II CIRCOLO DI CAPACCIO Dirigente scolastico Dott.ssa Enrica Paolino Testi illustrati sulla visita ai musei di Capaccio - Paestum degli alunni delle classi IV e V della Scuola Primaria LABORATORIO BENI CULTURALI Anno Scolastico 2007/2008 II CIRCOLO DI CAPACCIO Dirigente scolastico Dott.ssa Enrica Paolino Progetto curato dall' insegnante Bianca Di Ruocco Responsabile del “Laboratorio Beni Culturali” in collaborazione con i docenti delle classi IV e V del Circolo Testi illustrati sulla visita ai musei di Capaccio - Paestum degli alunni delle classi IV e V della Scuola Primaria Laboratorio Beni Culturali Anno Scolastico 2007/2008 INDICE Ringraziamenti Prefazione…………………………………………………………………………… 1 Introduzione………………………...…………………………………………….4 Breve storia di Paestum………………………...…………………………6 MUSEO ARCHEOLOGICO DI PAESTUM Visita al museo di Paestum..…………………………………………....12 I reperti dei santuari urbani…………………………..………………16 Le necropoli greche e lucane…………………………….…………… 20 La sezione romana del museo………………………………………….24 MUSEO NARRANTE DI HERA ARGIVA Il museo narrante .............................................................. 30 Una scoperta entusiasmante………..………………………………..32 Il santuario e il culto di Hera…………………….……………….….35 Le metope…………………………….………………………………….………… 41 Si ringraziano la direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Paestum, Dott.ssa Marina Cipriani, e le assistenti tecniche museali, che hanno contribuito alla buona riuscita del progetto. Un ringraziamento particolare va anche al M° Bruno Bambacaro e al Dott. Eustachio Voza, per la loro preziosa collaborazione. MUSEO DI PAESTUM IN GRAND TOUR Decadenza e riscoperta di Paestum………………………………50 Il museo e il convento di S. Antonio…….……………………….54 Visita al museo del “Grand Tour”…………………………………..57 69 PREFAZIONE Lo studio delle origini e delle radici storiche del contesto di appartenenza da tempo caratterizza il curricolo di studio della nostra istituzione scolastica che si arricchisce di anno in anno di nuove e sempre più interessanti progettualità, mirate principalmente alla conoscenza e alla valorizzazione del peculiare patrimonio culturale di cui è ricco il territorio di Capaccio – Paestum. Nato tre anni fa, il progetto “Laboratorio Beni Culturali” ha puntato, per questo anno scolastico, la sua attenzione su un particolare “contesto di senso”, il museo, uno scrigno pieno di tesori, tutti da scoprire e da proporre all'attenzione degli alunni. L'approccio al museo, alle ricchezze di esso, alla storia che custodisce e affida al futuro, ha offerto alla nostra scuola l'opportunità di scoprire orizzonti didattici assolutamente innovativi: non semplice visita guidata, ma nuova modalità di insegnamento che utilizza metodi e tecniche non convenzionali. Nel campo della ricerca educativa, tra le didattiche più accreditate, si fa strada oggi la “didattica museale” che nasce dal ruolo pedagogico assunto dal museo nella società moderna e che permette agli alunni di vedere e “vivere” l'arte e l'archeologia da vicino scoprendo anche e soprattutto la storia e le tradizioni del territorio che esse richiamano e a cui rimandano. Non più solo tutela, vista in chiave di semplice “custodia” del notevole patrimonio storico – artistico di cui è ricco il nostro paese, ma tutela finalizzata ad un uso socio – culturale ed educativo dei beni culturali. Gli alunni rappresentano i futuri “guardiani e detentori” di questa ricchezza e dunque è necessario offrire loro l'opportunità di conoscere questi tesori dell'umanità in maniera approfondita e consapevole. La conoscenza di un bene culturale è un processo essenzialmente interattivo: si apprende attraverso informazioni, condivisione di valori ed emozioni. I beni culturali costituiscono patrimonio da tutelare e una risorsa da valorizzare per 68 1 restituire ai cittadini parte delle proprie radici storiche, promuovendo l'interesse, il rispetto e la consapevolezza della propria identità – culturale e allo stesso tempo favorire il senso di appartenenza al proprio territorio. Insieme ai libri, il museo è il più efficace strumento di divulgazione culturale. È il luogo della memoria e delle suggestioni, della contemplazione e del messaggio visivo. Nella consapevolezza di ciò e per la grande importanza che la nostra scuola riserva alle evidenze territoriali è nato l'itinerario didattico proposto agli alunni affinché comprendessero, attraverso i segni di gloriose civiltà del passato più remoto e di quello più recente, le origini della storia del proprio territorio, ricco di arte, di cultura, di archeologia, da cui si è sviluppata la propria storia personale. Dalla passione che anima da sempre la docente referente del progetto ins.Di Ruocco Bianca e dall'esperienza maturata dalla stessa in questi anni di coordinamento del diligente lavoro di ricerca svolto da alunni e docenti del circolo, è nata la presente pubblicazione, documentazione organica e coerente dell'ulteriore percorso compiuto. L'opuscolo si pone come testimonianza della esistenza di molteplici differenti chiavi di lettura con cui gli alunni hanno imparato a guardare, conoscere e quindi amare un'opera d'arte, un reperto archeologico e a risalire, attraverso la conoscenza della storia di essi, alla scoperta delle radici della propria identità culturale. Le meraviglie del patrimonio museale, artistico, archeologico del nostro territorio hanno pertanto rappresentato uno straordinario strumento di apprendimento ma ancor di più un modello di interdisciplinarietà, cui fare costante riferimento, in cui le diverse discipline si fondono e si richiamano reciprocamente in un continuo esercizio di collegamenti ed interconnessioni concettuali. Gli alunni posti in situazioni di apprendimento significative assimilano nuove conoscenze, adattano i preesistenti schemi di pensiero creandone di nuovi e più complessi, sviluppano intelligenze e traducono in nuovi “saper essere” le abilità e le competenze maturate. L'itinerario proposto è stato quindi premessa di 2 67 significative conquiste e di ulteriori sviluppi sul piano della mediazione didattica. Esso inoltre ha sollecitato negli alunni la crescita della loro sensibilità nei confronti dei valori del passato, del presente e del futuro. L'arte, la cultura, i capolavori che il territorio di Capaccio – Paestum regala al mondo sono un patrimonio dell'umanità che merita di essere compreso, approfondito, apprezzato per conoscere la straordinaria storia degli uomini artefici di esso e arrivare alla più consapevole conoscenza di se stessi e della propria identità socio – culturale. In tal modo si diventa cittadini dell'Europa e del mondo. Il Dirigente Scolastico Dott.ssa Enrica PAOLINO 66 3 INTRODUZIONE Il presente opuscolo è stato realizzato dagli alunni delle cassi IV e V, nell'ambito del “Laboratorio Beni Culturali”. Il progetto ha previsto la visita guidata ai Musei più importanti presenti sul territorio: il Museo archeologico di Paestum, il Museo narrante del Santuario di Hera Argiva alla foce del Sele ed il Museo di ”Paestum in Grand Tour”. Il primo raccoglie preziosi reperti, provenienti dalla città e dal territorio di Poseidonia-Paestum, dai quali è possibile risalire all'evoluzione storicoarcheologica del nostro territorio. Il Museo narrante di Hera Argiva alla foce del Sele si caratterizza per la sua moderna struttura espositiva, in grado di rendere interessante la storia del territorio con una serie di coinvolgenti racconti, che vanno dalla straordinaria scoperta del santuario, alle storie narrate, relative alle metope e ai miti che esse rappresentano, per finire con l'ascolto delle litanie in greco, riferite alle invocazioni delle donne alla dea della fertilità, Hera, richiamando un antico culto che è ancora oggi riconoscibile nelle attuali pratiche devozionali, rivolte verso la Madonna del Granato di Capaccio. L'ultimo dei tre musei visitati è quello di “Paestum nei percorsi del Grand Tour”. Allestito nel Convento di Sant'Antonio, a Capaccio capoluogo, dalla Fondazione Centro Studi G.B.Vico, il museo nasce con l'intento di far “rivivere i Percorsi del Grand Tour”, i viaggi compiuti da studiosi ed artisti di diverse nazionalità, nel 1700 in Europa, di cui Paestum ha rappresentato una tappa importante, diventando una delle mete più conosciute. L'interesse di letterati (Winckelmann e Goethe) ed artisti (Piranesi,Major,Catel ed altri) per l'antica città, l'hanno resa ancora più famosa, amplificandone il valore,come dimostrano i preziosi dipinti ed incisioni esposti al Museo del Grand Tour. Data la complessità degli argomenti trattati, questo opuscolo, realizzato dagli alunni delle classi quarte e quinte del Circolo, non ha la pretesa di far conoscere in modo esauriente e completo quanto esposto nei tre musei presi in esame. L'intento del lavoro vuole essere piuttosto quello di favorire 4 Disegni degli alunni sulla visita guidata ai musei un approccio nuovo da parte degli alunni nel visitare un museo del e sul proprio territorio.Il museo, infatti, non deve essere considerato più un luogo noioso e lontano dal proprio vissuto, ma uno “scrigno” che custodisce la preziosa memoria storica del nostro passato: occorre solo sforzarsi di trovare le chiavi giuste per poterlo leggere in modo corretto. Gli alunni di ciascuna classe hanno perciò visitato un solo museo, approfondendo un'unica tematica e l'opuscolo non è altro che la raccolta dei testi sulle varie tematiche. Il lavoro è stato svolto in modo piacevole, ma al tempo stesso rigoroso, con particolare attenzione posta sul metodo usato per produrre i testi da inserire nel lavoro finale, metodo fondato sulla ricerca congiunta di diverse fonti informative. Un approccio di questo tipo, oltre ad insegnare il modo corretto con cui si legge un reperto o un'opera d'arte, può favorire un autentico interesse per i beni storico-archeologici presenti sul nostro territorio.Infatti, non è con lo studio “tuttologico” , del tutto e niente, che si avvicinano gli alunni alla storia, all'archeologia e all'arte del proprio territorio. Diviso in tre parti, quanti sono i musei visitati, l'opuscolo si articola in capitoli, che non sempre vengono suddivisi in paragrafi, al fine di salvaguardare l'originalità con cui le varie