Artigianato e Servizi Nell’ambito dell’Osservatorio Economico Regionale dell’Artigianato RAPPORTO SUL CREDITO ALLE IMPRESE ARTIGIANE DELLA LOMBARDIA EDIZIONE 2007 a cura di Artigiancredit Lombardia scrl Nell’ambito dell’Osservatorio Economico Regionale dell’Artigianato RAPPORTO SUL CREDITO ALLE IMPRESE ARTIGIANE DELLA LOMBARDIA L’Osservatorio è stato realizzato con il contributo di Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia a valere sulla Convenzione Artigianato Coordinamento scientifico Prof. Claudio Cacciamani, Università di Parma, SDA “Luigi Bocconi” di Milano Collaborazione Prof. Maurizio Ettore Maccarini, Università di Pavia, Prof. Antonella Zucchella, Università di Pavia Ricerca e realizzazione tecnica a cura di Artigiancredit Lombardia Prestampa Maria Franca Perrottelli, Galli Giordano Stampa Moderna srl - Gallarate (Va) Finito di stampare nel mese di dicembre 2007 PRESENTAZIONE DEGLI ENTI PROMOTORI Il Rapporto sul Credito promosso e finanziato da Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia è giunto ormai alla nona edizione e si conferma strumento essenziale per approfondire la conoscenza della problematica del credito all’impresa artigiana e per fornire informazioni utili ed indispensabili per meglio comprendere le necessità ed i problemi del comparto. A partire da quest’anno le attività dell’Osservatorio sul credito alle imprese artigiane della Lombardia confluiscono nel più ampio progetto dell’Osservatorio Economico Regionale dell’Artigianato, iniziativa attivata nell’ambito di una revisione ed innovazione degli strumenti a sostegno del comparto. La scelta regionale, in coerenza agli indirizzi del PRS e a supporto delle programmazioni strategiche, è stata quella di valorizzare e integrare il patrimonio informativo gestito dai principali attori del settore, tra cui il rapporto annuale sul credito curato da Artigiancredit, che negli anni ha manifestato la propria capacità di fornire un quadro preciso e documentato sui fenomeni in essere. La lettura trasversale ed integrata dei fenomeni, declinata a più livelli, è strumento necessario all’attività decisionale di chi, come Regione Lombardia ed Unioncamere Lombardia, deve definire politiche attive d’intervento a favore delle imprese. Dal 1° luglio 2007 è cessata l’operatività delle linee di intervento previste dalla legge regionale 34/96, dalla legge 949/52 e dalla legge 1068/64 ed è divenuto attivo il nuovo Fondo regionale per le agevolazioni finanziarie all’Artigianato costituito presso Finlombarda S.p.A. ai sensi della legge regionale 1/2007, che ha rivisto e ammodernato le politiche del credito a favore della categoria. Il Sistema Camerale lombardo, a sua volta, ha continuato nel lavoro di analisi degli incentivi destinati alle imprese artigiane attraverso il sistema dei Confidi lombardi e sulle politiche camerali a sostegno di queste strutture, proponendosi l’obiettivo di individuare possibili linee d’intervento comuni, su cui focalizzare l’attenzione e l’iniziativa del sistema prendendo atto dei processi di razionalizzazione in essere. Stimolare e sostenere questi processi di razionalizzazione diviene obiettivo strategico dei due sistemi, regionale e camerale, da perseguire, in collaborazione con le Associazioni di categoria, anche attraverso un uso selettivo delle risorse che tradizionalmente vengono messe a disposizione di queste strutture. In questi ultimi anni si sono create sinergie importanti tra Regione, Unioncamere ed il sistema associativo ed in particolare con gli organismi storici di facilitazione dell’accesso al credito delle PMI quali sono i Consorzi Fidi, consentendo così di ottenere importanti risultati. Questi risultati vanno consolidati e valorizzati, nella consapevolezza però, che la rapidità e qualità dei cambiamenti in atto richiedono a tutti gli attori in campo dinamismo, disponibilità al cambiamento, capacità di affrontare senza timore le nuove sfide al fianco delle imprese artigiane, che restano fattori costitutivi essenziali del contesto produttivo nazionale e lombardo in particolare. Rivolgiamo, infine, un sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato ai lavori dell’Osservatorio e che hanno attivamente collaborato alla stesura di questo rapporto. Domenico Zambetti Francesco Bettoni Assessore Regionale Artigianato e Servizi Presidente Unioncamere Lombardia IL PUNTO DI VISTA DELLE ASSOCIAZIONI Nel corso degli anni, l’Osservatorio sul Credito alle imprese artigiane ha assunto un ruolo di centralità nell’ambito delle politiche creditizie, come sede e luogo di elaborazione di idee per l’analisi delle dinamiche finanziarie connesse alla domanda e all’offerta di credito alle aziende di minori dimensioni e artigiane a livello regionale. È questo un obiettivo che si è via via consolidato nel tempo e che quest’anno verrà rafforzato con un ampliamento delle attività dell’Osservatorio. Sul piano quantitativo e qualitativo si effettua un focus sugli aspetti territoriali e di settore, soddisfacendo un fabbisogno di conoscenza concreto rilevato dalla Regione e dal Sistema camerale, altresì sostenuto dalle Federazioni regionali dell’Artigianato. Come da “mission”, l’Osservatorio intende fornire utili indicazioni per lo sviluppo di interventi volti a facilitare l’accesso al credito da parte del comparto delle imprese minori e artigiane, migliorare il rapporto banca/impresa e, considerando il peso e l’apporto fornito dall’Artigianato al sistema economico regionale, sviluppare in modo armonico e nel lungo termine il settore. La rilevazione sistematica e l’analisi, di anno in anno più approfondita, permettono oggi, in un momento storico particolarmente complesso e incerto per il futuro del sistema produttivo, di avere a disposizione una serie storica di riferimento consistente e una base di dati utili per la previsione dei possibili scenari futuri e delle necessità sempre più complesse avanzate dal comparto artigiano. Di fatto, lo scenario economico attuale impone una seria riflessione ai soggetti che, istituzionalmente e professionalmente, sono impegnati a supportare lo sviluppo del tessuto imprenditoriale e, in particolare, delle piccole imprese e artigiane. Sul piano congiunturale, dopo una fase di stagnazione, durata per troppo tempo e che ha compromesso interi comparti, quali a titolo esemplificativo il tessile-abbigliamento e calzaturiero, sembra si sia invertito il trend negativo: da un anno a questa parte, infatti, il dato è ritornato a essere positivo. È importante continuare a promuovere investimenti in tecnologia e innovazione organizzativa per rendere maggiormente virtuoso questo ciclo. Servono, quindi, politiche economiche in grado di sostenere le imprese, che comunque stanno dimostrando di stare al passo: il dato sugli investimenti delle imprese artigiane è, infatti, in crescita. Se a questo si accompagneranno interventi di sostegno pubblico, il beneficio sarà enorme. In questo senso, continua a mantenere un ruolo importante l’accordo di programma tra Regione e Unioncamere Lombardia, che ha messo a disposizione per i prossimi anni importanti risorse per le imprese lombarde. Il bando Innovazione appena approvato e quello legato all’aggregazione di imprese hanno dato risultati notevoli proprio nel comparto delle micro imprese. Ciò significa che questo mondo è in grado di cogliere le sfide di modernizzazione e di apertura dei mercati internazionali. Bisogna dunque insistere su questa strada. Tuttavia, ciò non è sufficiente, se questo cammino non è accompagnato da interventi strutturali. Serve, infatti, una politica di contesto che punti sulle infrastrutture e sulla semplificazione: è impensabile per esempio, ancora oggi, che per aprire una impresa di autoriparazione, servano 81 tra autorizzazioni e certificazioni varie. Riuscire ad accompagnare le imprese e promuovere un percorso di crescita, di innovazione, di aggregazione funzionale e operativa, di valorizzazione delle specificità territoriali nell’ambito della competitività globale, è la sfida che devono cogliere, insieme, gli enti locali, il sistema bancario e quello associativo, sviluppando politiche sinergiche che vedano la complementarità delle azioni pubbliche e private, favorendo l’allocazione razionale delle risorse. Ciò comporta necessariamente una specializzazione dei soggetti che operano a supporto delle imprese, in generale, e, particolarmente, in ambito finanziario. L’Osservatorio è, allora, il punto di partenza per poter operare in questa logica di partnership tesa a enfatizzare il livello di conoscenza non fine a se stessa, ma quale strumento di analisi e sede di confronto e valutazione delle dinamiche del mercato del credito e di previsione dei futuri scenari economici dell’artigianato. La oramai prossima entrata in vigore (gennaio 2008) dei nuovi accordi interbancari, più noti come “Basilea 2”, la recente definizione della disciplina delle Cooperative e dei Consorzi di garanzia collettiva fidi sono elementi fondanti di un nuovo rapporto di collaborazione e di trasparenza fra il mondo imprenditoriale, il sistema bancario e quello privato della garanzia, finalizzato allo sviluppo ordinato e sostenibile del territorio, nel quale ogni soggetto è chiamato a fare la sua parte. Va in questo senso la ridefinizione da parte della Regione del quadro delle garanzie. L ’avere puntato su Artigiancredit Lombardia è un elemento che va colto con soddisfazione, ma anche con grande responsabilità da parte dei sistemi associativi. Il percorso avviato per aggregare il sistema dei Confidi di primo livello e quello ancora più strategico, di procedere a una aggregazione anche del secondo livello tra i vari settori produttivi, è una risposta importante alla sfida di modernizzazione che ha davanti il sistema dei Confidi per garantire sempre maggiore competitività al sistema delle imprese. In questo quadro si colloca anche la recente riorganizzazione degli incentivi per l’Artigianato attraverso l’attuazione della legge 1 del 2007. Per concludere, crediamo che la continua collaborazione fra i diversi soggetti che operano a supporto delle imprese in ambito finanziario sia un punto imprescindibile per concretizzare quel cambiamento necessario affinché il credito continui a essere uno degli strumenti per la conquista di quel vantaggio competitivo che permette alle imprese di vincere la sfida del mercato. In questo quadro l’Osservatorio e con esso il ruolo di Artigiancredit Lombardia non può che confermarsi una base fondamentale per questo più che mai necessario percorso. Confartigianato Lombardia C.N.A Lombardia Casartigiani Lombardia C.L.A.A.I Lombardia IL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO Componente Claudio Cacciamani Ente di riferimento Università degli Studi di Parma e Sda Bocconi, Milano Maurizio Ettore Maccarini Università degli Studi di Pavia Antonella Zucchella Università degli Studi di Pavia Andrea Bianchi Confartigianato Lombardia Giuseppe Vivace C.N.A. Lombardia Mario Bellocchio Casartigiani Lombardia Giancarlo Santagostino C.L.A.A.I. Lombardia Gabriella Faliva Regione Lombardia Stella Contri Regione Lombardia Renato Montalbetti Unioncamere Lombardia Marina Taddeo Artigiancredit Lombardia Barbara Pelligra Artigiancredit Lombardia Hanno collaborato per la Regione Lombardia: Gianluca Loscalzo, Fabio De Nicolo e Carolina Lambiase I SOGGETTI PROMOTORI L’Osservatorio sul credito alle imprese artigiane è promosso e finanziato da Unioncamere Lombardia e Regione Lombardia nell’ambito della Convenzione Artigianato. SOMMARIO 1. Premessa 9 2. Fatti e tendenze 11 3. Struttura, caratteristiche, peculiarità, criticità dell’Artigianato Lombardo 17 4. Analisi del credito 21 5. Note metodologiche e fonti 39 1. PREMESSA L’Osservatorio sul credito alle imprese artigiane della Lombardia si propone di fornire annualmente informazioni strutturate sulla qualità e quantità di credito riferito alle imprese minori e, in particolare, alle imprese artigiane della Lombardia. L’analisi del credito del comparto artigiano attraverso l’attività di misurazione ed elaborazione statistica dei flussi, delle condizioni e dei soggetti relativi all’ottenimento di credito da parte delle imprese minori, consente di approfondire la conoscenza delle variabili che interagiscono nell’ambito di tale mercato e rende questa indagine utile ai competenti organi politici locali quale base per mirate azioni di politica economica per la promozione del territorio e del tessuto produttivo locale. L’attività dell’Osservatorio prevede anche la realizzazione di quaderni tematici di approfondimento su temi che di anno in anno manifestano il loro rilievo. L’ultimo quaderno realizzato riguarda un tema che per diverse ragioni è di grande attualità: i Bond di distretto. Questi, infatti, consistenti in una cartolarizzazione dei crediti vantati dalle banche nei confronti delle imprese del distretto preso in considerazione, rappresentano una delle nuove proposte per la risoluzione del problema di accesso al credito delle piccole e medie imprese e hanno attirato molta attenzione. Al fine di analizzare le peculiarità e l’impatto di questo nuovo strumento, nel quaderno sono stati toccati diversi aspetti. In primo luogo, si è analizzata l’influenza positiva della concentrazione di imprese e dei distretti nel determinare la disponibilità e le condizioni di accesso al credito per le PMI; si è poi proseguito con un’analisi dei bond di distretto, con riferimento al meccanismo di funzionamento del processo di cartolarizzazione dei crediti, alla disciplina giuridica dello strumento, alla sua relazione con il Nuovo Accordo di Basilea, alle esperienze di emissione di bond di distretto che si sono sviluppate finora in Italia. Infine, si è presa in considerazione l’evoluzione del ruolo che il sistema dei Confidi può svolgere nell’ambito di un’operazione di emissione di bond di distretto. 