Fi g.
J. -
(Da Not. degli Sc<wi , 1908, p. 454, lig-- 8).
LE « DANZATRICI )) DELLA VIA PRENESTINA.
ELLA prima quindicina di dicembre del passato anilO,
cioè proprio duraute le prime fasi del gran clamore di
commenti e giudizi svariati, di elltusiasticbe lodi e critiche animose, cbe la Fancilli/o d'Anz.io, da poco entrata
al Museo delle Terme, comillciava a sollevare illtoruO a
se; proprio il! quei giorni il COllsiglio Superiore per
le Amicbid e le Belle Arti approvava l'acquisto di
un'altra iusigne opera di antica scultura, ciot di quell'insieme di sette lastre marmoree, a superficie convessa, rapo
preseutanti ciascuna una danzatrice in medio rilievo, che,
rillvenute uel corso del 19°8 nella teuuta Pedica, di proprietù del Sig. Carmine Giugliano, lungo la Via Prenestina (al quarto chilometro
da Porta Maggiore), già si trovavano depositate presso lo stesso Museo, trasportatevi silenziosamente solo qualche mese innanzi.
Delle sette lastre, prima ne furono scoperte due (I), e qualche tempo dopo
velluero alla luce le altre cinque (2). Come t noto, esse costituivano, o piuttosto
rive stivano, un mOllumento - un piccolo edifizio di forma circolare, attualmellte incompleto per la mancanza, nOll soltanto di un' ottava lastra, ma pur di
varie parti strLlttive, quali potevano essere, ad esempio, uno zoccolo, probabilmeute
una cornice su periore e non sappiamo che altro ancora. La loro altezza è di m. 1,78
la circonfereuza del tamburo, misurata sul Ustello del fregio, era di 111. ; ,12 circa.
Cne cos'era il mOllumento della tenuta Pedica? Cile rappresentano le figure?
Qual't la loro origine?
(I). D. VAGLI ERI, Notizie degli scavi, 1908, p. 353 e segg. , fig. 4 e 5.
(2) E. LOEWY, Notizie degli scavi, 19°8, p. 445 e segg., figg. 1-8.
32 -- Boli. d'Arie .
Questi problemi sono st,ni già trattati dal Loewy, che per il primo ba dottamente illustra to i ri lievi della V i a P renesti na, e a cu i spetta il merito d i aver
istituito interessanti confronti, che bisogna tenere in conto tutte le volte che si
voglia tornare sull'argomento.
Poicbè per altro, come egli stesso riconosce, certe questiolli sono meritevoli di
ulteriore discussione, ed io non saprei convenire con lui in tutti i suoi giudizi, presentandomisi l'occasione di ripubblicare i rilievi Giugliano nel Bollettin(l d'Arte, ora che
essi son divelltati proprietà dello Stato e son venuti ad arricchire il nostro Museo
delle Terme, piacemi profittarne per esporre alcune osservazioni che l'esame di
essi mi ha suggerito, in raccordo specialmente con i miei studi particolari sull'arte
ellenistica e greco-romana.
Non mi sembra intanto superflua una dettagli,lta descrizione delle singole figure; per la quale seguirò la enumerazione stessa del Locwy (cfr. fig. I). COll1e si
osserva, esse sono disposte con sistema paratattico sul fascione cilindrico del piccolo
edifizio, decorato superiormente da un fregio ornamentale, che è costituito da due
nasci menti di acanto, presso a poco equidistanti, da cui si dipartono una serie di
girali con foglie, fiori e papaveri; SOIlO rappresent,li:e nell'atto di incedere a passo
di danza, o verso Ull senso o verso l'altro, e portano tutte un duplice indumento,
chitone e mantello.
Nella prima (Tav. I), procedente verso destra, con il tronco di prospetto e la testa
di profilo a sinistra, sono soprattutto caratteristiche, oltre al velo che a guisa di cuffia
le cuopre il capo (particolarità questa che in nessuna delle altre si riscontra), la
movenza delle braccia - il dritto ripiegato sul petto con la mano distesa a coltello sulla massa pieghettata di stoffa dell' himation, la quale massa, discendendo dall'omero destro per risalire verso il sinistro, apparisce disposta a collana; l'altro
braccio abbassato lungo il fianco - e la disposizione dell'himatj(lll, strettamente
avviluppato attorno alle braccia e alla mano sinistra, tanto che se ne delineano perfettamente tutte le forme; ma, melltre llno svolazzo, dipartendosi dalla mano manca,
dalla quale il mantello è trattenuto, si svolge velifìcante pure sotto l'orlo inferiore
di esso, che non raggiunge l'altezza delle ginocchia, la veste si allarga, seguendo
una silhouette quasi a ventaglio, con delle ampie pieghe curveggianti e trombiformi.
Nell'incedere, l'uno dei piedi rimane completamente nascosto, laddove dell'altro,
il destro, portato innanzi, sporge oltre la metà anteriore dal di sotto della veste.
La seconda (Tav. II), essa pure diretta verso destra, si presenta quasi interamente
di profilo. Il mantello, di cui l'orlo inferiore similmente non scende, molto in basso,
adagiato com'è sull'o mero sinistro, le gira dietro le spalle e attorno al fianco
destro e mostra questo di caratteristico che, pure in parte aderendo strettamente
al corpo, come ad esempio attorno ai fianchi e ai lombi, tuttavia non nella stessa
maniera aderisce alle spalle e sotto all'ascella diritta e al petto, dove invece la
massa della stoffa forma un'espansione quasi circolare; e iuoltre che l'ala destra
non è del tutto riportata sull'omero sinistro, ma i due lembi si allargano biforcandosi, e l'uno gira sull'omero per andare a svolazzare in ampia curva dietro le
spalle, e l'altro è riportato sull'avambraccio sinistro leggermente abbassato, da cui
ricade dietro la maliO aperta e rivolta all'ingiù. Il chitone dalla parte inferiore presenta presso a poco la stessa espansione velificante a ventaglio con i soliti costoloni dalle grandi pieghe conformate nella medesima foggia. La danzatrice tiene il
braccio destro fortemente piegato ad arco, con il gomito alquanto proteso in av~nti
e la mallO accostJ.ta al petto in atto di prendere e di sollevare graziosamente con
-
247 -
due dita l'orlo del mantello elle da quella parte le gira dal petto verso l'omero
sinistro. I suoi piedi restano visibili sotto l'orlo del chitone.
La differente disposizioue dell'bimatioll, in special modo, conferisce alla terza daLlzatrice Ull aspetto assai diverso dalle due precedellti (Tav. III), sebbene gli imiumellti
ne siano del tutto eguali; il mantello, cioè, non ne avvolge il corpo e lascia cosi
scoperto tutto il chitone con il suo apoptygma, cinto alla vita, e invece, tratteuuto
com'è per una estremità sotto il braccio destro abbassato e per l'altra dalla mano
sinistra sollevata verso la testa, forma L1na gran curva, a mezzalulla che si gOllfia
e si alza per la forza dell'aria nell'avanzarsi rapido della danzatrice verso destra,
mentre le due estremit;! stesse formano degli svolazzi che si agitano da una parte
e dall'altra riempiendo gli spazi fra essa e le due figure che la fiancbeggiano. I
soliti motivi resi nel solito modo si osservano in tutte le pieghe del panneggio.
Uu aspetto nuovo offre la quarta danzatrice (Tav. IV), che si muove in senso inve rso, cioè da destra verso sinistra, pur presentando il torace quasi di prospetto e la
testa rivolta all'indietro, cioè di profilo a diritta. Corre rapidamente portando innanzi
la gamba des tra, tenendo il braccio destro piegato sul petto, COli la mano aperta,
e il sinistro alquanto abbassato con la mallo sotto il fianco posta a trattenere tutta
la massa arrotolata dell'orlo inferiore dell'himation, il quale in questa figura, nel
suo schema generale, ba l'apparenza di una larghissima fascia a tracolla orlata da
due viluppi, l'uno inferiore che dal fianco sinistro scende traversai mente dirigendosi sotto il ginocchio destro della figura) e l'altro superiore cbe, procedendo quasi
parallelamente, scende giù dall'o mero sinistro verso il fianco destro, donde è poi
riportato con tutta la massa del malltello sull'o mero sinistro e ne discende giù
sino al fianco per formare un ultimo svolazzo a ventaglio.
La quinta sostanzialmente somiglia alla terza (Tav. V); se non che è disposta in
Sènso contrario, e il mantello raccolto per una metà sotto il braccio sinistro e inoltre
trattenuto per un lembo stretto dalla mano, ha tutta l'altra meta spiegata e ricadente dietro il dorso, mentre ella, afferrandolo per l'orlo superiore con la mano
destra fortemente alzata e spostata di fianco, fa SI che tutto il tratto dietro le spalle
e la testa si gona a falce e l'orlo laterale scenda seguendo una linea spezzata a
zig-zag. Pur movendosi verso sinistra, avanzando la gamba destra, la figura si presenta col torace quasi di prospetto, ma rivolge la testa di profilo nella direzione
del suo l1l0vimen to.
Caratteristica preci pua della sesta danzatrice è il presentarsi di schiena dalla sua
parte superiore (Tav. VI), con la testa di profilo a destra, mentre essa si muove in
senso contra rio; ma pure la disposizione del non grande mantello ha qualche singolarità; llon del tutto spiegato, poggia sull'o mero sinistro della figura, la quale graziosamente Ile solleva con una mano l'estremo lembo inferiore dell'ala sinistra, più
breve che, ricadendole davallli al petto, scende giù lungo il fianco, mentre con
l'altra mano alzata ne sta riportando sullo stesso omero l'ala più lunga, che le gira
dietro la schiena e attorno al fianco diritto, punto tirata e stretta addo sso alla persona, ma lasciata libera ad agi tarsi in un ampio sinuoso ondeggiamento. È quel>ta
la figura che p; ù di ogni altra si solleva saltellando sulla punta dei piedi, che si
presentano quasi a perpendicolo coi talloni all'aria. La parte bassa del chitone presenta la solita disposizione con le grandi pieghe velificanti a ventaglio.
La settima, cioè l'ultima della serie (Tav. VII), si distingue dalle compagne per il
completo denudamento di tutto il lato destro del petto, non essendo il chitone da
questa parte affibbiato, come di consueto, sull'o mero, ma lasciato aperto. Essa si
muove verso destra, avanzando la gamba sinistra in direzione opposta all'altra testè
descritta, verso la quale tuttavia rivolge la testa, di modo che le due ~Ìgure, pnr
contrapponendosi le spalle, si voltano contemporaneamente a guardarsi in faccia.
La nostra Don rimaue quasi per niente nascosta dal pan11eggio dell'hilllation, di cui
Ull lembo scende in avauti dall'omero e dal braccio sinistro (che sembra fosse sollevato), mentre tutto il resto è lasciato scendere dietro il dorso, e solo l'estremo
svolazzo inFeriore sporge in fuori di fianco, trattenuto per un lembo stretto dalla
lllano abbassata.
Ad eccezione della prima, cbe, come si è visto, porta un piccolo velo avvolto a guisa
di cuffia attorno al capo e sembra che abbia anclle la chioma sotto il velo acconciata in
modo diverso (la fronte infatti appare ci uta da una benda ), tutte le altre fìgure hanLlo
una acconciatura, UOll ideutica, ma molto somigliante; i capelli bipartiti sulla fronte
e ravviati a grandi masse ondulate verso l'occipite, vi S0110 raccolti iu un groppo sporgente, talvolta formato COLl Ulla certa cura, cou le ciocche ripiegate e legate, come
nella quinta e nella settima, più spesso consistente in un semplice mazzo, ove le
ciocche sono legate insieme COIl lIna funicella e poi lasciate a svolazzare libere e
sparpagliate come un gran fiocco. Geueralmeute la testa è anche cinta da un nastro
quando in un giro semplice, come nella seconda, nella quinta, nella settima e fors e
pure nella sesta (che per altro ha la testa molto corrosa), e quaudo in giro duplice, di
guisa che si incrocia su se stesso, come nella quarta. Nella terza il Ilastro n1;!llCa, e vi
si nota invece il particolare di due ciocche aunodate a farfalla sulla sommitù del capo.
Non voglio indugiarmi nelle questioni circa il soggetto della rappresentazione
e il genere di costruzione della quale essa formava l'oruameuto; osservo soltanto
a questo proposito, che non è da escludersi la possibilita che si abbia da fare con
un monumento funerario, anche tenuto conto del luogo, ove le lastre furono trovate, e del fatto che le Menadi - se Menadi realmeute rappresentino le fi g ure - ai
monumenti funerari non sono Ull soggetto punto estraneo, come si rileva dai llUmerosi sarcofagi adorni d i scene dionisiache.
