Amo li. liOMEMICA »t AJPB1LE 185S. - ,»i, , .-, rv.,-,, ,., ' ' .-, , ;¦,: ai-d-. eu ' ''' '¦¦¦ ¦ • « "i'-n- í vi, ¦ ,,|.ni ijvi , >-. -. . M. 14. .n h acíics 1.0,,| .< ¦ óli r L IRIDE ITALIANA GIORNALE LETTERARIO DEL FROF. A. GALLEANO-RAVARA SOTTO L'IMMEWATO PATROCÍNIO-W S. M. LWERATOBE. Fia Copra istes.w il guiderddn detCopra. in.iCAj.i. LUFFIC10 ; nella Rua dn Quitanda N. 105. Gli aiinunzi 30 reis per linea. ¦VlMru/.ionc iiubblica. # il. DELl/lNSEGNAMENTO DELLE LWCUE ÁNTICHE. Dg.iuno sa che lo studii, delle lingne avvicina ed affralella le na,-ioni; è il grande anello d'oro che unisce il presente ai passalo, cioè Ia vita alia morte, gli alteri monumenti delia Roma moderna alie rovine delFanlico impero. Se lo studio delle lingue fosse slato finda principio considerato come supérfluo e Irascuralo anzi posto totalmente iu dispregio che sarebbe avfeiiuto di quelFinlerminalo eumulo (li tradizioni, di csempj, e d'idee da cui Ic nuove doveano prenilere sorgente ? li ridicola, ridicolissima cosa il furei questa indiscreta doraanda, ed appena sarebbe Inllcrala nella bocea innocenle d'un fanciiillo. «Tc' llnguéT awsiriWnTrr^gBwmryimroifa scienze. Senza Fajuto delle lingue tutti gli oracoli, lutle le suprema hellozze delFanticbilà sarebbero un lesoro nascosto in uno scrigno di ferro di cui non si sappiano i congcgni e se ne sia perduta Ia chiave Tacciano adunque coloro clie vogliono snstenere che lo studio dei greco o dei latino è inulile o supérfluo; e coloro cbe, tiranni delia rivoluzione delle leltere, si sono levali con mano armai;, per assassinaro il gigante delFantichità (cercando di snpprimere questi due noImi insegnamenti) si pentono cd arrossiscano delFaudacia. Egli è ben vero che sarebbe un peccato di consumare diecianni delia própria vita in un collegio per inipnrare iinicamcnlc due lingue : il greco, e il latino... peccato .ancora piú imperdonahilo lo starvi dieci anui, e non in,parar bene queste due lingue... delitlo inlinc senza pordouo, geltare il suo tempo ed uscire nella società colla cresim;, di dollore, o non sapere nè 1'una nè Falira. Prendelo il primo raso e voi vedrole che i vostri dieci anui furono olliiua.ucnlc spesi, perchè collo studio di quelle due lingue siele diventaio dolto; cioè avele impa ralo che Omero è il poeta greco per eccellenza, e che le sue due epoche sono Ia produzioue In piú brillante dullo spirito umano; avele imparato nei lunghi anui delFaSsedio di Troja Ia potonza dcl genio d'un uomo o Ia storia di inille passioni, di mille glorie e di aitrettanto sventure ; avele imparato nelFBuiod', uu completo corso (Fagricoltura, e nella comparazione di questi due illustri contemporanoi, cioè Omero ed Esiudo tra il poema dei Ginrni o Ytliade. e YOdissea vi siele falta uiFidea inlera e profunda lin da (piai lempi remoti il sapere rendeva gli uomini si illustri come sventurati. E voi avrele svolto le seltc Iragedie cnnosciule di Eschilo, ed imparato il loro nome; le sette di Sofocle arrivate fino a noi, e le poclie rimaste di Kuripide. Snprete che Arislofane fu il poeta cômico il piíilic.enzioso cd arguto, e che solo nel suo Pinto, dove gli cecessi dei poeti eoinici di que' tempi sono un poço piú repressi, è il solo che possa darsi in mano ad un discepolo senza scandnlezzarlo. Anacreonle, Ter.criln, Erndoto, Tucidide, Zenofonte, Platune, Aristotile, DemosIene, Esehine, Isocrale. Lúcia,io, e Plutarco non saranno piíi uoniini a voi sconosciuti, nè sconosciuti i litoli e il gênero delle opere loro E Ia lunga schicra degli aulori Lalini vi avrà insegnala Ia storia PREZZO lieis lOíJOOO per oi, anno, c 3Í5000 per un tiimeslre. Si paga anlicipa.o. e i costurai dei lempi aulichi, etc. Avrete voi imparato piú. che dio: lingue. Prendelo il secondo caso, e voi converrete con voi medesirai di aver i.npiegati i vostri dieci anni passahilmente bene. Preudete 1'ultiino caso di non saper nulla nè di greco nè di latino, ma qualcbe cosa voi avrete imparato. Arrete imparato a formare il vostro stile su quello di cui avrete dimenticato il testo; avrele imparato dei falli delia filosofia, delia morale... avrele dirozzato il vostro genio, vi sarele sempre ingentilito. Quando si Iratta di lingue morte non si pretende che voi parliate; è colle vive che c'è piú da pensare. Circa Finsegnamento adunque delle lingue morte (Si noli ch'io non voglio dare un método a seguirsi; sono seinplici osservazioni ch'io prosento secondo il mio modo di vedere) il professore non ha da darsi grande travaglio nè per Ia pronuncia, nè per facilitarne il parlare. Veiliamo che il Latino oggidi suona in bocea di tutto le diverse nazioni contanto diversi suoni clie letlo un Cireroneaá un Virgílio da un Inglese da un Francese, da ún' Porloghese, e da un Italiano conlemporaneamente semhrerebbero quattro lingue diverse : alFItaliano solo resta Ia gloria indisputata delia supreíiiazia delia pronunzia: alFItaliano liglio primogênito di Roma dove arringò Cicerone, dove Orazio Fiara, cantava Mwcenns nlavis edite regibus, e che il grau Manlovano assurneva Fepb-a lira per intonare il suo [lie ego. Ammesso adunque che il professore non abbia a scervellarsi c a spulmonarsi su ijucsti due accennati propositi, eccoti appianato già da due lati il eammino, e roso facile lo scopn. Non è già cbe io dica con questo che lo studio di queste lingue rimanga mono esigenle : egli è tale sempre per Ia mnltiplicità delle v.-u-iate desinenze o dell'infinile parole radicali. Ora adunque se lo studio si approfondi bene su ipicste terminazioui e radiei, e sia speciale cura dcl professore Finsislervi, meno árduo alio scolare resterà il tema. « Poclie regole o molti esempi. » lieco il primo preceito. « Molte formole di cosiruzione e poça tradiizionc. » íiec.o il secundo preceito, a cui però abbisogn.i un'appendice a maggiore sebiarimento di chi legge. Dico poça traduzione perchè so cho vi sono Ped.igogi.cho si nffalicano a tra.lurro pagine e pagine e pagine intere d'un libro latino delia qual trnduzione Fannojato scolare non raccoglie un grano. Molte formole di coslruzione adunque e molti esempi su qualunque modello. Supponiamo : Intcr hor Alexander, ndconduceiidum ex Peloponneso milite Cleandrn cum pecunia misso, üjciee Pumphilcceque rebus compositis, ad uibem Celwnas exercitam udmovít. Che il discepolo legga, ponga in online grainmalicale e Iraduea questo brano e poi si arresli e pensi. È necessário che questo stesso modello serva a einquanti allri leini colla medesima coslruzione. Or bene invece di Alexander sia G:esar il suo nominativo ^trovi uiFaltro goruiidin cho espriina cosa. diversa dal condiiceudnm muti il Peteponneso e cosi di seguito fnichè tutto corrisponda alFesigeuze dcl suo nomiiialivo. II discepolo vi prenderá piacere, studierà ed imparerà. R. [Continue/à). 