COMUNE DI CAMERANO
ASSOCIAZIONE TURISTICA PRO LOCO
“CARLO MARATTI” - CAMERANO
origini della storia
Camerano
alle
LA RACCOLTA PICENA NELL’ANTIQUARIUM COMUNALE DI CAMERANO
a cura di
Emanuela Schiavoni
COMUNE DI CAMERANO
ASSOCIAZIONE TURISTICA PRO LOCO
“CARLO MARATTI” - CAMERANO
Camerano
origini storia
alle
della
LA RACCOLTA PICENA NELL’
ANTIQUARIUM COMUNALE DI
CAMERANO
a cura di
Emanuela Schiavoni
iat
Comune
di Camerano
IAT
di Camerano
Presentazioni
Questo è il terzo volumetto della serie divulgativa.
Un agile strumento che permette a tanti di leggere e vedere – anche a
distanza - la realtà culturale del territorio di Camerano.
E’ un’altra scommessa di questa Amministrazione vinta grazie al lavoro di
squadra tra ufficio e Assessori. Avere qualcosa di bello e tenerlo nascosto è
ciò che noi non vogliamo fare. Ci sono tante testimonianze purtroppo in
altra sede. Quelle che abbiamo nella nostra sede Comunale sono a disposizione
dei visitatori ed ora anche dei viaggiatori.
Non siamo gelosi se volete diffondere le notizie che la dottoressa Emanuela
Schiavoni ha saputo sintetizzare mantenendo il pregio della chiarezza.
Buon viaggio tra i reperti della memoria e la storia passata, oggi attuale
e presente.
Il Sindaco
Prof. Carlo Pesco
Il recente trasferimento dalla Scuola Media Statale “S.Pellico”, attualmente in fase di ristrutturazione, della piccola raccolta di reperti archeologici e
la sistemazione degli stessi all’interno della Civica Residenza, fruibile dal
pubblico con visite guidate organizzate dalla Pro Loco, ha fornito lo spunto
per dare alle stampe la presente brochure.
Essa raccoglie, oltre ad una notizia storica sulle origini della storia di
Camerano, una serie di schede dei principali reperti archeologici già depositati
presso la Scuola Media a cui si aggiungono quelle relative ai reperti
rinvenuti durante i lavori di ristrutturazione del complesso edilizio dell’ex
Palazzo Ricotti.
Allo stato attuale, la Civica Residenza ospita una interessante collezione di
piccole raccolte, che comprendono, oltre a quella già citata di reperti
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archeologici, anche una di fisarmoniche d’epoca, un’altra di materiali
attinenti al famoso concittadino, il pittore Carlo Maratti, e quella di fossili, di
recente acquisizione, frutto di una donazione privata.
Tutto ciò rende ora fruibile al pubblico un pacchetto di proposte museali di
indubbio interesse storico e di grande valore culturale, che invito a visitare
per conoscere sempre di più e meglio la nostra storia.
L’Assessore alla Cultura
Flavio Angeletti
Premessa
L’Associazione Turistica Pro Loco Carlo Maratti - Camerano è lieta e oltremodo
onorata di promuovere, unitamente all’Assessorato alla Cultura ed al
Turismo del Comune di Camerano il presente opuscolo.
Esso costituisce una guida sicura e di facile accesso alla visita della civica
raccolta museale di reperti archeologici reperiti nel corso degli anni nel
nostro territorio comunale.
La nostra Associazione, con questo ulteriore intervento, che completa i due
precedenti opuscoli sulle civiche raccolte rispettivamente delle fisarmoniche
e del Maratti, fornisce una ulteriore testimonianza della sua attenzione e
della sua azione tangibile e concreta verso la promozione e la diffusione
della cultura e della storia di Camerano.
Associazione Turistica Pro Loco Carlo Maratti
Eugenio Mori
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Camerano: alle origini della storia
La zona circostante il Monte Cònero, fin dalla Preistoria, ha conosciuto una
frequentazione umana molto intensa e produttiva protrattasi, attraverso fasi
alterne, ininterrottamente fino all’età romana e poi fino ai giorni nostri.
