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Conoscere
Capire
Condividere
Progetto “3C”
Conoscere, Capire,
Condividere
L’educazione è l’arma più potente
che possiamo usare per cambiare il mondo
Nelson Mandela
Opuscoli informativi rivolti a
genitori, ragazzi e operatori
Per ulteriori informazioni rivolgersi a:
Centro Specialistico Multiprofessionale Provinciale “Il Faro”
Poliambulatorio Saragozza, Via S. Isaia n. 94/A, Bologna
Tel e Fax 051 6597351
[email protected]
www.ausl.bologna.it (Sezioni Tematiche, Il Faro)
Associazione L’Isola che c’è - Onlus
via Marsala 31 – 40126 Bologna
cell. 3475388748
[email protected]
www.lisolache.it
Bambini che assistono
a violenza domestica
Informazioni per il genitore1
Come genitori potete essere reduci da una storia
di maltrattamenti o esserne ancora vittime. Questo
opuscolo contiene una serie di consigli per aiutarvi
a capire come vostro figlio può reagire alla violenza
domestica e come potete aiutarlo a ripristinare
la sua sicurezza e ad affrontare al meglio questa
avversità così dannosa per il vostro benessere e la
vostra relazione.
Inoltre esso intende proporsi come strumento
relazionale a disposizione dell’operatore per
accompagnarlo ad accrescere le sue competenze
arricchendo, potenziando e qualificando in tal
modo la relazione professionale di aiuto.
1 Liberamente tratto da Children and Domestic Violence, 2013.
The National Child Traumatic Stress Network-www.NCTSN.org.
Traduzione di Mariagnese Cheli
Quali sono le
conseguenze della violenza
domestica su mio figlio?
Come possiamo
superare quest
a esperienza
sfavorevole?
Come parlare a mio figlio del
genitore violento?
La violenza domestica è una forma di
maltrattamento volto a controllare e dominare
il partner, prevalentemente la donna2, attraverso
aggressioni verbali, psicologiche, fisiche, sessuali,
economiche agite all’interno della famiglia, che
possono esitare in stalking3 dopo la separazione.
I bambini4 possono sperimentare la violenza
domestica in molti modi:
•
•
•
Essere presenti fisicamente quando un genitore ferisce o provoca lesioni all’altro genitore,
distrugge cose o maltratta animali domestici
Sentire un genitore minacciare o umiliare
l’altro
Crescere con un genitore arrabbiato, impaurito, traumatizzato o semplicemente triste
Questi bambini vivono con la paura che qualcosa
di terribile possa accadere di nuovo, percepiscono
il loro mondo come insicuro e minaccioso e sono a
2 Per questo motivo ci riferiamo solo alla madre e non ad
entrambi i genitori
3 Lo stalking, definito anche “sindrome del molestatore
assillante”, consiste in un insieme di comportamenti anomali e
fastidiosi verso una persona, costituiti o da comunicazioni intrusive
(quali per esempio: telefonate e lettere anonime, sms ed e-mail, ecc)
oppure da comportamenti volti a controllare la propria vittima
(pedinamenti, appostamenti, sorveglianza sotto casa, violazione
di domicilio, minacce di violenza, aggressioni, omicidio o tentato
omicidio). Questo tipo di condotta è perseguibile penalmente nel
nostro ordinamento (all’articolo 612 bis del Codice penale)
4 Per bambino e adolescente intendiamo sia il maschile che il
femminile
rischio di ricevere altre forme di maltrattamento5.
La maggior parte dei bambini esposti a violenza
domestica può recuperare e guarire da queste
esperienze sfavorevoli.
Uno dei fattori più importanti è la possibilità
di sperimentare e avere assicurata una relazione
di cura non violenta e protettiva con almeno un
genitore.
Voi, come genitori premurosi, potete favorire
il recupero di vostro figlio con interventi volti ad
aumentare la sicurezza in famiglia, aiutandolo
a ripristinare un senso di fiducia verso gli adulti,
incoraggiandolo a provare nuovamente curiosità e
interesse verso la scuola o altre attività ricreative
che lo fanno sentire sereno e simile ai suoi coetanei.
