Marzo Ma aarzo r o 2014 rz & Glil uomini Gl Gli uomini uomin uom mini ini ch che chhee ffann fafanno fan anno no llee iimpres imp impre impr im mp mpre ressee Un viaggio nel cuore dell’ economia Tecnologia italiana sempre in movimento. MS/PS AISI 316 PSM AISI 316 NE W Connettore M12 MPS ottone MPS AISI 316 con connettore DIN 43650 tondo TBF EVO ottone Da oltre 35 anni Elettrotec mette la sua esperienza al servizio dell’innovazione. La sua storia dimostra un’eccellente abilità nel coniugare la tecnologia italiana con le richieste del nuovo mercato internazionale. 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Società del Gruppo Camozzi www.camozzi.com di Luca Rossi Witnesses of excellence Testimoni dell’eccellenza Secondo gli ultimi dati diffusi dal Trade Performance Index dell’Unctad-WTO, l’Italia è seconda solo alla Germania per numero di migliori piazzamenti nelle quattordici classifiche stilate per competitività a livello continentale. È di questi giorni, inoltre, che il marchio Ferrari è stato indicato come il più influente al mondo nella classifica ‘The brend Finance Global 500’ dopo Coca Cola, Google e altri. Eppure, negli ultimi decenni si è formato e consolidato un luogo comune che tratteggia le nostre imprese manifatturiere come poco strutturate spesso sottocapitalizzate e incapaci di affrontare le sfide che gli scenari della competizione globale impongono loro. Insomma, il nostro tessuto industriale è stato spesso individuato come uno degli artefici della bassa crescita del PIL, che negli ultimi decenni ha stretto in una morsa, talvolta anche recessiva, il nostro Paese. Luoghi comuni dei quali non solo molti di noi si sono paradossalmente convinti, in una sorta di autodenigrazione, ma che hanno avuto il drammatico e paradossale effetto domino di convincere anche i nostri competitor stranieri. Un quadro che però stride con i dati che arrivano dalle classifiche mondiali e dalla considerazione del nostro Made in Italy, che evidentemente non tiene conto delle profonde modificazioni strutturali che hanno interessato il nostro tessuto imprenditoriale. È dunque il tempo di affermare con convinzione che il sistema manifatturiero italiano, nella sua grande maggioranza, è uno dei motivi di eccellenza del nostro Paese nel mondo. È tempo di blandire con orgoglio la bandiera, anche in termini di approccio etico e di coraggio imprenditoriale, del nostro tessuto industriale. Nella sua nuova veste, a cadenza quadrimestrale e in allegato a tutti i nostri mensili, Uomini&Imprese si pone l’obiettivo di continuare – con ancora maggiore vigore – a essere il testimone di questa eccellenza. 11 1 1 marzo mar m arzo zo 2014 20 014 4 According to the latest data released by the Trade Performance Index of Unctad-WTO, Italy is second only to Germany in the number of placings among the top fourteen classifications of global competitiveness relative to the same number of industrial sectors. Indeed, just recently the Ferrari brand was indicated as the most influential in the world in the Brand Finance Global 500 classification, just after Coca Cola, Google and others. Yet in recent decades a certain assumption has formed that characterizes our manufacturing firms as poorly structured, often undercapitalized and unable to face the challenges that global competition requires of them. In short, our industrial base has often been identified as one of the causes of low GDP growth, which in recent decades has kept our country at a standstill, if not a recession. Many such assumptions we have paradoxically come to believe in a kind of self-deprecation, which have than had a dramatic domino effect in convincing our foreign competitors of their validity. This picture does not jibe, however, with the data coming from the world rankings and the consideration of ‘Made in Italy’, which obviously does not take into account the profound structural changes that the Italian manufacturing system has undergone, particularly our SMEs. It is time, therefore, to assert that the great majority of our manufacturing base is one of the main drivers of our country’s excellence in the world. It is time to wave the flag of our industrial fabric, and our ethical approach and entrepreneurial courage as well, with pride. Uomini&Imprese, in its new format as a quarterly and an insert in all our monthlies, intends to continue, with greater vigor than ever, to be a witness of this excellence. 7UDVPHWWLWRULGLSUHVVLRQHFRPSHQVDWLPPFRQLFLUFXLWLHOHWWURQLFLGHOVHQVRUHSURWHWWLHUPHWLFDPHQWH La combinazione unica tra dimensioni minime, prestazioni eccezionali e compatibilità con vari elementi. &DPSLGLSUHVVLRQH«EDU3UHFLVLRQH)66FRFFDGLDOORJJLDPHQWRLQDFFLDLRLQRVVLGDELOH /LQHD&$QDORJLFD6HULH/&«/& /LQHD''LJLWDOH6HULH/'«/' 8VFLWD«9FRQDOLPHQWD]LRQHD9 ,QWHUIDFFLDGLJLWDOH,& UD]LRPHWULFD $OLPHQWD]LRQHXOWUDULGRWWD )UHTXHQ]DGLFDPSLRQDPHQWRN+] ѥ:D636H9 &DPSRGHOODWHPSHUDWXUDGLIXQ]LRQDPHQWR )LQRDFDPSLRQLDOVHFRQGR ÀQRD& ,QIRUPD]LRQLVXOODSUHVVLRQHHVXOOD 3URWHWWLÀQRD9 WHPSHUDWXUD KELLER Italy srl. ߃ Tel. 800 78 17 17 ߃RIÀFHLWDO\#NHOOHUGUXFNFRP߃ www.keller-druck.com Your vacuum solutions cat cat Your vacuum solutions Your vacuum solutions catalo Your vacuum solutions catal Your vacuum solu Your Your vacuum solu You Your vacuum Your vas Your vacuum Your sol va Your vacuum sol Your vacuu Yo Your vacuum solutions catal Your vacuum solutions catalog Your vacuum solutions catal Your vacuum solutions catal Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your catalogue vacuum solutions catal Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalog Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catal Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogu Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalo Yoursolutions vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Your solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue Yourvacuum vacuum solutions catalogue Your vacuum solutions catalogue solutions MaxiGrip Cups Nate per “mordere” la lamiera più oleosa, disponibili in diverse forme e dimensioni, per ogni esigenza di manipolazione. 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A U&I il C ommisssarrio europeo perr ll’Industria ’Induustriia ttraccia racccia anche un bbilancio ilancioo ddii qquesto uessto quinquennio quinqu uennio ddii m mandato andatoo caratttterizzato, erizzatoo, tra traa gli gli altri, alttri, dalla dalla contraff lotttta alla con ntraffazione azionne e dal dal ssostegno ostegno aalle lle PPMI MI N el prossimo maggio il Parlamento europeo andrà al suo rinnovo. Una scadenza importante, non solo per il mondo della politica ma anche per quello imprenditoriale, perché ormai la gran parte delle normative che regolano la vita amministrativa negli Stati membri, nonché la maggior parte dei finanziamenti, ha il suo centro in sede europea. In questo quinquennio la delegazione italiana presente nel Governo comunitario presieduto dal portoghese José Manuel Barroso, era rappresentata dal vicepresidente e Commissario per l’Industria e l’Imprenditoria, Antonio Tajani. Proprio il rappresentante italiano recentemente ha presentato un ambizioso piano di rilancio del comparto industriale in una proiezione futura di elemento trainante per l’economia continentale. Con il nostro rappresentante abbiamo cercato di capire quale ruolo avrà nei prossimi anni l’istituzione comunitaria, 18 1 8 marzo m mar ma zo 2014 2014 20 14 ma gli abbiamo anche chiesto di tracciarci un bilancio delle iniziative rivolte al settore manifatturiero disegnate in questo ultimo quinquennio di mandato. Vicepresidente Tajani, il 22 gennaio scorso lei ha presentato il piano per il cosidetto ‘Rinascimento industriale europeo’. Obiettivo è fare del comparto industriale il settore trainante dell’economia europea. Ci spiega quali sono i capisaldi di questo ambizioso progetto? “L’UE deve invertire il declino industriale iniziato negli anni 90. Questo processo ha avuto un’accelerazione con la crisi, portandoci al 15.1% di PIL legato alla manifattura e, a oltre 3,5 milioni di posti persi nell’industria. Nell’ultimo decennio gli investimenti in Europa sono diminuiti di 350 miliardi, dimezzando la nostra quota globale dal 40% al 20%. Il baricentro della produzione manifatturiera si è spostato verso i Pa- An EU plan for industry esi emergenti, con la Cina ormai vicino al sorpasso sull’Ue. Con il piano che abbiamo presentato, la Commissione vuole dare il suo contributo in vista del Consiglio europeo di marzo dedicato all’industria e al clima, ribadendo l’impegno già indicato nelle precedenti comunicazioni a fare di più per la competitività delle nostre imprese. Chiediamo anche, con forza, agli Stati e alle regioni di cambiare passo, e di fare la loro parte per rilanciare l’industria e metterla al centro di un’azione profusa per il lavoro e la crescita. La Comunicazione, infatti, indica chiaramente che per re industrializzare l’Europa dobbiamo mettere l’industria in cima all’agenda e avere politiche Ue e nazionali coerenti. Le risorse comunitarie, cosi come le azioni per il mercato interno, l’energia, le infrastrutture, la sostenibilità, la concorrenza, il commercio, la ricerca, l’innovazione o la formazione, dovranno concorrere alla co competitività ompet etittività indu industriale ust stri riale in quanto fattore chiave per cch chia hiave p e la crescita er a e l’occupazione. Per riconosce centralità delle misure a cui,i,, si rico onosce la cen ntra favore dell’industria nel favo fa ore e de ell’industria n el quadro della strategia Europa di fondo è teg te gia E gi uro opa 2020. LL’obiettivo ’ob quello dii raggiungere qu uello elllo d raggiungere e un 20% di PIL legato al manifatturiero. manif iffat a turiero. Siamo, Siiam infatti, convineffi ti cche he un’industria e fficciente, moderna e competitiva, com mpetitivva, che abbia abb bia accesso a energia materie prezzi em aterie prime a pre ezz ragionevoli, sia la prima problemi prim ma risposta ai prob blem di sostenibilità e energetica ssicurezza si cu urezza e nergetica cche he abbiamo davanti”. Recentemente Re R ecen ntemente il presidente preesid Barroso ha firm fi rmato matto l’a l’adesione adesione ne d dell’UE ell’ ad Expo 2015. Quale Q ual alee ruolo ruolo può ò aver avere questo evento mondiale m ond nd dialee per pro promuovere rom muo e sostenere laa p politica olitticca econom economica mica icc eeuropea? “Per “P Per e la la Commissione, Commissione e, l’l’Expo 2015 rappreuna opportunità per l’Uniossenta se entta un na grande op ppo evento regionale né ne e europea. europe ea. Non è un n ev nazionale nazi ion o ale - è un grande evento europeo. 