Ma cbe, del resto, la stessa composizione potesse forse veuire adibita in opere'd'altro genere, è dimostrato da un rilievo fralllIllelltario, esisteute nell'Autiquariulll
municipale, esso pure a superficie convessa e incavato dalla parte interna, che, ove
non si tratti di una specie di grande urna cineraria, sembra con l1laggiore probabilitù che sia l'avanzo di un puteale (fig. 2). Di dimellSioni, infatti, notevolmente
inferiori a quelle del monumento della Via Preuestina, tanto da permettere cbe
fosse agevolmente eseguito in un sol pezzo e 110n formato da !allte lastre distillte,
nOll e alto che 61 centimetri. In questo rilievo sono precisamente riprodotte due
delle danzatrici delle lastre Giugliano, e cioè la seconda e la terza. Se il puteale
dell'Autiquarium riproducesse integralmente lo stesso ciclo o presentasse delle laclllle
e delle varianti, è questione che allo stato attuale 110n possiamo decidere.
Quanto alle Danzatrici della Via Prellestilla, nOll bo bisogno di insistere sui
difetti di ll10dellatura, sulle scorrettezze del disegno e sulle imperfezioni stiIistiche
dell' opera, sul carattere freddo del pan neggio arti fìcioso e privo d i vita; tu tte cose,
queste, già convenientemente messe in luce dal Lcewy, che ne ba dato la giusta
spiegazione, osservando che la composizione fìgurata delle lastre Giugliano nOll può
essere che la copia di una determinata opera originale.
***
I fatti piu rimarcbevoli sui quali il Lrewy richiama l'attenzione sono i seguenti:
l. Le figure delle MenatiÌ o Thyades Giugliano formano Ull ciclo, che sembra
doversi ritenere originario.
-
249 -
Questo ciclo è parallelo a quell'altro, più IlOto, del quale bUllO parte le
rappresclItate dal rilievo del Palazzo dci COllservatori COlt la Menadc chimoirop1.lollos (I) e ùa quelli di Madriù con altrettante fìgure di Baccanti (2), e che
2.
tìgure
Fi g. 2 -
Frall1mento di plileale - Antiquarilllll.
(I) C. L. Vrsco:--1Tl, 13ullellillo della Comllli.l·l'iolle lt1'Cheologica c01llunale, III, 1875, lav. XII,
p. 127; FR. \VI"r rEI\, Ueber eill Vo1'/Jild Ilw-al/il'cher Reliej" in 50. Prog1·ltl1l1ll {IIUt Willckelmll/l1/sfeste, Berlin, 1890, p. 97 e segg; W. I-IELll IC, Fiihrer dllrch die oJlentlichen SammlulI gen klassisclJcr
Alte1·tiiJlw· in 'R..om, 12 , n. 572·
(2 ) WINTER, scrillo cito tav. Il (! IlI, p. 106 e segg.
-
25 0 -
suppone ci sIa rappresentato al completo, sebbe ne frammisto a figure estranee
alla composizione originaria, dall' ara quadrangolare del Museo Chiaramonti (I ),
giusta la cOllgettura del \Vinter (2 ).
3. Per la seconda volta ci si d,t il caso, accanto a quello dè! rilievo di
Baba-Kibi (3), di incontrare nel patrimonio artistico dell'anticbid, parallelamente a
degli esemplari romani, anel1e esemplari pergamelli di una determinata compo sizione; imperocchè repliche di tre delle nostre « Dallzatrici », uua quasi intera, e
due più o meno frammentarie, SOno state trovate in quel di Pergamo (4 ).
1.a'icio da parte la questione, per uoi affatto secondaria, se le lastre di MadriG
d quella del Palazzo dei Conservatori facessero parte di uno stesso insieme; cosa che
n011 credo (s); ma - rispetto agli altri due cicli - insisto auch'io, nel rilevare l'importanza della coesistenza di esemplari riferibili alle medesime composizioni a Pergamo e a Roma; giacchè essa costituisce indubbiamente l'elemeuto essenziale e il più
indicato a metterci sulla buoua via per determiuare l'origine dei due cicli in questione.
Si crede gellenllmente che trattisi di opere ueo-attiche, cioè di opere uscite da
officine, ove si copiavano modelli classici. Ammessa come prooabile l'unid di origine del ciclo delle « Danzatrici» tipo Giugliano, il 1.cewy accenna alla questione dell'epoca a cui dovrebbe riferirsi l'originale; si pronuncia, è vero, COli molta riserva
,n proposito, Illa non nasconde la propensione del suo pensiero verso il quarto
secolo a. Cr., sebbene qualche motivo nel panneggio delle figure gli ricordi certi
tipi ovvi anche nel secolo precedente.
A parte intanto la questione strettamente cronologica, una cosa a parer mio
è sicura, è cioè che le tlgure delle (( Danzatrici» del ciclo della Via Prenestina, a
malgrado della affinità e della uniformità stilistica, che si rivela specialmente nella
nostra serie quasi completa, mostrano chiaramente di dipendere da prototipi che
vanno riferiti non soltanto a epoche diverse, ma pure a differenti indirizzi artistici,
e, quel che più importa, appariscono influenzati da tipi di figure, alcuni dei quali
sono più ovvi nel campo della 5tatuaria che in quello proprio del riUevo. Per limitarm i ai casi più a pp,niscenti, segnalo i' esempio deHa terza e della qu inta lÌ gu ra,
da un lato, e della prima dall'altro. Quelle due si riconuettollo con il tipo della
Diana Lucifera in ispecie (6), e in genere con il tipo delle figure femminili in
veste velificaute, che fa capo alla Nike di Peonio e a quell' iudiri zzo iouizzallte,
SI
(I) PISTOLESI, Il Va/iCl/llo desc1"i/lo, IV, Tav. 39; F, A. VISCONTI - G. A. GUATTANI , Il Museo
Chiaranlon/i, I, Tav. XXXVI-XXXIX; F. HAUSER, Die Nw-a//ischen Relief s, p. IO, Il. 4; W. AMEI.UK G,
'Die SCIIlp/m'etl tles -vlz/icallischen j\1usemns, I, Tav. 45, n, 182.
(2) \VINTER, scritto ci!., p. 101 e segg.
(3) S. REINACH, Bas-relief dicol/ve?·/ eli M)'sie, in Revue des é/udes g?'ecques, XIII, 19°0, p. lO
e segg., Tav. I; H AUSEI(, presso BRUN N-BRUCKMANN, 'Dmkmiiler griechischer und l'òmischer Skulp/ur,
testo al n. 599, p. 6 e segg., fig. 7·
(4) Per la prima, esistente al Museo Imperiale Ottomano di Costantinopoli, A, CONZE, A7Itil.·e
'DenkmiileT lles deul,'chen archaeolo~iscbell fus/i/u/s, II, Tav. 35, p. 15; Al/erliimer von Pel'ga1ll0n, VII,
Tav. XXXVIII ; cfr. voI. di testo VII, 2, p. 272 e segg. (WINTER). Per le altre due, \VINTER, op. cit.,
p. 273 e segg. (n, 344 B, n. 344 C.).
(5) Senza tener conto della differenza non del tutto trascurabile delle dimensioni e di altre
.particolarit~, ciò che a mio parere decisamente si oppone alla ipotesi della compeninenza è la forma
dei lastroni: perfettamente rettangolare, o quasi, nei madrileni, visibilmente trapezoidale in quello
del Palazzo dei Conservatori.
(6) Che la « dan~atrice» n. 3 riproduca il tipo di Selene, quale apparisce nei sarcofagi con
la rappresentazione del mito di Endimione, è stato già osservato dal LOEWY (sCritto ci!., in Not. degli
scavi, p. 454, nota l). Su questo tipo di Selene cfr. C. ROIlERT, die All/ilun Sal'kophag-Reliefs, III,
l, Tav. XII-XXV, p, 53 e segg,
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25 1
-
che ebbe in seguito il suo priucipale rappresentante in Timoteo (I), e che, a mio
credere, fu continuato anche da Skopas nel primo periodo della sua attivita artistica (2), non solo, ma che, per alcuni tipi perduro attraverso l'eta ellenistica e la .
romana . Quanto alla prima, la modella tura specifica della figura, quale ci si presenta nel rilievo della Via Prenestina, mi sembra chiaramente cbe abbia seutito
l'influenza d i un notissimo e diffusis simo tipo statuario, quello della cosÌ detta Pudicizia e delle EI'colanesi; cosÌ come sem brami che l' illflnenza dello stesso tipo si
debba riconoscere nelle figure (in due particolarmente) scolpite in altorilievo sulla
colonna della Sala dei Bu sti a l VaticaJlo (3), e conseguentemente ancbe nella
statuett,t di douna dan zante, ch e ci e nota dal torso cretese della Gliptoteca NyCarlsberg (4) e dall'esemplare di Monaco (5 )·
Le conseg uenze di questa constatazioue, se è esatta, rispetto a cio che concerne
l'ori g ine del ciclo delle nostre Danzatrici non possono che essere notevolissime;
imperocch e, da uu lato, sta il fatto che il tipo delle Ercolanesi non si trova in
alcun rapporto con le creaz ioni del ciclo timoteico ; dall'altro, che lo stesso tipo
delle Ercolanesi, da qualcuno rife rito a Lìsippo (6), con ogni probabilit;\ e posteriore al g rande scultore di Sicione; presuppone, certamente, le creazioni di lui, ma
ma U011 è una sua creazioue (7 ). Iu altre parole, oltre che la dipendenza dei prototipi riferibili a diversi indiri zzi artistici, ri sulta chiaro un terlllinus post quem, che
non puo essere anteriore alla fine del quarto secolo, se non addirittura al principio
del seg uente (8).
L'Ullitù di orig ine del ciclo se ne va duuque in aria?
Sebbene io creda che all'ultiformid stilistica delle figure nei rilievi Giugliano
non con veng a atrri bu i re Ull valore eccessi vo, in q uan to che si deve pure a 111 mettere
cbe in taluni ca si un arti sta ab ile po ssa essere in grado di livellare e di amalgamare tipi di differente ori g ine, iu modo che uua vera ecletticitù di composizione
ri sulti ingegno samente e sufficientemente dissimulata - e, del resto, la profonda
diversid di stile, ben messa in luce dal Loe\vy, che dimostra l'esemplare pergameno,
(I ) Di questo argom ento m i occupo in un altro mio lavoro (Una statua di Ercole, Contl'ibuto
alla storia della scultll1·a gl·eca nel J V secolo a, Cr.) che si pubblica nelle Memone della R. Accademia
d~i Lillcei, voI. XIV, p. 199 e segg
(2) Scritto cito in 5\(emoTÌe dei Lincei, pago 207 e segg.
(3) CLAR:\C, Musée de sculpture, 446, 815; R. LAN CIANI, Bull. della Comm. arell. comun., 1896,
Tav. XIV, p. 339 e se gg. ; AM EL UN G, Sculpt. des vati c. Musemns, II, Tav 65, n. 389.
(4) P. ARNOT, La Glyptothéque Ny- Cal'lsberg, Tav. 65.
(5) H. BRU'IN, BesclJreiblmg del' Gll'ptotheh 5, n . 227; FURTWAENGLER, Beschl'eibung der Glyptol/lck, n. 284. Riprodotta presso ARNDT, o p. cit., testo, I, p. 103, fig. 54, e presso F. STUDNICZKA,
[{alamis, in ..AblJalldllt/lgeu der [(ono siichs. Gesellschaft der rVissenschaften, XXV, 1907, Tav. 3, a,
p. 30 e Stgg,
(6) ìV. KLEIN, Praxiteles, p. 366; K LcIN, GesclJichte del' gri cchisclJe11 IÙl1Ist, II, p. 372 e segg.;
S. REINACH, Le type femi71irt de Lysippc, in RcvlIe (!1'clJéologique, 1900, Il, p. 389 e segg.
(7) Scritto cito in Memorie dei Lincei, p . 242 e se gg,
(8) Naturalmente lo stesso terminlls post quem vale anche per il tipo delle statuette di Kopenhagen c di Monaco e dell e ligure in rilievo sulla colonna del Vaticano, non ostante che l'ARNDT
voglia riconoscere nel torso cretese un o riginale della fine del quinto secolo, che lo ST UDNICZKA
voglia identil1care nel detto tipo quello della SO.\·andra di Kalal11is (scritto cit., p. 26 e segg. ) e che
il FURTAEWN GLER ammettesse che a base della statue tta di Monaco - nella quale per altro egli riconosceva un'opera « neo-attica» - stessero pro totipi del tempo della guerra del Peloponneso. Va
rilevato pertanto che l'opinion e dell' ARNO"!' circa l' o riginalità del torso cretese è dall o STUONICZKA
accolta con molto scetticismo. D'altro canto, qual o ra si pon ga mente al gran numero di sculture
dell'età romana esistenti nell' isola di Creta, si è indo tti a priori a pensare che si tratti per lo meno
di una copia di quell'epoca.
