Luglio 2015 - n. 8 - Anno XVIII - http://emiliaromagna.cia.it
Periodico di informazione agricola e tecnico-economica
della Confederazione italiana agricoltori Emilia Romagna
Il ritorno all’agricoltura
visto dal sociologo
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Poste Italiane SpA - Sped. in abb. postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comm. 1 - contiene i.r.
Il trend
delle
albicocche
attualità
GLI APPUNTAMENTI
MILANO
MILANO
24 al 26 giugno
OMA-WFO, gli agricoltori del mondo si incontrano a Milano per expo:
sicurezza alimentare,
innovazione e cambiamenti climatici
Presso l’Aula De Carli del
Politecnico, polo di Bovisa,
si svolgerà l’Assemblea Generale dell’Organizzazione
Mondiale degli Agricoltori
OMA.
L’analisi approfondita del
ruolo centrale che l’agricoltura e gli agricoltori svolgono
nel nutrire il pianeta e fornire
l’energia per la vita a livello
globale sono gli aspetti principali che caratterizzeranno
la kermesse meneghina. Non
solo, al centro del dibattito
che si svolgerà presso il Polimi anche Innovazione, cambiamento climatico e accesso
ai mercati.
1 luglio
Workshop del Cnr su
“la fame di acqua ed
il suo uso sostenibile
per i sistemi colturali”
e presentazione del progetto “aquatek”, condiviso dalla
Monsanto.
Ore 10,00, Expo, padiglione
Italia
VERONA
26 giugno
Assemblea annuale di
Aiel - associazione italiana
energie agroforestali.
Sala Vivaldi, Veronafiere
REGGIO EMILIA
30 giugno-1 luglio
Conferenza
“Agricoltura ed energie rinnovabili: la filiera biogas/
biometano”, nell’ambito di
“Expo in Re” promosso dal
comune di Reggio Emilia e
Regione Emilia Romagna,
cna, legacoop, crpa, rei, reggio nel mondo.
Centro internazionale Loris
Malaguzzi
2
Storia Naturale dell’Università di Firenze e il Museo Galileo.
La mostra si tiene presso
l’Accademia dei Georgofili,
Logge Uffizi Corti.
FAENZA
Firenze
Fino al 28/7/2015
Mostra: Firenze e le
Esposizioni; le Esposizioni a Firenze. Agricoltura, Scienza, Alimentazione (1851-1911)
“Che cos’è un’Esposizione
Universale? È il mondo che
si incontra”. Questa frase di
Victor Hugo, detta in occasione dell’Esposizione parigina
del 1867, riassume il percorso della mostra proposta in
concomitanza con l’Expo di
Milano.
I temi esposti nella mostra –
agricoltura, scienza, alimentazione – sono stati al centro
di molte esposizioni del XIX
secolo e sono fortemente collegati al tema dell’Expo 2015
“Nutrire il pianeta, energia
per la vita”.
La mostra, con i suoi oggetti
e documenti, affronta il ruolo
delle Istituzioni scientifiche
toscane e la loro partecipazione nelle varie Esposizioni
universali, organizzate fra
il 1851 e il 1911, come strumento di sviluppo tecnico ed
economico, luogo di scambio
di prodotti agricoli ed informazioni tecniche non solo
per l’agricoltura, ma vuole
anche stimolare una riflessione sul sistema agricolo e
alimentare toscano, sulle sue
connessioni con il mondo
scientifico e la ricerca.
Esposizione
realizzata
nell’ambito delle manifestazioni per Expo 2015, in collaborazione con il Museo di
14 luglio
ore 20,45
Insediamento dei giovani in agricoltura: nuovi
bandi Psr, agevolazioni
Ismea e maggiorazione
contributi Pac
Incontro tecnico sulle condizioni di accesso ai contributi
previsti dal Bando per insediamento di giovani imprese
agricole e sulle altre opportunità di finanziamento previste.
Presso la Sala BCC, via Laghi 79 a Faenza
MILANO
4-10 luglio
10-16 luglio
Betobe Cia con delegazioni dal Giappone
La Cia promuove incontri
“BetoBe” a Palazzo Italia e
Fiera Milano in collegamento
con Padiglione Italia.
A partire dal mese di maggio,
con l’apertura di Expo 2015,
la Cia promuove una serie
di attività di incontri BetoBe
con delegazioni straniere. Gli
incontri BetoBe si svolgono
presso Palazzo Italia o Fiera di Milano in collegamento
con Padiglione Italia.
Il Giappone, ha visto crescere nell’intervallo temporale
2010/2014 le importazioni
del 46%, a fronte di un incremento che in termini assoluti è valso ben 247 milioni di
euro. Oltre 758 milioni di euro
il valore delle vendite italiane
di cibi e bevande sul mercato
giapponese. Il vino ha rappresentato la principale voce
commerciale (20%), seguita
dalle lavorazioni di ortofrutta (18%) e dagli oli e grassi
(15%).
MONTEFIORINO
(MO)
18 luglio 2015
20a FESTA DEL PENSIONATO
Loc. Farneta ore 11,00
Escursioni: Modena città;
museo Ferrari (Maranello);
Palazzo Ducale (Sassuolo);
Museo Repubblica di Montefiorino; Parco Santa Giulia
(Monchio)
Programma: Ritrovo partecipanti (via Centrale, 3 Farneta) con una iniziativa sul
tema: “Nuove povertà, pensioni minime - (Welfare) socio-assistenziale”
Interverranno: senatrice: Maria Cecilia Guerra, membro
6°comm.
Finanze-Tesoro;
Luciana Serri, presidente
Comm/ne Assem/re II - Emilia Romagna; saluto di un
rappresentante della Amm/
ne: comune di Montefiorino.
Presiede: Valter Manfredi,
presidente Anp Emilia Romagna.
Ore 13.00 pranzo sociale
presso il ristorante “Martelli”, via Centrale, 3 Farneta
Montefiorino (MO). Consegna diplomi a emeriti associate/ti. Prenotazioni presso
gli uffici Anp e Cia o anche
telefonando ai presidenti
dell’Anp/Prov. oppure al nr.
339-6543402 Manfredi. o al
nr. 333-7891777 Berardi.
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Agrimpresa inviando una mail ad [email protected]
editoriale
S
Crisi ortofrutta
da affrontare
in sede Ue
Antonio Dosi,
presidente Cia Emilia Romagna
iamo nel pieno dell’annata ortofrutticola e come
purtroppo avviene da anni il settore non è ancora
uscito dalle nubi che lo avvolgono. Un tema complesso
che va affrontato sotto tutti gli aspetti e da tutti gli
attori, agricoltori e istituzioni, ognuno nel proprio
ambito. Servono accordi di programmazione fra
produttori locali e, con particolare riferimento a pesche
e nettarine - uno dei prodotti più complicati da gestire anche fra paesi europei produttori come Italia, Spagna,
Francia, Grecia che competono sugli stessi mercati.
C’è poi la spada di Damocle dell’embargo russo in
scadenza che probabilmente verrà reiterato. Siccome
non sono situazioni che cadono come fulmini a ciel
sereno, occorre da una parte che la Commissione
agricoltura della Ue anticipi contesti di crisi con la
dovuta programmazione a ristoro. Dall’altra, e può
sembrare una provocazione, riproporre con forza il
tema della solidarietà fra settori produttivi, visto che
sta pagando solo il settore agroalimentare, mentre chi
produce e vende, ad esempio Mercedes, Alfa Romeo,
elettrodomestici o il settore della moda non ne risente.
Per contrastare l’ennesima debacle di pesche e
nettarine è necessario inoltre intervenire su più ambiti:
istituzionale, commerciale e mutualistico.
Il primo punto riguarda il riconoscimento da parte
della Commissione europea dello stato di “grave crisi di
mercato”: ci vogliono provvedimenti più rapidi in sede di
declaratoria e prevedere misure di ritiro straordinario
del prodotto, rivedendo le normative del mercato del
lavoro nell’ottica della semplificazione e di una maggiore
flessibilità in caso di crisi.
Sugli aspetti produttivi e commerciali serve uno
sforzo per rafforzare l’Organismo interprofessionale,
prevedendo anche un revisione della normativa che lo
regola, sia come quadro regolamentare comunitario, sia
soprattutto come norma nazionale, in modo da rendere
più facile il raggiungimento degli accordi. Riguardo agli
impianti delle specie arboree da frutto va poi impostato
un sistema di rilevazione precisa, per quanto riguarda
impianti e varietà, in tutti gli Stati membri produttori,
con l’obiettivo di favorire la programmazione della
produzione adeguandola a dati attendibili relativi
alle capacità di assorbimento dei mercati, sia dal
punto di vista quantitativo che qualitativo. Questo
significa razionalizzare le produzioni, anche tramite
espianti concordati e rinnovo varietale e, allo stesso
tempo, vanno incentivate le forme di agricoltura
contrattualizzata, diversificando anche le produzioni.
L’ultimo ambito su cui intervenire è quello mutualistico,
cioè le nuove opportunità previste dalla Politica agricola
comunitaria 2014 -2020 e dal piano regionale di
sviluppo, con particolare attenzione alla gestione dei
rischi a cui sono soggette le imprese agricole.
3
in questo numero
editoriale
Ortofrutta, le crisi si affrontano a Bruxelles
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art. 1, comm. 1
Periodico associato all’Uspi:
Unione stampa periodica italiana
Questo numero di Agrimpresa
è stato chiuso in redazione
sabato 20 giugno 2015
e stampato in 20 mila copie.
4
pag.
attualità
C’è il regolamento Ue sul biologico, ma restano divisioni
Meno albicocche e più competitori
Al Caab di Bologna transitano meno ortaggi
Annata ‘alla grande’ per le carote
Trend negativo per le lattughe
Prezzi delle orticole in lieve aumento in Emilia Romagna
Post sisma, al via il Decreto legge sugli enti locali
Scatta la lotta obbligatoria alla flavescenza dorata della vite
Delta del Po e Appennino Tosco Emiliano riserva biosfera
La carne di qualità dell’Appennino bolognese fa rete
Abolito l’obbligo di rilascio del passaporto bovini
Per la pera due poli di aggregazione
Il profilo degli agricoltori under 35 è tecnologico
Ambasciatori regionali dell’Expo promuovono made in Italy
Cosa pensano i sociologi del ritorno all’agricoltura
Calo produttivo
Situazione
per le albicocche, incerta per gli
annata deludente ortaggi
6-7
8-9
3
pag.5
pagg.6-7
pag.8
pag.9
pag.9
pag.10
pag.11
pag.11
pag.11
pag.12
pag.12
pag.13
pag.15
pag.16
pag.29
Occhio all’expo:
sociologia
e agricoltura
29
dalle province
MODENA
Estesa a più varietà l’Igp della ciliegia vignolese
RIMINI
Un nuovo mercato agricolo a Nuovafeltria
IMOLA
Lavoro agricolo e sindacato in un convegno
FERRARA
Agricatering debutta al Castello di Ferrara
FORLì-CESENA
Salute al centro dell’incontro dell’Anp
REGGIO EMILIA
Paesaggio e consumo di territorio: dibattito a Reggio
pag.15
pag.16
pag.17
pag.18
pag.19
pag.21
tecnica
Come ridurre i gas ad effetto serra
Le linee guida regionali per contenere le nutrie
I dati della fame nel mondo
pag.26
pag.27
pag.28
in primo piano
Biologico, ancora visioni diverse tra Stati Membri
sulla proposta di regolamento comunitario
Matteo Bartolini
presidente del Consiglio europeo dei Giovani Agricoltori (Ceja)
A
ttualmente in Europa si discute
la proposta di regolamento
sull’agricoltura biologica. In qualità
di presidente del Ceja ho partecipato
recentemente ai lavori del Consiglio
europeo dei Ministri dell’Agricoltura
a Riga, in Lettonia. Nel mio
intervento ha rimarcato la necessità
di un approccio alla riforma che
abbia degli obiettivi ben definiti per
lo sviluppo di un settore agricolo
biologico europeo performante. È a
mio avviso fondamentale che gli Stati
membri raggiungano un accordo per
la riforma che rafforzi le garanzie
per i consumatori e protegga il
metodo dell’agricoltura biologica da
frodi che ne danneggiano l’immagine
e che tenga anche in considerazione
le esigenze degli agricoltori che
investono in questo settore.
Ho appoggiato la proposta di
Regolamento di riforma presentata
dalla Commissione lo scorso anno
e attualmente in discussione (infine
approvato il 16 giugno) per quanto
riguarda l’esigenza di stabilire una
soglia per i residui di fitofarmaci
perché, nonostante i controlli,
queste sostanze possono comunque
essere presenti nei prodotti e se ci
sono, occorre un comportamento
armonizzato nella Ue che oggi non
c’è. Queste soglie di declassamento,
del prodotto biologico non conforme
a prodotto dell’agricoltura
convenzionale, devono esserci e
devono essere uniformi a livello
europeo. Ritengo valida, inoltre, la
proposta di accogliere la possibilità
di una certificazione di gruppo
per i piccoli agricoltori che potrà
costituire un importante incentivo
per le piccole aziende, specialmente
quelle a carattere familiare.
Un’altra questione molto importante
riguarda il tema delle aziende miste,
per quanto sia meglio tendere
gradualmente verso aziende che
siano integralmente biologiche:
occorre un compromesso tra i vari
Stati membri. Ovviamente occorre
evitare che la stessa azienda
produca nella stessa Ute (Unità
tecnica economica, ovvero corpo
aziendale) per la stessa specie
e/o varietà, prodotti biologici e
convenzionali allo stesso tempo, ma
non possiamo rischiare di perdere
aziende in settori dove, al contrario,
serve aumentare l’offerta europea
di prodotto per rispondere alla
domanda crescente, ricorrendo meno
alle importazioni.
L’espansione del settore biologico
si è realizzata non grazie ad
un aumento della produzione
interna quanto ad un aumento
delle importazioni. Non dobbiamo
quindi solo incentivare la nostra
produzione, ma porre i produttori Ue
allo stesso livello degli importatori.
Le importazioni dovranno rispettare
i nostri medesimi standard produttivi
e dovranno essere condotti controlli
adeguati che ne attestino la
conformità. Ho infine ribadito nel
mio intervento che per far crescere
il potenziale del settore agricolo
biologico è necessario che venga
approvato un nuovo e più equo
regolamento per l’agricoltura
biologica.
continua a pag. 8
5
attualità
Calo produttivo delle albicocche in soffre della mancanza di innovazione IMOLA - L’albicocca è un frutto di facile
consumo perché non si sbuccia, non
sgocciola e sporca meno della pesca,
si presta ad un consumo diverso da
quello prettamente domestico e poi
è bello, attraente per la colorazione
e la forma rigonfia. Tutti vantaggi che
ne facilitano la commercializzazione
e la distribuzione. L’albicocca è stata
portata nel Mediterraneo dagli Arabi
nel I secolo d.C. ma è originaria della Cina e dell’Asia centrale dove era
coltivata fin dal 3000 a.C. Secondo
altri arrivò in Europa dopo la spedizione di Alessandro Magno. L’albero
cresce spontaneo anche sull’Himalaya attorno ai 3000 metri di
altezza grazie alla resistenza del fusto verso il clima rigido. Fin
qui la descrizione di un frutto buono e saporito che arricchisce
le nostre tavole ma da sempre anche su questa “rotondità” si
decidono produzioni, consumi, prezzi e strategie per il mercato futuro. In Italia secondo i dati Cia se ne producono in annate
normali dalle 200 alle 250 mila tonnellate.
Il nostro Paese, per inciso, è il quinto produttore al mondo
dopo Turchia, Iran, Uzbekistan e Algeria. Le regioni più
importanti per la produzione, che rappresentano ognuna circa il 25% della produzione nazionale sono l’Emilia Romagna, in particolare le zone del Comprensorio
Imolese e la Vallata del Santerno, la Campania e la
Basilicata. I concorrenti più agguerriti sono Francia,
Spagna e Grecia, i tre principali Paesi esportatori che
riescono a mantenere standard medi qualitativi più
elevati di quelli italiani. “La Francia – precisa Claudio
Buscaroli del Crpv (Centro ricerche produzioni vegetali)
di Imola – ne produce meno dell’Italia ma di migliore qualità
mentre la Grecia, ad una bassa gradevolezza, risponde con
una quantità maggiore. Il problema vero però è, e sarà sempre
di più, la Turchia che produce circa 650.000 tonnellate di albicocche e ricordiamoci che questa nazione è entrata a far parte
della Comunità europea. In prospettiva, la sua concorrenza
potrebbe interessare anche altre tipologia di frutta”.
