Vivere bene con l’HIV: esercitazioni Finalità: Tenere una sessione con la guida di una peer-educator su come “Vivere bene con l’HIV” Risultati d’apprendimento: Al termine della sessione, le partecipanti avranno migliorato: • La propria conoscenza di una serie di problemi di salute che ci riguardano come donne che convivono con il virus dell’immunodeficienza umana (HIV), tra cui ansia, depressione, preoccupazione per la nostra immagine corporea; che tipo di aiuto è disponibile e come ottenerlo; • La comprensione di problematiche relative ad alcol, fumo e altre droghe e sul loro impatto sul trattamento, sull’aderenza e in generale sulla salute e il benessere; • La conoscenza e la comprensione del vivere con l’HIV e di altre condizioni patologiche come l’Epatite B (HBV), l’Epatite C (HCV), l’Herpes o la Tubercolosi (TB); • La comprensione di come il nostro ruolo di pazienti influisca sulla nostra identità, autostima e fiducia; • La conoscenza e la comprensione dell’HIV, del lavoro, dei diritti e delle responsabilità in questi ambiti. Esercitazione 1: Vivere bene con l’HIV e altri argomenti correlati Obiettivo: Indurci a riflettere su come l’HIV influisca sul nostro stato di salute e su altri aspetti della nostra vita. Materiale necessario: lavagna a fogli, penna Note per la facilitatrice/Procedura raccomandata: Facilitatrice “La diagnosi di HIV è un evento che cambia la vita, un evento che, per la gran parte delle persone, è come partire per un viaggio all’improvviso senza una mappa. Che cosa vi può venire in mente se pensate di partire per un viaggio in questo modo? Quando ve ne siete rese conto per la prima volta? E dopo che è passato un po’ di tempo?” Facilitatrice • Coinvolgi le partecipanti e incoraggiale a condividere le loro idee. • Fai venir fuori le loro esperienze e mettile in relazione ai problemi, alle opportunità e alle difficoltà che sperimentiamo in quanto donne affette da HIV. • Registriamo le risposte sulla lavagna a fogli. Vivere bene con l’HIV - 1 IL PROGRAMMA È SVILUPPATO A DISCREZIONE DELLA FACULTY. SUPPORTATO DA BRISTOL-MYERS SQUIBB Vivere bene con l’HIV: esercitazioni Facilitatrice Facilitator “Grazie per avere condiviso con noi queste cose. • Distribuisci l’opuscolo dal titolo La definizione della salute. Non è possibile generalizzare il modo in cui l’HIV influisce sulle persone. Ognuna di noi reagisce in modo diverso a una diagnosi di HIV e tutte le nostre esperienze sono valide. Per questo è importante riconoscere tutte le nostre reazioni. • Distribuisci/mostra la presentazione in PowerPoint e conduci una sessione di domande e risposte. Per quanto possa sembrare difficile, la cosa incoraggiante è che ora la situazione è migliorata. Là fuori è possibile trovare aiuto e molte di noi sono state capaci di andare avanti e di incominciare a ricostruire la propria vita. • Utilizza il contenuto dell’opuscolo per consolidare l’argomento. Esercitazione 2: La salute mentale Obiettivo: Sviluppare e migliorare la nostra sensibilità e comprensione dell’impatto dell’HIV sulla nostra salute mentale. Note per la facilitatrice/Procedura raccomandata: In questa sessione cercheremo di affrontare alcuni degli aspetti principali connessi alla promozione di un modo di vivere positivo e del nostro benessere emotivo, per aiutarci ad andare avanti e a vivere una vita più sana. 1. Posso chiedervi di concentrarvi per qualche minuto e di pensare da sole alle vostre convinzioni riguardo alla salute, alle circostanze in cui vivete e ai problemi che potreste incontrare nella vostra vita? Chiedere a tutte di consultarsi tra loro brevemente, condividendo il loro pensiero sull’argomento. Ora, giusto per avere la certezza di essere tutte sulla stessa linea d’onda, vorrei che analizzassimo il significato del termine salute, i fattori che vi influiscono e come possono farci vivere bene con l’HIV. Affronteremo anche alcuni dei principali problemi che ci riguardano in quanto donne positive all’HIV.” Vivere bene con l’HIV - 2 Fai un brainstorming chiedendo alle partecipanti: D “Quali diverse emozioni o reazioni potremmo avere sapendo che siamo positive all’HIV?” 2. Registra le risposte sulla lavagna a fogli. 3. Incoraggia le partecipanti a pensare al maggior numero possibile di situazioni e di esempi, siano essi negativi, neutrali o positivi. Vivere bene con l’HIV: esercitazioni 4. Dopo il brainstorming, chiedi alle partecipanti: D 2. Dividi le partecipanti in tre gruppi. 3. Chiedi a ciascun gruppo di prendere fogli e pennarelli e affida a ciascun gruppo uno dei seguenti compiti: - stila un elenco dei segnali di ansia; “Quale ritenete che sia il potenziale impatto di queste emozioni e reazioni sulla nostra salute?” “Qual è l’impatto di tutto questo sulla nostra salute e sul nostro benessere generale?” “E sulla salute mentale in particolare?” 5. Anche in questo caso, consenti/incoraggia le partecipanti a condividere/contribuire e utilizza il contenuto dell’opuscolo per integrare le risposte. 6. Distribuisci l’opuscolo dal titolo La salute mentale. 7. Distribuisci/mostra la presentazione in PowerPoint e conduci una sessione di domande e risposte. 8. Utilizza il contenuto dell’opuscolo per consolidare l’argomento. Esercitazione 3: Gestire l’ansia e la depressione Obiettivo: Migliorare la nostra comprensione dei segnali e dei sintomi di ansia e depressione, dell’aiuto disponibile per affrontarla e di come ottenerlo. Note per la facilitatrice/Procedura raccomandata: 1. Prepara le partecipanti a lavorare in piccoli gruppi. Vivere bene con l’HIV - 3 - stila un elenco dei segnali di depressione; - analizza quale aiuto sia disponibile, dove e come ottenerlo. 4. Chiedi a ciascun gruppo di appendere sul muro il proprio foglio. 5. Chiedi ai gruppi di spostarsi nell’aula e di andare a vedere quello che fanno gli altri gruppi, prendendo appunti su eventuali aspetti salienti che richiedano ulteriori discussioni o chiarimenti. 6. Chiedi ai gruppi di ricompattarsi riformando il gruppo esteso. Debriefing D “Come vi siete sentite durante questa attività? “Che cosa ne è emerso per voi?” “Niente di nuovo/sorprendente?” “Altri commenti/domande?” Vivere bene con l’HIV: esercitazioni • Distribuisci l’opuscolo dal titolo Gestione dell’ansia e della depressione. problemi di salute fisica che l’HIV comporta e di condizioni come l’HBV, l’HCV, l’Herpes e la TB. • Distribuisci/mostra la presentazione in PowerPoint e conduci una sessione di domande e risposte. Materiale necessario: lavagna a fogli, penna • Utilizza il contenuto dell’opuscolo per consolidare l’argomento, aggiungendo: 1. Preparare le partecipanti a una discussione nel gruppo esteso. 2. Distribuisci l’opuscolo dal titolo HIV e patologie correlate “È importante prendere seriamente segnali e sintomi, in modo da ottenere aiuto in tempo utile.” Note per la facilitatrice/Procedura raccomandata: - Epatite B (HBV) Esercitazione 4: Fumo, alcol e altre droghe Obiettivo: Migliorare la comprensione da parte delle partecipanti del ruolo che alcol, fumo e altre droghe possono avere nella trasmissione dell’HIV, dei rischi in cui si incorre per quanto riguarda l’aderenza al trattamento, nonché dei loro effetti sulla salute e sul benessere generale. Note per la facilitatrice/Procedura raccomandata: - Epatite C (HCV) - Herpes (HSV) - Tubercolosi (TB) 3. Distribuisci/mostra la presentazione in PowerPoint e conduci una sessione di domande e risposte. 4. Coinvolgile partecipanti, per far venir fuori le loro esperienze e conoscenze. Trascrivi le risposte sulla lavagna a fogli. 1. Distribuisci l’opuscolo dal titolo Alcol, fumo e altre droghe. 2. Distribuisci/mostra la presentazione in PowerPoint e conduci una sessione di domande e risposte. 5. 3. Utilizza il contenuto dell’opuscolo per consolidare l’argomento. 6. Suddividi il gruppo in tre piccoli gruppi. 7. Dai a ciascun gruppo il testo del seguente case study. 8. Chiedi a ogni gruppo di analizzare e affrontare tutte e tre le domande. Esercitazione 5: HIV e patologie correlate (co-infezioni) Obiettivo: Migliorare la conoscenza e la comprensione dei Vivere bene con l’HIV - 4 Prepara le partecipanti al case study Vivere bene con l’HIV: esercitazioni Case study - Che cosa posso farci? Annie è una donna di 38 anni che vive con l’HIV da dieci anni. Da sei anni si sottopone al trattamento per l ‘HIV. - Risposte pratiche Negli ultimi due anni, Annie ha assistito a una cambiamento del suo corpo e gli effetti di questo cambiamento iniziano a vedersi dai suoi atteggiamenti e comportamenti. Ha perso interesse nel sesso e rifiuta il contatto fisico con il partner, Felix. Esce di rado e trascorre la gran parte del tempo dormendo o guardando la TV. - Cultura e religione Q 1. Quali sono i problemi cui deve far fronte Annie? 2. Come li può affrontare/di quale aiuto ha bisogno? 3. Come può ottenere l’aiuto disponibile? • Riporta la discussione a livello del gruppo allargato e coinvolgi le partecipanti, facendo emergere le loro esperienze e conoscenze. • Distribuisci l’opuscolo/gli opuscoli: - Isolamento, lipodistrofia e immagine corporea - Relazione medico-paziente • Spiega che “Come abbiamo visto nel caso di Annie, molte di noi perderanno la fiducia o si sentiranno inutili e poco attraenti quando certe cose cambiano nella nostra vita. Tutto ciò è normale, ma non deve essere necessariamente così, perché la nostra persona non è fatta solo delle cose che normalmente ci definiscono. Inoltre, come persone che vivono in una condizione di patologia cronica, dobbiamo imparare a diventare le manager della nostra salute, con l’assistenza dell’équipe medica di riferimento. I ricercatori hanno descritto tre categorie di compiti che, in quanto persone che vivono in una condizione di salute cronica, possiamo svolgere per gestirla più facilmente:i 1. gestire la malattia (imparando ad assumere i farmaci e monitorando la situazione); - Sentirsi poco attraenti 2. continuare a svolgere normalmente le nostre attività e i nostri ruoli; - Farsi aiutare 3. gestire l’impatto emotivo della nostra condizione. - Impatto clinico Alcune problematiche saranno trattate in altre sessioni (ad esempio, sesso e relazioni, donne sieropositive e ART). Vivere bene con l’HIV - 5 Vivere bene con l’HIV: esercitazioni Identità, autostima e fiducia Finalità: Al termine di questa attività, avremo esplorato il concetto di identità, autostima e fiducia e i vari elementi che compongono la nostra personalità. “Dopo avere esplorato tutto questo, si può dire a ragione che alcune di noi, se non molte, potranno trovarsi bloccate, sommerse o legate al ruolo di pazienti, vedendosi solo come espressione della malattia o del virus. Per questo è importante ricordare che, anche se abbiamo contratto il virus, non