9 2. FATTI E TENDENZE L’andamento delle imprese artigiane della Lombardia può essere meglio compreso se collocato nell’ambito dello scenario macroeconomico complessivo internazionale, nazionale e regionale. L’ECONOMIA MONDIALE: FATTI E TENDENZE Nel 2006 l’economia mondiale è cresciuta del 5,4 per cento; la crescita è divenuta più bilanciata tra le principali aree industrializzate ed è ancora aumentata in quelle emergenti; in Cina e in India è risultata intorno al 10 per cento. Negli Stati Uniti il prodotto è aumentato del 3,3 per cento; dalla metà dello scorso anno, l’attività economica ha risentito dell’indebolimento del mercato immobiliare e della crisi dei finanziamenti subprime. I prezzi delle abitazioni, in forte crescita dall’inizio del decennio, hanno nettamente decelerato; gli attuali valori immobiliari non appaiono sopravvalutati in misura eccessiva rispetto a quelli di equilibrio. Il rallentamento ciclico e le aspettative contenute di inflazione hanno indotto la Riserva federale a interrompere, dall’estate, la fase di restrizione monetaria avviata alla metà del 2004. Gli effetti positivi dell’allentamento della politica monetaria non sono stati interamente ribaltati sull’economia europea. Il disavanzo federale, beneficiando di un consistente aumento delle entrate, è sceso all’1,9 per cento del prodotto (2,6 per cento nel 2005). In Giappone la crescita, salita al 2,2 per cento, è stata sospinta dagli investimenti e dalla domanda estera. Il rafforzamento dell’attività economica ha spinto la Banca del Giappone ad avviare una graduale rimozione dello stimolo monetario impresso negli anni precedenti. Grazie al contenimento della spesa per investimenti e al favorevole andamento delle entrate, il disavanzo pubblico si è ridotto al 5,3 per cento del prodotto, dal 6,8 nel 2005. Con l’ingresso, dal 1° gennaio 2007, della Bulgaria e della Romania, si è conclusa la prima fase del processo di allargamento della Unione europea che consta ora di 27 paesi. Negli ultimi anni le economie dei paesi nuovi membri sono state generalmente caratterizzate da crescita sostenuta, inflazione in aumento, massicci afflussi di capitali e ampi disavanzi nei conti con l’estero; il ritorno a una crescita più equilibrata è essenziale per il raggiungimento nel medio periodo degli obiettivi di convergenza necessari per l’adozione dell’euro. Nelle economie emergenti il ritmo di sviluppo ha sfiorato l’8 per cento. In Cina, l’azione delle autorità monetarie ha mirato a contenere la dinamica degli investimenti. L’efficacia della politica monetaria è però limitata, anche per l’ingente disponibilità di autofinanziamento delle imprese. In India, dopo quattro anni di crescita sostenuta, si sono manifestati segnali di surriscaldamento, che la banca centrale ha contrastato con ripetuti aumenti dei tassi di interesse. Nelle altre economie emergenti l’espansione economica, seppure meno sostenuta, si è mantenuta robusta, beneficiando degli elevati prezzi delle materie prime e delle condizioni favorevoli sui mercati finanziari. In Russia il prodotto è accelerato al 6,7 per cento, in America latina al 5,5; in Africa la crescita è stata del 5,5 per cento, come nell’anno precedente. Il ritmo di espansione dell’Unione europea (UE-25) si è innalzato al 2,9 per cento nel 2006 (dall’1,7 nel 2005), con un rafforzamento della crescita in quasi tutti i paesi. In particolare, nell’area dell’euro l’incremento del prodotto è stato del 2,7 per cento (1,4 nel 2005). Nei dieci paesi divenuti membri della UE nel maggio 2004 la crescita è salita nel 2006 al 6 per cento, dal 4,8 nel 2005, un valore superiore di tre punti percentuali a quello dell’area dell’euro. L’attività economica è accelerata in quasi tutti i paesi, sospinta dalla domanda interna. L’accumulazione, in particolare, ha continuato a beneficiare dell’afflusso di investimenti diretti dall’estero, mentre i consumi sono stati sostenuti dall’aumento dell’occupazione e dei salari reali; sebbene l’aumento delle esportazioni, sospinte anche dalla ripresa dell’area dell’euro, sia risultato superiore a quello, già elevato, registrato nel 2005, il contributo alla crescita del settore estero è stato negativo in quasi tutti i paesi in seguito all’accelerazione delle importazioni. Esiste nel mondo una forte abbondanza di liquidità, la quale tende a concentrarsi in pochi investitori e in un altrettanto ridotto numero di fondi di investimento. 11 Le operazioni di private equity si sono intensificate sulle imprese di grandi dimensioni, già avviate. Stentano ancora a trovarsi i capitali per le microaziende. Nei Paesi in via di sviluppo forte è ormai il ruolo della finanza etica nello sviluppo di nuove iniziative. Nei Paesi sviluppati il ruolo è limitato a segmenti residuali di mercato. L’inflazione è aumentata nella generalità dei paesi, riflettendo, da un lato, la favorevole fase ciclica, dall’altro, le modifiche dei prezzi amministrati e delle imposte indirette. Esiste ancora una forte tensione sul prezzo delle materie prime. Il prezzo del petrolio ha raggiunto i massimi storici. I prezzi dei materiali metalliferi sono estremamente elevati, dato che i fornitori sono in situazione di oligopolio. La svalutazione del dollaro rispetto all’euro non giova all’economia del Vecchio Continente. In particolare, le esportazioni di prodotti di consumo a minore valore aggiunto, senza copertura né di marchio, né di brevetto specifico sono a rischio. Segnali negativi provengono, in particolare, proprio dalle imprese minori e artigiane, più esposte delle altre al taglio dei costi che le aziende maggiori devono porre in essere per potersi mantenere competitive a livello mondiale. Ciò frena notevolmente, ancora una volta, lo sviluppo delle imprese di minori dimensioni. La crescente globalizzazione, infine, impone la sempre maggiore partecipazione a eventi promozionali e fieristici sia nazionali, ma con risonanza internazionale, sia esteri. Il costo e gli investimenti per tali attività, ormai necessarie per le imprese minori che vogliano fare il salto dimensionale e di qualità, risulta spesso non sostenibile. In questo modo, le aziende minime e artigiane rimangono condannate alla loro taglia e a una mera sopravvivenza nel quotidiano. Rimane un problema energetico diffuso a livello mondiale. Ancora una volta, a essere penalizzate sono le imprese minori e minime, le quali non hanno possibilità né di autoproduzione, come le grandi, né di porre in concorrenza in modo efficace i diversi fornitori. La maggior parte delle banche centrali ha reso più restrittive le condizioni monetarie. Nei paesi che partecipano agli Accordi europei di cambio II (AEC II), gli incrementi dei tassi di interesse di riferimento sono stati generalmente in linea con quelli decisi dall’Eurosistema. Dalla prima metà del 2005 l’area dell’euro è entrata in una fase ciclica espansiva, ponendo fine a una stagnazione durata quasi un quinquennio. Il recupero di efficienza avviato dalle imprese per fronteggiare la competizione dei Paesi emergenti ha concorso a far sì che l’economia dell’area si agganciasse alla perdurante espansione del commercio mondiale. Le esportazioni hanno accelerato decisamente nel corso dell’ultimo biennio, stimolando la produzione e la domanda di capitale produttivo. Il contributo alla crescita delle esportazioni è stato in parte controbilanciato dal forte aumento delle importazioni connesso con la ripresa dell’attività produttiva. La spesa delle famiglie ha mostrato, come di consueto, una minore sensibilità ciclica, per l’atteggiamento ancora prudente dei consumatori, soprattutto in Germania, e per la crescita del reddito disponibile rimasta moderata. La progressiva rimozione dello stimolo espansivo della politica monetaria e la contenuta dinamica dei costi interni hanno consentito che la ripresa avvenisse in un contesto di sostanziale stabilità dei prezzi, contrastando le spinte inflazionistiche provenienti dalla componente importata dei costi. Nel 2006 l’inflazione al consumo è rimasta stazionaria al 2,2 per cento. La congiuntura nell’area dell’euro Sospinta dalla forte espansione della domanda mondiale, nel 2006 l’economia dell’area dell’euro è tornata a crescere a ritmi sostenuti (2,7 per cento). Il differenziale nei confronti degli Stati Uniti, che nella media dell’ultimo quinquennio era risultato pari a un punto percentuale, si è quasi dimezzato. Le esportazioni di beni e servizi sono aumentate dell’8,3 per cento in termini reali e al lordo dei flussi interni all’area, in linea con i risultati delle altre economie sviluppate e con l’incremento del commercio mondiale. Anche le importazioni di beni e servizi hanno accelerato (7,8 per cento dal 5,2 del 2005) grazie al recupero della domanda intermedia e finale; il contributo netto dell’interscambio commerciale alla crescita del prodotto è risultato pari a 3 decimi di punto percentuale. Gli investimenti sono aumentati del 4,7 per cento (dal 2,5 nel 2005), sospinti dal consolidarsi dell’espansione nel comparto dei macchinari, delle attrezzature e dei mezzi di trasporto e dal notevole rialzo nel settore delle costruzioni. Esiste ancora una domanda di sostituzione degli investimenti, soprattutto presso le aziende costituite nel dopoguerra. 12 I consumi hanno contribuito in minor misura alla crescita del prodotto, mantenendo un ritmo di espansione pressoché inalterato (1,7 per cento, contro l’1,5 del biennio precedente), a causa della lentezza del recupero della fiducia delle famiglie e di un andamento ancora moderato del reddito disponibile. La produzione industriale dell’area ha proseguito nella sua tendenza crescente in atto dall’inizio del 2005, portandosi su livelli assai superiori a quelli raggiunti al picco del ciclo precedente. Nei primi mesi del 2007 sono emersi tuttavia alcuni segnali di indebolimento della spinta espansiva. LA SITUAZIONE ITALIANA Sospinta dalla forte domanda mondiale e, in particolare, dal ciclo espansivo nell’area dell’euro, nel 2006 l’economia italiana ha ripreso a crescere (1,9 per cento) a ritmi superiori alle attese e al di sopra del proprio potenziale, così come stimato dalle maggiori istituzioni internazionali (intorno all’1,5 per cento). L’attenuarsi delle tensioni sul mercato del petrolio, la moderazione dei costi unitari interni, dovuta al miglioramento della produttività del lavoro nel comparto industriale e il graduale ritorno della politica monetaria verso un atteggiamento neutrale hanno consentito di mantenere la crescita dei prezzi su un livello appena superiore al 2 per cento. L’espansione, avviatasi nella seconda metà del 2005, ha tratto sostegno dalle esportazioni e dagli investimenti, a loro volta favoriti da condizioni creditizie ancora vantaggiose e dalla crescente fiducia delle imprese. I consumi hanno accelerato, nonostante la stazionarietà del reddito disponibile in termini reali, traendo forza dall’aumento della ricchezza delle famiglie e, presumibilmente, da un affievolimento dei motivi precauzionali di risparmio. Un impulso alla spesa potrebbe essere scaturito dalla chiusura del divario fra l’inflazione effettiva e quella percepita dai consumatori, che si era notevolmente ampliato dopo il changeover dalla lira all’euro nel 2002. Dopo i modestissimi incrementi del quadriennio precedente, nel 2006 i consumi delle famiglie residenti sono aumentati dell’1,5 per cento in termini reali, un ritmo comunque inferiore alla crescita media registrata nella fase espansiva del 1998-2000. In presenza di acquisti di beni non durevoli sostanzialmente stazionari, la spesa in semidurevoli è aumentata per la prima volta in quattro anni (1,2 per cento); i consumi dei beni tradizionali dei comparti del “made in Italy” sono stati soddisfatti in misura crescente con acquisti dall’estero. Quelli di beni durevoli si sono confermati robusti (3,2 per cento), soprattutto per i prodotti dell’elettronica e della telefonia; anche la domanda di mezzi di trasporto ha segnato un deciso recupero. I consumi di servizi, sui quali si concentra circa la metà della spesa complessiva delle famiglie, hanno accelerato al 2,0 per cento; vi ha contribuito la ripresa nel comparto delle comunicazioni, nonché quella delle attività legate al turismo e al tempo libero. L’occupazione e la sua composizione Nel 2006 il numero degli occupati in Italia rilevato dai conti nazionali, che comprende gli irregolari e i non residenti, è aumentato dell’1,7 per cento, uno degli incrementi più consistenti degli ultimi trent’anni. Secondo la rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, che, diversamente dai conti nazionali, considera i soli residenti, nella media del 2006 le persone occupate sono state circa 23 milioni, 425 mila in più rispetto all’anno precedente (1,9 per cento). Il tasso di occupazione della popolazione in età lavorativa, dopo un triennio di sostanziale stazionarietà, è aumentato di 9 decimi, al 58,4 per cento. Si sono ulteriormente ampliati i divari territoriali, sebbene a ritmi più contenuti che in passato. Fra il 2003 e il 2005 il numero delle persone occupate nel Mezzogiorno era diminuito di 70 mila unità, a fronte di un incremento di 718 mila nel resto del Paese; nel 2006 è aumentato di 105 mila unità, ma a un ritmo ancora inferiore a quello registrato nel Centro Nord (rispettivamente, 1,6 e 2 per cento). Il tasso di occupazione della popolazione in età lavorativa è aumentato di otto decimi, al 46,6 per cento, nel Mezzogiorno; al 65, dal 64 per cento, nel Centro Nord. L’occupazione è ancora aumentata prevalentemente nella componente dipendente (2,3 per cento; 381 mila persone); il numero di lavoratori autonomi è peraltro tornato a crescere (0,7 per cento), dopo la sostanziale stazionarietà degli anni precedenti, soprattutto nel Mezzogiorno (2 per cento; 0,2 nel Centro Nord). L’incidenza del lavoro autonomo sull’occupazione totale si è ulteriormente ridotta, al 26,4 per cento; resta tuttavia di molto superiore a quella media dell’area dell’euro, di circa 10 punti percentuali. La produttività I nuovi dati dei conti nazionali e le nuove misure del capitale impiegato nei processi produttivi, integrati da stime di Banca d’Italia, confermano la crisi di produttività già documentata in passato. Dopo il forte rallentamento registrato nella seconda metà de- 13 gli anni novanta, la produttività del lavoro nell’intera economia è diminuita complessivamente di oltre mezzo punto percentuale tra il 2000 e il 2006. Sull’andamento della produttività del lavoro negli ultimi cinque anni ha certamente pesato il lungo ristagno ciclico dell’economia italiana, a cui non ha fatto seguito, contrariamente a quanto avvenuto nel corso della recessione all’inizio degli anni novanta, una riduzione dei livelli di occupazione. Negli ultimi tre anni – prima debolmente, nel 2006 con più forza – la produttività del lavoro nell’industria in senso stretto ha tuttavia ripreso a crescere (0,1 per cento nel 2004, 0,3 nel 2005 e 1,2 nel 2006). Questi segnali di miglioramento, uniti alla ripresa della produzione e delle esportazioni, suggeriscono che possa essere in corso un processo di ristrutturazione e riposizionamento sui mercati delle imprese italiane. In questo ambito, aumentano gli investimenti per migliorare i processi produttivi e per ottimizzare i flussi di lavoro. Gli investimenti in capitale circolante ne traggono beneficio e, con essi, tutta la struttura dell’attivo delle imprese. La ristrutturazione in corso nel sistema delle imprese: demografia e cambiamenti strutturali alla luce di un’indagine della Banca d’Italia I dati relativi alla demografia di impresa rilevano i probabili segni di un lento processo di ristrutturazione avviato negli anni di stagnazione. Secondo i dati dell’anagrafe delle Camere di commercio, nel 2006, nonostante la ripresa dell’attività produttiva, le cessazioni sono aumentate, comprimendo ulteriormente il tasso di crescita del numero delle imprese all’1,2 per cento (1,6 nel 2005, 1,8 nel 2004). Nel settore manifatturiero il saldo tra nascita e chiusura di imprese è stato ancora negativo e il tasso di uscita si è mantenuto elevato per il terzo anno consecutivo (5,4 per cento). Tali andamenti in una fase di ripresa della produzione potrebbero indicare, come suggerito da alcune impostazioni teoriche, che il sistema produttivo stia attraversando un processo di distruzione creatrice, con la riallocazione della produzione dalle imprese espulse dal mercato a quelle già presenti e in grado di reggere le nuove sfide competitive; con il consolidarsi della ripresa, dovrebbero seguire un’accelerazione degli ingressi e una crescita dell’apporto delle nuove imprese. Presso le grandi aziende nazionali si stanno formando oligopoli “naturali”. Ciò spesso non giova alla concorrenza e, in particolare, alle imprese di minori e minime dimensioni, spesso loro fornitrici. I fattori che influenzano l’internazionalizzazione sono molto diversi al variare della dimensione d’impresa: le piccole sono principalmente motivate dall’esigenza di contenere il costo del lavoro (soprattutto nei settori tradizionali); le grandi dalla vicinanza ai mercati di sbocco. Pur se di modesta entità, la presenza delle imprese italiane è fortemente cresciuta in Cina e, in misura inferiore, in Europa. Questi segni di rinnovamento sono stati accompagnati da un ricambio generazionale tra gli imprenditori, che ne ha ridotto l’età media e accresciuto il grado di istruzione. Nelle imprese industriali con oltre 50 addetti la quota di imprenditori con 65 anni di età e oltre è scesa dal 37,4 per cento del 2002 al 24,4 del 2006, mentre l’incidenza degli imprenditori con età compresa tra i 35 e i 55 anni è salita dal 29,1 al 43,9 per cento. Per queste imprese la quota di imprenditori laureati è passata dal 23 al 37,4 per cento e quella degli imprenditori con titoli postuniversitari dal 2,8 al 4,2 per cento. La percentuale di imprenditori con titolo di licenza media o inferiore è scesa dal 22,4 al 9,5 per cento. Al cambiamento generazionale è generalmente associata una maggiore probabilità di introdurre rilevanti cambiamenti strategici. Nelle fasi di passaggio generazionale, tuttavia, mancano ancora strumenti di finanziamento adatti, strutture societarie che consentano un avvicendamento efficace delle generazioni. Cresce anche l’incidenza del personale laureato, salita per le imprese industriali con 50 addetti e oltre dal 6,9 per cento del 2000 al 9,5 per cento del 2006. In base ai dati della rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, nell’intero sistema produttivo si assiste a un costante aumento del peso degli occupati qualificati. In particolare la quota dei tecnici è cresciuta da meno del 12 per cento nel 1993 a oltre il 17 per cento nel 2006. Anche sul piano organizzativo i cambiamenti sono evidenti. Si osserva in particolare una rapida crescita della diffusione di sistemi gestionali delle risorse aziendali di tipo ERP (Enterprise resource planning), che offrono l’opportunità di una più razionale gestione degli input produttivi, dell’organizzazione dei processi di produzione e degli scambi con fornitori e clienti: tra le imprese industriali con oltre 50 addetti la quota di quante dispongono di un sistema ERP è salita dal 20,1 per cento del 2000 al 36,4 del 2006. Aumentano i network aziendali e le relazioni informali tra imprese. Ciò comporta un aggravarsi di rischi sia finanziari sia operativi spesso non efficacemente controllati. Non sempre esistono adeguati sistemi di tutela, sia assicurativi sia creditizi, per tale tipologia di rischi. 