BOLLETTINO ANNO 103 N .17 • 1' QUINDICINA • 1 NOVEMBRE 1979 SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE GRUPPO 2° (70) SALESIANO RIVISTA DELLA FAMIGLIA SALESIANA FONDATA DA SAN GIOVANNI BOSCO NEL 1877 13"1121r11 111' V ommario RIVISTA DELLA FAMIGLIA SALESIANA fondata da san Giovanni Bosco nel 1877 Quindicinale d'informazione e cultura religiosa Foto Giuseppe Modena Servizio di copertina, pag . 8-10 DIRETTORE RESPONSABILE DON ENZO BIANCO Collaboratori . Giuliana Accornero - Pietro Ambrosio - Marco Bongioanni - Teresio Bosco - Elia Ferrante - Adolfo L'Arco Fotografia Antonio Gottardt Archivio salesiano : Guido Cantoni Archivio Audiovisivi LDC Diffusione Arnaldo Montecchio Fotocomposizione e Impaginazione Scuola Grafica Salesiana Pio XI - Roma Stampa Officine Grafiche SEI - Torino Autorizzazione Tribunale di Torino n . 403 del 16.2 .1949 Missioni Salesiane. Aperte in Africa nuove frontiere, 3-5 Salesiani in Africa, paese per paese, 5 Bolivia. Don Dante dei serpenti, 35-38 Filippine. Il rione di Tondo non si riconosce più, 40 Giappone . La signora Yoko è diventata Sabina, 39 India . Ma i loro figli vanno a scuola nella missione, 40 Italia . L'anno del fanciullo nel "Club dei centomila", 39 Venezuela. Fare Chiesa nell'altra Caracas, 8-10 Asti . I fioretti di Don Alfredo, 6-7 Libreria, 10 - Brevi da tutto il mondo, 39 - Ringraziano i nostri santi, 41 - Preghiamo per i nostri morti, 42 Solidarietà missionaria, 43 . IRm LR SCUOLA DI RELIGI WE PER 1JOStR1 ~ FIGLI SALESIANO ANNO 103-NUMERO 17 1 NOVEMBRE 1979 Un anno con Don Bosco (Calendario Salesiano) Anche per l'anno 1980 il Calendario Salesiano offre le immagini care : l'Ausiliatrice, Don Bosco, i ragazzi di casa nostra e quelli del terzo mondo che sono tutti nel cuore del progetto salesiano . Qualcuno scherzando ha detto che un calendario è soltanto "roba da chiodi", perché appunto viene appeso a un chiodo . Ma può essere molto di più : il Calendario Salesiano è anche un modo per ricordare, per richiamare se stessi all'impegno operoso in favore della gioventù . Pag . 11-34 VO& I E Noi o oGUM O ff k i NOSTRI PADRI L'EDIZIONE DI META' MESE del BS è particolarmente destinata ai Cooperatori Salesiani . Redattore don Armando Buttarelli, Viale dei Salesiani 9, 00175 Roma . Tel . (06) 74 .80 .433 . IL BOLLETTINO SALESIANO NEL MONDO Il BS esce nel mondo in 39 edizioni nazionali e 20 lingue diverse (tiratura annua oltre 10 milioni di copie) in : Antille (a Santo Domingo) - Argentina - Australia - Austria - Belgio (in fiammingo) - Bolivia- Brasile- Centro America (a San Salvador)Cile - BS Cinese (a Hong Kong) - Colombia - Ecuador - Filippine Francia (per i paesi di lingua francofona) - Germania - Giappone Gran Bretagna - India (in inglese e lingue locali malayalam, tamil e telugù) - Irlanda - Italia - Jugoslavia (in croato e in sloveno) - Korea del Sud - BS Lituano (edito a Roma) - Malta - Messico (due edizioni) - Olanda - Perù - Polonia - Portogallo - Repubblica Sudafricana Spagna - Stati Uniti - Thailandia - Uruguay - Venezuela . DIREZIONE DEL BS ITALIANO Via della Pisana 1111 - Casella Postale 9092 00100 Roma-Aurelio . Tel . (06) 69 .31 .341 Collaborazione . 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Da Castelgandolfo, residenza estiva, era sceso in riva al lago di Albano in mezzo alla gente, e alle otto celebrava la messa per i pochi abitanti e i molti turisti . La funzione si svolgeva nella nuova chiesa "Madonna del Lago", che Paolo VI aveva voluto per la pietà dei fedeli . (Da quell'altare, l'anziano Papa si era come congedato il giorno dell'Assunta di due anni fa, dicendo : «Chissà se avrò ancora - vecchio ormai come sono il bene di celebrare con voi questa festa? Vedo approssimarsi le soglie dell'aldilà. . . ») . Il due settembre scorso, ad accogliere il suo successore, c'era don Fiorangelo Pozzi ; il parroco salesiano di Castelgandolfo, che papa Wojtyla chiama con arguzia «il nostro parroco» . Era un giorno speciale quello, per don Fiorangelo . E non solo perché come ha ammesso - «è difficile abituarsi alla presenza del Papa : ogni incontro è come se fosse il primo, l'unico» . Quel giorno il Papa aveva in serbo per lui un dono, il crocifisso di missionario . Glielo consegnò prima del Credo, e accompagnò il gesto con le parole : «Questa sua decisione di andare in missione ha segnato la parrocchia di Castelgandolfo con una impronta della missione salvifica della Chiesa universale . Tutta la Chiesa, in ogni sua parte, si trova in stato di missione. Il fatto che don Pozzi, dopo aver compiuto degnamente e fruttuosamente il suo compito pastorale qui vada in missione, significa che la parrocchia di Castelgandolfo, la diocesi di Albano, la Congregazione Salesiana partecipano attivamente alla missione della Chiesa universale» . Di fatto don Pozzi aveva in tasca la lettera di ubbidienza del suo superiore, che lo destinava nel lontano Zaire . E proprio quel superiore, il Rettor Maggiore, un mese prima aveva consegnato il crocefisso missionario a tre altri salesiani, sul punto di partire per l'Etiopia e la Liberia . Disse allora don Viganò : «Auguriamo a questi iniziatori che possano avere la profondità della fede, la creatività della fede, per poter fare di questa spedizione africana l'inizio di una invasione salesiana dell'Africa» . Invasione, con la crisi di vocazioni che ha colpito la vita religiosa in questi anni, sa di iperbole ; ma si sa, bisogna puntare in alto se si vuole ottenere qualcosa . Finora, troppo poco . I missionari salesiani sul punto di partire per l'Africa non mancano : provengono da Italia, Malta, Stati Uniti, Cile, Argentina, dalle Filippine . Sull'Africa c'è oggi, da parte salesiana, una convergenza di attese e di interesse un tempo sconosciuta . Il motivo? Va forse ricercato nella sensazione di aver fatto troppo poco finora per il continente nero . I salesiani presenti in Africa sono 357 appena, mentre sono 2 .200 in Asia, 4 .700 in America, 9 .800 in Europa. Le FMA in Africa sono anch'esse pochine, 261 in tutto, su quasi 18 mila distribuite negli altri continenti . E pochissime sono le vocazioni locali (53 soltanto risultano i salesiani di origine africana) . I figli di Don Bosco si trovano in 17 stati africani (da tre si sono dovuti ritirare), ma in pochi hanno una pre- senza consistente . Il motivo della nuova attenzione salesiana all'Africa forse va ricercato anche in un altro fatto : l'Africa cristiana oggi quest'attenzione se la merita, perché è giunta a un momento storico cruciale e decisivo . L'Africa attende. L'Africa è in costante espansione : oggi ha 425 milioni di abitanti, per il 2 .000 sono previsti 850 milioni. La Chiesa cattolica si dilata in proporzione anche maggiore : nel 1900 i cattolici erano un milione e mezzo, nel 1927 erano 4 milioni e mezzo, oggi sono 50 milioni e continuano a crescere di 2 milioni all'anno . Agli inizi del secolo erano solo il 2% della popolazione africana, nel 2 .000 si prevede saranno il 18% . C'è dunque in Africa una Chiesa giovane (avrà avuto un passato illustre, ma esso è ora pressochè interamente sepolto) : l'evangelizzazione è ricominciata quasi da zero da pochi decenni appena . Il suo clero è ancora limitato, e i missionari provenienti da cristianità più antiche sono ancora oggi quanto mai necessari . I sacerdoti in tutto sono 16 mila (troppo pochi per 50 milioni di fedeli), e due terzi di essi provengono dall'estero . I 360 vescovi, sono invece per tre quarti africani, e assicurano l'impronta africana alle loro Chiese . Chiese ricche di problemi, ma anche di iniziative e di capacità creativa . Ci sono problemi sociali e politici, come la rapida urbanizzazione (anche in Africa avviene l'assalto alle città, le periferie si gonfiano di emarginati che faticano a inserirsi) . E problemi religiosi, come il matrimonio cristiano e l'unità familiare, ritenuti in molte aree 3 un vincolo troppo pesante ; come la nazionalizzazione delle scuole, che in molti paesi priva le comunità cristiane di un canale fondamentale per l'evangelizzazione . Per questi e tanti altri motivi l'Africa attende con viva impazienza . E è un'impazienza già condivisa ai suoi tempi da Don Bosco . "E' uno dei miei sogni" . Se mai a Don Bosco si può riconoscere un hobby, forse è quello del mappamondo : tante volte lo videro chino su quel grosso globo a frugare con gli occhi in tutti gli angoli della Terra, a congetturare le sue imprese missionarie . Poi le fantasie lo rivisitavano nei sogni, e l'Africa era ben presente nei suoi sogni missionari. Nel 1876, raccontò, « a sud vidi gli africani . . . » ; e c'erano i suoi salesiani e le sue suore che prendevano per mano frotte di ragazzi . Nel 1885 di nuovo : «Mi parve di essere nel centro dell'Africa, in un vastissimo deserto. . . » . Nell'86 una pastorella che pareva ben informata lo invitava a tracciare una linea da Pekino al Cile, col suo centro nel cuore dell'Africa ; e lungo tutta quella linea egli scorgeva tante stazioni missionarie con i suoi salesiani . Sogni . Ma quando a Parigi il card. Lavigerie, intrepido missionario e fondatore dei Padri Bianchi, lo salutò in pubblico (e con la retoria dell'epoca) : «L'Africa vi attende, o novello san Vincenzo! », Don Bosco rispose semplicemente : «Stia pur persuaso, signor Cardinale, che se noi potremo fare qualcosa in Africa, tutta la famiglia salesiana è con me a sua disposizione . In quella terra io manderò i miei figli» . Era il 1883 . Tre anni dopo, altri rappresentanti della gerarchia africana tornavano a bussare alla sua porta ; e ancora Don Bosco : « Questa missione è un mio piano, è uno dei miei sogni. Se io fossi giovane, prenderei con me don Rua e gli direi : andiamo a Capo di Buona Speranza, in Nigeria, a Kartum, nel Congo. . . » . Poi, assorto, continuò : «Che bel giorno sarà quando i missionari salesiani del Congo daranno la mano a quelli dell'Africa del nord! » (Non molti anni prima, i giornali avevano raccontato la temeraria avventura del missionario Livingstone smarrito nel cuore dell'Africa nera, e il mondo era rimasto col fiato sospeso finché Stanley non lo ebbe ritrovato e gli ebbe stretto la mano . Attraversare l'Africa per stringersi la mano, allora poteva sembrare un'impresa fascinosa anche per i missionari e i santi) . Infine, un mese prima di lasciare la terra per il cielo, Don Bosco bisbigliava con un filo di voce all'orecchio del suo vescovo missionario mons . Ca4 gliero : «Con la protezione del Papa, voi andrete in Africa . Voi la traverserete, abbiate fiducia . . . » . E sarà così . Il suo sogno non fu realizzato da lui, ma tre anni dopo sette salesiani inviati da don Rua lasciavano il porto di Marsiglia diretti a Orario in Algeria . Una sola Ispettoria. « Ci mancano molte cose - scriveva appena giunto a Orario il direttore della Comunità salesiana don Carlo Bellamy - . Ma l'unica cosa indispensabile, la grazia di Dio, ci fa sopportare tutto con coraggio» . E come andare per il sottile, con tutto quel che capitava sotto i loro occhi? Orario aveva allora 60 mila abitanti, molti europei, e «molti fanciulli erravano per le strade come bestiole, ignorando anche le cose più essenziali per poter essere ammessi alla prima comunione» . Sotto, allora, con l'oratorio, le scuole esterne e un piccolo internato . E due anni dopo arri- Lago di Albano, 2 .9 .1979. Giovanni Paolo li consegna il crocefisso missionario a don Fiorangelo Pozzi, parroco di Castel Gandolfo, destinato alle missioni dello Zaire. (Foto : A. Mari) vavano le FMA, che nel '98 aprivano una seconda opera. E poi fu la volta della Tunisia, dell'Egitto, Sud Africa, Mozambico, Zaire, Marocco, ecc ., fino all'Etiopia (1975), alla Liberia e Kenya (1979) . Ma - si è già rilevato - non si tratta di quella presenza massiccia che si è avuta in altre parti del mondo . Uno sguardo alla "finestra" pubblicata qui accanto lo rivela . Esiste una sola Ispettoria salesiana africana (quella comprendente Zaire, Rwanda e Burundi), e tutte le altre opere, che non sono poi molte, dipendono da lontane Ispettorie d'Europa. Salesiani e FMA insieme raggiungono appena quota 600, e le loro opere - contando anche quelle piccolissime - sono solo 79 . Il sogno africano di Don Bosco finora è rimasto piuttosto mortificato . Ma ora si sente il bisogno, e si è deciso, di fare di più . La nuova frontiera . Era il centenario delle missioni salesiane (1975), e nella Famiglia salesiana si parlò di un doveroso rilancio missionario, di una "nuova frontiera" da aprire in Africa . Quell'anno stesso si cominciò, con la prima opera salesiana in Etiopia : una scuola professionale nel Tigrai, dove si insegnano ai ragazzi del posto i mestieri più semplici ; una scuola che ha fatto dire di recente al locale Provveditore agli studi : «Ce ne vorrebbe una così per ogni città della nazione » . Ma era un gesto simbolico, tanto per cominciare. Poi il Capitolo Generale svoltosi nel 1977 fece sua l'idea, e decise : «I salesiani si impegnano ad aumentare notevolmente la loro presenza in Africa» . Ora don Bernardo Tohill, il superiore delle missioni, prospetta in questi termini la nuova frontiera : «Abbiamo la speranza di aprire almeno due centri, con tre o quattro confratelli per ciascuno, in sette o otto nazioni ; potremo così essere presenti in Africa con circa 80 salesiani in più entro il Capitolo Generale del 1983» . Ottanta missionari non sono una "invasione", ma sono pur sempre qualcosa . Per attuare il programma, sulla fine del '78 il Consiglio Superiore ha nominato una commissione incaricata di studiare «la scelta di luoghi, tempi e modi per l'attuazione di nuove frontiere in Africa, e per esaminare altre richieste di impegni missionari giunti al Rettor Maggiore» . Così don Viganò - sul cui tavolo fioccano le richieste di