UFFICIO DIOCESANO PASTORALE DELLA SALUTE
“TEMPO della SOFFERENZA
... TEMPO di SPERANZA !”
DIOCESI DI LODI
INDICE
Introduzione
pag. 6
Presentazione
pag. 7
1. Cos’è la Pastorale della Salute
pag. 10
2. “Predicare il Vangelo e curare i malati”
pag. 13
3. La Sanità in un Mondo in trasformazione
pag. 20
4. Problemi Pastorali ed Etici pag. 26
5. La celebrazione dei Sacramenti nel tempo della Sofferenza pag. 29
6. Orientamenti Pastorali pag. 34
7. Gli Operatori Sanitari pag. 40
8. Le Strutture Sanitarie Cattoliche pag. 43
9. Il Volontariato: un Segno dei tempi pag. 46
10. Le Strutture Pastorali pag. 49
11. Organismi Pastorali Diocesani pag. 54
12. Conclusione
pag. 63
Introduzione
* S.E. Mons. Giuseppe Merisi
Vescovo di Lodi e Vescovo delegato C.E.I. per la Commissione Pastorale Salute e Carità
Presento volentieri questa riflessione del nostro Ufficio Diocesano per la Pastorale
della Salute che tratta di un settore importante dell’azione pastorale della Chiesa
in generale e della nostra Chiesa Diocesana in particolare. L’attenzione al mondo
della sofferenza risponde ad un preciso comando di Gesù “Predicate il Vangelo e
curate i malati” così la Chiesa da sempre si fa vicina e si prende cura dei sofferenti
condividendo con loro il cammino verso la speranza ed il senso pieno della vita.
Oggi più che mai abbiamo il dovere di riscrivere la parabola del Buon Samaritano
proponendo l’ideale di una comunità che si prende cura dei più bisognosi, difendendo
e promuovendo la persona nella sua globalità e coinvolgendo la famiglia, gli operatori
sanitari e pastorali.
È a partire da questo sforzo che l’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute ha
voluto offrire alla nostra Chiesa questo strumento che ha un duplice scopo: quello di
comunicare e realizzare nel nostro tessuto pastorale quanto hanno scritto i vescovi
tramite la Nota pastorale “Predicate il Vangelo e curate i malati” pubblicata nel
giugno 2006 e fare emergere una riflessione ed una progettualità sui temi etici e
pastorali del mondo della sofferenza.
Nella pubblicazione viene fatta anche doverosa menzione dei tanti gruppi ed
associazioni che in Diocesi prestano servizio ai sofferenti, come di chi personalmente
vive la gratuità del volontariato o l’impegno cristiano nella professione. Ringrazio di
cuore tutti questi apostoli al servizio di chi è malato nel fisico o nell’anima.
Affido la lettura di questo opuscolo ai Sacerdoti ed a tutti coloro che negli ospedali
e nelle famiglie, nelle parrocchie o nei gruppi già avviati hanno a cuore l’attenzione
al mondo della sofferenza auspicando per il futuro la realizzazione di un progetto
diocesano per la Pastorale della Salute.
Presentazione
*Don Alberto Curioni
Responsabile Diocesano Ufficio Pastorale della Salute e
Assistente Spirituale Ospedale Maggiore di Lodi
Mai come in questi tempi si è parlato, a diversi livelli, dei problemi che riguardano la
salute: un valore da accogliere e – si ripete – da difendere con grande cura.
La comunità cristiana, attenta ai segni dei tempi che cambiano, è chiamata a confrontarsi con le forti innovazioni continuamente introdotte in ambito etico-sanitario e – di
conseguenza - ad inserire la pastorale della salute nella pastorale ordinaria.
Lo scorso anno i nostri Vescovi hanno pubblicato una nota pastorale dal titolo significativo: “Predicare il Vangelo e curare i malati”; una consegna fatta all’intera Chiesa
italiana affinché riprenda con vigore il cammino della testimonianza e promozione
della salute e della cura dei malati.
L’esigenza di un documento sulla pastorale della salute in continuità con il precedente, pubblicato nel 1989 a cura della Consulta Nazionale per la pastorale della salute,
era avvertita già da tempo davanti ai mutamenti in atto in ambito socio-culturale nel
mondo sanitario e nella pastorale della Chiesa.
Quindi sono tre le ragioni che giustificano la pubblicazione della nota:
- i cambiamenti profondi nella Società
- l’evoluzione graduale e ampia nella Sanità
- le esigenze stringenti della stessa pastorale
La nota vuole anche accompagnare Comunità e operatori pastorali a sapersi sempre
corresponsabili della pastorale della Salute, integrandola in una pastorale d’insieme.
Il desiderio profondo è che la pastorale della salute, cioè l’attenzione al mondo della
sofferenza, ma anche la proposta di salvezza, s’inseriscano sempre più nella strategia
pastorale della Chiesa.
Ma come può avvenire tutto questo?
In primo luogo, attraverso una conoscenza approfondita di tutte le problematiche del
settore: cura ed assistenza dei malati in un momento di cambiamento della sanità,
formazione degli operatori sanitari e pastorali, umanizzazione delle strutture, ruolo
e modalità d’intervento per un moderno volontariato. Fino ad un dibattito, sui temi di
etica e bioetica, che vede i cattolici, oggi, scarsamente informati e spesso assenti: è
necessaria una rinnovata catechesi sulla vita e sulla sofferenza, la salute e la morte.
In secondo luogo, attraverso il coinvolgimento dell’intera comunità: essa è il primo e
più importante soggetto della pastorale, di tutta la pastorale e quindi anche di quella
sanitaria. Ogni cristiano va reso cosciente della propria responsabilità.
In tale prospettiva, particolare attenzione si dovrà porre nel generare e nel curare
vocazioni professionali specifiche, come anche ministeri laicali, che incarnino concretamente ed in via originale la carità di Cristo nel mondo della sanità.
Inoltre, poiché in un settore così complesso non si opera isolatamente, occorre realizzare un efficiente coordinamento delle associazioni che si spendono in favore dei
sofferenti, dei disabili, dei bisognosi di cura ed assistenza. Solo una vera collaborazione tra tutte queste forze inciderà in modo efficace sull’universo-sanità.
Non c’è perciò che incoraggiare e benedire persone e istituzioni che rispondono a tali
bisogni che via via si presentano nelle nostre comunità.
Occorre sempre più sentire i sofferenti come “appello” alla nostra coscienza, i malati
vengono a chiederci comunione, amore, affetto, dedizione.
Ecco la sensibilità che insieme dobbiamo poter far crescere: accorgerci di chi, nel
dolore, attende di entrare nel Tempio della fraternità, accorgerci di chi chiede a noi
una mano, perché possiamo stringerla.
Mi permetto di ringraziare il nostro vescovo Mons. Merisi per la sapiente guida offerta su questi percorsi, per la generosa attenzione a questo settore della Pastorale, per la
competente parola che sempre spende nell’incoraggiare a servire i sofferenti.
Il presente opuscolo, offerto alle comunità parrocchiali della diocesi, vuole essere
d’aiuto e stimolo alla realizzazione di una rinnovata e coinvolgente pastorale della
salute.
1. COS’È LA PASTORALE DELLA SALUTE
La pastorale è il servizio specifico che la Chiesa svolge per la comunità degli uomini
di ogni tempo e di ogni luogo affinché possano incontrare e conoscere il Signore
Gesù, apprezzare la propria vocazione e giungere alla Salvezza. In questa missione è
impegnato ogni battezzato: la sua vocazione di cristiano lo pone nel cuore del mondo,
alla guida dei vari campi d’azione della società.
La pastorale coinvolge e tocca la parrocchia, la famiglia, la scuola, i mass-media, il
mondo del lavoro , la salute: sani e malati.
Troviamo l’origine, il fondamento della pastorale della salute, nel preciso mandato di
Gesù agli apostoli: “andate, insegnate e guarite” (Lc 9,2). Gli apostoli sono chiamati
ad “insegnare” con la vita e con l’annuncio del Vangelo e la Sua salvezza, attraverso
l’assistenza e la cura degli infermi.
Ed il Maestro, che ha incontrato malati e sofferenti di ogni genere, guarendoli, ascoltandoli e confortandoli nel dolore, conferisce il mandato di “andare e guarire” a tutti
coloro che credono in lui. Il fedele di Gesù è, oggi e sempre, insostituibile artefice di
una missione di salvezza.
Anche gli Atti degli Apostoli (cfr. At. 2,42; 5,12) ci raccontano di cura e guarigione.
L’azione della Chiesa apostolica è per intero accompagnata dal segno delle guarigioni.
E nel corso del tempo, dentro una Storia che ha spesso visto l’uomo sofferente abbandonato a se stesso, la Chiesa ha assolto con fedeltà la propria missione, attraverso
l’instancabile e silenziosa opera di religiosi e religiose, così come di un grande numero di laici ed istituzioni dedicate alla cura dei malati e dei bisognosi.
Oggi, poi, nel valutare gli enormi successi della scienza in campo medico, nel soppesare le prospettive che la tecnologia offre a ricerca e cura, nell’affrontare un cambiamento culturale che rende il mondo della salute solo parte di un quadro molto più
vasto, la pastorale della salute attinge, nel definire i propri compiti, alle scienze umane
e, principalmente, all’antropologia.
Il punto di riferimento, per ogni scelta, è qui il modello personalista. La persona, dal
momento del concepimento fino alla morte, nella sua totalità, è il fine ed il punto di
riferimento ultimo per qualsiasi società e realtà, essendo l’uomo dotato di capacità
razionale, di libertà e di autodeterminazione. I principi etici che il cristiano ritiene
fondamentali, e che pone a custodia dell’integrità della persona, non possono così
essere abbandonati.
A tale riguardo, affermava Giovanni Paolo II: “La medicina, in quanto avvicina
l’uomo nel momento cruciale della sofferenza, quando egli avverte acuto il bisogno
di salvaguardare la propria salute, deve fare di colui che l’esercita, a tutti i livelli,
Paralleli Mt. 10,8; Mc. 6,7
10
un esperto di grande sensibilità umana. Soltanto così il servizio diventa anche
testimonianza, ed essendo servizio alla vita, si trasforma in incentivo ad amarla, a
coglierne il più vero e profondo significato in ogni sua manifestazione”.
In questa prospettiva , ad ogni cristiano – presbitero, religioso, laico – operante nella
sanità ed alla struttura sanitaria cattolica, è chiesto oggi con urgenza di proseguire
la missione guaritrice di Gesù all’interno di un pianeta – salute in continuo rinnovamento e trasformazione, con una presenza profetica e portatrice di valori umani ed
evangelici.
Vediamo perciò concretizzata nella pastorale della salute, in definitiva, “la presenza e
l’azione della Chiesa per recare la luce e la grazia del Signore a coloro che soffrono
e a quanti se ne prendono cura. Non viene rivolta solo ai malati, ma anche ai sani,
ispirando una cultura più sensibile alla sofferenza, all’emarginazione e ai valori
della vita e della salute”
Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti alla conferenza internazionale “L’umanizzazione della
medicina”, 10 novembre 1987, in Dolentium hominum, n. 7,8, 1988.
Consulta nazionale CEI per la Pastorale della Sanità, La pastorale della Salute nella Chiesa italiana,
n. 19, Roma 1989.
11
2. PREDICARE IL VANGELO E
CURARE I MALATI
La Comunità Cristiana e la Pastorale della Salute
(sintesi della nota pastorale CEI)
Nella solennità di Pentecoste 2006 è stata emanata la Nota pastorale della Commissione Episcopale per il Servizio della Carità e la Salute “Predicare il Vangelo e curate
i malati” continuando un cammino pastorale nel mondo sanitario molto fecondo e in
un momento particolare della sua evoluzione.
Mons. Montenegro, vescovo presidente di suddetta Commissione presentando la Nota
pastorale, afferma “L’esigenza di un documento sulla pastorale della salute in continuità con quello pubblicato nel 1989 a cura della Consulta Nazionale per la Pastorale
della Sanità, era avvertita già da tempo davanti ai mutamenti in atto in ambito socioculturale, nel mondo sanitario e nella pastorale”.
Per comprendere la portata del documento vale la pena, soffermarsi su tre specifici
punti:
- come tale documento si è formato nel tempo
- quali gli obiettivi principali prefissati
- qual’è la sua struttura
Siamo coscienti che tale documento abbia suscitato reazioni diverse: da parte di alcuni
c’è stata qualche insoddisfazione, da parte di altri invece approvazione e interesse.
Ciò non deve meravigliare, perché nessun documento può dire tutto su un tema. Però
è certo che può indicare qualche idea innovativa e nuovi elementi di riflessione, e può
essere l’occasione anche per verificare il lavoro pastorale che si sta svolgendo in tale
settore cercando di migliorarlo e intensificarlo.
• Il lavoro di tante persone
La Nota pastorale non è stata fatta in un momento e neppure da poche persone. La
stesura definitiva è stata preceduta da un intenso lavoro di preparazione, eseguito da
vari esperti in campo teologico, legislativo, educativo e pastorale. Ciascuno di loro
ha stilato liberamente uno schema ricco di idee, indicazioni pratiche, suggestioni
pastorali. Un piccolo gruppo di persone scelte dal responsabile dell’Ufficio Nazionale
per la pastorale della sanità ha cercato di leggere i testi e assimilarli con lo scopo di
sintetizzarli in affermazioni chiare e concrete e di stilare poi una prima bozza.
La ricchezza dei contributi degli esperti non ha impedito di immettere nella bozza le
idee fondamentali e più importanti. Evidentemente si è dovuto fare il non facile lavoro
di rendere il testo il più possibile comprensibile e di uniformare il linguaggio.
Per tale motivo si sono succedute varie bozze e si è deciso di eliminare le parti troppo
13
tecniche e minuziose.
La preoccupazione del piccolo gruppo di persone è stata quella di mettere in risalto le
idee più innovative e di consolidare alcuni indirizzi della Nota del 1989.
Dopo parecchi mesi si è pervenuti alla decisione di stilare una bozza ritenuta soddisfacente per l’impianto, per la consistenza delle idee, per gli orientamenti pastorali, non
ancora però soddisfacente per lo stile letterario. Si avvertiva che gli interventi dei vari
estensori, con mentalità, cultura, preoccupazione, esigenze diverse si esprimevano
attraverso un linguaggio troppo tecnico e personale. Fu presa allora la decisione di
far rivedere il testo ad una sola persona che fosse competente nel campo pastorale
sanitario, con il preciso intento di rendere il linguaggio più facile e più similare possibile, senza stravolgere l’impianto generale.
Il lavoro fatto dalla persona incaricata è stato prezioso e decisivo: è stato un lavoro
ben fatto. Si è poi ritenuto opportuno presentare il testo al altre persone del mondo
sanitario per sentire pareri, suggerimenti e critiche.
