2005 SERVIZIO SANITARIO REGIONALE EMILIA-ROMAGNA Azienda Unità Sanitaria Locale di Rimini Linee Guida Quaderni ASRI NEOPLASIE DELL'APPARATO GENITALE FEMMINILE 73 Coordinatore del gruppo di lavoro: Dott. Giuseppe COMERCI U.O. Ostetricia e Ginecologia Linee Guida NEOPLASIE DELL'APPARATO GENITALE FEMMINILE Gruppo di Lavoro: Dott. Giuseppe COMERCI (Coordinatore) U.O. Ostetricia e Ginecologia AUSL Rimini Dott.ssa Valentina ARCANGELI U.O. Oncologia AUSL Rimini Dott. Ermanno EMILIANI Direttore U.O. Radioterapia Azienda AUSL Ravenna Dott. Massimo GIANNINI U.O. Radioterapia Azienda AUSL Forlì Dott. Giovanni GRAZIA Direttore U.O. Ostetricia e Ginecologia AUSL Rimini Mr John MONAGHAN Senior Lecture in Gynaecological Oncology, University of Newcastle, UK Dott. Alberto RAVAIOLI Direttore U.O. Oncologia AUSL Rimini Dott.ssa Monica RICCI U.O. Anatomia Patologica AUSL Rimini INDICE Introduzione ....................................................... pag. 3 Dati epidemiologici ............................................ pag. 4 Team multidisciplinare ....................................... pag. 5 Salute Pubblica e Prevenzione ........................... pag. 6 Diagnosi ............................................................. pag. 8 Stadiazione.......................................................... pag. 14 Trattamento ........................................................ pag. 16 Malattia trofoblastica gestazionale ..................... pag. 47 Tempi di attesa ................................................... pag. 50 Continuità della cura e follow-up ...................... pag. 50 Standards e criteri per l’audit clinici .................. pag. 50 Trials multicentrici randomizzati ....................... pag. 51 Riferimenti bibliografici .................................... pag. 52 INTRODUZIONE Questo documento contiene raccomandazioni per la gestione delle neoplasie ginecologiche per la provincia di Rimini. E’ stato inteso per fornire una guida per tutte le figure professionali coinvolte nella gestione delle neoplasie ginecologiche. Laddove disponibile, è l’evidenza scientifica ad essere utilizzata a giustificare queste raccomandazioni. Sono presenti riferimenti a linee guida nazionali ed internazionali, laddove appropriati. Inoltre contiene informazioni che rappresentano la migliore pratica clinica attuale; sono strutturate in maniera tale da poter essere modificate non appena nuove o migliori evidenze scientifiche appaiono in letteratura scientifica nazionale ed internazionale, beneficiando così di un continuo aggiornamento. Il team multidisciplinare è ben lieto di accettare e valutare sempre nuove evidenze scientifiche, considerato che si tratta di linee guida basate sulla migliore pratica clinica. 3 DATI EPIDEMIOLOGICI Le neoplasie ginecologiche rappresentano circa l’11% dei tumori femminili e sono responsabile del 9.4% della mortalità femminile per cancro. Dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità nel 1998 in Italia ci sono state 2783 morti per tumore ovarico e 2761 per tumori dell’utero. Le decadi di maggiore incidenza sono di seguito rappresentate: per neoplasie ovariche dai 50 agli 80, per le neoplasie intraepiteliali cervicali dai 20 ai 50 anni; per le neoplasie invasive cervicali dai 25 ai 75 anni. La sopravvivenza globale a 5 anni è di: − ovaio ...................... 26% − endometrio ............. 61% − cervice − vulva ................. 62% − vagina ................ 55% ............... 57% Da quando è stato istituito il programma regionale di screening del cervicocarcinoma l’incidenza delle neoplasie invasive del collo uterino è drasticamente diminuita. Comunque, gran parte delle neoplasie invasive del collo uterino oggi riscontrate si rilevano ad uno stadio avanzato al momento della diagnosi e spesso provengono da donne che hanno disatteso il programma di prevenzione. Il Pap-test ripetuto ogni 5 anni su una popolazione femminile bersaglio dai 20 ai 64 anni riduce il rischio di ammalarsi di cancro del collo uterino dell’84%, effettuandolo ogni tre anni il rischio si riduce del 91.4%. 4 TEAM MULTIDISCIPLINARE Si istituisce un team di specialisti che si prendono carico della paziente affetta da neoplasie dell’apparato genitale femminile. Il responsabile del servizio di ginecologia oncologica e di oncologia medica dovrebbero visionare i percorsi di invio, diagnostici e di follow-up a lungo termine delle donne affette da neoplasie ginecologiche e devono essere responsabili del loro trattamento. 5 SALUTE PUBBLICA E PREVENZIONE Al momento non si conoscono misure dietetiche da raccomandare per ridurre la probabilità di ammalarsi di tumore dell’apparato genitale femminile. Comunque, il fumo è un fattore di rischio per il cervicocarcinoma. Screening Popolazione generale Il programma di screening regionale per la prevenzione del cervicocarcinoma iniziato nel 1996 ha ridotto notevolmente la mortalità ma non ha ancora raggiunto una copertura della popolazione bersaglio di almeno l’80%. Tutte le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni dovrebbero essere incoraggiate ad eseguire il Pap-test ogni tre anni. Al momento non sono in corso altri programmi di screening nazionali e/o regionali per le altre neoplasie dell’apparato genitale femminile. Popolazione a rischio Sede: ovaio E’ necessario la raccolta anamnestica familiare delle pazienti affette da carcinoma ovarico, poiché il 5% presentano una predisposizione familiare. Un servizio di genetica oncologica dovrebbe valutare i seguenti casi: a. due o più familiari di primo grado affette da ca ovarico; b. un familiare affetto da ca ovarico ed un altro affetto da ca mammario sotto l’età di 50 anni; 6 c. un familiare affetto da ca ovarico ed altri due affetti da ca mammario a qualunque età; d. una storia familiare di ca del colon ereditario con presenza dei geni BRCA1 o BRCA2. Per le donne che sono a rischio di sviluppare un carcinoma dell’ovaio, il programma di sorveglianza raccomandato consiste nell’esecuzione di un’ecografia transvaginale associata alla misurazione del marcatore tumorale Ca125. L’ovariectomia profilattica può essere un’ alternativa al programma di sorveglianza annuale; esiste comunque un piccolo rischio di sviluppo di cancro peritoneale considerato che ha la stessa origine istologica del carcinoma ovarico. Attualmente non esiste un programma di screening per il carcinoma ovarico; nel Regno Unito è in corso uno studio che si prefigge di arruolare 250.000 donne eseguendo una randomizzazione in tre gruppi: un gruppo che viene seguito clinicamente (50%), un gruppo che esegue un’ecografia transvaginale (25%) ed un altro cui viene misurato il Ca125 (25%). Questo trial è iniziato nel 2001, durerà 7 anni e vengono reclutate solo su invito. Sede: endometrio Circa il 5% presenta una predisposizione familiare. L’ereditarietà di un gene predisponente dovrebbe essere sospettato nelle giovani pazienti, in una storia familiare di carcinoma endometriale o intestinale, o tumori sincroni o metacroni. E’ associato al carcinoma del colon non polipoide (HNPCC). Si presenta nel 40% delle donne che sono portatrici di geni predisponenti contro il 34% di rischio di ammalarsi di carcinoma intestinale durante il corso della vita. Le donne portatrici dei geni per HNPCC dovrebbe essere anche avvisate del significato del sanguinamento intermestruale o post-menopausale. 