Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica
numero 3 - 20 maggio 2011
Direttore responsabile: Giovanni La Barbera
Direttore scientifico: Simonetta La Barbera
Comitato Scientifico: Claire Barbillon, Franco Bernabei, Silvia Bordini,
Claudia Cieri Via, Rosanna Cioffi, Maria Concetta Di Natale,
Antonio Iacobini, César García Álvarez, Simonetta La Barbera,
Donata Levi, François-René Martin, Emilio J. Morais Vallejo,
Massimiliano Rossi, Gianni Carlo Sciolla, Philippe Sénéchal.
Redazione: Carmelo Bajamonte, Francesco Paolo Campione,
Roberta Cinà, Nicoletta Di Bella, Roberta Priori, Roberta Santoro.
Progetto graf i c o , e d i t i n g e d e l a b o r a z i o n e d e l l e i m m a g i n i :
Nicoletta Di B e l l a e R o b e r t a P r i o r i .
Università degli Studi di Palermo
Facoltà di Lettere e Filosofia
Dipartimento di Studi culturali
Società Italiana di Storia della Critica d’Arte
ISSN: 2038-6133 - DOI: 10.4413/RIVISTA
Copyright © 2010 teCLa – Tribunale di Palermo – Autorizzazione n. 23
del 06-10-2010
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© 2010 Università degli Studi di Palermo
Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica
numero 3 - 20 maggio 2011
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a mezzo di fotoriproduzione, Legge 22 maggio 1993, n. 159.
48
Simonetta La Barbera
Presentazione
12
Carmelo Bajamonte
L’iter editoriale del “Mercurio siculo o sia collezione enciclopedica di materie,
e argomenti relativi alle arti, scienze, e belle lettere” (1818)
26
Nicoletta Di Bella
Musica nel “Poliorama pittoresco”
50
Jolanda Di Natale
La modernità raggiunta: il rinnovamento della vita musicale a Palermo
tra Otto e Novecento attraverso la nuova stampa periodica specializzata
(“La Sicilia musicale” 1894-1910; “L’arte musicale” 1898; la “Rassegna
d’arte e teatri” 1922-1936)
86
Marcella Marrocco
Stefano Bottari direttore di “Arte antica e moderna”
(1958-1966). Note sull’arte meridionale
108
Monica Preti-Hamard
“Collage”: un’esperienza di esoeditoria d’avanguardia nella Palermo degli
anni Sessanta
180
Roberta Priori
“Collage”: un’esperienza di esoeditoria d’avanguardia nella Palermo degli
anni Sessanta
Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica
L’
idea di fondo da cui nasce questo progetto editoriale è chiaramente dichiarata nella home page. Essa è rivolta, in modo particolare,
ai giovani studiosi che non sempre hanno la possibilità di dare la giusta
diffusione ai loro studi.
Infine, un affettuoso ringraziamento ai miei allievi, Carmelo Bajamonte, Francesco Paolo Campione, Roberta Cinà, oggi giovani e validi studiosi, che hanno
collaborato con entusiasmo ad ogni fase di realizzazione e che continueranno a farlo anche nel loro ruolo di componenti della segreteria scientifica. Una citazione particolare per Nicoletta Di Bella che con intelligenza e passione ha praticamente realizzato
la mia idea di teCLa, e per Roberta Santoro, sempre pronta e disponibile con intelligenza
nel suo ruolo di content writer.
Infine, un affettuoso ringraziamento ai miei allievi, Carmelo Bajamonte, Francesco Paolo Campione,
Roberta Cinà, oggi giovani e validi studiosi, che hanno collaborato con entusiasmo ad ogni fase di realizzazione e che continueranno a farlo anche nel loro ruolo di om-
Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica
ponenti della segreteria scientifica. Una citazione particolare per Nicoletta Di Bella che con intelligenza e passione ha praticamente realizzato
la mia idea di teCLa, e per Roberta Santoro, sempre pronta e disponibile
con intelligenza nel suo ruolo di content writer.
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L’
idea di fondo da cui nasce questo progetto editoriale è chiaramente dichiarata nella home page. Essa è rivolta, in modo particolare,
ai giovani studiosi che non sempre hanno la possibilità di dare la giusta
diffusione ai loro studi.
Infine, un affettuoso ringraziamento ai miei allievi, Carmelo Bajamonte, Francesco Paolo Campione, Roberta Cinà, oggi giovani e validi studiosi, che hanno
collaborato con entusiasmo ad ogni fase di realizzazione e che continueranno a farlo anche nel loro ruolo di componenti della segreteria scientifica. Una citazione particolare per Nicoletta Di Bella che con intelligenza e passione ha praticamente realizzato
la mia idea di teCLa, e per Roberta Santoro, sempre pronta e disponibile con intelligenza
nel suo ruolo di content writer.
Infine, un affettuoso ringraziamento ai miei allievi, Carmelo Bajamonte, Francesco Paolo Campione,
Roberta Cinà, oggi giovani e validi studiosi, che hanno collaborato con entusiasmo ad ogni fase di realizzazione e che continueranno a farlo anche nel loro ruolo di om-
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ponenti della segreteria scientifica. Una citazione particolare per Nicoletta Di Bella che con intelligenza e passione ha praticamente realizzato
la mia idea di teCLa, e per Roberta Santoro, sempre pronta e disponibile
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Appunti su uno scritto
poco noto di Agostino Gallo
di Carmelo Bajamonte
tecniche come negli articoli del canonico Cesare Pasca, su cui
avremo occasione di tornare nell’apparato critico5. Sembra restituire,
invece, una sensibilità diversa, e in un’inedita ottica nazionalistica,
uno scritto compilato nel giro di anni successivi all’Unità da uno dei
maggiori intellettuali siciliani del periodo.
È da assegnare infatti ad Agostino Gallo6 il merito di aver posto
I
l panorama della letteratura artistica siciliana
dell’Ottocento riguardo alle arti decorative presenta esiti di natura
mistilinea. Sull’argomento disponiamo di una nutrita produzione
letteraria1, sebbene si tratti per la più parte di studi municipalistici di
computisti eruditi, spesso approntati con un armamentario teorico
spuntato: nella prima metà del XIX secolo, è facile scorgere tali
declinazioni nelle pagine di padre Benigno da Santa Caterina2, di
Giuseppe Maria Fogalli3 o di Giuseppe Maria Di Ferro4, le cui
notazioni sulle arti sono sparse in testi di varia natura (biografie,
guide, panegirici, testi confessionali). Anche nella stampa periodica
si trovano affrontati alcuni aspetti della produzione delle arti
in congruo rilievo, in un libretto singolare quanto negletto7,
un’area distinta di attività artistiche indagata nelle sue vicende e
contestualizzata nei livelli più vari. Lo studio, coscienziosamente
preparato con la volontà di individuare le caratteristiche distintive
della cultura isolana in seno a quella italiana, è rimasto a oggi in
una sorta di limbo, escluso sia dalla letteratura del XVIII secolo –
che possiamo ritenere di mediocre gittata perché occupatasi di arte
in maniera episodica e disaccentata – sia dal sistema storiografico
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
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numero 3 - maggio 2011
del secolo seguente, quando con il fiat di Gioacchino Di Marzo la
critica d’arte in Sicilia fu8.
Agostino Gallo – è forse il caso di rammentarlo – è un poliedrico
esponente della Repubblica delle lettere, organico alle istituzioni
culturali (fu socio di accademie italiane, Deputato della R.
Università, Segretario Archeologo della Commissione di Antichità
e Belle Arti di Palermo), pubblicista e ben provveduto divulgatore
con le chiavi di un’ampia comunicazione. ‘Giano bifronte’ fra
enciclopedismo settecentesco
e nuovi approcci alla storia
dell’arte, si darà a più imprese
spezzettate lasciando una
congerie di appunti, rimasti
in gran parte manoscritti
per troppa abbondanza di
propositi9. In questo articolato apparato bibliografico,
quanto andremo a leggere
rappresenta una messa in
ordine di appunti e interventi
Giuseppe Patania, Agostino Gallo,
pubblicati
su
periodici 1826, Biblioteca Comunale,
delle Due Sicilie, dedicati Palermo.
all’intaglio ligneo10 o ad artefici
poco noti al grande pubblico
quali Michele Laudicina11 o
Girolamo Bagnasco12.
Apparso prima sul quindicinale “Diogene” di Palermo
– un giornale scientifico e
letterario diretto dall’amico
e biografo Paolo Sansone,
che si avvaleva di Gallo in
veste di redattore – l’apografo
viene poi girato al “GiornaA. Gallo, Sull’influenza ch’esercitarono gli artisti
le Arcadico” di Roma13,
italiani in varii regni d’Europa, Palermo 1863
diretto dall’archeologo e
Commissario alle antichità dello Stato Pontificio Pietro Ercole
Visconti14, nipote di Ennio Quirino, al quale erano giunti da
Palermo anche altri lavori fra cui la Necrologia di Giuseppe Patania15
e una Vita di Angelo Marini16. Il lavoro sarà infine pubblicato come
estratto, sempre nel 1863, con i tipi dello stabilimento Barcellona
di Palermo.
Dedicata all’«insigne scultore italiano che nelle forme corrette ed
eleganti e nella grazia ingenua elevò l’arte a maggior gloria» – cioè
Carmelo Bajamonte
Appunti su uno scritto poco noto di Agostino Gallo
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numero 3 - maggio 2010
a Pietro Tenerani, uno dei segnatari del Manifesto del Purismo
(1843), forse l’artista (in Sicilia nel 183817) che più di ogni altro in
nostri monumenti, ed esortarli che prima di scrivere dell’universa
Italia vengano qui e veggano, e non ci appartino dalla gran famiglia
degli stati italiani»21.
Ora l’aspetto da porre in rilievo è la modalità con la quale Gallo
tenta di risolvere un complesso d’inferiorità, ingaggiando il
confronto su un terreno secondo lui propizio, quello delle arti
decorative, riconosciute di pari dignità estetiche e creative rispetto
alle maggiori. In un discorso che lo scrittore riteneva suscettibile di
approfondimenti22, l’attenzione si appunta in prima battuta su tale
ambito, nell’intento di rivendicarne la preminenza nello scenario
italiano, poiché nella «sede natia di Cerere» una tradizione artistica
che affondava radici in un passato antico aveva visto prosperare la
glittica, la ceroplastica, il commesso marmoreo, l’arte dello smalto,
i capolavori di argenteria e oreficeria, la maiolica, tutte arti non
secondarie per l’incommensurabile estro inventivo e la perfezione
tecnica che le significava.
Aggiunti al commentario i testi di due autori di solida preparazione
– Andrea Pietro Giulianelli23 e Aubin-Louis Millin24 – Agostino
Gallo produce in apertura un elenco d’intagliatori dell’antichità,
tralasciando ex professo – e rimarca con intonazione sarcastica – i
nomi degli incisori siciliani di gemme e di medaglie, «per annunziarli
esporli innanzi alla rapacità di qualche pirata [scil. Gioacchino Di
quel momento incarnava gli ideali estetici dello scrittore – l’operetta
riprende il disegno del Saggio su’ pittori del 184218, di cui ricalca sia
le motivazioni ideologiche – nell’esercizio di una critica militante
versata soprattutto negli artisti contemporanei – sia il modo
di organizzare la materia, basato con gesto di riepilogo su una
rassegna di personalità e indirizzi che ancorché stringata testimonia
nel numero la vivacità del caleidoscopio siciliano.
