Luglio 2015 - n. 8 - Anno XVIII - http://emiliaromagna.cia.it Periodico di informazione agricola e tecnico-economica della Confederazione italiana agricoltori Emilia Romagna Il ritorno all’agricoltura visto dal sociologo r le imp an ggi re ch A sa e e s grim onl m u p in ob ta r e il bl esa .it e et Ortaggi, domanda interna fiacca ag Poste Italiane SpA - Sped. in abb. postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comm. 1 - contiene i.r. Il trend delle albicocche attualità GLI APPUNTAMENTI MILANO MILANO 24 al 26 giugno OMA-WFO, gli agricoltori del mondo si incontrano a Milano per expo: sicurezza alimentare, innovazione e cambiamenti climatici Presso l’Aula De Carli del Politecnico, polo di Bovisa, si svolgerà l’Assemblea Generale dell’Organizzazione Mondiale degli Agricoltori OMA. L’analisi approfondita del ruolo centrale che l’agricoltura e gli agricoltori svolgono nel nutrire il pianeta e fornire l’energia per la vita a livello globale sono gli aspetti principali che caratterizzeranno la kermesse meneghina. Non solo, al centro del dibattito che si svolgerà presso il Polimi anche Innovazione, cambiamento climatico e accesso ai mercati. 1 luglio Workshop del Cnr su “la fame di acqua ed il suo uso sostenibile per i sistemi colturali” e presentazione del progetto “aquatek”, condiviso dalla Monsanto. Ore 10,00, Expo, padiglione Italia VERONA 26 giugno Assemblea annuale di Aiel - associazione italiana energie agroforestali. Sala Vivaldi, Veronafiere REGGIO EMILIA 30 giugno-1 luglio Conferenza “Agricoltura ed energie rinnovabili: la filiera biogas/ biometano”, nell’ambito di “Expo in Re” promosso dal comune di Reggio Emilia e Regione Emilia Romagna, cna, legacoop, crpa, rei, reggio nel mondo. Centro internazionale Loris Malaguzzi 2 Storia Naturale dell’Università di Firenze e il Museo Galileo. La mostra si tiene presso l’Accademia dei Georgofili, Logge Uffizi Corti. FAENZA Firenze Fino al 28/7/2015 Mostra: Firenze e le Esposizioni; le Esposizioni a Firenze. Agricoltura, Scienza, Alimentazione (1851-1911) “Che cos’è un’Esposizione Universale? È il mondo che si incontra”. Questa frase di Victor Hugo, detta in occasione dell’Esposizione parigina del 1867, riassume il percorso della mostra proposta in concomitanza con l’Expo di Milano. I temi esposti nella mostra – agricoltura, scienza, alimentazione – sono stati al centro di molte esposizioni del XIX secolo e sono fortemente collegati al tema dell’Expo 2015 “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. La mostra, con i suoi oggetti e documenti, affronta il ruolo delle Istituzioni scientifiche toscane e la loro partecipazione nelle varie Esposizioni universali, organizzate fra il 1851 e il 1911, come strumento di sviluppo tecnico ed economico, luogo di scambio di prodotti agricoli ed informazioni tecniche non solo per l’agricoltura, ma vuole anche stimolare una riflessione sul sistema agricolo e alimentare toscano, sulle sue connessioni con il mondo scientifico e la ricerca. Esposizione realizzata nell’ambito delle manifestazioni per Expo 2015, in collaborazione con il Museo di 14 luglio ore 20,45 Insediamento dei giovani in agricoltura: nuovi bandi Psr, agevolazioni Ismea e maggiorazione contributi Pac Incontro tecnico sulle condizioni di accesso ai contributi previsti dal Bando per insediamento di giovani imprese agricole e sulle altre opportunità di finanziamento previste. Presso la Sala BCC, via Laghi 79 a Faenza MILANO 4-10 luglio 10-16 luglio Betobe Cia con delegazioni dal Giappone La Cia promuove incontri “BetoBe” a Palazzo Italia e Fiera Milano in collegamento con Padiglione Italia. A partire dal mese di maggio, con l’apertura di Expo 2015, la Cia promuove una serie di attività di incontri BetoBe con delegazioni straniere. Gli incontri BetoBe si svolgono presso Palazzo Italia o Fiera di Milano in collegamento con Padiglione Italia. Il Giappone, ha visto crescere nell’intervallo temporale 2010/2014 le importazioni del 46%, a fronte di un incremento che in termini assoluti è valso ben 247 milioni di euro. Oltre 758 milioni di euro il valore delle vendite italiane di cibi e bevande sul mercato giapponese. Il vino ha rappresentato la principale voce commerciale (20%), seguita dalle lavorazioni di ortofrutta (18%) e dagli oli e grassi (15%). MONTEFIORINO (MO) 18 luglio 2015 20a FESTA DEL PENSIONATO Loc. Farneta ore 11,00 Escursioni: Modena città; museo Ferrari (Maranello); Palazzo Ducale (Sassuolo); Museo Repubblica di Montefiorino; Parco Santa Giulia (Monchio) Programma: Ritrovo partecipanti (via Centrale, 3 Farneta) con una iniziativa sul tema: “Nuove povertà, pensioni minime - (Welfare) socio-assistenziale” Interverranno: senatrice: Maria Cecilia Guerra, membro 6°comm. Finanze-Tesoro; Luciana Serri, presidente Comm/ne Assem/re II - Emilia Romagna; saluto di un rappresentante della Amm/ ne: comune di Montefiorino. Presiede: Valter Manfredi, presidente Anp Emilia Romagna. Ore 13.00 pranzo sociale presso il ristorante “Martelli”, via Centrale, 3 Farneta Montefiorino (MO). Consegna diplomi a emeriti associate/ti. Prenotazioni presso gli uffici Anp e Cia o anche telefonando ai presidenti dell’Anp/Prov. oppure al nr. 339-6543402 Manfredi. o al nr. 333-7891777 Berardi. Segnala gli appuntamenti agricoli alla redazione di Agrimpresa inviando una mail ad [email protected] editoriale S Crisi ortofrutta da affrontare in sede Ue Antonio Dosi, presidente Cia Emilia Romagna iamo nel pieno dell’annata ortofrutticola e come purtroppo avviene da anni il settore non è ancora uscito dalle nubi che lo avvolgono. Un tema complesso che va affrontato sotto tutti gli aspetti e da tutti gli attori, agricoltori e istituzioni, ognuno nel proprio ambito. Servono accordi di programmazione fra produttori locali e, con particolare riferimento a pesche e nettarine - uno dei prodotti più complicati da gestire anche fra paesi europei produttori come Italia, Spagna, Francia, Grecia che competono sugli stessi mercati. C’è poi la spada di Damocle dell’embargo russo in scadenza che probabilmente verrà reiterato. Siccome non sono situazioni che cadono come fulmini a ciel sereno, occorre da una parte che la Commissione agricoltura della Ue anticipi contesti di crisi con la dovuta programmazione a ristoro. Dall’altra, e può sembrare una provocazione, riproporre con forza il tema della solidarietà fra settori produttivi, visto che sta pagando solo il settore agroalimentare, mentre chi produce e vende, ad esempio Mercedes, Alfa Romeo, elettrodomestici o il settore della moda non ne risente. Per contrastare l’ennesima debacle di pesche e nettarine è necessario inoltre intervenire su più ambiti: istituzionale, commerciale e mutualistico. Il primo punto riguarda il riconoscimento da parte della Commissione europea dello stato di “grave crisi di mercato”: ci vogliono provvedimenti più rapidi in sede di declaratoria e prevedere misure di ritiro straordinario del prodotto, rivedendo le normative del mercato del lavoro nell’ottica della semplificazione e di una maggiore flessibilità in caso di crisi. Sugli aspetti produttivi e commerciali serve uno sforzo per rafforzare l’Organismo interprofessionale, prevedendo anche un revisione della normativa che lo regola, sia come quadro regolamentare comunitario, sia soprattutto come norma nazionale, in modo da rendere più facile il raggiungimento degli accordi. Riguardo agli impianti delle specie arboree da frutto va poi impostato un sistema di rilevazione precisa, per quanto riguarda impianti e varietà, in tutti gli Stati membri produttori, con l’obiettivo di favorire la programmazione della produzione adeguandola a dati attendibili relativi alle capacità di assorbimento dei mercati, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Questo significa razionalizzare le produzioni, anche tramite espianti concordati e rinnovo varietale e, allo stesso tempo, vanno incentivate le forme di agricoltura contrattualizzata, diversificando anche le produzioni. L’ultimo ambito su cui intervenire è quello mutualistico, cioè le nuove opportunità previste dalla Politica agricola comunitaria 2014 -2020 e dal piano regionale di sviluppo, con particolare attenzione alla gestione dei rischi a cui sono soggette le imprese agricole. 3 in questo numero editoriale Ortofrutta, le crisi si affrontano a Bruxelles Direttore responsabile: Claudio Ferri [email protected] Vicedirettore: Gianni Verzelloni [email protected] Collaborano: Luna Beggi, Leonardo Bentivoglio, Francesca Bertacci, Maurizio Del Vecchio, Gaia Fiertler, Corrado Fusai, Alessandra Giovannini, Bruno Monesi, Gabriele Papi, Piero Peri, Fabrizio Rusticali, Copertina di Mirco Villa Progetto grafico e impaginazione: www.creativecrew.it Direzione, redazione e amministrazione centrale: Bologna - via Bigari, 5/2 Tel. 051.6314311 Fax 051.6314333 E-mail: [email protected] http://emiliaromagna.cia.it Redazioni provinciali: Bologna - via Bigari, 5/2 Tel. 051.6314411 Fax 051.6314444 Ferrara - Chiesuol del Fosso via Bologna, 592/A Tel. 0532.978550 Fax 0532.977103 Forlì - via A. Vivaldi, 11 Tel. 0543.22017 Fax 0543.22041 Imola - via Fanin, 7/A Tel. 0542.646111 Fax 0542.643348 Modena - via Santi, 14 Tel. 059.827620 Fax 059.330555 Parma - via Fratti, 22 Tel. 0521.701011 Fax 0521.273801 Piacenza - via Colombo, 35 Tel. 0523.606081 Fax 0523.594542 Ravenna - via Faentina,106 Tel. 0544.460182 Fax 0544.463114 Reggio Emilia viale Trento Trieste, 14 Tel. 0522.514532 Fax 0522.514407 Rimini - via Matteucci, 4 Tel. 0541.54284 Fax 0541.21768 Editore: AGRICOLTURA È VITA Scrl Presidente: Cristiano Fini Consiglio di amministrazione: Baratta Guido, Cristiano Fini, Gallotta Berardino, Mirian Bergamo, Vincenzo Amadori Iscriz. Reg. Naz. della Stampa ID/10162 del 04/03/98 Iscrizione al Registro Operatori Comunicazione (ROC) n. 8391 del 29/08/2001 Registrazione: Tribunale di Bologna N. 6773 del 2 Marzo 1998 Tipografia: LITO GROUP srl Via dell’Industria, 63 41042 Spezzano (MO) Abbonamenti: 13 numeri 14,00 euro Gruppo 1 - 70% Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abb. post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comm. 1 Periodico associato all’Uspi: Unione stampa periodica italiana Questo numero di Agrimpresa è stato chiuso in redazione sabato 20 giugno 2015 e stampato in 20 mila copie. 4 pag. attualità C’è il regolamento Ue sul biologico, ma restano divisioni Meno albicocche e più competitori Al Caab di Bologna transitano meno ortaggi Annata ‘alla grande’ per le carote Trend negativo per le lattughe Prezzi delle orticole in lieve aumento in Emilia Romagna Post sisma, al via il Decreto legge sugli enti locali Scatta la lotta obbligatoria alla flavescenza dorata della vite Delta del Po e Appennino Tosco Emiliano riserva biosfera La carne di qualità dell’Appennino bolognese fa rete Abolito l’obbligo di rilascio del passaporto bovini Per la pera due poli di aggregazione Il profilo degli agricoltori under 35 è tecnologico Ambasciatori regionali dell’Expo promuovono made in Italy Cosa pensano i sociologi del ritorno all’agricoltura Calo produttivo Situazione per le albicocche, incerta per gli annata deludente ortaggi 6-7 8-9 3 pag.5 pagg.6-7 pag.8 pag.9 pag.9 pag.10 pag.11 pag.11 pag.11 pag.12 pag.12 pag.13 pag.15 pag.16 pag.29 Occhio all’expo: sociologia e agricoltura 29 dalle province MODENA Estesa a più varietà l’Igp della ciliegia vignolese RIMINI Un nuovo mercato agricolo a Nuovafeltria IMOLA Lavoro agricolo e sindacato in un convegno FERRARA Agricatering debutta al Castello di Ferrara FORLì-CESENA Salute al centro dell’incontro dell’Anp REGGIO EMILIA Paesaggio e consumo di territorio: dibattito a Reggio pag.15 pag.16 pag.17 pag.18 pag.19 pag.21 tecnica Come ridurre i gas ad effetto serra Le linee guida regionali per contenere le nutrie I dati della fame nel mondo pag.26 pag.27 pag.28 in primo piano Biologico, ancora visioni diverse tra Stati Membri sulla proposta di regolamento comunitario Matteo Bartolini presidente del Consiglio europeo dei Giovani Agricoltori (Ceja) A ttualmente in Europa si discute la proposta di regolamento sull’agricoltura biologica. In qualità di presidente del Ceja ho partecipato recentemente ai lavori del Consiglio europeo dei Ministri dell’Agricoltura a Riga, in Lettonia. Nel mio intervento ha rimarcato la necessità di un approccio alla riforma che abbia degli obiettivi ben definiti per lo sviluppo di un settore agricolo biologico europeo performante. È a mio avviso fondamentale che gli Stati membri raggiungano un accordo per la riforma che rafforzi le garanzie per i consumatori e protegga il metodo dell’agricoltura biologica da frodi che ne danneggiano l’immagine e che tenga anche in considerazione le esigenze degli agricoltori che investono in questo settore. Ho appoggiato la proposta di Regolamento di riforma presentata dalla Commissione lo scorso anno e attualmente in discussione (infine approvato il 16 giugno) per quanto riguarda l’esigenza di stabilire una soglia per i residui di fitofarmaci perché, nonostante i controlli, queste sostanze possono comunque essere presenti nei prodotti e se ci sono, occorre un comportamento armonizzato nella Ue che oggi non c’è. Queste soglie di declassamento, del prodotto biologico non conforme a prodotto dell’agricoltura convenzionale, devono esserci e devono essere uniformi a livello europeo. Ritengo valida, inoltre, la proposta di accogliere la possibilità di una certificazione di gruppo per i piccoli agricoltori che potrà costituire un importante incentivo per le piccole aziende, specialmente quelle a carattere familiare. Un’altra questione molto importante riguarda il tema delle aziende miste, per quanto sia meglio tendere gradualmente verso aziende che siano integralmente biologiche: occorre un compromesso tra i vari Stati membri. Ovviamente occorre evitare che la stessa azienda produca nella stessa Ute (Unità tecnica economica, ovvero corpo aziendale) per la stessa specie e/o varietà, prodotti biologici e convenzionali allo stesso tempo, ma non possiamo rischiare di perdere aziende in settori dove, al contrario, serve aumentare l’offerta europea di prodotto per rispondere alla domanda crescente, ricorrendo meno alle importazioni. L’espansione del settore biologico si è realizzata non grazie ad un aumento della produzione interna quanto ad un aumento delle importazioni. Non dobbiamo quindi solo incentivare la nostra produzione, ma porre i produttori Ue allo stesso livello degli importatori. Le importazioni dovranno rispettare i nostri medesimi standard produttivi e dovranno essere condotti controlli adeguati che ne attestino la conformità. Ho infine ribadito nel mio intervento che per far crescere il potenziale del settore agricolo biologico è necessario che venga approvato un nuovo e più equo regolamento per l’agricoltura biologica. continua a pag. 8 5 attualità Calo produttivo delle albicocche in soffre della mancanza di innovazione IMOLA - L’albicocca è un frutto di facile consumo perché non si sbuccia, non sgocciola e sporca meno della pesca, si presta ad un consumo diverso da quello prettamente domestico e poi è bello, attraente per la colorazione e la forma rigonfia. Tutti vantaggi che ne facilitano la commercializzazione e la distribuzione. L’albicocca è stata portata nel Mediterraneo dagli Arabi nel I secolo d.C. ma è originaria della Cina e dell’Asia centrale dove era coltivata fin dal 3000 a.C. Secondo altri arrivò in Europa dopo la spedizione di Alessandro Magno. L’albero cresce spontaneo anche sull’Himalaya attorno ai 3000 metri di altezza grazie alla resistenza del fusto verso il clima rigido. Fin qui la descrizione di un frutto buono e saporito che arricchisce le nostre tavole ma da sempre anche su questa “rotondità” si decidono produzioni, consumi, prezzi e strategie per il mercato futuro. In Italia secondo i dati Cia se ne producono in annate normali dalle 200 alle 250 mila tonnellate. Il nostro Paese, per inciso, è il quinto produttore al mondo dopo Turchia, Iran, Uzbekistan e Algeria. Le regioni più importanti per la produzione, che rappresentano ognuna circa il 25% della produzione nazionale sono l’Emilia Romagna, in particolare le zone del Comprensorio Imolese e la Vallata del Santerno, la Campania e la Basilicata. I concorrenti più agguerriti sono Francia, Spagna e Grecia, i tre principali Paesi esportatori che riescono a mantenere standard medi qualitativi più elevati di quelli italiani. “La Francia – precisa Claudio Buscaroli del Crpv (Centro ricerche produzioni vegetali) di Imola – ne produce meno dell’Italia ma di migliore qualità mentre la Grecia, ad una bassa gradevolezza, risponde con una quantità maggiore. Il problema vero però è, e sarà sempre di più, la Turchia che produce circa 650.000 tonnellate di albicocche e ricordiamoci che questa nazione è entrata a far parte della Comunità europea. In prospettiva, la sua concorrenza potrebbe interessare anche altre tipologia di frutta”. Tra storia e leggenda Una leggenda racconta che in origine era solo una pianta ornamentale con bei fiori bianchi; quando l’Armenia fu invasa dai nemici, fu ordinato di abbattere tutti gli alberi che non producevano frutto per ottenerne legname e questo sarebbe stato anche il destino dell’albicocco se una fanciulla non avesse pianto sotto la sua chioma per tutta la notte; al mattino sull’albero erano cresciuti dei frutti dorati: le albicocche appunto. In altre leggende viene anche indicata come il frutto proibito assaggiato da Adamo ed Eva al posto della mela. Un’altra notizia si ha dai trattati medici arabi: qui pare che fosse usata per curare il mal d’orecchi. Nella tradizione popolare inglese sognare l’albicocca porta fortuna, mentre altrove simboleggia la timidezza in amore; secondo un’altra versione se la si sogna secca preannuncia perdite e danni. 