COMUNE DI BRESCIA
CONSULTA DELL’AMBIENTE
In collaborazione con
CIRCOLO MICOLOGICO CARINI
CLUB ALPINO ITALIANO SEZIONE DI BRESCIA
ALLA SCOPERTA DEL
MONTE MADDALENA
Incontri ed escursioni guidate
per conoscere la montagna dei bresciani
Con il contributo dell’Associazione Bresciana Caldaisti
Il C.A.I. e il Circolo Micologico G. Carini, attraverso la
Consulta per l’Ambiente, hanno predisposto un piccolo
ma pregevole progetto per conoscere ed apprezzare il
monte di casa, “La Maddalena”.
La serietà e la competenza delle associazioni che
l’hanno proposto, unitamente al contributo della
Consulta, garantiscono qualità e accuratezza del
percorso.
Credo non sia pleonastico rilevare l’importanza della
conoscenza di un’area, a noi così vicina, che conserva
tutta una serie di specificità naturalistiche, geologiche e
botaniche, troppo spesso, proprio perché considerate
quasi estensione del proprio cortile di casa, poco
valorizzate e considerate.
Il progetto abbina riflessioni e approfondimenti di
studio “in aula”, a momenti di scoperta e “pratica” del
territorio e dell’ambiente, mediante il ricorso ad
escursioni tematiche guidate: in questo modo
l’occasione di studio diviene anche importante
momento di partecipazione.
Un’occasione, dunque, da non perdere, anche perché un
cittadino che conosce, partecipando, il proprio territorio
è un cittadino più consapevole sia sotto il profilo
ecologico, che sotto il profilo civico.
Claudio Bragaglio
Assessore alla partecipazione
CLUB ALPINO ITALIANO
Il Club Alpino Italiano (C.A.I.) è stato fondato a Torino
nell’anno 1863, per iniziativa di Quintino Sella.
E’ una libera Associazione Nazionale che ha per finalità
l’Alpinismo, la conoscenza e lo studio delle montagne, in
particolare quelle italiane, e la difesa del loro ambiente
naturale.
Il C.A.I. è costituito da soci riuniti in Sezioni e
Sottosezioni, che attraverso attività e programmi vari,
promuovono l’educazione per una corretta pratica della
montagna e di una coscienza rispettosa verso l’ambiente
naturale.
Il C.A.I. provvede altresì a mantenere in perfetta
efficienza i rifugi alpini, i bivacchi fissi, i sentieri e le altre
opere alpine.
- SEZIONE DI BRESCIA anno di fondazione 1874
Sede: Brescia – Via Villa Glori, 13 – tel.030.48426
sito Internet: http://www.cai.bs.it
e-mail: [email protected]
Orari Uffici: Martedì: dalle 16.00 alle 19.00
Mercoledì: dalle 16.00 alle 19.00
Giovedì: dalle 16.00 alle 19.00
Giovedì: dalle 21.00 alle 22.00
Venerdì: dalle 16.00 alle 19.00
Sabato:
dalle 16.00 alle 19.00
A.B.C.
Associazione Bresciana Caldaisti
A come Ambiente
Nel rispetto delle leggi che regolano il settore, i
manutentori eseguono le verifiche del rendimento e
della combustione (la cosiddetta prova fumi) alla
caldaia, per assicurare: efficienza, sicurezza, rispetto e
tutela dell’ambiente.
B come Benessere.
Una caldaia periodicamente controllata e mantenuta,
oltre ad essere più sicura, è in grado di offrire un elevato
confort, un ottimo rendimento per la climatizzazione
degli ambienti e per la produzione di acqua calda.
C come Competenza.
I manutentori associati all’A.B.C. sono tutti centri di
assistenza e manutenzione autorizzati e qualificati dai
costruttori di caldaie, ed operano in tutto il territorio
Bresciano. Sono inoltre, costantemente aggiornati
frequentando corsi di carattere tecnico e normativo.
Tutti i manutentori A.B.C. sono autorizzati e abilitati al
rilascio del bollino verde (solo per la Provincia di Brescia)
necessario per autocertificare il buon funzionamento
della caldaia e dell’impianto termico.
Per la manutenzione della caldaia, l’Associazione
Bresciana Caldaisti ha concordato con gli enti locali un
prezzo a tutela del cliente.
