NOTIZIARIO TRE EMME Club Tre Emme Venezia N°9 Venezia, Gennaio - Febbraio 2013 La segreteria è aperta il mercoledì dalle 10.30 alle 12.30 (Tel. 0415239739 interno 235 - fax 041523681) SONO IN RISCOSSIONE LE QUOTE SOCIALI 2013 In visita al Club Tre Emme la Presidente Nazionale La relazione di Luisa Sotgiu a Venezia con Vittoria Bertolucci e Annateresa Ciaralli Mercoledì 16 gennaio si è svolta l’assemblea mensile alla presenza straordinaria della Presidente Nazionale Luisa Sotgiu, della vicepresidente Vittoria Bertolucci e della consigliera Annateresa Ciaralli. La Presidente Nazionale ha relazionato su alcuni temi che saranno affrontati e discussi in sede di prossima Convenzione Nazionale. Di particolare importanza risulta l’istituzione di una rete di volontariato che possa favorire i rapporti tra mogli di Ufficiali e Sotto Ufficiali per iniziare un percorso di reciproca conoscenza e scambio di idee e informazioni. E’ stato sottolineato il valore del volontariato sociale con le iniziative di visita ai malati e assistenza e supporto in diverse occasioni. Si è inoltre avuto un confronto su alcune dinamiche che dovrebbero facilitare i rapporti tra le sedi e le presidenze dei vari Circoli Ufficiali. La mattinata si è conclusa con un pranzo sociale in onore del Direttivo di Roma; la giornata è proseguita accompagnando le amiche in un piccolo tour in città e la visita al Museo storico Navale. Visita Museo Navale 2 VENEZIA, IL CARNEVALE E LA FESTA DEL GIOVEDI’ GRASSO Il Carnevale di Venezia non ha bisogno di presentazioni: è stato ed è uno straordinario evento di luci, di colori e di aggregazione popolare che vanta, per di più, un celebre passato. Nella magica atmosfera della città lagunare il Carnevale trova la scenografia più adatta e, tra calli e campielli, la gente è a un tempo spettatrice e protagonista mentre in alcuni palazzi si svolgono ricevimenti da mille e una notte. La festa raggiunse nel ‘700 il suo momento culminante. Durava sei mesi durante i quali nobili e popolani, padroni e servi, confusi nel trasferimento, vivevano insieme all’aperto e nei teatri. Dietro la maschera si annodavano intrighi politici e amorosi e il divertimento, esagerato, serviva forse ad esorcizzare la percezione del decadimento di Venezia e dell’imminente fine della Repubblica Il giovedì grasso si svolgevano in piazza giochi di ogni specie e nel pomeriggio il doge assisteva alle evoluzioni di acrobati che si lasciavano scivolare su una corda dall’alto del campanile. La domenica si svolgeva la caccia dei tori e la lotta dei cani contro un orso. Oggi la festa forse non è vissuta con la spensierata follia di un tempo ma i veneziani non hanno dimenticato il gusto della maschera, del travestimento, dell’amore per la trasgressione e per la cultura in ogni sua forma. Così la quotidianità si confonde con il ricordo, e Venezia recupera la sua identità e ritorna ad essere Serenissima, anche se un po’ caotica, per la gioia dei molti turisti che accorrono ad ammirarla vestita in maschera. Molto curiosa, e ricca di significato, è la storia della nascita del giovedì grasso. La vicenda, realmente accaduta, suggerisce anche alcuni tratti della personalità dei veneziani: l’amore per la dissacrazione, il carattere benevolo e la predisposizione all’ironia e alla satira. Ecco cosa accadde. Nel 1162 Ulrico, patriarca di Aquileia, intraprese un’azione militare ai danni di Venezia e invase Grado. Il doge Vitale II Michiel fu costretto ad intervenire e riuscì a sconfiggere e a fare prigioniero Ulrico con dodici suoi canonici e alcuni castellani del Friuli suoi alleati. Il papa Alessandro III allora inviò al doge una supplica per chiederne la liberazione. Il doge acconsentì a patto che ogni anno il patriarca di Aquileia inviasse a Venezia un toro, dodici maiali e dodici grossi pani di farina, simbolo di scherno del patriarca, dei canonici e dei signori friulani. L’avvenimento veniva