qua
resi
ma
PASQUA
2011
cristo,
mia speranza
è risorto!
SUSSIDIO LITURGICO-PASTORALE
PARROCCHIA SANTI FILIPPO E GIACOMO
Cristo Pantocratore, mosaico sec XII - XIII. Monreale, Duomo.
2
INTRODUZIONE
I
l digiuno e l'astinenza - insieme alla preghiera, all'elemosina e alle altre opere di carità appartengono, da sempre, alla vita e alla prassi della Chiesa: rispondono, infatti, al bisogno degli
uomini di conversione, di richiesta di perdono per i peccati, di implorazione dell'aiuto divino, di
rendimento di grazie e di lode al Signore. Il cammino quaresimale ci prepara a rivivere il grande mistero
pasquale della passione, della morte e della risurrezione di Cristo, illuminando di speranza l'intera nostra
esistenza e offrendo a coloro che credono la possibilità concreta di una radicale conversione del cuore,
l'occasione provvidenziale di una revisione vera della propria vita, nella consapevolezza che percorrere
questo itinerario spirituale “nella carne e nello spirito” significhi confidare senza riserve nella
misericordia divina e accettare docilmente la volontà di Dio, qualunque essa sia e qualsiasi sia il “prezzo
da pagare”. Solo attraverso la pratica quotidiana del digiuno, della preghiera e della carità possiamo
dunque realizzare in noi stessi questa conversione del cuore a cui pure ci richiama il Santo Padre nel suo
messaggio per la quaresima. Una seconda sottolineatura va data al tema della riconciliazione. All'inizio
di un decennio in cui le Chiese si propongono di rinforzare la loro azione educativa, siamo chiamati ad
interrogarci sulla qualità delle relazioni umane in tutti i settori della vita, lavorativa, sociale culturale,
politica. Il bisogno di riconciliazione emerge in maniera fortissima non solo nelle coscienze individuali,
non solo all'interno delle comunità cristiane; anche nella società civile emerge fortissima la richiesta di
riconciliazione, di riconoscimento reciproco, di tensione al bene comune.
Il sussidio per le famiglie di quest'anno “Cristo mia speranza è risorto” offre alla nostra comunità un
percorso preciso che attraverso l'ascolto della Parola, la celebrazione Eucaristica e le opere di Carità ci
conduce a incontrare Cristo, sia come individui che come comunità cristiana. San Paolo afferma con
forza che per incontrare e capire Cristo dobbiamo guardare alla Croce, dobbiamo vivere nel nostro
quotidiano il gesto dell'amore totale, il gesto dell'amore senza riserve, il gesto dell'amore gratuito e
incondizionato.
Gesù, infatti, venuto al mondo per amore, vissuto per amore, morto per amore, ha assunto su di sé la
sofferenza umana e l'ha illuminata con la luce sfolgorante della resurrezione. Con la sua resurrezione ha
vinto per sempre la morte, realizzando la sua opera di salvezza attraverso il dono libero e totale di sé
all'umanità, sacrificando la sua stessa vita, volontariamente e con amore, per la salvezza del mondo.
Incontrare Cristo e spalancargli il nostro cuore, quindi, non può prescindere dal cambiare le nostre vite,
dal morire a noi stessi, dal diventare pane spezzato e sangue sparso nella libertà dell'amore, dall'essere
figli nel Figlio Prediletto, dal considerare come “un tesoro” tutte le esperienze di debolezza, di
impotenza, d'incapacità in cui ci veniamo a trovare, dall'imparare ad avere tanta attenzione di amore, di
condivisione e di compassione per quelli che si trovano in ogni genere di difficoltà. Come cristiani,
infatti, non basta vivere bene la propria sofferenza, occorre sapersi fare carico anche delle sofferenze
altrui, ed esercitare il ministero della consolazione attraverso la preghiera e il servizio ai più poveri e
desolati. In tal modo, siamo crocifissi con Gesù fino alla fine del mondo e portiamo a compimento l'opera
della salvezza. In tal modo, l'amore, la vicinanza solidale, la carità diventano l'identità del nostro esistere.
Questo significa per noi sfidare il male con il bene, sfidare la cattiveria con la bontà, sfidare l'arroganza e
la prepotenza con l'umile servizio, sfidare l'odio con l'infinito Amore! solo così possiamo percorrere con
il Signore il cammino verso Gerusalemme, dove Lui soffrirà, sarà processato, sarà condannato, sarà
crocifisso ma il terzo giorno resusciterà! Solo così potremo seguire l'itinerario del Crocifisso per Amore
verso il sepolcro dove muore la morte, verso la morte svuotata dalla vita, verso la roccia di grazia che
offre la possibilità all'umanità di poter sperimentare l'infinita compassione, l'infinita attesa di amore
dell'Uomo Vero: attesa del nostro amore, nonostante i nostri innumerevoli tradimenti! È un
pellegrinaggio in cui Lui stesso ci accompagna attraverso il deserto della nostra povertà, ci custodisce e
ci sostiene nel cammino difficile ed intenso della Pasqua delle nostre vite.
il parroco
sac. Gianni Branco
3
I Domenica di Quaresima
13 marzo 2011
ANNUNCIARE
Inizia il tempo prezioso
della Quaresima. Un tempo
che cerca spazio nelle
coscienze di tutti noi. Un
tempo sacro che ci aiuti a
scoprire la nostra 'nudità',
alla luce della Parola di
Dio, nella meditazione; con
la preghiera, che è la sola
forza per uscire, per
superare le nostre
debolezze; la penitenza, che
nella solidarietà aiuta a
uscire da quel dannato
egoismo che si contrappone
alla gioia dell'amore. Il
Signore Gesù si reca nel
deserto che, nella Bibbia,
rappresenta il luogo
dell'incontro con Dio, ma
anche il luogo della prova.
Le tre tentazioni di Gesù
non sono tre prove
qualsiasi, ma sono
rappresentative di tutte le
tentazioni o prove cui Egli
si è sottoposto nella sua
vita. Sono anche il modello
di tutte le tentazioni alle
quali è sottoposto il
credente. La prima
tentazione riguarda il pane,
cioè i problemi della
sussistenza quotidiana,
acutizzati oggi dalla crisi
che stiamo attraversando.
4
PERDONACI, SIGNORE,
ABBIAMO PECCATO (Sal 50)
Gesù viene tentato di vivere il
suo essere figlio di Dio in
modo egoistico, per soddisfare
i propri bisogni o per agire
secondo il proprio tornaconto.
La seconda tentazione è nella
Città Santa e il diavolo propone
di fare un gesto spettacolare
che pieghi Dio ai desideri
dell'uomo e che procuri
all'uomo facile successo.
A volte la nostra preghiera di
richiesta cade in questa
tentazione: chiediamo al
Signore di fare la nostra
volontà, per renderci la vita più
facile. Ma il cammino della
vera fede ci porta, invece, ad
affidarci al Dio fedele,
rimanendo saldi nella prova.
La terza tentazione, infine,
riguarda la sete di potere. La
risposta di Gesù è il suo stile di
vita: egli dichiarerà che non è
venuto per essere servito, ma
per servire e dare la vita.
La rigenerazione dell'umanità,
in termini biblici, deve
necessariamente passare
attraverso il deserto,
riconciliandosi con la frattura
originaria: altrimenti, si creano
“paradisi artificiali”, parziali,
illusioni di salvezza per alcuni,
pagati al prezzo della schiavitù
di altri.
Il cristiano nel mondo è
disponibile a restare solo,
come Gesù; a resistere alla
tentazione anche senza un
riscontro pubblico; a restare
padrone di sé, obbediente
alla parola divina,
indipendentemente dai
riconoscimenti esterni. Una
comunità cristiana formata
da tali persone, sarebbe una
enorme risorsa di onestà e
di impegno per la società
del nostro tempo.
CELEBRARE
L'Atto Penitenziale
La domenica giorno del
Signore, il popolo di Dio si
riunisce, convocato dal
Risorto, per partecipare
all'Eucarestia. E' la Chiesa,
comunità, che si riconosce
peccatrice e bisognosa del
perdono del Padre.
All'inizio della celebrazione
dell'Eucarestia, nei riti
d'introduzione, incontriamo
l'atto penitenziale con il suo
invito a prendere coscienza
che tutti abbiamo bisogno
del perdono e che, di fronte
alla ricchezza della
presenza del Cristo, la
indegnità è grande. L'atto
penitenziale è una
preparazione alla duplice
mensa della Parola e
dell'Eucarestia. Alcune
volte la fretta e la
superficialità non
permettono di vivere
consapevolmente la
profondità della ricchezza
della misericordia del
Padre. Il “Signore pietà” è
per sua natura non una
confessione di colpa, ma
una lode, un'acclamazione.
Al primo posto rimangono
la grandezza, l'opera di
salvezza e gli atti salvifici
di Cristo; poi, di fronte a
questi si accenna alla
povertà e alla necessità di
salvezza dell'uomo, con la
confessione delle colpe che
mantiene un carattere
implicito.
TESTIMONIARE
Dal Vangelo secondo Matteo
Allora il diavolo lo lasciò,
ed ecco degli angeli gli si
avvicinarono e lo
servivano.
MADRE
TERESA DI
CALCUTTA
Skopje, 26 agosto 1910
Calcutta, 5 settembre 1997
Fondatrice della congregazione
religiosa delle Missionarie della
Carità. Ha vinto il Premio Nobel
per la Pace nel 1979.