5 Si veda Opuscolo Cosa sono i maltrattamenti - Informazioni
per i genitori. In www.ausl.bologna.it (Sezioni tematiche, Il Faro)
oppure in www.lisolache.it
Come reagiscono i bambini
alla violenza domestica
I bambini esposti a violenza domestica possono
reagire in molti modi diversi. Alcuni trovano proprie
strategie per affrontare le avversità nell’ambiente di
crescita e non mostrano evidenti segni di stress o
malessere. Altri manifestano problemi a casa, a
scuola e nelle relazioni interpersonali. È possibile
osservare cambiamenti nelle emozioni del bambino
(quali aumento di paura, rabbia o tristezza) e nel
comportamento (quali non volersi staccare dal
genitore, mostrare difficoltà nell’addormentamento,
manifestare aggressività e/o oppositività). A lungo
termine possono insorgere anche problemi di
salute e nel rendimento scolastico soprattutto
quando la violenza domestica perdura da molto
tempo. Possono diventare depressi o ansiosi,
rifiutarsi di andare a scuola o essere coinvolti in
gruppi a rischio di devianza.
Le loro reazioni dipendono da numerosi fattori, tra
i quali:
• La gravità e la frequenza della violenza
• L’età
• La qualità del rapporto con entrambi i genitori
• La presenza di altri eventi sfavorevoli nella sua vita
• Le risorse presenti nell’ambiente di vita come
ad esempio relazioni positive con altri adulti/
fratelli
• Le risorse personali
La violenza domestica
trasforma le relazioni familiari.
I bambini che vivono nella violenza domestica
apprendono “lezioni sbagliate” sulle relazioni.
I figli possono cercare di proteggere il genitore
vittima della violenza rifiutandosi di lasciarlo solo,
assumendo un ruolo attivo in sua difesa con il rischio
di ricevere a loro volta violenza fisica, chiedendo
aiuto o dirottando l’attenzione su se stessi. Possono
sforzarsi di “essere perfetti” per non appesantire il
clima familiare, consolare il genitore che subisce la
violenza, assumere un comportamento “genitoriale”
verso i fratelli più piccoli e/o controllante e ansioso
verso l’ambiente domestico e sociale (a scuola e nel
tempo libero).
Alcuni bambini si schierano con il genitore
abusante e diventano irrispettosi, aggressivi o a
loro volta minacciosi e violenti verso il genitore
vittima. Questo perché sono sperimentati due soli
ruoli possibili nella relazione: quello di vittima o di
aggressore; identificarsi con l’aggressore consente ai
bambini di difendersi dal senso di impotenza insito
nel ruolo di vittima e offre loro l’illusione di poter
controllare la situazione.
Mentre alcuni reagiscono diventando passivi
e accettando come normalità il fatto di ricevere
violenza, altri possono ripetere ciò che hanno
appreso in relazioni violente con i loro coetanei o
con il partner quando diventeranno adulti. Essi
possono imparare che è normale controllare i
comportamenti o i sentimenti di un’altra persona,
usare la violenza per ottenere ciò che vogliono,
apprendere che il comportamento offensivo è un
modo di assicurarsi l’affetto.
Una buona relazione con il genitore non violento
è uno dei fattori più importanti per aiutare vostro
figlio a crescere in modo positivo, nonostante
l’esperienza traumatica. Il vostro sostegno può
evitargli di sentirsi in pericolo e impaurito e fornire
una base sicura per il suo benessere.
Sostenete i punti di forza di vostro figlio
Molti bambini sono in grado di superare le
conseguenze della violenza domestica. Rimangono
ben equilibrati, possono avere successo a scuola
e fare amicizie. Questi bambini sono considerati
“resilienti” per la loro capacità di tollerare lo stress e
di riprendersi nonostante la violenza.
Uno degli ingredienti più importanti per favorire
la resilienza è una relazione sicura tra il bambino
e almeno un adulto che lo ama, che crede in lui, lo
vede come essere speciale, sostiene i suoi successi.
Valorizzate vostro figlio
Per poter sostenere le risorse di vostro figlio il
primo passo è imparare a riconoscerle. Pensate, per
esempio, a cosa il vostro bambino sa fare, alle sue
risorse e qualità, oppure pensate a ciò che vi piace
di lui.
Non è difficile. Ad esempio: “Mio figlio ha un bel
sorriso” o “ Mia figlia è sensibile e si preoccupa delle
altre persone”. Concedetevi un momento per sentirvi
orgogliosi dei suoi punti di forza e condividete il
vostro orgoglio con lui.
Aiutatelo a coltivare le proprie abilità,
coinvolgendolo in attività sportive, artistiche
e/o sociali e a costruire i suoi punti di forza. Può
incontrare bambini con interessi simili, adulti
positivi e importanti opportunità per stare bene e
fare ciò che gli piace.
Prima di parlare con vostro figlio ascoltate
e riconoscete le vostre emozioni
Può essere difficile spiegare che cosa sta succedendo
in famiglia e perché è accaduto. Prima di parlare
prendetevi il tempo per riflettere sui vostri pensieri, i
sentimenti e le reazioni agli eventi stressanti, perché
ciò influenzerà il modo in cui vostro figlio reagirà.
