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FIFTY YEARS
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affrontate con passione. La storia di Camozzi è la storia di una squadra fatta di tanti collaboratori di talento
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competizione che diviene sempre più avvincente e complessa e, proprio per questo, ancora più affascinante.
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Witnesses of excellence
Testimoni dell’eccellenza
Secondo gli ultimi dati diffusi dal Trade Performance Index dell’Unctad-WTO,
l’Italia è seconda solo alla Germania per numero di migliori piazzamenti nelle
quattordici classifiche stilate per competitività a livello continentale. È di questi
giorni, inoltre, che il marchio Ferrari è stato indicato come il più influente al
mondo nella classifica ‘The brend Finance Global 500’ dopo Coca Cola, Google
e altri.
Eppure, negli ultimi decenni si è formato e consolidato un luogo comune che
tratteggia le nostre imprese manifatturiere come poco strutturate spesso sottocapitalizzate e incapaci di affrontare le sfide che gli scenari della competizione
globale impongono loro. Insomma, il nostro tessuto industriale è stato spesso
individuato come uno degli artefici della bassa crescita del PIL, che negli ultimi
decenni ha stretto in una morsa, talvolta anche recessiva, il nostro Paese. Luoghi
comuni dei quali non solo molti di noi si sono paradossalmente convinti, in una
sorta di autodenigrazione, ma che hanno avuto il drammatico e paradossale effetto domino di convincere anche i nostri competitor stranieri. Un quadro che
però stride con i dati che arrivano dalle classifiche mondiali e dalla considerazione del nostro Made in Italy, che evidentemente non tiene conto delle profonde
modificazioni strutturali che hanno interessato il nostro tessuto imprenditoriale. È dunque il tempo di affermare con convinzione che il sistema manifatturiero italiano, nella sua grande maggioranza, è uno dei motivi di eccellenza del
nostro Paese nel mondo. È tempo di blandire con orgoglio la bandiera, anche
in termini di approccio etico e di coraggio imprenditoriale, del nostro tessuto
industriale.
Nella sua nuova veste, a cadenza quadrimestrale e in allegato a tutti i nostri
mensili, Uomini&Imprese si pone l’obiettivo di continuare – con ancora maggiore vigore – a essere il testimone di questa eccellenza.
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According to the latest data released by the
Trade Performance Index of Unctad-WTO,
Italy is second only to Germany in the
number of placings among the top fourteen
classifications of global competitiveness relative
to the same number of industrial sectors.
Indeed, just recently the Ferrari brand was
indicated as the most influential in the world in
the Brand Finance Global 500 classification,
just after Coca Cola, Google and others.
Yet in recent decades a certain assumption
has formed that characterizes our
manufacturing firms as poorly structured,
often undercapitalized and unable to face the
challenges that global competition requires of
them. In short, our industrial base has often
been identified as one of the causes of low GDP
growth, which in recent decades has kept our
country at a standstill, if not a recession. Many
such assumptions we have paradoxically come
to believe in a kind of self-deprecation, which
have than had a dramatic domino effect in
convincing our foreign competitors of their
validity. This picture does not jibe, however,
with the data coming from the world rankings
and the consideration of ‘Made in Italy’,
which obviously does not take into account
the profound structural changes that the
Italian manufacturing system has undergone,
particularly our SMEs.
It is time, therefore, to assert that the great
majority of our manufacturing base is one of
the main drivers of our country’s excellence
in the world. It is time to wave the flag of our
industrial fabric, and our ethical approach
and entrepreneurial courage as well, with
pride.
Uomini&Imprese, in its new format as a
quarterly and an insert in all our monthlies,
intends to continue, with greater vigor than
ever, to be a witness of this excellence.
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Editoriale
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Un piano UE per l’ind
l’industria
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Un piano UE
per l’industria
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Coon ll’appellativo
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Rinascimento industriale
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il vicepresidente Ue, Antonio
Tajani, ha presentato un
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el prossimo maggio il Parlamento europeo andrà al suo rinnovo. Una scadenza importante,
non solo per il mondo della politica ma
anche per quello imprenditoriale, perché
ormai la gran parte delle normative che
regolano la vita amministrativa negli Stati
membri, nonché la maggior parte dei finanziamenti, ha il suo centro in sede europea. In questo quinquennio la delegazione
italiana presente nel Governo comunitario
presieduto dal portoghese José Manuel
Barroso, era rappresentata dal vicepresidente e Commissario per l’Industria e l’Imprenditoria, Antonio Tajani. Proprio il rappresentante italiano recentemente ha presentato un ambizioso piano di rilancio del
comparto industriale in una proiezione futura di elemento trainante per l’economia
continentale. Con il nostro rappresentante
abbiamo cercato di capire quale ruolo avrà
nei prossimi anni l’istituzione comunitaria,
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ma gli abbiamo anche chiesto di tracciarci
un bilancio delle iniziative rivolte al settore
manifatturiero disegnate in questo ultimo
quinquennio di mandato.
Vicepresidente Tajani, il 22 gennaio
scorso lei ha presentato il piano per il
cosidetto ‘Rinascimento industriale europeo’. Obiettivo è fare del comparto
industriale il settore trainante dell’economia europea. Ci spiega quali sono i
capisaldi di questo ambizioso progetto?
“L’UE deve invertire il declino industriale
iniziato negli anni 90. Questo processo ha
avuto un’accelerazione con la crisi, portandoci al 15.1% di PIL legato alla manifattura
e, a oltre 3,5 milioni di posti persi nell’industria. Nell’ultimo decennio gli investimenti
in Europa sono diminuiti di 350 miliardi,
dimezzando la nostra quota globale dal
40% al 20%. Il baricentro della produzione manifatturiera si è spostato verso i Pa-
An EU plan for industry
esi emergenti, con la Cina ormai vicino al
sorpasso sull’Ue. Con il piano che abbiamo
presentato, la Commissione vuole dare
il suo contributo in vista del Consiglio europeo di marzo dedicato all’industria e al
clima, ribadendo l’impegno già indicato
nelle precedenti comunicazioni a fare di
più per la competitività delle nostre imprese. Chiediamo anche, con forza, agli Stati e
alle regioni di cambiare passo, e di fare la
loro parte per rilanciare l’industria e metterla al centro di un’azione profusa per il
lavoro e la crescita.
La Comunicazione, infatti, indica chiaramente che per re industrializzare l’Europa
dobbiamo mettere l’industria in cima all’agenda e avere politiche Ue e nazionali coerenti. Le risorse comunitarie, cosi come le
azioni per il mercato interno, l’energia, le
infrastrutture, la sostenibilità, la concorrenza, il commercio, la ricerca, l’innovazione
o la formazione, dovranno concorrere alla
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This coming May, the European
Parliament will go through a process of
renewal. This is an important milestone,
not only for the world of politics, but also
for the business community, because now
most of the regulations governing the
administrative life in the member states,
along with the majority of funding, are
determined by the EU. For the past five
years the Italian delegation in the EU
government, headed by José Manuel
Barroso of Portugal, was represented
by Vice-President and Commissioner
for Industry and Business Antonio
Tajani. Recently, Mr. Tajani presented
an ambitious plan to revitalize the
industrial sector and turn it into a key
driver for the continental economy of the
future.
“The EU needs to reverse the industrial
decline that began in the ‘90s. This
process has been accelerated by the
present crisis, causing the percentage
of GDP derived from manufacturing
to drop to 15.1%, and the loss of more
than 3.5 million manufacturing jobs”,
he explains. “With the plan we have
presented, the Commission aims to make
its contribution in view of the European
Council on industry and climate
scheduled for this March, reiterating
the commitment already articulated in
previous communications to strengthen
the competitiveness of our businesses.
We also strongly urge member states
and regions to up their pace and do their
part to relaunch industry, placing it at
the center of a shared effort to increase
employment and growth”. We have
also asked our representative to help us
understand the role that the EU will play
in the next few years, and to provide an
overview of the initiatives aimed at the
manufacturing sector implemented over
the last five years in office.
In quei mesi, Milano diventerà l’ideale capitale dell’Europa perché i riflettori saranno puntati su un evento che tocca diverse
sensibilità e può rappresentare veramente
un momento di straordinaria crescita per
l’intero continente. A giocare saranno diversi settori: l’aspetto agro-alimentare, la
lotta alla fame del mondo, le risorse idriche, la tutela dei diritti umani (perché il
diritto al cibo è uno di questi diritti sacrosanti), il diritto a non aver prodotti contraffatti saranno centrali a questa iniziativa.
L’Expo 2015 può e deve accendere i riflettori anche sull’industria, non solo sul settore alimentare ma anche quello del turismo.
Su un’Europa che sta cambiando, che sta
superando la crisi. Ci auguriamo, infatti,
che proprio 2015 sarà l’anno dei segni di
ripresa ancora più decisivi, grazie anche al
cambio di rotta puntando a un’industria
più sostenibile, più moderna e più forte”.
Nel ciclo di programmazione 2007-2013
l’Italia non è riuscita a spendere neppure
la metà dei 100 miliardi resi disponibili
dall’Unione europea. Non è necessario
correre ai ripari?
“I fondi europei e i programmi di investimento dell’Unione europea rappresentano una grandissima opportunità che deve
essere colta a pieno. Essi giocheranno anche un ruolo chiave nel rilancio industriale.
Prevediamo che oltre 100 miliardi di fondi
regionali fino al 2020 saranno investiti per
innovazione industriale in aree come le
tecnologie chiave abilitanti, la bioeconomia, le auto e i veicoli verdi, l’efficienza
energetica delle costruzioni, il manifatturiero avanzato, lo spazio. Sarà anche possibile, per la prima volta, utilizzare 40 miliardi del programma quadro per la ricerca
Orizzonte 2020 per finanziare progetti
industriali vicini al mercato. Se a questo
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aggiungiamo i 2,3
2 3 miliardi del programma
Cosme, arriviamo a circa 150 miliardi messi
a diposizione dall’Ue per il rilancio dell’industria europea.
Considerando il co-finaziamento e l’effetto leva degli investimenti, possiamo stimare in circa 1.000 miliardi le risorse disponibili per l’industria nei prossimi anni. L’Italia,
il suo governo e le sue regioni, deve fare
più squadra per poter trarne vantaggio al
beneficio di cittadini e imprese”.