19 1 9 marzo o 20 2014 This coming May, the European Parliament will go through a process of renewal. This is an important milestone, not only for the world of politics, but also for the business community, because now most of the regulations governing the administrative life in the member states, along with the majority of funding, are determined by the EU. For the past five years the Italian delegation in the EU government, headed by José Manuel Barroso of Portugal, was represented by Vice-President and Commissioner for Industry and Business Antonio Tajani. Recently, Mr. Tajani presented an ambitious plan to revitalize the industrial sector and turn it into a key driver for the continental economy of the future. “The EU needs to reverse the industrial decline that began in the ‘90s. This process has been accelerated by the present crisis, causing the percentage of GDP derived from manufacturing to drop to 15.1%, and the loss of more than 3.5 million manufacturing jobs”, he explains. “With the plan we have presented, the Commission aims to make its contribution in view of the European Council on industry and climate scheduled for this March, reiterating the commitment already articulated in previous communications to strengthen the competitiveness of our businesses. We also strongly urge member states and regions to up their pace and do their part to relaunch industry, placing it at the center of a shared effort to increase employment and growth”. We have also asked our representative to help us understand the role that the EU will play in the next few years, and to provide an overview of the initiatives aimed at the manufacturing sector implemented over the last five years in office. In quei mesi, Milano diventerà l’ideale capitale dell’Europa perché i riflettori saranno puntati su un evento che tocca diverse sensibilità e può rappresentare veramente un momento di straordinaria crescita per l’intero continente. A giocare saranno diversi settori: l’aspetto agro-alimentare, la lotta alla fame del mondo, le risorse idriche, la tutela dei diritti umani (perché il diritto al cibo è uno di questi diritti sacrosanti), il diritto a non aver prodotti contraffatti saranno centrali a questa iniziativa. L’Expo 2015 può e deve accendere i riflettori anche sull’industria, non solo sul settore alimentare ma anche quello del turismo. Su un’Europa che sta cambiando, che sta superando la crisi. Ci auguriamo, infatti, che proprio 2015 sarà l’anno dei segni di ripresa ancora più decisivi, grazie anche al cambio di rotta puntando a un’industria più sostenibile, più moderna e più forte”. Nel ciclo di programmazione 2007-2013 l’Italia non è riuscita a spendere neppure la metà dei 100 miliardi resi disponibili dall’Unione europea. Non è necessario correre ai ripari? “I fondi europei e i programmi di investimento dell’Unione europea rappresentano una grandissima opportunità che deve essere colta a pieno. Essi giocheranno anche un ruolo chiave nel rilancio industriale. Prevediamo che oltre 100 miliardi di fondi regionali fino al 2020 saranno investiti per innovazione industriale in aree come le tecnologie chiave abilitanti, la bioeconomia, le auto e i veicoli verdi, l’efficienza energetica delle costruzioni, il manifatturiero avanzato, lo spazio. Sarà anche possibile, per la prima volta, utilizzare 40 miliardi del programma quadro per la ricerca Orizzonte 2020 per finanziare progetti industriali vicini al mercato. Se a questo 20 2 0 marzo ma m mar aarrzzo o 2014 20 2 014 14 aggiungiamo i 2,3 2 3 miliardi del programma Cosme, arriviamo a circa 150 miliardi messi a diposizione dall’Ue per il rilancio dell’industria europea. Considerando il co-finaziamento e l’effetto leva degli investimenti, possiamo stimare in circa 1.000 miliardi le risorse disponibili per l’industria nei prossimi anni. L’Italia, il suo governo e le sue regioni, deve fare più squadra per poter trarne vantaggio al beneficio di cittadini e imprese”. Vicepresidente, l’impatto dei costi energetici sulle nostre industrie è molto elevata, in Italia addirittura è il più alto d’Europa. Attraverso una drastica riduzione dei costi dell’energia, gli USA sono riusciti a crescere più velocemente dell’Europa. Come si rende competitivo il nostro sistema da questo punto di vista? “Insieme all’amministrazione pubblica poco ‘amica’ e all’eccessiva tassazione, i costi energetici sono uno dei tre principali fattori di svantaggio competitivo per le imprese europee. Tanto per fare un esempio, i prezzi dell’elettricità per le imprese europee sono doppi rispetto agli Stati Uniti e tre volte più cari rispetto alla Cina. Comunque, ben superiori alla media dei Paesi più industrializzati. Questo handicap, che penalizza pesantemente i settori manifatturieri e l’intera economia europea, è dovuto ad un’oggettiva carenza di risorse energetiche, ma anche all’inadeguatezza delle infrastrutture, alla mancata interconnessione, all’incompleto mercato interno e all’insufficiente concorrenza e, inoltre, a regolamentazioni alle volte troppo restrittive o troppo ambiziose. L’Europa è alla testa della ‘rivoluzione verde’ e della lotta al cambiamento climatico. Questo ruolo globale deve essere mantenuto, ma non a detrimento dell’industria e del lavoro. Prendiamo ancora, ad esempio, i nostri concorrenti e partner statunitensi. La rapidità con cui, negli Stati Uniti, si è proceduto a fornire un quadro legale stabile per lo sfruttamento dei giacimenti di gas di scisto (Shale gas) è encomiabile”. Le PMI sono spesso vittima del Pubblico che non paga i propri debiti alle imprese: una Direttiva europea impone alla Pubblica Amministrazione di ripagare i pro- pri debiti entro 30 giorni. Ci sono Paesi come l’Italia che hanno una media di 150 giorni nel saldo fatture. Lei ha promesso tolleranza zero. A che punto siamo nel recepimento della norma? “A più di un anno dall’entrata in vigore della nuova Direttiva in Italia, i ritardi della PA nei pagamenti ai fornitori continuano ad essere ben superiori a quelli stabiliti a livello europeo, provocando un danno per le imprese stesse e per i loro lavoratori. Purtroppo, sulla base dei dati fornitimi dai due osservatori, Confartigianato e Ance, sono costretto ad avviare la procedura contro l’Italia per violazione della direttiva UE, dell’applicazione delle norme europee sui ritardi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione alle imprese. Qui bisogna sottolineare che sono ben lungi dall’avere un’intenzione punitiva nei confronti dell’Italia. Ho infatti aspettato un anno prima di procedere ma ho il dovere di fare rispettare le norme Ue, specie quando si tratta di un fenomeno che da più parti viene denunciato come uno dei principali ostacoli per il funzionamento dell’economia reale e per la ripresa. Inoltre, il rapporto tra PA e imprese deve essere amichevole. Lo Stato deve essere alleato al business. È proprio su questo punto, ovvero sul contesto in cui operano le imprese e i rapporti con le pubbliche amministrazioni l’Europa deve operare il cambiamento più profon- 21 marzo 2014 do che riguarda. Per questo proponiamo un nuovo Small Business Act che preveda veri vincoli legali: 3 giorni e 100 euro per avviare un’impresa, 30 giorni per ottenere una licenza, tempi più brevi per recuperare un credito. Entro il 2014, la Commissione proporrà una strategia per migliorare l’efficienza delle Amministrazioni”. Un sondaggio della Banca centrale europea, indica che le piccole imprese giudicano che nel 2013 le condizioni di accesso al finanziamento sono peggiorate. La BCE aveva però immesso sul mercato nuovi fondi per aiutare le banche: perché questo denaro non viene erogato per sostenere l’economia reale? “Per rilanciare l’industria serve ovviamente un adeguato livello di credito a disposizione degli imprenditori più innovativi. Sappiamo bene che questo resta un grave elemento di fragilità del sistema, soprattutto in Italia. La Banca d’Italia ha registrato un’ulteriore contrazione del 6% dei prestiti bancari, con particolari difficoltà tra le piccole e medie imprese. Infatti, un terzo delle PMI europee e ben il 44% di quelle italiane non ha ottenuto i finanziamenti richiesti nel 2013. Le stime per il 2014 non sono particolarmente positive. Si prevede che anche quest’anno continuerà la contrazione dei finanziamenti alle aziende, seppure a un ritmo inferiore rispetto al 2013. Sappiamo che le banche italiane scontano una fiducia calante e un aumento delle sofferenze. Il buon lavoro di Draghi sull’immissione di un’enorme quantità di liquidità nei mercati finanziari dell’eurozona non riesce ancora a riattivare il credito alle imprese e famiglie. È una situazione non più sostenibile. Dobbiamo procedere velocemente verso l’Unione bancaria. Il Consiglio europeo di dicembre ha dato luce verde per cui dal 2015 avremo una vigilanza unica della BCE sulle banche ‘sistemiche’ che sarà estesa alle altre banche entro il 2017”. La contraffazione è uno dei mali dell’industria, soprattutto quella che punta sull’eccellenza, ma è anche un elemento di destabilizzazione della libera concorrenza. Cosa state facendo per questo? “Per i cittadini europei, le conseguenze negative derivanti dal fenomeno della contraffazione sono soprattutto di natura economica. È anche un problema etico. Il maggior beneficiario di questa attività illegale è la criminalità organizzata. Ampiamente coinvolta nel commercio mondiale di merci contraffatte, essa guarda a questo mercato come un’opportunità di arricchimento crescente. I prodotti contraffatti possono rappresentare gravi rischi per la sicurezza e per la salute. Perché mai i criminali dovrebbero preoccuparsi della nostra sicurezza? I consumatori ne escono da perdenti. Credono di fare un buon affare e finiscono per rimetterci, perché i prodotti falsii non falsi fals no hanno hanno la stessa qualità di quelli autentici. È anche un pessimo affare per i contribuenti. I criminali non pagano le tasse e tocca poi a noi pagare la differenza per compensare i mancati introiti del fisco. I falsari danneggiano l’economia europea perché colpiscono le attività lecite e limitano la nostra capacità di innovare. I prodotti contraffatti fanno concorrenza sleale ai prodotti originali, mettendo a rischio molti posti di lavoro in Europa. A questo problema si può rispondere in un solo modo. Un elemento importante, spesso sottovalutato, è che degli oltre 200 miliardi di euro all’anno di giro d’affari globale della contraffazione, la gran parte va nelle casse delle organizzazioni criminali. È evidente dunque che la lotta alla contraffazione è un dovere che supera ampiamente i talvolta ristretti recinti in cui si tende a circoscriverlo. Dobbiamo aumentare la conoscenza del fenomeno tra i cittadini, rafforzare il coordinamento europeo per il contrasto a questo traffico illegale, ma anche porre il tema in cima all’agenda negli incontri con i nostri partner internazionali, per esempio la Cina, da cui proviene la gran parte dei prodotti falsi sequestrati alle nostre frontiere. È una sfida di civiltà con cui difendiamo le nostre imprese, i nostri cittadini e i nostri valori”. Vicepresidente, il 25 maggio si vota per il rinnovo del Parlamento Europeo. Quale ruolo ha oggi la Commissione Europea e quale dovrà avere in futuro nello 22 marzo 2014 scenario economico e politico continentale? E quale sarà il ruolo dell’Italia? “È auspicabile che in vista delle prossime elezioni europee la politica svolga un ruolo serio, spiegando la posta in gioco, convincendo a partecipare a un nuovo progetto europeo. Canalizzando le proteste, trasformandole