E' stata proclamata beata da papa
Giovanni Paolo II il 19 ottobre
2003.
“Dio è ovunque e in ogni cosa
e senza di Lui non possiamo
esistere. Io non ho mai dubitato
dell'esistenza di Dio, nemmeno
per un momento, ma so che
talune persone sono dubbiose.
Se non credi in Dio, puoi
aiutare gli altri facendo opere
d'amore, e i frutti di queste
opere saranno le grazie che
entrano nella tua anima.
Comincerai allora, lentamente,
ad aprirti e a desiderare la
gioia di amare Dio. […]
Siamo tutti capaci di fare il
bene e il male. Non siamo nati
cattivi: ognuno ha dentro
qualcosa di buono. Alcuni lo
nascondono, altri lo
trascurano, ma c'è. Dio ci ha
creati per amare ed essere
amati, e la prova a cui Dio ci
sottopone sta nel vedere se
scegliamo una strada o l'altra.
Qualsiasi negligenza
nell'amare può indurre a dire
«si» al male, e quando ciò
avviene, non abbiamo idea di
quanto si possa diffondere.
Questo è triste. Se qualcuno
sceglie il male, si erge un
ostacolo tra quella persona e
Dio: e chi è gravato da quel
fardello non riesce più a vedere
Dio chiaramente. Ecco perché
dobbiamo evitare qualsiasi tipo
di tentazione che ci
distruggerà. La preghiera ci dà
la forza per sconfiggere le
tentazioni: se siamo vicini a
Dio diffondiamo gioia e amore
su chiunque sia intorno a noi.
Se il male si impossessa di
qualcuno, questi, a sua volta
può diffondere il male intorno a
sé. Se siamo vicini a persone di
questo tipo, dobbiamo provare
ad aiutarle, e mostrare loro
che anch'esse stanno a
cuore a Dio. Prega
intensamente per favorire il
loro riavvicinamento alla
preghiera, di modo che
possano vedere ancora Dio
in se stesse, per poterLo poi
vedere negli altri. È questo
che aiuta la persona
cattiva, perché tutti,
indistintamente, sono stati
creati dalla stessa mano
amorevole. L'amore di
Cristo è sempre più forte
del male nel mondo, e
dunque abbiamo bisogno di
amare e di essere amati: è
tanto semplice. Non
dovrebbe essere una
conquista così dura”.
Madre Teresa con Lucinda Vardey:
"Il cammino semplice"- 2001
Zaccheo, Miniatura
5
II Domenica di Quaresima
20 marzo 2011
ANNUNCIARE
La trasfigurazione di Gesù
sul monte Tabor è il segno
del compimento del destino
dell'uomo. Per gli Apostoli
presenti alla trasfigurazione
l'essenziale non è tanto
l'aver visto Cristo nella
gloria, quanto l'aver udito
dal Padre questo invito:
“Ascoltatelo!”. Solo
nell'ascolto si può affermare
con Paolo: “Per me vivere è
Cristo!”. Per poter
conoscere Gesù, entrare in
intimità con Lui,
trasfigurare la nostra vita,
bisogna ascoltare oggi più
che mai quello che disse
Dio ad Abràm: “Esci dalla
tua patria... verso il paese
che io ti indicherò”. Se
diamo uno sguardo alla vita
dei Santi di ieri e di oggi,
scopriamo che la loro storia
è simile a quella di Abramo.
È bastato fare propria la
voce di Cristo che diceva:
“Se vuoi venire con me, và,
vendi quello che hai, vieni e
seguimi” e S. Francesco
intraprese il meraviglioso
viaggio verso la terra che
"Dio indicava". E lo stesso
potremmo dire di tutti
quanti seguono Cristo. Sono
"usciti dalla loro terra",
6
QUESTI E’ IL FIGLIO
MIO PREDILETTO.
ASCOLTATELO! (Mt 17,5)
ossia dal modo in cui vivevano,
senza una meta, e sono
approdati o approdano al
"paese" di Dio. La
trasfigurazione appare come
realizzazione di una dinamica
festiva: seguendo Gesù i
discepoli escono dall'ambito
della vita quotidiana, non per
una fuga, ma per aprirsi ad una
visione più profonda: essi
scendono dal monte
trasformati, e conoscendo la
meta della loro missione:
diventare come il Risorto,
passando attraverso la
passione. Stringendosi attorno
al suo Maestro e Signore,
riconoscendolo come Figlio del
Padre, i discepoli divengono
Chiesa, comunità del Risorto,
in cammino verso una
conoscenza piena, pronti ad
annunciare ad ogni uomo la
novità del Regno. Anche il
lavoro quotidiano ne esce
trasfigurato: esso è, di volta in
volta, il mezzo per trasformare
il mondo, per realizzarsi come
persone autenticamente umane,
il luogo dove si sperimentano
la croce e la ricerca di giustizia,
il mezzo per arrivare a donare
con amore la vita... Un genitore
oggi sperimenta la stessa fatica
di Cristo, di fronte ai figli
abbagliati da falsi obiettivi,
miraggi ingannevoli, che
tentano anche lui; e ancor di
più l'educatore cristiano,
che non può neppure
contare sul legame di
sangue. Ciò nonostante,
occorre continuare ad
attingere dal monte santo
l'immagine della meta da
raggiungere: essere come il
Risorto, glorioso attraverso
la Passione.
CELEBRARE
La Mensa
della Parola
La celebrazione
dell'Eucarestia è composta
dalla mensa della Parola e
dalla mensa Eucaristica, ma
la presenza è unica: Gesù
Cristo. Il momento
privilegiato dell'ascolto è la
liturgia della Parola. Si
tratta di un momento in cui
si pone di fronte a una
presenza: si ascolta e si
riceve come Parola dello
stesso Dio la Parola che
viene proclamata. La
costituzione Sacrosantum
Conciulium dice: “Il
Signore è presente nella sua
Parola, giacchè è lui che
parla quando nella Chiesa
si legge la Sacra Scrittura”.
Quando si proclama la
Parola, chi è che parla? La
risposta non è semplice,
ascoltando un brano di
Geremia foneticamente si
ascolta il lettore, ma
letterariamente è lo stesso
Geremia che parla e
soprattutto spiritualmente è
Dio. La Dei Verbum ci
illumina: “Dio invisibile nel
suo grande amore parla
agli uomini come ad amici
e si intrattiene con essi, per
invitarli e ammetterli alla
comunione con sé”. Quali
effetti produce la Parola?
Essa discende, feconda,
risale. Discende: si apre una
comunicazione tra Dio e il
suo popolo. La Parola esce
“dalla bocca di Dio” per
raggiungere le nostre
orecchie, noi l'ascoltiamo e
ne assimiliamo il
significato. Feconda: la
Parola viene deposta in noi,
luogo segreto, sede della
volontà e dell'amore,
provocando una lotta
interiore alla resistenza per la
chiamata a un cambiamento di
vita. Risale: la Parola ascoltata,
risale sia attraverso la nostra
bocca che risponde, sia
attraverso il nostro essere che
agisce.
a "cambiare" la società,
mediante l'educazione.
Trasformò i valori forti in
cui credeva - e che difese
contro tutti - in fatti sociali,
in gesti concreti, senza
ripiegamento nello
spirituale e nell'ecclesiale
inteso come spazio esente
TESTIMONIARE
dai problemi del mondo e
della vita. Anzi, forte della
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù prese con sé
sua vocazione di sacerdote
Pietro, Giacomo e Giovanni suo
educatore coltivò un
fratello e li condusse in disparte,
quotidiano che non era
su un alto monte. E fu trasfigurato assenza di orizzonti (bensì
davanti a loro: il suo volto brillò
come il sole e le sue vesti
divennero candide come la luce.
SAN GIOVANNI
BOSCO
dimensione incarnata del valore e
dell'ideale); che non fosse
nicchia protettiva e rifiuto
del confronto aperto (ma
sincero misurarsi con una realtà
più ampia e diversificata); che
non era un mondo ristretto
di pochi bisogni da
soddisfare e luogo di
ripetizione quasi meccanica
di atteggiamenti
tradizionali; che non era
rifiuto di ogni tensione, del
sacrificio esigente, del
rischio, della rinuncia al
piacere immediato, della
Si impegnò a cambiare le
coscienze, a formarle all'onestà lotta.
umana, alla lealtà civica e
politica e, in questa prospettiva
Castelnuovo d'Asti 16 agosto 1815 Torino il 31 gennaio 1888.
Fondò la congregazione di S. Francesco
di Sales [Salesiani] (1859), l'Istituto
delle Figlie di Maria Ausiliatrice
(1872), l'Associazione dei Cooperatori
salesiani (1876) e l'arciconfraternita di
Maria Ausiliatrice (1868). Fu
canonizzato nel 1934.
Gesù parla ai discepoli. Copia di un dipinto di Bernardino Luini
7
III Domenica di Quaresima
27 marzo 2011
ANNUNCIARE
Ci sono momenti particolari
dell'esistenza in cui viene
donato o si cerca del tempo
per stare in silenzio. Uno di
questi è la Quaresima.