14 Le politiche di incentivazione Nella capacità innovativa le aziende italiane appaiono in ritardo rispetto alle imprese dei paesi più avanzati in tutti i settori e in tutte le classi tecnologiche. La spesa complessiva, privata e pubblica, in ricerca e sviluppo (R&S) si mantiene in Italia a circa l’1 per cento del PIL – valore sostanzialmente pari a quello del 2003 e comunque inferiore alla Francia (2,2 per cento), alla Germania (2,5) e alla media europea (1,8) – a fronte dell’obiettivo ambizioso del 2,5 per cento fissato dal Governo nell’ambito della strategia di Lisbona, da conseguire entro il 2010. È cresciuta, invece, l’incidenza della componente privata della R&S, dal 46,8 per cento del 2003 al 49,1 nel 2004, quando la media UE raggiungeva il 63,3 per cento. Il perseguimento dell’obiettivo di accrescere le attività innovative richiede politiche che riorientamento degli incentivi in favore della ricerca privata e delle collaborazioni tra imprese e istituzioni di ricerca. Se l’intervento pubblico deve porre rimedio ai fallimenti del mercato, come nel caso dell’attività di ricerca e sviluppo in cui i rendimenti privati dell’investimento sono inferiori a quelli sociali e generano un livello subottimale di spesa, l’erogazione di incentivi pubblici deve tuttavia seguire modalità che ne limitino gli effetti distorsivi. Seguendo le best practices suggerite dall’OCSE, nel definire gli interventi di politica economica si dovrebbe: stabilire con chiarezza un obiettivo misurabile da sottoporre a valutazione; prevedere un’attività di controllo nelle fasi di attuazione; dar corso a una verifica dei risultati, in modo da valutare la congruità delle risorse impiegate e il grado di realizzazione degli obiettivi. Si ritiene inoltre preferibile perseguire obiettivi trasversali con strumenti automatici che limitino le attività di ricerca delle rendite. Il Ministero dello Sviluppo economico ha delineato una riforma della politica industriale con il disegno di legge Industria 2015, varato dal Consiglio dei ministri lo scorso 22 settembre e recepito in parte già dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007). In base al disegno di legge, il riordino verrebbe effettuato lungo due direttrici. La prima prevede un sostegno generalizzato al sistema produttivo attraverso misure fiscali di carattere automatico, volte all’abbattimento dei costi di produzione, alla promozione degli investimenti, alla crescita dimensionale delle imprese e al riequilibrio territoriale. La seconda direttrice persegue obiettivi volti a riposizionare il sistema industriale italiano verso le produzioni a più alto valore aggiunto. Secondo il disegno di legge, questi interventi si avvarrebbero di Progetti di innovazione industriale (PII) destinati a particolari aree tecnologiche e produttive. La legge finanziaria per il 2007 prevede il finanziamento di cinque PII per l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, le nuove tecnologie della vita, il patrimonio culturale e il “made in Italy”. I programmi e le prospettive per il medio periodo A) INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE, OBIETTIVI DI MEDIO TERMINE E DINAMICA DEL DEBITO. Il rapido conseguimento del pareggio di bilancio, previsto per il 2011 nel Programma di stabilità, è essenziale per far diminuire significativamente il debito in modo da creare per tempo margini adeguati a fare fronte ai costi derivanti dall’invecchiamento della popolazione. Secondo le stime dell’Istat il rapporto tra ultrasessantenni e popolazione in età da lavoro, pari al 42,3 per cento nel 2005, raggiungerebbe il 52,7 nel 2020 e l’82,8 nel 2040; crescerebbe ulteriormente negli anni successivi. Nelle stime della Ragioneria generale dello Stato l’incidenza sul PIL delle spese che risentono dell’invecchiamento della popolazione rimane sostanzialmente invariata fino al 2020; sale successivamente. L’aumento tra il 2005 e il 2040 ammonta a 2,9 punti percentuali. Alle maggiori spese per pensioni (1,7 punti) e per la sanità e l’assistenza di lunga durata (1,8 punti) si contrappongono risparmi nel settore dell’istruzione. È verosimile che, in assenza di interventi, le voci di spesa considerate registrino aumenti più ampi e più vicini nel tempo. La riforma delle pensioni, ormai in fase di definitiva approvazione, dovrebbe risolvere alcuni dei problemi ancora aperti. La riforma del TFR ha avuto una portata inferiore al previsto. Rimane, tuttavia, il nodo dei fondi pensione e del ruolo che essi potranno giocare nel finanziamento alle imprese. In particolare, i flussi finanziari che si riverseranno sul mercato finanziario potranno dare beneficio al sistema produttivo, ma solo nella sua componente delle aziende maggiori. Per le imprese minori e artigiane la riforma del TFR potrà porre seri problemi di crescita, per i vincoli finanziari che rischia di indurre sulla struttura del passivo. Sono ancora pochi gli intermediari che hanno provveduto a porre in essere efficaci politiche di rifinanziamento o di effettivo nuovo finanziamento del TFR. B) IL FINANZIAMENTO E LE ATTIVITÀ FINANZIARIE DELLE IMPRESE La ripresa congiunturale del 2006 si è riflessa in un miglioramento della redditività delle imprese solo a partire dall’ultimo trimestre. Nell’intero anno, il margine operativo lordo in rapporto al valore aggiunto è diminuito di un punto percentuale rispetto al 15 2005, al 35 per cento, un valore modesto anche nel confronto con l’ultimo quinquennio, un periodo di debolezza dell’attività economica. Riflettendo in pari misura l’aumento dei tassi d’interesse e quello del debito, gli oneri finanziari netti sono saliti al 4,9 per cento del valore aggiunto (4,5 nel 2005). Il fabbisogno finanziario è aumentato a 34 miliardi, da 26 nel 2005, anche in connessione con la ripresa del processo di accumulazione. Il grado di copertura degli investimenti con risorse interne si è ridotto di dieci punti percentuali, al 42 per cento. I debiti finanziari delle imprese sono aumentati in misura rilevante, di 87 miliardi (70 nel 2005). In rapporto al PIL la loro consistenza è cresciuta al 67 per cento. Il leverage, calcolato come rapporto tra i debiti finanziari e la somma degli stessi con il patrimonio valutato ai prezzi di mercato, è invece rimasto invariato al 40 per cento, per effetto dell’aumento delle quotazioni di borsa sulla valutazione del patrimonio. La crescita del debito ha interessato tutte le componenti (prestiti e titoli, debiti a breve e a lungo termine); i prestiti bancari a breve scadenza, in particolare, hanno registrato una forte accelerazione, riflettendo l’accresciuta domanda di capitale circolante indotta dalla ripresa dell’attività economica. Per le grandi imprese emerge un andamento della situazione finanziaria più favorevole rispetto alla media. Sulla base dei bilanci consolidati dei principali gruppi industriali quotati in borsa, nel 2006 la redditività è rimasta elevata e il grado di indebitamento ha continuato a ridursi; il leverage di queste società resta tuttavia più elevato, a parità di settore e dimensione, di quello delle imprese quotate negli altri paesi dell’area. In Italia nel 2005 il rapporto tra debiti e PIL, pur in crescita, rimaneva contenuto rispetto agli altri paesi industriali (a eccezione della Germania). Il leverage delle imprese italiane, tuttavia, riflettendo principalmente il limitato apporto del capitale di rischio, era in una posizione intermedia: più elevato rispetto a Francia, Spagna e Stati Uniti e poco più basso rispetto a Germania e Regno Unito. Il divario con gli altri paesi si è molto ridotto rispetto alla metà degli anni novanta, quando l’Italia presentava un leverage particolarmente elevato nel confronto internazionale. La composizione dei debiti finanziari delle imprese italiane si differenzia rispetto agli altri paesi industriali soprattutto per il ridotto ricorso, nel nostro paese, al mercato obbligazionario. Nell’ultimo triennio, per esempio, le emissioni lorde di titoli obbligazionari sui mercati internazionali da parte delle società non finanziarie sono state pari allo 0,9 per cento del PIL in Italia, all’1,5 nell’area dell’euro e all’1,6 nel Regno Unito. Alcuni nodi sono ancora da discutere. Tra questi, le conseguenze che l’incremento dei tassi di interesse potrà avere sulla competitività delle aziende italiane. Dopo i privati, è probabile che anche le aziende avranno difficoltà a soddisfare le ragioni creditorie delle banche. Per alcune, sono già iniziate operazioni di rinegoziazione delle scadenze. Business plan accettabili in periodi di tassi di interesse bassi rischiano di diventare insostenibili nella fase attuale di rialzo delle condizioni di onerosità di accesso al credito. Sul fronte dell’offerta di fondi, il sistema bancario si sta concentrando e sempre più vi è il rischio di oligopoli di carattere locale. A ciò si sommano gli effetti, da un lato, della crisi dei titoli subprime, dall’altro, dei derivati offerti dalle banche. I primi stanno incidendo in modo negativo sulla capacità di rifinanziamento del nostro sistema bancario. Le operazioni di cartolarizzazione e di cessione di attivi sul mercato stanno diventando sempre più onerose. Tale incremento di tasso è destinato a ribaltarsi inevitabilmente sulla clientela più debole. Le operazioni a medio e lungo termine e quelle di leasing ne risentono in modo molto negativo. Senza un intervento a breve sul livello dei tassi, riducendo il tasso di riferimento con politiche monetarie espansive, si rischia una generalizzata e pericolosa riduzione del credito alle imprese, in particolare piccole e minori. Sotto il secondo profilo, i derivati, spesso venduti dalle banche alle imprese in modo non professionale, hanno minato la gestione di aziende sane e, più in generale, il rapporto di fiducia tra finanziatore e soggetto finanziato. Le imprese, anche di minori dimensioni, infatti, hanno coperto o, meglio, aperto posizioni speculative sui propri finanziamenti a medio e lungo termine che in molti casi si sono rivelate del tutto inefficaci, se non assolutamente negative, al fine della riduzione del costo effettivo del credito in un contesto di variabilità dei tassi. Per esse la situazione deve essere definita quanto prima in termini non solo di chiusura delle operazioni, ma anche di accordo con le banche proponenti circa il costo che ciò comporta. Peraltro, i contenziosi sono in forte aumento e vi è da ritenere che le perdite bancarie non potranno che essere scaricate, in modo mutualistico, sulla clientela. 16 3. STRUTTURA, CARATTERISTICHE, PECULIARITÀ, CRITICITÀ DELL’ARTIGIANATO LOMBARDO Analizzando più in dettaglio la realtà artigiana, si nota come a livello nazionale, alla fine del 2006, le imprese artigiane registrate presso le Camere di Commercio sono 1.483.957, ovvero circa lo 0,53% in più rispetto al 2005. Il dato, reso noto da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale sul movimento demografico delle imprese artigiane condotta da InfoCamere, è effetto del saldo tra 121.339 iscrizioni e 113.564 cessazioni avvenute nel corso del 2006. Serie storica della nati-mortalità delle imprese artigiane italiane negli ultimi sei anni ANNI Registrate al 31.12 Iscritte Cessate Saldo annuale Tasso di crescita 2000 1.395.478 114.173 99.742 14.431 1,03% 2001 1.410.552 117.862 102.788 15.074 1,07% 2002 1.429.180 119.660 101.237 18.423 1,29% 2003 1.444.569 113.567 98.177 15.390 1,06% 2004 1.462.747 124.884 106.706 18.178 1,25% 2005 1.476.182 121.413 107.978 13.435 0,92% 2006 1.483.957 121.339 113.564 7.775 0,53% Serie storica della nati-mortalità delle imprese artigiane lombarde negli ultimi sei anni ANNI Registrate al 31.12 Iscritte Cessate Saldo annuale Tasso di crescita 2000 253.531 20.013 17.454 2.559 1,01% 2001 256.695 20.890 17.726 3.164 1,24% 2002 258.712 20.270 18.253 2.017 0,78% 2003 261.383 20.043 17.372 2.671 1,03% 2004 264.016 20.972 18.339 2.633 1,00% 2005 265.694 21.056 19.378 1.678 0,64% 2006 267.486 21.283 19.491 1.792 0,67% 17 Entrando più in dettaglio nei dati riguardanti le imprese artigiane lombarde e analizzando i dati congiunturali messi a disposizione da Unioncamere Lombardia, è possibile dare indicazioni sull’andamento di questa tipologia di imprese. Variazioni tendenziali delle principali variabili economiche delle imprese artigiane lombarde (4° trimestre 2006 / 4° trimestre 2005) 1° trim 2° trim 3° trim 4° trim Media annua 0,6 0,7 0,4 1,0 0,7 72,0 71,0 69,8 72,8 71,4 Ordini interni 0,6 4,3 6,8 6,3 4,5 Ordini esteri 5,5 8,2 7,2 7,9 7,2 Periodo di produzione assicurata 34,7 35,3 33,5 33,5 34,2 Giacenze prodotti finiti -23,0 -22,7 -17,8 -16,9 -20,1 Giacenze materiali per la produzione -7,3 -8,9 -6,4 -8,9 -7,9 Fatturato interno 0,7 1,4 1,5 1,6 1,3 Fatturato estero 1,9 2,5 0,1 2,7 1,8 Produzione Tasso di utilizzo degli impianti Fonte: Unioncamere Lombardia La crescita media annua nel 2006 della produzione nelle imprese artigiane lombarde si attesta a +0,7%. Il tasso di utilizzo degli impianti nell’ultimo anno è cresciuto del 71,4%, arrivando a sfiorare nell’ultimo trimestre dell’anno quota 73%, nuovo punto massimo degli ultimi tre anni. Viene confermato il forte incremento ottenuto dagli ordini interni. Gli ordini esteri rimangono ancora vicini agli alti tassi di crescita registrati in corso d’anno con un +7,2% medio di periodo. Il fatturato interno registra un incremento medio dell’1,3%, come anche quello estero, che cresce del 2,7% nell’ultimo trimestre del 2006, portando così l’incremento medio all’1,8% annuo, dopo la battuta d’arresto registrata nel terzo trimestre. Dal punto di vista della dimensione d’impresa è interessante uno sguardo ai dati sotto riportati: Variazioni tendenziali per classi dimensionali delle imprese artigiane lombarde (4° trimestre 2006 / 4° trimestre 2005) Prod. Tasso di ut. impianti Fatt. Tot. Ordini interni Ordini esteri Giornate produz. Equiv. Giornate produz. Assicurata Saldo scorte prodotti finiti Var. % addetti nel trim. Totale 1,0 72,8 1,8 1,5 1,9 38,1 33,5 -16,9 -0,4 3–5 addetti 0,5 68,4 0,3 0,8 0,5 34,2 29,1 -22,1 -0,5 6-9 addetti 0,8 72,3 1,4 1,6 2,7 40,2 32,4 -13,6 -0,2 10-49 addetti 1,9 78,2 3,9 2,4 2,7 40,4 39,5 -15,2 -0,4 Fonte: Unioncamere Lombardia 18 I livelli occupazionali delle imprese lombarde registrano continue e lievi variazioni negative. L’andamento disaggregato per dimensione, tuttavia, evidenzia una inversione di tendenza rispetto ai dati relativi ai precedenti periodi di indagine, con le micro imprese che guadagnano il segno positivo. Le imprese di maggiori dimensioni (10-49 addetti) registrano una variazione del +1,9%, la classe intermedia (6-9 addetti) accelera leggermente portandosi al +0,8% e le micro imprese (3-5 addetti) registrano il primo incremento dei livelli produttivi degli ultimi quattro anni (+0,5%). Anche nelle altre variabili considerate si riscontra ormai uniformità, con solo l’intensità della crescita che rimane a fare la differenza tra le diverse classi dimensionali. Più nello specifico, risulta interessante un’analisi settoriale dettagliata: Variazioni tendenziali per settore delle imprese artigiane lombarde (4° trimestre 2006 /4° trimestre 2005) Prod. Tasso di ut. impianti Fatt. Tot. Ordini interni Ordini esteri Giornate produz. Equiv. Giornate produz. Assicurata Saldo scorte prodotti finiti Var. % addetti nel trim. Totale 1,0 72,8 1,8 1,5 1,9 38,1 33,5 -16,9 -0,4 Siderurgia 4,1 82,2 12,5 2,8 5,6 34,7 75,2 -15,8 0,6 Min. non metall. 