in voglia di cambiamento. Per costruire una nuova casa più solida e adatta a tutelare gli interessi dei cittadini europei tra le tempeste del mondo globale. L’Europa che sognava De Gasperi, amareggiato dal fallimento del progetto di Comunità Europa della Difesa in cui vedeva, appunto, l’embrione di un’Europa non fondata sul solo mercato. Pensando a De Gasperi e agli altri padri fondatori, dobbiamo essere consapevoli del patrimonio che abbiamo ereditato. Non è per caso se abbiamo vinto un Nobel; se siamo la sola area al mondo che ha saputo darsi un metodo per decidere insieme nel rispetto della diversità; se non abbiamo la pena di morte; se mettiamo i nostri valori, la democrazia, e i diritti fondamentali, prima di ogni altra cosa. È questo progetto di pace, libertà, e solidarietà che va rilanciato, che deve tornare a farci sognare. Dobbiamo avere il coraggio, la determinazione, per finire la traversata del guado dove, adesso, rischiamo di essere travolti. Di andare verso un’Europa davvero politica, vicina ai popoli, con un governo economico, un bilancio, una banca centrale, una voce unica e forte nel mondo. Rovesciando l’immagine d’istituzioni distanti, chiuse in una torre d’avorio, ingessate da una burocrazia auto referenziale”. di Antonella Pellegrini verno per Expo l o G l e d to a g le e d mmissario unico gato di Expo 2015, ci racconta de o c , la a S e p p se iu G ministratore dele rsale, che ha già Milano 2015 e am anizzativo di questo evento unive e del nostro Paese complesso iter orgPaesi, e che darà lustro all’immagin attirato oltre 140 : 5 1 0 2 Expo parte il o! r t e m o n cro 24 marzo 2014 M ancano ormai pochi mesi a Expo 2015, che sarà il primo grande evento in calendario in Italia dopo il periodo di crisi. E, pur con gli innegabili ritardi, negli ultimi tempi sono stati fatti passi da gigante a livello organizzativo. “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” è il grande tema di Expo Milano 2015, un percorso virtuoso tra le eccellenze del nostro Paese e di tutto il mondo, che aprirà i battenti il 1° maggio 2015. È un evento universale che andrà a rilanciare l’immagine un po sbiadita del Made in Italy, e che speriamo attirerà capitali stranieri, con importanti ricadute sulla nostra economia. Secondo uno studio dell’Università Bocconi, si parla di un indotto di circa 102 mila posti di lavoro nella sola Milano, e oltre 190 mila su scala nazionale. Di questo, del rapporto con le imprese - comprese quelle manifatturiere che hanno partecipato con interesse alle varie iniziative in corso - ne parliamo con Giuseppe Sala, commissario unico delegato del Governo per Expo Milano 2015 e amministratore delegato di Expo 2015. Uomini & Imprese ha avuto il piacere di ospitarla nel 2010, quando Expo 2015 era un progetto allo stato embrionale. Dopo una partenza al rallentatore, in parte a causa della crisi che in questi anni ha attanagliato il nostro Paese, il conto alla rovescia per Expo 2015 è iniziato. Dottor Sala, come procedono i lavori? “Expo Milano 2015 sta vivendo una fase operativa molto attiva e proficua. Abbiamo aperto il 2014 forti di importanti risultati raggiunti lo scorso anno. Sul fronte internazionale, abbiamo nettamente superato l’obiettivo dei 130 partecipanti ufficiali: ad oggi possiamo contare sulla presenza di 142 tra Paesi e Organizzazioni Internazionali. L’attività in cantiere procede secondo programma: l’asse principale, il Decumano, è delineato in maniera chiara; Expo 2015: start the clock! a dicembre 2013 abbiamo dato in consegna le prime aree su cui i Paesi potranno costruire i propri padiglioni nazionali. Abbiamo il supporto di aziende leader nel settore della tecnologia, dell’energia, della sostenibilità ambientale e alimentare. Anche sul versante della comunicazione sono stati raggiunti significativi traguardi: Expo Milano 2015 oggi ha una mascotte, disegnata da Disney; si sta facendo conoscere al grande pubblico attraverso spot TV e progetti di respiro mondiale, come WEWomen for Expo. Direi che siamo partiti con il piede giusto”. Quanto ha pesato nell’iter organizzativo la crisi di questi anni? “La crisi, economica e politica, di questi anni ha influenzato l’andamento delle attività. Quando nel Paese si respira un generale clima di sfiducia non è semplice far appassionare la gente a progetti articolati di rilievo internazionale come un’Esposizione Universale. Per questo motivo, una delle sfide su cui siamo stati e siamo impegnati maggiormente è spiegare alle aziende private e alle persone che Expo Milano 2015 è una grande opportunità per il SistemaPaese, un’occasione di visibilità e di crescita unica per l’Italia. E visto l’apprezzamento e il sostegno che stiamo ricevendo a livello istituzionale e la risposta positiva dei cittadini alle nostre iniziative penso che stiamo lavorando nella giusta direzione”. Expo 2015 ha riscosso interesse anche tra le imprese manifatturiere? Quali progetti sono stati portati avanti per coinvolgerle? “Il sistema imprenditoriale ha voglia di partecipare e di essere protagonista attivo della manifestazione. Abbiamo organizzato occasioni di incontro con i responsabili di piccole e medie imprese per illustrare il progetto e chiedere loro di prendervi parte come partner, sponsor o fornitori. Proprio 25 2 5 marzo ma mar m arzo ar zo 2014 2014 20 14 An interview with Giuseppe Sala, Government Commissioner for Expo Milano 2015 and CEO of Expo 2015 SpA, has generated interesting reflections on the current state of organizing this major global event, which boasts the participation of more than 140 countries. Mr. Sala talks about how the process has been influenced by the period of austerity we are now undergoing. “The crisis of recent years, both economic and political, has impacted our activities. When the country is experiencing a general lack of confidence, it’s not easy to get people excited about internationally important projects like a universal expo. For this reason, one of the challenges to which we have been and remain most committed is explaining to private companies and individuals that Expo Milano 2015 is a great opportunity for the country, indeed a unique opportunity for visibility and growth for Italy. And given the appreciation and support we’re receiving at the institutional level, along with the positive response to our initiatives of the public, I think we are working in the right direction.” How will it impact the territory? “According to recent estimates from a team of analysts at Bocconi University, between 2012 and 2020 the Expo will generate about 102 thousand jobs in Milan alone, and more than 190 thousand nationwide. This is certainly an important and encouraging sign. More directly, as of the inauguration on 1 May 2015, we as a company will have created around 800 positions between fixed-term contracts, apprenticeships and internships. It is because of the boost that it can give to the Italian job market that expectations for Expo Milano 2015 are very high.” La Mascotte te firmata rmata Disney Disney Undici alimenti che si uniscono e formano un volto sorridente: è questa la mascotte di Expo Milano 2015, disegnata da Disney Italia per l’Esposizione Universale del 2015. Questi speciali ambasciatori dei valori e dei messaggi di Expo Milano 2015, riprodotti e declinati in differenti tipologie di oggetti e articoli di merchandising, accompagneranno il cammino dell’Esposizione Universale Àno alla sua apertura ma saranno perfetti compagni di viaggio anche per i 20 milioni di visitatori attesi sul sito espositivo dal 1° maggio al 31 ottobre 2015. Ci saranno l’aglio, l’anguria, l’arancia e la banana; e poi il Àco, il mais blu, il mango, la mela, il melograno, la pera e i ravanelli. Saranno loro, con volti allegri e simpatici, a comporsi e animarsi per raccontare e interpretare il tema ‘Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita’. I nomi? Li sceglieranno i bambini. È infatti attivo online sul sito www.expo2015.org e sui canali social di Expo Milano 2015, un contest per permettere ai più giovani di proporre per ogni personaggio il nome che può rappresentarlo al meglio. su questo punto, ricordo che da dicembre www.expo2015. è online, sul sito internet interne et ww www w.ex expo po20 2015 15. org, il catalogo per i partecipanti: t l t i tii una piati t taforma virtuale cui le imprese afferenti alle categorie merceologiche che abbiamo identificato o che forniscono specifici servizi possono registrarsi, mettendosi così a disposizione delle esigenze dei Paesi che parteciperanno all’Esposizione Universale. Si tratta di una grande opportunità e di un’ottima vetrina per farsi conoscere a livello mondiale”. Ha soddisfatto le vostre aspettative l’adesione dei Paesi? In particolare, Lei ha mostrato molta soddisfazione per l’impegno a esserci da parte degli Stati Uniti… “Siamo molto soddisfatti della risposta entusiasta dei Paesi. Come dicevo, abbiamo superato le 140 adesioni - siamo a quota 142 - e abbiamo riscontri positivi anche da Stati che non hanno ancora confermato la propria presenza. Contiamo quindi di veder crescere nei prossimi mesi il numero dei Partecipanti Ufficiali. Certamente gli Stati Uniti d’America rappresentano un interlocutore fondamentale nel dibattito mondiale aperto dal tema ‘Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita’. Per partecipare alle Esposizioni Universali gli USA seguono un percorso differente dagli altri Paese, non essendo membri del BIE. Per questo motivo abbiamo accolto in modo molto positivo la presentazione del progetto e l’identificazione della cordata di imprese che si occuperà del padiglione. Tutto fa propendere per una imminente conferma ufficiale”. Expo 2015 può esseree ll’occasione ’o occ ccas asio ione ne p per er rilanciare ril ilanciare l’immagine del Made in Italy? “Il M Made d iin IItaly l è iindubbiamente d bbi lla fforza del nostro Paese. La qualità dei prodotti agroalimentari italiani, dei progetti di design, dei capi realizzati dalle griffe di alta moda è riconosciuta e apprezzata a livello internazionale. Attirando milioni di persone da tutto il mondo, Expo Milano 2015 permetterà loro di scoprire e conoscere lo straordinario patrimonio di esperienze e di know-how che l’Italia può offrire. L’Esposizione Universale sarà il nostro biglietto da visita. Per questo motivo, è importante che tutte queste realtà vengano rappresentate e valorizzate nel corso dei sei mesi sia all’interno del sito espositivo sia all’esterno, in quel ‘fuori Expo’ di eventi, con base in ogni città d’Italia, che ci stiamo impegnando a realizzare con la collaborazione del Governo e degli enti locali”. Quali saranno, a suo parere, le ricadute sul territorio, in termini di occupazione, turismo e infrastrutture? “Secondo recenti stime elaborate da un team di analisti della Bocconi, tra 2012 e 2020, l’Esposizione Universale attiverà un indotto di circa 102 mila posti di lavoro nella sola Milano, oltre 190 mila su scala nazionale. Questo è certamente un segnale importante e positivo. In modo diretto, noi come società, fino all apertura del 1° maggio 2015 apriremo circa 