! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! !"#$%"&'(($)"*+,"-./"0.1"2*! " " " " " " " " " " " !!!"#$%&'()*+,-.+"&%/ !!!"0#-+1))2"-)(3#4'#')56$'/ onlus Associazione Genitori Soggetti Autistici Solidali UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PALERMO Facoltà di Medicina e Chirurgia Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici N.P.I. AUTISMO: Manuale di consultazione a cura di: LUIGI ALOISI - GABRIELLA LO CASTO Presidenza della Regione Siciliana Copyright 2010 by AGSAS Stampa: Sicilgrafica di Di Gaetano Danilo Via Abruzzi, 76 - Palermo - Tel. 091517525 - [email protected] Finito di stampare nel mese di Gennaio 2010 2 AUTISMO: Manuale di consultazione Opuscolo informativo per medici, ricercatori, psicologi, logopedisti, terapisti, familiari, politici e per tutti coloro che amano le persone con Autismo A cura di Luigi Aloisi - Gabriella Lo Casto Con la collaborazione di onlus ASSOCIAZIONENAZIONALE GENITORISOGGETTIAUTISTICI e di Calsabianca S., Cutaia C., Gabrielli T., Lo Casto G., Mariani Cerati D., Romano V., Maltese L. Un particolare ringraziamento al prof. F. Canziani, Direttore del Dipartimento Materno Infantile - Sez. di NPI del P.O. “Aiuto Materno” - Università degli Studi di Palermo che ha supervisionato il Manuale. I capitoli sono preceduti da raffigurazioni allegoriche tratte dai dipinti della collana “Pinocchio” di Pippo Madè che gratuitamente ha concesso l’uso delle immagini ed al quale vanno i ringraziamenti delle persone con Autismo e delle loro famiglie. 3 GLI AUTORI - CURATORI Gabriella Lo Casto Psicologa e psicoterapeuta gruppoanalista, lavora da più di 10 anni per l’associazione occupandosi di coordinamento delle attività di progettazione, formazione nelle scuole e gestione dei trattamenti psicoeducativi con bambini, adolescenti e adulti con Autismo. Promotrice di formazione e di collaborazioni con i più grandi esperti nelle tecniche di intervento (ABA, TEACCH, PECS, DIR, RDI, TED), è stata ideatrice con altri autori del modello di presa in carico globale dell’A.G.S.A.S. onlus definito T.E.I.P.A. (Trattamento Educativo Integrato per le Persone con Autismo) e della V.I.R.E. (Valutazione Integrata delle Risorse Educative), presentati all’interno del manuale in un capitolo dedicato. Luigi Aloisi Farmacista, genitore di un ragazzo autistico, fondatore e presidente dell’A.G.S.A.S. onlus dal 1990, è attivamente e concretamente impegnato per organizzare servizi efficaci e funzionali dedicati per le Persone con Autismo, mediante organizzazione di eventi, campagne di sensibilizzazione e informazione, formazione pratica, dialogo con le Istituzioni pubbliche e private. Ideatore del T.E.I.P.A. (Trattamento Educativo Integrato per le Persone con Autismo) e della V.I.R.E. (Valutazione Integrata delle Risorse Educative) come strumenti di trattamento nell’Autismo, aspira alla creazione di una Fondazione per la Ricerca scientifica sulle cause dell’Autismo. 4 INDICE Premessa ....................................................... Prefazione del Prof. F. Canziani ................ pag. pag. 7 9 Presentazione del Dott. L. Aloisi ................. pag. 11 Informazioni generali …………………….... pag. 13 Le basi biologiche dell’Autismo: il contributo della ricerca genetica di V. Romano….. pag. 27 Sospetto di diagnosi: Chat per Pediatri……... pag. 35 Diagnosi e Assessment pag. 45 pag. 65 pag. 81 ............................... La Diagnosi pag. 45 Le scale diagnostiche pag. 55 Gli strumenti di valutazione funzionale pag. 59 Trattamento e terapia ................................... TEACH ABA PECS TED RDI DIR/floortime I Farmaci nell’Autismo pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. 65 69 72 75 76 77 78 Cosa si deve fare: il T.E.I.P.A di G. Lo Casto La formazione continua di G. Lo Casto pag. 91 L’Amministratore di sostegno e il futuro programmato di L. Maltese pag. 93 L’Assistente alla comunicazione e all’Autonomia di L. Maltese pag. 96 Conclusioni………………………………….. pag. 101 5 6 Bibliografia essenziale …………………. pag. 107 La Carta dei Servizi ................................... pag. 114 Linee guida regionali GURS 2007 n. 9..... pag. 120 Standard organizzativi servizi dedicati GURS 25-2-2011 Parte I n. 9……………. pag. 153 Indirizzi utili…………………………….... pag. 159 PREMESSA A cinque anni di distanza dalla prima stesura, si rende necessario l’aggiornamento del manuale alla luce delle nuove conoscenze ed esperienze maturate circa la sindrome autistica. Con la professionale partecipazione della dott.ssa Lo Casto G., psicologa responsabile dello staff educativo dell’A.G.S.A.S., si è rivisitato il contenuto e apportato le modifiche ed i contributi necessari (soprattutto nel versante della diagnosi e del trattamento) al fine di rendere questo manoscritto un aggiornato ed utile manuale di consultazione sull'Autismo. Le novità introdotte sono il frutto di formazione ed esperienze sul campo fatte dallo staff dell’A.G.S.A.S. attraverso l’applicazione di un modello di presa in carico globale che abbiamo denominato T.E.I.P.A. (Trattamento Educativo Integrato per le Persone con Autismo) i cui risultati gratificanti spronano