Comune di Ferrara
Assessorato alla Cultura
Assessorato al Decentramento
Delegazione Via Bologna
Scrittori dialettali di casa nostra
19° Concorso Letterario
“Mario Roffi”
in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali
Premiazione del 28 maggio 2015
Scrittori dialettali di casa nostra
19° Concorso Letterario
“Mario Roffi”
in ferrarese e vernacoli provinciali
Premiazione del 28 Maggio 2015
Assessorato al Decentramento
Assessorato alla Cultura
Delegazione Via Bologna
in collaborazione con
Centro di Promozione Sociale Rivana Garden
Cenacolo di Cultura Dialettale “Al Treb dal Tridel”
Tridel”
un particolare ringraziamento
per i preziosi contributi
degli sponsor della
manifestazione:
di Michelini e Squaiella snc
Via Traversagno 35/A - 44122 Ferrara
Tel: 0532-450861 www.elettricaestense.it
ZURICH
AGENZIA - ASSIFIN SNC
Via Bologna 68 – Ferrara
Tel 0532-792109 fax 0532-760575
[email protected]
Opuscolo redatto in proprio dall’
dall’Ufficio Delegazione Via Bologna -
Luglio 2015
Diciannovesimo Concorso Letterario “M. Roffi”
in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali
Indice
Presentazione
Il bando del concorso
Pag.
Sezione “P” Poesia e Prosa
Pag.
Pag.
2
3
4
di Bruno Zannoni
Pag.
5
Al fuglar
di Nadio Maietti
Pag.
7
Al pianel
di Lucia Baldini
Pag.
8
di Augusto Muratori
Pag.
9
Sezione “Z” Zirudela
Pag.
10
Zinq amigh in cantina
di Iosè Peverati
Pag.
11
Boss
di Anio Mari
Pag.
15
Zirudela d'un zio titulà!
di Maurizio Musacchi
Pag.
17
di Bruno Pirani
Pag.
19
Sezione “S” Scuole
Pag.
A taula coi noni
Pag.
21
22
25
Chi sogna mi?
L'è un piaser ascultar
Al pret, al sumar e al sindach
Classe IV Scuola Primaria di Gaibanella (Fe)
I quei chi fa l’Admenga di Arianna Tracchi
Classe I Sez. B Scuola Secondaria di 1° di Migliaro (Fe)
Classe V Sez. C Scuola Primaria “Matteotti” di Ferrara
Storia d’un prà
Al Sàbat dai nòni di Marco Musacchi
Pag.
Pag.
Pag.
27
30
Classe II Sez. A Scuola Secondaria di 1° T. Bonati di Ferrara
Gli sponsor
Gli altri autori partecipanti
La Giuria e Il Comitato d’Onore
L’Attestato di partecipazione
Premiazione
Rassegna fotografica:
Pag.
Pag.
Pag.
Pag.
Pag.
Pag.
Il t a vo lo d ell a Pr e s id e n z a
Pag.
Il Co r o d ell a R i v a n a
Pag.
I d ic i to r i
Pag.
Le s c uo l e e gli st ud e n ti pr e m i at i
Pag.
I po e ti pr e m i at i s e z io n e Z ir ud el a
Pag.
I po e ti pr e m i at i s e z io n e Po e s i a
Pag.
Rassegna stampa
Pag.
32
33
34
35
36
37
37
39
40
42
45
47
51
A tutti gli affezionati del nostro Dialetto
da parte dell’Assessore al Decentramento Simone Merli
e dell’Assessore alla Cultura Vicesindaco Massimo Maisto
Gentili lettori,
Quando si parla del dialetto, è diffusa consuetudine banalizzare, considerare quel
linguaggio un non linguaggio; il nostro, quasi una lingua utilizzata da chi parla solo quella
lingua, dal volgare, da chi non conosce l'italiano.
Invece no, non solo è per tutti e di tutti ma rappresenta un tratto di una comunità.
Sì, proprio di ogni singola comunità: si differenzia a distanza di pochi kilometri, si
assomiglia a distanza di tanti altri kilometri.
Come è una comunità: in alcuni tratti tanto simile, in tanti altri distante. Ma pur
sempre una comunità.
Ed il dialetto unisce, l'intercalare di tanti diventa spesso anche parte del linguaggio
di chi non è nato in questa terra ma che in questa terra, la nostra, vive, lavora, studia,
costruisce la sua famiglia. Ed il dialetto aiuta a costruire il "noi": crediamo proprio sia così.
Attraverso l'ennesimo bellissimo concorso del "Roffi", non solo gli adulti, ma ancora
una volta i bambini delle scuole, hanno potuto sperimentarsi, esprimersi, attraverso questo
tratto di noi, a tanti di loro magari poco conosciuto ma via via appreso e fatto proprio.
Per questo ringraziamo tutti coloro che in questi anni l'hanno reso possibile e per
questo e tanto altro ancora, garantiamo l'impegno dell'amministrazione comunale perché
questa sia un'iniziativa che non si fermi con il passar degli anni e delle persone, ma che nel
tempo, sostenuta, consegni ancora una volta alla nostra comunità, parole profonde, alcune
discrete, altre dissacranti, che aiutino comunque a migliorare la relazione tra tutti noi.
Assessore alla Cultura
Massimo Maisto
Assessore al Decentramento
Simone Merli
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di Michelini e Squaiella snc
- 44122
ZURICH
AGENZIA - ASSIFIN SNC
Via Bologna 68 – Ferrara
Tel 0532-792109 fax 0532-760575
e-mail:
[email protected]
Per informazioni: Delegazione Via Bologna Via Bologna 49 fino al 18 febbraio.
dal 23 febbraio trasferimento sede in Via Putinati n.165/E – 44124 Ferrara
0532/763020 – 63234 Fax 64037
Ref. Carmen Musacci: [email protected]
3
+67
Diciannovesimo Concorso Letterario “M. Roffi”
in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali
Sezione “P” – Poesia e Prosa
1° Premio
Bruno Zannoni
Chi sogna mi?
2° Premio
Nadio Maietti
Al fuglar
3° Premio
Lucia Baldini
Al pianel
Premio Speciale Tréb dal Tridèl
Augusto Muratori
L'è un piaser ascultar
Motivazioni della Giuria:
1a classificata: la poesia “Chi sogna mi?”
È una appassionata, tragica, disperante riflessione sulla vita. Una persona colpita da una malattia
devastante come la sindrome di Alzheimer mette in crisi la propria identità. I processi degenerativi
che essa produce ci allontanano irrimediabilmente da noi stessi e dagli altri, senza ormai più parole e
affetti.
2a classificata la poesia “Al fuglar”.
L'ironia nel tratteggiare la metafora del “focolare”, come centro della vita coniugale, mette in campo
di volta in volta argomentazioni diverse. Tra reticenze e riflessioni problematiche è ancora una volta
la scaltrezza dell'autore a creare l'autenticità del testo poetico.
3a classificata la poesia “Al pianel”.
È una garbata rievocazione della figura materna scomparsa. Tutta la composizione è sorretta da una
sottile vena di affettuosa e fine intelligenza poetica. Le cose allora posso assumere significati più
profondi che vanno ben oltre la semplice materia di cui sono fatte.
Premio Speciale Al Treb Dal Tridel per la poesia “L'è un piaser ascultar”.
È una dichiarazione di amore al nostro bel dialetto anche se a volte le intenzioni lasciano presupporre
frequentazioni estranee. Nell'uso del lessico traspare, infatti, la presenza di forme linguistiche un
po' fuori dalle regole. Ma alla fine il bello è intendersi e volersi bene!
4
1° premio Poesia
Chi sogna mi?
Autore Bruno Zannoni
Ill primi vòlt al n'agh fà gnànca cas;
l'è lì, ch'al fà lezión, int la so scòla
e, ad bòta, lu l'an sà finir la fraś;
no, l'an agh vién in mént, no, cla paròla,
e si che lu l'inségna cla matéria
da più d'trént'ann a chisà quant studént!
"Mó no; no, sta fazénda la n'è séria,
a són sól stuf- as diś - no, ch'a n'è gnént;
un po’’ d'ripòś e po’ la fnìs, sta stòria "
Mó a pàsa i dì e la và sémpar péz;
j'è sémpar d'più i vód dla so memòria:
lu a sa dśméndga sùbit quél ch'al léz
e quand al dscór, più vòlt, al pérd al fil.
As séra in cà; al làsa al so lavór
parchè l'an vòl pasàr par imbezìl;
ormài la so paùra, al so terór
l'è pérdar ill funzión dal so zarvèl;
int 'na paròla sóla, ormai l'è ciar
ch'al l'ha culpì l'Alzàimer, cal flagèl
che incóra an gh'è nisùn ch'l'al sà curàr.
Ineśuràbil, pur con al pass lént,
st’al mal l'agh piómba adòs sénza cleménza
lasàndagh, a l'inìzi, tant mumént
d'luzidità par tór, purtròp, cušiénza
ch'al sta precipitànd int un burón
indóv ricòrd, istint, valór, pensiér
j'as pérd int una griśa cunfuśión,
int 'na fumàna sénza dman, nè jér.