6 Ma rimaniamo ad oggi ed ascoltiamo i produttori. “Quest’anno raccoglieremo almeno il 50% - 60% in meno di albicocche rispetto allo scorso anno – dice Mirca Bertuzzi che possiede 22 ettari di terreno nelle vicinanze di Imola e raccoglie mediamente 3.000 ql di albicocche. E c’è anche chi parla di un calo del 90%. Ha inciso la stagione con piogge abbondanti e durature durante la fioritura e in prossimità della raccolta. Il frutto si è spaccato ed è caduto, il danno è importante”. In otto mesi i campi si sono inondati quattro volte in pianura e in tre giorni sono caduti 130 millimetri di pioggia. “Non solo brutto tempo – riprende Maurizio Zanchini (nel tondo), produttore della Vallata del Santerno che di ettari ne ha 12. Anche un progressivo abbandono della campagna e i costi sempre troppo alti. Stiamo rischiando di perdere una realtà tipica ma, in generale, stiamo impoverendo il tessuto locale che è formato, non solo da noi agricoltori, ma anche da un indotto. Dobbiamo valorizzare la nostra collina che è ricca di viti e albicocco. Ormai non c’è neanche più reddito per il fieno”. Dunque, il disboscamento delle campagne italiane che porta frutta dall’estero, il lento abbandono delle campagne, il crollo dei prezzi pagati agli agricoltori che non riescono più a coprire neanche i costi della produzione, una progressiva riduzione dei consumi da parte delle famiglie. Poi le problematiche fitosanitarie. “Questo è un frutto minore – dice ancora Bertuzzi – e quindi è meno interessante per le grosse aziende produttrici di fitofarmaci, non conviene investire in ricerca e sviluppo di nuovi prodotti per la difesa contro le avversità. Chi coltiva è più esposto, ad esempio, al capnodio, il famigerato insetto, un coleottero che ha provocato, e provoca ancora, notevoli danni all’albicocco. A seguito di un incontro che lo scorso anno abbiamo avuto come giovani agricoltori di Alleanza per l’Agricoltura con l’allora assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni e i tecnici del Servizio Fitosanitario regionale, è partito un progetto in collaborazione con l’Università di Bari ma i tempi sono lunghi. Hanno monitorato in questi giorni le piante e hanno eseguito diversi rilievi ma risultati tangibili li avremo, forse, solo entro l’anno. Sono progetti di medio e lungo periodo. I problemi, però, noi li abbiamo oggi”. Insetti a parte, si potrebbe pensare di cambiare le varietà? “Fino a dieci anni fa – interviene ancora Buscaroli – il grosso della produzione si concentrava tra fine giugno e il 20 luglio. Oggi, grazie al miglioramento genetico, il periodo di raccolta si è esteso da metà maggio a metà agosto e in un futuro non lontano si arriverà fino a settembre. In questo modo potrem-4 attualità Emilia Romagna, una coltura che varietale e teme competitori stranieri 4 mo sempre offrire albicocche al consumatore che non com- prerebbe più frutta precoce in arrivo da altri paesi”. Ma in Italia si investe ancora poco nell’innovazione varietale. “Negli ultimi anni - dice Bertuzzi - le innovazioni sono arrivate dalla Spagna che ci ha già rubato tanto mercato. C’è molto da imparare da loro. Perché non copiamo chi è più bravo? Producono a costi più bassi e sono concorrenziali con noi. Come fanno”? Ma torniamo alle innovazioni varietali. “Il lavoro di selezione che stiamo portando avanti – prosegue Buscaroli – è favorito nella zona della Vallata del Santerno grazie alle condizioni pedoclimatiche peculiari in questo “paradiso dell’albicocca”, zona ad alta vocazione in cui questo frutto viene coltivato fino a 350 metri di quota, su terreni che si estendono per circa 1.400 ettari, il 10% dell’intera superficie nazionale destinata alla coltura delle albicocche”. Qui il primo albicoccheto industriale ha fatto la comparsa nel 1870 e da allora alcune varietà come la Bella d’Imola e la Precoce Cremonini sono state abbandonate. Il prodotto tipico della Vallata è oggi una produzione sempre più di nicchia, la Reale d’Imola o Mandorlona è insuperabile per qualità ma difficile da coltivare e la Tondina di Tossignano ha frutti molto piccoli ma eccezionali. Per molti produttori queste varietà garantiscono continuità ma sono marginali, poco ricercate e molti di loro non intende più produrle. “Noi vorremmo tornare a valorizzarle in una linea di frutti antichi - precisa Buscaroli - grazie ad un Progetto dedicato che parte dalla Coop Estense e che interesserà anche le altre due cooperative del distretto adriatico che intendono unirsi in un’unica grande realtà”. Tutto questo mentre è ancora in essere l’iter per l’ottenimento dell’Igp (Indicazione geografica protetta). Certo il marchio è un riconoscimento importante ma da solo non basta. “È necessario – conclude Buscaroli – far conoscere i nomi e le caratteristiche delle diverse varietà, spesso sconosciuti ai consumatori. Il lavoro che stiamo portando avanti è ancora oggi come un anno fa, finalizzato a stabilizzare e variare la produzione e a costruire linee di prodotto che garantiscano immediata riconoscibilità dei frutti di qualità da parte del consumatore”. Insomma, l’obiettivo è albicocca più bella, più buona per più tempo. Romagna, terra dell’albicocca La coltura, dapprima localizzata in pianura e negli orti imolesi che circondavano la città, fu poi estesa ai terreni collinari. Nel Comprensorio Imolese le prime coltivazioni di albicocco si svilupparono a Casalfiumanese circa un secolo fa. Nel 1870 furono piantate a titolo sperimentale da Mario Neri, colto divulgatore e ricercatore sperimentale, nel podere Vallette a Pieve S. Andrea. Proprio in queste colline si sono sviluppate aziende altamente specializzate, che hanno valorizzato terreni fino a ieri marginali o di calanco. Anzi, proprio la coltura dell’albicocco ha consentito lo sfruttamento dei calanchi meno scoscesi, portando ricchezza là dove fino a ieri non era possibile nemmeno il pascolo. La produzione nazionale di albicocche nell’ultimo decennio è quasi raddoppiata e nella Vallata del Santerno la superficie coperta è in maggior parte nel territorio di Casalfiumanese. La coltura ha costituito, e costituisce, una delle principali fonti di reddito per le aziende agricole e ha senz’altro contribuito ad arginare l’esodo rurale e il conseguente degrado ambientale. Alcune delle varietà più rinomate, la Reale di Imola e Bella di Imola, già nel nome dicono quanto l’albicocco debba a questa terra. L’import e l’export del frutto Nel 2014 l’export di albicocche, secondo i dati del Cso (Centro Servizi Ortofrutticoli), è notevolmente incrementato rispetto al basso valore 2013, posizionandosi sopra le 25.000 tonnellate complessive, +62% rispetto ai volumi registrati l’anno precedente. I mercati più rappresentativi di riferimento rimangono i Paesi dell’Unione europea che, anche nel 2014, costituiscono il 94% sul totale. Il mercato tedesco ha assorbito il 45% del totale destinato all’estero come nel 2013 ma con un incremento del volume pari al +60%. Al secondo posto si conferma l’Austria con volumi solo di poco superiori al 2013, mentre seguono con incrementi nettamente maggiori sullo scorso anno, le spedizioni in Slovenia, Croazia e Rep. Ceca. Le esportazioni verso i mercati dei Paesi fuori Europa nel 2014 hanno coperto il 5% del totale, una quota leggermente inferiore rispetto agli anni più recenti. Tra questi primeggia la Svizzera mentre la Russia, prima dell’attuazione dell’embargo aveva assorbito quantitativi nettamente maggiori nella fase iniziale della stagione. Tra le altre destinazioni il prodotto è spedito prevalentemente verso gli Emirati Arabi Uniti e paesi africani (Libia ed Egitto). Nel 2014 l’Italia ha importato il 7% in più di albicocche rispetto alla stagione antecedente. La frutta è arrivata dai paesi dell’Unione europea, confermando la contrazione del prodotto in entrata dai Paesi nordafricani. Sempre nel 2014 sono incrementati i volumi dei nostri principali fornitori Francia e Spagna rispettivamente del +14% e +10% rispetto al 2013; poco meno del 60% del totale complessivo è prodotto francese, che continua ad essere il primo fornitore nonostante una riduzione della propria quota di mercato a cui segue il prodotto di origine spagnola che è arrivato a rappresentare una quota prossima al 40%. Al di fuori dell’Unione europea, l’Italia ha importato quantitativi molto contenuti prevalentemente dal Marocco. g La Sagra dell’Albicocca a Casalfiumanese Il 27 giugno a Casalfiumanese c’è la 45ma edizione della Sagra dell’Albicocca. L’iniziativa è stata istituita nel 1970 dall’assessorato all’Agricoltura del Comune di Casalfiumanese per valorizzare la principale produzione agricola delle colline toccate dal fiume Santerno. Si parlerà anche di innovazioni varietali e migliorie tecnico-scientifiche. 7 attualità Eccesso di produzione, ma anche ortaggi etnici al Caab di Bologna Luna Beggi BOLOGNA – Sono le 5 di mattina e il mercato è pieno di vita, così vivace e operoso che, a me che non sono esperta, sembra di essere in città a mezzogiorno. Sono venuta perché sto facendo un’indagine sull’orticoltura in regione e vorrei parlarne un po’ con i produttori. Il primo con cui parlo è Ubaldo Zamboni, che ha 13 ettari di orticolo a Granarolo e che viene al mercato da oltre 40 anni, convinto che l’impegno nella vendita sia importantissimo per il buon andamento di una azienda agricola. Infatti lui vende solo a commercianti al dettaglio, gli stessi 20 o 30 da una vita, che per le loro botteghe del centro di Modena e Bologna si affidano a lui con l’implicita promessa di un prodotto sempre di qualità. E Ubaldo, attento alle innovazioni agronomiche e al costante miglioramento del prodotto, non li delude mai. Mi dirigo poi a parlare con Walter Domeniconi, giovane agricoltore riminese, che mi racconta come il meteo in Romagna quest’anno sia stato troppo piovoso, creando alle verdure diversi problemi, nel senso che è meno bella, ce n’è meno e si vende peggio. I prodotti più penalizzati sono i fagiolini, le insalate e le verdure a foglia (bietola, rucola…). Passeggiando per il mercato, mi ritrovo a chiacchierare con la famiglia Zanarini di Castenaso, dalla grande tradizione agricola. Claudio mi racconta che l’orticoltura quest’anno è in difficoltà, perché il seminativo in campo aperto ha risentito troppo delle alternanze brusche caldo-freddo. È andata meglio con il trapianto delle piantine acquistate dai vivaisti, con costi inizialmente maggiori, ma che, viste le rese scarse del seminativo, portano le due alternative a sostanziale equivalenza. Il clima è responsabile anche di un altro fenomeno negativo per l’orticoltura: l’allungarsi dei periodi estremi porta alla concentrazione della produzione tutta in una volta, con le conseguenti ovvie difficoltà di gestione, anche perché il consumo invece è sostanzialmente stabile su livelli medio bassi da anni. Anche Eros, fratello di Claudio, conferma questo fenomeno della concentrazione e mi spiega che, per contrastarla, lui sta riducendo sensibilmente le lattughe per concentrarsi sulle verdure-frutta (pomodori, zucchine, melanzane…), che hanno un periodo produttivo più lungo e che anche come prezzi al momento tengono meglio; ad esempio le zucchine si vendono anche a 2 – 2,50 euro al chilo. Infine il cugino Loris Zanarini che mi racconta come, 8 Raddoppiati i volumi in dieci anni con prezzi in discesa. Il cambiamento di clima incide sui periodi di maturazione per adattarsi alla crescente domanda dei dettaglianti stranieri, lui che fa molte piante aromatiche si è messo da una decina d’anni a produrre piante “etniche” quali menta e coriandolo. Concludo la mia passeggiata presso i soci di Agribologna. Tra loro Roberto Bortolotti, anche lui decano del mercato, che mi spiega che dal suo punto di vista il grosso problema dell’orticoltura regionale risiede nella sovrapproduzione: la produzione negli ultimi 10 anni è raddoppiata se non triplicata, perché tutti non essendoci margine hanno pensato di aumentare i ricavi attraverso la maggiore produzione, ma poi tranne alcune annate particolari di prezzi alti (una ogni 5-6 anni), normalmente i prezzi vanno pari coi costi di produzione e quindi non fai reddito. Infine Sergio Gubellini ribadisce l’allarme ‘clima’. Durante la lunga primavera fredda e piovosa di quest’anno le produzioni sono partite a rilento e ora, con l’avvento del caldo, il prodotto matura tutto assieme (anche varietà che normalmente dovrebbero arrivare a maturazione scaglionate) e rischia sempre più spesso di marcire in campo. g Biologico, visioni diverse tra Stati Membri Segue da pag. 5 - Dalla discussione successiva sono emerse con evidenza le incomprensioni tra Paesi della stessa Europa, dove c’è chi sostiene che non si debba affrontare il tema dei residui nei prodotti o dei controlli nelle aziende e chi invece ritiene la proposta buona e chiara. Grandi oppositori alla proposta, Stati membri come la Germania, l’Olanda, l’Austria e altri. Il nostro Paese invece appoggiava la proposta e chiedeva quindi alla Commissione una riforma coraggiosa che andasse nel solco di uno sviluppo certo e nel tempo del settore biologico. A mio avviso, purtroppo, è che a causa delle grandi distanze sulle posizioni politiche si potrebbe essere arrivati ad un accordo non soddisfacente, né per noi produttori e nemmeno per i consumatori. attualità Carote “in prezzo”, annata da record nel ferrarese Prosegue il trend negativo delle lattughe MESOLA (Ferrara) - L’annata 2015 delle carote sta andando particolarmente bene, con prezzi alti come non si vedevano da anni. All’inizio di maggio i prezzi in campagna erano di circa 45 centesimi, poi a fine mese si sono assestati intorno ai 30 centesimi e tutt’ora resistono su quella cifra. Per avere un termine di paragone basti pensare che l’anno scorso alla metà di giugno i prezzi erano di 3 centesimi. La motivazione di questa annata straordinaria è da ricercarsi nella ridottissima produzione di quest’anno, che attualmente vengono prodotte solo tra le campagne ferraresi e il rovigotto. La domanda dalla sua è buona ma non eccezionale, ma