In un primo momento ci si è rivolti ai membri della Consulta Nazionale per la pastorale della sanità, che hanno in genere dato parere positivo, suggerendo alcune
integrazioni o maggiori sottolineature su qualche tema.
Il contributo più consistente, con l’approvazione unanime, è venuto dall’Assemblea
dei Vescovi radunati ad Assisi nel novembre del 2005.
È interessante far notare che i Vescovi italiani per due giorni hanno ascoltato le idee
fondamentali riguardante la pastorale sanitaria, attraverso la presentazione di un testo
che riassumeva quanto era presente nella bozza da parte di Mons. Giuseppe Merisi,
eletto proprio in quei giorni, Vescovo di Lodi, e tre contributi su tre specifici argomenti: sulla sanità oggi da parte del Dott. Antonio Cicchetti, sulle istituzioni sanitarie
cattoliche da parte di Fratel Mario Bonora e sulle cappellanie ospedaliere da parte di
Mons. Italo Monticelli.
Molto fruttuoso è stato lo scambio di idee tra Vescovi ed esperti di sanità nei lavoro
di gruppo, dove si è potuto esprimere liberamente il proprio parere e i propri suggerimenti. Dopo tale Assemblea, che ha dato il via libera per la pubblicazione di un
documento sulla pastorale della salute, l’Ufficio Nazionale per la pastorale sanitaria,
preso in considerazione le indicazioni suggerite, ha steso definitivamente il documento e l’ha presentato alla presidenza della CEI, che, con alcuni ritocchi, ha dato
l’assenso per la pubblicazione.
Si può concludere così:
Siamo davanti ad un documento che approfondisce i temi della Nota pastorale del
1989, senza tralasciare di collocarlo in un contesto innovativo, dovuto ai vari cambiamenti legislativi, strutturali e culturali avvenuti nel mondo sanitario in questi ultimi
anni; come pure è stata riconosciuta la esemplare dedizione di tanti cristiani, religiosi
e laici che lavorano nel mondo sanitario, e testimoniano i “valori evangelici della
dignità della persona, del rispetto della vita e della misericordia” (n.3). si esprime
l’auspicio di veder attuata la collaborazione tra tutte le persone che con tanta buona
volontà si impegnano per rendere sempre più umano il settore della sanità.
14
• Gli obiettivi
All’inizio della Nota pastorale (n.4) sono presentati sei precisi obiettivi, che si intendono realizzare nelle nostre comunità. È una meta alta e ambiziosa, ma possibile da
raggiungere. Tenerla presente diventa uno stimolo a migliorare sempre di più l’azione
pastorale nel settore sanitario.
Ecco gli obiettivi indicati:
- Collaborare con tutti gli uomini di buona volontà
Non è più possibile oggi lavorare nel mondo della sanità individualmente,
coltivando il proprio interesse personale e ignorare quanto avviene attorno. Si
esige più collaborazione, più conoscenza e aiuto reciproco.
Solo mettendo insieme le energie, pur conservando la propria specificità professionale, si reca un sicuro beneficio al mondo della sanità.
In genere si avverte questo bisogno di lavorare insieme e lo si ricerca da parte
di tutte le persone più sensibili.
- Puntare molto all’educazione del valore della salute e del senso della sofferenza
Sul duplice versante della salute e della sofferenza la Chiesa può fare molto.
Può impegnarsi a dare il suo specifico contributo nel far capire l’importanza
dell’amore per la vita, e nell’indicare precisi e nuovi stili di vita che favoriscono la promozione della salute.
Come pure i cristiani, con la loro testimonianza, possono togliere dal silenzio
e dall’anonimato la sofferenza. Non si tratta affatto di esaltare la sofferenza:
non siamo masochisti. Ma neppure la si deve nascondere perché essa è connessa con la fragilità umana. Si tratta di elaborare la sofferenza, facendola
diventare u momento significativo del proprio cammino biografico.
Si tratta di educarci e di educare a saperla affrontare con decisione e coraggio.
Ci può essere di aiuto, per noi credenti, la parola di Dio, o meglio l’insegnamento e la vita di Cristo stesso.
- Favorire l’integrazione della pastorale della salute nella pastorale d’insieme
delle nostre comunità cristiane
Sul versante sia assistenziale che pastorale nel passato è stato spesso delegato
ad alcuni specialisti, come cappellani ospedalieri, operatori sanitari, ordini
religiosi, l’impegno in ambito sanitario.
La precedente Nota pastorale CEI del 1989 afferma già chiaramente la necessità di superare tale facile delega. Oggi che si è sviluppato con più consapevolezza nella coscienza del cristiano il dovere di vivere la propria vocazione in
ogni ambiente, bisogna organizzare con più intelligenza e partecipazione gli
interventi a favore dei più poveri e bisognosi.
15
- Collaborazione tra le strutture sanitarie e la vita parrocchiale
Occorre favorire maggior apertura dell’azione pastorale attiva in ospedale a
quella che c’è nelle comunità del territorio. Le ragioni sono molteplici. Basti
pensare alle tante persone che lavorano nelle strutture sanitarie e che sono le
stesse presenti nelle nostre comunità; ai tanti malati degenti negli ospedali
che passeranno poi parecchio tempo per l’assistenza e la riabilitazione sul
territorio; all’ospedale che è una realtà al cui funzionamento tutti i cittadini
sono interessati. - Ripensare agli organismi di comunione e di corresponsabilità
Ormai gli organismi pastorali si stanno impiantando ovunque con gradualità
negli ospedali. Va intensificato di più lo spirito di comunione tra gli stessi
ospedali con lo scambio di iniziative, con un reciproco sostegno nelle difficoltà
e con un solido aiuto in particolari circostanze.
- Promuovere una progettualità pastorale
Oggi non si può più agire pastoralmente anche nel campo sanitario, senza un
minimo di progetto. Si tratta di trovarsi insieme – operatori pastorali, operatori
sanitari, volontari – e studiare quali iniziative si possono attuare nel corso
dell’anno liturgico.
Pur nelle oggettive difficoltà di trovare persone disponibili, qualche obiettivo che avvii una certa pastorale si può fissare. Lo scambio di esperienze tra
le cappellanie dei vari ospedali favorirà l’attuazione di qualche interessante
iniziativa.
• La struttura del documento
È bene dare uno sguardo d’insieme alla Nota pastorale che presenta tre parti ben
distinte. Essa risponde al triplice interrogativo:
- Come si presenta oggi il mondo della salute?
- Qual è il fondamento teologico della pastorale sanitaria?
- Quali sono le strutture necessarie per attuare un vero lavoro pastorale?
- La prima parte “Il mondo della salute oggi” mette in evidenza la situazione
attuale del mondo sanitario nei suoi vari aspetti. Può essere chiamata la parte
sociologica del documento, che fa intuire il processo evolutivo avvenuto nel
mondo sanitario in questi ultimi anni con i suoi risvolti negativi e positivi.
Si dice che il “degrado d’umanità” presente nei servizi al malato, “l’atteggiamento
prometeico” della scienza nei confronti del vivere e del morire (ad esempio con
l’accanimento terapeutico e l’eutanasia), i problemi della bioetica enfatizzati in
modo unilaterale, il passaggio da “una medicina dei bisogni ad una medicina
dei desideri” si possono annoverare tra le ombre della sanità. Inoltre si afferma
che “un’eccessiva libertà d’iniziativa rischia di emarginare i soggetti più deboli,
16
mentre l’esasperazione dell’uguaglianza dei servizi socio-sanitari” può “ingenerare burocratizzazione della risposta, passiva e acquiescenza dell’utente”. E ciò
è evidentemente negativo. “Anche l’adozione indiscriminata del modello aziendale in ambito sanitario, seppur motivata dall’esigenza di organizzare i servizi in
maniera più efficiente, si presta al rischio di privilegiare il risultato economico
rispetto alla cura della persona”. Anche i problemi della bioetica, al centro dell’odierno dibattito culturale, evidenziano nell’opinione pubblica “un’insufficiente
conoscenza delle posizioni sostenute dalla Chiesa, che sono spesso riportate in
maniera impropria o sono giudicate inadeguate al tempo presente”. Per non parlare poi del passaggio in modo istintivo e ambiguo da una “medicina dei bisogni”
ad una “medicina dei desideri”.
Negativa è pure la tendenza a rimuovere o nascondere tutti gli aspetti faticosi
dell’esistenza come la sofferenza, la malattia, l’invecchiamento, la disabilità, la
morte.
Aspetti positivi sono dati dalla considerazione del malato nella sua individualità
e globalità, dalla cura adeguata che gli si deve, dai notevoli progressi nel campo
scientifico, dal coinvolgimento di tante persone, dall’interesse per la promozione
della salute, dall’approccio personale con il sofferente, dalla preparazione degli
operatori ad una seria professionalità.
- La seconda parte “Rendere ragione della speranza nel mondo della salute”
è quella più innovativa, e direi anche fondativa, perché è come il fondamento,
la base di ogni vera azione pastorale. Può essere chiamata la parte teologica.
Si parte dall’affermazione della gioiosa speranza fondata su Cristo Risorto per
giungere alla necessità di contemplare il volto dolente e glorioso di Cristo, che
dona salute e salvezza a tutti gli uomini, e poi di “riscrivere la parabola del Buon
Samaritano”, proponendo “l’ideale di una comunità che si “prende cura” dei
più bisognosi, difendendo e promuovendo la persona nella sua globalità e coinvolgendo la famiglia, gli operatori sanitari e pastorali”. In sostanza si auspica la
realizzazione di “una comunità ospitale” tesa verso “l’umanizzazione del mondo
sanitario”.
Al centro di una evangelizzazione all’insegna della speranza ci deve stare assolutamente l’attenzione alla dignità di ogni persona, sull’esempio di Gesù Cristo che
“si fa vicino e si prende cura dei malati e sofferenti, li guarisce, li restituisce alla
speranza e al senso pieno della vita”.
L’approccio del singolo malato va fatto in un modo globale; il che non significa
solo “prendere coscienza delle sue diverse dimensioni, ma di saperle porre in
relazione tra loro, ordinandole secondo quella scala di valori che trova nell’insegnamento evangelico la sua più alta espressione”.
17
- La terza parte della Nota “La pastorale della salute nella comunità” presenta
gli orientamenti pastorali e i mezzi per realizzare una pastorale adeguata ai
tempi, a partire dalla reale conoscenza della situazione della sanità nel proprio
territorio. È la parte più pratica e impegnativa.
Viene sottolineato con forza l’urgenza di costruire comunità sananti, in cui ci
sia la collaborazione di tutti i cristiani, aprendosi ad una sincera accoglienza dei
malati e impegnandosi a far sì che nessuno di loro sia solo nella prova. Vengono
elencate tutte le strutture che operano ai diversi livelli: nazionale, diocesano, parrocchiale, ospedaliero.
La Nota invita al confronto tra le strutture pubbliche e le istituzioni sanitarie
cattoliche, auspica un maggiore coinvolgimento dei laici e la valorizzazione del
ruolo della donna. Pure sottolinea la necessità di inserire i malati “negli organismi
ecclesiali di partecipazione”, per far comprendere alle comunità cristiane il valore
“pedagogico” della malattia. Nel documento si suggerisce anche “il passaggio
dell’agire improvvisato alla progettualità”, e si auspica di avere particolare attenzione alla pastorale sanitaria a livello regionale con l’istituzione della Consulta,
dell’Ufficio e del Tavolo delle istituzioni di ispirazione cristiana, dato che l’ambito
regionale è destinato ad avere sempre maggiore rilievo nel futuro.
Un suggerimento conclusivo: chi opera nel campo della salute deve sentire forte
l’esigenza di leggere, assimilare e diffondere le idee della Nota pastorale. È anche
questo un modo concreto per vivere la propria vocazione cristiana e per dare una
valida testimonianza nel mondo sanitario.
18
3. LA SANITÀ IN UN MONDO
IN TRASFORMAZIONE
Luci e ombre nel mondo della Sanità
Molto significativo è l’inizio della prima parte della Nota pastorale, ove si afferma
tutta la premura e l’attenzione che la Chiesa ha avuto nel corso della storia per il
mondo sanitario, con il richiamo della Costituzione Gaudium et Spes: “Le gioie e
le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi…. Sono pure le gioie e le
speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente
umano che non trovi eco nel loro cuore” (n.1).
Come pure va sottolineato positivamente l’apprezzamento fatto per ogni progresso
scientifico che porta beneficio alle persone bisognose e per l’impegno profuso dai
responsabili politici e dagli amministratori nel tutelare la salute dei cittadini.
Pur riconoscendo quanto di positivo si è fatto e si fa nel campo sanitario, non si
nascondono le difficoltà verificatesi nei vari passaggi legislativi. Non sono specificatamente indicati, ma chi lavora nelle strutture sanitarie ed è attento a tale settore,
conosce i vari tentativi di riforme strutturali che sono state ipotizzate e non sempre
realizzate per diverse ragioni. Li ricordiamo sinteticamente.
• Aspetti legislativi
L’intervento di riordino degli enti ospedalieri (1968) ha preceduto la prima riforma
istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale del 1978 che può essere sinteticamente
riassunta nei profili fondamentali della tutela della salute come diritto soggettivo,
attuato dalle Unità Sanitarie Locali.
Nella seconda riforma (1992-93) il diritto soggettivo alla tutela della salute appare
affievolito e certamente sottoposto alla compatibilità della spesa, con l’introduzione
delle Aziende Sanitarie Locali e Ospedaliere e del pagamento delle prestazioni.
La terza riforma (1999) segna, almeno parzialmente, un ritorno alla prima, con la
riaffermazione del diritto alla tutela della salute, della programmazione e della definizione dei livelli essenziali e uniformi di assistenza. Il successivo periodo vede il passaggio ad un’ulteriore regionalizzazione della sanità, con la definizione delle attività
di integrazione socio-sanitaria (2001) e con l’individuazione dei livelli essenziali di
assistenza sanitaria (2001-2003), costituzionalmente riconosciuti come diritto, nella
riforma del titolo V della Costituzione (2001).
La Chiesa, mentre riconosce e apprezza l’impegno compiuto dalle forze politiche attraverso tali molteplici riforme, comprende le sfide e i limiti incontrati dal legislatore,
nella definizione del sistema sanitario, per rispondere in maniera adeguata ai bisogni
di cura e di salute dei cittadini.
