Promo Tour
ASSOCIAZIONE
ASSOCIAZIONE
PROMO TOUR
TURISMO SOCIALE
IDENTITA’CULTURALE
CULTURALE E
IDENTITÀ
E TRADIZIONI
TRADIZIONI
A
A CAMMARATA
CAMMARATA
Progetto proposto e realizzato dall’Associazione PROMO TOUR
con il patrocinio del Comune di Cammarata
Nell’ambito del progetto “Identità culturale e tradizioni a Cammarata” la Promo Tour ha effettuato questa raccolta di notizie e fotografie,
frutto di una interessante ricerca sulle varie feste che si svolgono nel corso
dell’anno, la maggior parte delle quali collegate alla tradizione religiosa.
Questo lavoro conclusivo è stato impostato come una sorta di calendario
annuale, riportando cronologicamente le feste o ricorrenze che si svolgono
ancora oggi e quelle ormai estinte.
Nel corso della ricerca sono state raccolte interessanti curiosità e
proverbi, diverse ricette e piatti tipici della nostra tradizione. Un particolare risalto è stato inoltre dato all’immenso patrimonio artistico e culturale
rappresentato dalle chiese presenti a Cammarata e dalle opere d’arte in esse custodite.
La divulgazione di questo lavoro, ha lo scopo di far conoscere
l’identità storico-culturale della nostra comunità, con la speranza di favorire la continuità di queste tradizioni.
Un ringraziamento particolare per la realizzazione di questo progetto,
va sicuramente ai volontari dell’Associazione, al Prof. Salvatore Panepinto
autore del libro “I Vicchiareddi…”, a Nicola De Gregorio per la sua opera
“Cibo e parole…”, ad Enzo Li Gregni per la sua collaborazione, ad Enrico
Lupo per le attività di coordinamento e supervisione del progetto, ma senza dubbio il ringraziamento principale va al compianto Mons. De Gregorio, per la minuziosa raccolta di notizie pubblicate nelle sue opere, fonti
preziosissime per qualunque ricerca storica sul nostro territorio.
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1 Gennaio
Capodanno
C
ome in tutti i paesi occidentalizzati anche a Cammarata l’inizio del
nuovo anno si festeggia la sera del 31 Dicembre, quando allo scoccare
della mezzanotte, si stappa lo spumante per brindare al nuovo anno degustando una fetta di panettone.
Piatti tipici: Anticamente si mangiava il baccalà fritto, la salsiccia, i cardi
fritti ed altre pietanze. Oggi il menù si è un po’ uniformato con svariati
piatti non proprio della tradizione siciliana: pasta al forno, carne al forno
con patate e lenticchie, consumate con l’augurio che il nuovo anno porti
tanta fortuna.
CURIOSITA’…
Si dice che è importante il primo incontro appena si esce di casa, perché se
ne traggono gli auspici per tutto l’anno. Se si incontra una donna, l’anno
nuovo riserverà sorprese non gradite, sofferenze, preoccupazioni. Se si incontra un uomo è un buon augurio: l’anno nuovo scorrerà felice.
La Strina
E’
la strenna. “U Bamminieddu di la strina” è
una bella statua seicentesca conservata in
San Domenico dove se ne celebra la festa il primo
gennaio.
La si rivestiva con una cappa preziosa ed al suo
braccio e agli archi della vara si appendevano dei
campanelli
d’argento
che
graziosamente
tintinnavano durante la processione in cui veniva
portato dai fanciulli.
Nel 1610 fu fondata a San Domenico la
Congregazione del SS.mo Nome di Gesù che
curava la devozione al Santo Bambino.
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17 Gennaio
S. Antonio Abbate
S
i festeggia nella chiesa di S Domenico.
La festa si svolge soltanto in Chiesa. Il
santo è rappresentato da una bellissima statua in legno della fine del ‘500, dorata con
oro zecchino.
La festa è preceduta da un ottava in cui,
ogni sera, i confrati con alcuni tamburi
fanno il giro del paese suonando i ritmi
tradizionali.
I devoti, di tanto in tanto, alleviano la fatica dei tamburinari offrendo “guasteddi fritti” e vino.
I tamburinari ogni sera, eseguita una suonata nella piazza antistante, partono dalla
chiesa e vi ritornano al termine del giro.
Il giorno della festa si benedice il sale che si fa mangiare agli animali e lo
“tastano” anche gli uomini.
Anticamente si benedivano oltre agli animali, anche fave, frumento, pane
che si davano in pasto agli stessi per renderli partecipi della festa e della
benedizione del Santo.
Il giorno della festa molta gente assiste alle sacre funzioni della chiesa e fa
il “viaggio” al Santo, baciando la bella statua lignea cinquecentesca e offrendo candele o denaro. Gli si raccomandano particolarmente i sofferenti
di “ fuoco di S. Antonio”.
Piatti Tipici: guasteddi fritti, sfinci di farina, cardi fritti, salsiccia, purpetta
di patati, guasteddi a ffacci di vècchia.
CURIOSITA’…
S. Antonio assieme a S. Sebastiano sono chiamati “I Santi di la nivi”, perché questo è il periodo più freddo dell’anno in cui molto spesso nevica.
PROVERBI
Fari u viàggiu a Santantùoni………………………...Chi mangia troppo.
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20 Gennaio
San Sebastiano
E’ il protettore dei vigili urbani. In occasione di questa festa i vigili urbani, anche dei paesi limitrofi si riuniscono per rendere omaggio al loro protettore e per riflettere sull’attività svolta e, ove possibile cercare di trovare
insieme delle soluzioni per migliorare le proprie funzioni.
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La Chiesa di San Sebastiano
Originariamente dedicata alla Madonna dell’Itria, sorge al centro di
Cammarata. La Chiesa fu utilizzata sino alla fine del periodo feudale, per
le assemblee del consiglio civico, che al tocco della sua campana si riuniva in essa per le deliberazioni. Ad unica navata conserva le statue di San
Sebastiano e San Rocco e diverse tele di notevole interesse. Molto bella è
la cappella delle Anime del Purgatorio, ricca di quadri e affreschi.
2 Febbraio
La Cannilora
F
ino a qualche tempo fa, durante la liturgia del giorno, venivano benedette le candele e distribuite ai fedeli che le portavano a casa per accenderle nei temporali, nei momenti di bisogno e soprattutto durante
l’agonia dei propri cari.
Era obbligo dell’arciprete fornire le candele per i fedeli che le ricevevano
gratuitamente.
PROVERBI
Ppì la cannilora di lu ‘mmiernu semu fora………………………………
Per la candelora in inverno siamo fuori
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3 Febbraio
S. Biagio
F
ino a qualche tempo fa questa festa si
celebrava nell’omonima Chiesa, ma a
causa delle sue precarie condizioni oggi si
svolge nella Matrice. La Chiesa di San Biagio è una delle più antiche di Cammarata.
Essa fu sede dei Carmelitani e, nel ‘500 fu
la sede dell’Oratorio Filippino, cioè la congregazione religiosa fondata da S. Filippo
Neri.
In occasione di questa festa, in chiesa, vengono benedette le gole dal sacerdote con tre
candele incollate insieme, simboleggianti la
Trinità.
La confraternita di San Biagio, cura lo svolgimento della festa e particolarmente la raccolta della farina e la confezione delle “cuddureddi”, anellini di pasta azima cotti al forno.
A volte si arriva a confezionare in “cuddureddi” mezza salma di farina.
Alcuni di queste “cuddureddi” più grandi assumono una forma artistica
per i disegni che le donne sanno combinare per l’occasione.
