Anno II - Numero 260 - Martedì 5 novembre 2013
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Politica
Anniversari
Cronache
Il Pd non trova pace
Il Pdl si rispacca
Nel deserto africano
ricordando El Alamein
Matrimoni gay,
insulti ai contrari
a pag. 2
Di Giorgi a pag. 4
Fruch a pag. 10
A P P R O D A I N PA R L A M E N T O I L C A S O C A N C E L L I E R I C O N I PA RT I T I P R O N T I A FA R E D A S C U D O U M A N O
di Francesco Storace
nime morte, mille anime morte,
a difesa di un
ministro indifendibile. Anzi, mille no, perché qualcuno che
darà battaglia ci sarà e
penso a quella annunciata
dai grillini con la loro mozione di sfiducia alla Cancellieri. Ma il grosso dei
nostri mille deputati e senatori, farà da scudo umano alla titolare della Giustizia. I più rivoluzionari,
da Cuperlo in giù, dicono
che bisogna prima "ascoltare che dirà". Ma che deve
dire questa donna, santo
cielo, se non scusarsi col
popolo italiano e fare fagotto?
Il ministro della Giustizia
più veloce che ci sia mai
stato - la mattina le arrestano gli amici, il pomeriggio telefona ai loro congiunti per esprimere solidarietà e per condannare
i magistrati... - deve trovare
un Parlamento che le intimi
il "pronti, via!" per tornarsene a casa.
Non siate ipocriti, deputati
e senatori, e affrontate la
vicenda esattamente come
si manifesta, uno sfacciato
caso di favoritismo che va
sanzionato con l'allontanamento dal ministero della Giustizia di Annamaria Camcellieri.
Si può anche essere innocentisti, ma qui il
problema è di opportunità. E ha ragione
chi nel Pdl - anche se poi con capriole incomprensibili puntano a salvare il ministro
dei potenti - sostiene che si è condannato
A
era assolutamente insoddisfatto del suo operato e
che magari l'aveva anche
rinfacciato alla cara amica
Cancellieri. Vuoi vedere
che l'intervento per Giulia
in carcere doveva suonare
a ricompensa?
Certo, bisogna essere cauti
nel sostenere queste cose
perché, se fossero vere,
proverebbero una fattispecie penale. Ma non vogliamo arrivare a questo, perché restiamo garantisti, anche se da ministro io mi
comportai in maniera assolutamente opposta rispetto a chi oggi si aggrappa alla poltrona.
La Cancellieri dice di aver
aiutato molti detenuti. Bene.
A noi non basta sapere chi
ha aiutato, ma anche come
lo ha fatto. Al congresso radicale di Chianciano ha parlato di un centinaio di persone: ha fatto altrettante telefonate, o si è limitata a
mandare bigliettini o a inoltrare mail?
Non si dicano sciocchezze,
perché quello che è accaduto è davvero grave e chi
ha giurato lealtà verso lo
Stato, oggi non può restare
al suo posto quando sbaglia.
In Parlamento c'è una mozione grillina per far dimettere la Cancellieri. Se
io fossi deputato, la voterei senza indugiare.
Perché una forza di destra non può consentire che accadano ancora queste cose.
E se sabato prossimo saremo in tanti a
Roma per far rinascere Alleanza nazionale,
sara' anche per restituire valore ai valori.
A partire dall'etica pubblica.
PRONTI? VIA!
Un ministro indifendibile si aggrappa alla poltrona dopo lo scandalo Ligresti
Berlusconi a sette anni di galera per la famosa telefonata riguardante Ruby (che non
stava per essere arrestata) mentre la fa
franca chi telefona in carcere per una detenuta eccellente. Proprio per questo non va
bene che la Cancellieri sia graziata...
E' molto strana anche la storia del figlio,
che era stato chiamato a compiti di altissima responsabilità al vertice di Fonsai.
Poi, un anno dopo, finisce il rapporto e
arriva la megaliquidazione, buonuscita,
chiamatela come volete, più che milionaria.
E adesso, dalle telefonate di cui si conosce
il contenuto, si scopre che il gruppo Ligresti
‘ T E M P E S TA D I T W E E T ’ P E R S O S T E N E R L I , M E N T R E L E I S T I T U Z I O N I C O N T I N U A N O A L AT I TA R E
Gli italiani sempre
accanto ai due Marò
di Igor Traboni
na vera e propria "Tweet
storm" è scoccata dalle 21
di ieri per chiedere la liberazione di Massimiliano Latorre e
Salvatore Girone, ancora detenuti
in India. Una iniziativa, voluta dal
Comitato che sostiene i due Marò,
che in poche ore ha raccolto decine
di migliaia di adesioni, proprio nel
giorno della festa dell'Unità nazionale e delle Forze armate. L’Italia
ha dimenticato ma noi non lo faremo", hanno scritto tantissimi internauti collegandosi su Twitter.
Per i due soldti italiani ieri c’è
stato anche il pensiero del Capo
dello Stato. L'Italia "opera tenacemente" per riportarli a casa, ha ribadito il presidente della Repubblica. "Ai nostri marò, la cui odissea
ancora continua lontano dall'Italia,
il più affettuoso saluto e l'assicurazione che non cessiamo di ope-
U
rare tenacemente per riportarli a
casa", ha detto ancora Napolitano.
Dal canto suo, il ministro della
Difesa Mario Mauro ha detto: "Occorre non dimenticare e lavorare
con forza e determinazione: il ritorno a casa, con onore, di Latorre
e Girone è l'unica soluzione possibile della vicenda", ha detto il
ministro nella videoteleconferenza
con i teatri operativi, durante la
quale si è collegato anche con i
due maro' italiani.
Più blando e ancora una volta
vago l’intervento di Ema Bonino,
ministro degli Esteri: "Penso che
alcune cose si stiano muovendo
e in questo senso stiamo lavorando. Spero di riuscire a portare
a buona conclusione un dossier
ereditato con grandi complessità
e con alcune grandi contraddizioni
e farraginosità", ma niente di concreto.
LA CRESCITA NON C’È
L’Istat sconfessa
Saccomanni
ccola, la luce in fondo al tunnel! Sì, come no... Il fatto è
che non ci crede neanche
l’Istat che rivede (al ribasso) le
stime di crescita per l’Italia. Secondo il rapporto dell’Istat, l’economia italiana subirà quest’anno
una contrazione dell’1,8% e crescerà dello 0,7% l’anno prossimo:
una percentuale inferiore a quella
diffusa dal ministro Saccomanni,
che nell’audizione al senato del
29 ottobre scorso aveva parlato
di una crescita dell’1,1%. Apriti
cielo! “La differenza di stime sulla
crescita del Pil - ha spiegato il ministro da Londra - è essenzialmente
dovuta al processo di riforme intrapreso e alle misure per il rimborso dei debiti della pubblica
amministrazione che sta procedendo molto bene: non so in che
misura l’Istat tenga conto anche
di questi fattori”. E il suo collega
al Lavoro Giovannini arriva a dire
che l’analisi dell’Istat “appare come
uno stimolo per fare la legge di
stabilità”. Convinto lui...
R.V.
E
2
Martedì 5 novembre 2013
Attualità
SEMPRE PIÙ NUMEROSI I CASI DI TESSERAMENTI GONFIATI IN TUTTA ITALIA. SCAMBI DI ACCUSE ED ESPOSTI
Il Pd implode: “E’ il nostro Vietnam”
Cuperlo chiede lo stop, Renzi invece vuole andare avanti. Ma Epifani non sa cosa fare
di Igor Traboni
el Pd non sanno più che
pesci prendere ed è una
corsa a salvare il salvabile
(poco), ma soprattutto il
tesserabile. Il segretario
Guglielmo Epifani, oramai sempre
più vicino alla scadenza, oggi riunirà
la segreteria del partito e consulterà
di nuovo il presidente dei garanti
Luigi Berlinguer per capire se
l’esplosione anomala del tesseramento è stata circoscritta solo ad
alcune realtà locali o è un fenomeno
che rischia di dilagare in vista delle
primarie dell’8 dicembre.
Matteo Renzi non vuole che si cambino le regole in corsa e sfida Gianni
Cuperlo a fare i nomi degli “inquinatori”. Quest’ultimo però non cede
e chiede di stoppare il tesseramento:
“Sul discorso tessere non mi arrendo. Non è una polemica mossa
nei confronti di qualcuno, è un fatto
che riguarda tutti noi e ne va dell’autorevolezza e della dignità del
partito”. Pippo Civati, un altro dei
candidati alla segreteria, ricorda di
essere stato il primo a denunciare i
N
problemi: “Io l’ho detto dieci giorni
fa, stiamo dando l’immagine di un
partito in cui la corsa per il potere
è più importante del rispetto delle
regole. Spero che si prendano provvedimenti e si annullino i congressi
nelle situazioni più drammatiche”.
Da Catania ad Asti passando per la
Puglia e Napoli, sono sempre di
più le realtà locali dove la discussione sulla correttezza del tesseramento sta creando molti problemi.
E a far crescere i sospetti nell’ala
renziana del partito è la denuncia
di Lorenzo Guerini al quotidiano
La Stampa: “Spedite ai circoli centinaia di tessere bianche. Chi sa
parli”.
Tra i tanti casi, emblematico quello
di Frosinone, dove tre dei quattro
candidati alla segreteria provinciale
si sono autosospesi davanti a fenomeni di moltiplicazione record delle
tessere, come ad esempio in un
circolo dove si è passati in tre ore
da trenta a centocinquanta iscritti.
Ora il consigliere regionale Mauro
Buschini parla di un aumento delle
tessere di appena il 5% (ma in realtà
sarebbe almeno cento volte tanto!)
LA RIVELAZIONE
E con Grillo
Bersani voleva
il matrimonio
I
ma il suo intervento lascia il tempo
che trova, visto che sostiene Simone
Costanzo, il solo aspriante segretario
provinciale rimasto in corsa.
A Cosenza il candidato renziano
Franco Laratta, autosospesosi, denuncia “il Vietnam del Pd” nel capoluogo calabrese. Poi c’è Caserta,
dove il congresso non ha ancora
avuto luogo per ritardi nelle “procedure”. I ricorsi ci sono stati invece
ad Avellino e Rovigo. E a Torino il
parlamentare Stefano Esposito ha
raccontato di aver visto due anziani
ricevere soldi per farsi tesserare:
ad Asti la maggioranza degli iscritti
nuovi è stata albanese. A Piacenza
è stato fatto un esposto. In Puglia,
nonostante l’allarme del segretario
regionale Sergio Blasi e le molte
polemiche, la presidente della commissione regionale di garanzia, Loredana Legrottaglie, ha annunciato
che dopo una lunga discussione:
“si è deliberato di procedere con i
congressi così come previsto”.
IL VICEPREMIER INSISTE CON LE PRIMARIE, MA NEL PARTITO È SEMPRE PIÙ ISOLATO. I ‘NO’ DI FITTO E BONDI
Alfano ci riprova ma torna a spaccare il Pdl
ngelino Alfano torna alla carica per cercare
di ritagliarsi un qualche ruolo nel Pdl (o
nella nuova Forza Italia), ma la sua sortita
rischia di rompere in maniera definitiva la già
facile tregua con Silvio Berlusconi. Il vicepremier
ha infatti dichiarato, in un passaggio del nuovo
libro di Bruno Vespa: "La mia idea non è cambiata
rispetto alla fine del 2012 quando lanciammo le
A
l Partito democratico e Beppe Grillo
sono stati ad un passo dal matrimonio.
E l’officiante voleva essere direttamente uno dei due sposi, ovvero quel
Pier Luigi Bersani che probabilmente
già intravedeva l’inizio della fine e dunque
immaginava l’unione con gli amati-odiati
grillini per salvare capra e cavoli.
E’ una storia che in tanti stanno cercando
di smitizzare, ma che viene ora rivelata
senza ombre di dubbio da “Giorni bugiardi” (Editori Internazionali Riuniti),
instant-book scritto da Stefano Di Traglia
e Chiara Geloni, autori al di sopra di
ogni sospetto, visto che sono stati i
due principali collaboratori proprio
dell’ex segretario Pier Luigi Bersani nel
campo della comunicazione.
L’uomo di Bettola voleva a tutti i costi
l’accordo con Grillo, al punto che, narrano i due autori in presa diretta ed
evidentemente con informazioni di prima
mano, «In Liguria si cercano contatti a
tutto campo, anche il futuro senatore a
vita Renzo Piano è della partita» e la ricerca di intermediari fu così accurata
che si arrivò «a parlare col dentista»
del comico, come anticipato ieri, riportando testualmente frasi del volume,
da Fabio Martini su Lastampa.it.
A parte il menage cercato con i 5 stelle
– e non trovato per poco ma che è
sempre nei desideri di gran parte dei
parlamentari grillini e del Pd–il volume
scopre altri altarini sulle primarie del
Pd del 2002, che fanno decisamente il
paio con il trambusto di questi giorni
sul tesseramento del partito e di cui riferiamo in altro articolo in pagina. Primarie volute proprio da Bersani e subito
osteggiate dalla nomenclatura, impaurita
che il leader diventi troppo forte. I
notabili terrorizzati si riuniscono con
lui a casa della Bindi, ci sono anche
D’Alema, Letta, Finocchiaro e Franceschini. D’Alema arriva ad affidare «ad
un emissario una previsione terribile:
Arriverai terzo». Previsione sbagliata
per le Primarie, quasi indovinata per le
successive elezioni Politiche.
I.T.
primarie. Io stesso, poi, le bloccai quando Berlusconi decise di ripresentarsi, e Giorgia Meloni
ancora me lo rimprovera. Alle prossime elezioni,
il nostro candidato dovrà essere scelto attraverso
primarie il più aperte possibile, alle quali partecipi
il più alto numero di simpatizzanti. A proposito
della linea del partito il nostro è stato sempre un
grande movimento a guida e a prevalenza moderata. Non è un bene che finisca in mano a
estremisti. Berlusconi non lo è, ma c'è il rischio
che nella gestione pratica e quotidiana della comunicazione si prenda quella deriva. Uno degli
obiettivi è rilanciare un grande centrodestra
sul modello della formidabile intuizione di Silvio
Berlusconi del 1994 che ebbe enorme successo
e che si ripeté nel 2001 con la Casa delle Libertà.