Spesso infatti nella promozione del bene comune si contrappongono visioni sociopolitiche che, se assolutizzate, possono avere ricadute negative sulle persone. Una
20
eccessiva libertà di iniziativa rischia di emarginare le persone fragili del sistema,
mentre l’esasperazione dell’uguaglianza dei servizi resi alla popolazione può ingenerare burocratizzazione della risposta, passività e acquiescenza dell’utente, con
il pericolo di depersonalizzazione e decremento di libertà nella ricerca del proprio
benessere. Ugualmente, la totale regionalizzazione gestionale e organizzativa della
sanità può compromettere la salvaguardia, a livello di tutto il territorio nazionale, di
pari diritti e pari opportunità. Uguaglianza e libertà non possono essere né separate
né assolutizzate: occorre reintrodurre il paradigma della fraternità o, per usare le parole della Costituzione, della solidarietà (art.2). In questa prospettiva la Chiesa ritiene
che l’attuazione del principio di sussidiarietà, peraltro già riconosciuto nella Enciclica
Quadragesimo anno 1931 e successivamente approfondito nella Centesimus Annus
(1991), consenta di mantenere i diritti sociali senza mettere in discussione le libertà.
• Aspetti positivi e negativi
Nel numero 9 della Nota pastorale sono brevemente elencate queste luci e ombre
presenti nell’attuale contesto socio-saniatrio:
a) Il continuo progresso scientifico ci ha procurato strumenti nuovi e più sofisticati, che migliorano, senza alcun dubbio, la qualità della vita, la prolungano,
danno la possibilità di combattere e, in tanti casi, di eliminare il dolore; addirittura facendo interventi straordinari sull’organismo umano fin dai suoi primi giorni
di vita. Di fronte a tale ammirevole aspetto del progresso scientifico e tecnico
non si può sottacere il pericolo di considerare l’uomo come il padrone assoluto
dell’esistenza e di non riconoscere più i limiti inerenti alla condizione umana
anche nel campo della ricerca e nella applicazione dei suoi risultati.
È il pericolo di pensare ad una scienza onnipotente, capace di risolvere tutti i
problemi dell’esistenza umana.
È questo l’atteggiamento prometeico, richiamato molto opportunamente da Giovanni Paolo II nella Evangelium vitae, n.25. E’ l’atteggiamento del delirio dell’onnipotenza che sembra impossessarsi da parte dell’uomo.
Di fronte a tali pericoli dobbiamo saper dire un “sì” chiaro e riconoscente per tutto ciò che si è fatto e si fa di positivo a beneficio della salute e della vita dell’uomo,
ma anche saper pronunciare un “no” deciso alla cultura che si sta diffondendo
verso una medicina che sembra riconoscersi come capace di risolvere ogni problema umano, ma incapace di riconoscere i propri limiti. Giustamente un autore
dice: “Una configurazione mitica della scienza è cosa certamente extrascientifica, ma proprio per questo essa può facilmente impiantarsi in chi scienziato non
è, e della scienza conosce solo i risultati e fruisce dei suoi benefici” (S. Natoli).
b) Oggi si sente forte la necessità di dare un senso alla vita e di elaborare una
scala di valori rispettosa della persona e della natura.
21
Nessuno oggi mette in dubbio, almeno teoricamente, il valore dell’esistenza umana. La ricerca del senso del vivere è fortemente avvertita da tutti come un vero
bisogno.
Eppure stridente si presenta nella pratica una facile contraddizione: non cogliere
più il senso del vivere nei momenti più forti della fragilità umana.
E questo perché non si parla del dolore come un’esperienza, ma lo si presenta
sempre e solo nei termini già risolti o comunque risolvibili, della terapia o dell’oggettività clinica della malattia. Del dolore si parla solo in quanto è qualcosa
di dominabile o impersonale: quello su cui si tace è l’esperienza del dolore e
della natura.
Per cui notiamo il diffondersi di una cultura che va contro la vita attraverso il
sostegno dell’eutanasia e dell’accanimento terapeutico.
Nel sostenere queste due situazioni umane si vede attuato praticamente un dominio assoluto da parte dell’uomo, il quale pensa di avere il potere di anticipare o
posticipare il momento della morte, non riconoscendo più che la vita ha un senso
anche in quei delicati frangenti.
Dentro questa evidente contraddizione – fare tutto il possibile per far vivere l’uomo usando i mezzi offerti dalla ricerca scientifica e interrompere o prolungare
la vita con motivazioni deboli e contraddittorie – noi credenti dobbiamo avere il
coraggio di proporre precise convinzioni, che non vanno né contro il progresso
né contro la vita.
Dobbiamo dire con fortezza: sia benedetto ogni sforzo umano nel campo della
scienza, che porti a guarire la malattia, a lenire il dolore, a rendere l’uomo abile
per il suo lavoro quotidiano, come pure sia affermato che la vita è un dono che
riceviamo e non una proprietà da amministrare a nostro piacere; anzi dobbiamo
dire con chiarezza che ogni vita, in qualsiasi situazione abbia a trovarsi, ha un
senso, ha un significato, è un’esperienza da tutelare. Forti di tali convinzioni noi
rifiutiamo decisamente ogni azione atta a togliere la vita, a profanarla, a prolungarla senza alcuna oggettiva ragione.
Dobbiamo saper dire un “sì” alla ricerca scientifica e un “no” all’applicazione dei
risultati quando vanno contro la vita o la dignità dell’uomo.
Ritorna con urgenza la necessità di diffondere una cultura della vita, ispirata alla
Parola di Dio e testimoniata dai credenti con opere concrete e visibili in favore
dei più deboli e bisognosi.
Come dice Gesù nel Vangelo: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei
cieli” (Mt. 5,16).
c) Un altro aspetto delle luci e ombre in ambito sanitario è dato dal duplice modo
del presentarsi oggi della medicina.
Il progresso scientifico come pure la mentalità delle persone ci hanno sempre
22
messo davanti il modo tradizionale e fondamentale della medicina, che è quella
di guarire e fare star bene. È la medicina dei bisogni.
Però nella stesso tempo oggi si sono aperti orizzonti nuovi, prima poco o addirittura non praticabili: si vuole tendere ad una pienezza di vita “in cui siano
soddisfatti non solo i bisogni primari ma anche quelli subordinati”. E questa è la
medicina dei desideri.
Non sono due tipi di medicine che si contrappongono, quasi fosse positiva solo
quella dei bisogni e negativa quella dei desideri, ma sono due modi di vivere oggi
la medicina che vanno attuate e integrate in modo giusto.
Non si può negare che il compito primario della medicina sia quello di guarire,
di far vivere, di intervenire a togliere ogni male, di riabilitare.
Accanto a tale compito si può senza alcun dubbio andare incontro anche al desiderio di vivere meglio, e di soddisfare quelle aspirazioni che fanno vivere bene,
togliendo – diciamo così- delle imperfezioni al proprio corpo e rendendo più
serena l’esistenza.
Si tratta di comporre bene il bisogno con il desiderio sia da parte dello Stato che
deve mettere a disposizione in modo equanime e proporzionato le risorse economiche e le risorse umane, sia da parte dell’individuo che deve saper tener conto
delle necessità primarie di chi è nel bisogno ed evita ogni dispendioso eccesso.
È bene che la voce dei cristiani si faccia sentire sempre più forte nella difesa degli
ultimi, cioè di coloro che hanno bisogno di essere sostenuti nella loro fragilità
fisica e psichica, e spesso non sono ascoltati.
d)Rimarcando ancora una volta l’aspetto positivo della ricerca scientifica, non si
può assolutamente sottacere la necessità di valorizzare i momenti fragili della
vita non permettendo “di nascere a chi è già concepito e non risponde adeguatamente ai bisogni di quelle fasce di persone che non rispondono ai canoni di
efficienza e di produttività” (n.13).
Ecco il duplice impegno da compiere: prima di tutto combattere una sbagliata
mentalità, così ben descritta nel n.11 della Nota pastorale, quando appunto dice:
“Una delle conseguenze negative è identificabile con la tendenza a rimuovere gli
aspetti faticosi dell’esistenza: la sofferenza è considerata scomoda compagna di
cui l’uomo diventa silenzioso spettatore impotente; la malattia è vissuta come
evento da cui liberarsi più che evento da liberare; il naturale processo di invecchiamento è rifiutato, dal momento che la vecchiaia viene considerata un tempo
dopo la vita vera e non tempo della vita; la morte è vista come evento indicibile
e inaudito; la disabilità è considerata più come ostacolo che non come provocazione, più come bisogno assistenziale che non come domanda di riconoscimento
esistenziale” (n.11).
Il secondo impegno è quello di rendere efficaci i diritti dei più deboli, trasferendoli dalla “carta” che li enuncia alla “pratica” della realizzazione. Che i “diritti
dei deboli” non divengano “diritti deboli”. È questo un campo di azione molto
23
delicato che richiede accanto allo sforzo degli operatori e dei volontari il sostegno
delle autorità competenti nel trovare mezzi adeguati e volontà operosa.
Nel settore della riabilitazione fisica e psichica c’è ancora molto da fare. È proprio
nell’attenzione premurosa alle persone affette da sofferenza fisica e psichica che
si misura la sensibilità umana e la civiltà di una popolazione.
e) Nella Nota pastorale non manca un accenno alla problematica dell’ecologia.
Oggi è fortemente avvertito il bisogno di creare ambienti sani, salutari e abitabili,
perché ad essi è legata la salute della gente.
La sensibilità dei cittadini di fronte al tema ecologico, oggi è molto forte, e ciò
è positivo, ma va intensificata, convinti che la “creazione” è un dono che Dio ci
ha consegnato e che non va sciupato, ma coltivato e sviluppato “siate fecondi e
moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate….su ogni essere vivente” (Gen 1,28).
Purtroppo come afferma la Nota pastorale “smisurati interessi economici portano all’inquinamento dell’ambiente, compromettendo la qualità del territorio,
impoveriscono il livello di vita dei cittadini” (n.13).
I cristiani devono essere sempre in prima linea nel difendere la salubrità dell’ambiente e nel sostenere tutte le iniziative che vanno in tale direzione.
Forse qualche accenno di più va fatto anche nei capitoli del catechismo, nella
predicazione e in qualche conferenza.
La descrizione di tutto quello che di positivo e di negativo è presente nel mondo della
sanità spinge tutti noi cristiani a rendere sempre più attiva la propria presenza nella
società cosicché si intensificano sempre di più la luce della verità e il bene dell’uomo,
specie se sofferente.
24
4. PROBLEMI PASTORALI ED ETICI
La rapida trasformazione della società e i veloci cambiamenti culturali con i quali
anche il mondo della salute deve fare i conti ci chiamano, insomma, ad una pastorale
della salute che non esaurisca la propria azione nell’amministrazione dei sacramenti.
La stessa pastorale dei sacramenti è ormai, tra le corsie di un ospedale, punto d’arrivo
di una positiva relazione di aiuto fondata sull’ascolto dell’esperienza del sofferente e
sull’apprendimento della “lezione” che da lui viene. Ed è rispettosa di ogni specifico
cammino di fede.
Ricorda infatti il documento la Pastorale della salute nella Chiesa italiana: “È sulla
base di una calda umanità che trova il primo appoggio l’accompagnamento pastorale
del malato. Rispettando i bisogni e i tempi del paziente, il cappellano saprà anche
essere propositivo di un conforto e di una speranza che vengano dalla Parola di Dio,
la preghiera e i sacramenti”. Solo così questi ultimi potranno svolgere un ruolo terapeutico e sanante, e venire realmente compresi nella loro specificità di gesti e riti.
Oggi è operò necessario affiancare ad un’equilibrata pastorale dei sacramenti uno
sforzo deciso per una nuova evangelizzazione.
Rispetto alla logica d’azienda di cui dicevamo al punto precedente, ad esempio, e
che sembra farsi strada nel mondo ospedaliero, la pastorale della salute afferma con
forza che il solo criterio economico non può essere decisivo e discriminante. L’uomo
deve, oggi e domani, essere posto al centro di tutto. E gli unici criteri gestionali di
tipo aziendalistico accettabili e condivisibili sono quelli finalizzati a migliorare le
cure del malati.
Una sanità che scelga di non curare perché “non ne vale la pena”, dovendosi applicare
un trattamento poco remunerativo, o che al contrario decida di curare perché “ne vale
la pena” anche quando non strettamente necessario per la salute del paziente, è una
sanità che va contro l’uomo e deve essere combattuta.
Ancora, perché la presenza cattolica in ambito sanitario sia portatrice efficace della
novità evangelica, la pastorale della salute si impegna, a fondo, sui temi di etica e
bioetica.
Tutti oggi siamo chiamati ad informarci ed a valutare le enormi possibilità di intervento, persino manipolatorio, che la scienza acquisisce nei riguardi di ogni fase
della nostra vita; come pure rileviamo che l’azione assistenziale non automaticamente
dona salute, potendo al contrario causare maggiori sofferenze. Sappiamo poi che
l’intervento sul corpo umano non opera soltanto su tessuti ed organi, e che le sue
conseguenze non si riflettono unicamente sulle funzioni di questi, coinvolgendo anzi
26
La Pastorale della salute nella Chiesa italiana, cit. n.40
tutta la persona.
Con tale consapevolezza, accettiamo di esercitare, ogni giorno di più e meglio, nelle
scelte cui siamo chiamati, la nostra responsabilità. Vige infatti attualmente un pieno
pluralismo etico e bioetico, a rischio di confusione e fraintendimenti: la pastorale dà
perciò chiara indicazione dei valori che devono guidare le nostre scelte quotidiane,
soprattutto quelle a favore e a servizio della vita e dell’uomo.
È urgente ed irrinunciabile proporre e mostrare i principi della morale e dell’etica
cattolica, ed illuminare, mediante la lettura della Parola di Dio e gli insegnamenti del
Magistero, i problemi del mondo della salute.
Dimenticare la compiutezza ed insieme la finitezza creaturale dell’uomo comporta in
rischio: mettere in moto, anche in campo sanitario, una “macchina” dei servizi che
ben presto segnala le proprie difficoltà ed inadeguatezze. Un esempio: la promessa
di salvezza riposta in una tecnologia apparentemente onnipotente genera “sempre”
l’aspettativa della guarigione. Che spesso va però delusa.
Ecco perché le strutture sanitarie, specie quelle cattoliche, devono tenere ben presente
che loro compito non è solo curare, ma anche, e di più, prendersi cura. La malattia
non è unicamente evento da cui potersi e volersi liberare, quanto anche vento cui dare
parola, volto, voce, compatibilità esistenziale.
Tutti obiettivi cui si richiama una pastorale della salute consapevole.
27
5. LA CELEBRAZIONE DEI SACRAMENTI
NEL TEMPO DELLA SOFFERENZA
La pastorale della salute, sia nelle parrocchie come nelle strutture di ricovero, trova
uno dei suoi cardini fondamentali nella celebrazione dei sacramenti. Il nuovo rituale
romano Sacramento dell’Unzione e cura pastorale degli infermi e il documento della Conferenza Episcopale Italiana Evangelizzazione e Sacramenti della Penitenza e
dell’unzione degli infermi hanno sapientemente illustrato l’importanza dell’incontro
dei malati con Cristo nei sacramenti e nella preghiera, offrendo preziose indicazioni
pastorali.