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252 -
prova all'evidenza come lo stile di un'opera pessa subire una radicale trasformazione
in una copia o in diverse copie, e quindi pure come Ull gruppo di opere di differente
stile possa assumerne lino uniforme, quando esse siano riprodotte insieme in Ulla sola
composizione - , tuttavia nOll vorrei cbe, nel nostro caso speciale) queste osservazioni
conducessero a un travisameuto del mio pensiero. La diversità di origine dei prototipi
delle (-ìgure, che sOl! comprese in una determinata COll1posizione artistica, HOl! vuoI dire
di necessitA ecletticismo, inteso nel senso che co 111 l1ue m ellte si suoi dare a questa parola,
cioè di un riporto puro e semplice di modelli raccolti in un repertorio, o di alcun
che di simile. Quando si tenga pres,e llte il postulato fondamentale che ogni geuerazioue di artisti t:l sempre tesoro delle conquiste compiute dalle generazioni precedenti, nulla puo apparire di più ovvio e naturale che -il ritrovare nelle creazioni
di LIno scultore, o di lutta una scuola, o di lIll gratI centro di produzione aro
tistica; fiorito inlln'epoca relativamente tarda, raccolti insieme tipi e motivi che fanno
càpo ascLlOle -' llon soltanto anteriori, ma fiorite in varie epoche e seguaci di indirìzzi diversi. -- D i maniera che l'unità del ciclo delle Danzai rici della Via Prenestina noli ' rimane affatto iufirl1lat<l; soltanto è (Li escludere cbe la composizione
originarìa possa riferirsi a un'epoca, nella quale e presumibile che taluui tipi o
-motivi di essa o non -esistessei-o ancora o,, per lo n1euo, llOIl si fossei'o definitivamente fissati e non fossero entrati ' a far parte del patrimonio comune. Poicbè,
dunque, sembra assai probabile cbe il tipo delle ,Ercolanesi, nella sua forma defi·
nitiva, nOll sia anteriore alla fine del quarto secolo o al principio del terzo, ammessa la unitI originaria del ciclo delle « Danz:ltrici i), è cbiaro che esso llon puo
riferirsi al piello quarto secolo.
Premesso questo àvvertimento pregiudiziale, passiamo all'esemplare pergamello
della stessa rapprèsellùzione) e iu particolar modo al rilievo del Museo Imperiale Ottomano di Costantinopoli, la cui figura corrispoltde, come si ~a, alla sesta delle Dallzalr'ici Giugliallo(fig. 3). Per ciò che -riguarda le differenze notevolissime di pallueggio
e di stile tra i due esemplari nulla ho da aggiungere alle osservazioni del Loewy.
La danzatrice del rilievo pergallleno dalla figura analoga delle nostre lastre « si
,distingue negli indumenti e uelle mosse: COli ,la mano sinistra solleva il chitone
e ' nOll Ull lembo del mantello come la figura ron1aua, ed -il mantello assai plU artificioso nella pluralità degli strati, cuopre il dorso iatiero a guisa di scialle e solo
con la parte superiore si volta verso la riJano destra che lo sostiene, mentre del.
l'inferiore Ull capo si stac;:a a svoJazza~e liQero iudietro. Il chitone al fianco da
una lunga fenditura fa apparire iluudo; edattomo alle gambe le lllasse delle pieghe
-battollO ondeggiauti. Al braccio sinistro poi si presenta un'armilla, mancante nella
figuraroDlana. E di più tutto lo stile è diverso : Tanto nel chitone, sparso di llUmerose incresp'ature, quanto nel mantello, più· profolldamente solcato dalle pi.egbe
. acca vallau tis i» (I).
Ora, sono;tppunto queste differenze di panueggio e (J,i stile che, unite ad altre
particolari tà c Ile tosto ved rem o, dov ral1110 ili U111 iÌla rci llell~ q uestiolle che m i propOllgodi trattare.
. .
'
Il COllze, illustr,\lldo per la prima volta i rilievipergamelli, li segnalava come
esempio di ciò cbe fosse la rifioritura dell'arte attica che vuolsi avvenuta llel
regno di Pergamo (2); l'Hauser, mentre con le debite riserve manifestava la sua
propellsione a vedere nel rilievo del Museo di Costantinopoli un originale, ricoUIl
(I) LOE\\-Y, scritto cito p. 456,
(2) COl-lZE, .Ani, Denkmiilel', I, 1895-98, p. 15 ,
l'A\'.
Le
«
I.
Danzatrici )l della Via Prenestina.
( Fol. liane.> i) .
TAV.
II.
Le « Danzatrici» della Via Prenestina.
( Fot. Vml es i).
'l'A\".
III.
Le « Danzatrici» della Via Prenestina.
(Fot. Dan es i) .
/
TAv. IV.
Le
«
Danzatrici » della Via Prenestina.
( Fol. Danesi).
TAv. V.
Le « Danzatrici» della Via Prenestina.
(Fot . Dal/esi) .
TAV.
VI.
Le « Danzatrici » della Via Prenestina.
( FOI. Dal/esi).
T Av. VII.
Le
«
Danzatrici» della Via Prenestina.
( FOI . Val/ es .) .
TAv. VIII.
-
253 -
llosceva cOllluuque nella stessa scultura Ull appoggio alla sua antica oplllloue ( I)
che il germe del ueo-atticismo si debba ricercare a Pergamo (2)_ Per il vViuter,
Fig_ 3 -
Rilievo del Museo di Costantinopoli (da gesso).
le Danzatrici di Pergamo derivano da uua composiziolle assai plLl autica (3);
per il Lrewy, che pure lascia impregiudicata la questione illtorno al centro di on- ·· - -~ .'
(I) HAUSER,
Netl-,~II.
Reliej;-, p. 180, p, 18 7.
(2) .A1'Clu!ologisc!Je1' Atlzeige1', 1898, p. 199.
C,) Alle1'liimer VOti Pe1'gamoll, VII, 2, p. 275 e sego
33 -
Boli. d'Arte.
J54 -
gine del neo-atticismo, sembra tuttavia cbe non ci sia luogo a dubitare sulla neoatti cita cosi dell'esemplare romano, come del pergameno (J).
111 fondo a questi giudizi sta, come si vede, un collcetto COlllune, nel quale
sostanzialmeI1te si ;Iccordano tutti: la presunzione, cioè, che i rilievi con le « Danzatrici » del ciclo Giugliano siano opera neo-attica (2). Per conto mio, non vedo
la necessità di dover condividere un tale concetto, in quanto che nulla riesco a
yedere nell'esemplare pergamena, che ci obblighi a presupporre un vero e proprio
modf.llo attico, cosi come nulla vi discerno che non abbia i suoi migliori riscontri
lIelle più schiette creazioni dell'arte di Pergamo, ili ispecie, e, in genere, dell'Asia
Minore. E, infatti, movimento pieno di vita e panneggio agitato - per qllallto di
espressione fredda nell'esemplare romano sono eminenten~ente caratteristici di
quell'arte. Del resto, il \Vinter, rispetto al pallueggio, non manca di far dei confronti molto significativi, particolarmente con qualcbe figura della Gigantomachia di
Pergamo (Afrodite, Eos), e COB qualche statua di tutto tondo cola rinvenuta (3).
Ma ben altri termini di comparazione si potrebbero aggiungere. Mi limito a segnalarne due tra le opere più insigni per vivacità di movimento nel panneggio,
caratterizzato, oltre che dal naturalismo delle pieghe, anche dalle increspature
fi tte della stoffa: la Nike di Samotrace, cioè una delle pri me creazioni della
scultura asiana cbe preludono all' arte strettamente pergamena, e la ormai celeberrima Fallciulla d'Anzio, con ogni probabilità opera uscita pur essa da
una officina di scultura dell' Asia Millore (4). Allche per i motivi del drappeggio svolazzante difficilmente si potrebbero trovare analogie cosi perspiclle nel
campo dell'arte classica, come talllna cbe ci si offre nella stessa cerchia asiana.
Insigne a questo riguardo - e tanto più in quanto che non si tratta di un rilievo,
ma di 1Il1'Opera statuaria - è l'esempio della Niobide Cbiaramollti, ora nel Braccio
N U)VO (5) ; ma forse ancora più interessante q llello di ulla su pposta statua di Posidone
del Museo di Berlino, proveniente da Pergamo (6): la figura - cbiunque essa
rappresenti - virile e barbuta, indossa un hùnation secondo la foggia consueta nei
tipi classici, ma tutta la falda che gira dietro il dorso, donde è poi riportata sull'omero sinistro, non scende ili giù ferma e composta, come generalmente avviene,
ma si espande, si gonfia e svolazza, descriveudo delle ampie pieghe curveggianti,
quasi fosse agitata da vento impetuoso. Il motivo particolare, poi, del mantello
trattelluto per le due estremità in modo cbe la parte centrale si alzi descrivendo
una curva in forma di falce, gonfiandosi a vela dietro la testa della figura, sembra
(I) Scritto cito in Not. degli scavi, p. 459,
(2) Va notato che, a giudizio del RIZZO, il rilievo di Pergamo, quando pure appartenga interamente alla serie dei « neo-attici ", occupa per altro un posto segnalato e distinto (G. E. RIZZO, Di
alCllni rilievi neo-attici trovati nel Foro 'R..omano, in 'Bull. della C01ll1ll. aHI!. COli/un., XXIX, 190 I,
p. 239),
(3) Alter'/iimer von PergamoTl, VlI, 2, p. 276. Come opera statuaria affine alla figura di Afrodite della Gigarz/omachia ricorda la statua femminile seduta riprodotta in Al/ertiinw' V011 Per'ga/lloll,
VII, Tav. XIX, n. 5 I.
(4) Si vegga quanto ho scritto in Memorie dei Lincei, voI. cit., p. 223, nota 2 . Pure meritevole di essere qui segnalata è la statua di Egeso, del Museo di Berlino, proveniente dal santuario di Demeter a Priene ( [(on. Mllseen Ztt 'Berlin. Priene, p. 147 e segg. ligg. II 8 e 120).
(5) Che la 'N,iobide Chiaramonti sia, come le figure del gruppo fiorentino, opera dell'arte
asiana, è cosa sulla quale ho insistito nei Saggi mll'ar/e ellwisticò/. e greco-romana (l, p. I l ! e segg.,
p. 124 e segg. ); e tuttora mantengo tale opinione.
(6) Altertiilllcr von Pergamon, VII, tav. XXXVI; cfr. \VINTER, voI. di testo VII, 2, n. 149,
p. 165 e segg.
-
255 -
anch'esso uuo dei più favoriti dagli artisti dell'Asia: si ricordi il rilievo dei Tre
Elemenli, in ispecie nell' esemplare d i Cartagine al Louvre (I), che con molta probabili tà
rispecchia più fedelmente la composizione originale (2), ave la figura di siuistra ·in
particolar modo, personiflcaute l'aria, sebbene lllutilata in gran parte, pure, dall'avanzo che ne rimane, mostra come il suo mantello riproducesse il motivo in
discorso; e qualclle cosa di simile sembra si dovesse notare Ilella figura di destra personificante l'acqua - presentemente anch'essa frammentaria - sebbene forse in modo
meno perspicuo (3). E che fosse in realtJ un motivo favorito presso la suddetta
cerchia artistica, si desume dalla molta frequenza con cui si iucontra iu certe
speciali composizioni, indubbiamente di origine asiana, che meglio erano adatte a
permetterue uu grande sfoggio, quali appunto quelle di soggetto fantastico, con
figure di Nereidi, a volta vestite, a volta denudate quasi del tutto, ma comunque
fornite di mantello, vagauti per le onde del mare sul dorso o sulle code di 'l'ritolli
e di altri mostri aquatici (4).
