è subito tramutato
in riflessione e condivisione perché, mentre giocavo a pallacanestro seduta su una carrozzina e vedevo con me Nicola, pensavo che io avrei potuto giocare anche sulle mie gambe mentre lui doveva vivere sempre questa condizione: ho subito provato profonda ammirazione e comprensione.
Emily IE
Questa mattina è stata interessantissima: prima una lezione teorica sullo sport e sull’atletica anche per chi è diversamente
abile… devo dire che il filmato proposto dal responsabile del Panathlon mi ha aperto gli occhi perché mai avrei pensato che
l’handicap o la difficoltà fisica si possano persino “dimenticare” e quasi superare attraverso la volontà ed il sacrificio. La lezione in palestra poi è stata divertente ed anche istruttiva perché abbiamo sperimentato cosa significa realmente essere in difficoltà e doversi gestire attraverso le proprie risorse e la propria volontà.
Lusti II
scuola media a. doria - roncaglia
ringrazio il Panathlon International, anche a nome della Dirigente Scolastica, dott.ssa A. Pizzoccaro, per l’esperienza che avete
fatto fare ai ragazzi dell’I. C. “A. Doria” sez. di Roncaglia. Portando nella nostra scuola il progetto “1 ora x i disabili” avete
offerto l’opportunità di far crescere in loro la sensibilità nei confronti delle persone con disabilità. Hanno sicuramente matu-
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rato una maggiore consapevolezza verso questo grave problema e con loro grande sorpresa hanno provato a superare questi “limiti”. Hanno imparato la vita, hanno conosciuto da vicino cosa sono la tenacia ed il coraggio e l’importanza dello sport
come aiuto al superamento delle difficoltà. Le tre classi hanno affrontato questa esperienza in modo gioioso e divertente. Gli
stralci delle loro scritti, che allego, fanno capire, come siano scattati in loro momenti di riflessione e spero, ampliamento del
senso civico, nei confronti di queste persone che, quotidianamente, devono superare difficoltà a volte insuperabili. Nel salutarvi vi comunico che alcuni pensieri saranno letti in un momento comune ,anche con i genitori, alla fine dell’anno scolastico.
Prof.ssa Stefania Bordin
NON E’ GIUSTO
Non è giusto, per voi tutto è più complicato,
non è giusto, per voi è come vivere in un mondo isolato
braccia, gambe, occhi, niente di più importante c’è,
se non avere un amico accanto a sé.
Voi di un cuore immenso siete dotati,
e per questo motivo non sarete mai dimenticati.
Trovate sempre la forza per continuare,
e per voi ogni giorno è una montagna da scalare.
Il vostro “motto” è felicità, e sono certa che mai vi mancherà.
Nel mio cuoricino avete portato gioia,
e per un giorno è sparita la noia.
Grazie mille per l’emozione provata,
da oggi mi sento una ragazza cambiata.
Ilaria
... pertanto invito tutte le persone di questo mondo a riflettere e a mettersi nei loro panni prima di discriminarli e prenderli in
giro...
Eleonora
...noi ci siamo divertiti a fare queste attività, in carrozzella o bendati, ma ho capito che vivere questa cosa tutti i giorni non
deve essere affatto facile.
Tommaso
...il disabile si sente diverso dagli altri e alcune volte escluso. Essere disabili è una sfida ma con il nostro contributo possiamo aiutarli a vincerla.
Valentin
...abbiamo incontrato in quella occasione un signore Nicola, in carrozzella, che si era infortunato gravemente alla schiena nel
luogo dove lavorava. Ho ammirato molto questo signore che pur essendo in carrozzina riusciva a giocare molto bene a
basket...
Martina
...queste persone nonostante si trovino in una situazione difficile, trasmettono amore, gioia e molte emozioni... lo posso vedere ogni giorno in mia nonna che è in carrozzina da otto anni e, ancora oggi ha la stessa voglia di fare come una volta.
Federica
...l’unico “punto di fuga” sono le ruote...
Alice
...per averci .aiutato a capire che i nostri problemi , che ci sembrano insuperabili, sono poca cosa...
Vittoria
...ogni giorno trova moltissime difficoltà, anche insuperabili, per la strada, per la città e addirittura in casa propria... Chiara
...spero che questa esperienza la possano fare anche tanti altri ragazzi,perché a me ha fatto capire quanto è difficile la vita
di un disabile...
Roberta
scuola media buonarroti - rubano
Le attività fatte mi hanno molto coinvolto e divertito, ma nello stesso tempo mi hanno dato l’opportunità di pensare alla situazione che vivono i disabili.Mi hanno fatto capire che cosa provano le persone cieche o in sedia a rotelle, le loro difficoltà e
le loro esigenze. Non deve essere facile per loro muoversi in città e viaggiare, affrontare scale, pendenze, scalini di marciapiedi, strade. Nello stesso ho capito che essere ciechi non obbliga a stare in casa, ma queste persone possono comunque
muoversi, lavorare, viaggiare, vivere usando tutti gli altri sensi. Ho capito che, anche se una persona è in sedia a rotelle, può
avere una propria vita perché comunque può usare tutto il resto del suo corpo. Certo con l’aiuto di tutti è possibile superare le difficoltà.
Paolo IIC,
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L’esperienza del panatlhon è stata molto significativa perché ho imparato come vivono delle persone che purtroppo hanno delle
malattie come la cecità o la disabilità. Nel percorso panatlhon ho capito quanto sia difficile per un cieco o un disabile vivere in
una società come la nostra ove ci sono molti ostacoli architettonici e organizzativi come quello che negli autobus non ci siano
le rampe per far salire a bordo le persone disabili o i troppi ostacoli per i ciechi. Però ho capito anche che le persone portatrici di handicap si possano divertire lo stesso giocando a basket o con una palla sonora anche in ambito agonistico. Queste sono
le mie riflessioni sull’ attività del panatlhon.
Devo ammettere, con un po’ di senso di pudore, che l’esperienza che ho potuto vivere assistendo alla presentazione della disciplina del Panathlon mi ha veramente emozionato. Non avrei mai pensato che la disabilità potesse essere vissuta con serenità,
accettazione, sino a manifestarsi in gioia e grande volontà di vivere. E’ stato importante, per me, capire che conoscere e accettare i propri limiti è, per ognuno, disabile e non, fattore determinante per la propria serenità interiore. Ho provato a riflettere sulla
quantità di tempo che la persona che abbiamo incontrato deve aver dedicato per raggiungere i risultati poi dimostrateci facendo
tiri a canestro con estrema facilità. Questo mi ha portato a pensare che ognuno di noi non deve mai perdere la fiducia in sé stesso di fronte alle difficoltà che la vita può presentare e che spesso appaiono insormontabili; e che noi tutti, disabili e non, solidali
ed integrati, dobbiamo “allenarci” ogni giorno per superare le prove che l’infinita gara che è la nostra vita ci propone.
Giacomo 2C
All’inizio dell’anno scolastico la professoressa di educazione fisica ci aveva informati che avremmo fatto un’attività rivolta al
mondo del disabile per capirne la situazione e le difficoltà. Questa cosa mi aveva colpita; per me il disabile viveva una vita difficile in cui si ha sempre bisogno di aiuto e capirne di più mi avrebbe fatto piacere. Così non vedevo l’ora di fare quest’esperienza
per provare cosa sente un disabile e mettermi nei suoi panni. Prima di questa esperienza però sono venuti a scuola due anziani che ci hanno raccontato la loro storia e ci hanno mostrato un video su ogni genere di sport praticato da disabili come il salto
in lungo, la corsa e il nuoto. Poi una volta in palestra abbiamo incontrato un campione di basket paralizzato alle gambe e quindi in carrozzina. All’inizio ho pensato “povero...”. Ci siamo divisi in tre gruppi e il signore ci ha insegnato come utilizzare la carrozzina per muoversi... era divertente, mi piaceva girare. Dopo abbiamo preso i palloni e abbiamo tirato a canestro dalla carrozzina... girando ogni tanto ci scontravamo uno contro l’altro! Abbiamo poi fatto un percorso per ciechi: ci siamo bendati,
abbiamo preso i bastoni per i ciechi e affianco ognuno aveva un compagno che doveva guidarlo quando stava per andare a
sbattere... Lì mi sono sentita abbastanza sicura perché mi sono fidata del mio compagno... anche se tanti nella vita possono
fare i furbi con i ciechi... ma la fiducia è importante! Mi è piaciuto fidarmi del mio compagno anche se non vedere e camminare
è stato molto strano. Devo dire che a fine giornata ha imparato parecchie cose: la fiducia, perché per una persona in difficoltà
(come io con la benda in quel caso) un aiuto è qualcosa di fondamentale; non bisogna avere pena per un disabile perché questo può lo stesso vivere una vita normale sebbene con qualche difficoltà, divertirsi, fare sport... mi sono molto divertita in questa esperienza ma mi sono resa conto che per una persona che non è disabile è divertente andare in carrozzina, mentre per
una persona disabile questa è una situazione che può anche essere difficile... quindi posso dire che questa esperienza mi ha
insegnato anche il rispetto.
scuola media marco polo - san giorgio delle pertiche
Lunedì 11 aprile. Lo si può definire un giorno alla scoperta di un altro mondo; anzi, il mondo è sempre lo stesso, ma la vita è
vista con occhi diversi.
Jasmine
Questa giornata è stata bella ed educativa. Spero abbia dato un messaggio a quei compagni che non si rendono conto del dono
della vita e prendono in giro la diversità. A volte quest’ultima è un pregio.
Alice P.
Quest’ attività mi ha fatto capire come si sentono e cosa provano le persone che sono in difficoltà. Spero che ognuno si accetti così com’è e soprattutto spero non venga preso in giro dagli altri perché meno abile . Adesso credo di aver veramente capito quanto a disagio si può sentire una persona che ha qualche difficoltà o qualche problema fisico.
Eleonora
...poi un altro signore inizia a parlare della sua vita e all’interno del discorso inserisce belle parole che descrivono in modo completo lo sport e il vantaggio di praticarlo: aiuta a essere forti corporalmente e psicologicamente, forgia nuove abilità e insegna
a saper perdere, ma soprattutto lo sport è volere, potere, sapere. ...Giocavamo a basket in carrozzina... Era molto faticoso, poi
mi sentivo piccola, indifesa e impedita , perché non riuscivo a scappare e a evitare i palloni che mi arrivavano contro...
Angela
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scuola media belluli - piazzola sul brenta
...alcune persone li definiscono diversi, perché pensano che , essendo senza qualche parte del corpo o senza uno dei cinque sensi, non possano realizzare i propri sogni. Ma con la volontà si può fare tutto, e di certo non sarà un braccio solo o
una vista che non funziona a fermarli. Terminata la conferenza i disabili siamo diventati noi: siamo andati in palestra dove
Nicola e altri ragazzi ci hanno insegnato a giocare a Toorball. Il gioco è bello ma per tutta la durata del gioco non ho potuto
vedere e questo non mi è piaciuto. Non oso pensare come dev’ essere non vedere per tutta la vita.
Silvia
Non avevo mai pensato quanto possa essere difficile essere disabile. Non mi ero mai resa conto dei problemi che queste persone devono affrontare. Io sono molto fortunata ma ciò non significa che sono meglio dei disabili, siamo tutti uguali e, anche
se loro hanno qualche problema, con la forza di volontà possono superare tutto. Forse anche noi non ci rendiamo conto di
essere in difficoltà a volte , perciò è molto importante capire che per crescere bisogna avvicinarsi agli altri e aiutarli.
Alessia
scuola media - s.urbano
Nella manifestazione tenutasi a Villa Estense che aveva l’obiettivo di sensibilizzare le coscienze dei giovani sui disabili abbiamo prima visto un filmato che parlava degli sport che fanno i disabili e dopo grazie ad alcuni atleti che ci hanno fatto vedere
come si faceva abbiamo fatto degli sport. Il primo è il basket dovevamo in carrozzina tirare a canestro e correre per il campo
prestabilito, sempre in carrozzina. Nel secondo percorso, che si doveva fare in coppia, una persona doveva andare in carrozzina sostenuto dalla persona dietro per evitare di cadere. Nel terzo percorso si era bendati, e sempre grazie alla guida si
doveva fare il percorso a ostacoli. Questa esperienza mi è piaciuta perché mi ha fatto capire le difficoltà dei disabili ai giorni
nostri.
Daniele
Martedì 11 gennaio, la nostra classe ha partecipato alla giornata dei disabili, presso la palestra di Villa Estense... Ci siamo
resi conto che praticare sport con limitazioni fisiche è molto difficile. L’organizzazione della giornata è stata un importante
strumento per conoscere anche se solo in parte quello che è il mondo della disabilità. Noi alunni abbiamo sperimentato solo
un aspetto, quello ludico, ma ci siamo resi conto mettendoci nei panni della persona disabile le difficoltà che può incontrare
durante la vita quotidiana. Diventa perciò importante, secondo me, aiutare queste persone cercando di metterle nelle condizioni più favorevoli possibile, affinchè riescano a svolgere la loro vita nella loro “normalità”.
