ANICA ANICA SCENARIO 26/11/2014 Avvenire - Nazionale EXODUS Mosé torna kolossal 4 26/11/2014 CHI Matthew Mcconaughey sono l'eroe dei due mondi 6 26/11/2014 Corriere Adriatico - Ascoli "Mio papà", cartolina dalla Riviera 8 26/11/2014 Corriere della Sera - Nazionale Una donna insegue la libertà tra divorzio e legge rabbinica 9 26/11/2014 Corriere della Sera - Nazionale Ma a Hollywood (spesso) vince la giustizia 11 26/11/2014 Gazzetta di Modena - Nazionale Ozu Film : tutti i cortometraggi saliti sul podio del festival 13 26/11/2014 Il Fatto Quotidiano La riforma della Rai e l'esempio di TivùSat 14 26/11/2014 Il Fatto Quotidiano Bowie,ritorno sullo schermo 15 26/11/2014 Il Garantista - Catanzaro LA NAZIONALE ATTORI DI RISI I Tre Tocchi del regista a Catanzaro 16 26/11/2014 Il Manifesto - Nazionale Inedito Kurt Cobain in un nuovo biopic 17 26/11/2014 Il Manifesto - Nazionale TFF Il «giallo» della natura di Ruben Ostlund Metti una sera Bergman all'Overlook Hotel 18 26/11/2014 Il Manifesto - Nazionale Il corpo e le parole, con Jana cercando «Qualcosa di noi» 20 26/11/2014 Il Messaggero - Nazionale «Mosé guerriero in 3D» 22 26/11/2014 Il Piccolo di Trieste - Gorizia-monfalcone Modernissimo, storia di un cinema -cult 23 26/11/2014 ItaliaOggi Agon channel, prodotto in Albania, parte il 1° dicembre 24 26/11/2014 La Notizia Giornale Canone Rai in bolletta, indietro tutta 26 26/11/2014 La Repubblica - Palermo La sera andavamo all'Abadan 27 26/11/2014 La Repubblica - Torino "Lo squalo" annoia Anche la New Hollywood può invecchiare male 29 26/11/2014 La Repubblica - Torino Giovani cineasti crescono grazie a Torino Film Lab 30 26/11/2014 La Repubblica - Torino Segni particolari: bellissimo Redmayne premiato al Reposi per la fatica di essere Hawking 31 26/11/2014 La Repubblica - Torino Un giorno italiano E il Tff riscopre le pellicole di casa 32 26/11/2014 La Stampa - Torino Il festival al giro di boa Che cosa c'è, che cosa manca 33 26/11/2014 La Stampa - Nazionale Redmayne "Io, tra scienza e fantascienza" 34 26/11/2014 Libero - Nazionale «Repubblica»: i No Tav sono vittime di guerra 35 26/11/2014 QN - Il Resto del Carlino - Nazionale Una regione di celluloide«Mio papà» in ottanta sale 36 26/11/2014 QN - Il Resto del Carlino - Bologna Da Bologna allo spazio per conquistare l'Oscar 37 ANICA SCENARIO 26 articoli 26/11/2014 Avvenire - Ed. Nazionale Pag. 24 (diffusione:105812, tiratura:151233) La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato AGORA` Anteprima. Presentate ieri a Roma alcune scene del film di Ridley Scott, in Italia a gennaio: la fuga dall'Egitto come metafora delle lotte per la libertà EXODUS Mosé torna kolossal Christian Bale è il condottiero ebreo, John Turturro nel ruolo del faraone Location da western e 3D impeccabile Solo 4 le piaghe rappresentate, ma con effetti spettacolari (anche troppo...) Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per piacere a un pubblico globalizzato e che cerchi i ritmi mozzafiato EMANUELA GENOVESE Mosè, il prezzo della libertà. Il 12 dicembre arriva nelle sale americane (in Italia uscirà il 15 gennaio) Exodus. Dei e Re, il kolossal biblico diretto da Ridley Scott, regista di film come Alien , Il gladiatore e Le crociate . Un lavoro immenso, articolato, servito da uno spettacolare e intenso 3D, è alla base di questo nuovo film presentato ieri a Roma in versione di 40 minuti, suddivisa in scene introdotte da un commento video dello stesso regista. Exodus sembra avere tutti i numeri per affascinare il grande pubblico che ama i peplum e la regia spettacolare e mozzafiato. Regia valorizzata anche da location ad hoc come Almeria e Fuerteventura, nelle Isole Canarie (posti scelti anche per i western di Sergio Leone), dove sabbia e deserto rendono ancora più forti le scene di guerra. La lotta contro gli Ittiti è la prima battaglia combattuta da Mosé (interpretato da Christian Bale) insieme a Ramses (Joel Edgerton), uomini cresciuti come fratelli. Una scena cruenta, ma non eccessivamente, che evidenzia la fisicità e il temperamento opposto di Mosé e Ramses, profondamente diversi ma uniti dal grande coraggio e dall'amore per l'Egitto e per la famiglia guidata dal faraone Seti (John Turturro). L'epicità della regia voluta da Scott è lo strumento ideale per creare l'atmosfera giusta - forse a volte troppo spettacolare - del racconto biblico. La storia dell'Esodo è infatti una storia di salvezza che mette al centro il popolo israelita, che attraverso la ribellione alla tirannia dimostra che l'amore per la libertà costa un alto prezzo. Prezzo che inizia dalla scoperta della propria identità: Mosé cresciuto come egiziano nel regno faraonico scopre di essere un ebreo, salvato dalla strage dei bambini temuti come futuri rivali per la stabilità del regno d'Egitto. Chi è il vero re? Chi servono gli Israeliti? Sono domande che attraversano esplicitamente e implicitamente le clip di Exodus . Soprattutto quando Ramses, diventato faraone, scopre di essere cresciuto al fianco di un ebreo, quindi di uno schiavo. La cacciata di Mosé nel deserto, simbolo di condanna a morte, è l'inizio della lotta per la libertà; «L'Egitto - sottolinea Scott nelle note del film - era, ed è tuttora, un crocevia di culture tra Africa, Medio Oriente e Europa. Abbiamo voluto scegliere un cast di attori proveniente da diverse etnie proprio perché potesse riflettere la diversità. E abbiamo lavorato moltissimo per rappresentare al meglio questa multiculturalità e dare vita a una storia che ha le radici in religioni e popoli di tutto il mondo». Quando il potere viene imposto da Ramses a tal punto che gli israeliti non hanno più diritti, la risposta divina alla tirannia viene dalla stessa natura posta al servizio della liberazione del popolo eletto: le dieci piaghe, che occupano ben cinque capitoli del libro dell'Esodo, dimostrano ancora una volta come la volontà degli uomini, anche quando ricorre a maghi o alla violenza, è impotente. Nelle scene di Exodus ricorrono solo 4 flagelli, ma caratterizzati da un uso sapiente degli effetti speciali: la prima piaga è quella dell'acqua trasformata in sangue, con i pesci destinati alla morte e gli stessi egiziani vengono privati della fonte stessa della loro vita. Ma il cuore del faraone resta inamovibile, perciò Dio manda la seconda piaga: l'invasione di rane che penetrano negli appartamenti reali fino a togliere il respiro. La terza e la quarta sono le piaghe delle mosche e delle cavallette che divorano tutto quello che incontrano. «La storia dell'Esodo - spiega nelle note di produzione Christian Bale - non è solo uno dei testi sacri cardine del mondo, è anche un racconto tra i più profondi mai scritti. Attraverso la sua fede Mosé diventa un combattente per la libertà che non ha timore di nulla pur di compiere la volontà di Dio. Allo stesso tempo è anche un uomo pieno di contraddizioni: guerriero tempestoso ma stoico, fedele e polemico, esitante e insieme deciso... In breve, una delle figure più affascinanti che abbia mai studiato. E per prepararmi al personaggio ho letto la Torah, le parti del Corano legate al profeta e il libro di Jonathan Kirsch». Benefici divini, peccati, ostilità degli egiziani sembrano tutti ben ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 4 26/11/2014 Avvenire - Ed. Nazionale Pag. 24 (diffusione:105812, tiratura:151233) La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato rappresentati, a volte fin troppo calcati, nelle prime immagini nel film. Il prodigio del Mar Rosso (volutamente non svelato, se non per la parte iniziale, nelle clip selezionate per l'anteprima) manifesta ancora una volta la potenza del plot, che è una storia di guerra e violenza, di castigo e perdita, ma pure una vicenda di speranza e di liberazione che nasce dalla fede. La Bibbia è una fonte inesauribile di racconti e il mondo di Hollywood non si accontenta più soltanto di supereroi. Foto: Christian Bale Foto: Ridley Scott Foto: KOLOSSAL. Una foto di scena tratta dal film di Ridley Scott "Exodus" Foto: (Ansa) ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 5 26/11/2014 CHI - N.49 - 3 Dicembre 2014 Pag. 50 (diffusione:467921, tiratura:569175) La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato Matthew Mcconaughey sono l'eroe dei due mondi «DI "Interstellar" mI ha colpIto Il lato umano: un paDre che ama I suoI fIglI, ma sa che Deve anDare nel cosmo anche per salvare loro», DIce l' attore Del fIlm campIone D'IncassI, che neglI usa è gIà cult francesco giorgianni LOS ANGELES - NOVEMBRE Mentre Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana della storia, è in orbita attorno al pianeta a bordo della Stazione spaziale internazionale, sulla Terra è esplosa la Interstellar "mania". Il film di fantascienza, diretto da Christopher Nolan e con un cast "stellare" (Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Michael Caine, Matt Damon), in Italia è in vetta al box office e negli Stati Uniti è già considerato un cult con schiere di appassionati. Il primo di questi fan è proprio il protagonista Matthew McConaughey che l'anno scorso ha vinto l'Oscar per Dallas Buyers Club, e ora è "l'uomo delle stelle" del film di Nolan. «Della sceneggiatura mi è piaciuto soprattutto l'aspetto umano», esordisce McConaughey, «un uomo che ama i suoi figli, ma che al tempo stesso sa che deve andare nello spazio per loro, per tutti, ma anche per se stesso». L'azione di Interstellar si svolge in un imprecisato futuro prossimo. Il pianeta Terra è condannato, le scorte di cibo sono quasi esaurite e un team di scienziati decide di lanciare attraverso un "wormhole" (un cunicolo spazio-temporale) un'astronave di esploratori alla ricerca di pianeti abitabili e lontani anni luce. Per gli astronauti l'impresa è epica e, in particolare, per il pilota Cooper (Matthew McConaughey) anche molto dolorosa. È costretto a lasciare i figli per un tempo indefinito e, con la morte nel cuore, si congeda dalla sua bambina, promettendole un giorno di ritornare da lei. Quanto durerà la sua missione nello spazio sconfinato? Anni? Secoli? Nel film, quando Cooper trascorre appena un'ora di tempo sulla superficie di un pianeta lontano, nel frattempo, sulla Terra, sono trascorsi sette anni! Il regista Nolan si è avvalso dell'aiuto del fisico Kip Thorne, conosciuto per le teorie riguardo alla possibilità di viaggi nel tempo tramite cunicoli spazio-temporali. Ma Interstellar, oltre a fare riferimento ad alcune teorie della fisica, colpisce per la bellezza delle scene nello spazio e mostra come potrebbe apparire un buco nero, o un pianeta extrasolare con onde alte chilometri. Lo spettacolo visivo è assicurato e, in platea, il dibattito tra principianti e appassionati di fisica è ancora aperto: qual è il viaggio più affascinante? Quello nelle galassie tra astronavi e robot tuttofare, o quello nell'anima degli stessi astronauti? «L'amore è l'unica cosa che trascende il tempo e lo spazio», dice Brand (Anne Hathaway) in una scena. «La prima volta che ho incontrato il regista Nolan», racconta Matthew McConaughey, «non abbiamo discusso sulla sceneggiatura o sul film, ma abbiamo parlato della vita, del fatto di diventare padri e degli uomini che si confrontano con sfide mai affrontate. Penso che Nolan volesse rendersi conto se ero davvero l'uomo che pensava che fossi. È comprensibile. Dovevamo vivere sei mesi insieme e condividere questa avventura». Il fatto che il regista abbia scelto un papà per il ruolo del protagonista non è un caso. Matthew McConaughey dalla moglie Camila Alves ha avuto tre figli: Levi Alves (2008), una bimba, Vida Alves (2010) e Livingston (2012). «Quello che mi rende più orgoglioso del ruolo che interpreto in Interstellar è che il mio figlio maggiore vedrà il film perché è interessato all'argomento. Ama l'idea del viaggio attraverso il sistema solare, e sono stato felice di aver recitato anche per lui. Del mio personaggio ho capito molto bene il tipo di legame che lo unisce alla sua famiglia», racconta l'attore. «Quello che mi è piaciuto di più del suo carattere è il fatto che non rispetta le regole. Ne sa abbastanza per seguire i suoi istinti, è bravo a improvvisare e puoi fidarti di lui quando se ne infischia dei suggerimenti del computer. Cooper ha uno spirito avventuroso, ha il senso della scoperta e ha l'audacia per salvare l'umanità. Amo il suo coraggio». Che si tratti di veri astronauti come la nostra Samantha Cristoforetti o di eroi di celluloide come Cooper, una volta usciti dall'atmosfera arriva l'eterna domanda sull'esistenza umana. Dove andiamo nell'universo? «Penso che le aspettative dell'umanità debbano essere più grandi di noi», dice McConaughey. «Se sei una persona di fede, hai Dio, ma se non sei credente, potresti tenere presente questa verità: più in alto ci spingiamo, più scopriamo delle cose su noi stessi. Ho imparato di più sull'America, quando l'ho lasciata; ho imparato di più su casa mia quando ero lontano; ho imparato di più su me stesso quando ero ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 6 26/11/2014 CHI - N.49 - 3 Dicembre 2014 Pag. 50 (diffusione:467921, tiratura:569175) La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato perso». Marco Spagnoli/The Interview People - foto: Melinda Sue Gordon/Warner Bros and Paramount PicturesMcConaughey è un papà "spaziale" Los Angeles. Matthew McC o n a u g h e y (Cooper) con Anne Hathaway (Brand) in "Interstellar" e, sopra, con i due giovani attori Mackenzie Foy e Timothée Chalamet nel ruolo dei figli di Cooper. Foto: Los Angeles. Matthew McConaughey, 45 anni, in una scena del film "Interstellar". In alto, a sin., in un'altra scena con Anne Hathaway e David Gyasi. Foto: visionario Con Nolan il regista Los Angeles. Il regista Christopher Nolan spiega una scena a Matthew McConaughey sul set di "Interstellar". In basso, l'astronave sul set. ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 7 26/11/2014 Corriere Adriatico - Ascoli Pag. 17 (diffusione:18490, tiratura:24149) La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato "Mio papà", cartolina dalla Riviera LAURA RIPANI San Benedetto Sono stati loro, gli alunni dell'istituto "Marchegiani" a decretare il successo al Palariviera del film "Mio papà". Hanno gioito, pianto, riso e sono diventati un po' rossi (per le scene d'amore appassionato) alla "prima" del film girato per la maggior parte in Riviera del quale sono stati pure comparse. Si sono immedesimati nella storia di Matteo - Niccolò Calvagna, 7 anni - che deve prima accettare la presenza, per poi legarsi indissolubilmente, al suo "nuovo" padre, Lorenzo, impersonato da un convincente Giorgio Pasotti. Ai piccoli il film è idealmente dedicato visto che le famiglie allargate sono un tema che ancora il cinema, in Italia, non aveva avuto il coraggio di affrontare. Da domani, nelle 80 sale nelle quali la produzione Movie And (di Massimiliano Leone Valentina Di Giuseppe) farà distribuire dalla Bea la pellicola si vedrà se i proprio i ragazzini trascineranno i loro genitori al cinema. Nel frattempo San Benedetto si gode la sua cartolina, così ben resa dalla pellicola che offre scorci mozzafiato di Viale delle Tamerici e del lungomare; dei villini liberty di Grottammare e del Paese Alto; del porto e del "mare d'inverno" e, pure dell'ospedale. Una pellicola che come ha sostenuto anche il sindaco Giovanni Gaspari "mal che vada, ce la terremo" visto che comunque rende davvero nella sua luce migliore il territorio grazie all'indubbia professionalità del regista Giulio Base che si è dichiarato "marchigiano acquisito" e che rende riconoscibile fin dall'inizio i luoghi dove le scene sono state girate. Una produzione che ha anche coinvolto tante comparse locali, 250 per l'esattezza; ha ingaggiato service locali e ha portato, secondo la presidente della Film commission regionale, Stefania Benatti, una ricaduta pari al doppio dell'investimento della Regione che è stato di 40.000 euro compresi i fondi messi a disposizione dall'assessore alla pesca Sara Giannini. Un'inezia se si pensa che la pellicola è costata 1,8 milioni di euro divisi tra i due investitori privati ma anche il ministero per i Beni le attività culturali che ha riconosciuto la pellicola "di interesse culturale" e Rai cinema che, c'è da scommetterci, farà poi passare l'opera anche sul piccolo schermo offrendolo a una platea più vasta, di milioni di spettatori. D'altra parte il cast è "stellare": il piccolo Niccolò definito da Pasotti "un talento cristallino" sarà anche nel cinepanettone in uscita "Un Natale stupefacente". Lo stesso Pasotti è tra i più ricercati del grande schermo. E ancora Giulio Base, due direzioni su tutte "Don Matteo" e "Padre Pio". E' inoltre iniziata la promozione. © RIPRODUZIONE RISERVATA ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 8 26/11/2014 Corriere della Sera - Ed. Nazionale Pag. 44 (diffusione:619980, tiratura:779916) La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato Il film del Mereghetti VIVIANE Una donna insegue la libertà tra divorzio e legge rabbinica Paolo Mereghetti C'è una sola informazione da sapere prima di lasciarsi andare alla visione di Viviane : in Israele non esiste il matrimonio civile, c'è solo quello religioso, e quindi il divorzio (che esiste) può essere ratificato solo da un tribunale rabbinico, che ha bisogno però del pieno consenso del marito. Fatta questa premessa si è pronti per entrare nell'aula di tribunale dove Viviane e Elisha Amsalem stanno discutendo del loro divorzio: o meglio dove Viviane chiede un divorzio che il marito non sembra intenzionato a concedere. Gli antefatti e le ragioni dei due contendenti li scopriremo scena dopo scena, anzi rinvio dopo rinvio, perché la cosa chiara da subito è che il marito non vuole concedere il divorzio alla moglie, che pure vive ormai fuoricasa, dalla sorella, da tre anni. Niente, Elisha prima diserta le udienze, poi sceglie il silenzio o cerca ogni giustificazione possibile per rifiutare quello che Viviane cerca da diversi anni. E quando anche l'uomo accetta di farsi rappresentare da un avvocato - nel suo caso il fratello rabbino Shimon, mentre la donna ha scelto un avvocato che non mette la kippah (come a sottolineare la sua «laicità») - ed entrano in scena i testimoni chiamati dai due contendenti, lo scontro non diventa meno facile da risolvere, perché il quadro si allarga alla società, all'idea dominante di famiglia e alle sue regole non scritte. Costruito con ammirevole economia di mezzi, tutto all'interno dell'angusta aula di tribunale con poche scene nell'adiacente sala d'attesa, ritmato dalle scritte in sovrimpressione che scandiscono il passare del tempo («sei mesi più tardi», «tre mesi più tardi», , «due settimane più tardi»... Per arrivare a una conclusione, dopo 115 minuti di proiezione, ci vorranno cinque anni di rinvii), sceneggiato e diretto da Ronit Elkabetz (che interpreta anche la dolente Viviane) insieme al fratello Shlomi, il film è uno dei più forti e commoventi ritratti di tenacia femminile che il cinema abbia offerto negli ultimi anni. E non a caso la critica francese Dominique Martinez ha paragonato alcuni dolenti primi piani della protagonista a quelli di Renée Falconetti nella Giovanna D'Arco di Dreyer. Qui non c'è il rischio di una condanna al rogo, come per la Pulzella d'Orléans, ma è pur sempre di una vita che si parla, quella di una donna che ha trovato la forza di ribellarsi a un marito ossessionato dall'ortodossia religiosa e incapace di dimostrare l'affetto che una moglie ha bisogno di sentire. Il tema prende concretezza scena dopo scena, rinvio dopo rinvio, affidato ora a una risposta piccata dell'«egregio rabbino» che presiede il giudizio («lei deve stare al suo posto, donna!»), ora a una testimonianza ottenuta non senza difficoltà da una vicina succube del marito. A confrontarsi sulla scena sono due idee della dignità umana: quella che rivendica la donna alla ricerca di una vita che non sia fatta solo di dovere e di sottomissione, e quella che difende l'uomo, disposto a vivere con una donna che non lo ama pur di non ammettere il suo fallimento (e tacitare la sua gelosia). Due idee che l'ortodossia religiosa non sembra prendere in considerazione, come si capisce dal comportamento fazioso del terzo incomodo del film, l'«egregio rabbino» che guida il tribunale. Se lo spettatore finisce per schierarsi con la donna, la messa in scena cerca invece di tenere i due coniugi sullo stesso piano, o comunque di spiegare con equanimità i punti di vista opposti, affidati ora alle parole dei rispettivi legali ora ai silenzi dei due protagonisti. Concedendosi solo qualche significativa scelta di regia, come quelle delle scarpe di Viviane, eleganti e femminili durante il processo, dimesse e «penitenziali» nell'ultima, silenziosa inquadratura. Il perché di questa scelta, lo lasciamo scoprire allo spettatore. © RIPRODUZIONE RISERVATA Coppia «Viviane» è un film scritto, diretto e interpretato da Ronit Elkabetz, che si batte per divorziare dal marito Elisha, interpretato da Simon Abkarian Presentato a Cannes, ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 9 26/11/2014 Corriere della Sera - Ed. Nazionale Pag. 44 (diffusione:619980, tiratura:779916) ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 10 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato il film esce domani nelle nostre sale Le stelle La battaglia di una donna che chiede il divorzio ma il marito (e la legge rabbinica) lo nega da evitare interessante da non perdere capolavoro Foto: Sul set Ronit Elkabetz, regista e attrice, in una scena di «Viviane». Nata in Israele nel 1964, Elkabetz è figlia di una parrucchiera e di un impiegato postale. Non ha mai studiato recitazione e ha iniziato la carriera come modella. La sua prima apparizione nel 1990, nel film «The intended» 26/11/2014 Corriere della Sera - Ed. Nazionale Pag. 3 (diffusione:619980, tiratura:779916) Dal «Buio oltre la siepe» a «Django», il colore della pelle ha ispirato molti capolavori Decine di film hanno raccontato le ferite mai interamente ricucite tra bianchi e neri Michele Farina Se fosse un B-movie, la storia di Ferguson potrebbe forse ricordare Pazzi in Alabama del 1999, con Melanie Griffith e la regia di Antonio Banderas: Michael Brown come Taylor Jackson, un ragazzo nero ucciso dallo sceriffo bianco di una cittadina del Sud scossa dal Movimento per i Diritti Civili. Un gruppo di studenti protesta perché la piscina municipale è divisa in base al colore della pelle, l'unico testimone dell'omicidio è un bianco che riceve pressioni e minacce. E' l'America del 1965, la stessa in cui è ambientata una storia di ben altro spessore, ispirata alla cronaca: Mississippi Burning di Alan Parker, con Gene Hackman e Willem Dafoe nei panni di due agenti dell'Fbi che indagano sulla scomparsa di tre attivisti (due bianchi e un nero) uccisi dai segregazionisti. Il Ku Klux Klan, il coinvolgimento della polizia locale negli omicidi, i depistaggi, l'omertà, l'odio, fino alla scena dell'impiccagione, quel nero appeso a un albero davanti alla sua casa data alle fiamme. Molti a Ferguson avrebbero sognato un finale alla Mississipi Burning per la vicenda di Michael Brown: imputati bianchi processati e condannati, anche se a pene dai 3 ai 10 anni. Hollywood tende a mischiare la pelle dei buoni e dei cattivi, riscatta almeno in parte il sistema della giustizia, «This land is your land, this land is my land». Sullo sfondo un passato che si pensa superato, quello del Buio oltre la siepe del 1962, dove l'avvocato Gregory Peck difende il giovane nero Tom Robinson ingiustamente accusato di violenza contro la figlia diciannovenne di un agricoltore nell'Alabama del 1932. Il giovane è condannato, tenta la fuga e viene ucciso da un secondino, mentre il vero responsabile dello stupro, un bianco smascherato dall'avvocato bianco, cercherà di vendicarsi (senza successo) sui figli Scout e Jem. E' una frase di Scout a dare il titolo alla versione italiana del film To kill a Mockingbird ( Uccidere un usignolo ). Nella storia del cinema Usa decine di film hanno raccontato le tensioni razziali e le ferite mai interamente ricucite tra bianchi e neri. E' forse interessante notare come negli ultimi anni Hollywood si sia concentrata sulla rilettura dell'epopea segregazionista e dei diritti civili, più che esplorare vicende «minori» magari ispirate a fatti recenti di cronaca, limitandosi a proiettare nel passato storico le contraddizioni e le asperità dell'attualità. Non è un caso che i fatti di Ferguson accadano nell'anno in cui ha vinto l'Oscar 12 anni schiavo , in cui Steve McQueen rilegge l'autobiografia di Solomon Northup del 1853: la storia di un violinista nero che vive da uomo libero nello Stato di New York prima di essere rapito e condotto nelle piantagioni degli schiavisti in Louisiana, da dove riuscirà a fuggire grazie all'incontro casuale con un abolizionista canadese. Se Quentin Tarantino in Django unchained del 2012 ha «voluto riscrivere la storia dal punto di vista dei neri», l'effetto del suo irresistibile spaghetti-western ambientato nelle piantagioni di cotone del Sud prima della guerra di secessione ha ricevuto pollice verso da un'icona del cinema nero come Spike Lee. Nella stagione del primo presidente afro-americano, il cinema ha celebrato in The Butler la storia (vera) di un maggiordomo nero alla Casa Bianca. La conquista dei diritti civili ripercorsa attraverso la vita di Eugen Allen, che alla fine del film è invitato da Obama alla White House. Un passaggio simbolico di consegne, da subalterno a boss, che visto dalle piazze di Ferguson non è mai avvenuto. © RIPRODUZIONE RISERVATA Romanzi «Ragazzo negro» (Black Boy, 1945) di Richard Wright «Gridalo forte» (1952 ) di James Baldwin «Il colore viola» (1982) della scrittrice e attivista Alice Walker. Dal romanzo (premiato con il Pulitzer) è stato tratto il film di Spielberg con Whoopi Goldberg e Oprah Winfrey Al cinema Le radici dell'odio ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 11 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato Ma a Hollywood (spesso) vince la giustizia 26/11/2014 Corriere della Sera - Ed. Nazionale Pag. 3 (diffusione:619980, tiratura:779916) La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato Foto: «Missis-sippi burning»,con Willem Dafoe in coppia con Gene Hackman Razzismo al Sud Foto: «Il buio oltre la siepe», film del 1962 con Gregory Peck e Tom Robinson Schiavismo Foto: «Django unchai-ned», con Jamie Foxx, Leonardo DiCaprio, Christoph Waltz ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 12 26/11/2014 Gazzetta di Modena - Ed. Nazionale Pag. 53 (diffusione:10626, tiratura:14183) Ozu Film : tutti i cortometraggi saliti sul podio del festival Ozu Film: tutti i cortometraggi saliti sul podio del festival sette sezioni di concorso FIORANO Domenica si è conclusa la ventiduesima edizione dell'Ozu Film Festival, con una cerimonia di premiazione che ha visto decretare i vincitori delle varie sezioni competitive e dei premi collaterali, proiettati tutti i giorni della scorsa settimana presso il cinema Astoria di Fiorano. Sette le sezioni competitive con relativa giuria internazionale: "Ozu 22", "Ozu Animation", "Ozu