Vicepresidente, l’impatto dei costi energetici sulle nostre industrie è molto elevata, in Italia addirittura è il più alto d’Europa. Attraverso una drastica riduzione
dei costi dell’energia, gli USA sono riusciti a crescere più velocemente dell’Europa. Come si rende competitivo il nostro sistema da questo punto di vista?
“Insieme
all’amministrazione
pubblica
poco ‘amica’ e all’eccessiva tassazione, i
costi energetici sono uno dei tre principali fattori di svantaggio competitivo per le
imprese europee. Tanto per fare un esempio, i prezzi dell’elettricità per le imprese europee sono doppi rispetto agli Stati
Uniti e tre volte più cari rispetto alla Cina.
Comunque, ben superiori alla media dei
Paesi più industrializzati. Questo handicap,
che penalizza pesantemente i settori manifatturieri e l’intera economia europea, è
dovuto ad un’oggettiva carenza di risorse
energetiche, ma anche all’inadeguatezza
delle infrastrutture, alla mancata interconnessione, all’incompleto mercato interno
e all’insufficiente concorrenza e, inoltre,
a regolamentazioni alle volte troppo restrittive o troppo ambiziose. L’Europa è
alla testa della ‘rivoluzione verde’ e della
lotta al cambiamento climatico. Questo
ruolo globale deve essere mantenuto, ma
non a detrimento dell’industria e del lavoro. Prendiamo ancora, ad esempio, i nostri
concorrenti e partner statunitensi. La rapidità con cui, negli Stati Uniti, si è proceduto a fornire un quadro legale stabile per lo
sfruttamento dei giacimenti di gas di scisto
(Shale gas) è encomiabile”.
Le PMI sono spesso vittima del Pubblico
che non paga i propri debiti alle imprese:
una Direttiva europea impone alla Pubblica Amministrazione di ripagare i pro-
pri debiti entro 30 giorni. Ci sono Paesi
come l’Italia che hanno una media di 150
giorni nel saldo fatture. Lei ha promesso
tolleranza zero. A che punto siamo nel
recepimento della norma?
“A più di un anno dall’entrata in vigore
della nuova Direttiva in Italia, i ritardi della
PA nei pagamenti ai fornitori continuano
ad essere ben superiori a quelli stabiliti
a livello europeo, provocando un danno
per le imprese stesse e per i loro lavoratori. Purtroppo, sulla base dei dati fornitimi
dai due osservatori, Confartigianato e Ance, sono costretto ad avviare la procedura
contro l’Italia per violazione della direttiva
UE, dell’applicazione delle norme europee
sui ritardi dei pagamenti della Pubblica
Amministrazione alle imprese. Qui bisogna
sottolineare che sono ben lungi dall’avere
un’intenzione punitiva nei confronti dell’Italia. Ho infatti aspettato un anno prima
di procedere ma ho il dovere di fare rispettare le norme Ue, specie quando si tratta
di un fenomeno che da più parti viene denunciato come uno dei principali ostacoli
per il funzionamento dell’economia reale
e per la ripresa. Inoltre, il rapporto tra PA
e imprese deve essere amichevole. Lo Stato
deve essere alleato al business.
È proprio su questo punto, ovvero sul contesto in cui operano le imprese e i rapporti
con le pubbliche amministrazioni l’Europa
deve operare il cambiamento più profon-
21
marzo 2014
do che riguarda. Per questo proponiamo
un nuovo Small Business Act che preveda
veri vincoli legali: 3 giorni e 100 euro per
avviare un’impresa, 30 giorni per ottenere
una licenza, tempi più brevi per recuperare
un credito. Entro il 2014, la Commissione
proporrà una strategia per migliorare l’efficienza delle Amministrazioni”.
Un sondaggio della Banca centrale europea, indica che le piccole imprese giudicano che nel 2013 le condizioni di accesso al finanziamento sono peggiorate.
La BCE aveva però immesso sul mercato nuovi fondi per aiutare le banche: perché questo denaro non viene erogato
per sostenere l’economia reale?
“Per rilanciare l’industria serve ovviamente
un adeguato livello di credito a disposizione degli imprenditori più innovativi. Sappiamo bene che questo resta un grave elemento di fragilità del sistema, soprattutto
in Italia.
La Banca d’Italia ha registrato un’ulteriore contrazione del 6% dei prestiti bancari,
con particolari difficoltà tra le piccole e
medie imprese. Infatti, un terzo delle PMI
europee e ben il 44% di quelle italiane non
ha ottenuto i finanziamenti richiesti nel
2013. Le stime per il 2014 non sono particolarmente positive. Si prevede che anche
quest’anno continuerà la contrazione dei
finanziamenti alle aziende, seppure a un
ritmo inferiore rispetto al 2013. Sappiamo
che le banche italiane scontano una fiducia calante e un aumento delle sofferenze.
Il buon lavoro di Draghi sull’immissione di
un’enorme quantità di liquidità nei mercati finanziari dell’eurozona non riesce ancora a riattivare il credito alle imprese e famiglie. È una situazione non più sostenibile.
Dobbiamo procedere velocemente verso
l’Unione bancaria. Il Consiglio europeo di
dicembre ha dato luce verde per cui dal
2015 avremo una vigilanza unica della BCE
sulle banche ‘sistemiche’ che sarà estesa alle altre banche entro il 2017”.
La contraffazione è uno dei mali dell’industria, soprattutto quella che punta
sull’eccellenza, ma è anche un elemento
di destabilizzazione della libera concorrenza. Cosa state facendo per questo?
“Per i cittadini europei, le conseguenze
negative derivanti dal fenomeno della
contraffazione sono soprattutto di natura economica. È anche un problema etico. Il maggior beneficiario di questa attività illegale è la criminalità organizzata.
Ampiamente coinvolta nel commercio
mondiale di merci contraffatte, essa
guarda a questo mercato come un’opportunità di arricchimento crescente. I
prodotti contraffatti possono rappresentare gravi rischi per la sicurezza e per
la salute. Perché mai i criminali dovrebbero preoccuparsi della nostra sicurezza? I consumatori ne escono da perdenti. Credono di fare un buon affare e finiscono per rimetterci, perché i prodotti
falsii non
falsi
fals
no hanno
hanno la stessa qualità di quelli
autentici.
È anche un pessimo affare per i contribuenti. I criminali non pagano le tasse e
tocca poi a noi pagare la differenza per
compensare i mancati introiti del fisco. I
falsari danneggiano l’economia europea
perché colpiscono le attività lecite e limitano la nostra capacità di innovare. I prodotti contraffatti fanno concorrenza sleale
ai prodotti originali, mettendo a rischio
molti posti di lavoro in Europa. A questo
problema si può rispondere in un solo modo. Un elemento importante, spesso sottovalutato, è che degli oltre 200 miliardi di
euro all’anno di giro d’affari globale della
contraffazione, la gran parte va nelle casse
delle organizzazioni criminali. È evidente
dunque che la lotta alla contraffazione è
un dovere che supera ampiamente i talvolta ristretti recinti in cui si tende a circoscriverlo. Dobbiamo aumentare la conoscenza
del fenomeno tra i cittadini, rafforzare il
coordinamento europeo per il contrasto a
questo traffico illegale, ma anche porre il
tema in cima all’agenda negli incontri con
i nostri partner internazionali, per esempio
la Cina, da cui proviene la gran parte dei
prodotti falsi sequestrati alle nostre frontiere. È una sfida di civiltà con cui difendiamo le nostre imprese, i nostri cittadini e i
nostri valori”.
Vicepresidente, il 25 maggio si vota per
il rinnovo del Parlamento Europeo. Quale ruolo ha oggi la Commissione Europea e quale dovrà avere in futuro nello
22
marzo 2014
scenario economico e politico continentale? E quale sarà il ruolo dell’Italia?
“È auspicabile che in vista delle prossime
elezioni europee la politica svolga un ruolo
serio, spiegando la posta in gioco, convincendo a partecipare a un nuovo progetto
europeo. Canalizzando le proteste, trasformandole in voglia di cambiamento. Per costruire una nuova casa più solida e adatta
a tutelare gli interessi dei cittadini europei
tra le tempeste del mondo globale. L’Europa che sognava De Gasperi, amareggiato
dal fallimento del progetto di Comunità
Europa della Difesa in cui vedeva, appunto, l’embrione di un’Europa non fondata
sul solo mercato. Pensando a De Gasperi e
agli altri padri fondatori, dobbiamo essere
consapevoli del patrimonio che abbiamo
ereditato. Non è per caso se abbiamo vinto
un Nobel; se siamo la sola area al mondo
che ha saputo darsi un metodo per decidere insieme nel rispetto della diversità; se
non abbiamo la pena di morte; se mettiamo i nostri valori, la democrazia, e i diritti
fondamentali, prima di ogni altra cosa. È
questo progetto di pace, libertà, e solidarietà che va rilanciato, che deve tornare a
farci sognare. Dobbiamo avere il coraggio,
la determinazione, per finire la traversata
del guado dove, adesso, rischiamo di essere travolti. Di andare verso un’Europa davvero politica, vicina ai popoli, con un governo economico, un bilancio, una banca
centrale, una voce unica e forte nel mondo. Rovesciando l’immagine d’istituzioni
distanti, chiuse in una torre d’avorio, ingessate da una burocrazia auto referenziale”.
di Antonella Pellegrini
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ancano ormai pochi mesi a
Expo 2015, che sarà il primo
grande evento in calendario in
Italia dopo il periodo di crisi. E, pur con gli
innegabili ritardi, negli ultimi tempi sono
stati fatti passi da gigante a livello organizzativo. “Nutrire il pianeta. Energia per
la vita” è il grande tema di Expo Milano
2015, un percorso virtuoso tra le eccellenze del nostro Paese e di tutto il mondo,
che aprirà i battenti il 1° maggio 2015. È
un evento universale che andrà a rilanciare l’immagine un po sbiadita del Made in
Italy, e che speriamo attirerà capitali stranieri, con importanti ricadute sulla nostra
economia. Secondo uno studio dell’Università Bocconi, si parla di un indotto di circa
102 mila posti di lavoro nella sola Milano,
e oltre 190 mila su scala nazionale. Di questo, del rapporto con le imprese - comprese
quelle manifatturiere che hanno partecipato con interesse alle varie iniziative
in corso - ne parliamo con Giuseppe Sala,
commissario unico delegato del Governo
per Expo Milano 2015 e amministratore
delegato di Expo 2015.