Tra storia e leggenda
Una leggenda racconta che in origine era solo una pianta ornamentale con bei fiori bianchi; quando l’Armenia fu
invasa dai nemici, fu ordinato di abbattere tutti gli alberi
che non producevano frutto per ottenerne legname e questo sarebbe stato anche il destino dell’albicocco se una
fanciulla non avesse pianto sotto la sua chioma per tutta
la notte; al mattino sull’albero erano cresciuti dei frutti dorati: le albicocche appunto. In altre leggende viene anche
indicata come il frutto proibito assaggiato da Adamo ed
Eva al posto della mela. Un’altra notizia si ha dai trattati
medici arabi: qui pare che fosse usata per curare il mal
d’orecchi. Nella tradizione popolare inglese sognare l’albicocca porta fortuna, mentre altrove simboleggia la timidezza in amore; secondo un’altra versione se la si sogna
secca preannuncia perdite e danni.
6
Ma rimaniamo ad oggi ed
ascoltiamo i produttori.
“Quest’anno raccoglieremo almeno il 50% - 60%
in meno di albicocche rispetto allo scorso anno
– dice Mirca Bertuzzi
che possiede 22 ettari di
terreno nelle vicinanze
di Imola e raccoglie mediamente 3.000 ql di albicocche. E c’è anche chi
parla di un calo del 90%.
Ha inciso la stagione con
piogge abbondanti e durature durante la fioritura e in prossimità della raccolta. Il frutto
si è spaccato ed è caduto, il danno è importante”. In otto mesi
i campi si sono inondati quattro volte in pianura e in tre giorni
sono caduti 130 millimetri di pioggia. “Non solo brutto tempo –
riprende Maurizio Zanchini (nel tondo), produttore della Vallata
del Santerno che di ettari ne ha 12. Anche un
progressivo abbandono della campagna
e i costi sempre troppo alti. Stiamo
rischiando di perdere una realtà
tipica ma, in generale, stiamo impoverendo il tessuto locale che
è formato, non solo da noi agricoltori, ma anche da un indotto.
Dobbiamo valorizzare la nostra
collina che è ricca di viti e albicocco. Ormai non c’è neanche
più reddito per il fieno”. Dunque,
il disboscamento delle campagne
italiane che porta frutta dall’estero,
il lento abbandono delle campagne, il
crollo dei prezzi pagati agli agricoltori che
non riescono più a coprire neanche i costi della produzione,
una progressiva riduzione dei consumi da parte delle famiglie.
Poi le problematiche fitosanitarie. “Questo è un frutto minore
– dice ancora Bertuzzi – e quindi è meno interessante per le
grosse aziende produttrici di fitofarmaci, non conviene investire in ricerca e sviluppo di nuovi prodotti per la difesa contro le
avversità. Chi coltiva è più esposto, ad esempio, al capnodio,
il famigerato insetto, un coleottero che ha provocato, e provoca ancora, notevoli danni all’albicocco. A seguito di un incontro
che lo scorso anno abbiamo avuto come giovani agricoltori
di Alleanza per l’Agricoltura con l’allora assessore regionale
all’agricoltura Tiberio Rabboni e i tecnici del Servizio Fitosanitario regionale, è partito un progetto in collaborazione con l’Università di Bari ma i tempi sono lunghi. Hanno monitorato in
questi giorni le piante e hanno eseguito diversi rilievi ma risultati tangibili li avremo, forse, solo entro l’anno. Sono progetti di
medio e lungo periodo. I problemi, però, noi li abbiamo oggi”.
Insetti a parte, si potrebbe pensare di cambiare le varietà?
“Fino a dieci anni fa – interviene ancora Buscaroli – il grosso
della produzione si concentrava tra fine giugno e il 20 luglio.
Oggi, grazie al miglioramento genetico, il periodo di raccolta
si è esteso da metà maggio a metà agosto e in un futuro non
lontano si arriverà fino a settembre. In questo modo potrem-4
attualità
Emilia Romagna, una coltura che
varietale e teme competitori stranieri
4 mo sempre offrire albicocche al consumatore che non com-
prerebbe più frutta precoce in arrivo da altri paesi”. Ma in Italia
si investe ancora poco nell’innovazione varietale. “Negli ultimi
anni - dice Bertuzzi - le innovazioni sono arrivate dalla Spagna
che ci ha già rubato tanto mercato. C’è molto da imparare da
loro. Perché non copiamo chi è più bravo? Producono a costi
più bassi e sono concorrenziali con noi. Come fanno”? Ma
torniamo alle innovazioni varietali. “Il lavoro di selezione che
stiamo portando avanti – prosegue Buscaroli – è favorito nella
zona della Vallata del Santerno grazie alle condizioni pedoclimatiche peculiari in questo “paradiso dell’albicocca”, zona ad
alta vocazione in cui questo frutto viene coltivato fino a 350
metri di quota, su terreni che si estendono per circa 1.400 ettari, il 10% dell’intera superficie nazionale destinata alla coltura
delle albicocche”. Qui il primo albicoccheto industriale ha fatto
la comparsa nel 1870 e da allora alcune varietà come la Bella d’Imola e la Precoce Cremonini sono state abbandonate.
Il prodotto tipico della Vallata è oggi una produzione sempre
più di nicchia, la Reale d’Imola o Mandorlona è insuperabile
per qualità ma difficile da coltivare e la Tondina di Tossignano ha frutti molto piccoli ma eccezionali. Per molti
produttori queste varietà garantiscono continuità
ma sono marginali, poco ricercate e molti di loro
non intende più produrle. “Noi vorremmo tornare
a valorizzarle in una linea di frutti antichi - precisa Buscaroli - grazie ad un Progetto dedicato
che parte dalla Coop Estense e che interesserà anche le altre due cooperative del distretto adriatico che intendono unirsi in un’unica
grande realtà”. Tutto questo mentre è ancora
in essere l’iter per l’ottenimento dell’Igp (Indicazione geografica protetta). Certo il marchio è un
riconoscimento importante ma da solo non basta.
“È necessario – conclude Buscaroli – far conoscere
i nomi e le caratteristiche delle diverse varietà, spesso
sconosciuti ai consumatori. Il lavoro che stiamo portando
avanti è ancora oggi come un anno fa, finalizzato a stabilizzare e variare la produzione e a costruire linee di prodotto che
garantiscano immediata riconoscibilità dei frutti di qualità da
parte del consumatore”. Insomma, l’obiettivo è albicocca più
bella, più buona per più tempo.
Romagna, terra dell’albicocca
La coltura, dapprima localizzata in pianura e negli orti imolesi che circondavano la città, fu poi estesa ai terreni collinari.
Nel Comprensorio Imolese le prime coltivazioni di albicocco si
svilupparono a Casalfiumanese circa un secolo fa. Nel 1870
furono piantate a titolo sperimentale da Mario Neri, colto divulgatore e ricercatore sperimentale, nel podere Vallette a Pieve
S. Andrea. Proprio in queste colline si sono sviluppate aziende altamente specializzate, che hanno valorizzato terreni fino
a ieri marginali o di calanco. Anzi, proprio la coltura dell’albicocco ha consentito lo sfruttamento dei calanchi meno scoscesi, portando ricchezza là dove fino a ieri non era possibile
nemmeno il pascolo. La produzione nazionale di albicocche
nell’ultimo decennio è quasi raddoppiata e nella Vallata del
Santerno la superficie coperta è in maggior parte nel territorio di Casalfiumanese. La coltura ha costituito, e costituisce,
una delle principali fonti di reddito per le aziende agricole e
ha senz’altro contribuito ad arginare l’esodo rurale e il conseguente degrado ambientale. Alcune delle varietà più rinomate,
la Reale di Imola e Bella di Imola, già nel nome dicono quanto
l’albicocco debba a questa terra.
L’import e l’export del frutto
Nel 2014 l’export di albicocche, secondo i dati del Cso (Centro
Servizi Ortofrutticoli), è notevolmente incrementato rispetto al
basso valore 2013, posizionandosi sopra le 25.000 tonnellate
complessive, +62% rispetto ai volumi registrati l’anno precedente. I mercati più rappresentativi di riferimento rimangono i
Paesi dell’Unione europea che, anche nel 2014, costituiscono
il 94% sul totale. Il mercato tedesco ha assorbito il 45% del totale destinato all’estero come nel 2013 ma con un incremento
del volume pari al +60%.
Al secondo posto si conferma l’Austria con volumi solo di poco
superiori al 2013, mentre seguono con incrementi nettamente
maggiori sullo scorso anno, le spedizioni in Slovenia, Croazia
e Rep. Ceca. Le esportazioni verso i mercati
dei Paesi fuori Europa nel 2014 hanno
coperto il 5% del totale, una quota
leggermente inferiore rispetto agli
anni più recenti. Tra questi primeggia la Svizzera mentre la
Russia, prima dell’attuazione
dell’embargo aveva assorbito quantitativi nettamente
maggiori nella fase iniziale
della stagione. Tra le altre
destinazioni il prodotto è spedito prevalentemente verso gli
Emirati Arabi Uniti e paesi africani (Libia ed Egitto). Nel 2014
l’Italia ha importato il 7% in più di
albicocche rispetto alla stagione antecedente. La frutta è arrivata dai paesi
dell’Unione europea, confermando la contrazione del prodotto in entrata dai Paesi nordafricani.
Sempre nel 2014 sono incrementati i volumi dei nostri principali fornitori Francia e Spagna rispettivamente del +14% e
+10% rispetto al 2013; poco meno del 60% del totale complessivo è prodotto francese, che continua ad essere il primo
fornitore nonostante una riduzione della propria quota di mercato a cui segue il prodotto di origine spagnola che è arrivato
a rappresentare una quota prossima al 40%. Al di fuori dell’Unione europea, l’Italia ha importato quantitativi molto contenuti
prevalentemente dal Marocco.
g
La Sagra dell’Albicocca
a Casalfiumanese
Il 27 giugno a Casalfiumanese c’è la 45ma edizione della
Sagra dell’Albicocca. L’iniziativa è stata istituita nel 1970
dall’assessorato all’Agricoltura del Comune di Casalfiumanese per valorizzare la principale produzione agricola
delle colline toccate dal fiume Santerno. Si parlerà anche di
innovazioni varietali e migliorie tecnico-scientifiche.
7
attualità
Eccesso di produzione, ma anche
ortaggi etnici al Caab di Bologna
Luna Beggi
BOLOGNA – Sono le 5 di mattina e il mercato è pieno di vita,
così vivace e operoso che, a me che non sono esperta, sembra di essere in città a mezzogiorno. Sono venuta perché sto
facendo un’indagine sull’orticoltura in regione e vorrei parlarne
un po’ con i produttori.
Il primo con cui parlo è Ubaldo Zamboni, che ha 13 ettari di
orticolo a Granarolo e che viene al mercato da oltre 40 anni,
convinto che l’impegno nella vendita sia importantissimo per
il buon andamento di una azienda agricola. Infatti lui vende
solo a commercianti al dettaglio, gli stessi 20 o 30 da una vita,
che per le loro botteghe del centro di Modena e Bologna si
affidano a lui con l’implicita promessa di un prodotto sempre
di qualità. E Ubaldo, attento alle innovazioni agronomiche e al
costante miglioramento del prodotto, non li delude mai.
Mi dirigo poi a parlare con Walter Domeniconi, giovane agricoltore riminese, che mi racconta come il meteo in Romagna quest’anno sia stato troppo piovoso, creando
alle verdure diversi problemi, nel senso che è meno
bella, ce n’è meno e si vende peggio. I prodotti più
penalizzati sono i fagiolini, le insalate e le verdure
a foglia (bietola, rucola…).
Passeggiando per il mercato, mi ritrovo a chiacchierare con la famiglia Zanarini di Castenaso,
dalla grande tradizione agricola. Claudio mi racconta che l’orticoltura quest’anno è in difficoltà,
perché il seminativo in campo aperto ha risentito
troppo delle alternanze brusche caldo-freddo. È
andata meglio con il trapianto delle piantine acquistate dai vivaisti, con costi inizialmente maggiori, ma
che, viste le rese scarse del seminativo, portano le due
alternative a sostanziale equivalenza. Il clima è responsabile
anche di un altro fenomeno negativo per l’orticoltura: l’allungarsi dei periodi estremi porta alla concentrazione della produzione tutta in una volta, con le conseguenti ovvie difficoltà di
gestione, anche perché il consumo invece è sostanzialmente
stabile su livelli medio bassi da anni. Anche Eros, fratello di
Claudio, conferma questo fenomeno della concentrazione e
mi spiega che, per contrastarla, lui sta riducendo sensibilmente le lattughe per concentrarsi sulle verdure-frutta (pomodori,
zucchine, melanzane…), che hanno un periodo produttivo più
lungo e che anche come prezzi al momento tengono meglio;
ad esempio le zucchine si vendono anche a 2 – 2,50 euro
al chilo. Infine il cugino Loris Zanarini che mi racconta come,
8
Raddoppiati i volumi in dieci
anni con prezzi in discesa.
Il cambiamento di clima incide
sui periodi di maturazione
per adattarsi alla crescente domanda dei dettaglianti stranieri,
lui che fa molte piante aromatiche si è messo da una decina
d’anni a produrre piante “etniche” quali menta e coriandolo.
Concludo la mia passeggiata presso i soci di Agribologna.
Tra loro Roberto Bortolotti, anche lui decano del mercato, che
mi spiega che dal suo punto di vista il grosso
problema dell’orticoltura regionale risiede
nella sovrapproduzione: la produzione
negli ultimi 10 anni è raddoppiata se
non triplicata, perché tutti non essendoci margine hanno pensato
di aumentare i ricavi attraverso
la maggiore produzione, ma poi
tranne alcune annate particolari
di prezzi alti (una ogni 5-6 anni),
normalmente i prezzi vanno pari
coi costi di produzione e quindi
non fai reddito. Infine Sergio Gubellini ribadisce l’allarme ‘clima’.
Durante la lunga primavera fredda e
piovosa di quest’anno le produzioni sono
partite a rilento e ora, con l’avvento del caldo,
il prodotto matura tutto assieme (anche varietà che normalmente dovrebbero arrivare a maturazione scaglionate) e rischia sempre più spesso di marcire in campo.
g
Biologico, visioni diverse tra
Stati Membri
Segue da pag. 5 - Dalla discussione successiva sono
emerse con evidenza le incomprensioni tra Paesi
della stessa Europa, dove c’è chi sostiene che non
si debba affrontare il tema dei residui nei prodotti
o dei controlli nelle aziende e chi invece ritiene
la proposta buona e chiara. Grandi oppositori
alla proposta, Stati membri come la Germania,
l’Olanda, l’Austria e altri.
Il nostro Paese invece appoggiava la proposta e
chiedeva quindi alla Commissione una riforma
coraggiosa che andasse nel solco di uno sviluppo
certo e nel tempo del settore biologico.
A mio avviso, purtroppo, è che a causa delle
grandi distanze sulle posizioni politiche si
potrebbe essere arrivati ad un accordo non
soddisfacente, né per noi produttori e nemmeno
per i consumatori.
attualità
Carote “in prezzo”, annata
da record nel ferrarese
Prosegue il trend negativo
delle lattughe
MESOLA (Ferrara) - L’annata 2015 delle carote sta
andando
particolarmente
bene, con prezzi alti come
non si vedevano da anni.
All’inizio di maggio i prezzi in
campagna erano di circa 45
centesimi, poi a fine mese si
sono assestati intorno ai 30
centesimi e tutt’ora resistono
su quella cifra.
Per avere un termine di paragone basti pensare che l’anno scorso alla metà di giugno
i prezzi erano di 3 centesimi.
La motivazione di questa
annata straordinaria è da
ricercarsi nella ridottissima
produzione di quest’anno,
che attualmente vengono
prodotte solo tra le campagne ferraresi e il rovigotto. La
domanda dalla sua è buona
ma non eccezionale, ma la
scarsità del prodotto mantiene il prezzo alto.
Infatti sul fronte della qualità
le condizioni climatiche sono
state accettabili ma non ottimanli, tanto che le semine
invernali sotto nylon hanno
dato un prodotto visivamente
brutto, con un sacco di scarto.
Ora si stanno scavando le
semine di gennaio e il prodotto è visivamente più bello.
Rispetto ai quantitativi, all’inizio della raccolta le rese
erano di circa 250-300 q/ha,
ora si sono assestate sui 400
q/ha.
“C’è grande soddisfazione tra i coltivatori di carote
quest’anno – conferma Gianni Paganini, presidente della
Cia di Mesola – perché i nostri sforzi sono finalmente pagati bene: negli scorsi anni si
erano improvvisati tutti a fare
carote, con il risultato della
sovrapproduzione e del crollo
dei prezzi.
Quest’anno invece, dopo
qualche annata in perdita,
sono rimasti a produrre soltanto i produttori dei territori
più vocati. E siamo stati premiati”.