aiuto firmate dai vescovi - ha descritto il lavoro gia svolto dalla commissione : «Abbiamo cominciato a considerare le località più confacenti con la nostra specifica missione . Abbiamo poi catalogato le domande secondo criteri preferenziali a favore dei giovani poveri, e secondo la possibilità di vocazioni locali . Infine abbiamo programmato viaggi di membri del Consiglio verso differenti località africane» . I viaggi hanno fruttato copiosi rapporti e piani di intervento (il vescovo di Luanda, capitale dell'Angola, ha presentato da solo 15 progetti diversi, purché almeno uno risultasse adatto) . E per coordinare le nuove fondazioni un salesiano è stato chiamato dagli Stati Uniti - don Arrigo Rasmussen - col compito di collaborare nel dicastero delle missioni . Intanto i primi missionari cominciano a recarsi nelle nuove destinazioni . In Etiopia si sta rafforzando la comunità di Makallé, allo scopo di scinderla al più presto : alcuni suoi componenti - quasi per venire incontro al desiderio del Provveditore agli studi del Tigrai - andranno ad aprire in Addis Abeba una scuola professionale ; tre salesiani sono giunti a Monrovia in Liberia, e un altro presto li raggiungerà, per occuparsi di una parrocchia con centro giovanile e di una nuova scuola tecnica (specializzazioni in falegnameria, ebanisteria, e per muratori) . In più il Consiglio Superiore ha approvato l'apertura di opere anche in Angola, Benin, Kenya, Senegal e Sudan . "Se andare non costasse niente" . Ancora tanto necessari, i missionari in Africa sono oggi chiamati a un ruolo sovente ben diverso da quello tradizionale . Rispetto all'epoca coloniale, e per effetto delle aperture conciliari, si sentono nella chiesa locale più a servizio, e più provvisori. Ma partono con la generosità di sempre . Marco Bongioanni ha intervistato su ANS alcuni degli ultimi partiti . Ha chiesto al chierico Manuel, filippino che si trasferirà a Makallé : «Hai nostalgia delle Filippine?» «Sicuro! ha risposto - . Ma se andare in missione non costasse niente, non ci vorrebbe nemmeno coraggio » . Ha chiesto al salesiano coadiutore Da Corte : «Lei è già stato in Africa?» « No - ha risposto - ma ci vado volentieri . In missione sento di potermi veramente realizzare» . Ha chiesto a don Caruana, oggi già a Monrovia : « Lei sarà il direttore della missione? » « Sì, ma lavoreremo in comune. In famiglia non si parla mai di capo, di direttore o dirigente» . «Non è la novità che vi spinge, un pizzico di avventura?» «L'avventura certo no! Sappiamo benissimo che cosa può attenderci . Andiamo per un pizzico di fede, e vorremmo averne tanta di più » . Il Rettor Maggiore consegnando loro il crocefisso ha detto a nome di Don Bosco : «Cari confratelli che partite, sentite la fraternità e solidarietà di coloro che rimangono . Sentitevi portatori della vocazione salesiana, pionieri in una nuova ora di rilancio del carisma di Don Bosco . Noi vi accompagniamo con le nostre preghiere e con tutto il nostro cuore » . Così la Famiglia Salesiana guarda a Manuel, a Da Corte, a don Caruana, al parroco di Castelgandolfo ; così guarda alle nuove frontiere aperte in nome di Don Bosco nell'Africa. Enzo Bianco Bambini dello Zaire col missionario. Lo Zaire (ex colonia belga, Indipendente dal 1960) è l'unico paese africano con presenza salesiana numerosa . SALESIANI IN AFRICA PAESE PER PAESE Algeria . La patria di Sant'Agostino è stata il primo paese del continente nero in cui i figli di Don Bosco hanno lavorato : dal 1891 i salesiani, dal '93 le FMA . Nel 1976, con la nazionalizzazione delle scuole, si sono ritirati . Angola . Il Rettor Maggiore ha già deciso l'apertura di opere (i missionari forse verranno dal Brasile) . Benin. L'ex colonia francese (già Dahomey) è uno dei prossimi obiettivi . Burundi. I salesiani vi lavorano dal 1962, hanno aperto una scuola e una parrocchia. Camerun. Un solo salesiano è al lavoro, da pochi anni . Si studiano le possibilità future . Canarie (formano parte integrante della Spagna) . I salesiani vi lavorano dal 1923 e hanno tre opere ; le FMA, molto numerose, sono un buon centinaio con sei opere . Capo Verde . Nel piccolo arcipelago, indipendente dal 1975, i salesiani hanno un'opera dal 1943 . Congo Brazzaville . I salesiani sono presenti dal 1959, con una parrocchia e una scuola professionale . Costa d'Avorio. Due salesiani soltanto, dal 1978 . Egitto . I figli di Don Bosco sono oltre un centinaio . I salesiani vi lavorano dal 1896 : hanno due importanti scuole professionali al Cairo e ad Alessandria . Le FMA hanno cinque case, e sono presenti dal 1915 . Etiopia . Quattro salesiani dal 1975 hanno aperto una scuola professionale a Makallé . Salesiano è il Vescovo della vicina Adigrat . Gabon . Nella terra del dottor Schweitzer i salesiani sono al lavoro dal 1964 ; vi dirigono due seminari diocesani e una missione. Le FMA hanno un centro sociale per indigeni . Guinea Equatoriale. Una scuola aperta nel 1972 nell'ex colonia spagnola, è stata malinconicamente chiusa dopo pochi anni per l'ostilità del governo . Ma gli 8 salesiani rimpatriati sono pronti a tornare . Kenya . Uno dei prossimi obiettivi . Liberia . Entro quest'anno vi si recano quattro salesiani per aprire due opere . Libia . Nel 1939 fu affidato ai salesiani il Vicariato apostolico di Derna ; nel dopoguerra si sono ritirati . Marocco . I salesiani sono presenti dal 1929, hanno due parrocchie e una scuola . Mozambico. I salesiani (al lavoro dal 1907) e le FMA (dal 1952), hanno visto nazionalizzate e confiscate le scuole nel 1975, ma hanno organizzato nuove forme di evangelizzazione . Ngwane . Nell'ex Swaziland i salesiani hanno dal 1953 una grande scuola professionale, di notevole importanza per il piccolo stato sudafricano . Repubblica Sudafricana . Presenti dal 1896, 56 salesiani sono impegnati in campo scolastico con cinque opere ; dal 1961 li affiancano le FMA con tre opere per la gioventù . Rwanda . Al lavoro dal 1953, una trentina di salesiani vi hanno due scuole e due parrocchie missionarie . Senegal . E' uno dei prossimi obiettivi . I missionari forse spagnoli (si pensa di chiamare prima in Spagna giovani senegalesi per compiervi gli studi, e intanto insegnare ai missionari la loro lingua) . Sudan . Uno dei prossimi obiettivi . Tunisia . I salesiani vi lavoravano dal 1894 ; di recente si sono ritirati . Le FMA, giunte un anno dopo, vi hanno una grande scuola in lingua francese e araba . Zaire . E' il paese africano con la massima presenza dei figli di Don Bosco : 114 salesiani in 21 opere, e 59 FMA in 6 case . In passato ai salesiani fu affidata la missione del Katanga ; ora, nonostante le difficoltà sorte nel travagliato paese, le opere si sono riorganizzate e l'evangelizzazione dà buoni risultati . 5 ASTI HA RICORDATO DON MARCOZ (1886-1954) NEL 25 ° DELLA MORTE sti, ottobre 1919 . Il parroco di Santa Maria Nuova accompagna A sul posto l'ispettore salesiano e don Luigi Castellotti, che sarà fondatore dell'opera. Un gruppo di ragazzacci stanno giocando. Visti i tre sacerdoti - siamo nell'Italia sbandata del 1919 - non par loro vero di poterli insultare : «Cornacchie, sacchi di carbone, qua qua qua», gridano. Il suolo è coperto di castagne d'india, cadute dai grandi ippocastani ; i ragazzi le raccolgono e le tirano . Una castagna colpisce la berretta di don Castellotti, e allora don Castellotti, berretta in mano, dice ai monelli : «Avete gridato qua qua qua? Bene, è proprio qua che noi verremo . Apriremo l'oratorio di Don Bosco, e voi ci verrete non soltanto per divertirvi ma anche per pregare e cantare» . Fu profezia fin troppo facile . Don Alfredo Marcoz arrivò a «Oratorio Don Bosco» già cominciato, due anni dopo, nell'ottobre 1921 : aveva alle spalle la prima guerra mondiale trascorsa sul fronte dell'Ortigara . Sull'Ortigara . Papà Marcoz, da Aosta, aveva mandato i suoi figli a Lanzo perché studiassero con Don Bosco : gli altri figli erano tornati a casa, invece lui Alfredo aveva voluto restare con Don Bosco per sempre. Nel 1912 era sacerdote, e poco dopo sotto le armi, in un ambiente spregiudicato . « Avevo spalle quadrate da alpino, e non temevo irrisioni o insulti», dirà più tardi . Certo passò in quell'ambiente difficile con dignità e coerenza . Ricordano quel giorno in trincea : se ne stavano rannicchiati sotto un diluvio di fuoco ; don Alfredo tirò fuori il rosario e cominciò a bisbigliare le Ave Maria . Il suo vicino era uno dei miscredenti provocatori . E proprio lui : «Vuoi recitare più forte? Così posso unirmi anch'io » . A poco a poco tutti si unirono al coro, ripescando dal fondo del cuore il ricordo di quelle formule antiche, imparate da bambini . Altra volta - ma questo episodio non fu raccontato da lui - il ta-pum dei cecchini austriaci era implacabile, centrava tutto quello che si muoveva . E bisognava portare un ordine del comando superiore a un reparto poco lontano, perché compisse una manovra aggirante : bisognava portare l'ordine, e riportare indietro la risposta, e tutto questo passando lungo un sentiero in buona parte scoperto . Il comandante scelse un soldato, gli dette l'ordine, ma il soldato piangeva e scongiurava : «A casa ho una moglie e tre bambini! » Il capitano inflessibile impugnò la pistola e ordinò a quell'infelice di partire . Allora don Alfredo fece un passo avanti : «Signor capita6 I fioretti di don Alfredo Era valdostano, alpino dell'Ortigara, prete d'oratorio . La gente disse : «E' morto il Don Bosco di Asti», e un exallievo lo volle nella sua tomba di famiglia . Il perché, è in tanti episodi della sua vita . no, dia a me quel biglietto. Se muoio, nessuno piangerà la mia morte che non crea danno a nessuno» . E tra le pallottole che gli fischiavano attorno portò a termine la missione . Due scarpe all'insù . All'oratorio di Asti dal 1921, don Alfredo risulta una figura particolare di sacerdote . Testa coperta dalla berretta a tre coste con un folto fiocco al centro e lievemente ricurva in avanti, fronte rivolta in basso verso due scarpe un po' lunghe che guardano all'insù . Il resto del corpo piegato leggermente ad arco . L'apparenza è quella di un bonaccione montanaro valdostano . Suo programma : «Curando i giovani prepariamo gli uomini» . Suo metodo voler bene e farsi voler bene . Don Bosco diceva «Amate tutti i giovani, in modo che ciascuno creda di essere il preferito» ; e proprio quest'impressione avevano i ragazzi dell'oratorio riguardo a don Alfredo . Vengono gli anni duri della crisi economica, più tardi gli anni durissimi della guerra. La comunità salesiana è povera, i ragazzi sono poveri, ma all'oratorio si costruisce : si aggiunge il pensionato per i ragazzi che vengono dalla provincia a studiare in città, si aggiungono le scuole . Per tirare avanti • costruire, don Alfredo si fa mendicante . E' sempre in giro a chiedere, e trova chi lo capisce e lo aiuta . Il sacco di rape . Un giorno cammina lungo una distesa di orti ben tenuti • pieni di verdure. Alcuni ortolani stanno raccogliendo rape e hanno riempito un sacco enorme che giace sul margine del campo . Don Alfredo da un'occhiata al sacco, saluta, dice : «Dio ha benedetto la vostra fatica», e aggiunge : «Non si potrebbe dare qualche rapa a chi ha poco o niente da mangiare? » « Reverendo - sbotta uno degli ortolani - : se lei è capace di mettersi in spalla quel sacco, glielo regalo» . «Davvero?» «Parola di galantuomo! », • gli ortolani ridono, sicuri che tutto finirà lì . Ma il vecchio alpino, solido come un armadio afferra con una mano l'imboccatura del sacco, con l'altra un angolo in fondo, trattiene il respiro e oplà, con un colpo energico issa il sacco in spalla . Poi col passo solido del montanaro risale l'argine e porta il sacco fin sulla strada. « Basta così, reverendo . . . Posi pure il sacco . Mi dica dove devo portarglielo, e questa sera lo avrà» . E fu di parola . L'ex-voto. Una signora che desiderava sciogliere una promessa fatta alla Madonna, incarica don Alfredo di acquistare un ex-voto e gli consegna una somma più che sufficiente . Don Alfredo assicura, ma passa il tempo e la donatrice - che frequenta ogni giorno la cappella dell'oratorio - non vede arrivare nella nicchia della Madonna l'ex-voto promesso. Affronta don Alfredo, che spiega : «Vede, signora, mentre andavo a fare l'acquisto, sono passato davanti a una casa dove c'è una famiglia che conosco, e mi sono ricordato che il padre è disoccupato, la mamma è malata e non sempre ci sono i soldi per le medicine, e in più il loro figliolo che va a scuola non può comperarsi i libri» . «Bene - dice la signora -, non parliamo più di quel denaro . Adesso le do un'altra somma . Ma questa volta . . . » . E anche quella volta l'ex-voto La via di Asti dedicata a don Marcoz . A destra : il "Don Bosco" rimesso a nuovo nel 1964 . Accanto al titolo : don Alfredo con l'inseparabile berretta a coste . non arriva. La signora dopo qualche tempo va ad acquistare personalmente l'oggetto, poi lo colloca nella cappellina dell'oratorio . E qualche giorno dopo, si imbatte in don Alfredo. . . Sarà confuso, disorientato? Macchè . Saluta la signora, e le domanda se l'ex-voto sta bene là dove è stato messo . Alla signora non rimane che stare al gioco, si dice molto contenta del posto, e si congratula con lui per il buon gusto che ha avuto nello sceglierlo . Il biglietto di andata . Don Alfredo assiste anche i malati dell'ospedale civile ; li conforta, li confessa, e quando occorre li prepara all'ultimo passo . Una volta gli dicono che è stato ricoverato un vecchio singolare, un rottame umano a cui rimane ben poco da vivere, e che non vuol saperne di pensare all'anima sua . «Niente preti! - ha detto all'infermiera - . Io non ho soldi da regalare » . «Non è questione di soldi, ma di anima» . «A me