Ma ciò che occorre sempre ricordare è che… Animatori non si nasce, ma si diventa! CampiScuola ACG Opuscoli CS No. 3 CS I: Introduzione all’Essere Animatore Azione Azione Cattolica Cattolica Giovani Giovani Casella postale 138 CH - 6932 Breganzona ( 091 968 26 92 6 091 968 28 32 š [email protected] Calendario Clandestino: ( 091 968 28 33 š [email protected] Camperio, 20 – 23 giugno 2002 Azione Cattolica Giovani Casella postale 138 Via Lucino 79 6932 Breganzona Tel.: 091 968 26 92 Fax: 091 968 28 32 E-mail: [email protected] Pagina 2 Introduzione generale Pagina 43 [Giovedì sera] La quinta pentola: la Programmazione Tracciare un percorso verso una meta I CampiScuola Noi di Azione Cattolica Giovani (ACG) abbiamo già una certa esperienza nell’organizzazione di CampiScuola per Animatori (CS): dopo l’esperienza della ripresa nel 1999 (una settimana a Carena, nel mese di luglio) e dopo l’esperienza dello scorso anno (una settimana a Mezzovico, nel mese di luglio), abbiamo sentito forte l’esigenza di rivedere l’impostazione del CS. Non è Abbiamo iniziato con affatto scontato che i Giovani possano prendersi mezz’ora di ritardo alle una settimana di tempo per partecipare a questi 21.30h. I motivi erano momenti formativi, soprattutto in periodi di vacanmolti e validi. Però za (estate) o in cui la vita lavorativa continua noreravamo in ritardo. malmente. È per questo che abbiamo ripensato la struttura dei CS, in particolare cercando di tenere vive le esigenze fondamentali: 1. l’esigenza formativa, mantenendo intatto quello che è il sapere “tecnico” che va trattato ed assimilato; 2. l’esigenza della vita comunitaria, con la possibilità di avere, in ogni caso, sufficientemente tempo per l’incontro, lo scambio e l’amicizia; 3. l’esigenza dell’attrattività del CS, permettendo ad un maggior numero di persone di parteciparvi, senza investire troppo tempo e giorni di vacanze. La nuova formula prevede che ci sia, come è il caso a livello di studi universitari, di un’Introduzione all’Essere Animatore, che tocchi tutti gli aspetti dell’attività quale animatore di gruppi parrocchiali o di attività con i ragazzi ed i giovanissimi, senza però entrare talmente nella materia, da smarrirsi eccessivamente dentro i dettagli e perdendo la prospettiva d’assieme. Questo CampoScuola I porta il titolo Introduzione all’Essere Animatore. Con esso indichiamo chiaramente gli obiettivi del CS: esso si indirizza alla formazione di nuovi Giovani “Animatori”, che si prendano cura dei Ragazzi e dei Giovanissimi, con i quali, in attività e momenti diversificati nonché in contesti differenti, si entra in contatto, avendo come prospettiva una proposta cristiana forte, a livello di parrocchia, di movimento o associazione, di gruppi diversi. Opuscoli CS No. 3 Per un gruppo di persone concrete va progettato un cammino, un programma, che prenda il gruppo stesso e lo accompagni verso un obiettivo, che è, ultimamente, un incontro più profondo con il Signore Gesù. Il cammino deve avere un tema annuale, delle tappe stagionali, delle unità didattiche. Saper vedere Occorre saper vedere la realtà così com’è, e cioè occorre saper guardare oltre le apparenze o le superficialità. Occorre saper valutare la realtà con gli occhiali; essi hanno due lenti: la mente il cuore! Saper tradurre in un percorso formativo... … tante variabili e cose importanti di cui tener conto! … ciò che però conta soprattutto è la risposta che diamo al Signore con il nostro: “Eccomi, manda me!”!!! Opuscoli CS No. 3 Pagina 42 Pagina 3 La quarta pentola: la Dinamica di gruppo 1° concetto Importanza di una Regola chiara condivisa da tutti i membri del gruppo. Occorre ben sapere che l’ideale è la Regola=Gesù Cristo: questo rimane però sempre e solo un ideale verso cui tendere attraverso approfondimenti progressivi, quasi come una sorta di “quadratura del cerchio”. Il CampoScuola è una “Scuola” È un Campo, con delle finalità anche formative, per “formarsi”, cioè, in vista di affrontare in modo più adeguato la nostra attività quali Animatori. A differenza di altri incontri, questo avrà una risonanza forte, perché vi chiederà di “lasciarvi animare” e di contribuire “all’animare gli altri”. Tutto ciò che faremo e vivremo in questo CS può diventare materia di studio e di attenzione specifica. Non si tratta qui tanto di affrontare delle tematiche, più o meno astratte, attorno alle quali è importante sapere come “pensarla” (cfr. p. es. la tematica dell’aborto), oppure imparare “cosa c’è in ballo” (cfr. p. es. la spiritualità o i campi di formazione umana). Il CampoScuola è un “Campo” 2° concetto La regola deve prevedere in modo chiaro tre ambiti: gli Obiettivi, i Mezzi e Strumenti, i Ruoli e le Persone. Opuscoli CS No. 3 La vita insieme è importante per crescere bene nella fede. E allora qui siamo invitati tutti a divenire corresponsabili della riuscita del campo, una corresponsabilità certamente più determinante che in altre esperienze (Campeggio, CorsoFormazione, CampoSci, Campo Fede&Vita, ecc.), ed è affidata a tutti nello stesso modo. Siamo qui, dunque, tutti per gli stessi scopi: 1) lo stare insieme tra noi e noi con Gesù; 2) per la formazione tecnica quali Animatori. Non aver paura di domandare: non ci sono domande stupide, solo risposte stolte. Occorre aiutarsi a tirar fuori queste cose che si hanno dentro, perché non è scontato trovare un contesto, nel quale si possano trovare delle risposte alle domande che ci portiamo dietro. Occorre lasciarsi coinvolgere a “fare” delle cose, che magari, in un primo momento, ci sembreranno scomode o faticose o disdicevoli. Per questo occorre aiutarsi reciprocamente a vivere questo momento, rinsaldando le amicizie ed abbattendo le barriere. Essenziale è, comunque, “starci”, “stare al gioco”, lasciarsi coinvolgere. Nella misura in cui ci staremo, ci saranno i frutti. Opuscoli CS No. 3 Pagina 4 Pagina 41 La terza pentola: Preado e Ado Sommario Introduzione generale al CampoScuola introduttivo 2 Preado e Ado Introduzione: “Essere Animatore” 5 Prima di iniziare… 9 Preadolescente ed Adolescente 10 Laboratorio di comunicazione 20 Si tratta di persone, e come tali vanno considerate: ancora giovani, inesperte della vita. Ma come persone vanno accompagnate, cioè occorre camminare insieme con loro. Il loro cammino è progressivo, passa attraverso tappe successive, ma occorre avere la pazienza di lasciar loro il tempo di fare il passo successivo (spazio di sicurezza). Accompagnarli significa anche fare alcuni km nelle loro scarpe, per cercare di capire ciò che essi vivono, pensano e sentono. Dinamica di gruppo 22 Trasmettere i contenuti – Programmazione 30 Ora di adorazione e testimonianza 36 Spiritualità 37 Ed ora, infine… Sintesi!!! 39 La prima pentola: la Spiritualità 39 La seconda pentola: la Comunicazione 40 La terza pentola: Preado e Ado 41 La quarta pentola: la Dinamica di gruppo 42 La quinta pentola: la Programmazione 43 Dulcis in fundo… Trovare la chiave È importante trovare la chiave per entrare in relazione con il Preado e Ado: questa chiave può essere qualsiasi cosa, ma va scoperta! Quando la porta è aperta, il dialogo inizia e si può entrare in una relazione educativa che aiuta l’altro a comprendere e approfondire la visione della vita. Occorre anche insegnargli a lasciarsi aiutare, a gridare aiuto quando ne ha bisogno, e ad attaccarsi alla “corda” per lasciarsi tirar su e quindi educare. Questo atteggiamento è per loro, però, tutt’altro che naturale! 