la scarsità del prodotto mantiene il prezzo alto. Infatti sul fronte della qualità le condizioni climatiche sono state accettabili ma non ottimanli, tanto che le semine invernali sotto nylon hanno dato un prodotto visivamente brutto, con un sacco di scarto. Ora si stanno scavando le semine di gennaio e il prodotto è visivamente più bello. Rispetto ai quantitativi, all’inizio della raccolta le rese erano di circa 250-300 q/ha, ora si sono assestate sui 400 q/ha. “C’è grande soddisfazione tra i coltivatori di carote quest’anno – conferma Gianni Paganini, presidente della Cia di Mesola – perché i nostri sforzi sono finalmente pagati bene: negli scorsi anni si erano improvvisati tutti a fare carote, con il risultato della sovrapproduzione e del crollo dei prezzi. Quest’anno invece, dopo qualche annata in perdita, sono rimasti a produrre soltanto i produttori dei territori più vocati. E siamo stati premiati”. BOLOGNA – Anno difficile il 2015 per le lattughe, a conferma di una tendenza già in corso ormai da diversi anni. Se a marzo c’è stato un momento favorevole, con prezzi buoni dati dal fatto che erano primizie, ora il prodotto si svende, con prezzi al produttore tra i 50 e i 90 centesimi. Considerando che il punto di pareggio rispetto ai costi di produzione è attorno ai 60 centesimi, si rischia spesso di andare in perdita. Le cause di queste dinamiche negative vanno ricercate sia nella domanda che nell’offerta. Stiamo infatti assistendo a una massiccia sovrapproduzione, dovuta al fatto che le insalate sono prodotti dalla crescita veloce e che richiedono impianti poco costosi. Dall’altro lato però la domanda è debole, per una serie di motivazioni. In primis un generalizzato calo dei consumi, affiancato dal ritorno in voga dei piccoli orti privati e, soprattutto, dalla concorrenza delle insalate in busta. In quest’ultimo caso si tratta molto raramente di insalate emiliano-romagnole, quanto piuttosto laziali, campane o provenienti dalle province di Mantova e Rovigo. In questi ultimi due casi in particolare la prossimità geografica consente consegne di prodotto freschissimo e rende i concorrenti particolarmente pericolosi per la nostra orticoltura. Patate, Agea rende noti gli importi per la campagna 2014 ROMA – Buone notizie per i pataticoltori: Agea, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura, nella circolare del 4 giugno scorso ha reso noti gli importi per le colture interessate all’art 68 Regolamento CE 73/2009 campagna 2014. Per quanto riguarda le patate da industria, la superficie complessiva accertata a livello nazionale è di 2.541,53 ettari, a cui spetta l’importo di 1.000 euro per ettaro. Rispetto al prodotto Dop e Igp, si tratta di un totale a livello nazionale di 63.352,46 tonnellate, che beneficeranno di un importo complessivo di 1.158.470,00 euro, ovvero circa 18 euro/ton. Questo perché all’importo stanziato per le Dop e Igp, inizialmente pari a 700.000 euro, si è aggiunta una somma di 458.470,00 euro che deriva da un’economia di spesa dell’aiuto alla patata destinata alla trasformazione. Guardando alla nostra situa- zione locale, sono state complessivamente oltre 27.000 le tonnellate di patate idonee alla certificazione come Patata di Bologna Dop e che quindi beneficeranno del contributo. La stessa circolare ha reso noti gli importi unitari dei premi di un’altra produzione particolarmente importante per il nostro territorio, la barbabietola da zucchero: in questo caso il contributo sarà di 386,88 euro per ettaro. 9 attualità Prezzi delle orticole in leggero aumento: +4% Luna Beggi BOLOGNA – L’estate è da sempre stagione regina di verdure e prodotti dell’orto. Questo comparto produttivo, così significativo nella nostra regione, è però molto composito, ricco di attori e di fattori in grado di influenzarlo e, in definitiva, poco conosciuto dal cittadino. Per tratteggiare un quadro d’insieme possiamo far riferimento ai dati resi disponibili dal Servizio statistico della Regione Emilia Romagna, disponibili per le annate dal 1996 al 2013, che considerano il comparto orticolo come la somma delle seguenti referenze: patata, cavolfiore, cavoli (cappuccio, verza e altri), sedano, lattughe, indivia, spinacio, asparago, radicchio, carciofo, bietola da costa, cardo, finocchio, prezzemolo, pomodoro (da mensa e da industria), cetriolo, melone, cocomero, melanzana, zucchina e zucca, peperone, carota, aglio, cipolla, barbabietola da orto, ravanello, pisello, fagiolo e fava freschi, fragola. Venendo ai numeri, la prima importante constatazione riguarda le superfici, che vedono negli ultimi anni un calo costante e complessivamente significativo: si va dai 59.987 ettari del 2009 (il primo anno in cui i dati comprendono anche l’alta Val Marecchia), ai 49.019 ettari del 2013, ultimo dato disponibile. Per contestualizzare ancora meglio questo numero basti pensare che tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 la superficie a orticoli in regione era sempre sopra i 60.000 ettari, con il picco di 66.251 ettari del 2004, di fatto ultimo anno in cui il dato è in crescita. A partire dal 2005 le superfici sono sempre al di sotto di quota 60.000, con annate altalenanti ma una complessi10 Superfici in calo e rese incerte condizionano il mercato che affronta una domanda debole va tendenza al calo evidente. Guardando ai quintali prodotti, la situazione di complessiva riduzione del settore si conferma, anche se in termini meno drastici. Si va infatti dai 28,8 milioni di quintali prodotti nel 2009 ai 21,3 del 2013, quantitativo in linea con il 1996 (primo anno di cui abbiamo dati disponibili). Nel mezzo, alcuni anni piuttosto stabili attorno ai 25 milioni di quintali, la punta di 32 milioni del 2004 e il calo più deciso delle annate 2012 (23 milioni circa) e 2013. Infine, le rese. Anche in questo caso gli ultimi anni sono in costante calo, si va infatti dai 480 q/ha del 2009 ai 435 q/ha del 2013. Però, se guardiamo alla fine degli anni ’90, notiamo che le rese erano costantemente inferiori ai 400 q/ha ed hanno cominciato a salire solo dai primi anni 2000, in maniera disomogenea e di difficile lettura. La causa principale di questa variabilità è da individuarsi nel clima, sempre più caratterizzato da alternanze caldo-freddo e da lunghi periodi estremi. Ovviamente questo quadro generale può variare molto rispetto alle singole referenze, anche in funzione della stagionalità dei prodotti. Venendo all’annata in corso, una visione complessiva ce la dà Lauro Guidi, direttore del Consorzio Agribologna, che associa 135 aziende in tutta la regione, per 2.750 ettari totali. A detta di Guidi “i primi 6 mes i del 2015 hanno visto una leggera inflazione rispetto ai corrispondenti del 2014, i prezzi sono aumentati mediamente del 4-5%”. La causa principale di questo positivo fenomeno inflazionistico è da ricercarsi nella minore offerta, calata rispetto ai primi sei mesi del 2014 di un 3-4%. Questo è dovuto prevalentemente alle condizioni climatiche che, soprattutto nei mesi di aprile e maggio hanno creato un lieve ritardo nella produzione, mentre le superfici sono sostanzialmente invariate rispetto all’anno scorso. Guardando agli investimenti, la qualità del prodotto nella nostra regione è buona, in quanto la tendenza per la maggior parte dei produttori è di migliorare il prodotto sia a livello agronomico che nella fase di lavorazione. Purtroppo però spesso manca il riscontro tra aumentata qualità e prezzo, che invece non cresce a sufficienza. Il vero problema dell’orticoltura emiliano-romagnola risiede nella domanda: la domanda interna è infatti debole, con qualche spunto poco significativo. Stiamo assistendo infatti a due fenomeni: uno è la riduzione degli sprechi (legata alla crisi economica che ci rende più attenti). Se nel 2003 veniva buttato circa il 6% dell’ortofrutta acquistata, oggi si butta solo 1%. L’altro fenomeno riguarda la polarizzazione delle scelte: una volta l’orticolo vedeva spesso il consumatore orientarsi verso il prodotto medio, mentre oggi la scelta ricade sempre più spesso o verso il prodotto di alta qualità (ad esempio bio) o verso il prodotto di fascia bassa (per i consumatori in maggiore difficoltà economica). g attualità Ricostruzione post-sisma: disco Flavescenza dorata della vite, verde al Decreto legge sugli obbligatoria la lotta al vettore enti locali Scaphoideus titanus BOLOGNA - Il Governo ha dato il via libera al Decreto legge sugli enti locali che contiene provvedimenti per i territori colpiti dal sisma del 2012. Sono state introdotte le Zone franche urbane per le microimprese, è stata prorogata l’esenzione dell’Imu per i fabbricati danneggiati fino al 31 dicembre 2016. È inoltre previsto l’alleggerimento del Patto di stabilità dei Comuni e diversa copertura per il rimborso danni dei prodotti Dop e Igp. In sintesi vengono introdotte le Zone franche urbane (Zfu): le micro imprese che nel 2013 hanno avuto un reddito lordo inferiore a 50 mila euro e un numero di addetti inferiore o uguale a 5 che svolgono la propria attività all’interno della Zfu possono beneficiare dell’esenzione dalle imposte sui redditi, dall’imposta regionale sulle attività produttive e dalle imposte municipali proprie. Per far fronte a tali esenzioni viene istituito un Fondo pari a 40 milioni di euro. La Zfu è composta dai centri storici dei comuni con zone rosse identificate a seguito del sisma del maggio 2012 e i comuni che hanno subito l’alluvione del gennaio 2014. Al fine di garantire coerenza nell’utilizzo delle risorse viene previsto il rimborso danni dei prodotti Dop e Igp a carico dei 6 miliardi dell’articolo 3 bis invece dell’attuale impegno a valere sul Fondo dl 74/2012. Inoltre è stata prorogata l’esenzione Imu per i fabbricati inagibili a causa del sisma, che viene prevista fino al 31 dicembre 2016 o comunque sino al ripristino dell’agibilità se precedente. Infine, esclusione dal patto di stabilità di alcune somme. In particolare la norma richiesta prevede la riduzione degli obiettivi di patto con particolare riferimento alle somme derivanti da rimborsi assicurativi incassati dagli enti locali per danni su edifici pubblici provocati dal sisma del 2012 sui propri immobili. “Bene il lavoro svolto dall’assessore regionale alla Ricostruzione post-sisma, Palma Costi, e dall’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli, assieme ai parlamentari del territorio colpito dal sisma del 2012 e al Governo: i provvedimenti approvati daranno alle imprese agricole e agroalimentari colpite dal sisma ossigeno e liquidità indispensabili per la ripresa economica”. Commenta così Agrinsieme Emilia Romagna, sottolineando che le disposizioni erano attese dalle imprese agricole e agroalimentari gravemente danneggiate dal terremoto, “il cui rallentamento aveva precluso l’erogazione degli indennizzi dei prodotti in fase di stagionatura Dop e Igp, tra cui Parmigiano Reggiano, oltre all’Aceto Balsamico di Modena”. BOLOGNA - Con determinazione n. 5486 del 05/05/2014 il Servizio fitosanitario della Regione ha definito le “Prescrizioni fitosanitarie per la lotta contro la flavescenza dorata della vite. La determinazione individua le aree nelle quali, per evitare la diffusione del fitoplasma della Flavescenza dorata, è obbligatoria la lotta al suo vettore Scaphoideus titanus. Nello specifico sono individuate le aree dove è obbligatoria l’esecuzione di un trattamento insetticida e quelle in cui vi è l’obbligo di eseguire due trattamenti contro il vettore della malattia. Nelle aziende viticole biologiche è obbligatoria l’esecuzione di almeno due trattamenti insetticidi. In particolare la determinazione prevede l’obbligo di eseguire due trattamenti nelle aree vitate site nelle zone focolaio delle province di Modena, Ferrara, Forlì-Cesena e Ravenna e nelle aree vitate site nelle zone d’insediamento della provincia di Modena. Nelle aree vitate delle province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia obbligo di eseguire un trattamento contro il vettore Scaphoideus titanus, diversamente nelle aree vitate della provincia di Bologna sono obbligatori due trattamenti. Per quanto riguarda le aree vitate fuori dalle zone focolaio della provincia di Ravenna due trattamenti nel comune di Castel Bolognese e un trattamento negli altri comuni esclusi i comuni di Ravenna e Cervia dove non si fa obbligo di alcun trattamento. Nella provincia di Forlì-Cesena nei comuni di Castrocaro, Dovadola, Modigliana e Predappio obbligo di un trattamento. La determina prevede poi specifici obblighi nei vigneti a conduzione biologica e nei campi di piante madri, specifici periodi in cui si devono fare i trattamenti, allo scopo di evitare di arrecare danni alle api, ed elenca gli insetticidi che si possono impiegare. Per avere informazioni più dettagliate è necessario rivolgersi al servizio fitosanitario regionale, ai consorzi fitosanitari provinciali o al proprio tecnico. Il Delta del Po e l’Appennino Tosco Emiliano diventano Riserva della Biosfera dell’Unesco bologna - Il Delta del Po e l’Appennino Tosco Emiliano diventano Riserva della Biosfera dell’Unesco. Il riconoscimento ufficiale è arrivato nei giorni scorsi da Parigi, dove si è riunito il Comitato internazionale del Programma Mab (Man and the biosphere) dell’Unesco. “Per la nostra regione si tratta di un risultato straordinario - ha affermato dalla capitale francese l’assessore regionale alle Politiche ambientali Paola Gazzolo -. Un riconoscimento che ci onora e al tempo stesso ci carica di una nuova responsabilità: delle tre candidature italiane riconosciute oggi, due riguardano la nostra regione”. 