a proseguire e che hanno permesso di ripensare la nostra realtà associativa in espansione. L’acronimo A.G.S.A.S. (Associazione Genitori Soggetti Autistici Siciliani) viene mantenuto ma al posto di “Siciliani” subentra “Solidali” per dare più visibilità in campo nazionale. Al di là delle buone leggi nazionali sull’handicap e le coraggiose iniziative locali, l’Autismo rimane, su larga scala, un problema irrisolto e tale continuerà ad essere se non si supera la logica del trattamento a singhiozzo e a macchia di leopardo secondo le offerte del territorio e non secondo le necessità della persona con Autismo. Gli errori possono essere corretti ed il modello psicoeducativo T.E.I.P.A. ne è la lampante dimostrazione. Questa nuova edizione è arricchita, oltre che da numerose integrazioni nei diversi capitoli, da un prezioso contributo del prof. V. Romano (Università degli Studi di Palermo) sulla 7 biologia, testimonianza concreta dell’attenzione rivolta dall’A.G.S.A.S. onlus sul versante ricerca delle cause dell’Autismo, dal capitolo sul TEIPA, messo a punto dalla dott.ssa G. Lo Casto, psicologa, e frutto di anni di studio, ricerche ed esperienze sulla valutazione e sul trattamento maturate in seno all'Associazione e dai paragrafi sull’Amministratore di sostegno e sull’Assistente alla comunicazione e all’autonomia della Dott.ssa L. Maltese, assistente sociale, come segno di attenzione alla dimensione sociale e territoriale dell’intervento secondo la filosofia del T.E.I.P.A. Come ulteriore e necessaria conoscenza vengono inserite alla fine del manuale le leggi riguartdanti l’Autismo di una regione d’Italia, la Sicilia, che, se applicate, risolverebbero in gran parte i problemi relativi alla patologia (Decreto 1 Febbraio 2007 circa le linee guida di organizzazione della rete assistenziale per persone affette da disturbo autistico pubblicato in G.U.R.S. venerdì 23 febbraio 2007 n. 9 e gli standard organizzati dei servizi dedicati pubblicati in GURS del 23-022011 Parte I n. 9 e gli standards organizzativi servizi dedicati GURS 25 febbraio 2011 Parte I n. 9). Si riconosce anche il contributo degli altri componenti dell’A.G.S.A.S. (S. Calsabianca, segretaria; operatori specializzati; tirocinanti, borsisti, psicologi e volontari) che, con passione ed impegno, rendono “realizzabili” le esperienze e “concreti” i risultati. L. Aloisi (Presidente A.G.S.A.S. – Onlus) 8 PREFAZIONE L’Autismo è stato, per anni, considerato un disturbo psichico, una psicosi causata da fattori relazionali e ciò per interpretazioni totalizzanti dovute alla cultura psicodinamica dominante. Valutare solo da un punto di vista ed in modo esclusivo il disturbo ha prodotto un notevole ritardo nella conoscenza della vera natura dell’ Autismo. Grazie anche al contributo dei genitori dei bambini con Autismo si è riusciti ad uscire dalle interpretazioni errate e colpevolizzantti le madri sull’etiologia dell’Autismo, consentendo così il diffondersi di un serio lavoro neuro-psicologico per la ricerca delle cause e delle migliori strategie di intervento utili per il recupero di queste persone. Lavoro che è solo agli inizi… Oggi sappiamo che l’Autismo non può essere considerato un’affezione psichiatrica classica, ma si tratta di una disfunzione del sistema nervoso centrale che produce varie forme di disabilità. Per queste disabilità non possediamo strumenti adeguati, ma sono state messe a punto alcune tecniche di recupero utili a migliorare la vita di queste persone e, naturalmente, anche dei loro familiari. L’ Associazione A.G.S.A.S. – Onlus, ha fornito alla Sicilia, un notevole contributo alla conoscenza di questo Disturbo Pervasivo dello Sviluppo e ha messo in cantiere una grande quantità di iniziative utili per la conoscenza della patologia, per il miglioramento della qualità della vita dei bambini, per la promozione degli studi sulle cause che producono questa particolare modalità di relazionarsi e si è impegnata a realizzare una serie di iniziative utili per la tutela assistenziale di queste persone e delle loro famiglie. Tra queste iniziative, il volumetto: “Autismo manuale di consultazione”, scritto da chi 9 vive, in prima persona, il problema. Il contenuto del volume è corretto e va letto prevalentemente secondo il punto di vista di chi ricerca soluzioni ai molteplici problemi cui va incontro la persona con Autismo. Non ho ritenuto, pertanto, opportuno apportare modifiche all’elaborato che ritengo un aiuto consistente alla diffusione delle conoscenze su questa Sindrome Pervasiva dello Sviluppo ed utile a migliorare la qualità della vita dei cittadini autistici. Prof. Fabio Canziani (Direttore Dip. Materno Infantile Sezione di N.P.I. P. O. “Aiuto Materno” Università degli Studi di Palermo) 10 PRESENTAZIONE L’Autismo è la patologia più studiata degli ultimi trent’anni: è stato detto e scritto molto e sono stati fatti tantissimi progressi, sia per quanto riguarda la diagnosi che la ricerca, ma significativamente i risultati in ambito terapeutico rimangono ancora poco apprezzabili. Tutto ciò a dimostrazione del fatto che, oltre alla maggiore conoscenza e divulgazione di quanto si è appreso e si sta facendo, occorre potenziare la ricerca scientifica delle cause dell’Autismo e porre maggiore attenzione alla dimensione pratica, alla quotidianità operativa affinché si concretizzi l’indispensabile intervento abilitativo individualizzato. Tutto questo, per evitare che le difficoltà in autonomia ed integrazione non trasformino le persone, colpite oggi da questa sindrome, negli “scomodi e dimenticati pazienti di un tempo”. Questo opuscolo intende fornire agli utenti uno strumento di consultazione rapido e semplice per saperne e capirne di più. L. Aloisi (Presidente A.G.S.A.S.