Buon Natale, Signor Babbers!
un breve racconto Sci-fi
di Marco Guarda
Copyright 2012 by Marco Guarda
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Questo racconto è un’opera di fiction.
Qualsiasi nome, carattere, luogo o fatto sono prodotti dell’immaginazione dello scrittore o sono stati
usati in modo fittizio e non sono da considerarsi reali. Qualsiasi riferimento a persone, viventi o
decedute, eventi reali, situazioni od organizzazioni è puramente casuale.
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scritto da parte dell’autore.
Edizione per Smashwords, Febbraio 2013
Buon Natale, Signor Babbers!
Il signor Babbers finì di radersi. Dopo che ebbe pulito la lama del suo vecchio rasoio
sull’asciugamano buttato intorno alle spalle larghe, lo ripose in un astuccio consumato di pelle.
Non era mai riuscito davvero ad abituarsi al più veloce Lampo Lazor che ogni uomo adulto usava in
giro per il mondo; gli pareva sempre che togliesse qualcosa all’intimo piacere tutto maschile di farsi la
barba personalmente.
Mise del dopobarba sulle dita, poi gettò indietro la testa e incominciò a strofinarsi la faccia ed il
collo, godendosi l’effetto rilassante che il leggero massaggio aveva su di lui. Quando ebbe finito, fece
tornare il collo a posto con uno schiocco e fissò la faccia oltre lo specchio.
Era una faccia ben invecchiata, coperta di una miriade di rughe—rughe di saggezza; rughe di cui
sarebbe dovuto andare fiero. Eppure, non la pensava così.
Quel mattino, un cattivo gusto gli riempiva la bocca. Del tipo della mandorla amara, il tipo che ti
resta nella mascella per delle ore—il tipo che spesso si lasciano dietro le disavventure della vita.
Dal momento che era uscito dal letto, il signor Babbers aveva l’insistente, inquietante sensazione
che il destino, alla fine, avesse defraudato anche lui; che lo avesse derubato sull’arrivo di un premio per
cui aveva lavorato duramente, un premio che era certo di meritarsi.
Il signor Babbers riandò con la mente ai momenti peculiari della sua vita e si rese conto che non era
mai stato eccessivo o troppo vorace nei suoi bisogni. Non aveva mai voluto niente di più che un lavoro
modesto, una pensione decente con cui vivere e una moglie che gli volesse bene. Il destino avrebbe
potuto concedergli quel poco...
Il signor Babbers continuò a guardare nello specchio, al naso dritto ed alla bocca sottile e senza
sorriso che pendeva sotto di esso. Non riusciva a ricordarsi l’ultima volta che aveva riso, ma doveva
essere stato un po’ di tempo fa. Un paio d’occhi d’un blu profondo lo fissavano di ritorno. Conosceva
quegli occhi molto bene. C’era stato un tempo in cui potevano incantare qualsiasi ragazza solo
guardandola, farla girare intorno. Ma quell’epoca era passata. Non c’era un’altra ragazza in giro per lui,
in attesa che lui le dicesse qualcosa—aspettando che lui si facesse avanti. Non più.
All’improvviso, si sentì vecchio, stanco... e solo.
Il signor Babbers trascinò i piedi fuori dal bagno e si diresse in cucina, dove, su una sedia, il robot di
casa gli aveva messo i vestiti perfettamente stirati.
Mentre allungava una mano verso di essi e cominciò a vestirsi, l’albero di Natale elettronico che
stava in un angolo del salotto lo percepì e si attivò. Le fibre ottiche filiformi che si avvolgevano intorno
ai suoi rami come un boa di piume di struzzo si accesero ed ammiccarono allegramente.
“E’ quel periodo dell’anno una volta ancora!” esclamò l’albero. “Le auguro Buon Natale, signor
Babbers!”
L’albero proiettò le sue luci brillanti in una serie di test, ispezionandosi in cerca di rami strappati o
piegati ed aghi arruffati—rientrava negli standard di qualità.
“La signora Babbers tornerà a casa presto?” chiese, quasi per caso.
Quando il signor Babbers udì la domanda, sentì lo stomaco agitarsi sotto la camicia che aveva
appena abbottonato. Guardò in giù, chiedendosi se potesse essere solo fame, ma ne dubitava.
L’albero di Natale attese una risposta alla sua domanda, ma il signor Babbers non disse nulla...
L’albero fece spallucce coi rami. Il semplice circuito cerebrale all’interno del tronco gli ricordò che
non c’erano molti giorni in un intero anno in cui poteva suonare una selezione delle diecimila e più
melodie archiviate nella sua memoria, così era meglio se cominciava subito.
Iniziò con un tormentone recente, “Popsicle Christmas.”
Un colono in qualche sperduto avamposto nei mondi esterni lo aveva composto con un vaso vuoto
di cetrioli una fredda notte di dicembre che non riusciva a dormire. Aveva creato l’aria così, solo per
divertirsi; non avrebbe mai pensato che qualcuno lo avrebbe ascoltato. Ma l’uomo aveva dimenticato il
suo trasmettitore acceso, ed ogni singolo sbuffo che aveva soffiato in quel vaso puzzolente si era
propagato attraverso lo spazio come un incendio, raggiungendo i quattro angoli dell’universo. A tutti
quelli che lo avevano ascoltato era piaciuto da morire, e una settimana più tardi era diventato un super
classico.
L’albero ondeggiò e si piegò al ritmo delle note che si diffondevano, scordandosi completamente
della domanda senza risposta.
Il signor Babbers, ora completamente vestito, cappello incluso, uscì dall’ascensore. Questi lo salutò
con un sonoro e metallico “Buon Natale!” poi si chiuse da sé e non disse più nulla.
Il signor Babbers si tirò su il bavero del cappotto contro il freddo pungente che avviluppava l’atrio
e, senza pensarci, si diresse verso il tamburo postale situato nella nicchia vicino all’entrata.