ASSOCIAZIONE BRESCIANA CALDAISTI
Sede operativa Brescia Via Cimabue 16
Tel. 333.1286518
Fax 030.2311428
www.associazionebrescianacaldaisti.it
CIRCOLO MICOLOGICO
GIOVANNI CARINI
BRESCIA
Il Circolo Micologico “Giovanni Carini”, nasce nel 1964.
ha sede in Brescia e svolge la sua attività durante tutto
l’anno.
Fra le numerose attività svolte dal Circolo ricordiamo:
• Le Mostre micologiche spettacolari e al contempo
rigorosamente scientifiche;
• I Corsi di formazione micologica a vari livelli curati
da nostri docenti;
• I Corsi per la conoscenza e la disciplina della
raccolta dei tartufi per conto della Provincia di
Brescia;
• Il Corso di approfondimento micologico, che oggi
si avvarrà della collaborazione dell’Associazione
Micologica Bresadola, su scala nazionale.
• Divulgazione nelle scuole e presso associazioni
del corretto approccio alla micologia.
Il Circolo possiede una ricca biblioteca micologica a
disposizione dei soci, e un attrezzato laboratorio per le
analisi microscopiche.
Il Circolo Micologico Carini aderisce a:
1. Coordinamento delle Associazioni che fanno capo
al Museo Civico di Scienze Naturali di Brescia;
2. Consulta per l’Ambiente del Comune di Brescia;
3. Federazione Micologica Lombarda;
4. Associazione Micologica Bresadola (A.M.B.)
Informazioni: [email protected] - www.cmcarini.it
Maurizio Chiari……… tel. 030/302.606
Carlo Colosini………...tel. 030/277.0240
Giambattista Giliani …tel. 030/395.286
PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ
L’iniziativa si rivolge a persone di tutte le età, anche con
scarsa esperienza di montagna, che intendono scoprire
e conoscere meglio il monte Maddalena, nei suoi
molteplici aspetti: naturale, ambientale ed
escursionistico.
Scopo quindi dell’iniziativa è quello di portare i
partecipanti alla conoscenza del monte Maddalena
con incontri divulgativi e con uscite in ambiente.
Sarà data particolare attenzione all’aspetto naturale e
ambientale dei vari ambienti naturali poco conosciuti e
sicuramente da valorizzare.
Nel mese di aprile si svolgeranno gli incontri finalizzati a
conoscere meglio l’ambiente naturale del monte
Maddalena, con il suoi alberi, animali, rocce e funghi.
Nei mesi successivi si svolgeranno tre uscite che ci
porteranno alla scoperta dell’ambiente naturale della
montagna dei bresciani.
Date delle attività:
incontri serali: 11 aprile GEOLOGIA
18 aprile FLORA, ECOLOGIA
2 maggio I FUNGHI
Gli incontri si svolgeranno presso CASA DELLE
ASSOCIAZIONI con inizio alle ore 21.00
Uscite in ambiente: Domenica 6 maggio
IL BOSCO E IL PRATO
Sentiero n°13
Domenica 20 maggio
LE ROCCE
Sentiero n°1
Domenica 4 ottobre
I FUNGHI
Sentiero n° 1
Da S. Eufemia
al Monte Maddalena
Partenza: dal ponte sul torrente
Baldovera a S. Eufemia
(150 m s.l.m.)
• Dislivello: 690 m
• Tempo di percorrenza: ore 2.30
Poco prima del termine di Via Noventa, dal ponte sul
Baldovera, si trova la targa segnaletica di partenza del
sentiero che volgarmente è chiamato “sentèr dei bĬs” in
quanto un gran numero di caverne e grotte
caratterizzano i fianchi del monte Mascheda, delle
Grappe, del monte Poffe che delimitano a oriente la
selvaggia Val Carobbio. E’ un percorso un po’ faticoso,
ma ripaga con il bellissimo panorama della pianura
bresciana sino al lago di Garda. Seguendo una stradina
acciottolata si incontra la “tettoia”, area attrezzata da
tavoli di pic-nic curata dal Gruppo Antincendio Val
Carobbio. Al primo bivio, tenendo la destra, si incontrano
i resti del “forte Cagna”, fortilizio risalente all’epoca delle
guerre garibaldine, ed alcune grotte seminascoste tra le
rocce calcaree della piccola palestra di roccia di S.
