Comune di Ferrara Assessorato alla Cultura Assessorato al Decentramento Delegazione Via Bologna Scrittori dialettali di casa nostra 19° Concorso Letterario “Mario Roffi” in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali Premiazione del 28 maggio 2015 Scrittori dialettali di casa nostra 19° Concorso Letterario “Mario Roffi” in ferrarese e vernacoli provinciali Premiazione del 28 Maggio 2015 Assessorato al Decentramento Assessorato alla Cultura Delegazione Via Bologna in collaborazione con Centro di Promozione Sociale Rivana Garden Cenacolo di Cultura Dialettale “Al Treb dal Tridel” Tridel” un particolare ringraziamento per i preziosi contributi degli sponsor della manifestazione: di Michelini e Squaiella snc Via Traversagno 35/A - 44122 Ferrara Tel: 0532-450861 www.elettricaestense.it ZURICH AGENZIA - ASSIFIN SNC Via Bologna 68 – Ferrara Tel 0532-792109 fax 0532-760575 [email protected] Opuscolo redatto in proprio dall’ dall’Ufficio Delegazione Via Bologna - Luglio 2015 Diciannovesimo Concorso Letterario “M. Roffi” in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali Indice Presentazione Il bando del concorso Pag. Sezione “P” Poesia e Prosa Pag. Pag. 2 3 4 di Bruno Zannoni Pag. 5 Al fuglar di Nadio Maietti Pag. 7 Al pianel di Lucia Baldini Pag. 8 di Augusto Muratori Pag. 9 Sezione “Z” Zirudela Pag. 10 Zinq amigh in cantina di Iosè Peverati Pag. 11 Boss di Anio Mari Pag. 15 Zirudela d'un zio titulà! di Maurizio Musacchi Pag. 17 di Bruno Pirani Pag. 19 Sezione “S” Scuole Pag. A taula coi noni Pag. 21 22 25 Chi sogna mi? L'è un piaser ascultar Al pret, al sumar e al sindach Classe IV Scuola Primaria di Gaibanella (Fe) I quei chi fa l’Admenga di Arianna Tracchi Classe I Sez. B Scuola Secondaria di 1° di Migliaro (Fe) Classe V Sez. C Scuola Primaria “Matteotti” di Ferrara Storia d’un prà Al Sàbat dai nòni di Marco Musacchi Pag. Pag. Pag. 27 30 Classe II Sez. A Scuola Secondaria di 1° T. Bonati di Ferrara Gli sponsor Gli altri autori partecipanti La Giuria e Il Comitato d’Onore L’Attestato di partecipazione Premiazione Rassegna fotografica: Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Pag. Il t a vo lo d ell a Pr e s id e n z a Pag. Il Co r o d ell a R i v a n a Pag. I d ic i to r i Pag. Le s c uo l e e gli st ud e n ti pr e m i at i Pag. I po e ti pr e m i at i s e z io n e Z ir ud el a Pag. I po e ti pr e m i at i s e z io n e Po e s i a Pag. Rassegna stampa Pag. 32 33 34 35 36 37 37 39 40 42 45 47 51 A tutti gli affezionati del nostro Dialetto da parte dell’Assessore al Decentramento Simone Merli e dell’Assessore alla Cultura Vicesindaco Massimo Maisto Gentili lettori, Quando si parla del dialetto, è diffusa consuetudine banalizzare, considerare quel linguaggio un non linguaggio; il nostro, quasi una lingua utilizzata da chi parla solo quella lingua, dal volgare, da chi non conosce l'italiano. Invece no, non solo è per tutti e di tutti ma rappresenta un tratto di una comunità. Sì, proprio di ogni singola comunità: si differenzia a distanza di pochi kilometri, si assomiglia a distanza di tanti altri kilometri. Come è una comunità: in alcuni tratti tanto simile, in tanti altri distante. Ma pur sempre una comunità. Ed il dialetto unisce, l'intercalare di tanti diventa spesso anche parte del linguaggio di chi non è nato in questa terra ma che in questa terra, la nostra, vive, lavora, studia, costruisce la sua famiglia. Ed il dialetto aiuta a costruire il "noi": crediamo proprio sia così. Attraverso l'ennesimo bellissimo concorso del "Roffi", non solo gli adulti, ma ancora una volta i bambini delle scuole, hanno potuto sperimentarsi, esprimersi, attraverso questo tratto di noi, a tanti di loro magari poco conosciuto ma via via appreso e fatto proprio. Per questo ringraziamo tutti coloro che in questi anni l'hanno reso possibile e per questo e tanto altro ancora, garantiamo l'impegno dell'amministrazione comunale perché questa sia un'iniziativa che non si fermi con il passar degli anni e delle persone, ma che nel tempo, sostenuta, consegni ancora una volta alla nostra comunità, parole profonde, alcune discrete, altre dissacranti, che aiutino comunque a migliorare la relazione tra tutti noi. Assessore alla Cultura Massimo Maisto Assessore al Decentramento Simone Merli 2 ! $ " % & # " ' " ( ! " % # # & " * # 8 9 "" % * " -" 4 - "#$% +=+ 3 4 8 9 &&!&& 0 & # # ) ; " & &' * " 1 & 1 ??? ) ./*/ 0!123/ 410 52*2 30 - ::+,, ; ! 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Una persona colpita da una malattia devastante come la sindrome di Alzheimer mette in crisi la propria identità. I processi degenerativi che essa produce ci allontanano irrimediabilmente da noi stessi e dagli altri, senza ormai più parole e affetti. 2a classificata la poesia “Al fuglar”. L'ironia nel tratteggiare la metafora del “focolare”, come centro della vita coniugale, mette in campo di volta in volta argomentazioni diverse. Tra reticenze e riflessioni problematiche è ancora una volta la scaltrezza dell'autore a creare l'autenticità del testo poetico. 3a classificata la poesia “Al pianel”. È una garbata rievocazione della figura materna scomparsa. Tutta la composizione è sorretta da una sottile vena di affettuosa e fine intelligenza poetica. Le cose allora posso assumere significati più profondi che vanno ben oltre la semplice materia di cui sono fatte. Premio Speciale Al Treb Dal Tridel per la poesia “L'è un piaser ascultar”. È una dichiarazione di amore al nostro bel dialetto anche se a volte le intenzioni lasciano presupporre frequentazioni estranee. Nell'uso del lessico traspare, infatti, la presenza di forme linguistiche un po' fuori dalle regole. Ma alla fine il bello è intendersi e volersi bene! 4 1° premio Poesia Chi sogna mi? Autore Bruno Zannoni Ill primi vòlt al n'agh fà gnànca cas; l'è lì, ch'al fà lezión, int la so scòla e, ad bòta, lu l'an sà finir la fraś; no, l'an agh vién in mént, no, cla paròla, e si che lu l'inségna cla matéria da più d'trént'ann a chisà quant studént! "Mó no; no, sta fazénda la n'è séria, a són sól stuf- as diś - no, ch'a n'è gnént; un po’’ d'ripòś e po’ la fnìs, sta stòria " Mó a pàsa i dì e la và sémpar péz; j'è sémpar d'più i vód dla so memòria: lu a sa dśméndga sùbit quél ch'al léz e quand al dscór, più vòlt, al pérd al fil. As séra in cà; al làsa al so lavór parchè l'an vòl pasàr par imbezìl; ormài la so paùra, al so terór l'è pérdar ill funzión dal so zarvèl; int 'na paròla sóla, ormai l'è ciar ch'al l'ha culpì l'Alzàimer, cal flagèl che incóra an gh'è nisùn ch'l'al sà curàr. Ineśuràbil, pur con al pass lént, st’al mal l'agh piómba adòs sénza cleménza lasàndagh, a l'inìzi, tant mumént d'luzidità par tór, purtròp, cušiénza ch'al sta precipitànd int un burón indóv ricòrd, istint, valór, pensiér j'as pérd int una griśa cunfuśión, int 'na fumàna sénza dman, nè jér. Un mal ch'al cmànda i so muvimént; ch'l'agh fà sbagliàr, parfìn, in cà da lu la direzión, al séns dl'urientamént, tant che cuśìna o bagn l'an tróva più. Un mal ch'al dà dulór a chi agh stà avśìn (che lu l'an arcgnós più), ch'j'è disperà par nò putéragh dar cur o madgìn, mò sol 'n amór, purtròp, nò ricambià. 