- Onlus) 11 “Pinocchio chiede informazioni al cavaliere” 12 1. INFORMAZIONI GENERALI Che cos’è l’Autismo? Un bambino rannicchiato in un angolo che non risponde ai richiami o che sfarfalla con le mani, impegnato a camminare in punta di piedi, o a correre avanti e indietro; che non parla o che ripete convulsamente le stesse parole senza scopo, isolato o dondolante, che urla o che piange, con l’amore prigioniero dentro. Così si presenta l’Autismo handicap inserito nell’ambito delle atipie dello sviluppo. La sua caratteristica principale è la difficoltà di contatto con la realtà, condizione che comporta un’impossibilità o comunque una grande difficoltà a comunicare con gli altri e a mantenere un contatto funzionale con l’ambiente. La parola Autismo deriva dal greco “autos = se stesso” identificando l’handicap con una tendenza all’isolamento. L’Autismo è un handicap gravissimo, che coinvolge diverse funzioni cerebrali; si manifesta entro i primi 36 mesi di vita e può perdurare per tutta la vita. Colpisce 2 persone su 1000 (Autismo infantile), e altre 4 su 1000 ne presentano alcuni sintomi potendo anch’esse essere incluse nella definizione di soggetti con “spettro autistico”. La percentuale di incidenza è a favore del sesso maschile con un rapporto di 4:1 rispetto alle femmine. L’Autismo non è una sola malattia ma un fenotipo complesso che comprende i “disturbi autistici” (‘autistic disorders’) o un continuum di tratti simil-autistici e comportamenti definito come “disturbo dello spettro autistico” (‘autism spectrum disorder’, ASD) che include il disturbo autistico (“l’au13 tismo di Kanner”), il disturbo disintegrativo dell’infanzia, il disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato (PDD-NOS, o ‘autismo atipico’), la sindrome di Asperger. Secondo l’ICD-10 (International Classification of Disease - X edizione, edito dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità) e il DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, IV edizione, edito dall’Associazione degli Psichiatri Americani), l’Autismo viene definito un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo e si caratterizza con alcuni sintomi cardine che interessano le 3 aree (triade) qui di seguito elencate. Tenendo conto della peculiarità di ogni singolo individuo e della varietà dei quadri sintomatologici, sono qui di seguito elencate, per ognuna delle aree compromesse della triade, alcune delle caratteristiche tipiche delle persone con Autismo: a) Compromissione dell’interazione sociale. Sono presenti turbe qualitative/quantitative delle capacità relazionali con spiccata tendenza all’isolamento. Il bambino: non tende le braccia verso la mamma (non riconosce la madre come figura di riferimento; assente l’approccio spontaneo agli altri); ha difficoltà nell’abbraccio, nell’essere tenuto in braccio e nelle corrette posture corporee (assenza di dialogo tonico, rifiuto del contatto fisico); evita o sfugge il contatto oculare (assenza o deficit di aggancio visivo); non risponde se chiamato per nome o è insensibile ai rumori; non ricerca conforto quando è ammalato, ferito, rimproverato; non cerca i coetanei per giochi o amicizia e se li cerca lo fa in maniera inappropriata; non saluta con la mano e non imita spontaneamente i gesti altrui; utilizza l’altro in modo strumentale (es. prendere il braccio ed indirizzarlo verso ciò che desidera); non sorride né controlla la mimica facciale; non richiama l’attenzione su oggetti o avvenimenti; non si 14 rende conto della necessità della privacy altrui e tratta l’interlocutore come fosse un oggetto; non mostra né porta oggetti; piange o ride in situazioni non aderenti al contesto e senza correlazione con corrispondenti stati d’animo; può essere eccessivamente indipendente e incosciente del pericolo; preferisce attività di gioco solitarie, ripetitive e rituali. b) Compromissione della comunicazione e dell’attività immaginativa La comunicazione (verbale e non) è assente o disfunzionale e presenta evidenti turbe sia qualitative che quantitative. Il 44% delle persone con Autismo possiede un linguaggio molto povero o limitato all’uso di poche parole e funzionale al soddisfacimento dei bisogni; solo il 31% dei soggetti ha un linguaggio quasi normale caratterizzato, comunque, da peculiarità patologiche (ecolalie, stereotipie, prosodie, ecc.) che impediscono di iniziare e/o sostenere una conversazione. Il resto della popolazione non raggiunge la fase verbale. Spesso il linguaggio può comparire normalmente nel 1° anno di vita