è il virus che ci definisce. Pur essendo donne positive all’HIV, la malattia o il ruolo di pazienti non sono quello che siamo. Si tratta di condizioni ed elementi variabili che noi sperimentiamo attraverso il nostro sé”. Ad esempio, dedicare un po’ di tempo a riflettere su chi siamo e sulle caratteristiche che ci definiscono, sia prima che dopo la diagnosi, può essere un buon punto di partenza. Che cosa è cambiato e perché? Che cosa è rimasto invariato e perché? Dedichiamo 5 minuti a riflettere sulle domande che troviamo nell’opuscolo.” • Distribuisci gli opuscoli “Io e i miei tanti sé”, con lo schema dei ruoli e le domande. • Utilizzando le domande riportate nell’opuscolo, chiedi alla partecipanti di compilare lo schema in base a come si vedono/si vedevano. Alcuni esempi di ruoli/identità (Paziente e Donna) sono già stati inseriti per aiutare tutte a incominciare. Indipendentemente dal nostro ruolo e dalle nostre esperienze, noi siamo sempre il nostro “sé”. Il “sé” non è un luogo là fuori, che dobbiamo cercare o che dobbiamo sforzarci di raggiungere o di abbandonare; si tratta del puro silenzio interiore attraverso cui sperimentiamo la vita e i suoi contenuti in costante evoluzione, che si tratti di sensazioni, sentimenti, desideri, pensieri o ruoli.ii • Chiedi alle partecipanti di esprimere le loro aspirazioni e di pensare a possibili ruoli/identità futuri e/o in evoluzione. Incoraggia tutte le presenti a sognare. Il “sé” (il nostro centro o fulcro) si può definire anche come l’unica parte di noi stesse che resta per sempre uguale anche se il nostro status, i nostri ruoli, le nostre identità, il nostro corpo e la nostra auto-percezione cambiano. • Quando ogni partecipante ha aggiunto il suo contributo sul foglio di tutte le altre, appendi alla parete i fogli compilati (incluso il tuo, completato in anticipo) perché tutte possano guardarli. Vivere bene con l’HIV - 6 • Una volta terminato, se le partecipanti si conoscono, chiedi loro di scambiarsi i fogli e di aggiungervi i ruoli/identità come sono visti dagli altri. Si possono inserire più ruoli in un cerchio ma non se ne possono togliere. Vivere bene con l’HIV • Riporta le partecipanti alla sessione plenaria e condividi i pensieri conclusivi ponendo le seguenti domande: D - Come avete scelto/deciso quello che vi definisce? - Dei ruoli che vi hanno attribuito le altre, quali avete accettato/rifiutato? Perché? - Come ci sentiamo? - Ci sono state delle sorprese? le partecipanti a compilare il modello con amici e familiari, ecc., e a incominciare a elaborare un piano d’azione. Valutazione, feedback e domande e risposte • Prepara le partecipanti alla chiusura della sessione. • Affronta eventuali temi scottanti dall’elenco degli argomenti “parcheggiati”. • Fai un giro di consultazioni conclusivo, chiedendo a ognuna di citare una cosa positiva che ha imparato o qualcosa che farà diversamente, come risultato della partecipazione a questa sessione. • Chiedi a tutte di compilare il modulo di valutazione. Explain “Siamo tutte diverse e non dovremmo sempre fare confronti con le altre, ma piuttosto cercare di compiere il nostro cammino personale. Se il fatto che traiamo ispirazione, incoraggiamento e lezioni le une dalle altre è positivo, è altrettanto importante che la vita che ci creiamo sia autentica e significativa per noi, e che sia realizzabile nel nostro tempo e nel nostro spazio. Un modo per realizzare questo cambiamento è sviluppare e usare un piano di azione che ci aiuti a muoverci verso la trasformazione dei nostri sogni in realtà”. Informa le partecipanti che il modello può essere modificato periodicamente in diverse fasi della nostra vita. Incoraggia tutte Vivere bene con l’HIV - 7 Chiusura Networking Briefing: Definizione della salute L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la salute come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo come assenza di malattie o infermità.iii Recenti evoluzioni in ambito sanitario riconoscono questa saggia definizione, soprattutto il fatto che gli elementi fisici e psicologici di un corpo non sono separati, isolati e senza correlazione tra loro, ma sono indissolubilmente collegati e formano un sistema globale. Perciò la salute è sempre più vista come un equilibrio di molti elementi, inclusi alcuni fattori fisici e Vivere bene con l’HIV ambientali, stati emotivi e psicologici, abitudini alimentari e tipi di attività fisica. Con l’aumento delle donne positive all’HIV e un accesso più agevole ai trattamenti, ci si concentra maggiormente sulla felicità e sulla salute delle donne positive al virus dell’HIV.iv In questa sezione trovano definizione alcuni nostri bisogni specifici di donne HIV positive ancora senza risposta. Si forniscono consigli e informazioni su come affrontare i temi oggetto della discussione, quale aiuto sia disponibile e come ottenerlo. La salute mentale Nella propria vita tutti vanno incontro a vari gradi di tensione, stress, delusione e sperimentano perdite dolorose. La maggior parte riesce a fronteggiare autonomamente questi problemi, ma molti altri hanno bisogno di un aiuto per riportare equilibrio nella propria vita. Una cattiva salute mentale ha molteplici effetti: peggioramento della qualità di vita, esclusione sociale e stigmatizzazione di quelle tra noi che hanno problemi psicologici o emotivi, oltre a gravi perdite e oneri per il sistema economico, sociale, scolastico e della giustizia penale.v Ogni persona reagisce diversamente alla diagnosi di HIV. Si tratta di un’esperienza che può mettere in crisi non solo la persona chi ha l’HIV ma anche i familiari e le persone amate. Può essere molto difficile accettare e imparare a conviverci Vivere bene con l’HIV - 8 e molte di noi sperimentano emozioni e reazioni diverse, quali shock, rabbia, rifiuto, depressione e solitudine, oltre a sentimenti di perdita, incertezza, dolore e tristezza. Per molte di noi, accettare la situazione può richiedere parecchio tempo. Discriminazione ed emarginazione costituiscono un’ulteriore complicazione.vi Per le donne, le possibili conseguenze dello stigma legato all’HIV vanno dalla perdita di reddito/ sostentamento o della possibilità di sposarsi e avere figli, a cure inadeguate nell’ambito del sistema sanitario, abbandono dell’assistenza in famiglia, disperazione, sentimenti di inutilità e perdita della reputazione.vii Un’ulteriore problema è creato dalla migrazione:viii. In Italia, la popolazione più colpita è quella proveniente dall’Est-Europa: per queste persone la condizione di immigrati penalizza ogni aspetto della vita, ripercuotendosi sull’accesso alle risorse basilari per la vita quotidiana.ix Per le persone più giovani, i problemi specifici riguardano il prendersi cura dei familiari, l’aderenza al trattamento, la rivelazione del proprio stato, il passaggio dalle cure pediatriche a quelle adulte e la condivisione dell’assistenza medica con i familiari di età più adulta. A fronte di tutto ciò, è probabile che molte di noi, prima o poi, possano andare incontro a situazioni legate alla cattiva salute mentale. Il sostegno emotivo aiuta ad accettare la situazione, a individuare strategie per gestirla e a guardare con speranza al futuro. Fra tutti gli ingredienti della “voglia di vivere”, sicuramente il più importante è la speranza. La “voglia di vivere” è una forza interiore che spinge a lottare per sopravvivere Vivere bene con l’HIV quando la vita è messa a rischio da una condizione minacciosa. In alcune persone, questa forza è più solida che in altre. I medici specializzati in oncologia dichiarano, senza ombra di dubbio, che quest’espressione ha un senso e può migliorare fortemente la qualità della vita.x La speranza è uno stato mentale ed emotivo che induce a continuare a vivere, a portare a termine progetti e fare passi avanti. Quando manca la speranza, si può anche arrivare a rinunciare alla propria vita e a perdere la voglia di vivere. Senza la speranza non c’è molto per cui vivere. La speranza aiuta invece a mantenere un atteggiamento positivo, a rafforzare le proprie decisioni, a migliorare la propria capacità di risposta e dare e ricevere più liberamente amore e sostegno. Anche se una diagnosi può farci vedere il futuro come limitato, dobbiamo cercare di tenere viva la speranza. Avere speranza aiuta ad andare avanti. Una maggiore speranza aumenta le nostre chance per il futuro. Accettare la nostra diagnosi di HIV ci consente di pensare e vivere in modo positivo e con speranza. Questo è importante, in quanto ci dà un obiettivo verso cui tendere e, pertanto, ci dà la forza di affrontare le eventuali condizioni critiche della nostra salute e le difficoltà che incontreremo, aiutandoci a combattere l’HIV e l’AIDS e a vivere più a lungo. È normale che le persone cui è stato diagnosticato l’HIV si sentano piene di speranza un giorno e depresse il giorno dopo. Vivere bene con l’HIV - 9 La cosa importante è riuscire a riacquistare la speranza il prima possibile. Gestire l’ansia e la depressione L’ansia è un sentimento di nervosismo, paura e terrore. La depressione è un sentimento di tristezza e disperazione. Entrambe colpiscono più facilmente le persone che sieropositive per HIV rispetto alla popolazione generale. Dagli studi condotti emerge che molte persone HIV-positive hanno problematiche di ansia e depressione, e concludono che spesso l’HIV e l’AIDS sono associati a elevati tassi di problemi psichiatrici ed emotivi. La ricerca ha scoperto che questo tipo di condizioni contribuisce alla mancata osservanza del regime terapeutico da parte dei pazienti e può addirittura accelerare la progressione della malattia.xi,xii Le cause della depressione sono variabili. Molti studi citano lo stigma, ma si possono includere altri fattori. Sia l’ansia sia la depressione sono reazioni normali, ma se diventano molto intense e durano a lungo, interferendo con le normali attività quotidiane, possono rappresentare un pericolo per la nostra salute. Ansia e depressione possono causare sintomi molto simili a una malattia fisica o a un’infezione. Questi sintomi possono rendere più difficile vivere bene con l’HIV. Per questo è importante che i segnali di ansia e di depressione siano colti in tempo e presi seriamente per consentirci di farci aiutare. Vivere bene con l’HIV Ecco alcuni segnali di ansia: Ecco alcuni segnali di depressione: • mangiare troppo o non avere appetito; • senso di disperazione e impotenza, come se non si sapesse da che parte andare; • difficoltà respiratorie; • tremori, sudorazione e spossatezza; • sensazione che il cuore batta forte e di continuo; • sensazione di formicolio, ad esempio alle mani; • insonnia (avere difficoltà o non riuscire a dormire); • accelerazione