7 DIAGNOSI Sintomi e segni clinici delle neoplasie ginecologiche Ovaio Dai dati del Registro tumori della Romagna ci sono stati 154 casi di cancro ovarico nella Provincia di Rimini negli ultimi cinque anni disponibili (dal 1997 al 2001) e 29 casi nel 2001. Il carcinoma ovarico è essenzialmente asintomatico durante il suo sviluppo e circa il 75% delle pazienti si trovano ad uno stadio avanzato al momento della diagnosi. I sintomi includono: distensione addominale, dolenzia o dolore addominale persistente, sintomi urinari o intestinali inspiegati, perdita di peso e stato di malessere generale. Un alto grado di sospetto clinico è necessario per diagnosticare un carcinoma ovarico ad uno stadio precoce. Endometrio Dai dati del Registro tumori della Romagna ci sono stati 155 casi di carcinoma endometriale nella Provincia di Rimini negli ultimi cinque anni disponibili (dal 1997 al 2001) e 30 casi nel 2001. Gran parte delle pazienti presenta un sanguinamento post-menopausale, un’irregolarità mestruale peri-menopausale e occasionalmente un sanguinamento intermestruale. 8 Cervice Dai dati del Registro tumori della Romagna ci sono stati 70 casi di carcinoma cervicale nella Provincia di Rimini negli ultimi cinque anni disponibili (dal 1997 al 2001) e 15 casi nel 2001. Le neoplasie intraepiteliali cervicali sono rilevate dal programma di screening regionale. Tutte le donne con Pap-test anormale dovrebbe essere riferite al locale ambulatorio di colposcopia seguendo gli standards e le linee guida stabilite dal Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia-Romagna nel 1998. Le lesioni invasive si presentano con sanguinamento inter-mestruale, post-coitale e post-menopausale. Le perdite vaginali di natura siero-ematica sono spesso segno di uno stadio avanzato della neoplasia. Vulva Dai dati del Registro tumori della Romagna ci sono stati 31 casi di carcinoma vulvovaginale nella Provincia di Rimini negli ultimi cinque anni disponibili (dal 1997 al 2001) e 4 casi nel 2001. Il tumore della vulva si presenta generalmente con una lesione visibile e molte pazienti riferiscono la comparsa di una tumefazione a livello vulvare. Il sanguinamento, l’ulcerazione e l’ispessimento sono fortemente suggestivi di neoplasia invasiva. Vagina Molte pazienti si presentano con sanguinamento genitale post-menopausale accompagnato occasionalmente da leucorrea. 9 Esame clinico In tutte le donne con sospetto di neoplasie ginecologiche è opportuno eseguire l’esame dei genitali esterni, dell’addome insieme con la palpazione bimanuale e l’esame speculare. In donne con sospetto clinico di carcinoma ovarico, un’ecografia addomino-pelvica dovrebbe essere programmata. Il riscontro di una massa addomino-pelvica necessita invio urgente. Indicazioni per invio urgente (entro due settimane) Si raccomanda l’invio urgente all’ambulatorio di ginecologia oncologica nei seguenti casi: 1. lesione sospetta della cervice, vagina o vulva; 2. massa pelvica palpabile; 3. uno o più episodi di spotting genitale post-menopausale; 4. donne in trattamento ormonale sostitutivo con inaspettato o prolungato sanguinamento che persiste più di quattro settimane dopo l’interruzione della terapia; 5. sanguinamento genitale post-coitale che persiste più di quattro settimane. 6. Inspiegati e ripetuti episodi di sanguinamento post-coitale. Inoltre, in donne con età superiore a 45 anni che presentano persistente dolore addominale o distensione addominale, il carcinoma ovarico dovrebbe essere preso in considerazione ed un esame pelvico dovrebbe essere effettuato. Tutte le pazienti che presentano segni e/o sintomi sopradescritti dovrebbero essere riferite all’ambulatorio di ginecologia oncologica mediante appuntamento telefonico o via fax o e-mail. 10 Accertamenti clinico-strumentali in ambiente ospedaliero Ciascuna unità di ginecologia oncologica dovrebbe offrire un accesso rapido ai casi clinici sospetti per neoplasie ginecologiche. Sede: ovaio Un’ecografia addominale e transvaginale dovrebbe essere disponibile per confermare la diagnosi di un probabile carcinoma ovarico ed inoltre il livello del Ca125 dovrebbe essere utilizzato per calcolare l’indice di rischio di malignità (RMI). Il calcolo del rischio di malignità si ottiene moltiplicando il risultato del Ca125 per il punteggio assegnato alle caratteristiche ecografiche della massa pelvica e allo stato menopausale secondo la seguente formula: RMI = Ca125 x punteggio ecografico x punteggio stato menopausale Punteggio ecografico = 3 se due o più delle seguenti caratteristiche sono presenti: presenza elementi solidi, lesione multiloculare, lesione bilaterale, ascite, evidenza di tumore intra-addominale; Punteggio ecografico = 1 se una o nessuna delle sopradescritte caratteristiche sono presenti. Punteggio menopausale: stato pre-menopausale = 1, stato post-menopausale = 3 • Se RMI è > 200 il valore positivo predittivo per una neoplasia ovarica è del 75 – 83% e la signora dovrebbe essere inviata al servizio di ginecologia oncologica. • Se RMI è < 200 la probabilità di una lesione maligna è notevolmente ridotta. Per ciascuna donna sottoposta a paracentesi per ascite di origine ignota, l’esame citologico per ricerca di cellule tumorali maligne (CTM) è raccomandato insieme con i marcatori Ca125, CEA e CA19.9. Se si identificano cellule suggestive di adenocarcinoma, la signora dovrebbe essere sottoposta ad indagine radiologica (TC) della pelvi ed inviata all’ambulatorio di ginecologia oncologica, eccetto ovviamente i casi di origine non ginecologica. 11 Sede: endometrio Tutte le pazienti dovrebbero essere sottoposte ad ecografia transvaginale per valutare lo spessore dell’endometrio. Se lo spessore endometriale è > di 5 mm, è opportuno eseguire un’isteroscopia con biopsia endometriale ambulatoriale. Tutte le pazienti affette da carcinoma endometriale e sarcoma dovrebbero essere inviate al team multidisciplinare (MDT). Sede: cervice, vagina e vulva. Nell’ambito del servizio di ginecologia oncologica dovrebbe essere disponibile un ambulatorio attrezzato di colposcopia per effettuare in anestesia locale biopsie cervicali, vulvari e vaginali e conizzazioni cervicali. Pazienti affette da lesioni neoplastiche cervicali, vaginali e vulvari dovrebbero essere inviate al team multidisciplinare locale. 12 Comunicazioni al medico di base e alla paziente Ogniqualvolta una diagnosi di neoplasia dell’apparato genitale femminile viene comunicata alla paziente, si ritiene opportuno informare tempestivamente il medico di base ed il medico inviante circa le informazioni che sono state date ed il trattamento pianificato. Un opuscolo informativo riguardante il tipo di neoplasia ginecologica ed il relativo trattamento dovrebbe essere offerto a tutte le pazienti. La prognosi non dovrebbe essere formulata prima che adeguati accertamenti clinicostrumentali siano disponibili. Lo staff medico ed infermieristico del team dovrebbe prestare attenzione agli aspetti psicologici e all’impatto sulla vita sessuale che la diagnosi dei tumori ginecologici e di alcuni dei trattamenti hanno sulla donna. 