BOLOGNA – Anno difficile il 2015 per le lattughe, a conferma
di una tendenza già in corso ormai da diversi anni. Se a marzo c’è stato un momento favorevole, con prezzi buoni dati dal
fatto che erano primizie, ora il prodotto si svende, con prezzi al
produttore tra i 50 e i 90 centesimi. Considerando che il punto
di pareggio rispetto ai costi di produzione è attorno ai 60 centesimi, si rischia spesso di andare in perdita.
Le cause di queste dinamiche negative vanno ricercate sia
nella domanda che nell’offerta. Stiamo infatti assistendo a una
massiccia sovrapproduzione, dovuta al fatto che le insalate
sono prodotti dalla crescita veloce e che richiedono impianti
poco costosi. Dall’altro lato però la domanda è debole, per una
serie di motivazioni.
In primis un generalizzato calo dei consumi, affiancato dal ritorno in voga dei piccoli orti privati e, soprattutto, dalla concorrenza delle insalate in busta. In quest’ultimo caso si tratta
molto raramente di insalate emiliano-romagnole, quanto piuttosto laziali, campane o provenienti dalle province di Mantova
e Rovigo.
In questi ultimi due casi in particolare la prossimità geografica
consente consegne di prodotto freschissimo e rende i concorrenti particolarmente pericolosi per la nostra orticoltura.
Patate, Agea rende noti gli importi per
la campagna 2014
ROMA – Buone notizie per
i pataticoltori: Agea, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura, nella circolare del 4
giugno scorso ha reso noti gli
importi per le colture interessate all’art 68 Regolamento
CE 73/2009 campagna 2014.
Per quanto riguarda le patate da industria, la superficie
complessiva accertata a livello nazionale è di 2.541,53
ettari, a cui spetta l’importo di
1.000 euro per ettaro.
Rispetto al prodotto Dop e
Igp, si tratta di un totale a livello nazionale di 63.352,46
tonnellate, che beneficeranno di un importo complessivo
di 1.158.470,00 euro, ovvero circa 18 euro/ton. Questo
perché all’importo stanziato
per le Dop e Igp, inizialmente pari a 700.000 euro, si
è aggiunta una somma di
458.470,00 euro che deriva da un’economia di spesa
dell’aiuto alla patata destinata alla trasformazione.
Guardando alla nostra situa-
zione locale, sono state complessivamente oltre 27.000
le tonnellate di patate idonee
alla certificazione come Patata di Bologna Dop e che
quindi beneficeranno del
contributo.
La stessa circolare ha reso
noti gli importi unitari dei premi di un’altra produzione particolarmente importante per
il nostro territorio, la barbabietola da zucchero: in questo caso il contributo sarà di
386,88 euro per ettaro.
9
attualità
Prezzi delle orticole in leggero
aumento: +4%
Luna Beggi
BOLOGNA – L’estate è da
sempre stagione regina di
verdure e prodotti dell’orto.
Questo comparto produttivo,
così significativo nella nostra
regione, è però molto composito, ricco di attori e di fattori
in grado di influenzarlo e, in
definitiva, poco conosciuto
dal cittadino.
Per tratteggiare un quadro
d’insieme possiamo far riferimento ai dati resi disponibili
dal Servizio statistico della
Regione Emilia Romagna,
disponibili per le annate dal
1996 al 2013, che considerano il comparto orticolo come
la somma delle seguenti referenze: patata, cavolfiore, cavoli (cappuccio, verza e altri),
sedano, lattughe, indivia, spinacio, asparago, radicchio,
carciofo, bietola da costa,
cardo, finocchio, prezzemolo, pomodoro (da mensa e
da industria), cetriolo, melone, cocomero, melanzana,
zucchina e zucca, peperone,
carota, aglio, cipolla, barbabietola da orto, ravanello,
pisello, fagiolo e fava freschi,
fragola.
Venendo ai numeri, la prima importante constatazione riguarda le superfici, che
vedono negli ultimi anni un
calo costante e complessivamente significativo: si va
dai 59.987 ettari del 2009 (il
primo anno in cui i dati comprendono anche l’alta Val
Marecchia), ai 49.019 ettari
del 2013, ultimo dato disponibile.
Per contestualizzare ancora
meglio questo numero basti
pensare che tra la fine degli
anni ’90 e i primi anni 2000 la
superficie a orticoli in regione
era sempre sopra i 60.000
ettari, con il picco di 66.251
ettari del 2004, di fatto ultimo anno in cui il dato è in
crescita. A partire dal 2005 le
superfici
sono sempre al di sotto di
quota 60.000, con annate altalenanti ma una complessi10
Superfici in calo e rese incerte
condizionano il mercato che
affronta una domanda debole
va tendenza al calo evidente.
Guardando ai quintali prodotti, la situazione di complessiva riduzione del settore si conferma, anche se in
termini meno drastici. Si va
infatti dai 28,8 milioni di quintali prodotti nel 2009 ai 21,3
del 2013, quantitativo in linea
con il 1996 (primo anno di cui
abbiamo dati disponibili). Nel
mezzo, alcuni anni piuttosto
stabili attorno ai 25 milioni di
quintali, la punta di 32 milioni
del 2004 e il calo più deciso
delle annate 2012 (23 milioni
circa) e 2013.
Infine, le rese. Anche in questo caso gli ultimi anni
sono in costante calo, si
va infatti dai 480 q/ha
del 2009 ai 435 q/ha
del 2013. Però,
se guardiamo
alla fine degli
anni ’90, notiamo che
le
rese
erano
costantemente
inferiori
ai
400
q/ha ed
hanno cominciato
a
salire solo dai
primi anni 2000, in
maniera disomogenea
e di difficile lettura.
La causa principale di questa
variabilità è da individuarsi
nel clima, sempre più caratterizzato da alternanze caldo-freddo e da lunghi periodi
estremi.
Ovviamente questo quadro
generale può variare molto
rispetto alle singole referenze, anche in funzione della
stagionalità dei prodotti.
Venendo all’annata in corso,
una visione complessiva ce
la dà Lauro Guidi, direttore
del Consorzio Agribologna,
che associa 135 aziende in
tutta la regione, per 2.750
ettari totali. A detta di Guidi “i
primi 6 mes
i del 2015 hanno visto una
leggera inflazione rispetto
ai corrispondenti del 2014, i
prezzi sono aumentati mediamente del 4-5%”.
La causa principale di questo
positivo fenomeno inflazionistico è da ricercarsi nella minore offerta, calata rispetto ai
primi sei mesi del 2014 di un
3-4%.
Questo è dovuto prevalentemente alle condizioni climatiche che, soprattutto nei mesi
di aprile e maggio hanno creato un lieve ritardo nella produzione, mentre le superfici
sono sostanzialmente invariate rispetto all’anno scorso.
Guardando agli investimenti,
la qualità del prodotto nella
nostra regione è buona, in
quanto la tendenza per la
maggior parte dei produttori
è di migliorare il prodotto sia
a livello agronomico che nella fase di lavorazione.
Purtroppo però spesso manca il riscontro tra aumentata
qualità e prezzo, che invece
non cresce a sufficienza.
Il vero problema dell’orticoltura emiliano-romagnola
risiede nella domanda: la
domanda interna è infatti
debole, con qualche spunto poco significativo. Stiamo
assistendo infatti a due fenomeni: uno è la riduzione
degli sprechi (legata alla crisi
economica che ci rende più
attenti). Se nel 2003 veniva
buttato circa il 6% dell’ortofrutta acquistata, oggi si butta solo 1%. L’altro
fenomeno
riguarda la
polarizzazione
delle scelte: una
volta l’orticolo vedeva spesso
il consumatore orientarsi verso il prodotto medio, mentre
oggi la scelta ricade sempre
più spesso o verso il prodotto di alta qualità (ad esempio
bio) o verso il prodotto di fascia bassa (per i consumatori
in maggiore difficoltà economica).
g
attualità
Ricostruzione post-sisma: disco Flavescenza dorata della vite,
verde al Decreto legge sugli
obbligatoria la lotta al vettore
enti locali
Scaphoideus titanus
BOLOGNA - Il Governo ha dato il via libera al Decreto legge
sugli enti locali che contiene provvedimenti per i territori colpiti
dal sisma del 2012. Sono state introdotte le Zone franche urbane per le microimprese, è stata prorogata l’esenzione dell’Imu per i fabbricati danneggiati fino al 31 dicembre 2016.
È inoltre previsto l’alleggerimento del Patto di stabilità dei Comuni e diversa copertura per il rimborso danni dei prodotti Dop
e Igp.
In sintesi vengono introdotte le Zone franche urbane (Zfu): le
micro imprese che nel 2013 hanno avuto un reddito lordo inferiore a 50 mila euro e un numero di addetti inferiore o uguale a
5 che svolgono la propria attività all’interno della Zfu possono
beneficiare dell’esenzione dalle imposte sui redditi, dall’imposta regionale sulle attività produttive e dalle imposte municipali
proprie. Per far fronte a tali esenzioni viene istituito un Fondo
pari a 40 milioni di euro. La Zfu è composta dai centri storici
dei comuni con zone rosse identificate a seguito del sisma del
maggio 2012 e i comuni che hanno subito l’alluvione del gennaio 2014.
Al fine di garantire coerenza nell’utilizzo delle risorse viene
previsto il rimborso danni dei prodotti Dop e Igp a carico dei 6
miliardi dell’articolo 3 bis invece dell’attuale impegno a valere
sul Fondo dl 74/2012.
Inoltre è stata prorogata l’esenzione Imu per i fabbricati inagibili a causa del sisma, che viene prevista fino al 31 dicembre
2016 o comunque sino al ripristino dell’agibilità se precedente.
Infine, esclusione dal patto di stabilità di alcune somme. In particolare la norma richiesta prevede la riduzione degli obiettivi di
patto con particolare riferimento alle somme derivanti da rimborsi assicurativi incassati dagli enti locali per danni su edifici
pubblici provocati dal sisma del 2012 sui propri immobili.
“Bene il lavoro svolto dall’assessore regionale alla Ricostruzione post-sisma, Palma Costi, e dall’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli, assieme ai parlamentari del territorio colpito dal sisma del 2012 e al Governo: i provvedimenti
approvati daranno alle imprese agricole e agroalimentari colpite dal sisma ossigeno e liquidità indispensabili per la ripresa economica”. Commenta così Agrinsieme Emilia Romagna,
sottolineando che le disposizioni erano attese dalle imprese
agricole e agroalimentari gravemente danneggiate dal terremoto, “il cui rallentamento aveva precluso l’erogazione degli
indennizzi dei prodotti in fase di stagionatura Dop e Igp, tra cui
Parmigiano Reggiano, oltre all’Aceto Balsamico di Modena”.
BOLOGNA - Con determinazione
n. 5486 del 05/05/2014 il Servizio fitosanitario della Regione
ha definito le “Prescrizioni fitosanitarie per la lotta contro
la flavescenza dorata della
vite. La determinazione individua le aree nelle quali,
per evitare la diffusione del
fitoplasma della Flavescenza
dorata, è obbligatoria la lotta al
suo vettore Scaphoideus titanus.
Nello specifico sono individuate le
aree dove è obbligatoria l’esecuzione
di un trattamento insetticida e quelle in cui
vi è l’obbligo di eseguire due trattamenti contro il vettore della
malattia. Nelle aziende viticole biologiche è obbligatoria l’esecuzione di almeno due trattamenti insetticidi.
In particolare la determinazione prevede l’obbligo di eseguire
due trattamenti nelle aree vitate site nelle zone focolaio delle
province di Modena, Ferrara, Forlì-Cesena e Ravenna e nelle
aree vitate site nelle zone d’insediamento della provincia di
Modena. Nelle aree vitate delle province di Piacenza, Parma e
Reggio Emilia obbligo di eseguire un trattamento contro il vettore Scaphoideus titanus, diversamente nelle aree vitate della
provincia di Bologna sono obbligatori due trattamenti.
Per quanto riguarda le aree vitate fuori dalle zone focolaio della provincia di Ravenna due trattamenti nel comune di Castel
Bolognese e un trattamento negli altri comuni esclusi i comuni
di Ravenna e Cervia dove non si fa obbligo di alcun trattamento.
Nella provincia di Forlì-Cesena nei comuni di Castrocaro, Dovadola, Modigliana e Predappio obbligo di un trattamento.
La determina prevede poi specifici obblighi nei vigneti a conduzione biologica e nei campi di piante madri, specifici periodi
in cui si devono fare i trattamenti, allo scopo di evitare di arrecare danni alle api, ed elenca gli insetticidi che si possono
impiegare. Per avere informazioni più dettagliate è necessario
rivolgersi al servizio fitosanitario regionale, ai consorzi fitosanitari provinciali o al proprio tecnico.
Il Delta del Po e l’Appennino
Tosco Emiliano diventano
Riserva della Biosfera
dell’Unesco
bologna - Il Delta del Po e l’Appennino Tosco Emiliano
diventano Riserva della Biosfera dell’Unesco. Il riconoscimento ufficiale è arrivato nei giorni scorsi da Parigi, dove
si è riunito il Comitato internazionale del Programma
Mab (Man and the biosphere) dell’Unesco.
“Per la nostra regione si tratta di un risultato straordinario
- ha affermato dalla capitale francese l’assessore regionale alle Politiche ambientali Paola Gazzolo -. Un riconoscimento che ci onora e al tempo stesso ci carica di una
nuova responsabilità: delle tre candidature italiane riconosciute oggi, due riguardano la nostra regione”.
11
attualità
Entra nel vivo il progetto “filiera
corta-carne di qualità” in Appennino
Francesca Bertacci
per la qualità del prodotto. Una tendenza che ora grazie al
progressivo aumento di domanda da parte dei consumatori,
per una carne sana e di vicina provenienza, sta finalmente
vedendo un’inversione e qualche significativo cambiamento.
Primo tra tutti l’instaurarsi di una collaborazione tra i piccoli
produttori che altrimenti non avrebbero i mezzi necessari per
promuovere adeguatamente la loro carne sul mercato.
“Un cambiamento faticoso” commenta Ubaldo Lazzari della
Cia di Bologna “per via della mentalità locale e della mancanza
di esperienza in questo senso, che però può fare da esempio
per altre categorie merceologiche e per diventare protagonisti
del nostro territorio a 360 gradi”. Di certo la voglia di mettersi in
gioco c’è e questa nuova sinergia tra gli elementi della stessa
filiera permetterà di garantire sempre di più un buon prodotto. Soprattutto perché a esser privilegiati tra gli altri agricoltori
saranno quelli ad allevamento non intensivo e quelli biologici,
che prevedono la tenuta a pascolo dei capi.
Un motivo in più per spingere gli allevatori della filiera corta a
impegnarsi nel fornire una carne sempre migliore, come nel
caso dell’azienda Bovulino di Casola che con i suoi 190 ettari
di bosco e prati conta di poter spostare sempre più capi dalla
stabulazione fissa al pascolo. Per ora la famiglia Malavolti, nel
settore da generazioni, si accontenta di tenere in recinto i piccoli di 7/8 mesi e di produrre latte che in parte vende e in parte
riutilizza per produrre yogurt, budini e formaggi che rivende in
paese, sempre in un’ottica di basso impatto ambientale.
D’altra parte sebbene la scelta di coltivare in modo biologico
sia più sana da un punto di vista qualitativo, è anche la più
costosa, ricorda Pierluigi Nannini, tra gli allevatori consorziati
che partecipano al progetto; tanto che lui che ha puntato sul
biologico, tra tutte le razze ha scelto di allevare la Limousine
- un bovino di origini francesi
ormai da anni sul nostro territorio - che grazie alla stazza
gli permette di ammortizzare
le spese dei suoi 85 capi.
DALLA REDAZIONE - Dal 1 maggio 2015 non è più obbligatorio da parte dei servizi veteMa il costo non è l’unico svanrinari delle Ausl rilasciare il documento di riconoscimento all’atto dell’iscrizione dei capi
taggio dell’allevamento bioloalla Banca dati nazionale. Il sistema anagrafico messo a punto dal Ministero della Salute,
gico perché a rendere difficile
riconosciuto pienamente operativo dall’Unione europea, ha consentito di eliminare, ai senla vita degli agricoltori c’è ansi della normativa europea, l’obbligo di rilascio della documentazione cartacea per gli
che la convivenza difficile con
esemplari nati in Italia dopo il primo maggio e movimentati sul territorio nazionale.
gli animali selvatici. Certo, le
Il passaporto era rilasciato per certificare la corretta iscrizione degli animali alla Banca
reali possibilità di contagio di
dati nazionale delle anagrafi zootecniche e per garantire le relative informazioni anagrafimalattie dagli uni agli altri non
che, i dati dell’allevamento di nascita, i passaggi di proprietà e gli spostamenti.
sono mai state accertate e
Poiché queste informazioni sono già contenute all’interno della stessa Banca dati, mediante
c’è un costante controllo nelregistrazione della cedola identificativa, non si evidenzia più la necessità di procedere al
le aree di caccia degli animali
rilascio del documento. Quindi, per un vitello nato dal 1 maggio 2015, queste sono le proselvatici rassicura Giovanni
cedure: entro 20 giorni dalla nascita (e comunque prima che lasci l’azienda) il vitello deve
Stanzani, tecnico del progetessere marcato (esistono deroghe alla marcatura fino a 6 mesi di età del vitello per alcuni
to, il ché contribuisce a far
allevamenti al pascolo); entro 3 giorni dalla marcatura i dati del vitello devono essere scritti
rimanere questa scelta prosul registro di stalla; entro 7 giorni dalla marcatura devono essere registrati in Banca dati
duttiva la migliore in termini di
nazionale (mediante cedola identificativa).
risultato; la stessa che il nuoAdempiuti tali obblighi, i bovini nati a partire dal primo maggio 2015 potrebbero essere
vo consorzio di carne di quamovimentati, per la vendita o per il macello, con il solo modello IV (rosa) compilato in tutte
lità dell’Appennino ha deciso
le sue parti. Nulla cambia per gli animali nati prima del 1 maggio 2015 e quindi già dotati
di promuovere in un’ottica di
di passaporto. Questa semplificazione non incide in alcun modo sulla tracciabilità; l’obblitutela economica, ecologica e
go di emissione rimane, infatti, in vigore per i bovini destinati a scambi intracomunitari o
culturale del territorio.
esportati verso Paesi terzi.
