SCHEDA 41 Jan van Eyck, “Ritratto di coniugi Arnolfini”, 1434, olio su tavola, 82 x 59,5 cm, Londra, National Gallery. L’opera è del 1434 e raffigura Giovanni Arnolfini, uno fra i suoi più agiati committenti trasferitosi da Lucca a Bruges nel 1420, con la moglie Giovanna Cenami. I due protagonisti vengono immortalati al centro della loro camera da letto. L’ambiente è descritto con molta attenzione: a destra il letto a baldacchino, ricoperto con una stoffa di colore rosso intenso; sul fondo della stanza, sotto lo specchio, un divanetto rivestito con il medesimo tipo di stoffa rossa; a sinistra e sotto la finestra aperta, una cassapanca lignea sulla quale sono poggiati alcuni frutti. Il pennello dell’artista si sofferma su ogni minimo dettaglio: il pavimento con le travi in legno, la corona del rosario appesa al muro, il lampadario di ottone che pende dal soffitto, i vetri piombati della finestra. Mai prima d’ora si era vista una scena ambientata in un interno così nitidamente e dettagliatamente descritto, una pittura dove la stoffa è stoffa, la pelliccia è pelliccia, il metallo è metallo. Particolare è la posa dei due personaggi: entrambi sono scalzi gli zoccoli di lui sono in primo piano, mentre le calzature di lei sono in fondo vicino al tappeto – e congiungono le mani, mentre l’uomo solleva la destra come se stesse prestando giuramento. Probabilmente infatti stiamo assistendo al rito del matrimonio degli Arnolfini, poiché allora per rendere ufficiale un’unione bastava che l’uomo e la donna si dessero una mano, pronunciando una solenne promessa verbale alla presenza di testimoni. Alla luce dell’interpretazione del quadro come testimonianza e memoria visiva del rito nuziale, molti degli oggetti presenti nella stanza assumono anche valore simbolico più o meno esplicito: i due amanti sono scalzi per sottolineare la sacralità del momento; sul lampadario l’unica candela accesa in pieno giorno rappresenta la luce divina; il cagnolino davanti alla coppia simboleggia la fedeltà coniugale; i frutti sulla cassapanca, simbolo di fertilità, alludono a future nascite. Sembrerebbe che manchino i testimoni a completamento della scena delle nozze. In realtà due personaggi maschili, uno vestito di rosso e uno vestito di blu, sono fermi sulla soglia della porta, in quella parte della stanza che il pittore non ha dipinto “direttamente”, ma che indirettamente ci mostra tramite lo specchio convesso appeso alla parete di fondo. Contornato da una cornice in cui il pittore ha dipinto le storie della Passione di Cristo, lo specchio riflette la stanza deformata, i coniugi Arnolfini di spalle e i due probabili testimoni. Uno di essi potrebbe addirittura essere van Eyck, che per ritrarre la copia doveva essere proprio in quella posizione e, comunque, sembra che il pittore voglia farcelo credere poiché pone la sua firma proprio sopra lo specchio, in un luogo ben visibile e insolito: Johannes de Eyck fuit hic, 1434, cioè “Jan van Eyck fu qui, 1434”. Dunque una sorta di dichiarazione di presenza in quella stanza, in quel preciso momento.