Un mal ch'al cmànda i so muvimént;
ch'l'agh fà sbagliàr, parfìn, in cà da lu
la direzión, al séns dl'urientamént,
tant che cuśìna o bagn l'an tróva più.
Un mal ch'al dà dulór a chi agh stà avśìn
(che lu l'an arcgnós più), ch'j'è disperà
par nò putéragh dar cur o madgìn,
mò sol 'n amór, purtròp, nò ricambià.
5
Traduzione
Chi sono io?
Le prime volte non ci fa nemmeno caso;
è lì, che sta facendo lezione nella sua scuola
e, tutto ad un tratto, non sa finire la frase;
no, non gli viene in mente, no, quella parola,
eppure lui insegna quella materia
da più di trent'anni a chissà quanti studenti!
"Ma no; no, questo fatto non è grave,
sono soltanto stanco — si dice — no, non è niente;
un po' di riposo e poi finisce, questa faccenda".
Ma passano i giorni e la situazione peggiora;
sono sempre di più i vuoti della sua memoria:
lui dimentica subito ciò che legge
e quando parla, più volte "perde il filo".
Si chiude in casa; abbandona il suo lavoro
perché "non vuole passare" per imbecille;
ormai la sua paura, il suo terrore
è di perdere le funzioni del suo cervello;
in una parola sola, ormai è chiaro
che l'ha colpito l'Alzheimer, quel flagello
che ancora non c'è nessuno che lo sappia curare.
Inesorabile, seppure col passo lento,
questa malattia gli piomba addosso senza pietà
lasciandogli, all'inizio, tanti momenti
di lucidità per prendere, purtroppo, coscienza
che sta precipitando in un burrone
dove ricordi, istinto, valori, pensieri
si perdono in una grigia confusione,
in una caligine senza domani, né ieri.
Una malattia che comanda i suoi movimenti;
che gli fa sbagliare, perfino, in casa sua
la direzione, il senso dell'orientamento,
al punto che non trova più cucina o bagno.
Una malattia che da dolore a quelli che gli stanno vicino
(che lui non riconosce più), i quali sono disperati
per non potergli dare cure o medicine,
ma soltanto un amore, purtroppo, non ricambiato.
6
2° premio Poesia
Al fuglar Autore Nadio Maietti
Fórse 'n iŋfatuazióŋ, na malatié
Al pòrta l'òm a fàras na famié;
A l’ò capì con la magior età,
Sénz'èsar di più furb e smalizià.
Bràva la spóśa! .. .La gh'à pensà tut lié
a tut l’ ambaradàn da mét’r in pié:
prét, fiùr, dòta, pràŋź e testimònî...
tut prónt p'r al più ganź di matrimònî.
Ma 'm rèsta un quèl da capìr par ès'r in paś:
cum èla, ció, la stòria dal fuglarìŋ...
du cuór, na capàna e 'n cóv ardént ad braś?
P'r an pèrd'r un pass, spiégam un puchìŋ...
in témp ad cà con la caldàra a gaś,
sa gh'éntral al buś négar dal camìŋ?
Solo il dialetto (Belli, Zavattini, Trilussa, Pasolini) coglie fino in fondo l'autenticità dell'anima di
un popolo)
Traduzione
Il focolare
Forse un'infatuazione, una malattia
Porta l'uomo a farsi una famiglia;
L'ho capito con la maggior età,
senza essere dei più furbi e smaliziati.
Brava la sposa! ...Ha pensato a tutto lei
onde mettere in piedi tutto l'ambaradan:
prete, fiori, dote, pranzo e testimoni...
tutto pronto per il più riuscito dei matrimoni.
Mi resta una cosa da capire per essere tranquillo:
com'è la storia del (piccolo) focolare...
due cuori, una capanna, ed un covo ardente di braci?
Per non perdere un passo, spiegami un pochino...
In tempi di case con la caldaia a gas,
Che c'entra il buco nero del camino?
7
3° premio Poesia
Al pianel
Autrice Lucia Baldini
Pianei pianei am infil al pianel,
al gāmb agliè du pez d legn,
un pastì a la volta, am tir drì i pì,
l'armor l'è propi quest, o quesi.
E curidur, la marcièda straca,
leita, pesa e tribuleada, tcì tè.
Areb da sgumbrèa la tu cāmbra,
mo apèna c aiò vest al tu pianel,
umè vnù na voia dispereda d tè.
Torna indrì, aquè uiè un fiol
e unè bou d caminèa cun i su pi.
Torna indrì, an pos metar in te rosc
chi ultum peas ch’ i m à vlu bei.
Traduzione Le ciabatte
Piano piano mi infilo le ciabatte,
le gambe sono due pezzi di legno,
un piccolo passo alla volta, trascino i piedi,
il rumore è proprio questo, o quasi.
Il corridoio, la camminata stanca,
lenta e sofferta, sei tu.
Dovrei sgomberare la tua stanza,
ma appena ho visto le tue ciabatte,
mi è venuta una voglia disperata di te.
Torna indietro, qui c'è un figlio
che non riesce a camminare con i suoi piedi.
Torna indietro, non posso buttare nei rifiuti
gli ultimi passi che mi hanno voluto bene.
8
Premio Treb dal Tridel
L’è un piaser ascultàral!
Autore Augusto Muratori
Sèmpar più ciàri lj è il vòlt
che a sént zcórar al nòstar bèl linguàģ
e squàśi mai da di źùvan:
l'è sémpar zént con di ann.
Purtròp a stil paròl
acsì rùvdi ma sćèti,
sti agetìv da i culùr
fòrt cmè un quàdar 'd Van Gògh,
stal mòd d zcórar ciuchént,
mai tròp dólz, spés marźént,
con un pó 'd cantiléna
dré la riva dal Po
o al culór di dialèt
che i zircónda quél sćèt,
as gh è un pó scurtà al fìà.
E mi a stagh in urécia
par santìr s’l’èincór' vìv
stal bèl zcórar nustràn;
l'è un piaśér ascultàral
stal dialèt un pó dur
tirà con al sgnadùr,
tajà con la sprunèla,
spéce in bóca a na
arźdóra
mèj ancóra s’l’è bèla.
Traduzione: È un piacere ascoltarlo!
Sempre più rare sono le occasioni
in cui sento parlare il nostro bel linguaggio
e quasi mai dai giovani:
sono sempre persone attempate.
Purtroppo a queste belle parole
così rudi ma schiette
questi aggettivi dai colori
forti come un quadro di Van Gogh,
questo modo di parlare schioccante
mai sdolcinato, spesso amarognolo,
con un po’ di cantilena
vicino alla sponda del Po
o le influenze dei dialetti
9
che circondano quello verace,
ci si è un po' accorciato il respiro.
E io sto in ascolto
per udire se è ancora vivo
questo parlare nostrano.
E' un piacere acoltarlo
questo dialetto un po' duro
forgiato col matterello
tagliato con la rotella tagliapasta,
specialmente in bocca ad una
massaia
ancor meglio se è bella.
Diciannovesimo Concorso Letterario “M. Roffi”
in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali
Sezione “Z” – Zirudela
Zinq amigh in cantina
1° Premio
Josè Peverati
2° Premio
Anio Mari
3° Premio
Maurizio Musacchi
Boss
Zirudela d'un zio titulà!
Premio Speciale Tréb dal Tridèl
Al pret, al sumar e al sindach
Bruno Pirani
Motivazioni della Giuria:
1a classificata: la zirudela “Zinq amigh in cantina”.
Vivace e ben calibrata zirudela che con molta sapienza rinnova i temi tradizionali della cantina e degli
amici riportandoli nel contemporaneo. L'autore usa un codice linguistico di qualità offrendo al lettore
una gamma articolata e tanto estesa da riuscire a includervi lo stesso Dante Alighieri.
2a classificata: la zirudela “Boss”
La dettagliata zirudela vuole mettere a fuoco le qualità di un particolare, emergente personaggio del
volontariato. Il nuovo rapporto con il mondo del sociale e del tempo libero viene declinato con grande
proprietà linguistica e con coerenza tra le diverse situazioni narrate.
3a classificata la zirudela: “Zirudela d'un zio titulà”.
Il sottile gioco dell'ironia guida questo viaggio linguistico tra le variabili di un percorso
“politicamente scorretto”. L'intelligenza nel governare l'intera materia realizza effetti paradossali
di grande sapidità, che raggiunge il culmine nella chiusa della composizione.
Premio Speciale Al Treb Dal Tridel
alla zirudela “Al pret, al sumar e al sindach”.
È una vivace evocazione dello spirito umoristico che regola la tipologia della zirudela. Due personaggi
giocano a farsi reciprocamente la guerra adducendo argomentazioni su a chi competa il funerale di un
asino morto. Interessante teatrino con elementi formali e burleschi, in italiano e in dialetto.
10
1° premio Zirudela
Zinq amigh in cantina
Autore Iosè Peverati
Dill volt i quéi is fa distratament:
testa fra ill nuvl ed imbrujà la ment,
acsì a suzèd che un fat senza impurtanza
al dventa più pizént d'una buganza.
L'esempi ch'av farò, s'am vlì scultàr
l'è un episodi fazil da cuntar,
un quèl ch'è capità intant ch'al digh
a zinq dal grup, i mèi di nostr amigh,
cumprés al proprietari 'd na pusióŋ
ch'la s'trova fra Quartier e Valmuntóŋ.