del battito cardiaco; • senso di perdita del controllo; • perdita di concentrazione; • nervosismo e irritabilità; • sensazione di stanchezza e di mancanza di energie; • incapacità di gioire o essere felici per qualcosa; • irritabilità per motivi futili o inesistenti; • dormire troppo o troppo poco; • mangiare troppo o non voler mangiare affatto; • astensione dalle normali attività sociali; • senso di inutilità e pensieri suicidi; • ridotto desiderio sessuale o desiderio sessuale compulsivo • estrema preoccupazione. Chiedere aiuto Cercate di contattare un gruppo di sostegno tra pari o rivolgetevi a un operatore sanitario. Individuate altre persone nella comunità che si siano adattate bene alla loro condizione, che conducano una vita sana e positiva e che siano disposte a parlarne. Cercate di incontrare queste persone o leggere informazioni su di loro per avere sostegno e trarre ispirazione. Individuate altre risorse e gruppi di sostegno all’interno della comunità e mettetevi in contatto con loro insieme ai familiari. Questo tipo di supporto può essere disponibile presso il medico Vivere bene con l’HIV - 10 curante o tramite organizzazioni che offrono aiuto finanziario, consulenza spirituale, servizi di baby sitting, di trasporto o di altro tipo. Non è consigliabile assumere alcol o droghe in quanto possono peggiorare gli stati di ansia e depressione. Alternative alle terapie ai farmaci come la meditazione consapevole hanno dimostrato a livello clinico la loro efficacia nel tenere a bada la depressione.xiii Non assumete antidepressivi senza prescrizione medica in quanto possono avere gravi effetti collaterali. Anche su prescrizione, prestate attenzione a evitarne l’abuso. Vivere bene con l’HIV Accesso a servizi di counselling, psicologia, psichiatria È importante chiedere aiuto quando si pensa di avere dei sintomi di depressione. In alcuni casi potrebbe bastare parlare delle proprie sensazioni con il proprio partner, un caro amico o un familiare. Nel caso invece si ritenga di dover ricorrere ad un aiuto professionale, un buon punto di partenza dovrebbe essere la propria équipe medica specializzata in HIV. In molti casi, i centri HIV di maggiori dimensioni dispongono di professionisti esperti nel trattamento della salute mentale. Il trattamento per la depressione La depressione deve essere affrontata. Può essere utile ricorrere a diversi approcci, ad esempio alla psicoterapia o alla meditazione consapevole.xiv,xv Può essere opportuno assumere antidepressivi su raccomandazione del medico. alcune circostanze. Per questo tipo di terapia è necessario rivolgersi a un counsellor, a uno psicoterapeuta o a uno psicologo. Molte di noi hanno sperimentato l’utilità del counselling, del sostegno tra pari e di una buona équipe medica per gestire le nostre sensazioni. Essere capaci di rivelare la nostra condizione sierologica, avere amici e familiari disponibili e non giudicanti, far parte di una comunità religiosa di sostegno, come anche la fede e la spiritualità a livello personale, sono tutti elementi che contribuiscono a farci sentire che non siamo “solo un virus.” Come trovare un counsellor o un terapeuta In termini di interazioni tra farmaci, chi segue una terapia per l’HIV dovrà comunicarlo al medico, per evitare la prescrizione di farmaci antidepressivi che interferiscano con il trattamento antiretrovirale. In questo caso, è importante dire al medico di riferimento per il trattamento dell’HIV quali altri farmaci ci sono stati prescritti, per valutare l’opportunità di modificare la terapia per l’HIV. Il modo migliore per individuare un counsellor o un terapeuta di sostegno spesso consiste nel passaparola. In Italia, nella nostra struttura specializzata di riferimento o presso il Centro HIV dovrebbero essere disponibili informazioni o contatti. Qualche volta anche il medico di famiglia potrebbe sapere dove indirizzarti. Si può trovare un counsellor o un terapeuta più spesso tramite un’organizzazione riconosciuta a livello nazionale o attraverso organizzazioni benefiche che si occupano di salute mentale. Si raccomanda di verificare sempre che i terapeuti cui ci si rivolge siano qualificati e abilitati. Vi sono molti altri strumenti utili oltre agli antidepressivi per affrontare la depressione, in base alla sua gravità, e ogni specifico caso deve essere discusso con un medico. Le terapie psicologiche o “terapie della parola” possono essere utili in Le terapie complementari, come l’agopuntura o i massaggi, possono essere di grande aiuto per ridurre il malessere fisico o lo stress. Purtroppo quest’aspetto in Italia è ancora lasciato alla Vivere bene con l’HIV - 11 Come trovare un terapeuta complementare Vivere bene con l’HIV libera iniziativa del paziente. In alternativa, possiamo cercare un medico attraverso un consulto o chiedendo al centro. Sezione Bianca di introduzione al programma SHE e la Sezione Blu sulla diagnosi). Sostegno emotivo e sostegno tra pari I gruppi di sostegno tra pari, tuttavia, possono avere conseguenze negative, peggiorando lo stato di ansia o depressione, per esempio, se altri componenti del gruppo esprimono troppi sentimenti negativi, oppure quando gli altri hanno esperienze che non riusciamo a capire o che sono molto diverse dalle nostre.xxi Il sostegno sociale può essere sentito come negativo, ad esempio quando gli altri ci criticano o ci offrono consigli non richiesti, seppure con buone intenzioni. Occasionalmente, può succedere che un componente del gruppo non rispetti la riservatezza. Tutti questi fattori possono influire negativamente sul benessere piscologico.xxii Il sostegno tra pari, a livello individuale o di gruppo, ha un ruolo importante per vivere bene con l’HIV e per parlarne con qualcuno. Ognuno può preferire uno o l’altro tipo di sostegno, oppure trovarli utili entrambi. La partecipazione a gruppi di sostegno tra pari ha dimostrato di offrire dei vantaggi, ad esempio una migliore capacità di risposta, una riduzione del livello di angoscia e un miglioramento della qualità di vita dei partecipanti.xvi I gruppi di sostegno in genere funzionano per molte ragioni. In primo luogo, perché i partecipanti hanno sperimentato le stesse situazioni: nel caso di patologie conclamate, i pazienti possono ascoltare e condividere esperienze della loro malattia,xvii creando le condizioni di uno scambio di sostegno sociale. I gruppi di sostegno tra pari consentono anche di confrontarsi socialmente con i propri pari e possono far sentire i pazienti “meno soli” nell’affrontare la malattia.xviii La possibilità di uno scambio di informazioni sulle esperienze vissute può migliorare la competenza del paziente, facilitando il processo di cura.xix Infine, un importante valore terapeutico di questi gruppi consiste nel fatto che i partecipanti non solo ricevono aiuto ma hanno l’opportunità di aiutarsi reciprocamente, con un conseguente miglioramento del benessere psicologico,xx e un aumento della fiducia e della consapevolezza del proprio valore. (Vedere la Vivere bene con l’HIV - 12 Sostegno tra pari per giovani Che vi sia stata o meno una trasmissione verticale, la maggior parte di noi avrà bisogno di aiuto per rivelare la sua condizione sierologica ai figli. Il contesto dei gruppi di sostegno tra pari si è dimostrato un metodo di lavoro molto efficace per lavorare con giovani e bambini. Per contro, la prassi corrente di inserire bambini sani e positivi all’HIV nello stesso gruppo di sostegno pone qualche preoccupazione. I giovani che convivono con l’HIV devono affrontare problemi personali specifici che potrebbero non voler condividere con i loro pari non sieropositivi o che non si sono ancora sottoposti al test. Molto di questo ha a che fare con la loro salute e con l’impatto fondamentale che questo può Vivere bene con l’HIV avere sulla loro vita. Trovare uno spazio dove poter ottenere informazioni e condividere le proprie esperienze è molto utile. Potrebbe avvenire nel contesto di gruppi mensili separati o di sessioni una tantum. Queste considerazioni possono essere di grande sostegno per noi donne affette da HIV che siamo le loro madri.xxiii Gruppi di sostegno online I gruppi di sostegno online possono affrontare alcuni dei motivi di preoccupazione citati, in quanto consentono di partecipare senza una presenza attiva o senza essere “visti”. Ci consentono inoltre di raggiungere un numero maggiore di persone nella nostra condizione e, quindi, di accedere a maggiori informazioni. Al termine della sessione saranno date informazioni su dove cercare consulenza e sostegno. Alcol, fumo e altre droghe Per molte donne bere un drink, fumare o utilizzare occasionalmente altre droghe a scopo ricreativo rappresenta un momento piacevole della propria vita. Alcol e altre droghe sono spesso utilizzate come possibili consolazioni di breve durata a cui si ricorre nei momenti di difficoltà. Anche se possono fornire un temporaneo sollievo, nel lungo periodo tendono molto spesso a complicare la gestione delle proprie emozioni. Un eccessivo e prolungato utilizzo di alcol e altre droghe può inoltre danneggiare la salute fisica, incidere sulle modalità di assorbimento della terapia contro l’HIV da parte del corpo e Vivere bene con l’HIV - 13 compromettere l’aderenza alla terapia.xxiv Gli studi dimostrano non solo che un frequente consumo di alcol velocizza la progressione dell’HIV, ma anche che le persone positive all’HIV e da problemi correlati all’utilizzo di alcol e altre droghe sono meno disponibili a sottoporsi al trattamento per l’HIV e, comunque, presentano minori tassi di aderenza al trattamento stesso.xxv Un abuso di alcol da parte di persone sieropositive è stato associato ai seguenti effetti negativi:xxvi • Minore aderenza ai programmi farmacologici per il trattamento dell’infezione da HIV • Assenza di rapporti con chi fornisce assistenza medica per il trattamento dell’infezione da HIV • Ritardato ricorso alle cure mediche per l’HIV • Aumento dei comportamenti sessuali a rischio e delle possibilità di trasmissione delle Infezioni Sessualmente Trasmissibili (MTS) • Progressione dell’HIV. Le persone con problemi di salute mentale difficilmente iniziano il trattamento per l’HIV dopo essere state giudicate idonee. Ciononostante, il fatto che i soggetti depressi e/o ansiosi sottoposti a trattamento psichiatrico presentino tassi di inizio del trattamento per l’HIV simili a quelli dei pazienti non depressi/ ansiosi, indica che il trattamento contro la depressione/ansia fornito a livello di assistenza primaria è in grado di favorire l’accesso delle persone con HIV alle terapie antiretrovirali. Vivere bene con l’HIV Assunzione più sicura di droghe • Ricorreremo a pratiche di iniezione sicura, usando