A Camerano, paese “nato” e “cresciuto” alle pendici del monte, numerose
sono le testimonianze di questo passato affascinante ed antico, rappresentate
soprattutto dai reperti archeologici di età picena attualmente conservati,
per la loro grande rilevanza storica, in parte al Museo Archeologico
Nazionale delle Marche di Ancona ed in parte presso la Civica raccolta
archeologica sita nel Palazzo Comunale di Camerano. La maggior parte dei
reperti proviene dalle necropoli (città dei morti) della periferia di Camerano,
utilizzate in epoche diverse e quindi importanti spie delle trasformazioni
sociali che hanno interessato questa città. Nel 1968 gli scavi effettuati dalla
Soprintendenza Archeologica per le Marche in contrada Fontevecchia
(periferia N-O di Camerano) hanno riportato inoltre in luce uno stanziamento
abitativo con materiali subappenninici (riscontrati, come già implicito nel
nome, soprattutto lungo le dorsali appenniniche della penisola. Risalgono
all’Età del Bronzo – II millennio a. C.) ed in contrada San Giovanni in seguito sono stati rinvenuti insediamenti del Neolitico ( Età della Pietra Nuova, IV
millennio a.C.), dell’Età del Bronzo e dell’Eneolitico (Età del Rame – III
millennio a.C.) fase, quest’ultima, che ha restituito 5 sepolture a grotticella
con pozzetto d’accesso assimilabili al tipo detto di “Rinaldone”1. Gli stessi
siti sono stati utilizzati in seguito dai Piceni, come attestano le cento e più
sepolture ritrovate in questo senso, che coprono un arco cronologico che va
dall’XI al III secolo a.C. nella forma tipica dell’inumazione distesa. Del gruppo più recente delle tombe della necropoli picena (metà IV, metà III), fanno
parte anche otto tombe maschili con spada di ferro di tipo celtico2.
L’abbondanza di materiali celtici rinvenuta nella necropoli di Camerano può
spiegarsi con l’esigenza di aggiornamento in fatto di armamentario riscontrabile
nella civiltà picena in tutte le sue fasi ed evidenzia i rapporti fra le due società, testimoniata, anche dalla vicinanza di questo centro con le importanti
necropoli senoniche di San Filippo d’Osimo e Santa Paolina di Filottrano, alle
quali vanno attribuite anche altre analogie con la necropoli di Camerano.
1 Stazione preistorica a sud del lago di Bolsena che ha dato nome ad un aspetto (facies) dell’Eneolitico dell’Italia
centrale, di cui sono tipici i vasi a fiasco ed il rito funebre ad inumazione con corpo rannicchiato in tombe a
grotticella con corredo composto da oggetti ornamentali e da combattimento. Rituali ed usi tipici di questa facies
sono stati rinvenuti anche nelle nostre zone.
2 L’arrivo dei Celti nella nostra zona è documentato intorno al IV secolo a. C.
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Fig. 1: ascia in ferro
Fig. 2: punta di lancia in ferro
A partire dal IX sec. a.C. e fino a parte del III, nel territorio compreso tra i fiumi Foglia
(PU) e Pescara (PE), si riscontra la presenza di gruppi sociali piceni.
Secondo quanto ci raccontano Plinio il Vecchio e Festo i Piceni erano un popolo di
origine sabina (corrispondente all’attuale alto Lazio – parte dell’Abruzzo) che si stanziò
nel nostro territorio in seguito ad un Ver Sacrum (Primavera Sacra); rituale che si
praticava in occasione di gravi pericoli per la comunità (carestie, pestilenze, calamità
naturali, guerre…). Nel tentativo di placare le ire degli dei, il popolo dei Piceni offriva
al dio Marte tutti i prodotti della terra: i primi nati maschi degli animali ed i bambini
maschi che sarebbero nati nella primavera successiva. In origine pare che il sacrificio
fosse cruento; in seguito però i ragazzi non vennero più uccisi ma costretti ad
emigrare, durante la primavera, una volta raggiunta la maturità. Fu così, sempre
secondo le fonti antiche, che un gruppo di “consacrati” giunse nella nostra regione,
seguendo il volo di un picchio, animale sacro a Marte, da cui i romani attribuirono
loro il nome Piceni ossia “popolo del Picchio”. Molto probabilmente la leggenda ha
un fondo di verità, riscontrabile soprattutto nella pratica della transumanza del
bestiame3 caratteristica dei popoli pastorali d’Italia. Tra le attività principali svolte
dai Piceni ricordiamo l’agricoltura, la pastorizia, l’artigianato, il commercio ed il
mercenariato (combattevano al soldo di altri popoli). L’ascia e la punta di lancia in
ferro appartengono proprio ai corredi funebri di guerrieri piceni provenienti dalle
necropoli di contrada Fontevecchia e San Giovanni di Camerano. E.S.