1,3 71,1 0,5 1,5 -0,1 36,0 31,2 -22,0 -1,6 Meccanica 1,9 73,8 3,0 2,6 3,2 41,5 38,9 -21,3 -0,2 Alimentari 1,5 73,6 2,0 0,5 1,9 26,5 16,8 -12,7 0,5 Tessile -1,6 74,6 -0,6 -0,5 0,1 35,9 25,5 -7,1 -1,4 Pelli e calzature 2,5 69,1 0,4 0,4 4,7 42,1 37,9 -22,2 0,3 Abbigliam. -1,0 70,7 -0,6 0,0 2,4 34,3 27,0 -13,2 0,1 Legno e mobilio 0,6 68,9 1,7 2,0 -0,7 43,7 40,7 -21,4 -0,7 Carta – editoria -0,9 74,0 -1,5 0,4 -0,5 33,0 15,3 -13,2 -0,8 Gomma – plastica 1,0 70,1 2,0 2,0 0,8 29,0 29,0 -12,1 1,0 Manifatt. varie 2,9 70,1 1,2 0,6 1,5 40,3 24,4 -19,4 -1,8 Fonte: Unioncamere Lombardia La disaggregazione settoriale non presenta ancora una completa omogeneità. A fianco della siderurgia, che registra un incremento del 4,1% della produzione, rimangono ancora la carta editoria che perde lo 0,9%, l’abbigliamento che perde l’1,0% e il tessile, che registra -1,6%. Il tasso di utilizzo degli impianti riflette il risultato della produzione, con la siderurgia che raggiunge l’82%, seguita dalla carta-editoria e dal tessile oltre il 74%. Sul versante degli ordini è sempre la siderurgia a conseguire i migliori risultati, seguita dalla meccanica e dalla gomma-plastica. Questo deriva direttamente dalle tensioni sui prezzi delle materie prime già descritto nello scenario economico iniziale. In questo quadro, infatti, i settori che riescono a scaricare sul cliente l’incremento del costo delle materie prime, magari più che proporzionalmente, sono assolutamente avvantaggiati. A livello settoriale compare qualche sensibile incremento dei livelli occupazionali nella gomma-plastica (+1,0%), nella siderurgia (+0,6%), negli alimentari (+0,5%) e nelle pelli e calzature (+0,3%). L’ultimo settore, in particolare, sta risentendo positivamente della ripresa del settore della concia e del cuoio, che si sta manifestando da due anni a questa parte. 19 Grafico I Produzione artigianato manifatturiero ����������������� � ��� ������������� � ��� ������� � ��� ���������� � ��� ���������������� ��� ������������� ��� ������ ��� �������������������� ��� ��������� ��� ���������������� ��� ��������� ��� ���������� ��� �� �� � � � � � � Fonte: Unioncamere Lombardia Tale fenomeno è strettamente connesso alla ripresa del settore della moda, che sta trainando in buona parte anche la più generale economia italiana. Considerando il 2006 nel complesso si registra una crescita media annua dello 0,7% (cfr. il Grafico I), con sei settori su 11 nel quadrante positivo. La siderurgia registra l’incremento maggiore pari al 4,5%, seguita da pelli calzature al +2,4%, dalla gomma plastica al +1,7%, dalla meccanica al +1,6% e dai minerali non metalliferi al +1,0%. Sotto la media regionale rimane il legno mobilio, con un +0,5%. I restanti settori registrano complessivamente variazioni negative comprese tra il -0,7% dell’alimentare e il -1,7% delle manifatturiere varie. 20 4. ANALISI DEL CREDITO Il sistema bancario ha subito profondi, rapidi e intensi mutamenti nell’ultimo anno. Due operazioni di concentrazione hanno portato alla nascita di due poli bancari di rilievo non solo nazionale, ma anche europeo. Dall’altro lato, anche i sistemi locali hanno proceduto sulla strada di aggregazioni e concentrazioni. Ne deriva un quadro del sistema creditizio italiano sempre più polarizzato attorno a pochissimi attori a livello nazionale, i quali intervengono in modo anche massiccio sul piano locale mediante banche di rete o tramite la creazione di aree di affidamento con caratterizzazione geografica. Tutto ciò, comunque, rende ancora più lontano il centro decisionale dagli effettivi beneficiari non solo dei finanziamenti, ma anche dei servizi bancari. La rapidità decisionale è spesso compromessa, anche per importi di non rilevante ammontare. Le forme di affidamento sempre più dipendono da logiche di budget piuttosto che da analisi mirate dei veri fabbisogni delle imprese minori. Nello scenario descritto le Banche di Credito Cooperativo stanno vivendo un periodo di profondo mutamento. La loro capacità di attirare risorse manageriali in uscita dalle grandi banche e la possibilità di avere maggiore vicinanza al territorio, unita a una più forte rapidità decisionale, giovano alquanto a un rapporto di forte connubio con le imprese artigiane. A livello di distretto e locale le Banche di Credito Cooperativo si stanno ponendo quali veri e propri motori finanziari dello sviluppo delle aziende minori e di quelle in fase di avvio. In quest’ottica, la velocità decisionale fa sicuramente premio rispetto alle condizioni. Per il futuro, occorre verificare se e quanto la clientela del “mass market” imprese, cioè le nuove iniziative, in particolare nel campo artigiano, siano effettivamente sostenute dalle grandi banche strutturate piuttosto che da quelle minori, più vicine a clientela di tipo retail quale campo di vocazione in termini di finanziamenti. Anche per le imprese di minori dimensioni si è posto in alcuni casi il problema degli strumenti derivati, soprattutto nel momento in cui esse abbiano avuto accesso al credito per operazioni di carattere strutturale, acquisto di immobili o di impianti. Il fenomeno sta emergendo in tutta la sua complessità e drammaticità. La gestione imprenditoriale ne è risultata in alcuni casi intaccata, mentre le stesse aziende stentano ancora a comprendere la reale esposizione in caso di chiusura delle proprie posizioni. È opportuno attivare tavoli di confronto collettivo, magari in collaborazione con le associazioni di riferimento e di categoria. Per il futuro due sono le problematiche di maggiore rilievo a cui porre attenzione. In primo luogo, la crisi dei mutui subprime sta ponendo notevoli problemi di accesso al mercato della raccolta interbancaria anche ai gruppi di maggiore dimensione. In particolare, le condizioni di accesso alla liquidità rende assai più oneroso rispetto al passato l’ottenimento del rifinanziamento sul mercato interbancario. Allo stesso modo, si pone il problema di avere la capacità di ribaltare in modo selettivo sulla clientela le condizioni di maggiore onerosità dell’accesso ai fondi. In questo risiede il secondo ambito di analisi. Gli accordi di Basilea 2 sono stati prorogati al 31 dicembre 2007. Il 2008 diventerà il vero banco di prova per le banche e, soprattutto, per le aziende in tema di valutazione del merito creditizio e di condizioni di onerosità di accesso ai finanziamenti. I modelli di rating stanno portando a una maggiore selettività del credito fin da questo anno. Allo stesso modo, per le banche la bontà dei business plan diventa via via di assoluto rilievo. In questo ambito, la presenza di idonee garanzie può incidere senza dubbio in modo positivo sia sull’ottenimento del credito sia sulle condizioni di accesso allo stesso. Proprio in questo scenario risiede la capacità di intervento dei Confidi, le cui rinnovate capacità di mitigazione del rischio non potranno prescindere da: 1. la negoziazione di efficaci convenzioni con le banche e con gli intermediari in genere; 2. la verifica periodica sia del funzionamento delle convenzioni sia del loro rispetto all’interno del rapporto di affidamento; 3. la possibilità per i Confidi di vedere la loro garanzia accettata e quindi: • disporre di un’adeguata capitalizzazione e di un rating consono al livello di garanzia prestata • riuscire a promuovere al meglio i propri servizi alle aziende. 21 Proprio su questi ultimi due punti si gioca la sfida dei Confidi. Sul fronte interno, infatti, la spesso non appropriata capitalizzazione rende la loro garanzia priva di effettiva domanda sul mercato del credito da parte delle banche. Sul piano esterno, la penetrazione dei Confidi, anche nel segmento artigiano, è spesso bassa. Un’incisiva e forte diffusione non può che passare per un rinnovato rapporto con le associazioni di categorie, gli enti territoriali e le banche stesse. Un Confidi si è trasformato in banca. Altri stanno riflettendo sul cammino da percorrere. Anche per tale genere di intermediari si tratta di porre in essere un ripensamento non più solo economico-patrimoniale, connesso alla capitalizzazione e alle problematiche economiche nei confronti dei soci, ma inerente alla governance e alle strategie di sviluppo territoriali e in termini di offerta di servizi. Altrettanto importante è il continuo affermarsi di nuove banche locali, nate da iniziative di singoli soci o di associazioni di categoria. Il loro futuro è assolutamente incerto, ma non bisogna trascurare il senso di insoddisfazione nei confronti del sistema bancario che a livello locale si manifesta. Nel caso in cui esse siano efficacemente sostenute da associazioni di categoria e possano poggiare il loro back office su una banca maggiore, il loro sviluppo non è assolutamente da tracciarsi in termini negativi. 4.1. I FINANZIAMENTI BANCARI ALLE IMPRESE IN ITALIA 4.1.1. I finanziamenti bancari alle imprese in Italia per classi di grandezza di fido (dimensione dei finanziamenti) Dalle informazioni circa la composizione dei finanziamenti alle società non finanziarie e alle famiglie produttrici in termini di dimensione dei finanziamenti stessi, emerge (cfr. il Grafico II) che, a settembre 2006, il tasso di crescita su base annua dei micro finanziamenti è stato pari al 4,5%, al 5,7% per i piccoli finanziamenti, al 6,4% per i finanziamenti di media grandezza e al 10,7% per i finanziamenti di grande dimensione. In dettaglio, alla fine del settembre 2006 la quota sul totale degli impieghi fino a 250.000 euro (considerando anche i crediti non censiti dalla Centrale dei Rischi fino a 75.000 euro - attribuito ai micro finanziamenti) risulta pari al 12,2%, percentuale che raggiunge quasi il 20% con riguardo agli impieghi fino 500.000 euro e pari al 46,7%, qualora si considerino i finanziamenti fino a 5.000.000 euro. Il restante 54% è rivolto alle grandi imprese. 4.1.2. I finanziamenti bancari alle imprese in Italia per branca produttiva La ripartizione dei finanziamenti bancari in base alla branca produttiva (cfr. il Grafico III) indica la seguente evoluzione del tasso di crescita su base annua: • agricoltura +7,8% • artigianato +4,6%. Questo dato, peraltro, va visto con estremo favore, dato che l’anno scorso il settore assorbiva il 2,8% dei finanziamenti bancari. È probabile che si abbia non solo una ripresa della domanda, connessa a nuove iniziative e al consolidamento di quelle esistenti, ma anche alla più forte espansione del credito verso un segmento di clientela sicuramente interessante sul piano commerciale ed economico • commercio e alberghiero +7,2% • edilizia +15,2% • industria e servizi industriali +3,9. 4.1.3. I finanziamenti bancari di micro, piccola e media dimensione in Italia per branca produttiva Dall’analisi dell’evoluzione su base annua dei finanziamenti di micro, piccola e media dimensione si rileva (cfr. il Grafico IV) che per l’industria e i servizi industriali si è registrata, a settembre 2006, una crescita dell’1,6%, per il commercio e alberghiero del 4,7%, per l’edilizia del 13,2%, per l’artigianato del 4,6% e per l’agricoltura del 7,4%. 22 Grafico II Variazione percentuale dei finanziamenti alle società non finanziarie e alle famiglie produttrici in base alla dimensione dei finanziamenti * ��� ������ Variazione % da settembre 2005 a settembre 2006 ����� ��� Variazione % da giugno 2005 a giugno 2006 ����� �� ����� ����� �� ����� ����� ����� �� �� �� ����� ������� ������ ���� * L’aggregato di riferimento è la proxy dei finanziamenti per cassa in base alla classificazione per comparti di attività economica. Nei micro finanziamenti sono compresi quelli con utilizzo inferiore ai 250 mila euro, nei piccoli finanziamenti quelli con utilizzato compreso tra 250 mila e 500 mila euro, nei medi finanziamenti quelli con utilizzato compreso tra 500 mila e 5 milioni di euro, nei grandi finanziamenti quelli con utilizzato superiore a 5 milioni di euro. Fonte: Dati “Osservatorio permanente sui rapporti Banche - Imprese” Grafico III Variazione dei finanziamenti bancari per branca produttiva * ����� Variazione % da giugno 2005 a giugno 2006 ������ ����� Variazione % da settembre 2005 a settembre 2006 ������ ����� ����� ����� ����� ���� ����� ����� ����� ���� ����� ���� ����� ����� �� �� �� ��� �� �� �� � ��� ��� ��� � �� ���� �� �� ��� � �� ��� ��� �� � �� �� �� � � �� ��� �� �� �� � �� �� � �� �� �� �� ���� Fonte: Dati “Osservatorio permanente sui rapporti Banche - Imprese” 23 Grafico IV Variazione dei finanziamenti bancari di micro, piccola e media dimensione per branca produttiva * �� Variazione % da giugno 2005 a giugno 2006 ������ �� Variazione % da settembre 2005 a settembre 2006 ������ �� ����� � ����� � ����� ����� ����� ����� � ����� � ������ � �� �� �� ��� �� �� �� � ��� ��� ��� � �� ���� �� �� ��� � �� ��� ��� �� � �� �� �� �� �� ��� �� �� �� � �� �� ��� �� �� �� �� * L’aggregato di riferimento è la proxy dei finanziamenti per cassa in base alla classificazione per comparti produttivi. Nei micro, piccoli e medi finanziamenti sono ricompresi quelli con utilizzato inferiore ai 5 milioni di euro. Per i finanziamenti alle imprese artigiane si è seguita la seguente classificazione: i finanziamenti alle famiglie produttrici e alle quasi società fino a 5 addetti sono stati considerati micro finanziamenti, quelli alle quasi società con più di 20 addetti sono stati considerati piccoli finanziamenti. Fonte: Dati “Osservatorio permanente sui rapporti Banche - Imprese” 4.2. LA SITUAZIONE DEL CREDITO IN LOMBARDIA E ITALIA Considerando il credito erogato alle imprese artigiane nel periodo considerato (cfr. la Tabella 1), in media la Lombardia costituisce, da sola, quasi il 25% del totale del credito concesso alle imprese artigiane italiane e quasi il 24% di quello utilizzato a livello nazionale. Rispetto al 2005 si è verificata una leggera riduzione e, quindi, si è tornati al trend di diminuzione che si era mantenuto costante, seppur lieve, fino al 2004. Per verificare le caratteristiche del fenomeno, in primo luogo va posto in luce come in Lombardia si continui ad assistere a un minore grado di utilizzo del credito rispetto alle altre regioni italiane. In particolare, il rapporto tra il credito utilizzato e quello concesso, in lieve diminuzione fino al 2001, passando dal 70,14% del 1997 al 68,38% del 2001, nel 2002 abbia ripreso lievemente ad incrementarsi, passando al 68,78%, al 69,69% nel 2003, al 69,67% nel 2004, 70,24% nel 2005 per arrivare al 70,64% del 2006. Tale trend, sempre oggetto di attenzione nelle precedenti edizioni, deve ormai considerarsi strutturale. Sul piano dell’analisi, tuttavia, va ritenuto che esso dipenda più da aspetti di natura aziendale, connesso assai probabilmente alla minore intensità di capitale che caratterizza le imprese artigiane lombarde rispetto a quelle nazionali. Non è un caso, infatti, che in Lombardia si abbia la più alta concentrazione di imprese nel campo dei servizi d’Italia. Secondariamente, (cfr. la Tabella 2), all’interno della Regione Lombardia il fenomeno del credito alle imprese artigiane si conferma estremamente concentrato. In particolare, le province di Milano, Bergamo e Brescia continuano a rappresentare poco meno del 60% del totale dei fondi erogati alle imprese artigiane lombarde. Le altre province presentano anche nel 2006 importi notevolmente inferiori alle precedenti e mai superiori, singolarmente, all’8%. Da sottolineare, inoltre, come le province di Bergamo e di Brescia non siano più quelle con il più basso livello di credito utilizzato rispetto a quello concesso, ma come tra queste si siano inserite e consolidate anche le province di Lecco e Mantova. Il fenomeno del basso grado di utilizzo del credito concesso, 24 quindi, non è più appannaggio solo di alcune province, ma riguarda ormai quasi tutta la regione nel complesso, a prescindere dalla densità della popolazione e dal grado di industrializzazione delle aree. Anche in questo caso, il dato denota, come nelle precedenti edizioni, una progressiva omogeneizzazione di comportamenti in tutto il territorio lombardo. 