aghi puliti o sterili e, se possibile, non scambiando cucchiai e filtri.xxvii • Se facciamo uso di droghe vendute per strada, consideriamo le possibili interazioni con l’ART. • Cerchiamo di parlare della dipendenza con un medico che possa capire la problematica. Molti medici specializzati in HIV vantano moltissima esperienza con i tossicodipendenti e sono in grado di collaborare all’individuazione di un’ART più sicura da seguire per chi fa uso di droghe. • Ricorriamo al sostegno tra pari: parlare della nostra tossicodipendenza in un grande gruppo di sostegno potrebbe essere difficile, ma in questo modo sarà più facile trovare donne che siano o siano state tossicodipendenti. Trattamento Assumere un trattamento contro l’uso di sostanze stupefacenti aumenta la probabilità di riuscire a seguire meglio la propria ART e di massimizzarne gli effetti. Oltre ai vantaggi del trattamento contro la depressione/ansia, altri benefici connessi al trattamento contro l’uso di sostanze stupefacenti sono del tutto attesi, come l’aderenza al trattamento per l’HIV e, in generale, migliori esiti nel trattamento delle persone con HIV.xxviii Le donne positive all’HIV che assumono altre droghe in alternativa o insieme ad alcol e tabacco hanno gli stessi diritti di chiunque altro. Quando le donne HIV positive e Vivere bene con l’HIV - 14 tossicodipendenti ottengono un sostegno e hanno accesso a terapie di riduzione del danno, a terapie sostitutive per la dipendenza da oppiacei e all’ART, possono condurre una vita normale, lavorare, avere figli e occuparsene. Il fumo e l’HIV Nella popolazione generale, il fumo è una causa nota di malattia e di morte per tumore. Le persone fumano per diversi motivi. Tuttavia, noi donne positive all’HIV dovremmo cercare di capire quali effetti il fumo ha su di noi, in modo da poter decidere se smettere e chiedere aiuto. È stato dimostrato che, nelle persone affette da HIV, il fumo indebolisce il sistema immunitario, oltre ad aumentare il rischio di alcune infezioni tipiche dell’HIV, soprattutto quelle a carico delle vie respiratorie.xxix Il fumo aumenta inoltre il rischio di patologie connesse all’HIV o al suo trattamento, come l’osteoporosi (fragilità ossea), l’infarto, le malattie polmonari e di aumento dei livelli di lipidi nel sangue. xxx È stato dimostrato che smettere di fumare riduce il rischio di infarto nelle persone HIV-positive più di altri fattori, ad esempio il cambiamento del trattamento. Smettere di fumare (o non incominciare a fumare) riduce notevolmente il rischio di malattie cardiache e di altri problemi cardiovascolari ma per smettere di fumare e non ricominciare è importante essere motivati.xxxi Conoscere i fatti significa avere la possibilità di essere determinate e di prendere decisioni informate. Se vogliamo smettere di fumare, possiamo chiedere un sostegno. Vivere bene con l’HIV In Italia, se vogliamo smettere di fumare, inizialmente potrebbe essere indicato rivolgerci al nostro medico curante, che potrà darci aiuto e consigli per smettere di fumare e indicarci un centro antifumo del Servizio Sanitario Nazionale. Questo tipo di servizio offre un sostegno ottimale a chi è intenzionato a smettere di fumare.1 È emerso da studi condotti che chi cerca di smettere di fumare rivolgendosi al SSN ha quattro volte più probabilità di riuscirci. Se non vogliamo rivolgerci a un centro antifumo del SSN, il medico curante potrà comunque prescriverci un trattamento e darci sostegno e consigli per aiutarci a smettere di fumare. Potrà prescriverci un trattamento specifico anti-fumo che ci aiuterà a smettere. I medici curanti possono prescrivere diversi tipi di trattamento, scegliendo quello più adatto in base alle nostre preferenze personali, considerando eventuali trattamenti già tentati in precedenza e gli effetti collaterali che potrebbero avere.xxxii HIV e patologie correlate Una persona con l’HIV può trovarsi ad affrontare altre patologie. Se il trattamento per l’HIV ha decisamente migliorato la nostra vita, vi sono alcune malattie associate cui occorre prestare attenzione dal momento che l’aspettativa di vita con l’HIV aumenta. Ad esempio, l’Epatite B e C sono oggi tra le principali cause di ricovero ospedaliero e di morte nelle persone HIV positive.xxxiii Un’adeguata gestione di questi problemi deve essere considerata una priorità per le persone che vivono Vivere bene con l’HIV - 15 con il virus.xxxiv L’Epatite B (HBV) Per le persone con la coinfezione da HBV e HIV aumenta il rischio di progressione della fibrosi epatica ed anche la prevalenza di cirrosi, tumore del fegato e insufficienza epatica. Pertanto, le persone affette sia da HBV sia da HIV dovranno evitare di sviluppare una grave immunodeficienza (ovvero meno di 200 cellule CD4/mm3).xxxv Non ci sono prove del fatto che l’HBV aumenti la progressione dell’HIV o alteri la risposta dell’HIV all’ART. Tuttavia, il ricorso all’ART può essere associato a un maggior rischio di infiammazione del fegato nei soggetti con entrambe le condizioni. Ciò potrebbe quindi incidere sulla risposta immunitaria nei confronti dell’Epatite B e/o sulla tossicità del farmaco.xxxvi Alcuni trattamenti possono causare epatotossicità, soprattutto in pazienti che presentano co-infezioni.xxxvii Come si contrae l’HBV? L’HBV si contrae per lo più con l’attività sessuale o tramite l’uso di droghe iniettabili. Come per l’Epatite A, esiste un vaccino contro l’HBV. Screening e trattamento Per le persone che vivono con l’HIV, è raccomandabile sottoporsi a uno screening per l’Epatite virale (A, B e C). Per chi risultasse positiva al test per l’Epatite B (HBV) è consigliabile rivolgersi a uno specialista epatologo. (Le persone affette sia 1 Tutti i recapiti dei centri riconosciuti dal nostro Ministero della salute al seguente indirizzo: http://www.salute.gov.it/dettaglio/pdPrimoPiano.jsp?id=77&sub=3 Vivere bene con l’HIV da HBV sia da HIV che non risultassero immuni all’Epatite A dovranno essere vaccinate per evitare di contrarre un’altra infezione virale a carico del fegato). direttamente la causa delle alterazioni a livello osseo; tuttavia, l’Epatite C può portare alla cirrosi epatica, patologia che comporta un aumento del rischio di danno osseo.xliii Molte persone affette da HBV guariscono spontaneamente dall’infezione senza alcun trattamento, ma alcuni pazienti sviluppano una cronicità che richiede un trattamento specifico. Il principale obiettivo per cui si tratta l’HBV è quello di fermare o rallentare il più possibile, oltre che più a lungo possibile, l’attività virale dell’HBV. È raccomandabile sottoporsi a un trattamento dell’HIV/HBV, anche se il successo non è sempre garantito.xxxviii Alcuni fattori ormonali e legati allo stile di vita che fanno aumentare il rischio di disturbi del metabolismo osseo sono prevalenti nelle persone positive all’HIV. Possiamo ad esempio annoverare la mancanza di attività fisica, un’assunzione insufficiente di calcio e vitamina D, il fumo, l’alcol e l’uso di oppiacei, la depressione e bassi livelli di testosterone. La stessa terapia antiretrovirale può essere associata a una riduzione della densità minerale ossea.xliv L’epatite C (HCV) Sebbene possa colpire chiunque, l’HCV si riscontra più spesso nelle persone affette da emofilia, in chi fa uso di droghe iniettabili e nelle persone affette da HIV. Per il trattamento delle persone affette sia da HIV che da HCV occorre considerare le possibili interazioni nel prescrivere la terapia antiretrovirale.xxxix Se siamo affette sia da HIV che da HCV, potremmo essere più soggette a osteoporosi (debolezza ossea) e andare più facilmente incontro a fratture rispetto alle persone affette da una sola patologia.xl Sebbene sia dimostrato che le persone co-infette (HIV/HCV) siano più a rischio di fratture ossee,xli l’osteoporosi è da sempre un problema che colpisce le donne dopo la menopausa. È comunque emerso dagli studi che l’osteoporosi è diffusa anche nei maschi HIV positivi di ogni età, oltre che in alcune donne HIV positive in età più giovane. xlii È stato inoltre ipotizzato che l’HCV potrebbe non essere Vivere bene con l’HIV - 16 La prevenzione e il trattamento dell’osteoporosi abbinano farmaci e trattamenti non farmacologici.xlv Sono consigliabili cambiamenti in termini di dieta, esercizio fisico e fumo. Una dieta ottimale che favorisca il trattamento (o la prevenzione) dell’osteoporosi dovrebbe prevedere un adeguato apporto di calorie (per evitare stati di malnutrizione), calcio e vitamina D.xlvi Le donne in età post-menopausa dovrebbero eventualmente assumere un’adeguata integrazione di calcio, in dosi suddivise, ai pasti, in modo tale da raggiungere un adeguato livello di assunzione complessiva di calcio, includendo quello presente negli alimenti.xlvii Inoltre, i soggetti sieropositivi dovrebbero se possibile evitare di assumere farmaci che aggravino la perdita ossea. Le donne Vivere bene con l’HIV dovrebbero assumere quotidianamente un’adeguata quantità di vitamina D. Dosaggi più elevati sono richiesti in caso di scarso assorbimento o di metabolismo rapido della vitamina D a causa di terapie farmacologiche concomitanti.xlviii Ultimamente molte ricerche hanno evidenziato che le persone che vivono con l’HIV corrono maggiori rischi di aterosclerosi e di malattie cardiovascolari.xlix,l,li,lii Queste conoscenze hanno indotto le nostre équipe sanitarie a monitorarci in modo più rigoroso, con l’obiettivo di individuare tempestivamente l’insorgere di questi problemi per iniziare una terapia per ridurre questo rischio. Pochi studi hanno tuttavia analizzato l’associazione tra HIV e HCV e un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, e sono ancora meno le informazioni sulla relazione tra la presenza di queste due condizioni e la patologia vascolare.liii L’HCV colpisce le donne in modo diverso dagli uomini. Noi donne, specialmente se contraiamo il virus in giovane età, abbiamo meno probabilità degli uomini di passare dall’HCV acuta alla fase cronica. Pertanto, il nostro tasso di clearance (cioè di eliminazione) naturale del virus è superiore a quello degli uomini. Le donne, specialmente prima della menopausa, sembrano sviluppare la cirrosi con frequenza minore degli uomini.liv Gli studi condotti hanno infatti dimostrato che le donne affette da HCV hanno solo il 5% di probabilità di sviluppare una cirrosi, a fronte di una probabilità del 20-30% negli uomini. Inoltre, da Vivere bene con l’HIV - 17 molti studi è emerso che la probabilità negli uomini di sviluppare un cancro al fegato in conseguenza dell’HCV risulta ben quattro volte superiore rispetto a quella delle donne. Sembra infine che la nostra risposta ad alcune terapie (consultare il medico di riferimento nel proprio