11 attualità Entra nel vivo il progetto “filiera corta-carne di qualità” in Appennino Francesca Bertacci per la qualità del prodotto. Una tendenza che ora grazie al progressivo aumento di domanda da parte dei consumatori, per una carne sana e di vicina provenienza, sta finalmente vedendo un’inversione e qualche significativo cambiamento. Primo tra tutti l’instaurarsi di una collaborazione tra i piccoli produttori che altrimenti non avrebbero i mezzi necessari per promuovere adeguatamente la loro carne sul mercato. “Un cambiamento faticoso” commenta Ubaldo Lazzari della Cia di Bologna “per via della mentalità locale e della mancanza di esperienza in questo senso, che però può fare da esempio per altre categorie merceologiche e per diventare protagonisti del nostro territorio a 360 gradi”. Di certo la voglia di mettersi in gioco c’è e questa nuova sinergia tra gli elementi della stessa filiera permetterà di garantire sempre di più un buon prodotto. Soprattutto perché a esser privilegiati tra gli altri agricoltori saranno quelli ad allevamento non intensivo e quelli biologici, che prevedono la tenuta a pascolo dei capi. Un motivo in più per spingere gli allevatori della filiera corta a impegnarsi nel fornire una carne sempre migliore, come nel caso dell’azienda Bovulino di Casola che con i suoi 190 ettari di bosco e prati conta di poter spostare sempre più capi dalla stabulazione fissa al pascolo. Per ora la famiglia Malavolti, nel settore da generazioni, si accontenta di tenere in recinto i piccoli di 7/8 mesi e di produrre latte che in parte vende e in parte riutilizza per produrre yogurt, budini e formaggi che rivende in paese, sempre in un’ottica di basso impatto ambientale. D’altra parte sebbene la scelta di coltivare in modo biologico sia più sana da un punto di vista qualitativo, è anche la più costosa, ricorda Pierluigi Nannini, tra gli allevatori consorziati che partecipano al progetto; tanto che lui che ha puntato sul biologico, tra tutte le razze ha scelto di allevare la Limousine - un bovino di origini francesi ormai da anni sul nostro territorio - che grazie alla stazza gli permette di ammortizzare le spese dei suoi 85 capi. DALLA REDAZIONE - Dal 1 maggio 2015 non è più obbligatorio da parte dei servizi veteMa il costo non è l’unico svanrinari delle Ausl rilasciare il documento di riconoscimento all’atto dell’iscrizione dei capi taggio dell’allevamento bioloalla Banca dati nazionale. Il sistema anagrafico messo a punto dal Ministero della Salute, gico perché a rendere difficile riconosciuto pienamente operativo dall’Unione europea, ha consentito di eliminare, ai senla vita degli agricoltori c’è ansi della normativa europea, l’obbligo di rilascio della documentazione cartacea per gli che la convivenza difficile con esemplari nati in Italia dopo il primo maggio e movimentati sul territorio nazionale. gli animali selvatici. Certo, le Il passaporto era rilasciato per certificare la corretta iscrizione degli animali alla Banca reali possibilità di contagio di dati nazionale delle anagrafi zootecniche e per garantire le relative informazioni anagrafimalattie dagli uni agli altri non che, i dati dell’allevamento di nascita, i passaggi di proprietà e gli spostamenti. sono mai state accertate e Poiché queste informazioni sono già contenute all’interno della stessa Banca dati, mediante c’è un costante controllo nelregistrazione della cedola identificativa, non si evidenzia più la necessità di procedere al le aree di caccia degli animali rilascio del documento. Quindi, per un vitello nato dal 1 maggio 2015, queste sono le proselvatici rassicura Giovanni cedure: entro 20 giorni dalla nascita (e comunque prima che lasci l’azienda) il vitello deve Stanzani, tecnico del progetessere marcato (esistono deroghe alla marcatura fino a 6 mesi di età del vitello per alcuni to, il ché contribuisce a far allevamenti al pascolo); entro 3 giorni dalla marcatura i dati del vitello devono essere scritti rimanere questa scelta prosul registro di stalla; entro 7 giorni dalla marcatura devono essere registrati in Banca dati duttiva la migliore in termini di nazionale (mediante cedola identificativa). risultato; la stessa che il nuoAdempiuti tali obblighi, i bovini nati a partire dal primo maggio 2015 potrebbero essere vo consorzio di carne di quamovimentati, per la vendita o per il macello, con il solo modello IV (rosa) compilato in tutte lità dell’Appennino ha deciso le sue parti. Nulla cambia per gli animali nati prima del 1 maggio 2015 e quindi già dotati di promuovere in un’ottica di di passaporto. Questa semplificazione non incide in alcun modo sulla tracciabilità; l’obblitutela economica, ecologica e go di emissione rimane, infatti, in vigore per i bovini destinati a scambi intracomunitari o culturale del territorio. esportati verso Paesi terzi. BOLOGNA - Una filiera corta della carne con un duplice obiettivo: migliorare l’economia dei produttori montani del settore e garantire ai consumatori un prodotto non solo di alta qualità ma anche a km 0. È il progetto interregionale di soft economy partito a maggio 2014 in Appennino, finanziato dal Gal e promosso col nome di “Filiera corta-carne di qualità”. A partecipare 19 allevatori e 4 macellai sparsi nei 26 comuni della fascia montana tra l’Emilia Romagna e la Toscana, tutti riuniti per l’occasione nell’apposito consorzio “produttori carne di qualità dell’Appennino bolognese”. Un’idea ambiziosa ma necessaria a rilanciare, con l’economia dei piccoli artigiani locali, la produzione di carne della fascia appenninica. Se infatti nel corso degli anni l’espansione degli allevamenti da latte è sempre più aumentata, di pari passo è invece calata quella da carne, da sempre storica nella regione Abolito l’obbligo di rilascio del passaporto per bovini g 12 attualità Pera, due gruppi mirano alla aggregazione del prodotto C. F. DALLA REDAZIONE - Fare massa critica sull’offerta di pere su scala regionale è diventato l’imperativo di due gruppi. Il primo è Opera Sca, società che coinvolge un migliaio di produttori di pere, che fanno capo a 18 aziende e che a vario titolo operano in questa filiera. In cinque mesi da una idea che è stata proposta sul territorio si è arrivati alla ufficializzazione e alla nomina degli organi dirigenti: Opera ha come presidente Adriano Aldrovandi mentre la direzione generale è stata affidata a Luca Granata. “Oltre alla qualità e quantità dei prodotti e dei servizi offerti, Opera potrà garantire ai propri clienti consistenti e costanti investimenti in ricerca – si legge in una nota -per esempio nel miglioramento continuo delle tecniche di coltivazione e stoccaggio finalizzata a migliorare la eating experience delle persone che sceglieranno la nostra pera ed un forte sostegno alla creazione della domanda, grazie ad un piano pluriennale di investimenti in comunicazione multimediale che si prefigge l’obiettivo di far diventare Opera la pera italiana più nota e più richiesta in Italia ed all’estero”. Un altro gruppo neo costituito che si propone di fare massa critica con il prodotto pera è quello composto Apofruit, Afe-Salvi, Granfrutta Zani, Pempa Corer-Terremerse, Spreafico - OpKiwiSole. L’organismo intende fare sistema “nell’ottica di creare valore per gli agricoltori attraverso strategie di aggregazione della produzione”, spiegano. “La nuova sinergia – precisa un comunicato - ha come obiettivo non solo la singola produzione ‘pera’, ma la generale redditività delle imprese agricole ortofrutticole penalizzate da margini insufficienti per garantire la sopravvivenza del settore”. Miglioramento del reddito della produzione agricola associata, organizzare una aggregazione condivisa e creazione di un modello che, partendo da un prodotto, sia estendibile ad altre specie è tra gli obiettivi del gruppo “ che punta a pianificare un sistema a rete che valorizzi le risorse, il posizionamento di mercato e la specializzazione delle imprese socie, oltre a sviluppare nuovi mercati e creare nuovi elementi di distintività attraverso politica di qualità, comunicazione e marca”. g Progeo chiude il bilancio 2014 con un risultato positivo REGGIO EMILIA - Chiude con 1.470.000 euro di utile netto il bilancio 2014 di Progeo che lo scorso 23 maggio l’Assemblea generale dei delegati ha deliberato. I soci della cooperativa hanno inoltre deciso di destinare l’utile a riserve indivisibili. “La gestione operativa nel 2014 ha fornito ottimi risultati, relativi in particolare all’attività mangimistica che, con circa l’80% dei ricavi totali, è il settore determinante per l’attività economica della cooperativa – spiega in una nota Progeo - Positive sono state comunque anche le performances relative alla attività del molino a grano tenero per la produzione di farine ad uso alimentare e delle attività necessarie alla raccolta di cereali e proteici da soci”. Nel corso d’anno il progressivo calo dei listini, il contenimento di alcune voci di costo, la riduzione degli oneri finanziari, hanno garantito un risultato di gestione positivo anche al netto di imposte per oltre 1,7 milioni ed ammortamenti per oltre 4 milioni di euro. “Anche nel corso del 2014, grazie anche ad operazioni straordinarie ed al rafforzamento delle riserve aziendali – continua il comunicato - Progeo ha proseguito il suo percorso di rafforzamento patrimoniale e finanziario, grazie ad un minore indebitamento, una maggiore liquidità, una consistente indipendenza finanziaria”. Nell’assemblea è stato illustrato anche il bilancio consolidato di Gruppo, il cui risultato, anche grazie al risultato positivo delle controllate Scam spa e Intesia srl, raggiunge i 2 milioni e 500.000 euro, realizzando perciò un significativo miglioramento del risultato assicurato dalla capoguppo. 13 attualità Lettere al direttore Vorrei segnalarle il malessere generale di noi produttori di ciliegie, dovuto all’andamento di mercato, dovendo competere con prodotti a prezzi irrisori, improponibili per la nostra realtà vignolese. Detto questo, considerato che ad inizio campagna si fa un gran parlare di questo nostro eccellente prodotto, poi quando si arriva al momento della commercializzazione e sorgono questi problemi di concorrenza, nessuno si adopera per trovare una soluzione e io, personalmente, mi sento molto deluso e demotivato da questa realtà. Dante Reggianini cerasicoltore di Vignola Il suo è un lamento purtroppo ridondante tra gli imprenditori agricoli, trasversale a tutti i settori, tra cui quello ortofrutticolo che per la regione Emilia Romagna, ma per tutta la Penisola, ha un peso enorme. La concorrenza tra Paesi è forte, spesso ci sono realtà in cui i costi produttivi sono inferiori. La competizione si può vincere con la qualità, quella riconoscibile anche dai marchi comunitari: l’Igp della ciliegia vignolese ne è un esempio. Non è certo una ricetta risolutiva, ma lo strumento c’è e va utilizzato dai produttori, ma al contempo si deve rafforzare una vigilanza sul prodotto che allontani i soliti furbi. Claudio Ferri 14 Tecnologiche e ad indirizzo bio: è il profilo delle imprese ‘under 35’. Che ricorrono all’affitto dei terreni MILANO - In crescita le imprese agricole “under 35”, con terre prese in affitto per espandere le dimensioni aziendali, oltre un quarto a coltivazione biologica, quasi tutte con protocolli di ricerca e fortemente innovative per la qualificazione degli imprenditori. Tra i 25-39enni, infatti, il 45% è diplomato e l’11% laureato, mentre tra gli over 40, il 38% ha al massimo la licenza elementare e il 31% quella media. Inoltre tra under 25, il 65,3% ha un diploma superiore e il 5,2% è già laureato e questo provoca un effetto trascinamento. Così, tra 2009 e 2013, mentre è diminuito del 13,8% il numero degli immatricolati nelle università italiane (-41 mila), è aumentato di misura quello degli iscritti alle facoltà collegate al settore primario: +43,1% per scienze zootecniche e tecnologie delle produzioni animali, +22,9% per scienze e tecnologie alimentari, +18,6% per scienze e tecnologie agrarie e foresta- li. È il nuovo volto dell’agricoltura italiana che emerge da una recente ricerca del Censis, commissionata dalla Cia e presentata a Expo. Dal 2010 sono nate quasi 117 mila nuove attività, di cui 106 mila in ambito agricolo e quasi 11 mila in quello agroalimentare, che rappresentano il 10% delle scelte imprenditoriali. Di queste, sono state quasi 17 mila quelle avviate dagli “under 30”, il che significa che su 100 start-up 15 sono state create da giovanissimi. Nell’agroalimentare sono arrivati al 18,3%, mentre in agricoltura al 14,9%. Expo: gli ambasciatori delle regioni fanno rete e ricercano azioni comuni MILANO - Ventidue statuine (o meglio stampe in 3D) che riproducono 22 persone, una per ogni regione italiana: quella dell’Emilia Romagna raffigura Giuseppe Pedroni, scelto come ‘ambasciatore’ della regione per le eccellenze espresse nell’agroalimentare. Sono 22 e non 20 perché è stato diviso il Trentino dall’Alto Adige ed è stata aggiunta una persona per Roma Capitale. Pedroni, noto per la lunga tradizione di famiglia per la produzione di Aceto Balsamico tradizionale di Modena, si dice onorato di rappresentare l’Emilia Romagna e pensa ad un futuro in cui si possano trovare sinergie tra regioni, sulla scia dell’Expo. “Abbiamo parlato tra di noi (i personaggi delle statuine, ndr) - spiega Pedroni - per ricercare possibili azioni comuni, di unirci e di realizzare una campagna mediatica per promuovere le persone, le aziende, il gruppo e l’Italia”. dalle province modena “Università dell’agricoltura a Villa Sorra” Cla. Fe. MODENA - Per due volte, a distanza di pochi giorni, il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha fatto tappa nel modenese per alcuni eventi promossi sul territorio. Il primo appuntamento è stato a Manzolino di Castelfranco Emilia dove è stato organizzato un convegno sulla canapa da fibra per uso industriale. Da anni la canapa sta suscitando interesse tra gli agricoltori perché è una pianta che migliora la struttura del terreno e può entrare negli avvicendamenti colturali. Il nodo tuttavia è la creazione di una filiera efficiente, in grado di dare risultati economici ai produttori. Di questo tema se n’è parlato in occasione dell’iniziativa chiamata Vivere Verde dove l’on. Alessandra Terrosi ha presentato i tratti salienti del Disegno di legge Canapa, evento concluso dal ministro Martina. Presenza invece solo ‘telefonica’ per il ministro del Dicastero agricolo in occasione della serata dal titolo “Creare un’identità, rigenerare un territorio e vendere tipicità”, promossa nell’ambito degli eventi legati all’Expo organizzati alla Palazzina Vigarani di Modena. Insieme al presidente della Regione Stefano Bonaccini, lo chef Massimo Bottura (che ha curato il ciclo di incontri “Vieni È la dirompente proposta lanciata dallo chef Massimo Bottura al Ministro Martina e alle istituzioni modenesi presto discuteremo dei nostri sistemi di fare agricoltura”. Bonaccini ha sottolineato il grande valore della regione con i suoi 41 prodotti Igp e Dop mentre il sindaco Muzzarelli ha ricordato gli eventi a Milano insieme alla famiglia Pavarotti per promuovere la via con me”), l’assessore regionale all’agricoltura, caccia e pesca Simona Caselli e il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, Martina si è messo in contatto telefonico per parlare di cibo e tipicità. Martina ha ribadito la sua collaborazione in merito al World Food Innovation Forum, piattaforma internazionale che verrà lanciata a settembre e intende portare avanti le strategie per la competitività delle imprese e delle filiere produttive. “Ne ho parlato con il sindaco Muzzarelli – ha detto il ministro al telefono -– e Estesa l’Igp ad altre varietà di ciliegia Fini (Cia): “Ora i produttori di Vignola hanno una ulteriore opportunità per far valere un prodotto di eccellenza sui mercati internazionali MODENA - “È veramente una bella notizia, quella dell’estensione dell’Igp, Indicazione geografica protetta per la Ciliegia di Vignola, se pur giunta a campagna inoltrata. Ora però i produttori hanno una ulteriore opportunità per far valere un prodotto di eccellenza sui mercati nazionali ed internazionali, sempre più agguerriti e che cercano di erodere spazi di mercato alle nostre rosse, come la Turchia, ad esempio, che con 500 mila tonnellate all’anno si configura come il principale produttore europeo”. È il commento di Cristiano Fini, presidente della Cia di Modena, alla notizia della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale europea dell’elenco delle varietà incluse nel disciplinare. “Sono una dozzina le varietà che entrano nel paniere Igp – ricorda Fini – in un comprensorio produttivo della ciliegia tipica di circa 700 ettari. Si tratta di 28 comuni nelle provincie di Bologna e Modena, ma le superfici iscritte all’Igp sono 400. L’allargamento dà lustro anche al territorio vignolese, un ‘prodotto’ che dobbiamo vendere sempre di più e che gli agricoltori contribuiscono a valorizzare con le colture di qualità. Per questo l’utilizzo del marchio comunitario si conferma una risorsa per i cerasicoltori di Vignola, adesso e in futuro, che ci devono credere, puntando sulla marchiatura dell’Igp”. L’annata 2015 potrebbe essere ricordata come una delle migliori in termini di qualità “anche se incombe sempre l’incognita di possibili piogge prolungate e l’invasività di un moscerino che da alcuni anni ha fatto la sua comparsa nei ceraseti e che in determinate condizioni può compromettere il frutto - conclude Fini - ma fatti i debiti scongiuri l’annata sembra discreta”. “modenesità”. Il patron dell’Osteria Francescana ha esordito dichiarandosi “ al fianco dell’indirizzo enogastronomico Spallanzani di Castelfranco, dove adesso c’è la lista di attesa. In quell’istituto si devono creare dei futuri agricoltori che sappiano produrre Parmigiano eccellente, frutto di un processo di preparazione del prodotto e di chi lo fa”. Poi in conclusione ha avanzato una proposta – richiesta a Martina: “lanceremo insieme il progetto dell’università dell’agricoltura a Villa Sorra”. Agricatering presentato a Maranello MARANELLO (Modena) - Una festa contadina sull’aia è stata l’occasione per divulgare il progetto ‘Agricatering’ di Donne in Campo nazionale. A presentarlo Sofia Trentini, presidente di Donne in Campo dell’Emilia Romagna, assieme a Roberta Roncarati dell’associazione (Donne in Campo Modena). 