Gesù va in cerca della
Samaritana, presentandosi
come un assetato. In Gesù è
l'amore del Padre che va in
cerca di ogni uomo o donna
ferito dal proprio stesso
peccato, ingannato nei suoi
desideri più profondi. La
Samaritana si rivela a poco
a poco come una persona
disponibile al dialogo,
desiderosa di preghiera e
adorazione, desiderosa di
amore, addirittura arriva
finalmente a giudicare gli
errori della propria vita, e in
questo è presa per mano da
Gesù, che non le fa pesare il
giudizio e la condanna, ma
le fa intravvedere la
possibilità di una nuova
esistenza. La donna subito
diventa annunciatrice,
nonostante la sua fragilità,
anzi, proprio denunciando i
propri errori: ciò che ha
scoperto in Gesù è più forte
dei suoi sbagli.
Il Maestro non bada a
differenze sociali o di sesso,
a divisioni etniche o
7
STA’ IN SILENZIO
DAVANTI AL SIGNORE
E SPERA IN LUI (Sal 36,7)
religiose, fa finta di non
accorgersi di trovarsi di fronte
ad una donna, samaritana, e,
per di più, peccatrice. Per Lui è
una donna bisognosa d'acqua e
basta. Apparentemente Gesù
aveva scelto quel pozzo, per un
momento di riposo e di ristoro:
"I suoi discepoli infatti erano
andati in città a fare provviste".
Ma è lui che, sorprendendo la
donna, libero da pregiudizi, fa
il primo passo. Le chiede un
sorso d'acqua. Incredibile come
Gesù sappia sempre scegliere i
momenti "delle necessità della
persona umana", per fare
dell'incontro qualcosa di più:
irrompere con la Sua Grazia
nella vita. E chi di noi, infatti,
qualche volta nella vita, in
momenti impensabili, forse
anche oggi, forse in questa
Quaresima, pur non pensando a
Dio, non se lo è trovato davanti
a chiedergli "da bere", ossia
quello che possiamo dare?
È incredibile davvero l'amore
che Dio ha per noi, la sua
delicatezza e fedeltà, che non si
lasciano vincere dalla nostra
indifferenza, forse anche dal
nostro rifiuto, facendosi vicino,
come uno che cerca, "come
elemosina", quel poco o niente
che siamo, prospettandoci
l'immensa gioia che solo
Lui può donare!
CELEBRARE
Il Silenzio
Nell'agire umano la parola è
una dimensione necessaria
per comunicare con gli altri,
ma lo è anche il silenzio,
elemento che nelle azioni
liturgiche è capace di
promuovere la
partecipazione attiva dei
fedeli. La Costituzione
conciliare sulla liturgia
afferma: “Si osservi anche a
tempo debito, il sacro
silenzio”. Il silenzio è una
parte, un momento proprio
di ogni liturgia, così come
lo sono la sua parola, il
gesto, il canto, il
movimento. Nella
celebrazione Eucaristica è
bene rispettare il silenzio
perché “durante l'atto
penitenziale e dopo l'invito
alla preghiera, il silenzio
aiuta il raccoglimento;
dopo la lettura o omelia è il
richiamo a meditare
brevemente ciò che si è
ascoltato; dopo la
comunione, favorisce la
preghiera interiore di lode e
ringraziamento”.
(Praenotanda, n.24)
A volte il silenzio è
disatteso perché ci si lascia
prendere dalla fretta,
dall'idea che è tempo persa
o forse perché non se ne
comprende appieno la
ricchezza. L'aspetto
principale del silenzio è di
permettere a Dio di parlarci
e a noi di poter vivere la
presenza del mistero che
parla alla nostra vita, ai
nostri problemi e ci riempie
di gioia; lasciare che lo
Spirito Santo semini la
saggezza e l'amore, possa
agire in noi e trasformarci
in creature nuove. Il
silenzio in cui Dio si
rivolge all'uomo e gli parla
altro non è se non la somma
dei silenzi con cui l'uomo è
capace di accostarsi alle sue
creature: “Siediti ai bordi
dell'aurora, per te sorgerà
il sole. Siediti ai bordi della
notte, per te scintilleranno
le stelle. Siediti ai bordi del
torrente, per te canterà
l'usignolo. Siediti ai bordi
del silenzio, Dio ti parlerà”
(Andrea Schnöller).
TESTIMONIARE
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gesù le dice: « Ma viene l'ora
– ed è questa – in cui i veri
adoratori adoreranno il Padre
in spirito e verità: così infatti il
Padre vuole che siano quelli
che lo adorano. Dio è spirito, e
quelli che lo adorano devono
adorare in spirito e verità».
cura dei malati “con lo
stesso affetto che suole una
madre verso l'unico figlio
Bucchianico (Chieti) 25 maggio 1550
infermo”, Camillo non solo
Roma 14 luglio 1614.
indica il modo di servire ma
Fondatore della Compagnia dei Servi degli
la centralità della persona
Infermi (1582)
Da giovane seguì le orme del
del malato nella prassi dei
padre, dedicandosi all'arte
suoi seguaci. Un uomo di
militare. Fu la parola di un frate poco studio, egli seppe
cappuccino che gli fece aprire comprendere l'unità e
gli occhi: egli ricordò il 2
l'unicità della persona
febbraio 1575 come il giorno
umana, offrendo risposte
della sua conversione. A causa personali a bisogni
di una piaga alla gamba fu
individuali, con creatività e
ricoverato all'ospedale S.
competenza. Quando Papa
Giacomo di Roma. Toccato
Benedetto XIV lo proclama
dalla miserevole condizione in Santo (1746), afferma che
cui versavano i malati
Camillo de Lellis è stato
ricoverati negli ospedali,
iniziatore di "una nuova
Camillo decise di dare vita “ad scuola di carità".
una compagnia di homini
dabbene”, che si prendessero
cura dei malati, motivati
semplicemente dall'ardore
apostolico. La profonda
spiritualità che mosse Camillo
all'azione lo rese capace di
percepire i bisogni dell'uomo
malato e di animare i suoi
seguaci a prendersene cura, con
un'attenzione che oggi viene
definita “assistenza globale”.
Nel fare questo, Camillo
anticipa di alcuni secoli coloro
che sono considerati i fondatori
della teoria dell'assistenza
infermieristica, un'attività che
nel XVI secolo veniva imposta
a coloro che dovevano scontare
una pena. Camillo, perciò, non
è il continuatore della
tradizione millenaria della
Chiesa nel campo della carità:
egli ne realizza il contenuto
spirituale con l'attenzione e la
Cristo e la samaritana al pozzo
priorità data alla persona
Tempera all'uovo
umana. Con l'invito a prendersi
SAN CAMILLO
DE LELLIS
8
IV Domenica di Quaresima
3 aprile 2011
ANNUNCIARE
Nel cuore del cammino
quaresimale la Parola di
Dio diventa sempre più
luminosa e potente e aiuta
la Chiesa a ripercorrere la
strada del percorso
battesimale, per fare
esperienza della vera luce
che è Cristo. Gesù
restituisce la vista al cieco,
ma in realtà è su di un'altra
“luce” che il brano ci vuol
far riflettere. Strano gesto
quello di Gesù: “sputò per
terra, fece del fango con la
saliva, spalmò il fango sugli
occhi del cieco” (v.6).
E' il fango della nuova
creazione, fatto con la terra
e il respiro stesso del Figlio
di Dio. C'è un nuovo
impasto, un compimento,
una perfezione riportata
all'origine della sua
bellezza. Ma la cosa
straordinaria è che questo
gesto non guarisce il cieco!
L'opera di Gesù non risolve
automaticamente il
problema, ma richiede la
partecipazione attiva del
cieco: “Và a lavarti nella
piscina di Sìloe” (v.7). La
fede nasce dalla grazia
donata da Dio, ma richiede
anche una risposta libera al
8
IO CREDO
SIGNORE!
progetto liberante di Dio. Se il
cieco non avesse accettato di
correre alla piscina di Siloe per
lavarsi, sarebbe stato solo un
cieco con gli occhi pieni di
fango! Allora coraggio,
lasciamo che il Figlio ci
rigeneri con il suo Spirito. Sì,
le cose saranno quelle di prima,
ma diversi saranno i nostri
occhi! Sarà diverso il nostro
modo di guardare le persone, di
pesare i giudizi, di valutare le
scelte per il futuro. Se ci
scopriremo ciechi e ci faremo
guarire da Cristo, tutto sarà
diverso, perché diverso sarà il
nostro cuore. Grazie al
Battesimo abbiamo incontrato
Cristo, il quale ci ha “ricreati,
rigenerati” nella sua passione,
morte e resurrezione. Siamo
rinati a vita nuova! Ora, non
siamo più costretti a vivere
nelle tenebre ma siamo figli
della Luce e come tali
dobbiamo fare le opere della
luce. Abbiamo il coraggio di
riconoscere la nostra cecità, la
nostra condizione di miseri
mendicanti, come il cieco nato,
bisognosi di tutto - anche se
siamo 'sommersi dalle cose' - in
attesa che la Luce, Gesù,
intervenga per donarci la vera
luce, quella dell'anima?
(Gv 9,38)
In fondo avere la grazia di
convertirsi, altro non è che
un rinascere e 'vedere' tutto
secondo Dio. Nella mia vita
ho avuto il dono di
incontrare molti fratelli e
sorelle che sapevano e
sanno 'vedere' il Cielo e il
fratello. Occhi di una
dolcezza infinita.
