Borgo
Valsugana
“Biglietto da visita” ®
Borgo Valsugana
La Giunta Comunale
Sindaco: Fabio Dalledonne
Incarichi: urbanistica, edilizia privata, sanità,
protezione civile, polizia locale
Assessore: Giorgio Caumo
Incarichi: sportello unico, rapporti con i cittadini
e comunicazione, industria e artigianato
Riceve il mercoledì dalle 16 alle 18 solo su appuntamento da fissare
presso il servizio di segreteria stanza nr. 5 - tel. 0461 758708
Riceve il giovedì dalle 14 alle 15.30
Assessore: Matteo Degaudenz
Incarichi: bilancio, sport, politiche giovanili
Vicesindaco: Gianfranco Schraffi
Incarichi: Personale, energie rinnovabili, ambiente,
lavori pubblici, politiche del lavoro
Riceve solo su appuntamento da fissare presso il servizio
segreteria stanza nr. 5 - tel. 0461 758708
Riceve il mercoledì dalle 17 alle 19 ed altri orari su appuntamento da
fissare presso il servizio di segreteria stanza nr. 5 - tel. 0461 758708
Assessore: Mariaelena Segnana
Incarichi: pari opportunità, politiche sociali,
istruzione e formazione professionale
Riceve il mercoledì dalle 15 alle 16
Assessore: Enrico Galvan
Incarichi: attività culturali, turismo, commercio,
centro storico e viabilità
Riceve il martedì dalle 9 alle 11 previo appuntamento da fissare
presso il servizio di segreteria stanza nr. 5 - tel. 0461 758708
Assessore: Rinaldo Stroppa
Incarichi: manutenzione del patrimonio comunale,
cantiere comunale, agricoltura e foreste
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Borgo Valsugana
Numeri ed indirizzi utili
Centralino: tel. 0461 758700
Fax: tel. 0461 758787
e-mail: [email protected]
Sito web: www.comune.borgo-valsugana.it
Cantiere comunale: tel. 0461 754199
Biblioteca comunale: tel. 0461 754052
Farmacia: Alla Valle tel. 0461 753177
Centrale tel. 0461 753065
V.V.F. Pronto Intervento: 115
Vigili del fuoco: tel. 0461 753015
Carabinieri: tel. 0461 781600
Carabinieri Pronto Intervento: 112
Guardia di Finanza: tel. 0461 753028
Soccorso Alpino: tel. 348 8605048
Polizia locale: tel. 0461 757312
Polizia locale reperibile: tel. 329 2107692
Ufficio postale: tel. 0461 758911
Azienda di promozione turistica: tel. 0461 752393
Ferrovia: tel. 0461 754049
Servizio viabilità: tel. 0461 755800
Agenzia del lavoro: tel. 0461 753227
Tribunale di Trento sez. Borgo Valsugana: tel. 0461 753004
Orario di apertura
al pubblico
Uffici e Servizi municipali
Lunedì
8.30 - 12.30 15 - 17.30
Martedì
8.30 - 12.30
Mercoledì
8.30 - 12.30
Giovedì
8.30 - 12.30 15 - 17.30
Sanità ed assistenza
La scheda
Venerdì
8.30 - 12.30
Emergenza sanitaria: 118
Guardia medica nottura e festiva: 118
Presidio ospedaliero San Lorenzo: 0461 755111
Pronto soccorso: 0461 755214
Consultorio familiare: 0461 753222
Servizio tossicodipendenze: 0461 753856
Servizio veterinario: 0461 757112
Servizio igiene pubblica: 0461 755267
Abitanti: 6733
Superficie: 52,21 km2
Altitudine: 380 m s.l.m.
Cap: 38051
Festa del Patrono: S. Prospero (2 domenica di luglio)
Mercato: mercoledì mattina
Prefisso: 0461
Distanza da Trento: 34 km.
Gemellato con: Bludenz (Austria)
Sito web: comune.borgo-valsugana.tn.it
Marcello Trentin
Cell. 347 0892523
Cusode forestale
Lunedì: 17-18
presso la sala assessori
(stanza nr. 13 - 1° piano)
Borgo Valsugana
Le Origini
La Valsugana orientale ha rappresentato nell’arco della
storia una via di transito tra la pianura veneta e i paesi d’oltralpe, caratterizzandosi come un crocevia di popolazioni e culture diverse. Le prime tracce di presenza
umana sono testimoniate da alcune stazioni neolitiche
rinvenute a Strigno e Torcegno. A Telve di sopra, Borgo
Valsugana, Stringo e Grigno sono state ritrovate invece
stanziamenti dell’età del Bronzo.
Tra l’età del Bronzo (1800-100 a. C) e l’età del Ferro
(1000-100 a.C) con i Paleoveneti si sviluppò la produzione metallurgica, mentre gli Etruschi introdussero l’uso
dell’alfabeto, influenzando anche l’arte locale. Le popolazioni retiche che si erano insediate nella zona nell’età
del Ferro eressero in tutta la valle castellieri e fortificazioni in prossimità delle vie di comunicazione a controllo
dell’area circostante.
Alcuni decenni prima di Cristo l’impero romano estese il
suo dominio in tutta la regione, controllando le vie d’accesso ai passi alpini e costruendo un importante asse di
scorrimento, la via Claudia Augusta Altinate, su un antico
tracciato preistorico. Questa importante strada militare
partiva dal porto di Altino sull’Adriatico e si dirigeva a
nord, verso la città di Feltre, piegando poi verso il Tesino e la Valsugana, fino a giungere a Trento. È in questo
periodo, dopo l’ingresso della Valsugana nel Municipio
di Feltre, che nella valle si svilupparono numerosi centri
abitati, luoghi fortificati, a difesa di questa primaria via di
penetrazione militare e commerciale.
Borgo fu fondata probabilmente tra il primo secolo a. C
(calata dei Cimbri) e il primo secolo d.C. Già all’epoca degli Antonini (138 d. C.) si era notevolmente sviluppata sia
come centro militare, sia come centro civile -i militari di
stanza vi si stabilivano con le mogli e i figli- tanto da meritare una menzione tra le stazioni militari.
Da centro militare e civile, Borgo Valsugana divenne quindi un importante snodo commerciale.
Borgo Valsugana
Borgo Valsugana
Borgo è situata in una zona della Valsugana in cui la vallata si restringe e si è sviluppata attorno al fiume Brenta: il
suo centro storico è l’unico in Trentino ad essersi sviluppato su entrambe le sponde del fiume.
L’ubicazione del Borgo rappresenta un esempio di come
la stretta connessione tra fattori geografici ed elementi
storici abbia determinato la localizzazione e configurazione dell’insediamento.
La maggior parte dei paesi della Valsugana è posto sulla
riva sinistra del Brenta, dove i raggi del sole illuminano
più a lungo, riscaldano con maggiore vigore, e nella stagione invernale si sta meglio che nel fondo della valle,
mentre dal punto di vista urbanistico Borgo è sorto in
una posizione piuttosto inconsueta nel fondo della valle.
Tra i fattori geografici determinanti sono la protezione
naturale dagli agenti atmosferici costituita dalle pendici
del monte Ciolino e dalla Rocchetta, la presenza di terreni
fertili di natura alluvionale di buona esposizione e con
scarsa pendenza specie dove la valle si apre in direzione
di Olle, e la possibilità di pascoli nelle valli in quota.
Tra gli elementi di carattere
storico e tattico, senz’altro
fondamentale è stata la presenza della strada romana
prima, e medioevale di fondovalle poi, che la collegava
direttamente con il Veneto,
con la possibilità di controllo dello stretto passaggio
determinato dal Ciollino e
dalla Rocchetta dove erano
localizzati il castello di San Pietro, oggi diroccato, e
quello di Telvana.
Il Borgo di“Ausugum” nato come stazione militare, era
un “castrum” cioè una fortificazione romana. L’agglomerato di abitazioni sulle rive del Brenta - allora chiamato
“Medoacus maior” - rappresentava un forte di sbarramento lungo il percorso del fiume. Il nucleo originario
era già da allora organizzato tra le pendici del colle e
il fiume Brenta; gli edifici disposti con un andamento
curvilineo lungo la strada principale, ex via Imperiale,
parallela al fiume ora segnano il corso Ausugum.
Borgo Valsugana
Il Nome di Borgo Valsugana
Lo stemma
Dal momento della fondazione, fino al quarto o quinto secolo, ebbe il nome di Ausugum; quindi quello di Burgum Ausugi; quindi più sbrigativamente soltanto e
semplicemente Burgum.
L’antico nome Ausugum, tuttavia non
andò perduto. Infatti il territorio circostante Borgo, in pratica quasi tutta la
valle, fu detto “Ausuganeo”, come oggi si
chiama “Veneto” la regione in cui la principale città è Venezia.
Ne fa fede una antica lapide, in cui un
certo Lucius Vibius si dichiara “patronus
Ausuganei” ossia protettore e difensore
dei diritti e degli interessi degli abitanti
dell’“Ausuganeo”. Poi il nome fu leggermente modificato in “Vallis Ausugi”, o in
“Vallis Ausugana”, o in “Vallis Sugana”.
Sono nomi documentati fin dal 1184. Il
passo per arrivare a “Valsugana” o, come
altri scrivono, a “Val Sugana” è breve. Si
comprende come “Valsugana” significhi “Valle di Borgo”.
Lo stemma comunale di Borgo Valsugana presenta
una croce dorata su scudo rosso coronato, racchiuso
tra due rami intrecciati di quercia e
di legati da un fiocco con due nastri uno rosso ed uno dorato.
Il Drappo cittadino, rettangolare del
rapporto di 1/2, interzato in palo di
rosso, di giallo, di rosso riccamente
ornato di ricami d’argento, bordato e
frangiato dello stesso, caricato dello
stemma comunale munito dei suoi
ornamenti, accostato ai Iati della dicitura “UNIVERSITAS BURGI AUSUGI”
e sovrastante la scritta “DI” “BORGO
VALSUGANA” disposta su due righe, in
filo d’argento, aperto al bilico di tre
finestrelle rettangolari. Il bilico sarà
unito all’asta, ricoperta di velluto
rosso ornata di bullette argentate poste a spirale, mediante un cordone a
nappe, pure d’argento.
Borgo Valsugana
Posizione geografica
Borgo è situato a est di Trento, al confine con la provincia
veneta di Vicenza, nella Valsugna Orientale. Il suo territorio,
che comprende le cime del Monte Ciolino e del Monte Rocchetta, confina con Ronchi Valsugana, Torcegno, Telve di Sopra, Telve, Castelnuovo, Levico Terme, Novaledo, Roncegno e
Asiago (VI). E’ attraversata dalla strada statale n. 47 della Valsugana, che verso ovest si dirige a Trento e in direzione opposta scende attraversando il Veneto fino a Padova. Il casello
autostradale di Trento Centro, a 36 km, dà accesso alla A22
Brennero-Modena. Ha una stazione ferroviaria sulla linea
Trento-Venezia. L’aeroporto di riferimento a Venezia è a 131
km, a Verona è a 126 Km mentre quello di Milano/Linate e
quello di Milano/Malpensa per i voli di linea intercontinentali
distano rispettivamente 259 km e 297 km. Il Porto più vicino
è quello del capoluogo regionale veneto, Venezia a 129 km.
È inserita in un intenso circuito di traffico commerciale.
Appartiene alla Comunità montana “Comprensorio Bassa
Valsugana e Tesino”.
Borgo Valsugana
L’economia
Borgo Valsugana è il capoluogo della neonata “Comunità
di Valle della Bassa Valsugana e del Tesino”. È il centro di
riferimento più importante della vallata e da solo annovera più di un quarto degli abitanti dell’intera Comunità,
costituita da 21 comuni.