caso specifico) sia migliore di quella degli uomini. In conclusione, nelle donne è più probabile che la cura dell’HCV abbia successo. Mentre queste differenze tra uomini e donne sono ben documentate, molti problemi specifici delle donne sottoposte a terapia per l’HCV non sono stati ancora oggetto di studio approfondito.lv Come si contrae l’HCV? L’HCV si trasmette prevalentemente attraverso il sangue contaminato e, occasionalmente, con i rapporti sessuali. L’HCV si trasmette anche molto facilmente scambiandosi, ad esempio, rasoi da barba o limette per unghie, o condividendo materiale da iniezione per droghe, come cucchiai e filtri.lvi Screening e trattamento Il trattamento dell’HCV è più efficace nelle fasi iniziali, quando i sintomi sono più limitati e sono stati prodotti meno danni. Un trattamento precoce incrementa la possibilità di debellare il virus e, anche quando ciò non sia possibile, la replicazione virale può essere controllata.lvii Con un adeguato sostegno medico, le persone con l’HIV possono molto spesso guarire dall’HCV. Per chi risultasse positiva al test per l’HCV, è consigliabile rivolgersi a uno specialista epatologo. Grazie alle cure specifiche disponibili, per molte sarà possibile guarire completamente Vivere bene con l’HIV dall’HCV. Tuttavia, ciò non esclude la possibilità di reinfezione. Se, ad esempio, anche dopo le cure ci si iniettano droghe utilizzando aghi non sterili, si rischia di contrarre nuovamente il virus.lviii Purtroppo, il trattamento dell’HCV è complicato dagli effetti collaterali provocati dalla cura, ma questi in genere non durano a lungo. Nel complesso, le donne sottoposte a trattamento combinato per l’HCV sono maggiormente soggette a effetti collaterali rispetto agli uomini. Le donne dovranno prestare particolare attenzione a quando iniziano il trattamento per l’HCV, prendendo adeguate precauzioni per non rimanere incinte durante il trattamento o nei sei mesi successivi.lix,lx,lxi (Per ulteriori informazioni, consultare la Sezione Gialla sulle problematiche di salute generale e per la salute riproduttiva.) Gli effetti collaterali più comuni del trattamento anti-HCV sono sintomi influenzali, senso di spossatezza e anemia emolitica. lxii,lxiii Tra gli altri effetti collaterali comunemente connessi all’impiego dell’interferone (farmaco di base nel trattamento dell’infezione) si annoverano una riduzione del numero dei globuli bianchi e delle piastrine (fondamentali per il processo della coagulazione del sangue). Si può anche andare incontro a stati di depressione, irritabilità, disturbi del sonno, ansia e mutamenti di personalità. In genere si tratta di condizioni gestibili; se siamo colpite da questi effetti collaterali potremmo trarre giovamento dal ricorso al counselling, abbinato alla Vivere bene con l’HIV - 18 consultazione di uno specialista che potrà indicarci come gestire questi effetti dal punto di vista clinico.lxiv Durante il trattamento, e nei sei mesi successivi alla sua conclusione, è fondamentale che uomini e donne utilizzino sistemi contraccettivi di barriera per evitare una gravidanza, poiché il trattamento può produrre danni sul feto.lxv Epatite C e gravidanzalxvi Le donne che hanno Epatite C e HIV possono comunque avere figli, ma prima di iniziare a pianificare una gravidanza e di avere un figlio, è opportuno tenere conto di ulteriori fattori. Nel caso in cui la diagnosi arrivi intorno ai trentacinque anni, alcune donne potrebbero esitare a sottoporsi al trattamento per l’HCV, temendo di dover rinunciare al concepimento per due anni. Si tratta di una decisione difficile, in quanto si auspica di essere in buona salute per riuscire ad accudire i propri figli per molto tempo. Inoltre, iniziare il trattamento dell’HCV quando si alleva un bambino piccolo potrebbe rivelarsi molto difficile. Anche in questo caso, il sostegno tra pari e il dialogo con donne che hanno vissuto problematiche simili potranno aiutarci a prendere decisioni oculate. Come per l’HIV, anche per l’HCV la madre potrebbe trasmettere il virus al feto, sia durante la gravidanza sia al momento del parto. La buona notizia è che il trattamento può ridurre il rischio di trasmissione. Per le donne che hanno HIV e HCV è consigliabile ricorrere al taglio cesareo per ridurre il rischio di trasmettere l’HCV al nascituro.lxvii Vivere bene con l’HIV L’Herpes (HSV) L’Herpes è causato da un comune virus denominato herpes simplex (HSV). Una volta che lo si è contratto, il virus rimane per sempre nelle nostre cellule epiteliali e nervose. Molte persone con HSV non sanno di averlo contratto. Generalmente il virus è dormiente e non dà sintomi. Ogni tanto si manifesta all’improvviso, soprattutto se il nostro sistema immunitario è indebolito. La comparsa dell’Herpes si manifesta con la presenza di ulcere localizzate sulla bocca o sui genitali. Nelle persone affette da HIV, l’herpes genitale si manifesta con più elevata frequenza, sparisce lentamente ed è particolarmente aggressivo. Secondo alcuni, l’infezione da Herpes potrebbe rappresentare una sorta di “co-fattore” nella progressione dell’HIV, attivando il virus e permettendogli di entrare nelle cellule con maggiore facilità.lxviii Come si contrae l’HVS? HSV is a common sexually transmitted condition in the UK. The virus can be passed from person to person by kissing or sexual contact when there are existing lesions. HSV may also be transmitted when sores are not present if HSV is reproducing. Herpes is more likely to reproduce in people with a weak immune system.lxix Screening e trattamento L’HSV non guarisce completamente ma il trattamento può essere d’aiuto. Gli antivirali possono aiutare a ridurre la Vivere bene con l’HIV - 19 durata degli episodi. In caso di episodi ricorrenti, l’assunzione quotidiana di antivirali può avere efficacia preventiva.lxx La tubercolosi (TB) La TB è un’infezione batterica che, pur attaccando più specificamente i polmoni, può interessare anche altri organi. I batteri della TB possono essere trasmessi tramite goccioline nell’aria da una persona infetta. I batteri possono entrare anche nel flusso sanguigno e nel sistema linfatico attraverso la circolazione polmonare, diffondendo l’infezione anche in altre parti del corpo. Come per l’HIV, il trattamento della TB è il metodo migliore per prevenirne la diffusione. La TB può interessare anche altre parti del corpo, colpisce persone di Vivere bene con l’HIV tutte le età, incluse quelle in perfette condizioni di salute. Come per molte altre malattie infettive, la TB è più frequente nelle aree meno avanzate, dove la densità di popolazione è elevata e le risorse alimentari o idriche non sono adeguate. In tali condizioni, la presenza di agenti infettivi a livelli elevati può creare problemi al sistema immunitario. Non tutte le persone con l’HIV contraggono la TB e non tutte le persone affette da TB diventano HIV positive. Tuttavia, per le persone positive all’HIV è più facile sviluppare una TB attiva. Entrambe queste infezioni sono stigmatizzate, in quanto sono viste come malattie che si possono trasmettere ad altre persone. La TB, inoltre, causa sintomi simili a quelli dell’HIV, ad esempio tosse produttiva cronica, respiro affannoso, perdita di peso, febbre, sudorazione notturna e spossatezza.lxxi Screening e trattamento È importante evitare il contatto con persone affette da TB polmonare attiva fino a che restano infettive. In caso di esposizione a persone affette da TB, una persona HIV-positiva dovrebbe chiedere consiglio al proprio medico curante.lxxii Con un adeguato trattamento, la TB può essere curata. Se abbiamo l’HIV, curare la TB può prolungare e migliorare la nostra vita, con vantaggi anche per molte altre persone, in quanto elimina fonti di infezione, e per tutta la comunità, in quanto riduce il rischio di trasmettere l’infezione. Benché alcuni farmaci per la TB possano interferire con i farmaci per Vivere bene con l’HIV - 20 l’HIV, la TB può essere trattata con successo anche se si sta curando l’HIV. Trattare la TB dovrebbe aiutare a rispondere più efficacemente ai farmaci per l’HIV e a ricuperare la salute più in fretta.lxxiii In Italia, per i pazienti sottoposti a terapia anti-tubercolosi che iniziano la terapia HAART, la scelta del regime antiretrovirale deve essere adattata alla terapia antitubercolare ottimale per il singolo paziente, considerando le possibili interazioni farmacocinetiche (in particolare con le rifamicine), la sensibilità farmacologica del virus HIV, eventuali comorbidità e altri fattori di rischio per tossicità, bassa tollerabilità di determinate molecole e l’aderenza attesa da parte del paziente verso il trattamento.lxxiv Sentirsi poco attraenti: l’impatto sull’autostima e sulle relazioni Il difficile tentativo di non divulgare troppo apertamente la propria condizione sierologica nasce dalla paura di essere discriminate.lxxv Lo stigma ci isola e ci impedisce di ottenere sostegno pratico e psicologico e sociale per la nostra condizione. Inoltre, sempre a causa della nostra patologia e, nel caso, del cambiamento della nostra immagine corporea, possiamo credere di essere poco attraenti. Finiremo per sentirci così, perderemo il desiderio e il piacere sessuale e respingeremo ed eviteremo quasi tutte le forme di coinvolgimento sociale, emotivo e fisico. Le donne positive Vivere bene con l’HIV all’HIV possono avere rabbia e attribuire la propria infezione al sesso e, di conseguenza, perdere l’interesse nei rapporti sessuali. Il fatto di incominciare una nuova relazione o il timore di trasmettere l’HIV possono essere fonte di ansia e possiamo temere di essere respinte una volta che avremo rivelato il nostro status. Potremmo non sapere come riuscire ad avere rapporti sessuali sicuri o come utilizzare il profilattico maschile o femminile. Tutto questo è normale e, per fortuna, per quasi tutte si tratta di una fase temporanea. La cosa più importante è prendere atto di questi sensazioni per poter cercare delle soluzioni. Lo stigma, l’autostigmatizzazione e la discriminazione Lo stigma è una reazione umana comune alle malattie. Nella storia molte patologie sono state oggetto di uno stigma considerevole, ad esempio la lebbra, la tubercolosi, il cancro, la malattia mentale e molte malattie sessualmente trasmissibili. L’HIV/AIDS è solo la più recente tra le condizioni di salute stigmatizzate.lxxvi Lo stigma si definisce, in genere, come una qualità indesiderabile o screditante di un individuo, che ne sminuisce lo status individuale agli occhi della società.lxxvii Lo stigma, che racchiude in sé un’etichettatura, uno stereotipo, una separazione, una perdita di stato e una discriminazione, è una situazione in cui viene esercitato un potere. L’auto-stigma