Anche un bambino molto piccolo è in grado di
comprendere i vostri stati d’animo, di sintonizzarsi
con le vostre emozioni, di percepire come vi sentite,
anche se non ne parlate.
Interrogatevi su come la violenza domestica vi
ha colpite. Siete arrabbiate? Esauste? Depresse?
Impaurite? Impotenti? Confuse? Tutti questi
sentimenti sono normali per una persona che
ha affrontato intensi conflitti con sé stessa,
abusi con il partner e radicali cambiamenti nella
propria condizione di vita familiare. Riconoscere
i propri sentimenti è un passo fondamentale per
comprendere come vostro figlio risente della
violenza domestica.
La sicurezza fisica prima di tutto
Se siete ancora vittime di violenza domestica può
essere difficile, impossibile o addirittura rischioso
parlare in privato con vostro figlio. Pensate prima
alla vostra sicurezza e a chiedere aiuto. Parlate con
un avvocato o con un operatore del servizio sociale,
con il pediatra, con le forze dell’ordine, con il centro
antiviolenza del vostro territorio, con un amico o
un parente fidato per mettere al sicuro voi stesse e
vostro figlio. È importante non fare promesse che
poi non siete in grado di mantenere. Sarebbe una
grande delusione per vostro figlio.
Garantite la sicurezza psicologica rispondendo
alle sue paure
I bambini che hanno subito violenza domestica
possono avvertire paura anche dopo che il pericolo è
passato. Possono preoccuparsi per voi o non sentirsi
al sicuro anche se il genitore violento non è più in
casa o non è più in contatto con la famiglia.
Ascoltate vostro figlio e parlategli
della violenza domestica
Aspettatevi da vostro figlio domande inattese
perché ha bisogno di capire e dare senso agli eventi
della propria vita. Non potete sempre prevedere e
pianificare ogni conversazione. Tuttavia maturare
tale consapevolezza vi consentirà di pensare a ciò che
vorreste insegnargli riguardo a questa esperienza.
Alcuni suggerimenti prima di parlare con vostro
figlio:
•
•
•
•
•
Considerate prioritaria la vostra sicurezza
Riflettete sulle conseguenze che su di voi ha
avuto la violenza domestica
Pensate a quali conseguenze la violenza domestica può aver avuto su vostro figlio
Considerate ciò che volete comunicargli
Riconoscete i vostri punti di forza come persona e come genitore
Quando vi sentite pronte a parlare con vostro figlio
ditegli che siete dalla sua parte, che lo amate e che
è meritevole della vostra attenzione. A volte questi
messaggi sono comunicati senza parole: con un
abbraccio, un bacio o semplicemente stando vicini.
In alcune famiglie e culture non c’è l’abitudine di
parlare con i bambini dei problemi degli adulti.
Quando i bambini vedono, sentono o sanno
che un genitore è violento, possono provare molti
sentimenti confusi e contrastanti, avere molti
pensieri e domande. Un genitore premuroso è
la risposta più importante per aiutarlo a dare
un significato comprensibile a ciò che accade in
famiglia.
Messaggi utili da dare ai bambini sulla violenza
domestica
•
•
•
•
•
•
•
La violenza è sbagliata
Non è colpa tua
Farò tutto il possibile per proteggerti
Non è tuo compito correggere ciò che è
sbagliato in famiglia
Sono molto interessata a sapere come ti senti
Mi piacerebbe che ti confidassi con me ed io
desidero ascoltarti
È normale avere sentimenti contrastanti verso
il papà o la mamma
Come parlare, come ascoltare
Le conversazioni con i figli non possono
essere sempre programmate, a volte capitano
all’improvviso.
Questi suggerimenti vi aiuteranno a sostenere la
conversazione con vostro figlio, che sia programmata
o spontanea:
• Prendete l’iniziativa, sottolineate a vostro figlio che è importante parlarne e non stare da
solo con i propri pensieri e preoccupazioni
• Esplorate con vostro figlio ciò che ha visto o
sentito e cosa conosce già sulla vostra esperienza di violenza domestica
Aspettatevi che vostro figlio sappia più di quanto
pensiate sulla violenza a prescindere dalla sua età. A
volte gli adulti pensano che i bambini dormano o non
prestino attenzione ma in realtà ascoltano tutto. Se
sono troppo piccoli per comprendere ciò che accade
possono colmare le lacune con la loro immaginazione
e finire per preoccuparsi ancora di più.