Uomini & Imprese ha avuto il piacere di
ospitarla nel 2010, quando Expo 2015
era un progetto allo stato embrionale.
Dopo una partenza al rallentatore, in
parte a causa della crisi che in questi anni ha attanagliato il nostro Paese, il conto alla rovescia per Expo 2015 è iniziato.
Dottor Sala, come procedono i lavori?
“Expo Milano 2015 sta vivendo una fase
operativa molto attiva e proficua. Abbiamo aperto il 2014 forti di importanti
risultati raggiunti lo scorso anno. Sul fronte internazionale, abbiamo nettamente
superato l’obiettivo dei 130 partecipanti
ufficiali: ad oggi possiamo contare sulla
presenza di 142 tra Paesi e Organizzazioni
Internazionali. L’attività in cantiere procede secondo programma: l’asse principale, il
Decumano, è delineato in maniera chiara;
Expo 2015: start the clock!
a dicembre 2013 abbiamo dato in consegna le prime aree su cui i Paesi potranno
costruire i propri padiglioni nazionali. Abbiamo il supporto di aziende leader nel
settore della tecnologia, dell’energia, della
sostenibilità ambientale e alimentare. Anche sul versante della comunicazione sono
stati raggiunti significativi traguardi: Expo
Milano 2015 oggi ha una mascotte, disegnata da Disney; si sta facendo conoscere
al grande pubblico attraverso spot TV e
progetti di respiro mondiale, come WEWomen for Expo. Direi che siamo partiti
con il piede giusto”.
Quanto ha pesato nell’iter organizzativo
la crisi di questi anni?
“La crisi, economica e politica, di questi anni ha influenzato l’andamento delle attività. Quando nel Paese si respira un generale
clima di sfiducia non è semplice far appassionare la gente a progetti articolati di rilievo internazionale come un’Esposizione
Universale. Per questo motivo, una delle
sfide su cui siamo stati e siamo impegnati
maggiormente è spiegare alle aziende private e alle persone che Expo Milano 2015
è una grande opportunità per il SistemaPaese, un’occasione di visibilità e di crescita
unica per l’Italia. E visto l’apprezzamento
e il sostegno che stiamo ricevendo a livello
istituzionale e la risposta positiva dei cittadini alle nostre iniziative penso che stiamo
lavorando nella giusta direzione”.
Expo 2015 ha riscosso interesse anche
tra le imprese manifatturiere? Quali progetti sono stati portati avanti per coinvolgerle?
“Il sistema imprenditoriale ha voglia di
partecipare e di essere protagonista attivo
della manifestazione. Abbiamo organizzato occasioni di incontro con i responsabili
di piccole e medie imprese per illustrare il
progetto e chiedere loro di prendervi parte
come partner, sponsor o fornitori. Proprio
25
2
5
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m
arzo
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2014
20
14
An interview with Giuseppe Sala,
Government Commissioner for Expo
Milano 2015 and CEO of Expo 2015
SpA, has generated interesting reflections
on the current state of organizing this
major global event, which boasts the
participation of more than 140 countries.
Mr. Sala talks about how the process has
been influenced by the period of austerity
we are now undergoing.
“The crisis of recent years, both economic
and political, has impacted our activities.
When the country is experiencing a
general lack of confidence, it’s not easy to
get people excited about internationally
important projects like a universal expo.
For this reason, one of the challenges to
which we have been and remain most
committed is explaining to private
companies and individuals that Expo
Milano 2015 is a great opportunity for
the country, indeed a unique opportunity
for visibility and growth for Italy. And
given the appreciation and support we’re
receiving at the institutional level, along
with the positive response to our initiatives
of the public, I think we are working in the
right direction.”
How will it impact the territory?
“According to recent estimates from a
team of analysts at Bocconi University,
between 2012 and 2020 the Expo will
generate about 102 thousand jobs
in Milan alone, and more than 190
thousand nationwide. This is certainly
an important and encouraging sign.
More directly, as of the inauguration on
1 May 2015, we as a company will have
created around 800 positions between
fixed-term contracts, apprenticeships and
internships. It is because of the boost that
it can give to the Italian job market that
expectations for Expo Milano 2015 are
very high.”
La Mascotte
te firmata
rmata Disney
Disney
Undici alimenti che si uniscono e formano un volto sorridente: è questa
la mascotte di Expo Milano 2015, disegnata da Disney Italia per
l’Esposizione Universale del 2015. Questi speciali ambasciatori dei valori
e dei messaggi di Expo Milano 2015, riprodotti e declinati in differenti
tipologie di oggetti e articoli di merchandising, accompagneranno
il cammino dell’Esposizione Universale Àno alla sua apertura
ma saranno perfetti compagni di viaggio anche per i 20 milioni di
visitatori attesi sul sito espositivo dal 1° maggio al 31 ottobre 2015.
Ci saranno l’aglio, l’anguria, l’arancia e la banana; e poi il Àco, il mais
blu, il mango, la mela, il melograno, la pera e i ravanelli. Saranno loro,
con volti allegri e simpatici, a comporsi e animarsi per raccontare e
interpretare il tema ‘Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita’. I nomi? Li
sceglieranno i bambini. È infatti attivo online sul sito www.expo2015.org e
sui canali social di Expo Milano 2015, un contest per permettere ai più
giovani di proporre per ogni personaggio il nome che può rappresentarlo
al meglio.
su questo punto, ricordo che da dicembre
www.expo2015.
è online, sul sito internet
interne
et ww
www
w.ex
expo
po20
2015
15.
org, il catalogo
per i partecipanti:
t l
t i
tii una piati t
taforma virtuale cui le imprese afferenti
alle categorie merceologiche che abbiamo
identificato o che forniscono specifici servizi possono registrarsi, mettendosi così a
disposizione delle esigenze dei Paesi che
parteciperanno all’Esposizione Universale.
Si tratta di una grande opportunità e di
un’ottima vetrina per farsi conoscere a livello mondiale”.
Ha soddisfatto le vostre aspettative l’adesione dei Paesi? In particolare, Lei ha mostrato molta soddisfazione per l’impegno
a esserci da parte degli Stati Uniti…
“Siamo molto soddisfatti della risposta entusiasta dei Paesi. Come dicevo, abbiamo
superato le 140 adesioni - siamo a quota
142 - e abbiamo riscontri positivi anche da
Stati che non hanno ancora confermato
la propria presenza. Contiamo quindi di
veder crescere nei prossimi mesi il numero
dei Partecipanti Ufficiali. Certamente gli
Stati Uniti d’America rappresentano un
interlocutore fondamentale nel dibattito
mondiale aperto dal tema ‘Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita’. Per partecipare alle
Esposizioni Universali gli USA seguono un
percorso differente dagli altri Paese, non
essendo membri del BIE. Per questo motivo
abbiamo accolto in modo molto positivo la
presentazione del progetto e l’identificazione della cordata di imprese che si occuperà del padiglione. Tutto fa propendere
per una imminente conferma ufficiale”.
Expo 2015 può esseree ll’occasione
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occ
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rilanciare
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ilanciare l’immagine del Made in Italy?
“Il M
Made
d iin IItaly
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lla fforza
del nostro Paese. La qualità dei prodotti
agroalimentari italiani, dei progetti di design, dei capi realizzati dalle griffe di alta
moda è riconosciuta e apprezzata a livello
internazionale. Attirando milioni di persone da tutto il mondo, Expo Milano 2015
permetterà loro di scoprire e conoscere lo
straordinario patrimonio di esperienze e di
know-how che l’Italia può offrire. L’Esposizione Universale sarà il nostro biglietto da
visita. Per questo motivo, è importante che
tutte queste realtà vengano rappresentate
e valorizzate nel corso dei sei mesi sia all’interno del sito espositivo sia all’esterno, in
quel ‘fuori Expo’ di eventi, con base in ogni
città d’Italia, che ci stiamo impegnando a
realizzare con la collaborazione del Governo e degli enti locali”.
Quali saranno, a suo parere, le ricadute
sul territorio, in termini di occupazione,
turismo e infrastrutture?
“Secondo recenti stime elaborate da un
team di analisti della Bocconi, tra 2012 e
2020, l’Esposizione Universale attiverà un
indotto di circa 102 mila posti di lavoro
nella sola Milano, oltre 190 mila su scala
nazionale. Questo è certamente un segnale
importante e positivo. In modo diretto, noi
come società, fino all apertura del 1° maggio 2015 apriremo circa 800 posizioni tra
contratti a tempo determinato, di apprendistato e di stage. Per la spinta che può dare al sistema occupazionale italiano, le atte-
26
marzo 2014
se nei confronti di Expo Milano 2015 sono
molto alte. D’altra parte, si parla di oltre
20 miliardi di euro di produzione aggiuntiva nel periodo cui si riferisce la ricerca e di
benefici per il settore turistico pari a circa 5
miliardi di euro. Non dobbiamo dimenticare che l’Esposizione Universale condivide la
mission di tutti i Grandi Eventi - penso alle
Olimpiadi o ai Campionati mondiali di calcio -: essere motore di rilancio, catalizzatore di cambiamento e attivatore di opere e
infrastrutture, soprattutto di mobilità. Per
facilitare la viabilità e agevolare l’accesso al
sito espositivo da parte dei visitatori, saranno ultimati alcuni importanti interventi che
il territorio lombardo e la città di Milano attendevano da diverso tempo e queste opere saranno certamente un lascito importante di cui beneficerà l’intero Paese”.
Cosa possiamo aspettarci dal Padiglione
Italia?
“Il Padiglione Italia sarà uno dei più visitati del sito e penso non deluderà le attese. Sarà la vetrina che farà conoscere
il nostro Paese ai visitatori provenienti
dall’estero.