4.2.1 Tipologia del credito: analisi di durata, tassi e sofferenze Passando alle condizioni di tasso, cioè all’onerosità dei crediti ottenuti dalle imprese artigiane lombarde, vengono distinte, in linea con le rilevazioni della Banca d’Italia, quattro tipologie di impieghi: • rischi autoliquidanti • rischi a scadenza (fino ad 1 anno) • rischi a scadenza (oltre 1 anno) • rischi a revoca. A partire dal marzo 2004, come già evidenziato nello scorso rapporto, la rilevazione dei tassi di Banca d’Italia è stata modificata, in quanto è stato ampliato il numero di banche segnalanti e lo schema segnaletico è stato integrato e modificato. In particolare, la nuova rilevazione non prevede più, da parte degli intermediari, la segnalazione della “durata originaria del rapporto”; di conseguenza, non è più possibile determinare il tasso di interesse medio per le operazioni a scadenza in modo separato rispetto alle operazioni a breve e a medio – lungo termine. La disaggregazione per scadenza attualmente disponibile si riferisce alla durata originaria del tasso di interesse, definita come intervallo di tempo durante il quale non è contrattualmente prevista una variazione del tasso. Per quanto concerne la prima tipologia di forme tecniche, quelle autoliquidanti (cioè per esempio lo sconto di fatture, l’anticipo su ricevute bancarie, ecc.), il relativo tasso d’interesse è più alto di quello del resto dell’Italia, così come rilevato anche negli scorsi rapporti. (cfr. la Tabella 3). I rischi a scadenza fino a 1 anno (come per esempio l’anticipo su merci, il credito all’esportazione, ecc.), che hanno avuto un tasso d’interesse sempre inferiore al resto dell’Italia per tutto il periodo 1997-2003, nel 2006, come avviene già dal 2004, sono perfettamente in linea con quelli nazionali (5,02% in Italia e Lombardia). Per i rischi a scadenza oltre 1 anno (mutui e prestiti a lunga scadenza) l’analisi mostra un livello di tasso di interesse per le imprese artigiane lombarde superiore, seppure di poco, a quello italiano (dato invertito rispetto alla scorsa rilevazione in cui le imprese artigiane lombarde usufruivano di un tasso leggermente più vantaggioso). Il tasso sulle operazioni a medio termine per la generalità delle imprese in Lombardia nel 2006 è pari al 5,38% contro il 5,29% nazionale: per entrambi i valori si è comunque assistito ad un incremento rispetto al 2005. Per quanto concerne i rischi a revoca (per esempio le aperture di credito in conto corrente) si segnala che le imprese lombarde scontano un tasso sempre superiore, seppure non in modo rilevante, rispetto a quello nazionale: 11,71% contro l’11,36%. Come in passato, i dati di tendenza mostrano come nella regione Lombardia le condizioni di onerosità dell’accesso al credito siano in linea di massima assolutamente allineate a quelle nazionali, con differenze del tutto trascurabili. Confrontando i dati attuali rispetto a quelli passati, anche quest’anno emerge come la seppure lieve diversità dell’onere dei finanziamenti non trovi spiegazione in modo convincente, oltre che nella diversa forza contrattuale delle imprese lombarde e nel grado di competizione del sistema creditizio locale, anche nel livello di rischio delle imprese lombarde rispetto a quello delle altre regioni italiane. Occorre verificare, in futuro, quale possa essere la politica di discriminazione dei tassi e l’impatto che l’avvio definitivo di Basilea 2 potrà avere sulle imprese affidate. Il trend delle sofferenze rispetto ai crediti, sia utilizzati sia erogati, si mostra in costante diminuzione nel periodo indagato. Va comunque sottolineato come la Lombardia mostri il migliore livello di insolvenze, anche rispetto a regioni storicamente più virtuose quali il Trentino, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e l’Emilia Romagna (cfr. le Tabelle 4 e 5). Nella regione lombarda, in particolare, per le imprese artigiane si passa dal 6,93% di sofferenze sul credito concesso nel 1997 al 3,46% del 2006. Circa la forte riduzione delle insolvenze bancarie a livello sia nazionale sia regionale va sottolineato come abbiano avuto un forte impatto le operazioni di cartolarizzazione e cessione di crediti di dubbio esito. Tale genere di operazioni è stata dettata soprattutto dall’avvento dei principi contabili internazionali, i quali non avrebbero più reso possibile la loro iscrizione a valori storici negli attivi bancari. 25 Grafico V Rapporto sofferenze / credito concesso: confronto Italia - Lombardia �� Italia ������ Lombardia �� ������ �� ������ ������ �� ����� ����� ����� � ���� ����� ����� � ����� ����� ����� ����� ����� ����� ����� ����� � ����� ����� � � ������ ������ ������ ������ ������ ������ ������ ������ ������ ������ Fonte: Elaborazione Artigiancredit su dati Banca d’Italia. Nota metodologica: per “sofferenze” si intendono la totalità dei rapporti per cassa in essere con soggetti in stato di insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili (Bollettino Banca d’Italia, Note Metodologiche) Va verificato l’impatto su tali operazioni derivante dalle nuove norme in tema di bilancio delle banche, che esigono la “definitività” assoluta della cessione al fine di potere stralciare il credito dal bilancio, e l’atteggiamento più prudente espresso dalla Banca d’Italia rispetto al passato. In questo senso, si potrebbe avere un minore e più mirato ricorso a tali operazioni, accompagnato dalla necessità, comunque, di ridurre il capitale investito da parte delle banche finanziatrici. È probabile che la cessione di crediti di scadente qualità abbia interessato, in particolare, le banche che, pur con un respiro geografico nazionale, hanno sede legale in Lombardia. Risulterebbe di assoluta utilità per le piccole e micro imprese progettare un intermediario specializzato nel recupero delle relative posizioni di contenzioso, senza che queste vengano o cedute quali “bad loan” o più semplicemente trattate “in monte” all’interno di un più generale portafoglio crediti. In questo modo si potrebbero salvaguardare sia professionalità sia competenze che ancora oggi caratterizzano le imprese minori e artigiane che, in caso contrario, andrebbero senza dubbio disperse. La percentuale di riduzione delle insolvenze in Lombardia continua senza dubbio a non essere tra le più alte del Paese, anche se il più forte trend di diminuzione delle insolvenze, come negli anni passati, sembra appannaggio delle regioni con una più scadente qualità del credito. In ogni caso, la situazione della qualità iniziale del credito in Lombardia si mostra notevolmente migliore rispetto a quella media italiana con riferimento sia ai crediti erogati sia a quelli concessi (cfr. il Grafico V). La situazione appena descritta, peraltro, ancora una volta, continua a essere estremamente differenziata all’interno della regione in relazione alle province di riferimento. Quelle che denotano la minore incidenza delle sofferenze sul credito utilizzato sono Bergamo, Brescia, Mantova, Lecco e Sondrio che si collocano sotto il 4%. Cremona si attesta intorno al 4,39%, mentre Lodi è al 5,47%. Vengono, poi, le province di Milano, Varese e Como, che oscillano intorno a valori compresi tra il 6 e il 7%. La provincia di Pavia – 9,53% – si colloca su valori decisamente superiori rispetto alle altre (pur manifestando, come peraltro tutte le altre province, un trend di riduzione importante negli ultimi 9 anni) (cfr. le Tabelle 6 e 7).Passando alla scadenza dei crediti erogati alle imprese artigiane, nel periodo considerato emerge come si sia ormai consolidata la tendenza alla prevalenza di quella a medio-lungo periodo rispetto a quella a breve termine (cfr. la Tabella 8). Questo trend, evidenziato a livello nazionale, si riscontra anche nella realtà lombarda, dove, anche nel 2006, tutte le province hanno registrato una prevalenza dei crediti a medio lungo termine rispetto a quelli a breve (cfr. la Tabella 9). Tale tendenza deve essere vista con favore, soprattutto nel momento in cui essa consenta alle imprese artigiane di potere consolidare la loro politica di investimento in una fase di tendenziale ripresa economica. 26 4.3. ANALISI DELLE AGEVOLAZIONI IN LOMBARDIA Dal 1° luglio 2007 è cessata l’operatività delle linee di intervento previste dalla legge regionale 34/96, dalla legge 949/52 e dalla legge 1068/64. È attivo il nuovo Fondo regionale per le agevolazioni finanziarie all’Artigianato costituito presso Finlombarda S.p.A. ai sensi della legge regionale 1/2007, con la previsione delle seguenti nuove misure di intervento agevolativo: MISURA A MICROCREDITO Le imprese artigiane lombarde hanno a disposizione questo nuovo strumento di intervento che permette di accedere a un contributo in c/garanzia, che abbatte il costo delle garanzie rilasciate dai Confidi a fronte del finanziamento concesso dalle banche convenzionate. La garanzia, che agevola l’accesso al credito, è gratuita grazie all’intervento regionale. Le richieste di finanziamento, con importi variabili da un minimo di € 10.000 ad un massimo di € 15.000, avranno una durata massima di rimborso pari a cinque anni, anche in presenza di finanziamenti con una durata superiore; il contributo in c/garanzia è riconosciuto per la durata massima dei 5 anni. Il finanziamento è destinato esclusivamente a sostenere le seguenti spese: 1) acquisto di attrezzature e macchinari; 2) costi di manutenzione ordinaria e straordinaria; 3) acquisto di scorte. MISURA B INVESTIMENTI Le imprese artigiane lombarde possono presentare la domanda di agevolazione per il contributo in conto interessi o per il contributo in conto canoni direttamente agli sportelli degli intermediari finanziari convenzionati (banche e società di leasing). L’intervento è concesso dagli intermediari finanziari per le seguenti spese: 1) costruzione/acquisto, ampliamento e ammodernamento del capannone/laboratorio aziendale; 2) acquisto di macchinari, attrezzature e veicoli ad uso esclusivo aziendale. L’intervento finanziario potrà essere di importo compreso da un minimo di € 15.000 ad un massimo di € 350.000. Su questi importi la Regione Lombardia potrà concedere un contributo fino all’importo massimo di € 10.000 e comunque nel rispetto del limite previsto dal regime comunitario “De Minimis”. Il tasso di interesse applicato agli interventi finanziari è pari all’euribor a 3/6 mesi, per le operazioni a tasso variabile, e l’IRS vigente, per le operazioni a tasso fisso, aumentati di uno spread massimo variabile da 2 (leasing a tasso variabile) a 1,5 punti (tutte le altre operazioni). La Regione Lombardia favorisce le imprese artigiane agevolandone l’accesso al credito a tassi convenzionati, mitigando il peso degli oneri finanziari mediante l’erogazione di un contributo oggi mediamente compreso tra 1,6 punti (fino ad operazioni di € 100.000) ed 1,15 (per operazioni da € 100.000 ad € 350.000) di abbattimento del tasso applicato. MISURA C SVILUPPO AZIENDALE Viene confermata l’operatività delle due precedenti misure 1 – sostegno nuove imprese – e 2 – sviluppo produttivo – della ex l.r. 34/96 – Fondo di rotazione. Per la sola misura 2 variano gli importi minimo e massimo agevolabili, elevati rispettivamente ad € 50.000 (minimo) ed € 500.000 (massimo). La Misura C sarà oggetto di un ulteriore revisione allo scopo di sostenere e orientare le attività dell’artigianato lombardo all’innovazione, al trasferimento tecnologico e allo sviluppo produttivo. Il 2006 è stato dunque l’ultimo anno in cui hanno svolto la loro funzione gli interventi agevolativi regionali analizzati nelle scorse rilevazioni, ossia la Legge 949/52-Artigiancassa, la Legge Regionale 34/96 e la Legge 1068/64. Leggi di Agevolazione Regionali LEGGE 949/52 - LEGGE 240/81 – LEGGE 1068/64 – ENTE GESTORE: ARTIGIANCASSA SPA Dal luglio 2007 la Regione Lombardia ha riorganizzato gli incentivi razionalizzando i vecchi interventi delle Leggi 949/52, 240/81 e 1068/64, leggi di incentivo gestite da Artigiancassa Spa, che hanno operato fino al 30/06/2007. Nel 2006 si è registrato un aumento di operatività per le operazioni di credito agevolato – legge 949/52 – e leasing – legge 240/81 – (cfr. la Tabella 10) con un incremento di quasi il 25% nell’importo totale ammesso e, come negli anni passati, la Lombardia mantiene sull’utilizzo della L. 949 il ruolo primario rispetto al resto del Paese (29,03% del totale utilizzato, rispetto al 24,7% del 2005). Per quanto riguarda il Fondo ex lege 1068/64, che ha una dotazione regionale di circa 20 milioni di Euro, è importante sottolineare come ad oggi gli unici strumenti utilizzati dei quattro previsti dal regolamento che recepisce la volontà della Giunta Regionale – garanzia diretta, cogaranzia, controgaranzia e fideiussioni – siano quelli della controgaranzia e della garanzia diretta. LEGGE REGIONALE 34/1996: ENTI ISTRUTTORI FINLOMBARDA E ARTIGIANCREDIT LOMBARDIA – SISTEMA DEI CONFIDI ARTIGIANI LOMBARDI La Legge 16 dicembre 1996 n. 34, radicalmente modificata dal luglio 2007, ha anch’essa operato con le vecchie modalità fino al 30/06/2007. Analizziamo qui di seguito i dati relativi agli strumenti finanziari previsti dalla legge: 27 • Fondo di Rotazione che consente di erogare finanziamenti e leasing agevolati utilizzando un fondo costituito per il 40% da risorse regionali e per il 60% da risorse delle Banche convenzionate. • Fondo di garanzia per le operazioni sul fondo di rotazione e sul fondo abbattimento tassi. • Fondo abbattimento tassi che eroga un contributo alle imprese artigiane per abbattere il tasso d’interesse praticato dalle banche convenzionate. Domande, investimenti, agevolazioni Il Comitato Tecnico per il Credito, che ha il compito di deliberare la concessione dei finanziamenti, dei contributi per l’abbattimento dei tassi d’interesse e delle garanzie (art. 8 della l.r. 34/96), ha esaminato nell’arco di tempo che va da luglio 1998 a dicembre 2006, 4.752 domande, di cui 3.727 per finanziamenti del Fondo di rotazione e 1.025 domande di contributo per l’abbattimento tassi. Domande valutate dal Comitato Tecnico per il Credito fino al 2006 Fondo di rotazione N. % Fondo abbattimento tassi N. % Totale N. % Totale presentate 3.727 100,00 1.025 100,00 4.752 100,00 Accolte 3.672 98,52 1.007 98,24 4.679 98,46 55 1,48 18 1.76 73 1,54 Respinte / Ritirate Fonte: Regione Lombardia – Finlombarda spa Complessivamente, la percentuale delle domande accolte e regolarmente in essere (al netto, quindi, delle domande revocate o rinunciate) sul totale di quelle presentate supera il 98%. L’alta percentuale di esiti positivi denota e conferma la solidità economica delle imprese che ricorrono alle agevolazioni