Eufemia. Tenendo il sentiero zigzagante di sinistra si
rimonta il crinale del monte Mascheda (quota 290 m) si
passa nei pressi di una grande croce posta nei pressi di
un roccolo che domina S. Eufemia e, dopo aver
superato il “bĬs de la spolverina” si continua, seguendo
le segnalazioni bianco-rosse, giungendo sul monte “Le
Grappe (455 m) e sul monte Poffe (491 m) ove si
congiungono altri due sentieri, non segnalati, provenienti
da Caionvico e dalla Val Carobbio. Continuando per un
semipianeggiante tratto di crinale e superato il dosso del
Darnei si incrociano a destra il sentiero n°14 e a sinistra il
n° 2. Un bellissimo tratto panoramico sale per un prato e
si infila poi nel bosco fino ad una biforcazione.
•
Tenendo la sinistra il sentiero termina a quota 844 m sul
piazzale dell’ex rifugio, mentre quello di destra porta alla
palestra di roccia posta sul versante orientale del monte.
SENTIERO N° 13
Sentiero circolare
della Maddalena
•
•
•
Partenza: dalla Chiesetta di
S. Maria Maddalena (825 m)
Dislivello: 100 m circa a salire
Tempo di percorrenza: ore 1
E’ Un ideale sentiero non faticoso, adatto anche ai
bambini ed ai meno giovani, un anello riposante che
gira in senso orario attorno alle due sommità del monte,
attraverso boschi di betulle, querce e castani.
Dalla Chiesetta si scende una scalinata in pietra sino alla
strada sterrata sottostante che si attraversa prendendo il
sentiero che scende ripido sino alla “pozza del Fontanù”.
Al bivio si prosegue a mezza costa nel bosco.
Vicino ad un gigantesco albero, nel cui incavo si trova
una Madonnina, si prosegue a destra sino ad arrivare in
prossimità di un tornante della strada carrozzabile.
Il sentiero, attraversata con prudenza la strada, prende a
sinistra, costeggiando un roccolo, attrezzato con panche
per pic-nic, e prosegue nel bosco sino ad arrivare sul
percorso che incrocia proprio in prossimità della “pozza
Bresciana” (720 m).
Qui si prosegue sino al ristorante Grillo ove, per un ripido
sentierino che imbocca nell’antistante piazzale, risale al
punto di partenza.
BREVI ACCENNI DI:
GEOLOGIA
Milioni di anni fa il territorio bresciano era ricoperto da un
mare di modesta profondità dove andavano ad
accumularsi detriti che nel corso del tempo si
trasformarono in roccia.
Nell’Era Terziaria a causa di grandi movimenti delle
masse terrestri avvenne l’innalzamento del fondo marino
con la formazione dell’arco alpino e della pianura
padana.
Le rocce che formarono il monte Maddalena sono di
origine calcarea, stratificata fra loro, con compattezza
diversa e con la presenza di sostanze diverse.
Passando in breve rassegna queste rocce, dalle più
antiche alle più recenti, ne ricorderemo in particolare
cinque. E cioè:
• la Corna: calcari compatti, stratificati, di colore
bianco-avorio o nocciola o grigiastro. Costituisce
la ben nota scarpata rupestre a oriente della
cima del monte Maddalena e si estende sino a S.
Eufemia e a Caionvico, interessando anche il
versante destro idrografico della valle che sale,
da quest’ultima località, al passo di S. Vito;
• Il Medolo: calcari marnosi stratificati, di colore
prevalentemente
grigio,
con
frequenti
intercalazioni di selci: E’ presente in tutto il
versante occidentale del Monte Maddalena, e
inoltre dal colle Cidneo sino alla collina di san
Giuseppe;
• La Maiolica: calcari compatti di colore bianco
con frequenti intercalazioni di selci grigie o brune.
L’affioramento più rilevante è nella zona del
monte Picastello;
•
•
La Scaglia: affiora nella medesima zona ed è
rappresentata da marne grigio-verdastre o
rossastre;
I Conglomerati: ciottoli ben cementati tra loro,
della collina della Badia chiudono la serie delle
rocce delle colline di Brescia. Appartengono,
infatti, ad un’era geologica che terminò circa
cinque milioni di anni fa. Hanno un’origine
alluvionale: vi sono stati trovati resti fossili vegetali
continentali. Costituiscono così un’eccezione nel
quadro di un’origine prevalentemente marina
delle rocce del restante arco collinare.