è la conseguenza dello stigma che le persone che hanno problemi di salute applicano a se stesse.lxxviii L’auto-stigma o Vivere bene con l’HIV - 21 lo stigma interiorizzato si riferiscono pertanto sia al modo in cui le persone che vivono con l’HIV vedono se stesse, sia alla percezione che l’esterno ha dei sieropositivi, che poi applicano anche a se stesse. Per cercare di ridurre l’auto-stigma è essenziale individuare i sintomi di interiorizzazione dello stigma e degli atteggiamenti e delle convinzioni negative della società. Per questo è importante che noi donne affette da HIV comprendiamo le radici dello stigma e i suoi effetti. Alla base dello stigma troviamo la paura della malattia, la paura dell’infezione o dell’infettività e la paura della morte. La paura della malattia e la paura dell’infezione o dell’infettività sono una reazione che possono sperimentare alcuni operatori medici, colleghi e persone che prestano assistenza, oltre alla popolazione generale. Le conseguenze dello stigma possono assumere diversa intensità, da reazioni lievi (come il silenzio e il rifiuto), all’ostracismo e fino alla violenza.lxxix Tuttavia, la stigmatizzazione, in ogni sua forma, ci infligge sofferenza a livello personale e interferisce con i tentativi di lottare contro l’epidemia di AIDS.lxxx Attenuare lo stigma La lotta contro lo stigma è importante quanto lo sviluppo delle cure mediche per la prevenzione o il controllo della diffusione dell’HIV. Si può fare molto intervenendo in vari modi, ad esempio con la diffusione di informazioni specifiche, attraverso il counselling, con l’acquisizione della capacità di affrontare il problema e tramite un contatto diretto con persone con HIV o AIDS.lxxxi Vivere bene con l’HIV Per noi donne HIV-positive, l’educazione di base sul virus dell’HIV e sui nostri diritti umani basilari ci potranno in qualche modo aiutare a far valere questi diritti ricorrendo alle vie legali.lxxxii Chiedere aiuto Le relazioni, a livello personale e sociale, inclusi i rapporti sessuali, il piacere e il desiderio, non devono cessare a causa di una diagnosi di HIV. Per molte di noi, tuttavia, sarà necessario farsi aiutare per tornare a sentirsi meglio rispetto a se stesse e rivendicare il proprio diritto alla vita. Ciò potrebbe richiedere lo sviluppo di nuove e diverse strategie, la rivalutazione di noi stesse e delle nostre possibilità, oltre al ricorso al necessario sostegno. La rivelazione del proprio stato può essere un buon punto di partenza; oltre ai vantaggi per la salute di una riduzione dello stress, rivelarsi favorisce la discussione per arrivare a pratiche sessuali più sicure, con cui la coppia potrà gioire del sesso senza penalizzare la relazione. (Per ulteriori informazioni su sesso e relazioni, consultare la Sezione Verde). Potrete mettere a loro agio le persone intorno a voi in modo gentile e delicato, dichiarando con franchezza ciò di cui volete o non volete parlare e dicendo loro esplicitamente se volete o non volete il loro aiuto.lxxxiii Identità, autostima e fiducia Alcune di noi, se non molte, possono trovarsi bloccate o imprigionate nel ruolo di pazienti e vedere se stesse solo come Vivere bene con l’HIV - 22 espressione della malattia o del virus. Per questo è utile e importante ricordare che, anche se abbiamo il virus, noi non siamo il virus; la nostra identità di pazienti è un ruolo o un costrutto sociale che ricopriamo e sperimentiamo tramite il nostro “sé”, ma non definisce necessariamente chi siamo. È una cosa importante, che dovrebbe aiutarci a prestare attenzione a non inglobare in noi stesse l’identità dell’HIV e dell’AIDS e a non immergerci nel ruolo di pazienti.lxxxiv Indipendentemente dai ruoli che viviamo e sperimentiamo, essi non fanno parte della nostra essenza, in quanto noi siamo sempre il nostro “sé”. Il “sé” (il nostro Centro o Fulcro) si può definire anche come l’unica parte di noi stesse che resta per sempre ugualelxxxv anche se il nostro status, i nostri ruoli, le nostre identità, la percezione che abbiamo di noi stesse, le nostre circostanze e il nostro corpo possono cambiare.lxxxvi Il “sé” rappresenta il puro silenzio interiore attraverso cui sperimentiamo la vita e i suoi contenuti in costante evoluzione.lxxxvii Vedere a titolo di esempio il modello “Io e i miei tanti sé”, utile per comprendere e definire l’autostima e la fiducia. Concetto di sé, autostima e fiducia Concetto Ciò che conosciamo, supponiamo e sentiamo di noi stesse Autostima e fiducia Vi sono alcune diffusi equivoci riguardo a fiducia e autostima. Sebbene i due concetti siano correlati, Vivere bene con l’HIV non sono la stessa cosa. La fiducia è il credere nelle nostre capacità, abilità, doni e attributi, che possono essere qualifiche accademiche, status sociale, situazione finanziaria o professionale, aspetto fisico, corpo, ecc. La fiducia è la misura in cui una persona si sente efficace in una certa situazione o quando affronta specifici compiti. L’autostima, invece, è qualcosa di ben più profondo. Si tratta della misura immateriale di quanto apprezziamo noi stesse ovvero, in parole povere, quanto ci piacciamo (e amiamo), indipendentemente dalle etichette che la società ci attribuisce; si tratta del valore che ci attribuiamo e di quanto ci sentiamo degne, indipendentemente dalle circostanze o dagli attributi. Una persona può avere una buona opinione di se stessa (autostima elevata) ma non essere positiva riguardo alle proprie qualità, opportunità o competenze in un certo campo (fiducia). Può verificarsi anche il caso contrario. La fiducia è perciò condizionata, dipende dal nostro successo in diverse situazioni di vita (ad esempio, in ambito accademico, sociale, finanziario, atletico, intellettuale, come sieropositivo o sieronegativo al virus dell’HIV ecc.) mentre l’autostima dipende dalla nostra percezione di noi stessi. Facciamo un esempio che metteremo in relazione al “successo”. Supponiamo che abbiate preso dei bei voti e che Vivere bene con l’HIV - 23 abbiate la possibilità di trovare un lavoro che vi piaccia nel vostro settore (fiducia) - questo non riguarda l’opinione generale che voi avete di voi stesse (autostima) e quanto effettivamente meritiate quel lavoro. Per contro, potreste avere un’autostima molto buona ma non essere brave in cucina, per cui, nel confronto con altre donne/ragazze (modelli sociali, norme, aspettative, ecc.), mostrerete segni di mancanza di fiducia, anche se il vostro rispetto di voi stesse resterà intatto. Il punto interessante è che la nostra autostima può influire direttamente sulla nostra fiducia. La fiducia, invece, non influisce direttamente sull’autostima. Ciò che abbiamo e le cose che possiamo fare ci fanno sentire meglio e probabilmente ci danno più fiducia, ma non ci danno necessariamente autostima. Il modo in cui percepiamo noi stesse (consapevolezza del proprio valore) può essere direttamente collegato al modo in cui reagiremo a una nuova situazione o al variare delle circostanze. Avere un’autostima positiva significa amare noi stesse, anche se vi sono cose di noi che non ci piacciono (i miei denti, il seno piccolo, il mio stato di salute, le mie condizioni di vita, ecc.), essere capaci di cambiare ciò che si può cambiare e accettare ciò che non può essere cambiato. Una persona che attribuisce grande importanza alle situazioni o alle cose potrebbe apparire come dotata di una forte autostima; in realtà, l’autostima dipende di fatto da come riusciamo a esercitare il nostro libero arbitrio e non da ciò che abbiamo o da ciò che possiamo fare (un bel corpo, una brava cuoca, abiti costosi, una bella Vivere bene con l’HIV macchina, una buona posizione, buoni risultati scolastici, ecc.). Tutte queste cose possono farci sentire bene finché durano, ma portano con sé anche una sensazione di insicurezza se non dovessero durare, ad esempio se perdessimo il lavoro o se il nostro aspetto esteriore cambiasse. Il dono più grande che possiamo fare a noi stesse e agli altri è imparare a sviluppare un’autentica autostima, che svolge un ruolo critico nel raggiungimento della salute mentale ed emotiva, della felicità e dell’appagamento. I nostri attributi (esterni) o le nostre capacità non influiranno sulla nostra autostima, perché essa dipende esclusivamente dal nostro giudizio di valore. Occorre ricordare che: L’importanza della consapevolezza del proprio valore Per non perdere la nostra autostima anche se siamo positive all’HIV, e per dedicare la nostra vita ad apprendere nuove cose e a sviluppare nuove abilità, può essere incoraggiante citare Shakespeare, che diceva: “È la mente che fa ricco il corpo”lxxxviii. Nessuna persona ha fiducia in se stessa in tutti i campi. La fiducia in una certa situazione può essere sviluppata migliorando le proprie conoscenze, abilità ed esperienze in quel campo. Sviluppare l’autostima significa imparare ad avere un’opinione positiva di noi stesse; significa attribuirci un valore in modo incondizionato, indipendentemente dalle circostanze in cui ci troviamo o dal gruppo cui apparteniamo: indipendentemente dal fatto di essere ricche o povere, di avere successo o di non averne, di essere forti o deboli; di stare più o meno bene; di essere più o meno attraenti; alte o basse; disabili o meno, ecc. Vivere bene con l’HIV - 24 • il nostro valore non dipende dall’approvazione o dalla disapprovazione degli altri; • il nostro valore è una faccenda interiore che spetta solo a noi definire. Riplasmare il sé Esplorare la nostra opinione su chi siamo, il nostro senso del “sé”, ciò che ci definisce, che senso diamo alla nostra diagnosi, al nostro ruolo, funzione e personalità, ecc., può aiutarci a incominciare a capire. Può essere utile anche a diventare persone più stabili, ad avere maggiori opportunità di adattarci al cambiamento, ad apprendere nuove abilità e assumere nuovi interessi e ruoli significativi e soddisfacenti per noi. Il compito più importante consiste nel non restare ancorate a questi modelli Vivere bene con l’HIV (dis-identificazione)lxxxix in modo da non finire per diventare i modelli stessi. L’identificazione può essere assimilata a una perdita, a un sogno o a un’illusione. Ci identifichiamo con i nostri sentimenti e con i nostri desideri, con le nostre opinioni, i nostri ruoli, con il nostro corpo. Il problema è che se, ad esempio, io mi identifico con un’idea che apprezzo e ritengo vera, e questa stessa idea viene messa in forse o si dimostra sbagliata, finirò per sentirmi sbagliata io stessa. Se il corpo è al centro della mia attenzione ed è la fonte del mio potere e del mio successo, e se mi percepisco essenzialmente come un corpo, in quel caso, se il mio corpo si indebolisce, invecchia o si ammala, io