CELEBRARE
L'omelia, “dialogo”
con la gente
Che cosa è l'omelia? Che
cosa ci si aspetta da chi
predica? “L'omelia fa parte
dell'ordinario o del proprio
della Messa del giorno,
tenuto conto sia del mistero
che è celebrato, sia delle
particolari necessità di chi
ascolta” (Ordinamento generale
del Messale n. 41). L'omelia
nasconde un senso
profondo: la Chiesa ha la
responsabilità di far si che
l'annuncio biblico si
realizzi oggi. Per questo
non è sufficiente la
semplice proclamazione di
un testo. Il testo “accade”
nella comunità, che è
contemporaneamente luogo
El Greco, “Gesù Cristo guarisce il cieco nato”, c. 1567
dello Spirito e popolo
radunato, qui ora, nella
storia. La Chiesa deve
tenere presente di
annunciare sempre il
Signore; poiché Cristo non
è solo l'oggetto materiale
della predicazione, ma
anche il soggetto primario;
è lui che rende possibile la
predicazione e l'esperienza,
e si fa contemporaneo
dell'uditore in e per mezzo
della predicazione umana.
“E' Cristo, Verbo incarnato
e Figlio di Dio, che viene
insegnato, e tutto il resto è
in riferimento a lui; solo
Cristo insegna, mentre ogni
altro lo fa nella misura in
cui è suo portavoce,
consetendogli di insegnare
per bocca sua” (Giovanni
Paolo II). In questione c'è il
Signore stesso, che
dovrebbe apporre la sua
firma alle parole del
sacerdote. L'omelia
dovrebbe durare dodici
minuti, esprimendo un
pensiero chiaro con poche
parole in modo che la gente
comprenda con semplicità il
vendicarsi di lei e la
scomunicò per
insubordinazione. Alle
consorelle venne proibito di
parlare con lei, e molte
vennero allontanate dalla
TESTIMONIARE
Congregazione. Mary
venne accolta dai suoi
Dal Vangelo secondo Giovanni
amici, e infine da alcuni
Allora alcuni dei farisei dicevano:
uomini d'affari ebrei, che
«Quest'uomo non viene da Dio,
diedero una casa a lei e ad
perché non osserva il sabato».
alcune donne che furono
costrette ad andarsene.
I sacerdoti gesuiti si resero
conto dell'ingiustizia e
continuarono ad
1842- 1909
amministrarle i sacramenti.
fondatrice delle Suore di San Giuseppe
Cinque mesi dopo la
canonizzata nel 2010
scomunica, il Vescovo si
rese conto del suo errore e
A segnare la vicenda di Santa
dal letto di morte inviò uno
Mary MacKillop, fondatrice
dei sacerdoti a cancellare la
del primo ordine religioso in
sentenza. Durante il periodo
Australia, le "Sorelle di San
in cui fu scomunicata, Mary
Giuseppe del Sacro Cuore”
(seconda metà dell'800), fu una non pronunciò mai una
durissima esperienza legata alla parola contro il Vescovo e
pedofilia. Ella fu scomunicata continuò a pregare per lui.
dopo aver denunciato un
sacerdote pedofilo. Il religioso
fu rispedito in Irlanda, ma il
vicario generale della diocesi di
Adelaide, dove operava l'ordine
fondato da Mary, volle
messaggio. Luogo deputato alla
proclamazione dell'omelia è
l'ampone oppure sede, non
l'altare.
SANTA MARY
MACKILLOP
9
V Domenica di Quaresima
10 aprile 2011
ANNUNCIARE
Il giorno del Battesimo lo
Spirito fa irruzione con
abbondanza dando in dote
al credente tutti i doni
necessari per essere un vero
figlio di Dio. Gesù, che va a
cercare e risvegliare
Lazzaro fino alla soglia
estrema della morte, è
immagine e anticipazione
della Passione e della
Risurrezione. Egli ci viene
a cercare nel più profondo
della nostra fragilità, per
farci risorgere con lui. La
liberazione e la vittoria non
sono complete se non è
sconfitta anche la morte.
Tuttavia non basta una
conoscenza generica della
risurrezione, e neppure
soltanto una fede nella
risurrezione che venga
10
LO SPIRITO DI DIO
ABITA IN VOI (Rm 8,9)
confinata nel futuro: essa
rischia di diventare nuovo
motivo di frattura, di disunione,
un pretesto per tirarsi fuori
dalle vicende del mondo. Il
cristiano diventa, come Gesù,
segno autentico e principio di
riconciliazione solo quando la
sua fede nella risurrezione è
ancorata al presente, diventa
motivo di dono, di
condivisione, di accettazione
del rischio di vivere. Il dialogo
con Marta e Maria sulla morte
di Lazzaro ha per oggetto
proprio questo tipo di fede
nella risurrezione: una fede che
non si limita a rimandare al
futuro, ma che permette di
vivere in pienezza il presente,
anche con le sue
contraddizioni, anche con la
sua sofferenza (prima di risuscitare
Lazzaro, Gesù piange). Solo con
una simile fede diventa
possibile vivere “per lui”, e
diventa possibile dire, come
Tommaso: «Andiamo anche
noi a morire con lui!».
Tommaso non si rende
conto di quello che dice, ma
dovrebbe essere questo
l'atteggiamento del
discepolo: colui che è
disposto a dare la vita per
Gesù, in attesa di risorgere
con lui. La risurrezione di
Lazzaro dalla tomba
diventa segno che con Gesù
ciò che impossibile accade:
la vita vince sulla morte.
Allora anche le parole di
Gesù alla sorella di Lazzaro
suonano come una
rivelazione sugli
avvenimenti che stanno
per accadere: “Io sono la
risurrezione e la vita”.
CELEBRARE
L'offerta
Il sacrificio, in tutte le
religioni, è un atto mediante
il quale l'uomo cerca di
entrare in comunione con
Dio, offrendo doni di natura
o animali per riconoscere la
sua divinità, lodarlo o
renderselo propizio a causa
dei peccati. Gesù abolisce
tutti i sacrifici perché offre
se stesso quale vittima
innocente e pura sulla
croce, per riconciliare nel
suo sangue tutta l'umanità
con Dio. Il sacrificio della
Chiesa, che si realizza
durante la celebrazione
Eucaristica, non consiste
nel presentare pane e vino e
nemmeno nell'offerta
isolata di se stessi; ma
siamo noi, suo popolo, che
ci uniamo interiormente al
sacrificio di Cristo. E' bene
chiarire i termini
comunemente usati.
Quando ci si riferisce al
“rito dell'offertorio” si usa
un termine non appropriato,
in quanto l'esatta
denominazione di quel
momento situato dopo la
preghiera dei fedeli è
preparazione e presentazione
del pane del vino. Giovanni
Paolo II dichiara: “il
celebrante, come ministro di
quel sacrificio, è l'autentico
sacerdote, il quale, in virtù del
potere specifico conferito dalla
sacra ordinazione, compie
l'atto sacrificale che riporta gli
uomini a Dio. Tutti coloro
invece che partecipano
all'Eucarestia, quantunque non
compiono sacrificio come lui,
offrono con lui, in virtù del
sacerdozio comune, i loro
propri sacrifici spirituali,
rappresentati dal pane e dal
vino, sin dal momento della
loro presentazione all'altare.
Questo gesto liturgico, infatti,
solennizzato da quasi tutte le
liturgie, ha il suo valore e il
suo significato spirituale. Il
pane e il vino diventano, in un
certo senso, segno di tutto
quello che l'assemblea
eucaristica porta da sé, come
dono a Dio, e offre in spirito”.
ed ai bisognosi con circa 300 opere in
49 nazioni del mondo
Fu ricoverato all'ospedale
reale di Granada, allora
manicomio della città. Fu
trattato come i pazzi di
allora con frustate e
ripetutamente malmenato.
Ma da malato cominciò a
capire che il giorno che ne
fosse uscito avrebbe dato
vita ad un ospedale per
curare i malati “come lui
desiderava”. Uscito trovò
uno stabile adatto e per
primo nella storia
dell'umanità divise i malati
per patologia creando i
reparti ospedalieri,
nell'ospedale diede la
dovuta attenzione ai malati
di mente, si prese cura dei
pellegrini e ogni giorno si
aggirava per le vie della
città a prendere i poveri che
stazionavano sulle strade e
che gli altri ospedali non
ricoveravano perché troppo
miseri per potervi essere
accolti. Per primo diede un
letto ad ogni malato e si
TESTIMONIARE
preoccupò che l'ospedale
fosse organizzato con
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gesù si commosse profondamente medici, infermieri,
e, molto turbato, domandò: «Dove farmacisti, cappellani,
lo avete posto?». Gli dissero:
cuochi e portieri in modo da
«Signore, vieni a vedere!». Gesù
garantire ai ricoverati una
scoppiò in pianto. Dissero allora i
corretta assistenza.
Giudei: «Guarda come lo
amava!».
SAN GIOVANNI
DI DIO
1495 - 1550
Fu canonizzato da papa Alessandro VIII nel
1690. Sulle orme del Santo fondatore, i
Fatebenefratelli offrono un servizio
qualificato per la cura e l'assistenza ai malati
La resurrezione di Lazzaro
Codice Purpureo di Rossano Calabro
secolo VI
11
DOMENICA DELLE PALME
17 aprile 2011
ANNUNCIARE
Gesù prima di morire in
croce e di lasciare la terra
dopo la sua risurrezione,
volle continuare la sua
presenza nel mondo con
l'istituzione dell'ultima
cena. La Chiesa, voluta da
Cristo, ha compreso il
valore di quel momento e
ha iniziato a riunirsi nel
giorno del Signore per
ascoltare la Parola e
realizzare il comando di
Cristo: “Fate questo in
memoria di me”.