Il signor Babbers aveva controllato la posta ogni mattina per oltre trent’anni, senza mai perdersi un
giorno, incluse le domeniche. Faceva parte della sua particolare mentalità—una deformazione
professionale vera e propria—che il suo lavoro di ragioniere anziano gli aveva conferito. Se seguire
passo passo una tabella attentamente pianificata suonava noioso e pedante ai più, per lui era cruciale per
lavorare in modo efficiente e necessaria garanzia di qualità.
Tale comportamento era così profondamente radicato nel signor Babbers, che egli lo applicava a
tutto quello che faceva; dal modo in cui si alzava, al modo in cui si radeva, al modo in cui mangiava.
Produceva sempre i migliori risultati...
O no? si chiese il signor Babbers.
Non era da lui dubitare, ma quel gelido mattino di Natale non era più tanto sicuro.
Mentre premeva il pollice contro il lato del tamburo postale, questi si accese riconoscendolo.
“E’ da un pezzo che non ci si vede, signor Babbers!” disse. “Dovrei avere qualcosa qui per lei...”
Sferragliò e vacillò, centrifugando furiosamente la posta, poi si fermò con uno scossone e un ding.
Lo sportello delle consegne si aprì sbattendo, offrendo un sottile mattone di fogli di plastica delle
dimensioni di una lettera e volantini pubblicitari ordinatamente impilati.
Il signor Babbers raccolse l’intero involto, lo fece cadere nelle capienti tasche laterali del suo
cappotto e se ne andò.
Quando la cassetta per la posta si ricordò che giorno fosse oggi ed esclamò, “Buon Natale a lei,
signor Babbers!” lui era già scomparso oltre le porte girevoli dell’ingresso.
Come tutte le mattine, il signor Babbers alzò la mano per chiamare un taxi, ma poi ci ripensò e
rimise la mano in tasca. Che bisogno aveva mai di prendere un taxi? Dopotutto, non sarebbe andato al
lavoro oggi. No, niente taxi per lui stamattina—avrebbe invece camminato.
Si avviò giù per la strada.
Quella piccola ed inaspettata decisione stupì e sorprese il signor Babbers. Che cosa gli stava
succedendo? Odiava camminare—lo stancava e consumava la suola delle sue lucide francesine da uomo:
camminare era altamente irrazionale e come tale non raccomandabile. Lo stesso, affrontò il gelo,
marciando lungo la via silenziosa. Presto, gli fecero male i piedi e non riuscì più a sentirsi la faccia.
Il signor Babbers girò l’angolo ed oltrepassò un paio di scatole di metallo appoggiate sul bordo del
marciapiedi—una argentata e una rossa.
Non le notò nemmeno, ma, in qualche modo, le scatole si accorsero di lui. Si accesero all’istante,
facendo spuntare dal loro fondo una ruota di gomma ciascuna. I due Rotambulanti aziendali si
bilanciarono precariamente su di esse e, con un cigolio, inseguirono il signor Babbers.
Quello d’argento gli scivolò a fianco per primo.
“Buon giorno, signore,” cicalò. Poi, con una sottile voce adulatrice, disse, “Gentile signore, ha mai
pensato al benefico impatto che i semplici accorgimenti hanno sulla vita delle persone? Vorrei portare
alla sua attenzione la nostra piccola ditta. Sacrifici Tardivi guida il mercato assicurativo da
centocinquant’anni e più, crescendo costantemente, offrendo ai suoi clienti le migliori polizze di sempre
per alleviare il peso dell’imprevisto dalle spalle dell’umanità—”
Un secondo cicalio provenne dalla sinistra del signor Babbers.
“Gentile signore, permetta a me di presentarmi,” s’intromise il Rotambulante rosso. “Ha mai
considerato gli immensi vantaggi della pianificazione a lungo termine? Acquisti terreni ora per un futuro
luminoso! Elysia Immobiliare Extrapianeta è la promettente azienda del secolo—”
Il Rotambulante argentato emise un bip infastidito per essere stato interrotto dalla sua controparte
rivale.
“Sacrifici Tardivi, come le stavo dicendo, possiede un piano Premium senza confronti che—”
“Elysia Immobiliare Extrapianeta, d’altra parte—”
Il Rotambulante d’argento si piazzò giusto davanti al signor Babbers, obbligandolo a fermarsi di
colpo per non finirci contro.
“L’ampia gamma di polizze che Sacrifici Tardivi offre ai suoi clienti—”
La scatola rossa, non volendo essere tagliata fuori dall’affare, urtò con noncuranza il Rotambulante
d’argento, spingendolo di lato.
“I vantaggi di aderire ad Elysia Immobiliare Extrapianeta sono immensi ed evidenti—”
“Ehi, l’ho visto prima io!” protestò il Rotambulante d’argento.
“Cosa ti credi, che stiamo giocando a mosca cieca? Vuoi chiudere la bocca per un istante, per
favore? Sto cercando di lavorare qua!”
Il Rotambulante d’argento mandò una sfilza di maledizioni elettroniche verso la concorrenza, poi si
rivolse al signor Babbers.
“Ascolti me! Pensi ai suoi figli!”
Sia il signor Babbers che la scatola rossa si girarono per la sorpresa all’inatteso sfogo personale del
Rotambulante argentato.
Il signor Babbers sbatté le palpebre. “Io—Io non ho nessun figlio...”
L’affermazione rimase nell’aria.
I due Rotambulanti ticchettarono per un momento, elaborando la nuova informazione, cercando di
sfruttarla a loro vantaggio.
“Hai sentito? Non ha figli. Non gliene potrebbe fregare di meno. Ora fila!”
La scatola rossa si mise davanti al signor Babbers.
“Ora, signore, per tornare al nostro accordo—”
Il Rotambulante argentato chiocciò arrabbiato. “Sai cosa?! Sono i Rotambulanti come te che
disonorano l’intera professione—sei una vera seccatura!”
“Chi è una seccatura—triciclo arrugginito!”
“A chi hai detto triciclo?!”
I due Rotambulanti vibrarono e tintinnarono per la rabbia, arrivando a un centimetro l’uno
dall’altro.