mi sentirò debole, malata o vecchia. Se assimilo la mia identità al mio ruolo (“Sono un medico”, “Sono una donna in carriera”, “Sono una moglie”, ecc.), nel momento in cui questi ruoli cesseranno di esistere, mi sembrerà che il mio stesso essere sia sminuito o negato. Come ha detto una donna, “Quando dico io sono, so che io sono prima di pensare, prima di sentire, prima di agire. Sono consapevole di essere pura possibilità”.”xc Poiché tutti i ruoli o i contenuti della coscienza cambiano e in qualche momento cessano inevitabilmente di essere, identificarsi con uno di essi porta in qualche modo alla morte. D’altro canto, l’identificazione con il “sé” porta a sperimentare il nostro essere permanente, quel centro o fulcro incondizionato che resta uguale a se stesso attraverso tutti gli eventi della vita. Questa dis-identificazione libera la disponibilità di ogni Vivere bene con l’HIV - 25 altro sentimento, sensazione, desiderio e opinione, e ci rende più facile osservare, regolare, dirigere o trascendere qualsiasi etichetta, proprio perché ce ne siamo dis-identificate.xci Anche esplorare la nostra sessualità nella sua dimensione più ampia può essere di grande aiuto per fare emergere le molteplici dimensioni della nostra personalità. Sapere che la sessualità comprende i rapporti sessuali e la funzione sessuale, ma che non si limita a questi elementi, può essere molto liberatorio e ci può offrire opportunità di sviluppare altri modi di vederci e di esprimerci. Vi sono altre dimensioni che possono essere utilizzate come espressioni relazionali e sessuali, oltre al sesso penetrativo. L’idea che possiamo sviluppare relazioni sociali, reti e interessi più ampi che non solo ci daranno piacere, ma che ci consentiranno di sentire che siamo qualcosa di più, che possiamo contribuire alla vita e agli altri, andrà a rafforzare il nostro senso di consapevolezza del nostro valore, del sé e dell’essere.xcii Per operare questo cambiamento, è molto importante ottenere un sostegno nel compito di gestire la nostra condizione cronica, sia per acquistare la conoscenza del nostro “sé” e della nostra condizione di salute sia per avere le competenze e la fiducia necessarie a gestire autonomamente in modo efficace la nostra condizione e la nostra vita. Creare un piano d’azione è fondamentale per trasformare dei sogni e delle aspirazioni specifici e raggiungibili in realtà, Vivere bene con l’HIV iniziando lentamente e per accumulare successi.xciii La tua équipe medica (psicologo o counsellor) potrà essere di aiuto, ma talvolta può essere altrettanto utile parlare con un buon amico o con altre persone che hanno avuto esperienze simili. Lipodistrofia, immagine corporea e isolamento Il timore che gli amici e i familiari scoprano la nostra sieropositività porta molte donne alla solitudine e all’isolamento. xciv Molte sperimentano un netto calo delle relazioni con gli altri, e arrivano addirittura al punto di rinunciare ad avere una vita sociale.xcv Persino coloro che hanno dichiarato di avere avuto sostegno e comprensione dai partner ritengono che gli effetti psicologici della lipodistrofia abbiano avuto un effetto negativo sulle relazioni intime, inclusi problemi di libido.xcvi I trattamenti per l’HIV possono infatti provocare cambiamenti corporei noti come lipodistrofia, termine che definisce una redistribuzione dei grassi corporei che può modificare il nostro aspetto fisico. Oggi sono disponibili nuove terapie che influiscono meno sulla composizione corporea.xcvii L’immagine corporea comprende auto-percezione e auto-atteggiamento dell’individuo rispetto al suo corpo ed è collegata all’autostima, alla fiducia interpersonale, all’alimentazione, all’esercizio fisico, alla cura dell’aspetto esteriore, alle esperienze sessuali e alla stabilità emotiva. La diagnosi di una malattia cronica può avere effetti deleteri sull’autostima e sull’immagine corporea, incidendo di conseguenza negativamente sulla qualità di vita legata all’immagine delle donne.xcviii Vivere bene con l’HIV - 26 Per la maggior parte delle donne,la consapevolezza di avere la lipodistrofia si manifesta principalmente quando notano cambiamenti fisici nella forma del loro corpo, attraverso i commenti di altre persone, non riuscendo più a indossare gli abiti di prima o guardando vecchie foto.xcix Tutti questi segni convincono le donne che il loro status è identificabile, per via dei cambiamenti corporei che le distinguono dalle donne che non hanno problemi di lipodistrofia. Tutti questi segni convincono le donne che il loro status è identificabile, per via dei cambiamenti corporei che le distinguono dalle donne che non hanno problemi di lipodistrofia. Impatto clinico Spesso gli effetti della terapia sul corpo e sull’immagine corporea sono citati come motivi di una mancata aderenza alla terapia da parte di persone di qualsiasi condizione, soprattutto donne. Questa osservazione vale anche per noi: è dimostrato che la lipodistrofia ha un impatto negativo sull’aderenza al trattamento per l’HIV.c Poiché è molto difficile annullare gli effetti della lipodistrofia, se questo problema ci preoccupa sarebbe molto opportuno affrontarlo il prima possibile. Che cosa posso farci? Alcune cose che possiamo fare sono, ad esempio, prendere le nostre misure e annotare i cambiamenti; informare il nostro medico non appena percepiamo una modificazione; seguire una dieta a basso apporto di lipidi e praticare regolarmente attività fisica. Vivere bene con l’HIV Risposte pratiche Cultura e religione Una risposta consueta è quella di chiedere altre indicazioni per un ulteriore aiuto psicologico, cambiare il nostro stile di vita, ad esempio con la dieta e l’attività fisica, sottoporsi a trattamenti specifici o a interventi chirurgici e iniezioni di collagene nell’area delle guance. Un’altra soluzione può essere il cambiamento del tipo di terapia antiretrovirale.ci Può essere una buona idea anche modificare il tipo/stile di abbigliamento per nascondere i cambiamenti della forma del corpo. Diversi prestatori di servizi hanno commentato l’importanza che le Organizzazioni delle comunità di rifugiati si adeguino al retroterra culturale degli utenti del servizio. Molti si rivolgono a reti informali come prima fonte di consulenza per scegliere il medico curante oltre che per avere una sorta di mediazione culturale con gli operatori medici, sotto forma di informazioni e di servizi di interpretariato.cii Poiché queste organizzazioni talvolta non accettano persone sieropositive, sarebbe importante offrire un servizio di formazione per sensibilizzarle. Collaborare con chi ci fornisce assistenza medica Per ottenere tempestivamente aiuto e migliorare il nostro stato di salute, sarebbe opportuno introdurre delle procedure periodiche di screening dell’immagine corporea che mettano a disposizione del medico un metodo standard, per aiutarlo a comprendere meglio i timori che noi donne sperimentiamo, e di aumentare e migliorare la comunicazione tra il singolo medico e la singola donna affidata alle sue cure. Ciò significa collaborare con il nostro medico nell’affrontare le preoccupazioni e selezionare il programma di trattamento. (Per maggiori informazioni su questo punto, vedere la Sezione Rossa sull’ART). Vivere bene con l’HIV - 27 Vivere bene con l’HIV “Me and My Many Selves” Woman I (Self, Me) “Io e i miei tanti sé” Patient T Haruperi - 2010 ““Me and My Many Selves”” Vivere bene con l’HIV - 28 modello di T. Haruperi Sviluppato e utilizzato nelle sessioni di formazione e addestramento per mostrare i diversi ruoli, le diverse identità e funzioni che può avere una persona, che non si esauriscono nel ruolo di paziente Vivere bene con l’HIV D Spunti di riflessione a. Chi sono? b. Che cosa mi definisce? c. Come mi sento con me stessa? d. Come mi vedo e che cosa penso di me stessa? n. Quali altri ruoli, identità o funzioni voglio? Oggi? Nel futuro? o. Infine, che cosa davvero mi definisce? Chi posso essere io? E chi voglio essere? p. Che cosa è possibile per me? q. Che cosa devo fare per ottenerlo? e. Chi ero io prima della diagnosi? f. Come mi vedevo e come mi sentivo con me stessa prima della diagnosi? g. Come mi sono vista e come mi sono sentita con me stessa dopo la diagnosi? h. In che modo la diagnosi ha cambiato il mio modo di vedermi e come mi sento con me stessa? i. Quali erano i ruoli, le identità e le funzioni che mi definivano e/o mi appagavano prima della diagnosi? j. Quali sono i ruoli, le identità e le funzioni che mi definiscono e/o mi appagano oggi? k. Che cosa è cambiato? Perché? l. Come tutto questo influisce sui miei rapporti con gli altri e sulle mie interazioni con il mondo intorno a me? m.Quali ruoli e identità vorrei recuperare? Vivere bene con l’HIV - 29 Ballerina, figlia, sorella, zia, paziente, amica, moglie, scrittrice, cantante, manager, studente, donna, madre, artista, fidanzata, amante, segretaria, sostenitrice, avvocato, insegnante, volontaria, parrucchiera, sarta, casalinga, mentore, allieva e così via. Il “sé” o l’io (Centro o Fulcro) è l’unica parte di noi stesse che non cambia mai. Se guardiamo dentro a noi stesse con sufficiente attenzione, ci accorgeremo che c’è un elemento permanente. Il corpo e le sensazioni corporee cambiano, i sentimenti si affievoliscono, i pensieri scivolano via, ma resta qualcuno che sperimenta questo fluire. Questo “qualcuno” è il proprio “sé”, l’esperienzaciii di tutti i ruoli, le identità e le percezioni di sé in costante evoluzione di madre, donna, moglie, ballerina, paziente e così via. Vivere bene con l’HIV “Me and My Many Selves” Woman Mother Daughter Sister Aunt Friend Unfolding Unknown Other Writer Dancer Educator Speaker Facilitator Employer I Learner (Self, Me) Patient *Advocate *Mentor *Peer supporter T Haruperi - 2010 ““Me and My Many Selves”” Vivere bene con l’HIV - 30 Esempio dal vivo della struttura Vivere bene con l’HIV HIV sul posto di lavoro Sigmund Freud dichiarò che, come l’amore, il lavoro è un pietra miliare della nostra umanità. Molte di noi donne che vivono con l’HIV vorrebbero avere l’opportunità di continuare a lavorare dopo una diagnosi di sieropositività. Tuttavia, ci potranno essere alcune difficoltà nell’ambiente di lavoro, ad esempio: • La rivelazione ai datori di lavoro • La riservatezza • Il rispetto degli visite mediche in ospedale • Il prendersi cura di altri, tra cui anche familiari sieropositivi In Italia, le persone con HIV sono tutelate dalla Legge 5 giugno 1990, n.135 che disciplina l’HIV/AIDS fin dal momento della diagnosi. In particolare assumono rilievo gli artt.5 e 6: il primo attiene all’accertamento dell’infezione, fissando i principi della assoluta volontarietà del test e della tutela della