CLAUDIO IN VIAGGIO VERSO ASSISI
Firenze: Santa Croce
Passo sulla riva sinistra dell'Arno e affronto
la salita che monta a San Salvatore ai cui piedi
una targa cita un passo del Purgatorio in cui
Dante paragona l'erta che unisce i vari tornanti
della Montagna di penitenza a questa salita “che
rompe la foga”tanto è ripida. Su vi è la chiesa
albertiana che conservò per secoli la tunica di
Francesco, vi stanno i Frati Minori il cui priore,
un marcantonio barbuto, lette le mie credenziali
di viaggio e ricevuta con gioia la cartolina con la
poesia di padre Nicola, appone il timbro di
partenza per il viaggio verso Assisi e mi
benedice solennemente.
“Sette strade partono dall'albero della vita.
La prima non è la strada dell'uomo,
la seconda non è mai stata tracciata,
la terza si perde fra le nebbie delle paludi,
la quarta è del tutto vietata,
la quinta non porta da nessuna parte,
la sesta forse inizia ma non finisce,
e la settima nessuno sa se esista.
Eppure, figlio, ti dico:
se sei un uomo, prendi il bastone e parti”
(proverbio malgascio)
La mattina di lunedì 8 settembre, sotto un
cielo bello come quello di Lombardia, prendo la
via partendo da piazza Santa Croce di
Firenze,chiesa dei Francescani conventuali. Ho
calzato i sandali di cuoio, indosso calzoncini
corti verdi, una maglietta azzurra,fazzoletto
giallo al collo,un berretto a cencio con la tesa
circolare che si può abbottonare sui lati al quale
ho appeso il “tau” di legno che mi hanno dato i
Cappuccini di Milano. Il berretto mi è caro
perchè me lo ha prestato mia figlia Beatrice, è
quello da lei usato al campo archeologico:sulle
spalle lo zaino arancione della Nicoletta e il
bastone di metallo leggero con lucina
incorporata.
Firenze: S. Salvatore
Ma vuoi che io fossi distratto o che il diavolo
ci metta la coda, quando esco con le indicazioni
per prender la strada che costeggia l'Arno verso
Pontassieve, subito sbaglio. La prima via che
imbocco in discesa termina ad un cancello
privato, quella dopo porta necessariamente
verso i colli dell'interno , per cui , tra murelle di
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giardini, oliveti e rade costruzioni percorro circa
5 chilometri in un paesaggio incantevole che
sale e scende, sale a Santa Margherita a
Montici e scende finalmente , fra mille giri, alla
periferia orientale della città. Solo verso
mezzodì, dopo aver trovato una strada interrotta
per lavori che obbliga ad un altro giro, esco dal
confine amministrativo di Firenze.
condito con pittoresche bestemmie delle quali il
dialetto toscano è ricco.
Riprendo il cammino costeggiando sempre la
riva sinistra del fiume, il traffico è scarso e io
sono ben visibile col mio abbigliamento
multicolore, il paesaggio è morbido come il
pomeriggio di tarda estate, e dopo una dozzina
di chilometri eccomi già al ponte sull'Arno che
introduce a Pontassieve.
Una
vasta
periferia
di
capannoni,
palestre,officine prima di arrivare al paese vero
e proprio;domando “Scusi signora, per il
centro?”- “Il centro commerciale ? È avanti...”“No, no, il centro storico”- “Mah..forse più
avanti...”.
Di fatto Pontassieve è un brutto paesone due
volte martirizzato durante la guerra: circa
trecento morti civili fucilati dai tedeschi e oltre
mille sotto i bombardamenti alleati che quasi
rasero al suolo l'antico borgo.