Gallo compendia in una ventina di pagine un profilo storico-artistico
ideologizzato e mirato a riabilitare la regione nel novero delle scuole
artistiche italiane. Nel contesto di un Ottocento nazionalistico19, è
dunque messa a punto una strategia tendente a costituire in unità
le singole realtà locali secondo precise priorità: fare l’Italia artistica
sulla base di una convergente proposta storiografica; compensare il
ritardo accumulato nei confronti degli ‘esteri’; e, nel caso specifico
della Sicilia, legittimare l’appartenenza a pieno titolo a tale sistema
sopraregionale non senza partigianeria e un pervasivo spirito di
revanche20. Un’urgenza di cui si farà interprete anche un giovanissimo
Gioacchino Di Marzo che nel primo volume Delle Belle Arti esibiva
il manifesto «di far noto ai siciliani i vanti eccelsi di questa terra
[…]; mostrare altresì agli stranieri che non è vano lo studio dei
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temi di Critica e Letteratura artistica
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Marzo] che scrivacchia sullo stesso argomento»25.
Non credo sia necessario uno sforzo interpretativo per riconoscere
Lo scrittore dimostra di aver letto anche Angelo Mazzoldi26 dal quale
la piena continuità con la tradizione filo-rinascimentale, giocata su
fa discendere uno schema di periodizzazione
un’idea conservatrice del disegno, padre delle arti e
delle arti, nate etrusche, sul suolo italico,
fondamento del bello. Ma Gallo, in maniera ancor
anziché greche, che incontra l’ascendente della
più radicale, e quasi ribaltando lo schema evolutivo
sua parabola nel Rinascimento. «Che in Italia
e le dinamiche cicliche di progresso e decadenza
risorgesse prima che altrove il disegno figurativo
dell’arte, trovava già nella Sicilia dell’età classica il
dopo il rinascimento delle arti è stato provato da
principio di una perfezione, sboccata poi nel XII
tutti gli scrittori anche stranieri. Ed essendo esso
secolo e rifiorita nel Cinquecento. La Sicilia, dove
base ed elemento indispensabile dell’intaglio
la gliptica era già diffusa nelle colonie greche,
in pietre dure e della incisione o cesellatura in
produsse «infiniti lavori di tal genere della più
metalli, certo è che l’Italia dovea precedere in
bella invenzione, del più elegante disegno, e della
questi rami tutte le altre nazioni»27. Chiosa poi:
più diligente e graziosa esecuzione»29; oggetti
«l’arte di incidere in pietre dure piccolissime figure
piccoli e facilmente trasportabili, «divenuti preda
ed ornati offre maggiori difficoltà che quella di
degli avidi viaggiatori» e portati nei loro musei,
scolpire in grande nel marmo, ed è per sé stessa
che «hanno dovuto incitare i loro artisti o a
oggetto di massimo lusso reale o principesco, e di
imprenderne simili, o a migliorare il loro bulino,
gran costo per il tempo indispensabile a condurre Aubin Louis Millin, Introduzione allo stu- e certo a propagarvi l’amore di quest’arte»30.
gli oggetti a perfezione, così non poteva salire al dio delle pietre intagliate, Palermo 1807. L’esaltazione del primato italiano, cui si giunge
attraverso scorciatoie idealistiche e letterariamente retoriche,
massimo grado di essa che nel secolo del più squisito gusto e più
induce Gallo a confutare la «strana opinione» di Cesare Cantù31 sul
fastoso lusso e di maggior ricchezza in Italia, che fu tutto il corso
del XVI secolo»28.
primato della Francia nell’arte dello smalto: egli fa così osservare
Carmelo Bajamonte
Appunti su uno scritto poco noto di Agostino Gallo
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che in Sicilia sin dall’epoca normanna e aragonese si realizzarono
mirabilia di arte suntuaria quali la Corona di Costanza32, il «calice di
forma greca, fregiato di antiche miniature
e smalti»33 custodito nella chiesa di S. Maria
pesantissimi per la porcellana […] goffi per le ridicole figure di
quegli stupidi cinesi, da stupidi artisti effigiati e dipinti»39. Qui
Gallo spara a zero, malevolo e con un
tono pontificale, espressione di quel
classicismo che ne aveva irreggimentato
il gusto, orientandone le direttrici della
ricerca storiografica nonché molte
scelte collezionistiche fra cui, appunto, i
“bianchi” Malvica40.
di Randazzo34, il Paliotto Carandolet del
Tesoro della Cattedrale di Palermo35. Qui
è opportuno rilevare la piena sintonia con
un clima culturale sensibile alla riscoperta
etico-estetica del medioevo normannosvevo, anche in termini di tutela e restauro
Preso l’abbrivo dagli elenchi di intagliatori
architettonico36, in anni che videro a guida
scrutati da Vasari e Baldinucci (i.e. Matteo
del dicastero della Istruzione Pubblica
del Nassaro, Giovanni Jacopo Caraglio,
Michele Amari storico islamista37.
Valerio Vicentino, Alessandro Cesari,
Nel paragrafo successivo è toccato il tema
Jacopo da Trezzo, Annibale Fontana e gli
della «porcellana ben dipinta con figure ed
altri), Gallo fa splendere, in un’ideale linea
ornati» e Gallo trova idoneo lodare – dopo
di continuità, la pleiade dei comprimari
Faenza, Ginori e la Real Fabbrica di Napoli
siciliani. Apre un artista di prim’ordine,
– i «buoni lavori» delle officine Malvica
Valerio Villareale41 scultore-restauratore
alla Rocca38 per la raffinata eleganza dei
del Real Museo Borbonico, direttore
Vincenzo Riolo, Ritratto di Valerio Villareale, Biblioteca Comotivi ornamentali neoclassici; allunga munale, Palermo.
degli scavi di Pompei, e dal 1815, anno
invece una fitta ombra sulle cineserie e con accenti energici ne
del suo rientro a Palermo, professore di Scultura e direttore dello
stigmatizza il brutto nei «vasoni dipinti della Cina e del Giappone,
Stabilimento di Belle Arti della R. Università degli Studj42, il quale
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
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numero 3 - maggio 2011
svolse un’importante funzione di educazione al gusto antico48.
Queste classi di oggetti concorsero a orientare il fare artistico
verso l’imitazione dei classici anche nella didattica accademica;
furono argomento d’illustrazioni49 corredate da tavole con effigi
gemmali o monetali costituenti l’enorme congegno mnemotecnico
di un museo cartaceo, che rivela – lo ha notato Pomian50 – l’interesse
essenzialmente iconografico verso le immagini incise su tali manufatti
(al di là della qualità della pietra). Saremmo dunque in errore se
sottovalutassimo il ruolo-guida dell’antiquaria, in Sicilia vicaria della
«più per diletto e per picca di
emulare l’antico volle ancora
incider cammei e gemme, e
vi riuscì egregiamente, come
nella scultura in marmo [con
opere che] son modello di
elegante stile e contestano
che ancor vive tra’ siciliani
l’antico genio ellenico»43.
È arcinoto che negli anni
dell’apprendistato
romano
l’artista, introdotto nel circuito
antiquario
grazie
anche
alla mezza parentela con lo
Raffaello Politi, Un cammeo in onice,
scultore incisore e medaglista in “Poliorama Pittoresco”, Napoli
Benedetto Pistrucci44, era 1843.
molto concentrato nella realizzazione di gemme incise benvolute
all’emporio d’arte della capitale in fibrillazione per l’antico45.
Il mercato di monete e medaglie celebrative, placchette e bassorilievi
su pietre dure – tramite cui si erano incrementate le collezioni
archeologiche di musei locali quali il Salnitriano46 o il Martiniano47 –
toccò l’apice con la cultura neoclassica e, dalla fine del ’700 all’800,
Melchiorre Di Bella, Giuseppe Garofalo, Tavola
numismatica, in Opuscoli siciliani, XIII, 1772.
Carmelo Bajamonte
Appunti su uno scritto poco noto di Agostino Gallo
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critica d’arte fino ai primi tre decenni
del XIX secolo, o il gran fermento
della coeva stampa periodica51 di cui i
tanti articoli apparsi nel “Giornale di
Scienze, Lettere e Arti per la Sicilia”
di Palermo reggono un’esauriente
campionatura52. Al di là del redditizio
commercio dell’antico – anche a prezzi
stracciati stando alla testimonianza di
un fine collezionista, l’erudito danese
Frederik Münter, che fu tra nell’Isola
sullo scorcio del XVIII secolo53 – non
dovrebbero esser trascurati i buoni
esiti di un mercato parallelo di oggetti
moderni venduti per autentici. Perché
«anche falsificare poteva essere un
gioco, ma era soprattutto una sfida:
nei confronti dell’antico che si imitava,
nei confronti degli esperti cui si
sottoponeva l’opera»54, come ricorda
Gallo in quell’aneddoto55 su un ‘falso
antico’ acquistato da un grand-tourist,
Michele Laudicina (attr.), Cammeo con Giove e Ganimede, Museo regionale Pepoli, Trapani.
realizzato proprio da Villareale, abilissimo nel modellare anche statuette fittili à la grecque56.
Objets d’art per amatori facoltosi decisi a procacciarsi cammei – spesso adeguati alle funzioni
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temi di Critica e Letteratura artistica
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decorative dell’oreficeria e montati in gioielli e parures – o incisioni su
conchiglia, un materiale più economico della pietra dura e anche più
facile da scolpire visto che per incidere le valve non era necessario il
banco con castelletto57. Opere spesso premiate pubblicamente con
Ferdinando I a cavallo lasciò un tale scontento nell’entourage reale
che all’artista non fu corrisposto nemmeno il pattuito64. Laudicina
– epigono di Villareale come i fratelli Giuseppe e Raffaele65 – istruì
nell’arte di intagliare cammei e incidere conchiglie i due nipoti
Michele jr. – scomparso nel 1837 – e Giuseppe, ancora attivo nel
1863 «con riputazione di valoroso artista»66.