docenti hanno raccolto il materiale prodotto dagli alunni. Sì è cercato comunque di conferire una certa omogeneità al lavoro, nel suo insieme, per garantire chiarezza a chi legge, nella consapevolezza che lo sforzo compiuto nel “semplificare”, forse troppo, una materia così complessa, può anche passare in secondo piano, quando i protagonisti sono gli alunni con la loro apertura a conoscere il patrimonio storicoarcheologico ed artistico del proprio territorio. La docente referente del “Laboratorio Beni Culturali” Bianca Di Ruocco 64 5 BREVE STORIA DI PAESTUM Per il Laboratorio dei Beni culturali di quest'anno, gli alunni delle classi IV e V della Scuola Primaria hanno visitato i musei presenti sul territorio di Capaccio-Paestum. Ma non si possono visitare i musei, senza conoscere la storia della città alla quale essi si riferiscono, cioè Paestum. Questa città viene visitata da turisti di tutto il mondo,ma forse non abbastanza da noi, che abbiamo la fortuna di averla così vicina. Perciò, noi della classe V A di Capaccio Scalo ne abbiamo studiato la storia, provando a riassumerla nelle sue parti essenziali. Questa è la breve storia della città di Poseidonia, diventata poi Paestum. La piana di Paestum, cioè la vasta pianura che si estende dai piedi della collina al mare, era già abitata fin dalla preistoria, così come lo erano le alture di Capaccio. donne.La scena raffigurata, che presenta vari personaggi, ritrae il momento della confessione del brigante,che ormai è inerme e in fin di vita, tanto da suscitare in chi guarda comprensione e perdono anche nei confronti di chi ha sbagliato. Fig.1 Reperti del Gaudo Infatti, nella contrada Gaudo, tra Borgo Nuovo e Paestum, è stata ritrovata una Necropoli, cioè un raggruppamento di antiche sepolture, che risale all'età paleolitica e neolitica, noti periodi della preistoria. Gli scavi fatti in questo territorio dimostrano perciò la presenza di uomini che vivevano nella piana di Fig 2 I Sibariti si recano nella piana Paestum, già nella preistoria e lo del Sele dimostrano pure molti manufatti, che ancora oggi ritroviamo nel museo archeologico di Paestum (Fig.1). Tali reperti ci sono pervenuti, perché realizzati con materiali non facilmente alterabili, come pietra, metallo ed ossa. Intorno al 600 a.C., nacque una delle più famose città antiche della Magna Grecia, fondata da un gruppo di Greci provenienti da Sibari, antica città sul mar Ionio(Fig.2).Gli abitanti 6 63 brigantaggio. Le ragioni di queste ribellioni contro i baroni, erano dovute all'odio verso chi aveva mandato via dalle terre un grande numero di contadini, ai quali si unirono poi anche delinquenti comuni. I briganti, specie nel meridione, si nascondevano tra le montagne o dove c'era molta vegetazione. che vivevano nella zona non riuscirono a opporre resistenza ai coloni greci e così si rifugiarono nell'interno del territorio. I Sibariti, probabilmente già conoscevano la pianura. Giunti qui,costruirono la città,dandole il nome di Poseidonia, in onore del dio del mare (Fig.3). Ogni gruppo controllava una zona e quando passavano i viaggiatori con le carrozze, soprattutto quelli stranieri,i briganti preparavano un vero e proprio agguato, senza lasciare nulla al caso. Perciò, i malcapitati venivano derubati di tutto ciò che trasportavano: Fig.8 La confessione dei briganti viveri, soldi,gioielli e a volte anche gli abiti che indossavano. Questo fenomeno rappresentava una vera piaga per il Paese. Horace Vernet sentì l'esigenza di esprimere tale fenomeno con delle incisioni riguardanti l'arresto e la confessione dei briganti e delle loro donne, le quali partecipavano attivamente a molte rapine. La prima delle due incisioni presenti nel Museo del “Grand Tour” riguarda l'arresto dei briganti in una località dello Stato Pontificio, come dimostra l'edicola votiva presente nel quadro, simile a quella di Olevano romano, località molto frequentata dagli artisti dell'Ottocento.L'immagine (Fig.7) esprime la violenza e la crudeltà dei gendarmi che si scagliano non solo contro alcuni briganti,ma anche contro le loro donne, che condividevano così con coraggio il triste destino dei loro mariti. Nella seconda tavola (Fig.8), l'artista francese fa riferimento ad un'altra località dello Stato Pontificio, forse la zona di Civita Castellana, ma a differenza della precedente, si nota un'atmosfera più pacata e tranquilla, poiché l'azione dei gendarmi si era già conclusa con l'arresto dei briganti e delle loro Costruirono intorno alla città mura imponenti, ancora oggi ben conservate, con porte (l'Aurea,la Giustizia,la Sirena e la Marina) collocate ai quattro punti cardinali. Grazie alla sua favorevole posizione geografica, alla fertilità del suolo, alla sua apertura alle vie di traffico e ai corsi d'acqua,raggiunse in breve tempo un elevato livello di ricchezza 62 Fig.4 I tre templi di Paestum Fig.3 Il dio del mare Poseidone e di fervore culturale,che culminò nella costruzione dei tre templi (Fig.4), noti col nome di Basilica, tempio di Poseidone e tempio di Cerere. I Poseidoniati realizzarono contemporaneamente un santuario (Heraion), poco più a nord, nei pressi della foce del Sele, non solo per il culto della dea Hera di Argo, ma probabilmente anche per difendersi dagli Etruschi, che si erano già insediati più a nord e che costituivano un pericolo che minacciava la loro potenza. Questo santuario entrò nel mito, poiché si attribuì la sua fondazione a Giasone con i suoi Argonauti. La grandezza e lo splendore di questa colonia suscitò presto l' invidia dei Lucani, popolazione italica dell'interno, che la occuparono intorno al 400 a.C. e ne cambiarono il nome in Paistom o Paistos (Fig. 5). I Lucani, pur non raggiungendo il livello culturale del periodo greco, vi continuarono attività civili e militari a lungo. Con essi, nel governo della 7 Fig.5 I Lucani combattono i Greci città, si verificarono numerosi cambiamenti. Cambiò anche il modo di dare sepoltura ai loro morti,ma comunque anche loro ritenevano che vi fosse un'altra vita dopo la morte. Con i Lucani, si affermò la decorazione pittorica delle tombe, che contenevano un ricco corredo funebre composto da gioielli, armi e vasi dipinti. Ma un'altra grande potenza si stava affermando: Roma, che in breve tempo prese possesso della città (Fig. 6), sottraendola ai Lucani. Dopo la guerra contro Pirro, nel 273 a.C. la città divenne una colonia latina,che prese il nome di Paestum. Il senato romano era Fig.6 I Romani conquistano Paestum ben disposto verso questa città,che aveva aiutato Roma durante la guerra contro Annibale. I Romani costruirono nella città grandi edifici tra cui il Foro, il Ginnasio le terme, l'Anfiteatro ed il cosiddetto Tempio della Pace. Roma governò su questa città fino agli inizi del IV sec. d.C., quando la decadenza dell'impero romano coinvolse anche Paestum in un declino lento, ma senza vie d'uscita. Gli abitanti si ritirarono nella parte più alta della città, intorno al Tempio di Cerere, trasformato in chiesa cristiana,mentre altri salivano sulle colline vicine per sfuggire alla malaria, malattia dovuta alla presenza di paludi nella zona (Fig.7). Anche le continue scorribande dei Saraceni nella zona, costrinsero gli abitanti a lasciare la città di Paestum,che, tra l'VIII e il IX sec.d.C., si rifugiarono sul Monte Calpazio, dove sorse il nuovo nucleo di Caputaquis (Capaccio Vecchia), detta così perché sovrastava le sorgenti di 8 Il brigantaggio nei quadri di Vernet Tante altre sono le opere della collezione di questo museo, ma ve ne sono due che ci sono piaciute, perché svolgono un ruolo importante nella nostra storia locale. Si tratta di due opere sul brigantaggio di un artista francese, di nome Horace Vernet. Questi due quadri ci hanno stimolato a fare una ricerca sulle riforme agrarie e il brigantaggio nella nostra zona. A partire dalla seconda metà del Settecento e per tutto l'Ottocento, il comune di Capaccio si caratterizza per le sue vicende storiche, offrendo un modello rappresentativo della realtà agraria dell'Italia Meridionale di quell'epoca. Agli inizi del 1800, con il ritorno a Napoli dei Francesi furono avviate molte riforme. Il provvedimento più importante fu l'abolizione della feudalità, con la diffusione della proprietà privata borghese e della piccola proprietà contadina, ottenuta grazie alla cosiddetta “quotizzazione” delle terre dello stato, toccate ai comuni. Per quanto riguarda Capaccio, questo provvedimento interessò solo una parte delle terre, parte che poi venne ingrandita dopo la restaurazione borbonica. Fig.7 L'arresto dei briganti Intorno al 1848 si verificò a Capaccio una forte spinta verso la ripresa delle spartizioni e ciò accadde nel periodo in cui finì il regno borbonico ed esplosero i moti contadini. Questo si verificò non solo a Capaccio, ma anche in tutta l'Italia Meridionale. L'aspetto più evidente di questo malessere sociale fu lo sviluppo del 61 Fig.5 Incisione di T.Major un dipinto ad olio, realizzato da un pittore tedesco dell'Ottocento, di nome Catel.(Fig.6) Paestum viene avvolta nei colori di un tramonto, che tingono di rosso anche le colonne dei templi. Questo dipinto che può essere considerato l'opera pittorica più prestigiosa del museo, venne esposto a Berlino in un’esposizione all'Accadema delle belle Arti nel 1938, con il titolo “Templi di Paestum”. Franz Ludwig Catel fu uno dei maggiori artisti stranieri Fig.6 Veduta di Paestum Catel presenti in Italia nella p r i m a m e t à dell'Ottocento ed in questo quadro riesce a rendere con estrema naturalezza il tramonto pestano, che con i suoi colori caldi e trasparenti, arriva a ricoprire le montagne e il mare . Capodifiume. Da allora, la conoscenza di Paestum rimase limitata a pochi studiosi, fino a quando, nella seconda metà del Settecento, venne “riscoperta” con crescente attenzione, così come avvenne per Pomei ed Ercolano. Paestum divenne una delle Fig.7 Paestum tra le paludi mete più conosciute in Europa, grazie anche all'interesse di numerosi letterati, come Winckelmann e Goethe, insieme ad artisti che l'hanno resa ancora più famosa dipingendola durante i percorsi del Grand Tour, cioè attraverso i viaggi che alcuni studiosi ed artisti facevano nel 1700 in Europa per arricchire la loro cultura, nei quali rientrava la nostra splendida Paestum. CLASSE VA - CAPACCIO SCALO Ins. GIOVANNA VOLPE Sullo sfondo si intravede la costiera amalfitana con il monte S.Angelo e Capri a sinistra , due località molto frequentate allora da artisti e viaggiatori stranieri. Il dipinto inoltre rappresenta la sintesi più alta della pittura di paesaggio che si avvicina alla scuola dei vedutisti napoletani (Scuola di Posillipo) e riesce a suscitare emozioni e soprattutto un grande senso di pace in chi lo guarda. Abbiamo poi ammirato altre vedute di Paestum , come quella dell'immagine a destra, ma secondo noi, nessuna arriva alla bellezza di Catel. 