Le attività economiche relative al paese sono in prevalenza legate ai servizi sia pubblici che privati, ed insieme ai
numerosi esercizi commerciali rendono Borgo un centro
attrattivo di ampio respiro. Per quanto riguarda l’ampia
gamma dei servizi pubblici presenti possiamo annoverare: l’Ospedale S.Lorenzo, tutta la filiera scolastica a partire dall’Asilo nido comunale, dalla Scuola equiparata per
l’infanzia (Istituto Romani), a seguire l’Istituto comprensivo di scuola elementare e media, per arrivare alle Scuole
superiori presenti con 5 indirizzi all’Istituto Degasperi (Liceo scientifico, tecnologico, socio-psico pedagogico, Erica
ed Igea; concludendo con l’ENAIP, una scuola ad esclusivo
indirizzo professionale.
Proseguendo a Borgo troviamo la sede del Comprensorio
C3, ora Comunità di Valle, gli uffici periferici del Tribunale
di Trento (ex Pretura), il consorzio del Bim del Brenta,
un Comando Stazione dei Carabinieri, una Sede staccata
dell’Agenzia delle Entrate. Parecchi sono gli insediamenti
legati alla Provincia Autonoma di Trento: l’Ufficio del Catasto e del Libro Fondiario, un Ufficio forestale, uno per la
viabilità e anche una sede dell’Agenzia del lavoro.
Il paese dimostra una grande vivacità nell’associazionismo; esempio eclatante sono le oltre 100 associazioni
presenti sul nostro territorio suddivise nei 4 macrosettori: sportivo, culturale, economico e sociale.
Entrando invece più nel dettaglio dei vari settori rappresentativi del tessuto economico borghigiano possiamo
elencare alcuni dati relativi all’autunno 2009.
Borgo Valsugana
Sono presenti 43 aziende agricole che mantengono viva
una tradizione che fino a 40 anni fa deteneva un primato assoluto come insediamento produttivo principe; 264
aziende operanti nel settore commerciale, dei servizi di
informazione e comunicazione, attività bancarie, assicurative ed immobiliari, attività professionali scientifiche
e tecniche, agenzie di viaggio infine attività legate agli
alloggi e alla ristorazione; 155 nel settore manifatturiero, costruzioni e servizi di gestione delle acque, delle
reti fognarie e dei rifiuti; ed infine 36 aziende che possiamo includere nel settore residuale del tipo istruzione, sanità, assistenza sociale, intrattenimento, attività
artistiche e sportive.
Rispetto ai dati del passato possiamo dire che negli ultimi 10 anni vi è stato un calo dell’occupazione a livello
industriale, causato evidentemente sia dalla delocalizzazione delle imprese, sia dalla più recente crisi economicofinanziaria. Mentre di contro assistiamo ad una crescita
nel settore del commercio e nelle costruzioni così come
il terziario, anche avanzato, che sta rimpiazzando altri
settori. Costante e diversificata la presenza di esercizi
pubblici e negozi di vario genere che animano il centro
storico di Borgo sia nelle Piazze che lungo le vie e i portici
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L’Abitato
L’Ausugum romana sorse dunque in una posizione militarmente strategica, sulla sinistra del Brenta, stretta tra
il colle di san Cristoforo e il fiume. Forse fu proprio questa posizione non del tutto felice che indusse gli abitanti
dell’antico borgo a cercare uno sbocco espansivo al di là
del Brenta. Già nell’Alto Medioevo l’antica Pieve di Santa
Maria sorse non lungo la strada romana, ma oltre il fiume, all’inizio del fertile conoide di Olle. Un ponte collegava
le due parti dell’insediamento connotando il nucleo abitativo come un “centro di ponte”.
Due castelli – di cui uno è ormai solo un ricordo – costruiti rispettivamente sul crinale e sulla cima del Ciolino, se da
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un lato facevano da sentinella, dall’altro proiettavano la loro
ombra minacciosa sul Borgo condizionando non poco la vita
degli abitanti. Da una parte, in alto, il castello abitato dai vari
dinasti di Borgo che non perdevano occasione per tiranneggiare e vessare i poveri abitanti, dall’altra, in basso, il Brenta
che con i suoi capricci portava sovente lo scompiglio tra le
case e le fertili campagne circostanti. Questi due elementi
hanno influenzato la cultura locale e contribuito a fare del
Borgo un qualcosa di unico, cioè perfetta fusione di tipologie
architettoniche e paesistiche tra loro molto diverse.
La severità delle facciate dei palazzi allineati lungo il Corso Ausugum, connotati da simmetria e regolarità, con
portali a volte maestosi, contrasta e fa da contrappunto
Borgo Valsugana
all’allegro e variopinto disordine, di stampo tipicamente
veneto, del retro degli stessi palazzi che dà sul fiume,
come poggioli, scale esterne, ballatoi e altro ancora.
Completa l’opera un ponte in pietra a schiena d’asino costruito sui modelli veneziani alla fine del XV secolo, affiancato da una serie di portici e sottoportici del tipo di quelli
esistenti in alcune città fluviali del Veneto come Vicenza,
Padova e soprattutto Treviso.
Il carattere medioevale di Borgo è rimasto quasi integro
nel suo assetto urbanistico. Basta dare un’occhiata alla
pianta del centro storico per rendersene conto. La modifica più sostanziale è data dall’apertura, nel tessuto urbanistico, della lunga prospettiva dell’attuale via Fratelli
resasi necessaria per ovviare agli inconvenienti che causarono il disastroso incendio del 1862.
Per secoli il centro fluviale è rimasto pressoché inalterato,
salvo qualche episodio isolato di ricostruzione o di abbellimento di edifici già esistenti. L’impulso espansivo è della
seconda metà del cinquecento, quando il ramo più in vista
della famiglia Ceschi costruisce al limite orientale del Borgo un nuovo e grande palazzo. Altre famiglie benestanti,
come gli Zanelli o i Fusio, dopo pochi anni riedificheranno
le loro dimore nella parte opposta del paese. Nel corso di
questo secolo seguiranno importanti lavori di ampliamen-
to e trasformazione a Castel Telvana, il più evidente dei
quali è la costruzione del bastione dei Gasperetti.
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I palazzi della “Contrada Imperiale”
Entrando in paese da est, passato l’Ospedale di San
Lorenzo e lasciata sulla destra una villetta liberty del
primo ‘900, lungo l’antica “Contrada Imperiale”, oggi
Corso Ausugum, incontriamo a sinistra l’ex Albergo
alla Croce nella sua ristrutturazione ottocentesca, e
subito dopo l’elegante palazzo del Bellat.
Quest’ultimo è un edificio costruito tra la fine del XVII
e l’inizio del XVIII secolo, sviluppatosi su tre piani su
una pianta ad elle. Un alto muro recinta su due lati il
giardino lungo il Corso.
Le facciate sono caratterizzate da un delicato gioco di
chiaroscuri creato dalle modanature delle finestre, dei
portoni e dal rilievo dei conci angolari. Le cornici delle
finestre del primo piano riprendono, variandolo sulle
mensole dei danzali e nei timpani, il motivo della voluta
ionica presente nei capitelli dei portoni.
L’aspetto scenografico trova la sua più alta espressione nell’entrata al giardino che apre sull’angolo tra il
Corso e la Piazzetta Ceschi. L’entrata è composta da
due eleganti pilastri a bugne alternate sui quali è incardinato un cancello in ferro battuto di buona fattura.
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ra, forse Flora e Cerere, poste sulla sommità dei pilastri sembrano invitare con grazia tutta settecentesca
l’ospite a entrare.
Le opere sono in pietra tenera e provengono molto
probabilmente dalla bottega di Orazio Marinali.
Girando lo sguardo a destra, l’attenzione è attratta dallo splendido portale ad arco di Palazzo Scopoli.
Quattro file di piccole bugne diamantate, interrotte dai
capitelli ionici e dalla chiave di volta a voluta, fanno fa
preziosa cornice al portone. Lo stile ricorda il Palazzo
dei Diamanti di Biaggio Rossetti a Ferrara, mentre in
zona troviamo esempi analoghi a Pergine, nella Casa
Rusca, a Trento in Palazzo
Calepini e nella cinta clesiana del Castello del Buonconsiglio, tutte opere che
risalgono al XVI° secolo.
Proseguendo, sullo stesso
lato s’incontra la sobria e
armoniosa facciata barocca della cappella dell’Immacolata, costruita per
la famiglia Ceschi a Santa
Croce nel 1669-80.
Davanti alla cappella si apre
la piazzetta Ceschi, dominata
sul lato ovest dall’omonimo
palazzo. Alcune foto d’epoca
mostrano nel centro della
piazza una fontana, di cui oggi
non resta traccia.
La costruzione principale di
palazzo Ceschi risale alla seconda metà del XVI secolo: la
data del 1577 è incisa su una
pietra angolare che dà sul
Corso. La facciata attuale evidenzia un ampliamento in altezza e in larghezza che ha
in parte alterato le belle proporzioni del palazzo. Il portone è arcuato, a bugne alternate, con capitelli ionici e
stemma dei Ceschi a Santa Croce in chiave di volta. Un
affresco ormai illeggibile, incorniciato da due figure
allegoriche, sta tra il portone e la prima bifora. Sopra
a questa, una seconda bifora si apre su un balcone.
Avanzando lungo la strada, dove il Corso fa una leggera curva, c’è il Palazzo Bertondello-Hippoliti, una severa costruzione barocca di quattro piani, allineata agli altri palazzi.
Un paramento a bugne gentili fascia la facciata al pia-
Borgo Valsugana
no terra dove si aprono due portoni gemelli in pietra
grigia. Questi sono ad arco ribassato e mistilineo poggiante su piedritti, a specchio nella parte alta e a bugnato in quella bassa. Lo stesso motivo di bugnato alternato a fasce lisce si ripete nell’incorniciatura delle
finestre di tutti i piani. Tra la terza e la quarta finestra
a partire da sinistra è murata una lapide celebrativa con lo stemma della famiglia Bertondello e la data
ANNO DOMINI M.D.CLXXXV (1685).
Proseguendo verso il
ponte non passa inosservato, sulla sinistra, il Palazzo Armellini detto anche “casa
Sette”. La costruzione barocca ha una
facciata ad angolo
convesso sviluppata
in altezza su quattro
piani. Il piano terreno
leggermente bugnato
si apre con uno splendido portone del XVIII
secolo, il più elabora-
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to di tutto il centro storico.
Due piedritti molto pronunciati, bugnati nella parte
basse e scannellati in quella alta, sorreggono un ricercato arco a sesto ribassato che diventa quadri-lobato
nella parte interna. Prima di raggiungere il ponte sul
Brenta s’incontra, sempre sulla sinistra, il Palazzo Bettanini, barocco la cui facciata è ingentilita da due balconi a monofora balaustrata.
Di fronte al ponte si eleva sopra gli altri palazzi l’antica
“Casa della Comunità”, un’opera del XVI secolo, rimaneggiata nel sec. XVII (il Montebello la dice terminata nel
1659), che nell’aspetto ricorda alcune case-torri di Trento.
Nella facciata si nota l’affresco con gli stemmi della
Casa d’Austria nella parte superiore e quello della Comunità di Borgo – una croce dorata in campo rosso
con il motto “Desiderabilis mea bene regentibus umbra” - nella parte centrale. La meridiana dipinta sotto
lo stemma porta le firme di Jacopo e Francesco Fiorentini e la data 1653.
Da un sottoportico a lato del palazzo una scala conduce al seicentesco convento dei francescani passando
davanti a Casa de Strobele, altro bel palazzo settecentesco con portale bugnato ionico, lo stile più diffuso a
Borgo, e bifore sovrapposte in facciata.
