over in action Progetto di promozione dell’attività fisica in terza età Sommario Parte prima: La parola agli specialisti Intervento Dott. Marco Guicciardi Psicologo - Psicoterapeuta Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Sardegna Cattedra di Psicologia dello Sport Università di Cagliari Introduzione: “la storia di “antiò sa pippia”- pag. 6-8 Comune di Sassari over in a Intervento Prof. Rinaldo Tedde Medico - geriatra Direttore Scuola di Specializzazione in Geriatria Università di Sassari “i più frequenti problemi di salute in età senile”- pag. 9-12 Gianfranco Ganau Intervento Dott. Antonio Nieddu Sindaco di Sassari Medico - Geriatra Direttore Reparto Geriatria / Unità Valutativa Alzheimer Policlinico Sassarese Carissimi, è con grande piacere che presento la pubblicazione allegata “OiA! Over in action” che accompagna il progetto di promozione dell’attività fisica nella terza età. Si tratta di un progetto di grandissima rilevanza sociale, di un argomento che mi coinvolge e mi ricorda i primi anni ottanta quando, convinti dell’importanza dell’attività motoria nella terza età, in collaborazione con un Ente di promozione sportiva abbiamo dato vita, proprio nella nostra città, alla prima esperienza regionale di corsi di attività motoria per la terza età. Di quell’esperienza ricordo in particolare come, con il passare dei mesi, i risultati e i benefici ottenuti dai partecipanti superassero abbondantemente le nostre attese. Da allora è passato tanto tempo e, per età anagrafica, dovrei aderire ai corsi come partecipante e la cosa mi farebbe sicuramente bene. “l’attività motoria in età senile” pag. 13-14 Intervento Dott. Francesco Cattari Psicologo - Psicoterapeuta Direttore Servizio Sociosanitario ASL di Sassari “cosa è la terza età?” pag. 15-17 Intervento Dott. Alberto Masala Medico di Medicina Generale e dello Sport Responsabile Scientifico Associazione Medico Sportiva Sassarese / Presidente Ambrosia - www.ambrosiafitness.it “l’attività fisica equilibrata o bilanciata” - pag. 18-20 Intervento Dott. Adolfo Pacifico Medico - diabetologo AOU Sassari “diabete e sport” - pag. 21-24 La pubblicazione allegata è una ricca raccolta di interessanti interventi di colleghi medici delle diverse specialità e di esperti del settore che spiegano i vantaggi di una corretta attività fisica e forniscono tutti i consigli utili per mantenersi “in forma” con uno stile di vita sana e attiva. Si tratta di un lavoro utilissimo realizzato, tra l’altro, con una veste grafica molto piacevole che ne agevola la lettura. Intervento Dott. Gianpiero Pisuttu Il mio invito e il senso della pubblicazione è quello di andare avanti con l’adesione ai semplici consigli forniti e ad una pratica regolare di attività fisica per il mantenimento,e spesso recupero, del benessere psico-fisico. “l’alimentazione dell’anziano” - pag. 28-34 “l’osteoporosi” - pag. 34-35 Consentitemi, in chiusura di queste brevi note, di ringraziare tutti coloro che hanno consentito il raggiungimento di questo risultato e che operano costantemente nel campo. Gianfranco Ganau Medico - chirurgo, specialista geriatra e scienze alimentazione Ambulatorio Antitabacco / Cardiologia Riabilitativa ASL Sassari “i danni del fumo” - pag. 25-27 Intervento Dott.ssa Laura Maioli Medico - ortopedico Ambulatorio Antitabacco / Cardiologia Riabilitativa ASL Sassari Intervento Dott. Alessandro gentilini Medico - diabetologo ASL Sassari “anziani e stile di vita” - pag. 36 Parte seconda: Attività sportiva ed esercizi Intervento Dott. Manolo cattari psicologo dello sport psicoterapeuta Responsabile scientifico A.S.D. Progetto AlbatroSS “l’attività sportiva” - pag. 37-39 Intervento Danilo Russu docente regionale Federazione Italiana Nuoto Responsabile Tecnico A.S.D. Progetto AlbatroSS “l’attività sportiva” - pag. 39-41 ction Opuscolo realizzato da: Opuscolo realizzato con il contributo di: Comune di Sassari In collaborazione con: G a r d e n Sport Center Servizio SocioSanitario GESTIONE PISCINE over in action 4 Progetto di promozione dell’attività fisica in terza età Sassari Zona industriale Predda Niedda Sud Strada 11I 5 Intervento Dott. Marco Guicciardi Psicologo - Psicoterapeuta Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Sardegna Cattedra di Psicologia dello Sport Università di Cagliari “la storia di “antiò sa pippia” Mi chiamo Antiochia e ho un’età imprecisata, che si fa sentire ogni giorno che passa nel dolore delle ossa e nel vuoto della testa. Sono una donna anziana, ma per tutti in paese sono ”Antiò sa pippia”, perché tzia Antiochia, quella “manna” che tutti festeggiano per i suoi 103 anni abita dall’altra parte dell’isolato. Sono venuti dalla Germania e dall’America per conoscerla e tzia Antiochia ha parlato con tutti ma non ha voluto essere fotografata. Queste cose moderne non le piacciono, ha detto. C’erano tutti i nipoti, il sindaco, il farmacista e anche gli altri vecchi del paese: loro si che si sono fatti fotografare e hanno parlato tanto della loro vita, di come era il paese agli inizi del secolo scorso, di quali giochi facessero e di come si sentissero attualmente all’età di cent’anni. Alla sera in televisione hanno detto che in Sardegna ci sono così tanti ultracentenari, da avere costruito una apposita banca dati, unica al mondo. Io sono contenta perché spero di arrivarci anch’io all’età di tzia Antiochia: così come è lei, sveglia e ancora partecipe! In paese ci sono anche altri vecchi più giovani, che hanno intervistato nei giorni successivi: a me no. Sono troppo piccola, anche se i miei nipoti che mi chiamano nonna bis mi prendono in giro perché sono grande grande. Ma non per l’età: il dottore che mi ha visitata l’altro giorno mi ha detto che dovrei portare a spasso il cane, anche se non ce l’ho! Ma come faccio: io cani in casa non ne voglio e poi…che brigungia per una grossa come me andare a spasso per il paese con il cane appresso! Li sentite i commenti: neanche fossi una di quelle signorine che si vedono sui giornali tutte nude mentre fanno il bagno a pochi chilometri da qui! Ho provato a mangiare meno, ma mi viene fame e spesso mangio quando non so cosa fare! “Dovrebbe fare più movimento”, mi ha consigliato il dottore. Ma da quando mia nipote è partita ho perso anche la voglia di andare a trovarla di tanto in tanto. Passo le mattine davanti alla televisione, ma le immagini scorrono unadietro l’altra e per quanto ci sia il suono, non lo sento più perché non riesco a concentrarmi. Come quando prendevo la corriera per andare a scuola! Bei tempi quelli, correvo a perdifiato per arrivare alla fermata proprio mentre la corriera passava e signor Efisio, l’autista, sapendolo, frenava il mezzo prima di attraversare la piazza. Adesso anche alzarmi dalla poltrona mi costa fatica e dopo la caduta dello scorso anno, ogni volta che mi muovo mi scricchiolano tutte le 6 ossa. Da quando sono caduta inciampando sul tappeto, temo che possa succedere nuovamente. Mi sono ritrovata in ospedale senza capire come mi ci avessero portata. Ricordo che stavo cercando gli occhiali sul comò…poi il buio. Frattura del femore! Sono rimasta a letto per molto tempo, non perché non potessi muovermi, ma perché sentivo le gambe molli e tante farfalle, proprio qui dentro la pancia. Da allora, quando mi capita di dover fare qualcosa di nuovo, le farfalle incominciano a volare! Non crediate che si tratti soltanto di grandi cose: a volte anche un invito a cena mi produce questa strana sensazione di subbuglio. In televisione hanno detto noi anziani siamo quelli che crescono più in fretta e che su ogni coppia di adulti grava il peso di una persona che non riesce a badare a se stessa. Non capisco: a casa viene spesso a trovarmi mia figlia e anche la moglie di mio figlio, almeno ogni tanto si fa vedere. Ma vengono da sole, non con i rispettivi mariti. Io non ho bisogno di molto: mi accontento. Quando c’è da mangiare tutti i giorni, il più è fatto! Non ho più voglia di cucinare e spesso mi preparo qualche cosa che conservo in frigo e che mangio nei giorni successivi, sino a quando mi viene la nausea. Mangio per fare ora, perché tutte le pietanze hanno oramai lo stesso sapore. I nipoti dicono che sono triste e che non ho mai voglia di giocare, ma dovrebbero esserci loro al mio posto e allora forse capirebbero. Non vedo nessuno per giorni, passo la vita davanti a quel mobile acceso e di tanto in tanto, la casa mi si riempie improvvisamente di urla, di luci e trambusto, che mi confondono e disorientano. Che cosa volete che capisca di quei giochi che i miei nipotini hanno sempre in mano e che pigiano alacremente sino a consumarsi le dita. Jennifer, mia nipote di mezzo, pretendeva capissi pure le istruzioni del gioco scritte in inglese: ma quando mai! A mala pena so leggere l’italiano e spesso non mi ricordo nemmeno alcuni vocaboli che fatico a tradurre dal sardo, che ho imparato a parlare da quando ero bambina. Ci sono dei momenti quando il vuoto imperversa, che più mi sforzo di ricordare come si dice, più il 7 vuoto si espande e diffonde per tutta la testa. Qualche volta mi capita anche con le cose: non ricordo dove ho messo gli occhiali e cammino per tutta la casa da una stanza all’altra alla loro ricerca. Ma è inutile. Pensa, qualche volta mi è capitato di trovarli dopo tanto, appesi al collo dove erano sempre stati. Una mia amica ha parlato di un tedesco che ha scoperto da che cosa dipendono questi vuoti di memoria: ma non mi ricordo come si chiama. Mi da molto fastidio, ma per i nomi non sono molto portata. E’ già molto se ricordo quelli dei miei nipoti: Jennifer, Samantha , Ivan e Christian. Per fortuna che i loro figli hanno nomi più semplici da ricordare: Silvia, Chiara e Matteo…e gli altri non li ricordo. Di sicuro tra i piccoli non c’è alcuna che si chiami Antiochia, me lo ricordo bene il mio nome, come mi ricordo ancora mia zia, la sorella di babbo, quella che è morta a 98 anni o forse ne aveva anche 99, perché a quei tempi non si sapeva bene quando una fosse nata. E poi nella nostra famiglia di Antiochia c’è anche mia cugina, quella che abita in città: ogni tanto mi chiama al telefono e inizia a parlare, a parlare. Sembra sempre impegnata, frequenta delle lezioni serali, l’Università la chiama, e ha ancora tanta voglia di muoversi, al punto tale da essersi iscritta in una palestra. Non quelle sale dove si incontrano gli anziani come lei che muovono le braccia come se gli avessero dato un colpo in testa! No. Una vera palestra, con gli istruttori giovani e le macchine: la frequenta la metà mattina insieme con gli studenti e quelli che lavorano la sera. E’ sempre stata la sua passione, da piccola giocava e correva come un maschiaccio: dovresti vederla anche ora. Porta i pantaloni e spesso usa la canadese: dice che si trova meglio così che con la gonna. Certo lei non ha bisogno delle pastiglie che prendo io eppure a tavola non si fa negare niente. E’ sempre in forma, pronta a scattare e muoversi per andare a trovare figlie e nipoti. Da quando poi ha iniziato a fare quella strana ginnastica cinese, dice anche di dormire meglio e di essere più lucida di prima. A volte l’invidio, ma poi mi chiedo: ma chi glielo fa fare! C’è un momento nella nostra vita in cui si accumula tutta la fatica che abbiamo sopportato sino ad oggi: altro che sport. Me l’ha detto il dottore:” ma lo sa che se inizia a fare del movimento può anche mangiare di più e pesare di meno?”