La madre di Giovanni e il partner stavano litigando e l’uomo ha iniziato a dare spintoni alla
compagna. Giovanni, che ha 12 anni, è intervenuto per fermarlo. In un momento successivo di
calma la madre gli ha detto:“Ti ringrazio per aver
cercato di difendermi, però sappi che non è compito tuo intervenire nei nostri litigi”
Giulia, sette anni, era in casa quando il padre,
molto arrabbiato, ha minacciato di portarla
via. In seguito, la madre ha detto alla bambina:
“Il papà era arrabbiato e ha detto una cosa non
vera. Sappi che anche quando si è arrabbiati non
va bene spaventare gli altri con minacce di questo
genere e che la tua mamma sarà sempre con te”
Quindi:
•
•
•
•
•
Fate capire a vostro figlio che va bene fare
domande. Spesso le idee dei bambini sui
problemi sono diverse da quelle degli adulti.
Ascoltare le sue domande vi aiuta a conoscere
che cosa pensa
Parlate con lui in un modo adatto alla sua età.
Usate parole comprensibili. Fate attenzione a
non usare un linguaggio tipico degli adulti
Se non siete in grado di rispondere a una domanda potete dire: “Questa è una domanda molto
importante. Ho bisogno di tempo per pensarci e
parlarne di nuovo con te”
Ponete attenzione alle vostre emozioni. Se
parlate con calma trasmettete un senso di sicurezza e di fiducia
Rispettate i tempi di vostro figlio e non andate oltre la sua capacità di sostenere la conversazione. I segnali possono essere, ad esempio, irrequietezza, cambiamenti di umore,
disattenzione
Come confortare i bambini
in età prescolare e della scuola primaria
I bambini che hanno convissuto con la violenza
domestica di solito non comprendono appieno gli
eventi e la tensione che li circondano e al contempo
devono fronteggiare le forti emozioni e il senso di
pericolo. I bambini più piccoli, che non sono in
grado di esprimere i loro sentimenti di sconforto
con le parole, possono mostrare il loro disagio
attraverso il comportamento.
Che cosa potete fare:
•
•
•
•
•
•
Stabilite un legame fisico con il vostro bambino, come il contatto con gli occhi, i baci e gli
abbracci. Ciò lo aiuterà a sentirsi più sicuro e
protetto
Prendetevi cura tutti i giorni delle sue esigenze come l’addormentamento, i pasti, la merenda, l’igiene personale e il gioco
Garantite la routine quotidiana come l’orario
per dormire e la regolarità dei pasti. Ciò fa
sembrare il mondo più prevedibile e sicuro
Parlate a vostro figlio con tono calmo. Anche
se non è in grado di comprendere tutto quello
che state dicendo, la vostra voce calma lo aiuterà a essere tranquillo
Rassicuratelo sul fatto che voi e gli altri adulti
conosciuti garantirete protezione
Spiegate a vostro figlio con parole adatte alla
•
•
sua età cosa sta accadendo nella vostra famiglia e quali misure avete attivato per la vostra
sicurezza
Insegnategli a non coinvolgersi attivamente
nella violenza tra adulti
Se il pericolo è passato rassicuratelo. Aiutatelo a capire che le sue paure sono collegate a
eventi spaventosi ora passati
Parlare con i preadolescenti
Il bambino più grande è abbastanza maturo per
capire e dovrebbe quindi essere informato sui vostri
piani per la sicurezza. Si sentirà meno impaurito se
assumerà un ruolo attivo assieme a voi, anche se le
decisioni sono le vostre. In età scolare il bambino è
in grado di ricevere e comprendere spiegazioni sulla
violenza domestica, su che cosa è accaduto e chi ne
era responsabile. Potrà avere sentimenti contrastanti
su queste informazioni e dovrebbe essere
incoraggiato a parlarne. Se si mostra riluttante può
essere incoraggiato a disegnare o scrivere sulle sue
emozioni.
Che cosa potete fare:
•
Sostenete vostro figlio a fare domande che
possono essere importanti per dirimere dubbi, incomprensioni come la convinzione di
essere responsabile della violenza domestica o
di dover proteggere la famiglia
•
•
•
•
•
Se la violenza è ancora presente fate in modo
che vostro figlio sia informato che state prendendo tutte le misure necessarie per aumentare la protezione di entrambi e fate seguire i
fatti alle parole
Insegnategli a non coinvolgersi attivamente
nella violenza tra adulti
Se il pericolo è passato, rassicuratelo. Aiutatelo a capire che le sue paure sono collegate a
eventi spaventosi ora passati e che il mondo
non è solo violento
Aiutatelo a non soffermarsi sulle sue preoccupazioni e sentimenti angoscianti ma, al
contrario, a concentrarsi su pensieri positivi,
su un ricordo felice, un animale domestico, o
su un’attività che sa fare bene
Sollecitatelo a rivolgersi a un adulto di sua
fiducia, come un insegnante, un operatore
dello sportello scolastico, ecc. se ha bisogno
di qualcuno con cui parlare.