Chiesa di S. Margherita a Montici
Il borgo di Pontassieve
Alcuni chilometri dopo mi fermo a far
merenda in un minuscolo paesino dove c'è la
chiesa di sant'Andrea in un 'osteria con un
meraviglioso terrazzo dal quale si scorge
Firenze, non poi così lontana, dall'alto. L'ostessa
è una bella ragazza dalla scollatura mostrata
generosamente, gli altri avventori due vecchi
che spiegano a due giovani come cacciar di
frodo eludendo le guardie e portarsi a letto le
ragazze scaricandole velocemente, il tutto
Ma permane il ponte mediceo sulla Sieve,
vertiginoso, coi monti dell'Appennino toscoromagnolo sullo sfondo. Di là dal ponte non solo
è un altro comune, ma si entra nella diocesi di
Fiesole, dai confini ondivaghi tracciati nel
Medioevo con criteri dettati dai rapporti di forza
tra i due episcopati rivali tra loro.
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proseguivano per fluitazione verso Firenze,
Ellero è un mitico soldato romano patrono dei
boscaioli. La costruzione ha le fattezze del
Medioevo centrale, ma più ancora mi attira il
cartello che indica Vallombrosa a soli 12 Km.....
Tiro avanti (tornerò poi a Vallombrosa tre
settimane dopo in macchina, e ne valeva la
pena!) e verso il primo pomeriggio passo l'Arno
al Ponte di Incisa. Il circolo ARCI e la biblioteca
del posto mi sono rifugio per la sosta che si
prolunga più del dovuto nella speranza che il
mal di ginocchio scemi.
Ponte mediceo sulla Sieve
In pieno pomeriggio proseguo per la
contigua Figline, dove so esservi un convento
dei Frati Minori e già pregusto il riposo e
magari,chissà, una cena calda.
Subito vi è la chiesa e il convento di San
Francesco, dal quale però i francescani furono
espulsi ai tempi delle riforme asburgiche. Il
parroco ascolta dalla finestra la mia
presentazione e la domanda d'ospitalità per la
notte: è a dir poco perplesso, scende, esamina
le credenziali, incredulo. Poi , scuotendo il capo,
mi offre una stanza-deposito dove unendo due
tavoli posso dormire col sacco pelo. Ma va
benissimo, grazie!Potrò uscire tra le 19 e le
20,così da far riparare il sandalo sinistro che dà
già segni di cedimento-come il ginocchio
sinistro...- e comprare pane , formaggio e pere
da consumarsi nella stessa stanzetta ingombra
di moccoli e vecchi armamentari per il culto. Alle
21, quando sto per prender sonno, arrivano i
coristi della parrocchia che fino a circa
mezzanotte provano e riprovano i canti liturgici,
così ho anche il piacere sincero di sentir
cantare, e bene,dei begli inni, anche antichi, fra i
quali riconosco un celebre “Stabat mater”.Nella
notte mi è utilissima una fascia regalatami
apposta per il viaggio da mia figlia Mari:
è un
brevetto dell'esercito tedesco che mi tiene al
buio e in silenzio.
Figline Valdarno: la piazza
Dopo uno stradone dei soliti costellato da
benzinai, motel, brutte ville ecc. entro in città
dalle mura che ancora si conservano e un vero
centro storico come ce lo si aspetta in Toscana.
La piazza San Francesco, con la bella chiesa
gotica e il convento è subito lì. Suono, mi
qualifico, ma una voce frettolosa mi dice che il
priore non c'è e non si sa quando ci sarà. La
chiesa è chiusa; a fianco, sotto il portico c'è la
Misericordia, io mi sdraio sulla panchina e mi
addormento dalla stanchezza.
Al mattino attendo che don Lorenzo abbia
detto la messa per ringraziarlo e mi avvio,
ancora digiuno sulla strada per Incisa Valdarno.
Il tempo è splendido, il cuore leggero come la
pancia, il paesaggio affascinante, il traffico
scarso.