. Sembra facile ma non credo che si riferisse a me. Sono sempre così stanca! E poi muoversi perché? La mia vita l’ho fatta e non penso che arrivati a questo punto ci sia qualcosa che valga la pena scoprire. Il dottore mi ha detto che a volte basterebbe evitare di impigrirsi per stare meglio e in forma: ad esempio facendo una piccola passeggiata tutti i giorni. Si, ma con chi? Le ho viste io in paese alcune mie coetanee sedute ai giardinetti insieme con delle signore bionde che non capivano niente della nostra lingua. Badanti le chiamano: ma io so badare a me stessa. Non ho bisogno di nessuno io! Anche se sono stanca e pesante, anche se le mie ossa scricchiolano ad ogni movimento, anche se la mattina non ho voglia di alzarmi da letto, so badare a me stessa. Semplicemente me ne sto a letto sin quando non mi viene la voglia di alzarmi. A volte passo alcune ore a fissare il soffitto, a volte è la fame che mi fa alzare. L’altra settimana mia nipote la grande, la dottoressa, mi ha parlato dell’UVA, che non è quello che pensiamo noi, la frutta, ma un posto dove - mi ha detto - ci visitano e sanno come possono aiutarci a stare meglio: non solo noi ma anche chi si prende cura di noi. Mi ha anche parlato dei PUA e dell’ADI, tutti nomi che ricordo bene, anche se non ho capito bene a che cosa servono. Mia nipote mi ha rincuorato: dopo una prima visita saranno loro che verranno a trovarmi. Occorre soltanto prendere un appuntamento e trovare qualcuno che mi accompagni, ma eccole, le sento, stanno tornando quelle 8 piccole maledette farfalle che mi tengono compagnia, ormai da molto tempo. Intervento Prof. Rinaldo Tedde Medico - geriatra Direttore Scuola di Specializzazione in Geriatria Università di Sassari. I più frequenti problemi di salute in età senile Quando pensiamo alle persone di età più avanzata ed al loro stato di salute, spesso dobbiamo fare i conti con una serie di preconcetti che sono tanto più forti quanto maggiore è la distanza della nostra età rispetto a quella dei nostri vecchi. La tendenza ad identificare la vecchiaia con i disturbi della memoria è il più comune di questi preconcetti. Ma anche le idee che i vecchi siano più o meno tutti uguali, che siano un peso per la società e per la famiglia, che non vi siano sostanziali differenze tra uomo e donna oppure che, per definizione, gli anziani siano irrimediabilmente fragili e vulnerabili ci accompagnano costantemente nel nostro crescere umano e culturale. In effetti, non mancano buone ragioni perché questo tipo di errore possa essere commesso. La ragione per la quale si può incorrere più facilmente in questi preconcetti è da mettere in relazione all’osservazione che ciascun cittadino può autonomamente effettuare riguardo al problema di salute più frequentemente ricorrente nell’età avanzata, cioè la disabilità. La disabilità non è una “malattia” secondo il comune significato di questo termine; rappresenta, piuttosto, uno “stato funzionale”, il terminale unico di vari percorsi di malattia che, nell’età avanzata, portano il vecchio verso la cosiddetta non-autosufficienza. Con questo termine viene identificato uno stato nel quale un anziano perde la capacità di svolgere autonomamente le più comuni attività della vita quotidiana; le ragioni di ciò possono essere le più disparate e corrispondono ai più frequenti problemi di salute: questi sono approfonditi in altre sezioni di questa pubblicazione. Le malattie di cuore, quelle del polmone, dello scheletro e dei muscoli, le malattie croniche (diabete, ipertensione, obesità, ecc) congiurano spesso nel paziente anziano, minandone la capacità di svolgere autonomamente le attività di base del quotidiano vivere: lavarsi, vestirsi, fare la spesa o altri acquisti, nutrirsi, usare correttamente il telefono, il denaro, i farmaci, eccetera. In genere non si ha sufficiente consapevolezza che la perdita dell’autosufficienza è l’elemento che mina maggiormente la qualità della vita dei nostri vecchi (per inciso, ricordiamo che il principale obiettivo di salute nel vecchio è quello di migliorare la qualità della vita, non quello di allungare all’infinito una vita segnata dalla disabilità). Soprattutto, non si ha adeguata consapevolezza che la non autosufficienza può essere (e deve essere) prevenuta, ritardata, curata. Ad oggi, siamo discretamente attrezzati (culturalmente e materialmente) per poter intervenire sulla storia naturale di molte malattie croniche e disabilitanti. Da quando il nostro opulento mondo occidentale ha acquisito de caratteristiche di “società del benessere”, le malattie cardiovascolari hanno mietuto vittime oltre ogni previsione. Risalgono agli anni 1960-70 i risultati dei primi studi che dimostrarono in modo definitivo che diabete, ipercolesterolemia, 9 ipertensione, obesità, ecc, sono alla base di accidenti assai gravi quali l’infarto cardiaco, l’ictus cerebrale, l’insufficienza renale, la cecità, il rischio di amputazioni, e via dicendo. Da allora, la ricerca scientifica e la sistematica applicazione alle popolazioni dei risultati emersi dagli studi effettuati hanno permesso di invertire la tendenza alla diffusione di queste malattie. Una delle più limpide consapevolezze emerse dagli studi di popolazione è il fatto che la sedentarietà, a tutte le età ed in tutte le condizioni di salute, è il comune denominatore a molte delle malattie croniche che colpiscono i vasi sanguigni ed il cuore. Se esaminiamo le linee-guida di trattamento delle diverse affezioni che possono provocare una malattia cardiovascolare, possiamo osservare che le variazioni dello stile di vita sono sempre il primo precetto ad essere enunciato. La ragione è relativamente semplice: quando dobbiamo correggere un’affezione cronica potenziale causa di malattie cardiovascolari l’aumento dell’attività fisica e la correzione degli errori alimentari producono risultati stupefacenti, permettendo di ritardare e di ridurre il ricorso all’uso di farmaci. L’attività fisica ed una dieta adeguata sono, essi stessi, terapia di fondo delle diverse malattie cardiovascolari. Purtroppo, ben sappiamo che i vocaboli “dieta” ed “attività fisica” evocano, al primo impatto, risposte negative da parte degli interessati, che in questi termini identificano principalmente una serie di privazioni alle quali pensano di doversi sottoporre (una sorta di nemesi punitiva per pagare lo scotto di una vita sregolata…); in genere ben poco si conosce della loro potenza curativa. Tenete presente che quando parlo di “effetti curativi” mi riferisco principalmente alla qualità di vita, al benessere personale che deriva ben presto dall’adozione di semplici misure di intervento; talvolta sono sufficienti solo alcuni giorni di 10 “...talvolta sono sufficienti solo alcuni giorni di attività per vedere rifiorire risorse ed energie che si ritenevano perdute per sempre...” attività per vedere rifiorire risorse ed energie che si ritenevano perdute per sempre. Un aspetto che crea demotivazione nelle persone che devono intraprendere un percorso di tipo curativo, consiste nella mancanza di consapevolezza riguardo agli obiettivi da raggiungere; è ovvio che ad una persona disabile, di età avanzata o molto avanzata, dovranno essere proposti obiettivi graduali e fattibili, compatibili con i limiti imposti dalla stessa disabilità (la cura non deve creare più problemi di quelli prodotti dalla malattia!). Soprattutto, quando possibile, dovrà essere proposta una gamma più ampia possibile di interventi, nella consapevolezza che qualsiasi percorso, una volta iniziato, può essere virtuoso ed efficace; in ogni caso rappresenterà un’opzione sensibilmente migliore del non-fare. La definizione dei risultati da perseguire ha molti punti in comune con l’attività sportiva. Un atleta sa bene che il limite da superare non è quello definito dalle capacità degli avversari, bensì dalle proprie personali capacità; il principale obiettivo è sempre quello di migliorare se stessi, costruendo, giorno dopo giorno, una linea di tendenza costante fino ad ottenere la massima performance della quale si è capaci. Trasferendo questo discorso ad un anziano disabile, affetto da una o, più spesso, da molte malattie, che si sottopone ad una regolare attività fisica si potranno osservare conseguenze positive su diversi fronti. Oltre all’ovvio controllo del peso corporeo, con le benefiche conseguenze fisiche (glicemia, pressione del sangue) e psicologiche (miglioramento dell’autostima, fiducia nel futuro) l’attività fisica comporterà un costante incremento della capacità di sopportare attività che, in precedenza, provocavano fastidiosi 11 sintomi: principalmente affanno e fatica muscolare. Questa forma di allenamento testimonia del miglioramento di efficienza degli apparati cardiovascolare e respiratorio. Il cuore è un muscolo; i vasi sanguigni sono costituiti principalmente da una parete muscolare; noi respiriamo principalmente grazie all’attività dei muscoli respiratori. Il miglioramento dell’efficienza muscolare si trasforma ben presto in un miglioramento dell’efficienza fisica globale. Il miglioramento della forza e del tono muscolari permettono di affrontare con efficacia anche un altro problema che risente in misura prepotente del livello di attività fisica: la prevenzione delle cadute. E’ poco noto che nella nostra popolazione, dopo le malattie cardiovascolari, quelle polmonari ed i tumori, la quarta causa di morte nelle persone anziane sono le cadute e le loro conseguenze. Tra queste, la più nota è la frattura di femore. Oltre ad essere associata ad un aumentato rischio di morte, questo problema rappresenta la causa più comune di perdita dell’autosufficienza negli anziani; è stato stimato che, dopo una caduta con frattura, il 90% degli anziani perdono la propria autonomia nelle attività quotidiane. L’attività fisica, svolta da persone che non hanno mai riportato cadute o che sono reduci da cadute e fratture, riduce significativamente il rischio che tali incidenti si ripetano nel tempo; l’attività permette di migliorare, oltre alla forza muscolare, anche l’equilibrio e la velocità di reazione nei momenti che possono precedere una caduta. Un ultimo aspetto che desidero segnalare concerne il mantenimento delle relazioni sociali. E’ noto che la salute è definita nella Costituzione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia.” La salute viene considerata un diritto e come tale si pone alla base di tutti gli altri diritti fondamentali che spettano alle persone. Il benessere sociale è perciò divenuto un obiettivo di salute e, come tale, deve essere perseguito con tutti i mezzi possibili. Il benessere sociale è basato su complesse caratteristiche e risorse psicologiche: 12 Intervento Dott. Antonio Nieddu Medico - Geriatra Direttore Reparto Geriatria e Unità Valutativa Alzheimer Policlinico Sassarese L’attività Motoria in età senile Nella popolazione che invecchia, il processo di Senescenza può essere classificato a seconda delle condizioni: •Come invecchiamento con disabilità di diverso grado. •Invecchiamento normalmente fisiologico. •Come invecchiamento di successo. percezione di autonomia, controllo, indipendenza, capacità di adattamento, autostima, prospettive positive, obiettivi senso del sé. Ma è anche fatto di partecipazione ad attività sociali, comunitarie, del tempo libero. In questo contesto, l’attività fisica, particolarmente quella svolta con l’assistenza di persone esperte e qualificate, particolarmente quando svolta in gruppo, facilita questo percorso verso il recupero di uno stato di salute degno di essere vissuto. Ripensando alla vecchiaia, spesso subiamo una forte attrazione dall’utopia di poter perseguire l’eterna giovinezza (e vivere fino a 120 anni…), cercando, in modo più o meno consapevole e patetico, di rimuovere la nozione di un declino inevitabile e naturale. Tutto ciò nel tentativo, in definitiva, di rimuovere l’idea stessa della morte. Per ottenere questo risultato, molti si affidano a vecchi e nuovi “elisir di lunga vita” che di tanto in tanto il mercato e la scienza - non - scienza ci propongono. Al contrario, se solo mettessimo a frutto le certezze delle quali già disponiamo, potremmo garantire a tutti e, in particolare ai nostri vecchi, un potenziale di realizzazione, piacere e benessere fisico, partecipazione alla vita familiare e sociale, progettualità e spiritualità di dimensioni e portata imprevedibili. Tutti abbiamo presente