ARCHEOLOGIA DELL’ARCHITETTURA
DI UN CENTRO STORICO
PROPOSTA PER UN’ELABORAZIONE
INFORMATICA DEI DATI SU
PIATTAFORMA G.I.S. BIDIMENSIONALE
di
GIOVANNA BIANCHI, ALESSANDRA NARDINI
1. PREMESSA
La necessità di costruire un modello informatico relativo alle emergenze in elevato di un centro storico, è sorta
durante la ricerca svolta all’interno del nucleo urbano di
Campiglia M.ma (LI). Qui e più esattamente nella sua Rocca, che domina dall’alto l’abitato, dal 1994 al 1999, sono
state effettuate delle indagini archeologiche che hanno portato allo scavo, coordinato da chi scrive e diretto da Riccardo Francovich, di tutti i depositi interni ed esterni agli edifici dell’originaria area signorile del castello. Campiglia è
infatti un centro che trae le sue origini dal primitivo nucleo
incastellato, poi soggetto nel corso del XIII secolo ad importanti ampliamenti sotto la spinta dell’espansionismo pisano e successive trasformazioni durante la dominazione
fiorentina di XV e XVI secolo (BIANCHI 1997). Fin dalle
prime campagne di scavo, in contemporanea alla lettura degli
edifici sommitali, una preliminare ricognizione degli elevati del centro aveva permesso di valutare un loro notevole
potenziale informativo. Da ciò, l’idea di applicare un presupposto teorico basato sulla considerazione che un centro
storico non è altro che un enorme deposito stratigrafico composto da una serie di attività edilizie succedutesi nel corso
dei differenti periodi storici (PARENTI 1992). Conferire quindi
al termine attività lo stesso significato che ha nello scavo
archeologico, ha portato di conseguenza a considerare ogni
singola struttura o parte di essa come il prodotto di una o
più attività costruttive a loro volta composte da più unità
stratigrafiche. Questo ha quindi presupposto un’indagine
analitica di tutto il tessuto edilizio al fine di registrare ogni
piccolo o grande intervento di cui rimaneva traccia. Superato lo spavento di una scelta strategica di questo tipo, che
nello scavo archeologico trova il suo corrispettivo nell’open
area, con il proseguimento della ricerca si è avuta la dimostrazione che questo era l’unico modo possibile per arrivare ad una serie di obiettivi fondamentali per la comprensione dell’abitato: registrare tutte le evidenze murarie storiche, contestualizzarle rispetto al tessuto edilizio circostante, collegarle alle stratigrafie verticali ed orizzontali presenti nella Rocca, costruire una sequenza cronologica comune individuando una serie di periodi corrispondenti alle
principali fasi di trasformazione di queste stratigrafie.
L’adozione degli strumenti di indagine propri dell’archeologia dell’architettura, ormai ampliamente sperimentati in molti contesti di studio, ha portato all’accumulo di
una consistente quantità di informazioni difficile da gestire
e soprattutto da elaborare se non affidata alla memoria computerizzata.
In questo senso è stata provvidenziale l’esperienza maturata all’interno del Laboratorio di Informatica del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Siena (coordinato da Marco Valenti), in cui le modalità di gestione dello
scavo archeologico di Poggio Bonizio (Poggibonsi) hanno
costituito il modello di riferimento per le altre indagini coordinate dall’insegnamento di Archeologia Medievale. Prima ancora di quella relativa alle emergenze in elevato, per
Campiglia è stata infatti costruita una piattaforma GIS per
la gestione dei dati di scavo. Proprio in base a questa esperienza, considerando la mole di informazioni relativa al centro storico, si è deciso di valutare le funzionalità di un
software GIS per questo secondo tipo di analisi. Il modello
che qui si propone non ha naturalmente la pretesa di essere
completo o applicabile ad ogni contesto urbano. È stato
pensato per centri minori di limitata estensione, con un occhio però anche alle problematiche connesse a nuclei più
sviluppati, ad esempio Siena, oppure ad abitati abbandonati, come nel caso del vicino villaggio fortificato di Rocca S.
Silvestro. Una delle caratteristiche di questa tecnologia ed
in generale del mezzo informatico è comunque la possibilità di ampliare o mutare in ogni momento gli strumenti di
gestione e anche in funzione di tali, possibili variazioni si
sono orientate le scelte dei parametri gestionali in questa
iniziale traccia di lavoro.
G.B.
2. DOCUMENTAZIONE DEI DATI
Oltre un decennio di lavoro degli archeologi delle architetture ha significato lo sviluppo di più filoni di studio.
Come Brogiolo ha sintetizzato qualche anno fa (BROGIOLO
1996; IDEM 1997) accanto al perfezionamento degli strumenti per l’analisi stratigrafica degli elevati, vari gruppi di
ricerca hanno messo a punto metodi di indagine finalizzati
alla registrazione di altre sequenze: da quelle legate alle
dinamiche formative del singolo edificio (sequenza degli
intonaci, delle parti lignee, degli equilibri statici, del degrado) ad altre relative a contesti più ampi (come nel caso della sequenza dei cicli produttivi o delle forme “intese come
distribuzione gerarchica degli spazi e dei percorsi” BROGIOLO 1997 p. 182).
Nel caso della ricerca in questo ed in altri centri storici
del territorio (mi riferisco in particolare al futuro lavoro su
Piombino connesso allo scavo all’interno del castello, BIANCHI 2000, pp. 133-138) non tutte le sequenze sopradescritte
sono state considerate. In base alle caratteristiche dei nostri
‘oggetti’ di studio, oltre alla sequenza stratigrafica ci siamo soffermati su quella relativa ai cicli produttivi, analizzando in particolare le tecniche murarie e le aperture, e sulla sequenza delle forme intesa come analisi dell’articolazione planimetrica dell’abitato, dei tipi delle sue strutture e
del loro sviluppo in elevato in relazione alla successione
cronologica dei differenti usi. Si sono di conseguenza seguiti più filoni di ricerca, spesso affrontati singolarmente,
utilizzando metodologie di indagine già sperimentate nel
corso di quest’ultimo decennio. Nell’elaborare il nostro
modello, il problema quindi non consisteva tanto nel metodo da utilizzare quanto nella scelta dei parametri grafici ed
alfanumerici per documentare ed elaborare i dati sulla piattaforma GIS, cercando di fare interagire diversi ma complementari livelli di analisi.