Prima di mangiare le “cuddureddi” si recita un “Padre Nostro” e un “Ave
Maria” invocando San Biagio per ottenere la sua protezione contro i mali
della gola.
Come quella di Sant’Antonio, la festa è preceduta da un “ottava”: i confrati di San Biagio con i loro tamburi girano per il paese ogni sera, secondo la tradizione e poi tornano in San Biagio.
Durante il percorso vengono anch’essi rifocillati con vino, guasteddi fritti,
dolci.
Piatti Tipici: I “Cuddureddi”, degli anellini privi di decorazioni da distribuire ai bambini.
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CURIOSITA’ …
• Nella parte bassa del paese vi è la distribuzione dei pani rituali, mentre nella parte alta ci si scambia fra vicine di casa la “Cuccia”.
• Le donne, servendosi di ditali, forbicine e coltelli decorano i “capizzali” cioè dei pani rituali.
• I “cuddureddi” si consumano direttamente in Chiesa, dopo aver recitato una preghiera.
19 Marzo
San Giuseppe
I Cammaratesi sono molto devoti a
San Giuseppe. I festeggiamenti in
suo onore, anticamente, si svolgevano solo il 19 Marzo. In seguito,
per effetto dell’emigrazione di
molti paesani devoti, si ebbe l’idea
di venerare il Santo anche il 18
Agosto, per dare la possibilità a
tutti di assistere ai festeggiamenti.
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San Giuseppe è il Santo protettore dei poveri e degli orfani, per questo motivo la tradizione vuole che per quel giorno (il 19 marzo) si fanno i cosiddetti “vicchiarieddi”. Vengono chiamate tre persone bisognose che rappresentano la Sacra Famiglia, si imbandisce la tavola piena di pietanze tradizionali e dopo la benedizione del prete si comincia a mangiare. Terminato
il pranzo la gente che ha impersonato i Santi porta con se il cibo. Verso sera viene portato in processione per alcune strade e viuzze del paese, il simulacro di San Giuseppe che partendo dalla chiesa di S. Maria e accompagnato dalla banda musicale e dalla Confraternita di S. Giuseppe, percorre alcune vie del paese, per poi tornare nella stessa chiesa dove si conclude
la processione con i giochi pirotecnici.
CURIOSITA’…
C’è un detto popolare che dice:
“Quannu passa ‘u vicchiarieddu (S. Giuseppe) di ‘lla chiazza, finisci u
‘mmiernu”
che era il modo in cui forse allora, si computavano la fine e l’inizio della
Stagioni.
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Quaresima, Settimana Santa e Pasqua
Le quarantore
V
erso la fine di gennaio, secondo il giorno in cui cade la Pasqua, cominciano le quarantore: per tre giorni, in ogni chiesa, si espone il
Santissimo Sacramento. I fedeli in forma personale trascorrono la giornata
in preghiera e adorazione, la sera poi si svolge la preghiera comunitaria
con il canto di Compieta.
Il passaggio alla Quaresima avviene l’ultimo giorno delle quarantore:
“l’ùrtima sira”, che coincide con il Carnevale, le cui celebrazioni si svolgono contemporaneamente nella chiesa Madre e a San Vito.
CURIOSITA’…
• Prima si recitava il rosario e si cantavano i canti antichi come espiazione dei peccati avvenuti nel periodo carnevalesco. Ora il significato è diverso, in quanto ci si prepara al periodo della Quaresima.
• L’ultimo giorno delle Quarantore, dopo la “Compieta” e dopo il tradizionale “Te Deum” di ringraziamento, il coro intona un canto tipico che introduce alla Quaresima, le campane suonano a morte e la
gente dice: Murì carnilivari.
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Settimana Santa
I riti della settimana Santa iniziano con la domenica delle Palme per poi
concludersi il lunedì di Pasqua. Tutta la settimana è piena di funzioni religiose e processioni.
Giovedì Santo
In questo giorno viene celebrata la “Missa in coena
domini” nelle varie chiese
parrocchiali. Durante questa
celebrazione
si
rievoca
l’istituzione del Sacramento
dell’eucaristia con l’ultima
cena di Gesù con gli apostoli.
Questi ultimi sono impersonati
da dodici uomini con costumi
tradizionali.
Prima dell’offertorio, il celebrante lava e poi bacia ad uno ad uno i piedi degli apostoli, ripetendo co11
sì il gesto di umiliazione di Gesù. Finita la messa, in processione, viene
depositato il SS. Sacramento in una cappella laterale della chiesa dove è
stato allestito il tradizionale “Sepolcro”.
In segno di lutto gli altari si spogliano di tovaglie, di fiori e di addobbi,
si legano le corde delle campane perché non verranno più suonate fino alla
notte del sabato.
Venerdì Santo
Le manifestazioni esterne in questo giorno di lutto, di silenzio e di digiuno, cominciano verso le dieci del mattino con la commovente processione della Madonna Addolorata che dalla Matrice si snoda per le vie del
paese fino ad arrivare alla chiesa di S. Vito. La processione è accompagnata dalla banda musicale, che intona marce funebri, da diverse ragazze vestite di nero, e da moltissima gente che segue “il triste pellegrinaggio della
Vergine che si reca a piangere il proprio figlio Crocifisso nella chiesa di S.
Vito.
Nel pomeriggio, in diverse chiese si svolgono le normali funzioni liturgiche del venerdì Santo, mentre nella chiesa di S. Vito vengono predicate le cosiddette “Sette Parole”, cioè le ultime parole che disse Gesù prima
di morire, commentate da un predicatore ed intervallate da canti tradizionali.
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La sera, partendo dalla chiesa di S. Vito per arrivare alla chiesa Madre,
si svolge la processione del Venerdì Santo: davanti in doppia fila e con le
fiaccole accese le varie confraternite ed associazioni di Cammarata, seguono le ragazze vestite in nero che portano a spalla la statua della Madonna Addolorata; gli incappucciati che portano l’urna con il Cristo morto;
le autorità civili e militari, la banda musicale e tutto il popolo.
La notte del Sabato Santo, come in tutte le altre comunità, si partecipa alla “Veglia Pasquale” con l’accensione del falò, la benedizione dell’acqua
battesimale, e tutti gli altri riti propri di questo giorno.
Domenica di Pasqua
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In questo giorno di festa è tradizionale l’incontro tra Gesù risorto e
Maria.
Anticamente si svolgeva sulla “Costa” nel cosiddetto “Piano della Madonna” perché era appositamente lasciato in terra battuta in modo che
l’incontro si potesse svolgere di fronte a tutti e due paesi di S. Giovanni e
Cammarata. Erano presenti tutte le confraternite del paese con i loro gonfaloni e le loro bandiere che stendevano sui prati e che al momento
dell’incontro di Gesù con Maria venivano sollevati.
La statua della Madonna partiva dalla chiesa di S. Vito mentre quella di
Gesù risorto partiva dalla chiesa Madre di S. Giovanni Gemini per congiungersi e fare il caratteristico incontro nella sopradetta località.
Oggi entrambi i paesi fanno il proprio incontro in zone diverse.
A Cammarata si svolge in mezzo alla pineta, mentre a San Giovanni Gemini nel Largo Nazzareno.
Lunedì di Pasqua
A Cammarata si rispetta una tradizione voluta da un voto compiuto dalle amministrazioni comunali di Cammarata e di S. Giovanni Gemini nel
1627, quando, per intercessione della Madonna cessò il terribile flagello
della peste.
Da allora e fino a qualche anno fa le confraternite si recavano nella
chiesa della Madonna di Cacciapensieri, la domenica in Albis (la domenica dopo Pasqua) e portando i loro gonfaloni e tamburi si cantava, si suonava ed infine si assisteva alla messa di ringraziamento.