Donca,turnand a bomba e andand al sod
as pol cuntar la storia in chì st’al mod:
ala fin dl'ann novzent e nuvantòt,
andand int la cantina pina ad bót
al nostr amigh l'aveva constatà
che tut al vin al gh'jera stà rubà
da ladr ignot - i solit, com as dise al quàdar l'è da metar in curnìs
Ormai al fat al jera capità
e an as puteva rimediar - che pcà!Mo pr' evitar analogh inzident
l'à escogità un rimedi competent:
ad metr a l'ùs na bona saradura
in mod che a vèrzr a fus 'n impresa dura
Cumprà l'inguànguan prest al s'è purtà
con i amigh e i urdegn dentr in cla cà.
L'era l'inizi ad znar, un gioran fred,
giaz dapartut, parfìn tacà int ill pred
e alora i zinq cumpagn i s'è sarà
in cantina a l’ armòcia, riparà
e quel più pratich con l'aiut moral
di sòzi ( e quest an fa né ben né mal)
con la perizia solita e l'impegn
l'à sistemà par ben la porta ad legn,
11
Cuntent e sudisfat dla bela impresa
tutt s'a sfargava ill man com par intesa
Mo as fava tardi e jera rivà l'ora
d' andar a cà e jà pruvà ad gnir fora.
Quant i s'è dà da far par verzar cl'ùs!
Mo l’à tgnù bòta e gnanch dàndagh di stùs
as puteva surtìr, acsì int al méntar
i s'è res cont ch'is jera sarà dentar.
Forsi anch l'òm primitiv, quel dill caveran
la ciav an s' sarev mai scurdà a l’esteran
ma, esend sgagià e quas int al domila
an gh vól nient a truvar n'altra trafila.
Difati, avend con lor al cellular
d'ad fora aiut i pséa sollecitar.
Mo al jà tratgnù al scòrn e la vargogna
par n'èsar tolt in zir, mis ala gogna.
In cunclusióŋ par farla più stringada
qualcdun àl scancarà, dit na bujàda?
Nisun m'l’ à riferì e an ò indagà
mo al quèl al s'è risolt, cmè tuti i sa.
Necesari l'è stà in cal gran zapèl
smuntàr incòsa e pò sbruiàr al quèl.
E fìnalment e senza spintarelle
jè rivà fora a rimirar le stelle
(E st al vers l'è famos, zèrt al tgnusì.
Dante al l'à scrit tré volt, sol una mì)
E la storia ala fìn l'è sta svelàda
ché a qualcdun for dai dent la gh'è sblisgàda!
Al cas al sembra fazil da cuntar
e sempliz e mudest anch da scultar
Però, tgnusénd i tip ch'i l'à visù
a mi l'am pias e propia am sóŋ gudù.
E chi an so dir se più jè stà scurnà
ma senza dubi ridimensionà.
L'è fìnida dabóŋ e a sóŋ cuntent
e av l'ò cuntada senza far cument!
12
Traduzione
Cinque amici in cantina
Si agisce a volte un po'distrattamente:
testa fra nubi, si confonde la mente
e un caso quasi privo d'importanza
può pizzicare più d'una buganza (gelone)
Il fatto che mi accingo a raccontare
spero vi piaccia. State ad ascoltare.
A cinque nostri amici è capitato
e ve lo do particolareggiato
e c'era, è naturale anche il padrone
del sito tra Quartiere e Valmontone.
Dunque, tornando a bomba, andando al sodo
si può spiegar la storia in questo modo
a fin del novantotto e non duemila
nella cantina con le botti in fila
il nostro amico aveva constatato
che tutto il vino avevano rubato
gli ignoti ladri - i soliti, si dice e forse questo quadro va in cornice.
Ormai il fatto era capitato
e non c'era rimedio - che peccato! Per evitare analogo incidente
escogitava un valido espediente
chiuder l'uscio con buona serratura
sì che ad aprirlo fosse impresa dura.
Acquistato l'aggeggio, sono andati
con tutto il necessario in quella casa.
Era un inizio di gennaio freddo
e c'era ghiaccio pure fra le pietre
ed i cinque compagni si son chiusi
nella cantina bene riparati
e l'esperto con l'appoggio morale
degli altri, che non fa né ben né male
con la perizia solita e l'impegno
ha sistemato la porta di legno.
Contenti e soddisfatti dell'impresa
si sfregavan le mani per intesa
13
ma si faceva tardi ed era l'ora
di andare ognuno a casa e venir fuori.
Ma quanto impegno per aprire l'uscio
che nemmen con la forza si è dischiuso
Non si poteva uscire proprio mentre
hanno capito d'esser chiusi dentro
Forse anche il primitivo di caverne
non potrebbe lasciar chiave all’esterno.
ma essendo esperti e quasi nel duemila
è facile trovare altra trafila.
Difatti, avendo seco il cellulare
l'aiuto esterno puoi sollecitare
ma trattenuti pur dalla vergogna
d'essere presi in giro, messi alla gogna.
In conclusion, per farla più stringata,
ha imprecato qualcun, detto boiate?
Nessuno ha riferito né indagai
ma il fatto si è risolto senza guai
che giocoforza fu nel gran trambusto
smontare il tutto e poi rifarlo giusto.
E finalmente e senza spintarelle
vennero fuori a riveder le stelle.
(famoso è il verso, noto certamente
Dante el scrisse tre volte, io una solamente)
Il segreto alla fine han rivelato
perché fuori dai denti è scivolato.
Sembra facile il caso a raccontarlo
e semplice e modesto l'ascoltarlo.
ma, conoscendo quei che l'han vissuto
piace davvero e me lo son goduto.
E qui non so se fossero scornati
ma certamente ridimensionati.
È finita davvero, sono contento
e l'ho narrata senza alcun commento.
14
2° premio Zirudela
Bòss - Autore Anio Mari
in maniéra ad far cuntént:
buŋ, buŋgiòt e buŋ da gnént.
Caminànd o intànt ch' as sòsta
lu al gh'ha sémpar 'na rispòsta
a ogni dmanda sui segrèt
dla natùra e sui sò aspèt:
àrbul, èrb, funź, fiùr, sparpài,
fòsil, roć e minerài.
N' àltra sò specialità
I è i picnìch con il sgradlà
ad salzìza e più 'd 'na féta
ad bunìsima panzéta;
pò, a cunclùdar al banchét:
frùta, dólz, cafè e cichét
coŋ 'na gràpa sórafìna
( produzióŋ: "La Clandestìna " ).
Ai presént, am sà in d' avìś,
agh par d' èsr' in Paradìś.
BÒSS, insóma, l' è perfèt,
t' an agh tróv gnanch uŋ difèt...
Anzi, no... uŋ nèo al gh' l' ha
e l' è quél d’ avér purtà
di gitànt a Vallombróśa
int 'na dménga acsì piuvóśa
che, par móvars in cal lavèl,
'gh vléva batàna e paradèl.
Tant che zèrti i dìś e źura
ch' i è quàś' śvgnù da la paùra
quànd, con l' aqua ormài ai źnòć,
lór i ha vist coŋ i sò òć
a pasàr, là par la vié,
l'Arca e, 'd sóra, al vèć Noè.
Mo cai cólp, cal tir manzìŋ,
cal treménd schèrz dal destìŋ
al n' ha brìśa avù raśóŋ
dal so ślanz, dia sò pasióŋ
'd preparàr sémpr' a puntìŋ:
git, vacànz e altar ciapìŋ.
Mi, inquó 'ncóra, quànd a pós,
in muntàgna agh vagh coŋ BÒSS.
BÒSS l'è n'òm superimpgnà
ch'al s'è sémpar prudigà
par i amìgh, par la sò źént
sénza, in cambi, dmandàr gnént.
Espertìsim dla natùra
I' è, par la sò gran cultùra,
referént par tant persón
coŋ la stésa sò pasióŋ.
E sicóm che l' argumént,
par capìral veramént
al richiéd cuntàt dirèt
oltr' ai lìbar ch' a s' è let,
BÒSS, tut i ann, con uŋ graŋ slanz
l' organìźa dil vacànz.
Par far quést, vers fiŋ 'd Favràr
( al témp giùst par prenotàr ),
lu al cuntàta meź Trentìŋ
par catàr uŋ pustazìŋ
bei, pulìt e a bóŋ marcà
indò 'ndàr durànt l' istà
coŋ uŋ grup ad vacanziér
che in muntàgna-a mié paréragh piàś 'd far/ an gh' éntra al post,
il dò primi stman d'Agóst.
E in as dév gnanch tant szarvlàr,
dvantàr mat, star lì a zarcàr,
vist ch' i s'tròva bèla sèrvì
'na vacànza ad quìndaś dì
a dil cundzióŋ 'd favór
grazie a BÒSS e al sò lavór.
Lu al progràma ogni mumént
dal sugióran ad ‘sta źént:
post da védar, cvèi da far,
gli ór dla zéna e dal diśnàr,
e, in rapòrt a la staśóŋ,
s' a s'va o mén in escursióŋ.
