quello che occorre sapere.
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Consiglio Direttivo
Presidente: Francesco Tempesta
Vicepresidente: Fausta Franchi
Tesoriere: Vittorio Cidone
Consiglieri: Franco Attolico, Anna Rosa Nigrelli, Paolo Pasini
Comitato Medico-Scientifico
Roberto Bernabei, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG)
Germano Bettoncelli, Società Italiana di Medicina Generale (SIMG)
Vincenzo Cilenti, AIPO Regionale Lazio
Lorenzo Corbetta, Delegato Nazionale GOLD
Salvatore D’Antonio, Dirigente Medico Ospedale San Camillo/Forlanini
Giuseppe Di Maria, Società Italiana di Medicina Respiratoria (SIMeR)
Vincenzo Fogliani, Associazione Pneumologia Interattiva
Giacomo Mangiaracina, Società Italiana di Tabaccologia (SITAB)
Margherita Neri, Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO)
Giuseppe Reale, Direttore f.f. UOC Pneumologia ACO S. Filippo Neri - Roma
Claudio M. Sanguinetti, Associazione Scientifica Interdisciplinare per lo Studio
delle Malattie Respiratorie (AIMAR)
Albino Sini, Pneumologo
Si ringrazia la Prof.ssa Margherita Neri per l’aggiornamento
Progetto grafico: Effetti Srl Stampa: Tecno Sound Service (Barruccana di Seveso - MI)
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C’era una volta... la Bronchite cronica. Con il passare degli anni questa malattia è stata meglio studiata e inquadrata nella
sua complessità. Ciò che spesse volte si diagnosticava come “bronchite cronica” celava una insidia maggiore, una diffusa
patologia ostruttiva che interessa sia le grandi vie respiratorie (i bronchi), sia i polmoni in profondità. Il suo nome è sintetizzato da una sigla: BPCO, ovvero “Bronco-Pneumopatia Cronica Ostruttiva”.
Secondo le previsioni fatte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) entro il 2020 la BPCO diventerà la terza causa
di morte nel mondo e nel 2030 secondo i dati riportati nell’EFA Book on Chronic Obstructive Pulmonary Disease in Europe Sharing and Caring edito da Mariadelaide Franchi, sarà la quinta causa in termini di disabilità e qualità di vita.
Nonostante i progressi scientifici compiuti nel corso degli ultimi anni, il paradosso è che la BPCO continua ad essere ancora
oggi una malattia poco visibile, sottovalutata dal medico, dal paziente stesso e dall’opinione pubblica.
Le previsioni per il futuro sono per un graduale incremento della prevalenza e della mortalità dovuto alla persistenza dell’abitudine al fumo, in particolare nelle donne, all’innalzamento dell’età media della popolazione e all’incremento dell’inquinamento ambientale.
Informazione e prevenzione dei fattori di rischio, diagnosi precoce e trattamento corrispondente alle più recenti acquisizioni scientifiche, educazione del paziente e della famiglia, riabilitazione e continuità dell’assistenza sociale e sanitaria sono oggi i cardini
per contrastare le conseguenze della malattia in termini di sopravvivenza, di qualità della vita e di costi socio-economici.
Questo opuscolo ha lo scopo di aiutare i cittadini a capire meglio cos’è la BPCO ed è stato aggiornato tenendo conto delle
più recenti acquisizioni scientifiche.
Francesco Tempesta
quello che occorre sapere.
Introduzione
Presidente
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BPCO = BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva
Cosa significa questa difficile espressione?
BroncoPneumopatia vuol dire malattia dei Bronchi e dei Polmoni
Cronica = Continua e persistente, che non si può guarire, anche se si può curare
Ostruttiva = Ostruisce parzialmente le vie aeree e riduce la capacità respiratoria
Si tratta di una malattia progressiva e invalidante che causa un deterioramento della funzionalità respiratoria attraverso
un’ostruzione irreversibile delle vie aeree ed una distruzione di aree polmonari, cui contribuiscono alterazioni
bronchiali (bronchite cronica), delle piccole vie aeree e degli alveoli polmonari (enfisema).
Nel corso della sua evoluzione può portare più o meno rapidamente all’insufficienza respiratoria, che richiede ossigenoterapia e qualche volta respirazione meccanica (ventilazione assistita).
Anche chi si trova nelle primissime fasi della malattia, soprattutto se fumatore, deve sapere che la BPCO è una patologia subdola che evolve assai lentamente, che la tosse e il catarro del mattino altro non sono (o sono stati, purtroppo)
i segni di tale evoluzione. Accettare o sottovalutare questi sintomi trascurando di smettere di fumare, di ricorrere al medico e di sottoporsi all’esame spirometrico equivale ad un rischio troppo grande che nessuno dovrebbe correre.
