MENSILE DELLA CIA DEL TRENTINO agricoltura trentina Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv in L. 27/02/2004 n.46) art.1, comma 1, DCB Trento Confederazione italiana agricoltori La “nuova” CIA Partono le Scampagnate in fattoria I contadini a scuola Foto tratta dalla mostra: “Terre coltivate. Storia dei paesaggi agrari del Trentino” delle Gallerie di Piedicastello - Trento. Anno XXXIII - Numero 4/2014 Lotte Contadine - Sped. in A.P. - 45% - art. 2 comma 20/b legge 662/96 Filiale di Trento - Direttore Responsabile: Michele Zacchi Direttore Massimo Tomasi Direzione e Redazione Michele Zacchi Trento - Via Maccani, 199 Tel. 0461 1730452 - Fax 0461 422259 e-mail: [email protected] In Redazione: Ivonne Chistè, Gabriele Dalprà, Francesca Eccher, Stefano Gasperi, Sabrina Grillo, Nicola Guella, Francesca Tonetti, Gianluca Turrina, Michel Mattivi, Nadia Paronetto Iscrizione n. 150 del Tribunale di Trento 30 ottobre 1970 A cura di AGRIVERDE CIA SRL - Trento - Via Maccani 199 Realizzazione grafica e stampa: Studio Bi Quattro - Trento Concessionaria esclusiva per la pubblicità Publimedia snc - Tel. 0461 238913 SOMMARIO 5 La “nuova” CIA 7 Parliamo di Camera di Commercio 10 Abilitazione mezzi agricoli 11 Caf CIA 13 Fusione e nuova fatturazione 14 Corsi a primavera in Val di Sole 15 Polizza infortuni raccoglitori di frutta 16 In troppi hanno fame 17 Proposte, dalle Donne per tutti 21 “Abbiamo voglia di fare” 24 La tabacchicoltura 26 “E le malerbe sono i figli dei proletari…” 28 40 righe di Storia 29 Notizie dalla Fondazione Edmund Mach 30 Vendo&Compro Le nostre sedi VAL D’ADIGE VAL DI NON TRENTO - UFFICIO PROVINCIALE Via Maccani 199 Tel. 0461.420969 - 0461.421230 0461.1730440 - Fax 0461.422259 0461.1738860 Da lunedì a giovedì dalle 8.00 alle 12.45 e dalle 14.00 alle 17.30, il venerdì dalle 8.00 alle 13.00 E-mail: [email protected] CLES - UFFICIO DI ZONA Via Dallafior 40 Tel. 0463.422140 - Fax 0463.423205 Da lunedì a giovedì dalle 8.00 alle 12.15 e dalle 14.00 alle 18.00, il venerdì dalle 8.00 alle 12.15 E-mail: [email protected] ALDENO Mercoledì dalle 8.15 alle 10.00 c/o Studio Maistri - via Giacometti 9/2 Tel. 0461.842636 MEZZOLOMBARDO Via Degasperi 41/b c/o Studio Degasperi Martinelli giovedì dalle 8.30 alle 10.30 Tel. 0461.211451 VERLA DI GIOVO Venerdì dalle 8.30 alle10.00 c/o Cassa Rurale di Giovo VAL DI SOLE MALÈ Giovedì dalle ore 8.30 alle 9.30 presso il Municipio SANT’ORSOLA TERME Il 1° e il 3° martedì del mese dalle 8.00 alle 10.00 presso il Municipio FIEROZZO Dalle 10.30 alle 12.30 presso il Municipio VALLAGARINA ROVERETO martedì: 8.30-13.30, giovedì: 8.30-13.00 e 14.00-16.30, venerdì: 8.30-12.30 piazza Achille Leoni, 33 (Follone) c/o Confesercenti (3° piano). Tel. 0464.424931 - Fax 0464.400457 E-mail: [email protected] VALSUGANA ALTO GARDA E GIUDICARIE BORGO VALSUGANA Lunedì dalle 8.00 alle 12.45 e il pomeriggio su appuntamento Mercoledì dalle 8.00 alle 12.45 e il pomeriggio dalle 14.00 alle 17.30 Venerdì dalle 8.00 alle 13.00 via Gozzer, 6 Tel. 0461.757417 E-mail: [email protected] ARCO martedì dalle 14.30 alle 16.00, via Galas, 13 TIONE lunedì dalle 9.00 alle 12.00 su appuntamento mercoledì dalle 9.00 alle 12.00, via Roma, 53 Tel. 0465.765003 E-mail: [email protected] Tieniti aggiornato sugli adempimenti e le scadenze consultando il nostro sito internet www.cia.tn.it Consiglio CIA LA “NUOVA” CIA Ecco i membri della Direzione di CIA del Trentino BALDO MARA Romagnano di Trento MEMBRO DI GIUNTA Frutticoltrice (mele e ciliegie bio) BEZZI DANILO Ossana Zootecnico BOTT GIANCARLO Romeno Melicoltore BRIDA DANILO Vervo’ Frutticoltore (mele e ciliegie) e agriturismo CALOVI PAOLO San Michele all’Adige PRESIDENTE Viticoltore CATTANI FRANCESCO Campodenno VICE PRESIDENTE Frutticoltore e viticoltore CORRADI MARISA Lavarone Allevatrice bovini da latte e prestatrice servizi FEDRIGONI MORENO Cles MEMBRO DI GIUNTA Frutticoltore (mele, piccoli frutti, ciliegie) FORTI MAURIZIO Romagnano di Trento Frutticoltore (melo, kiwi, ciliegie, viti bio) GERVASI GABRIELE Denno Frutticoltore 5 REVISIONE MACCHINE AGRICOLE Consiglio CIA IORIATTI TARCISIO Baselga di Pinè Frutticoltore (piccoli frutti) e agriturismo MITTESTAINER NADIA San Michele all’Adige Allevatore bovini da latte, vite, melo e fattoria didattica RECCHIA ANDREA San Michele all’Adige MEMBRO DI GIUNTA Viticoltore e frutticoltore ROPELATO ELVIO Spera VICE PRESIDENTE Frutticoltore (mele e piccoli frutti) SAVINELLI MARIO Livo Frutticoltore (mele e piccoli frutti) ZAMBOTTI CRISTIANO Fiavè Apicoltore bio e agriturismo REVISIONE MACCHINE AGRICOLE. SECONDA PROROGA ED AGGIORNAMENTI Assistenza legale Con la pubblicazione in G.U n. 49 del 28 febbraio 2014 della Legge 15/2014 di conversione del D.L. 150/2013, recante “proroga dei termini previsti da disposizioni legislative” viene confermata la proroga relativa all’entrata in vigore della revisione delle macchine agricole. In particolare in sede di conversione si sono allungati ulteriormente i termini per l’emanazione del decreto con cui disporre la revisione dal 28 febbraio 2013 al 31 dicembre 2014 (non più entro il 30 giugno 2014) ; mentre il termine di avvio del processo di revisione viene spostato dal 1 gennaio 2014 al 30 giugno 2015 (non più il 1 gennaio 2015). Ricordiamo ai gentili lettori che la Confederazione Italiana Agricoltori mette gratuitamente a disposizione dei propri associati (in regola con il pagamento delle tessera associativa) un consulente legale secondo i seguenti orari e previo appuntamento: TRENTO - Via Maccani, 199 tutti i giovedì dalle 16.30 alle 18.00 Avv. Andrea Callegari CLES - Via Dallafior, 40 il primo lunedì del mese dalle 14.00 alle 15.30 - Avv. Piergiorgio Sandri il secondo giovedì del mese dalle 14.00 alle 15.30 - Avv. Lorenzo Widmann 6 CCIAA PARLIAMO DI CAMERA DI COMMERCIO di Michele Zacchi A luglio, la Camera di Commercio avrà un nuovo volto. E come per ogni scadenza elettiva che si rispetti ci si interroga sul valore e sulla funzione di questo organismo. Non è un mistero per nessuno che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, guarda con occhio perplesso questa antica struttura e quindi abbiamo deciso di chiedere ai vertici delle organizzazioni imprenditoriali di cominciare con noi una riflessio- ne sul ruolo e sulla operatività dell’Istituto di via Calepina. Abbiamo anche chiesto una prima riflessione su quel che sta facendo o dovrebbe fare la nuova Giunta provinciale. La Camera di Commercio va ripensata Intervista a Diego Schelfi, presidente della Federazione Trentina della Cooperazione Diego Schelfi, presidente della Federazione Trentina delle Cooperative Quali sono gli interventi che vi aspettate nei primi sei mesi di lavoro della nuova Giunta provinciale? “Penso che dobbiamo lasciar lavorare la giunta Rossi, che ha già dato qualche segnale, e ci auguriamo ne dia altri nel prossimo futuro. Le linee guida presentate di recente sono condivisibili, ora è importante vedere come si tradurranno in atti concreti. Per favorire lo sviluppo bisogna investire. Gli strumenti esistono, la volontà politica pure, le risorse invece sono sempre più scarse. In particolare ci sta a cuore il tema del lavoro, soprattutto giovanile. Tema delicato e cruciale, verso il quale dobbiamo impegnarci tutti. Politica e imprese devono procedere insieme nel creare le condizioni per la ripresa, partendo proprio dal lavoro inteso come valorizzazione della dignità delle persone.” Si parla di timidi segnali di ripresa. Che ruolo può avere la Camera di Commercio (che a luglio verrà rinnovata) in questa fase? Coordinamento delle attività economiche e delle imprese? “Deve partire una fase di ripensamento del ruolo. Ho proposto di incontrarci tra di noi per ripensare alla Camera di Commercio. I segnali di ripresa appartengono più alla sfera degli auspici che alla realtà. La Camera di Commercio deve ripensare al suo ruolo. L’attuale organizzazione non è la più 7 adatta per dare risposte concrete e tempestive alle aziende coinvolte nella crisi. Dobbiamo riflettere sulla rappresentanza, sul ruolo che deve intraprendere ed infine