I prim dì, sòl quàlch spadźà
par far gamba e uŋ póch ad fià;
pò' al prupón, par èsar giùst,
escursióŋ par tut i gust
15
Traduzione
Bòss
BOSS è un uomo superimpegnato
che si è sempre prodigato
per gli amici, per la sua gente,
senza, in cambio, chiedere niente.
Espertissimo della natura
è, per la sua grande cultura,
referente per tante persone
con la stessa sua passione.
E siccome l’argomento,
per capirlo veramente,
richiede contatto diretto
oltre ai libri che si sono letti,
BOSS, tutti gli anni, con un grande slancio
organizza delle vacanze.
Per fare questo, verso fine Febbraio
(il tempo giusto per prenotare),
lui contatta mezzo Trentino
per trovare un posticino
bello, pulito e a buon mercato
dove andare durante l'estate
con un gruppo di vacanzieri
ai quali in montagna - a mio parere piace fare, non importa il posto,
le due prime settimane di Agosto.
E non si devono nemmeno tanto
scervellare,
diventare matti, star lì a cercare,
visto che si trovano già servita
una vacanza di quindici giorni
a delle condizioni di favore
grazie a BOSS e al suo lavoro.
Lui programma ogni momento
del soggiorno di questa gente:
posti da vedere, cose da fare,
le ore della cena e del desinare,
e, in rapporto alla stagione,
se si va o meno in escursione.
I primi giorni solo qualche passeggiata
per fare gamba e un poco di fiato;
poi propone, per essere giusto,
escursioni per tutti i gusti
in maniera di fare contenti:
16
buoni, meno buoni e buoni a nulla.
Camminando o mentre si sosta
lui ha sempre una risposta
ad ogni domanda sui segreti
della natura e sui suoi aspetti:
alberi, erbe, funghi, fiori, farfalle,
fossili, rocce e minerali.
Un'altra sua specialità
sono i picnic con le grigliate
di salsiccia e più di una fetta
di buonissima pancetta;
poi, a concludere il banchetto:
frutta, dolce, caffè e cicchetto
con una grappa sopraffina
(produzione: " La Clandestina ").
Ai presenti, sono del parere,
sembra di essere in Paradiso.
BOSS, insomma, è perfetto,
non gli trovi nemmeno un difetto...
Anzi, no... un neo ce l'ha
ed è quello di aver portato
dei gitanti a Vallombrosa
in una Domenica così piovosa
che per muoversi in quell'acquitrino
servivano barca a fondo piatto e
paradello.
Tanto che certi dicono e giurano
di essere quasi svenuti dalla paura
quando, con l'acqua ormai alle
ginocchia,
hanno visto con i loro occhi
passare, da quelle parti,
L’Arca e, sopra, il vecchio Noè.
Ma quel colpo, quel tiro mancino,
quel tremendo scherzo del destino
non ha affatto avuto ragione
del suo slancio, della sua passione
di preparare sempre a puntino:
gite, vacanze e altre cosette.
lo, ancora oggi, quando posso,
in montagna ci vado con
BOSS.
3° premio Zirudela
Zirudela d’un zio titulà!
Autore Maurizio Musacchi
Gig l'àŋ vòl brìśa biastmàr,
quindi, al Sgnór non numinàr,
coŋ cusciéŋza, pr'unastà,
al so’ nóm lù l’ à cambià;
e pr'àŋ dìr "iŋvàŋo Dio"
al la càmbia, al dvéŋta: zio!
Prèst av śpiégh ill situazióŋ
ch fa cambiàr j'imprecazióŋ!
Familiàr? L'è: zio putìŋ.
Sciflaròl :zio canarìŋ.
Al màr as véd coŋ: zio crucàl.
Póch fiŋ l'è po' : zio majàl.
Da buàr l'è: zio sciflóŋ.
Póch unèst l'è uŋ: zio birbóŋ.
Zèrt cl'è mèj dir; zio spója.
Imprèsióŋ al fa: zio bòja.
Cùśa dir d'zio barbagiàŋ?
D'ànimàl l'è mèj : zio càŋ
Da stimàras coŋ: zio bel
Int la stàla a gh'è :zio vdèl
L'è int la màlta al: zìo buśgàt.
Più pulìt? Sicùr: zio gàt.
Da scaŋzlàr uŋ: zio vigliàch.
E al fa péna uŋ: zio béch.
Brut imàgiŋ: zio śgarblóŋ.
Gnàŋt tròp bèl: zio zavatòŋ.
Ciéśaról còŋ uŋ : zio prèt.
Imbarazànt :zio cagalèt!
Cus'impòrta a m'admandarì
ad cum al tràta so’ zio clulì,
cumplimént o imprecazioŋ
piŋ d'uféśi coŋ"zèrt" nom;
iŋ fiŋ di còŋt l'è mèj acsì,
ché biastmar la not e al dì!
Sòl ché uŋ quél a v'ò da dir,
parch l’òm l'am fa iŋrabir,
spècie quand ché al ragàz
al dis dal zio dill parulàz.
I da savér: surpréśa bèla,
Gìg l’é... al fiòl ad mié surèla!
17
Traduzione
Filastrocca di uno zio… titolato!
Gigi non vuole bestemmiare,
quindi, il Signore non nominare,
con coscienza per onestà,
il suo nome lui ha cambiato;
e per non dire "invano Dio"
lo cambia e diventa: zio!
Presto vi spiego la situazione
che fa cambiare le imprecazioni!
Familiare? È : zio bambino.
Fischiatore: zio canarino.
Si vede il mare con: zio gabbiano.
Poco fine è poi: zio maiale.
Da bovaro è: zio fischiatore.
Poco onesto è un: zio birbone!
Certo è meglio dire: zio sfoglia.
Impressione fa: zio boia.
Cosa dire d'un: zio barbagianni?
D'animali il migliore è: zio cane.
Da adularsi con: zio bello.
Nella stalla c'è: zio vitello.
E nel fango lo: zio suino.
Più pulito? Certo: zio gatto.
Da cancellare un: zio vigliacco.
E fa pena uno: zio cornuto.
Brutta immagine: zio sgarbellone.
Nemmeno troppo bello: zio ciabattone.
Di chiesa con un: zio prete.
Imbarazzante con: cacaletto.
Che importa mi chiederete
di come tratta lo zio quello lì,
complimenti o imprecazioni
colme d'offese con "certi" nomi;
in fin dei conti è meglio così,
che bestemmiare notte e giorno!
Solamente che una cosa vi devo dire,
perché l'uomo mi fa incavolare,
specialmente quando l'omaccio
dice dello zio delle parolacce.
Dovete sapere: sorpresa bella,
Gigi è... il figlio di mia sorella!
18
Premio Treb dal Tridel
Al pret, al sumar e al sindach!
Autore Bruno Pirani
Aŋch s'la par n'asurdità — iŋvénzi l'è una realtà,
se qualch d'uŋ vòl dubitàr — al s'pòl sémpar iŋfùrmàr.
A pòs dìr che stal paéś — al s'trova int'bas frareś;
al Prèt l'è źóvan e burlòŋ— ch'al vól èsar ciamà Dóŋ.
Di schèrz agh piàś ad fàr, — e po' la màŋ al vòl calcàr,
'na volta la fat al birichìŋ — al gh'à fat uŋ schèrz manzìŋ.
Par la źént l'è sta ‘ŋ dspèt — che is l'è tolta anch a pèt,
acsi lór, sindach cumprés — i gh'à fat uŋ schèrz cmacéś.
Una matina ad bóŋ óra — quand al Prèt l'è rivà fora
su al piazàl dla Cieśa — la truvà chi sta surpreśa.
Agh'jera uŋ sumàr mòrt — acsì al Prèt al nàś la stòrt,
ad quél che al vléva far — l’è sta un’àtim a pensàr.
L'è partì che al jera téś, — a far uŋ źìr par al paéś
L'è andà sùbit iŋ cumùŋ — ma lì al n'à truvà nisùŋ,
l'à dà n'uciàda int al bàr — l'à vist al Sindach a źugàr
èsend coŋ dl’altra źént — la vlèst far l'indifarént.
Ma al Sindach par rispèt — l'è n'dà salutàr al Prèt,
che dòp avéral salutà — l'à vlèst savér il nuvità.
Sindaco.prima lo saluto — e dopo le spiego tutto;
questa mattina ho trovato — n’ asino morto sul sagrato,
e così io avrei pensato....
Lù laŋ gh'à gnént da peŋsàr, — al funeràl l'è sò da pagàr,
l'è mòrt su la sò propietà — acsì al cumùŋ l'è eśentà.
Sindaco, lei ha più che ragione — io oggi non parlo da burlone
bensì da parroco del paese — -sono qui, non per le spese
neanche chiedo un parere, — faccio solo il mio dovere;
se sono venuto a cercarlo — perché io voglio informarlo
essendo lei a questo punto, — un parente stretto del defunto!!!
19
Traduzione
Il prete, il somaro e il Sindaco
Anche se sembra un'assurdità — è invece una realtà,
se qualcuno vuole dubitare — si può sempre informare.
Posso dire che questo paese — si trova nel basso ferrarese,
il prete è giovane e burlone — e vuole essere chiamato don.