“Ripetilo, se hai il coraggio, figlio di una pinza!”
I due si scontrarono violentemente, graffiando e ammaccando le carrozzerie in una frenesia
distruttiva.
“Secchio di ruggine!”
“Carrello della spesa!”
“Triciclo!”
“Oh, per carità!”
Il signor Babbers roteò gli occhi, scosse la testa e brontolò. “La volete smettere? Non abboccherò a
nessuna delle vostre stupide proposte! Me ne vado!”
Girò sui tacchi e si allontanò pestando i piedi.
I due Rotambulanti smisero di litigare all’istante. Si scambiarono un’occhiata delusa, poi
guardarono costernati il potenziale cliente che avevano appena perso.
“E’ per qualcosa che ho detto?” si chiese il Rotambulante d’argento, sentendosi in colpa.
“Questi umani sono un terno al lotto!”
“Lo sono davvero...”
I due Rotambulanti abbattuti guardarono il signor Babbers una volta ancora, poi gli gridarono
dietro all’unisono.
“Buon Natale, chiunque lei sia!”
La volta della cappella funebre poggiava su dei pilastri sottili, sembrando elegante e senza peso.
Il signor Babbers entrò nella navata e trovò che era già gremita di gente. Sedevano composti nei
banchi, con le loro facce che mostravano i più adeguati sentimenti di compianto e mestizia.
Cercò con tutto sé stesso di ricordarsi chi erano—pensò che ce ne dovevano essere almeno uno o
due che conosceva... Ma, nonostante i suoi sforzi, non riuscì a rammentarsene nemmeno uno. Doveva
essere stato il reverendo che li aveva chiamati, per radunare un’assemblea adeguata per il funerale.
Il signor Babbers non si fidava degli estranei, ma era grato che oggi fossero venuti. Li guardò ed
essi lo fissarono a loro volta con quei piccoli sorrisi consolatori che ti riempivano il cuore.
Il signor Babbers arrivò al banco davanti, dove si sedette. Appena fece questo, da qualche parte un
organo nascosto cominciò a suonare, diffondendo una musica celestiale.
Un uomo magro vestito di nero, con capelli bianchi come la neve, tagliati corti, entrò da una porta
laterale. Procedette fino al primo banco. Mettendo una mano sulla spalla del signor Babbers, gli sussurrò
qualche parola di conforto nell’orecchio.
“Possiamo iniziare?” chiese infine il reverendo.
Il signor Babbers si sentì un nodo in gola, ma annuì lo stesso.
Il reverendo si raddrizzò. S’incamminò fino all’altare, facendo cenno perché tutti si alzassero. Poi
guardò alla sua sinistra—una parte del muro in lontananza si aprì ed un cofano funebre bianco scivolò
dentro automaticamente, fermandosi nel mezzo della navata, tra lui e i presenti.
Il signor Babbers non poté fare a meno di notare la squisita manifattura della carpenteria. La
modanatura era talmente perfetta e si snodava intorno alla bara così leggiadramente, che sembrava fatta
dagli angeli stessi. Il signor Babbers fu soddisfatto della sua scelta—il cofano era elegante e prezioso
senza essere troppo vistoso o troppo pesante.
Sarebbe piaciuto anche alla signora Babbers.
“Siamo qui oggi per piangere la dipartita di un compagno di viaggio,” disse il reverendo. “Margaret
Bright ci ha preceduto oltre il sentiero della vita. Com’è ironico che dovessimo compiangerla in un
giorno come questo. Non piangete, vi dico—gioite! Perché è esattamente questo che Margaret avrebbe
voluto—che la ricordassimo nella gioia, non nel dolore, poiché lei sta ora contemplando la gloria del
Signore.”
Qua e là tra i banchi, qualcuno singhiozzò e strombazzò nel proprio fazzoletto. Solo il signor
Babbers continuò a guardare impassibile, nonostante i sentimenti contrastanti che gli salivano dentro.
“Margaret era una persona di buon cuore che accettava la vita di buon grado. Era più facile per lei,
poiché aveva Arthur al suo fianco—un marito diligente che si preoccupava per lei. E’ stato lui che l’ha
aiutata di più alla fine.”
Il reverendo si rivolse al signor Babbers.
“Quando ho parlato con Margaret, nei pochi istanti che era ancora su questo pianeta, c’è un’ultima
cosa che mi ha detto—non nel segreto della confessione, ma come ad un amico. Voleva che tu, Arthur,
sapessi quanto avrebbe voluto diventare madre—dare la vita...”
Gli occhi del signor Babbers si allargarono nel sentire questo.
“Avere un bimbo da far crescere e da seguire. Ma questo non è accaduto. Non è colpa di nessuno.
Infatti, non tocca a noi discutere quale strada il Signore abbia scelto per noi, ma sfruttare al meglio
quello che ci ha dato. E Margaret ha davvero fatto del suo meglio con quello che aveva. Ora attende
finché anche il nostro tempo scadrà; quando anche noi saremo chiamati a raggiungerla nella gloria del
Signore... Preghiamo.”
Di nuovo, il signor Babbers sentì lo stomaco agitarsi. Perché mai non glielo aveva detto? Tutti
quegli anni insieme e nemmeno una parola che avrebbe voluto un figlio? O forse qualcosa a riguardo
glielo aveva detto? Forse era stato apposta così sordo, caparbio o preso nell’applicare la sua rigida
mentalità da ragioniere che aveva scartato la proposta senza nemmeno considerarla veramente? Che
cosa orribile se fosse accaduto questo!
La musica celestiale si levò nuovamente. Stavolta, fu accompagnata da un coro di voci
contrappuntanti, che conclusero la cerimonia.
Il reverendo benedisse l’assemblea e tutti dissero, “Amen!”
I presenti sospirarono col poco sollievo di un compito dolente terminato—tutti tranne il signor
Babbers.