Salutato da Gallo come uno dei migliori artisti contemporanei,
Tommaso Aloysio Juvara, allievo di Vincenzo Camuccini a Roma e
di Paolo Toschi a Parma e «fra i primi incisori italiani moderni pel
corretto disegno, per la morbidezza delle carni, la grazia e la varietà
del bulino, imitativa degli oggetti»67. La storia dell’incisione, oltre
Vincenzo Catenacci o Filippo Rega, non può prescindere da altri
nomi eccellenti, primi fra tutti i fratelli Bartolomeo e Luca Costanzo
da Sambuca68, principali artefici della produzione medaglistica dei
Borbone69, «che seppero imitar sì bene le più rare monete grecosicule, fra le quali la Sicheliotan, da illudere i più esperti conoscitori
stranieri che le compravano come antiche»70. Laudator temporis acti,
Gallo pratica ancora il luogo winckelmanniano della superiorità
degli antichi cui i moderni fanno bene a tendere – «il genio eccitato
dal clima e da’ grandi modelli»71 – e svela un debole verso oggetti
simili, amati anche sotto forma di impronte, che amava mostrare
nella casa-museo all’Olivella summa delle sue esperienze e luogo di
medaglie d’oro o d’argento58 nelle mostre periodiche organizzate
dal Reale Istituto d’Incoraggiamento di arti e manifatture, da
Ferdinando II di Borbone «con tanta sapienza al bene di questo regno
stabilito»59. Di più: l’ambiente orafo trova sponda negli interventi sui
periodici (si leggano per esempio gli encomi sull’orafo palermitano
Giovanni Fecarotta60) e, su scala nazionale, in pubblicazioni come
il saggio di “oreficeria archeologica” licenziato a Firenze nel 1862
dall’orafo e antiquario romano Augusto Castellani61.
V
olevo continuare questo ragionamento e notare come, non a
caso, l’altra figura menzionata sia il già ricordato Michele Laudicina,
professore di Gliptica a Trapani62, che «diessi di proposito alla
incisione de’ cammei e gemme che copiava dagli antichi, e per tali
li vendeva a gran prezzo agli stranieri»63. Artista prolifico «molto
esperto e risoluto nel maneggio del bulino», bravo sì, ma con un
talento più imitativo che originale, non riuscendo altrettanto ispirato
nei lavori d’invenzione, se una sua agata orientale raffigurante
Carmelo Bajamonte
Appunti su uno scritto poco noto di Agostino Gallo
15
numero 3 - maggio 2010
incontro per artisti, dotti, visitatori72.
Non meno interessanti mi sembrano le glosse sul medaglista
Giuseppe Barone73, su Ignazio Melazzo – «valente e franco incisor
di medaglie» ma scaltro contraffattore di conî, al fresco già dal
182774 –; sull’orafo Marco Di Chiara, allievo di Giuseppe Patania
e Valerio Villareale, del quale Gallo aveva scritto nel 1839 su
“L’Oreteo” di Palermo75; su Paolo Cataldi, infine, altro «abilissimo
orafo, che speculò un metodo e una macchina per riprodurre
medaglie antiche»76. In particolare, l’attività di quest’ultimo artista,
originario di Buccheri e attivo nel Val di Noto, risulta documentata
in alcune carte d’archivio inedite da cui vien fatto di supporre che
il problema delle falsificazioni fosse tenuto in un certo conto dalla
politica culturale borbonica77.
Del resto già Domenico Sestini, regio antiquario di S.A.R. il
Granduca di Toscana, ricorda come nel XVIII secolo a Catania, città
in cui prestava servizio come bibliotecario presso Ignazio Paternò
Castello V principe di Biscari, godesse largo successo un’officina di
falsificatori esperta nell’imitazione degli esemplari più rari78.
Detto questo occorre aggiungere che non solo l’anticomania
caratterizzava la cultura artistica isolana, ma tutta una produzione
di cui Gallo arguisce il pregio intrinseco dai materiali trattati con
un raffinamento creativo di straordinaria sottigliezza e vivacità.
Ma lasciamolo dire: «In Sicilia diverse produzioni naturali, come le
agate, i diaspri, e altre pietre a diversi colori, l’ambra, il corallo, le
madriperle, le conchiglie, hanno apprestato agli artisti nell’intaglio
i materiali più belli e svariati, onde effigiarvi graziose figurine.
Talché fu promosso un commercio attivissimo con gli stranieri da
più secoli, principalmente sostenuto da Trapani, città addetta a tali
incisioni, e feconda di vivaci e industriosi ingegni»79.
Oltre alla silografia impiegata per i libri illustrati nell’editoria sin
dal XV secolo80, la Sicilia poteva vantare a parere dello scrittore
il primato assoluto nell’uso delle «gemme fittizie», le paste vitree
colorate e dorate. Invenzione per consuetudine ascritta al francese
Homberg agli inizi del XVIII secolo, ma qui già attestata in epoca
fenicio-punica81, ricomparsa con l’arte musiva in età normanna e
N
on è l’unico riferimento all’attività di falsari, su cui sono
riuscito a recuperare una casistica eterogenea testimoniante non
solo l’esistenza di un mercato di copie e contraffazioni nei conî –
che automaticamente consentiva alle richieste di un collezionismo
competitivo disposto a tutto pur di completare le serie mancanti
– ma un largo orizzonte che intriga storia economica e storia del
gusto, argomento che rinvio volentieri a una prossima occasione.
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
16
numero 3 - maggio 2011
le proprie tinte, fiori, piante e ornati che risultano di grande effetto
e bellezza»84. Un giudizio molto positivo che potrebbe spendersi
sia per l’ornamentazione barocca sia per lavorazioni del XIX
secolo, come i pavimenti e i rivestimenti in marmo e mosaico della
neogotica casa Forcella, citati a non finire dalla contemporanea
letteratura artistica come non plus ultra di bello artificio85.
Maestranze siciliane, Paliotto (part.), Chiesa del Collegio dei Gesuiti, Caltanissetta, XVII sec.
tornata in voga nell’Ottocento con Angelo e Luigi Gallo82, fratelli di
Agostino, tramite molteplici impieghi anche nel campo del restauro
«per riparare i guasti degli antichi musaici»83.
Suscita attenzione anche il passo sul fantasioso artificio dei marmi
policromi al quale Gallo affida tutta la sua soddisfazione per il
genio siciliano: «Il talento speculativo de’ siciliani si valse di questi
marmi per imitar la natura nel comporre con vari pezzetti, secondo
Carmelo Bajamonte
Gallo scandaglia la cattivante peculiarità del mischio siciliano – cui,
a differenza del mosaico fiorentino impiegato negli opifici medicei
solo per «mobili e tavolini», è tributato «l’onore di anteriorità e
d’invenzione […] laonde Palermo può andare fastosa per questo
riguardo più che la bella ed elegante Firenze e la magnifica Roma» –
con cui dal XVII secolo si approntò il rutilante addobbo permanente
per chiese e cappelle. Nell’iperbole di queste righe – più che
sottolinearvi la scarsa conoscenza di un’opera quale la Cappella dei
Principi, mausoleo di Ferdinando I de’ Medici (1604), e dei relativi
studi monografici86, a dimostrazione del fatto che nella città toscana
non si producessero soltanto arredi lapidei – può essere applaudita
la maturità di giudizio sul valore delle decorazioni a marmo mischio
che a quella data non doveva essere così pacifica, se l’autore biasima
in una nota la dismissione degli apparati marmorei e la demolizione
della parrocchia di S. Giacomo la Marina di Palermo87, avvenute
proprio nel 1863 quando il suo scritto odorava ancora di inchiostro.
Appunti su uno scritto poco noto di Agostino Gallo
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numero 3 - maggio 2011
Fra le «sotto-specie» della
scultura è annoverata l’argenteria depauperata lungo
i secoli da alienazioni
consumate «con pietosa
fraude». È il caso di annotare
che l’arte degli argentieri
del XVII secolo, fucina
di “macchine” barocche
come l’Urna di S. Rosalia
(1631) della Cattedrale di
Palermo88, si ritrova affiliata
A. Fecarotta (Dis. e Lit.), Cinquemani & Marotta (Lit.), Urna di S. Rosalia.
Non mancano cenni alla
ceroplastica, «ch’è pure de’
tempi greci e romani in Sicilia,
non indietreggiò nell’epoca
mo-derna, particolarmente in
Palermo»92, e a un’artista ricca
di intuizioni, Anna Fortino,
allieva di Rosalia Novelli e
Giacomo Serpotta93, alle cui
«opere squisite» Agostino
Gallo aveva fatto assumere
un rilievo di primo piano
già nell’articolo uscito su
“Passatempo per le Dame”94.
stilisticamente alla blasonata
scuola
gaginiana
tardo
rinascimentale, giacché sono «gli ultimi scolari degli
scolari di Antonio Gagini»89,
Affine all’arte della cera è R. Politi, Giacomo Bongiovanni e Giuseppe
Vaccaro, in “Poliorama Pittoresco”,
la coroplastica «madre del Napoli 1843.
cisello e dell’incisione», in cui
si distinsero in epoca classica Demofilo, Gorgaso e il pittore Zeusi,
il cui luogo natale (Eraclea Minoa) era stato prima reclamato alla
Sicilia95. Sono trascorsi pochi anni dal 1858, quando Raffaello Politi,
corrispondente di Gallo, pubblica i Cenni biografici su’ valentissimi
plasticisti da Caltagirone Bongiovanni e Vaccaro96, già passati sul
e soprattutto Nibilio90 – confuso con Niccolò, figlio di Giacomo,
stando alla lezione tràdita da Vincenzo Auria nel Gagino redivivo
(1698) –, a essersi distinti per le loro belle fatiche, fra cui ricorda
il paliotto di seta ricamata con placche d’argento per i benedettini
di S. Martino delle Scale91.
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
18
numero 3 - maggio 2011
“Poliorama Pittoresco”
di Napoli nel 184397.
Il palermitano sembra
guardare
all’excursus
storico della ceramica
tratteggiato dall’amico
siracusano, con cui
scambiava idee, libri,
quadri98: è comparabile
che è forse uno
dei più significativi
nel suo opuscolo,
da decifrare come
pieno convincimento
di un alto standard
qualitativo e di un
possibile allargamento
imprenditoriale
per
l’impostazione diacroalcune officine di
nica culminante proprio
industria
artistica100,
nei gruppi di terracotta
che avevano ottedei Bongiovanni di
nuto
incoraggianti
Caltagirone,
«addetti
riconoscimenti anche
a modellare in argilla i
nell’International
costumi villaneschi delle
Exhibition di Londra
nostre contrade con tal
del 1862101. È facile
Giovanni Antonio Matera (e bottega), Presepe, Collezione privata, Palermo.
accorgersene
anche
verità ed espressione
quando il palermitano illustra i presepi in legno, tela e colla di
da recar sorpresa e diletto. Laonde sono avidamente ricercati e
«un certo Matera», elogiato per la «insuperabile semplicità, verità
comprati dagli stranieri»99.
Mi occorre spendere qualche parola in merito a una certa insistenza
ed espressioni ne’ pastori»102. L’occhio da conoscitore ne coglie
di Gallo sulla commerciabilità di queste manifatture, elemento
le specificità del linguaggio con i richiami al naturalismo pittorico
Carmelo Bajamonte
Appunti su uno scritto poco noto di Agostino Gallo
19
numero 3 - maggio 2011
seicentesco e alle sculture di Bernini – come era stato già notato da
Jacob Burckhardt103 – e l’attitudine per una messa in scena atipica
rispetto alla tradizione napoletana, i cui scarabattoli «senza l’artificio
d’un paesaggio artistico, non producevano il bell’effetto di quelli di
Palermo»104.
che si rifletta sulla fondazione del Museo Artistico Industriale diretto
dallo scultore Vincenzo Ragusa (1884)107, sulla vivace diffusione di
periodici specialistici108, e sull’Esposizione Nazionale di Palermo
del 1891-’92, con numerose divisioni dedicate alle arti industriali109.