Dedicate tempo a vostro figlio
Può essere difficile trovare spazio quando si è
intrappolate in un rapporto violento, tuttavia,
trascorrere tempo con vostro figlio è prezioso per
molte ragioni. Il tempo che gli dedicate anche solo
svolgendo alcune semplici attività è una risorsa
preziosa e insostituibile per sostenere la sua capacità
di recupero e ripristinare il necessario senso di
sicurezza personale!
Il gioco è una parte essenziale dell’infanzia e
una componente salutare per la crescita. A volte
pensiamo di giocare solo con i bambini più piccoli
ma anche gli adolescenti “giocano” in altre forme
come fare sport, navigare in rete o semplicemente
uscire con il genitore. I bambini e gli adolescenti
imparano a costruire relazioni attraverso il gioco.
Utilizzate al meglio le occasioni offerte dal gioco
Cercate di trascorrere un po’ di tempo ogni giorno
per giocare con vostro figlio senza distrazioni come,
ad esempio, fare o ricevere telefonate.
Quando giocate prestate attenzione non solo alle
attività a portata di mano, ma anche all’ascolto e
sostenete la sua partecipazione e il suo coinvolgimento.
Ecco alcuni suggerimenti per rendere il gioco un
momento speciale con i bambini di età diverse. È
possibile giocare se si è a casa propria, in una casa
rifugio o in una comunità di accoglienza.
Bambini in età prescolare
Cosa potete fare
Esempi
Scegliete attività che potete Giocate con i blocchi,
svolgere assieme
leggete un libro, assemblate
un puzzle, colorate o
fate altre attività come
ascoltare musica e ballare
Ascoltatelo e dimostrategli
la vostra attenzione
Ripetete le sue
vocalizzazioni (ad esempio,
“vroom vroom” se giocate
con le automobiline),
raccontate o inventate
una favola, cantate
una canzone mentre
giocate. Sicuramente ve
ne ricordate una che vi
piaceva quando eravate
bambini
Elogiatelo per quello che
riesce a fare
“Sei proprio bravo con quei
blocchi”, oppure “Hai scelto
bellissimi colori per il tuo
disegno”
Prestate attenzione a ciò
che fa accompagnando
le attività con commenti
positivi
“Vedo che stai disegnando
un cane” o “Hai messo la
tua bambola a letto” o “Hai
condiviso i tuoi giocattoli
con me”
Bambini della Scuola Elementare
Cosa potete fare
Esempi
Lasciate a vostro figlio la
possibilità di scegliere le
attività da svolgere assieme
Giochi da tavolo, con il
computer, lettura di un
libro, cucinare
Programmate un’attività
fisica o un interesse
comune
Giocare a pallone, andare
in bici, prendersi cura di
un animale
Pianificate un progetto
comune
Disegnare, scrivere storie,
costruire con i lego o con il
meccano, fare una gita
Pre-adolescenti e Adolescenti
Cosa potete fare
Esempi
Mostrate interesse per ciò
che accade nella sua vita
Chiedete della scuola, degli
amici, delle sue attività
Programmate un’attività
fisica o un interesse
comune
Camminare, correre,
andare in bici, prendersi
cura di un animale
Guardate assieme la TV,
Parlate di ciò che state
andate al cinema o a teatro, vedendo e ascoltando,
ascoltate musica
mostrate interesse per le
sue opinioni
Giocare non farà dimenticare a vostro figlio le
esperienze di violenza, ma può aiutarlo a rimanere
in contatto con se stesso quando la vita è instabile e
imprevedibile.
Fornire attenzione, tempo e incoraggiamento
durante il gioco lo aiuterà a sentirsi importante e
speciale. Questi sentimenti aumenteranno il suo
senso di sicurezza.
Come gestire i comportamenti
problematici dei bambini
esposti a violenza domestica
I bambini e gli adolescenti che convivono con
la violenza domestica spesso reagiscono con
cambiamenti nel loro comportamento. Possono
avere difficoltà a controllare i loro impulsi, agire
in modo tale da rendere la vita in famiglia ancora
più difficile. Le conseguenze più comuni sono i
capricci persistenti6, il comportamento aggressivo e
i problemi del sonno. Alcuni bambini mimano nel
gioco le scene di violenza viste in casa.