Le questioni sono sempre state tre, e cioè la
linea del partito, la stabilità del governo e il
futuro, ovvero la modalità attraverso cui si individua
il futuro gruppo dirigente a cominciare dai prossimi candidati per tutte le competizioni. Non
sono favorevole allo splendido isolamento di
Forza Italia, perché si rischia di cedere agli altri
preziose alleanze, come quelle con Casini e
con Monti".
Ma la sortita di Alfano, come sempre più spesso
succede ad Angelino, non raccoglie commenti
entusiasti tra i suoi: per Raffaele Fitto si ragionerà
"sul dopo Berlusconi il giorno in cui Berlusconi
autorizzerà il "dopo". Quindi sarà ancora una
volta lui a decidere che cosa si farà".
Anche Sandro Bondi è su una lunghezza d’onda
diversa: "Leggo con stupore misto ad amarezza
le dichiarazioni Alfano. Per me Forza Italia è un
patrimonio che non dovrebbe essere intaccato
con dichiarazioni così avventate e radicali. L'unica
ragione per cui scelgo di restare in Forza Italia prosegue Bondi - è la leadership umana e politica
del Presidente Silvio Berlusconi, il quale fa bene
a non lasciare Forza Italia né ai supposti estremisti
né tantomeno a coloro che non hanno dimostrato
alcuna lealtà e solidarietà nei suoi confronti nel
momento più difficile della sua vita personale".
I.T.
OGGI POMERIGGIO A ROMA UN INCONTRO NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA
“Le radici profonde non gelano”, il ricordo di Rauti
In memoria di un uomo che ha creduto fortemente nella rivoluzione della cultura e nei giovani
Roma, via Giovanni Paisiello n.40
Tel. 06 85357599 - 06 84082003
Fax 06 85357556
email: [email protected]
di Emma Moriconi
Le radici profonde non gelano ed è
Re colui che è senza corona, ma ad
un anno dalla tua scomparsa, papà, il
vuoto resta insopportabile”: è quello che
scrive Isabella Rauti sul suo sito web, in
ricordo di Pino Rauti, scomparso il 2 novembre dello scorso anno. Oggi pomeriggio alle 18, presso la Fondazione Nuova
Italia, Via in Lucina 17 a Roma, un incontro
con Gennaro Malgieri, Silvano Moffa, Giuseppe Parlato e Luciano Schifone celebrerà
l’anniversario con il ricordo delle figlie
Isabella ed Alessandra Rauti. L’evento ricade nell’anniversario dell’ultimo saluto
allo storico esponente missino, ricordato
“
dalla destra italiana, e non solo, per essere
stato tra i fondatori del Movimento Sociale
Italiano e per la sua figura di uomo di
grande cultura.
Pino Rauti si è spento il 2 novembre
dello scorso anno, all’età di 86 anni, gettando nel lutto la destra italiana. È uno
dei personaggi che ha fatto la storia della
politica del nostro Paese. A soli 20 era
tra i fondatori del MSI. La sua politica
sempre incentrata sull’ anticapitalismo, il
fatto di essere stato sempre un fervido
sostenitore della socializzazione, le sue
profonde convinzioni antiabortiste e antiliberiste, il suo essere nazionalpopolare,
sociale e nazionalrivoluzionario, come
amava definirsi, lo hanno reso uno degli
uomini più rimpianti della destra italiana,
insieme al nostro indimenticabile Teodoro
Buontempo e a Giorgio Almirante, lo
storico segretario del Movimento Sociale.
Uomo di cultura ad ampio raggio, riteneva
il “fascismo come giacimento della memoria al quale penso che si possa ancora
attingere”.
A 16 anni volontario nella Repubblica Sociale, laureato in legge e giornalista, nel
1950 fu accusato di attività clandestina,
poi assolto con formula piena, ma solo
dopo 13 mesi di carcere. Tre volte accusato
di strage e tre volte assolto, commentò
“la verità è che sono un perseguitato politico in servizio permanente effettivo.”
Fondatore di Ordine Nuovo, deputato del
MSI, diede alla destra italiana una grande
spinta culturale, con i gruppi di ricerca
ecologica e il fervido sostegno ai Campi
Hobbit. Segretario del MSI e europarlamentare, nel 95 non aderì alla svolta di
Fiuggi. Pino Rauti ha caratterizzato profondamente, con le sue idee, quella comunità di giovani che negli anni più duri
ha saputo trasformare la destra italiana
dandole un taglio sociale e culturale di rilievo.
Con lui se n’è andato un pezzo della storia
della destra italiana, un pezzo della memoria
di questo mondo immenso e variegato,
che oggi come ieri a Pino Rauti deve il
suo inchino più profondo e il suo grazie
più sentito.
Direttore responsabile
Francesco Storace
Società editrice
Amici del Giornale d’Italia
Sito web
www.ilgiornaleditalia.org
Per la pubblicità su
Il Giornale d’Italia
rivolgersi al Responsabile Marketing
Daniele Belli,
tel. 335 6466624 - 06 37517187
mail: [email protected]
3
Martedì 5 novembre 2013
Attualità
Due pesi e due misure: la figlia di Salvatore scarcerata anche dopo le “pressioni” della Cancellieri…
Giulia Ligresti sì, Antonio Talarico no!
E l’ex vice-presidente di Fonsai, agli arresti domiciliari, vede negarsi anche la possibilità di recarsi alla Santa Messa
di Federico Colosimo
o scandalo proGiulia Ligresti,
avanza. Così come
non indietreggiano
le ingiustizie che
sono costretti a subire gran
parte dei manager coinvolti
nell’inchiesta Fonsai. Tra questi, su tutti, Antonio Talarico.
Ex vice-presidente del colosso assicurativo - agli arresti
domiciliari dal 17 luglio scorso –, accusato di falso in bilancio, aggiotaggio e false
comunicazioni sociali. Talarico, 61 anni, rientra a tutti
gli effetti nella categoria dei
“presunti innocenti” in attesa
di giudizio. “Professionista
esemplare”, così lo hanno
etichettato i suoi vecchi colleghi, non appartiene certamente alla classe dei “delinquenti abituali”. Non riporta
alcuna condanna al suo seguito, Talarico, e la sua fedina
penale tutt’ora è più che pulita. E’ un fedelissimo della
famiglia Ligresti, l’ex numero
2 di Fonsai, ma questo non fa
L
di lui un delinquente. Il manager sta cercando in tutti i
modi di dimostrare la sua
estraneità: l’interrogatorio di
garanzia, però, non è bastato.
A Talarico non solo è stata
negata la libertà, ma anche
la possibilità di andare a messa la domenica mattina, a due
passi da casa sua, a Milano.
L’istanza per l’autorizzazione,
depositata dal suo avvocato,
Guglielmo Giordanengo (che
abbiamo provato a contattare
senza successo), all’ufficio
gip di Torino il 30 ottobre
scorso, è stata prontamente
respinta. “Non se ne parla”,
la risposta. Il codice di diritto
canonico, che prevede per i
fedeli (sia la domenica che
nelle altre feste di precetto)
“l’obbligo di partecipare alla
Santa Messa”, è stato ignorato. Per il gip Eleonora Montserrat Pappalettere, “una grave causa che rende impossibile la partecipazione (la condizione di detenzione di Talarico ndr) esonera i fedeli
dall’obbligo di partecipare
alla liturgia eucaristica oltre
che a quella della parola”. In
questo caso, i credenti sono
“assenti giustificati”, ma sono
tenuti (il Gip si è calata anche
a recitare una parte che non
spetta assolutamente a lei) a
dedicare “un tempo congruo
alla preghiera, personalmente
o in famiglia”. Possibilità, questa, “certamente non pregiudicata dalla misura cautelare”.
Per il giudice Pappalettere
non esiste alcuna fondata ragione per mettere a rischio
l’efficacia degli arresti domiciliari, allo stato degli atti “ancora necessaria per fronteggiare le esigenze cautelari”.
La Procura di Torino adotta
la linea ferrea, ma solo con
chi vuole. Due pesi e due
misure, come sempre. A questo punto, però, la domanda
sorge spontanea: ma se
l’istanza fosse stata avanzata
dalla difesa di Giulia Ligresti,
magari anche tramite la sollecitazione (naturalmente via
telefono) del ministro Cancellieri, cosa sarebbe successo?
E la chiamano giustizia...
Giulia Ligresti con il padre Salvatore
NE L MIRINO 3 2 CL IE NT I VIP: DA PREZIOSI AL GENOA, PASSANDO PER CALTAGIRONE E LA COOPSETTE
Carige, controlli a tappeto: per adesso nessun indagato
D
a Mps a Carige: la banche rosse
non si smentiscono e continuano a far parlare di loro. Dopo
un mese di silenzio, la Guardia di Finanza è tornata in azione. E ha bussato
nella sede principale (a Genova) dell’istituto di credito ligure. Un blitz inaspettato, con controlli a tappeto. Sono
ben 32 i fascicoli sequestrati dai militari
relativi ad altrettanti fidi concessi (per
un ammontare di 1 miliardo di euro)
da Banca Carige a clienti di rilievo.
Tra questi, spiccano vip “eccellenti”.
Nomi notissimi della finanza – tenuti
ancora segreti -, dell’impresa e dello
CASO ALITALIA, L’AZIENDA NON PRENDE IL VOLO
Air France-Klm smentisce:
no a tagli (ingenti)
olo illazioni a quanto pare: il
gruppo Air France-Klm smentisce di aver richiesto il taglio
di 5.000 posti di lavoro in Alitalia
come condizione per partecipare
all'aumento di capitale. La dichiarazione arriva con un comunicato
che la stessa compagnia ha diffuso
in risposta alle notizie circolate lo
scorso fine settimana.
L’asse franco-olandese pur non
avendo mai nascosto di dover effettuare un piano di riorganizzazione
per garantire la sopravvivenza a
lungo termine di Alitalia, non ritiene
di dover procedere con tagli di
grande portata.
Nei giorni passati si vociferava che
gruppo franco-olandese avrebbe
posto come condizioni alla sua
partecipazione all'aumento di capitale di Alitalia l'azzeramento del
S
board della compagnia italiana, una
ristrutturazione del debito al 7080% del valore e un piano di ridimensionamento con 5.000 esuberi.
Il piano è stato redatto con la consulenza della Boston Consulting,
che chiederà sacrifici in ogni singolo
livello della struttura organizzativa
di Alitalia dal management ai piloti,
passando per gli "uffici centrali".
"Siamo partner leali" ha rassicurato
il direttore Alexandre De Juniac,
dopo aver sottolineato di sentirsi
"offeso" per le tante insinuazioni
sul comportamento di Air France
nella vicenda Alitalia. Nel frattempo
il governo francese è diviso sulla
vicenda: il ministro della Ripresa
Produttiva, Arnaud Montebourg,
ha già detto che Air France deve
"risanarsi e riposizionarsi, prima di
fare scelte importanti".
Anche l'ex consigliere delegato di
Intesa Sanpaolo ed ex ministro
dello Sviluppo economico Corrado
Passera ha rilasciato dichiarazioni
al riguardo: “Scommetto un caffè
che Air France rimane in Alitalia”,
rispondendo a Radio 24 alla domanda su una possibile uscita della
compagnia francese. “L'aumento
di capitale è garantito – ha continuato
Passera - e se Air France uscirà, in
ogni caso, troveremo un altro socio”.
Sul calendario si moltiplicano gli
appuntamenti importanti: il 12 novembre il premier Enrico Letta sarà
di nuovo a Parigi per la conferenza
ministeriale sull'occupazione giovanile in Europa, mentre il bilaterale
Italia-Francia è fissato per il 20,
quattro giorni dopo la scadenza
per l'aumento.
F.Ce.
sport: dal costruttore Francesco Bellavista Caltagirone (già finito in carcere
con l’accusa di truffa contrattuale nell’ambito dell’inchiesta sul porto turistico
di Imperia), al patron del Genoa ed
industriale dei giocattoli Enrico Preziosi. La Gdf ha acquisito anche i documenti relativi alla società fondata
nel 1893. Gli inquirenti vogliono vederci
chiaro e, secondo quanto trapelato da
autorevoli fonti giudiziarie, il dominus
del Grifone dovrà far luce su molti
aspetti che potrebbero nascondere un
retroscena ancora tutto da decifrare.
Tra i faldoni “congelati”, montagne di
carta da cui spuntano anche colossi
importanti. Come la Coopsette, gigante
- con 37 società controllate e 42 partecipate - targata Unipol. Dunque parliamo di coop rosse, il milieu economico-finanziario d’elezione degli
esponenti del Pd che provengono
dall’ala Ds, quello che una volta era
il “favoloso mondo” del Pci. La società
costruttrice-immobiliare, che ha firmato le principali realizzazioni a Genova, rischia grosso. Così come la
marina Genova Aeroporto. Nessun
indagato, per il momento. Ma è solo
questione di tempo.
R YA N A I R : B I G L I E T T I I N C A L O F I N O A L 1 0 %
La crisi colpisce anche i voli low cost
di Cristina Di Giorgi
na delle più note compagnie aeree
low cost, la Ryan air, nel rendere noti i
dati relativi all’andamento del primo
trimestre 2013, ha confermato – ammesso
che ce ne fosse bisogno – che la situazione,
anche per il mercato dei trasporti, è tutt’altro
che rosea. La crisi sembra aver colpito
anche il settore dei voli a basso costo: nel
periodo di riferimento, il colosso irlandese
ha infatti registrato un calo fino al 10% dei
prezzi dei biglietti.