Borgo Valsugana
Borgo vecchio
Dopo l’apertura del nuovo tratto della strada postale a
ovest del paese - nella metà dell’800 - la “vecchia contrada
postale” cioè il “Borgo di Borgo” come figura nella pianta austriaca del primo Ottocento rimase in parte isolata
sia dal traffico sia dai cambiamenti ciò spiega come una
zona del Borgo sia potuta arrivare a noi nel suo aspetto
integrale, senza cioè gli interventi urbanistici, a volte molto dannosi, del ‘900.
Da un punto di vista architettonico l’attuale via Battisti
è la più interessante di Borgo. Lungo questa via sono
allineate gran parte delle originali case a schiera gotiche
ricostruite dopo la distruzione scaligera del 1385, intervallate da qualche palazzo
rinascimentale e tardo-rinascimentale. In particolare va
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Vecchio – un edificio con bifora e portone in facciata della fine lde XV o inizio del XVI secolo, risultato della fusione
di due cellule gotiche.
Sulla parte destra s’incontra per primo il Palazzo Fusio,
con una facciata decorata a losanghe bianche e grigie e
impreziosita da un portone bugnato sormontato da una
doppia coppia di bifore. Sopra l’incrocio degli archi della
prima bifora è incisa la data 1595 e la scritta DIX.
Una serie di oculi a losanga mimetizzati nelle losanghe
del paramento decorativo modulano il passaggio al cornicione del tetto. Lo stile di questa facciata è di chiaro
stampo manierista.
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STORIA
La Romanizzazione
Quando i Romani sconfissero i Galli, poco prima della seconda guerra punica (215-201 a.C.) e occuparono l’Italia a
Nord del Po, allora chiamata Gallia cisalpina o traspadana, tutti i popoli non soggetti ai Galli si sottomisero spontaneamente a Roma che penetrò nella valle più con la forza persuasiva della civiltà che con la violenza delle armi.
La piena sovranità di Roma sulla valle sarà tuttavia sancita solo sotto Augusto .
Al tempo di Ottaviano Augusto (63 - 14 a.C) i barbari del
Nord già debellati da Cesare, incominciarono a invadere
il Paese. L’imperatore di Roma affidò ai figliastri Druso e
Tiberio il comando di una spedizione punitiva, la cosiddetta Guerra Retica (15 al 12 a.C.) che si concluse con la
completa vittoria romana. Druso con le sue milizie mosse
da Trento, attraversando indisturbato il territorio tridentino sino all’attuale castel Firmiano, presso Bolzano dove
sconfisse i Reti alpini. Fece quindi costruire il ponte che
da lui prese il nome di Pons Drusi e procedendo lungo
l’Adige sino a Maia di Merano s’incontrò allo sbocco della
Venosta con un reparto dell’esercito del fratello Tiberio
che, lungo il versante settentrionale delle Alpi, marciava
Borgo Valsugana
contro le popolazioni retiche dell’Elvezia e della Baviera. Attraverso il passo del Brennero (Pirene), e Veldidena (Wilten), Druso si spinse nella Baviera a riunendosi
all’esercito ti Tiberio. Insieme batterono Reti e Vindelici,
sottomettendoli e sperimentando, per la prima volta, la
tattica della “manovra a tenaglia”, fondamentale nelle
successive campagne germaniche del 12-9 a.C.
Nel I secolo dopo Cristo l’attuale Trentino – Alto Adige
venne ripartito nella Rezia (comprendente la val Venosta, val di Sarentino, e l’alta valle dell’Isarco), nel Norico ( val Pusteria e forse la valle di Fassa), della X Regio
Venetia et Histria.
Alla “vallis Ausuganea” era
attribuita notevole importanza perché metteva in
comunicazione Aquileia – la
città più commerciale d’Italia – con la Rezia, la Vindelicia e il Norico, e tale rimase
sino allo sfasciarsi dell’Impero nel 476 d.C.
Negli ultimi decenni prima
dell’era volgare Feltre, e
successivamente Trento,
quali città di confine, divennero importanti centri militari
per la difesa delle incursioni dal Nord. Consolidando ne
anche la rilevanza come fulcri commerciali tra gli empori
meridionali, le popolazioni montane e, ben presto, le Rezie e le Regioni danubiane.
I Romani consapevoli della necessità di un transito sicuro
dei valichi e delle vallate alpine costruirono un agevole
passaggio sul tracciato dell’antica pista preistorica che
dal Feltrino portava a Trento la “Via Claudia Augusta Altinate”, nel Medioevo detta strada “Paulina”, che da Altinum raggiungeva Augusta. La strada antica fu rafforzata
allo scopo di tenere in contatto continuo i due centri tra
loro e con la pianura, per cui la strutturazione della via
Altinate, completata con l’imperatore Claudio (41-54 d.C.),
ebbe inizio prima che Druso le desse il carattere militare
che poi mantenne per secoli.
Lasciata Feltre, passando per il paese di Artén, la via
Claudia Augusta portava a Castel Tesino e quindi a Castel
Nerva per giungere poi Borgo Valsugana, dove i numerosi
ritrovamenti di epoca romana venuti alla luce, testimoniano l’ubicazione della stazione romana di Ausuco già
menzionata nell’Itinerario di Antonio sulla strada romana
Opitergium– Tridentum che partiva dall’attuale Oderzo e
a Feltre si univa alla Claudia Augusta.
Borgo Valsugana
I Barbari
Già prima della caduta dell’Impero Romano d’Occidente
(476 d.C.) attraverso i passi alpini scesero rovinosamente
per le valli Tridentine feroci orde di barbari.
Nel 395 i Visigoti di re Alarico, che vivevano vicino al Danubio, pressati alle spalle dagli Unni, ruppero l’alleanza
con Roma e saccheggiarono la Tracia, penetrando in
Italia dalle Alpi Giulie. Il generale romano Stilicone mise
insieme un esercito e marciò contro di loro. Nel 401 in
Rezia sconfisse i Vandali e altre tribù barbariche dedite
alle razzie ma il pericolo di nuove invasioni dall’Oriente
costrinse l’impero a ritirare verso Sud le truppe rimaste
a guardia delle Alpi mentre l’atteggiamento verso Alarico
divenne ambiguo. Stilicone si battè contro Alarico a Pollenzia (Pollenzo) nel 402 e a Verona nel 403 ma nessuna
di queste vittorie si rivelò decisiva, e Alarico poté sempre sfuggire ad un disastro definitivo. Pare che Stilicone,
a corto di soldati, cercasse un accomodamento e forse
addirittura un’alleanza con il potente esercito visigoto.
I dubbi sono confermati dalla decisione con cui invece
difese l’Italia dall’invasione dei Goti di Radagaiso nel 406,
circondati e sterminati presso Fiesole con le ultime truppe romane rafforzate dai Visigoti di Saro.
Per difendere l’Italia fu però necessario sguarnire le frontiere della Gallia, e proprio nel dicembre del 406, attraversando il Reno ghiacciato presso Mogontiacum, Vandali, Alani
Svevi e Burgundi saccheggiavano, distruggevano, mendicavano e senza fermarsi invasero e devastarono la provincia.
La popolazione, ormai tutta romanizzata fu costretta a cercare rifugio nei vecchi castellieri abbandonati, e difendersi
dal massacro dall’alto di queste antiche fortificazioni.
Gli Unni, guidati da Attila e sconfitti ai Campi Catalauni
(451) discesero le Alpi orientali, in Italia.
Nel 568 calò in Italia, dal Friuli, Alboino re dei Longobardi;
occupò la Venezia e, l’anno successivo, estese il suo domi-
Borgo Valsugana
nio fino a Trento, includendo, quindi, anche la Valsugana.
L’invasione ebbe una portata storica epocale, questi popoli non sarebbero mai più usciti dall’Impero e vi avrebbero fondato, insieme agli stessi Visigoti, i primi regni
romano-barbarici. Alboino suddivise la parte d’Italia da
lui conquistata, il regno Longobardo, in Ducati e in Marche, Borgo e Feltre apparenevano alla Marca Trevigiana,
con centro a Treviso. Tra violenze e di tradimenti il Regno
Italico cessò di esistere nel 961, per opera di Ottone I re
di Germania, che a Pavia si fece proclamare re d’Italia e
imperatore di Roma. Da allora la nostra storia trentina
fu a lungo legata a quella tedesca. A Ottone I seguirono
senza fatti particolarmente rilevanti Ottone II e Ottone
III. Enrico II, detto il Santo per la sua singolare pietà, fu
eletto imperatore nel 1002. Alla sua morte nel 1024 gli
successe Corrado II detto il “Salico” (1024 – 1039), che
lasciò tracce indelebili nella storia della regione. Tornato
da Roma dove era stato eletto imperatore, decise di affidare definitivamente ai rispettivi Vescovi, il governo della
Marca di Trento e di quella di Feltre che precedentemente
era affidato ai laici e stabilì quale parte della Valsugana
dovesse sottostare a Trento, e quale, invece dovesse obbedire a Feltre.
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Borgo Valsugana
Ezzelino da Romano
Il più inumano dei figlioli degli uomini
Dopo la suddivisione di Corrado il Salico le due parti della valle furono denomiate “alta” e “bassa” Valsugana. La
prima a occidente, la seconda a oriente, ebbero alterne e
talora diverse vicende storiche, condividendo
talvolta comuni eventi, comuni interessi, comuni sventure quali l’occupazione da parte di
Ezzelino da Romano.
Questo uomo fu così spaventosamente feroce,
che Dante non esitò a porlo nel suo Inferno, tra
i tiranni e i violenti, immerso fino al ciglio in
una riviera di sangue bollente.
Non mancano descrizioni anche più macabre e
truci, e a volte fantasiose di questo uomo che il
papa Alessandro IV chiamava: “...un figlio della
perdizione, un uomo di sangue, riprovato dalla
fede, il più inumano dei figlioli degli uomini...”.
Il Papa bandì contro Ezzelino addirittura una crociata,
come si usava contro gli infedeli, a cui parteciparono molti stati dell’Italia settentrionale, e che si concluse nel 1259,
con la tragica morte di questo temutissimo personaggio.
Ezzelino fu soldato audace, astuto e valoroso, ghibellino
fanatico e spietato nella sua volontà di dominio. Ereditò
dal padre i territori di Bassano, di Marostica e di tutti i
castelli situati sui colli Euganei e aveva numerosi possedimenti in Valsugana, soprattutto nella zona di Grigno.
Approfittando di una assenza del Vescovo di Trento nel
1222 e giocando d’astuzia riuscì ad acquisire a Trento e
nell’alta Valsugana un autorità di molto superiore a quella del Vescovo, che mantenne per
circa 34 anni forte del sostegno dell’imperatore Federico II di Svevia, di cui aveva sposato la
figlia Selvaggia, che lo nominò Vicario Imperiale per tutti i paesi tra le Alpi di Trento e il fiume
Oglioe segnando la fine delle libertà comunali.
Conquistò Feltre con le armi nel 1228, in nome
della città di Treviso, e poco dopo la restituì al
Vescovo per intercessione del nunzio Apostolico, per poi rioccuparla nel 1228, mantenendo
però i possedimenti in Valsugana dove in un
documento del 1241, appaiono i nomi di due funzionari,
uno dei quali si definisce “Governatore di Borgo per conto
del signor Ezzelino da Romano nelle parti della Valsugana
e di Tesino”. Trento, conquistata da Ezzelino III nel 1241
era riuscita stabilmente a liberarsi nel 1255.