hanno sempre detto che quando un prete avvicina un malato, lo fa per carpirgli i soldi con la scusa del biglietto di andata . . . » « Ma vi farò conoscere un prete che di soldi non sa cosa farsene » . « E' già tanto ricco? » Poco dopo arriva don Alfredo con la solita tonaca rattoppata, con quelle barche sgangherate nei piedi . Fa il giro della sala, saluta tutti, ha una buona parola per tutti, e tutti si dimostrano contenti di parlargli . Il vecchietto lo studia con gli occhi aguzzi, vuole vedere se parlerà anche con lui, ma don Alfredo se ne va senza una parola . «Ehi, che maniere sono queste? salta su il vecchietto - . Cosa crede, reverendo, che io non abbia soldi come gli altri? Posso pagarmi il biglietto di andata, e anche in prima classe» . «Ma io non sono un ferroviere, sono un prete venuto a confessare» . «Si usano ancora queste cose? Ricordo una volta, da ragazzo, mi ero confessato anch'io» . «Buon motivo per ritentare ora la prova » . « Gratis? » « Certo» . «Allora ripassi questa sera» . E il vecchietto chiama l'infermiera . Dice che lo ha colpito quella tonaca rattoppata, le scarpacce, il cappello frusto . «Dev'essere un brav'uomo » . E si fa portare tre buste ; poi prende la giacca che ha sempre tenuto vicina a sè, ne scucisce la fodera interna, e tira fuori un involto : sono molte banconote di grosso taglio . Fa scrivere su una busta «A mio figlio», sulla seconda « A mia figlia», e sulla terza «AI prete» . Divide i soldi in due mucchi uguali, poi toglie alcune banconote da ciascun mucchio, e ne forma un terzo . Poi mette i soldi nelle tre buste, e aspetta . Nel primo pomeriggio i due figli arrivano a fargli visita, e lui consegna le loro buste . Sul tardi arriva anche don Alfredo, che lo confessa e gli porta il viatico . Allora il vecchietto, sereno e sempre con aria scanzonata, gli consegna la terza busta : «Ecco, prete, i soldi per rivestirsi con abiti nuovi dalla testa ai piedi . E si ricordi che l'abito fa il monaco! » Don Alfredo gli promette che ac- quisterà i vestiti, e sembra abbia mantenuto la promessa . Ma continuò a portare la solita tonaca rattoppata : i vestiti evidentemente erano stati acquistati per qualcun altro . "Chiamate Don Bosco" . Un ragazzo di campagna, dieci anni, è caduto dal fienile sopra un mucchio di assi accatastate : l'hanno portato grave all'ospedale, non c'è speranza . Don Alfredo accorre, il bambino apre gli occhi e gli sorride . E' la prima volta che sorride da quando è all'ospedale . Don Alfredo gli parla del suo angelo custode, del paradiso con la Madonna e i santi, e se ne va . Il bambino chiede chi sia quel prete, gli dicono che viene dal "Don Bosco", e lui che non ha capito bene fa un po' di confusione e dice : «Mi piace tanto parlare con Don Bosco, ditegli che venga ancora a trovarmi» . Nella notte il piccolo si aggrava, nel delirio mormora : « Chiamate Don Bosco . . . » . Avvertono don Alfredo, che in piena notte accorre . « Oh Don Bosco, è proprio bello come mi ha detto lei il paradiso?» «Sì, e tra poco anche tu volerai con gli angeli . . . » . Attorno al lettino piangono . Il piccolo poco dopo chiude gli occhi per sempre . Don Alfredo invita i parenti a non rattristarsi troppo, perché ora hanno un angelo protettore . Dice che pregherà per loro, e li lascia quando ormai è l'alba, confortati nel loro dolore . Con le persone più care . Ecco, ricordano di lui tanti episodi come questi . Lo ricordano direttore negli anni più duri, quelli della guerra . Sanno che si è strapazzato . Il medico gli aveva parlato chiaro : potrà vivere a lungo, ma deve usarsi dei riguardi . E invece . . . Muore il 3 luglio 1954 . Quello stesso giorno moriva in Val d'Aosta un suo fratello : che sorpresa arrivare al cielo insieme . Intanto in città la gente dice : «E' morto il Don Bosco di Asti» . Nel camposanto lo aspetta il riparto riservato ai sacerdoti, ma un suo exallievo vuole che sia messo nella sua tomba di famiglia con le persone che ha più care . Poi un giorno i vecchi edifici dell'oratorio sono stati demoliti e al loro posto è sorto un "Don Bosco" nuovo e moderno . Comprende sempre oratorio e convitto, ma anche la parrocchia, la scuola media e il doposcuola, i cooperatori, gli exallievi, e molte associazioni giovanili. E perché rimanga viva la memoria, a don Alfredo Marcoz hanno dedicato una via della città . E 25 anni dopo la morte, lo hanno commemorato . Ben fatto . Condensato dal numero unico "Il Don Bosco di Asti, testimonianze e memorie raccolte da Carlo Bussi". 7 VENEZUELA ∎ aracas, come tante altre metropoli moderne, racchiude in sé molti C paradossi . Qui non ci interessa numerarli . Però vogliamo accennare a uno, forse il più irritante : il paradosso delle due Caracas . La Caracas dei quartieri lussuosi, e quella delle periferie . La Caracas dell'ostentazione, con le sue abitazioni abbacinanti, e l'altra con le povere casette e i miseri tuguri. La Caracas con i viali alberati e i comodi marciapiedi, e l'altra dalle viuzze strette con i gradini primitivi che si arrampicano tra le casupole della collina. La "Caracas bene", con servizi funzionali come si dovrebbero trovare dappertutto ; e l'altra, quella che manca di servizi pubblici, di acqua, di rete fognaria, che si sente soffocare nell'immondizia e nei canali di scolo. La Caracas vigilata dalle forze di sicurezza, e quella abbandonata permanentemente al suo destino . La Caracas che dispone di parchi, giardini e campi sportivi, e l'altra in cui l'unica stretta stradicciola serve per tutti, anche ai ragazzi per scorazzare e giocare al pallone, in mezzo alle auto in sosta e a quelle che circolano, e in mezzo ai pedoni . . . Quest'altra Caracas si trova esemplificata nel "Rione Primo Novembre" . Il Rione Primo Novembre . Quel che oggi costituisce un popoloso quartiere di 8 .000 abitanti, fino a 18 anni fa era una collina verde e ombrosa, con appena qualche casetta . Ma a partire dal 1961 queste case si sono moltiplicate prodigiosamente. E da allora, con ritmo accelerato, il rione è cresciuto a dismisura . E' gente che arriva nella grande città in cerca di una vita migliore, senza sospettare il destino crudele che la attende. Arriva da tutte le parti del Venezuela, dalle Ande lontane, dalle pianure solcate dall'Orinoco . I tre quarti delle case del rione si trovano lontane dalla strada, appollaiate sulla collina, e si arriva fino a loro per le scalinate di cemento, o per viottoli di terra battuta, con le logiche difficoltà di accesso, di rifornimento e trasporto dei materiali . In generale i tuguri vanno cedendo il passo a casette semplici, che a loro volta diventano sempre più accoglienti con successive migliorie . Il problema più angustiante è la mancanza di servizi : di acqua, impianti igienici, zone verdi per i giochi e lo sport ; e in compenso c'è l'accumulazione dell'immondizia lungo le strade . Tre salesiani. Nel Rione Primo Novembre vivono tre sacerdoti salesiani . Formano una comunità piuttosto singolare : non hanno un collegio, né la parrocchia o altra attività del genere . 8 Fare Ch iesa nell'altra Caracas C'è la "Caracas bene", con i larghi viali alberati, i conforti e la sicurezza sociale . E c'è la Caracas della periferia, senza strade, ingombra di immondizie e di gente che lotta . Tre salesiani dal 1972 in un quartiere dell'altra Caracas conducono la vita dei poveri, lavorano al loro fianco, costruiscono e condividono la speranza in un mondo migliore . Vogliono solo essere una presenza . Stanno lì per rendere testimonianza . Per vivere la loro vocazione salesiana, religiosa e sacerdotale, di dedizione ai più abbandonati . Per condurre avanti una promozione umana, un'evangelizzazione, un'organizzazione pastorale e giovanile tra gli abitanti della zona . Sono almeno 10 .000 quelli del rione che avvertono la loro presenza lì in mezzo a loro . «Vogliamo - dice un sacerdote della comunità - vivere veramente come cristiani e come sacerdoti, però nelle stesse condizioni degli altri abitanti. Con essi compartiamo le sofferenze, e cerchiamo di suscitare in loro la speranza . Vogliamo dimostrar loro che l'alcol, la violenza, il denaro non sono la soluzione dei loro problemi . Vogliamo invece che prendano coscienza delle loro possibilità come popolo, del fatto che possono costruire un mondo migliore, più umano e più cristiano» . E ha aggiunto : «Io credo in Dio, ma credo anche nel nostro popolo» . Attraverso un foglietto che esce quando può, i tre salesiani presentano alla comunità del Rione obiettivi ambiziosi : vogliono aiutare le persone perché prendano coscienza della situazione in cui vivono, e si sforzino di trasformarla secondo il messaggio evangelico, nel senso dato dai Vescovi latino-americani nella conferenza di Puebla . I tre cercano di unificare le inquietudini delle persone sensibili perché si facciano carico di responsabilità nei comitati di quartiere . Questi comitati si sforzano di risolvere i problemi più urgenti, conoscono le necessità degli abitanti e si organizzano in modo da trovare le soluzioni giuste ; nascono sempre nuove aspettative, ed essi difendono i diritti della comunità davanti agli organi competenti. Nel progetto iniziale della comunità salesiana si propose una «testimonianza di povertà vicina all'eroismo» . Il personale di conseguenza «doveva vivere in una casa povera» . E di fatto la casetta dei salesiani è a un solo piano, col pavimento in cemento, con pareti di blocchi, con recinto di mattoni . I tre per vivere fanno la spesa, il bucato, la cucina. Il piatto preferito dicono giustamente - è il più facile da preparare : le tortillas . Ci vuole una salute di ferro per tirare avanti così senza ammalarsi . La loro vita è molto semplice, vita di TRE SALESIANI DI PERIFERIA uomini consacrati a Dio e ai fratelli, priva di comodità, senza interessi materiali . Uomini che liberamente vogliono vivere i problemi del popolo e col popolo cercano di risolverli . Con la loro presenza cercano di impregnare di spirito cristiano la comunità del Rione . E stando a quel che si vede, è una presenza molto positiva . Luci e ombre . Verso le 5 del mattino una fiumana di gente si dirige lungo la strada principale verso la città tentacolare . Sono operai delle fabbriche e dei cantieri, dipendenti pubblici e della nettezza urbana . Prendono il mezzo pubblico per recarsi al loro posto di lavoro . In generale la gente del rione è gente semplice, che apprezza i valori fondamentali del rispetto e della convivenza. Per la sua configurazione geografica il quartiere provoca una sensazione di soffocamento, che porta a sentirsi come schiacciati . L'assoluta mancanza di luoghi per ricreazione e attività sportive disumanizza ancor più, rendendo acuto il problema . Il sovraffollamento è impressionante . In una situazione di forte promiscuità, i giovani si sentono portati a sposarsi molto presto ; ma i matrimoni, come succede in questi casi, sono poco stabili . Bambini, adolescenti e giovani, nella maggioranza sono afflitti da problemi familiari. L'alcol, la droga, il maschilismo sono molto difficili da sradicare, anche se si sta lottando intensamente per diminuirne l'influenza e ridurli al minimo. Nonostante tutto, il sacerdote è visto con simpatia, «con molta simpatia», assicurano i nostri tre . Perché anche se lo vedono uomo, sanno che porta loro il messaggio di Dio, che insegna le verità della fede, li fa riflettere e li rende consapevoli delle loro azioni e responsabilità . Questa gente in fondo è molto religiosa, sente volentieri parlare di Dio, e vive in atteggiamento di speranza . E' gente che desidera riunirsi, condividere con gli altri, aiutarsi come fanno i fratelli . . . Scuola Champagnat, preti di Don Bosco. Come è cominciata la presenza salesiana nel quartiere? Un primo documento sulla possibilità di una comunità salesiana, in data luglio 1972, dice : «Ai primi di maggio di quest'anno i Fratelli Maristi del collegio Champagnat di Chacao hanno consegnato a mons . Ovidio Pérez Morales, incaricato della pastorale nel quartiere, una piccola scuola-residenza situata nel centro del "Rione Primo Novembre" . Essi non potevano incaricarsi di quest'opera incipiente, per mancanza di personale . D'altra parte non potevano lasciarla in mano ai lai- ci, non preparati per un lavoro di vera evangelizzazione . Quella piccola opera, frutto della generosità dei religiosi di quel collegio, era ancora in grado di produrre frutti spirituali . « Mons . Pérez cercò di affidare la scuoletta a una congregazione di suore, ma non riuscì a combinare . Allora andò a trovare i salesiani della casa più vicina, quelli di Boleita . Essi si recarono sul posto a vedere, vi condussero il loro ispettore padre Velasco, e tutti insieme conclusero che bisognava tentare, che erano pronti a rimboccarsi le maniche » . Così sulla fine del 1972 i figli di Don Bosco entrarono nel Rione Primo Novembre . Misero su un'insegna di legno che dice : «Scuola Champagnat, preti di Don Bosco» . Nella scuola funzionano ora l'asilo infantile, e quattro classi elementari con doppio turno mattutino e pomeridiano . Le aule a sera sono utilizzate per attività culturali, sportive, di promozione e abilitazione, di evangelizzazione a favore del quartiere. Nella piccola piazzuola an- comunioni ; visite alle famiglie ; incontri e conferenze . . . Poi la catechesi, che occupa un posto preferenziale : ci sono sette gruppi di catechismi tra la mattina e la sera ; si provvede per di più alle ultime classi della scuola elementare statale . Due madri di famiglia collaborano con loro in qualità di catechiste secolari . Il "movimento associativo" è la caratteristica principale della comunità del quartiere : gruppi di impegno cristiano e di crescita nella fede ; gruppi missionari ; gruppi che collaborano nel tenere