Gli scherzi gli piace di fare — e la mano vuol calcare;
una volta ha fatto il birichino — ed ha fatto uno scherzo mancino.
Per la gente è stato un dispetto — e se la sono presa di petto
così loro, Sindaco compreso — gli hanno fatto uno scherzo comacchiese.
Una mattina di buon'ora, — quando il prete è venuto fuori
sul piazzale della chiesa — ha trovato una sorpresa.
C'era un somaro morto — e il prete il naso ha storto.
Di quello che voleva fare — è stato un attimo a pensare.
E' partito molto teso — a fare un giro per il paese,
è andato subito in comune — ma non ha trovato nessuno.
Ha dato un'occhiata al bar — ha visto il Sindaco giocare,
essendo con altra gente — ha voluto fare l'indifferente.
Ma il Sindaco per rispetto — è andato a salutare il prete
e dopo averlo salutato — ha chiesto le novità.
Sindaco prima lo saluto — poi le spiego tutto,
questa mattina ho trovato — un asino morto sul sagrato
e così avrei pensato....
Lei non ha niente da pensare — il funerale è suo da pagare,
è morto sulla sua proprietà — perciò il comune è esentato.
Sindaco, lei ha più che ragione — io oggi non parlo da burlone
bensì da parroco del paese — son qui, non per le spese,
neanche chiedo un parere — faccio solo il mio dovere.
Se son venuto a cercarlo — perché io voglio informarlo,
essendo lei a questo punto — un parente stretto del defunto
20
Diciannovesimo Concorso Letterario “M. Roffi”
in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali
Sezione “S” – Scuole
1° Premio
Classe IV
Scuola Primaria di Gaibanella (Fe)
A taula coi noni
2° Premio
Arianna Tracchi
Classe I Sez. B
Scuola Secondaria di 1° di Migliaro (Fe)
I quei chi fa l’Admenga
3° Premio
Classe V Sez. C
Scuola Primaria Matteotti di Ferrara
Storia d’un prà
Premio Speciale Tréb dal Tridlìη
Marco Musacchi
Classe II Sez. A
Scuola Secondaria di 1° T. Bonati di Ferrara
Al Sàbat dai nòni
Sono inoltre state premiate le scuole:
Scuola Primaria Matteotti di Ferrara
Scuola Primaria di Gaibanella (FE)
per aver partecipato con il maggior numero di elaborati.
Motivazioni della Giuria:
1a classificata la prosa “A taula coi noni”
Il testo collettivo è la convinta dichiarazione di quanto sia bello l'incontro tra le generazioni. Un
progetto di educazione alimentare diventa l'occasione di “sfogliare” i nonni come se fossero libri per
una presa in diretta della vita.
2a classificata la poesia “I quei chi fa la dmenga”
A partire dalla poesia di Corrado Govoni, il componimento elenca quello che capita il più delle volte
nella giornata festiva. Sono alla fine proprio questi i segni distintivi di ogni domenica.
3a classificata la poesia “Storia d'un pra”
Testo collettivo di una classe che vuole essere protagonista dei propri spazi. Una bella storia di un
prato che viene adottato da un gruppo di intraprendenti bambini.
Premio Speciale Al Treb Dal Tridlin alla poesia “Al sabat dai noni”.
Quanti ricordi può avere un ragazzo? Eppure dal lungo elenco viene fuori un piccolo mondo di tanti
dispetti affettuosi tra il nipote e i nonni che crea effetti bellissimi di lontananza e di coinvolgimento.
21
A tàula coi nòni
1° premio Sezione Scuole
Autore Classe V - Scuola Primaria di Gaibanella (FE)
Da na ciopa d’an a purten avanti al proget alimentazion che, istan, al riguarda la cusina fraresa.
Par stal mutiv, ai tri ad marz pasà, aven invidà in clas soquant noni par cuntaras cussa i magnava
quand i iera picul. I era in zinc, ma i s'ha dit tant ad chi quei che i pareva in vintquatar!
Par cazion i magnava lat col pan o la pulenta, cafèlat (poc cafè e purasà lat) e zabaion. La pana dal lat
buii la gneva spalmada sul pan e sparguiada ad zucar.Al pan al gneva fat na volta ala smana e mis in
alt, in mod che i putin i n'agh rivess brisa.
La mrenda ad mità matina la iera un grustìn,, un pandor e un poc d’oli; na volta al mes la marmelata. Se
i andava in campagna, la mrenda I la "cujeva" lung a la strada e, perciò, col pan, i magnava persagh,
per, languori, pum e nus. A proposit d’il nus, i s'ha cuntà un pruerbi: "Pan e nus l'è un magnar da spus.
Nus e pan l’è un magnar da can!”
Na qualch volta, a scola, i s'ascambiava il mrend; la nona ad Luca la scambiava al so panin col lard con
i mignin d'Ia fiola dal butgar. I oman che i andava a laurar in campagna i magnava du ov, lard, parsut,
salam,vin, pan e fig sec. Par lor a ghiera dal magnar più sustanzios parchè i cunsumava purasà energii.
Par garantiras al magnar i alvava purasà animai; bureli, piegur, pui, cunin, anar, faraon e pitun ma
l'animal più impurtant al gliera al maial. Al gliera acsì Impurtant che al dì i l’a lassava libar fora in curtil
ma, la sira, par paura che i al rubess, i al purtava in cà! Al maial al gneva cupà al trenta ad nuembar, dì
ad Sant'Andrè e infati a ghè n'altar pruerbi c'al dis:"Par Sant'Andrè as ciapa al maial par al pè!". Con la
caran dal maial as faseva: salam, salamin, sunzizz ,panzeta stesa e rudlada, copa ad testa, lard, ztrut,
parsut….insoma cum as dis incora inquò, dal maial a n'as buta via gnent ! La panzeta la gneva
magnada cota sul fog dal camin infilzada in tal spric e tuta la famiè la cujieva l’unt che al culava, su un
pez ad pan che dop i magnava. Al maial ai gneva anc baratà, ala fin dl’an par pagar al butgar, se in
gh'aveva brisa i soldi par pagar i debit fat. D'inveran i preparava la "paparucia" che la iera fata con la
pulenta cota in tal brod ad fasò con la zunta ad panzeta e sunzizza e po', quand la iera freda, i la tajava
a fet, cota in tal foran, in padela o frita.
La nona ad Luca la s'ha cuntà anc che i geva che in paes a zirava la "gatara", na dona che la ciapava i
gat par magnari.
Al vin al gl’iera un aliment, al gl’iera purasà impurtant e par faral i druvava l’uva fragula, al clinto e la vò
d'or. I riussiva a far tri tip ad vin; al prim vin, al mez vin e al sburiol che al gl’iera praticament acqua tinta
ad rosa.
A mezdì i magnava mnestra ad fasò con i sguazzabarbuzz, ris, bigul o tajadeli con tocc, verdur dl’ort,
patac e pan. I bigul i iera fat col torcc e il tajadeli i gl’iera fati con la spoja tirada a man dagli arzdori; il
spoi i gl’iera ziganti e più i gl’iera sutili e più brava la iera l’arzdora.
22
Al dop mezdì, par mrenda i magnava na feta ad salam o ad panzeta col pan. A zzena agh puteva esar la caran
o al pess, patac arost o lessi, ov, un poc ad frità, meza feta ad murtadela in umad, la cicoria salvadga cujesta
lungh i foss, i radicc ad campagna e il verdur ad stason.
Al nono dla Ludovica ai s'ha cuntà che in t'Ia so famiè i magnava un pui in vintadù e un murlin ad sunzizza in tri!
I pess com gli anguill, I schiciun e i pes gat i i pascava in tal canal. La renga invenzi I la tacava a spingulun a na
trav dal sufìtt e la famiè la tuciava a turan con na feta ad pulenta. Sgond a nu la ierà l'ilusion ad magnar renga e
pulenta!
La fruta l’an mancava mai e par mantgnir i pum durant l’inveran a ghiera il pumari che i iera di cassun ad legn
con di strat ad pum e ad paja; in st’al mod chi i pum i durava anc qualar o zinc mes.
I dolz is puteva magnar do volt a la smana: la brazadela al zobia e la zupa inglesa ala dmenga.
A Nadal as preparava i caplit, al capon, la salamina, al frizon, i luin, la torta tajadlina, i sabadun, al pampapat e
la brazadela, c’la ghiera sempar. Par San Stefan as magnava i avanz dal Nadal e par l’ultim dì dl'an e par la
vecia a ghiera al stes menù dal Nadal. La vzilia dil fest e tuti i venar an s'magnava brisa la caran e dil volt as
dzunava. Par Pasqua a ghiera i ov banadet, il tajadiin in brod e la saiamina. Anc i matrimoni i gneva festegià in
cà con i piat dil fest.
As sen acort che i noni i iera emozionà mentar che is cuntava i so an pasà; al nono dla Sara al s'ha cunfsà che
al gliera cumoss parchè, dop ssantaquatar ann, al gliera turnà in t'Ia so scola! St’ esperienza l'è stada purasà
bela anc par nualtar; aven capì che i nostar noni i magnava d’la roba più genuina ad quela che a magnen
nua!tar, is cuntantava ad cal poc che i gh'aveva e al mod ad vivar al gli'era purasà più san.