Il Sacramento della Riconciliazione libera il malato dai peccati e lo rende disponibile
ad unire le sue pene alla passione redentrice di Cristo (cfr.CEI, Evangelizzazione e
Sacramenti della Penitenza e dell’Unzione degli infermi, n.107).
Memoriale della passione del Signore, l’Eucaristia è il centro del ministero pastorale
e della vita spirituale del sofferente.
Partecipando alla celebrazione eucaristica o nutrendosi del corpo di Cristo portato dal
Sacerdote, dal Diacono o dai ministri straordinari dell’Eucaristia nelle corsie delle
istituzioni sanitarie o nelle abitazioni domestiche o ricevendo la comunione sotto
forma di viatico, il malato è fortificato e munito del pegno della resurrezione (cfr.
Sacramento dell’Unzione e cura pastorale degli infermi, n.26).
L’unzione degli infermi è la “forma propria e più tipica dell’attenzione del Cristo totale (di Cristo e della Chiesa)” verso la difficile e fondamentale esperienza umana della
sofferenza. Dalla riscoperta di questo sacramento – attraverso un’opportuna catechesi
e significative celebrazioni individuali e comunitarie, atte a creare una nuova mentalità - conseguiranno grandi vantaggi spirituali, consolazione e conforto per coloro
il cui stato di salute è gravemente compromesso dalla malattia o dalla vecchiaia (cfr.
CEI, Evangelizzazione e Sacramenti della Penitenza e dell’Unzione degli infermi,
nn. 137-140).
È attraverso un’illuminata celebrazione che i segni sacramentali possono essere compresi e vissuti in tutto il loro senso profondo. Molti sono i fattori che contribuiscono
a rendere significativa la celebrazione dei sacramenti nelle famiglie e nelle istituzioni
sanitarie: le condizioni ambientali favorevoli, il sereno rapporto tra malati e quanti
li assistono, la partecipazione dei familiari, degli operatori sanitari e dei volontari,
la scelta di testi liturgici appropriati e di riflessioni adattate alla situazione vissuta
dal malato.
In specifico:
• L’incontro con Cristo nel sacramento dell’Unzione degli Infermi.
Tutti i sacramenti – a partire del Battesimo, “radice e fondamento di tutta la vita
cristiana”, all’Eucaristia, “centro e culmine della vita e della missione della Chiesa”
– realizzano l’incontro dell’uomo con Cristo, in misteriosa ma reale contemporaneità
con il mistero della sua morte e risurrezione. Ciascun sacramento però realizza tale
29
incontro in maniera propria e specifica, in corrispondenza alla situazione umana e
alla struttura del segno sacramentale.
Il sacramento dell’Unzione degli infermi è la “forma propria e più tipica” dell’incontro dell’uomo con Cristo in quella “difficile e fondamentale situazione umana” che
è la malattia.
“Chi è malato – scrive infatti l’apostolo Giacomo – chiami a sé i presbiteri della Chiesa, e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio nel nome del Signore. E la preghiera
fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso dei peccati,
gli saranno perdonati” (Gc 5,14-15).
Secondo le parole dell’apostolo, il sacramento dell’Unzione comunica una particolare
grazia dello Spirito Santo, il cui effetto proprio è il sollievo e il rinvigorimento del malato, la riunificazione del suo essere lacerato dalla malattia, di cui rivela il significato
e che aiuta a vivere. Il malato viene perciò “rinfrancato dalla fiducia in Dio e ottiene
forze nuove contro la tentazione del maligno e l’ansietà della morte; egli può così non
solo sopportare coraggiosamente il male, ma combatterlo e conseguire anche la salute
qualora ne derivasse un vantaggio per la sua salvezza spirituale: il sacramento dona,
inoltre, se necessario, il perdono dei peccati e porta a termine il cammino penitenziale
del cristiano “ (Sacramento dell’Unzione e cura pastore degli infermi, 6).
Il sacramento dell’Unzione è perciò la risposta della fede al cristiano sofferente nel
corpo e nello spirito. Non è una medicina né una lotta contro la malattia: per questo
la Chiesa apprezza e favorisce lo sforzo della scienza, collabora con la solidarietà e
l’assistenza. È, invece, un rimedio offerto al malato, al credente che soffre. Non un
rimedio o un farmaco per la guarigione fisica – il sacramento si rivolge all’essere
umano nella sua totalità – molto meno un farmaco contro la morte. Il sacramento
non consacra il malato per uno stato di malattia, ma lo aiuta a superare il male fisico
e morale che l’opprime ed è causa di angoscia.
Volendo esplicitare ulteriormente il significato e il valore del sacramento dell’unzione
si può dire che esso propone un messaggio, offre un dono, domanda un impegno.
- Propone un messaggio. Il messaggio che la malattia è un male contro cui
l’uomo deve lottare e che tuttavia può trasformarsi in occasione di salvezza;
che Dio non abbandona l’uomo in balia del potere del male ma che è pronto
a liberarlo, anzi che l’ora della liberazione dal peccato e dalla fragilità della
condizione umana è vicina per coloro che si aprono alla sua venuta; che la
vita è un bene, ma che la vera vita è quella con Dio in Cristo; che il malato,
partecipando con la sua sofferenza alla morte e risurrezione di Cristo, può
cooperare alla edificazione della Chiesa e alla crescita del regno di Dio.
- Offre un dono. Il dono della grazia dello Spirito Santo. Con la sacra unzione,
simbolo della consacrazione interiore di appartenenza a Cristo, viene ripresa
la consacrazione battesimale; non solo ripresa, ma anche rafforzata e confermata con un nuovo dono e una ripetuta effusione dello Spirito che opera la
30
conformazione a Cristo nella difficile situazione della malattia. L’effetto del
sacramento non si riduce al solo aspetto fisico né a quello interiore spirituale,
ma coglie l’uomo nella sua situazione tipica di malato, ridonandogli libertà,
fiducia e capacità di ritrovare e vivere concretamente la comunione con Dio
e con i fratelli. È questa la “guarigione” offerta dal sacramento, la “salvezza”
realizzata attraverso l’inserimento nel dinamismo del mistero pasquale.
- Domanda un impegno. L’impegno di lottare contro la malattia e la sofferenza.
Ogni sacramento, infatti, attualizza la salvezza compiuta da Cristo e insieme
domanda di operare in continuità, di portare avanti il suo gesto redentore. Nel
nostro caso, l’attualizzazione coincide con l’impegno da parte del malato e della Chiesa contro la malattia. La Chiesa non può limitarsi ad un atteggiamento
di supplica a Dio e di assistenza amorosa verso il malato: la cooperazione al
gesto sacramentale deve proseguire in un atteggiamento operativo per debellare ogni sorta di malattia e di sofferenza, favorendo iniziative, intensificando la
sua attività, perché diventi visibile e credibile il messaggio di liberazione che
Cristo proclama e celebra. La lotta potrà conoscere sconfitte, ma la sconfitta
sarà sempre apparente, perché la vittoria finale, assicurata dalla speranza, si
avrà nella escatologia. Il sacramento crea una tensione escatologica, non riconduce al passato né ripiega sul presente, ma apre al futuro. Significa e comunica
una salvezza di cui si ha un germe che sboccerà pienamente nel compimento
finale.
• Orientamenti pastorali per la celebrazione dei sacramenti.
Purtroppo nella mentalità comune dei fedeli l’immagine del sacramento dell’Unzione
è spesso deformata dall’interpretazione riduttiva che di esso ne ha dato la teologia
scolastica e la prassi pastorale fino ai nostri giorni.
Riprendendo gli orientamenti del Concilio e del nuovo rito dell’Unzione degli infermi,
il documento della Consulta Nazionale per la Pastorale della Sanità invita a ricercare
e attuare quella forme che possono contribuire a creare questa nuova mentalità e a
rendere più significativa e partecipata la celebrazione dei sacramenti sia nelle famiglia
che nelle istituzioni sanitarie.
Tra questi fattori vengono indicati:
- Le condizioni ambientali favorevoli. È vero che il sacramento è efficace per
se stesso, ma è altrettanto vero che la sua efficacia non si dispiega in maniera
magica: è sempre rapportata alle disposizioni del soggetto, e queste disposizioni possono essere favorite dalle “condizioni ambientali”: la scelta di un
luogo adatto, di un orario che non sia in concomitanza con gli altri servizi,
tenendo conto dello stato di prostrazione del malato, della sua fede e del modo
abituale di viverla. Se si vuole che la celebrazione dei sacramenti sia un vero
31
incontro con il Signore, bisognerà essere attenti a tutti questi aspetti perché la
celebrazione possa svolgersi con la necessaria tranquillità, sia salvaguardata
dal rischio di un ritualismo vuoto e stereotipato e positivamente ordinata al
culto “in spirito e verità”.
- Il sereno rapporto tra i malati e quanti li assistono. I sacramenti non sono atti
“isolati”, separati dalla vita dei malati, dai loro problemi, dai loro stati d’animo.
“Un clima di amicizia, simpatia, spontaneità, vero servizio, mette il malato a
proprio agio con se stesso e con le altre persone; il malato è più disposto a dialogare, a stabilire positive relazioni interpersonali anche con Dio, per giungere
a cogliere l’incontro con Cristo nei sacramenti” (M. Alberton, Un sacramento
per i malati, p.102).
Staccati da questo contesto, i sacramenti rischiano di diventare un luogo di
rifugio, di consolazione, un modo per rifarsi delle frustrazioni subite nelle
relazioni negative con gli altri.
- La partecipazione del familiari, degli operatori sanitari e dei volontari. I sacramenti, anche quando sono celebrati per un solo malato, sono sempre azioni
della Chiesa, che in essi professa la sua fede in Cristo morto e risorto e attua
nel tempo, fino al suo ritorno, la cura e la sollecitudine che egli ha avuto verso
i malati nel corso della sua vita terrena
La dimensione ecclesiale dei sacramenti non può restare una semplice affermazione di principio, ma deve trovare riscontro nella celebrazione liturgica,
secondo la nota legge dell’incarnazione di Dio nella storia, “con parole e fatti
intimamente congiunti” (DV 2).
Ora, se la Chiesa è il soggetto celebrante dei sacramenti, essa deve farsi presente accanto al malato. Certo, non si escude la celebrazione “privata” per
un singolo malato in situazioni particolari. Ma questo caso – limite non dovrebbe costituire la prassi abituale. Il nuovo rito dell’Unzione degli infermi
sottolinea l’importanza della presenza attiva di una comunità sia pure piccola,
costituita dai familiari, dagli operatori sanitari e dai volontari. Naturalmente
ciò esige che anch’essi siano coinvolti nella celebrazione, nelle forme ritenute
più idonee.
32
6. ORIENTAMENTI PASTORALI
“La pastorale della salute nella comunità”: è il titolo dell’ultima parte della Nota
pastorale. Qui viene ribadita con forza l’idea presente già nel documento precedente
della CEI (1989): è la comunità tutta che è chiamata a porre attenzione alle situazioni di
sofferenza nel territorio e a conoscere le molteplici strutture che, in esso, promuovono
la salute e attuano la cura dei malati (n.48).
C’è ormai come una felice simbiosi tra le strutture sanitarie del territorio e le comunità
cristiane. Non solo non si possono ignorare, ma si devono integrare per un lavoro e un
impegno, che tornino a vantaggio dei malati.
Nel territorio si sono moltiplicate le strutture di tipo curativo e assistenziale; si devono
moltiplicare pure l’azione e la presenza dei cristiani in tali strutture. Come?
La Nota pastorale dà degli indirizzi e orientamenti ben chiari, che si possono riassumere così:
- visitare il mondo della salute
- costruire comunità sananti
- valorizzare il malato
- vivere una accoglienza globale
- rendere prezioso il momento della sofferenza.
• La visita nel mondo della salute
“La prima attenzione della cura pastorale delle comunità cristiane – dice il testo della
Nota - è la visita al mondo della salute”. (n.49)
È stato usato con molta efficacia e appropriatezza il termine “visita” per indicare il
primo atteggiamento pastorale.
Il riferimento è a Dio che visita il popolo ebraico nel momento dell’afflizione e della
difficoltà. La visita di Dio è segno straordinario che conferma la sua presenza continua
e benefica in mezzo al suo popolo, ispirata sempre dall’amore. Dio visita per benedire,
ma anche per correggere, per ammonire e per consolare, per assegnare una missione e
per giudicare l’impegno assunto nel compimento di essa. La visita di Dio può avvenire
di persona oppure per mezzo di angeli e di uomini.
Oggetto della visita di Dio può essere il singolo fedele (Gen 21,1) o l’intero popolo eletto
(Gen 20; Es 4,31; 13,19; Giuditta, 8).
Non si può dimenticare la visita di Dio “nella carne” attraverso Gesù Cristo “uomo tra
gli uomini”. Il Verbo si è fatto carne e si attendò tra noi” (Giov. 1,14). È la visita divina
più importante che porta conforto, consolazione, salute ai sofferenti e che prelude la
prosecuzione del suo impegno di beneficiare l’umanità attraverso la Chiesa.
Sull’esempio di Gesù e obbedendo al suo comando di riconoscerlo nel malato (Mt
25,36), la visita che noi, appartenenti alla comunità cristiana, dobbiamo compiere nel
mondo della salute, consiste: prima di tutto “nel conoscere la reale situazione del proprio ambito territoriale”. Quindi sapere quali sono le strutture presenti nel territorio
34
delle comunità; può esserci un ospedale, una casa per anziani, una casa di cura, un
ambulatorio, ecc.
Poi la visita si deve concretizzare nell’andare a trovare in tali strutture sanitarie e nelle
abitazioni i malati. Queste visite, tanto preziose e desiderate dai sofferenti, proprio
perché i malati sono oggetto di amore di tutta la comunità, saranno fatte dai sacerdoti,
dai ministri straordinari della comunione, dai volontari.
L’importante è sapere intelligentemente organizzare, così da evitare la dimenticanza
di visitare qualche malato e nello stesso tempo da coinvolgere responsabilmente più
persone. Naturalmente a tali visite ci si deve anche preparare pastoralmente e psicologicamente.
“Nel suo significato globale – dice la Nota pastorale – la visita implica anche la presa
di coscienza di tutti i problemi connessi con la salute, come la prevenzione, il valore
della vita, l’educazione sanitaria, la partecipazione alle iniziative promosse dalle istituzioni civili” (n.49).
Questo aspetto della visita – che chiamerei aspetto sociale – ci fa capire che pastoralmente la comunità cristiana deve andare oltre il contatto col sofferente per lasciarsi
implicare dalle situazioni che mettono in evidenza la difesa della salute del cittadino e
la promozione di valori in favore della stessa salute dei cittadini.