incontri e organizzare le attività del quartiere . Di sabato e domenica, sotto l'assistenza dei salesiani, hanno luogo le riunioni dei gruppi ; in esse si riesaminano i programmi d'azione realizzati, e si fanno le pianificazioni periodiche per il futuro secondo i diversi momenti dell'anno, come il Natale, il giorno della gioventù, la quaresima . . . Questi gruppi di quartiere coordinano, animano le varie campagne, e promuovono ogni tipo di attività per i La catechesi è attività fondamentale per 1 tre salesiani di periferia . Sopra il titolo : la strada, davanti alla loro scuola, è 11 luogo d'incontro e dl mille attività per la gioventù del quartiere . tistante la scuola, che è anche lo sbocco finale dell'unica strada, si realizzano le feste e le manifestazioni popolari del rione . Le iniziative . E' questa la situazione sociale e umana del quartiere, così complesso, in cui i tre salesiani vivono e agiscono, e portano avanti una ricca gamma di iniziative . Ci sono le "attività di impatto", come le chiamano loro, e cioè : coordinazione della pulizia nelle strade ; incontri per "motivare" la gente su qualche miglioria da apportare nell'ambiente ; preparazione alle prime giovani, dalle escursioni alle giornate di nuoto ecc. Libri per quelli che non ne hanno . Molto importanti sono le attività dette di "espansione culturale", tra cui in primo luogo le scuole di taglio e sartoria . Sta nascendo un "circolo femminile di azione popolare", che vuole responsabilizzare le donne sul ruolo che sono chiamate a ricoprire nella società . Attraverso il lavoro il circolo cerca di autofinanziarsi . Anche la scuola di dattilografia, con un'ottima dotazione di macchine da scrivere, permette di capacitare in modo me9 todico, e apre molte possibilità di impiego. Qualcosa di singolare, e che richiama l'attenzione, è la biblioteca, meglio conosciuta come "studio diretto" : vi si sono raccolti numerosi testi scolastici, e gli studenti, soprattutto delle medie superiori, li vengono a consultare, risolvendo i loro dubbi e approfondendo le nozioni che hanno imparato a scuola . Altra attività di largo successo nel quartiere è quella musicale, con un complesso di flauto, tromba, basso, organo e batteria, formato da ragazzi . Aspettano che qualcuno di buon cuore faccia dono di un saxofono e un clarinetto per formare un'orchestrina completa . Intanto si sono già esibiti, e con buon esito, in diverse occasioni, e Ancora la scuola salesiana del Rione Primo Novembre : si erige un palco, e si canta meglio che alla Scala di Milano . hanno partecipato a concorsi. L'amore per la musica è così grande che hanno formato una scuola di solfeggio e un'altra di chitarre (peccato che scarseggino gli strumenti), e un coro femminile . Tanto il complesso che il coro si trovano cristianamente impegnati nel trasmettere un messaggio, e in atteggiamento di servizio verso la comunità . Nel campo sportivo di " Las Brisas" messo a disposizione dalla comunità salesiana di Altamira, si è organizzato un campionato di baseball inter-rionale, a cui i ragazzi partecipano con accanimento . Attraverso lo sport li si va educando sia allo sforzo personale 10 che al lavoro in gruppo, perché si sentano comunitariamente uniti, caALEM JEAN-PIERRE paci di sostenere una responsabilità Mestiere di spia individuale e nel gruppo. 1 servizi segreti attraverso i secoli Aprire la strada. Da oltre sei anni i Ed. SEI 1979. Pag. 306, lire 6 .500 figli di Don Bosco risiedono nel quarLo spionaggio tiere, e otto in tutto (compresi i tre esiste fin dalla più t lontana antichità, e attuali) vi hanno lavorato . Hanno il libro lo dimostra i messo in pratica la raccomandazione attraverso mille del poeta a quelli che lavorano per il esempi . Accanto Regno di Dio : «Senza sapere chi racalla storia conocoglierà, seminate con calma e sereni ; sciuta di generali sanza sapere chi raccoglierà, lasciate ed eserciti c'è la che le brezze spargano la semente » . storia parallela e Una cosa è certa : hanno seminato. misteriosa, e molte volte decisiva, deVivono in povertà, condividono la gli scontri fra sorte del popolo . Annunciano la paroagenti segreti . L'autore, che per essere la . I risultati? Essi sanno molto bene clima si firma con uno pseudonimo, che è Dio che fa crescere la messe . Lo ì in durante l'ultima guerra mondiale fu indiceva già l'Apostolo : «Paolo semina, caricato dal suo paese (la Francia) di Apollo irriga, ma è Dio che dà la crenumerose missioni para-diplomatiche in scita» . E loro hanno seminato e irridiversi paesi d'Europa . II suo è un saggio gato . appassionante, che illustra attraverso una pioggia di aneddoti le tecniche dello L'ambiente, i criteri della società spionaggio e il loro perfezionarsi attradei consumi, gli strumenti della coverso i secoli . municazione sociale, in parte hanno ridotto i risultati che la buona semenSUENENS CARD . LEO JOZEF te faceva prevedere . L'azione educaIl tuo Dio? tivo-pastorale e la promozione umana Conversazioni con i giovani Ed . LDC 1979 . Pag . 96, lire 1 .400 in vista di una società nuova, hanno incontrato seri ostacoli . Però i giovani, Due anni fa il card . Suenens, arciveanche quelli che si fossero allontanati, scovo di Malines (Belgio), su proposta degli universitari fu invitato a tenere una ricordano con gratitudine l'educazio«missione» a Oxford in Gran Bretagna . ne cristiana di base che hanno ricevuParlò agli studenti per 4 sere, e ogni sera to, ricordano la prima comunione, le il teatro era più affollato . Alla fine le varie tappe della loro crescita nella quattro conferenze sono state pubblicafede . E riconoscono che quei mote . Sono «tutte su Dio e tutte sull'uomenti sono stati importanti nella loro mo », perché « i veri problemi degli uovita. Il confronto con una realtà disumini sono problemi di Dio » . manizzata, la propria fragilità, l'amAUTORI VARI biente insidioso, forse li hanno traditi . Guida al catechismo dei giovani Però quando parlano dei loro educaEd. LDC 1979. Pag . 120, lire 2 .800 tori, di padre Luciano, Angel, Félix, "Contributo per lo studio e l'utilizzaJuan. . . si illuminano in volto e anche i zione pastorale", precisa il sottotitolo . più "lontani" lasciano trasparire un Va aggiunto che i contributi sono nati sorriso amico . nell'ambito di alcuni incontri di studio Il Rione vive. La Chiesa, segno di promossi dall'Ufficio Catechistico Nacomunione e partecipazione, vi ha zionale, e che erano già apparsi in svapiantato la sua tenda. Proprio come riati fascicoli della rivista "Catechesi" . hanno detto i vescovi riuniti a Puebla : Ed era bene che i vari testi venissero «in uno sforzo di convivere, dove si raccolti, armonizzati, pubblicati in unico volume : quanto appare sulle riviste ha consegue libertà e solidarietà . Dove sovente - non per colpa loro - il cal'autorità è esercitata con lo stile del rattere della precarietà . buon pastore . Dove si vive un atteggiamento diverso di fronte alla ricFARINA R . - MARINONE N . chezza . Dove si cercano forme di orMetodologia ganizzazione e strutture di partecipaEd. SEI 1979 . Pag. 166, lire 6.000 zione capaci di aprire breccia e camCome spiega l'abbondante sottotitolo, si mino verso un tipo più umano di sotratta di una "guida pratica alle esercicietà . E soprattutto dove si manifesta tazioni di seminario e alle tesi di laurea, inequivocabilmente che senza una per le discipline umanistiche" . Il maradicale comunione con Dio in Gesù nuale, spiegano ancora gli autori, «inCristo, ogni altra forma di comunione tende offrire un valido sussidio di carattere pratico a chi inizia gli studi univerpuramente umana risulta incapace di sitari, agli studenti impegnati in esercisostenersi e finisce fatalmente per ritazioni di seminario, e soprattutto ai lauvoltarsi contro l'uomo» . reandi e ai neolaureati che preparano la Con semplicità e allegria, i tre figli di g prima pubblicazione» . Ma è anche una Don Bosco stanno facendo Chiesa I utile rilettura e aggiornamento per chi da nell'altra Caracas. 1 tempo si considera "addetto ai lavori" . Amador Merino Gómez BOLIVIA Don Dante Invernizzi, da vent'anni in missione, non ha paura nemmeno del diavolo ma dei serpenti sì ; e l'hanno inviato in una località che, guarda caso, si chiama "monte delle vipere" . In un'intervista la storia d'un drammatico lavoro missionario fra i campesinos scesi nelle foreste del sud in cerca di condizioni di vita più umane ante Invernizzi, 65 anni, missionario. Rattoppato dal bisturi del chirurgo in tre o quattro parti . Cotto dal sole e rotto alle avventure come un capitano della Legione straniera. In certo senso è un legionario anche lui : venuto nella foresta a 43 anni, a battersi contro tutte le difficoltà della natura e le cattiverie degli uomini per amore di questa gente poverissima . Lombardo di razza, non ha paura nemmeno del diavolo . Di una cosa però ha paura, e lo confessa : dei serpenti. Ed è capitato in un luogo che si chiama Muyurina, cioè "monte delle vipere", perché c'è un serpente in ogni buco. Racconta . D Tra le casette che furono la nostra prima abitazione cresceva l'erba alta, e tra l'erba alta i serpenti ci stavano a meraviglia. C'erano serpenti a sonagli lunghi fino a tre metri, serpenti corallo bellissimi con la pelle rossa a pallini rotondi neri, ma anche velenosissimi, e c'erano i boa, grossi come un braccio e anche come un tronco d'albero . Gli indi lasciavano che i boa si moltiplicassero nelle piantagioni di canna da zucchero, perché mangiano i topi e non sono velenosi . Solo che il boa stringe con la sua forza tremenda, fino a stritolare . Io ne ho molta paura. Nei primi tempi non avevamo la luce elettrica in casa, ma solo candele . Mi alzavo molto presto : dovevo celebrare la messa alle 4,30 per essere alle 5 insieme agli operai che venivano ad accudire gli animali della scuola agricola. Una mattina mi alzo, faccio per uscire dalla camera per andarmi a lavare, con una candela in mano che dà la luce che può . Ho visto una cosa nera sulla maniglia della porta. Assonnato, pensai che fosse un cappello o uno straccio appeso alla maniglia . Allungo la mano, e vedo che è un serpente arrotolato che pende fino a terra . Non sono svenuto perché la paura fu troppo forte . Non avevo un bastone, un palo. Con lucido terrore per Don Dante dei serpenti prima cosa misi in salvo la candela prima che mi cadesse o si spegnesse durante la "lotta" . La collocai in cima a un armadio . Poi presi ciò che avevo : una sedia . Mettendomi il più lontano possibile toccai appena il serpente. Lui pum! Cadde giù di colpo con un rumore sordo, e come una saetta schizzò verso di me . Feci un salto rapidissimo sul letto . Lui si rintanò in un angolo . Rimasi qualche istante a vedere che intenzioni aveva . Stava fermo . Allora in punta di piedi, ma velocissimo, sono scappato chiudendomi dietro la porta . Coi goccioloni alla fronte raggiunsi gli operai, che già stavano con gli animali . «Venite, c'è un lavoretto da fare» . Mi videro stralunato : « Ci sono i ladri? » « No, un'altra cosa» . Vennero in due, aprirono la porta . Il serpente era ancora nell'angolo . Pre- sero due pali (io stavo "coraggiosamente" fuori della porta a illuminare la scena con una candela) . Quella gente non ha paura . Lo fecero fuori in pochi secondi. Per loro è una cosa comune trovare in casa un serpente . Per questo tengono i cani . Sono cani magri come grovigli di filo di ferro, ma lottano con accanimento contro ogni serpente . Un' altra volta, in maggio, un nostro prete aveva distribuito corone del rosario ai ragazzi . Al mattino venne in chiesa alle 5,30. Era ancora notte . Nella cappella qualche candela, con il solito «ti vedo - non ti vedo» . Lui scorge in terra una cosa un po' attorcigliata con tanti punti neri, e pensa : «Ma guarda questi monelli! Si fanno dare il rosario e poi lo perdono da tutte le parti» . Si china per raccogliere quel "rosario", e vede sgusciar via, a pochi centimetri dalla mano, un serpente corallo con i suoi punti neri . Velenosissimo . . . Lavorare, non guardare Domanda . Valeva la pena andar a finire alla "Muyurina"? Sagrado Corazón . Don Dante (a destra) con alcuni campesinos che hanno strappato tronchi giganteschi alla foresta. Risposta . Sì . Questa scuola agraria "Muyurina" era stata voluta e finanziata dal governo boliviano, e dagli Stati Uniti nel quadro degli aiuti ai Paesi sottosviluppati, per venire incontro a una drammatica situazione della Bolivia . Con una migrazione sterminata, la popolazione si stava trasferendo lentamente dal Nord al Sud, per sfruttare le grandi zone fertili e le grandi valli. Era ormai arrivata ai bordi delle foreste, e cominciavano i grandi disboscamenti . Occorreva preparare con urgenza i tecnici agrari, gli agricoltori specializzati e qualificati, per non lasciar andare tutta questa gente incontro all'ignoto . Fu il Papa stesso che chiese al nostro superiore di accettare quella scuola. D . Come andarono le cose? R. Male . Appena arrivati noi (era35 vamo 4 salesiani), cominciò a piovere come sa piovere al tropico . Acqua e umidità dappertutto, gli animali cominciarono a morire e non sapevamo perché . E quei trenta giovanotti che erano già nella scuola ci accolsero veramente male : «Questa scuola è nostra. Credete mica di venir qui a comandare?» Dovemmo spendere tonnellate di pazienza . Al lavoro della campagna erano abituati a andare ad "assistere", fumando sigarette. E io : «Ehi, giovanotti, voi dovete imparare a lavorare, non a guardare. Quindi, sotto! Io sono dottore in agraria, lui è un tecnico, e non abbiamo paura a sporcarci le mani. Non si può imparare stando seduti! » Ci guardavano storto . Ma noi pazienza e non mollare . Il lavoro fatto «insieme con loro» divenne il primo elemento che ci unì . Vivevamo insieme