Andando però con ordine e tornando al lavoro sul campo, come scrivevamo sopra, la nostra scelta strategica ha
presupposto una ricognizione particolareggiata di tutto l’abitato, via per via, edificio per edificio (dove possibile anche
internamente). Di ogni emergenza in elevato è stata registrata in apposita scheda la tecnica muraria o le caratteristiche delle aperture presenti, adottando per le specifiche voci
di registrazione, quei parametri individuati e sperimentati
ormai da anni in più gruppi di ricerca, sui quali pertanto
non ci soffermiamo (per le aperture si è tenuto conto dell’esperienza genovese FERRANDO CABONA-MANNONI-PAGELLA 1989, per le tecniche, quella senese PARENTI 1988b).
Nel caso di edifici conservati in almeno alcune delle
loro parti, si è poi compilata una scheda generale di registrazione su cui si sono riportate, oltre alle coordinate necessarie per la localizzazione dell’edificio e la sua descrizione, osservazioni ad esempio pertinenti le misure della
struttura (presenza di mensole, tipo di buche pontaie, numero di solai, nel caso specifico di Campiglia, tipo e misure di pilastri portanti e così via).
Di ognuna di queste strutture leggibili nel loro complesso si è naturalmente eseguita un’analisi stratigrafica
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volta ad individuare la successione cronologica degli interventi edilizi e le unità stratigrafiche sono state registrate nella scheda USM, sul modello di quella elaborata da
Parenti (PARENTI 1988a).
Tutte le schede cartacee compilate sono state catastate
in un sistema di archivi relazionali realizzati con un DBMS
per MacIntosh, nello specifico File Maker Pro 3.0.
Per quanto riguarda la documentazione grafica si è tenuto conto sia del dato planimetrico necessario per contestualizzare la struttura nel tessuto urbano, sia di quello prospettico indispensabile per leggere i mutamenti della struttura nel tempo. Per la nostra base planimetrica si è utilizzata quindi la pianta catastale in scala 1:1000, mentre per le
visioni prospettiche si sono adottate diverse scale di registrazione, in rapporto anche alla finalità della lettura stratigrafica e ai tempi della ricerca. Nel caso infatti di importanti complessi monumentali come quello della Rocca o del
Palazzo Pretorio di Campiglia, interessati da già avvenuti o
futuri progetti di restauro, si è partiti da un esistente rilievo
fotogrammetrico in scala 1:50, corredato anche da planimetrie alla stessa scala. Per la maggioranza degli edifici del
centro, carenti di una simile documentazione grafica e per i
quali oltretutto la finalità di lettura era sostanzialmente volta ad individuare i caratteri di una tipologia edilizia, è stata
invece eseguita una presa fotografica più possibile ortogonale, poi rielaborata e classificata con appositi programmi
(Adobe Photoshop, Cumulus Desktop Plus) e corredata di
un eidotipo in scala o meno dove sono state evidenziate le
differenti USM e le conseguenti attività costruttive, mentre
le misurazioni necessarie per le considerazioni pertinenti
l’edificio venivano riportate nell’apposita scheda generale.
La scelta di questo tipo di documentazione grafica, per
taluni forse poco esatta o approfondita, è nata del resto dall’esigenza da una strategia di ricerca che tenesse conto, come
nel caso di Campiglia, innanzitutto di un esiguo gruppo di
lavoro (composto inizialmente solo da chi scrive), di tempi
ridotti e di un basso preventivo di spese (nelle quali appunto non era certa prevista l’effettuazione di prospetti fotogrammetrici o il rilievo manuale per ogni resto in elevato).
Ogni tecnica muraria è stata invece campionata con un
rilievo 1/10 e si è eseguito un disegno in scala 1/20 di ogni
apertura schedata, fisicamente raggiungibile.
Una volta terminata la raccolta di questi dati si è quindi
posto il problema, accennato sopra, di come organizzarli e
gestirli per una loro migliore rielaborazione attraverso il
mezzo informatico.
Tenendo presenti le caratteristiche del programma adottato, la prima fase del lavoro è consistita nell’inserimento
vettoriale, all’interno della base GIS, della pianta catastale
di Campiglia, su cui sono state posizionate precisamente e
non in maniera simbolica tutte le emergenze in elevato registrate.
Per una prima gestione informatica dei dati (di cui si
scriverà nel prossimo paragrafo), è stata elaborata una scheda
collegata a tutti gli edifici che compongono il centro storico, finalizzata a contenere una serie di campi capaci di indirizzare le iniziali ricerche, poi approfondibili in successivi percorsi. Tra le voci di questa scheda troviamo subito il
campo ‘classe edilizia’, creato per operare una iniziale divisione tra edilizia pubblica, privata, ecclesiastica e strutture difensive.
Il seguente campo ‘tipo edilizia’è opportuno per precisare nel caso di una struttura ecclesiastica se si tratta di una
chiesa, una pieve, un oratorio, un’area cimiteriale, un chiostro, etc. oppure se ad una struttura privata corrisponde una
casa a pilastri, una torre, una casa-torre, un palazzo, una
casa, così come nel caso di una struttura pubblica si specificherà se si parla di un palazzo comunale, di una fonte, di un
ospedale, di un ponte, etc. Nel caso invece di strutture difensive verrà distinto se l’oggetto di studio è ad esempio
una cinta muraria, una delle sue porte od una torre. Naturalmente, soprattutto nel caso delle emergenze in elevato, la
definizione della funzione di ogni struttura corrisponde a
quello che era in origine il suo uso primario, tant’è che il
successivo campo ‘uso secondario’è pensato proprio in relazione alla necessità di evidenziare l’eventuale cambiamento di funzioni delle strutture classificate.
La voce ‘leggibilità struttura’ con le tre opzioni non
‘leggibile/parziale/totale’, serve per indicare quando una
struttura muraria è completamente coperta dall’intonaco,
da altri edifici poggiati o visibile in parte, dando così la
possibilità di calcolare in percentuale quanto può essere
registrabile in un centro storico. Il campo seguente ‘conservazione struttura’è direttamente legato alla leggibilità e
serve ad indicare, nel caso in cui una struttura sia analizzabile totalmente o in alcune parti, quante di queste si siano
preservate ad esempio da interventi successivi o da pesanti
restauri.