800 posizioni tra contratti a tempo determinato, di apprendistato e di stage. Per la spinta che può dare al sistema occupazionale italiano, le atte- 26 marzo 2014 se nei confronti di Expo Milano 2015 sono molto alte. D’altra parte, si parla di oltre 20 miliardi di euro di produzione aggiuntiva nel periodo cui si riferisce la ricerca e di benefici per il settore turistico pari a circa 5 miliardi di euro. Non dobbiamo dimenticare che l’Esposizione Universale condivide la mission di tutti i Grandi Eventi - penso alle Olimpiadi o ai Campionati mondiali di calcio -: essere motore di rilancio, catalizzatore di cambiamento e attivatore di opere e infrastrutture, soprattutto di mobilità. Per facilitare la viabilità e agevolare l’accesso al sito espositivo da parte dei visitatori, saranno ultimati alcuni importanti interventi che il territorio lombardo e la città di Milano attendevano da diverso tempo e queste opere saranno certamente un lascito importante di cui beneficerà l’intero Paese”. Cosa possiamo aspettarci dal Padiglione Italia? “Il Padiglione Italia sarà uno dei più visitati del sito e penso non deluderà le attese. Sarà la vetrina che farà conoscere il nostro Paese ai visitatori provenienti dall’estero. Attraverso eventi, mostre e convegni, potremo raccontare la storia, la cultura, la tradizione agroalimentare e gastronomica che caratterizza ogni regione. Vorremmo che Padiglione Italia diventasse il punto di partenza di un viaggio reale alla scoperta della nostra penisola. In Expo Milano 2015, e nell’area espositiva che la rappresenterà, l’Italia mette in campo le proprie forze nuove, le proposte creative e innovative dei giovani su cui il nostro Paese deve investire per il futuro. La costruzione dell’e- dificio-simbolo, Palazzo Italia, è stata già avviata. E la risposta delle Regioni e dei Comuni a partecipare è, anche in questo caso, entusiasta”. Milano e l’Expo: un connubio perfetto in termini di internazionalizzazione e innovazione. Come si sta preparando la città a questo grande evento? “Milano e la Lombardia offrono da sempre un terreno molto fertile all’iniziativa imprenditoriale, soprattutto in termini di valore tecnologico. In vista dell’evento del 2015 la città e il territorio si stanno dotando di soluzioni di accoglienza adeguate alle esigenze di un pubblico vasto ed eterogeneo. In questa direzione si muovono il piano di attività City Operations varato dal Comune e il progetto E015, per la realizzazione di un ecosistema integrato di servizi - trasporti, accomodation… - in dialogo costante tra di loro e con i cittadinituristi-visitatori di Milano e dell’hinterland. Creare un ambiente tecnologico unico che faciliti la comunicazione e la diffusione di informazioni di pubblica utilità è un segnale da non trascurare, un aiuto concreto a migliorare la vita in città, che sopravvivrà ad Expo Milano 2015”. Dopo Expo 2015, che cosa resterà? “Pensando alla nostra ‘mission’, direi che l’eredità più importante di Expo Milano 2015 saranno le linee guida che elaboreremo insieme agli altri Paesi, per assicurare a tutti cibo sano, sicuro e sufficiente. Ci piacerebbe che il tema non esaurisse la propria funzione con la chiusura dell’evento. Per questo, abbiamo sottoscritto un documento di intesa con il Ministero dell’Ambiente: vogliamo dare vita a un centro internazionale di ricerca sulla sicurezza e la sostenibilità alimentare e ambientale che porti avanti il nostro impegno per il futuro. Ma ci sarà anche un lascito materiale. L’Esposizione Universale lascerà un’area attrezzata con le più moderne tecnologie di comunicazione e di sicurezza, perché il sito espositivo diventerà una Digital Smart City, un modello di sviluppo urbano tecnologicamente avanzato replicabile in altri contesti. Non bisogna poi dimenticare le infrastrutture: le opere viabilistiche realizzate per facilitare l’accesso dei visitatori sono parte integrante di quell’eredità di cui potrà beneficiare il territorio”. 27 marzo 2014 f 2 Come sorpasso le difficoltà di Gianluca Gasparini Alex Zanardi è un grande imprenditore di se stesso, nel fissare gli obiettivi e raggiungerli, nell’avere grande disciplina sul lavoro e nel non mollare mai di fronte ai momenti difficili. Conosce bene le difficoltà che vivono le aziende manifatturiere in Italia. Forse per questo le parole di uno che ha reso la propria vita un’eterna sfida possono regalare spunti e motivazioni 28 marzo 2014 N on si può certo dire che non sia un uomo di successo. Successo inteso non tanto come coppe e medaglie, ma come riuscita in ciò che affronta. Alex Zanardi, 47 anni, ha dedicato gran parte della sua vita all’automobilismo vincendo due titoli Indycar negli Stati Uniti e correndo in F.1 con Jordan, Lotus, Minardi e Williams. Poi, il 15 settembre 2001, un brutto incidente sul circuito tedesco del Lausitzring, gli è quasi costato la vita e lo ha restituito alle sue giornate amputato a entrambe le gambe. Ha riordinato le idee, si è rimesso ‘in bolla’, è tornato al volante nel Mondiale Turismo (vincendo qualche gara) e poi ha scoperto la handbike, bicicletta speciale che si aziona con la forza delle braccia. Nonostante fosse un neofita, in poche stagioni ha vinto tutto quello che si poteva vincere arrivando a conquistare all’Olimpiade di Londra 2012 due ori e un argento. Nel frattempo, già che c’era, gli è stato chiesto di fare un po’ di televisione: ha presentato un programma di divulgazione scientifica (‘E se domani’) e ora conduce la trasmissione Sfide su Rai3. Nell’aprile prossimo tornerà in pista come pilota, correndo con una Bmw il campionato GT-Blancpain. E in tutto questo si allena e corre sempre in handbike, inseguendo la p partecipazione ai g p Giochi dii Ri 2016. Gioc Gi ochi hi d Rio o 20 2016 16. Sport e industria: tenacia e coraggio Tutto questo elenco di avventure e conquiste lo rende un grande imprenditore di se stesso, nel fissare gli obiettivi e raggiungerli, nell’avere grande disciplina sul lavoro e nel non mollare mai di fronte ai momenti difficili. Ma Alex non vive in un mondo parallelo. Legge i giornali, guarda la tv, si informa. Conosce benissimo le difficoltà che vivono le aziende manifatturiere in Italia, in particolare quelle in mano a piccoli imprenditori, sui quali la crisi si è abbattuta in modo molto pesante. Forse per questo le parole di uno che ha reso la propria vita un’eterna sfida posso regalare spunti e motivazioni. “La crisi l’ho notata, certo - racconta il bolognese, che da una decina d’anni vive vicino a Padova -. Soprattutto in quello che è stato per tanti anni ed è tuttora in parte il mio sport, cioè l’automobilismo, che per essere praticato a tutti i livelli costa parecchio e vive da quasi 50 anni sul finanziamento delle aziende. Senza sponsor e senza soldi non si va da nessuna parte, e lo vediamo bene. C’erano tempi, molte stagioni fa, in cui ti dovevi prenotare con mesi di anticipo prima di svolgere un test in pista. Adesso dai un’occhiata al meteo, vedi se ci sarà il sole, telefoni e i circuiti non vedono l’ora di ospitarti per g girare. Q Questo p p dà la la misura misu mi sura della situazione”. 29 marzo 2014 How I overcome difficulties Alex Zanardi is a great entrepreneur of himself, of setting goals and achieving them, of approaching his work with fierce discipline and never giving up in the face of obstacles. He knows the difficulties that Italian manufacturers are facing. As such, perhaps the words of a man who has made his own life an ongoing challenge might provide ideas and encouragement to Italian business owners. Mr. Zanardi, to say the least, a successful man - success not so much in the sense of trophies and medals, but in how he succeeds. Now 47, Alex has devoted much of his life to car racing, winning two IndyCar titles in the United States and driving in the F1 circuit for Jordan, Lotus, Minardi and Williams. Then, on September 15, 2001, he had a serious accident at the Lausitzring track in Germany that almost cost him his life, resulting in the amputation of both legs. He rethought things a bit, got his ideas straightened out, and was soon back behind the wheel in the World Touring Car Championship, even winning a few races. Then he discovered the handbike, specially designed to be operated by force of the arms alone. Despite being a newcomer, in just a few seasons he had won everything there is to win, culminating in the conquest of two golds and one silver at the 2012 London Olympics. In the meantime, he was invited to do a little television, first as the presenter of an educational science program E se domani (‘What if tomorrow’), currently as host of the Rai3 series Sfide (‘Challenges’). This coming April he’ll be returning to the track, driving a BMW in the GT-Blancpain championship. While continuing to train on the handbike, of course, to qualify for the 2016 Games in Rio. Ha un’idea di quali caratteristiche dovrebbe avere un imprenditore sulla carta? “Rischio di addentrarmi in un terreno non mio. Mi limito a dire che nella vita cerchi di fare cose fattibili, ma a volte anche le più normali presentano delle difficoltà. Questo periodo ne è un esempio chiaro. Se però ciò che fai è una tua scelta, rappresenta la tua strada, la tua passione, il desiderio, il progetto che insegui, allora forse essere ‘in trincea’ ogni giorno diventa più godibile ancora dei risultati. Indubbiamente, oggi come oggi, ci sono ostacoli insormontabili o quasi, in grado di piegare anche il più grande ottimista e il più grande lavoratore. Però non bisogna mollare e ripartire con una nuova sfida ti fa venire sempre in bocca un buon gusto. A me è successo dopo l’incidente e tutto ciò che ho combinato in questi ultimi anni è nato grazie alla curiosità di quei giorni. Ero e sono curioso, 30 3 0 marzo marz zo 2014 possibilista, fiducioso. Ecco, credo che questo atteggiamento possa essere importante per un imprenditore oggi”. E che qualità dovrebbe invece privilegiare in questo periodo di crisi? “Cercare di puntare su innovazione e sviluppo va sempre bene, ma ora si rischia di essere un po’ in ritardo, sebbene raccogliere idee nuove sia sempre un’iniziativa intelligente. Può essere uno sprone, anche solo simbolico, per uscire dai guai. È inutile generalizzare, nella piccola e grande industria italiana si vivono situazioni molto diverse. Ma metaforicamente possiamo dire che ci sono la notte e il giorno, l’angoscia che ti prende quando fa buio e tutto sempre irrisolvibile e la luce che arriva ad aiutarti, affrontando i problemi uno alla volta. C’è gente che si fa affliggere troppo e psicologicamente non ne esce. Ricette magiche non ne esistono, però la priorità può essere l’identificare soluzioni semplici e raggiungibili. Atteggiamento che può motivare anche chi hai intorno, i tuoi collaboratori. E poi è importante tenere aperto il dialogo con tutti i tuoi lavoratori”. Che ricordi ha degli imprenditori in cui si è imbattuto durante la sua vita? Chi è il migliore con cui ha avuto a che fare? “È molto difficile, nell’immediatezza di un rapporto di lavoro, capire se un imprenditore è molto in gamba. Se sei uno degli ingranaggi, per quanto