Prima di finire un’ultima osservazione: con questi brevi accenni Gallo
arma la prora verso ulteriori studi che cadono ai primissimi anni del
Novecento, in un’ottica riferibile, grosso modo, alla museologia e alla
storia del collezionismo – si prenda come esempio il tentativo di
approfondimento svolto da Salvatore Romano proprio sulle opere di
Giovanni Matera105 – o al problematico aspetto dell’attribuzionismo
e alla fortuna critica di artefici di difficile identificazione, come i
Nolfo scultori trapanesi, sulle cui tracce doveva muovere, con
risultati non sempre illuminanti, il canonico trapanese Fortunato
Mondello106.
Ho idea, dunque, che la proposta d’interpretazione affacciata
da Agostino Gallo – un autore che anche in anni recenti non ha
smesso di appassionare la critica – si ponga principalmente come
un superamento del divario fra arti alte e applicate in una nuova
prospettiva nazionale. Un primo apporto, non senza distorsioni
campanilistiche e tratti inconferenti, ma però apprezzabile nell’attesa
del riconoscimento che le seconde vivranno presto in Sicilia, solo
________________________
1 Sul tema cfr. S. La Barbera, Le arti decorative nelle fonti e nella letteratura artistica
siciliana, in Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo
della mostra a cura di M.C. Di Natale, Charta, Milano 2001, pp. 260-277.
2 Benigno da Santa Caterina, Trapani nello stato presente, profana e sacra, mss.
del 1810-1812, custoditi ai ss. 199-200 presso la Biblioteca Fardelliana di Trapani.
3 G.M. Fogalli, Memorie biografiche degl’illustri trapanesi per santità, nobiltà, dottrina
ed arte, ms. della I metà del XIX secolo, custodito ai ss. 14 C 8 presso la Biblioteca
del Museo regionale “A. Pepoli” di Trapani.
4 Per il trapanese Giuseppe Maria Berardo Di Ferro e Ferro cfr. S. La Barbera,
Giuseppe Maria Di Ferro teorico e storico d’arte, in Miscellanea Pepoli. Ricerche sulla cultura
artistica a Trapani e nel suo territorio, a cura di V. Abbate, Trapani 1997, pp. 147-166.
5 C. Pasca, Cenno di Cesare Pasca beneficiale della real cappella Palatina di Palermo.
Delle pietre dure e dell’arte di lavorarle – Dell’uso e commercio dei marmi – Su gli smalti e
l’arte del mosaico – Sulle crete e l’arte di lavorar la terra cotta – Delle terre che si possono
usare nella pittura e dell’asfalto, in “La Lira. Giornale artistico-letterario-teatrale” [poi
“La Lira”], a. I, n. 26, 27 marzo 1852, pp. 101-102: «Ho voluto qui brevemente
parlare dello stato attuale di alcune arti in Sicilia, e delle materie indigene che
servono all’esercizio di esse, per essere un soggetto poco trattato dagli altri. Mi
sono prefisso in questo un doppio scopo: di promuovere dai privati imprenditori
il miglioramento di esse arti, e l’introduzione dei materiali proprî del nostro suolo,
e quando l’opera de’ privati non bastasse chiedere la protezione della pubblica
autorità». Ivi, p. 101.
6 Per il profilo di Agostino Gallo (1790-1872) cfr. F.P. Campione, Agostino Gallo:
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
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numero 3 - maggio 2011
16 Id., Vita di Angelo Marini siciliano insigne scultore ed architetto del secolo XVI per la
prima volta messo in luce da Agostino Gallo da Palermo, in “GASLA”, t. CLXXIII, n.s.
XXVII, giugno, luglio e agosto 1861,1862, pp. 327-356.
17 Allo scultore carrarese il Decurionato messinese commissionò la statua
in bronzo di Ferdinando II. Cfr. L. Paladino, Situazione della scultura a Messina
nell’Ottocento, in La scultura a Messina nell’Ottocento, catalogo della mostra a cura di
L. Paladino, Assessorato regionale BB.CC.AA. e P.I., Messina 1997, pp. 19-25.
18 A. Gallo, Saggio di Agostino Gallo su’ pittori siciliani vissuti dal 1800 al 1842,
in G. Capozzo, Memorie su la Sicilia tratte dalle più celebri accademie e da distinti libri
di società letterarie e di valent’uomini nazionali e stranieri con aggiunte e note per Guglielmo
Capozzo socio di varie accademie, vol. III, Virzì, Palermo 1842, pp. 123-147. Per il
Saggio cfr. S. La Barbera, Il «Saggio sui pittori siciliani vissuti dal 1800 al 1842» di
Agostino Gallo, in Le parole dei giorni. Scritti per Nino Buttitta, vol. I, a cura di M.C.
Ruta, Sellerio, Palermo 2005, pp. 358-377.
19 Vedi F. Bologna, La coscienza storica dell’arte d’Italia, Garzanti, Milano 1992,
in part. pp. 165 e ss. Per la situazione siciliana cfr. S. La Barbera, Dall’erudizione
alla connoisseurship alla critica d’arte in Sicilia. Metodologia degli studi sull’arte dalla fine del
secolo XVIII ai primi decenni del XX secolo, in Metodo della ricerca e Ricerca del metodo.
Storia, arte, musica a confronto, atti del convegno di studi (Lecce, 21-23 maggio 2007)
a cura di B. Vetere con la collaborazione di D. Caracciolo, Congedo, Galatina
2009, pp. 283-310.
20 «Si comprendeva ormai che la migliore aureola glorificante da offrire alla
Sicilia consisteva nell’esaltarne il valore, per cosi dire, materno nei confronti della
cultura italiana: la Trinacria, erede incorrotta e continuatrice di greci e di latini,
ponte tra la classicità e i tempi nuovi dell’Italia moderna». G.C. Marino, L’ideologia
sicilianista. Dall’età dei «lumi» al Risorgimento, Flaccovio, Palermo 1971, p. 199.
21 G. Di Marzo, Delle Belle Arti in Sicilia dai Normanni sino alla fine del secolo XIV,
vol. I, Salvatore Di Marzo, Palermo 1858, pp. 67-68.
22 «[…] in altri miei saggi proverò del pari che ciò avvenne anche per
l’architettura, per la scultura in marmo, la pittura e la musica e per molte
invenzioni utili al consorzio civile». A. Gallo, Sull’influenza…, p. 19. Un’urgenza
evidentemente molto sentita da Agostino Gallo che nel 1863 aveva fondato
insieme con alcuni studiosi siciliani anche l’Assemblea di Storia Patria, con lo scopo
di far conoscere il contributo dato dalla Sicilia all’Unità italiana e al progresso
un enciclopedista dell’arte siciliana, in La critica d’arte in Sicilia nell’Ottocento. Palermo, a
cura di S. La Barbera, Flaccovio, Palermo 2003, pp. 107-127.
7 A. Gallo, Sull’influenza ch’esercitarono gli artisti italiani in varii regni d’Europa ad
introdurvi, diffondervi o migliorar l’arte d’intagliar cammei in pietre dure e tenere, incidere in
rame, cesellare e smaltare in argento e in oro, Tipografia Barcellona, Palermo 1863.
8 Per la figura e l’opera di Gioacchino Di Marzo cfr. S. La Barbera, Gioacchino
Di Marzo critico d’arte dell’Ottocento, in Sul Carro di Tespi. Studi di storia dell’arte per
Maurizio Calvesi, a cura di S. Valeri, Bagatto Libri, Roma 2004, pp. 211-228.
9 G.M. Mira, Bibliografia Siciliana ovvero Gran Dizionario Bibliografico delle opere
edite e inedite, antiche e moderne di autori siciliani o di argomento siciliano stampate in Sicilia
e fuori, vol. I, Gaudiano, Palermo 1875, pp. 387-394; A. Gallo, Autobiografia (ms.
XV. H. 20.1.), ed. a cura di A. Mazzè, Biblioteca centrale della Regione siciliana di
Palermo, Palermo 2002, in particolare pp. 100-132.
10 A. Gallo, Notizia intorno all’arte dell’intaglio in legno dell’epoca Sveva in Sicilia, in
“Effemeridi scientifiche e letterarie per la Sicilia” [poi “ESLS”], t. V, a. II, 1833,
pp. 94-96.
11 Id., Necrologia, in “ESLS”, t. V, a. II, 1833, pp. 104-105, in cui tra i lavori di
«tutto finimento» del Laudicina sono menzionati gli oggetti della collezione del
principe di Trabia.
12 Ibid., pp. 105-107.
13 A. Gallo, Sull’arte dell’intaglio in pietre dure o tenere in Italia. Saggio di Agostino
Gallo da Palermo, in “Giornale Arcadico di Scienze, Lettere ed Arti” [poi “GASLA”],
t. CLXXXI, n.s. XXXVI, gennaio-febbraio 1863, 1864, pp. 50-85.
14 Per il quale cfr. D. Pacchiani, Un archeologo al servizio di Pio IX: Pietro Ercole
Visconti (1802-1880), in “Bollettino dei Monumenti, Musei e Gallerie Pontificie”,
XIX, 1999, pp. 113-127. In anni precedenti il rapporto fra Agostino Gallo e Pietro
Ercole Visconti era stato animato dalla polemica letteraria su Angelo Costanzo
e Vittoria Colonna, come ricordato da A. Gallo, Risposta alle osservazioni critiche
del chiar. cav. Pietro Ercole Visconti sulla vita di Angelo di Costanzo scritta da Agostino
Gallo, in Poesie italiane e latine e prose di Angelo di Costanzo or per la prima volta ordinate
e illustrate con la giunta di molte rime inedite tratte da un antico codice la versione poetica de’
carmi latini e la vita dell’autore per opera di Agostino Gallo siciliano, Lao, Palermo 1843.
15 A. Gallo, Necrologia di Giuseppe Patania, in “GASLA”, t. CXXIV, gennaiofebbraio-marzo, Roma 1852, pp. 344-354
Carmelo Bajamonte
Appunti su uno scritto poco noto di Agostino Gallo
21
numero 3 - maggio 2011
all’Egitto, alla Fenicia, alla Grecia e a tutte le nazioni asiatiche poste sul Mediterraneo,
Guglielmini e Redaelli, Milano 1840.
27 A. Gallo, Sull’influenza…, pp. 5-6.
28 Ivi, p. 6.
29 Ibid.
30 Ibid.
31 Ibid. Con molta probabilità con riferimento alla lettera Sugli smalti pubblicata
dal briviese a Milano nel 1833.
32 Ibid. Sull’opera, custodita nel Tesoro della Cattedrale di Palermo, cfr. C.
Guastella, in Federico e la Sicilia dalla terra alla corona, vol. II, arti figurative e suntuarie,
catalogo della mostra a cura di M. Andaloro, Ediprint, Siracusa 1995, scheda 6,
pp. 63-74; M.C. Di Natale, Ori e argenti del Tesoro della Cattedrale di Palermo, in M.C.