Quali sono i principali sintomi della BPCO?
I primi sintomi sono costituiti da tosse cronica e persistente, mancanza di respiro (che i medici chiamano dispnea) e catarro. Il sintomo più significativo è rappresentato dalla progressiva mancanza di respiro, che inizia durante uno sforzo o
durante le normali attività quotidiane, camminando, salendo le scale e, nelle fasi più avanzate della malattia, anche a riposo.
Chi fuma o è stato fumatore non deve ignorare o sottovalutare questi sintomi.
Diagnosi
Si basa sulla presenza dei sintomi respiratori e/o esposizione a fattori di rischio (fumo, inquinanti) e sulla dimostrazione
dell’ostruzione bronchiale con la spirometria.
Come si misura l’ostruzione del flusso aereo?
Attraverso un esame semplice, rapido, indolore e sicuro che si chiama spirometria.
La spirometria permette di “misurare il respiro”, cioè sia i volumi d’aria mobilizzabili dall’apparato respiratorio sia i flussi
respiratori.
Che cos’è la spirometria?
La spirometria è l’esame di base per misurare la funzionalità respiratoria e costituisce un indicatore della salute del
nostro apparato respiratorio.
Il respiro è fondamentalmente composto da due fasi: l’inspirazione e l’espirazione. Ad ogni inspirazione un certo volume d’aria entra nei polmoni e ad ogni espirazione lo stesso volume esce dai polmoni. Si ricorda che la composizione
dell’aria è comunque diversa, dato che l’aria che arriva al polmone lascia ossigeno ed asporta anidride carbonica.
L’ostruzione al flusso aereo che si viene a creare a causa dell’infiammazione, di complicanze infettive e dell’eccessiva
produzione di muco bronchiale finisce per compromettere irreversibilmente le due funzioni più importanti del sistema
respiratorio, cioè il ricambio dell’aria alveolare e gli scambi di ossigeno e anidride carbonica con il sangue che circola
nei polmoni fino a determinare insufficienza respiratoria.
Quali sono i maggiori fattori di rischio per la BPCO?
Il più importante fattore di rischio della BPCO è il fumo di sigaretta. Anche il fumo passivo può indurre la malattia.
L’esposizione professionale a sostanze irritanti, come avviene per chi svolge alcuni lavori nell’industria e la scarsa
qualità dell’aria sia negli ambienti esterni (outdoor) sia negli ambienti confinati (indoor) sono state riconosciute come
cause di induzione o aggravamento dei sintomi.
Le infezioni delle vie respiratorie (soprattutto l’influenza e le infezioni batteriche ma anche il comune raffreddore) sono frequentemente causa di riacutizzazioni. Notevole peso ha l’inquinamento ambientale. E’ necessario
il controllo degli ambienti confinati (indoor) domestici e di lavoro, per evitare gli effetti nocivi sulla salute e le riacutizzazioni.
Il deficit alfa1antitripsina è una alterazione genetica che riguarda un numero limitato di persone e causa una forma
grave di enfisema in età ancora giovanile nei soggetti che fumano.
E’ una malattia che si può prevenire?
La BPCO è una malattia prevenibile e curabile.
Il momento fondamentale nella prevenzione della BPCO è la riduzione o eliminazione dei fattori di rischio e, in particolare, dell’abitudine al fumo di tabacco. Vi sono chiare evidenze che smettere di fumare è il provvedimento più efficace per ridurre il rischio di BPCO ma anche la più efficace delle terapie.
quello che occorre sapere.
Perché il flusso d’aria si riduce nei pazienti con BPCO?
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Riacutizzazioni
Il problema che maggiormente preoccupa il paziente è quello delle riacutizzazioni, cioè delle situazioni nelle quali compaiono o si aggravano i sintomi (principalmente tosse, catarro, mancanza di respiro, febbre), che possono richiedere
un adeguamento terapeutico. Le riacutizzazioni sono imprevedibili, possono indurre un aggravamento della malattia,
a volte richiedono il ricovero ospedaliero e sono causa di periodi più o meno lunghi di accresciuta inabilità.
Una conseguenza possibile è l’insufficienza respiratoria, che il medico diagnostica attraverso l’emogasanalisi arteriosa, con la quale si misurano l’ossigeno e l’anidride carbonica nel sangue.
Come si verifica una riacutizzazione?