E se l’utile netto incassato dall’inizio dell’anno è in leggerissimo aumento, le previsioni per la chiusura sono tutt’altro che favorevoli: meno 70 milioni di euro rispetto a
quanto stimato in precedenza. “La revisione
al ribasso delle stime sull’utile netto annuale
- spiega una nota della compagnia – riflette
la continua debolezza del costo dei biglietti
e della redditività per passeggero”. E questo
soprattutto a causa di “maggiore concorrenza
sui prezzi, condizioni economiche poco brillanti in Europa e tasso di cambio euro-
U
sterlina più basso”. A fronte di questa situazione, già subito dopo l’estate la compagnia aveva abbassato le sue previsioni
sul traffico annuale di passeggeri stimati
(da 81,5 a 81milioni).
In un contesto del genere la soluzione adottata è stata quella di attuare campagne commerciali aggressive, che hanno cominciato
a dare discreti frutti: ad ottobre si sono
infatti registrati un più 6% del traffico e più
1% del fattore di carico degli aerei.
4
Martedì 5 novembre 2013
Anniversari
71 ANNI FA, NEL DESERTO AFRICANO, SI SVOLGEVA UNA DELLE PIÙ NOTE BATTAGLIE DELLA STORIA
El Alamein: “Mancò la fortuna, non il valore”
Esemplare il coraggio dei soldati italiani, che stupirono anche i diffidenti alleati tedeschi
MEMORIA IN MUSICA
di Cristina Di Giorgi
Legione d’anime a presidio
del deserto”. Questa la scritta che campeggia su una
lapide che celebra il sacrificio della divisione dei paracadutisti
italiani della Folgore ad El Alamein.
Di una forza iniziale di 5000 uomini,
ne sono sopravvissuti soltanto 304.
La battaglia, che dura alcuni giorni,
si svolge tra la fine di ottobre e
l’inizio di novembre del 1942 e
vede scontrarsi, nel cuore del deserto libico, due fronti ugualmente
determinati ad ottenere la vittoria
ma estremamente sproporzionati
quanto a forze, mezzi e possibilità
di rifornimenti. Da un lato ci sono i
circa 200 mila uomini dell’Ottava
armata britannica con 400 carri pesanti e 600 minori; dall’altro 54mila
italiani e 49 mila tedeschi, con soltanto una cinquantina di mezzi corazzati teutonici e altri 500 carri tra
cui i 260 italiani. Una differenza di
forze non indifferente, tenuto conto
anche del fatto che, mentre il blocco
britannico aveva un’estrema facilità
di rifornirsi di mezzi e uomini (Alessandria era soltanto a 95 km), per
il fronte italo-tedesco la situazione
era decisamente più difficile dato
che gli aiuti, per giungere a destinazione, erano costretti a percorrere
migliaia di chilometri, per giunta
sotto il fuoco aereo nemico (1585
aerei contro i 350 italo tedeschi).
Dopo aver scelto il luogo ritenuto
più adatto per lo scontro (individuato
sulla base di precise caratteristiche
geografiche) e aver preparato meticolosamente ogni dettaglio dell’operazione, gli inglesi guidati da
Montgomery si mossero con l’intenzione di aprirsi un corridoio nei
campi minati predisposti dalle forze
dell’Asse a difesa del loro schieramento, per poi giungere ad affrontare il nemico in uno scontro diretto.
E’ la sera del 23 ottobre quando
comincia l’assalto. Che fin da subito
incontra una forte resistenza da
parte delle truppe italiane e tedesche. Quando Montgomery capisce
che l’offensiva sta perdendo la sua
spinta, si ferma per riorganizzare
le truppe. L’esperto generale si rende conto del fatto che la linea dell’Asse è ancora intatta, ma sa anche
che le operazioni fino a quel momento compiute in circa sei giorni
di battaglia hanno notevolmente ridotto la forza effettiva dei carri di
Rommel. A quel punto dà ordine di
far partire la seconda ondata offensiva degli alleati, che il 2 novembre impiegano contro gli italo
tedeschi circa 800 carri armati, sostenuti dal fuoco di 360 cannoni. E
nella notte tra il 3 e il 4 novembre,
nonostante la strenua difesa delle
posizioni, le ormai esigue forze
dell’Asse, sono costrette ad arretrare.
E a predisporre una nuova linea
difensiva, con l’Afrika Korps attestata
a semicerchio, con gli italiani della
Ariete, della Littorio e di quel che
resta della divisione Trieste a presidiare il fronte sud. Ancora più giù
le postazioni difese dalla brigata
paracadutisti Ramcke, dalla Pavia
e dalla Folgore.
Il nuovo fronte viene ben presto
sfondato dall’ennesimo massiccio
attacco di 300 carri britannici, tenuti
però a lungo in scacco dai soltanto
“
El Alameim El Alamein, mancò fortuna non mancò valore,
La miglior gioventù d'Italia cadde sul campo dell'onore.
El Alamein El Alamein, siam noi gli eredi di El Alamein,
Noi che dal Libano in Somalia versammo il sangue per l'Italia.
(da El Alamein, Non nobis domine)
Sento il calore che scalda il mio corpo, ma è l'ardore dei miei fratelli
Sento la sete che mi lacera il petto, ma è una sete di gloria e di onore
Sento la fame che mi strugge dentro, ma è soltanto quella di vittoria
Sento frastuoni che non coprono, però, il canto di questa battaglia!
El Alamein: io ti ricordo ancora, l'eco della battaglia riecheggia ancora!
(da El Alamein, Insedia)
Il sacrario italiano a El Alamein
30 mezzi pesanti tedeschi rimasti.
Nel frattempo la Divisione Ariete
viene circondata e completamente
annientata. Ma non senza aver prima
inflitto notevoli perdite agli inglesi
e aver dato prova di grande valore,
come testimoniato dall’ultimo messaggio fatto pervenire al Comando
d’armata: “Carri armati nemici fatto
irruzione sud. Con ciò Ariete accerchiata. Carri Ariete combattono”.
La mattina del 4 novembre, dopo
12 giorni di lotta violenta ed accanita, le truppe italo tedesche sono
costrette per la maggior parte alla
ritirata. Alcuni reparti però tentano
caparbiamente e coraggiosamente
di mantenere le posizioni, nonostante il fuoco nemico che anche
dal cielo sembra non dar loro tregua.
Tra esse i paracadutisti italiani della
Folgore, che si sono battuti per
giorni e giorni contro i mezzi corazzati britannici usando anche armi
di fortuna. Finite infatti le già scarse
munizioni dei loro cannoni, pur subendo gravi perdite (ma infliggendone al nemico altrettante, se non
di più), si sono “arrangiati” con bottiglie incendiarie, cariche di dinamite e mine anticarro, attaccate ai
mezzi nemici in movimento da buche scavate nel terreno. Si consegneranno al nemico per ultimi (il 6
novembre).
L’Armata corazzata italo tedesca,
sconfitta, riesce però, grazie alle
capacità tattico – strategiche di
Rommel, ad effettuare un ripiegamento che consente di salvare in
parte uomini e mezzi. La Volpe del
Deserto, soldato prima ancora che
grande comandante, ha avuto per i
camerati italiani con cui ha condiviso
il fronte parole di grande apprezzamento: “Il soldato tedesco ha stupito il mondo. Il soldato italiano ha
stupito il soldato tedesco” dice ri-
ferendosi ai nostri bersaglieri ma
estendendo la considerazione a
tutti i nostri militari impegnati in
Africa sotto la sua guida.
A testimonianza del sangue versato
dal nostro Paese su quella drammatica linea di combattimento, è
stato costruito un monumentale Sacrario Militare (progettato e realizzato dal maggiore Paolo Caccia
Dominioni e dal suo assistente caporale renato Chiodini), che si trova
a Quota 33 sulla litoranea per Alessandria e raccoglie le spoglie di
oltre 5200 soldati italiani e 232
ascari libici. Poco lontano dal Sacrario, c’è un cippo eretto dai bersaglieri del 7° reggimento, con una
frase che più di ogni altra simboleggia, ad imperitura memoria, il
coraggio di tutti i soldati caduti con
il tricolore al braccio: “Mancò la
fortuna, non il valore”.
Il sole nel deserto non ti da tregua ormai
Sei solo in buca adesso, sei l'ultimo dei tuoi
Ricordi quella donna, non scorderà il tuo cuore:
«Mancò la fortuna, non certo il valore!»
«Folgore!» e si moriva! «Folgore!» e si moriva!
(da El Alamein, Malnatt)
Ricordo l'Italia di Fiume, i reduci offesi da fame e terrore
e il sogno rinascere a ottobre, gli antichi valori rinascere in me
quando l'Europa sperava
Ricordo la spiaggia infuocata coprirsi di sangue e di gloria giù ad El Alamein
e il vento dell'Ovest tradire nel fango di Yalta, nel fumo a Berlino
quando l'Europa moriva, quando l'Europa moriva!
(da Ricordi, Gabriele Marconi)
Se fosse facile afferrarti in un istante
Se fosse semplice morire in questo momento,
ma per me è più facile ritrovarti in un granello
di questa sabbia raccolta ad El Alamein!
(da La bellezza, Skoll)
L’ingresso del sacrario militare italiano a El Alamein
5
Martedì 5 novembre 2013
Anniversari
Emanuele Zilli fu ucciso il 5 novembre 1973 a Pavia, lasciò una giovane moglie e due bambine piccole
Un misterioso incidente e il ricordo che non muore
La storia del giovane militante missino non cada nell’oblio a cui si voleva fosse destinata
di Emma Moriconi
i sono storie che sembra
non debbano essere raccontate. Come l’assassinio, mascherato dai incidente, di un giovanissimo
padre di famiglia ammazzato per
strada a 25 anni. È quello che accadde il 5 novembre 1973 a Emanuele Zilli. Una brutta storia, che
sembra dimenticata, forse perché
si trattò di un delitto avvenuto a
Pavia e non nella roboante Roma
o nella grande Milano degli Anni
di Piombo.
Sono anni difficili, ma non solo
nelle grandi città.
Nel 1972 le elezioni politiche hanno decretato il massimo storico
del Movimento sociale italiano:
l’8,7% alla Camera, il 9,2 al Senato.
A Pavia se ne sentono i riflessi,
come nel resto d’Italia. La sezione
missina di piazza Grandi è bersaglio di attacchi, né più e né
meno dei tanti luoghi di ritrovo
di Roma.
C’è un solo consigliere comunale,
a Pavia, Laerte Crivellini, definito
il “fascista gentiluomo”, e tanti
giovani iscritti. Tra questi, il venticinquenne Emanuele Zilli, sposato con Giuseppina e padre di
due bambine piccole.
Nato e cresciuto in Abruzzo, Emanuele si è trasferito a Pavia dove
lavora come operaio specializzato
e si occupa di sindacalismo con
la Cisnal.
I disordini a Pavia cominciano
durante la campagna elettorale:
al comizio di Franco Servello una
rissa porta a dodici arresti e vari
feriti.
Emanuele decide di candidarsi
alle elezioni comunali, e questo
fa scattare la miccia. Viene aggredito una prima volta insieme
a un amico. Decide di sporgere
denuncia. Dopo qualche mese
un’altra aggressione e, a dicembre
del ’72, è coinvolto in una rissa
durante un’affissione. Un militante
del Partito comunista marxistaleninista viene colpito al braccio
da un colpo di pistola ad aria
compressa, Emanuele è ricoverato
al Policlinico di Pavia. Viene dimesso e arrestato, ma poi scagionato. Il fatto che Emanuele sia
giudicato innocente non impedisce ai suoi nemici di segnarlo
come “il primo della lista”. Poco
dopo, la terza aggressione gli procura lesioni che determinano un
referto di 18 giorni.
I mesi successivi sono uno stillicidio: telefonate anonime, messaggi inquietanti, scritte nei pressi
di casa sua.
Probabilmente teme ritorsioni
peggiori, a causa della sua attività
politica, tanto che sottoscrive una
polizza vita: pensa al futuro della
sua famiglia, quei messaggi non
lasciano presagire nulla di buono.
Venerdì 2 novembre Emanuele
esce da lavoro e, sul suo motorino,
prende la via di casa. Ad attenderlo ci sono la moglie ventiduenne e le sue bambine, Patrizia
di due anni e Vincenzina di uno.
Non lo rivedranno più.
Via Scapolla, quartiere Borgo Ti-
cino: il ciclomotore è a terra, il
corpo di Emanuele è esanime
sulla carreggiata. Viene portato
d’urgenza al Policlinico dove vive
tre giorni di agonia. All’alba di
lunedì 5 novembre il suo cuore si
arrende.
Si pensa a un incidente, ma i conti
non tornano. Una tumefazione a
un occhio e un taglio alla gola
non coincidono con questa ipotesi.
Le indagini degli organismi preposti sono scialbe e sommarie,
come spesso accade in questi
anni maledetti quando a morire
è un giovane missino.
Un’inchiesta approfondita, invece,
la svolge Leo Siegel, inviato del
Candido, che arriva a escludere la
teoria dell’incidente. Dalle analisi
accurate scopre che non ve ne
sono tracce né sul motorino né sul
corpo di Emanuele. Anche la posizione in cui è stato ritrovato il
corpo non coincide con l’ipotesi
del sinistro: la testa in avanti, le
gambe all’indietro, lontano dal ciclomotore, che non riporta danni
rilevanti. Nessuna ferita lacerocontusa sulle mani né sulle gambe.
Ecco lo scenario immaginato da
Siegel: mentre Emanuele viaggia
verso casa, alle sue spalle piombano due aggressori che lo colpiscono alla testa. Uno gli mette
un braccio intorno al collo e, bloccandolo in questo modo, lo ferisce
C
E nessuno ha pagato
manuele nasce in provincia di Teramo e comincia la sua
attività politica nella Giovane Italia. Al sud è una realtà
sociale di rilievo, tiene i giovani lontani dalla strada offrendo
la possibilità di fare sport e militanza. Quando si trasferisce a
Pavia con la moglie Giuseppina, porta con sé quella passione
per la politica, insieme a tanti sogni. Sono giovanissimi
entrambi, e pieni di forza di volontà: le origini povere non
fanno che renderlo maggiormente determinato. Lavora nella
fabbrica Bertani, e il tempo ibero lo divide tra la politica e la
famiglia. È un bravo ragazzo, Emanuele. Quella polizza vita
che decide di stipulare poco prima di morire è l’ultimo atto
d’amore per la sua famiglia, che resterà a piangerlo.