Denise
scuola media - villa estense
Il 11/1/11 abbiamo partecipato alla giornata nazionale sui disabili nella palestra, una parte, e nell’auditorium di Villa Estense
dall’altra. In quella giornata abbiamo imparato e capito molte cose. Innanzitutto abbiamo capito che un disabile può fare tutto
quello che può fare ognuno di noi: andare in un locale, in un negozio, uscire la sera, ma tutto questo è possibile, sena trovare davanti a sé ostacoli insormontabili che rendono non accogliente per lui quella struttura. Ma l’accessibilità non è solo
mancanza di barrire fisiche. Per questo, abbiamo capito, che la cortesia e la disponibilità vengono giudicate molto dalle persone disabili. Un'altra cosa che un disabile può fare è praticare sport, molto importante. Per lo sport disabile, a livello agonistico e Internazionale ci sono le Paraolimpiadi, dove ci hanno spiegato, che gli atleti si fronteggiano in svariate discipline.
Nella seconda parte della giornata, ci siamo spostati in palestra e ci siamo messi “nei panni” di quelle persone un po’ sfortunate, praticando lo sport, come lo praticano loro, come pallacanestro in carrozzina; sempre in carrozzina abbiamo fatto il
giro a ostacoli; con una benda e con un bastone, abbiamo fatto un percorso alla cieca, dove abbiamo imparato a orientarci
con un semplice bastone e con il leggero aiuto di un compagno che stava accanto. E’ stata una bella esperienza, dove abbiamo capito l’importanza nello fare sport, di muoversi, di stare insieme, per queste persone disabili.
Edoardo
scuola media - s.elena
Il giorno 11 gennaio 2011 siamo andati a Villa Estense per partecipare alla “Giornata del Disabile”. E’ stato divertente.
Per prima cosa abbiamo ascoltato un uomo che ci ha parlato delle condizioni dei disabili, della loro disgrazia, i loro incidenti e
la loro diversità. Ma anche delle loro grandi capacità. Dopodiché ha dato la parola ad un campione di rugby, che ci ha raccontato la sua storia, parlando delle sue possibilità che ha avuto per diventare campione. Poi abbiamo guardato un video con immagini di persone disabili che praticavano sport come i nostri. Alcuni ragazzi giocavano a calcio con una palla sonora, altri uomini correvano in bici pur avendo una sola gamba e ragazzi con una paraplegia giocavano a basket... sembravano normali!
Sapevano fare tutte le cose che sappiamo fare anche noi… non lo credevo possibile! Nella seconda parte abbiamo giocato
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a basket e fatto due percorsi. Il gioco del basket e un percorso era in sedia a rotelle, l’altro l’abbiamo fatto sembrando ciechi. Ci siamo divertiti moltissimo. Abbiamo trascorso una giornata diversa che ci ha fatto riflettere e capire l’importanza dello
sport per le persone con disabilità e che con la forza di volontà tutto è possibile anche per le persone diverse da noi!
Adelaide II A
L’11 gennaio 2011 ci siamo ritrovati con le classi di Villa Estense e Sant’Urbano per la Giornata del Disabile. È stata un’esperienza bellissima ed indimenticabile! Quando siamo arrivati abbiamo ascoltato due persone, di cui una campione di rugby,
che ci hanno parlato della disabilità e della loro vita. Poi ci hanno fatto vedere un video dove c’erano persone a cui era stata
amputata una gamba, che facevano gli sport delle Paraolimpiadi (erano dei veri e propri atleti). Questo dimostra che se anche
una persona subisce un incidente, non deve arrendersi, ma continuare a vivere per sentirsi il più normale possibile. Dopo il
video ci hanno portato nella palestra e ci hanno diviso in tre gruppi. Prima ci hanno fatto fare un percorso come se fossimo
ciechi: ci hanno messo degli occhiali oscurati e ci hanno dato un bastone come quello che usano i ciechi come guida. Con noi
c’era sempre un nostro compagno che ci faceva da guida dicendoci gli ostacoli da superare e aiutandoci. Poi ci hanno fatto
fare un percorso con le carrozzine da passeggio dove dovevamo superare ostacoli che ritraevano quelli della strada. È stato
difficile e qualcuno si è anche rovesciato! Infine abbiamo giocato a basket con delle carrozzine apposta e con noi c’era anche
un disabile che è un bravissimo giocatore di pallacanestro. Poi purtroppo siamo dovuti tornare a scuola... è stata una giornata stupenda!!! I disabili non sono da considerare persone diverse da noi, anzi, sono anche migliori di noi. Per loro lo sport
è molto importante e loro, in questo modo, si sentono meno diversi da noi; per questo bisogna cercare di non trascurarli e
bisogna sempre stargli vicino e aiutarli!
Irene II A
Il giorno 11 Gennaio io e i miei compagni abbiamo partecipato alla giornata del disabile. Siamo andati in palestra a Villa
Estense per conoscere le difficoltà dei disabili. Appena arrivati, siamo andati a vedere un filmato in cui c’erano alcuni disabili che facevano attività di diverso tipo: da quelli senza una gamba che andavano in bici, a quelli cechi che facevano tiro con
l’arco. Finito il filmato, siamo andati in palestra e siamo stati divisi in tre squadre. L’associazione ha preparato tre stand in cui
c’erano tre giochi diversi. Nel primo si giocava a pallacanestro con le carrozzine. Erano carrozzine strette e con lo schienale molto indietro.Nel secondo stand bisognava fare un percorso bendati con un bastone per ciechi: è stato molto emozionante
per me. Nell’ultimo stand bisognava fare un percorso con la carrozzina. Si doveva fare un percorso a slalom, prendere una
palla, metterla sulle ginocchia, fare poi una salita come fosse un marciapiede. Da questa bella esperienza ho capito che i disabili sono come noi, perché fanno tutto quello che facciamo noi, ma sono migliori di noi perché lo fanno superando maggiori difficoltà, con la grinta e la voglia di vivere le cose normali che noi “normali” a volte perdiamo.
Umberto II A
scuola media de amicis - s. vitale
“Questa attività mi è piaciuta parecchio, mi sono divertita durante i giochi ma mi sono accorta che le persone disabili non
devo esser criticate o trattate male perché la loro vita è già difficile senza che noi la complichiamo ulteriormente.”
Ilaria Vanessa II
“Secondo me è stato molto divertente, mi sono piaciuti tutti gli esercizi che abbiamo fatto solo che c’è stato poco tempo!
Poteva durare un po’ di più. Comunque è stato anche un po’ strano perché ho provato la sensazione di esser senza gambe.”
Giulia I
“E’ stato molto bello perché mi sono divertita molto, anche se credo che per quelli che veramente hanno questi problemi non
sia per nulla bello! L’ attività è stata bella ed interessante”
Martina I
“Secondo me quest’ attività è molto importante perché permette di capire come le persone con disabilità affrontano le difficoltà di ogni giorno.”
Laura II
“E stata una bella esperienza ed ho capito quanto si faccia fatica a non poter camminare o vedere. Ma ho anche capito che
tutte le disabilità non impediscono alle persone con questi problemi di fare sport, divertirsi e vivere una vita intensa”
Alessia II
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scuola media de amicis - s. margherita d’adige
“Questa a attività mi è piaciuta: ho potuto vivere anche se per poco tempo i problemi e le difficoltà che possono incontrare
persone diversamente abili. Ho capito che possono comunque fare tutte le cose che fanno le altre persone: guidare, fare
sport, lavorare… Anche se sembriamo diversi siamo tutti uguali, non di fisionomia o di fisiologia: siamo tutti uguali dentro.
Tutti con le stesse emozioni, sofferenze speranze e sogni. Ridiamo, ci divertiamo soffriamo tutti anche se non tutti possiamo
camminare o vedere siamo e sempre saremo tutti sempre PERSONE.”
Angela II
“All’inizio sembrava solo un gioco divertente, ma poi ci ho pensato: ogni giorno qualcuno è costretto a restare su di una carrozzina, non può alzarsi alla fine del gioco ed andare via. Stare su di una carrozzina per tutta la vita non è bello… ecco che
non è più stato un divertimento, ma un momento per imparare. Ho imparato che anche se non si cammina non si è diversi, che tutti hanno diritto a costruirsi e cercare una vita felice, che chi ha “problemi” è spesso più forte di noi perché ha imparato ad avere il coraggio, il coraggio per andare avanti e ricostruirsi la vita.”
Sara Elena II
“Secondo me le attività sono state molto utili per capire come le persone disabili abbiano molte difficoltà anche se guardando il video ho capito che le sanno superare conquistando enormi abilità anche sportive. Le persone disabili non sono da disprezzare né da sottovalutare! Noi per loro dobbiamo però agire: non possiamo continuare a vivere in città dove non esistono pedane per carrozzine o percorsi per ciechi. Dopo questa attività ho scritto questa poesia:
Sono così
Sono così
Un ragazzo come tutti
Sono così
Posso sentire
Vedere o ascoltare
Ma sogno di poter camminare
Sono così
Ho un nome un’ identità
Un ragazzo con diverse abilità
Nicola II
“Grazie a Panathlon mi sono arricchita perché prima di incontrarvi sulle persone disabili non sapevo quasi nulla. Grazie al
vostro video ho imparato che lo sport lo possono praticare tutti anche chi sembrerebbe inadatto. Le attività in palestra
sono state coinvolgenti, insomma una giornata bellissima! Grazie”
Greta I
scuola media de amicis - saletto
“Con questa attività ho capito che molte persone davanti a grossi problemi non si sono arrese alla prima difficoltà, non si
arrendono e continuano a divertirsi. Io spero che queste persone abbiano sempre la forza di continuare a vivere con gioia”
Isabella I
“In questo giorno molto particolare, ho provato e capito i mille ostacoli che può avere una persona disabile. Ma molte di queste persone hanno una grandissima voglia di vivere e lo fanno anche attraverso lo sport. Lo sport è per loro un mezzo per
dimostrare a tutti che anche se sono disabili possono comunque fare ciò che fanno “gli altri”. L’ opportunità che noi abbiamo avuto oggi è grande perché molti non si accorgono della forza di volontà di queste persone.”
Maila I
Secondo me queste attività sono state molto interessanti e coinvolgenti perché ci hanno fatto comprendere come si sente una
persona disabile: le difficoltà che può trovare , ma anche il disagio che si prova nello stare continuamente seduto su di una
carrozzella. Però ho capito anche che con un po’ di impegno e forza di volontà queste persone hanno saputo dimostrare
quello che sanno fare e in certi casi diventare anche dei grandi campioni. Per questo col loro esempio ti insegnano che nulla
è impossibile: basta crederci.”
Giada II
“Oggi ho imparato che non bisogna lamentarsi per quello che siamo o abbiamo perché ci sono persone che non possono
godere delle cose di cui magari noi ci lamentiamo. Io sottovalutavo lo sport, ma ho constatato che esso infonde forza e coraggio per andare avanti. Noi alla minima difficoltà spesso ci arrendiamo, ma altri hanno tanto coraggio: si sono adattati ad
affrontare la vita con una gioia impensabile.”
Daniela II
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“Con il Panathlon ho capito anche s eper poche ore cosa provano le persone disabili e tutte le difficoltà che incontrano, giorno per giorno, ma ho anche capito che con la loro volontà riescono ad andare avanti ed a raggiungere traguardi ambiti.
Forse questa esperienza ha insegnato a tutti noi a non disprezzare nessuno tanto meno quelle persone che sanno lottare
per la loro vita, ma a stimarle più delle altre.”
Davide II
“Questa è stata un’esperienza che non dimenticherò mai per tutta la mia vita, perché si pensa sempre che i disabili non possano fare nulla e a volte li si discrimina. Oggi ho potuto vedere grazie al video che Roberto e Carlo ci hanno mostrato, Tutte
le specialità che un disabile, può fare nonostante le sue condizioni fisiche . In palestra con Nicola ho provato il basket in carrozzina, il percorso ad ostacoli per non vedenti ed altro. Spero che tutte le scuole possano provare quest’ esperienza perché noi abbiamo vissuto un’esperienza indimenticabile. Grazie Panathlon di esistere!”
Isacco III
scuola media valgimigli - s. agostino di albignasego
L’attività svolta sui disabili mi è servita a capire che sono fortunata ad avere due braccia e due gambe che funzionano e ad
essere una persona che vede, che sente e che parla. Sì, posso dire che sono fortunata. Altri, però, questo non lo possono
dire e per loro, ogni giorno, può essere una sfida. E’ brutto (e io lo so) sapere di dipendere in tutto e per tutto dagli altri, ma
nonostante questo ci sono persone che riescono a fare cose straordinarie e che davanti a una difficoltà si rimboccano le maniche , si fanno forza e la affrontano. Credo che la genet “fortunata” debba imparare da questi disabili che di certo non piangono per una qualsiasi sciocchezza. Credo che tutti noi dovremmo provare a vedere la vita da una carrozzina o magari di non
riuscire a vederla affatto essendo non vedenti. Questa esperienza mi è piaciuta perché credo che sia stata una breve ma grande lezione di vita.