BOLOGNA - Una filiera corta della carne con un duplice obiettivo: migliorare l’economia dei produttori montani del settore
e garantire ai consumatori un prodotto non solo di alta qualità
ma anche a km 0.
È il progetto interregionale di soft economy partito a maggio
2014 in Appennino, finanziato dal Gal e promosso col nome di
“Filiera corta-carne di qualità”. A partecipare 19 allevatori e 4
macellai sparsi nei 26 comuni della fascia montana tra l’Emilia
Romagna e la Toscana, tutti riuniti per l’occasione nell’apposito consorzio “produttori carne di qualità dell’Appennino bolognese”.
Un’idea ambiziosa ma necessaria a rilanciare, con l’economia
dei piccoli artigiani locali, la produzione di carne della fascia
appenninica. Se infatti nel corso degli anni l’espansione degli
allevamenti da latte è sempre più aumentata, di pari passo è
invece calata quella da carne, da sempre storica nella regione
Abolito l’obbligo di rilascio del passaporto
per bovini
g
12
attualità
Pera, due gruppi mirano
alla aggregazione del prodotto
C. F.
DALLA REDAZIONE - Fare massa critica sull’offerta di pere
su scala regionale è diventato l’imperativo di due gruppi. Il primo è Opera Sca, società che coinvolge un migliaio di produttori di pere, che fanno capo a 18 aziende e che a vario titolo
operano in questa filiera. In cinque mesi da una idea che è
stata proposta sul territorio si è arrivati alla ufficializzazione e
alla nomina degli organi dirigenti: Opera ha come presidente
Adriano Aldrovandi mentre la direzione generale è stata affidata a Luca Granata.
“Oltre alla qualità e quantità dei prodotti e dei servizi offerti,
Opera potrà garantire ai propri clienti consistenti e costanti investimenti in ricerca – si legge in una nota -per esempio nel
miglioramento continuo delle tecniche di coltivazione e stoccaggio finalizzata a migliorare la eating experience delle persone che sceglieranno la nostra pera ed un forte sostegno alla
creazione della domanda, grazie ad un piano pluriennale di
investimenti in comunicazione multimediale che si prefigge l’obiettivo di far diventare
Opera la pera italiana più
nota e più richiesta in Italia
ed all’estero”.
Un altro gruppo neo costituito
che si propone di fare massa
critica con il prodotto pera
è quello composto Apofruit,
Afe-Salvi, Granfrutta Zani,
Pempa Corer-Terremerse,
Spreafico - OpKiwiSole.
L’organismo intende fare sistema “nell’ottica di creare
valore per gli agricoltori attraverso strategie di aggregazione della produzione”, spiegano. “La nuova sinergia – precisa un comunicato - ha come obiettivo non solo la singola
produzione ‘pera’, ma la generale redditività delle imprese
agricole ortofrutticole penalizzate da margini insufficienti per
garantire la sopravvivenza
del settore”.
Miglioramento del reddito
della produzione agricola
associata, organizzare una
aggregazione condivisa e
creazione di un modello che,
partendo da un prodotto, sia
estendibile ad altre specie è
tra gli obiettivi del gruppo “
che punta a pianificare un sistema a rete che valorizzi le
risorse, il posizionamento di
mercato e la specializzazione delle imprese socie, oltre
a sviluppare nuovi mercati e
creare nuovi elementi di distintività attraverso politica di qualità, comunicazione e marca”.
g
Progeo chiude il bilancio 2014 con un risultato positivo
REGGIO EMILIA - Chiude
con 1.470.000 euro di utile
netto il bilancio 2014 di Progeo che lo scorso 23 maggio
l’Assemblea generale dei
delegati ha deliberato. I soci
della cooperativa hanno inoltre deciso di destinare l’utile a
riserve indivisibili.
“La gestione operativa nel
2014 ha fornito ottimi risultati,
relativi in particolare all’attività mangimistica che, con
circa l’80% dei ricavi totali,
è il settore determinante per
l’attività economica della cooperativa – spiega in una nota
Progeo - Positive sono state
comunque anche le performances relative alla attività
del molino a grano tenero per
la produzione di farine ad uso
alimentare e delle attività necessarie alla raccolta di cereali e proteici da soci”.
Nel corso d’anno il progressivo calo dei listini, il contenimento di alcune voci di
costo, la riduzione degli oneri
finanziari, hanno garantito un
risultato di gestione positivo
anche al netto di imposte per
oltre 1,7 milioni ed ammortamenti per oltre 4 milioni di
euro.
“Anche nel corso del 2014,
grazie anche ad operazioni
straordinarie ed al rafforzamento delle riserve aziendali – continua il comunicato
- Progeo ha proseguito il suo
percorso di rafforzamento
patrimoniale e finanziario,
grazie ad un minore indebitamento, una maggiore liquidità, una consistente indipendenza finanziaria”.
Nell’assemblea è stato illustrato anche il bilancio consolidato di Gruppo, il cui risultato, anche grazie al risultato positivo delle controllate
Scam spa e Intesia srl, raggiunge i 2 milioni e 500.000
euro, realizzando perciò un
significativo miglioramento
del risultato assicurato dalla
capoguppo.
13
attualità
Lettere
al
direttore
Vorrei
segnalarle
il malessere generale di
noi produttori di ciliegie,
dovuto all’andamento
di mercato, dovendo
competere con prodotti
a prezzi irrisori,
improponibili per la
nostra realtà vignolese.
Detto questo, considerato
che ad inizio campagna
si fa un gran parlare di
questo nostro eccellente
prodotto, poi quando si
arriva al momento della
commercializzazione e
sorgono questi problemi
di concorrenza, nessuno
si adopera per trovare
una soluzione e io,
personalmente, mi sento
molto deluso e demotivato
da questa realtà.
Dante Reggianini
cerasicoltore di Vignola
Il suo è un lamento
purtroppo ridondante
tra gli imprenditori
agricoli, trasversale a tutti
i settori, tra cui quello
ortofrutticolo che per la
regione Emilia Romagna,
ma per tutta la Penisola,
ha un peso enorme.
La concorrenza tra Paesi è
forte, spesso ci sono realtà
in cui i costi produttivi
sono inferiori.
La competizione si può
vincere con la qualità,
quella riconoscibile
anche dai marchi
comunitari: l’Igp della
ciliegia vignolese ne è
un esempio. Non è certo
una ricetta risolutiva,
ma lo strumento c’è e va
utilizzato dai produttori,
ma al contempo si deve
rafforzare una vigilanza
sul prodotto che allontani
i soliti furbi.
Claudio Ferri
14
Tecnologiche e ad indirizzo bio: è il profilo
delle imprese ‘under 35’.
Che ricorrono all’affitto dei terreni
MILANO - In crescita le imprese agricole “under 35”,
con terre prese in affitto per
espandere le dimensioni
aziendali, oltre un quarto a
coltivazione biologica, quasi
tutte con protocolli di ricerca
e fortemente innovative per
la qualificazione degli imprenditori. Tra i 25-39enni,
infatti, il 45% è diplomato e
l’11% laureato, mentre tra gli
over 40, il 38% ha al massimo la licenza elementare e il
31% quella media.
Inoltre tra under 25, il 65,3%
ha un diploma superiore e il
5,2% è già laureato e questo
provoca un effetto trascinamento.
Così, tra 2009 e 2013, mentre è diminuito del 13,8% il
numero degli immatricolati
nelle università italiane (-41
mila), è aumentato di misura
quello degli iscritti alle facoltà
collegate al settore primario:
+43,1% per scienze zootecniche e tecnologie delle produzioni animali, +22,9% per
scienze e tecnologie alimentari, +18,6% per scienze e
tecnologie agrarie e foresta-
li. È il nuovo volto dell’agricoltura italiana che emerge
da una recente ricerca del
Censis, commissionata dalla Cia e presentata a Expo.
Dal 2010 sono nate quasi
117 mila nuove attività, di cui
106 mila in ambito agricolo e
quasi 11 mila in quello agroalimentare, che rappresentano
il 10% delle scelte imprenditoriali.
Di queste, sono state quasi
17 mila quelle avviate dagli
“under 30”, il che significa
che su 100 start-up 15 sono
state create da giovanissimi. Nell’agroalimentare sono
arrivati al 18,3%, mentre in
agricoltura al 14,9%.
Expo: gli ambasciatori delle regioni fanno
rete e ricercano azioni comuni
MILANO - Ventidue statuine (o meglio stampe in 3D) che riproducono 22 persone, una
per ogni regione italiana: quella dell’Emilia Romagna raffigura Giuseppe Pedroni, scelto come ‘ambasciatore’ della regione per le eccellenze espresse
nell’agroalimentare. Sono 22 e non 20
perché è stato diviso il Trentino dall’Alto Adige ed è stata aggiunta una persona per Roma Capitale. Pedroni, noto
per la lunga tradizione di famiglia per
la produzione di Aceto Balsamico tradizionale di Modena, si dice onorato di
rappresentare l’Emilia Romagna e pensa ad un futuro in cui si possano trovare
sinergie tra regioni, sulla scia dell’Expo.
“Abbiamo parlato tra di noi (i personaggi delle statuine, ndr) - spiega Pedroni
- per ricercare possibili azioni comuni,
di unirci e di realizzare una campagna
mediatica per promuovere le persone,
le aziende, il gruppo e l’Italia”.
dalle province
modena
“Università dell’agricoltura a Villa Sorra”
Cla. Fe.
MODENA - Per due volte, a distanza
di pochi giorni, il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha fatto
tappa nel modenese per alcuni eventi
promossi sul territorio. Il primo appuntamento è stato a Manzolino di Castelfranco Emilia dove è stato organizzato
un convegno sulla canapa da fibra per
uso industriale.
Da anni la canapa sta suscitando interesse tra gli agricoltori perché è una
pianta che migliora la struttura del terreno e può entrare negli avvicendamenti
colturali. Il nodo tuttavia è la creazione
di una filiera efficiente, in grado di dare
risultati economici ai produttori. Di questo tema se n’è parlato in occasione
dell’iniziativa chiamata Vivere Verde
dove l’on. Alessandra Terrosi ha presentato i tratti salienti del Disegno di legge
Canapa, evento concluso dal ministro
Martina. Presenza invece solo ‘telefonica’ per il ministro del Dicastero agricolo
in occasione della serata dal titolo “Creare un’identità, rigenerare un territorio e
vendere tipicità”, promossa nell’ambito
degli eventi legati all’Expo organizzati
alla Palazzina Vigarani di Modena. Insieme al presidente della Regione Stefano Bonaccini, lo chef Massimo Bottura
(che ha curato il ciclo di incontri “Vieni
È la dirompente
proposta lanciata
dallo chef Massimo
Bottura al Ministro
Martina e alle
istituzioni modenesi
presto discuteremo dei
nostri sistemi di fare
agricoltura”. Bonaccini
ha sottolineato il grande
valore della regione con
i suoi 41 prodotti Igp e
Dop mentre il sindaco
Muzzarelli ha ricordato
gli eventi a Milano insieme alla famiglia Pavarotti per promuovere la
via con me”), l’assessore regionale all’agricoltura, caccia e pesca Simona Caselli e il sindaco Gian Carlo Muzzarelli,
Martina si è messo in contatto telefonico
per parlare di cibo e tipicità.
Martina ha ribadito la sua collaborazione in merito al World Food Innovation
Forum, piattaforma internazionale che
verrà lanciata a settembre e intende portare avanti le strategie per la competitività delle imprese e delle filiere produttive.
“Ne ho parlato con il sindaco Muzzarelli – ha detto il ministro al telefono -– e
Estesa l’Igp ad altre varietà di ciliegia
Fini (Cia): “Ora i produttori di Vignola hanno una ulteriore opportunità per
far valere un prodotto di eccellenza sui mercati internazionali
MODENA - “È veramente una bella notizia, quella dell’estensione dell’Igp, Indicazione geografica protetta per la Ciliegia di Vignola, se pur giunta a campagna inoltrata.
Ora però i produttori hanno una ulteriore opportunità per far valere un prodotto di
eccellenza sui mercati nazionali ed internazionali, sempre più agguerriti e che cercano di erodere spazi di mercato alle nostre rosse, come la Turchia, ad esempio, che
con 500 mila tonnellate all’anno si configura come il principale produttore europeo”.
È il commento di Cristiano Fini, presidente della Cia di Modena, alla notizia della
pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale europea dell’elenco delle varietà incluse nel
disciplinare.
“Sono una dozzina le varietà che entrano nel paniere Igp – ricorda Fini – in un
comprensorio produttivo della ciliegia tipica di circa 700 ettari. Si tratta di 28 comuni nelle provincie di Bologna e Modena, ma le superfici iscritte all’Igp sono 400.
L’allargamento dà lustro anche al territorio vignolese, un ‘prodotto’ che dobbiamo
vendere sempre di più e che gli agricoltori contribuiscono a valorizzare con le colture
di qualità. Per questo l’utilizzo del marchio comunitario si conferma una risorsa per
i cerasicoltori di Vignola, adesso e in futuro, che ci devono credere, puntando sulla
marchiatura dell’Igp”.
L’annata 2015 potrebbe essere ricordata come una delle migliori in termini di qualità
“anche se incombe sempre l’incognita di possibili piogge prolungate e l’invasività
di un moscerino che da alcuni anni ha fatto la sua comparsa nei ceraseti e che in
determinate condizioni può compromettere il frutto - conclude Fini - ma fatti i debiti
scongiuri l’annata sembra discreta”.
“modenesità”.
Il patron dell’Osteria Francescana ha
esordito dichiarandosi “ al fianco dell’indirizzo enogastronomico Spallanzani di
Castelfranco, dove adesso c’è la lista di
attesa. In quell’istituto si devono creare
dei futuri agricoltori che sappiano produrre Parmigiano eccellente, frutto di un
processo di preparazione del prodotto e
di chi lo fa”. Poi in conclusione ha avanzato una proposta – richiesta a Martina:
“lanceremo insieme il progetto dell’università dell’agricoltura a Villa Sorra”.
Agricatering
presentato a
Maranello
MARANELLO (Modena) - Una festa
contadina sull’aia è stata l’occasione
per divulgare il progetto ‘Agricatering’ di Donne in Campo nazionale. A
presentarlo Sofia Trentini, presidente
di Donne in Campo dell’Emilia Romagna, assieme a Roberta Roncarati
dell’associazione (Donne in Campo
Modena).
15
dalle province
rimini
Nuovo mercato degli agricoltori
a Novafeltria
RIMINI - Da lunedì 8 giugno, nell’amL’iniziativa in Alta
Valmarecchia
bito dell’antico mercato settimanale di
fortemente
Novafeltria, è iniziato il mercato degli
voluta da Cia,
agricoltori dell’Alta Valmarecchia, per
Coldiretti e
iniziativa dell’Amministrazione comuAmministrazione
nale di Novafeltria e con la collabocomunale
razione della Confederazione italiana
agricoltori di Rimini e Coldiretti.
Nell’ambito di una semplice e breve
cerimonia di inaugurazione, alla presenza dei presidenti provinciali di Cia, Lorenzo Falcioni, e
Coldiretti, Giuseppe Salvioli, l’assessore alla Cultura e Urbanistica del Comune di Novafeltria, Gianluca Bernardi Fabbrani,
ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa, per “offrire ai consumatori la possibilità di acquistare, direttamente dai produttori
agricoli, prodotti di qualità e a Km 0 e per potenziare il ruolo
commerciale di Novafeltria”.