anche sugli strumenti a disposizione per intervenire. Partiamo dalla constatazione che le Camere di Commercio sono luoghi importanti e cruciali dove far dialogare le imprese. Un dialogo che può essere produttivo di nuove idee, strategie, modelli di sviluppo condivisi, oppure può esaurirsi in sterili contrapposizioni e piccole guerre di posizione. Abbiamo l’impressione che sia arrivato il momento di una nuova fase costituente - magari favorita dalla stessa crisi - in cui ridiscutere nel profondo il ruolo e le prospetti di questi enti. L’unico errore che non ci è più consentito è l’immobilismo.” CCIAA La Camera di Commercio il collante delle imprese Intervista a Roberto De Laurentis presidente dell’Associazione Artigiani Roberto De Laurentis, presidente dell’Associazione Artigiani Quali sono gli interventi che vi aspettate nei primi sei mesi di lavoro della nuova Giunta provinciale? “È importante che il Presidente e la Giunta diano subito dei segnali concreti per produrre benefici immediati. Penso all’impegno nel favorire l’erogazione del credito da parte degli istituti bancari, penso alla riduzione secca dell’IRAP, dell’IMU nella parte di competenza comunale, dell’IRPEF regionale, della modifica o eliminazione di molte procedure - in particolare nel campo dell’edilizia - per incentivare così l’attività delle piccole imprese di territorio. Che sono state, sono, saranno il cuore pulsante non solo dell’economia trentina ma anche nazionale. Iniziando adesso e portando avanti dopo, nel corso della legislatura, tutti quegli interventi strutturali che comportano forti investimenti per i quali la ‘fretta di fare qualcosa’ può essere cattiva consigliera.” Si parla di timidi segnali di ripresa. Che ruolo può avere la Camera di Commercio (che a luglio verrà rinnovata) in questa fase? “Credo che la Camera di Commercio debba diventare il luogo di incontro, il sintetizzatore, il collante vero di tutte le categorie economiche così da assumere, nei confronti della politica, un ruolo di interlocutore unico, forte, propositivo. Capace di interpretare e rappresentare tutte le imprese. Mettendo, nello stesso tempo, la parola ‘fine’ ad un Coordinamento Imprenditori ridotto negli anni a ‘salotto buono per due chiacchiere’ e mai cresciuto a ‘fucina di idee e progetti condivisi’. Sono inoltre convinto che il futuro della Camera di Commercio si giochi anche sulla capacità di diventare, da una parte, il soggetto unico per guidare le imprese all’internazionalizzazione e, dall’altra, il raccoglitore delle forze economiche che scelgono di operare sul territorio provinciale e nazionale. Un hub, insomma, di filiere produttive corte o lunghe che esse siano.” Un Parlamentino delle imprese, questa è la Camera di Commercio Intervista a Gianni Bort, presidente dell’Unione Quali sono gli interventi che vi aspettate nei primi sei mesi di lavoro della nuova Giunta provinciale? “Il rinnovo della Giunta provinciale è avvenuto in una fase politica molto complicata a livello nazionale che si è sommata all’ennesimo giro di vite della crisi, che stringe sempre di più le morse su imprese e famiglie. Abbiamo già sottoposto al presidente Rossi, che ha dato segno di una sensibilità verso il mondo delle imprese che ci auguriamo perduri lungo tutto il mandato, le nostre valutazioni sui punti critici che opprimono le impre- se trentine. Per quel che riguarda l’amministrazione pubblica, chiediamo pesanti tagli alla burocrazia e ai bizantinismi con cui ancora le nostre imprese devono fare i conti. Entro i limiti delle proprie competenze, sia come amministrazione centrale che locale, chiediamo che venga alleggerita la tassazione che grava sulle attività e che anche la Provincia si faccia portavoce dell’insostenibile costo del lavoro che pone le imprese italiane sempre più fuori mercato. Un altro tema sul quale abbiamo sollecitato la nuova Giunta è inevitabilmente quello delle banche e della stretta 8 Gianni Bort, presidente dell’Unione creditizia. Prevedere un posto anche per le categorie economiche all’interno del Tavolo sul credito sarebbe già un buon passo. Ma oltre agli interventi, dalla Giunta provinciale ci aspettiamo un metodo di lavoro che abbia come punti focali la condivisione e l’ascolto costante: solo così potremo tornare a parlare di sviluppo.” Si parla di timidi segnali di ripresa. Che ruolo può avere la Camera di Assemblea CIA CCIAA Commercio (che a luglio verrà rinnovata) in questa fase? “La ripresa è molto più che timida e, soprattutto, non è comune a tutti i settori: ci sono ancora molte attività in grande difficoltà. Credo che la Camera di Commercio di Trento possa giocare un ruolo importante anche per farci uscire dalle secche di questa crisi. È indispensabile puntare l’attenzione sul ruolo di coordinamento e di stimolo per associazioni ed imprese; nello stesso tempo, è fondamentale l’attività, svolta dall’Ufficio studi, di osservatorio sull’economia trentina e sulle sue evoluzioni. I dati ed una fotografia esatta della realtà sono elementi necessari per attuare politiche di sviluppo efficaci. Credo che la Camera debba assumere sempre più una regia che sappia formulare analisi e proposte, ponendosi anche come tramite tra il mondo dell’impresa e la Provincia Autonoma di Trento. Un obiettivo peraltro condiviso, se è vero che si parla con sempre maggiore frequenza della Camera di Commercio come di un “Parlamenti- no” delle imprese trentine. Nei prossimi anni, poi, credo che saranno sempre più strategici anche i ruoli di consulenza e assistenza fornita direttamente alle imprese o attraverso le associazioni di categoria. Occorrerà anche sviluppare in coordinamento l’attività a supporto dell’export ed istituire un Osservatorio sul credito. In questo senso la Camera, lavorando in sinergia anche con i consorzi fidi, può svolgere il ruolo di promotore di nuovi strumenti per sostenere la domanda di credito delle imprese.” Non solo burocrazia, anche spinta per la crescita Il punto di vista di Paolo Mazzalai, presidente di Confindustria Trento Paolo Mazzalai, presidente di Confindustria Trento Quali sono gli interventi che vi aspettate nei primi sei mesi di lavoro della nuova Giunta provinciale? “Le nostre priorità sono contenute nel documento che alla vigilia delle elezioni provinciali abbiamo pubblicato sui quotidiani locali, per sollecitare la classe politica che si candidava a governare il Trentino sulla centralità del sistema produttivo locale ai fini della creazione di ricchezza per il territorio. Non a caso abbiamo denominato il documento “Più industria, più lavoro, più benessere”. Nelle scorse settimane abbiamo ribadito queste priorità in un coro a più voci, insieme ai Sindacati. Mi riferisco al protocollo d’intesa che già nel titolo enuncia il suo obiettivo di fondo: “Costruire il futuro del Trentino”. È un documento che prevede una serie di interventi urgenti per ridare competitività all’economia trentina. Innanzitutto chiediamo alla Giunta provinciale di creare le condizioni di contesto affinché le imprese trentine possano competere a livello interna- zionale. È necessario tentare di ridurre a livello locale il gap competitivo di cui soffre chi produce in Italia: costo del lavoro elevato, energia più cara, burocrazia oppressiva, giustizia lenta. Riteniamo che a livello provinciale si possa intervenire innanzitutto sviluppando un modello innovativo di welfare, che tuteli i lavoratori e aiuti i disoccupati a reinserirsi rapidamente nel mercato del lavoro. C’è poi il tema della carenza di credito, che si può contrastare rafforzando i consorzi fidi e promuovendo nuove forme di finanziamento, ad esempio i minibond per la liquidità aziendale e la finanza di progetto per le opere pubbliche. Possiamo fare molto, poi, per contenere la pressione fiscale, per favorire la collaborazione tra ricerca e impresa, per semplificare la burocrazia. Insomma, i margini di manovra ci sono. Però è necessario avere una visione chiara della direzione in cui vogliamo andare e di conseguenza fare scelte coraggiose.” Si parla di timidi segnali di ripresa. Che ruolo può avere la Camera