5 Traduzione Chi sono io? Le prime volte non ci fa nemmeno caso; è lì, che sta facendo lezione nella sua scuola e, tutto ad un tratto, non sa finire la frase; no, non gli viene in mente, no, quella parola, eppure lui insegna quella materia da più di trent'anni a chissà quanti studenti! "Ma no; no, questo fatto non è grave, sono soltanto stanco — si dice — no, non è niente; un po' di riposo e poi finisce, questa faccenda". Ma passano i giorni e la situazione peggiora; sono sempre di più i vuoti della sua memoria: lui dimentica subito ciò che legge e quando parla, più volte "perde il filo". Si chiude in casa; abbandona il suo lavoro perché "non vuole passare" per imbecille; ormai la sua paura, il suo terrore è di perdere le funzioni del suo cervello; in una parola sola, ormai è chiaro che l'ha colpito l'Alzheimer, quel flagello che ancora non c'è nessuno che lo sappia curare. Inesorabile, seppure col passo lento, questa malattia gli piomba addosso senza pietà lasciandogli, all'inizio, tanti momenti di lucidità per prendere, purtroppo, coscienza che sta precipitando in un burrone dove ricordi, istinto, valori, pensieri si perdono in una grigia confusione, in una caligine senza domani, né ieri. Una malattia che comanda i suoi movimenti; che gli fa sbagliare, perfino, in casa sua la direzione, il senso dell'orientamento, al punto che non trova più cucina o bagno. Una malattia che da dolore a quelli che gli stanno vicino (che lui non riconosce più), i quali sono disperati per non potergli dare cure o medicine, ma soltanto un amore, purtroppo, non ricambiato. 6 2° premio Poesia Al fuglar Autore Nadio Maietti Fórse 'n iŋfatuazióŋ, na malatié Al pòrta l'òm a fàras na famié; A l’ò capì con la magior età, Sénz'èsar di più furb e smalizià. Bràva la spóśa! .. .La gh'à pensà tut lié a tut l’ ambaradàn da mét’r in pié: prét, fiùr, dòta, pràŋź e testimònî... tut prónt p'r al più ganź di matrimònî. Ma 'm rèsta un quèl da capìr par ès'r in paś: cum èla, ció, la stòria dal fuglarìŋ... du cuór, na capàna e 'n cóv ardént ad braś? P'r an pèrd'r un pass, spiégam un puchìŋ... in témp ad cà con la caldàra a gaś, sa gh'éntral al buś négar dal camìŋ? Solo il dialetto (Belli, Zavattini, Trilussa, Pasolini) coglie fino in fondo l'autenticità dell'anima di un popolo) Traduzione Il focolare Forse un'infatuazione, una malattia Porta l'uomo a farsi una famiglia; L'ho capito con la maggior età, senza essere dei più furbi e smaliziati. Brava la sposa! ...Ha pensato a tutto lei onde mettere in piedi tutto l'ambaradan: prete, fiori, dote, pranzo e testimoni... tutto pronto per il più riuscito dei matrimoni. Mi resta una cosa da capire per essere tranquillo: com'è la storia del (piccolo) focolare... due cuori, una capanna, ed un covo ardente di braci? Per non perdere un passo, spiegami un pochino... In tempi di case con la caldaia a gas, Che c'entra il buco nero del camino? 7 3° premio Poesia Al pianel Autrice Lucia Baldini Pianei pianei am infil al pianel, al gāmb agliè du pez d legn, un pastì a la volta, am tir drì i pì, l'armor l'è propi quest, o quesi. E curidur, la marcièda straca, leita, pesa e tribuleada, tcì tè. Areb da sgumbrèa la tu cāmbra, mo apèna c aiò vest al tu pianel, umè vnù na voia dispereda d tè. Torna indrì, aquè uiè un fiol e unè bou d caminèa cun i su pi. Torna indrì, an pos metar in te rosc chi ultum peas ch’ i m à vlu bei. Traduzione Le ciabatte Piano piano mi infilo le ciabatte, le gambe sono due pezzi di legno, un piccolo passo alla volta, trascino i piedi, il rumore è proprio questo, o quasi. Il corridoio, la camminata stanca, lenta e sofferta, sei tu. Dovrei sgomberare la tua stanza, ma appena ho visto le tue ciabatte, mi è venuta una voglia disperata di te. Torna indietro, qui c'è un figlio che non riesce a camminare con i suoi piedi. Torna indietro, non posso buttare nei rifiuti gli ultimi passi che mi hanno voluto bene. 8 Premio Treb dal Tridel L’è un piaser ascultàral! Autore Augusto Muratori Sèmpar più ciàri lj è il vòlt che a sént zcórar al nòstar bèl linguàģ e squàśi mai da di źùvan: l'è sémpar zént con di ann. Purtròp a stil paròl acsì rùvdi ma sćèti, sti agetìv da i culùr fòrt cmè un quàdar 'd Van Gògh, stal mòd d zcórar ciuchént, mai tròp dólz, spés marźént, con un pó 'd cantiléna dré la riva dal Po o al culór di dialèt che i zircónda quél sćèt, as gh è un pó scurtà al fìà. E mi a stagh in urécia par santìr s’l’èincór' vìv stal bèl zcórar nustràn; l'è un piaśér ascultàral stal dialèt un pó dur tirà con al sgnadùr, tajà con la sprunèla, spéce in bóca a na arźdóra mèj ancóra s’l’è bèla. Traduzione: È un piacere ascoltarlo! Sempre più rare sono le occasioni in cui sento parlare il nostro bel linguaggio e quasi mai dai giovani: sono sempre persone attempate. Purtroppo a queste belle parole così rudi ma schiette questi aggettivi dai colori forti come un quadro di Van Gogh, questo modo di parlare schioccante mai sdolcinato, spesso amarognolo, con un po’ di cantilena vicino alla sponda del Po o le influenze dei dialetti 9 che circondano quello verace, ci si è un po' accorciato il respiro. E io sto in ascolto per udire se è ancora vivo questo parlare nostrano. E' un piacere acoltarlo questo dialetto un po' duro forgiato col matterello tagliato con la rotella tagliapasta, specialmente in bocca ad una massaia ancor meglio se è bella. Diciannovesimo Concorso Letterario “M. Roffi” in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali Sezione “Z” – Zirudela Zinq amigh in cantina 1° Premio Josè Peverati 2° Premio Anio Mari 3° Premio Maurizio Musacchi Boss Zirudela d'un zio titulà! Premio Speciale Tréb dal Tridèl Al pret, al sumar e al sindach Bruno Pirani Motivazioni della Giuria: 1a classificata: la zirudela “Zinq amigh in cantina”. Vivace e ben calibrata zirudela che con molta sapienza rinnova i temi tradizionali della cantina e degli amici riportandoli nel contemporaneo. L'autore usa un codice linguistico di qualità offrendo al lettore una gamma articolata e tanto estesa da riuscire a includervi lo stesso Dante Alighieri. 2a classificata: la zirudela “Boss” La dettagliata zirudela vuole mettere a fuoco le qualità di un particolare, emergente personaggio del volontariato. Il nuovo rapporto con il mondo del sociale e del tempo libero viene declinato con grande proprietà linguistica e con coerenza tra le diverse situazioni narrate. 3a classificata la zirudela: “Zirudela d'un zio titulà”. Il sottile gioco dell'ironia guida questo viaggio linguistico tra le variabili di un percorso “politicamente scorretto”. L'intelligenza nel governare l'intera materia realizza effetti paradossali di grande sapidità, che raggiunge il culmine nella chiusa della composizione. Premio Speciale Al Treb Dal Tridel alla zirudela “Al pret, al sumar e al sindach”. È una vivace evocazione dello spirito umoristico che regola la tipologia della zirudela. Due personaggi giocano a farsi reciprocamente la guerra adducendo argomentazioni su a chi competa il funerale di un asino morto. Interessante teatrino con elementi formali e burleschi, in italiano e in dialetto. 