Attraverso eventi, mostre e convegni, potremo raccontare la storia, la cultura, la
tradizione agroalimentare e gastronomica
che caratterizza ogni regione. Vorremmo
che Padiglione Italia diventasse il punto di
partenza di un viaggio reale alla scoperta
della nostra penisola. In Expo Milano 2015,
e nell’area espositiva che la rappresenterà, l’Italia mette in campo le proprie forze
nuove, le proposte creative e innovative
dei giovani su cui il nostro Paese deve investire per il futuro. La costruzione dell’e-
dificio-simbolo, Palazzo Italia, è stata già
avviata. E la risposta delle Regioni e dei Comuni a partecipare è, anche in questo caso,
entusiasta”.
Milano e l’Expo: un connubio perfetto in
termini di internazionalizzazione e innovazione. Come si sta preparando la città
a questo grande evento?
“Milano e la Lombardia offrono da sempre un terreno molto fertile all’iniziativa
imprenditoriale, soprattutto in termini di
valore tecnologico. In vista dell’evento del
2015 la città e il territorio si stanno dotando di soluzioni di accoglienza adeguate
alle esigenze di un pubblico vasto ed eterogeneo. In questa direzione si muovono
il piano di attività City Operations varato
dal Comune e il progetto E015, per la realizzazione di un ecosistema integrato di
servizi - trasporti, accomodation… - in dialogo costante tra di loro e con i cittadinituristi-visitatori di Milano e dell’hinterland.
Creare un ambiente tecnologico unico che
faciliti la comunicazione e la diffusione di
informazioni di pubblica utilità è un segnale da non trascurare, un aiuto concreto a
migliorare la vita in città, che sopravvivrà
ad Expo Milano 2015”.
Dopo Expo 2015, che cosa resterà?
“Pensando alla nostra ‘mission’, direi che
l’eredità più importante di Expo Milano
2015 saranno le linee guida che elaboreremo insieme agli altri Paesi, per assicurare a tutti cibo sano, sicuro e sufficiente.
Ci piacerebbe che il tema non esaurisse la
propria funzione con la chiusura dell’evento. Per questo, abbiamo sottoscritto
un documento di intesa con il Ministero
dell’Ambiente: vogliamo dare vita a un
centro internazionale di ricerca sulla sicurezza e la sostenibilità alimentare e
ambientale che porti avanti il nostro impegno per il futuro. Ma ci sarà anche un
lascito materiale. L’Esposizione Universale lascerà un’area attrezzata con le più
moderne tecnologie di comunicazione e
di sicurezza, perché il sito espositivo diventerà una Digital Smart City, un modello di sviluppo urbano tecnologicamente
avanzato replicabile in altri contesti. Non
bisogna poi dimenticare le infrastrutture:
le opere viabilistiche realizzate per facilitare l’accesso dei visitatori sono parte
integrante di quell’eredità di cui potrà
beneficiare il territorio”.
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2
Come sorpasso le difficoltà
di Gianluca Gasparini
Alex Zanardi è un grande imprenditore di se
stesso, nel fissare gli obiettivi e raggiungerli,
nell’avere grande disciplina sul lavoro e nel
non mollare mai di fronte ai momenti difficili.
Conosce bene le difficoltà che vivono le aziende
manifatturiere in Italia. Forse per questo le parole
di uno che ha reso la propria vita un’eterna sfida
possono regalare spunti e motivazioni
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N
on si può certo dire che non sia
un uomo di successo. Successo
inteso non tanto come coppe e
medaglie, ma come riuscita in ciò che affronta. Alex Zanardi, 47 anni, ha dedicato
gran parte della sua vita all’automobilismo
vincendo due titoli Indycar negli Stati Uniti e correndo in F.1 con Jordan, Lotus, Minardi e Williams. Poi, il 15 settembre 2001,
un brutto incidente sul circuito tedesco del
Lausitzring, gli è quasi costato la vita e lo
ha restituito alle sue giornate amputato a
entrambe le gambe. Ha riordinato le idee,
si è rimesso ‘in bolla’, è tornato al volante
nel Mondiale Turismo (vincendo qualche
gara) e poi ha scoperto la handbike, bicicletta speciale che si aziona con la forza
delle braccia. Nonostante fosse un neofita,
in poche stagioni ha vinto tutto quello che
si poteva vincere arrivando a conquistare
all’Olimpiade di Londra 2012 due ori e un
argento.
Nel frattempo, già che c’era, gli è stato
chiesto di fare un po’ di televisione: ha
presentato un programma di divulgazione
scientifica (‘E se domani’) e ora conduce la
trasmissione Sfide su Rai3. Nell’aprile prossimo tornerà in pista come pilota, correndo
con una Bmw il campionato GT-Blancpain.
E in tutto questo si allena e corre sempre in
handbike, inseguendo
la p
partecipazione
ai
g
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Giochi
dii Ri
2016.
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Gi
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Rio
o 20
2016
16.
Sport e industria: tenacia e coraggio
Tutto questo elenco di avventure e conquiste lo rende un grande imprenditore di se
stesso, nel fissare gli obiettivi e raggiungerli, nell’avere grande disciplina sul lavoro e
nel non mollare mai di fronte ai momenti difficili. Ma Alex non vive in un mondo
parallelo. Legge i giornali, guarda la tv, si
informa. Conosce benissimo le difficoltà
che vivono le aziende manifatturiere in Italia, in particolare quelle in mano a piccoli
imprenditori, sui quali la crisi si è abbattuta
in modo molto pesante. Forse per questo
le parole di uno che ha reso la propria vita un’eterna sfida posso regalare spunti e
motivazioni.
“La crisi l’ho notata, certo - racconta il bolognese, che da una decina d’anni vive vicino a Padova -. Soprattutto in quello che
è stato per tanti anni ed è tuttora in parte
il mio sport, cioè l’automobilismo, che per
essere praticato a tutti i livelli costa parecchio e vive da quasi 50 anni sul finanziamento delle aziende. Senza sponsor e
senza soldi non si va da nessuna parte, e
lo vediamo bene. C’erano tempi, molte
stagioni fa, in cui ti dovevi prenotare con
mesi di anticipo prima di svolgere un test
in pista. Adesso dai un’occhiata al meteo,
vedi se ci sarà il sole, telefoni e i circuiti non
vedono l’ora di ospitarti
per g
girare. Q
Questo
p
p
dà la
la misura
misu
mi
sura della situazione”.
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marzo 2014
How I overcome
difficulties
Alex Zanardi is a great entrepreneur of
himself, of setting goals and achieving
them, of approaching his work with
fierce discipline and never giving up
in the face of obstacles. He knows the
difficulties that Italian manufacturers
are facing. As such, perhaps the words
of a man who has made his own life an
ongoing challenge might provide ideas
and encouragement to Italian business
owners. Mr. Zanardi, to say the least,
a successful man - success not so much
in the sense of trophies and medals, but
in how he succeeds. Now 47, Alex has
devoted much of his life to car racing,
winning two IndyCar titles in the United
States and driving in the F1 circuit for
Jordan, Lotus, Minardi and Williams.
Then, on September 15, 2001, he had
a serious accident at the Lausitzring
track in Germany that almost cost him
his life, resulting in the amputation of
both legs. He rethought things a bit, got
his ideas straightened out, and was soon
back behind the wheel in the World
Touring Car Championship, even
winning a few races. Then he discovered
the handbike, specially designed to be
operated by force of the arms alone.
Despite being a newcomer, in just a few
seasons he had won everything there is
to win, culminating in the conquest of
two golds and one silver at the 2012
London Olympics. In the meantime,
he was invited to do a little television,
first as the presenter of an educational
science program E se domani (‘What
if tomorrow’), currently as host of
the Rai3 series Sfide (‘Challenges’).
This coming April he’ll be returning
to the track, driving a BMW in the
GT-Blancpain championship. While
continuing to train on the handbike, of
course, to qualify for the 2016 Games
in Rio.
Ha un’idea di quali caratteristiche dovrebbe avere un imprenditore sulla carta?
“Rischio di addentrarmi in un terreno non
mio. Mi limito a dire che nella vita cerchi di
fare cose fattibili, ma a volte anche le più
normali presentano delle difficoltà. Questo periodo ne è un esempio chiaro. Se però ciò che fai è una tua scelta, rappresenta
la tua strada, la tua passione, il desiderio, il
progetto che insegui, allora forse essere ‘in
trincea’ ogni giorno diventa più godibile
ancora dei risultati. Indubbiamente, oggi
come oggi, ci sono ostacoli insormontabili o quasi, in grado di piegare anche il più
grande ottimista e il più grande lavoratore. Però non bisogna mollare e ripartire
con una nuova sfida ti fa venire sempre
in bocca un buon gusto. A me è successo
dopo l’incidente e tutto ciò che ho combinato in questi ultimi anni è nato grazie alla
curiosità di quei giorni. Ero e sono curioso,
30
3
0
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zo 2014
possibilista, fiducioso. Ecco, credo che questo atteggiamento possa essere importante
per un imprenditore oggi”.
E che qualità dovrebbe invece privilegiare in questo periodo di crisi?
“Cercare di puntare su innovazione e sviluppo va sempre bene, ma ora si rischia
di essere un po’ in ritardo, sebbene raccogliere idee nuove sia sempre un’iniziativa
intelligente. Può essere uno sprone, anche
solo simbolico, per uscire dai guai. È inutile
generalizzare, nella piccola e grande industria italiana si vivono situazioni molto diverse. Ma metaforicamente possiamo dire
che ci sono la notte e il giorno, l’angoscia
che ti prende quando fa buio e tutto sempre irrisolvibile e la luce che arriva ad aiutarti, affrontando i problemi uno alla volta. C’è gente che si fa affliggere troppo e
psicologicamente non ne esce. Ricette magiche non ne esistono, però la priorità può
essere l’identificare soluzioni semplici e
raggiungibili. Atteggiamento che può motivare anche chi hai intorno, i tuoi collaboratori. E poi è importante tenere aperto il
dialogo con tutti i tuoi lavoratori”.
Che ricordi ha degli imprenditori in cui si
è imbattuto durante la sua vita? Chi è il
migliore con cui ha avuto a che fare?