A dire tutta la verità si è trattato di un parto lungo e difficile,
complicato dall’incomprensibile ostracismo delle rappresentanze di altre categorie economiche (commercianti ed artigiani) che hanno dimostrato ancora una volta scarsa visione, limitandosi a cercare di voler tutelare piccoli interessi individuali
di qualche loro operatore, sacrificando l’interesse collettivo.
16
Da tempo infatti le categorie economiche condividono, tra gli
obiettivi di mandato della Camera di commercio (casa delle
imprese!), che la promozione e lo sviluppo di un territorio passi
per progetti integrati tra l’intero tessuto economico e produttivo. A maggior ragione in un contesto di montagna, l’agricoltura
deve essere asse strategico e volano per l’economia, opportunità per i giovani imprenditori che solo in una prospettiva di
sviluppo sono incentivati a restare in quel contesto (in questo
caso si parla del comprensorio dei sette comuni dell’Alta Valmarecchia).
Non è certo con la tutela di piccoli interessi individuali e la conservazione di rendite di posizione che si promuove l’economia
di una vallata che, per paesaggio e beni storico-culturali, non
ha nulla da invidiare a territori evoluti.
Cia e Coldiretti hanno condiviso con l’Amministrazione comunale un disciplinare serio e assolutamente garantista per il
consumatore, che prevede la commercializzazione delle sole
produzioni proprie, al fine di evitare derive puramente commerciali in cui spesso anche gli agricoltori cadono. Hanno individuato 12 produttori, quasi tutti della Valmarecchia, di frutta
e verdura di stagione, formaggi, miele e derivati dall’apicoltura,
vino, olio, confetture e salumi per offrire ai consumatori la possibilità di acquistare, direttamente dai produttori agricoli, prodotti di qualità e del territorio, potenziando il ruolo di un mercato e di un comune che è riferimento per tutta la provincia.
Con tale iniziativa si completa quello che da anni per Cia Rimini è l’obiettivo della creazione di un vero e proprio circuito
dei mercati agricoli diffuso in tutta la provincia, da nord a sud
(Bellaria e Cattolica), lungo la costa (Rimini, Riccione) come
nell’entroterra (San Giovanni in Marignano, Verucchio, Santarcangelo e Novafeltria) oltre alle iniziative su aree private Gros
e Sgr di Rimini.
Si tratta di una importante opportunità per le numerose aziende agricole dedite alla vendita diretta (oltre un centinaio rappresentate dalla Cia) e al tempo stesso di una importante
innovazione in campo turistico nella rappresentazione di un
settore produttivo di eccellenza che è strategico per mettere in
vetrina i valori storico culturali, di paesaggio e di bellezza che
sono indispensabili per destagionalizzare l’offerta turistica e
produrre economia 12 mesi all’anno. Il mercato di Novafeltria
si svolge in via Cesare Battisti, ogni lunedì, dalle 7 alle 14, fino
a novembre 2015; riprenderà nella primavera 2016.
dalle province
imola
Cgil e Cia ai “Martedì del Lavoro”
A.G.
IMOLA - Si è parlato di agricoltura nel
quarto e ultimo incontro dell’iniziativa “I
Martedì del Lavoro, laboratorio di idee”
organizzata dalla Cgil di Imola. Accanto al segretario generale del sindacato
imolese, Paolo Stefani, il presidente
della Cia di Imola, Giordano Zambrini, il
copresidente dell’Alleanza delle Cooperative italiane, Giovanni Bettini e il direttore di Astra Srl, Vanni Tisselli.
Zambrini ha riflettuto sullo scenario agricolo nazionale e sulla globalizzazione
del mercato, precisando che “sul nostro
territorio ci vorrebbe maggiore collaborazione fra le realtà professionali, ormai
non ha più senso avere 3.000 aziende
del comprensorio imolese e quattro
associazioni (Cia, Coldiretti, Copagri,
Unione agricoltori), la rappresentanza è
frammentata, bisognerebbe presentarsi
uniti davanti alla
Gdo.
Occorre
poi capire lungo
la filiera come
distribuire i valori e bisognerebbe riprendere la
cultura del lavoro: abbiamo perso una
professionalità che richiede un nuovo
percorso di formazione, ma questo lo
possiamo fare solo se abbiamo le idee
chiare su quello che può essere la redditività dell’ortofrutta. Il settore agricolo
vuole regole ben precise e porsi a livello
internazionale, soprattutto con i Paesi
europei, per vedere di definire tutti i flussi del commercio all’esportazione”.
In tutti gli altri interventi è stata evidenziata la necessità di mettere al centro
dell’interesse, e a complemento del
Aiuti ai giovani: le novità in un convegno
IMOLA - È stato presentato in questi
giorni il Programma regionale di sviluppo 2014-2020 della Regione Emilia
Romagna. Obiettivo del nuovo Psr (Piano sviluppo rurale) l’agricoltura come
volano di uno sviluppo di qualità e sostenibile per un intero territorio. L’operazione, in particolare, sostiene il primo
insediamento dei giovani in agricoltura
attraverso l’elargizione di un premio da
utilizzare integralmente per lo sviluppo
della propria azienda.
Cambia orario La
Spesa in Campagna
IMOLA - Proseguono con successo
gli appuntamenti con La Spesa in
Campagna, il mercatino di prodotti
agricoli promosso dalla Cia di Imola che si svolge tutti i martedì, escluso i giorni festivi, nel parcheggio
dell’area commerciale di Via Zello
(proprio davanti alla Floridea Garden di Flaviana Mirri) e tutti i giovedì nel parcheggio di via Di Vittorio
angolo Via Fanin 7/A, fino al 29 ottobre. Però da martedì 16 giugno (a
Zello) e giovedì 18 giugno (a Imola)
cambiano gli orari per favorire ulteriormente la spesa. Le vendite inizieranno, infatti, alle ore 17 (anziché
alle ore 16.30) e termineranno alle
ore 19.30 (anziché alle ore 19).
Per raccontare nei dettagli le opportunità dedicate ai più giovani e per presentare i nuovi servizi offerti dalla Cia di
Imola per l’avviamento delle imprese e
per l’assistenza creditizia e finanziaria,
è stato organizzato martedì 9 giugno un
convegno dal titolo: “Aiuti all’avviamento di impresa per i giovani in agricoltura
- Programma di Sviluppo rurale 20152020 dell’Emilia Romagna - Misura M06
Sviluppo delle aziende agricole e delle
imprese.
Interventi di Giordano Zambrini, presidente Cia imolese; Roberto Pesaresi,
della Bbc ravennate – imolese; Filippo
Danese e Elena Lelli, Ufficio consulenza
Cia Imola; Claudia Orlandini, assessorato Agricoltura Regione Emilia Romagna. Moderava la giornalista Alessandra
Giovannini.
settore, l’ulteriore valorizzazione del
patrimonio territoriale e dei prodotti, la
salvaguardia dei terreni agricoli, l’innovazione varietale, il miglioramento della qualità sanitaria e organolettica per
migliorare la competitività delle aziende
e per trovare modelli di sviluppo adatti
alle diverse realtà aziendali.
La Cia alla Fiera
del Santerno
IMOLA - Anche la Cia di Imola ha
partecipato alla 5ª edizione della
Fiera Agricola del Santerno (19 – 21
giugno). L’iniziativa è stata organizzata dal Comune di Imola congiuntamente al Consorzio utenti Canale
dei Molini, in collaborazione con le
associazioni agricole.
La Cia imolese, presente con un
proprio spazio, ha presentato il Progetto Europa dedicato agli imprenditori (agricoltori compresi) per la
gestione dei progetti finanziabili
dai Fondi europei, il nuovo servizio
di assistenza creditizia e finanziaria
per i propri soci e non solo e la Carta dei Valori che viene consegnata a
tutti i soci della Cia e che permette di beneficiare di numerose convenzioni stipulate dall’associazione
imolese con le realtà commerciali e
professionali del Comprensorio.
flash
Chiusura uffici nel priodo estivo
Castel del Rio: chiusura mesi di agosto e settembre. Riapertura il 30 settembre.
Mordano: nei mesi di agosto e settembre aperti lunedì 17 agosto e lunedì 14
settembre. Di nuovo settimanale dal 28 settembre.
Fontanelice: sospeso il venerdì pomeriggio dal 17 luglio al 25 settembre compresi, rimane invariata la presenza del venerdì mattina.
Castel San Pietro Terme: il mercoledì è sospeso dal 22 luglio al 23 settembre
compresi, rimane invariata l’apertura del lunedì mattina.
Nella settimana di Ferragosto gli uffici di Imola saranno chiusi al pubblico.
Garantita l’assistenza per alcune tipologie di interventi non rinviabili (esempio:
denuncie infortuni agricoli, manodopera agricola, anagrafe zootecnica, ecc.),
con reperibilità telefonica ai seguenti numeri: 335-1354751 e 349-8461536.
17
dalle province
ferrara
L’AgriCatering debutta in Castello
FERRARA – Bocconcini di zucchine al
formaggio, tartine al pesto di fave, formaggi serviti con miele e marmellate
rigorosamente artigianali, spiedini di
fragole e la tipica ciambella ferrarese.
Sono solo alcune delle delizie proposte
venerdì sera (29 maggio ndr) nel corso
dell’aperitivo “Filiera corta, un’alternativa possibile?” organizzato da Donne in
Campo Emilia Romagna in collaborazione con Cia Ferrara, nel corso del Festival dei Diritti.
Un gustoso debutto, molto apprezzato
dal pubblico, per il nuovissimo servizio
di AgriCatering – un progetto nazionale
di ristorazione con prodotti di stagione di
alta qualità e legati alla filiera corta - che
le imprenditrici agricole di Ferrara sperano di mettere presto a regime anche nel
nostro territorio. Venerdì sera, dunque,
un aperitivo “sperimentale” non solo per
testare il servizio e la sua organizzazione, ma anche per ragionare sulle molte
possibilità di reddito che questo progetto può portare all’imprenditoria agricola femminile. L’AgriCatering potrebbe,
infatti, contribuire fortemente al reddito
delle aziende agricole ferraresi: sia per
quelle già orientate alla multifunzionalità
– che svolgono attività di agriturismo e
vendita diretta – sia per le aziende tradizionali che potranno fornire i prodotti
a questa “filiera corta del gusto”. Anche
per questa prima offerta enogastronomica sono state coinvolte molte aziende
associate Cia del territorio di Ferrara - e
in parte Ravenna - per garantire prodotti freschi e di stagione: l’Azienda agricola Fondo Boschetto di Silvia Cavicchi a
Fossanova ha fornito frutta e verdura di
stagione; la Società agricola Paganini di
Mesola le carote; l’Azienda agricola di
Generino Rolfini di Comacchio gli asparagi; la Società agricola di Massimo Piva
e Rossella Milani di Jolanda di Savoia
l’ottimo riso del Delta e poi Valter Romanini di Cassana il suo miele biologico,
l’azienda agricola Settefonti di Stefania
Malavolti di Casola Valsenio di Ravenna
i formaggi ed Emma Bolognesi di Portoverrara i salumi. Le imprenditrici di Donne in Campo Cia hanno poi trasformato
questi ingredienti d’eccellenza in piatti
semplici ma deliziosi, grazie a un patrimonio di ricette ed esperienza “contadina”, rivisitate con un tocco di originalità
da chef.
“L’associazione Donne in Campo, con il
contributo delle aziende di Cia Ferrara
18
In occasione dei Festival dei
Diritti un aperitivo con prodotti
della filiera cortissima proposto
e organizzato da Donne in
Campo Emilia Romagna con la
collaborazione di Cia Ferrara
– ha spiegato Sofia Trentini, presidente
regionale dell’associazione – ha voluto
testare stasera questo servizio di AgriCatering e direi che è stato un vero successo. È stata una prima uscita “sperimentale” che ci ha reso consapevoli
del grande sforzo organizzativo e della
necessità di testare ulteriormente il servizio. Il nostro obiettivo è farla diventare
un’attività di ristorazione continuativa, a
disposizione di chi vorrà un catering di
prodotti tipici di qualità. Ma non si tratta
di un catering come un altro. Chi sceglierà l’AgriCatering di Donne in Campo,
sceglierà anche di valorizzare la cultura
rurale e la biodiversità locale, con un occhio attento verso l’ambiente, che sarà
preservato grazie all’utilizzo di prodotti
della filiera cortissima e di materiali biodegradabili”.
Nuovi Psr: si riparte dai giovani
e dall’innovazione
Soddisfazione da parte di Cia Ferrara con qualche preoccupazione per un
possibile eccesso di burocrazia
FERRARA – “Con l’arrivo della “Comfort Letter” da parte dell’Unione europea lo
scorso 8 maggio – spiega Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara
- la Regione Emilia Romagna, dopo il complesso iter di approvazione e il ritardo di
quasi un anno, è una delle prime quattro in Italia a partire con i bandi.
Un inizio promettente che dà il via a una vera e propria sfida contro la crisi del settore agroalimentare che occorre vincere attraverso un rilancio globale, un cambio di
marcia nei confronti di temi fondamentali come competitività, innovazione, rispetto
dell’ambiente e sostenibilità. Per la nostra associazione è un fatto davvero importante e significativo che la Regione Emilia Romagna rivolga i primi bandi ai giovani fino
ai 40 anni che sono già imprenditori agricoltori o vogliono iniziare un nuovo percorso
imprenditoriale.
Per loro ci sarà un aiuto che potrà arrivare anche a 50.000 euro per le aziende che
si trovano in zone considerate “svantaggiate” come sono alcune aree del Basso
Ferrarese.
Senza addentrami troppo nelle specifiche dei bandi che la Regione sta mettendo
a punto, abbiamo apprezzato alcune condizioni ritenute necessarie per ricevere gli
aiuti, come il grado di specializzazione del giovane agricoltore.
leggi tutto su www.agrimpresaonline.it
Condifesa: la lista Cia, Confagricoltura
e Copagri fa il pieno di delegati
FERRARA – Nel corso delle elezioni per scegliere i delegati di Condifesa la
coalizione di Agrinsieme – lista 1 di Cia, Confagricoltura e Copagri – ha fatto il
pieno di voti e di delegati: 192 contro gli 80 della lista 2 di Coldiretti. Un segnale importante dei soci delle tre associazioni dopo il passo indietro di Coldiretti
delle scorse settimane e il mancato accordo per la gestione del Consorzio di
Difesa. «A vincere - afferma con soddisfazione Agrinsieme - è un’agricoltura
che vuole evolvere e non rimanere ferma agli interessi particolari e di parte.
Condifesa non doveva essere territorio di scontro perché è un patrimonio di
tutti gli agricoltori e proprio per questo ci impegneremo a svilupparlo e a renderlo innovativo per il bene di tutte le imprese.»
dalle province
forlì-cesena
La salute di noi tutti: quali obiettivi per la
nuova azienda sanitaria della Romagna
Pievesestina di Cesena (Forlì-Cesena) - Il 30 maggio scorso, a Pievesestina di Cesena, l’Anp Cia di Ravenna
Forlì Cesena e Rimini ha affrontato con
i massimi vertici dell’Ausl Romagna i
temi della riorganizzazione della sanità
in una nuova dimensione di area vasta
in un convegno dal titolo “la salute di tutti
noi: quali obiettivi per la nuova azienda
sanitaria della Romagna”.
Ha aperto i lavori Wiliam Signani presidente dell’Anp di Ravenna partendo
dalla rappresentatività dell’Anp Cia in
Romagna: 20% delle aziende agricole
a livello nazionale e in questa parte del
territorio romagnolo (Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna) oltre 7.500 aziende, fra titolari e coadiuvanti con 14.500 deleghe
pensionati.
Dopo aver ribadito l’assenso al percorso
dell’area vasta intrapreso, ha messo in
flash
Samuele Amadei confermato referente di zona di Faenza
FAENZA (Ravenna) - La giunta del 27
maggio scorso ha deliberato
la conferma di Samuele
Amadei quale referente
della zona di Faenza. Tutta
la Cia di Ravenna si congratula con Samuele
ed invia i migliori
auguri di buon lavoro.
evidenza le problematiche di maggiore interesse: superamento delle liste
di attesa; dislocazione delle case della
salute; ottimizzazione dell’utilizzo dei
macchinari ad alte tecnologia; riorganizzazione dei dirigenti e degli apparati
amministrativi. In particolare ha messo
in evidenza: le esenzioni per motivi di
reddito, l’autocertificazione, le fasce
di reddito, l’applicazione delle fasce di
reddito per assistenza specialistica ambulatoriale, l’applicazione delle fasce di
reddito per farmaceutica, le esenzioni
per patologia, le esenzioni per invalidità
e accesso al Pronto Soccorso.