La voce ‘riferimenti’ è pensata per localizzare nel tessuto abitativo gli edifici (quindi denominazione della via,
numero civico o aree nel caso in cui si tratti di un nucleo
abitato abbandonato in corso di scavo o meno). ‘Tipo di
documentazione grafica’è invece una voce che ci informa
su quale registro documentario ci siamo mossi (indicazione
della scala di planimetrie e prospetti, presenza di un eidotipo
o prese fotografiche, rilievo apertura o campionatura tecnica). Ugualmente i quattro seguenti campi da riempire con
un ‘si/no’ ci informano quali schede sono state eseguite per
quella emergenza (schede USM; scheda edificio; scheda
tecniche murarie; scheda aperture).
La voce ‘numero attività’’(ricordiamo, dando a questo
termine il significato che ha con le stratigrafie orizzontali)
è ovviamente riferibile alla numerazione progressiva della
attività o delle attività pertinenti la struttura muraria esaminata. Gli ultimi due campi sono invece dedicati alla cronologia dell’elevato: ‘periodizzazione’ è una voce per illustrare
la sequenza cronologica che interessa la nostra emergenza.
All’interno dei centri storici è infatti difficile trovare costruzioni appartenenti ad un’unico momento edilizio, essendo queste solitamente interessate da una successione di
interventi. Una volta stabilita, in base a fonti datanti dirette
o meno, una cronologia di base per tutto il centro storico
che può essere più o meno dettagliata (nel caso di Campiglia si è agganciata a quella dello scavo dove ad ogni periodo corrisponde un secolo, poi suddiviso in più fasi) si definisce per ogni struttura la sequenza periodica che ci permetterà di visualizzare la lunga durata di quell’edificio. La
precisa datazione di alcune delle sue parti (aperture, impianto originario, etc.) la ritroveremo poi nelle singole schede riguardanti la struttura, schede che abbiamo poco sopra
elencato.
Si tratta, naturalmente, di un campo che può inizialmente anche non essere compilato nel caso in cui la nostra
emergenza manchi di qualunque tipo di riferimento cronologico, ed essere completato in seguito quando, rielaborando i dati, è possibile magari giungere ad un confronto illuminante per inserire la struttura in un determinato periodo.
Stessa considerazione vale pertanto anche con il campo ‘elementi datanti’ dove, nell’eventualità di una loro presenza,
si segnalano le fonti dirette o indirette (in base ai parametri
individuati prima da MANNONI 1984 e poi ripresi da PARENTI
1988) che hanno indirizzato quella collocazione cronologica, inserendo nel caso in cui ci fossero, i pertinenti riferimenti bibliografici.
Accanto però alla necessità di uno studio del costruito,
per meglio comprendere lo sviluppo di un nucleo abitato, si
è ritenuta indispensabile la registrazione del non edificato,
degli spazi aperti interni al tessuto edilizio ed in particolare
della viabilità. A tale proposito, nella fase iniziale di registrazione informatizzata dei dati, sul catastale vettorializzato sono state digitalizzate a parte tutte le vie e gli spazi
aperti riconoscibili nel centro. A queste evidenze in negativo è stata poi associata una scheda piuttosto semplice, composta di poche voci compilabili subito, nel caso di una di-
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stinzione facile della viabilità contemporanea ed originaria, oppure a seguito della rielaborazione dei dati riguardanti il costruito. In particolare nella scheda oltre ai campi
relativi alla localizzazione geografica è presente un campo
‘definizione’ in cui si preciserà se si tratta di una strada principale o secondaria, di una piazza pubblica o di uno spazio
privato (cortile etc.). Oltre alla definizione, è presente la
voce ‘periodizzazione’, necessaria per stabilire la cronologia dell’evidenza negativa e la sua continuità di vita, sulla
quale valgono le stesse considerazioni fatte per la scheda
relativa al costruito.
Dal momento che esiste già nei sistemi di documentazione un sistema relazionato di banche dati dialoganti dinamicamente con il GIS, per caratterizzare al meglio la base
catastale al fine di rispondere in maniera più completa alle
nostre domande, si è pensato di indirizzare più specificamente le ricerche scegliendo una serie di parametri per l’elaborazione dei dati nei differenti livelli di ricerca, in relazione anche al tipo di documentazione grafica associata.
In particolare, per la gestione dei dati relativi alla tecnica muraria, dei numerosi campi presenti nella scheda cartacea, si è scelto di evidenziare la definizione muratura (in
cui specificare il tipo di posa in opera, le differenze tra paramento esterno od interno, il tipo di nucleo etc.), il materiale da costruzione (con relative caratteristiche, relative
anche ai mattoni, come il colore o gli inclusi ad esempio),
la lavorazione del pezzo, la finitura, la malta (tipo di legante, coesione etc.), la cronologia. Questi parametri sono infatti necessari a specificare alcuni dati non direttamente
desumibili dal rilievo. Come si spiegherà nel successivo
paragrafo, la vettorializzazione in scala 1/10 del campione
permette infatti di eseguire automaticamente tutte quelle
misurazioni riguardanti ad esempio le dimensioni del materiale da costruzione, dei giunti o letti di posa che al momento, quindi, non necessitano di essere inserite nella scheda.
Le stesse considerazioni valgono per i parametri di gestione relativi all’indagine sulle aperture, dove il rilievo
vettorializzato in scala 1/20, 1/50 dell’evidenza muraria, in
genere unito alla sua fotografia, permettendoci di risalire a
molte caratteristiche dimensionali (altezza; larghezza; misure degli stipiti o dell’arco; numero di conci o mattoni che
li compongono e così via), ci permette di utilizzare un numero ristretto di parametri relativi sostanzialmente alla definizione dell’apertura, al suo materiale da costruzione, alla
sua lavorazione e finitura, alla cronologia.