60 9 Fig.3 Il Tempio di Cerere è stato dedicato un istituto di scuola secondaria superiore, il Liceo scientifico “Piranesi”, appunto, visto che lui riuscì a dare un grosso contributo per valorizzare la nostra Paestum. Un altro grande architetto e incisore, studioso dell' architettura classica greca ed in particolare dello stile dorico fu l'Inglese Thomas Major. Fu uno dei tanti viaggiatori inglesi che contribuirono a far conoscere l'Italia nel periodo del Grand Tour. Nacque in Inghilterra nel 1720 e per quarant' anni fu l'incisore ufficiale del re. Anche nel suo Paese d'origine fu molto stimato per le sue incisioni di paesaggi storici ,come le incisioni contenute nell'opera “Le Ruines de Paestum ou de Poseidonia in Magna Grecia” del 1768. La sua opera è costituita da 24 incisioni, 23 delle quali dedicate ai templi e alle maestose rovine di Paestum. Quella mostrata nell' immagine (Fig.4) è una tavola tecnica che raffigura le parti architettoniche della colonna dorica,mentre Fig. 4 Colonna dorica l'altra (Fig.5) rappresenta il tempio di Cerere ripreso da ovest. Anche se queste immagini non riescono a coinvolgere noi bambini, danno però il senso della cura con cui i templi venivano studiati e ammirati. L'opera del Major può essere considerata la prima descrizione sistematica di sito arheologico di Paestum. Ciò che invece ha emozionato noi e le nostre maestre è stato uno splendido 10 59 bellissimi templi, ne rimase affascinato, tanto che dedicò loro parecchie tavole,di cui ventuno sono conservate nel Museo di cui stiamo parlando. Le sue opere sono cariche di forza espressiva, anche grazie ai chiaroscuri di grande effetto. La prima opera che abbiamo visto rappresenta il Tempio di Nettuno,circondato da una vegetazione selvaggia e da bestiame al pascolo (Fig 2). Fra le colonne poi sono rappresentati dei visitatori che ammirano gli antichi resti della città più bella della Magna Grecia. Le varie figure presenti ripropongono scene proprie di quel periodo a Paestum. Infatti viene rappresentata una persona che prende le misure,un'altra che le annota,operai che scavano o cercano di ricostruire parti di architetture crollate.Colpisce anche la presenza di grosse mucche, che sono indicative dell'abbandono in cui era stato lasciato Paestum prima della sua riscoperta,nel periodo in cui vennero scoperte anche Pompei ed Ercolano. E' interessante anche una delle incisioni del figlio del Piranesi, Francesco, il quale insieme al fratello Pietro, collaborò nella realizzazione delle ultime opere del padre.Stiamo Fig.2 Tempio di Nettuno - G.B. Piranesi. parlando della tavola dedicata al Tempio di Cerere, chiamato Tempio di Giunone.Qui domina la scena il bufalo che ricorda la descrizione di Goethe mostrandosi con “occhi selvaggi e iniettati di sangue”(Fig.3). A Capaccio Scalo, proprio al Piranesi 58 CLASSI IV E V DI LAURA E LICINELLA Insegnanti Marisa Cilente - Ada Landi Mautone Adriana - Rosaria Scialò VISITA GUIDATA AL MUSEO ARCHEOLOGICO DI PAESTUM Fig. 1. Facciata del Museo Archeologico di Paestum Di fronte all'area archeologica di Paestum, al centro della città antica, sorge il Museo Archeologico Nazionale (Fig1), uno dei più importanti d' Italia, costruito nel 1952. Fu voluto soprattutto dagli archeologi Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco, ai cui nomi è legata la sensazionale scoperta dell'Heraion di Foce Sele, per raccogliere ed esporre i numerosi reperti via via riportati alla luce nel corso degli scavi. Inizialmente il Museo era formato da un'unica sala; in seguito fu ingrandito e vennero adibite nuove sale per esporre la gran quantità di reperti archeologici provenienti dagli scavi successivi. Il Museo documenta, in diverse sezioni, la storia di Paestum e di tutto il territorio, dalla fondazione della colonia greca, l'antica Poseidonia, all'istituzione della colonia romana, fino alla decadenza. Reperti ci mostrano la trasformazione della vita sociale, dei riti religiosi, dell'arte e dell'artigianato. Essi vengono generalmente esposti in bacheche o vetrinette che hanno una funzione protettiva. Accanto ai reperti ci sono dei cartellini su cui viene scritto: il nome originale dell'oggetto; l'anno o il periodo di origine; le notizie conosciute sull'oggetto. Il percorso approfondisce anche altri temi, come l'urbanistica, i monumenti pubblici e 12 VISITA AL MUSEO DI “PAESTUM IN GRAND TOUR” Il Museo e le opere esposte Noi alunni delle classi IV e V di Gromola siamo andati a visitare il Museo “Grand Tour”presso il convento di S.Antonio (Fig.1). Eravamo curiosi, perché nei giorni precedenti la visita, avevamo studiato la sua storia e avevamo parlato degli autori delle incisioni e delle litografie e degli acquerelli che avremmo potuto ammirare dal vivo. Giunti a Capaccio capoluogo,sulla facciata del Convento,in restaurazione, la prima cosa che ci ha colpito è stata l'immagine Fig.1 Interno del Convento del logo del “Grand Tour”. di S.Antonio a Capaccio All'ingresso del museo, siamo stati subito accolti dalla signorina Anna, che ci ha mostrato le opere della prima sala. Di fronte all'ingresso c'era il bellissimo ritratto del mietitore laziale. A sinistra della porta, c'era un grande leggio (Fig.2) sul quale era adagiato il catalogo con le incisioni di un famoso architetto e incisore veneto, vissuto nel '700 Giovanni Fig.2 Leggio con catalogo del Piranesi Battista,detto anche Giambattista Piranesi.Questo architetto amava gli elementi architettonici del passato antico, come si può vedere dalle sue tavole incise e viaggiò molto per raffigurare la solennità delle strutture classiche, arrivando anche qui da noi a Paestum, nel 1777. Vedendo i 57 momento della Benedizione Eucaristica. Pur nei limiti evidenti e nella le necropoli( dove venivano seppelliti i morti ). difficoltà di leggere l'opera a causa delle pesanti ridipinture, si può apprezzare nel dipinto una genuina e popolare capacità di presentare con immediatezza il racconto evangelico. Percorso di visita Chiostro del Convento 56 A pianterreno, nella zona centrale, sono esposte le metope arcaiche, scoperte nell'area sacra dedicata ad Hera alla foce del fiume Sele. Anche la sala successiva è dedicata all'Heraion di Foce Sele ed è possibile ammirare una statua di marmo della dea Hera in trono. Segue la sezione dedicata ai Santuari urbani in cui sono esposti importanti reperti come il Busto femminile acefalo e la Statua di una divinità maschile. Di qui si accede a un corridoio in cui sono esposti i corredi provenienti dalle necropoli. In una sala propria è esposta la famosa Tomba del Tuffatore, l'unica tomba dipinta restituita dalla città greca. Oltre la sala del Tuffatore, inizia il percorso delle tombe lucane, di cui la più famosa è quella del Cavaliere in nero. Ritornando all'ingresso, si accede alla scala che conduce alla sezione preistorica, in allestimento al primo piano, e alla sala romana, al secondo piano, dove è possibile ammirare, tra le altre cose, un tesoretto di monete. 13 I Santuari Urbani Il Santuario è un edificio in cui si svolgono i riti religiosi. I Santuari urbani sono i templi che si trovano all'interno della cinta muraria e sono: la Basilica, il Tempio di Poseidone e il Tempio di Cerere. I primi due vengono chiamati Santuari meridionali mentre il tempio di Cerere costituisce il Santuario settentrionale. I Santuari urbani furono edificati in periodi diversi. LINEA DEL TEMPO 550 a.C . BASILICA AAAAAA 500 a.C. TEMPIO DI CERERE 450 a.C. TEMPIO DI POSEIDONE Il Convento di Sant’Antonio detto anche Convento dei Frati Minori Il Convento fu costruito nel 1500 dai frati che vi abitarono fino al 1652 quando venne chiuso per disposizione di un papa che ordinò la chiusura di tutti i conventi con um numero di monaci inferiore a 12. Con il terremoto del 1652, fu ridotto in macerie e, ricostruito molto più tardi, fu affidato ai Frati Francescani. Tutto l'edificio gira intorno al chiostro delimitato da pilastri di pietra locale , su cui poggiano grandi archi. Le pareti sono ricche di affreschi riguardanti la vita di San Francesco e di Sant'Antonio, eseguiti da un pittore del posto, Giuseppe Rubini. Proprio nel refettorio del convento che ospita il Museo, attualmente adibito a sala per riunioni e conferenze,detta la Sala del Cenacolo campeggia un'inquietante rappresentazione dell'ultima cena, affresco di Giuseppe Rubino. Il dipinto, ricomparso dopo l'intervento di restauro di tutto il complesso, La Basilica o Tempio di Hera La Basilica ( Fig. 2 ) è il più antico dei templi greci di Paestum. Tratti in inganno dalla sua struttura, inizialmente gli studiosi pensarono che si trattasse di un edificio civile in cui venivano trattati affari e amministrata la giustizia; in seguito furono scoperte statuette votive dedicate ad Hera per cui oggi si ritiene che sia un tempio dedicato a questa divinità. La dea Hera simboleggiava il matrimonio e proteggeva le spose e le donne che dovevano partorire. Ogni anno nel suo santuario si celebravano le nozze sacre tra il Cielo ( Zeus ) e la Terra ( Hera ). 