previste dalla legge. Tale risultato è stato ottenuto con il ruolo attivo attribuito a Finlombarda e al sistema dei Confidi - Artigiancredit per la raccolta e l’istruttoria delle domande relative al fondo di rotazione, che rappresentano più del 90% del totale delle domande. Questa collaborazione è confermata e ulteriormente potenziata dal sistema bancario, impegnato a svolgere lo stesso ruolo per le richieste sul fondo abbattimento tassi (cfr. il Grafico VI). Grafico VI Totale delle domande presentate per il Fondo di rotazione e per il Fondo di abbattimento tassi ��� Fondo di rotazione ��� ��� ��� ��� ��� ��� ��� ��� ��� ��� ��� ��� ��� ��� ��� ��� ��� �� ��� �� � Fondo di abbattimento tassi ��� ���� �� ���� �� ���� �� ���� ���� ���� Fonte: Regione Lombardia – Finlombarda spa 28 ���� ���� ���� Andamento delle domande di agevolazione nel 2006 Per quanto riguarda l’andamento delle domande registrato nel corso del 2006, si constata una flessione, rispetto all’anno precedente, sul fondo di rotazione (-61 domande) compensata però dalle agevolazioni richieste sul fondo abbattimento tassi (+96). Il volume complessivo di domande presentate nell’anno 2006 è stato superiore rispetto agli anni scorsi (+153 domande rispetto al 2004 e +35 domande rispetto al 2005), fermo restando il divario, che peraltro è sempre inferiore, tra le richieste presentate a valere sui due fondi menzionati. Andamento delle domande di agevolazione lr 34 / 96 fino al 2006 Fondo di rotazione Numero Finanziamento domande deliberato Fondo abbattimento tassi Numero Finanziamento domande deliberato 2001 351 31.542.166 40 6.688.117 2002 428 36.002.122 100 18.622.287 2003 337 22.493.211 70 12.212.458 2004 534 40.078.013 115 18.370.936 2005 511 42.912.913 256 32.459.319 2006 450 39.941.640 352 42.647.227 Fonte: Regione Lombardia – Finlombarda spa 29 Andamento dei tassi d’interesse La tabella sottostante mostra il trend del tasso medio di mercato per l’artigianato, del tasso convenzionato tra Regione Lombardia, banche e società di locazione finanziaria, del tasso applicato (agevolato). Sul fondo di rotazione, per le operazioni di finanziamento, è considerevole il calo del tasso applicato, già di per sé nettamente migliorativo rispetto alle usuali condizioni praticate dalle banche, sceso nella nuova rilevazione di luglio 2006 al 2,68% rispetto al 3,15% del gennaio 2003 (-0,47% di differenza). Sempre sul fondo di rotazione, le operazione di locazione finanziaria si presentano leggermente più onerose di circa mezzo punto percentuale a causa dell’applicazione di uno spread superiore sul tasso convenzionato, mentre il fondo abbattimento tassi registra il tasso più competitivo. Andamento dei tassi d’interesse lr 34 / 96 Periodo Fondo rotazione Tasso Tasso convenz. applicato Locazione finanziaria Tasso Tasso convenz. applicato Fondo abbattimento tassi Tasso Tasso convenz. applicato Tasso artigianato Luglio 1998 6,78 4,87 6,78 4,87 5,88 4,10 6,30 Gennaio 1999 4,39 3,54 4,93 3,76 4,88 3,60 5,45 Luglio 1999 3,66 3,15 4,37 3,42 3,66 3,15 4,85 Gennaio 2000 4,51 3,90 4,96 3,90 4,51 4,10 6,30 Luglio 2000 5,67 4,20 5,99 4,39 5,67 3,67 6,60 Gennaio 2001 5,95 4,37 6,46 4,83 5,95 3,95 6,55 Luglio 2001 5,36 4,02 6,21 4,53 5,36 3,36 6,15 Gennaio 2002 4,25 3,35 5,10 3,86 4,25 2,55 5,25 Luglio 2002 4,60 3,56 5,22 3,93 4,85 2,90 5,95 Gennaio 2003 3,91 3,15 4,71 3,63 4,16 2,50 5,10 Luglio 2003 3,01 2,66 3,67 3,15 3,01 2,15 4,40 Gennaio 2004 3,21 2,72 3,65 2,99 3,21 2,40 4,95 Luglio 2004 3,18 2,11 3,61 2,52 3,18 1,18 4,85 Gennaio 2005 3,19 2,11 4,14 2,68 3,20 1,20 4,35 Luglio 2005 3,11 2,06 4,11 2,66 3,11 1,11 4,15 Gennaio 2006 3,64 2,38 4,50 2,90 3,65 1,65 4,40 Luglio 2006 4,14 2,68 4,97 3,18 4,14 2,14 5,05 Fonte: Regione Lombardia – Finlombarda spa 30 Andamento provinciale dell’agevolazione Grafico VII Fondo di rotazione lr 34 / 96: finanziamenti deliberati per provincia (anno 2006) ���� ���� ���� Bergamo ���� Brescia ����� ����� ���� ���� ���� 181 Como 28 Cremona 23 Lecco 10 Lodi ����� 42 9 Mantova 54 Milano 65 Pavia 23 Sondrio 2 Varese 13 ���� Fonte: Regione Lombardia – Finlombarda spa Grafico VIII Fondo abbattimento tassi lr 34 / 96: finanziamenti deliberati per provincia (anno 2006) ���� ���� Bergamo ���� ���� ���� ���� ����� ���� ���� ���� ���� Fonte: Regione Lombardia – Finlombarda spa 31 225 Brescia 29 Como 23 Cremona 2 Lecco 7 Lodi 1 Mantova 20 Milano 30 Pavia 1 Sondrio 5 Varese 9 DOCUP MISURA 1.4 A E MISURA 1.4 B Gli incentivi previsti dal Documento Unico di Programmazione Obiettivo 2 hanno visto una proroga fino al 31/12/2008 e stanno esaurendo il proprio ruolo; questo è dimostrato anche dal numero sempre più esiguo di operazioni presentate. Sottomisura 1.4 A La sottomisura si propone di facilitare l’accesso al credito delle aziende artigiane e loro consorzi o società consortili per operazioni di investimento per lo sviluppo della struttura commerciale e produttiva. Gli interventi possibili sono la concessione di finanziamenti a medio termine o locazione finanziaria a tasso agevolato in cofinanziamento con il sistema bancario e società di leasing (Fondo di rotazione) oppure di garanzia sulla quota di cofinanziamento concessa dal sistema bancario (Fondo di garanzia) con gli stessi meccanismi previsti dalla Legge 34. Grafico IX Sottomisura 1.4 A: domande ammesse per settore di attività ����� ���� ���� Costruzioni ����� ���� Industria alimentare Lavorazione del legno ���� Metalli e meccanica Prodotti chimici Tessile Trasporti ����� Fonte: Regione Lombardia Sottomisura 1.4 B La sottomisura è gestita da Artigiancredit Lombardia che ha ricevuto un fondo di circa 2.500.000 di euro per la controgaranzia di finanziamenti per investimenti che i Confidi Soci garantiscono all’80% alle imprese aventi sede nelle aree Obiettivo 2. Nel corso del 2006 sono state effettuate 7 operazioni per 371.000 euro per finanziamenti. Grafico X Sottomisura 1.4 B: domande ammesse per settore di attività ���� ����� Costruzioni ����� Autofficine Lavorazione metalli Lavorazioni tessili Agricoltura caccia e silvicoltura ���� ���� Fonte: Artigiancredit Lombardia 32 Gli interventi camerali a sostegno del credito alle imprese artigiane lombarde. Il Sistema Camerale Lombardo è da sempre molto sensibile al tema dell’accesso al credito alle imprese artigiane. Da molti anni, la maggior parte delle Camere di Commercio investe in iniziative che prevedono contributi sia per l’abbattimento dei tassi di interesse sui finanziamenti che ai fondi rischi dei Confidi Provinciali. Questi, a loro volta, concedono garanzie alle imprese artigiane per finanziamenti destinati a particolari necessità aziendali di sviluppo. Recentemente si è aperto un approfondito dibattito sulle nuove modalità di intervento camerale a favore delle imprese alla luce delle novità che hanno investito sia le banche con Basilea 2 che i confidi con la Legge Quadro. INTERVENTI CCIAA PROVINCIALI Comunque fino a tutto il 2006, quasi tutte le CCIAA lombarde hanno destinato risorse alle imprese sotto due forme prevalenti: a. un contributo in conto interessi finalizzato all’abbattimento del tasso su finanziamenti concessi dalle banche e garantiti dai Confidi; b. Contributi destinati ai fondi rischi dei confidi per consentire il rilascio di garanzia a condizioni favorevoli. La maggior parte delle CCIAA ha attivato regolamenti per rispondere alle diverse esigenze del territorio. In relazione a ciò, sono disponibili contributi in conto interessi che vanno dall’1% sull’intero piano di ammortamento a contributi del 5% limitato ai primi 12 mesi di ammortamento del finanziamento. L’ intervento attraverso i contributi in conto interessi è stato attivato nel 2006 dalle CCIAA di Brescia, Mantova, Milano e Varese. Alcune province chiedono che l’abbattimento tassi sia finalizzato a investimenti specifici, altre, invece, non pongono limitazioni. Le CCIAA di Bergamo, Brescia, Cremona, Lecco, Mantova, Pavia e Varese hanno sostenuto anche i Fondi rischi dei Confidi Artigiani per consentire il rilascio di garanzie a condizioni facilitate. I dati a disposizione indicano che nel 2006 le risorse complessivamente destinate al sostegno del credito all’artigianato sono quasi 1.800.000 € (il 5% circa in meno rispetto al 2005) di cui quasi il 56% (72% nel 2005) sono destinate direttamente alle imprese sottoforma di contributi in conto interessi e il rimanente 44% ai fondi rischi dei confidi. Le imprese che nel 2006 hanno beneficiato di questa forma di contributi diretti sono state 778 (contro le 1.103 del 2005, ), prevalentemente nella provincia di Brescia (cfr. la Tabella 11). Il decremento rispetto alla scorsa rilevazione è dovuto principalmente alla scelta da parte della Camera di Commercio di Milano di orientare più di 663.000 € di contributi (rivolti a 349 imprese) alla realizzazione di contratti di apprendistato e alla trasformazione dei contratti a tempo determinato. 33 4.4. IL CREDITO GARANTITO DAI CONFIDI ARTIGIANI DELLA LOMBARDIA Il Sistema dei Confidi Artigiani della Lombardia ha iniziato il percorso di razionalizzazione che ha visto importanti operazioni di fusione sia in ambito Casartigiani che in ambito CNA. Questo ha ridotto il numero di Confidi associati ad Artigiancredit a 34 strutture, di cui più di 30 si avvalgono del servizio di controgaranzia. Nel corso del 2006 il totale dei finanziamenti garantiti dai confidi Soci e controgarantiti da Artigiancredit Lombardia (cfr. il Grafico XI) ammonta complessivamente a 16.071 pratiche (-0,6% rispetto al 2005) per più di 670 milioni di euro (+12% rispetto al 2005). Operatività dei Confidi Artigiani Lombardi - Suddivisione per prodotto (anno 2006) Totale degli importi erogati Variazione % Credito 2006 rispetto al 2005 Numero di pratiche Variazione % Pratiche 2006 rispetto al 2005 Liquidità – FIDI – Autoliquidante Imprese artigiane - Controgarantito 1068 304.505.372 6,45% 9.078 -2,57% Breve – Liquidità PMI 134.684.993 64,48% 2.239 52,52% Investimenti - Controgarantito Fei 149.781.925 5,53% 2.780 -10,90% Nuove imprese - Controgarantito Fei 23.719.132 -5,60% 568 -14,07% Riequilibrio finanziario 57.383.558 -8,30% 1.392 -12,73% DOCUP 371.000 106,69% 7 16,67% Altri prodotti 275.272 -62,01% 7 0,00% 670.721.252 12,07% 16.071 -0,64% Totale Grafico XI Credito garantito dai Confidi Artigiani della Lombardia: totale importi erogati ����� ����� ����� ����� ������ Liquidità - Fidi Autoliquidante Imprese artigiane Controgarantito 1068 * Breve - Liquidità PMI Investimenti controgarantito Fei Nuove imprese controgarantito Fei ������ Riequilibrio finanziario DOCUP Altri prodotti ������ * il dettaglio è riportato nella parte relativa alle operazioni controgarantite dal fondo ex L. 1068 Fonte: Artigiancredit Lombardia 34 Grafico XII Crediti garantiti dai Confidi soci ACL per provincia (anno 2006) ������ Bergamo Brescia ������ ������ Como Cremona Lecco ����� Lodi Mantova ����� ����� ����� ����� ������ ����� ����� Milano Pavia Sondrio Varese Fonte: Artigiancredit Lombardia Entrando nel dettaglio dei dati, è possibile effettuare analisi più approfondite per evidenziare meglio le caratteristiche del credito erogato dai Confidi artigiani della Lombardia. La provincia che fa maggiormente ricorso alla controgaranzia di Artigiancredit (cfr. il Grafico XII) è Varese (quasi 30%), seguita da Milano (quasi 16% in forte aumento rispetto alla rilevazione dello scorso anno), Bergamo (più del 15%), Brescia (più del 14%). Le altre province, fatta eccezione per Mantova (7,70%) e Como (6,77%) e si collocano tutte al di sotto del 5%. Proseguendo nell’analisi (cfr. il Grafico XIII), va sottolineato che il partner principale per Artigiancredit e il sistema Confidi artigiani è, anche per la presente rilevazione, il gruppo UBI Banca che, da sola, rappresenta quasi il 35% delle operazioni. Seguono poi il gruppo Intesa – San Paolo (più del 14%), le BCC (quasi 12%), il gruppo Bipiemme (più del 9%), il gruppo MPS (quasi 6%) e il gruppo Banco Popolare di Verona e Novara (quasi 5%). Le altre banche si collocano invece su percentuali tutte al di sotto del 5%. Grazie all’insieme di dati a disposizione di Artigiancredit Lombardia, è possibile fornire una ripartizione anche per tipo di attività (cfr. il Grafico XIV): il settore che maggiormente ricorre al sistema è quello delle costruzioni (oltre il 24%), seguito da quello della lavorazione del metallo (13,10%). Sopra il 5% si collocano, poi, altri importanti settori: quello della riparazione di autoveicoli (10,23%), dei trasporti (7,45%), del tessile (5,29%), dei servizi alla persona – prevalentemente parrucchieri e centri estetici – (5,40%) e delle attività immobiliari (5,78%). Si sottolinea, quindi, come il 28% del portafoglio sia frammentato tra varie attività (19), che non rappresentano, singolarmente, mai più del 5% del totale. Dopo uno sguardo d’insieme al tipo di prodotti e strumenti forniti dal Sistema dei Confidi Artigiani della Lombardia alle imprese artigiane, è necessario anche sottolineare che l’analisi dei dati a disposizione di Artigiancredit Lombardia rileva un tasso di insolvenza (calcolato come insolvenze generate negli anni riferite a finanziamenti erogati nell’anno) del 2% circa su base Regionale, seppure con pesi diversi all’interno delle varie province. Gli stessi dati consentono, inoltre, il calcolo del tasso di decadimento annuale del sistema confidi lombardi; questa misura, che rappresenta una stima della probabilità di insolvenza annua, è volta a rilevare i flussi di nuovi default sul periodo considerato. In Lombardia, essa è costantemente inferiore all’1%, seppure manifestando un trend in crescita nei 6 anni considerati. È interessante, infine, accennare al processo di evoluzione che sta riguardando il sistema dei Confidi artigiani Lombardi e, in particolare, il consorzio regionale unitario Artigiancredit Lombardia. In Lombardia infatti ci sono diversi consorzi di II livello che sono attualmente unitari e riconducili ai settori dell’agricoltura, dell’artigianato, della cooperazione e dell’industria; svolgono attività di rete, coordinamento, co-garanzia e controgaranzia a beneficio del sistema dei confidi di I grado. 35 Grafico XIII Operatività ACL - Operazioni erogate nel 2006: suddivisione per gruppo bancario ����� ����� ����� ����� ����� ����� ������ ����� ����� ����� ����� ����� ������ ����� Gruppo UBI Gruppo Intesa San Paolo Banche di credito cooperativo Gruppo BPM Gruppo MPS Gruppo Banco Popolare di Verona e Novara Banca Popolare di Sondrio UniCredit Gruppo Credito Valtellinese Gruppo Banca Popolare Italiana Altre Banche Gruppo BNL Banco di Desio e della Brianza Banca Popolare di Intra Società di leasing diverse ������ Fonte: Artigiancredit Lombardia Grafico XIV Crediti garantiti dai Confidi soci nel 2006: suddivisione per settore attività ����� ����� ����� ������ ����� ����� ����� ������ ����� ����� ����� ����� ������ ����� ����� ����� F Costruzioni DJ Produzione metallo G Autoriparazioni I Trasporti K Attività immobiliari O Altri servizi DB Industria tessile DK Fabbricazioni meccaniche DL Fabbricazioni elettriche DN Altre manifatture DA Industria alimentare DE Lavorazione della carta H Alberghi e ristoranti DH Fabbricazione della gomma DD Industria del legno Attività diverse Fonte: Artigiancredit Lombardia In un’ottica di miglioramento e modernizzazione del sistema si sta procedendo allo studio di un processo di fusione tra Federfidi (consorzio regionale unitario del settore industriale) ed Artigiancredit Lombardia, che porti alla creazione di un unico Confidi di secondo grado intersettoriale capace di coniugare ai consolidati pregi di prossimità (rete, moltiplicatore, territorio), quelli più legati alla creazione di una considerevole massa critica così come diversificazione del rischio su scala regionale e intersettoriale, per rispondere al meglio alle sfide poste dal mercato. Questo progetto ha comportato la costituzione, nel corso del 2007, di un tavolo tecnico cui affidare il compito di una prima analisi concreta di fattibilità che vedrà il proprio sviluppo entro la fine del 2007 affinché il nuovo soggetto possa essere operativo nel corso del 2008. 