15 dalle province rimini Nuovo mercato degli agricoltori a Novafeltria RIMINI - Da lunedì 8 giugno, nell’amL’iniziativa in Alta Valmarecchia bito dell’antico mercato settimanale di fortemente Novafeltria, è iniziato il mercato degli voluta da Cia, agricoltori dell’Alta Valmarecchia, per Coldiretti e iniziativa dell’Amministrazione comuAmministrazione nale di Novafeltria e con la collabocomunale razione della Confederazione italiana agricoltori di Rimini e Coldiretti. Nell’ambito di una semplice e breve cerimonia di inaugurazione, alla presenza dei presidenti provinciali di Cia, Lorenzo Falcioni, e Coldiretti, Giuseppe Salvioli, l’assessore alla Cultura e Urbanistica del Comune di Novafeltria, Gianluca Bernardi Fabbrani, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa, per “offrire ai consumatori la possibilità di acquistare, direttamente dai produttori agricoli, prodotti di qualità e a Km 0 e per potenziare il ruolo commerciale di Novafeltria”. A dire tutta la verità si è trattato di un parto lungo e difficile, complicato dall’incomprensibile ostracismo delle rappresentanze di altre categorie economiche (commercianti ed artigiani) che hanno dimostrato ancora una volta scarsa visione, limitandosi a cercare di voler tutelare piccoli interessi individuali di qualche loro operatore, sacrificando l’interesse collettivo. 16 Da tempo infatti le categorie economiche condividono, tra gli obiettivi di mandato della Camera di commercio (casa delle imprese!), che la promozione e lo sviluppo di un territorio passi per progetti integrati tra l’intero tessuto economico e produttivo. A maggior ragione in un contesto di montagna, l’agricoltura deve essere asse strategico e volano per l’economia, opportunità per i giovani imprenditori che solo in una prospettiva di sviluppo sono incentivati a restare in quel contesto (in questo caso si parla del comprensorio dei sette comuni dell’Alta Valmarecchia). Non è certo con la tutela di piccoli interessi individuali e la conservazione di rendite di posizione che si promuove l’economia di una vallata che, per paesaggio e beni storico-culturali, non ha nulla da invidiare a territori evoluti. Cia e Coldiretti hanno condiviso con l’Amministrazione comunale un disciplinare serio e assolutamente garantista per il consumatore, che prevede la commercializzazione delle sole produzioni proprie, al fine di evitare derive puramente commerciali in cui spesso anche gli agricoltori cadono. Hanno individuato 12 produttori, quasi tutti della Valmarecchia, di frutta e verdura di stagione, formaggi, miele e derivati dall’apicoltura, vino, olio, confetture e salumi per offrire ai consumatori la possibilità di acquistare, direttamente dai produttori agricoli, prodotti di qualità e del territorio, potenziando il ruolo di un mercato e di un comune che è riferimento per tutta la provincia. Con tale iniziativa si completa quello che da anni per Cia Rimini è l’obiettivo della creazione di un vero e proprio circuito dei mercati agricoli diffuso in tutta la provincia, da nord a sud (Bellaria e Cattolica), lungo la costa (Rimini, Riccione) come nell’entroterra (San Giovanni in Marignano, Verucchio, Santarcangelo e Novafeltria) oltre alle iniziative su aree private Gros e Sgr di Rimini. Si tratta di una importante opportunità per le numerose aziende agricole dedite alla vendita diretta (oltre un centinaio rappresentate dalla Cia) e al tempo stesso di una importante innovazione in campo turistico nella rappresentazione di un settore produttivo di eccellenza che è strategico per mettere in vetrina i valori storico culturali, di paesaggio e di bellezza che sono indispensabili per destagionalizzare l’offerta turistica e produrre economia 12 mesi all’anno. Il mercato di Novafeltria si svolge in via Cesare Battisti, ogni lunedì, dalle 7 alle 14, fino a novembre 2015; riprenderà nella primavera 2016. dalle province imola Cgil e Cia ai “Martedì del Lavoro” A.G. IMOLA - Si è parlato di agricoltura nel quarto e ultimo incontro dell’iniziativa “I Martedì del Lavoro, laboratorio di idee” organizzata dalla Cgil di Imola. Accanto al segretario generale del sindacato imolese, Paolo Stefani, il presidente della Cia di Imola, Giordano Zambrini, il copresidente dell’Alleanza delle Cooperative italiane, Giovanni Bettini e il direttore di Astra Srl, Vanni Tisselli. Zambrini ha riflettuto sullo scenario agricolo nazionale e sulla globalizzazione del mercato, precisando che “sul nostro territorio ci vorrebbe maggiore collaborazione fra le realtà professionali, ormai non ha più senso avere 3.000 aziende del comprensorio imolese e quattro associazioni (Cia, Coldiretti, Copagri, Unione agricoltori), la rappresentanza è frammentata, bisognerebbe presentarsi uniti davanti alla Gdo. Occorre poi capire lungo la filiera come distribuire i valori e bisognerebbe riprendere la cultura del lavoro: abbiamo perso una professionalità che richiede un nuovo percorso di formazione, ma questo lo possiamo fare solo se abbiamo le idee chiare su quello che può essere la redditività dell’ortofrutta. Il settore agricolo vuole regole ben precise e porsi a livello internazionale, soprattutto con i Paesi europei, per vedere di definire tutti i flussi del commercio all’esportazione”. In tutti gli altri interventi è stata evidenziata la necessità di mettere al centro dell’interesse, e a complemento del Aiuti ai giovani: le novità in un convegno IMOLA - È stato presentato in questi giorni il Programma regionale di sviluppo 2014-2020 della Regione Emilia Romagna. Obiettivo del nuovo Psr (Piano sviluppo rurale) l’agricoltura come volano di uno sviluppo di qualità e sostenibile per un intero territorio. L’operazione, in particolare, sostiene il primo insediamento dei giovani in agricoltura attraverso l’elargizione di un premio da utilizzare integralmente per lo sviluppo della propria azienda. Cambia orario La Spesa in Campagna IMOLA - Proseguono con successo gli appuntamenti con La Spesa in Campagna, il mercatino di prodotti agricoli promosso dalla Cia di Imola che si svolge tutti i martedì, escluso i giorni festivi, nel parcheggio dell’area commerciale di Via Zello (proprio davanti alla Floridea Garden di Flaviana Mirri) e tutti i giovedì nel parcheggio di via Di Vittorio angolo Via Fanin 7/A, fino al 29 ottobre. Però da martedì 16 giugno (a Zello) e giovedì 18 giugno (a Imola) cambiano gli orari per favorire ulteriormente la spesa. Le vendite inizieranno, infatti, alle ore 17 (anziché alle ore 16.30) e termineranno alle ore 19.30 (anziché alle ore 19). Per raccontare nei dettagli le opportunità dedicate ai più giovani e per presentare i nuovi servizi offerti dalla Cia di Imola per l’avviamento delle imprese e per l’assistenza creditizia e finanziaria, è stato organizzato martedì 9 giugno un convegno dal titolo: “Aiuti all’avviamento di impresa per i giovani in agricoltura - Programma di Sviluppo rurale 20152020 dell’Emilia Romagna - Misura M06 Sviluppo delle aziende agricole e delle imprese. Interventi di Giordano Zambrini, presidente Cia imolese; Roberto Pesaresi, della Bbc ravennate – imolese; Filippo Danese e Elena Lelli, Ufficio consulenza Cia Imola; Claudia Orlandini, assessorato Agricoltura Regione Emilia Romagna. Moderava la giornalista Alessandra Giovannini. settore, l’ulteriore valorizzazione del patrimonio territoriale e dei prodotti, la salvaguardia dei terreni agricoli, l’innovazione varietale, il miglioramento della qualità sanitaria e organolettica per migliorare la competitività delle aziende e per trovare modelli di sviluppo adatti alle diverse realtà aziendali. La Cia alla Fiera del Santerno IMOLA - Anche la Cia di Imola ha partecipato alla 5ª edizione della Fiera Agricola del Santerno (19 – 21 giugno). L’iniziativa è stata organizzata dal Comune di Imola congiuntamente al Consorzio utenti Canale dei Molini, in collaborazione con le associazioni agricole. La Cia imolese, presente con un proprio spazio, ha presentato il Progetto Europa dedicato agli imprenditori (agricoltori compresi) per la gestione dei progetti finanziabili dai Fondi europei, il nuovo servizio di assistenza creditizia e finanziaria per i propri soci e non solo e la Carta dei Valori che viene consegnata a tutti i soci della Cia e che permette di beneficiare di numerose convenzioni stipulate dall’associazione imolese con le realtà commerciali e professionali del Comprensorio. flash Chiusura uffici nel priodo estivo Castel del Rio: chiusura mesi di agosto e settembre. Riapertura il 30 settembre. Mordano: nei mesi di agosto e settembre aperti lunedì 17 agosto e lunedì 14 settembre. Di nuovo settimanale dal 28 settembre. Fontanelice: sospeso il venerdì pomeriggio dal 17 luglio al 25 settembre compresi, rimane invariata la presenza del venerdì mattina. Castel San Pietro Terme: il mercoledì è sospeso dal 22 luglio al 23 settembre compresi, rimane invariata l’apertura del lunedì mattina. Nella settimana di Ferragosto gli uffici di Imola saranno chiusi al pubblico. Garantita l’assistenza per alcune tipologie di interventi non rinviabili (esempio: denuncie infortuni agricoli, manodopera agricola, anagrafe zootecnica, ecc.), con reperibilità telefonica ai seguenti numeri: 335-1354751 e 349-8461536. 17 dalle province ferrara L’AgriCatering debutta in Castello FERRARA – Bocconcini di zucchine al formaggio, tartine al pesto di fave, formaggi serviti con miele e marmellate rigorosamente artigianali, spiedini di fragole e la tipica ciambella ferrarese. Sono solo alcune delle delizie proposte venerdì sera (29 maggio ndr) nel corso dell’aperitivo “Filiera corta, un’alternativa possibile?” organizzato da Donne in Campo Emilia Romagna in collaborazione con Cia Ferrara, nel corso del Festival dei Diritti. Un gustoso debutto, molto apprezzato dal pubblico, per il nuovissimo servizio di AgriCatering – un progetto nazionale di ristorazione con prodotti di stagione di alta qualità e legati alla filiera corta - che le imprenditrici agricole di Ferrara sperano di mettere presto a regime anche nel nostro territorio. Venerdì sera, dunque, un aperitivo “sperimentale” non solo per testare il servizio e la sua organizzazione, ma anche per ragionare sulle molte possibilità di reddito che questo progetto può portare all’imprenditoria agricola femminile. L’AgriCatering potrebbe, infatti, contribuire fortemente al reddito delle aziende agricole ferraresi: sia per quelle già orientate alla multifunzionalità – che svolgono attività di agriturismo e vendita diretta – sia per le aziende tradizionali che potranno fornire i prodotti a questa “filiera corta del gusto”. Anche per questa prima offerta enogastronomica sono state coinvolte molte aziende associate Cia del territorio di Ferrara - e in parte Ravenna - per garantire prodotti freschi e di stagione: l’Azienda agricola Fondo Boschetto di Silvia Cavicchi a Fossanova ha fornito frutta e verdura di stagione; la Società agricola Paganini di Mesola le carote; l’Azienda agricola di Generino Rolfini di Comacchio gli asparagi; la Società agricola di Massimo Piva e Rossella Milani di Jolanda di Savoia l’ottimo riso del Delta e poi Valter Romanini di Cassana il suo miele biologico, l’azienda agricola Settefonti di Stefania Malavolti di Casola Valsenio di Ravenna i formaggi ed Emma Bolognesi di Portoverrara i salumi. Le imprenditrici di Donne in Campo Cia hanno poi trasformato questi ingredienti d’eccellenza in piatti semplici ma deliziosi, grazie a un patrimonio di ricette ed esperienza “contadina”, rivisitate con un tocco di originalità da chef. “L’associazione Donne in Campo, con il contributo delle aziende di Cia Ferrara 18 In occasione dei Festival dei Diritti un aperitivo con prodotti della filiera cortissima proposto e organizzato da Donne in Campo Emilia Romagna con la collaborazione di Cia Ferrara – ha spiegato Sofia Trentini, presidente regionale dell’associazione – ha voluto testare stasera questo servizio di AgriCatering e direi che è stato un vero successo. È stata una prima uscita “sperimentale” che ci ha reso consapevoli del grande sforzo organizzativo e della necessità di testare ulteriormente il servizio. Il nostro obiettivo è farla diventare un’attività di ristorazione continuativa, a disposizione di chi vorrà un catering di prodotti tipici di qualità. Ma non si tratta di un catering come un altro. Chi sceglierà l’AgriCatering di Donne in Campo, sceglierà anche di valorizzare la cultura rurale e la biodiversità locale, con un occhio attento verso l’ambiente, che sarà preservato grazie all’utilizzo di prodotti della filiera cortissima e di materiali biodegradabili”. Nuovi Psr: si riparte dai giovani e dall’innovazione Soddisfazione da parte di Cia Ferrara con qualche preoccupazione per un possibile eccesso di burocrazia FERRARA – “Con l’arrivo della “Comfort Letter” da parte dell’Unione europea lo scorso 8 maggio – spiega Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara - la Regione Emilia Romagna, dopo il complesso iter di approvazione e il ritardo di quasi un anno, è una delle prime quattro in Italia a partire con i bandi. Un inizio promettente che dà il via a una vera e propria sfida contro la crisi del settore agroalimentare che occorre vincere attraverso un rilancio globale, un cambio di marcia nei confronti di temi fondamentali come competitività, innovazione, rispetto dell’ambiente e sostenibilità. Per la nostra associazione è un fatto davvero importante e significativo che la Regione Emilia Romagna rivolga i primi bandi ai giovani fino ai 40 anni che sono già imprenditori agricoltori o vogliono iniziare un nuovo percorso imprenditoriale. Per loro ci sarà un aiuto che potrà arrivare anche a 50.000 euro per le aziende che si trovano in zone considerate “svantaggiate” come sono alcune aree del Basso Ferrarese. Senza addentrami troppo nelle specifiche dei bandi che la Regione sta mettendo a punto, abbiamo apprezzato alcune condizioni ritenute necessarie per ricevere gli aiuti, come il grado di specializzazione del giovane agricoltore. leggi tutto su www.agrimpresaonline.it Condifesa: la lista Cia, Confagricoltura e Copagri fa il pieno di delegati FERRARA – Nel corso delle elezioni per scegliere i delegati di Condifesa la coalizione di Agrinsieme – lista 1 di Cia, Confagricoltura e Copagri – ha fatto il pieno di voti e di delegati: 192 contro gli 80 della lista 2 di Coldiretti. Un segnale importante dei soci delle tre associazioni dopo il passo indietro di Coldiretti delle scorse settimane e il mancato accordo per la gestione del Consorzio di Difesa. «A vincere - afferma con soddisfazione Agrinsieme - è un’agricoltura che vuole evolvere e non rimanere ferma agli interessi particolari e di parte. Condifesa non doveva essere territorio di scontro perché è un patrimonio di tutti gli agricoltori e proprio per questo ci impegneremo a svilupparlo e a renderlo innovativo per il bene di tutte le imprese.» dalle province forlì-cesena La salute di noi tutti: quali obiettivi per la nuova azienda sanitaria della Romagna Pievesestina di Cesena (Forlì-Cesena) - Il 30 maggio scorso, a Pievesestina di Cesena, l’Anp Cia di Ravenna Forlì Cesena e Rimini ha affrontato con i massimi vertici dell’Ausl Romagna i temi della riorganizzazione della sanità in una nuova dimensione di area vasta in un convegno dal titolo “la salute di tutti noi: quali obiettivi per la nuova azienda sanitaria della Romagna”. Ha aperto i lavori Wiliam Signani presidente dell’Anp di Ravenna partendo dalla rappresentatività dell’Anp Cia in Romagna: 20% delle aziende agricole a livello nazionale e in questa parte del territorio romagnolo (Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna) oltre 7.500 aziende, fra titolari e coadiuvanti con 14.500 deleghe