nella nostra mente i tanti esempi di persone che pur avanti negli anni, danno prova di vitalità fisica e intellettiva. Gli studi sui centenari dimostrano che fra le determinanti che favoriscono il cosiddetto invecchiamento di successo ci sia l’attività motoria, svolta costantemente. Antonio Todde che ha vissuto fino 114 anni, ricordava che anche dopo aver compiuto i 100 anni si recava nella sua campagna a svolgere delle attività. L’esercizio fisico infatti preserva l’integrità del nostro organismo. Uno studio americano degli anni 90 aveva dimostrato dall’altra parte come l’inattività fisica procurasse dei danni alle persone che non si muovevano. Gli sperimentatori arruolarono delle persone di 30 anni e misurarono i parametri vitali all’inizio della sperimentazione e dopo tre mesi che i trentenni selezionati erano rimasti per contratto costantemente a letto. I risultati ottenuti dimostrarono come l’inattività fisica per tre mesi in persone di 30 anni, realizzavano nel loro organismo un invecchiamento dei parametri vitali pari a diversi anni di vita. Questo esperimento dimostra come sia importante l’attività motoria per mantenerci in buona salute! Non dobbiamo dimenticare anche che la condizione di autosufficienza e di autonomia dell’anziano è condizionata fortemente dalle malattie dell’apparato osteoarticolare: artrosi e osteoporosi sono patologie che si ritrovano con elevatissima frequenza nella persona anziana. La riduzione dei danni provocata dall’artrosi e dall’osteoporosi, e l’abbattimento del rischio per le principali patologie cronico degenerative quali le patologie cardiovascolari, la broncopneumopatia, il diabete, deficit cognitivi e i tumori rappresentano uno dei principali fattori che sono in gioco nel rallentare il auto SPOSTARSI sempre in sedentario! di vita COMPORTA uno stile 13 Intervento Dott. Francesco Cattari decadimento funzionale che si verifica negli anziani. Una delle prescrizioni più efficaci che il medico può fare per la promozione di un invecchiamento di successo è consigliare un certo grado di attività fisica, anche se spesso in molti anziani vi è la tendenza ad uno stile di vita sedentario. È stato scritto (Archives of Internal Medicine Gennaio 2010) che Psicologo - Psicoterapeuta Direttore Servizio Sociosanitario ASL di Sassari Cosa è la Terza Età? Cosa è questo strano oggetto di analisi che sembra quasi dover essere per forza un qualcosa di diverso dal resto della nostra esistenza? Lo è in effetti differente? O no? La Terza Età è tutto questo e allo stesso tempo ne è la sua negazione. L’essere anziani ha sempre rappresentato nella cultura popolare una condizione importante “tutte le malattie e condizioni che portano alla disabilità fisica degli anziani più vecchi hanno come parte delle loro eziologie una componente riconducibile allo stile di vita (cioè all’inattività fisica) in aggiunta agli effetti dell’invecchiamento biologico e all’esposizione ambientale”. Nell’anziano si registra un calo della performance e della efficienza fisica legata prevalentemente alla progressiva perdita di massa - sarcopenia - e di forza muscolare. La sarcopenia è in relazione diretta con la vita sedentaria che caratterizza lo stile di vita di tantissimi anziani ed influisce in modo estremamente negativo sul metabolismo e sulla forza muscolare. L’attività fisica gioca un ruolo fondamentale nel ridurre la sarcopenia e conseguentemente influisce positivamente nell’abbattere la disabilità e la mortalità sia nelle fasce di età tra i 50 e i 70 anni, ma anche negli ultra 85enni e negli anziani con fragilità manifesta. Muovendo i muscoli inoltre si può mettere in movimento la mente, questo è particolarmente importante negli anziani che soffrono di depressione. Spesso l’anziano depresso ci dice che ha perso la voglia di uscire di casa perché si sente vecchio, i utile e solo. In questi casi è fondamentale associare ad una terapia appropriata della depressione, lo stile all’attività fisica. Essere coinvolti in un programma di stimolazione motoria è già un’occasione positiva per socializzare e stimolare conseguentemente le capacità cognitive. • • • • • Uscire muoversi passeggiare, incontrare persone nuove o già conosciute confrontarsi nell’economia affettiva e relazionale della comunità di appartenenza. Fino a qualche decennio fa l’anziano era ritenuto e considerato in una sorta di posizione privilegiata da cui, in funzione dell’esperienza e della saggezza acquisite, ogni querelle adolescenziale, ogni conflittualità adulta poteva essere ridimensionata e giudicata con l’opportuna distanza affettiva che solo la saggezza esperienziale può dare. Quella saggezza conoscitiva che consente di vedere le problematiche nella giusta visione di chi riesce a ridimensionare e riportare ai giusti confini quelle cose che, affannati da emozioni e desideri di prevaricazioni reciproche, da input su visioni del mondo americanamente sempre divisi in winners e losers, non si riesce quasi più a vedere nella corretta proporzione. L’anziano dunque ha complessivamente vissuto, fino a qualche decennio fa, in una condizione di rispetto e di meritata considerazione che lo ha sollevato dall’obbligo della produttività assegnandogli di contro un compito di giudizio altrettanto importante di quello produttivo nell’equilibrio delle relazioni. Oggi, nell’epoca del “fare”, del produrre a tutti i costi e, perché no?, dell’apparire, sembra quasi che non esistano più spazi per questa fascia di popolazione che rischia di essere vissuta come “in più”. Sembra quasi che l’essere usciti dalla fase produttiva del lavoro debba esaurirsi in una sorta di attesa ineluttabile della fine, come se niente possa essere più realizzato o messo in opera. Quando l’efficienza fisica diventa un dogma le competenze diverse da questa vengono scotomizzate e collocate nel mondo delle cose inutili. “fare le scale tutti i giorni aiuta A TENERSI IN FORMA!” rappresentano momenti di grande significato per stimolare il fisico e la mente e puntare con più fiducia verso un invecchiamento di successo! 15 Ma è poi così vero che la persona anziana sia inutile per questa tipologia di società? Ed é poi rispondente al vero l’asserzione che la fisicità sia in contraddizione con l’età anziana? La persona anziana, non più in età lavorativa, è in possesso di un bagaglio di competenze, di esperienze, di storie, di conflitti e della loro soluzione, di trucchi sperimentati per superare le impasses, etc… che lo rendono automaticamente, per noi tutti, una riserva inesauribile di consigli, suggerimenti e strategie pronte all’uso e disponibili, su richiesta, in una logica che si potrebbe definire di user friendly di altissima efficacia. L’anziano è la nostra memoria, la sua vita è la trave di fondazione su cui poggia la costruzione, sempre incompleta, della nostra esistenza. Nella logica dell’apprendimento “per emulazione” egli rappresenta un archivio di azioni, modi di pensare, credenze, miti con cui confrontare la nostra quotidianità per trovare delle similitudini o per esaltarne al contrario delle differenze: “il confronto è alla base di ogni scelta definibile matura.” Nella logica dell’apprendimento “per tentativi, prova ed errori”, il suo esserci ‘passato prima’, la sua pregressa scelta di un percorso più giusto, o al contrario sbagliato, è fonte per noi di fondamentali informazioni che possono consentirci di non ‘bruciarci le dita’ e profittare dell’altrui esperienza sia quando la si condivide che quando la si confuta. È possibile mandare avanti la società facendo tabula rasa di quel che ci ha preceduti? È definibile civile una società che dimentica il proprio patrimonio storico? Non scordiamolo: gli anziani sono la nostra storia a portata di mano. “Una società si definisce civile sulla base di quanta considerazione e rispetto ha per i 16 propri anziani.“ Una società che non ha spazio per i propri anziani è una società destinata prima o poi a soccombere. E sul piano fisico, quanto è vero che l’anziano sia inefficiente? Anche questo modo di porre la questione suona falsa come uno strumento malamente accordato. La misura dell’efficienza fisica non deve essere vista e saggiata su criteri assoluti, ma ‘assolutamente’ relativi. Ciascuno di noi attraversa nella vita differenti stati di efficienza fisica misurabili sul piano quantitativo e su quello qualitativo; ma il parametro non può essere assoluto, bensì riferito allo stato dell’individuo in quella fase particolare di vita. Esso deve, in altre parole, essere commisurato all’individuo, alle emozioni che in quel periodo della sua esistenza sta vivendo, alla potenzialità meccanica della sua struttura neuro-scheletricomuscolare, al governo cognitivo-psicologico dei suoi desideri, all’adeguatezza e congruità della sua esistenza. L’inseguimento di falsi miti delle nostre società moderne ci fa assistere troppo spesso ad una ricerca spasmodica, a volte parossistica, comunque anacronistica, del mantenimento di capacità e prestazioni riferibili ad età diverse ed antecedenti quella attuale La consapevolezza è in Psicologia, quasi sempre, alla base dell’equilibrio biopsichico di un individuo. Avere coscienza delle proprie possibilità e, al contempo, dei propri limiti è la chiave per l’adeguatezza del nostro vivere e per godere delle nostre possibilità. Ciò significa che si può vivere male e insoddisfatti sia quando il credito che si dà a se stessi è troppo basso, non avendo quindi sufficiente fiducia nelle proprie capacità, sia quando al contrario si pretende troppo attribuendosi un eccesso di qualità e possibilità e perdendo di vista la realtà. Entrambi questi errori in Psicologia sono spesso riferiti a modalità di pensiero adolescenziale, quando non addirittura infantile. Perché mai una persona ‘vissuta’ ed esperta come è l’anziano dovrebbe incorrere in errori così madornali e distanti dalla sua psicologia? Forse perché la società trasmette, attraverso la pubblicizzazione di un modello di vita giovanile e prestazionale, esempi di vita diversi, non adeguati e poco rispondenti alla realtà. In fondo sono proprio le pubblicità dei nostri media che, captati dai paesi extracomunitari, convincono migliaia di persone disperate a imbarcarsi verso le nostre coste affogando nel mare insieme alle loro vite anche i miti, le immagini di benessere e le false condizioni di vita, nella realtà tutt’altro che rispondenti a verità. L’anziano che si fa abbindolare dalle false sirene mediache somiglia psicologicamente un pò al deportato volontario che lascia le coste dell’Africa o dell’Europa dell’est in cerca stavolta di una sorta di mitico elisir di giovinezza che, come in “Cocoon” faccia tornare indietro l’orologio del tempo. Fatte salve le limitazioni patologiche, che peraltro sono tali a qualsiasi epoca di vita, il movimento fisico è possibile a qualsiasi età, è sempre attivabile purché adeguato e, soprattutto, é sempre portatore di salute e di gratificazione se commisurato alle proprie capacità, competenze meccaniche e desideri. Prendiamo per una volta esempio dai cinesi che oltre un millennio fa inventarono la ginnastica del Tai Chi Chuan come metodo di contemplazione e movimento, valido dall’infanzia alla vecchiaia, in totale integrazione fra mente e corpo in una ricerca del proprio equilibrio interiore che non è fatto di sola fisicità, ma di un “saper stare con se stessi”. L’eterno passaggio evolutivo dal ‘sapere’ al ‘saper fare’ e al ‘saper essere’ che è fisiologicamente molto più vicino all’equilibrio della persona anziana che a quello più instabile e malfermo di chi ancora pensa, spesso in maniera velleitaria, di poter conquistare il mondo. 