di Commercio (che a luglio verrà rinnovata) in questa fase? “Da tempo sostengo che la Came9 ra di Commercio (Cciaa) di Trento dovrebbe assumere un ruolo più centrale nell’economia trentina, in particolare come attore trasversale ai settori (primario, secondario e terziario) e alle categorie economiche. L’ente camerale potrebbe svolgere un ruolo di coordinamento tra le categorie economiche e proporsi come interlocutore unico per la Provincia, almeno per determinati progetti. Questo non significa che si dovrebbe sostituire alle associazioni di categoria, perché gli ambiti di azione sono diversi e non sempre è possibile arrivare a una sintesi. Ma ritengo che la Cciaa si potrebbe occupare di alcuni temi su cui è possibile creare convergenza di obiettivi: cito ad esempio le infrastrutture, l’energia, l’internazionalizzazione, le aggregazioni tra imprese. L’esperienza di altre regioni vicine ci dimostra che una Cciaa rappresentativa di tutti i settori a cui appartengono le imprese iscritte, con governance e struttura snelle, dotata di servizi innovativi e non limitati alla gestione degli obblighi amministrativi, può davvero contribuire a rendere più competitiva l’economia locale. Noi cercheremo, per quanto ci sarà possibile, di portare l’ente trentino su questa strada.” Sicurezza ABILITAZIONE MEZZI AGRICOLI Le implicazioni per il codice della strada e le polizze assicurative Riportiamo un contributo del Corpo Polizia Locale alla seguente nostra richiesta di chiarimento “Pur considerando il differimento al 22 marzo 2015 dell’obbligo di abilitazione all’uso delle macchine agricole, siamo a chiedere un chiarimento in quanto permangono dubbi relativi alla proroga del campo di applicazione delle coperture assicurative. Se all’operatore agricolo dovesse succedere un incidente con un mezzo agricolo, da qui al 22 marzo 2015, e la persona è sprovvista dell’autodichiarazione dell’esperienza di almeno 2 anni all’uso o non ha mai frequentato il corso base abilitante, il codice della strada prevede una sanzione? Lo stesso vale per un semplice controllo in strada?” Promemoria nuovi termini dell’abilitazione, così come chiarito da Circolare Ministeriale 45 del 2013: I lavoratori che alla data del 22/ 03/2015 hanno un’esperienza documentata nell’uso dell’attrezzatura pari almeno a 2 anni (cioè utilizzano l’attrezzatura almeno da marzo 2013) devono seguire il corso di aggiornamento sull’uso dell’attrezzatura (durata 4 ore per attrezzatura) entro il 13 marzo 2017. I lavoratori che alla data del 22/ 03/2015 non hanno esperienza documentata nell’uso dell’attrezzatura pari almeno a 2 anni, cioè che hanno iniziato ad usare l’attrezzatura dopo marzo 2013, devono seguire un corso specifico di abilitazione entro il 22/03/2017. CERTIFICATO PENALE PER IL DATORE DI LAVORO CHE ASSUME MINORI Il D.Lgs. del 4 marzo 2014, n. 39 ha previsto che, con decorrenza dal 6 aprile 2014, il datore di lavoro che intende impiegare minori per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate, deve richiedere il certificato penale del casellario giudiziale, al fine di verificare l’assenza di condanne per prostituzione e pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, pornografia virtuale e adescamento minori, ovvero di sanzioni interdittive all’esercizio di attività che comportino contatti con minori. Il mancato adempimento dell’obbligo da parte del datore di lavoro interessato, comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da ` 10.000,00 ad ` 15.000,00. Per maggiori informazioni contatta i nostri uffici Agriverde CIA srl. 10 CAF/CIA 11 Fatture FUSIONE E NUOVA FATTURAZIONE di Nicola Guella D al primo gennaio 2014 C.I.A e le società controllate sono state oggetto di un’operazione straordinaria volta a migliorare l’organizzazione e razionalizzare la gestione. Nello specifico la società Agriverde-Cia srl, che svolge servizi fiscali, ha incorporato Ciassicura srl, che effettuava servizi assicurativi, e Trentino Cipa.At Servizi srl (in sigla TCS srl) che si occupava di C.A.A. e formazione. Pertanto ora Agriverde-Cia srl svolge tutti i servizi degli altri due enti i quali dal 01-01-2014 sono ufficialmente estinti e non più operanti. E IVERD A AGR CALI R U T T FA FIS ERVIZI PER S La conseguenza è che la fatturazione dei servizi citati (fiscale, formazione e C.A.A.) avverrà tutta in capo ad Agriverde-Cia srl e questo ufficio ha deciso di differenziare le serie di fatture per meglio chiarire quali servizi vengono fatti pagare. Le fatture emesse saranno diverse nell’intestazione oltre ad avere una serie di numerazioni separate. Si vuole quindi con il presente comunicato portare a conoscenza di tutti gli utenti che dal 2014 saranno emesse fatture Agriverde-Cia srl con un’intestazione diversa a seconda del servizio addebitato. Nello specifico viene riportata la dicitura FATTURA AG RIVERDE PER SERVIZ I DI C.A.A. 13 in alto a sinistra del servizio che può essere una delle seguenti: • SERVIZI FISCALI; • CENTRO DI ASSISTENZA AGRICOLA; • SERVIZI FORMATIVI. Qui di seguito vengono mostrate, a titolo esemplificativo, i vari tipi di fatture. Si noterà che per i servizi formativi e di C.A.A. sono stati conservati i loghi presenti sui documenti emessi fino allo scorso anno da TCS srl, conformemente alla volontà della Direzione di salvaguardare i marchi storici del Gruppo C.I.A. La fatturazione delle tessere C.I.A. non subisce alcuna modificazione. SERVIZ I FORM ATIVI TCS CORSI A PRIMAVERA IN VAL DI SOLE a cura di Francesca Eccher e Francesca Tonetti La Confederazione Italiana Agricoltori del Trentino, grazie ai finanziamenti PROGETTO LEADER - GAL VAL DI SOLE, organizza i corsi: ORTICOLTURA BIOLOGICA: IL CAMPO, IL MERCATO, LA TAVOLA Malè, prima lezione lunedì 28 aprile 2014 L’orticoltura è un’attività che ben si presta ad essere di tipo integrativo: gli investimenti iniziali sono bassi e la resa è di interesse anche per l’autoconsumo. Parallelamente il biologico non è più una nicchia, ma un segmento produttivo degno di interesse, per i risvolti ambientali e per l’economia che movimenta. Obiettivo del corso è supportare i partecipanti nella creazione di una filiera completa. Il corso è pensato per operatori agricoli interessati ad un’attività integrativa, che effettuano o intendono effettuare attività di vendita diretta (es. mercatini) e/o di agriturismo. INTRODUZIONE ALL’AGRICOLTURA BIODINAMICA Malè, prima lezione lunedì 5 maggio 2014 INAIL - INCENTIVI ALLE IMPRESE Durata dei corsi: 40 ore Sede dei corsi: Malè per la parte teorica, aziende dei partecipanti per le lezioni in campo Quota di partecipazione per corso: 60,00 ` Per conoscere il programma dei corsi: www.cia.tn.it oppure tel. 0461 1730452, mail: [email protected] INAIL - INCENTIVI ALLE IMPRESE Avviso pubblico 2013 Possono accedere al finanziamento le imprese che intendono sviluppare progetti per il miglioramento della sicurezza e delle condizioni di salute nei luoghi di lavoro attraverso interventi strutturali, l’acquisto di macchinari o l’adozione di modelli organizzativi. Scadenza 08 aprile 2014. Per maggiori informazioni http://www.inail.it/internet/default/INAILincasodi/ Incentiviperlasicurezza/BandoIsi2013/index.html 14 AUTOLIQUIDAZIONE 2013/2014 Il corso, oltre ad introdurre ai partecipanti le teorie tipiche dell’agricoltura biodinamica, quali i ritmi vitali nella terra e nelle piante e le fasi della Luna, si propone anche di sviluppare quelle competenze per produrre cibo sano ed acquisire le tecniche per arrivare all’autofertilità e alla difesa dalle patologie, utilizzando la Natura stessa come fonte di guarigione. Una visione globale della vita del pianeta consente al biodinamico di poter operare con gli elementi minerali, vegetali e animali in maniera da inserirsi nei fenomeni della Natura in modo mirato e rispettoso. La conoscenza delle funzioni non solo materiali, ma anche delle forze che muovono tali funzioni, consente all’agricoltore di regolare ciò che opera in natura senza danneggiare, impoverire o inquinare, ma vitalizzando l’ambiente. AUTOLIQUIDAZIONE 2013/2014: CAMBIANO LE SCADENZE È stato