La riacutizzazione si manifesta con un peggioramento dei sintomi cronici che persiste e va al di là delle normali variazioni quotidiane dei sintomi stessi: aumento della tosse e dell’affanno, aumento dell’espettorato, che frequentemente diventa giallo (purulento). A volte si può avere febbre.
In questi casi è indispensabile chiedere il parere del medico che procederà ad una visita ed eventualmente raccomanderà altri esami al fine di valutare la gravità della riacutizzazione e impostare il trattamento adeguato.
Come prevenire una riacutizzazione?
Non vi è nessuna terapia disponibile in grado di prevenire sicuramente le riacutizzazioni, anche se ci sono dimostrazioni
che alcuni farmaci usati per la BPCO in alcuni pazienti hanno ridotto il numero delle riacutizzazioni nell’anno di sperimentazione. Tuttavia il paziente può fare molto, evitando gli ambienti inquinati, assicurandosi di vivere in un luogo con aria
sana e eliminando tutti i fattori che possono essere irritativi per le vie respiratorie, come agenti chimici e soprattutto il fumo.
Le infezioni virali o batteriche rappresentano la prima causa di riacutizzazione; per tale motivo è necessario che il medico raccomandi sempre la vaccinazione influenzale stagionale e la vaccinazione antipneumococcica.
Seguendo correttamente le prescrizioni e le indicazioni del medico si può ridurre la probabilità di avere una riacutizzazione, oltre che la gravità e il disagio dei sintomi giornalieri.
Quanto interferisce la riacutizzazione sulla qualità della vita?
I problemi respiratori causano limitazioni significative in molti campi della normale vita quotidiana. In funzione del
livello di gravità, la mancanza di respiro può interferire con i più semplici gesti quotidiani, come vestirsi, lavarsi, parlare, può causare disturbi del sonno e indurre un progressivo stato di invalidità. La tosse può essere un tormento
che impedisce di dormire e di partecipare a molte occasioni di vita sociale (cinema, teatro, ecc.) per paura di disturbare gli altri.
Il limite più importante posto dalla malattia riguarda l’esercizio fisico, che influisce sulle normali attività quotidiane
lavorative o di svago, sui rapporti sociali e familiari, ecc. Nelle forme più gravi la malattia causa notevole inattività e
perdita di efficienza dei muscoli. In stadio avanzato la più grave complicanza che si può verificare è l’insufficienza
respiratoria, che richiede la somministrazione di ossigeno e/o ventilazione meccanica.
Come si cura la BPCO?
Poiché la BPCO è una malattia cronica che evolve in stadi di sempre maggiore gravità è importante instaurare un trattamento farmacologico e non farmacologico. Viene preferita la via inalatoria per la somministrazione dei farmaci perché consente di portare il farmaco là dove è utile (bronchi) e di ridurre gli effetti collaterali che potrebbero colpire altri
organi quando un farmaco viene ingerito o iniettato.
E’ raccomandato anche l’uso di cortisonici per via inalatoria, ma limitatamente ai pazienti gravi e con frequenti riacutizzazioni. Inoltre sono usate le combinazioni dei farmaci broncodilatori con cortisonici.
Di recente è stato introdotto un nuovo farmaco, Roflumilast, che deve essere assunto per via orale e sembra promettente in quanto in grado di ridurre il numero delle riacutizzazioni. Roflumilast deve essere prescritto dallo pneumologo
ai pazienti con BPCO grave, con sintomi di bronchite cronica (tosse e catarro) e frequenti riacutizzazioni.
L’efficacia della terapia farmacologica regolare è dimostrata da studi clinici su ampie popolazioni. E’ provato che migliora la funzione respiratoria, la tolleranza all’esercizio fisico, riduce la gravità delle riacutizzazioni e di conseguenza
i ricoveri ospedalieri. Attualmente la ricerca sta andando avanti per cercare nuovi farmaci e nuove formulazioni, volte
ad aumentare l’adesione del paziente al trattamento.
Nelle riacutizzazioni occorre che il medico possa intervenire rapidamente con il trattamento adeguato che normalmente comporta l’uso di cortisone ed antibiotici. In pazienti con BPCO e insufficienza respiratoria cronica e critica è indicata l’ossigenoterapia a lungo termine, che ha dimostrato di potere prolungare la sopravvivenza e migliorare la qualità
della vita a condizione che sia utilizzata per molte ore al giorno (almeno 18) in modo continuativo.