Le autorità di Cammarata e di S. Giovanni Gemini anche oggi si recano
nella chiesa della Madonna di Cacciapensieri, il lunedì di Pasqua, ad assistere alla messa e ringraziare la Madonna di quel miracolo che poi ha ripetuto tante altre volte.
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I Venerdì Sacrati
Dopo Pasqua, ogni venerdì, si svolgono per antichissima tradizione i cosiddetti Venerdì Sacrati in onore del SS.Crocifisso della Pioggia alla Gianguarna.
Per sette venerdì i fedeli di Cammarata si recano nella chiesetta
dell’Annunziata per assistere alla Santa Messa.
L’ultimo venerdì dopo la celebrazione liturgica, si svolge una processione
con il SS. Sacramento sino alla edicola di San Cataldo dove il sacerdote
impartisce la benedizione alle campagne ed ai fedeli.
1° domenica di Maggio
Festa del Crocifisso di S. Antonio
“Crucifissu di tuvagli”
festa viene celebrata nella chiesa di S. Domenico.
Questa
La festa consiste nelle celebrazioni liturgiche fatte in chiesa e nella
processione che partendo dalla chiesa attraversa le vie di San Giovanni
Gemini e di Cammarata.
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Una caratteristica è che i fedeli offrono delle tovaglie che vengono appese
nella bara in processione, per questo motivo questo Crocifisso viene chiamato “Crucifissu di tuvagli”.
La bara inoltre viene addobbata di tutte le primizie della stagione, oltre ai
numerosi fiori di rosa, di zagara, di gigli, vengono messe delle spighe, delle fave e anche delle ciliegie e alla fine della processione, tutte queste primizie vengono distribuite ai fedeli.
La Scievuza
L
a festa dell’Ascensione era preceduta dalle Rogazioni che, anticamente, erano delle processioni di penitenza che giungevano, partendo dalla
Matrice, ad altre chiese come Gianguarna e S. Agostino.
Oggi l’ascensione del Signore è una celebrazione prettamente liturgica, ma
coincide con la festa in onore della Beata Vergine Immacolata che si
svolge nella frazione del Borgo Callea al Tumarrano.
La domenica precedente la festa, il simulacro della Madonna viene portato
in processione dalla chiesa del Borgo Callea sino alla chiesetta della Sparacia dove rimarrà sino al sabato successivo per poi ritornare sempre in
processione alla sua sede ufficiale accompagnato dalla banda musicale e
dalla cavalcata.
Il giorno dell’ascensione, cioè la domenica mattina, si svolgono le normali
celebrazioni liturgiche e la Prima Comunione dei bambini.
Nel pomeriggio si svolge la processione della Beata Vergine Immacolata
all’interno del Borgo. In serata la festa si conclude con i giochi pirotecnici
e a volte con uno spettacolo musicale.
Da diversi anni il Comune organizza una fiera agricola e la sagra di prodotti tipici con particolare prevalenza di quelli lattiero caseari.
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CURIOSITA’…
• La sera della vigilia dell’Ascensione (sceusa, scievusa) si accendevano grandi falò per le strade e piccoli e grandi cantavano:
A scievusa passà e u Signori sinnacchianà
doppu poi quaranta jorna
Gesù Cristu ‘ncielu torna
E Maria ccu li so amici
Si l’abbrazza e binidici.
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Era una festa per i ragazzi che, nei giorni precedenti raccoglievano legna,
paglia, erbe secche e tutto ciò che trovavano di combustibile e lo ammucchiavano nei posti in cui dovevano poi bruciarlo.
Quando le fiamme dei falò diminuivano un poco, presa la rincorsa, i ragazzi vi saltavano sopra senza bruciarsi.
La sera si lasciavano fuori bacinelle e vasi di acqua che il Signore benediva salendo al cielo, in modo che l’indomani, quando ci si lavava,
quell’acqua purificava dalle malattie.
La mattina dell’Ascensione, in chiesa, durante la messa, si distribuivano
piccole croci di cera che si appendevano sulle porte di ingresso delle abitazioni per indicare che la casa apparteneva al Signore e, come gli ebrei erano stati liberati dal sangue dell’Agnello, così i cristiani venivano e vengono liberati dalla croce di Cristo con cui egli compì la sua passione.
22 Maggio
Santa Rita
L
a festa di Santa Rita si celebra in quasi tutte le chiese di Cammarata e
San Giovanni Gemini, ma certamente la più antica è quella della chiesa di S. Caterina dove il 22 maggio accorrono molti fedeli.
Per l’occasione si confezionano piccoli panini rotondi su cui si incide la
lettera “R” e, appena benedetti, vengono distribuiti ai fedeli che li mangiano dopo aver invocato la protezione della Santa degli impossibili.
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Ultima domenica di Maggio
Festa del Crocifisso degli Angeli
I
l Crocifisso degli Angeli, festeggiato nella
chiesa di S. Vito, viene chiamato così perché
nella Croce, e soprattutto nella parte superiore
della bara ci sono degli angeli.
La festa si svolge, oltre alle normali celebrazioni
in chiesa, con delle manifestazioni esterne, fra
queste molto caratteristica è la cavalcata
folkloristica.
I cavalli sfilano, bardati con gualdrappe e selle di
cuoio, lungo le vie del paese fino alle vicinanze
della chiesa dove si celebra la festa. Otto giorni
prima se ne da l’avviso con due “tamburini” che
girano, ogni sera, per le strade del paese,
suonando un ritmo guerresco. Partono dalla casa del “Paliante”, di colui il
quale, avendo promesso di donare una somma di denaro più alta, porterà il
palio. Nei giorni precedenti la festa, si veste il “Paliu”, che assomiglia a un
grande scudo di legno ornato di drappi, nastri e fiori, sorretto da un’asta
per portarlo. Nel centro vi è il Crocifisso o l’immagine del Santo.
La sera, dopo la processione del Crocifisso che percorre alcune vie del paese, in Piazza Marrelli si svolge uno spettacolo musicale che conclude la
festa.
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15 Giugno
San Vito Martire
Viene festeggiato nella omonima chiesa solamente con le celebrazioni liturgiche.
Una volta esisteva a Cammarata l’antica confraternita di San Vito i cui
membri vestivano un saio bianco con visiera e vessillo di colore rosso e
partecipavano alle principali processioni del paese.
24 Giugno
San Giovanni Battista
E’
il santo patrono del vicino Comune a cui era dedicata la chiesetta da cui prese nome il nuovo
paese. Siamo già all’inizio dell’estate, le messi sono
bionde, ed è per questo che i contadini usavano raccogliere 24 spighe, intrecciarle quasi a formare un mazzetto che poi veniva messo come capezzale quasi a rappresentare una sorta di amuleto propiziatorio per le case. Era diffusa inoltre la credenza che la mattina di S.
Giovanni Battista, il 24 giugno, chi fissava il sole al suo
primo apparire all’orizzonte, lo vedeva girare su se
stesso.
CURIOSITA’…
Tra i ragazzi c’era l’uso di stringere tra loro il comparatico di S.Giovanni,
mentre a Cammarata bastava darsi la mano e chiamarsi da allora in poi
“compari”. Spesso questo comparatico era confermato nella cerimonia nuziale o alla nascita dei figli.
Il 24 di giugno si raccolgono i fiori dell’Iperico (Hipericum perforatum)
detto per l’appunto Erba di San Giovanni, per preparare un olio medicamentoso che serve a curare ferite, piaghe, ustioni. E’ conosciuto in dialetto
come “uogliu di pricò”.