dal mattino alla sera . Alla sera l'altra grana grossa : erano abituati a uscire, a ubriacarsi nella bettola . Noi duri : la sera a letto. Poco alla volta si arresero, e la scuola cominciò a funzionare a meraviglia . I giovani che accettammo salirono fino a 240. Dalla scuola, oltre a moltissimi agricoltori specializzati, sono usciti 380 con il titolo di perito agrario, con cui possono frequentare l'università . Posso dire che tutti hanno una grande stima di noi, alcuni persino venerazione . Ogni sera celebriamo la messa e tutti possono partecipare . Vengono anche protestanti e buddisti . Ogni anno abbiamo cinque o sei battesimi, giovanotti che domandano di diventare cristiani come noi . In questo 1979 è stato ordinato sacerdote un nostro allievo : la prima vocazione sacerdotale fiorita nella nostra scuola . E altre sono in cammino . ne, devono fare 40 chilometri con il bambino sulle spalle . Insegnare ai contadini a fare iniezioni, disinfettare una ferita, curare il morso di un serpente, curare un'infezione, vuol dire sovente salvare la loro vita e la vita dei loro vicini. D . Ma questi contadini, per venire alla vostra scuola, dovevano abbandonare i loro campi. . . R . Questo fu il primo problema che risolvemmo : non si poteva chiedere di abbandonare la campagna, avremmo condannato le famiglie a morire di fame . Impostammo una scuola per campesinos che dura tre anni, e che occupa due mesi soli all'anno : i due mesi della stagione delle piogge, quando è impossibile lavorare la terra . I campesinos si passarono la voce l'uno con l'altro, e giunsero alla nostra scuola fin da località lontane ottanta, cento chilometri, percorsi a piedi per i foresta, alla ricerca di zone fertili . Sono sorti così sette o otto paesi, con un trentamila persone . Più avanti, all'interno della foresta (mentre parla, su un foglio mi disegna la cartina di quella zona) si sono formati piccoli nuclei di famiglie, che noi chiamiamo "comunità" . Sono anche molto lontane dalla strada che noi abbiamo aperto con le ruspe, e che fa da asse lungo il quale sono sorti i paesi . Il paùro è uno schifo D. Come avete fatto a tenere i contatti con tante persone? R. Facevamo ciò che potevamo . Con il coadiutore Feletti siamo andati per anni nella foresta il sabato e la domenica, cioè il tempo libero dalla scuola . Nel 1976 i Superiori si accorsero che ciò che stava capitando era veramente grosso : abbandonare 30 Sono sorti 7 o 8 paesi D . Come siete passati dalla scuola Montero (Santa Cruz) : allievi della scuola agraria "Muyurina ", con i loro insegnanti . Mettono insieme teoria e pratica, e trasformeranno la foresta in fertili campi . alla foresta? R. Il primo passo lo facemmo verso Questa gente, che magari veniva dagli altipiani e non sapeva niente di agricoltura, aveva bisogno che noi ci mettessimo a loro disposizione subito, prima ancora che dalla "Muyurina" uscissero i tecnici preparati per aiutarli . Iniziammo per loro una scuola pratica, per agricoltori e allevatori di bestiame : come coltivare razionalmente un campo, come trattare sementi, concimi, malattie delle piante e degli animali . E poi insegnamento rapido perché sappiano leggere, scrivere, parlare un po' di spagnolo, fare i conti . Dopo il primo mese, a queste materie abbiamo aggiunto igiene e pronto soccorso, perché nella foresta non c'è niente, e delle donne per recarsi al nostro ambulatorio, magari solo per un'iniezio36 i campesinos. sentierini della foresta . D . Poi giù dentro la foresta siete arrivati anche voi . . . R . La cosa nacque così . Attorno alla Muyurina c'erano tanti campesinos che lavoravano a giornata-la terra degli altri, dei grandi padroni. Andavano anche molto lontano a cercare lavoro . Abbiamo lanciato l'idea : perché non dissodiamo una bella fetta di terra, e cominciate a coltivarla per voi? Sono andato io in persona dal governo, e mi sono fatto assegnare per i campesinos una zona vasta 2000 ettari, a 90 chilometri dalla "Muyurina" . L'abbiamo chiamata "Colonia Sagrado Corazón" . Abbiamo assegnato a ogni famiglia 20 ettari e adesso quella zona è un grande paese . Quando abbiamo aperto le prime strade, altre famiglie ci hanno seguito e sono penetrate nella mila persone al loro destino sarebbe stato un delitto . E mandarono in nostro aiuto quattro suore colombiane, tre preti e un coadiutore, che ora vivono ai bordi della foresta, totalmente a disposizione di quella gente . Noi in foresta portiamo anche i giovani della "Muyurina" . Lavorano, raccolgono denaro e viveri con ogni mezzo (per esempio hanno rinunciato alla divisa e alle passeggiate scolastiche), e vanno a passare le vacanze accanto a quella gente. Hanno costruito con i loro soldi i banchi di scuola per alcuni paesi . Anche le ragazze delle suore (che lavorano vicino a noi) vanno in foresta per qualche decina di giorni . Insegnano a quelle donne a lavorare e cucinare, insegnano gli elementi del pronto soccorso . D. Qual è il bisogno più urgente di quelle persone? R . L'acqua. Sono stato negli uffici del governo, ho pregato e protestato, e finalmente sono venuti a scavare pozzi. Otto pozzi di acqua sorgiva, dopo essere andati con le trivelle alla profondità di 160 metri . Ma 8 pozzi per trentamila persone sono quasi niente . Le "comunità" che vivono nella foresta, lontane dalla strada, dovrebbero fare trenta o quaranta chilometri per portarsi a casa un secchio d'acqua. E allora usano ciò che qui è sempre stato usato : il paùro. E' uno schifo, ma è l'unica maniera per bere . Il paùro è una grossa buca scavata nel suolo, di un metro circa di profondità, dove si raccoglie l'acqua delle vene superficiali del terreno . Questo piccolo pozzo rimane aperto alla polvere, agli insetti, ai rospi, ai topi e ai serpenti . L'acqua sporca, color caffè, calda, piena di uova di vermi, è l'unica che può bere questa gente, che abbiamo bevuto e beviamo anche noi quando andiamo in foresta . Noi insegniamo a farla bollire, ma non c'è una persona su cento che ci ascolta . E' una faccenda troppo lunga . E allora le infezioni, le dissenterie, le verminosi e la morte dei bambini . R . Imboccano il sentiero che è una galleria scavata nella foresta a colpi di machete. Ai lati e sopra la testa la galleria verde è un intrico di rami e liane . L'aria è afosa. Solo quando sbucano sugli spiazzi che sono stati liberati e messi a coltivazione dagli adulti, vedono finalmente il cielo inondato di luce, e si fermano a giocare . D. Sono possibili cattivi incontri? R . Sì, a volte i ragazzi tornano indietro perché il sentiero è sbarrato da un serpente che non vuol lasciare via libera. René è già capace di ammazzare . Non ha con sè il machete, ma porta la fionda a elastici . Non è un giocattolo, ma una vera arma che usano anche gli adulti . Non spara sassi, perché qui un sasso non si trova nemmeno a piangere, ma palline di terra compressa, seccate al sole, durissime . René le tiene nel sacchetto di "munizioni" che porta sempre con sè . La giornata di René D. Ci può raccontare la giornata di un ragazzo di 13 anni che vive in una "comunità" nella foresta? Non un ragazzo inventato, ma vero . R. (Ci pensa) Va bene . Un ragazzo vero, che vedo davanti agli occhi come se fosse qui . E' un mio caro amico, si chiama René . 13 anni . Ha due fratelli e due sorelle . Va a scuola con Pablito (11 anni) e Claudio (9) . Le sorelle non vanno alla scuola, perché è lontana : la "comunità" è a cinque chilometri dal più vicino paese fornito di scuola . La sveglia al mattino è il sole che entra nella capanna . Non dalle finestre che non ci sono, ma dalle tante fessure delle pareti di rami intrecciati . I ragazzi hanno dormito per terra, sopra un mucchietto di foglie. Papà e mamma si alzano col sole, spalancano la porta, le galline entrano a razzolare e fanno chiasso . Sono le 7,30 . I ragazzi avrebbero ancora sonno, ma finiscono per alzarsi. Non si lavano perché acqua non ce n'è . Mamma sta scaldando la colazione all'aperto : un po' di caffè molto lungo . Se è giornata buona, mamma dà loro anche un po' di yuca (cioè mandioca, una patata lunga mezzo metro) ; se è giornata cattiva non c'è nemmeno il caffè . René, Pablito e Claudio prendono il quaderno e la matita (tutto il loro materiale scolastico) e partono per la scuola . D . Che strada fanno? Immagini di viaggio dalle parti di Sagrado Corazón : l'autocolonna è bloccata dalla pioggia che ha cancellato un tratto di strada . Foto in alto: come gli autobus nelle ore di punta . Con la fionda sa tirare bene e abbattere uccelli. Ma al serpente non tira, lo farebbe solo irritare. Occorre assalirlo con un bastone . Se il bastone non c'è, bisogna tornare indietro . mento di terra . Il maestro insegna ciò che può, perché ha una preparazione molto limitata : a leggere e a scrivere sul quaderno . D . Ma il più delle volte arrivano alla scuola. . . R . I libri costano, perciò non ci sono. Il maestro scrive sulla lavagnetta, e loro leggono e poi copiano sul quaderno . Altre volte il maestro passa tra i ragazzi il suo libro, e così possono leggere uno a uno . L'ostacolo principale però non è la mancanza di libri, ma la fame cronica, che toglie la volontà e fa girare la testa . Come il fratellino di René, moltissimi bambini svengono a scuola : sono denutriti, sfiniti . Il momento più brutto è quando viene il freddo : arriva il vento e la temperatura da 30 gradi scende a 15 . I ragazzini tremano, battono i denti . Non hanno calze, la maggior parte R . Sì, e si dividono nelle varie classi. Claudio, il più piccolo, sovente sviene a scuola : non ha praticamente fatto colazione, è anemico, è pieno di vermi per l'acqua che beve . Prima di fare la lezione, il maestro deve capire chi sta per svenire e nutrirlo come può : latte in polvere, acqua zuccherata . D . A scuola si siedono nei banchi . . R . Dove ci sono . Nelle altre il posto dei banchi è occupato da tronchi : tronchi piccoli per sedili, tronchi grandi per banchi, adagiati sul pavi- D . E i libri? 37 neanche le scarpe . Camicetta e pantaloncini, bucherellati e strappati all'infinito . Nei giorni di freddo è facile che vengano colpiti dalla gripe, un nome generico con cui questa gente indica tutte le malattie della respirazione : dal raffreddore alla polmonite . I bambini più deboli muoiono, perché il loro organismo ha scarse difese immunizzanti, e non hanno medicine . D . Quando finisce la scuola? R. A mezzogiorno . Il maestro li porta fuori della capanna e dice «Buenos dias! », e tutto è finito . C'è allegria anche tra questi scolaretti, quando la scuola finisce . Ma non fanno chiasso, "baldoria", come intendiamo noi . Non ne hanno la forza . Chiacchierano fitto, ma sottovoce, e René con i fratelli riprende il sentiero di casa. Il cammino è più pesante : il sole picchia rovente, e la galleria ver- terra, semina, pulisce le piantine insieme alle due bimbe . D . E nel pomeriggio? R . René e i due fratelli scorrazzano nella foresta. Vanno in cerca di frutta (gujaba, vapurù che cresce a grappoli come l'uva, mocolò) e a caccia di uccelli . Per René è l'ultimo anno di chiasso in libertà. Con l'anno prossimo, finite le elementari, andrà a lavorare col papà e altre persone . Diventerà un piccolo campesino : aiuterà a disboscare un altro pezzo di terra, darà una mano a seminare granturco e riso, a piantare ananas e banani . Le ragazze alleveranno le galline e continueranno a lavare dopo pranzo i vestiti della famiglia : gli abiti sono pochi, si sporcano facilmente, e bisogna lavarli in continuazione . Forse impareranno a cucire . Per ora non lo sanno fare, né loro né la loro mamma . le vicende della sua giornata, i bambini raccontano della loro scuola . Quando la conversazione si spegne, papà dice a René : «Adesso ci leggi una pagina del Vangelo» . Il Padre missionario ha dato a ogni famiglia una Bibbia. Papà e mamma non sanno leggere, e René legge adagio, accanto al lume a petrolio, una paginetta mentre tutti l'ascoltano in silenzio . Poi la mamma intona il Padre Nostro e l'Ave Maria . Non sanno altre preghiere, ma capita sovente che pregano il Signore così come viene, raccomandandogli la famiglia, il raccolto, i vicini, con parole semplicissime . Una volta alla settimana, il venerdì sera, tutta la "comunità" si raduna per pregare insieme . Un ragazzo legge il Vangelo, poi recitano il Rosario e i ragazzi cantano le melodie che hanno imparato alla scuola . Il Padre missionario arriva una volta al mese . Solo allora René può partecipare alla messa e fare la comunione . La notte è lunga, fa molto caldo (quasi come di giorno : dai 28 ai 30 gradi) . La famiglia indugia sulla porta della capanna ad ascoltare la radio a pile che tutti hanno . Purtroppo la radio trasmette solo musica, niente di culturale, di educativo . E' il nostro sogno : una radio trasmittente per i campesinos con programmi culturali . Occorrono 65 mila dollari, ma con l'aiuto della Misereor quest'anno speriamo di farcela . D. Poi, tutti a dormire? Sagrado Corazón . Un missionario, padre Valentino Freddi, In viaggio per visitare le comunità di campesinos sparse tutto attorno. E cavalcare alla stagione delle piogge diventa un'impresa . de a tratti sembra un forno . A casa la mamma ha preparato il pranzo . René non impiega mai più di un quarto d'ora a mangiare : una scodella di riso, un poco della solita yuca, una banana . C'è carne quelle pochissime volte che il papà è riuscito a uccidere un animale selvatico. L'acqua è quella del paùro . D. Poi arriva la sera . . . R. Il sole tramonta molto presto, e non c'è crepuscolo . La notte "piomba" dal cielo. L'unica luce che rimane è il lume a petrolio : poca luce e molto fumo. Se René ha aspettato fino a questo momento a fare il compito, farà molta fatica a scrivere . Ma per fortuna di compiti il maestro ne