Quando qualcosa accade senza che noi interveniamo, semplicemente perché il tempo passa ed è venuto
il suo momento, diciamo: “L’è
‘na röda che gira!”. Anche per
gli alpini di Carvico è venuto
il momento di girare la ruota.
Le elezioni 2009 hanno aperto
il Consiglio Direttivo alle giovani leve di alpini. E’ un fatto
nuovo, ragguardevole nelle
sue dimensioni, per certi versi
anche inaspettato e offre lo
spunto per preziose considerazioni. Sappiamo quanto sia
difficile trovare dei giovani
disposti a conciliare i pressanti
impegni di famiglia e di lavoro con quelli di una organizzazione di volontari come la no-
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stra. Da noi non ci sono premi,
medaglie, riconoscimenti. Da
noi esiste solo la generosa,
gratuita offerta della propria
disponibilità personale per un
lavoro umile e silenzioso. Nessun tipo di profitto entra nelle
tasche degli alpini dallo svolgimento delle loro attività. Per
un alpino la più grande soddisfazione è vedere la persona
che ha aiutato venirgli incontro, con il sorriso sulle labbra,
e sentirla dire: “Grazie!”. Allo-
-1-
ra, di colpo, sparisce la stanchezza ed è felice di avere fatto qualcosa di buono per
l’altro, ma forse anche per sé
stesso. James Joyce diceva:
“Mentre tu hai una cosa, questa
può esserti tolta. Ma quando tu la
dai, ecco l’hai data. Nessun ladro
te la può rubare. E allora è tua
per sempre.” Il percorso formativo degli alpini segue proprio
questa via. E’ improntato alla
civiltà del donare, senza retorica, in senso quasi religioso,
secondo la vocazione alla solidarietà tramandata dai “veci”.
Siamo quindi felici di avere
trovato un valido gruppo di
giovani alpini fortemente motivati, orgogliosi della carica e
desiderosi di collaborare. Il
nostro compito è ora di tenerli
“agganciati” perché hanno nel
cuore i nostri stessi ideali e
perché il futuro è sicuramente
dalla loro parte. Occorre superare le incertezze e le divergenze che si possono presentare lungo il cammino. Non
sempre si può essere tutti perfettamente d’accordo, ma il
nostro sguardo sarà sempre
un po’ più avanti, oltre i picco-
li dissapori o le
banali incomprensioni. Per
questi motivi la
delicata fase del
passaggio della
“stecca” richiede una attenzione particolare. E’ un momento speciale
in cui tutti dobbiamo produrre

uno sforzo co
mune fatto di
equilibrio e di intelligenza. Gli nibilità presentandosi come
alpini più anziani, con la sag- candidati alle elezioni, ma che
gezza di chi ha il cappello bu- non hanno raggiunto la soglia
ferato, faranno un passo indie- minima di preferenze per actro e cominceranno a cedere al Consiglio Direttivo.
 
“mollare” per favorire Il futuro riserverà anche per
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l’inserimento dei gio- loro grandi opportunità. Le
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l’occasione per fare il punto
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prontamente
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
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sempre “fa grado”. gruppo e dai consiglieri garan

Solo così potremo con- tisce, ormai da diversi lustri,
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biamo molto a questi alpini.
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Ringraziamo questo manipolo
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di persone che sta sempre da
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 e Riccardo Chiappa
vanti a tirare tutta la colonna.

 
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sincera Il ringraziamento più grande è

 
 esprimiamo

 
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stima e autentico ap- però per tutti gli alpini di Car
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ringraziamento del gruppo. Quando li chiami
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agli alpini che hanno ci sono sempre. Aiutano ovun
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mostrato la loro dispo- que ci sia bisogno di dare una
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
-2-
mano. Lo spirito di corpo è
per loro un modo di vivere, è
un rapporto di amicizia, di
fiducia. Si sentono sempre
“tirati dentro” proprio perché
sono alpini. Grazie alpini! C’è
poi una categoria di persone
che merita una citazione particolare anche se non viene quasi mai ricordata. Sono i soci
aggregati o “amici degli alpini”. Grazie per il generoso e
significativo apporto fornito in
ogni iniziativa! Ci auguriamo
che dal serrato dibattito attualmente in corso all’interno della associazione possa scaturire
per gli “amici” una collocazione più consona. Infine, le no-
stre donne e tutti i volontari che ci aiutano.