In pazienti selezionati con diagnosi di enfisema è possibile ricorrere a tecniche chirurgiche come la bullectomia, cioè
l’asportazione di bolle polmonari e alla riduzione di volume polmonare, cioè l’ablazione chirurgica di zone polmonari
apicali, o con l’inserimento all’interno dei bronchi di valvole che favoriscono l’espirazione e riducono il fenomeno dell’intrappolamento di aria nel polmone. Queste metodiche devono essere attuate da esperti del settore e sono riservate a
pazienti selezionati con molta attenzione.
Oltre al trattamento farmacologico è raccomandata la riabilitazione, che prevede programmi individuali di esercizi fisici e tecniche respiratorie, in grado di diminuire la dispnea e ridurre l’ansia e la depressione; in questo modo permettono
di svolgere l’attività fisica, riducono i ricoveri e di conseguenza migliorano la qualità di vita. E’ importante, inoltre, seguire una dieta equilibrata, allo scopo di mantenere una massa corporea regolare, evitando sia l’obesità che peggiora
la dispnea, sia l’eccessivo dimagramento che indebolisce anche la respirazione.
quello che occorre sapere.
Sulla base delle evidenze scientifiche più recenti, è raccomandato l’uso regolare dei broncodilatatori a lunga durata
d’azione dalla fase moderata alla fase grave. I farmaci più usati per via inalatoria sono tiotroprio bromuro, salmeterolo,
formoterolo e indacaterolo. Altri farmaci sono terbutalina, salbutamolo, fenoterolo, ipatropio bromuro, ossitropio bromuro.
Alcuni farmaci sono invece somministrabili solo per via orale (o iniettiva), fra questi la teofillina per via orale a lento rilascio è stata molto utilizzata ed ha ancora una posizione nel trattamento della BPCO.
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Quando andare dal medico?
Si raccomanda di andare dal proprio medico ai primi sintomi, quali tosse persistente, catarro, difficoltà di respiro
nelle quotidiane attività giornaliere. Una diagnosi precoce potrà essere di aiuto per stabilire il più adeguato trattamento farmacologico e non, e per limitare gli effetti dannosi della progressione della malattia.
Spesso i pazienti giungono dal medico di famiglia o dallo specialista pneumologo in una fase già avanzata della malattia e, talora, quando sono già comparsi i segni di ridotta capacità respiratoria.
Quindi, se da un lato appare necessario individuare i pazienti a rischio e porre una particolare attenzione ai primi segni
della BPCO per poter intervenire precocemente in maniera adeguata, dall’altro è necessario utilizzare i molti e diversificati presidi farmacologici e non farmacologici oggi disponibili per arrestare la progressione della malattia e migliorare la qualità e l’aspettativa di vita di tali pazienti.
Si consiglia al paziente di farsi controllare con regolarità e di effettuare la spirometria periodicamente.
Quali sono le principali malattie associate alla BPCO?
La BPCO, anche per il fatto che si manifesta spesso in età avanzata, si associa frequentemente ad altre malattie croniche, definite comorbidità, che comportano un peggioramento della condizione del paziente e richiedono molta attenzione da parte del medico.
Le principali comorbidità che si riscontrano frequentemente nei pazienti BPCO con età superiore ai 65 anni sono le
malattie cardiovascolari, il diabete, l’osteoporosi e la depressione.
Che cos’è l’ossigenoterapia
È una terapia molto efficace in tutte quelle forme di BPCO che si accompagnano a diminuzione stabile dell’ossigeno
nel sangue arterioso a causa del funzionamento difettoso dei polmoni. Lo scopo dell’ossigenoterapia a lungo termine
(OLT) è quello di incrementare il livello di ossigeno nel sangue ed è indicata nell’insufficiente respiratorio cronico che
è stabilmente ipossiemico (cioè ha valori di ossigeno nel sangue arterioso bassi, inferiori a 55 mmHg).
I benefici dell’ossigenoterapia si osservano solo se è praticata correttamente, in modo regolare e continuativo.
Alcuni dei pazienti che presentano insufficienza respiratoria cronica possono beneficiare di un trattamento ventilatorio non invasivo (NIV).