importante come può essere un pilota automobilistico, ti relazioni con un capo che con te deve mantenere un atteggiamento né duro né tenero, né da amico né da padrone. Io credevo che Chip Ganassi, titolare del team con cui ho vinto due campionati in Indycar, fosse molto rispettato ma non troppo vicino a noi, mi sembrava non potesse regalare amicizia. A suo avviso il rapporto di lavoro non lo consentiva. Magari altri proprietari di squadre cercavano un legame di maggior confidenza e poi, davanti ai guai, avevano difficoltà a farsi seguire dai dipendenti. Vista col senno di poi, e non lavorando più con lui, devo dire che Chip è stato duro, ma tutto quello che ci serviva come squadra non è mai mancato. È un uomo ricco ma ha sempre reinvestito molti dei soldi che guadagnava per rinnovarsi e tenere testa alla concorrenza. Però devo dire che tutti quelli con cui ho lavorato, compreso Frank Williams in F1, hanno in comune l’intelligenza viva e una grande passione per ciò che fanno”. Ha mai pensato di creare o gestire qualche attività personalmente? Un team automobilistico o qualche altra iniziativa? “Assolutamente no! Ne sarei del tutto incapace. Da un punto di vista aziendale ho colpi fantasiosi e un intuito che produce trovate molto interessanti, dal lato tecnico soprattutto. Ma sono molto scarso a livello manageriale, nella gestione di aspetti e compiti che non sento miei e che dunque non svolgerei bene. E sono ruoli di cui non puoi fregartene, devi seguirli e bene. E in più sono abbastanza incapace di delegare e un buon imprenditore deve saper delegare. Perciò, me ne sto tra il mio che è meglio…”. Che parallelo farebbe tra l’esperienza di uno sportivo del suo livello e quella di una persona a capo di un’azienda? “Posso utilizzare due metafore. Una legata alle auto da corsa, ovvero il coraggio associato al sorpasso. Spesso, per certe curve, capita che ti dicano: ‘Eh, lì non hanno mai infilato nessuno, non si passa’. E 31 marzo 2014 io invece preparo un attacco da qualche curva prima, studio alternative, induco il rivale all’errore e riesco a fare ciò che non sembra possibile. Se c’è un contatto ed entrambi si finisce fuori ti prendi del cretino, ma nella mia testa i conti tornano, per cui ci credo. Molti grandi sorpassi mi sono riusciti così. Hai innovato ragionando e non sei stato folle. Nel quotidiano andrebbero uniti gli stimoli che arrivano dal cuore e dal cervello. Seconda metafora, legata alla bicicletta. Puoi metterti in testa di conquistare una salita, dimostrare a tutti che ci riesci, per soddisfare il tuo ego. Ma dopo non lo rifai, o lo rifai sempre con sofferenza. Se invece per te è divertente, ti piace e non rappresenta un mero dovere, allora grazie al lavoro superi i riferimenti precedenti. Non è più così faticoso, perché ti dà gusto. Diventa una routine piacevole e i progressi sommati ti fanno incassare il risultato finale. È qualcosa vissuto nello sport ma c’è molto agonismo anche nel lavoro, verso i clienti, contro la concorrenza. Credo che quei due esempi, simbolici per quanto vogliamo, si possano applicare bene a livello mentale anche lì”. Progetto3_Layout 1 05/04/12 10.49 Pagina 1 Guardando sempre avanti di Antonella Pellegrini Esistono imprenditrici e imprenditori che osano e riescono a diventare modelli di riferimento. È il caso del Gruppo Bonfiglioli, guidato oggi da Sonia Bonfiglioli, presidente e amministratore delegato dell’omonimo Gruppo. Ripercorriamo le tappe di questa azienda che ha saputo decifrare le tendenze del mercato e cogliere le migliori opportunità. Senza mai dimenticare il sociale na o iu’. el 34 marzo 2014 L a grandezza di una persona non si misura solo per aver creato dal nulla una grande multinazionale anche se di questi tempi è già una eccezionalità - ma anche per la capacità di mantenere inalterato il proprio lato umano. Cittadino del mondo, ma sempre vicino al territorio. È questo il ritratto di Clementino Bonfiglioli, il fondatore del Gruppo Bonfiglioli, scomparso alcuni anni fa, che non ha mai scordato le sue origini e ha sempre mostrato una grande apertura verso i temi sociali. È dunque con piacere che in questo primo numero della nuova edizione di Uomini & Imprese ospitiamo Sonia Bonfiglioli, l’attuale presidente a amministratore delegato del Gruppo, che ha raccolto e portato avanti l’eredità del padre. Vediamo dunque quali sono stati i momenti più significativi di questa bella avventura imprenditoriale, nata come piccola realtà nel bolognese e diventata una multinazionale con oltre 3.200 persone alle dipendenze e presente in 80 Paesi. Donne & Imprese Una storia di successo, tracciata da un uomo dalle grandi capacità imprenditoriali. Oggi il Gruppo Bonfiglioli è una realtà con quattro business unit: Industrial, che comprende le divisioni meccatronica e trasmissione di potenza; Photovoltaic, dedicata allo sviluppo di sistemi di conversione di potenza per grandi parchi fotovoltaici; Mobile & Wind, che si occupa di applicazioni per le macchine da costruzioni, agricole, movimento terra e impianti eolici. Come dicevamo, nel tempo sono ‘spuntate’ filiali ovunque nel mondo e importanti siti produttivi in India, Vietnam, Slovacchia e Germania. Dopo la scomparsa del fondatore, il timone è passato alla figlia Sonia, che non si è fatta trovare impreparata a sostituire una figura carismatica come quella del padre. Determinata, ma anche estremamente preparata, Sonia Bonfiglioli vanta un curriculum di alto profilo: è laureata in ingegneria meccanica all’Università di Bologna, con master in Business Administration conseguito alla Profingest/Alma, ed è entrata in azienda giovanissima, subito dopo gli studi, con la chiara volontà di conoscere ogni ambito dell’azienda. “Ho voluto toc- Always looking ahead care con mano tutte le fasi della produzione, partendo proprio dal montaggio per approfondire la mia conoscenza dei vari modelli di riduttori. Riuscire a capire un disegno del progettista e trasformarlo in un prodotto finito è stato fondamentale. È quanto consiglio alle giovani leve, perché gli studi accademici non sono mai sufficienti per comprendere quello che accade realmente in officina”. La fase di conoscenza dell’azienda ha poi toccato tutte le altre sfere, dal marketing alla sviluppo di nuove aree di business, ed è già in questo percorso che è emersa la sua spiccata vocazione all’internazionalizzazione. Sonia Bonfiglioli ha infatti contribuito in prima persona all’apertura dell’impianto produttivo in India e successivamente in Vietnam, trascorrendo lunghi periodi all’estero per meglio conoscere il territorio ed essere in grado di fare le scelte più appropriate. I driver al successo Tornando alla storia dell’azienda, per il fondatore raggiungere tali traguardi deve essere costato impegno, tenacia e - immaginiamo - una buona dose di stress. Come si vivevano in famiglia le tensioni lavorative? E come è nata la passione al lavoro di Sonia Bonfiglioli? “Mio padre ha sempre avuto la grande capacità di lasciare fuori casa i problemi che lo assillavano - afferma Sonia Bonfiglioli -. Per questo, sin da bambina ho sentito parlare solo in termini positivi ed entusiastici del suo lavoro e dell’azienda. Forse per questo mio padre è riuscito a trasmettermi la passione per l’azienda e per il mio lavoro. I suoi racconti, poi, di luoghi lontani, al ritorno da viaggi di lavoro, hanno senz’altro contribuito a creare in me una visione del mondo senza confini”. L’espansione internazionale, seppur importante, non è stata però l’unica leva. L’entrata in azienda della seconda generazione ha portato una ventata di innovazione. A Sonia Bonfiglioli si deve, per esempio, la creazione della business unit dedicata al fotovoltaico: “Intuire l’importanza del fotovoltaico e delle soluzioni rigenerative quando questo settore esprimeva il massimo della sua potenzialità è stata una strategia vincente, anche in un’ottica di 35 marzo 2014 A success story written by a man of great entrepreneurial talent, Costantino Bonfiglioli, founder of the group that bears his name. The group is divided among four business units: Industrial, which comprises the mechatronics and power trasmission divisions; Photovoltaic, dedicated to the study of regenerative solutions; Wind and Mobile, which deals with applications for construction, farming and earth moving equipment. As we said, over the years, branches have been springing up all over the world, along with two major production facilities in India and Vietnam. After the passing of the founder, the helm was handed down to his daughter Sonia, who is fully aware of the challenge of replacing a charismatic figure like her father. As determined as she is prepared, Sonia Bonfiglioli vaunts a high-profile track record, with a degree in Mechanical Engineering from the University of Bologna and a master in Business Administration from Profingest/ Alma. She joined the company at a very young age, immediately after her studies, with a clear desire to learn every aspect of the family business. She has since brought a wave of innovation, such as the creation of the Photovoltaics business unit. “Intuiting the importance of photovoltaics and regenerative solutions at a time when this sector was expressing its full potential was a winning strategy, particularly with regard to environmental concerns and the need for alternative energy sources”. The development of ‘centers of excellence’ dedicated to research, along with a renewed interest in mechatronic applications in all areas of power transmission are the new targets that are driving the company’s choices in Italy and abroad. A concrete example is Bonfiglioli Mechatronic Research, the research center at the Rovereto Technology Park, which became operational last year. maggiore attenzione all’ambiente e ricerca di fonti alternative”. Oggi, secondo la numero uno del Gruppo, ha già intravisto quali saranno i trend tecnologici dei prossimi anni. “La meccanica da sola non è più sufficiente. Per essere competitivi a livello mondiale occorre realizzare prodotti innovativi, con un’integrazione dei sistemi con l’elettronica. La meccatronica sarà il futuro”. Lo sviluppo di centri di eccellenza dedicati alla ricerca e un rinnovato interesse nelle applicazioni meccatroniche in tutti i settori della trasmissione di potenza sono i nuovi obiettivi che stanno guidando le scelte dell’ azienda in Italia e all’estero. Un esempio concreto è Bonfiglioli Mechatronic Research, il centro ricerche presso il Polo Tecnologico di Rovereto che lo scorso anno ha dato l’avvio alla produzione. A che cosa si deve la scelta di Rovereto? “È una zona molto cara alla mia famiglia - afferma - ma aldilà delle motivazioni ‘sentimentali’, è un territorio in cui esistono competenze elettromeccaniche di alto valore”. La Regione Trentino sta infatti facendo importanti investimenti sul piano formativo e della ricerca, e sarà proprio il Polo della Meccatronica che unirà università, centri di ricerca, scuola tecnica, professionale e le imprese, che attraverso proficue connessioni tra loro cercheranno di sviluppare innovative soluzioni creando anche nuove