Anche a loro vada il
nostro plauso con i più
vivi ringraziamenti. Il
futuro ci attende e non
possiamo certo farlo
aspettare. Forse saremo
chiamati a ripensare
alcuni dei modi con cui

operiamo. Il mondo va
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
avanti e anche gli alpini
devono immaginare un futuro da, il nostro non è mai un viche potrebbe essere qualcosa aggio qualunque, il nostro è
di diverso (anche se non di pur sempre un “ritorno al fumolto) da quello attuale. turo”.
L’importante è “tenere vive e
tramandare le tradizioni degli Silvio Riva
alpini” perché, dovunque va-


Si invitano gli alpini a fornire fotografie del periodo di
naja o riguardanti il gruppo, al fine di approntare un
archivio completo in vista di futuri probabili utilizzi.
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
-3-
Ero anch’io tra quelli
che non riuscivano a
comprendere pienamente la
scelta della città di Latina come sede della 82a Adunata
Nazionale. Ho dovuto ricredermi. E’ stata una delle più
belle adunate a cui ho assistito. Per una fortunata coincidenza quest’anno avevamo
l’alloggio in città, a soli quindici minuti a piedi dal centro.
Abbiamo visto l’adunata molto da vicino, senza fretta, senza l’affanno di dovere abbandonare le manifestazioni proprio sul più bello perché bisognava incamminarsi verso il
punto di raccolta del pullman.
Il venerdì sera, poi, è stato fantastico. Poco prima di mezzanotte siamo usciti nuovamente
da casa e ci siamo portati in
centro. La piazza principale e
le strade adiacenti erano gremite di penne nere. Ci siamo
uniti ai canti, all’allegria e infine ci siamo messi ad ascoltare
le fanfare che suonavano sotto
i portici. Non riuscivamo a deciderci di andare in branda e siamo rimasti fin oltre le
quattro di mattina del
sabato completamente
rapiti dalle musiche di
quelle bande. La gente
di Latina è stata magnifica. Gli sguardi
dei latinensi mostravano incredulità per
una
manifestazione
della quale forse neppure immaginavano
l’enorme impatto logistico. Ho sentito un
oste, che era solito
rimanere da solo a
servire la clientela nel
suo locale, chiamare
concitatamente al telefono la moglie, i figli,
il cognato che lo raggiungessero immediatamente perché: “ce
stanno gli arpini, nu’n
je la faccio più”. Il leggero profumo di salse-
-4-
dine proveniente dal mare ne
fa una località certamente diversa da quelle visitate nelle
ultime adunate nazionali, ma
le borgate della città portano i
nomi storici della Grande
Guerra e allora tutto quadra,
con i combattenti veneti, friu-
lani, bergamaschi,
romagnoli che qui
vinsero la loro
guerra contro le
paludi, la malaria,
la miseria e la fame.
Silvio Riva
Le fotografie della 82a Adunata Nazionale di Latina sono di Roberto Bezzi di Campagnola, Riccardo Ghisleni di Calusco d’Adda,
Federica Bonacina, Gianmario Brembilla e Silvio Riva di Carvico
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-5-
Era il 5 luglio scorso.
Grande gesto alpino
non poteva essere migliore. Siamo riusciti a portare presso la
nostra sede dei ragazzi diversamente abili di ben tre gruppi di
appartenenza. L’intenzione iniziale era di coinvolgere esclusivamente i giovani ospiti della
Casa Alpina di Endine Gaiano,
ma considerato l’esiguo numero di partecipanti, abbiamo deciso di estendere l’invito ad altri due gruppi: l’associazione

“Camminiamo Insieme” della
comunità di Botta di Sotto il
Monte e il gruppo “Ragazzi di Paglia” di Calu- Casa Alpina di Endine Gaiano. Appoggiato piesco d’Adda. La decisione veniva presa dal nuo- namente dal Presidente Bertagnolli, il grande
vo Consiglio Direttivo e approvata all’unanimità Nardo si rivolse così ai suoi alpini: “Ci sono perda tutti i consiglieri (vecchi e nuovi) come una sone che soffrono, che hanno bisogno di aiuto.