Di Natale, M. Vitella, Il Tesoro della Cattedrale di Palermo, Flaccovio, Palermo 2010,
pp. 39-52.
33 A. Gallo, Sull’influenza…, p. 20.
34 E. Mauceri, Monumenti di Randazzo, in “L’Arte”, IX, 1906, pp. 185-192, fig.
3, p. 186; S. Bottari, Le oreficerie di Randazzo, in “Bollettino d’Arte”, a. VII, s. II,
n. I – luglio, 1927, pp. 301-309, fig. 1; M. Accascina, Oreficeria di Sicilia dal XII al
XIX secolo, Flaccovio, Palermo 1974, p. 127.
35 A. Gallo, Vita di Angelo Marini…, p. 348, nota 1. Per l’opera cfr. C.
Guastella, in Federico e la Sicilia…, vol. II, scheda 21, pp. 123-133; M. Vitella, I
manufatti tessili della Cattedrale di Palermo, in M.C. Di Natale, M. Vitella, Il Tesoro…,
pp. 112-114.
36 F. Tomaselli, Il ritorno dei Normanni. Protagonisti ed interpreti del restauro dei
monumenti a Palermo nella seconda metà dell’Ottocento, Officina, Roma 1994, pp. 55 e ss.
Sul mito del medioevo nel XIX secolo cfr. I. Porciani, Il Medioevo nella costruzione
dell’Italia unita: la proposta di un mito, in Italia e Germania. Immagini, modelli, miti fra due
popoli nell’Ottocento: il Medioevo, a cura di R. Elze, P. Schiera, Il Mulino - Duncker &
Humblot, Bologna-Berlin 1988, pp. 163-191.
37 Senatore del Regno unitario dal 1861 per volere di Cavour, Michele Amari
(1806-1889) resse il dicastero dal dicembre del 1862 al settembre del 1864.
38 R. Daidone, Le officine palermitane di maiolica della seconda metà del Settecento.
Testimonianze e documenti, in Terzo fuoco a Palermo 1760-1825. Ceramiche di Sperlinga e
Malvica, catalogo della mostra a cura di L. Arbace, R. Daidone, Arnaldo Lombardi,
della civiltà. Cfr. V. Di Giovanni, La prima Società di Storia Patria in Palermo (17771803), in “Archivio Storico Siciliano”, n.s., a. VIII, 1883, pp. 497 e ss.
23 A.P. Giulianelli, Memorie degli Intagliatori moderni in pietre dure, cammei, e gioje,
dal Secolo XV fino al Secolo XVIII, Fantechi e Compagni, Livorno 1753.
24 Introduzione allo studio delle pietre intagliate del Sig. A.L. Millin. Conservatore
degli antichi monumenti nella Biblioteca di Parigi, e Professore d’istoria e delle antichità nella
medesima. Dal francese nell’idioma italiano ridotta, Solli, Palermo 1807. Il nome di
Aubin-Louis Millin de Grandmaison circola moltissimo in Sicilia sia attraverso il
Dizionario portatile delle favole (Bassano 1804) che con questa Introduzione allo studio
delle pietre intagliate, pubblicata in prima edizione a Parigi nel 1796, tradotta a spese
di Francesco Abate e stampata nel 1807 per i tipi Solli. L’edizione previde un
apparato di «poche note, che riguardano alcuni articoli dell’arte d’intagliare in
Sicilia» e su artisti dello scolpire in piccolo, come i fratelli trapanesi Andrea e
Alberto Tipa. In aggiunta alla descrizione delle pietre e della «parte meccanica
della gliptica», di tipologie e collezioni italiane e europee, una parte dello scritto
è dedicata alla «critica delle pietre intagliate» cioè a dire «l’arte di formare un
giudizio, sia intorno alla bellezza, ovvero all’antichità delle medesime», nella
consapevolezza che «il saper distinguere le pietre antiche da quelle moderne è
cosa assai difficile, e si sono da se stessi ingannati i più abili conoscitori», p. 43.
Per Aubin-Louis Millin (Parigi 1759-1818) cfr. M. Preti-Hamard, infra.
25 A. Gallo, Sull’influenza…, p. 5, nota 2. Le notizie manoscritte sono ora A.
Gallo, Lavoro di Agostino Gallo sopra l’arte dell’incisione delle monete in Sicilia dall’epoca
araba sino alla castigliana (ms. XV. H. 15, cc. 1r-45v) Notizie de’ figularj degli scultori e
fonditori e cisellatori siciliani ed esteri che son fioriti in Sicilia da più antichi tempi fino al 1846
raccolte con diligenza da Agostino Gallo da Palermo (ms. XV. H. 16, cc. 1r-25r; ms. XV.
H. 15, cc. 62r-884r), ed. a cura di A. Anselmo, M.C. Zimmardi, Biblioteca centrale
della Regione siciliana di Palermo, Palermo 2004. Sulle polemiche fra Gallo e Di
Marzo cfr. A. Mazzè, L’incompiuta Storia delle Belle Arti: progetti e polemiche, in A.
Gallo, Notizie intorno agli architetti siciliani e agli esteri soggiornanti in Sicilia da’ tempi più
antichi fino al corrente anno 1838. Raccolte diligentemente da Agostino Gallo palermitano per
formar parte della sua Storia delle belle Arti in Sicilia (ms. XV. H. 14), ed. a cura di A.
Mazzè, Biblioteca centrale della Regione siciliana di Palermo, Palermo 2000, pp.
V-XXIII.
26 A. Mazzoldi, Delle origini italiche e della diffusione dell’incivilimento italiano
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
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Roma 1806, p. 124. Si veda pure Sgadari di Lo Monaco, Pittori e scultori siciliani
dal Seicento al primo Ottocento, Agate, Palermo 1940, p. 151.
45 S. Costanzo, Valerio Villareale, in “Passatempo per le Dame” [poi “PpD”], a.
4, n. 38, 17 settembre 1836, pp. 301-305 scrive che l’artista «anche in questo ramo
[la gliptica] seppe trarsi l’altrui ammirazione facendo de’ non pochi squisiti lavori
che gli procacciaron fama perché di un’attitudine originalissima, e con quei tagli
assoluti di che i Greci usavano per dar finimento ad opere di cotal natura» p. 303.
Per la situazione romana vedi L. Pirzio Biroli Stefanelli, Glittica, medaglistica,
oreficeria. Artisti-artigiani per l’Europa, in Maestà di Roma da Napoleone all’Unità d’Italia.
Universale ed Eterna Capitale delle Arti, catalogo della mostra, Electa, Milano 2003,
pp. 517-520; A. Pinelli, Il Neoclassicismo nell’arte del Settecento, Carocci, Roma 2005,
pp. 69-77. Imprescindibile F. Haskell, N. Penny, L’antico nella storia del gusto. La
seduzione della scultura classica 1500-1900, Einaudi, Torino 1984.
46 Per il museo, istituito dal gesuita Ignazio Salnitro nel 1730 nei locali del
Collegio Massimo dei Gesuiti di Palermo, cfr. R. Graditi, Il museo ritrovato. Il
Salnitriano e le origini della museologia a Palermo, Assessorato regionale BB.CC.AA. e
P.I., Palermo 2003.
47 Sul museo dell’antica abbazia benedettina di San Martino delle Scale la cui
origine (1744) si deve all’iniziativa del priore Giuseppe Antonio Requesens e di
don Salvadore Maria Di Blasi, cfr. V. Abbate, «Ut mei gazophilacii … nova incrementa
pernosceres»: Salvadore Maria Di Blasi e il Museo Martiniano, in Wunderkammer siciliana
alle origini del museo perduto, catalogo della mostra a cura di V. Abbate, Electa,
Napoli 2001, pp. 165-176; R. Equizzi, Palermo San Martino delle Scale. La collezione
archeologica: storia delle collezione e catalogo delle ceramiche, «L’Erma» di Bretschneider,
Roma 2006.
48 Per gli aspetti più generali di questo fenomeno cfr. E. Paul, Falsificazioni
di antichità in Italia dal Rinascimento alla fine del XVIII secolo, in Memoria dell’antico
nell’arte italiana. I generi e i temi ritrovati, t. II, a cura di S. Settis, Einaudi, Torino 1985,
pp. 413-439; K. Pomian, Collezionisti, Amatori e Curiosi. Parigi-Venezia XVI-XVIII
secolo [1987], il Saggiatore, ed cons. Milano 2007, pp. 306 e ss.; Le gemme incise nel
Settecento e Ottocento. Continuità della tradizione classica, atti del convegno di studio
(Udine, 26 settembre 1998) a cura di M. Buora, «L’Erma» di Bretschneider, Roma
2006.
49 R. Politi, Un cammeo in onice, in “Poliorama Pittoresco. Opera periodica
Palermo 1997, pp. 17-29.
39 A. Gallo, Sull’influenza…, p. 9. Per le cineserie cfr. H. Honour, L’arte
della cineseria. Immagine del Catai, Sansoni, Firenze 1963. Per le ricadute locali
P. Palazzotto, Riflessi del gusto per la cineseria e gli esotismi a Palermo tra Rococò e
Neoclassicismo: collezionismo, apparati decorativi e architetture, in Argenti e cultura Rococò
nella Sicilia centro-occidentale 1735-1789, catalogo della mostra a cura di S. Grasso,
M.C. Gulisano, Flaccovio, Palermo 2008, pp. 535-561.
40 Gallo ci informa che nella sua collezione erano: «due statuette, una
sacerdotessa, ed una Melpomene, che son pregevoli». A. Gallo, Intorno ad un
lavoro di maiolica in Palermo, rappresentante la Beata Vergine col Bambino, modellato da
Luca della Robbia fiorentino, in “GASLA”, t. CLIX, n.s. XIII, gennaio-febbraio,
1859, pp. 59-73. L’articolo, dedicato a una robbiana con la Madonna col Bambino del
convento di S. Domenico di Palermo, anticipa alcuni temi dell’opuscolo sulle arti
applicate siciliane di cui noi. Per la robbiana con la Madonna del cuscino cfr. F. Negri
Arnoldi, Due esempi di terracotta in Sicilia, in Splendori di Sicilia…, pp. 108-113.
41 Per Valerio Villareale (1773-1854) cfr. D. Malignaggi, Valerio Villareale,
catalogo a cura di D. Favatella, “Quaderni dell’A.F.R.A.S. Scultura”, 1, Palermo
1976. Si veda anche I. Bruno, Valerio Villareale un Canova meridionale, allegato
a “Kalós – arte in Sicilia”, a. XII, n. 1, Gennaio-Marzo 2000. Per l’attività di
restauratore cfr. V. Chiaramonte, Valerio Villareale, scultore e conoscitore, tra cultura
antiquaria e restauro, in Gli uomini e le cose. I. Figure di restauratori e casi di restauro in
Italia tra XVIII e XX secolo, atti del convegno nazionale di studi (Napoli, 18-20
aprile 2007) a cura di P. D’Alconzo, ClioPress, Napoli 2007, pp. 25-57.