• Comunità sananti
Quando parliamo di Gesù è facile soffermarci al suo essere vicino ai sofferenti per
curarli e guarirli. Ma il suo intervento non era solo questo. La Nota pastorale parla di
Gesù che non solo guarisce ma anche che promuove instancabilmente la salute. “Il suo
contributo in quest’area del vivere umano si è rivelato attraverso la sua persona, il suo
insegnamento e le sue azioni”.
Il suo agire, infatti, è teso non solo a colmare l’indigenza dell’uomo, vittima dei propri
limiti, ma anche a sostenere la sua tensione verso la pienezza di vita: “sono venuto
perché abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza” Giov 10,10 (n.51).
Come attuare oggi una pastorale della salute in modo globale? Così si esprime Luciano
Sandrin, esperto di pastorale sanitaria:
“Nella pastorale sanitaria ci sono oggi alcune esigenze che meritano particolare attenzione: il primo posto dato alla evangelizzazione e alla catechesi; una illuminata
celebrazione dei sacramenti che aiuti il malato a comprenderli e a viverli in tutto il loro
senso profondo; l’umanizzazione della medicina e dell’assistenza ai malati; l’attenzione
ai problemi morali sempre più rilevanti in questo ambito, l’estensione del luogo di tale
pastorale dall’ospedale ai vari “mondi vitali” in cui il malato si trova. Il fuoco d’attenzione dell’agire pastorale si è allargato a coloro (familiari e operatori sanitari) che
assistono i malati e alle strutture in cui è attuata la cura, anche attraverso un sempre
più forte interessamento politico-sociale.
Fare pastorale sanitaria( o pastorale della salute) significa quindi interessarsi del malato
e di coloro che l’assistono ma significa anche, nel continuum malattia-salute, interessarsi del polo salute, rispondendo “qui e ora” con un agire ecclesiale “sanante” (e cioè
35
salutare-salvifico) alle domande, esplicite o implicite, che in questo campo oggi sono
poste. Se la teologia pastorale sanitaria può essere definita come “la riflessione teologica sull’agire ecclesiale nel mondo della salute di oggi”, essa sempre di più è chiamata a
diventare “riflessione teologica sull’agire sanante della comunità ecclesiale nel mondo
di oggi”….
“Se la pastorale sanitaria della Chiesa deve mantenere la sua espressione privilegiata
accanto al malato e a chi se ne prende cura, essa però deve saper andare oltre determinati luoghi specifici ed esprimersi come dimensione sanante (che ne connota e
attualizza l’identità), sperimentabile in un agire pastorale che non soltanto collabori
alla prevenzione delle malattie e alla cura del malato ma divenga promozione di una
salute che per essere veramente umana non può che essere integrale, apertura “a ciò
che è realizzazione, pienezza di essere, di vero, di bene” segno forte e nostalgico della
“salvezza che è l’esistenza riuscita nella sua integrità e nella sua pienezza”, dono che
riceviamo dal Cristo e insieme vocazione che ci invita ad essere “ministri gli uni degli
altri della grazia salutare” che si esprime nelle varie forme di salute, sempre però “superandole e rifiutando che esse si pongano come l’ordine ultimo e globale del destino
degli uomini”….
Lo specifico della pastorale sanitaria o pastorale della salute non si esprime quindi
soltanto nel rapporto con il malato o nell’ambito sanitario (o anche nel più vasto mondo della salute), ma anche nella dimensione sanante che qualifica l’agire ecclesiale in
quanto tale e che nel contesto sanitario trova spazi privilegiati e relazioni che ne esaltano la funzione forte di “segno”. È questo, a mio parere, ciò che la teologia pastorale
sanitaria oggi è chiamata ad approfondire”. (L. Sandrin, Chiesa, comunità sanante,
2000, pagg. 21-23).
L’azione sanante della Chiesa – specifica la Nota pastorale – deve andare verso una
intelligente prevenzione “aiutando i giovani ad uno sviluppo umano e spirituale, accompagnando gli adulti nel superare con equilibrio le crisi della loro età, offrendo agli
anziani risorse che li aiutino a vivere serenamente la vecchiaia” (n.51).
La Chiesa deve educare i fedeli a “ben vivere” col discernere il bene e il male, nel
considerare la propria limitatezza umana, nello sviluppare “modalità comunicative e
relazionali significative”.
Tutto ciò è sanità, è vita sana, è crescita reale. Si può allora dire che non solo l’esperienza di malattia e di sofferenza, ma anche la ricerca di salute come progetto di vita
deve stare a cuore ad una comunità che fa riferimento a Cristo e deve diventare anche
un impegno di riflessione per tutti.
“Mentre l’esperienza della malattia – dice ancora Sandrin - è stata sempre oggetto di
riflessione teologica e luogo di fedeltà al mandato evangelico di curare e predicare, la
salute fino ai nostri giorni non è stata vista come un problema teologico e tanto meno
come luogo teologico, importante quanto la malattia e la sofferenza, per parlare di Dio
e ascoltare la sua parola”. (L. Sandrin, Chiesa, comunità sanante, 2000, pag. 33).
Il raggio di azione della pastorale delle comunità cristiane deve allargarsi sempre più e
mostrare il suo volto di comunità sanante.
36
• Valorizzare la presenza del malato
Sta sempre più diffondendosi l’idea, o meglio la convinzione, che il malato non è solo
oggetto di assistenza e di cura, ma anche “soggetto responsabile della promozione del
Regno”.
È stato solennemente affermato da Giovanni Paolo II nella esortazione apostolica Christifideles laici, n.54, e viene recepito pure dalla società civile attraverso le “carte dei
diritti del malato”.
La considerazione del malato soggetto attivo di pastorale non è un fatto che si impara
automaticamente. Essa richiede nei fedeli e nel malato stesso un lavoro di educazione,
un accompagnamento appropriato esercitato con continuità nelle comunità parrocchiali.
Bisogna prima di tutto convincerci che tutti sono soggetti di pastorale.
“Parlare degli agenti di pastorale sanitaria (o pastorale della salute) è parlare di Gesù
Cristo e della sua Chiesa nella quale egli continua la sua opera di guarigione e di salvezza, cioè di sanazione integrale. E se questa passa soprattutto attraverso i sacramenti,
e in modo particolare quelli di guarigione, è però presente in tutta l’azione pastorale
della comunità cristiana e nell’azione pastorale di tutti i suoi membri. Nella Chiesa,
comunità sanante, tutti sono agenti di pastorale. In questo senso, se ci sono ministeri
specifici c’è anche una pastoralità che sta dentro la relazione terapeutica e dentro la
cura realizzata nel nome di Gesù, segno della sua carità pastorale.
Però soltanto come comunità, e quindi soltanto compartendo la pluralità dei doni e
dei ministeri ,la Chiesa può esprimere, anche se non completamente, il ministero di
comunione del quale essa è segno, ed essere il farmaco che risponde, oltre al sintomo,
alle profonde aspettative della salute e alla multiforme speranza di guarigione.
La Chiesa si presenta alla storia e al mondo come fermento e come comunità alternativa
vivendo la sua missione nel mondo soprattutto attraverso l’esperienza e la crescita della
propria comunione. La Chiesa è comunità sanante se esprime una comunione nella quale la diversità diventa complementarietà e nella quale tutti sono agenti di pastorale, tralci dell’unica vite e
tutti chiamati nella vigna del Signore a lavorare. Ognuno, nella Chiesa, è agente di una
pastorale che sana e che salva, secondo i suoi propri carismi e i vari ministeri.
Il malato stesso è un “soggetto” di pastorale. Uno dei fondamentali obiettivi di una
rinnovata e intensificata azione pastorale nel mondo della salute, che non può non
coinvolgere tutte le componenti della comunità ecclesiale, è –come ci ricorda Giovanni
Paolo II – “considerare il malato, il portatore di handicap, il sofferente non semplicemente come termine dell’amore e del servizio della Chiesa, bensì come soggetto attivo
e responsabile dell’opera di evangelizzazione e di salvezza”. In questo senso la Chiesa
ha un importante annuncio da fare a tutti coloro che, avendo smarrito il significato del
soffrire umano, “censurano” ogni discorso su tale dura realtà della vita: “…. Il soffrire
può avere anche un significato positivo per l’uomo e per la stessa società, chiamato
com’è a diventare una forma di partecipazione alla sofferenza salvifica di Cristo a
alla sua gioia di risorto, e pertanto una forza di santificazione e di edificazione della
37
Chiesa. L’annuncio di questa buona novella diventa credibile allorquando non risuona
semplicemente sulle labbra, ma passa attraverso la testimonianza della vita, sia di tutti
coloro che curano con amore e malati, gli handicappati e i sofferenti, sia di questi stessi,
resi sempre più coscienti e responsabili del loro posto e del loro compito nella Chiesa
e per la Chiesa.
Ma questo non può essere attuato se non si riconosce al malato, non soltanto a parole
ma “visibilmente”, la possibilità di essere “presente” nelle nostre comunità ecclesiali,
e non, per varie barriere fisiche o mentali, impossibilitato ad accedere e a partecipare
alle nostre celebrazioni e assemblee. (L. Sandrin, Chiesa, comunità sanante, 2000,
pagg. 79-81).
Come veniva affermato nella scheda preparata dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale
della Sanità in occasione della XIV Giornata Mondiale del malato, dobbiamo tutti imparare ad andare alla scuola del malato, perché egli ci può insegnare molto. Si diceva:
“Va superata una visione riduttiva e perfino il rischio della presunzione che porta a
pensare la persona, in condizione di malattia e sofferenza, solo come oggetto passivo
di aiuto e non come soggetto attivo di comunicazione di valori che consentono di
comprendere meglio il senso e la ricchezza inesauribile della vita e che cosa significhi
“prendersi cura della salute” a tutti i livelli.
Non si tratta di intervenire con un’ opera educativa solo per favorire l’inserimento,
l’integrazione e la promozione della persona sofferente nella società, nella comunità
cristiana ed in ogni ambiente di vita. Si tratta, e questo diventa più difficile, di intervenire anche sulla società e sulla comunità cristiana perché diventi capace e degna di
accogliere i valori che la persona sofferente porta con sé.
Le persone sofferenti non siano solo accolte passivamente nelle nostre parrocchie,
come se i malati fossero solo ricettori di una prestazione pastorale. Tenendo conto
della loro condizione, siano riconosciuti non solo come invitati da Dio a unire le loro
sofferenze, ma anche inviati nella vigna del Signore (cfr. ChL 53) a trasmettere agli
altri la forza del rinnovamento e la gioia del Cristo Risorto….
Continua il Papa: “Contiamo su di voi per insegnare al mondo intero che cos’è l’amore”
(ChL 53).
La malattia propone alla persona stessa un compito. Quale esso sia, non è facile dirlo.
Si tratta di tradurre, manifestare e attuare la chiamata dei sofferenti, riscoprendo il
loro posto nella Chiesa, riconoscendo i loro carismi, rinnovando l’azione pastorale in
modo che essa tenga veramente conto delle loro esigenze e ricchezze. Significa fare loro
posto, anche fisicamente, nelle chiese e nei luoghi di riunione, facilitandone l’accesso
anche con accorgimenti tecnici.
Si tratta di disegnare la forza progettuale della Chiesa, che deve mettersi in ascolto
della coscienza della persona sofferente. Solo questo ascolto può individuare le vie “di
salvezza”, può fare gesti sananti; ma anche riconoscere i propri ritardi e miopie circa il
riconoscimento e la valorizzazione del ministero proprio delle persone sofferenti”.
38
7. GLI OPERATORI SANITARI
Vari documenti del Magistero ribadiscono che l’operatore sanitario non esercita solo
una nobile professione, bensì una vera vocazione e missione.
L’operatore sanitario, e quello cattolico a maggior ragione, lavora nella consapevolezza che il suo ruolo non si gioca tutto, e non si esaurisce, nel rapporto di cura con
il malato. L’operatore è, anzi, protagonista del processo di umanizzazione del mondo
sanitario. In particolare, grande importanza riveste, nell’incontro col sofferente, la
dimensione relazionale e psicologica, tanto che persino l’esito sfavorevole del trattamento o addirittura l’evento infausto sarebbero meglio sopportati, se non accettati,
dal malato e dalla sua famiglia quando fossero centro di un atto di accoglienza, e non
solo medico.
Un’ attenta pastorale della salute ribadisce quindi che l’operatore sanitario cattolico:
• fonda il proprio intervento su una seria preparazione professionale, etica e
morale;
• ama la vita ed è a servizio della vita;
• pone la carità alla base delle sua professione;
• sa che colui che gli sta di fronte è un “uomo”, ed è egli stesso ricco di umanità;
• crea un clima sereno nell’ambiente in cui lavora;
• chiede aiuto a Dio nella preghiera;
• ama la sua professione e la “vive”.
Anello centrale della catena che indissolubilmente lega i protagonisti del rapporto
di cura è il medico. Oggi, contrariamente a quanto avveniva fino ad un recente passato, egli dialoga con il paziente. Avendone il massimo rispetto, e non desiderando
imporgli niente, divide con lui intenzioni e decisioni, tanto che si può parlare di un
cammino comune medico-malato. Dovendo quindi rispondere non più solo a doveri
giuridici o deontologico-professionali, ma a precise esigenze di carattere etico, si può
parlare del medico come del portatore di una professione dalle forti valenze religiose,
caritative e morali.
Accanto a lui, impegnato a fondo nell’assistenza diretta al sofferente sta l’infermiere.
Egli risponde ai bisogni immediati del malato, assolvendo quindi a due compiti: l’uno
di stampo tecnico e scientifico; l’altro, forse ancora più rilevante, di tipo relazionale,
e che si esprime nell’aiuto, nell’ascolto, nella comunicazione. L’infermiere è davvero
artefice di una relazione terapeutica, di un dialogo che cura.
Quale annuncio deve portare il fedele di Gesù che opera in ambito sanitario? Di
cosa può e deve parlare al malato, al familiare, al collega, al “cliente” occasionale
dell’azienda ospedaliera?
40
Egli deve farsi portatore ed interprete della speranza.
Il sentimento che maggiormente caratterizza il sofferente, ricordiamolo, è la speranza, o la sua mancanza.
Ebbene, la speranza cristiana è la certezza che la vita va oltre il contingente, tendendo
all’Assoluto. Per questo, la vita stessa non può dalla speranza essere disgiunta. Medico
e infermiere, professando ed incarnando speranza, sollevano l’uomo dall’angoscia,
dalla delusione fondata sulla sofferenza, dall’incapacità a cogliere più la bellezza e
la ricchezza della vita.
In definitiva, possiamo ricordare quanto afferma la Carta degli operatori sanitari,
a proposito delle figure di cui abbiamo parlato: “Professione, vocazione e missione
si incontrano e, nella visione cristiana della vita e della salute, si integrano reciprocamente. In questa luce, l’attività medico-sanitaria prende un nuovo e più alto senso
come servizio alla vita e ministero terapeutico”.