per poi scomparire del tutto già al 3° anno di vita. Al deficit espressivo possono aggiungersi anche difficoltà nel linguaggio ricettivo. Risulta, inoltre, deficitario il gioco imitativo e di simulazione. Così, il bambino: presenta assenza nello scambio di sguardi, espressioni del viso, gesticolazione, mimica (comunicazione non verbale povera); non indica col dito; non tende le braccia all’arrivo dei genitori; si irrigidisce se preso in braccio; non assume una postura adeguata e si dimena se preso in braccio; non guarda le persone e non sorride se stimolato; mantiene un’espressione fissa; manca di immaginazione e di recitazione nei giochi; mostra disinteresse per i racconti immaginari; presenta anomalie nel volume, ritmo e tono della voce (intonazione monotona caratteristica); ha un 15 uso stereotipato e ripetitivo di parole o frasi (ecolalia immediata e ritardata); ripete le domande che gli vengono poste invece di rispondere ad esse; pone sempre la stessa domanda nonostante conosca perfettamente la risposta; usa l’inversione pronominale; ha incapacità ad iniziare una conversazione oppure ad intervenire con argomenti aderenti al contesto (per es. orario dei treni in una conversazione di sport); è incapace di comprendere battute, motti di spirito, doppi sensi, metafore, intenzioni (povertà ideativa); la comprensione è letterale (tendenza al concretismo); mostra apparente indifferenza alle persone. c) Modelli di comportamento, attività e interessi ristretti, ripetitivi e stereotipati L’immaginazione è povera, l’uso degli oggetti inappropriato, ritualistico e stereotipato. A tale nucleo sintomatologico si associano spesso: - impulsività ; auto ed etero aggressività (basso indice di empatia) - scarsa flessibilità o ipersensibilità per tutto ciò che comporta variazioni dell’ambiente circostante e delle figure di riferimento affettivo - iperattività, rigidità e impaccio motorio (goffagine motoria) - ritardo mentale o deficit cognitivo di vario grado, talora settorializzato per specifiche funzioni. Il bambino: si dondola; è ipersensibile a determinati suoni o rumori; sfarfalla o contorce le mani (movimenti stereotipati del corpo); annusa, lecca o tocca ripetutamente cose e persone; capovolge o sbatte le macchinine giocattolo e fa girare le ruote anche per ore; mette in fila oggetti o giocattoli guardandoli poi da una particolare angolazione; schiocca la 16 lingua; batte i denti con le nocche delle dita; cammina in punta di piedi; guarda fisso le luci o oggetti in movimento (ventilatore, macchine che passano, oblò della lavatrice in funzione); porta in giro e mostra attaccamento ad oggetti inusuali (un pezzo di stoffa, di plastica, di spago); va in crisi per banali cambiamenti della stanza (anche semplicemente per lo spostamento di un oggetto) o per cambi di percorso nelle uscite (andare a scuola, fare la spesa, andare a terapia, ecc.) (rifiuto del cambiamento); sfoglia giornali e riviste in continuazione; strappa fogli di carta ripetutamente; si documenta sempre sugli stessi argomenti; emette suoni particolari; ripete frasi o parole fuori dal contesto; mostra scarso o eccessivo interesse verso gli alimenti (selettività alimentare); presenta difficoltà ed irregolarità del ritmo sonno-veglia; piange o ride senza apparente motivo (sbalzi di umore). Questi ed altri comportamenti bizzarri possono variare nel prosieguo dell’età e confermano l’Autismo come disturbo eterogeneo secondo un continuum di anomalie di funzionamento. L’unica cosa che rimane evidente è l’assoluta incapacità a instaurare relazioni ed il divario sempre più accentuato fra l’età cronologica e quella neurologica. Diversi sono i gradi di espressività di tali sintomi che, a seconda dell’età del paziente, giocano un ruolo determinante nella relazione con l’ambiente circostante (creando difficoltà di accettazione, di gestione e di educazione in chi si relaziona con loro). Oggi non si parla più di Autismo, identificando con tale termine una patologia definita nosograficamente, ma piuttosto di Autismi, con caratteristiche diversificate e sintomi diversi le cui cause, al momento, sono ancora sconosciute. La situazione appare ancora più problematica se si aggiunge che in circa 1/3 di loro sono presenti anche delle manifesta17 zioni epilettiche. Diverse sono, inoltre, le possibilità evolutive: da un quadro di lieve deficit cognitivo con raggiungimento di discrete capacità di integrazione sociale e delle principali autonomie personali, a gravi caratteropatie, associate ad organizzazioni di quadri ossessivo – fobici. E’ abbastanza complesso e significativo distinguere quanta parte di questi estremi possibili dipenda dal naturale sviluppo della condizione patologica stessa o piuttosto da una scarsa o poco funzionale gestione abilitativa. Mentre per molte problematiche mediche, la diagnosi individua e avvia la somministrazione di una specifica cura, capace di risolvere la patologia, paradossalmente il “soggetto con Autismo” perde, con la diagnosi, ogni speranza di trattamento risolutivo e questo non solo per la mancata conoscenza delle cause e dei meccanismi patologici responsabili