COMUNE DI BRESCIA CONSULTA DELL’AMBIENTE In collaborazione con CIRCOLO MICOLOGICO CARINI CLUB ALPINO ITALIANO SEZIONE DI BRESCIA ALLA SCOPERTA DEL MONTE MADDALENA Incontri ed escursioni guidate per conoscere la montagna dei bresciani Con il contributo dell’Associazione Bresciana Caldaisti Il C.A.I. e il Circolo Micologico G. Carini, attraverso la Consulta per l’Ambiente, hanno predisposto un piccolo ma pregevole progetto per conoscere ed apprezzare il monte di casa, “La Maddalena”. La serietà e la competenza delle associazioni che l’hanno proposto, unitamente al contributo della Consulta, garantiscono qualità e accuratezza del percorso. Credo non sia pleonastico rilevare l’importanza della conoscenza di un’area, a noi così vicina, che conserva tutta una serie di specificità naturalistiche, geologiche e botaniche, troppo spesso, proprio perché considerate quasi estensione del proprio cortile di casa, poco valorizzate e considerate. Il progetto abbina riflessioni e approfondimenti di studio “in aula”, a momenti di scoperta e “pratica” del territorio e dell’ambiente, mediante il ricorso ad escursioni tematiche guidate: in questo modo l’occasione di studio diviene anche importante momento di partecipazione. Un’occasione, dunque, da non perdere, anche perché un cittadino che conosce, partecipando, il proprio territorio è un cittadino più consapevole sia sotto il profilo ecologico, che sotto il profilo civico. Claudio Bragaglio Assessore alla partecipazione CLUB ALPINO ITALIANO Il Club Alpino Italiano (C.A.I.) è stato fondato a Torino nell’anno 1863, per iniziativa di Quintino Sella. E’ una libera Associazione Nazionale che ha per finalità l’Alpinismo, la conoscenza e lo studio delle montagne, in particolare quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale. Il C.A.I. è costituito da soci riuniti in Sezioni e Sottosezioni, che attraverso attività e programmi vari, promuovono l’educazione per una corretta pratica della montagna e di una coscienza rispettosa verso l’ambiente naturale. Il C.A.I. provvede altresì a mantenere in perfetta efficienza i rifugi alpini, i bivacchi fissi, i sentieri e le altre opere alpine. - SEZIONE DI BRESCIA anno di fondazione 1874 Sede: Brescia – Via Villa Glori, 13 – tel.030.48426 sito Internet: http://www.cai.bs.it e-mail: [email protected] Orari Uffici: Martedì: dalle 16.00 alle 19.00 Mercoledì: dalle 16.00 alle 19.00 Giovedì: dalle 16.00 alle 19.00 Giovedì: dalle 21.00 alle 22.00 Venerdì: dalle 16.00 alle 19.00 Sabato: dalle 16.00 alle 19.00 A.B.C. Associazione Bresciana Caldaisti A come Ambiente Nel rispetto delle leggi che regolano il settore, i manutentori eseguono le verifiche del rendimento e della combustione (la cosiddetta prova fumi) alla caldaia, per assicurare: efficienza, sicurezza, rispetto e tutela dell’ambiente. B come Benessere. Una caldaia periodicamente controllata e mantenuta, oltre ad essere più sicura, è in grado di offrire un elevato confort, un ottimo rendimento per la climatizzazione degli ambienti e per la produzione di acqua calda. C come Competenza. I manutentori associati all’A.B.C. sono tutti centri di assistenza e manutenzione autorizzati e qualificati dai costruttori di caldaie, ed operano in tutto il territorio Bresciano. Sono inoltre, costantemente aggiornati frequentando corsi di carattere tecnico e normativo. Tutti i manutentori A.B.C. sono autorizzati e abilitati al rilascio del bollino verde (solo per la Provincia di Brescia) necessario per autocertificare il buon funzionamento della caldaia e dell’impianto termico. Per la manutenzione della caldaia, l’Associazione Bresciana Caldaisti ha concordato con gli enti locali un prezzo a tutela del cliente. ASSOCIAZIONE BRESCIANA CALDAISTI Sede operativa Brescia Via Cimabue 16 Tel. 