Il signor Babbers non riusciva a trovare alcun sollievo. Quello che la signora Babbers aveva
confidato al reverendo aveva gettato la sua mente nello scompiglio. Era tormentato da domande senza
risposta—tutto ad un tratto, i dubbi stavano erodendo tutte le sue piccole certezze e si sentì perduto.
Il reverendo gli si avvicinò, accertandosi che stesse bene.
“Devi essere forte, Arthur. Ci sono momenti in cui siamo messi alla prova. Dobbiamo vincerli ed
andare avanti, nonostante tutto. Pensi di potercela fare?”
“Io—Io ce la farò...”
“Vuoi che rimanga?”
Il signor Babbers scosse la testa, no.
“So che questo è difficile per te, Arthur, ma volevo lo stesso augurarti un Buon Natale...”
Il reverendo indirizzò il signor Babbers verso la bara. Non appena si avvicinò ad essa, questa
scivolò via automaticamente, dirigendosi giù per un corridoio.
Il signor Babbers le andò dietro...
Non si girò a guardare.
Non vide la folla scomparire. Con uno svolazzo di vestiti ed un fruscio di articolazioni di plastica
che si ripiegavano, i molti astanti furono risucchiati nuovamente dentro ai banchi da dove erano usciti.
La cappella si svuotò in un attimo. Rimase solo una vecchia signora che pregava—o era un pupazzo
rotto?
Il signor Babbers rimase in piedi col cappello tra le mani.
Una placca di ottone era appesa sulla parete color ambra davanti a lui, mostrando tre bottoni. Il
primo diceva SEPOLTURA, il secondo CONSEGNA IN URNA ed il terzo RICICLA.
Il signor Babbers ci pensò su attentamente. Non aveva abbastanza soldi per mantenere un loculo,
men che meno per una tomba, anche piccola. Inoltre, non voleva che la signora Babbers fosse messa in
un’urna—sarebbe stato come mettere un fiore reciso tra le pagine di un vecchio libro—no, non andava
bene. Meglio riconsegnare la signora Babbers al mondo a cui apparteneva; non il mondo costruito
dall’uomo, ma il mondo in cui era nata. Qual era quella strana parola che gli antichi greci usavano per
dire “universo”? Era... Kosmos!
Sì. Questo sarebbe andato proprio bene.
Schiacciò RICICLA.
La bara, che era rimasta ad aspettare per tutto il tempo a fianco del signor Babbers, scivolò in avanti
ed entrò in una sezione di muro che si era appena aperta.
Scomparve dietro ad essa.
Circa nello stesso momento, una panca di marmo bianco si alzò dal pavimento lucido—il signor
Babbers vacillò all’indietro, vi inciampò e si trovò seduto.
Una seconda sezione del muro si ritirò, rivelando uno spesso vetro di sicurezza, oltre il quale si
poteva vedere la bara, ora dentro la camera di incenerimento. All’improvviso, le fiamme divamparono da
ugelli nascosti e lambirono il coperchio. La vernice che lo ricopriva si arricciò e si staccò, mettendo in
mostra il legno truciolato sottostante che si anneriva.
Il signor Babbers continuò a guardare, inebetito, finché la bara non fu avvolta dalle fiamme e
divorata dal calore rovente...
Quando infine il pannello ritornò al suo posto, il signor Babbers scoprì che, nonostante tutto, stava
singhiozzando.
Due ore più tardi, il signor Babbers era ancora seduto nella sala del fuoco.
La signora Babbers era sempre stata l’unica, pensò. Non che avesse dovuto faticare molto o
guardare troppo lontano per trovarla; infatti, lei lavorava due postazioni oltre la sua. Non c’era stato
nemmeno un vero corteggiamento—era semplicemente successo. Era il tempo che li aveva messi
insieme. Ad un sorriso era seguita una cena di lavoro, ad un appuntamento era seguito un bacio. Una
cosa tira l’altra... e all’improvviso erano sposati.
La signora Babbers non era quella che si dice una bomba sexy—lui non avrebbe mai sposato una
bomba sexy e lei non aveva bisogno di esserlo. Aveva i suoi fantastici momenti, certo, ma finiva tutto lì.
Il signor Babbers era stato felice con la signora Babbers e lei con lui.
O no?
Perché mai la signora Babbers aveva detto al reverendo quanto le sarebbe piaciuto avere un figlio?
Perché non l’aveva detto prima a lui? Perché parlarne ora, quando—quando—
Il signor Babbers sospirò.
Non aveva una gran considerazione per i bambini. Infatti li riteneva problematici, egoisti e
irresponsabili. Tutto considerato, un’esperienza snervante di cui avrebbe fatto volentieri a meno...
Eppure, la compianta signora Babbers non sembrava pensarla a quel modo.
Il signor Babbers infilò la mano in tasca e prese un fazzoletto, asciugandosi le lacrime che avevano
ricominciato a salirgli agli occhi. Nel farlo, tirò su inavvertitamente anche alcune delle lettere e dei
volantini pubblicitari che aveva raccolto dal tamburo postale. Caddero a terra e si sparpagliarono, ma il
signor Babbers non se ne accorse.
Come sarebbe stata la vita, si chiese, ora che la signora Babbers se n’era andata? Che cosa avrebbe
detto all’albero di Natale quando lo avesse salutato e, ancora, gli avesse chiesto quando lei sarebbe
tornata?
Cercò di concentrarsi su qualcos’altro, qualcosa di incoraggiante.
Il pensiero che, in un paio di settimane, particelle della signora Babbers avrebbero volteggiato su
tutta la città lo rinfrancò. Qualche particella avrebbe continuato a spostarsi, qualcuna sarebbe caduta per
terra. Un fiore l’avrebbe forse risucchiata, nutrendosi di essa, incorporandola nel suo stelo, nei suoi
petali... E se poi, più tardi, qualcuno—un bambino, perché no?—avesse raccolto quel fiore e lo avesse
portato con sé, su un’astronave in partenza? La signora Babbers non avrebbe allora viaggiato fuori dal
sistema solare, espandendosi verso il bordo della galassia ad una velocità incredibile, visitando posti che
il signor Babbers non si sarebbe mai sognato di vedere?