Un martirio, quello di Emanuele, che è stato sottovalutato
E
dalle istituzioni della Pavia di quegli anni. A Roma e a
Milano gli scontri si facevano sempre più aspri. Ugo Venturini
era stato ucciso a Genova il 18 aprile 1970, Carlo Falvella a
Salerno il 7 luglio del 1972, Stefano e Virgilio Mattei erano
stati bruciati vivi dentro casa il 16 aprile di quello stesso
maledetto 1973. Emanuele Zilli, il giovane coraggioso che
non ha avuto paura delle minacce non può saperlo, ma
dopo di lui il sangue versato sarà ancora tanto. E tanti
saranno i delitti impuniti…
Sono passati 40 anni da quel 5 novembre 1973, tanti, troppi
per andare a cercare un colpevole. Quello che si poteva e si
doveva fare non è stato fatto. Nessuno ha pagato per la morte
di Emanuele. Nessuno per quell’inchiesta mancata.
alla gola, presumibilmente con
un orologio da polso.
La famiglia, in accordo con il partito, decide di far eseguire l’autopsia, ma la perizia non afferma
né smentisce nulla. In poche parole, il medico legale se ne lava
vigliaccamente le mani. Il caso è
chiuso. Eppure nessuno ha cercato
testimoni, nessun alibi è stato vagliato. Nemmeno tra coloro che,
ripetutamente, lo avevano minacciato e picchiato.
Oggi, se si digita su Google “Emanuele Zilli”, c’è un articolo del
nostro Giornale d’Italia che lo
scorso anno, come in ogni circostanza legata ai martiri degli Anni
di Piombo, gli dedica il suo ricordo. C’è una pagina Facebook,
qualche link in cui i siti d’area
raccontano i fatti. Ci sono i pensieri dei militanti di destra e di
fiamma e qualche notizia che tratta
con polemica il “presente” a lui
dedicato dai militanti di Forza
Nuova.
Ma non c’è una pagina di Wikipedia, nessun resoconto giudiziario, nessun articolo di giornale
salvo quelli del novembre 1973,
nell’immediatezza dei fatti.
Di Emanuele resta il ricordo delle
nuove generazioni che, sebbene
non lo abbiano conosciuto personalmente, hanno scelto di portarne il testimone. Di Emanuele
restano quelle due figlie, Patrizia
e Vincenzina, che hanno salutato
il loro papà per l’ultima volta in
una grigia giornata di novembre,
ricevendo da lui un bacio sulla
fronte mentre si recava al lavoro,
inconsapevoli che non lo avrebbero rivisto mai più.
Di Emanuele restano queste poche
righe, affinché, anno dopo anno,
decennio dopo decennio, il ricordo di quel giovane ammazzato
per strada per un ideale non cada
nell’oblio a cui si voleva fosse
destinato.
Da La Provincia pavese del novembre 1973:
“Sembra che venerdì sera egli
fosse uscito dal lavoro e, verso le
18 e 30, stesse facendo ritorno a
casa in sella al proprio motorino
percorrendo una traversa di via
dei Mille. Qui è stato rinvenuto,
poco dopo le 18 e 30, esanime a
terra accanto al proprio motorino.
Il corpo dello Zilli giaceva sulla
sinistra della carreggiata. Prontamente soccorso, il giovane veniva trasportato al Policlinico. In
un primo tempo si faceva l’ipotesi
più ovvia, quella dell’incidente
stradale: lo Zilli sarebbe sbandato
sulla propria sinistra, andando a
sbattere contro un'auto o finendo
a terra per un malore. Ma alcune
circostanze inducono ad una maggiore cautela: lo Zilli aveva un occhio pesto, come se fosse stato
picchiato; sul collo presentava un
profondo graffio; ed il suo corpo
era stato trovato in una posizione
‘strana’ rispetto al motorino …
“Il luogo era completamente deserto non c’erano macchine intorno contro cui Zilli potesse aver
urtato cadendo. Né segni di uno
scontro”.
6
Martedì 5 novembre 2013
Storia
Achille Starace, condottiero della “battaglia del costume”, fu estremamente invidiato dagli altri gerarchi /2
Fedele a Mussolini, fino all’ultimo
Il 28 aprile non rinnegò l’uomo a cui aveva donato la sua vita. Scattò sull’attenti e salutò per l’ultima volta il Duce
di Emma Moriconi
chille Starace è un convinto assertore della forma: persegue come il
Duce il mito della giovinezza e indossa - imitato
dagli altri gerarchi, che lo criticano
ma lo invidiano - uniformi attillate,
che rendono ancora più forte il fascino della divisa. In questo, come
pure nella scelta del “voi” al posto
del “lei” e in molte altre scelte da
lui effettuate nel corso del Ventennio,
Starace è un fiero condottiero della
cosiddetta “battaglia del costume”.
Dopo la vittoria di Badoglio in Africa,
è ancora Starace a modificare il
“Saluto al Duce!” nel “Salutate nel
Duce il Fondatore dell’Impero”. Sono
suoi i motti più noti del Regime,
come “è l’aratro che traccia il solco,
ma è la spada che lo difende”.
Alla fine del 1939 il Vademecum
dello stile fascista raccoglie le disposizioni di Starace uscite con cadenza quasi quotidiana dal 1931 al
1939. Eccone un estratto:
- Alla parola “comizio” d’ora innanzi
prego di sostituire la parola “raduno
di propaganda”. Il comizio ci ricorda
tempi superati per sempre.
- Nelle cerimonie ufficiali niente
tubi di stufa sulla testa, ma la semplice camicia nera della Rivoluzione.
- Il verbale di una vertenza fra camerati è stato chiuso con la formula:
A
“Si sono riconciliati con una stretta
di mano”. La formula da adottare
deve invece essere questa: “Si
sono riconciliati salutandosi romanamente”.
- Nella corrispondenza tra camerati,
anziché “all’Egregio”, “all’Ill.mo”,
ecc. si scriva “al Fascista”. Noto in
proposito che la parola “fascista”,
pur essendo di natura aggettivale,
quando si adopera come sostantivo
va scritta con la iniziale maiuscola;
va scritta minuscola quando invece
si adopera come aggettivo.
- In questi giorni nelle cronache si
è fatto largo uso del verbo “insediarsi”. Che un gerarca debba come
primo suo atto dare l'impressione
di mettersi a sedere, proprio no. Si
dica invece: “Ha assunto la carica
o l’ufficio, o le funzioni, ecc.”. Anche
il frasario è un tratto del fronte sul
quale, prima o poi, bisognerà decisamente puntare.
- Non approvo che negli Istituti fascisti di cultura siano invitati a tenere
conferenze Fascisti che domandano
compensi.
- L’uso di annunciare “la posa della
prima pietra” ricorda vecchi tempi.
Il Fascismo annuncia l’inizio dei
lavori o il primo colpo di piccone:
annuncio dinamico e concreto.
Ciò che determina la caduta nell’oblio di questo grande personaggio
è proprio, paradossalmente, la fedeltà cieca a Mussolini, una fedeltà
che non sarà mai offuscata né contaminata, e che lo condurrà alla solitudine, alla povertà e infine alla fucilazione.
Nonostante la sua adesione alla Repubblica Sociale, per lui non c’è alcun incarico. Vive a Milano, in un
modesto appartamento, in povertà.
Potrebbe fuggire, ma non lo fa.
Si lascia arrestare il 28 aprile del
1945, si fa assassinare. Potrebbe
salvarsi, i suoi carcerieri non sono
certi che si tratti di lui. Potrebbe
voltare le spalle al Duce, ora che
egli non è più. Nessuno glielo impedisce: in fondo molti hanno tradito
quel Duce a cui lui ha donato tutta
la sua vita. Molti, anche quelli a cui
lui, Mussolini, aveva fatto del bene,
gli si sono rivoltati contro, lo hanno
pugnalato alle spalle.
Gli chiedono di salutare il suo Duce.
Potrebbe voltargli le spalle, ora che
tutto è finito. Ma si chiama Achille
Starace, non Dino Grandi. Non Galeazzo Ciano. Achille Starace scatta
sull’attenti, leva il braccio nel saluto
romano, quello che egli stesso aveva
pensato, inventato, tanti anni prima.
Saluta il Duce per l’ultima volta. I
fucili scaricano i proiettili sul suo
corpo, che viene appeso a Piazzale
Loreto.
Una foto in bianco e nero ritrae tre
bare aperte. Sono di legno semplice,
poverissime. Nella prima c’è il cadavere di Benito Mussolini. Nella
seconda giace Claretta Petacci. La
terza è quella di Achille Starace.
Probabilmente non ci sarebbe potuto
essere onore più grande, per Achille
Starace, che quello di morire accanto
al suo Duce, di condividere fino all’ultimo il destino dell’uomo al quale
aveva donato la sua vita.
7
Martedì 5 novembre 2013
Esteri
L’ITALOAMERICANO BILL DE BLASIO, DEMOCRATICO, NETTAMENTE IN TESTA NEI SONDAGGI PER LA CARICA DI SINDACO
La ‘grande mela’ ridiventa Nuova York
di Giuliano Castellino
ell’America in piena crisi economica, un evento importantissimo tiene alta l’attenzione
di tutti i cittadini degli States:
si vota per il sindaco di New York.
Forse la città più importante dell’Impero
a stelle e strisce, forse la vera capitale,
la nuova York, tanto cara e voluta dai
primi coloni inglesi sbarcati sul continente scoperto da Colombo (poteva
farsi i fatti suoi, potremmo dire col
senno del poi…).
Una sfida accesa quella per la poltrona
di primo cittadino, ma dal risultato
quasi scontato: da una parte abbiamo
l’italoamericano democratico Bill De
Blasio, dall’altra il repubblicano Joe
Lotha.
I due sfidanti, nelle ultime ore, sono
andati a caccia dei voti degli indecisi.
De Blasio, dopo aver trionfato nelle
primarie democratiche, è largamente
in testa nei sondaggi, ma Lotha si dice
più “ottimista che mai”. L'attuale sindaco, Michael Bloomberg, attende il
risultato per passare il testimone, anche
della residenza ufficiale di sindaco,
Gracie Mansion, che Bloomberg non
ha mai usato nonostante i milioni di
dollari donati per rinnovarla.
Secondo l'ultimo sondaggio condotto
da Wall Street Journal-Nbc, De Blasio
è in testa con il 65% delle preferenze,
contro appena il 24% del repubblicano
Lotha. I sondaggi attribuiscono il merito
dell'ondata favorevole soprattutto alla
voglia di cambiamento, ma anche al
N
mal contento verso il Partito Repubblicano.
De Blasio ha stravinto le primarie con
la sua battaglia per abbattere il divario
tra la New York dei ricchi e quella dei
poveri e farla ridiventare una città per
tutti. Un piccolo Obama… Speriamo
non sia un flop come l’inquilino della
Casa Bianca.
L’italoamericano, nato a Manhattan nel
1961, proviene da una famiglia di Sant'Agata de Goti, in provincia di Benevento, emigrata in America agli inizi
degli anni Venti.
In caso di vittoria, sarebbe il terzo italoamericano a diventare primo cittadino di New York dopo Fiorello La
Guardia e Rudolph Giuliani. Oltre la
sfida per la poltrona di sindaco i cittadini della Grande Mela saranno chiamati a decidere se rendere o no lo
Stato più simile a Las Vegas, la capitale
del gioco, dando via libera o meno
con un referendum a nuovi casinò.
In più ci saranno sei referendum mirati
al risanamento, almeno per i promotori,
delle casse dello stato e del finanziamento dei programmi sociali. Iniziative
appoggiate anche dal governatore
Andrew Cuomo, che ha più volte ribadito la loro centralità per raccogliere
fondi da destinare all'istruzione. Anche
sui referendum la Città sembra divisa:
c’è chi parla di grande opportunità di
sviluppo, chi di grande truffa. Chi ci
vede nuove ricchezza, posti di lavoro,
nuove possibilità, e chi invece denuncia
speculazioni, abusi edilizi, appalti truccati e carriere facili.
Insomma tutto il mondo, almeno quello
così detto “occidentale”, sembra essere paese.
Dove girano politica, potere e soldi
c’è sempre il grande rischio che gli
interessi economici e lobbistici vincano
su quelli comunitari, specialmente
negli USA dove le campagne elettorali
vengono ufficialmente finanziate da
gruppi di potere o ricchi sostenitori,
ai quali dopo qualcuno dovrà rispondere. Sistema che qualcuno vorrebbe
esportare anche in Italia…
Speriamo che d’oltre Oceano non ci
arrivi anche quest’altra idiozia.
RICORDO ANCHE IN ITALIA
Atene saluta
i due militanti
di Alba Dorata
l tramonto di sangue che, in una
strada della periferia di Atene, ha
visto due giovani militanti di Alba
Dorata falciati da colpi di mitra, ha
destato scalpore e commozione.
Soprattutto tra coloro che, legati
idealmente ad un certo ambiente e
alla sua storia, hanno rivisto come
in un tragico flashback, le immagini
della strage di Acca Larenzia in cui,
nel gennaio 1978, persero la vita
tre militanti del Fronte della Gioventù.
Uccisi anche loro sulla porta di una
sezione politica. Uccisi anche loro
a colpi di mitra. Comunque la si
pensi sulle idee e sulle azioni di
Alba Dorata – delle quali, va detto
con chiarezza, bisognerebbe parlare
solo dopo essersi adeguatamente
informati – resta un dato di fatto
indiscutibile: due ragazzi di 20 e 23
anni hanno perso la vita a causa
del loro impegno politico. Nel 2013.