17 Intervento Dott. Alberto Masala Medico di Medicina Generale e dello Sport Responsabile Scientifico Associazione Medico Sportiva Sassarese Presidente Ambrosia - www.ambrosiafitness.it L’attività fisica equilibrata o bilanciata La perdita di performance dovuta all’età non è un fenomeno ineluttabile, ma è in gran parte ascrivibile alla sedentarietà: un adeguato regime di esercizio fisico è potenzialmente in grado di ridurre il rischio cardiovascolare , di ridurre la perdita di massa muscolare e di prevenire le malattie metaboliche. Un adeguato regime di esercizio fisico significa allenarsi. Che cosa è l’allenamento? E’ il modo piu’ semplice e meno costoso che abbiamo a disposizione per migliorare l’efficienza degli apparati del nostro organismo, da quello cardio-circolatorio a quello osteoarticolare, da quello metabolico a quello neuro-psichico; dipende inoltre solo dalla nostra volontà e non necessita di medicinali. Questo risultato lo possiamo ottenere allenando i tre gruppi delle così dette qualità o capacità sportive: 1. le qualità aerobiche o di resistenza 2. le qualità di potenza o di forza 3. le qualità di flessibilità e articolarità E’ fondamentale per assicurare al nostro organismo il massimo benessere psico-fisico 18 svolgere un’attività fisica che possa intervenire, possibilmente nella stessa seduta, su tutti e tre i gruppi delle qualità sportive fondamentali: parliamo così di “attività fisica equilibrata o bilanciata”. Cosa significa? Applicando i concetti tipici della dieta bilanciata che raccomanda ad ogni pasto il 50-60% di carboidrati, il 25-30% di grassi e il 10-15% di proteine, l’attività fisica equilibrata è quell’attività sportiva composta da un giusto mix di attività aerobica (50-60%), di lavoro con carichi (2530%) e di esercizi per la flessibilità (10-15%). Se nella programmazione del nostro allenamento rispettiamo queste proporzioni bilanciando l’attività fisica nelle sue tre componenti fondamentali, potremo ottenere i massimi benefici che lo sport ci può dare, mentre usando proporzioni diverse o peggio omettendone qualcuna rischiamo di perdere preziosi vantaggi non ottenibili altrimenti. “Attività aerobica o di resistenza” L’attività aerobica o di resistenza (camminata veloce, corsa, bicicletta, nuoto di fondo, tapis roulant, vogatore, ciclette, stepper) è sicuramente il tipo di esercizio fisico che ci fornisce la maggior parte dei benefici. Essa incide favorevolmente: • Sull’apparato cardiovascolare migliorando l’efficienza cardiaca, riducendo la pressione sul metabolismo glicidico diminuendo la glicemia e l’emoglobina glicata sul metabolismo lipidico aumentando il cosidetto “colesterolo buono“. • Sull’apparato respiratorio aumentando la capacità polmonare totale. • Sull’apparato gastro-enterico favorendo lo svuotamento gastrico e la peristalsi intestinale. • Sul metabolismo generale favorendo la perdita di peso e la rinuncia al tabacco. • Sull’umore psichico stimolando la secrezione degli ormoni che favoriscono la calma e la tranquillità. Per ottenere tutti questi vantaggi cardiovascolari e metabolici che possono prevenire e curare malattie molto frequenti come l’ipertensione arteriosa, l’angina e l’infarto, il diabete, la sindrome metabolica, l’ipercolesterolemia, la bronchite cronica e persino l’ansia è sufficiente praticare l’aerobica per tre volte alla settimana. Non esiste allo stato attuale un farmaco che possa avere contemporaneamente tutti questi effetti benefici sul nostro organismo: basti pensare che l’attività aerobica può sostituire una terapia farmacologica per l’ipertensione arteriosa e da sola può controllare un diabete dell’anziano! Qualsiasi programma di allenamento pertanto, finalizzato al benessere, non può essere attuato senza la presenza di un’attività di tipo aerobico che ne deve costituire oltretutto la percentuale piu’significativa (dal 50 al 60%) in termini di durata. Non ha senso, a meno di precise indicazioni mediche o impossibilità fisiche, limitarsi solo a corsi di ginnastica dolce, yoga, pilates che pur contribuendo a migliorare la postura e l’articolarità non danno i vantaggi cardiovascolari e metabolici propri dell’aerobica. “Lavoro con carichi” Numerosi studi in campo riabilitativo e cardiologico hanno introdotto, accanto alla tradizionale e fondamentale attività di resistenza, anche il lavoro muscolare isotonico (forza/ resistenza) che può essere svolto anche in palestra. Il miglioramento della forza e del tono muscolare limita la sarcopenia (perdita della massa muscolare) e favorisce tra l’altro le funzioni articolari e la postura, concorrendo al senso di benessere dell’individuo anche in funzione delle necessità della vita lavorativa e sociale; inoltre il lavoro con carichi è indicato come prevenzione e terapia dell’osteoporosi in quanto lo stimolo muscolare invita il nostro scheletro alla formazione di nuova matrice ossea. E’ necessario pertanto che la fitness cardiorespiratoria vada affiancata ad una fitness muscolare vera e propria. Viene superato il concetto di “proscrizione” dell’attività in palestra, in quanto questo atteggiamento era erroneamente sostenuto dall’identificazione dell’attività in palestra con quella della pesistica e del bodybuilding veri e propri. Naturalmente è fondamentale che i carichi muscolari non siano elevati e che prevedano uno sviluppo di forza intorno al 50% della massima contrazione volontaria con un’ aumento modesto della frequenza cardiaca. La metodologia di allenamento della forza muscolare nell’anziano è protesa non a sviluppare ipertrofia e forza veloce, ma “forza resistentE”: • Esercizi di bassa intensità caratterizzata da numerose ripetizioni (>10-12); • tempi di recupero tra una serie e l’altra abbastanza prolungati (1 minuto e 30 secondi – 2 minuti e 30 secondi). • Il lavoro con carichi deve entrare in tutti i programmi di allenamento con una percentuale del 25-30% sul tempo totale della seduta. “Esercizi per la flessibilità e articolarità” La terza parte dell’attività fisica bilanciata consiste nell’esecuzione degli esercizi per la flessibilità e l’articolarità, Prima di ogni seduta di allenamento, durante la fase del riscaldamento, vanno eseguiti esercizi ginnici a corpo libero che coinvolgano le principali articolazioni e i principali gruppi muscolari degli arti e del tronco. Gli esercizi per l’articolarità sono di fondamentale importanza per prevenire e curare l’artrosi. Infine gli esercizi di stretching (o di allungamento) statico o dinamico vanno eseguiti preferibilmente alla fine della seduta di allenamento (rilassamento); sono molto utili soprattutto in età medio avanzata e in soggetti sedentari favorendo la coordinazione e facilitando l’esecuzione dei movimenti. “Lo Stretching è una tecnica di rilassamento.” 19 “Organizzazione di una seduta di allenamento di 1 ora” 1. Riscaldamento con esercizi a corpo libero 5 minuti 2. Attività aerobica 35 minuti 3. Esercizi con carico 15 minuti 4. Rilassamento con esercizi di stretching 5 minuti. la piramide dell’attività fisica Mi rilasso con: il giardinaggio, il bricolage; vado a giocare bowling o a golf. Mi diverto così: vado a ballare, 1 ora di tennis o calcetto, gioco a pallavolo con gli amici. Medico - diabetologo AOU Sassari DIABETE E SPORT Cerco di evitare di stare seduto più di un’ora per guardare la televisione. 1-2 volte a settimana Mi tengo in forma con stretching, massaggi rilassanti, idromassaggi. 2-3 volte a settimana Faccio esercizi aerobici: camminare velocemente, correre, andare in bici, nuotare, esercizi in palestra. ogni giorno Passeggio con il mio cane; percorro lunghi tratti di strada; uso le scale invece dell’ascensore; parcheggio la macchina lontano dalla mia destinazione; scendo dall’autobus una o due fermate prima. 20 Intervento Dott. Adolfo Pacifico “Nessuno sa quanto è capace di fare prima di averci provato” Anche se l’importanza dell’attività fisica come elemento fondamentale nella cura del diabete è stata affermata per la prima volta nel 1933 da Joslin (uno dei “padri” della diabetologia), bisogna dire che per molti decenni l’attività sportiva è stata considerata per le persone diabetiche (soprattutto in caso di terapia insulinica) più fonte di problemi che di benefici. Per fortuna negli ultimi anni sono emersi una notevole serie di studi che hanno dimostrato non solo i vantaggi per la salute di una pratica regolare dell’esercizio fisico in tutta la popolazione, diabetica e non, ma anche la possibilità per chi è diabetico di praticare attività sportiva con sicurezza e con risultati anche eccellenti, a patto di effettuare tutti i controlli necessari e osservare le opportune precauzioni. Oggi abbiamo gli strumenti e le conoscenze per poter garantire a tutti coloro che devono convivere con il diabete la possibilità di esprimersi al meglio anche nell’attività sportiva agonistica, che può essere per alcuni un obiettivo importante da realizzare, oppure per migliorare la propria qualità di vita attraverso l’attività fisica a livello competitivo amatoriale o di semplice passatempo. E’ però fondamentale che “la persona con diabete che vuole praticare attività sportiva sia consapevole dei possibili problemi collegati alla condizione diabetica, sia in grado di gestire le variazioni della glicemia che si possono verificare in corso di attività fisica e si sottoponga periodicamente a tutte le valutazioni mediche necessarie per garantire la piena efficienza fisica e la sua sicurezza (nonchè quella degli altri, a seconda del tipo di sport)” Non va infatti dimenticato che per es. una crisi ipoglicemica in corso di attività sportiva (possibile soprattutto nelle persone che sono in cura con l’insulina) può comportare dei rischi, più o meno gravi a seconda del tipo di attività. Questo è uno dei motivi per cui esiste una classificazione degli sports relativa al diabete che li suddivide in: “lo step simula la camminata in salita!” • • • raccomandati autorizzati sconsigliati (vedi tabella pag.24). IL DIABETE Le attività più consigliate sono quelle definite “aerobiche” (es. marcia, corsa o nuoto di medialunga durata, ciclismo in pianura): consentono un utilizzo progressivo e prolungato delle fonti energetiche (grassi e zuccheri, che sono il “carburante” per i nostri muscoli) e quindi producono un calo graduale e prevedibile della glicemia, permettendo di intervenire facilmente con piccoli supplementi di zucchero anche durante l’esercizio fisico, specialmente se si supera l’ora di durata. Inoltre l’attività aerobica di media intensità può essere praticata per un tempo più lungo (e anche in età avanzata), consentendo così di “bruciare” i grassi e favorendo il calo di peso nelle persone, diabetiche o no, che hanno necessità di dimagrire. Questo tipo di attività in genere non comporta sforzi violenti e rapidissimi, che non hanno 21 effetto importante sulla glicemia, ma determinano una sollecitazione intensa e improvvisa del sistema cardiovascolare, con possibili rischi legati all’aumento notevole della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Per questo motivo sono in generale sconsigliati gli esercizi di velocità e potenza (100 m, sollevamento pesi, ecc) così come gli sports di per sé pericolosi (nei quali un’eventuale abbassamento eccessivo della glicemia potrebbe comportare anche pericolo di vita: ad es. gli sports motoristici o le immersioni subacquee). Va anche detto però che al di là delle considerazioni generali, in ogni singola persona diabetica che vuole praticare attività sportiva va fatta una valutazione individuale della sua situazione, considerando sia la condizione clinica (età, condizioni generali, abitudini di vita, grado di controllo del diabete, eventuale presenza di complicanze) sia la capacità di gestione del diabete. In particolare le persone in terapia insulinica devono essere istruite alla pratica di un regolare autocontrollo delle glicemie e acquisire le competenze necessarie per adeguare la dose di insulina alle varie situazioni. Sicuramente persone diabetiche particolarmente consapevoli e motivate, e capaci di avere perfetta padronanza del controllo glicemico, sono in grado di svolgere attività sportive teoricamente sconsigliate con rischi non superiori a quelli di coloro che non sono diabetici. Anche per le persone con diabete, come per gli sportivi non diabetici, la capacità fisica e la possibilità di ottenere prestazioni eccellenti è legata alla presenza di forti motivazioni, alla costanza, al grado di allenamento e al miglioramento delle conoscenze sulla risposta del proprio organismo alle varie condizioni (tipo ed intensità dello sforzo, situazioni ambientali, ecc.). Per questo l’attività sportiva può essere un’ottimo strumento per consentire a chi è diabetico di imparare a gestire al meglio la terapia insulinica anche nelle variabili situazioni che si verificano nella vita di tutti i giorni (malattie, stress, attività lavorativa, viaggi). Infatti quello che succede in corso di attività fisica è un esempio della variabilità glicemica, che le persone diabetiche dovrebbero imparare a “il controllo della pressione nelle persone diabetiche è molto importante...” 