44 Opuscoli CS No. 3 Opuscoli CS No. 3 Pagina 40 Pagina 5 La seconda pentola: la Comunicazione Introduzione: “Essere Animatore” … da persona a persona Il più grande Animatore È la persona nella sua interezza che comunica, non solo una sua parte: è quindi essenziale che la comunicazione possa avvenire in modo completo, cioè non solo con le idee e non solo con i sentimenti. Una comunicazione può riuscire quando è da cuore a cuore e da mente a mente, dove mente e cuore sono connesse con tutto l’essere che comunica. Il più grande animatore di tutti i tempi è stato Gesù. Egli era in possesso della più grande Buona Notizia di tutti i tempi, anzi era lui stesso la Buona Notizia. La sua missione, ricevuta dal Padre, era quella di annunciare a tutti questo lieto messaggio e di mostrare a tutti che questo messaggio è efficace. Egli allora, mosso dalla compassione, ossia dal sentimento di compartecipazione alla fatica ed alla sofferenza altrui, si mette ad annunciare a tutti coloro che vogliono ascoltarlo che “il regno di Dio è vicino” e, per dimostrare la verità della sua affermazione, guarisce gli ammalati che incontra. Così leggiamo, infatti, nel Vangelo di Matteo: “Gesù andava intorno per tutte le città e i villaggi, INSEGNANDO nelle loro sinagoghe, predicando IL VANGELO DEL REGNO e CURANDO ogni malattia e infermità. Vedendo le folle ne sentì COMPASSIONE , perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: ‘La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!’. Chiamati a sé i discepoli, DIEDE LORO IL POTERE di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità. I DODICI Gesù li inviò dopo averli così istruiti: ‘Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle PECORE PERDUTE della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO, GRATUITAMENTE DATE’ […]” (Mt 9,35 - 10,1.5-8). RELAZIONARSI Noi siamo “animatori” ad immagine di Gesù Come Gesù aveva una missione che egli portò a compimento con la sua Morte e Risurrezione, ecco che questa sua stessa missione viene oggi ancora da lui affidata alla sua Chiesa. Sono i discepoli di oggi coloro che sono chiamati da Gesù a portare a tutti la Buona Notizia. Opuscoli CS No. 3 Opuscoli CS No. 3 Pagina 6 Pagina 39 Analogamente a Gesù, allora: • i discepoli sono chiamati a continuare la sua missione; • i discepoli sono chiamati ad annunciare la Buona Notizia che “Il regno di Dio è vicino”; • i discepoli sono mandati da Gesù a guarire gli infermi (anche quelli spirituali), scacciare i demoni (anche quello dell’egoismo), sanare i lebbrosi (da ogni tipo di lebbra, anche quella del potere, della ricchezza, del materialismo), risuscitare i morti (anche quelli senza fede, speranza e carità); • i discepoli sono mandati ai vicini, ossia a quelle persone che hanno vicino a sé nella loro vita di ogni giorno; • ciò che deve muovere i discepoli è la compassione, ossia la compartecipazione alla povertà ed alla sofferenza degli altri, nella certezza che ciò che noi stessi abbiamo ricevuto gratis, è per tutti: come tale ciò è da dare a tutti gratis. Essere animatori, allora, vuol dire essere chiamati da Gesù per una missione, mossa dalla compassione, in vista di annunciare a coloro che ci stanno vicini un messaggio di salvezza - che noi stessi abbiamo ricevuto gratuitamente e che gratuitamente diamo - ed in vista di permettere a questo messaggio di divenire efficace nell’altro (sua guarigione). Essere Animatore – Un “brain storming” Prima di continuare con gli approfondimenti previsti per questo CS Intro, abbiamo provato a fare un breve “brain storming”, cioè una “tempesta di idee” attorno al tema “dell’Essere Animatore”: ognuno di noi ha cercato di descrivere, con concetti semplici, ciò che secondo lui/lei rientra nell’ambito di questo particolare modo di essere. I risultati, a sorpresa, sono stati alquanti interessanti e significativi. Cfr. lo schema alla pagina seguente. Opuscoli CS No. 3 Ed ora, infine... … facciamo un po’ di sintesi!!! Dopo che per ormai quasi tre giorni abbiamo parlato degli argomenti più disparati che riguardano, in un modo o nell’altro, l’essere animatore, vediamo di riassumere e sintetizzare – e forse anche di schematizzare – un po’ tutto quanto abbiamo visto, in modo tale che con poche frasi abbiamo in mente tutto ciò che abbiamo detto e le cose principali che dobbiamo ritenere per la nostra attività di animatori. Gli ingredienti e le cinque pentole In questi giorni siamo venuti qui al CS Introduzione, ognuno con le nostre idee e le nostre visioni di ciò che significa “Essere animatore”: stando insieme qui, abbiamo compreso quali sono gli elementi, gli “ingredienti” che servono per il nostro giusto modo di porci davanti agli altri, in particolare davanti ai Ragazzi che partecipano alle nostre attività diocesane oppure che fanno parte dei nostri gruppi parrocchiali e zonali. La prima pentola: la Spiritualità Prima di tutto ci siamo resi conto che siamo persone e che come tali desideriamo essere trattati: non siamo “numeri” o “anonimi individui”, ma siamo persone amate da Dio e, come tali, siamo chiamati ad amarci gli uni gli altri. La prima motivazione dell’essere animatore è proprio questa: siamo stati amati da Cristo nella Chiesa e, proprio perché ciò che abbiamo scoperto è bello, invitiamo altri a fare la nostra stessa esperienza. Ma senza che io mantenga costantemente un buon rapporto (spiritualità) con Dio e, nella Chiesa, con il fratello amato da Dio, non è possibile dire all’altro con sincerità che Dio lo ama e che quindi anche noi, proprio per questo, lo amiamo! Opuscoli CS No. 3 Pagina 38 Pagina 7 3) Dobbiamo uscire dalla mentalità del “fare” e riequilibrarci dentro una mentalità “dell’essere” per “fare”. Solo nella misura in cui “siamo” riusciamo a “fare” secondo quella che è la volontà di Dio: il metterci di fronte ad altre persone riesce, nella misura in cui mi metto di fronte a loro prima di tutto con il mio essere, poi ev. anche con le mie parole ed il mio fare. SPIRITUALITÀ COMUNICAZIONE • • 4) Sono chiamato a mettermi di fronte a Dio con una “spiritualità” forte, in modo tale che io sia e rimanga sempre dentro il fiume di grazia, di luce e di forza che viene da Dio. • GIOVANI DI AC(G) • • • • • Come Giovani di AC(G) curo la mia spiritualità, il mio • “ECCOMI” con le indicazioni che mi vengono suggerite ed indicate dalla Linea spirituale dei Giovani di Azione Cattolica. Questa è la condizione per il “MANDA ME”! • • • ANIMATORI DI ACG • Il Giovane di ACG “si attiva” come Animatore di ACG, operando dentro l’associazione di AC in quanto soggetto disponibile al servizio, in particolare secondo le Quattro caratteristiche di Azione Cattolica. Le quattro note caratteristiche di Azione Cattolica • • Maturità personale Conoscersi ed accettarsi Estroversione Mettersi in gioco Disponibilità Carità e gratuità Pace e gioia Passione per la vita Non arrendersi mai Umiltà Avere e vivere la fede Conoscere la fede Trasmettere la fede Questioni culturali e sociali ADO • … E PREADO 1) La libera adesione all’associazione di AC; 2a) La struttura interna dell’AC è comunitaria; 2b) La forma comunitaria deve essere organica e strutturata; 3) Lo scopo dell’AC è quello di realizzare il fine generale apostolico di tutta la Chiesa, cioè l’evangelizzazione, senza perseguire scopi al di fuori della Chiesa stessa; MODALITÀ SPECIFICA DI AC Il punto più qualificante dell’Azione Cattolica è la diretta collaborazione con la Gerarchia, vescovo