10 1° premio Zirudela Zinq amigh in cantina Autore Iosè Peverati Dill volt i quéi is fa distratament: testa fra ill nuvl ed imbrujà la ment, acsì a suzèd che un fat senza impurtanza al dventa più pizént d'una buganza. L'esempi ch'av farò, s'am vlì scultàr l'è un episodi fazil da cuntar, un quèl ch'è capità intant ch'al digh a zinq dal grup, i mèi di nostr amigh, cumprés al proprietari 'd na pusióŋ ch'la s'trova fra Quartier e Valmuntóŋ. Donca,turnand a bomba e andand al sod as pol cuntar la storia in chì st’al mod: ala fin dl'ann novzent e nuvantòt, andand int la cantina pina ad bót al nostr amigh l'aveva constatà che tut al vin al gh'jera stà rubà da ladr ignot - i solit, com as dise al quàdar l'è da metar in curnìs Ormai al fat al jera capità e an as puteva rimediar - che pcà!Mo pr' evitar analogh inzident l'à escogità un rimedi competent: ad metr a l'ùs na bona saradura in mod che a vèrzr a fus 'n impresa dura Cumprà l'inguànguan prest al s'è purtà con i amigh e i urdegn dentr in cla cà. L'era l'inizi ad znar, un gioran fred, giaz dapartut, parfìn tacà int ill pred e alora i zinq cumpagn i s'è sarà in cantina a l’ armòcia, riparà e quel più pratich con l'aiut moral di sòzi ( e quest an fa né ben né mal) con la perizia solita e l'impegn l'à sistemà par ben la porta ad legn, 11 Cuntent e sudisfat dla bela impresa tutt s'a sfargava ill man com par intesa Mo as fava tardi e jera rivà l'ora d' andar a cà e jà pruvà ad gnir fora. Quant i s'è dà da far par verzar cl'ùs! Mo l’à tgnù bòta e gnanch dàndagh di stùs as puteva surtìr, acsì int al méntar i s'è res cont ch'is jera sarà dentar. Forsi anch l'òm primitiv, quel dill caveran la ciav an s' sarev mai scurdà a l’esteran ma, esend sgagià e quas int al domila an gh vól nient a truvar n'altra trafila. Difati, avend con lor al cellular d'ad fora aiut i pséa sollecitar. Mo al jà tratgnù al scòrn e la vargogna par n'èsar tolt in zir, mis ala gogna. In cunclusióŋ par farla più stringada qualcdun àl scancarà, dit na bujàda? Nisun m'l’ à riferì e an ò indagà mo al quèl al s'è risolt, cmè tuti i sa. Necesari l'è stà in cal gran zapèl smuntàr incòsa e pò sbruiàr al quèl. E fìnalment e senza spintarelle jè rivà fora a rimirar le stelle (E st al vers l'è famos, zèrt al tgnusì. Dante al l'à scrit tré volt, sol una mì) E la storia ala fìn l'è sta svelàda ché a qualcdun for dai dent la gh'è sblisgàda! Al cas al sembra fazil da cuntar e sempliz e mudest anch da scultar Però, tgnusénd i tip ch'i l'à visù a mi l'am pias e propia am sóŋ gudù. E chi an so dir se più jè stà scurnà ma senza dubi ridimensionà. L'è fìnida dabóŋ e a sóŋ cuntent e av l'ò cuntada senza far cument! 12 Traduzione Cinque amici in cantina Si agisce a volte un po'distrattamente: testa fra nubi, si confonde la mente e un caso quasi privo d'importanza può pizzicare più d'una buganza (gelone) Il fatto che mi accingo a raccontare spero vi piaccia. State ad ascoltare. A cinque nostri amici è capitato e ve lo do particolareggiato e c'era, è naturale anche il padrone del sito tra Quartiere e Valmontone. Dunque, tornando a bomba, andando al sodo si può spiegar la storia in questo modo a fin del novantotto e non duemila nella cantina con le botti in fila il nostro amico aveva constatato che tutto il vino avevano rubato gli ignoti ladri - i soliti, si dice e forse questo quadro va in cornice. Ormai il fatto era capitato e non c'era rimedio - che peccato! Per evitare analogo incidente escogitava un valido espediente chiuder l'uscio con buona serratura sì che ad aprirlo fosse impresa dura. Acquistato l'aggeggio, sono andati con tutto il necessario in quella casa. Era un inizio di gennaio freddo e c'era ghiaccio pure fra le pietre ed i cinque compagni si son chiusi nella cantina bene riparati e l'esperto con l'appoggio morale degli altri, che non fa né ben né male con la perizia solita e l'impegno ha sistemato la porta di legno. Contenti e soddisfatti dell'impresa si sfregavan le mani per intesa 13 ma si faceva tardi ed era l'ora di andare ognuno a casa e venir fuori. Ma quanto impegno per aprire l'uscio che nemmen con la forza si è dischiuso Non si poteva uscire proprio mentre hanno capito d'esser chiusi dentro Forse anche il primitivo di caverne non potrebbe lasciar chiave all’esterno. ma essendo esperti e quasi nel duemila è facile trovare altra trafila. Difatti, avendo seco il cellulare l'aiuto esterno puoi sollecitare ma trattenuti pur dalla vergogna d'essere presi in giro, messi alla gogna. In conclusion, per farla più stringata, ha imprecato qualcun, detto boiate? Nessuno ha riferito né indagai ma il fatto si è risolto senza guai che giocoforza fu nel gran trambusto smontare il tutto e poi rifarlo giusto. E finalmente e senza spintarelle vennero fuori a riveder le stelle. (famoso è il verso, noto certamente Dante el scrisse tre volte, io una solamente) Il segreto alla fine han rivelato perché fuori dai denti è scivolato. Sembra facile il caso a raccontarlo e semplice e modesto l'ascoltarlo. ma, conoscendo quei che l'han vissuto piace davvero e me lo son goduto. E qui non so se fossero scornati ma certamente ridimensionati. È finita davvero, sono contento e l'ho narrata senza alcun commento. 14 2° premio Zirudela Bòss - Autore Anio Mari in maniéra ad far cuntént: buŋ, buŋgiòt e buŋ da gnént. Caminànd o intànt ch' as sòsta lu al gh'ha sémpar 'na rispòsta a ogni dmanda sui segrèt dla natùra e sui sò aspèt: àrbul, èrb, funź, fiùr, sparpài, fòsil, roć e minerài. N' àltra sò specialità I è i picnìch con il sgradlà ad salzìza e più 'd 'na féta ad bunìsima panzéta; pò, a cunclùdar al banchét: frùta, dólz, cafè e cichét coŋ 'na gràpa sórafìna ( produzióŋ: "La Clandestìna " ). Ai presént, am sà in d' avìś, agh par d' èsr' in Paradìś. BÒSS, insóma, l' è perfèt, t' an agh tróv gnanch uŋ difèt... Anzi, no... uŋ nèo al gh' l' ha e l' è quél d’ avér purtà di gitànt a Vallombróśa int 'na dménga acsì piuvóśa che, par móvars in cal lavèl, 'gh vléva batàna e paradèl. Tant che zèrti i dìś e źura ch' i è quàś' śvgnù da la paùra quànd, con l' aqua ormài ai źnòć, lór i ha vist coŋ i sò òć a pasàr, là par la vié, l'Arca e, 'd sóra, al vèć Noè. Mo cai cólp, cal tir manzìŋ, cal treménd schèrz dal destìŋ al n' ha brìśa avù raśóŋ dal so ślanz, dia sò pasióŋ 'd preparàr sémpr' a puntìŋ: git, vacànz e altar ciapìŋ. Mi, inquó 'ncóra, quànd a pós, in muntàgna agh vagh coŋ BÒSS. BÒSS l'è n'òm superimpgnà ch'al s'è sémpar prudigà par i amìgh, par la sò źént sénza, in cambi, dmandàr gnént. Espertìsim dla natùra I' è, par la sò gran cultùra, referént par tant persón coŋ la stésa sò pasióŋ. E sicóm che l' argumént, par capìral veramént al richiéd cuntàt dirèt oltr' ai lìbar ch' a s' è let, BÒSS, tut i ann, con uŋ graŋ slanz l' organìźa dil vacànz. Par far quést, vers fiŋ 'd Favràr ( al témp giùst par prenotàr ), lu al cuntàta meź Trentìŋ par catàr uŋ pustazìŋ bei, pulìt e a bóŋ marcà indò 'ndàr durànt l' istà coŋ uŋ grup ad vacanziér che in muntàgna-a mié paréragh piàś 'd far/ an gh' éntra al post, il dò primi stman d'Agóst. E in as dév gnanch tant szarvlàr, dvantàr mat, star lì a zarcàr, vist ch' i s'tròva bèla sèrvì 'na vacànza ad quìndaś dì a dil cundzióŋ 'd favór grazie a BÒSS e al sò lavór. Lu al progràma ogni mumént dal sugióran ad ‘sta źént: post da védar, cvèi da far, gli ór dla zéna e dal diśnàr, e, in rapòrt a la staśóŋ, s' a s'va o mén in escursióŋ. I prim dì, sòl quàlch spadźà par far gamba e uŋ póch ad fià; pò' al prupón, par èsar giùst, escursióŋ par tut i gust 15 Traduzione Bòss BOSS è un uomo superimpegnato che si è sempre prodigato per gli amici, per la sua gente, senza, in cambio, chiedere niente. Espertissimo della natura è, per la sua grande cultura, referente per tante persone con la stessa sua passione. E siccome l’argomento, per capirlo veramente, richiede contatto diretto oltre ai libri che si sono letti, BOSS, tutti