22 controllare, adeguando al meglio sia l’alimentazione che la terapia con l’insulina (o con gli ipoglicemizzanti orali, le cosiddette “pastiglie”). E’ importante sapere che in corso di esercizio fisico la glicemia non sempre si abbassa (come succede più spesso, in quanto si “bruciano” zuccheri), ma talvolta può aumentare, per esempio per sforzi violenti e brevi (che comportano una notevole “scarica di “adrenalina”, sostanza che fa salire la glicemia) o perché in quel momento l’organismo non ha abbastanza “insulina”, necessaria per l’utilizzo degli zuccheri come “carburante” per i muscoli. Per questo chi ha il diabete e pratica attività sportiva deve conoscere bene i tempi di azione dell’insulina, effettuare i controlli della glicemia prima e dopo l’esercizio (anche durante se è prolungato), controllare se necessario (in caso di glicemia superiore a 250 prima dell’esercizio) anche la possibile presenza di acetone nelle urine: questo è infatti un segnale di diabete scompensato e indica che i muscoli in quel momento non sono in grado di svolgere uno sforzo fisico importante per “mancanza di carburante”. Anche se non esistono regole assolute, la glicemia ottimale per cominciare l’attività fisica con il massimo rendimento può essere compresa fra 100 e 150, mentre sarebbe preferibile non iniziare una attività fisica impegnativa (non c’è problema per una semplice passeggiata!) se la glicemia è troppo alta (più di 300 oppure più di 250 con presenza di acetone nelle urine) o troppo “il controllo del peso...” bassa (meno di 80). In questi casi se si vuole comunque effettuare esercizio fisico bisogna prima correggere l’iperglicemia (può essere necessaria anche una piccola dose di insulina, da valutare consultandosi col medico) o l’ipoglicemia (in questo caso bisogna assumere una piccola quantità di zuccheri, variabile a seconda della terapia, del momento della giornata e del tipo di esercizio che si deve effettuare: in genere 15 g è il minimo necessario). L’allenamento è fondamentale non solo per la prestazione sportiva, ma anche per imparare a conoscere le reazioni dell’organismo e il comportamento della glicemia in base al tipo di esercizio, all’intensità, alla durata, all’orario in cui viene eseguito, in modo da adottare gli accorgimenti più opportuni per mantenere la glicemia più stabile possibile, tenendo conto che sia valori troppo alti che valori troppo bassi impediscono di raggiungere la massima 23 efficienza muscolare e il migliore rendimento. In conclusione dobbiamo ricordare che l’attività fisica in generale può portare a una serie di benefici per la salute: riduzione del rischio di malattie cardiovascolari (infarto, ictus), grazie ad effetti favorevoli su glicemia, pressione arteriosa, colesterolo e trigliceridi, peso corporeo; miglioramento del tono dell’umore (effetto “antidepressivo”, senso di benessere); riduzione del rischio di alcuni tumori; minore rischio di fratture e maggiore autosufficienza in età avanzata; aumento dell’aspettativa di vita. • • • • • Per godere di questi effetti positivi è sufficiente la buona abitudine di camminare a passo svelto almeno 30’ al giorno. L’attività sportiva d’altra parte può contribuire a migliorare la qualità della vita e il grado di autostima anche delle persone con diabete e quindi può essere senz’altro incoraggiata, a patto di non improvvisare e di programmarla tenendo conto delle condizioni e delle capacità di ciascuno, effettuando tutte le valutazioni sanitarie necessarie per non correre rischi, e ricordando un’affermazione di uno studioso del 1. sec. d.C. (Publio Siro): “nessuno sa cosa è capace di fare prima di averci provato” (vedi Piramide dell’Attività Fisica pag. 18) ATTIVITà SPORTIVA PER LE PERSONE CON DIABETE MELLITO Sports consigliati Sports autorizzati Sports sconsigliati MARCIA CALCIO PUGILATO CORSA (FONDO) PALLACANESTRO LOTTA NUOTO (FONDO) PALLAVOLO ALPINISMO CICLISMO (STRADA) PALLAMANO PARACADUTISMO SCI DI FONDO TENNIS SCI ESTREMO DANZA AEROBICA CANOTTAGGIO SPORTS SUBACQUEI PATTINAGGIO CANOA SPORTS MOTORISTICI GOLF ATLETICA LEGGERA BODY BUILDING EQUITAZIONE GINNASTICA ARTISTICA SOLLEVAMENTO PESI Intervento Dott. Gianpiero Pisuttu Medico - cardiologo Ambulatorio Antitabacco Cardiologia Riabilitativa ASL Sassari I danni del fumo Il fumo rappresenta la principale causa di malattia e morte nei paesi industrializzati. Vari tipi tumore, malattie cardiovascolari, e respiratorie, complicazioni della gravidanza ed altre patologie dell’adulto e dei bambini sono associati all’esposizione al fumo, attivo o passivo. Nonostante questo sia noto da molti anni e ci sia una consapevolezza diffusa dei danni alla salute provocati dal fumo se ne fa ancora molto (troppo) uso. I danni attribuiti al tabacco in tutte le sue forme (le sigarette comprese le cosiddette leggere, i sigari, il tabacco da pipa) derivano da tutte le sostanze tossiche contenute o aggiunte dai produttori o sono il prodotto della combustione (monossido di carbonio, benzene, acetone, ammoniaca, idrocarburi aromatici, formaldeide) e anche dalla nicotina responsabile degli effetti tossici sul cuore e anche della dipendenza che è paragonabile a quella di altre sostanze da abuso come l’eroina e la cocaina. Si calcola che in Italia siano circa 85.000 i morti dovuti al fumo ogni anno e un quarto di questi è nella fascia di età tra i 35 e i 64 anni. Fumo e Malattie Cardiovascolari Il fumo favorisce la formazione delle placche di aterosclerosi nelle arterie. Le principali malattie cardiovascolari associate all’abitudine al fumo sono la cardiopatia ischemica (angina pectoris o infarto miocardico), responsabile del 50% di tutte le morti cardiovascolari, l’ictus, le vasculopatie e l’aneurisma (dilatazione) dell’aorta. Anche la morte improvvisa di origine cardiaca vede nell’abitudine al fumo una delle principali cause. Il fumo, facilitando la formazione di placche aterosclerosi, è responsabile per azione progressiva delle arterie dei arti inferiori, di claudicatio intermittens (dolori e crampi muscolari durante il cammino), fino alla gangrena che spesso è necessario curare con l’amputazione dell’arto. Fumo e tumori 24 Oltre ai tumori a livello delle vie respiratorie (polmone, ma anche cavo orale faringe e laringe) il fumo sostiene processi tumorali a livello esofageo, pancreatico, renale, vescicale, cervice uterina, colon, seno ed alcune forme di leucemie. Circa un terzo dei decessi causati dal fumo in Italia è dovuto ai tumori. Fumo e malattie respiratorie Il fumo è la causa principale di broncopeneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e di enfisema polmonare. La BPCO, malattia progressiva e altamente invalidante, associata all’effetto negativo del fumo sul sistema immunitario, nelle sue riacutizzazioni, rappresenta anche un elemento maggiore di emergenza infettivologia. Fumo e apparato gastro-intestinale Nei fumatori c’è un aumentato numero di casi di ulcera peptica e sono più frequenti le riacutizzazioni del morbo di Crohn. Fumo e gravidanza Il fumo incide negativamente sullo sviluppo corporeo del nascituro; il peso del bambino è in relazione al numero di sigarette fumate dalla mamma durante la gravidanza: più sono le sigarette minore è il peso del bambino. Il fumo in gravidanza aumenta il rischio di nascita prematura, di necessità di terapia intensiva e di morte neonatale. Nelle donne fumatrici è più frequente l’aborto spontaneo e nel neonato 25 di madre fumatrice è più frequente la morte improvvisa neonatale. Fumo passivo oce g “fumare nu te!” salu a l l a e t n e ravem Il fumo passivo è formato dalla miscela del fumo espirato dal fumatore e da quello liberato dalla sigaretta accesa. Questo fumo è classificato come cancerogeno di gruppo 1 (in questo gruppo ci sono le sostanze con effetto cancerogeno nell’uomo per le quali è documentata la relazione tra esposizione e comparsa di tumori). Il fumo passivo sostiene disturbi di tipo respiratori (tosse, aumento di secrezioni bronchiali, difficoltà respiratoria) e aumenta il rischio di malattie cardiache di tipo ischemico in non fumatori ma esposti al fumo di colleghi, amici o parenti. È quindi importante sapere che: • Smettere di fumare riduce di molto il rischio di malattia, sia breve che a lungo termine e questo a qualsiasi età si smetta. • I benefici della cessazione sono tanto maggiori quanto più è precoce. • Il consumo delle sigarette cosiddette leggere (a basso contenuto di nicotina e catrame) non comporta un minor rischio poiché i prodotti della combustione ci sono ugualmente e non sono ridotti. • Un fumatore che fa attività fisica regolare riduce il suo rischio di ammalarsi ma il modo più sicuro di ridurre il rischio resta smettere di fumare. • Smettere di fumare oltre a ridurre il rischio di ammalarsi permette anche un discreto risparmio economico infatti se consideriamo un pacchetto di sigarette da 4 euro al giorno in un anno si risparmiano ben 1.460,00 euro 26 27 Intervento Dott.ssa Laura Maioli Medico chirurgo Specialista Geriatra Specialista in Scienza dell’alimentazione Diplomata alla Scuola Internazionale di Medicina Estetica L’alimentazione dell’anziano Il corpo umano è una macchina perfetta che richiede una adeguata nutrizione per mantenere ottimale la sua funzione. Una alimentazione in eccesso può essere responsabile di svariate patologie come l’obesità, il diabete, le dislipidemie, mentre quella in difetto può portare alla magrezza e alla malnutrizione. Una appropriata alimentazione è un ingrediente essenziale per conservare un buono stato di salute specialmente nelle persone anziane nelle quali avvengono modificazioni fisiologiche, quali il rallentamento del metabolismo basale e la riduzione della muscolatura scheletrica ed il cambiamento dello stile di vita, come la ridotta attività fisica, che riducono il fabbisogno energetico. Purtroppo nella popolazione anziana per cause psicologiche, economiche e sociologiche è spesso presente una inadeguata nutrizione che può compromettere lo stato fisico e funzionale. “Per evitare una alterazione dello stato nutrizionale è necessario che l’anziano osservi uno stile di vita corretto, cioè una corretta alimentazione ed una regolare attività fisica.” La dieta nell’anziano non deve essere diversa rispetto a quella del giovane, deve essere equilibrata come quantità di calorie e qualità dei macro e micronutrienti per evitare squilibri energetici e carenze nutrizionali, cioè il consumo energetico deve essere uguale all’assorbimento delle calorie introdotte con l’alimentazione. I livelli di assunzione raccomandati di energia e nutrienti ( LARN ) per la popolazione italiana con età superiore a 59 anni prevede : Donna: 1600 Kcal (attività fisica sedentaria), 1800 Kcal (attività fisica moderata) e 20002200 Kcal (attività fisica elevata); Uomo: 2000 Kcal (attività fisica sedentaria), 28 2000-2400 Kcal (attività fisica moderata) e 2400-2800 Kcal (attività fisica elevata). Per quanto concerne i macronutrienti della