e sacerdoti. • 4) Opuscoli CS No. 3 … Opuscoli CS No. 3 Dialogare • Ascoltare • Osservare DINAMICA DI GRUPPO • • • • • Volere bene ed il bene dei ragazzi Stare con loro Sapersi divertire Correggere Essere di guida e d’esempio “Essere Animatore” METODOLOGIA Know-how (saper fare) • Creatività • Fantasia • Pagina 8 Pagina 37 Ciò che risulta essere particolarmente interessante è l’importanza data da diverse affermazioni alla spiritualità dell’animatore: esso è però il settore che, normalmente, siamo meno disposti a curare… La seconda constatazione è che non si è sentito il bisogno di domandarsi a chi si rivolge ciò che noi facciamo in quanto animatori, e cioè il preadolescente e l’adolescente che incontriamo nei nostri gruppi parrocchiali. Forse scontata è invece la modalità specifica del nostro essere animatori, che si rifà alla metodologia dell’AC. In sintesi I contenuti di questo CS Intro si rifanno, pari pari, a quella che è la metodologia che ci suggerisce Gesù ed il suo modo di “essere animatore” nei confronti del gruppo dei dodici Apostoli e delle folle che egli incontra nel suo camminare per le terre della Palestina (cfr. riquadro a pag. 6). Ecco quindi le materie che saremo chiamati a snocciolare insieme, in un primo sguardo prospettico, nei prossimi giorni. CARATTERISTICA DI GESÙ M ATERIA DA TRATTARE Vocazione e missione dei discepoli e apostoli Vocazione, specificità e missione di AC Messaggio Spiritualità Annunciare Comunicazione Guarire Dinamica di gruppo Snocciolare il messaggio Metodologia Essere vicini Preadolescente e Adolescente Opuscoli CS No. 3 Spiritualità [Domenica mattina] Noi siamo… GIOVANI Siamo nella fascia di età, in cui, superate la maggior parte delle crisi dell’adolescenza, ci disponiamo ad entrare con la nostra personalità, con i nostri doni (e difetti/limiti) dentro il “mondo” e dentro la “Chiesa” GIOVANI CRISTIANI Dentro il mondo e dentro la Chiesa, scopriamo di avere una missione da compiere: un progetto di realizzazione della nostra persona (professione, vocazione, servizio alla Chiesa ed alla società…) Come cristiani siamo chiamati a vivere una S PIRITUALITÀ, ossia un giusto rapporto con Dio, il quale è il punto di partenza e di arrivo di tutto il nostro essere ed agire. I capisaldi della spiritualità cristiana sono: 1) L’iniziativa è sempre di Dio: occorre conoscere e comprendere la sua volontà concreta su di me e su di noi (attraverso le mediazioni: Parola di Dio e Sacramenti, ministri ordinati, accompagnatori spirituali, le “autorità”). 2) Dio chiede la nostra collaborazione: egli può anche operare da solo (cfr. lo Spirito Santo e la sua opera), però chiede a noi di partecipare all’opera di cura e di perfezionamento della Creazione e della Redenzione. L’azione umana è riuscita quando è il frutto della collaborazione tra Dio e l’uomo: un’azione umana è perfettamente divina (origine e fine in Dio) e perfettamente umana (l’uomo e la donna che si fanno strumenti della volontà e dell’opera divina, ricevendone aiuto, luce, forza e grazia). Opuscoli CS No. 3 Pagina 36 Pagina 9 Ora di adorazione [Sabato sera] Prima di iniziare… [Venerdì mattina] Essere animatore come Gesù Foto personale Foto di gruppo Momento di adorazione del SS.mo Sacramento, con una riflessione stimolata dalla lettura della Parola di Dio e da una testimonianza personale incentrata attorno ad alcuni spunti educativi dettati dal prof. Stanislaw Grygiel. Allora, sei pronto/a? Sì? Ma prima di iniziare, rispondi con serietà ed impegno alle seguenti domande. La tua risposta in busta chiusa la riceverai indietro a CS concluso. Abbiamo fatto anche una raccolta del “patrimonio genetico” del gruppo, secondo la parabola dei talenti (cfr. Mt 25,1-10): abbiamo scoperto che è davvero un patrimonio enorme, che va messo a disposizione di tutti! È la ricchezza comunitaria nella diversità delle persone. Tutti hanno ricevuto il compito di mettere in gioco il proprio talento in un qualche momento del CS: con flessibilità per trovare il tempo migliore ed il tempo per prepararsi. Testi dell’adorazione eucaristica L’iniziativa è sempre di Dio! Gen 17, 1– 6: Es 15, 15–28: 2Sam 7, 8–11: “E ti renderò molto fecondo” “Mosè stese la mano, e il Signore risospinse il mare” “Te poi sarai grande, poiché una casa farà a te il Signore” All’uomo è chiesta la collaborazione! Sal 122 (121): Sal 127 (126): Is 66, 1–2: “Quale gioia: andremo alla casa del Signore” “Se il Signore non costruisce la casa, invano faticano” “Quale casa mi potreste costruire?” Dal Signore scende un fiume di grazia! Ez 47, 1–12: “Era un fiume da non potersi attraversare” 1. Perché sono venuto a questo CampoScuola? 2. Cosa voglio ottenere? 3. Cosa farò per ottenerlo? 4. Come farò a sapere di averlo ottenuto? Sono chiamato ad avere una spiritualità forte! Gv 15, 1– 11: Mt 11, 25– 30: Mc 16, 9–20: “Senza di me non potete fare nulla” “Venite a me, o voi tutti” “Essi partirono e predicarono dappertutto” Umiltà Mt 20, 20– 28: “Colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà servo di tutti” Precedenza dell’essere sul fare! (St. Grygiel) “Siamo nel mondo della «produttura», dove contano i prodotti e in questa società di funzionari sparisce la domanda «Chi sei tu? Chi sono io?». L’uomo educa l’altro nella misura in cui gli si rivela, gli si dona e affida, morendo a sé”. Opuscoli CS No. 3 Opuscoli CS No. 3 I talenti Ascolto Fotografia Scrittura Sport Musica Gioco Ridere Storie Estetica Cucina Stelle Passeggiate Natura Canto e musica Preghiera Tavola Puntualità Stefano Maria Elena Dodo Michele Max Alessandro Carlo Jole Anna Mariagrazia Pamela Davide/Nadine don Angelo Monica Fiorenzo Davide R. Dominique e Giorgio Pagina 10 Pagina 35 E allora? Preadolescente e Adolescente Laboratorio di Preado e Ado • • • • Compiere un lavoro personale di “regressione”, ossia cercare di ritornare, con la memoria storica ed affettiva, al momento del passaggio dall’infanzia alla preadolescenza. Darsi un nome nuovo (“anagramma”) per distaccarsi dal proprio io e per guardarsi osservando il proprio “alter ego”. È quasi una sorta di gioco: posso guardarmi con maggiore libertà, in 3° persona, quasi con occhi nuovi e con personalità nuova. Cercare un/a compagno/a e raccontarsi a vicenda il momento del passaggio. Abbiamo iniziato con qualche nota dolente… Ecco le critiche: • Sveglia alle 7:45h: ma chi era Ti senti inadeguato?!? Bene, sei sulla strada giusta! Se senti la tua insufficienza sei e sarai un buon animatore. Intanto incomincia ad inserire la tua spina nel Signore, in modo tale che egli possa operare per mezzo di te!!! l’incaricato della sveglia? • Le lodi solistiche di dMax: difficile cantare bene di mattina presto… • Colazione: ma alla fine della fiera in quanti siamo? E intanto la cucina brontola! • Ritardi su ritardi: manca il E ricorda... Sei fatto per volare! Sei fatto per volare con gli altri! Sei in questo mondo, ma tocchi con l’anima l’immenso che ci sovrasta! E allora?!? BUON CAMMINO!!! canzoniere, la chitarra è scordata, la fotocopiatrice che Laboratorio di Programmazione non va… • Lo sapete perché gli uomini sono sempre in ritardo? Perché le donne li aspettano sempre... Registrare tre episodi significativi, in totale, per indicare: “cosa devo fare per diventare grande?”