Sempre il giorno di San Giovanni si prepara il famoso liquore Nocino mettendo a macero con alcool e spezie 24 noci.
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1° domenica di Agosto
San Calogero
L
a festa di San Calogero, celebrata nella chiesa
Madre, è caratterizzata dalla processione di
fine raccolto. Nelle prime ore del mattino, chi ha
fatto un voto, si reca in pellegrinaggio (viàggiu)
nella chiesa madre portando delle ceste ricolme di
pane.
I pani offerti, lavorati a mano, riproducono organi
e membra umane (u vrazzu; u pedi; a testa; u cori;
a manu; a gamma) o bambini (u picciliddu).
Ad altri pani viene data la forma di rosa o di piccoli pani rotondi segnati da una croce (rosellini e
panuzzi). Posti sotto l’altare, avvolti o coperti da
tovaglie ricamate, i pani, alla fine della messa,
vengono benedetti dal prete, offerti alle persone presenti e portati nelle case degli ammalati.
La processione di San Calogero si svolge nel pomeriggio. In passato il
lungo itinerario processionale attraversava i due paesi. Era una processione
senza musica, un pellegrinaggio penitenziale, che si arrestava solo per le
soste di benedizione e di spartizione del pane. I portatori, arrivati alla Casazza (il punto più alto del paese) venivano rifocillati con una madia di pasta fresca con il sugo di pomodoro e foglie di basilico: i maccarruna ccu
sucu.
La tradizione sta scomparendo. L’itinerario è cambiato, gli anziani portatori si servono di un carrello, sono pochissimi i giovani presenti. Nonostante
non vi sia molta partecipazione alla processione la tradizione di preparare i
pani votivi mantiene però una discreta vitalità .
Dal 2007 l’uscita del Santo è stata anticipata alla prima domenica di luglio,
come quella del più celebre “fratello” agrigentino.
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15 agosto
Festa della Madonna di Cacciapensieri
L
a celebrazione della festa della Madonna di Cacciapensieri, il quindici
agosto di ogni anno, è antichissima e possiamo risalire alla stessa dominatrix di Cammarata, Lucia, che volle redigere uno dei suoi diplomi,
proprio in questo giorno.
La Madonna di Cacciapensieri è patrona di Cammarata e di San Giovanni
Gemini e perciò, in quel giorno, nei due paesi, non si può celebrare nessun’ altra festa esterna, com’è stato anche recentemente prescritto
dall’autorità diocesana. La festa nella chiesa di Santa Maria è celebrata con
la massima solennità: è preceduta dalla quindicina predicata e ogni giorno,
da ogni parte del paese la gente si reca in Santa Maria, recitando il Santo
Rosario; la mattina del 15 Agosto, al sorgere del sole si celebra una messa
molto partecipata dai fedeli.
Il giorno della festa si svolgeva un’antichissima fiera del bestiame (oggi
non più).
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Per un certo tempo, in ricordo dell’invenzione della statua della Madonna,
in una grotta del feudo Capinseris o Capinera, la processione si svolgeva
partendo dalle falde della montagna e ponendo una statua su di un carro
trainato da buoi. Durante la quindicina per onorare la Madonna parecchi
fedeli si astengono dalla frutta o dal bere fuori dei pasti.
In questi ultimi anni, stabilita la festa di San Giuseppe il 18 agosto, nel
quartiere alto del paese, si celebra un festino ininterrotto dal 14 al 19 o al
20 di agosto.
18 Agosto
Festa di San Giuseppe
F
inita la Festa della Madonna di Cacciapensieri, inizia quella di S. Giuseppe.
Il 16 che il 17 agosto sono giorni di preparazione
alla festa vera e propria. In questi giorni, si raccolgono le offerte per le vie di Cammarata e San
Giovanni Gemini, con sfilate di banda musicale.
La sera in piazza vi sono trattenimenti musicali e
spettacoli vari.
La giornata del 18 agosto (festa di S. Giuseppe),
si svolge quasi come quella della Madonna di
Cacciapensieri e cioè, Alborata, processione dei
ceri votivi, Messa solenne, processione e spettacolo musicale conclusivo.
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Prima domenica di settembre
Il Crocifisso della Pioggia
I
l “Crocifissu du’ Venniri”, si festeggia la prima domenica di settembre
nel quartiere “Gianguarna” . Fino alla prima metà del secolo scorso la
festa era tra le più grosse del paese. Ciò, probabilmente, per il fatto che il
Crocifisso, nelle annate di siccità, veniva impetrato dall’intera comunità.
Alla “festa di Gianguarna” si vendeva il gelato, si assaggiavano semenza e
nuciddi americani (semi di zucca e arachidi), alla banda musicale si facevano offerte di fichi. Come in altri paesi della Sicilia i festeggiamenti si
concludevano con il “cavadduzzu”, considerato dagli anziani come una
danza propiziatoria “scaccia malignu”.
La festa del crocifisso (oggi della Pioggia) è stata ripresa nel 1990. La
nuova festa, organizzata dopo la riproposizione del rituale di propiziazione
della Pioggia, ha rappresentato un rilancio per il quartiere alle porte del
paese. Forti del “coraggio di spolverare le antiche tradizioni” nel 1995 i
membri del comitato hanno riproposto una tavolata pubblica dei Vicchiarieddi e qualche anno dopo hanno allestito nel periodo natalizio, un presepe animato che si caratterizza per la preparazione della ricotta e l’offerta di
spinci.
Il declino dell’antica festa coincise con l’accantonamento del rituale cammaratese di propiziazione della Pioggia e con l’affermazione di quello
Sangiovannese . In quegli anni inoltre nel quartiere “Chiazza”, si organizzò per la prima volta la festa di un nuovo Santo, San Giovanni Bosco. La
nuova festa del Crocifisso di Gianguarna e la nascita di una comitato di fe24
steggiamenti hanno regolarizzato e rafforzato la presenza del quartiere nel
calendario rituale della comunità.
CURIOSITA’…
Tale festività era conosciuta anche come “U Crucifissu di ficu” perchè
viene festeggiata nel periodo in cui i fichi sono maturi e si mettono ad asciugare per conservarli in inverno. Questi frutti venivano distribuiti alla
gente e alla banda musicale.
4 Settembre
S. Rosalia
P
er S. Rosalia, il 4 settembre, era in uso il
pellegrinaggio a piedi, sui carretti o a cavallo,
sino alla Quisquina. Tanti tornavano anche a piedi.
Dopo aver assistito alle funzioni sacre e pregato in
chiesa, si visitava la grotta della Santa sostando in
raccoglimento (dopo esservi penetrati strisciando a
terra, attraverso un basso cunicolo) nella sua parte
più interna dove si trova una sua bella statua. Poi
molti mangiavano all’aperto arrostendo la carne su
fuochi improvvisati lungo il sentiero, o dove
possibile nel bosco.
CURIOSITA’…
Ecco due strofette ancora ripetute dal popolo che, forse, facevano parte di
qualche laude in onore della Santa:
la Santuzza ca prigava – lu virseriu la tintava – e ogni jornu cci dicia: maritati, Rosalia. – la Santuzza rispunnia – nun mi vogliu maritari: - lu
me cori nun è mia – sulu a Gesù vuogliu amari - .
Per S. Rosalia scadevano o cominciavano gli affitti delle case.
Nei giorni in cui vi erano dei temporali la gente intimorita, per ottenere
sollievo e protezione stendevano la figliolanza (un telo che donavano i frati
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minori) e vi ponevano sopra la pietra proveniente dal santuario di Santa
Rosalia.