BREVI ACCENNI DI:
FLORA
La Maddalena presenta ambienti naturali fra loro molto
diversi secondo i versanti e della loro esposizione.
La maggior parte della sua superfice è ricoperta dal
bosco composto principalmente da piante latifoglie.
Le specie di alberi, presenti generalmente nei versanti
esposti al sole e su terreni poveri, più diffusi sono:
• la Roverella (Quercus pubescens): piccolo albero
dalle foglie lobate ricoperte da giovani con una
peluria vellutata, che si trova anche sui rametti e le
gemme. Le foglie secche permangono sulla pianta
durante l’inverno. Il tronco è rivestito da una
corteccia grigio scuro fessurata. I fiori sono a sessi
separati e compaiono in tarda primavera. I frutti sono
ghiande come in tutte le querce.
• Il Carpino nero (Ostrya carpinifolia) in dialetto Tàera:
albero di media grandezza dalle foglie ovate
doppiamente
dentate.
E’
più
facilmente
riconoscibile, quando porta i suoi frutti, riuniti in
infruttescenze pendenti di 5-6 cm formate da un
grappolo di piccoli “sacchetti” biancastri. I fiori, a
sessi separati, sono lunghe infiorescenze primaverili. E’
la pianta più comune sulle colline di Brescia. Ha un
cugino molto simile, il carpino bianco, caratteristico di
boschi meno soleggiati e caldi.
• il Leccio (Quercus ilex): E’ la quercia mediterranea
per eccellenza, ha portamento spesso arbustivo. La
corteccia è bruna nerastra, le foglie sono
sempreverdi, semplici con margine liscio e lucide. Le
infiorescenze sono unisessuali e i frutti sono ghiande.
E’ stata piantata soprattutto in Val Carobbio, dove,
sui crinali, si è naturalizzata accentuando l’aspetto
mediterraneo della vegetazione sopra Sant’Eufemia.
Le specie di alberi diffusi nei versanti più freschi e riparati
sono:
• il Castagno (Castanea sativa): può superare i 20 metri
d’altezza e avere tronchi imponenti. Le foglie sono
semplici, lanceolate e seghettate, piuttosto grandi
(fino a 20 cm.). Le fioriture tardo primaverili si vedono
da lontano, quando il castagneto si tinge di bianco, il
colore del fiore maschile. I frutti sono noti: erano il
pane dei roncari.
• ll Nocciolo (Corylus avellana): Arbusto molto
comune, dalle foglie tondeggianti e appuntite. I fiori
sono a sessi separati: quelli maschili sono infiorescenze
pendenti di color giallo pallido che compaiono in
autunno, ma si aprono in primavera; quelli femminili
sembrano gemme circondate da un ciuffetto
purpureo. Produce le note nocciole.
• il Cerro (Quercus cerris): è un albero a forma mente,
lasciando intravedere le colorazioni rossastre delle
parti più profonde. Le foglie sono lobate, ruvide su
entrambe le facce. Il cerro è in genere riconoscibile
per le stipole (corti filamenti inseriti alla base delle
foglie) persistenti e per le cupole che ricoprono le
ghiande, aventi squame lunghe fino a 1 cm.
• la Betulla bianca (Betula pendula): inconfondibile il
suo bellissimo tronco bianco che la rende una
apprezzata pianta ornamentale. I fiori sono unisessuali
e i frutti sono contenuti in piccole infruttescenze che
sembrano “pigne”. Le foglie sono semplici, romboidali
e doppiamente seghettate. E’ utilizzata anche per
colonizzare superfici denudate ed è frequente nei
pressi della strada che conduce sulla Maddalena.
Numerosi sono gli arbusti e i fiori che si diversificano a
seconda dei versanti e dell’esposizione.
I Funghi
Per la sua conformazione e la favorevole posizione
geografica, il Monte Maddalena offre numerosi e
particolari ambienti ideali per la crescita dei funghi.
I boschi, i prati e le diverse valli che si diramano lungo gli
articolati fianchi di questo gruppo montuoso, presentano
una varia e ricca flora, sia spontanea sia inserita
dall’uomo con rimboschimenti nei decenni passati. Vi
sono ambienti, soprattutto sui versanti rivolti a sud, di tipo
mediterraneo a vegetazione xerofila, in cui predominano
la roverella e il carpino; sparsi qua e là vi si notano pini,
cipressi, lecci mentre sulla sommità e sui versanti più
ombreggiati troviamo i castani, la robinia, noccioli e altre
essenze.