. Quale compito ho adempiuto nel mio passaggio dall’infanzia alla preadolescenza oppure dalla preadolescenza all’adolescenza? La vita L’ È bela!!! Premessa Opuscoli CS No. 3 Ma che bell!!!! In questa presentazione cercheremo di dare una definizione di adolescenza e di capirne le caratteristiche. Probabilmente avrete l’impressione che non si dica nulla di nuovo. Infatti è così! Se siete degli animatori con gli occhi ben aperti e vi soffermate a riflettere sulle vostre osservazioni, quanto segue sarà un’esplicitazione delle vostre conoscenze. Si tratta dunque di mettere un po’ in ordine le idee, darci un linguaggio comune ed alcuni concetti chiari. Consiglio Opuscoli CS No. 3 … l’È bell… issimaaaa !!!!!!!! Provate voi, ora, a buttarvi nel mare della programmazione. Si tratta di provare a progettare il prossimo Campeggio ACGGisR del 2003: esso si svolgerà a Catto per la durata di 15 giorni, con alcune novità riguardo alla logistica, al luogo ed alle possibilità turistiche e sportive. Pagina 34 Pagina 11 ◊ Si passa poi dai blocchi alle singole unità didattiche, con i temi e gli obiettivi di ogni singolo incontro: il nostro piano si affina sempre di più. Questo lavoro di fissazione degli obiettivi e dei contenuti per ogni serata può anche essere svolto cammin facendo. Non si tratta però di un vuoto formalismo, ma è un mezzo per sempre aver bene in chiaro ciò che si vuole fare e ottenere. ◊ In questa fase viene il bello! Gli animatori devono proporre attività efficaci, non ripetitive: ma studiarle prima “a tavolino” non è sempre evidente! Non ci sono al riguardo “ricette”, ed è per questo che solo l’esercizio sul terreno e lo scambio di esperienze sono veramente utili e fonte di “sapere concreto”. ◊ Rimangono aperte tante domande: come strutturare, come alternare, quali attenzioni, come progettare una serata, che cosa è veramente importante, quali errori evitare? ◊ Qualche stimolo: ∗ Gli animatori possono dividersi la responsabilità delle serate, ma è importante che tutto sia condiviso; ∗ partendo da tema ed obiettivi, costruire una traccia della serata; ∗ evitare la routine, prevedere novità; stupire con effetti speciali e in ogni caso… è meglio sperimentare che annoiare! ∗ il gruppo non è la scuola! Anzi: il gruppo è un ambito aggregativo esterno al mondo scolastico e non ne deve quindi riprodurre le modalità; semmai A capissi deve inserire novità e freschezza nella vita più degli Ado e Preado. nient!!!! ∗ Costruire e progettare insieme è una sfida, ma ne vale la pena, perché le diverse personalità e carismi degli animatori arricchiscono il gruppo. Opuscoli CS No. 3 quindi di rapportarvi costantemente alla vostra esperienza e, perché no, ai vostri ricordi, in modo che il modello scientifico sia uno strumento d’interpretazione della realtà, una sorta di griglia da utilizzare per comprendere e valutare la realtà, tenendo sempre presente che essa ci supera e stupisce sempre! Preadolescente e Adolescente Propongo alcune frasi, grazie alle quali incominceremo a dare una prima definizione di Preadolescenza e Adolescenza. Preadolescenza (11-14 anni): Costituisce la prima parte dell’adolescenza. Inizia con la pubertà, ma non si tratta unicamente di un fenomeno fisico e biologico. Adolescenza (14-1 anni): Intervallo cronologico situato tra la pubertà e l’ingresso nella vita adulta. È tipica delle società progredite sul piano economico. Tempo di soggezione ai genitori e agli insegnanti, nel quale i ragazzi si dispongono a esercitare un mestiere o una professione e ad assumere le responsabilità dello stato adulto. Fenomeno culturale, in cui al soggetto è dato di esplorare ruoli diversi, prima di assumerne alcuni di carattere stabile. I soggetti in parola debbono da un lato prepararsi all’attività futura, per salire quanto più è possibile nella scala sociale, in rapporto anche alle capacità e alle attitudini possedute; dall’altro sottostare a individui adulti uguali a loro sotto gli aspetti mentale e sessuale ma socialmente dissimili, dei quali perciò malvolentieri accettano la guida. Le caratteristiche del Preado e Ado Sono molti gli aspetti propri di questo periodo illustrati dalle varie ricerche. Possiamo individuare cinque caratteristiche principali che segnano il passaggio dall’infanzia alla preadolescenza. Durante il campo abbiamo compreso i seguenti punti tramite la tecnica dei post-it; rielaboro quanto emerso, limitandomi a descrivere, e quando parleremo di compiti evolutivi verranno approfondite le implicazioni educative. Opuscoli CS No. 3 Pagina 12 Pagina 33 ü LE TRASFORMAZIONI BIOFISIOLOGICHE INDOTTE DALLA PUBERTÀ Cominciano nelle ragazze tra gli undici e i dodici anni e nei ragazzi tra i dodici e i tredici, con forti variazioni tra i sessi, correlate con la costituzione individuale, l’ambiente, la cultura. Riguardano i caratteri sessuali secondari (ad esempio la crescita dei seni per le ragazze o il cambiamento della voce per i ragazzi), e la maturazione dei rispettivi gameti femminili e maschili (con il conseguente primo ciclo mestruale per le ragazze o la prima polluzione notturna per i ragazzi). Le mutazioni in atto dipendono dall’interazione degli ormoni e procedono per spinte alterne che riguardano ora il peso, ora l’altezza. Le ragazze maturano più in fretta, tanto che assumono presto l’aspetto dell’adolescente, mentre i ragazzi conservano più a lungo quello del fanciullo. I due sessi hanno tratti differenziali non solo nell’aspetto, ma anche negli interessi e nel modo di atteggiarsi, ecco perché in quest’età tendono a separarsi maggiormente. ü IL PASSAGGIO DALLA CONCRETA ALLA LOGICA ASTRATTO-FORMALE Nell’infanzia il bambino riesce a ragionare su ciò che è concreto (oggetti, persone, animali,…), necessita di riferimenti ed esempi concreti. Nella preadolescenza avvengono mutamenti a livello mentale, il pensiero evolve, vale a dire che in quest’età si acquisisce la capacità di ragionare in maniera sostanzialmente diversa da quella di un bambino, avvicinandosi sempre più a quella di un adulto. Aumentano le sue possibilità di generalizzare, ossia superare il contingente e la realtà concreta, e anche di cogliere i concetti; d’impiegare astrazioni ovvero staccarsi dal concreto e operare su simboli e mediante simboli (si pensi ad esempio al programma di matematica delle scuole medie); di comprendere meglio il concetto di tempo, di sapere cioè riferirsi tanto al passato quanto al futuro; di servirsi di idee non legate a interessi personali e di trascendere le condizioni in cui è direttamente implicato. Insomma inizia ad essere capace a costruire e comprendere teorie o concetti ideali astratti. Un esempio di Piano annuale–Blocchi Tema: L’amicizia Settembre-ottobre In un mondo di maschere Novembre-dicembre Ho degli amici? Gennaio-febbraio Chi trova un amico… Marzo Gesù amico di ogni uomo Aprile La vera amicizia Maggio Colorati d’amicizia Giugno Colora con l’amicizia Un esempio di Blocco Tema: L’amicizia a scuola – 4 incontri OBIETTIVI GENERALI Far riflettere i ragazzi su come è vissuta o su come è possibile vivere l’amicizia a scuola TEMI L’amicizia come viene vissuta a scuola? Esperienze dei ragazzi Difficoltà nel vivere l’a. a scuola Bellezza e potenzialità Invitare alla testimonianza Suggerimenti e conclusioni Opuscoli CS No. 3 Opuscoli CS No. 3 Pagina 32 • Pagina 13 LA PROGRAMMAZIONE ANNUALE: ossia la stesura del piano annuale e del calendario annuale. ◊ Si tratta innanzitutto di fissare la scadenza degli incontri (settimanale, quindicinale, mensile). ◊ Tenendo poi conto delle vacanze scolastiche ed estive si valuta il numero prevedibile di incontri durante l’anno. Si ottiene una prima