S. Onofrio
Sant’ Unòfriu di lu Vùoscu si festeggiava il lunedì successivo alla seconda
domenica di settembre
I
l giorno di S. Onofrio, nel ricordo vivo degli anziani, è festa di eccessi
alimentari e di ubriachezza: festa di carne e di fuochi, di balli e di vino.
Il culto al Santo orientale è particolarmente sentito a “Porta Gagliarda” un
quartiere che nel calendario rituale mantiene come riferimento la chiesa di
S. Vito: la “matrice” della parte alta.
Una processione partiva la mattina dalla chiesa di S. Vito, usciva dal paese
e incamminandosi per le campagne con un gruppetto di musicanti e tamburini giungeva all’eremo, nel bosco del santo eremita (u Vùoscu di Sant’
Unòfriu). Si cantava una messa. I macellai giunti sul posto nella prima
mattinata scannavano capre, pecore e castrati che poi, a fine funzione, rivendevano tagliati a quarti ai presenti. Accesi i fuochi nelle radure del bosco vicine alla chiesa si arrostiva la carne sulla fiamma viva (arramari),
senza graticole, senza farle addensare, consumandola in un clima gioioso
seduti a terra insieme a gruppi di parenti e amici. Lo scatìcchiu terminava
al tramonto del sole: S. Onofrio, al ritorno, veniva portato a spalla dagli
ubriachi.
CURIOSITA’…
• L’ultimo anno in cui si svolse la festa (1982), Sanfranciscu - Il vino
che scorre nelle vene – accompagnò il Santo eremita alla partita del
Kamarat.
• “Si vippi Sant’ Unòfriu ccu tutta a vara” (“si è bevuto Sant’Onofrio
con tutto il percolo”) continua ancora oggi a dirsi del barcollare di
chi ha bevuto troppo.
• Le persone anticamente pronunciavano la frase: “Santu Nofriu Pilusu facitini truvari stu purtusu” quando smarrivano degli oggetti.
26
3° domenica di Settembre
San Giovanni Bosco
S
ubito dopo la canonizzazione di S. Giovanni Bosco si cominciò a celebrare la festa del nostro paese. La prima volta, nel 1935, fu organizzata
dai salesiani e particolarmente da Don Fasulo che portò un grande quadrone del Santo che venne esposto in San Domenico. Poi, per iniziativa del
sac. Salvatore Consiglio, si acquistò una bella statua che si venera nella
chiesetta delle Suore di Maria Ausiliatrice e per l’occasione viene portata a
S. Domenico.
Questa festa è preceduta da un’ottava, fatta dai tamburi per le
vie del paese e da uno spettacolo musicale organizzato in Piazza della Vittoria.
La domenica mattina vi è l’Alborata e nel pomeriggio si svolge la cavalcata folkloristica.
Il lunedì sera si porta il Santo in processione, con una caratteristica fiaccolata che si snoda per le vie del paese.
Anche questa festa si conclude con uno spettacolo in piazza.
27
2° domenica di Ottobre
La Madonna dei Miracoli
e la Madonna della Provvidenza
L
a fiera del bestiame della Madonna dei Miracoli in passato era tra le più grandi della Sicilia occidentale. Precedente alla semina “l’urtima” fiera si svolgeva la seconda domenica di ottobre in una delle terre comuni di Cammarata e
San Giovanni, in corrispondenza della parte bassa del paese.
Per la posizione la fiera era denominata fera di Ncapuacosta
(o fera da matrici) a Cammarata bassa e fera di sutta u cùozzu
a San Giovanni Gemini e nella parte alta di Cammarata. Lungo le strade attorno alla Matrice si svolgeva un mercato in cui
si vendevano attrezzi agricoli e varie cianfrusaglie: tutto ciò
che poteva essere utile per l’inverno.
Nel secondo dopoguerra la fiera fu ripresa, si cominciò a curare una cavalcata in
costume che rievocava un voto fatto alla
Madonna del Conte di Cammarata. Era
uno spettacolo singolare che attirava molta folla. Dopo la seconda guerra mondiale
fu ripresa ma poi decadde. I sangiovannesi hanno saputo coglierne il mutamento:
scomparsa la tradizione a Cammarata la
fiera si è spostata a San Giovanni Gemini
divenendo la festa della Madonna della
Provvidenza. Le ultime fiere del bestiame
si sono svolte negli anni 70 dello scorso
secolo. Il cibo tipico erano (e continuano
ad essere) le castagne arrostite (castagne
caliati).
28
2 Novembre
Il giorno dei morti
I
l due novembre è la “festa” dei morti. In
tutta la Sicilia così come a Cammarata, vi è
l’uso di far trovare ai più piccini dei doni. E’
una tradizione che unisce i vivi ai morti, dona
ai piccoli il senso della continuità familiare e
cristianamente attenua lo strazio delle dolorose separazioni prodotte dalla morte. In questo
giorno, per tradizione, le persone si recano nel
cimitero a fare visita ai propri cari.
Piatti Tipici: Pupi di zuccaru, Frutti Marturana, Tetù, Taralli, muscardini.
CURIOSITA’…
• Fin dalle ultime settimane di ottobre si vedono i panifici, le pasticcerie e i bar con le vetrine ornate con i dolci tipici di questa festività e
di pupi di zuccaru (cavaddi, re, principessi e bersagliera), questi sono
in genere i doni che si fanno trovare la mattina dei morti ai bambini. I
ragazzi, fino ad una certa età, credevano ai morti, poi qualcuno più
grandicello e smaliziato, insinuava il primo dubbio, il primo interrogativo. Così cadeva l’illusione, si spegneva la fantasia. Per la prima
volta, forse, nella vita.
• Anticamente il fidanzato donava alla fidanzata il “pupu ccu zzuccaru” che rappresentava il cavaliere, mentre la ragazza donava la dama.
29
11 Novembre
San Martino
P
er San Martino si comincia ad assegnare il vino nuovo. Chi ne possiede ne fa omaggio a parenti e amici.
Per l’occasione si confezionano i muffuletta, guastelle più soffici e più
piccole del solito, impastate con zucchero e con grani di “cimino duci”.
In tante famiglie per i muffuletta si adoperavano i pupi cu zuccaru che erano sopravvissuti o erano stati abilmente sottratti alla gola dei piccoli.
I panuzzi di S. Martinu venivano acquistati fuori paese e venduti per la festa, ma non ebbero molta diffusione.
CURIOSITA’…
Con i piccoli le mamme o i parenti giocano così: li tengono per gli avambracci e fanno ritmicamente oscillare o dondolare le loro manine che i
bambini tengono non irrigidite, ma languide e molli dicendo:
manu modda, manu modda
lu Signori ti la ‘ncodda,
ti la ‘ncodda a pani e vinu:
Viva, Viva S. Martinu.
A queste ultime parole, inaspettatamente, con le loro stesse mani si percuote dolcemente il viso dei piccoli, tra la gioia di tutti e gli “scaccani” del
bambino.
Ppi S. Martinu
S’apri la vutti e si tasta lu vinu
Ppi S. Martinu ogni mustu è vinu.
30
6 Dicembre
S. Nicola di Bari
S
. Nicola di Bari, patrono e protettore di Cammarata, si festeggia il 6 dicembre. Sin dai primi anni della nostra liberazione dai musulmani, era
onoratissimo dai nostri maggiori, provenienti in parte dalla Puglia, dove,
proprio in quegli anni le reliquie del santo erano state portate dall’oriente
da alcuni mercanti.
Questa festa è caratterizzata dalle celebrazioni liturgiche che si svolgono
nella Matrice a cui partecipano il Sindaco e tutte le principali autorità civili
e militari di Cammarata.