E tuttavia, oggi, alcune figure professionali, in particolare quelle dell’infermiere, si
trovano in grave difficoltà: diminuiscono gli aspiranti. Per varie ragioni: principalmente, scarsa consapevolezza dell’importanza della missione che l’infermiere svolge;
non ultima, un corso di studi molto impegnativo, cui fanno seguito stipendi inadeguati. Spetta ancora alla parrocchia far conoscere, negli oratori, nei gruppi giovanili
e di volontariato, nelle scuole, questa nobile professione-missione.
Pontificio Consiglio della Pastorale degli Operatori Sanitari, Carta degli operatori sanitari, n.4,
Poliglotta Vaticana, Roma 1994.
41
8. LE STRUTTURE SANITARIE CATTOLICHE
Se l’ospedale è, come spesso si afferma, “tempio” della vita, obiettivo primario delle
strutture sanitarie cattoliche diventa l’evangelizzazione, attraverso la promozione e
la difesa di dignità e sacralità di quella stessa vita umana, dal concepimento fino alla
morte. Tali strutture, “che costituiscono una specifica modalità con cui la comunità
ecclesiale mette in pratica il mandato di ‘curare gli infermi’, sono da considerarsi non
solo utili ma necessarie alla missione della Chiesa, dando consistenza e continuità
all’azione caritativa e di promozione umana della comunità cristiana”.
Più precisamente, possiamo articolare in questo modo i compiti di una struttura sanitaria cattolica:
• “assistenza integrale dell’ammalato, con attenzione a tutte le dimensioni
della persona: fisica, psicologica, sociale, spirituale e trascendente, creata ad
immagine di Dio, redenta da Cristo e chiamata all’eternità”. Un’istituzione
cattolica che si dedichi alla cura della salute si pone oggi come comunità per
la guarigione e la compassione:l’attenzione che offre non può quindi limitarsi
al trattamento della malattia o al nutrimento del corpo, e deve anzi estendersi
alla salvaguardia delle dimensioni spirituale e sociale del sofferente;
• Umanizzazione, quindi, così definibile: “Salvaguardia dell’umanità delle cure
e delle prestazioni, umanizzando la tecnica e garantendo un clima nel quale
gli ammalati si sentono accettati e tutelati nei loro diritti”. Bisogna recuperare le basi naturali, relazionali, del rapporto in ospedale, che è rapporto
interpersonale. Una cura, una prestazione e, più in generale, un ospedale che
non adempiano a questo compito tradiscono le proprie finalità, e non sono più
coerenti con la propria missione;
• Formazione del personale, a livello umano, cristiano e professionale. Certamente, è da coltivare una permanente formazione tecnico-scientifica, che
mantenga ed arricchisca le competenze professionali dell’operatore; ma, per
un’istituzione cattolica, è doveroso promuovere anche una formazione eticoreligiosa, che garantisca a medico ed infermiere una cultura sanitaria ispirata
ad autentici valori umani e cristiani;
• Adeguata attenzione alle esigenze dell’etica, perché ogni azione compiuta in
ospedale, dalle più semplici alle più complesse, ha una valenza etica. Implicazioni morali sono connesse alla scelta in molteplici settori della vita ospedaliera: dalla politica sanitaria ai metodi clinici in uso, dall’organizzazione del
personale all’investimento di risorse in tecnologia. La struttura cattolica, che
tiene ben presente in ogni propria decisione la centralità della persona, può
svolgere a questo proposito due funzioni: una culturale, proponendo dibattiti,
La pastorale della salute nella Chiesa italiana, cit. n.54.
Ibidem, n.56.
Ibidem, n.56.
43
conferenze, corsi di aggiornamento per gli operatori in campo etico e bioetico;
l’altra, di stampo consultivo, intervenendo presso gli organismi istituzionali in
occasione di particolari sperimentazioni ed interventi clinici, farmacologici,
terapeutici;
• Servizio religioso, come qualità ed efficienza del ministero di accompagnamento spirituale di chi soffre e dei suoi familiari. Questo ministero ha la finalità di “sollevare moralmente il malato, aiutandolo ad accettare e valorizzare
la situazione di sofferenza in cui versa, accompagnandolo con la forza della
preghiera e la grazia dei sacramenti”; e di “aiutare la famiglia ed i familiari
a vivere senza traumi e con spirito di fede la prova della malattia dei propri
cari”10. Sottolineiamo con forza che cura ed attenzione alla dimensione spirituale del malato sono essenziali per stabilire un’accettabile qualità di vita in
medicina;
• Infine, trasparenza amministrativa. Sappiamo che per un ospedale religioso
non è sempre facile conciliare i principi di un’attenta gestione con la realizzazione delle finalità inerenti alla propria missione. Trasparenza significa,
quindi: responsabile amministrazione delle risorse disponibili per l’assistenza,
tenendo presente i bisogni e le situazioni di sofferenza della persona, così
come l’esigenza di un giusto compenso per quanti operano nella struttura.
Oggi, molte delle strutture sanitarie cattoliche combattano la sfida della sopravvivenza: devono affrontare una sempre più complessa gestione dell’opera, a livello
giuridico, amministrativo, legislativo; la concorrenza di nuovi soggetti privati socioassistenziali, che perseguono primariamente scopo di profitto; l’invecchiamento e la
diminuzione dei religiosi e delle religiose, del personale, cioè, fino ad oggi proposto
alla guida di tali attività.
Parecchi elementi sollecitano , tuttavia, una rinnovata ed, anzi, più forte presenza di
Congregazioni e Ordini nel mondo della salute: le esigenze del Vangelo, motivazioni teologiche e politiche, e la missione stessa della Chiesa, che hja molto da dire in
tema di sanità, medicina moderna, sperimentazione, umanizzazione dell’ambiente
ospedaliero.
La Chiesa è oggi consapevole e persegue con forza, quindi, il proprio diritto-dovere
di creare e gestire istituzioni cattoliche operanti sulla salute e la malattia dell’uomo.
Ibidem, n.20
10 Ibidem, n.20
44
9. IL VOLONTARIATO: UN SEGNO DEI TEMPI
Il volontariato può essere considerato “un vero e proprio segno dei tempi, indice di
una presa di coscienza più profonda e viva della solidarietà che lega reciprocamente
gli esseri umani”11.
Il volontario “è il cittadino che liberamente, non in esecuzione di specifici obblighi
morali o doveri giuridici, ispira la sua vita – nel pubblico e nel privato – ai fini di
solidarietà. Pertanto, adempiuti i suoi doveri civili e di stato, si pone a disinteressata
disposizione della comunità, promuovendo una risposta creativa ai bisogni emergenti
dal territorio, con attenzione prioritaria per i poveri, gli emarginati, i senza potere.
Egli impegna energie, capacità, tempo ed eventuali mezzi di cui dispone, in iniziative di condivisione realizzate preferibilmente attraverso l’azione di gruppo. Iniziative aperte ad una leale collaborazione con le pubbliche istituzioni e le forze sociali;
condotte con adeguata preparazione specifica; attuate con continuità d’interventi;
destinate sia ai servizi immediati, che alla indispensabile rimozione delle cause di
ingiustizia e di oppressione della persona”12.
Le motivazioni che inducono al volontariato sono quindi tante.
Ma il cristiano ne possiede una in più: il desiderio di mantenersi fedele al proprio Dio
ed al Vangelo, attraverso un servizio ai fratelli che si concretizza in particolare nel
volontariato sanitario e, più genericamente, nel “volontariato pastorale”.
Così, “accanto alle forme benemerite di volontariato socio-sanitario svolte da gruppi,
associazioni e movimenti che operano sia a livello territoriale che istituzionale, la
Chiesa desidera promuovere e potenziare una presenza specifica di volontariato pastorale, formato da persone motivate e impegnate ad irradiare lo spirito del Vangelo
e i valori della tradizione cristiana nel mondo della salute”13.
Chi opera nel volontariato pastorale trova quindi il suo semplice ma solido fondamento sull’esempio di Cristo, sullo spirito del Vangelo, e nella comunione con la Chiesa.
Un orizzonte spirituale permea la sua prospettiva e il suo servizio.
L’individuazione dei chiamati al “volontariato pastorale” spetta alla comunità parrocchiale, quale primo luogo di formazione e sostegno spirituale. Per un volontariato,
appunto, che non sia frutto di semplice spontaneismo, ma sappia coniugare desiderio
di bene e giusta preparazione, psicologica ed umana.
Inevitabilmente, infatti, il volontario che opera in ambito sanitario gioca il suo ruolo
maggiore nel campo dell’assistenza, intesa come stare con: egli dà al malato la sicurezza che sempre qualcuno gli è accanto, vicino, espressione di una cura pensata
e gestita in maniera organica, frutto del desiderio di portare a guarigione, certo, ma
prima ancora della necessità del prendersi cura.
11 La Pastorale della Salute nella Chiesa italiana,cit., n.59.
12 A. Ellena, voce “Volontariato”, in F. Demarchi – A. Ellena, (a cura di), Nuovo Dizionario di sociologia, pag. 324, Paoline, Roma.
13 Orientamenti per il volontariato pastorale nel mondo della salute, Sussidio della Consulta Nazionale CEI, Camilliane, Torino 1995, n.15.
46
Il volontario cristiano coniuga al meglio alcuni verbi che “dicono” la relazione interpersonale: egli ascolta, perché si lascia abitare dalle parole e dal silenzio dell’altro; accoglie, perché sa essere con, sa essere per, sa essere in; accompagna, perché tiene per
mano il sofferente, promuovendone, valorizzandone e propiziandone il cammino; ed
annuncia, perché porta con sé la vita e fa risuonare la buona notizia della speranza.
47
10. LE STRUTTURE PASTORALI
Non basta creare le condizioni favorevoli per raggiungere gli obiettivi di una adeguata
e rinnovata pastorale nel mondo sanitario, occorre anche usare dei mezzi adatti e adeguati. Lo afferma con chiarezza la Nota pastorale: “Per un coinvolgimento creativo
della pastorale della salute si richiede la presenza di strutture di comunione operanti
a livello nazionale, regionale, parrocchiale e ospedaliero” (n.60).
Con realismo aggiunge che alcune di queste strutture sono già in funzione da tempo,
altre sono sorte negli ultimi tempi, ce n’è addirittura una nuova, è il Tavolo delle
istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana.
Se si mettono a confronto le due Note pastorali – quella del 1989 e quella del 2006
– sulle strutture sanitarie, si coglie subito una differenza: nella seconda Nota sono
molte più diffuse la numerazione e la descrizione delle strutture.
Ed è logica questa differenza, perché fa capire che un interessante lavoro è stato
compiuto e che si impone una più allargata integrazione tra le precedenti e le nuove
strutture.
Facciamo una rassegna commentata delle strutture ai diversi livelli.
• A livello nazionale
Sono presentate tre strutture istituite dalla Conferenza Episcopale Italiana. Sono l’Ufficio Nazionale, la Consulta Nazionale per la pastorale della sanità e il Tavolo Nazionale delle istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana. Due di esse erano assenti nel
documento della precedente Nota pastorale: precisamente l’Ufficio e il Tavolo.
In essa si parlava solo della Consulta Nazionale “quale organismo che esprime la
sollecitudine della Chiesa italiana verso i sofferenti e quanti li assistono, e costituisce
lo strumento operativo per la realizzazione di una pastorale d’insieme” (n.66).
Vengono poi indicate le finalità, la composizione e chi la deve presiedere.
Tutto ciò viene confermato nella Nota pastorale del 2006. Nel tempo intercorso tra le
pubblicazioni delle due Note pastorali, si è sentita forte l’esigenza di costituire a livello nazionale un Ufficio diretto da una persona competente che animasse la pastorale
della salute su tutto il territorio nazionale.
Da un decennio la CEI, recependo tale esigenza, lo ha costituito con finalità ben
precise, così descritte:
- “promuovere in tutte le diocesi la costituzione di un ufficio analogo, così da
programmare un’adeguata pastorale nei suoi compiti fondamentali (evangelizzazione, celebrazioni dei sacramenti, servizio della carità);
- favorire la collaborazione delle diverse realtà sanitarie di ispirazione cristiana (associazioni professionali, organismi di volontariato, istituzioni sanitarie
cattoliche, ecc.) presenti sul territorio nazionale;
- seguire l’evoluzione della legislazione sanitaria per elaborare orientamenti
pastorali adeguati;
49
- promuovere lo studio e l’approfondimento dei problemi inerenti la pastorale
della salute, con particolare attenzione a quelli etici”. (n.61)
La costituzione dell’Ufficio ha senza dubbio portato una evidente innovazione nel
mondo sanitario. A poco a poco si è avvertito su tutto il territorio italiano il bisogno
di interessarsi di tale mondo, che non solo comprendeva l’attenzione ai malati, ma
anche il coinvolgimento nei problemi legislativi, strutturali e culturali riguardanti la
sanità.
Si può ormai affermare con abbastanza certezza che in quasi tutte le diocesi si cono
costituiti uffici per seguire pastoralmente i problemi sanitari.
La stessa attività dell’Ufficio nazionale con la programmazione annuale di Convegni
– prima a Loreto, poi a Chianciano Terme – ha sensibilizzato sempre di più le comunità cristiane a tale pastorale.
È diffusa la previsione che un passo ulteriore verrà fatto per la costituzione degli Uffici di pastorale sanitaria della diocesi, dopo che i Vescovi Italiani ad Assisi (novembre
2005) hanno preso in seria considerazione nella loro assemblea tale tematica.
Ufficio Nazionale e Consulta a livello nazionale offrono la possibilità a tutte le realtà
cristiane operanti nell’ambito sanitario di trovarsi, di conoscersi, di scambiarsi esperienze, di collaborare nell’indire convegni o giornate di studio. Ormai la pastorale
della salute è una realtà che fa sentire la sua presenza e il suo influsso anche nella
società civile.
La novità più significativa a livello nazionale è la costituzione del Tavolo delle istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana. È da poco tempo che è sorto ma ha già fatto
prendere coscienza delle difficoltà di vario genere che stanno vivendo tali istituzioni.
Soprattutto è stata messa in evidenza la difficoltà della loro gestione. La CEI attraverso questo nuovo strumento intende dare non solo una parola di incoraggiamento,
ma anche un valido sostegno nella società. Vale la pena di conoscere le finalità di
questo Tavolo:
- “Stabilire un collegamento permanente tra i soggetti aderenti per il confronto,
la ricerca e l’attuazione di comuni indirizzi etico-antropologici, anche per favorire l’effettivo perseguimento delle finalità evangeliche per cui le istituzioni
sono sorte;
- Elaborare proposte di orientamenti pastorali, di iniziative e di intervenire rivolti ai diversi soggetti ecclesiastici che operano nell’ambito sanitario;
- Promuovere iniziative di formazione mirate all’efficienza, all’efficacia e all’appropriatezza dei servizi e dei presidi sanitari, assumendo in via prioritaria
l’umanizzazione degli interventi”. (n.62)
Siccome poi si sa che la sanità si sviluppa con grande intensità , dal punto di vista
gestionale e amministrativo, in ambito regionale, la Nota pastorale auspica che anche
50
a livello regionale o interregionale si costituiscano simili Tavolo con le stesse finalità
del Tavolo nazionale.