14 Ultima Cena di Giuseppe Rubini Fig. 2. La Basilica o Tempio di Hera raffigura ‘’L'ultima cena’’. Esso occupa tutta la porzione superiore di un lato della volta e riporta la scritta: “Restaurato a cura di benefattrice che desidera restare incognita”. In effetti non si può più parlare di affresco, ma di dipinto murale, in quanto le pesanti ridipinture, effettuate in occasione del restauro, ne hanno completamente alterato la fisionomia. Si può notare il volto giovanissimo di Giovanni, appoggiato alla spalla sinistra di Gesù che ci richiama al celeberrimo Cenacolo di Leonardo Da Vinci. Nel dipinto di Capaccio sembra di cogliere le stesse reazioni in alcuni degli Apostoli raffigurati, anche se, in questa Ultima Cena, vediamo rappresentato anche il tradizionale 55 IL MUSEO E IL CONVENTO DI S. ANTONIO Il Museo di ‘’Paestum in Grand Tour’’ Allestito nel Convento di Sant'Antonio, a Capaccio capoluogo, dalla Fondazione Centro Studi G.B.Vico, il Museo nasce con l'intento di far ”rivivere i Percorsi del Grand Tour”, i viaggi compiuti da studiosi ed artisti di diverse nazionalità, nel 1700 in Europa. Paestum divenne una delle mete più conosciute, grazie anche all'interesse di alcuni letterati, come Winckelmann e Goethe, insieme ad artisti che l'hanno resa ancora più famosa, dipingendola durante i percorsi del Grand Tour. La collezione delle opere esposte, circa centocinquanta, documenta il percorso di riscoperta di Paestum, da parte di artisti quali Morghen, Major, Piranesi, Catel e molti altri, che consentono al visitatore di questo singolare Museo di vivere un ulteriore viaggio nell'arte,al centro del quale c'è Paestum con la riscoperta culturale delle sue rovine, tracce dell'antico splendore di Poseidonia. Logo del Museo è un'opera di Emile Logo del museo del grand tour Lassalle:”Mietitore di ritorno dalle paludi pontine”. Il dipinto ritrae, a mezzo busto la figura del contadino, prendendo spunto dallo svizzero Lopold Robert.Il contadino ritratto ha un fascino ambiguo e seducente; i baffi ne evidenziano il carattere mascolino; lo sguardo malinconico rivolto lontano fa invece trasparire una grande dolcezza. Il museo possiede la raccolta completa delle ventuno tavole dedicate da Piranesi a Paestum. Diciotto di esse portano la firma di Giovan Battista Piranesi mentre le ultime due ed il frontespizio sono state realizzate dal figlio Francesco. Le tavole del museo sono raccolte in forma di grosso volume, posto all'ingresso e collocato su un leggio, senza la possibilità che esso possa essere sfogliato, per motivi di ordine pratico. Vi sono, inoltre, sette tavole che sono esposte nelle sale del museo. 54 Tempio di Poseidone Il Tempio di Poseidone (Fig. 3 ), edificato vicino alla Basilica in epoca successiva, si è conservato meglio degli altri. Tuttora chiamato per tradizione Tempio di Poseidone, in base a ritrovamenti successivi gli studiosi hanno ritenuto prima che fosse dedicato ad Hera e Zeus e poi, in tempi recenti, ad Apollo. Fig. 3. Tempio di Poseidone Tempio di Cerere o di Atena Posto su un'altura a settentrione, il Tempio di Cerere (Fig. 4 ) presenta delle particolarità che lo distinguono dagli altri due, come ad esempio la presenza di capitelli ionici, i più antichi finora ritrovati in Italia. Nelle stipi votive sono state ritrovate molte statuette in terracotta raffiguranti Atena, la dea della saggezza e delle arti, con elmo e scudo, che provano come il tempio non sia dedicato a Cerere (Demetra in greco ), dea dei raccolti, come si riteneva all'inizio, ma alla dea Atena. Nei templi e nella zona circostante sono stati trovati molti reperti di grande importanza che hanno consentito di comprendere la cultura del luogo e la sua evoluzione. Questi reperti sono esposti nel Museo Archeologico di Paestum, nelle sale dedicate ai Santuari urbani. Fig.4. Tempio di Cerere o di Atena 15 I REPERTI DEI SANTUARI URBANI Dea in Trono e Statuine Votive Nelle stipi votive del tempio di Nettuno, tra le varie statuine votive è stata ritrovata la Dea in trono, in terracotta. La parte inferiore rappresenta sia il trono con la sua spalliera che tutta la parte inferiore della dea. Tra le statuine fittili, cioè in terracotta, spicca la Donna fiore per la sua particolarità (Fig. 5 ) Busto femminile in terracotta Fig.6 Busto femminile in terracotta Fig 5 Donna fiore Il busto manca della testa che veniva lavorata a parte e poi inserita, e manca anche del braccio sinistro. Questo busto faceva sicuramente parte di una decorazione architettonica.La figura indossa un abito di stoffa leggera, pieghettato sul davanti e con corte maniche; è ornato, in basso, da quadretti rossi e più su da svastiche dialogo, di appagamento del desiderio di tornare alle origini, insomma occasione di crescita culturale e umana. “Il viaggio oltre la scafa, sul Sele selvaggio, nella pianura dominata da briganti e da bufali simili ad ippopotami e con gli occhi selvaggi iniettati di sangue..”costituì il mezzo per poter ammirare i maestosi templi e attirò giovani provenienti da famiglie ricche. E a Paestum giunsero artisti come il Piranesi che realizzò tavole bellissime.Le scene che egli ritrae sono ricche e animate : gli uomini intenti agli scavi o alla misurazione dei reperti , vengono affiancati da altri che bivaccavano e dal bestiame che sembra p a s c o l a r e i r r i v e r e n t e t r a l e r o v i n e . Viste,descrizioni,dipinti,acquerelli,disegni, gouaches(guazzi), di grandi artisti fecero di Paestum un luogo di culto e meta di “Viaggio”E proprio per intraprendere un “Viaggio” nella storia del nostro territorio è nato il . MUSEO DEL GRAND TOUR Tale museo è situato nel convento di Sant'Antonio sito in Capaccio Capoluogo, detto anche Convento dei Frati Minori. dipinte di nero. La svastica è un antico simbolo spesso usato come ornamento o con significato religioso; lo stesso simbolo, ripreso in epoca moderna dai nazisti, è ora ricordo di terrore e morte ( fig. 6 ). Divinità maschile ( Zeus o Poseidone ) Questa statua raffigura una divinità maschile in trono, forse Zeus o forse Poseidone, che doveva trovarsi in un tempietto del Santuario meridionale. La figura è coperta da un chitone ( veste greca, aderente al corpo, formata da una spalla con una piccola fibbia, stretta da una fascia ) di colore giallo e 16 FOTO DEL CONVENTO 53 JOHANN WOLFGANG GOETHE Johann Wolfgang Goethe nacque il 28 agosto del 1749 a Francoforte sul Meno da una agiata famiglia. Il padre era consigliere imperiale, la madre era figlia di un borgomastro di Francoforte. Com'era consuetudine all'epoca, il ragazzo ricevette la prima educazione in casa e i genitori ebbero una forte influenza sulla sua formazione intellettuale. Il giovane Goethe studiava di tutto, dalla letteratura alle scienze, inoltre conosceva inglese, francese, italiano, greco, ebraico, disegnava e dipingeva. A sedici anni lasciò Francoforte per studiare giurisprudenza a Lipsia e a ventidue si laureò in legge a Strasburgo . A Strasburgo scoprì la bellezza della natura, l'architettura, la musica e la cultura popolare, lesse Shakespeare, fece amicizia con filosofi, poeti e letterati. Seguì con interesse la vita culturale europea (Balzac, Manzoni, Stendhal) e mantenne rapporti con i maggiori personaggi dell'epoca, studiò Dante. Perche’ la riscoperta? Quale la causa? Paestum deve la sua riscoperta ad una moda antica, ma fortemente sviluppatasi nella prima metà del settecento e che va sotto il nome di “GRAND TOUR”. Il primo ad adottare il neologismo “ Grand Tour”fu Richard Lassels nel 1670. Da quel momento il termine viene utilizzato per indicare un VIAGGIO. È proprio nel 18° secolo che il “Viaggio”, più che in altri momenti viene considerato mezzo di conoscenza, di ricerca, di 52 da un mantello rosso bordato di motivi geometrici in nero. Il viso e le parti nude, come il braccio, sono dipinte in rosso acceso; in nero sono i baffi sottili e la capigliatura acconciata sulla fronte in piccole ciocche verticali e raccolte in grosse trecce tubolari che Fig.8 Statuina fittile di Hera ricadono sulle spalle ( Fig. 7) Statuine fittili di Hera Hera o Giunone era il tema obbligatorio per gli artisti della terracotta, infatti sono numerosi gli esemplari emersi dal Tempio di Nettuno. Nel Museo è possibile ammirare molte statuine votive che rappresentano Hera seduta in trono (Fig. 8 ) con in mano una melagrana, simbolo della fecondità. Sima in arenaria Provenienti dal Tempio di Cerere o Atena, le sime ( Fig. 9 ) erano i gocciolatoi posti in alto e avevano la forma di testa di leone. Il materiale utilizzato era l'arenaria, una roccia molto diffusa sul territorio. Fig. 7. Statua di Zeus o Poseidone Fig. 9. Sima in arenaria Elementi del Fregio della Basilica Il fregio è un motivo decorativo che abbelliva i templi. Durante gli scavi sono state ritrovate molte terrecotte policrome ( cioè di vari colori ) che provengono dalla distrutta copertura della Basilica e sono state ricostruite all'interno del museo per Fig. 10. Particolare del formare parte del fregio originale ( Fig. 10 ). fregio della Basilica Frammento di Europa sul toro Questo frammento giunto fino a noi, che consiste nella testa di un toro ( Fig. 11 ), rappresenta il mito di Europa. 17 Fig. 11. Frammento di Europa sul toro Zeus si innamorò della principessa Europa, si trasformò in un toro bianco e si confuse nella mandria reale. Europa lo vide, ci giocò e ad un certo punto gli saltò in groppa. Zeus allora ne approfittò e la rapì portandola lontana tra le onde. Vasi presenti nel Museo Nel museo sono presenti diversi splendidi vasi,che sono un esempio di ceramica pestana, la corrente pittorica, sviluppatasi in Campania intorno al IV secolo a.C. Affermata tra il il 360 Fig.12 Anfora a figure rosse Fig 13 Diversi tipi di vasi greci 18 ed i l 3 3 0 a.C.,tale corrente si specializza nella realizzazione di scene teatrali di genere comico o tragico e rappresenta una preziosa fonte di informazioni sul tema. Protagonisti nella realizzazione di questi prodotti sono Assteas e Python, unici ceramisti che firmavano alcune delle loro opere. insediamenti che risalgono all'età del ferro. Dopo l'abbandono, di Paestum non si parlò più per secoli, anche se i templi erano ben visibili ai viaggiatori che arrivavano per via mare. Ci fu un periodo in cui si era perso il ricordo e persino l'ubicazione delle maestose costruzioni perché arbusti alti ne avevano ricoperto le colonne e i resti. I pochi pastori che si ritrovavano con le loro mandrie intorno ai templi non ne apprezzavano il significato e l'importanza .Bisogna aspettare molto più tardi perché “…la fama di una antica città dove le rose fiorivano due volte all'anno..”,come scriveva il grande poeta Virgilio, si diffondesse in tutta l'Europa. Poeti, archeologi, intellettuali sentirono il desiderio