dieta la percentuale di carboidrati dovrebbe essere intorno al 5457 %, quella delle proteine intorno al 14- 16 % e quella dei grassi tra il 28 e 30 %. I carboidrati Per quanto concerne i carboidrati è preferibile assumerli prevalentemente sotto forma di amidi (pane, pasta, riso, mais, patate e sfarinati in genere), mentre gli zuccheri semplici (saccarosio e fruttosio) devono essere assunti in quantità non superiore al 20%. I grassi Per quanto concerne i grassi è consigliabile consumare quelli vegetali, cioè gli oli, in particolare l’olio di oliva e in minore misura gli oli di semi: mais, soia, girasole, arachidi, vinaccioli. Le margarine (derivate dagli oli di semi) e i grassi animali (contenuti nei suini, bovini, ovini e quelli ottenuti dalla scrematura del latte, burro e panna) devono essere assunti con moderazione. Le proteine Per quanto concerne l’assunzione di proteine nelle persone anziane si ritiene che in assenza di malattie epatiche e renali è consigliabile un apporto di 0.8 gr/ Kg di peso, mentre nei soggetti fragili (con patologie multiple o salute instabile) la quantità dovrebbe essere aumentata a 1.0-1.3 gr/Kg di peso, possibilmente cercando di assumere in uguale quantità proteine di origine vegetale e animale. L’ acqua e i micronutrienti (sali minerali e vitamine) rivestono un ruolo molto importante nell’alimentazione dell’anziano. L’acqua è quantitativamente il componente predominante dell’organismo umano (60-70%), è coinvolta in una serie di funzioni e precisamente: • è il solvente delle reazioni metaboliche, • regola il volume cellulare e la temperatura corporea, • permette il trasporto dei nutrienti e la rimozione delle scorie metaboliche. Inoltre utilizzata come bevanda favorisce i processi digestivi, è fonte di sali minerali (non è consigliata l’assunzione di acqua povera di sali minerali) e svolge un ruolo importante anche come diluente delle sostanze ingerite oralmente, inclusi i medicinali. Infine è utile per preservare la funzionalità renale, idratare la pelle, ammorbidire le feci e così ridurre il rischio di stipsi. E’ indispensabile che la quantità di assunzione giornaliera di acqua sia adeguata (almeno 1500 ml o circa 1 ml/ Kcal assunta) possibilmente divisa nell’arco della giornata, perchè gli anziani sono a rischio aumentato di disidratazione, in quanto molte volte non avvertono il senso della sete e si astengono dal bere anche per paura di disturbi come l’incontinenza urinaria o per timore dell’accumulo di liquidi. Oltre all’acqua introdotta con le bevande e con gli alimenti (500- 700 ml), bisogna considerare l’acqua (350 ml/ die) prodotta dal metabolismo dei glucidi, lipidi e proteine. Una riduzione anche modesta di acqua del corpo (corrispondente al 2% del peso può causare debolezza e alterazioni della termoregolazioni, mentre diminuzioni maggiori possono causare crampi muscolari e successivamente allucinazioni e perdita della coscienza. Pertanto l’acqua, pur non fornendo energia, deve essere 29 considerata un alimento ! Per quanto riguarda i sali minerali gli anziani sono a rischio di carenza di ferro e calcio, tuttavia va tenuto presente che anche altri mìnerali devono essere presenti della dieta. Sale minerale Calcio Ferro Magnesio Quantità 800-1200 mg 10-15 mg 300-350 mg Sale minerale Potassio Fosforo Selenio E’ consigliabile che il consumo del fabbisogno nutrizionale giornaliero sia suddiviso in tre pasti: Quantità uno leggero al mattino: possibilmente composto da latte ( ricco di calcio, proteine e liquidi ) e pane o qualche biscotto. Il latte va evitato nei soggetti con intolleranza al lattosio. 2000-3500 mg il pranzo: costituisce il pasto principale e dovrebbe contenere tutti i macronutrienti, le vitamine e i sali minerali. 800-1000 mg Selenio 50-70 mg In particolare le quantità consigliate sono le seguenti: Grande attenzione deve essere riservata al sodio (sale), infatti una sua assunzione eccessiva (> a 6 gr di cloruro di sodio) può essere pericolosa per l’aumento della pressione arteriosa, rischio di malattie cardiache, renali e vasi sanguigni. Anche le vitamine devono essere sempre presenti nell’alimentazione dell’anziano, la loro carenza è pericolosa per la salute e la loro assenza è incompatibile con la vita. Il fabbisogno varia da pochi microgrammi (vit B12) ad oltre 50 milligrammi (vit C) al giorno. Sono idrosolubili (gruppo B, la vitamina C, l’acido folico e la vitamina PP) e liposolubili (A, D, E, K) a seconda della loro solubilità in acqua o nei grassi. Tutte quante non apportano energia al nostro organismo, Anche un bicchiere di vino (200-300 ml /die) durante o alla fine del pasto può avere effetti positivi perché stimola la secrezione di succhi gastrici, favorisce la digestione e dà un senso di benessere, Sono al contrario sconsigliati i superalcoolici. Come accennato precedentemente nelle persone anziane è frequente osservare la perdita di peso e il sottopeso che sono spesso associati a fragilità e accelerati tassi di frequenza di morbilità e mortalità e frequentemente sono conseguenti ad una ridotta assunzione calorica. L’obiettivo di ottenere la ripresa di una adeguata alimentazione può essere raggiunto proponendo una dieta variegata in sostituzione di una dieta monotona che può anche aumentare il rischio di carenze 30 vitaminiche e di sali minerali. la cena: dovrebbe essere leggera, poiché un pasto abbondante rende la digestione lenta e laboriosa e pertanto può disturbare il sonno. 31 Tenuto conto di quanto detto sopra bisogna stabilire se esiste una dieta ideale per l’anziano. La Dieta Mediterranea tradizionale italiana sembra avere tutti i requisiti per una alimentazione adeguata e bilanciata. Ciò è confermato da studi epidemiologici sulle abitudini dietetiche della popolazione anziana italiana che mostrano che tale popolazione gode di buona salute probabilmente perché osserva le raccomandazioni suggerite da tale dieta. La Dieta Mediterranea si basa su una gerarchia di alimenti detta piramide alimentare. la piramide alimentare: TA CIA N RA A DOLCI, SALATINI O BIBITE Poco e di rado. OLI E GRASSI OLIO, BURRO, MARGARINA E NOCI Giornalmente con moderazione. PROTEINE LATTICINI, CARNE, PESCE E UOVA Alternati, durante la settimana. RISO A PAST SPAGHETTI CARBOIDRATI PASTA, RISO E ALTRI CEREALI, LEGUMI E PATATE Ad ogni pasto, ossia 3 volte al giorno. VITAMINE E SALI MINERALI VERDURA E FRUTTA Il più possibile o almeno 5 volte al giorno. LIQUIDI E SALI MINERALI BEVANDE (acqua, tè senza zucchero) Ad ogni occasione distribuite durante il giorno. E’ consigliabile che il consumo del fabbisogno nutrizionale giornaliero sia suddiviso in tre pasti: 32 - uno leggero al mattino; possibilmente composto da latte ( ricco di calcio, proteine e liquidi ) e pane o qualche biscotto. Il latte va evitato nei soggetti con intolleranza al lattosio. - il pranzo al contrario costituisce il pasto principale e dovrebbe contenere tutti i macronutrienti , le vitamine e i sali minerali. - la cena dovrebbe essere leggera, poiché un pasto abbondante rende la digestione lenta e laboriosa e pertanto può disturbare il sonno. In alcuni casi può essere indicato fare due leggeri spuntini, uno a metà mattino e laltro a 33 metà pomeriggio. Per ottenere risultati apprezzabili ed in particolare per impedire un insufficiente apporto energetico negli anziani è necessaria una adeguata educazione alimentare da parte di infermieri, medici e nutrizionisti. In conclusione la prevenzione e il miglior trattamento della malnutrizione dell’anziano rimane la dieta sana, variegata, equilibrata. L’Osteoporosi Testo della Dott.ssa Laura Maioli L’Osteoporosi è una malattia dello scheletro di rilevanza sociale caratterizzata da riduzione della densità minerale ossea con conseguente predisposizione alle fratture. La sua incidenza aumenta con l’età sino ad interessare la maggior parte della popolazione oltre l’ottava decade di vita con grande prevalenza per il sesso femminile (80%) rispetto a quello maschile (20%). E’ fondamentalmente una patologia asintomatica, infatti i disturbi frequentemente compaiono nella fase più avanzata della malattia e sono legati alle deformità ed alle fratture ossee che più comunemente sono quelle vertebrali. Il 30-50% circa delle donne ed il 20-30% circa degli uomini nell’arco della vita andrà incontro a questo tipo di frattura e la metà di loro avrà fratture vertebrali multiple. Le fratture osteoporotiche hanno importanti implicazioni sociali e tra gli anziani rappresentano una delle maggiori cause di mortalità. Una volta sintomatica l’osteoporosi richiede un trattamento farmacologico molto dispendioso (supplementazione di calcio, derivati della vitamina D, calcitonina, terapia ormonale sostitutiva, SERMs, bisfosfonati, teriparatide) unitamente a particolari misure dietetiche e stili di vita che purtroppo non sempre danno buoni risultati. Per tali motivi la migliore cura dell’osteoporosi è senza dubbio una attenta prevenzione, che deve essere attuata a tutte le età. Questa è possibile sia per le forme primitive, cioè quella post-menopausale e senile, che per quelle secondarie (malattie endocrine, gastrointestinali, anoressia nervosa, immobilizzazione prolungata e farmaci). In queste ultime forme i risultati in molti casi sono meno positivi. Nelle forme primitive la prevenzione 34 consiste prevalentemente nel correggere precocemente i fattori di rischio modificabili quali una alimentazione povera di calcio (particolarmente presente nel latte e latticini, broccoli, prezzemolo, asparagi), di vitamina D (oltre alla forma endogena sintetizzata dall’organismo per azione della luce solare, è presente nel latte, uova, formaggio, burro, salmone, aringa e fegato) e di sali minerali (particolari acque minerali), l’abuso di alcool e di caffeina, il fumo, la sedentarietà ed una grave magrezza (BMI < 19). Nelle forme secondarie un ruolo più importante può essere svolto dalla terapia farmacologica (es. bifosfonati nei pazienti in terapia corticosteroidea). Per la prevenzione dell’osteoporosi è molto importante il raggiungimento di un adeguato picco di densità ossea in età giovanile ottenibile con un adeguato apporto di calcio anche in età infantile e giovanile: fino a 1 anno sono consigliati da 210 a 270 mg ,da 1 a 3 anni 500 mg, da 4 a 8 anni 800 mg e da 9 a 18 anni: 1.300 mg. Per la donna in età postmenopausale la quantità di calcio raccomandata quotidianamente si aggira intorno a 1500 mg e 1000 mg per quelle in pre menopausa. Anche la Vitamina D (consigliata agli adulti nella dose compresa tra i 400 e le 1.000 UI al giorno), svolge un ruolo importante nella prevenzione e mantenimento di una massa ossea adeguata perché favorisce l’assorbimento intestinale del calcio. Per una buona prevenzione è’ molto importante praticare anche una: • regolare attività fisica. • evitare i cibi salati (il sodio provoca non solo ipertensione ma anche la demineralizzazione delle ossa). • evitare il consumo di dolci. Per quanto concerne il consumo di sostanze proteiche, alcuni studiosi consigliano un apporto moderato perché ritengono che dieta iperproteica possa favorire l’escrezione di calcio. Tuttavia ricerche eseguite recentemente concludono che, soprattutto nell’età avanzata, il consumo di proteine (comprese quelle della carne) superiore a quello raccomandato sia benefico per una migliore utilizzazione del calcio e la salute dell’osso. Infine un buon contributo per prevenire l’osteoporosi può essere dato dagli integratori minerali e vitaminici non solo negli anziani fragili ma anche nelle donne in epoca post-menopausale sottoposte a in dieta ipocalorica per il trattamento dell’obesità. In conclusione una alimentazione adeguata ed uno stile di vita corretto possono dare un notevole contributo alla prevenzione della osteoporosi. CIBI RICCHI IN CONTENUTO DI CALCIO: FORMAGGI: max parmigiano: 1300 mg/100 g, max pecorino: 1200 mg/100 g. LATTE: max 120 mg/100 ORTAGGI: max cavolo:179 mg/100 g. PESCE: max sardine: 150 mg/100 g. max polpo: 144 mg/100g. FRUTTA SECCA: max mandorle 234 mg/100 g. max nocciole 250 mg/100 g). 