94 VAK1EDADE. O C IV.tXIIlilItO SAli ri. Catarina era viuva de um destes pequenos nobres venezianos á quem os grandes senhores do livro de oiro entregavam de boa vontade as funcções subalternas do estado. Seu marido tinha morrido cônsul da republica em um porto do Oriente e tinha deixado-a com um filho e sem fortuna. Catarina, ainda moça, era uma senhora muito bonita, de uma rara distinção de maneiras e de sentimentos. Vivia de uma pequena pensão que lhe fazia um rico senador de quem seu marido tinha sido cliente. Seu filho, Lorenço, era ao mesmo tempo o encanto e a grande preocupação de sua vida. Uma bonita cabeça loira, bellos olhos negros, um rosto que se alegrava com facilidade, e uma pelle de um tecido lão delicado que a menor emoção o coloria de um vivo escarlate, taes eram as qualidades exteriores do joven Lorenzo. A vivacidade de seu espirito que se patenteava em todas as cousas, a sagacidade de suas respostas e a gentileza de suas maneiras faziam lo filho de Catarina um menino verdadeiramente interessante. Assim, quando elle brincava em sua porta, com seus longos cabellos louros lluctuando em suas costas, paravam para vol-o, e as moças o tontavam em seus braços o acareciavam como um bambino. Catarina idolatrava sen filho; um olhar, um beijo de Lourenço a consolavam de todos os seus desgostos. Nada lhe era difficil, nenhum sacrifício lhe parecia impossível quando se tratava deste filho querido. Ella quizera ollivial-o do peso da vida e cobril-o com seu amor como com uaia túnica sagrada, que o preservasse dos ultrages do homem e da natureza. Quanto se achava ella feliz quando, á noite se sentava á porta de sua bonita casinha, á fresca sombra de uma parreira generosa e de uma grande figueira carregada de deliciosos fruetos! Os últimos raios do sol vinham expirar sobre as folhas da lutada, e infiltravara neste pacifico retiro uma claridade agradável e melancólica. Um pobre pinlasilgo cego cantava tristemente em sua gaiola e parecia ter saudades da claridade do dia, que elle jamais tornaria a ver, Catarina tendo Lourenço sobro seus joelhos, passando as mãos sobre -ua encantadora cabeça, lhe dizia graças, encantadoras simplicidades da ternura raaternal em um dialecto o mais melodioso que ha no inundo, o dialecto veneziano.—Ttsoro mio, lhe dizia ella, tu me queres bem? Eu sonhei que tu quedas fugir. É verdade, viscem mie? E, tomando a serio sua própria brincadeira, fixava sobre elle vistas ternas e cheias de inquietação. Por muitas vezes estas palavras sem nexo eram adaptadas à uma cantilena suave e muito usada entre os habitantes de Rosa. Piedosa e devota como uma Italiana, Catarina fazia consistir seu extremo cuidado em encher o coração de seu filho com princípios consoladores. Na effusão ingênua de sua alma ella não cessava de repetir-lhe : Lorenzo mio, é preciso ser obediente e trabalhador, porque assim o ordena Aquelle que morreu por nós. Ah I Como Nosso Senhor Jesus Christo gosta dos meninos! E quando elles são sábios e rezam suas orações, elle os recebe no Paraíso ?—0 que se vê lá no Paraíso minha mãi? Perguntava Lourenço.—Vê-se os anjos e come-se pão de ouro, que é mais doce que o mel, e se tu queres também lá ir, é precizo ajoelhar-te de manhã e á noite diante da Madona o rogar-lhe que te tome debaixo de sua divina protecção. Entre as amáveis qualidades que distingiiiam o joven Lourenço, não deixemos era esquecimento uma linda voz de soprano e um;, feliz memória que conservava com facilidade as mais fugitivas melo-lias. Sua inãi, que linha alguns conhecimentos de musica, tinha preparado seu instineto cantando-lhe estas engraçadas barcaroias vetiezianas, que quasi todas conhecia. Muitas vezes a voz da mãi e a do filho altrahiam-so e confundiam se como dois raios de luz de inlensidade diflerente, Estes pequenos concertos familiares em que dotoinavam os agradáveis iutervallos di terza e di sesta, tinham eslabelecido a reputação de Lourenço na aldeia de Rosa. Não havia festa para qual elle não fosse convidado, nem ceremonia em que sua voz deixasse de ser ouvida. Entre os seus pequenos camaradas, havia um a quem estimava com mais particularidade do que aos outros. Chamava-se Zopo e pertencia a uma família honrada, que morava justamente cm Irente á casa de Catarina. Estes dois meninos sempre juntos muitas vezes fugiam á vigilância materna], e corriam para as campinas distantes, rolando nos prados e batendo as moutas para destiinhar os passarinhos. Quando lhes apertava a fonte, elles subiam para uma ainoreira e fartavam-se coin seus fruetos saborosos, desciam depois e vinham adormecer debaixo da sua sombra hospitaleira. Assim rápidas passavam-se as horas, conduzindo comsigo esta bemaventiirança dos primeiros dias da vida que nunca mais se encontra ! Muitas vezes Lourenço e seu joven amigo, tomando coda um dois pedaços de páo á maneira de violão, iam cantando de casa em casa uma espécie de canzonelta popular que so terminava por estas palavras: A/u! che partenza amara (Ah ! que partida dolorosa)! As moças accolhiam Lourenço com uma predileção notável, e lhe faziam cantar só, o eslribilho conhecido.—Bravo, lhe diziam ellas cobrindo-o de beijos, bravo, anima mia, tu contas como um anjo dei paradiso. Um dia de paschoa não me lembro de que anuo, fazia um tempo admiravel. 