“È molto difficile, nell’immediatezza di un
rapporto di lavoro, capire se un imprenditore è molto in gamba. Se sei uno degli
ingranaggi, per quanto importante come
può essere un pilota automobilistico, ti relazioni con un capo che con te deve mantenere un atteggiamento né duro né tenero,
né da amico né da padrone. Io credevo che
Chip Ganassi, titolare del team con cui ho
vinto due campionati in Indycar, fosse molto rispettato ma non troppo vicino a noi,
mi sembrava non potesse regalare amicizia. A suo avviso il rapporto di lavoro non
lo consentiva.
Magari altri proprietari di squadre cercavano un legame di maggior confidenza e poi,
davanti ai guai, avevano difficoltà a farsi
seguire dai dipendenti. Vista col senno di
poi, e non lavorando più con lui, devo dire
che Chip è stato duro, ma tutto quello che
ci serviva come squadra non è mai mancato. È un uomo ricco ma ha sempre reinvestito molti dei soldi che guadagnava per
rinnovarsi e tenere testa alla concorrenza.
Però devo dire che tutti quelli con cui ho
lavorato, compreso Frank Williams in F1,
hanno in comune l’intelligenza viva e una
grande passione per ciò che fanno”.
Ha mai pensato di creare o gestire qualche attività personalmente? Un team automobilistico o qualche altra iniziativa?
“Assolutamente no! Ne sarei del tutto incapace. Da un punto di vista aziendale ho colpi
fantasiosi e un intuito che produce trovate
molto interessanti, dal lato tecnico soprattutto. Ma sono molto scarso a livello manageriale, nella gestione di aspetti e compiti
che non sento miei e che dunque non svolgerei bene. E sono ruoli di cui non puoi fregartene, devi seguirli e bene. E in più sono
abbastanza incapace di delegare e un buon
imprenditore deve saper delegare. Perciò,
me ne sto tra il mio che è meglio…”.
Che parallelo farebbe tra l’esperienza di
uno sportivo del suo livello e quella di
una persona a capo di un’azienda?
“Posso utilizzare due metafore. Una legata alle auto da corsa, ovvero il coraggio
associato al sorpasso. Spesso, per certe
curve, capita che ti dicano: ‘Eh, lì non hanno mai infilato nessuno, non si passa’. E
31
marzo 2014
io invece preparo un attacco da qualche
curva prima, studio alternative, induco il
rivale all’errore e riesco a fare ciò che non
sembra possibile. Se c’è un contatto ed entrambi si finisce fuori ti prendi del cretino,
ma nella mia testa i conti tornano, per cui
ci credo. Molti grandi sorpassi mi sono riusciti così.
Hai innovato ragionando e non sei stato
folle. Nel quotidiano andrebbero uniti
gli stimoli che arrivano dal cuore e dal
cervello. Seconda metafora, legata alla
bicicletta. Puoi metterti in testa di conquistare una salita, dimostrare a tutti
che ci riesci, per soddisfare il tuo ego. Ma
dopo non lo rifai, o lo rifai sempre con
sofferenza. Se invece per te è divertente, ti piace e non rappresenta un mero
dovere, allora grazie al lavoro superi i
riferimenti precedenti. Non è più così
faticoso, perché ti dà gusto. Diventa una
routine piacevole e i progressi sommati ti fanno incassare il risultato finale. È
qualcosa vissuto nello sport ma c’è molto
agonismo anche nel lavoro, verso i clienti, contro la concorrenza. Credo che quei
due esempi, simbolici per quanto vogliamo, si possano applicare bene a livello
mentale anche lì”.
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Guardando sempre avanti
di Antonella Pellegrini
Esistono imprenditrici e
imprenditori che osano e
riescono a diventare modelli
di riferimento. È il caso del
Gruppo Bonfiglioli, guidato
oggi da Sonia Bonfiglioli,
presidente e amministratore
delegato dell’omonimo
Gruppo. Ripercorriamo le
tappe di questa azienda che ha
saputo decifrare le tendenze
del mercato e cogliere le
migliori opportunità. Senza mai
dimenticare il sociale
na
o
iu’.
el
34
marzo 2014
L
a grandezza di una persona non
si misura solo per aver creato dal
nulla una grande multinazionale anche se di questi tempi è già una eccezionalità - ma anche per la capacità di mantenere inalterato il proprio lato umano.
Cittadino del mondo, ma sempre vicino al
territorio. È questo il ritratto di Clementino
Bonfiglioli, il fondatore del Gruppo Bonfiglioli, scomparso alcuni anni fa, che non
ha mai scordato le sue origini e ha sempre
mostrato una grande apertura verso i temi
sociali. È dunque con piacere che in questo primo numero della nuova edizione di
Uomini & Imprese ospitiamo Sonia Bonfiglioli, l’attuale presidente a amministratore delegato del Gruppo, che ha raccolto e
portato avanti l’eredità del padre. Vediamo dunque quali sono stati i momenti più
significativi di questa bella avventura imprenditoriale, nata come piccola realtà nel
bolognese e diventata una multinazionale
con oltre 3.200 persone alle dipendenze e
presente in 80 Paesi.
Donne & Imprese
Una storia di successo, tracciata da un uomo dalle grandi capacità imprenditoriali.
Oggi il Gruppo Bonfiglioli è una realtà con
quattro business unit: Industrial, che comprende le divisioni meccatronica e trasmissione di potenza; Photovoltaic, dedicata
allo sviluppo di sistemi di conversione di
potenza per grandi parchi fotovoltaici; Mobile & Wind, che si occupa di applicazioni
per le macchine da costruzioni, agricole,
movimento terra e impianti eolici. Come
dicevamo, nel tempo sono ‘spuntate’ filiali ovunque nel mondo e importanti siti
produttivi in India, Vietnam, Slovacchia e
Germania.
Dopo la scomparsa del fondatore, il timone è passato alla figlia Sonia, che non si è
fatta trovare impreparata a sostituire una
figura carismatica come quella del padre.
Determinata, ma anche estremamente
preparata, Sonia Bonfiglioli vanta un curriculum di alto profilo: è laureata in ingegneria meccanica all’Università di Bologna,
con master in Business Administration conseguito alla Profingest/Alma, ed è entrata
in azienda giovanissima, subito dopo gli
studi, con la chiara volontà di conoscere
ogni ambito dell’azienda. “Ho voluto toc-
Always looking ahead care con mano tutte le fasi della produzione, partendo proprio dal montaggio per
approfondire la mia conoscenza dei vari
modelli di riduttori. Riuscire a capire un
disegno del progettista e trasformarlo in
un prodotto finito è stato fondamentale. È
quanto consiglio alle giovani leve, perché
gli studi accademici non sono mai sufficienti per comprendere quello che accade
realmente in officina”.
La fase di conoscenza dell’azienda ha poi
toccato tutte le altre sfere, dal marketing
alla sviluppo di nuove aree di business,
ed è già in questo percorso che è emersa
la sua spiccata vocazione all’internazionalizzazione. Sonia Bonfiglioli ha infatti
contribuito in prima persona all’apertura
dell’impianto produttivo in India e successivamente in Vietnam, trascorrendo lunghi
periodi all’estero per meglio conoscere il
territorio ed essere in grado di fare le scelte più appropriate.
I driver al successo
Tornando alla storia dell’azienda, per il
fondatore raggiungere tali traguardi deve
essere costato impegno, tenacia e - immaginiamo - una buona dose di stress. Come
si vivevano in famiglia le tensioni lavorative? E come è nata la passione al lavoro di
Sonia Bonfiglioli?
“Mio padre ha sempre avuto la grande capacità di lasciare fuori casa i problemi che
lo assillavano - afferma Sonia Bonfiglioli
-. Per questo, sin da bambina ho sentito
parlare solo in termini positivi ed entusiastici del suo lavoro e dell’azienda. Forse per
questo mio padre è riuscito a trasmettermi
la passione per l’azienda e per il mio lavoro. I suoi racconti, poi, di luoghi lontani, al
ritorno da viaggi di lavoro, hanno senz’altro contribuito a creare in me una visione
del mondo senza confini”.
L’espansione internazionale, seppur importante, non è stata però l’unica leva.
L’entrata in azienda della seconda generazione ha portato una ventata di innovazione. A Sonia Bonfiglioli si deve, per esempio, la creazione della business unit dedicata al fotovoltaico: “Intuire l’importanza
del fotovoltaico e delle soluzioni rigenerative quando questo settore esprimeva il
massimo della sua potenzialità è stata una
strategia vincente, anche in un’ottica di
35
marzo 2014
A success story written by a man of
great entrepreneurial talent, Costantino
Bonfiglioli, founder of the group that bears
his name. The group is divided among four
business units: Industrial, which comprises
the mechatronics and power trasmission
divisions; Photovoltaic, dedicated to the
study of regenerative solutions; Wind and
Mobile, which deals with applications for
construction, farming and earth moving
equipment. As we said, over the years,
branches have been springing up all over
the world, along with two major production
facilities in India and Vietnam. After
the passing of the founder, the helm was
handed down to his daughter Sonia, who
is fully aware of the challenge of replacing
a charismatic figure like her father. As
determined as she is prepared, Sonia
Bonfiglioli vaunts a high-profile track record,
with a degree in Mechanical Engineering
from the University of Bologna and a master
in Business Administration from Profingest/
Alma. She joined the company at a very
young age, immediately after her studies,
with a clear desire to learn every aspect of
the family business. She has since brought a
wave of innovation, such as the creation of
the Photovoltaics business unit. “Intuiting
the importance of photovoltaics and
regenerative solutions at a time when this
sector was expressing its full potential was a
winning strategy, particularly with regard
to environmental concerns and the need for
alternative energy sources”. The development
of ‘centers of excellence’ dedicated to
research, along with a renewed interest in
mechatronic applications in all areas of
power transmission are the new targets
that are driving the company’s choices
in Italy and abroad. A concrete example
is Bonfiglioli Mechatronic Research, the
research center at the Rovereto Technology
Park, which became operational last year.
maggiore attenzione all’ambiente e ricerca di fonti alternative”.