13 STADIAZIONE La stadiazione delle neoplasie genitali è di fondamentale importanza al fine di pianificare il trattamento più adeguato. Le indagini strumentali e di laboratorio dovrebbero includere: Sede: ovaio Emocromo completo, prove di funzionalità epatica e renale, elettroliti, fattori emocoagulativi, type & screen, Ca125 – CEA- Ca19.9 – (se donna ≤ 45 anni βHGC αFP – LDH), Rx torace, ecografia addomino-pelvica. Sede: endometrio Emocromo completo, prove di funzionalità epatica e renale, elettroliti, fattori emocoagulativi, type & screen, Ca125, Ca 19.9, Rx torace, RM addome-pelvi. Sede: cervice uterina La stadiazione deve essere effettuata in accordo alle linee guida della Federazione Internazionale di Ginecologia ed Ostetricia (FIGO). Lo stato dei tessuti pericervicali ed in particolare dei parametri laterali e dei linfonodi pelvici può essere valutato mediante RM o PET. Emocromo completo, prove di funzionalità epatica e renale, elettroliti, fattori emocoagulativi, type & screen, Rx torace. 14 Sede: vulva La stadiazione è determinata dall’esame istologico e dalle misure della lesione. Per tumori che invadono più di un mm è indicata la linfoadenectomia inguinale superficiale e profonda. Sia la palpazione che l’ecografia della regione inguinale sono di limitata utilità. E’ necessario eseguire Rx torace per escludere eventuali metastasi polmonari. Sede: vagina Esame ginecologico in narcosi, TC o RM pelvi, cistoscopia e rettoscopia. 15 TRATTAMENTO Tutte le pazienti affette da neoplasie ginecologiche dovrebbero essere inviate al team multidisciplinare per la valutazione del caso clinico e la scelta del trattamento. Le pazienti saranno gestite in accordo ai protocolli concordati ed i casi verranno discussi alla riunione del team multidisciplinare che comprende principalmente: ginecologi oncologi, oncologi medici, patologi e radioterapisti. 16 CARCINOMA OVARICO Chirurgia Tutte le pazienti con stadio clinicamente avanzato devono aver effettuato la preparazione intestinale prima della chirurgia. L’obiettivo primario è quello di rimuovere la malattia visibile nella cavità peritoneale includendo l’omento ed i linfonodi pelvici – paraaortici. Nel caso di riscontro occasionale di carcinoma ovarico nel corso di intervento chirurgico per altre indicazioni, dovrebbe essere effettuato il lavaggio della cavità peritoneale ed un’attenta ispezione degli organi addominali, inclusi l’omento ed i linfonodi pelvici e paraaortici. E’ opportuno il coinvolgimento del team multidisciplinare, in particolare del ginecologo-oncologo, per la discussione di questi casi clinici. Radioterapia Non vi è un ruolo per la radioterapia nella gestione primaria del carcinoma ovarico sebbene isolate metastasi possano essere trattate. Terapia medica oncologica Nei casi in cui sia opportuna, dovrebbe iniziare prima possibile, idealmente quando la paziente è ancora ricoverata e comunque non più tardi di tre settimane dall’intervento chirurgico. Il team multidisciplinare dovrebbe ri-discutere i casi con progressione della malattia durante la prima linea di trattamento o entro sei mesi dal suo completamento. Dovrebbero essere continuate ad essere riviste dal team multidisciplinare. Tutte le pazienti con malattia primaria o recidivante dovrebbero essere prese in considerazione per i trials clinici. (Vedi algoritmo trattamento carcinoma ovarico epiteliale) 17 CARCINOMA ENDOMETRIALE Il migliore trattamento al primo stadio dipende dall’estensione dell’invasione miometriale. Le metastasi ai linfonodi pelvici e paraaortici sono improbabili se la neoplasia e` confinata alla mucosa endometriale o invade meno della meta` dello spessore miometriale. Chirurgia Si avvale di un approccio laparotomico o laparoscopico che include: aspirazione del fluido peritoneale o washing peritoneale, ispezione completa intra-peritoneale comprese le stazioni linfonodali pelviche e lomboaortiche, isterectomia totale addominale (ITA) o isterectomia vaginale laparoscopicamente assistita (LAVH) e annessiectomia bilaterale (AB). Omentectomia totale, nel caso di adenocarcinoma sieroso papillifero. Il ruolo della linfoadenectomia pelvica e paraortica nel cancro endometriale rimane tuttora incerto; si attendono i risultati del trial in corso (ASTEC trial) condotto nel Regno Unito e sponsorizzato dal Medical Research Council (MRC). L’ASTEC trial inoltre e` stato disegnato per le pazienti con cancro endometriale stadiato clinicamente come confinato al corpo uterino per valutare rischi e benefici della radioterapia adiuvante nella sottopopolazione di pazienti ad alto rischio “patologico” . Radioterapia Non esiste un ruolo per la radioterapia neoadiuvante ed adiuvante per gli stadi IA (tutti i gradi di differenziazione), IB (grado I e II). Per gli stadi IB (grado III), IC (grado II-III) e IIA, la radioterapia pelvica adiuvante è considerata il trattamento standard. Comunque se la linfoadenectomia pelvica è effettuata in maniera soddisfacente (almeno 10 linfonodi pelvici esaminati) ed i linfonodi sono negativi si ritiene opportuno sottoporre tali pazienti a follow-up. 18 Per gli stadi IIB, III, IVA la radioterapia esterna pelvica adiuvante è considerata il trattamento standard. Per le pazienti considerate non idonee per il trattamento primario chirurgico, si dovrebbe offrire un trattamento radiante radicale o palliativo (radioterapia pelvica esterna e/o brachiterapia) in funzione delle condizioni cliniche. Per le pazienti con malattia metastatica o ricorrente la radioterapia con intento palliativo dovrebbe essere considerata. Terapia ormonale Al momento non esiste un ruolo per la terapia ormonale nel trattamento radicale o adiuvante del carcinoma endometriale. Per le pazienti considerate non idonee per il trattamento chirurgico o radioterapico al momento della diagnosi o con malattia metastatica o ricorrente, il trattamento con progestinici risulta essere un’alternativa. Sono utilizzati i seguenti principi farmacologici con relativo dosaggio: − Megestrol 160 mg / die − Medrossiprogesterone acetato 40 mg / die Terapia medica oncologica Possono essere prese in considerazione le pazienti con malattia ricorrente o metastatica non sottoposte a radioterapia o ormonoterapia palliativa. Farmaci utilizzati: Carboplatino /Cisplatino singolo o in associazione con Adriamicina. La terapia con platino e adriamicina è considerata standard nelle istologie sieropapillifero e a cellule chiare allo stadio III e IV. 19 ALGORITMO PER IL TRATTAMENTO PRIMARIO DELLE PAZIENTI AFFETTE DA CARCINOMA ENDOMETRIALE Stadio I Pre-intervento Isteroscopia Biopsia RM addome pelvi G1 G2 - G3 Sieroso Ca a cellule chiare Low risk o condizioni cliniche inidonee High risk LAVH o ITA + AB + Washing peritoneale + Linfoadenectomia pelvica LAVH o ITA + AB + Washing peritoneale Radioterapia esterna Radioterapia esterna se Linfonodi positivi se G2 > 50% miomentrio o maggiore Stadio II Diagnosi dopo intervento Diagnosi pre-intervento Radioterapia esterna e brachiterapia