Ma, per passare dal pauneggio al movimento intrinseco della persona, quale opera
dell'arte attica e dell'arte classica, ili generale, palesa tanta affinità e concordanza
COlI la danzatrice del rilievo di Costantinopoli, quanta, ad esempio, la Venere Kallip)'gos del Museo Nazionale di Napoli (5), o il Fauno danzallte della Galleria Borgbese (6)? La stessa movi lllentaz ione peculiare alla danzat rice di Costantiuopol i si
è evidentemente comunicata anche ad altre figure più direttamente derivate da prototipi classici. Tale modificazione, come è naturale, mentre si avverte di meno in
alcune delle nostre « Danzatrici », come la terza e la quiuta delle lastre Giugliano,
per la ragione che esse riproducono un tipo originariamente movimentato e giù
contenente le caratteristiche fondamentali del panlleggio velificante, notevolissima
invece apparisce ili qualche altra, nella prima soprattutto, ave, con la ritorsione
della testa e con lo svolazzameu to di un lembo del mantello dal fianco sinistro
della figura, è giunta fin quasi a far perdere di vista il vero prototipo di essa, che
è, come si è detto, il tipo delle Ercolanesi, un tipo di figura, cioè, eminentemente
ferma.
Che le cose siano audate precisamente cOSI e non altrimenti, e che sia questo un
procedimento proprio degli artisti dell'Asia ellenistica, ne abbiamo luminosissima
prova nella stessa Ni/u di Samotrace, nella quale si vede come un artista di genio
abbia saputo trarre da llll antico tipo quasi stereotipato una creazione originale di
prim'ordine; ma se torniamo ad esamillare la dianzi ricordata statua di Berlino,
supposta di Posidone, il detto procedimeuto ci apparirà più chiaro ancora: esso
(I) T,I. S CHRWIER, Die hellenistischen Reliefbilder, Tav. XXXI.
(2) TH. SCfIRI>IBER, Die hellenistischen Reliejbilder IInd die allgllsleische Kunst, in fahl·buch des
dwtschen a1"Chtiologischen fnsti tu Is, XI, 1896, p. 89 e seg.; E. PETERSEN, AI·a Pacis Auguslae, p. 48
e segg., p. 173 e segg. Cfr. i miei Saggi mll'arte ellenistica e greco-romana, L p. 164 e sego
(3) Merita a questo proposito di essere ricordato anche il rilievo della Galleria delle Statue
al Vaticano, rappresentante una Ninfa seduta sopra una roccia (SCHREIBER, Hellmist. Re/iefbild.,
Tav. LXIV; AMELUNG, Sculpt. des valic. Museums, II, Tav. 52, Il. 394 a).
(4) Cfr. Saggi sull'al' le ellenist. e greco-rom., I, p. 140 e segg.
(5) CLARAC, Musée de sculpture, 611, 1352; BRUNN-BRUCKMASN, Denkmiiler, n. 57 8 ; Guida
illustrala del Museo di Napoli, n. 314.
(6) BIWl\N-BRUCKM.\NN, Denkmtilel', n. 435; HELIlIG, Ftihur, II 2, n. 987; KLEIN, Gesch. der
griech. filmst, III, p. 232 e sego Contro il riferimento di queste due statue - Kallipygos e Fauno
Borghese - rimando a quanto ho osservato in Ausonia II, 1907 (Recensioni), col. 227 e 228. Dei
più recenti studi sui tipi dei Satiri nell' arte dell'età ellenistica nlostra di non avere conoscenza il
CUHNERT, in Lexikon del ROSCHER, IV, 488 e segg. (fase. 62).
-
256 -
non è che una variante del tipo ovvio della figura virile in piedi, coperta di solo
mantello, cbe parteudo dall'omero sinistl'o prosegue girando dalla parte anteriore,
ami cbe da dietro le spalle, come suole avvenire più frequtntemente, e poi attorno
al fianco destro, per toruare sullo stesso omero sinistro, da cui è partito. Ma ecco
che una sensibile ritorsione del tronco jn senso laterale, accompagnata da un congruo movi men to della gam ba destra, piegata al ginoccb io e portata indietro, e
soprattutto la forte agitaziolle inlpressa al panneggio, son bastate a dare alla figura
Ull aspetto completamente IlUOVO, quasi di una creazioue originale.
In conclusione, nOll esito a dichiarare il ciclo delle « Danzatrici » tipo Giugliano uua crea-zione dell'arte pergamena o, piò precisamente, asiana; la quale non
si è certo arrestata alle composizioni pittoresche e alle rappresentazioni di fisonomie
patetiche e di movimenti convulsi, in quelle combinando graziosi motivi scenografici e paesistici, e in queste facendo sfoggio di una superba conoscenza anatomica
del corpo umallO; ma pure nella trattazione del pauneggio ha dato prova della
sua potenza creatrice, sviluppando vecchi motivi e inveutandone di nuovi.
***
Il preconcetto che il ciclo delle « Danzatrici » sui rilievi pergameni e romani
in questione sia Ull prodotto del neo-atticismo, è dipeso soprattutto da due fatti:
dal sapersi che composizioni di genere affine si facevano già nel periodo classico; dalla parentela con le composizioni di opere che generalmente va11no con
la qualifica di neo·attiche, in quanto che - e qui c'e di mezzo un circolo vizioso aùche queste si ritengono, se non di sana pianta imitate, per lo meno messe insieme,
cioè compilate, mediante la giustapposizione di figure prese dal repertorio dei modelli classici.
Verissimo che le composizioni in rilievo - veri e propri fregi in tallllli casi rappresentanti una serie di figure regolarmente disposte l'una dopo l'altra o, piuttosto, l'una accanto all'altra, con lo stesso sistema paratattico che abbiamo visto
adottato nel ciclo dellIe « Danzatrici » tipo Giugliano, hallllo origine antica; ma da
questo all'ammettere che già llel quinto o nel quarto secolo esistessero opere in
rilievo con molte figure nella modella tura, nei motivi e llello stile identiche o almeno
somigliantissime a quelle che generalmente si ritrovano nei rilievi cosi detti neoattici e in particolar modo alle nostre « Danzatrici» corre un bel tratto. Tralascio, naturalmente, di ricordare la base della Parthenos, del cui fregio una parte
sembra sia riprodotta in quella della nota copia pergamena e cbe in certo modo
può darci anch'essa un'idea di ciò che fossero simili composizioni in rilievo al tempo
di Fidia, per la ragione che mi si potrebbe facilmente obbiettare non esser lecito
il confronto di figure danzanti con figure ferme e composte, di Menadi agitate
con olimpiche e serene divinid. Ma che forse a risultati assai diversi conduce il
confrollto con l'esempio classico della BalaflStrata (I), o C011 le danzatrici dell' heroon
di Trysa (2)? Ben poco in comune ha il panneggio delle nostre « Danzatrici » COI!
quello delle Nikai famose; mentre quelle dell' herooll, pur presentando uua maniera
di panneggio rimarchevole per ricchezza di pieghe di viluppi e svolazzi agitati, nel
complesso non mostrano per altro quella caratteristica regolarità di linee e certi motivi particolari che son propri delle figure di cui ci occupiamo. Da questo genere
di rappresentazioni può esser tratta, se vl1olsi, l'ispirazioue ma non c'è affatto quella
(I) R. KEKULE, 'Die 'R..eliefs an der Balllslmde der Athena-Nike, Stu1\gart, 1881.
O. BENNDORI'-G . NIEMANN, Das He1'oon von Gi6Ibaschi-T1)'Sa, Atlante, Tav. XX.
(2)
-
257 -
somiglianza assoluta che pur sarebbe necessaria per delle dedu zioni sulla contemporaneità, o su di Ulla approssimativa vicinanza di epoca o comuuanza di scuola,
Anche quando, perciò, non ci fosse daço di rintracciare la derivaz ioue di alcune
fi g ure da determinati tipi statuari, la cui origine risulta facilmeute circoscrivibile,
llon avremmo sufficienti ragioni per supporre, rispetto a tutto il ciclo delle « Dan~ atrici )), l'esistenza di modelli analogh i nei quinto secolo o al principio del sucsivo. E non so quali argomenti irrefutabili si potrebbero addurre :1 favore di tali
modelli rispetto al quarto secolo anche molto inoltrato.
AI quarto secolo si suole, nella sua massa, attri buire Ulla interessante classe
di rilievi, che forse come nessun'altra catego ria di opere riferibili a quell'epoca si
addicono a un confrollto con il ciclo delle uostre « Danzatrici » : i rilievi votivi
con le Ninfe (l). Per altro, sebbene questi rilievi si possano considerare come formami tutto un insieme sia per il soggetto (2 l, sia per una certa somiglianza esteriore - in quanto vi prevale in genere la caratteristica forma di una grotta, entro
la quale sono disposte le varie figure - tuttavia, non soltanto le figure stesse - e
intendo sop ra tutto riferirmi a quelle delle Ninfe - nOll sempre sono mcdellate su
di un o stesso stampo, chè anzi rivelano una rimarchevole varietà di tipi, e ciò
induce ad escludere ogni possibilid che le relative rappreselltazioui deriviuo da una
unica composizione prototipo; ma, appunto per queqa ragione, c'è da credere UOII
sia im probabile che i rilievi iu discorso vadano riferiti a epoche diverse forse più
,Issai di quanto il tradizionale soggetto e meglio ancora la tradizionale conformazione a grotta nOli lascino pensare a prima vista.
Ma, anche ammesso che appartengano tutti al quarto secolo, a supporre per il
ciclo delle « Danzatrici» l'esistenza di un modello riferibile alla stessa epoca, non
po ssiamo essere autorizzati dal confr01lto ni:, evidentemente} con quelli in cui l'analogi ,l si riduce unicamente al passo di danza e alla disposizione paratattica delle figure
ne con altl"i ove si possono osservare tratti di affinità più appariscenti, come nel
rilievo di Eleusi (3); e neppure con l'esemplare di Megalopoli (4), rispetto al
qu ,Ile, nOll v'ha dubbio, ~j puo parlare di affinitù vera e propria; ma essa al postutto
non è tale da rendere necessaria 'la conclusione che esistano rapporti diretti tra le
due composizioni; in altri termiui, che « Danzatrici» e Niufe rappresentino rispettivam ente dei tipi riferenti si tutti a ulla stessa cerchia artistica o a due diverse, ma
contemporanee e in qualche modo legate da rapponi di affinità: nou fosse altro,
i movimenti più concitati e gli attegg iam enti più variati delle « Danzatrici» costituiscono ulla differenza sostanziale rispetto allo stesso rilievo di Megalopoli; senza dire che
anche nel paIlIleggio il ciclo delle « Danzatrici» contiene motivi affatto nuovi. Tutto
(I) A. :-"'lICHAELIS, Il dio Patl colle OH e CDII Ni'/lfe su ?-ilievi vo ti-vi greci in ..Annali dell' lnstitll tO, 1863, p. 292 e segg., Ta v. d'agg_ L; E_ POTTIER, Bas-uliej des N)'mphes troll-ve à Eleusis,
in Bulle/in de co?-respondance hellenique, V, 188 I , p. 342 e segg.; BLOCH, presso RoscHER Ausjiihrliches
Lexikoll der griecbischen und ?-omiscben 31C)'tbologie, III, I, 557 e segg.; ARNDT-AMELUNG, Eitl"{elAufna/lluen, n_ J 243, 2; rl_ 125 4 (Testo del LOEWY) ; SVORONOS-BJ\RTH, Das Atbene-r Uational11tllseum,
I, Tavv. LXXIII, LXXIV.
(2) NOli è qui il caso di entrare nella questione se le figure femminili rappresentino sempre
le Ninfe o altri personaggi. A questo proposito cfr. L. HEUZEY, La danse/lse d'Auguste Titw...:, in
Bull. de corro heWn., XVI, 1892, p. 73 e segg.; RI7.7.0 , scritto cit. in 'Bull. com., p. 228 e segg.
(3) E. POTT/ER, scritto cito in 'Bul/. de COt'1'. /Ie/lén., V, 1881, Tav. 7., p. 349 e segg.; ARNDTAMELUNG, Ein{el-Au{n., n. 1243, 2).
(4) L. V. SYIlEL, Katalog der SCltlpturen zu Atheu, Il. ì 17; i\hCHAELIS, Ann. dell'lns/., 1863,
Tav. d'agg. L, 2; RIZZO, Bull. della Comm. are/I. comun., 190 I, p. 230, fig. 3; SVORONOS-BJ\RTH, Das
.-lthene?- Nationalllluseu1lt, I, Tav. LXXIV, n. 1449.
questo anche uel caso che sulla appartenenza del rilievo di Megalopoli intorno al
quarto secolo non ci fosse assolutamente da dubitare. lo invece credo che ragioni
di seri dubbi ci siano, e forse non soltanto relativamente al rilievo di Megalopoli;
ciò che vedremo in seguito.