Il racconto dell'ingresso di
Gesù in Gerusalemme
secondo l'evangelista
Matteo ha in se tutta una
serie di richiami che
svelano la sua identità.
Ecco allora che nelle parole
della folla che acclama
Gesù si fanno riferimento a
due testi di Isaia (62,11) e
Zaccaria (9,9) che parlano
del re – Messia che viene a
portare la salvezza:
“Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore”.
E anche la parola osanna,
ripresa dal salmo 118 al
versetto 25, dice “dona
salvezza”. E il richiamo alle
fronde usate dalle folle
ancora rimanda al salmo
12
VERSATO
PER MOLTI
118 in cui si prega affinché si
prepari la via fi no all'altare a
colui che viene a portare
salvezza. Questo re - Messia,
però non viene con la potenza
ma con la mitezza e infatti il
suo ingresso avviene a dorso di
un'asina che era la cavalcatura
del tempo di pace. È solo in
guerra che si usano i cavalli.
Ecco quindi che con tutta una
serie di rimandi all'antico
testamento si delinea la figura
di Gesù come il re - Messia
mite che entra nelle Città Santa
per portare la salvezza tanto
attesa ma come è accaduto a
tanti profeti prima di lui sarà
rifiutato. Ne è preludio la
richiesta dei farisei di far tacere
la gente. Il testo allora, pur nel
tono di festa che tutto lo
avvolge già ci orienta a
comprendere il mistero
di salvezza che si compirà
attraverso la morte di Gesù. È
una settimana, a cominciare da
oggi, Domenica delle palme,
che racconta la totalità e fedeltà
dell'amore del Padre, che non si
ferma ad una dichiarazione, ma
va oltre, donandoci il Figlio e
vivendo la 'Sua passione'. Gesù
non guarda solo la nostra
immensa povertà di uomini,
'allo sbando' senza l'amore del
(Mt 26,28)
Padre, come in un abisso di
solitudine e di sofferenza e,
quindi, di errori, che sono il
nostro quotidiano 'inferno',
ma se ne fa carico per
riportarci alla pienezza
della Vita e della Luce,
attraverso la sua morte in
croce, unica via per il dono
della Pasqua di
Resurrezione. Il Cielo non
ha paura di mettersi i nostri
panni, di abbassarsi fino a
noi!
CELEBRARE
La preghiera
Eucaristica
Celebrare l'Eucarestia è
rendere grazie e lode a Dio
Padre per il dono di Gesù
suo Figlio. Il termine
“Eucarestia” contiene,
infatti, oltre al termine
“bene”, un'altra parola che
significa “grazia”, ossia
bellezza, dono, favore
amore gratuito. La
preghiera eucaristica si
compone di elementi
importanti dal punto di vista
della regia liturgica,
facendoci entrare in un
movimento ascensionale
che simboleggia e
costituisce il vertice della
liturgia. La preghiera
eucaristica non è una
preghiera privata del
celebrante-solista, poiché
egli prega in nome di tutti e,
nel rivolgersi a Dio in
Cristo, dialoga con
l'assemblea. La
celebrazione eucaristica non
è, quindi, un puro atto
sacerdotale, inteso in senso
strettamente ministeriale,
ma un gesto di tutta la
Chiesa. Nei fedeli ci deve
essere una chiara e viva
consapevolezza circa la
realtà del loro “sacerdozio
santo” che nella preghiera
eucaristica li chiama a
essere offerenti e offerta.
E' anomala l'Eucarestia
celebrata individualmente o
celebrata da soli preti, dove
manchi l'Amen del popolo
di Dio, specie al termine
dell'anafora! La forma in
cui l'assemblea adempie il
suo sacerdozio regale è così
articolata: ascolto rispettoso
e attento, dialogo con chi
presiede, canto delle
acclamazioni, posizione dl
corpo vigile e orante. La
partecipazione profonda
non avviene se non passa
attraverso tutta la persona e
le relazioni tra le persone.
La preparazione previa alla
preghiera eucaristica da
parte di chi presiede non
deve essere inferiore a
quella dedicata all'omelia:
l'una richiede anzi maggiore
accuratezza dell'altra.
Celebrare responsabilmente
comprende anche rendersi
conto che salutare, proclamare,
acclamare, invocare,
raccontare, supplicare sono
gesti diversi, ed esigono
differenziate modalità
comunicative. Tutti questi gesti
stanno all'interno di ogni
preghiera eucaristica.
mente, cuore e mano ai
poveri, ai senza casa, agli
ammalati, ai carcerati, a
tutti coloro che apparivano
agli occhi del mondo senza
identità, senza futuro, senza
diritti, senza dignità
riconosciuta”.
L'unica opera scritta
rimastaci sono “Le Sette
Stazioni sopra la morte di
TESTIMONIARE
Nostro Signore Gesù
Cristo” nella quale il
Passione di nostro Signore Gesù Cristo
messaggio e la spiritualità
secondo Matteo
Il primo giorno degli Ázzimi, i del Santo si trovano
compendiati. “L'idea che
discepoli si avvicinarono a
Gesù e gli dissero: «Dove vuoi soggiace all'intero testo è
che prepariamo per te, perché quella della santificazione
del tempo attraverso la
tu possa mangiare la
continua identificazione
Pasqua?».
mistica con la sofferenza
salvifica del Redentore
dell'uomo. Se Dio ha avuto
tempo per l'uomo, l'uomo è
chiamato ad avere tempo
per Dio. Nella stessa
struttura del testo, Le sette
Villa Santa Maria 13 ottobre 1563
stazioni di San Francesco
Agnone 4 giugno 1608
Fondatore dei Chierici Regolari Minori
Caracciolo rivelano una
(1588)
consuetudine ben radicata
nel santo dell'adorazione e
Fu chiamato cacciatore delle
della carità: quella di
anime, padre dei poveri, uomo qualificare ogni ora del suo
di bronzo: “egli chiese alla
tempo come ora di grazia,
Chiesa del suo tempo di aprire kairos di salvezza,
insegnando ai suoi
discepoli a fare altrettanto
perché il succedersi degli
istanti, proprio del tempo
quantificato, della sequenza
dei giorni si converta nel
tempo qualificato
dell'amore condiviso, della
fede vissuta, della sequela
dell'Amato, sofferente per
noi e redentore del mondo”.
SAN
FRANCESCO
CARACCIOLO
Giotto (Mons. Bruno Forte).
Cappella Scrovegni: Entrata in Gerusalemme
1304-06 Padova - affresco
13
PASQUA DI RISURREZIONE
24 aprile 2011
ANNUNCIARE
La gioia della Pasqua non
può rimanere ancorata al 24
aprile e fermarsi nel ricordo
e nel passato. Ogni
Domenica e Pasqua! I
battezzati si riuniscono nel
nome del Risorto, o meglio
il Risorto ci riunisce perché
possiamo accogliere la sua
presenza, rinnovare o
accrescere il dono della
fede. La Chiesa - dopo il
silenzio del Venerdì e
Sabato Santo - inizia la
grande, irripetibile solennità
della Resurrezione di Gesù,
con la Veglia pasquale.
La Veglia è l'attesa,
meravigliosa attesa, del
grande evento che Dio ha
preparato per noi.
Un evento che è come un
gettarsi alle spalle, in un
atto di amore, che solo Dio
può esprimere, il peccato
dell'uomo, di tutti gli
uomini, di ciascun uomo:
un atto di amore, che è stato
possibile con il dono
ineffabile del Figlio Gesù
che, fattosi uomo, si è
addossato i nostri 'no' al
Padre, da Adamo ad oggi,
per poi soffrire la terribile
'nostra nudità' che fa tanto
male e non ha futuro.
16
ABBIAMO MANGIATO
E BEVUTO CON LUI
DOPO LA SUA
RISURREZIONE (At 10,41)
Una solitudine insopportabile,
senza speranza di futuro, che
hanno conosciuto gli Apostoli
alla cattura e morte di Gesù.
Che senso ha ancora vivere? avranno pensato dopo la
morte del Maestro - Chiamati
da Lui, avevano vissuto con
Lui l'irripetibile avventura di
Dio tra gli uomini, a stretto
contatto per tre anni. Avevano
conosciuto il significato e la
bellezza della quotidianità con
Lui; avevano conservato lo
stupore della Sua bontà, a
volte miracolosa; avevano
certamente sperimentato la
pace che si prova nel
condividere con Lui tutto,
povertà, incomprensioni, ma
soprattutto 'era bello stare con
Lui'. Ma Gesù, puntualmente,
come aveva promesso, di
colpo 'Il terzo giorno' - quello
che sarà per sempre 'il giorno
del Signore', la domenica spazza via ogni paura, svela la
ragione della sua vita tra di
noi, della sua morte, e risorge.
Una realtà inimmaginabile,
divina! La Chiesa celebra
'quella notte' con la stupenda
Veglia pasquale. La inizia con
l'accensione del cero pasquale,
segno del ritorno per sempre
della Luce, cantando 'Cristo
Luce del mondo'. E il cero
pasquale, come a
confermare che quella luce
non si spegnerà mai, anche
ai nostri giorni, resterà
sempre sull'altare.