0 sopro da primavera desenvolvia com sua calmosa respiração os renovos das plantas, e o coração (das moças. Toda a população de Rosa estava de pé, alegre, resplandecente de mil cdres. As mulheres tinham seus cabellos negros enrolados em trancas, presas, sobre as quaes brilhavam alguns alfinetes de ouro que sustentavam o seu tocado. Uma pequena roca do prata fazia sobrosahir do lado esquerdo da cabeça, e seu leve fuzo, preso por uma cadeia do mesmo melai, balançava-se com graça. Um bello cravo còr de purpura, a fior favorita das venezianas, ornava o lado opposto da trança c prendia igualmente sobre a orelha direita. Um collete azul mostrava o seu talhe e subia alorgando-se para occullar em suas pregas delicadas, encantadores thesouros. As mais ricas tinham uma cadeia de ouro de pequenos anéis entrançada á roda do pescoço no fim da qual pendia uma cruz. Umas meias muito alvas semeadas de pequenas Ilorcs ideiaes. uns sapatos de seda còr de rosa com grandes talões. Um zenzale ou véo graciosamente preso no meio da cabeça, completavam o coquei costume destas villanelle. Os homens uzavam de uma casaca com grandes abas, um collete do panno vermelho, calções de velludo azul, sapatos grossos com fivellas de prata, um bello cinto de seda carmezim atado ao lado esquerdo e occultando o cabo do um ponteiro. A tudo excedia um chapeo de abas largas e levantadas. Por baixo do chapeo collocado na cabeça sobre as orelhas, via-se um boné de seda com listas roxas e brancas e donde cabia a borla até o peilo. Toda esta gente era da aldeia, enchiam o ar com alegres risadas, e esperavam a hora da missa. A festa tornava-se magnífica. Via-se vir o organista de Hnssi.no e Lourenço havia de cantar um pequeno motete que lhe havia ensinado o cura de Rosa, bastante conhecedor de musica. Uma vintena das moças escolhidas entre as mais hábeis haviam aprontado um hymno ú consonância (pie devia tombem fazer parle do ceremonia. De repente ouvio-se o sino, agitase a multidão e dirige-se para a igreja donde o zimborio elegante apparecia no longe no horisonte. A igreja revestida com os seus mais bellos ornamentos. Cada santo eslava ornado com seus ornamentos de festa que lhes tinha preparado a piedosa liberalidade de seus adoradores. Os mysterios do sacrifício divino se cumpriam com uma perfeita ordem, c depois de alguns simples concertos que espalhavam na igreja uma melodia engraçada, depois as moras cantavam o seu hymno do graças, com uma expressão tão pura qúe do fundo de seu coração, Lourenço com uma voz lympida estas cousoladoras palavras: O salutarii hoslial E todos ficaram extasiados do sentimento natural e tocante de que parecia estar penetrado. Catarina felicitou-se com os suecessos de seu filho. O resto do dia passou-se em diversos diverlimentos, o rolar ovos dourados sobre tuna ladeira de terra nrgilla, a dausar sobre um laboleiro de relva florida, a foliar baixo no canto de uma cadeia de pedra perfumada, a comprimir á mão a claridade moderada da lua. O' primavera da vido, aspirações doces o encantadoras da religião e do primeiro amor, porque desappareccis tão depressa? Entre os notáveis habitantes da aldeia de Rosa, onde se accolhia o pequeno Lourenço, havia um certo Giacomo Landi, que jogava um jogo hastantemente importante. Era barbeiro de profissão, e juntava a esta profissão utii um gosto aclivo para a musica, da qual não conhecia uma nota. lira um homem gordo, corado, tinha um nariz enorme « com umas ventas que dilatavam-se cada dia com a dade de tabaco que elle as fazia sorver. Beiços tão grande quantique não se podiam juntar, uma meia dúzia de dentes dispersosgrossos ao acaso, como (pulhas sobre um terreno desigual, e alguns raros cabellos cinzentos que subiam com dilBculdade a roda da cabeça, formavam uma fisionomia das mais singulares. Este corpo que a natureza linha formado um pouco a vontade, era animado por um espirito jovial e grave donde a mistura era bostantemenle de mau gosto. Giacomo Landi tinha passado de sua mocidade ao pé do cura da aldeia em qualidade üe menino do coro, e ainda que elle nunca soubesse ler. B. F. C. S. (Contínua). 9* Quale fu plu cnglone dello Império che actiiilstai-ono 1 Kouianl, o la vlrtn o la fortuna. Molli hanno nvuta opinione, tra i quali 6 Plutarco scntlore, che il popolo romano nello acqiiislare 1'iinperiogravíssimo fosse piú favorito dalla fortuna, che dalla virlú. E tra le altre ragioni che ne adduce, dice cho per confessione di quel popolo si dimostra, quello avere riconosciulo dalla fortuna tutte le sue viitorie, avendo ipiello cdificato piú tenipli alia Fortu che ad alcun filtro Dio. li pare che a questa opinione si accosli Livio, perchè rade volte è, cho foceia parlare ad alcuno romano dove ei racconli delia virlú che non vi aggiunga la fortuna. La qual cosa io non voglio confessare in alcun modo nè credo ancora si possa sostonere. Perchè se non si è trovato mai republica chc abbia fatti i progressi che Roma, c noto che non si è trovalo mai republica che sia slata ordinata a polere acquistare come Roma. Perchè lo virtii degli eserciti le fecero acquistare 1'imperio, e 1'ordine dei procedere, c il modo suo próprio, e trovato dal suo primo legislatore, le fecc mantenere 1'acquislalo. Dicono costuro che non avere mai accozzate due potentissime guerre in un inedesimo tempo, fu fortuna e non virtü dei popolo romano ; perchè e' non ebbero guerra con i Latini, se non quando essi ebbero, non tanto baltuti i Sanniti, quanto che la guerra fu da' Romani fatia in difensione di quelli. Non combatlerono con i Toscani se prima non ebbero soggiogati i Latini, ed enervati con le spesse rotte quasi in tutto i Sanniti; (lie, se due di queste potenze inlcre si fossero, quando eruno freschei accozzate insieme, senza dubbio si può facilmente congetlnrare chc sarebbe seguita la rovina delia romana republica. Ma comunque questa cosa nascesse, mai non intervenne cbieglino avessero due potentissiinc guerre in un medesimo tempo, anzi pane sempre, o ne) nascere dell'una 1'altra si spegnesso, o nello spcgnersi delPuna 1'allra nascesse. II che si può facilmente vedere per 1'ordine delle guerre fatie da loro; perchè, lasciando stare quelle che fecero prima che Koina fosse presa da' Franccsi, si vede cbe, mentre che combatlerono con gli Equi c con i Volsci, mai, mentre questi popoli furono potenti, non si levarono contro di loro altre genti. Domi costoro, nacque la guerra contri i Sanniti, e, benchè innanzi che fmisse tal guerra, i popoli latini siribelIasserodaTlomani, nondimeno quando lalerihellione segui, iSanihlieranoin lega con Roma, econ il loro esercito ajutarono i Itomani o domarc 1'insolenza latina. I quali domi, risorse la merra di Sannio. Baltute per molte rotle date ai Sanniti le loro forze, nacque la guerra dei Toscani; la qual composta, si rilevarono di nuovo i Sanniti per la passata di Pirro in Itália. II quale, come fu rihattuto, e rimandato in Grécia, appiecorono la prima guerra con i Carlaginesi, nè prima fu tal guerra fiuitii, che tutti i Francesi, e di là edi qua' deliAlpi, congiurarono contra i Romani, tantochè tra Popolonia e Pisa, dove è oggi la torre a San Vincenti, furono con massima stragesuperati. Finita questa guerra, perspazio di venli anni ebbero guerra di non moita importanza; perchè non combatterono con allri che i Liguri, o con quel rimanente dei Francesi che era in Lomhardia. E cosi stettero tantochè nacque la seconda