Borgo Valsugana
Dopo la morte di Federico II Ezzelino fu scomunicato da
papa Alessandro IV, nel 1254 con l’accusa di di efferatezze e di eresia. In realtà la scomunica era volta anche ad
eliminare l’avversa fazione ghibellina. Il Vescovo di Trento, Egenone, indusse quindi il popolo a sollevarsi contro
l’usurpatore allo scopo di rientrare nel possesso del
principato: atteggiamento di sfida coraggioso e temerario, ma anche pericoloso. Ezzelino inviò subito le truppe
disponibili, inutile dirlo, attraverso la Valsugana.
Trento, questa volta, era ben difesa, e la soldataglia di
Ezzelino, ripercorse la Valsugana. Ma l’anno successivo,
il 1256, fu una vera catastrofe. Ezzelino con un formida-
bile esercito, risalì come di
consueto, la valle del Brenta, con quell’ira in corpo che
ognuno può immaginare.
I primi a provarne le conseguenze furono gli abitanti
della valle; non parliamo
poi di Trento e della Diocesi, che, al dire del Turri, fu
“quasi tutta abbattuta e distrutta”. Dopo la morte di Ezzelino, a Soncino nel 1259 la storia di Borgo seguirà le
vicende di Trento tra Principi Vescovi e Conti del Tirolo.
Borgo Valsugana
La difesa dalla peste
Negli anni Venti e Trenta del secolo XVII la Comunità di Borgo, come molte altre dell’Italia settentrionale e del Trentino,
visse sotto il terrore della peste che qui fortunatamente non
infierì grazie alla saggia sollecitudine di reggitori della cosa
pubblica. Per difendersi dal contagio tra il 1622 e il 1625 i
Comuni della Giurisdizione di Telvana mantennero la guardia alla Portella in cima al Borgo per bloccare le persone sospette. Troviamo scritto: “1630: in Italia insorge una pestilenza. Il male contagioso incomincia a Mantova, assediato dagli
imperiali con la conquista e il saccheggio di quella città. Il
contagio si estende quindi a Verona, Trento, Feltre e Bassano; ma la Valsugana ne è esente grazie alla premura dei
pubblici amministratori. “15 Luglio: per difendersi da luoghi
circonvicini infetti dal male contagioso il Comune mantiene guardie ai restelli in Sella, alla Rocchetta, a S.Lorenzo, e
alla Portella in cima al Borgo. Tali guardie vengono pagate
generosamente mediante imposizione di testaccio (grandi
e piccini). 27 Luglio: di viene a sapere che anche Rovereto è
sospetto di male contagioso. Persone che circolano senza
fede di santità possono essere impunemente uccise. 2 Ottobre: a Trento il male contagioso sta infierendo; a Pergine ne
è infetta una casa. Per questo il Comune del Borgo delibera
di chiudere totalmente i confini della Giurisdizione di Telvana, escludendo dall’acceso al Borgo anche Levico.”
Borgo Valsugana
La rivoluzione industriale
Le campagne napoleoniche
Nel 1733 la popolazione del Comune di Borgo contava
300 persone. Lo sviluppo demografico del 1700 fu accompagnato da una crescita delle disponibilità alimentari grazie all’aumento della superficie coltivata e alla
diffusione delle colture a più alto rendimento (patate,
mais). Parallelo allo sviluppo agricolo fu quello delle
attività manifatturiere, commerciali,e finanziarie.
Infine, a coronamento di un epoca di generale espansione economica e demografica, sorretta dalla rivoluzione
agricola e dall’espansione dei commerci internazionali,
si crearono in Inghilterra le condizioni favorevoli per il
decollo dell’industrializzazione.
La rivoluzione industriale trasformò radicalmente le
strutture produttive e il sistema economico nel suo
complesso, creò le nuove classi sociali della borghesia
industriale e del proletariato, propose il nuovo modello
industriale a un’Europa nella quale stava crescendo la
forza economica e la coscienza politica della borghesia
che sentiva ormai come intollerabili i privilegi e i vincoli economici della società dell’ancien régime.
La rivoluzione francese (1789-1795) e le campagne napoleoniche (1796-1800) alla fine del secolo XVIII segnarono
una svolta epocale anche nella storia di Borgo che, d’ora
in poi – a parte notizie di cronaca che ci interessano in
maniera particolare – procede di pari passo con quella
del Trentino sia sotto l’aspetto politico che economico.
In quel tempo
di Telvana era territorio
• Claargiurisdizione
toleriadel Tirolo. Furono anni di contidella Contea Principesca
scuola
ufficio con relativo
nui passaggi•di
Ctruppe
entro caustriache e efrancesi,
opie d
cambio di padrone.
igita
e gr
anaustriaci
Vinti parecchi eserciti
de formdiscesiliin pianura, Napoleoato
ne ai primi •di Tsettembre
le operazioni miliimbri del 1796, iniziava
tari per superare le Alpi; e, con la sua caratteristica rapidità,
• Rilgiorni
riusci in pochi
egatuar mettere in fuga il nemico. Sconfitti
e
gli avversari ad Ala (3 Settembre) e a Serravalle, occupò
Rovereto (4 Settembre) non senza incontrare resistenza. Il
combattimento di Calliano nel pomeriggio dello stesso giorno aprì ai francesi la via di Trento. Alla notizia dell’avanzata
di Napoleone, il generale Austriaco Wurmser con 25.000 uo38051 Borgo Valsugana (TN)
mini, ancora la sera del 4 settembre decise di eseguire il
8 fortezza di Mantova
piano progettato perVia Ortigara,
la liberazione della
tel.
e
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0461
754640
assediata dalle truppe di Napoleone. Infatti, il 5 settembre,
e-mail:
[email protected]
mentre
i francesi
entravano a Trento, il Wurmser, con i suoi
uomini, prese la via della Valsugana passando per Borgo.
Borgo Valsugana
Il giorno 6 Napoleone, nominato in Trento un governo
provvisorio, il Consiglio di Trento, responsabile dei paesi
occupati di fronte alla Repubblica con un altro ordine sottoponeva a quel consiglio tutto il territorio del Tirolo da
lui occupato. Subito dopo iniziò l’inseguimento del Wurmser. Preceduto da Augereau, Napoleone giunse al Borgo
verso sera, pernottò in casa del dott. Prospero Zanetti,
ripartendo al mattino del 7 alla testa di 15.000 uomini con
i quali, il giorno 8, vinse gli austriaci del reggimento Lattermann. La riscossa non tardò, 25 Ussari del reggimento Erdody Hussaren dell’esercito austriaco, sostenuti dai
bersaglieri calati da Fiemme e da Primiero, cacciarono
dal Borgo la guarnigione francese composta da 250 uomini, e li costrinsero a ritirarsi in Levico, da dove fuggirono
il 3 Novembre, sgomberando del tutto la Valsugana.
L’incendio del 1862
Il 1862 fu un anno funesto per Borgo. Una brinata di proporzioni rilevanti in aprile distrusse il raccolto delle viti
e, in seguito, anche il raccolto dei bozzoli andò quasi interamente fallito. Il danno fu molto grave considerato che
dall’agricoltura e dalla bachicultura derivavano le uniche
entrate per i contadini che rappresentavano allora oltre il
70% della popolazione. Tutto faceva presagire una annata
difficile quando un nuovo gravissimo disastro si abbattè
sul paese. Alle 13.30 di domenica 6 luglio dalla fessura
di un camino uscita dal sottotetto della casa di Cristiano
Galvan situata tra via Piccola e via Maggiore si sviluppò,
improvvisamente, un incendio di violenza inaudita che distrusse gran parte del paese
Il cielo era sereno e il vento soffiava da levante verso ovest.
“Alle case divorate dal fuoco s’univano altre di cattiva costruzione talune addossate alle altre, coperte con scandole o con assi, puntellate da travi di legno, con sottotetti aperti e ingombri di sarmenti e di ramaggio secco di
recente impiegato a fare il bosco ai pochi bachi da seta.
Purtroppo, i soli venti minuti, il fuoco invase quasi tutta la
parte del Borgo posta sulla destra della Brenta, cioè da via
piccola a S. Anna, e dalla contrada dei Forni all’estremità
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Borgo Valsugana
meridionale del paese. Ognuno può immaginare il parapiglia di quelle ore tremende: le campane suonavano a martello; e tutti accorrevano sulla vasta zona dell’incendio.
Il fuoco dilagava inesorabilmente, tutto travolgendo e rovinando. Ciascuno cercava di difendere la propria
casa e le cose sue; altri si
affrettavano ad assistere
i parenti colti dalla sventura quando sentivano
d’improvviso che anche la
propria casa era in preda alle fiamme. Si doveva
ammassare in fretta nei
vòlti quanto più era possibile, ma anche in esse
entrò la fiamma divoratrice oppure ne caddero
le volte, sia per la cottura
dei sassi cavalcari, sia
per lo sfasciamento delle
antiche muraglie tenute assieme dalle catene di travi.
L’incendio divampò furioso tutto quel giorno, e fu per speciale grazia di Dio e per il caritatevole e sollecito aiuto
degli abitanti dei paesi vicini e di tutta la valle che accorsero volenterosi in gran folla con le loro macchine
idrauliche se si poté salvare la parte sinistra di via Piccola, la canonica, la chiesa arcipetrale, la parte destra
dei Forni e le case lungo
la Brenta. Nella parte incendiata tutto fu travolto: masserizie, vestiario,
commestibili, bestiame,
denaro, documenti, ecc.;
e la gente per una terribile accidentale ironia,
rimase con i soli vestiti
della festa che indossava
in quel giorno. Rimasero
vittime del fuoco cinque
persone adulte.”
In tutto furono divorate
dal fuoco 159 case e l’ex
monastero di S.Anna con
la sua bellissima chiesa,
restando così senza tetto e prive di abitazione 320 famiglie,
ossia 1670 persone.
Borgo Valsugana
La grande guerra
Cominciava l’estate del 1914. Il Borgo era allora quasi
una piccola città dotata di numerosi uffici pubblici (Capitanato Distrettuale, Giudizio Distrettuale, Uffici Imposte,
Catasto, ecc,). C’era inoltre di stanza il 22° battaglione di
“Feldjäger composto nella maggior parte di boemi, con
numerosi ufficiali che davano vita ai due eleganti caffé di
allora: il “Caffè Spagolla” e il “ Caffè Simeoni”, oggi caffè
Roma e Caffè Italia, oltre all’albergo Valsugana e all’albergo Grassi. C’era già il cinema “Garibaldi” e due teatri: il
“teatro alla Scala” e quello più frequentato e popolare del
Ricreatorio. Nessuno avrebbe mai immaginato il disastro
che presto avrebbe travolto l’Europa e il paese. Un tragico pomeriggio, verso le tre pomeridiane del 28 giugno
1914, un modulo del telegramma stampato a macchina
esposto all’esterno dell’ufficio postale diceva
“Oggi nella mattinata, a Serajevo, nel corso di una visita
alla città, venivano assassinati a rivoltellate da un fanatico serbo il Principe Ereditario Arciduca Francesco Ferdinando e la sua consorte duchessa Kotek”.
“Ora scoppia la guerra!” i paesani non avevano dubbi sugli sviluppi del tragico evento. Gli avvenimenti precipitarono e il 28 luglio la dichiarazione di guerra dell’Austria
alla Serbia e, il primo agosto, l’ordine di mobilitazione generale furono diffusi su grandi manifesti gialli affissi su
tutti i muri della Borgata. Nelle caserme ferveva grande
animazione. Le quattro compagnie di Feldjäger: si preparavano a partire per la lontana Galizia. Il 9 agosto il battaglione in armi fu schierato in piazza degli Uffizi, davanti
al Capitanato Distrettuale, dove oggi si trova il Municipio.