3 complesso delle migrazioni stagionali compiute da animali di grossa e media taglia che si spostano su vasti territori,
spontaneamente o condotti dall’uomo, dalle regioni di pianura ai pascoli montani in estate e viceversa in autunno
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Fig. 1: spada lateniana in ferro.
Fig. 2: punta di lancia in bronzo.
L’arrivo, tra la metà del IV e la metà del III sec. a.C., dei Celti (nello specifico dei Galli
Senoni) nel territorio delle Marche, porta i Piceni a contatto con nuovi tipi di manufatti
e di decorazioni, tra cui spiccano le spade tipo “La Tène” (“lateniane”), dal nome del
sito svizzero in cui ne vennero rinvenuti i primi esemplari, e punte di lancia caratterizzate da decorazioni tipiche del mondo celtico, come l’accostamento di elementi
vegetali o geometrici ad elementi antropomorfi (con forma umana) o zoomorfi (con
forma animale). Tra le attività praticate dai Celti nel nostro territorio ricordiamo
ancora una volta il mercenariato: durante il IV sec. a.C., infatti, Dionisio di Siracusa
aveva fondato una colonia proprio in territorio piceno e ad essa aveva dato il nome
di “Ankon”, Ancona. I Piceni ed i Celti della zona non vennero cacciati o sottomessi
in maniera cruenta, ma piuttosto integrati con la popolazione greca.
Ogni popolazione continuava a dedicarsi alle sue attività caratteristiche, dando il
proprio contributo alla costruzione della nuova compagine sociale.
Dal momento che entrambi i popoli eccellevano nell’arte della guerra i greci di
Siracusa li assoldarono come mercenari ed Ancona divenne uno dei più importanti
centri di reclutamento di soldati mercenari di tutto l’Adriatico.
In particolare, i Celti avevano la tradizione di spezzare o piegare la spada di un
guerriero quando questo moriva e di sistemarla nel suo corredo funebre, in modo che
nessuno potesse più riutilizzarla. E.S.
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Fig. 1: grattugia in bronzo
Fig. 2: fibula ad arco in bronzo
Oltre ad armi ed utensili, i Senoni portarono con sé anche tradizioni sociali e di
costume, mutuate a loro volta dai Greci: le grattugie venivano spesso usate per
grattugiare il formaggio nelle bevande o nei cibi tipici del banchetto “alla greca”
preso “in prestito” proprio da questa grande Civiltà. Trovare oggetti di questo tipo
nelle sepolture è sinonimo di un certo status sociale e relativo benessere. Il bronzo,
oltrettutto, presso i Piceni - che non hanno lavorato l’ oro fino all’arrivo dei Celti era un materiale prezioso e distintivo di classe sociale elevata.
Le fibule sono tra i reperti in assoluto più numerosi rinvenuti durante gli scavi
archeologici, soprattutto nei contesti funebri e la necropoli di Camerano non fa
eccezione. Ne esistono di diversi tipi a seconda dell’epoca di fabbricazione e del
contesto culturale: es. a staffa, a sanguisuga, ad arco, ecc… Le fibule sono oggetti
eclettici che anticamente venivano utilizzati in modi differenti: come fermagli per
chiudere abiti e mantelli (sia maschili che femminili) o per acconciare capigliature.
Le più ricche e raffinate erano sinonimo di posizione sociale elevata. E.S.
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Fig.1: fibula in ferro del tipo “ad arco”
Fig. 2: perline in pasta di vetro colorata ed osso, utilizzate
come elementi di collana o come decorazioni di abiti e mantelli.