All'altezza di sant'Ellero-pendici boscose a
sinistra della strada,ferrovia e fiume a destrafaccio colazione e un signore mi spiega che la
torre che si scorge sul primo rilievo era una
fortezza romana eretta nel punto dal quale si
immettevano in Arno i tronchi delle selve che
Verso le diciotto la chiesa apre, io entro,
vedo la porta che dà sul chiostro e poi sul
convento e mi imbatto in un uomo magro,
settantenne, che solo il “tau” al collo fa supporre
come un francescano: Gli chiedo del priore e
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dalla risposta interrogativa con la quale dice di
essere lui il priore- ma io che voglio?-riconosco
la voce del citofono. “Ospitare un pellegrino? Ma
per chi mi ha preso?”Il priore dirige un liceo
privato, il “Marsilio Ficino” allogato nel convento
e lui non ha tempo da perdere, ci son le
iscrizioni per l'imminente anno scolastico...Gli
chiedo da bere perchè ho sete e mi indica il
bocchettone dell'acqua quasi a livello del suolo,
quello che il giardiniere usa per innaffiare il
chiostro: ne sgorga un 'acqua calda e rugginosa
e per berne devo inginocchiarmi. Anche a lui
lascio la credenziale di padre Nicola e ricordo
quanto mi aveva profetizzato: be', la
schioppettata non mi è arrivata. Il priore esclude
che io possa trovare alloggio a Figline e mi dice
di andare ad Arezzo dove al Saione c'è un padre
polacco che -povero lui, par sottintendereospita tutti. Poi se ne va .
Piazza del Saione è dal lato periferico della
ferrovia, una zona multietnica e popolare
un po' come la via Sammartini a Milano.In una
chiesa neogotica di stile francese anni Venti
incontro padre Federico che sta chiudendo dopo
le funzioni serali: parla italiano come il papa
Wojtila, veste il saio, anzi il “saione”poichè è un
frate corpulento come fra' Tuck, l'amico di Robin
Hood. Legge curioso e stupito le credenziali e
mi accompagna ad una stanzuccia con la
branda, la sedia , il tavolino e soprattutto:cesso
e doccia!Una reggia, posso lavarmi e fare il
bucato che troverò asciutto alla mattina da
indossare, intanto il frate mi porta la biancheria
da letto e un piatto con pane ,scatoletta di tonno,
tre pomodori ,una mela e , mi augura buon
appetito e buona notte e mi esime dal salutarlo
all'indomani:ognuno ha il suo dafare.
A me il ginocchio fa davvero male e di
riprender la via non se ne parla; chiedo a quelli
della Misericordia se posso dormire sulla
panchina sotto il portico e mi avvertono che
passano senz'altro i vigili a mandar via. La
farmacia più vicina è quella della stazione, vi
compro una pomata fortemente analgesica,ma il
sollievo è scarso. Sento annunciare il treno per
Arezzo da lì a poco: e cedo alla tentazione.
In venticinque minuti ho percorso tutta la tappa
che mi prefiggevo per il giorno dopo, e più che il
male al ginocchio sento l'amarezza d'aver
ceduto, d'aver interrotto il proposito, venuto
meno a una promessa,ingannato gli amici
podisti.
Arezzo: interno di S. Francesco
Che bella notte, che buona cena!Alla mattina
alle sette,dopo i massaggi al ginocchio, mi reco
in centro di Arezzo per visitare la storica chiesa
di San Francesco tenuta dai Conventuali. Sulle
mura del perimetro medievale c'è una lapide
apposta dall'Unione Donne Italiane nel 1948 che
elenca senza altri commenti le cifre dei morti in
guerra nell'Aretino(per circa un migliaio morto al
fronte, ve ne sono il quintuplo assassinati in
rappresaglie dai Tedeschi e altrettanti sotto le
bombe anglo-americane...):”Le donne vogliono
PACE”.
San Francesco è celebre per lo splendido
ciclo di affreschi di Piero della Francesca, il mio
pittore preferito del Quattrocento italiano, noto
come “La storia della vera Croce”.Mi viene in
mente che anche Santa Croce di Firenze è una
fondazione Conventuale, così come San
Francesco di Pozzuolo Martesana che
conservava come suprema reliquia proprio una
Arezzo: Basilica di S. Francesco
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croce processionale col frammento del Santo
Legno e mi viene da pensare che forse si trattò
proprio di un progetto di lancio cultuale della
Croce elaborato da questo ramo “ricco” dei
Minori nel corso del Trecento, chissà magari
prendendo le mosse proprio da Pozzuolo, dato
che le altre chiese francescane impostate sul
culto della Vera Croce sono successive...