Gli ufficiali in tenuta di campagna, col segno di lutto al
braccio per la morte dell’Arciduca; il maggiore a cavallo,
dopo aver rivolto in tedesco e poi in boemo un saluto e un
incitamento alle truppe schierate, in tedesco ringraziò il
paese che per tanti anni aveva ospitato la guarnigione e
quindi, con secchi comandi, diede l’ordine di partenza. Il
Un tempio di italianità: qui nacque
battaglione si avvià
a passo
di marcia,
con i trombettieri
la sezione
trentina della
Lega Nazionale,
organizzazione irredentista semi clandestina
che scandivano
il
tempo,
passò
il
ponte
sulla Brenta presche, sotto la copertura della tutela della lingua
e della cultura
italiana,
so l’albergo “Valsugana”
e s’incamminò
sullo stradone
svolgeva attività anti austriaca.
polveroso verso Marter.
Nessuno
di
quei
soldati
sarebbe
Dopo la prima Guerra, Mussolini,
direttore dell’Avanti,
più tornato a rivedere
il
sole
e
le
belle
montagne
della
Valpartecipò qui a infuocati dibattiti politici
i delegati della
Lega Nazionale.
sugana. Qualche con
settimana
dopo
dovevano finire davanti
Alcide de Gasperi, primo Presidente
alle tragiche posizioni
di della
grande
Rawa
Ruska e di Leopoli,
del Consiglio
Repubblica
Italiana,
era
della
zona
e
ne
fu
assiduo
tutta
la
vita.
lanciati allo sbaraglio
contro le mitragliatrici
russe! La
Esistente già nel 1850 come Caffè Grande,
locale è inborghesiani
stile Liberty viennese
maggior parte deiilcaduti
nella guerra 1914 –
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o affogati
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San in
Il caffè Roma di Borgo Valsugana
tra i locali storici d’Italia
Borgo Valsugana
Serbia. Nell’autunno del 1914 cominciarono ad arrivare
a Borgo i primi feriti, ricoverati in un reparto del locale
ospedale di S.Lorenzo, che riportavano gli orrori di quella
guerra combattuta in terre lontane.
Ogni mese nuove visite militari. Arruolarono anche i riformati, i “scarti”, e poco a poco il paese restò senza giovani;
rimasero solo i ragazzi più piccoli e gli anziani di oltre 50
anni d’età.
1915
Così finiva quel fatale
1914 e il Capodanno 1915
si rivelava foriero di ben
altre calamità. Cominciavano a scarseggiare
i viveri; il pane era quasi
immangiabile. Per fortuna l’economia del paese
era quasi completamente
agricola, e le campagne
fornivano polenta, patate
e fagioli, abbastanza per
sopravvivere.
Verso la fine di maggio
arrestarono gli intellettuali del paese iscritti alla “Lega
Nazionale” e sospetti di sentimenti favorevoli all’Italia,
il 20 vennero prelevati dalla gendarmeria e internati a
Katzenau (Linz). Tutta la valle, dal confine di Martincelli,
Grigno, a Novaledo, venne evacuata dalle truppe imperiali
salvo occasionali pattuglie.
A Borgo era tutti i giorni la stessa baraonda: la mattina
pattuglie Italiane, la sera pattuglie Austriache. La fanteria o gli alpini italiani si recavano a bere nelle numerose
osterie del paese e altrettanto facevano gli Austriaci, molti dei quali trentini, si raccontavano le loro avventure fra
Borgo Valsugana
un “gotto” e l’altro, chiedendo discretamente informazioni sui loro avversari che si erano seduti allo stesso tavolo
qualche ora prima!
Le truppe italiane avanzarono in modo estremamente
guardingo, impiegando addirittura tre mesi per occupare
stabilmente Borgo, il 24 agosto 1915.
Verso la metà di Giugno la situazione si fece critica. Facendo seguito agli inviti delle pattuglie italiane e austriache che perlustravano il paese numerose famiglie sfollaromo verso luoghi più sicuri chi in direzione di Trento,
trovando ospitalità a Pergine, chi verso l’Italia, a Bassano,
Padova e Firenze.
Il 24 ottobre 1918 ebbe inizio l’offensiva italiana di Vittorio
Veneto che sfondò le linee austriache.
Il pomeriggio del 2 novembre tra Ospedaletto e Castelnuovo, l’esercito infranse la resistenza del distaccamento
di fanteria austriaco. Borgo fu occupata dagli arditi.
La marcia verso Trento proseguì rapidissima. Il 3 novembre: Trento venne occupata; alle 15.20 a villa Giusti
di Abano fu firmato l’armistizio e il generale Guglielmo
Pecori Giraldi comandante della I Armata venne nominato
governatore del Trentino con sede a Trento, per il Trentino, l’Ampezzano e l’Alto Adige fino alla linea dell’armistizio
che entrò in vigore il 4 novembre.
Il 4 novembre 1918, terminata la guerra, il sindaco Giuseppe D’Anna riporto la sede del Comune da Bassano a Borgo
e cominciò il rientro dei profughi che durò alcuni mesi. Si
contarono i morti: 133 caduti su tutti i fronti d’Europa, 13
vittime civili.
Al periodo fascista seguì il secondo conflitto mondiale
(1939-1945) anche questo inizialmente combattuto in
terre lontane. Molti giovani furono richiamati alle armi
e inviati a combattere sui fronti del conflitto. Ma dopo
l’8 settembre 1943 la situazione cambiò. Il 10 settembre
i tedeschi inserirono la Valsugana nell’Alpenvorland, la
Borgo Valsugana
zona di operazione delle Grandi Prealpi costituite dalle
province di Trento, Bolzano e Belluno, mentre nella zona
le formazioni partigiane organizzarono azioni di guerriglia sempre seguite da spietate repressioni.
Nel 1944 la valle subì intense devastazioni e bombardamenti, specialmente nelle aree più strategiche: ponti e
ferrovia. Sfondata la linea gotica l’ultima settimana di
aprile del 1945, il mattino del 2 maggio gli americani arrivano a Borgo e l’8 maggio il conflitto ebbe fine con la
capitolazione della Germania.
Il dopoguerra fu caratterizzato dal ripristino della vita
democratica e da una lenta ma decisa ripresa sociale ed
economica che pose fine al fenomeno diffuso dell’emigrazione, fattore determinante per lo sviluppo economico,
industriale e culturale della borgata.
Castel Telvana
Strettamente legato alla storia di Borgo, Castel Telvana è
uno dei due castelli in Alsuca distrutti dai Franchi nel 590.
Più rilevante nel Medioevo era il sovrastante forte di Castel S.Pietro, in cima al monte Ciolino che deve il suo nome
alla chiesetta, antichissima, compresa nel suo recinto.
La giurisdizione di Telvana apparteneva al dominio temporale dei vescovi di Feltre fin dal 1027. quando con Diploma
imperiale
l’imperatore Corrado II aveva fissato
il confine
dei domini
temporali
di Trento
e di Feltre
presso Novaledo. II
Vescovo Conte di Feltre aveva in Valsugana un proprio Capitano che risiedeva Borgo ma già dal XIII secolo si formarono singole giurisdizioni, tra le quali quella di Telvana.
La prima notizia documentata su Castel Telvana è del
1331. I Castelnuovo nel 1314 erano riusciti a strappare
al vescovo di Feltre la giurisdizione su quasi tutta la Valsugana feltrina. La giurisdizione di Telvana comprendeva
Borgo, Castelnuovo, Olle e in un secondo tempo, con Siccone II, anche Tesobbo di Roncegno. Nella successione fra
i fratelli Castelnuovo e Caldonazzo, Telvana tocco a Rombaldo, al quale successe Siccone il Giovane. Durante il suo
governo, il castello, Borgo e tutti i beni della famiglia in
Borgo Valsugana
di Paolo Monsorno
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Valsugana, furono saccheggiati dai Vicentini nel 1382 e
nel 1385.
Il castello fu ricostruito e nel 1412, quando Giacomo di Caldonazzo e di Telvana, Antonio e Castrono signori di Ivano,
Grigno e Tesino, si schierarono con Venezia, la rocca fu
assediata dagli Austriaci e ill castello e la giurisdizione,
come le altre della valle, furono conquistate da Federico,
Duca d’Austria e Conte del Tirolo. Da allora fino alla fine del
XVIII secolo la Valsugana restò sotto il dominio austriaco.
Gli arciduchi e conti del Tirolo affidarono il governo della
zona a diversi Signori e Capitani, che condussero notevoli migliorie alla fortezza, allargandola e rendendola atta a
sopportare l’attacco delle armi da fuoco. Primo capitano
fu Gioacchino di Montagna di Egna (1428). Quindi la giurisdizione passò a Bernardo Gradner dall’arciduca Sigismondo (1450). Dopo un breve interregno dei Trapp, nel
1462 cominciò la dominazione della famiglia Welsperg.
Baldessare Welsperg, ottenne il feudo in pegno di poche
migliaia di fiorini (1465) e da capitano divenne padrone,
spesso intransigente, del feudo. La comunità di Borgo insorse pretendendo l’applicazione degli antichi privilegi.
Le dispute si trascinarono per parecchi anni giungendo
a vie di fatto quando nel 1520 Sigismondo di Welsperg
ottenne da Trento l’invio di una trentina di sgherri al co-
Borgo Valsugana
Album Borghesano
Borgo Valsugana
mando di Massimiliano di Pietrapiana.
Cinque anni dopo i Borghesiani ripresero la lotta, il 26
agosto, durante la guerra dei rustici, spalleggiati dai rivoltosi di Strigno. La secolare questione degli statuti fu
finalmente risolta nel 1609 dall’arciduca Massimiliano
che riconnobbe i privilegi alle giurisdizioni di Telvana,
Castellalto e Ivano. Casa Welsperg governò a Telvana per
167 anni ricostruendo ed ampliando il castello, fino al
perimetro attuale e rendendolo una fra le più superbe
dimore feudali del Trentino.
Dalla primitiva bastia in vetta al dosso, stretta attorno
alle due torri, quella rotonda più vecchia, e quella quadrata, una doppia cortina con bastioni stringeva in un
quadrilatero pressoché imprendibile il palazzo dei feudatari e i fabbricati annessi. L’ultimo dei Welsperg fu praticamente Sigismondo.
Nel 1632 Telvana ritornò alla Casa d’Austria, passando
al barone Michele Fedrigazzi in cambio di Nomi (1653),
poi ancora gli arciduchi d’Austria (1659) quindi in feudo
pignoratizio ai conti Giacomo e Marino Natali di Venezia
(1661) che lo restituirono l’anno dopo rimettendoci ventimila fiorini. Finalmente il castello fu concesso al barone
Giovanni Andrea Giovanelli di Venezia dal 1662 al 1678. Nel
1678 i Giovanelli vennero elevati al grado di Conti del Sa-
cro Romano Impero ed ebbero la giurisdizione di Telvana
a titolo di feudo. A parte la breve parentesi del periodo
napoleonico i Giovanelli tennero la giurisdizione anche
dopo la Restaurazione. Vi rinunciarono nel 1830.
Divenuto proprietà comunale il giurisdicente trasferì la
sede del Giudizio dal Castello
all’edificio
di
Piazza S. Anna,
già monastero
delle
Clarisse
(1788).
In
quell’occasione la gente
demolì il castello asportandovi
quanto vi era di
bello e di buono.
Le rovine furono
acquistate dai
baroni Hippoliti
che in seguito
lo vendettero ai
Battisti di Telve.
Borgo Valsugana
Negli anni ‘60 il castello fu acquistato da privati che lo
restaurarono rendendolo abitabile.
Castel Telvana (m 559) è su di un soleggiato sperone del
M.Ciolìno, di fronte alla Rocchetta, fra la piana di Soravìgo
e quella delle Valli. Bellissima vista sulla Bassa Valsugana
sino a Grigno, Tesino, con il Silana e sulle parete rocciose
di Cima Dodici. È l’elemento portante di uno tra i più suggestivi paesaggi castellani delle Alpi.