di cercarla e ammirarla. Nella prima metà del settecento si assiste così alla “RISCOPERTA DELLA CITTÀ “ .le prime carrozze portarono tra le mura di Pestum studiosi come Winkelmann, poeti e artisti di molte nazionalità trai quali Shelley,Piranesi,Canova , Goethe. Johann Wolfang Goethe, un grande della letteratura mondiale, di Pestum diceva…. ”All'alba raggiungemmo lungo strade impraticabili e spesso paludose i piedi di due belle montagne; attraversammo canali e ruscelli, dove vedemmo dei bufali simili ad ippopotami e con gli occhi selvaggi iniettati di sangue. La campagna diventava sempre più piatta e deserta, la scarsità di abitazioni denunciava la mancanza di lavori agricoli. Finalmente, senza sapere se stavamo attraversando rocce o rovine, riconoscemmo chiaramente in certe enormi masse lunghe e quadrate, che avevamo già scorto di lontano, i templi e i monumenti rimasti di Paestum, una città un tempo tanto fiorente. Mi feci condurre da un contadino nei pressi dei monumenti: la prima impressione non poteva che essere di profondo stupore. Mi trovavo in un mondo del tutto nuovo. Oggi i nostri occhi sono attratti ed abituati ad una architettura più sobria,così che queste masse di fitte colonne tozze, coniche, ci appaiono pesanti e addirittura sinistre. Non di meno ritornai ben presto in me, pensai ai tempi in cui lo spirito trovava opportuno quel genere di architettura, ed in meno di un'ora mi riconciliai con quei resti tanto ben conservati e resi grazie al genio che mi aveva permesso di vederli con i miei occhi, poiché non è possibile farsene alcuna idea attraverso le riproduzioni. Solo girandovi attorno e percorrendoli da una parte all'altra si comunica loro una vera vita e la si sente emanare da essi, come l'architetto si propose ed ottenne.” Da Dal Garda alla Sicilia con Goethe Ed. Grafprint - Milano, 1959 - 51 DECADENZA E RISCOPERTA DI PAESTUM Paestum vide all'interno delle sue mura il susseguirsi di grandi potenze e civiltà. Una di queste fu Roma che diede alla terra e alla città, che era stata dei Greci e dei Lucani, il nome di Paestum. Nel periodo romano, però, si assiste anche ad una lenta, graduale e progressiva decadenza della città. Molteplici ne furono le cause: a) la costruzione della via Appia che collegava Roma a Brindisi,provocò un forte calo di traffico nel mar Mediterraneo e quindi una grave crisi economica della città di Paestum, crisi che portò ad una grande emigrazione della popolazione pestana. Pochi gli abitanti che restarono nelle vicinanze del Tempio di Cerere; b) la malaria che determinò l'abbandono totale della città; c) le incursioni saracene cancellarono la fiorente città di un tempo. Si spiega così il sorgere di una città in collina che nel medioevo, ebbe grande importanza commerciale e strategica e assunse quasi il ruolo che Paestum aveva avuto nell'antichità. Questa città ebbe il nome di CAPUT AQUIS perché sovrastava le ricche sorgenti di Capodifiume, già sede di culto nel periodo greco e romano;fu sede vescovile e fervido centro di cultura fino al 1246, quando Federico II la distrusse per vendicarsi della congiura che i Baroni gli avevano ordito. La credenza che Capaccio Vecchia sia stata fondata dai profughi pestani è priva di fondamento perché si ritrovano citazioni di Capaccio già nel codice cavese. Insediamenti protostorici sono stati ritrovati nella zona di Capaccio Vecchia da ricercatori dell'Università di Salerno e di Varsavia, anzi alcuni reperti indicherebbero 50 Le sorgenti di Caput Aquis. Le ceramiche del IV secolo hanno un grande sviluppo con le produzioni pestane a figure rosse,(Fig.12) come l'anfora di Python, firmata, con la nascita di Elena, e l'oinochoe con il giudizio di Paride di fronte a Hermes, del pittore di Afrodite. Si segnala anche, per i ritrovamenti presso gli edifici sacri, un'anfora attica a figure rosse con Eracle . I recipienti realizzati occupano un ruolo importante durante i banchetti, preferendo quindi le forme per contenere e poi consumare liquidi, come crateri( a calice o a campana,che servivano per contenere un miscuglio di vino,acqua e miele) e gli oinochoai (contenitori per il vino,spesso con tre bocche). Erano infatti numerose le forme di vasi greci (Fig.13) e diverse erano le funzioni che essi svolgevano . L’anfora era il vaso più conosciuto,con due manici verticali e serviva anch'esso a contenere liquidi. L'hydria che serviva per attingere acqua alla fonte, era un vaso a tre manici, due orizzontali per sollevarlo e uno verticale per reggerlo durante il trasporto. Molto famose sono le sei hydrie e le due anfore di bronzo, ritrovate nel sacello ipogeico o Heroon (la tomba vuota consacrata ad Is, fondatore di Sibari, costruita dai sibariti).Erano otto vasi in bronzo che contenevano miele, il “nettare degli dei”, ritrovato in un ottimo stato di conservazione, al momento della scoperta, grazie alla cera con cui erano stati sigillati i vasi. Fig.14 Hydria di bronzo L'hydria più bella è quella che ha come ritrovata nell'Heroon. manico verticale uno splendido leone ritto sulle zampe posteriori.(Fig14). 19 LE NECROPOLI GRECHE E LUCANE Le necropoli greche Durante gli scavi delle necropoli presenti nella zona di Paestum, il Museo archeologico è stato ampliato per poter contenere i numerosi oggetti dei corredi delle tombe e le numerose lastre dipinte, appartenenti alle tombe del periodo lucano. Il settore all'interno del Museo dedicato alle necropoli di Poseidonia-Paestum va dal VI al IV secolo a.C. Le necropoli più antiche,quelle di Laghetto e Arcioni, risalgono al periodo in cui i Sibariti giunsero qui, per fondare Poseidonia. Queste tombe si trovano in fosse lunghe e strette, ricavate dalla roccia in cui veniva messo il defunto in posizione supina distesa. Le sepolture contenevano piccoli contenitori di essenze, di oli profumati , coppe per bere o vasi per versare, tutti decorati. Era abbastanza diffusa anche la pratica dell'incinerazione e i resti dei defunti venivano messi in grandi contenitori. Nel periodo greco, nella città di Poseidonia, come allora si chiamava Paestum, le sepolture presentavano pochi oggetti di corredo funebre, ad eccezione di quelle riservate ai bambini e ai giovinetti,in cui sono stati ritrovati molti vasi di piccole dimensioni Nei primi decenni del V secolo a.C.,cominciano ad essere sfruttati come necropoli anche gli spazi posti oltre il santuario di Santa Venera. I corredi sono abbastanza simili rispetto a quelli ritrovati nelle necropoli settentrionali, ma è interessante notare nelle tombe di giovani atleti, la presenza di oggetti particolari, come lo strigile e l'alabastron; il primo serviva per pulire la polvere e il sudore dal corpo, stanco dopo gli esercizi fisici, mentre il secondo era un vaso che conteneva essenze ed oli, per profumarsi. Un vaso 20 CLASSI IV E V DI PONTE BARIZZO E GROMOLA Insegnanti Anna Citro - Rosa Serio Rosa Serra - Angela De Rosa - Elisa Valente Fig.1 Vaso a figure rosseTomba di S.Venera a figure rosse(Fig.1), ritrovato in una tomba della necropoli di S. Venera, mostra un giovane impegnato negli esercizi atletici o nel momento in cui prende un mantello da una cesta, mantenuta da un piccolo servitore. Questi oggetti ci fanno capire gli ideali atletici dei Greci, che nell'educazione dei giovani, davano uno spazio molto importante alla pratica della palestra, oltre che all'apprendimento delle lettere e della musica. Gli uomini, in età giovane, si prendevano molta cura del loro corpo,cercando di mantenerlo forte e robusto, per essere ottimi soldati e atleti. E proprio una bella figura atletica viene rappresentata sulla lastra di copertura della famosissima Tomba del Tuffatore (Fig.2). Questa tomba greca, che risale al 480/470 a.C., è completamente diversa dalle altre dello stesso periodo, perché, oltre al corredo funebre (composto da alcuni vasi e da uno strumento musicale a corda, chiamato lira), presenta Fig.2 Lastra di copertura della Tomba del Tuffatore delle splendide pitture che decorano le pareti interne e la lastra di copertura della cassa.Il defunto doveva essere una persona che amava la musica e il canto,come dimostrano tutte le pitture che si susseguono sulle diverse lastre.Esse rappresentano una scena del simposio, parola con cui gli antichi indicavano la seonda parte di un banchetto, in cui si beveva vino, si suonava e si scherzava con i commensali, proprio come si può vedere dalle bellissime immagini che decorano tutte le lastre della tomba. Ma l' immagine più famosa, che ha reso celebre Paestum in tutto il mondo, è quella del giovane che nel tuffarsi, esprime simbolicamente il passaggio dalla vita alla morte,poiché per gli antichi, bisognava attraversare un fiume o una palude per raggiungere l'Aldilà. Quest'opera scoperta quarant'anni fa, nel 1968, rappresenta l'unico esempio di pittura murale greca nella Magna Grecia e si può ammirare solo visitando il Museo Archeologico di Paestum. 