Doc", "Ozu Tatami Shot", "Ozu 2-Short", "Ozu Kidz #1" e "Ozu Kidz #2". Per quanto riguarda la sezione competitiva principale "Ozu 22", due i vincitori: il primo decretato dal pubblico che ha scelto Welcome di Pablo Munaz Gomez, la storia d'amore fra un uomo e la sua gallina. Il secondo vincitore è stato scelto dalla giuria internazionale, che ha assegnato il premio a La Reina di Manuel Abramovich; menzione speciale per il cortometraggio di animazione Castillo y el Armado di Pedro Arres. Il premio come miglior regia va invece a En Août di Jenna Hasse, mentre quello come miglior attore va a Simon André protagonista di Welcome. All'interno della sezione dedicata ai corti d'animazione, "Ozu Animation", The bigger pictures di Daisy Jacobs ha vinto il primo premio mentre The missing scarf di Eoin Duffy ha ricevuto la menzione speciale. La storia del bambino che deve lasciare la comunità dei giostrai raccontata in Louis Van Het reuzenrad di Tara Fallaux, vince fra i corti di "Ozu Doc", e l'italiano America di Alessandro Stevanon riceve la menzione speciale della giuria. Dei 44 cortometraggi in gara all'interno della sezione "Ozu Tatami Shot", a vincere il primo premio è Dondurma di Serhat Karaaslan, mentre a Neeuklidine Geometrija di Skirmanta Jakaité e Solveiga Masteikaité è stata assegnata la menzione speciale della giuria. Fra i corti "brevissimi" (sotto i 2 minuti) di "Ozu 2_Short" ha vinto Daddy went. Daddy did. di Joost Jansen e Thomas Ceulemans, e Professor Kliq - Wire & flashing lights di Victor Haegelin ha ricevuto una menzione speciale. Più di 1500 bambini e ragazzi provenienti dalle scuole del distretto ceramico hanno votato per la sezione "Ozu Kidz", che è stata divisa in due categorie indirizzate a due differenti fasce di età: i bambini dai 6 ai 10 anni hanno votato per il miglior cortometraggio all'interno del blocco "Ozu Kidz #1" assegnando il premio agli elefanti rosa di Smortlybacks di Wouter Dierickx e Ted Sieger; mentre i ragazzi più grandi, dagli 11 ai 14 anni, hanno premiato il belga Partie de pêche di Vivian Briac-Warno all'interno del gruppo "Ozu Kidz #2". Tre inoltre i premi collaterali: "Premio Artemisia", il "Premio Queermaneki" e il "Premio Krakatorder". L'Associazione Culturale "Artemisia" di Sassuolo, ha premiato all'interno della sezione "Artemisia" ha scelto Selma di Mohammed Ben Attia. Il "Premio Queermaneki", dedicato ai cortometraggi con tematiche LGBT è stato assegnato dal circolo Arci "Il Cassero" di Bologna a Pride di Pavel G. Vesnakov. Ed infine i collettivi indipendenti Krakatoa Inkorporation e The Order of the Black Knights, insieme con I Licaoni, hanno premiato lo statunitense Sequence di Carles Torrens come miglior film di genere di questa edizione consegnando il "Premio Krakatorder". Un premio speciale al "Miglior Film Italiano" è andato a La bambina - Bache di Ali Asgari, una produzione italo-iraniana presentata anche alla Mostra del Cinema di Venezia del 2014. ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 13 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato Ozu Film : tutti i cortometraggi saliti sul podio del festival sette sezioni di concorso 26/11/2014 Il Fatto Quotidiano Pag. 21 (tiratura:100000) La riforma della Rai e l'esempio di TivùSat Loris Mazzetti La decisione del cda della Rai di ricorrere contro il decreto del governo, che ha tolto 150 milioni di euro dal bilancio del servizio pubblico, un risultato lo ha prodotto, al di là dell ' indignazione dei vari Alfano: l ' aver accelerato la riforma della Rai, se approvata (Berlusconi e Forza Italia ovviamente contrari), consentirebbe la nomina di un amministratore delegato e di un cda composto, non più da 9 ma da 5 consiglieri, con funzioni ridotte, indicati da un soggetto esterno per garantirne l ' indipendenza dalla politica. Fino a quando Renzi non deciderà di intervenire sul conflitto d ' interes si il sistema non sarà mai libero e indipendente. T I V Ù SAT gestisce la seconda piattaforma satellitare (vi hanno già aderito 2.300.000 famiglie), indispensabile per far accedere gratuitamente al segnale gli abitanti dei tanti paesi sperduti nelle nostre montagne, non raggiungibili dal digitale terrestre. TivùSat è una piccola società che fattura circa 9 milioni di euro con un grande futuro, composta dal 48% Rai, 48% Mediaset, 3% Telecom Italia Media, 0,5% Airanti-Corallo (associazione radio e tv locali), 0,5% Confindustria Radio Tv. Recentemente la piattaforma satellitare ha aggiunto nuovi canali per un totale di 68, tra questi Arte, il canale franco-tedesco dedicato al mondo dell ' arte e della cultura. Il business tv passa attraverso la Rete (film, serie tv, servizi on demand) non a caso Mediaset sta puntando Telecom per cedere Premium e per portare a casa quote della telefonica. Attraverso il decoder Hd di TivùSat, dove sono presenti dispositivi certificati tivùon, si può accedere alla varie librerie on demand di Internet, come Timvision e Infinity, attraverso le quali si possono vedere migliaia di film, serie tv, ecc. Se in Italia vi fosse una vera legge sul conflitto d ' interessi, non nascerebbero dubbi e sospetti tutte le volte che i soci devono prendere una decisione strategica, perché tra essi vi sono tv concorrenti con precedenti gravi di antidemocrazia: l ' editto bulgaro, una legge di sistema ad personam come la Gasparri che ha favorito sul mercato Mediaset rispetto alla concorrenza, ma soprattutto il suo proprietario da presidente del Consiglio ha reso subalterna la Rai grazie alla nomina di vertici a lui fedeli al punto di intervenire sulla raccolta pubblicitaria, sull ' ascolto e manipolando l ' informazione. Il presidente (Rai) e l ' ad (Mediaset) di TivùSat, scaduti da tempo, stanno per essere rinnovati, se non vi sarà la naturale rotazione, ancora una volta il sospetto è legittimo. ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 14 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato ONDA SU ONDA 26/11/2014 Il Fatto Quotidiano Pag. 20 (tiratura:100000) Bowie,ritorno sullo schermo Valerio Venturi DAVID BOWIE è un ' icona. Se il rock " v i vo " se la passa male, è invece sempre tempo per celebrare/capitalizzare gli evergreen che hanno fatto la storia della pop culture. Tutto questo per dire che lunedì sera è stato presentato a Milano (in situazione molto fashion) " David Bowie Is " , lungometraggio che racconta cinquant'anni di carriera del camaleonte del rock da ora nelle sale. Il documentario in proiezione per pochi giorni, è un viaggio nella storia del Duca, svolto tra gli oltre 300 memorabilia (filmati, foto, costumi bozzetti, scenografie, storyboard) che sono stati esposti durante la mostra " David Bowie Is " al Victoria and Albert Museum di Londra, realizzata da Victoria Broackes e Geoffrey Marsh del Dipartimento di Teatro & Performance V & A. L ' esposizione, che ha raccolto 300 mila visitatori in Uk e che attualmente sta girando per il mondo, è divenuta un film documentario gustoso. Ovviamente c ' è super David che si racconta, ma chiaccherano di lui anche lo stilista giapponese Kansay Yamamoto e il front-man dei Pulp Jarvis Cocker, fonti inesauribili di aneddoti. Spazio anche a i video musicali storici, poi tanta altra buona musica per soundtrack: cinquant ' anni di carriera passati in rassegna con molti documenti e molto amarcord. D ' altronde è in pista dagli Anni 60, ha più di 60 anni, il contenuto non manca: cantautore, artista, attore, personaggio artificiale extraterrestre e androgino, conservatore oppure no, dandy e rivoluzionario, parapunk, brand da tshirt, Bowie è celebrato da tutti e nonostante la carriera ogni tanto esce fuori con un nuovo prodotto (l ' ultimo cd, The Next Day e raltivo singolo primo singolo Where Are We Now? è dell ' anno passato). Un ' altra occasione per vederlo su grande schermo. Come attore, ebbe successo nel 1976 da protagonista con " L'uomo che cadde sulla Terra " di Nicolas Roeg. Poi le interpretazioni: Furyo (Merry Christmas Mr. Lawrence) di Nagisa Oshima del 1983, Absolute Beginners, Labyrinth del 1986 e Basquiat di Julian Schnabel del 1996. Ora il documento celbrativo, realizzato dal regista Hamish Hamilton, Autore dello spettacolo di apertura dei Giochi Olimpici di Londra del 2012. Fit for fans. Foto: © David Bowie Is Hamish Hamilton ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 15 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato IL LUNGOMETRAGGIO 26/11/2014 Il Garantista - Catanzaro Pag. 21 LA NAZIONALE ATTORI DI RISI I Tre Tocchi del regista a Catanzaro CATANZARO Stasera, a Catanzaro, andrà in scena il grande cinema d'autore con la presenza del regista Marco Risi e la proiezione del suo ultimo film "Tre tocchi" al cinema comunale con ingresso gratuito. L'appuntamento è organizzato in collaborazione con l'amministrazione comunale di Catanzaro, il Magna Graecia Film Festival, la Fondazione "Rotella", la Fondazione "Guglielmo", l'associazione culturale "Luci della Città", il Rotary Club Catanzaro "Tre Colli". Alle 17.30 Risi incontrerà la stampa, presso il Comunale. Seguirà l'apertura dell'evento con il regista e Gianvito Casadonte, direttore artistico del Magna Graecia Film Festival e del Premio Rotella, e la visione del film. Del cinema ama tutto, sarà perché è figlio del genio Dino Risi, sarà perché Marco Risi ha una naturale curiosità che l'ha portato a esplorare i generi: dai film civili, di denuncia Muro di gomma , Mery per sempre , Fortapàsc - alle commedie nere ( L'ultimo Capodanno ), al poliziesco ( Cha ha cha ). Adesso con Tre tocchi racconta la vita estrema degli attori, il lato meno glamour, tutto quello che non si vede: la fatica, le frustrazioni, le porte sbattute in faccia, la vita piena di ostacoli. Il film racconta la storia della squadra nazionale di attori in cui militò anche Pasolini. La pellicola intreccia sei storie: quella di Massimiliano Benvenuto che ha girato una fiction e lavorava per un ristorante; Vincenzo (De Michele) che, come nel film, si è occupato davvero di un padre malato; Gilles (Rocca), interprete di fotoromanzi; Emiliano (Ragno), doppiatore e facchino in un albergo; Antonio (Folletto), il più giovane e insicuro; Leandro Amato, ex militante politico. Accanto a loro Luca Argentero, Marco Giallini, Claudio Santamaria, Lentina Lodovini, Francesca Inaudi e anche il premio Oscar Paolo Sorrentino. Concentrazione, visione e velocità: sono i "Tre tocchi" più importanti nel calcio come nella vita per il regista Marco Risi. Maro Risi, regista di "Mery per Sempre" e figlio di Dino ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 16 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato CINEMA CON L' AUTORE 26/11/2014 Il Manifesto - Ed. Nazionale Pag. 13 (diffusione:24728, tiratura:83923) Inedito Kurt Cobain in un nuovo biopic Il network televisivo HBO e la Universal Picture hanno siglato un accordo per la realizzazione di un documentario su Kurt Cobain, il leader dei Nirvana morto il 5 aprile di venti anni fa. A dirigere il film - intitolato «Kurt Cobain: Montage of Heck» sarà Brett Morgen che ha realizzato in passato un bio-pic sugli Stones «Crossfire Hurricane». Il regista americano ha spiegato di stare lavorando di concerto con la figlia di Cobain, Frances Bean, che avrà anche un ruolo di produttrice esecutiva nel progetto e con la madre, Courtney Love. Il documentario sarà pronto nel 2015 e sarà distribuito nelle sale americane mentre sul mercato europeo si pensa a una uscita solo televisiva. «Montage of Heck» proporrà anche materiali musicali inediti: «Ho scoperto - spiega Morgen - negli archivi di Kurt oltre 200 ore di musiche mai ascoltate, 4 mila pagine di testi oltre a quadri e sculture realizzati dalla rock star». ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 17 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato REGIA DI BRETT MORGEN 26/11/2014 Il Manifesto - Ed. Nazionale Pag. 12 (diffusione:24728, tiratura:83923) TFF Il «giallo» della natura di Ruben Ostlund Metti una sera Bergman all'Overlook Hotel Giuliana Muscio TORINO TORINO Turist /Force Majeure di Ruben Ostlund (Svezia/Danimarca/Norvegia) è un Kammerspiel di montagna e un giallo della natura, dove le valanghe e la nebbia nevosa sono i mostri che ti assalgono con tutto il terrore che suscitano le forze della natura, e di cui, purtroppo, ci accorgiamo solo quando si scatenano fuori di controllo, con tutta la loro naturale violenza. Una famigliola nordica, ovvero una coppia giovane con due figli piccoli, arriva in vacanza sulle Alpi francesi, in una vallata tutta neve bianca col sole e l'allegria della settimana bianca, ma una valanga che li terrorizza senza fare loro alcun danno fisico scatena conflitti e tensioni che si trasmettono anche alle altre coppie che entrano in contatto con loro, in un contagio di ansia e insoddisfazione e recriminazioni che il pericolo e la perdita di controllo scatenano, a volte suscitando le reazioni più vigliacche ed egoiste. Bergman all'Overlook Hotel con una fotografia da video di promozione turistica, che rende per contrasto ancora più inquietante la geometrica architettura del mega-hotel o delle avveniristiche attrezzature sciistiche. È non immeritatamente il film candidato all'Oscar per la Svezia. The Theory of Everything di James March (Man on Wire, Shadow Dancer) è un tipico biopic, dedicato a Stephen Hawking, lo scienziato che ha trovato l'equazione del tempo e della materia, animato da una mogliettina salvifica, un generoso insegnante di musica e dal genio pieno di vita e di spirito nonostante la malattia del protagonista, interpretato con le consuete adesioni fisiche attoriali eccessive da Eddie Redmayne. Un Beautiful Mind a Cambridge, tratto dalla biografia scritta dalla moglie dello scienziato, Jane Wilde. Tra genialità e insensata follia Stella cadente di Luis Minarro (produttore di Lisandro Alonso, al suo primo film come regista), pellicola in costume su un capitolo del tutto sconosciuto di storia iberica che si intreccia nientemeno che con la dinastia dei Savoia, ovvero il biennio in cui Amedeo di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele II e di Maria Adelaide d'Asburgo Lorena, era stato chiamato dai progressisti a governare la Spagna nel 1870, dove giunge con sogni avanzatissimi di riforma e innovazione, finendo invece per trovarsi prigioniero nel suo castello, incapace di agire perché bloccato da un parlamento litigioso e corrotto, e dalla fazioni contrapposte nell'assoluto immobilismo. Amedeo si aggira nella sua sgargiante uniforme tra le stanze sfarzose, circondato da servitori infidi, che si lasciano andare alla lascivia più decadente e pop -quasi wharoliana (lungo piano sequenza di uno di essi che prepara accuratamente un melone si cala i pantaloni e lo penetra fino a goderne, per poi servirlo in un trionfo di frutta colorata al suo padrone). Per gradi anche il monarca senza autorità indossa vestaglie di seta e cede alle tentazioni della carne con la cuoca formosa, ma ama anche appassionatamente la giovane moglie Maria Vittoria, che lo raggiunge e cerca invano di convincerlo a tornare in Piemonte. L'esplosione di un Aznavour d'annata e di una divertente Sylvie Vartan sottolineano che non siamo in un altro Maria Antonietta (né siamo mai in un Ludwig almodovariano) ma in un film che non parla di Storia ma della Spagna post-franchista e forse del suo recente sovrano inizialmente pieno di grandi ideali e poi travolto invece da una politica corrotta e inefficace e dai desideri della carne. Parlato rigorosamente in catalano il film è disseminato quindi di segni che mettono profondamente in crisi un'identità culturale, mostrata come ibrida all'origine. L'irlandese The Canal di Ivan Kavanagh è un giallo che ha la peculiarità di avere come protagonista un cinetecario, un impiegato di un archivio che scopre in una collezione di vecchi filmati della polizia che la sua casa in passato era stata teatro di un uxoricidio violento. Mescolando la propria realtà con le ombre della sua coscienza e i fantasmi dei vecchi film che conserva o quelli che vecchie cineprese sembrano documentare, ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 18 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato TFF Il «giallo» della natura di Ruben Ostlund Metti una sera Bergman all'Overlook Hotel 26/11/2014 Il Manifesto - Ed. Nazionale Pag. 12 (diffusione:24728, tiratura:83923) La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato l'uomo cade in un delirio sempre più horror verso il prevedibile finale. ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 19 26/11/2014 Il Manifesto - Ed. Nazionale Pag. 12 (diffusione:24728, tiratura:83923) Il corpo e le parole, con Jana cercando «Qualcosa di noi» Una prostituta, un gruppo di ragazzi. Il sesso, i sentimenti, le false certezze La macchina da presa costruisce un rapporto in cui cerca di svelare le contraddizioni Cristina Piccino Dalla Signorina Effe sono passati diversi anni, la storia ripercorreva la marcia dei quarantamila, i quadri della Fiat che scesero in piazza contro i picchetti e gli scioperi degli operai nel 1980. E lo faceva attraverso un personaggio femminile, una ragazza figlia di operai immigrati dal sud come tanti che «arriva» dall'altra parte, lontano dalla catena di montaggio, negli uffici dove si decide, e fidanzata con un dirigente, e a quei suoi progetti di salita sociale non vuole rinunciare. Ma nei film di Wilma Labate capita spesso di incontrare figure di donne, era così il suo esordio, Ambrogio, con la fanciulla che studia per diventare capitano di lungo corso sfidando un regno incontrastato di soli maschi. Oppure storie «scomode», anche narrare la Fiat dalla parte dei quarantamila è quantomeno eccentrico rispetto al cinema operaio, almeno quello che elimina le tensioni col quale si identifica spesso il «genere». Così come è quasi una provocazione in Italia affrontare il tabù dei tabù, i cosiddetti anni di piombo italiani come ha fatto in La mia generazione, ancora una volta privilegiando il conflitto alle risposte pronte. Sarà forse per questo che fa fatica a fare i suoi film, Wilma Labate, perciò siamo contenti di ritrovarla al festival di Torino con questo Qualcosa di noi, in cui mette al centro un nuovo personaggio femminile, una donna forte e affascinante, coi capelli platino cortissimi e tatuaggi ovunque che si chiama Jana e nella vita fa la prostituta. E così da quello che appare all'inizio come un colpo divertito di teatro boulevardiano - Jana che ritrova i segni del vecchio albergo di piacere nel piano superiore del ristorante - «Sotto si mangiava, qui c'era il dolce» - si finisce per avventurarsi nel terreno assai complesso, e pure un poco scivoloso della vita in cui le sicurezze, le visioni chiare finiscono per confondersi e liberare altro. Il luogo è un borgo vicino a Sasso Marconi, fuori Bologna, in mezzo ai campi, nel giardino di quella antica casa di incontri amorosi a pagamento. È lì che Wilma Labate porta gli undici allievi della Bottega Finzioni, la scuola bolognese di scrittura. Sono giovani, trentenni o poco più, e molto diversi tra di loro; c'è Laura che è un'attrice e si è spostata a Roma, dove fa l'occupante del Teatro Valle « a tempo pieno», e a vederlo oggi il film diventa quasi una memoria contemporanea di quell'esperienza. E c'è Silvia che scrive il suo blog con uno pseudonimo «perché il nome non lo hai scelto tu. pensano alla scrittura come qualcosa di lontano da raggiungere - «Fare lo scrittore» ripetono con tono sospeso - e c'è anche qualcuno che ci ride un po' su. Labate ha insegnato a Bottega Finzioni per un anno, il film è nato un po' come una scommessa per mettere alla prova gli allievi, e risvegliarli come dice lei dal torpore che spesso di respira in aula coinvolgendoli nel mistero di un set. Eccoci dunque nella stanza bianca insieme a Jana che svela con malizia divertita i segreti della seduzione: il separé che nasconde agli occhi del cliente la ragazza mentre lei si spoglia, e lo specchio dove si riflettono le nudità. «Guardare eccita moltissimo e ci sono infiniti stratagemmi per accelerare la tensione erotica» spiega Jana. I ragazzi l'ascoltano un po' incuriositi, un po' perplessi. Tu lo faresti? è la domanda che vaga nell'aria e che presto si concretizza. No afferma sicura una ragazza. C'è chi lavora ventitrè ore al giorno replica piccato un altro. Ma le certezze non interessano Labate che piano piano conduce in questo questo gioco di seduzione, ma anche di disvelamento i suoi protagonisti a mostrarsi nelle loro contraddizioni. Le dimensioni contano? chiede un po' arrossendo un altro ragazzo. Jana risponde a tutto, molto a suo agio all'apparenza, che quel lavoro, quel suo corpo-azienda ha imparato a guardarlo da lontano; è la distanza le permette di tornare a casa la sera e di amare solo il suo uomo dopo avere lavorato per accontentarne degli altri. «Tutto dipende dal valore monetario che dai la tuo corpo» dice con freddezza. ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 20 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato CinemaAl Torino film festival il nuovo film di Wilma Labate, un doc che nasce come una scommessa insieme agli allievi della scuola di scrittura Bottega Finzioni 26/11/2014 Il Manifesto - Ed. Nazionale Pag. 12 (diffusione:24728, tiratura:83923) ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 21 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato Possibile? sembrano chiedersi i ragazzi. Il fatto è che Jana non cerca giustificazioni, e nemmeno Labate, i moralismi o le sentenze non interessano la sua macchina da presa che predilige invece i bordi, gli spazi vuoti, incerti. Piano piano le voci si intrecciano, qualcuno ricorda quando da ragazzetto è andato con una prostituta: erano quattro africane, lui sembrava il pappa di diciannove anni. Poi nel momento che hanno fatto sesso si è messo quasi a piangere, e lei si è spaventata. I dubbi si accavallano, si parla di desiderio e di sopravvivenza, di cosa significa trasgressione, e dei sentimenti che fanno davvero paura, e quel «Qualcosa di noi» assume un diverso significato, la scelta di un cinema che non ha risposte o certezze ma vuole regalarci una scoperta, uno spigolo, qualcosa di noi. Foto: SOPRA, UN'IMMAGINE DI «QUALCOSA DI NOI»DI WILMA ABATE (FOTO PICCOLA). SOTTO, UNA SCENA DA «TURIST/FORCE MAJEURE» DI RUBEN OSTLUND 26/11/2014 Il Messaggero - Ed. Nazionale Pag. 27 (diffusione:210842, tiratura:295190) «Mosé guerriero in 3D» CHRISTIAN BALE EX BATMAN NEL RUOLO DEL PROTAGONISTA NEL CAST AARON PAUL JOHN TURTURRO SIGOURNEY WEAVER Gloria Satta L'acqua che diventa sangue, l'invasione delle rane e delle cavallette, combattimenti furiosi, matrimoni tribali, cavalcate di massa nel deserto, montagne che franano al passaggio delle bighe, faccia a faccia drammatici, costumi fastosi. E naturalmente il Mar Rosso che si apre per lasciar passare gli ebrei per poi richiudersi sull'esercito egiziano. La 20h Century Fox ha mostrato in anteprima a Roma le scene più movimentate e spettacolari di Exodus - dei e re , il kolossal biblico di Ridley Scott atteso nelle sale americane il 12 dicembre e il 15 gennaio in quelle italiane. Il film ha per protagonista Christian Bale nel ruolo di Mosè. Accanto all'ex Batman, questa volta in versione condottiero-guerriero religioso, recita un cast stellare composto da Ben Kingsley, Joel Edhgerton, Sigourney Weaver, Aaron Paul, John Turturro, Maria Valverde, Hiam Abbas. Realizzato in formato 3D, costato svariate decine di milioni di dollari, Exodus si prepara al confronto con il classico I dieci comandamenti armato dei 1500 effetti speciali. E, in nome dei nuovi ritmi accelerati del cinema, è stato girato (in Spagna, nella zona selvaggia di Almeria, nei paesaggi "lunari" delle isole Canarie, ad Antigua nei Caraibi, negli studios londinesi) in appena 74 giorni. Con migliaia di comparse: il ricorso agli effetti digitali, spiegano i produttori, è stato ridotto al minimo. MODERNITÀ Dopo il Noé interpretato da Russel Crowe, arriva dunque il Mosé di Bale. «L'eroe biblico», ha spiegato Scott, «rappresenta l'incarnazione della lotta per la libertà. La storia di Mosé è una delle più appassionanti avventure spirituali di tutti i tempi e proprio per questo è incredibilmente moderna». Il regista ha concepito l'Esodo come una saga eroica costellata di tradimenti, rivalità, colpi di scena. «Ho sempre amato le storie eccezionali, più grandi della vita», aggiunge. «Ho fatto rivivere, respirare e combattere il Gladiatore come se fosse un personaggio dei nostri giorni, e ora con Exodus mi ripropongo di riportare in vita l'antica civiltà egizia». Perché proprio Bale? «Ha una grande presenza sullo schermo», risponde Scott, «e ho deciso di scritturarlo dopo averlo visto nel thriller Out of the furnace , in cui interpreta un operaio siderurgico: Mosé somiglia infatti più a un artigiano abituato a forgiare il ferro che a un faraone, è un uomo modesto provvisto di buon senso. E' un'icona, una figura mitica ma nello stesso tempo andava rappresentato come una persona reale». LA CHIAMATA L'attore britannico, 40 anni, si è preparato leggendo i testi sacri. «Mosé era uno degli individui più barbarici di cui abbia letto nella mia vita», dice Bale. «Era un uomo tormentato, inquieto, che ha combattuto a lungo contro Dio e la sua chiamata. Ed è sicuramente uno dei personaggi più affascinanti nei quali mi sia mai imbattuto». Scott sta per tornare sul set: girerà The Martian , con Jessica Chastain e Matt Damon, su un astronauta che deve sopravvivere su Marte. Ancora una storia «più grande della vita». Le scene La guerra Christian Bale in una scena del film Exodus in cui interpreta Mosè guerriero La città La ricostruzione della città egiziana: le riprese sono iniziate nell'ottobre 2013 Il set Il regista Ridley Scott parla con l'attore Cristian Bale su uno dei set del film La spiaggia Il mare di Risco del Paso di Fuerteventura dove è stata girata parte del film Foto: Christian Bale in una scena del film "Exodus, Mosè guerriero", regia di di Ridley Scott ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 22 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato Ridley Scott parla di "Exodus", il kolossal che uscirà il 15 gennaio: «L'eroe biblico è ancora attuale perché lotta per libertà» L'ANTEPRIMA 26/11/2014 Il Piccolo di Trieste - Gorizia-Monfalcone Pag. 22 (diffusione:44247, tiratura:212000) Modernissimo, storia di un cinema -cult Modernissimo, storia di un cinema-cult Nostalgia e a tratti anche commozione alla serata dedicata alla storica istituzione goriziana. Sala affollata di appassionati Nostalgia, a tratti commozione. A rievocare l'avventura del cinema "Modernissimo" erano in molti dei suoi protagonisti. Un'avventura, evidentemente, che una certa Gorizia non ha dimenticato e ha avuto il piacere di ricordare. Se al goriziano Caffè Alle Ali tutto è sembrato così bello, il merito va dato a Sandro Scandolara e Joze Dolmark mentre Demetrio Volcic, all'incontro dal titolo "Quarant'anni dopo" e presentato dal giornalista Alex Pessotto, non ha potuto prendere parte. Scandolara ha cominciato da lontano, accennando all'interesse che lo Stato riponeva nei confronti