Il Concilio Vaticano II l'ha
detto con molta chiarezza e
forza: la Chiesa fa
l'Eucarestia e l'Eucarestia fa
la Chiesa.
CELEBRARE
Mistero della fede
La preghiera di
consacrazione ha un avvio
il cui contenuto teologico è
lode, azione di grazie,
sollecitate dallo sguardo del
Dio santo e fedele; segue la
ripresentazione (oggi) della
Pasqua, in cui Cristo in
persona è Parola di grazia; e
si prosegue con la supplica
perché lo Spirito compia
ogni santificazione verso il
compimento del regno. Il
racconto dell'istituzione e
celebrare l'Eucarestia
secondo l'ordine del
Signore, in memoria di lui:
il senso di ciò che si sta
compiendo è la memoria
della morte e risurrezione
17
del Signore. Celebrare la
memoria non è vivere un
ricordo, ma render presente
Cristo stesso; non si tratta
di un pensiero soggettivo su
Cristo e la sua opera di
salvezza, ma di un'oggettiva
presenza sacramentale della
sua azione salvifica:
“Annunciamo la tua morte
Signore, proclamiamo la tua
risurrezione, nell'attesa
della tua venuta”.
tenerezza verso i sofferenti, gli
emarginati, i disperati. Così
enunciava il suo programma di
azione:Noi non guardiamo ad
altro che alle anime da salvare.
Anime e anime! Ecco tutta la
nostra vita: ecco il grido e il
nostro programma: tutta la
nostra anima, tutto il nostro
cuore.” E così esclamava con
lirici accenti: “Cristo viene
portando sul suo cuore la
Chiesa e nella sua mano le
lacrime e il sangue dei
poveri: la causa degli
afflitti, degli oppressi, delle
vedove, degli orfani, degli
umili, dei reietti: dietro a
Cristo si aprono nuovi cieli:
è come l'aurora del trionfo
di Dio!”.
TESTIMONIARE
Dal Vangelo secondo Giovanni
Infatti non avevano ancora
compreso la Scrittura, che cioè
Egli doveva risorgere dai
morti.
SAN LUIGI
ORIONE
23 giugno 1872 - 12 marzo 1940.
Fondatore della Piccola Opera della
Divina Provvidenza
In occasione della
beatificazione di don
Orione Giovanni il 16
ottobre 1980, Giovanni
Paolo II ne riassunse così la
spiritualità: “Egli si è
lasciato solo e sempre
condurre dalla logica
serrata dell'amore! Amore
immenso e totale a Dio, a
Cristo, a Maria, alla
Chiesa, al Papa, e amore
ugualmente assoluto
all'uomo, a tutto l'uomo,
anima e corpo, e a tutti gli
uomini, piccoli e grandi,
ricchi e poveri, umili e
sapienti, santi e peccatori,
con particolare bontà e
18
Cristo Risorto con la Vergine Maria - Anonimo
BENEDIZIONE DELLA FAMIGLIA
CRISTO E’ RISORTO!
E’ VERAMENTE
RISORTO!
Il capo famiglia dice:
Questo è il giorno che ha fatto il Signore
rallegriamoci ed esultiamo.
Con le parole di Gesù diciamo insieme:
Padre Nostro...
Quindi dice:
Preghiamo.
Benedetto sei Tu, Signore del cielo e della terra,
che nella grande luce della Pasqua
manifesti la tua gloria
e doni al mondo la speranza della vita nuova;
guarda a noi tuoi figli,
radunati intorno alla mensa di famiglia:
fa’ che possiamo attingere alle sorgenti della salvezza
la vera pace, la salute del corpo e dello spirito
e la sapienza del cuore,
per amarci gli uni gli altri come Cristo ci ha amati.
Egli, che ha vinto la morte,
e vive e regna nei secoli dei secoli.
Tutti rispondono:
Amen, Alleluia!
Il capofamiglia con un ramoscello d’olivo asperge ciascuno con
l’acqua che è stata benedetta durante la Veglia Pasquale.
19
DIVINA MISERICORDIA
1 maggio 2011
ANNUNCIARE
La misericordia è il nucleo
centrale del messaggio
evangelico, è il nome stesso
di Dio, il volto con il quale
Egli si è rivelato nell'antica
Alleanza e pienamente in
Gesù Cristo, incarnazione
dell'Amore creatore e
redentore. Questo amore di
misericordia illumina anche
il volto della Chiesa, e si
manifesta sia mediante i
Sacramenti, in particolare
quello della
Riconciliazione, sia con le
opere di carità, comunitarie
e individuali. Tutto ciò che
la Chiesa dice e compie,
manifesta la misericordia
che Dio nutre per l'uomo.
Quando la Chiesa deve
richiamare una verità
misconosciuta, o un bene
tradito, lo fa sempre spinta
dall'amore misericordioso,
perché gli uomini abbiano
vita e l'abbiano in
abbondanza (cfr Gv 10,10).
Dalla misericordia divina,
che pacifica i cuori,
scaturisce poi l'autentica
pace nel mondo, la pace tra
popoli, culture e religioni
diverse.
20
IO DESIDERO CHE VI SIA
UNA FESTA DELLA
DIVINA MISERICORDIA (Q. I, p. 27)
CELEBRARE
Padre nostro
Pregare con le mani alzate
al cielo, in atteggiamento
orante rivolto al Padre, ha
un suo fondamento biblico,
tradizionale e teologico, ma
occorre sempre distinguere
fra la preghiera personale e
la divina liturgia. A Messa è
necessario che il popolo sia
unito nella preghiera
liturgica, che è preghiera
della Chiesa, da vivere in
comunione e non come
azione personale. Il Messale
Romano così si esprime, al
numero 20 e 21: “Gli
atteggiamenti comuni che
tutti i partecipanti al rito
devono assumere, sono un
segno della comunità e
dell'unità dell'assemblea:
essi esprimono e
favoriscono i sentimenti
dell'animo dei partecipanti.
Per ottenere l'uniformità
nei gesti e negli
atteggiamenti, i fedeli
seguano le indicazioni che
vengono date dal diacono o
dal sacerdote o da un
ministro, durante la
celebrazione”. Questa
preghiera è particolarmente
struggente perché ci viene
direttamente dal Signore.
La riconosciamo intessuta
di realtà bibliche (i "cieli"; il
"Padre", che è la fonte della
vita, il Dio di tutti gli esseri
viventi, ma che il Signore
Gesù ci rivela come Padre.
Essa ci educa a distogliere il
nostro sguardo da noi stessi
per posarlo su Dio e
apprendere da Lui il senso e
l'essenza della nostra vita. Il
testo del "Padre nostro" ci è
giunto in greco: quindi
bisogna ricorrere anche al
greco per una sua giusta
lettura. L'osservazione più
immediata in questa lettura è
che le richieste del "Padre
nostro" sono tutte
all'imperativo ("Sia santificato";
"venga"; "sia fatta"; "dacci oggi";
"rimetti"; "non ci indurre";
"liberaci"). Dobbiamo osservare
che la lingua greca usa oltre
all''imperativo anche il modo
"ottativo", che indica
l'espressione di un desiderio;
l'imperativo, invece indica un
comando. Ebbene, il testo
greco del "Padre nostro" ha
nelle forme verbali
l'imperativo, non l'ottativo.
Dunque chi ce ne ha
tramandato il testo ha colto
senz'altro in modo
inequivocabile il pensiero di
Cristo. La forma imperativa,
dunque, viene da Cristo. Nel
"Padre nostro" è Dio che
prega in noi. Lo Spirito Santo
grida in noi con gemiti
inesprimibili "Abbà!";
"Padre!". È Dio che ci
"regno"; la "volontà" di Dio; il
"comanda" che cosa
"pane"; i "debiti"; la "tentazione"; dobbiamo chiedergli come
il "male"…) e tuttavia ne esce, figli; e i figli "chiedono" ciò
le supera. Noi non ci
che è loro necessario da chi li
rivolgiamo a "Colui che è", ha generati.
all'"Onnipotente",
all'"Altissimo", ma al
TESTIMONIARE
Dal Vangelo secondo Giovanni
«Se non vedo nelle sue mani il
segno dei chiodi e non metto il
mio dito nel segno dei chiodi e
non metto la mia mano nel suo
fianco, io non credo».
SAN GIUSEPPE
AGOSTINO
BENEDETTO
COTTOLENGO
Bra (CN) 3 maggio 1786
Chieri 30 aprile 1842.
Fondatore della Piccola Casa della
Divina Provvidenza di Torino
Proclamato santo nel 1934.
Al di là dei limiti connessi
con il contesto sociale e
politico dell'epoca, la
concezione trascendente
dell'uomo di cui il
Cottolengo diede una chiara
e inequivocabile
testimonianza, ha fatto sì
che la sua opera caritativa
fosse vissuta come una
risposta al detto evangelico:
“Ogni volta che avete fatto
queste cose a uno solo di
questi miei fratelli più
piccoli, l'avete fatto a me”
(Mt 25,40). Il movente della
sua azione era la carità
evangelica. Il 17 gennaio
1828 aprì in Torino una
piccola infermeria
denominata “Deposito de'
poveri infermi del Corpus
Domini” che riaprì sotto il
nome di Piccola Casa della
Divina Provvidenza sotto
gli auspici di San Vincenzo
de' Paoli, poi chiamata
Cottolengo".