rinviato al 16 maggio 2014 il termine di scadenza per il pagamento dell’autoliquidazione. Sono posticipati alla stessa data i pagamenti dei premi speciali non soggetti all’autoliquidazione con date di scadenza antecedenti al 16 maggio 2014. Assicurazione POLIZZA INFORTUNI RACCOGLITORI DI FRUTTA Diradamento-raccolta-potatura-impianto-espianto RISCHI COPERTI DALLA POLIZZA: RACCOLTA DIRADAMENTO POTATURA IMP/ESPIANTO L’assicurazione vale per tutti gli infortuni subiti dalle persone addette alle operazioni di raccolta, dirado, potatura, impianto, espianto della frutta occorsi nell’ambito dell’azienda agricola. Copre inoltre gli infortuni che si verificano durante le operazioni di carico e scarico dei contenitori della frutta, gli infortuni che si verificano in itinere durante il solo periodo della raccolta (nel tragitto a e dal luogo di raccolta con trattrice agricola). PERSONE ASSICURATE Titolare dell’azienda, familiari, raccoglitori assunti e non, raccoglitori occasionali, amici, parenti, ecc… di età compresa fra i 14 e i 75 anni. DURATA DELLA ASSICURAZIONE L’assicurazione ha durata annuale con tacito rinnovo dalla data di sottoscrizione della scheda di adesione. LIQUIDAZIONE INDENNITÀ La liquidazione delle indennità in seguito ad infortunio avverrà a favore della persona infortunata previa presentazione di carta d’identità e codice fiscale. In seguito a morte per infortunio le stesse verranno invece riconosciute agli eredi legittimi del defunto. La diaria da frattura non è cumulabile con la diaria da ricovero ospedaliero. La voce Invalidità Permanente viene liquidata con franchigia 3 punti fino ad un invalidità accertata di 10 punti. La voce Spese Mediche viene liquidata con Franchigia ` 150,00. La polizza ha un costo diverso a seconda della superficie aziendale dell’assicurato come da tabella di seguito riportata: SOMME ASSICURATE PER PERSONA COMBINAZIONE A COSTO DELLA POLIZZA PREMIO LORDO SUPERFICIE AZIENDALE ANNUALE INV. PERMANENTE 80.000,00 ` Az. fino a 2 ha. 150,00 ` MORTE 80.000,00 ` Az. fino a 3 ha. 170,00 ` DIARIA RIC. OSPED. 50,00 ` Ogni ha. in più 50,00 ` DIARIA FRATTURA OSSEA 50,00 ` SUPERFICIE AZIENDALE ANNUALE 5.000,00 ` SPESE DI CURA COMBINAZIONE B INV. PERMANENTE 100.000,00 ` Az. fino a 2 ha. 190,00 ` MORTE 100.000,00 ` Az. fino a 3 ha. 220,00 ` DIARIA RIC. OSPED. 50,00 ` Ogni ha. in più 65,00 ` DIARIA FRATTURA OSSEA 50,00 ` 5.000,00 ` SPESE DI CURA 15 Consumatori IN TROPPI HANNO FAME di Dario Guidi “N on c’è mai stato così tanto cibo. Allora perchè nel mondo 842 milioni di persone soffrono la fame? In termini strettamente quantitativi, c’è cibo a sufficienza per sfamare l’intera popolazione mondiale di oltre 7 miliardi di persone. Eppure, una persona su 8 è affamata ”. A sancire queste semplici verità è il World food programm, l’agenzia delle Nazioni unite il cui scopo è proprio quello di combattere la fame e attivare piani di contrasto a questo drammatico problema. Ma perché, parlando di cibo, ci muoviamo tra queste due opposte verità? Ragionarci sopra non è parlare di cose astratte e lontane, ma ha un senso preciso, considerando anche che L’Expo 2015, che si terrà a Milano, sarà proprio dedicato al tema “Nutrire il pianeta”. Per questo è utile guardare più da vicino a qualche dato sull’agricoltura mondiale. Oggi il cibo per il pianeta è rappresentato da 2 miliardi e 400 milioni di tonnellate di cereali (grano, mais, riso, ecc.) prodotti annualmente; poi si aggiungono (stando alle voci principali) più di 300 milioni di tonnellate di carne, 780 milioni di latticini e 160 milioni di tonnellate di pesce. Stiamo sulla voce più importante, quella dei cereali, per scoprire come è ripartita la produzione complessiva, secondo i dati costantemente aggiornati della Fao (l’agenzia Onu): dei 2 miliardi e 400 milioni di tonnellate, meno del 50% serve direttamente all’alimentazione umana (per l’esattezza sono 1.080 milioni). Poi ci sono 796 milioni di tonnellate che servono a produrre gli alimenti per gli animali (da cui comunque derivano i 300 milioni di tonnellate di carne che l’uomo mangerà). Non producono invece nessun tipo di alimento, invece, gli altri 450 milioni di tonnellate che servono prevalentemente alla produ- zione dei biocarburanti, un fenomeno questo che ha avuto una rapida espansione negli ultimi anni. Già da questa macro osservazione si comincia a capire che la riflessione sul modello di agricoltura, sulle priorità che ogni paese e la comunità mondiale intende darsi non è né scontata né banale. Come ha spiegato Luca Colombo, autore del libro “Diritto al cibo”, uno dei punti centrali nel dibattito rivolto al futuro è la sfida a considerare il miglior uso possibile della terra, massimizzando l’uso sociale del cibo come pilastro fondamentale su cui costruire la sopravvivenza degli uomini, anziché considerare semplicemente il cibo una merce da scambiare” Discorsi che valgono pensando soprattutto ai rapporti tra nord e sud del Mondo, ma che richiamano anche l’Italia e l’Europa. Quale rapporto tra agricoltura e ambiente vogliamo? Quali modelli di consumo sono da promuovere? Come si combatte il tema degli sprechi che si incontrano lungo tutta la filiera? Quale sarà la situazione quando, nel 2050, a chiedere cibo saremo in più di 9 miliardi? E come cambierà questa domanda anche alla luce del fatto che almeno l’aspirazione a potersi avvicinare ai livelli di consumo dell’Occidente, da parte dei paesi in via di sviluppo (basta citare solo Cina e India che insieme fanno 2 miliardi e 500 milioni di persone) sta producendo già oggi impatti rilevantissimi? Certo nel provare a rispondere a questi enormi quesiti l’umanità potrà contare su evoluzioni tecnologiche e scientifiche che troveranno applicazione anche nella produzione di cibo e alimenti. Il tema degli Ogm (gli Organismi geneticamente modificati) è da tempo al centro dell’attenzione e suscita posizioni decisamente contrastanti. Ma altre prospettive si aprono, legate ai cibi biotech, o alla possibilità di modificare 16 Dario Guidi, direttore del mensile Consumatori le nostre diete, trovando le proteine necessarie magari negli insetti o nei crostacei, anziché nella carne. La Fao ha lanciato una nuova strategia che va sotto il titolo di “Save and grow” (cioè “Salvare e crescere”). Questo perché “l’attuale paradigma di produzione intensiva non riesce più a stare al passo con le sfide poste dal nuovo millennio. Per crescere l’agricoltura deve ora imparare a preservare”. Così il nuovo approccio, che punta a “produrre di più con meno”, si rivolge soprattutto ai piccoli contadini dei paesi in via di sviluppo. Aiutare le famiglie rurali a basso reddito - circa 2,5 miliardi di persone - ad economizzare sui costi di produzione e costruire prosperi sistemi agro-alimentari, li metterà nelle condizioni di massimizzare le rese ed investire i risparmi nella salute e nella scolarizzazione. Come questa agricoltura dove la proprietà è diffusa e legata al territorio si incrocerà con la presenza delle grandi multinazionali del settore (basta pensare alla Cargill che fattura 120 miliardi di dollari commerciando in cereali, semi oleosi e alimenti, o ai colossi del biotech come Monsanto, Basf e Syngenta), è tutto da scoprire. Gli interessi in gioco son ovviamente enormi. Forse noi consumatori italiani, ci potremmo sentire lontani da tutto ciò. Già anche solo capire le problematiche dell’agricoltura nella dimensione europea è piuttosto difficile. Ma come abbiamo visto le interconnessioni e le ricadute di ogni scelta sono globali. Il punto centrale per una agricoltura come quella italiana, il cui cuore sono tanti prodotti e cibi di qualità, conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, è con che idea di se stessa vuole essere protagonista nel futuro. Donne in Campo PROPOSTE, DALLE DONNE PER TUTTI Nel corso della VI Assemblea della Cia, la presidente (riconfermata) delle Donne in Campo, Mara Baldo ha presentato un documento che richiamava le loro principali richieste. Lo presentiamo in maniera integrale. L’ Associazione Donne in Campo, convivendo la relazione illustrata da