iniziativa assolutamente meritoria. L’idea degli L’alpino non deve e non può tirarsi indietro.
alpini di Carvico è nel segno di quella continuità Rimbocchiamoci le maniche e aiutiamoli.” Fu
di intenti che prende le mosse dal lontano 1975 così che sorse la struttura per la rieducazione di
quando il nostro grande Presidente Leonardo persone diversamente abili, che poi divenne
Nardo Caprioli illustrò all’allora Presidente Na- “Casa Famiglia”. E’ un’opera importante, per la
zionale Franco Bertagnolli quella che sarebbe cui esecuzione è stato richiesto l’intervento di
stata chiamata una “pazzia”: la costruzione della tanti alpini bergamaschi (anche di Carvico) e



-6-
rimarrà nel tempo ad onore del glorioso corpo
alpino quale testimonianza del suo impegno e
della sua dedizione. Gli alpini hanno fatto la
storia d’Italia. In tempo di guerra, sui ghiacciai
dell’Adamello o nella gelida steppa della Russia,
sono ricordati come simbolo di eroismo e di coraggio. Oggi, fortunatamente in tempo di pace,
sanno donare solidarietà a coloro che hanno bisogno, a quanti chiedono aiuto nelle calamità o
nelle disavventure della vita. Non domandano
contributo alcuno, spesso danno più di quanto
possono. Con questo spirito noi alpini di Carvico abbiamo voluto organizzare una giornata di
solidarietà con i giovani delle tre associazioni,
raccogliendo e facendo nostro il celebre motto di
Caprioli: “Donare vuol dire amare”.
Celestino
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
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-7-
Accogliendo il pressante invito del Signor Parroco, abbiamo deciso di dare corso al restauro conservativo dei tre
quadri presenti nella chiesa intitolata alla Visitazione di Maria, comunemente chiamata “Chiesetta degli Alpini”. Si tratta di un impegno molto importante sotto l’aspetto economico, che affrontiamo con il consueto senso di
responsabilità perché gli Alpini “iè mìa adòma maià e bìf”, ma sanno anche mantenere buona cura delle opere
che vengono loro affidate. L’intervento ha consentito anche di scoprire una imprecisione nell’attribuzione del
quadro che, dal catalogo generale della Diocesi di Bergamo, risultava intitolato alla “Natività di Maria Vergine”. L’opera è invece da scriversi alla “Natività di San Giovanni Battista”, come dimostrato dal foglio che Zaccaria, alla sinistra con la penna in mano, dopo avere scritto il nome del bambino, consegna al personaggio di
spalle. L’iscrizione, anche se non di facile lettura, reca la dicitura “JOANNES EST NOMEN EIUS”.
Nel mese di febbraio è stato completato il restauro del dipinto seicentesco
conservato nella chiesetta degli alpini a Carvico intitolata alla Visitazione di Maria. Il restauro è stato commissionato e finanziato dal
Gruppo Alpini di Carvico che ormai da molti
anni cura questa chiesa. Dopo il restauro
l’opera è stata esposta per un breve periodo
nella parrocchiale in modo che tutti i cittadini
potessero ammirarla da vicino. Ora è stata
ricollocata nella sua posizione originale cioè
sulla sinistra dell’altare maggiore della sud-


detta chiesa. L’opera in questione è un dipinto ad olio su tela, misura 180x130 cm ed è databile per tipologia stilistica alla metà del
‘600. Nel corso del tempo ha subito alcuni
interventi di restauro ed è stata tagliato almeno su tre lati per 8-10 cm circa. Nell’angolo in
basso a sinistra si intravede una parte di uno
stemma nobiliare del committente dell’opera,
ora non più identificabile in quanto è stato
tagliato. La cornice non è originale ma è stata
sostituita con quella attuale, in stile barocco,
che può essere datata agli inizi del 1900. Non
si conosce l’origine del quadro né il suo autore ma da alcuni documenti si apprende che è
stata donata alla chiesa da un commendatore
Sommariva. Il restauro della tela è stato effettuato dal sig. Biffi Valeriano di Villa d’Adda.