griglia, uno “scheletro” del piano annuale. ◊ In base al tema scelto si tratta di programmare una serie di blocchi o momenti tematici, che trattano aspetti particolari del tema scelto: un anno potrebbe essere diviso in 5, 6 o 7 blocchi. ◊ Per ogni blocco gli animatori definiscono una specie di scaletta che comprende: il titolo del blocco, la sua durata, l’elenco dei temi da trattare nel blocco, gli obiettivi generali del blocco intero. Di ogni blocco si fissano gli obiettivi e si comincia a pensare al concreto dell’attività. ◊ Si può tenere conto di diverse possibilità per la progettazione sia del piano annuale che del singolo blocco: il calendario liturgico, i tempi forti (avvento, natale, quaresima, pasqua), momenti alternativi nella vita di gruppo (attività, uscite, appuntamenti diocesani). P. es. l’Azione Cattolica Italiana divide il cammino annuale dei Giovanissimi secondo il calendario liturgico, per permettere ai ragazzi di misurarsi con il “Tempo della Chiesa” e le feste forti: tempo d’Inizio, di Avvento, di Pace, di Quaresima, di Pasqua, d’Estate. Opuscoli CS No. 3 ü INCONTENIBILE BISOGNO DI MUOVERSI E DIVERTIRSI Possiamo quasi parlare di "esplosione spazio-motoria". I ragazzi, più ancora delle ragazze, hanno bisogno di sprigionare le loro energie e fare sfoggio delle proprie capacità fisiche. Lo sport e il gioco diventano ambiti importanti della maturazione, poiché danno loro l’occasione di mostrare le proprie attitudini, mettersi alla prova e scoprire capacità e limiti del proprio corpo e della propria volontà, formarsi un’idea positiva di sé, imparare a vivere con i coetanei. ü GRADUALE ALLENTAMENTO DEI LEGAMI CON I GENITORI E PIÙ STRETTI CON I COETANEI Il preadolescente sente sempre più il bisogno di frequentare i propri coetanei per confrontarsi a loro, giocare, parlare, scambiarsi esperienze. Per far questo ha bisogno di spazi e tempi posti al di fuori della protezione domestica. Il vincolo genitori-figli non è certo messo in discussione, ma il ragazzo cerca momenti di autonomia in cui intrattenersi con compagni e amici. In quest’età, poi, inizia a prendere coscienza dei valori e degli insegnamenti che gli sono stati trasmessi dai genitori e desidera "metterli alla prova", cerca cioè delle conferme tramite il confronto con persone esterne alla famiglia. Grazie a questo processo matura la sua identità personale e progredisce sotto il profilo psichico e sociale. ü IL TRAPASSO DALLE IDENTIFICAZIONI ALL’IDENTITÀ L’identificazione consiste nel porsi in sintonia di pensiero e di azione con un modello che attrae e insieme sollecita. Il ragazzo imita questo modello e immagina il proprio futuro a sua "immagine e somiglianza". Questo avviene già a partire dall’infanzia… voglio fare il poliziotto come lo zio Guendolfo, io da grande farò l’indiano, oppure è significativo l’esempio tragico di un bambino buttatosi dalla finestra perché si sentiva Superman. Vi possono essere identificazioni con modelli idealizzati (Ken il guerriero, Dragon Ball), o persone che spiccano in un campo sociale (Ronaldo, Ricky Marty, Di Caprio), o persone del proprio ambito (il papà, l’animatore Pincopal- Opuscoli CS No. 3 Pagina 14 Pagina 31 lino, il vicino di casa con la moto potentissima, la professoressa di storia). L’ultimo tipo d’identificazione inizia a maturare verso la fine della preadolescenza: identificazione col modello personale-originale, che porterà poi allo sviluppo della propria identità. Semplicemente il ragazzo s’immagina come vorrebbe essere e cerca di comportarsi in quella maniera. Gli elementi di questa sua personalità li trae da quel che lo affascina dei vari modelli che lo attraggono e da quel che conosce già di sé. Ci possono aiutare gli esempi del bullo o dell’ochetta piene di svenevolezze… oppure il giocherellone (il simpaticissimo tony di turno) o la “mammina”. Sarà nell’adolescenza che il ragazzo e la ragazza matureranno una vera e propria identità. • 2. ACCERTAMENTO INIZIALE . Si tratta di comprendere il contesto nel quale si tratterà di agire: la parrocchia, il gruppo e le sue caratteristiche, le biografie dei ragazzi del Gr. A partire da questa fase preliminare si può avere un quadro del contesto dentro il quale si progetta il cammino. • 3. PROGRAMMAZIONE DIDATTICA . È un’azione molto complessa che deve coordinare diverse dimensioni: programmare significa anticipare mentalmente l’insieme delle azioni educative e delle relazioni dei ragazzi e del gruppo, tenendo conto delle condizioni entro cui si svolge l’atto formativo–educativo. Qui vengono posti gli obiettvi; essi sono: • generali, se riguardano l’insieme del cammino formativo (p. es. il cammino annuale); • specifici, se riguardano singole attività; possono essere spesso indicazioni di tipo cognitivo o di tipo metodologico; • socio–affettivi: se riguardano la vita del gruppo, l’insieme delle dinamiche relazionali ed i processi psico–affettivi. • 4. REALIZZAZIONE DIDATTICA . È la fase che comporta il passaggio alla pratica del progetto educativo. L’educazione del Preado e del’Ado Ricordiamo in ogni momento, in ogni atto educativo che l’educando è PERSONA!!! Ci si rivolge a lui con la coscienza che occorre educarlo integralmente, ossia nell’interezza della sua persona: spirito, anima e corpo. Interessante notare che il nostro Papa ha un impostazione filosofica basata sul personalismo. Costruire il “Progetto” • La teoria focale di Coleman Vedremo in seguito che gli adolescenti hanno molti ostacoli da superare, ma teniamo presente questa teoria. I soggetti studiati assumono rispetto ai loro problemi atteggiamenti • Opuscoli CS No. 3 L’ATTENZIONE ANNUALE : è la scelta del tema annuale, da affrontare durante tutto l’anno. Serve come una sorta di “trait d’union” generale che permette di compiere un itinerario, di sviscerare, attraverso tappe successive, un argomento specifico (p. es. l’amicizia, la fede, Gesù…). Attenzione: il tema deve corrispondere agli interessi dei ragazzi, alla loro età, alla loro situazione, ai loro interessi. Si corre purtroppo sempre il rischio che il tema diventi ripetitivo… Si fissano gli obiettivi annuali. COS’È UN PROGETTO? Più che di capire cos’è, si tratta piuttosto di comprendere come costruirlo. La proposta è quella di partire dalla progettazione annuale per giungere alla strutturazione in blocchi ed infine alle singole unità didattiche. Opuscoli CS No. 3 Pagina 30 Trasmettere i contenuti Pagina 15 [Sabato pomeriggio] Dalla progettazione annuale all’unità didattica diversi variabili con l’età e tali da attingere il massimo in fasi diverse del loro processo evolutivo. Essi affrontano un problema alla volta, dunque. Ciò che intendiamo svolgere in questo momento di studio è la modalità concreta con cui si tratta di snocciolare il messaggio che si vuol comunicare, in modo tale che esso possa essere trattato, discusso ed assimilato da ognuno. In particolare ci occuperemo di come si può passare dalla fase di progettazione annuale all’unità didattica che si svolgerà nel corso di una serata particolare della vita di gruppo. L’adulto ha pertanto il dovere di considerare il preado e l’ado con grande flessibilità mentale, di conoscere le esigenze di coloro che vivono nella società d’oggi, d’impiegare metodi conformi alle loro esigenze, persuaso che quando i giovani hanno risolto i loro problemi in un determinato stadio evolutivo, hanno posto una valida premessa per affrontare nelle condizioni migliori quelli dello