Leggermente più complesso è il discorso relativo all’analisi dell’edificio o di una qualsiasi altra struttura (ad
esempio una cinta muraria) nella sua totalità. Nel caso in
cui si disponga del rilievo in scala, sulla base raster del prospetto, inserita nella piattaforma GIS, si sono digitalizzate
con estrema precisione i contorni delle singole unità stratigrafiche murarie, poi associate alle relative schede USM.
In assenza del rilievo in scala, sulla base GIS, si è importato il documento in PICT composto dalla foto rielaborata
della struttura ed il suo eidotipo con evidenziate le differenti USM. Per caratterizzare meglio quest’ultimo documento si sono scelti una serie di parametri descrittivi, non desumibili da questo tipo di documentazione grafica, relativi ad
esempio alle caratteristiche della struttura originaria (numero solai, tipo buche pontaie, mensole in pietra, presenza
di annessi, come nicchie ad esempio, insieme ad osservazioni non desumibili dal rilievo come, nel caso di Campiglia, tipo e misure dei pilastri portanti) al suo materiale da
costruzione sino alla sua cronologia originaria (poiché, ricordiamo, la continuità di vita dell’edificio la desumiamo
dal campo periodizzazione nella scheda generale).
Per ogni singola emergenza quindi, compatibilmente al
suo stato di conservazione, potremmo di conseguenza avere un solo o più livelli di analisi e grazie al modello di gestione di questi dati (chiarito nel successivo paragrafo) i
parametri caratterizzanti i singoli filoni di ricerca potranno
interagire tra loro e con i dati planimetrici delle emergenze,
consentendo quindi un percorso di indagine ad ampio raggio.
Ciò è maggiormente valido se teniamo presente che
l’ampliamento di osservazioni relative ad elementi architettonici o stilistici, presenza di epigrafi ad esempio, il cui
studio non è direttamente rapportabile agli strumenti propri
dell’archeologia dell’architettura, sarà comunque possibile, in un ottica di ricerca multidisciplinare, con l’inserimento
di nuovi parametri di ricerca e relativo materiale grafico,
all’interno di questa ‘ossatura’ di documentazione e gestione dei dati.
G.B.
3. LA PIATTAFORMA GIS: UN SISTEMA DI
ORGANIZZAZIONE E LETTURA DEI DATI
La decisione di ampliare la piattaforma GIS (già sperimentata e verificata per la gestione dello scavo stratigrafico), estendendola all’analisi degli elevati, nasce con l’obiettivo di definire un sistema di gestione integrata di dati che
permetta di catastare, organizzare ed elaborare globalmente tutte le informazioni che possono essere prodotte nel corso
di un’indagine intensiva su un sito, dunque sia il dato planimetrico che quello in alzato (inteso sia come semplici prospetti di scavo, sia più articolate indagini di lettura stratigrafica degli elevati).
D’altro canto un’impostazione di questo tipo di fatto
raccoglie un presupposto metodologico che suggerisce criteri di lettura del deposito conservato in elevato del tutto
simili a quelli elaborati per lo scavo (si veda in merito la
premessa a questo contributo); dunque avvicinare concettualmente l’approccio che si ha con un contesto di scavo a
quello che si ha con un centro urbano significa di fatto tentare di elaborare sistemi di catastazione e fruizione dei dati
prodotti, del tutto omogenei, rivolti ad ottenere soluzioni e
letture perfettamente integrabili.
Per questo motivo abbiamo deciso di sperimentare questo lavoro su Campiglia Marittima, sito per il quale è già
stata conclusa la fase di inserimento di dati di scavo su piattaforma GIS e per il quale disponiamo di una grande mole
di informazioni relative alla lettura stratigrafica dell’intero
centro storico.
Dall’esperienza ormai quinquennale di questo tipo di
gestione del cantiere, abbiamo accolto alcuni principi di
base: innanzitutto, la necessità di creare uno strumento di
gestione “aperto” (dunque svincolato da un’impostazione
preliminare troppo condizionante) e funzionale ad una fruizione e ad un’interrogazione integrata dei dati globalmente
catastati; in secondo luogo, la scelta di Mac Map come programma più adatto alle nostre esigenze sulle quali è ormai
stato ampiamente testato (in merito all’applicazione GIS su
contesti di scavo si veda NARDINI 2000 c.s).
L’unico aspetto di reale novità rispetto alla piattaforma
dello scavo era costituito dalla riproduzione grafica degli
edifici studiati e dalla necessità di trovare un metodo di lettura e trasposizione del tridimensionale su carta; in altre
parole, stabilire un criterio per tradurre il tridimensionale
in bidimensionale.
Un procedimento di questo tipo coniuga la nostra volontà di “cartografare” gli elementi individuati in elevato e
l’impedimento reale posto ancora dai software GIS nella
riproduzione del 3D; non solo Mac Map non gestisce graficamente la terza dimensione ma in generale la tecnologia
GIS non si è ancora sviluppata in tal senso e i pochi software
in commercio, che possiedono moduli specifici, non arrivano a costituire uno standard. Dunque un’operazione come
la ricostruzione 3D di contesti ampi e stratigraficamente
articolati richiede uno sforzo decisamente superiore rispetto alla sua effettiva utilità ed al momento attuale sovradimensionato.
In realtà poi, la domanda concreta da porsi è quanto
effettivamente sia “utile” in termini di studio lavorare su
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una modellazione tridimensionale di un centro storico, al
di là di un semplice miglioramento in termini di impatto
visivo nella valutazione della singola emergenza; quando
lavoriamo sul campo infatti prima rileviamo le informazioni poi mettiamo su carta per avere una visione d’insieme e valutare in termini distributivi i risultati ottenuti: in
quest’ottica dunque risulta abbastanza assurdo che per creare uno strumento di lavoro e di ricerca si tenda a riprodurre un procedimento a ritroso e riconvertire l’informazione alla forma primitiva, non chiaramente leggibile.
Un ragionamento di questo tipo, che può essere giudicato da molti semplicistico e riduttivo, esemplifica di fatto
un metodo di lavoro rivolto essenzialmente all’utilità e alla
funzionalità scientifica degli strumenti informatici che noi
produciamo a supporto dell’attività di ricerca; troppo spesso, a nostro parere, le applicazioni digitali in ambito archeologico sono poco improntate alla praticità dello strumento, inseguendo un purismo dell’informazione che in
effetti non produce risultati concreti in un’ottica di polverizzazione di tempi di studio e di ottimizzazione dei metodi
di indagine.