ricordato in una festa propria del Carnevale, quella del “giovedì grasso” , durante la quale si tagliava la testa al toro e si uccidevano i porci di cui si mandava la carne ai prigionieri. Marta Valentini 3 CARNEVALE IN TAVOLA Le frittole veneziane classiche 500 gr di farina 75 gr di zucchero ½ litro di latte un pizzico di sale 35 gr di lievito di birra 3 uova 3 cucchiai di olio di oliva 3 cucchiai di rum 1 bustina di vanillina 150 gr di uvetta, pinoli a piacere, buccia di limone grattugiata Versare in una terrina la farina, lo zucchero, il lievito di birra, il pizzico di sale e il latte tiepido, lavorare fino a fare un impasto liscio, aggiungere le uova una alla volta, poi l’olio ed infine il rum, l’uvetta, i pinoli, la buccia di limone e la vanillina. Lasciare riposare fino a quando l’impasto sarà più che raddoppiato. Scaldare l’olio, e appena è bollente versare l’impasto a cucchiaiate, quando le frittelle saranno belle gonfie e dorate scolarle bene su carta da cucina e da fredde passarle nello zucchero. Le castagnole 300 gr. di farina 100 gr. di zucchero 75 gr. di burro 2 uova intere 1 bicchierino di rum o grappa ½ bustina di lievito per dolci Versare in una ciotola le uova con lo zucchero, quando sono ben montate aggiungere il liquore, il burro sciolto, poi la farina ed in ultimo il lievito. Prendere l’impasto e lavorarlo sulla spianatoia, fare tanti rotolini e tagliarli come per gli gnocchi. Fare le palline e metterle sulla spianatoia ben infarinata, friggere in olio non caldissimo poche alla volta, scolarle bene su carta da cucina e da fredde passarle nello zucchero. A cura di Esa Pirone 4 EVENTI PRESENTAZIONE LIBRO A Venezia c’è un cammello di Gemma Moldi e Alessandra Prato Sarà presentato al Circolo Ufficiali, il 22 febbraio alle 17.30, il libro di Gemma Moldi e Alessandra Prato A Venezia c’è un cammello (Supernova Edizioni). L’attore Gianni Moi reciterà alcuni brani del testo. L’elegante volumetto, il primo di una nuova collana di fiabe e leggende veneziane edita da Supernova, è la storia di un cammello di marmo che esce dal muro in cui è scolpito - precisamente quello di Palazzo Mastelli - e si trasforma in un cammello vero. Da Campo dei Mori, nel sestiere di Cannaregio, Mombasa, questo il nome del cammello, attraversa Venezia incontrando personaggi famosi ed intessendo profonde relazioni di amicizia con persone ed animali, comprese le pantegane. Scritto a quattro mani Gemma Moldi (autrice anche della copertina e dei disegni) e da Alessandra Prato, questo lungo racconto fantastico suddiviso in quattro storie stimola l’immaginazione e suggerisce vari approfondimenti: di tipo storico, culturale, toponomastico e perfino gastronomico dato che Mombasa segue i profumi delle spezie, sul cui commercio si basò una fetta importantissima dell’economia veneziana ai tempi della Serenissima. E’ un libro divertente ed istruttivo che può essere letto da adulti e bambini e da quanti, veneziani o ‘foresti’, amano questa città e i percorsi della fantasia oltre che quelli della storia. R.G 5 SORELLE D’ITALIA Il 13 dicembre scorso il Club Tre Emme ha organizzato la conferenza Sorelle d’Italia. Il ruolo delle donne nel Risorgimento italiano, in collaborazione con l’Università Popolare di Venezia. Vasta la partecipazione, alla presenza delle presidenti delle associazioni promotrici, Ornella Acinapura per il Club Tre Emme e Paola Rossi Gavagnin per l’Università Popolare. In apertura è intervenuto anche Leopoldo Pietragnoli, consigliere Unipop e studioso del Risorgimento. Un altro intervento è stato fatto da Paola Rufini, che ha illustrato la vicenda di una sua trisavola, che assistette Anita Garibaldi ormai prossima a morire. Abbiamo chiesto alla relatrice della conferenza, Dniela Zamburlin Descovich di scrivere, sulle patriote di cui ha parlato, un breve saggio che siamo liete qui di pubblicare qui di seguito. A complemento, segue anche il sunto