333.1286518 Fax 030.2311428 www.associazionebrescianacaldaisti.it CIRCOLO MICOLOGICO GIOVANNI CARINI BRESCIA Il Circolo Micologico “Giovanni Carini”, nasce nel 1964. ha sede in Brescia e svolge la sua attività durante tutto l’anno. Fra le numerose attività svolte dal Circolo ricordiamo: • Le Mostre micologiche spettacolari e al contempo rigorosamente scientifiche; • I Corsi di formazione micologica a vari livelli curati da nostri docenti; • I Corsi per la conoscenza e la disciplina della raccolta dei tartufi per conto della Provincia di Brescia; • Il Corso di approfondimento micologico, che oggi si avvarrà della collaborazione dell’Associazione Micologica Bresadola, su scala nazionale. • Divulgazione nelle scuole e presso associazioni del corretto approccio alla micologia. Il Circolo possiede una ricca biblioteca micologica a disposizione dei soci, e un attrezzato laboratorio per le analisi microscopiche. Il Circolo Micologico Carini aderisce a: 1. Coordinamento delle Associazioni che fanno capo al Museo Civico di Scienze Naturali di Brescia; 2. Consulta per l’Ambiente del Comune di Brescia; 3. Federazione Micologica Lombarda; 4. Associazione Micologica Bresadola (A.M.B.) Informazioni: [email protected] - www.cmcarini.it Maurizio Chiari……… tel. 030/302.606 Carlo Colosini………...tel. 030/277.0240 Giambattista Giliani …tel. 030/395.286 PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ L’iniziativa si rivolge a persone di tutte le età, anche con scarsa esperienza di montagna, che intendono scoprire e conoscere meglio il monte Maddalena, nei suoi molteplici aspetti: naturale, ambientale ed escursionistico. Scopo quindi dell’iniziativa è quello di portare i partecipanti alla conoscenza del monte Maddalena con incontri divulgativi e con uscite in ambiente. Sarà data particolare attenzione all’aspetto naturale e ambientale dei vari ambienti naturali poco conosciuti e sicuramente da valorizzare. Nel mese di aprile si svolgeranno gli incontri finalizzati a conoscere meglio l’ambiente naturale del monte Maddalena, con il suoi alberi, animali, rocce e funghi. Nei mesi successivi si svolgeranno tre uscite che ci porteranno alla scoperta dell’ambiente naturale della montagna dei bresciani. Date delle attività: incontri serali: 11 aprile GEOLOGIA 18 aprile FLORA, ECOLOGIA 2 maggio I FUNGHI Gli incontri si svolgeranno presso CASA DELLE ASSOCIAZIONI con inizio alle ore 21.00 Uscite in ambiente: Domenica 6 maggio IL BOSCO E IL PRATO Sentiero n°13 Domenica 20 maggio LE ROCCE Sentiero n°1 Domenica 4 ottobre I FUNGHI Sentiero n° 1 Da S. Eufemia al Monte Maddalena Partenza: dal ponte sul torrente Baldovera a S. Eufemia (150 m s.l.m.) • Dislivello: 690 m • Tempo di percorrenza: ore 2.30 Poco prima del termine di Via Noventa, dal ponte sul Baldovera, si trova la targa segnaletica di partenza del sentiero che volgarmente è chiamato “sentèr dei bĬs” in quanto un gran numero di caverne e grotte caratterizzano i fianchi del monte Mascheda, delle Grappe, del monte Poffe che delimitano a oriente la selvaggia Val Carobbio. E’ un percorso un po’ faticoso, ma ripaga con il bellissimo panorama della pianura bresciana sino al lago di Garda. Seguendo una stradina acciottolata si incontra la “tettoia”, area attrezzata da tavoli di pic-nic curata dal Gruppo Antincendio Val Carobbio. Al primo bivio, tenendo la destra, si incontrano i resti del “forte Cagna”, fortilizio risalente all’epoca delle guerre garibaldine, ed alcune grotte seminascoste tra le rocce calcaree della piccola palestra di roccia di S. Eufemia. Tenendo il sentiero zigzagante di sinistra si rimonta il crinale del monte Mascheda (quota 290 m) si passa nei pressi di una grande croce posta nei pressi di un roccolo che domina S. Eufemia e, dopo aver superato il “bĬs de la spolverina” si continua, seguendo le segnalazioni bianco-rosse, giungendo sul monte “Le Grappe (455 m) e sul monte Poffe (491 m) ove si congiungono altri due sentieri, non segnalati, provenienti da Caionvico e dalla Val Carobbio. Continuando per un semipianeggiante tratto di crinale e superato il dosso del Darnei si incrociano a destra il sentiero n°14 e a sinistra il n° 2. Un bellissimo tratto panoramico sale per un prato e si infila poi nel bosco fino ad una biforcazione. • Tenendo la sinistra il sentiero termina a quota 844 m sul piazzale dell’ex rifugio, mentre quello di destra porta alla palestra di roccia posta sul versante orientale del monte. SENTIERO N° 13 Sentiero circolare della Maddalena • • • Partenza: dalla Chiesetta di S. Maria Maddalena (825 m) Dislivello: 100 m circa a salire Tempo di percorrenza: ore 1 E’ Un ideale sentiero non faticoso, adatto anche ai bambini ed ai meno giovani, un anello riposante che gira in senso orario attorno alle due sommità del monte, attraverso boschi di betulle, querce e castani. Dalla Chiesetta si scende una scalinata in pietra sino alla strada sterrata sottostante che si attraversa prendendo il sentiero che scende ripido sino alla “pozza del Fontanù”. Al bivio si prosegue a mezza costa nel bosco. Vicino ad un gigantesco albero, nel cui incavo si trova una Madonnina, si prosegue a destra sino ad arrivare in prossimità di un tornante della strada carrozzabile. Il sentiero, attraversata con prudenza la strada, prende a sinistra, costeggiando un roccolo, attrezzato con panche per pic-nic, e prosegue nel bosco sino ad arrivare sul percorso che incrocia proprio in prossimità della “pozza Bresciana” (720 m). Qui si prosegue sino al ristorante Grillo ove, per un ripido sentierino che imbocca nell’antistante piazzale, risale al punto di partenza. BREVI ACCENNI DI: GEOLOGIA Milioni di anni fa il territorio bresciano era ricoperto da un mare di modesta profondità dove andavano ad accumularsi detriti che nel corso del tempo si trasformarono in roccia. Nell’Era Terziaria a causa di grandi movimenti delle masse terrestri avvenne l’innalzamento del fondo marino con la formazione dell’arco alpino e della pianura padana. Le rocce che formarono il monte Maddalena sono di origine calcarea, stratificata fra loro, con compattezza diversa e con la presenza di sostanze diverse. Passando in breve rassegna queste rocce, dalle più antiche alle più recenti, ne ricorderemo in particolare cinque. E cioè: • la Corna: calcari compatti, stratificati, di colore bianco-avorio o nocciola o grigiastro. Costituisce la ben nota scarpata rupestre a oriente della cima del monte Maddalena e si estende sino a S. Eufemia e a Caionvico, interessando anche il versante destro idrografico della valle che sale, da quest’ultima località, al passo di S. Vito; • Il Medolo: calcari marnosi stratificati, di colore prevalentemente grigio, con frequenti intercalazioni di selci: E’ presente in tutto il versante occidentale del Monte Maddalena, e inoltre dal colle Cidneo sino alla collina di san Giuseppe; • La Maiolica: calcari compatti di colore bianco con frequenti intercalazioni di selci grigie o brune. L’affioramento più rilevante è nella zona del monte Picastello; • • La Scaglia: affiora nella medesima zona ed è rappresentata da marne grigio-verdastre o rossastre; I Conglomerati: ciottoli ben cementati tra loro, della collina della Badia chiudono la serie delle rocce delle colline di Brescia. Appartengono, infatti, ad un’era geologica che terminò circa cinque milioni di anni fa. Hanno un’origine alluvionale: vi sono stati trovati resti fossili vegetali continentali. Costituiscono così un’eccezione nel quadro di un’origine prevalentemente marina delle rocce del restante arco collinare. BREVI