dà pochi . "René, leggi il Vangelo" D . Finalmente dovrebbe essere il tempo della cena. . . D . Il pranzo, la famiglia lo fa in casa? R . Sì, per la famiglia di René è il pasto principale della giornata . Stanno seduti fuori della capanna tutti insieme, e mangiano la comida, cioè il cibo . Yuca pestata nel mortaio e cotta con acqua, a cui mescolano banana e magari carne stracciata . Dopo, se René ne ha portato a casa, un po' di frutta . Dopo cena, il papà conta un po' R . No, all'aria aperta . In casa non c'è niente, né mobili, né suppellettili . C'è un cordone che attraversa la capanna, e su cui la mamma stende i vestiti ad asciugare . La mamma di René ha pochissimo da fare in casa . Aiuta il marito a coltivare il pezzo di 38 R. Sì, nonostante il caldo bisogna entrare nella capanna . E' stretta (metri 4 per 4), eppure bisogna chiudere la porta perché non entrino le bestie . L'unico pericolo della notte sono i pipistrelli e gli insetti. I pipistrelli non si possono chiudere fuori della porta, perché hanno il nido nella paglia del tetto. Ci sono anche i vampiri, che scendono a sfiorare le orecchie e possono anche succhiare il sangue . . . D. Don Dante, come mai è finito in quella missione? R. In un modo incredibile . Io non avevo mai pensato alle missioni . Ero prete salesiano nella scuola agraria di Montechiarugolo, e mi trovavo bene . Un giorno andai a Torino a protestare con il Rettor Maggiore perché ci avevano tolto un bravo coadiutore. Il superiore, appena mi vide, prima di lasciarmi aprire bocca mi fa : «Ti manda il Signore! Don Dante, ho bisogno di mandarti in Bolivia. Non dirmi di no . Ho proprio bisogno che vada a organizzare un' importantissima scuola di agricoltura che ci vogliono affidare . Stai due anni . Due anni soli e poi torni» . Cosa potevo fare? Avevo 43 anni . Partii dopo nemmeno un mese . I 2 anni di Bolivia sono diventati venti . Teresio Bosco Brevi da tutto íl mondo GIAPPONE* LA SIGNORA YOKO E' DIVENTATA SABINA «A un certo punto ho sentito, malgrado una strana forza che mi tratteneva dal compiere il passo definitivo, che non potevo più fare a meno di credere nel Signore Gesù Cristo . E ora sono veramente felice» . Così la signora Yoko Kashiwagi, giapponese, in un'intervista rilasciata alla Radio Vaticana dopo il battesimo . Il suo itinerario alla fede si è concluso felicemente a Roma nell'agosto scorso, nel suggestivo scenario delle Catacombe personale che dovrà operare nella stessa Università, soprattutto nel campo delle scienze dell'educazione . Questo loro contributo, che favorisce la presenza apostolica e caritativa della Congregazione e della Chiesa nel campo dell'educazione dei giovani, non poteva rimanere senza riconoscimento . Difatti il Papa Paolo VI nel 1973 riceveva in udienza il signor Tatzuro e lo creava "Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Gregorio Magno" ; quanto all'UPS, il suo Rettor Magnifico nel '78 gli conferiva la "Laurea ad Honorem in Scienze dell'Educazione" . La simpatia di questa singolare famiglia giapponese per la Chiesa cattolica, e il 36 anni . Durante la mia vita avevo pensato tante volte di diventare cristiana; però mi ero sempre confrontata con questa eventualità da un punto di vista solo intellettuale . Ora mi sono resa conto che c'è veramente qualcosa in più, che la grazia del Signore lavorava dentro di me . A un certo punto ho sentito che non potevo più fare a meno di credere nel Signore Gesù Cristo . E ora sono veramente felice» . L'incontro con il Papa? « E' stato un avvenimento al quale proprio non pensavo di poter partecipare, e non so esprimere la gioia provata» . Perché ha preso il nome di Sabina? «Perché questa santa ha dato tutto ciò che possedeva ai poveri » . Il suo programma per il futuro? «Voglio tornare in Giappone dove mio padre ha donato quanto aveva agli ammalati e ai poveri . Voglio continuare sulla scia di mio padre e della santa di cui ora porto il nome, nello spirito di Cristo, nella carità cristiana» . (Da una relazione di D.Tarcisio Bertone) ITALIA * L'ANNO DEL FANCIULLO DEL "CLUB DEI CENTOMILA" Roma, Catacombe di Santa Babila . La signora Yoko Kashiwagl col battesimo diventa Sabina . di Santa Priscilla . Le era accanto il babbo comm . Tatsuro Takatsu, l'ha rigenerata al fonte battesimale il Rettor Magnifico dell'Università Pontificia salesiana don Raffaele Farina . La presenza di un salesiano in quella circostanza non era occasionale : il centro universitario salesiano è legato da motivi di gratitudine alla famiglia Takatsu, che per parte sua in questi anni non ha nascosto una viva simpatia verso la Chiesa . I membri di questa famiglia, con esemplare generosità, hanno fondato e sostengono in Giappone le case di cura per bisognosi di "Kaisei-en" e "Aizen-en", e un'analoga istituzione sull'isola di Okinawa ; la signora Yoko, che è sposata e madre di due bambini, dedica la sua vita e la sua attività professionale ai malati e anziani dell'istituto Aizen-en . Inoltre, da qualche tempo, i signori Takatsu stanziano fondi destinati a mantenere agli studi presso I'UPS studenti poveri del Terzo Mondo, e cooperano alla formazione del desiderio di conoscere sempre meglio Gesù Cristo, hanno portato ora la signora Yoko a chiedere il battesimo . Essa si è preparata con impegno e ha percorso con intensa partecipazione e preghiera le tappe dell'iniziazione cristiana . Il suo ingresso nella Chiesa, avvenuto il 29 .8 .1979, ha avuto il suo momento culminante nelle Catacombe di Santa Priscilla presso le tombe dei martiri : lì ha ricevuto da don Raffaele Farina il Battesimo, la Cresima e l'Eucaristia . Al rito hanno preso parte, con la preghiera e il canto, quasi 40 connazionali giapponesi, cattolici e buddisti, ai quali alcuni professori e studenti giapponesi dell'UPS facevano da guida alla comprensione del mistero cristiano . A sera la signora Yoko, che aveva assunto il nome di Sabina, prendeva parte all'udienza generale in piazza San Pietro, e poi era ricevuta da Giovanni Paolo Il in adunanza particolare . Nell'intervista richiestale dalla Radio Vaticana, ha raccontato la sua storia : "Ho Il "Club dei Centomila", l'organizzazione di padre Giuseppe Baracca per soccorrere il Terzo Mondo, aveva proposto ai suoi aderenti per l'Anno del fanciullo la micro-realizzazione "adozioni sul posto" . Le missioni salesiane dell'India risultano piene di orfani, e gli orfani accolti sarebbero in numero anche maggiore se i missionari potessero mantenerne di più . Così oltre 300 amici di padre Baracca hanno accettato di adottare un bambino . Hanno ricevuto una foto e una breve biografia del loro pupillo, il suo indirizzo, e gli mandano 10 .000 lire ogni mese . Altri aderenti del Club, anche in questo caso qualche centinaio, hanno sottoscritto l'iniziativa "un sacco di riso" : riso da distribuire ai bambini affamati . La relazione di don Baracca - da cui sono attinte queste notizie - continua con l'elenco delle tante altre micro-realizzazioni : qualche casetta costruita qua e là, una tenda in Ecuador, una scuola terminata in Brasile, le refezioni in un'altra scuola. . . Don Baracca - delegato nazionale per le missioni salesiane - aveva diffuso la relazione poco prima delle ferie . E in fondo al testo, dopo aver fatto il confronto tra coloro che hanno una seconda casa ai monti o al mare e coloro che di case non hanno neppure la prima, questo guastafeste di don Baracca ha augurato ai suoi amici allegre vacanze . 39 INDIA * MA I LORO FIGLI VANNO A SCUOLA NELLA MISSIONE Due foto da Azimganj, nel cuore del Bengala occidentale, dove 11 salesiani indiani lavorano tra i Santhals . Nella zona ci sono anche molti hindù e musulmani, ma i missionari lavorano con i più poveri, i FILIPPINE * IL RIONE DI TONDO OGGI NON SI RICONOSCE PIU' Cirillo Tescaroli ha presentato sull'Agenzia SIS, in un testo denso e completo, la storia e la realtà attuale del «Centro giovanile Don Bosco» sorto nel rione di Tondo alla periferia di Manila . Il quartiere di Tondo, sorto venticinque anni fa alla periferia della capitale delle Filippine, è abbastanza conosciuto nel mondo per la visita fatta da Paolo VI nel 1971 in occasione del suo viaggio in Asia . Dopo aver messo piede in alcune baracche, gli occhi del Papa si inumidirono di pianto . Tra le bidonvilles di Tondo c'è il Barrio Magsaysay, che ospita nello spazio d'un chilometro quadrato 70 .000 persone, distribuite in 12 .000 famiglie . In un'unica stanza di metri 4 per 5 vive in media un gruppo familiare di 8-9 persone . Magsaysay prima di accogliere tanta povera gente era un centro di scarico per le immondizie 40 Santhals appunto . La prima foto mostra una delle capanne più misere, dove c'è gente che nasce, vive e muore . Ma i ragazzi vanno a scuola nella missione, e 230 dei più sfortunati vi sono accolti come interni (foto in basso : una loro classe) . Imparano un mestiere, e il loro avvenire sarà diverso . della città . Dieci anni fa arrivarono alcuni Salesiani per iniziarvi una parrocchia . Il loro approdo non fu privo di sospetti e di difficoltà : la gente temeva che i preti venissero a rubar loro il terreno . Rimboccate maniche e calzoni, quei missionari cominciarono a metter in piedi le strutture più urgenti. La situazione interna del rione era esplosiva : ogni settimana si registrava qualche morto . Bande organizzate di giovinastri si davano battaglia con tanto di archi e frecce . L'unica maniera per bonificare socialmente e moralmente, era di testimoniare alla gente l'amore di Dio attraverso il lavoro ; e si costruirono due capannoni dove si iniziarono corsi di meccanica, falegnameria e saldatura . «Nei primi tempi - racconta don Pietro Zago, il salesiano quarantaquattrenne originario di Padova che dirige oggi l'opera - bisognava andare in cerca degli allievi con il lanternino e supplicarli di venire a scuola . Oggi invece il nostro grosso problema è quello della scelta . Sono centinaia le domande che dobbiamo rifiutare!» Non appena il governo convalidò i corsi e i relativi diplomi, le famiglie si affrettarono a spingere i figli a scuola . Ora la parrocchia del Barrio Magsaysay è una fucina di opere educative e assistenziali . Una scuola frequentata da 250 alunni offre corsi semestrali per la preparazione di marinai per la marina mercantile internazionale. Finora ne sono usciti 2 .500, che hanno trovato subito impiego e un buon guadagno . I filippini sono quotati come marinai : per la conoscenza che hanno dell'inglese, e soprattutto per il loro carattere mite . Nel giorno delle iscrizioni si vedono migliaia di persone che hanno trascorso la notte all'aperto per entrare nel numero dei 250 fortunati . La scuola materna ospita 250 bambini tra i più poveri del rione. I parenti si radunano ogni settimana per imparare a far da mangiare, tenere in ordine la casa, ecc . Una clinica diretta dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, l'unica della zona, costruita con gli aiuti donati da Paolo VI, si occupa giornalmente di 145 pazienti . « Una delle più belle realizzazioni - dice don Zago - è stata la costruzione, nello spazio di un anno, di 210 casette a due piani per famiglie povere . Ciò è stato possibile grazie al lavoro prestato dagli interessati, e agli aiuti giunti dall'Europa . E l'iniziativa continua» . Il governo concede alle famiglie residenti nella zona da almeno 15 anni un terreno di 5 metri per 10, a patto che la casa venga costruita entro un tempo determinato . In tal modo si sta realizzando il "reblocking", cioè la ristrutturazione del rione. Questo importante progetto ha favorito l'unione tra la gente, divisa in passato dai tribalismi . La parrocchia ha un ufficio di collocamento che procura lavoro ai disoccupati, un posto in ospedale ai malati, e offre assistenza ai poveri . L'Olanda fornisce ogni anno alla parrocchia la somma di 50 milioni per l'acquisto di riso da distribuire alle famiglie più bisognose . E' stato costituito anche un fondo per aiutare i giovani più dotati a proseguire gli studi all'università . Il lavoro apostolico è condotto comunitariamente da 9 sacerdoti salesiani (tre italiani, tre filippini, due spagnoli, uno belga), da un coadiutore jugoslavo e da 5 suore filippine . Essi sono coadiuvati da 140 giovani impegnati nella catechesi per i circa 9000 ragazzi del rione . Chi rivede oggi il Magsaysay dopo qualche anno di assenza, stenta a riconoscerlo. Le 25 persone che assistevano otto anni fa alla messa domenicale, sono diventate ora migliaia . Ciascuna delle nove messe della domenica raccoglie dalle 7 alle 800 persone, stipatissime nella chiesa divenuta insufficiente . Sono circa 4000 i ragazzi che tutte le domeniche gravitano in parrocchia per la messa, i giochi e i raduni di vario genere . « II pianto d'un Papa - commenta don Zago - ha prodotto il miracolo che nessuno avrebbe osato lontanamente sperare prima della visita di Paolo VI . Gente calata da tutte le zone delle Filippine, emarginata, abbrutita dalla miseria e dal vizio, ha ripreso un volto umano» . Ríngrazíano i nostri santi « VAI CHE SEI SALVA!» Nel luglio 1977, mentre ero al lavoro, mi accorsi di avere il seno gonfio, e dolente a ogni contatto . Andai in infermeria : il medico mi disse che dovevo essere operata subito, perché avevo un tumore galoppante . Telefonai a Torino, a mia sorella che presta servizio presso lo studio di un professore di chirurgia generale, che mi disse di raggiungerla subito . La sera stessa anche quel professore mi diede il medesimo responso, ma per una diagnosi più sicura mi consigliò la mammografia . Il risultato fu lo stesso, e a quanto sembrava non potevo evitare l'operazione . Andammo allora al Santuario di Maria Ausiliatrice, della quale mia sorella è molto devota . Mi accostai ai santi sacramenti, e pregai tanto perché