Flavio Pezzi • sostiene politiche che tendano a valorizzare le differenze di genere ed in particolare, quelle femminili. Riconoscere pari dignità ai sessi non significa ‘eliminare le differenze tra i generi’, ma accettarne e valorizzare le diversità: su questo punto è necessario stigmatizzare le ambiguità anche linguistiche che mirano a riempire di contenuti omologanti una malintesa parità; • ritiene urgente cambiare marcia alle politiche di Welfare per imboccare con decisione la strada della costruzione di un sistema adeguato ai bisogni della società di oggi che protegga le persone in stato di bisogno e consenta alle donne di esercitare la propria libertà ed autonomia piuttosto che utilizzarle per sopperire, con il lavoro familiare gratuito, alla carenza pubblica di servizi di cura per le categorie fragili (anziani, bambini, persone con diversa abilità); • si impegna a creare ‘reti’ di donne sul territorio rurale, a tessere relazioni tra le aziende e costruire comunità e gruppi locali per rompere l’isolamento delle aziende; • conferma l’urgenza di difendere il territorio da un indiscriminato consumo di suolo soprattutto agricolo a vantaggio di insediamenti industriali e urbani e la necessità di riqualificare invece l’ambiente rurale anche per evitare molti dei disastri ambientali a cui assistiamo; • ritiene che etica e business non siano incompatibili. Si può condurre un’azienda facendo reddito e nello stesso tempo rispettare la salute dei consumatori, la sanità dei prodotti e le loro qualità nutritive, la qualità del processo produttivo dando vita ad un circolo virtuoso; • ritiene necessario ripristinare un sano ed equilibrato rapporto con l’ambiente, tutela della biodiversità, tec- niche tradizionali, valorizzazione dei paesaggi, valenza economico sociale ambientale, qualità e multifunzionalità, innovazione e ricerca; • rilevando che i prodotti agricoli sono inseriti in filiere lunghe il cui valore aggiunto accumulato negli spostamenti viene sottratto all’agricoltore, ritiene necessario implementare i progetti riguardanti lo sviluppo della vendita diretta e operare per recuperare lo spazio dei prodotti agricoli nel mercato. Prova ne è il Progetto “La spesa in campagna” promosso dalla Cia; • afferma che l’agricoltura italiana oltre a produrre alimenti di eccellenza ha saputo costruire nel tempo bellissimi e inimitabili paesaggi rurali incrementando così altri settori economici quali il turismo; • è impegnata nella valorizzazione di tutti i metodi di produzione agricola ecocompatibili con particolare attenzione alla salvaguardia della stabilità e alla fertilità dei suoli. Allo stesso tempo ribadisce la necessità di perseguire con la ricerca l’obiettivo di introdurre innovazioni colturali, di processo, di prodotto e di diversificazione delle attività aziendali a integrazione del reddito; Assistenza notarile !"#$% &! ' $ "" ' "" $ "" ' "" $ ' $ $ ! " ! 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Arcadio Vangelisti Donne in Campo /:3;<= 8:=&=; 39:;=; :<;<; >&3 :: & &=<< ;< 3/8= 238=:; &3 9?23:> /:3;<= &; 8;&;32= 8;== 3<;@?3:;3=A =B;=<;2/=A C=DD;2;3 !!! !!!"#$% 2 3'' ) 2 /4 %3(+ 11*1 )*)) '" '+4'+4 !!!'+4'+4 !!!"#$%'+4'+4 ,.' 5'. ,#' ) ,6-+'1* 74 !!!"#$% ,+,-,#+ 2 ,", + 8,+' 5-+' ))* *) ,.' /+,0 ', ) ,' ))*1) "-' 9,- /..' +, 1 '" "',+ !!!"',+ !!!"#$%"'# &# '( )) )*))* + !!!+,-,( !!!"#$%+,-,( !"#$%& %$'()*+, ()-"./()*+, !!*( 0&$12&3%% 0&$12&%% 444.$5&&6&1+0&$12&%#$%& 18 • attraverso le proprie aziende intende offrire servizi legati alla multifunzionalità ed è impegnata a trasmettere alle nuove generazioni i valori dell’agricoltura. Sono sempre di più le imprenditrici che si impegnano in fattorie didattiche, nell’attività di agrinidi, nell’accoglienza di anziani e di persone in difficoltà e ad offrire catering agricoli nelle città; • ritiene opportuno incentivare l’offerta di servizi di sostituzione per le aziende agricole utilizzando anche la libera iniziativa privata e la forma cooperativa, attività che potrebbe generare posti di lavoro oltre ad offrire un importante servizio alle imprese agricole soprattutto a conduzione femminile; • chiede che vengano create nelle zone rurali le condizioni necessarie per consentire alle donne di tutte le generazioni di restare nel proprio ambiente e ad altre che vogliono tornarvi e contribuire al suo rilancio e al suo sviluppo; • sottolinea la necessità di creare una base di dati affidabile sulla situazione economica e sociale delle donne e il loro impegno imprenditoriale, unica base corretta per elaborare politiche adeguate; • ritiene necessario sviluppare la formazione e la consulenza specialistiche a favore delle imprenditrici sia nella gestione dell’azienda che per cogliere nuove opportunità di reddito; ritiene altresì fondamentale una formazione politica per assolvere al meglio al ruolo di rappresentanza e/o di leadership. La scelta che la Cia ha operato nel costituire una associazione dedicata alle donne agricoltrici e nel renderla “componente” del Sistema Cia si rivela, oggi più che mai, una azione lungimirante. Quello che infatti per le organizzazioni internazionali si configura oggi come un asse strategico per l’agricoltura mondiale, il fattore donna, è stato anticipato dal Sistema Confederale ed organizzato sul territorio, consentendo l’elaborazione di una visione di genere. Attualmente Donne in Campo è la principale Associazione italiana di imprenditrici e donne dell’agricoltura, riconosciuta ed apprezzata nel territorio italiano, presso le istituzioni locali, nazionali, europee ed internazionali che conoscono e stimano le tante iniziative innovative ed apprezzano i mercati delle Donne in Campo con le loro eccellenze di gusto. #!## !## $ " % % " %& % % % '" " % !!! " " " $ERXW /LIH ZZZPHVVQHUPRXQWDLQPXVHXPLW 5(,1+2/'0(661(5 ),50,$1 -89$/ 257/(6 '2/20,7(6 5,3$ &2521(6 %R]HQ%RO]DQR .DVWHOEHOO&DVWHOEHOOR 6XOGHQ6ROGD &LELDQDGL&DGRUH %UXQHFN%UXQLFR .URQSODW]3ODQGH&RURQHV 7KHHQFKDQWHGPRXQWDLQ 0\WKRIWKHPRXQWDLQ (QGRIWKHZRUOG 0XVHXPLQWKHFORXGV 7KHPRXQWDLQKHULWDJH 2SHQLQJ AGIA “ABBIAMO VOGLIA DI FARE” I giovani agricoltori di Agia sono partiti col piede giusto. Hanno idee chiare e tanta determinazione. Ne parliamo con il presidente, Andrea Recchia di Michele Zacchi N on hanno perso tempo i giovani agricoltori di Agia, l’associazione dei giovani agricoltori che fa parte della Cia del Trentino. Subito dopo l’assemblea di febbraio hanno cominciato a lavorare alla preparazione di un documento programmatico che sarà definitivamente approvato entro il mese di aprile. Abbiamo quindi fatto una breve chiacchierata con il responsabile di Agia, Andrea Recchia, per conoscere, a grandi linee, i temi che sono stati affrontati durante questi primi incontri. “Abbiamo deciso di partire subito con il nostro lavoro, perché sono quasi da due anni che stiamo incontrandoci anche se ufficialmente la nostra associazione è stata costituita quest’anno e a nostro avviso è arrivato il momento di fare, di agire e di farci conoscere dentro e fuori la Cia del Trentino. Il nostro primo passo è stato quelle di definire bene il documento programmatico, adesso è quasi pronto ed è compito di AGIA renderlo effettivo.” Il dibattito sul documento programmatico è stato davvero intenso. Quali sono stati gli argomenti sui quali avere maggiormente discusso? “Diciamo che sono stati principalmente tre: cooperazione, reddito e scarsa disponibilità di terra. Cominciamo dal tema della cooperazione. Siamo d’accordo con il concetto della fondamentale importanza di questo strumento e sappiamo che per il Trentino è determinante, ma abbiamo voluto chiarire che non è tutto oro quel che luccica e che anche in quel mondo vale il principio che chi sbaglia paga. Nel nostro gruppo ci sono diversi agricoltori che sono passati attraverso esperienze poco piacevoli e che hanno constatato amaramente che non sempre le belle parole sono seguite da fatti concreti. Cooperazione sì, dunque, ma vogliamo una struttura sana, nella quale i principi, i valori cooperativi e mutualistici sono davvero al centro della vita dell’organizzazione.” Un altro tema sul quale avete discusso è stato quello del reddito. Cosa avete voluto sottolineare? “Una prima cosa è ovvia: facciamo un’attività che non può andare in perdita, e senza un reddito il nostro lavoro non ci sarebbe. Ma abbiamo voluto sottolineare che il nostro lavoro produce reddito anche per altre categorie. Se il contadino garantisce un territorio in ordine, anche gli operatori del turismo ne beneficiano; se ci prendiamo cura dei boschi sono anche i cittadini a godere di un ambiente nel quale possono vivere più sani. E invece succede che questa attività non viene del tutto riconosciuta. 