Ma c'è, come ho detto, la parentela con le figure e le composizioni di molte
di quelle opere che generalmente si ritengono ueo-attiche. E 1l0Il unicamente la
parentela. Sebbene le figure delle « Danzatrici » tipo Giugliano non entrino, come il
il Loewy ha rilevato (I ), nel tipario stabilito dall'Hauser e, tranne cbe in uu sol
caso, non si conoscano finora esempi di rilievi, in cui una o più di una delle stesse
« Dauzatrici » si presentino scompaguate dalle altre e unite invece a figure tratte
da composizioni diverse, mentre tutto induce il credere che tanto l'esemplare pergameno quauto quello, in proporzioni ridotte, dell'Alltiquarium concordassero entrambi con il ciclo della Via Prenestina, purnon di meno, il fatto stesso che giA
una volta, nel rilievo del Louvre (2), la danzatrice n. 6 apparisce isolata dalle altre
ed associata a figure estranee al ciclo, prova, da un canto, che il tipario dell'Hauser
non è completo, e dall'altro, che l'attuale unicid dell'esempio del Louvre, più che
dalla inesistenza di esempi analoghi, può dipendere dalla incompiutezza delle nostre
cOlloscenze e dalla lacunosid del materiale di cui disponiamo. Ammesso tuttavia
COllle molto probabile che le « Danzatrici » tipo Giugliano, salvo qualche rara eccezione, non abbiano avuto effettivameme la sorte toccata ad altre serie di figure,
di essere cioè riprodotte isolatamente in isvariati monumenti, come basi di candelabri, are, vasi marmorei, puteali, ecc., tutto ciò nella questione che qui ci riguarda
non ha, come vedremo, alcuna importanza. Comunque, è fuor di dubbio che anche
il ciclo delle nostre « Danzatrici» rientri nel'orbita generale - almello dal punto
di vista della composizione figurata, se non da quello del valore artistico e della
importanza del monumento - di tutte le composizioni a rilievo supposte neoattiche e non e perciò possibile trattarlo isolatamente o solo in rapporto a qualch€
gruppo particolare che offre con esso particolari aualogie.
*
**
Nei miei Saggi sull' arte ellenistica e g-reco-ro1ltIlna ho avuto occasione di osservare
che ai rilievi cosi detti neo-attici tale epiteto « non conviene neppure convenzionalmente, trattandosi di opere che solo in parte possono ricollnettersi con le vere
opere neo-attiche - e non giA, nel maggior numero dei casi, identificarsi per tali
- ma cbe pure in parte col Neo-Atticismo non hanno nulla a che vedere» (3 ) ;
ed ho aggiunto che è un errore quello di « considerare la produzione artistica neoattica alla stregua di monumenti, che nella più gran parte non sono che prodotti
di un'arte, che possiamo chiamare industriale, e di inferi re, ual fatto che in questi
monumenti certi tipi di figure si ripetono secondo uno schema assolutamente invariabile, che sia stato un procedimento del tutto proprio dei Neo-Attici, dovuto alla
deficienza di concezioni originali, quello di riprodurre con scrupolosa fedeltà determinati modelli tolti da opere classiche e raccolti in repertori» (4). « Un tale prlit. (I) Scritto cito in 'N.otizie degli scavi, 1908, p. 453 e sego
(2) CLARAC, Musie de sClIlp/llre, 139, 141; BOUILLON, IIr, (Candelab1'es, etc.), Tav.
Neu-a/t. Reliefs, p. 50, Il. 60.
(3) ,Oaggi, I, Introd., p. XXVIII.
(4) Saggi, I, In/rod., p XXIX.
Il; HAUS~R,
-
259-
~upposto -
ho continuato ad osservare - condurrebbe, come illfatti ha condotto,
a errori di esegesi oltre che di apprezzamento» (I l·
E ora mi pare che l'esempio del ciclo delle « Danzatrici» tipo Giugliano dia una
prova perspicu<l della verità di queste affermazioni. Ma quando non si reputi sufficiente, non si ha che a ricorrere a degli altri esempi. I più istruttivi, a questo
riguardo, sono quei rilievi che contengono rappresentazioni bacchiche con figure di
Satiri, tra cui preci sameme va compreso quello su menzionato del Louvre, ove
appare la « Danzatrice » n. 6. Come è possibile ritenere questi rilievi opere neoattiche (nel significato che si suoI dare a questo termine), se le figure satiresche
che vi si trovano rappresentate sono generalmente del tipo rustico, di quel tipo,
cioè, che non è una creazione dei tempi classici, ma dell'età ellenistica, non dell'arte attica, sibbene di quella dell'Asia Minore (2)? Per altro nou sono i soli esempi
che vadano presi in considerazione. Se per alcune figure del tipario dell'Hauser la
diretta derivazione da modelli classici è molto probabile - si prenda ad esempio
la nota rappresemazione del gruppo di Elena e Paride del puteale di Marbury-Hall
( Vaso di Jenkills) e del cratere dell' Esquilino al Palazzo dei Conservatori (3)
- ve ne sono altre invece - senza cQntare quelle dei Satiri - la cui dipendenza
da creazioni ellenistico-asialle è da ritenersi indubbia.
Che oltre ai Sa tiri, anche le Menadi rappresentino un soggetto frequentemente
trattato nelle composizioni asiaue si desume, non soltanto dalla concomitanza con
i Satiri stessi, bensì ancora e soprattutto dallo stile di certe opere, siano pure romane, ma cbe conservano in grado sufficientemente riconoscibile il carattere origiuario . Tra gli esempi più perspicui, a questo riguardo, va ricordato il sarcofago
di villa Bonaparte, al Museo delle Terme (Tav. VIII) (4), che, sebbene rimasto
in parte abbozzato, non è inferiore in nulla ad altre insignÌ opere in rilievo dello
stesso genere, la cui riconnessioue con le creazioni delle scuole dell'Asia si può dire
accerta ta (5).
Per le « Danzatrici» della via Prenestina l'origine asialla risulta particolarmente
confermata dalla esistenza di un esemplare pergameno. Per quale motivo nOlI dovremmo pensare la stessa cosa rispetto, per esempio, alle Menadi del ciclo rico(I) Sagg!, I, Iu/rod ., p. XXXI.
(2) Saggi, I, p_ 83 e segg_
(3) Per il Va J'o di jeukills, nel quale per altro il gruppo di Eros e Paride non concorda con
il tipo 49 dell'HA us ER): MICHAELIS, Allcient mm'bles in Great Brilain, p. 511, n. 36; HAUSER, N el/-att.
Relili' , p. 28, n. 34. Per il crate re dell'Esquilino: E. CAETANI-LoVA TELLI, Bu/l. della COlllmÌ5s a1Ch .
cOlllun. VIII, 1880, Tavv. VI-VIII, p . 119 e segg.; HAUSER , Neu- all. Reliefs, p. 30, n. 34 a. Come
è no to, questa composi zione s i ritro va in un rilievo del museo Nazionale di Napoli (BRUNN-BRU CKMANN,
Denkmiile?' n. 43 9) e in un altro del Vatican o (A~IELUNG, Seulpl. des valic. Museum s, II, Tav. 16,
n. 58 d. Cfr. HAUSER, Nw-att. Reliefs, p. 156). L'appartenenza della composizione all'epoc a classica
no n tanto si può desumere dallo pittura pompeiana (HELBIG, fVandge11liild.e de1' V01ll Vesuv v e1-sch iilleten Stiidte C'allipaniens, n. 1289), quanto dai dise g ni dei due vasi (oinochoe e aryballos) del Museo
di Atene, riproducenii l'uno il gruppo di Eros e Paride (COUVE-COLLIGNON, Cata/O!!lle des v ases
peillts dII Mll sée 'N.,atiollal d'A thènes, n. 1287), l'altro la figura di Eros (COUVE-COLLIGNON, Cata/.,
n. 194 2 ). Sulla concordanza della figura di l'aride con un tiFO statuario (con delle varianti) rappresentato da tre statue, della Gliptoteca Ny -Carlsberg, di Dresda (CL ARAC , 951, 2445) del Louvre (Arcb.
AlIzeiger, 18 99, p. 147 , n. I), veggasi P . ARNDT, La. Glyplothèque Ny-Car lsberg, testo alla Tav. 55 .
(4) 'N.,otizie degli sca'v i, 188 5, p. 43 e seg.; DURUY, Histotre des Grees, I, p. 751, cfr. p_ 750, nota l;
HAUSER, Neu-att. Re/ie/s, p. 89.
(5) Per esempio, ,il puteale della Regina Cristina (BARTOLl, Admi'rallda, 44 e 45; HAUSER,
Nm-att_ Re/iefs, P·93 e seg.; ARNDT-AMELUNG, Ein zel-Au/n., n. 1690-1 693; Sa.ggi sull'arte el/mistica
e greco-romalla, I, p. 194 e segg.).
-
260 --
stmito dal Winter? La mancanza per queste figure, di esemplari analogbi provenienti dall'Asia Minore non basta per escludere che gli orig inali appartenes se ro
allo stesso centro arti stico che produsse il ciclo delle « Danzatrici» tipo Giugliano:
meutre si puo ritenere che siano anch'esse di creazione ellenistica e che ri spetto
alle composi zioni alTIni dei periodi classici si troviuo neg li stessi rapporti che abb.i amo riconosciuto ammissibili per le suddette « Danzatrici». A nessuno, infatti, verr<!
in mente di sostenere che tra le fi gure delle Menadi del gruppo "Vinter e i disegni
vascolar i di cui egli si è servito per ricostruime il ciclo ci sia tanta somiglianza
o tanta affiuità da risultarue, nonchè indubbia, probabile l'appartelleuza approssimativa a una medesima epoca (I ); cosi come a una simile couclusione uon credo
si possa venire in base al confronto, per e, empio, delle Ninfe del rilievo di Megalopoli o di altre figure affini con altri disegni vascolari supposti corrispondenti (2).
D'altro cauto neppure l'assenza di ogni traccia di carattere asiano llello stile
degli esemplari noti di tali figure di Menadi può avere molto peso, ove si collsideri
che anche delle « Danzatrici» tipo Giugliano le repliche romane 50110 quasi affatto
prive dei cara tteri stilistici peculiari dell' esem plare perga meno.
Nello stile classicheggiante, duuque, proprio della maggior parte dei rilièvi
cos1 detti neo-attici si ha da cercare l'origiue della falsa esegesi e della iues;Jtta
qualifica.
*
**
Di quei pochi elle fiuora hauuo avuto l'amabilid di occuparsi del citato llllO
lavoro sull' arte elleuistica e greco-romana, o che se ue 5011 dovuti occupare per
ragioui speciali, i più hauno avuto l'impressione, a quel cbe sembra, che io mi sia
prefisso come principale obiettivo di risolvere la questione dell'origine del rilievo
pae sistico (3 ). Did:,iaro che ciò non è esatto. In fondo, sapere se il rilievo pit(I) Il WINTER (scritto ciI., p. 101 e segg.) si a ppogg ia sulla analog ia dt:lla ta zza di Hiero n
del Museo di Berlino ( FURTWAENGLr, R, 'Be sc}n-eibtmg de?' Va sensat1lmlung im Anti quarium, n. 2290)
e del cratere di Nocera al Museo di Napoli (HEYD EMAN N, Die Vasensammlung des Museo Nazionale)
per la ricostru zio ne della composi zione a rilievo, che, rispetto allo sviluppo stilistico, pone tra l'uno
e l'altro di questi mo numenti. (Riprodu zioni di entram bi i disegni vascolari alle pa gg. 112 e 113,
'
114 e 115)·
(2) Condivido pienamente il sospetto del LOEWY che il no to di segno del TI SC!-IBEIN (MUELLER,VIESEL ER, Denklll ii le?' der alten K!l1lst, II, XL V, 564; HAUSER , Neu-att. Re/iefs, p, 26 e presso BRUNNBRUCKMAN N, D enluniiler, testo al n. 599, p. 5, fig. 5) derivi da Ulla composizione a rililtvo ami che
da un disegno vascolare (scritto ciI. in Not. degli scavi, p. 456, not a I).