della condizione, ovvero per la gravità della prognosi, ma soprattutto per l’evidente, quanto anacronistica carenza di proposte di intervento corrette ed efficaci da parte dei Servizi e delle Istituzioni a cui vengono, obbligatoriamente, demandate le risposte inerenti la sindrome stessa. La prognosi è quod vitam. Per le persone con Autismo non si può, pertanto, parlare di guarigione dall’ipotetica neurodisfunzione che le ha colpite, mentre è invece possibile un significativo miglioramento della qualità di vita mediante il raggiungimento di autonomie, l’acquisizione di competenze e di un livello cognitivo e relazionale accettabile. Questo obiettivo è raggiungibile attraverso la somministrazione corretta di interventi educativi neuro-cognitivo-comportamentali. Fondamentale per la loro efficacia è la precocità di avvio dell’iter abilitativo e, soprattutto, la qualità dell’intervento abilitativo stesso. Una diagnosi precoce, congiuntamente ad una valutazione di esordio e periodica, permetterà di adattare progressivamente 18 al singolo individuo un programma educativo personalizzato, al fine di incidere significativamente sulle potenzialità del bambino nell’immediato e sulla qualità della sua vita futura. In tal modo è possibile operare in anticipo e raggiungere una maggiore integrazione sociale, una maggiore autonomia personale sia in ambiente familiare che extra-familiare. Inoltre, l’identificazione dei problemi incontrati dalle persone con Autismo ed il riconoscimento dei loro bisogni specifici sono fattori indispensabili per un’adeguata programmazione educativa che vada ben oltre la dimensione “pedagogica” scolastica. E’ certo però che raggiungere una uniformità di opinioni sull’Autismo è un prerequisito fondamentale per affrontare la programmazione educativa individualizzata. Tutti questi dati dovrebbero stimolare la realizzazione di strutture e la formazione di operatori specializzati all’accoglienza e al trattamento degli “Autismi” 1. La letteratura e l’esperienza confermano, nella quotidianità, che le persone con Autismo sono in grado di apprendere e “apprendono” nella misura in cui esistono strutture e operatori “specializzati” in grado di aiutarle: è indispensabile trovare un metodo adatto al singolo individuo, equilibrato, umano ed efficace nel pieno rispetto dell’individualità e dell’autenticità. Parallelamente, dovrebbe essere incrementata e specializzata la ricerca scientifica sulle cause dell’Autismo, quale indispensabile premessa per interventi terapeutici realmente efficaci e possibilmente risolutivi, attualmente carenti a causa della mancanza d’interesse delle grandi aziende farmaceutiche e di investimenti pubblici. Tuttavia, è bene far notare che anche se un giorno riuscis1 L’uso del termine “Autismi” è voluto, per sottolineare la diversità dei sintomi attraverso cui la sindrome autistica si manifesta. 19 simo a possedere il sostituto di ciò che disfunziona, consentendo un efficace compenso alla lesione, dovremmo misurarci necessariamente con un’abilitazione, forse meno complessa e faticosa, ma comunque simile o dissimile copia di quella che oggi sembra così difficile da proporre ed ottenere. Non dimentichiamo che la stragrande maggioranza delle persone con Autismo, quando i genitori non sono più in grado di supportarle, sono destinate a finire rinchiuse in istituzioni per non autosufficienti. Da quando Leo Kanner, nel lontano 1943, descrisse per primo la Sindrome Autistica sono passati più di 60 anni e la ricerca scientifica ancora non ne ha evidenziato le cause. Già un anno dopo la pubblicazione dell’articolo di Kanner, Hans Asperger descrisse una patologia simile anche se con prognosi meno severa. Tale sindrome veniva evidenziata più tardi rispetto all’Autismo ed era caratterizzata da un campo di interessi limitato, problemi di inserimento sociale simili a quelli riscontrati nell’Autismo, ma con una concretezza e letteralità del linguaggio vicine alla norma. Tale quadro sintomatologico venne definito “Sindrome di Asperger” dal nome dello stesso Asperger che per primo la descrisse. Può essere considerata come forma di Autismo lieve e per le sue caratteristiche è inclusa tra i Disturbi Pervasivi dello Sviluppo sia nella classificazione del DSM - IV che in quella dell’ ICD10. Per lo studio del D.A. (Disturbo Autistico) ci si avvale degli apporti della genetica, biochimica, immunologia, neurofisiologia, neuroimmagini, farmacologia sperimentale e clinica. Circa il 10% (Rebecca Muhle et al., 2004, Pediatrics, 113, 5, may, e 472- e 486) dei casi di D.A. si associa con altre 20 malattie a insorgenza pre-, peri- e post-natale mentre nel restante 90% dei casi sono “criptogenetici” ovvero di genesi nascosta. Le patologie più frequenti che si presentano associate al D.A., oltre alla già citata epilessia, sono: • la Sindrome di Rett che colpisce quasi esclusivamente le femmine, si manifesta tra il sesto e il diciottesimo mese di vita, dopo uno sviluppo mentale e sociale normale. Sembra che la mutazione di un singolo gene possa causare tale patologia. • la Sindrome dell’ X Fragile che colpisce i maschi ed è causata da