Colpisce, a riguardo, la superficiale
disinvoltura con cui la stampa non
solo italiana li descrive come neonazisti e/o violenti. Quasi a volerne
giustificare l’omicidio. E, allo stesso
tempo, fa effetto la partecipazione
con cui, indistintamente, tutti i movimenti della destra italiana hanno
testimoniato – con striscioni, commemorazioni e manifesti – la loro
vicinanza ai giovani nazionalisti
greci. A ricordarli, nel luogo in cui
sono stati uccisi, una folla silenziosa
e commossa di gente comune.
Che, nonostante divieti e ostacoli
vari, li ha commemorati cantando
l’inno nazionale stringendo in mano
candele accese.
C.D.G.
I
Dall’inizio del 2014 è prevista una ripresa del mercato immobiliare
Compra adesso, se non sei fesso
A Pescara proponiamo villette a due passi dall’università e dal nuovo tribunale
Una casa in posizione panoramica (doppia vista, mare e monti) non costerà mai più così poco
Unità abitative singole senza condominio
Riscaldamento autonomo (con caminetto su richiesta)
4 balconi per ogni immobile
Garage più posti auto esterni
Tetto ventilato in legno
Predisposizione al fotovoltaico
Tipologia A (Villette di testa)
250 mq su 3 livelli
Piano terra: taverna, bagno, garage doppio, magazzino
1° piano: cucina, sala da pranzo, camera, bagno, ripostiglio
2° piano: 3 camere, bagno, ripostiglio
Giardino e spazi esterni: circa 100 mq
Tipologia B (Villette intermedie)
200 mq su 3 livelli
Piano terra: taverna, bagno, garage, magazzino
1° piano: cucina, sala da pranzo, camera, bagno, ripostiglio
2° piano: 3 camere, bagno, ripostiglio
331 3762009
NO AGENZIE, PREZZI TRATTABILI
Per informazioni e visite puoi chiamare anche il 335 6750618
tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30
8
Martedì 5 novembre 2013
Roma e Lazio
IERI IN CONSIGLIO REGIONALE L’AUDIZIONE DELLA COMMISSIONE SULLA METRO C
La storia
Tra promesse e speranze
i cantieri restano fermi
Assunzione “postuma”,
un paradosso italiano
Il Comune di Roma assente non giustificato. Intanto il Consorzio annuncia:
“L’11 novembre arrivano 200 milioni, a settembre prima apertura al pubblico”
e tutto va bene, si riparte il giorno di San
Martino. Buone prospettive ma un presente d’incertezze è insomma il quadro
dipinto sullo stato dell’arte di cantieri della
Metro C, dipinto a margine della commissione
Ambiente, lavori pubblici, mobilità, politiche
della casa e urbanistica del Consiglio regionale
del Lazio. Presenti l'assessore regionale alla
Mobilità, Michele Civita; il responsabile della
struttura tecnica di missione del ministero
delle Infrastrutture e dei trasporti, Ercole Incalza;
il direttore generale di Roma Metropolitane,
Luigi Napoli. Assenti - per niente giustificati invece i rappresentanti del Comune di Roma:
erano attesi gli assessori alla Mobilità, Guido
Improta, e al Bilancio, Daniela Morgante
L'audizione è stata generata dalla richiesta
formulata da diversi consiglieri regionali, primo
firmatario Antonio Aurigemma (Pdl) che ha
evidenziato: “La Regione Lazio fa parte dei tre
enti finanziatori dell’opera. Il Comune di Roma
è chiamato a spiegare per quale motivo non
intende ottemperare agli impegni assunti con
delibera Cipe, circa i 230 milioni da versare a
Metro C, e sull’accordo transattivo che ha
visto Roma Capitale impegnarsi per altri 90
milioni di euro su contenziosi vari. Il blocco
dei cantieri comporterà non solo la mancata
realizzazione di un’opera fondamentale per
Roma, ma anche un enorme problema occupazionale, basti pensare che sono circa 3.000
persone, tra dipendenti diretti e indotto interessati
da questa infrastruttura”.
La prima notizia, fornita dal direttore generale
Luigi Napoli, è stata quella che “la prima
tranche dei 230 milioni, al Consorzio metro C,
pari a 203 milioni, verrebbe erogata entro il
prossimo 11 novembre. Questo permetterà lo
Un’insegnante è passata di ruolo:
ma era morta otto anni prima…
n paradosso tutto italiano.
Un’insegnante romana,
aspettava da quattordici
anni, dopo aver vinto il concorso
indetto dal ministero dell’Istruzione nel 1999, l’assunzione
come insegnante di ruolo. Finalmente, dopo un lungo periodo
di supplenze, arriva la fatidica
raccomandata di assunzione a
tempo indeterminato come maestra di ruolo nella scuola primaria,
ma Sabrina C. non potrà più firmarla perché è morta nel 2005
da ben 8 anni, a soli 33 anni per
un grave problema cardiaco.
Succede anche questo in Italia,
nel calvario dell’irraggiungibile
meta del “posto fisso”, anni, decenni di precarietà, in attesa dell’assunzione per il concorso vinto.
Nel frattempo bisogna vivere,
lavorare. Così ha fatto Sabrina,
aveva iniziato molto giovane, a
23 anni con le supplenze nelle
scuole primarie.
Nel 2013 aveva deciso, suo malgrado, di non lavorare più a
causa della sua malattia che non
le consentiva di conseguire appieno il lavoro e la sicurezza
degli alunni in classe. Nonostante
questo, le convocazioni non si
sono mai interrotte fino al 2005,
in seguito al decesso comunicato
dai suoi famigliari.
Ma la scorsa settimana, la beffa
del destino: la raccomandata di
assunzione da parte dell’Ufficio
U
S
sblocco dei cantieri”. A proposito dei quali,
l’ingegner Napoli ha anche stilato la nuova
tempistica dell’operatività dell’opera.
L’apertura al pubblico dell’intera macro-tratta
Pantano-Lodi, verosimilmente, avverrà entro
il 30 settembre 2014. Entro giugno 2015, invece, verrà aperta al pubblico l’intera tratta
Pantano Borghese-San Giovanni. “Entro dicembre 2013, ci sarà l’avvio della fase di preesercizio della micro tratta Pantano-Centocelle,
che si ricollegherà con l’altra micro tratta
Centocelle-Lodi, ma non verrà aperta al pubblico fino al completamento dell’intera macro-tratta”.
La fase di pre-esercizio durerà fino a giugno.
“La configurazione della prima fase - spiega
Napoli - prevede che, a stazione San Giovanni,
i treni Lodi-San Giovanni faranno servizio
shuttle e non un servizio tradizionale, perché
EMERGENZA CASA E OCCUPAZIONI
Sgomberi all’Esquilino,
incidenti in via Giusti
gli scambi che consentono l’inversione di
marcia dei convogli, sono collocati alla base
della Stazione di San Giovanni: i treni arriveranno
e torneranno sullo stesso binario, dopodiché
ci sarà uno scambio prima di Lodi per inserirsi
sul corretto tracciato. La seconda fase, completato lo scavo delle gallerie di raccordo e
con la collocazione dei punti di inversione dei
convogli, entrerà in esercizio nel 2018 e rientra
nell’ambito della tratta T3”.
Possibile anche uno sguardo più approfondito
su quella che sarà la frequenza media dei
treni: “Nella fase iniziale, la linea entrerà in
esercizio a Lodi con frequenza intorno ai 6-7
minuti primi e così sarà mantenuta S. Giovanni,
nel 2018 arriveremo a 4 minuti, infine, arrivati
a piazza Venezia nel 2020, porteremo il servizio
a tre minuti”.
Valter Brogino
Scolastico Regionale per il Lazio.
A raccontarlo è sua sorella:
“Quando ho visto la raccomandata ho pensato si trattasse di
qualche comunicazione dalla Asl.
Ma quando ho letto cosa c’era
scritto non volevo crederci: Sabrina era passata di ruolo a otto
anni dalla morte e sapere quanto
fosse importante per lei non ha
fatto altro che riaprire una ferita.
In un attimo sono tornati i ricordi
e, con loro, il dolore della sua
scomparsa'”.
I parenti hanno comunque deciso
di festeggiare la sorella. “Io e
mio fratello - aggiunge N.C. siamo disoccupati da qualche
tempo. Sapere che almeno lei
si sarebbe finalmente sistemata,
soprattutto in un periodo di crisi
come questo, sembra un’ulteriore presa in giro. Abbiamo comunque deciso di festeggiarla,
sappiamo quanto ne sarebbe
stata felice. Sabrina lo meritava
davvero”.
Chantal Capasso
NONOSTANTE LE OPERAZIONI ANTI-ABUSIVISMO DELLE FORZE DELL’ORDINE, IL FENOMENO RESTA
Da Fontana di Trevi a Prati,
la Capitale è tutta un suk
Persino “La Repubblica” mette il dito nella piaga
del degrado causato dagli ambulanti nel centro storico
giorni che accompagneranno l’amministrazione capitolina all’approvazione del
bilancio comunale si preannunciano molto
caldi. Questo in parte potrebbe fare da salvagente al sindaco Marino, con la stampa e
l’opinione pubblica che, impegnate sulla delicata
questione che si spera porti al salvataggio
della Capitale a un passo dal default, allenteranno la presa su altre tematiche di primaria
importanza. Come il decoro. Sì perché è ormai
sotto gli occhi di tutti il degrado che imperversa
nelle zone di pregio e non solo della Città
eterna e il ponte di Ognissanti ne ha solo dato
un’ulteriore conferma.
Da piazza Fontana di Trevi a piazza Navona,
per non parlare di Castel Sant’Angelo (come
ampiamente documentato in più riprese dal
Giornale d’Italia) le strade e piazze di Roma
sono ormai un suk a cielo aperto da fare
invidia a città come Marrakech.
L’ultima ad occuparsi della questione è stata
La Repubblica con una mini inchiesta su Fontana di Trevi, che tuttavia non aggiunge nulla
a quello che è sotto gli occhi di tutti, e cioè
l’ennesimo fallimento dell’attuale giunta che
del decoro urbano ne aveva fatto un cavallo di
battaglia sia in campagna elettorale che nelle
prime settimane di mandato, tanto da indurre
I
emergenza abitativa resta un problema sociale assai
sentito. Ieri il ripristino della legalità, con lo sgombero di
due palazzine occupate da pochi giorni, ha anche prodotto
una mattinata parecchio movimentata all’Esquilino.
Entrambe le operazioni sono avvenute, in orario contestuale, nel
popoloso quartiere ormai “multietnico” di Roma. E gli incidenti
sono scoppiati però in un solo caso, portando anche all’arresto
di due persone e alla denuncia di altre diciassette. L’accusa per
gli arrestati è di aver opposto resistenza alle operazioni di
sgombero delle forze dell’ordine.
L’episodio è avvenuto in via Giusti, dove polizia e carabinieri
hanno effettuato lo sgombero di una casa occupata dai “Movimenti
per la casa”, politicamente orientati a sinistra. Molti degli
occupanti hanno cercato d’impedire l’accesso alle forze dell’ordine
lanciando oggetti dai balconi e dalle finestre. Gli arrestati sono
un cittadino marocchino di 35 anni, che in passato aveva
commesso reati contro il patrimonio, e un italiano di 31 anni.
L’accusa per entrambi è di resistenza e oltraggio. All’interno dei
locali sono state trovate alcune mazze una bomba carta.
Un’altra palazzina sgomberata si trova in via Ferruccio ed era
stata occupata il primo novembre dai militanti di destra Casapound.
Qua le operazioni si sono svolte con qualche tensione ma senza
incidenti.
V.B.
L’
il sindaco Marino, durante un giro con la sua
solita bicicletta a dichiarare in maniera grottesca:
“Dove sono gli ambulanti? Non li vedo, sono
spariti tutti”.
A quanto pare non è esente neanche l’area limitrofa a San Pietro. Dopo l’operazione condotta
pochi giorni fa dai Carabinieri, che hanno sco-
perto un’abitazione dormitorio con all’interno
ogni variante di merce contraffatta, sembra
che la morsa sia stata alleggerita anche in
quella zona, con gli ambulanti che sono tornati
a fare capolino su via della Conciliazione e
dintorni.
Ugo Cataluddi
9
Martedì 5 novembre 2013
Dall’Italia
PISA – ALTRO DRAMMA DELLA DISPERAZIONE
EMILIA ROMAGNA – LA PROTESTA DI UN IMPRENDITORE DANNEGGIATO DAL SISMA
Ristoratore suicida
a causa dei debiti
Si incatena davanti alla Regione
“Per i politici i soldi ci sono”
nnesimo imprenditore
si toglie la vita sommerso dai debiti. L’insopportabile fardello si traduce in un gesto estremo:
togliersi la vita. È successo
a Pisa. Un uomo, 68enne, è
stato trovato morto dai familiari nel suo ristorante a
Riparbella, nel pisano. Non
ce l’ha fatta. I parenti dopo
aver trovato l’uomo già privo
di vita, domenica intorno alle
10.30 di mattina, hanno immediatamente chiamato i carabinieri. Dalle informazioni
raccolte dagli investigatori,
il ristoratore aveva grossi
problemi di liquidità e non
era più in grado di sostenere
le spese per mandare avanti
la sua attività. C’è chi crede
che in Italia le cose funzionino. Lo crede a tal punto
che, sommerso dai debiti e
dalla impossibilità di farvi
fronte, decide di privarsi anche della speranza che un
giorno la sorte possa cambiare. Purtroppo non è così.
Nel 2012, il tasso di suicidi
per motivi economici ha raggiunto, nel nostro Paese, 187
unità: ben poca cosa rispetto
ai numeri per cause di malattie (1.412 suicidi, pari al
50% del totale complessivo).
Chi decide di togliersi la vita
non è un codardo. Ma chi lo
fa, ha ancora delle illusioni,
crede che i propri debiti
muoiano con loro e non, in-
E
RIMINI
Madre e figlia
prostitute:
“Siamo costrette”
amma e figlia, prostitute, insieme in strada
a causa difficoltà economiche e della mancanza di
lavoro. A scoprirlo sono stati i
Carabinieri di una retata antiprostituzione di Rimini e che
ha visto identificate 39 donne.