(3) P. Duc.'l.T!, Atelie e Roma, X, 1907. p. 278 e se g.; A. J. Rr:.I NACH, l?wue areli ., 1';)09, I,
p. 159 e segg.; E. COURBAUO, Revue des etudes grecqu es XXII, 1909, p. 343 e segg. Ma in particolar
modo mi piace fermarmi sul giudizio del prof. G. PATRONI, relatore sull'ultimo concorso alla cattedra
di archeologia nell ' Universita di Torino (Bollettino ufficiale del Ministero della Istntziolle pubblica, 1908,
I, p. I I 17 e se g.): « ..... Per ora - scrive il PATRONI - e gli [questo candidato] si occupa di quella
che chiama corrente asiana e cerca di dimostrare che la patria dei rili evi pittorici con scene di genere
e di paese 11011 fu , come altri sosteneva, Alessandria. bensi l'Asia Minore. TalI:: la sostanza del lavoro,
i cui risultati sembran o in massima accettabili; ma e da notare che già altri studiosi, come il Wickhoff,
erano entrati nell'ordine di idee seguito e svolto dal Cultrera l). Che il mio ordine di idee non combini
proprio con quello del \VICKHOFF, così .come sembra al PATRONI, è stato riconosciuto dai sunnominati
·recensenti e soprattutto, più rece ntemente, dal VI'ATZINGER (Deutsc/Je Liter atm'zeitullg, XXXI, fasc. del
12 marzo, col. 683 e seg.). Nè mi dà poi pensiero l'asserto del P ATRONI che io abb ia lavorato« un
po' troppo scolasticamente, compilando e affastellando spesso il materiale con una forma alquanto
sciatta », se consìdero che, a proposito di un altro mio breve studio su argomento affine (Monumwti
'de l Museo dell e Terme in Ausonia, II, 1907, p. 86 e segg.), egli, nella stessa relazione, dichiara che
«bisogna tener conto della conoscenza e del richiamo di forme micenee », laddove in esso di cose
micenee non si fa il benchè minimo cenno.
-
261
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torico-paesistico sia nato nell'E g itto oppure nell' Asia Minore, o ilI en ~ran~ bi i paesi
cOlltemporaneamente, è questione in se e per se assolutamente secondaria, SI che forse
non varrebbe la pena di star tanto a rompercisi sopra la testa; viceversa è una
questione di primaria importanza, ove se ne consideri .la. soluzione c~me via e
come piattaforma, per cosi dire, opportuna per tentar di risolvere altn problemi
più complessi ed anche più interessanti; in altri termini, quando si consideri COllle
mezzo e non già come fine a se stessa.
Non v'ha dubbio che mi sia molto indugiato a dare alla suddetta questione
uno sviluppo un poco eccessivo rispetto a quello dato ad altre questioni, che pure
non ho mancato di trattare; cosi che, forse, non mi è riuscito di ben prospettare queste altre e di lumeggiarle convenientemente. Comunque, il fatto stesso
C he i nuovi arGomenti, da me addotti, contro le teorie alessandrillistiche dello
'" valsi ancora a convertire definitivamente ljL1ami non sono affatto
Schreiber non son
proclivi a uegare ad Alessandria Ull notevole contributo nella formazione del rilievo
pittorico-paesistico, qua'n ti cioè mal volentieri sauna rassegnarsi all'idea che Alessandria non sia mai stata un centro artistico di prim' ordine, è pro va evidente, 1I0n
soltanto delle molte ragioni che io ho avuto allora di insistere sulla questione
del rilievo, ma altresì della opportlluid, se mai, che si prosegua tenacemente a tornarci sopra con argomenti sempre più solidi.
Accanto allo studio del rilievo pittoresco, dal quale ho preso le mosse, mi son
proposto dunque un altro compito, quello di studiare le origini dell'arte romana,
o per dir meglio, di studiare l'arte ellenistica con lo scopo di stabilire il cOlltributo che all' arte di Roma è venuto dai vari celitri di cultura che la precedettero,
prima cbe essa conquistasse l'egemonia politica, determinando di ciascuna corrente
il carattere peculiare. E guidato da tali proponimenti son velluto a queste prime
conclusioni: che non c'è stata una XOI'l'~ artistica nel periodo ellenistico; che nella
Grecia propria, intorno al principio del III secolo a. C. effettivamente si è avverato quel ristagno che le fOIlti letterarie ci segnalano; che la vera grande fioritura
d'arte, con carattere di originalid nell'arte ellenistica è stata quasi esclusiva dell'Asia Minore, e che, in ogni modo, caratteri precipui dell'arte asiana sono stati
la predilezione per i motivi pittoreschi e paesistici, il naturalismo, l'amore per i
movimenti complicati, la tendenza- al barocco prima e poi addirittura la degenerazione nel barocco; che intofllo alla metà del II secolo si è realmente avverata una
riuascenza artistica anche nella Grecia propria, giusta la testimonianza delle foliti
letterari e, ma che qui si è seguito l'indirizzo classico; che in Alessandria la grande
arte (scultura e pittura ) nOlI ha avuto un notevole sviluppo, adeguato a quello ~elle
città dell'Asia, ed allcor meno un' impronta propria originale, e che soltanto l'arte
decorativa sembra vi sia stata coltivata con successo.
Questo giulizio rispetto ad Alessandria ha incontrato delle opposizioni. AJoH
Joseph Reinach mi osserva, in sostanza, che se fossi stato in Egitto e avessi visitato il
Museo di Alessandria, probabilmente non sarei arrivato a una conclusione cosi recisa.
Ed altre intere,santi considerazioni fa E. Courbaud: « Et puis, il y a une chose
dout ni M. Scbreiber ni M. C. ne me paraissent avoir tenu un compte suffisallt:
les conquetes d'Alexandre ont fait entrer le mOllde historique d'alors dans le cadre
d'une me me civilisation; une culture commune a passé sur tous les peuples de
l'Orient, livelant les différeuces , effacaut
. les individualités , et rien ne ressemble
plus à une com hellt~nistique qu'une autre cour hel1éllistigue. L'uuite, presque l'uniformité, s'établit dans l'art comme dalls la vie grecque. Les écoles régionales dis34 -
Bott. ti' Arie.
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262 -
paraissellt; les memes courallts pénètreIlt partout, entrainent tous les artistes; les
procédés de sty le se gélléralisent aussi tot » (I).
Le obbiezioni, appélrentemente gravi, dei due dotti francesi meritano una
breve replica. È vero che, pur troppo, ancora non conosco de visI'/' l'Egitto, ed io
stesso, perciò, mi guarderei bene dall'escludere che, in seguito a una visita sul
luogo, le mie attuali opinioni potessero subire delle modificazioni. Ma in che
misura e in che senso? La straordinaria quaIltitù di materiale di arte plastica cbe
è venuta fuori dalle rovine delle antiche città dell'Asia Minore, nella sua massa
generale, è nota ormai anche senza bisogno che se ne abbia una conoscenza diretta; e dal confronto delle opere scoperte nell'Asia con moltissirrie sculture (rilievi
e st?tue) esistenti nei vari musei di Europa è stato facile riferire alla stessa cerchia
asiana anche una gran parte del materiale europeo. Nessuno può dubitare dunque
che la fioritura artistica nell'Asia durante l'Ellenismo sia stata davvero esuberante,
giacchè i dati di fatto stanno a portata di mano, e non soltanto abbondano ma
sovrabbondano e si impongono di per sè.
Si può affermare la stessa cosa del materiale egiziano?
Se si potesse affermarla, francamente, bisognerebbe esprimere il più profondo
rammarico che per tanto tempo si fosse trascurato e si trascurasse ancora, llon pub·
blicando q uel materiale e non dandone adeguati ragguagli, non dico soltanto di
mettere gli studiosi in grado di risolvere uno dei problemi più interessanti cbe
offra la storia dell'arte antica, ma pur di far conoscere al mondo colto quale fu
realmente l'efficienza e la potenzialità artistica della capitale tolemaica.
Poichè invece, fino a prova contraria, si ha ragione di credere che il materiale
d'arte elleuistica in ispecie del Museo di quella città e in genere dell'Egitto, per
quanto importaIlte possa essere, non sia tale tuttavia da sostenere il confronto
con quello illcomparabilmellte più ricco dell' Asia Minore, se la statistica non
è Ulla cabala di nessun valore e qualche cosa insegna, è chiaro che le moclificazioni alle mie opinioni circa l'arte alessandrina non potrebbero essere che alquanto relative. Finora, in base soprattutto alle sculture del Museo del Cairo, alle
stele funerarie e a qualche opera che, anche fuori dell'Egitto, si può riconnetkre con
l'arte alessandrina - come ad esempio la famosa statua del Nilo (2) - bo creduto
che nella scultma dell'Egitto ellenistico abbia prevalso la tendenza al classicismo,
in altri termini che l'Egitto in modo particolare abbia riseIltito l'influenza della
Grecia propria (3); il materiale del Museo di Alessandria potrebbe invece indurmi
nella persuasione che anche l'indirizzo naturalistico e pittorico-paesistico delle scuole
asialle, non solo non sia rimasto estraneo alla scultura alessandrina, ma vi abbia
avuto, quantitativamente, lo stesso sviluppo dell' indirizzo classico. Comunque, si
tratterebbe di influssi esterni e non di creazioni autoctone, di un'arte di importazione
o, per dir meglio, di ripercussioue, e non già di un'arte rigogliosamente germogliata
per forza di vita propria sul suolo egiziano (4). Cbe che se ne pensi in contrario,
Alessandria per me rimarrà sempre lontana dal poter vantare di essere stata UllO dei
grandi focolari dell' arte ellellistica.
(I) Revue des iludes grecques, voI. cito p. 345·
Sculpt. de> val. Muse1tms, I, Tav. XVIII, 11. 109. Cfr.
miei Salgi, I, Inll"od.
p. XXXIV.
(3) Saggi, I, illtrod., p. XXXIII e sego
(4) Quanto alla ghirlandomallia, non nego che essa sia stata un fenomeno precipuamente
alessandrino; credo soltanto che i rilievi paesistici di cui mi sono occupato non ci rispecchino più
di quanto e ovvio pensare che siasi avverato anche negli altri paesi del mondo classico fuori dell'Egitto.
(2) AMELUNG,
Non meno prive di saldo fondamento mi sembrano le osservazioni del
Courbaud. Il fatto che dall~ conquiste di Alessandro è origillata l'ellenizzazione dei
paesi che ne formarouo il vasto impero ha generato,
quanto pare, il coucetto,
a mio giudizio erroneo, di un completo ed assoluto livellameuto di civilta, non
solo, ma il concetto di qualche cosa che equivarrebbe a una vera e propria unificazione di popoli e di razze, e, più che di cuitura, di mentalid ed allche di
ambiente storico; in una parola, di tutto. In un tale Calicetto - dato che cOSI si
pensi - c'e dell'enorme esagerazione. Già sarebbe assurdo pretendere di proiettare
nell'evo antico certi fenomeni di facile assimilazione che avvengono oggidi; ma,
con tutta la ricchezza e la rapidità dei mezzi di comunicazione e il vertiginoso
rr.ovimellto di scambi reciproci dei tempi nostri, un vero livella mento di civiltà
e di cultura del genere di que1]o che si vorrebbe avvenuto nell'impero di Alessandro, non elle fra le diverse nazioni lontane e vicine di un continente medesimo
o dei vari continenti, finora spesso non si è neppure com piuto fra le regioni di
una stessa nazione. Si ammetta pure che nulla ci fosse di più somigliante a una
corte ellenistica che un'altra corte ellenistica, cosi come è probabile - mi si consenta il paragone un poco triviale - che nulla ci sia di più somigliante a un grande
albergo di Roma che un altro grande albergo di Zurigo o di Berlino, di Parigi
o di Londra, del Cairo o di New York; ma dalla somiglianza e dal carattere eminentemente cosmopolitico che potè uniformare ad un modello unico le corti nelle
capitali dei vari stati ellenistici, alla somiglianza di indole, di carattere, di. attitudini e di capacità dei paesi e dei popoli soggetti, cioè alla predisposizione naturale
dell'ambiente a certe determinate manifestazioni dello spirito e della attivita nmana,
c'è, se non erro, llll divario troppo considerevole, perchè l'una e l'altra cosa
possano ritenersi ulla identica cosa.