42 F. Meli, La Regia Accademia di Belle Arti di Palermo, Le Monnier, Firenze 1939,
nota 1, p. 27. Villareale v’insegnò anche Glittica e Osteologia dal 1827 al 1837.
43 A. Gallo, Sull’influenza…, p. 12. Qui Gallo riprende un topos della letteratura
su Villareale come artista neoclassico che «ha più diritto alla nostra gratitudine
per aver preso la scultura da mani di Ignazio Marabitti che immegliandola bensì
non poté però rialzarla alle vere sue forme di bellezza per le capricciose e sconce
maniere invalse verso la metà del secolo XVIIo». E. Amato, La Psiche del sig. Valerio
Villareale, in “Il Contemporaneo. Giornale periodico di Scienze e Lettere, di Arti
e Mestieri”, a. I, n. 4, 15 febbraio 1846, p. 32.
44 Nel 1802 Villareale sposò Teresa Lucchi cugina del Pistrucci. Cfr. G.A.
Guattani, Memorie enciclopediche romane sulle Belle arti, antichità etc., vol. I, Salomoni,
Carmelo Bajamonte
Appunti su uno scritto poco noto di Agostino Gallo
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numero 3 - maggio 2011
Palermo 1969, pp. 76-107; vol. III (Palermo 1827), pp. 117-141. Per gli studi di
numismatica nel XIX secolo cfr. R. Macaluso, Storia degli studi di numismatica antica
in Sicilia: F. Ferrara, G. Alessi, C. Gemmellaro, G. Romano, in “Sicilia Archeologica.
Rassegna periodica di studi, notizie e documentazione edita dall’Ente Provinciale
per il Turismo di Trapani”, a. XI, n. 38, dicembre 1978, pp. 59-65.
53 «Le dette monete son vendute per un certo discreto prezzo […] in guisachè
senza molta spesa se ne può acquistare una mediocre raccolta». F. Münter, Viaggio
in Sicilia di Federico Munter tradotto dal tedesco dal tenente d’artiglieria cav. D. Francesco
Peranni con note e aggiunte del medesimo. Prima versione italiana, vol. I, Abbate, Palermo
1823, p. 149. Cfr. E. Di Carlo, Dai Diarî di Federico Münter (il suo soggiorno a Palermo),
in “Archivio Storico per la Sicilia”, a. IV-V, 1938-1939, pp. 471-481; T. FischerHansen, Frederik Münter in Syracuse and Catania in 1786: antiquarian leglislation and
connoisseurship in 18th century Sicily, in Oggetti, uomini, idee. Percorsi multidisciplinari per la
storia del collezionismo, atti della tavola rotonda (Catania, 4 dicembre 2006) a cura di
G. Giarrizzo, S. Pafumi, Fabrizio Serra, Pisa-Roma 2009, pp. 117-137.
54 C. Savettieri, Dal Neoclassicismo al Romanticismo, Le fonti per la Storia
dell’arte, 6, Carocci, Roma 2006, p. 131.
55 «[…] fu presentato da un rivenditore ad un viaggiatore un bel cammeo
imitante l’antico, inciso dal nostro artista, e quegli volendosi accertare di esser
greco, ne chiese il suo parere. Il Villareale si tolse scaltramente d’imbarazzo
con indicargli un antiquario che dicea di aver maggior conoscenza di lui in quel
genere; e confermato dal medesimo di essere antico, il viaggiatore lo comprò a
gran prezzo». A. Gallo, Sull’influenza…, p. 12.
56 «Lo egregio scultore palermitano Valerio Villareale modellò con questa
creta [un particolare tipo di argilla proveniente dal feudo Misercannone presso
Monreale] come per saggio dei gruppi di figure diverse, e riuscirono così belle da
imitare le statuette greche». C. Pasca, Sulle crete e l’arte di lavorare la terra cotta, in “La
Lira”, a. I, n. 33, 15 maggio 1852, pp. 129-130. Durante il XIX secolo con questa
stessa argilla rossa furono realizzati dalla R. Fabbrica di Napoli anche vasi figurati
del tutto simili ai classici. [J.J. Haus], Dei vasi greci comunemente chiamati etruschi
delle lor forme e dipinture dei nomi ed usi loro in generale colla giunta di due ragionamenti
sui fondamentali principj dei Greci nell’arte del disegno e sulla pittura all’encausto, Reale
Stamperia, Palermo 1823, p. 16; cfr. pure G. Galbo Paternò, Sull’arte ceramografica
in Sicilia e su gli esperimenti che si sono ai nostri giorni eseguiti. Pochi ricordi di Giovanni
diretta a diffondere in tutte la classi della società utili conoscenze di ogni genere,
e a rendere gradevoli e proficue le letture in famiglia”, a. VII, sem. II (11 Febbrajo
– 5 Agosto 1843), n. 51, 29 luglio 1843, pp. 401-403; Id., Due cammei e due intagli
in onice descritti dall’artista Raffaello Politi, Stamperia dell’Intendenza, Noto 1847.
L’articolo è corredato dalla litografia di G. Riccio del cammeo appartenente alla
variegata collezione di Politi; il secondo contributo, dedicato a Nicola Santangelo,
ministro segretario di stato di Francesco I, è una succinta descrizione di quattro
gemme antiche della medesima collezione. Su Politi cfr. C. Bajamonte, Raffaello
Politi (1783-1870). Fra antiquaria e critica d’arte, tesi di Dottorato di Ricerca in Storia
dell’arte medievale, moderna e contemporanea in Sicilia (ciclo XVIII - 2004/2007),
Università degli Studi di Palermo, Tutor Prof.ssa Simonetta La Barbera. Per il
periodico napoletano cfr. N. Barrella, Il dibattito sui metodi e gli obiettivi dello studio
sull’arte a Napoli negli anni quaranta dell’Ottocento e il ruolo di «Poliorama Pittoresco», in
Percorsi di Critica. Un archivio per le riviste d’arte in Italia dell’Ottocento e del Novecento, atti
del convegno (Milano, 30 novembre – 1 dicembre 2006) a cura di R. Cioffi, A.
Rovetta, Vita e Pensiero, Milano 2007, pp. 21-34.
50 K. Pomian, Dalle sacre reliquie all’arte moderna. Venezia-Chicago dal XIII al XX
secolo, il Saggiatore, Milano 2004, in part. pp. 192 e ss.
51 F. Minolfi, Intorno ai giornali e all’odierna cultura siciliana cenno di Filippo Minolfi,
Gabinetto Tipografico all’insegna di Meli, Palermo 1837; E. Rocco, Giornali
siciliani, in “Il Progresso delle Scienze, delle Lettere e delle Arti. Opera periodica
compilata per cura di G.R.”, vol. IX, a. III, Napoli 1834, pp. 262-268. Il periodico
napoletano, fondato nel 1832 e diretto da Giuseppe Ricciardi, si occupò anche di
periodici “al di là del Faro”. Sul ruolo della stampa periodica cfr. S. La Barbera,
Linee e temi della stampa periodica palermitana dell’Ottocento, in Percorsi di Critica…, pp.
87-121.
52 Vedi per esempio N. Maggiore, Ricerche su di alcune medaglie di Camarina
antica città della Sicilia, in “Giornale di Scienze, Lettere e Arti per la Sicilia” [poi
“GSLA”], t. 28, fasc. 84, 1829, pp. 269-288; G. Politi, Invito a’ dotti Archeologi per
la interpretazione d’un antico Cammeo di Giuseppe Politi siracusano, in “GSLA”, t. 49,
fasc. 146, 1835, pp. 127-134; O. Abbate, Lettera al chiarissimo P. Vito Cavallo. Per
un cammeo, in “L’Oreteo. Nuovo Giornale”, a. II, n. 23, 1840, pp. 182-183. Per
i lineamenti dell’antiquaria in Sicilia cfr. D. Scinà, Prospetto della storia letteraria di
Sicilia nel secolo decimottavo, vol. II (Palermo 1825), Edizioni della Regione Siciliana,
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
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numero 3 - maggio 2011
l’aspetto artistico, uno dei rarissimi contributi lo offre D. Malignaggi, Accademie
e promozioni delle arti nei primi anni dell’Ottocento siciliano, in La formazione professionale
dell’artista. Neoclassicismo e aspetti accademici, a cura di D. Malignaggi, Palermo 2002,
pp. 7-27. Per il quadro italiano S. Pinto, La promozione delle arti negli Stati Italiani
dall’età della riforma all’Unità, in Storia dell’arte italiana. Parte seconda. Dal Medioevo
al Novecento, Vol. II, Dal Cinquecento all’Ottocento. II Settecento e Ottocento, Einaudi,
Torino 1982, in part. pp. 791-1079; Arti Tecnologia Progetto. Le esposizioni d’industria
in Italia prima dell’Unità, a cura di G. Bigatti, S. Onger, Franco Angeli, Milano 2007.
60 Cfr. K., Di un ostensorio, in “Il Buon Gusto. Giornale istruttivo e dilettevole
per la Sicilia”, a. I, n. 17, 1 aprile 1852, p. 66-67; Y., Belle Arti. Un grande ostensorio,
in “La Lira”, a. I, n. 29, 17 aprile 1852, p. 115. Si veda anche Sul grande ostensorio
dei RR. PP. Benedettini di S. Martino lavoro di Giovanni Fecarotta incisore e giojelliere di
Palermo. Parole di un amico ed ammiratore di lui, Palermo 1854. Gli scritti trattano
della «più bella opera di oreficeria, che ai nostri giorni si fosse mai veduta […]
in argento dorato; pezzi d’oro e gemme», realizzata per i pp. Benedettini di San
Martino delle Scale da Giovanni Fecarotta. Per l’ostensorio oggi perduto cfr. S.
Barraja, Un episodio di conservazione della suppellettile ecclesiastica, in L’eredità di Angelo
Sinisio. L’Abbazia di San Martino delle Scale dal XIV al XX secolo, catalogo della
mostra a cura di M.C. Di Natale, F. Messina Cicchetti, Palermo 1997, fig. 3, p. 321.
Gli appunti manoscritti di Gallo sull’orafo, risalenti al quarto decennio del XIX
secolo, sono ora A. Gallo, Notizie degli incisori siciliani, a cura di D. Malignaggi,
Palermo 1994, pp. 123-124. Per gli aspetti tecnico-innovativi dell’oreficeria
siciliana cfr. R. Vadalà, Nuove forme dell’oreficeria europea nella Sicilia dell’Ottocento, in
Storia, critica e tutela dell’arte nel Novecento. Un’esperienza siciliana a confronto con il dibattito
nazionale, atti del convegno internazionale di studi in onore di Maria Accascina
(Palermo-Erice, 14-17 giugno 2006) a cura di M.C. Di Natale, Salvatore Sciascia,
Caltanissetta 2007, pp. 466-474.
61 A. Castellani, Dell’oreficeria antica. Discorso di Augusto Castellani, Le Monnier,
Firenze 1862. Su Augusto Castellani (1829-1914) cfr. I Castellani e l’oreficeria
archeologica italiana, catalogo della mostra, «L’Erma» di Bretschneider, Roma 2005.