Grazie noni, par furtuna che agh sì, che as vli ben e che a s'insgnè a cressar con la vostra esperienza.
Traduzione
A tavola con i nonni
Da un po' di anni portiamo avanti il progetto alimentazione che quest'anno, riguarda la cucina ferrarese.
Per questo motivo, il 3 marzo scorso/ abbiamo Invitato in classe alcuni nonni per raccontarci cosa mangiavano
quando erano piccoli. Erano in cinque ma ci hanno raccontato tante cose che sembravano in ventiquattro!
A colazione mangiavano latte con il pane o con la polenta, caffellatte (poco caffè e molto latte) e
zabaione. La panna del latte bollito veniva spalmata sul pane e cosparsa di zucchero. Il pane veniva fatto in
casa una volta alla settimana e sistemato in alto, fuori della portata del bambini.
La merenda di metà mattina era composta da un crostino un pomodoro e un po' di olio; una volta al
mese la marmellata. Se andavano in campagna, la merenda la "raccoglievano" lungo il percorso e perciò ,col
pane, mangiavano pesche, pere, cocomeri, mele e noci. A questo proposito ci hanno riferito un proverbio: "pan e
nus l’é un magnar da spus.... nus e pan l'è un magnar da can".
A volte a scuola si scambiavano le merende; la nonna di Luca scambiava il suo panino col lardo con i
wafer della figlia del salumiere. Gii uomini che andavano a lavorare in campagna mangiavano due uova, lardo,
prosciutto, salame, vino, pane e fichi secchi. Per loro preparavano cibi più nutrienti perché consumavano molte
energie nei campi.
23
Per garantirsi il cibo allevavano molti animali: mucche, pecore, polli, conigli, anatre, faraone, tacchini ma
l'animale più importante era .il maiale. Era tanto importante che di giorno lo lasciavano libero fuori in cortile ma, di
sera, per paura che lo rubassero, lo portavano in casa! Il maiale veniva ucciso il 30 di novembre, giorno di
Sant’Andrea e per questo c'è un altro proverbio che dice: "par Sant'Andrè as ciapa al malal par al pel”. Con la
carne di maiale si producevano: salami, salamine, salsicce, pancetta distesa e arrotolata, coppa di testa, lardo,
strutto, prosciutti... insomma come si dice ancora oggi, del maiale non si butta via niente! La pancetta veniva
consumata facendola cuocere sui fuoco dei camino infilzata in un pezzo di legno a mo' di forchettone e tutta la
famiglia raccoglieva l'unto che colava., su un pezzo di pane che poi mangiavano. Il maiale veniva anche barattato
a fine anno per pagare il bottegaio, se non c'erano i soldi per pagare i debiti fatti.
D'inverno poi preparavano la "paparucia": era fatta con polenta cotta nel brodo di fagioli con aggiunta di pancetta e
salsiccia e poi, una volta fredda, veniva tagliata a fette, cotta nel forno, in padella o fritta.
La nonna di Luca ci ha raccontato anche che in paese girava la ''gattara", una donna che si diceva
catturasse i gatti per mangiarli!
Il vino, che era considerato un alimento, era molto importante e per farlo usavano l'uva fragola, il clinto e
l'uva d'oro. Riuscivano a fare tre tipi di vino: il primo vino, il mezzo vino e il "sburiol'' che era praticamente acqua
tinta di rosa.
A pranzo mangiavano minestra di fagioli con i maltagliati o i "sguazzabarbuzz", riso, bigoli e tagliatelle col
sugo, verdure dell’orto, patate e pane. I bigoli erano fatti col torchio e le tagliatelle erano fatte con la sfoglia tirata a
mano dalle massaie: le sfoglie erano giganti e più erano sottili e più brava era la massaia!
Di pomeriggio per merenda avevano una fetta di salame, di pancetta o un po' di lardo con i! pane. A cena
potevano esserci la carne o il pesce, arrosto o lessate, uova, un po' di frittata, mezza fetta di mortadella in umido,
cicoria selvatica raccolta lungo i fossi, radicchi di campagna e verdure di stagione. Il nonno di Ludovica ci ha
raccontato che nella sua famiglia mangiavano un pollo in ventidue persone e una salsiccia in tre! Pesci come le
anguille, i "gobbi" e i pesci gatti li pescavano nei canali. L'aringa invece l'appendevano ad una trave sui soffitto
sopra il tavolo e i componenti della famiglia intingevano a turno una fetta di polenta. Secondo noi era illusione di
mangiare aringa e polenta!
La frutta non mancava mai e per conservare le mele durante l’inverno c'erano le "pumare" che erano
contenitori di legno nei quali si alternavano strati di paglia e strati di mele; in questo modo le mele duravano quattro
-cinque mesi.
I dolci si potevano mangiare due volte alla settimana: La ciambella al giovedì e la zuppa inglese la
domenica. D'estate qualche volta passava il gelataio e allora si barattavano due uova o delle fragole per un gelato.
A Natale preparavano i cappelletti, il cappone, la salamina, la salsa con pomodori e cipolla, i “luin”, la torta di
tagliatelle, i ravioli con la saba, il pampepato e l'immancabile ciambella. Per Santo Stefano si mangiavano gli
avanzi del Natale e per Capodanno e per la Befana si ripeteva più o meno lo stesso menù di Natale. La vigilia delle
feste e tutti i venerdì non si mangiava la carne e a volte si digiunava. Per Pasqua c'erano le uova benedette, la
salamina, le tagliatelline in brodo. Anche i matrimoni venivano festeggiati in casa con i piatti delle feste.
Ci siamo accorti che i nonni erano emozionati mentre raccontavano i loro anni passati; il nonno di Sara ci ha
confessato che era commosso perché, dopo sessantaquattro anni, era ritornato nella sua scuola! Questa
esperienza è stata molto bella anche per noi; abbiamo capito che i nostri nonni mangiavano cibi più genuini di quelli
che mangiamo noi, si accontentavano di quel po' che avevano e il loro modo di vivere era molto più sano.
Grazie nonni, per fortuna che ci siete, che ci volete bene e ci insegnate a crescere con la vostra esperienza!
24
2° premio Sezione Scuole
I quei chi fa’ l’Admenga
Autrice Arianna Tracchi
Classe I Sez. B Scuola Secondaria di 1° di Migliaro (Fe)
La sveglia cl'an sona brisa.
L'udor dal pui
cai vien fora da la cusina.
La taula parcià
par al disnar in famiè.
Al brod c'al bui in t'la pgnata.
La cagnara dl'aspirador
impizà.
Al son dil campan cal vien
da luntan.
Il dòn tut tirà
chil va in cesa.
Il scarp scomdi.
In paes an ghè n'anima.
Toras al temp par
guardaras al specc.
Zarnir quèl c'als faga
col miè vestì preferì.
Cataras con i amig
al parc dlà cesa.
Lezar qualca pagina ad cal
libar cl'as finis più.
Grataras la panza.
Farmaram a ciacarar con miè mama
ad tut quel cam pasa par
al zarvel.
Questa l'è la dmenga.
25
Traduzione
Le cose che fanno la Domenica
La sveglia che non suona.
L'odore del pollo
che esce dalla cucina.
La tavola imbandita
per il pranzo in famiglia.
Il brodo che sobbolle nella pentola.
Il rumore assordante dell'aspirapolvere
in funzione.
Il suono delle campane provenienti
da lontano.
Le signore agghindate che
si recano in chiesa.
Le scarpe scomode.
Il paese deserto.
Trovare qualche minuto per
guardarsi allo specchio.
Scegliere accessori da abbinare
al mio vestito preferito.
Il ritrovo con gli amici
al parco della chiesa.
Leggere qualche pagina di quel
libro interminabile.
Il dolce far niente.
Fermarmi e parlare con la mamma
di tutto ciò che mi passa per
la testa.
Questa è la domenica.
26
3° premio Sezione Scuole
Storia d’un prà Autore Classe V sez. C - Scuola Primaria Matteotti di Ferrara
Gh'iera 'na volta, al ghè ancora, un spazi verd in du che i putin in vlèva brisa andar
i gneva fora da scola is guardava d'atoran e is sluntanava.
Ma un dì i ragazit d'na quinta, in tal zir par studiar al so quartier, i l'ha vist e i ha
decis ad trasfurmaral. E i ha cumincià a pensar e progetar
TO' UN SPAZI VERD
IN DU C'AL SGUARD AL S'PERD
ERBA, ARBUL, LAMPIUN, PANCHIN
AN AGH VA BRISA I PUTIN
CHI VIEN FORA DA SCOLA
E GUARDAND AL PARC
IN DIS GNANC 'NA PAROLA
NU AL VLEN TRASFURMAR
IN T'UN POST IN DOVA COMUNICAR
IMAGINEM PUTIN CHI ZOGA
IN MEZ UN MUR CULURA'
MORBID E DELICA'
IS RAPA, I SALTA, I S'LOGA
IS ZERCA E IS TROA
IN T'UN LABIRINT
PENSA NA GRIGLIA ESPRESIVA
N'INVID ALA ZENA AD QUARTIER
IL SCOL CHI PRESENTA ATIVITA' SPECIAI
I ANUNCIA INCONTAR SPURTIV
FEST PAR TUT IL LINGU E PAR TUTI IL ZENTE
CREA UN PERCORS PAR TUTI I ETÀ'
PUTIN CHI COR SPENSIERA'
I GRAND CURIOS CHI CIACARA
CHI LEZZ, CHI S'INFORMA
NONI E NONN IN MUIMENT
CUM I FUSS ANCORA RAGAZIT
VIENI ANCA TI IN STA CUMUNITA'
CLA VIV IN SINTONIA
CLA CONDIVID IDEI E PROGET
CLA SCAMBIA CULTUR E TRADIZIONI
CLA SOSTIEN CHI GA D'BISOGN
QUEST L'È'AL MUMENT DAL MASIM SPLENDOR
PAR CAL POST.