ACCENNI DI: FLORA La Maddalena presenta ambienti naturali fra loro molto diversi secondo i versanti e della loro esposizione. La maggior parte della sua superfice è ricoperta dal bosco composto principalmente da piante latifoglie. Le specie di alberi, presenti generalmente nei versanti esposti al sole e su terreni poveri, più diffusi sono: • la Roverella (Quercus pubescens): piccolo albero dalle foglie lobate ricoperte da giovani con una peluria vellutata, che si trova anche sui rametti e le gemme. Le foglie secche permangono sulla pianta durante l’inverno. Il tronco è rivestito da una corteccia grigio scuro fessurata. I fiori sono a sessi separati e compaiono in tarda primavera. I frutti sono ghiande come in tutte le querce. • Il Carpino nero (Ostrya carpinifolia) in dialetto Tàera: albero di media grandezza dalle foglie ovate doppiamente dentate. E’ più facilmente riconoscibile, quando porta i suoi frutti, riuniti in infruttescenze pendenti di 5-6 cm formate da un grappolo di piccoli “sacchetti” biancastri. I fiori, a sessi separati, sono lunghe infiorescenze primaverili. E’ la pianta più comune sulle colline di Brescia. Ha un cugino molto simile, il carpino bianco, caratteristico di boschi meno soleggiati e caldi. • il Leccio (Quercus ilex): E’ la quercia mediterranea per eccellenza, ha portamento spesso arbustivo. La corteccia è bruna nerastra, le foglie sono sempreverdi, semplici con margine liscio e lucide. Le infiorescenze sono unisessuali e i frutti sono ghiande. E’ stata piantata soprattutto in Val Carobbio, dove, sui crinali, si è naturalizzata accentuando l’aspetto mediterraneo della vegetazione sopra Sant’Eufemia. Le specie di alberi diffusi nei versanti più freschi e riparati sono: • il Castagno (Castanea sativa): può superare i 20 metri d’altezza e avere tronchi imponenti. Le foglie sono semplici, lanceolate e seghettate, piuttosto grandi (fino a 20 cm.). Le fioriture tardo primaverili si vedono da lontano, quando il castagneto si tinge di bianco, il colore del fiore maschile. I frutti sono noti: erano il pane dei roncari. • ll Nocciolo (Corylus avellana): Arbusto molto comune, dalle foglie tondeggianti e appuntite. I fiori sono a sessi separati: quelli maschili sono infiorescenze pendenti di color giallo pallido che compaiono in autunno, ma si aprono in primavera; quelli femminili sembrano gemme circondate da un ciuffetto purpureo. Produce le note nocciole. • il Cerro (Quercus cerris): è un albero a forma mente, lasciando intravedere le colorazioni rossastre delle parti più profonde. Le foglie sono lobate, ruvide su entrambe le facce. Il cerro è in genere riconoscibile per le stipole (corti filamenti inseriti alla base delle foglie) persistenti e per le cupole che ricoprono le ghiande, aventi squame lunghe fino a 1 cm. • la Betulla bianca (Betula pendula): inconfondibile il suo bellissimo tronco bianco che la rende una apprezzata pianta ornamentale. I fiori sono unisessuali e i frutti sono contenuti in piccole infruttescenze che sembrano “pigne”. Le foglie sono semplici, romboidali e doppiamente seghettate. E’ utilizzata anche per colonizzare superfici denudate ed è frequente nei pressi della strada che conduce sulla Maddalena. Numerosi sono gli arbusti e i fiori che si diversificano a seconda dei versanti e dell’esposizione. I Funghi Per la sua conformazione e la favorevole posizione geografica, il Monte Maddalena offre numerosi e particolari ambienti ideali per la crescita dei funghi. I boschi, i prati e le diverse valli che si diramano lungo gli articolati fianchi di questo gruppo montuoso, presentano una varia e ricca flora, sia spontanea sia inserita dall’uomo con rimboschimenti nei decenni passati. Vi sono ambienti, soprattutto sui versanti rivolti a sud, di tipo