Dal momento che il nostro obiettivo era quello di ottenere una consultazione simultanea dei dati planimetrici e
prospettici, abbiamo impostato una piattaforma incentrata
su una pianta dettagliata del centro storico (nel nostro caso,
disponevamo di un catastale in scala 1/1000, vettorializzato durante la prima fase della ricerca sul campo) alla quale
devono essere agganciati tutti i tipi di rilievi effettuati attraverso una serie di keywords (la scelta delle keywords è stata già ampiamente illustrata nel secondo paragrafo di questo contributo) che determinano un legame univoco fra la
struttura e i documenti relativi all’indagine condotta su di
essa (per la scelta della documentazione da inserire, riportiamo alla prima parte di questo intervento). Ricorrendo ad
un’espediente grafico, i rilievi vengono visualizzati come
lati esplosi di un poligono e messi in immediata corrispondenza della parete cui sono pertinenti; si ottiene di fatto una
sorta di convenzione grafica che però non penalizza la qualità del dato e non ne altera la dimensione spaziale.
Sfruttando la peculiarità di Mac Map di ragionare attraverso un modello di dati che l’utente deve impostare secondo le proprie esigenze (per una descrizione puntuale della
struttura logica del programma e dei criteri di organizzazione dei dati all’interno della piattaforma GIS rimandiamo a NARDINI 2000 c.s), abbiamo articolato la piattaforma
su 9 gruppi principali di dati omogenei secondo le loro caratteristiche più peculiari e distinti sulla base di una loro
coerenza sia concettuale che geometrica (nel linguaggio
informatico del software tali raggruppamenti vengono a
costituire i “tipi”, suddivisi a loro volta in un numero variabile di “sottotipi”): 3 tipi raccolgono le informazioni generali relative al sito, 3 tipi sono dedicati allo scavo stratigrafico (già ampiamente discussi nel contributo appena citato), altri 4 tipi invece sono stati previsti in funzione dei diversi metodi di indagine elaborati nell’ambito dell’archeologia dell’architettura.
La distinzione operata all’interno delle informazioni
generiche del sito determina un primo tipo relativo agli
aspetti geomorfologici (sottotipi: curve di livello, idrografia, geologia e uso del suolo) tratti dalle carte vettorializzate in scala 1/2000 distribuite dalla Regione Toscana; un secondo (sottotipi: emergenze in elevato, edificio generico,
annesso/infrastruttura) che riproduce in forma vettoriale la
carta catastale del paese di Campiglia Marittima; mentre il
terzo concerne la viabilità, distinta secondo tre sottotipi secondo una classificazione come viabilità tutt’ora esistente,
come ipotizzabile sulla base dei risultati dell’indagine sul
sito o come verificata da fonti archeologiche, documentarie
o iconografiche.
L’indagine sugli elevati viene invece distribuita in quattro tipi mantenendo la distinzione dei vari filoni di ricerca
presenti nelle analisi delle emergenze in elevato (in riferi-
mento a questo rimandiamo al primo paragrafo): si è previsto quindi una sezione specifica per lo studio cronotipologico delle aperture (definito semplicemente “Aperture”,
sottotipi “porta” e finestra”), una per la campionatura delle
tecniche murarie (definito “Tecniche murarie”; sottotipo
“campione”) ed un’ultima relativa agli aspetti di stratigrafia degli elevati e di tipo edilizio (definito “Stratigrafia/tipo
edilizio, sottotipo unità stratigrafica muraria).
Dal punto di vista della rappresentazione geometrica,
abbiamo previsto che i primi due tipi vengano descritti da
oggetti superficiali mentre per l’aspetto relativo alla stratigrafia degli elevati abbiamo dovuto prevedere due tipi distinti, uno definito da oggetti lineari per rappresentare tutte
le USM negative, e l’altro da oggetti superficiali per riprodurre invece tutte le USM positive.
La scelta dell’identità geometrica da assegnare ai diversi tipi di documentazione è uno dei problemi nodali dell’organizzazione dei dati su piattaforma GIS; da questo infatti dipende la possibilità di utilizzare correttamente le informazioni grafiche inserite: in altre parole, mentre la riproduzione attraverso grafi lineari di ogni singolo elemento costruttivo rilevato in una muratura risulta del tutto inutile ai fini di elaborazione matematica e statistica, l’utilizzo
del poligono permetterà l’accesso alle più sofisticate funzioni di calcolo messe a disposizione dalla tecnologia GIS.
Da un punto di vista puramente visivo non cambia nulla ma
dobbiamo considerare che il calcolatore legge una linea sempre come oggetto lineare; anche se questa si chiude su se
stessa a definire uno spazio, vengono comunque mantenute
distinte le coordinate d’inizio e di fine, di conseguenza non
possono esservi applicate le funzioni di calcolo proprie degli oggetti superficiali.
Per questo motivo in fase di elaborazione del modello
abbiamo preso in considerazione tutte le possibili varianti
della documentazione prospettica. I rilievi di aperture sono
descritti solamente dai conci che definiscono gli stipiti e
l’arco, così anche la campionatura di tecniche murarie (in
quanto selezione di parti rappresentative della tecnica costruttiva) non contempla la presenza di tagli o qualsiasi altra unità stratigrafica muraria negativa, quindi abbiamo
potuto impostare solo tipi superficiali; diversa invece la situazione della documentazione inerente l’analisi stratigrafica degli elevati che, essendo integrale riproduzione della
parete, prevede quasi costantemente la presenza di USM
negative come, aperture, buche pontaie, tagli nella muratura ed altro.
L’impostazione del modello ha dunque costretto ad operare una prima classificazione della documentazione da catastare nella piattaforma, come si è detto precedentemente,
combinando aspetti puramente concettuali ed altri più prettamente grafici e geometrici.