riservatezza della persona interessata sia nella fase del rilevamento dell’infezione attraverso il test che nella successiva gestione dei dati sanitari, stabilendo altresì un principio di non discriminazione in caso di esito positivo dell’accertamento. Il secondo articolo fissa il principio generale secondo cui è fatto divieto ai datori di lavoro, pubblici e privati, di svolgere indagini volte alla rilevazione dell’infezione per l’instaurazione o il mantenimento del posto di lavoro. Queste norme di tutela hanno subito un parziale ridimensionamento da parte di una sentenza della Corte Costituzionale (218/94) con cui si è Vivere bene con l’HIV - 31 dichiarata l’incostituzionalità di tale legge nella parte in cui non prevede la possibilità di procedere all’accertamento per le attività che comportano rischi per i terzi (professioni del settore sanitario e di pubblica sicurezza). Molte temono il pettegolezzo e hanno paura di subire un trattamento diverso e meno favorevole da parte di colleghi e datori di lavoro. Per questo motivo, a volte evitiamo del tutto di parlare del nostro stato sul posto di lavoro, o non reagiamo a eventuali discriminazioni. Noi donne possiamo risentirne in maniera particolare, in quanto potremmo cercare di proteggere figli e altri familiari da questi pettegolezzi e (nel caso dei figli) da un differente trattamento a scuola. Rivelazione sul posto di lavoro La decisione di rivelare la propria condizione sul posto di lavoro è del tutto personale e non dovremmo mai essere obbligate a farlo. Molte di noi ritengono che il fatto di essere sieropositive non abbia alcuna rilevanza per il proprio lavoro e, pertanto, ritengono di non essere tenute a informare gli altri sul proprio stato di salute, visto che questo non incide su come lavoriamo. Tuttavia, molte donne potrebbero sentirsi più rilassate se fossero sincere e non dovessero mentire o utilizzare le normali ore di permesso per recarsi alle visite ospedaliere. Non bisogna mai dimenticare che lavorare ed essere trattate in maniera equa sul posto di lavoro è un nostro diritto. Sono solo pochissimi i lavori che non possono essere svolti da una persona sieropositiva: uno, tanto per citare un esempio, Vivere bene con l’HIV è la partecipazione ad interventi chirurgici. Ma anche in questi casi, si può comunque continuare a lavorare in ambito medico, anche se probabilmente con un’attività differente. Prima di rivelare la propria condizione sul posto di lavoro, si consiglia di verificare se esistono politiche in materia di riservatezza delle informazioni sulla salute del dipendente e anche se esiste una politica specifica per l’HIV, ad esempio nell’ambito delle pari opportunità. Naturalmente non l’intera Azienda deve necessariamente venirne a conoscenza. In genere, la comunicazione deve essere indirizzata solo al responsabile delle Risorse Umane e, nel caso di aziende più piccole, al proprio responsabile diretto. In assenza di una politica in materia di riservatezza, la questione può essere affrontata con il responsabile, a cui si comunica la propria condizione. Donne con HIV che lavorano nel settore sanitario Spesso le professioni infermieristiche e assistenziali sono scelte da parecchie donne e, vista l’elevata prevalenza dell’HIV nel genere femminile, è logico supporre che alcune di loro ne siano affette. Per quelle di noi che lavorano in ambito sanitario, anche se il fatto di rivelare apertamente la propria condizione sierologica sul posto di lavoro potrebbe apportare enormi vantaggi a tutto il sistema assistenziale, c’è il timore che la scoperta della positività al test dell’HIV di un dipendente possa incidere sulle sue opportunità professionali e perfino portare al suo licenziamento. Vivere bene con l’HIV - 32 Vivere bene con l’HIV RIFERIMENTI ITALIANI Italia - Informazioni, consulenza e sostegno – Contatti Primo soccorso per i centri HIV NPS Italia Onlus - Network persone sieropositive Archè Aids Liguria Tel: 02 36565535 www.arche.it www.aids.liguria.it Tel. 02 67386518 E-mail: [email protected] Tel. 010 3761700 Cell. 348 2259438 Aiuto e sostegno per i bambini e le famiglie colpite dall’HIV. Email: [email protected] Coordinamento ligure persone sieropositive Anlaids Lila Ala Milano Onlus www.anlaids.org www.lila.it http://www.alainrete.org/index.html Tel: 06 4820999 Tel: 031 268828 Telefono +39 (0)2 89516464 Email: [email protected] Email: [email protected] Email : [email protected] Associazione Nazionale per la Lotta contro l’Aids. Varie sedi regionali Lega italiana per la lotta contro l’Aids. Varie sedi regionali Prevenzione dell’infezione da HIV-MTS, prevenzione del rischio legato all’uso di sostanze stupefacenti, inserimento lavorativo delle persone a forte rischio di esclusione sociale. Cell. 345 6905830 Email: [email protected] Sostegno, advocacy e supporto legale per le persone con HIV da parte di persone affette da HIV. Varie sedi regionali. Vivere bene con l’HIV - 33 Vivere bene con l’HIV ASAMilano (Associazione Solidarietà AIDS) Associazione Arcobaleno AIDS- Torino PLUS, persone LGBTsieropositive ONLUS http://www.asamilano.org/ http://www.arcobalenoaids.it/index.php http://www.casserosalute.it/ tel. 02 58107084 tel: 011/345757 Tel 051 0957200 e-mail: [email protected] e-mail: [email protected] Email [email protected] Centralino informativo , assistenza psicologica, gruppi di auto aiuto. Candlelight Aids Memorial Referente nazionale del progetto statunitense Names Project Supporto psicologico, sostegno materiale e assistenza ospedaliera, attività ludico ricreative , progetti di prevenzione, formazione e ricerca sull’AIDS. Associazione a prevalenza “patient based” il cui impegno è rivolto principalmente alle persone LGBT Caritas Italiana Nadir Onlus www.caritasitaliana.it www.nadironlus.org Tel. 06 66177602 Email: [email protected] Email: [email protected] Si tratta di un’associazione patient based che promuove l’informazione e la formazione sulle strategie terapeutiche. Servizi per comunità italiane ed immigrate emarginate, svantaggiate e con problemi di salute mentale. Salute mentale Dipartimenti Salute Mentale in Italia- presso Sito Ministero della Salute Centro Psicoanalitico di trattamento dei malesseri contemporanei-Onlus http://www.salute.gov.it/saluteMentale/ paginaSempliceSaluteMentale.jsp?id=165&me nu=strumentieservizi Tel 0118170959 Vivere bene con l’HIV - 34 http://www.cepsi.it/default.asp email: [email protected] Il Centro Psicoanalitico di trattamento dei malesseri contemporanei accoglie persone di tutte le età e nazionalità. In questi anni ha lavorato e continua a lavorare con adulti, adolescenti, bambini in diversi ambiti, tra i quali: carcere, dipendenze, donne, precarietà, salute mentale, scuola, stranieri, traumi conseguenti a malattie corporee, d’inserimento sociale, vulnerabilità. Vivere bene con l’HIV Mind www.mind.org.uk [email protected] Un’organizzazione benefica internazionale per la salute mentale, con sedi locali, che offre consulenza e informazioni su una vasta gamma di problemi di salute mentale e trattamenti. Shaka Services offre un servizio di counselling riservato e sostegno emotivo sull’HIV e relative problematiche per persone provenienti dalle comunità africane e caraibiche affette o colpite da HIV/AIDS a Londra. www.shakaservices.org.uk Tel: 020 7735 6744 The Royal College of Psychiatry www.rcpsych.ac.uk Si tratta di un ente professionale e di formazione per gli psichiatri. Pubblica opuscoli informativi su vari problemi di salute mentale e sui relativi trattamenti. NHS Choices Samaritans Saneline www.nhs.uk www.samaritans.org www.sane.org.uk Per maggiori informazioni sull’importanza della salute mentale e per ottenere aiuto in caso di problemi di salute mentale, di alcol o di droga. Tel: 08457 90 90 90 Assistenza telefonica 0845 767 8000 Sostegno emotivo riservato 24 ore su 24. Ente benefico per la salute mentale che offre sostegno e informazioni per telefono e tramite email. Informazioni sull’HIV Riferimenti regionali Ministero della salute StopAids-StopMST Help Aids www.salute.gov.it http://www.stopaids.it/ N. verde Aids 800 861061 dal lun. al ven. dalle ore 13 alle ore 18 Progetto finanziato dalla Regione Lazio e realizzato dall’associazione DìGayProject http://www.helpaids.it/flex/cm/pages/ServeBLOB. php/L/IT/IDPagina/1 Consulenza on line e informazioni Motore d’informazione del Servizio Sanitario Ragionale Emilia Romagna Chiedi all’esperto Telefono Verde AIDS Emilia Romagna 800856080 Test Hiv Piemonte http://www.testhiv.piemonte.it/perche.php Vivere bene con l’HIV - 35 Vivere bene con l’HIV Altro ONDA – Osservatorio nazionale sulla salute della donna http://www.ondaosservatorio.it/ L’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna si occupa di studiare le principali patologie che colpiscono l’universo femminile e di proporre strategie di prevenzione primarie e secondarie, promuovendo una cultura della salute di genere. O.N.Da sostiene ricerche di base e cliniche sulle principali patologie, ne valuta l’impatto sociale ed economico e informa le Istituzioni, i medici e il pubblico. Donnehiv RestorEgo http://www.donnehiv.it/pages/screening/index. php www.restorego.com Woman in Europe http://www.womeneurope.net/index.php/page/ Home/en 0044798848035 www.womenforpositiveaction.org Link a siti risorse locali e internazionali alternativi che possano dare informazioni utili alle donne affette da HIV, a chi presta loro assistenza e ai professionisti sanitari. Tel: 00442084060947 Email: [email protected] Formazione e addestramento per operatori sanitari e persone affette da HIV Women’s Aid www.womensaid.org.uk/ Tel: 0808 2000 Email: [email protected] Sostegno per le donne vittime di violenza domestica. Terapie complementari Epicentro- portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica http://www.epicentro.iss.it/ Area Fitosorveglianza Area Salute Mentale Vivere bene con l’HIV - 36 Poloinformativohiv.info Pagina terapie complementari tradotta da Namlife http://www.poloinformativohiv.info/modules.php ?name=Sections&op=viewarticle&artid=28 Complementary Therapists Association (CThA), www.complementary.assoc.org.uk Vivere bene con l’HIV i ii iii iv v vi vii viii ix x xi xii Improving Chronic Care. Seven: Self-Management Support. Disponibile all’indirizzo: http://www.improvingchroniccare.org/index.php?p=SelfManagement_Support&s=49. Ultimo accesso: dicembre 2011. Ferrucci P. What We May Be: Techniques for Psychological and Spiritual Growth Through Psychosynthesis. World Health Organization. Definition: Health. Disponibile all’indirizzo http:// www.who.int/hac/about/definitions/en/. Your Story. Your Script HIV and Happiness. 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