Accesso: da piazza Teatro Vecchio, a Borgo Valsugana per
Via degli Orti o per Via Mercato, s’imbocca la stradicciola
che conduce al castello passando per il Convento Francescano. Da qui in circa 40 min. Per un tratto ricalca il
Sentiero dei castelli, che conduce a visitare, oltre a Castel
Telvana, anche il castello di S. Pietro.
Cosa vedere a Borgo
La chiesa arcipretale – Pieve della Natività di Maria
Lasciata Piazza Martiri, attraverso via Brigata Venezia si
giunge alla Pieve di Santa Maria; menzionata già in documenti risalenti al XIV secolo, ma di origini più antiche.
Edificata prima del 1027, nell’area di evangelizzazione
veneta fu restaurata nel 1460 e riedificata negli anni
1698-1727 da maestranze comacine diretta da Bernado
Borgo Valsugana
Pasquello: l’attuale veste barocca si deve ai lavori eseguiti tra il 1714 e il 1726 e ai successivi rimanggiamenti.
Fu consacrata da Pier Maria Trevisano Suarez vescovo di
Feltre l’11 maggio 1726 e appartenne a questa diocesi
fino al 16 aprile 1786.
Sull’originaria facciata della pieve venne aggiunto nel
1832 il prospetto della chiesa della Beata Vergine del Carmine di Trento, realizzato tra il 1747 e il 1750 da Francesco Oradini e demolita in quel periodo: la facciata fu
donata a Borgo dal vescovo Francesco Salverio Luschi.
A coronare la nicchia sotto il portale venne inserita una
preziosa statua gotica della “Madonna col Bambino”, risalente al 1414, proveniente dalla chiesa veneziana di S.
Maria dei Servi. Il campanile fu eretto tra il 1741 e il 1760
su progetto del famoso architetto veneziano Tommaso Temanza, mentre la cuspide neobarocca, di Antonio Bassi,
fu aggiunta nel 1816.
L’interno della chiesa, a navata unica, venne affrescato
da Sigismondo Nardi (1903) i quattro medaglioni che decorano il soffitto rappresentano S. Agostino, Natività di
Maria, S. Prospero; e quattro angeli. Il prestigioso altare
maggiore è opera di Cristoforo Benedetti (1726), scultore trentino tra i più rilevanti del Settecento. Da notare la
finezza delle sculture e dei capitelli che giocano con la
policromia dei marmi. Il bassorilievo centrale raffigura
la Natività di Maria, tra le statue dei SS. Pietro e Paolo.
Al centro, è collocato un tabernacolo marmoreo. Sulle
pareti, due grandi tele raffigurano la “Presentazione di
Maria” del 1895 e la “Presentazione di Gesù al tempio”
(1899): opere di Filippo Schumacher, donate alla chiesa
dall’imperatore Francesco Giuseppe.
Entrando nella prima cappella a destra dedicata a San
Matteo, si possono
ammirare una superba pala d’altare
del pittore veneziano
Giovanni Battista Pittoni, “San Matteo e
l’Angelo” (post 1726),
collocata su un maestoso altare settecentesco, e un prezioso
“Martirio di San Bartolomeo” realizzato
da Johann Karl Loth
(fine del XVII secolo),
esponente di spicco
della corrente dei pit-
Borgo Valsugana
Olle
m. 442 - frazione di Borgo
La frazione (local. le Òle) è chiusa tra i torrenti Moggio e Fùmola, allo sbocco della Valle di Sella, ai piedi degli ameni rilievi dei
Colli. Le torentate ripidissime coste e le pareti rocciosi della C.
Undici (m. 2228), C. del Pra (m. 2213), M. Castelnovo, (m. 2215),
M. Ortigara (m. 2186), s’innalzano alle sue spalle.
Tradizioni erano nei secoli andati l’arte dei vasai e le “coltivazioni di novali”.
Vi erano in funzione alcune fucine, con maglio, per la lavorazione del ferro.
Il villaggio comprende numerosi masi sparsi nella Valle del
Moggio e sulle coste in destra
Brenta verso le Spagolle e S. Margherita, quali Prae con la chiesetta
dell’Assunzione nella Villa Fezzi-Carnieri, del XVIII sec.
La chiesa parrocchiale di S. Antonio da Padova è del 1715. Fu distrutta, assieme al paese, durante
la prima guerra mondiale, quindi
ricostruita.
Fu dipinta da Apollonio (1929).
di Armellini Stefano
Armellini
idee in metallo
•Carpenteria metallica
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Sede legale: 38051 Borgo Valsugana (TN)
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Borgo Valsugana
tori tenebrosi;
L’altare marmoreo, di Teodoro Benedetti (1697-1787), venne qui trasferito dalla chiesa di San Giuseppe di piazza
Bellesini in Trento; la pala centrale “S. Giuseppe, Madonna con Bambino” 1735 è di Antonio De Romedis, operante
in Trento. Nella parete di sinistra una tela attribuita a Georg Grasmair, 1621-1751 raffigura i “SS. Carlo Borromeo,
Gaetano da Thiene, e Vincenzo Ferreri”.
A destra è rappresentato lo “Sposalizio della Madonna”
di autore ignoto. Interessanti anche la lapide di Cristoforo IV Welsperg (1580) e Dorotea
Firmian (1585), al tempo giurisdicenti della Bassa Valsugana e
lungo la navata, due corsie di bellissimi banchi intagliati in noce.
Particolarmente preziosi sono i
due banchi dinastiali con lo stemma gentilizio dei Giovanelli.
La chiesa di S. Francesco
d’Assisi
La chiesa di San Francesco d’Assisi, sulle pendici del Ciolino alla
fine del ‘500, sorge sul sito una
precedente chiesa dedicata a San
Cristoforo.
Nel 1598 gli abitanti di questa borgata, con l’appoggio del barone
Sigismondo Welsperg di Castel Telvana, chiesero ai Padri riformati
veneti di poter avere in paese un
convento di frati a vantaggio spirituale della numerosa popolazione. A tale scopo fu mandata una
supplica a Papa Clemente VIII che
si trovava a Ferrara. Il Papa acconsentì ed emise il Breve “Exigit
pietas” del 13 novembre 1598, da
consegnarsi al vescovo di Feltre, dal quale ecclesiasticamente dipendeva anche la Valsugana.
Il vescovo incaricò don Federico Bettini, parroco di Telve
e cancelliere vescovile, di eseguire il mandato. Il 27 luglio
1599 egli piantò la croce nel luogo dove stava una piccola
chiesa dedicata a S.Cristoforo, un poco sopra il paese, e il
24 maggio dell’anno seguente benedisse la prima pietra
del nuovo convento. I frati furono solennemente introdotti
il 14 dicembre 1603. La chiesa, consacrata il 19 novembre
1606 dal vescovo di Bressanone Simone Feurstein, presenta
Borgo Valsugana
un’unica navata pavimentata in lastre di cemento colorato.
Nel 1733, a conclusione della Via Crucis eretta qualche
tempo prima sulla salita al convento, fu costruita una
cappella, detta del santo Sepolcro, vicino a quella dedicata a S.Antonio; sull’altare fu posta la statua dell’Addolorata e sotto la mensa quella del Cristo morto.
Con la soppressione del 1810 il convento passò nelle mani
del conte Giovanni Welsperg, che lo affittò a privati dietro
pagamento di 2.000 fiorini. La somma fu pagata nel 1818 da
Gian Battista Peverada, che regalò poi il convento ai frati.
Lo stabile era in pessime condizioni e il restauro iniziato
nel 1847 durò qualche anno.
Durante la guerra 1915-1918 il convento venne occupato
e devastato, quindi nuovamente restaurato,
Nell’ottobre 1952, essendo franato il muro di clausura,
insieme al muro fu rinnovata la salita al convento e le
stazioni della Via Crucis.
L’ultimo rimaneggiamento del 1953 ha privato la chiesa
della caratteristica comune alle chiese francescane trentine: furono abbattuti il grande altare in legno intagliato e
due altarioli pure in legno; fu ridotto notevolmente l’ampio coro e venne sistemato un nuovo soffitto in legno a
cassettoni, e collocati tre altari in marmo.
Altri adattamenti vennero eseguiti per destinare alle Cla-
Borgo Valsugana
risse il fabbricato come sede del monastero, nel 1984 e
negli anni immediatamente successivi all’interno (Refettorio e biblioteca) e all’esterno della chiesa e del monastero.
Degne di attenzione sono le preziose vetrate del ‘600, sulle quali sono riprodotti gli stemmi delle case Welsperg, a
ricordo del barone Sigismondo che promosse la costruzione del convento e della chiesa, e dei Gallera, famiglia
della sposa di Sigismondo, Chiara. A fianco della chiesa
un campaniletto costruito tra il 1623 e il 1641. E’ “sta-
tio liturgico” per la pieve di Santa Maria del Borgo per
l’adempimento di antichi voti.
La chiesa di S. Anna
Eretta tra il 1668-1672 per l’annesso monastero delle Clarisse fu consacrata 11 ottobre 1672 dal vescovo di Feltre
Bartolomeo Gera. Più volte restaurata e consacrata nel
1768 1874, 1873 e 1875 e infine nel 1973 fu dichiarata
“tempio civico” e monumento ai caduti di tutte le guerre.
L’architettura interna, deliziosamente barocca, conserva
l’andamento decorativo del sec. XVIII; con una navata rettangolare, dal pavimento in pietra, chiusa in alto da una
volta ad arcate.
L’altare maggiore realizzato da Stefano Paina da Castione,
ha una pala di Antonio Lenetti (1767) con la presentazione
della Madonna al tempio. A metà della navata si aprono
due cappelle laterali con le statue di Nostra Signora del
S. Cuore di Gesù e di S. Giuseppe. Le tempere della navata narrano le storie di S. Chiara e sono opera di Antonio
Vicenzi, nipote di Michelangelo e Francesco Unterperger,
e furono eseguite a metà del sec. XVIII. La gloria di Giovanna M. della Croce, i pennacchi, e le decorazioni della
cupola sono di autore ignoto; mentre la natività di Gesù
e la Adorazione dei Magi, ai lati del presbiterio, vengono
Borgo Valsugana
attribuite al pittore Scaggeri da Asiago. Sulle lapidi moderne sono scolpiti i nomi dei Caduti, di Alcide Degasperi,
e delle vittime della Resistenza. Il grande crocifisso, costruito con residuati bellici della zona è opera di Ferruccio Gasperetti (1973).
La chiesa di S. Rocco
SS. Rocco, Antonio Abate, e Michele Arcangelo: in un unico
edificio sul sagrato della pieve di S. Maria si trova una
chiesetta superiore dedicata ai SS. Rocco e Antonio Abate; e una cappella al piano terra dedicata a San Michele
Arcangelo.
La cappella di san Rocco: eretta nel 1509 per voto della
Comunità, consta di due campate, la seconda delle quali
è completamente affrescata da Francesco Corradi (storie
di San Rocco e di S. Antonio Abate), pittore locale operante nei primi decenni del 1500. nella prima campata si
trovano un affresco (1585) – cimiteriale – conserva un
affresco raffigurante S. Michele in lotta; e tre statue in
legno – Madonna, S Domenica, S. Caterina d’Alessandria
– un tempo esposte in un’edicola nella vicina piazzetta,
dedicata nel 1885 alla Madonna di Lourdes. Dal 1675 la
cappella fu restaurata, ampliata e consacrata più volte.