Ilaria IIA
Noi classi seconde abbiamo svolto un’attività riguardante la disabilità. L’associazione Panathlon ci ha parlato delle difficoltà
che hanno le persone diversamente abili. Ci hanno anche spiegato come è stato reso possibile per queste persone praticare gli sport che tutti noi abbiamo la possibilità di svolgere: atletica leggera, equitazione, sci, golf, nuoto… Abbiamo svolto
delle attività motorie che ci hanno fatto comprendere i disagi che possono avere queste persone. Noi ci siamo divertiti a muoverci con le sedie a rotelle ed a fingere di non possedere la vista… ma abbiamo trascorso solo pochi minuti sulle carrozzelle … non possiamo capire come sarebbe starci per tutta la vita! Sarebbe opportuno che la vita delle persone disabili fosse
facilitata grazie a rampe per le sedie a rotelle, parcheggi più spaziosi riservati ai disabili... ma in particolar modo, sarebbe
importante che queste persone non venissero discriminate, isolate e in certi casi anche picchiate, a caiusa della loro situazione! Anzi, dovrebbero essere trattate con affetto, cura e attenzioni per farle sentire più a loro agio e amate!
Rachele IIA
Grazie. Per averci dato la possibilità di metterci al posto di persone diverse da noi, e che nonostante le loro disabilità hanno
il coraggio e la forsza per continuare a vivere. Grazie. Perché ci avete fatto provare diverse esperienze giocando, attraverso
percorsi in sedia a rotelle per sentire ciò che provano i nostri coetanei disabili, anche quando c’è un ostacolo da superare o
da evitare.Grazie. Perché attraverso un gioco, dove abbiamo provato a non vedere ciò che ci circonda, aiutati da un compagno, siamo anche saliti su una panca e cercando di non cadere, l’abbiamo attraversata, provando timori e insicurezze.
Grazie per l’esperienza che ci avete fatto vivere.
Martina IIA
Diversità, rispetto, forza di volontà, capacità di non arrendersi mai, sacrificio, voglia di farcela. Queste sono le parole chiave
di una magnifica esperienza che ci ha trattenuto in palestra per qualche ora. Sì: magnifica, entusiasmante, straordinaria sono
gli aggettivi che più si addicono all’attività che abbiamo svolto. Forse diversità non è il termine corretto: diversità è la parola
più appropriata! Le persone, appunto, diversamente abili sono essere umani proprio come noi, hanno soltanto delle capacità diverse, proprio come noi ne abbiamo di differenti da loro. D’altra parte, chi di noi riuscirebbe a fare salto in alto con una
gamba sola? Chi di noi scierebbe senza un braccio? Nessuno. Perché è qualcosa che sembra impossibile. Ma queste persone che sanno di avere davanti a loro una vita da trascorrere con questi handicap (mancanza), cercano da passarla il più normalmente possibile e, con un’incredibile forza di volontà, con sacrificio, con voglia di farcela, riescono a raggiungere traguardi straordinari, mitici, come nel caso di atleti paralimpici. Dunque di queste sfortunate persone (alcune della quali riescono a
trasformare la sfortuna in successo) bisogna avere il rispetto più assoluto!!! Tornando infini all’esperienza trascorsa a scuola, è nata dentro di me un’importante riflessione. Sia andando in carrozzella, sia, soprattutto, provando il percorso per non
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vedenti, ho capito il disagio che si prova nel trovare ostacoli di qualunque tipo e ho sentito la necessità di avere una guida,
una persona, un qualcuno di cui potersi fidare al proprio fianco, pronto a condividere con te momneti anche difficili. Insomma,
voglio concludere dicendo che, per me, siamo un po’ tutti diversamente abili, gli uni dagli altri. Nessuno ha le stesse capacità
di un altro individuo e ognuno svolge determinate azioni in determinati modi, meglio o peggio, con maggior o minor abilità.
SIAMO TUTTI DIVERSAMENTE ABILI !!!
p.s. In nun libro che parla della paralimpiadi ho trovato una frase, un commento che mi è piaciuto particolarmente, poiché
testimonia la grande forza di volontà dei diversamente abili, ovvero: “Quattro anni. Lavoro, sacrifici, voglia di farcela, Lottare
per qualche secondo in meno, per qualche centimetro in più. In pochi secondi si realizza un sogno. O si brucia...”
Francesco IIC
Io credo che aver fatto questa attività sia servito molto: Davvero non credevo fosse così difficile e piena di ostacoli la vita dei
ciechi e dei diversamente abili.
Io l’ho vissuto come un gioco, ma sapere che delle persone rimangono così per tutta la vita non riesco nemmeno a pensarlo. Loro, invece, la vita la vivono come se per loro fosse l’ultimo giorno, e questo mi da sollievo, perché loro non si pentono
di essere nati o di essere diventati disabili, perché di vita ce n’è solo una e anche breve.
Alberto IIC
Quest’esperienza del Panathlon mi ha fatto riflettere e mi ha fatto capire quanto sia difficile per le persone diversamente abili
vivere una vita uguale a noi. Non voglio dire che sia strano che lo possano fare, ma sembra impossibile che abbiano tanta
forza di volontà per ricominciare la vita da capo, magari dopo un incidente, e fare anche dello sport. In questa giornata ho
capito quanto fortunata sono a poter camminare con le mie gambe e non dover andare in carrozzella. Per noi è stato anche
molto divertente, ma pensare che loro devono stare seduti per tutta la vita incontrando molte difficoltà mi fa rabbrividire. Però
ammiro molto queste persone perché non penso che al loro posto, dopo traumi così, riuscirei ad alzarmi e a dire: “bene adesso inizio una nuova vita, devo andare avanti e continuare a vivere”. Penso che mi chiuderei in casa per paura di essere disprezzata da tutti. Purtroppo nella vita non si incontrano solamente persone diversamente abili che fanno della loro vita un
successo nello sport o in altre cose. Ci sono delle persone che hanno malattie gravi, che sono costrette a stare sulla sedia a
rotelle e che non possono fare nulla di ciò che possiamo fare noi; queste persone vengono in qualche modo escluse o tagliate fuori da tutto. Penso che nessuno di noi o forse pochi donerebbero un po’ di tempo a questi ragazzi, compresa me, e mi
vergogno di questo, perché comunque sono persone come noi che hanno il diritto di essere trattate con rispetto. Infine concludo dicendo che questa esperienza mi ha profondamente toccato e penso che d’ora in poi guarderò queste persone con
occhi diversi e magari qualche volta cercherò di dedicare un po’ di tempo anche a loro perché hanno il diritto di vivere una
vita normale.
Giulia IIC
scuola media marco fanno - saonara
“Se io fossi nata così”, questo non l’avevo mai pensato prima di questa mattina... Quando siamo arrivati a Villatora il clima
era festoso, di gioia... Passata la parte teorica, abbiamo visto un video, ed è quello che mi ha toccata di più. Vedere persone disabili che si mettono in gioco, mi ha fatto riflettere: sciatori senza gambe, atleti, nuotatori , ...inizialmente ero un po’ schifata, ma poi ho pensato “Se io fossi nata così...”, come avrei vissuto? Sarei stata così felice?...poi passando alla parte pratica ho sperimentato le difficoltà di una persona disabile. Io e le altre persone abili molte volte non ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo.
Francesca II
Questa attività mi ha fatto riflettere sulle difficoltà che le persone disabili incontrano ogni giorno. Molte di tali difficoltà, alle
persone normali, sembrano un nonnulla, ma se queste persone vengono messe nelle condizioni di un disabile, allora scopriranno che anche salire su un marciapiede può essere complicato. È grazie all’attività del Panathlon che ora io vedo il mondo
in questo modo.
Marta II
Io sono una ragazza “normale” e ogni giorno passo ore e ore seduta ,senza mai aver voglia di alzarmi. Oggi, facendo questa esperienza con il PANATHLON, mi sono accorta che ogni giorno migliaia e migliaia di persone disabili sono costrette a
stare sedute in una carrozzina o a non vedere ed ad avere bisogno ogni santo giorno di aiuto. La cosa che mi è piaciuta di
più di questa attività è stata: imparare divertendosi e capire giocando. Però quello che mi è rimasto più impresso e che mi è
piaciuto di più è: siamo tutti uguali.... anche se diversi!
Elena II
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L’incontro con i disabili mi ha fatto comprendere fino in fondo i disagi che ogni giorno devono affrontare. All’inizio l’esperienza l’avevo affrontata come uno gioco,uno scherzo,ma quando mi sono dovuta mettere alla prova,anche se con difficoltà minori,ho capito che è molto difficile. La “prova ” più difficile è stata quella di bendarsi gli occhi e di compiere un percorso:gradini,slalom,pericoli... Penso che solo l’abitudine possa diminuire solo in parte le difficoltà e gli ostacoli che ti si pongono di fronte quando ti dicono che non potrai più camminare o vederci. Tutti dovremmo impegnarci per rendere più facili le azioni quotidiane di queste persone,evitando di occupare i posti riservati ai disabili e aiutare chi ha bisogno di aiuto,senza compassione e senza farli sentire diversi,solo aprire gli occhi e accorgerci di chi ci circonda e non pensare solo a noi stessi.
Irene IID
Ringrazio il Panathlon per averci fatto capire come si sente un disabile e per averci fatto sentire
sulla nostra pelle cosa significa esserlo. Io però sapevo che quando volevo potevo vedere e potevo correre con i miei amici, invece i disabili non hanno la mia fortuna e per questo io come tutti gli
altri devo essere consapevole di questo e devo rispettare, aiutare e trattare i disabili come persone “normali”
Alessandro IID
scuola media rigato - villatora di saonara
L’esperienza che ho vissuto oggi è stata molto istruttiva. Ci ha fatto capire che chi purtroppo deve convivere con un handicap non è “inferiore” rispetto a tutti noi, anzi ha tanto coraggio e un sacco di voglia di vivere, divertirsi e fare sport. Mi sono
divertita ma ho anche potuto riflettere e capire che essere disabile non vuol dire essere inferiori semplicemente diversi.
Rita 2C
Oltre ad aver compreso che rispetto a chi purtroppo deve superare continui ostacoli e difficoltà siamo molto fortunati mi sono
resa conto che sport e divertimento sono di tutti.
Giulia 2C
L’incontro con i disabili di questa mattina è stato molto istruttivo. A fatto capire a noi ragazzi che tipo di vita devono affrontare ogni giorno queste persone che sono diverse ma non da deridere bensì da aiutare e sostenere soprattutto nei momenti più difficili quando sono tristi o magari si sentono depressi.
Nicolò 2D
L’incontro con gli operatori dell’Associazione Panathlon mi ha insegnato molte cose che non sapevo e neppure immaginavo.
Ho capito dalle parole dell’insegnante che ha aperto l’incontro come loro si sentono dentro e le difficoltà di tipo psicologico che devono affrontare.Nel filmato che ho visto è evidente quanto coraggio abbiano! Attraverso gli esercizi proposti abbiamo provato a metterci nei panni delle persone disabili ed è stato molto difficile. Nonostante tutte le difficoltà, grazie alla loro
forza e alla tenacia che ammiro moltissimo, spero che anche nelle loro vite ci sia un po’ di felicità!
Marica 2D
L’esperienza che ho vissuto qualche giorno fa è stata per me molto speciale! Non ho la presunzione di aver capito come si
può sentire una persona disabile ma per qualche minuto ne ho vissuto i disagi, le insicurezze, il buio, la solitudine, le paure.
Certo la mia esperienza si è limitata a pochi minuti ed è stato subito dimenticato l’imbarazzo provato nel doversi muovere con
la carrozzella o l’incertezza del dover avanzare con una mascherina sugli occhi... mentre purtroppo chi è disabile deve conviverci giorno dopo giorno! Una cosa però l’ho capita molto bene: chi si trova a vivere una situazione di handicap deve avere
una forza grandissima, una forza senza dubbio superiore rispetto a quella delle persone “normali” e per questo merita non
solo il nostro rispetto e l’affetto ma anche che si faccia di tutto per rendere la sua vita meno problematica.
Margherita 2D
Non credo di riuscire a capire lo stato d’animo della persone disabili , come quelle che ho incontrato a scuola, non lo pretendo, ma posso cercare di mettermi nei loro panni. Un ventenne che un giorno non può più usare le proprie gambe: all’inizio c’è l’incredulità, il sapere che tutto d’un tratto la tua vita è cambiata con segni evidenti, tante cose che pensavi di fare in
modo scontato, come salire un gradino, ora diventano delle difficoltà che magari non puoi affrontare da solo. Sapere di dover
dipendere dalle persone. Poi invece c’è la fase in cui tutto il mondo ti sembra estraneo, ti sembra crudele, ti senti impotente.
E ciò che ti fa ancora più arrabbiare è la compassione di chi ti sta vicino, perché per loro la vita continua, uguale, identica a
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prima, mentre tu resterai indietro. Ce l’hai con te stesso o con chi ti ha provocato il danno, ma non è la cosa giusta! Bisogna
diventare forti e combattere! Certo, è difficile, difficilissimo. Dal punto di vista umano è quasi impossibile e credo che se fossi
io a dover stare seduta per tutta la vita in una sedia a rotelle che sostituisce le mie gambe, sarei in prima persona addolorata in un modo indescrivibile, assurdo. Nonostante tutto, le persone che ho incontrato a scuola mi sembrano abbastanza
serene perché, per quanto ti possa sembrare difficile e cerchi di opporti con tutto te stesso, la vita continua! E magari l’aiuto delle persone che ti amano, che i familiari riescono a darti, è più necessario di quello che si pensa, perché l’amore, il sostegno, l’esserci, riescono a valorizzarti per ciò che sei: non cambi se hai perso le gambe o non ci vedi, sei comunque una persona con i tuoi pregi e difetti, come tutti. Alla fine, si accetta, anche senza accorgersene, grazie anche a tutte le persone che
ti sono vicine e che non ti lasceranno mai, che ti spronano comunque ad alimentare le tue risorse. Mi rendo conto di quanto
sono fortunata e penso che l’ambiente che ci circonda deve essere adatto a tutti, senza barriere architettoniche e nel pieno
rispetto degli spazi necessari. Penso sia naturale agevolare le difficoltà di queste persone, uguali a noi, se non migliori. Spero
che questo piccolo pensiero da parte mia contribuisca a rendere la vita di tutti migliore perché tutti noi abbiamo bisogno di
affetto, sostegno e solidarietà.