gli anni, con un grande slancio organizza delle vacanze. Per fare questo, verso fine Febbraio (il tempo giusto per prenotare), lui contatta mezzo Trentino per trovare un posticino bello, pulito e a buon mercato dove andare durante l'estate con un gruppo di vacanzieri ai quali in montagna - a mio parere piace fare, non importa il posto, le due prime settimane di Agosto. E non si devono nemmeno tanto scervellare, diventare matti, star lì a cercare, visto che si trovano già servita una vacanza di quindici giorni a delle condizioni di favore grazie a BOSS e al suo lavoro. Lui programma ogni momento del soggiorno di questa gente: posti da vedere, cose da fare, le ore della cena e del desinare, e, in rapporto alla stagione, se si va o meno in escursione. I primi giorni solo qualche passeggiata per fare gamba e un poco di fiato; poi propone, per essere giusto, escursioni per tutti i gusti in maniera di fare contenti: 16 buoni, meno buoni e buoni a nulla. Camminando o mentre si sosta lui ha sempre una risposta ad ogni domanda sui segreti della natura e sui suoi aspetti: alberi, erbe, funghi, fiori, farfalle, fossili, rocce e minerali. Un'altra sua specialità sono i picnic con le grigliate di salsiccia e più di una fetta di buonissima pancetta; poi, a concludere il banchetto: frutta, dolce, caffè e cicchetto con una grappa sopraffina (produzione: " La Clandestina "). Ai presenti, sono del parere, sembra di essere in Paradiso. BOSS, insomma, è perfetto, non gli trovi nemmeno un difetto... Anzi, no... un neo ce l'ha ed è quello di aver portato dei gitanti a Vallombrosa in una Domenica così piovosa che per muoversi in quell'acquitrino servivano barca a fondo piatto e paradello. Tanto che certi dicono e giurano di essere quasi svenuti dalla paura quando, con l'acqua ormai alle ginocchia, hanno visto con i loro occhi passare, da quelle parti, L’Arca e, sopra, il vecchio Noè. Ma quel colpo, quel tiro mancino, quel tremendo scherzo del destino non ha affatto avuto ragione del suo slancio, della sua passione di preparare sempre a puntino: gite, vacanze e altre cosette. lo, ancora oggi, quando posso, in montagna ci vado con BOSS. 3° premio Zirudela Zirudela d’un zio titulà! Autore Maurizio Musacchi Gig l'àŋ vòl brìśa biastmàr, quindi, al Sgnór non numinàr, coŋ cusciéŋza, pr'unastà, al so’ nóm lù l’ à cambià; e pr'àŋ dìr "iŋvàŋo Dio" al la càmbia, al dvéŋta: zio! Prèst av śpiégh ill situazióŋ ch fa cambiàr j'imprecazióŋ! Familiàr? L'è: zio putìŋ. Sciflaròl :zio canarìŋ. Al màr as véd coŋ: zio crucàl. Póch fiŋ l'è po' : zio majàl. Da buàr l'è: zio sciflóŋ. Póch unèst l'è uŋ: zio birbóŋ. Zèrt cl'è mèj dir; zio spója. Imprèsióŋ al fa: zio bòja. Cùśa dir d'zio barbagiàŋ? D'ànimàl l'è mèj : zio càŋ Da stimàras coŋ: zio bel Int la stàla a gh'è :zio vdèl L'è int la màlta al: zìo buśgàt. Più pulìt? Sicùr: zio gàt. Da scaŋzlàr uŋ: zio vigliàch. E al fa péna uŋ: zio béch. Brut imàgiŋ: zio śgarblóŋ. Gnàŋt tròp bèl: zio zavatòŋ. Ciéśaról còŋ uŋ : zio prèt. Imbarazànt :zio cagalèt! Cus'impòrta a m'admandarì ad cum al tràta so’ zio clulì, cumplimént o imprecazioŋ piŋ d'uféśi coŋ"zèrt" nom; iŋ fiŋ di còŋt l'è mèj acsì, ché biastmar la not e al dì! Sòl ché uŋ quél a v'ò da dir, parch l’òm l'am fa iŋrabir, spècie quand ché al ragàz al dis dal zio dill parulàz. I da savér: surpréśa bèla, Gìg l’é... al fiòl ad mié surèla! 17 Traduzione Filastrocca di uno zio… titolato! Gigi non vuole bestemmiare, quindi, il Signore non nominare, con coscienza per onestà, il suo nome lui ha cambiato; e per non dire "invano Dio" lo cambia e diventa: zio! Presto vi spiego la situazione che fa cambiare le imprecazioni! Familiare? È : zio bambino. Fischiatore: zio canarino. Si vede il mare con: zio gabbiano. Poco fine è poi: zio maiale. Da bovaro è: zio fischiatore. Poco onesto è un: zio birbone! Certo è meglio dire: zio sfoglia. Impressione fa: zio boia. Cosa dire d'un: zio barbagianni? D'animali il migliore è: zio cane. Da adularsi con: zio bello. Nella stalla c'è: zio vitello. E nel fango lo: zio suino. Più pulito? Certo: zio gatto. Da cancellare un: zio vigliacco. E fa pena uno: zio cornuto. Brutta immagine: zio sgarbellone. Nemmeno troppo bello: zio ciabattone. Di chiesa con un: zio prete. Imbarazzante con: cacaletto. Che importa mi chiederete di come tratta lo zio quello lì, complimenti o imprecazioni colme d'offese con "certi" nomi; in fin dei conti è meglio così, che bestemmiare notte e giorno! Solamente che una cosa vi devo dire, perché l'uomo mi fa incavolare, specialmente quando l'omaccio dice dello zio delle parolacce. Dovete sapere: sorpresa bella, Gigi è... il figlio di mia sorella! 18 Premio Treb dal Tridel Al pret, al sumar e al sindach! Autore Bruno Pirani Aŋch s'la par n'asurdità — iŋvénzi l'è una realtà, se qualch d'uŋ vòl dubitàr — al s'pòl sémpar iŋfùrmàr. A pòs dìr che stal paéś — al s'trova int'bas frareś; al Prèt l'è źóvan e burlòŋ— ch'al vól èsar ciamà Dóŋ. Di schèrz agh piàś ad fàr, — e po' la màŋ al vòl calcàr, 'na volta la fat al birichìŋ — al gh'à fat uŋ schèrz manzìŋ. Par la źént l'è sta ‘ŋ dspèt — che is l'è tolta anch a pèt, acsi lór, sindach cumprés — i gh'à fat uŋ schèrz cmacéś. Una matina ad bóŋ óra — quand al Prèt l'è rivà fora su al piazàl dla Cieśa — la truvà chi sta surpreśa. Agh'jera uŋ sumàr mòrt — acsì al Prèt al nàś la stòrt, ad quél che al vléva far — l’è sta un’àtim a pensàr. L'è partì che al jera téś, — a far uŋ źìr par al paéś L'è andà sùbit iŋ cumùŋ — ma lì al n'à truvà nisùŋ, l'à dà n'uciàda int al bàr — l'à vist al Sindach a źugàr èsend coŋ dl’altra źént — la vlèst far l'indifarént. Ma al Sindach par rispèt — l'è n'dà salutàr al Prèt, che dòp avéral salutà — l'à vlèst savér il nuvità. Sindaco.prima lo saluto — e dopo le spiego tutto; questa mattina ho trovato — n’ asino morto sul sagrato, e così io avrei pensato.... Lù laŋ gh'à gnént da peŋsàr, — al funeràl l'è sò da pagàr, l'è mòrt su la sò propietà — acsì al cumùŋ l'è eśentà. Sindaco, lei ha più che ragione — io oggi non parlo da burlone bensì da parroco del paese — -sono qui, non per le spese neanche chiedo un parere, — faccio solo il mio dovere; se sono venuto a cercarlo — perché io voglio informarlo essendo lei a questo punto, — un parente stretto del defunto!!! 19 Traduzione Il prete, il somaro e il Sindaco Anche se sembra un'assurdità — è invece una realtà, se qualcuno vuole dubitare — si può sempre informare. Posso dire che questo paese — si trova nel basso ferrarese, il prete è giovane e burlone — e vuole essere chiamato don. Gli scherzi gli piace di fare — e la mano vuol calcare; una volta ha fatto il birichino — ed ha fatto uno scherzo mancino. Per la gente è stato un dispetto — e se la sono presa di petto così loro, Sindaco compreso — gli hanno fatto uno scherzo comacchiese. Una mattina di buon'ora, — quando il prete è venuto fuori sul piazzale della chiesa — ha trovato una sorpresa. C'era un somaro morto — e il prete il naso ha storto. Di quello che voleva fare — è stato un attimo a pensare. E' partito molto teso — a fare un giro per il paese, è andato subito in comune — ma non ha trovato nessuno. Ha dato un'occhiata al bar — ha visto il Sindaco giocare, essendo con altra gente — ha voluto fare l'indifferente. Ma il Sindaco per rispetto — è andato a salutare il prete e dopo averlo salutato — ha chiesto le novità. Sindaco prima lo saluto — poi