della settima arte; con balzi rapidi è giunto a quel primo marzo '74, quando, al Modernissimo, comincia la programmazione statale, gestita dall'Italnoleggio, con la proiezione de "La cerimonia" del regista nipponico Oshima: la sala diveniva così "cinema d'essai", primo in Italia con attività continuativa. Visto che, in poco tempo, ossia fino al '78, anno in cui la sua avventura è terminata, ha ospitato retrospettive su Angelopoulos, de Oliveira, prestando particolare attenzione alle filmografie dell'Est, ad esempio a quelle di Suksin e Tarkovskij, e vincendo la fame di cinema che molti militari avevano: erano, allora, in 5mila in una Gorizia dove il Modernissimo non rappresentava, peraltro, l'unica sala cinematografica. E proprio al Modernissimo, oltre che in un cinema di Rieti, viene dato, in prima nazionale, "Il portiere di notte" della Cavani: «in caso di censura il tribunale competente sarebbe stato quello che ospitava la première ha affermato Scandolara - e il tribunale di Gorizia veniva considerato un tribunale minore. Non a caso, il giorno dopo l'anteprima, la censura scattò e il film venne sequestrato; ebbe a tornare a Gorizia, ma dopo tre mesi, ospitato al Verdi, non più al Modernissimo...». E sempre Scandolara ha ricordato come, al tempo, in Italia, venivano prodotti 450-500 film l'anno: di questi, Udine, una piazza importante, riusciva ad accaparrarsene il 30-40% mentre a Gorizia di essi giungeva l'80%. Ecco, questa era la Gorizia che in molti, l'altra sera, ricordavano anche per merito delle commosse, intense parole di Joze Dolmark: «Era un altro mondo, un altro amore per il cinema. Certi film si potevano vedere anche in Jugoslavia, ma due-tre anni dopo. E, quando ricordo del Modernissimo sono molto felice», ha affermato il critico cinematografico e docente. Fra gli altri, hanno poi raccontato le loro esperienze legate a quel cinema, Renato Fiorelli, Nereo Battello, Franco Dugo Romano Schnabl: quest'ultimi due, assieme a Luciano de Gironcoli e Luigi Turel, curavano la parte grafica e illustrativa dei manifesti del Modernissimo e della sua piccola rivista "30 sere" di cui al Caffè Alle Ali erano esposti alcuni esemplari e copie. E, al Caffè Alle Ali, l'altra sera, va segnalata almeno la presenza della signora Terpin, storica cassiera e gerente della sala. Il discorso si è poi allargato alla Gorizia di Basaglia, a Peteano, e a tanti altri fatti della nostra storia «perché il '74 - ha ancora affermato Scandolara - era un po' il nostro '68: scoppia la compattezza della Chiesa, della Dc; il '74 è l'anno del referendum sul divorzio». E, continuando nel ricordo, al Kinemax è stata quindi proiettata "La conversazione" di Coppola, che, quarant'anni prima, è stata proiettata al Modernissimo: il film è rimasto lo stesso, la città è cambiata. ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 23 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato Modernissimo, storia di un cinema -cult Nostalgia e a tratti anche commozione alla serata dedicata alla storica istituzione goriziana. Sala affollata di appassionati 26/11/2014 ItaliaOggi Pag. 1.m5 (diffusione:88538, tiratura:156000) Agon channel, prodotto in Albania, parte il 1° dicembre DI CLAUDIO PLAZZOTTA Plazzotta a pag. 25 L'imprenditore Francesco Becchetti, attivo nel comparto delle costruzioni, delle opere idrauliche (dighe), termovalorizzatori con cui produrre energia dai rifiuti, ha investito circa 25 milioni di euro per la nascita di Agon channel Italia, nuovo canale tv in chiaro al 33 del digitale terrestre al via, a regime, il prossimo 1° dicembre. Punta, entro un anno, a raggiungere l'1% di share per una raccolta pubblicitaria, a cura della concessionaria Prs, di 20 milioni di euro. Nel frattempo Alessio Vinci, che con Becchetti un anno e mezzo fa aveva lanciato Agon channel in Albania (15 milioni di euro investiti), non è più della partita «poiché non abbiamo raggiunto un accordo contrattuale», conferma l'imprenditore. Intese che invece sono state siglate con Sabrina Ferilli, defi nita la «superstar della nostra tv, e che se fosse nata negli Stati Uniti avrebbe vinto dieci Oscar», dice Becchetti,e poi con Simona Ventura, reduce dalla conduzione di Miss Italia su La7 e pronta per guidare, la prossima primavera, il reality Farmer wants a wife su Fox Life. La parte news di Agon channel sarà diretta da Antonio Caprarica, ex corrispondente della Rai (gruppo con cui non perde occasione per polemizzare dopo 24 anni di onorato stipendio) che ora ha scoperto il citizen journalism e che sarà a capo di una redazione di 11 persone. Come vicedirettore avrà Giancarlo Padovan, responsabile dello sport, il quale, con onestà, ha ammesso che «se non ci fosse stato Agon channel non so cosa farei adesso né come lo farei». E poi Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, messo, con una certa dose di crudeltà visti i suoi trascorsi di grande scommettitore («ma non gioco più da tanti anni, domino il demone»),a dirigere tutti i quiz e i giochi della rete; Maddalena Corvaglia per il talent My body guard; Luisella Costamagna per approfondimenti giornalistici nella trasmissione Lei non sa chi sono io;e una serie di giudici vip per i vari programmi del canale, da Lory Del Santo a Jil Cooper, fi no agli ex calciatori Fulvio Collovati (campione del mondo), Nicola Berti (vicecampione del mondo) e Fabio Galante (campione mondiale della discoteca Hollywood di Milano, dove, più che sui prati verdi, ha regnato incontrastato per anni). Si deve, ovviamente, massimo rispetto nei confronti di un imprenditore che investe con entusiasmo tanti soldi nella tv e che paga pure il cachet milionario della star del cinema Nicole Kidman, presente stasera a Milano come madrina, insieme con la Ventura e Massimo Ghini, per il gala di debutto di Agon channel. Ci sono però alcuni aspetti del business da analizzare. In primis, Agon channel Italia avrà poche ricadute sull'economia del territorio t r i c o l o r e (tolto il piccolo mondo delle star e starlette della tv ingaggiate), poiché la produzione di tutti i programmi (tranne rarissime eccezioni) avverrà a Tirana, in Albania, negli studi montati un anno e mezzo fa, dove lavorano tra i 400 e i 600 dipendenti, di cui circa l'80% albanesi e il 20% italiani. Il canale si presenta poi come una tv semigeneralista, zeppa di personaggi non proprio in ascesa nello show biz e con un palinsesto che pare privo di killer application: ci sono i soliti talent, i soliti reality, oltre a una parte di approfondimento giornalistico. Non sarà semplice né raggiungere l'1%, né, tantomeno, arrivare a 20 mln di raccolta, obiettivo a l q u a n t o ambizioso. Agon Channel, insomma, sembra più che altro un divertimento di Becchetti, uomo d'affari (che da luglio è pure proprietario della squadra di calcio londinese del Leyton Orient, terza serie) abituato a maneggiare centinaia di milioni di euro di fatturato,e che può permettersi di puntare 40 milioni complessivi («senza un euro di debiti con le banche») per imporsi sullo scenario mediatico e frequentare con più autorevolezza il mondo dei vip. Di sicuro attorno ad Agon Channel c'è tantissimo interesse: «Se facessi vedere la lista di personaggi dello spettacolo che mi hanno chiamato per lavorare con noi», racconta Becchetti, «ci sarebbe circa l'80% dei talent della tv. Io mi sono buttato in questa avventura perché ci sono due categorie di imprenditori: quelli che stanno alla fi nestra e dormono sereni; e quelli che investono, dormono meno sereni ma si sentono realizzati. Io mi riconosco in questa ultima descrizione. In Albania è sostenibile fare una tv di questo tipo,e se la formula dovesse funzionare raddoppieremo i nostri studi di Tirana, che diventeranno il centro di produzione di tanti canali Agon in Europa e nel mondo». Intanto sotto la Terrazza Martini, a Milano, le vie pullulano di auto e van Mercedes con i vetri oscurati e body guard con auricolare che neanche quando ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 24 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato CANALE 33 DEL DIGITALE 26/11/2014 ItaliaOggi Pag. 1.m5 (diffusione:88538, tiratura:156000) La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato arriva Mr Obama in persona. © Riproduzione riservata Foto: Francesco Becchetti ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 25 26/11/2014 La Notizia Giornale Pag. 15 Canone Rai in bolletta, indietro tutta L'annuncio di Giacomelli smentito da Palazzo Chigi Talk, Renzi batte Salvini e sindacalisti padroni in tv Camusso, Furlan Landini (e Polverini) davanti alle telecamere timbrano sempre il cartellino Marco castoro Canone, che figura Giacomelli ! Il sottosegretario del ministero Sviluppo economico, con delega alla comunicazione, è stato letteralmente preso a schiaffi da palazzo Chigi. Non ha fatto in tempo a pubblicizzare il canone a 60 euro nella bolletta elettrica che dalla presidenza del Consiglio è arrivata la smentita. Una retromarcia dovuta dai tempi tecnici non sufficienti per in serire il provvedimento nella legge di stabilità. C'è poco da fare: ogni volta che qualcuno prende il posto del premier nell'occhio di bue finisce al buio. Eppure Giacomelli è un politico navigato di prima Repubblica, di scuola andreottiana (anche se nel curriculum del ministero la Dc non compare) quindi dovrebbe aver capito che renzi è come Achille: la gloria la vuole tutta per sé. MA SALVINI NON È RENZI Matteo salvini si conferma un toccasana per gli ascolti dei talk tv. Tra l'altro ora è diventato perfino goleador del centrode stra, con Berlusconi pronto a fare il regista. Anche lunedì sera la fama del leader del Carroccio non è stata smentita. Quinta colonna che l'ha ospitato ha fatto quasi un punto in più rispetto alla media stagionale. Esattamente ha riportato 1.310.000 spettatori medi con uno share del 6,16%. Con Matteo Renzi ospite a inizio ottobre però Paolo Del Debbio aveva fatto più ascolto di quanto sia riuscito a portare a casa con Salvini. La puntata con ospite il premier è stata vista da una media di un milione e mezzo di telespettatori per uno share del 6,36%. La stagione di Quinta colonna, il talk di Retequattro, finora è senza dubbio positiva. Al meno per la fase autunnale. Nella media di tutti i talk di prima serata Del Debbio è al secondo posto (media share 5,60% e 1.243.575 spettatori), dopo Ballarò che nonostante abbia subito un tracollo rispetto alla scorsa stagione è in testa alla graduatoria con una media del 7,09% di share e 1.635.118 spettatori. Seguono nell'ordine: Servizio pubblico (5,44%), Virus (4,62%), Piazza pulita (4,34%), DiMartedì (4,27%), Announo (4,09%) e la Gabbia (2,84%). LA TV DEI SINDACATI Anche nei talk di ieri sera pienone dei sindacalisti in tv. Da Floris a DiMartedì c'erano la Furlan e una ex, la solita nota Polverini. Ballarò ha ospitato la camusso . Da Lilli Gruber invece c'era Landini . UN POSTO AL SOLE SUPERA IL TG2 La soap di Raitre continua a riscuotere consensi. Gli appassionati stanno raggiungendo i 2,5 milioni (share quasi il 9%). Superato anche il Tg2 che pure vanta l'8% di share con 2,2 milioni. ECCO I PRETI DI PERIFERIA Quattro «preti di strada» porteranno il Vangelo nelle periferie durante A sua immagine, la rubrica religiosa di Raiuno in onda il sabato pomeriggio e la domenica mattina e condotta da Lorena Bianchetti. I quattro sacerdoti che debutteranno in tv sono don Luigi ciotti , don Vinicio albanesi, don Maurizio Patriciello e don Gino rigoldi . Tra i vip che parleranno della loro vita spirituale ci saranno carlo Verdone, Massimo ranieri, Giusy Versace . «Siamo stati disprezzati per 47 anni - ha detto don Albanesi della comunità di Capodarco - Io è la prima volta che ricevo un invito dal segretario generale della Cei. Si vede proprio che è cambiata l'aria». Foto: Antonello Giacomelli Foto: Lorena Bianchetti ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 26 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato Onnipresenti 26/11/2014 La Repubblica - Palermo Pag. 8 (diffusione:556325, tiratura:710716) La sera andavamo all'Abadan Alla ricerca delle sale perdute nella città dei 170 cinema I ritratti dei proiezionisti dell'Archimede e del Manzella e i fasti del Cinorkestron La prima proiezione al Teatro Garibaldi, nel 1897 Nel 1905 l'inaugurazione dell'Edison Saal MARCELLO BENFANTE C'È UNA storia del cinema e una storia dei cinema. Ossia delle sale cinematografiche, di questi luoghi alchemici capaci di trasformare in oro perfino i materiali vili dell'arte più dozzinale. Mentre la televisione appiattisce, sbiadisce e riduce a pura noia la gran parte dei film, compresi molti capolavori, nei cinema (e soprattutto nelle arene, ormai pressoché estinte) ogni pellicola, per quanto mediocre, poteva un tempo assurgere al mito o quanto meno elevarsi al rango ameno e dignitoso dello spettacolo. La loro pietra filosofale, coll'usura degli anni e le mutazioni sociali, si è sgretolata, frantumata, polverizzata. Il cinema, inteso come luogo deputato di un rito collettivo di identificazione e trasfigurazione comincia a non esistere più, a disparire. Questa è probabilmente la molla che ha inizialmente spinto Andrea Calvaruso a compiere la sua meticolosa ricerca nella memoria e nel territorio, ora confluita in un prezioso libro, "Racconti di Palermo e dei suoi cinema " (pagine 220, euro 23,50, si presenta domani da Broadway), ampiamente corredato da un repertorio fotografico a cura di Giovanni Lizzio. Originario di Boccadifalco, classe 1959, Calvaruso è uno dei tanti palermitani della diaspora. Ormai da decenni, infatti, vive e lavora a