Anticamente la festa era preceduta dai “nove mercoledì di S. Nicola” in
cui si cantava la storia di tutta la sua vita in versi siciliani del ‘700.
CURIOSITA’…
• Quando le donne infornavano il pane pregavano S. Nicola perché lo
facesse riuscire ben cotto dentro e fuori: Santu Nicola – bieddu dintra e fora. • Quando ad un bambino cadeva un dente glielo si faceva buttare lontano – di solito, ‘ncapu li casi – dicendo: Santu Nicola vi dugnu lu
viecchiu, mi dati la nova.
31
8 Dicembre
L’ Immacolata
festa è caratterizzata dalla “Messa dell’aurora”
Questa
e dalla processione.
È molto bello sentire, la notte che precede questa festa,
una dolce melodia suonata da alcuni ragazzi che, partendo dalla parte alta del paese, girano per le diverse viuzze,
e svegliano la gente per recarsi alla “Messa dell’aurora”
che si celebra nella Matrice alle ore 6 del mattino.
La processione che si svolge il pomeriggio parte dalla
Matrice e arriva nella chiesa di S. Vito dove la Madonna
resterà per circa otto giorni per poi ritornare alla
Matrice.
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13 Dicembre
S. Lucia
S
i festeggia il 13 dicembre. Come in tutta la Sicilia si prepara la “cuccia”, il grano di maiorca bollito e poi “cunzatu” con zucchero, miele,
cannella. Coloro che ne hanno fatto voto o nutrono questa “devozione” in
onore della Santa, il 13 dicembre si cibano soltanto di cuccia.
Piatti tipici: cuccia, come anche per S. Giuseppe le sfinci e le arancine di
riso.
Chiesetta di santa Lucia a San Giovanni Gemini
CURIOSITA’…
• I giorni che si contano dopo S. Lucia, secondo la tradizione popolare,
corrispondono ai mesi del nuovo anno e ne fanno presagire
l’andamento meteorologico. Il giorno 14 corrisponde infatti a gennaio, il 15 a febbraio e così via. I giorni, di solito, si contano e si osservano magari giungendo sino a maggio o a giugno, poi,
nell’atmosfera natalizia, non ci si pensa più.
• San Nicola, l’Immacolata e Santa Lucia sono le feste dell’olio nuovo,
che frigge. Esse coincidono con la raccolta delle olive.
• La luce del giorno da S. Lucia a Natale va crescendo, ma poco: da S.
Lucia a Natali: - un passu di cani. • La notte di S. Lucia, secondo il popolo, è la più lunga dell’anno.
• S. Lucia – vi raccumannu la vista mia – luciti ‘lla me via: - purtatimi
a Maria. –
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25 Dicembre
Natale
N
ei giorni precedenti il Natale, anticamente, qualche pastore scendeva
in paese e durante la novena suonava per le strade la cornamusa, ma
oggi se ne è perduto persino il ricordo. In questi ultimi anni un’orchestrina
gira per le vie del paese suonando arie natalizie e la nostra “ninnaredda”.
Piatti Tipici: I “Pizzarruna” una specie di cannoli di pasta riempiti di fichi
secchi, mandorle e noci tritate e cotti al forno.
Le “Paste Bianche” una specie di grandi ravioli a forma semicircolare
riempiti di mandorle impastate con lo zucchero e cannella e cotti al forno.
I “Biscotti” insaporiti con semi di aneto e, per il giorno della festa la cassata.
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LE RICETTE TRADIZIONALI
Pasta con le sarde
Ingredienti:
1 kg di finocchietti, 500 gr di sarde fresche,
600 gr di bucatini, 6 acciughe, 50 gr di pinoli, 50 gr di uvetta, 50 gr di mandorle tostate,
un pizzico di zafferano
Preparazione
Si soffriggono i finocchietti lessati con le
acciughe, i pinoli, l’uvetta, lo zafferano e le
sarde.
Sarde a beccafico
Ingredienti:
800 gr di sarde, 200 gr di mollica, 1 arancia, 1
limone, 50 gr di zucchero, 1/5 aceto, 1 cipolla, 100 gr di uvetta, prezzemolo, olio
Preparazione
Marinate le sarde pulite e aperte con succo di
limone e olio, sale e pepe. Rosolate cipolla,
uvetta, prezzemolo, zucchero, buccia e succo di arancia, mollica, sale e
pepe. Farcite le sarde e infornare.
Sarde fritte
Ingredienti:
800 gr di sarde, 500 gr di farina, 15 gr di lievito, 5 gr di sale, 1 limone, aglio, 10 gr di
zucchero
Per la pastella: impastare con acqua tiepida
(200gr) lievito, farina, zucchero, sale e 50 gr
d’olio. Fare riposare la pasta. Far marinare il
pesce con gli aromi e il succo di limone.
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LE RICETTE TRADIZIONALI
Pasta con le sarde
Ingredienti:
1 kg di finocchietti, 500 gr di sarde fresche,
600 gr di bucatini, 6 acciughe, 50 gr di pinoli, 50 gr di uvetta, 50 gr di mandorle tostate,
un pizzico di zafferano
Preparazione
Si soffriggono i finocchietti lessati con le
acciughe, i pinoli, l’uvetta, lo zafferano e le
sarde.
Sarde a beccafico
Ingredienti:
800 gr di sarde, 200 gr di mollica, 1 arancia, 1
limone, 50 gr di zucchero, 1/5 aceto, 1 cipolla, 100 gr di uvetta, prezzemolo, olio
Preparazione
Marinate le sarde pulite e aperte con succo di
limone e olio, sale e pepe. Rosolate cipolla,
uvetta, prezzemolo, zucchero, buccia e succo di arancia, mollica, sale e
pepe. Farcite le sarde e infornare.
Sarde fritte
Ingredienti:
800 gr di sarde, 500 gr di farina, 15 gr di lievito, 5 gr di sale, 1 limone, aglio, 10 gr di
zucchero
Per la pastella: impastare con acqua tiepida
(200gr) lievito, farina, zucchero, sale e 50 gr
d’olio. Fare riposare la pasta. Far marinare il
pesce con gli aromi e il succo di limone.
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Arancini di riso
Ingredienti:
500 gr. di riso (arborio o roma), 1 busta piccola di zafferano, formaggio,
350 gr. di carne trita mista (anche con maiale), 150 gr. di piselli piccoli,
200 gr. di salsa di pomodoro, 150 gr. di formaggio grattugiato (meglio se
caciocavallo), 3 uova, 200 gr. di farina, 400 gr. di pangrattato, Sale, Pepe
Preparazione
Per preparare gli arancini occorre prima lessare
il riso in una pentola d’acqua salata aggiungendo durante l’ebollizione la bustina di zafferano.
Quando sarà pronto e giallo grazie allo zafferano, aggiungete due o tre cucchiai d’olio per evitare che possa risultare troppo colloso a causa
dell’amido e successivamente il caciocavallo
grattugiato. Girate il tutto con un cucchiaio e
lasciate riposare mentre preparate il ripieno.
In un tegame soffriggete la carne trita e aggiustate di sale e pepe, unitevi la salsa di pomodoro ed infine i piselli che avrete precedentemente sbollentato in acqua salata. Otterrete un sugo piuttosto denso di carne e piselli, lasciate cuocere per almeno 10 – 15 minuti.
A questo punto potete prendere il riso e farne delle palle della dimensione
di una piccola arancia; con un cucchiaio aiutatevi ad inserire nella parte
più centrale dell’arancino il ripieno di carne al sugo con i piselli, quindi ricoprite con un po’ di riso e riformate la vostra arancia piccola. Eseguito
questo procedimento non vi resta che passare le arancine nella farina e successivamente nell’uovo sbattuto con una presa di sale.