35 Intervento Dott. Alessandro gentilini Medico - diabetologo ASL Sassari Anziani e Stile di vita L’invecchiamento è un processo fisiologico, ma comporta anche un maggior probabilità di ammalarsi di alcune patologie quali ipertensione arteriosa, obesità, diabete, malattie cardiovascolari, tumori. Ad esempio in Italia sono diabetici circa il 5 % della intera popolazione, ma nelle persone sopra i 65 anni questa percentuale sale sino a circa il 15 %. L’invecchiamento può essere rallentato e le malattie prevenute, o tenute sotto controllo se già presenti, seguendo un corretto stile di vita, che viene considerato una vera e propria terapia non farmacologia. Un buon stile di vita si basa su tre elementi diversi: 1 Alimentazione corretta 2 Attività fisica adeguata 3 Abolizione del fumo di sigaretta Mantenere un corretto stile di vita sin da giovani è sicuramente ideale, ma non è mai troppo tardi per correggere le cattive abitudini. Attività fisica e alimentazione Studi clinici in diabetici anziani hanno evidenziato che un aumento dell’attività fisica – associata a una corretta educazione alimentare – e in grado di ridurre significativamente il peso corporeo e migliorare i livelli di pressione arteriosa e il controllo lipidico, cioè del colesterolo e glicemico. Sia l’attività fisica che l’alimentazione dovrebbero essere comunque adattate alle possibilità personali in base all’età ed al tipo e grado di malattia eventualmente presente. Poche regole per raggiungere e mantenere un corretto approccio alimentare: • Mangiare meno grassi. • Seguire una dieta variata e bilanciata dal punto di vista nutrizionale, con abbondanti razioni di verdura e frutta. • Consumare tre pasti al giorno, eventualmente intervallati da spuntini a basso contenuto di calorie e di grassi. Anche se per fare attività fisica non è indispen- sabile praticare uno sport, questo può comportare degli ulteriori vantaggi e l’età non è un ostacolo per iniziare. Lo sport come valido aiuto psicologico La paura di affrontare l’attività sportiva può essere facilmente allontanata grazie a un corretto e ben strutturato programma di educazione alimentare e terapeutica, rendendo l’espletamento dell’attività sportiva un processo naturale, armonico, coinvolgente. La pratica sportiva contribuisce a creare un clima di maggiore serenità, restituisce la fiducia in sé stessi e rappresenta un utilissimo strumento di auto-disciplina anche al di fuori dell’espletamento dell’attività sportiva stessa. Mantenersi in attività non vuol dire comunque solo muoversi, ma anche continuare a seguire i propri interessi e attività preferite. Per esempio: • Occupati dell’attività preferita • Impara tecniche di rilassamento come lo yoga • Fai meditazione oppure prega • Fai ginnastica • Fai una passeggiata con un amico • Iscriviti a qualche gruppo o club • Sta con gli amici e i familiari • Fai del volontariato Tutto ciò può servire a far pensare “in positivo” e allentare lo stress che subiamo nella vita quotidiana, soprattutto se siamo “accompagnati” da una malattia. Mantenersi in attività, fisica e mentale, mangiare sano, ma con gusto, coltivare le relazioni sociali può rompere il circolo vizioso instaurato dalla sedentarietà, dalla iperalimentazione e dall’isolamento portando ad un circolo “virtuoso” che crea salute! Intervento Dott. Manolo cattari psicologo dello sport psicoterapeuta Responsabile scientifico A.S.D. Progetto AlbatroSS L’attività sportiva nella terza età La terza età si caratterizza per cambiamenti significativi a volte negativi e radicali come modifiche a livello fisiologico e cognitivo, la perdita dell’autonomia, la morte di amici; ma è anche vero però che con il passar degli anni si acquisiscono una maggior saggezza, comprensione e rispetto per il prossimo, che giocano un ruolo primario nel concorrere alla soluzione dei molti problemi della vita quotidiana. La solitudine e il senso di impotenza di fronte all’età che avanza sono due fenomeni che spesso danno grossi problemi alle persone anziane. Ciò dunque pone in evidenza il problema e la necessità di fornire un maggior supporto a queste persone, in modo da poterle aiutare nel momento di transizione che stanno vivendo. In linea generale abbattere i radicati stereotipi, migliorare l’autostima e l’empowerment, creare un supporto sociale, sentirsi ancora “protagonisti attivi” della propria esistenza sono caratteristiche fondamentali per poter credere in sé stessi e poter percepire, così, un maggior livello di benessere fisico e psicologico. Lo sport è socializzazione, aumento della fiducia in sé stessi, divertimento, salute; perciò con sempre maggiore significatività un’attività motoria e un’alimentazione equilibrata vengono comunemente associate a una forma di tutela della salute e a effetti benefici. A maggior ragione perché le terapie farmacologiche spesso permettono di prolungare la durata della vita, ma non sempre di migliorarne la qualità. La corretta attività fisica conferisce energia e mette di buon umore. In uno studio longitudinale svolto nel corso di numerosi decenni, si è individuato un collegamento tra il livello di attività ed il rischio di incorrere in una depressione. Le persone che svolgevano livelli di attività fisica intensi riducevano di circa il 30% il loro rischio di depressione e coloro che la svolgevano ad un livello medio-alto riducevano del 20% rispetto a coloro con un basso livello di attività. Vi è un grande interesse nell’individuare metodi per mantenere attive le capacità mentali negli anziani, soprattutto per quanto riguarda la memoria, i tempi di reazione e l’agilità intellettuale. Quando si esaminano gli studi che sono disponibili, si può notare che le persone anziane che sono state e sono tuttora attive fisicamente, hanno una qualità di vita migliore per quanto concerne tutte le 37 capacità, rispetto ai loro coetanei che non sono in forma. Lo sport aiuta l’intelligenza, sviluppa le capacità di ragionamento e stimola l’immaginazione. Il praticare un’attività fisica regolarmente può essere un ottimo rimedio per contrastare l’insonnia. In questo senso infatti lo sport è uno dei medicamenti meno conosciuti e tuttavia il più sicuro. La sera, una buona cura dei movimenti, distende i muscoli del corpo che hanno la tendenza ad irrigidirsi dopo le attività stressanti della giornata. Questa attività lascia una sensazione piacevole, eliminando i piccoli mali che impediscono un sonno profondo e riparatore. Ricercatori dell’Università di Stanford hanno pubblicato, nel 1996, i risultati dei loro lavori (apparsi su J.A.M.A.) sulla qualità del sonno, particolarmente su quello degli insonni. Una quarantina di persone, di età compresa tra i 50 ed i 70 anni, che lamentavano turbe del sonno, sono state sottoposte ad un programma di ginnastica appropriata, in relazione alla loro condizione fisica (aerobica per i più anziani, marcia e bicicletta per gli altri) e l’insieme non eccedeva le tre ore settimanali. I risultati sono stati all’altezza delle speranze: prima della “cura” le loro notti non superavano le 4-6 ore ed il tempo di addormentamento andava da 25 a 30 minuti, mentre dal sesto mese di attività hanno guadagnato in media 45 minuti di sonno e le fasi di addormentamento si sono ridotte di più di un quarto d’ora! Concludendo dunque i benefici dell’attività fisica regolare possono essere distinti in: Fisiologici immediati: • • Controllo ormonale e metabolico (glicemia, catecolamine, ...). Miglioramento qualitativo e quantitativo del sonno. Fisiologici a lungo termine: • • • • • Resistenza aerobica. Funzione muscolare Flessibilità. Equilibrio/coordinazione. Velocità di movimento. Psicologici immediati: • • • Rilassamento. Riduzione dello stress e dell’ansia. Aumento del tono dell’umore. ...praticare un’attività fisica regolarmente può essere un ottimo rimedio per contrastare l’insonnia... Psicologici a lungo termine: • • • • • Benessere generale. Migliore salute mentale. Incrementi cognitivi. Controllo e prestazioni motorie. Acquisizione abilità motorie. Sociali immediati: • • Rafforzamento degli individui anziani. Aumentata integrazione sociale. Sociali a lungo termine: • • • • • • Aumentata integrazione. Formazione di nuove amicizie. Ampliamento dei rapporti sociali. Mantenimento dei rapporti sociali. Mantenimento del ruolo ed acquisizione di nuovi ruoli. Ampliamento delle attività intergenerazionali. Per la società: • • • Ridotti costi di assistenza sociale e sanitaria. Aumento della produttività degli anziani. Promozione di una immagine positiva ed attiva dell’anziano. L’incremento dell’età comporta di per sé stesso un progressivo incremento dell’indice di rischio per eventi patologici. I benefici conseguenti alla pratica di una attività motoria superano sempre le possibilità di un eventuale danno, tranne in alcune delle seguenti eventualità: • Quando vengono praticate attività motorie difficili e faticose, senza adeguata preparazione, senza gradualità ed in condizioni climatiche difficili da parte di soggetti non allenati. • In stato di sovrappeso o di obesità. • Fumatori. • Affetti da malattie metaboliche e da ipertensione arteriosa non trattate farmacologicamente e non sottoposti a visite di idoneità, inoltre durante il corso di malattie acute. 38 Intervento Danilo Russu docente regionale Federazione Italiana Nuoto Responsabile Tecnico A.S.D. Progetto AlbatroSS ANZIANI E SPORT Nell’ultimo ventennio del XX secolo, si è verificato in Italia un incremento della popolazione oltre i 65 anni di età che ha comportato un incremento di patologie croniche e il numero di persone affette da limitazioni psichiche e fisiche associate all’età. Le terapie farmacologiche spesso permettono di prolungare la durata della vita, ma non sempre di migliorarne la qualità. Con il passare degli anni e con l’invecchiamento si assiste a evidenti cambiamenti come: • Perdita di massa magra e riduzione dell’acqua intracellulare • Riduzione della funzionalità cardiorespiratoria e muscolare • Riduzione e perdita della reattività del S. Nervoso orto e parasimpatico • Riduzione della reattività neuro-muscolare • Perdita delle capacità di autoregolazione metabolica • Disfunzioni endocrine • Perdita di massa ossea L’attività sportiva in età avanzata rallenta questi meccanismi e rappresenta una prevenzione per diverse patologie legate all’età, tesi avvalorata da molti esperti all’interno di questo manualetto informativo. Tra le attività consigliate dagli esperti del settore per tutte le età, e soprattutto per quella avanzata, quelle acquatiche sono sicuramente tra quelle più indicate. Questo dato è avvalorato dall’avvicinamento negli ultimi anni, di un numero sempre crescente di persone che ha scelto la piscina come centro in cui praticare attività motoria. Si parla di circa 5 milioni di utenti, tra cui c’è chi va in piscina con costanza, chi saltuariamente, chi spinti dai risultati agonistici dei nuotatori della nazionale e chi dai benefici estetici. Il fisico del nuotatore è armonioso, elastico ben lontano da quello del palestrato o di atleti di altri sport, contratto e rigido. In particolare le attività svolte in acqua hanno dei vantaggi rispetto agli sport terrestri: 39 • La riduzione significativa del peso corporeo sull’apparato locomotore sulle strutture osteoarticolari del rachide e arti inferiori che consente di lavorare in scarico completo per questo motivo, ben si adatta ai soggetti in sovrappeso o con qualche problema di schiena. • Non ha vincoli fisici, di età, può essere praticato dai 3 mesi sino alla vecchiaia; • E’ un’attività aerobica e simmetrica; • L’acqua svolge una funziona di massaggio che stimola la circolazione, il reflusso sanguigno; • E’ adatto alle persone con disabilità che riescono, con particolari