Cfr. anche G. Pucci, Antichità e manifatture: un itinerario, in Memoria dell’antico nell’arte
italiana. Dalla tradizione all’archeologia, t. III, a cura di S. Settis, Einaudi, Torino
1986, pp. 251-292; P. Giusti, Gioielli e «bisciuttieri» a Napoli nell’Ottocento, in Civiltà
dell’Ottocento. Le arti a Napoli dai Borbone ai Savoia. Le arti figurative, catalogo della
Galbo-Paternò Baronello di Montenero, Virzì, Palermo 1847.
57 C. Pasca, Cenno di Cesare Pasca…, p. 102. Nell’articolo oltre a Michele
Laudicina e ai Tipa è ricordato il trapanese Giovanni Anselmo, intagliatore di
conchiglie attivo intorno alla metà del XVIII secolo.
58 M.S.G. [Stefano Mira e Sirignano Marchesino di San Giacinto], Reale
Istituto d’Incoraggiamento, in “PpD”, a. II, n. 23, 7 giugno 1834, pp. 180-181.
Nella premiazione del 1834, tenutasi come quella di Napoli il 30 maggio giorno
onomastico di Ferdinando II, fra le tante furono conferite medaglie d’argento
a Gioachino Bongiovanni di Caltagirone per le manifatture di terracotta, ad
Alberto di Giorgio da Trapani per manifatture di coralli, agli argentieri Antonino
Pampillonia e Giovanni Ficarrotta (o Fecarotta). Quest’ultimo fu insignito
della medaglia d’argento anche nel 1836, «per diversi perfetti lavori in oro e
argento a smalto e cesellatura», e nel 1846. Nel 1838 ottenne la medaglia d’oro.
Nell’esposizione del 1836 fu premiata con medaglia d’argento anche Teresa
Gargotta e Salinas (madre di Antonino) «per lavori di conchiglie indigene
maestrevolmente eseguiti». S. Costanzo, Reale Istituto d’Incoraggiamento, in ivi, a.
4, n. 24, 11 giugno 1836, pp. 192-195. Su questi temi cfr. C. Bajamonte, I “musei
effimeri” dell’Ottocento. L’origine delle esposizioni d’arte in Sicilia, in c.d.s.
59 Proemio, in “Effemeridi scientifiche e letterarie e lavori del R. Istituto
d’Incoraggiamento per la Sicilia”, a. III, t. IX, Gennaio Febbrajo e Marzo, 1834, p.
IV. Il Reale Istituto – fondato il 9 novembre 1831 da Ferdinando II su modello del
precedente istituito a Napoli che aveva avviato la consuetudine delle premiazioni
periodiche per le migliori manifatture del Regno (1826) – mirava a promuovere
le attività legate all’agricoltura, al commercio e alle manifatture. Mediante
l’organizzazione delle esposizioni di belle arti, con modalità simili a quelle di
altre città italiane, risultò uno dei cardini del sistema dell’arte del XIX secolo.
L’istituto fu sottoposto alla Commissione di Pubblica Istruzione ed Educazione
e dotato di una sorta di bollettino d’informazione intitolato “Novello Giornale
del Reale Istituto d’Incoraggiamento”. Negli anni 1834-1838 le “Effemeridi”
di Palermo pubblicheranno i resoconti dei lavori a firma dell’abate Emmanuele
Vaccaro segretario del R. Istituto. Gli elenchi di belle arti e dei premi conferiti
furono continuati nella forma di opuscoli fino al periodo postunitario. Cfr. R.
Busacca, Sullo Istituto d’incoraggiamento e sulla industria siciliana. Ragionamento economico
di Raffaele Busacca, Gabinetto Tipografico all’insegna di Meli, Palermo 1835. Sotto
Carmelo Bajamonte
Appunti su uno scritto poco noto di Agostino Gallo
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numero 3 - maggio 2011
mostra, Electa Napoli, Napoli 1997, pp. 221-225.
62 F. Mondello, Bozzetti biografici di artisti trapanesi de’ sec. XVII, XVIII e
XIX, Tip. Modica-Romano, Trapani 1883, pp. 40-44; F. Pipitone, La graduale
trasformazione dalla bottega artigiana all’accademia nella prima metà dell’Ottocento in Sicilia,
in La formazione professionale dell’artista. Neoclassicismo e aspetti accademici, a cura di
D. Malignaggi, Università degli Studi di Palermo, Palermo 2002, in part. pp. 5574; R. Vadalà, Corallari e scultori attivi a Trapani e nella Sicilia occidentale dal XV al
XIX secolo, in Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell’arte trapanese e della Sicilia
occidentale tra il XVIII e XIX secolo, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale,
Assessorato regionale BB.CC.AA. e P.I., Palermo 2003, ad vocem, pp. 382-383.
63 A. Gallo, Sull’influenza…, p. 12. Cfr. pure Id., Notizie degli incisori…, pp.
131-134; M.C. Di Natale, Gioielli di Sicilia, Flaccovio, Palermo 2000, pp. 255-260.
64 A. Gallo, Necrologia…, p. 105; Id., Notizie de’ figularj degli scultori e fonditori…,
pp. 255-256.
65 Id., Sulla scuola di scultura fondata in Palermo dal sig. Valerio Villareale, in “PpD”,
a. 5, n. 19, 13 maggio 1837, pp. 145-148.
66 Id., Sull’influenza…, p. 13.
67 Ibid. Si veda inoltre Litografia, in “PpD”, a. 4, n. 28, 9 luglio 1836, pp. 125126 [ma 225-226]; A. Gallo, Lettera di Agostino Gallo all’egregio incisore Tommaso
Aloisio Messinese professore d’intaglio in Napoli, in “La Lira”, a. I, n. 51, 6 novembre
1852, pp. 203-204; Id., Notizie degli incisori…, pp. 125-128. T. Aloysio-Juvara,
Della storia e dello stato odierno dell’arte dell’incisione, in “Nuove Effemeridi Siciliane di
Scienze, Lettere ed Arti”, a. I, dispense IX-X, dicembre 1869 – gennaio 1870, pp.
404-416. Sul rapporto fra Agostino Gallo e l’artista cfr. Lettere di Tommaso Aloysio
Juvara ad Agostino Gallo, a cura di G. Molonia, in “Messenion d’oro. Trimestrale di
cultura e informazione”, n.s., n. 20, aprile-giugno 2009.
68 A. Gallo, Notizie degli incisori…, pp. 116-117; D. Malignaggi, L’Acquaforte.
Vincenzo Riolo, Francesco La Farina, Bartolomeo e Luca Costanzo Incisori, Palermo 2008.
Si veda pure P. Sgadari di Lo Monaco, Pittori e scultori…, p. 35 che definisce
Luca «abilissimo contraffattore di quadri antichi di cui fece poco scrupoloso
commercio».
69 Cfr. E. Ricciardi, Medaglie del Regno delle Due Sicilie 1735-1861, I.T.E.A. Edit.
Tip., Napoli 1930.
70 A. Gallo, Sull’influenza…, p. 14, nota 1. Sulla moneta cfr. Esame della celebre
medaglia antica battuta in nome di tutti i siciliani coll’epigrafe
del signor
marchese G. Haus, in “GSLA”, t. 18, fasc. 52, 1827, pp. 71-97. Fra i contributi più
segnalo E.
recenti al problema delle monete con la leggenda
Sjoqvist, Numismatic notes from Morgantina. 1. The Sikeliotan Coinage, in “Museum
Notes”, American Numismatic Society, n. 9, 1960.
71 A. Gallo, Sull’influenza…, p. 18.
72 G. Raymondo Granata, Duecentosessanta giorni in Palermo nel 1861 ovvero
biografia e gabinetto scientifico-artistico dell’archeologo signor Agostino Gallo, Stamperia del
Commercio, Messina 1863, p. 51 ricorda infatti «dodici grandi e mezzani quadri
formante un’accolta di circa 1500 medaglie in gesso, in gran parte cavate da camei
e gemme antiche».
73 Un elenco delle sue medaglie è in A. Gallo, Lavoro di Agostino Gallo sopra
l’arte dell’incisione..., pp. 39-40.
74 «Ignazio Milazzo, come imputato di contraffazione di moneta, fu rinchiuso
nella casa di correzione di Palermo al 26. Dicembre 1827. A 2. Marzo 1830
fu condannato all’Ergastolo». Archivio di Stato di Palermo [poi A.S. Pa.], Real
Segreteria di Stato presso il Luogotenente Generale in Sicilia. Polizia, filza 222,
fasc. 20/2, doc. 908, verbale in data in data 13 agosto 1835. Per le notizie sull’orafo
cfr. A. Gallo, Notizie degli incisori…, pp. 129-130.
75 A. Gallo, Sopra una medaglia di Tiziano incisa in metallo da Marco di Chiara, in
“L’Oreteo. Nuovo Giornale”, a. I, n. 1, 1839, pp. 5-6.
76 Id., Sull’influenza…, p. 14, nota 2.
77 A.S. Pa., Real Segreteria di Stato presso il Luogotenente Generale in Sicilia,
Ripartimento Interno, Busta 18, Relazione di Gabriele Judica Regio Custode delle
antichità di Noto al ministro Marchese Ferreri, in data 16 novembre 1818, cc.
23-24.
78 D. Sestini, Sopra i moderni falsificatori di medaglie greche antiche nei tre metalli e
Descrizione di tutte quelle prodotte dai medesimi nello spazio di pochi anni, Tofani, Firenze
1826, per il quale cfr. S. Pafumi, Museum Biscarianum. Materiali per lo studio delle
collezioni di Ignazio Paternò Castello di Biscari (1719-1786), Alma, Catania 2006, p. 113.
79 A. Gallo, Sull’influenza…, p. 15. Gallo accenna in nota alla collezione del
conte Corrado Ventimiglia che contava 400 varietà di pietre dure. Su una raccolta
del XVIII cfr. il Catalogo di una raccolta di pietre dure native di Sicilia esistente presso l’abate
D. Domenico Tata, Raimondi, Napoli 1772. Su questi temi cfr. soprattutto M.C. Di
teCLa - Rivista
temi di Critica e Letteratura artistica
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numero 3 - maggio 2011
87 Sulla chiesa cfr. A. Mazzè (a cura di), Le parrocchie, Flaccovio, Palermo 1979,
pp. 73-153.
88 Per l’arca cfr. M.C. Di Natale, S. Rosaliae Patriae Servatrici, Palermo 1994,
pp. 11-80.
89 A. Gallo, Sull’influenza…, p. 18.
90 Le prime precisazioni sull’argentiere Nibilio Gagini, nipote di Antonello, si
devono a G. Di Marzo, I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI. Memorie
storiche e documenti, 2 voll., Tipografia del Giornale di Sicilia, Palermo 1880 e 1883.
Cfr. M.C. Di Natale, Gioacchino Di Marzo e le arti decorative, in Gioacchino Di Marzo
e la Critica d’Arte…, pp. 157-167.
91 Cfr. M.C. Di Natale, Paliotto, scheda II.37, in Ori e Argenti di Sicilia dal
Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Electa,
Milano 1989, pp. 211-212.