Ed Alessandria, come giustamente ha rilevato il Kleill (I) - il quale per
altro ha avuto poi il torto di non tener conto abbastanza di questa sua felicissima
osservazione (2) - sebbene avesse favorevole, come egli si esprime, l'atmosfera,
Ilon aveva altrettanto favorevole il terreno, che per le sue stesse tradizioni storiche
non poteva diventare un focolare di arte ellenica. Difatti la sostanziale differenza
fra le condizioni della capitale dell'Egitto tolemaico e quelle dei principali centri
dell'Asia Minore sta appunto in questo, che mentre le citta dell'Asia si trovavano
ad aver raccolto ['eredit:\ di una lunga e gloriosa tradizione artistica eminentemente
nazionale, della quale, in ultima analisi, anche l'arte recente, lIovellamente rinvigorita e trasfigurata, non era che una naturalissima continuazione; una simile tradizione mancava in Egitto, cbe pure aveva avuto una grande civiltà e una grande
arte, come una grande religione; ma dalla religione, dalla civiltà e dall'arte greca
profondamente diverse.
Il materiale 11l0numemale, non c'è dubbio, presenta molte lacune; ma il preconcetto che lo sviluppo dell'arte in Alessandria non sia stato inferiore a quello
che essa ebbe nell' Asia Minore forse induce a supporre una dispersione del materiale
egizio assai maggiore dell'effettiva, laddove, al contrario, .la sua scarsezza e sopratutto la mancanza di un colorito proprio dovrebbero persuadere che quel preconcettO
non ha ragione di essere.
a
Esclusa l'esistenza di una grande sCllola, per così dire, di arte alessandrina,
tanto più mi son poi collfermato nel convincimento che l'arte asiana e l'arte neo111, p. 76.
(2) Cfr. Allso/tia, Il, 1907, col. 220 e segg.
(I) Gescb. det· griech . [(unSi,
,
attica appartengano a due centri distinti e separati, in quanto che, ove si ammetta
tale distinzione, diventa ràcilissima, anzi si presenta spontanea la soluzione di un
altro problema che è uno dei più importanti che incombano agli studiosi della
storia dell' arte propriamente greco-romana, e che altrimenti rimarrebbe presso che
insolubile, qualora uon ci si volesse accolltelltare di congetture che, come tutte le congetture, soddisfano solo fino ad un certo segno. Intatti, nel perseguire il movimento
della corrente asiaua dai suoi centri di origine a Roma, la questione a mio credere
piò degna di attenzione che ci si faccia iunanzi e che da parte mia uon soltanto
non fu sorvolata, ma - e~sa, e non già q:.;ella sull'origine del rilievo pittoricopaesistico -costi tLlisce, almeno nella mia intenzione, la spina dorsale, il punctum saliens
di tutto il lavoro, è quella del cambiamento, cioè dell'attenuamento piò o meno sensibile
di carattere che qualche tempo dopo essa ha subito, laddove conservava intatta la
sua fisionomia originaria nel primo momellto della sua penetrazione a Roma (l).
Le Danzatrici della via Prenestina, rispetto alle quali abbiamo visto dunque
come la com posizione originaria sia, non già un'opera classica, bensi una creazione
dell'arte asiana, e come gli esemplari romani abbiano perduto il carattere e la fisionomia stilistica dell' esemplare pergameno, appartengono precisamellte alla categoria delle opere che ci mostrano un riAesso di questo fenomeno generale. E lo stesso
credo si debba pensare del ciclo delle Melladi ricostruito dal 'Vimer, come di parecchie altre composizioni riprodotte llei rilievi cosi detti neo-attici. La neo-atticità
(sempre nel senso che si suoI dare a questo termine) non è che Ulla falsa neoatticità, in quanto che non ne ha che l'apparenza e la ve~te esteriore.
Come si spiega siffatto fenomeno di atticizzameato di composiziolli originariamente asiane?
Ripeto anche a questo riguardo quanto ho già scritto. Il \Vickhoff, il quale,
se non m'inganno, non pensa va alla distinzione fra l'arte asiana e l'arte neo-a ttica
fiorita nella Grecia propria, e non negava punto, che Alessandria fosse stata anch'essa,
non che un centro di cultura artistica, anche un centro di produzione d'arte, non ha
trovato del singolare fenomeno altra spiegazione più attendi bile che questa: l'arte
ellenistica, dopo raggiunto il punto culminante della sua potenzialid con dei veri capolavori, quali il Pasquino, il Fauno Barberini, il Gallo morente, sarebbe passata in una fase
di degenerazione, già riconoscibile nella Gigantomachia di Pergamo, 111a poi spinta
all'estremo della teatralità con il Laocoonte e il T01'O Farnese; due opere che occuperebbero il limite ultimo nello sviluppo del barocco, oltre il quale - giusta l'analogia di quanto sarebbe avvenuto in circostanze consimili nel XVIII secolo - una
reazione sarebbe stata inevitabile (2). E questa reazione sarebbe avvenu ta proprio
in Alessandria, prima che cominciasse l'emigrazione degli artisti greci in Italia,
dando origine a quello che egli chiama lo « stile impero» alessandrino (3).
Nessuno vorrà escludere, come principio generale, cbe anche la reazione possa
essere un fattore importante nello sviluppo dell'arte; ma, senza dire che, in genere,
suole essere alla sua volta determinata da speciali ragioni storiche e che precisamente da siffatte ragioni sembra abbia avuto la spinta il risveglio del classicismo
nel secolo XVIII (si ricordino le scoperte di Pompei e di Ercolano e la pubblicazione
della Storia delle arti del disegno presso gli antichi del Winckelmann) ~4); circa il
(I) Saggi, I, Illtrod., p. XXIV; Capit. VII, p. 200 e seg.
WICKHOFF-STRO>lG, 7{.omall art, p. 2, e seg. Cfr. Saggi, I, p. 196 e sego
(,) \VICKHOFF-STRONG, Roman art, p. 25·
(4) Cfr. S. REINACH, .-lpollo, p. 284·
(2)
ritorno al classicismo dell'arte greco-romana, il fenomeno trova la sua logica e naturale spiegazione ndla situazione stessa delle cose, senza che s'imponga la necessità
di pensare ad alcuna reazione. Djfatti, se noi ammettiamo - giusta i risultati a cui
ci couducono sia i ragguagli delle fonti letterarie, sia l'esame e la coordinazione dei
mOllumenti - che due sono i principali centri artistici fioriti nell'età ellelllStica,
quello tllolto esteso e più fecondo dell'Asia Minore e l'altra della Grecia propria, ove
l'indirizzo classico ha sempre perdurato ed è rimasto dominante; e di couseguenza,
cile gli artisti, i quali si trasferivano a Roma da più parti del mondo elleuico, hanllo
dovuto portare cou se le tradizioni domiuanti nei rispettivi paesi di origine, allora
comprenderemo facilmente come ciò che può sembrare l'effetto di Ulla reazione
comro il barocco asiano altro nou rappresenti se non la infiltrazione della corrente
collaterale neo attica. Se questa corrente ha poi fiuito con l'avere la prevalenza, ciò non
e avvenuto se non per la preponderanza numerica degli artisti suoi rappresentanti (I).
***
Ma per un'altra guestione, forse di maggiore interesse, io credo cbe la teoria
,ielle correnti ci metta iu grado di proporre una soluzione attendibile; la guale, del
resto, non è che la conseguenza logica e immediata della soluzione data alla guestione precedeme.
Cousiderando come l'indirizzo classicbeggiante si mauifesti anche nelle scultlIre di Magnesia del tado periodo ellenistico, il guale coiucide con il priucipio
del!' età romana (2) contrariamente a quanto si osserva in guello del periodo
prato-ellenistico (3), ove si appalesa il carattere COlllune a tutta l'arte asiana (4),ho gi,i notato che il vero classicismo dell'Asia Miuore non sarebbe da ritenersi contemporaueo alla fioritura dell'arte asiana e auteriore alla rifioritura dell'arte attica uella
Grecia propria (5 ), non solo, ma ho aggiunto, congetturalmecte, che sia quasi
da ritenersi una importazione romana (6). Ebbene; da allora ad oggi ho sempre
più acguistato il convincimento che la diffusione del neo-classicismo in Oriente sia
stato un effetto del Romanesimo. Iuutile dire che, se è da scartarsi l'idea di un
assoluto livella mento, uell'ed ellenistica, per i paesi che formarono l'impero di
Alessaudro, COI1 maggior ragione - anche rispetto all' arte - il concetto di Ull livellameuto inteso uel senso su accennato e da escludersi relativameute all'impero romano, assai più vasto e multiforme. Poiche quindi la scultura, durante il periodo
romano, ha senza dubbio assumo Ulla fisionomia presso che uniforme in tutto l'impero, cio uon si spiega, a mio avviso, se non presupponendo un uuico formidabile
centro di irLldiaziolle, che avesse assorbito iu sè gli organi vitali dell'attività artistica dell'epoca ed esercitasse la sua influenza dovungue, quando già gli antichi
centri propulsori dell'arte si erano spenti, o se spenti del tutto non erano, avevano
COll1ungue perduto l'antica forza e con la forza la fisionomia origiuaria; si trovavallO, cioè, rispetto al llUOVO centro irradiatore, a un di presso nelle stesse condi(I) Saggi, I, p.
20.
(2) Kon. f)\(uscen ZU BerlùI. jvfagnesia alli Meallde1') pp. 198-218 (WATZINGER).
(3) Magnesia am Meander, pp. 184-197 (WATZINGER).
(4) Saggi, I, Introd., p. XXV e sego
(5) Saggi, I, Introd., P.' XXVII. Avverto che non mi sono accorto a tempo di una inesattezza
di dicitura, sfuggita nella stampa. Bisogna evidentemente correggere: « .•• • il vero classicisn~o dell'Asia Minore non soltanto non sarebbe contemporaneo alla fioritura dell'arte asiana e [sarebbe] posteriore alla rifioritura delI'arte attica nella Grecia europea; ma ..... » ecc.
(6) Saggi, I, Introd., p. XXVII.
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266-
zlom 111 cui gi;\ un paese pur ricco e fiorente ma privo, per intrinseche ragioui
storiche, di adeguato temperamento artistico, - l'Egitto tolemaico si era trovato in un tempo anteriore rispetto ad essi. L'arte colltinuava a fiorirvi ancora,
ma non era più l'antica arte creatrice, bensi del genere di quella stessa arte alessandrina che ho chiamato di ri percussione.
Dove si ha da collocare que~to cemro di irradiazione? Evidentemente nello
stesso punto, nel qua le avvenne l' incon tra delle due correnti.
Il carattere della scultura nell'etA romana è, ripeto, generalmente di intonazione
al clas~icismo; ma a un classicismo che, come non si è limitato soltanto alla pedissequa imitat;ione di opere classiche e non ha impedito che l'arte nell'ed romana avesse
lIllO sviluppo successivo, alimeutato da una propria forza inventiva, e quilldi un
aspetto originale, che giA da un pezzo le è stata riconosciuto (I ), cosi non ha
neppUl'e escluso dal suo campo di azione le più recenti creazioni della cerchia ellenisticoasiana; cbè anzi tipi di questa cerchia ed anche composizioni intere, fissate per
certe particolari rappresentazioni, hanl10 contilluato a persistere; soltauto hauno
subito come una velatura, più o meno densa, che ha attenuato e in certi casi quasi
caucellato nello stile quello che poteva considerarsi il colorito originario, ed ha
dato un'aria di classicismo a composizioni figurate che di origine classica 1Ion erauo.
Un classicismo di tal fatta nOll è precisamente che il risultato dell'iucourro e nei limiti del possibile - della fusione di correnti artistiche diverse. E lilla volta
che quest'incontro è avvenuto in Italia e precisameute a Roma (2), Roma stessa
deve essere stata ed ha dovuto rimanere a lungo il nuovo centro di irradiaziolle
dell' arte (3).
C o me esempio pratico del diffondersi del neo-classici,mo romano nella patria
stessa del neo-classicismo primitivo, cioè nella Grecia propria, valga il tipo dei Dioscuri, di cui ho trattato altra volta in questo Bollellino illustrando la statua colossale
riuvenuta a Baia, che ora trovasi nel Museo Naziollale di Napoli (4). Forse più istruttivo ~ quello tii Ulla nota comp Jsizione a rilievo, che tanto più opportunamente
merita di essere qui ricol'data, in quanto che ci riconduce tiavanti a un interessante
monumento, di c~i più sopra si è fatta parola, cioè al rilievo delle Ninfe di Megalopoli. E l'interesse sta appunto nel riscontro che le sue figure, per concordanza
di schema o per affinitA di modellatura, trovano in altri rilievi, differellti per dimensioni, per forma e quindi anche per destiuaziolle. I11 primo luogo vanno ricordate le due lastre con rappresentazioni di altrettante danzatrici, dello stesso Museo
Nazionale di Atene (5 ) ; ma non va dimenticato che quasi per comune consenso
(I) \VICKHOH-STlWNG, Roman ari; A. RIEGL, Stilj1"a.gen. Grulld/egll/lgen (Il eiller Geschic!Jle der
Ornamwtik; A. RlcGL, Die spiitriilllische Kllllstindllst1'ie "nach dell Ftwden in Oeslcneich- Ungaru, I,
E . STRONG, Roman sCII/pluH f1'om Auguslus lo Conslalltine, Londofl, 19°7.