L’intervento ha riguardato la rimozione della
vecchia verniciatura che, essendo ossidata,
comprometteva la visione dell’opera; la sostituzione delle vecchie stuccature e la sistemazione delle numerose screpolature che si erano formate con la vecchia vernice. La tela, anche se nel corso dei secoli ha sicuramente perso parte dell’originale splendore, rimane
un’apprezzabile opera significativa del periodo barocco lombardo. Il quadro rappresenta
la nascita di Giovanni Battista seguendo la
narrazione del primo capitolo del Vangelo di
Luca. I personaggi vestono secondo il costume del periodo del pittore, come si usava
nell’arte del 1600. Il soggetto non è molto frequente ed è qui diviso in tre scene tra loro
collegate. Nella scena principale, posta nella
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parte bassa del dipinto, si vedono due levatri- ria sempre dello stesso autore. Un’ultima e
ci mentre asciugano il piccolo Giovanni dopo breve considerazione: questo dipinto ci ricoril bagnetto. Questa iconografia è molto antica da la profezia pronunciata dal padre del Bate si ritrova tipicamente nella nascita di Maria tista: il “Cantico di Zaccaria” che si recita alla
e talvolta anche nelle natività di Gesù. La nu- conclusione delle Lodi, le preghiere del mattitrice di spalle osserva Zaccaria mentre scrive no, e, coincidenza, accanto a questo dipinto è
il nome di Giovanni e indica con il dito il la pala d’altare della chiesa che rappresenta la
bambino collegando così le due scene. In se- Visitazione, immagine che richiama alla mencondo piano, in alto a destra, si vede Elisabet- te l’altro cantico quotidiano quello pronunciata distesa sul suo letto dopo il parto che si to dalla Vergine: il “Magnificat”, che a sua
accinge a mangiare delle uova offerte da una volta conclude la preghiera serale dei Vespri.
ancella. In alto a sinistra è raffigurato il mo- Un collegamento che può aiutarci a riflettere
mento in cui Zaccaria consegna un foglio su sulla ricchezza e la profondità religiosa di
cui ha scritto il nome del bambino, Giovanni. queste opere prodotte dai nostri avi e che il
Nel brano evangelico questo episodio avviene Gruppo Alpini di Carvico si cura di manteneotto giorni dopo la nascita, all’atto della cir- re per le generazioni future.
concisione, qui invece è presentato contempo- Prof. Diego Bellamoli
raneo per meglio evidenziare il significato Scuola Media “E. Fermi” - Carvico
dell’avvenimento. Non si
conosce l’autore del dipinto
ma osservando numerose
analogie con alcune opere
presenti sul territorio si può
costatare che questo artista
era molto vicino all’arte del
più importante pittore bergamasco di quegli anni:
Carlo Ceresa, in particolare
alla sua produzione tarda
dove utilizza una tavolozza
di colori spenti e una pennellata poco più che abbozzata; non è da escludere che
l’opera in questione sia stata eseguita da uno dei due
aiutanti del pittore cioè i
figli Giuseppe o Antonio. Se
qualcuno volesse approfondire l’argomento merita allora fare un breve gita alla
parrocchiale di Madone dove è conservato un dipinto
del Ceresa di analogo soggetto oppure recarsi alle
parrocchiali
di
Terno
d’Isola o Oneta in Val
Brembana dove sono con
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servate due Natività di Ma-
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Pensiamo che sia piacevole condividere i momenti felici della vita con gli altri appartenenti al gruppo. Invitiamo quindi i soci a
segnalare notizie riguardanti matrimonio, nascita di figli o di nipoti, conseguimento di laurea o qualunque altro avvenimento
personale del quale vogliano condividere la gioia con la nostra famiglia alpina. La notizia può essere facilmente comunicata
telefonicamente chiamando Silvio al 3381110267, oppure tramite la nuova casella di posta elettronica.