le spiego tutto, questa mattina ho trovato — un asino morto sul sagrato e così avrei pensato.... Lei non ha niente da pensare — il funerale è suo da pagare, è morto sulla sua proprietà — perciò il comune è esentato. Sindaco, lei ha più che ragione — io oggi non parlo da burlone bensì da parroco del paese — son qui, non per le spese, neanche chiedo un parere — faccio solo il mio dovere. Se son venuto a cercarlo — perché io voglio informarlo, essendo lei a questo punto — un parente stretto del defunto 20 Diciannovesimo Concorso Letterario “M. Roffi” in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali Sezione “S” – Scuole 1° Premio Classe IV Scuola Primaria di Gaibanella (Fe) A taula coi noni 2° Premio Arianna Tracchi Classe I Sez. B Scuola Secondaria di 1° di Migliaro (Fe) I quei chi fa l’Admenga 3° Premio Classe V Sez. C Scuola Primaria Matteotti di Ferrara Storia d’un prà Premio Speciale Tréb dal Tridlìη Marco Musacchi Classe II Sez. A Scuola Secondaria di 1° T. Bonati di Ferrara Al Sàbat dai nòni Sono inoltre state premiate le scuole: Scuola Primaria Matteotti di Ferrara Scuola Primaria di Gaibanella (FE) per aver partecipato con il maggior numero di elaborati. Motivazioni della Giuria: 1a classificata la prosa “A taula coi noni” Il testo collettivo è la convinta dichiarazione di quanto sia bello l'incontro tra le generazioni. Un progetto di educazione alimentare diventa l'occasione di “sfogliare” i nonni come se fossero libri per una presa in diretta della vita. 2a classificata la poesia “I quei chi fa la dmenga” A partire dalla poesia di Corrado Govoni, il componimento elenca quello che capita il più delle volte nella giornata festiva. Sono alla fine proprio questi i segni distintivi di ogni domenica. 3a classificata la poesia “Storia d'un pra” Testo collettivo di una classe che vuole essere protagonista dei propri spazi. Una bella storia di un prato che viene adottato da un gruppo di intraprendenti bambini. Premio Speciale Al Treb Dal Tridlin alla poesia “Al sabat dai noni”. Quanti ricordi può avere un ragazzo? Eppure dal lungo elenco viene fuori un piccolo mondo di tanti dispetti affettuosi tra il nipote e i nonni che crea effetti bellissimi di lontananza e di coinvolgimento. 21 A tàula coi nòni 1° premio Sezione Scuole Autore Classe V - Scuola Primaria di Gaibanella (FE) Da na ciopa d’an a purten avanti al proget alimentazion che, istan, al riguarda la cusina fraresa. Par stal mutiv, ai tri ad marz pasà, aven invidà in clas soquant noni par cuntaras cussa i magnava quand i iera picul. I era in zinc, ma i s'ha dit tant ad chi quei che i pareva in vintquatar! Par cazion i magnava lat col pan o la pulenta, cafèlat (poc cafè e purasà lat) e zabaion. La pana dal lat buii la gneva spalmada sul pan e sparguiada ad zucar.Al pan al gneva fat na volta ala smana e mis in alt, in mod che i putin i n'agh rivess brisa. La mrenda ad mità matina la iera un grustìn,, un pandor e un poc d’oli; na volta al mes la marmelata. Se i andava in campagna, la mrenda I la "cujeva" lung a la strada e, perciò, col pan, i magnava persagh, per, languori, pum e nus. A proposit d’il nus, i s'ha cuntà un pruerbi: "Pan e nus l'è un magnar da spus. Nus e pan l’è un magnar da can!” Na qualch volta, a scola, i s'ascambiava il mrend; la nona ad Luca la scambiava al so panin col lard con i mignin d'Ia fiola dal butgar. I oman che i andava a laurar in campagna i magnava du ov, lard, parsut, salam,vin, pan e fig sec. Par lor a ghiera dal magnar più sustanzios parchè i cunsumava purasà energii. Par garantiras al magnar i alvava purasà animai; bureli, piegur, pui, cunin, anar, faraon e pitun ma l'animal più impurtant al gliera al maial. Al gliera acsì Impurtant che al dì i l’a lassava libar fora in curtil ma, la sira, par paura che i al rubess, i al purtava in cà! Al maial al gneva cupà al trenta ad nuembar, dì ad Sant'Andrè e infati a ghè n'altar pruerbi c'al dis:"Par Sant'Andrè as ciapa al maial par al pè!". Con la caran dal maial as faseva: salam, salamin, sunzizz ,panzeta stesa e rudlada, copa ad testa, lard, ztrut, parsut….insoma cum as dis incora inquò, dal maial a n'as buta via gnent ! La panzeta la gneva magnada cota sul fog dal camin infilzada in tal spric e tuta la famiè la cujieva l’unt che al culava, su un pez ad pan che dop i magnava. Al maial ai gneva anc baratà, ala fin dl’an par pagar al butgar, se in gh'aveva brisa i soldi par pagar i debit fat. D'inveran i preparava la "paparucia" che la iera fata con la pulenta cota in tal brod ad fasò con la zunta ad panzeta e sunzizza e po', quand la iera freda, i la tajava a fet, cota in tal foran, in padela o frita. La nona ad Luca la s'ha cuntà anc che i geva che in paes a zirava la "gatara", na dona che la ciapava i gat par magnari. Al vin al gl’iera un aliment, al gl’iera purasà impurtant e par faral i druvava l’uva fragula, al clinto e la vò d'or. I riussiva a far tri tip ad vin; al prim vin, al mez vin e al sburiol che al gl’iera praticament acqua tinta ad rosa. A mezdì i magnava mnestra ad fasò con i sguazzabarbuzz, ris, bigul o tajadeli con tocc, verdur dl’ort, patac e pan. I bigul i iera fat col torcc e il tajadeli i gl’iera fati con la spoja tirada a man dagli arzdori; il spoi i gl’iera ziganti e più i gl’iera sutili e più brava la iera l’arzdora. 22 Al dop mezdì, par mrenda i magnava na feta ad salam o ad panzeta col pan. A zzena agh puteva esar la caran o al pess, patac arost o lessi, ov, un poc ad frità, meza feta ad murtadela in umad, la cicoria salvadga cujesta lungh i foss, i radicc ad campagna e il verdur ad stason. Al nono dla Ludovica ai s'ha cuntà che in t'Ia so famiè i magnava un pui in vintadù e un murlin ad sunzizza in tri! I pess com gli anguill, I schiciun e i pes gat i i pascava in tal canal. La renga invenzi I la tacava a spingulun a na trav dal sufìtt e la famiè la tuciava a turan con na feta ad pulenta. Sgond a nu la ierà l'ilusion ad magnar renga e pulenta! La fruta l’an mancava mai e par mantgnir i pum durant l’inveran a ghiera il pumari che i iera di cassun ad legn con di strat ad pum e ad paja; in st’al mod chi i pum i durava anc qualar o zinc mes. I dolz is puteva magnar do volt a la smana: la brazadela al zobia e la zupa inglesa ala dmenga. A Nadal as preparava i caplit, al capon, la salamina, al frizon, i luin, la torta tajadlina, i sabadun, al pampapat e la brazadela, c’la ghiera sempar. Par San Stefan as magnava i avanz dal Nadal e par l’ultim dì dl'an e par la vecia a ghiera al stes menù dal Nadal. La vzilia dil fest e tuti i venar an s'magnava brisa la caran e dil volt as dzunava. Par Pasqua a ghiera i ov banadet, il tajadiin in brod e la saiamina. Anc i matrimoni i gneva festegià in cà con i piat dil fest. As sen acort che i noni i iera emozionà mentar che is cuntava i so an pasà; al nono dla Sara al s'ha cunfsà che al gliera cumoss parchè, dop ssantaquatar ann, al gliera turnà in t'Ia so scola! St’ esperienza l'è stada purasà bela anc par nualtar; aven capì che i nostar noni i magnava d’la roba più genuina ad quela che a magnen nua!tar, is cuntantava ad cal poc che i gh'aveva e al mod ad vivar al gli'era purasà più san. Grazie noni, par furtuna che agh sì, che as vli ben e che a s'insgnè a cressar con la vostra esperienza. Traduzione A tavola con i nonni Da un po' di anni portiamo avanti il progetto alimentazione che quest'anno, riguarda