36 CONSIDERAZIONI FINALI Anche quest’anno emergono fondamentali positivi del settore artigiano. Ciò è da considerarsi sul piano sia economico, sia patrimoniale: progressivo consolidamento dei debiti verso il medio e lungo termine, tasso di interesse ormai in linea con quello nazionale per la gran parte delle operazioni, se non addirittura inferiore, frazionamento degli affidamenti per settori. Alcuni comparti, più affidati degli altri, quali l’edilizia, potrebbero risentire negativamente della fase di stasi nella quale il mercato immobiliare sembra entrare. D’altro canto, non sono da escludere interventi e commesse nel comparto immobiliare di minore ammontare, ma di maggiore ripetitività. Queste potrebbero assicurare continuità di reddito alle imprese minori e una più elevata redditività unitaria dei lavori svolti. Le incertezze sulla crescita economica a livello nazionale, alle quali si aggiunge la crisi di liquidità vissuta dai sistemi finanziari anglosassoni, devono fare riflettere sulla capacità del nostro sistema finanziario di sostenere il comparto artigiano in modo strutturale. Le problematiche connesse alle esposizioni verso titoli con sottostanti subprime sta conducendo alcune grandi banche in situazioni di forte perdita economica. Non è da escludere che tale crisi si estenda anche a banche di dimensioni medie. I tassi di approvvigionamento di fondi sul mercato interbancario sono notevolmente aumentati negli ultimi mesi, fino a raggiungere, per alcuni intermediari, lo stesso livello di tasso a cui effettuavano in precedenza gli impieghi. Tutto questo non può che riflettersi negativamente sulle imprese prenditrici, in particolare di dimensioni minori senza adeguata forza contrattuale. Quanto sopra descritto è particolarmente rilevante per la Lombardia, nella quale l’artigianato svolge non solo una funzione di sostegno alle imprese maggiori strutturate in network, ma anche una valida attività di incubazione di nuovi progetti. L’incremento dei tassi di interesse non giova a tale genere di iniziative, mentre i fondi di investimento impongono livelli di redditività e tempi di ritorno spesso non accettabili dalle imprese minime e artigiane. Ne discende la necessità già evidenziata nelle precedenti edizioni, di procedere a una maggiore messa a network dei vari intermediari, senza escludere quelli che possono intervenire a titolo di capitale proprio senza fare perdere il controllo dell’azienda all’imprenditore. Proprio in questo ambito il sistema associativo e dei Confidi deve essere particolarmente efficace. In particolare, occorre riproporre strumenti ibridi di partecipazione-debito, così come sfruttare al meglio le innovazioni societarie. Finanziamenti postergati, debiti partecipativi, partecipazioni con limitati diritti di voto sono strumenti che si sono aperti da tempo, ma che stentano ancora a prendere decisamente spazio. Da parte loro, sono poche le banche che incentivano efficacemente l’incremento di patrimonializzazione delle imprese con strumenti adeguati. È opportuno attivare un laboratorio di idee e sperimentare quanto prima le soluzioni proposte. Quanto appena descritto pone nuove frontiere di intervento per il sistema dei Confidi artigiani lombardi nel momento in cui esso voglia fare un salto verso una nuova partnership con le imprese e le banche. A essi spetta il compito di elaborare strumenti di intervento semplici, ma efficaci. La capacità di analisi e di primo screening dei Confidi deve essere messa a disposizione non più solo delle banche, ma di tutti i soggetti e intermediari che possano e vogliano intervenire a sostegno delle iniziative di minore dimensione. Si tratta, quindi, di rendere ancora più professionale il lavoro svolto finora, aprendo, tuttavia, nuove frontiere di intervento a soggetti, quali le finanziarie di partecipazione con base azionaria ristretta e le piccole holding, magari familiari, che vogliano diversificare in settori nuovi o di nicchia, quali quelli artigiani. Ciò passa per modelli di analisi condivisi e accettati dalle banche e dagli intermediari e da politiche di incentivazione che premi i Confidi più capaci e siano incisive verso quelli più inefficienti. 37 5. NOTE METODOLOGICHE E FONTI I canali coinvolti nella fornitura dei dati necessari per lo svolgimento del progetto in esame sono: • Banca d’Italia • Artigiancassa • Artigiancredit Lombardia • Regione Lombardia – Finlombarda – Unioncamere Lombardia – CCIAA lombarde – Osservatorio Permanente sui Rapporti Banche – Imprese. In particolare: • Per il capitolo 2 le relazioni della Banca d’Italia • Per il capitolo 3 sono stati utilizzati dati Unioncamere Lombardia • Per il capitolo 4: – La Banca d’Italia ha offerto la base quantitativa inerente alla struttura e alla dinamica del credito in Italia e in Lombardia, che riguarda le sole imprese artigiane. Più in particolare, essa ha reso disponibili i dati relativi:1) alla ripartizione degli impieghi bancari e delle sofferenze bancarie in Italia e in Lombardia secondo la regione e la provincia, le diverse tipologie degli impieghi e i diversi gradi di utilizzo; 2) alla rischiosità del credito erogato nelle diverse regioni italiane e province della Lombardia; 3) al livello e alla dinamica dei tassi. – Artigiancassa consente di disporre dei dati relativi all’ammontare dei finanziamenti che godono di agevolazione, nelle diverse regioni, attraverso la concessione di contributi relativi alla riduzione sia dell’onere creditizio dell’impresa, sia del costo di contratti di locazione finanziaria. – L’Osservatorio Permanente sui rapporti Banche – Imprese ha fornito i dati relativi al credito in Italia, con suddivisioni per grandezza di fido, branca produttiva e per area geografica; – La Regione Lombardia, anche tramite Finlombarda, nella sua articolazione dedicata allo sviluppo dell’Artigianato, offre i dati relativi al volume del credito concesso a sostegno di investimenti produttivi avente carattere innovativo da parte delle imprese lombarde di ogni dimensione e tipologia istituzionale. – Unioncamere Lombardia e CCIAA Lombarde hanno fornito i dati relativi agli interventi attuati con il sistema dei Confidi sia a livello regionale che a livello di ogni singola provincia. – Artigiancredit Lombardia permette, attraverso lo strumento della controgaranzia, di analizzare la struttura e l’operatività dell’attività dei Confidi in Lombardia e di conoscere la rilevanza quantitativa e qualitativa del volume dei finanziamenti garantiti da tali soggetti. 39 TABELLE N. Indice Pag. 1 Credito netto erogato alle imprese artigiane - Regioni Italiane anno 2006 42 2 Credito netto erogato alle imprese artigiane - Province Lombarde anno 2006 43 3 Tassi applicati alle imprese artigiane - Italia 44 3 Tassi applicati alle imprese artigiane - Regione Lombardia 44 4 Sofferenze sui crediti erogati alle imprese artigiane - 2006 45 5 Andamento del rapporto Sofferenze / Credito concesso 46 5 Andamento del rapporto Sofferenze / Credito utilizzato 47 6 Sofferenze sui crediti erogati alle imprese artigiane - Province lombarde anno 2006 48 7 Andamento del rapporto Sofferenze / Credito Concesso – Province Lombarde 49 7 Andamento del rapporto Sofferenze / Credito utilizzato – Province Lombarde 49 8 Totale crediti erogati alle imprese artigiane – Regioni Italiane anno 2006 50 9 Totale crediti erogati alle imprese artigiane – Regione Lombardia anno 2006 51 10 Artigiancassa: operazioni di credito ammesse 1999 - 2006 – Regioni Italiane 52 10 Artigiancassa: operazioni di credito ammesse 1999 - 2006 – Province Lombarde 53 11 Interventi per facilitare l’accesso al credito imprese artigiane CCIAA provinciali 54 1 CREDITO NETTO EROGATO ALLE IMPRESE ARTIGIANE REGIONI ITALIANE ANNO 2006 ANNO 2006 Concesso Utilizzato % Concesso (1) % Utilizzato (2) Utilizz./Conc. (3) PIEMONTE VALLE D’AOSTA LIGURIA LOMBARDIA TRENTINO VENETO FRIULI EMILIA ROMAGNA MARCHE TOSCANA UMBRIA LAZIO CAMPANIA ABRUZZI MOLISE PUGLIA BASILICATA CALABRIA SICILIA SARDEGNA TOTALE 2006 4.388.824.915 106.456.486 893.717.783 12.888.979.177 2.995.752.808 7.552.488.257 1.352.661.946 7.234.561.694 2.982.878.411 4.016.916.392 1.081.926.322 1.130.638.773 753.948.721 847.171.024 135.051.157 1.294.311.601 186.009.947 414.398.615 1.075.488.563 688.998.474 52.021.181.066 3.168.332.205 80.790.779 723.032.865 9.105.198.902 2.334.247.003 5.548.948.073 990.685.092 4.991.475.630 2.223.022.389 3.048.850.140 843.149.089 916.501.762 613.880.636 633.029.979 100.465.948 1.017.630.337 136.717.687 339.297.999 843.103.455 573.934.374 38.232.294.344 8,44 0,20 1,72 24,78 5,76 14,52 2,60 13,91 5,73 7,72 2,08 2,17 1,45 1,63 0,26 2,49 0,36 0,80 2,07 1,32 100 ,00 8,29 0,21 1,89 23,82 6,11 14,51 2,59 13,06 5,81 7,97 2,21 2,40 1,61 1,66 0,26 2,66 0,36 0,89 2,21 1,50 100,00 72,19 75,89 80,90 70,64 77,92 73,47 73,24 68,99 74,53 75,90 77,93 81,06 81,42 74,72 74,39 78,62 73,50 81,88 78,39 83,30 73,49 NOTE (1): Calcolata come „Credito Concesso alla Regione/Totale Credito Concesso“ (2): Calcolata come „Credito Utilizzato dalla Regione/Totale Credito Utilizzato“ (3): Calcolata come „Credito Utilizzato/Credito Concesso *100“ Dati espressi in unità di euro Fonte: elaborazione Artigiancredit Lombardia su dati Banca d’Italia 42 2 CREDITO NETTO EROGATO ALLE IMPRESE ARTIGIANE PROVINCE LOMBARDE ANNO 2006 ANNO 2006 Concesso Utilizzato % Concesso (1) % Utilizzato (2) Utilizz./Conc. (3) MILANO VARESE COMO SONDRIO BERGAMO BRESCIA PAVIA CREMONA MANTOVA LODI LECCO TOTALE 2006 2.774.543.382 860.127.669 938.132.684 385.718.602 2.088.710.032 2.829.081.075 460.806.083 663.936.754 921.033.043 290.095.737 676.794.116 12.888.979.177 2.072.299.513 639.981.710 662.193.063 276.507.021 1.418.442.828 1.883.252.649 353.189.138 470.691.895 654.615.868 216.836.606 457.188.611 9.105.198.902 21,53 6,67 7,28 2,99 16,21 21,95 3,58 5,15 7,15 2,25 5,25 100,00 22,76 7,03 7,27 3,04 15,58 20,68 3,88 5,17 7,19 2,38 5,02 100,00 74,69 74,41 70,59 71,69 67,91 66,57 76,65 70,89 71,07 74,75 67,55 70,64 NOTE (1): Calcolata come “Credito Concesso alla Provincia / Totale Credito Concesso” (2): Calcolata come “Credito Utilizzato dalla Provincia / Totale Credito Utilizzato” (3): Calcolata come “Credito Utilizzato / Credito Concesso * 100” Dati espressi in unità di Euro Fonte: elaborazione Artigiancredit Lombardia su dati Banca d’Italia 43 3 TASSI APPLICATI ALLE IMPRESE ARTIGIANE ITALIA ANNO 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Tipologia Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca LOMBARDIA Durata Breve Breve Lungo Breve Breve Breve Lungo Breve Breve Breve Lungo Breve Breve Breve Lungo Breve Breve Breve Lungo Breve Breve Breve Lungo Breve Breve Breve Lungo Breve fino a 1 anno oltre 1 anno fino a 1 anno oltre 1 anno fino a 1 anno oltre 1 anno Tasso 9,74 10,33 9,48 12,52 7,64 7,72 8,01 10,55 6,07 6,65 6,23 9,80 7,61 7,12 6,76 11,49 7,46 6,80 6,08 11,07 7,33 6,49 5,59 11,47 6,70 5,54 4,57 11,15 6,48 4,15 5,48 11,07 6,45 4,02 5,19 11,11 7,01 5,02 5,29 11,36 ANNO 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Tipologia Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Rischi Autoliqu. Rischi a scadenza Rischi a scadenza Rischi a revoca Durata Breve Breve Lungo Breve Breve Breve Lungo Breve Breve Breve Lungo Breve Breve Breve Lungo Breve Breve Breve Lungo Breve Breve Breve Lungo Breve Breve Breve Lungo Breve fino a 1 anno oltre 1 anno fino a 1 anno oltre 1 anno fino a 1 anno oltre 1 anno Tasso 9,82 8,92 10,04 12,71 7,66 6,07 8,18 10,94 5,84 5,69 6,15 10,00 7,42 6,63 6,81 11,32 7,43 6,17 6,14 10,88 7,45 5,88 5,69 11,32 7,00 4,93 4,49 11,09 6,61 4,16 5,56 11,17 6,49 4,06 5,16 11,67 7,11 5,02 5,38 11,71 Note La media dei tassi di interesse attivi è calcolata secondo la formula: (Competenze * 365) / Numeri computistici. Fonte: elaborazione Artigiancredit Lombardia su dati Banca d’Italia 44 4 SOFFERENZE SUI CREDITI EROGATI ALLE IMPRESE ARTIGIANE - 2006 Regione Euro % sul Totale Credito Utilizzato Sofferenze / Credito Credito Concesso Sofferenze / Credito PIEMONTE VALLE D’AOSTA LIGURIA LOMBARDIA TRENTINO VENETO FRIULI EMILIA MARCHE TOSCANA UMBRIA LAZIO CAMPANIA ABRUZZI MOLISE PUGLIA BASILICATA CALABRIA SICILIA SARDEGNA ITALIA 274.623.418 6.474.980 71.895.667 446.525.334 105.199.811 334.596.820 52.214.106 296.344.606 185.311.859 268.081.828 93.367.933 243.700.996 136.650.735 77.847.882 21.341.350 207.938.407 67.785.108 82.012.764 217.643.867 177.129.898 3.366.687.369 8,16 0,19 2,14 13,26 3,12 9,94 1,55 8,80 5,50 7,96 2,77 7,24 4,06 2,31 0,63 6,18 2,01 2,44 6,46 5,26 100,00 3.168.332.205 80.790.779 723.032.865 9.105.198.902 2.334.247.003 5.548.948.073 990.685.092 4.991.475.630 2.223.022.389 3.048.850.140 843.149.089 916.501.762 613.880.636 633.029.979 100.465.948 1.017.630.337 136.717.687 339.297.999 843.103.455 573.934.374 38.232.294.344 8,67 8,01 9,94 4,90 4,51 6,03 5,27 5,94 8,34 8,79 11,07 26,59 22,26 12,30 21,24 20,43 49,58 24,17 25,81 30,86 8,81 4.388.824.915 106.456.486 893.717.783 12.888.979.177 2.995.752.808 7.552.488.257 1.352.661.946 7.234.561.694 2.982.878.411 4.016.916.392 1.081.926.322 1.130.638.773 753.948.721 847.171.024 135.051.157 1.294.311.601 186.009.947 414.398.615 1.075.488.563 688.998.474 52.021.181.066 6,26 6,08 8,04 3,46 3,51 4,43 3,86 4,01 6,21 6,67 8,63 21,55 18,12 9,19 15,80 16,07 36,44 19,79 20,24 25,71 6,47 Note Per “Sofferenze” si intendono la totalità dei rapporti per cassa in essere con soggetti in stato d’insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili, a prescindere dalle garanzie che li assistono, al lordo delle svalutazioni operate per previsioni di perdita. Fonte: Glossario Bollettino Statistico Banca d’Italia 45 5 ANDAMENTO DEL RAPPORTO SOFFERENZE / CREDITO CONCESSO PIEMONTE VALLE D’AOSTA LIGURIA LOMBARDIA TRENTINO VENETO FRIULI EMILIA MARCHE TOSCANA UMBRIA LAZIO CAMPANIA ABRUZZI MOLISE PUGLIA BASILICATA CALABRIA SICILIA SARDEGNA ITALIA Anno 1997 Anno 1998 Anno 1999 Anno 2000 Anno 2001 Anno 2002 Anno 2003 Anno 2004 Anno 2005 Anno 2006 9,23 9,61 23,17 6,93 2,56 6,17 8,69 5,62 13,35 17,91 13,54 59,82 56,93 36,46 63,14 60,89 104,51 122,83 113,47 53,10 15,28 8,38 9,74 22,58 6,32 2,18 5,15 6,48 4,64 12,44 15,92 12,37 66,69 58,70 34,05 40,25 55,79 79,36 80,63 99,07 61,27 12,76 8,06 8,38 19,74 5,89 2,23 4,63 5,31 4,42 9,36 12,34 9,76 45,42 52,47 28,23 41,53 50,87 71,67 80,45 90,33 62,07 11,16 7,52 7,48 14,38 5,62 2,28 4,25 4,57 4,27 7,72 9,86 9,02 44,62 46,96 23,91 37,08 43,72 80,78 114,68 57,72 63,02 10,18 7,20 5,82 13,53 4,85 2,24 3,28 4,23 4,19 5,56 6,06 6,89 33,12 36,80 21,70 30,61 36,83 68,62 100,24 47,21 60,25 8,52 7,85 7,10 12,10 4,79 1,82 3,15 3,90 4,08 5,71 5,99 7,01 33,60 30,67 14,09 26,80 34,62 65,02 87,44 35,29 49,11 7,89 8,06 19,98 11,75 4,81 2,23 3,78 3,75 4,21 6,19 6,32 7,35 32,83 31,48 13,69 26,74 32,62 62,80 80,65 32,62 45,11 8,09 7,87 18,41 11,33 4,92 2,60 4,20 4,05 4,49 6,25 6,59 7,74 30,87 28,80 13,07 24,22 30,15 61,41 71,50 27,74 42,31 8,20 6,14 11,91 8,51 3,35 3,84 4,03 3,69 4,18 6,04 6,71 7,09 25,31 20,45 10,88 19,52 16,62 37,49 24,39 23,42 29,05 6,54 6,26 6,08 8,04 3,46 3,51 4,43 3,86 4,01 6,21 6,67 8,63 21,55 18,12 9,19 15,80 16,07 36,44 19,79 20,24 25,71 6,47 Variazione 1997/2006 * -2,98 -3,52 -15,12 -3,47 0,95 -1,74 -4,83 -1,52 -7,14 -11,24 -4,91 -38,27 -38,80 -27,27 -47,34 -44,82 -68,07 -103,04 -93,23 -27,39 -8,81 Note Per “Sofferenze” si intendono la totalità dei rapporti per cassa in essere con soggetti in stato d’insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili, a prescindere dalle garanzie che li assistono, al lordo delle svalutazioni operate per previsioni di perdita. (*) variazione ottenuta come differenza tra valore 2006 e valore 1997 Fonte: Glossario Bollettino Statistico Banca