stadio successivo. Si parte dal “Progetto” Strada facendo, vedrai… La programmazione intende pervenire ad un “Progetto”: la programmazione è da intendere innanzitutto come un giungere alla definizione degli obiettivi dell’itinerario, che occorre stabilire tenendo conto delle esigenze del gruppo e dalle caratteristiche dei componenti (Animatori e Ragazzi). Nel lungo cammino verso l’età adulta il ragazzo deve affrontare numerosi ostacoli, chiamati compiti di sviluppo, ossia: La programmazione conosce dunque una serie di tappe successive: • 1. C ONOSCENZE PRELIMINARI. Esse comprendono l’insieme delle competenze e delle conoscenze dell’animatore o del gruppo di animatori, il loro modo di essere e fare; un cammino di fede vissuto; le conoscenze catechetiche; la sensibilità verso gli altri e la capacità di ascolto; una base psico–pedagogica. Attenzione: l’animatore ideale non esiste, perché nessuno può dirsi perfettamente competente!!! Ognuno si mette a disposizione per quello che è, con i propri talenti ed i propri limiti. Opuscoli CS No. 3 Problemi da risolvere e difficoltà da superare in un certo periodo dello sviluppo psichico in modo che questo possa procedere normalmente. Essi sono sottesi da molteplici fattori interni ed esterni al soggetto: le sue capacità mentali e fisiologiche che maturano, le sue aspirazioni, i valori personali e le forze ambientali che lo circondano. Ogni compito di sviluppo si trasforma in un compito educativo. Infatti occorre imprimere una direzione al superamento di ogni ostacolo. Se ci rapportiamo alla teoria focale di Coleman, comprendiamo che un determinato compito di sviluppo viene affrontato per un certo periodo, poi pare messo da parte, per poi riaffiorare dopo settimane o mesi. L’educatore deve cogliere quale sia la preoccupazione del ragazzo in quel momento per poterlo sostenere e guidare in maniera opportuna. Ancora una volta bisogna avere in chiaro qual è la meta che si vuole raggiungere, cioè a quale modello di uomo voglio tendere (attenzione a non fraintendermi, però! L’educazione non è deterministica, c’è sempre l’originalità e la libertà della persona!). Un esempio può chiarire tutto: fra i vari compiti spicca il cambiamento del rapporto con i genitori. Consiglierò il ragazzo perché diventi completamente autonomo, giudichi i propri genitori arretrati e Opuscoli CS No. 3 Pagina 16 Pagina 29 decida tutto da sé? Oppure lo incoraggerò a dialogare con i suoi, cercare un confronto e vagliare le proprie decisioni tenendo conto di quanto dicono, ben cosciente però dei propri desideri e della propria libertà? I compiti di sviluppo si attuano in quattro aree, diverse e tuttavia strettamente connesse (interpenetrazione delle aree), tanto che lo sviluppo in un’area comporta o “innesca” mutamenti anche in un’altra. 1. 2. 3. 4. Sviluppo pubertario Sviluppo cognitivo Mutamenti nella sociabilità Costruzione dell’identità questo riguardo può portare nel Gr evoluzione e maturazione del Gr stesso; la loro mancanza può portare disequilibrio e disgregazione. Nella distribuzione e nell’accettazione dei Ruoli la comunicazione è essenziale: occorre prestare attenzione agli atteggiamenti, ai canali, agli strumenti. La definizione e l’attribuzione dei Ruoli è spesso fonte di conflitti: essa va curata sin dall’inizio e va fatta in piena chiarezza, per evitare i malintesi. Una volta accettata dal Gr, essa va difesa e non continuamente messa in discussione La Leadership del Gr I singoli compiti educativi Segnaliamo qui di seguito i compiti educativi per Preado ed i rispettivi per Ado, dove necessario con qualche parola di commento. • Preado: Adeguarsi al processo della propria maturazione sessuale Ado: Definire la propria identità Acquisizione dei mutamenti fisiologici, e quindi anche psico-affettivi. Assunzione di un’identità a livello di genere (maschio o femmina), ideologica, professionale. • Preado: Vivere il proprio corpo nella serenità e nel rispetto Ado: Governare il conflitto psicosessuale Risolvere i problemi di immagine corporea (differenza rispetto ai modelli), nonché imparare a controllare i propri impulsi fisici e psico-affettivi (masturbazione, rapporti sessuali precoci). • Preado: Cogliere il senso dell’attrazione verso l’altro sesso Ado: Conferire significato all’amore nascente La novità va scoperta nella sua forza e nella sua bellezza ma va anche incanalata dentro una progettualità che è da costruire. Evitare di concentrare tutta l’energia nell’innamoramento, ma investire anche in amicizia. Opuscoli CS No. 3 Il Gr necessita per assicurare il proprio mantenimento e la propria crescita di un Leader. Egli ha bisogno di autorità, che concerne sia il suo agire sia il suo rapporto con il Gr. L’esercizio dell’autorità dipende però dalle norme collettive del momento; dalle situazioni concrete; dalla personalità del Leader. Laboratorio di “Dinamica di Gruppo” Il compito consiste nell’elaborare (partendo da “Una possibile regola” a pag. 27) una Regola, che preveda Obiettivi, Mezzi e Strumenti, Ruoli e Persone per il nostro Campeggio ACGGisR. Le coordinate: durata 15 giorni; partecipanti dai 9 ai 16 anni; personale 25 animatori e responsabili, 4 persone di cucina; luogo casa di vacanza a “Catto”. Opuscoli CS No. 3 Pagina 28 Pagina 17 I “Ruoli” I singoli membri del Gr sono diversi gli uni dagli altri, ma in più essi agiscono in maniera differente a seconda del Ruolo che assumono all’interno del Gr (Leader, Animatore, Aiutoanimatore, Ragazzo). Il Ruolo del singolo scaturisce soprattutto carismaticamente piuttosto che istituzionalmente: ciò che è certo è che il Ruolo del singolo condiziona tutto il Gr. • Preado: Reputare il gruppo come l’ambito privilegiato di socializzazione Ado: Partecipare al gruppo di coetanei Proprio per la forza di questo bisogno, importanza della coeducazione in gruppi di coetanei. • Preado: Avvaloramento del nascente sentimento dell’amicizia Ado: Coltivare l’amicizia giovanile Imparare a fare le distinzioni tra socio—amico—fidanzato. Amicizia anche con le persone dell’altro sesso, senza confonderla con l’innamoramento: difficile ma possibile! • Preado: Mettere a frutto il tempo libero Ado: Fruire educativamente del tempo libero Con un equilibrio fra famiglia, gruppo, attività artistiche o sportive, tempo per sé (televisione, lettura, ecc.). • Preado: Impegnarsi nella progressiva scoperta di sé Ado: Cogliere il senso del progetto e dell’ulteriorità Conoscere i propri doni e difetti, in vista di costruire un progetto personale di vita, e l’individuazione dei mezzi necessari per giungere allo scopo. In particolare sviluppo dei progetti professionale e sponsale. • Preado: Avviare l’indipendenza emozionale dai genitori Ado: Rendersi autonomo dai genitori (distacco emozionale e operativo) • Preado: Partecipare all’attività scolastica per orientarsi alla vita Ado: Frequentare la scuola con successo • Preado: Capire la struttura e il funzionamento della società civile Ado: Precisare le conoscenze socio-politiche e inserirsi nella società • Preado: Delineare una concezione del mondo ricca di valori Ado: Affinare il senso dei valori ed il giudizio Sviluppo della sensibilità ai valori, della capacità di giudizio sui fatti e sulle cose, del senso morale, della capacità di dialogo e discernimento. Ci sono tre aree di ruolo: • • • Ruoli relativi al compito, miranti a facilitare e coordinare lo sforzo del Gr nella definizione degli obiettivi e nel perseguimento degli