Ossigenoterapia: i consigli dello pneumologo
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L’ossigeno è un farmaco e l’ossigenoterapia è un trattamento medico
Seguire attentamente le prescrizioni del medico: assumere l’ossigeno esattamente al flusso prescritto e per il numero di ore giornaliere prescritte e senza interruzioni
Se non si rispetta questa modalità l’ossigenoterapia può risultare inefficace o essere addirittura controindicata
Non variare autonomamente il flusso dell’ossigeno
È necessario chiedere il controllo medico nelle seguenti situazioni:
• Comparsa di febbre
• Aumento della tosse o del catarro (specie se questo diventa giallo o verde)
• Aumento dell’affanno
• Aumento del peso corporeo o comparsa di gonfiore ai piedi
• Sensazione di cardiopalmo, tachicardia o irregolarità del ritmo
• Insorgenza di cefalea, irritabilità, cambiamento dell’umore (depressione e/o ansia)
• Sonnolenza
Non far fumare nessuno vicino all’ossigeno e tenere l’ossigeno lontano da fonti di calore o fiamme.
Occorre sapere sempre a chi rivolgersi per ogni necessità e tenere a portata di mano i numeri di telefono utili. Può essere di aiuto avere un’agenda per registrare le date dei controlli e le date di consegna dell’ossigeno, per effettuare le
richieste in tempo.
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I vantaggi dell’ossigenoterapia sono:
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Allungamento della sopravvivenza
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Miglioramento della qualità della vita
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Riduzione del numero di infezioni polmonari a cui il malato può andare incontro
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Aumento della capacità di eseguire attività fisiche che richiedono un certo sforzo
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Miglioramento della qualità del sonno e della memoria
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Cosa fare se il medico diagnostica una BPCO
Si può fare molto per migliorare la qualità della vita e ridurre i disagi della malattia. Per prima cosa si deve avere un
buon rapporto con il proprio medico, in modo da gestire al meglio la malattia attraverso un piano di terapia personalizzato.
1. Se sei fumatore, smetti di fumare il prima possibile. Rivolgiti al tuo medico che, se necessario, ti invierà ad un
centro specializzato. Questi numeri verdi possono esserti utili: 800 55 40 88 (Istituto Superiore di Sanità) e 800 99
88 77 (SOS Fumo - Lega contro i Tumori)
2. Evita di respirare fumo passivo.
Pretendi che la legge per la tutela della salute dei non fumatori venga rispettata. Segui il piano di cura prescritto
dal medico (assumi regolarmente i farmaci prescritti, segui le norme di comportamento consigliate, assicurati con
il tuo medico di assumere correttamente i farmaci per via inalatoria, informati su cosa fare in caso di aggravamento)
3. Effettua la vaccinazione antinfluenzale ogni anno e la vaccinazione antipneumococcica almeno una volta
4. Prendi le precauzioni necessarie per cercare di evitare le infezioni delle prime vie respiratorie, in particolare le
forme influenzali
5. Esegui controlli regolari con la periodicità che ti consiglia il tuo medico, anche se ti senti abbastanza bene
6. Segui i programmi di riabilitazione che ti vengono proposti, con costanza regolare
7. Chiedi al tuo medico informazioni complete e una documentazione scritta sulla malattia
8. Cerca di non esporti all’inquinamento sia in casa (fumi, polvere, detersivi forti, ecc.) sia fuori casa
9. Se puoi, trascorri qualche ora o qualche giorno in ambienti salubri (parchi, giardini, luoghi non inquinati, mare o montagna)
10. Cerca di seguire un’alimentazione sana e un’attività fisica regolare.
Avere la BPCO può comportare modifiche anche importanti della propria vita, per esempio la necessità di ridurre talune attività, professionali o sociali. Si raccomanda per qualsiasi problema di rivolgersi al proprio medico curante e/o
allo specialista.
In molti casi, è necessario poter contare sulla disponibilità di familiari o altri per essere aiutati nello svolgimento delle
normali anche piccole attività quotidiane: non vergognartene, nessuno ti vorrà meno bene per questo.
c/o U.O.C. di Pneumologia A.C.O. San Filippo Neri
Via G. Martinotti, 20 - 00135 Roma
Direttore: G. Reale
Sede Operativa
Via Cassia 605 - 00189 Roma
Tel. 06 33251581 - Fax 06 33259798
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e-mail presidente: [email protected]
Segreteria
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Via Gallarate, 106 - 20151 Milano
Tel. 02 3343281 - Fax 02 38002105
e-mail: [email protected]
Come aderire all’Associazione
La quota sociale minima annuale è di € 10,00,
da versare sul conto corrente postale N. 19848407,
intestato ad Associazione Italiana Pazienti BPCO
Onlus.
Il sito dell’Associazione
www.pazientibpco.it
Il numero verde
800 961 922 (lun - ven, ore 10 - 13)
Conto Corrente Bancario
Banca Popolare Commercio e Industria
IBAN: IT90 M 05048 03208 000000010033
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Codice Fiscale 03202030965
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