ATTIVITA’ ANNO 2009 Come sempre, agli alpini di
Carvico è stato chiesto in più occasioni di collaborare
nello svolgimento delle manifestazioni organizzate in
paese dalle autorità civile e religiose. Grande successo
hanno avuto le chiamate a raccolta degli alpini e delle
loro famiglie nei giorni di Pasquetta e di Ferragosto.
Sono iniziative lodevoli che servono a cementare sempre di più i rapporti tra i soci e che quindi continueremo a proporre anche per il futuro.
ASSEMBLEA GENERALE 2009 E TESSERAMENTO
2010 Sabato 19 dicembre 2009 alle ore 20,00 il tradizionale incontro presso la sede per l’assemblea generale
annuale. Tra una fetta di panettone e un buon bicchiere
di vino, si potrà rinnovare la tessera per l’anno 2010, i
responsabili dei settori esporranno le relazioni sulle
attività svolte nel corso dell’anno 2009, per poi finire
con gli auguri del Capogruppo.
SE TI SCRIVE IL PRESIDENTE Sorpresa ed emozione per una busta proveniente della Presidenza
dell’Associazione Nazionale Alpini. Il Presidente Perrona ringrazia per una fotografia che il nostro segreta-
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rio gli aveva mandato via e-mail. Si tratta di una foto
scattata il 26 luglio 2009 dall’amico Roberto Bezzi (il
fotografo degli alpini bergamaschi) a Costa Valle Imagna in occasione delle celebrazioni per l’80° anniversario di fondazione di quel gruppo. Nella foto, oltre a
Corrado Perrona, il Presidente della Sezione di Bergamo Antonio Sarti e i nostri alpini Stefano Terzi, Gianmario Brembilla e Silvio Riva.
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€ BUON COMPLEANNO A.N.A. Sono novanta e non
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che mai. Per festeggiarla ci siamo riuniti mercoledì 8
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luglio alle 18,15 presso la chiesina di S. Maria, davanti
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intima, di grande spessore spirituale, che l’A.N.A. ha
voluto fosse ripetuta in modo eguale da tutti i 4300
gruppi alpini. Prima l’alzabandiera per riconfermare la
devozione verso il tricolore e la continuità con gli alpini andati avanti. Quindi la recita della Preghiera
dell’Alpino e infine la lettura di un messaggio del Presidente Nazionale Corrado Perrona. Anche in quella
occasione gli alpini di Carvico c’erano, per proclamare
ancora una volta: “Viva l’Associazione Nazionale Alpini!”.
PRIMO SINDACO ALPINO A CARVICO Le elezioni
comunali 2009 a Carvico hanno visto, per la prima
volta, la nomina a sindaco di un alpino, il Geom. Luigi
Panzeri, iscritto nel gruppo dal 1968. La nostra associazione è assolutamente apolitica e apartitica e quindi
non possiamo e non vogliamo in alcun modo commentare il fatto sotto l’aspetto squisitamente politico. Ciascun alpino ha le proprie convinzioni che devono essere sempre rispettate. Noi, alpini di Carvico, continueremo a collaborare con le istituzioni locali, di qualunque
colore politico esse siano. Non di meno siamo orgogliosi per la designazione di uno dei “nostri” a ricoprire l’importante incarico. Probabilmente da un sindaco
alpino è solo lecito attenderci una più marcata sensibilità nei confronti delle nostre problematiche. Rivolgiamo quindi all’alpino Luigi, con una fraterna stretta di
mano, vive felicitazioni per la nomina e un semplice
augurio: “Zaino in spalla e buon lavoro!”.
CASELLA DI POSTA ELETTRONICA In attesa di
approntare un nostro sito web, abbiamo attivato il servizio di posta elettronica messo a disposizione dalla
Commissione Informatica Nazionale. Ora siamo facilmente raggiungibili via e-mail e siamo costantemente
in contatto con le sedi nazionale e sezionale, oltre ai
gruppi bergamaschi. L’indirizzo di posta elettronica
con cui collegarsi è il seguente:
[email protected]
Attendiamo fiduciosi di ricevere dai soci (e non solo)
tanto materiale da pubblicare (fotografie, storie, racconti, articoli, poesie, ecc.).
RINGRAZIAMENTI/1 Alla ditta Edilforniture di Locatelli Giovanni per la fornitura della fontanella del
cortile centrale della nuova sede sezionale di Bergamo.