pensionati. Dopo aver ribadito l’assenso al percorso dell’area vasta intrapreso, ha messo in flash Samuele Amadei confermato referente di zona di Faenza FAENZA (Ravenna) - La giunta del 27 maggio scorso ha deliberato la conferma di Samuele Amadei quale referente della zona di Faenza. Tutta la Cia di Ravenna si congratula con Samuele ed invia i migliori auguri di buon lavoro. evidenza le problematiche di maggiore interesse: superamento delle liste di attesa; dislocazione delle case della salute; ottimizzazione dell’utilizzo dei macchinari ad alte tecnologia; riorganizzazione dei dirigenti e degli apparati amministrativi. In particolare ha messo in evidenza: le esenzioni per motivi di reddito, l’autocertificazione, le fasce di reddito, l’applicazione delle fasce di reddito per assistenza specialistica ambulatoriale, l’applicazione delle fasce di reddito per farmaceutica, le esenzioni per patologia, le esenzioni per invalidità e accesso al Pronto Soccorso. È poi intervenuto Paolo Lucchi, sindaco di Cesena e presidente della conferenza territoriale e sociale e sanitaria della Romagna che ha illustrato gli obiettivi di mandato: ridefinizione della rete assistenziale e ospedaliera; implementazione dei servizi territoriali attraverso i nuclei di cure primarie e case della salute; assicurare condizioni di prossimità; valorizzare le specificità del territorio ed i distretti socio sanitari; mettere in valore i servizi d’eccellenza, realizzare la piena integrazione dell’Ausl Romagna e dell’Irst di Meldola. A seguire Franco Falcini, direttore amministrativo dell’Ausl unica della Romagna ha tecnicamente motivato le scelte fin qui adottate e tracciato i modelli organizzativi futuri, per migliorare gli standard di qualità dei diversi servizi erogati anche a seguito dell’evoluzione delle caratteristiche della popolazione. Ha concluso i lavori Antonio Dosi vice presidente nazionale della Cia che ha ribadito le esigenze del mondo rurale in tema di servizi sanitari ed il contributo che, come organizzazione del lavoro autonomo, l’Anp Cia può dare in un rapporto franco di dialogo con le Istituzioni per creare, ognuno per il ruolo che rappresenta, quel collante che permette di gestire al meglio un territorio così complesso e vasto, in particolare su un tema particolarmente sensibile. reggio emilia Forte crescita della raccolta rifiuti nel 2014 in provincia di Reggio Emilia REGGIO EMILIA - È quanto emerso nel corso della riunione tenutasi nei giorni scorsi in Provincia tra i sottoscrittori dell’Accordo di programma che hanno promosso la raccolta: associazioni agricole (tra le quali la Cia), Consorzio fitosanitario, Iren Emilia, Sabar e la stessa Provincia. Complessivamente lo scorso anno sono state raccolte 1.263 tonnellate di rifiuti agricoli, 39 dei quali catalogati come pericolosi (come bat- terie al piombo, olii esausti, neon). In particolare, nel bacino Iren sono state raccolte complessivamente 816 tonnellate, 447 nel bacino Sabar. Le tipologie vanno dai rifiuti plastici ai contenitori di fitofarmaci vuoti e bonificati, agli imballaggi in carta e cartone, plastica e vetro, filtri d’olio ecc. Il servizio di raccolta dei rifiuti agricoli promosso dalla Provincia di Reggio Emilia si articola con tre modalità: servizio di raccolta presso il domicilio aziendale (porta a porta); conferimento alla cooperativa agricola che ha organizzato per i propri soci il deposito temporaneo previsto dalla Legge 35/12; conferimento diretto da parte dei produttori agricoli al gestore pubblico (gli impianti di Iren Ambiente in via dei Gonzaga 46 a Reggio e di Sabar in via Levata 64 a Novellara). La raccolta dei rifiuti agricoli nella provincia di Reggio Emilia è partita nel 1998 con la sottoscrizione del primo Protocollo d’intesa tra le stesse associazioni agricole, Consorzio fitosanitario, Iren (allora Agac) e Sabar. Da allora, è cresciuta in maniera costante fino al vero e proprio boom registrato nel 2014, con un quantitativo doppio rispetto all’anno prima, grazie all’impegno delle imprese agricole, all’efficienza del sistema di raccolta e delle semplificazioni amministrative previste nel campo della gestione dei rifiuti agricoli. 19 dalle province parma-piacenza “Psr, bene priorità a giovani e produzioni sostenibili” PARMA - È stato un appuntamento importante quello di venerdì 12 giugno, che ha visto tutto il mondo agicolo parmense partecipare alla presentazione del nuovo Piano di sviluppo rurale dell’Emilia Romagna. L’assessore all’Agricoltura della Regione Simona Caselli, ne ha illustrato i contenuti, le novità e i primi bandi, tra i primi ad essere operativi in Europa dopo un complesso iter di quasi 2 anni. Il nuovo strumento è stato presentato indicando tre principali linee guida: la competitività, la sostenibilità e l’internazionalizzazione. Le risorse in campo sono ingentissime: oltre 1,1 miliardi di euro da qui al 2020, di cui 500 milioni stanziati dalla Regione. “Gli obiettivi sono ambiziosi - ha sostenuto la presidente della Cia Ilenia Rosi - e non possiamo che condividerne le priorità, in particolare il ruolo dei giovani a cui vanno circa 100 milioni di euro, le produzioni sostenibili e di qualità, con l’obiettivo di arrivare a un 20% di biologico e la salvaguardia delle aree rurali con problemi di sviluppo. Altra importante fetta del monte spese è stata destinata al potenziamento della banda larga poiché, oltre ad essere uno strumento imprescindibile per la vita di tutti i giorni, occorre recuperare in Emilia Romagna uno dei contesti più arretrati Il commento del presidente della Cia parmense Ilenia Rosi d’Europa sotto questo punto di vista”. Proprio sul ruolo essenziale dei giovani abbiamo voluto sentire un primo commento di Saverio Delsante, coordinatore Agia di Parma. “Già dalla tavola rotonda preliminare organizzata dal delegato all’agricoltura Claudio Moretti presso la Provincia di Parma all’inizio di maggio, avevo avuto l’impressione che l’assessore Caselli avesse idee molto chiare sul percorso e sugli obiettivi della nostra agricoltura. Obiettivi importanti, ambiziosi, lungimiranti ma soprattutto assolutamente necessari per il futuro della nostra agricoltura. Il Psr dedica una buona parte delle risorse all’insediamento dei giovani, però probabilmente il premio di 30.000 euro è inferiore alle aspettative, soprattutto in considerazione dell’introduzione dello standard output con tetto massimo di 250.000 euro, direi troppo penalizzante per le nostre realtà. Preciso, per esempio, che un giovane, Sui temi alimentari ed export nasce il tavolo permanente “allevamenti” Il commento positivo della Cia parmense: “siamo per uno strumento snello e collaborativo in grado di evitare inutili accanimenti burocratici” PARMA - È un’intesa a sei quella firmata in giugno tra l’Azienda Usl e le associazioni di categoria agricola, in tema di sicurezza alimentare ed export. Un’intesa che ha portato a Parma alla costituzione di un Tavolo permanente di confronto nel settore allevamenti. Oltre alle tre organizzazione agricole e all’Azienda sanitaria locale ne faranno parte Confcooperative e l’associazione regionale allevatori. Questi gli obiettivi al centro dell’intesa: la qualità e la sicurezza delle produzioni zootecniche, con attenzione alla semplificazione delle procedure, in particolare per quanto riguarda l’export. Gli scopi del tavolo possiamo riassumerli in tre importanti questioni: 1) Assicurare che il “sistema Parma” risponda agli standard di sicurezza alimentare dell’Unione europea, ma anche dei Paesi verso cui si esporta; 2) instaurare un rapporto di fiducia e collaborazione reciproca attraverso interventi portati avanti in maniera equa e trasparente; 3) garantire che il sistema dei controlli non determini carichi burocratici ripetitivi e spesso inutili. Su questi temi sarà reso operativo un comitato consultivo con funzioni di indirizzo, affiancato da un comitato tecnico con compiti funzionali e informativi verso la struttura sanitaria e gli stessi allevatori. 20 decidendo di insediarsi nell’azienda di famiglia che alleva 100 capi di bovine da latte e coltiva 10 ha di erba medica, è già automaticamente escluso dal premio di insediamento. Questo ritengo sia assurdo”. Il nuovo Piano di sviluppo rurale sarà dunque uno strumento non solo di aiuto economico, ma - come ha spiegato la Caselli - “punterà sull’ innovazione nell’offerta dei prodotti agricoli, in particolare verso l’estero, con misure rivolte alla cooperazione e alle filiere orientate ai mercati emergenti”. “Una sfida che mette in primo piano il ruolo essenziale delle banche - ha concluso l’assessore provinciale Claudio Moretti - con le quali siamo impegnati ad aprire un serio tavolo di confronto”. Novità nella bonifica: chi più utilizza più paga PARMA - A metà giugno il Consorzio di bonifica Parmense ha presentato alle tre associazioni agricole locali il nuovo “Piano di classifica”. In premessa diciamo che per terreni ed immobili ci sono delle novità nel riparto dei costi. Le novità possiamo condensarle in un concetto chiave espresso dal direttore Luigi Spinazzi: “abbiamo condiviso la necessità di una più equa redistribuzione degli oneri attraverso un criterio più democratico, per cui a fronte di maggiori benefici avremo tariffe più alte”. Una necessità legata anche all’abolizione del contributo di bonifica per importi inferiori ai 15 euro e all’estensione delle aree soggette a difesa idrogeologica. Sono stati inoltre aggiornati i parametri di beneficio di scolo in pianura dovuti all’entrata in servizio di nuovi impianti di sollevamento. dalle province reggio emilia L’agricoltura a presidio del territorio REGGIO EMILIA - L’agricoltura è il presidio fondamentale del territorio, ed il “lavoro dell’agricoltore è governo quotidiano del territorio, che si farebbe anche meglio se a questi veri e propri custodi fosse riconosciuto un ruolo di protagonisti in questo presidio, cosa che invece non trova riscontro nella cultura corrente e nella prevalenza di subculture politico-burocratiche”. È la considerazione di fondo con la quale il presidente nazionale Cia Secondo Scanavino ha concluso l’Assemblea annuale dell’associazione reggiana, tenuta il 16 giugno presso la sede di Dinamica Reggio Emilia. Territorio, uso e consumo, era il tema della mattinata, declinato sotto vari aspetti, sotto la regia del presidente provinciale Cia Antenore Cervi. Un territorio che ha conosciuto dagli anni 50 del 900 ad oggi un profondo degrado, con una massiccia sottrazione di suolo all’agricoltura per destinarlo a fini più proficui sul piano monetario immediato, ma con un corollario di problemi che nel tempo presentano il conto, ed è salato! I dati del rapporto Ispra sul ‘consumo’ di suolo – sintetizzati da Roberta Rivi della Cia reggiana – danno il senso di una progressione distruttiva che sembra inarrestabile: se negli anni ’50 il suolo consumato (nel senso di direttamente impermeabilizzato) era al 2,9%, nel 2014 – dice il rapporto – è stato toccato il 7%. Tra le regioni l’Emilia Romagna si colloca appena sopra la media con il 7,3%, non fosse che è prima per rischio idraulico, avendo ben 100 mila ettari di territorio su cui pende questa spada di Damocle. La provincia di Reggio poi, si colloca dietro la sola Rimini, con un consumo pari al 9,6%. Tra i comuni della provincia reggiana ci sono casi eclatanti: se infatti Reggio città fa segnare un robusto 18%, sopra ci sono Casalgrande al 24,6, Rubiera al 21,1 e Cavriago al 20,9. In generale, il consumo è molto intenso nei comuni della pianura e pedecollina, scende sotto le medie nazionali in montagna, con il crinale che resta quasi vergine (Collagna 1,6, Ligonchio 1,7). Ma quella fatta dalla Rivi non è una classifica per distinguere buoni e cattivi: “I fattori che hanno favorito questa proliferazione edificatoria dipendono da un insieme di fenomeni economici, politici e sociali connessi alla scarsa (o, paradossalmente, pletorica) regolamentazione urbanistica, all’elevata discrepanza tra la redditività dell’edilizia e quella agricola, oltre ad aspetti socio-culturali”, che hanno considerato in sostanza il territorio agricolo come riserva disponibile per l’espansione urbana, che però non ha più alcuna relazione con l’andamento demografico. Però nell’ultimo decennio sono cambiate convenienze e sensibilità, quindi il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi ha potuto portare, con il proprio saluto, l’esempio della “variante in riduzione” al Psc del comune capoluogo, che sta dando risultati assai superiori alle aspettative nella riclassificazione ad agricoli di terreni già dichiarati edificabili. E per il prossimo futuro ha prospettato un progetto pilota che nasca da un accordo di programma, per la gestione degli spazi verdi urbani e periurbani. Un importante contributo è poi venuto dall’architetto Ugo Baldini, presidente della Caire urbanistica (Coop architetti ed ingegneri Reggio Emilia) una società con una consolidata esperienza nello studio del territorio rurale (ultima fatica l’aggiornamento dell’Atlante nazionale del territorio rurale, eseguita per conto del Ministero). Da Baldini sono venute utili indicazioni sulle strade possibili La Cia di Reggio Emilia ne ha approfondito gli aspetti nel corso della sua Assemblea annuale, con interventi di Cervi, Vecchi, Rivi, Baldini, conclusa dal presidente nazionale Secondo Scanavino – I dati sul ‘consumo di suolo per mettere un freno ed un rimedio al degrado del territorio, fenomeno che ha quantificato come segue: se nel ’61 il 92% del territorio nazionale e l’83,7% di quello emiliano romagnolo erano governati (ovvero si eseguivano cure colturali e manutenzione da parte degli agricoltori), nel 2010 siamo scesi al 56,7% del territorio nazionale ed al 61,5% di quello regionale. Un degrado impressionante che investe particolarmente le zone più disagiate di montagna, cui si può cercare rimedio ripristinando il ‘governo’ del territorio con le pratiche adeguate, attraverso accordi con gli agricoltori ancora presenti su quei territori, o con cooperative sociali e di comunità. Infine un compito importante lo ha la politica: che deve rivedere i modi di produrre e di fare economia, precisando i rapporti tra bisogni, risorse ed ambiente. Un contesto nel quale l’agricoltura riacquisterà protagonismo e maggiori priorità. AUTOMOTOR srl Via Chizza,5/a Loc.Croce del Gallo– 46029 SUZZARA/MN Tel 0376 536031 – Fax 0376 530105 [email protected] www.automotorsuzzara.it seguici su 21 dalle province bologna Pulizia dei fossi, Bentivoglio istituisce un registro delle imprese agricole BENTIVOGLIO (Bologna) – Il Comune di Bentivoglio ha recentemente comunicato ai propri cittadini la necessità di mantenere puliti e correttamente sfalciati i fossi di scolo, le banchine stradali e, se presenti, alberi e arbusti le cui fronde possano pregiudicare la visibilità. Questo sia per evitare l’ostruzione di fossi e canali che per questioni di sicurezza stradale. Alla luce di questa disposizione il Comune sta istituendo un registro delle imprese agricole (singole od associate) disponibili ad eseguire per conto di soggetti privati le sotto indicate prestazioni: 1) pulizia e falciatura dei fossi di scolo, comprese nei terreni di privata proprietà pubblica, i canali di sgrondo, e la pulizia degli imbocchi intubati; 2) manutenzione costante di siepi, fronde, rami nei terreni di privata proprietà che pregiudichino visibilità e sicurezza delle pubbliche vie. Salvo diverso accordo tra i privati o avverse condizioni atmosferiche le prestazioni andranno eseguite almeno due volte l’anno (entro il 30 aprile ed entro il 15 ottobre). Il registro ha carattere “aperto”, ovvero le aziende agricole interessate potranno iscrivervisi in qualsiasi momento, requi- La bonifica Renana potenzia le attività in collina e montagna CASTEL D’AIANO (Bologna) – Lo scorso 25 maggio, all’interno del ricco programma della Settimana della bonifica 2015, la Bonifica Renana ha presentato agli amministratori locali le attività svolte dal consorzio nell’Appennino bolognese. La mattinata, che ha visto tra gli altri la partecipazione del Ministro dell’ambiente Gianluca Galletti, è stata aperta della visita guidata al ripristino delle briglie in alveo del torrente Aneva ed è proseguita con il taglio del nastro dell’intervento di sistemazione ambientale di tutta l’area fruibile delle celebri grotte di Labante, antica cava etrusca di travertino, che oggi rappresenta la principale attrazione turistica della vallata. Nel 2014 la Renana ha realizzato 89 progetti in area collinare e montana, con un investimento diretto del consorzio pari a 2,4 milioni di euro, a cui va aggiunta la progettazione preliminare di ulteriori 2 milioni di euro di interventi. A ciò si sommano i 210 sopralluoghi realizzati su chiamata nel comprensorio montano bolognese. “Questo è il genere di intervento che piace al Ministero dell’Ambiente – sottolinea il Ministro Galletti – dove alla tutela e alla protezione del rischio idrogeologico si coniuga la valorizzazione di luoghi incantevoli come questo, dall’alto potenziale turistico. Perché quando un territorio è fruito e non abbandonato è più facile contrastare il dissesto”. Infine il Ministro ha annunciato che per la fine di giugno verranno stanziati diversi milioni alla Città metropolitana di Bologna, per contrastare il dissesto idrogeologico. 