dell’intervento della socia Paola Rufini. IL RUOLO DELLE DONNE NEL RISORGIMENTO ITALIANO Il ruolo svolto dalle donne nel Risorgimento italiano è argomento poco dibattuto. Come in altri campi delle attività umane anche il settore storico presenta non poche lacune riguardo ai contributi femminili, più o meno colpevolmente oscurati o trattati in modo stereotipato e strumentale ad un’immagine della donna che non corrisponde alle sue reali capacità. Le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia hanno contribuito ad una rivisitazione del ruolo che le patriote hanno svolto, ma le informazioni non hanno raggiunto il più vasto pubblico e salvo rare eccezioni sono rimaste a margine dell’ufficialità. Il tema è vasto, ma i pochi esempi che stiamo per offrire potranno forse attirare l’attenzione e far riflettere su come anche i percorsi storiografici rispecchino solo una parte della complessità della storia e possano a volte essere devianti e volutamente parziali. Tra le più famose ‘mogli di’ troviamo Anita Garibaldi, al secolo Anita Maria Ribeiro da Silva (1821-1849), che brillò anche di luce propria. Combatteva come un soldato, cavalcava meglio di un’amazzone, incoraggiava la truppa come un capitano, assisteva i feriti come un’infermiera. Non si risparmiava mai. Pur non essendo istruita aveva un fine intuito politico. Eppure di lei si ha per lo più un’immagine parziale che 6 la raffigura solo come la moglie morente dell’eroe dei due Mondi in fuga nella pineta di Ravenna. Pochi sanno che quando conobbe Garibaldi, giunto in Sud America come liberatore del popolo, la sua storia d’amore si svolse in un arroventato clima di guerriglia: Garibaldi combatteva per mare e per terra e Anita lo seguiva condividendo disagi ed imprese. Nella furia della battaglie navali appariva calma e serena. Una volta cadde in un’imboscata, fu arrestata dalle forze imperiali e incarcerata. Come in un romanzo d’avventura riuscì a fuggire lanciandosi al galoppo fin che raggiunse il suo uomo al campo. Il 16 ottobre 1840 diede alla luce il suo primo figlio. Pochi giorni dopo con il bambino al collo fuggì nuovamente e si lanciò in una cavalcata tra i boschi sfuggendo ad un agguato. E quando successivamente Anita giunse a Roma, dove era stata proclamata la Repubblica, per raggiungere suo marito, scelse senza indugi di combattere accanto a lui. Nonostante fosse incinta, lasciata Nizza, sfidò le spie austriache e le sentinelle francesi. Il 26 giugno 1849 entrò a Roma e raggiunse Garibaldi a Villa Spada. Quando la vide Garibaldi orgoglioso e commosso dichiarò: “Ecco la mia Anita! Abbiamo un soldato in più”. E’ senza dubbio da ricordare per la sua bellezza Virginia Oldoini contessa di Castiglione (1837-1899), considerata ai suoi tempi la donna più bella d’Europa. La prima volta in cui apparve a una festa alle Tuileries, dove Cavour su suggerimento dell’ambasciatore italiano Costantino Nigra l’aveva mandata in missione diplomatico-amorosa con lo scopo di sedurre Napoleone III (la qualcosa le riuscì benissimo) molti invitati, per ammirarla, salirono in piedi sui divani. Virginia però non era solo bella: era intelligente e molto abile negli affari. Parlava varie lingue e non avendo bisogno di traduttori, riusciva a capire il modo di pensare di popoli diversi e i meccanismi più segreti dell’arte diplomatica. Tutti i grandi giochi della campagna del 1859 furono preparati da lei che riuscì a coinvolgere Napoleone III nella guerra contro l’Austria favorendo l’intervento francese e predispo-nendo la vittoria italiana nella seconda guerra d’Indipendenza. E che dire di Jessie White (1832-1906)? Il suo nome inglese non deve ingannare: fu l’angelo del Risorgimento italiano. Mazzini la soprannominò “miss Uragano”, nobile d’animo e ardimentosa, mise al servizio dell’unità d’Italia la sua prorompente energia e seppe adattare i suoi ideali alle circostanze politiche. La sua vita fu intensa ed operosa: studiò sempre, si dedicò alla cura dei feriti, partecipò alle azioni più pericolose dei patrioti, patì il carcere e subì umiliazioni ma non abbandonò mai il suo ideale, l’Italia libera. In America istituì, con il marito, i Comitati italiani; a Roma si adoperò per ottenere la salma di Enrico Cairoli; a Lugano assistette Mazzini ammalato. Fu tra le pochissime donne a lavorare per la spedizione dei Mille. Scrittrice, giornalista, femminista, può essere considerata tra le figure più gloriose della storia d’Italia della seconda metà dell’Ottocento. Quando morì, a Firenze, dopo la cerimonia civile della cremazione, un manipolo di garibaldini superstiti, un centinaio di studentesse con mazzi di rose, un gruppo di professori universitari seguirono attraverso la città la 7 sua urna diretta a Lendinara per essere inumata vicino a quella del marito, il patriota rodigino Alberto Mario. A Venezia operò, con molte altre donne, Maddalena di Montalban (18201869). Contessa ‘rivoluzionaria’ in corrispondenza con Mazzini e seguace di Garibaldi, Montalban si impegnò nella lotta politica contro l’Austria per l’indipendenza del Veneto e dell’Italia con dedizione e coraggio. Subì vari processi e fu rinchiusa in carcere ma neppure queste dolorose esperienze fecero vacillare la sua fede patriottica e la sua volontà di agire. Nell’aprile del ’48 fu a capo di un comitato femminile che dipendeva da quello repubblicano di Genova di ispirazione mazziniana, istituito presso il comando della Guardia Civica per organizzare l'assistenza e la cura dei feriti e il rifornimento delle munizioni ai reparti combattenti. Molto significativa fu la sua collaborazione al giornale Il Circolo delle donne, che uscì il 26 settembre 1848. Diretto da Adele Cortesi era redatto da collaboratrici che si firmavano con le iniziali Ne uscirono solo otto numeri e non furono pochi, date le difficoltà di quel periodo. Il giornale esprimeva la fratellanza tra gli Italiani ed era opera di una associazione denominata Il Circolo delle donne, di cui Maddalena di Montalban era stata promotrice. In data 2 dicembre la contessa firmò con altre patriote un programma per l’erezione di un monumento agli eroici difensori di Marghera. Almeno un cenno merita Felicita Bevilacqua La Masa (1822.1899), nota a Venezia per aver lasciato il suo palazzo sul Canal Grande - Ca' Pesaro, oggi Museo d’arte Moderna - con l'intenzione di istituirvi un luogo di accoglienza ed esposizione per i giovani artisti. La duchessa e mecenate fu però anche patriota e benefattrice d'Italia: aprì un ospedale per i feriti a Valeggio sul Mincio, creò alcuni comitati di soccorso femminili per la spedizione dei Mille. Daniela Zamburlin Descovich 8 TERESA CARLI PATRIGNANI Teresa Carli, sposata con il Colonnello della Guardia Civica conte Antonio Patrignani, ebbe la ventura di incrociare la Storia, quella con la S maiuscola, in uno dei momenti più tristi, ma anche più esaltanti, del nostro Risorgimento, cioè la fuga di Garibaldi e degli ultimi patrioti a lui rimasti fedeli, dopo la caduta della Repubblica romana. Fuga che, come si sa, costò la vita a Ciceruacchio, a don Ugo Bassi e ad altri che, insieme all'Eroe, avevano tentato di sottrarsi agli austriaci e ai papalini. Ma che, soprattutto, costò la vita ad Anita Garibaldi, consacrandone la figura di eroina del Risorgimento. Il 3 Agosto 1849, infatti, dopo esser giunti con alcune imbarcazioni sulle spiagge a nord dell'attuale Porto Garibaldi, l'Eroe, Anita ed altri si separano dal grosso degli altri fuggiaschi (che, come detto, verranno presi prigionieri e fucilati poco dopo) e, dopo essersi riposati in alcuni alloggi di fortuna, vengono finalmente accompagnati in una fattoria il podere Zerbina - di proprietà, appunto, del conte Antonio Patrignani e di sua moglie Teresa Carli. Teresa, informata dal marito di ciò, immediatamente si reca al podere per prestare le prime cure ad Anita che, già