21 Andrea Recchia, presidente dei Giovani Imprenditori Agricoli Quando poi passiamo al prodotto, non siamo molto soddisfatti quando vediamo che un kg di frutta, che nel supermercato viene venduto (è solo un esempio) a tre Euro, porta nelle tasche di chi lo ha prodotto soltanto pochi centesimi. Insomma dobbiamo creare un meccanismo di filiera corta che porti un maggior reddito a chi produce la materia prima.” E infine un altro tema importante, quello della scarsità della disponibilità terra. “È vero, in Trentino c’è poca superficie agraria disponibile. Guardiamo per esempio a Trento: nel passato c’è stata una lottizzazione spinta per trovare superfici edificabili, ma ora con la crisi vediamo molti terreni abbandonati. Perché non potremmo avere a disposizione, in affitto s’intende, queste aree? Gli Enti locali dispongono di un grande patrimonio, chiediamo che sia messo a disposizione di giovani agricoltori che intendono dedicarsi con passione alla loro attività.” Abbiamo poi il problema che chi ha della proprietà preferisce lasciarla incolta piuttosto che darla in coltivazione per paura di perderla. Bisogna agire affinché lo strumento dell’affitto diventi di nuovo un patto serio e leale tra chi coltiva e chi possiede. Qualcosa da aggiungere? “Voglio ringraziare i giovani agricoltori che hanno partecipato a questo lavoro preparatorio. Vuol dire che oggi AGIA non solo un presidente, ma una squadra che ha molta voglia di farsi valere.” ASSOCIAZIONE GIOVANI IMPRENDITORI AGRICOLI AGIA ASSOCIAZIONE GIOVANI IMPRENDITORI AGRICOLI ECCO I GIOVANI DELLA GIUNTA, LA VICE PRESIDENTE È UNA RAGAZZA Per concludere i lavori assembleari i giovani imprenditori agricoli di AGIA si sono riuniti a Trento presso la sede di CIA lo scorso 25 marzo. Si sono individuati i membri della Giunta, l’organo dirigente che ha il compito di elaborare la linea politica dell’associazione e rendere operative le decisioni dell’assemblea. Nel designare i membri si è cercato di favorire la rappresentanza sul territorio coinvolgendo i diversi settori agricoli. Questi i 9 componenti della Giunta AGIA: • Simone Bronzini di Fiavè, zootecnico • Stefano Caset di Nave San Rocco, frutticolo • Silvano Dominici di Romallo, frutticolo e agriturismo • Riccardo Fiamozzi di San Michele all’Adige, zootecnico • Vice presidente Sara Grassi Monti di Folgaria, azienda biologica mista • Gianluca Graziadei di Sarche di Calavino, zootecnico e viticolo • Marco Pezzi di Campodenno, frutticolo • Presidente Andrea Recchia di San Michele all’Adige, viticolo e frutticolo • Mirco Sandri di Villa Agnedo, zootecnico LA GESTIONE DELL’OLIO ESAUSTO Per informazioni su AGIA: tel. 0461-1730452, mail: [email protected] LA GESTIONE DELL’OLIO ESAUSTO NELLE AZIENDE AGRICOLE La gestione degli oli esausti (codice CER 13 00 00) è curata dal Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati. Chiunque esegua una manutenzione dei mezzi che preveda la presenza di olio o filtri usati deve gestirli in modo appropriato. Come si procede? Questi materiali devono essere stoccati in appositi contenitori che ne impediscano la fuoriuscita anche casuale. Le aziende agricole che hanno un fatturato superiore agli ` 8.000 devono compilare il MUD (Modello Unico Dichiarazioni ambientali) entro il 30 aprile di ogni anno. Il MUD consiste in una dichiarazione da inviare alla CCIAA di competenza con cui si dichiara il possesso di queste sostanze (con allegato il bollettino di ` 15 per diritti di segreteria). Questo processo semplificato è previsto per le aziende agricole fino alla produzione di 7 tipologie di rifiuti e con al massimo di 3 trasportatori e 3 destinatari finali. Il Modulo compilabile per la comunicazione semplificata è scaricabile dal sito mud.ecocerved.it (nella sezione di sinistra cliccare su “Comunicazione Rifiuti Speciali semplificata e cartacea”). Per quanto riguarda lo smaltimento del materiale si deve poi contattare una società specializzata che procederà al suo recupero. La società rilascerà un documento (formulario) a certificazione dell’avvenuto scarico che dovrà essere conservato per almeno 3 anni. Questo documento, rilasciato dell’azienda che ritira l’olio, sostituisce il registro di carico e scarico previsto per le altre tipologie aziendali. La direzione e tutti i dipendenti e collaboratori della Confederazione Italiana Agricoltori del Trentino sono vicini ai famigliari per la perdita di SERAFINI GIUSEPPE, socio della nostra organizzazione. La direzione e tutti i dipendenti e collaboratori della Confederazione Italiana Agricoltori del Trentino sono vicini ai famigliari per la perdita di RENATO PONTALTI, socio della nostra organizzazione. 22 !"#!$$! % !"#!$$ Terre coltivate LA TABACCHICOLTURA di Alessandro de Bertolini L a pianta del tabacco viene introdotta in Europa alla corte del re di Francia dal Sud America verso la seconda metà del secolo XVI. L’iniziativa è del diplomatico francese Jean Nicot de Villemain. Dal suo nome deriva la parola “nicotina”. Le coltivazioni di tabacco giungono in Trentino verso la metà del ’700. Si affermano come motore dell’economia nel corso dell’800. Scompaiono completamente nella seconda metà del ’900. Come si presentavano in Trentino i campi di tabacco? Quale filiera alimentavano e quali maestranze? Quali erano i territori maggiormente interessati? Il territorio roveretano, con particolare concentrazione nella zona di Mori, diventa il centro di una produzione intensiva di tabacco dalla fine del ‘700 fino agli anni ’60 del secondo dopoguerra. Protagonisti di queste vicende produttive saranno i maseradòri di Mori. Nel 1851 l’Imperial Regio Governo Austriaco stipula una convenzione con il Comune di Sacco per la costruzione di una manifattura tabacchi, visibile ancora oggi a Borgo Sacco di Rovereto. Il sistema di coltivazione privilegiava la messa a dimora delle piante in campi protetti da teloni di garza bianca (cotone) i quali venivano a formare speciali serre arieggiate. In prossimità dei centri abitati, le foglie di tabacco erano poste a essiccare nelle màsere, ovvero in alte costruzioni dove potevano seccare supportate da bastoni di legno. Il paesaggio del tabacco si caratterizzava per la presenza di ampie e uniformi superfici di piante dalle larghe foglie di colore verde intenso. Tale unità paesaggistica connotava, oltre alla piana di Mori attraversata dal torrente Càmeras tributario dell’Adige, anche gli spazi alluvionali del fiume Sarca fra Dro, Arco e Riva. La fertile valle del Càmeras e tutta la fascia di terreno pianeggiante che circonda Mori sono state abilmente sfruttate fin dai secoli scorsi per ricavare campi coltivati e mettere a dimora piante di gelsi e viti, oltre a tutti quei prodotti agricoli (patate, fagioli, frumento, granoturco, altro) destinati un tempo quasi esclusivamente all’autoconsumo. A queste produzioni si aggiunge per un certo periodo la coltura del tabacco, agevolata da un microclima molto 24 favorevole e dalla naturale composizione del suolo. Coltivare tabacco consentiva un sicuro rientro economico in un lasso di tempo – tra piantagione e raccolta – che non superava solitamente i 100 giorni. Ecco perché già durante l’800 la coltivazione del tabacco è molto diffusa e rimane a lungo tra quelle più remunerative per i proprietari dei campi nonostante l’entrata in vigore, a partire dal 1828, del monopolio statale. Infatti, almeno fino al 1827 “la coltura e la fabbricazione del tabacco erano libere” e le pregiate foglie, non appena pronte per la