Isterectomia radicale + AB + Washing peritoneale + Linfoadenectomia pelvica Radioterapia esterna se Linfonodi positivi 20 Stadio III – IV Radioterapia / ChemioRadioterapia / Chemioterapia /Chirurgia decisa sui singoli casi clinici Legenda LAVH: isterectomia vaginale laparoscopicamente assistita. ITA: isterectomia totale addominale AB: annessiectomia bilaterale 21 CERVICOCARCINOMA Il trattamento consiste in un approccio chirurgico o radioterapico/ che mioradioterapico o una combinazione di entrambi. Chirurgia La conizzazione cervicale rappresenta un trattamento efficace per gli stadi molto iniziali (stadio IA1). Può essere effettuata in ambulatorio attrezzato in anestesia locale sotto guida colposcopica. Se i margini chirurgici non sono liberi occorre effettuare una ri-conizzazione; e precisamente se i margini interessati sono endocervicali o eso-endocervicali è consigliabile eseguire un altro cono, preferibilmente a lama fredda, se i margini sono esocervicali è possibile effettuare un’escissione ampia esocervicale. Lo stadio IA2 ha un basso rischio di diffusione ai linfonodi pelvici (3 – 5%). La malattia sulla cervice può essere trattata in maniera sufficientemente efficace sia mediante conizzazione cervicale che isterectomia extrafasciale. Il campionamento dei linfonodi pelvici può essere eseguito mediante linfoadenectomia pelvica laparoscopica. Per un gruppo selezionato di pazienti, desiderose di prole e con stadi IA2 - IB1 (< 2 cm), può essere preso in considerazione un trattamento chirurgico conservativo che consiste nella exeresi della sola cervice uterina e del tessuto paracervicale (trachelectomia radicale) con rimozione laparoscopica dei linfonodi pelvici. In questo caso occorrerà eseguire la valutazione istopatologica intra-operatoria dei margini chirurgici mediante esame estemporaneo. Se negativi si prosegue a completare l’intervento conservativo, altrimenti è opportuno effettuare intervento di isterectomia radicale. Per gli stadi IB – IIA il trattamento standard consiste in isterectomia radicale e linfoadenectomia pelvica. 22 Il management dei casi di IB2 deve essere discusso nell’ambito del team multidisciplinare per valutare l’opportunità di un approccio chemio/radioterapico, considerando l’età della paziente ed altri fattori di rischio. Il management dei casi di recidiva centrale deve essere discusso nell’ambito del team multidisciplinare per valutare l’opportunità di eseguire eviscerazione pelvica. Radioterapia La radioterapia può essere adottata nella neoplasia della cervice uterina con varie modalità: - adiuvante, all’intervento chirurgico; - radicale, negli stadi avanzati o per le pazienti con controindicazioni all’intervento; - palliativa, in presenza di recidiva. Considerando l’aggressività dei trattamenti chirurgico o radiante, è senz’altro opportuno evitare per quanto possibile la necessità di ricorrere ad entrambe le metodiche, quindi valutare in primis un approccio chirurgico o in alternativa un trattamento radiante radicale. Negli stadi iniziali, con basso rischio di metastatizzazione linfonodale, la radioterapia esclusiva può essere l’unica modalità; negli stadi II-IV si può associare un trattamento chemioterapico, possibilmente a base di platino. Qualora sia stato eseguito l’intervento, la radioterapia (più o meno chemioterapia) può essere proposta in presenza di fattori di rischio: - metastasi linfonodali - profondità di invasione dello stroma - invasione degli spazi linfovascolari. La radioterapia può infine avere un ruolo nel controllo delle recidive postisterectomia. In questi casi, oltre all’approccio tradizionale con radioterapia esterna e\o endocavitaria, possono essere adottate 23 anche altre modalità, comunque esclusivamente in mancanza di alternative terapeutiche o nell’ambito di trials clinici o a finalità palliativa per sintomatologia non diversamente controllabile, in rapporto alle caratteristiche della recidiva ed alla possibile integrazione con gli altri approcci terapeutici (chirurgia, chemioterapia): - radioterapia intra-operatoria - radioterapia interstiziale - ipertermia esterna - ipertermia interstiziale. Trattamento primario ed adiuvante Chemio-radioterapia E’ riservata ai casi clinici affetti da neoplasia ad uno stadio avanzato (IIB – IV). 24 Recidiva pelvica post isterectomia Radioterapia adiuvante Exenteratio pelvica +\- RT intraoperatoria (IORT) Exenteratio pelvica +\- IORT o CDDP based CT o terapia di supporto o trial clinico Lesione centrale Lesione Nessuna laterale RT Precedente RT RT esterna + endocavitaria RT pelvica +\- endocavitaria o interstiziale + chemioterapia a base di CDDP RT pelvica +\- endocavitaria ( se margine vaginale positivo) +\chemioterapia a base di CDDP RT opzionale per : - invasione stromale - LVI Ossevazione Nessuna precedente RT Linfoadenect. positiva/ No di LN / margini resezione positivi / Parametri positivi Linfoadenectomia negativa Radioterapia pelvica + endocavitaria (RADRT) Dose al punto A > 85 Gy + chemioterapia concomitante a base di platino (CT-CDDP) Stadio IB2 e IIA > 4 cm in alternativa alla chirurgia Stadio IB2 e IIA bulky Stadio IIB Stadio IIIA-B e IVA Radioterapia pelvica + endocavitaria Dose al punto A: 80-85 Gy Stadio IB1 e IIA ≤ 4 cm in alternativa alla chirurgia Radioterapia pelvica + endocavitaria Dose al punto A > 85 Gy + CT-CDDP Radioterapia pelvica + endocavitaria Dose al punto A > 85 Gy + CT-CDDP RADRT + CT-CDDP + radioterapia sulle catene lomboaortiche Linfonodi pelvici negativi ( imaging) Linfonodi pelvici positivi, PA negativi (FNA) PA positivi (FNA) Staging negativo Radioterapia pelvica + endocavitaria Dose al punto A 75-80 Gy + CT-CDDP + isterectomia adiuvante Radioterapia pelvica + endocavitaria Dose al punto A: 75-80 Gy Stadio IA2 in alternativa alla chirurgia INDICAZIONI ALLA RADIOTERAPIA RADICALE Algoritmo per il trattamento primario delle pazienti affette da Carcinoma squamoso cervicale STADIO IA1 IA1 (<= 3 mm invasione stromale) (<= 7 mm estensione superficiale) 0.3 - 2.6 % metastasi linfonodi pelvici CONIZZAZIONE CERVICALE Margini liberi Follow-up Algoritmo per il trattamento primario delle pazienti affette da Carcinoma squamoso cervicale STADIO IA2 IA2 (> 3 <= 5mm invasione stromale) (<= 7 mm estensione superficiale) 3-5% METASTASI LINFONODI PELVICI CONIZZAZIONE CERVICALE o ISTERECTOMIA EXTRAFASCIALE + LINFOADENECTOMIA PELVICA LAPAROSCOPICA Margini liberi 3 o + linfonodi microscopic. positivi o linfonodo macroscopicamente interessato o diffusione extracapsulare Follow-up Radioterapia adiuvante 28 Algoritmo per il trattamento primario delle pazienti affette da Carcinoma squamoso cervicale STADIO IB1 IB1 (< 2 cm diametro) PAZIENTI ALTAMENTE SELEZIONATE CON DESIDERIO DI FERTILITA' RNM PELVI (Valutazione estensione malattia) TRACHELECTOMIA RADICALE E LINFOADENECTOMIA PELVICA LAPAROSCOPICA Linfonodi pelvici negativi o < 3 Linfonodi pelvici microscopicamente positivi Follow-up 29 Algoritmo per il trattamento primario delle pazienti affette da Carcinoma squamoso cervicale STADIO IB - IIA IB - IIA ISTERECTOMIA RADICALE + LINFOADENECTOMIA PELVICA => 3 LINFONODI POSITIVI O LINFONODO MACROSCOPICAMENTE