Oggi, secondo la numero uno del Gruppo,
ha già intravisto quali saranno i trend tecnologici dei prossimi anni. “La meccanica
da sola non è più sufficiente. Per essere
competitivi a livello mondiale occorre realizzare prodotti innovativi, con un’integrazione dei sistemi con l’elettronica. La
meccatronica sarà il futuro”. Lo sviluppo
di centri di eccellenza dedicati alla ricerca
e un rinnovato interesse nelle applicazioni
meccatroniche in tutti i settori della trasmissione di potenza sono i nuovi obiettivi
che stanno guidando le scelte dell’ azienda
in Italia e all’estero. Un esempio concreto è
Bonfiglioli Mechatronic Research, il centro
ricerche presso il Polo Tecnologico di Rovereto che lo scorso anno ha dato l’avvio alla
produzione. A che cosa si deve la scelta di
Rovereto? “È una zona molto cara alla mia
famiglia - afferma - ma aldilà delle motivazioni ‘sentimentali’, è un territorio in cui
esistono competenze elettromeccaniche
di alto valore”. La Regione Trentino sta
infatti facendo importanti investimenti sul
piano formativo e della ricerca, e sarà proprio il Polo della Meccatronica che unirà
università, centri di ricerca, scuola tecnica,
professionale e le imprese, che attraverso
proficue connessioni tra loro cercheranno
di sviluppare innovative soluzioni creando
anche nuove possibilità di lavoro. “Bonfiglioli Mechatronic Research vuole essere
un ponte con il centro di ricerca Bonfiglioli già operante in Germania, che tuttora
mantiene il suo livello di eccellenza tecnologica. Sarebbe forse stato più semplice un ampliamento del reparto di ricerca
e sviluppo tedesco, ma abbiamo voluto
localizzarlo in Italia proprio per dare un
riconoscimento delle capacità e qualità
formative del Trentino e creare valore nel
nostro Paese”.
I trend tecnologici
Dallo scorso anno a Rovereto si producono
i nuovi motori elettrici bushless, i riduttori a gioco ridotto che uniti agli inverter
forniranno un unico efficace pacchetto. E
36
marzo 2014
nel futuro verranno sviluppate soluzioni
totalmente integrate sempre nell’ambito
della meccatronica. Un altro ambito su cui
il Gruppo punta è quello relativo ai motoriduttori per elettromobilità. “A Forlì, la
nostra business unit Mobile&Wind, è andata in controtendenza rispetto alla crisi
e ha registrato buoni incrementi – spiega
-. Qui già forniamo soluzioni ibridizzate
elettriche, in particolare per il settore della
movimentazione. Un settore con notevoli
prospettive di sviluppo è quello agricolo,
che sta diventando sempre più sensibile
alla sostituzione delle macchine a gasolio
con quelle a trazione elettrica. Anche il settore edile mostra una spiccata sensibilità
a questi temi: abbiamo da poco fornito a
un committente un progetto di betoniera
elettrica. Ecco, a mio avviso, tutte queste
soluzioni avranno buone prospettive di sviluppo, in un ottica di riduzione dell’inquinamento dei gas di scarico. È un’immagine
che stride quella di un trattore alimentato
a gasolio in un campo dove si realizzano
colture biologiche!”.
Il sogno diventa realtà
La vita di Clementino BonÀglioli non è stata certo facile. Orfano di madre, Àn dalla nascita viene allevato dai nonni, mentre il
padre emigra all’estero per rientrare solo dieci anni dopo. Purtroppo la guerra ne farà una vittima e Clementino rimane solo.
“Iniziò come disegnatore meccanico - racconta con emozione Sonia BonÀglioli - poi si mise in proprio nel 1956 come si usava
dire a quel tempo. Il grande intuito imprenditoriale lo spinse a progettare e brevettare nuovi riduttori a vite senza Àne poi quelli
epicicloidali a due stadi che sarebbero diventati i prodotti di punta per i successivi 15 anni affermando e consolidando la
BonÀglioli Riduttori”.
Furono gli anni tipici della nascita del capitalismo in Italia. Dal 1960 al 1975 avvenne la prima fase di industrializzazione.
“Mio padre amava raccontare i momenti più belli, i successi che uno dopo l’altro si avvicendavano. Ma quelli furono anche
anni difÀcili, fatti di dure contrattazioni sindacali, talvolta di tensioni”. Da quel momento la
storia della BonÀglioli è quella di un’azienda che ha saputo interpretare i tempi, attraverso
acquisizioni, ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, afÀancamento alla meccanica dell’elettronica,
l’internazionalizzazione.
“Nella prima fase della BonÀglioli vi erano aziende storiche, nostre concorrenti, legate a un
modello ‘datato’ di fare impresa. Queste aziende non sono riuscite a cogliere l’importanza
dell’automazione dei processi produttivi. Mio padre comprese immediatamente l’importanza di
automatizzare alcune fasi e aumentare così le capacità produttive. Questo ci permise, in anni
di crescita anche imprevedibile, di poter incrementare la produzione e riuscire a soddisfare
le numerose richieste che ci pervenivano da un mondo in pieno boom economico”. E poi le
acquisizioni importanti, Ànalizzate ad ampliare la gamma di prodotti coprendo settori nuovi tra
cui, nel 1975,la più importante è quella di Trasmital, azienda forlivese produttrice di riduttori
epicicloidali destinati al mondo delle macchine per il movimento terra.
Un mondo senza confini
Forte dello spirito imprenditoriale ereditato dai genitori, Sonia Bonfiglioli guida
l’azienda in una più vasta dimensione internazionale.
“La nostra azienda è partita - ricorda Sonia
Bonfiglioli - con il processo di internazionalizzazione intorno agli anni Settanta. La
prima esperienza è iniziata con l’apertura
di una filiale commerciale in Spagna e successivamente abbiamo aperto altre filiali
in giro per il mondo. Ma il primo vero salto
verso l’internazionalizzazione produttiva,
è stata l’apertura di un impianto all’estero.
Era il 1999 e ricordo ancora i lunghi periodi trascorsi in India. Questo fu il mio primo
vero e proprio contributo all’azienda”.
Successivamente vi fu l’acquisizione di
un’azienda tedesca e poco dopo l’apertura della struttura produttiva in Vietnam.
Quali sono le difficoltà incontrate? E come
dovrebbe muoversi una piccola impresa
che volesse affacciarsi ai mercati esteri?
“Internazionalizzare è importante - dice - ma va fatto con cautela. Non è facile
approcciare un nuovo mercato, bisogna
avere la capacità di fondere due culture
d’azienda. Vi sono scogli da superare: nella ricerca del luogo giusto, del personale
specializzato, fino alle tradizioni e leggi
differenti. E questo oltre allo sforzo finanziario che un’impresa deve affrontare. È
un investimento che peraltro porta a dei
risultati dopo anni. Mai nell’immediato”.
Progetto Cheer FutureLand
“Se in Italia abbiamo aiutato i giovani dal
punto di vista della formazione tecnica,
in India dal 2008 stiamo aiutando un medico indiano che accoglie in una struttura bambini abbandonati per le strade di
Chennai, e che oggi sono già circa 150 di
cui alcuni con handicap molto gravi. Noi
abbiamo contribuito ad aiutarlo finanziariamente, costruendo la casa per i ragazzi
e più avanti completeremo una sede per
le ragazze. Il nostro obiettivo è quello di
fornire ai nostri bambini un futuro migliore, pertanto oltre a dargli ospitalità e
al supporto agli studi offrire loro una pos-
37
marzo 2014
sibilità di lavoro. L’ultima volta che sono
andata in India ho visto con mia grande
soddisfazione il primo ragazzo che ha
completato gli studi tecnici e che ora lavora nella nostra sede”.
E questo per proseguire quella strada già
tracciata da Clementino Bonfiglioli.
Una considerazione, in conclusione a
questa piacevole chiacchierata, sorge
spontanea: non deve essere stato semplice subentrare a una personalità carismatica come quella del padre… “Certamente la sua mancanza è stata e continua a
essere forte - conclude Sonia Bonfiglioli -.
Era un riferimento per tutti e io non ho
voluto, né avrei mai potuto, sostituirlo. Il
mio impegno oggi è quello di circondarmi di collaboratori di alto profilo proprio
per dare una struttura sempre più stabile
all’azienda.
Non ho mai pensato di venderla e a chi
me lo chiede rispondo sempre, con decisione, che non potrei mai farlo. Il motivo? Semplice: sono innamorata della mia
azienda”.
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Made in Italy a tre punte
di Stefano Belviolandi
Meccatronica, aerospace e
biotech: il futuro dell’high
tech Made in Italy nel mondo
sarà giocato da un attacco a tre
punte. È il quadro che emerge
dalla mappatura disegnata
recentemente da due studi,
Invitalia e Intesa SanPaolo,
sulla conformazione dei
Distretti in Italia. Al Sud
spicca il comparto della
meccatronica barese, mentre
Campania e Basilicata
eccellono per il biotech
B
iotecnologie, meccatronica e aerospace sono i tre settori chiave
che traineranno l’high tech Made in Italy nel prossimo futuro. L’Italia
dei Distretti industriali affida a questi tre
comparti ad alto valore tecnologico la bandiera dell’eccellenza e dell’innovazione
della nostra economia nel mondo. Un’investitura decretata dalle ultime analisi
che scandagliano le eccellenze territoriali
del nostro tessuto industriale. È questo, in
sintesi, quanto emerge dalla mappatura
40
marzo 2014
realizzata da Invitalia, l’agenzia nazionale
per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa, e dall’ultimo rapporto
sui Distretti del Centro studi di Intesa SanPaolo. Dall’analisi di Invitalia emerge una
conformazione differente tra i territori: se
fino a ieri si parlava di Distretti locali, indirizzati dalle singole regioni e dai confini
territoriali ben tratteggiati, oggi gli ambiti di sviluppo distrettuali sono più ampi e
si sviluppano trasversalmente tra tutte le
regioni. Ecco quindi che si parla di macro-
The future
of Made in Italy aree, in particolare di aree di specializzazione, nelle quali non si fa più cenno alle
singole regioni. Ma le realtà distrettuali sono anche una cartina di tornasole dell’export del nostro settore manifatturiero: nei
primi nove mesi del 2013 il fatturato dei
prodotti venduti sui mercati esteri ha segnato un’accelerazione della crescita con
un progresso, rispetto allo stesso periodo
dell’anno precedente, del 4%. Merito, per
intensità di crescita a Toscana, Puglia, dove la meccatronica nel barese fa sempre da
traino, e l’Umbria. Il Friuli-Venezia Giulia
ha invertito la rotta mostrando i primi segnali di recupero grazie a componentistica
e termoelettromeccanica.