accorgimenti, a nuotare senza nessuna difficoltà; • Rallenta il più possibile l’instaurarsi delle manifestazioni elencate e il decadimento organico dipendenti dall’invecchiamento, mantiene un migliore livello di capacità motorie. • La possibilità di graduazione fine dell’intensità metabolica dell’esercizio e dell’impegno cardiovascolare. • La riduzione del rischio traumatologico, in conseguenza a basse velocità, impossibilità di caduta. • Durante l’attività in acqua la pressione della stessa fa aumentare, con una distribuzione omogenea in tutto il corpo, il volume del sangue. Inoltre attività come la ginnastica in acqua, svolta a corpo libero o con l’ausilio di piccoli attrezzi che sfruttano la sola resistenza dell’acqua, abbina il lavoro aerobico ad uno muscolare più intenso; con l’aggiunta di piccole coreografie si lavora anche sull’attenzione, si stimola la concentrazione, la coordinazione motoria, la sincronizzazione dei movimenti rendendo la lezione dinamica e divertente. La posizione prona e supina di galleggiamento che si assume nel nuoto favorisce anch’essa la circolazione del sangue grazie alla vasodilatazione periferica; la spinta di galleggiamento diminuisce il carico sulle articolazioni, l'acqua rende possibili l’esecuzione di movimenti ampi delle estremità, utili per arginare e contrastare gli effetti dell'artrosi. La respirazione viene messa a dura prova, va controllata e coordinata ai movimenti ma i benefici che porta sono percettibili già dopo qualche seduta. L’esecuzione di lavori a bassa intensità, con recuperi adeguati in cui il controllo respiratorio assume un ruolo fondamentale nell’esecuzione dei movimenti, comporta miglioramenti fisici facilmente generalizzabili alla vita quotidiana. La frequenza di due volte la settimana per la ginnastica in acqua e per il nuoto sono un’ottima base per un’attività sportiva adeguata! Ultimo aspetto ma di certo non il meno importante è la dimensione della socializzante che lo sport in generale offre come valore assoluto e a tale mi piace esprimermi citando Nelson Mandela: «Lo sport ha, come poche altre cose, il potere di unire le persone, può far rinascere la speranza là dove un tempo c'era disperazione, abbatte le barriere razziali, se ne infischia della discriminazione e parla alla gente in un linguaggio comprensibile.» 40 41 42 Data Giorno Quanto si è sentito riposato al risveglio? 1. molto meno del solito (-2) 2. un pò meno del solito (-1) 3. come al solito (0) 4. un pò più del solito (+1) 5. molto più del solito (+2) A che ora si è alzato dal letto questa mattina? A che ora si è svegliato questa mattina per l’ultima volta? Quante volte si è risvegliato durante la notte? 1. Il primo risveglio è durato all’incirca dalle ____ alle ___. 2. Il secondo risveglio è durato all’incirca dalle ____ alle ___. 3. Il terzo risveglio è durato all’incirca dalle ____ alle ___. 4. Il quarto risveglio è durato all’incirca dalle ____ alle ___. Quanti minuti ha impiegato per addormentarsi? A che ora è andato a letto? A che ora ha spento la luce per dormire? Quanto si sentiva stanco durante la giornata di ieri?: 1. molto meno del solito (-2) 2. un pò meno del solito (-1) 3. come al solito (0) 4. un pò più del solito (+1) 5. molto più del solito (+2) Si sono verificati eventi particolari durante la giornata? Li annoti. Ha preso farmaci? Annoti tipo, ora e quantità. Martedì Mercoledì ________ ____/____ ____/____ ____/____ ____/____ ________ ____/____ ____/____ ____/____ ____/____ ________ ____/____ ____/____ ____/____ ____/____ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ Lunedì Venerdì Sabato Domenica ________ ____/____ ____/____ ____/____ ____/____ ________ ____/____ ____/____ ____/____ ____/____ ________ ____/____ ____/____ ____/____ ____/____ ________ ____/____ ____/____ ____/____ ____/____ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ ______ Giovedì Il Diario del sonno è un ottimo strumento per monitorare la qualità del sonno e del riposo della persona. Le chiediamo di registrare come ha dormito ogni notte e registrare come si è sentita il giorno prima. L’ideale sarebbe compilarlo ogni mattina mezz’ora dopo il risveglio. Compilare il diario la aiuterà a cogliere come ogni notte non è esattamente uguale alle altre e come gli eventi importanti della giornata possono incidere sulla qualità del suo sonno e del suo riposo. Per ogni giornata indichi la data della mattina in cui compila il diario. Risponda a tutte le domande e lasci la casella in bianco solo nel caso in cui non ricorda la risposta. Indichi gli orari approssimativi senza preoccuparsi che gli orari indicati siano precisi, quindi anche se non ricorda esattamente in quanto tempo si sia addormentata ne dia comunque una stima, infatti ciò che più importa è la sua opinione sul modo di dormire. Nell’ultima domanda dia una valutazione di quanto si è sentita stanca e riposata. Infine nel grande grafico (pag.40) colori con due colori diversi le ore e le mezz’ore che ha trascorso a letto senza dormire e dormendo dopo aver indicato a sinistra della riga la data di riferimento. Ha fatto “sonnellini ieri?Se sì indichi a che ora e quanto tempo ha dormito in tutto (in minuti). Diario del sonno ISTRUZIONE PER I DIARI DEL SONNO Test Giornaliero di Monitoraggio dell’Attività Fisica Esercizi - “Il Grafico del Sonno” 44 10 9 8 7 Questionario: 1. Pensi a tutte le attività fisiche “impegnative” che ha svolto oggi. Intendendo per attività fisiche “impegnative” qualcosa che ha richiesto notevole sforzo fisico e l’ha fatta respirare più in fretta del normale. Tenga conto solo di attività che si sono protratte per almeno 10 minuti di seguito: Quante volte nella giornata di oggi si è impegnato in attività fisica impegnativa, come sollevare cose pesanti, scavare, fare attività aerobica o andare in bicicletta pedalando forte? _____ ore per giorno _____ minuti per giorno _____ non so/non sono sicuro _____ nessuna attività fisica impegnativa (Andare alla domanda 2) 2. Pensi a tutte le attività fisiche “moderate” che ha fatto ha svolto oggi. Intendendo per attività “moderata” si intende un’attività che ha richiesto un moderato sforzo fisico e l’ha fatta respirare leggermente più in fretta del normale. Tenga conto solo di attività che si sono protratte per almeno 10 minuti di seguito. Quante volte oggi si è impegnato in attività fisica moderata, come sollevare pesi leggeri, andare in bicicletta a ritmo regolare o camminare a passo sostenuto? _____ ore per giorno _____ minuti per giorno _____ non so/non sono sicuro _____ nessuna attività fisica moderata (Andare alla domanda 3) 23 24 1 2 3 4 5 6 istruzioni: Può essere molto utile disporre di uno strumento che aiuti a monitorare l’attività fisica che le persona svolge tutti i giorni. Lo strumento qui di seguito può essere utilizzato a tal fine. Le domande fanno riferimento al suo tempo investito nella giornata di oggi. È importante rispondere ad ogni domanda, soprattutto se non svolge attività fisica costante. La invitiamo a pensare alle attività che fa quando lavora, quando è impegnato in lavori domestici o in giardino, quando si sposta da un posto all’altro e nel tempo libero dedicato al divertimento, all’esercizio o allo sport. 3. Pensi al tempo che ha passato “camminando” oggi, questo include andare a piedi, al lavoro, al bar e a casa. Camminare per spostarsi da un posto all’altro ed ogni altro tempo che passa camminando per distrarsi, per sport, per esercizio e per divertimento. Tenga conto solo di camminate che si sono protratte per almeno 10 minuti di seguito. Quante volte oggi ha camminato per almeno 10 minuti di seguito? _____ ore per giorno _____ minuti per giorno _____ non so/non sono sicuro _____ non ho camminato per almeno 10 minuti (Andare alla domanda 4) 22 21 20 ore DATA n° (Da questo esempio di grafico si deduce che c’è una discontinuità nel sonno etc....) =ho dormito =non ho dormito Lunedi’ 10 Ottobre ore n° DATA esempio 20 21 22 23 24 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 11 12 12 13 13 14 14 15 15 16 16 17 17 18 19 Nel grande grafico (pag.40) colori con due colori diversi le ore e le mezz’ore che ha trascorso a letto senza dormire e dormendo dopo aver indicato a sinistra della riga la data di riferimento. 4. La prossima domanda riguarda il tempo che ha trascorso “seduto oggi”. Questo include il tempo passato al lavoro, a casa, al bar e nel tempo libero. Può includere tempo passato alla scrivania, a far visita agli amici, a leggere o il tempo seduti o da sdraiati davanti alla televisione: Quanto tempo oggi hai passato seduto per ciascun giorno? _____ ore per giorno _____ minuti per giorno _____ non so/non sono sicuro 45 Esempio di monitoraggio attività fisica settimanale: Nell’esempio di tabella a destra è stato inserito il numero di ore di attività svolto durante l’arco di ogni giornata della settimana. In particolare le ore inserite sono suddivise in 4 diverse tipologie di attività, ognuna contraddistinta da un colore: tabella dell’attività fisica Giorno della settimana camminare=azzurro attività moderata=rosso attività impegnativa=verde seduto=viola ore di camminata ore di attività moderata ore di attività impegnativa ore seduto (attività nulla) LUNEDI’ 1 ora 2 ore 0 7 ore MARTEDI’ 3 ore 0 0 7 ore MERCOLEDI’ 2 ore 2 ore 0,5 ore * 7 ore GIOVEDI’ 2 ore 1 ore 0,5 ore * 7 ore VENERDI’ 2 ore 1 ore 0,5 ore * 7 ore SABATO 2 ore 1 ore 1 ore 8 ore DOMENICA 5 ore 0 0 7 ore * il numero 0,5 indica mezz’ora. Nel grafico a destra con 4 pennarelli di colore diverso (azzurro, rosso, verde e viola a seconada dell’attività svolta) abbiamo segnato, in corrispondenza al numero di ore, un segno per ogni giorno della settimana. Unendo a fine settimana i punti dello stesso colore possiamo vedere la continuità con cui è stata svolta l’attività fisica. Esempio: Nel grafico a destra le ore seduti sono risultate più di tutte le altre (riga viola posta nella parte alta del grafico). Mentre le altre righe colorate registrano un’attività leggera con alti e bassi ovvero con discontinuità rispetto al nostro programma di esercizio fisico settimanale. ore di camminata ore di attività moderata ore di attività impegnativa ore seduto (attività nulla) LUNEDI’ MARTEDI’ MERCOLEDI’ GIOVEDI’ VENERDI’ SABATO DOMENICA ESERCIZIO: Monitori da solo la sua attività fisica settimanale per 1 mese intero! Giorno della settimana ore di camminata ore di attività moderata ore di attività impegnativa ore seduto (attività nulla) Giorno della settimana ore di camminata LUNEDI’ LUNEDI’ MARTEDI’ MARTEDI’ MERCOLEDI’ MERCOLEDI’ GIOVEDI’ GIOVEDI’ VENERDI’ VENERDI’ SABATO SABATO DOMENICA DOMENICA * il numero 0,5 indica mezz’ora. * il numero 0,5 indica mezz’ora. ore di attività ore di attività moderata Giorno della settimana ore di camminata LUNEDI’ MARTEDI’ MERCOLEDI’ GIOVEDI’ VENERDI’ SABATO DOMENICA Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Domenica * il numero 0,5 indica mezz’ora. ore di attività moderata Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Domenica 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Domenica Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Domenica Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Domenica ore di attività ore di attività impegnativa ore seduto (attività nulla) 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 ore di attività tabella dell’attività fisica 4° settimana 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 Martedì * il numero 0,5 indica mezz’ora. tabella dell’attività fisica 3° settimana tabella dell’attività fisica 2° settimana Lunedì ore di attività tabella dell’attività fisica 2° settimana Giorno della settimana ore di attività 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 ore di attività impegnativa ore seduto (attività nulla) 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 over in action Progetto di promozione dell’attività fisica in terza età