21
ASCENSIONE
ANNUNCIARE
Il Risorto, dopo diverse
apparizioni e dopo aver
condiviso il cibo con gli
apostoli, abbandona il
mondo, ma prima di salire
al cielo dichiara agli undici:
“Ecco, io sono con voi tutti
i giorni, fino alla fine del
mondo” (Mt. 28,20).
Si rimane commossi di
fronte a tanta bontà di Gesù,
che li prepara alla grande
missione, che avrebbero poi
dovuto compiere nel
mondo, dopo la Pentecoste:
è una cura 'materna' quella
di Gesù per i Suoi, per
rafforzarli nella fede.
Conosce la loro - nostra debolezza umana messa alla
prova nella Sua passione,
crocifissione, morte e
sepoltura. Vuole quasi
5 giugno 2011
MENTRE SI TROVAVA
A TAVOLA CON LORO (At 1,4)
svegliarli alla ragione della Sua
presenza tra di noi: al
significato vero e profondo di
quanto aveva compiuto per noi.
Sembra la storia di tanti di noi,
magari con tanta fede e gioia
nel seguire Gesù, ma forse
attendendo inconsciamente da
Lui 'solo' quello che
attendevano gli Apostoli, ossia
un benessere 'qui'.
Ora i suoi discepoli sanno che
Gesù è vivo - c'è! - non più
sottomesso alla miseria della
nostra natura umana; c'è, non
distante da noi, ma accanto a
noi, di più, in noi, non in forma
provvisoria, ma per sempre,
nella pienezza della Sua
potenza, pronto a comunicare
tale divina potenza a chi crede
in Lui. E, ancora di più, ora gli
Apostoli sanno che le porte del
Cielo sono aperte anche per
loro: “Vado a prepararvi un
posto”. Quella è la dimora,
la vera dimora verso cui
dirigere i nostri passi, senza
più cedere alle inevitabili
prove o incertezze, che
sono il bagaglio della nostra
debolezza umana.
L'importante sarà - è tenere fisso lo sguardo
verso l'alto, per vedere tutto
alla luce che da lassù viene,
per vivere ogni momento
della nostra quotidianità
come se già si appartenesse
all'Alto: già “cittadini del
cielo” sentendo nel fondo
dell'anima che il Cielo di
Dio è già, in qualche modo,
in noi, poiché Gesù 'abita'
in noi! Dice S. Paolo,
scrivendo agli Efesini:
Ultima cena - Leonardo Da Vinci
22
“Possa Dio illuminare gli
occhi della vostra anima
per farvi comprendere a
quale speranza vi ha
chiamati, quale tesoro di
gloria racchiude la sua
eredità tra i santi e quale è
la straordinaria grandezza
della sua potenza verso di
noi credenti.” (Ef l,17-23).
La storia degli Apostoli è la
nostra storia.
l'accento sulla rinnovazione
dell'alleanza nel sangue di
Cristo; l'atto del mangiare
esprime il dono di Gesù come
nutrimento nella partecipazione
alla sua Pasqua, l'atto del bere
esprime il suggello della nuova
alleanza nel suo sangue.
TESTIMONIARE
Dal Vangelo secondo Matteo
CELEBRARE
Come il Padre ha mandato me
anch'io mando voi.
Comunione al corpo e
al sangue di Cristo
SAN PIETRO
CLAVER
Il comando che Gesù ha
dato: “Prendete e
mangiate…prendete e
bevetene tutti, questo è il
calice del mio sangue”, non
sempre è obbedito nella sua
integralità. Il sangue è
l'equivalente di vita, anzi di
persona. “Sangue versato” è
come dire che una persona
muore di morte violenta.
Gesù affermando che quel
calice cui invitava a bere
durante l'ultima cena
conteneva di fatto il suo
sangue, intendeva dire che
avrebbe donato sulla croce
la sua vita per la salvezza di
tutti. Il mangiare e il bere
producono la comunione
con il Signore che nelle
specie eucaristiche si offre
per l'umanità; ma vi è una
specificità propria di
ciascuno dei due segni, che
insieme realizzano la
totalità dell'Eucarestia: se
nel segno del pane si attua
la donazione sacrificale, il
segno del vino pone
Verdú, 25 giugno 1581
Cartagena, 8 settembre 1654
Fu un religioso spagnolo appartenente alla
Compagnia di Gesù; è stato dichiarato santo
da papa Leone XIII nel 1888 ed è patrono
delle missioni cattoliche tra i popoli
dell'Africa nera e afroamericani.
impedirono. San Pietro
Clavier è uno dei 50 santi
della Compagnia di Gesù,
fondata da Sant'Ignazio di
Loyola (1491-1556) Fra questi
santi, 33 sono martiri. (dieci
inglesi, tre giapponesi, uno
scozzese, due polacchi, un
ungherese, un paraguayano, due
spagnoli, dodici francesi e un
portoghese) Probabilmente la
dimostrazione
contemporanea più visibile
del continuo impegno della
Compagnia nelle opere di
carità è costituito dal
“Servizio Gesuita per i
Rifugiati”, fondato dal
Padre Generale Pedro
Arrupe nel 1980.
Pietro Claver fu inviato nel
Nuovo Mondo come scolastico.
Dopo la sua ordinazione a
Cartagena (Colombia), iniziò
quella che sarebbe diventata
l'opera della sua vita,
svolgendo il suo ministero con
gli schiavi africani che
transitavano dal porto. Al loro
arrivo, offriva nutrimento
spirituale e fisico. Ricorrendo a
degli interpreti, spiegava
l'amore di Cristo per loro, e
attraverso il suo
comportamento, dava
testimonianza della propria
fede. La sua compassione non
conosceva limiti. Si prese cura
degli schiavi e delle schiave su
cui erano stati commessi abusi
e delle vittime della peste, fino
a quando l'età avanzata e la
cattiva salute non glielo
23
PENTECOSTE
ANNUNCIARE
Gesù, prima di compiere la
sua missione terrena, dona
agli apostoli lo Spirito:
“Ricevete lo Spirito Santo;
a chi rimetterete i peccati
saranno rimessi e a chi non
li rimetterete, resteranno
non rimessi” (Gv. 20, 22-23).
Lo Spirito permette a ogni
uomo di entrare nella
salvezza meritata dalla
Pasqua di Cristo e di
ricevere il perdono dei
peccati. Sembra di assistere
al racconto biblico della
creazione dell'uomo,
quando Dio, dopo aver
composto con il fango
questo incredibile frutto del
suo immenso amore, che
siamo noi, ci ha resi
partecipi della sua stessa
vita divina, infondendoci il
Suo Spirito. L'uomo non
poteva e non doveva essere
solo. Da solo l'uomo non
può capire né amare la vita.
Ha bisogno dell'Altro per
amare e sentirsi amato.
Lo dice espressamente
Gesù: “Senza di me non
potete far nulla. Io sono la
vite e voi i tralci”. E per
dare un'immagine quasi
visibile, che sia
comprensibile, ci definisce
24
12 giugno 2011
PACE A VOI!
COME IL PADRE HA
MANDATO ME, ANCH’IO
MANDO VOI (Gv 20,21)
“dimora”, ossia “casa”, in cui
sceglie di abitare lo Spirito
Santo. Così lo Spirito Santo
diventa “anima della nostra
stessa vita”. Lo straordinario
evento divino della discesa
dello Spirito Santo sugli
Apostoli, che diventano così
Chiesa - e con loro i discepoli
di tutti i tempi e noi oggi - è
raccontato negli Atti degli
Apostoli. (At. 2, 1-11) La
Pentecoste non è un evento che
si ferma agli Apostoli, ma è ed
opera sempre in chi vive la
Chiesa. Davanti a tutte le inutili
chiacchiere degli uomini, che
parlano senza contenuti di
speranza e di verità, come non
fossero ancora toccati dalla
forza dello Spirito, la Chiesa,
nata dalla Pentecoste, sempre
ha saputo e sa raccontare i
grandi prodigi che lo Spirito
compie: incredibili e
meravigliosi prodigi in ogni
angolo della terra, che si
compiono sotto i nostri occhi e
cancellano la miseria
dell'uomo, per fare spazio alle
grandi opere che lo Spirito
nell'uomo può compiere.
È davvero, questo giorno, la
nostra festa: la solennità della
Chiesa.
CELEBRARE
Il dono e lo scambio
di Pace
Il saluto di pace apre e
chiude la celebrazione
dell'Eucarestia, e risuona
più volte durante tutto il
rito. Con questo gesto si fa
memoria del mistero
pasquale: il Risorto,
presente nella sua Chiesa,
dona pace e unità. La pace
che si implora non è quella
che gli uomini possono
costruire da se stessi; non si
tratta di una pace umana,
ma di quella donata dal
Cristo agli apostoli. Per
questo motivo il presbitero
prega che si compia la
promessa di Gesù: “Vi
lascio la pace, vi do la mia
pace, non come la dà il
mondo…” (Gv 14,27); e lo fa
proprio nel preciso
momento in cui la comunità
si trova riunita a celebrare
la presenza del Risorto. La
prossimità del rito della
pace alla comunione spiega
perché questa preghiera sia
rivolta a Cristo e non al
Padre, cui normalmente
s'innalza ogni preghiera. Il
rito della pace evidenza con
chiarezza la dimensione
sociale, “orizzontale”
dell'Eucarestia. Con esso si
esprime l'amore
vicendevole dando forma
concreta alla preghiera per
la pace e per la
riconciliazione, al fine di
poter accogliere Cristo.