RINGRAZIAMENTI/2-3 Alle locali filiali della Banca
Popolare di Sondrio e della Banca di Credito Cooperativo di Treviglio per i contributi donati per la Festa
della Solidarietà del 5 luglio.
RINGRAZIAMENTI/4 Al nostro alfiere Remo Locatelli per l’offerta di Euro 200,00 alla Sezione A.N.A. di
Bergamo per l’adunata del 2010 ed inoltre per il riacquisto dell’apparecchio DVD che era stato sottratto
dalla sede.
GITA DELLA SEDE 2009 Anche quest’anno abbiamo
voluto ringraziare quanti hanno contribuito alla costruzione della nostra bella sede con una gita verso
alcune amene località del Lago di Garda. Molto buona
la partecipazione, estesa ai membri del Consiglio Direttivo e alle Penne Rosa che collaborano tutto l’anno,
oltre ad alcuni “esterni paganti”. E’ stata una bella
giornata di canti e di allegria accompagnata da un magnifico sole, dalla quale siamo tornati solo “dopo aver
mangiato, mangiato e ben bevuto”.
FIORI D’ARANCIO Il 10 ottobre 2009 il consigliere
Giuseppe Beppe Perico è convolato a giuste nozze con
Sabrina Ricco da Olginate. Il rito è stato celebrato dal
Parroco di Carvico Mons. Galdino Beretta nella bella
chiesetta di Consonno dedicata a San Maurizio
(protettore degli Alpini). Alla cerimonia hanno partecipato alcuni alpini amici degli sposi. Ai novelli sposi
rinnoviamo i più fervidi auguri di una lunga, serena e
prosperosa vita insieme.
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Il 2008 è stato l’anno del
ricordo della Grande Guerra, quella guerra che diede definitivamente la libertà al popolo italiano. Gli alpini diedero un contributo decisivo perché la guerra fu
combattuta prevalentemente in
montagna,
sulle
Alpi.
Per
l’occasione anche il nostro gruppo,
per la prima volta, ha aderito alla
iniziativa “Tricolore nelle scuole”
che l’A.N.A. sostiene ormai da diversi anni presso tutte le sezioni
d’Italia. Il 4 novembre 2008, di concerto con gli alpini di Villa
d’Adda, ci siamo recati nella scuola media di Peschiera, mentre il 20
gennaio 2009 siamo andati in quella di Carvico. In entrambi gli istituti ci siamo rivolti esclusivamente ai
ragazzi della III media. Accolti con
grande disponibilità dal corpo docente e dai dirigenti scolastici, siamo rimasti piacevolmente sorpresi
dal vivo interesse mostrato dagli studenti
per gli argomenti trattati. In ogni occasione
era presente il nostro
“vecio” Isidoro Doro
Rota che, con le sue
parole, ha calamitato
l’attenzione generale
dei ragazzi. Abbiamo
iniziato con la presentazione dell’iniziativa
e con l’omaggio a tutti
i partecipanti di un opuscolo
dell’A.N.A. e di una bandiera tricolore. Di seguito sono stati proiettati due filmati riguardanti le due
guerre mondiali del secolo scorso.
Filmati densi di emozione in cui
veniva dato particolare rilievo al
coraggio e alle gesta eroiche degli
alpini. Dopo i filmati, l’intenso
intervento del Doro, carico di ricordi della guerra, ha suscitato il coinvolgimento emotivo dei giovanissimi interlocutori. Alle loro domande il Doro rispondeva con
l’acume, la precisione e la sagacia
dei vecchi alpini. Il suo discorso è
terminato con un monito: “Basta
guerre, basta morti, basta eroi. Tutto
questo lo dovete dire anche ai vostri
genitori. Non avvenga mai più una
simile tragedia.” Dopo un breve
intervallo, la seconda parte
dell’incontro nel corso della quale
abbiamo fornito informazioni spe-
E’ andato avanti
Se è vero che l’arte non muore mai, lo spirito dell’amico
scultore Graziano vivrà per sempre nelle preziose opere
lignee che ha voluto donare alla nostra sede.