la cucina ferrarese. Per questo motivo, il 3 marzo scorso/ abbiamo Invitato in classe alcuni nonni per raccontarci cosa mangiavano quando erano piccoli. Erano in cinque ma ci hanno raccontato tante cose che sembravano in ventiquattro! A colazione mangiavano latte con il pane o con la polenta, caffellatte (poco caffè e molto latte) e zabaione. La panna del latte bollito veniva spalmata sul pane e cosparsa di zucchero. Il pane veniva fatto in casa una volta alla settimana e sistemato in alto, fuori della portata del bambini. La merenda di metà mattina era composta da un crostino un pomodoro e un po' di olio; una volta al mese la marmellata. Se andavano in campagna, la merenda la "raccoglievano" lungo il percorso e perciò ,col pane, mangiavano pesche, pere, cocomeri, mele e noci. A questo proposito ci hanno riferito un proverbio: "pan e nus l’é un magnar da spus.... nus e pan l'è un magnar da can". A volte a scuola si scambiavano le merende; la nonna di Luca scambiava il suo panino col lardo con i wafer della figlia del salumiere. Gii uomini che andavano a lavorare in campagna mangiavano due uova, lardo, prosciutto, salame, vino, pane e fichi secchi. Per loro preparavano cibi più nutrienti perché consumavano molte energie nei campi. 23 Per garantirsi il cibo allevavano molti animali: mucche, pecore, polli, conigli, anatre, faraone, tacchini ma l'animale più importante era .il maiale. Era tanto importante che di giorno lo lasciavano libero fuori in cortile ma, di sera, per paura che lo rubassero, lo portavano in casa! Il maiale veniva ucciso il 30 di novembre, giorno di Sant’Andrea e per questo c'è un altro proverbio che dice: "par Sant'Andrè as ciapa al malal par al pel”. Con la carne di maiale si producevano: salami, salamine, salsicce, pancetta distesa e arrotolata, coppa di testa, lardo, strutto, prosciutti... insomma come si dice ancora oggi, del maiale non si butta via niente! La pancetta veniva consumata facendola cuocere sui fuoco dei camino infilzata in un pezzo di legno a mo' di forchettone e tutta la famiglia raccoglieva l'unto che colava., su un pezzo di pane che poi mangiavano. Il maiale veniva anche barattato a fine anno per pagare il bottegaio, se non c'erano i soldi per pagare i debiti fatti. D'inverno poi preparavano la "paparucia": era fatta con polenta cotta nel brodo di fagioli con aggiunta di pancetta e salsiccia e poi, una volta fredda, veniva tagliata a fette, cotta nel forno, in padella o fritta. La nonna di Luca ci ha raccontato anche che in paese girava la ''gattara", una donna che si diceva catturasse i gatti per mangiarli! Il vino, che era considerato un alimento, era molto importante e per farlo usavano l'uva fragola, il clinto e l'uva d'oro. Riuscivano a fare tre tipi di vino: il primo vino, il mezzo vino e il "sburiol'' che era praticamente acqua tinta di rosa. A pranzo mangiavano minestra di fagioli con i maltagliati o i "sguazzabarbuzz", riso, bigoli e tagliatelle col sugo, verdure dell’orto, patate e pane. I bigoli erano fatti col torchio e le tagliatelle erano fatte con la sfoglia tirata a mano dalle massaie: le sfoglie erano giganti e più erano sottili e più brava era la massaia! Di pomeriggio per merenda avevano una fetta di salame, di pancetta o un po' di lardo con i! pane. A cena potevano esserci la carne o il pesce, arrosto o lessate, uova, un po' di frittata, mezza fetta di mortadella in umido, cicoria selvatica raccolta lungo i fossi, radicchi di campagna e verdure di stagione. Il nonno di Ludovica ci ha raccontato che nella sua famiglia mangiavano un pollo in ventidue persone e una salsiccia in tre! Pesci come le anguille, i "gobbi" e i pesci gatti li pescavano nei canali. L'aringa invece l'appendevano ad una trave sui soffitto sopra il tavolo e i componenti della famiglia intingevano a turno una fetta di polenta. Secondo noi era illusione di mangiare aringa e polenta! La frutta non mancava mai e per conservare le mele durante l’inverno c'erano le "pumare" che erano contenitori di legno nei quali si alternavano strati di paglia e strati di mele; in questo modo le mele duravano quattro -cinque mesi. I dolci si potevano mangiare due volte alla settimana: La ciambella al giovedì e la zuppa inglese la domenica. D'estate qualche volta passava il gelataio e allora si barattavano due uova o delle fragole per un gelato. A Natale preparavano i cappelletti, il cappone, la salamina, la salsa con pomodori e cipolla, i “luin”, la torta di tagliatelle, i ravioli con la saba, il pampepato e l'immancabile ciambella. Per Santo Stefano si mangiavano gli avanzi del Natale e per Capodanno e per la Befana si ripeteva più o meno lo stesso menù di Natale. La vigilia delle feste e tutti i venerdì non si mangiava la carne e a volte si digiunava. Per Pasqua c'erano le uova benedette, la salamina, le tagliatelline in brodo. Anche i matrimoni venivano festeggiati in casa con i piatti delle feste. Ci siamo accorti che i nonni erano emozionati mentre raccontavano i loro anni passati; il nonno di Sara ci ha confessato che era commosso perché, dopo sessantaquattro anni, era ritornato nella sua scuola! Questa esperienza è stata molto bella anche per noi; abbiamo capito che i nostri nonni mangiavano cibi più genuini di quelli che mangiamo noi, si accontentavano di quel po' che avevano e il loro modo di vivere era molto più sano. Grazie nonni, per fortuna che ci siete, che ci volete bene e ci insegnate a crescere con la vostra esperienza! 24 2° premio Sezione Scuole I quei chi fa’ l’Admenga Autrice Arianna Tracchi Classe I Sez. B Scuola Secondaria di 1° di Migliaro (Fe) La sveglia cl'an sona brisa. L'udor dal pui cai vien fora da la cusina. La taula parcià par al disnar in famiè. Al brod c'al bui in t'la pgnata. La cagnara dl'aspirador impizà. Al son dil campan cal vien da luntan. Il dòn tut tirà chil va in cesa. Il scarp scomdi. In paes an ghè n'anima. Toras al temp par guardaras al specc. Zarnir quèl c'als faga col miè vestì preferì. Cataras con i amig al parc dlà cesa. Lezar qualca pagina ad cal libar cl'as finis più. Grataras la panza. Farmaram a ciacarar con miè mama ad tut quel cam pasa par al zarvel. Questa l'è la dmenga. 25 Traduzione Le cose che fanno la Domenica La sveglia che non suona. L'odore del pollo che esce dalla cucina. La tavola imbandita per il pranzo in famiglia. Il brodo che sobbolle nella pentola. Il rumore assordante dell'aspirapolvere in funzione. Il suono delle campane provenienti da lontano. Le signore agghindate che si recano in chiesa. Le scarpe scomode. Il paese deserto. Trovare qualche minuto per guardarsi allo specchio. Scegliere accessori da abbinare al mio vestito preferito. Il ritrovo con gli amici al parco della chiesa. Leggere qualche pagina di quel libro interminabile. Il dolce far niente. Fermarmi e parlare con la mamma di tutto ciò che mi passa per la testa. Questa è la domenica. 