guerra cartaginese, la qual per sedici anni teime occupala Itália. Finita questa con massima gloria, nacque la guerra macedonica, la quale finita, venne quella d'Antiuco e d'Asia. Dopo la qual vittoria non resto in tutto il mondo nè príncipe, nè republica, che di per sè, o tulti insieme, si potessero opporre alie forze roninne. Ma innanzi a quelPultima vittoria, chi considererà 1'ordine di queste guerre, ed il modo dei procedere loro, vedrà dentro mescolate con la fortuna una virtú e prudenza grandíssima. Talcbè chi esaminasse la cagiono di tal fortuna, la ritroverebbe facilmente, perchè gli è cosa certissimo, chc como un príncipe o un popolo viene in tanta riputazioue, che ciascuno príncipe c popolo vicino abbia di per sè paura ad assaltado c netema, sempre interverrà che ciascuno di essj mai non lo assalterà, se non necessitato; in modo che e' sara quasi come nella elezione di quel potente, far guerra con quale di quelli suoi vicini gli parra, e gli allri con la sua industria quietare. I quali, parte rispetto alia potenza sua, parto ingannati (biquei raodi che egli terra per addormcntarli, si quielano facilmente; c gli allri potenti che sono discosti, e che non hanno commercio seco, curano la cosa come cosa longínqua, e che non appartenga loro. Nel quale errore slanno tanto che questo incêndio venga loro presso, il qual venulo non hanno rimedio a spcgnerlo se non con le forze proprie, le quali dipoi non baslano, sendo colui divenlato potentissimo. Io voglio lasciare andare come i Sanniti stettero a veder vincere dal popolo romano j Volsci e gli Equi; c per non essere troppo prolisso, mi faro da' Cartaginesi, i qualierano di gran potenza edi grande estiwazioue, quando i llomani combattevano coi Sanniti e coi Toscani, perchè di già tenevano tutta 1'África, tenovano la Sardegna e Ia Sicilia, avevono domínio in parte delia Spagna. La quale potenza loro, insieme con 1'essere discosti nei confini dal popolo romano, fece ene non pensarono mai d'assaltare quello, nè di soecorrere i Sanniti e Toscani; anzi fecero come si fa nelle cose che crescono, piü tosto in lor favore eollegandosi con quelli, e cercandoTamicizia loro. Nè si avvidero prima dei1'errore falto, cbe i Romani, domi tutti i popoli mezzi fra loro e i Cartaginesi, cominciarono a combattere insieme delI'imperio di Sicilia e di Spagna. Intervenne queslo inedesimo a' Francesi chea' Carlaginesi e cosi a Filippo re di Macedonia e ad Antioco ; e ciascuno diloro cre(leva, mentrechè il popolo romano era oecupato con 1'allro, che quel1'aiIro lo superasse, ed essere a tempo o con pace o con guerra a difendersi da lui. In modo che io credo che la fortuna che ebbero in questa parte i Romani, 1'avrebbero tutti quei principi che procedessem come i Romani, e fossero di quella medesima virlii che loro. Sarebbeci da mostrare a queslo propósito il modo tenuto dal popolo romano nello entrare nelle provinde d'altri... Dirò solo questo brevemente, come sempre s'ingegnarono avere nelle provincie nuove qualche amico, che fosse scala o porta a salirvi o enlrarvi, o mezzo a lenerla; come si vede che per mezzo de' Capovani entrarono in Sannio, de Camertini in Toscana, de' Mamertini iu Sicilia, de' Sagunlini in Spagna, di Massiuissa in África, degli Eloli in Grécia, di Eumene ed altri principi in Ásia, de' Massiliensi e degli Edui in Francia. E cosi non mancarono mai di simili appoggi, e per polere facilitare le imprese loro c nello acquistare le provincie e nel tenerle. II che quelli popoli che osserveranno, vedranno avere meno bisogno delia fortuna,che quelli che ne saranno non buoni osservatori. Machiavelli. Machiavelli Nicolò, n. in Firenze nel 1469, m. nel 1527: il piü profondo degli slorici e statisli italiani. Sedelle per bingo tempo segretario dcl magistrato dei Dieci di Liberta e Pace; onde gli venne il soprauome di Segrelario fiorentino. A' suoi giorni Firenze fu agilata da molle contrarie fazioni; e quindi egli pote inetter fuori tutta la profonda sua perizia de' politici scaltrimenli. Del resto ò assai malagevole il determinare a qual parte egli propendesse, e a quali norme ¦ohbedisse: pnrochò Iroviamo che fu devoto e contrario a' Mediei, cho sollri la tortura per la liberta, cd acccttò i doni delle tirannidi. Uimosso da' publici affari, si ritrasse alia campagna, dove visse poveramente, edatlese a scrivere la piú parte delle opere sue. lí somiiia svontura che uno scrittore si grande, e tanto superiora a quasi tulti gli uomini deU'età sua nella vera cognizione dell'ailtichità e nella pratica delle cose, invece di alzarsi a gridare contro quelle perfilhe o sleallà che di que' lempi conneslavaiisi col nome di política, abbia voluto invece farsene egli slesso maestro, come se un'arte si trista meritasse d'essere insegnata. Le principali opere dei Machiavelli sono il Príncipe, i Discorsi sulla prima JJeca di 'filo Livio, YArle delia Guerra, eleSíorie; delle quali nessuna può esser lelta inlicra ,1a' giovinetti senza pericolo; il perchè si consigna loro di ricorrere alio varie scelle che se ne hanno, lincho, naturali (1'ingegno e desperienza, possano lenersi sicuri dal veleno delle malvage dollrine in, esse esposte. Ensaio SOBRF, C.M1ÕES — DESCRIPÇÃO 1)0 CIGAXTF, ADAMASTOR. Traducção de Nervi. Porém já cinco soes eram passados Que dalli nos partíramos, cortando Os mares nunca d'oulrem navegados, Prosperamente os ventos assoprando : Quando uma noite estando descuidados, Na cortadora proa vigiando, lima nuvem, que os ares escurece, Sobre nossas cabeças apparece. 9« ! Tão temerosa vinha, o carregada, Que poz nos corações um grniide incdo : Bramindo o negro mar, de longe brada, Como se disse em vão n'nlgurn rochedo. 