Che cosa potete fare:
•
•
•
•
•
Riflettete attentamente su quali comportamenti si potrebbero tranquillamente ignorare
e quali sono inaccettabili. Quelli ignorati di
solito diminuiscono nel tempo
Non cercate di ragionare a tutti i costi con lui
nel bel mezzo di un’accesa discussione
Spiegate che è compito del genitore dare limiti
e prendere decisioni
Mantenetevi coerenti nel dire e nel fare
Se vostro figlio imita la violenza domestica
nel gioco parlate con lui delle sue emozioni
e preoccupazioni. Ad esempio, potete dirgli:
6 Si veda l’opuscolo Educazione positiva e non violenta Informazioni per i genitori. In www.ausl.bologna.it (sezioni
tematiche, Il Faro) e in www.lisolache.it
“sembra che stai pensando a quello che è successo tra la mamma e il papà”
Disturbi del sonno
A volte i bambini hanno difficoltà ad addormentarsi
o a dormire da soli soprattutto se sono spaventati
e angosciati. Possono avere incubi o pensieri
spaventosi, svegliarsi anche più volte durante la
notte ed essere preoccupati che accadrà qualcosa di
terribile durante il sonno.
Che cosa potete fare:
•
•
•
•
Prestate attenzione ai riti che precedono
l’addormentamento, ad esempio leggete o
svolgete un gioco tranquillo, preparategli un
bagno caldo o una doccia per favorire il rilassamento prima di andare a dormire
Calmatelo se è sconvolto abbracciandolo, accarezzandolo o respirando lentamente con lui
Incoraggiatelo a parlare delle sue paure e
rassicuratelo. Se ha un motivo reale di avere
paura per sé o per voi adottate tutte le misure
per aumentare la sicurezza in casa e tenetelo
informato di ciò che state facendo per assicurarla
Cercate di mantenere la calma. La vostra
tranquillità è la sua migliore rassicurazione
A chi potete rivolgervi se siete
preoccupate per vostro figlio
Se il disagio persiste anche quando siete al sicuro
e siete preoccupate sappiate che ci sono persone e
luoghi cui potete rivolgervi per chiedere consigli e
aiuto.
Quando chiedere aiuto a un professionista:
• I cambiamenti nel comportamento di vostro
figlio persistono o peggiorano
• È insolitamente triste, arrabbiato o ritirato
• Avete la preoccupazione che possa danneggiare
se stesso o gli altri
• Vi sentite impotenti e/o sopraffatte dal suo
comportamento
• La violenza domestica è stata estrema
A chi rivolgersi se subisci violenza domestica
Un buon punto di partenza è quello di contattare
il 1522, il numero verde gratuito del Dipartimento
delle Pari Opportunità, che vi indicherà il Centro
Antiviolenza più vicino alla vostra zona di
residenza. Al centro antiviolenza troverete ascolto,
accoglienza, supporto e possibilità di ospitalità.
Sarete informate su come mettervi in contatto con
la rete territoriale di riferimento (avvocati, operatori
sociali e sanitari, forze dell’ordine) e avrete uno
spazio per costruire insieme un piano di sicurezza
per la vostra protezione.
Il pediatra di vostro figlio può essere una buona
fonte di consigli.
Molte persone si rivolgono a Internet per avere
informazioni. Se avete bisogno di un computer,
sappiate che potete trovarlo gratuitamente nelle
biblioteche pubbliche. Se utilizzate un computer a
casa e vivete ancora in una situazione di violenza
usate la massima cautela e cancellate la cronologia
della navigazione. Provate a guardare solo i siti
web che siano sicuri e affidabili. Ecco alcuni siti
ben noti su cui potete fare affidamento per avere
informazioni utili:
http://www.casadonne.it
http://www.direcontrolaviolenza.it
http://www.centriantiviolenzaer.it
http://comecitrovi.women.it
http://www.tramaditerre.org
Come aiutare vostro figlio a gestire la
relazione con il genitore violento
Un bambino che ha convissuto con la violenza
domestica probabilmente nutre pensieri e sentimenti
confusi e contrastanti verso il genitore violento.
Mantenere i contatti con entrambi i genitori può
essere di beneficio, ma solo se tutti sono al sicuro.
Uno dei passi più impegnativi dal punto di vista
emotivo è proprio quello di aiutarlo a gestire il suo
rapporto con il genitore violento.
Le emozioni ambivalenti di vostro figlio
La maggior parte dei bambini ha sentimenti
complessi verso il genitore violento e a volte anche
verso il genitore vittima. Possono avvertire paura,
rabbia o tristezza per quello che è successo in casa,
sentirsi confusi perché il genitore violento è stato
anche amorevole e divertente in altri momenti.