mi ottenesse la grazia di salvarmi da quella dolorosa situazione . Uscendo dalla chiesa, mi fermai davanti all'altare del Sacro Cuore, e rimasi come in estasi : non riuscivo a muovermi né a sentire mia sorella che mi invitava a uscire . Ebbi l'impressione di vedere alla mia destra il Sacro Cuore che mi diceva : « Vai, che sei salva! » Tornammo a casa, in attesa di un posto all'ospedale, per l'operazione . Frattanto mio cognato volle ancora recarsi dal professore per sapere se non c'era proprio più neanche un barlume di speranza . Il professore, osservando i risultati delle lastre, rispose che avrei potuto provare un nuovo prodotto svizzero, purché la responsabilità della cura se la prendesse mia sorella . Così iniziai la cura, sempre sotto controllo, e dopo sei mesi ne uscii guarita, senza intervento . Un anno dopo l'ultimo controllo, tornai dal professore : mi assicurò che ogni traccia del male era sparita . E sono sempre tornata al Santuario dell'Ausiliatrice, per ringraziarla di quello che Suo Figlio ha fatto per me . Latina Jole Valente Scrive Assunta Giampiero (Napoli) : «Ricorsa al Signore con fiducia, riconoscente ringrazio per essere stata miracolata per intercessione di Maria Ausiliatrice, san Giovanni Bosco e san Domenico Savio» . Suor P.G . (Torino) ha raccomandato a san Domenico Savio una parente che da tanto desiderava una creatura, ma urtava contro difficoltà insormontabili . Non solo le difficoltà furono superate, ma anche i pericoli insorti durante l'attesa. Ora un bel bimbo è la gioia di quella famiglia . NON ERA IL MALE TEMUTO II 28 gennaio 1979 ricevetti una telefonata da mia sorella : mia cognata, a letto da una settimana, era stata dichiarata affetta da un male incurabile. Era il primo giorno del triduo in preparazione alla festa di san Giovanni Bosco, e ci raccomandammo con fiducia alla sua intercessione . II 29 il medico curante fece sottoporre la cognata alle analisi nell'ospedale di Palermo . Risultato : tumore maligno allo stomaco . Ma noi, mia sorella suor Margherita, anch'essa FMA, e tutti i familiari, intensificammo le preghiere . Il medico curante, non soddisfatto del referto, volle un consultorio con i professori del Policlinico di Palermo . Uno di essi azzardò l'ipotesi che poteva trattarsi di ciste da echinococco . Dopo altri accertamenti, l'8 febbraio l'ammalata entrò in sala operatoria . L'intervento durò quattro ore, ma il responso fu favorevole : si trattava proprio di ciste . Ora mia cognata si è ristabilita . San Cataldo (Palermo) Sr. Maria Vincenza Nicosia FMA SANTA MARIA MAZZARELLO DIVENNE LA SUA «FIDUCIARIA» Qualche anno fa il signor Pretto, commerciante di Porto Alegre e fornitore del nostro collegio Maria Auxiliadora, fu colpito da un improvviso malore che si manifestò tanto grave da richiedere un'immediato ricovero nell'ospedale . Dopo otto giorni di esami clinici, che non riuscirono a individuare il male, egli era ridotto al limite delle forze . Una Figlia di Maria Ausiliatrice andò a visitarlo e gli lasciò una reliquia di Madre Mazzarello, che egli ricevette con fede . Quando i medici tentarono l'intervento chirurgico, si trovarono di fronte a un caso disperato : i tessuti organici risultavano consunti da una grave infezione, e la sua sopravvivenza sembrava impossibile . Allora le suore di Porto Alegre intensificarono il loro fiducioso ricorso a Madre Mazzarello, e poco a poco il malato ricuperò la salute, sotto lo sguardo incredulo dei medici che non riuscivano a spiegarsi tale ripresa . Tornato a casa, il signor Pretto sistemò per bene anche gli affari della sua co- scienza, e cominciò una vita nuova, fervente e apostolica . Madre Mazzarello divenne la sua «fiduciaria» . La pregava, e invitava chi si trovasse in difficoltà a rivolgersi a lei, e ha potuto constatare diversi interventi prodigiosi . L'ultimo risale - a qualche anno fa . Una giovane di nome Marzia si era lasciata adescare dalle idee errate di un gruppo di esaltati : frequentava le loro riunioni e partecipava ai riti diabolici (macumba) che la setta organizzava . La sua famiglia, di saldi princìpi cristiani, quando si accorse del suo cambiamento, fece di tutto per strapparla da quella rete insidiosa, ma Marzia non cedeva. E un triste giorno scomparve da casa. . . Disperati, i genitori iniziarono le ricerche, e incoraggiati dal signor Pretto invocarono l'aiuto di Madre Mazzarello . Poco dopo la giovane venne rintracciata in un ospedale presso Montevideo . Dei malviventi l'avevano rapita, stavano portandola in Uruguay decisi a sfruttarla in tutti i sensi e poi disfarsene ; però la loro macchina durante il viaggio era incappata in un grave incidente : alcuni di loro avevano perso la vita, e Marzia ferita gravemente era stata soccorsa dalla polizia stradale . A questo punto la preghiera a Madre Mazzarello si fece più intensa, sia per la salute fisica che per il ricupero morale della ragazza . I riti dei macumba avevano fortemente inciso nella sua anima . Un primo risultato fu che Marzia accettò di portare al collo una reliquia della Santa, e dopo 38 giorni di cure potè tornare a casa guarita se non altro nella salute fisica. Ma non nello spirito . Si verificarono alcuni episodi impressionanti (compreso un tentativo di tagliarsi la gola con un vetro), che facevano pensare a intervento diabolico. Ma la giovane continuò a portare su di sé la reliquia, rientrò in se stessa, ebbe il coraggio di chiedere aiuto spirituale, e lo trovò in un bravo sacerdote che le ha restituito l'amicizia di Dio e la serenità dello spirito . Porto Alegre (Brasile) Suor Maria Bosio, FMA HANNO PURE SEGNALATO GRAZIE Acuto Maria - Alberici Coniugi - Alberti Maria - Ambrogi Benilda-Andreani Ida- Arfiero Palmira-Balbiani Savina - Barabino Rosanna - Barbara Emma - Benazzo Maddalena - Berera Sandrina - Beroldo Giovanni - Bertot Cesarina - Bisio Rosa - Bonetti Rosaria (Brooklin USA) Bonfante Maria - Bonelli Rita - Caccialenza Letizia Calcagno Agostina-Cali Giuseppina-Camerino LuigiaCampana Disolina - Catalano M . Angela - Cavassa Paolo - Cenzi Guglielmina - Cerri Sr . Antonietta - Crippa Fam . Crispino Francesco - Cometa Rosa - Cossa Oreste Dattaro Antonio - Del Curto Carolina - Didona Biagio Dondeyaz F. Anita - Duranti Amalia - Facelli Vittorio Ferrero Elda - Fontana Teresita - Frattin Pietro - Fusari Gina - Garis Luigi - Genco Giuseppina - Gianello Mario Gorini Luigina - Greco Rosaria - Grosselli Nicolina Guarducci Bruna - lemmi Famiglia - Ingrassia Maria Lapi Fosca - Lima Giuseppina - Lugli Antonia - Maglietto Lilia - Maida Giuseppe - Manca Martino - Manicioto Lucrezia - Marchi Anna - Marin Luigi - Mastalli Lucio - Melis Assunta - Mino a . Ida - Mongelli Giuseppe - Mongili Pasquale - Monticavalli Agostina - Muraglio Bernardo Mura Mario - Oliverio Clara - Pagano Maria - Pagliano Giuseppina - Papetti Giuseppina - Perini Paola - Perrin Teresa - Picone Salvatore - Pollastro Pierina - Polli Santina - Ponte Benedetto - Ribaldone Sabina - Rosa Vincenzo - Rota Elvira - Rotiroti Giuseppina - Saviotti Ginetta - Scattina M . Teresa - Scoffone Savina - Scotti Anna - Severi Nella - Sidoti Maria - Sorrentino Colombo Tacchino Gemma - Timossi Margherita - Tirendi Rosatte - Traversa Pierfranco - Vanzetti Bartolo - Vanzolini Caterina - Vinci Emanuele. 41 lo strappò troppo presto al lavoro ; ne sofferse molto, ma - disse - .la sofferenza è una scuola necessaria per chi vuoi vivere da vero cristiano! . Spirò assistito dai due fratelli sacerdoti, e offrendo la vita per la Chiesa e per il Papa . le Preghiamo per í nostri morti SALESIANI Bernardi Coad. Giovanni t 41 anni Detend Coad. Leonardo t 34 anni Scremin Coad. Giuseppe t 41 anni Tornavano in macchina dalla loro terra veneta e dall'abbraccio dei familiari, dopo aver partecipato ai funerali di un giovane exallievo . Una macchina potente e veloce, in uno sconsiderato tentativo di sorpasso, piombò loro addosso e li massacrò. Appartenevano tutti e tre alla comunità salesiana del Colle Don Bosco . Sgomento e lacrime nelle loro famiglie e nel mondo salesiano . Una enorme, irreparabile perdita. Erano uomini maturi ed equilibrati, pienamente qualificati nel servizio professionale, fedeli e coerenti alla loro vocazione religiosa e apostolica laicale, della cui validità erano testimoni convinti . Giovanni Bemardi era impegnato nella scuola agraria e nell'azienda rurale che circonda sul Colle la casetta di Don Bosco. Amava il suo lavoro e sapeva arricchirlo con sentimenti di profonda religiosità, partecipando al lavoro educativo della comunità . Coltivava il teatro, la musica, il canto, i tipici elementi salesiani per maturare i giovani nella bontà mediante l'allegria. Leonardo Defend era capo laboratorio compositori . Gli studi e l'impegno personale l'avevano reso un esperto nell'arte grafica, riconosciuto come tale da enti tecnici e scolastici, e gli avevano consentito di perfezionare l'insegnamento e la pratica di tecniche moderne . Si era proposto questo programma di vita: «Amare il Signore sempre più, e avere la gioia di donarmi completamente al servizio dei giovani . . Giuseppe Scremin era insegnante e istruttore dell'istituto Grafico a capo della legatoria . Non aveva altra ambizione che quella di aggiornarsi per guidare operai e allievi a un serio apprendimento del mestiere . La sua bontà d'animo e la sua affabilità creavano un clima di fraterna collaborazione che rendevano accetti i suoi inviti al bene, all'impegno, alla coerenza cristiana. Tre vite, tre vocazioni, un obiettivo solo : amare Cristo e testimoniarlo ovunque. E uno stile solo : quello del salesiano coadiutore creato da Don Bosco . Sac . Vincenzo t a Palermo a 58 anni La chiarezza della dottrina, la limpidezza del pensiero, alimentati da preghiera e Smisi studio costanti, la discrezione e la delicatezza d'animo hanno contraddistinto la nobile figura di questo salesiano : umile servitore della verità e vigilante nella fedeltà a Dio e all'uomo. Insegnò storia e filosofia in vari licei salesiani, tenne corsi di teologia ai seminaristi, diresse spiritualmente varie comunità di suore, gruppi di cooperatori e gruppi di preghiera, con rigorosa preparazione dottrinale e stile tipicamente salesiano. La sua malattia è stata un appassionato .Dio mio, perché mi hai abbandonato?» per chiudersi con un altrettanto appassionato . Padre, nelle tue mani affido il mio spirito . . COOPERATORI Alessandrini Silvano t a Querceta (Lucca) a 58 anni Aveva studiato dai salesiani a Collesalvetti, e teneva a dire che lì aveva plasmato il suo carattere . Appassionato di musica e di letteratura, fu il più genuino esponente della cultura popolare versiliese. Sbizzarrì la sua fantasia in composizioni teatrali, poesie, libri gialli, e fu un insegnante d'avanguardia nell'applicare sistemi sperimentali. Divideva con tutti la sua cordialità, e in ogni competizione sapeva conciliare vincitori e vinti in un fraterno abbraccio. Balblano Maria Carmela contessa d'Aramengot a Torino E' mancata serenamente dopo una vita consacrata con umile e generosa dedizione a varie attività apostoliche diocesane: all'Azione Cattolica come segretaria delle Donne Cattoliche e alle Conferenze di San Vincenzo . Era patronessa delle opere salesiane e generosa cooperatrice . II suo nome resterà legato alla "Casa Balbiano" di Chieri, che ella donò ai Salesiani perché vi fondassero un oratorio, l'attuale San Luigi di Chieri . Balegno Paola ved . Gianetto t a Villareggia (Torino) a 77 anni Rimasta vedova in giovane età, dedicò la vita alla famiglia, all'apostolato nell'Azione Cattolica e all'insegnamento . Per i compaesani è rimasta "la maestra Paola" . Fu tra coloro che con maggior zelo promossero e ottennero la venuta delle Figlie di M . A . nella scuola materna e nella cura della gioventù di Villareggia. Il suo esempio fu seguito dalle due figlie, esse pure insegnanti, e dal figlio Ubaldo, divenuto sa- A quanti hanno chiesto informazioni, annunciamo che LA DIREZIONE GENERALE OPERE DON BOSCO con sede in ROMA, riconosciuta giuridicamente con D .P . del 2-9-1971 n . 959, e L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, avente personalità giuridica per Decreto 13-1-1924 n . 