0' Polostodo, disse, sublimada ! Que ameaço divino, ou que segredo Este clima, e esto mor nos apresenta, Que mór cousa parece quo tormenla? Verão morrer com fome os filhos chnros, Em tanto amor gerados o nascidos : Verão os Cofres ásperos c avnros Tirar á linda dama seus vestidos : Os crvslallinos membros, c preclnros A' calma, no frio, no nr verão despidos, Despois de ter pizndn longamente Co'os delicados pis o arôa ardente. Não acabava, quando uma figura Se nos mostra no ar, robusta e válida, De disforme e grandíssima estatura, O rosto carregado, a burba esquálida, Os olhos encovados, o a postura Medonha e má, e a côr terrena c pallida, Cheios de terra, e crespos os cabellos, A boca negro, os dentes amarellos. E verão móis os olhos quo escaparem Do tanto mal, de tonto desventura, Os dous amantes míseros ficarem Na fervida e implacnbil espessura. Alli, despois quo ns pedras abrandarem Com lagrimas de dor, de magoa puro, Abraçados as almas soltarão Da formosa e miserrima prisão. Tão grande era de membros, que liem posso Certificar-te, que esta era o segundo De Rhodes estranhíssimo colosso, Quo um dos sete milagres foi do mundo: Clium tom de voz nos falia horrendo e grosso, Que pareceu sahir do mar profundo: Arrepiam-se as carnes e o cnbello A mi, e a todos, só de ouvil-o o vel-n. Mais hia por diante o monstro horrendo Dizendo nossos fados, quando olçado Lhe disse eu : Quem ós Iu ? quo esse estupendo Corpo certo me tem maravilhado A boca, e os olhos negros retorcendo, E dando um espantoso e grande brado, Me respondeu com voz pezada e amara, Como quem da pergunta lhe pezarn : E disse : O' gente ousudn mais quequanlas No mundo commetteram grandes cotisos; Tu que por guerras cruas, taes e tantas, E per trabalhos vãos nunca repousas: Pois os vedados términos quebrnntas, E navegar meus longos mares ousas, Que eu lauto tempo ha que guardo, e tenho, Nunca orados d'estrunho, ou próprio lenho : Eu sou uquelle oceulto, c grande Cabo, A quem chamais vós outros Tormentorio ; Que nunca a Ptolemeo, Pompómo, Estrabo, Plinio, e quantos passaram, fui notório : Aqui toda a Africana costa acabo Neste meu nunca visto proinontorio, Que para o polo Antarctico se estende, A quem vossa ousadia tanto offonde. Pois vens ver os segredos escondidos Da natureza, c do humido elemento, A nenhum grande humano concedidos De nobre ou de iuimortal merecimento : Ouve os damnos de mi, que apercebidos Eslão a teu sobejo atrevimento Por todo o lorgo mar, c pela terra, Que inda lias de sobjugar com dura guerra. Fui dos filhos asperrimos da terra, Qual Encetado, Egeo, e o Centimann ; Chamei-me Adamnstor, c fui na guerra Contra o que vibra os raios de Vulcano : Não que puzesse serra sobre serra, Mas conquistando ns ondas do Oceano, Fui copilão do mar, por onde andava A armada de Neptuno, que eu buscava. Sabe que quantas náos esta viagem Que tu fazes, fizerem de atrevidas, Inimiga terão esta paragem, Com ventos e tormentas desmedidas: E da primeira armada, que passagem Fizer por estas ondas ínsoffridas, Eu farei d'improviso tal castigo, Que seja mór o damno, que o perigo. Aqui espero tomar, se não me engano, De quem me descobrio suuima vingança; li não se acabará só nisto o dano De vosso pertinace confiança : Antes em vossas náos vereis cada anno (Se é verdade o que meu juizo alcança) Naufrágios, perdições de toda sorte, Que o menor mal de todos seja a morte. E do primeiro illustre, que a ventura Com a fama alta fizer tocar os ceos, Serei eterna, e nova sepultura. Por juízos incógnitos de Deos : Aqui porá da Turca armada dura Os soberbos e prósperos trophcos; Comigo de seus damnos o ameaça A destruída Quiloa com Mombaçn. Outro também virá de honrada fama, Liberal, cavalleiro, enamorado, li comsigo trará a formosa dama, Que Amor por grão mercê lhe terá dado: Triste ventura, e negro fado os chama Neste terreno meu, que duro e irado Os deixará d'um cru naufrágio vivos, Para verem trabalhos excessivos. Assi contava, e c'um medonho choro, Subilo (Fante os olhos se apartou ; Desfez-se a nuvem negra, e curu sonoro Bramido muito longe o mar soou. Eu, levantando ns mãos no saneio coro Dos Anjos, que lão longe nos guiou, A Deos pedi que removesse os duros Casos, que Adamnstor contou futuros. CO MU! HO. POEMA 1)1 A. GALLEANO-RAVARA, Dedicalo a S. M. VImperatore dei Brasilr. CANTO PIUMO. Or qual parte «'Europa avrá romngglo Uellimmcnsa profícua a (piai lia lanii 1'ülmjIí arttili iiinlii/.iosi v forli Supplícc in iiiii» ciiiwhTii Io spendio Che líli appresii Une Icni.i. ondcl rovii.i (iiii ncsli abissi con inlamia, .. lornl Mcndico e grande; <• imilii ipiiavi il prêmio Colgan iteiropre cho a surtar fu solo 7 Lorenzo (U^la. AHGOMENTO A Colombo che dorme un nngiol scende, E dcl Signor In voglia manifesta; Del noechicro lo Spirito s'accende Ed airiuipresa con fervor sappresla, Ma Belzebú cbe Ia novel Ia apprende La pazienzadcl Cristion molesto, Ed a Gênova a cui quc'chiedc njuto lspira Ia sentenza dei rifiuto. * —bíbsbg--_ . * ma wmÊBÊaseBSÊSSBaÊÊBmaÊmassBsmmmÊÊÊÊÊSBÊSSBSssíi Conlo 1'oprc üèTLigüré lidcchièro' Del Víte âüsonòaiperitantivdtl .' Accresci forza col lud f<teiü'st*»io, Che diede uri íioVbmóntío ál tardo Ispano; D'incredulo gentame condottiero Tal cho segucndo su'lontani poli "• fama 4j colmi clfora f accenno, . La Ebbe a lottare colForgnglio iiniano Delle sue glorie, e dei gran lema degno Ne mico incorrcggibile dol vero; Mi mostri, e'l tuo favor me'u venga in pegno, Ma le procelle e 1'uom sorsero invano A Te dunque Hmib verso i vàlini spicga, Conlro di lui, che sulfelerno acquisto umill à tuoi piè chhidè il stio volo: Ed II gran Vcssillo inalberó di Cristo. Me A te mi volgo, o pellegrina stella grande! Se un sorriso nou gli nega H clemente tuo eiglio. Del mio duole, Che in lua carricrr. áulica il firmamento Allumi di tua luce viva e bella, Ch'esulando singhozza, spera e prega, Qui Ia storia ha confin; non son piü solo; Quando nel Furiar d'ogni elemento, Nômade, pellègrin lá pátria mia Tra le chiome dei turbi, in lua Favella Parli ai nocchicro con amico accento; to Ia proclamo, dove amato io sia. Cosi come dei Mági sul cammino Non mancheràchi contra me severo oltraggiarmi intenda col sogghigno, Splendcvi guido ai Pnrgolo Divino. Ad Tu sei 1'ostro che nmore in sen m'infonde; Perchè non offeriva ai soglio Ibero, tanto si mostro imite benigno Sacra melanconia, speranza pura, Ch» ' Al|e precidei ligurenocchiero' Quando solcando il mar cerco le sponde, ' fedele Epòpea. Ôdiò il málighd Pródiga versi sulla mia sventuru. La UiFarcann possanza in le s'asconde; Cicalare dei volgo, ma nO'l CíirO ClFnltra tu sei Ia mente nVassccura : Quando ad ombra miglior poso securo; Stella dei mari irati, in te"vegg'io cl>ò mi sento nel cor c.orrere il puro Sangue di Giano e dei fratel risolsi. Lo Vergine Maria madre di Dio. Vendicar col mio canto il carcer duro Tu stella dei pensier tempra mia lira vergogne,' gTinsuTii e sé Io sciolsi"! Onde con gngliardia 1'evento canti; Le Di siiblimi conretti tu m'ispira Contro Favaro Ispan forte e securo, Come ispiri nel Ciei Farpe dei santi: Fu perche Ia ragion in me raccolsi; non tutto mi parve amor di Dio La gloria, cho Ia mia mente sospira, E Tumirecn nelfonde tucraggianti: Quei che fece ammiraglio il fratel mio. vidi Alhambra, e 1'immortal Granata Alfnre tuo sciorró