lavorazione, venivano portate nelle vicine masère per diventare poi “tabacco da fiuto”. L’eccellenza raggiunta dai maseradòri di Mori è testimoniata dal fatto che il governo austriaco adotta come marchio di garanzia i nomi che i produttori locali avevano dato alle qualità prodotte e commercializzate: “uso Trento“, “scaglia“, “scaglia fina“, “radica“. Col tempo, alcune famiglie di Mori riescono a ritagliarsi una cospicua fetta di mercato, quasi un monopolio. Ancora oggi si ricordano le dinastie dei Galassi, dei Chizzola, dei Cescatti, dei Terre coltivate Gazzini, dei Caliari, dei Turella, cui si aggiungono i Gobbi e i Cattoi a Valle San Felice. Alla fine degli anni ’50 solo sul territorio di Mori si contavano 12 essiccatoi o masère, per una cubatura complessiva pari a 109.000 metri cubi, più del doppio di quelli esistenti ad Ala (43.000 metri cubi per 6 stabilimenti). Ancora oggi, nonostante le inevitabili modifiche strutturali e di destinazione cui sono stati sottoposti quasi tutti questi relitti di “archeologia rurale”, è piuttosto facile riconoscerne alcuni, di solito ubicati in zone particolarmente ventilate. La Prima guerra mondiale si abbatte con estrema violenza anche sui campi coltivati della cosiddetta “zona nera”, vanificando il paziente lavoro di intere generazioni di agricoltori che da quegli appezzamenti avevano saputo ricavare il necessario per allontanare lo spettro della fame. Finita la guerra, le terre rimaste incolte vengono velocemente bonificate. Lo Stato italiano, subentrato dopo il 1919 a quello Austro-Ungarico nel monopolio sul tabacco, ha interesse a riprendere la produzione della Manifattura Tabacchi di Borgo Sacco, dove, prima della guerra, lavoravano oltre 2.000 operai (in gran parte erano donne). La Manifattura riapre così pochi mesi dopo, il 19 marzo 1919, assumendo 1.400 persone per la lavorazione dei sigari e delle sigarette. Alla fine degli anni ’40, sono 350 gli ettari in Trentino coltivati a tabacco. Prima della guerra erano 500. Difficoltà di mercato e il tracollo della produzione di tabacco “sotto garza” - falcidiato da un microscopico fungo che colpiva le foglie (peronospora tabacina) - portano all’abbandono della coltivazione nel Trentino. Le altre qualità di tabacco, quelle tradizionali coltivate in campo aperto, erano immuni dalla malattia ma non resistono alla concorrenza dei tabacchi d’importazione. Col tempo, i cosiddetti “tabacchi biondi” (con minore contenuto di nicotina rispetto al tabacco nostrano) soppiantano quelli locali, rendendo antieconomico proseguire la coltivazione e la lavorazione di un prodotto che non garantisce più adeguati margini di guadagno. “Amare foglie”, il libro fotografico 25 con testi e approfondimenti a cura di Edoardo Tomasi (edizioni Biblioteca comunale di Mori, 2008) rappresenta uno dei contributi migliori sul tema, con un ricco apparato di immagini d’epoca in bianco e nero. È in vendita presso la Biblioteca comunale di Mori. Fondazione Museo storico del Trentino “ TERRE COLTIVATE. STORIA DEI PAESAGGI AGRARI IN TRENTINO” è visitabile dal 20 ottobre 2013 all’8 giugno 2014 tutti i giorni dalle 9 alle 18 escluso il lunedì. Per informazioni, prenotazioni, per conoscere il calendario di iniziative con i produttori e i percorsi di degustazione guidata: 0461.230482 (www.museostorico.it) Scuole “E LE MALERBE SONO I FIGLI DEI PROLETARI…” Brevi note sul libro di Quinto Antonelli “Storia della scuola trentina dall’umanesimo al fascismo” di Fabrizio Rasera C ome raccontare un libro che ricostruisce più di cinque secoli di storia? Non ci provo nemmeno e inizio intanto con qualche considerazione di carattere generale. Il lettore non si spaventi di fronte alla vastità del tema, né pensi a un tomo enciclopedico da consultare a piccole dosi. Sono quasi 500, le pagine del libro di Antonelli, ma si possono leggere di filato come si fa con un romanzo avvincente. Questa leggibilità è tanto più sorprendente se si tiene conto che gli studi di storia della scuola sono tradizionalmente e quasi necessariamente zeppi di leggi, circolari, teorie pedagogiche, programmi e così via. Antonelli non trascura la dimensione normativa e istituzionale, anzi ce ne fornisce una ricostruzione nitida: ma nel suo lavoro hanno un peso anche maggiore gli aspetti sociali, i rapporti tra maestri e scolari, docenti e studenti, scuola e famiglie… Storia della scuola trentina dall’umanesimo al fascismo è un libro popolato da un grande numero di personaggi, uomini e donne, bambini e bambine, spesso con il loro nome, con una loro personale impronta, con idee e sentimenti, esperienze e condizioni sociali definite. Non una storia in- 26 tessuta di aneddoti e storielle, intendiamoci; ma una storia nella quale alle interpretazioni di carattere generale si arriva passando attraverso un’analisi concreta che si misura con le vite, i conflitti e le visioni culturali di innumerevoli testimoni. Nominiamo almeno qualcuno dei temi ricorrenti. Lungo tutto il libro si svolge la lotta tra autorità e famiglie, contadine in particolare ma non solo, intorno al tempo dei bambini, ai quali, “maschi o femmine, già verso i cinque/sei anni veniva affidato da portare al pascolo il bestiame di piccolo taglio, pecore, capre o vitelli. Più grandi, i ragazzi raggiungevano l’alpeggio e lavoravano nelle malghe. A dieci anni erano uomini fatti”, scrive l’autore a commento di un documento del 1749. La scolarità si afferma attraverso l’imposizione politica e le sanzioni verso i renitenti, in un processo lunghissimo. Non bastano le leggi di riforma dall’alto per garantire che le scuole ci siano e che siano davvero frequentate da tutti. Più in generale la scuola è un luogo del disciplinamento, della regola, dell’imposizione. Non soltanto, non sempre allo stesso modo: ma sicuramente lo sguardo di Antonelli riesce a svelare con particolare efficacia la violenza che si manifesta nei rapporti educativi. Dal mare di letture che questo libro presuppone estrae citazioni indimenticabili, come la scena dello scolaro con la treccia inchiodata al tavolino raccontata dal primierotto Angelo Michele Negrelli nelle sue memorie. O il sonetto dedicato dal roveretano Girolamo Tartarotti al ricordo di un maestro manesco: “Costui or m’ama; io l’odio in fin d’allora: non si ricorda del suo oprar lo stolto; io mi ricordo di quel pugno ancora”. Siamo nel ‘700; a inizio ‘900 si colloca invece questa invettiva di don Rigo, direttore delle scuole popolari di Trento, contro gli scolari discoli: “E le malerbe sono i figli dei proletari, i quali formano intorno a sé un tale ambiente di scioperìo e di lai- Scuole schi, registri di maestri, quaderni, opere letterarie, documenti reperiti presso un grande numero di archivi d’ogni tipo, molto altro ancora: dietro questo libro c’è un percorso originale e il lavoro di una vita. La delimitazione trentina consente all’autore una capillarità di indagine che non sarebbe probabilmente possibile in una storia nazionale. Abbiamo così una storia più ricca, più illuminante, più bella: locale in questo caso non significa meno, ma più, anche grazie alla sicura padronanza che Antonelli ha dei temi generali. Il libro sfiora appena gli anni che seguono la seconda guerra mondiale. Ma l’autore e l’editore promettono su questo periodo un nuovo libro, che ci auguriamo vivamente. dezza ch’è miracolo se di là esce qualcun a moral salvamento. Ora que’ figli son per la scuola elementi così deleteri, che devono essere da essa assolutamente staccati o tolti alle famiglie e collocati in aere più spirabili”. Reclusione in collegio dei figli delle classi pericolose, nella visione sbrigativa di questo prete direttore, ma anche, in altre pagine del libro, impegno strenuo di maestre e maestri per fare della scuola un luogo di elevazione e di emancipazione per tutti. Nel grandioso puzzle del racconto di Antonelli non mancano le tessere che testimoniano la ricerca di un’alternativa a un insegnamento avvertito come vuoto di contenuto educativo. E’ il caso del giornalino (proibito, ma diffuso clandestinamente) di un gruppo di studenti del liceo di Trento, stampato