È poi intervenuto Paolo Lucchi, sindaco
di Cesena e presidente della conferenza territoriale e sociale e sanitaria della
Romagna che ha illustrato gli obiettivi
di mandato: ridefinizione della rete assistenziale e ospedaliera; implementazione dei servizi territoriali attraverso i
nuclei di cure
primarie
e
case della salute; assicurare condizioni
di prossimità;
valorizzare le
specificità del
territorio ed i
distretti socio
sanitari; mettere in valore i
servizi d’eccellenza, realizzare la piena integrazione dell’Ausl Romagna e dell’Irst
di Meldola.
A seguire Franco Falcini, direttore amministrativo dell’Ausl unica della Romagna ha tecnicamente motivato le scelte
fin qui adottate e tracciato i modelli organizzativi futuri, per migliorare gli standard di qualità dei diversi servizi erogati
anche a seguito dell’evoluzione delle
caratteristiche della popolazione.
Ha concluso i lavori Antonio Dosi vice
presidente nazionale della Cia che ha
ribadito le esigenze del mondo rurale in
tema di servizi sanitari ed il contributo
che, come organizzazione del lavoro
autonomo, l’Anp Cia può dare in un rapporto franco di dialogo con le Istituzioni
per creare, ognuno per il ruolo che rappresenta, quel collante che permette di
gestire al meglio un territorio così complesso e vasto, in particolare su un tema
particolarmente sensibile.
reggio emilia
Forte crescita della raccolta rifiuti nel 2014 in provincia
di Reggio Emilia
REGGIO EMILIA - È quanto
emerso nel corso della riunione tenutasi nei giorni scorsi
in Provincia tra i sottoscrittori
dell’Accordo di programma
che hanno promosso la raccolta: associazioni agricole
(tra le quali la Cia), Consorzio fitosanitario, Iren Emilia,
Sabar e la stessa Provincia.
Complessivamente lo scorso anno sono state raccolte
1.263 tonnellate di rifiuti agricoli, 39 dei quali catalogati
come pericolosi (come bat-
terie al piombo, olii esausti,
neon). In particolare, nel bacino Iren sono state raccolte
complessivamente 816 tonnellate, 447 nel bacino Sabar.
Le tipologie vanno dai rifiuti
plastici ai contenitori di fitofarmaci vuoti e bonificati, agli
imballaggi in carta e cartone,
plastica e vetro, filtri d’olio ecc.
Il servizio di raccolta dei rifiuti
agricoli promosso dalla Provincia di Reggio Emilia si articola con tre modalità: servizio
di raccolta presso il domicilio
aziendale (porta a porta);
conferimento alla cooperativa
agricola che ha organizzato
per i propri soci il deposito
temporaneo previsto dalla
Legge 35/12; conferimento
diretto da parte dei produttori agricoli al gestore pubblico
(gli impianti di Iren Ambiente
in via dei Gonzaga 46 a Reggio e di Sabar in via Levata 64
a Novellara). La raccolta dei
rifiuti agricoli nella provincia
di Reggio Emilia è partita nel
1998 con la sottoscrizione del
primo Protocollo d’intesa tra
le stesse associazioni agricole, Consorzio fitosanitario,
Iren (allora Agac) e Sabar. Da
allora, è cresciuta in maniera
costante fino al vero e proprio
boom registrato nel 2014, con
un quantitativo doppio rispetto
all’anno prima, grazie all’impegno delle imprese agricole,
all’efficienza del sistema di
raccolta e delle semplificazioni amministrative previste nel
campo della gestione dei rifiuti agricoli.
19
dalle province
parma-piacenza
“Psr, bene priorità a giovani
e produzioni sostenibili”
PARMA - È stato un appuntamento importante quello di venerdì 12 giugno,
che ha visto tutto il mondo agicolo parmense partecipare alla presentazione del nuovo Piano di sviluppo rurale
dell’Emilia Romagna. L’assessore all’Agricoltura della Regione Simona Caselli,
ne ha illustrato i contenuti, le novità e i
primi bandi, tra i primi ad essere operativi in Europa dopo un complesso iter di
quasi 2 anni. Il nuovo strumento è stato
presentato indicando tre principali linee
guida: la competitività, la sostenibilità e
l’internazionalizzazione.
Le risorse in campo sono ingentissime:
oltre 1,1 miliardi di euro da qui al 2020,
di cui 500 milioni stanziati dalla Regione.
“Gli obiettivi sono ambiziosi - ha sostenuto la presidente della Cia Ilenia
Rosi - e non possiamo che condividerne le priorità, in particolare il ruolo dei
giovani a cui vanno circa 100 milioni di
euro, le produzioni sostenibili e di qualità, con l’obiettivo di arrivare a un 20%
di biologico e la salvaguardia delle aree
rurali con problemi di sviluppo. Altra importante fetta del monte spese è stata
destinata al potenziamento della banda
larga poiché, oltre ad essere uno strumento imprescindibile per la vita di tutti i giorni, occorre recuperare in Emilia
Romagna uno dei contesti più arretrati
Il commento del presidente della Cia parmense Ilenia Rosi
d’Europa sotto questo punto di vista”.
Proprio sul ruolo essenziale dei giovani
abbiamo voluto sentire un primo commento di Saverio Delsante, coordinatore
Agia di Parma. “Già dalla tavola rotonda preliminare organizzata dal delegato
all’agricoltura Claudio Moretti presso la
Provincia di Parma all’inizio di maggio,
avevo avuto l’impressione che l’assessore Caselli avesse idee molto chiare
sul percorso e sugli obiettivi della nostra
agricoltura. Obiettivi importanti, ambiziosi, lungimiranti ma soprattutto assolutamente necessari per il futuro della nostra agricoltura. Il Psr dedica una buona
parte delle risorse all’insediamento dei
giovani, però probabilmente il premio di
30.000 euro è inferiore alle aspettative,
soprattutto in considerazione dell’introduzione dello standard output con
tetto massimo di 250.000 euro, direi
troppo penalizzante per le nostre realtà.
Preciso, per esempio, che un giovane,
Sui temi alimentari ed export nasce
il tavolo permanente “allevamenti”
Il commento positivo della Cia parmense: “siamo per uno strumento snello e
collaborativo in grado di evitare inutili accanimenti burocratici”
PARMA - È un’intesa a sei quella firmata in giugno tra l’Azienda Usl e le associazioni
di categoria agricola, in tema di sicurezza alimentare ed export. Un’intesa che ha
portato a Parma alla costituzione di un Tavolo permanente di confronto nel settore
allevamenti. Oltre alle tre organizzazione agricole e all’Azienda sanitaria locale ne
faranno parte Confcooperative e l’associazione regionale allevatori. Questi gli obiettivi al centro dell’intesa: la qualità e la sicurezza delle produzioni zootecniche, con
attenzione alla semplificazione delle procedure, in particolare per quanto riguarda
l’export. Gli scopi del tavolo possiamo riassumerli in tre importanti questioni:
1) Assicurare che il “sistema Parma” risponda agli standard di sicurezza alimentare
dell’Unione europea, ma anche dei Paesi verso cui si esporta;
2) instaurare un rapporto di fiducia e collaborazione reciproca attraverso interventi
portati avanti in maniera equa e trasparente;
3) garantire che il sistema dei controlli non determini carichi burocratici ripetitivi e
spesso inutili.
Su questi temi sarà reso operativo un comitato consultivo con funzioni di indirizzo,
affiancato da un comitato tecnico con compiti funzionali e informativi verso la struttura sanitaria e gli stessi allevatori.
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decidendo di insediarsi nell’azienda di
famiglia che alleva 100 capi di bovine
da latte e coltiva 10 ha di erba medica, è già automaticamente escluso dal
premio di insediamento. Questo ritengo
sia assurdo”. Il nuovo Piano di sviluppo
rurale sarà dunque uno strumento non
solo di aiuto economico, ma - come ha
spiegato la Caselli - “punterà sull’ innovazione nell’offerta dei prodotti agricoli,
in particolare verso l’estero, con misure rivolte alla cooperazione e alle filiere
orientate ai mercati emergenti”.
“Una sfida che mette in primo piano il
ruolo essenziale delle banche - ha concluso l’assessore provinciale Claudio
Moretti - con le quali siamo impegnati
ad aprire un serio tavolo di confronto”.
Novità nella
bonifica: chi più
utilizza più paga
PARMA - A metà giugno il Consorzio
di bonifica Parmense ha presentato
alle tre associazioni agricole locali
il nuovo “Piano di classifica”. In premessa diciamo che per terreni ed
immobili ci sono delle novità nel riparto dei costi.
Le novità possiamo condensarle in un
concetto chiave espresso dal direttore Luigi Spinazzi: “abbiamo condiviso la necessità di una più equa redistribuzione degli oneri attraverso
un criterio più democratico, per cui
a fronte di maggiori benefici avremo
tariffe più alte”. Una necessità legata
anche all’abolizione del contributo
di bonifica per importi inferiori ai 15
euro e all’estensione delle aree soggette a difesa idrogeologica.
Sono stati inoltre aggiornati i parametri di beneficio di scolo in pianura
dovuti all’entrata in servizio di nuovi
impianti di sollevamento.
dalle province
reggio emilia
L’agricoltura a presidio del territorio
REGGIO EMILIA - L’agricoltura è il presidio fondamentale del
territorio, ed il “lavoro dell’agricoltore è governo quotidiano del
territorio, che si farebbe anche meglio se a questi veri e propri
custodi fosse riconosciuto un ruolo di protagonisti in questo
presidio, cosa che invece non trova riscontro nella cultura corrente e nella prevalenza di subculture politico-burocratiche”.
È la considerazione di fondo con la quale il presidente nazionale Cia Secondo Scanavino ha concluso l’Assemblea annuale dell’associazione reggiana, tenuta il 16 giugno presso la
sede di Dinamica Reggio Emilia.
Territorio, uso e consumo, era il tema della mattinata, declinato
sotto vari aspetti, sotto la regia del presidente provinciale Cia
Antenore Cervi. Un territorio che ha conosciuto dagli anni 50
del 900 ad oggi un profondo degrado, con una massiccia sottrazione di suolo all’agricoltura per destinarlo a fini più proficui
sul piano monetario immediato, ma con un corollario di problemi che nel tempo presentano il conto, ed è salato!
I dati del rapporto Ispra sul ‘consumo’ di suolo – sintetizzati da
Roberta Rivi della Cia reggiana – danno il senso di una progressione distruttiva che sembra inarrestabile: se negli anni
’50 il suolo consumato (nel senso di direttamente impermeabilizzato) era al 2,9%, nel 2014 – dice il rapporto – è stato toccato il 7%. Tra le regioni l’Emilia Romagna si colloca appena
sopra la media con il 7,3%, non fosse che è prima per rischio
idraulico, avendo ben 100 mila ettari di territorio su cui pende
questa spada di Damocle.
La provincia di Reggio poi, si colloca dietro la sola Rimini, con
un consumo pari al 9,6%. Tra i comuni della provincia reggiana
ci sono casi eclatanti: se infatti Reggio città fa segnare un robusto 18%, sopra ci sono Casalgrande al 24,6, Rubiera al 21,1
e Cavriago al 20,9. In generale, il consumo è molto intenso
nei comuni della pianura e pedecollina, scende sotto le medie
nazionali in montagna, con il crinale che resta quasi vergine
(Collagna 1,6, Ligonchio 1,7). Ma quella fatta dalla Rivi non è
una classifica per distinguere buoni e cattivi: “I fattori che hanno favorito questa proliferazione edificatoria dipendono da un
insieme di fenomeni economici, politici e sociali connessi alla
scarsa (o, paradossalmente, pletorica) regolamentazione urbanistica, all’elevata discrepanza tra la redditività dell’edilizia
e quella agricola, oltre ad aspetti socio-culturali”, che hanno
considerato in sostanza il territorio agricolo come riserva disponibile per l’espansione urbana, che però non ha più alcuna
relazione con l’andamento demografico.
Però nell’ultimo decennio sono cambiate convenienze e sensibilità, quindi il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi ha potuto
portare, con il proprio saluto, l’esempio della “variante in riduzione” al Psc del comune capoluogo, che sta dando risultati
assai superiori alle aspettative nella riclassificazione ad agricoli di terreni già dichiarati edificabili. E per il prossimo futuro
ha prospettato un progetto pilota che nasca da un accordo di
programma, per la gestione degli spazi verdi urbani e periurbani.
Un importante contributo è poi venuto dall’architetto Ugo Baldini, presidente della Caire urbanistica (Coop architetti ed ingegneri Reggio Emilia) una società con una consolidata esperienza nello studio del territorio rurale (ultima fatica l’aggiornamento dell’Atlante nazionale del territorio rurale, eseguita per
conto del Ministero).
Da Baldini sono venute utili indicazioni sulle strade possibili
La Cia di Reggio Emilia ne ha approfondito gli aspetti
nel corso della sua Assemblea annuale, con interventi
di Cervi, Vecchi, Rivi, Baldini, conclusa dal presidente
nazionale Secondo Scanavino – I dati sul ‘consumo di
suolo
per mettere un freno ed un rimedio al degrado del territorio,
fenomeno che ha quantificato come segue: se nel ’61 il 92%
del territorio nazionale e l’83,7% di quello emiliano romagnolo
erano governati (ovvero si eseguivano cure colturali e manutenzione da parte degli agricoltori), nel 2010 siamo scesi al
56,7% del territorio nazionale ed al 61,5% di quello regionale. Un degrado impressionante che investe particolarmente
le zone più disagiate di montagna, cui si può cercare rimedio
ripristinando il ‘governo’ del territorio con le pratiche adeguate,
attraverso accordi con gli agricoltori ancora presenti su quei
territori, o con cooperative sociali e di comunità.
Infine un compito importante lo ha la politica: che deve rivedere i modi di produrre e di fare economia, precisando i rapporti
tra bisogni, risorse ed ambiente. Un contesto nel quale l’agricoltura riacquisterà protagonismo e maggiori priorità.
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dalle province
bologna
Pulizia dei fossi, Bentivoglio istituisce
un registro delle imprese agricole
BENTIVOGLIO (Bologna) – Il Comune
di Bentivoglio ha recentemente comunicato ai propri cittadini la necessità di
mantenere puliti e correttamente sfalciati i fossi di scolo, le banchine stradali e,
se presenti, alberi e arbusti le cui fronde
possano pregiudicare la visibilità. Questo sia per evitare l’ostruzione di fossi
e canali che per questioni di sicurezza
stradale.
Alla luce di questa disposizione il Comune sta istituendo un registro delle
imprese agricole (singole od associate)
disponibili ad eseguire per conto di soggetti privati le sotto indicate prestazioni:
1) pulizia e falciatura dei fossi di scolo,
comprese nei terreni di privata proprietà
pubblica, i canali di sgrondo, e la pulizia
degli imbocchi intubati;
2) manutenzione costante di siepi, fronde, rami nei terreni di privata proprietà
che pregiudichino visibilità e sicurezza
delle pubbliche vie. Salvo diverso accordo tra i privati o avverse condizioni
atmosferiche le prestazioni andranno
eseguite almeno due volte l’anno (entro
il 30 aprile ed entro il 15 ottobre).
Il registro ha carattere “aperto”, ovvero
le aziende agricole interessate potranno
iscrivervisi in qualsiasi momento, requi-
La bonifica Renana potenzia
le attività in collina e montagna
CASTEL D’AIANO (Bologna) – Lo scorso 25 maggio, all’interno del
ricco programma della Settimana della bonifica 2015, la Bonifica Renana ha presentato agli amministratori locali le attività svolte dal consorzio nell’Appennino bolognese.
La mattinata, che ha visto tra gli altri la partecipazione del Ministro
dell’ambiente Gianluca Galletti, è stata aperta della visita guidata al
ripristino delle briglie in alveo del torrente Aneva ed è proseguita
con il taglio del nastro dell’intervento di sistemazione ambientale di
tutta l’area fruibile delle celebri grotte di Labante, antica cava etrusca di travertino, che oggi rappresenta la principale attrazione turistica della vallata.
Nel 2014 la Renana ha realizzato 89 progetti in
area collinare e montana, con un investimento diretto del consorzio pari a 2,4 milioni
di euro, a cui va aggiunta la progettazione
preliminare di ulteriori 2 milioni di euro
di interventi. A ciò si sommano i 210 sopralluoghi realizzati su chiamata nel comprensorio montano bolognese. “Questo è
il genere di intervento che piace al Ministero dell’Ambiente – sottolinea il Ministro Galletti – dove alla tutela e alla protezione del rischio idrogeologico si coniuga
la valorizzazione di luoghi incantevoli come
questo, dall’alto potenziale turistico. Perché
quando un territorio è fruito e non abbandonato
è più facile contrastare il dissesto”.
Infine il Ministro ha annunciato che per la fine di giugno
verranno stanziati diversi milioni alla Città metropolitana di Bologna,
per contrastare il dissesto idrogeologico.
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sito vincolante è essere iscritti alla Camera di commercio.