Bologna, e certamente avrà provato spesso quella saudade sottile che nella distanza e nell'assenza stringe i cuori rievocando i momenti cruciali dell'infanzia e della giovinezza. Il suo intento era perciò quello di ricostruire un mondo disperso, che spesso ha preteso di essere il mondo tout court, tra verità e impostura. Non a caso Mario Bellone, nella sua prefazione al volume, parla di «un viaggio nei luoghi del sogno» e «del transfert» in cui confluiscono speranze e aspettative in una sorta di duplicazione immaginifica della realtà. Se il titolo è ambizioso, il sottotitolo è invece minimalista: "Piccola enciclopedia popolare dei cinema e delle arene di Palermo". Il censimento c'è, scrupoloso e dovizioso: oltre centosettanta sale e arene, riportate nelle loro molteplici metamorfosi e ridefinizioni, talora scovate tra l'oblio e la fatiscenza di quartieri sconvolti e devastati. Ma c'è molto più. C'è il racconto, ancorché parziale, di una città estinta e rimpianta che emerge a sprazzi in una rapsodica serie di ricordi e aneddoti. L'intento di Calvaruso è soprattutto quello di dare voce al cinema «silente e marginale» delle periferie, il primo a essere rimosso per la sua irredimibile distanza. E ovviamente al suo "popolo", che nei cinema apprese o inventò la sua storia, e quindi la smarrì fatalmente allorché le sale chiusero, in uno stillicidio inesorabile, cessando la loro funzione pedagogica e mitopoietica. In questo senso è una significativa coincidenza il fatto che nei primi anni Settanta la scuola Mantegna di Boccadifalco, frequentata dall'alunno Calvaruso e da altri duecento ragazzi, a causa dell'inagibilità dei suoi locali per urgenti lavori di ristrutturazione, abbia trovato una sede provvisoria nel cinema Floreal. Luoghi di aggregazione sociale e talora perfino fondativi, ovvero in grado, nel vuoto istituzionale, di conferire un senso di appartenenza,i cinema furono la vera scuola popolare per intere generazioni che cominciavano ad alfabetizzarsi e a prendere coscienza dei propri diritti. Non a caso, il fenomeno dei cineclub si distinse come un fondamentale campo di battaglia politica che in gran parte coincise con l'affermarsi di una variegata sinistra già pronta alla fine degli anni Quaranta a rivendicare l'egemonia culturale. Un lungo ed entusiasmante processo ha infatti inizio nel 1948, quando nasce il "Circolo del cinema", all'Olimpia, ad opera di alcuni intellettuali tra cui Enzo Sellerio, Fosco Maraini e Antonio Pasqualino. Nel 1952 è la volta del "Cineclub Sicilia" di Diego Gullo. Gli anni Sessanta vedono poi il coinvolgimento del mondo cattolico con il cineforum del Don Bosco, animato dall'infaticabile ingegner Silvestri, e quello di Casa ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 27 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato Storie/ Memorie di celluloide Si presenta la "Piccola enciclopedia popolare" che cataloga gli schermi di Palermo ormai spenti 26/11/2014 La Repubblica - Palermo Pag. 8 (diffusione:556325, tiratura:710716) ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 28 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato Professa, gestito con criteri laici e scelte radicali da Baldo Maggiore. La svolta forse si compie con il circolo "La Base", che dal 1973 al 1978, dà vita, grazie a un gruppo di intellettuali e giovani operatori tra cui Gianni Colella, Vittorio Albano e Mario Bellone, a una intensa stagione culturale destinata a imprimere un segno profondo nella vita e nella storia della città. Ma occorre ricordare anche altre iniziative straordinarie come per esempio quella dell'Antorcha, ad opera di collettivi anarchici, o figure carismatiche come quella di Sergio Merlo. Ancora diverso, tra i primi anni Ottanta e la fine dei Novanta, sarà il contributo di esperienze decentrate, in partibus infidelium , come il Brancaccio e il Lubitsch, grazie all'apporto lucidissimo e coraggioso di Paolo Greco, Franco Maresco, Daniele Ciprì, Umberto Cantone. Ma il fenomeno del cinema d'essai aveva alle spalle una lunga tradizione di cultura cinematografica cittadina, a partire dalla prima pionieristica proiezione al Teatro Garibaldi di via Castrofilippo nel 1897. Già nel 1905 il toscano Raffaello Lucarelli inaugurava in piazza Verdi l'Edison Saal. Palermo e Catania sono ai primi del Novecento due importanti centri di produzione filmica, di ricerca, di dibattito. A Palermo sorge la scuola di recitazione del bolognese Paolo Azzurri e fioriscono riviste. Grandi architetti come Basile, Armò, Caronia Roberti e altri ancora costruiscono bellissimi cineteatri. È l' âge d'or della Sicilia cinematografica. Con rapidi cenni, Calvaruso ripercorre le tappe di questa magnifica epopea, passando in rassegna i cinema disseminati nel corpo ferito della città, quelli ancora operanti, quelli ridotti a emblematici ruderi, come il Glauco di via Carbone,a Partanna, o l'Arena Romagnolo, quelli ormai divenuti spettri di un passato glorioso, come l'elegante Cinorkestron di via Mariano Stabile, il Corallo di via Cannizzaro, l'Alcione di corso Calatafimi, l'Abadan di piazza Verdi (oggi Rouge et Noir). La sua è perciò anche una mappa del tesoro trafugato e sperperato. Non solo i luoghi, tuttavia, parlano in questo repertorio del tempo perduto e ritrovato. Calvaruso dà voce anche a una galleria di personaggi: da Rosario Di Piede, ultimo proiezionista dell'Archimede del Borgo Vecchio, ad Empedocle Buzzanca, padre di Lando, proiezionista del Manzella di via Montalbo; da Mata Hari a Wanda Osiris, che calcarono il palcoscenico del Trianon di via Alessandro Scarlatti, oggi ridotto a un patetico simulacro. Si capisce che all'autore prema più l'avventurosa vicenda della città che il catalogo delle sue sale cinematografiche. Pertanto il percorso si arricchisce di alcune divagazioni (i diavoli della Zisa, le porte di Palermo), nonché di curiosità (la predilezione di Stanley Kubrick per l'Astoria, secondo l'abitudine del regista di far sondare le sale dai suoi emissari) ed episodi esilaranti (il trombettista vocale del cinema Vittorio Emanuele). Prende corpo così un universo caleidoscopico di reminiscenze. A cominciare da una scena originaria: una sorta di Lost Paradise (e per l'appunto c'era l'Eden in via Furitano). Scrive Calvaruso: «Il primo cinema non si scorda mai», come l'amore. È un «gioco magico» d'iniziazione e di scoperta identitaria. LE ARENE AARON Una locandina degli anni Ottanta dell'arena Aaron a Villa Filippina che fu un ritrovo d'essai TRIANON Una vecchia locandina dell'arena Trianon di via Alessandro Scarlatti, che fu anche un teatro Foto: IL DIPINTO "Nella stanza le donne vanno e vengono" di Renato Guttuso il grande dipinto conservato nel museo di Villa Cattolica che è stato chiuso I LUOGHI L'ex arena Sirenetta e, in senso antiorario, il Glauco, l'Abadan (foto Giusto Scafidi tratta da "Racconti di Palermo" di Andrea Calvaruso) e l'Archimede. Le foto sono di Giovanni Lizzio 26/11/2014 La Repubblica - Torino Pag. 15 (diffusione:556325, tiratura:710716) Gran finale by night con "Arcana" di Questi, uno dei culti maledetti di Tarantino MARIO SERENELLINI tutta la New Hollywood è invecchiata bene. Titoli un tempo acclamati e ancora ritenuti di culto possono rivelarsi, alla prova della retrospettiva di Torino, un postumo flop. Certo, film come "The Panic in Needle Park" (1971) del grande Jerry Schatzberg, saga dei tossici senza domani nel parco newyorchese degli aghi, con un Al Pacino agli esordi, già straordinario (domani alle 11.30 al Reposi 4), si offrono alla rivalutazione della loro asprezza di scrittura e di montaggio febbrili, alla luce del cinema che poi ne ha preso lezione. Ma altri "intramontabili", come "Lo squalo" di Steven Spielberg, finora considerato una tappa miliare del cinema catastrofico nonostante le tre mummie d'interpreti (Roy Scheider, Richard Dreyfuss, Robert Shaw), s'incaglia, 40 anni dopo, nella rete della sua banalità. Il pubblico, non oceanico nelle sale dove si proietta (al Reposi 4, ancora oggi alle 9.30e venerdì alle 9), guardae ride: non tanto perché le boccacce del mostro meccanico son diventate un innocuo giocattolo ma, soprattutto, per la provvidenzialità dei reperti, che permettono, tra gli sghignazzi in platea, di stabilire scientificamente che lo squalo XY s'era domiciliato sulle coste messicane, come prova la targa d'automobile ingurgitata (è noto che le auto targate Messico non si muovono dal Messico). Spielberg è oggi atteso al varco, per un eventuale riscatto, con il suo secondo film, "The Sugarland Express" (1974), in fragile bilico tra il capolavoro d'esordio, "Duel" e la catastrofica versione peschereccia di "Moby Dick": lo sterminato Texas attraversato di corsa, una festa dell'inseguimento su quattro ruote, con cento auto-comparsa della polizia e una scatenata Goldie Hawn. Per chi gradisce: Reposi 4, alle 17.45. Film del giorno, premio annunciato del concorso, il francese "Mange tes morts", di Jean-Charles Hue (Reposi 3, alle 10): nel mondo dei rom, una famiglia è ferita dal dramma della detenzione d'uno dei suoi membri. Una vertigine di futuro che prende forma in un sulfureo "on the road". Per "Diritti e rovesci", torna Paolo Virzì che incontra Costanza Quatriglio (Massimo 2, alle 17.30) al termine di "Triangle", tragedia che si ripete a cento anni di distanza. Nel 1911, 146 operaie, soprattutto immigrate, perdono la vita alla Triangle di New York. Nel 2011, quattro lavoratrici e una ragazza son seppellite dal crollo d'un edificio fatiscente a Barletta. Filo teso tra due tragedie, percorso da voci di sopravvissuti. Gran finale by night, al Massimo 2, alle 20.15, con un capitolo del Giulio Questi ritrovato, presentato dallo stesso regista, assunto da Quentin Tarantino a suo maestro: "Arcana" del 1972, di cuiè protagonista proprio la signora Tarantino (Lucia Bosè). Ambientato in un quartiere popolare di Milano, abitato da meridionali, con la Tarantino madre che per mantenersi si dedica a pratiche di spiritismo (rane le escono dalla bocca) e il figlio che si serve dei segreti della santona per soggiogare e violentare una ragazza prossima alle nozze (Tina Aumont), è il film "maledetto" di Questi e del suo collaboratore Kim Arcalli (li chiamavano "Jules e Kim"). Girato con scarsissimi mezzi (inferiori persino al budget del Tff di quest'anno), distribuito a stento in Italia, mai all'estero (per il fallimento del produttore al momento della stampa delle copie), è stato poco visto pure in tv, nella versione tagliata di 25 minuti, senza le scene del rapporto incestuoso madre-figlio. DA VEDERE "Mange tes morts" di Hue alle 10 al Reposi 3; "Triangle" di Quatriglio alle 17.30 al Massimo 2; "Sugarland Express" di Spielberg alle 17.45 al Reposi 4 PER SAPERNE DI PIÙ www.torinofilmfest.org http://torino.repubblica.it ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 29 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato "Lo squalo" annoia Anche la New Hollywood può invecchiare male 26/11/2014 La Repubblica - Torino Pag. 15 (diffusione:556325, tiratura:710716) Giovani cineasti crescono grazie a Torino Film Lab (c.car.) ÈIL laboratorio cinematografico internazionale dal quale sono usciti film come "Lunchbox", "La bicicletta verde", "Salvo", "Le quattro volte" edè considerato una delle più fertili factory di nuovo cinema internazionale. Il Torino Film Lab, coté produttivo del Tff, festeggia il nono anniversario con buoni numeri: 11 film hanno raggiunto gli schermi nel 2014; altri 30 entreranno in produzione, post-produzione o approderanno in sala l'anno prossimo. I frutti del lavoro del team guidato da Savina Neirotti si vedono nei festival internazionali: "Historia del miedo" di Benjamin Naishtat era in concorso a Berlino, "Viktoria" di Maya Vitkova in competizione al Sundance, "Los Hongos" di Oscar Ruiz Navia è stato selezionato a Locarno, "Mercuriales" di Virgil Vernier a Cannes, "Bypass" di Duane Hopkins a Venezia, tutti lungometraggi sviluppati e supportati dal Lab. Che anche in questa edizione del Tff propone una rosa di nove titoli dall'Europa e dal mondo: a parte "Bypass", "Historia del miedo" e "Los Hongos", ci sono "Chrieg" dello svizzero Simon Jaquemet, "In Your Name" di Marco van Geffen, dai Paesi Bassi, "Korso" del finlandese Aksei Tuomivaara, "Men Who Saved the World" del malese Liew Seng Tat, "Mr Kaplan" dell'uruguaiano Alvaro Brechner e dal Belgio "Tout les chats son gris" di Savina Dellicour. «Il bando è molto ambito - spiega Neirotti- La selezione da parte nostraè severa, su 500 domande solo una quarantina di progetti vengono selezionati, sostenuti e sviluppati». Tra i progetti del Torino Film Lab c'è il nuovo lungometraggio del giurato Gyorgy Palfi, regista ungherese autore di "Taxidermia". Palfi ha vinto il premio Scuola Holden per la sceneggiatura della sua opera prima "Hukkle" nel 2002 ed è tornato due anni fa con "Final Cut". Legato alla storia del Tff anche Pietro Marcello, vincitore nel 2009 con "La bocca del lupo", del quale il Torino Film Lab sostiene il primo film di fiction. Foto: I GATTI "Tous les chats son gris" di Savina Dellicour, sullo schermo del Tff ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 30 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato TRA I PROGETTI, IL NUOVO FILM DEL GIURATO PALFI 26/11/2014 La Repubblica - Torino Pag. 14 (diffusione:556325, tiratura:710716) Attore e modello, in tv nei "Pilastri della terra", punta all'Oscar con "The Theory of Everything": "Mi si è chiuso lo stomaco" IL PERSONAGGIO CLARA CAROLI ACCOMPAGNATO da un codazzo di ammiratrici, è arrivato ieri al Tff il primo vero