mediterraneo a vegetazione xerofila, in cui predominano la roverella e il carpino; sparsi qua e là vi si notano pini, cipressi, lecci mentre sulla sommità e sui versanti più ombreggiati troviamo i castani, la robinia, noccioli e altre essenze. Piante e arbusti offrono la possibilità ai funghi simbionti, le cui ife vivono intimamente legate alle radici delle piante, di svilupparsi, traendone reciproco giovamento. I funghi parassiti contribuiscono alla selezione naturale attaccando e quindi facendo morire le piante più deboli, mentre i funghi saprofiti degradano il materiale organico morto o caduto a terra (foglie, rami, ecc.). I funghi quindi sono un indicatore biologico importante: un bosco sano avrà una grande varietà di specie fungine, viceversa un bosco non in buona salute avrà una carenza di specie simbionti (tra cui le specie più ambite dai cercatori di funghi) e una predominanza di specie parassite e saprofite. La maggior parte dei funghi presenti in Maddalena appartiene a due Classi e cioè Ascomiceti e Basidiomiceti; in quest’ultimo raggruppamento vi sono le specie fungine che più interessano i raccoglitori. Infatti, fanno parte dei Basidiomiceti (suddivisi in vari ordini, generi e specie) i Boleti, le Russule, le Amanite e tanti altri generi meno conosciuti. I Boleti sono ben rappresentati dai Porcinelli (Leccinum scabrum, L. aurantiacum), ed i Porcini (Boletus aestivalis, B. aereus) ma vi sono anche molte altre specie trascurate dai cercatori ad esempio B. luridus, B. appendiculatus, B. dupainii, una bellissima e rara specie i cui esemplari dal caratteristico cappello di uno sgargiante rosso laccato il più delle volte purtroppo sono raccolti e poi gettati dai cercatori poiché a colpo d’occhio scambiati per ovuli (Amanita caesarea). Anche le Russule, chiamate volgarmente morettine o verdoni, hanno ampia diffusione e le specie più rappresentative sono Russula cyanoxantha e R. virescens. Le Amanite hanno l’onore di essere rappresentate dalla già citata A. caesarea, ma abbonda come presenza anche la pericolosa A. Phalloides. Nei boschi sommatali si incontra l’A muscaria, sempre molto decorativa ma purtroppo spesso calpestata o presa a bastonate, inconsapevole capro espiatorio di chissà quali colpe commesse. In autunno si trovano inoltre grandi quantità di chiodini (Armillaria mellea). Sono presenti comunque durante tutto l’anno tantissimi funghi che ovviamente non interessano il raccoglitoremangiatore, ma, in ogni caso, sono molto utili per la salute dei nostri boschi e pertanto vanno rispettati. Per rendere l’idea della varietà di funghi che crescono in Maddalena, citiamo la presenza di tre simbionti del leccio, specie rare per la nostra latitudine, che normalmente sono molto diffusi in ambienti decisamente a clima mediterraneo, ovvero Cantharellus alborufescens, Lactarius atlanticus, Cortinarius quercilis; questi funghi hanno trovato un habitat ideale tra i lecci e i pini d’Aleppo presenti sui versanti tra S. Eufemia e Caionvico, rioni della città di Brescia adagiati ai margini meridionali della Maddalena. Amanita muscaria (L.: Fr.) Hooker E’ un fungo molto diffuso che presenta un caratteristico cappello con la cuticola dai colori vivaci e sgargianti (rosso vivo, rosso aranciato, carminio) ricoperto di verruche biancastre; le lamelle, il gambo e la carne sono invece bianchi. Qualche dubbio, per la corretta determinazione, potrebbe insorgere con esemplari dilavati dalla pioggia infatti in questo caso le verruche potrebbero scomparire e le lamelle e il gambo assumere una leggera sfumatura giallastra; tuttavia non è possibile confondersi con esemplari di A. Caesarea che presenta lamelle, carne e gambo di color giallo uovo carico e, alla base del gambo, una grossa volva carnosa, bianca. Amanita