Al termine di quest’operazione, si è proceduto all’inserimento della documentazione attraverso la digitalizzazione a video di tutti i rilievi, direttamente all’interno di Mac
Map, in scala 1/1. Un grado simile di risoluzione è necessario dal momento che ogni singolo elemento presente nella
muratura deve poi diventare unità-base della ricerca e dunque la sua scorretta riproduzione (in termini di dimensioni
o forma) fornirà informazioni fuorvianti per la corretta valutazione del deposito. Chiariamo con un esempio: vettorializzare un concio di 20×9 cm, con angoli stondati e lati
perfettamente spianati disegnando un poligono di 16×7, con
angoli appuntiti e lati fortemente irregolari darà parametri
assolutamente non conformi alla realtà nelle operazioni di
calcolo relative alla media dei conci presenti in una muratura oppure in un censimento delle tecniche di lavorazione
dei materiali costruttivi. Ovviamente, un singolo errore non
compromette irrimediabilmente la correttezza della piattaforma ma la disattenzione e la non considerazione di questi
aspetti porterà senz’altro ad adottare un sistema disomogeneo di inserimento dei dati; la base, di conseguenza, risulterà
del tutto inutilizzabile come valido strumento di ricerca.
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Fig. 1 – Particolare di una delle porte del circuito murario.
Fig. 2 – Foto dell’edificio e disegno eidotipo.
Fig. 3 – Pianta di periodo del centro urbano e dello scavo.
In altre parole, l’assenza di un “metodo” nell’uso del
computer (come d’altra parte in tutte gli ambiti di ricerca)
determina la creazione di supporti, nella migliore delle ipotesi, non del tutto funzionali e in ogni caso, limitanti e limitati nelle loro potenzialità d’uso: insomma, bisogna procedere nell’utilizzo della macchina, allontanando però l’idea
che qualsiasi cosa, una volta inserita nel calcolatore, magicamente assuma ordine, coerenza ed omogeneità; non è il
mezzo informatico che ragiona, è in realtà il buon utente
che offre al mezzo informatico la capacità di attivare correttamente le sue funzioni.
Al termine del lavoro di vettorializzazione e di acquisi-
zione della documentazione prospettica, per contestualizzare ogni singolo rilievo sulla pianta catastale (già caratterizzata secondo i criteri descritti nel primo paragrafo), abbiamo previsto una serie di campi nella scheda interna al
software funzionali alla visualizzazione dei dati; per ogni
edificio dunque è stata indicata il tipo di analisi di cui è
stato oggetto ed un numero di riferimento univoco per ognuno dei rilievi o foto o eidotipo effettuati in modo da permettere di stabilire keywords di legame tra il dato planimetrico
e quello in alzato.
Nel caso di edifici quasi integralmente conservati il legame è stato effettuato direttamente sul perimetro registra-
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to dal catastale, nel caso invece di edifici solo parzialmente conservati o parti di edifici integri abbiamo provveduto,
dove fosse possibile, a definire nella base GIS (a seguito
di misurazioni sul campo) la porzione di struttura interessata dalla ricerca.
I rilievi vettoriali dunque sono stati importati all’interno della piattaforma e posizionati in corrispondenza della
parete cui si riferiscono; le immagini raster invece, foto o
eidotipi, sono state “legate” in scala reale all’edificio cui
appartengono e collocate sempre in prossimità dello stesso,
assumendo dimensioni proporzionali alla variazione della
scala di visualizzazione della base vettoriale.
Una funzione di questo tipo, fondamentale per un lavoro di questo genere, è resa possibile da una delle potenzialità più importanti di Mac Map, che consente cioè la visualizzazione simultanea di uno stesso oggetto attraverso numerose variabili. In altre parole, uno stesso elemento può
essere rappresentato sia come semplice grafo bianco-nero,
come grafo colorato e campito, come grafico o scala cromatica risultante da una ricerca interna, come simbolo puntuale variamente descritto ed anche come immagine: lo stesso oggetto dunque può essere proposto sotto varia forma
sia singolarmente che simultaneamente (Figg. 1-2).
Tutta la documentazione disponibile può dunque essere totalmente integrata; ipotizzando il caso di un’emergenza indagata attraverso tutti i criteri di indagine potremmo
ottenere un rilievo globale della parete con le indicazioni
della successione stratigrafica individuata, a cui possiamo
sovrapporre il dettaglio dello studio cronotipologico delle
sue aperture, aggiungere poi eventuali campioni di tecniche muraria e, in ultimo, sovrapporre o affiancare l’apparato di immagini sia semplici (fotografia; Fig. 1) sia elaborate
(eidotipo; Fig. 2). Di fatto i dati inseriti nella base, pur mantenendo una loro netta distinzione concettuale, vengono così
ad integrarsi completamente a livello grafico ma quello che
è, più importante ed innovativo, a livello di ricerca e di studio, come andremo a spiegare in seguito.
La nostra piattaforma a questo punto offre una duplice
possibilità di utilizzo; da una parte, ci permette in automatico di cartografare attraverso mappe di distribuzione i risultati di elaborazioni già compiute, dall’altra, invece, consente di produrre risultati ex novo sfruttando le potenzialità
di calcolo spaziale della tecnologia GIS. Mentre per quest’ultima opzione è sufficiente aver mantenuto criteri corretti nell’inserimento dei dati (secondo quanto abbiamo detto
precedentemente), per la prima dobbiamo definire i grafi
dotandoli delle informazioni alfanumeriche necessarie: nel
formato scheda interno al software abbiamo previsto alcuni
campi destinati ad una serie di identificatori (espressi attraverso valori-stringa che sintetizzano descrizioni più ampie)
utili alla composizione di carte tematiche.
Così per il tipo “Aperture” abbiamo estrapolato dalla
scheda standard alcune voci quali, la definizione dell’elemento architettonico, il materiale da costruzione, la sua lavorazione, la finitura e la cronologia riconosciuta; per il tipo
“Tecniche murarie”, abbiamo indicato il tipo di apparecchiatura (definita semplicemente come regolare e irregolare), il paramento (se interno o esterno), e poi materiale da
costruzione, lavorazione, finitura, l’eventuale reimpiego, il
tipo di malta e la cronologia; per il tipo “Stratigrafia elevati/tipo edilizio” abbiamo definito l’edificio, le caratteristiche della struttura originaria, il materiale da costruzione e
poi le singole USM attraverso numero, definizione e cronologia.