Madre e figlia maggiorenne,
entrambe di Rimini, sono state
fermate mentre si trovavano
all’interno di un’auto in attesa
di clienti: ai militari le due
donne hanno riferito di aver
iniziato da poco a prostituirsi
a causa della mancanza di lavoro e della situazione economica disperata della loro famiglia.
Nel corso dell’operazione di
controllo (in cui sono stati identificati anche clienti e elevate
contravvenzioni per violazioni
del codice della strada) sono
state identificate e allontanate,
complessivamente, 39 ‘lucciole’: oltre alle due italiane, 37
straniere di età compresa tra i
18 e i 45 anni di nazionalità
ungherese, rumena e bulgara.
Sette sono state deferite per
inottemperanza al foglio di via
obbligatorio, mentre per le restanti è scattata la proposta
per il foglio di via trattandosi
di ragazze appena arrivate in
Provincia e mai controllate.
C.B.
M
vece, come prevede la legge, si trasferiscano ai loro
eredi. Sono persone cui lo
squillo di campanello dell’ufficiale giudiziario pesa
più di una cappio alla gola.
È gente che vive nell’illusione che un processo termini
prima della vita di un uomo
o che un’iscrizione alla Crif,
la lista nera dei mal pagatori,
costituisca una macchia morale valida anche per l’ingresso in paradiso. Si chiudono in loro stessi, nella
propria disperazione, in cui
l’unica alternativa è quella
di togliersi di mezzo, mollare
tutto, morire, togliersi la vita.
Coscienti della nuova piaga
che imperversa il nostro Paese, proprio a Pisa presso la
Prefettura, è stato istituto, recentemente, un servizio
d’ascolto e sostegno, in aiuto
alle famiglie o persone in
difficoltà economiche per
intraprendere con loro un
percorso di gestione psicologica della crisi e superamento della situazione debitoria. Il tutto grazie alla
competenza e professionalità
di un team di esperti in vari
settori. A tal proposito il prefetto di Pisa spiega, in occasione della conferenza stampa inauguratrice del servizio
reso, “ è importante saper
ascoltare il rumore del silenzio di chi soffre”.
Chantal Capasso
L’uomo ha esposto un cartello sui rimborsi ai consiglieri:
“Monete da 50 centesimi per i bagni con ricevuta”
i è incatenato di nuovo sotto la
sede della Regione Emilia-Romagna, l’imprenditore emiliano
Iorio Grulli, che il 29 maggio
2012 perse parte della sua azienda a
causa del terremoto. Dopo la protesta
di inizio ottobre, l’uomo ha compiuto
ieri un gesto analogo, rivolgendo questa
volta le proprie lamentele verso i consiglieri regionali. “Monete da 50 cent da
usare per i bagni pubblici con ricevuta",
ha scritto sarcasticamente su un foglio.
Perché “qui – racconta l’uomo – si fanno
pagare i 50 centesimi per andare in bagno, e a noi ci fanno crepare sotto le
macerie”. Esplicito il riferimento dell’imprenditore alle ‘spese pazze’, tra le
quali è emerso appunto anche il rimborso
per di 50 cent per l’accesso al bagno
pubblico della stazione.
“Non è cambiato nulla rispetto a due
settimane fa, quando venni a protestare
contro la burocrazia che paralizza la ricostruzione – ha raccontato Grulli titolare
della Manifattura Modenese di Rovereto
sulla Secchia, intervistato da ‘Il fatto quotidiano Emilia Romagna’ – ho ricevuto
solo delle promesse, le ennesime, che
poi la Regione si è rimangiata”. Per
questo l’imprenditore, è tornato, alle
sette di ieri mattina per incatenarsi di
nuovo. E questa volta, è ancora più amareggiato “Perché oltre alla burocrazia –
spiega l’imprenditore – c’è anche ‘la
S
rabbia’ per le spese sostenute dei gruppi
consiliari della Regione Emilia Romagna
con i soldi dei cittadini. Noi emiliani
stiamo combattendo per ricevere un
aiuto dallo Stato, e mentre ci destreggiavamo alla meno peggio tra documenti
e ordinanze loro, le istituzioni, cenavano
a spese nostre, compravano gioielli, bottiglie di vino che non vengano più a
dirci che i soldi non ci sono. Per la ricostruzione i soldi non ce li hanno ma per
loro sì”.
Grulli aveva due capannoni di 3.500
metri quadrati a Rovereto. “In seguito al
crollo – spiega – riuscimmo a salvare
appena 5 macchine delle 130 che vi
erano collocate, e nonostante tutto ciò e
un calo di fatturato pari all’80% tirammo
avanti”. La speranza infatti era quella di
chiedere i contributi statali. Secondo la
normativa (l’ultima varata da Vasco Er-
rani), però, per accedere ai finanziamenti
è necessario vincolare il premio assicurativo al progetto della Regione. “I
miei risparmi sono già finiti, 200.000
euro li ho spesi. Chiedo solo di poter
spendere il denaro che ho ora, in attesa
di ricevere quanto mi spetta dallo Stato.
Solo per ricostruire i capannoni servono
2,7 milioni di euro. In banca, grazie all’assicurazione, ne ho uno e i tecnici
della Regione mi hanno detto usarlo di
pagarci l’Iva, in cambio mi avrebbero
riconosciuto 65.000 euro per le scorte
di magazzino e 15.000 per aver dovuto
temporaneamente delocalizzare la produzione. Avevo deciso di accettare, ma
poi mi hanno richiamato rimangiandosi
l’offerta”. E Grulli e la sua famiglia sono
punto e a capo.
Sulla situazione è intervenuto l’assessore
regionale alle Attività produttive Gian
Carlo Muzzarelli. “Il signor Iorio Grulli
sa benissimo che la sua domanda di
contributo è già stata esaminata dalla
struttura commissariale, la quale ha chiesto alcune integrazioni che permetterebbero addirittura di migliorare il contributo ammissibile. Invece di protestare
farebbe meglio a rispondere ai tecnici
incaricati della procedura entro il 16
novembre, oppure dovrebbe comunicare
formalmente al Commissario l’intenzione
di rinunciare al contributo pubblico”.
Barbara Fruch
REGGIO CALABRIA – LE INDAGINI DELLA POLIZIA
LA VISITA DEL PONTEFICE IN SARDEGNA
La ‘ndrangheta si piega:
con la crisi, “pizzo scontato”
In arrivo l’Osservatorio
regionale sul lavoro
Si salva
dal fallimento
Un organo per monitorare il settore
nel territorio martoriato dall’inoccupazione
trozzato dai debiti, rischiava
di veder fallita la sua azienda.
È la vicenda di un imprenditore padovano di Casale di Scodosia (Padova) che, oberato dai
pagamenti in sospeso con Equitalia, è riuscito, lunedì mattina,
grazie a un sit-in organizzato da
Federcontribuenti davanti alla sede
di Mestre dell’agenzia di riscossione, a ottenere una dilazione di
72 mesi (i primi 24 a rata ridotta),
scongiurando così il mancato ottenimento del Durc (Documento
Unico di Regolarità Contributiva),
documento senza il quale l’imprenditore avrebbe perso la possibilità di incassare i crediti che
vanta nei confronti dei clienti,
con una reazione a catena che
avrebbe causato l'impossibilità
di pagare i propri dipendenti e
quindi licenziamenti o addirittura
la chiusura. “È un buon risultato,
certo - ha spiegato il presidente
nazionale di Federcontribuenti
Marco Paccagnella - purtroppo i
120 mesi di dilazione di cui il governo ha parlato è solo uno spot
visto che al momento manca il
decreto attuativo e non è nemmeno in discussione. Andrà a
finire che a questo 'privilegio'
potranno accedere solo i soliti
amici. Purtroppo in Italia le aziende
che fatturano tutto e pagano arrivano prima o poi ad avere un
debito nei confronti dello Stato,
quelle che si salvano sono quelle
che fanno un po’ di nero”. C.B.
“Non andate da chi non può pagare nemmeno le bollette”,
avrebbe detto ai suoi scagnozzi, il boss Francesco Zindato
A
nche la mafia ha
dovuto adeguarsi
alla cr isi. Tanto
che dal carcere, il presunto boss Francesco Zindato, capo dell’omonima
cosca della ‘ndrangheta
di Reggio Calabria, chiedeva ai suoi di essere “ragionevoli” con le estorsioni perché quando “c’è
crisi non bisogna andare
da chi non può pagare
nemmeno le bollette”.
Il particolare è emerso dalle indagini della squadra
mobile nel corso di un’operazione che ha portato all’arresto di cinque criminali. Si tratta di: Francesco
Zindato, 36 anni, già detenuto; Demetrio Sonsogno,
44 anni, ritenuto dagli inquirenti il reggente della
cosca; Antonino e Santo Labate, di 36 e 33 anni, e la
moglie di Zindato, Tchorzewska Malgorzata, detta
Margherita, polacca. Sono
accusati a vario titolo di
associazione a delinquere
di stampo mafioso, estorsione aggravata ai danni
di operatori economici, favoreggiamento e ricettazione.
Durante le indagini gli
agenti, attraverso intercet-
tazioni ambientali, hanno
individuato le attività illecite
della cosca, in particolare
le estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti.
Gli agenti hanno rintracciato i pizzini che Francesco Zindato inviata dal carcere, tramite sua moglie,
al presunto reggente della
cosca, Demetrio Sonsogno. “Un’operazione - ha
detto il questore - che conferma il triste fenomeno
delle estorsioni. Nel mirino
della banda erano finiti un
imprenditore edile ed il titolare di un negozio di abbigliamento, che non hanno
inteso collaborare con lo
Stato. Ai cittadini tutti chiediamo ancora una volta di
collaborare con le forze di
polizia”.
Nell’operazione, se da un
lato il fenomeno delle estorsioni è confermato, dall’altro si assiste all'esordio di
metodi ‘gentili ed accomodanti’. “Gli arrestati – spiegano gli investigatori – evitavano di usare metodi bruschi, persino dilazionando,
in un caso, una tangente
da ottomila euro in sedici
mensilità da cinquecento
euro”. D’altronde c’è crisi.
Carlotta Bravo
n effetto Bergoglio immediato in Sardegna:
dopo la visita del Papa
verrà attivato infatti un Osservatorio regionale sul lavoro. Prendendo il buon
esempio dal discorso fatto
dal Santo Padre, che, parlando ai lavoratori nel Largo
Felice sull'emergenza lavoro,
non voleva fermarsi a parole
di circostanza, "di passaggio", a "un sorriso da impiegato della Chiesa", anche i
vescovi sardi intendono fare
di tutto, "come pastori e
come uomini".
Così nell'ultima riunione della Conferenza episcopale
regionale è stato istituito questo ente per un puntuale e
documentato monitoraggio
del tema "lavoro" in Sardegna.
“Questo organismo dovrà
indagare sul lavoro - scrive
in una nota monsignor Sebastiano Sanguinetti, vescovo
di Tempio e segretario della
Conferenza sarda,"sulle occasioni mancate, sugli ostacoli per mantenerlo e crearne di nuovo, sulle potenzialità da sfruttare e sulle
eventuali proposte concrete
da avanzare in un futuro che
U
deve essere molto vicino”.
L'Osservatorio è sotto il patrocinio della Conferenza
Episcopale Sarda e saranno
chiamati a farne parte “!persone esperte e qualificate
anche di diversa estrazione
culturale, ma disponibili a
un contributo serio, propositivo e realistico”.
“Dalle sole manifestazioni
di protesta occorre passare
- aggiunge Sanguinetti - a
una responsabile assunzione
di responsabilità di tutte le
forze sociali e istituzionali”.
Lavoro, giovani e mondo della cultura: questi i soggetti a
cui Bergoglio ricorda di dover dare maggiore attenzione. Nelle prossime settimane
sarà dato alle stampe anche
una sorta di "pro memoria"
a tempo indeterminato, con
le frasi più significative del
discorso di papa Francesco
ai lavoratori.
La pastorale del lavoro quindi
nei prossimi anni al centro
delle attenzioni dell'episcopato sardo, che nel segno
del rinnovamento vuole diventare parte integrante delle problematiche dei propri
fedeli.
Francesca Ceccarelli
MESTRE
S
10
Martedì 5 novembre 2013
Dall’Italia
L’insegnamento che viene impartito attraverso uno spettacolo teatrale in una scuola media di Torino
Insulti a chi è contrario ai matrimoni gay
La denuncia del sociologo Introvigne arriva dopo le polemiche sul caso Faà di Bruno,
dove sono stati annullati gli incontri dei genitori cattolici contro le unioni omosessuali
ettere in scena uno spettacolo teatrale dove i bambini interpretano i parlamentari italiani impegnati
a votare una legge “che riconosce
giuridicamente le unioni civili fra
persone dello stesso sesso”. E dipingere quelli che votano contro
come incarnazioni della ‘paura, disprezzo, pregiudizio ed esclusione’
e come personaggi indegni di uno
‘Stato civile’.
È l’ultima trovata della Scuola Media
Antonio Gramsci di Settimo Torinese,
i cui docenti hanno pensato bene di
far portare in scena da ragazzi della
classe II B, dei dodicenni, un tema
sicuramente discutibile. A denunciare
l’accaduto è il sociologo Massimo
Introvigne, coordinatore del comitato
‘Sì alla famiglia, promosso da dieci
associazioni cattoliche di Torino’.