possibilità di lavoro. “Bonfiglioli Mechatronic Research vuole essere un ponte con il centro di ricerca Bonfiglioli già operante in Germania, che tuttora mantiene il suo livello di eccellenza tecnologica. Sarebbe forse stato più semplice un ampliamento del reparto di ricerca e sviluppo tedesco, ma abbiamo voluto localizzarlo in Italia proprio per dare un riconoscimento delle capacità e qualità formative del Trentino e creare valore nel nostro Paese”. I trend tecnologici Dallo scorso anno a Rovereto si producono i nuovi motori elettrici bushless, i riduttori a gioco ridotto che uniti agli inverter forniranno un unico efficace pacchetto. E 36 marzo 2014 nel futuro verranno sviluppate soluzioni totalmente integrate sempre nell’ambito della meccatronica. Un altro ambito su cui il Gruppo punta è quello relativo ai motoriduttori per elettromobilità. “A Forlì, la nostra business unit Mobile&Wind, è andata in controtendenza rispetto alla crisi e ha registrato buoni incrementi – spiega -. Qui già forniamo soluzioni ibridizzate elettriche, in particolare per il settore della movimentazione. Un settore con notevoli prospettive di sviluppo è quello agricolo, che sta diventando sempre più sensibile alla sostituzione delle macchine a gasolio con quelle a trazione elettrica. Anche il settore edile mostra una spiccata sensibilità a questi temi: abbiamo da poco fornito a un committente un progetto di betoniera elettrica. Ecco, a mio avviso, tutte queste soluzioni avranno buone prospettive di sviluppo, in un ottica di riduzione dell’inquinamento dei gas di scarico. È un’immagine che stride quella di un trattore alimentato a gasolio in un campo dove si realizzano colture biologiche!”. Il sogno diventa realtà La vita di Clementino BonÀglioli non è stata certo facile. Orfano di madre, Àn dalla nascita viene allevato dai nonni, mentre il padre emigra all’estero per rientrare solo dieci anni dopo. Purtroppo la guerra ne farà una vittima e Clementino rimane solo. “Iniziò come disegnatore meccanico - racconta con emozione Sonia BonÀglioli - poi si mise in proprio nel 1956 come si usava dire a quel tempo. Il grande intuito imprenditoriale lo spinse a progettare e brevettare nuovi riduttori a vite senza Àne poi quelli epicicloidali a due stadi che sarebbero diventati i prodotti di punta per i successivi 15 anni affermando e consolidando la BonÀglioli Riduttori”. Furono gli anni tipici della nascita del capitalismo in Italia. Dal 1960 al 1975 avvenne la prima fase di industrializzazione. “Mio padre amava raccontare i momenti più belli, i successi che uno dopo l’altro si avvicendavano. Ma quelli furono anche anni difÀcili, fatti di dure contrattazioni sindacali, talvolta di tensioni”. Da quel momento la storia della BonÀglioli è quella di un’azienda che ha saputo interpretare i tempi, attraverso acquisizioni, ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, afÀancamento alla meccanica dell’elettronica, l’internazionalizzazione. “Nella prima fase della BonÀglioli vi erano aziende storiche, nostre concorrenti, legate a un modello ‘datato’ di fare impresa. Queste aziende non sono riuscite a cogliere l’importanza dell’automazione dei processi produttivi. Mio padre comprese immediatamente l’importanza di automatizzare alcune fasi e aumentare così le capacità produttive. Questo ci permise, in anni di crescita anche imprevedibile, di poter incrementare la produzione e riuscire a soddisfare le numerose richieste che ci pervenivano da un mondo in pieno boom economico”. E poi le acquisizioni importanti, Ànalizzate ad ampliare la gamma di prodotti coprendo settori nuovi tra cui, nel 1975,la più importante è quella di Trasmital, azienda forlivese produttrice di riduttori epicicloidali destinati al mondo delle macchine per il movimento terra. Un mondo senza confini Forte dello spirito imprenditoriale ereditato dai genitori, Sonia Bonfiglioli guida l’azienda in una più vasta dimensione internazionale. “La nostra azienda è partita - ricorda Sonia Bonfiglioli - con il processo di internazionalizzazione intorno agli anni Settanta. La prima esperienza è iniziata con l’apertura di una filiale commerciale in Spagna e successivamente abbiamo aperto altre filiali in giro per il mondo. Ma il primo vero salto verso l’internazionalizzazione produttiva, è stata l’apertura di un impianto all’estero. Era il 1999 e ricordo ancora i lunghi periodi trascorsi in India. Questo fu il mio primo vero e proprio contributo all’azienda”. Successivamente vi fu l’acquisizione di un’azienda tedesca e poco dopo l’apertura della struttura produttiva in Vietnam. Quali sono le difficoltà incontrate? E come dovrebbe muoversi una piccola impresa che volesse affacciarsi ai mercati esteri? “Internazionalizzare è importante - dice - ma va fatto con cautela. Non è facile approcciare un nuovo mercato, bisogna avere la capacità di fondere due culture d’azienda. Vi sono scogli da superare: nella ricerca del luogo giusto, del personale specializzato, fino alle tradizioni e leggi differenti. E questo oltre allo sforzo finanziario che un’impresa deve affrontare. È un investimento che peraltro porta a dei risultati dopo anni. Mai nell’immediato”. Progetto Cheer FutureLand “Se in Italia abbiamo aiutato i giovani dal punto di vista della formazione tecnica, in India dal 2008 stiamo aiutando un medico indiano che accoglie in una struttura bambini abbandonati per le strade di Chennai, e che oggi sono già circa 150 di cui alcuni con handicap molto gravi. Noi abbiamo contribuito ad aiutarlo finanziariamente, costruendo la casa per i ragazzi e più avanti completeremo una sede per le ragazze. Il nostro obiettivo è quello di fornire ai nostri bambini un futuro migliore, pertanto oltre a dargli ospitalità e al supporto agli studi offrire loro una pos- 37 marzo 2014 sibilità di lavoro. L’ultima volta che sono andata in India ho visto con mia grande soddisfazione il primo ragazzo che ha completato gli studi tecnici e che ora lavora nella nostra sede”. E questo per proseguire quella strada già tracciata da Clementino Bonfiglioli. Una considerazione, in conclusione a questa piacevole chiacchierata, sorge spontanea: non deve essere stato semplice subentrare a una personalità carismatica come quella del padre… “Certamente la sua mancanza è stata e continua a essere forte - conclude Sonia Bonfiglioli -. Era un riferimento per tutti e io non ho voluto, né avrei mai potuto, sostituirlo. Il mio impegno oggi è quello di circondarmi di collaboratori di alto profilo proprio per dare una struttura sempre più stabile all’azienda. Non ho mai pensato di venderla e a chi me lo chiede rispondo sempre, con decisione, che non potrei mai farlo. Il motivo? Semplice: sono innamorata della mia azienda”. W E N ACCUMULATORI PROGETTIAMO E COSTRUIAMO ACCUMULATORI PER SODDISFARE OGNI VOSTRA ESIGENZA SCAMBIATORI DI CALORE FILTRAZIONE ACCESSORI ACCOPPIAMENTI ELASTICI FLANGE - RACCORDI - BLOCCHI OMT S.p.A. 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Un’investitura decretata dalle ultime analisi che scandagliano le eccellenze territoriali del nostro tessuto industriale. È questo, in sintesi, quanto emerge dalla mappatura 40 marzo 2014 realizzata da Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa, e dall’ultimo rapporto sui Distretti del Centro studi di Intesa SanPaolo. Dall’analisi di Invitalia emerge una conformazione differente tra i territori: se fino a ieri si parlava di Distretti locali, indirizzati dalle singole regioni e dai confini territoriali ben tratteggiati, oggi gli ambiti di sviluppo distrettuali sono più ampi e si sviluppano trasversalmente tra tutte le regioni. Ecco quindi che si parla di macro- The future of Made in Italy aree, in particolare di aree di specializzazione, nelle quali non si fa più cenno alle singole regioni. Ma le realtà distrettuali sono anche una cartina di tornasole dell’export del nostro settore manifatturiero: nei primi nove mesi del 2013 il fatturato dei prodotti venduti sui mercati esteri ha segnato un’accelerazione della crescita con un progresso, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del 4%. Merito, per intensità di crescita a Toscana, Puglia, dove la meccatronica nel barese fa sempre da traino, e l’Umbria. Il Friuli-Venezia Giulia ha invertito la rotta mostrando i primi segnali di recupero grazie a componentistica e termoelettromeccanica. Un Sud meccatronico Macchine sempre più intelligenti? Non è più un sogno. Sono 14 le regioni italiane che inseguono il ‘mito’ e in alcune di queste si respira già qualche punta di eccellenza, con qualche sorpresa al Sud Italia e dall’export. Secondo il rapporto di Intesa SanPaolo, nel secondo trimestre 2013, sono andati molto bene i poli tecnologici italiani (+10,8%), mentre per i primi nove mesi dello stesso anno l’aumento è del 5%. Stupiscono i dati sulle esportazioni dei Distretti del Sud che, secondo lo studio, crescono dell’11,5%, trainati dalla Puglia (+21,6%) regione di gran lunga migliore nel panorama distrettuale italiano grazie al traino della meccatronica e dei sistemi manifatturieri avanzati del Barese. La meccatronica in Italia eccelle anche nelle Marche con le sue Smart product/services. Spicca la provincia autonoma di Trento che punta sul design e sulla meccanica, In Lombardia si concentra maggiormente sulla miniaturizzazione e sulle lavorazioni di precisione. Invece in Valle d’Aosta sull’ E-health (Sistemi innovativi di telediagnosi wireless) e la microrobotica. In Piemonte spicca il Manufacturing e digital transformation, il Virtual performance simulation e lo Human machine interface. In Emilia-Romagna si guarda alla motoristica e alla robotica, all’eco-design e ai materiali innovativi. Il ruolo di traino affidato anche alla meccatronica è testimoniato anche se si con- 41 marzo 2014 Biotechnology, mechatronics and aerospace are the three key sectors that will drive the technological innovation of Made in Italy in the near future. Italy’s Industrial District policy is entrusting these three hi-tech fields with carrying the banner of the excellence and innovation of our economy around the world. An investiture sanctioned by the latest analyses that demonstrate the depth of excellence of our industrial fabric. This is the picture that emerges from the mapping conducted by Invitalia, the national agency for attracting investments and developing businesses, and by the latest report on the districts from the Intesa San Paolo research center. Invitalia’s analysis shows a different conformation among territories: until recently these districts were conceived locally, determined by single regions and clearly demarcated territorial boundaries, whereas today the areas of district development are larger and extend across all regions. This is why the discussion has shifted to macro-areas, particularly with regard to areas of specialization where there is no longer any mention of individual regions. But the districts are also a litmus test of exports in our manufacturing sector: in the first nine months of 2013, sales of products in foreign markets have accelerated with respect to the same period