Ai congiunti dell’alpino Graziano Biffi il cordoglio
unanime delle Penne Nere di Carvico.
Lascialo andare
per le tua montagne.
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Graziano Biffi
1942 - 2009
cifiche sulla conoscenza dell’Inno d’Italia: come
nasce, chi lo scrisse (Goffredo Mameli), chi lo musicò (Michele Navarro) e della storia della bandiera
italiana (il significato dei suoi colori) e così via. Proseguendo, alcuni brevi cenni sulla storia alpina,
sull’A.N.A., della quale ricorre quest’anno il 90°
anniversario di fondazione. Quindi abbiamo proiettato un altro filmato riguardante la costruzione della Sede del Gruppo Alpini di Carvico all’interno del
Parco Serraglio. I ragazzi hanno apprezzato la bel-
lezza e l’imponenza del fabbricato, rimanendo estasiati dalle sequenze della realizzazione dell’opera.
Al termine, i nostri ringraziamenti ai docenti e ai
dirigenti scolastici, ma soprattutto agli studenti che
abbiamo invitato a fare tesoro di quanto è stato loro
ricordato e insegnato. Naturalmente il progetto
“Tricolore nelle scuole” prosegue anche per il futuro perché non si possa mai dimenticare o perdere
quei valori fondamentali e si continui sulla strada
intrapresa molti anni fa dai nostri cari “veci” che
sono andati avanti per la libertà della Patria Italia.
Viva l’Italia! Viva gli Alpini!
Celestino
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PENNA A BILANCIARM Dal noto modo
di portare il fucile si
chiama penna a bilanciarm la penna piegata così
indietro che sta parallela
all’orlo del cappello, o addirittura ha la punta volta verso
terra. Più l’alpino è vecchio e
anziano, e più prende confidenza con la penna, l’allunga,
la storce, ci pulisce la pipa,
infila nella nappina stelle alpine o penne di gallo cedrone. (1)
CRUCCO Poiché gli slavi meridionali chiamavano
kruh (pronuncia kruk) il pane, i soldati italiani battezzarono quel paese (la Balcania da essi presidiata) la
terra crucca; e crucchi erano gli uomini, crucche le
donne, crucchi i ribelli, tutto era crucco, come scrisse
Vittorio Goresio in una sua corrispondenza; ed aggiungeva che i nostri soldati, con una saggezza da
fare invidia a etnografi e politici, avevano trovato
così un nome per definire un paese che non è più
Jugoslavia, non è tutto Dalmazia, né può dirsi Balcania che è un concetto molto più vasto; e per classificare gente che nonostante divergenze di varia natura
e
aspri
dissidi
s’accomunano
concordi
intorno al pane che chiamano
kruh.
(………………….) La parola crucco ha subito poi
un’evoluzione. Gli alpini
che dopo
aver
fatta
l’Albania furono mandati
in Russia, si trovarono questa parola in bocca, per così
dire, disoccupata; e sarebbe stato naturalissimo che
volendo usarla l’applicassero agli avversari, ai russi.
L’usarono infatti, ma per indicare, con disprezzo e
livore, i camerati tedeschi, le cose tedesche, le armi
tedesche; quei tedeschi che vedevano prepotenti e
villani e che cominciarono a odiare sacrosantamente.