Il santuario di Santa Margherita, mia meta
sperata per la notte, è in vetta alla città. Man
mano che si sale l'impronta turistica si
affievolisce e il panorama sulla vallata si
allarga.Gli Etruschi edificavano sulle alture e lì
sorgeva un tempio al dio della guerra
Maris,Marte per i Latini, quello che dà nome ai
Mario attuali. Poco più su del brutto e grosso
santuario , ma un po' sotto al convento
francescano, vi è la Casa dell'accoglienza. E'
un pezzo di convento ristrutturato a foresteria e
gestito da una coppia di fiorentini sui
cinquant'anni che ne dimostrano venti di meno,
funziona come un agriturismo, ma non si paga ,
se non si usano le lenzuola (il mio caso) e per la
cena si lascia un'offerta. La cameretta con
bagno è per me persino sontuosa; in fondo al
corridoio silenzioso, un balcone squassato dal
vento come la prua di una nave si affaccia sulla
piana al tramonto e in fondo già balugina il
Trasimeno.
Cercando la via che dal centro mi portasse
alla strada per Cortona, una ragazza mi
chiede:”Sei un pellegrino?”.Dice di averlo capito
dal “tau” e che lei è andata a Compostela a piedi
partendo da Burgos con altri, la mia camminata
la stupisce un poco. E mi dà un buon consiglio:
uscendo ed entrando dalle città grandi bisogna
prendere l'autobus urbano; le periferie sono un
intrico di viadotti,rotonde,svincoli micidiali e
proibiti a chi vada a piedi: Ed è vero l'ho già
sperimentato nel mio piccolo uscendo da
Firenze e persino un grosso borgo come
Pontassieve è contornato da strade pensate
solo per i veicoli. Così prendo l'autobus
indicatomi che mi lascia al capolinea urbano di
Arezzo sulla Provinciale per Castiglionfiorentino
e Cortona.
Cammino ma mi fermo spesso a impomatare
il ginocchio e bere un bicchiere di vino, quasi
una sosta all'ora, per cui sono sempre
abbastanza allegro...Penso:”Se a qualche curva
cieca un camion mi spetascia e poi mi fanno
l'esame alcolemico alla carcassa, danno ragione
al camionista”. In realtà
la strada è
pianeggiante, parallela alla ferrovia, fa caldo e io
sudo fuori tutto . Arrivo a Camucia in pieno
pomeriggio e per salire a Cortona mi faccio
indicare una scorciatoia ripida ma che dimezza
o più il percorso, la via dei Cocciai. Cortona,
bella , leccata, ultraturistica ospita quel giorno
un convegno nazionale del PD, mi ci imbuco
sperando di accedere al buffet- ma hanno da
poco spazzolato via tutto- e chiedendo di Tito
Barbini, già sindaco della città e poi via via
potente uomo politico toscano, ma che
nonostante ciò ama i viaggi e i camminatori e lui
stesso ha compiuto imprese podistiche ben
narrate nei suoi racconti d'avventura.Lo si è
visto in giro, mi dicono, ma nessuno sa in quei
momenti dove sia... peccato: ho la presunzione
di pensare che mi avrebbe dato retta e magari
offerto da bere.
Cortona: Santuario di S. Margherita
Prima di cena ho tempo di lavarmi e leggere
un opuscolo lasciato sul comodino con la storia
incantevole di Santa Margherita. Lasciatemela
raccontare in breve, magari non la sapevate
come non la sapevo io.
Metà del Duecento.Margherita e Arsenio
sono due ragazzi che si amano, ma lei è una
popolana, lui un nobile. Fuggono in un casolare
nei boschi del Casentino dove vivono per nove
anni un amore folle e appassionato, come
scomunicati, lui va a caccia e lei impara a
conoscere le risorse del bosco, erborizza,
qualcuno le insegna l'uso delle erbe medicinalipericoloso per una donna dell'epoca!- anche
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quelle che “fanno sballare”( ovvero “visioni
mistiche”...). Hanno un bel bambino che cresce
imparando dal babbo e la mamma i segreti della
natura e un cane che veglia su loro tre: una
situazione perfettamente rousseauiana, dico io.
intellettuale come Benedetto XIII( e anche un po'
anticlericale, che per un papa è il
massimo...)riconoscerà
Margherita
santa
ufficiale e patrona delle prostitute ...redente.