INTERESSATO O DIFFUSIONE EXTRACAPSULARE LINFONODI NEGATIVI O < 3 MICROSCOPICAMENTE POSITIVI RADIOTERAPIA ADIUVANTE Follow-up 30 Algoritmo per il trattamento primario delle pazienti affette da Carcinoma squamoso cervicale STADIO IIB - IV IIB - IV TRATTAMENTO CHEMIO-RADIOTERAPICO 31 CARCINOMA VULVARE Chirurgia Rappresenta il trattamento primario. Se il tumore invade < 1 mm di profondità il trattamento consiste in un’ampia escissione locale con almeno 1 cm di margine di tessuto sano. La linfoadenectomia inguinale superficiale e profonda è raccomandata nei casi con invasione > 1 mm. Per le lesioni laterali può essere presa in considerazione la linfoadenectomia omolaterale ma per lesioni che siano localizzate anteriormente o posteriormente o siano di grandi dimensioni è opportuno eseguire linfoadenectomia inguinale bilaterale. La linfoadenectomia pelvica è necessaria solo raramente e può migliorare la prognosi nelle pazienti con interessamento dei linfonodi inguinali che implica un’effettiva continuità di lesione dentro il canale inguinale. Radioterapia La vulva ha una scarsa tolleranza alle radiazioni e la radioterapia è raramente utilizzata come trattamento primario. Può essere considerata nelle pazienti in condizioni cliniche compromesse tali da comportare un altissimo rischio per l’intervento chirurgico. E’ utilizzata come trattamento adiuvante quando sono interessati più di due linfonodi inguinali o per interessamento macroscopico o per diffusione extracapsulare di un singolo linfonodo, come trattamento palliativo per malattia metastatica. Varie possono essere le modalità di approccio radioterapico per le neoplasia vulvari, che differiscono sostanzialmente per i volumi trattati e le dosi erogate. 32 Indicativamente si individuano: - radioterapia postoperatoria 1 sul volume vulvare 2 sulle aree linfonodali - radioterapia radicale - radioterapia palliativa Dopo vulvectomia (parziale, radicale, più\meno linfoadenectomia inguinale bilaterale, superficiale o profonda) vi è un rischio di ricaduta loco-regionale. L’esame istologico del pezzo operatorio permette di identificare le pazienti a maggior rischio per la presenza di: - dimensioni superiori a 4 cm - invasione neoplastica degli spazi linfo-vascolari - margini positivi - distanza tumore-margine di resezione < 8mm, - profondità di invasione > 5mm. In questi casi la radioterapia esterna (RTE) postoperatoria si è dimostrata in grado di ridurre l’incidenza delle recidive loco-regionali. Per quanto riguarda i linfonodi si possono verificare tre situazioni: 1 interventoÆ linfonodi negativi: no RTE 2 interventoÆ presenza di linfonodi metastatici: RTE inguinale 3 no interventoÆ se T2-4: RTE inguinale Particolare attenzione deve essere posta anche per le lesioni in stadio iniziale ma prossime a strutture critiche come uretra, clitoride, retto : può essere difficile avere un margine chirurgico adeguato, per cui una RTE pre-operatoria potrebbe permettere un’exeresi con preservazione della struttura. 33 CRITERI DI SCELTA DELLA TECNICA Æ dopo exeresi in lesioni iniziali con fattori di rischio RTE regione vulvare (RV) RTE RV + regione inguino pelviche (IP) Æ N+ o linfoadenectomia inguinale non eseguita. MODALITA’ DELLA RTE Impostazione RTE RV ( campi AP-PA): limite inferiore clinico Æalmeno 1,5 cm al di sotto della regione vulvare limite superiore clinico Ælimite inferiore delle sincondrosi sacro-iliache limite laterale clinico Æalmeno 1,5 cm oltre i limiti laterali della regione vulvare RTE RV + IP (campi AP-PA) limite inferiore clinico Æalmeno 1,5 cm al di sotto del limite inferiore della regione vulvare limite superiore Æ a) limite inferiore delle sincondrosi sacro-iliache se LND non eseguita o N-; b) S2-S3 se metastasi linfonodali limite laterale clinico Æalmeno 1,5 cm oltre il limite laterale dei linfonodi inguino-femorali Boost RTE RV (campo diretto) limite inferiore clinico Æalmeno 1,5 cm sotto al limite inferiore vulvare limite superiore clinico Æalmeno 1,5 cm sopra al limite superiore vulvare limite laterale clinico Æalmeno 1,5 cm oltre il limite laterale vulvare Boost RTE sui residui adenopatici (campo diretto AP) limiti clinici Æalmeno 1 cm in tutte le direzioni oltre i limiti del GTV residuo 34 Simulazione e Tac RTE vulvare +/- stazioni linfonodali inguino-femorali: con pz supina a gambe leggermente divaricate, previo posizionamento di reperi radio-opachi sul margine inferiore della regione vulvare, sui limiti laterali del CTV e sulle eventuali adenopatie clinicamente evidenti, si impostano, mediante controllo in scopia e clinico, i limiti dei campi di trattamento (2 campi contrapposti AP-PA). La correttezza del PTV verrà quindi controllata in scopia e poi documentata mediante l’acquisizione di immagine (su carta o su pellicola, se occorrono degli schermi). Utile una foto polaroid in posizione di cura. Boost RTE regione vulvare: con pz supina, a gambe divaricate al massimo, con ginocchia piegate e piante dei piedi unite, bloccate da sacchetti di sabbia, previa rotazione del lettino di 90° e successiva opportuna angolazione del gantry, si impostano mediante controllo clinico i limiti del campo diretto di trattamento. Può essere utile una foto polaroid in posizione di cura. Boost RTE sui residui adenopatici: pz supina, gambe leggermente divaricate, dopo posizionamento di reperi radio-opachi sui limiti del GTV, si imposta campo diretto AP. La correttezza del PTV verrà controllata in scopia e poi documentata con acquisizione di immagine. 35 Tac: alla simulazione segue la Tac dosimetria per il calcolo della dose e verifica della dose erogata agli organi critici (anse intestinali, vescica, teste femorali) o disomogeneità per utilizzo di schermi. Localizzazione e centratura Verifica con simulatore e documentazione iconografica (carta o pellicola) di tutti i campi utilizzati. Energia Fotoni x di energia almeno 4 MV. Per il boost utilizzare elettroni di energia opportuna. Dose Regione vulvare : 45/54 Gy/foc (45 Gy + boost a seconda dello stadio o presenza di malattia in prossimità dei margini di sezione ), in 25/30 fraz di 1.8 Gy/die per 5/6 gg/sett in 6 sett . Stazioni linfoghiandolari inguino-femorali bilaterali: 45/50.4 Gy/foc in fraz di 1.8 Gy/die per 5/6 gg/sett. Boost di ulteriori 9 Gy/foc mediante e- con medesimo frazionamento sui residui adenopatici. In caso di boost la dose deve essere calcolata ad una profondità adeguata a comprendere l’intero volume bersaglio. 36 Verifica set-up: Per i campi AP-PA deve essere acquisito almeno un portal-film alla prima seduta ed in occasione di ogni eventuale modificazione della tecnica o del volume trattato. Terapia medica oncologica Al momento sono in corso solo trattamenti sperimentali. 