Assegnando i valori alfanumerici, abbiamo operato
un’ulteriore sofisticazione del dato per quanto riguarda i
rilievi di tecnica muraria e di stratigrafia degli elevati. Torniamo brevemente alla restituzione vettoriale. Ogni prospetto è composto da una serie di elementi costruttivi, descritti
singolarmente nelle loro caratteristiche, e da un contorno
che racchiude gli elementi omogenei e che di fatto rappresenta l’unità stratigrafica muraria; allo stesso modo un edi-
ficio rilevato come tipo edilizio racchiude al suo interno
più USM. In quest’ottica, ad esempio, è un controsenso assegnare al contorno che definisce un campione di muratura
i valori pertinenti invece al singolo elemento costruttivo
(materiale, finitura, lavorazione, reimpiego, tipo di malta)
e altrettanto scorretto è inserire per ogni pietra la definizione dell’apparecchiatura o del paramento: abbiamo deciso
dunque di riempire campi diversi a seconda del tipo di oggetto in esame. Anche per il tipo “Stratigrafia degli elevati/
tipo edilizio” abbiamo distinto campi da riempire per il poligono che definisce l’edificio (definizione, caratteristiche
struttura originaria, materiale e cronologia) dalle voci che
definiscono invece la singola USM (numero, definizione e
cronologia).
Con il semplice utilizzo di questi identificatori abbiamo impostato una serie di selezioni “aperte” come funzioni
di cortesia per velocizzare e facilitare la consultazione della base: si tratta di domande che vengono impostate con il
punto interrogativo e che vengono completate in fase di
consultazione a seconda delle esigenze: il computer porrà
domande del tipo quale materiale da costruzione? quale tipo
di apparecchiatura? quale periodo? e basterà digitare la richiesta specifica per avere in pochi secondi la selezione
desiderata.
È possibile operare un numero infinito di selezioni integrando in vario modo gli identificatori presenti; graficamente la selezione può essere caratterizzata con diverse
colorazioni o con un sistema di selezione fissa, detto contrasto, che isola permanentemente (fino a che il comando
non venga annullato) il risultato della ricerca.
Combinando dati grafici e informazioni alfanumeriche,
abbiamo composto le prime carte tematiche. Una “vista” di
presentazione del sito mostra il paese di Campiglia organizzato secondo una macrodistinzione fra abitato medievale e moderno, articolato a sua volta secondo una classificazione funzionale degli edifici, con la localizzazione dell’intera area di scavo.
Tematismi specifici (realizzati attraverso campiture colorate che risaltano sulla parte del catastale esclusa dalle
indagini e, per questo, mantenuta in grigio) interpretano il
centro storico in associazione allo scavo stratigrafico secondo vari criteri di ricerca; sulla base del grado di leggibilità delle strutture; secondo la distribuzione delle diverse
indagini prospettiche effettuate; attraverso la combinazione della mappa planimetrica, caratterizzata secondo la distribuzione delle singole indagini, con la documentazione
prospettica sia vettoriale che raster; infine piante di fase del
centro abitato e dello scavo (un esempio è proposto nella
Fig. 3).
Ulteriori viste possono essere realizzate a seconda delle esigenze di ricerca operando tutti gli incroci possibili degli
identificatori inseriti. Potremmo consultare con una semplice selezione ad esempio tutti gli edifici che mostrano un
determinato tipo di apparecchiatura o un determinato materiale da costruzione; visualizzare la distribuzione di tutte le
murature che utilizzano o conservano elementi di reimpiego; tutti gli edifici costruiti in un’unica fase edilizia o in più
fasi; oppure visualizzare all’interno delle singole tecniche i
diversi materiali impiegati o gli strumenti usati per la loro
finitura.
Utilizzando le più immediate funzioni di calcolo, possiamo trasferire su carta attraverso grafici o tabelle la dimensione media in altezza o il larghezza dei conci di pietra
impiegati nella costruzioni di edifici di una determinata fase;
contare quanti conci compongono uno stipite oppure un arco
o conoscere le misure dei singoli elementi architettonici che
compongono l’apertura.
L’applicazione di calcoli più sofisticati permette invece di effettuare ricerche più complesse: ad esempio contare
quante buche pontaie sono presenti in ogni piano di un edificio o quante mensole in pietra e valutarne di conseguenza
l’eventuale allineamento in orizzontale e in verticale; valu-
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tare la percentuale di presenza di un materiale costruttivo
rispetto ad un altro (letto sia in senso diacronico che sincronico) e visualizzarla o semplicemente attraverso l’assegnazione di diversi cromatismi ai rilievi ma anche sotto forma
di modelli spaziali basati su cerchi concentrici attraverso
scale di colore a secondo del valore percentuale.
È inoltre possibile eseguire in automatico analisi specifiche: nel caso degli archi acuti si può posizionare i centri
degli intradossi o degli estradossi oppure calcolare la posizione dei giunti degli archi in relazione alla corda (per il
metodo si veda GABBRIELLI 1996).
Per capire il reale valore di una base di questo tipo e
poterne valutare realmente l’effettivo salto di qualità rispetto
ad un’ottimizzazione del lavoro e di polverizzazione dei
tempi di elaborazione, basta pensare che ogni ricerca o funzione viene lanciata simultaneamente su tutti i dati presenti
e altrettanto velocemente viene tradotta su carta secondo le
esigenze dell’utente.
Ovviamente quanto appena detto non deve far pensare
ad un’eccessiva facilità d’uso e ad una fruizione elementare dei dati; come abbiamo già evidenziato, il calcolatore
non è uno strumento magico ma è uno strumento di lavoro
che usato con intelligenza produce risultati di fondamentale utilità. Le funzioni di calcolo che abbiamo definito più
sofisticate, sono operazioni che impongono l’applicazione
dei più vari, e talvolta anche molto complessi, concetti di
matematica, trigonometria e statistica, e che di conseguenza pongono notevoli difficoltà ai non specialisti; è d’altronde altrettanto vero che una volta assunte sono operazioni
ripetitive che ripagano un’eventuale iniziale difficoltà di
elaborazione.