Tra gli usi ed i costumi dei Piceni non dobbiamo dimenticare il gusto per la
ornamentazione e l’abbigliamento. I rapporti con altre civiltà – in particolare
Etruschi e Greci - hanno influenzato, nel corso dei secoli, gli stili e le caratteristiche
degli oggetti preziosi, indossati sia dagli uomini che dalle donne, rendendoli via via
più ricchi ed elaborati, decorati e chiaramente debitori dello stile decorativo
improntato al naturalismo tipico del mondo orientale. E.S.
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Fig. 1 - 2: vaso e piattino piceni in terracotta (Età del Bronzo)
Notevole è la quantità di vasellame arcaico e piceno di vario genere rinvenuta nella
località San Giovanni, indagata con scavi della Soprintendenza Archeologica
Nazionale per le Marche. La creazione di questi manufatti, utilizzati per conservare
alimenti e bevande e per cuocere i cibi, risale al Neolitico (VIII – IV millennio a. C.),
durante la cosiddetta “Rivoluzione Neolitica”, nel corso della quale l’uomo imparò a
coltivare la terra e ad allevare gli animali domestici, diventando da nomade cacciatore – raccoglitore, stanziale. Le mutate condizioni di vita portarono i nostri predecessori ad “inventare” nuovi attrezzi e strumenti tra i quali, appunto, il vasellame,
indispensabile per conservare le farine prodotte dalla macinazione dei cereali ed il
latte ricavato dall’allevamento del bestiame. E.S.
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Fig.1 – 2: coppetta e piattino arcaici in terracotta del V sec. a.C., lavorati a tornio
Le influenze del mondo greco – etrusco portarono le popolazioni meno evolute del
centro Italia a tentativi di imitazione dei materiali e delle tradizioni più raffinate. Per
questo motivo troviamo spesso oggetti simili nella forma a quelli tipici del mondo
greco, ma molto meno rifiniti e lavorati.
Dobbiamo ricordare che i Piceni non conoscono l’uso del tornio - che verrà introdotto
solo con la colonizzazione greca di VI secolo - e lavorano l’argilla con la tecnica del
“colombino”, secondo la quale si formano listarelle di argilla fresca sovrapposte le
une alle altre e poi lisciate fino ad ottenere la forma desiderata. E.S.
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fig.1: cratere a campana altoadriatico
La ricchezza degli scambi con la Grecia, porta, intorno al VI secolo a.C. all’uso del
tornio nella lavorazione delle ceramiche.
Botteghe importanti di vasellame “greco”, fioriscono soprattutto nei porti adriatici
del Nord Italia (Spina, Adria, ecc…) che hanno contatti soprattutto con la madrepatria,
e la produzione, che imita quella più raffinata della Grecia propria, viene detta
“altoadriatica”. A partire dagli inizi del IV secolo a. C. sarà proprio questo tipo
di ceramica dipinta a prevalere e, ad un certo momento del secolo, sarà l’unica
a sopravvivere. E.S.
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Fig. 1: Cratere a campana attico a figure rosse.
Fig. 2: Kylix attica a figure nere
Notevoli esempi di materiali importati dalla Grecia sono poi le skyphoi e le kylikes,
coppe utilizzate per bere durante i banchetti, decorate solitamente con le tecniche
pittoriche a figure nere o rosse.
La tecnica a figure nere nasce in Grecia sul finire del VII secolo a.C. e si diffonde,
come avverrà in seguito anche per la tecnica a figure rosse, in tutti i territori del
Mediterraneo conquistati o frequentati dai greci. Le ceramiche a figure nere si realizzano dipingendo su un vaso lasciato del colore naturale della terracotta delle figure
con la tintura nera ed incidendo poi con uno strumento appuntito i particolari (occhi,
pieghe delle vesti, capelli, ornamenti, ecc…). Intorno al 530 a.C. i ceramografi attici
(l’Attica è la regione greca in cui sorge Atene) “inventano” la tecnica di pittura a
figure rosse, in cui le figure vengono “risparmiate” sul fondo dell’argilla con leggera
velatura rosata e circondate tutt’intorno dalla vernice nera, con dettagli espressi in
sottili linee dipinte, e non più incise, nere o diluite, con ritocchi purpurei e bianchi.
La silhouette a vernice nera piena rendeva possibile il solo dettaglio inciso con un
effetto calligrafico e disegnativi. La figura risparmiata sul tono chiaro permetteva
invece una variata gamma di effetti pittorici per mezzo della diversa sottigliezza
delle linee interne, della diversa intensità e densità della vernice, usata in spesse
gocce per i riccioli, fino a tocchi leggerissimi e diluiti per i particolari più sottili. E.S.