La positività di questo strumento si vedrà nel tempo. L’intento è quello di spingere i
responsabili delle istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana a conoscersi maggiormente tra loro, a ammettere sul tavolo le reali difficoltà che di incontrano, a collaborare per realizzare una pastorale d’insieme e a far presente alle autorità nazionali
o regionali che tali istituzioni non sono una “sanità a parte” ma sono un aspetto
dell’unica sanità nazionale o regionale.
L’occasione di incontrasi attorno a questo Tavolo può anche favorire l’approfondimento del carisma del fondatore e l’inserimento del laici nella gestione delle stesse
istituzioni.
• A livello regionale
Proprio perché la sanità sta assumendo importanza e rilievo autonomo nelle singole
regioni, si impone la necessità di istituire o potenziare in ogni regione la Consulta per
la pastorale della salute. Tale necessità è stata tuttora, ben compresa, perché ormai
la Consulta è presente in tutte le regioni e fa riferimento alla Conferenza episcopale
regionale, che designa un delegato responsabile.
Interessante è notare che dalla stessa Conferenza viene incaricato un Vescovo nel
seguire tale pastorale. “I compiti specifici della Consulta regionale riguardano in
particolare la promozione di iniziative a carattere formativo, il coordinamento degli
uffici diocesani, l’attenzione agli interventi legislativi, la sensibilizzazione della popolazione ai problemi sanitari” (n.63).
Il lavoro pastorale svolto dalle Consulte regionali, in questi ultimi tempi, è stato molto
intenso e interessante. Basti pensare che in quasi tutte le regioni sono state stipulate
protocolli d’intesa tra le autorità civili e le autorità religiose per regolarizzare giuridicamente la presenza delle cappellanie.
In tutti i protocolli si riconosce che accanto ai sacerdoti, ci possono essere diaconi, consacrati/e, laici che collaborano per l’assistenza spirituale ai ricoverati e per i
problemi della umanizzazione e dell’evangelizzazione. È un riconoscimento che va
apprezzato, ma che nello stesso tempo impegna ad assicurare l’assistenza spirituale
con spirito aperto e collaborativo.
L’aspetto interessante delle intese è la sintonia che esse hanno con la legge 833 del
1978 nel contesto di un impegno “alla reciproca collaborazione per la promozione
dell’uomo e il bene del paese” che Stato e Chiesa in Italia hanno voluto affermare
come principio cardine dell’Accordo concordatario del 1984.
Quello che ha affermato il Card. Dionigi Tettamanzi sullo svolgimento del servizio
di assistenza religiosa nella firma del protocollo d’intesa tra Regione Lombardia e
Regione Ecclesiastica Lombarda, vale per tutte le regioni: “a nome della Chiesa, essi
si pongono con fine sensibilità e delicata discrezione in ascolto delle domande che la
51
malattia spesso fa nascere nel cuore del malato ed offrono quanti li desiderano l’accompagnamento di una solidarietà umana e di una cura spirituale. Così tra le finalità
del servizio di assistenza religiosa sono comprese – e qui cito l’art.5 – non solo le
“attività dirette all’amministrazione del sacramenti e dei sacramentali, alla cura delle
anime, alla catechesi ed all’esercizio del culto”, ma anche il “sostegno al processo
terapeutico della persona ammalata, il contributo in materia di etica e di umanizzazione nella formazione del personale, la promozione del volontario, in particolare per
l’umanizzazione delle strutture, dei servizi e dei rapporti interpersonali”.
Tale riconoscimento fa comprendere che il servizio di assistenza religiosa è un fattore
umanizzante che concorre al miglioramento dei servizi erogati ed è pure un aiuto
determinante per assistenza e cura solistica del malato.
In simile contesto va visto l’impegno sia del cappellano sia della Cappellania, convinti
che “la dimensione spirituale e morale della persona umana ha un ruolo insostituibile
nella conservazione e nel ricupero della salute” (Nota – La pastorale della salute nella
Chiesa Italiana- 1989 n.39).
52
11. ORGANISMI PASTORALI DIOCESANI
Il ministero di governo nella chiesa particolare è esercitato dal Vescovo mediante organismi e uffici. In tale prospettiva nelle diocesi si stanno costituendo anche appositi
Uffici per seguire i problemi sanitari. Si esprime l’auspicio che accanto all’Ufficio
venga aggiunta una Consulta diocesana, come già in tante diocesi è avvenuto.
La Consulta è composta dai soggetti attivi nell’azione pastorale in tale ambito, come
i parroci, i cappellani, i rappresentanti di associazioni ecclesiali, di associazioni professionali cristiane e di volontariato.
Il compito dell’Ufficio diocesano per la pastorale della salute è quello di studiare le
linee pastorali nel campo della sanità, di sensibilizzare le comunità cristiane a tali
problemi con iniziative di carattere formativo, avendo come punto di riferimento il
magistero del Vescovo.
La sensibilizzazione dei cristiani al riguardo non è di facile attuazione, perché vige
ancora profonda la convinzione o la tradizione che tale pastorale è attuata dagli specialisti del settore, quali i cappellani, gli operatori sanitari, gli ordini e le congregazioni religiose. Ciò fa intuire che ancora non si è presa coscienza che la pastorale della
salute non si esaurisce nell’assistere e curare i malati – ormai presenti più numerosi
e per lungo tempo sul territorio parrocchiale – ma tocca parecchi problemi umani ed
etici, come la prevenzione dalla malattia, gli stili di vita, la promozione della salute,
l’ecologia, l’aborto, l’eutanasia, l’accanimento terapeutico, ecc.
Se si vuole facilitare il compito dell’Ufficio diocesano è bene coinvolgere più persone sensibili a tale problematica. Quindi viene logico guardare a uno strumento che
faciliti tale coinvolgimento.
Esso può essere proprio la Consulta Diocesana.
La Nota pastorale elenca le principali attività che tale Consulta può realizzare. Sono
delle preziose indicazioni per le singole diocesi:
“Le principali attività della Consulta diocesano sono:
- la sensibilizzazione delle Comunità ecclesiali, mettendo in rilievo il fatto che
esse costituiscono il soggetto primario della pastorale sanitaria;
- la formazione degli operatori sanitari, con particolare attenzione ai cappellani, ai medici, agli infermieri e ai volontari. L’attività formativa può avvenire
attraverso l’apporto e la collaborazione delle associazioni professionali e di
volontariato. Pur lasciando a ogni associazione la realizzazione dei propri
specifici programmi, è opportuno fissare alcune iniziative annuali da svolgere
insieme;
- la promozione di iniziative finalizzate a migliorare l’assistenza ai malati, con
particolare attenzione alle persone sole, emarginate, con patologie che richiedono cure particolari, come i malati oncologici, gli anziani non autosufficienti,
le persone affette da AIDS e i malati psichiatrici”. (n.64)
54
• A livello parrocchiale
L’indicazione di strumenti pastorali a livello parrocchiale, non presente nella Nota
pastorale del 1989, viene invece ben rimarcata nella Nota del 2006.
Cosa deve fare pastoralmente una parrocchia per il mondo sanitario?
La risposta è data con l’elenco delle persone che vanno coinvolte in simile pastorale.
Si comincia con il responsabile della comunità, il parroco. A lui spetta promuovere
“lo spirito della diaconia evangelica verso i sofferenti e l’impegno per la promozione
della salute”. Lo può fare attraverso la predicazione, con il catechismo, mediante
la valorizzazione di occasioni particolari: Giornata mondiale del malato, Avvento,
Quaresima, Feste patronali.
I temi da trattare sono quelli della sofferenza, della salute, della precarietà, dell’handicap, della vecchiaia, della morte. Soffermarsi su tale problematicità diventa poi facile
suscitare nei fedeli il desiderio di conoscere il senso del dolore e della vita, di mettersi
a disposizione dei più bisognosi, di partecipare a qualche associazione di volontariato,
di prendersi un impegno in campo socio-politico.
Naturalmente non può mancare, nei compiti della comunità cristiana l’impegno di
rendere attiva la catechesi così da portare gli uditori a vivere la carità verso i malati e
a valorizzare, con una comunitaria partecipazione, il sacramento tipico del conforto
e sostegno cristiano: l’Unzione dei malati. Va promossa e intensificata nell’azione
pastorale di una parrocchia il servizio dei ministri straordinari della comunione.
È questo il modo pratico per far capire ai malati che la comunità non solo si ricorda
di loro, ma li visita attraverso la presenza del Signore Gesù, e li considera membra
vive e preziose del Corpo di Cristo.
Ormai è invalsa la esemplare iniziativa di portare la S. Comunione ai malati nel giorno del Signore, a partire dalla messa a cui si partecipa.
Naturalmente l’attenzione ai malati non può esaurirsi nel portare loro la Santa Comunione; deve anche estendersi ad una visita piena di amore e si serenità. Nell’accostarsi
al malato occorre saperlo pazientemente ascoltare nei suoi sfoghi umani, nelle sue
richieste di aiuto materiale e spirituale, nel suo bisogno di compagnia. Solo con visite
improntate ad una profonda sensibilità umana si può far sentire la misericordia di Dio
e si può veramente portare sollievo e conforto ai sofferenti e loro parenti.
Naturalmente si apre tutto il discorso della preparazione adeguata delle persone che
visitano i malati nelle proprie abitazioni o nelle strutture del territorio. L’impegno
di favorire una loro formazione integrale e permanente va realizzato. Una comunità
cristiana va anche stimolata sempre di più a guardare a chi soffre, promuovendo forme
di volontariato, che rispondono alle esigenze locali.
Può fare molto, in una comunità il Consiglio Pastorale. Mi sembra molto saggia la
direttiva suggerita da un Vescovo in un documento sui malati:
“Il consiglio pastorale di ogni parrocchia verifichi periodicamente l’attenzione operosa della comunità nei confronti dei suoi malati; esamini le forme e l’adeguatezza della
pastorale degli infermi che è in atto; accolga con animo aperto, valorizzi e coordini
55
l’attività dei diversi gruppi specializzati che sono presenti nel territorio; promuova il
volontariato anche ospedaliero; favorisca l’impegno personale dei suoi membri nella
visita ai parrocchiani infermi” (G. Biffi, I malati nella comunità ecclesiale, 1987,
n.42).
• A livello ospedaliero
Naturalmente la pastorale della salute svolta in parrocchia non elimina né sottovaluta
la pastorale che si attua nelle strutture sanitarie. “L’ospedale rimane ancora luogo
privilegiato di evangelizzazione che favorisce l’incontro con Dio”. (n.66)
Viene spontaneo ricordare quanto disse Fra Pier Luigi Marchesi ai padri sinodali,
quando si trattò della Riconciliazione: “È sempre edificante portare i malati nei Santuari, almeno quelli che possono, anche se non sono sempre quelli che hanno maggior
bisogno: oggi è soprattutto necessario che la Chiesa intraprende un pellegrinaggio in
ospedale, dove, in molti paesi, vanno più persone che nelle nostre parrocchie e dove
è viva la presenza di Cristo che vuole la riconciliazione” (15 ottobre 1983).
La figura centrale della pastorale in ospedale è quella del cappellano. Però non da
solo deve far azione pastorale. Come detto in questo articolo, la legislazione regionale
riconosce con la cappellania, una pluralità di persone presenti nelle strutture. Sempre
sotto la guida e la responsabilità del cappellano.
Spetta poi a lui trovare uno strumento adeguato – come può essere il consiglio pastorale ospedaliero – per rendere la pastorale più comunitaria, più incisiva, più programmata. La presenza di più persone nel consiglio pastorale “contribuisce a favorire
uno svolgimento più articolato dei diversi compiti pastorali, dando spazio non solo
alla celebrazione dei sacramenti ma anche ad altre attività di evangelizzazione e
servizio” (n.66).
Non va dimenticata la necessità di far conoscere reciprocamente le iniziative che si
fanno in ospedale e quelle che si progettano nelle parrocchie limitrofe. Lo scambio di
suggerimenti, di pareri e anche di collaborazione può portare giovamento al mondo
della salute.
***
L’uso intelligente degli strumenti pastorali deve accompagnare il difficile impegno
che i cristiani attuano in favore dei sofferenti e contemporaneamente deve aiutare
tutta la comunità cristiana a crescere in quella sensibilità che fa dire, con S.Paolo: “se
un membro soffre, tutte le altre membra soffrono con lui” (1 Cor. 12,26).
56
ASSISTENTI SPIRITUALI e
IMPEGNATI nella PASTORALE della SOFFERENZA
OSPEDALI
Ospedale Maggiore di Lodi
• Don Alberto Curioni
• Mons. Piero Bernazzani
Tel. 0371 372363
[email protected]
Ospedale Civico di Codogno • Don Natale Rosati
• Rev.de Suore di Gesù Buon Pastore
• Giuseppe Spizzi (Diacono Permanente)
Ospedale di Casalpusterlengo • Fra Masseo Rudoni
c/o Convento Cappuccini
Ospedale
di S. Angelo Lodigiano
• Don Angelo Daccò
• Don Rosolino Zelioli
• Don Carlo Cerri
Fatebenefratelli
di S. Colombano
• Fra Anselmo Parma
CASE DI RIPOSO
S. Chiara di Lodi
• Mons. Francesco Curioni
S. Savina di Lodi
• Don Angelo Zanardi
R.S.A. “S. Cabrini”
di S. Angelo Lodigiano
• Mons. Carlo Ferrari
R.S.A. di Codogno
• Don Franco Raimondi
Casa di Riposo di Somaglia
• Mons. Attilio Rossi
57
MEMBRI CONSULTA DIOCESANA PASTORALE
della SALUTE DIOCESI di LODI
A partire dal Settembre 2007 è nominata da S.E. Mons. Giuseppe Merisi Vescovo di Lodi la seguente Consulta Diocesana per la pastorale della Salute
Presidente
Segretario Amministrativo
Don Alberto Curioni
Rag. Martino Lapenna
Membri per servizio/Ministero
Rappresent. Assist. Spirit Ospedali
Assistente Diocesano Unitalsi
Rappresent. Religiosi Diocesi
Rappresent. Religiosi Diocesi Rappresent. Parroci Diacono Giuseppe Spizzi (Codogno)
Don Virginio Moro
Fra Anselmo Parma (Fatebenefratelli)
Suor Silvia Dordoni (S. Savina)
Don Andrea Prina
Referenti Associazioni Pastorale della Salute
Presidente UNITALSI Sig.ra Giovanna Boffelli
Presidente AMCI Dott. Marco Farina
Presidente ACOS Sig.ra Maria Luisa Vigevano
Presidente AVULSS Rag. Luciano Bertoli
Refer. IL SAMARITANO/ Codogno Sig.ra Ave Reverberi
Presidente UCFI Dott. Raffaele Corbellini
Membri scelti per competenze/ruoli
Segretario ORDINE dei MEDICI Dott. Iginio Contardi
Direttrice Sanitaria RSA M. Cabrini Dott.ssa Stefania Aiolfi
Segretaria Scuola Infermieri - Lodi - Sig.ra Silvana Sottana
Rappresent. Operatori Sanitari - Lodi - Sig.ra Giusy Tentori
Operatore Pastorale Ammalati Sig. Carlo Bosatra
COMMISSIONE OPERATIVA: (scelta tra i membri della Consulta)
Presidente Consulta Diocesana Don Alberto Curioni
Rapp. Assist. Spirit. Ospedali Diacono Sig. Spizzi Giuseppe
Presidente ACOS Sig.ra Vigevano Maria Luisa
Segretario Ordine dei Medici Dott. Contardi Iginio
Dir. Sanitaria RSA M. Cabrini Dott.ssa Aiolfi Stefania
Operatore Pastorale Ammalati Sig. Bosatra Carlo (Segretario Commissione)
In prospettiva si creerà il gruppo dei Referenti Vicariali della Pastorale della Salute.