phalloides (Vaill.: Fr.) Link Specie molto diffusa specialmente nei boschi di latifoglia, presenta dei colori molto variabili nelle tonalità dal giallo verdognolo al verde oliva, ma la cuticola a volte è parzialmente decolorata (esiste anche una varietà completamente bianca) le lamelle sono bianche, il gambo biancastro presenta una decorazione a zig-zag di color giallo bruno-verdognolo. Il primordio (ovvero il fungo nel primo stadio di sviluppo) ha la forma d’uovo ed è facilmente confondibile con il primordio di A. Caesarea, pertanto è bene seguire le prescrizioni delle leggi Regionali che vietano la raccolta di carpofori non completamente sviluppati, soprattutto per non incorrere in spiacevoli ed in questo caso letali errori. Russula cyanoxantha (Schaeffer) Fries Se riconoscere una Russula rispetto ad altri funghi è facile, non altrettanto lo è per determinare con certezza una Russula tra specie con tonalità di colori simili, data la grande variabilità cromatica tipica di questo Genere. R. Cyanoxantha presenta dei caratteri che aiutano la determinazione, infatti, è un fungo molto compatto, il cappello ha una gamma di colori da rosa-lilla a viola-blù ± variegato di verde, grigioverde, verde oliva; ha una cuticola di aspetto brillante, lubrificata, untuosa, che sollevata all’orlo del cappello scopre una carne dalla tipica colorazione lilla rosata. Le lamelle sono bianche e con un’elasticità che permette di manipolarle con una certa forza senza romperle; la carne è compatta, biancastra di sapore mite. Boletacee Boletus, Leccinum e Xerocomus sono abbastanza diffusi in Maddalena, un po’ meno i Suillus, poiché sono simbionti di pini a 2 o 5 aghi. Caratteristica comune nelle Boletacee è la presenza, al posto delle lamelle, di tuboli d’aspetto spugnoso i cui pori offrono all’inizio dello sviluppo una vasta gamma di colorazioni, bianchi, gialli, arancio, rossi, diventando poi verdognoli brunastri una volta completata la maturazione. I Leccinum, rispetto ai Boletus, hanno un gambo più esile e slanciato, non decorato da un reticolo ma punteggiato da granulazioni. I Boletus hanno un corpo massiccio che può arrivare a dimensioni notevoli, mentre gli Xerocomus sono i più esili tra le Boletacee; il cappello degli Xerocomus ha un aspetto vellutato, mentre quello dei Suillus è generalmente viscido. Un’altra caratteristica comune a molte Boletacee è il viraggio della carne che alla rottura può assumere varie colorazioni, generalmente dall’azzurro al blu oppure rosata. Armillaria mellea (Vahl. Fr.) Kummer Il chiodino, specie comunissima e molto apprezzata dai bresciani, molto abbondante quando trova le condizioni climatiche ideali, è uno dei funghi più raccolti, a volte anche in maniera dissennata. Alcuni caratteri essenziali dovrebbero bastare per determinare correttamente questa specie: il cappello dal colore bruno giallastro, bruno scuro, è cosparso da fini fiocchi scuamosi di colore brunastro, le lamelle non molto fitte, hanno un colore biancastro poi crema, a volte macchiate di bruno ruggine, il gambo slanciato, affusolato alla base, dal colore crema carnicino o simile al cappello, presenta un anello persistente, membranoso, bianco-giallastro posto molto in alto. BREVI ACCENNI DI: FAUNA A causa di vari problemi, come ad esempio la caccia e la diffusa presenza dell’uomo, nonostante questi problemi, gli animali rappresentativi sono: L’avifauna: • Merli, • Passeracei, • Fagiani, • Civette, • Usignoli, • Pettirossi, • Picchio, • Upupa (rara) Gli anfibi: • Raganelle, • Salamandre, • Tritoni (rari) I rettili: • Ramarri, • Orbettini, • Biacco, • Vipere aspis, nei versanti più soleggiati. I mammiferi: • Lepri, • Volpi, • Ricci, • Scoiattoli, • Faine. • Cinghiali, diffusi negli ultimi anni. CASA ASSOCIAZIONI