Anna 2D
scuola media marconi – ceggia
Questa esperienza l’ho trovata molto interessante perché mi ha permesso di capire le difficoltà che hanno le persone in carrozzina a fare dei movimneti che a noi a volte diamo per scontato fare e inoltre ho capito quanto è difficile non poter usare
gli occhi e quindi di non poter usufruire della vista. Ammiro molto anche le persone che insegnano alle persone diversamente abili a fare le cose, perché senza di esse le persone disabili non saprebbero fare quello che oggi sanno fare.
Lorenza
Questa esperienza mi è stata molto utile per capire come si sentono nella vita di tutti i giorni queste persone affette da malattie che li rendono handicappati. Mi sono reso conto che le vita per loro non è molto semplice e spesse volte hanno vari problemi a cui noi non pensiamo.
Marco
E’ stata molto interessante l’esperienza in cui noi ci mettevamo nei panni dei disabili. Mi ha insegnato che non si deve sempre dare tutto per scontato: poter camminare , vedere, sentire. Non sono cose che possono fare tutt, e noi che siamo in salute dobbiamo farne tesoro e, all’occorrenza, usare le nostre capacità per aiutare gli altri. Ad essere sincera, pensavo che
andare nella sedia a rotelle fosse molto più difficile ma a giocare a basket con la sedia a rotelle è stato un incubo: non potevo contare sulla forza delle gambe, dovevo usare solo i muscoli delle braccia e non ho fatto neanche un canestro. Per questo ammiro molto le persone come Nicola: devono essere fortissime e soprattutto devono avere un carattere molto forte,
oltre che alla braccia. Non vederci è stato terribile. Devi essere sempre capace di arrangiarti e di contare molto di più sugli
altri sensi, soprattutto il tatto. Mi sono stupita quando mi è stato detto che anche i non vedenti possono praticare molti sport.
Mi sono anche commossa perché ho capito che, anche essendo diversi, possiamo essere comunque tutti uguali. Ammiro molto
queste persone che riescono ad andare avanti anche nella terribile situazione in cui si trovano e a poter continuare, ad esempio, a praticare uno sport a cui erano appassionati anche prima di cambiare.
Beatrice
Questa attività, a mio parere, è stata molto interessante e non perché abbiamo peros tre ore di lezione!Mi è piaciuta molto
l’idea di usare solo un ora per vedere il filmato ed introdurre l’attività successiva e due ore per la parte di sperimentazione.
Proprio per questo motivo non mi sono annoiata (e penso neanche i miei compagni). Con questo laboratorio mi è stato reso
più chiaro come può essere la vita di una persona su una carrozzine o privata della vista. Mi è stato fatto capire anche che,
è molto meglio non rischiare con le bravate che non portano mai a nulla di buono! Di queste persone sono rimasta molto colpita dal fatto che, sempre e comunque, hanno voglia di superare le difficoltà e gli ostacoli quotidiani per vivere una vita “normale”. Le conclusioni che ho tratto da questa esperienza sono molteplici, per esempio che bisogna nutrire stima e rispeytto
anche nei confronti di queste persone, proprio per il fatto che vogliono sempre mettersi in gioco, inoltre ho capito che hanno
bisogno di aiuti concreti (per esempio le rampe al posto dei gradini). Più delle altre cose mi hanno stupito le immagini di
alcuni che giocavano a basket perché non si risparmiavano gli scontri, i contatti, le corse, il tifo, le urla…!! Insomma è stata
una bellissima esperienza.
Anna
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scuola media g. marconi - torre di mosto
La mattinata passata insieme al Panathlo, è stata una splendida esperienza che porterò sempre nel mio cuore, in quanto mi
ha donato una grande gioia maturandomi in alcuni pensieri. Per cominciare abbiamo visto un filmato, riguardante gli sport
praticati dai ragazzi disabili. È stato interessante e curioso vedere con quanta forza di volontà e coraggio affrontano la giornata, apprezzando la vita pur avendo delle difficoltà. Per questo ho capito quanto dev'essere dura,per loro, affrontare tutti i
disagi e le difficoltà presenti nel loro percorso. Di certo non sono persone diverse da noi,anzi,dimostrano molta sensibilità e
grinta,pur avendo un passato che,purtroppo non li ha resi del tutto autonomi. Io penso che siamo tutti uguali indipendentemente da quello che a ciascuno di noi è capitato e il destino ci ha riservato,anzi penso fermamente che loro siano molto più
decisi e che riescano ad apprezzare la vita in ogni sua parte accontentandosi delle piccole cose quotidiane,mentre noi vogliamo e cerchiamo sempre il meglio,a volte, senza sapere dove andare e cosa fare. È stato incredibile,anche se per poco,mettermi nei loro panni e provare a capire come si sentono. Bisogna davvero credere in se stessi riuscendo a mostrare il valore e i sentimenti che ognuno ha dentro di sé,riuscendo a essere persone incredibili e speciali. È stata una giornata emozionante che mi ha fatto riflettere e mi ha fatto capire che la vita è uno splendido dono che ci offre gioie ma anche dolori e che
noi dobbiamo accogliere ed affrontare.
Martina 2
Grazie al Panathlon abbiamo potuto vivere l'esperienza e le emozioni di essere diversamente abili per un giorno. Abbiamo
capito che chiunque ha dei problemi fisici può dimostrare a se stesso e agli altri di avere una gran forza da esprimere nonostante la loro situazione .Grazie a questa esperienza ho imparato che anche essendo disabili ci si può divertire e stare in
compagnia e che l'attività fisica e veramente importante.
Elena 2
Fino a ieri certe cose non mi affioravano per la mente , non pensavo . Oggi con l'esperienza vissuta e il film visto ho in me
nuove immagini , nuovi pensieri, un'altra maturità di giudizio. Grazie...
Matteo e Davide
Grazie al Panathlon abbiamo capito che i disabili non sono diversi da noi .anche se hanno dei problemi sono comunque essere
umani. con una dignità, dimostrano alla gente le loro situazioni e non si perdono mai d'animo. le persone che mi sono rimaste
più in mente è stato NICOLA, il giocatore di basket che se anche in carrozzina gioca a basket e dimostra a tutti superiorità. Io
avendo provato per un'ora a rimanere seduto in carrozzina pensa lui e a migliaia di persone sedute in carrozzina. Io confesserei una cosa, dopo questa esperienza non distinguo più i disabili dalle persone normali perché sono esseri umani proprio come
noi. Comunque è stata una bella esperienza e io ringrazio l'associazione Panathon per averci offerto questa possibilità.
Ayoub
Grazie al Panathlon ,associazione disabili abbiamo passato una giornata , che ci ha regalato emozioni importanti mi ha colpito, vedere con quanta abilità chi ha una menomazione fisica si muove e come è forte ad affrontare la giornata con il sorriso ho anche capito che lo sport è importante per loro ,è per farli sentire autonomi e capaci
Azzedine
Il giorno mercoledì 25 maggio abbiamo avuto quest' esperienza con l'associazione Panathlon. E' stata molto educativa in quanto ci ha insegnato diverse cose. Guardando il video provavo ammirazione verso quelle persone, perchè non si sono persi d'animo e hanno affrontato i loro problemi con il sorriso. Hanno affrontato la loro malattia con molto coraggio, e si sono spinti fino
a dove molte persone normali non arriveranno mai. Poi, quando siamo scesi in palestra e ho visto tutte quelle carrozzine mi è
affiorato nella mente il pensiero di mia nonna. Lei infatti, per la vecchiaia era costretta a stare in sedia a rotelle, e anche se
quando è successo avevo solo quattro anni, la cosa mi aveva fatto star male. Tutta la sua vita non era più normale, e perfino
salire uno scalino era una cosa molto complicata. Adesso, se mai accadrà a me, saprò come affrontare questa situazione.
Giorgia
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scuola media don p. galliero - tribano
Quella mattina avevo timore, perché le cose che non si conoscono spaventano un po’, specialmente noi ragazzi. Poi sono stati
proprio loro a metterci a nostro agio e farci vivere l’esperienza positivamente, trasmettendoci sensazioni nuove ed uniche.
Sensi
Ho bisogno dei tuoi occhi
Perché mi sveli le bellezze della vita
Ho bisogno delle tue mani
Perché il cibo arrivi alla mia bocca
Ho bisogno dei tuoi piedi
Per percorrere le vie del mondo
Ma non ho bisogno dei tuoi pensieri
Perché so leggermi dentro
Ed apprezzare ciò che non vedo, non
Sento e non tocco.
Anna 2
Secondo me, questa esperienza ci ha fatto capire come si possono sentire i ragazzi disabili, i pericoli che possono incontrare per strada, a casa o in qualunque altro posto, come anche loro si possono divertire, come sono bravi e allo stesso tempo
anche, generosi... I volontari che ci hanno seguito, ci hanno fatto provare cosa vuol dire servirsi di una carrozzina e con essa
ad esempio far sport o come muoverci in una traiettoria dove ci sono ostacoli e la difficoltà che hanno i non vedenti a far ciò!
Io a volte quando mi fermavo pensavo:”Ma come fanno? E se io fossi al suo posto come mi sentirei o comporterei?”E a questa mia riflessione non riuscivo a dare una risposta. Penso che questa esperienza invita a non considerare i disabili qualcosa
di diverso e lontano dai nostri stili di vita, perché ciò non è vero!
Silvia 2
scuola media "toti dal monte" di mogliano veneto (tv)
Ho apprezzato questa iniziativa sulla disabilità, perchè è servita a noi ragazzi "normali" per capire che anche i disabili possono avere le nostre stesse abilità, anche se in modo diverso. Vivendo questa esperienza, ho capito che le persone disabili
devono avere una grande volontà, un buon allenamento e tanta voglia di mettersi in gioco e noi dovremmo imparare da loro.
Georgina 2L
Provare le attività che normalmente fanno le persone disabili, mettendomi nelle loro condizioni, mi ha fatto capire quanto sforzo, quanta volontà devono metterci per riuscire ad affrontare situazioni che per noi sono abituali a cui non ci pensiamo.
Filippo 2H
Ho provato delle sensazioni, quando mi sono spostato nel percorso per non vedenti, di impotenza, di incapacità di spostamento, di perdita dell'orientamento, di sentirmi completamente affidato a qualcuno sperando che questo qualcuno mi accompagnasse in modo sicuro. Il non vedere mi ha fatto sentire indifeso.
Mattia 2H
L'iniziativa è stata per me un'esperienza importante perchè, pur avendo conosciuto persone disabili, non mi ero mai messa
nelle loro condizioni di vita normale. Sono ammirata per la loro capacità di affrontare le difficoltà che incontrano tutti i giorni,
spesso con il sorriso sulle bocca anche se, non sempre, vengono messi nelle condizioni di spostarsi e vivere secondo le loro
possibilità.
Anna 2I
Questa iniziativa pratica su quali siano le difficoltà in cui un disabile si debba muovere nelle nostre città, mi ha fatto pensare
quanti sono gli ostacoli fisici incontrano, anche solo per muoversi in un centro come Mogliano. Fino ad oggi ne sentivo solo
parlare, ma aver provato quali possono essere le difficoltà, mi ha dato la consapevolezza che il lavoro di eliminare le barriere architettoniche è solo all'inizio.
Martina 2F
scuola media - s.angelo di piove di sacco
Viva lo sport
Che ci rende liberi di pensare, di divertirci, di provare
perché è il loro cuore che ha vinto.
anche se a volte una persona non è capace di farlo,
E soprattutto ogni giorno che passa sono contenti;
perché è disabile o ha problemi di salute.
perché sono arrivati al grande giorno della gara,
Ma loro ci provano, anche ottenendo ottimi risultati
anziché starsene su un letto di ospedale a soffrire.
e, anche se perdono, sono contenti lo stesso
Sofia 1 B
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scuola media petrarca – padova
Quando ho fatto l’attività “1 ora x i disabili” mi sono venuti in mente tutti i giovani che ho visto in giro in carrozzina o tutte le
persone cieche che spesso ti domandano se li puoi aiutare. Sinceramente a me non è mai capitato ma molte volte ho assistito a questa scena. Fino al giorno dell’attività non mi sono mai reso conto di come potesse essere difficile vivere in carrozzina o a non vederci, come potesse essere difficile doversi sentire diversi e vedere queste cose ci si perde. Io credo che chi
ha la vista e le gambe debba capire che chi non ha questa fortuna ha il diritto di vivere una vita pari alla nostra e noi che ne
abbiamo la possibilità dobbiamo fare in modo che questo accada.
Pietro
Questa attività è stata un’esperienza divertente e significativa perché ho capito come fanno i disabili a divertirsi e a affrontare gli ostacoli della vita Ho imparato inoltre che nonostante la loro disabilità motoria sono uguali a noi: vivono sorridendo alla
vita, si divertono anche se con giochi diversi dai nostri; e il fatto che siano disabili è un motivo di più per stargli vicino e volergli bene.