inno devoto, E Santa Fis che fu campo Crisliano, E Se tu benigna non ricusi il voto. bebbi dcl Xenil 1'aqua gelata E Iu Signor che America governi E dei Doiro che gonfio irriga il piano, In quello parle si liberdade impera E Assisa a te d'accanto, e seuipiterni E ricordai cbe con lena allannala Lauri si cingo, omobile e sincera; Crisloforo inseguendo il Rege Ispano Limosinò gran tempo senza onore Rampollo c Insiro d'nntenati eterni, Casliglia il Cattolico favore. Di Bellero Fonte delia riu Chimera Giovine aucor col primo onor sul mento Che infestava Ia terra che difendi, di già fremea d'alto desire, Egli AlFItalo cantor 1'orecchio intendi. il cupido guardo alfelemento Ed Del tuo Gran Patrocínio ulfombra i'reco Curo lanciava qual volesse dire: II verecondo mio enrme modesto; Mar, mi darai di gloria il monumento, « Fuggendo il guardo trodilore bieco Chè fra le tue procelle e le tue ire DeFlnvidia mortal, in le m'arresto; felice e superbo lio da levarmi Io Sc non sdegui il mio verso, spero d'Eco Argomenlodi lapidiedienrmi » SulFali, un dimisuri il Cielo infesto seguendo 1'impulso prepotente. E Clfor Fuggo riparundo a questo lido Siccoihe da un'arcana rnan guidato Di mie speranze avventuroso nido. Come Colombo andava pellegrino Corrêa sulFonde c sovra lor lidente Parea volesse impor su leggi ai fato; Cercando il pau per le straniero scale, E quando contro il Veneto insolente Non vergognando d'esscre meschino Noccbiero vcleggiò, pugnò soldato, Nella valle dei pianlo, ove il mortale Arso, il suo legno, fra il furor delfonde Spirto 11'accendeu sofflo divino, E dò' nemici ancor toecò le sponde, li non mostrava in sò (1'uomo clie'l frole, diChioggia non fu Fira fraterna E De'codordi fratelli fra lo seborno Orgogliosn di vittima si bella, Ed il pugnar dei congiurnlo Inferno., Perch'era íisso nella Mente Eterna Nelle virlú, nelFopre a lui minore, Ma forse non uiinor nò pntimenti, Che andasse il nome suo di stella in stella. Finche giungesse alia Mngion Superna, Tal io 1'esiglio porto ed il dolore Daddove ei 1'ebbe in mística favella : Sul mio legno, in baliu (1'avversi venti; <i Colombn nunzia d'un felice acquisto, Naufrago ignoto cbe nel mar si muore Angel Divino, apportator di Cristo. » Al soecorso involato de'viventi, Cosi dei Nilo sovra 1'acque bionde Tu mi snlvi dalfonde, e dai conforto II legno mio guidando, amico, in porto. Vagentegaleggiò 1'Ebreo neonato Finchò Colombo de'1'rulei perfidi udlo per mnn di Dio sovra lo sponde La fanciulla regai l'ha ricovra.to; Lc beffe e 1'ire e le pali da forte, li so fu Giona sulle rabide onde Egli il cammino a civillade aprlo sen delia mnrina orca portato ; In E prêmio riportú d'onte e ritorte, E dei Signor Ia volontà si feo Ma rovesciando il tempo delfObblio Ninive, e da Menfi alFEritreo. Sue leggi iuipose ai Genio delia morte In E Roma lu che di ladrou ricetto E sul denso d'uu mondo il Gran Nocchiero Figliasti per 1'adultere Sabine, Scrisse a lettere clerne: « slolti, èvero! Fincltè purgato il seme in te concettó O Magnânimo Pedro che consoli Di coronu regai l'hai cinto il crine, Queste rive felici col tuo senno, . —> 98 E posto il piè sul mondo egro e soggetto Legittimata nelle tue rapine Ottenesti fra noi nome di buona Di cui storia l'onor scrive e risuona Di trofei non avresti i templi onusti, Nè'l mondo te sapria madre di Gracchi, D'Orazi, Celie Scevoli ed Augusti Cesari, Bruti, Ciceronie Flacchi. Nè regina de' secoli vetusti Saresti ancor, benchè piena di Ciacchi Se i gemini di Rea dei Tebro in riva Di Fausto] La Lupa non nutriva. Nè seggio tu daresti armi e corona A lui cui Pietro consegnò le chiavi; E sul fiume che dà pace alia Sona, Immutabil rampol di Gallici avi Ragionerebbe ai Dio che ne perdona Con il gergo che affrelta cani e schiavi, Rompendo 1'armonia dei sacro idioma Che'l Lazio antico ha sol legato a Romo Cosi la man che Paolo traea Incólume dei mar, sopre le rive D'África ardente, predicar dovea L'Evangelo immortal dei Dio che vive, Tolse Colombo olfira farisea Delle venete gare intempestive, E lo serbò ; perchè nel tempo dato Vinegia vergognasse dei passato. E quanti il mar tiene maggior periglj, Quante Scillee Cariddi in sè rinserre Egli sfidò, sprezzò, vinse ; e gli artigl] Spuntò di Morte, onzi le mosse guerra Quando di Gama fra i superbi fíglj, Nobile invidia delia Lusa terra, Con nova forza e con ardir novello II cammino calco di Perestrello. Valente marinaro era coslui DTtalo germe che passo gran parte Di sua vita sul mor ; or qucsti a lui Data sua famiglia avea, quando nelfarb Incominciò sotto i consiglj sui A studiar delia terra sulle carie; Pago dei doppio dono il Genovese Fatio Lisbona avea per suo paese. Dolce di modi e parca di parola ( Piü che donne quaggiü creder si debbe ) II lare consolo di bella prole Che alfesempio paterno onesta crebbe ; E piü che moglie in genere non suole Piacque oi consorte ed anzi caraTebbe, Perchè 1'angiol pareva in cui fioria Tutto il bello ideal d'ltalia mia. Era la notte a mezzo corso giunta ; E le stelle brillavano nel Cielo, Come alfaltare d'una p,a defunto Versano i seri dei cristiano zelo La luce delia requie ; nè la smunla Fúria dei sonno ancor stendeva il velo Sulle palpèbre ai marinaro ardente, Che come 1'Ocean vasta ha la mente. Pur finalmente quando la natura Lassa richiuse a lui 1'egre pupille, Sovra le braccia reclinò secura La testa; e qui sognòfantasmi mille, Di mille forme, ed angeli di pura Casta sembianza e Spirti di íaville Di Cielo accesi, e di bianchissime ali Che cantando scendean 1'aule immortab Nei deserticosi delia Giudea, Per volere delfEssere Immortale Le falangi degli angeli vedea Discendere e salir per 1'auree scale, 11 Padre abramo, mentre che giacea Nel sonno immerso; c si 1'amaro sale Dcll'esiglio tempravogli il Signorc Colla promessa di region miglioro. Quando il ribelle Spirto per 1'orgoglio Di sua beltà volle pugnar col Padre Che dei mondo o dei Ciei regola il soglio, Ei lo geltò colle seguaci squadre Nelle bolge d'averno ; ed il cordoglio Onde oggravar di quelle turbe ladre, Angeli novi, in loro vece Eifea Col gran voler di sua possenle idea. (Continuerà. II Passaggio Dcl Capo Dl Buona Mprrany.it. (Vasco di Cama, richiesto dai rc di Mclintla, gli narra lc navigazioni de' Portoghesi, c, dopo avcrgli nferitu come toecassero a varj punti dcl lido africano, dr.nritr ü loro passaggio prenso ü capo di Buona Spmtnia, introditcendo un imaginosa ptrsonificazione dei rtif>-> stesso, nel gigante Adamastoro.) Lasciom 1'infame