La chiesa di S. Lorenzo sull’Armentera
Particolare importanza per antichità e per arte riveste
la chiesa di S. Lorenzo sull’Armentera, a quota 1182. E’ di
impianto paleomedioevale e sorge su antico castelliere e
luogo di culto preromano. Dedicata al Santo della carità,
nell’alto Medioevo fu rifugio per le incursioni barbare. La
costruzione e gli affreschi (ultima Cena, storie del Santo, simboli degli Evangelisti, Annunciazione del Signore,
splendidi e preziosi) attestano che l’edificio ebbe particolare fama e prestigio, almeno dai secoli XII-XIII fino ai
primi decenni del XIV, certamente fino alla data degli
affreschi absidali del 1523.
Nel 1977 un fulmine penetrato nell’interno della chiesa
riportò alla luce la mirabile testata di un affresco di
epoca carolingia. Alla fine
del secolo XIV accanto alla
chiesa sorse un romitorio
per volere del signore di Telvana Siccone di Castronovo
(+1404) a scioglimento di un
voto fatto durante una bat-
Borgo Valsugana
sa è meta di pellegrinaggio in tempi di siccità e di piogge
prolungate.
La chiesa di Onea
tuta di caccia svoltasi in quella località. Proprietà della
confraternita di San Lorenzo che animava nella Pieve di
Santa Maria del Borgo le attività caritative della parrocchia, fu ospedale di Santa Maria della Misericordia e poi
di San Lorenzo (1438).
Un eremita continuò ad abitarvi fino ai primi decenni
del’800. Negli anni 1979-1980 la Provincia autonoma di
Trento vi eseguì accurati restauri, restituendo all’edificio
sacro il fascino misterioso dell’antico splendore. La chie-
Lungo la vecchia strada ovest di Borgo, in località “Onea”
chiamata così da boschetto di ontani detti “onori”, negli
anni 1621-1639 la chiesa sorse su disegno di Lorenzo Fiorentini del quale sono anche le pitture raffiguranti le scene della vita della Madonna. In essa ha trovato collocazione un’immagine della Vergine, da secoli venerata in una
sacra edicola che sorgeva sulle pendici della montagna
sovrastante.
Chiusa nel 1786, ripristinata nel 1790, restaurata nel 1921
e 1964. È meta di devoti, e “statio” penitenziale della pieve
di S. Maria del Borgo nella prima domenica di luglio. Ad
aula rettangolare,
con prolungamento
per il presbiterio. In
questa chiesa, il 1
ottobre 1760 vennero celebrate le nozze dei genitori del
B.Stefano Bellesini
la cui madre, Maria
Borgo Valsugana
Orsola Maichelpech, era nata a Borgo.
Casa Andriollo - Soggetto montagna donna
“Ho un posto io pieno di porte, portano in altri tempi,
le passo e mi ritrovo nel presente”
La visita a Casa Andriollo si svolge su più livelli seguendo
un percorso in salita: dal seminterrato dove prevale una
visione negativa del male e della malattia si arriva, utilizzando la scala originale, agli spazi spirituali di valenza
positiva. In questo modo si è inteso comparare simbolicamente l’atto del salire al faticoso cammino del mondo
femminile verso l’emancipazione.
Il percorso è finalizzato a valorizzare qualità e saperi delle
donne che, a somiglianza di Alice, hanno vissuto in modestia
una condizione di insufficiente considerazione. Alcuni spazi
della Casa Andriollo ospitano documenti e manufatti. Il percorso intende mostrare
aspetti intimi del vissuto femminile in ambito
domestico
mettendo
in risalto i
frutti di una
creatività silenziosa. All’interno della casa viene descritta
la dimensione della salute del corpo e dell’anima attraverso
le applicazioni di pratiche curative di tradizione popolare,
pseudo-religiose e religiose. Non manca il richiamo alla figura della donna erbaiola che nel tempo, a causa del suo
sapere concorrenziale con potere ufficiale, assume anche il
marchio di guaritrice-strega.
Altri spazi sono dedicati invece alle fasi dell’esistenza
femminile: la nascita, l’infanzia, il matrimonio, la maternità, l’età avanzata, la morte.
L’allestimento mette in risalto il corpo femminile ed i cambiamenti cui è soggetto. Lungo il percorso sono esposti i
capi dell’abbigliamento popolare che evidenziano il senso
Borgo Valsugana
della parsimonia e l’abitudine al recupero, il campo dei
saperi femminili come il cucito e il ricamo (i merletti ad
ago, i merletti a tombolo, i lavori ai ferri e all’uncinetto)
rappresentati dai manufatti delle trentine sorelle Marconi e delle roveretane sorelle Folgeraiter.
Il museo raccoglie anche documenti della quotidianità
esponendo parti di scritti elaborati da giovani alunne sui
libri dei ricordi e giustificazioni d’assenza dei figli scritte
dalle madri al maestro. Si tratta di
esempi di una scrittura scolarizzata
e ingenua formulazione di pensieri
scritti con linguaggio semplice e teneramente affettuoso.
Nell’ultima stanza,
al secondo piano,
gli spazi rappresentano la dimensione
della coscienza e
della spiritualità
nei monasteri femminili. La valenza
positiva del termi-
ne ordine monastico si contrappone a quella negativa
iniziata nel seminterrato (il male e la malattia).
La sezione è dedicata alle produzioni conventuali i cui
manufatti sono l’espressione della faticosa tensione spirituale vissuta come preghiera.
Ubicazione: Piazza della Chiesa 2. Olle Valsugana
Orari: Mer. 9.30 -12; Sab. e Dom 10 – 12 /15– 18.30
Spazio Klien
Nella piazza Alcide Degasperi, al piano terra dell’edificio
del Comune, affacciato su un suggestivo chiostro, si trova
lo Spazio Klien uno spazio espositivo realizzato nel 1998
con lo spostamento della biblioteca pubblica comunale
dai locali dell’ex convento delle Clarisse alla sede attuale,
presso il Polo scolastico.
Borgo Valsugana
Questa area espositiva prende il nome dall’artista Erika
Giovanna Klien (Borgo Valsugana 1900 – New York 1957),
di diritto considerata una delle principali esponenti austriache del movimento artistico si estende anche alla
pubblicità, ai manifesti,
ai libri e ai francobolli.
Nel 1926 l’artista partecipò con alcune opere
alla International Exhibition of Modern Art di
New York. Nel 1929 l’artista si trasferì a New
York.
Lo Spazio Klien e l’ex
chiostro delle Clarisse
costituiscono un suggestivo spazio espositivo
che in questi anni ha visto l’alternarsi di 90 mostre temporanee con la
partecipazione di 25.000
persone.
Sala Alcide Dega-
speri
Il Lungo Brenta di Borgo Valsugana conduce alla Sala
espositiva dedicata allo statista trentino Alcide Degasperi, inaugurata il 19 agosto 1997 per iniziativa del “Centro Studi su Alcide Degasperi” in collaborazione con il
Comune di Borgo e l’APT Valsugana. Lo spazio non può
essere definito né un museo né una mostra vera e propria, considerato il limitato numero di testimonianze ed
oggetti esposti.. Tuttavia, l’allestimento accuratamente
strutturato in periodi cronologicamente distinti, permette di ripercorrere le tappe fondamentali della vita pubblica e privata dell’uomo politico, sullo sfondo della storia
contemporanea. Ne risulta un profilo molto interessante
della personalità di Degasperi inserito nel suo ambiente,
nelle vicende storiche del suo tempo e fortemente legato
ai luoghi trentini dove sempre ritornava in cerca di tranquillità e svago.
Nel 2006 è stato inaugurato a Pieve Tesino il Museo Casa
Alcide Degasperi; lo spazio, realizzato seguendo criteri
allestitivi innovativi, offre la possibilità di conoscere in
modo più approfondito la vita dello statista nel periodo
della sua permanenza in Trentino: dalla nascita, agli studi
fino alle prime esperienze politiche. Si amplia in questo
modo la presenza di luoghi e “intinerari possibili” che,
testimoniano la vita dello statista e permettono di approfondire lo sviluppo della storia trentina e italiana, in
Borgo Valsugana
un arco di tempo cruciale che va dall’inizio del secolo alla
nascita della Repubblica.
Sala Galvan
Ufficio dei Promotori Finanziari
Calvino Alessandro - +39 347 0864101
Calvino Antonino - +39 335 6055893
Rigon Franco - +39 348 4107565
Via IV Novembre, 14 - 38051 Borgo Valsugana (TN)
Telefono +39 0461 752616
Lo spazio
La sala raccoglie un interessante collezione di strumenti
musicali e arnesi da lavoro dell’antica fabbrica di armoniche ed armonium di Egidio Galvan ( 1873 – 1944 ). La
famiglia Galvan produceva infatti armoniche, armonium,
organetti ed once per strumenti a fiato. Accanto alla vendita si eseguivano riparazioni di strumenti musicali. Nel
1905 Egidio Galvan partecipò all’Esposizione Universale
di Liegi ottenendo la Medaglia
di Bronzo. Si può accedere alla
mostra da Corso Ausugum,
poco oltre Piazzetta Ceschi,
oppure dal nuovo parco pubblico (Parco della pace Alfredo
Dall’Oglio ).
Ubicazione: Corso Ausugum,
Borgo valsugana
Orari: Venerdì: 10.00 – 12.00
Tariffe: Entrata Gratuita
Infopoint: biblioteca di Borgo
Valsugana tel 0461 754052, fax
0461 754052
Borgo Valsugana
Mostra permanente della grande guerra
in Valsugana Orientale e sul Lagorai
L’edificio
La Mostra permanente della grande Guerra in Valsugana
Orientale e sul Lagorai è realizzata all’interno dell’antico Mulino Spagolla sulla sponda destra del Brenta, nel
centro storico di Borgo Valsugana. Grazie al supporto del
Comune di Borgo Valsugana, della P.A.T. e dell’associazionismo locale è stata realizzata un’esposizione permanente in grado di offrire una panoramica soddisfacente di
ciò che
la prima guerra mondiale ha significato
per la Valsugana Orientale e le sue
popolazioni. L’impianto espositivo, con l’annesso archivio fotobibliografico, offre un percorso
didattico cronologico scandito
idealmente dal succedersi dei
quattro anni di conflitto.
I contenuti
Una ricca documentazione fotografica testimonia gli effetti devastanti
del conflitto sui paesi della Valsugana
Orientale e la guerra nelle zone del Lagorai, dell’Ortigara
e dell’Altopiano dei Sette Comuni. Un diorama a grandezza
naturale ricostruisce una trincea austriaca e l’antistante
sbarramento di reticolato.
L’esposizione permanente è un importante tassello nella
rete territoriale di poli culturali periferici dedicati alla
Grande Guerra. Sono state sviluppate fruttuose collaborazioni con il Museo Italiano della Guerra di Rovereto per
raggiungere l’obiettivo di coprire l’intera lunghezza del
fronte italo-austriaco nel Trentino e di curare in sinergia
gli aspetti storico sociali di maggiore rilevanza locale.
Ubicazione : Vicolo Sottochiesa 11, Borgo Valsugana
Orari: Mercoledì: 9.30 – 12.00/ Sabato e domenica: 10.00 – 12.00/15.00 – 18.30
La Val di Sella
La stupenda valle, che corre parallela alla Valsugana ad
un’altezza media di 900 metri, è “da sempre” il luogo di
villeggiatura estiva dei borghesani. La valle, nonostante gli
insediamenti dell’ultimo cinquantennio, rimane di per sè
affascinante, avendo mantenuto una sostanziale integrità,
soprattutto nella parte più alta, quella dell’estremo ovest.