Molti bambini si addossano la responsabilità della
violenza e non la attribuiscono al loro genitore,
si sentono imprigionati in un conflitto di lealtà e
temono di tradire un genitore se provano sentimenti
di affetto verso l’altro.
Non aspettatevi che vostro figlio abbia i vostri
stessi sentimenti verso il genitore violento. Ascoltate
e accettate i suoi sentimenti. Fategli sapere che va
bene se ve ne parla, che non sarete arrabbiate se
vi dice che vuole bene all’altro genitore e che ha
paura di perderlo. Se avete un rapporto di fiducia
con vostro figlio nel corso del tempo lo aiuterete a
capire e ad accettare la realtà sulla persona che vi
ha fatto del male.
Proteggete vostro figlio dalla violenza
Tenere i bambini fuori dal cuore della violenza
domestica significa aiutarli a non coinvolgersi nei
litigi tra i genitori ed evitare il conflitto di lealtà.
Se voi e il vostro partner vi siete separati non
dovreste “interrogare” vostro figlio sull’altro genitore
dopo le visite o assegnargli il ruolo di “messaggero”.
Se l’ex partner dice a vostro figlio che siete una
cattiva madre o che è colpa vostra se la famiglia
non vive più insieme, rammentate a vostro figlio
che la responsabilità è del comportamento violento
dell’altro genitore e non vostra. Non accettate la colpa
e non rispondete criticando l’altro genitore.
Se ritenete che l’altro genitore faccia pressioni sul
figlio o lo esponga a pericoli contattate un legale
esperto o un servizio competente per chiedere aiuto.
Sara, 9 anni, tornata da una visita a suo padre
dice alla mamma: “Mi manca papà. Voglio vivere con voi tutti”. La madre risponde: “Lo so
che ti manca. Ma non possiamo vivere insieme.
Il papà non riesce a controllare il suo comportamento. Siamo andate via perché non eravamo
al sicuro”
Come gestire i contatti con il genitore violento
Se vostro figlio frequenta il genitore che è stato un
partner violento cercate di non discutere davanti
a lui anche se l’altro genitore lo fa. In questi casi
prendete in considerazione i seguenti passaggi:
• Contattate il vostro avvocato, se ne avete uno
• Cercate la collaborazione di un’altra persona
(ad esempio un parente non schierato) che
possa accompagnare e riprendere il bambino
• Contattate il servizio sociale per supervisionare le visite e per garantire al figlio gli incontri in un luogo neutro
Prendetevi cura di voi
Vivere in condizioni di stress persistente, in
particolare di violenza, può incidere sulla salute
e sul benessere. A volte è difficile ripristinare una
condizione di calma, si possono presentare difficoltà
nel sonno, irritabilità o diminuzione della memoria.
Nel tempo lo stress cronico può portare a malattie
cardiache, aumento di peso, indebolimento del
sistema immunitario e comportamenti non salutari
come abusare di fumo o alcool.
Prendersi cura di sé è possibile solo se ci si sente al
sicuro sia fisicamente che emotivamente.
Come mi sento?
Come sta il mio corpo oggi?
Ho un problema che potrebbe essere legato allo stress?
Sono diventata più irascibile o irritabile del solito?
Mi sento spesso stanca o esausta?
Ho problemi di concentrazione?
Mangio troppo o troppo poco?
Mangio cibo di cattiva qualità?
Sto fumando o bevendo troppo?
Un piano efficace: scoprite i vostri punti di forza
Ci sono molti metodi efficaci per alleviare lo stress e
prendersi cura di sé. Pensate a come avete affrontato
la violenza domestica e altri eventi stressanti nel
passato. Cercate di ricordare cosa vi ha aiutate di
più: ascoltare musica, fare esercizio fisico, pregare,
parlare con una persona fidata, ecc.
Prendersi cura del proprio corpo è anche curare
la propria salute emotiva.
Alcuni consigli per alleviare lo stress:
• Frequentate altre persone
• Ascoltate musica
• Ricordate ciò di cui siete soddisfatte
• Passeggiate
• Fate un bagno caldo o una doccia
• Guardate un bel film
• Esercitatevi a respirare profondamente e lentamente
• Partecipate a un gruppo di sostegno
Ricordate che ognuno di noi è diverso. Ciò che
funziona per una persona potrebbe non funzionare
per un’altra. Chiedetevi quali attività potrebbero
aiutarvi a sentirvi più forti e più concentrate anche se
avete solo pochi minuti da dedicare a voi stesse.