piaggia, o già pel cielo lira scorso sereno il giorno quinto ; Scote un'auretta sol 1'azzurro velo, Ed ogni legno a fácil corso è spinto : Ma poichè alfombre ed ai noiturno gelo Fatto avea loco il nuovo sole estinto, Improvvisa veggiam sorger sulfonde Nube che cielo e mar mesco e conlbndc. Cotanto meno orror d'ombre cadenti, Che d'un alto spavento il cor ei preme; Sieguesordo muggird'onde bollenti, Come di mar che inlorno a scoglio fretue Oh ciei! teslo gridai, quai fier portenli Questo bárbaro clima unisce insieme ! Quai minaccie son queste, e a si grandire Come resistir può mortale ardire ? Ed ecco o noi sull' aer cupo innante Grandeggiare repente aspetto umano, Che dal feroce volto alie gran pionte Tenta lo sguordo misurarlo invono. Faunoombra gl'irli crini ai fier semblante : liosseggian gli occhi entro un informe vatm . Ha nera bocea, gialli denti, e irsuto E lorvo stassi e squallido e barbuto. Anzi di tante e si gran membro appare, Che sol non fia quei che di Rodi ai liti Sorge Colosso sul soggetto maré, Meraviglia di secoli infiniti; li già scioglie la você, e tuono pare Ch'esc.1 dalfonde, ed il fragor ne imiti Noi tutti palpitiam, che 1'aspra você Fiede, ed il volto rimiriam feroce; E grida : o tu che, già crudeli guerra Vinte, ti perigli superali e slenli, Nè paga ancor delle soggette lerre frapposli ai mortal conlini or lonti, li per queste onde anco t' aggiri ed erre, Ov'io governo le procelle e i venti; li cbe violore non pote finoro Ardilo dente d'àncora e di prora ; Poichè dell'aque c di natura il regno A scoprir vieni audace gente, e speri Trarne tu sola ciò che n umano ingegne, II volger non scopri degli ai.ni interi, Ascolta quole dal mio giusto sdegno Mercede avranno i tuoidisegni olteti, Ch'io 1'ire accoppierò con lal consiglio Che fia maggior dei danno il gran periglio. I legni tuoi qui terra e mar nemici Avranno ovunque alto destin li mene, Che lin raccôrre i naufraghi infelici Irate sdegneran le avare arene: li sciolga purê con si fausli auspici La prima arurata che dal Tago viene, Che invan, fra 1'onde e le procelle avvoltc, Cercherà d'Oriente ov'era volta. DalPoscura mia nube allor freuiendo Lui punirò che di scoprirmi ardio, lid ai venti e ai sonar de'flutti orrendo Unirò il plauso dei Irionfo mio; Nè tanto sol da mie vcndetteattcndo, Ma ognor mi leverò pifa crudo e rio, lid a to giungerà novclla grave Di noechier perso o naufragata nave. E primier fia colui chc alierà cinta LTllustre chioma a niun altro seconda, Chè di Mombazza c di Chiloa giá vinta L'alla vendetta il seguirá per 1'onda; E scatenali i venti, e urtata e spinta La bella nave, io sulfignuda sponda Disperderò dei gran guerriero Possa, E falte spoglice la temuta possa. •Anco per questo mar giovine amante Trarrá la face dei suo casto ardore, Quasi il soave guardo e il bel sembiante Potesse 1'ire raddolcirmi in core; Ma io desterogli a lergo la sonante Protella, e fra il periglio ed il terrore Dall'iigitato mar balzati appena I ligli lascerá su nuda arena. Non raccoglierli ai seno, e non il pianlo ltitenerc potrà la cara vita; E i duri Cafri a minacciare intanto Usciran lei giá limida e smarrita, Chc, igniida il hianco piede escinta il manto, Fuggirà per le arene impaurita, li invano, dal fuggire onsante stanco, Reggeríl sullo sposo il giovin fianco : Perchè le molli piante dilicate Fará vermiglie o 1'arsa sabbia o il pruno. Nè ricovrar potran dalle gelate Notti, o dal fero raggio a tetto alcuno ; li poichè non avran cui far pietate Cbe i sordi scogli e il mar turbato e bruno, Anco indivisi ncH'aiigustie estreme Pregheran morte che gli sciolga insieme. Volea seguir; ma: Chi sei tu, che tanto Aer col corpo ingombri, allor diss'io, li che di minacciar farroghi il vanto Con torvo ciglio e con parlar piü rio? Ei torse il liero ceflb, e lungo intanto Spaventoso sospir dal sen gli usclo, Come colui che di sventura acerba Viva ai cor la ferita ancora serba. 5Quel Capo io son, che per terror da voi Tormento è dello (indi soggiunse iraloj li di cui saggio alcuno o prima o poi Nè seppe il nome, nè conobbe il fato; África chiudo, e da'confini suoi Con alto promontorio anco intentara AH'Antártico vo, nè guardo inulto Questi mari ove rechi il primo insulto. Me fier di nome e forze, Adamastoro Espose alie mortali aure la Terra, E il primier fui dei numer di coloro Che i numi stessi minacciar di guerra; Chè 1'onde io corsi a par di Noto e Cor», Sfidando lui che il gran tridente afferri, Mentre i germani miei con torva fronte Inverso il ciei monte imponeano a monte.. Qui sul duro pensier le crude gote Bagnò di pianto, e a'guardi miei si tolse; Fremè il turbato maré, e in larghe rote La spaventosa nube indi si sciolse. Supplichevole destra e purê note Tosto lumil mio spirlo ai ciei rivolse, E, Tu, dissi, o gran Dio, che n'hai guidati, Deli tu cangia, chè il puoi, gli acerbi fali. L. CAMOENS. (Trad. di a. nervi. Eplgramml. I. Perchè i tuoi libri son si rovinati? Perchè i miei tarli sono addoltrinati. II. Signor Baron di che si parla in corte?Di galline e di bestie d'ogni sorte.— Eccellenza che dice?—Ma di quale?.. Di qual corte parlate?—la reale!— Fin Ia ei pensi un pò Vossignoria, Io credea che parlasse delia mia. Sclarade. i. Da un bárbaro marito—Fu il mio primiero ucciso II mio secondo amaro—raro si dice in viso Suoni di gioja e duolo,—d'amore e magistero Rilrovare tu puoi—Sui Mi dell'intero. II. Col primo un animal noto uTinsegni; Ed una quantità colValtro noti; Quando fíníier non compie i propri impegni Col nome dei primier sempre il dinoti. Lc sciarade precedenti sono:— Pensi-tro — T»m.ne—Pen-:taBreti-iino—PaUa-dio—La-re. , IOO FIORITA CANESSA E C, com loja de fazendas, rlia da Quitanda n. l(i. JkJl\l!*CIOS. BRITO E BRAGA, litograplila, travessa iTOuvidor, n. 17. Os senhores assigiiantcs da província podei» unviar o preço «lc sua nssignatiira neste escripiorio— utn triaiestre ;S.5WO, um anuo t£,ooo— ARCANJO FIORITO, com fabrica de massas alinionlarcs preparadas «le tapioca, próprias para esle paiz, fornecedor «iaCasa Imperial, rua «le S. C.hristovão ... .Vi. Mil. FBANÇOIS PAOIET, coln grande armazém de nouwauiis rua do Ouvidor n. G'i. Para todas as pessoas que quizerem assignar-se por ura anno a folha lideraria .taliana protegida por S. M. o Imperador. Dirigir-se no escripiorio da Iride Italiana, rua cia Quitanda n. 105 Sobrado, BOM GUARDA-LIVROS, omn pessoa receni-eiiegada, com grande pratica de negocios mercantis, e das liíguas llaliana, Franccza e porliigueza, que já descinpenhou na Kuropa por annos ò lugar de guarda-livros, sendo para isso governativamente autorisado, queria encarregar-se da «'scripluração de partida simples «... doh.ada de qualquer companhia, administração, casa bancaria ou ,«.,>,me,ciai. Para informações dirijain-se ao Consulado Geral de Sardenha, ou na Praça do Commereio ao Sr. Antônio IJordo, COLLEGIO TINTORl EM MTIIEIIOV: recebem-se penslonislas a lOOJSOOO, incios-pensionislas (iaíf.000 e externos 305000. 