All’improvviso, voleva essere con lei.
Che cosa gli stava succedendo? Non era mai stato un tipo spavaldo. L’immagine di sé stesso
rinchiuso in un’astronave diretta verso pianeti inesplorati lo terrorizzava da matti.
Eppure...
Quel tardo mattino, l’idea di un viaggio pericoloso verso un posto remoto e selvaggio dove
ricominciare tutto daccapo lo attirava terribilmente.
Il signor Babbers si sentì uno sciocco. Odiava sognare ad occhi aperti, così si proibì di immaginare
di più. C’era una sola realtà: era solo in una cappella silenziosa e solitaria nel giorno di Natale.
Fece un respiro profondo, poi si prese la testa tra le mani e si chiese se la cappella avesse un orario
di chiusura. Quanto a lungo sarebbe potuto restare? Lo avrebbero infine cacciato?
Fu allora che guardò per terra e vide la posta sparpagliata.
Allungò la mano e la raccolse.
Rimise le lettere e l’unico biglietto di auguri in tasca, poi aprì a ventaglio i volantini rimasti, come
una mano di poker, pescandoli uno alla volta.
Il primo era un buono sconto per una seduta gratuita per un trattamento genetico contro la caduta
dei capelli. Il secondo millantava un metodo radicale ad induzione cerebrale per imparare a suonare il
pianoforte in otto ore. Il terzo pubblicizzava una nuova religione. Il quarto chiedeva più rispetto per tutti
i robot di casa.
L’ultimo era un volantino, ora scaduto, di Babbo Natale che arrivava in città. Sarebbe atterrato a
Piazza Pianeta sulla sua razzo-slitta a mezzanotte in punto. Era accaduto la notte precedente,
naturalmente, ed il signor Babbers aveva guardato l’evento nella sua tivù. Quel momento di magia ed
attesa si era trasformato in terrore quando un improvviso colpo di vento aveva messo la slitta di sbiego,
facendola sbattere e raschiare contro metà della facciata del municipio. Solo la pronta manovra del pilota
aveva salvato la folla dall’essere maciullata dalle diecimila tonnellate e più di peso della razzo-slitta con
tutti i doni che trasportava.
Il signor Babbers rimescolò i volantini e poi li ripose nell’altra sua tasca... quando si accorse che
c’era un altro foglietto sotto il tacco della sua francesina da uomo destra. Lo raccolse e lo lesse. Diceva:
DAI UNA SECONDA POSSIBILITA’ ALLA VITA - PROVA RE-LIFE
Come affiliato esclusivo di Credence, siamo l’unico rivenditore autorizzato della galassia. Re-Life
è totalmente a norma con la legge di resuscitazione e responsabile per tutti i suoi servizi.
Si applicano restrizioni.
Il signor Babbers girò il foglietto. Sul dorso, si vedeva una minuscola mappa elettronica. Non
appena la toccò, questa si accese, individuando rapidamente la propria posizione—mostrò la cappella
funebre come una grossa croce nera. Il signor Babbers scosse la testa alle diavolerie della tecnologia
moderna, quando si accorse che un punto rosso era appena apparso sulla mappa—cominciò a
lampeggiare.
Puntava ad un indirizzo sull’altro lato della strada, circa duecento metri a nord sul boulevard.
Un piccolo messaggio apparve sotto il punto, elencando gli orari di apertura del negozio Re-Life.
Il signor Babbers si grattò la nuca, come faceva sempre quando qualcosa lo preoccupava o lo
intrigava, poi toccò di nuovo la mappa, per vedere se si spegneva—ma non lo fece.
Il messaggio cambiò in OGGI APERTO!
Il signor Babbers sbottò—era uno scherzo questo?
Sapeva cosa fosse Credence, naturalmente, come lo sapevano tutti quelli che viaggiavano
extrapianeta—spostava ogni genere di trasporti in giro per l’universo in tempo reale. Era tutto ciò che
faceva. Che cosa avesse questo a che fare con il riportare in vita la gente poi—se era quello il significato
del biglietto...
Il signor Babbers si grattò il mento. Di sicuro qualcuno si stava facendo beffe di lui. Lo stesso,
doveva ammettere che sentiva una sorta di misteriosa eccitazione. Tutto ad un tratto, il suo cuore stava
battendo all’impazzata, pompando pensieri strani ed esaltanti nel suo cervello.
E se... fosse stato vero?
Ridacchiò di nuovo.
Ecco, pensò, il mio cuore indisciplinato mi spinge a fare qualcosa di stupido. Mi scopriranno mentre
lo faccio e la gente a modo riderà di me per un sacco di tempo.
Perché il signor Babbers temeva e odiava innanzitutto di essere ridicolizzato dai suoi pari umani.
Non riusciva a ricordarsi perché, lì per lì, ma all’improvviso, dopo cinquantacinque anni di vita, gli
sembrò che tutte le sue paure non avessero più nessun senso...
Il signor Babbers si rese conto che, in questo giorno di Natale, non gliene poteva importare di meno
di quello che la gente pensava di lui. Se avesse deciso che avrebbe allungato una mano per prendere
l’universo, nessuno lo avrebbe fermato.
Per provare a sé stesso che poteva ridere in faccia al ridicolo, alzò la testa e gonfiò il petto.
“Io ci andrò!” esclamò.
Le sue parole gli volarono fuori dalla bocca e si levarono. Andarono in su. Su nella sala del fuoco
vuota, echeggiando come la sua personale sfida al mondo. Una sfida contro sé stesso, innanzitutto.
Era un negozio bianco immacolato con un sole dorato che si alzava dall’orizzonte come insegna e
RE-LIFE scritto sotto, sempre in oro.
Il signor Babbers guardò su dal retro del foglietto, accertandosi che fosse proprio lo stesso posto a
cui la mappa puntava.
Incuriosito, tenendo il foglietto come se fosse una bussola, gli andò dietro. Attraversò il boulevard
deserto e continuò, finché arrivò davanti al negozio.