divo maschile di questa edizione, il bellissimo Eddie Redmayne, attore e modello britannico ben noto al pubblico femminile italiano per aver interpretato il mastro costruttore Jack Jackson nella versione Sky dei "Pilastri della terra" di Ken Follett. Dopo essere riuscito nell'impresa di trasformare un operaio edile medievale in un sex symbol, l'affascinante Redmayne (rosso efebico trentaduenne nato a Londra e formato nel più esclusivo ambiente accademico inglese) è ora in corsa per l'Oscar con il ruolo del fisico Stephen Hawking nel film di James Marsh "The Theory of Everything", la teoria del tutto, presentato ieri sera al Reposi dove l'attore ha ricevuto il premio dello sponsor Maserati dedicato ai talenti emergenti. Si racconta del giovane Hawking, geniale, brillante e seducente studente a Cambridge che sfida tutti con le sue teorie sulla fisica, che si innamora dell'altrettanto acuta Jane Wilde con la quale, nonostante la malattia degenerativa, si sposae mette al mondo tre figli. Eddie Redmayne è stato Marius Pontmercy nel musical kolossal "Les Misérables" di Tom Hooper, con il quale ha appena finito di girare "La danese", «tratto dalla storia vera dell'artista Einar Wegener - spiega pittore e modello, nato uomo e diventato donna negli anni Venti, passato alla storia come primo transessuale di tutti i tempi». Una grande prova di trasformismo è anche quella che l'attore ha sostenuto nel film biografico di Marsh dedicato agli anni giovanili del celebre fisico, astrofisico e cosmologo malato di Sla. «Anch'io come Hawking ho studiato a Cambridge - racconta - mi ricordo di lui. Andava sempre in giro circondato da un nugolo di persone, venerato come una rockstar. A differenza sua, io ho studiato arte». Per prepararsi al film, dice, è stato indispensabile avvicinarsi alla fisica. «Ho letto tutto quello che Hawking ha scritto, poi per capirci qualcosa sono dovuto ricorrere ad "Astronomia per ragazzi"», dice ironico. La sfida l'ha conquistato subito: «Ho letto la sceneggiatura e ho trovato la storia fantastica, il ruolo straordinario. Poi, una volta ottenuta la parte, mi si è chiuso lo stomaco per il panico poiché ho compreso le difficoltà che avrebbe comportato». Il giorno dopo essere stato scritturato dalla produzione, racconta, si è buttato a capofitto nella preparazione, recandosi in una clinica londinese per la cura della Sla. «Una dottoressa mi ha descritto la malattia e le sue varie fasi, ho incontrato una quarantina di pazienti e le loro famiglie, per capire il costo emotivo di una patologia come questa e la sue conseguenze sulla vita familiare. Ho visto filmati e documentari su internet ma più di tutto è stato fondamentale l'incontro con Stephen, uomo con personalità, carisma e forza d'animo straordinari». L'attore spiega di aver dovuto costruire la fisicità del ruolo «come una sorta di danza», lavorando con una ballerina per imparare ad usare i muscoli del corpo e provando la mimica facciale davanti allo specchio, imitando le foto di Hawking. «Nella vita di Stephen - sottolinea - la disabilità ha un ruolo secondario, quella del film di Marsh non è la storia di una malattia ma una storia d'amore». Il fisico ha donato alla produzione i diritti per l'utilizzo della sua voce sul sintetizzatore. «Un regalo che ha avvicinato la nostra opera alla realtà - dice Redmayne - Una ricompensa più importante delle voci di candidatura all'Oscar, cose effimere». Un'esperienza che lo ha provato: «Era un sollievo alzarmi ogni sera, terminate le riprese, da quella sedia a rotelle. Non posso nemmeno immaginare come sia nella realtà vivere quella condizione». Foto: IL DIVO Eddie Redmayne in "The Theory of Everything" e in piazza Castello ieri pomeriggio, prima della consegna del premio Maserati/ Torino ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 31 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato Segni particolari: bellissimo Redmayne premiato al Reposi per la fatica di essere Hawking 26/11/2014 La Repubblica - Torino Pag. 1 (diffusione:556325, tiratura:710716) Un giorno italiano E il Tff riscopre le pellicole di casa JACOPO RICCA UNA giornata italiana al Tff. Tra l'omaggioa Carlo Mazzacurati e la presentazione dell'ultimo film della regista del torinese "Signorina Effe" il festival riscopre il cinema di casa. «Quello bello di cui spesso ci dimentichiamo», come ha detto più volte l'ex direttore presentando le pellicole della sua sezione. «Questoè stato il suo ultimo pubblicoe qui ha preso il suo ultimo applauso», dice un emozionato Paolo Virzì al pubblico del Massimo. IL TFF ieri ha reso infatti omaggio a Carlo Mazzacurati. Un anno fa il regista de "La lingua del santo" era al Reposi per ritirare il Gran Premio Torino. Il direttore d'allora e quella di oggi, Emanulea Martini, hanno voluto celebrarlo a dieci mesi dalla scomparsa. L'occasione è il dvd (in vendita da metà dicembre) che raccoglie "La trilogia del Po", i tre film ambientati sul delta del grande fiume: "Notte italiana", "L'estate di Davide" e "La giusta distanza". Nelle sale gremite del cinema Massimo (di nuovo sold out per la proiezione di "Ogni maledetto Natale" che sta riscuotendo un grande successo) i due direttori hanno offerto il loro personale ritratto di Mazzacurati: «Ricordo ancora l'emozione di quando lo scoprii: era il 1987 e io facevo parte della commissione di selezione della settimana della critica a Venezia. Quando vidi "Notte italiana" mi colpì: un noir padano era una cosa mai vista». La star femminile del martedì festivaliero è senza dubbio Jana, la prostituta bolognese, protagonista di "Qualcosa di noi", il documentario di Wilma Labate, selezionato da Virzì per i suoi "Diritti&Rovesci": «Questa è una cineasta piccolina, ma battagliera». Svestendo il cappotto, il regista livornese scherzando ma non troppo dice: «Mi spoglio perché questa sarà una proiezione un po' bollente». Il documentario racconta infatti «senza malizia e ipocrisia» la storia di una prostituta bolognese, Jana appunto, intervistata dai giovani studenti di una scuola di scrittura». E italiano è anche il documentario sulla Tav di Daniele Gaglianone, mostrato per la prima volta al pubblico in serata al Reposi. "Qui", inserito nella sottosezione "Democrazia" del festival, ha radunato in sala tutto l'universo No Tav, dai dieci militanti protagonisti dei film, ai volti storici della battaglia contro l'altra velocità. Alcuni minuti di applausi e un dibattito che ha visto protagonisti il regista, Luca Rastello e il responsabile documentari del Tff, Davide Oberto. Tra Torino, Stresa e Roma, due coppie e quattro destini MIRAFIORI In bus alle 19 al Reposi gli abitanti del quartiere per la prima proiezione del film dedicato da Di Polito a Mirafiori ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 32 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato L'EVENTO 26/11/2014 La Stampa - Torino Pag. 44 (diffusione:309253, tiratura:418328) Elena Lisa Nel bel mezzo del cammin del Torino film festival non è tempo di bilanci ma di impressioni. E non per l'impossibilità di tirare le somme. Piuttosto perché - centrano la questione con una domanda quattro ventenni in preda a un'onesta e contagiosa euforia - «Non sarebbe ora di smettere di ridurre una rassegna cinematografica a numeri? Un festival è cultura. E della cultura deve importare una cosa sola: la qualità. Che non si quantifica. Se una mostra fa il pienone non vuol dire sia valida». Interessante. Proviamo a seguirli. Il confronto con Roma In via Montebello all'angolo con il cinema Massimo, alle cinque del pomeriggio come in uno spaghetti western, Francesco Matteo Ceccarelli, 25 anni con la passione per la regia - il più costruttivo dei «magnifici quattro» che il cinema vorrebbero farlo - Fabrizio Ciavoni, 22, il comico, Matteo Arcamone, 23, lo scombussolato e Simone Tarditi, 24, il critico, discutono con enfasi di Tff. Vivono a Torino e sono itineranti. Nomadi per passione del grande schermo. Hanno partecipato al festival di Roma e sono rimasti delusi: «Soldi spesi male - dice Ceccarelli - li hanno usati più per scena che per una scelta di valore dei titoli: il servizio di sicurezza e le comparse in divisa erano ovunque. Quasi infastidivano». Tarditi, il critico, ribatte: «Anche qui, i punti oscuri non mancano però. Il programma di questa edizione mi convince ma non approvo alcune scelte. Per esempio: perché hanno inserito capolavori degli anni 70 per poi proiettarli in digitale? Per un festival di questo calibro, e per certi titoli, è indispensabile la pellicola». Che, festival o non festival, oggi è diventata una rarità. Il catalogo che non c'è Dei 197 film in rassegna al Tff solo 19 sono in pellicola. Il digitale è una rivoluzione che certamente ha reso più pratica la proiezione ma, sostengono i cinefili, il nastro con impressi i fotogrammi è tutta un'altra poesia. «L'introduzione del digitale - dice Sergio Geninatti, direttore del Massimo, quartier generale di smistamento dei film - dal punto di vista della fatica fisica ci ha alleggerito. Con la pellicola non si lavora più da tempo. Comunque, è chiaro che a voler cercare pecche se ne trovano. Quel che conta è che il nostro Tff si stia riconfermando la migliore kermesse in Italia. Non ha bisogno di tappeto rosso per mettere al centro il cinema ». E l'allusione va subito a colpire le polemiche pre-festival per gli annunci di tagli e spending review. «Ci sono tagli e tagli - irrompe Ciavoni -. A me personalmente spiace molto che quest'anno, per risparmiare, abbiano eliminato il catalogo della rassegna. Lo hanno sempre distribuito. Io li ho collezionati tutti». E non è il solo. Si tratta di un volume spesso, zeppo di informazioni sulla rassegna, i film in concorso, le sezioni speciali, le casa di produzione, indirizzi. Roba per feticisti, d'accordo, ma di grande valore. «Io invece sono soddisfatto - conclude Arcamone - il Tff mi dà cosa cerco: una grande scelta di film. Del tappeto rosso non sento la mancanza. Anzi, Virzì, l'anno scorso ha fatto troppo spettacolo. Voleva dare risonanza alla rassegna ma il Torino film festival non ne ha bisogno. Piuttosto ne aumenterei la durata. Con più giorni a disposizione, così, si risolve anche la questione del numero di sale in meno. Sempre nell'ottica di un ridimensionamento del budget». Lo sguardo complessivo a metà Festival non può che arrivare da chi si occupa di cinema ma torinese non è. Massimo Causo per cura la sezione Onde, la più sperimentale del Tff: «Questa è una città che il cinema che l'ha nel dna. Qui è nato, qui si studia con passione, qui c'è un museo a lui dedicato. Si possono fare tutte le polemiche di questa terra. Ma il festival da qui non si può più sradicare. Ha messo radici anche nei sanpietrini». ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 33 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato Il festival al giro di boa Che cosa c'è, che cosa manca 26/11/2014 La Stampa - Ed. Nazionale Pag. 32 (diffusione:309253, tiratura:418328) Redmayne "Io, tra scienza e fantascienza" L' attore inglese emergente: "Dopo Hawking sarò un alieno perfido per i fratelli Wachowski" FULVIA CAPRARA Se non fosse per via della carriera scintillante, dei ruoli in teatro, e poi al cinema, da My week with Marilyn ai Miserabili, Eddie Redmayne, grande sorriso e tante lentiggini, sembrerebbe un classico ragazzino anglosassone in vacanza in Italia. Nato a Londra, in una famiglia che non ha nulla a che vedere con il mondo dello spettacolo, ex- allievo di Storia dell'arte a Eton e poi a Cambridge, debuttante in palcoscenico con un regista del calibro di Sam Mendes, Redmayne è invece astro nascente della cinematografia hollywoodiana, diviso tra rumorosi blockbuster e film più intimisti, con un'agenda sempre fitta di impegni. Ieri sera, al Tff, ha ricevuto il Maserati Torino Award, ma l'impressione è che, dopo aver interpretato il fisico Stephen Hawking nella Teoria del tutto , la lista dei riconoscimenti sia destinata ad allungarsi. Di Oscar, naturalmente (gli attori sono rigorosamente scaramantici) non vuole nemmeno sentir parlare, ma il modo con cui ha interpretato lo scienziato ricorda il Daniel DayLewis del Mio piede sinistro . Quando ha deciso che sarebbe diventato attore ? «Amo recitare da quando ero bambino, ma non avrei mai pensato di riuscire a farlo davvero. Ho iniziato a Cambridge, e poi ho continuato. Insomma, non ho mai preso una vera decisione, le cose sono venute una dopo l'altra, ho avuto molta fortuna e anche adesso, quando interpreto un film, penso sempre che potrebbe e essere l'ultimo». Che significa per lei recitare? «Fondamentalmente significa restare bambini, ed è un grandissimo privilegio, intorno ho un sacco di amici che si ritrovano a fare lavori che non amano affatto». Cosa ne dicono i suoi genitori? «Sono abbastanza contenti, ma naturalmente mia madre, come tutte le madri, si preoccupa di cose tipo il mangiare, il dimagrire, l'ingrassare. Quando ha saputo che per fare Hawking avrei dovuto perdere peso, era piuttosto impensierita». Che cosa ha imparato dalla vita di Stephen Hawking? «Che non sono le limitazioni a definire le nostre esistenze, che tutti ne abbiamo e possiamo andare avanti lo stesso... Per Hawking, da quando gli hanno diagnosticato il suo male, ogni anno di vita è stato un immenso regalo, e infatti lui vive ogni attimo con il massimo della passione possibile». Sta per tornare a recitare diretto da Tom Hooper, il regista dei Miserabili , nel film sulla vita del pioniere transgender Einar Wegener, e nella nuova opera dei fratelli Wachowski Jupiter il destino dell'universo. Che cosa la