26 3° premio Sezione Scuole Storia d’un prà Autore Classe V sez. C - Scuola Primaria Matteotti di Ferrara Gh'iera 'na volta, al ghè ancora, un spazi verd in du che i putin in vlèva brisa andar i gneva fora da scola is guardava d'atoran e is sluntanava. Ma un dì i ragazit d'na quinta, in tal zir par studiar al so quartier, i l'ha vist e i ha decis ad trasfurmaral. E i ha cumincià a pensar e progetar TO' UN SPAZI VERD IN DU C'AL SGUARD AL S'PERD ERBA, ARBUL, LAMPIUN, PANCHIN AN AGH VA BRISA I PUTIN CHI VIEN FORA DA SCOLA E GUARDAND AL PARC IN DIS GNANC 'NA PAROLA NU AL VLEN TRASFURMAR IN T'UN POST IN DOVA COMUNICAR IMAGINEM PUTIN CHI ZOGA IN MEZ UN MUR CULURA' MORBID E DELICA' IS RAPA, I SALTA, I S'LOGA IS ZERCA E IS TROA IN T'UN LABIRINT PENSA NA GRIGLIA ESPRESIVA N'INVID ALA ZENA AD QUARTIER IL SCOL CHI PRESENTA ATIVITA' SPECIAI I ANUNCIA INCONTAR SPURTIV FEST PAR TUT IL LINGU E PAR TUTI IL ZENTE CREA UN PERCORS PAR TUTI I ETÀ' PUTIN CHI COR SPENSIERA' I GRAND CURIOS CHI CIACARA CHI LEZZ, CHI S'INFORMA NONI E NONN IN MUIMENT CUM I FUSS ANCORA RAGAZIT VIENI ANCA TI IN STA CUMUNITA' CLA VIV IN SINTONIA CLA CONDIVID IDEI E PROGET CLA SCAMBIA CULTUR E TRADIZIONI CLA SOSTIEN CHI GA D'BISOGN QUEST L'È'AL MUMENT DAL MASIM SPLENDOR PAR CAL POST. Finalment davanti al sindac e al cunsili cumunal, i ragazit i ha presentà al so lavor: 27 A SUGNEN CHE STAL PROGET AL DVENTA REALTA' GRAZIE AI AIUT CONCRET PICUL E GRAND. NUALTAR A L'EN COSTRUÌ' INT AL NOSTAR CUOR. ADES ASPTEN LA VOSTRA DECISION CON AL RISPET DIL REGUL DLA SICUREZA. Intànt, chil ragazit i è dré lauràr par far vedar che quel chi i à pensà as pol realizàr. Prèst tut al sarà fàt: i praparàrà i cartun, i farà vedar le foto, i metrà su la griglia. E quél pra là, par un dì almànc, gavrà na stòria difarènt. Traduzione Storia di un prato C'era una volta, e c'è ancora, uno spazio verde dove i bambini non volevano andare: usciti da scuola, guardandosi, non dicevano nulla e si allontanavano. Ma un giorno, i ragazzi di una quinta, durante un giro per studiare il loro quartiere, lo videro e decisero di trasformarlo. E cominciarono a pensare, a progettare: PRENDI UNO SPAZIO VERDE DOVE LO SGUARDO SI PERDE: ERBA, ALBERI, LAMPIONI, PANCHINE NON CI VANNO BAMBINI E BAMBINE CHE ESCONO DA SCUOLA E GUARDANDO IL PARCO NON DICONO UNA PAROLA. NOI LO VOGLIAMO TRASFORMARE IN UN LUOGO DOVE COMUNICARE. IMMAGINIAMO BAMBINI CHE GIOCANO ATTRAVERSO UN MURO COLORATO ACCOGLIENTE, MORBIDO E DELICATO: SI ARRAMPICANO, SALTANO, SI NASCONDONO, SI CERCANO E SI TROVANO IN UN VIVACE LABIRINTO. PENSA A UNA GRIGLIA ESPRESSIVA: INVITO ALLA CENA DI QUARTIERE, LE SCUOLE CHE PRESENTANO ATTIVITÀ SPECIALI, ANNUNCI DI INCONTRI SPORTIVI, 28 DI FESTE PER TUTTE LE LINGUE E PER TUTTE LE GENTI. CREA UN PERCORSO PER TUTTE LE ETÀ: BAMBINI CHE CORRONO SPENSIERATI, ADULTI CURIOSI CHE CHIACCHIERANO, CHE LEGGONO, CHE SI INFORMANO NONNE E NONNI IN MOVIMENTO COME SE FOSSERO ANCORA RAGAZZI. ENTRA ANCHE TU IN QUESTA NUOVA COMUNITÀ CHE VIVE IN SINTONIA, CHE CONDIVIDE IDEE E PROGETTI, CHE SCAMBIA CULTURE E TRADIZIONI, CHE SOSTIENE CHI NE HA BISOGNO. QUESTO È IL MOMENTO DEL MASSIMO SPLENDORE PER QUELL'AREA. Finalmente, davanti al sindaco e al consiglio comunale, presentarono il loro lavoro: SOGNAMO CHE QUESTO PROGETTO DIVENTI REALTÀ, GRAZIE AD AIUTI CONCRETI SIA PICCOLI SIA GRANDI NOI INTANTO L'ABBIAMO COSTRUITO NEL NOSTRO CUORE. ORA ASPETTIAMO LA VOSTRA DECISIONE, NEL RISPETTO DELLE REGOLE E DELLA SICUREZZA. Intanto, quei ragazzi sono al lavoro per dimostrare che quello che hanno pensato può essere realizzato. E presto tutto questo si realizzerà: prepareranno i cartelli, mostreranno le foto, monteranno la griglia. E quel prato, almeno per un giorno, avrà una storia diversa. 29 Premio Treb dal Tridlin Al Sàbat dai nòni Autore Marco Musacchi Classe II sez. F - Scuola Secondaria di 1° Bonati di Ferrara Quànt arcòrd ché bèj mumént, pašà daj nòni in sàbat splandént. A fàrl’inrabìr a fàrl'infuriàr, preocupà par tùt faśéndam zugàr. Chì als s'ascòrda cl'atmusfèra cla zircundàva la mié Primavèra? Tùt l'éra bèl ad cla giurnàda j'udór e i profùm int l'ària incantàda: - A t'admànd scùśa mié càra nunìna se a j'ò ciapà al bàgn par 'na pišcina; e po'clà vòlta che a j'ò fàt vulàr ai vàs dì fiùr; tùt par fàrat danàr! - Grundàra scavzàda biciciéti śbuśà quant ad ch'i arcòrd quant bricunà! Mò tut l'éra bèl brìśa póch... carìn, anch smišciàr al nòno in tal so' punsadin; parché l'am jutàš a fàr zèrt diśégn. Ah cum i'éra cuntént pìn cucunà ad sógn!... Tànt sàbat j'è andà ch'àn póš dśmandgàr j'ànn prèst i pasarà, grand a són dré dvantàr; e quànd gh'avrò d'aŋvudìŋ am farò sémpar vlér béŋ agh pašarò sàbat davśìn standàgh luntiéra insiém, cmè cà faśéva da putiŋ! Coŋcluśióŋ: pr’ògni età... a gh'è brìślìn ad flizità! 30 Traduzione Il Sabato dai nonni Quanti ricordi che bei momenti, trascorsi dai nonni in sabati splendenti. A farli arrabbiare a farli infuriare, preoccupati di tutto facendomi giocare. Chi se la scorda quell'atmosfera che circondava la mia Primavera. Tutto era bello di quella giornata gli odori i profumi nell'aria incantata: -Ti chiedo scusa mia cara nonnina se ho preso il bagno per una piscina; e quella volta che ho fatto volare il vaso di fiori senza starci a pensare! - Grondaie spezzate biciclette forate quanti ricordi quante bravate! Ma tutto era bello forse poco... carino, persino svegliare nonno nel suo riposino; perché mi aiutasse a fare certi disegni. Ah come ero felice, e ricolmo di sogni!... Tanti sabati son passati tempo da non dimenticare gli anni presto passeranno e grande sto diventando; e quando avrò nipotini mi farò sempre voler bene e passerò sabati felici vicino stando loro volentieri insieme come facevo da bambino! Concludendo: per ogni età... ci sono briciole di serenità! 31 Si ringraziano innanzitutto gli sponsor. Senza il loro contributo, non sarebbe stato possibile fare tutto questo…. ZURICH AGENZIA - ASSIFIN SNC Via Bologna 68 – Ferrara Tel 0532-792109 fax 0532-760575 [email protected] di Michelini e Squaiella snc Via Traversagno 35/A - 44122 Ferrara Tel: 0532-450861 www.elettricaestense.it 32 Diciannovesimo Concorso Letterario “M. Roffi” in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali Si ringraziano gli altri autori che hanno partecipato, i poeti: Benazzi Francesco di Ferrara Boccafogli Dugles di Bondeno (FE) Capucci Mario di Lugo di Romagna (RA) Caselli Massimo di Ferrara Cenacchi Giacomo di Portomaggiore (FE) De Maria Aurelio di Portomaggiore (FE) Fedozzi Carletto di Migliarino (FE) Galli Maria di Ferrara Gnudi Edoardo di Portomaggiore (FE) Govoni Marco di Ferrara Lorenzetti Massimo di Ferrara Malaguti Giuliano di S. Agostino (FE) Marzocchi Augusta Pia di Ferrara Masieri Gian Paolo di Massafiscaglia (FE) Montanari Luciano di Ferrara Rossi Cristina di Ferrara Saraceni Franca Nalida di Formignana (FE) Stabellini Marinella di San Biagio d'Argenta (FE) Turri Vincenzo di Lagosanto (FE) Villa Nelly di Francolino (FE) Zucchini Nicoletta di Tamara (FE) 33 Diciannovesimo Concorso Letterario “M. Roffi” in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali Si ringraziano, per la preziosa collaborazione prestata, i componenti della Giuria del Concorso: Gianni Cerioli Marco Chiarini Floriana Guidetti Elisabetta Vincenzi Luciano Basaglia Antonio Faccioli Guido Sproccati Si ringraziano inoltre i componenti del Comitato d’onore Tiziano Tagliani Anna Maria Quarzi Gian Paolo Borghi Franco Farina 34 Diciannovesimo Concorso Letterario “M. Roffi” in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali Attestato di partecipazione consegnato alle scuole e agli studenti premiati 35 Diciannovesimo Concorso Letterario “M. Roffi” in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali Premiazione Giovedì 28 Maggio 2015 alle ore 21.00 presso il Teatro del Centro Sociale Rivana Garden - via G. Pesci, 181 – Ferrara Ha condotto il giornalista Marco Mariotti Servizio fotografico a cura di: Andrea Toselli, Tiziana Bellini e Tommaso Bellinazzi Elaborati pervenuti: per la Sezione P – Poesia e prosa per la Sezione Z – Zirudèla per la Sezione S – Riservata agli studenti Totale Autori partecipanti Sezioni P e Z Scuole partecipanti Sezione S 36 40 11 173 224 29 4 Diciannovesimo Concorso Letterario M. Roffi in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali RASSEGNA RASSEGNA FOTOGRAFICA FOTOGRAFICA IL TAVOLO DELLA PRESIDENZA Da sinistra: Gianni Cerioli Presidente della Giuria del Concorso Carla Farina Presidente Centro Sociale Rivana Garden Gian Paolo Borghi per il Comitato d’onore Simone Merli Assessore al Decentramento del Comune di Ferrara Fausto Facchini Consigliere Comunale Mario Mariotti Giornalista e conduttore 37 Le autorità sul palco durante i loro interventi Simone Merli Fausto Facchini Carla Farina Gian Paolo Borghi Gianni Cerioli 38 IL CORO DELLA RIVANA A sinistra Elisabetta Gurioli soprano e direttrice del Coro della Rivana 39 I DICITORI che hanno letto le opere premiate Luciano Basaglia Rino Gardenghi Laura Caniati 40 I dicitori Luciano, Laura e Rino Come omaggio a Carlo Lambertini, la Presidente del Centro di Promozione Sociale Rivana Garden, Paola Farina, invita l’autore Maurizio Musacchi (a sinistra nella foto) a leggere una poesia a lui dedicata: “Sentat Carlo… clà barzola?” (poesia fra quelle in concorso ma non premiata). La poesia sarà incorniciata ed esposta al Centro Rivana. 41 Le scuole e gli studenti premiati Alle scuole che hanno partecipato con il maggior numero di elaborati sono stati offerti due buoni per l’acquisto di libri, offerti da: ELETTRICA ESTENSE . di Michelini e Squaiella s.n.c. Via Traversagno 35/A - 44122 Ferrara (FE) Tel.: 0532 772541 Tiziana Bellini titolare del Bar Pasticceria La Bussola Premia la Scuola Primaria Matteotti di Ferrara e la Scuola Primaria di Gaibanella (FE) 42 ZURICH AGENZIA - ASSIFIN SNC Via Bologna 68 – Ferrara Tel 0532-792109 fax 0532-760575 [email protected] Il Primo Premio della Sezione Scuole viene consegnato dall’Assessore al Decentramento Simone Merli alla classe V della scuola Primaria di Gaibanella (FE) Il Secondo Premio della Sezione Scuola viene consegnato dal Dott. Gian Paolo Borghi alla studentessa Arianna Tracchi della classe I sez. B della Scuola Secondaria di 1° di Migliaro (Fe) 43 Il Terzo Premio della Sezione Scuole viene consegnato dal Presidente della Giuria Prof. Gianni Cerioli alla classe V sez. C della Scuola Primaria Matteotti di Ferrara Il Premio Speciale “Treb dal Tridlin” viene consegnato dalla Vicepresidente del Treb dal Tridel Elisabetta Vincenzi allo studente Marco Musacchi della classe II sez. F della Scuola Secondaria di 1° Bonati di Ferrara 44 La premiazione dei poeti della sezione Zirudela I premi 1°, 2° e 3° Sezione Scuole, 1°, 2° e 3° Sezione Zirudela, 2° e 3° Sezione Poesia sono stati offerti da COFERASTA Il Dott. Andrea Toselli consegna il Primo Premio della Sezione Zirudela al poeta Iosè Peverati L’Assessore al Decentramento Simone Merli, consegna il Secondo Premio della Sezione Zirudela al poeta Anio Mari 45 La Presidente del Centro di Promozione Sociale Rivana Garden Carla Farina, consegna il Terzo Premio della Sezione Zirudela al poeta Maurizio Musacchi consegna anche il premio speciale offerto dal Cenacolo dialettale Treb dal Tridel per la Sezione Zirudela al poeta Bruno Pirani 46 La premiazione dei poeti della sezione Poesia L’Assessore Simone Merli consegna il 12° Trofeo “Il Castello” al poeta Bruno Zannoni vincitore del Primo Premio sezione Poesia offerto da Il Consigliere Comunale Fausto Facchini, consegna il Secondo Premio della Sezione Poesia al poeta Nadio Maietti 47 Il Presidente della Giuria Gianni Cerioli, consegna il Terzo Premio della Sezione Poesia alla poetessa Lucia Baldini . Sotto Lucia Baldini legge la sua poesia Il Presidente del “Treb dal Tridel” Marco Chiarini, consegna il Premio offerto dal Cenacolo Dialettale ad un amico del vincitore Augusto Muratori che per lui lo ritira 48 Foto di gruppo finale degli autori, dei collaboratori da sinistra: Maurizio e Marco Musacchi, I. Peverati, A. Mari, N. Maietti, Lucia Baldini, Bruno Zannoni, G.P. Borghi, B. Pirani, G. Cerioli, P. Farina, R. Gardenghi, F. Facchini, L. Caniati. … e del Coro della Rivana 49 Un ringraziamento speciale al bravissimo conduttore della serata, il giornalista di Telestense Marco Mariotti. … A fine serata COFERASTA ha offerto diverse cassettine di frutta di stagione, distribuite a tutti coloro che hanno collaborato alla riuscita della manifestazione. 50 Diciannovesimo Concorso Letterario M. Roffi in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali ___________________________________________________________ ___________________________________________________________ RASSEGNA RASSEGNA STAMPA STAMPA ___________________________________________________________ ___________________________________________________________ 09-02-2015 CONCORSO 'ROFFI' - Scade lunedì 30 marzo il termine per la consegna degli elaborati alla Delegazione di Via Bologna Al via il 19° Concorso 'Mario Roffi' in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali Scadrà il prossimo lunedì 30 marzo il termine per partecipare all'annuale concorso letterario "Mario Roffi - in dialetto ferrarese e vernacoli provinciali". L'iniziativa, intitolata all'uomo di cultura, politico, amministratore, attore e appassionato studioso di lingua ferrarese scomparso nel 1995, è giunta alla 19.a edizione ed è promossa dagli assessorati alla Cultura e al Decentramento del Comune di Ferrara e organizzata dalla Delegazione Via Bologna in collaborazione con il Centro sociale Rivana Garden e il Cenacolo dialettale "Al treb dal tridel". Articolata nelle tre sezioni di poesia o prosa a tema libero, zirudèla satirica a tema libero e sezione riservata agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado (che potranno presentare elaborati di poesia, prosa, zirudèla), la prova è aperta ad elaborati - forniti di relativa traduzione in lingua italiana - mai premiati in precedenti concorsi, né pubblicati su giornali, libri o riviste. Previsti premi per i primi classificati nelle diverse sezioni e premi speciali che saranno assegnati nel corso di una cerimonia che si svolgerà giovedì 28 maggio prossimo al Centro Sociale Rivana Garden. Gli elaborati dovranno pervenire alla nuova sede della Delegazione di Via Bologna che a partire dal 23 febbraio sarà in via Putinati 165/E, tel. 0532. 763020 ([email protected]). Per info più dettagliate vedi gli allegati a fondo pagina. Bando e antologia delle opere premiate nelle precedenti edizioni del concorso sono presenti alla pagina http://dialettoferrarese.it/. ___________________________________________________________ ___________________________________________________________ 10 Febbraio 2015 51 La Nuova Ferrara del 10 Febbraio 2015 Il Resto del Carlino del 22/05/2015 La nuova Ferrara 27/05/2015 52 La nuova Ferrara 28 Maggio 2015 Il Resto del Carlino 29 Maggio 2015 53 La nuova Ferrara 30 Maggio 2015 54 GG ZURICH AGENZIA - ASSIFIN SNC Via Bologna 68 – Ferrara Tel 0532-792109 fax 0532-760575 [email protected] di Michelini e Squaiella snc Via Traversagno 35/A - 44122 Ferrara Tel: 0532-450861 www.elettricaestense.it