A chi potete rivolgervi
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Forze dell’Ordine 113 - 112
Rete Nazionale Antiviolenza 1522
http://comecitrovi.women.it/
Il Centro Antiviolenza della tua città: http://
www.centriantiviolenzaer.it/
Per Bologna: Casa delle donne per non
subire violenza: 051-333173 - Via dell’Oro 3,
[email protected]
Inoltre, è possibile rivolgersi al Garante per l’Infanzia
e l’Adolescenza della Regione Emilia-Romagna (LR n.
9, 2005 modificata con LR n.13,2011) le cui principali
funzioni sono di promuovere, tutelare gli interessi e i diritti
dei cittadini in crescita, di rappresentarli presso tutte le
istituzioni.
Tel. 051 5275 713/860
[email protected]
Questa guida è stata realizzata grazie al contributo di:
Mariagnese Cheli, psicologa responsabile Centro specialistico “Il Faro”, Dipartimento di Cure Primarie - Azienda USL di Bologna, socia fondatrice L’Isola che
c’è - Onlus
Luca Degiorgis, educatore prof. le Dipartimento Salute Mentale - Azienda USL di
Bologna, consulente de “Il Faro”, presidente L’Isola che c’è - Onlus
Clede Maria Garavini, psicologa, giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni dell’Emilia-Romagna, socia fondatrice L’Isola che c’è - Onlus
Cristina Caravita, avvocato, responsabile UOC Servizio Legale e Assicurativo Policlinico S. Orsola-Malpighi, consulente giuridico de “Il Faro”
Maria Pia Mancini, psicologa, consulente de “Il Faro”
Chiara Manzini, psicologa Consultorio Familiare, Dipartimento di Cure Primarie
- Azienda USL di Bologna, consulente de “Il Faro”
Massimo Masi, pediatra, Università di Bologna, coordinatore gruppo di lavoro
“Linee di indirizzo regionali per l’accoglienza e la cura di bambini e adolescenti
vittime di maltrattamento/abuso” Regione Emilia-Romagna, consulente scientifico L’Isola che c’è - Onlus
Luciana Nicoli, pediatra UOS Pediatria Territoriale, Dipartimento di Cure Primarie - Azienda USL di Bologna, consulente de “Il Faro”, socia fondatrice L’Isola
che c’è - Onlus
Francesca Pincanelli, assistente sociale de “Il Faro”
Cosimo Ricciutello, neuropsichiatra infantile, Direttore UOC Neuropsichiatria
dell’Infanzia e dell’Adolescenza - Azienda USL di Imola, consulente de “Il Faro”,
socio fondatore L’Isola che c’è - Onlus
Mirella Valdiserra, esperto giuridico, socia fondatrice L’Isola che c’è - Onlus
Hanno inoltre contribuito alla revisione del testo:
Silvia Carboni, psicologa, Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna
Annalisa Faccini, responsabile Minori, Famiglie, Tutele e Protezioni – Settore
Servizi Sociali – Dipartimento Benessere di Comunità, Comune di Bologna
Luigi Fadiga, Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Assemblea Legislativa, Regione Emilia-Romagna
alla bibliografia:
Laura D’Aniello, psicologa volontaria associazione L’Isola che c’è - Onlus
Pubblicazioni correlate:
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Il comportamento sessuale nei bambini – Informazioni per i genitori
Che cosa sono i maltrattamenti? Informazioni per i genitori
Conoscere la violenza sessuale – Informazioni per le ragazze
Genitori con storie traumatiche nei servizi – Raccomandazioni per
famiglie di origine e accoglienti, operatori, giudici, avvocati
• Rendere testimonianza in tribunale – Raccomandazioni per operatori
• Educazione positiva e non violenta – Informazioni per i genitori
Altre pubblicazioni:
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E dopo cosa succede? Manuale per ragazzi
E dopo cosa succede? Consigli per i genitori
E dopo cosa succede? Consigli per gli operatori
Se piango … ascoltami (e non scuotermi mai)
reperibili in www.ausl.bologna.it (Sezioni tematiche, Il Faro)
www.lisolache.it
Progetto grafico: RAM design | www.ramdesign.it
Illustrazioni: Vanna Vinci
Progetto realizzato nell’ambito del programma provinciale a sostegno
delle politiche sociali - Interventi per il contrasto dell’abuso e del
maltrattamento - Fondi anno 2014
Realizzato con il patrocinio di:
Sezione Emilia Romagna
A cura di
In collaborazione con
Associazione L’Isola che c’è - Onlus
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Violenza domestica