48 21 La necropoli lucana Ma l'uso delle tombe dipinte si afferma a Paestum nel IV secolo a.C., durante il dominio lucano. A quest'epoca risale la ricchissima raccolta di pitture funerarie del museo. Sono lastre affrescate; le più antiche sono decorate solo nella parte centrale, con fasce, corone, bende o rami; in seguito si afferma l'uso di vere e proprie scene figurate per le tombe maschili (prevalentemente guerrieri a cavallo con elmo e corazza) e di elementi decorativi per quelle femminili. Tali tombe erano destinate a personaggi importanti della società lucana e infatti su un migliaio di tombe ritrovate, circa ottanta sono dipinte. In un'antica tomba lucana ritrovata in località Andriuolo,l'immagine dipinta su una delle pareti (Fig.3) mostra una donna che porge ad un cavaliere i vasi che servono per compiere gli atti,per farlo purificare dal sangue della battaglia,prima di ritornare nella comunità civile. Una tomba decorata in modo particolare è quella ritrovata sempre nella necropoli di Andriuolo.Nell'immagine (Fig.4) sono visibili motivi vegetali e animali,che richiamano gli oggetti del corredo funebre. Nelle tombe lucane infatti la composizione del corredo(i vasi e gli oggetti appartenuti al defunto)posto nelle sepolture sottolinea l'appartenenza a un ceto sociale piuttosto che a un altro e la distinzione di sesso. Nelle sepolture maschili compaiono le armi e il cratere,il vaso in cui si mescolava il vino,mentre in quelle femminili più importanti si trovavano gioielli, l'hydria, cioè un vaso per contenere l'acqua e un altro tipo di vaso chiamato lebete nuziale. Ed è solo tenendo presenti i corredi e le decorazioni pittoriche 23) Pianto di mamma accanto al cadavere del figlio; 26) Figura maschile avvolta da serpenti; 28) Due figure maschili nell'atto di tirare frecce; 29) Gigante colpito alle spalle da una freccia cerca di liberarsi; LESSICO l Iliade e Odissea: poemi della letteratura greca, scritti da Omero che narrano della guerra di Troia (Iliade) e delle avventure di Ulisse (Odissea). l Centauro: figura della mitologia greca, metà uomo e metà cavallo. Violento e selvaggio incapace di reggere il vino. l Dioscuri: personaggi della mitologia greca e romana. Sono impersonati dai gemelli Castore e Polluce figli di Zeus e di Leda (Dioscuri“figli di Zeus”). l Cercopi: popoli della mitologia greca che a causa dei loro misfatti e cattiverie furono privati della parola e dell'aspetto umano e Zeus li trasformò in cercopitechi. l Fregio: motivo decorativo lineare. l Triglifi: elemento dell'architettura greco-romana che consiste in una formella in pietra, decorata con tre scanalature verticali (i glifi) e solitamente interposti tra le metope. Fig.3 Guerriero lucano che torna a casa l Esegesi: spiegazione, interpretazione, ricerca del significato. l Pithos: vaso di creta dove si conservava il vino. delle tombe che si riesce a ricostruire un quadro delle vicende della città di Paestum nel periodo lucano. Grazie alle immagini delle tombe femminili, riusciamo a comprendere qual era il cerimoniale funebre, che nell'antichità,durava diversi giorni. Alcune pitture rappresentano il 22 47 Apollo e Artemide: i due personaggi sono chiaramente identificabili dall'arco che impugnano nell'atto di tirare le frecce che uccideranno il gigante Tityos che ha osato rapire la loro madre. Il gigante Tityos è rappresentato e riconoscibile nella metopa 29 dove cerca di strapparsi una freccia che l'ha colpito alla testa. Fig.4 Tomba 21 Andriuolo momento successivo all'ultimo respiro della defunta, quando le donne della famiglia tendono le bende per avvolgere i piedi della donna morta o le sistemano la testa sui cuscini. Questa immagine di tomba lucana l'abbiamo presa da un libro,perchè non c'è nel Museo da noi visitato e l'abbiamo inserita perché ci aiuta a comprendere meglio la successiva(Fig.6), in cui, terminata la fase della preparazione,si dava inizio all'esposizione del cadavere (prothesis).Qui, le donne della famiglia piangevano disperatamente e come si può vedere dall'immagine, si percuotono il petto con le mani o portano le mani in testa, quasi a volersi strappare i capelli o graffiarsi il viso. Dopo alcuni giorni dalla sua esposizione, il cadavere veniva portato alla necropoli,dove si eseguivano altri rituali prima della chiusura della tomba. Le Fig. 5: Metopa 26 raffigurante una figura maschile avvolta da serpenti 14) Cattura del cinghiale; 17) Uccisione del centauro; 18) Figura d'uomo nascosta dietro la palma; 21) Uomo che colpisce alle spalle; 20) Figura alata con disco; 19) Re seduto; Fig. 6 Il rito funebre del pianto Fig.5 Le donne preparano la defunta pitture delle tombe lucane venivano viste solo nella cerimonia che precedeva la sepoltura e venivano realizzate sul posto. Il loro scopo non è solo decorativo, ma aiutano a capire le abitudini e i valori dei Lucani che, anche nel modo di seppellire i morti, si differenziavano dai Greci. Questa visita è stata importante per noi, perché ci ha fatto conoscere un parte di storia dei popoli che hanno abitato il nostro territorio molti secoli fa, cioè i Greci e i Lucani. 22) Figure femminili con bambino in braccio; 46 23 LA SEZIONE ROMANA DEL MUSEO Un’altra lastra rappresenta l'immagine di un guerriero accovacciato con Tutti gli alunni delle classi IV e V, quest'anno sono andati a visitare un museo e noi del plesso di Laura , siamo stati al Museo archeologico di Paestum. Questo Museo venne fondato più di cinquant'anni fa, nel 1952 per custodire i numerosi reperti del Santuario di Hera alla foce del Sele, scoperto dagli archeologi Paola Zancani Montuoro e da Umberto Zanotti Bianco e quelli poi ritrovati nella città di Poseidonia-Paestum e nelle necropoli. Nel 1999, fu ingrandito e riorganizzato, in modo da permettere l'esposizione di tutto quello che aiutava a ricostruire la storia della città, nei tre periodi in cui popoli diversi l'hanno abitata: i Greci, i Lucani e i Romani. Noi abbiamo visitato tutto il Museo, ma ci siamo soffermati soprattutto sulla sezione romana, al piano superiore. In questa parte, tanti sono i reperti che si riferiscono al periodo romano,ma per capire meglio cosa andavamo a vedere, abbiamo letto in classe con le insegnanti due opuscoli riguardanti la storia di Roma,collegata a quella di Paestum. Il un grande scudo nascosto dietro una palma. L'episodio è narrato primo riguardava Paestum nel periodo in cui c'era la Repubblica a Roma e l'altro si riferiva alla Paestum del periodo successivo,cioè quello imperiale (Fig1). La copertina di questo opuscolo raffigura l'immagine dell'imperatore Tiberio, successore di Augusto con un tempio sullo sfondo. Le assistenti alla quale è dedicato il santuario di Foce Sele. Altri episodi della guerra di Priamo, che solitamente andava ad abbeverare i cavalli a una fonte. Anche nella successiva si interpreta l'uccisione di Patroclo colpito alle spalle dalla lancia di Ettore. La lastra 20 presenta una figura alata inginocchiata che regge nelle mani un grosso disco e indossa sandali alati. La leggenda vuole che sia l'immagine di ERIS (personificazione della discordia) inviata da Zeus per aizzare gli animi dei soldati della guerra di Troia al sorgere del sole, oppure in un'altra interpretazione Iris impersona la messaggera degli dei portatrice del disco solare. La metopa successiva rappresenta un re seduto sul trono e questa figura è stata interpretata come Zeus, figura importante della guerra di Troia e soprattutto di Eracle di cui è padre; inoltre Zeus è lo sposo di Hera la dea Troia vengono riferiti dalle metope 22-23: nella lastra 22 sono raffigurate due figure femminili e quella a destra regge in braccio un bambino di cui si vede una gamba a penzoloni. Questa metopa rappresenta il pianto di Elena e Andromeda (con il piccolo Astianatte) che si disperano per la morte di Ettore e questa leggenda trova riscontro nella lastra 23 dove Ecuba (mamma di Ettore) piange sul cadavere del figlio. Fig.1 Opuscolo di Paestum in età Imperiale museali, che ci hanno accompagnati durante la visita, hanno chiarito ancora meglio le idee su questa importante sezione del Museo. La città di Paestum, come colonia romana, nacque nel 273 a.C e fu attuata, grazie all'invio di circa 6000 uomini, provenienti dagli strati più bassi della società romana: ex-schiavi e servi liberati. 24 nell'Iliade e si tratterebbe di Achille che sta per uccidere il figlio di Nella lastra 26 è rappresentata una figura maschile avvolta da un serpente (Fig.5). I serpenti e i draghi nella mitologia antica (personificano le negatività materiali) sono affrontati da numerosi eroi che affermano così la superiorità dell'intelligenza umana sulla violenza di natura bestiale. La leggenda vuole che qui sia rappresentato Giasone che combatte il grosso drago che custodisce il vello d'oro. Nelle ultime due metope viene rappresentato un episodio di due divinità: 45 15) Lotta corpo a corpo tra Eracle e Anteo 13) Eracle cattura i Cercopi (briganti ladri). 10) Eracle Deianina (promessa sposa di Ercole) 11) Centauro Eurizio che insidia Deianina. Fig. 4: Lastra 24 12) Ratto del tripode delfico (Ercole compie un atto di follia e cerca di rubare un oggetto sacro a Hera). 16) Ercole che lotta col leone. 32) Personaggio nel calderone. 33) Fanciulle in fuga: 24-25) Episodi legati alla guerra di Troia. (Fig.4) Nel lato sud sono collocate undici lastre che non presentano organicità nei contenuti. La prima illustra la cattura del cinghiale che infestava i monti dell'Arcadia ed è rappresentata dal ritorno di Ercole che trasporta sul dorso il grosso animale per scaricarlo davanti al re che spaventato si nasconde in un grosso pithos. La lastra successiva vede un uomo di profilo verso destra che colpisce un centauro. La leggenda narra che si riferisce all'uccisione del centauro Nesso che insidiava Deianina la moglie di Ercole. 44 Fig. 2 Marsia E proprio a questo periodo ci riporta la statua di bronzo di Marsia, (Fig.2) che doveva essere un ex- schiavo. Come si può vedere dall'immagine, questa è una figura molto tozza, che ha colpito la nostra immaginazione, perché l' abbiamo disegnata quasi tutti, in classe. Senza braccia, questa statua di bronzo porta alle caviglie evidenti ceppi aperti e perciò rappresenta la libertà raggiunta dei nuovi coloni di Paestum di origine plebea, composta in larga parte da schiavi affrancati,chiamati liberti. Una cosa che noi non sapevamo è che Paestum avesse monete proprie.La colonia di Paestum infatti ha coniato monete di piccolo taglio per tutta l'età repubblicana , fin ai primi anni dell'età imperiale.Queste monete raffigurano una serie dei personaggi della storia di Roma. Lo dimostra il cosiddetto tesoretto di 647 denari d'argento, conservato al museo in una vetrinetta, con un apparecchio che regola la temperatura, in alto a sinistra, nell'immagine (Fig.3), per non farle Fig3 Il tesoretto rovinare. Le monete sono state nascoste nel 12 a.C .e sono state poi ritrovate una decina d'anni fa, nel 1998. Il loro valore è molto alto,se si pensa che lo stipendio di un funzionario romano era di circa 225 denari all'anno. Esse raffigurano una serie di personaggi dell'antica Roma e si riferiscono a un periodo che va dal II secolo a.C. ai primi anni di Augusto. In un'altra vetrinetta, abbiamo visto una moneta davvero particolare, il cosiddetto òbolo di Caronte, che veniva messo in bocca al defunto:.rappresentava cioè il pedaggio che lui doveva pagare per andare nell'aldilà. Con l'avvento dell'imperatore Augusto, si afferma anche a Paestum, oltre che nell'antica Roma, il