Passate poi nel pangrattato e friggete accuratamente in olio d’oliva.
Gli arancini sono buoni sia caldi che freddi ma noi vi consigliamo di gustarli caldi per assaporare il formaggio che fonde rendendoli ancora più
squisiti.
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Cassateddi
Ingredienti:
1 Kg di farina dolce, 2 o 3 uova, 250 gr di olio, 250 gr di zucchero,
bustina bertolini, 1 bustina di vanillina e cannella.
di
Preparazione
Si impastano gli ingredienti e si fa una sfoglia
sottile che tagliata a mezza luna si farcisce
con il composto di ricotta. Si mettono a friggere in olio bollente. Quando sono ben cotte
si cosparge con zucchero a velo.
Pignulata
Ingredienti:
1 kg di farina, 200 gr di strutto, 200 gr di zucchero, 25 gr di ammoniaca, 6 uova
Preparazione
Impastare tutti gli ingredienti. Fare dei rotolini lunghi e tagliate a dadi. Infornare. A cottura ultimata cospargere di miele.
I sfinci
Ingredienti:
8 uova, 400 gr di farina, 50 gr di strutto,
d’acqua
litro
Preparazione
Fare bollire l’acqua e aggiungere lo strutto; appena si è sciolta, aggiungere la farina a poco a poco
ed impastare; fare raffreddare l’impasto ed aggiungere 8 uova intere una per volta; lavorare
l’impasto fino ad ottenere una pasta fine; versare a cucchiaiate in una padella con abbondante olio bollente. Appena sono ben dorate, gocciolare e
servirle farcite con crema di ricotta.
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Cuddureddi
Ingredienti:
Farina, acqua
Preparazione
Impastare farina ed acqua fino a raggiungere
una consistenza piuttosto dura, prendere dei
pezzetti di pasta e formare dei segmenti lunghi
4 cm circa, quindi unire le due estremità. Posizionare in una teglia ed infornare.
Fritteddi
Ingredienti:
3 cucchiaiate di farina, 60 gr di burro, latte, 2
rossi d’uovo, 3 cucchiai di zucchero, 1 busta di
vaniglia, 4 mandorle amare spellate, zucchero a
velo
Preparazione
Mettete in un tegamino 3 cucchiai di farina e 60
gr di burro. Mettete al fuoco. Aggiungere latte poco per volta e fare una
besciamella. Lasciare raffreddare non appena la besciamella è cotta.
Cuccia
Ingredienti:
1 kg di grano duro, cioccolato, zuccata, zucchero,
cannella
Preparazione
Mettete in acqua almeno 24 ore prima il grano.
Far cuocere poi in acqua e sale per 4 ore a fuoco lento. Scolare e mescolare
al cioccolato a pezzetti, alla zuccata, allo zucchero e alla cannella.
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Pizzarruna
Ingredienti:
Per la pasta: 1 kg di farina, 200 gr di strutto, 300 gr di zucchero, 3 uova, 15
gr di ammoniaca, 2 buste di vaniglia, 1 busta di lievito Bertolini, di latte.
Per il ripieno: 500 gr di fichi secchi macinati, zucchero a piacere, mandorle, cannella e alcune noci macinate.
Per la glassa: 2 albumi d’uovo, 200 gr di zucchero a velo e qualche goccia
di limone
Preparazione
Su una spianatoia sistemare la farina, lo strutto sciolto, uova, zucchero, ammoniaca, latte,
lievito, vaniglia e mescolare fino ad ottenere
un impasto morbido, che farete riposare per
qualche minuto. Sfilatelo con un mattarello e
tagliatelo a rettangoli, mettete il ripieno ed arrotolate i rettangoli. Mettete in forno ad una
temperatura di 150°. Cospargete con zucchero a velo.
Moscardini o Mastazzola
Ingredienti:
1 kg di zucchero, 1 kg di farina, acqua
Preparazione
Impastare la farina e lo zucchero con l’aggiunta
di un po’ d’acqua, ottenuto un impasto non
troppo duro, tagliarlo a pezzettini di 5 cm e lasciarlo ad asciugare per otto giorni. Infornare a
temperatura moderata. Col calore, lo zucchero
si distacca dalla farina e si scioglie, assumendo
il tipico colore rosa.
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Frutti marturana
Ingredienti:
1 kg di mandorle, 800 gr di zucchero, 150 gr di acqua, 2 bustine di vaniglia, 1 tavoletta di cioccolato fondente.
Procedimento
Spellate le mandorle con acqua calda e, poi,
tritatele finemente e mettetele sul fuoco insieme allo zucchero ed acqua. Far cuocere a
fuoco lento fin quando l’impasto si stacca
dalla pentola, quindi aggiungete la vaniglia.
Mettete l’impasto negli stampi. Togliete
l’impasto dalle forme e mettetele ad asciugare all’aria aperta. Quando sono diventate abbastanza asciutte decoratele con cioccolato fondente.
Taralli
Ingredienti:
1 kg di farina, 200 gr di zucchero, anice, 8 uova, 20 gr di sugna per la glassa, 300 gr di zucchero a velo, acqua.
Preparazione
Lavorare bene gli ingredienti per la pasta,
formare dei biscotti rotondi o a forma di S e
buttarli in acqua bollente salata. Quando
vengono a galla, sgocciolarli e sistemarli in
una teglia imburrata. Infornare e a fine cottura, ancora caldi, verniciarli con la glassa di
zucchero e rimetterli nel forno per asciugare.
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Tetù
Ingredienti:
1 kg di farina, 250 gr di strutto, 150 gr di zucchero, 5 uova, 2 buste di vaniglia, 60 gr di ammoniaca, 1 busta di cacao, latte quanto basta.
Preparazione
Mescolate la farina con lo strutto e lo zucchero, aggiungete le uova ed il latte che prende, la vaniglia e
l’ammoniaca precedentemente sciolte ed il cacao e
fatene un impasto morbido. Ricavatene delle palline di 6-7 cm, schiacciatele leggermente e mettetele
al forno a temperatura moderata. Ricopritele con
una glassa composta da zucchero a velo sbattuto
con l’albume dell’uovo.
Muffuletta
Ingredienti:
2 kg di farina OO, 500 gr di farina per dolci, 500 gr di strutto, 1 litro e
mezzo di latte intero, 200 gr di pane, 750 gr di zucchero, cannella e chiodi
di garofano.
Procedimento
Mettete sullo spianatoio farina per dolci e farina
OO, fate un incavo nel mezzo e mettetevi lo
strutto. Mettete in una pentola il latte e lo zucchero e fare riscaldare. Aggiungere cannella e
chiodi di garofano. Amalgamare il tutto e infornare.
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Paste bianche
Ingredienti:
Per la pasta: 1 kg di farina, 200 gr di strutto, 300 gr di zucchero, 3 uova, 15
gr di ammoniaca, 2 buste di vaniglia, 1 busta di lievito Bertolini, di latte.
Per il ripieno: Mandorle macinate e impastate con zucchero e cannella
Preparazione
Su una spianatoia sistemare la farina, lo strutto
sciolto, uova, zucchero, ammoniaca, latte, lievito,
vaniglia e mescolare fino ad ottenere un impasto
morbido, che farete riposare per qualche minuto.
Sfilatelo con un mattarello e tagliatelo a rettangoli, mettete il ripieno ed arrotolate i rettangoli. Mettete in forno ad una temperatura di 150°.