Elena
Martedì 12 aprile abbiamo fatto una lezione di ginnastica in modo particolare e molto coinvolgente!
In primo luogo siamo rimasti in classe e abbiamo visto un video che parlava dell’importanza dello sport per i disabili, ed è
venuto Roberto a parlarci della sua esperienza con lo sport. Lo sport aiuta molto chi è incapace di far qualcosa anche perché, secondo me, ti dà la possibilità di porti un limite ma anche una soddisfazione e realizzazione personale, cioè quando tu,
incapace, non riesci a fare quel tipo di sport perché ti è reso impossibile dalla tua incapacità, lo sport è anche un modo per
dire “io sono forte e ce la posso fare” perché alla fine è tutto psicologico, è dettato dal cervello. Poi ci siamo spostati in palestra, dove hanno voluto darci l’idea di cosa vuol dire essere incapaci! Ci hanno fatto provare un po’ di esperienze: quella dei
non vedenti e quella della sedia a rotelle, con Nicola, in sedia a rotelle, che giocava a basket ed è venuto a farci la dimostrazione e infine un gioco, sempre per i non vedenti, con un nome inglese che non ricordo! Quello, secondo me, è stato quello
più significativo perché dovevamo stare tutti in silenzio per ascoltare la palla sonora e la mia impressione personale è stata
paragonarla alla via.! Il silenzio che bisogna per ascoltare la palla è simile a quante cose stai attento nella vita , ma soprattutto saper ascoltare! La palla sonora l’ho paragonata alla gente o agli amici che ti cercano di dire qualcosa ma tu invece
pensi ai fatti tuoi oppure non mi va proprio sentirli. Questa esperienza è stata molto significativa e spero di rifarne ma di altro
genere.
Claudia
Terminata l’attività con i disabili, mi sono sentito cambiato perchè ora non guarderò più gli handicappati con insufficienza o,
a volte, con timore, o perchè questa attività mi h fatto capire com’è essere diversamente abili e com’è difficile vivere per sempre in una condizione tale, perciò da ora in poi guarderò gli handicappati con stima perché hanno il coraggio di continuare
la loro vita e cercano di renderla più normale che possono. Forse sono cambiato non perché ho provato, ma perché ho avuto
paura nel provare i vari percorsi, soprattutto quello dei ciechi in cui bisognava usare il bastone da ciechi.
Luciano
scuola media – san martino di lupari
Lunedì 13 dicembre 2010, gli alunni di 2° dell’ Istituto Comprensivo di San Martino di Lupari, hanno incontrato alcuni esponenti dell’ associazione Panathlon di Padova, che già da alcuni anni, nell’ ambito del progetto “un’ora per i disabili”, interagiscono con i ragazzi del nostro Istituto con l’obiettivo di far loro conoscere la realtà della disabilità. E’ una realtà di cui si
parla poco o che si preferisce a volte ignorare. Al di là di ogni facile retorica di commiserazione, il messaggio che è arrivato
chiaro agli alunni è che la disabilità è un’esperienza che tutti prima o poi potrebbero essere costretti ad affrontare, anche
solo temporaneamente, e che comunque tenacia, forza di volontà, determinazione a non lasciarsi andare, sono qualità che
consentono a molti disabili di riappropriarsi della propria vita e della propria autonomia o addirittura di primeggiare nello
sport. Naturalmente le difficoltà sono innumerevoli, perché la società, non tiene ancora nella dovuta considerazione tali problematiche e interviene in modo inadeguato e non sempre efficace. Le attività ludiche organizzate in palestra dai volontari
dell’associazione, simulando situazioni di disabilità nella vita quotidiana e nello port, hanno consentito agli alunni, ma anche
agli insegnanti, che hanno voluto sportivamente “mettersi in gioco”, di provare, anche se per poco, le sensazioni, il disagio,
le difficoltà di un non vedente o di una persona costretta a deambulare seduta su una carrozzina. Un grazie a chi ci ha dato
l’opportunità di aprire gli occhi su questo problema ….
Gli Insegnanti Manuela Giacomazzo, Ivano Ceccato ,Anna Loreta Volpato
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L’attività “un ora per i disabili” mi è piaciuta molto perché sono riuscita a capire ed anche ad imparare che anche delle persone che sono diverse da noi per qualche cosa, in realtà riescono a fare cose stupende (per esempio una persona che non
ha l’uso delle mani riesce a dipingere disegni meravigliosi con l’uso della bocca o dei piedi). A volte, anzi quasi sempre, noi
non ci rendiamo conto delle fortune che possediamo, forse perché ne abbiamo troppe, oppure perché non riusciamo a guardare ad orizzonti diversi, come quello dei diversamente abili che magari a causa di un incidente o di una piccola distrazione, hanno la forza di riprendersi e cercare di ricominciare una vita “normale”. Inoltre inviterei volentieri tutti a considerare
questi diversamente abili, anche se sarà molto difficile, a guardarli da un altro punto di vista , come persone normali, perché loro sono tutte persone normali.
Beatrice – 2°E
Lunedì 13 dicembre sono arrivati nelle scuole medie si S. Martino di Lupari, il Panathlon e due signori costretti in carrozzina
perché avevano le gambe paralizzate. Ci hanno fatto vedere un filmato dove delle persone disabili praticavano sport. Questo
mi ha fatto capire che per loro lo sport è un modo per sentirsi uguali agli altri e dimenticare il problema che hanno. Inoltre
ci hanno fatto fare quattro attività per capire ancora meglio come si sentono le persone disabili e quali rischi corrono. Tutti
noi siamo disabili: chi porta gli occhiali, chi l’apparecchio per l’udito….solamente qualcuno è più evidente. Per me, la vita è
molto difficile per quelli in carrozzina, perché solo tre gradini possono essere un ostacolo per loro impossibile, ma anche
per i ciechi, quando per esempio sono in strada, possono essere facilmente investiti. A nessuno che non prova concretamente
le difficoltà di quelle persone, non può capire come si sentono, ma lo sport sicuramente le fa sentire meglio.
Sofia – 2°A
Lunedì 13 dicembre la mia classe ha partecipato al progetto “Un ora per i disabili” organizzato dal Panathlon. Attraverso le
attività proposte ho capito che anche se una persona è diversamente abile, grazie alle nuove tecnologie ed alle più recenti
ricerche è in grado di condurre una vita più normale possibile e addirittura praticare qualche sport. Ad esempio nel video
propostoci comparivano delle scene in cui alcune persone effettuavano, ad una speciale sedia a rotelle, delle gare di velocità. Altra specialità sportiva che mi ha colpito è stata quella del calcio per non vedenti dove, usando il loro udito più sensibile, riuscivano a lanciare e bloccare la palla dotata di sonagli. Ritengo che questa sia una grande conquista sociale, perché
attraverso le attività descritte, le persone disabili si possono sentire “normali”, simili agli altri, non diverse, non escluse; in
questo modo possono vivere in maniera più completa e ricca di soddisfazioni.
Enrico - 2°E
Lunedì 13 dicembre abbiamo svolto il progetto “1 ora x i disabili” con l’associazione Panathlon. Tre adulti, di due diversamente abili, ci hanno un po’ illustrato la loro vita, che inizialmente era normali: non avevano problemi e non si trovavano in
carrozzine e poi, con una semplice distrazione, è cambiata completamente e purtroppo si sono dovuti adattare. Essi hanno
trovato conforto anche facendo attività sportiva: sono arrivati a livelli altissimi e devo dire che sono più bravi di noi ragazzi.
Mi ha colpito come affrontano vivacemente la loro vita, non si sconfortano, anzi si accontentano di quello che sono e cercano di far valere la propria persona. Nella nostra società le persone diversamente abili molte volte non sono considerate come
noi, ma vengono discriminate. Ad esempio, la presenza di barriere architettoniche impedisce loro di ascendere a molti luoghi
pubblici, come succede con i parcheggi riservati ai disabili che vengono occupati da gente che non pensa a quelli che hanno
più difficoltà. I diritti umani sono propri di ogni persona, anche di quelle che si trovano in carrozzina, di quelle cieche, di quelle con problemi mentali, ecc. ecc. Dopo averci mostrato un interessante filmato sullo sport che svolgono queste persone,
abbiamo sperimentato anche noi le difficoltà di muoverci e di fare sport nelle loro condizioni: Mi è piaciuto fare queste attività che mi hanno permesso di capire meglio la vita dei disabili. Mi ritengo molto fortunata e stimo queste persone per il coraggio che dimostrano ogni giorno.!
Alessia – 2°A
scuola media kennedy – santa giustina in colle
La disabilità è una cosa da comprendere dopo molti incidenti. Io ieri ho capito il vero e proprio significato di questa parola.
Durante il video mi sono molto impressionata e non credevo che molte persone con questo problema riuscissero a fare le
paralimpiadi. Mi sono piaciuti i percorsi i i giochi con la palla E’ stato divertente e ho scritto questa riflessione non solo per
esprimere quello che ho provato con la mia mente ma anche con il cuore. Ho provato amore e sensibilità verso queste persone che facendo questi sport mi hanno fatto capire che tutto è possibile con la forza di volontà.
Emanuela – 1°C
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Caro Giorgio, l’altro giorno ho vissuto una particolare esperienza, ho visto quanto è difficile “il vostro mondo” o meglio quanto è faticoso vivere tutta la vita con anomalie quali cecità, senza l’uso degli arti inferiori… A volte noi “normali” abbiamo
mille problemi, ad esempio: non sappiamo come vestirci, dove trascorrere le vacanze, perché non abbiamo un video-gioco e
non ci rendiamo conto che abbiamo una grande ricchezza. Però, tu e i tuoi grandi amici, non avete nulla da invidiarci perché
avete un cuore e una sensibilità straordinaria. Avere un amico come te e scoprire la “diversità” significa apprezzare anche il
gesto più banale.
Daniel – 1°D
L’associazione Panathlon ci ha fatto capire quanto sia difficile le vita di un disabile, attraverso un video con una raccolta di
sport praticati nelle paralimpiadi. Gli sport praticati dai disabili li abbiamo guardati, memorizzati e poi provati: mi è dispiaciuto che non tutti abbiano partecipato a quei magnifici sport, per mancanza di materiale ginnico. Mi dispiace anche per il chiacchierio continuo della mia e delle altre classi che ci ha fatto finire un quarto d’ora prima del dovuto, a causa dell’arrabbiatura delle istruttrici. Complessivamente l’attività emanava emozioni forti per la straordinarietà delle cose che si possono fare
senza l’uso o la mancanza di arti. Noi siamo molto fortunati ad avere tutto il necessario per vivere e questo a noi dovrebbe
fare molto piacere, ma a quanto pare neanche ci accorgiamo nella vita quotidiana. Dentro di me provo una rabbia smisurata
nel vedere parcheggi per disabili occupati da macchine comuni oppure un disabile a terra e la gente che passa con aria menefreghista. La disabilità è un fatto spiacevole ma significativo che ha lo scopo di far cambiare e ricominciare la propria vita rivivendo le stesse emozioni di prima: questa cosa mi rende felice e gioioso allo stesso tempo. Anche attraverso la disabilità si
può vivere una vita ricca di emozioni che fanno battere il cuore e l’intervento del Panathlon mi ha permesso di giungere a
questa riflessione.
Damiano – 1°C
Ieri (martedì 24/5) abbiamo incontrato l’associazione Panathlon. Abbiamo conosciuto dei signori che ci hanno parlato della
disabilità fisica. Ho scoperto molte cose al riguardo e ciò che mi ha colpito è stata la bravura di queste persone a fre sport.
Credo che le paralimpiadi si debbano svolgere assieme alle olimpiadi, perché la diversità di una persona, in ambito fisico, non
conta. Tutti siamo uguali, nessuno è diverso. I disabili, anche dopo un incidente, hanno il diritto di costruirsi, rifarsi una nuova
vita, ricominciare da capo. Se uno ha dei sogni, li deve seguire; e se ha degli incidenti durante il lungo percorso della vita,
deve continuare a lottare senza arrendersi mai. Questo incontro mi ha fatto capire che la disabilità è una cosa seria, da prendersi in considerazione. La persona disabile non va presa in giro, ci può restare male e sentirsi molto diversa da quello che
è. In fondo non sono molto diverse da noi. Hanno un cuore e sanno amare come noi.
Miriam – 1°C
Il 24 maggio 2011 tutte le classi prime hanno svolto delle attività per capire come poteva essere difficile la vita di persone
meno abili di altri in alcune azioni che sono comunemente svolte da noi ogni giorno. Credo che in ogni alunno si sia acceso
qualcosa nel proprio cuore. Io non ho provato compassione perché so che quelle persone possono essere migliori di noi in
alcune cose. Sono stata bene perché ho capito come si sentono i diversamente abili, come si comportano e cosa fanno durante il loro tempo libero. Abbiamo osservato gli sport che praticano. Mi sono sentita attratta e entusiasta nel vedere il coraggio e l’energia che questa gente ci mette per dimostrare che loro non sono diversi, ma sono uguali a noi. Anche se non riescono ad usare qualche parte del corpo, loro sanno di essere unici e speciali. Molta gente si vergogna di avere persone non
totalmente abili in famiglia, mentre altri sono felici perché, anche se hanno qualche problema, li amano. Penso che con queste
persone provi sempre sensazioni diverse perche cercano di farti capire in ogni modo l’importanza della vita. Sono certa che
ognuno di noi ha capito il messaggio che l’associazione ci voleva trasmettere. Sono sicura che da oggi in poi mi comporterò
ancora meglio con i disabili e, che se li incontrerò per strada, li aiuterò. Anzi ogni persona dovrebbe comportarsi così. Spero
di avervi trasmesso le emozioni che io vorrei riprovare altre mille volte. Purtroppo al mondo ci sono tante persone con problemi che hanno bisogno di aiuto, di amore e non di sguardi o parole dette alle loro spalle. Vorrei avervi trasmesso la mia opinione e di aver invogliato altre persone a cambiare il loro comportamento verso persone non totalmente abili.