22 sito vincolante è essere iscritti alla Camera di commercio. Gli operatori economici interessati possono presentare la propria manifestazione di interesse all’inserimento nel registro rivolgendosi presso il Comune di Bentivoglio, Piazza dei Martiri per la Libertà 2, a Bentivoglio (Bo). flash Ultima ora Frodi vino, sequestrati 310 mila ettolitri di vino da Guardia di Finanza e Mipaaf nel bolognese Cia Emilia Romagna: “Bene operazione, queste truffe danneggiano le tasche dei vitivinicoltori onesti e gettano fango sul settore e sulle eccellenze regionali” DALLA REDAZIONE - “I vini emiliano romagnoli fanno gola e alimentano frodi che sono intollerabili: bella operazione della Guardia di Finanza e dell’Ispettorato repressioni frodi del Dicastero agricolo che hanno stroncato un malaffare di diversi milioni di euro”. È il commento della Cia Emilia Romagna che sottolinea l’importanza dei controlli a tutela della produzioni vinicole di eccellenza emiliano romagnole. Le forze dell’ordine hanno effettuato un sequestro dal valore di 30 milioni di euro tra mosti, vini e zuccheri e requisito oltre 310 mila ettolitri di vino presso lo stabilimento di una importante azienda del bolognese operante nel settore vitivinicolo. “Queste truffe, ad opera di veri delinquenti, oltre a danneggiare le tasche dei vitivinicoltori onesti, gettano fango su un settore che tutti i giorni si impegna per migliorare la qualità e mantenerla – prosegue la Cia – ed episodi di questo tipo rischiano di incrinare l’alta immagine che i nostri prodotti hanno conquistato negli anni”. IRRIGAZIONE A PIOGGIA: AMIS INFORMA Un'associazione a garanzia della produttività agricola e del risparmio idrico www.amisirrigazione.it 23 IRRIGAZIONE A PIOGGIA: AMIS INFORMA GOCCIA CON MANICHETTA: CONSUMI IDRICI RADDOPPIATI SUI SEMINATIVI 24 IRRIGAZIONE A PIOGGIA: AMIS INFORMA Un'associazione a garanzia della produttività agricola e del risparmio idrico www.amisirrigazione.it 25 ricerca e innovazione Ridurre le emissioni di gas effetto serra si può: lo dimostra il progetto Climate ChangE-R Aldo dal Prà - Centro Ricerche Produzioni Animali Crpa, Reggio Emilia In pieno svolgimento il secondo anno di attività del Progetto LIFE+ Climate_ChangE-R “Riduzione delle emissioni di gas effetto serra da parte dei sistemi agricoli della Regione Emilia Romagna”, approvato nel 2012 dalla Commissione Ue. La Regione Emilia Romagna, capofila, sta coordinando le azioni tese a ridurre le emissioni dei gas effetto serra (GHG) prodotti dal sistema agricolo dell’Emilia Romagna, ed in particolare di metano (CH4), protossido di azoto (N2O) e anidride carbonica (CO2), responsabili almeno in parte dell’alterazione del clima. Il progetto Climate ChangE-R affronta questo tema all’interno della fase di produzione agricola sia vegetale che zootecnica, non più con una logica di singola coltura ma di sistema, per integrare maggiormente la parte colturale con quella d’allevamento. Il cuore del progetto consiste nella definizione di buone pratiche, definite secondo le regole dell’Lca (Life cycle assessment), per la coltivazione e per l’allevamento. Le imprese che utilizzano tali tecniche possono coniugare produzioni di alta qualità con la sostenibilità ambientale e la maggior tutela della salute di consumatori e produttori. La definizione e la diffusione delle buone pratiche farà affidamento su un ampio percorso di condivisione con i portatori d’interesse regionali e su una consistente opera di informazione ai consumatori. La Direzione generale Agricoltura della Regione Emilia Romagna è accompagnata in questo progetto da Arpa, Crpa e Crpv, per il loro apporto scientifico e operativo. La realizzazione delle attività dimostrative e il coinvolgimento Pesche diretto dei produttori e dei consumatori sono stati affidati a importanti partner privati che già si sono impegnati attivamente in iniziative coerenti con questi obbiettivi: Apoconerpo, Barilla, Coop Italia, Cso, Granarolo, Parmareggio e Unipeg. Ulteriore supporto al progetto è dato dal Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano. Le principali azioni del progetto consistono nella raccolta dei dati tecnici per la stima dei GHG, definizione della metodologia LCA per la stima degli stessi; individuazione di buone pratiche per il loro contenimento e stima economica per l’ottenimento della riduzione in azienda. La divulgazione dei dati ottenuti e la creazione di un network per lo scambio di informazioni saranno il corollario dell’ambizioso progetto. Sono attualmente in svolgimento le visite dimostrative, queste, analizzando la sola fase agricola monitorata presso uno specifico campione di aziende che adottano 3 diversi livelli di attenzione ambientale (LAA1: norme di condizionalità, LAA2: produzione integrata, LAA3: produzione integrata e buone pratiche per la riduzione delle emissioni di GHG). Nell’ambito della filiera zootecnica, sono state presentate delle macchine innovative per la corretta gestione dei reflui zootecnici in campo. Nell’ambito della filiera della produzione di grano duro sono stati presentati i campi sperimentali gestiti applicando le diverse LAA così come previsto dal progetto. Ulteriori informazioni sul progetto sono disponibili sul sito: http://agricoltura.regione.emiliaromagna.it/climatechanger. Gialle • SUGAR TIME* • ROYAL SUMMER® ZAIMUS* • SWEET DREAM* • ROYAL JIM® ZAIGADI* • SWEET HENRY* • ROYAL DIXIE® - ZAI659PJ Nettarine • ALMANEBO* • PIT LANE* • ALITOP* • PIT STOP* • TARDERINA* Bianche La ricerca che da frutti Via Casse, 1 • Brisighella (Ra) • IT Tel. 0546 81037 • www.dalmontevivai.com 26 • ROSALIA® ZAI580PB* • OCTAVIA® ZAIGLE* • PATTY® ZAISITO • LUCIUS® ZAI66PB Piatte • SWEET RING® PIATTAFORONE* (gialla) • CONCETTINA* (bianca) • PINK RING® PIATTAFORTWO* (bianca) NEW Susino Gialle Bianche SILVER GIANT® ARGENTO DI FAENZA* Piante di Noce Varietà da frutto • CHANDLER • LARA Varietà • CRIMSON GLO* • HIROMI RED* • SERENA* • GRENADINE COV Portinnesti Micropropagati • GF677 • MIRABOLANO 29C • COLT ambiente e attualità I contributi obbligatori 2015 per gli autonomi agricoli: in alcuni casi la contribuzione Inail è ridotta Corrado Fusai L’Inps ha reso nota la contribuzione dovuta per l’anno 2015 dai coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali. Le aziende con un indice infortunistico basso beneficiano, anche quest’anno, della riduzione della contribuzione Inail. Inoltre, le aziende che hanno rilasciato alla propria organizzazione professionale di appartenenza l’apposita delega, versano anche il cosiddetto Cac, e cioè il contributo sindacale, pari al 2% della contribuzione totale dovuta. La contribuzione IVS La parte più rilevante della contribuzione dovuta è quella detta “Ivs”, destinata alla gestione pensionistica. Tale contributo non è dovuto in misura eguale da ciascun iscritto, ma è differenziato in base a tre elementi: a) l’ubicazione territoriale dell’azienda: per gli iscritti nelle aziende i cui terreni ricadono in tutto o in prevalenza in territori montani o zone agricole svantaggiate sono previste aliquote più basse; b) la fascia di reddito agrario di appartenenza dell’azienda: nella fascia 1 rientrano le aziende con reddito agrario sino a 232,40 euro; nella fascia 2, quelle con reddito tra 232,41 e 1.032,91 euro; nella fascia 3 quelle con reddito tra 1.032,92 e 2.324,05; le altre sono in fascia 4; c) l’età dei singoli soggetti, se maggiori o minori di anni 21. I soggetti ancora iscritti all’Inps e pensionati, al compimento del 65° anno di età possono ottenere, a domanda, la riduzione al 50% della contribuzione IVS dovuta. Contributi per maternità e Inail Queste voci contributive sono rimaste invariate rispetto agli scorsi anni. Il contributo annuo per indennità di maternità è quindi pari a euro 7,49. La contribuzione annua per l’assicurazione Inail (che, va ricordato, non è dovuta dagli Iap), per gli iscritti in aziende di zone non agevolate è pari a euro 768,50 (650,31 in caso di riduzione per buon andamento antinfortunistico; per gli iscritti nelle zone agevolate è pari a euro 532,18 (450,33 in caso di riduzione). Importi e versamenti Nei prospetti 1 e 2 abbiamo riportato la contribuzione complessivamente dovuta per l’intero anno 2015 (con contribuzione Inail intera), da un soggetto iscritto all’Inps come Cd minore di 65 anni, e da un soggetto ultra65enne con contribuzione ridotta. Per ottenere gli importi dovuti dagli Iap è sufficiente sottrarre, dagli importi dovuti dai Cd, la contribuzione Inail. L’Inps invia al domicilio di ciascuna azienda una comunicazione. leggi tutto su www.agrimpresaonline.it Nutrie: la Regione approva la linea guida per il contenimento Piero Peri La Giunta regionale ha recentemente approvato una Delibera che detta ai Comuni la linea guida da seguire per effettuare i piani di controllo sulla nutria fornendo alle amministrazioni comunali indicazioni utili per emanare delibere efficaci e inattaccabili sotto il profilo giuridico. Si vuole così dare certezza e tranquillità agli operatori che dedicano il proprio tempo alle azioni di contenimento di questa specie che arreca danni ambientali, alla specie vegetali e animali autoctone, alle arginature dei corsi d’acqua naturali e artificiali, oltre che alle colture agricole e ad aumentare i rischi sanitari, con particolare riferimento a Leptospira e Salmonella. I comuni devono predisporre i piani di controllo, anche in collaborazione con l’ente deputato alla gestione faunistica (Province o Città metropolitana), con gli enti gestori delle acque e con tutti i soggetti interessati a vario titolo al controllo della specie. Nel ribadire il divieto all’uso di veleni e rodenticidi, così come ogni altro metodo non selettivo, sono indicate le possibili modalità di controllo. Dall’uso delle gabbie-trappola dotate di matricola identificativa apposta a cura dell’ente/istituto utilizzatore, alle possibilità di abbattimento con l’uso di armi da fuoco. In questo caso i soggetti che possono essere abilitati sono: Le forze di polizia I cacciatori durante l’esercizio dell’attività venatoria, esclusivamente nei territori loro assegnati per l’esercizio della caccia, nei periodi e negli orari consentiti dal calendario venatorio (3° domenica di settembre – 31 gennaio.) I coadiutori abilitati dalla Provincia ai sensi dell’art.16 della L.R. 8/94, per l’intero anno, su tutto il territorio comunale. Gli agricoltori in possesso dell’abilitazione all’esercizio venatorio per l’intero anno, nel perimetro dell’azienda agricola in proprietà o in conduzione. La Cia è pienamente consapevole che a seguito delle modifiche intervenute alla Legge quadro lo scorso anno, con l’emanazione della legge 11 agosto 2014, n. 116, il controllo di questa specie si è notevolmente complicato e, cosa di non poco conto, i danni da questa provocati non sono più risarcibili. Conseguentemente, oltre alla costante pressione nei confronti dei comuni, affinché diano attuazione alle necessarie delibere, non verrà meno l’azione nei confronti delle forze politiche per modificare il quadro normativo vigente. 27 ricerca e innovazione Ogm nella Ue: scelgono i singoli stati, ma c’è il trucco Piccoli passi avanti per la fame nel mondo Carla Cavallini Maurizio Del Vecchio La Commissione europea ha presentato il risultato della sua revisione del processo d’autorizzazione degli organismi geneticamente modificati (Ogm) come alimenti e mangimi. La revisione consente sostanzialmente ai governi nazionali di avere più voce in capitolo per quanto riguarda l’utilizzo effettivo di Ogm autorizzati a livello dell’Ue, destinati all’alimentazione umana (alimenti) o animale (mangimi). La Commissione propone dunque di modificare la legislazione in vigore per conferire agli Stati dell’Unione europea maggiore libertà di limitare o proibire l’uso nel loro territorio di Ogm autorizzati invece a livello dell’Ue. Data l’importanza di mantenere comunque un sistema unico di gestione del rischio in tutta l’Ue, non verrà modificato l’attuale sistema di autorizzazione, fondato su basi scientifiche e sulle norme in materia di etichettatura che garantiscono la libertà di scelta per il consumatore. La novità consiste nel fatto che, una volta che un Ogm è autorizzato per l’uso in Europa come alimento o come mangime, gli Stati dell’Unione avranno la possibilità di decidere se consentire o no che un determinato Ogm venga usato nella loro catena alimentare (misure di opt-out). Queste ultime dovranno tuttavia fondarsi su motivi oggettivi diversi da quelli valutati a livello dell’Ue, vale a dire diversi dai rischi per la salute umana o animale o per l’ambiente. La proposta legislativa sarà ora trasmessa al Parlamento europeo e al Consiglio e seguirà la procedura legislativa ordinaria. Ma neanche a farlo apposta la Commissione europea alcune ore dopo ha adottato 10 nuove autorizzazioni tra alimenti e mangimi Ogm, 7 rinnovi e due autorizzazioni per l’importazione di prodotti biotech (fiori recisi, no-food). Quando si parla di “fame mondiale”, servono soprattutto i dati; leggiamo quello che scrive Emiko Terazono sul quotidiano della Gran Bretagna “Financial Times” Negli ultimi 25 anni, il numero delle persone che, in tutto il mondo, soffrono la fame è diminuito di oltre il 20%. Il calo è ascrivibile al fatto che, negli ultimi anni, l’abbondanza dell’offerta ha determinato una contrazione dei prezzi globali delle commodity e dei cereali, pur in presenza di crescenti preoccupazioni legate all’aumento di fenomeni meteorologici estremi. Lo si evince dai dati contenuti nello State of Food Insecurity in the World, l’annuale rapporto pubblicato dalle tre agenzie specializzate delle Nazioni Unite attive nel settore agroalimentare (l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, e il Programma alimentare mondiale). Nelle regioni in via di sviluppo, il tasso di denutrizione si è quasi dimezzato, scendendo al 12,9% della popolazione, in calo rispetto al 23,3% del 1990-92. L’Africa sub-sahariana è la regione con la più alta prevalenza di denutrizione al mondo, pari al 23,2%. Il numero delle persone denutrite è cresciuto anche nella zona meridionale dell’Asia. Nell’Asia occidentale, dove le condizioni igieniche sono generalmente avanzate, e il tasso dei bambini sottopeso è basso, l’incidenza della fame è aumentata, a causa di conflitti, e guerre civili, che hanno interessato alcuni paesi, con le conseguenti grandi migrazioni di rifugiati. Altrove, la percentuale di persone che soffrono la fame ha