Era più un ufficio che un negozio vero e proprio, perché non c’erano merci in vetrina. Solo, di tanto
in tanto, risuonava un motivetto e una voce diceva:
“Concediti una seconda possibilità di vivere, prova Re-Life,” oppure, “Riprenditi le occasioni di
una vita sprecata, compra un biglietto di sola andata per Re-Life.”
Poi un’altra voce ammoniva:
“I servizi Re-Life possono essere somministrati solo una volta. I nostri servizi non possono essere
annullati e non sono rimborsabili. Si applicano restrizioni.”
Il signor Babbers si sentì la testa leggera mentre la porta del negozio si aprì con un leggero sibilo
davanti a lui. Quella era la sua ultima possibilità di tornare a casa e dimenticarsi tutta quell’assurdità,
l’ultima possibilità di rimanere sano di mente...
Entrò.
Le luci ed i colori che provenivano da una dozzina di monitor lo avvolsero e lo abbagliarono,
facendolo sentire come un ragazzetto che fosse entrato per la prima volta in vita sua in un grande
magazzino. Girò su sé stesso, ascoltando e strabuzzando gli occhi alle pubblicità che le molte persone
che avevano avuto successo usando Re-Life facevano.
Per la prima volta dopo un bel pezzo, gli angoli della bocca del signor Babbers si incurvarono
all’insù. Sebbene non fosse ancora un sorriso, era un onesto tentativo.
“Come posso aiutarla?” chiese una voce.
Il signor Babbers non capì quale dei monitor avesse parlato—infatti non era stato nessuno. Un
uomo dall’aria distinta stava innanzi a lui, né giovane né vecchio, coi capelli scuri e scarpe e vestito
bianchi immacolati.
Il venditore alzò lo sguardo e sorrise soavemente.
Il signor Babbers pensò che stava guardando un santo, un angelo forse. Ma gli angeli non tenevano
la punta delle dita unite—o sì? Forse era solo un santo aziendale.
“Sono il signor Babbers. Che cos’è... tutto questo?”
“Benvenuto allo sportello numero 1537 di Re-Life. Come certamente saprà, siamo un affiliato di
Credence. Infatti, dipendiamo totalmente da loro per i nostri servizi. Como posso aiutarla?”
Il signor Babbers sbatté le palpebre, non certo di avere capito del tutto cosa fosse quel posto o
come funzionasse.
“Non ho mai visto questo negozio prima...”
“Ha ragione, abbiamo aperto solo questa settimana. Avevamo programmato di farlo a Luglio, ma sa
—carte e permessi!”
Il signor Babbers annuì comprensivamente.
“Mi rispiega quello che fate?”
Il venditore puntò il pollice ad uno dei monitor appeso sopra la sua spalla, dove un giovane uomo
spensierato, che indossava una salopette in jeans e un cappello di paglia, stava in piedi in primo piano.
Dietro di lui si allargava una distesa quasi infinita di messi che maturavano.
“Guardi un po’ il signor Fabien, qui. Ci crederebbe? Aveva novantacinque anni quando entrò nel
nostro primo negozio Re-Life. Lavoravamo in uno scantinato fuori mano, allora. Il signor Fabien era
curioso, proprio come lei. Non appena si rese conto che non si era rotto il collo dopo essere ruzzolato
giù dalle scale, volle saperne di più su di noi. Quando gli spiegammo quale opportunità aveva,
l’agguantò subito. Il tempo gli ha dato ragione. Il signor Fabien è ora il principale fornitore di grano del
sistema Cebalrai, nella costellazione di Ofiuco. Un notevole risultato, se me lo chiede, non ne conviene?”
Il signor Babbers non sembrava convinto.
Il venditore gli mostrò un altro monitor, alla sua sinistra, stavolta. Sullo schermo, una donna di
mezza età, in forma, in una tuta spaziale con una bolla di vetro per caso, brandiva un piccone. Lo piantò
allegramente nel terreno. Dietro di lei, un’armata di scavatrici mastodontiche avanzava, attaccando le
scoscese colline azzurre che circondavano una landa desolata.
“E a proposito della signora Piran? Nessuno credette a Vivianne quando ripeteva che il suo
oroscopo le aveva detto che c’era l’oro nella quarta luna di Cephei IX. Si è fatta una fortuna tutta da
sola, diventando la persona più ricca di tutto il trentaseiesimo quadrante. Aveva appena compiuto gli
ottantacinque quando entrò nel nostro negozio col suo asciugacapelli rotto, credendo che aggiustassimo
elettrodomestici.”
Il venditore indicò un terzo schermo. Mostrava una donna sorridente che accudiva quello che
sembrava un alieno piccolo e trasparente.
“Non tutti cercano un ritorno economico, naturalmente. La nostra signorina Norris ha speso l’intera
sua seconda vita per comprendere gli alieni ed il loro linguaggio. Mi dicono che sta guidando un
rivoluzionario progetto congiunto umani-alieni per superare il prossimo gradino evolutivo.”
“E nessuno ha mai fatto niente sulla Terra?” chiese il signor Babbers.
“A causa delle restrizioni imposte dalla legge sulla resuscitazione, i rinati non sono ammessi nel
sistema solare. Personalmente, non ho nulla contro i rinati—trovo che questo pianeta avrebbe solo che
benefici dalla loro presenza. Sfortunatamente, molti normali non la pensano al mio stesso modo. Molti
considerano con sprezzo i rinati; lo sa—mancanza di risorse, spazi ristretti, paura della competizione—
faccia lei. Ma provi a vederla così: che ne dice di una nuova vita—una seconda vita in realtà—da passare
su di un pianeta nuovo di zecca? Ne abbiamo di tutti i tipi.”
Il venditore toccò il monitor integrato nel bancone, facendo scendere verso il signor Babbers una
pioggia di opuscoli elettronici.