(2) Saggi, I, p. 20 I.
(3) Su questo concetto che, nell'età imperiale, Roma sia stato il centro irradiatore dell' arte,
cfr. anche E. STRONG, Romtrn sw/plure, p. V (p,"eface).
(4) Bollettino d'..A1·le, I, 1907, fascicolo di novembre, p. I e segg.
(5) KAZl'P/S?l'I/Z, rl.vnu< "(o,; È/}PtIWl; MovrJEiov, nn . 259, 260; F. HAUSER, Neu-att. Rei., l'. 43,
n. 59 (cfr. p. 179); SVORONOS-BARTH, Das A t/mie?' 'N..,atiollalmusetlm, I, Tav. XXXII, n. I e 2,
cf. val. di testo I, p. 239 e segg.; BRUNN-BRUCKMANN, Denhmii/er, n. 600 (COli testo dell'HAusER);
Quanto alla terza di incerta provenienza (SVORONOS-BARTH, op. cit., Tav. XXXII, n. 3) che il REISCH,
inclinava a credere pertinente allo stesso insieme (Griecbische Weihgeschenhe, p. 97 e seg.), giustamente
e sta lO osservato che essa nient'altro è se non una nuova replica di una delle due prime (HAUSER, presso
BRUNN-BRUCKMANN, n. cit.). Un altro esemplare della stessa figura esiste al museo di Palermo
(ARNDT-AMELUNG, Eillze/-Aufllalillletl, n. 567; HAUSER, presso BRUNN-BRUCKMANN, testo alno 599, fig. 4).
queste lastre sono riferite all' epoca imperiale romana (I), e ritenute non solo
di età posteriore, ma di disegno e di esecuzione piuttosto scadenti e meno
perciò rispecchianti le qualità peculiari della composizione originale eli quanto non
si creda che le dimostri qualche esemplare italiano, o trovato in Italia, più autico, quale
il noto rilievo delle « Agraulidi » e delle (\ Ore», parte nel Museo Chiaramonti, al
Vaticano (2) e parte agli Ufflzi (5), e in ispecial modo la base triangolare del Museo
Lateranense (4). Non c'e dubbio} pertanto, che certe particolarità delle figure nel
rilievo di Megalopoli, certe virtuosid. nel panneggio, nelle pieghe e negli svolazzi, in
queste opere trovino le migliori analogie e non in altre del periodo classico, sia
pure avanzato, come dovremmo aspettarci se realmente a quel periodo esso appartenesse. Per quali ragioni, dunque, dobbiamo credere che il rilievo di Megalopoli
sia una composizione riferibile al quarto secolo e non piuttosto che le lastre ateniesi
con le danzatrici riproducano lIna composizione che nella Grecia propria provenisse
da Roma? Qui certamente era in voga} come ne fan fede gli esemplari italiani, dei
quali, come si è detto, qualcuno è sicuramente più antico; e le Ninfe di Megalopoli
possono rappreselltarci un riflesso dell'influenza che simili composizioni avrebbero
esercitato anche nei tardi rilievi votivi, modifìcando o sostituendo i tipi più antichi
delle figure. Nè mi parrebbe strano che a una simile conclusione si dovesse venire
rispetto al rilievo di Eleusi. D'altra parte, in questo stesso gruppo vanno incluse
le altre opere che, come la colonna con le « Danzatrici » del Vaticano, in particolar modo riproducono il tipo delle statuette di Kopenhagen e- di Monaco, concordali te, per esempio, con la prima « Agraulide» del rilievo Chiaramonti (5).
(I) L'HAusER crede che le due lastre del Teatro di Dioniso siano contemporanee al fregio del
proscenio (BRUNN-BRUCKMANN, n. 15), per il quale egli è propenso ad accogliere l'idea del DOERPFELD
che sia da attribuirsi al tempo di Nerone ·(ìV. DOERPFELD-E. REISCH, Das griechische Theater, p.89;
F. HAUSER, presso BRUNN-BRUCKMANN, l. cit.).
(2) HEYDHIANN, Verhii li te Tiillzerill (IV. Hallisches Winckelmannsprogralllm), p. 9; HAUSER,
Neu-atl. RelieF. p. 44, n. 60; HELBlG, Fiihrer, 12, n. 118; AMELUNG, Sculpt. des va tic. Mllswms, I,
Tav. 81, n. 664; HAUSER, Disiecta membra nellatlischer Reliefs, in fahresh~fte des oesterr. arch. 1usl.
in Wiw, VI, 1903, p. 82, fig. 41.
O) DUETSCHKE, Aut. Bildwerke in Oberitalien, III, p. 234, n. 531; HAUSER, Nw-att. Reliefs, p. 47,
Il. 63; AMELUNG, Fiihrer durch die Antiken in Florenz, n. 160; HAUSER, scritto cito in fahreshefte, VI,
p. 79, fig. 37. Sulla esatta ricostruzione della composizione dei due rilievi si vegga il menzionato
scritto dell'HAusER in fahreshefle e il testo al Il. 598 dei 'Deukmiiler di BRUNN-BRUCKMANN. Cfr. 5voRONOS-BARTH, 'Das Alhener 'N.,alionalmllsellm, I (testo), p. 215 e segg.
(4) GARRUCCI, Monllmenti del Museo Lateraneme, Tav. XL VII, p. 87; BENNDORF-SCHOENE,
'Die antikeu Bildwerke des lateranensischen Museums, n. 323; HAUSER, 'N.,eu-att. Reliefs, p. 25, n. 33;
HELBIG, FiiIJrer, 12, n. 690; RIZZO, Bllllet/ino della COn/missione archeologica comunale, p. 222 e segg.,
i1g. 2; BRUNN-BRUCKMANN, Denkmiiler, n. 599 (con testo dell'HAusER).
(5) Dato che il torso cretese di Kopenhagen difficilmente possa ritenersi un originale dell'epoca
classica e dato che si tratti di una scultura di tarda esecuzione, allora non sapr~i più vedere la necessità di ammettere l'esi,.tenza di un prototipo statuario antico, fosse del tempo di Kalamis, o del
tempo delle guerre del Peloponneso, o del periodo di transizione, secondo inclina a credere l'AMELUNG.
All'età romana appartiene con ogni verisimiglianza anche il fregio frammentario dell'Acropoli con
figure di danzatrici, di cui qualcuna mostra stretta affinità con il tipo in questione (BEtJLÉ, Revue
arch., 1860, II, Tav. XVIII, p. 105 e seg.; STUDNICZKA, scritto cito in Abhandl. der ~dchs. Gesell. der Wissensch.,
Tav. 1, d; Alh. Mittei/., XIII, 1888, p. 228 e seg.; HAUSER, Nell-att. Reliefs, p. 147 e seg.); il qual
fregio da qualcuno già è stato riferito al periodo greco-romano (FRIEDERICHS-WOLTERS, Ballsteiue,
un. 1841 e 1842), mentre lo STUDNICZKA crede di poter ascriverlo alla seconda metà del IV secolo
(Abhandl., p. 28 e seg.). A mio parere, il confronto di questo fregio con l'altro, certo più antico,
trovato ugualmente sull'Acropoli, con sei figure di donne danzanti (MICH.\ELIS, .A1Inali dell' Inst.
1862, Tav. d'agg_ N, p. 217 e segg.; STUDNICZKA, scritto cit., p. 28, fig. 7) e con quello rinvenuto
in Dalmazia (SCHNEJDER, Arch.-ePigr. Mittheil. aus Oesterreich, 1885, p. 75) - i quali, ove pure non
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Ma accanto agli esemplari romani delle « Danzatrici» ateniesi, c'è il rilieyo
trovato presso Baba-Kioi, nella Misia (uelle viciuanze di Pergamo ), che riproduce
nello schema generale una delle figure di quello di Megalopoli; la qu.lle figura,
come è 1l0to, con qualche variallte ritorna in altri rilievi romani (I). Dobbiamo
dedurue che anche il ciclo originario di queste altre « Danzatrici » appartenga all'arte
dell'Asia al pari di quello delle « Danzatrici» Giugliauo? Quando pure il rilievo
di Baba-Kioi non presentasse le stesse peculiarità stilisticbe dei prodotti asiani del
periodo allenistico e si potesse percio avauzare, come più attendibile, l'ipotesi che
la composizione da esso rappresentata, nello stesso modo che per la Grecia propria, anche per la Misia fosse di proveuienza romana, contro una simile ipotesi
starebbe la g ia ricord ,lta base triangolare del Museo Lateranense, che, oltre alla
figura COli la cetra del rilievo di Baba Kibi riproduce, iu un'altra f:lccia, Ulla delle
. « Agraulidi» nello schema generale, e, perfettameute quella delle « Danzatrici» ateniesi, che ritorna sul rilievo palermitauo. È stato osservato che il monumento lateranense non è una scultura romana; ed io credo, in massima, che questo giudizio
sia esatto; solo non posso cOllvenire nell'ammettere l'origine attica della sua
composizione e la riferibilit<\ al quarto secolo: basta, a parer mio, la figura del
Satiro danzante, sul cui tipo non bo bisogno di insistere per riconoscere che si
tratta di un'opera ellenistica e per determinarne la provenienza, che non ho
nemmeno bisogno di indicare (2 ). E così, tornando ai rilievi ateniesi, abbial\1o il
·caso di una serie di figure, appartenenti a una composizione di origine asialla, ritornate nel mondo ellenico per il tramite del Romanesimo, ma, per le ragioni auzi
dette, non piu nell'aspetto primitivo, bensì dopo esserseue dispogliate per assumere
quella fisionomia classicheggiante, che certo prima non avevano.
Qui verrebbe in giuoco la tes i dello Strzygowski nella interessantissima questione « Orient oder Rom », relativamente all' arte del tardo periodo imperiale e
all'origine dell'atte cristiana.
Il Rivoira, a questo proposito, in una sua recente conferenza, tenuta all'Istituto
archeologico germanico, sull'origine delle terme, ha concluso che, se pure si puo
ammettere che per le arti figurative la luce venga dall'Oriente, per cio che riguarda
l'architettura è vero invece il contrario, che la luce vitue da Roma. Da parte mia credo
di poter assicllfare il Rivoira che anche per le arti figurative bisoglled egualmente
concludere: Roma e noti l'Oriente (3).
GIUSEPPE CULTREHA.
:siano entrambi o ri ginali greci dell'epoca classica, come si crede, sono tuttavia interessanti, anche se
.,:opie o imitazioni, perchè in realtà mostrano molte delle caratteristiche proprie di quell'epoca e costituiscon o eccellenti esempi di simili composizioni a sistema paratattico - per capire c~e ci troviamo
davanti a una composizione di altra epo ca; e il confronto poi con le figure del cratere di Monaco
-(FURTWAENGLER-REICHHOLD, G1-iech. Vasen1llalerei, Tav.80, I; STUDNICZKA, scritto cit., Tav. I, a)
e delFasllOs di Ruvo (H. HEYDHIANN, Archaeologische Zeitu'/Ig, 187 3, Tav. 70, p. 92 e seg.), malgrado
una innegabile affinita di schema, ha nondimeno soltanto quel valore che possono avere tutti i confronti analoghi fra opere plastiche e composizioni in disegno.
(1) L'anfora di Sosibio, al Louvre (HAusER, Nell-att. Reliefs, pago 7, n. I) e il già menzionato
Vaso di Jenkins a Marbury Hall.
(2) Notevole la concordanza, nello schema generale, della figura suo nante la cetra co n una
.delle danzatrici del fregio nell' hel'oon di Trysa (BENNDORF - NIEMANN, op. cit., Tav. XX, la penultima
a destra), concordante, del resto, pure con la seconda delle Danzatrici Giugliano. Anche questa
persistenza di lino schema, la cui origine va riferita all' arte dell'Asia di tempi anteri o ri, non può
non essere di appoggio a quanto si è detto.
(3) Questa tesi mi propongo di sviluppare con la scorta dei monumenti nel secondo volume
dei Saggi sull'arte ellenistica e greco-ro1llana, ove si trattera del neo-atticismo_
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LE « DANZATRICI )) DELLA VIA PRENESTINA.