Maja – 1°B
scuola media marconi – ceggia
Questa attività, a mio parere, è stata molto interessante e non perché abbiamo perso tre ore di lezione! Mi è piaciuta molto
l’idea di usare solo un ora per vedere i filmati ed introdurre l’attività successiva e due ore per la parte di sperimentazione.
Proprio per questo motivo non mi sono annoiata (e penso neanche i miei compagni) Con questo laboratorio mi è stato reso
più che chiaro come può essere la vita di una persona su una carrozzina o privato della vista. Mi è stato fatto capire anche
che e molto meglio non rischiare con le bravate, che non portano mai nulla di buono.!Di queste persone sono rimasta molto
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colpita dal fatto che, sempre e comunque, hanno voglia di superare le difficoltà e gli ostacolo quotidiani per vivere una vita
“normale”. Le conclusioni che ho tartto da questa esperienza sono molteplici, per esempio che bisogna nutrire stima e rispetto anche nei confronti di queste persone, proprio per il fatto che vogliono sempre mettersi in gioco, inoltre ho capito che
hanno bisogno di aiuto concreti (per esempio rampe al posto dei gradini). Più delle altre cose mi hanno stupito le immagini
di alcuni uomini che giocavano a basket perchè non si risparmiavano gli scontri, i contatti, le corse, il tifo, le urla…!!!
Insomma è stata una bellissima esperienza.
Anna – 2°B
E’ stata interessante l’esperienza in cui noi ci mettevamo nei panni dei disabili. Mi ha insegnato che non si deve dare sempre tutto per scontato: poter camminare, vedere, sentire… Non sono cose che possono fare tutti, e noi che siamo in salute
dobbiamo farne tesoro e, all’occorrenza, usare le nostre capacità per aiutare gli altri. Ad essere sincera, pensavo che andare nella sedia a rotelle fosse molto più difficile, ma giocare a basket è stato un incubo. Non potevo contare sulla forza delle
gambe, dovevo solo usare i muscoli delle braccia e non ho fatto neanche un canestro. Per questo ammiro molto persone come
Nicola: devono essere fortissime e, soprattutto, devono avere un carattere molto forte, oltre che nelle braccia. Non vederci
è stato terribile. Devi essere sempre capace di arrangiarti e diu contare molto di più sugli altri sensi, soprattutto il tatto. Mi
sono stupita quando mi è stato detto che anche i non vedenti possono praticare molti sport. Mi sono anche commossa, perché ho capito che, anche essendo diversi, possiamo essere comunque tutti uguali. Ammiro molto queste persone che riescono andare avanti, anche nella terribile situazione in cui si trovano e a poter continuare, ad esempio, a praticare uno sport a
cui erano appassionati anche prima di cambiare .
Beatrice
Un’esperienza con i disabili. Questa esperienza l’ho trovata molto interessante perché mi ha permesso di capire le difficoltà
che hanno le persone in carrozzina a fare dei movimenti che noi, a volte, diamo per scontato fare e inoltre ho capito quanto
è difficile non poter usare gli occhi e quindi non poter usufruire della vista. Ammiro molto anche le persone che insegnano
alle persone diversamente abili a fare le cose, perché senza di esse le persone disabili non saprebbero fare quello che oggi
sanno fare.
Lorenza
Questa esperienza mi è stata molto utile per capire come si sentono nella vita di tutti i giorni queste persone affette da malattie che li rendono handicappati. Mi sono reso conto che la vita per loro non è molto semplice e spesse volte hanno vari problemi a cui noi non pensiamo.
Marco
scuole medie pascoli e galilei – sottomarina di chioggia (venezia)
(questi sono due note scritte di due ragazze da poco in Italia e di proposito le ho lasciate con gli errori, comprensibili con il
loro breve approccio alla nostra lingua)
La mie impressioni sono estate belle. A volte ho pensato che era bello andare sulle sedie a rotelle perché pensavo fosse facile ma oggi mi sono resa conto che non è bello perché per le persone non sono avituate può essere difficile e a quelli non
vedenti ho sempre pensato che lori non facessero nulla perché non vedevano ma io mi sono resa conto che anche se non si
vede o non si cammina, uno ci mette l’impegno si piò fare qualcosa, per esempio giocare, uscire, guidare ecc. Invece mi è
piaciuto di più giocare a basket perché ci hanno spiegato e poi agli altri giochi. E ho capito che non e vero quello che dicono perché l’oro sono meglio dinoi per che si lafanno a vivere e ho capito che anche loro possono fare tutto. E ho provato
unpo di tristezza perche so che anche loro vorrebbero vedere e camminare e mi e anche piaciuto che anche se sono cecchi
opure non camminano so che loro sono felice. E la mia impressione è stata quando ero sedotta sulla sedia a rotelle mi sono
sentita come se estessero prendendoli ingiro. Ma per una parte ho capito come si sentono sensa vedere opure sensa caminare perche non sono gente cattiva come mi ha sempre detto mio zio perché ci sono persone che lo fanno sempre opure
come alquni che livedono ese girano, ma adesso ho capito chee se mi capita di vederli in difficoltà li mposso dare una mano.
Karen – 2°F
Queste tre ora che abbiamo passato assieme a un ragazzo diversamente abile e il vidio che abbiamo visto mi hanno fatto
cambiare l’idea sulle persone disabili, perche quando ero piccola avevo tanta paura di loro solo perché erano diversi da noi
e quando si avvicinavano scapavo subito, infatti non capivo perché fossero diversi da noi e perché nei parcheggi e negli autobus cerano dei posti riservati solo a loro e quando vedevo una persona disabile i miei genitori e zi mi dicevano di starli lontano perché erano diversi e così mi mettevano paura. Nella prima ora che avevamo visto un video la mia paura piano piano
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scompariva ma non del tutto, anche avendo visto Nicola, il ragazzo diversamente abile così felice quando avevano aplaudito
pensavo che alla fine non era tanto diverso da noi, era uguale solo che lui è stato un po’ più sfortunato di noi, noi abbiamo
le gambe, lui poverino no. Andando giù in palestra pensavo che tanto sarano solo dei semplici giochi e non sarano tanto dificile per noi, ma quando siamo arivati giù ho cominciato subito ad aver paura di fare quei giochi non erano tanto facili come
pensavo . Il primo gioco che è quello dove dovevamo superare degli ostacoli e stato uno dei più facili ma non per tutti perché eravamo in due, uno era l’acompagnatore e una che stava in carrozzina, e il accompagnatore in caso di bisognio doveva aiutare quello in carrozzina e io che ero la accompagnatrice pensavo che non dovevo fare niente solo camminare vicino,
invece no dovevo essere atenta, e io on lo sono stata e per colpa mia quello che era in carozzina è caduto giù ma lei si è
alzata , ma se era un vero disabile non si sarebbe alzato con tanta facilità. Il secondo gioco era il basket e mi è piaciuto
molto, li cera il ragazzo disabile Nicola che prima ci aveva spiegato come funziona poi avevamo cominciato a giocare e ho
fatto due canestri ed ero felice ma non era tanto facile ma cello fatta. Il terzo è stato uno dei più difficili perché dovevamo
caminare a occhi bendati ed c’erano degli ostacoli non è stato facile al inizio ma poi ho cominciato ad acorgermi come si sentono al inizio le persone disabili e l’ultimo gioco che è stato uno dei giochi che mi è piaciuto di più, questo gioco è anche una
dei miei preferiti ed è il calcio, non ho mai pensato che i cechi potessero giocare a calcio è un po diverso da quello che segue
in tv oppure gioco, gli non si core ma si sta sedutti e quando la palla ti toca tu la devi prendere e ributare. Questo giorno per
me sara di sicuro indimenticabile.
Ana – 2°
Oggi tutte le classi seconde hanno assistito ad una dimostrazione ed una spiegazione fatta da persone che seguono i disabili. Abbiamo visto un filmato, molto riflessivo, che riguardava le paraolimpiadi. Io penso che sia molto bella questa cosa perché dopo tutto le persone disabili sono persone normali come noi e hanno tutto il diritto di fare anche loro uno sport che li
renda felici nonostante le loro difficoltà. Dopo il filmato è arrivato un ragazzo disabile: Nicola, che nonostante egli si trovi in
una sedia a rotelle pratica comunque uno sport: il basket. Siamo scesi poi in palestra per provare alcuni esercizi mettendoci
nei panni di un disabile. Nicola ci ha fatto sedere su una sedia a rotelle e abbiamo provato a giocare a basket., E’ stato davvero divertente , non mi sarei mai aspettata una cosa di questo genere, ovviamente per noi tutto questo è stato solo un
gioco, ma per chi ci convive non deve essere per niente facile. Poi con Sara, abbiamo provato a fare un percorso de ciechi,
con il bastone, eravamo a coppie: uno faceva il cieco e l’altro l’accompagnatore, e viceversa. E’ stata molto dura per me, c’è
stato un momento in cui mi sono trovata nel panico, non sapevo dove andare, cosa fare. Poi con Giorgio abbiamo provato a
muoverci nella sedia a rotelle come se fossimo in giuro per la città, sempre con il nostro accompagnatore, ovviamente. Penso
proprio che questa esperienza ci sia servita molto a tutti noi per rispettare e capire le persone disabili.
Sara – 2°F
Queste tre ore con i disabili sono state belle e istruttive per noi ragazzi. Io all’inizio pensavo che i disabili non potessero fare
le stesse cose di noi persone normali, ma oggi mi sono ricreduto: i signori del Panathlon ci hanno spiegato che i disabili che
non hanno le braccia guidano e le persone che non hanno i piedi corrono. I disabili sono persone come noi, che però hanno
alcuni problemi o dalla nascita o per un incidente. Secondo me, non è giusto che alcune persone, ancora oggi, non parlano
o non guardano i disabili perché pensano che siano persone diverse da noi. Chi lo pensa è perché non vuole accettare gli
altri come sono ed è uno sciocco. Non pensavo che esistessero quasi tutti gli sport per i disabili, che facciamo anche noi: calcio, basket, nuoto hockey. Oggi ho incontrato un ragazzo: Nicola che gioca a basket in carrozzina: E’ un ragazzo solare, allegro, che fa la vita come la fanno tutti e non si scoraggia solo perché è in carrozzina. Io mi sono veramente stupito di come
una persona in carrozzina vive così bene la sua vita. Non pensavo che esistessero delle persone così contenete anche avendo un grosso problema. E’ stata una mattina diversa dalle solite ma molto importante e istruttiva per me sicuramente e spero
anche per gli altri. Sicuramente, da oggi, guarderò in modo diverso i disabili. Ho anche provato una carrozzina. Averla provata per venti minuti è stato divertente, ma averla per tutta la vita penso che sia veramente dura. Andare in giro con la carrozzina in una città è difficile: i marciapiedi con il gradino, l’autobus senza rampa, il ristorante o il bar senza il bagno adatto.
E’ una vera sfortuna avere questi problemi. Muoversi per la città è quindi molto difficile e penso che non sia giusto che i disabili non possano fare le stesse cose nostre. Anche per i ciechi è difficile muoversi in città: tutti i gradini, le buche per strada e i pali in mezzo al marciapiede. Abbiamo provato ad essere anche ciechi ed è una brutta sensazione: non poter vedere quello che c’è davanti è strano, perché non vedendo può capitarti sempre qualcosa, per esempio inciampare in una buca
che non hai sentito con il tuo bastone. Un altro problema per i ciechi sono i luoghi pubblici, come una banca o un supermercato: in questi luoghi i cani non possono entrare e quindi per i ciechi che hanno i cani guida e non il bastone è molto difficile entrare e camminare senza problemi. Tutti questi problemi ci sono perché la gente non si rende conto dell’ handicap che
hanno i disabili e questa è la cosa più brutta che si possa avere.
Andrea – 2°F
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scuola media leonardo da vinci – saccolongo
Mercoledì 26 gennaio abbiamo assistito alla visone di un filmato presentato dall’associazione Panathlon per farci capire quanto è difficile per i ragazzi disabili stare ogni giorno seduti su una carrozzella invece di camminare come tutti noi e che l’unica risorsa è lo sport….
…..è stata una giornata molto interessante ed educativa ed io ho imparato che quando prendiamo in giro questi ragazzi dobbiamo riflettere molto perché forse sono molto più intelligenti di noi e anche forse molto più atletici.
Maria – 1°L
…Questa esperienza è stata molto divertente, ma mi ha fatto anche riflettere perché, a essere normale e a usare una carrozzina per gioco ci si diverte ma a stare seduti per tutta la vita su una carrozzina e non poter usare le gambe dev’essere
una cosa molto brutta. Io sono stata molto felice di questa esperienza, infatti non la dimenticherò mai.