Ma un brutto giorno Arsenio non ritorna ; il
cane, rincasato solo , accompagna la
padroncina al cadavere del suo uomo, già
mezzo sbranato dai cinghiali. A Margherita pare
d'impazzire, torna al casolare, infagotta il
bambino e si mette sulla via di Cortona, forse
imboccata a caso. La città non accoglie
volentieri i diseredati, men ancora le ragazzemadri, ma due donne che abitano presso la
pusterla dalla quale è arrivata la giovane,
accolgono lei
e il bambino mettendoli a
servizio. Col passar dei giorni Margherita,
rimpannucciata, rivela la sua bellezza, il suo
sapere empirico e la sua grande umanità.
Col permesso delle padrone, torna nei
boschi a raccogliere ghiande e erbe con le quali
nutre e cura i miserabili che , quasi di nascosto,
si rivolgono a lei. Le padrone scoprono che
Margherita sa far partorire-lei lo aveva fatto da
sé!- e accettano le ragazze madri che
rischierebbero di crepare di parto loro e il loro
bastardino in mezzo alla strada. Le autorità
cittadine e le religiose non vedono di buon
occhio il lavoro delle tre donne, una vedova ,
l'altra zitella e l'altra puttana. I Frati del convento
francescano dapprima le propongono almeno un
marito e poi impongono un aut aut: o accettano
di inserirsi nella regola francescana o rischiano
grosso: ricordiamo che quelli sono gli anni del
trionfo dei Conventuali e i francescani spirituali,
come Jacopone da Todi e altri, sono imprigionati
e addirittura messi a morte.
Quadro di S. Margherita
Alla casa d'accoglienza mi danno da
mangiare gli “strozzapreti”, pane salame e vino
.Dopo cena faccio una bella chiacchierata con
un colto frate croato, conosce diversi medievisti
milanesi a me ben noti, concorda sulla
“percezione culturale” delle stimmate, e poi al
mio racconto, messo sul ridere, del frate-preside
di Figline , esclama :” Ah, il padre XY!
Ma che
stronzo però...”
Margherita e le sue amiche “mantellate”
accettano la regola come terziarie pur di
continuare la loro opera di carità. Margherita
spesso manifesta crisi che oggi sono facilmente
interpretabili come isteriche, tempeste ormonali
che vengono sublimate nell'adorazione dello
Sposo Celeste e arginate con un lavoro
massacrante. Dopo la morte per consunzione,
meno che cinquantenne, il culto popolare dilaga
e i frati si affrettano a edificare un santuario che
convogli la devozione per Margherita- che non è
santa della Chiesa- in forme canoniche.
Solo nel Settecento un papa illuminista e
Cortona: uno scorcio
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Alla mattina presto, dopo la colazione in
piedi insieme agli altri, fra' David mi benedice e
mi augura buon viaggio verso Perugia.
L'animo è lieto. E' la tappa più lunga, ma il
tracciato è bellissimo, il paesaggio ancor più
suggestivo, le strade meno battute, il tempo
vario, ma sempre piacevole.
portarono il confine a una dozzina di chilometri
dal centro di Perugia! Arriva il bus al capolinea e
in mezzoretta, percorrendo i soliti labirinti
suburbani, arrivo alla stazione ferroviaria della
città bassa, non lungi dalla quale vi è il convento
dei Cappuccini.