92 A. Gallo, Sull’influenza…, p. 19.
93 Cfr. A. Turrisi Colonna, Sopra Anna Fortino. Lettera di Annetta Turrisi Colonna
a Nicolò suo fratello, in “ESLS”, a. VI, t. XXIII, 1838, pp. 36-42. Sulla Fortino
scriverà anche S. Mira e Sirignano, Biografie e cose varie, Tipografia del Giornale di
Sicilia, Palermo 1873, pp. 76-84.
94 A. Gallo, Lavori artistici in cera di Anna Fortino palermitana, in “PpD”, a. 4, n.
33, 13 agosto 1836, pp. 261-264.
95 Id., Sulla vera patria di Zeusi pittore dell’epoca greca e cenni biografici dello stesso per
Agostino Gallo, Palermo 1861. Lo studio fu ripubblicato in “GASLA”, t. CLXXV,
n.s. XXX, gennaio-febbraio, Roma 1863, pp. 81-148.
96 R. Politi, Cenni biografici su’ valentissimi plasticisti da Caltagirone Bongiovanni e
Vaccaro riprodotti con aggiunte e parte istorica dell’arte di modellare in creta, Tipografia
Blandaleone, Girgenti 1858. Si veda inoltre A. Ragona, I figurinai di Caltagirone
nell’Ottocento, Sellerio, Palermo 1996.
97 R. Politi, Giacomo Bongiovanni e Giuseppe Vaccaro, in “Poliorama Pittoresco”,
a. VII, sem. II (11 Febbrajo – 5 Agosto 1843), n. 32, Napoli 18 Marzo 1843,
pp. 249-250. L’articolo è accompagnato da uno «schizzo litografico» raffigurante
il gruppo con il Ciabattino. Anche nella stampa periodica locale sono segnalati
contributi sui due maestri calatini. Cfr. P. Palazzotto, Cronache d’arte ne «La
Cerere» di Palermo, in Percorsi di Critica…, pp. 123-142.
98 Cinquantuno lettere autografe ad Agostino Gallo (7 Maggio 1826 – 12 Settembre
Natale, I maestri corallari trapanesi dal XVI al XIX secolo, in Materiali preziosi…, pp.
23-56.
80 Cfr. Immagine e testo. Mostra storica dell’editoria siciliana dal Quattrocento agli inizi
dell’Ottocento, a cura di D. Malignaggi, Assessorato regionale BB.CC.AA. e P.I.,
Palermo 1988.
81 «Perocché in alcuni sepolcri greci e cartaginesi, apertisi in diverse città di
Sicilia e in quelli di Palermo nella strada di Mezzomonreale [l’area della necropoli
punica di corso Calatafimi] de’ tempi Fenici e Cartaginesi, si sono rinvenute fiale,
vasettini e gingilli di ragazzi in vetri colorati». A. Gallo, Sull’influenza…, p. 16.
Su questi aspetti si veda A. Spanò Giammellaro, I vetri della Sicilia punica, Unione
Accademica Nazionale, Corpus delle Antichità Fenicie e Puniche, Bonsignori,
Roma 2008.
82 Per le attività dei fratelli Gallo cfr. A. Rotolo, La cultura meccanica siciliana
dal XVII al XIX secolo, Fondazione Ignazio Buttitta, Palermo 2009, pp. 118-120.
83 A. Gallo, Sull’influenza…, p. 16. Si veda anche C. Pasca, Su gli Smalti e l’Arte
del Mosaico, in “La Lira”, a. I, n. 31, 1 maggio 1852, pp. 122-123, in cui, oltre a
Angelo Gallo, è ricordato Sebastiano Zerbo, che a seguito dell’incendio scoppiato
nel 1811 all’interno del Duomo di Monreale nel 1817 ne restaurò i mosaici con
l’impiego di paste vitree. Sulle pratiche del restauro musivo cfr. M. Guttilla, Un
interprete del restauro musivo dell’Ottocento: Rosario Riolo e il suo ambiente, in Gioacchino
Di Marzo e la Critica d’Arte nell’Ottocento in Italia, atti del convegno di studi nazionali
(Palermo, 15-17 aprile 2003) a cura di S. La Barbera, Palermo 2004, pp. 246-262.
84 A. Gallo, Sull’influenza…, p. 16.
85 Cfr. C. Pasca, Cenno di Cesare Pasca…, p. 102; Sull’interno della casa del Sig.r
Marchese Forcella in Palermo. Cenno di Angelo Osnato da Caronia, Messina 1845. Si
tratta di Palazzo Forcella-de Seta, riconfigurato dal 1833 per volere del marchese
Enrico Carlo Forcella secondo un eclettismo revivalistico che qui trova forme
compiute e originali. Cfr. G. Di Benedetto, Palazzo Forcella-de Seta, in “Kalós –
arte in Sicilia”, a. 10, n. 2, Marzo-Aprile 1998, pp. 24-31. P. Palazzotto, Teoria e
prassi dell’architettura neogotica a Palermo nella prima metà del XIX secolo, in Gioacchino
Di Marzo e la Critica d’Arte…, pp. 228-230.
86 Mi riferisco in particolare a A. Zobi, Notizie storiche riguardanti l’Imperiale e
Reale stabilimento dei lavori di commesso in pietre dure di Firenze raccolte e compilate da
Antonio Zobi, Le Monnier, Firenze 1841.
Carmelo Bajamonte
Appunti su uno scritto poco noto di Agostino Gallo
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numero 3 - maggio 2011
105 S. Romano, Di alcune eccellenti figure in legno scolpite dal trapanese Matera verso
il 1700 e che ora trovansi a Monaco nel Museo Nazionale bavarese, in “Archivio Storico
Siciliano”, n.s., a. XXVII, 1902, pp. 241-255. Puntualizza quanto scritto da
Salvatore Romano F.A. Belgiorno, I presepi di Matera a Monaco tra storia e leggenda,
in “Kalós – arte in Sicilia”, a. 14, n. 3, Giugno-Settembre 2002, pp. 6-9.
106 F. Mondello, L’Arte nel Presepio per le piccole figure degli scultori Nolfo di
Trapani, con 4 illustrazioni, ms. del 1905, custodito ai ss. 190 presso la Biblioteca
Fardelliana di Trapani. Per il canonico trapanese (1834-1908) cfr. M. Vitella,
Fonti del XIX secolo per la Storia dell’arte in Sicilia: il canonico Fortunato Mondello, in
Metodo della ricerca…, pp. 407-420.
107 Cfr. V. Crisafulli, 1884 Vincenzo Ragusa e il Museo Artistico industriale Scuole
Officine, in 1884 Vincenzo Ragusa e l’Istituto d’Arte di Palermo, a cura di V. Crisafulli,
Kalós, Palermo 2004, pp. 13-41.
108 Si veda per esempio R. Cinà, Arte e gusto sulle pagine de “L’Arte Decorativa
Illustrata”, in “teCLa-Effemeride”, 2010, www.unipa.it/tecla/effemeride/1_
effemeride.php, DOI 10.4413/EFFEMERIDE. Sulla rivalutazione delle arti
decorative rimando a G.C. Sciolla, La riscoperta delle arti decorative in Italia nella prima
metà del Novecento. Brevi considerazioni, in Storia, critica e tutela dell’arte nel Novecento…,
pp. 51-58; F. Bologna, Dalle arti minori all’industrial design. Storia di una ideologia,
Laterza, Bari 1972.
109 Esposizione Nazionale 1891-92 in Palermo. Catalogo generale, Stabilimento
Tipografico Virzì, Palermo s.d. [ma 1891]; “Palermo e l’Esposizione nazionale
del 1891-92. Cronaca illustrata”, Treves, Milano 1892; “L’Esposizione Nazionale
illustrata di Palermo. 1891-92”, Sonzogno, Milano 1892. Cfr. A.M. Fundarò,
Le arti industriali siciliane nell’Esposizione di Palermo, in Dall’artigiano all’industria.
L’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892, a cura di M. Ganci, M. Giuffrè,
Società Siciliana per la Storia Patria, Palermo 1994, pp. 237-264.
1866), ms. del sec. XIX, custodito ai ss. 2 Qq G 113, n. 36 presso la Biblioteca
comunale di Palermo.
99 A. Gallo, Sull’influenza…, p. 18. Altre notizie su Giacomo e Giuseppe
Vaccaro Bongiovanni sono in Id., Notizie de’ figularj degli scultori e fonditori…, pp.
269-272.
100 Anche Francesco di Paola Avolio esprime l’idea di rilanciare economicamente
il settore dell’arte dei figulini e di «svegliare l’addormentate braccia ad opere
migliori». F. Avolio, Delle antiche fatture di argilla che si ritrovano in Sicilia, Lorenzo
Dato, Palermo 1829, pp. xlii-xliii. Gioacchino Di Marzo ricorda, piuttosto,
l’importanza delle officine trapanesi: «Da più di un secolo gli artisti trapanesi
si rivolsero a cavar profitto dall’abbondanza degli alabastri del patrio territorio,
e dalla pesca del corallo e delle conchiglie», nominando fra gli artisti Giovanni
Anselmo, Andrea e Alberto Tipa, Michele Laudicina e Pietro Bordino «di cui si
sono venduti eccellenti lavori a fondo ed a rilievo sopra agate orientali». Dizionario
topografico della Sicilia di Vito Amico. Tradotto dal latino ed annotato da Gioacchino Di
Marzo chierico distinto della Real Cappella Palatina, vol. II, Pietro Morvillo, Palermo
1856, p. 624.
101 Nel catalogo dell’Esposizione di Londra – classi 33 (Works in precious Metals
and their imitations and Jewellery) e 35 (Pottery) – figurano fra gli altri Giuseppe Laodicini
(!) per i cammei su conchiglia, il corallaro trapanese Carlo Guida, Gaetano Armao
di Santo Stefano di Camastra per riproduzioni di vasi etruschi, Giuseppe Vaccaro
Bongiovanni. Questi artisti parteciparono anche all’Esposizione Nazionale di
prodotti agricoli e industriali e di belle arti di Firenze del 1861.
102 A. Gallo, Sull’influenza…, p. 19. Per Giovanni Matera (1653-1718) cfr. G.
Bongiovanni, Giovanni Antonio Matera un grande scultore di figure “in piccolo”, allegato
a “Kalós – arte in Sicilia”, a. III, n. 6 Novembre-Dicembre 1991. Si veda pure G.
Cocchiara, I pastori del Matera, in “Sicilia”, n. 36, 1962, nn.
103 J. Burckhardt, Il Cicerone. Guida al godimento delle opere d’arte in Italia [1855],
vol. I, Sansoni, Firenze 1992, p. 784.
104 A. Gallo, Sull’influenza…, p. 19. Sul presepe napoletano si veda almeno
L. Correra, Il Presepe a Napoli, in “L’Arte”, II, 1899, pp. 325-346; F. Mancini, Il
Presepe napoletano. Scritti e testimonianze dal secolo XVIII al 1955, SEN, Napoli 1983;
M. Piccoli Catello (a cura di), Il Presepe Napoletano. The Neapolitan Crib, Guida,
Napoli 2005.
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