Alexandru – 1°L
…è stata una giornata superfantastica e spero che ne organizzino presto delle altre, anche se so che essere ciechi o passare tutta la vita in carrozzina non è sicuramente bello ne facile!
Andrea - !°L
scuola media albinoni – caselle di selvazzano
Il Panathlon International Club di Padova ha realizzato il progetto “un’ora per i disabili” anche a scuola nostra. Abbiamo trascorso delle ore significative, in quanto abbiamo compreso meglio la vita delle persone con disabilità fisiche. Siamo stati molto
sorpresi nel vedere come queste persone sorridono alla vita, anche se magari hanno determinati problemi. Ci hanno fatto
vedere un filmato sulle paraolimpiadi dove si vede come l’impossibile diventa possibile e dietro esibizioni esaltanti e a volte
commoventi si intravedono i sacrifici che sanno affrontare questi ragazzi. Dopo siamo arrivati a prove pratiche di disabilità in
palestra: un disabile in carrozzina prima si è esibito in alcune prove tecniche, dopodiché noi stessi abbiamo provato ad essere delle persone disabili grazie a vari giochi e percorsi organizzati dai collaboratori e membri di “un’ora per i disabili”. In
seguito ci hanno spiegato come si gioca a torball (una specie di palla a mano per ciechi con palla sonora) e hanno fatto giocare anche noi bendati. Abbiamo fatto anche il percorso ad ostacoli con bastone per i ciechi, a occhi bendati. Grazie a questo progetto abbiamo conosciuto da vicino le difficoltà e le problematiche che la persona disabile incontra nella realtà e nel
praticare uno sport.
Volocinc – 1°H
Ieri con progetto Panathlon ho capito che i disabili, gli handicappati e i dawn non sono diversi da noi, anzi io personalmente
li ammiro molto perché non so proprio come fanno a trovare la forza di andare avanti e di continuare a vivere. Ho capito che
anche loro possono fare sport, avere amici, andare a scuola e divertirsi. Certo, forse con una maggiore attenzione da parte
dei loro genitori, avendo questi problemi. Quando ieri mi hanno fatto provare ad essere disabili su una sedia a rotelle e con
una benda sugli occhi, non mi sono sentita a mio agio, per esempio: con la benda sugli occhi non capivo niente, barcollavo,
non sapevo riconoscere due oggetti uguali ecc….
Mentre con la sedia a rotelle non riuscivo a camminare ne a muovermi: era veramente orribile. Devo dire che questo progetto mi ha aperto gli occhi ed ho capito che di questi bambini bisogna essere amici e non essere indifferenti o lasciarli in disparte, perché, in fin dei conti, sono uguali a noi.
Francesca – 1°I
Lunedì 31/1 sono venute delle persone per farci vivere un’esperienza inedita per noi ragazzi “abili”. Ci hanno chiamato in
aula magna per farci vedere un video sulle persone diversamente abili e su come riescono a vivere lo sport. Sono rimasta
impressionata più che dalle sedie a rotelle, dall’aspetto fisico di queste persone; a qualcuno mancava una gamba, piuttosto
che un braccio. Probabilmente ho avuto questa reazione perchè fino ad ora ho avuto poche occasioni di incontrarli. Dopo
aver visto l video ci siamo spostati in palestra e abbiamo provato l’esperienza di essere “disabili”….. ho dovuto sedermi su
una sedia a rotelle, ho provato una sensazione terribile!!! Anche la mia mente ha iniziato a pensare a come possano stare e
sentirsi queste persone. Cammini normalmente, in meno di un secondo ti trovi in una sedia a rotelle!!! Eri autosufficiente e
tutto ad un tratto hai bisogno di qualcuno che ti aiuti per fare degli spostamenti. Deve essere spaventoso!!! Ma se la voglia
di vivere vince sulla disperazione , si inizia a scoprire un nuovo mondo. Dopo aver fatto queste brevi riflessioni ho provato a
giocare a basket: peccato che dopo essermi spinta con la sedia a rotelle ed essere riuscita a prendere la palla, non ho centrato nemmeno un canestro. Da questa esperienza ho capito ed imparato che non conta l’aspetto fisico di una persona, ma
l’aspetto interiore e bisogna imparare ad apprezzare tutto ciò che la vita ci offre.
Elisa – 1°H
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Le persone che vengono, da molti, ritenute diverse da noi, sono i disabili. Io, invece, li ritengo come noi, ma con una diversa
“costruzione” del corpo e della mente. In realtà queste persone hanno solamente bisogno di essere comprese e di non rimanere da sole. Io mi affeziono presto a queste persone perché sono educate e gentili. Alcune, in certi momenti, ti chiedono se
hai bisogno di aiuto: ma dovremmo essere noi a fare il primo passo verso di loro per aiutarle. Compiendo queste azioni si
può regalare ai disabili una vita felice e pacifica con tutti. Disabile è una parola che ti fa capire il loro bisogno di compagnia
e, qualche volta, possono sbalordirti per le loro azioni, per i loro risultati e per le loro capacità fisiche Se loro vengono lasciati in disparte e possibile siano rattristati. Ho conosciuto persone disabili, ho provato per loro la sensazione di esserlo e non
mi è piaciuto perché è come se una parte di me non esistesse. Perché non aiutarli? Me lo chiedo fin da quando era piccola.
Ma sto già pensando al mio futuro: lavorare come volontaria per il “progetto Panathlon”, un progetto per il futuro delle persone in difficoltà!!!
Sarah – 1°I
scuola media don milani – vigonza
Mercoledì scorso abbiamo fatto il progetto Panathlon. I rappresentanti di questa associazione fanno conoscere alle scolaresche come affrontano le difficoltà le persone disabili. Io ho provato a percorrere un breve tratto su una sedia a rotelle e dopo
ho fatto un percorso bendata. Mi sono resa conto di essere fortunata perché non ho nessun problema fisico o mentale.
Solitamente le persone abili si allenano e lavorano moltissimo per perfezionare la tecnica. Quanto si devono impegnare le persone disabili per praticare qualsiasi sport? Molto, anzi moltissimo! A volte noi sbuffiamo per: correre, saltare, lanciare. Quando
c’è qualche partita pensiamo solo al risultato: VINCERE!! Secondo me, ai disabili manca qualcosa, ma quello che gli è stato
tolto gli ha dato una forza in più rispetto a noi per andare avanti.
Aurora – 1°A
Mercoledì 11 maggio è venuto Mario dell’associazione Panathlon. Abbiamo fatto molte attività divertenti: con le carrozzelle
per disabili e con le mascherine per “essere ciechi”: Mi sono divertita e ho capito che le persone disabili non sono diverse,
o stupide, anzi a volte sono anche più intelligenti di noi. Infatti possono fare tutto quello che facciamo noi, forse in modo diverso, ma comunque lo fanno. Sono delle persone speciali che non vanno sottovalutate. Ho capito anche che tutti siamo un po’
disabili perche quando ci facciamo male o abbiamo gli occhiali da vista, eccx., una nostra parte del corpo non è “stabile” o,
meglio dire inutilizzabile. Mi sono resa conto di quanto le persone disabili possano essere comprensive e altruiste.
Elisa – 1°C
Dopo questa nuova esperienza, mi ritengo molto fortunata di non dover convivere ogni giorno con la carrozzina, ma la cosa
che mi ha colpito di più è stata la forza che hanno queste persone. Ma la vera cosa che ho dedotto dopo questo progetto è
l’apprezzare la mia vita così com’è e di aiutare la persone che sono meno fortunate di me.
Cristina – 1°A
Mi è molto piaciuto e mi ha aiutato a capire le difficoltà che affrontano i disabili ogni giorno e a comprendere che è importante aiutarli con discrezione senza farli sentire inferiori. Con amicizia e solidarietà.
Benedetta – 1°E
Il progetto oggi per me è stato bello e coinvolgente, ma soprattutto è stato utile per capire le difficoltà che ogni giorno incontrano i disabili
Luca – 1°D
scuola media don milani – codiverno di vigonza
Secondo me l’attività del Panathlon è stata molto istruttiva per farci comprendere in modo efficace le difficoltà che i disabili
devono affrontare nella vita di ogni giorno. Devo ammettere che quella giornata mi è piaciuta particolarmente anche se, nell’immedesimarmi in un cieco ho sentito una sensazione strana e un po’ sgradevole…
Deve essere proprio difficile la vita per un cieco, per non parlare poi delle persone in carrozzina che sono molte volte incomprese e maltrattate. Queste cose non dovrebbero succedere perché molte sono persone comuni che hanno voglia di fare,
come Nicola, per esempio: grande sportivo e amante del basket, sport che io adoro di più. Quando l’ho visto giocare ne sono
rimasto impressionato, tant’è che mi sono fatto dare alcuni consigli! Ritengo che il Panathlon sia molto utile e spero che i
volontari continuino questo loro incarico per far comprendere a noi ragazzi che tutti al mondo abbiamo diritti uguali anche se
siamo “diversi”
Nicolò – 1B
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Per me l’attività del Panathlon è stata un’esperienza veramente bella, perché ho potuto vedere come una persona disabile
riesca a vivere la propria vita quotidiana affrontando mille problemi con serenità, voglia di vivere e molto coraggio. E’ stato
bello anche perché ci hanno fatto vivere questa esperienza facendoci fare dei percorsi in carrozzina e bendati, per vivere l’esperienze delle persone non vedenti. Ci hanno inoltre detto che anche se si è disabili non bisogna rinunciare a fare sport e
qualunque altra cosa, perché in un modo o nell’altro si può sempre fare.
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Secondo me l’attività Panathlon ci è servita per farci riflettere su quanto siamo fortunati ad essere sani, privi di malattie o
handicap. Purtroppo, però, nel mondo ci sono tantissime persone non sane, affette da questi handicap. Sinceramente io mi
sono divertita a stare seduta sulla carrozzina e a giocare a basket o a svolgere un percorso, ma ero consapevole che, prima
o poi, mi sarei alzata e che avrei camminato con la mie stesse gambe. Questo invece, non lo potranno mai pensare le persone che non hanno la possibilità di camminare; ed io questa cosa la conosco bene perché mia cugina è affetta da questo
handicap. Purtroppo quando è nata i medici le hanno somministrato, senza il permesso dei genitori, una siringa contenente
sostanze che le hanno rovinato la colonna vertebrale, non permettendole di camminare. Purtroppo se ne sono accorti troppo tardi. Mi raccontava che a scuola la lasciavano sempre in disparte e lei piangeva in silenzio, chiedendosi “il perché” di
tutto questo egoismo. Si sentiva diversa. Pur non camminando, Daniela ora ha ventitre anni ed è intelligentissima, tanto che
fra poco riceverà la laurea in Giurisprudenza. Lei ha un cuore d’oro, ti ascolta, ti capisce, ti aiuta nei momenti di difficoltà e ti
consola quando sei triste. Poi l’attività per le persone cieche mi ha molto colpito perché per tutto il percorso, non vedendo,
avevo paura di farmi male; se io avevo timore in quei cinque minuti in cui ho svolto il percorso, pensa che le persone veramente non vedenti che devono convivere con questa paura tutta la vita! Anche il gioco finale mi ha divertito ma sapevo che
dopo sarebbe ritornato tutto alla normalità. Insomma, a me è rimasta impressa questa attività e ho capito, anche se solo un’ora, quanto è difficile convivere con degli handicap.
Rebecca – 1B
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Desidero ringraziarvi per la bella opportunità che ci avete offerto. E' stata una esperienza stimolante che ha arricchito tutti
noi. I ragazzi mi hanno fatto un sacco di domande, sono molto curiosi e questa è una buona cosa. Nel nostro istituto non ci
sono disabili e proprio per questo ho fortemente voluto che si confrontassero con questa realtà, che ci riflettessero un
po'...Anche a nome dei miei colleghi Vi siamo riconoscenti. Grazie ancora e...,speriamo, al prossimo anno.
Prof.ssa Elisabetta Pelà
Nell’ambito delle ore di Educazione Fisica, l’istituto ha ospitato alcuni membri dell’associazione PANATLHON INTERNATIONAL
di Padova per promuovere un progetto dedicato alle scuole della provincia: “Un’ora per i disabili”. L’iniziativa ha permesso a
tre classi dell’”Atestino” di vivere un’esperienza che ha coinvolto gli alunni in tematiche che riguardano i disabili e lo sport. L’
attività è stata voluta dagli insegnanti di Educazione Fisica per avvicinare gli studenti a questa realtà che riguarda ragazzi
della loro età che, per vari motivi (malattie congenite o in seguito ad incidenti), si trovano in condizione di disabilità.