37 Algoritmo per il trattamento primario delle pazienti affette da Carcinoma squamoso vulvare STADIO O VIN III Escissione locale ampia o "Skinning" vulvectomy Follow-up 38 Algoritmo per il trattamento primario delle pazienti affette da Carcinoma squamoso vulvare STADIO IA IA (<= 2 cm diametro) (< 1 mm invasione) Escissione locale ampia (1 cm tessuto sano) Follow-up 39 Algoritmo per il trattamento primario delle pazienti affette da Carcinoma squamoso vulvare STADIO IB IB (<= 2 cm diametro) (> 1 mm invasione) Lesione tumorale laterale Lesione tumorale anteriore o posteriore Escissione locale ampia Linfoadenectomia inguinale superficiale e profonda omolaterale Vulvectomia radicale Linfoadenectomia inguinale superficiale e profonda bilaterale <= 2 linfonodi positivi microscopicamente > 2 linfonodi positivi microscopicamente invas. macroscop. diffusione extracaps. Fine Trattamento Radioterapia adiuvante 40 Algoritmo per il trattamento primario delle pazienti affette da Carcinoma squamoso vulvare STADIO II II (> 2 cm diametro) Vulvectomia radicale e Linfoadenectomia inguinale bilaterale <= 2 lifonodi microscop. positivi > 2 linfonodi microscop. positivi o macroscop. positivo o diffusione extracapsulare Follow-up Radioterapia adiuvante 41 Stadi avanzati T3 - T4 LN clinic positivi Prim avanzato LN clinic negativi Prim avanzato LN clinic positivi CT-RTE PREOP CT-RTE PREOP CT-RTE PREOP RC WE + LND B S Valutazione risposta Biopsia vulvare NNegativa Chir LND Positiva Osservazione WE + LND B WE : vulvectomia CT : chemioterapia RTE : radioterapia esterna PREOP : preoperatoria RV : regione vulvare LN : stazioni linfonodali LND : linfoadenectomia B : bilaterale S : superficiale P : profonda 42 N+ LND B D Chir sec necessità (su T o N) CARCINOMA VAGINALE Il trattamento dipende dalla posizione e dalle dimensioni della lesione neoplastica. Chirurgia Svolge un ruolo limitato nelle piccole lesioni al terzo superiore della vagina oppure nelle lesioni estese laddove un trattamento chirurgico demolitivo (evisceratio pelvica) rappresenta la migliore alternativa. Radioterapia E’ il trattamento più comunemente utilizzato. Terapia medica oncologica Al momento sono in corso solo trattamenti sperimentali. 43 MALATTIA TROFOBLASTICA GESTAZIONALE Comprende un gruppo di malattie intercorrelate, includendo la mola parziale, la mola completa, la mola invasiva, il tumore trofoblastico placentare ed il corioncarcinoma, con una differente propensità all’invasione e alla diffusione metastatica. La malattia trofoblastica gestazionale è una delle rare neoplasie maligne altamente curabile, persino in presenza di diffuse metastasi a distanza. Nel Regno unito l’incidenza è di 1/714 nascite e negli Stati Uniti è di 1/1500 gravidanze. Il management delle pazienti con mola parziale o completa è simile, sebbene le sequele maligne occorrono in meno del 5% dei casi nelle pazienti con mola parziale e nel 20% nei casi con mola idatiforme completa. E’ generalmente diagnosticata durante il primo trimestre di gravidanza. Il segno clinico più comune è il sanguinamento vaginale. Altri sintomi e segni includono: dimensioni dell’utero maggiore dell’epoca gestazionale, assenza del battito cardiaco fetale, formazione cistica dell’ovaio, iperemesi gravidarum ed un anormale alto livello del hGC. L’evacuazione chirurgica con vacuum curette è raccomandata. Laddove possibile, l’infusione di uterotonici dovrebbe iniziare quando l’evacuazione è stata completata. E’ suggerito che gli analoghi delle prostaglandine dovrebbero essere riservati ai casi in cui l’ossitocina è inefficace. Tutto il prodotto del concepimento ottenuto dalla revisione della cavità uterina deve essere sottoposto ad esame istologico. 44 Fattori che indicano la necessità di eseguire chemioterapia: a. plateau o incremento dei livelli di hGC dopo revisione della cavità uterina per mola idatiforme; b. diagnosi istologica di mola invasiva o corioncarcinoma; c. evidenza clinica o radiologica di metastasi. La Federazione Internazionale di Ginecologi ed Ostetrici (FIGO) ha proposto i seguenti criteri, basati sulle raccomandazioni della SGO (Società Ginecologi Oncologi), la Società Internazionale per lo Studio della Malattia Trofoblastica e la Società Internazionale di Ginecologia Oncologica (IGCS), per diagnosticare la malattia trofoblastica gestazionale post-molare: a. un plateau dei livelli di hGC di quattro valori ± 10% registrati su un periodo di tre settimane (giorni 1, 7, 14 e 21); b. Un incremento dei livelli di hGC maggiore del 10% dei tre valori registrati su un periodo di due settimane (giorno 1, 7 e 14); c. Persistenza dei livelli di hGC per più di sei mesi dopo l’evacuazione di una mola idatiforme. Esami di laboratorio e strumentali da richiedere per i casi sospetti di mola idatiforme: • Emocromo completo • Fattori emocoagulativi • Prove di funzionalità epatica e renale • Type & screen • HGC • RX torace I livelli di βHGC dovrebbero essere ottenuti entro 48 ore dalla revisione di cavità uterine e successivamente ogni 1 – 2 settimane mentre sono elevate, di seguito mensilmente per sei mesi. E’ fortemente raccomandato l’uso di un metodo ormonale contraccettivodurante il monitoraggio dei livelli di βHGC. 45 Le pazienti con precedente mola parziale o completa hanno un rischio incrementato di 10 volte (1 –2% di incidenza) di avere una seconda mola idatiforme in una seguente gravidanza. Per le pazienti con coesistente mola idatiforme e feto non ci sono chiare linee guida. Per identificare le pazienti a rischi di fallimento di risposta alla chemioterapia si utilizza la tabella rivista della FIGO allegata che include i seguenti fattori prognostici: FIGO score Età (anni) Gravidanza precedente Intervallo dalla gravidanza (mesi) Livelli pretrattamento hGC (mUI/ml) Dimensione maggiore tumore incluso utero (cm) Sedi metastasi 0 ≤ 39 Mola idatiforme 1 > 39 Aborto <4 4-6 < 1000 1000 – 10.000 > 10.000 – 100.000 > 100.000 3-4 5 - - Polmone, vagina Milza, rene Cervello, fegato 1–4 Tratto gastroenterico 4–8 - Farmaco singolo 2 o più farmaci Numero metastasi 0 identificate Precedente fallimento chemioterapia 2 Gravidanza a termine 7 - 12 4 > 12 >8 Il punteggio totale per ciascuna paziente è ottenuto aggiungendo il singolo punteggio per ogni fattore prognostico. Punteggio totale = 0 – 6 : basso rischio “ “ = ≥ 7 : alto rischio Negli Stati Uniti è frequentmente utilizzata una classificazione clinica che distingue pazienti con o senza malattia metastatica poiché virtualmente tutte le pazienti con malattia invasiva non metastatica possono essere curate utilizzando un singolo chemioterapico indifferentemente da altri fattori di rischio. 46 Le pazienti con malattia metastatica sono ulteriormente divisi in funzione della presenza di fattori correlati alla risposta all’iniziale singolo chemioterapico. I primi in cui non s riscontra alcuno di questi fattori prognostici hanno un’alta probabilità di risposta al singolo agente chemioterapico e quindi godono di buona prognosi. I secondi non solo hanno un incrementato rischio di fallimento della monochemioterapia ma hanno un incrementato rischio di morte se trattate dal singolo chemioterapico seguito dalla polichemioterapia rispetto ai casi che ricevono da subito polichemioterapia. Categoria Malattia trofoblastica gestazionale non metastatica criteri No evidenza di metastasi Malattia trofoblastica gestazionale metastatica Prognosi buona Presenza di metastasi extrauterine Prognosi severa Uno dei seguenti fattori di rischio: Lunga durata (≥ 4 mesi dall’ultima gravidanza) Livelli hGC pretrattamento ≥ 40.000 mUI/ml Presenza mestastasi cerebrali ed epatiche Precedente gravidanza a termine Precedente chemioterapia Assenza dei seguenti fattori di rischio: Breve durata (< 4 mesi) Livelli hGC pretrattamento < 40.000 mUI/ml No mestastasi cerebrali ed epatiche No precedente gravidanza a termine No precedente chemioterapia Il tasso di cura delle pazienti con malattia invasiva non metastatica utilizzando il singolo agente chemioterapico (regime settimanale di metotrexate i.m. alla dose di 30 – 50 mg/m2)è di quasi il 100%. Laddove l’agente chemioterapico viene somministrato per ulteriori 1 –2 cicli dopo che i livelli di hGC si sono normalizzati, il tasso di recidive è inferiore al 5%. In queste pazienti eseguire l’isterectomia abbrevia la durata e la dose totale del trattamento chemioterapico; inoltre dovrebbe essere considerata nei casi resistenti alla chemioterapia e malattia confinata all’utero. 