registrato un notevole calo. livelli, in America Latina e nei Caraibi, sono diminuiti, grazie, soprattutto, a programmi di protezione sociale, e a una forte crescita economica, si legge nel rapporto. Le forme più gravi di insicurezza alimentare sono quasi debellate nell’Africa occidentale. Bambina patatina, piccolina, tra ciuffi di prezzemolo sei nata tu Il titolo riecheggia una canzone di successo di mezzo secolo fa dedicata alle patatine, note che ancora oggi ritornano nei “jngle” pubblicitari dedicati alle goduriose patate. Tugnazz, nel risentirla, si commuove: “La suonavano i juke box, anche a Bagno Paradiso. Musica che piaceva molto alle tedeschine, “ja ja allegria”, che poi la sera mi impegnavano in battaglie amorose con abrasioni da brandina”. Lasciando perdere le pataccate di Tugnazz, si fa presto, ancora una volta, a dire patata. Ad esempio, Giulio Cesare, Dante Alighieri, Leonardo Da Vinci non ebbero mai modo di assaporare le patatine. Per il semplice motivo che le patate, come altri prodotti agricoli oggi d’uso consueto, sbarcarono dalle Americhe in Europa solo a metà del 1500. Gli indios peruviani, le patate venivano da colà, le chiamavano “bappata”. Da cui il nome italiano, patata. I marinai di allora le apprezzarono subito: erano più gustose delle solite rape. Ma nella vecchia Europa, diffidente, l’avanzata della patata nel mangiare popolare, fu lenta e faticosa (oggi è diverso, basta la pubblicità). Anche perché, tra 1600 e 1700, non avevamo ancora imparato a sbucciarle. D’accordo, era un tubero a lunga conservazione, si pensava allora, ma i bitorzoli della patate impaurivano: come se potesse procurare brutte malattie. Finchè, nel correre del 700, un farmacista francese, Parmentier, vinse un concorso pubblico che richiedeva surrogati del pane in tempi di carestia. Parmentier era stato prigioniero di guerra dei “crucchi”: nel suo rancio, trovava “kartofflen”, cioè patate. La fame, si sa, aguzza l’ingegno. Di lì iniziò la spettacolare rimonta della patata, tuttora in corso: a voi la scelta prediletta. Ma fritte nello strutto con rosmarino, suggerisce Tugnazz, sono libidine. Il Passator Cortese 28 occhioall’expo di Gaia Fiertler Ritorno all’agricoltura? È un fenomeno di nicchia Il volto nuovo dell’agricoltura italiana: crescono le nuove imprese avviate da giovani imprenditori, istruiti e specializzati. Si può parlare di un ritorno alla tradizione agricola? Se sì, a quali condizioni? Abbiamo chiesto un parere a Emilio Reyneri, professore emerito di Sociologia del Lavoro della Università degli Studi Milano Bicocca. Si può parlare di un ritorno all’agricoltura dopo decenni di urbanizzazione? Il fenomeno è significativo, ma di nicchia. Fino al 2009 i giovani che entravano in agricoltura erano il 3% del totale, può esserci tutt’al più un leggero spostamento, complice la crisi di questi anni che ha stimolato i giovani ad attività diverse. Ma è significativo il fatto che tornino sui campi giovani istruiti e colti, che portano innovazione. Il processo di professionalizzazione è in atto. Che tipo di innovazione portano? Portano qualità, che richiede competenze tecnico-scientifiche elevate, insieme alla dimensione simbolico-culturale del prodotto, collegata al territorio, alla tradizione e alla bellezza paesaggistica e architettonica. Tutti aspetti che bisogna saper riconoscere, valorizzare e gestire e che richiedono cultura generale e capacità gestionale. Solo a queste condizioni giovani diplomati e laureati, figli e nipoti di agricoltori ma anche giovani imprenditori senza precedenti in famiglia, possono essere interessati a tornare sui campi. Tra l’altro, oggi Internet ha risolto il problema dell’isolamento tipico della campagna, questa si affaccia al mondo e, al tempo stesso, si dà un futuro alla nostra agricoltura, alle prese con l’invasione di prodotti a basso costo dai paesi del Sudamerica, del Nord Africa e dell’Asia. Che scenario si presenta dal punto di vista dell’occupazione? L’agricoltura tenderà a polarizzarsi fra produzione di massa con manodopera a basso costo, soprattutto d’immigrazione (non solo in Italia), perché molti prodotti come i pomodori, l’uva e le olive necessitano di raccolta a mano, e produzioni di nicchia, per una fascia medio-alta di consumatori, che sarà gestita da nuovi imprenditori colti e istruiti, come sta avvenendo nell’artigianato cosiddetto intellettuale, dalle calzature alla pelletteria. Ma certo per vendere all’estero, che è molto interessato al Made in Italy di qualità, si dovrà dare più impulso alle vendite in rete e a sistemi di conservazione più innovativi. Qualche esempio da prendere a modello? Il vino siciliano, per esempio, fino a trent’anni fa non era di qualità, poi si è iniziato a chiamare enologi esperti che hanno riscoperto vitigni autoctoni e hanno introdotto disciplinari rigorosi, dall’altro si è costruita una esperienza attorno al prodotto, dai fratelli Planeta con appezzamenti dai pendii dell’Etna fino Il parere del sociologo Emilio Reyneri che sottolinea come i giovani sviluppino la dimensione simbolico-culturale del prodotto a Capo Milazzo (sul loro sito assisti anche alla vendemmia ndr), alla casa vinicola Donna Fugata di Pantelleria e Marsala, con la titolare che suona Jazz alle fiere del turismo (ora hanno anche un golf e un agriturismo - ndr). Lo stesso si può fare per l’olio, di cui subiamo la concorrenza spagnola e del nord africa, valorizzando la nostra storia, il territorio, la tradizione, e anche per altri prodotti. Per lo stesso riso si possono trovare qualità particolari per una fascia alta di consumatori, che cercano qualità e specialità. Con la frutta dell’Emilia Romagna cosa si può fare? Anche in questo caso, lavori sul biologico che si presta molto all’aspetto simbolicoculturale (salvi il pianeta e nutri bene i tuoi figli) e ti leghi al territorio. Un agriturismo sull’appenino tosco-emiliano ha un livello di qualità molto più alto che altrove. L’Italia agricola deve sfruttare, come sta già facendo, i circuiti enogastronomici e turistici. Perché si mangia cibo ma anche storia e ambiente, e ci vogliono professionisti che sappiano tenere insieme più elementi e sappiano valorizzarli, che abbiano letto romanzi, che abbiano viaggiato e non che abbiano solo competenze tecniche. Servono manager che gestiscano produzione agricola, produzione simbolica e marketing territoriale, comunque sono già in corso numerose iniziative in questo senso. Tutto il ciclo alimentare è importante per l’Italia e, dal campo alla tavola, c’è un fenomeno di intellettualizzazione. Oggi i cuochi hanno studiato e sono più consapevoli dell’esperienza che contribuiscono a far vivere. Riassumendo: costruisco sulla qualità e sul marchio di origine che l’Italia fa bene a difendere e, insieme, sull’aspetto simbolico-culturale di un determinato territorio, dove c’è la conservazione di un paesaggio rurale, di un borgo medievale, insomma, entro nell’immaginario delle persone. Penso alla evoluzione delle etichette del vino negli ultimi anni… Esatto, e lo stesso si può fare con altri prodotti agricoli. L’operazione Eataly nasce proprio con l’idea di dare visibilità ai produttori piccoli che offrono qualità e storia. Oggi uno strumento potente è Internet per dare voce ai piccoli, ma vedo che è ancora poco sviluppato l’e-commerce in Italia. g 29 attualità Mercato delle occasioni BOLOGNA VENDO atomizzatore Poli q.li 10 miscelatore x mangimi q.li 5, rimorchio leggero con sponde coclea diametro 12; pigiadiraspatrice motore trifase, erpice al sollevatore m 3,5, estirpatore per motore 70/100, aratro da frutteto Garavini. Tel. 051-6907081. VENDESI cisterna per gasolio omologata (nuova) 30 quintali. Telefonare al numero 335-8427649. VENDESI motopompa per irrigazione VM 45cv motofalciatrice Grillo con pettine laterale per scoline e un tino “sempre-pieno” in vetroresina da 5 quintali. Piccolo prezzo. Telefonare se interessati al numero 051781309. FERRARA Vendiamo macchina scavapatate Trumag Wisent Super. Buone condizioni, utilizzata in azienda di piccola dimensione. Può essere visionata in località San Pietro in Casale (Bologna). Prezzo da concordare. Info: 333-5958296 o 334-3151520. 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CERCASI podere agricolo comprensivo di stalla per bovini e abitazione; interessa superficie terreno da 40 a 70 biolche reggiane in zona Val d’Enza. Tel. 334-7360712. RIMINI AFFITTASI terreno di 7 ettari di cui 5 coltivati a frutta. Piante giovani e produttive, terreni mai sfruttati intensivamente. Il frutteto ha l’impianto di irrigazione, è situato vicino ad un fiume. Possibilità di cedere tutti i mezzi per la coltivazione. Tel. 333-9340351. Quotazioni dei pr foraggi e paglia Bologna eurominmax Erba medica di pianura 1a qualità 1° taglio in campo (in rotoballe) 5.00 5.50 Erba medica di collina 1a qualità 1° taglio in campo (in rotoballe) 3.00 3.50 Modena eurominmax Paglia di frumento pressata in rotoballe 4.50 5.50 Paglia di frumento pressata in balloni 5.00 6.00 Paglia di orzo pressata in rotoballe 5.00 6.00 Reggio Emilia eurominmax Fieno 1° taglio 2014 (in rotoballe) 5.00 6.50 Fieno di erba medica 2° taglio 2014 n.q. n.q. Paglia in rotoballe 2014 5.50 6.50 Parma eurominmax Fieno di erba medica 1° taglio 2014 6.00 7.00 Paglia di frumento pressata 2014 5.50 6.50 PARMIGIANO REGGIANO LISTINO PARMAREGGIO E GRANTERRE DEL 15/6/2015 quotazioni in euro Bollettini Cciaa prodotto minmax Modena P.R. 12 mesi 7.60 8.00 Lunedì P.R. 18 mesi 8.15 8.60 15-6-2014 P.R. 24 mesi 8.75 9.20 P.R. 30 mesi 10.15 11.00 Zangolato di creme 1.40 Reggio Emilia P.R. 30 mesi e oltre10.25 10.40 VenerdìP.R. 24 mesi e oltre8.85 9.15 9-6-2015P.R. 18 mesi e oltre8.25 8.55 P.R. 12 mesi e oltre7.65 7.85 Zangolato di creme 1.35 Parma P.R. 24 mesi e oltre 8.75 9.10 Venerdì P.R. 12 mesi e oltre 7.60 7.85 12-6-2015 Zangolato di creme 1.40 DIVISIONE AGRICOLTURA attualità rincipali prodotti agricoli dell’Emilia Romagna pollame, conigli e uova bestiame bovino ortofrutta Forlì Modena Bologna eurominmax Galline medie batteria 0.39 0.41 Polli a terra bianchi pesanti 1.14 1.16 Anatre mute femmine 2.30 2.34 Anatre mute maschi 2.30 2.34 Conigli (oltre 2.5 kg) 1.49 1.585 Faraone 1.801.94 Piccioni 5.906.10 Pollastre 18 settimane 3.75 3.85 Tacchini pesanti femmine 1.44 1.46 Tacchini pesanti maschi 1.44 1.46 Modena eurominmax Faraone allevamento specializzato 1.80 1.94 Galline allevamento a terra medie 0.37 0.39 Galline allevamento a terra pesanti 0.43 0.47 Polli allevamento a terra leggeri 1.14 1.16 Conigli allevamento a peso vivo leggeri 1.42 1.46 Conigli allevamento a peso vivo pesanti 1.49 1.55 Uova (uso alim. cat. “A”) 73 gr e più da 63 gr a 73 gr da 53 gr a 63 gr meno di 53 gr eurominmax 0.12 0.12 0.11 0.11 0.11 0.11 0.09 0.09 suini di modena ALLEVAMENTO INTENSIVO Lattonzoli di 15 kg 5.50 Lattonzoli di 25 kg 6.60 Lattonzoli di 30 kg 7.20 Lattonzoli di 40 kg 8.76 Magroni di 50 kg 9.68 Magroni di 65 kg 10.67 Magroni di 100 kg 13.80 GRASSI DA MACELLO da 115 a 130 kg 1.21 da 130 a 144 kg 1.21 da 144 a 156 kg 1.25 da 156 a 176 kg 1.31 da 176 a 180 kg 1.29 da 180 a 185 kg 1.23 Magri da macelleria da 90 a 115 kg Scrofe da macello 1.45 0.51 Carni suine fresche Coppa fresca kg 2,5 e oltre Spalla fresca (disossata e sgrassata) Lombi Modena interi Prosciutto da 10 kg a 12 kg (*) Prosciutto da 12 kg a 15 kg (*) Prosciutto produzioni tipiche da 10 kg a 12 kg (*) Prosciutto produzioni tipiche da 12 kg a 15 kg (*) 3.32 2.43 4.45 2.50 3.06 3.59 3.96 (*) i prezzi effettivi di mercato possono oscillare fino al 10% in più o in meno rispetto ai prezzi unici indicati eurominmax VITELLI DA MACELLO Razze e incroci da carne 7.23 7.48 Pezzati neri polacchi 6.69 6.76 Pezzati neri nazionali 5.02 5.34 VITELLONI DA MACELLO Limousine 2.832.93 Charolaise ed incroci francesi 2.41 2.47 Incroci nazionali 1a qualità 2.17 2.32 Simmenthal ed altri pezzati rossi 2.08 2.17 VITELLONI FEMMINE DA MACELLO Limousine 2.883.03 Simmenthal 2.012.16 Razze pezzate nere 1.39 1.54 VITELLI DA ALLEVAMENTO E DA RIPRODUZIONE Baliotti razze pregiate carne-extra 5.54 6.20 Baliotti razze pregiate carne 3.63 4.30 Pezzati neri 1a qualità extra 2.75 3.05 uva da vino, vini, mosti forlì-cesena frutta biologica Bologna bovini da MACELLO (peso vivo) eurominmax Actinidia 30/33 (casse 10 kg) 2.35 2.55 Banane (cartoni da 18 kg) 1.90 2.25 Banane equosolidali (cartoni) 2.15 2.45 Limoni Primo fiore 1.80 2.00 Mele Golden 70/75 2.45 2.55 Pere Abate 60+ 3.00 3.20 eurominmax Vitelli da ristallo 2.90 3.10 Vitelli baliotti 1a qualità 1.804.00 Forlì-Cesena eurominmax Vacche romagnole 1a qualità 1.40 1.60 Vacche pezzata nera 1a e 2a qualità 1.101.30 Vitelloni romagnoli 1a qualità 2.80 3.00 Vitelloni romagnoli 2a qualità 2.60 2.80 Vitelloni Limousine 1a qualità 2.85 2.95 a Vitelloni Limousine 2 qualità 2.55 2.70 a Vitelloni Charolais 1 qualità 2.50 2.60 a Vitelloni Charolais 2 qualità 2.40 2.50 a Vitelloni incroci 2 qualità 2.10 2.30 Vitelloni Simmenthal 1a e 2a qualità 1.801.90 Vitelloni extra romagnoli 2.90 3.20 Vitelloni extra di altre razze e incroci 2.30 2.40 Vitelle extra romagnole 2.90 3.30 Vitelle extra di altre razze e incroci 2.70 3.00 frumento tenero di produzione nazionale eurominmax N. 1 n.q. n.q. N. 2 n.q. n.q. N. 3 n.q. n.q. DA MACELLO PESO VIVO da 130 a 144 kg euro 1.15 da 144 a 156 kg euro 1.19 da 156 a 176 kg euro 1.24 da 176 a 180 kg euro 1.24 da 180 a 185 kg euro 1.22 oltre 185 kg euro 1.18 eurominmax Carote (casse da 10 kg) 2.20 2.40 Cetrioli (plateaux) 2.30 2.50 Cipolla dorata 40/60 (casse) 1.55 1.65 Pomodoro ciliegino (vaschette 500 gr) 2.60 2.80 Sedano verde (casse) 2.45 2.65 Forlì-Cesena Reggio Emilia DA ALLEVAMENTO da 15 kg euro 3.85 da 25 kg euro 2.69 da 30 kg euro 2.61 da 40 kg euro 2.24 da 50 kg euro 1.86 da 80 kg euro 1.36 Bologna bovini da allevamento Bologna e Ravenna Parma ortaggi biologici eurominmax Vino Albana di Romagna Docg (Etgd) 5.00 7.00 Vino Sangiovese di Romagna Docg (Etgd) 5.00 6.30 Vino Trebbiano di Romagna Docg (Etgd) 3.80 5.00 eurominmax Vacche da latte 1a scelta (a capo) 720.00 830.00 Vacche da latte 2a scelta (a capo) 650.00 750.00 Manze gravide oltre 6 mesi (a capo) 1.150.00 1.200.00 Manzette fino a 12 mesi (a capo) 360.00 380.00 Manzette oltre 12 mesi (a capo) 410.00 560.00 cereali DA MACELLO PESO VIVO da 115 a 130 kg euro 1.17 da 130 a 144 kg euro 1.18 da 144 a 156 kg euro 1.22 da 156 a 176 kg euro 1.28 da 176 a 180 kg euro 1.28 da 180 a 185 kg euro 1.25 oltre 185 kg euro 1.22 eurominmax 0.70 0.80 1.50 1.70 Piacenza bestiame suino DA ALLEVAMENTO da 15 kg euro 3.59 da 25 kg euro 2.45 da 30 kg euro 2.38 da 40 kg euro 2.12 da 50 kg euro 1.87 da 80 kg euro 1.37 da 100 kg euro 1.33 Albicocche (casse) Carmen 40+ Pesche (casse) May Crest 17+ frumento duro di produzione nazionale eurominmax Produzione nord n.q. n.q. Produzione centro n.q. n.q. CEREALI MINORI eurominmax Frumento per uso zootecnico 18.80 19.00 Orzo nazionale - p.s. 64/66 n.q. n.q. Orzo estero (nazionalizzato) 17.30 18.50 Sorgo foraggero bianco 16.80 17.00 ORTAGGI forlì-cesena eurominmax Bietole da costa (pieno campo) 0.23 0.25 Cetrioli (serra) 0.40 0.50 Lattuga Gentilina (serra) 0.35 0.45 Zucchini verdi (pieno campo) 0.40 0.50 I prezzi di riferimento dell’ortofrutta biologica provengono dall’ultimo aggiornamento dell’apposita sezione della Borsa merci di Bologna. Si riferiscono a prodotto conforme Reg. Cee 2092/91 etichettato; prezzi per merce lavorata e confezionata a norma Cee di prima qualità, franco grossista e di provenienza varia nazionale, quando non sia specificata la provenienza regionale (ER). I prezzi pubblicati e aggiornati mensilmente, fanno riferimento ai bollettini ufficiali delle Camere di commercio delle rispettive province. Le date di riferimento non espresse si intendono riferite alla settimana precedente alla chiusura del giornale. GRANOTURCO eurominmax Nazionale comune 15.60 16.00 Farina di granoturco integrale 19.50 19.70 31