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Fig. 1: frammento di brocca in ceramica (XVI – XIX sec. d.C.) dipinta utilizzata nelle tavole
delle famiglie nobili per versare vino. Solitamente tali brocche erano presenti in coppie nei
servizi per poter essere usate sia per l’acqua che per il vino.
Una più recente storia va comunque esaminata per non fermarci alle sole radici picene.
Ogni secolo ha una sua tradizione e cultura che esprime nella quotidianità della vita.
Ci riferiamo ora ad un tempo vicino, ma per questo non meno ricco di testimonianze
importanti e valide per la conoscenza di un territorio e di un popolo.
Nel 1998, durante gli scavi realizzati per la ricostruzione dell’immobile nell’area dell’ex
Palazzo Ricotti a Camerano, sono stati rinvenuti numerosi frammenti di ceramica
pregevole, presumibilmente realizzati a cavallo tra il XVI e IXX secolo d.C. E.S.
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Fig. 1-2: frammento e particolare di brocca in ceramica dipinta del XIV – XIX sec. d.C
Frammento e particolare di una brocca rinvenuta durante gli scavi realizzati nel 1998
per la ricostruzione dell’immobile nell’area ex Palazzo Ricotti. Brocche di questo tipo
erano utilizzate dai proprietari del Palazzo durante ricevimenti, feste e banchetti, o
comunque avevano valore decorativo e di grande pregio.
Per le sue caratteristiche, la ceramica ha anche una funzione pratica - scoperta e
riscoperta - che è quella di mescere il vino o l’acqua mantenendone inalterati i valori
del gusto e della freschezza. Doti apprezzate non solo dagli assetati, ma anche da
antichi estimatori della buona tavola e del buon bere. E.S.
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Frammenti di brocche in terracotta provenienti da Palazzo Ricotti. Il vasellame di uso
domestico era in terracotta e semplice, poco elaborato, usato dalla servitù per la
preparazione dei cibi e delle bevande, mai per servire a tavola, se non nelle famiglie
più modeste o per essere portate in campagna per dissetare gli stessi lavoratori
dipendenti del nobile del posto, in questo caso della famiglia Ricotti. E.S.
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fig. 1: frammento di piatto in terracotta del XIV – XIX sec. d. C.
All’inizio del XIX secolo Palazzo Ricotti apparteneva alla famiglia Serafini, proprietari
anche dell’attuale Palazzo Mancinforte; passò poi alla famiglia anconetana dei
Ricotti che possedeva anche la Villa Favorita alla Baraccola. La famiglia Ricotti nel
1792 aveva ottenuto di essere aggregata alla nobiltà di Ancona. I rapporti con
Camerano furono dovuti a proprietà terriere e ad un palazzo, loro residenza estiva,
situato sulla sommità della Rupe “Sassone”: il suddetto Palazzo Ricotti. E.S.
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origini della storia
COMUNE DI CAMERANO
ASSOCIAZIONE TURISTICA PRO LOCO
“CARLO MARATTI” - CAMERANO
alle
Camerano
Emanuela Schiavoni
testi: Emanuela Schiavoni
finito di stampare nel mese di maggio 2006.
www.studioideazione.com
I reperti piceni di Camerano hanno una storia lunga.
Fanno parte di un numero vastissimo di reperti ritrovati
negli anni nella nostra zona.
Molti sono stati rinvenuti per caso durante passeggiate
nei campi vicino Camerano.
Molti altri provengono da scavi regolari della
Soprintendenza Archeologica. Molti, ancora, si trovano
proprio presso la Soprintendenza, esposti al Museo
Archeologico Nazionale delle Marche, ad Ancona.
Molti, infine, e precisamente quelli qui presentati, ed
altri ancora, sono stati raccolti con mani sapienti e
conservati per anni presso la scuola media “Silvio
Pellico” di Camerano, da cui, alcuni anni fa, sono
stati spostati nell’Antiquarium appositamente allestito
nella sede del Comune per consentire una maggiore
fruibilità ad un pubblico sempre più vasto.
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Pro Loco Carlo Maratti Camerano