una alterazione del cromosoma X che si presenta al microscopio sottile e fragile. Si tratta di una malattia ereditaria per cui un’indagine effettuata sui genitori permette di stabilire che in presenza di tale anomalia c’è il 50% di possibilità che un altro figlio maschio sia affetto dalla sindrome. • la Sclerosi Tuberosa che può diffondersi con la formazione di tumori benigni nel cervello ed in altri organi vitali. • il Disturbo Disintegrativo dell’Infanzia (CDD) che colpisce prevalentemente i maschi. Dopo un periodo di sviluppo normale, a partire dal 3°- 4° anno di vita i pazienti affetti cominciano a presentare i sintomi dell’Autismo accompagnati da perdita del controllo degli sfinteri, da epilessia e da progressivo deficit cognitivo. Grave è stata, per il rallentamento determinato nella ricerca scientifica, la posizione di alcune scuole di pensiero sviluppatesi a partire dagli anni 60, secondo le quali l’insorgenza dell’Autismo era determinata da relazioni disfunzionali: un 21 cattivo rapporto madre – bambino (con il concetto di madre frigorifero) secondo la scuola psicoanalitica di B. Bettelheim, con successive proposte di interventi di “psicoanalisi” per il bambino e l’intera famiglia (assolutamente inutili); un rapporto disturbato del bambino con l’ambiente, secondo la scuola etologica di Tinbergen, Welch, con successive proposte di intervento di “holding”, la terapia dell’abbraccio (oggi considerata ”aggressione corporea”) finalizzata ad emozionare il bambino e portarlo ad esprimersi con sentimenti e parole. Questi orientamenti della scuola psichiatrica in Italia e nel mondo hanno fortemente ritardato non solo il recupero dei pazienti, ma anche la ricerca scientifica sui possibili meccanismi biologici, organici, immunitari ed immunologici legati al problema così come l’adesione a trattamenti pedagogici e neurofarmacologici. Da recenti studi basati sull’osservazione del comportamento e sull’analisi delle neuroimmagini, è stata rilevata nel cervello la presenza di un’alterazione del sistema di riconoscimento degli stati mentali altrui, sia a carico degli autistici (ipoattivo), sia a carico dei pazienti schizofrenici (iperattivo): l’ipotesi è che nelle due patologie le alterazioni siano a carico dello stesso sistema cerebrale, anche se posizionate agli antipodi funzionali. [Frith C.]. E’ stata documentata una grande difficoltà nelle persone con Autismo a riconoscere le espressioni facciali [Dawson G.]. Sembra che il D.A. sia caratterizzato da una diade (interazione sociale e disturbo della comunicazione) piuttosto che da una triade (terzo elemento che comprende interessi ristretti, stereotipie motorie e sensibilità sensoriali) [Skuse D.2004]. La persona con Autismo è carente nell’attenzione (ristretta o focalizzata) e da ciò deriva la scarsa imitazione: ciò pregiudica la relazione sociale e il funzionamento adattivo. Le persone con Autismo sono “asociali” perché non consa22 pevoli del mondo sociale attorno a loro. Le loro reazioni possono apparire talmente asociali da scoraggiare qualsiasi tentativo di interazione da parte delle cosiddette “persone normali”. La scarsa o assente comprensione degli stati mentali altrui provoca nelle persone con Autismo sconcerto, paura, isolamento e rifiuto del contatto con gli altri. Le persone con Autismo hanno difficoltà a posizionarsi alla giusta distanza e ad avere una postura adeguata. La mente delle persone con Autismo è caratterizzata da concretismo, capace cioè di comprendere l’azione dell’interlocutore solo nel senso concreto e manifesto, raramente nel modo implicito e sotteso. In ultima analisi la loro mente è fotografica [ Frith U.]. La persona con Autismo è incapace di valutare gli effetti delle proprie azioni sugli altri. La persona con Autismo presenta un ristretto campo di interessi. Ciò significa che le sono precluse moltissime possibilità di fare esperienza ed imparare. L’isolamento autistico non è lo stare solo fisicamente, bensì l’essere solo mentalmente. La persona con Autismo si concentra sul particolare trascurando l’insieme. Riesce a “vedere” la goccia e non il mare, il granello di sabbia e non la spiaggia, l’albero e non la foresta con il risultato di percepire un mondo frammentato. [Deficit di coerenza centrale] [Frith U.]. La persona con Autismo non evita lo sguardo ma è lo sguardo a non essere usato nella comunicazione. Per capire se una persona è contenta, le persone con Autismo guardano gli angoli della bocca rivolti verso l’alto e non la mimica facciale che nell’insieme esprime le emozioni. Le persone con Autismo vengono etichettate come “ciechi sociali” per la loro incapacità di attribuire, a sé e ad altri, stati 23 mentali (desideri, credenze, immaginazione, emozioni), [Teoria della mente, Frith U.]. Queste sono solo alcune delle riflessioni più importanti che riguardano le persone con Autismo. La clinica ed il confronto con i familiari, sicuramente faranno emergere altre asserzioni e considerazioni riguardanti la sindrome autistica che solo attraverso un’accurata osservazione sarà possibile rilevare. 