Piante e arbusti offrono la possibilità ai funghi simbionti, le
cui ife vivono intimamente legate alle radici delle piante,
di svilupparsi, traendone reciproco giovamento. I funghi
parassiti
contribuiscono
alla
selezione
naturale
attaccando e quindi facendo morire le piante più
deboli, mentre i funghi saprofiti degradano il materiale
organico morto o caduto a terra (foglie, rami, ecc.). I
funghi quindi sono un indicatore biologico importante:
un bosco sano avrà una grande varietà di specie
fungine, viceversa un bosco non in buona salute avrà
una carenza di specie simbionti (tra cui le specie più
ambite dai cercatori di funghi) e una predominanza di
specie parassite e saprofite.
La maggior parte dei funghi presenti in Maddalena
appartiene a due Classi e cioè Ascomiceti e
Basidiomiceti; in quest’ultimo raggruppamento vi sono le
specie fungine che più interessano i raccoglitori. Infatti,
fanno parte dei Basidiomiceti (suddivisi in vari ordini,
generi e specie) i Boleti, le Russule, le Amanite e tanti altri
generi meno conosciuti. I Boleti sono ben rappresentati
dai Porcinelli (Leccinum scabrum, L. aurantiacum), ed i
Porcini (Boletus aestivalis, B. aereus) ma vi sono anche
molte altre specie trascurate dai cercatori ad esempio B.
luridus, B. appendiculatus, B. dupainii, una bellissima e
rara specie i cui esemplari dal caratteristico cappello di
uno sgargiante rosso laccato il più delle volte purtroppo
sono raccolti e poi gettati dai cercatori poiché a colpo
d’occhio scambiati per ovuli (Amanita caesarea).
Anche le Russule, chiamate volgarmente morettine o
verdoni, hanno ampia diffusione e le specie più
rappresentative sono Russula cyanoxantha e R.
virescens.
Le Amanite hanno l’onore di essere rappresentate dalla
già citata A. caesarea, ma abbonda come presenza
anche la pericolosa A. Phalloides. Nei boschi sommatali
si incontra l’A muscaria, sempre molto decorativa ma
purtroppo spesso calpestata o presa a bastonate,
inconsapevole capro espiatorio di chissà quali colpe
commesse. In autunno si trovano inoltre grandi quantità
di chiodini (Armillaria mellea).
Sono presenti comunque durante tutto l’anno tantissimi
funghi che ovviamente non interessano il raccoglitoremangiatore, ma, in ogni caso, sono molto utili per la
salute dei nostri boschi e pertanto vanno rispettati.
Per rendere l’idea della varietà di funghi che crescono in
Maddalena, citiamo la presenza di tre simbionti del
leccio, specie rare per la nostra latitudine, che
normalmente sono molto diffusi in ambienti decisamente
a
clima
mediterraneo,
ovvero
Cantharellus
alborufescens, Lactarius atlanticus, Cortinarius quercilis;
questi funghi hanno trovato un habitat ideale tra i lecci e
i pini d’Aleppo presenti sui versanti tra S. Eufemia e
Caionvico, rioni della città di Brescia adagiati ai margini
meridionali della Maddalena.
Amanita muscaria (L.: Fr.) Hooker
E’ un fungo molto diffuso che presenta un caratteristico
cappello con la cuticola dai colori vivaci e sgargianti
(rosso vivo, rosso aranciato, carminio) ricoperto di
verruche biancastre; le lamelle, il gambo e la carne sono
invece bianchi. Qualche dubbio, per la corretta
determinazione, potrebbe insorgere con esemplari
dilavati dalla pioggia infatti in questo caso le verruche
potrebbero scomparire e le lamelle e il gambo assumere
una leggera sfumatura giallastra; tuttavia non è possibile
confondersi con esemplari di A. Caesarea che presenta
lamelle, carne e gambo di color giallo uovo carico e,
alla base del gambo, una grossa volva carnosa, bianca.