spinge ad accettare o meno una parte? «Leggo le sceneggiature, immagino i personaggi, Cerco sempre, comunque, di mettermi alla prova in cose diverse». In Jupiter è un terribile cattivo. Si è divertito ad interpretare una figura così estrema? «Sì, è stato un lavoro molto divertente, mi piace fare i cattivi e questo è un personaggio che va oltre, diciamo che ha grossi problemi psicologici... E poi è stato bello immergersi nel mondo dei Wachowski, hanno una straordinaria capacità di immaginazione». Ha dei modelli, degli attori preferiti? «Non ho specifici modelli, piuttosto mi piacciono alcune performance, per esempio Marion Cotillard in Ruggine e ossa , e poi Cate Blanchett, e Jared Leto, anche in Dallas Buyers Club ». Foto: Jupiter ascending Nell'attesissimo film di fantascienza dei fratelli Wachowski con Mila Kunis e Channing Tatum, Redmayne è un perfido alieno figlio dell'imperatrice Foto: My week with Marilyn Il film racconta la settimana che la Monroe trascorse in Gran Bretagna per le riprese del Principe e la ballerina e dei momenti passati insieme a Clark (Redmayne) Foto: Eddie Redmayne insieme con Stephen HAwking: ieri sera, al Tff, ha ricevuto il Maserati Torino Award Foto: ANSA ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 34 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato TORINO FILM FESTIVAL 2014 26/11/2014 Libero - Ed. Nazionale Pag. 15 (diffusione:125215, tiratura:224026) «Repubblica»: i No Tav sono vittime di guerra Curzio Maltese dimentica l'Europarlamento per celebrare il film sulla Valsusa. Che tace sulle violenze antagoniste FABRIZIO LA ROCCA La Val di Susa come Belfast negli anni 70, con Alberto Perino nei panni di un improbabile Bobby Sands piemontese? È questo l'implausibile quadro della guerriglia No Tav fornitoci ieri su Repubblica da Curzio Maltese. L'eurodeputato della lista Tsipras si è fatto un giro al Torino Film Festival, evidentemente non avendo particolari impegni in quell'Europarlamento dove occupa un seggio profumatamente pagato, e ha visto Qui , di Daniele Gaglianone. La presentazione del regista è già tutta un programma: «Da anni Gaglianone va a cercarsi guai occupandosi dei temi più controversi, difficili e "proibiti" dall'informazione ufficiale dei nostri telegiornali o talk show politici». Caspita. Quindi stai a vedere che uno che presenta pellicole al Torino Film Festival e viene recensito da un europarlamentare su Repubblica è una specie di dissidente in odore di clandestinità. E poi l'opposizione alla Tav non sembra così impopolare dato che marciando contro i cantieri rischi di trovarti a braccetto con fior di vip come Sabina Guzzanti, Valerio Mastandrea, Cecilia Strada, Vauro, Ascanio Celestini, Erri De Luca... E gli altri lavori di Gaglianone? C'è I nostri anni , parla di un ex partigiano all'ospizio. Oppure La mia classe , su un maestro che insegna in una classe di extracomunitari. E poi Gramsci, Gobetti... Roba che Napolitano ci propina ogni settimana e la Boldrini ogni quarto d'ora. Ma andiamo avanti. Maltese vanta i meriti del film secondo una strana logica. In Qui , specifica, «non troverete una sola cifra o studio o parere astratto». Allo stesso modo, «non si vede un politico, un ministro, un esperto dei trasporti, un ingegnere del Politecnico, un militante dei centri sociali o un esponente delle lobbies delle grandi opere». No, nel documentario «ci sono solo persone normali che vivono nella valle». Ma chi sono le «persone normali»? Gaglianone ha forse intervistato, uno ad uno, tutti gli abitanti che vivono nella valle? O forse, più plausibilmente, ne ha tratto una selezione arbitraria, soggettiva? Legittimo, per carità: solo che poi non si può pretendere che questo taglia e cuci filtrato dalla soggettività del regista sia più reale della realtà. Anche perché se si intervistano un attivista dei centri sociali o un lobbista dei lavori pubblici si sa con chi si ha a che fare e lo spettatore può pesare le loro parole, sapendo di avere a che fare con uomini di parte. Chi parla genericamente a nome del «popolo della Val di Susa», invece, parla a nome di se stesso pretendendo di esprimere un'opinione collettiva. E infatti è il giornalista/eurodeputato stesso a porsi il problema: «Si potrebbe obbiettare che Qui non racconta una sola storia di un abitante della Val Susa favorevole alla Tav. Il problema è trovarlo». E qui torna il dubbio che il regista non si sia fatto davvero tutti i campanelli della Val di Susa, per avere tali certezze. Ma la cosa interessante è ancora un'altra. Prosegue Maltese: «I valsusini sotto processo sono mille su sessantamila abitanti». La storia dei «mille No Tav sotto processo» rimbalza spesso nella rete, rilanciata talora anche dagli orgasmi di senile verve guerrigliera di Erri De Luca. Sarebbe interessante sapere se nella cifra vengono conteggiati anche gli anarchici di Torino, di Milano, del nordest puntualmente coinvolti negli scontri in una Valle che non è la loro. Così come non è del luogo la ragazza di Teramo che negli assalti ai cantieri aveva il compito di coordinare le auto che dovevano recuperare gli assalitori. O l'altro, arrivato da Pesaro a Torino per fare un po' di caciara. Tutta gente su cui la procura competente per ragioni territoriali ha aperto fascicoli ma che solo con molta fantasia potremmo considerare «valsusina». E comunque, un dubbio alla fine resta: come va risolta la questione di uno Stato sovrano che decide di costruire un'opera pubblica e che deve scontrarsi con 10 anni di guerriglia? Maltese potrebbe rispondere a questo. Tanto di tempo libero ne ha. Foto: Una manifestazione No Tav in Valsusa [Ansa] ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 35 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato La pellicola al festival di Torino 26/11/2014 QN - Il Resto del Carlino - Ed. Nazionale Pag. 37 (diffusione:165207, tiratura:206221) Una regione di celluloide«Mio papà» in ottanta sale Anteprima a San Benedetto per il film di Giulio Base Sabrina Vinciguerra San Benedetto (Ascoli) SE L'OBIETTIVO era quello di arrivare a toccare nel profondo il pubblico così da sollevare una riflessione tanto importante su quello che è uno dei temi più attuali del nostro tempo, quello del legame che si crea fra un bimbo ed un padre' non legati dallo stesso sangue e che la legge non tutela, allora il regista Giulio Base e l'attore Giorgio Pasotti che insieme hanno scritto questa storia, autobiografica, ci sono riusciti. Hanno strappato commozione e lacrime, ieri, nel corso della prima nazionale a San Benedetto del film Mio Papà', quasi interamente girato nelle Marche. Adesso il responso passa ai botteghini delle 80 sale che proietteranno il film. Un responso che sta a cuore ovviamente alla Regione Marche perché è qui che si sviluppa questa toccante storia. La macchina da presa si è mossa fra San Benedetto, Grottammare e Monteprandone toccando gli scorci più suggestivi. Le immagini che colpiscono e che la dicono lunga sull'amore che Giulio Base non solo dichiara (mi sento un po' marchigiano anche io) ma che effettivamente riporta nel film non possono che essere, nel particolare due: quella nelle locandine promozionali della pellicola che oggi campeggiano anche in ogni angolo di Roma'' e che ripropongono i due protagonisti, Pasotti e Calvagna, sulla spiaggia di San Benedetto e l'altra in cui Pasotti, in sella alla sua moto, si ferma a riflettere su viale delle Tamerici lasciando intravedere dietro di sé il Molo Sud con sullo sfondo il monumento del Pescatore. Alla prima assieme al cast di attori, alla produzione e al sindaco Gaspari e all'assessore Sorge, c'erano l'assessore regionale Sara Giannini e la presidente del Marche Film Commission Stefania Benatti. L'assessore Giannini ha ricordato i due obiettivi della Regione: «Valorizzare il territorio e sostenere idee italiane». «Il lavoro della Fondazione ha spiegato Benatti è quello di creare una piccola economia del cinema. Per un investimento pubblico di 40mila euro il territorio ha beneficiato di una ricaduta del 200%: infatti 85mila euro sono rimasti nelle Marche per beni e servizi connessi alla pellicola». «IL FILM tratta un tema all'avanguardia, le paternità non naturali ha dichiarato l'attore Pasotti le ambientazioni del vostro territorio rendono ancora più particolare la pellicola. L'augurio che ci facciamo è che si possa aprire un percorso turistico sui luoghi di Mio papà». La scena, però, a Pasotti la ruba un eccezionale Niccolò Calvagna, il bimbo protagonista. «Con il mio papà vero ha confidato il piccolo attore - ed il nonno siamo andati in giro a mangiare pesce ed era davvero buono». «Mi sono innamorato della Riviera ha concluso il regista Giulio Base e sono fiero del mio film marchigiano. La scena simbolo della campagna promozionale del film doveva essere girata al chiuso, ma abbiamo scelto di girarla di fronte al vostro mare che è anche un po' nostro. L'effetto è stupendo». Ha ragione. Il film è prodotto da Movie And e Rai Cinema. Image: 20141126/foto/1512.jpg ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 36 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato GIRATO NELLE MARCHE 26/11/2014 QN - Il Resto del Carlino - Bologna Pag. 20 (diffusione:165207, tiratura:206221) La storia di Daniele Federico, programmatore di software nel team del film Gravity' LETIZIA GAMBERINI di LETIZIA GAMBERINI OGNI tanto avere la testa fra le nuvole non è un male. Diciamo pure in un altro mondo. Di stelle e galassie ne sa qualcosa Daniele Federico, bolognese di nascita, ma volato a Londra nel 2007. C'è anche lui, infatti, dietro a uno degli Oscar vinti quest'anno da Gravity, quello per gli effetti speciali. Che, in un film 3D ambientato nello spazio, non è una cosa da poco. Un lavoro silenzioso quello realizzato da questo ingegnere 32enne, ma fondamentale per raggiungere la preziosa statuetta (e anche il premio britannico Bafta). E dalla sua passione per la fantascienza è saltato fuori pure un romanzo, in rete da poche settimane, Space Runners. Daniele, ma lei ci è andato alla Notte degli Oscar? «No, ma la statuetta ce l'hanno portata dopo. Dopotutto eravamo in seicento persone a lavorare al film». E il suo ruolo in questa macchina enorme? «Io sono un programmatore e nella società per cui lavoro, la Framestore, sviluppo software». Vabbè, un cervellone. «Diciamo che neanche i miei genitori hanno ancora capito bene il mio lavoro. Faccio parte di un gruppo che si chiama core: realizziamo programmi che rendono i dati accessibili a tutti i settori che partecipano alla realizzazione del film. Insomma, siamo un'unità di raccordo fra tutti i dipartimenti coinvolti». E con gli attori avete avuto contatti? «Vengono in studio parecchio, soprattutto durante le ultime settimane di registrazione. Il regista Alfonso Cuaron in particolare era molto presente». Cosa si prova a vincere un Oscar seppur all'interno di una squadra? «E' bellissimo. Il lavoro è stato enorme, abbiamo fatto le ore piccole. Ma sai che più di così non potevi fare. Un po' come vincere la Coppa del Mondo credo». Torniamo all'inizio. Come arriva al cinema mondiale un ingegnere di Bologna? «Mi sono laureato alla Triennale di Ingegneria informatica. Ma la passione per il fantasy era iniziata molto tempo prima, da classici come Il Signore degli Anelli. E così sono andato a Roma per le mie prime esperienze col 3D. Sono partito dalle Winx. Ma accumulavo contratti di tre mesi in tre mesi». Ed ecco la fuga all'estero. «Sì, sono andato a Londra perché volevo lavorare alle Cronache di Narnia. E ci sono riuscito. Sono rimasto alla Moving Picture Company fino a quando non è arrivata la crisi: alla fine, hanno tagliato pure me. Così sono partito per il Paraguay e poi per l'Australia, dove ho lavorato al film d'animazione Happy Feet. Ma volevo tornare a Londra e così ho fatto nel 2011». Giusto in tempo per Gravity'. «Sì, sono stato molto fortunato. Il cinema è veramente un mondo affascinante, anche se il mercato si sta un po' saturando. Io comunque sono riuscito a raggiungere un tempo indeterminato». Altri lavori in uscita sul grande schermo? «Paddington, il film che ha come protagonista un simpatico orsetto digitale (nei cinema a Natale, ndr), e la pellicola Jupiter. Il destino dell'universo un kolossal di fantascienza firmato dai fratelli Wachowski». In Italia tutto questo sarebbe stato possibile? «No, ma il nostro Paese ha tantissime potenzialità. Da quando sono all'estero ho sempre incontrato ottimi professionisti. Il problema è la volontà di destinare risorse a progetti di alta qualità e investirli bene. Ma so che un giorno tornerò». Intanto ha scritto pure un libro. «Ho iniziato a fare film perché volevo fare cose belle. Trasmettere messaggi. Avevo un fuoco dentro. E così è nato Space Runners ambientato nel 2234. Il racconto è scritto come un copione cinematografico. Al momento l'hanno scaricato in 800, mi piacerebbe arrivare a scrivere una serie. E sto pensando di tradurlo in inglese. Mio fratello, che scrive poesie, mi ha aiutato molto nella stesura». Tornando alla realtà, ha trovato anche il tempo di sposarsi. «Ho conosciuto mia moglie a Londra. Devo dire che questa città mi ha dato tutto. Anche se mi manca l'Italia per il cibo e il sole». E anche il suo Bologna che segue sempre da Londra. Che ne dice di Tacopina? «E' un grande. Ma deve cacciare sti soldi». Image: 20141126/foto/422.jpg ANICA SCENARIO - Rassegna Stampa 26/11/2014 - 26/11/2014 37 La propriet intelletuale riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa da intendersi per uso privato Da Bologna allo spazio per conquistare l'Oscar