of the previous year, registering a increase of 4%. This can be attributed to intense overall growth in Tuscany, to the strength of the mechatronics industry in Bari (Puglia) and to a strong showing in Umbria. Friuli-Venezia Giulia has inverted its recent negative trends, showing the first signs of recovery thanks to the accessories and thermo-electro-mechanical sectors. Motore del manifatturiero La mappatura di Invitalia sulle specializzazioni alizzaz azio az io oni tecnologiche tecno olo logiich c e dell tessuto tesssutto te industriale italiano nasce nell’ambito del del Progetto Pro oge g tto operativo o er op e ativo nazionale nazio onale (PON) con la Ànalità dello sviluppo, potenziamento potenzzia amen me ent nto e creazione di nto di Distretti ad alta tecnologia ma anche la a creazione cre reazion ne di di nuovi Distretti Distre rett ttii o aggregazioni. Il Progetto fraziona il territorio err rriitorio italiano ita ta alilian ano no in in ben tredici trediici aree are ee di specializzazione: Aerospace, Agrifood, od,, Automotive, Auttom o otive, Cleantech, Cle l antech, Edilizia, Ed diliz illizia izzia, Economia del mare, Energia e ambiente, ent nte e, Industrie Ind ndus ustrie trrie i culturali cu ulttu urali e creative, creat ativ ive, ve, e Made in Italy, Mobilità e logistica, Scienze ienze della de ellla a vita vitita a (biotech), (b bio otech), Smart rt communities e Smart manufacturing (meccatronica). (m meccca atr tron onicca)). L’analisi, on L’analisi, condotta con ndo dott tta tt a con il coinvolgimento delle Regioni, si colloca colllocca nell’ambito co ne nell elll’a ’am ito deglii obiettivi ’amb obietttiv ob ivii della nuova programmazione 2014-2020 20 020 e si si sviluppa svililu svi sv iluppa in coerenza coer eren en nza con quanto indicato da Horizon 2020, 0, il programma prrog ogra ogra ram mma di fondi erogati mma ero oga atit dall’Unione Europea da gennaio 2014 4 al al dicembre diccembr bre e 2020, 2020 20 20, che che assegnerà assse seg gn à gnerà 70,2 miliardi nei prossimi 7 anni destinati inatti alle alle attività att ttiivit ività à di di ricerca. riccerca erca er c . In I questa que esta sstta fase economica, i Distretti sono tornati ati a essere ess sser e e il motore mot o or o e della de d elllla lla crescita cre cr res esci sci cita cita t del manifatturiero italiano, evidenziando ndo altiti livelli liv ivel ellllili di di competitività c mp co m et etititiv ivitità à sui sui mercati esteri, dove dimostrano di saper aper ap er sfruttare sfrrut utta tare re le e opportunità oppo op p rt rtun unitità tà presenti pres pr esen senti en nti nei nuovi mercati (+7,4% è la variazione one delle delle esportazioni esp sportazion onii nei primi nove mesi dell’anno). Secondo il rapporto Intesa SanPaolo Sa anP nPao aolo lo le esportazioni espo es ort rtaz azio ioni ni dei dei Distretti manterranno un buon ritmo di crescita anche anch he nel nel 2014, 20 spinte dall’accelerazione dell’attività economica mica globale e dalla moderata ripresa economica prevista per l’Area euro. sidera che nel secondo trimestre del 2013 l’export dell’industria manifatturiera l’l’expo port rt d ell’l’in el indu dust stri ria a ma mani nifa fatt ttur urie iera ra iitata-ta liana ha subìto una riduzione dello 0,3%, mentre la Germania ha visto un calo dei flussi esportati dell’1,7%. E a guidare l’industria manifatturiera questo d ust stri ria a ma mani nifa fatt ttur urie iera ra iitaliana talilian ta ana a in q uest ue sto o sorpasso alla ll Germania G i sono state t t proprio i le aree specializzate in meccanica e meccatronica che, al contrario di quanto osservato in Germania e nelle aree italiane non distrettuali, hanno registrato un aumento delle esportazioni del 2,1%. L’export della meccatronica ha continuato a crescere sui nuovi nuov nu ovii mercati, merc me rcat atii, dove, dov ove e, nonostante non onos osta tant nte e la nuova nuo uova va battuta d’arresto in Brasile, India e Russia, ha raggiunto un nuovo massimo storico, ben sopra i livelli toccati prima della crisi del del 2009 2009 (+11%). (+1 +11% 1%)). Spiccano Spi picc ccan ano o per per intensità inte in tens nsittà e contributo t ib t alla ll crescita it Emirati E i ti Arabi A bi Uniti, U Uniti iti Algeria, Hong Kong e Cina. In particolare, sul mercato cinese (Hong Kong e Cina insieme), dopo un 2012 difficile, sono tornate a brillare le esportazioni provenienti dai Distretti della meccatronica, guidate dalle 42 marzo 2014 macchine per l’imballaggio del Bolognese e i sistemi di lavorazione del Lecchese. Aerospace punta su R&D Sono cinque le regioni italiane dove l’Aerospace produzioni sp pace vanta pr p oduzioni high hig gh tech. PiemonToscana, LLazio, Campania tte, LLombardia, te Lombardia b di TToscana Lazio i C i e Puglia rappresentano le aree di eccellenza in questo settore. Ogni regione si distingue per peculiarità specifiche e per potenzialità legate al territorio. Nel Lazio, per esempio, la fanno da padrone segmenti come mi- Le tre aree di specializzazione distribuite in Italia cro e nanotecnologie e materiali avanzati destinati all’avionica o a progetti per la gestione del traffico aereo e portuale, ma anche produzioni indirizzate al trasporto spaziale, apparati di telerilevamento e comunicazione satellitare. Anche in Lombardia il focus è sui materiali avanzati e sulle nanotecnologie, destinati all’avionica ma anche alla meccanica e all’elettronica. Mentre in Puglia, altre ai materiali avanzati e alle nanotecnologia si punta sui sistemi manifatturieri avanzati destinati ai sistemi intelligenti motoristici, aeronautici e spaziali, ma anche ai sensori e alle Smart structures in composito. La Toscana aggiunge la fotonica e i i sistemi sostenibili ambientali. Infine, in Campania spicca la produzione di motori diesel, di materiali compositi e metallici per applicazioni e tecniche di assemblaggio, sistemi e controlli per velivoli senza guidatore, tecnologie per materiali applicate all’aviazione generale e per micro satelliti, materiali multifunzione per interior ma anche certificazione di veicoli. L’Italia non smette di credere nel settore e lo ha dimostrato a fine 2013 quando il ministero dello sviluppo economico ha definito le linee guida per l’utilizzo di 750 milioni di euro destinati ai programmi di ricerca e sviluppo del settore aeronautico. Il ministero destina il 70% delle risorse al finanziamento di programmi già avviati mentre il resto finanzierà nuove attività di ricerca e sviluppo. In particolare, la priorità di finanziamento sarà volta a sostenere interventi riguardanti velivoli ad ala rotante, velivoli ad ala fissa, sistemi integrati per la sicurezza e la difesa; domini tecnologici (aerostrutture, componenti e sistemi di propulsione, sistemi di comunicazione e di bordo di impiego duale, elettronica per la difesa e la sicurezza). La Lombardia è biotech La specializzazione sulle biotecnologie industriali, che comprende la filiera della produzione e della ricerca, copre maggiormente il territorio italiano, interessando 17 regioni e un numero di imprese che, secondo il Sole24 Ore, si aggira intorno a 407 e quasi 7.000 addetti per un fatturato di 43 miliardi di euro nel 2012. Invitalia, comunque, individuava già nel 2008, tra i settori chiave che offrivano opportunità di business per imprenditori stranieri, specie cinesi, proprio il comparto biotech che faceva già registrare un trend di crescita continua (+10% di nuove aziende su base annua). Oggi, la Lombardia è la regione nella quale, a livello settoriale, si concentrano i 43 marzo 2014 principali segmenti della ricerca bioinformatica, healthcare e oncologia, lo stesso dicasi per la Campania. Anche la Basilicata non è stata a guardare. Nel 2011, un protocollo firmato da Invitalia, Ministero dello sviluppo economico e Regione, poneva l’obiettivo di creare un polo d’innovazione nel settore delle agro-biotecnologie. Il Protocollo ha consentito di individuare le linee strategiche e operative per trasformare l’attuale cluster di enti di ricerca e imprese del Metapontino in un polo di innovazione in grado di rafforzare la competitività del territorio e favorire la crescita di un tessuto imprenditoriale innovativo. Il piano è stato predisposto attraverso un’analisi dei fabbisogni del sistema imprenditoriale e di quello della ricerca. Il Friuli Venezia Giulia scommette anch’esso sulle biotecnologie industriali abbinandole alla ricerca nei materiali innovativi e nelle mictotecnologie. In Abruzzo spuntano centri di eccellenza nelle produzioni industriali di impianti per biotecnologie cellulari e molecolari. Una fetta della produzione e della tecnologia biotech italiana arriva dalla Campania: qui ci si concentra anche sulle tecnologie di imaging avanzato, sulla tracciabilità e il monitoraggio dei prodotti alimentari. Liberalizzazioni: a che punto siamo? di Carlo Stagnaro Si diceva che presto anche l’Italia si sarebbe allineata agli altri Paesi europei in materia di liberalizzazioni. Fatta eccezione per il mercato del gas e per il trasporto aereo, al momento sembra essersi perso lo spirito di apertura che animava lo sforzo di introdurre maggiore concorrenza nei mercati. Eppure, è lì che si gioca una buona parte del futuro italiano 44 marzo 2014 I l 5 agosto 2011, Mario Draghi e Jean-Claud Trichet - rispettivamente presidente entrante e uscente della Banca centrale europea - scrivevano al presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, sollecitando “misure significative per accrescere il potenziale di crescita del Paese”. Era il momento drammatico in cui lo spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi iniziava la sua corsa al rialzo, di fronte alla crisi di fiducia verso le prospettive della Penisola e di incapacità dell’Unione europea (o della Bce) di intervenire con strumenti adeguati per calmare i mercati finanziari. La lettera segnò l’inizio della fine del governo del Cavaliere, e presto si determinarono le condizioni che portarono all’esecutivo tecnico guidato da Mario Monti, prima, e alla ‘larga coalizione’ di Enrico Letta, dopo le elezioni del febbraio 2013. Nel messaggio proveniente da Francoforte, veniva posta particolare enfasi, oltre che sui temi di finanza pubblica, sull’esigenza di “una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala”. La cronaca politica dei due anni e più trascorsi da allora racconta, purtroppo, tutta un’altra storia. A dispetto di alcune zampate riformiste (come sulle pensioni) e delle correzioni del bilancio pubblico, seppure giocate in larga misura dal lato delle maggiori entrate, le sollecitazioni di Draghi e Trichet sono andate in buona parte disattese. In particolare, sembra essersi perso lo spirito di apertura che animava lo sforzo di introdurre maggiore concorrenza nei mercati. Eppure, è lì che si gioca una buona parte del futuro italiano: non vi è analisi internazionale (Ocse, Fondo monetario, Commissione Ue) o nazionale (Banca d’Italia, Antitrust) che non punti il dito sulla insufficiente liberalizzazione dei mercati dei servizi. Un possibile tesoretto Un gruppo di economisti di Bankitalia, alcuni