24 NOTE 25 “Tra Scilla e Cariddi Pinocchio accarezza Colapesce che regge le pesanti colonne per un possibile progetto di sostegno”. 26 2. LE BASI BIOLOGICHE DELL’AUTISMO: IL CONTRIBUTO DELLA RICERCA GENETICA Valentino Romano Università degli studi di Palermo Sommario Negli ultimi anni la ricerca biologica sull’Autismo ha generato una mole notevole di dati sperimentali in vari ambiti disciplinari, dalla neurofisiologia alla genetica. I risultati di questi studi hanno messo in evidenza che l’autismo è una patologia neuropsichiatrica marcatamente complessa ed eterogenea sia per quanto riguarda l’espressione qualitativa e quantitativa dei sintomi, sia nella sua base eziologica. La ricerca genetica, e più recentemente quella sul genoma, hanno avuto e sempre più avranno un ruolo di primo piano per comprendere la relazione tra alterazioni dello sviluppo del sistema nervoso che precedono le manifestazioni cliniche e sub-cliniche della sindrome autistica, ma anche per le ricadute cliniche di questi studi (diagnosi, prognosi, terapie). L’Autismo: un problema di alterata connettività neuronale Negli anni 80’ la psicologa Uta Frith, proponeva che i sintomi presenti nelle persone con Autismo fossero la manifestazione di un deficit psicologico, da lei denominato “Weak Central Coherence”). Per la Frith, una “debole coerenza centrale” stà alla base della limitata capacità dei pazienti di comprendere il contesto globale di una situazione che coesiste con una spiccata attenzione per i dettagli di un oggetto. In altre parole, e semplificando, la persona con autismo privilegerebbe il dettaglio a discapito della percezione e della comprensione integrata e globale della realtà. Studi successivi di neurofisiologia hanno poi mostrato che nell’autismo vi 27 sarebbe una mancata comunicazione, o disconnessione, tra aree diverse della corteccia cerebrale che presiedono alle funzioni superiori quali ad es. il comportamento sociale e il linguaggio. Secondo Daniel Geschwind, eminente scienziato dell’Università di Los Angeles (U.C.L.A.), l’origine di questa disconnessione sarebbe da ricercare proprio nello sviluppo embrionale e fetale del sistema nervoso centrale. Il termine inglese usato da Geschwind e altri per definire l’alterata connettività neuronale durante lo sviluppo è “developmental disconnection”. Specificamente, una disconnessione durante lo sviluppo potrebbe essere potenzialmente causata da un gran numero di fattori: una mancata formazione delle sinapsi o la formazione di sinapsi disfunzionali, un’anomala migrazione dei neuroni, un e ccesso o un difetto nel numero di neuroni, un’alterata formazione e crescita degli assoni o dei dendriti etc. Le cause genetiche Quale è la causa dell’autismo ? Purtroppo questa è una domanda alla quale, ancora oggi, non sappiamo dare una risposta definitiva, nella maggior parte delle persone con autismo la causa rimane ancora sconosciuta. La domanda dovrebbe piuttosto essere posta al plurale (causa -> cause). Infatti, la numerosità di sintomi clinici, le alterazioni evidenziabili con il supporto di indagini strumentali, la co-morbilità con altre patologie del sistema nervoso sono tutte osservazioni che fanno ragionevolmente supporre una molteplicità di cause. Grazie agli studi condotti negli ultimi anni molti ricercatori oggi ritengono che tra queste cause un posto di primo piano occupano i fattori genetici, epigenetici e ambientali. Esiste una base genetica nell’autismo ? Tra gli studi che hanno contribuito a rispondere affermativamente a questa domanda predominano per importanza le ricerche condotte sui gemelli con autismo. Nei gemelli identici (monozigotici) è stata osser28 vata un’elevata concordanza (70–90%) per l’autismo. Ciò significa che se, ad es., consideriamo 100 coppie di gemelli nelle quali almeno uno dei due gemelli è autistico, vi saranno solo 80 coppie circa con entrambi i gemelli autistici. Nei gemelli non identici (dizigotici), invece, la concordanza è molto più bassa (0–10%). Nel complesso, questi dati sono a favore dell’esistenza di una base genetica per l’autismo in quanto i gemelli monozigotici hanno lo stesso patrimonio genetico, quelli dizigotici condividono invece solo il 50 % dei loro geni. L’esistenza di una base genetica per l’autismo è inoltre supportata dall’osservazione che nelle famiglie con un bambino autistico il rischio di avere un secondo figlio autistico è 25 volte superiore a quello di una coppia qualsiasi della popolazione generale. Vi sono poi numerosi studi che confermano l’ipotesi genetica in quanto riportano di mutazioni genetiche o cromosomiche evidenziabili dall’analisi delle cellule dei soggetti con autismo. Ad esempio, è stato osservato che mutazioni in particolari geni aumentano di molto il rischio di contrarre la malattia. Casi di questo tipo sono ben illustrati dall’associazione dell’autismo con malattie ereditarie quali la sindrome de cromosoma X fragile, la Sclerosi Tuberosa, la sindrome di Angelman e da molte altre malattie monogeniche dello spetro autistico. I fattori di rischio ambientale e l’epigenetica Oltre alle cause genetiche, molti ricercatori ritengono che tra le cause dell’autismo vi siano anche i fattori