Finalment davanti al sindac e al cunsili cumunal, i ragazit i ha presentà al so lavor:
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A SUGNEN CHE STAL PROGET
AL DVENTA REALTA'
GRAZIE AI AIUT CONCRET
PICUL E GRAND.
NUALTAR A L'EN COSTRUÌ'
INT AL NOSTAR CUOR.
ADES ASPTEN LA VOSTRA DECISION
CON AL RISPET DIL REGUL DLA SICUREZA.
Intànt, chil ragazit i è dré lauràr par far vedar che quel chi i à pensà as pol
realizàr.
Prèst tut al sarà fàt: i praparàrà i cartun, i farà vedar le foto, i metrà su la
griglia.
E quél pra là, par un dì almànc, gavrà na stòria difarènt.
Traduzione Storia di un prato
C'era una volta, e c'è ancora, uno spazio verde dove i bambini non volevano
andare: usciti da scuola, guardandosi, non dicevano nulla e si allontanavano.
Ma un giorno, i ragazzi di una quinta, durante un giro per studiare il loro
quartiere, lo videro e decisero di trasformarlo. E cominciarono a pensare, a
progettare:
PRENDI UNO SPAZIO VERDE
DOVE LO SGUARDO SI PERDE:
ERBA, ALBERI, LAMPIONI, PANCHINE
NON CI VANNO BAMBINI E BAMBINE
CHE ESCONO DA SCUOLA
E GUARDANDO IL PARCO
NON DICONO UNA PAROLA.
NOI LO VOGLIAMO TRASFORMARE
IN UN LUOGO DOVE COMUNICARE.
IMMAGINIAMO BAMBINI CHE GIOCANO
ATTRAVERSO UN MURO COLORATO
ACCOGLIENTE, MORBIDO E DELICATO:
SI ARRAMPICANO, SALTANO, SI NASCONDONO,
SI CERCANO E SI TROVANO
IN UN VIVACE LABIRINTO.
PENSA A UNA GRIGLIA ESPRESSIVA:
INVITO ALLA CENA DI QUARTIERE,
LE SCUOLE CHE PRESENTANO ATTIVITÀ SPECIALI,
ANNUNCI DI INCONTRI SPORTIVI,
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DI FESTE PER TUTTE LE LINGUE E PER TUTTE LE GENTI.
CREA UN PERCORSO PER TUTTE LE ETÀ:
BAMBINI CHE CORRONO SPENSIERATI,
ADULTI CURIOSI CHE CHIACCHIERANO,
CHE LEGGONO, CHE SI INFORMANO
NONNE E NONNI IN MOVIMENTO
COME SE FOSSERO ANCORA RAGAZZI.
ENTRA ANCHE TU IN QUESTA NUOVA COMUNITÀ
CHE VIVE IN SINTONIA,
CHE CONDIVIDE IDEE E PROGETTI,
CHE SCAMBIA CULTURE E TRADIZIONI,
CHE SOSTIENE CHI NE HA BISOGNO.
QUESTO È IL MOMENTO DEL MASSIMO SPLENDORE
PER QUELL'AREA.
Finalmente, davanti al sindaco e al consiglio comunale, presentarono il loro lavoro:
SOGNAMO CHE QUESTO PROGETTO
DIVENTI REALTÀ,
GRAZIE AD AIUTI CONCRETI
SIA PICCOLI SIA GRANDI
NOI INTANTO L'ABBIAMO
COSTRUITO NEL NOSTRO CUORE.
ORA ASPETTIAMO LA VOSTRA DECISIONE, NEL RISPETTO DELLE REGOLE E
DELLA SICUREZZA.
Intanto, quei ragazzi sono al lavoro per dimostrare che quello che hanno pensato
può essere realizzato.
E presto tutto questo si realizzerà: prepareranno i cartelli, mostreranno le foto,
monteranno la griglia.
E quel prato, almeno per un giorno, avrà una storia diversa.
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Premio Treb dal Tridlin
Al Sàbat dai nòni Autore Marco Musacchi
Classe II sez. F - Scuola Secondaria di 1° Bonati di Ferrara
Quànt arcòrd
ché bèj mumént,
pašà daj nòni
in sàbat splandént.
A fàrl’inrabìr
a fàrl'infuriàr,
preocupà par tùt
faśéndam zugàr.
Chì als s'ascòrda
cl'atmusfèra
cla zircundàva
la mié Primavèra?
Tùt l'éra bèl
ad cla giurnàda
j'udór e i profùm
int l'ària incantàda:
- A t'admànd scùśa
mié càra nunìna
se a j'ò ciapà al bàgn
par 'na pišcina;
e po'clà vòlta
che a j'ò fàt vulàr
ai vàs dì fiùr;
tùt par fàrat danàr! -
Grundàra scavzàda
biciciéti śbuśà
quant ad ch'i arcòrd
quant bricunà!
Mò tut l'éra bèl
brìśa póch... carìn,
anch smišciàr al nòno
in tal so' punsadin;
parché l'am jutàš
a fàr zèrt diśégn.
Ah cum i'éra cuntént
pìn cucunà ad sógn!...
Tànt sàbat j'è andà
ch'àn póš dśmandgàr
j'ànn prèst i pasarà,
grand a són dré dvantàr;
e quànd gh'avrò d'aŋvudìŋ
am farò sémpar vlér béŋ
agh pašarò sàbat davśìn
standàgh luntiéra insiém,
cmè cà faśéva da putiŋ!
Coŋcluśióŋ: pr’ògni età...
a gh'è brìślìn ad flizità!
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Traduzione Il Sabato dai nonni
Quanti ricordi
che bei momenti,
trascorsi dai nonni
in sabati splendenti.
A farli arrabbiare
a farli infuriare,
preoccupati di tutto
facendomi giocare.
Chi se la scorda
quell'atmosfera
che circondava
la mia Primavera.
Tutto era bello
di quella giornata
gli odori i profumi
nell'aria incantata:
-Ti chiedo scusa
mia cara nonnina
se ho preso il bagno
per una piscina;
e quella volta
che ho fatto volare
il vaso di fiori
senza starci a pensare! -
Grondaie spezzate
biciclette forate
quanti ricordi
quante bravate!
Ma tutto era bello
forse poco... carino,
persino svegliare nonno
nel suo riposino;
perché mi aiutasse
a fare certi disegni.
Ah come ero felice,
e ricolmo di sogni!...
Tanti sabati son passati
tempo da non dimenticare
gli anni presto passeranno
e grande sto diventando;
e quando avrò nipotini
mi farò sempre voler bene
e passerò sabati felici vicino
stando loro volentieri insieme
come facevo da bambino!
Concludendo: per ogni età...
ci sono briciole di serenità!
31
Si ringraziano innanzitutto gli sponsor.
Senza il loro contributo, non sarebbe stato possibile
fare tutto questo….