La mattinata ha visto un momento di lezione teorica con proiezione di un filmato e poi relativa discussione. In seguito, nella
palestra della scuola, i ragazzi e le ragazze hanno potuto provare giochi ed esercizi in condizioni, per loro, disagevoli e sconosciute. In sedia a rotelle hanno giocato a basket con Nicola, un testimonial dell’associazione, e compiuto dei percorsi con
attrezzi; con gli occhi bendati hanno sperimentato situazioni motorie diverse e, sempre con gli occhi bendati, hanno giocato
con una palla sonora. E’ stata, per molti aspetti, un’esperienza unica, stimolante e che ha arricchito tutti, insegnanti compresi. I ragazzi hanno vissuto bene questa lezione diversa; terminata la mattinata erano curiosi di sapere molte cose e ponevano tante domande. Speriamo di poter ripetere quest’esperienza anche il prossimo anno.
scuola media tommaseo - conselve
Lunedì 28 febbraio 2011 è uno di quei giorni che questa scuola ricorderà sicuramente perché sono stati nostri ospiti Carlo,
Giorgio, Ilaria e Nicola, persone speciali che riescono a far vivere ai ragazzi esperienze che molti vivono nella quotidianità. La
quotidianità delle nostre giornate è formata da tante situazioni, come l’incastro dei pezzi di un puzzle: alcuni trovano subito
la loro collocazione per l’abitudine a disporli, altri che basta rigirare in su o in giù, altri ancora invece difficili da posizionare.
Situazioni queste non facili da accettare perché spesso è più semplice “passare oltre” e non riflettere. Fermiamoci a riflettere invece, perché quei pezzi mancanti sono magari quelli che fanno delle nostre giornate i momenti più ricchi di incontri e sensazioni. Questo è ciò che provo ogni volta che assisto a questa esperienza: un nuovo vivere il senso di compitezza della vita,
quello che mi riempie di più il cuore. Grazie di essere stati ancora con noi:
Prof.ssa Sandra Marinelli
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Questa giornata mi ha insegnato e fatto capire le difficoltà che deve affrontare una persona disabile tutti i giorni, nessuno
escluso. Un concetto che mi ha molto colpito è stato quando hanno detto che verso i disabili non bisogna provare pietà, ma
aiutarli ad integrarsi e far loro comprendere che non sono diversi da noi e che hanno le stesse nostre opportunità.
Chiara – 2°A
Voglio ringraziare Carlo, Giorgio, Ilaria e Nicola che sono stati nella nostra scuola per farci vivere alcuni momenti particolari.
Con i loro interventi ci hanno fatto capire le difficoltà che alcune persone devono affrontare durante le loro giornate, e come
si potrebbero sentire senza o quella sedia che permette loro di spostarsi, o, come i non vedenti, senza alcuno che li aiuti. Per
queste persone anche salire su un marciapiede diventa molto complesso, infatti ovunque ci dovrebbero essere strutture adeguate che permettano di accedere ai luoghi pubblici, facendo così pesare meno i loro problemi fisici.
Aurora – 2°C
Il 28 febbraio le classi seconde hanno assistito ad un incontro: “1 oar x i disabili”, del tempo per capire e renderci conto di
come vivono i disabili. Questo appuntamento è servito a farmi riflettere e comprendere che se anche a qualcuno di noi dovesse accadere qualcosa di brutto e epnsiamo di non farcele, è invece possibile andare aventi. Infatti si possono fare molte cose
e praticare anc e sport come basket, correre in bicicletta ecc. Tutto questo ce l’ha raccontato Carlo, un signore molto amico
dei disabili. Successivamente siamo andati in palestra dove tre istruttori, Nicola, Giorgio e Ilaria ci hanno fatto provare come
si gioca da disabili, e come anche ci si può divertire. E’ stata un’esperienza molto interessante e il provare a viverla mi ha
sinceramente emozionato.
Chiara C – 2°A
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Il Panathlon Club International Trieste Muggia, ha promosso, partecipato ed organizzato congiuntamente a Salvatore
Cimmino una tappa di:
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Salvatore Cimmino è un atleta disabile, amputato di una gamba, impegnato in una campagna di sensibilizzazione
dell’opinione pubblica e delle pubbliche istituzioni sul tema della difficoltà per l’ottenimento di presidi protesici
adeguati alla propria disabilità.
Infatti le nuove protesi elettroniche consentono una qualità di vita inimmaginabile fino a qualche anno fa, riducendo di
molto i problemi legati ad una postura e a una deambulazione scorrette.
Purtroppo, in Italia, a differenza di quanto accade in altri paesi europei, questi strumenti non vengono forniti dal
servizio sanitario nazionale, se non a costo di lunghi e complicati percorsi burocratici.
Il nomenclatore tariffario, strumento che regola la fornitura dei presidi protesici, non viene aggiornato dal 1992 e
dunque non tiene conto dei progressi fondamentali ottenuti dalla ricerca.
Salvatore Cimmino, a sostegno della sua mission ha già effettuato a tappe Il Giro d’Italia a nuoto, il giro d’Europa a
nuoto ed ora affronta il Giro del Mondo.
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Il Panathlon Club International Trieste Muggia ha sostenuto l’iniziativa di Salvatore Cimmino e si è impegnato ad
organizzare l’evento attraverso un’adeguata campagna pubblicitaria, con manifesti, locandine e volantini, una
conferenza stampa di presentazione svoltasi nella Sala Azzurra del Palazzo della Regione Friuli Venezia Giulia in
Piazza Oberdan a Trieste il 17 settembre alla presenza del’Assessore alle Politiche Sociali Vladimir Kosic e fornendo
assistenza tecnica e logistica all’atleta lungo la traversata ed organizzando la partenza dalla Canottieri Pullino e l’arrivo
a Capodistria, dove è stato accolto dagli scolari delle scuole elementari di Capodistria
Salvatore Cimmino è partito da Muggia alle ore 8.30 del 20 settembre e con una velocità media a nuoto di circa 2 nodi
ha raggiunto la darsena del Campeggio di Ancorano a Capodistria alle ore 12.30.
Il Circolo Canottieri Pullino ha fornito assistenza a mare durante tutta la traversata con gommoni in appoggio allo staff
tecnico di Salvatore Cimmino e con altre imbarcazioni a vela ed alle motovedette delle Forze dell’Ordine e della
Capitaneria di Porto.
Precedentemente nel pomeriggio del 18 settembre, presso la sede a mare della Canottieri Pullino, il Panathlon Club
International Trieste Muggia ha organizzato, alla presenza delle massime autorità istituzionali politiche, militari e
sportive, la cerimonia ufficiale di benvenuto a Salvatore Cimmino e nell’occasione ha premiato la squadra degli atleti
disabili della Società Acquamarina che ha partecipato ai Giochi Nazionali Special Olympics Campionati Italiani.
In serata Salvatore Cimmino ha tenuto una conferenza su “A nuoto nei mari del globo - Per un mondo senza barriere e
senza frontiere”, argomento che risulta quanto mai attuale anche per le nostre terre.
Nella giornata del 20, al pomeriggio, Salvatore Cimmino assieme al suo allenatore hanno relazionato agli studenti del
Collegio Internazionale del Mondo Unito a Duino sempre sul progetto “A nuoto nei mari del globo - Per un mondo
senza barriere e senza frontiere” mentre il Presidente del Panathlon Trieste Muggia ha parlato su: “Sport come
strumento di integrazione.”
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Oggetto: ------ ---------------------- -----------------------Attraverso lo sport, in questi anni, ho vissuto un’ esperienza meravigliosa, fatta di accoglienza, solidarietà e
partecipazione.
Partendo dalla mia specifica situazione di disabile motorio sono entrato in contatto con quella parte del Paese
che da sempre si occupa di integrare nella società le persone che affrontano il quotidiano, le relazioni
affettive, il lavoro, la vita con maggiore fatica rispetto a quelle normodotate.
Ho contribuito, per quanto potevo, a sensibilizzare le istituzioni nel problema delle forniture delle protesi di
ultima generazione attraverso il Servizio Sanitario Nazionale.
Nel corso di questa avventura ho incontrato anche tanti giovani e bambini che, attraverso lo sport annullano,
almeno in parte, il disagio in una esperienza di crescita e integrazione.
Oggi mi ritrovo a riflettere anche al di là dei confini nazionali e il mio pensiero va a tutti quei bambini e quei
giovani che, a causa di eventi tragici, ( guerre, catastrofi naturali, patologie gravi e incidenti ), vedono
mutilata la loro speranza nel futuro.
Avevo quattordici anni quando mi venne amputata la gamba destra: ho avuto la possibilità di ricevere un’
assistenza competente e affettuosa, capace di garantirmi una crescita equilibrata e la possibilità di accedere
alle tecnologie più avanzate ed efficaci.
Le stesse possibilità vorrei che venissero offerte a tutti i giovani ed i bambini amputati.
Questo è il motivo fondamentale che mi ha spinto a realizzare, dopo il giro d’ Italia e il giro d’ Europa, questo
progetto ambiziosissimo che è il giro del mondo a nuoto, iniziato da Israele, ( mare di Galilea ), a maggio
scorso e che riprenderà il prossimo 18 settembre da Capodistria, ( Capodistria – Muggia di 20 km ), e
proseguirà nel 2011 dall’Argentina con la maratona Santa Fè – Coronda di 57 km, per poi proseguire in
Messico con la "Maraton de Natacion" del Sumidero Canion di 15 km, che si trova vicino a Tuxtla, capitale
del Chapas.
A giugno prenderò parte alla famosa Manhattan Island Marathon Swim che si svolge tutti gli anni a New
York e prevede il periplo dell’isola di Manhattan di 50 km; dopo, con la collaborazione del Collegio del
Mondo Unito, andrò in Canada, a Victoria, nello stato dello British Columbia; in Africa, in Costa d’Avorio,
per nuotare nello specchio d’acqua davanti alla capitale Abdijan, Infine, nel gennaio del 2012, in Australia,
nella regione del Queensland, nei pressi di Eliott Heads
Sono solo una piccola persona, che vorrebbe contribuire alla realizzazione del grande sogno della Pace e dell’
Uguaglianza.
Salvatore Cimmino
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SPORTINPIAZZA 2010
Il Panathlon di Castelfranco Veneto, con cadenza biennale, raduna in Piazza Giorgione una
moltitudine di discipline sportive. Questa manifestazione è un palcoscenico importante per dare
visibilità e valorizzazione alle attività di Associazioni e gruppi sportivi della Castellana.
Vede una grande partecipazione di giovani e, per molti, l’occasione di avvicinarsi a realtà
sportive che tante volte radio e televisione ignorano! Rappresenta inoltre un momento
importante per il nostro Club, per la promozione e l’affermazione dell’ideale sportivo congiunto
con l’Etica ed il Fair Play, per sensibilizzare e portare a conoscenza dei “media” le iniziative
locali a favore dei disabili. Proprio in questa manifestazione abbiamo voluto essere vicini a
Giandomenico Sartor, atleta disabile (segnalato e premiato dal nostro Club durante la
manifestazione del Giorgione d’oro del 2009), che si sta ritagliando un ruolo nel panorama
dell’atletica non solo in Italia ma anche a livello mondiale: è reduce dai Campionati in Nuova
Zelanda. Abbiamo voluto sostenerlo, assegnando un contributo per l’acquisto di una
carrozzina speciale, per poter essere più competitivo nelle specialità veloci dei 100, 200, e
400 metri. I suoi risultati stanno creando interesse ed entusiasmo nel suo paese (Salvarosa di
Castelfranco Veneto), dove si sta pensando ad una festa per ringraziarlo dei risultati e
l’impegno che sta mettendo in questa avventura sportiva.
GIOCHI SENZA FRONTIERA 2011.
Il Panathlon di Castelfranco Veneto, particolarmente attento alle iniziative a favore dei disabili,
anche quest'anno ha voluto essere presente come Club e contribuire alla riuscita della
manifestazione promossa da ben nove realtà di associazioni di volontariato provenienti da
diversi comuni e province, come si può vedere dalla locandina allegata.Si è trattato di una
giornata, in cui questi ragazzi, con diverse problematiche, si sono divertiti con giochi agonistici,
preparati appositamente in base alle loro “possibilità” dai vari operatori e accompagnatori.
Oltre agli ospiti sono state invitate anche varie autorità politiche locali, che hanno provveduto
alle premiazioni dei vari “atleti” e della squadra vincitrice. La festa ha visto la partecipazione
di oltre 200 persone e si è conclusa nel tardo pomeriggio con musica e divertimento. Vige una
regola: chi vince ospita i giochi l'anno successivo. Il prossimo anno spetta alla cittadina di
Riese Pio X° - (TV).
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Ringraziamenti
Come sempre, ripetendoci “un grazie grande grande” a:
la Provincia di Padova, Venezia e Vicenza
con i loro Assessori Leandro Comacchio, Marzia Magagnin, Raffaele Speranzon e
Marcello Spigolon,
al Presidente del Panathlon di Padova Renato Zanovello sempre vicino e sempre pronto a
sostenerci
l’Uffico Scolastico Provinciale, il dott. Renato Del Torchio, i Dirigenti Scolastici e i Docenti
Il Comitato Italiano Paralimpico con il suo Presidente Claudio Carta
l’Associazione “UNO a CENTO”
l’OFF CARR di Ruggero Vilnai
la DUEFFESPORT di Elisabetta Rampin,
Massimo Rosa, Governatore dell’Area 1 del Panathlon International
E tutti coloro che ci hanno “dato una mano” anche senza apparire
…ma un “grande grazie” soprattutto ai “nostri testimonial” (Nicola, Stefano, Zevillo,
Mauro)
e ai “nostri istruttori” (Federica, Ilaria, Sara, Teresa, Giorgio, Marco)
e poi a tutti coloro che, forse, abbiamo dimenticato….
…ma permetteteci un “grazie doveroso” alla Commissione ed agli amici (Antonio,
Gianni, Carlo, Roberto, Umbertina e Mario)
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Provincia di Padova
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