Amanita phalloides (Vaill.: Fr.) Link
Specie molto diffusa specialmente nei boschi di latifoglia,
presenta dei colori molto variabili nelle tonalità dal giallo
verdognolo al verde oliva, ma la cuticola a volte è
parzialmente decolorata (esiste anche una varietà
completamente bianca) le lamelle sono bianche, il
gambo biancastro presenta una decorazione a zig-zag
di color giallo bruno-verdognolo. Il primordio (ovvero il
fungo nel primo stadio di sviluppo) ha la forma d’uovo
ed è facilmente confondibile con il primordio di A.
Caesarea, pertanto è bene seguire le prescrizioni delle
leggi Regionali che vietano la raccolta di carpofori non
completamente sviluppati, soprattutto per non incorrere
in spiacevoli ed in questo caso letali errori.
Russula cyanoxantha (Schaeffer) Fries
Se riconoscere una Russula rispetto ad altri funghi è
facile, non altrettanto lo è per determinare con certezza
una Russula tra specie con tonalità di colori simili, data la
grande variabilità cromatica tipica di questo Genere.
R. Cyanoxantha presenta dei caratteri che aiutano la
determinazione, infatti, è un fungo molto compatto, il
cappello ha una gamma di colori da rosa-lilla a viola-blù
± variegato di verde, grigioverde, verde oliva; ha una
cuticola di aspetto brillante, lubrificata, untuosa, che
sollevata all’orlo del cappello scopre una carne dalla
tipica colorazione lilla rosata.
Le lamelle sono bianche e con un’elasticità che
permette di manipolarle con una certa forza senza
romperle; la carne è compatta, biancastra di sapore
mite.
Boletacee
Boletus, Leccinum e Xerocomus sono abbastanza diffusi
in Maddalena, un po’ meno i Suillus, poiché sono
simbionti di pini a 2 o 5 aghi.
Caratteristica comune nelle Boletacee è la presenza, al
posto delle lamelle, di tuboli d’aspetto spugnoso i cui
pori offrono all’inizio dello sviluppo una vasta gamma di
colorazioni, bianchi, gialli, arancio, rossi, diventando poi
verdognoli
brunastri
una
volta
completata
la
maturazione.
I Leccinum, rispetto ai Boletus, hanno un gambo più esile
e slanciato, non decorato da un reticolo ma
punteggiato da granulazioni. I Boletus hanno un corpo
massiccio che può arrivare a dimensioni notevoli, mentre
gli Xerocomus sono i più esili tra le Boletacee; il cappello
degli Xerocomus ha un aspetto vellutato, mentre quello
dei Suillus è generalmente viscido. Un’altra caratteristica
comune a molte Boletacee è il viraggio della carne che
alla
rottura
può
assumere
varie
colorazioni,
generalmente dall’azzurro al blu oppure rosata.
Armillaria mellea (Vahl. Fr.) Kummer
Il chiodino, specie comunissima e molto apprezzata dai
bresciani, molto abbondante quando trova le condizioni
climatiche ideali, è uno dei funghi più raccolti, a volte
anche in maniera dissennata.
Alcuni caratteri essenziali dovrebbero bastare per
determinare correttamente questa specie: il cappello
dal colore bruno giallastro, bruno scuro, è cosparso da
fini fiocchi scuamosi di colore brunastro, le lamelle non
molto fitte, hanno un colore biancastro poi crema, a
volte macchiate di bruno ruggine, il gambo slanciato,
affusolato alla base, dal colore crema carnicino o simile
al
cappello,
presenta
un
anello
persistente,
membranoso, bianco-giallastro posto molto in alto.
BREVI ACCENNI DI:
FAUNA
A causa di vari problemi, come ad esempio la
caccia e la diffusa presenza dell’uomo, nonostante
questi problemi, gli animali rappresentativi sono:
L’avifauna:
• Merli,
• Passeracei,
• Fagiani,
• Civette,
• Usignoli,
• Pettirossi,
• Picchio,
• Upupa (rara)
Gli anfibi:
• Raganelle,
• Salamandre,
• Tritoni (rari)
I rettili:
• Ramarri,
• Orbettini,
• Biacco,
• Vipere aspis, nei versanti più soleggiati.
I mammiferi:
• Lepri,
• Volpi,
• Ricci,
• Scoiattoli,
• Faine.
• Cinghiali, diffusi negli ultimi anni.
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Opuscolo :alla scoperta del monte Maddalena