“Deve essere ben chiaro – spiega
Introvigne – che il comitato Sì alla
famiglia è favorevole alla lotta contro
il bullismo nelle scuole, e nel suo
manifesto afferma con vigore che i
ragazzi devono essere educati a rispettare e accogliere i compagni
che percepiscono come ‘diversi’,
che si tratti di omosessuali oppure
d’immigrati o di rom. In effetti, alcune
delle associazioni del nostro comitato
hanno promosso programmi di contrasto al bullismo elogiati dalle autorità
scolastiche. Se si tratta di lottare
contro gli insulti, le minacce e le
M
violenze nei confronti delle persone
omosessuali noi siamo assolutamente
favorevoli. Tutt’altra cosa è intervenire
a gamba tesa su un dibattito parlamentare in corso e insegnare a dei
dodicenni – continua il sociologo –
in una scuola pubblica che dovrebbe
rispettare le posizioni di tutti, a bollare
come incivili i parlamentari che non
la pensano come gli autori del copione dello spettacolo”. Un copione
(visibile su http://www.direfarenondiscriminare.com/sessuale/classe-iib-scuola-media-statale-a-gramsci-
Nei loro confronti è scattato
un sequestro di circa 140mila euro
er l’Inps erano non vedenti tanto da ottenere
la pensione d’invalidità
civile e l’indennità di accompagnamento, ma in realtà
leggevano e guidavano l’auto. Protagonisti della presunta
truffa ai danni dello Stato due
fratelli cinquantenni di Molfetta, nel barese, che sono
stati scoperti dalla Guardia
di Finanza. Affetti entrambi
da forme di retinopatia, negli
anni sono riusciti a ottenere
prima una invalidità civile
parziale e poi totale con accompagnamento. Benefici
sui quali i finanziari eseguono
controlli di routine.
Da qui l’acquisizione dall’Inps
dei registri delle indennità,
dall’anagrafe le fotografie
delle carte di identità da cui
si evince dallo sguardo perso
chi è palesemente invalido,
quindi riscontri investigativi
eseguiti sul campo. I due
sono stati seguiti e filmati
per un periodo di tempo
nella loro quotidianità, mentre
svolgevano le attività più disparate, quali: accompagnare
P
il figlio a scuola, recarsi da
solo al supermercato, selezionare con cura sugli scaffali
i prodotti da acquistare, scendere con disinvoltura le scale
della stazione ferroviaria per
prendere il treno, parcheggiare un’autovettura, attraversare pericolosi incroci
stradali, ecc..
Insomma, i due fratelli, uno
“cieco assoluto” da 10 anni
e l’altro da 6, sono risultati
assolutamente abili a svolgere le mansioni della vita
quotidiana. Oltre alla denuncia, nei loro confronti è scattato un provvedimento di sequestro pari a circa 140mila
euro, tra immobili, terreni e
conti correnti bancari, corrispondente all’importo percepito indebitamente. Circa
83mila euro sono stati sequestrati all’uomo che da
dieci anni era riuscito a ottenere pensione e accompagnamento, 55mila euro al
fratello, a cui sei anni fa era
stato diagnosticato estinto il
campo visivo.
Miriana Markovic
teorie del gender e delle proposte
di legge per il riconoscimento delle
unioni omosessuali.
“Ci avevano raccontato che non bisogna preoccuparsi della legge sull’omofobia: nelle chiese e nelle scuole
i cattolici saranno liberi di continuare
a presentare la loro dottrina. Le bugie,
però, hanno le gambe corte. L’episodio di Torino mostra come la tolleranza sia intesa dagli attivisti omosessuali a senso unico – afferma ancora Introvigne – quest’anno tre incontri dovevano essere dedicati al-
STEZZANO (BERGAMO) - LA TRUFFA
MOLFETTA (BARI) - OPERAZIONE DELLA FINANZA
Ciechi ma alla guida,
smascherati 2 falsi invalidi
plesso-gobetti_-settimo-torinese/)
che, ancora una volta, rema contro
alla famiglia naturale.
Un fatto che, ancora una volta, segna
l’intolleranza verso chi la pensa diversamente. A confermare ciò è anche un altro episodio che ha sollevato
non poche polemiche, avvenuto sempre a Torino, pochi giorni fa. Non
sono mancate infatti le perplessità
in seguiti alle pressioni che hanno
indotto l’istituto cattolico Faà di Bruno
ad annullare una serie d’incontri per
genitori critici nei confronti delle
l’omosessualità e in qualche modo
l’invito è arrivato agli attivisti omosessuali torinesi, e si è scatenata la
guerra. Le organizzazioni Lgbt hanno
iniziato con gli insulti e le minacce
via Facebook. Poi quattro consiglieri
comunali Pd e Sel hanno scritto al
sindaco, chiedendo che alla scuola
fosse revocata la convenzione comunale che riguarda il suo asilo. Poi
gli attivisti gay hanno scritto anche
all’Arcivescovo di Torino con un tono
fra il suadente e il minaccioso. Infine,
si sono mobilitati i giornali ‘amici’,
‘La Repubblica’ in testa, invocando
dalla prima pagina delle edizioni
torinesi immediati provvedimenti
contro la scuola ‘omofoba’. Il crescendo di minacce – conclude il sociologo – ha finalmente indotto l’istituto cattolico a sospendere l’iniziativa,
per ‘non trasformare un pacifico incontro privato di genitori in una
guerra’, pur ‘rivendicando il diritto
di continuare a proporre liberamente
l’insegnamento del Magistero della
Chiesa e del ‘Catechismo’ su questi
temi”. Per il sociologo l’episodio è
gravissimo, ma anche istruttivo e
conferma l’intolleranza degli attivisti
gay, per cui su queste materie si
può esprimere solo chi manifesta
opinioni “politicamente corrette”,
mentre agli altri va impedito di parlare con ogni mezzo, dall’intimidazione al ricatto.
Barbara Fruch
Acquistava gioielli con i soldi pubblici:
in manette una dipendente comunale
Con 44 bonifici la donna ha pagato i preziosi per un valore di 130mila euro
cquistava gioielli con i
soldi del Comune di Stezzano (Bergamo) dove lavorava. In poco tempo ha messo
le mani su preziosi, per un
valore di 130mila euro pagati
con 44 bonifici con la causale
“Erogazione di beni e servizi”.
È con l’accusa che è finita in
carcere la dipendente del Comune Loredana Zenca, 56 anni,
di Arcene, responsabile dei servizi amministrativi e contabili.
Le indagini sono partite da una
segnalazione alla Procura di
Bergamo da parte della Guardia
di Finanza dopo un controllo
presso una gioielleria del centro
commerciale Le Due Torri. È lì
che le Fiamme Gialle hanno notato i documenti relativi ai bonifici per decine di migliaia di
euro del Comune di Stezzano
per l’acquisto di gioielli. La cifra,
ma anche la singolarità dei beni, hanno
fatto aumentare i sospetti dei finanzieri che
hanno quindi chiesto al Pm Mancusi un approfondimento. I militari, insospettiti, hanno
verificato origine e giustificazioni di quelle
somme. In poco tempo hanno scoperto il
trucco architettato dalla donna, che dirottava
soldi dal bilancio comunale per comprare
A
preziosi, collane, gioielli. Sui bonifici erogati
dal Comune compariva la scritta “erogazione
beni e servizi”. Spese personali, in realtà, a
differenza degli acquisti di alcune targhette
commemorative per le cerimonie comunali
con le quali la donna aveva iniziato ad allacciare i rapporti con la gioielleria. Poi approfittando della sua posizione, la stessa
avrebbe utilizzato per l’appunto i
soldi del bilancio comunale per le
proprie spese. In municipio pare
che nessuno si fosse accorto degli
ammanchi visto che la donna approfittava della sua posizione lavorativa per camuffare le uscite
del bilancio comunale.
Scoperto l’inganno la Squadra
mobile è intervenuta seguendo
sabato pomeriggio la Zenca fin
sulla soglia della gioielleria. Ed è
proprio lì fuori Torri che la 37enne
è stata fermata, dopo essere stata
ripresa dalla telecamere di controllo
mentre aveva appena ritirato una
collana di 1.800 euro da aggiungere alla sua collezione.
Dalla successiva perquisizione
nella casa della donna sono spuntati infatti numerosi gioielli: una
vasta gamma di preziosi, tra collane, anelli e orecchini, si presume
frutto di una truffa iniziata all’inizio
del 2012 e proseguita fino a pochi giorni.
130 mila euro il totale (96 mila solo nel
2012) dei bonifici erogati a favore del gioielliere, la cui posizione ora è al vaglio degli
inquirenti. La 56enne, ora in carcere, è stata
interrogata, ma si è avvalsa della facoltà di
non rispondere.
Carlotta Bravo
11
Martedì 5 novembre 2013
Sport
Stasera, ore 20,45, bianconeri contro merengues. Per i padroni di casa non esiste altro risultato che la vittoria
Juve, contro il Real è una sfida da non ritorno
Conte cambia modulo e si affida ai fedelissimi. Ancelotti, sulla graticola, punta sulla coppia d’oro Ronaldo-Bale
di Federico Colosimo
i sono sfide che possono valere un’intera stagione. Incontri, che possono segnare
un’era. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta.
Juventus-Real Madrid non è una
partita qualunque. È la partita. Questa sera, alle 20,45, il match valido
per la quarta giornata della fase a
gironi della Champions League.
Conte contro Ancelotti: il futuro e la
certezza.
La Vecchia Signora è tornata a ruggire e a sorridere. Tre vittorie di fila
in campionato, senza subire nemmeno un goal, hanno fatto tornare il
buon umore a Vinovo, quartier generale dei bianconeri. Pazienza se
i campioni d’Italia non hanno espresso un calcio entusiasmante. A Conte
va bene così.
Di fronte a uno “Juventus Stadium”
che si preannuncia tutto esaurito, i
padroni di casa, come dicevamo,
non solo non possono permettersi
di perdere, ma devono vincere: a
tutti i costi. Se dovesse andar male,
l’addio all’Europa che conta sarebbe
pressoché cosa certa. Riuscire nell’intento di ottenere 3 punti fondamentali, non è impresa impossibile.
Il Real è saldamente in testa al gruppo
B con 9 punti in classifica, praticamente qualificato agli ottavi di finale
e, per di più, al centro delle critiche
C
La Juventus e, sotto, le stelle del Real Madrid Ronaldo e Bale
più disparate. Sembra impossibile:
eppure, secondo i media spagnoli,
Carletto Ancelotti rischia la panchina.
È quello che sostiene il quotidiano
As, che dopo aver reso la vita impossibile a Josè Mourinho, adesso
ha come bersaglio principale il tecnico italiano. La sconfitta nel clasico
contro il Barcellona non è ancora
stata digerita. Da nessuno: tifoseria
e dirigenza in primis. E neanche la
goleada contro il Siviglia (7-3) è bastata per far tornare le cose a posto.
Lultimo incontro della Liga, poi, quello
contro il Rayo Vallecano, che ha visto
le merengues sì trionfare (per 3-2),
ma soffrire fino all’ultimo secondo
di gioco, ha riportato le nubi in casa
Real Madrid. Il gioco non è dei più
Cercateci e ci troverete ovunque.
All’indirizzo www.ilgiornaleditalia.org , con un portale
all news ed un giornale sfogliabile e scaricabile on-line.
Siamo anche su Facebook all’indirizzo
www.facebook.com/ilgiornaleditalia.portale.
Siamo anche abili cinguettatori, su Twitter, @Giornaleditalia.
Tutti i nostri video sul canale Youtube, Il giornale d’Italia.
Se volete scriverci, potete farlo all’indirizzo e-mail:
[email protected]
divertenti e la difesa continua a traballare e a destare preoccupazioni.
Se Ronaldo e Bale stanno cominciando a trovare l’intesa perfetta,
Pepe e Sergio Ramos non convincono
appieno.
Conte conosce tutti i punti deboli
dei Blancos e vuole sferrare il colpo
decisivo. Il tecnico degli juventini
cambia l’abito e sceglie il 4-3-3. Una
versione leggermente adattata, ma
certamente efficiente. Niente più 35-2, dunque: non tanto per una questione offensiva o d’intensità, ma per
un motivo strettamente logico. Lasciare solo tre difensori a controllare
una sola punta, Benzema, con la coppia di fenomeni (Ronaldo e Bale) liberi di puntare l’avversario nell’uno
contro uno, sarebbe
semplicemente un
suicidio tattico. Con
un 4-5-1, quello sì
camuffato da 4-3-3,
si può invece sperare di restare in partita e, magari, anche
di far male in contropiede. Con le ripartenze, che dovranno essere letali,
spietate. I Galàcticos,
non sono poi così
galattici. Lasciano
molti spazi e, come
vengono attaccati, vanno in difficoltà.
Stasera, CR7 sarà il bersaglio numero
uno dei tifosi bianconeri, che dovranno rappresentare il dodicesimo
uomo in campo. A prendere il posto
sull’out di sinistra, vista la pesante
squalifica di Chiellini, ci sarà Ogbonna. Sul versante opposto, Caceres.
Entrambi avranno il difficilissimo
compito di garantire sicurezza, solidità e protezione al duo centrale formato dalla coppia Barzagli-Bonucci.
In mezzo al campo toccherà al trio
delle meraviglie - Vidal, Pirlo e Pogba
- dare fantasia ed equilibrio. Davanti,
al fianco di Tevez e Llorente (in ballottaggio con Quagliarella), ci sarà
Marchisio. Che avrà il compito di
spaccare in due la difesa avversaria
con tagli e sovrapposizioni continue.
È un match fondamentale, vitale, per
la Juventus. I bianconeri sono fermi
a quota 2 punti in classifica, con il
Galatasaray di Mancini avanti di due
lunghezze e che, questa sera, dovrà
fare i conti contro il modesto Copenaghen. I bianconeri devono attaccare e crederci. Fino alla fine.
Conte lo sa: chi osa vince!
Le probabili formazioni:
Juventus: Buffon; Cáceres, Barzagli,
Bonucci, Ogbonna; Vidal, Pirlo, Pogba;
Marchisio, Llorente (Quagliarella),
Tevez. All. Conte
Real Madrid: Lopez; Arbeloa, Ramos,
Pepe, Marcelo; Khedira, Xabi Alonso,
Modric; Benzema, Ronaldo, Bale. All.
Ancelotti.