La situazione non è diversa da quella creata dalla fase
d’inserimento dei dati: la digitalizzazione di un prospetto
ad un utente poco esperto crea sicuramente più problemi e
occupa più tempo di una lucidatura a china; bisogna pensare, però, che il tempo impiegato nella vettorializzazione
annulla in una sola volta le innumerevoli lucidature a china
necessarie per ogni variazione di scala o di modalità di lettura o per ogni rinnovo in caso di perdita o di corruzione
del supporto.
In conclusione con questo lavoro abbiamo voluto tentare una prima forma di elaborazione informatica dell’analisi degli elevati svolta su un centro storico. Come è già
stato detto in premessa al contributo, non avevamo la presunzione di proporre una soluzione definitiva, era invece
nostra intenzione presentare un nuovo metodo di approccio
ad un lavoro, che nel tentativo di essere gestito attraverso
un database cartografico quale è il GIS, necessariamente
imponeva di ricorrere ad una serie di convenzioni; i possibili escamotages offerti ai problemi di trasposizione in digitale dei dati sicuramente non saranno immuni da critiche
o perplessità ma avranno comunque il merito di aver tentato la realizzazione di un nuovo strumento di catastazione e
di analisi.
Quest’elaborazione nasce in un momento importante di
evoluzione del Laboratorio di Informatica applicata all’Archeologia dell’Insegnamento di Archeologia Medievale di
Siena per quanto riguarda il lavoro svolto sulla progettazione di un modello di gestione in GIS dello scavo; evoluzione che è iniziata nel momento in cui abbiamo reputato
conclusa la fase sperimentale di costruzione della piattaforma. Attualmente (come si evince dai contributi contenuti in
questo volume, di FRANCOVICH-VALENTI; VALENTI-FRONZA;
BOSCATO-FRONZA-SALVADORI; FRANCOVICH-NARDINI-VALENTI;
NARDINI-SALVADORI) stiamo infatti costruendo altri sperimentali supporti di lettura che affianchino e completino la gestione complessiva del dato di scavo, segnando un decisivo
potenziamento dei sistemi di indagine e di analisi di un sito;
oltre a questo lavoro sugli elevati, elenco la creazione di
modelli di lettura per i contesti di buche di palo altomedievali, di un modello di interpretazione e di analisi delle aree
cimiteriali, di un modello di lettura della distribuzione del-
le varie classi di reperti ed infine la composizione di piante
storiche ipotetiche dell’insediamento in corso di scavo. In
altre parole, avendo raggiunto un momento di piena maturità del nostro percorso di utilizzo del calcolatore, siamo
passati alla fase di trasformazione del dato in informazione, attraverso l’impiego della tecnologia GIS.
A.N.
4. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
L’idea del nostro lavoro, all’inizio strettamente connesso
con l’indagine di Campiglia M.ma, era partita dalle seguenti
domande: è possibile elaborare un modello capace di gestire informazioni sull’edilizia medievale di un centro abitato? Questi dati possono essere relazionati con quelli provenienti dallo scavo di un’area interna allo stesso centro?
Come si evince dalla lettura del precedente paragrafo,
non solo si è data una risposta positiva ai nostri quesiti, ma
tramite la piattaforma GIS così elaborata si sono raggiunti
una serie di obiettivi riguardanti, oltre la gestione, anche
l’elaborazione dei dati che sono sicuramente andati oltre le
iniziali finalità preposte.
I risultati ottenuti possono essere riassunti nei seguenti
punti:
– La ricerca è partita da un censimento completo dell’edilizia del centro storico, in base a criteri di classificazione esposti nel secondo paragrafo. Ciò ha comportato l’elaborazione di una serie di ‘viste’ che ci hanno restituito le caratteristiche dell’abitato in tutti i periodi storici, quindi, nel caso
di Campiglia, dall’età medievale a quella contemporanea,
permettendoci di verificare la leggibilità del centro, i cambiamenti di uso, le trasformazioni dell’assetto edilizio e viario.
– Nell’ambito del periodo storico analizzato, sono rientrati
nell’indagine tutti i tipi di emergenza in elevato, dall’intero
complesso monumentale alla ridotta evidenza muraria (angolate, porzioni di muratura etc.).
– La scelta, per motivi legati alle nostre esigenze di rielaborazione e alle caratteristiche del programma (come si spiega meglio nel precedente paragrafo), di una piattaforma GIS
bidimensionale ci ha permesso di muoverci senza problemi
dall’evidenza planimetrica dell’abitato a quella prospettica
del singolo edificio o del complesso monumentale, con la
conseguenza di poter fare ricerche sulle trasformazioni dell’intero centro in rapporto alla singola struttura.
– Nell’ambito dei singoli filoni di ricerca (analisi della stratigrafia, delle tecniche murarie, delle aperture, delle tipologie abitative) a seconda del tipo di documentazione grafica
le funzioni matematiche del programma utilizzato ci hanno
offerto delle notevoli capacità di rielaborazione. Partendo
da un preciso rilievo ad esempio della tecnica muraria, la
possibilità di effettuare l’analisi dimensionale dei pezzi
durante la fase di rielaborazione, ha ridotto enormemente i
tempi di rilevazione sul campo. Stesso discorso vale per le
caratteristiche dimensionali delle aperture dove le funzioni
del programma aprono nuove prospettive di rielaborazione
della loro ‘cronotipologia relativa’ che è uno dei campi di
indagine ben esplorato in ambito toscano (si vedano i lavori di GABBRIELLI 1996; IDEM 1998). Le rielaborazioni legate
all’analisi stratigrafica di paramenti murari interni od esterni
hanno avuto fondamentale importanza per capire meglio gli
aspetti relativi al cantiere di costruzione o pertinenti gli arredi interni.
– Mentre è superfluo rimarcare come questo tipo di rielaborazione dei dati ci permetta di desumere importanti informazioni che dalla storia edilizia ci riportano alla storia
economica, sociale e politica del centro in questione, è importante sottolineare che l’adattabilità del modello oltre che
ai centri minori anche a quelli abbandonati ed a nuclei ur-
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bani di maggiore estensione, può offrire un domani, all’interno di un più ampio progetto, la possibilità di analisi territoriali a larga scala, direttamente rapportabili ai dati desunti dalle indagini archeologiche del sottosuolo.
G.B.
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G. BIANCHI, A. NARDINI, Archeologia dell`architettura di un