culto imperiale.Esso viene rappresentato dall'altare di Publio, un ex schiavo (liberto), che apparteneva a un'associazione di persone, che adoravano il dio Mercurio, 25 paragonato all' imperatore Augusto. Questo altare (Fig.5), rappresenta una scena di sacrificio al dio. L'imperatore,quindi, veniva adorato come un dio, tanto che a lui si riferiva anche il simbolo di Giove, un'aquila che stringe tra le zampe un fascio di fulmini (Fig. 6), immagine raffigurata su un sostegno di una tavola, sempre esposto al Museo. Anche Paestum,come l'antica Roma ai tempi dell'imperatore Augusto visse un periodo molto positivo, in cui regnava la pace. Al museo, viene esposta un'immagine di Livia, moglie di Augusto e madre del suo successore Tiberio, con il capo velato e ornato da una corona di olivo,che (8-9). Questa leggenda narra di Eracle che corre in difesa di Hera insidiata dai selvaggi e cattivi Sileni, infatti, la metopa 7, rappresenta Eracle combattente nel gesto di sguainare la spada insieme ad una figura femminile. Continuando la lettura delle lastre si incontrano le metope che raccontano il rapimento da parte di Castore e Polluce, i gemelli noti come Dioscuri, delle due figlie di Leucippo. L'ultima metopa del lato ovest rappresenta una figura maschile che scruta l'orizzonte a cavalcioni di una tartaruga marina ( Fig.3). Fig.5 Altare di marmo rappresenta appunto la pace di quel periodo della storia romana e di Paestum. Ma l'impero romano cominciò ad entrare in crisi verso la fine del I secolo d.C., quando l'imperatore Vespasiano accolse una colonia di persone delle armate navali dell'impero,donando loro la piena cittadinanza romana. A quel periodo, risale una statua ricoperta da un toga, simbolo della cittadinanza romana Fig.. 6 Aquila su fascio di fulmini concessa da Vespasiano e un ritratto femminile con una particolare pettinatura a boccoli tipica di quel periodo. Una cosa molto importante da dire è che i Romani non cancellarono la struttura della città di Poseidonia, così come l'avevano organizzata i Greci e poi i Lucani, ma seppero riutilizzare i santuari urbani, aggiungendo solo qualche altro edificio religioso, come il tempio italico. Anche l'Heroon, la tomba simbolica che i Greci nel VI secolo a.C. avevano 26 una coppia di SILENI (figure per metà cavalli) che avanzano verso sinistra LEGENDA DELLE METOPE RAFFIGURATE 7) Hera con Eracle; Fig. 3: Metopa 12 che raffigura un cavaliere che cavalca la tartaruga marina 8-9) Sileni 10) Castore e Polluce i dioscuri 11) Le figlie di Leucippo 12) Cavaliere che cavalca la tartaruga marina Nel lato nord troviamo altre 10 metope con triglifi che narrano ancora delle imprese eroiche di Eracle unite al racconto mitologico di Giasone, altro eroe considerato fondatore del santuario di Hera. 43 snoda nel seguente modo: l nel lato est sono posizionate 6 metope che narrano una delle fatiche di Eracle. La leggenda racconta che l'eroe (Eracle) durante il viaggio verso l'Arcadia, dove avrebbe dovuto catturare un terribile cinghiale, arrivato presso la comunità dei centauri (figure queste con la velocità dei cavalli, la forza degli animali, l'intelligenza e l'esperienza dell'uomo), venne accolto dal loro capo, pholos, che in segno di ospitalità, volle offrirgli il vino ricevuto in dono dal dio Dioniso. Aperto il pithos che lo conteneva, il profumo si espanse per il monte e raggiunse “l'olfatto” dei centauri che arrabbiati e inebriati dal vino, accorsero da Pholos e diedero inizio ad una furiosa lotta con Eracle. La metopa che apre questa leggenda raffigura Pholos, il centauro”buono”, che si differenzia dagli altri perché ha la parte anteriore tutta umana e solo la parte posteriore da animale; invece gli altri dedicato al fondatore di Poseidonia, non venne distrutta, ma seppellita. Le trasformazioni degli edifici pubblici della città riguardarono perciò solo lo spazio politico, con la costruzione del foro,che rappresentava il centro sociale, politico e religioso della colonia. Con esso, Poseidonia greca e lucana non esisteva più:al suo posto era nata la Paestum romana. La città entro in crisi profonda,quando l'impero centrale di Roma inziò la sua decadenza.Da allora,si rimpicciolì il centro abitato, anche a causa della formazione delle paludi e della diffusione della malaria. Si ridusse così a un villaggio tra l'antico tempio di Athena e la chiesa dell'Annunziata, costruita nel V secolo d.C. Quest'ultima divenne l'antica sede del vescovo di Paestum e centro della piccola comunità. IL territorio però, presentando tracce riferibili ad occupazioni di età normanna, sveva ed angioina, non è stato completamente abbandonato, come comunemente si ritiene. Occorre perciò smentire il fatto che solo nel 1700, quando la città e i suoi templi vennero scoperti dalla cultura europea,sia nato un nuovo centro abitato. centauri sono rappresentati con le quattro zampe equine. Nella esegesi, il pithos del vino è stato scolpito a metà sotto il corpo equino del centauro buono. LEGENDA DELLE METOPE RAFFIGURATE 1) Centauro buono (Pholos) con il pithos. 2) Eracle l'arciere. 3) Centauro in un'azione di lotta. 4) Centauro ferito. 5) Centauro combattente. Fig. 2: Metopa del Centauro al galoppo 6) Centauro al galoppo (Fig.2). Nel lato ovest le metope sono identificate con certezza per la presenza di 42 27 LE METOPE Tra i ritrovamenti più importanti degli scavi effettuati dagli archeologi che hanno scoperto l'HERAION (santuario di Hera di Foce Sele), vi sono una serie di METOPE (all'incirca settanta) che decoravano i frontoni dei due edifici. Quaranta lastre, del gruppo di metope più antiche (560 a.C.) raccontano cicli mitici relativi alla guerra di Troia, Eracle, Giasone … E sono visibili nel museo di Paestum. Il secondo gruppo, che ornava il tempio maggiore, rappresenta un corteo di danzatrici ed è esposto anch'esso al suddetto museo. La metopa è un elemento architettonico dell'arte greca e romana e consiste in una lastra in pietra, scolpita a bassorilievo, con in alternanza i TRIGLIFI, lastre decorate con Fig. 1: Metopa e triglifi tre scanalature verticali (Fig.1). Le metope sono ritenute la massima testimonianza della scultura della Magna Grecia e si racconta che fu enorme l'emozione dei due archeologi all'apparire della prima metopa: il 12 giugno del 1934. Le lastre e i frammenti ritrovati sono stati suddivisi in tre grossi nuclei: l al primo nucleo (il più numeroso) sono state assegnate le trentasei metope che compongono il fregio dell'edificio arcaico; l al secondo nucleo appartengono le metope assegnate al tempio di Hera (12 tra lastre e frammenti); l al terzo nucleo vi sono raccolte 18 metope di incerta interpretazione. La ricostruzione del fregio all'interno del museo con le metope scolpite si 28 41 diverse forme: tonda, quadrata, a cattedrale, a barca. (Fig.10). Alcuni studiosi hanno pensato, proprio per la presenza di cente a forma di barca, che ci possa essere un legame tra la forma di barca e il rituale antico del trasporto della statua di Hera, protettrice della navigazione e dei buoni approdi. Fig.9 Processione alla festa della Madonna del Granato CLASSI IV E V DI CAPACCIO SCALO Insegnanti Lucia Laurino - Carmela Maiese Linda Cafasso - Vittoria Casella Fig.10 Costruzione di cento ceri, detta centa. 40 IL MUSEO NARRANTE Nel 2001, vicino a ciò che resta del Santuario,è stata allestito un museo davvero particolare, il Museo Narrante di Hera Argiva. Per questo allestimento, è stata recuperata la Masseria Procuiali,cioè la casa colonica dell'Ente di Bonifica, utilizzata come deposito dei materiali scoperti durante i primi scavi (fig.1). Il Museo, dedicato ai due archeologi, Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco, che hanno scoperto il Santuario, è molto diverso dai tradizionali musei archeologici. Pur essendo privo dei reperti originali, (che si trovano invece nel Museo archeologico nazionale di Paestum), questo Fig. 1 Museo Narrante di Hera Argiva particolare museo, viene detto narrante, perché vissuto da chi lo visita come un avvincente e coinvolgente racconto. Infatti, grazie ai filmati , alle ricostruzioni tridimensionali e ai suggestivi effetti sonori, lo spettatore si sente coinvolto in un viaggio,che lo proietta in un passato lontano. I momenti interessanti del percorso guidato del Museo sono stati per noi il racconto della gloriosa scoperta dei due ricercatori, nel 1934. Ma siamo rimasti incantati anche dalle storie narrate dalle metope, cioè dei blocchi di pietra scolpiti, che si alternavano ai triglifi ed insieme costituivano il fregio del tempio. Sospese alle travi di quella che fu la stalla della masseria, le metope illuminate, riprodotte in copie fedeli alle originali, vengono raccontate ad una ad una, attraverso le storie dei personaggi che in esse vengono raffigurati. Su di esse sono stati scolpiti i momenti importanti di miti e leggende che si rifericono alle imprese di Ercole, alla guerra di Troia e alle avventure di Ulisse. Salendo al primo piano, attraverso una scala a chiocciola, il visitatore vede sulle pareti a spirale della scala, centinaia di riproduzioni di statuette di Hera e intanto ascolta 30 Dal culto di Hera alla Madonna del Granato Il Cristianesimo compare nella piana di Paestum, tra la fine del III e gli inizi del IV secolo d. C. Tra l'VIII e il IX secolo alcuni monaci consacrarono sul monte Calpazio una cappella a Maria, Madre di Dio. Questa chiesa fu conosciuta come Santa Maria Maggiore fino al 1630, anno in cui comparve per la prima volta il nome di Santa Maria del Granato: la statua rappresenta la Vergine seduta in trono, che sorregge con la mano sinistra il Bambino e con la destra una melagrana (Fig.8). La statua, oggi venerata, fu rifatta nel 1918, dopo che un incendio aveva distrutto la più antica, in legno, che forse risaliva al 1300.Molti studiosi collegano la raffigurazione della Madonna del Granato al culto della dea Hera, venerata dai Greci, soprattutto per il comune simbolo della melagrana, che per i Greci rappresentava fertilità e abbondanza, mentre nella tradizione cristiana rappresenta, attraverso i suoi chicchi, tutti i doni che Dio ci offre gratuitamente. Il giorno di Ferragosto, a Capaccio, si svolge una celebrazione religiosa per l'Assunzione