47 Pazienti con malattia metastatica a basso rischio (FIGO score system < 7) Possono essere trattate con successo con regime monochemioterapico. Il regime più utilizzato è trattamento di 5 giorni utilizzando metotrexate o dactinomicina i.v. ad intervali di 14 giorni. Circa il 40% richiederà regimi terapeutici alternativi per raggiungere la remissione completa. Pazienti con malattia metastatica ad alto rischio (FIGO score system ≥ 7) Richiedono un regime polichemioterapico. Per molti anni il trattamento standard utilizzato negli Stati Uniti è stato l’uso di metotrexate, dactinomicina e clorambucile o ciclofosfamide. Più recentemente è stato incorporato l’etoposide con o senza cisplatino con alto tasso di successo ma con rischio aumentato di leucemia nelle sopravvissute. Sono stati riportati tassi di sopravvivenza fino all’84%. Fino al 13% di recidive sono state riportate nei casi che avevano raggiunto remissione completa. Dopo raggiungimento di normali valori di hGC le pazienti con malattia trofoblastica maligna dovrebbero sottoporsi a monitoraggio dei livelli di hGC ad intervallo di 2 settimane per i primi tre mesi, successivamente mensilmente per 1 anno. Nel frattempo dovrebbero assumere un efficace metodo contraccettivo ormonale. Il rischio di recidiva dopo un anno di remissione completa è inferiore all’1%. 48 TEMPI DI ATTESA Tutte le pazienti riferite all’ambulatorio di ginecologia oncologica dovrebbero essere visitate entro due settimane. Il trattamento primario dovrebbe iniziare entro quattro settimane dalla decisione di trattare la paziente. La chemioterapia adiuvante dovrebbe iniziare prima possibile e comunque non più tardi di tre settimane dopo l’intervento chirurgico. La radioterapia adiuvante dovrebbe iniziare entro quattro settimane dalla dimissione al seguito dell’intervento chirurgico. CONTINUITÀ DELLA CURA E FOLLOW-UP E’ opportuno informare la paziente e darLe tutte le informazioni che Ella desidera ricevere circa la sua malattia ed il trattamento. Tali informazioni dovrebbero essere date in presenza di un parente o conoscente e dovrebbero essere annotate nella cartella clinica. Il medico di famiglia ed altri medici coinvolti devono essere informati. Terminato il trattamento, il clinico che ha preso in carico la paziente sarà responsabile del follow-up. STANDARDS E CRITERI PER L’AUDIT CLINICI Tutte le pazienti con neoplasie dell’apparato genitale femminile dovrebbero essere registrate nell’archivio elettronico di ginecologia oncologica. I risultati dell’audit saranno analizzati e discussi alle riunioni del team multidisciplinare ad intervalli stabiliti ed un report annuale sarà pubblicato. 49 TRIALS MULTICENTRICI RANDOMIZZATI Le pazienti sono incoraggiate ad entrare nei trials locali, nazionali ed internazionali progettati e studiati per rispondere ad importanti aspetti del trattamento attuale delle neoplasie ginecologiche. 50 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI − Guidance on Commissioning Cancer Services – Improving outcome in Gynecologic Cancers. The Manual. Published by the NHS Executive, 2002. − Manual of Cancer Service Standards – December 2000. − British Gynaecologic Cancer Society (BGCS) – Guidelines – 2002 − Staging classifications and clinical practise guidelines of gynaecologic cancers – IGCS & FIGO Committee on Gynecologic Oncology - 2003 51 Quaderni già pubblicati: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. 29. “VADEMECUM 1997” Formazione Professionale “DALLA PREVENZIONE ALLA PROMOZIONE DELLA SALUTE: COME PRENDERSI CURA DELLA COMUNITÀ” Marco Ingrosso “PROTOCOLLO PER L’INTERVENTO RIABILITATIVO E FISIOTERAPICO IN SEDE AMBULATORIALE” presso l’Azienda USL di Rimini “GESTIONE VIA VENOSA PERIFERICA” Protocollo “GESTIONE CATETERISMO VENOSO CENTRALE” Protocollo “GESTIONE SISTEMI INTRAVASCOLARI TOTALMENTE IMPIANTABILI” Protocollo “GESTIONE ULCERE DIABETICHE” Protocollo “MISURE DI SALUTE E QUALITÀ DELLA VITA” Dott. Nicolucci “LA CREAZIONE DI DATABASE CLINICI NELL’ERA DELLA TELEMATICA” Dott. Cianflone - Seminari Circolo Qualità “CORSO PER ASSISTENTI SOCIALI TUTORS DI TIROCINIO” ASRI “PROMUOVERE LA SALUTE SENZA MEDICALIZZARE LA VITA” Dott.ssa Basaglia “MALATTIA, CULTURE, CRESCITA IN SITUAZIONE TRANSCULTURALE” Dott.ssa Frigessi - Seminari Circolo Qualità “L’EMIPLEGIA NEL SOGGETTO ADULTO” Guida alla conoscenza del percorso riabilitativo - Dott.Stefano Tibaldi, Dott. Luigi Prioli “APPRENDERE E FAR APPRENDERE DALL’ESPERIENZA” Corso di Formazione “STRATEGIE PER LO SVILUPPO DEL RUOLO DELLA CAPOSALA” Alvisa Palese “L’INFORMATIZZAZIONE DELL’ERA CLINICA: LA NUOVA SFIDA DELLA TELEMATICA IN SANITÀ” 3 Seminari Circolo Qualità - a cura del Dott. Flavio Bologna “3° CORSO DI NEFROLOGIA E DIALISI PER INFERMIERI PROFESSIONALI - 1° PARTE” a cura di M.Montevecchi, A.Gattiani, R.Boccadoro “3° CORSO DI NEFROLOGIA E DIALISI PER INFERMIERI PROFESSIONALI - 2° PARTE” a cura di R.Mignani, S.Bini, F.Mancini, R.Saccagno, G.Morri “CATETERISMO VESCICALE” Protocollo PROGRAMMA per la FORMAZIONE dei “FACILITATORI AZIENDALI” a cura di Massimo Ferrari “TERAPIA DELL’IPERTENSIONE ARTERIOSA”- LINEE GUIDA Coordinatore: A.Morrone - M.M.G. “TERAPIA DELLA DISPEPSIA, DELL’ULCERA PEPTICA, DEL REFLUSSO GASTROESOFAGEO “- LINEE GUIDA Coordinatore: M.Bondioli - M.M.G. “TERAPIA DELL’IPERTROFIA PROSTATICA BENIGNA ” - LINEE GUIDA Coordinatore: M.Amati - M.M.G. “CORRETTO USO DEGLI ANTIBIOTICI DELLE VIE AEREE, DELL’INTESTINO, DELLE VIE URINARIE E DELLA CUTE” “PROFILASSI DELL’ENDOCARDITE BATTERICA” - LINEE GUIDA Coordinatore: P.Ottogalli - M.M.G. “FORMAZIONE E MODELLI DI APPRENDIMENTO INCONTRO-CONFRONTO CON LORENZO CAMPIONI” - FORMAZIONE a cura Gilberto Mussoni – ASRI “PIANO DELLE AZIONI 2000” a cura della Direzione Generale - AUSL di Rimini “CALCOLOSI URINARIA - PERCORSO DIAGNOSTICO” - LINEE GUIDA Coordinatori: R.Varliero, F.Tesei, C.Argentieri “ASSISTENZA INFERMIERISTICA IN SALA OPERATORIA OCULISTICA” a cura di Sofia Urbinati “LA SICUREZZA NEI LABORATORI ANALISI” a cura di : Dott.ssa Castellani Francesca “LINEE GUIDA DIAGNOSTICO-TERAPEUTICHE PEDIATRI DI BASE AUSL RIMINI” a cura dei Pediatri di libera scelta di Rimini e Riccione, Pediatri Ospedalieri di Rimini, Pediatri di Comunità “LE COMPETENZE SOCIALI DELL’INFERMIERE FRA