“Si sente romantico? Abbiamo Nova Roma, Jeune Paris e Doppel Koblenz—ma molti altri sono in
arrivo. Si sente avventuroso? Abbiamo un sacco di selvaggi pianeti di frontiera dove uno può mettersi
alla prova: Distese Nude, Piane Spinose, Avventure Montuose. Preferirebbe vivere una vita pacifica e
più semplice? Che ne dice di Pianeta Caraibi? Cerca un ritiro per meditare? Provi le Isole Monastero!”
Il venditore notò che il signor Babbers sembrava più confuso che mai.
“E’ per sé che vuole i nostri servizi, signor Babbers?” gli chiese. “Sa, sono completamente
autorizzato a ritirare i normali che vogliono cominciare daccapo...”
Con un gioco di mano, il venditore estrasse da una tasca interna della sua giacca un cilindretto
bianco. Lo puntò verso il signor Babbers, che si spaventò e spalancò la bocca per la sorpresa.
“N—Non mi punti quella cosa addosso...”
“Perché, è solo un innocente Riciclatore—non c’è nulla di cui avere paura,” spiegò il venditore
facendo spallucce. Rimise via il cilindretto con un secondo rapido movimento delle dita, poi attese che il
signor Babbers finisse di asciugarsi la fronte madida.
“Se non è per lei, chi aveva in mente?”
“Po—Potete davvero riportare in vita la gente?”
Di nuovo, il venditore giunse i polpastrelli.
“Ci pregiamo di rendere la gente il più felice che possiamo. Ci vuole un pizzico di coraggio—questo
è vero—e c’è un piccolo prezzo da pagare, ma una volta che i nostri clienti hanno fatto il passo, hanno
solo parole di apprezzamento per noi.”
Il signor Babbers arrossì.
“Vuol dire che potrei riavere indietro la signora Babbers? Voglio dire, la signora Babbers di prima?”
balbettò.
Ecco, l’ho detto, pensò. Adesso ridi di me per essere un tale asino, per aver ascoltato questa fola
idiota di un’altra vita, e per essermi fatto prendere in giro come un ragazzetto di quattro anni.
“Assolutamente,” disse il venditore con un tono serissimo.
“Cosa?! E se qualcosa va storto?”
“La rifonderemo totalmente. Ma non abbiamo fatto cilecca nemmeno una volta in ben oltre mezzo
milione di resuscitazioni, così credo che lei vada abbastanza sul sicuro.”
“La signora Babbers è venuta a mancare appena ieri...”
“Accetti, la prego, le mie più sincere condoglianze...”
“Quanto mi costerebbe il tutto?”
“Per un preventivo, avrò bisogno della sua carta di identificazione.”
Le dita tremanti del signor Babbers pescarono una carta metallica dal taschino. La consegnò al
venditore, che la infilò nel lettore integrato nel computer del bancone.
“Quale pianeta le piacerebbe scegliere come destinazione?”
“Che mi dice di quelle terre selvagge?”
Il venditore toccò il bancone.
“Posso ridarle la signora Babbers, insieme a due biglietti per Piane Spinose, un intero gruppo di
robot servitori e viveri standard per due anni per... trecento e cinquanta mila.”
Il signor Babbers saltò su. “E’ più di quanto abbia!”
“Hmm. Potrei farle un piccolo sconto—pareggerò al centesimo i suoi attuali averi. Sono solo un
venditore, dopotutto. Vivo di commissioni... L’offerta è valida per due giorni. I nostri razzi autopilota
sono sempre pronti a partire.”
Il signor Babbers si morse il labbro, domandandosi in quale impiccio si stesse cacciando. Pensò
rapidamente a quello che era rimasto per lui sulla Terra, poi il suo cervello fu sommerso dalle visioni di
una nuova vita—una vita migliore—dove tutto sarebbe stato diverso. Dove non sarebbe più stato un
ragioniere anziano in una ditta anonima, ma qualcuno che contava per davvero—un pioniere. Il suo
cuore perse un colpo mentre lui pensava a tutte le conseguenze.
“Vede, mia moglie aveva questa malattia, questo difetto congenito. E’ questo che l’ha portata a—a
—”
“Lo elimineremo per lei. In aggiunta, la riporteremo indietro dieci anni più giovane; che ne dice? Le
suona bene come inizio?”
“E se poi laggiù non ci piace?”
“Potete scegliere fino a tre posti differenti. Ma sono certo che Piane Spinose vi piacerà. Non così
estremo come alcuni dei nostri altri mondi, è perfetto per allenare le proprie capacità di sopravvivenza
nelle zone selvagge.”
“Cosa devo fare?”
“Si sieda soltanto e firmi il contratto premendo il suo pollice sul bancone—qui. Io farò il resto.”
Mentre il signor Babbers fece come gli era stato detto, dal pavimento si sollevò uno sgabello e lui si
sedette su di esso.
Il venditore prese un casco fatto di fili da un cassetto e lo calò sulla testa del signor Babbers.
“Non vogliamo perderci nessun dettaglio della signora Babbers, no?”
Il casco si accese ed iniziò a pulsare. Andò avanti per un po’, sincronizzando i dati che raccoglieva
dalla memoria del signor Babbers col computer del bancone.
Quando terminò, il venditore ripose il casco, poi batté alcuni tasti nel suo terminale. Stavolta, un
cilindro verticale emerse dall’angolo del negozio, sembrando un box doccia automatico.
“E’ pronto?”
Il signor Babbers annuì nervosamente.
Con un ultimo tocco, il venditore accese la camera di resuscitazione.
Una vibrazione si propagò velocemente, riempiendo l’interno della camera. Presto, qualcosa
apparve dentro di essa, prendendo sembianze umane—non ci mise più di qualche secondo. Quando la
vibrazione svanì, oltre la porta di vetro si poté vedere una donna perplessa sui quaranta, con lunghi
capelli neri e lineamenti paffuti e salubri.
Il venditore si affrettò ad aprirle...
La signora Babbers indossava un delizioso vestito fuori moda blu, a punti, e scarpe bianche
abbinate. Si guardò intorno meravigliata, chiedendosi dove si trovasse. Quando vide il signor Babbers,
sorrise e sospirò sollevata.