58
ASSOCIAZIONI e GRUPPI DIOCESANI
Operanti nella Pastorale della Salute/Ospedaliera
ASSOCIAZIONE MEDICI CATTOLICI ITALIANI (A.M.C.I.)
C/o Casa della Gioventù - Viale Rimembranze, 10 - 26900 Lodi
Presidente:
Farina Dr. Marco
Vice Presidente: Ferrari Dr. Carlo
Consul. eccl.: Curioni Don Alberto
Tel. 0371 35729
[email protected]
Tel. 0371 32452 [email protected]
Tel. 0371 372363
ASSOCIAZIONE PER IL VOLONTARIATO NELLE UNITÀ LOCALI DEI
SERVIZI SOCIO SANITARI (A.V.U.L.S.S.)
Via Cavour, 60 - 26900 Lodi Presidente:
Bertoli Luciano
Ass. Spirituale: Zanardi Don Angelo
[email protected]
Tel. 0371 413093
Tel. 0371 426638
ASSOCIAZIONE VOLONTARI ASSISTENZA SOFFERENTI - Onlus
“Il Samaritano”
Assist. malati oncologi - Via U. Bassi, 35 - 26845 Codogno (mar-ven 10-11) Tel. 0377 430246
Presidente:
Franchi Dr. Roberto
333 2464004
OPERA ASSISTENZA RELIGIOSA INFERMI (O.A.R.I.)
C/o Casa della Gioventù - Viale Rimembranze, 10 - 26900 Lodi
Presidente:
Iezzi Dr. Giovanni Biase Segretario:
Felice Battista
Consigliere Sp.: Zanardi Don Angelo
Tel. 0371 420177
Tel. 0371 424357
Tel. 0371 426638
UNIONE CATTOLICA FARMACISTI ITALIANI (U.C.F.I.)
Via Carnovali, 14/Vicolo A - 26900 Lodi
Presidente:
Corbellini Dr. Raffaele Ass. Spirituale: Bernazzani Mons. Pietro Tel. 0371 31493
Tel. 0371 425014
UNIONE NAZIONALE ITALIANA TRASPORTO AMMALATI A
LOURDES E SANTUARI INTERNAZIONALI (U.N.I.T.A.L.S.I.)
Sottosezione “Flora dell’Avo” - Via Callisto Piazza, 12 - 26900 Lodi Tel. 0371 427003
Presidente:
Boffelli Giovanna Spinelli (Triulza)
Ass. Spirituale: Moro Don Virginio
Tel. 0377 33220
Tel. 02 90630525
A.L.A.O. - ASSOCIAZIONE LODIGIANA AMICI DI ONCOLOGIA Onlus
Via Cavour, 60 - 26900 LodiTel.
Presidente:
0371 420871
Sig.ra Carla Bertani Allegri
A.B.I.O. Onlus - ASSISTENZA BAMBINI IN OSPEDALE
Viale Savoia, 10 - 26900 Lodi
Responsabile:
Sig.ra Fulvia Bertoletti
59
ASSOCIAZIONI e GRUPPI DIOCESANI
Operanti nell’ambito della Solidarietà
ASSOCIAZIONE AMICI “Servi dei Poveri del Terzo Mondo- Onlus”
Centro operativo: Via E. Asfinio, 8 - 26858 Sordio - Tel. 02 9810260 [email protected]
Responsabile:
Schiavi Marco
ASSOCIAZIONE COMUNITÀ “Il Gabbiano” - Onlus
Cascina Castagna, 4 - 26854 Pieve Fissiraga www.gabbianoonlus.it Tel. 0371 98106 Fax. 0371 98151
[email protected]
Presidente:
Potenza Roberto
CASA DEL GIOVANE - Cooperativa - Pavia
CASA FAMIGLIA - “Madonna della Fontana”
Accoglienza minori - Fraz. Fontana - 26900 Lodi Tel. 0371 423794
Responsabili: Caserini Davide e Pina Ass. Spirituale: Tassone Don Franco
[email protected]
CASA DELLA GIOVANE - Istituto Sorelle Operaie del Santo Vangelo
Via Magenta, 63 - 26900 Lodi
Responsabile:
Tel. 0371 423902 Fax. 0371 424382
[email protected]
Della Valle Sorella Pinuccia
CASA DI ACCOGLIENZA FEMMINILE - “Madre Rosa Gattorno”
Via Paolo Gorini, 38 - 26900 Lodi
Assistente:
Tel. e Fax. 0371 420242
Dragoni Don Angelo
CASA DI RIPOSO “Association COLUMBUS R.S.A. S. Francesca Cabrini”
Via S. Francesca Cabrini, 11 - 26845 Codogno
Responsabile:
Tel. 0377 435424 Fax. 0377 53454
[email protected]
Confortini Loredana
CASA DI RIPOSO “Fondazione Madre Cabrini - Onlus”
R.S.A.: Casa di Riposo - Via Cogozzo, 12
C.D.I.: Centro Diurno Integrato - Via Tronconi 26866 Sant’Angelo Lodigiano - Tel. 0371 90686 Fax. 0371 21001 [email protected]
Presidente:
Ferrari Dr. Mons. Carlo Tel. 0371 424707
CASA DI RIPOSO “S.Savina”
Assistenza signore anziane Suore di “Maria Bambina” - Via de Lemene, 13 - 26900 Lodi
60
Tel. 0371 420193 Fax. 0371 427427 [email protected]
Responsabile:
Crippa Sr. Andreina
CASA DI RIPOSO “S. Teresa”
Casa di Riposo per anziane - Opera Femminile Beato Luigi Guanella
Istituto delle Figlie di S. Maria della Provvidenza
Via Manzoni, 13 - 26814 Livraga
Tel.0377 87734 Fax. 0377 987226
[email protected]
Responsabile: Serpe Sr. Teresina
CENTRO ACCOGLIENZA “Cascina Mazzucchielli” (Padri Somaschi)
Assistenza Residenziale a Tossicodipendenti
Modulo Specialistico per alcolisti
Via Sabbiona, 1 - 20070 S. Zenone al Lambro (Mi) - Tel.02 98870392 Fax. 02 98870377
[email protected]
Responsabile: Assistente sociale Bossi Mara
CENTRO AIUTO ALLA VITA (C.A.V.)
Via Mons. Mizzi, 4 - 26866 Sant’Angelo Lodigiano
Tel.0371 90410
Responsabile: Latini Dr. Pierluigi
CENTRO RESIDENZ. HANDICCAPPATI “Fondazione Danelli” - Istituto S. Anna
Assistenza persone in difficoltà e handicap
Via Paolo Gorini, 38 - 26900 Lodi
Tel.e Fax. 0371 420242
Responsabile: Picech Luisa
CENTRO SOCIO EDUCATIVO - Assistenza handicap c/o Istituto “Fatebenefratelli”
Viale S. Giovanni di Dio, 5 - Fraz. Campagna - 20078 San Colombano al Lambro (Mi)
Tel.e Fax. 0371 2071
Responsabile: Fara Dr. Donatella [email protected]
COMUNITÀ “Emmanuele”, Cooperativa Sociale, a.r.l. - Onlus
Comunità Terapeutica Riabilitativa
Via S. Francesco, 3 - 26841 Casalpusterlengo
Tel. 0377 833067 Fax. 0377 910534
[email protected]
Responsabile Comunità: Bianchi Enrica
Responsabile Cooperativa: Bestazza Roberto
COMUNITÀ “Il Pellicano”, Cooperativa Sociale, a.r.l.
Comunità Terapeutico-Riabilitativa per tossico-alcooldipendenti e persone in difficcoltà
Loc. Monte Oliveto, 8 - 26866 Castiraga Vidardo
Tel. 0371 934343 Fax. 0371 933207
[email protected]
61
Responsabile Comunità:
Castelvecchio Giuseppe
COOPERATIVA SOCIALE DI SOLIDARIETÀ “Amicizia”
Via F. Cavallotti, 6 - 26845 Codogno
Tel. 0377 430508 Fax. 0377 431784
www.cooperativa-amicizia.it [email protected]
R.D.S.:
Residenza Sanitaria Disabili con Posto di Pronto Intervento
C.S.E.:
Centro Socio Educativo
S.F.A.:
Servizio di Formazione all’Autonomia
C.S.S.:
Comunità Socio Sanitaria
C.D.D.:
Centro Diurno Disabili
Microresidenzialità ed anche Servizi Mirati
Presidente: Perotti Mario
Ass. Spirituale: Vic. Parr. della parrocchia di S. Biagio in Codogno
COOPERATIVA di SOLIDARIETÀ SOCIALE “Sollicitudo” a.r.l.
Via Selvagreca, - 26900 Lodi - Tel. 0371 421430 Fax. 0371 421291
Presidente: Migliorini Rag. Giuseppe
[email protected]
COOPERATIVA “Nord-Sud” - commercio equo e solidale
Via Garibaldi 53/a, - 26900 Lodi - Tel. e Fax 0371 422419
Presidente: Folegatti Liliana
[email protected]
COOPERATIVA SOCIALE PROMOZIONE UMANA, a.r.l.
“Maria Madre della Speranza” - Cascina Ressica Fraz. Maiano
26866 Sant’Angelo Lodigiano
Presidente: Pezzoli Don Chino (Milano)
Tel. e Fax. 0371 92493
COOPERATIVA SOCIALE Rinnovamento, soc. coop. - Onlus
[email protected] Comunità “Oasi 7” - “Casa Mahima” - Comunità ergoterapeutica per tossicodipendenti
Cascina Mezzanino - 26811 Boffalora d’Adda
Tel. e Fax. 0371 60038
Fondatore: Zanotti P. Antonio (Cappuccini)
Presidente: Preceruti Anna Maria
COOPERATIVA SOCIALE “S. Nabore” - Onlus
Inserimento lavorativo di persone svantaggiate
Strada provinciale, 107 - 26816 Ossago Lodigiano
Presidente: Peviani p.i. Gianfranco
[email protected] Tel. 0371 87055 Fax. 0371 871691
“FAMIGLIA NUOVA” Soc.Coop. Sociale
Interventi sulla tossicodipendenza, Interventi di sypporto alla Famiglia e sui Minori
Viale Italia, 54 - 26900 Lodi - Tel. 0371 31595/31117 Fax. 0371 31893 [email protected]
Presidente: Taino Egisto
62
12. CONCLUSIONE
Il cammino percorso in Italia dalla pastorale della salute dopo il concilio Vaticano
II è stato notevole. È cresciuta la sensibilità ecclesiale verso i problemi della sanità,
portando a un coinvolgimento più efficace di tutti i membri della comunità nel servizio a chi soffre e nelle iniziative volte alla promozione della salute. La letteratura in
questo settore ha conosciuto un significativo sviluppo e si sono moltiplicati i centri per
la formazione degli operatori pastorali. Più aperto e costruttivo è divenuto il dialogo
con gli organismi e le istituzioni che a livello sociale e politico si occupano della cura
dei malati e della promozione della salute.
Le mete raggiunte costituiscono uno stimolo a mantenere costante la volontà di compiere ulteriori passi, rinvigorendo lo slancio spirituale e apostolico a affinando metodi
e strategie pastorali, tenendo sempre fisso lo sguardo su Gesù Cristo, Buon Samaritano, nella consapevolezza che l’impegno nella promozione della salute e nella cura
amorevole dei malati contribuisce efficacemente alla realizzazione del regno di Dio.
Nell’affrontare le sfide poste dal mondo sanitario, la comunità cristiana diocesana,
impegnata nel servizio a chi soffre, guarda alla Vergine Maria, salute degli infermi,
come a un modello da imitare.
Dichiarandosi serva del Signore, Maria ha compreso e dimostrato che la resa incondizionata alla sovranità di Dio può fornire all’uomo l’alfabeto primordiale per intendere
e realizzare ogni altro servizio umano. La vita divina, presente in pienezza in lei, ha
permeato tutto il suo essere e il suo operare. Partecipe della condizione dei poveri,
esperta nella sofferenza, Maria è icona dell’attenzione vigile e della compassione
verso chi soffre.
Subito dopo essersi dichiarata serva del Signore, è corsa con fretta premurosa a farsi
ancella di Elisabetta. Con sguardo attento ha colto il disagio degli sposi in Cana di
Galilea. Nel suo atteggiamento si esprime l’amore di Dio, la cui misericordia non
conosce limiti (cfr. Lc 1,50). Il servizio della Vergine Maria trova la manifestazione
massima nella partecipazione alla sofferenza e alla morte del Figlio.
“Assunta alla gloria del cielo, accompagna con materno amore la Chiesa e la protegge
nel cammino verso la patria, fino al giorno glorioso del Signore”
“Ora risplende sul nostro cammino, segno di consolazione e di sicura speranza”.
Alla sua intercessione affidiamo l’impegno della nostra Chiesa e lo sforzo nel testimoniare quella speranza che, sola, può confortate ogni uomo e ogni donna provati
dalla sofferenza e dalla malattia.
63
Le fotografie contenute in questo opuscolo
sono state gentilmente concesse dall’archivio de “Il Cittadino”
e dai fotografi Pasqualino Borella e Franco Bolzoni
*******
Stampato nel mese di Marzo 2008 da
Tipolitografia A. BIGNAMI
CASALPUSTERLENGO (LO)
Vicolo Galleani, 7
Scarica

clicca qui - Diocesi di Lodi