Gli operatori economici interessati possono presentare la propria manifestazione di interesse all’inserimento nel
registro rivolgendosi presso il Comune
di Bentivoglio, Piazza dei Martiri per la
Libertà 2, a Bentivoglio (Bo).
flash
Ultima ora
Frodi vino, sequestrati 310 mila ettolitri
di vino da Guardia di Finanza e Mipaaf
nel bolognese
Cia Emilia Romagna: “Bene operazione, queste truffe danneggiano le tasche dei vitivinicoltori onesti e gettano fango sul settore e
sulle eccellenze regionali”
DALLA REDAZIONE - “I vini emiliano romagnoli fanno gola e alimentano frodi che sono
intollerabili: bella operazione della Guardia
di Finanza e dell’Ispettorato repressioni frodi
del Dicastero agricolo che hanno stroncato
un malaffare di diversi milioni di euro”. È il
commento della Cia Emilia Romagna che
sottolinea l’importanza dei controlli a tutela
della produzioni vinicole di eccellenza emiliano romagnole. Le forze dell’ordine hanno
effettuato un sequestro dal valore di 30 milioni di euro tra mosti, vini e zuccheri e requisito oltre 310 mila ettolitri di vino presso lo
stabilimento di una importante azienda del
bolognese operante nel settore vitivinicolo.
“Queste truffe, ad opera di veri delinquenti,
oltre a danneggiare le tasche dei vitivinicoltori onesti, gettano fango su un settore che
tutti i giorni si impegna per migliorare la
qualità e mantenerla – prosegue la Cia – ed
episodi di questo tipo rischiano di incrinare
l’alta immagine che i nostri prodotti hanno
conquistato negli anni”.
IRRIGAZIONE A PIOGGIA: AMIS INFORMA
Un'associazione a garanzia della produttività agricola e del risparmio idrico
www.amisirrigazione.it
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IRRIGAZIONE A PIOGGIA: AMIS INFORMA
GOCCIA CON MANICHETTA:
CONSUMI IDRICI RADDOPPIATI
SUI SEMINATIVI
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IRRIGAZIONE A PIOGGIA: AMIS INFORMA
Un'associazione a garanzia della produttività agricola e del risparmio idrico
www.amisirrigazione.it
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ricerca e innovazione
Ridurre le emissioni di gas effetto serra si può: lo dimostra il progetto
Climate ChangE-R
Aldo dal Prà - Centro Ricerche Produzioni Animali Crpa, Reggio Emilia
In pieno svolgimento il secondo anno di attività del
Progetto LIFE+ Climate_ChangE-R “Riduzione delle
emissioni di gas effetto serra da parte dei sistemi
agricoli della Regione Emilia Romagna”, approvato
nel 2012 dalla Commissione Ue.
La Regione Emilia Romagna, capofila, sta coordinando le azioni tese a ridurre le emissioni dei gas effetto serra (GHG) prodotti dal sistema agricolo
dell’Emilia Romagna, ed
in particolare di metano (CH4), protossido
di azoto (N2O) e anidride carbonica (CO2),
responsabili almeno in
parte
dell’alterazione
del clima. Il progetto Climate ChangE-R affronta
questo tema all’interno
della fase di produzione
agricola sia vegetale che
zootecnica, non più con
una logica di singola coltura ma di sistema, per
integrare maggiormente
la parte colturale con
quella d’allevamento.
Il cuore del progetto
consiste nella definizione di buone pratiche,
definite secondo le regole dell’Lca (Life cycle
assessment), per la
coltivazione e per l’allevamento. Le imprese che utilizzano tali tecniche
possono coniugare produzioni di alta qualità con la
sostenibilità ambientale e la maggior tutela della
salute di consumatori e produttori. La definizione e
la diffusione delle buone pratiche farà affidamento
su un ampio percorso di condivisione con i portatori
d’interesse regionali e su una consistente opera di
informazione ai consumatori. La Direzione generale
Agricoltura della Regione Emilia Romagna è accompagnata in questo progetto da Arpa, Crpa e Crpv,
per il loro apporto scientifico e operativo. La realizzazione delle attività dimostrative e il coinvolgimento
Pesche
diretto dei produttori e dei consumatori sono stati
affidati a importanti partner privati che già si sono
impegnati attivamente in iniziative coerenti con questi obbiettivi: Apoconerpo, Barilla, Coop Italia, Cso,
Granarolo, Parmareggio e Unipeg. Ulteriore supporto
al progetto è dato dal Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano. Le principali azioni del progetto
consistono nella raccolta dei dati tecnici per la
stima dei GHG, definizione della metodologia
LCA per la stima degli
stessi;
individuazione
di buone pratiche per il
loro contenimento e stima economica per l’ottenimento della riduzione in azienda. La divulgazione dei dati ottenuti
e la creazione di un network per lo scambio di
informazioni saranno il
corollario dell’ambizioso
progetto.
Sono attualmente in
svolgimento
le
visite dimostrative, queste, analizzando la sola
fase agricola monitorata presso uno specifico
campione di aziende
che adottano 3 diversi
livelli di attenzione ambientale (LAA1: norme
di condizionalità, LAA2: produzione integrata, LAA3:
produzione integrata e buone pratiche per la riduzione delle emissioni di GHG). Nell’ambito della filiera
zootecnica, sono state presentate delle macchine innovative per la corretta gestione dei reflui zootecnici
in campo. Nell’ambito della filiera della produzione di
grano duro sono stati presentati i campi sperimentali
gestiti applicando le diverse LAA così come previsto
dal progetto. Ulteriori informazioni sul progetto sono
disponibili sul sito: http://agricoltura.regione.emiliaromagna.it/climatechanger.
Gialle
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ambiente e attualità
I contributi obbligatori 2015 per gli autonomi agricoli: in alcuni casi la
contribuzione Inail è ridotta
Corrado Fusai
L’Inps ha reso nota la contribuzione dovuta per l’anno
2015 dai coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali. Le aziende con un indice
infortunistico basso beneficiano, anche quest’anno,
della riduzione della contribuzione Inail. Inoltre, le
aziende che hanno rilasciato alla propria organizzazione professionale di appartenenza l’apposita delega, versano anche il cosiddetto Cac, e cioè il contributo sindacale, pari al 2% della contribuzione totale
dovuta.
La contribuzione IVS
La parte più rilevante della contribuzione dovuta è
quella detta “Ivs”, destinata alla gestione pensionistica. Tale contributo non è dovuto in misura eguale
da ciascun iscritto, ma è differenziato in base a tre
elementi: a) l’ubicazione territoriale dell’azienda: per
gli iscritti nelle aziende i cui terreni ricadono in tutto
o in prevalenza in territori montani o zone agricole
svantaggiate sono previste aliquote più basse; b) la
fascia di reddito agrario di appartenenza dell’azienda:
nella fascia 1 rientrano le aziende con reddito agrario
sino a 232,40 euro; nella fascia 2, quelle con reddito tra 232,41 e 1.032,91 euro; nella fascia 3 quelle
con reddito tra 1.032,92 e 2.324,05; le altre sono in
fascia 4; c) l’età dei singoli soggetti, se maggiori o
minori di anni 21.
I soggetti ancora iscritti all’Inps e pensionati, al compimento del 65° anno di età possono ottenere, a domanda, la riduzione al 50% della contribuzione IVS
dovuta.
Contributi per maternità e Inail
Queste voci contributive sono rimaste invariate rispetto agli scorsi anni.
Il contributo annuo per indennità di maternità è quindi pari a euro 7,49.
La contribuzione annua per l’assicurazione Inail (che,
va ricordato, non è dovuta dagli Iap), per gli iscritti in
aziende di zone non agevolate è pari a euro 768,50
(650,31 in caso di riduzione per buon andamento antinfortunistico; per gli iscritti nelle zone agevolate è
pari a euro 532,18 (450,33 in caso di riduzione).
Importi e versamenti
Nei prospetti 1 e 2 abbiamo riportato la contribuzione
complessivamente dovuta per l’intero anno 2015 (con
contribuzione Inail intera), da un soggetto iscritto
all’Inps come Cd minore di 65 anni, e da un soggetto
ultra65enne con contribuzione ridotta. Per ottenere
gli importi dovuti dagli Iap è sufficiente sottrarre, dagli importi dovuti dai Cd, la contribuzione Inail. L’Inps
invia al domicilio di ciascuna azienda una
comunicazione.
leggi tutto su www.agrimpresaonline.it
Nutrie: la Regione approva la linea guida per il contenimento
Piero Peri
La Giunta regionale ha recentemente approvato una
Delibera che detta ai Comuni la linea guida da seguire
per effettuare i piani di controllo sulla nutria fornendo alle amministrazioni comunali indicazioni utili per
emanare delibere efficaci e inattaccabili sotto il profilo
giuridico.
Si vuole così dare certezza e tranquillità agli operatori
che dedicano il proprio tempo alle azioni di contenimento di questa specie che arreca danni ambientali,
alla specie vegetali e animali autoctone, alle arginature dei corsi d’acqua naturali e artificiali, oltre che
alle colture agricole e ad aumentare i rischi sanitari,
con particolare riferimento a Leptospira e Salmonella.
I comuni devono predisporre i piani di controllo, anche in collaborazione con l’ente deputato alla gestione faunistica (Province o Città metropolitana), con gli
enti gestori delle acque e con tutti i soggetti interessati a vario titolo al controllo della specie.
Nel ribadire il divieto all’uso di veleni e rodenticidi,
così come ogni altro metodo non selettivo, sono indicate le possibili modalità di controllo.
Dall’uso delle gabbie-trappola dotate di matricola
identificativa apposta a cura dell’ente/istituto utilizzatore, alle possibilità di abbattimento con l’uso di
armi da fuoco.
In questo caso i soggetti che possono essere abilitati
sono:
Le forze di polizia
I cacciatori durante l’esercizio dell’attività venatoria,
esclusivamente nei territori loro assegnati per l’esercizio della caccia, nei periodi e negli orari consentiti
dal calendario venatorio (3° domenica di settembre
– 31 gennaio.)
I coadiutori abilitati dalla Provincia ai sensi dell’art.16
della L.R. 8/94, per l’intero anno, su tutto il territorio
comunale.
Gli agricoltori in possesso dell’abilitazione all’esercizio
venatorio per l’intero anno, nel perimetro dell’azienda
agricola in proprietà o in conduzione.
La Cia è pienamente consapevole che a seguito delle modifiche intervenute alla Legge quadro lo scorso
anno, con l’emanazione della legge 11 agosto 2014,
n. 116, il controllo di questa specie si è notevolmente complicato e, cosa di non poco conto, i danni da
questa provocati non sono più risarcibili. Conseguentemente, oltre alla costante pressione nei confronti
dei comuni, affinché diano attuazione alle necessarie
delibere, non verrà meno l’azione nei confronti delle
forze politiche per modificare il quadro normativo vigente.
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ricerca e innovazione
Ogm nella Ue: scelgono i singoli
stati, ma c’è il trucco
Piccoli passi avanti per la fame
nel mondo
Carla Cavallini
Maurizio Del Vecchio
La Commissione europea ha presentato il risultato
della sua revisione del processo d’autorizzazione degli organismi geneticamente modificati (Ogm) come
alimenti e mangimi.
La revisione consente sostanzialmente ai governi
nazionali di avere più voce in capitolo per quanto riguarda l’utilizzo effettivo di Ogm autorizzati a livello
dell’Ue, destinati all’alimentazione umana (alimenti)
o animale (mangimi).
La Commissione propone dunque di modificare la
legislazione in vigore per conferire agli Stati dell’Unione europea maggiore libertà di limitare o proibire
l’uso nel loro territorio di Ogm autorizzati invece a
livello dell’Ue.
Data l’importanza di mantenere comunque un sistema unico di gestione del rischio in tutta l’Ue, non
verrà modificato l’attuale sistema di autorizzazione,
fondato su basi scientifiche e sulle norme in materia
di etichettatura che garantiscono la libertà di scelta per il consumatore. La novità consiste nel fatto
che, una volta che un Ogm è autorizzato per l’uso
in Europa come alimento o come mangime, gli Stati
dell’Unione avranno la possibilità di decidere se consentire o no che un determinato Ogm venga usato nella loro catena alimentare (misure di opt-out).
Queste ultime dovranno tuttavia fondarsi su motivi
oggettivi diversi da quelli valutati a livello dell’Ue,
vale a dire diversi dai rischi per la salute umana o
animale o per l’ambiente.
La proposta legislativa sarà ora trasmessa al Parlamento europeo e al Consiglio e seguirà la procedura
legislativa ordinaria. Ma neanche a farlo apposta la
Commissione europea alcune ore dopo ha adottato
10 nuove autorizzazioni tra alimenti e mangimi Ogm, 7 rinnovi e due
autorizzazioni per l’importazione di
prodotti biotech (fiori recisi, no-food).
Quando si parla di “fame mondiale”, servono soprattutto i dati; leggiamo quello che scrive Emiko
Terazono sul quotidiano della Gran Bretagna “Financial Times”
Negli ultimi 25 anni, il numero delle persone che, in
tutto il mondo, soffrono la fame è diminuito di oltre
il 20%. Il calo è ascrivibile al fatto che, negli ultimi anni, l’abbondanza dell’offerta ha determinato
una contrazione dei prezzi globali delle commodity e
dei cereali, pur in presenza di crescenti preoccupazioni legate all’aumento di fenomeni meteorologici
estremi. Lo si evince dai dati contenuti nello State
of Food Insecurity in the World, l’annuale rapporto
pubblicato dalle tre agenzie specializzate delle Nazioni Unite attive nel settore agroalimentare (l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, il
Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, e il
Programma alimentare mondiale).
Nelle regioni in via di sviluppo, il tasso di denutrizione si è quasi dimezzato, scendendo al 12,9% della
popolazione, in calo rispetto al 23,3% del 1990-92.
L’Africa sub-sahariana è la regione con la più alta
prevalenza di denutrizione al mondo, pari al 23,2%.
Il numero delle persone denutrite è cresciuto anche
nella zona meridionale dell’Asia. Nell’Asia occidentale, dove le condizioni igieniche sono generalmente
avanzate, e il tasso dei bambini sottopeso è basso,
l’incidenza della fame è aumentata, a causa di conflitti, e guerre civili, che hanno interessato alcuni
paesi, con le conseguenti grandi migrazioni di rifugiati. Altrove, la percentuale di persone che soffrono la fame ha registrato un notevole calo. livelli, in
America Latina e nei Caraibi, sono diminuiti, grazie,
soprattutto, a programmi di protezione sociale, e a
una forte crescita economica, si legge nel rapporto.
Le forme più gravi di insicurezza alimentare sono
quasi debellate nell’Africa occidentale.
Bambina patatina, piccolina, tra ciuffi di prezzemolo sei nata tu
Il titolo riecheggia una canzone di successo di mezzo secolo fa dedicata alle patatine, note che ancora oggi ritornano
nei “jngle” pubblicitari dedicati alle goduriose patate. Tugnazz, nel risentirla, si commuove: “La suonavano i juke box,
anche a Bagno Paradiso. Musica che piaceva molto alle tedeschine, “ja ja allegria”, che poi la sera mi impegnavano
in battaglie amorose con abrasioni da brandina”. Lasciando perdere le pataccate di Tugnazz, si fa presto, ancora una
volta, a dire patata. Ad esempio, Giulio Cesare, Dante Alighieri, Leonardo Da Vinci non ebbero mai modo di assaporare le patatine. Per il semplice motivo che le patate, come altri prodotti agricoli oggi d’uso consueto, sbarcarono dalle
Americhe in Europa solo a metà del 1500. Gli indios peruviani, le patate venivano da colà, le chiamavano “bappata”.
Da cui il nome italiano, patata. I marinai di allora le apprezzarono subito: erano più gustose delle solite rape. Ma nella
vecchia Europa, diffidente, l’avanzata della patata nel mangiare popolare, fu lenta e faticosa (oggi è
diverso, basta la pubblicità). Anche perché, tra 1600 e 1700, non avevamo ancora imparato a sbucciarle.
D’accordo, era un tubero a lunga conservazione, si pensava allora, ma i bitorzoli della patate impaurivano:
come se potesse procurare brutte malattie. Finchè, nel correre del 700, un farmacista francese, Parmentier,
vinse un concorso pubblico che richiedeva surrogati del pane in tempi di carestia. Parmentier era stato
prigioniero di guerra dei “crucchi”: nel suo rancio, trovava “kartofflen”, cioè patate.
La fame, si sa, aguzza l’ingegno. Di lì iniziò la spettacolare rimonta della patata, tuttora in corso: a voi la
scelta prediletta. Ma fritte nello strutto con rosmarino, suggerisce Tugnazz, sono libidine.
Il Passator Cortese
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occhioall’expo
di Gaia Fiertler
Ritorno all’agricoltura?
È un fenomeno di nicchia
Il volto nuovo dell’agricoltura italiana: crescono le nuove imprese avviate da giovani imprenditori, istruiti e specializzati.