Partecipare all'Eucarestia
significa rendersi
maggiormente consapevoli
di essere fratelli e sorelle
nel Signore. La pace accolta
domanda di essere
comunicata e vissuta nella
quotidianità. “Andate in
pace” è il saluto finale e
l'impegno per il cammino di
ogni giorno: “se possibile,
per quanto dipende da voi,
vivete in pace con tutti”
(Rm 12,18).
Francesco nacque ad Assisi nei
primi del 1182 e crebbe tra gli
agi della sua famiglia. Dopo
aver combattuto nella lotta tra
Perugia ed Assisi ed un anno di
prigionia, tornò in famiglia
profondamente trasformato:
lasciò definitivamente le
allegre brigate per dedicarsi ad
una vita d'intensa meditazione
e pietà. Come “araldo di Gesù
re” indossò i panni del
penitente e prese a girare per le
strade pregando, servendo i
poveri, consolando i lebbrosi.
Nell'aprile 1208 comprese che
il Signore lo chiamava al
rinnovamento della Chiesa nei
suoi membri, iniziò quindi a
predicare il Vangelo con
l'esempio e la parola.
Nell'estate del 1224, mentre era
in preghiera sul Monte della
Verna insieme ad alcuni dei
suoi primi compagni, si
verificò il miracolo delle
TESTIMONIARE stimmate. Prostrato da varie
malattie, Francesco morì nella
Dal Vangelo secondo Giovanni
tarda sera del 3 ottobre 1226,
Gesù si avvicinò e disse loro: recitando il salmo 141.
«A me è stato dato ogni potere Il suo andare semplice e scalzo
in cielo e sulla terra. Andate
nella compagnia di altri fratelli,
dunque e fate discepoli tutti i
popoli, battezzandoli nel nome attratti e colpiti dal suo vivere e
che il Signore gli ha donato,
rende visibile l'Amore di
Dio. Lo stare vicino, si
potrebbe dire di più,
accogliere tutti nella cerchia
dei fratelli, nella fraternità e
non solo chi soffre, ma chi
cerca, chi non capisce, chi
contesta è il suo fare il
Bene, tutto il Bene, l'unico
Bene che ancora una volta è
il compito più prezioso del
cristiano: lasciare che Dio
ed il suo Amore si facciano
incontrabili per l'uomo e
questi lo riconosca nel
Signore Crocifisso, nel
Cristo Risorto. La fraternità
che si compone intorno a
Francesco, è l'evidenza che
“Amore di Dio e amore del
prossimo sono inseparabili,
sono un unico
comandamento” (Benedetto
XVI, Deus Caritas est, 18), o
detto con le parole di
Francesco è il fare “lo tuo
santo e verace
comandamento” (Francesco
d'Assisi, Preghiera davanti al
Crocifisso, FF 276).
del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo, insegnando loro
a osservare tutto ciò che vi ho
comandato».
SAN
FRANCESCO
D'ASSISI
Assisi, 26 settembre 1182
Assisi, 3 ottobre 1226
Fondatore dell'ordine mendicante che
da lui poi prese il nome, è venerato
come santo dalla Chiesa cattolica. Il 4
ottobre ne viene celebrata la memoria
liturgica in tutta la Chiesa cattolica.
Duccio di Buoninsegna - Pentecoste - 1311
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PROGRAMMA QUARESIMA E PASQUA
8 marzo - 24 aprile 2011
PROGRAMMA SETTIMANA
LABORATORI DELLA FEDE
“Cristo nostra speranza, colui che è vivo e risorto!”
Crescere nella Fede significa entrare nella
logica di Gesù e del suo Vangelo. Il testo del
Discorso della Montagna ci aiuta a riscoprire
l’identità del discepolo e la nostra vocazione.
Ogni Lunedì
Ore 15.00 18.00 Benedizione delle famiglie
Ore 18.00 Santo Rosario
Chiesa di San Marcello Martedì ore 19.30
Ore 18.30 Santa Messa
15 Marzo: Il Discorso della Montagna
Ogni Martedì
Ore 15.00 18.00 Benedizione delle famiglie Padre Ernesto Della Corte, biblista
21 Marzo: Le Beatitudini, il Sale e la Luce
Ore 18.00 Santo Rosario
Padre Ernesto Della Corte, biblista
Ore 18.30 Santa Messa
29 Marzo: Il “Pater”
Ore 19.30 Chiesa di San Marcello
Padre Clemente Basilicata, OMI
Catechesi Quaresimale
05 Aprile: Il discorso sulla Provvidenza
Ogni Mercoledì
Ore 15.00 18.00 Benedizione delle famiglie Don Agostino Porreca, teologo
12 Aprile: La Regola d’Oro
Ore 18.00 Santo Rosario
S.E. Mons. Lucio Lemmo,
Ore 18.30 Santa Messa
Vescovo Ausiliare di Napoli
Ogni Giovedì Giornata Eucaristica
Ore 9.30 Lodi ed esposizione Eucaristica
Ore 15.00 Coroncina alla Divina Misericordia BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE
Ore 16.30 Rosario Eucaristico e Vocazionale La visita del parroco alle famiglie esprime la
sollecitudine della Chiesa per tutti i suoi figli.
Misteri della Luce
Ore 17.30 Adorazione Silenziosa
MARZO
Ore 18.00 Vespro Cantato
Lun 14 Via Pier della Vigne
Mar 15 Via Pier delle Vigne
Ore 18.30 Santa Messa Solenne
Mer 16 Via Principi Normanni
Ore 20.00 Adorazione Compieta
Vico I Riccardo
Ogni Venerdì Giornata Penitenziale
Lun
21
Via
San Salvatore
Ore 16.00 Confessioni
Via San Tommaso
Ore 17.00 Coroncina alla Divina Misericordia
Mar 22 Via San Tommaso
Ore 17.30 Coroncina all’Addolorata
Via Gran Maestrato di San Lazzaro
Ore 18.30 Santa Messa
Mer 23 Via Gran Priorato di Malta
Ore 19.30 Via Crucis
Lun 28 Via G. De Capua
Ogni Sabato Giornata Mariana
Via O. Rinaldi
Mar 29 Via O. Rinaldi
Ore 17.30 Rosario Meditato
Vico L. Stellato
Ore 18.30 Santa Messa
Vico San Benedetto
Ogni Domenica
Mer 30 Via Roma
Ore 9.30 e 11.30 Sante Messe
Via L. Censio
APRILE
Lun 04 Via Roma
Mar 05 Via Pomerio
Mer 06 Via L. Abenavolo
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DOMENICA DELLE PALME 17 APRILE
PASQUA DEL SIGNORE 24 APRILE
Ore 9.15 Chiesa dei Santi Rufo e Carponio
Benedizione dei rami d’ulivo e processione
Ore 9.30 e ore 11.30
Sante Messe
Ore 20.00
Sacra rappresentazione della Via Crucis
Sabato
Ore 22.00 Solenne Veglia Pasquale
Presiede: Mons. Bruno Schettino
Liturgia del Fuoco
Liturgia della Luce
Liturgia della Parola
Liturgia del Battesimo
Liturgia Eucaristica
MERCOLEDI' SANTO 20 APRILE
Domenica
Ore 9.30 e 11.30 Sante Messe
In mattinata Consegna del grano
Dalle ore 15.00
Liturgia penitenziale per il fanciulli e i ragazzi
Dalle ore 17.30
Liturgia Penitenziale comunitaria
GIOVEDI' SANTO 21 APRILE
Ore 9.00 In Cattedrale
Santa Messa Crismale
Ore 19.00
Santa Messa nella Cena del Signore
Memoria della istituzione dell’Eucaristia
e del Sacerdozio
Lavanda dei piedi
Reposizione del Santissimo Sacramento nell’Altare
preparato
Dalle ore 20.30 alle ore 22.00
Adorazione Eucaristica personale
Dalle ore 22.00 alle ore 24.00
Adorazione Eucaristica comunitaria
Durante la notte la Chiesa resterà aperta per l’adorazione
personale
VENERDI' SANTO 22 APRILE
Ore 9.00
Lodi e Adorazione Eucaristica Personale
Ore 9.30
Processione dell'Addolorata e “Incontro”
Ore 15.30
Via Crucis per i Fanciulli e i Ragazzi
Ore 18.00
Liturgia della Passione e Morte del Signore
SABATO SANTO 23 APRILE
Dalle ore 9.00
Visita agli Ammalati della Parrocchia
EVENTI
Domenica 13 Marzo
Missione Famiglia
Sabato 12 Marzo
Duomo di Marcianise
Incontro Giovani: “Chiara Luce Badano”
Sabato 19 Marzo
Festa del Papà
Mercoledì 6 Aprile
Cattedrale di Capua
Mostra sul Congresso Eucaristico
Domenica 10 Aprile
Missione Famiglia
Domenica 17 Aprile
Via Crucis a Cura degli Scout
X Anniversario
presiede S.E. Mons. Bruno Schettino
EVENTO SPECIALE
Riapertura al culto
della Chiesa della Maddalena
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realizzazione grafica e stampa
Città Irene Editoria
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Ultima cena - Giotto