Scendo da Cortona lungo stradicciole che mi
son state indicate, lungo la strada un ragazzo
che sta potando gli ulivi mi invita a fermarmi a
fumare una sigaretta insieme, pochi chilometri
dopo invece da un casale mi gridano insulti
perchè il cane-recinto- abbaia furioso e pensano
che io l'abbia infastidito. Insomma alti e bassi,
anche la strada va su e giù, ma morbida ,
squadernando panorami dolci e misteriosi. Sono
entrato in Umbria, verso mezzogiorno mi trovo
su un 'altura giustamente detta Puntabella che si
affaccia sul lago Trasimeno. Faccio merenda e
riparto in discesa, che è meno faticosa , ma più
dolente per il ginocchio. Passo sotto le colline
dove si combattè la battaglia fra Romani e
Cartaginesi e i locali hanno nomi quali”Hannibal
Inn” o “Kartago-discoclub”.
Perugia: la Stazione ferroviaria
Il vasto e moderno edificio- stile periferia
anni
settantacontiene
un
pensionato
universitario, una casa di riposo per anziani e un
ufficio Caritas. Tra la perplessità dei laici
volontari, riesco ad essere ricevuto da un frate
portinaio molto anziano che legge commosso le
credenziali e si impegna ad ottenere ospitalità in
qualche modo quando fosse tornato padre
Mario, il priore. Costui , al rientro, è dubbioso
ma l'altro frate gli suggerisce una stanza libera
su all'ospizio... e va benissimo così!E' come
una singola d'ospedale, nuova, pulitissima, col
bagno ecc. Una suorina indiana mi toglie le
sponde dal letto e me lo prepara: alle 20 cena in
refettorio.
Scorcio del Lago Trasimeno
Qui ,per la prima volta, ho davvero
l'impressione di essere ospite in un convento: il
tavolo a ferro di cavallo,benedizione della cena,
letture dal martirologio mentre ci si serve dalle
zuppiere e dai piatti di portata: Padre Mario
trova il tempo per avvertire i commensali del
pellegrino ospite e nessuno da' mostra di
stupirsi se son più vorace e meno discreto nel
servirmi. Avrei fatto anche un secondo giro, ma
a meno di trenta minuti dalla benedizione
iniziale , il priore si alza e tutti ci si affretta a
sparecchiare. Per fortuna c'è da rigovernare in
cucina , così posso chiacchierare con un frate
La via per Perugia può essere tagliata senza
costeggiare il lago, ma comporta altre salite fra
poderi forse disabitati e devo spesso chiedere
informazioni, quasi ad ogni vivente che incontro.
Ho già patteggiato fra me e me che appena
entrato nel territorio comunale di Perugia
prenderò l'autobus urbano al primo capolinea,
anche perchè il ginocchio è bello gonfio. Per
fortuna le aggregazioni amministrative volute da
Mussolini nel '25 al fine di dilatare i comuni
capoluogo di regione, la stessa che portò ad
inglobare Greco come Trenno in Milano,
7
spagnolo che sembra il Corsaro Nero e con un
ragazzo magrolino. Costui è un seminarista
rumeno in “villeggiatura” dai Cappuccini, studia
da prete nel seminario di Bressanone-in
tedesco- ma lui è di famiglia ungherese:
Insomma a 23 anni parla normalmente tre lingue
e se la cava bene anche in italiano, spagnolo e
inglese...
Ci dirigiamo subito alla Casa Generalizia dei
Cappuccini, non lontano dalla basilica. Non c'è
nessuno, ma presso la portineria , in una
stanzuccia vuota, lasciamo gli zaini e iniziamo
alleggeriti la visita. Assisi è una “ città puttana”,
tutto in vendita, tutto molto accurato, molto caro,
solo i francobolli son 'introvabili. Turbe di
visitatori in abiti ancora estivi, col gelato in una
mano e un sanfrancescomadeintaiwan nell'altra,
danno l'impressione di essere più a Gardaland
che in un centro di spiritualità.Lo sdegno di
Robert esplode quando incontriamo un mimo di
strada travestito da sanfrancesco che dà la
benedizione a chi mette il soldino nella bussola
e devo trascinarlo via prima che chiamino i vigili.
Le sue considerazioni scandalizzate mi
ricordano quelle dei pellegrini nordici nella
Roma del giubileo del 1300 o del frate
agostiniano Lutero nel suo diario di viaggio alla
Città Santa.