della Vergine: i fedeli portano in processione (Fig.9 ) delle costruzioni di cento ceri (le cosiddette “cente”) di Fig.8 Madonna del Granato 39 ramoscelli. All'estate corrispondono le nozze di Hera (teleia) con Zeus, il quale, secondo la tradizione, le apparve ad Argo sulla cima di un monte sotto forma di cuculo. La stagione autunnale e invernale sono rappresentate dall'allontanamento di Hera dal marito divino: Hera è solitaria (chera) e si nasconde. La ripresa del ciclo riproduttivo è metaforicamente rappresentata dal ritorno di Hera che compie un bagno rituale nelle acque di un fiume o di una sorgente. Fig.7 Il ciclo dell'universo La fine del culto di Hera Alla fine del V sec. a. C., con l'arrivo dei Lucani, l'organizzazione sociale e politica della città di Poseidonia, divenuta Paistom, subisce grandi trasformazioni, che si riflettono anche sul culto di Hera e sul santuario di Foce Sele. La ricchezza, la varietà e l'abbondanza delle offerte votive che sono state ritrovate, testimoniano la grande importanza che il santuario e il culto della dea Hera ebbero in quel periodo. Nel 273 a. C. Poseidonia diventa colonia latina col nome di Paestum, l'edificio quadrato viene distrutto e tutti i doni votivi e la stessa statua della dea vengono deposti in una fossa sigillata. Ma la presenza romana non determina l'abbandono del culto di Hera; infatti la devozione nei confronti della dea greca continua fino all'epoca degli imperatori Adriano e Vespasiano, come testimoniano alcune monete. Nel 79 d.C. l'eruzione del Vesuvio danneggia il santuario di Hera, che perde completamente la sua funzione, le pietre degli edifici vengono utilizzati per la produzione di calce, mentre il progressivo impaludamento della zona fa scomparire ogni traccia di vita, e solo molto tempo dopo se ne ravviva il ricordo. 38 come sottofondo una dolce litania,che recita in greco le invocazioni delle donne alla dea della fertilità (Fig2). Nell'immagine, vediamo la dea seduta su un trono con un particolare copricapo adagiato sui capelli, il polos, un piatto per le offerte, chiamato patera, nella mano destra e il frutto del melograno nell'altra mano. Il visitatore, in tutto questo percorso si sente avvolto da un'atmosfera quasi magica e conclude la sua visita, entrando in una sala dove sono stati ricostruiti i quattro telai,utilizzati per la tessitura del peplo di Hera. Tutte le emozioni provate dopo la visita a questo museo, ci hanno fatto immaginare il tempo lontano in cui gli antichi Greci arrivarono qui, fondando il Santuario di Hera e Poseidonia. Essi portarono con sé le proprie usanze, ma anche i loro miti e la loro cultura. E questa esperienza ci ha dato lo stimolo per svolgere in classe delle Fig. 2 Hera ricerche di gruppo ed approfondire i seguenti argomenti, che saranno affrontati nei prossimi capitoli: -Una scoperta entusiasmante; -Il santuario e il culto di Hera; -Le metope. 31 UNA SCOPERTA ENTUSIASMANTE Paola Zancani Montuoro e Umberto Zanotti Bianco furono i due archeologi che negli anni '30 , hanno compiuto una scoperta straordinaria: hanno portato alla luce i resti di uno dei più importanti santuari della Magna Grecia, quello di Hera alla foce del Sele. Ora noi cercheremo di ricostruire le tappe di questa entusiasmante scoperta. Furono le parole dello storico Strabone a fornire le prime indicazioni ai due studiosi, per esplorare in modo mirato la zona in cui molti secoli prima i Greci costruirono uno dei più bei santuari presenti sul suolo italico: “…dopo la foce del Sele, la Lucania ed il Santuario di Hera Argiva, fondazione di Giasone e vicino, 50 stadi, a Poseidonia…” (Strabone). Gli scavi archeologici ebbero inizio, in seguito ad una prima ricognizione superficiale sulla riva sinistra del Sele, effettuata da Paola Zancani Montuoro nel 1933. Il 3 giugno 1934 lei, insieme con Umberto Zanotti Bianco, seguendo quindi la descrizione di Strabone, individuarono nella fanghiglia grigiastra della palude un frammento di arenaria giallastra con la raffigurazione di un piede poggiato su un listello sporgente. “Dopo due giornate di ricerca tra le paludi e le boscaglie, animate soltanto da mandrie di bufali e da torme di uccelli migranti, notammo una zona, non lungi dal fiume, ove tra gli sterpi affioravano pochi massi informi ed alcuni frammenti di tegole”. La conferma del ritrovamento del santuario di Hera (HERAION) giunge nei giorni successivi, precisamente il 12 giugno, quando tra rottami di ogni genere fu recuperata la prima metopa scolpita. Questi due tenaci studiosi (Fig.1), alimentati da una meravigliosa passione per la conoscenza, hanno condotto una delle imprese di scavo più affascinante e importante dell'archeologia italiana. Gli scavi si protrassero fino agli anni '60 circa interrompendosi negli anni della guerra. Durante i primi scavi, dal 1934 al 1949, vennero individuati: lil thesaurus lil tempio maggiore l gli edifici porticati. Fig. 1 P. Zancani Montuoro U. Zanotti Bianco Gli scavi effettuati dal 1950 al 1962 32 Fig. 6 Il viaggio degli argonauti Dopo aver conquistato il Vello d'oro in Colchide, il viaggio di ritorno (Fig.6) portò gli Argonauti alla foce del fiume Sele sulla cui sponda sinistra fu fondato un santuario consacrato ad Hera, protettrice della navigazione e della fertilità umana e naturale. Il culto della dea Hera , moglie- sorella di Zeus e regina di tutti gli dei, è antichissimo e si riscontra in tutta l'Italia antica: per gli Etruschi è Uni, per i Romani è Giunone. Il frutto che la simboleggia è la melagrana, che con il vivo colore dei suoi semi rappresenta la fertilità. Il culto di Hera Nella mitologia greca, Hera era la moglie di Zeus e regina di tutti gli dei. Il suo culto, come è stato già detto, nasce ad Argo (in Grecia). La dea Hera, adorata come protettrice della giovinezza e della crescita, sovrintendeva alla fertilità umana e naturale; essa era considerata anche protettrice della famiglia, delle spose e delle nascite, delle greggi e dei raccolti e rendeva fertile la coppia e il territorio. Animali sacri ad Hera sono il bue, (infatti era anche definita la “Dea dagli occhi di vacca”), il cuculo e il pavone, considerato un uccello regale. La melagrana, il frutto associato ad Hera rappresenta il ciclo eterno dell'universo (Fig 7) e della sua rigenerazione, la fertilità umana e naturale, l'abbondanza. I racconti mitici su Hera evidenziano lo stretto rapporto tra il culto della divinità e il ciclo naturale della vegetazione: Hera è venerata come fanciulla (pais) alle soglie della primavera, quando un carro trainato da giovenche reca in processione un idolo ligneo della dea incoronata di fiori e 37 famoso santuario di Hera si perde persino il ricordo dell'esatta ubicazione. Fig. 3 L'altare monumentale Fig. 4 L'altare monumentale La nascita del culto di Hera Il culto di Hera nasce ad Argo e la tradizione attribuisce agli Argonauti (Fig.5 ) guidati da Giasone la sua diffusione al di fuori della Grecia. La spedizione, in cerca del Vello d'oro, la pelle di un montone alato appesa ad una quercia e custodita in un bosco sacro ad Ares, attraversò un gran numero di località . Fig.5 La spedizione degli argonauti 36 porteranno alla luce altri edifici: la stoa arcaica, l'altare minore e l'edificio quadrato ( Fig. 2). Il santuario inizia a vivere nei primi decenni del VI secolo a.C. intorno ad un primo altare di ceneri, un rudimentale recinto di pietre contenente i resti delle offerte e dei sacrifici mescolati alla terra. Vengono poi edificate strutture adibite all'accoglienza di pellegrini e degli altri frequentatori del luogo sacro. La costruzione del tempio insieme ai due altari in Fig.2 L'edificio quadrato ricostruzione pietra risale invece alla fine del VI secolo a.C. Del santuario sono stati messi alla luce il cosiddetto “Thesauros”, il Tempio Maggiore con due altari davanti, edifici con portici (Stoai), il cosiddetto “Edificio Quadrato”. Il Tempio Maggiore presentava 8 colonne sulla fronte e 17 sui lati lunghi. Le Stoai accoglievano i fedeli in visita al santuario. L'Edificio Quadrato è stato denominato così per la sua forma quadrata. Al suo interno è stata ritrovata una statuetta di marmo che rappresenta Hera seduta in trono che nella mano destra regge una coppa con le offerte e nell'altra una melagrana che rappresenta la fertilità. Durante gli scavi del 1934, all'interno del santuario è Fig. 3 Donna fiore 33 stata individuata un' enorme stipe votiva contenente migliaia di oggetti fra cui testine e statuette di offerenti femminili; un tipo particolare di raffigurazione femminile che porta sulla testa un fiore (Fig. 3); riproduzioni di frutta, fiori, colombe; vasi e piccoli oggetti in bronzo. IL SANTUARIO E IL CULTO DI HERA Il santuario di Hera Argiva Il santuario di Hera Argiva si trova a circa 8 km da Paestum in prossimità della foce del Sele. Al suo interno,durante gli scavi è stata individuata un' enorme stipe votiva (Fig.1) contenente migliaia di oggetti. L'altare più piccolo fu costruito sopra il primitivo altare di ceneri ( Fig.2). Come tutti i santuari antichi, aveva funzione religiosa e di controllo politico economico sul territorio. Alla fine del VI secolo si ebbe la costruzione di un grande tempio, probabilmente ottastilo (con otto colonne sulla facciata) e periptero (circondato da un portico con colonne). Insieme vennero costruiti davanti ad esso, ad una certa distanza, due altari monumentali (Figg. 3 -4 ). I decenni finali del VI sec. a.C. furono gli anni che rappresentarono il momento di maggiore ricchezza monumentale e architettonica del santuario . Nei decenni finali del V sec. a.C., l'arrivo dei Fig.1 Stipe votiva e pozzo sacrificale Lucani portò una nuova fioritura del santuario e viene edificato inoltre un edificio quadrato in cui le fanciulle da marito tessevano il peplo per la statua di culto, offerto alla dea con una processione annuale. L'arrivo dei romani nel 273 a.C., momento di grandi rifacimenti e di continuità del culto, segna anche l'inizio della decadenza. L'Heraion fu, nel Medioevo, completamente smantellato per costruire le cattedrali di Amalfi e di Salerno. L'impaludamento dell'area fa scomparire ogni traccia di vita al punto tale che del grande e 34 Fig.2 L'altare di ceneri 35