stessi (p. es. coordinatore, segretario…). Sono ruoli legati al “Fare pratico” ed alla gestione dell’attività del Gr. Ruoli relativi al mantenimento della vita del Gr. Due possono essere i tipi di preoccupazioni: socio–affettive (sostenere il morale, ridurre i conflitti); valorizzazione del Gr e dei suoi membri (interpretare i fenomeni che avvengono all’interno del Gr). Sono ruoli che si occupano piuttosto “dell’Essere del Gr”: ciò in quanto il soggetto dell’attenzione non è tanto il singolo quanto piuttosto il Gr. Ruoli individuali, concernenti soprattutto la soddisfazione dei bisogni individuali dei membri (bisogno di dominare, di dipendere e rassicurarsi, di mettersi in mostra, di raccontarsi e svelarsi). Questi ruoli non riguardano direttamente la vita del Gr ma sono indispensabili all’esistenza del Gr stesso. Sono i ruoli relativi al “Fare” ed “all’Essere” dell’individuo (non del Gr!): bisogna vegliare all’equilibrio tra i ruoli dell’individuo ed i ruoli del Gr. I “Conflitti” di Ruolo L’assunzione e la distribuzione dei Ruoli in un Gr richiede che vi sia una sorta di istituzionalizzazione. Vi sono infatti due rischi: quello della concorrenza o dell’invidia da parte di un altro membro oppure che il Ruolo sia assunto da qualcuno che è incapace di gestirlo. La verifica e l’apportare dei correttivi a Opuscoli CS No. 3 Opuscoli CS No. 3 Pagina 18 • • Pagina 27 Preado: Rielaborare i contenuti religiosi già appresi Ado: Ripensare criticamente i valori religiosi Ciò che è già stato appreso da bambino, va ricuperato dentro la personalità che è ormai evoluta. Le domande antiche vanno riviste nelle loro risposte, le domande nuove devono sorgere e spingere ad una ricerca. È l’età in cui ci si pone domande radicali sull’essere, sul senso della vita. È il periodo in cui si delineano le scelte religiose (indifferenza, credenza, ateismo) spesso definitive. Momento dell’assimilazione personale della fede (cfr. Cresima). Preado: Promuovere nuove relazioni con l’adulto Ado: Vedere nell’adulto un aiuto, non un ostacolo. Come conclusione Risolvendo i compiti educativi, uno alla volta, il Preado e l’Ado si orientano verso la capacità di essere responsabili delle proprie idee, affetti ed Alcune osservazioni per chi presenta azioni. L’obiettivo finale, cui tutti • Attenzione ai “segnali di fine”: tendiamo è una libertà liberata, quando l’attenzione del pubblico ossia: se ne va (tosse, piede che batte, slandrarsi sulla sedia, guardarsi in giro…) • Usare la tecnica del silenzio di Liberi da… preghiuera di M. Teresa gruppo, in certi casi: può servire condizionamenti a ristabilire l’ordine, la disciplina e l’attenzione. Liberi di… • Nella gestione delle pause: scegliere e compiere attenzione ai bisogni fisiologici della persona (fame, sete, il bene servizi); l’assenza di bisogni Liberi per… fisiologici è la condizione per l’attenzione e l’ascolto. amare • Effetto positivo di elementi che Liberi con… creano clima: canti, movimento, chi li circonda! pause, varietà di elementi offerti. Opuscoli CS No. 3 Una possibile regola Obiettivo (“Che cosa e perché lo facciamo?”) “Investire valide energie pastorali a favore della gioventù, promuovendo luoghi di aggregazione dove i giovani, dopo aver ricevuto la prima iniziazione cristiana, possono sviluppare in un gioioso clima comunitario i valori autentici della vita umana e cristiana” (Giovanni Paolo II, 27 agosto 2000). Mezzi e modalità (“Come lo facciamo?”) • • Orizzonte cristiano di vita e di crescita Preghiera di gruppo e personale • • • Consapevolezza comune dell’obiettivo da raggiungere Polarizzazione verso i Ragazzi (cfr. “Obiettivo”) Apertura e accoglienza verso i Ragazzi indistintamente • • • • • • Collaborazione e desiderio di collaborare Condivisione delle gioie e dei problemi che si vivono insieme Appoggio reciproco tra Animatori nei momenti di crescita dei Ragazzi Fiducia, trasparenza, onestà, franchezza reciproche Comunicazione aperta e franca reciproca tra gli Animatori Rispetto reciproco delle persone e delle idee, nonché nei rapporti tra le persone: ciò nel bene e nel male Disponibilità alla crescita personale e di gruppo; alla discussione comune, nonché a fare e ricevere della critica costruttiva • • Valorizzazione delle persone e dei loro talenti Struttura e Ruoli (“Chi fa che cosa”) • I settori dell’attività di gruppo • Le responsabilità • Le persone concrete Opuscoli CS No. 3 Pagina 26 Pagina 19 Gli A NIMATORI sono coloro che si occupano dei Mezzi/Strumenti e che con le gestione adeguata degli stessi cercano di avvicinare i Ragazzi, mediante la mediazione del “gioco”, alla Regola. Essi hanno una corresponsabilità con il Leader, che è un “primus inter pares”. Gli Animatori (o peggio ancora gli Aiutoanimatori, ossia coloro che si preparano a divenire Animatori) non sono gli schiavetti della situazione! GB e DW I RAGAZZI sono coloro che per motivi diversi (cfr. fattori di coesione intriseci socio–affettivi individuali) entrano a far parte del Gr: essi vanno guidati, tramite i Mezzi, all’assimilazione ed all’osservanza personale della Regola. La “dinamica” della Regola Nella misura in cui la “Regola” è valida ed accettata da tutti i membri del Gr e nella misura in cui il Gr ed i suoi membri cercano di viverla, ecco che il Gr tende verso una crescente coesione interna. Nella misura in cui Animatori e Leader cercano di vivere la Regola e sono uniti attorno ad essa, tanto più aumenta anche la loro capacità di trascinare pure i Ragazzi del Gr verso la Regola, nonché la capacità del Gr di mantenere i membri al suo interno. Nella misura in cui uno o più membri del Gr (Ragazzi o, peggio, Animatori) divengono devianti rispetto alla Regola, la forza di coesione del Gr diminuisce e subentrano conflitti. Il Gr, in casi gravi, può addirittura arrivare a momenti di forte crisi oppure alla disgregazione o disintegrazione dello stesso. Una corda? Se la devianza ed i conflitti subentrano in un ambito non regolato dalla Regola, il conflitto va dapprima risolto ed in seguito la Regola va adattata. Se la devianza ed i conflitti sono attorno ad ambiti già regolati, allora il Leader deve richiamare il deviante e risolvere il conflitto con la collaborazione di tutti. Occorre stare attenti (cfr. il paragrafo “Verifica”) che naturalmente il Gr tende a cercare il “cattivo” del Gr oppure il “capro espiatorio”, su cui scaricare tutta l’aggressività del Gr e dei suoi membri: è un processo quasi inevitabile, che può essere evitato solo con il dialogo chiaro e franco nonché con verifiche periodiche e la capacità di ricominciare daccapo ogni volta. Opuscoli CS No. 3 Opuscoli CS No. 3 Pagina 20 Pagina 25 Laboratorio di comunicazione Leader [Venerdì pomeriggio] “Teoria”… in musica! Animatore Con una canzone (“Se mi senti”) siamo riusciti ad entrare in materia di comunicazione. Abbiamo compreso come oggi si sottolinea molto di più la forma del messaggio più che non il messaggio stesso. Ciò che il canto sottolinea, della comunicazione, è invece la relazione dell’Io e del Tu presenti nell’atto del comunicare. La nostra società, invece, è la società dei mezzi di comunicazione, non tanto la società della comunicazione: in essa gli strumenti, spesso, non vengono usati bene. N Ragazzo Uno schema della “Comunicazione” A partire dalle nostre osservazioni sulla canzone, siamo riusciti ad elaborare uno schema generale sulla “Comunicazione”. Ci siamo resi conto che a tutti i livelli della comunicazione (descritti in questo schema: cfr. la pagina seguente) possono intervenire delle difficoltà o delle interferenze, le quali possono rendere la comunicazione da difficoltosa ad impossibile. La comunicazione, dunque, è sempre legata ai condizionamenti dovuti alle circostanze: ambientali e personali (affettive e/o mentali). Preparare una serata a base di… comunicazione! Abbiamo quindi ricevuto il compito di preparare a gruppetti o anche individualmente una serie di proposte/attività per la serata finale di sabato: scopo aiutare gli altri, per mezzo del divertimento (gioco, teatro, scenette, sketches, momenti musicali o altro), a scoprire qualche aspetto attorno al tema della “comunicazione”. Per ogni gruppo e per ogni attività prevista, va compilata la scheda con: obiettivo generale, obiettivo particolare, strutturazione, verifica e critica (dopo aver svolto l’attività) degli obiettivi generale e particolare. Pur essendo la scelta del tutto libera, erano a disposizione le seguenti proposte (tratte da: Oratori Diocesi Lombarde, Se mi senti, In Dialogo, Milano 2002): • • La borsa di Mary Poppins Mimo • • Giochi con il mimo Giochi diversi Opuscoli CS No. 3 Cristo Il dinamismo della Regola La “Regola” La Regola per eccellenza, in un Gr religioso, è GESÙ CRISTO e la sua proposta di vita cristiana. Ogni Gr, orientandosi a questo modello, deve proporre una Regola che, ispirata al modello, cerchi di far camminare tutti i propri membri verso Gesù. Si procede per approssimazione (quasi una sorta di quadratura del cerchio): si comincia fissando una Regola di partenza e la si perfeziona, mediante verifiche periodiche, in modo tale che essa si perfezioni, si arricchisca e si approfondisca, tenendo in considerazione i nuovi aspetti della vita di Gr che via via emergono. IL LEADER del Gr è colui che ha la funzione di vegliare che la Regola venga applicata, nonché di richiamare il singolo o il Gr quando la Regola viene abbandonata. Questo compito è un servizio, non una tirannia: anche il leader, effettivamente, è sottoposto alla Regola, né più né meno degli altri! Opuscoli CS No. 3 Pagina 24 Pagina 21 Schema generale sulla “Comunicazione” INTRINSECI l) Operativo–funzionali: ossia attività, atteggiamenti, funzioni che ten- dono alla soddisfazione dei bisogni del Gr e dei suoi individui; l) Socio–affettivi: ossia elementi che rendono il Gr attrattivo, ossia mo- Proprio perché questo equilibrio è così importante, è essenziale fare periodicamente delle verifiche: i membri del Gr devono imparare a dirsi gli uni gli altri ciò che si pensa e ciò che si sente. In questo è importante che ognuno impari a lasciar dire e parlare l’altro finché basta (senza interrompere) e senza rimandare ulteriormente (o aspettare troppo), altrimenti il Gr cercherà il/i capro/i espiatorio/i. La verifica va fatta sugli obiettivi e non sulle persone! Emittente COME SI COMUNICA Messaggio COME SI COMUNICA Ascolto-Accoglienza La “Regola”, i “Mezzi”, i “Ruoli” Ogni Gr deve dotarsi di una REGOLA, di M EZZI E STRUMENTI per raggiungere e vivere la Regola; infine occorre una STRUTTURA ed una distribuzione dei RUOLI, per garantire l’efficienza dei Mezzi ed il cammino verso la Regola. Opuscoli CS No. 3 A CHI SI COMUNICA Ricevente Opuscoli CS No. 3 a livello affettivo, mentale e corporale COSA SI COMUNICA RELAZIONE Codice 30% linguaggio verbale 70% linguaggio non verbale CIRCOSTANZE La verifica periodica CHI COMUNICA a livello di tempo, di luogo e di persone tivazioni, emozioni, valori. Questi possono essere sia collettivi che individuali: l) collettivi: gli elementi di coesione che legano i membri nei confronti del Gr e, viceversa, del Gr verso i membri: l) lo scopo e gli obiettivi comuni; l) i mezzi e gli strumenti per raggiungere lo scopo; l) i valori comuni; l) individuali: gli elementi di coesione che legano un individuo agli altri individui del Gr: l) le affinità interpersonali (conosco qualcuno che appartiene al Gr e mi “lascio tirar dentro”); l) i valori personali. Questi fattori di coesione intrinseci socio–affettivi individuali sono INDISPENSABILI : un Gr non può esistere senza di essi, ma VANNO GESTITI, trovando il GIUSTO EQUILIBRIO . Se essi hanno il sopravvento sui fattori di coesione intrinseci socio–affettivi collettivi, il Gr è destinato alla disgregazione!!! Pagina 22 Pagina 23 Dinamica di gruppo [Sabato mattina] • secondo il modo in cui è vissuta la situazione di gruppo, lo “stare insieme” (gruppo di lavoro, gruppo di amici, ecc.: dimensione psicologica). • Importantissima è la dimensione temporale ed evolutiva in ogni Gr, in quanto esso nasce, si sviluppa, si mantiene o di disintegra e quindi termina. Il Gr ha una storia, un’evoluzione. Attività di gruppo In questa sezione, affrontiamo le dinamiche, i fenomeni e le caratteristiche fondamentali di un “gruppo”: è un aspetto importante, perché nel nostro “essere animatori” entriamo in contatto con i ragazzi prevalentemente tramite l’attività di gruppo. È dunque importante conoscere gli elementi base che permettono una gestione della vita di gruppo e, tramite di essa, di influenzare il vissuto del singolo ragazzo che ne fa parte. Il gruppo La parola “gruppo” (Gr) deriva dall’antico germanico *kruppa, che significa “insieme”. È un insieme di persone che, in qualche modo, formano un tutto unico ed unitario, nel quale i singoli individui e le singole persone entrano in interazione reciproca oppure sono accomunati da un comune interesse. Il Gr è come un corpo: le parti sono interdipendenti, mobili ed intercambiabili le une con le altre. È una potenza collettiva, in quanto il gruppo è sempre più della somma dei singoli individui. Il Gr è ambivalente per l’individuo: da una parte può accoglierlo, rassicurarlo, sostenerlo, rafforzarlo, proteggerlo; dall’altra parte può anche minacciarlo, schiacciarlo, divorarlo, spersonalizzarlo. Ecco perché STARE INSIEME con altri non significa ancora condividere, essere partecipi del vissuto e della comunione del Gr. In una moltitudine il singolo può sentire molta solitudine, se il Gr non è ancora in grado di accoglierlo e di relazionarsi con lui, né di creare la compartecipazione alla stessa esperienza. Criteri di definizione del Gr Il Gr può essere definito in base a diversi criteri: • • secondo il grado di organizzazione e di funzione del Gr (dimensione strutturale); secondo il modo di interazione tra i membri ed il modo di distribuzione dei ruoli (dimensione funzionale); Opuscoli CS No. 3 La coesione Ogni Gr ha un certo tipo di unità, una sua attrazione interna, frutto di un equilibrio, di una tensione tra le forze centrifughe e centripete. La coesione è una forza che mantiene unite le molecole che compongono un corpo; oppure è il legame che mantiene degli individui uniti tra loro nel Gr oppure mantiene gli individui uniti alla regola del Gr. I fattori di coesione I fattori di coesione sono molteplici, e possono essere suddivisi in comuni (ossia fattori che sono comuni a tutti i membri del Gr), estrinseci (ossia fattori che contribuiscono a fare in modo che il Gr stia insieme, anche se sono fattori esterni alla persona ed al Gr stesso), intrinseci (ossia fattori interni alla persona ed al Gr stesso). COMUNI: ESTRINSECI : l) età l) sesso l) professione/formazione l) ideologia/confessione (politica, religione) l) disposizione materiale del Gr (di spazio e di tempo) Opuscoli CS No. 3 l) norme legali l) pressione dell’opinione pubblica l) dipendenza gerarchica