12
Martedì 5 novembre 2013
Destra
SEMPRE DI PIÙ VERSO IL 9 NOVEMBRE
Oltre ai Rappresentanti di Partiti ed Associazioni,
Francesco Storace (La Destra), Roberto Menia (FLI),
Luca Romagnoli (Fiamma Tricolore),
Adriana Poli Bortone (IoSud),
Roberto Buonasorte (Il Giornale d’Italia),
Antonio Buonfiglio (Scongeliamo il simbolo di AN),
Domenico Nania (Nuova Alleanza)
e Oreste Tofani (Sovranità Nazionale),
pubblichiamo l’elenco delle prime adesioni
al Comitato promotore
Livio Proietti (Segretario Nazionale Amministrativo La Destra Roma), Carlo
Aveta (Consigliere regionale Campania de La Destra) Luciano Marotta (Commissario
Provinciale La Destra Napoli), Valter Maccantelli (Dirigente La Destra Torino),
Ulderico Granata (Comitato Centrale La Destra Roma), Remo Costantini
(Dirigente Sovranità Nazionale Frosinone), Massimo Bugli (Roma), Michele
Arnoni (Dirigente Nazionale La Destra Cosenza), Maurizio Miceli (Segretario
Associazione “Dino Grammatico” Trapani), Francesca Romana Rastelli (Roma),
Manuela Mari (Roma), Corrado Danzi (Segretario Regionale La Destra Basilicata),
Marco Di Andrea (Dirigente Nazionale e Capogruppo di AN città di Monterotondo
- Roma), Alfio Guarnieri (Segretario Provinciale La Destra Rieti), Cesare Bruni
(Consigliere Comunale indipendente Latina), Emilio Perroni (Segretario
Provinciale La Destra Latina), Stefania Verruso (Segretario Regionale La Destra
Umbria), Ernesto Pezzetta (Segretario Regionale La Destra Friuli Venezia Giulia),
Ferrante De Benedictis (Dirigente FLI Torino), Alessandro Di Ubaldo (Dirigente
FLI Asti), Diego Zavattaro (Coordinatore Regionale FLI Piemonte), Daniela
Cirillo (Dirigente Nazionale e Segretario Provinciale La Destra Terni), Monica
Nassisi (Dirigente Nazionale La Destra Roma), Antonia Monteleone (Dirigente
Nazionale, Segretario Regionale Trentino Alto Adige, Segretario Provinciale La
Destra Belluno), Maria Grazia Bottoni (Dirigente Sovranità Nazionale Frosinone),
Antonello De Leonardis ( Segretario Provinciale Io Sud Foggia), Vincenzo Aloe
(Cosenza), Giuseppe Aloe (Presidente Associazione “Nuova Allenza per la
Calabria” Cosenza), Paolo Boz (Segretario Provinciale La Destra Genova),
Francesco Proietti Cosimi (Responsabile Provinciale FLI Roma), Berardo
Rabbuffo (Consigliere Regionale Abruzzo FLI Teramo), Claudio Taglia (Coordinatore
Provinciale FLI Viterbo), Walter Stafoggia (Segretario Regionale La Destra
Marche), Giuseppe Murolo (Presidente Associazione “Tradizione e Libertà”
Genova), Fausto Felci (Responsabile area Castelli Romani La Destra Roma),
Daniele Rivieri (Commissario Regionale La Destra Toscana, segretario provinciale
La Destra Lucca), Luvisotti Virgilio (Segretario Provinciale La Destra Pisa),
Franco Caserta (Segretario Provinciale La Destra Novara), Mauro Mancini
(Comitato Centrale La Destra Roma), Alberto Filippi (Segretario Regionale La
Destra Veneto), Andrea Cantadori (Presidente Associazione “Amici dell’Emilia”
Roma), Paola Sellaro (Associazione “Amici dell’Emilia” Roma), Alberto Rossi
(Consigliere Comunale, Commissario Provinciale FLI Cosenza), Sergio Marchi
(Dirigente Nazionale La Destra Roma), Alfredo Iorio (Coordinatore Regionale
dei Circoli de Il Giornale d’Italia), Giuseppe Savarese (Consigliere Comunale di
Diamante -CS-, Associazione “Nuova Alleanza per la Calabria”), Gianluca Porta
(Dirigente “Popolo della Vita” Roma), Alessandra Rossi (Dirigente “Popolo
della Vita” Roma), Pierluigi Fioretti (Segretario Regionale La Destra Lazio),
Biagio Cacciola (Dirigente Nazionale e Commissario Provinciale La Destra Frosinone), Marco Balducci (Vicepresidente movimento “Alleanza Romagna”, Responsabile giovanile “Gioventù Italiana” Rimini), Claudio Dau (Commissario
regionale Emilia Romagna La Destra), Emanuele Stazi (Comitato Centrale La
Destra e Segretario La Destra Tivoli -RM-), Gianni Musetti (Segretario Nazionale
“Gioventù Italiana”), Lino Lavorgna (Presidente Associazione“Europa Nazione”,
FLI Campania), Tommaso Mignini (Comitato Centrale La Destra Roma), Santi
Formica (Presidente Gruppo Parlamentare “Lista Musumeci” ARS Sicilia),
Romolo Reboa (Dirigente Nazionale La Destra Roma), Giorgio Conte (Coordinatore
Regionale FLI Veneto), Daniele Baldini (Coordinatore FLI Bologna, Presidente
Associazione Nazionale “LF” Libertà e Futuro, Progetto “Unidestra”), Silvia
Pispico (Segretario Provinciale FLI Lecce, Coordinatrice “Unidestra” provincia
di Lecce), Antonio Rozzi (Coordinatore Provinciale FLI Parma, progetto
“Unidestra”), Daniele Gattanella (Responsabile Mun. XIV Fiamma Tricolore
Roma), Franco Tittoni (Comitato Centrale Fiamma Tricolore, Commissario
Provinciale Fiamma Tricolore Rieti), Paola Fratangeli (Segretario Fiamma
Tricolore Frosinone), Nicola Di Donna (Segretario Provinciale La Destra
Brindisi), Sofia Di Pietro (Coordinatrice femminile Fiamma Tricolore Viterbo),
Lamberto Iacobelli (Dirigente Nazionale Fiamma Tricolore, Coordinatore Regionale
Lazio Fiamma Tricolore), Sergio Tozzi (Responsabile Roma est e Roma
provincia Fiamma Tricolore), Sergio Arduini (dirigente Fiamma Tricolore,
Presidente Associazione Culturale “Fiamma Frusino” Frosinone), Pietro Diodato
(Coordinatore Provinciale FLI Napoli, Consigliere Regionale Campania FLI),
Euprepio Curto (Consigliere Regionale Puglia FLI), Claudio Senatra (Consigliere
comunale La Destra Monte Porzio Catone RM), Pietro Sperati (Consigliere
comunale La Destra Colleferro - Roma), Giuliano Castellino (Reggente
Federazione La Destra Roma), Roberto Jonghi Lavarini (Presidente Comitato
Destra per Milano), Fabio Pederzoli (Coordinatore provinciale FLI Reggio
Emilia), Armando Ceraudo (Circolo FLI Castrovillari), Giorgio Bocci (Circolo
La Destra di Riano - Roma), (Sezione di Asti - FLI), (Sezione di FLI Torino),
Giovanni Gentile (Coordinatore Circolo Destra Domani Pescia - PT), Mario
Bertoli (Presidente Provinciale La Destra Parma), Placido Fundarò (Segretario
provinciale de La Destra Pordenone), Nicola Di Donna (Direttivo provinciale
Brindisi), Circolo socio politico culturale “Pinuccio Tatarella” Brindisi,
Associazione ambientalisti “Pegaso” Brindisi, Giulio Cesare Bertocchi, Circolo
La Destra Terni, Circolo La Destra Stroncone, Circolo La Destra Narni, Circolo
La Destra Sangemini, Circolo La Destra Orvieto, Giuseppe Giganti, Peppino
Semeraro, Gherardo Maria De Carlo, Pierfranco Bruni, Alessandro De Santis,
Federazione La Destra di Torino, Gruppo di Carmagnola (TO), Gruppo di
Chieri, Lino Larvogna (Presidente circolo Europa Nazione Napoli), La Destra
Lamezia Terme, Federazione di Catanzaro, Movimento territorio e lavoro
Lamezia Terme, Pino Savarese, Antonio Aversa (Dirigente la Destra Cosenza),
Roberto Bilotta (Dirigente Nazionale la Destra), Associazione “Rivolta Ideale”
Roma, Federazione la Destra Calabria, Federazione la Destra Provincia di
Cosenza, Federazione la Destra Provincia di Catanzaro, Federazione la Destra
Provincia di Vibo Valentia, Federazione la Destra Provincia di Crotone, Federazione la Destra Provincia di Reggio Calabria, la Destra Laino Borgo, la
Destra Cosenza, la Destra Castrolibero, la Destra Rende, la Destra Area
Urbana Cosenza, Salvatore Varano (Associazione “Ideali e Libertà”), Giuseppe
Verardi (Dirigente Provinciale la Destra Latina, Dirigente Industria e Segretario
Territoriale Ugl Chimici, presidente “Associazione Vittoria”), Mario Cannizzaro
(Dirigente Provinciale Ugl Chimici Latina), Umberto Tartaglione (Dirigente di An
Latina), Elisabetta Loredana Voce (Dirigente Nazionale La Destra), Alvaro Magli
(An Latina), Vincenzo Valletta (delegato comunale alle Attività Lavorative di
Latina), Coordinamento la Destra San Cesareo, Paolo Chiarenza (Dirigente
Provinciale la Destra Cuneo), Fabio Mottinelli (Dirigente la Destra Ceva), la
Destra Borgo San Dalmazzo, la Destra Mondovì, la Destra Alba, Elisabetta
Severa (Segretario Generale della Federazione Nazionale di Area Medica),
Mazzarino Claudio (Commissario Provinciale la Destra Rimini), Mauri Nadia
(Rimini), Emilia Peschiera (Rimini), Andrea Manzo (Rimini), Grazia Cannella
(Rimini), Patrizia Ugolini (Rimini), Cristian Purpari (Commissario comunale la
Destra Morciano di Romagna), Yuri Malagotti (Rimini), Alessio Nucci
(Rimini), la Destra Fonte Nuova, la Destra Amelia, Emma Vigna Docchio
(Dirigente Nazionale la Destra), Giacomo Rivieri (Dirigente la Destra Lucca),
Valentina Tropi (Lucca), Remo Capolecchia (Lucca), Giovanni Baldacci
(Coordinatore la Destra Piana Lucca), Claudio Riccardi (Coordinatore la Destra
Capannori), Giuseppe Giganti (Presidente “Italiani in Movimento” Siracusa),
Mauro Minniti (Componente direzione nazionale la Destra, Commissario
Provinciale la Destra Bolzano), Associazione “Costruiamo il futuro” Merano,
Romano Mattei (Dirigente Sovranità Nazionale Frosinone), Fabio Riscica
(Dirigente Azione Giovani Siracusa), Pietro Roccaro (Commissario Provinciale
Fiamma Tricolore Siracusa), la Destra Ceccano, Antonio De Angelis (Dirigente
Sovranità Nazionale Fontana Liri), “Io Amo la Perla verso An” Santa Marinella,
Giacomo Piersanti (La Destra Cesenatico), Antonino Laveglia (Capogruppo La
Destra Grumento Nova), Antonio Carlomagno (Consigliere La Destra Grumento
Nova), Adriano Lo Bosco (Consigliere La Destra Grumento Nova)
Per confermare la partecipazione di associazioni, sezioni, federazioni, comitati, scrivere a [email protected]
DA S IRACUSA UN’AMPIA DELEGAZIONE ALLA KERMESSE ROMANA
“Italiani in Movimento” c’è
Associazione “Italiani in Movimento “ darà massima adesione
per la rinascita di Alleanza Nazionale, confermando la presenza
di una delegazione siracusana , all’assemblea nazionale di
sabato prossimo 9 novembre a Roma. La decisione è stata presa
dall’assemblea dei soci tenutasi presso la sede di Siracusa, alla
presenza del Presidente nazionale Giuseppe Giganti, del Coordinatore
cittadino di Siracusa Roberto Giuffrida, del Segretario Prov.le di
Catania Carmelo Zanerolli e del Coordinatore Regionale Sicilia
Vittorio Fabio.
“Il nostro – dichiara il presidente Giganti - è un movimento nato
dalle ceneri di un ideologia , mai rinnegata ma come disse il grande
Giorgio Almirante che non deve essere restaurata, molto radicata
nel territorio siracusano ma che vuole guardare avanti, cercando di
far tutelare le basi della società, e cioè della famiglia.
Ogni giorno nei nostri centri servizi, vengono persone a chiedere
aiuto, gente disperata disposta a tutto, pur di sopravvivere, e molti
L’
ci chiedono ma la politica che fa? Da qualche mese noi di Italiani in
Movimento abbiamo iniziato una petizione contro tutto e tutti per
dire NO al pignoramento della prima casa da parte di Equitalia e
contro i metodi di riscossione crudeli al limite dell’umanità , un
vero e proprio sacrilegio che affonda nella miseria nuclei familiari
gettando per strada anche neonati.
Noi insieme a voi vogliamo portare avanti le politiche per la famiglia,
di farci portavoce di quel grido di dolore e trasformarlo in grido di
battaglia, insieme a Francesco Storace, l’unico che si è dimostrato
uomo senza paura , per aver accettato subito di mettere fine a turpi
e vili guadagni di chi specula sulle disgrazie altrui, contro lobby di
potere causa di questa crisi economica...
Noi siamo e saremo con la Nuova ALLEANZA NAZIONALE fino alla
fine .. siamo sicuri della nostra scelta vincente perché in questo
particolare momento della nostra storia l’Italia ha bisogno della
destra sociale , ha bisogno di Alleanza Nazionale.
Giuseppe Giganti
Scarica

Gli italiani sempre accanto ai due Marò