2Í|S>000 e 16$O00 por IriniesIre. Osprogrammas acham-se no escriploriodesle jornal Ilua da Quitanda li. 10;>. RAPIIAEL DE AGOSTINI, pinior ilaliano eiic.urega-se de qualquer pintura de decoração de casas, como a fresco, a tempera, a colla,, a óleo e tudo o que pertence a sua arle. II.ia de S. Carlos eu, Mailaporcos chácara «pie tem a bica (higua. PUA11MACIA IT ALIAS A DE JOSÉ CANOIU : Nesla bolica acham-se Iodas as mais modernas preparações chimicas c pliarmaceuticas rua da Quitanda n. 52. FRANCISCO JOSÉ DE CASTRO LEITE, com loja de cl«;í, vidros para vidraças c espelhos, quadros e estampas bonecas, grande sortimenio de brinquedos para crianças, único deposito das pululas da vida, rua do Sabão n, !t!2. ANNUNCIOS ANNUAES GRÁTIS DAVID AMIGO ; Loja de fazendas de seda e algodão. Mtheroij, rua Direita n. 35. Sr. OllLANDIM : Professor da lingua italiana, rua dõ ítegenlc n. 55. CURSO COMPLETO THEORICO-PRATICO Sr, BALBI: professor de ilaliano recado na livraria de Mr. Gartiier, rua do Ouvidor n. 69. SIGNOIUFRATELLI MtCHELl: ineisori in legnoedin meialli orelici eargcnticri, largo de S. Francisco. Coiiintabilidaile comnirrrial « administraUva e língua» vivsr«. DEPOSITO DE PIANOS DO Sr. BEVILACQUA: rua dos Ourives n. 53. Sr. VAUílONE : professor de línguas, arillmieiica, calligraphia recado no escriplorio da Iride Italiana, rua da Quilanda n. 105, DUAS VHZKS 1'OIi IU \, AULAS NOCTUIINAS: de ilaliano inglez e francez d, professor A. Galleanollavara, todas as noites as 8 horas, ria da Quitanda n. lo5sobrado. AS 7 DA MANHà li AS 7 DA TARDE. Um PROFESSOU DE LÍNGUAS: desejaria encontrar uma família de fazendeiro para leccionar francez e inglez. Dirigir-se com caria fechada á X. T. A. no escriplorio da Iride Italiana. Os professores ,1. Galleano-Rafara r Pedro Boslsio Hondjnc vão abrir as aulas do seu curso commercial depois da Páscoa. UMASEMIOlíA FRANCCZA: oíTcrccc-se para ensinara tocar piano. Dirigir-se à lí. C. no escripiorio desta folha. QUATRO CURSOS. GERALDO ANTÔNIO HORTA, professor de piano, rua doKogo n. 18. SUSPIROS DE MINHA \E\1A: improviso para piano forte pelo prof. Geraldo Antônio Horta, vende-se uu rua dus Ourives n. (il loja. Outras composições do mesmo autor em casa do Sr. Paula Brito Praça da Consiituicãon. 6/j. i." Arithmelica geral, contas de juros, contas correntes a numero, comas escalares, câmbios, etc, lingua franccza, lingua fadada e esiylo epistolar. 2." Kscriptnração dos livros por partida simples e dobradas, administração, lormulas, letras correspondência, noções geraes do código do comitiercio, língua franceza, correspondência franccza, historia. 3." líepnrtieõos e apresentação de contas das quebras, methodo de alireviaçã,; na escripluração, calligraphia, lingua inglcza fatiada c estylo familiar li," Administração particular administração dos estabelecimentos publiros, reparlições das heranças, lingua ingleza, eslylo epistolar, noções de língua italiana. | J UMA PESSOA prelende arranjar-se om casa dciim fazendeiro para direclor de alguma liara: elle pôde dar provas do saber tanlo cm medicina para os cavados, como também do-; conhecimentos bastante para o melhoramento das raças. Klle já foi direclor cm algumas ILiras importantes e regias em lloma c no lleinoiie Napoles. Dirigir-se ao escripiorio desie jornal, COLLEfifO DE EDUCAÇÃO DE MENINAS de I). Anua Castro, n. 8, admittem-se pensionistas meia-pensionislas e externas. largo «to llocio DISTIirilLTÇ.AO. FABRICA DE FLORES AilTIEiClAES, de iodas as qualidades e feilios, por preços moderados; de panno e de pennas, a varejo c pur alocado ; para bailes ' igrejas, etc, etc. de losephina li. Bcaudoin e C. rua do Cano n. /f2. Lavam-se cliapíus de palha e poem-sc como novos, e enfeitam-se. Tem papeis trabalhados a renda bordada para enfeite de maços de dores, c para enfeite de bandejas; sortimenio de chapíos para senhoras, pássaros embalsamados «¦ mais gêneros adoptados á sim fabrica e ne^ji-io. As encon,,.tendas, «Io ip.e a ca-.;, não liver proinpto na occasifio «to pedido, serão aprompiadas com muita brevidade. As lições são todos os dias, duas horas de manhã e duas lioras de tarde, o I., curso è nas segundas, quartas e sextas de manhã; o 12." curso é nas ture/is, ipiiut.i> e sabbados de manhã; o ,'i." curso c nas segundas, ipiarlas o sextas de tarde ; o V curso <• nas terças, quintas v sabbailoá de tarde. U preço mensal com direito a um só curso é d" 9.-000, adiantados. Hccebem-se as assignaiuras das pessoas tjuu (pii/.erem seguir estes cursos no cv criplorío da Iride Italiana, rua da Quitanda n. íüj. DOMINGOS [¦' MIAM : ourives fabricame da Casa Imperial e Capella ' rir. dos Ourives n. 58, magníficos objeclos d; brilhantes e pedras preciosas obras de ouro e d: praia : e compra Ioda a qualidade desla« pedras o nietaes. VERNIZ para couro, sapatos, arreios, e para coberturas de seges, clr doautor NicolasO.lolf, ii.. S. 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' 0 MONITOR CAMPISTA de Eugênio llrirolens, pulilicn-so as turcas c iji.intns feiras, o nos sul.l.ndos : Praça rins Verduras Campos. j Assinatura:—lis. 10;OOÜ por a..110 011 59000 pnr semestre. Os ;,..:..meios relativos íi negócios dos Srs. n.ssignantcs são inseridos sem retribuição ; os que não estiverem neste caso pagarão áill rs. [ S até k linhas, e «le í para einii. üO rs. por linha. Quaesquer otilras publicações lar se-lião pelo preço «pie se conveneionar. I .Numero avulso 120 rs. ; TYPOGRAPIIIA j JOÃO MARTINS DE FREITAS, ferragisla na rua Direita n. 31. RUA DA ALFÂNDEGA N. 210. José Soares pf. Pinho, dono da Typographia Americana, encarre- JOSliGOIII, fabricante de figuras de barro, rua do Espirito Santo. MCOÍ.O FACCIUNETT1, professor de desenho e da língua italia liana, rua (|0 «Callei ' n. ISO. j 1 | Rio de Janeiro.-Typ. Americana AMERICANA, ga-se de Iodas as publicações, prometlendo servir as pessoas ,[110 lhe fizerem a honra de o procurar com lodo o zelo e promptidáo, o poi preços moderadíssimos. de Jos;i SOARES DE PlMlO, RUA DA Al.l AM.ECA N. -J10.