Un Sud meccatronico
Macchine sempre più intelligenti? Non è
più un sogno. Sono 14 le regioni italiane
che inseguono il ‘mito’ e in alcune di queste si respira già qualche punta di eccellenza, con qualche sorpresa al Sud Italia e
dall’export. Secondo il rapporto di Intesa
SanPaolo, nel secondo trimestre 2013,
sono andati molto bene i poli tecnologici
italiani (+10,8%), mentre per i primi nove mesi dello stesso anno l’aumento è del
5%. Stupiscono i dati sulle esportazioni dei
Distretti del Sud che, secondo lo studio,
crescono dell’11,5%, trainati dalla Puglia
(+21,6%) regione di gran lunga migliore nel panorama distrettuale italiano
grazie al traino della meccatronica e
dei sistemi manifatturieri avanzati del
Barese. La meccatronica in Italia eccelle anche nelle Marche con le sue Smart
product/services. Spicca la provincia autonoma di Trento che punta sul design e sulla
meccanica, In Lombardia si concentra maggiormente sulla miniaturizzazione e sulle
lavorazioni di precisione. Invece in Valle
d’Aosta sull’ E-health (Sistemi innovativi di
telediagnosi wireless) e la microrobotica. In
Piemonte spicca il Manufacturing e digital
transformation, il Virtual performance simulation e lo Human machine interface. In
Emilia-Romagna si guarda alla motoristica
e alla robotica, all’eco-design e ai materiali
innovativi.
Il ruolo di traino affidato anche alla meccatronica è testimoniato anche se si con-
41
marzo 2014
Biotechnology, mechatronics and
aerospace are the three key sectors that
will drive the technological innovation
of Made in Italy in the near future.
Italy’s Industrial District policy is
entrusting these three hi-tech fields with
carrying the banner of the excellence
and innovation of our economy around
the world. An investiture sanctioned
by the latest analyses that demonstrate
the depth of excellence of our industrial
fabric. This is the picture that emerges
from the mapping conducted by
Invitalia, the national agency for
attracting investments and developing
businesses, and by the latest report on
the districts from the Intesa San Paolo
research center. Invitalia’s analysis
shows a different conformation among
territories: until recently these districts
were conceived locally, determined by
single regions and clearly demarcated
territorial boundaries, whereas today
the areas of district development are
larger and extend across all regions.
This is why the discussion has shifted
to macro-areas, particularly with
regard to areas of specialization
where there is no longer any mention
of individual regions. But the districts
are also a litmus test of exports in our
manufacturing sector: in the first nine
months of 2013, sales of products
in foreign markets have accelerated
with respect to the same period of the
previous year, registering a increase of
4%. This can be attributed to intense
overall growth in Tuscany, to the
strength of the mechatronics industry
in Bari (Puglia) and to a strong
showing in Umbria. Friuli-Venezia
Giulia has inverted its recent negative
trends, showing the first signs of
recovery thanks to the accessories and
thermo-electro-mechanical sectors.
Motore del
manifatturiero
La mappatura di Invitalia sulle specializzazioni
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le aree specializzate in meccanica e meccatronica che, al contrario di quanto osservato in Germania e nelle aree italiane non
distrettuali, hanno registrato un aumento
delle esportazioni del 2,1%. L’export della
meccatronica ha continuato a crescere sui
nuovi
nuov
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va
battuta d’arresto in Brasile, India e Russia,
ha raggiunto un nuovo massimo storico,
ben sopra i livelli toccati prima della crisi
del
del 2009
2009 (+11%).
(+1
+11%
1%)). Spiccano
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ll crescita
it Emirati
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Uniti
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Algeria, Hong Kong e Cina. In particolare,
sul mercato cinese (Hong Kong e Cina insieme), dopo un 2012 difficile, sono tornate a brillare le esportazioni provenienti dai
Distretti della meccatronica, guidate dalle
42
marzo 2014
macchine per l’imballaggio del Bolognese
e i sistemi di lavorazione del Lecchese.
Aerospace punta su R&D
Sono cinque le regioni italiane dove l’Aerospace
produzioni
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gh tech. PiemonToscana, LLazio,
Campania
tte, LLombardia,
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Lombardia
b di TToscana
Lazio
i C
i e
Puglia rappresentano le aree di eccellenza
in questo settore. Ogni regione si distingue
per peculiarità specifiche e per potenzialità
legate al territorio. Nel Lazio, per esempio,
la fanno da padrone segmenti come mi-
Le tre aree di specializzazione distribuite in Italia
cro e nanotecnologie e materiali avanzati
destinati all’avionica o a progetti per la
gestione del traffico aereo e portuale, ma
anche produzioni indirizzate al trasporto spaziale, apparati di telerilevamento e
comunicazione satellitare. Anche in Lombardia il focus è sui materiali avanzati e
sulle nanotecnologie, destinati all’avionica
ma anche alla meccanica e all’elettronica.
Mentre in Puglia, altre ai materiali avanzati e alle nanotecnologia si punta sui sistemi
manifatturieri avanzati destinati ai sistemi
intelligenti motoristici, aeronautici e spaziali, ma anche ai sensori e alle Smart structures in composito. La Toscana aggiunge la
fotonica e i i sistemi sostenibili ambientali.
Infine, in Campania spicca la produzione
di motori diesel, di materiali compositi e
metallici per applicazioni e tecniche di assemblaggio, sistemi e controlli per velivoli
senza guidatore, tecnologie per materiali
applicate all’aviazione generale e per micro satelliti, materiali multifunzione per
interior ma anche certificazione di veicoli.
L’Italia non smette di credere nel settore e lo ha dimostrato a fine 2013 quando
il ministero dello sviluppo economico ha
definito le linee guida per l’utilizzo di 750
milioni di euro destinati ai programmi di
ricerca e sviluppo del settore aeronautico.
Il ministero destina il 70% delle risorse al
finanziamento di programmi già avviati
mentre il resto finanzierà nuove attività di
ricerca e sviluppo. In particolare, la priorità di finanziamento sarà volta a sostenere
interventi riguardanti velivoli ad ala rotante, velivoli ad ala fissa, sistemi integrati per
la sicurezza e la difesa; domini tecnologici
(aerostrutture, componenti e sistemi di
propulsione, sistemi di comunicazione e di
bordo di impiego duale, elettronica per la
difesa e la sicurezza).
La Lombardia è biotech
La specializzazione sulle biotecnologie
industriali, che comprende la filiera della
produzione e della ricerca, copre maggiormente il territorio italiano, interessando
17 regioni e un numero di imprese che,
secondo il Sole24 Ore, si aggira intorno a
407 e quasi 7.000 addetti per un fatturato
di 43 miliardi di euro nel 2012. Invitalia,
comunque, individuava già nel 2008, tra i
settori chiave che offrivano opportunità di
business per imprenditori stranieri, specie
cinesi, proprio il comparto biotech che faceva già registrare un trend di crescita continua (+10% di nuove aziende su base annua). Oggi, la Lombardia è la regione nella
quale, a livello settoriale, si concentrano i
43
marzo 2014
principali segmenti della ricerca bioinformatica, healthcare e oncologia, lo stesso
dicasi per la Campania. Anche la Basilicata
non è stata a guardare. Nel 2011, un protocollo firmato da Invitalia, Ministero dello sviluppo economico e Regione, poneva
l’obiettivo di creare un polo d’innovazione
nel settore delle agro-biotecnologie. Il Protocollo ha consentito di individuare le linee
strategiche e operative per trasformare
l’attuale cluster di enti di ricerca e imprese
del Metapontino in un polo di innovazione
in grado di rafforzare la competitività del
territorio e favorire la crescita di un tessuto
imprenditoriale innovativo. Il piano è stato
predisposto attraverso un’analisi dei fabbisogni del sistema imprenditoriale e di quello della ricerca.
Il Friuli Venezia Giulia scommette anch’esso sulle biotecnologie industriali abbinandole alla ricerca nei materiali innovativi e
nelle mictotecnologie. In Abruzzo spuntano centri di eccellenza nelle produzioni
industriali di impianti per biotecnologie
cellulari e molecolari. Una fetta della produzione e della tecnologia biotech italiana
arriva dalla Campania: qui ci si concentra
anche sulle tecnologie di imaging avanzato, sulla tracciabilità e il monitoraggio dei
prodotti alimentari.
Liberalizzazioni:
a che punto siamo?
di Carlo Stagnaro
Si diceva che presto
anche l’Italia si sarebbe
allineata agli altri Paesi
europei in materia di
liberalizzazioni. Fatta
eccezione per il mercato
del gas e per il trasporto
aereo, al momento
sembra essersi perso lo
spirito di apertura che
animava lo sforzo di
introdurre maggiore
concorrenza nei
mercati. Eppure, è lì che
si gioca una buona parte
del futuro italiano
44
marzo 2014
I
l 5 agosto 2011, Mario Draghi e Jean-Claud Trichet - rispettivamente
presidente entrante e uscente della
Banca centrale europea - scrivevano al presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, sollecitando “misure significative
per accrescere il potenziale di crescita del
Paese”. Era il momento drammatico in cui
lo spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi iniziava la sua corsa al rialzo, di
fronte alla crisi di fiducia verso le prospettive della Penisola e di incapacità dell’Unione europea (o della Bce) di intervenire con
strumenti adeguati per calmare i mercati
finanziari. La lettera segnò l’inizio della
fine del governo del Cavaliere, e presto si
determinarono le condizioni che portarono all’esecutivo tecnico guidato da Mario
Monti, prima, e alla ‘larga coalizione’ di
Enrico Letta, dopo le elezioni del febbraio
2013.
Nel messaggio proveniente da Francoforte, veniva posta particolare enfasi, oltre
che sui temi di finanza pubblica, sull’esigenza di “una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena
liberalizzazione dei servizi pubblici locali e
dei servizi professionali. Questo dovrebbe
applicarsi in particolare alla fornitura di
servizi locali attraverso privatizzazioni su
larga scala”.