d’Italia Elaborazione Artigiancredit Lombardia su dati Banca d’Italia 46 5 ANDAMENTO DEL RAPPORTO SOFFERENZE / CREDITO UTILIZZATO PIEMONTE VALLE D’AOSTA LIGURIA LOMBARDIA TRENTINO VENETO FRIULI EMILIA MARCHE TOSCANA UMBRIA LAZIO CAMPANIA ABRUZZI MOLISE PUGLIA BASILICATA CALABRIA SICILIA SARDEGNA ITALIA Anno 1997 Anno 1998 Anno 1999 Anno 2000 Anno 2001 Anno 2002 Anno 2003 Anno 2004 Anno 2005 Anno 2006 12,98 12,41 29,88 9,88 3,40 8,34 11,89 8,31 19,60 23,97 17,84 65,41 74,45 51,32 85,06 83,76 127,66 141,41 151,77 61,06 21,13 11,98 14,00 28,85 9,10 2,91 6,98 9,23 7,02 18,14 21,54 16,12 77,94 75,49 45,62 56,11 78,04 106,45 89,61 133,62 70,05 17,88 11,50 11,89 25,34 8,62 2,99 6,35 7,54 6,72 13,57 16,80 12,64 58,39 68,39 40,52 60,61 72,03 97,39 98,63 131,94 75,93 15,84 10,65 10,41 18,22 8,20 2,99 5,79 6,45 6,37 10,86 13,33 11,77 57,87 62,05 33,83 51,96 61,26 109,46 143,09 81,71 78,00 14,30 10,31 8,08 17,44 7,10 2,94 4,46 5,99 6,20 7,77 8,11 8,94 43,00 48,41 30,67 41,35 50,57 90,87 131,23 66,91 74,20 11,95 11,32 9,90 15,25 6,97 2,42 4,32 5,51 6,05 7,92 8,01 9,05 43,13 40,05 20,01 39,36 45,86 83,89 107,36 49,17 60,85 11,06 11,39 27,88 14,70 6,91 2,93 5,11 5,24 6,18 8,38 8,31 9,35 42,13 39,78 19,20 36,38 42,59 84,13 96,58 45,12 55,52 11,18 11,16 24,54 14,16 7,06 3,40 5,75 5,63 6,56 8,50 8,76 9,94 39,51 36,44 18,42 32,99 39,29 85,16 88,02 38,36 50,56 11,34 8,65 16,00 10,67 4,77 5,01 5,52 5,09 6,11 8,14 8,84 9,00 31,73 25,60 14,94 26,70 21,45 50,12 30,00 31,33 34,80 8,98 8,67 8,01 9,94 4,90 4,51 6,03 5,27 5,94 8,34 8,79 11,07 26,59 22,26 12,30 21,24 20,43 49,58 24,17 25,81 30,86 8,81 Variazione 1997/2006 * -4,31 -4,40 -19,94 -4,98 1,11 -2,31 -6,62 -2,37 -11,26 -15,18 -6,77 -38,82 -52,19 -39,02 -63,81 -63,32 -78,08 -117,23 -125,96 -30,19 -12,33 Note Per “Sofferenze” si intendono la totalità dei rapporti per cassa in essere con soggetti in stato d’insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili, a prescindere dalle garanzie che li assistono, al lordo delle svalutazioni operate per previsioni di perdita. (*) variazione ottenuta come differenza tra valore 2006 e valore 1997 Fonte: Glossario Bollettino Statistico Banca d’Italia Elaborazione Artigiancredit Lombardia su dati Banca d’Italia 47 6 SOFFERENZE SUI CREDITI EROGATI ALLE IMPRESE ARTIGIANE - PROVINCE LOMBARDE ANNO 2006 MILANO VARESE COMO SONDRIO BERGAMO BRESCIA PAVIA CREMONA MANTOVA LODI LECCO TOTALE Sofferenze % sul Totale Credito Concesso Sofferenze / Credito % sul Concesso Credito Utilizzato Sofferenze / Credito % sull’Utilizzato 135.932.167 45.799.819 40.371.190 7.231.857 47.541.214 61.214.682 32.755.202 19.163.750 29.028.311 11.518.159 15.968.983 446.525.334 30,44 10,26 9,04 1,62 10,65 13,71 7,34 4,29 6,50 2,58 3,58 100,00 2.774.543.382 860.127.669 938.132.684 385.718.602 2.088.710.032 2.829.081.075 460.806.083 663.936.754 921.033.043 290.095.737 676.794.116 12.888.979.177 4,90 6,99 6,83 4,34 2,66 2,29 14,09 5,10 3,16 6,94 3,68 3,46 2.072.299.513 639.981.710 662.193.063 276.507.021 1.418.442.828 1.883.252.649 353.189.138 470.691.895 654.615.868 216.836.606 457.188.611 9.105.198.902 6,56 7,16 6,01 2,62 3,35 3,25 9,27 4,07 4,43 5,31 3,49 4,90 Note Per “Sofferenze” si intendono la totalità dei rapporti per cassa in essere con soggetti in stato d’insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili, a prescindere dalle garanzie che li assistono, al lordo delle svalutazioni operate per previsioni di perdita. Importi segnalati alla Centrale dei Rischi Fonte: Glossario Bollettino Statistico Banca d’Italia Elaborazione Artigiancredit Lombardia su dati Banca d’Italia 48 7 ANDAMENTO DEL RAPPORTO SOFFERENZE / CREDITO CONCESSO PROVINCE LOMBARDE MILANO VARESE COMO SONDRIO BERGAMO BRESCIA PAVIA CREMONA MANTOVA LODI LECCO Anno 1997 Anno 1998 Anno 1999 Anno 2000 Anno 2001 Anno 2002 Anno 2003 Anno 2004 Anno 2005 Anno 2006 Variazione 1997/2006 (*) 11,16 10,70 6,68 7,20 4,85 4,08 15,23 6,30 3,66 7,64 3,72 10,56 8,56 6,96 6,70 4,54 3,50 15,52 5,63 2,13 8,16 4,25 9,84 7,98 7,08 4,70 4,17 2,91 13,38 5,61 2,59 6,40 4,13 9,34 8,02 6,55 4,46 3,92 2,58 12,66 5,62 2,75 6,85 4,20 7,95 7,51 5,68 4,58 3,28 2,06 11,38 5,59 2,32 5,83 3,51 7,22 6,90 6,14 4,76 2,94 2,29 11,34 6,56 2,60 4,97 3,63 7,11 6,89 6,74 4,52 2,56 2,17 13,94 5,76 2,82 7,18 3,77 7,40 6,99 6,83 4,34 2,66 2,29 14,09 5,10 3,16 6,94 3,68 4,88 6,99 6,83 4,34 2,66 2,29 14,09 5,10 3,16 6,94 3,68 4,90 6,99 6,83 4,34 2,66 2,29 14,09 5,10 3,16 6,94 3,68 -6,26 -3,71 0,15 -2,86 -2,19 -1,79 -1,14 -1,20 -0,50 -0,70 -0,04 7 ANDAMENTO DEL RAPPORTO SOFFERENZE / CREDITO UTILIZZATO PROVINCE LOMBARDE MILANO VARESE COMO SONDRIO BERGAMO BRESCIA PAVIA CREMONA MANTOVA LODI LECCO Anno 1997 Anno 1998 Anno 1999 Anno 2000 Anno 2001 Anno 2002 Anno 2003 Anno 2004 Anno 2005 Anno 2006 15,41 15,32 9,72 10,32 6,98 6,02 20,43 8,80 5,08 10,07 5,52 14,89 12,27 10,21 9,44 6,76 5,28 21,17 8,09 2,76 11,09 6,34 13,89 11,39 10,26 6,63 6,33 4,43 18,52 8,02 3,77 9,23 6,21 13,17 11,50 9,60 6,34 5,95 3,90 17,04 7,93 3,92 9,45 6,36 11,26 10,73 8,43 6,32 5,01 3,12 15,59 7,91 3,29 7,89 5,31 10,03 9,69 9,26 6,76 4,41 3,48 15,08 9,53 3,72 6,92 5,40 9,76 9,46 9,91 6,43 3,75 3,26 18,47 8,04 4,08 9,75 5,60 10,12 9,67 9,82 6,22 3,90 3,44 18,55 7,28 4,65 9,41 5,51 6,57 6,99 6,17 3,59 3,29 2,79 9,53 4,39 3,54 5,47 3,33 6,56 7,16 6,01 2,62 3,35 3,25 9,27 4,07 4,43 5,31 3,49 Variazione 1997/2006 (*) -8,85 -8,16 -3,62 -7,70 -3,63 -2,77 -11,16 -4,73 -0,65 -4,76 -2,03 Note Per “Sofferenze” si intendono la totalità dei rapporti per cassa in essere con soggetti in stato d’insolvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili, a prescindere dalle garanzie che li assistono, al lordo delle svalutazioni operate per previsioni di perdita. (*) variazione ottenuta come differenza tra valore 2006 e valore 1997 Fonte: Glossario Bollettino Statistico Banca d’Italia Elaborazione Artigiancredit Lombardia su dati Banca d’Italia 49 8 TOTALE CREDITI EROGATI ALLE IMPRESE ARTIGIANE REGIONI ITALIANE ANNO 2006 Regione Breve Termine (fino a 18 mesi) Medio / Lungo Termine (oltre 18 mesi) Altri crediti (*) Totale Regione % Bt % Mt/Lt % Altri crediti % Regione PIEMONTE VALLE D’ AOSTA LIGURIA LOMBARDIA TRENTINO ALTO ADIGE VENETO FRIULI VENEZIA GIULIA EMILIA ROMAGNA MARCHE TOSCANA UMBRIA LAZIO CAMPANIA ABRUZZI MOLISE PUGLIA BASILICATA CALABRIA SICILIA SARDEGNA ITALIA 1.815.319.425 49.235.043 372.958.586 4.996.035.038 1.105.654.962 3.032.541.478 583.396.530 2.954.300.759 1.249.967.862 1.766.737.990 442.581.836 523.267.179 397.475.059 353.791.255 66.715.508 575.036.863 89.144.795 243.646.623 573.051.745 262.668.264 21.453.526.800 2.414.307.398 80.374.624 708.420.799 6.445.259.434 1.318.492.337 3.981.284.140 744.163.110 3.469.186.142 1.511.260.742 2.359.838.637 714.887.189 895.213.534 563.126.966 644.563.526 109.874.982 1.132.579.049 159.830.962 356.895.154 911.151.304 584.902.235 29.105.612.264 310.635.648 7.437.595 78.741.717 466.846.147 100.199.027 351.969.214 54.858.865 305.306.565 185.628.818 268.704.614 84.178.407 277.369.119 149.889.849 83.023.324 24.206.891 223.620.381 65.058.389 88.632.890 300.292.512 196.193.968 3.622.793.940 4.540.262.471 137.047.262 1.160.121.102 11.908.140.619 2.524.346.326 7.365.794.832 1.382.418.505 6.728.793.466 2.946.857.422 4.395.281.241 1.241.647.432 1.695.849.832 1.110.491.874 1.081.378.105 200.797.381 1.931.236.293 314.034.146 689.174.667 1.784.495.561 1.043.764.467 54.181.933.004 39,98 35,93 32,15 41,95 43,80 41,17 42,20 43,91 42,42 40,20 35,64 30,86 35,79 32,72 33,23 29,78 28,39 35,35 32,11 25,17 39,60 53,18 58,65 61,06 54,12 52,23 54,05 53,83 51,56 51,28 53,69 57,58 52,79 50,71 59,61 54,72 58,65 50,90 51,79 51,06 56,04 53,72 6,84 5,43 6,79 3,92 3,97 4,78 3,97 4,54 6,30 6,11 6,78 16,36 13,50 7,68 12,06 11,58 20,72 12,86 16,83 18,80 6,69 8,38 0,25 2,14 21,98 4,66 13,59 2,55 12,42 5,44 8,11 2,29 3,13 2,05 2,00 0,37 3,56 0,58 1,27 3,29 1,93 100,00 Note (*) Dato definito da Banca d’Italia “informazione imprecisabile o irrilevante” Dati espressi in unità di Euro Fonte: Elaborazione Artigiancredit Lombardia su dati Banca d’Italia 50 9 TOTALE CREDITI EROGATI ALLE IMPRESE ARTIGIANE REGIONE LOMBARDIA ANNO 2006 MILANO VARESE COMO SONDRIO BERGAMO BRESCIA PAVIA CREMONA MANTOVA LODI LECCO TOTALE Breve termine Medio / Lungo Termine Altri crediti (*) Totale % Bt % Mt/Lt % Altri crediti %MLt/ Bt % Provincia 1.160.850.771 356.979.670 363.058.731 146.014.940 738.070.296 1.058.032.866 214.767.266 249.118.074 316.859.685 128.770.645 263.512.094 4.996.035.038 1.599.077.989 458.810.534 460.997.440 190.380.326 1.021.867.898 1.198.675.844 278.002.434 321.753.505 481.110.324 148.498.275 286.084.865 6.445.259.434 146.077.672 44.905.986 38.888.262 9.542.442 48.446.033 69.285.954 32.460.311 21.075.513 28.908.084 11.167.982 16.087.908 466.846.147 2.906.006.432 860.696.190 862.944.433 345.937.708 1.808.384.227 2.325.994.664 525.230.011 591.947.092 826.878.093 288.436.902 565.684.867 11.908.140.619 39,95 41,48 42,07 42,21 40,81 45,49 40,89 42,08 38,32 44,64 46,58 41,95 55,03 53,31 53,42 55,03 56,51 51,53 52,93 54,36 58,18 51,48 50,57 54,12 5,03 5,22 4,51 2,76 2,68 2,98 6,18 3,56 3,50 3,87 2,84 3,92 137,75 128,53 126,98 130,38 138,45 113,29 129,44 129,16 151,84 115,32 108,57 129,01 24,40 7,23 7,25 2,91 15,19 19,53 4,41 4,97 6,94 2,42 4,75 100,00 Note (*) Dato definito da Banca d’Italia “informazione imprecisabile o irrilevante” Dati espressi in unità di Euro Fonte: elaborazione Artigiancredit Lombardia su dati Banca d’Italia 51 52 n° 216.210 6.490 501.640 110.870 320.880 77.450 349.780 1.583.320 143.160 82.010 22.610 54.440 302.220 11.910 9.200 45.900 66.380 12.770 17.900 52.060 22.130 238.250 2.123.790 Euro 1999 6.119 200 13.215 3.425 7.854 2.024 9.470 42.307 3.524 2.002 494 1.448 7.468 260 228 1.333 1.890 359 601 1.612 519 6.802 56.577 Importi in migliaia di Euro Note Piemonte Valle d’Aosta Lombardia Liguria Trentino alto Adige Veneto Friuli Venezia Giulia Emilia Romagna Totale Nord Italia Toscana Marche Umbria Lazio Totale Centro Italia Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Totale Sud Italia TOTALE Regione n° 5.861 96 5.879 1.480 3.650 1.285 6.137 24.388 2.075 2.045 872 789 5.781 663 263 1.435 1.953 232 559 2.026 952 8.083 38.252 227.810 3.190 242.310 52.100 158.400 54.960 255.810 994.580 86.520 90.590 37.810 32.350 247.270 28.980 12.080 59.670 73.330 9.890 21.470 73.680 34.990 314.090 1.555.940 Euro 2000 n° 4.891 93 10.991 1.304 1.286 999 1.504 21.068 1.099 1.671 244 789 3.803 1.224 222 47 3.000 473 768 3.492 919 10.145 35.016 191.740 3.730 457.920 42.480 57.510 44.310 66.520 864.210 45.150 73.670 10.580 32.740 162.140 50.790 9.140 1.980 109.230 18.350 27.520 129.190 24.950 371.150 1.397.500 Euro 2001 n° 4.265 59 7.322 1.329 9.433 419 6.550 29.377 4.090 4.333 1.071 898 10.392 50 118 2.981 903 175 351 1.091 1.032 6.701 46.470 168.170 2.450 292.851 44.796 402.363 17.481 267.473 1.195.584 177.306 197.860 45.712 34.985 455.863 1.635 5.050 115.933 36.796 6.368 14.810 36.655 23.175 240.422 1.891.869 Euro 2002 n° 6.679 37 9.271 2.664 4.839 784 3.853 28.127 1.603 2.507 772 1.373 6.255 907 97 862 2.566 213 902 784 838 7.169 41.551 273.881 1.304 428.829 88.552 193.617 34.892 163.473 1.184.548 74.414 128.666 36.986 50.912 290.978 42.833 4.807 32.004 115.692 6.577 40.029 29.157 19.500 290.599 1.766.125 Euro 2003 n° 3.640 11 4.792 1.472 2.246 241 1.849 14.251 8 1.440 373 550 2.371 438 116 455 2.778 112 261 722 828 5.710 22.332 163.017 457 272.541 59.324 87.953 9.135 92.447 684.874 361 84.600 18.040 20.794 123.795 24.033 5.107 19.173 142.329 3.470 15.656 27.480 20.063 257.311 1.065.980 Euro 2004 n° 4.027 11 3.750 680 1.884 156 1.774 12.282 45 1.108 286 403 1.842 29 117 70 2.343 180 71 389 525 3.724 17.848 199.039 481 229.681 34.055 85.225 7.016 93.756 649.253 3.820 63.084 13.763 18.207 98.874 1.694 5.793 2.935 131.558 6.063 3.829 16.848 13.232 181.952 930.079 Euro 2005 ARTIGIANCASSA: OPERAZIONI DI CREDITO AMMESSE 1999 - 2006 REGIONI ITALIANE n° 4.628 28 4.995 852 2.941 817 14.261 263 954 185 524 1.926 225 112 2.042 155 377 400 659 3.970 20.157 242.544 1.500 336.699 43.390 155.060 54.116 833.309 22.222 58.578 8.986 27.132 116.918 12.806 5.174 126.043 5.945 20.940 18.000 20.717 209.625 1.159.852 Euro 2006 10 n° 2.295 3.383 849 786 760 213 1.298 2.225 405 811 190 13.215 88.440 121.690 35.060 26.090 28.430 7.950 46.670 91.030 15.780 27.490 13.010 501.640 Euro 1999 Importi in migliaia di Euro Note Bergamo Brescia Como Cremona Lecco Lodi Mantova Milano Pavia Sondrio Varese TOTALE Provincia n° 1.065 1.223 381 262 335 90 424 1.339 193 300 267 5.879 44.440 47.570 15.410 10.890 13.050 4.330 17.480 58.010 8.730 9.880 12.520 242.310 Euro 2000 n° 1.900 2.235 755 508 653 180 796 2.356 444 545 619 10.991 78.340 90.410 31.700 21.990 27.460 8.040 32.530 101.900 18.140 17.600 29.810 457.920 Euro 2001 n° 1.435 1.513 442 333 439 156 665 1.349 187 466 337 7.322 57.366 60.321 17.880 11.092 17.367 6.617 25.816 58.435 7.195 14.907 15.855 292.851 Euro 2002 n° 1.921 1.860 650 391 555 156 704 1.681 319 651 383 9.271 88.791 83.993 30.824 17.915 25.683 6.286 28.712 85.362 15.638 22.965 22.660 428.829 Euro 2003 965 872 336 212 328 67 341 914 179 383 195 4.792 n° 58.143 51.494 18.261 11.361 18.473 3.483 18.582 55.687 9.638 14.717 12.702 272.541 Euro 2004 709 684 302 147 268 70 323 646 117 315 169 3.750 n° 50.295 42.970 17.605 8.900 16.529 4.320 16.706 39.856 6.643 11.702 14.115 229.641 Euro 2005 ARTIGIANCASSA: OPERAZIONI DI CREDITO AMMESSE 1999 - 2006 PROVINCE LOMBARDE 871 873 434 236 483 110 358 870 218 338 204 4.995 n° 68.818 64.835 28.491 17.600 26.967 5.923 17.991 63.768 12.221 13.359 16.726 336.699 Euro 2006 10 53 54 Contributi diretti alle imprese per abbattimento tassi (credito agevolato artigianato). Dati espressi in unità di Euro Note VARESE SONDRIO Contributi a favore dei Fondi rischi dei Confidi Artigiani. Nessun intervento specifico. 100.746,30 981.337,71 1.772.772,23 – – 194.649,49 143.029,92 – – – – 542.912,00 – Contributi erogati direttamente alle imprese artigiane 100.746,30 – 56.169,11 194.649,49 Contributi in conto interessi e contributi per investimenti. MILANO PAVIA 143.029,92 – 86.362,48 48.902,93 – 1.042.912,00 100.000,00 Fondi stanziati anno 2006 Contributi in conto interessi per investimenti nuove imprese e giovani imprenditori. Contributi a favore dei Fondi Rischi dei Confidi Artigiani. Dal 2003 non ci sono più contributi diretti alle imprese per abbattimento tassi. Contributi in conto interessi su finanziamenti concessi da banche tramite i Consorzi Fidi. Nessun intervento specifico. Contributi a favore dei Fondi Rischi dei Confidi Artigiani. Contributi a favore dei Fondi Rischi dei Confidi Artigiani. Nessun intervento specifico. Descrizione interventi (anche passati) MANTOVA LODI LECCO CREMONA COMO BRESCIA BERGAMO CCIAA Provinciale 778 imprese 130 – – 100 112 – – – – 436 – 791.434,52 – – 56.169,11 – – – 86.362,48 48.902,93 – 500.000,00 100.000,00 Numero di imprese Contributi erogati beneficiarie dirette ai Confidi Artigiani Note – I Contributi in conto interessi si riferiscono a finanziamenti per investimenti. 2,5% sul valore nominale dell’investimento fino all’ammontare del finanziamento. Contributi al Fondo Rischi dei Confidi. – Contributo conto interessi 3% fisso sull’importo dell’investimento per investimenti, nuovi imprenditori e giovani imprenditori. Il residuo viene attribuito al Fondo Rischi dei Confidi. Abbattimento tassi su investimento e patrimonializzazione, dell’1,5% su non start up. 2% su nuove e 2,25% sulla patrimonializzazione. I contributi al Fondo Rischi sono già stati assegnati. I contributi al Fondo Rischi sono già stati assegnati. Contributo 2% su tutti i finanziamenti garantiti dai Confidi (ogni anno i fondi finiscono in autunno). – Contributi a fondi rischi. (escluse le iniziative Unioncamere sulla Convenzione Artigianato) INTERVENTI PER FACILITARE L’ACCESSO AL CREDITO IMPRESE ARTIGIANE CCIAA PROVINCIALI 11 NOTE NOTE