Cubàita
Ingredienti:
350 gr di sesamo, 90 gr di zucchero, 100 gr di mandorle intere pelate, 300
gr di miele, cannella in polvere, limone (la buccia grattuggiata), olio
Preparazione
Mettete i semi di sesamo in un colino a trama fine e lavateli sotto l’acqua
corrente. Versateli in una padella e fateli saltare su fuoco vivo, finché saranno asciugati. In un altro pentolino unite lo
zucchero al miele e, continuando a mescolare,
cuocete sino a quando, facendo cadere una goccia in un bicchiere d’acqua fredda, si rapprenderà. Togliete il composto dal fuoco e aggiungete i
semi di sesamo, le mandorle intere, un pizzico di
cannella e la scorza grattuggiata di limone. Mescolate velocemente con un cucchiaio di legno
per un quarto d’ora. Versate il torrone in una teglia unta d’olio, stendetela in uno strato uniforme alto circa mezzo centimetro e fate raffreddare.
43
Chiacchiere
Ingredienti:
450 gr di farina, 100 gr di zucchero, 50 gr di burro, 50 gr di latte, 50 gr di
grappa, 1 uovo, vaniglia, zucchero a velo, olio, sale
Preparazione
Lavorate a lungo lo zucchero con l’uovo fino a ottenere un composto chia
ro e spumoso; unite il burro fatto sciogliere a bagnomaria, il latte, un pizzico di sale, un pizzico di vaniglia e la grappa.
Mescolate con cura poi incorporate, poco per
volta, la farina e lavorate fino a ottenere un
impasto liscio ed elastico eventualmente, per
ottenere la giusta consistenza, aggiungete o togliete un po’ di farina. Trasferite la pasta sul
piano di lavoro infarinato e continuate a lavorarla e a sbatterla finché non si formeranno
delle bollicine. Stendete allora l’impasto a sfoglia sottile e con l’apposita
rotella ritagliate losanghe della grandezza desiderata. Friggete le chiacchiere in abbondante olio bollente e poi fatele asciugare su carta assorbente prima di servirle spolverandole con lo zucchero a velo.
Sfinci di San Giuseppe
Ingredienti:
250 gr di acqua, 150 gr di farina, 50 gr di burro, 2 cucchiai di zucchero, 3
uova intere, scorza di limone grattuggiata, zucchero a velo
Preparazione
Mettete in un tegame il burro e fatelo sciogliere
a fuoco lento quindi aggiungervi la farina, lo
zucchero e l’acqua mescolando continuamente
affinché non si formino i grumi. Fate cuocere
per una decina di minuti circa. Lasciare raffreddare quindi aggiungervi le uova ed il limone grattugiato. Quando sarà tutto amalgamato
si formeranno delle piccole palline che verranno cotte in abbondante olio. Scolatele sulla carta assorbente e spolveratele
con zucchero a velo.
44
Reginelle
Ingredienti:
1 kg. di farina 00, 200gr. di strutto, 400 gr. di zucchero, 150gr. di sesamo,
10 gr. di ammoniaca per dolci, 1 busta di vaniglia, 2 uova itere, latte
q.b.buccia di limone o arancia grattugiata.
Preparazione
lavorate la farina con lo strutto, aggiungete lo
zucchero, l''ammoniaca, le uova, la vaniglia,
impastate il tutto con un poco di latte tiepido :
fate riposare per 15 min. Formate dei filoncini
grandi mediamente quantio un dito tagliate
dei tocchetti di 5 centimetri circa e passateli
nel sesamo inumidito, sistemateli nella teglia, ed infornateli per circa 30
min. a 180°, dovranno risultare dorati.
Cassata siciliana
Ingredienti:
1 pan di Spagna, 1 bicchiere di vermouth bianco, 500 gr. di ricotta di pecora fresca, 350 gr. di zucchero, 70 gr. di cioccolato fondente a dadini, 50 gr.
di zuccata o zucca candita, 1 bustina di vaniglia, 200 gr. di farina di mandorle, 200 gr. di zucchero, Colorante verde per dolci, 300 – 400 gr. di frutta candita, 100 ml. di acqua, 250 gr. di zucchero a velo
Preparazione
Mescolate la farina di mandorle con lo
zucchero e l’acqua, utilizzate il colorante verde per tingere l’impasto e girate sino ad ottenere una pasta omogenea che lavorerete a mano fino a quando non risulterà morbida oltre che
compatta. A questo punto stendetela
con un matterello e tagliate dei rettangoli che vi serviranno per la parte e45
sterna del dolce.
Preparate nel contempo la crema di ricotta che otterrete passandola al setaccio e aggiungendo lo zucchero, la vaniglia, i dadini di cioccolato fondente e la zucca candita.
Tagliate il vostro pan di Spagna in 3 dischi ed inzuppateli in una ciotola
dove avrete versato un bicchiere di vermouth, acqua e zucchero. Utilizzate
un disco inzuppato per comporre la parte esterna della cassata tagliandolo
a fette dell’altezza dello stampo.
Rivestite il vostro stampo all’interno con carta pellicola ed adagiate i rettangoli di pasta reale sul bordo dello stesso, alternandoli con fette di pan di
Spagna della stessa misura.
Ponete sul fondo dello stampo un disco di pan di Spagna inzuppato intero
e versatevi la crema di ricotta che avete precedentemente preparato. Chiudete il dolce con il terzo disco di pan di Spagna e lasciate riposare per una
buona mezz’ora. Trascorso questo tempo potrete rivoltare lo stampo, togliere la carta pellicola che vi ha aiutati a tenere unito il dolce senza farlo
appiccicare allo stampo e rivestire la cassata con la glassa che avrete preparato sciogliendo lo zucchero a velo nell’acqua in un pentolino a fuoco
lento ed aggiungendovi qualche goccia di acqua di fiori d’arancio.
Lasciate riposare la glassa fino a che non diventerà più chiara, a questo
punto rivestite la parte superiore della cassata che decorerete con la frutta
candita a vostro piacimento.
Mettete la cassata in frigorifero ed attendete almeno 2 ore prima di
servirla.
Nocino
Ingredienti:
24 noci raccolte il giorno di S. Giovanni , 1 litro e 1/2 di alcool , 10 chiodi
di garofano, 750 g di zucchero 1/2 litro di acqua, scorza di 1 limone a pezzettini (solo il giallo), cannella tritata
Preparazione:
Tagliare le noci a spicchi e tenerle un giorno all'aria a scurire.
Metterle poi in fusione con gli ingredienti suddetti in una damigiana a bocca larga di 4/5 litri.
Chiudere bene e tenere 40 gg. in luogo caldo (meglio se al sole). Scuotere
tutti i giorni almeno una volta al giorno; infine filtrarlo attraverso un panno
46
oppure, volendolo ben chiaro passarlo attraverso la carta o una garza.
Invasarlo in bottiglie scure
Da bere dopo almeno un mese dall'imbottigliamento... volendo si può aggiungere dell'acqua
Dopo averle raccolte il giorno di San Giovanni (24 giugno), si mettono a
bagno 20 noci in un barattolo insieme a un litro di alcol, mezzo litro di acqua, 500 gr. di zucchero, 5 chiodi di garofano, 1 stecca di vaniglia ed un
pezzetto di cannella. Si lascia esposto al sole per circa 40 giorni, mescolando almeno una volta al giorno. Infine si filtra il liquore e lo si travasa in
bottiglie. Va consumato almeno tre mesi dopo l'imbottigliamento. E' un ottimo digestivo.
47
Associazione Turistico-Culturale
PROMO TOUR
Via Don Bosco, 10
92020 San Giovanni Gemini (AG)
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Comune di
CAMMARATA (AG)
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Identità culturale e tradizioni a Cammara