ambientali. Per inciso, un ambiente di particolare importanza è quello in cui si trovano l’embrione e il feto durante l gravidanza. Che i fattori ambientali giochino un ruolo non secondario è un’ipotesi supportata dall’osservazione, riportata sopra, che nel 20 % ca. dei gemelli monozigotici (stesso patrimonio genetico) l’autismo è presente in uno solo dei due gemelli. Si 29 tratta di una prova indiretta dell’esistenza di altri fattori eziologici (non genetici)- Purtroppo conosciamo ancora poco la natura chimico-fisica e biologica di questi fattori di rischio ambientale e vi quindi è la necessità di potenziare gli studi in questa area nella prospettiva di migliorare le strategie terapeutiche dell’autismo. Infatti, almeno in teoria, è più facile immaginare terapie per l’autismo basate sulla rimozione/attenuazione dei fattori di rischio ambientale piuttosto che improbabili terapie geniche mirate a correggere il difetto genetico. Tra le cause ambientali che, storicamente, sono state ritenute di una certa importanza nell’autismo vi è l’esposizione delle madri durante la gravidanza ad infezioni virali quali il virus della rosolia e il citomegalovirus o a sostanze chimiche quali il talidomide o l’acido valproico, ma l’elenco delle sostanze potenzialmente nocive potrebbe essere molto più lungo. Il meccanismo di azione di queste molecole nocive potrebbe essere di tipo epi-genetico, non verrebbe cioè alterata la sequenza in basi del DNA, ma lo stato funzionale dei geni che a causa di questi fattori si accenderebbero e spegnerebbero in modo non fisiologico. Queste modificazioni epigenetiche possono inoltre permanenti nel senso che esse si trasmettono di generazione in generazione nelle cellule dell’embrione e del feto modificandone la funzione e alterando così il normale decorso del neurosviluppo. Una puntualizzazione: fattori di rischio genetico, ambientale e epigenetico nell’autismo non vanno considerati necessariamente tra di loro come cause distinte e indipendenti. La cooperazione tra questa fattori può essere esemplificata dal seguente ipotetico scenario: (1) presenza nel genoma di un individuo di una particolare combinazione di geni mutati che conferisce al soggetto solo una suscettibilità latente per l’autismo, ma senza la comparsa dei sintomi; (2) 30 in un tale soggetto però l’esposizione ad uno o più fattori ambientali può essere sufficiente a convertire (con un meccanismo di tipo epigenetico) quella potenzialità in manifestazione conclamata della malattia. Alcuni risultati importanti e le promesse della genomica Ricerche molto avanzate di genetica e genomica sono in corso da un certo numero di anni in vari laboratori sia in Italia che all’estero. Tra i risultati di maggior rilievo ottenuti negli anni più recenti vi è quello relativo all’identificazione di geni di suscettibilità per l’autismo che codificano per proteine che hanno un ruolo importante nella formazione della connettività neuronale (i cosiddetti “geni della connettività”). Alcuni esempi rilevanti riguardano l’identificazione di mutazioni in alcuni pazienti autistici di geni codificanti per le neuroleghine 3 e 4 e per le neurexine 1 e 3, tutti coinvolti nella formazione e dei contatti sinaptici e nel funzionamento delle sinapsi, il gene SHANK3,che codifica per una proteina implicata nello sviluppo dei dendriti; la reelina, essenziale per la stabilizzazione dell’organizzazione laminare di base della corteccia cerebrale e altri ancora. Un altro importantissimo filone di studi reso possibile dagli studi di genomica e dallo sviluppo della tecnologia microarray (“chip a DNA”)ha portato alla scoperta di una nuova classe di mutazioni genomiche conosciuta con il nome di Copy Number Variants. Altri studi hanno portato la scoperta di un’alterata espressione di decine di geni nelle cellule ematiche (linfociti) dei pazienti. Un’applicazione a breve-medio termine di queste scoperte sarà quella di individuare biomarkers precoci dell’autismo. Se realizzata, una tale possibilità potrebbe importanti ricadute positive per la prevenzione in quanto sarebbe possibile un inizio più precoce e quindi più efficace delle terapie convenzionali. Gli studi di genomica integrati da potenti metodi analisi statistica e dalla bioinformatica rappresentano al momento la frontiera della 31 ricerca genetica sull’autismo. Grazie a queste tecnologie è possibile studiare le complesse reti di geni che controllano importanti processi molecolari e cellulari del neurosviluppo e comprendere come il malfunzionamento di queste reti può portare all’autismo. E’ grazie a questi studi che in un prossimo futuro potranno essere individuati bersagli molecolari di terapie che si avvarranno di nuovi farmaci con un meccanismo d’azione più mirato. Un primo effetto di questi studi potrebbe essere non tanto la cura completa della malattia, quanto piuttosto l’attenuazione della dimensione dei deficits comportamentali che affliggono i bambini autistici sin dai primi anni di vita. 32 NOTE 33 34 “ Il grillo parlante (l’erudito della storia) parla con la balena per avere certezze ed eliminare i sospetti. E’ la voce della coscienza.”