col poligrafo negli anni 1891 e 1892. Tra gli autori del foglio ribelle c’è il sedicenne Cesare Battisti, che assegna a sé e ai coetanei un programma grandioso: “Compagni! Io credo che ognuno di voi ben vegga il cattivo modo con cui ci è compartita l’educazione nella scuola governativa, e noi dobbiamo porvi rimedio coll’educarci da noi stessi”. Memorie, diari, giornalini studente- 27 La nostra storia 40 righe di Storia EMANUELE LANZEROTTI manuele Lanzerotti nasce a Romeno il 10 aprile1872. All’Università di Graz e Vienna consegue nel 1899 il titolo accademico in scienze fisiche. Fin da giovane fu un cooperatore convinto e l’11 maggio 1897 fondò la “Cassa Rurale cattolica di Romeno”, la prima a carattere confessionale nel Trentino. Nello stesso anno entra come consigliere nella Federazione dei Consorzi cooperativi e diviene sostenitore di don Panizza al Congresso di Mori, sostenendo E e portando all’affermazione della cooperazione “confes s i o n a l e”. Dotato di carattere battagliero, fucina di idee e impegno organizzativo, a lui va ascritta la creazione e fondazione della Cooperativa delle Cooper a t i v e: il SAIT, del quale fu anche il primo presidente, assume altre diverse mansioni fra le quali quella di direttore della “Cooperazione Trentina” fino al 1907, di presidente delle Officine elettriche dell’Alta Anaunia e dal 1907dell’Unione trentina per le imprese elettriche (UTIE). Fu promotore della Banca Industriale e nel progetto della ferrovia elettrica Trento – Malé e in seguito della Dermulo – Fondo – Mendola. In capo politico del 1902 il Lanzerotti è il presidente del comitato promotore per il Partito Sociale Cristiano Trentino, ed eletto con don Panizza, de- 28 putato del Consiglio dell’Impero. Inizialemente autonomista, poi irredentista nel 1911 viene allontanato dal Partito Popolare Trentino nel 1913, anche a seguito dei dissensi con la Federazione e il Comitato Diocesano e della sua posizione irre, si trova costretto ad allontanarsi dal Trentino per trasferirsi a Milano. Nel 1919 è tra i fondatori a Genova della Federazione Nazionale delle Cooperative di Consumo, di cui diviene il primo presidente. Nel 1921 viene eletto presidente internazionale a Zurigo della Federazione delle Cooperative di matrice cristiano-sociale. Nel maggio 1928 risulta eletto nel consiglio direttivo della Federazione Trentina delle Cooperative, e quindi nel comitato organizzativo che si occupa della partecipazione delle cooperative trentine alla Mostra Nazionale della Cooperazione a Roma. Nel 1932 l’on. Lanzerotti esce di scena e si ritira a Milano dove opera come ingegnere nel campo elettrico e ferroviario. “Carattere idealista, ostinato e battagliero, portato allo scontro più che alla mediazione, Lanzerotti si distinse per le idee geniali e i grandi progetti che poneva alla base della sua azione...” Emanuele Lanzerotti muore a Masnago il 03 settembre 1955, e dal 1999 riposa in pace a Romeno, suo paese natale. Edmund Mach CONSERVAZIONE DEL VINO, IN CASA “INVECCHIA” 4 VOLTE PIU’ RAPIDAMENTE Che il vino si conservasse meglio in cantina piuttosto che in appartamento già si sapeva. Ma ora dalla Fondazione Edmund Mach arriva un’importante conferma scientifica che spiega perché e quanto l’età chimica cambia nei diversi ambienti facendo scoprire inaspettate reazioni e nuovi composti. Stando alla ricerca, intitolata “L’influenza della conservazione sull’età chimica dei vini rossi” e pubblicata in questi giorni sulla rivista Metabolomics, nella tipica conservazione mento, conservato in vetro scuro con tappo di sughero naturale. Duecento bottiglie sono state collocate nella cantina aziendale della Fondazione Mach, ad una temperatura costante tra i 15 e i 17 gradi e con umidità del 70 per cento; le altre duecento sono state collocate in condizioni simulanti la conservazione domestica, al buio, con una temperatura oscillante, secondo le stagioni, tra 20 e 27 gradi. I vini sono stati campionati ogni sei mesi. ANTICHI VITIGNI, IL RITORNO DI BIANCACCIA E ROSSETTA DI MONTAGNA NOTIZIE DALLA FONDAZIONE EDMUND MACH LA VITIENOLGIA PALESTINESE RINFORZA LE RADICI GRAZIE AL TRENTINO DI SAN MICHELE ALL’ADIGE a cura di Silvia Ceschini (Ufficio Stampa Fondazione Edmund Mach) domestica l’età chimica del vino accelera di ben quattro volte: molte decine di composti cambiano concentrazione partecipando a reazioni indotte dalla temperatura. In particolare la conservazione domestica induce la formazione di composti, mai osservati prima, che nascono dall’unione tra i tannini e l’anidride solforosa, e una classe di pigmenti del vino, denominata “pinotine”, che fa evolvere il colore del vino verso toni più aranciati. Aumentandone, appunto, l’età chimica. La ricerca, svolta all’interno del progetto Qualità alimentare e funzionale “Qualifu” finanziato dal Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, ha permesso di seguire per due anni l’evoluzione di 400 bottiglie di Sangiovese, vino tipicamente da invecchia- Seguici su fmach.it e sui nostri social media! stoditi nella collezione delle 24 varietà storiche del Trentino che si trova a Vigalzano e a disposizione di viticoltori e vivaisti. Negli ultimi dieci anni il Centro Ricerca e Innovazione ha recuperato Casetta (2002), Groppello di Revò (2002), Lagarino (2007) Verdealbara (2007), Maor (2009), Paolina (2009), “Saint Laurent” (2011), e le ultime “rinate” Biancaccia e Rossetta di Montagna (2013) a completamento del progetto di recupero del germoplasma presente nei vigneti trentini nei secoli scorsi. La collezione di Vigalzano però annovera altre varietà storiche che negli anni sono state iscritte nel registro a cominciare da Marzemino, Teroldego e Nosiola per arrivare a Enantio, Veltliner e Schiava. Nei vigneti trentini tornano due vecchie varietà di vite coltivate un tempo principalmente in Valsugana e in Vallagarina. Si tratta della Biancaccia e della Rossetta di Montagna, “salvati” dai ricercatori della Fondazione Edmud Mach che hanno provveduto al recupero delle varietà e all’iscrizione nel Registro nazionale delle varietà di vite idonee alla produzione di vino. Ammontano così a nove gli antichi vitigni recuperati da San Michele, cu- Si sono laureati in viticoltura ed enologia alla Fondazione Edmund Mach e oggi hanno una marcia in più per rinforzare e valorizzare i vitigni della cantina Cremisan, presso il monastero dei Salesiani, vicino a Betlemme. Gli studenti palestinesi Fadi Batarseh e Laith Micheal Jamil Kokaly, dopo quattro anni in Trentino, sono rientrati nei territori occupati e sono stati integrati nello staff tecnico della cantina che si trova al centro dell’iniziativa di cooperazione internazionale supportata dalla Provincia autonoma di Trento, con la supervisione tecnica della Fondazione Mach e la collaborazione dei Volontari per lo sviluppo internazionale e della Conferenza episcopale italiana. In questi giorni, tra l’altro, è stato pubblicato sulla rivista internazionale Molecular Biotechnology, il risultato del lavoro di tesi di laurea svolto dallo studente palestinese Fadi Batarseh per la realizzazione del quale l’Università di Hebron ha fornito campioni di 43 vitigni tradizionali della Palestina, finora coltivati localmente per il consumo fresco e oggi oggetto di recupero e valorizzazione anche enologica. Facebook Twitter Youtube Pinterest Linkedin Google+ www.facebook.com/ fondazionemach www.twitter.com/ fondazione_mach www.youtube.com/ fondazionemach www.pinterest.com/ fondazionemach www.linkedin.com/company/ fondazione-edmund-mach http://bit.ly/100AuHx 29 MACCHINE AGRICOLE M.01.1 VENDO ATOMIZZATORE MODELLO PAOLI DA 15 HL A EURO 500.00 ZONA VAL DI NON. TEL. 347/5982304 M.01.2 VENDO RETROESCAVATORE DALLA BONA PER TRATTORE 70/80 CV. EURO 2.200,00 TEL. 348/7102911 M.01.3 VENDO TAGLIAERBA MODELLO “PSENNER ST 160” PREZZO EURO 2.400 TRATTABILE. PER INFO 347/4808324 M.01.4 VENDO 55 PALI CEMENTO 7X7 LUNGHEZZA 3,8 M A EURO 4,00 L’UNO. PER INFO 347/4808324 M.02.1 VENDITA SPARGILETAME MARCA SETTI, 3 METRI CUBI COME NUOVO. PREZZO TRATTABILE. 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