(2)
BATTESIMO In guerra può succedere di tutto e lo
può confermare questo avvenimento accaduto in
Libia durante la battaglia di Assaba il 23 marzo 1913,
conclusasi vittoriosamente per opera degli Alpini
dei battaglioni Tolmezzo, Feltre, Vestone e Susa. Mentre sulle alture conquistate le truppe ansanti per la
lunga lotta si accalcavano attorno ai loro ufficiali
elevando grida di vittoria, venivano raccolti nume-
rosi prigionieri. Fra i prigionieri, quasi tutti feriti, fu
trovata un’araba morente, la quale teneva sulla
schiena una bisaccia che, oltre ad un carico di caricatori per fucili Mauser, conteneva un bambino di pochi mesi di età. La donna, colpita a morte, cessò di
vivere dopo qualche ora nonostante le umanissime
cure degli ufficiali medici al seguito degli Alpini, ma
i conducenti del Tolmezzo raccolsero il bimbo, lo nutrirono per qualche giorno finchè poterono trovargli una bella
negra. Il Cappellano lo battezzò
e, poiché il giorno della battaglia era la domenica di Pasqua,
gli fu dato il nome di Pasqualino. Fu in seguito regolarizzato
il suo stato civile con cognome
“Tolmezzo”; e Pasqualino Tolmezzo, dopo aver seguito con le
salmerie del battaglione la vittoriosa avanzata su Jeffren e
Nalut, e aver partecipato in fasce al resto della campagna degli Alpini in Tripolitania e in Cirenaica, fu
portato in Italia, come figlio del reggimento, e affidato dapprima ad un asilo di suore e successivamente
ad istituti, dove fu allevato, istruito e curato fino alla
licenza di istituto tecnico. Inviato infine
all’Accademia Militare di Modena, ne uscì sottotenente nel 1933, ma dopo qualche anno morì di malattia. (3)
CECCHINO Il tiratore solitario, spesso con un fucile munito di cannocchiale. Così
chiamato da Ceco Bepo, come dire il soldato di Ceco
Bepo, dell’imperatore Francesco Giuseppe; o perché il
tiratore chiude un occhio per
sparare, come dire cechino?
Anche assolutamente: soldato
austriaco. La parola è anche aggettivo: “mitragliatrici
cecchine”: E se n’è fatto il verbo cecchinare. MOCHENI erano gli austriaci, così chiamati dalla pronuncia
dialettale, tirolese, austriaca, di machen fare: mochen
wir? facciamo? MUCH, MUC così dicono i veneti
per indicare i tedeschi; forse da muc, caprone, caparbio, testa dura; o da muc, vitello, perché gli paiono
larghi e curvi e biondi come vitelli. (1)
TIRAR L’ALA Espressione degli alpini piemontesi:
è il sentire la fatica della marcia, e soprattutto della
salita, l’ansare, l’aver il fiato corto, “tirar il segone”
come dicono i veneti. Gli alpini già arrivati alla vetta
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o al passo si volgono con scherno ai compagni che arrancano, ancora
lontani dalla meta, per l’erta mulattiera, per la pista di neve, per la
morena mobile, gli gridano “tiruma l’ala” e gli tendono il pistocco,
perché ci si attacchino (e quelli in coda alla fila bestemmiano la naja).
“Tira l’ala il giò”, dicono gli anziani della cappella (il giò, il giumàtt) che
fa fatica a tenere il passo con gli altri e magari cerca con l’occhio la
coda di un mulo per attaccarcisi. Forse l’espressione è nata fra i cacciatori che hanno impallinato un uccello in un’ala e vedono la vittima
arrancare sulla terra con l’ala che
cade giù morta. Tirare, così assolutamente, significa per le truppe
della montagna salire, zitti e rassegnati. “Tasi e tira”; anche in senso
metaforico: “Il maggiore mi ha
dato una rogna (un incarico noioso
o pericoloso). - E tu? - Tasi e tira”.
(2)
(a cura di Silvio Riva)
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Poesia
La partida a brìscola
A la sira, dopo séna,
per fà ègn tarde, vò a zögà
quach partide, apéna apéna
per püdì tègn dét la mà:
zöghe a brìscola e me piàs
a ‘ndà là dal Gambiràs.
‘L zöch de brìscola, tra amìs,
l’è ‘l piö bèl di passatép:
chél che i völ, töcc quance i dis,
e gh’è i sègn che l’è ü botép:
schissà l’öcc, cassà fò ‘l müs,
vardà ‘n cél, cöntà co i büs.
“Pòncc o càrech?”. “Lis”. “Bastù?”.
“Danér”. “Nò”. “Fé come ülì”.
“Zöghe ü càrech”. “Ghe n’ìv du?”.
“So ‘n segonda”. “Picinì”.
“L’è vestida”. “La và bé”.
“Quàter pòncc”. “Ciaperò mé”.
Tra chi còpa e chi và sura,
tra chi stròssa e chi và lis,
no l’è mai de viga pura,
perché töcc i rèsta amìs:
co la buna compagnia
s’ passa ‘l tép in alegria.
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