Ogni ospite della “valle beata”, infatti, è attratto da quella
sua impercettibile, sublime mescolanza di elementi appa-
Borgo Valsugana
rentemente nascosti che solo pochi luoghi sanno offrire:
armonia di spazi, di forme, di luci e colori. Rarità assolute
che si traducono in momenti incancellabili di letizia e di
benessere interno. Qualcuno, s’appaga del verde aperto
del fondovalle, addomesticato dall’opera dell’uomo e punteggiato da romantiche costruzione dal sapore passato;
altri, s’accontentano della frescura innata dei suoi boschi
selvaggi o della solennità dei colossi vegetali presenti. C’è,
poi, chi s’addentra tra le sue guglie tremendamente belle
da pochi raggiungibili e chi,
invece, è attirato da preziosità
geologiche, faunistiche oppure botaniche esistenti.
Arte Sella
Il percorso ArteNatura
Arte Sella è una manifestazione internazionale di arte contemporanea, nata nel 1986
che si svolge all’aperto nei
prati e nei boschi della Val di
Sella. Dal 1996 il progetto di
Arte Sella si è sviluppato lun-
go una strada forestale sul versante sud del
monte Armentera per
circa 3Km: si è così
delineato un ideale
percorso chiamato
ArteNatura lungo il
quale il visitatore può
apprezzare le opere di
oltre 44 artisti e allo
stesso tempo godere delle particolarità
ambientali del luogo.
L’area di Malga Costa
Settecento metri circa dopo la fine del percorso ArteNatura
sorge Malga Costa, al cui interno, nel periodo estivo, si susseguono mostre ed eventi che hanno ormai connotato questo luogo come vero e proprio spazio espositivo e culturale.
In quest’area, che è a pagamento, sono state realizzate
diverse opere. Nei pressi di Malga Costa nel 2001 l’artista
lombardo Giuliano Mauri ha realizzato per Arte Sella, con
l’apporto fondamentale del Servizio Ripristino e Valorizzazione Ambientale della Provincia Autonoma di Trento,
Borgo Valsugana
l’opera monumentale chiamata Cattedrale vegetale.
Si tratta infatti di un’opera avente le dimensioni di una
vera cattedrale gotica composta di tre navate formata da
ottanta colonne di rami intrecciati, alte dodici metri e di
un metro di diametro; all’interno di ognuna è stato piantato un giovane carpino, che cresce di circa 50 centimetri
l’anno. Con i tagli e le potature tali piante saranno adattate a formare fra qualche anno, quando gli artifici costruiti
per accompagnarne la crescita marciranno, una vera e
propria Cattedrale Vegetale.
Borgo Valsugana
Borgo Valsugana
MANIFESTAZIONI
Dal 1° maggio
Valsugana Expo
Dal 1° maggio
Trentino Cavalli
Giugno/luglio/agosto/settembre
Arte Sella
2 domenica di luglio
Sagra di San Prospero
Luglio/Agosto
Palio de la Brenta
Agosto
Alpen Markt
Agosto
I Gusti della via Claudia
Settembre
Coppa D’Oro
Ottobre
Fiera del Cioccolato
Giugno
Festa della Cultura
www.valsugana.info - www.borgoeventi.info - www.valsuganacultura.it - www.bsifiere.com
Borgo Valsugana
Il palio de la Brenta
“La Brenta” è il fiume che attraversa e, anticamente, divideva Borgo Valsugana nelle
due frazioni dei “Farinoti”
e dei “Semoloti”, rispettivamente l’agiata stirpe nobile
che disponeva di farina, sulla riva sinistra ai piedi del
Castel Telvana, e l’umile ceto
contadino che si nutriva di
semola, nell’aperta campagna a destra.
Il palio de La Brenta è una rievocazione che, a fine agosto,
vede formarsi, alle estremità del paese di Borgo Valsugana, due cortei con carri e personaggi in costume: quello
dei “Farinoti” è composto da dame, cavalieri, paggi, personaggi di rango e armigeri
a cavallo, quello dei “Semoloti” con il popolo in abiti
modesti, masserizie e carri
allestiti, che riproducono
momenti della vita rurale. I
due cortei si congiungono in
piazza per l’ascolto dei proclami di sfida, in rime dialettali, poi iniziano le gare, come
quelle “delle fionde” e del “tiro con l’arco”, anticipate, nei
giorni precedenti, da competizioni di abilità.
Borgo Valsugana
La ciclabile “la via del Brenta”
Acque che scorrono e che portano con sè testimonianze di
civiltà che si sono succedute nel tempo, scorci di paesaggi
e panorami ineguagliabili, opere di grandi maestri che ne
hanno tratto ispirazione, popoli ricchi di culture, leggende
e tradizioni da conoscere, da apprezzare e da vivere.
La ciclopista della Valsugana, che collega il cristallino Lago
di Caldonazzo con la splendida Baassano del Grappa, è un
vero e proprio paradiso per tutti gli appassionati delle due
ruote a pedali: 80 km lungo i quali si intrecciano cultura,
storia e paesaggi naturali davvero unici a cavallo tra Trentino e Veneto. Due regioni legate da un passato storico condiviso e contraddistinte da un comune “elemento fluviale”
che accarezza dolcemente il fondovalle: il fiume Brenta.
Le sue acque vi
accompagnano
lungo un percorso
facile, prevalentemente pianeggiante, adatto a
tutti per trascorrere piacevoli ore
in libertà all’insegna dello sport e
del contatto con la
natura.
COOPERATIVA LAGORAI
• Scavi
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Borgo Valsugana
Cosa vedere nei dintorni di Borgo
Giro dei castelli
Dal centro storico di Borgo parte un interessante itinerario tra castelli e ruderi.
Salendo la Scala di Telvana, la scalinata che dal Corso
Ausugum sale al convento dei Francescani, si raggiunge
Castel Telvana, antico maniero alle pendici del Monte Ciolino che domina la valle fin dal XII secolo.
Proseguendo dal capitello delle Fratte si raggiungono i
ruderi di Castel San Pietro lungo un tratto di trincea militare. Il giro prosegue per la Via Crucis che scende alle
spalle del colle fino alla provinciale per Torcegno, dalla
quale si accede a Parise, poco a monte di Telve.
Attraverso prati, castagni secolari e boschi si arriva a Castellato.
La torre appartiene al nucleo originario, risalente al XII secolo.
Il rientro si effettua per il sentiero che scende a sinistra
del castello, costeggiando il Castel Arnana, da cui, passando per il Castel Telvana, si ritorna a Borgo.
Castagno dei Campestrini
In località Campestrini di Telve di Sopra si può ammirare un
castagno di 400 anni di età, un vero e proprio monumento
vegetale di 6-7 metri di altezza ed una circonferenza di 6,90
metri, censito nel catalogo “Monumenti vegetali nel Trentino” a cura dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige.
Questa pianta maestosa, dalla chioma che raggiunge i 29 metri di ampiezza, si trova una distesa prativa di grande bellezza.
Oasi di Valtrigona
L’Oasi di Valtrigona, unica zona tutelata dal WWF in tutto
l’arco alpino, è un museo a cielo aperto dove, lungo l’itinerario di circa 5-6 ore, è possibile osservare la flora e la
fauna locali aiutati dalle spiegazioni contenute in bacheche e cippi lignei disseminati lungo il percorso.
Borgo Valsugana
L’area è aperta tutto l’anno ed è custodita da un servizio
di guardia attivo tutti i giorni, durante il periodo estivo, e
solo alcuni giorni a settimana, durante l’inverno.
È possibile prenotare visite guidate e partecipare ad attività didattiche pensate per diverse fasce d’età.
Biotopo Fontanazzo
Fino a non molti decenni or sono l’intero fondovalle della
Valsugana era punteggiato da paludi più o meno vaste create dall’incessante divagare del corso del Fiume Brenta. Oggi
l’antico paesaggio è ormai testimoniato solo dalla presenza di poche zone umide assediate dall’invadenza dei coltivi
che, proprio in relazione alla loro rarità, rappresentano gli
ultimi ambienti di vita per molte specie della flora e della
fauna. Il Biotopo “Fontanazzo”, che è una di queste preziose
zone, si trova sul fondovalle della Bassa Valsugana presso il
paese di Selva di Grigno e dista circa 45 km da Trento.
Uno tra i maggiori motivi di interesse naturalistico del Biotopo Fontanazzo è costituito dal suo particolare sistema idrico:
la zona protetta infatti comprende alcune importanti sorgenti di fondovalle che sono in diretta comunicazione con il
complesso carsico delle grotte della Bigonda e del Calgeron
(uno tra i maggiori d’Italia), grotte che si aprono sul versante
destro della valle, a poca distanza dal Biotopo.
Querce della Val di Sella
Le querce della Val di Sella sono state descritte da Aldo
Gorfer nel libro “Le valli del Trentino” ed accostate per
maestosità a quelle che si possono incontrare nei luoghi
selvaggi della Cornovaglia o del Galles.
Una di esse, tra i cui rami vi è una panchina detta del
“Conte”, misura 6,20 metri.
Due di esse sono state catalogate nel libro Monumenti
vegetali nel Trentino.
Questo complesso di piante secolari e monumentali si trova presso le rovine di Villa Ceschi e la chiesetta di Sant’Antonio, nell’alta Valle di Sella nei pressi di Malga Costa.
Borgo Valsugana
Il fiume Brenta
Gran parte della Valsugana, valle che si caratterizza per la presenza di monti dall’altezza modesta e per un fondovalle piatto alternato
da ampie distese e brusche strozzature, è solcata dal fiume Brenta.
Il fiume nasce ad ovest, dai laghi di Levico e Caldonazzo per dirigersi poi verso il Veneto, raccogliendo numerosi immissari e
terminando, dopo 200 chilometri, nel mal Adriatico , a sud della
Laguna di Venezia.
In passato, il fiume, ha rappresentato un elemento centrale so-
prattutto nella vita
economica delle diverse comunità che
si affacciavano sulle
sue sponde. Nel corso degli anni tale valenza, legata soprattutto alla fluitazione
e all’uso dell’acqua
come fonte di energia
per le macchine idrauliche, è andata scomparendo.
Oggi questa presenza è scarsamente percepita. Il fiume è infatti
oggi quasi totalmente incanalato e viene avvertito solo in presenza
di grandi piogge per il pericolo delle piene e come elemento ostile.
Il centro maggiormente caratterizzato dalla presenza del fiume è
Borgo Valsugana, unico borgo fluviale del Trentino, che conserva
ancora elementi architettonici tipici: case alte e strette, con numerosi piani e finestre, scale esterne, ballatoi, piccoli cortili interni.
Lungo il fiume è possibile praticare la pesca sportiva alla trota, al
salmerino, alla tinca e al persico reale.
Bese eValsugana
Besenello
o
Borgo
Bibliografia
• Alla scoperta del Borgo di Vittorio Fabris
• La Valsugana Orientale di Vittorio Fabris
• La terra del Borgo di Armando Costa
• Cenni di storia della Valsugana di Carlo Ferrari
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• Guida alla mostra permanente della Grande Guerra in
Danilo Battisti
Valsugana di Luca Girotto e Fulvio Alberini
Ringraziamo il sig. Battisti per aver gentilmente
concessoil l’uso
delle efoto
del suo sito di
perBorgo
completare
Si ringrazia
Comune
la biblioteca
Valsugana
la documentazione della guida “Biglietto da Visita”
per il di
materiale
fornito
e
l’aiuto
nelle
ricerche.
Besenello.
Da oltre 30 anni Danilo Battisti ha documentato con
precisa dedizione eventi e manifestazioni di Besenello con la collaborazione dei suoi abitanti, immagini
che rappresentano ora la memoria storico fotografica del Paese.
La sua attività di documentazione fotografica è raccolta in un archivio ed oggi anche un sito internet
www.fotoda.it ricco di bellissime fotografie, una finestra su Besenello per turisti, visitatori e curiosi di
tutto il mondo. Un lavoro prezioso anche per le future
generazioni.
Borgo Valsugana
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