22, possono legalmente ricevere Legati ed Eredità . Formule valide sono : - se si tratta d'un legato : « . . .lascio alla Direzione Generale Opere Don Bosco con sede in Roma (oppure all'istituto Salesiano per le missioni con sede in Torino) a titolo di legato la somma di lire . . ., (oppure) l'immobile sito in . . . per gli scopi perseguiti dall'Ente, 'a parti- 42 cerdote salesiano . Si impegnò per vari anni nell'amministrazione pubblica, anche se contro le inclinazioni personali, portandovi volontà di partecipazione con ispirazione cristiana e spirito di dovere . Berrutl Aristide t a Varazze (Savona) Ecco un exallievo che ha meritato in pieno il titolo di cooperatore . Il collegio di Varazze era la sua seconda casa . Per tanti anni è stato il presidente degli exallievi : le sue relazioni, i suoi brindisi, le sue battute animavano e trascinavano specialmente i giovani . Amò tanto Don Bosco, e riuscì a far intitolare al suo nome una delle gallerie dell'autostrada Genova-Savona . Su un colle, in mezzo al verde e a un meraviglioso panorama, gli costruì un santuarietto, meta di pellegrinaggi e di liete feste salesiane . Cappellani Asmundo baronessa Maria t a Catania a 77 anni Cooperatrice convinta e entusiasta, trascorse la sua lunga vedovanza nella gioia di appartenere alla Famiglia Salesiana, vivendone intensamente ogni aspetto e momento . Piissima e delicatissima di spirito, nonostante le sue considerevoli sostanze volle vivere in reale povertà, e negli ultimi 15 anni non cessò di far dono di ogni cosa che le sembrasse non strettamente necessaria . Fu generosa verso i Salesiani e le FMA, e per essi offerse anche le ultime sofferenze che la portarono alla visione di Dio. Cucinotta Rosa In Rizzo t a Corigliano d'Otranto (Lecce) a 80 anni In una vita piena di sofferenze seppe conservare fino alla fine la serenità e il coraggio . Il suo grande amore per Dio si esprimeva nell'amore alla famiglia e ai parenti . Cooperatrice fervente, seppe educare cristianamente i suoi sette figli . La sua più grande soddisfazione fu il dono, fatto d'accordo col marito, di una figlia al Signore nella Famiglia di Don Bosco . Finazzi Sac. Luigi t a Leffe (Bergamo) a 65 anni Don Luigi fu un pastore entusiasta della sua missione, attento a tutto e a tutti, sempre cordiale ed espansivo . In lui era invidiabile l'altruismo, la vitalità, l'intraprendenza (quanti lavori realizzati a Leffe in 16 anni!), sempre pronto nell'aiutare chi aveva bisogno. Era cooperatore salesiano, amavà Don Bosco, e lavorava col suo stile in mezzo ai giovani . Perciò seppe suscitare non poche vocazioni, anche per la nostra Congregazione . Un male inguaribi- Gina Maddalena ved . Monteu Fassiot t a Torino a 62 anni Sposa e madre di esemplare bontà, ha consacrato la vita al bene della famiglia, educando i figli al dovere e alla vita cristiana . Devotissima di Maria Ausiliatrice e di san Giovanni Bosco, è tornata al Cielo silenziosa come era vissuta . Giro Mona. Mario t a Ferrara a 83 anni Apparteneva alla famiglia salesiana a doppio titolo : come exallievo e come cooperatore, decano dei cooperatori . Era entrato ancora ragazzo nell'istituto Salesiano di Ferrara, ed era diventato segretario di don Lingueglia prima e di don De Agostini poi . Aveva aiutato don Martina a comporre la sua famosa Antologia Italiana, e il coad . Marchesi a pigiare quintali di pomodori e di uva. . . Nel 1907 partecipò all'entusiasmo della sua città per la visita di don Rua. Come sacerdote si distinse per zelo apostolico, capacità di sacrificio e amore per i giovani . I I suo modello era Don Bosco, che egli esaltò in tutta Italia con la sua parola calda e suadente che lo rese oratore apprezzato e ricercato a livello nazionale . Gorini Natale t a Ferrara a 82 anni Era stato capitano dei bersaglieri nella prima guerra mondiale, poi presidente diocesano della gioventù di A .C ., e segretario provinciale della DC . Come parlamentare si impegnò in modo particolare nella ricostruzione della città e dei centri della provincia danneggiati dalla guerra, e in importanti iniziative agricole. Era profondamente affezionato ai salesiani . Fu merito suo se si riuscì a ricostruire il celebre tempio rossettiano di San Benedetto distrutto dalla guerra : restituita alla primitiva grandezza, questa chiesa parrocchiale è ora una delle più belle della Congregazione . La Barbera Giuseppina ved. Di Carlo t ad Altofonte (Palermo) a 88 anni Cooperatrice ed exallieva, cercava tutte le occasioni per parlare con giovanile entusiasmo di Don Bosco e di Maria Ausiliatrice, e diffonderne il culto . Durante i 22 anni della sua presidenza della locale Unione Exallieve, rese attivissimo il laboratorio missionario. Era fiera di avere due figlie, una sorella e sei cugine tutte FMA . L'unico dispiacere, quello che anche il terzo figlio non fosse stato chiamato alla vita religiosa, e di non aver potuto avere altri figli . II suo amore a Dio si esprimeva nella donazione gioiosa a quanti avevano bisogno del suo aiuto. La sua lunga vita terminò come aveva sempre chiesto al Signore : rendendosi utile fino all'ultimo, senza allontanare le figlie dal loro lavoro perché, soleva dire, le aveva date a Dio come dono totale e non in prestito . colarmente di assistenza e beneficienza, di istruzione e educazione, di culto e di religione » . - se si tratta invece di nominare erede di ogni sostanza l'uno o l'altro dei due Enti su indicati : « . . .annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria . Nomino mio erede universale la Direzione Generale Opere Don Bosco con sede in Roma (oppure l'istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino) lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo, per gli scopi perseguiti dall'Ente, e particolarmente di assistenza e beneficenza, di istruzione e educazione, di culto e di religione» . (luogo e data) (firma per disteso) Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, a suffragio della Mamma Monica, a cura della figlia Maria Diemoz L . 500 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, in suffragio di A.M.P., a cura di A .P. L. 200 .000 olídaríetà míssíonaría Borsa : In memoria di Don Carlo Saino, salesiano, a cura di B .P .M . Torino L . 120 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, implorando protezione e grazie sulla famiglia, a cura di T .I ., Torino L. 110 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice, con riconoscenza, a cura di Marcosanti Adriana, Bologna, L . 100 .000 Borsa : Maria Auslllatrice e Santi Salesiani, a cura di Benedet Tina, Aosta, L. 100 .000 Borsa : Maria Auslllatrice e S . Giovanni Bosco, in suffragio di Regalia Mario, a cura della Consorte L . 100 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice, implorando una grazia particolare e protezione sulla famiglia, a cura di A .D ., Torino, L . 100.000 Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, per grazia ricevuta, a cura di Bianchi Diego, Ivrea (TO), L . 100.000 Borsa : Maria Ausiliatrice, per grazia ricevuta, a cura di Lanfranco Luigi, Torino, L . 100 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, in suffragio di Saro Spadaro, a cura della famiglia, Modica (RG), L. 100 .000 Borse di studio per giovani missionari salesiani pervenute alla Direzione Generale Opere Don Bosco Borsa : Giuliano e Giovanni Achille Zaffaroni, a cura di Zaffaroni Riccardo, Castellanza (VA), L . 100.000 Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, in ringraziamento, a cura della famiglia Barbero, Torino Borsa: S. Cuore di Gesù e'Marla Ausiliatrice, in suffragio dei miei genitori, a cura di N .N ., Palermo, L . 100 .000 Borsa: Don Filippo Rinaidi, a cura di Consol Filippo, Issime (AO) Borsa: Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, ringraziando per lavoro ottenuto, a cura di N .N ., Chiari (BS) Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, in suffragio del marito, a cura di Alzate Giovanna, Fossano (CN) Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, ringraziando e invocando protezione sui figli, a cura di Magnoni G ., Milano Borsa: Maria Ausiliatrice e Don Bosco, invocando protezione, a cura di G .E ., L. 100 .000 Borsa: Maria Ausiliatrice, in suffragio di Pasquale, a cura di Improta Piccardi Rita, Napoli, L. 100 .000 Borsa: Giovanni Paolo I, in memoria e suffragio dei miei genitori G . Battista e Margherita, a cura di Matteotti Prof . Giuseppe (PD), L. 100 .000 Borsa: Don Botta e Anime del Purgatorio, a cura di Etisia, Giaveno (TO) Borsa : Maria Ausiliatrice, per grazia ricevuta e implorando protezione, a cura di Castronovo Salvatore, Torino Borsa : Maria Ausiliatrice, invocando continua protezione, a cura di Piscitelli Gabriella, Roma Borsa: In suffragio dei nostri defunti e in riparazione di tante omissioni, a cura di N . N ., Aosta, L . 100.000 Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, implorando protezione, a cura di Basiglio Anna Borsa: Divina Provvidenza, a cura di Boglione Francesco, Torino, L . 90.000 Borsa: Maria Ausiliatrice, per grazia ricevuta e invocando protezione sulla fami- porsa: Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, ringraziando e invocando grazia particolare, a cura di Galli Teodora, Varese Borsa : S. Domenico Savio, perché protegga sempre la mia famiglia, a cura di N .N ., Galbiate (CO), L . 100.000 Borsa: Maria Ausiliatrice, Santi Salesiani, invocando protezione su nipotina Francesca e famiglia, a cura di Brandi Braulia, Tolentino (MC) Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, aiutateci sempre, a cura di Fontana Ermanno e Maria Cristina, L . 100 .000 Gioia di cantare : il coro salesiano di Ensdorf (Germania) . glia, a cura di F .F ., Torino Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, raccomandando tutti i miei cari, a cura di D .S ., Como L . 100.000 Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, in ringraziamento e invocando protezione, a cura di Campagnoli Antonietta (BS), L. 100.000 Borsa : In suffragio dei genitori Comitini Paolo e Federico Cesarina, a cura della figlia Caterina, Catania Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, ringraziando per il bambino Matteo, a cura di Pasini Rosina, Fittà di Scave (VR) Borsa : S . Domenico Savio, in ringraziamento per grazia ricevuta, a cura di N .N ., Galbiate (CO), L . 100.000 Borsa : In memoria di Don Alfredo Ruaro, Salesiano, a cura di Andrea Ribolli, Alassio (SV), L. 100 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Saleslani, ringraziando e invocando protezione, a cura di Ruggirello Antonia, Caltavuturo (PA) Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, in ringraziamento e a suffragio dei defunti, a cura di Taverna Renata, Litta Parodi (AL) Borsa : Maria Ausiliatrice, Santi Salesiani, Papa Giovanni, ringraziando e implorando protezione, a cura di A .P ., Torino, L. 100.000 Borsa : Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, in suffragio di mio marito e dei genitori, a cura di Gusmaroli Rachele, (BG), L .100 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice, Santi Salesiani, invocando grazie e protezione, a cura di Rover Maria, Genova Borsa : Maria Ausiliatrice, in memoria di Teolato Vittorio, Borgomanero (NO) Borsa : Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, chiedendo protezione per sé e famiglia, a cura di Locatelli Alessio, Germagnano, L. 100 .000 Borsa : Maria Auslllatrice e Santi Salesiani, in suffragio dei defunti e invocando una grande grazia, a cura di N.N., L . 100 .000 Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, in suffragio dei defunti e invocando grazie, a cura di Larocchi M ., Milano Borsa : Maria Ausiliatrice, in memoria di Zanetta Sergio, a cura della mamma, Borgomanero (NO) Borsa : In suffragio di Sr. Onorina Lanfranco, a cura di Lanfranco Luigi, Torino, L .100.000 Borsa : Maria Ausiliatrice, in suffragio dei defunti e in ringraziamento per laurea conseguita, a cura di M .C .M . Micheletti, Borgomanero (NO), L . 100 .000 Borsa: Don Bosco, a cura di Bersano Domenico, Milano Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di Mariani Marisa, Novara Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, invocando grazie, a cura di N .N ., Poirino (TO) Borsa : Maria Ausiliatrice e Don Bosco, invocando particolare grazia, a cura di Tealdi Dott . Prof . Clelia, Mondovì (CN) Borsa: Maria Ausiliatrice, S . Dom . Savio, implorando protezione per il nipotino Marco, a cura di Bertarelli Bava, Asti Borsa: S. Giovanni Bosco, in ringraziamento, a cura di Biglia Maria, Torino Borsa : Don Bosco, patrono di tutta la famiglia, a cura di Zanon Giuseppe, Piovene Rocchette (VI), L . 100 .000 Borsa: Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, in suffragio defunti e invocando protezione, a cura Famiglie Colombara e Palladino, Genova Borsa : Maria Ausiliatrice, in memoria e suffragio di Amelia Borghi, a cura della figlia Marina, Roma, L . 100.000 Borsa : Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, in suffragio defunti e invocando protezione, a cura di Maria e Pierina, Torino Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di Bert Ercole, Torino Borsa : Maria Ausiliatrice, a cura di L.G ., Andezeno (TO) Borsa : Gesù Sacramentato, Maria Ausiliatrice e S . Giov . Bosco, ringraziando e invocando protezione, a cura di Gonella Maria, Torino Borsa: In suffragio defunti delle famiglie Bruno Ferraro, a cura di Ferraro Teresa, Torino Borsa: In memoria e suffragio di Peretto Giovanni, a cura della figlia . Borsa : Sacro Cuore dl Gesù e Maria Auslliatrice, per grazia ricevuta, a cura di Biase Castronuovo (USA) Borsa: S. Giovanni Bosco e Papa Giovanni, a cura di Biase Castronuovo (USA) Borsa: Maria Ausiliatrice, per grazie ricevute e invocando protezione, a cura di Di Girolamo Sr . Maria, Taranta Peligna (CH) Borsa: Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, a cura di Cafagna D . Donato, Barletta (BA) Borsa : Don Bosco, in suffragio del Cav. Giuseppe De Lorenzi, aa cura della moglie Ida Borsa : S . Giovanni Bosco, in memoria di Don Giovanni Gherardi, a cura di Cipolli Veronica, Fornacette (PI) Borsa : In memoria e suffragio di Peretto Giuseppina, a cura della figlia Borsa: Maria Ausiliatrice e S . Giovanni Bosco, in memoria dei defunti e invocando protezione, a cura di Cricchi Ottavio, Roma Borsa: Maria Ausiliatrice e Papa Giovanni, in suffragio di Albera Giovanni, a cura della moglie . Borsa : Don Bosco, invocandone protezione sulla famiglia, a cura di De Camillis Dr. Camillo, Roma Borsa : Maria Ausiliatrice, per grazia ricevuta, a cura di Deliò Piero, Romano di Lombardia (BG) Borsa: Don Bosco, invocandone benedizione sui neosposi Tulli Fabrizio e Rosalia, Roma 43 AVVISO PER IL PORTALETTERE In caso di MANCATO RECAPITO inviare a TORINO CENTRO CORRISPONDENZA per la restituzione al mittente Spediz. in abbon . postale - Gruppo 2° (70) - 7 • quindicina DD Mosè narra ai bimbi di oggi la storia più bella e più antica del mondo : la creazione, Adamo ed Eva, Abramo e Isacco, il lungo viaggio del popolo d'Israele verso la Terra Promessa . La narrazione, illustrata da delicati disegni a colori, si sviluppa come una piacevolissima fiaba, consentendo ai piccoli lettori una immediata interpretazione del messaggio divino È un'opera stupenda, che affascinerà grandi e piccini . L . 8 .000 7 GE1 or SOCIETÀ EDITRICE INTERNAZIONALE