“Arthur?!”
Il signor Babbers, in volto un turbinio indescrivibile di emozioni, saltò giù dallo sgabello. Si gettò
verso la signora Babbers, l’abbracciò e la baciò.
“Controllati! Ci sono delle persone!”
Ma alla fine cedette alle effusioni del marito e ricambiò i suoi baci.
“Come mai non sei al lavoro, c’è qualcosa che non va?”
“Va tutto bene, Maggie. E’ tutto a posto.”
“Sembri stanco e tirato. Hai mangiato qualcosa che non avresti dovuto?”
Asciugandosi gli occhi, il signor Babbers si girò verso il venditore. “Non si ricorda di nulla...”
“Come le ho detto, sua moglie è com’era prima,” disse il venditore, poi aggiunse all’orecchio del
signor Babbers, “meno quel piccolo inconveniente di cui abbiamo parlato—lo abbiamo sistemato.”
“Che cosa siamo venuti a fare qui?” insistette la signora Babbers.
“Ci prendiamo una bella vacanza, cara.”
“Oh, non essere sciocco, Arthur, non facciamo mai vacanze. Pensi che ti distraggano troppo dal tuo
lavoro.”
“Ho cambiato idea,” disse il signor Babbers. “Nelle ultime ore mi sono successe un sacco di cose.
Che ne dici di una lunga vacanza? Una vacanza fuori pianeta?”
La signora Babbers scrutò il signor Babbers, cercando d’indovinare che cosa poteva averlo
cambiato così profondamente.
“Cosa è successo?”
“D’ora in poi, tutto sarà diverso, bellezza. Scusami se sono stato così stupido per tutto questo
tempo... Voglio dire, così egoista ed incomprensivo...”
La signora Babbers si rese conto che lui non glielo avrebbe mai detto.
“Non vuoi andarci?”
“Ne sarei felice! Ma... dove?!”
“Hai mai visitato la frontiera?”
“La frontiera? Beh, papà è nato là—ho sangue di pioniere nelle vene—”
“Davvero? Non me l’hai mai detto!”
“Te l’ho detto un sacco di volte. E’ solo che tu non mi ascolti...”
Mentre parlavano, il venditore li indirizzò verso una porta nel retro del negozio. Portava ad un
corridoio alla fine del quale brillava un razzo d’argento dalla forma di un sigaro.
“Ce ne andiamo via così?” chiese la signora Babbers.
“Imballeremo noi tutto per voi,” disse il venditore.
Il signor Babbers si girò. “Uh, c’è qualcos’altro di cui mi dimenticavo. Non vale molto, ma mi sono
abbastanza affezionato a lui. E’ questo piccolo e allegro albero di Natale che ho lasciato a casa. Rimarrà
tutto solo per le feste, così mi chiedevo se fosse possibile—”
“Mi farò una nota di impacchettare anche quello. Glielo manderemo in un paio di giorni. Le va
bene?”
Il signor Babbers arricciò le labbra in un gran sorriso di ringraziamento, poi prese la mano della
signora Babbers nella sua.
“Lascia che ti spieghi che cosa avevo in mente...”
Senza mai smettere di parlarle, giunsero alla fine del corridoio e salirono sul razzo. Si guardarono
indietro un’ultima volta, poi scomparvero dietro il portello della nave.
Il venditore sigillò il corridoio, tornò al computer del bancone ed armeggiò con esso ancora un po’.
Mentre aspettava che le procedure di decollo iniziassero, allungò la mano verso un piccolo thermos
cromato. Svitò il tappo e ci versò dentro un po’ di liquido.
Sollevò lo zabaione davanti a lui in un brindisi.
“Buon Natale a lei, signor Babbers!”
Le sue parole furono soffocate dalla vibrazione profonda e dal frastuono dei motori del razzo
autopilota che decollava, portando il signor e la signora Babbers verso la loro nuova vita su Piane
Spinose.
Verso una vita dove ogni singolo mattino sarebbe stato tutto tranne che noioso e monotono, il
giorno irto di difficoltà e pericoli inaspettati, e la sera sarebbe giunta come una grande vittoria.
Un posto dove ricominciare tutto daccapo e, magari, avere un figlio, o tre.
Buon Natale!
Raccolta di STORIE SCI-FI - Pack 1
contiene i primi sei racconti e novelette precedentemente pubblicati:
1. Buon Natale, Signor Babbers! (Dicembre 2012)
2. Una Deprecabile Svista (Gennaio 2013)
3. Ristrutturazione Aziendale (Febbraio 2013)
4. Palude Alligatore (Marzo 2013)
5. Il Cuore della Bestia (Aprile 2013)
6. Occhi di Ragno Srl. (Maggio 2013)
Raccolta di STORIE SCI-FI - Volume 1
contiene i primi nove racconti e novelette precedentemente pubblicati, 368 pagine in formato
PAPERBACK:
1. Buon Natale, Signor Babbers! (Dicembre 2012)
2. Una Deprecabile Svista (Gennaio 2013)
3. Ristrutturazione Aziendale (Febbraio 2013)
4. Palude Alligatore (Marzo 2013)
5. Il Cuore della Bestia (Aprile 2013)
6. Occhi di Ragno Srl. (Maggio 2013)
7. Il Bibliotecario (Agosto 2013)
8. Float City (Settembre 2013)
9. L’Isola dell’Oblio (Novembre 2013)
Credence Fondazione
è un tecno-thriller di fantascienza dove sogno e realtà si mischiano e si fondono.
Un detective incaricato di risolvere l’omicidio apparentemente impossibile di un influente scienziato
trova un indizio che lo porta a Credence, una corporazione che usa convinzioni di massa per fare
succedere le cose, principalmente viaggi spaziali.
Disponibile anche in versione PAPERBACK.
Se vi piacciono le mie storie, anche solo un po’, non dimenticatevi di lasciare un commento e qualche
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Il mio blog ed il mio sito web sono:
http://www.worldofcredence.com
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