ORGANIZZAZIONE E QUALITA’ NEI SERVIZI OSPEDALIERI E SOCIO-SANITARI” a cura di Paolo Ugolini “PROTOCOLLO PER L’INTERVENTO RIABILITATIVO E FISIOTERAPICO IN SEDE AMBULATORIALE PRESSO L’AZIENDA USL DI RIMINI” “LUCIDI PRESENTATI DAL DR. TIZIANO CARRADORI ALL’INCONTRO REGIONALE DEL 18 OTTOBRE 2000” Agenzia Sanitaria Regionale - SEMINARI DI DIFFUSIONE DEI CONTENUTI DEL 3° PIANO SANITARIO REGIONALE 30. “DICHIARAZIONE DI VOLONTA’ DEL CITTADINO: LE PROCEDURE DI ACCETTAZIONE” Manuale riassuntivo per Operatori di sportello per Medici di Medicina Generale - Versione 1.0 del 01.09.2000 - a cura di Angela Angelini e Fabio Bruscoli 31. “LUCIDI PRESENTATI DALLA DOTT.SSA CHIARA TASSINARI ALL’INCONTRO REGIONALE DEL 22 NOVEMBRE 2000” Agenzia Sanitaria Regionale - SEMINARI DI DIFFUSIONE DEI CONTENUTI DEL 3° PIANO SANITARIO REGIONALE 32. “LUCIDI PRESENTATI DALLA DOTT.SSA VANNA VANNI IL 22 NOVEMBRE 2000 E DOTT. TOMMASO TRENTI, DOTT.SSA RENATA CINNOTTI ALL’INCONTRO REGIONALE DEL 6 DICEMBRE 2000” Agenzia Sanitaria Regionale - SEMINARI DI DIFFUSIONE DEI CONTENUTI DEL 3° PIANO SANITARIO REGIONALE 33. “LUCIDI PRESENTATI DALDOTT.FRANCO ROSSI ALL’INCONTRO REGIONALE DEL 18 OTTOBRE 2000 E EDAL DOTT.ANGELO STEFANINI ALL’INCONTRO REGIONALE DEL 6 DICEMBRE 2000” Agenzia Sanitaria Regionale - SEMINARI DI DIFFUSIONE DEI CONTENUTI DEL 3° PIANO SANITARIO REGIONALE 34. “PIANO DELLE AZIONI 2001” a cura della Direzione Generale - AUSL di Rimini 35. “AGGIORNAMENTI PRATICI DI OCULISTICA PER IL MMG. NOVITÀ IN OCULISTICA” 16/6/2001 36. “LINEE GUIDA PER IL PIANO DI FORMAZIONE 2002” Unità Operativa Risorse Intangibili - agosto 2001 37. “LA FUNZIONE TUTORIALE” Corso di formazione per Infermieri - febbraio/giugno 2001 a cura di Gabriella Pesaresi e Marilena Montalti 38. “IGIENE DELLA COLONNA VERTEBRALE” - Conosci e difendi la tua colonna vertebrale a cura del Dipartimento delle Cure Primarie Pediatria di Comunità e di Base di Rimini 39. “PIANO DELLE AZIONI 2002” a cura della Direzione Generale - AUSL di Rimini 40. “IL FARMACISTA E LO SPECIALISTA OSPEDALIERO DI FRONTE ALLA TERAPIA ANTICOAGULANTE ORALE. LE INTERAZIONI FARMACOLOGICHE E L’INCOGNITA DELLA “FITOTERAPIA” Centro Emostasi e Trombosi 41. “PERCORSI DELL’EMERGENZA-URGENZA IN CARDIOLOGIA / FOLLOW UP DELLE CARDIOPATIE PIU’ COMUNI” Protocolli 42. “MODULO ORGANIZZATIVO INTERDIPARTIMENTALE DI DAY SURGEY “CHIRURGIA DI GIORNO” NEL PRESIDIO DI RICCIONE” a cura del Coordinatore responsabile Dott. Antonio Manzo 43. “LINEE GUIDA PER IL CORRETTO USO DEI TEST SPECIFICI DI LABORATORIO” 44. “PIANO AZIENDALE DI FORMAZIONE 2002” a cura dell’U.O.Risorse Intangibili 45. “IL GOVERNO CLINICO: UNA NECESSITA PER IL SISTEMA E UNA OPPORTUNITÀ PER LA PARTECIPAZIONE DEI MEDICI ALLA GESTIONE DEI SERVIZI - IL RUOLO DEGLI STRUMENTI DI MANAGEMENT” a cura del Direttore AUSL Rimini Dott.Tiziano Carradori 46. “ LINEE GUIDA PER IL PIANO DI FORMAZIONE 2003” - (PAF 2003) a cura di UORI 47. “ CATALOGO CORSI ANNO 2003” a cura di UORI 48. “LA FUNZIONE TUTORIALE” - corso di formazione anno 2002 “Progetti a cura degli infermieri tutors/guide di tirocinio. Incontri di approfondmento marzo 2002” a cura di: Pesaresi Gabriella, Montalti Marilena, Mele Costanza 49. “ENDOCRINOLOGIA: LE PATOLOGIE TIROIDEEE” - LINEE GUIDA a cura di: Dott.ssa A.C. Babini, Dott.ssa R. De Giovanni, Dott. S.E. Cogliandro, Dott.ssa C.Trojani, Dott. B.D. Sacchetti, Dott. V.Nori, Dott. M.Agostini, Dott. E.Righetti 50. “TERMINOLOGIA E LINEE GUIDA PER IL GLAUCOMA” - LINEE GUIDA a cura di :Dott.ssa E.Bagni, Dott.ssa M.Mambelli, Dott.ssa M.Ortolani, Dott.ssa R.Ricci Dott. F.Tesei, Dott. R.Varliero 51. “LINEE GUIDA PER IL CORRETTO USO DELLA GASTROSCOPIA E DELLA COLONSCOPIA” - LINEE GUIDA a cura del gruppo U.O. Gastroenterologia-endoscopia digestiva - AUSL Rimini 52. “LINEE GUIDA PER LA TERAPIA ORMONALE DEL CARCINOMA PROSTATICO” - LINEE GUIDA a cura del gruppo: Dott. F.Montanari, Dott.ssa M.Giovagnoli, Dott.ssa M.Sorci, Dott. J.Almasi, Dott.ssa B.Botteghi 53. “PIANO DELLE AZIONI 2003” a cura della Direzione Generale - AUSL di Rimini 54. “LINEE GUIDA PER LA CESSAZIONE DELL’ABITUDINE AL FUMO” - LINEE GUIDA a cura di: Dott. Paolo Angelini, Dott.ssa Carla Carli, Dott. Ubaldo Cecchini; Dott. Pier Luigi Cesari, Dott. Angelo Masi, Dott.ssa Caterina Staccioli 55. “ECO(COLOR)DOPPLER VASCOLARE DEI TRATTI SOVRAORTICI (TSA) E DEGLI ARTI INFERIORI” - LINEE GUIDA presentato MMG Rimini 15/12/2001, presentato MMG Riccione 01/12/2001 inviato Dirigenti Medici Presidi Ospedalieri maggio 2003 56. “GOLDEN HOUR” CONFRONTO FRA REALTÀ ASSISTENZIALI E STRATEGIE PROPOSTE CORSO di AGGIORNAMENTO - Rimini 24 maggio 2003 a cura di: Dott. Gianfilippo Gangitano, Dott. Maurizio Grossi, Dott.ssa Silvia Marzaloni, Dott.ssa Chiara Pesci 57. “PROTOCOLLO DIAGNOSTICO SULL’EMBOLIA POLMONARE” - LINEE GUIDA a cura di: Dott. Andrea Grossi (Coordinatore), Dott. Antonio Pesaresi, Dott. Eros Tiraferri, Dott. Antonio Argento, Dott. Saverio Desiderio, Dott. Francesco Muratore, Dott.ssa Paola Venturi 58. “TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE DEI DISTRUBI IN ETÀ EVOLUTIVA” CORSO di FORMAZIONE - Rimini, 03 ottobre 2002 docente: Prof. Mario Di Pietro 59. “DISTURBI ETERNALIZZATI DELLO SVILUPPO” CORSO di FORMAZIONE - Rimini, 14-15 marzo 2003 docente: Prof. Mario Di Pietro 60. “LA DEPRESSIONE IN ETÀ EVOLUTIVA” CORSO di FORMAZIONE - Rimini, 03 aprile 2003 docente: Prof. Mario Di Pietro 61. “LA PROMOZIONE DELLA SALUTE” CORSO di AGGIORNAMENTO - Rimini, 31 maggio 2002 a cura di: A.S. D. Pagliarani e A.S. M. Casadei 62. “GUIDA PER L’APPRENDIMENTO CLINICO DELLO STUDENTE” Corso di Laurea in Infermieristica Università di Bologna - Polo didattico di Rimini 63. “CATALOGO CORSI 2004 [1]” a cura di UORI 64. “CATALOGO CORSI 2004 [2]” a cura di UORI 65. “MANAGEMENT DELLE POLMONITI ACQUISITE IN COMUNITÀ” Gruppo di lavoro Aziendale 66. “PROPOSTA RETE DI SERVIZI PER PAZIENTI CON DISTURBI ALCOLOGICI” Gruppo di Lavoro Aziendale 67. “PIANO DELLE AZIONI PRIORITARIE 2004” a cura della Direzione Generale - AUSL di Rimini 68. “GUIDA ALLA GESTIONE DELLA TERAPIA ANTICOAGULANTE ORALE (TAO) DURANTE GLI INTERVENTI CHIRURGICI E LE PROCEDURE INVASIVE” a cura del Centro Emostasi e Trormbosi di Rimini – Dott. Argento Antonio e Dott.Tiraferri Eros 69. “ECO-(COLOR)-DOPPLER DEI TRONCHI SOVRAORTICI (TSA) E DEGLI ARTI INFERIORI INDICAZIONI E LIMITI” – LINEE GUIDA a cura di: Dott. A.Grossi 70. “RITARDO MENTALE E DISABILITÀ ACQUISITE: RISCHIO DI SFRUTTAMENTO, VIOLENZA FISICA E SESSUALE” cura di: Dr.ssa Tamara Battistini - Dr.ssa Annamaria Tono - Dr.ssa Eleonora Tontini 71. PROGETTO MIOGRAFIA “RACCOMANDAZIONI PER LE MODALITA’ DI PRENOTAZIONE DI ESAMI ELETTROMIOGRAFICI” a cura del Laboratorio di Neurofisiologia – Ospedale Infermi Rimini 72. PROGETTO NAZIONALE DI SPERIMENTAZIONE DI E-LEARNING NELLE AZIENDE SANITARIE ”Catalogo formativo” a cura di FIASO e Federsanità ANCI 73. Linee Guida “NEOPLASIE DELL’APPARATO GENITALE FEMMINILE” Coordinatore: Dott. Giuseppe Commerci – U.O. Ostetricia e Ginecologia AUSL Rimini Unità Operativa Risorse Intangibili via Flaminia, 76, 47900 Rimini tel. 0541.304909 fax 0541.304907 website: w3formazione e.mail: [email protected]