Si può parlare di un ritorno alla tradizione agricola? Se sì, a
quali condizioni? Abbiamo chiesto un parere a Emilio Reyneri,
professore emerito di Sociologia del Lavoro della Università
degli Studi Milano Bicocca.
Si può parlare di un ritorno all’agricoltura dopo decenni di
urbanizzazione?
Il fenomeno è significativo, ma di nicchia. Fino al 2009 i giovani che entravano in agricoltura erano il 3% del totale, può
esserci tutt’al più un leggero spostamento, complice la crisi di
questi anni che ha stimolato i giovani ad attività diverse. Ma è
significativo il fatto che tornino sui campi giovani istruiti e colti,
che portano innovazione. Il processo di professionalizzazione
è in atto.
Che tipo di innovazione portano?
Portano qualità, che richiede competenze tecnico-scientifiche
elevate, insieme alla dimensione simbolico-culturale del prodotto, collegata al territorio, alla tradizione e alla bellezza paesaggistica e architettonica. Tutti aspetti che bisogna saper
riconoscere, valorizzare
e gestire e che richiedono cultura generale
e capacità gestionale.
Solo a queste condizioni giovani diplomati e
laureati, figli e nipoti di
agricoltori ma anche giovani imprenditori senza
precedenti in famiglia,
possono essere interessati a tornare sui campi.
Tra l’altro, oggi Internet
ha risolto il problema
dell’isolamento
tipico
della campagna, questa
si affaccia al mondo e,
al tempo stesso, si dà un
futuro alla nostra agricoltura, alle prese con l’invasione di prodotti a basso costo dai paesi del Sudamerica, del Nord Africa
e dell’Asia.
Che scenario si presenta dal punto di vista dell’occupazione?
L’agricoltura tenderà a polarizzarsi fra produzione di massa
con manodopera a basso costo, soprattutto d’immigrazione
(non solo in Italia), perché molti prodotti come i pomodori, l’uva e le olive necessitano di raccolta a mano, e produzioni di
nicchia, per una fascia medio-alta di consumatori, che sarà
gestita da nuovi imprenditori colti e istruiti, come sta avvenendo nell’artigianato cosiddetto intellettuale, dalle calzature alla
pelletteria. Ma certo per vendere all’estero, che è molto interessato al Made in Italy di qualità, si dovrà dare più impulso
alle vendite in rete e a sistemi di conservazione più innovativi.
Qualche esempio da prendere a modello?
Il vino siciliano, per esempio, fino a trent’anni fa non era di
qualità, poi si è iniziato a chiamare enologi esperti che hanno
riscoperto vitigni autoctoni e hanno introdotto disciplinari rigorosi, dall’altro si è costruita una esperienza attorno al prodotto,
dai fratelli Planeta con appezzamenti dai pendii dell’Etna fino
Il parere del sociologo Emilio
Reyneri che sottolinea come i
giovani sviluppino la dimensione
simbolico-culturale del prodotto
a Capo Milazzo (sul loro sito assisti anche alla vendemmia ndr), alla casa vinicola Donna Fugata di Pantelleria e Marsala,
con la titolare che suona Jazz alle fiere del turismo (ora hanno
anche un golf e un agriturismo - ndr). Lo stesso si può fare per
l’olio, di cui subiamo la concorrenza spagnola e del nord africa,
valorizzando la nostra storia, il territorio, la tradizione, e anche
per altri prodotti. Per lo stesso riso si possono trovare qualità particolari per una fascia alta di consumatori, che cercano
qualità e specialità.
Con la frutta dell’Emilia Romagna cosa si può fare?
Anche in questo caso, lavori sul biologico che si presta molto all’aspetto simbolicoculturale (salvi il pianeta
e nutri bene i tuoi figli)
e ti leghi al territorio. Un
agriturismo sull’appenino tosco-emiliano ha un
livello di qualità molto più
alto che altrove. L’Italia
agricola deve sfruttare,
come sta già facendo, i
circuiti enogastronomici
e turistici. Perché si mangia cibo ma anche storia
e ambiente, e ci vogliono
professionisti che sappiano tenere insieme
più elementi e sappiano
valorizzarli, che abbiano letto romanzi, che abbiano viaggiato e non che abbiano
solo competenze tecniche. Servono manager che gestiscano
produzione agricola, produzione simbolica e marketing territoriale, comunque sono già in corso numerose iniziative in
questo senso. Tutto il ciclo alimentare è importante per l’Italia
e, dal campo alla tavola, c’è un fenomeno di intellettualizzazione. Oggi i cuochi hanno studiato e sono più consapevoli
dell’esperienza che contribuiscono a far vivere. Riassumendo:
costruisco sulla qualità e sul marchio di origine che l’Italia fa
bene a difendere e, insieme, sull’aspetto simbolico-culturale di
un determinato territorio, dove c’è la conservazione di un paesaggio rurale, di un borgo medievale, insomma, entro nell’immaginario delle persone.
Penso alla evoluzione delle etichette del vino negli ultimi
anni…
Esatto, e lo stesso si può fare con altri prodotti agricoli. L’operazione Eataly nasce proprio con l’idea di dare visibilità ai
produttori piccoli che offrono qualità e storia. Oggi uno strumento potente è Internet per dare voce ai piccoli, ma vedo che
è ancora poco sviluppato l’e-commerce in Italia.
g
29
attualità
Mercato delle occasioni
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al numero 335-8427649.
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con pettine laterale per scoline e un
tino “sempre-pieno” in vetroresina
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dimensione. Può essere visionata
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anteriore, forcella innesto pto .pezzi
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Cabernet, Merlot, Pinot bianco. Laura
348-8021119
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disponibile a valutare proposte di
collaborazione nella gestione e/o
anche di cessione della stessa attività. Per informazioni potete contattare Bondi Massimo, tecnico operante
presso la Cia di Ravenna, telefono
0544-460182.
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a erba medica con possibilità di irrigazione. Tel. o.p. 0544-566009 Campiano.
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70 biolche reggiane in zona Val d’Enza. Tel. 334-7360712.
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AFFITTASI terreno di 7 ettari di cui
5 coltivati a frutta. Piante giovani e
produttive, terreni mai sfruttati intensivamente. Il frutteto ha l’impianto di
irrigazione, è situato vicino ad un fiume. Possibilità di cedere tutti i mezzi
per la coltivazione. Tel. 333-9340351.
Quotazioni dei pr
foraggi e paglia
Bologna
eurominmax
Erba medica di pianura 1a qualità
1° taglio in campo (in rotoballe)
5.00
5.50
Erba medica di collina 1a qualità
1° taglio in campo (in rotoballe)
3.00
3.50
Modena
eurominmax
Paglia di frumento pressata in rotoballe
4.50
5.50
Paglia di frumento pressata in balloni
5.00
6.00
Paglia di orzo pressata in rotoballe
5.00
6.00
Reggio Emilia
eurominmax
Fieno 1° taglio 2014 (in rotoballe)
5.00
6.50
Fieno di erba medica 2° taglio 2014
n.q.
n.q.
Paglia in rotoballe 2014
5.50
6.50
Parma
eurominmax
Fieno di erba medica 1° taglio 2014
6.00
7.00
Paglia di frumento pressata 2014
5.50
6.50
PARMIGIANO REGGIANO
LISTINO PARMAREGGIO E GRANTERRE
DEL 15/6/2015 quotazioni in euro
Bollettini Cciaa
prodotto
minmax
Modena
P.R. 12 mesi
7.60
8.00
Lunedì
P.R. 18 mesi
8.15
8.60
15-6-2014
P.R. 24 mesi
8.75
9.20
P.R. 30 mesi
10.15
11.00
Zangolato di creme 1.40
Reggio Emilia
P.R. 30 mesi e oltre10.25 10.40
VenerdìP.R. 24 mesi e oltre8.85 9.15
9-6-2015P.R. 18 mesi e oltre8.25 8.55
P.R. 12 mesi e oltre7.65 7.85
Zangolato di creme 1.35
Parma
P.R. 24 mesi e oltre 8.75
9.10
Venerdì
P.R. 12 mesi e oltre 7.60
7.85
12-6-2015
Zangolato di creme 1.40
DIVISIONE AGRICOLTURA
attualità
rincipali prodotti agricoli dell’Emilia Romagna
pollame, conigli e uova
bestiame bovino
ortofrutta
Forlì
Modena
Bologna
eurominmax
Galline medie batteria
0.39
0.41
Polli a terra bianchi pesanti
1.14
1.16
Anatre mute femmine
2.30
2.34
Anatre mute maschi
2.30
2.34
Conigli (oltre 2.5 kg)
1.49
1.585
Faraone
1.801.94
Piccioni
5.906.10
Pollastre 18 settimane
3.75
3.85
Tacchini pesanti femmine
1.44
1.46
Tacchini pesanti maschi
1.44
1.46
Modena
eurominmax
Faraone allevamento specializzato
1.80
1.94
Galline allevamento a terra medie
0.37
0.39
Galline allevamento a terra pesanti
0.43
0.47
Polli allevamento a terra leggeri
1.14
1.16
Conigli allevamento a peso vivo leggeri
1.42
1.46
Conigli allevamento a peso vivo pesanti
1.49
1.55
Uova (uso alim. cat. “A”)
73 gr e più
da 63 gr a 73 gr
da 53 gr a 63 gr
meno di 53 gr
eurominmax
0.12
0.12
0.11
0.11
0.11
0.11
0.09
0.09
suini di modena
ALLEVAMENTO INTENSIVO
Lattonzoli di 15 kg
5.50
Lattonzoli di 25 kg
6.60
Lattonzoli di 30 kg
7.20
Lattonzoli di 40 kg
8.76
Magroni di 50 kg
9.68
Magroni di 65 kg
10.67
Magroni di 100 kg
13.80
GRASSI DA MACELLO
da 115 a 130 kg 1.21
da 130 a 144 kg 1.21
da 144 a 156 kg 1.25
da 156 a 176 kg 1.31
da 176 a 180 kg 1.29
da 180 a 185 kg 1.23
Magri da macelleria
da 90 a 115 kg
Scrofe da macello
1.45
0.51
Carni suine fresche
Coppa fresca kg 2,5 e oltre
Spalla fresca (disossata e sgrassata)
Lombi Modena interi
Prosciutto da 10 kg a 12 kg (*)
Prosciutto da 12 kg a 15 kg (*)
Prosciutto produzioni tipiche da 10 kg a 12 kg (*)
Prosciutto produzioni tipiche da 12 kg a 15 kg (*)
3.32
2.43
4.45
2.50
3.06
3.59
3.96
(*) i prezzi effettivi di mercato possono oscillare fino al
10% in più o in meno rispetto ai prezzi unici indicati
eurominmax
VITELLI DA MACELLO
Razze e incroci da carne
7.23
7.48
Pezzati neri polacchi
6.69
6.76
Pezzati neri nazionali
5.02
5.34
VITELLONI DA MACELLO
Limousine
2.832.93
Charolaise ed incroci francesi
2.41
2.47
Incroci nazionali 1a qualità
2.17
2.32
Simmenthal ed altri pezzati rossi
2.08
2.17
VITELLONI FEMMINE DA MACELLO
Limousine
2.883.03
Simmenthal
2.012.16
Razze pezzate nere
1.39
1.54
VITELLI DA ALLEVAMENTO E DA RIPRODUZIONE
Baliotti razze pregiate carne-extra
5.54
6.20
Baliotti razze pregiate carne
3.63
4.30
Pezzati neri 1a qualità extra
2.75
3.05
uva da vino, vini, mosti
forlì-cesena
frutta biologica
Bologna
bovini da MACELLO (peso vivo)
eurominmax
Actinidia 30/33 (casse 10 kg)
2.35
2.55
Banane (cartoni da 18 kg)
1.90
2.25
Banane equosolidali (cartoni)
2.15
2.45
Limoni Primo fiore
1.80
2.00
Mele Golden 70/75
2.45
2.55
Pere Abate 60+
3.00
3.20
eurominmax
Vitelli da ristallo
2.90
3.10
Vitelli baliotti 1a qualità
1.804.00
Forlì-Cesena
eurominmax
Vacche romagnole 1a qualità
1.40
1.60
Vacche pezzata nera 1a e 2a qualità
1.101.30
Vitelloni romagnoli 1a qualità
2.80
3.00
Vitelloni romagnoli 2a qualità
2.60
2.80
Vitelloni Limousine 1a qualità
2.85
2.95
a
Vitelloni Limousine 2 qualità
2.55
2.70
a
Vitelloni Charolais 1 qualità
2.50
2.60
a
Vitelloni Charolais 2 qualità
2.40
2.50
a
Vitelloni incroci 2 qualità
2.10
2.30
Vitelloni Simmenthal 1a e 2a qualità
1.801.90
Vitelloni extra romagnoli
2.90
3.20
Vitelloni extra di altre razze e incroci
2.30
2.40
Vitelle extra romagnole
2.90
3.30
Vitelle extra di altre razze e incroci
2.70
3.00
frumento tenero di produzione nazionale
eurominmax
N. 1
n.q.
n.q.
N. 2
n.q.
n.q.
N. 3
n.q.
n.q.
DA MACELLO PESO VIVO
da 130 a 144 kg euro 1.15
da 144 a 156 kg euro 1.19
da 156 a 176 kg euro 1.24
da 176 a 180 kg euro 1.24
da 180 a 185 kg euro 1.22
oltre 185 kg
euro 1.18
eurominmax
Carote (casse da 10 kg)
2.20
2.40
Cetrioli (plateaux)
2.30
2.50
Cipolla dorata 40/60 (casse)
1.55
1.65
Pomodoro ciliegino (vaschette 500 gr)
2.60
2.80
Sedano verde (casse)
2.45
2.65
Forlì-Cesena
Reggio Emilia
DA ALLEVAMENTO
da 15 kg euro 3.85
da 25 kg euro 2.69
da 30 kg euro 2.61
da 40 kg euro 2.24
da 50 kg euro 1.86
da 80 kg euro 1.36
Bologna
bovini da allevamento
Bologna e Ravenna
Parma
ortaggi biologici
eurominmax
Vino Albana di Romagna Docg (Etgd)
5.00
7.00
Vino Sangiovese di Romagna Docg (Etgd)
5.00
6.30
Vino Trebbiano di Romagna Docg (Etgd)
3.80
5.00
eurominmax
Vacche da latte 1a scelta (a capo)
720.00 830.00
Vacche da latte 2a scelta (a capo)
650.00 750.00
Manze gravide oltre 6 mesi (a capo)
1.150.00 1.200.00
Manzette fino a 12 mesi (a capo)
360.00 380.00
Manzette oltre 12 mesi (a capo)
410.00 560.00
cereali
DA MACELLO PESO VIVO
da 115 a 130 kg euro 1.17
da 130 a 144 kg euro 1.18
da 144 a 156 kg euro 1.22
da 156 a 176 kg euro 1.28
da 176 a 180 kg euro 1.28
da 180 a 185 kg euro 1.25
oltre 185 kg
euro 1.22
eurominmax
0.70
0.80
1.50
1.70
Piacenza
bestiame suino
DA ALLEVAMENTO
da 15 kg euro 3.59
da 25 kg euro 2.45
da 30 kg euro 2.38
da 40 kg euro 2.12
da 50 kg euro 1.87
da 80 kg euro 1.37
da 100 kg euro 1.33
Albicocche (casse) Carmen 40+
Pesche (casse) May Crest 17+
frumento duro di produzione nazionale
eurominmax
Produzione nord
n.q.
n.q.
Produzione centro
n.q.
n.q.
CEREALI MINORI
eurominmax
Frumento per uso zootecnico
18.80
19.00
Orzo nazionale - p.s. 64/66
n.q.
n.q.
Orzo estero (nazionalizzato)
17.30
18.50
Sorgo foraggero bianco
16.80
17.00
ORTAGGI
forlì-cesena
eurominmax
Bietole da costa (pieno campo)
0.23
0.25
Cetrioli (serra)
0.40
0.50
Lattuga Gentilina (serra)
0.35
0.45
Zucchini verdi (pieno campo)
0.40
0.50
I prezzi di riferimento dell’ortofrutta biologica provengono dall’ultimo aggiornamento dell’apposita
sezione della Borsa merci di Bologna.
Si riferiscono a prodotto conforme Reg. Cee
2092/91 etichettato; prezzi per merce lavorata e
confezionata a norma Cee di prima qualità, franco
grossista e di provenienza varia nazionale, quando non sia specificata la provenienza regionale
(ER).
I prezzi pubblicati e aggiornati mensilmente, fanno riferimento ai bollettini ufficiali delle Camere di
commercio delle rispettive province.
Le date di riferimento non espresse si intendono
riferite alla settimana precedente alla chiusura del
giornale.
GRANOTURCO
eurominmax
Nazionale comune
15.60
16.00
Farina di granoturco integrale
19.50
19.70
31
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