ZURICH
AGENZIA - ASSIFIN SNC
Via Bologna 68 – Ferrara
Tel 0532-792109 fax 0532-760575
[email protected]
di Michelini e Squaiella snc
Via Traversagno 35/A - 44122 Ferrara
Tel: 0532-450861 www.elettricaestense.it
32
Diciannovesimo Concorso Letterario “M. Roffi”
in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali
Si ringraziano gli altri autori
che hanno partecipato, i poeti:
Benazzi
Francesco
di Ferrara
Boccafogli
Dugles
di Bondeno (FE)
Capucci
Mario
di Lugo di Romagna (RA)
Caselli
Massimo
di Ferrara
Cenacchi
Giacomo
di Portomaggiore (FE)
De Maria
Aurelio
di Portomaggiore (FE)
Fedozzi
Carletto
di Migliarino (FE)
Galli
Maria
di Ferrara
Gnudi
Edoardo
di Portomaggiore (FE)
Govoni
Marco
di Ferrara
Lorenzetti
Massimo
di Ferrara
Malaguti
Giuliano
di S. Agostino (FE)
Marzocchi
Augusta Pia
di Ferrara
Masieri
Gian Paolo
di Massafiscaglia (FE)
Montanari
Luciano
di Ferrara
Rossi
Cristina
di Ferrara
Saraceni
Franca Nalida
di Formignana (FE)
Stabellini
Marinella
di San Biagio d'Argenta (FE)
Turri
Vincenzo
di Lagosanto (FE)
Villa
Nelly
di Francolino (FE)
Zucchini
Nicoletta
di Tamara (FE)
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Diciannovesimo Concorso Letterario “M. Roffi”
in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali
Si ringraziano, per la preziosa collaborazione
prestata, i componenti della Giuria del Concorso:
Gianni Cerioli
Marco Chiarini
Floriana Guidetti
Elisabetta Vincenzi
Luciano Basaglia
Antonio Faccioli
Guido Sproccati
Si ringraziano inoltre i componenti del
Comitato d’onore
Tiziano Tagliani
Anna Maria Quarzi
Gian Paolo Borghi
Franco Farina
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Diciannovesimo Concorso Letterario “M. Roffi”
in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali
Attestato di partecipazione consegnato
alle scuole e agli studenti premiati
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Diciannovesimo Concorso Letterario “M. Roffi”
in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali
Premiazione
Giovedì 28 Maggio 2015
alle ore 21.00
presso il Teatro del Centro Sociale Rivana Garden
- via G. Pesci, 181 – Ferrara
Ha condotto il giornalista Marco Mariotti
Servizio fotografico a cura di:
Andrea Toselli, Tiziana Bellini e Tommaso Bellinazzi
Elaborati pervenuti:
per la Sezione P – Poesia e prosa
per la Sezione Z – Zirudèla
per la Sezione S – Riservata agli studenti
Totale
Autori partecipanti Sezioni P e Z
Scuole partecipanti Sezione S
36
40
11
173
224
29
4
Diciannovesimo Concorso Letterario M. Roffi
in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali
RASSEGNA
RASSEGNA
FOTOGRAFICA
FOTOGRAFICA
IL TAVOLO DELLA PRESIDENZA
Da sinistra:
Gianni Cerioli Presidente della Giuria del Concorso
Carla Farina Presidente Centro Sociale Rivana Garden
Gian Paolo Borghi per il Comitato d’onore
Simone Merli Assessore al Decentramento del Comune di Ferrara
Fausto Facchini Consigliere Comunale
Mario Mariotti Giornalista e conduttore
37
Le autorità
sul palco
durante
i loro
interventi
Simone Merli
Fausto Facchini
Carla Farina
Gian Paolo
Borghi
Gianni Cerioli
38
IL CORO DELLA RIVANA
A sinistra
Elisabetta Gurioli
soprano e direttrice del
Coro della Rivana
39
I DICITORI
che hanno letto le opere premiate
Luciano Basaglia
Rino Gardenghi
Laura Caniati
40
I dicitori Luciano, Laura e Rino
Come omaggio a
Carlo Lambertini,
la Presidente del Centro di
Promozione Sociale Rivana
Garden, Paola Farina, invita
l’autore Maurizio Musacchi (a
sinistra nella foto) a leggere una
poesia a lui dedicata:
“Sentat Carlo… clà barzola?”
(poesia fra quelle in concorso ma
non premiata).
La poesia sarà incorniciata ed
esposta al Centro Rivana.
41
Le scuole e gli studenti premiati
Alle scuole che hanno partecipato con il maggior numero di
elaborati sono stati offerti due buoni per l’acquisto di libri,
offerti da:
ELETTRICA ESTENSE .
di Michelini e Squaiella s.n.c.
Via Traversagno 35/A - 44122 Ferrara (FE)
Tel.: 0532 772541
Tiziana Bellini
titolare del
Bar Pasticceria
La Bussola
Premia la
Scuola Primaria
Matteotti di
Ferrara
e la Scuola Primaria di
Gaibanella (FE)
42
ZURICH
AGENZIA - ASSIFIN SNC
Via Bologna 68 – Ferrara Tel 0532-792109
fax 0532-760575
[email protected]
Il Primo Premio della Sezione Scuole viene consegnato
dall’Assessore al Decentramento Simone Merli alla
classe V della scuola Primaria di Gaibanella (FE)
Il Secondo Premio della Sezione Scuola viene
consegnato dal Dott. Gian Paolo Borghi
alla studentessa Arianna Tracchi
della classe I sez. B
della Scuola Secondaria di 1° di Migliaro (Fe)
43
Il Terzo Premio della Sezione Scuole viene consegnato
dal Presidente della Giuria Prof. Gianni Cerioli
alla classe V sez. C della Scuola Primaria Matteotti di Ferrara
Il Premio Speciale “Treb dal Tridlin”
viene consegnato dalla Vicepresidente del Treb dal Tridel Elisabetta
Vincenzi allo studente Marco Musacchi della classe II sez. F
della Scuola Secondaria di 1° Bonati di Ferrara
44
La premiazione dei poeti della
sezione Zirudela
I premi 1°, 2° e 3° Sezione Scuole,
1°, 2° e 3° Sezione Zirudela,
2° e 3° Sezione Poesia
sono stati offerti da
COFERASTA
Il Dott.
Andrea Toselli
consegna
il Primo Premio
della Sezione
Zirudela
al poeta
Iosè Peverati
L’Assessore
al Decentramento
Simone Merli,
consegna il
Secondo Premio
della Sezione Zirudela
al poeta Anio Mari
45
La Presidente del
Centro di Promozione
Sociale Rivana Garden
Carla Farina,
consegna il
Terzo Premio della
Sezione Zirudela
al poeta
Maurizio Musacchi
consegna anche il premio speciale offerto dal Cenacolo dialettale
Treb dal Tridel per la Sezione Zirudela al poeta Bruno Pirani
46
La premiazione dei poeti della
sezione Poesia
L’Assessore Simone Merli
consegna il
12° Trofeo “Il Castello”
al poeta Bruno Zannoni
vincitore del
Primo Premio sezione Poesia
offerto da
Il Consigliere Comunale
Fausto Facchini,
consegna il
Secondo Premio della
Sezione Poesia
al poeta
Nadio Maietti
47
Il Presidente
della Giuria
Gianni Cerioli,
consegna il Terzo
Premio della
Sezione Poesia alla
poetessa Lucia
Baldini .
Sotto Lucia Baldini
legge la sua poesia
Il Presidente
del
“Treb dal Tridel”
Marco Chiarini,
consegna il Premio
offerto dal
Cenacolo Dialettale
ad un amico del
vincitore
Augusto Muratori
che per lui lo ritira
48
Foto di gruppo finale degli autori, dei collaboratori
da sinistra:
Maurizio e Marco Musacchi, I. Peverati, A. Mari, N. Maietti, Lucia Baldini,
Bruno Zannoni, G.P. Borghi, B. Pirani, G. Cerioli, P. Farina, R. Gardenghi, F.
Facchini, L. Caniati.
… e del Coro della Rivana
49
Un ringraziamento speciale
al bravissimo conduttore
della serata, il giornalista
di Telestense
Marco Mariotti.
… A fine serata
COFERASTA
ha offerto diverse
cassettine di frutta
di stagione,
distribuite
a tutti coloro che
hanno collaborato alla
riuscita della
manifestazione.
50
Diciannovesimo Concorso Letterario M. Roffi
in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali
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___________________________________________________________
RASSEGNA
RASSEGNA STAMPA
STAMPA
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09-02-2015
CONCORSO 'ROFFI' - Scade lunedì 30 marzo il
termine per la consegna degli elaborati alla Delegazione di Via Bologna
Al via il 19° Concorso 'Mario Roffi' in dialetto
ferrarese e vernacoli provinciali
Scadrà il prossimo lunedì 30 marzo il termine per partecipare all'annuale concorso letterario "Mario Roffi - in
dialetto ferrarese e vernacoli provinciali". L'iniziativa, intitolata all'uomo di cultura, politico, amministratore, attore
e appassionato studioso di lingua ferrarese scomparso nel 1995, è giunta alla 19.a edizione ed è promossa dagli
assessorati alla Cultura e al Decentramento del Comune di Ferrara e organizzata dalla Delegazione Via Bologna in
collaborazione con il Centro sociale Rivana Garden e il Cenacolo dialettale "Al treb dal tridel".
Articolata nelle tre sezioni di poesia o prosa a tema libero, zirudèla satirica a tema libero e sezione riservata agli
studenti delle scuole di ogni ordine e grado (che potranno presentare elaborati di poesia, prosa, zirudèla), la prova è
aperta ad elaborati - forniti di relativa traduzione in lingua italiana - mai premiati in precedenti concorsi, né
pubblicati su giornali, libri o riviste. Previsti premi per i primi classificati nelle diverse sezioni e premi speciali
che saranno assegnati nel corso di una cerimonia che si svolgerà giovedì 28 maggio prossimo al Centro Sociale
Rivana Garden. Gli elaborati dovranno pervenire alla nuova sede della Delegazione di Via Bologna che a partire
dal 23 febbraio sarà in via Putinati 165/E, tel. 0532. 763020 ([email protected]). Per info più
dettagliate vedi gli allegati a fondo pagina. Bando e antologia delle opere premiate nelle precedenti edizioni del
concorso sono presenti alla pagina http://dialettoferrarese.it/.
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10 Febbraio 2015
51
La Nuova Ferrara del
10 Febbraio 2015
Il Resto del Carlino del 22/05/2015
La nuova Ferrara 27/05/2015
52
La nuova Ferrara 28 Maggio 2015
Il Resto del Carlino
29 Maggio 2015
53
La nuova Ferrara 30 Maggio 2015
54
GG
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