La cronaca politica dei due anni e più trascorsi da allora racconta, purtroppo, tutta
un’altra storia. A dispetto di alcune zampate riformiste (come sulle pensioni) e delle
correzioni del bilancio pubblico, seppure
giocate in larga misura dal lato delle maggiori entrate, le sollecitazioni di Draghi e
Trichet sono andate in buona parte disattese. In particolare, sembra essersi perso lo
spirito di apertura che animava lo sforzo
di introdurre maggiore concorrenza nei
mercati. Eppure, è lì che si gioca una buona parte del futuro italiano: non vi è analisi
internazionale (Ocse, Fondo monetario,
Commissione Ue) o nazionale (Banca d’Italia, Antitrust) che non punti il dito sulla
insufficiente liberalizzazione dei mercati
dei servizi.
Un possibile tesoretto
Un gruppo di economisti di Bankitalia, alcuni anni fa, ha cercato di stimare il costo
della poca concorrenza per il nostro Paese,
trovando un risultato preoccupante ma
anche incoraggiante (se lo si prende come
la prova di un’opportunità di crescita). La
chiusura dei mercati, ragionavano, determina il consolidarsi di posizioni di rendita, che assumono la forma di un markup
mediamente maggiore ai livelli comuni
altrove in Europa sul costo dei servizi. Se,
attraverso una competizione più feroce, gli
‘extraprofitti’ dei monopolisti (o quasi monopolisti) potessero essere ridotti, il nostro
Paese potrebbe veder lievitare (nel medio termine) il Pil dell’11%, l’occupazione
dell’8%, gli investimenti del 18% e i salari
reali del 12%. Queste cifre vanno prese con
cautela, visto il tempo trascorso da quando
vennero stimate e il sostanziale cambiamento di scenario intervenuto, ma restano
qualitativamente valide. L’Italia sta seduta
su un tesoretto che non sfrutta.
I margini, però, ci sarebbero eccome. Da
alcuni anni l’Istituto Bruno Leoni tenta di
misurare il grado di liberalizzazione dell’economia italiana, in svariati settori, attraverso il suo Indice delle liberalizzazioni. Nel
2013, l’Indice ha subito una profonda revisione metodologica, che lo rende adesso
uno strumento con un contenuto informativo assai più vasto. Infatti, se in precedenza ci limitavamo a confrontare l’apertura
al mercato dell’Italia con quella di un Paese
benchmark per ciascun settore, adesso il
confronto investe tutti i Paesi dell’Ue15.
Per ciascun settore, il Paese più liberalizzato riceve un punteggio pari a 100, quello
più ostile alla concorrenza viene invece valutato pari a zero. In tal modo è possibile
sia osservare il grado di sviluppo dei diversi
mercati nei vari Paesi, sia cogliere la strada
che è stata fatta e quella che resta da compiere, in base al presupposto che più competizione è lo strumento per rilanciare la
crescita, e questa caratteristica è tanto più
importante in un’epoca di inevitabile rigore e austerity. Allo scopo di rendere il confronto immediato, per ciascun Paese viene
calcolato un indice di liberalizzazione complessivo, pari alla media dei punteggi ottenuti nei singoli settori. Figura 1.
Dal primo all’ultimo...
Il Paese più liberalizzato, tra quelli considerati, è il Regno Unito, con un punteggio
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2014
20
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Liberalization:
where are we?
On August 5, 2011 Mario Draghi and
Jean- Claude Trichet - respectively
incoming and outgoing president of
the European Central Bank - wrote
to the Italian prime minister, Silvio
Berlusconi, urging “significant measures
to increase the growth potential of
the country.” The letter marked the
beginning of the end of the Cavaliere’s
reign, and soon determined the
conditions that led to the interim
government of Mario Monti first, and
the ‘broad coalition’ of Enrico Letta
following the elections of February
2013.
In the message from Frankfurt,
particular emphasis was placed not
only on issues of public finance, but on
the need for “a comprehensive, radical
and credible reform strategy, including
the full liberalization of local public
and professional services. This should
be applied particularly with regard to
the provision of local services through
large-scale privatization.”
The political events of the 2-plus
years that have since passed recount,
unfortunately, another story. In spite of
some attempts at reform (e.g. pensions)
and the corrections of the public budget,
although relying heavily on increased
revenues, the suggestions of Draghi and
Trichet have gone largely unfulfilled.
In particular, the spirit of openness
that inspired the effort to introduce
more competition in the markets seems
to have been lost. Yet, it is on this that
much of Italy’s future depends: there
exists no international analysis (Oecd,
IMF, EU Commission ) or national one
(Bank of Italy, Antitrust ) that does not
indicate insufficient liberalization of
service markets as the root cause.
pari all’84%, seguito da Paesi Bassi (76%)
e Svezia (62%). Queste nazioni si distinguono per una generale propensione alla
concorrenza, che si riflette nel modo in cui
regolamentano tutti i settori qui considerati (distribuzione carburanti, mercato
del gas, mercato del lavoro, mercato elettrico, servizi postali, telecomunicazioni,
televisioni, trasporti aerei e trasporti ferroviari). Il settore nel quale il Regno Unito
ha la performance peggiore, per esempio, sono i servizi postali, dove comunque il risultato è prossimo alla sufficienza
(58%). Va peraltro detto che una delle
ragioni che avevano portato a penalizzare la Gran Bretagna era il persistere di
un operatore dominante, Royal Mail, che
proprio alla fine del 2013 è stato parzialmente privatizzato, con una prospettiva
di maggiore contendibilità a tendere.
Per il resto, Londra eccelle in ambiti quali
i carburanti, il mercato del lavoro, le telecomunicazioni e i trasporti aerei: tutti
settori dove ottiene il massimo dei voti,
essendo il Paese più liberalizzato d’Europa. I Paesi Bassi guidano la classifica in
due settori (elettricità e poste), mentre la
Svezia, che eccelle nei trasporti ferroviari,
ottiene invece la maglia nera nel mercato
del gas, fortemente monopolizzato. Se ci
spostiamo in coda alla classifica, troviamo
Danimarca (41%), Grecia (36%) e, cenerentola europea della concorrenza, l’Italia (28%). La Danimarca, tolto l’84% nel
mercato del lavoro, ottiene punteggi medio-bassi in tutti i settori, e in particolare
nel mercato elettrico. La Grecia può invece ‘vantare’ due zeri: il mercato del lavo-
ro più rigido d’Europa, e i trasporti ferroviari meno permeabili alla concorrenza.
Va precisato che quest’ultimo settore è
tipicamente vittima di monopoli pubblici pervasivi, sicché - con poche eccezioni, tra cui le più notevoli sono Svezia e
Gran Bretagna - i risultati sono deludenti
ovunque. Tuttavia, anche negli altri ambiti Atene conquista posizioni assai poco
confortanti. Esattamente come il nostro
Paese (Figura 2).
Il caso Italia
L’Italia ottiene valutazioni positive solo in
due settori: il mercato gas e il trasporto aereo. Nel primo ciò è conseguenza in parte
di scelte precise (la rivisitazione delle regole per l’assegnazione della capacità di trasporto sui gasdotti internazionali), in parte
è del tutto inintenzionale (la recessione,
abbattendo la domanda, ha innescato dinamiche competitive che nessuno si aspettava). Nel caso degli aerei, settore comunque tendenzialmente aperto ovunque
grazie all’effetto benefico delle direttive
europee, paradossalmente il nostro Paese
è avvantaggiato dalla concorrenza resa
possibile dalla debolezza dell’ex monopolista. La parziale rinazionalizzazione di
Alitalia, con l’ingresso di Poste nel suo capitale sociale, può però portare cattive sorprese nell’edizione 2014. Per il resto, la fotografia del nostro Paese è assai deprimente: siamo ultimi in un settore (televisione)
e rasentiamo lo zero in altri tre (poste col
2%, carburanti con l’8% e mercato del lavoro con l’11%). Tutti questi ambiti hanno
in comune sia la presenza di un operatore
46
marzo 2014
dominante in mani pubbliche, sia di una
pervasiva regolamentazione che, anziché
oliare la concorrenza, finisce per elevare
barriere all’ingresso e limitare la libertà di
scelta dei consumatori. In tal modo, però,
si finisce per ostacolare l’innovazione, ridurre gli incentivi al miglioramento della
qualità dei servizi e in ultima analisi sostenere i prezzi su livelli eccessivi, tali da incorporare extraprofitti oppure extracosti (che,
in fondo, sono due facce della stessa medaglia, perché in entrambi i casi i consumatori sono costretti a pagare più del necessario
per garantire una remunerazione eccessiva
ad alcuni dei fattori della produzione).
Come sempre, se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto dipende in buona misura dall’occhio di chi guarda. Tuttavia, c’è
un modo oggettivo di valutare la situazione: nella situazione italiana c’è un rischio e
c’è un’opportunità. Il rischio è quello dell’inerzia e, dunque, della decrescita. L’opportunità sta invece nella ripresa di quel coraggio riformista che, nel passato, ha spinto il
nostro Paese verso una progressiva apertura
al mercato. Se infatti la situazione è ancora
critica, non dobbiamo dimenticare che dieci o vent’anni fa l’Italia era un altro pianeta
rispetto a quello che è oggi. Poi lo slancio si
è, per varie ragioni, bloccato. La grande domanda, dalla cui risposta dipende il tipo di
Paese che ci troveremo ad abitare tra un decennio, è se questa pausa di pericoloso ‘caos
calmo’ sia stata una parentesi, o un ritorno
alle prassi di sempre.
Carlo Stagnaro - (Twitter@CarloStagnaro) è direttore
ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni.
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2014
CONVEGNO
Martedì 18 marzo 2014
26 Giugno 2014
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INDUSTRIAL TECHNOLOGY EFFICIENCY DAY
E’ la mostra - convegno interamente dedicata
alle tecnologie e ai prodotti per il controllo del movimento.
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operanti in ambito industriale e nel settore energetico
che utilizzanomotori e motoriduttori, servomotori,
azionamenti e regolatori di velocità,
controllo assi, sistemi di posizionamento, comandi
a attuatori, sensori e comunicazione.
Industrial Technology Efficiency day,
la mostra convegno nata per offrire
un quadro quanto più completo
possibile per la realizzazione
di soluzioni ad elevata
efficienza in ambito di impiantistica
e automazione industriale.
25 Settembre 2014
11 Dicembre 2014
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