estremamente prostrata, versa in gravissime condizioni. Provvede, quindi, non solo a ristorarla ma anche a rifornirla di biancheria (fatto, questo, che, successivamente, le costerà l'attenzione delle autorità asburgiche e notevoli problemi giudiziari), ma anche a realizzare una specie di barella di fortuna, con un materasso, per consentirle di proseguire la fuga. Come detto, l'aiuto dato ad Anita costò a Teresa Patrignani, e a suo marito, una serie di "grane" non indifferenti. Trovata infatti, dopo la sua morte, la biancheria prestata ad Anita, fu facile per le autorità risalire, tramite le cifre ricamate sulla stessa, alla contessa. Interrogata, non negò mai di aver prestato soccorso, sostenendo che la sua coscienza le avrebbe impedito di comportarsi diversamente. E il marito, nonostante il suo ruolo (e, soprattutto, nonostante la mentalità dell'epoca) la supportò sempre. Nella foto: Un’eroina delle Cinque Giornate di Milano – Ritratto di Luigia Sassi Battistotti, 1857, Museo Civico di Palazzo Mazzetti di Asti. Immagine tratta da Protagoniste dimenticate, Daniela Piazza Editore, Torino 2011 Paola Rufini 9 LE NOSTRE ATTIVITÀ Burraco Mercoledì ore 14.00-15.30 Patchwork Mercoledì ore 9.00-11.00 con la sig.ra Michela Pitton Chiacchierino e lavoro a uncinetto Mercoledì ore 10.30-12.30 Creazioni di merletti e scialli con le sig.re Anna Pacchiana, Michela Pitton Creazioni con perline e Conterie veneziane Mercoledì ore 10.30-12.30 con la sig.ra Esa Pirone Taglio e cucito Mercoledì ore 15.30-17.00 Creazioni con la sig.ra Esa Pirone. 10 Club Tre Emme Venezia Programma Febbraio 2013 Venerdì 08 ore 16.30 Tè Mercoledì 13 ore 10.30 Assemblea Mercoledì 20 ore 10.30 15.30 Venerdì 22 ore 17.30 Mercoledì 6-20-27 ore 9.00-11.00 ore 11.00-13.00 ore 15.30 Elezioni del Consiglio Direttivo e del Comitato Garanti Presentazione del libro “A Venezia c’è un cammello” di Gemma Moldi e Alessandra Prato. Introdurrà Daniela Zamburlin Descovich. Seguiranno letture animate di Gianni Moi. Saranno presenti le autrici o Patchwork a cura sig.ra Michela Pitton Laboratorio aperto: o Perline e conterie veneziane a cura delle sig.ra Esa Pirone o Lavoro a uncinetto e chiacchierino a cura della sig.ra Anna Pacchiana o Taglio e cucito a cura della sig.ra Esa Pirone Si ricorda alle socie di comunicare la propria presenza e quella di eventuali ospiti alle nostre manifestazioni per e-mail([email protected]) o alla signora Esa Pirone (0415232287) tre giorni prima dalla data prevista. 11 AGENDA Tra i molti appuntamenti culturali che la città offre attraverso le sue prestigiose istituzioni abbiamo scelto alcuni eventi e li proponiamo alle nostre socie e lettrici. ARCHIVIO DI STATO Visite guidate gratuite al chiostro e ai depositi monumentali dell'Archivio di Stato di Venezia, alla scoperta dei suoi tesori. Le visite si terranno nei seguenti giorni: 2, 4-6 febbraio, alle 11.30 7-9, 11-12 febbraio alle 10 e alle 11.30 Ingresso libero al chiostro. Ingresso libero ma su prenotazione e fino ad esaurimento posti, per le visite ai depositi (sig.ra Marialuisa Gallina, tel. 041.5222281, lunedì – giovedì, 10 – 12). ITINERARI - VISITE GUIDATE AL CASINO ZANE Le visite guidate alla scoperta della bellezza del Palazzetto Bru Zane e ai suoi colori ritrovati, si svolgeranno in orari e lingue diverse 14.30 italiano, 15.00 francese, 15.30 inglese Ingresso libero MUSICA - “DONNE A VENEZIA TRA ‘700 E ‘900. STORIE DI MODA, MUSICA, PASSIONI” 7 febbraio ore 11.00 Sale Apollinee del Teatro la Fenice Con Susanna Armani, Bruno Volpato, Doretta Davanzo Poli, Paolo Cattelan. Ingresso libero UNIVERSITA’ POPOLARE DI VENEZIA In collaborazione con la Comunità Ebraica di Venezia e il Museo Ebraico l’Università Popolare organizza l’incontro L’ESPRESSIONE SERICA DEL DIVINO. La manifestazione si terrà il 26 febbraio alle 17.00 Ateneo Veneto Aula Magna. Relatori Amos Luzzato e Doretta Davanzo Poli. Chiuso il 30 gennaio 12