anni fa, ha cercato di stimare il costo della poca concorrenza per il nostro Paese, trovando un risultato preoccupante ma anche incoraggiante (se lo si prende come la prova di un’opportunità di crescita). La chiusura dei mercati, ragionavano, determina il consolidarsi di posizioni di rendita, che assumono la forma di un markup mediamente maggiore ai livelli comuni altrove in Europa sul costo dei servizi. Se, attraverso una competizione più feroce, gli ‘extraprofitti’ dei monopolisti (o quasi monopolisti) potessero essere ridotti, il nostro Paese potrebbe veder lievitare (nel medio termine) il Pil dell’11%, l’occupazione dell’8%, gli investimenti del 18% e i salari reali del 12%. Queste cifre vanno prese con cautela, visto il tempo trascorso da quando vennero stimate e il sostanziale cambiamento di scenario intervenuto, ma restano qualitativamente valide. L’Italia sta seduta su un tesoretto che non sfrutta. I margini, però, ci sarebbero eccome. Da alcuni anni l’Istituto Bruno Leoni tenta di misurare il grado di liberalizzazione dell’economia italiana, in svariati settori, attraverso il suo Indice delle liberalizzazioni. Nel 2013, l’Indice ha subito una profonda revisione metodologica, che lo rende adesso uno strumento con un contenuto informativo assai più vasto. Infatti, se in precedenza ci limitavamo a confrontare l’apertura al mercato dell’Italia con quella di un Paese benchmark per ciascun settore, adesso il confronto investe tutti i Paesi dell’Ue15. Per ciascun settore, il Paese più liberalizzato riceve un punteggio pari a 100, quello più ostile alla concorrenza viene invece valutato pari a zero. In tal modo è possibile sia osservare il grado di sviluppo dei diversi mercati nei vari Paesi, sia cogliere la strada che è stata fatta e quella che resta da compiere, in base al presupposto che più competizione è lo strumento per rilanciare la crescita, e questa caratteristica è tanto più importante in un’epoca di inevitabile rigore e austerity. Allo scopo di rendere il confronto immediato, per ciascun Paese viene calcolato un indice di liberalizzazione complessivo, pari alla media dei punteggi ottenuti nei singoli settori. Figura 1. Dal primo all’ultimo... Il Paese più liberalizzato, tra quelli considerati, è il Regno Unito, con un punteggio 45 4 5 marzo mar ma m arzo ar zo o 2014 2014 20 4 Liberalization: where are we? On August 5, 2011 Mario Draghi and Jean- Claude Trichet - respectively incoming and outgoing president of the European Central Bank - wrote to the Italian prime minister, Silvio Berlusconi, urging “significant measures to increase the growth potential of the country.” The letter marked the beginning of the end of the Cavaliere’s reign, and soon determined the conditions that led to the interim government of Mario Monti first, and the ‘broad coalition’ of Enrico Letta following the elections of February 2013. In the message from Frankfurt, particular emphasis was placed not only on issues of public finance, but on the need for “a comprehensive, radical and credible reform strategy, including the full liberalization of local public and professional services. This should be applied particularly with regard to the provision of local services through large-scale privatization.” The political events of the 2-plus years that have since passed recount, unfortunately, another story. In spite of some attempts at reform (e.g. pensions) and the corrections of the public budget, although relying heavily on increased revenues, the suggestions of Draghi and Trichet have gone largely unfulfilled. In particular, the spirit of openness that inspired the effort to introduce more competition in the markets seems to have been lost. Yet, it is on this that much of Italy’s future depends: there exists no international analysis (Oecd, IMF, EU Commission ) or national one (Bank of Italy, Antitrust ) that does not indicate insufficient liberalization of service markets as the root cause. pari all’84%, seguito da Paesi Bassi (76%) e Svezia (62%). Queste nazioni si distinguono per una generale propensione alla concorrenza, che si riflette nel modo in cui regolamentano tutti i settori qui considerati (distribuzione carburanti, mercato del gas, mercato del lavoro, mercato elettrico, servizi postali, telecomunicazioni, televisioni, trasporti aerei e trasporti ferroviari). Il settore nel quale il Regno Unito ha la performance peggiore, per esempio, sono i servizi postali, dove comunque il risultato è prossimo alla sufficienza (58%). Va peraltro detto che una delle ragioni che avevano portato a penalizzare la Gran Bretagna era il persistere di un operatore dominante, Royal Mail, che proprio alla fine del 2013 è stato parzialmente privatizzato, con una prospettiva di maggiore contendibilità a tendere. Per il resto, Londra eccelle in ambiti quali i carburanti, il mercato del lavoro, le telecomunicazioni e i trasporti aerei: tutti settori dove ottiene il massimo dei voti, essendo il Paese più liberalizzato d’Europa. I Paesi Bassi guidano la classifica in due settori (elettricità e poste), mentre la Svezia, che eccelle nei trasporti ferroviari, ottiene invece la maglia nera nel mercato del gas, fortemente monopolizzato. Se ci spostiamo in coda alla classifica, troviamo Danimarca (41%), Grecia (36%) e, cenerentola europea della concorrenza, l’Italia (28%). La Danimarca, tolto l’84% nel mercato del lavoro, ottiene punteggi medio-bassi in tutti i settori, e in particolare nel mercato elettrico. La Grecia può invece ‘vantare’ due zeri: il mercato del lavo- ro più rigido d’Europa, e i trasporti ferroviari meno permeabili alla concorrenza. Va precisato che quest’ultimo settore è tipicamente vittima di monopoli pubblici pervasivi, sicché - con poche eccezioni, tra cui le più notevoli sono Svezia e Gran Bretagna - i risultati sono deludenti ovunque. Tuttavia, anche negli altri ambiti Atene conquista posizioni assai poco confortanti. Esattamente come il nostro Paese (Figura 2). Il caso Italia L’Italia ottiene valutazioni positive solo in due settori: il mercato gas e il trasporto aereo. Nel primo ciò è conseguenza in parte di scelte precise (la rivisitazione delle regole per l’assegnazione della capacità di trasporto sui gasdotti internazionali), in parte è del tutto inintenzionale (la recessione, abbattendo la domanda, ha innescato dinamiche competitive che nessuno si aspettava). Nel caso degli aerei, settore comunque tendenzialmente aperto ovunque grazie all’effetto benefico delle direttive europee, paradossalmente il nostro Paese è avvantaggiato dalla concorrenza resa possibile dalla debolezza dell’ex monopolista. La parziale rinazionalizzazione di Alitalia, con l’ingresso di Poste nel suo capitale sociale, può però portare cattive sorprese nell’edizione 2014. Per il resto, la fotografia del nostro Paese è assai deprimente: siamo ultimi in un settore (televisione) e rasentiamo lo zero in altri tre (poste col 2%, carburanti con l’8% e mercato del lavoro con l’11%). Tutti questi ambiti hanno in comune sia la presenza di un operatore 46 marzo 2014 dominante in mani pubbliche, sia di una pervasiva regolamentazione che, anziché oliare la concorrenza, finisce per elevare barriere all’ingresso e limitare la libertà di scelta dei consumatori. In tal modo, però, si finisce per ostacolare l’innovazione, ridurre gli incentivi al miglioramento della qualità dei servizi e in ultima analisi sostenere i prezzi su livelli eccessivi, tali da incorporare extraprofitti oppure extracosti (che, in fondo, sono due facce della stessa medaglia, perché in entrambi i casi i consumatori sono costretti a pagare più del necessario per garantire una remunerazione eccessiva ad alcuni dei fattori della produzione). Come sempre, se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto dipende in buona misura dall’occhio di chi guarda. Tuttavia, c’è un modo oggettivo di valutare la situazione: nella situazione italiana c’è un rischio e c’è un’opportunità. Il rischio è quello dell’inerzia e, dunque, della decrescita. L’opportunità sta invece nella ripresa di quel coraggio riformista che, nel passato, ha spinto il nostro Paese verso una progressiva apertura al mercato. Se infatti la situazione è ancora critica, non dobbiamo dimenticare che dieci o vent’anni fa l’Italia era un altro pianeta rispetto a quello che è oggi. Poi lo slancio si è, per varie ragioni, bloccato. La grande domanda, dalla cui risposta dipende il tipo di Paese che ci troveremo ad abitare tra un decennio, è se questa pausa di pericoloso ‘caos calmo’ sia stata una parentesi, o un ritorno alle prassi di sempre. Carlo Stagnaro - (Twitter@CarloStagnaro) è direttore ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni. Dal 1956 soluzioni per ogni movimento Dal 1956, la Tecnologia e Qualità Made in Italy delle soluzioni Bonfiglioli muovono le più importanti applicazioni industriali, in tutto il mondo: dal packaging al lifting, dal mining ai trasporti, dal food & beverage al tessile. www.bonfiglioli.it E ECSP M A O TIAM T E P VI AS N GLIO I D A P 4 D H4 N A T E 5, S La perfezione estrema richiede utensili Premium. 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Industrial Technology Efficiency day, la mostra convegno nata per offrire un quadro quanto più completo possibile per la realizzazione di soluzioni ad elevata efficienza in ambito di impiantistica e automazione industriale. 25 Settembre 2014 11 Dicembre 2014 SENSORS & PROCESS INSTRUMENTATION MACHINE AUTOMATION E’ la mostra - convegno dedicata alla sensoristica e alla strumentazione di processo. Rappresenta un’esclusiva vetrina di prodotti, sistemi e soluzioni che trovano applicazione negli impianti e macchine per l’industria manifatturiera e di processo. Accanto alle soluzioni per le misure di processo uno spazio speciale è dedicato alla strumentazione per l’analisi e il laboratorio. Machine Automation è la mostra - convegno dedicata a tecnici, progettisti e specialisti che operano nel mondo delle macchine automatiche. Spazio espositivo e sessioni tecniche consentiranno agli utenti di scoprire in anteprima le tendenze tecnologiche del settore. Per informazioni: Elena Brusadelli Tel. 335 276990 www.mostreconvegno.it [email protected] Progetto2_Layout 1 22/10/10 09.17 Pagina 1 L’analisi on-line dà la sicurezza che la soluzione scelta sia la migliore. È il Condition-Monitoring di Per il controllo della „condizione“ di fluidi idraulici ed a base di olii lubrificanti la HYDAC offre la gamma completa del perfetto Condition Monitoring. I dati prelevati on-line relativi a pressione, portata, temperatura, contenuto di acqua, particelle di contaminazione e livello di riempimento permettono di determinare, pronosticare, migliorare con precisione la potenzialità dei fluidi e di sfruttare appieno, in maniera efficiente e senza rischio il potenziale di resa di macchine ed impianti. I nostri ingegneri vi consigliano e sviluppano per voi la vostra soluzione ideale – basta una semplice telefonata o un E-mail. Hydac S.p.A. - Via Archimede, 76 - 20041 Agrate Brianza MI Telefono 039 642211, Telefax 039 6899682, E-mail: [email protected]