Robert, così si chiama, mi chiede un po'
timidamente
se
all'indomani
può
accompagnarmi ad Assisi, gli piace molto l'idea
del pellegrinaggio: e così avrò un compagno per
l'ultima tappa!
Alle 7 e 30 di sabato 12 settembre, santo
nome di Maria, facciamo colazione e partiamo
per Assisi. L'autobus ci porta solo al di là della
collina sulla quale sorge Perugia, dove inizia la
discesa verso la piana in fondo alla quale si
scorge, come una macchia petrosa sulle pendici
di una montagna verde scuro, la città di
Francesco.
Visitando la basilica superiore io mi attardo (
in realtà non so quanto Robert capisca l'italiano
e se abbia le premesse...) nello spiegargli la
pittura di Giotto : lui mi ascolta incantato. Ma
nella basilica inferiore mi succede una cosa
strana che mi era capitata già a Nazareth. Sono
stanco e tranquillo ,mi siedo su una panca delle
ultime davanti alla tomba del santo, e
improvvisamente mi viene da piangere forte,
proprio il magone , quello coi singhiozzi
irrefrenabili e la cosa che sento di più è la
vergogna
perchè
gli altri visitatori
mi
guardano infastiditi. Poi mi viene un forte mal di
testa e devo uscire di fretta, cercare un cesso
perchè devo orinare di corsa , sento che rischio
di farmela addosso. Dopo, così come è arrivato,
il mal di testa mi passa di colpo. Robert è un po'
preoccupato “su, andiamo a cercare santa
Chiara!”.E' lì che mi arriva la telefonata di Gianni
Bortolin, come un sorso d'acqua nel deserto. Ma
quando poi scendiamo verso San Damiano, non
ce la faccio più, il ginocchio è davvero gonfio e
devo fermarmi in un uliveto. Poi si arranca verso
la Casa dei Cappuccini dove avrei bisogno di
trovare da sdraiarmi , anche il puntale del
bastone è tutto consumato ormai, i sandali
cedono.
E' una bella passeggiata di meno di 20
chilometri: con Robert si parla di letteratura -vuol
conoscere autori ungheresi- di storia, del
medioevo religioso.Si rivela un giovane pieno di
curiosità, quasi un marziano che scopra il nostro
pianeta.
Scorcio di Assisi
Al tocco siamo sotto la città che abbiamo
visto delinearsi passo a passo man mano ci si
avvicina. Facciamo merenda e poi, da un'erta
chiusa al traffico,scavalcando trincee entriamo in
Assisi.
Ed ecco che là giunti, ripresi gli zaini, si
scampanella più volte finchè dietro uno sportello
arriva un frate. Le mie credenziali vengono dai
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Cappuccini di Milano, la notte prima si è dormito
dai loro confratelli di Perugia ,come attesta il
timbro di sosta, ma il frate è irremovibile “ Non c'
è posto, abbiamo ospiti i parenti di un novizio,
sono tutti a una festa, no, non si sa quando
tornino... La stanzetta qui fuori? No, no c'è un
regolamento di polizia, non si può! Le suore?
Ma son tutte a una festa... è sabato!”
Il seminarista è ancor più indignato e offeso di
me. Lui alla “ carità cristiana” ci crede ancora,
non ha studiato la storia...
E' un bel tramonto di sabato sera di
settembre, le campane suonano a festa, in fin
dei conti il pellegrinaggio è compiuto...Autobus
per la stazione-elegantissima, costruita negli
anni Venti pensando alle visite delle Autorità- e
poi si aspetta un treno . Robert tornerà a
Perugia e io, in poche ore, a Firenze.
Assisi: S. Damiano
..........................
Ho comprato “La settimana enigmistica”ma,
dondolando sul vagone, nessun rebus mi
sembra difficile quanto la rilettura di questo
viaggio.
Claudio Tartari
Assisi: la Basilica di S. Francesco
Assisi: interno della Chiesa di S. Damiano
..............................
.......................................
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